L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.

TROPPO DA DIFENDERE
“Crediamo sia importante lasciare traccia di un percorso che non è arrivato al capolinea ma in un momento dove tutto è chiaro“ Dev’essere piccolo l’impiegato che l’Ater ha mandato due volte al sesto ponte per attaccare prima un avviso di sgombero un po’ generico e poi, due giorni dopo, un foglio più esplicito dove si … Leggi tutto "TROPPO DA DIFENDERE"
February 6, 2026
L38Squat
1000 firme raggiunte! Continua a firmare l’appello per la libertà di insegnamento!
CON GRANDE SODDISFAZIONE SIAMO IN GRADO ANNUNCIARE CHE IN SOLI DUE GIORNI L’APPELLO PER LA LIBERTÀ DI INSEGNAMENTO HA RAGGIUNTO LE 1000 FIRME E ALTRE ANCORA, CON TANTA PAZIENZA, NE STIAMO RACCOGLIENDO E REGISTRANDO IN QUESTE ORE. CONTINUATE A FIRMARE E A SOSTENERE L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ IN QUESTA CAMPAGNA CONTRO LA REPRESSIONE, LA CENSURA E OGNI FORMA DI INGERENZA ALL’INTERNO DELLA LIBERA E DEMOCRATICA ATTIVITÀ SCOLASTICA QUOTIDIANA. PER FIRMARE CLICCA QUI E TROVERAI IL TESTO DELL’APPELLO, IL MODULO PER LA FIRMA E LE 1000 ADESIONI. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
#stopthegenocideingaza🇵🇸 In difesa dei bambini, della pace e dei diritti umani #humanrights [di Anna Saba Didonato] Parlare ai bambini e raccontare quello che sta accadendo a Gaza, nel rispetto della loro sensibilità, senza banalizzare e cercando di far nascere in loro domande: è questa la nuova avventura intrapresa dal giornalista e attivista messinese Antonio Mazzeo. https://www.topipittori.it/it/topipittori/difesa-dei-bambini-della-pace-e-dei-diritti-umani
February 11, 2026
Antonio Mazzeo
Quanto è sordo il comune di Ozzano e …
… quant’è testardo Vito Totire (*). Questo piccolo blog valuta seriamente l’idea di regalare un cornetto acustico ai funzionari “pubblici” ozzanesi. Spettabile ufficio ambiente, supponendo che non si tratti di “segreto di stato” vorremmo sapere quali iniziative e provvedimenti siano stati adottati per il noto capannone di Via Idice (numero civico assente ma intermedio tra 136 e 140);  è stata
February 11, 2026
La Bottega del Barbieri
Addio a Teresa De Lauretis, madre della Teoria Queer
Apprendo solo ora della scomparsa, avvenuta il 2 febbraio 2026, della grandissima sociologa, antropologa, semiologa, filosofa ed accademica Teresa De Lauretis. Teresa de Lauretis ( 1938-2026 ), bolognese d’origine e una delle intellettuali più influenti del pensiero femminista del XX e XXI secolo, è morta all’età di 87 anni nella sua residenza di San Francisco, Stati Uniti, secondo il Diario Público. La sua carriera, che ha unito il mondo accademico in Europa e negli Stati Uniti, ha lasciato un segno indelebile nelle discipline umanistiche, articolando un pensiero femminista intersezionale che integrava semiotica e psicoanalisi nello studio del desiderio e del cinema. Teresa De Lauretis si laurea all’Università Bocconi di Milano per poi trasferirsi negli Stati Uniti dove inizia il suo percorso lavorativo di docente e accademica; ha ricevuto la laurea honoris causa in filosofia presso l’Università di Lund in Svezia ed è stata Professoressa Emerita di Storia della Consapevolezza presso l’Università della California, Santa Cruz. Il suo lavoro ha trasformato gli studi di genere, gli studi postcoloniali e l’analisi cinematografica inaugurando il pensiero queer e lasciando un’eredità fondamentale che continua a mettere in discussione le norme su sesso, genere, desiderio e identità. Gli studi a cui si è dedicata includono la semiotica, la psicoanalisi, la critica e teoria letteraria e cinematografica, il femminismo, il lesbismo e le teorie queer, branca di studi che prendono il nome da una formula da lei coniata. Come ha scritto Il manifesto, in un bellissimo articolo di Barbara Bonomi Romagnoli, a darne la notizia della sua scomparsa è stato il collettivo di Asterisco Edizioni che di recente aveva collaborato con lei per la riedizione di “Soggetti Eccentrici” – la cui prima edizione risale al 1999 per Feltrinelli – con introduzione e cura di Elia A.G. Arfini, Olivia Fiorilli e Goffredo Polizzi e, per la prima volta tradotto in italiano, il saggio Teoria Queer: sessualità lesbiche e gay. Un’introduzione, che prende spunto da un convegno organizzato da De Lauretis nel lontano 1990 all’università californiana di Santa Cruz e in cui, per la prima volta, viene usata l’espressione “Teoria Queer”. E’ proprio a lei che dobbiamo per la prima volta l’utilizzo, in ambito accademico, dell’espressione teoria queer per riferirsi alla branca di studi sulla sessualità e sul genere in seguito alle innovazione portate dal femminismo e dai movimenti di liberazione sessuale (gay, lesbico, trans, bisessuale) in ambito sociologico. Secondo un articolo scritto per la rivista Difference, il suo intento era quello di rompere con gli studi tradizionali su gay e lesbiche, ormai “troppo comodamente” integrati nell’ambiente universitario. Fu soltanto dopo la sua coniazione che si aprirono grandi dibattiti a livello multidisciplinare e multidisciplinare – sulla scia dei già noti studi di genere e Women’s Studies – in ambito accademico e politico con il termine queer: grandi filosofe come Judith Butler riutilizzarono l’espressione “teoria queer” per ampliarla ed approfondirla nei campi della sociologia, della filosofia e degli studi di genere; la sociologa Greta Gaard utilizzò gli strumenti della teoria queer in una prospettiva ecofemminista; la teologa femminista argentina Marcella Althaus-Reid (1), esponente della Teologia della Liberazione latinoamericana, negli anni Novanta riprendere il concetto di queer di De Lauretis, dando inizio ad un originale approccio teologico, la queer theology, in cui la tematica della liberazione è declinata nella condizione di discriminazione delle persone LGBTQ; la teologa femminista, monaca benedettina e indipendentista catalana di sinistra Teresa Forcades riprenderà De Lauretis e Althaus Reid, per dare un’ulteriore ed originale interpretazione del concetto di queer in ambito teologico; mentre in Italia l’attivista LGBTQ e filosofa queer di fama internazionale Liana Borghi, scomparsa nel 2021, ha apportato contributi fondamentali alla teoria e alla pratica femminista, lesbica e queer, favorendo in modo decisivo la traduzione e la divulgazione, in Italia, delle opere e del pensiero femminista. Oggi, a proseguire il lavoro svolto, è il filosofo queer Federico Zappino, tra i principali traduttori di Judith Butler in Italia nonchè tra i più grandi esperti del pensiero femminista e materialista di Monique Wittig.     Nonostante il grande apporto culturale ed intellettuale nel dare inizio alla teoria queer, secondo il portale “Género, Estética y Cultura Audiovisual (GECA)” dell’Università Complutense di Madrid, fu la stessa Teresa De Lauretis ad aver abbandonato il termine anni dopo, ritenendo che la parola queer fosse stata assorbita dal mercato e svuotata del suo potenziale politico. De Lauretis fu sempre critica della commercializzazione dei corpi e della strumentalizzazione dei temi della teoria queer da parte della società capitalista attraverso i settori della moda, della pubblicità e del consumismo: settori che hanno sempre avuto il fine di assimilare al sistema corpi e generi potenzialmente rivoluzionari, come potenzialmente rivoluzionario è il desiderio (citando Deleuze) laddove invece non venga mercificato. Cosa è il genere per Teresa De Lauretis? “Il genere non è una proprietà del corpo, ma delle relazioni sociali. (…) Si tratta di rappresentazione e autorappresentazione, un prodotto di diverse tecnologie sociali, discorsi istituzionalizzati, epistemologie e pratiche critiche e quotidiane. (…) La rappresentazione sociale del genere influenza la sua costruzione soggettiva e, allo stesso modo, la rappresentazione soggettiva del genere (o autorappresentazione) influenza la costruzione sociale.” (Lauretis, 1987) Il lavoro di De Lauretis è stato fondamentale nel mettere in discussione l’idea che le categorie di sesso e genere fossero “naturali“. Per capire al meglio questi processi, De Lauretis ha proposto il concetto di “tecnologie di genere“, intendendo il genere come un costrutto sociale prodotto da discorsi culturali. Inoltre, ha sottolineato l’importanza di analizzare insieme sesso, classe, razza e identità sessuale, criticando qualsiasi tentativo di omogeneizzare “moltitudini sessuali”. Secondo De Lauretis, le tecnologie di genere “Costruiscono, riproducono, rafforzano e rielaborano continuamente la “donna” sulla base degli archetipi tradizionali: madre-puttana-vittima-oggetto sessuale, status vicario.” (Lauretis, 1987). Da grande critica dell’essenzialismo di genere – in quanto cuore della cultura patriarcale che concepisce genere e sesso come un unicum che ingabbia “la donna” in un prototipo singolare, unico e sempre definibile – Teresa De Lauretis ha dato una definizione rivoluzionaria del concetto di “donna” nella storia fino ai gironi nostri:  “Si tratta di una costruzione fittizia, una sintesi dei diversi ma coerenti discorsi della cultura occidentale: la “ donna” come ciò-che-non-è-uomo. La donna è un soggetto storico. (Lauretis, 1987).” Definizione che approfondisce ciò che affermava la femminista francese Simone de Beauvoir: “Non si nasce donne, si diventa” (tratta da Il secondo sesso, 1949), teorizzando che la femminilità non è un destino biologico innato, ma una costruzione sociale e culturale imposta dalla società patriarcale. L’identità femminile si determina attraverso l’educazione e la storia, rendendo la donna l’«Altro» rispetto all’uomo.  Criticando fortemente il separatismo femminista in quanto corrente di pensiero che volgeva a ripensare il genere attraverso categorie essenzialiste, De Lauretis preferisce parlare non di “Donna” al singolare, ma di “donne” al plurale, sottolineando ancora una volta un dato incontrovertibile, ovvero che ogni donna, come ogni uomo è attraversato da differenze che li rendono unici. Parlare di donne al posto di donna significa evidenziare come ogni tentativo di incasellare, classificare, categorizzare e definire “la Donna” sia vano perchè le differenze (sesso, classe, razza, identità sessuale, etnia, pensiero politico etc..) ci attraversano. Non esiste una donna uguale ad un’altra, come non esiste un uomo uguale ad un altro. Ecco da qui il concetto di moltitudine e la teorizzazione dei corpi non-conformi, ovvero tutti quei corpi, quelle soggettività diverse che il patriarcato non riconosce e che dunque esclude. Tra le sue opere, alcune tradotte in differenti lingue nel mondo, ricordiamo La sintassi del desiderio: struttura e forme del romanzo sveviano (1976), Alice Doesn’t: Feminism, Semiotics, Cinema (1984), Technologies of Gender: Essays on Theory, Film, and Fiction (1987), The Practice of Love: Lesbian Sexuality and Perverse Desire (1994), Sui generis: scritti di teoria femminista (1996), Soggetti Eccentrici (1999) e Freud’s Drive: Psychoanalysis, Literature and Film (2010). Con Teresa De Lauretis se ne va una delle più importanti pensatrice del Novecento che ha dato una svolta mondiale al femminismo, agli studi di genere, oltre che alla liberazione delle donne e delle soggettività LGBTQ. In tempi di “caccia alle streghe” del fantomatico “gender” e della sparizione progressiva dell’educazione sessuale delle scuole pubbliche a causa della sessuofobia puerile di una destra medievale, il pensiero di Teresa De Lauretis può essere un ottimo stimolo alla conoscenza di noi stessi, di presa di consapevolezza della storia e della realtà per crescere liberi di false definizioni, false concetti con il fine di riprendere in mano la nostra vita a partire da noi stessi.   (1) Marcella Maria Althaus-Reid (Rosario, 1952 – Edimburgo, 20 febbraio 2009) è stata una teologa argentina, impegnata nei movimenti di liberazione femminista e lgbt. Laureata in teologia presso l’Istituto Teologico Ecumenico (ISEDET) di Buenos Aires, è stata tra le prime donne del suo Paese ad accedere ai gradi accademici teologici. Al termine della sua vita, è stata senior lecturer in etica cristiana e docente di Teologia Contestuale nella facoltà di teologia presso il New College di Edimburgo (Scozia). Volendo spogliare la teologia dal corredo di “decenza” e ipocrisia che la rivestiva, ha approfondito le tematiche sulla sessualità e sugli studi di genere, con un approccio ermeneutico biblico di taglio materialista e femminista. Scandalizzò il mondo cattolico per essere autrice di Indecent Theology. Theological Perversions in Sex, Gender and Politics, Londra (2001) e di The Queer God, Londra (2003), pubblicato in italiani con il titolo Il Dio queer, Torino (2014) dala Casa Editrice Claudiana.   LIBRI E PUBBLICAZIONI: LAURETIS, T. (1980). L’immaginazione tecnologica. Macmillan Press, Londra. LAURETIS, T. (1984). Alice non più. Editoriale Catedra. LAURETIS, T. (1987). Tecnologie di genere. Macmillan Press, Londra. LAURETIS, T. (1994). La pratica dell’amore: sessualità lesbica e desiderio perverso. Dibattito femminista, pp. 34-45. LAURETIS, T. (2008). L’unità di Freud: psicoanalisi, letteratura e film.   Per info: https://www.consultacinema.org/2026/02/11/rivendicare-desideri-eccentrici-per-la-teoria-del-cinema-in-memoria-di-teresa-de-lauretis/ https://paroledequeer.blogspot.com/2023/02/cuando-las-lesbianas-no-eramos-mujeres.html > TERESA DE LAURETIS Teresa De Lauretis, Conferencia “Género y Cultura Queer”, Buenos Aires, 29 aprile 2014 Lorenzo Poli
February 11, 2026
Pressenza
Interviste a Roberta Leoni e Luca Alberti Archetti sulla settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento
Pubblichiamo tre diverse interviste realizzate da attivisti e attiviste dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sulla settimana di mobilitazione per la libertà di insegnamento, partita con l’appello da sottoscrivere e con la stesura degli Appunti Resistenti per la libertà di insegnamento. Roberta Leoni, presidente dell’Osservatorio, e Luca Alberti Archetti del Collettivo assenze ingiustificate spiegano come sia nata e come si sta svolgendo questa settimana di resistenza in difesa della libertà di insegnamento. Ringraziami Radio Onda Rossa, Radio Blackout e Radio Onda D’urto per lo spazio che ci hanno dato e il sostegno per queste importanti iniziative in difesa della scuola pubblica. Clicca qui per ascoltare l’intervista a Roberta Leoni su Raio Blackout Clicca qui per ascoltare l’intervista a Roberta Leoni su Radio Onda d’urto Clicca qui per ascoltare l’intervista a Roberta Leoni su Radio Onda Rossa -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Le avventure della città di Santa Chiara. L’introduzione al volume
(disegno di diego miedo) È in libreria a Napoli, e presto in altre città italiane, Le avventure della città di Santa Chiara e dei suoi abitanti (Monitor edizioni, 76 pagine, 10 euro), un libro a fumetti di Diego Miedo. Una storia distopica, “ma meno del nostro quotidiano, in cui sradicamento, espulsioni e sgomberi sono promossi dai governi di mezzo mondo, spesso con la forza”.   Pubblichiamo a seguire La realtà è più avanti, introduzione al volume scritta da Stefano Portelli.  *     *     *  “Napoli è il caso emblematico di una pressione turistica cresciuta in modo esponenziale”, scrive il direttore del dipartimento di architettura dell’Università Federico II su Repubblica a dicembre 2025. Poi spiega l’impatto del turismo sulla città: “Aumento dei canoni abitativi, congestione, espulsione di abitanti fragili dai quartieri centrali, rarefazione dei servizi essenziali, perdita di identità”. Sembrerebbe un disastro a cui cercare rimedi. Invece, continua l’esperto, bisogna cambiare prospettiva: smettere di vedere tutto questo come un pericolo da cui difendersi, provando invece a reinvestire i profitti del turismo come “valore aggiunto in infrastrutture, servizi e nuove qualità urbane”. L’articolo si conclude così: “Napoli ha la straordinaria opportunità di usare il turismo […] non come un problema da contenere, ma come risorsa per ridisegnare il futuro”. Sembra una parodia ancora più fantasiosa delle avventure della città di Santa Chiara disegnate da Diego Miedo. Anche l’inquinamento, la deforestazione, gli sversamenti tossici in mare sono grandi opportunità se i loro profitti raggiungono lo Stato! Anche sui terremoti si può guadagnare, e magari finanziarci biblioteche, infrastrutture, nuovi boulevard sul mare. Pure dal traffico di droga possiamo tirar fuori qualcosa, magari per fare i centri di disintossicazione. Un cambio di prospettiva geniale: perché lamentarsi, se riusciamo a farci soldi sopra? Purtroppo, per il momento, è invece lo Stato che spende per aumentare l’invasione turistica su cui speculano i privati. L’anno scorso le aviolinee low-cost che portano i turisti in Italia hanno incassato quasi mezzo miliardo di euro dallo Stato – la metà dei quali sono andati a Ryanair. Centinaia di milioni l’anno vanno ai porti per le navi da crociera, e miliardi su miliardi ai grandi eventi come le Olimpiadi di Milano-Cortina, sempre per attrarre visitatori. Le storie raccontate da Diego Miedo sembrano esagerazioni ma non lo sono. Sono anche meno distopiche della realtà, oggi che la gentrificazione, la turistificazione, lo sradicamento, sono promosse dai governi di mezzo mondo, spesso con la forza. Pensiamo alla strage compiuta a fine ottobre 2025 nel quartiere Penha di Rio de Janeiro, dove la polizia ha ucciso oltre cento persone: più che colpire il narcotraffico, rimasto indenne, l’operazione ha fatto crescere la violenza e il disprezzo contro gli abitanti delle periferie – neri, poveri e favelados, già colpiti dall’allestimento dei Mondiali 2014 e delle Olimpiadi 2016. Oppure pensiamo all’irruzione di un cane-robot della polizia di New York nel 2020, durante un’assemblea di inquilini in un quartiere di case popolari. O ai gruppi di neonazi, pugili, ex militari, che minacciano gli inquilini indesiderati, attraverso imprese considerate legali e pagate dai proprietari immobiliari, come Desokupa in Spagna. O ai suicidi: solo negli ultimi mesi del 2025, a Sesto San Giovanni un settantenne si è buttato dalla finestra durante lo sfratto, a Barberino nel Mugello un uomo della stessa età ha fatto esplodere la casa, e vicino Verona tre fratelli hanno dato fuoco alla casa uccidendo anche i tre carabinieri che erano andati a sfrattarli . Si resiste alle espulsioni a rischio della vita: si pensi all’omicidio di Marielle Franco in Brasile, e a quello di Breonna Taylor a Louisville (Usa), uccisa dalla polizia che cercava di svuotare il quartiere dai neri. “La gentrificazione è un crimine!”, ripeteva spesso una attivista afroamericana di Washington DC, Gloria Robinson, nelle riunioni di un comitato locale. Poi è stata cacciata di casa, e ora vive in un altro stato. Nella capitale degli Usa in venti anni sono stati espulsi quarantamila abitanti neri, prima sotto la forma dell’impoverimento intenzionale dei quartieri che si voleva “riqualificare”, togliendo sussidi e investimenti pubblici; poi sotto la forma delle ruspe che hanno abbattuto le case, spingendo gli afroamericani ad andare altrove o ad accamparsi in tende e rifugi di fortuna, dove molti hanno passato anche la pandemia. Un altro membro dello stesso comitato, Dominic Moulden, si domanda in un articolo: Is gentrification a municipal crime? . Un giornale nero californiano, il San Francisco Bay View, considera addirittura che la riqualificazione e la gentrificazione delle città statunitensi siano una continuazione del genocidio coloniale. Se le vite nere contano davvero, sostiene, bisogna chiedere la riparazione dei danni. A Napoli sicuramente il fenomeno prenderà una forma diversa, ma non per forza meno drammatica, visto che l’Italia è attualmente il paese europeo con il maggiore indice di sfratti. Un ricercatore di Londra ha fatto una lista dei danni provocati dalla trasformazione degli spazi urbani in macchine per il consumo o per il turismo. Ha individuato cinque categorie: sfruttamento, spossessamento, sradicamento, marginalizzazione, violenza. A Santa Chiara ci sono tutte: chi lavora sfruttato per le pizzerie dei turisti; chi non si riconosce più nel suo quartiere invaso dalle spritzerie; chi viene cacciato di casa; chi viene costretto a vivere in periferia, magari nel quartiere di Rosabella, a sua volta oggetto di nuova gentrificazione; chi è spinto oltre il confine della marginalità, e deve rifugiarsi nelle grotte sul Vesuvio. Un’altra serie di danni, meno visibili, riguarda l’appropriazione della cultura: “Dobbiamo puntare sulla cultura – dice il sindaco di Santa Chiara –. Prendiamo consensi e ci consolidiamo”. Quindi, la banalizzazione e la distruzione della cultura popolare, della musica, dei legami sociali, dei rituali, della vita quotidiana – quel “dolce sogno” da cui inizia il libro. Anche per gli afroamericani, secondo Mindy Fullilove, la perdita dei quartieri aveva ucciso il jazz, incarnazione della vita urbana. Ma la retorica sulle magnifiche sorti delle città turistiche è troppo forte per poterla scalfire con gli articoli scientifici o le inchieste indipendenti. I giornali mainstream presentano la realtà sempre in un modo “imparziale”, che naturalmente fa fare bella figura ai promotori della gentrificazione più che alle vittime. La tattica di questo libro, fatta di paradossi, straniamento, avventure, è forse l’unica efficace per mettere in crisi il discorso ufficiale. Nei decenni passati molti artisti hanno criticato poeticamente la trasformazione delle città in macchine per far soldi. In Chi ha incastrato Roger Rabbit, umani e non-umani lottano contro uno speculatore che vuole trasformare un quartiere di Los Angeles – Cartoonia – in un nodo autostradale. I Blues Brothers invece devono salvare un orfanotrofio di Chicago dalla demolizione (e gli scontri di auto nel centro commerciale vendicano lo straniamento del nuovo modello di consumo). In Beetlejuice, invece, sono i fantasmi che vogliono rimanere nella loro casa, spaventando i gentrificatori. Anche i fumetti di Astérix ci hanno regalato una mitologia potentissima per difendere l’autonomia dei quartieri assediati da un potere gigantesco. Tutti i documentari sulla turistificazione – Terramototourism su Lisbona, Welcome Goodbye su Berlino, La sindrome di Venezia, The Last Tourist, Gringo Trails – non riescono a trasmettere l’inquietudine di Jurassic Park o Westworld, che raccontano quanto può andare male un’attrazione per turisti. Il fumetto ha la capacità low-cost di farci immaginare qualunque cosa: è il mezzo ideale con cui sublimare i danni subiti, rovesciare le sorti, immaginandoci a scacciare chi ci ha cacciato. L’abitante di Rosabella che grida dalla finestra: “Americani di merda, non saremo mai il vostro zoo!”, è lo stesso che esce armato sul balcone in Dodici di Zerocalcare, gridando: “Non verrete qui a suonare i vostri bonghi! Questa non sarà mai una terra di fottute apericene!”. In Roma città morta, di Luca Marengo e Giacomo Keison Bevilacqua, a occupare la capitale sono invece gli zombie; i sopravvissuti la attaccano dalle loro riserve fortificate fuori le mura – quasi tutte a Roma Est, dove da sempre vivono gli espulsi. Ci sono così tanti fumetti ambientati in città post-apocalittiche, da Akira ai lavori di Enki Bilal a Le acque di Mortelune di Patrick Cothias e Philippe Adamov, che sembra quasi che il fumetto sia un mezzo privilegiato per immaginare usi della città radicalmente diversi. Iniziare a fantasticare su un cambiamento, anche se distopico, è il primo passo per uscire dalla paralisi dell’immaginario provocato dall’invasione turistica, dal bombardamento delle demolizioni e degli sfratti, dalla moltiplicazione dei grattacieli e dei grandi progetti inutili. Un giorno rileggeremo questi anni come la fase in cui i barbari al potere tentarono di distruggere le città più belle del mondo, in alcuni casi riuscendoci. I danni saranno quantificati e si esigeranno riparazioni; o almeno, si farà in modo che non possa più succedere. Sui muri della Santa Chiara del futuro sarà affissa una lapide, a perenne monito: “Chiunque contribuirà a svuotare la città dai suoi abitanti, per profitto o per ignoranza, spingendoli a confinarsi in ghetti di periferia contro la loro volontà, sarà considerato un criminale e sarà punito”. Sempre che la città sopravviva alla barbarie.
February 11, 2026
Napoli MONiTOR
DDL BUONGIORNO: MOBILITAZIONE NAZIONALE A LIVELLO TERRITORIALE DOMENICA 15 FEBBRAIO. MANIFESTAZIONE NAZIONALE A ROMA SABATO 28 FEBBRAIO
Per contrastare il ddl Bongiorno nasce il collettivo ‘Consenso-scelta-libertà’ composto da Associazione Nazionale Volontarie del Telefono Rosa, Casa Internazionale delle Donne, D.i.Re – Donne in Rete contro la violenza, Fondazione Pangea, Fondazione Una Nessuna Centomila, Rete Reama ed ancora Actionaid, Adv – Against Domestic Violence, Amnesty International Italia, Cgil Belle Ciao, Comitato scientifico di Unire – Università in rete contro la violenza di genere, Tocca a noi, Udi – Unione Donne in Italia, Uil, Uisp – Politiche di Genere e Diritti. Viene definita delle promotrici “una scelta politica collettiva”, uno spazio radicato nelle pratiche femministe e aperto al confronto con tutta la società civile, capace di tenere insieme analisi, esperienza e azione politica, a partire dal riconoscimento della violenza maschile come questione strutturale e democratica”. Tra gli obiettivi breve termine “costruire una risposta collettiva al DDL Buongiorno e promuovere una mobilitazione diffusa per le giornate del 15 febbraio e per la manifestazione nazionale del 28 febbraio a Roma”. Il 19 novembre 2025, la Camera aveva approvato un testo che introduceva la centralità del consenso esplicito e che, pur essendo un compromesso, rappresentava un cambio di passo culturale importante. Quel testo, che avrebbe dovuto essere approvato il 25 novembre, è stato, invece, prima rinviato e poi manomesso in Senato dai partiti di maggioranza. L’emendamento della leghista Bongiorno presentato alla fine di gennaio abbandona il modello del consenso e lo sostituisce con il concetto di “volontà contraria”, conterà, cioè, il fatto che la persona abbia espresso, in modo esplicito, di non voler avere un rapporto sessuale. Si passa da “sì lo voglio” a “non ha detto no”. Non è soltanto un modo diverso di dire la stessa cosa, ma un impianto giuridico e culturale completamente opposto. La proposta è di gran lunga peggiorativa, non solo rispetto a quella approvata all’unanimità alla Camera ma anche rispetto all’esistente perché introduce la valutazione della situazione e del contesto, una doppia definizione ambigua: o non ha senso oppure mira ad allargare le possibilità di giustificazione della violenza. Proprio in quella occasione si era tenuta una manifestazione convocata da un’ampia rete di attiviste per i diritti delle donne e esperte dei centri anti violenza, tra le quali L’Associazione Casa delle Donne, Di.Re, Differenza donna, Lucha y Siesta, Be free, Non una di Meno. Da questa prima mobilitazione era nata l’idea di una giornata di mobilitazioni diffuse per domenica 15 febbraio e di una manifestazione nazionale per sabato 28 febbraio a Roma (concentramento piazza della Repubblica, ore 13). Sulle giornate di mobilitazione abbiamo sentito Cristina Carelli presidente nazionale della Rete Dire la rete dei centri antiviolenza Ascolta o scarica    A Brescia domenica 15 febbraio è in programma questa iniziativa:
February 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Rafiqueer Boat Project: una barca queer e transfemminista verso Gaza
In studio, con una compagna, parliamo del Rafiqueer Boat Project: una barca queer e transfemminista per la solidarietà globale al fianco della popolazione palestinese. Il Mar Mediterraneo è uno dei mari più militarizzati del pianeta: un territorio di conquista coloniale attraversato da merci, armi, gas, petrolio e da chi può permettersi libertà di movimento. Per molte altre persone, invece, lo stesso mare è una frontiera segnata da stragi, segregazioni e torture: il luogo dove si spezzano le vite di chi, lasciando affetti e terre d'origine, tenta di costruirsi un futuro migliore rischiando tutto. Una barca queer e transfemminista autofinanziata navigherà questo mare inseme a Thousand Madleens e parteciperà alla flottiglia che la prossima primavera salperà verso la Palestina. La Rafiqueer Boat porterà con sé pratiche, relazioni e immaginari di chi si riconosce in un movimento globale di resistenza contro la violenza patriarcale. Negli ultimi anni, la propaganda omonazionalista messa in campo da Israele e, cioè, l'uso dei diritti LGBTQIA+ come vetrina per mostrarsi progressista mentre si occultano politiche coloniali e violenze sistematiche, ha superato un punto di non ritorno. Si è ormai intrecciata in modo tale con la logica nazionalista che giustifica la pulizia etnica e il genocidio contro la popolazione palestinese. Prendere il mare non è un gesto unilaterale di solidarietà; è un modo per unire resistenze, intrecciare lotte e testimoniare come colonialismo e patriarcato siano elementi inseparabili della stessa oppressione. E' possibile sostenere il Rafiqueer Boat Project qui. Inoltre con un compagno, telefonicamente, parliamo della Global Sumud Flotilla che partirà per una nuova missione verso Gaza il 29 marzo: più di tremila persone su più di 100 imbarcazioni da oltre 100 Paesi. Nella conferenza stampa che c'è stata a Johannesburg, in Sudafrica, gli organizzatori hanno detto che si aspettano una partecipazione  più ampia  della  prima Flotilla, conclusa ad ottobre quando le forze navali israeliane abbordarono e sequestrarono le oltre 40 imbarcazioni che facevano parte della flottiglia di aiuti umanitari. La partenza avverrà da Barcellona, seguita da Tunisia, Italia e altri porti del Mediterraneo: “Questa volta salperemo con migliaia di partecipanti, tra cui oltre mille medici, infermieri, operatori sanitari... Avremo con noi professionisti del settore sanitario. Avremo con noi eco-costruttori. Avremo con noi investigatori per crimini di guerra, il che rappresenta la differenza rispetto alla missione precedente” . Parallelamente alla missione marittima, verrà realizzato “un nuovo grande movimento riguardante la terra, un nuovo convoglio terrestre Sumud".
February 11, 2026
Radio Onda Rossa
VERONA: ATTESA PER LA DECISIONE SULL’ARCHIVIAZIONE DEL CASO MOUSSA DIARRA, IL POLIZIOTTO POTREBBE ESSERE SCAGIONATO
Domani l’indagine dulla morte di Moussa Diarra affronta la valutazione della giudice Livia Magri, che dovrà decidere sulla richiesta di archiviazione presentata dalla PM Diletta Schiaffino. La giudice tuttavia potrebbe anche posticipare la delibera. L’archiviazione potrebbe scagionare definitivamente il poliziotto che ha sparato a Moussa nella mattina del 20 ottobre del 2024. La famiglia Diarra tramite i legali Fabio Anselmo, Paola Malavolta, Silvia Galeone e Federica Campostrini hanno presentato un documento articolato per opporsi all’archiviazione. Il Comitato verità e giustizia per Moussa Diarra, insieme alla Comunità Maliana, hanno organizzato un presidio questo giovedì 12 febbraio, davanti al tribunale di Verona di via dello Zappatore, tra le ore 9 e le ore 13, dove si deciderà sull’archiviazione. Facciamo il punto con Alberto del Comitato verità e giustizia per Moussa Diarra. Ascolta o scarica
February 11, 2026
Radio Onda d`Urto