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Impresentabile
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Gianfranco Grenar su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- La violenza contro le donne resta ancora, nella maggior parte dei casi, impresentabile. Non c’è bisogno di arrivare alla questione del “consenso”, introdotto nel disegno di legge Buongiorno (leggi anche Quando sono le donne a fare il lavoro sporco del patriarcato), per sapere che sono le donne, per il pregiudizio atavico della ideologia patriarcale, a dover dimostrare che “non se la sono cercata” che non sono state loro a “dare corpo” alla sessualità dell’uomo. Di fronte alla violenza maschile in tutte le sue forme, invisibili – molestie sessuali, condizionamenti psicologici, ricatti lavorativi, dipendenza economica, ecc.- e manifeste – stupro, maltrattamenti, tentato femminicidio, segregazione, ecc.-, sappiamo bene quanto sia difficile per una donna darne testimonianza pubblica, o arrivare alla denuncia. Quanto conta la paura della ritorsione vendicativa da parte dell’aggressore e quanto invece quella di dover affrontare una legge improntata da millenni allo stesso sessismo per cui si chiede giustizia? Quanto fanno da freno rapporti con datori di lavoro, legami affettivi con un familiare, l’idea di una “colpevolezza” già inscritta in un corpo identificato con la sessualità, la “caduta”, “il peccato”? Quanto è più difficile alzare la propria voce contro una aggressione sessista per la donna che, essendo conosciuta pubblicamente, sa di sollevare pettegolezzi, voyeurismo, spettacolarità, curiosità e dubbi sulla sua condotta? Se il Me-too si è alzato all’improvviso e ingrossato rapidamente come l’onda anomala di un tifone marino, è perché era già il fondamento traballante, “il mare ribollente” di un vissuto quotidiano impossibile da “nominare”. Per questo è importante che, oltre a manifestare e opporsi a leggi che rafforzano paure e silenzi, si torni a indagare fin dalle sue origini la cultura patriarcale, inscritta nelle istituzioni, nei poteri, saperi e linguaggi della sfera pubblica, e purtroppo anche “nell’oscurità dei corpi”, come dice Pierre Bourdieu. E da lì che va snidata per evitare che la vittima diventi col suo silenzio, forzatamente e suo malgrado, complice dell’aggressore. “Non sei sola” deve voler dire che, oltre a contare sulla solidarietà di tante altre donne, si può fare riferimento a teorie e pratiche di un movimento di liberazione dal dominio maschile, la cui voce è diventata ormai incancellabile dal dibattito culturale e politico. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Impresentabile proviene da Comune-info.
February 17, 2026
Comune-info
Lo spettacolo carcerario di Ben-Gvir mostra la deriva del governo verso una brutalità senza legge
Editoriale di Haaretz,  Haaretz, 16 febbraio 2026.   La messa in scena di prigionieri palestinesi in catene glorifica la violenza e mina le norme giuridiche, mettendo a nudo un governo disposto a barattare l’umanità con il teatro politico. Screenshot dal video pubblicato dal ministro israeliano della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir. Lo scorso fine settimana, il ministro della Sicurezza Nazionale Itamar Ben-Gvir ha presentato in modo palese il volto orribile che caratterizza questo governo. Accompagnato da alcuni genitori in lutto, Ben-Gvir ha visitato una struttura carceraria dove sono detenuti prigionieri di sicurezza, tra cui i terroristi di Hamas Nukhba. Il Servizio Penitenziario Israeliano, i cui comandanti competono per vedere chi riesce a ingraziarsi maggiormente Ben-Gvir maltrattando i prigionieri palestinesi, ha organizzato una presentazione per il ministro. Al termine della visita, Ben-Gvir ha pubblicato un video sul suo account X che mostrava la sua visita, vantandosi e glorificando lo spettacolo spregevole e miserabile che aveva messo in scena. Se in passato Israele era orgoglioso delle condizioni umane in cui deteneva i terroristi palestinesi, ora il governo è orgoglioso di pubblicare video “snuff” [pettacoli che mostrano senza ritegno uccisioni e torture, NdT] sotto la direzione del ministro del male. “È prima del Ramadan e stiamo assistendo alle attività di routine del servizio penitenziario”, ha detto il ministro-narratore alla telecamera, “di fronte a terroristi assassini, spregevoli e maledetti. Quello che abbiamo fatto qui è storico… ma ora abbiamo bisogno di qualcos’altro: morte ai terroristi”. Mentre punta il dito contro i prigionieri incatenati che sono stati gettati ai suoi piedi dalle guardie carcerarie, continua con entusiasmo: “Devono essere giustiziati, impiccati, con un’iniezione, sulla sedia elettrica; l’importante è giustiziarli”. Non sappiamo chi siano i prigionieri gettati ai piedi di Ben-Gvir. Si può presumere che nessuno di loro abbia subito un procedimento legale dopo più di due anni. Nessuno ha ricevuto nemmeno una singola visita dai rappresentanti della Croce Rossa, come richiesto dal diritto internazionale. Tra loro ci sono prigionieri le cui famiglie nella Striscia di Gaza non hanno idea di cosa sia loro successo e se siano ancora vivi. I prigionieri sono detenuti in condizioni difficili, tra cui la fame e la routine obbligatoria di trascorrere la maggior parte della giornata in catene. A novembre, un rapporto pubblicato dall’organizzazione no profit Physicians for Human Rights ha rivelato che dall’inizio della guerra nella Striscia di Gaza sono morti 94 prigionieri nelle carceri israeliane. In una performance particolarmente ridicola e assurda, le forze del servizio penitenziario hanno “fatto irruzione” nel cortile della prigione con il volto mascherato, armate e corazzate dalla testa ai piedi, lanciando granate stordenti nel cortile senza alcun motivo, se non quello di ingraziarsi Ben-Gvir. Poi sono entrate nelle celle e hanno trascinato fuori un prigioniero dopo l’altro, con mani e piedi ammanettati, gli occhi bendati, e li hanno gettati a terra come oggetti. Era chiaro che Ben-Gvir si stava godendo lo spettacolo e ha elogiato le guardie e i loro comandanti. Tra i prigionieri ci sono brutali terroristi che hanno partecipato al massacro del 7 ottobre, un massacro che il governo vuole descrivere come “eventi”. Le loro mani sono macchiate del sangue di israeliani innocenti e devono essere puniti con tutta la forza della legge. Ma c’è una distanza enorme tra una procedura legale e corretta di punizione e lo spettacolo messo in scena in onore di Ben-Gvir. Una società viene giudicata in base a come mantiene questa distanza. https://www.haaretz.com/opinion/editorial/2026-02-16/ty-article-opinion/ben-gvirs-prison-spectacle-shows-the-governments-descent-into-lawless-brutality/0000019c -6314-de36-a19f-ef9f32330000 Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
February 17, 2026
Assopace Palestina
Gli utili straordinari delle banche a scapito del welfare
“Le banche italiane consegnano agli archivi un’annata stellare, con profitti che hanno superato con slancio i 30 miliardi di euro. Brindano gli azionisti che si preparano a incassare 26,5 miliardi, grazie ai risultati centrati nell’intero 2025 dai soli istituti di credito quotati in Piazza Affari. I manager si aspettavano di poter gratificare i soci, tanto da staccare a novembre cospicui anticipi sulla cedola complessiva. Con i risultati pubblicati nella prima metà di febbraio, quelle sensazioni positive sono diventate certezze: gli assegni da spedire agli azionisti sono pronti, con la percentuale sugli utili distribuita ai soci che vola oltre l’84%. Le regine per risultati e cedole sono Unicredit e Intesa Sanpaolo.” Così con garrula gioia i giornali salutano l’annata dei profitti straordinari delle banche italiane ma queste performance sono state garantite dalla ritirata politica del welfare a favore della privatizzazione dei servizi (permettendogli di vendere polizze previdenziali e sanitarie), riduzione del deprezzamento dei titoli dello Stato che hanno in bilancio e selezione del credito a tutto vantaggio dei “clienti redditizi”. Non è un caso che l’unico comparto in grado di avvicinarsi a tali record sia quello del riarmo con una percentuale del 14%,i fattori che hanno garantito dividendi e cedole fuori misura risiedono in primo luogo nella crisi del welfare a favore della privatizzazione dei servizi,infatti le banche si sono arricchite con le commissioni sulla vendita dei loro prodotti finanziari e assicurativi: in parole semplici, vendendo polizze previdenziali e sanitarie, rese sempre più indispensabili dalla mancata copertura previdenziale del sistema pensionistico pubblico. Inoltre le banche italiane hanno comprato i titoli del debito del nostro Paese con le risorse trasferite gratuitamente dalla Bce; ora, per effetto della politica di austerità contenuta nella Legge di bilancio e nelle altre misure del governo, il rating del debito è migliorato e quindi le banche hanno migliorato i loro bilanci potendo distribuire profitti ai super ricchi. Il terzo fattore è stato costituito da una maggiore selezione del credito a tutto vantaggio dei creditori solidi, i soliti noti clienti redditizi .Negli ultimi anni, anche per effetto di normative fatte per creare un credito per soli privilegiati, il flusso dei crediti bancari, spesso coperto da garanzie pubbliche, si è rivolto solo verso clienti estremamente solidi, in modo da ridurre le costose sofferenze. Ne parliamo con Alessandro Volpi economista che scrive su Altreconomia
February 17, 2026
Radio Blackout - Info
Spot 04.02.26 Aurora Vanchiglia Transfemminista vs. Falene, Cittadella Women e Utopiadi
In questa puntata di SPOT, a cura dell’Aurora Vanchiglia Trasfemminista, non siamo sol3! Commenteremo le notizie assieme alla squadra amica di calcio transfemminista: le Falene! Musica, notizie dal mondo dello sport popolare e non solo, chiacchiere da bar e i soliti errori in consolle vi aspettano. Link Utili: https://www.calciofemminileitaliano.it/calcio-femminile/eccellenza/il-cittadella-women-si-ritira-le-calciatrici-stanche-di-essere-prese-in-giro-e-di-promesse-mai-mantenute/ https://www.calciofemminileitaliano.it/calcio-femminile/eccellenza/cittadella-women-le-ragazze-del-settore-giovanile-qualcuno-ha-deciso-di-trarre-vantaggio-dalla-nostra-dedizione-cancellati-anni-di-sacrifici/ https://cio2026.org Falene: https://nessunofuorigioco.it/falene https://www.instagram.com/nessun_fuorigioco
February 16, 2026
Radio Blackout - Info
Israele ha appena avviato il processo per legalizzare l’annessione della Cisgiordania. Ecco in cosa consiste
di Qassam Muaddi,       Mondoweiss, 11 febbraio 2026.     Il governo israeliano ha recentemente adottato misure radicali per modificare lo status quo giuridico in Cisgiordania. Ecco cosa comportano questi cambiamenti e come preparano il terreno per l’annessione. Una bandiera israeliana sovrasta un insediamento ebraico illegale in Cisgiordania. Foto scattata dal parco nazionale israeliano Herodian in Cisgiordania. (Foto: Jamie Lynn Ross/Flickr) Israele ha appena cancellato per legge l’esistenza palestinese in Cisgiordania, e non è un’esagerazione. Finora era opinione comune affermare che l’annessione della Cisgiordania da parte di Israele fosse di fatto già avvenuta, poiché sul territorio si era instaurato uno stato di annessione de facto, anche se la Cisgiordania era ancora considerata giuridicamente separata. La situazione è cambiata domenica 8 febbraio. Sebbene Israele non abbia annunciato un’annessione de jure della Cisgiordania, ha gettato le basi giuridiche per farlo. Domenica scorsa il gabinetto di sicurezza del governo israeliano ha preso una serie di decisioni che hanno modificato lo status quo giuridico in Cisgiordania, riducendo drasticamente l’autorità già limitata dell’organismo di autogoverno noto come Autorità Palestinese (AP). Ciò segna l’inizio pratico di un’annessione formale della Cisgiordania, a partire da aree specifiche. Il disegno di legge che conferisce tali poteri a Israele è stato approvato dal gabinetto nella sua versione definitiva e sarà sottoposto al voto della Knesset israeliana. Una volta approvato, Israele avrà l’autorità di applicare la propria legislazione nelle aree della Cisgiordania che erano sotto il controllo dell’Autorità Palestinese, in particolare le leggi che regolano i permessi di costruzione. Il disegno di legge, originariamente presentato nel 2023 e noto come “Antiquities Bill”, riguarda decine di siti storici palestinesi in Cisgiordania. Inoltre, domenica il gabinetto israeliano ha deciso di consentire agli israeliani di acquistare immobili in quelle aree, aprendo la strada a futuri insediamenti israeliani nei centri demografici palestinesi. Contesto: come è divisa la Cisgiordania In base agli accordi di Oslo del 1993, la Cisgiordania è stata suddivisa in tre regioni amministrative, ciascuna sotto un regime diverso. Circa il 61% della Cisgiordania, classificata come Area C, è stata posta sotto il controllo militare e civile diretto di Israele, e le comunità palestinesi che vi risiedono sono state sistematicamente sfollate dalle loro case a un ritmo senza precedenti negli ultimi due anni. È nell’Area C che ai palestinesi è vietato costruire — e le demolizioni avvengono regolarmente — mentre gli insediamenti israeliani si espandono da decenni. L’Area B, che costituisce il 22% della Cisgiordania, è sotto il controllo congiunto di Israele e dell’Autorità Palestinese, con l’AP che gestisce gli affari civili senza la presenza della polizia e l’esercito israeliano che controlla la sicurezza. Il restante 18% del territorio della Cisgiordania rientra nell’Area A, che comprende i centri urbani di circa 15 città che fungono da centri di potere dell’Autorità Palestinese. Questa divisione amministrativa della Cisgiordania è di fatto lo status quo dal 1993, ma Israele sta ora adottando misure legali per erodere l’autorità dell’AP nelle aree su cui essa ha il controllo parziale — le aree A e B — e più erode queste autorità, più Israele fa crollare di fatto la distinzione giuridica tra la Cisgiordania e Israele propriamente detto. Bulldozer israeliani al lavoro lungo la Strada 60, a nord di Ramallah. (Foto: Qassam Muaddi/Mondoweiss) Cambiamento importante: acquisti israeliani di terreni in Cisgiordania La prima parte della decisione presa domenica dal gabinetto israeliano è quella di abrogare una legge dell’era giordana che vietava ai non residenti di acquistare immobili, salvo in caso di un permesso speciale del governo. Ora gli israeliani possono acquistare direttamente proprietà nelle aree A e B, cosa che era stata possibile in precedenza. I coloni israeliani hanno da tempo acquisito il controllo dei territori palestinesi in Cisgiordania, spesso attraverso metodi non trasparenti. Dal 1967, Israele ha trasferito terreni ai coloni israeliani trasformando i territori palestinesi in “zone militari” e successivamente in insediamenti. Inoltre, gli israeliani hanno anche cercato di acquistare terreni attraverso società registrate con proprietà poco chiare che hanno poi trasferito la proprietà ai coloni. Le organizzazioni dei coloni israeliani hanno anche stabilito la prassi di cercare palestinesi che abbiano il diritto di ereditare proprietà, che vivono fuori dal paese, e di contattarli tramite società per fare offerte di acquisto. Tuttavia, le nuove modifiche comportano che i cittadini israeliani non dovranno più ricorrere a tali misure discutibili per acquisire terreni palestinesi in Cisgiordania. Sebbene la mossa legale del gabinetto non implichi che il governo israeliano possa ora iniziare a costruire insediamenti nel cuore delle città palestinesi, significa che gli israeliani possono contattare direttamente i palestinesi che possiedono proprietà in quelle città e acquistarle. In questo modo, individui o organizzazioni israeliane possono contattare direttamente i palestinesi in Palestina o nella diaspora ed esercitare pressioni affinché vendano i loro titoli di proprietà. Questo è già il caso di Gerusalemme, anche se la comunità palestinese gerosolimitana è rimasta socialmente contraria alla vendita di proprietà agli israeliani, considerandola una forma di confisca da parte dell’insediamento coloniale. Tuttavia, occasionalmente si sono verificate controverse vendite di terreni tra israeliani con passaporto straniero e palestinesi di Gerusalemme, soprattutto quando tali vendite sono state firmate da autorità religiose non palestinesi di Gerusalemme, come il patriarca greco-ortodosso di Gerusalemme, Teofilo III, e il patriarca armeno di Gerusalemme, Nourhan Manougian. Poiché ciò è ora possibile per le proprietà palestinesi nelle aree A e B, si apre la strada ai coloni israeliani per stabilire facilmente avamposti all’interno delle città e dei paesi palestinesi, portando con sé una presenza militare israeliana per motivi di sicurezza. Questo è già il caso della Città Vecchia di Hebron, in un’area conosciuta come H1, dove Israele ha attuato una separazione tra gli abitanti palestinesi della città e i coloni ebrei israeliani, riducendo lo spazio fisico a disposizione dei palestinesi per la loro vita e i loro spostamenti. I palestinesi sono stati inoltre sottoposti a un rigoroso controllo militare israeliano, a perquisizioni domiciliari, arresti e sorveglianza, oltre alle quotidiane vessazioni da parte dei coloni israeliani violenti. Il quartiere armeno nella Città Vecchia di Gerusalemme nel 2014. (Foto: Edmund Gall/Wikimedia) Dall’acquisto di terreni all’espansione degli insediamenti Per stabilire un avamposto di coloni in una città palestinese, probabilmente non si inizierebbe con l’acquisto di proprietà. I coloni imporrebbero la loro presenza in quelle zone con altri pretesti. È qui che entra in gioco la seconda parte della decisione presa domenica dal gabinetto israeliano. Con l’approvazione della bozza finale della legge sulle antichità, Israele sta preparando il terreno per assumere il controllo amministrativo dei siti storici nelle città palestinesi. I coloni israeliani già invadono regolarmente questi siti, solitamente invocando motivi religiosi. Un esempio è la Tomba di Giuseppe a Nablus. Secondo la popolazione locale, la tomba contiene i resti di un sant’uomo locale del XIX secolo di nome Yousef Dweikat, mentre i coloni israeliani sostengono che sia il luogo di sepoltura del personaggio biblico Giuseppe. Dal 2021, le forze israeliane hanno regolarmente effettuato incursioni a Nablus con ingenti truppe per scortare i coloni israeliani a pregare, ferendo e uccidendo più volte dei palestinesi nel corso delle operazioni. La decisione presa domenica dal gabinetto consentirebbe, dal punto di vista legale, ai coloni di stabilire una presenza permanente presso il santuario, creando una situazione simile a quella dell’H1 di Hebron. A Hebron, i primi coloni israeliani si sono trasferiti nella Città Vecchia nel 1979 con il pretesto religioso di poter vivere vicino alla Moschea di Abramo, che ospita le tombe dei patriarchi che hanno un significato religioso per musulmani, ebrei e cristiani. Da allora, i palestinesi sono stati costantemente sottoposti a pressioni da parte dei coloni israeliani affinché vendessero le loro proprietà nella Città Vecchia, dove già subiscono segregazione, vessazioni da parte dei coloni e restrizioni nella loro vita. Palestinesi alla Moschea di Abramo nell’anniversario della nascita del profeta Maometto. Hebron, 16 febbraio 2011. (Foto: Najeh Hashlamoun/APA Images) In base a queste nuove decisioni, in luoghi come Hebron, l’Amministrazione Civile Israeliana sarà ora responsabile del rilascio dei permessi di costruzione nella Città Vecchia, anziché il comune palestinese di Hebron. Ciò comporta maggiori restrizioni per i palestinesi nella costruzione o nell’ampliamento delle loro abitazioni e un più facile rilascio di ordini di demolizione per quelle esistenti. L’Amministrazione Civile creerà anche un ente municipale per i coloni israeliani che dal 1979 colonizzano in modo illegale la Città Vecchia. La decisione arriva sei mesi dopo una precedente decisione del governo israeliano di trasferire l’autorità amministrativa sulla Moschea di Abramo ai coloni israeliani. La precedente decisione del luglio dello scorso anno aveva revocato l’autorità della fondazione islamica sul luogo sacro. Un’altra città che ne risentirebbe direttamente è Betlemme, dove le autorità amministrative del sito religioso della tomba di Rachele, situato a poche centinaia di metri dal centro della città palestinese, sono state trasferite ai coloni israeliani. Israele può ora controllare i permessi di costruzione nell’area circostante il sito, che le autorità israeliane hanno già ampliato di 1 ettaro. È molto probabile che quest’area venga utilizzata per costruire insediamenti di coloni, immediatamente adiacenti all’area urbana di Betlemme. La città è già costretta a convivere con una torre militare israeliana su un lato della strada principale, parte del muro che separa l’area della Tomba di Rachele dalla città. Data la possibilità di un’ulteriore presenza di coloni dietro il muro, aumenterebbe anche la presenza militare israeliana e le sue incursioni nella città. Soldati israeliani di guardia vicino al muro di separazione nei pressi della Tomba di Rachele a Betlemme. 24 dicembre 2009. (Foto: Issam Rimawi/APA Images) L’acquisizione di siti storici priva inoltre i palestinesi di un importante accesso al proprio patrimonio, israelizzando ulteriormente il paesaggio. Ad esempio, lo scorso novembre Israele aveva deciso di confiscare 180 ettari nella città palestinese di Sebastia, a nord di Nablus, che ospita siti archeologici cananei, romani, bizantini e islamici. Dallo scorso anno i coloni israeliani hanno intensificato le incursioni nei siti archeologici di Sebastia e Israele ha iniziato a pianificare la creazione di un parco archeologico israeliano nella zona. Sebastia rappresenta un’attrazione turistica fondamentale per i palestinesi della Cisgiordania e il turismo è una delle principali fonti di reddito della città. La confisca dell’area archeologica da parte di Israele ne determinerebbe la fine. La decisione di domenica interesserà 13 siti storici palestinesi in tutta la Cisgiordania. La decisione più importante per i coloni dal 1967 La mossa è stata definita dal consiglio degli insediamenti israeliani come “la più importante dal 1967”, poiché porta l’annessione israelianadella Cisgiordania da una realtà pratica non riconosciuta a qualcosa di legalmente consolidato. La decisione trasforma inoltre l’Autorità Palestinese a poco più di un gruppo di enti municipali collegati a un’amministrazione centrale, privati di qualsiasi limitato potere simile a quello statale che finora hanno affermato di esercitare nei santuari dell’Area A e dell’Area B. Ciò implica che Israele ha ufficialmente eliminato dal proprio quadro giuridico qualsiasi forma di esistenza collettiva dei palestinesi in Cisgiordania, sia amministrativa che politica. Dal punto di vista legale, alcune aree della Cisgiordania popolate da palestinesi possono ora essere considerate parte integrante di Israele. Lunedì, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha espresso soddisfazione per aver redatto personalmente le decisioni approvate dal gabinetto. Smotrich ha affermato che Israele sta “operando all’interno di un quadro giuridico chiaro per garantire il proprio controllo sulla Cisgiordania e stabilire una realtà stabile per gli anni a venire”, aggiungendo che Israele sta “ponendo fine all’idea di uno stato arabo terrorista nel cuore del paese”. Le decisioni del gabinetto sono in linea con l’obiettivo dichiarato da Israele di contrastare l’idea di uno stato palestinese. Nel luglio 2025, la Knesset israeliana aveva già approvato una legge che consentiva al governo di annettere la Cisgiordania, un anno dopo aver approvato una legge che rifiutava la creazione di uno stato palestinese in qualsiasi zona della Palestina storica. Nel 2018, la Knesset ha approvato la “Legge sullo Stato-nazione”, affermando che il diritto all’autodeterminazione tra il fiume e il mare appartiene esclusivamente al popolo ebraico. Lunedì 9 febbraio, otto paesi arabi e islamici hanno condannato le decisioni del gabinetto israeliano in una dichiarazione congiunta. L’Autorità Palestinese ha condannato la mossa, definendola “nulla e priva di validità”, una “violazione degli Accordi di Oslo” e “un’attuazione pratica dei piani di annessione ed espulsione”, invitando la comunità internazionale a intervenire per fermare queste decisioni. Il Ministero degli Esteri giordano ha criticato le decisioni del gabinetto israeliano, affermando che mirano a “imporre un’autorità di insediamento illegale” sulla terra palestinese. Anche l’organizzazione israeliana Peace Now ha criticato la mossa, affermando che essa rientra in una strategia più ampia volta a consolidare il controllo israeliano, interrompere la continuità territoriale palestinese e compromettere qualsiasi futura soluzione a due stati. Qassam Muaddi è il redattore palestinese di Mondoweiss. https://mondoweiss.net/2026/02/israel-just-started-legalizing-its-annexation-of-the-west-bank-heres-what-that-means/?ml_recipient=179297342075176223&ml_link=179297318330172674&utm_source=newsletter&utm_medium=email&utm_term=2026-02-13&utm_campaign=Catch-up Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
February 16, 2026
Assopace Palestina
Il Declino del “Modello Germania”
Il Cancelliere Friedrich Merz ha infranto un tabù storico dichiarando insostenibile l’attuale stato sociale. La Germania, un tempo locomotiva d’Europa grazie alla Soziale Marktwirtschaft (economia sociale di mercato), si trova oggi in un “pantano” economico causato da un welfare diventato ipertrofico. I Punti Chiave della Crisi: * * Insostenibilità Finanziaria: La spesa sociale assorbe il 31% del PIL (circa 1,3 trilioni di euro). Il sistema pensionistico è sotto pressione: nel 1962 c’erano sei lavoratori per ogni pensionato, oggi il rapporto è sceso a due a uno. * Perdita di Competitività: I costi del lavoro non salariali (contributi previdenziali) sono saliti al 42,5% degli stipendi, frenando assunzioni e investimenti. * Crisi Industriale: Il settore automobilistico (VW, Mercedes, BMW) è in difficoltà a causa di costi energetici elevatissimi (elettricità fino a 5 volte più cara rispetto agli USA), regolamentazioni pesanti e la concorrenza asiatica nell’elettrico. * Indicatori Allarmanti: * * Crescita del PIL quasi nulla o negativa dal 2017. * Disoccupazione ai massimi da 12 anni (oltre 3 milioni di persone a gennaio 2026). * Debito pubblico in forte ascesa per finanziare i sussidi (previsione di 174 miliardi di prestito nel 2026). La Radice del Problema La Germania è vittima di un’illusione: credere che la redistribuzione della ricchezza possa superare la sua creazione. Il “freno al debito” costituzionale è stato aggirato e la resistenza politica alle riforme (dovuta all’elettorato anziano) impedisce il cambiamento necessario. Secondo Mertz la Germania deve tornare al “realismo economico” che permise il miracolo del dopoguerra. Secono il cancelliere se il Paese non riuscirà a riformare il proprio welfare in linea con la produttività reale, rischia di trascinare con sé l’intera credibilità fiscale e stabilità dell’Europa. Il modello sociale tedesco è diventato un peso che l’economia non riesce più a sorreggere, trasformando l’ex locomotiva d’Europa in un sistema stagnante e indebitato che necessita di riforme radicali. Quello che Mertz non dice è che l’impatto del riarmo sullo stato sociale tedesco rappresenta oggi il “dilemma del burro o dei cannoni” più drammatico della storia europea recente. In Germania, questo scontro non è solo economico, ma è diventato una vera e propria crisi di identità politica. Ecco un’analisi dettagliata di come la spesa militare stia drenando risorse e ridisegnando le priorità del welfare: Il Sorpasso nei Bilanci: Numeri a Confronto Per decenni, la Germania ha mantenuto la spesa per la difesa ben al di sotto del 2% del PIL, destinando il grosso della sua ricchezza alla protezione sociale. Oggi la situazione è invertita: * Budget Difesa 2026: È previsto un investimento record di 108,2 miliardi di euro, una cifra colossale che combina il bilancio ordinario (82,7 miliardi) e il fondo speciale Sondervermögen. * Obiettivo 2029: Il governo punta a spendere il 3,5% del PIL per la difesa, una quota che metterebbe la Germania ai vertici mondiali, ma che richiede lo spostamento di enormi flussi di denaro pubblico. La “Deroga Militare” vs il Rigore Sociale La svolta politica più significativa riguarda il “Freno al Debito” (Schuldenbremse). Mentre per sanità, scuole e sussidi vige un rigore ferreo, la Germania ha chiesto e ottenuto deroghe per la spesa militare: * Trattamento Speciale: La difesa è stata definita un’emergenza di sicurezza nazionale, permettendo di finanziare il riarmo a debito. * Il Taglio al Welfare: Friedrich Merz e le correnti conservatrici sostengono apertamente che, poiché la difesa è prioritaria, il welfare deve essere ridimensionato. L’idea è che la Germania non possa più permettersi un sistema di protezione così generoso se deve contemporaneamente diventare la prima potenza militare d’Europa. Effetti Diretti sui Cittadini Il riarmo non è a costo zero per il cittadino comune: * Pressione sui sussidi: Programmi come il Bürgergeld (reddito di cittadinanza tedesco) sono sotto attacco. Si discute di riduzioni per spingere più persone al lavoro e risparmiare fondi da dirottare sulla Bundeswehr. * Investimenti mancati: Mentre si spendono miliardi per i caccia F-35 o i carri armati Leopard, infrastrutture civili come le ferrovie (Deutsche Bahn) e la digitalizzazione delle scuole subiscono rallentamenti per mancanza di fondi ordinari. * Opinione Pubblica: Un recente sondaggio (inizio 2026) indica un cambiamento epocale: circa l’83% dei tedeschi ritiene ora che la spesa sociale sia troppo alta, mentre la maggioranza è favorevole all’aumento dei fondi militari per timore di conflitti internazionali. La sfida per la Germania è evitare che il riarmo distrugga il contratto sociale che ha garantito la pace interna per 80 anni. Friedrich Merz sta scommettendo su una Germania “pronta alla guerra” (Kriegstüchtigkeit), anche a costo di un welfare molto più magro. La crisi dello stato sociale in Germania: l’analisi del Cancelliere Merz Questo video approfondisce le dichiarazioni di Friedrich Merz sulla non sostenibilità dello stato sociale, fornendo il contesto politico necessario per capire perché la spesa militare sia diventata la nuova priorità di bilancio. Ecco il declino e la rovina della Germania, guerra ed armi invece di democrazia e stato sociale. Come credete finirà? Quanti giovani donne anziani e bambini moriranno per uan guerra fatta solo per ego e potere? E come opererà Mertz per frenare le proteste di massa? Imprigionando? Usando lì’esercito o l’ICE come Trump? Povera Germania, tutto uguale all’Italia. Redazione Italia
February 16, 2026
Pressenza
Sorpresa: il glifosato fa venire il cancro
articoli di Ettore Cera ed Enrico Cinotti(ripresi da ilsalvagente.it)Glifosato, licenziato lo scienziato italiano che ha provato il legame con il cancro – Enrico Cinotti Daniele Mandrioli, direttore del Centro di ricerca dell’Istituto Ramazzini, è stato cacciato dalla stessa cooperativa che gestisce l’ente. Gli scienziati: “LegaCoop deve spiegare le ragioni del licenziamento”. E i big dei pesticidi brindano Il glifosato miete un’altra
February 16, 2026
La Bottega del Barbieri
Io, speriamo che torno a casa vivo
Sono stati 6 i morti sul lavoro nelle nelle ulti.e 24 anni. Luca Pezzulla aveva solo 22 anni, travolto dal carrello elevators. In provincia di brescia è morto Giuseppe Lisioli che di anni ne aveva 80 (due giorni fa è morto un 79enne). Un 55enne stanietk é mortk cadendo dallaltk un 55enbe straniera, ma la strage di vecchi che muiono lavorando continua con un 71enne, Giacomo Casagrande che é rimasto travolto da un albero. Due sono morti in itinere, uno di questi straniero travolto in bicicletta all,alba mentre andava a lavorare. Mi preoccupa molto la ripresa dei lavori nei campi: giallo 4 gli schiacciati dal trattore. ma temo che anche lanziano schiacciato oggi dal trattore non ce la pissa fare, é in condizioni gravissime. Carlo Doricelli curatore dellosservatorio di bologna morti sul lavoro --