Continua l’accanimento contro Alfredo Cospito. Prorogato ancora il 41 bis
Le restrizioni del regime di 41 bis contro il prigioniero anarchico Alfredo Cospito verranno prorogate di altri due anni. La Procura generale e la Direzione nazionale antiterrorismo continuano così ad accanirsi contro un detenuto politico in carcere ormai da anni e sottoposto ad un regime detentivo durissimo, con restrizioni anche […] L'articolo Continua l’accanimento contro Alfredo Cospito. Prorogato ancora il 41 bis su Contropiano.
June 16, 2026
Contropiano
Tavolo Associazioni Ambientaliste Forlì: presentata una petizione per la salvaguardia del bosco dell’ex Eridania di Forlì
Una delegazione formata da componenti del Tavolo delle Associazioni Ambientaliste, da cittadini e da residenti del quartiere San Benedetto aveva chiesto di incontrare il Sindaco Gian Luca Zattini e l’Assessore all’Ambiente Giuseppe Petetta, per la consegna delle 1064 firme raccolte in 8 giorni dai componenti del TAAF stesso, dal WWF e da Animal Liberation tramite una petizione popolare nella quale si chiedeva la tutela del bosco dell’ex Eridania di Forlì nel quale, da diversi anni, si è insediata una Garzaia di alto valore naturalistico. Il 9 giugno scorso, mentre l’Assessore, Petetta ha incontrato la delegazione e si è confrontato dimostrando condivisione sul ruolo ecosistemico del bosco e l’importanza del sito per la biodiversità, il Sindaco ha invece delegato la richiesta dell’incontro allo stesso assessore, negando anche un saluto di cortesia. Davanti all’insistenza della delegazione di incontrare il Sindaco, Petetta ha accompagnato questa davanti al suo ufficio. Il Sindaco è uscito nel corridoio negando di aver ricevuto una richiesta di incontro, si è dimostrato insensibile alle oltre 1000 firme raccolte, senza mostrare un minimo accenno di ascolto, di interesse e di confronto. WWF, Animal Liberation e Lega Abolizione Caccia hanno avuto un ruolo chiave nel procedimento legale per bloccare la distruzione del bosco e della garzaia, obbligati alla via legale proprio dal comportamento, anche precedentemente riscontrato, di chiusura e non ascolto da parte di questa Amministrazione. Il ricorso al TAR ha poi obbligato il Comune di Forlì a fare marcia indietro e a fermare il cantiere preparatorio per la costruzione della nuova questura per oggettivi problemi di illegalità. Questa zona, come abbiamo evidenziato ripetutamente in numerosi articoli e comunicati, ha una sua particolare biodiversità avi-faunistica con la presenza di aironi e di tante altre specie di uccelli. Inoltre funge da polmone verde urbano, da contenimento e drenaggio delle acque piovane, di mitigazione delle temperature estive, di assorbimento di anidride carbonica e del pericoloso particolato fine, oltre a produrre ossigeno. Interventi come il taglio avventato degli alberi comprometterebbe irrimediabilmente questi benefici, aggravando i problemi climatici e ambientali in un contesto urbano già sotto pressione. È ampiamente documentato in letteratura che la rimozione degli alberi comporta una diminuzione della speranza di vita ed un aumento di numerose patologie, tramite la riduzione degli inquinanti, la moderazione delle temperature ambientali e la produzione di biomolecole con azione antitumorale, antimicrobica, ansiolitica. In sostanza è in gioco il benessere dei cittadini. Dopo l’incontro il TAAF e tutti i cittadini firmatari tornano ad esprimere “forte disappunto” opponendosi fermamente anche a futuri progetti di taglio di alberi, del sottobosco ed allontanamento delle specie protette nella porzione compresa fra via Monte san Michele e via Gorizia. Si continua a far presente a tutti i cittadini e agli amministratori, con un sistema propositivo e non di opposizione come si vuol far passare chi difende l’ambiente, che dal 2003, presso gli atti del Comune, vi sono il terreno e il progetto pronti per la costruzione della nuova Questura vicino alla stazione (fra via Manzoni e viale della Libertà), certamente zona più idonea per una struttura di tale importanza. A seguito di quanto presentato con le firme raccolte, chiediamo pubblicamente al Sindaco di fare gli interessi della città rinunciando al progetto Questura in quell’area. Proponiamo, invece, un confronto pubblico invitando cittadini, istituzioni e media ad intervenire e a mobilitarsi per preservare questo prezioso ambiente boschivo ricostituitosi spontaneamente a ridosso del centro storico. L’ambiente non aspetta: agire ora significa investire sul futuro di Forlì. Redazione Romagna
June 16, 2026
Pressenza
Perù: scrutinio al 98,6% e polarizzazione al 100%
Cresce la percezione di frode. Con il 98,6% dei verbali scrutinati, permane il pareggio tecnico tra Keiko Fujimori (50,051%) e Roberto Sánchez (49,949%), con un vantaggio di oltre 18 mila voti per la prima. L’ONPE ha comunicato l’elaborazione di 92.766 schede elettorali, sia dal territorio nazionale che dall’estero. Il voto è diviso. Finora, Roberto Sánchez è in testa a livello nazionale con il 50,170% dei voti (ha ridotto il distacco), mentre Keiko Fujimori ottiene il maggior numero di voti all’estero (63,324%). PROCEDURA IN CORSO Tuttavia, sono ancora in fase di elaborazione i verbali che hanno subito ritardi nel trasferimento, provenienti dalla regione amazzonica (Alto Amazonas, Atalaya, Coronel Portillo, Maynas, Requena) e dalla regione montuosa (Huanta e La Convención). È inoltre in sospeso la richiesta di annullamento di 7.000 voti rurali di Puno presentata da Fuerza Popular; mentre Juntos por el Perú ha chiesto l’annullamento di 2.400 seggi elettorali sul territorio nazionale e all’estero; quest’ultima richiesta, tuttavia, è stata dichiarata inammissibile dalla Giuria Elettorale Speciale (JEE) poiché non è stata versata la tassa elettorale che superava i 2 milioni di soles. Nonostante l’avanzamento dello spoglio, ci sono ancora 1.475 verbali oggetto di osservazioni per incongruenze nella compilazione che saranno valutati dalle Giurie Elettorali Speciali (JEE). La loro risoluzione consentirà di completare il risultato finale del processo elettorale nazionale. PERCEZIONE DI FRODE Durante l’attesa, la popolazione ha manifestato ripetutamente la propria preoccupazione per una probabile “frode elettorale”, poiché non vede rappresentato il proprio voto nell’avanzamento dello spoglio. Così hanno dichiarato sabato scorso in Plaza San Martín: “Siamo qui per difendere il voto che il popolo ha espresso nelle urne, da Barranca, Pativilca, Paramonga, Supe Puerto, Supe Centro”, «Le 16 regioni sono pronte a lottare perché il nostro voto non si vende, sorelle e fratelli» (dipartimento di Huancavelica), «Barrio Chino (Ica) è stato assediato, sembra un paese in guerra, avvertiamo il mondo di ciò che sta accadendo nel paese», hanno indicato i cittadini. Le cause principali della percezione di frode sono dovute alla crisi politica che il Paese sta vivendo, come la diffusione della corruzione a tutti i livelli che raggiunge i partiti politici, la sfiducia per la perdita di indipendenza dei poteri dello Stato, il centralismo di Lima rispetto alle province che si considerano trascurate, la repressione delle manifestazioni, tra le altre ragioni. Redacción Perú
June 16, 2026
Pressenza
Cadono bombardieri strategici, uno negli Usa e uno in Russia
Un bombardiere B-52 si è schiantato poco dopo il decollo in una base dell’aeronautica militare statunitense nel deserto del Mojave, nel sud della California. Sui social immagini del denso fumo nero dopo lo schianto e l’esplosione. Secondo le autorità non c’è nessun sopravvissuto e risultano almeno 8 morti. Potrebbero volerci […] L'articolo Cadono bombardieri strategici, uno negli Usa e uno in Russia su Contropiano.
June 16, 2026
Contropiano
Perché Vannacci non è il problema principale
-------------------------------------------------------------------------------- Disegno di Gianluca Foglia Fogliazza (che ringraziamo) -------------------------------------------------------------------------------- Ogni volta che Roberto Vannacci parla, il dibattito pubblico si accende. Accade quando nega l’esistenza del femminicidio, quando attacca i diritti delle minoranze, quando trasforma differenze e fragilità in bersagli polemici. Ci indigniamo, discutiamo, replichiamo. Poi attendiamo la provocazione successiva. Ma forse stiamo guardando dalla parte sbagliata. La domanda più importante non è cosa pensa Vannacci: le sue idee sono note e, per molti aspetti, coerenti con una certa cultura che attraversa le destre contemporanee. La domanda davvero che forse ci dobbiamo porre, è un’altra: perché queste parole trovano ascolto? Perché occupano così tanto spazio? Perché riescono a intercettare una rabbia diffusa? Per provare a rispondere può essere utile tornare a una categoria elaborata da Antonio Gramsci: la “rivoluzione passiva”. Con questa espressione Gramsci descriveva quei processi storici nei quali le classi dominanti, invece di essere travolte dal malcontento popolare, riescono ad assorbirlo, a deviarlo, a trasformarlo in uno strumento di conservazione. Accolgono una parte delle domande che emergono dalla società, ma lo fanno in modo da lasciare intatti i rapporti di potere esistenti. Se osserviamo molte delle retoriche che attraversano le destre contemporanee, il meccanismo appare sorprendentemente attuale. Esiste una rabbia sociale reale. Esiste la precarietà. Esiste la difficoltà di arrivare a fine mese. Esiste il progressivo impoverimento di ampi settori della popolazione. Esiste la percezione di un futuro più incerto per i propri figli. Esiste la sensazione che la politica non riesca più a incidere sui grandi processi economici. Tutto questo è reale. Ma invece di interrogarsi sulle cause strutturali del disagio – l’aumento delle disuguaglianze, la concentrazione della ricchezza, la precarizzazione del lavoro, l’indebolimento dei servizi pubblici… – il discorso pubblico viene continuamente spostato altrove. I problemi diventano i migranti, le persone LGBT, il femminismo, il politicamente corretto, l’antifascismo, i diritti civili… Non si nega il disagio. Lo si reindirizza. La rabbia viene riconosciuta ma privata del suo oggetto reale. È qui che figure come Vannacci svolgono una funzione politica importante: contribuiscono a trasformare la sofferenza in una guerra culturale permanente. Una guerra che mobilita emozioni forti e costruisce identità contrapposte, senza mai mettere davvero in discussione gli equilibri economici che alimentano quella stessa sofferenza. Per questo sarebbe un errore considerare Vannacci un semplice fenomeno folkloristico. Il problema non è l’eccesso verbale. Il problema è ciò che quell’eccesso riesce a nascondere. Questo meccanismo oggi trova un alleato formidabile nell’architettura dei media e degli algoritmi social. Le piattaforme digitali non sono spazi neutri: sono costruite per massimizzare il tempo che vi trascorriamo, e sanno che nulla ci trattiene più a lungo della rabbia. La provocazione non è solo una strategia politica, è un modello di business: chi si indigna commenta, condivide, risponde. Chi commenta genera traffico. Chi genera traffico produce pubblicità. Chi produce pubblicità genera profitto. Per le piattaforme, non per noi. Siamo intrappolati in un ecosistema informativo che monetizza la nostra rabbia, trasformando la discussione pubblica in uno spettacolo continuo dove chi urla più forte vince l’attenzione della giornata. Si tende a rispondere alle provocazioni denunciandone il carattere razzista, sessista o omofobo – spesso giustamente – ma restiamo prigionieri dello stesso terreno di gioco. È così che la destra detta l’agenda. Si discute della provocazione del giorno. Si rincorre la polemica. Si smentisce. Ci si indigna. E intanto scompaiono dal dibattito le questioni fondamentale: perché tante persone si sentono abbandonate? Perché il lavoro non garantisce più sicurezza? Perché la sanità e la scuola pubblica appaiono sempre più fragili? In altre parole, si combattono i sintomi senza affrontare la malattia. Naturalmente sarebbe un errore opposto ridurre tutto all’economia. Le persone non vivono soltanto come lavoratori. Vivono anche attraverso relazioni, identità, riconoscimento, desideri, paure. I diritti civili non sono una distrazione rispetto ai diritti sociali, sono parte della stessa idea di democrazia. Una società che discrimina le minoranze è spesso anche una società che accetta più facilmente le disuguaglianze. Una società che abitua al disprezzo dell’altro finisce per indebolire anche la solidarietà necessaria a difendere i beni comuni. Per questo la sfida non consiste nello scegliere tra diritti sociali e diritti civili, ma nel ricostruire il legame tra le due dimensioni. Le democrazie si indeboliscono quando aumentano contemporaneamente l’insicurezza materiale e l’esclusione simbolica. Quando le persone stanno peggio e, nello stesso tempo, si abituano a considerare alcuni esseri umani meno degni di altri. La frammentazione sociale produce una profonda solitudine. E quando le persone sono lasciate sole di fronte all’incertezza, l’ostilità diventa l’unico rifugio identitario disponibile. La vera scommessa politica ed educativa non è solo decostruire la polemica di turno, ma “ricostruire” un “noi” autentico e solidale, capace di curare l’isolamento prima che si trasformi in rancore. Per contrastare questa deriva non basta indignarsi. Occorre nominare ciò che viene sistematicamente rimosso. Ricostruire i legami tra le sofferenze individuali e le loro cause collettive. Smettere di abboccare all’esca mediatica per imporre, finalmente, le nostre domande. In fondo la domanda decisiva non è cosa pensa Vannacci. È perché, di fronte a una crisi che produce disuguaglianze e solitudine, continuiamo a discutere di capri espiatori invece che dei meccanismi che producono quella crisi. È urgente occupare il dibattito con le nostre priorità, e non inseguire le provocazioni del giorno. Senza mai affrontarne la radice. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Perché Vannacci non è il problema principale proviene da Comune-info.
June 16, 2026
Comune-info
Torino. Quando la giustizia esclude e uccide
di Claudio Novaro (*) Talvolta episodi apparentemente marginali o circoscritti mettono in luce dinamiche sociali consolidate e consentono di apprezzare come le rigidità culturali si radichino non solo nelle grandi questioni, ma anche nelle piccole pratiche quotidiane. In alcuni settori della magistratura sembra esservi, non da oggi, una scarsa consapevolezza di quel “potere terribile” di cui la stessa è titolare,
Israele è un esperimento coloniale fallito. Da chiudere
Quando un esperimento fallisce, la scienza impone il dovere di sospendere il protocollo e di esaminare i risultati. Nessun laboratorio serio insisterebbe per settantotto anni su un’ipotesi che i dati smentiscono con tale abbondanza. Eppure l’Occidente continua ad armare e ad assolvere Israele, l’ultimo dei suoi esperimenti coloniali e il […] L'articolo Israele è un esperimento coloniale fallito. Da chiudere su Contropiano.
June 16, 2026
Contropiano

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