
Sofia Liguori: una per tutti i, tanti, ‘geni’ dell’IA che vogliono “restare umani”
Pressenza - Saturday, October 24, 2026La giovane nerd laureata 110/110 cum laude alla ‘Bicocca’ di Milano nel 2018 che, dopo le esperienze come sviluppatrice di pioneristici sistemi di machine learning e applicazioni di intelligenza artificiale, nel maggio 2023 è stata assunta a Google DeepMind, il 20 ottobre si è licenziata dal centro R&D con sede a Londra per cui lavorava a tempo pieno in modalità ‘ibrida’.
I motivi della sua irrevocabile decisione sono molti, principalmente uno: voler vivere dignitosamente, onestamente e senza ‘in cuor proprio’ sapere di essere ipocrita, perciò rifiutando di adeguarsi e, per “continuare a guardarci allo specchio”, fingere che sia normale “accettare questa situazione come se nulla fosse (nel SILENZIO COME AL SOLITO)”.
Subito la clamorosa notizia è ‘rimbalzata’ sui media italiani.
Da Il Fatto Quotidiano, in cui Stefania Maurizi ieri ha riferito che Sofia Liguori ha lasciato Google citando una sua frase, “Mi disgusta l’IA in guerra”, a Collettiva, che nello stesso giorno ha pubblicato l’articolo intitolato Google, la protesta di Sofia Liguori: “Mi vergogno di lavorare per questa azienda”,…
Prima, il 21 ottobre, a sua volta attingendo le informazioni dall’intervista a Stefania Liguori e un suo collega, Andreas Kirsch, che la BBC News aveva divulgato nella stessa data, Il Sole 24 Ore evidenziava: la tech worker italiana “che si è dimessa dal suo ruolo di ingegnere ricercatore” non è la unica, e sola, bensì una dei numerosi “Dipendenti Google [che] lasciano DeepMind per protesta contro l’uso militare dell’IA“.
Intanto nello stesso giorno, Sofia Liguori spiegava le proprie ragioni in un post pubblicato su LinkedIn:

Ieri mi sono ufficialmente licenziata da Google DeepMind. Ero in congedo da quando è stato firmato il contratto con il Dipartimento della Guerra [degli USA – NdR].
Ecco la mia lettera di dimissioni completa: https://stay-human.sofialiguori.com/
Intervista della BBC: https://www.bbc.com/news/articles/cmreyvepnv0po— Alcune parti della mia lettera:
Il modus operandi testato a Gaza con Nimbus è stato legittimizzato come standard con l’accordo classificato DoW di aprile: contratti che consentono l’integrazione dell’IA nei sistemi militari e di sorveglianza senza imporre restrizioni sugli usi consentiti e senza lasciare all’azienda alcun potere di monitoraggio.
(…)
Non credo più che la nostra tecnologia avrà un impatto netto positivo sulla società.
(…)
La tecnologia NON è uno strumento neutrale. Questa valutazione presuppone che possiamo separare la tecnologia dal contesto in cui viene implementata, ma non dovremmo: abbiamo la responsabilità di valutare lo strumento nel contesto in cui verrà utilizzato. Presuppone anche che possiamo separare la tecnologia da chi la possiede, la costruisce, la controlla e ne trae beneficio.
(…)
È proprio questo atteggiamento passivo e timoroso che permette al male di diffondersi su larga scala.
Questo sta accadendo anche sul nostro posto di lavoro. Questo è il nostro mestiere. Rientra nel mio ambito di azione. È dentro di te.
Per me, quest’anno avremmo dovuto smettere di lavorare. Magari senza far scioperare il cervello, forse proprio come ho fatto a febbraio, prendendomi dei giorni liberi e dimostrando davanti all’ufficio, e forse in qualche altro modo dobbiamo ancora capire insieme come trovare una soluzione. Ma avremmo dovuto dire un NO molto più forte all’uso della nostra tecnologia nella kill chain, un NO molto più forte alla normalizzazione di ciò che è stato testato a Gaza.
(…)
La compartimentazione, oltre un certo punto, è frammentazione e, in quanto tale, si oppone all’integrità. Una certa separazione dei contesti è salutare, ma quando diventa un modo per evitare di vedere contraddizioni, inizia a somigliare al doppio pensiero di Orwell. L’ambito in cui i nostri valori, la nostra empatia e persino il nostro pensiero razionale (che riusciamo ad applicare così magistralmente alle questioni scientifiche) possono operare inizia a restringersi. Smettiamo di criticare; non ci indigniamo per le bugie e l’incoerenza. La parte migliore di noi ha sempre meno spazio per esistere.
Dobbiamo anche respingere fermamente questa cultura aziendale di censura e intimidazione.
(…)
Finiamo per evitare di affrontare alcuni argomenti preventivamente, Dio non voglia che farlo possa compromettere le nostre carriere. In effetti [i dirigenti aziendali – NdR] fanno affidamento su questa autocensura indotta; ecco perché le loro intimidazioni sono così subdole.
Se si mette in discussione qualche ‘cosa’, c’è più libertà di quanto ti aspetteresti. Questa però è una minaccia per chi vuole che lavoriamo accettando le ‘regole’.
(…)
Ci ho messo un po’ a capire quale fosse il condizionamento che subivo lavorando a queste ‘regole’: venivo indotta a negare chi sono, o a compartimentarlo nella mia sfera privata. Se questo è il prezzo per restare, non voglio questo lavoro.
Nessun lavoro vale quel prezzo.
“Resta umano”, disse Vittorio Arrigoni. Ripeto oggi il suo appello ai lavoratori tecnologici, mentre la tecnologia che costruiamo alimenta guerre brutali.
Nella notizia con l’intervista a Sofia Liguori, un articolo divulgato il 21 ottobre nella rubrica “Inchieste di BBC Eye“, Christopher Giles riferisce che, replicando alla richiesta di commentare la ‘diserzione’ della research engineer e altri geni dell’IA da DeepMind, un portavoce di Google ha affermato: “Collaboriamo con organizzazioni del settore pubblico in tutto il mondo e seguiamo una procedura coerente per la revisione e la stipula di questi contratti, che include il rispetto delle nostre politiche di utilizzo accettabile e dei principi sull’intelligenza artificiale. Abbiamo inoltre canali dedicati che consentono ai dipendenti di segnalare in tutta sicurezza qualsiasi problema, dall’etica aziendale alle condotte scorrette, e abbiamo implementato rigide politiche aziendali per prevenire qualsiasi tipo di ritorsione”.
Eppure, precisa e conclude il giornalista della BBC News,
Google è una delle numerose aziende tecnologiche che all’inizio di quest’anno hanno firmato contratti con l’esercito statunitense per implementare l’intelligenza artificiale in ambienti militari classificati.
Il Segretario alla Difesa statunitense Pete Hegseth ha fatto dell’integrazione dell’IA nelle forze armate una priorità fondamentale, affermando che l’amministrazione Trump diventerà una “forza combattente incentrata sull’IA”.
Secondo i Principi sull’IA di Google, questi valori includono l’implementazione dell’IA con “supervisione umana” e l’allineamento della tecnologia al “diritto internazionale e ai diritti umani”.
Tuttavia ex e attuali dipendenti dell’azienda, nonché esperti interpellati dalla BBC, si sono detti preoccupati per il livello di supervisione umana nei momenti critici.