L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.

«Dal fiume al mare», liberi e inclusivi
Sergio Sinigaglia sull’autobiografia di Widad Tamimi Dal fiume al mare, uno slogan che può avere diverse interpretazioni sia per i palestinesi che per gli israeliani. Può essere foriero di esclusivismi, oppure di liberazione per entrambi i popoli. Una alternativa alla ormai vuota retorica dei “due Stati”, improponibile di fronte a ciò che è accaduto dopo il 7 ottobre e all’annessione
SA RAZZA – La Razza (1992) https://www.youtube.com/watch?v=DWgIA4GJmes La posse in Sardegna negli anni Novanta.
March 15, 2026
archivio grafton9
Puntata 1
Puntata 1 di rien a dire del 12 o 19 febbraio! Per lo sport e vive la France! Puntata 1
March 15, 2026
Radio Eustachio
Coalizione Epstein contro la Striscia di Gaza: giorno 891. Attacchi aerei uccidono 13 persone
Gaza – InfoPal. La situazione nella Striscia di Gaza continua ad essere devastante, tra bombardamenti israeliani in un cessate il fuoco continuamente violato da parte del regime di Tel Aviv, e il Board of Peace, il processo di colonizzazione israelo-statunitense della Striscia prosegue impunemente. Domenica sera, diversi agenti di polizia palestinesi sono stati uccisi da un aereo da guerra israeliano all’ingresso della città di al-Zawaida, nella Striscia di Gaza centrale. Fonti locali hanno riferito che un aereo israeliano ha preso di mira una jeep della polizia all’ingresso di al-Zawaida, causando otto morti e diversi feriti. Il ministero degli Interni di Gaza ha confermato che il micidiale attacco aereo è avvenuto in via Salahuddin, vicino all’ingresso di al-Zawaida. Nella mattinata, un altro attacco israeliano ha causato la morte di tre palestinesi, genitori e figlio, e del figlio di un vicino, sempre nella Striscia di Gaza centrale. Fonti mediche hanno riferito che le tre vittime, tutte appartenenti alla stessa famiglia, sono state uccise nella zona di al-Sawarha, nel campo profughi di an-Nuseirat. Sono stati identificati come Kamel Ayyash, sua moglie Halima Ayyash e il figlio Ahmad. Anche il figlio di un vicino è rimasto ucciso nello stesso attacco. Nel frattempo, la Protezione Civile ha segnalato 10 morti civili a causa di attacchi israeliani in diverse aree nelle ultime 24 ore. L’esercito di occupazione israeliano effettua quotidianamente raid aerei e bombardamenti di artiglieria su Gaza, violando sistematicamente l’accordo di cessate il fuoco entrato in vigore l’11 ottobre 2025. (Fonti: Quds Press, Quds News, PressTv, PIC, Al-Mayadeen; ministero della Salute di Gaza; Euro-Med monitor, Telegram; credits foto e video: Quds News network, PIC, Wafa, ministero della Salute di Gaza, Telegram e singoli autori). Per i precedenti aggiornamenti: Genocidio e pulizia etnica a Gaza
March 15, 2026
InfoPal
Il ricatto russo: la storia di Zakaria
“Quando avevo 17 anni ho lasciato il mio paese portando con me un sogno semplice: studiare e costruire un futuro migliore”, comincia così Zakaria, 19 anni, a raccontare la sua storia che di semplice ha ben poco. Originario del Marocco, … Leggi tutto L'articolo Il ricatto russo: la storia di Zakaria sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
[2026-03-22] Ciclo Corsi in Certosa @ Giardino Ciro Principessa
CICLO CORSI IN CERTOSA Giardino Ciro Principessa - Largo dei Savorgnan (domenica, 22 marzo 16:00) 📣📣📣 CICLO CORSI IN CERTOSA By MAGO 📣📣📣 ❣️ Giardino Ciro Principessa Largo dei Savorgnan 👉 Quattro incontri di ciclo meccanica 👈 📅📅📅 • 15 febbraio ⏰ 16.00 - 18.00 Ruote, foratura, montaggio copertoni, conatura, smagliacatena • 22 febbraio ⏰ 16.00 - 18.00 Freni cantilever, cambio, tensione fili, ganasce • 1 marzo ⏰ 16.00 - 18.00 Serie sterzo, forcelle, pedali, pedivelle • 8 marzo lotto tutto l’anno ✊ ⏰ 16.00 - 18.00 Tuttə insiemɜ monteremo una bici 🚲🌱🚲🌱🚲🌱🚲🌱🚲🌱🚲🌱 👉 APERICENA DOPO LE LEZIONI, un modo per stare insieme e vivere gli spazi 🍺🍇🍝 👉 Quarto compleanno della Ciclocertosa sabato 21 marzo 2026 stay tuned 🚲💛🚲
March 15, 2026
Gancio de Roma
Puntata 0
Puntata zero di rien a dire di giovedì 5 febbraio 2026! Barbie e Power Rangers tornano alla ribalta! Puntata 0
March 15, 2026
Radio Eustachio
Publiacqua interamente pubblica: implicazioni e prospettive per la gestione dei servizi locali
Respinto il contenzioso di Acque Blu Fiorentine. Intervista con Marco Cardone, tra i promotori del Comitato Trasparenza per Empoli, attivamente coinvolto nella Rete Toscana per la Tutela dei Beni Comuni e nel Forum Toscano dei Movimenti per l’Acqua, con cui … Leggi tutto L'articolo Publiacqua interamente pubblica: implicazioni e prospettive per la gestione dei servizi locali sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
L’acqua, una risorsa più vitale del petrolio, trasformata in arma di guerra in Medio Oriente
di Francisco Carrión,    Other News, 15 marzo 2026.   Impianto di desalinizzazione in Iran La guerra che da una settimana oppone Stati Uniti, Israele e Iran ha aperto un nuovo fronte strategico in Medio Oriente: l’acqua. Dopo decenni in cui il petrolio, i porti o gli aeroporti costituivano gli obiettivi prioritari, gli impianti di desalinizzazione – l’infrastruttura che garantisce l’approvvigionamento di acqua potabile a milioni di persone nella penisola arabica, uno degli epicentri mondiali dello stress idrico – hanno cominciato ad apparire nella lista degli obiettivi militari. Il cambiamento segna un salto di qualità nell’escalation regionale e rivela fino a che punto il conflitto abbia iniziato a colpire il cuore della vita civile in una delle regioni più aride del pianeta. La cronologia degli ultimi giorni è rivelatrice. Il primo incidente si è verificato sabato in territorio iraniano. Teheran ha denunciato che gli Stati Uniti hanno attaccato un impianto di desalinizzazione sull’isola di Qeshm, nello strategico stretto di Ormuz. Il danno ha compromesso l’approvvigionamento idrico in decine di località. Il giorno dopo, il Bahrein ha segnalato un attacco con droni contro un impianto simile sul proprio territorio, attribuito all’Iran. Lo scontro segna una svolta pericolosa: la guerra ha iniziato a estendersi alle infrastrutture che garantiscono l’accesso all’acqua. Il ministro degli Esteri iraniano, Abbas Araghchi, ha accusato direttamente Washington di aver aperto una nuova fase del conflitto colpendo infrastrutture civili. «Gli Stati Uniti hanno commesso un crimine flagrante e disperato attaccando un impianto di desalinizzazione dell’acqua dolce sull’isola di Qeshm. L’approvvigionamento idrico di 30 villaggi ne ha risentito», ha denunciato. Il capo della diplomazia iraniana ha aggiunto un monito sulle conseguenze di questa nuova dinamica: «Attaccare le infrastrutture dell’Iran è una misura pericolosa con gravi conseguenze. Sono stati gli Stati Uniti a creare questo precedente, non l’Iran». Washington nega. Un portavoce del Comando Centrale degli Stati Uniti ha assicurato che le forze statunitensi non hanno attaccato alcun impianto di desalinizzazione in Iran. Ma l’episodio ha aperto un dibattito inquietante tra analisti e responsabili politici: l’acqua potrebbe diventare un nuovo strumento di pressione nella guerra. La fragilità del Golfo Nel Golfo Persico, gli impianti di desalinizzazione non sono una semplice infrastruttura: sono il sistema che permette l’esistenza di città in pieno deserto. Uno dei motori di quelle metropoli futuristiche fatte di grattacieli e lusso. Il Medio Oriente concentra oltre il 40% della capacità mondiale di desalinizzazione e fino a 5.000 impianti forniscono acqua potabile a una popolazione eterogenea, composta da locali ed espatriati. La dipendenza è estrema. Il Bahrein ricava circa l’85% della sua acqua potabile da questi impianti; il Kuwait circa il 93%; l’Arabia Saudita più del 60%; e il Qatar dipende praticamente in tutto e per tutto da essi, avverte in un colloquio con El Independiente David Michel, ricercatore del programma di sicurezza alimentare e idrica del Center for Strategic and International Studies. Questa dipendenza, sottolinea, rende gli impianti di desalinizzazione «uno dei punti più vulnerabili della regione». «Le vulnerabilità dell’Iran e dei paesi del Golfo in materia di risorse idriche sono diverse, ma in entrambi i casi gli impianti di desalinizzazione rappresentano infrastrutture critiche», sostiene. E prevede: «Se questi impianti diventassero obiettivi, l’impatto potrebbe essere enorme». Come l’acqua può diventare un’arma L’acqua può trasformarsi in un obiettivo militare in molti modi. Gli impianti di desalinizzazione possono essere attaccati direttamente, ma possono anche essere paralizzati da danni alle infrastrutture energetiche o elettriche da cui dipendono. «Gli impianti di desalinizzazione richiedono enormi quantità di energia», avverte Michel. «Un attacco contro centrali elettriche o reti elettriche può avere un effetto a cascata sulla produzione di acqua». Esistono anche altre vulnerabilità meno visibili: le stazioni di pompaggio, le condutture di distribuzione o le prese d’acqua nel Golfo possono essere sabotate o danneggiate. «L’acqua del Golfo è la fonte di tutti questi impianti», sottolinea l’esperto. «Una grande fuoriuscita di petrolio potrebbe bloccare le prese d’acqua e paralizzare gli impianti», aggiunge. Michel ricorda che qualcosa di simile è accaduto durante la Guerra del Golfo del 1991, quando l’Iraq riversò milioni di barili di greggio nel Golfo Persico. «Quella fuoriuscita bloccò le prese d’acqua degli impianti in Kuwait e il paese dovette ricorrere a autocisterne per rifornire la popolazione». Un’altra variabile è la possibilità di attacchi informatici che ne sabotino la gestione. «Sappiamo che l’Iran utilizza hacker, ransomware e attacchi informatici per destabilizzare le economie e le infrastrutture dei suoi vicini, e che l’Iran si è infiltrato e ha violato i sistemi di approvvigionamento idrico degli Stati Uniti. Nel 2013 hanno fatto irruzione in una diga in una città chiamata Rye, nello Stato di New York. E nel 2023 e nel 2024 hanno nuovamente fatto irruzione in diverse strutture idriche negli Stati Uniti. Questa è un’altra tattica asimmetrica con cui l’Iran potrebbe perturbare il funzionamento dei sistemi idrici, non solo nel Golfo, ma anche, potenzialmente, in altri paesi”, spiega Michel. Strategia di pressione incrociata Per molti analisti, la comparsa di queste infrastrutture nel conflitto risponde a una logica di pressione indiretta. In dichiarazioni a questo giornale, Ali Vaez, esperto di Iran dell’International Crisis Group, ritiene che la guerra potrebbe entrare in una fase più pericolosa. «La fase successiva nel ciclo di escalation consiste nell’attaccare le infrastrutture per rendere la prosecuzione della guerra più intollerabile», afferma. «Potrebbe trasformare la regione in una terra bruciata, senza vincitori». Karen Young, ricercatrice del programma sull’energia del Middle East Institute, interpreta gli attacchi come parte di una strategia di pressione incrociata tra le parti. «Il punto di pressione per Israele è il governo iraniano e la sua capacità di mantenere i servizi pubblici», spiega. «Per l’Iran, il punto di pressione è instillare paura negli stati del Golfo e minacciare le loro economie e la loro tolleranza al conflitto, che è molto inferiore a quella dell’Iran». Una regione estremamente vulnerabile La fragilità delle monarchie del Golfo è dovuta anche all’assenza di riserve naturali d’acqua. A differenza dei paesi con grandi bacini idrici o falde acquifere, le riserve nella regione sono limitate. «Questi paesi hanno pochissime risorse idriche naturali. Non sono la Spagna o gli Stati Uniti, che dispongono di grandi riserve di acqua immagazzinata. I paesi del Golfo sono paesi aridi con pochissime precipitazioni e pochissime risorse idriche naturali rinnovabili. Ecco perché dipendono così tanto dalla desalinizzazione». Il rischio non si limita al piano locale. Gli impianti di desalinizzazione riforniscono anche settori industriali ed energetici fondamentali per l’economia mondiale. Joost Hiltermann, consulente per il Medio Oriente dell’International Crisis Group, avverte che il vero pericolo sta nella possibilità di un’escalation sostenuta. «Più preoccupante del danno attuale è la prospettiva di molti altri attacchi», afferma. «Ci sono innumerevoli obiettivi di questo tipo in tutta la regione». L’impatto potrebbe essere duplice: economico e ambientale. «La distruzione degli impianti di desalinizzazione potrebbe provocare una pericolosa carenza di acqua potabile in una regione prevalentemente arida», ammette. Le aziende spagnole in prima linea L’escalation solleva interrogativi anche per le aziende straniere che gestiscono infrastrutture idriche nel Golfo. Tra queste spiccano le spagnole Acciona e Aqualia, due multinazionali che negli ultimi decenni hanno esportato nella penisola arabica la loro esperienza nella gestione delle risorse idriche. Acciona, presente in Medio Oriente dal 2008, partecipa a progetti idrici negli Emirati Arabi Uniti, in Arabia Saudita e in Qatar che riforniscono circa dieci milioni di persone. L’azienda conta più di 5.000 dipendenti nella regione e afferma, in dichiarazioni a questo giornale, di «seguire protocolli di sicurezza adattati al contesto di conflitto». Se la tendenza continua, la guerra potrebbe entrare in una fase ancora più pericolosa. In una regione dove le città dipendono da impianti industriali per potersi abbeverare, attaccare un impianto di desalinizzazione non significa solo distruggere un’infrastruttura. Significa colpire la risorsa più fondamentale per la sopravvivenza di milioni di persone. «In un caso drammatico di interruzione totale, di distruzione completa di diversi impianti di desalinizzazione, non dispongono di riserve su cui poter contare. Potrebbero trovarsi ad affrontare una situazione di emergenza idrica», conclude Michel. Francisco Carrión. Ho raccontato una rivoluzione, un colpo di stato e anni di proteste, sogni e speranze infrante nel mondo arabo. Dall’Egitto all’Iraq. Mi sono formato all’Agenzia EFE e ho maturato esperienza come corrispondente di El Mundo al Cairo per oltre un decennio. Sono autore di «Il Cairo, vite nell’abisso» (Península). https://www.other-news.info/notizie/?s=L%27acqua%2C+una+risorsa+
March 15, 2026
Assopace Palestina
La forza delle donne palestinesi e israeliane
Le donne palestinesi di Women of the Sun e le donne israeliane di Women Wage Peace, da sempre a fianco nella richiesta di pace, dignità e diritti, promuovono una Marcia che si svolgerà a Roma il 24 marzo: The Barefoot Walk-Camminata a piedi nudi -L’appello delle madri per la pace. Una rete di associazioni, donne e uomini provenienti da paesi diversi, sta sostenendo questo evento che rappresenta una coraggiosa, drammatica e faticosa volontà di continuare ad alimentare relazioni umane, dialogo e riconoscimento reciproco, nonostante l’orrore di quanto avvenuto e ancora in corso, uniscono le loro voci per chiedere, come si legge nell’ appello, di “raggiungere una pace giusta e inclusiva” che interrompa la catena di morti e sofferenze. L’appello delle Madri parla di “desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e le generazioni future”, un desiderio che ci sentiamo di condividere e sostenere. Il loro appello chiede “colloqui e negoziati di pace con un impegno determinato a raggiungere una soluzione politica al lungo e doloroso conflitto, entro un lasso di tempo limitato” e l’inclusione delle donne nei processi decisionali, riconoscendone il ruolo in base alla risoluzione ONU 1325.  Una richiesta che facciamo nostra come tante volte abbiamo fatto con i nostri atti di testimonianza. E’ importante andare a Roma il 24 marzo, è importante dare voce a queste donne che pur vivendo quotidianamente la violenza del conflitto, ci chiedono di impegnarci tutte e tutti insieme per rispondere alla loro richiesta “per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi stesse, i nostri figli e le persone della regione”. Questo significa rifiutare una logica di violenza e sopraffazione che attraversa anche la nostra società e soffoca ogni possibilità d’incontro, relazione e dialogo. E’ la voce della società civile che si cura delle proprie comunità, ricuce relazioni, senza le quali nessun negoziato può avere un successo duraturo. Abbiamo deciso di sostenere il loro Appello, vi invitiamo a farlo sottoscrivendolo a questo link A Firenze organizzeremo un evento di supporto il 24 marzo che riunirà coloro che non potranno essere presenti a Roma, promuovendo un’occasione di condivisione a livello cittadino che ci veda insieme ad altre associazioni, singoli e singole per testimoniare l’urgenza di pace, diritti e sicurezza. Per aderire all’iniziativa a supporto che si svolgerà a Firenze, potete scrivere a appellopace@gmail.com Ci ritroveremo alle 17,30 presso il Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira (Via dei Pescioni, 3, Firenze) un momento di condivisione e alle 19,30 sul Ponte Santa Trinita per rendere comune l’appello alla pace, al dialogo e al reciproco riconoscimento.Vi invitiamo a partecipare e a portare con voi un fiore bianco che possa essere lasciato andare nelle acque del nostro fiume come simbolo di vita e di speranza. A sostegno dell’ Appello delle Madri Donne insieme per la Pace, Rete delle Parrocchie per la pace, la comunità Bahá’í, Religions for peace Italia sezione Firenze, Centro Internazionale Studenti Giorgio La Pira, Firenze Città Aperta, la Comunità dell’ Isolotto, Libere Tutte,Cgil, Cospe, Dancelab Armonia  APPELLO Delle Madri Noi, donne palestinesi e israeliane di ogni estrazione sociale, siamo unite nel desiderio umano di un futuro di pace, libertà, uguaglianza, diritti e sicurezza per i nostri figli e le generazioni future. Crediamo che anche la maggior parte delle persone delle nostre nazioni condivida il nostro desiderio comune. Pertanto, chiediamo ai nostri leader di ascoltare il nostro appello e di avviare tempestivamente colloqui e negoziati di pace, con un impegno determinato a raggiungere una soluzione politica al lungo e doloroso conflitto, entro un lasso di tempo limitato. Invitiamo i popoli di entrambe le nazioni, palestinese e israeliano, e i popoli della regione, ad aderire al nostro appello e a dimostrare il loro sostegno alla risoluzione del conflitto. Invitiamo le donne del mondo a sostenerci per un futuro di pace e sicurezza, prosperità, dignità e libertà per noi stesse, i nostri figli e le persone della regione. Invitiamo le persone di pace di tutto il mondo, giovani e anziani, i leader religiosi, le persone influenti, i leader delle comunità, gli educatori e coloro che hanno a cuore questa questione, ad aggiungere la loro voce al nostro appello. Invitiamo i nostri leader ad ascoltare la voce e la volontà dei popoli in questo appello per risolvere il conflitto e raggiungere una pace giusta e inclusiva. Ci impegniamo a svolgere un ruolo attivo nel processo negoziale fino alla sua risoluzione, in linea con la Risoluzione ONU 1325. Invitiamo i nostri leader a mostrare coraggio e visione per realizzare questo cambiamento storico, a cui tutti aspiriamo. Uniamo le forze con determinazione e collaborazione per restituire speranza ai nostri popoli. ANBAMED
March 15, 2026
Pressenza
Migliaia di persone protestano ad Atene contro il ruolo della Grecia nell’attacco all’Iran
Mercoledì e giovedì migliaia di manifestanti hanno sfilato nel centro della capitale greca Atene verso l’Ambasciata degli Stati Uniti per protestare contro la guerra all’Iran e chiedere la chiusura delle basi NATO in Grecia. “Riteniamo che la posizione del governo greco sia spregevole, perché non solo ci mette in pericolo ospitando basi americane in tutto il Paese, ma ha anche legami molto forti con lo Stato di Israele che sta conducendo un genocidio insieme agli Stati Uniti. Per noi, il governo avrebbe già dovuto rilasciare una dichiarazione pubblica che chiarisse che non intende essere coinvolto in questa guerra. Al contrario, lo vediamo agire, sia con le fregate nel Mar Rosso che con gli F-16 a Cipro. Questo dimostra che il nostro Paese vuole essere parte della guerra” ha dichiarato Sofia Theotoka. Foto di Rena Xirofotu, Pressenza Grecia Democracy Now!
March 15, 2026
Pressenza