RIOT ON SUNSET STRIP – PUNTATA DEL 24 03 2026
RIOT ON SUNSET STRIP – PUNTATA DEL 24 03 2026 La macchina del tempo e dello spazio blackoutiana, a zonzo per gli anni ’60, in particolare il periodo 66-68; ma con uno sguardo anche al revival psichedelico degli anni ’80 e nuove proposte in tema, in viaggio con Paul Magoo, Maurizio e DJ Arpon
March 25, 2026
Radio Blackout - Info
RIOT ON SUNSET STRIP – PUNTATA DEL 17 03 2026
RIOT ON SUNSET STRIP – PUNTATA DEL 17 03 2026 La macchina del tempo e dello spazio blackoutiana, a zonzo per gli anni ’60, in particolare il periodo 66-68; ma con uno sguardo anche al revival psichedelico degli anni ’80 e nuove proposte in tema, in viaggio con Paul Magoo, Maurizio e DJ Arpon La macchina del tempo e dello spazio blackoutiana, a zonzo per gli anni ’60, in particolare il periodo 66-68; ma con uno sguardo anche al revival psichedelico degli anni ’80 e nuove proposte in tema, in viaggio con Paul Magoo, Maurizio e DJ Arpon
March 25, 2026
Radio Blackout
24 marzo 1980: perchè uccisero Oscar Romero
“Se mi ammazzano, risusciterò nel popolo salvadoregno”: queste le parole profetiche pronunciate da monsignor Oscar Romero (poi fatto santo dalla Chiesa cattolica) ucciso in El Salvador il 24 marzo 1980 dagli squadroni della morte della dittatura arenera. Anselmo Palini ne ricorda il martirio scegliendo una delle sue riflessioni più dirompenti. A seguire il ricordo della “bottega” con i link a
[Da Roma a Bangkok] La guerra Afghanistan - Pakistan
Parliamo della guerra scoppiata tra Afghanistan e Pakistan il 27 febbraio, un giorno prima dell'attacco di Usa e Israele all'Iran per questo assai poco raccontata sui media. Torniamo indietro nel tempo per spiegarne le cause geopolitiche, scaviamo ancora di più nel passato per mettere in luce le radici coloniali del conflitto per poi parlare del presente, cercando di approfondire le relazioni di entrambi i paesi nell'ultimo lustro con tutti gli attori dell'area e cercando di individuare eventuali connessioni con l'altro conflitto in atto.
March 25, 2026
Radio Onda Rossa
Tre attivisti del Convoy Nuestra América arrestati di ritorno da Cuba
Riprendiamo dalla pagina Facebook dell’attivista brasiliano Thiago Avila questo allarmante appello lanciato dal suo team di comunicazione. Thiago Avila è stato arrestato questa mattina alle 8:17 (ora locale) all’aeroporto di Panama e portato via per essere interrogato. L’ultimo contatto risale alle 9:50 e da allora non è stato più possibile comunicare con lui. Thiago Avila durante la navigazione verso Cuba. Altri due attivisti, Chris Smalls e Katie Halper, sono attualmente detenuti a Miami. Tutti avevano partecipato al Convoy Nuestra América, un’iniziativa internazionale di solidarietà con Cuba e stavano tornando a casa. Finora non ci sono informazioni chiare sulla situazione legale o sulla previsione di rilascio, il che fa temere una possibile criminalizzazione delle azioni umanitarie. Chiediamo attenzione, mobilitazione e ampia diffusione per garantire l’incolumità dei compagni e il loro immediato rilascio. Apprezziamo il vostro sostegno. Team di comunicazione di Thiago Avila Anna Polo
March 25, 2026
Pressenza
Materiale bellico per Israele: presidio al porto di Cagliari
Su segnalazione di una giornalista indipendente, che ne ha presentato istanza alle autorità competenti, si è appreso che al porto industriale di Cagliari avrebbe fatto transito la nave MSC Vega, con sette container fortemente sospettati di contenere acciaio balistico per uso militare. Il carico proviene dall’acciaieria indiana RL Steel, che da tempo intrattiene rapporti commerciali con Israele. I container, secondo programma, verranno scaricati, per essere poi imbarcati su di un’altra nave, la MSC Hoggar, che li porterà a Gioia Tauro, ultima tappa prima del passaggio alla MSC Oriane, con destinazione il porto di Haifa, in Israele. Si tratta di un carico che dovrebbe essere ispezionato e, nel caso, poi sequestrato, in ottemperanza della legge 185 del 1990, che vieta il commercio ed il transito sul territorio italiano di materiale militare destinato a paesi in guerra, o che violino i diritti umani. Che lo Stato di Israele sia in guerra è davanti agli occhi di tutti e che violi i diritti umani è stato ampiamente dimostrato: di conseguenza, a norma di diritto, non dovrebbe ricevere armi, componenti d’armi e materiale utilizzabile a scopi militari. Lo stesso Municipio di Cagliari si era espresso, poche settimane fa, con una delibera specifica, in cui si impegnava a vigilare al fine che il porto di Cagliari non fosse implicato nel passaggio di armamenti. Dovrebbe quindi essere il momento di passare dalle parole ai fatti, anche da parte delle istituzioni. Perché la cittadinanza ha già dato la sua risposta da tempo, con le manifestazioni oceaniche di fine settembre ed inizio ottobre dello scorso anno, col presidio giornaliero per la Palestina in piazza Yenne, e tante altre iniziative e azioni. Ultima quella di oggi 25 marzo, al Porto Canale, là dove vengono scaricati i container. Un centinaio di attivisti si sono radunati davanti al cancello d’ingresso ed hanno resistito per due ore al vento sferzante, per testimoniare il proprio ripudio per la guerra, la propria indignazione per l’abominevole profitto sulle armi, e portare pressione alle istituzioni locali e regionali, affinché applichino immediatamente la legge in vigore, fermando le armi che alimentano il genocidio palestinese ed incendiano il mondo. Carlo Bellisai – redazione Sardigna Carlo Bellisai
March 25, 2026
Pressenza
L’amministrazione della giustizia e il vivente
L’ESITO DEL REFERENDUM POTREBBE ANDARE BEN OLTRE LA RICADUTE SUL GOVERNO E APRIRE UNA RIFLESSIONE SUL RUOLO DEL DIRITTO. PER RAGIONARE, AD ESEMPIO, SU QUANTO E COME LE PRONUNCE GIURIDICHE RISENTANO I RAPPORTI DI FORZA, MA ANCHE SUL BISOGNO DI CONSIDERARE FORME DIVERSE DI RIPARAZIONE DEL DANNO, OLTRE LA DETENZIONE Foto di Element5 Digital su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- L’esito positivo del referendum sulla giustizia, lo scampato pericolo di un’accelerazione ancor più autoritaria del governo delle relazioni fra i poteri, e tra questi e i sottoposti, diventa l’occasione per una riflessione sul ruolo del diritto. Il diritto è una sovrastruttura (Marx) creata al fine di gestire i rapporti pubblici e privati, e, in quanto tale, soggetta a chi detiene i mezzi di produzione (la struttura del capitale). Questa ha permeato le società moderne, tanto da far apparire come naturale ciò che invece consegue a scelte che hanno modellato i nostri sistemi di convivenza (più o meno pacifica). Il capitalismo aggiorna sempre i suoi dispositivi di asservimento: dal controllo biopolitico di foucaultiana memoria (la scuola, gli ospedali, il carcere) in poi ogni professionista del settore diventa parte integrante del sistema. Al di sopra c’è il grande Leviatano, la macchina statale e delle altre entità sovranazionali, che utilizzano meccanismi e si servono di regole (e specialisti) idonei a preservare se stesse al di fuori di ciò che succede nelle società. In questo ambito, il diritto come professione viene acriticamente approvato, perché considerato giusto e indipendente dal potere a cui serve (Bourdieu). Tuttavia, troppo spesso le pronunce giuridiche risentono di rapporti di forza che scavalcano quella che dovrebbe essere la funzione originaria del diritto stesso. È il caso delle continue violazioni del diritto internazionale da parte di Israele, e del mancato rispetto di Trattati o Convenzioni (gli Usa) fino all’altro ieri condivise. Chi frequenta queste pagine sa bene come ogni critica alle istituzioni (pseudo)rappresentative passa da un approccio di apertura (inclusione) verso forme di alterità marginalizzate da strumenti di dominio consolidati (nazionali e non, pensiamo alla globalizzazione neoliberista). Accettazione del presente e riconoscimento dell’altro dovrebbero andare insieme. Consentendo, a chi ha capacità di discernimento, di poter scegliere in autonomia. Ad esempio, se prendiamo uno dei casi mediatici di cui, ancora, si discute troppo – la famiglia che vive nel bosco – , la vita “civile” (sempre più sinonimo di consumismo, alienazione e virtualità esistenziale) dovrebbe coabitare con forme meno mercificate. Cercando di garantire quanto è necessario allo sviluppo e alla crescita psico-fisica dei minori. Il nostro codice civile parla di diritto-dovere di istruire, educare ed allevare i figli, e di contribuire in base alle capacità materiali e alle risorse al mantenimento e al benessere. Il solito opportunismo politico lamentava l’ingerenza dello Stato nella vita domestica, come se non esistesse già il diritto di famiglia. Se diamo uno sguardo alle leggi e alle sentenze, a cosa viene considerato reato da perseguire e in che maniera, è ovvio che queste risentono di quanto detto sopra. Aggravate dal fatto che il clima o particolari contingenze politiche possono spingersi più avanti. Criminalizzando condotte “devianti” perché turbano l’ordine prestabilito. Lo stesso ordine che non è in grado di garantire uguaglianza di trattamento, pari opportunità e diritti. Pertanto, se il comportamento delittuoso deriva, ad esempio, da proteste a salvaguardia del lavoro, della salute, o dell’ambiente (le occupazioni di strade e immobili, la resistenza passiva) esso non fa altro che attualizzare, secondo questa logica repressiva, la vecchia figura del delinquente per indole, accantonandone le cause (il disagio sociale). Quindi, prima di iniziare a perseguire atteggiamenti integranti fattispecie di reato, è doveroso prendere in considerazione forme diverse di riparazione del danno. Una giustizia redistributiva che cancelli le diseguaglianze prodotte dalla morale del potere. E, una giustizia riparativa all’interno delle comunità di riferimento: responsabilità e rimedio oltre la mera detenzione (come avviene all’interno dell’esperienza zapatista). Fino a quando la società sarà costituita da privilegiati, che stanno sopra, e sudditi esisterà la stratificazione sociale. Ingiustizia e diseguaglianze come corollari. Con comportamenti non allineati da contrastare. Dunque, è giunta l’ora di ripensare cosa è considerato reato. Cercando di approntare un complesso sanzionatorio proporzionato e limitato nel tempo, con luoghi di detenzione diversi e non isolati, tendenti alla effettiva rieducazione e al reinserimento sociale. Ma questo implica la messa in discussione del governo capitalistico mondiale. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI SUSANNA MARIETTI: > Come potrebbero mai credere ancora al mondo degli adulti? -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI M.A. SAMRA E S.TROIAN: > La Palestina e la logica coloniale del diritto -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo L’amministrazione della giustizia e il vivente proviene da Comune-info.
March 25, 2026
Comune-info
Analisi del referendum sulla giustizia: vince il NO!
Il 24 marzo 2026 i mass media scrivono che gli italiani con più di 15,084 milioni di voti (53,23%) fanno prevalere il NO alla riforma costituzionale della giustizia. In Italia il NO vince dappertutto tranne in Veneto, in Friuli Venezia Giulia e in Lombardia. Il NO vince anche in Danimarca con il 78,96%,  in Svezia … Leggi tutto "Analisi del referendum sulla giustizia: vince il NO!"
Bullismo e cyberbullismo: 8 ragazzi su 10 li considerano un problema serio.
Milano, 25 Marzo 2026 – Oltre la metà degli adolescenti non si sente al sicuro a scuola e quasi il 70% ha assistito ad episodi di violenza tra coetanei. È questo il quadro che emerge dai dati presentati oggi all’Università degli Studi di Milano-Bicocca durante il seminario “Violenza tra pari, bullismo e cyberbullismo”, promosso da SOS Villaggi dei Bambini ETS. A pochi giorni dalla Giornata europea contro le molestie, SOS Villaggi dei Bambini torna ad accendere i riflettori su un tema oggi sempre più cruciale: il bullismo. Secondo i dati Istat il 21% degli 11-19enni ne è vittima in modo continuativo, il 68,5% ha subito almeno un comportamento offensivo o violento nell’ultimo anno e circa 1 su 3 (34%) ha subito episodi online[1]. Milano e Lombardia si collocano tra le aree con incidenza più alta del fenomeno: 71% dei ragazzi ha subito comportamenti offensivi e circa 21,6% vittima di bullismo continuativo[2]. L’incontro ha coinvolto studenti, docenti ed esperti in un momento di confronto su un fenomeno sempre più diffuso e spesso sottovalutato. A preoccupare è soprattutto la diffusione della violenza psicologica – esclusione, insulti, prese in giro – forme meno visibili ma profondamente impattanti sulla crescita e sul benessere dei ragazzi. Al centro del seminario il progetto europeo “Applying Safe Behaviours: attuare comportamenti sicuri di prevenzione e risposta alla violenza tra pari e di genere”, co-finanziato dall’Unione Europea. L’iniziativa promuove un approccio partecipativo: i giovani non sono solo destinatari degli interventi, ma protagonisti nella costruzione di ambienti più sicuri, attraverso percorsi di peer education e momenti di dialogo con adulti di riferimento. «Non basta riconoscere il problema: è necessario ascoltare i ragazzi e coinvolgerli nella costruzione delle soluzioni. Il cuore del progetto è infatti la promozione di relazioni positive tra pari attraverso una metodologia che mette al centro il protagonismo dei ragazzi. Non si tratta solo di proteggere dall’alto, ma di rendere bambini e adolescenti attori attivi nella costruzione di ambienti sicuri», ha dichiarato Teresa Pietravalle, Referente Formazione dell’Accademia di SOS Villaggi dei Bambini. Il progetto nasce per rispondere a dati allarmanti, soprattutto riguardo la percezione di sicurezza. In Italia, 8 adolescenti su 10 riconoscono la violenza tra pari come un problema serio e più della metà dei ragazzi dichiara di non sentirsi al sicuro nemmeno a scuola, segno di una distanza ancora forte tra giovani e adulti di riferimento. Da non sottovalutare anche il cyberbullismo, fenomeno in costante crescita. Oltre 1 milione di studenti (15-19 anni) vittime di cyberbullismo nel 2024 e il 32% ammette comportamenti da cyberbullo almeno una volta[3]. In Europa quasi uno studente su tre è stato vittima di bullismo, a conferma della dimensione strutturale del fenomeno. In questo quadro, un fattore ancora più critico e allarmante è quello della normalizzazione di questi comportamenti: pur riconoscendone la gravità, molti ragazzi tendono a considerare “normali” alcune forme di aggressività quotidiana. L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di dialogo sul territorio e ha confermato l’urgenza di rafforzare la collaborazione tra scuola, famiglie e comunità per prevenire e contrastare la violenza tra pari, sia negli spazi fisici sia in quelli digitali. Durante l’incontro, accanto all’analisi del fenomeno, sono state discusse le modalità per affrontarlo, in particolare: * le “Disposizioni in materia di prevenzione e contrasto del bullismo e del cyberbullismo” DL 99/2025 relativamente a campagne nazionali di educazione e a strumenti di prevenzione e per il sostegno alle vittime; * i Patti Digitali – alleanze tra genitori, insegnanti e educatori per un uso consapevole della tecnologia – per sostenere l’autonomia digitale di bambini e bambine, ragazzi e ragazze, prevenendo i rischi connessi a un accesso precoce e non accompagnato alle tecnologie; * comunità educanti coese, al fine di prevenire e intervenire in modo coordinato, favorendo la partecipazione attiva dei ragazzi e delle ragazze. Durante il seminario è stata, inoltre, realizzata un’installazione partecipativa, pensata per raccogliere in forma anonima esperienze, pensieri e vissuti legati alla violenza tra pari: uno spazio di ascolto aperto che ha dato voce a ciò che spesso resta in silenzio. SOS Villaggi dei Bambini ETS è parte della Federazione SOS Children’s Villages, presente in più di 130 Paesi e territori dove aiuta oltre 7 milioni di persone, portando avanti il suo impegno dal 1949, affinché i bambini e i ragazzi, che non possono beneficiare di adeguate cure genitoriali crescano in una situazione di parità con i propri coetanei, realizzando appieno il proprio potenziale e la possibilità di vivere una vita indipendente. In Italia opera da oltre 60 anni ed è capofila della Rete SOS Villaggi dei Bambini che riunisce le Cooperative responsabili della gestione dei Villaggi SOS e si attiva attraverso 8 Programmi e Villaggi SOS, a Trento, Ostuni, Vicenza, Saronno, Mantova, Torino, Crotone e Milano. SOS Villaggi dei Bambini si prende cura di oltre 3.100 persone, tra bambini, ragazzi e famiglie che vivono gravi situazioni di disagio, e sostiene i diritti di oltre 51.000 bambini e giovani, attraverso attività di Advocacy e di sensibilizzazione.   di SOS Villaggi dei Bambini ETS ospita l’Hub sulla Salute Mentale e Supporto Psicosociale di SOS Children’s Villages.   Redazione Italia
March 25, 2026
Pressenza
IL CRIMINALE ISRAELIANO WINTER RINUNCIA ALLA CONFERENZA IN CILENTO, AVREBBE RISCHIATO L’ARRESTO
Uno dei generali responsabili e promotori del genocidio del popolo palestinese, non solo oggi ma almeno dell’ultimo decennio, Ofer Winter, ha dichiarato via social che non verrà in Italia. Secondo un esposto presentato alla Procura di Roma dalla Hind Rajab Foundation, insieme a realtà come Bds Italia e Assopace, Ofer Winter sarebbe dovuto intervenire il 31 marzo all’Hotel Ariston di Capaccio, in Cilento, a un evento organizzato dalla Pastoral Tourism, compagnia turistica israeliana. La biografia di Ofer Winter non lascia dubbi sul personaggio in questione. Il sito Global Justice 4 Palestine lo ricorda al comando della Brigata Givati quando “guidò uno dei più grandi massacri e crimini di guerra commessi a Gaza”. Era il 2014 e durante l’operazione “Margine di Protezione” l’esercito israeliano “uccise oltre duemila palestinesi, tra i quali 500 minori, macchiandosi di crimini di guerra secondo le Nazioni Unite”. Winter è descritto anche come responsabile di “crimini secondo lo Statuto di Roma” per aver diretto “attacchi intenzionali contro obiettivi civili e edifici non militari, tra cui città, villaggi, abitazioni, luoghi religiosi, scuole, ospedali e monumenti storici, lanciando attacchi sapendo che avrebbero causato perdite civili, danni eccessivi o gravi e duraturi danni all’ambiente naturale”. Anche per queste ragioni la Hind Rajab Foundation, insieme a realtà come Bds Italia e Assopace, appena appresa la notizia della partecipazione di Ofer Winter ad una conferenza in Cilento, hanno presentato un esposto alla Procura di Roma.  L’Italia ha infatti l’obbligo di intervenire poiché dispone di leggi quali la legge Moro del 1965, che riguardano il crimine di genocidio e la sua punibilità. La legge in questione, all’articolo 8, afferma che “chiunque pubblicamente istiga a commettere alcuno dei delitti preveduti negli articoli da 1 a 5 – inclusa la deportazione a fini di genocidio – è punito, per il solo fatto della istigazione, con la reclusione da tre a dodici anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l’apologia di alcuno dei delitti preveduti nel comma precedente”. Le organizzazioni che hanno presentato l’esposto ricordano anche la ratifica dello Stato Italiano dello Statuto di Roma, che istituisce la Corte Penale Internazionale, le 4 convenzioni di Ginevra del 1949 e i loro Protocolli Addizionali del 1977, secondo i quali è d’obblico “intervenire ed impedire che sospetti criminali di guerra entrino e circolino indisturbati per il nostro paese”. L’esposto in Procura delle associazioni palestinesi e solidali ne chiede l’arresto immediato in caso metta piede in Italia: per questo il criminale di guerra israeliano ha fatto sapere, con un video, che non sarà in Cilento. Ne parliamo con Domenico Negro di Bds Salerno e con Nives Monda di BDS Napoli. Ascolta o scarica A margine dell’intervista Nives Monda ci ha raccontato della campagna “No room for genocide”, lanciata da BDS per favorire un turismo etico. La campagna è indirizzata a chi utilizza Booking o AirBnb durante i propri viaggi, ma anche a chi gestisce un hotel, un B&B, un trekking o un caffè. Potete leggere gli obiettivi e aderire all’iniziativa “No room for genocide”, cliccando su questo link.
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Prigioni per i richiedenti asilo. Nuovi hotspot in tutto il paese
Il governo per applicare la riforma europea del diritto di asilo vuole rendere “zona di frontiera” praticamente tutta la costa della penisola e della Sicilia. Questo si tradurrà in centri hotspot e privazione di libertà per i richiedenti asilo in tutto il paese, a cominciare dalle città dove sono arrivate negli ultimi anni le navi delle Ong che svolgono attività di ricerca e soccorso nel Mediterraneo, nel quadro della politica dei porti lontani condotta dal governo. Il nuovo Patto Europeo sulla migrazione e l’asilo prevede il “trattenimento” in frontiera, già in parte previsto dal decreto Salvini del 2018, implementando una nuova e ulteriore forma di detenzione per chi è in attesa di risposta per la propria domanda di asilo. Ne abbiamo parlato con Raffaele Viezzi, attivista No Cpr di Trieste Ascolta la diretta:
March 25, 2026
Radio Blackout - Info
BERGAMO: OPERATA E ORA FUORI PERICOLO LA DONNA ACCOLTELLATA DA UNO STUDENTE DI 13 ANNI
È stata operata all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo l’insegnante accoltellata stamattina da uno studente in una scuola di Trescore Balneario. La donna non sarebbe in pericolo di vita anche se le sue condizioni restano serie. E’ ora ricoverata in terapia intensiva. Il tredicenne accusato dell’aggressione ha colpito la professoressa al collo e all’addome davanti a un’aula e poi è stato bloccato da un insegnante e da due collaboratori scolastici. Con noi Sara Agostinelli giornalista freelance enostra collaboratrice che seguendo la vicenda Ascolta o scarica
March 25, 2026
Radio Onda d`Urto

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