L’assemblea degli azionisti di Snam torna a essere a porte chiuse. ReCommon manifesta lo stesso tutte le sue perplessità sul piano di metanizzazione della Sardegna, fortemente voluto dalla multinazionale fossile italianaRoma, 29 aprile 2026 – Oggi Recommon non potrà intervenire in qualità di
“azionista critico” all’assemblea degli azionisti di Snam. La società, infatti,
dopo aver tenuto le assemblee a porte aperte durante gli ultimi due anni, ha
deciso di limitare la partecipazione diretta degli azionisti, seguendo l’esempio
delle altre grandi multinazionali e banche italiane. In questo modo, denuncia
ReCommon, si riducono gli spazi di confronto pubblico su decisioni strategiche
di queste grande aziende che sono spesso anche partecipate dallo Stato, come
Snam.
Nonostante queste limitazioni, ReCommon ha sottoposto a Snam una serie di
domande scritte relative al piano di metanizzazione della Sardegna, un progetto
che punta a introdurre il gas nell’isola con decenni di ritardo, in un contesto
storico in cui la priorità dovrebbe essere ridurre la dipendenza dalle fonti
fossili e accelerare la transizione energetica. Il piano di metanizzazione della
Sardegna partirebbe con una prima fase incentrata con la presenza di una nave
rigassificatrice FSRU nel porto di Oristano e la realizzazione di una dorsale di
gasdotti per portare il gas fino al Sulcis e Cagliari. La seconda fase prevede
un’altra FSRU a Porto Torres, legata però alla possibile conversione a gas della
centrale di Fiume Santo di Ep Produzione (filiale della società ceca EPH), oggi
ancora a carbone. Il gas in forma liquida arriverebbe in Sardegna attraverso le
cosiddette “virtual pipeline”, cioè navi spola che trasporterebbero il gnl dai
rigassificatori dell’Italia continentale, principalmente dal terminale OLT a
Livorno, per il quale Snam prevede anche un ampliamento.
Le perplessità di ReCommon riguardano, in particolare, nella Fase 1 del progetto
il fatto che oltre il 50% della domanda prevista di gas risulta legata a un
unico soggetto industriale, Eurallumina. Snam afferma che il progetto della
dorsale sud resta economicamente sostenibile anche senza il contributo della
domanda di Eurallumina. Questa la risposta fornita dalla società: “Sono state
effettuate delle analisi di sensitività sulla potenziale variazione della
domanda attesa, che confermano come i benefici della metanizzazione siano
comunque superiori ai costi nel periodo considerato, anche in presenza di una
domanda significativamente inferiore”.
Sede di Snam, foto Carlo Dojmi di Delupis/ReCommon, 2025
Questa affermazione rappresenta un elemento di forte vulnerabilità, anche perché
Eurallumina non è oggi un consumatore industriale attivo. Lo stabilimento è in
forte crisi e non produce più dal 2009. Nel piano decennale di Snam ed Enura,
Eurallumina viene comunque considerata come principale driver della domanda
futura di gas in Sardegna. ReCommon crede sia rischioso legare la realizzazione
di un ampio progetto infrastrutturale a un impianto che non è operativo da oltre
dieci anni e la cui riattivazione resta incerta e costosa.
L’associazione solleva dubbi sulla solidità degli scenari delineati da Snam,
specialmente in assenza dell’eventuale impiego del gas da parte di Eurallumina.
Sempre in merito al progetto di metanizzazione della Sardegna, permangono poi
forti criticità legate all’assenza di un’analisi costi-benefici recente,
indipendente e trasparente. Le analisi finora richiamate da Snam risultano
infatti basate su studi antecedenti alle profonde trasformazioni del contesto
energetico mondiale e italiano, determinate dalla crisi del 2021-2022 e da
quella attuale, che hanno provocato un’estrema volatilità dei prezzi e delle
forniture di gas. In questo contesto, la Sardegna potrebbe rappresentare un caso
emblematico di transizione diretta dal carbone a un sistema energetico
maggiormente elettrificato e autosufficiente, senza un passaggio strutturale al
gas, opzione che ad oggi non sembra nemmeno essere stata valutata. Nelle
risposte che Snam ha fornito a ReCommon su questo tema, la società fa sempre
riferimento a un’analisi costi-benefici aggiornata nell’ambito del Piano Unico
di Sviluppo 2025–2034, precisando che si tratta di una revisione interna
elaborata dagli stessi soggetti promotori dell’infrastruttura e non di una nuova
valutazione indipendente esterna.
Un altro elemento di incertezza che rimane è sulla coerenza tra il progetto di
Snam, le infrastrutture previste tra fase 1 e fase 2 della metanizzazione e
l’effettiva domanda di gas dell’isola, anche considerando la mancanza di dati
pubblici dettagliati e indipendenti su domanda attesa, scenari di consumi e il
livello di utilizzo delle infrastrutture previste nel medio e lungo periodo.
«Il piano di Snam allarga alla Sardegna la dipendenza dal gas, e in particolare
dal gas naturale liquefatto importato, di cui soffre il sistema economico
italiano, e chiude gli spazi per costruire un sistema energetico realmente
sostenibile. Questo carica sulle spalle delle generazioni future dei costi che
né Snam, né il governo vogliono stimare, e che si aggiungono ai gravi danni
alla salute delle persone e all’ambiente generati dal carbone» ha affermato
Paola Matova di ReCommon.