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La pace che non si equilibra
-------------------------------------------------------------------------------- Protesta del movimento israeliano Mesarvot fuori da un carcere militare a sostegno dei refusnekis, i giovani che rifiutano il servizio militare (Photo by jessflom, dalla pag. Instagram di Mesarvot) -------------------------------------------------------------------------------- Nel suo intervento su La Stampa (Perché serve anche la forza per salvare la pace), Vito Mancuso costruisce un’architettura argomentativa elegante e, in apparenza, ineccepibile: l’etica sarebbe sempre somma di due addendi, valori e situazione reale, e ogni discorso sulla pace che non tenga conto del secondo termine scadrebbe in “utopico idealismo”. Da qui discende la tesi centrale: il disarmo unilaterale è pericoloso, la pace vera è necessariamente “armata”, e il titolo del libro di Leone XIV – Disarmata e disarmante – esprimerebbe un’aspirazione bella ma insostenibile. I miei maestri mi hanno regalato degli occhiali che faticano a vedere le cose come le vede Mancuso. Mi mostrano che l’intera sua costruzione non regge – non perché si ignori la realtà storica, ma perché la si legge diversamente: il “realismo” di Mancuso non è affatto neutrale, è una precisa scelta ideologica travestita da dato di fatto. La formula stessa è il problema Mancuso parte da un’equazione: etica uguale valori più situazione reale. È una formula seducente perché sembra equilibrata, sembra dire “né moralismo né cinismo”. Ma è proprio questo bilanciamento a essere sospetto. Il valore – la vita umana, il rifiuto di uccidere – non può essere mediato da un secondo termine, per quanto “reale”: la coscienza ha un primato che non si negozia con le circostanze. Se il valore è vero, resta vero anche quando il mondo intorno non lo rispetta. Diversamente, ogni potere della storia, compresi i più sanguinari, ha sempre giustificato le proprie guerre proprio invocando “la situazione reale”, “la necessità”, “la minaccia concreta”. Il realismo etico di Mancuso, visto così, non è un correttivo dell’idealismo: è la struttura logica con cui la ragion di Stato ha sempre zittito la coscienza. Un realismo vecchio Bisogna spostare l’attacco su un altro piano. Con l’arrivo dell’arma nucleare e con l’interdipendenza globale, la vecchia opposizione fra “idealisti disarmati” e “realisti armati” è diventata essa stessa irreale. Chi continua a pensare per Stati-nazione che si armano gli uni contro gli altri non sta descrivendo la realtà con più accuratezza: sta semplicemente applicando categorie ottocentesche a un mondo che quelle categorie ha già superato. La vera analisi realistica della situazione contemporanea – pandemie, crisi climatica, interconnessione economica, armamenti capaci di autodistruzione reciproca – mostra che la corsa al riarmo non produce sicurezza ma escalation. In questo senso l’accusa di Mancuso si capovolge: non è il papa l’idealista e Mancuso il realista, ma il contrario. L’utopia della pace non è un supplemento nobile da “nutrire” accanto al realismo, come scrive Mancuso in chiusura, quasi fosse un abbellimento: è essa stessa, oggi, l’unica forma corretta di realismo. L’errore di categoria: pace “armata” contro pace “disarmata” C’è qualcosa da dire sulla stessa architettura concettuale dell’articolo. Mancuso costruisce una polarità: da una parte la pace disarmata (bella ma velleitaria), dall’altra la pace armata (concreta e responsabile), e nel finale le fonde in un ossimoro – “pace armata, e proprio per questo disarmante”. Questa polarità è già un errore categoriale. La nonviolenza non è l’assenza di forza: è una forza di segno diverso, positiva, che agisce attraverso l’obiezione, la disobbedienza civile, l’organizzazione dal basso, la pressione morale e politica. Non si tratta quindi di scegliere fra “avere armi” e “non avere nulla”, come suggerisce implicitamente lo schema di Mancuso. C’è una terza via che l’articolo non contempla nemmeno come ipotesi. Anche gli esempi storici usati da Mancuso – la Svezia che si arma dopo due secoli di pace, la Svizzera mai invasa da Hitler per timore della guerriglia popolare – dimostrano al massimo l’efficacia della deterrenza, non la costruzione della pace. Sono casi di guerra evitata, non di pace edificata. Confondere le due cose è precisamente l’operazione retorica che permette a Mancuso di trasformare due eccezioni fortunate in una legge generale. La realtà come “dato di natura”: l’obiezione più radicale Il punto più profondo riguarda una frase quasi di passaggio nell’articolo: la guerra sarebbe “condizione permanente dell’umanità”, “verità scomoda, purtroppo innegabile”. È qui che si annida l’errore decisivo. Presentare la guerra come dato antropologico stabile – come se fosse iscritta nella natura umana quanto la fame o il sonno – è un’operazione retorica, non una constatazione. Serve a rendere immodificabile ciò che in realtà è un ordine storico, costruito da rapporti di potere, economie degli armamenti, culture nazionali: e proprio perché costruito, è trasformabile. Chiamare “natura” ciò che è “storia” è il modo classico con cui si disinnesca ogni tentativo di cambiamento: se la guerra è natura, resta solo da gestirla meglio (pace armata); se la guerra è storia, va invece rifiutata radicalmente e sostituita con pratiche costruttive di pace. Sull’uso dei testimoni e delle figure citate Mancuso cita Teresio Olivelli, ucciso per la resistenza armata, accanto ai testimoni di pace ricordati dal papa, quasi a suggerire un’equivalenza morale fra chi ha impugnato le armi e chi ha scelto la nonviolenza. Ma il gesto del singolo che rischia la vita per un ideale e la pretesa che lo Stato debba armarsi in nome di quello stesso ideale sono piani diversi, e confonderli – trasformare l’eroismo individuale in giustificazione della politica di riarmo nazionale – è un salto logico non innocente. Il vero bersaglio polemico di questa riflessione non è l’affermazione che le armi esistano, servano, a volte proteggano: nessuno lo negherebbe ingenuamente. Il bersaglio è l’idea che il “realismo” sia una posizione neutra, tecnica, priva di ideologia, mentre chi parla di disarmo starebbe semplicemente sognando. Bisogna rovesciare l’accusa: è ingenuo credere che l’equilibrio del terrore sia pace; è ingenuo scambiare la deterrenza riuscita per un modello universale; è ingenuo, soprattutto, presentare come legge di natura un ordine che è invece frutto di scelte storiche precise, e dunque reversibili. La vera “pace disarmante” non è un ossimoro sofisticato da riservare al finale di un editoriale, ma il nome della sola strada che vale la pena percorrere per intero – non come supplemento estetico al realismo delle armi, ma come sua alternativa reale -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI PAOLO CACCIARI: > Rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La pace che non si equilibra proviene da Comune-info.
July 24, 2026
Comune-info
Naama Asfari, Abu Safiya, Barghouti: «Nessuno è libero finché anche un solo uomo al mondo sarà in catene»
Dalla «Battaglia per la Dignità» del Sahara Occidentale alle mobilitazioni internazionali: il filo rosso dell’arbitrio di Stato e l’esigenza di una solidarietà universale. Il grido dell’attivista afroamericana per i diritti civili Fannie Lou Hamer risuona oggi con spietata attualità nelle celle oscure di mezzo mondo. È la medesima consapevolezza che nel 1967, nel suo discorso alla Southern Christian Leadership Conference, portò Martin Luther King Jr. a ribadire un principio etico universale: «Un’ingiustizia commessa ovunque è una minaccia alla giustizia ovunque». In un’epoca segnata dal progressivo sgretolamento del diritto internazionale e dalla normalizzazione della prepotenza e sopruso di alcuni potenti, le parole di Hamer e Martin Luther King cessano di essere semplici citazioni per trasformarsi in una bussola d’azione politica ed etica improrogabile. Non è un caso che esiste una linea di continuità tra le diverse latitudini del dissenso punito, partendo dall’estrema protesta di Naama Asfari nel Sahara Occidentale occupato dal Marocco, per ricongiungerla ai soprusi sul Dottor Hussam Abu Safiya di Gaza, Marwan Barghouti in Cisgiordania, Narges Mohammadi in Iran, Ilham Tohti in Cina e Alaa Abd El-Fattah in Egitto. Non si tratta di accostamenti casuali, ma della denuncia di un sistema globale di repressione del libero pensiero e del dissenso che utilizza la privazione arbitraria della libertà come strumento per annientare la dignità umana e la ricerca della giustizia. Naama Asfari e la «Battaglia per la Dignità» nel Sahara Occidentale Naama Asfari, attivista saharawi per i diritti umani e vicepresidente del Comitato per les Libertés et le Respect des Droits Humains au Sahara Occidental (CORELSO) è stato incarcerato nel 2010 alla vigilia dello sgombero violento del campo di protesta di Gdeim Izik, Asfari ed è stato condannato a 30 anni di reclusione da un tribunale militare marocchino. Una sentenza emessa al termine di un procedimento privo di garanzie processuali e fondato unicamente su confessioni estorte sotto tortura. Oggi Naama Asfari sta conducendo nel carcere di Kenitra quella che egli stesso ha definito la «Battaglia per la Dignità»: uno sciopero della fame a oltranza giunto ormai al secondo mese. Con un corpo fortemente debilitato e una perdita di oltre nove chilogrammi, Asfari ha spinto la propria protesta fino a rifiutare ogni interazione con il medico penitenziario e a rinunciare all’ora d’aria, denunciando l’ipocrisia delle visite del Consiglio Nazionale Marocchino per i Diritti Umani (CNDH), un organo privo di indipendenza e asservito al Makhzen marocchino. Le sue richieste sono nitide e sostenute dai massimi organismi internazionali: l’immediata attuazione delle decisioni del Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura (CAT) e del Parere n. 23/2023 del Gruppo di Lavoro ONU sulla Detenzione Arbitraria (WGAD). Tali organismi hanno accertato la natura illegittima della condanna del gruppo di Gdeim Izik, ordinando la liberazione immediata dei detenuti, il risarcimento dei danni e il loro trasferimento nelle carceri del Sahara Occidentale, vicini alle famiglie. Attorno ad Asfari si è mobilitata la campagna internazionale «OraLiberi – FreeNow», promossa dalla Rete Saharawi e dal movimento di solidarietà italiano e internazionale. In Spagna, la formazione politica Sumar ha presentato al Congresso dei Deputati un’iniziativa per esigere che il governo di Madrid intervenga presso Rabat affinché vengano applicate le Regole Nelson Mandela e autorizzate le visite dell’Alto Commissariato ONU, della Croce Rossa e del Relatore Speciale sulla Tortura. A questa battaglia si affianca da oltre quindici anni la straordinaria testimonianza di sua moglie, l’attivista francese Claude Mangin-Asfari, a cui il regime marocchino impedisce l’ingresso nel Paese e qualsiasi contatto visivo con il marito dal 2019, concedendole solo brevi e contingentate telefonate di pochi minuti. La trama comune della repressione: gli schemi del potere autoritario L’esperienza di Naama Asfari non costituisce un fatto isolato, ma si inserisce in una matrice repressiva globale analoga e strutturata. Analizzando i differenti contesti geopolitici, emergono sei pilastri sistematici mediante i quali gli Stati neutralizzano il dissenso: * Uso della «Legge» come Arma (Lawfare) e Norme Emergenziali: i governi raramente ammettono di detenere prigionieri per motivi politici; utilizzano invece leggi dalla definizione vaga (sicurezza nazionale, lotta al terrorismo, notizie false) per trasformare il dissenso in reato comune. * Detenzione Amministrativa e Incommunicado: il rifiuto di formulare accuse ufficiali per mesi o anni e l’isolamento prolungato senza contatti con familiari, avvocati o medici di fiducia vengono usati come strumento di coercizione psicologica. * Tribunali Non Indipendenti o Militari: l’impiego di corti speciali o militari per giudicare civili viola il principio fondamentale del giusto processo e della terzietà del giudice. * Estorsione di Confessioni tramite Tortura: l’uso di maltrattamenti fisici, privazione del sonno e tortura psicologica per estorcere confessioni usate poi come unica prova nei processi. * Negazione dell’Assistenza Medica (Medical Neglect): la privazione deliberata di cure adeguate viene impiegata come ulteriore strumento di punizione ed estorsione. * Ostacolo alle Organizzazioni Neutrali: il blocco sistematico dell’accesso alle prigioni opposto al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e ai relatori speciali dell’ONU. Una mappa delle detenzioni arbitrarie: da Gaza, al Sahara Occidentale a Pechino La campagna per Naama Asfari si rispecchia nelle mobilitazioni nate a sostegno di altri difensori dei diritti o comunque personaggi illegalmente detenuti stritolati dai medesimi ingranaggi: * Hussam Abu Safiya (Gaza / Israele): pediatra e direttore dell’ospedale Kamal Adwan nel nord di Gaza, arrestato nel dicembre 2024 durante un blitz israeliano. È trattenuto senza accuse né processo in virtù della Law on Unlawful Combatants (Legge sui combattenti illegali), una norma che consente la detenzione a tempo indeterminato negando il giusto processo e le cure mediche. La campagna per la sua liberazione è promossa da Physicians for Human Rights, Amnesty International e organizzazioni mediche globali. * Marwan Barghouti (Palestina / Israele): figura politica palestinese di primissimo piano, spesso definito «il Nelson Mandela palestinese», incarcerato dal 2002 e condannato a 5 ergastoli. L’Unione Interparlamentare (IPU) ne ha denunciato il processo dinanzi a un tribunale civile israeliano come viziato da violazioni procedurali e assenza di giurisdizione. Subisce isolamento prolungato e violenze. La campagna per la sua liberazione è molto attiva in Italia: un importante incontro nazionale al Nelson Mandela Forum di Firenze, con la partecipazione delle istituzioni e del figlio Arab Barghouti, ha ribadito la richiesta della sua scarcerazione. * Narges Mohammadi (Iran): premio Nobel per la Pace 2023, giornalista e difenditrice dei diritti delle donne. Condannata a più riprese a decenni di carcere e frustate per la sua opposizione alla pena di morte e al velo obbligatorio. Campagna: #FreeNarges (Amnesty, Reporters Sans Frontières). * Ilham Tohti (Cina / Xinjiang): economista uiguro e difensore dei diritti delle minoranze, condannato all’ergastolo con la vaga accusa di «separatismo» solo per aver promosso il dialogo tra Han e Uiguri. Campagna: Amnesty, Human Rights Watch, Unione Europea. * Alaa Abd El-Fattah (Egitto): attivista pro-democrazia della Primavera Araba, detenuto ripetutamente per «diffusione di notizie false» e condannato unicamente per post sui social network. Campagna: #FreeAlaa, guidata dalla famiglia e da PEN International. A questi si possono affiancare molti altri fra cui citiamo la vicenda di Vladimir Kara-Murza, condannato in Russia a 25 anni per «alto tradimento» dopo aver criticato l’invasione dell’Ucraina e rilasciato nell’agosto 2024 in uno scambio di prigionieri: la prova che la pressione diplomatica e la mobilitazione internazionale possono spezzare l’arbitrio punitivo. L’imperativo del nostro impegno e dell’azione collettiva Difendere la pace, la nonviolenza, i diritti umani, non è, e non deve essere, un impegno astratto dettato da buonismo. Significa svelare le strutture di violenza istituzionale e riaffermare che il rispetto del diritto e dei diritti umani non è una richiesta «di parte», ma la denuncia inderogabile dell’assenza di un giusto processo, della negazione di cure mediche indipendenti e delle condizioni carcerarie inumane: la difesa della nostra stessa libertà e umanità. Chiedendo la liberazione di Naama Asfari, del Dottor Abu Safiya, di Marwan Barghouti, di Narges Mohammadi, di Ilham Tohti e di Alaa Abd El-Fattah, chiediamo il ripristino della legalità internazionale e della tutela dei civili, dei medici e dei prigionieri di coscienza e, purtroppo, spesso anche di bambini. Finché un solo uomo al mondo rimarrà in catene, la libertà di ciascuno sarà mutilata. Sostenere la campagna «OraLiberi» e rompere il muro del silenzio su questa battaglia e le altre simili, è l’unico modo per dare valore e concretezza alla riflessione di Fannie Lou Hamer e Martin Luther King Jr., trasformando la solidarietà in un’azione irrinunciabile per la pace, la giustizia universale e la libertà.   Alcuni video sulla Campagna OraLiberi Campagna “Liberi ORA” Naama Asfari. Resistere con mezzi pacifici   Paolo Mazzinghi
July 22, 2026
Pressenza
Ermete Ferraro sulle sue dimissioni da Presidente del MIR
A margine di quanto esposto nella ‘lettera agli iscritti’ inviata dal Consiglio Nazionale del Movimento Internazionale della Riconciliazione e pubblicizzata anche sui canali sociali, credo che sia giusto integrarla con alcune precisazioni da parte mia. La decisione di dimettermi dall’incarico di presidente dello storico movimento, a nove mesi dalla scadenza del mio secondo mandato, è motivata da un lato dalla volontà di rispettare, pur non condividendolo, quanto è stato deciso a maggioranza dal C.N. in merito alla partecipazione attiva del MIR Italia alla raccolta di firme a sostegno della legge d’iniziativa popolare sulla difesa civile, non armata e nonviolenta presentata a marzo alla Corte di Cassazione. Dall’altro, è una scelta che nasce dalla mia esigenza di chiarezza e coerenza nei riguardi della posizione critica assunta a ragion veduta nei suoi confronti, ampiamente motivata e condivisa anche da altri consiglieri, per cui non mi sento d’interpretare ancora il ruolo di portavoce e rappresentante del Movimento. Non si tratta di semplici divergenze di opinione o di posizioni discordanti, che possono e devono essere ricondotte all’interno di una democratica logica associativa. Siamo di fronte, infatti, ad una questione fondamentale per ogni ricercatore/ educatore/ attore per la pace, dal momento che una genuina proposta d’un modello di difesa realmente alternativo a quello militare (e quindi civile, sociale, popolare e nonviolento) costituisce il fulcro dell’indispensabile ‘programma costruttivo’ di cui un’organizzazione pacifista, antimilitarista e disarmista si fa portatrice. Ecco perché, oltre a consentirmi di esporre pubblicamente gli argomenti che sono alla base delle mie osservazioni critiche alla L.I.P. e alla relativa campagna “Un’altra difesa è possibile”, pubblicando due articoli sul mio blog 1, le mie dimissioni da presidente mi permettono anche d’interagire a titolo personale con altri soggetti e d’intervenire in confronti pubblici senza preoccuparmi di coinvolgere il MIR nelle mie valutazioni. Ovviamente proseguirò la mia attività di consigliere nazionale e non farò certo mancare l’impegno nelle campagne comuni sulle quali il Movimento si è unanimemente espresso nelle sue ultime due assemblee nazionali: obiezione di coscienza preventiva, ecopacifismo, no al nucleare civile e militare, educazione alla e per la pace. Non è in atto alcuna frattura e la solidarietà con amici/che e compagni/e resta piena, ma il rispetto della verità e la necessità di evitare falsi unanimismi su questa scottante materia sono per me troppo importanti perché io possa far finta di nulla. Naturalmente la mia scelta di ‘non collaborazione’ con questo progetto di legge minimalista e contraddittorio sulla DCNANV non comporta alcuna forma di boicottaggio degli sforzi che stanno impegnando in questa fase lo stesso MIR e le altre componenti della Rete Italiana Pace e Disarmo. Temo piuttosto che il mancato raggiungimento del numero di firme necessarie per portare la proposta in Parlamento, oppure un suo ulteriore travisamento attraverso emendamenti al testo in sede legislativa, possano rivelarsi un pericoloso e clamoroso passo falso, compromettendo credibilità e affidabilità dell’intero movimento. Anche in questo caso, però, la nostra coscienza di persuasi della nonviolenza deve garantire l’autonomia di ciascuno, cercando però di guidarci anche verso una risoluzione costruttiva di questo dissidio interno. Ermete Ferraro 1 Ermete Ferraro, Difesa Civile sì. Ma quale? 1 e 2 > https://ermetespeacebook.blog/2026/07/08/difesa-civile-si-ma-quale/ ; https://ermetespeacebook.blog/2026/07/21/difesa-civile-si-ma-quale-2/ Redazione Italia
July 22, 2026
Pressenza
Lettera del Consiglio Nazionale del MIR agli iscritti
Il Consiglio Nazionale del MIR, riunitosi il 15 luglio 2026, dopo lunga discussione, successiva alle discussioni già avvenute in due precedenti riunioni, ha accettato a maggioranza e con sofferenza le dimissioni da Presidente MIR presentate da Ermete Ferraro. Il motivo delle sue dimissioni è collegato alla Proposta di Legge di Iniziativa Popolare per “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa Civile non armata e nonviolenta”, per la quale è in corso la Campagna di raccolta firme per la sua presentazione al Parlamento. Il 13 maggio scorso Ermete Ferraro, come Presidente del M.I.R, ha inviato alla Segreteria della Campagna “Un’altra difesa è possibile” una lettera con le osservazioni critiche che erano emerse dall’Assemblea nazionale del M.I.R. di fine aprile, circa il testo della Proposta di Legge. Il dibattito sull’argomento è continuato sul Forum del MIR e nel Consiglio Nazionale, arrivando alla decisione di sostenere come MIR la Campagna “Un’altra difesa è possibile”, nonostante le perplessità relative ad alcuni punti della proposta di legge, in particolare alla frase dell’art.1 che riconosce la difesa civile, non armata e nonviolenta come  “complementare alle forme di difesa militare”. Il MIR, che sostenne la Campagna del 2014-15 “Un’altra difesa è possibile”, di raccolta firme per la  presentazione della proposta di legge di “Istituzione e modalità di finanziamento del Dipartimento della Difesa civile, non armata e nonviolenta” (presentata nell’art.1 come “forma di difesa alternativa a quella militare denominata “Difesa civile, non armata e nonviolenta”, quale strumento di difesa che non comporti l’uso delle armi ed alternativo a quello militare”), sostiene anche questa raccolta firme, intendendo la DCNANV come alternativa alla difesa militare, come sta scritto anche nella presentazione sul sito della attuale Campagna. Questa decisione, presa dall’Assemblea e dal Consiglio Nazionale, non è condivisa da tutti e non ha il consenso del Presidente Ferraro, il quale ha presentato per questo le sue dimissioni. Il MIR ritiene utile organizzare sulla difesa civile nonviolenta un convegno di approfondimento e confronto con altre organizzazioni, anche per fornire al Parlamento elementi utili per la formulazione finale della Legge. Pace forza e gioia. 20 luglio 2026                                                            Il Consiglio Nazionale MIR MIR Italia - Movimento Internazionale della Riconciliazione
July 22, 2026
Pressenza
Rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza
I MOVIMENTI CONTRO LA GUERRA, IN TUTTE LE LORO SFUMATURE, HANNO OGGI UN PROBLEMA ENORME. GLI ARGOMENTI RAZIONALI USATI PER DIMOSTRARE L’INSENSATEZZA DELLA RISPOSTA MILITARE NON SEMBRANO IN GRADO DI CONVINCERE PERSONE SMARRITE E IMPAURITE. NON BASTA DIMOSTRARE CHE OGNI DENARO SPESO IN ARMI È SOTTRATTO AD ALTRE SPESE FONDAMENTALI. NON BASTA RICORDARE CHE LA DETERRENZA DIFENSIVISTA È UNA TRAGICA FALSITÀ. NON BASTA PIÙ NEMMENO FARE APPELLO AL DIRITTO INTERNAZIONALE. SE VOGLIAMO LA PACE DOBBIAMO QUINDI RIMOTIVARE IL NO ALLA GUERRA NELLA SUA ESSENZA E INTEREZZA, SCRIVE PAOLO CACCIARI. LA PACE È DISARMATA E DISARMANTE O NON È. LA GUERRA VA SCONFITTA INNANZITUTTO SUL PIANO DELLA LEGITTIMITÀ MORALE. L’IDEA CHE POSSA ESISTERE UNA “GUERRA GIUSTA” HA APERTO LE PORTE ALLA ODIERNA BARBARIE Foto Donne In Nero Parma -------------------------------------------------------------------------------- Tanto più i capi di governo presentano lo stato di guerra permanente da loro creato come normale e inevitabile, tanto più sarebbe necessario sviluppare una critica radicale alla guerra, contestandone l’essenza: la violenza come logica di regolazione delle relazioni tra le persone, le comunità, gli stati. Di fronte alle campagne in corso di mobilitazione patriottica delle masse contro nemici pronti a mettere in pericolo i nostri confini, la nostra identità culturale, persino religiosa, e, soprattutto, il nostro benessere economico, gli argomenti “razionali” a nostra disposizione fin qui usati per dimostrare l’insensatezza della risposta militare non sembrano in grado di convincere persone smarrite, impaurite da una prolungata stagnazione economica, culturalmente destabilizzante e precarizzante. Per sottrarre consenso all’escalation militare non basta dimostrare che ogni denaro speso in armi è sottratto al welfare (il keynesismo militare è una bufala, lo hanno scritto gli stessi economisti nei rapporti delle Nazioni Unite). Non basta nemmeno ricordare che la deterrenza difensivista (secondo la vulgata “se vuoi la pace prepara la guerra”) è una tragica falsità: se ciascuno si arma per sentirsi più sicuro, tutti saranno sempre meno sicuri. Non solo: con l’aumento della potenza (e diffusione) dei sistemi d’arma “ibridi” aumenta anche la probabilità di uno scontro armato “fuori controllo”. Non basta più nemmeno fare appello al diritto internazionale, ai patti e ai trattati in una fase storica in cui ogni singolo stato nazionale si sente sovrano in punta di diritto nello stabilire per proprio conto come e quando (anche preventivamente e oltre i suoi confini) usare la potenza bellica. Giuste argomentazioni economiche, geopolitiche e giuridiche contro le guerre hanno (in parte) retto le diplomazie delle cancellerie degli stati fino a quando è rimasta memoria delle due guerre mondiali. Oggi, per molti motivi, non è più così. Crollato il precario (oltre che iniquo) equilibrio dei rapporti di forza tra nord e sud del mondo, tra le aree di influenza geopolitiche e tra le classi sociali, siamo tornati al Leviatano puro: ciò che conta è la volontà di potere e la logica di potenza degli stati e dei gruppi sociali che se ne sono impadroniti. La guerra non è un evento eccezionale, imprevisto e indesiderato. È l’espressione massima e coerente della violenza organizzata, pianificata, finanziata e strutturata in un sistema di relazioni sociali basate sul predominio, la coercizione, la predazione delle risorse naturali, l’accumulazione e la concentrazione della ricchezza. Il neoliberismo è un’ideologia che ha avvelenato il sentire comune anche delle vittime, se è vero che un commerciante pluriassassino è diventato l’emblema della difesa della libertà, un generale misogino e xenofobo leder politico, il presidente psicopatico degli US il capo dell’internazionale delle destre. Ciò di cui ci dobbiamo preoccupare è che sono riusciti a far cadere il tabù della guerra e a sdoganare la sicurezza armata, la repressione del dissenso e delle giuste rivendicazioni degli esclusi, degli impoveriti. Peggio, i nuovi miliardari tecnoligarchi delle Big Tech si sono reinventati teologi e foraggiano sette religiose (cristiane e/o giudaiche, fa lo stesso) per arringare le masse in vista di una nuova Armageddon, la battaglia finale tra il bene e il male. Loro, intanto, si prendono avanti sul Giudizio universale assicurandosi gli appalti del Pentagono e sperimentandoli a Gaza. Se vogliamo la pace dobbiamo quindi rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza. La formulazione sintetica più giusta mi pare sia quella fornita dal papa Prevost: un’idea di “pace disarmata e disarmante” (Leone VIX, 1° gennaio 2026). Una politica di pace efficace risponde alla guerra con il disarmo, la smilitarizzazione, la descalation della violenza. La guerra va sconfitta innanzitutto sul piano della legittimità morale. Sempre Leone XIX ha scritto: “L’abisso del male [è] racchiuso nella guerra e, in generale, in ogni violenza” (Magnifica Humanitas, §217). È la dimensione etica della politica che è andata perduta in un malinteso realismo che ha coinvolto anche moderati e progressisti. L’idea che possa esistere una “guerra giusta” (umanitaria, risolutiva, a fin di bene…) ha aperto le porte alla odierna barbarie. Se il tema è come imparare a convivere in pace risanando le relazioni umane tra le persone, allora la politica dovrebbe mettere al primo posto la dimensione mentale, psicologica e spirituale che è alla base del vivere in comune. -------------------------------------------------------------------------------- Paolo Cacciari ha aderito alla campagna Un tetto Comune. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI ENRICO EULI: > Mettere in gioco la nonviolenza. Adesso -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza proviene da Comune-info.
July 21, 2026
Comune-info
Corea del Sud: libertà di coscienza e umanità nel caso Lee Man-hee
Il procedimento giudiziario che coinvolge Lee Man-hee, fondatore della Chiesa di Shincheonji, continua a suscitare attenzione in Corea del Sud e all’estero. Il leader religioso, oggi novantacinquenne, è stato arrestato nell’ambito di un’indagine che ipotizza un coinvolgimento organizzato di membri della comunità religiosa in attività politiche tra il 2021 e il 2024. Le autorità coreane ritengono che possano essere state violate le norme che regolano il rapporto tra organizzazioni religiose e attività politica; la comunità di Shincheonji respinge le accuse e sostiene che i fedeli abbiano agito liberamente, esercitando i propri diritti civili. Sarà la magistratura a stabilire se siano stati commessi reati. Al tempo stesso, la vicenda richiama principi che riguardano ogni società democratica. Ogni persona deve poter scegliere liberamente se credere o non credere, aderire o meno a una comunità religiosa, sostenere un partito politico o partecipare alla vita pubblica secondo la propria coscienza. La libertà di coscienza e la libertà di associazione costituiscono diritti fondamentali che meritano la massima tutela. Accanto alla legittima esigenza dello Stato di garantire il rispetto della legge, emerge anche un’esigenza di umanità. Considerata l’età di Lee Man-hee, 95 anni, e in assenza di una condanna definitiva, la prosecuzione della detenzione solleva interrogativi sul principio di proporzionalità. In molti ordinamenti democratici, situazioni analoghe vengono affrontate, quando possibile, attraverso misure meno restrittive, che consentono di proseguire le indagini senza rinunciare al rispetto della dignità della persona. Lee Man-hee è conosciuto a livello internazionale soprattutto per il suo costante impegno pubblico a favore della pace, del dialogo tra le religioni e del superamento dei conflitti attraverso mezzi non violenti. Indipendentemente dall’esito del procedimento giudiziario, questo patrimonio di iniziative rappresenta un elemento significativo del suo percorso pubblico. Per questo motivo, una misura alternativa alla detenzione, che permetta alla giustizia di seguire il proprio corso nel pieno rispetto delle garanzie processuali, costituirebbe un segnale di equilibrio e di fiducia nello Stato di diritto. Una democrazia dimostra infatti la propria maturità quando riesce a coniugare l’applicazione della legge con il rispetto della dignità umana e della libertà di coscienza. Fonti: > A 95-Year-Old Religious Leader in Custody: South Korea Crosses a Line https://www.jonghapnews.com/news/articleView.html?idxno=486547 https://www.job-post.co.kr/news/articleView.html?idxno=219473 https://www.nbntv.kr/news/articleView.html?idxno=340391 https://www.chungnamilbo.co.kr/news/articleView.html?idxno=895907 https://www.yjb0802.com/news/articleView.html?idxno=59710 https://www.ijournalist.co.kr/news/articleView.html?idxno=8779 https://www.g-enews.com/article/General-News/2026/06/2026062800432342219ae5042aca_1 https://www.wooriilbo.com/news/article.html?no=101040# Pressenza Praha
July 20, 2026
Pressenza
Prossimo futuro n. 284 20 – 26 luglio 2026
Bollettino di informazione della redazione di Pressenza sugli eventi della prossima settimana. Inviare le notizie a redazioneitalia@pressenza.com entro la domenica prima dell’evento. APPUNTAMENTI FISSI Mappa dei presidi, incontri e cortei periodici per la pace https://shorturl.at/pWPkJ Per segnalare il proprio presidio o gruppo: https://forms.gle/vXBn83i8vgY1rgYf8 Guerre & pace filmfest 20 luglio ore 20:00 Forte Sangallo, Nettuno (RM) Al Forte Sangallo di Nettuno torna dal 20 al 26 luglio 2026, la 24.ma edizione di Guerre & Pace FilmFest. Una settimana di film, documentari, cortometraggi e libri a ingresso gratuito. www.guerreepacefilmfest.it Per maggiori informazioni: evento su Facebook Guerre&Pace FilmFest segreteria@guerreepacefilmfest.it   “Un momento di verità: la fede in tempo di genocidio” Lunedì 20 agosto a Torre Pellice (To) Incontro pubblico svolto nell’ambito del Sinodo delle chiese metodiste e valdesi e organizzato da DallapartediAbele insieme agli Ambasciatori e Ambasciatrici di Pace (UCEBI), alla Commissione globalizzazione e ambiente (GLAM) della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia e al Centro Interconfessionale della Pace (CIPAX). Informazioni: https://www.pressenza.com/it/2026/07/un-momento-di-verita-la-fede-in-tempo-di-genocidio-il-20-agosto-a-torre-pellice/ Progettare politicamente la pace: due proposte di legge in dialogo 20 Luglio ore 21:00 la Piana del Convento dei Frati Cappuccini di Massa (ingresso da Via dei Colli, Scalinata San Francesco) ospiterà un nuovo appuntamento della rassegna “Teatro Cinema Musica Dibattiti” – La Cappucciniana, promossa dall’Associazione Padre Damiano da Bozzano in collaborazione con il Comune di Massa. Protagonisti della serata saranno Laila Simoncelli dall’Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII e Francesco Vignarca Coordinatore Campagne della Rete Pace Disarmo, che dialogheranno intorno al tema “Progettare politicamente la pace: due proposte di legge in dialogo”, un confronto su due iniziative legislative che provano a tradurre in norme concrete l’impegno per la pace e la nonviolenza, in un momento storico in cui il tema della pace torna prepotentemente al centro del dibattito pubblico. L’appuntamento si inserisce nel percorso di incontri, spettacoli e proiezioni che da anni caratterizza La Cappucciniana, spazio storico della città di Massa dedicato al confronto culturale, all’arte e all’approfondimento civile, capace di alternare cinema, musica e teatro a momenti di riflessione e dibattito su temi di attualità e impegno sociale.   Verso una Pace disarmata e disarmante 20 Luglio ore 21:15 Sala polivalente de “La Gran Ciasa” (ufficio turistico) San Giovanni di Fassa   L’Arcivescovo di Trento Lauro Tisi a confronto con Giorgio Beretta, analista dell’Osservatorio permanente sulle armi leggere di Brescia (Opal) e della Rete Italiana Pace e Disarmo. Don Lauro presenterà la sua Lettera alla comunità sulla pace, in dialogo con dati e riflessioni sui temi del disarmo e della sicurezza.   Raccontami ogni cosa, a 25 anni dal G8 di Genova 21 luglio ore 17:00 Scuola Diaz Pertini – Via Cesare Battisti 5, Genova (GE) Alla vigilia del venticinquesimo aniversario del G8 di Genova, Roberto Bertoni ci regala un romanzo lirico e dolce, amaro e struggente, carico di dolore ma, al tempo stesso, animato dal desiderio di poter ricominciare. Reading teatrale e presentazione del romanzo “Raccontami ogni cosa” di Roberto Bertoni Per maggiori informazioni: roberto bertoni robbertoni@gmail.com   “Difendere la speranza”: a Sottolongera (TS) serata per Cuba Il 21 luglio  presso la Casa del popolo “Giorgio Canciani” a Sottolongera (Trieste) si terrà una serata di solidarietà per Cuba dal titolo “Difendere la speranza” secondo il seguente programma: – ore 18.00: introduzione ai lavori con esponenti delle Associazioni e dei Partiti che hanno organizzato l’incontro; – ore 19.00: incontro con Walter Persello, della Direzione nazionale di Italia-Cuba. A seguire, aperitivo solidale per contribuire al finanziamento di diversi progetti da realizzare a Cuba. Organizzano Alleanza Verdi Sinistra, Giovani Comunisti/e, Italia-Cuba e Partito della Rifondazione Comunista.   Donne in cammino per la pace 21 luglio ore 18:30 Via Roma, Cuneo (CN) Di fronte a Zara 10, 100, 1000 piazze per la Pace domani 26 giugno per dire No alla guerra, No alle logiche di potere e di dominio che vogliono imporre l’ idea che la pace si possa raggiungere solo con le armi, No al genocidio in Palestina, No al riarmo. Partecipate e condividete con noi un’ idea di Pace senza violenza e senza sopraffazione dei più deboli. Per maggiori informazioni: evento su Facebook Donne in cammino per la pace Cuneo   Fiaccolata alla scuola Diaz 21 luglio ore 22:00 scuola Diaz, via Cesare Battisti, Genova (GE) A partire da Piazza Tommaseo verso la Scuola teatro della “macelleria messicana” è una Commemorazione legata ai fatti della scuola Diaz-Pertini durante il G8 di Genova del luglio 2001: corteo di partecipanti che camminano con le candele/fiaccole, per ricordare le persone ferite e richiamare i temi di verità, giustizia e diritti. Al termine testimonianze e interventi Per maggiori informazioni: https://g8genova.it/ antonio bruno bruno@aleph.it   Presentazione ultimo libro di Giuliano Marrucci, “Disertare L’assedio” 21 luglio ore 17:30 Biblioteca San Giovanni, Via Passeri, 102, Pesaro (PU) Per maggiori informazioni: Giuliano Bertozzini giuliano.bertozzini@gmail.com   Medici sotto Attacco: bersagli tra conflitto e repressione 22 luglio ore 20:00 Piazza Milite Ignoto , San Marzano di San Giuseppe (TA) Salvare vite è un dovere professionale, denunciare soprusi è un dovere etico e morale. Partendo dal codice deontologico dei medici, l’incontro mostrerà come in Italia, i medici sono stati vittime della repressione, in Palestina sono costantemente vittime dell’esercito israeliano, ed in entrambi i casi, mentre stavano assolvendo ai loro doveri professionali ed etici: tutelare e curare la vita degli esseri umani. In Palestina, i medici vengono torturati, arrestati e uccisi. Oltre a curare le vittime del genocidio, i medici palestinesi, denunciano senza sosta, anche i soprusi che i corpi delle stesse vittime subiscono attraverso espianti illegali di pelle ed organi. Ci chiederemo cosa è stato fatto e cosa si potrebbe e dovrebbe fare, anche come singole persone nel nostro quotidiano per non essere più complici di questo sistema a cui di umano, è rimasto ben poco. Interverranno: * Dr. Cosimo Nume Medico chirurgo – Coordinamento Freedom Flotilla Ita – Ta e prov. * Dr. Vito Totire Medico Psichiatra – Centro “F. Lorusso” (Bo) * Dr. Ashraf Nassar Medico Cardiologo – Palmed – Rete Sanitari per Gaza * Dr. Cosimo Cassetta Medico chirurgo – Coordinamento Freedom Flotilla Ita – Ta e prov. A seguire dibattito. Per maggiori informazioni: https://www.instagram.com/freedomflotillaita.taranto Coordinamento Freedom Flotilla Italia – Taranto e provincia coordinamento.ffi.ta.prov@gmail.com   Presidio di donne per la pace Palermo 24 luglio, piazza Verdi ore 18-20, consueto presidio mensile delle donne per la pace, focalizzato stavolta sui cambiamenti climatici e l’inquinamento provocato dalle guerre   “Articolo 11. L’Italia ripudia la guerra”  Sabato 25 Luglio h. 21 a Sestri Levante (Ge) Proiezione del docufilm e incontro con gli autori,i giornalisti genovesi Simona Tarzia e Fabio Palli, insieme ad Arianna Briganti, economista dello sviluppo ed esperta di diritti umani che gestisce progetti strategici per la crescita responsabile, la sostenibilità sociale e l’innovazione. Informazioni: https://www.pressenza.com/it/2026/07/docufilm-articolo-11-italia-ripudia-guerra-a-sestri-levante/   “Il filo che ci unisce” alla Palestina – serata di arte, dialogo e musica Sabato 20 Luglio ad Alba (Cn) Lo Spazio DOM (via Vincenzo Giacosa 7/a) ospiterà l’evento promosso dalla Rete Cuneese per la Palestina con il patrocinio della Città di Alba.  Informazioni: https://www.pressenza.com/it/2026/07/il-filo-che-ci-unisce-alla-palestina/     CAMPI ESTIVI MIR e MN 2026 IL MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA RICONCILIAZIONE E IL MOVIMENTO NONVIOLENTO DI TORINO ORGANIZZANO OGNI ANNO DEI CAMPI ESTIVI. L’OBIETTIVO È QUELLO DI VIVERE LA NONVIOLENZA. I CAMPI ESTIVI SONO UN’OPPORTUNITÀ PER VIVERE IN MANIERA COMUNITARIA, CONDIVIDENDO IL PROPRIO TEMPO CON ALTRI, CONFRONTANDOSI CON PERSONE DIVERSE, LAVORANDO AL LORO FIANCO E QUINDI AMPLIANDO LA PROPRIA MAPPA MENTALE. Quest’anno sono stati programmati 6 campi su diversi temi legati alla nonviolenza, il ripudio della guerra, gli stili di vita ed altri temi propri del MIR.   24-31 LUGLIO Vigna di Chiusa Pesio (CN) diventare ‘custodi della terra’ .. campo per famiglie; coordina  Eva Racca 2-9 AGOSTO Casa S. Antonio al Bosco (SI) come coltivare la speranza in un mondo migliore;  coordinano Silvana Caselli, Adriano Arlenghi, Luciano Bertoldi 2-9 AGOSTO Cascina Macondo – Riva presso Chieri (To) Rotte Condivise: creatività, partecipazione e inclusione per una comunità in movimento; coordina Raffaella Cignarale 16-23 AGOSTO Vigna di Chiusa Pesio (CN) Dal Macro al Micro: la nonviolenza e il ripudio della guerra negli organismi internazionali e nel quotidiano; coordina Silvana Sarchi 26-30 AGOSTO Castello di Albiano d’Ivrea (TO) in direzione ostinata e contraria meglio nudi che in divisa; coordinano Donatella Nespolo, Adriano Arlenghi https://www.miritalia.org/2026/06/11/campi-estivi-2026/ Gruppo di Servizio Campi Estivi MIR e MN Via Garibaldi 13, Torino Tel. 011.532824 mir-mn@serenoregis.org In cammino per la Pace e il disarmo 5-7 e 11-12 Agosto Monte Sole – S.Anna di Stazzema Mercoledì 5 Agosto MARZABOTTO – POGGIOLO Rifugio Re-esistente Ore 9.30 Ritrovo dei partecipanti presso la stazione FS di Marzabotto, visita al memoriale e partenza. Pranzo al sacco. Cena libera alla carta. Pernottamento in camere multiple, compreso biancheria e prima colazione € 30,00. Distanza 9 km +420 m -128 m Durata 3 ore circa Giovedì 6 Agosto POGGIOLO – S. MARTINO – CAPRARA DI SOPRA – CASAGLIA – MONTE SOLE – CERPIANO e ritorno Ore 9.00 ritrovo dei partecipanti, giornata dedicata al territorio di Monte Sole, incontri con la Comunità di Don Dossetti e con una guida della scuola di Pace di Monte Sole. Pranzo in autonomia al bar/ristorante del Poggiolo. Cena libera alla carta. Pernottamento in camere multiple, compreso biancheria e prima colazione € 30,00. Venerdì 7 Agosto POGGIOLO – MONTE SALVARO – VERGATO Ore 8.00 Ritrovo dei partecipanti Ore 9.00 partenza, a seguire apposizione ufficiale della targa in memoria di Marco Frigerio, pensieri e ricordi. Pranzo al sacco acquistabile al Poggiolo. Ripartenza per FS di Vergato. Distanza 16 km +550 m -700 m Durata 7 ore RIPRESA DEL CAMMINO L’11 AGOSTO A VALDICASTELLO (LU) Martedì 11 agosto VALDICASTELLO – S. ANNA DI STAZZEMA Ore 9.00 Ritrovo dei camminatori davanti alla chiesa di Valdicastello. Ore 9.30 partenza a piedi per S.Anna di Stazzema, col gruppo dei giovani della scuola di Pace tedesca. Ore 12.00 circa arrivo a S.Anna. Pranzo al sacco. Cena al sacco e pernottamento in “ecomostro” su brandine o, in caso di non concessione della struttura, in tenda (necessario sacco a pelo o sacco lenzuolo). Qualora fosse necessario portare la tenda, sarà comunicato in anticipo ai partecipanti. Le valigie potranno essere trasportate in auto da Valdicastello a S.Anna da uno degli organizzatori. Distanza 4 km +575 m Durata 2 ore Martedì 12 Agosto SANT’ANNA DI STAZZEMA Dalla mattinata e durante tutta la commemorazione ufficiale, presidio silenzioso, con cartelli e bandiere della pace. Pranzo: panini al bar di Sant’Anna Obbligatorio sottoscrivere assicurazione per i primi tre giorni del cammino per un totale di € 12,00 Le iscrizioni si riterranno confermate solo dopo il versamento di caparra di € 30,00 per iscrizioni e info scrivere a: incamminoperlapaceeildisarmo@gmail.com   Zeitcamp 2026 – Futuri tribali Anche quest’anno siamo riusciti, in “largo” anticipo, a organizzare uno ZeitCamp Per ora possiamo dirvi questo: Feudo, Campobasso dal 10 al 16 agosto Ci sarà la possibilità di partecipare in tenda o camper, immersi nella natura e nello spirito della tribù Costi? Giusto quelli “umani”: cibo (da portare o acquistare insieme in loco) eventuali spostamenti e spese vive varie Se sentite il richiamo della foresta, iniziate a bloccarvi le date in calendario e unitevi alla call Telegram del mercoledì sera È finalmente pronto il modulo di pre-registrazione allo ZeitCamp 2026 – Futuri Tribali! Per maggiori info visita zeitgeistitalia.org/zeitcamp2026    Università estiva di Attac 2026 “Dove va il capitalismo, dove andiamo noi” 11-13 settembre New Camping Le Tamerici Via della Cecinella 3 – Cecina Mare (LI) Scarica la Presentazione dell’Università estiva 2026 di Attac Italia Scarica il  Programma dell’Università estiva 2026 di Attac Italia Scarica le informazioni sui costi, prenotazione e logistica dell’Università estiva 2026 Leggi chi sono le relatrici e i relatori dell’Università estiva 2026 di Attac Italia Programma Venerdì 11 settembre 2026 ore 17.00 – 19.00 “Capitalismo, crisi ecoclimatica e guerra” partecipano Raffaele Giammetti (professore associato di Economia politica Università di Cassino e del Lazio Meridionale) Claudia Terra (dottoressa di ricerca in Filosofia politica Università di Trento in cotutela con École Normale Supérieure de Paris)   Sabato 12 settembre 2026 ore 10.30 – 12.30 “Occidente al tramonto, il sole sorge a Pechino?” partecipano Daniela Caterina (professoressa associata presso la Facoltà di Filosofia della Huazhong University of Science and Technology (Wuhan)) Fabrizio Eva (geografo politico) ore 14.30 – 16.30 “Nuove tecnologie e IA: tecnofascismo o liberazione?” partecipano Armanda Cetrulo (ricercatrice in Economia Scuola Superiore S. Anna di Pisa) Mauro Munzi (filosofo e analista delle tecnologie contemporanee) ore 17.00 – 19.00 “Territori per l’estrattivismo o comunità di cura e di trasformazione?” partecipano Sara Pilia (attivista e referente nazionale Arci per i territori e le aree interne) Donatella Gasparro (dottoranda in Scienze Politiche Scuola Normale Superiore di Pisa)   Domenica 13 settembre 2026 ore 10.30 – 13.00 “Cambiare il mondo dal basso” partecipano Marcella Corsi (professoressa di Economia Politica Università La Sapienza Roma) Dario Salvetti (Collettivo di Fabbrica ex-Gkn)* Marco Deriu (professore associato di Sociologia Università di Parma) Marco Bersani (filosofo e attivista di Attac Italia)   Redazione Italia
July 20, 2026
Pressenza
Suicidi in divisa
Il suicidio avvenuto il 17 luglio a Bari di un carabiniere di 46 anni che si è tolto la vita in caserma ci ha spinti a gettare uno sguardo sul fenomeno dei suicidi tra i militari, a cui i media danno poco risalto, ma che sembra essere, come ha dichiarato Cleto Iafrate, fondatore dell’Osservatorio Suicidi in Divisa, un problema “strutturale” nel mondo militare. Come docenti poco conosciamo quel mondo dall’interno, ne abbiamo piuttosto sperimentato dall’esterno la postura nelle piazze, e proprio in questi giorni ne abbiamo rivisto la capacità di violenza nei video e nei film proiettati in occasione delle iniziative in memoria di Genova 2001. Molto significativi sono stati perciò gli interventi in diversi nostri convegni del sociologo Charlie Barnao, che ha sperimentato in prima persona come la socializzazione dei militari avvenga secondo tecniche desunte dai manuali di tortura della CIA, educando così all’insensibilità per il dolore proprio e altrui (si veda Charlie Barnao, Il soldato (im)perfetto. Addestramento militare, polizia e tortura). Tradizionalmente è dato per scontato che la caserma sia un luogo di soprusi, di “gavettoni” e punizioni, che il “linguaggio da caserma” sia rude, aggressivo e volgare (e lo conferma anche l’I.A.). L’effettiva realtà quotidiana della vita in caserma, però, possiamo solo immaginarla, perché, da quando il servizio di leva obbligatorio è stato sospeso, l’esercito è diventato un corpo separato dalla società. Ci riferiamo perciò a Cleto Iafrate, secondo il quale la vita in caserma obbedisce a una “specificità militare” che consiste nella assoluta arbitrarietà delle decisioni e delle sanzioni da parte dei comandanti sui sottoposti e sulla loro vita, un trattamento che può minare la psiche e condurre a gesti estremi. Dato che, come ben sappiamo, nelle scuole le Carriere in Divisa sono presentate alla componente studentesca come allettanti opportunità di lavoro e di realizzazione personale, riportiamo le parole di Iafrate, che descrive così il mondo che attende chi si arruola: «Sulla testa del militare pende costantemente una spada di Damocle: la sconfinata discrezionalità dell’amministrazione militare». Anche la famiglia del dipendente è militarizzata: «La “moglie del Maresciallo Rocca” che aspetta seduta sulle valigie il marito trattenuto dal servizio non è solo un’immagine cinematografica. Le deroghe continue ed ingiustificate al principio di legalità garantite all’amministrazione militare mettono in luce una serie di contrasti tra il mondo militare e quello civile tra i quali il personale è sospeso, diviso e conteso. Contrasti che sono quotidiani e che possono essere molto forti, tali da minare alla base anche la psiche più solida». Recentemente anche il Giornale [Forze dell’ordine: 207 suicidi in 5 anni e la fuga al Sud contro il caro-vita. Il piano per salvare i supereroi italiani] definisce i Suicidi in Divisa come «un’emergenza cronica e sottotraccia», riferendosi particolarmente alle Forze dell’Ordine, per le quali esiste uno specifico OSSERVATORIO NAZIONALE SUICIDI FORZE DELL’ORDINE -ONSFO – CERCHIO BLU . Secondo questo osservatorio il tasso di suicidi nelle Forze dell’Ordine è circa doppio rispetto alla popolazione generale. Come si vede anche dalla cronologia che segue, i suicidi colpiscono particolarmente tra i carabinieri. Per lo più ignote sono le precise circostanze in cui i fatti sono accaduti, ma è noto che oltre l’80% si è sparato/a un colpo con la pistola d’ordinanza. Anche i sindacati mettono l’accento sul fatto che quello dei suicidi non è un fatto individuale, bensì collettivo, un fatto sociale, come direbbe Emile Durkheim, nei confronti del quale non si può stare in silenzio. Il soldato non è un mestiere come un altro, lo abbiamo spesso ripetuto: il fenomeno silenzioso e non riconosciuto dei suicidi dei militari ce ne mostra un lato poco noto che conferma come le sirene che invitano all’arruolamento siano ingannevoli maschere di una realtà ben più dura, che cancella l’umanità delle persone. Non conosciamo le storie di coloro che si sono tolte/i la vita, rimangono perlopiù consegnate al silenzio e al dolore delle famiglie perché affrontarne le cause sociali significherebbe mettere in discussione un “sistema militare” che non può essere diverso, in quanto votato alla guerra esterna ed interna, cioè alla “violenza dell’uomo sull’uomo” che ne pervade la stessa struttura. Riportiamo dall’Osservatorio Suicidi in Divisa [Facebook]  i casi segnalati nel 2026 (distinti per data, luogo, corpo o arma di appartenenza, sesso, grado, età e modalità) […].  Elenco aggiornato al 17 luglio 2026. 1. 04 gennaio, Matera, Carabinieri, uomo, maresciallo, 49 anni, modalità ignote; 2. 09 gennaio, Valsusa (TO), Polizia di Stato, donna, Commissaria, 27 anni, «secondo le prime informazioni, per togliersi la vita avrebbe utilizzato la pistola d’ordinanza»; 3. 11 gennaio, Corsico (MI), Polizia Locale, uomo, agente, 40 anni, modalità ignote; 4. 24 gennaio, Cagnano Varano (FG), Carabinieri, uomo, carabiniere 25 anni, «colpo di pistola nella caserma in località Bagno, sulle sponde del lago»; 5. 31 gennaio, Lamezia Terme, Carabinieri, uomo, (seguiranno aggiornamenti); 6. 5 febbraio, Chivasso, Carabinieri, uomo, 45 anni, grado e modalità ignote; 7. 5 febbraio, Palau (SS), Guardia di finanza, uomo, ispettore, 34 anni, modalità ignote; 8. 16 febbraio, Padova, Polizia di Stato, uomo, vice sovrintendente, 50 anni, «posto fine alla propria vita, gettandosi da un ponte» (fonte: infodifesa); 9. 18 febbraio, Ravenna, Polizia locale, uomo, agente, 39 anni, «trovato morto, la scena del ritrovamento indirizza le indagini verso il gesto volontario»; 10. 28 febbraio, Roma, Polizia Locale, (grado, età e modalità ignote); 11. 21 febbraio, provincia di Benevento, Esercito, militare, 20 anni, «trovato senza vita nel garage della propria abitazione nella tarda serata di sabato 21 febbraio»; 12. 17 marzo, provincia di Mantova, Carabinieri, carabiniere scelto, uomo, 27 anni, colpo di pistola d’ordinanza nel suo alloggio in caserma; 13. 22 marzo, Milano, Polizia Locale, agente, uomo, 27 anni, modalità ignote; 14. 02 aprile, Napoli, Guardia giurata, agente, uomo, 45 anni, modalità ignote; 15. 02 febbraio (notizia appresa solo oggi), San Giovanni in Persiceto (BO), Polizia Locale, ispettore, uomo, 61 anni, colpo di pistola d’ordinanza; 16. 15 aprile, provincia di Lecce, Esercito italiano, grado ignoto, donna, età ignota, impiccamento; 17. 16 aprile, Pisa, Aeronautica militare, VFP, uomo, età 19 – 22, modalità ignote; 18. 18 aprile, La Spezia, Carabinieri, carabiniere, uomo, 27 anni, colpo di pistola d’ordinanza; 19. 23 aprile, Seveso (Monza), Carabinieri, brigadiere capo, uomo, 55 anni, colpo di pistola d’ordinanza; 20. 01 maggio, Torino, Polizia penitenziaria, agente, uomo, 42 anni, modalità ignote; 21. 02 maggio, da fonte S.U.M. sembrerebbe che il gesto si sia verificato a Milano, all’interno del Consolato americano, Esercito, VFP4, uomo, 24 anni, modalità ignote; 22. 25 maggio, Comando provinciale di Chieti, Guardia di Finanza, uomo, grado, età e modalità ignote; 23. 29 maggio, Ospitaletto (BS), Polizia Locale, uomo, agente, 32 anni, colpo di pistola d’ordinanza; 24. 20 maggio, Toscana, Carabinieri, uomo, età, grado e modalità ignote a questo Osservatorio (fonte: UNAC); 25. 2 giugno, Varazze (SV), Carabinieri, uomo, 49 anni, appuntato scelto, colpo di pistola d’ordinanza; 26. 2 giugno, Rho (MI), polizia locale, donna, agente, 29 anni, colpo di pistola d’ordinanza; 27. 7 giugno, Firenze, Carabinieri, uomo, brigadiere capo, 54 anni, colpo di pistola d’ordinanza; 28. 18 giugno, Catanzaro, Polizia di Stato, uomo, agente, 49 anni, sono in corso accertamenti; 29. 30 giugno, Cedegolo (BS), Carabinieri, uomo, maresciallo, comandante del Nucleo Carabinieri Forestali di Cedegolo, 59 anni, si è tolto la vita, lascia tre figli; 30. 01 luglio, Lucca, Polizia di Stato, uomo, agente, 28 anni, colpo di pistola d’ordinanza; 31. 17 luglio, Bari, Carabinieri, uomo, appuntato, 46 anni, «si è tolto la vita all’interno della caserma». ANNO 2026 Nr. 12 Carabinieri, di cui 2 carabiniere-forestale; Nr. 4 Polizia di Stato; Nr. 7 Polizia Locale; Nr. 2 Guardia di Finanza; Nr. 1 Polizia penitenziaria; Nr. 3 Esercito; Nr. 1 Guardie giurate; Nr. 1 Aeronautica. ANNO 2025 Nel corso dell’anno 2025 sono stati segnalati a questo Osservatorio 44 eventi suicidari […] (sulla pagina fb seguono anche i riepiloghi degli anni precedenti) Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
July 18, 2026
Pressenza
“Portentosa Cura Intergalattica”: quando la politica abbraccia la poesia
Carlotta Muston e Chloé Bertini raccontano il sogno di un’ecologia dei movimenti contro la frammentazione della sinistra italiana. PCI — no, non parliamo con nostalgia del Partito Comunista Italiano, ma della “Portentosa Cura Intergalattica”. Il nome stesso suona strano, fuori dagli schemi, impossibile da inscatolare negli slogan del panorama di opposizione politica che conosciamo. Eppure, dietro a queste tre parole si nasconde una visione radicale e un progetto politico concreto che sta riunendo decine di realtà attiviste attorno a una domanda semplice, ma mai veramente affrontata: come costruiamo davvero il cambiamento? Come lo facciamo insieme? Quando il nome diventa manifesto politico Carlotta Muston e Chloé Bertini sono due delle fondatrici della PCI. Si sono incontrate nei movimenti di Extinction Rebellion e Ultima Generazione, dentro quei movimenti che negli ultimi anni hanno messo il corpo sulla strada, ma è stato in momenti di sosta dalla militanza che hanno iniziato a farsi le domande davvero difficili. “Eravamo tra il portone di casa di Sofia, che ha dato vita al progetto insieme a noi, e la fermata del tram davanti a casa sua. Sofia è molto comunista e insisteva che avremmo dovuto chiamarci PCI. Giocando con queste tre lettere e reinventandole, abbiamo capito che l’emozione che sentivamo era il bisogno di un nome grande, esplosivo, espansivo, pieno di amore, luce, colore e gioia. Ed è importante per noi che la dimensione della cura sia proprio al centro del nome, perché rende la dimensione transfemminista del nostro progetto fondamentale , ed è proprio quello che nella sinistra italiana  abbiamo invece visto mancare da quando siamo bambine.” — Carlotta Chloé aggiunge un’altra sfaccettatura: “Quello che mi piace è l’inafferrabilità che porta con sé questo nome. Perché da un lato deve essere grande per affrontare una sfida globale e sistemica che richiede ambizione. Dall’altro, ci sono tante altre parole che usiamo per comporre e scomporre questa sigla, per esempio “Piccole Creature Invertebrate”, perché vogliamo avanzare in modo organico e riconnetterci alla vita. Dentro il nostro gruppo cambiamo le parole dell’acronimo ogni volta che vogliamo, per esprimere concetti diversi. Questo mi piace perché mantiene sia la dimensione ambiziosa della sigla che quella di gioco e creatività.”. “Portentosa cura intergalattica è un nome che può far ridere“, aggiunge Carlotta. “Ma è per dire: possiamo avere un orizzonte molto alto e ambizioso e fare piccoli passi, continuare a prenderci sul serio e anche prenderci in giro. Penso che la sinistra abbia bisogno di questa ironia.” Il weekend che ha cambiato tutto La genesi della PCI arriva da una frustrazione condivisa. Molte di loro vengono da anni di lotta climatica con  Extinction Rebellion, Ultima Generazione. Anni di corpo sulla strada, di urgenza, di consapevolezza che la crisi climatica e sociale non è rimandabile. Ma c’era qualcosa che mancava. “C’era una spinta, un’energia, una volontà di dare tutto al servizio di un cambiamento radicale, ma non erano ancorate a un’intenzione che poteva essere formulata con chiarezza. Non ci eravamo mai chiesti davvero: come lo facciamo? Come realmente sovvertiamo questo sistema omicida, genocida, ecocida?” — Chloé E da lì il gesto semplice: un fine settimana a casa di Chloé. “Da brave amiche e compagne abbiamo passato il weekend a cercare di pianificare la rivoluzione, o almeno, a rispondere ad alcune domande“, racconta Carlotta. Un ecosistema, non una battaglia Quello che emerge è l’intuizione che un’ecologia dei movimenti è urgente. Carlotta spiega: “Se vogliamo abbattere capitalismo, patriarcato e colonialismo che sono la matrice del sistema in cui viviamo, dobbiamo scardinare dentro di noi stesse le strutture culturali di oppressione che abbiamo interiorizzato. Non abbiamo una risposta a come costruire un’ecologia di movimento. Ma l’intuizione è quella di un’ottica permaculturale, dove le diverse realtà entrano sinergicamente in relazione e permettono di produrre ancora più biodiversità e meraviglia.” Ritiro gruppo operativo, maggio 2026 Come il potere frammenta i movimenti La frammentazione dei movimenti non è un incidente, è un effetto del potere. “Vedo un potere che tende all’atomizzazione dell’individuo concentrato sul successo di sé stesso. Un meccanismo di competizione che si irradia a tutte le sfere. Ma se mettiamo in condivisione le competenze, unirci ci permette di generare più spazio contro l’ottica di scarsità che viene raccontata e ricercare quel movimento espansivo che abbiamo incastonato nel nostro nome” — Carlotta Chloé individua un meccanismo cruciale: “La frammentazione viene da dentro i movimenti. Quando attraversiamo conflitti interni e sentiamo di non guardare nella stessa direzione, lo si vive spesso personalmente come un tradimento. E questo porta a maturare la credenza di non poter lavorare con qualcuno che non vediamo come portatore di un lavoro di trasformazione radicale. Dobbiamo anche fare i conti con una scala di prossimità al potere che ci frammenta: più si è vicine al potere, più è difficile empatizzare con chi è ai margini e più i margini sono lontani meno si sentono compresi.” Facilitazione sistemica e conflitto trasformativo “La facilitazione sistemica affronta i gruppi come sistema ed è uno strumento fondamentale e politico perché le strutture di potere che viviamo nel mondo si ripercuotono nei nostri spazi: i maschi, le persone bianche, le persone abili prendono più spazio. La facilitazione ci permette di scardinare attivamente queste strutture.”  — Carlotta Carlotta mette in luce la necessità di un nuovo modo di vivere e camminare nel confronto. Durante un conflitto, stare sui contenuti e stare sul processo sono modalità completamente diverse di vivere ciò che accade. Il processo stesso è cura e apprendimento e la facilitazione aiuta a navigare il dialogo mentre lo si vive. “Siamo esposti a una gestione del conflitto secondo la metafora della guerra, non della trasformazione. Una sfida fondamentale di evoluzione è permettere alle persone di avere un’esperienza incarnata di cosa significa stare nel conflitto e non uscirne massacrati, ma trasformati.” – Carlotta “L’emotività è parte del processo”, sottolinea Carlotta, che fa la facilitatrice sistemica di professione. “Il dolore di fronte alla terra che brucia, il dolore quando non riusciamo a stare insieme, è informazione data al lavoro di connessione reciproca“. Per questo è importante e non secondaria la scelta dei luoghi in cui la PCI decide di portare avanti il processo: spazi naturali, vicino a fonti d’acqua, con la luna piena ad illuminare gli incontri. I valori che permeano il progetto sono quindi : eco-transfemminismo, nonviolenza (ecologica e indigena), ciclicità, facilitazione, affiancati da una volontà crescente di approcciarsi in maniera pratica al mondo con un ‘ottica decoloniale. L’urgenza: “When despair ends, tactics begin” “La mia terra sta bruciando. La superficie vivibile della Terra si sta riducendo. Questa estate in Italia sentiamo temperature assurde. Le circostanze ci mettono davanti a una scelta: o perdiamo la nostra umanità, o abbattiamo tutto quello che la ostacola.” — Chloé “Uno degli ostacoli più grandi a cui ci troviamo di fronte è il cinismo e la disperazione. Le persone vedono ciò che accade e ne rimangono incredule, ma continuano a vivere la propria vita come se nulla fosse. Non si rendono conto del potere che abbiamo” continua l’attivista. “When despair ends, tactics begin. Possiamo e dobbiamo continuare a elaborare il lutto e il dolore per la Terra che muore e per il fatto di non riuscire a stare insieme come vorremmo, ma adesso è il momento di iniziare a mettere in atto  e a costruire veramente le tattiche comuni per uscire da tutto questo. L’urgenza di riconoscerci come ecosistema di movimenti nasce per noi dalla crisi climatica, che è qui e ora. Per questo il progetto diventa urgente, non rimandabile e un imperativo. L’alternativa che cerchiamo non può essere dentro questo sistema, perché è quello che ha prodotto il disastro.” — Carlotta. Un incontro per tessere il potere collettivo Tutto questo prende forma concreta per il secondo anno consecutivo in un incontro a fine agosto a cui sono state invitate 50 realtà diverse, dall’ambientalismo al transfemminismo, dai diritti dei migranti alla solidarietà palestinese, dalle comunità alternative ai sindacati di base. Cinque giorni dove le diverse lotte proveranno a vedersi, parlarsi, tessere una trama nuova. Quando si parla di risultati però è bene riconoscere che il processo durerà anni e quindi per il momento si procede con calma e cura. Chloé: “C’è tanto amore dentro il nostro gruppo. Nel primo incontro “beta” questa energia si è estesa a tutto il campeggio e credo che succederà nuovamente quest’anno.” Anzio, agosto 2025, Primo ritiro rivoluzionario Carlotta non vuole parlare di aspettative, ma di desiderio che, ci ricorda, letteralmente vuol dire: “Andare verso le stelle. È strano portare la dimensione energetica e spirituale in ambienti politici, non lo è per noi, ma è una cosa nuova per chi lo vede fare e lo vive nei nostri incontri. Personalmente, comunque, vorrei che le persone presenti al ritiro se ne andassero con il cuore più aperto e più capaci di comunicare con gli altri, senza la paura di essere vulnerabili.” Forse è qui, nello spazio tra la visione globale e l’intimità del legame, che la Portentosa Cura Intergalattica sta facendo qualcosa di radicale: non sconfiggere il nemico, ma imparare a stare insieme, veramente insieme, nella costruzione di un mondo diverso. Per saperne di più scrivere a info@portentosacuraintergalattica.com   Erica Cardin
July 17, 2026
Pressenza
Voci critiche sulla PdL “Un’altra difesa è possibile”: non “complementarità”, ma “alternativa” alla guerra con l’obiezione totale e collettiva
In questi anni di costante e quotidiano lavoro di monitoraggio del livello di bellicismo nei luoghi della formazione e della società civile, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha segnalato e pubblicato numerosissimi casi di invasione delle forze armate nelle scuole, ma anche analisi approfondite sull’avanzare della “Cultura della difesa”, sul riarmo e sul contesto geopolitico in cui prendevano significato quelle iniziative. In un quadro caratterizzato da un radicale antimilitarismo, che accomuna tutte le componenti dell’Osservatorio, di cui diverse si riferiscono esplicitamente alla tradizione pacifista e nonviolenta, chi ha preso parte al suo percorso ha maturato via via la consapevolezza di un chiaro processo guerrafondaio in cui molte istituzioni, a partire dai governi e dagli apparati economici degli Stati che fanno affari con gli armamenti, per finire con le organizzazione internazionali, tra cui la NATO, stanno trascinando le popolazioni verso il baratro della guerra, cercando di indorare la pillola di una tragedia mondiale che deve necessariamente allertare per il semplice motivo che per la qualità e la quantità dell’arsenale a disposizione, la deflagrazione che si prevede non può che essere l’ultima, l’estrema e la definitiva misura per spazzare via l’umanità intera dalla faccia della Terra. E, allora, in considerazione di queste analisi e delle evidenze empiriche raccolte, chi si ritrova quotidianamente a costruire il sostrato concreto che costituisce il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, pur nella consapevolezza dello sforzo profuso da chi è stato coinvolto nell’estensione della PdL Un’altra difesa è possibile, la cui storia nell’ambito del movimento pacifista non è in discussione, vorrebbe mettere in evidenza tutte le perplessità che essa ha suscitato in ambienti e in soggetti con altrettanta comprovata fede pacifista, antimilitarista e nonviolenta, soprattutto in relazione al ruolo che il servizio civile verrebbe ad assumere nel contesto internazionale. Tra le varie perplessità emerse, si segnalano ad esempio: – Serena Tusini, sindacalista e docente tra le promotrici dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Contropiano» il 28 marzo 2026, critica aspramente la PdL sulla difesa nonviolenta, definendola una proposta datata e funzionale alla dottrina NATO della “difesa totale” (CIMIC) nella quale l’ambito civile è interamente e strutturalmente come terreno operativo militare. Alla luce di questo, Tusini denuncia la proposta come uno strumento per militarizzare i cittadini, con il servizio civile che funge da “cavallo di Troia” per il ritorno della leva obbligatoria, criticando infine il terzo settore per favorire la privatizzazione dello stato sociale. – Michele Lucivero, giornalista e docente tra i promotori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato su «Pressenza» il 6 maggio 2026, denuncia il rischio che il ritorno della leva obbligatoria in Europa trasformi il servizio civile proposto nella PdL in una difesa “complementare” subordinata alle logiche militari della NATO, tradendo così l’eredità etica di don Lorenzo Milani e la storia dell’obiezione di coscienza. Attraverso un’intervista a Rebecka Lindholm Schulz, referente della Società Svedese per la Pace e l’Arbitrato, viene analizzato il “modello svedese”, in cui il servizio civile dal 2026 include compiti di cybersicurezza e logistica strettamente integrati all’apparato bellico. Di fronte a queste dinamiche, l’autore solleva il dilemma morale di dover difendere alleanze militari che agiscono come oppressori e invita il movimento pacifista italiano, dove la leva non è ancora attiva, a una disobbedienza civile totale, proponendo anche la creazione di un fondo economico per sostenere chi rifiuta radicalmente la militarizzazione; – Antonino Drago, primo proponente di un progetto di legge sulla difesa popolare nonviolenta (1969), e Franco Dinelli, Direttore Centro Studi di Pax Christi, in un articolo pubblicato su «Il Fatto quotidiano» il 16 maggio 2026, criticano duramente la PdL, sostenendo che essa rischia di ridurre il servizio civile e la stessa “obiezione di coscienza”, che viene adombrata nel testo, a scelte subordinate alla difesa militare. Gli autori evidenziano la necessità di una vera autonomia per la difesa nonviolenta, avvertendo che un compromesso strutturale, “complementare”, “affiancato” e “integrato” con i Governi, sempre più ostaggi nella NATO, annullerebbe le alternative alla guerra; – Ermete Ferraro, presidente del Movimento Internazionale per la Riconciliazione, tra gli aderenti all’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio 2026 sul suo blog, ha definito la PdL Un’altra difesa è possibile una versione “minimalista” e compromissoria, che integra la difesa militare anziché rappresentare un’alternativa strutturale. Il dissenso si concentra sulla definizione di difesa “complementare” (Art. 1) e sulla mancanza di un dibattito interno profondo, evidenziando la stasi del movimento pacifista, adattatosi alla realpolitik. La posizione critica sottolinea la necessità di un programma costruttivo autonomo e coerente con la teoria della difesa “alternativa”; – Alfonso Navarra, coordinatore dei Disarmisti esigenti, tra i fondatori dell’Osservatorio, in un articolo pubblicato l’8 luglio sul blog obiezioneallaguerra esprime molti dubbi sulla PdL proposta dalla Rete Italiana Pace e Disarmo, definendola un “riformismo burocratico” che non scalfisce affatto l’apparato militare-industriale e la logica NATO. Egli sostiene, addirittura, che la difesa civile non armata sia costituzionalmente equivalente a quella militare e propone di superare il meccanismo dell’obiezione fiscale del 6×1000 attraverso tre rotture radicali: una dottrina nonviolenta basata sull’art. 52, il trasferimento economico dei fondi dagli armamenti alla difesa civile e la denuclearizzazione unilaterale; Per tutti questi motivi, la PdL Un’altra difesa è possibile, pur ponendosi l’intento di inserire, tra le altre cose, il servizio civile all’interno di un quadro costituzionale caratterizzato dalla difesa nonviolenta e non armata del proprio Paese, rischia di essere una misura non solo insufficiente sulla via del pacifismo, ma anche controproducente, dal momento che potrebbe rivelarsi uno strumento utile nelle mani dei guerrafondai. L’ambiguità del testo dell’iniziativa legislativa, infatti, nel richiamare “la complementarità” e non “l’alternativa” alla guerra e alla difesa armata, rischia di essere lo strumento attraverso il quale la strategia NATO della difesa totale s’incunea nella società civile, rendendo quest’ultima complice delle guerre d’aggressione in cui alcuni capi di Stato dissennati stanno cercando di trascinare un’alleanza militare da cui converrebbe, piuttosto, rapidamente uscire. Si tratta, dunque, di perplessità diffuse in maniera trasversale nel mondo pacifista, antimilitarista e nonviolento dovute all’equivocità, certamente non ricercata, ma non per questo meno patente, del testo in questione. Tuttavia, nello spirito democratico e pluralistico che connota la nascita dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, vorremmo, al più presto, riprendere insieme il dibattito intorno alla nostra proposta di obiezione totale a partire dalle indicazioni tracciate nel nostro Manifesto di Resistenza alla militarizzazione, che consideriamo l’ipotesi al momento più idonea per affrontare un contesto internazionale connotato da una normalizzazione della guerra. Un’obiezione totale e collettiva da esercitare in tutti i luoghi di lavoro e di formazione anche per arginare la propaganda per l’arruolamento nelle forze armate che si presenta spesso come unico sbocco lavorativo per zone sempre più depresse del nostro Paese. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente