BRESCIA: SCOMPARSA LA COMPAGNA RENATA DE MARCO. UNA VITA DI LOTTA E DI AMORE TRA COBAS SCUOLA, NON UNA DI MENO E L’ASCOLTO “ATTIVO” DI RADIO ONDA D’URTO
E’ mancata, nelle ultime ore, Renata De Marco, 80 anni, insegnante di filosofia e compagna dei Cobas Scuola di Brescia, storica militante femminista e transfemminista, antifascista, assidua ascoltatrice e affezionata sostenitrice di Radio Onda d’Urto. La nostra emittente e tutta la sua comunità politica si stringono nel dolore alla figlia Silvia, al compagno Armando, a famigliari, compagne-i, ai Cobas Scuola di Brescia, a Non Una Di Meno Brescia, oltre a tutte le persone che le hanno voluto bene. Nelle prossime ore, comunicheremo gli orari in cui potere salutare Renata, protagonista della vita politica e militante di Brescia, fin dal 28 maggio 1974. Qul giorno Renata – giovane insegnante, all’epoca dell’ala critica interna all’Flc Cgil e militante del Pclm – si trovava in piazza Loggia, nel cuore della città, travolta alle ore 10.12 dall’esplosione della bomba –  fascista, di Stato e della Nato – che fece 8 vittime e oltre un centinaio di persone ferite durante una manifestazione antifascista. In occasione del 50esimo proprio della Strage di piazza Loggia a Brescia, Radio Onda d’Urto aveva realizzato una delle tante interviste a Renata De Marco; per una volta, non da una dalle decine e decine di iniziative politiche che contribuiva a realizzare a Brescia, ma come testimone diretta dell’esplosione del 28 Maggio 1974. Vi riproponiamo l’intervisa del 22 maggio 2024 a Renata De Marco, su Radio Onda d’Urto . Ascolta o scarica  
April 21, 2026
Radio Onda d`Urto
Servizi segreti e polizie: ancora abusi, corruzione, sfacciati crimini e impunità. La storia si ripete
Dalle inchieste su Equalize alla rete clandestina “Squadra Fiore” riemerge un sistema opaco fatto di dossieraggi, appalti miliardari, spionaggio illecito e collusioni tra apparati dello Stato e interessi privati, mentre il controllo democratico sui servizi segreti continua a restare una finzione[o.r.]   Le indagini sul caso “Equalize” e ora sul “gruppo clandestino Squadra Fiore” -una volta tanto- stanno scoprendo un po’ di altarini criminali dei servizi segreti e di alcune frange delle polizie in combutta con imprenditori e altri “esperti”. Come svelato da qualche storico (vedi in particolare vari articoli pubblicati su insorgenze.net da Paolo Persichetti, alcuni scritti di Aldo Giannuli e il recente libro di Giovanna Tosatti) non è affatto la prima volta che in Italia si scoprono pratiche criminali dei servizi segreti sempre governati secondo la logica del libero arbitrio, cioè senza mai alcun effettivo controllo democratico indipendente. Già per il caso Equalize l’indagine della Procura di Milano ho mostrato che non riguardava solo un sistema criminale, ma il rapporto tra informazione, potere e legalità. In particolare si capisce bene che nelle manovre di ogni sorta da parte di privati a beneficio dei loro affari finanziari ed economici, alla loro domanda di informazioni riservate corrisponde sempre un’offerta pronta a soddisfarla da parte delle agenzie istituzionali capaci di offrirla (vedi infra Mario Turla). Ma se ciò avviene è sempre perché non c’è mai controllo democratico di queste agenzie come del resto delle polizie in generale. Fra altro il registro dei titolari effettivi di queste informazioni resta sempre bloccato. Come scrive Turla in altreconomia.it: “esiste un sistema strutturato di accesso e utilizzo illecito delle informazioni contenute nei database pubblici. Secondo gli inquirenti siamo di fronte a una vera e propria “industria del dato riservato”, capace di operare su larga scala grazie a una combinazione di relazioni, competenze e soprattutto domanda che proviene da segmenti rilevanti del mondo economico e professionale”. Ma appare alquanto limitato pensare che tutto ciò risalga al nuovo codice di procedura penale del 1989 che introdusse la facoltà della difesa di svolgere indagini aprendo quindi la possibilità per soggetti privati di raccogliere informazioni anche “in via preventiva”. Ricordiamo che il mercato delle investigazioni private è sempre esistito e si è strutturato e consolidato grazie anche alle nuove tecnologie e al boom delle speculazioni finanziarie, potendo anche contare sulla disponibilità e la corruttibilità di appartenenti alle forze dell’ordine o ex.  Fra altri casi, si ricordi appunto l’allucinante caso Telecom-Pirelli che portò al rinvio a giudizio di 34 persone, tra cui vari dipendenti e agenti della Polizia di Stato, dell’Arma dei Carabinieri e della Guardia di Finanza (vedi wikipedia). Gli indagati erano inquisiti per associazione a delinquere finalizzata alla corruzione di pubblici ufficiali, rivelazione del segreto di stato, appropriazione indebita, falso, accesso abusivo a sistemi informatici, favoreggiamento e riciclaggio … Il processo durò 7 anni e alla fine fra patteggiamenti e riduzioni di accuse e pene quasi nessuno ha scontato pene in carcere e tanto meno mister Tronchetti Provera – ex presidente Pirelli – e Carlo Buora – ex amministratore delegato. Il caso dello spionaggio e le indagini su ex membri dei Servizi, imprenditori e sul gruppo clandestino “Squadra Fiore” (vedi qui .ilfattoquotidiano.it e qui indagini sul gruppo clandestino ‘SquadraFiore’) svela l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Saladino. Fra gli indagati l’ex-vicedirettore del Dipartimento delle informazioni per la sicurezza –Dis-, Giuseppe Del Deo, e l’hacker Samuele Calamucci, indagati da parte del Ros su delega dei PM romani. Un’’indagine che riguarda anche quella per truffa e peculato a carico di ex appartenenti ai servizi; quindi sia l’intreccio tra gli appalti dell’Aisi e la società dell’imprenditore Saladino a cui tra il 2022 e il 2024 la principale agenzia italiana di controspionaggio avrebbe assegnato commesse dirette per oltre 39 milioni di europer la fornitura di jammer, software di riconoscimento facciale, impianti di videosorveglianza, sia gli spionaggi illeciti da parte della «Squadra Fiore» che coinvolgerebbe anche l’ex vicedirettore del Dis,Del Deo e Samuele Calamucci, l’hacker legato all’altra società di spionaggio Equalize e altri membri della squadra. Questo ex-vicedirettore del Dis sarebbe indagato anche per peculato per i 5 milioni di euro per contratti verso una società “amica”, la Sind, che si occupa di sistemi di riconoscimento facciale e biometrici (se ne guardi il sito: al di là della pretesa di connessioni con tutto l’apparato dello stato, mostra un potenziale super pervasivo). E’ anche indagato per truffa l’ex capo e fondatore della società Maticmind, Carmine Saladino. I fatti risalgono al 2022 e riguardato 7 indagati. Fra altri l’indagine riguarda anche è Vincenzo De Marzio, ex Ros, nome in codice “Tela”, legato ai Servizi segreti e Mario  Cella, uomo di fiducia prima di Leonardo Del Vecchio e oggi del figlio Leonardo  Maria. L’inchiesta è infatti collegata con l’altra indagine della procura di Milano sulla società milanese Equalize: i due gruppi si sarebbero scambiati informazioni top secret nascondendole dietro alla fornitura di banali servizi investigativi. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega ai Servizi segreti, Alfredo Mantovano, ha fatto sapere di aver adottato una linea di fermezza e preoccupazioni per la sicurezza nazionale e la tenuta del sistema di sicurezza. Ne avrebbe discusso con il Copasir -presieduto dal PD Lorenzo Guerini che segue sempre l’orientamento di Minniti, diventato grande soldale di Mantovano e della sig.ra Meloni. Ma ha subito difeso l’integrità dei Servizi che lavorerebbero anche per isolare eventuali talpe interne (siamo alla solita manfrina delle “mele marcie”). Ricordiamo che a proposito del caso Paragon, il sig. Mantovano al Copasir ha riassolto i servizi. L’Aisi e l’Aise hanno ammesso di avere in possesso il software israeliano, ma “di non averlo utilizzato nei confronti degli attivisti e giornalisti coinvolti in questa vicenda e avrebbero seguito le procedure in maniera legittima -SIC!- (Luca Casarini dell’ong Mediterranea Saving Humans e Francesco Cancellato di Fanpage furono spiati a mezzo di Paragon). E ricordiamo anche che Mantovano sul caso Almasri, il torturatore libico rimpatriato col volo di stato, ha difeso l’operato dei servizi segreti e del governo, mantenendo il segreto sui dettagli delle audizioni e sostenendo la legittimità delle azioni per la sicurezza nazionale, respingendo le accuse di favoreggiamento. In altre parole, come in passato grazie all’ex-sinistra (e in particolare ai vari Violante e Minniti), le destre oggi al governo garantiscono l’impunità dei servizi segreti deviati e nessuno evoca la sfacciata assenza del loro controllo politico democratico e indipendente, come del resto vale per tutto l’apparato militare e le forze di polizia (vedi osservatoriorepressione.info). Salvatore Turi Palidda
April 21, 2026
Pressenza
Avvocati e rimpatri: un incentivo contro diritti e deontologia
«Molte professioni possono farsi con il cervello e non con il cuore; ma l’avvocato no! L’avvocato non può essere un puro logico né un ironico scettico, l’avvocato deve essere prima di tutto un cuore: un altruista, uno che sappia comprendere gli altri uomini e farli vivere in sé; assumere su di sé i loro dolori e sentire come sue le loro ambascie». (Piero Calamandrei) Oggi più che mai è necessario ricordare queste parole, scritte da una delle figure più influenti del Novecento nello studio e nella pratica del diritto, di fronte a progetti ispirati dall’idea che l’avvocato sia invece un “soldato di ventura” pronto a vendersi al miglior offerente. La norma introdotta con un emendamento nell’ultimo decreto sicurezza che prevede un incentivo agli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari è infatti una offesa all’intera categoria, è una offesa ad una professione nobile, è una offesa alla dignità di chi ancora crede nella giustizia. Infatti, con un emendamento proposto dalla maggioranza di governo in sede di approvazione al Senato del DDL n. 1818 1, è stato modificato l’art. 14-ter d.lgs. 286/98 prevedendo sia la collaborazione del Consiglio Nazionale Forense (organismo nazionale di rappresentanza dell’avvocatura) nel procedimento di rimpatrio assistito della persona straniera, sia l’attribuzione di un compenso di € 615,00 all’avvocato che contribuisca effettivamente al rimpatrio della persona straniera. Insomma, si è introdotta una previsione che consente agli avvocati di ricevere dallo Stato un contributo di 615,00 euro qualora favoriscano con la loro intermediazione il rimpatrio dei cittadini stranieri assistiti. L’emendamento in questione rientra in un quadro normativo più generale di riforme che l’attuale maggioranza sta attuando allo scopo di smantellare un sistema di garanzie previste per rendere effettivo il diritto di difesa di tutti, ricchi o poveri, italiani o stranieri. Così, dopo aver smantellato il sistema del patrocinio per i meno abbienti rendendo la difesa non più appannaggio di tutti e non più un diritto inviolabile per tutti, ora l’attenzione è diretta a scardinare il principio costituzionalmente garantito della inviolabilità della difesa. Il contributo di 650,00 euro in favore degli avvocati che favoriscono i rimpatri volontari, rappresenta così un grave attacco alla funzione stessa svolta dal difensore nel nostro ordinamento giuridico. L’idea che un difensore di un migrante possa ricevere un compenso dallo Stato non per la difesa del migrante ma per perseguire uno scopo politico dello stesso Stato, crea infatti un gravissimo cortocircuito del sistema anche con pesanti ricadute di carattere etico e deontologico. L’avvocato, infatti, in base all’articolo 24 del codice deontologico «nell’esercizio dell’attività professionale deve conservare la propria indipendenza e difendere la propria libertà da pressioni o condizionamenti di ogni genere, anche correlati a interessi riguardanti la propria sfera personale». È evidente che la previsione di un compenso come quello promesso dallo Stato, mina l’indipendenza e la libertà del difensore, costituendo il contributo previsto una indebita pressione e un illecito condizionamento da parte dello Stato. La previsione contenuta nell’emendamento al DDL 1818 ha suscitato immediate reazioni 2. Guida legislativa DL “SICUREZZA”, AVVOCATI E MAGISTRATI CONTRO GLI INCENTIVI SUI RIMPATRI E L’ABROGAZIONE DEL GRATUITO PATROCINIO Il difensore sarebbe trasformato in uno strumento delle politiche di remigrazione Redazione 20 Aprile 2026 Tra queste, proprio l’Organismo Congressuale Forense, chiamato direttamente in causa dal testo normativo, ha evidenziato che «il testo licenziato, nella logica che lo ispira e nelle conseguenze che ne derivano, non solo lede il diritto di difesa effettiva dell’individuo, ma addirittura stravolge il ruolo e le funzioni dell’avvocato, essenziale nel garantire l’assetto democratico del nostro ordinamento. La persona, migrante o cittadino che sia, ha diritto a una difesa effettiva e a un difensore che sia ed appaia privo di interessi rispetto alle scelte da adottare nella difesa dell’assistito». Parole chiare che riportano l’attenzione sul ruolo dell’avvocato e sulla sua importanza rispetto al funzionamento delle istituzioni democratiche, ma anche sul problema della effettività del diritto di difesa accordato alle persone migranti in posizione di irregolarità. Le ragioni politiche dei singoli governi non posso giustificare riforme che minano il nostro ordinamento andando a colpire principi fondamentali posti a tutela dei soggetti più deboli. Quei soggetti che con più difficoltà riescono ad ottenere giustizia e che con più fatica riescono a far sentire la loro voce. Il diritto ad una difesa effettiva e completa diventa sempre di più un’utopia a causa di questi interventi legislativi che dimostrano quanto sia facile cancellare i diritti e indebolire le garanzie. Oggi delle persone migranti e domani di chi altro ancora? 1. Atto Senato n. 1818 ↩︎ 2. Inaccettabile proposta del Governo che mina l’indipendenza dell’avvocatura e lede il diritto di difesa delle persone straniere, Asgi (20 aprile 2026) ↩︎
Palantir e il manifesto della guerra infinita: chi controlla chi?
Intelligenza artificiale, potere tecnologico e il ruolo della Silicon Valley nella nuova strategia globale C’è un passaggio nelle 22 tesi di The Technological Republic — il libro-manifesto scritto da Alexander Karp, CEO di Palantir, e dal suo vice Nicholas Zamiska — che merita di essere riletto lentamente, senza l’alone di serietà intellettuale con cui i suoi autori lo hanno confezionato: «La domanda non è se le armi basate sull’intelligenza artificiale verranno costruite; è chi le costruirà e per quale scopo.» È una frase costruita per sembrare realismo. È invece una petizione di principio: assume come inevitabile ciò che dovrebbe essere discusso, e trasforma la rassegnazione in virtù civica. È anche, non per caso, la frase che meglio descrive il modello di business di Palantir. Il libro è diventato un bestseller istantaneo del New York Times. In aprile 2026 Palantir ne ha diffuso la sintesi in 22 punti su X, scatenando un dibattito globale. Alcuni critici lo hanno definito “technofascismo”. Altri lo hanno letto come un sincero grido d’allarme sulla debolezza dell’Occidente. Vale la pena andare oltre entrambe le etichette, perché il testo è più rivelatore di quanto non appaia: non nonostante le sue contraddizioni, ma attraverso di esse. UN’AZIENDA CHE VENDE SICUREZZA E CHIAMA IL PRODOTTO «DOVERE MORALE» Palantir Technologies è stata fondata nel 2003 con finanziamenti iniziali della CIA, attraverso il suo braccio d’investimento In-Q-Tel. Oggi ha contratti miliardari con il Dipartimento della Difesa americano, con l’esercito degli Stati Uniti, con l’ICE — l’agenzia che gestisce le deportazioni degli immigrati —, con la polizia di New York e con le forze armate israeliane. Non è un dettaglio biografico secondario. È il contesto entro il quale le 22 tesi vanno lette. La prima di esse stabilisce che la Silicon Valley ha un «debito morale» verso il Paese che ne ha reso possibile l’ascesa, e dunque ha un obbligo affermativo di partecipare alla difesa della nazione. Tradotto fuori dal registro etico in cui è formulato: le aziende tecnologiche dovrebbero collaborare con il complesso militare-industriale. Palantir, che questa collaborazione la pratica da vent’anni e ci ha costruito sopra una capitalizzazione di mercato superiore ai cento miliardi di dollari, si presenta come il modello virtuoso da imitare. Il debito morale altrui è, convenientemente, il mercato di Palantir. Questo non rende automaticamente false le tesi del libro. Ma rende necessario applicare alla loro lettura lo stesso standard epistemico che si applicherebbe a qualsiasi altro documento prodotto da un soggetto con un interesse diretto e dichiarato nell’esito del dibattito che promuove. IL REALISMO COME RESA L’argomento centrale del manifesto è strutturato come un sillogismo: i sistemi d’arma basati sull’IA verranno costruiti comunque; gli avversari degli Stati Uniti non si fermeranno a fare dibattiti etici; dunque l’Occidente deve costruirli per primo, e chi si oppone è ingenuo, irresponsabile o complice. È un argomento che ha una lunga storia. Venne usato per giustificare la bomba atomica, poi la corsa agli armamenti nucleari, poi i droni, poi i sistemi di sorveglianza di massa. L’idea che esista sempre una tecnologia militare «inevitabile» che è meglio sviluppare prima degli altri è la struttura logica permanente dell’industria della difesa. Non è realismo: è la narrazione con cui ogni generazione di produttori di armi ha convinto i governi a firmare i contratti. Karp e Zamiska scrivono che «l’era atomica sta finendo» e che una nuova era della deterrenza costruita sull’IA sta per cominciare. È una previsione che può essere fondata. Ma contiene un’omissione cruciale: non spiega perché la deterrenza basata sull’IA sia necessariamente più stabile di quella nucleare, né come si prevenga la sua degenerazione in conflitto aperto. La letteratura sulla stabilità strategica e sul rischio di escalation involontaria nei sistemi autonomi è vasta e preoccupante. Nel manifesto non esiste. LA DEMOCRAZIA COME ORNAMENTO Forse il passaggio più sintomatico dell’intero documento è il numero sedici, dedicato a Elon Musk: «La cultura quasi deride l’interesse di Musk per le grandi narrazioni, come se i miliardari dovessero semplicemente restare nel loro ruolo di arricchirsi.» È una difesa dell’attivismo politico dei miliardari formulata da un miliardario, in un libro scritto da chi lavora per un altro miliardario. Al di là dell’evidente circolarità, c’è qualcosa di più significativo: l’idea che la critica alle concentrazioni di potere economico e tecnologico sia in realtà un’espressione di grettezza culturale, di incapacità di riconoscere la grandezza. Questa operazione retorica — trasformare la critica del potere in invidia verso il potere — è uno dei tratti distintivi di una certa ideologia tecnocratica contemporanea. Il problema non è che Musk costruisca razzi o che Karp costruisca sistemi di analisi predittiva. Il problema è che entrambi lo facciano acquisendo simultaneamente un’influenza determinante sulle politiche pubbliche, senza alcun mandato democratico, senza alcun meccanismo di responsabilità, e proponendo poi questa condizione come il modello auspicabile per il futuro dell’Occidente. La democrazia liberale, nelle 22 tesi, appare come un valore da difendere militarmente, ma non come un vincolo da rispettare nella gestione del potere tecnologico. I diritti fondamentali, la protezione dei dati, il controllo parlamentare sui sistemi di sorveglianza: nulla di tutto ciò compare nel testo. Non è una dimenticanza. È una scelta. I SILENZI DEL MANIFESTO Palantir fornisce sistemi di analisi dei dati alle forze armate israeliane. Non è un’informazione controversa: è documentata. Nel momento in cui il libro viene pubblicato e poi rilanciato, Gaza è sotto bombardamento, e i sistemi di targeting basati sull’intelligenza artificiale sono al centro di un dibattito internazionale serissimo sul rispetto del diritto internazionale umanitario. Nulla di tutto ciò appare nelle 22 tesi. La settima dice: «Se un marine americano chiede un fucile migliore, dobbiamo costruirlo; e lo stesso vale per il software.» È una formulazione che neutralizza la questione morale attraverso l’analogia tecnica: un sistema di analisi predittiva per il targeting è presentato come equivalente funzionale di un fucile. È precisamente il tipo di ragionamento che il diritto internazionale umanitario, e prima ancora la filosofia morale, ci chiede di rifiutare. L’undicesima tesi afferma che «la nostra società si è fatta troppo desiderosa di affrettare, e spesso gioisce della rovina dei suoi nemici.» È una tesi sull’etica della vittoria formulata da chi produce gli strumenti tecnici con cui i nemici vengono individuati, inseguiti ed eliminati. La dissonanza cognitiva è assoluta. COSA RIMANE Sarebbe sbagliato liquidare il libro come privo di spunti. Alcune tesi toccano problemi reali: la distanza tra élite tecnologica e servizio pubblico è un fenomeno che esiste; la deriva degli algoritmi di piattaforma verso la trivialità commerciale è documentata; la retorica vuota della governance multilaterale ha prodotto risultati insufficienti di fronte alle sfide geopolitiche contemporanee. Ma un testo che identifica problemi reali per proporre soluzioni che rafforzano il proprio modello di business non è un’analisi: è pubblicità con ambizioni filosofiche. The Technological Republic è, in definitiva, il documento con cui una delle aziende più potenti e meno trasparenti del capitalismo della sorveglianza chiede all’opinione pubblica occidentale di legittimare il suo ruolo nello Stato. Lo fa con il linguaggio della crisi, dell’urgenza e del debito morale. Lo fa invocando la democrazia per costruire un’architettura del potere che alla democrazia risponde il meno possibile. La domanda che Karp e Zamiska non fanno mai — e che è, invece, l’unica che conta — è questa: chi controlla chi controlla? Francesco Russo
April 21, 2026
Pressenza
La fusione tra FiberCop e Open Fiber potrebbe salvare i fondi ma gravare sui lavoratori
La proposta di fusione tra FiberCop e Open Fiber, sostenuta dal Governo italiano nell’ambito del progetto della rete unica nazionale in fibra ottica, viene delineata come una decisione strategica per il Paese. Gli obiettivi principali includono la razionalizzazione degli investimenti, l’accelerazione nella diffusione della tecnologia FTTH e il pieno rispetto […] L'articolo La fusione tra FiberCop e Open Fiber potrebbe salvare i fondi ma gravare sui lavoratori su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
25 aprile: ieri come oggi, siamo partigiane contro la guerra!
Come donne e persone queer che in questi mesi si sono mobilitate contro la guerra, il genocidio in Palestina, le aggressioni degli USA e le strumentalizzazioni delle questioni di genere per legittimare l’interventismo militare, questo 25 aprile scendiamo nuovamente nelle piazze di tutta Italia come partigiane contro la guerra! Mai […] L'articolo 25 aprile: ieri come oggi, siamo partigiane contro la guerra! su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
L’ Istat pubblica dati incompleti sulla violenza di genere. Emerge il verminaio sulle esternalizzazioni
Una grossa rogna è esplosa sulle rilevazioni statistiche dell’ISTAT e su come vengono rilevate le risposte sulle quali si fanno poi le elaborazioni. L’indagine sulla violenza di genere in Italia prodotta da ISTAT a novembre 2025 è stata pubblicata in maniera parziale escludendo i dati sulle donne migranti. Stando a quanto dichiara, […] L'articolo L’ Istat pubblica dati incompleti sulla violenza di genere. Emerge il verminaio sulle esternalizzazioni su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
12 università britanniche pagavano ex militari per sorvegliare studenti e docenti pro-Palestina
Almeno dodici università del Regno Unito hanno pagato una società di intelligence privata, gestita da ex ufficiali dei servizi segreti militari, per monitorare sistematicamente le attività di protesta di studenti e docenti. Al centro della sorveglianza, secondo quanto rivelato da un’indagine congiunta di Al Jazeera English e Liberty Investigates, ci […] L'articolo 12 università britanniche pagavano ex militari per sorvegliare studenti e docenti pro-Palestina su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
Una linea gialla anche per il Libano. Israele demolisce e si appropria del gas libanese
Il cessate il fuoco in Libano vacilla come sempre, quando c’è di mezzo l’occupazione sionista. Come era giusto che fosse, migliaia di libanesi stavano tornando verso le loro case, nonostante i divieti israeliani. Tel Aviv ha “risolto” la questione istituendo una “linea gialla” nel sud del paese, simile a quella […] L'articolo Una linea gialla anche per il Libano. Israele demolisce e si appropria del gas libanese su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
Catanzaro. 25 aprile: liberiamoci dall’imperialismo e dalla guerra, contro ogni fascismo vecchio e nuovo!
Iran, Palestina, Venezuela, Cuba… e purtroppo tanti altri! La crisi del modo di produzione capitalista e dell’imperialismo occidentale sta trascinando l’umanità dentro una dinamica sempre più pericolosa, in cui lo scontro tra blocchi geopolitici si alimenta attraverso l’escalation militare. L’imperialismo USA e quello israeliano sono attualmente uno dei principali ostacoli […] L'articolo Catanzaro. 25 aprile: liberiamoci dall’imperialismo e dalla guerra, contro ogni fascismo vecchio e nuovo! su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano
Avanzi di Castelletti
Una città “virtuosa” Il Comune di Brescia chiude il 2025 con conti in ordine e un avanzo di oltre 110 milioni di euro. La narrazione è quella della solidità, della prudenza, della buona amministrazione. Ma la questione vera resta un’altra: a chi serve questa virtù? Il segreto dei conti: A2A […] L'articolo Avanzi di Castelletti su Contropiano.
April 21, 2026
Contropiano

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.