L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.

Domani, a un anno dalla sua scomparsa, ricordiamo il nostro compagno e fratello di una vita, Romano. Dalle 16.30 siamo in villa Angeletti a Bologna, all'albero che abbiamo piantato per lui.
March 2, 2026
archivio grafton9
IIS “Castigliano” di Asti con le Frecce Tricolori: esperienze di cameratismo necessarie?
Mentre gli aerei da guerra della “terza guerra mondiale” solcano i cieli di troppi Paesi a poche migliaia di chilometri da noi, la propaganda bellicista si gioca con le/gli student3 italian3, ancora estremamente inconsapevoli dei progetti di reintroduzione della leva che saranno a breve presentati in Parlamento, una delle sue carte “vincenti” e più seducenti: le Frecce Tricolori. Sei classi dell’IIS “Alberto Castigliano” di Asti hanno infatti partecipato il 25 febbraio nella sala consiliare della Provincia di Asti a un incontro con il Tenente Colonnello Franco Paolo Marocco e il Maggiore Giovanni Lopresti, rispettivamente comandante per la stagione 2026 e speaker della pattuglia acrobatica (https://lanuovaprovincia.it/news/asti/501284/le-frecce-tricolori-ad-asti-l-incontro-con-gli-studenti-dell-istituto-castigliano.html). Particolarmente significative, dal punto di vista di chi ha a cuore aspetti pedagogici ed educativi, è la valorizzazione del “lavoro di squadra” dei piloti: «Le acrobazie che il pubblico ammira con il naso all’insù non sarebbero possibili senza una sinergia totale tra i piloti e senza il lavoro, spesso invisibile, di circa cento persone tra manutentori, tecnici e specialisti. Fiducia reciproca, disciplina, addestramento continuo e responsabilità sono le basi su cui si costruisce ogni esibizione». E ancora: «È questa la forza del gruppo: un’unica visione che supera i singoli». Ciò che come educatrici ed educatori vorremmo evidenziare è che, in tempi di individualismo sfrenato, siamo noi per primi a lavorare con costanza e quotidianamente sui valori della collaborazione e cooperazione, ma è paradossalmente proprio questo il terreno che il messaggio bellicista ci contende, con la sua retorica della jungeriana “esperienza del fronte”, con il richiamo al cameratismo, al superamento del sé, al valore trascendente del “corpo di appartenenza” rispetto al proprio “corpo fisico”. É dunque su questa esigenza, profondamente sentita,  perché profondamente “umana”, di un senso di comunità e di appartenenza che la scuola deve continuare a lavorare, nella direzione di ricordare alle e ai giovani, oggi più che mai, che la guerra nasce anche dall’identificazione con mondi “chiusi” (la patria, la nazione…) e che l’unica emancipazione autentica dall’egoismo e dal ripiegamento su di sé, che tanta solitudine e tanta angoscia – non a caso – producono, è in uno sguardo kantianamente universalistico e cosmopolita. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Solo sì è sì: lo speciale sul ddl Bongiorno
A novembre, a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro la violenza delle donne, alla Camera è stato approvato all’unanimità un progetto di legge per riformulare integralmente la formulazione dell’art. 609-bis del Codice penale sulla violenza sessuale, per legare esplicitamente il reato di violenza sessuale al concetto di consenso libero e attuale. Ma già il 25 novembre 2025, giornata simbolica e data prevista per l’approvazione in Aula del Senato, la maggioranza blocca la votazione, rinviando l’esame e «chiedendo approfondimenti» sul testo. La proposta dovrebbe intervenire sulla legge contro la violenza sessuale varata nel 1996, frutto di lunghi anni di battaglie, e che trasformò la violenza sessuale da un reato contro la morale a un reato contro la persona. L’impianto della legge del 1996 lega la violenza sessuale alla presenza della minaccia e dell’abuso, un modello coercitivo, ma ormai superato dalla giurisprudenza, che dopo l’approvazione della Convenzione di Istanbul, ha iniziato a riconoscere il modello fondato sul consenso come principio cardine per valutare se c’è stata o no violenza sessuale. Qualche settimana fa è presentato in Commissione il nuovo disegno di legge è a cura della Senatrice Giulia Bongiorno (Lega), che sostituisce il “consenso” con la «volontà contraria all’atto sessuale», introducendo il concetto di “dissenso” e riportando l’Italia indietro di cinquant’anni. Leggi il nostro speciale per approfondire. Foto di Non una di meno Roma DDL “CONSENSO”: QUANDO IL “DISSENSO” SERVE A PROTEGGERE LO STUPRATORE Di Giada Sarra Dopo l’accordo bipartisan sul reato di violenza sessuale, promosso da Meloni e Schlein, la sostituzione del “consenso” con il “dissenso” rivela una chiara scelta politica, facendo apparire la proposta originaria come l’ennesima manovra di gender washing Foto di Daniele Napolitano BE FREE: «IL DDL BONGIORNO STRAVOLGE IL SIGNIFICATO DELLA CONVENZIONE DI ISTANBUL» di redazione La norma in discussione alle camere sta suscitando proteste e mobilitazioni. Con l’approvazione, si arriverà a dare per scontata la legittimità predatoria del rapporto sessuale e l’esigibilità dei corpi femminili, causando un grave arretramento giuridico in un Paese dove la violenza di genere è un fenomeno ancora così diffuso e spesso sommerso Foto di Margherita Caprili LA CULTURA DELLO STUPRO COME TECNICA DI POTERE di Babs Mazzotti Dalla guerra alle carceri, dai centri di detenzione ai tribunali, la violenza sessuale emerge come dispositivo politico e strumento di dominio. Un’analisi che intreccia genealogia storica, conflitti contemporanei, contesto italiano e il dibattito sul consenso e sul ddl Bongiorno Immagine di copertina di Non una di meno Roma SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Solo sì è sì: lo speciale sul ddl Bongiorno proviene da DINAMOpress.
March 2, 2026
DINAMOpress
BOLOGNA: PRESIDIO SOLIDALE DAVANTI AL CARCERE DELLA DOZZA
Diffondiamo: Domani 3 marzo saremo in presidio dalle 10 alla Dozza per portare solidarietá allx compagnx in carcere per la lotta contro il Muba. La nostra rabbia brucia molto piu forte della vostra repressione! E se soffi sul fuoco… lo accendi di piú!
March 2, 2026
Brughiere
Basta silenzio. Restiamo umani
Ormai da qualche mese un gruppo di lavoratori di Leonardo Torino si trova accomunato dal malessere, dall’incredulità, dallo sconcerto e dall’orrore per la violenza che la popolazione civile palestinese continua a subire nonostante il 17 novembre scorso il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite abbia adottato il piano americano per Gaza che, di fatto, non ha però fermato né il genocidio dei Gazawi né le dinamiche oppressive e colonialiste in Cisgiordania. I lavoratori stanno vivendo sulla loro pelle un ulteriore disagio, rappresentato dall’implicita connivenza tra l’industria tecnologica in cui lavorano e una politica globale fattasi sempre più sbilanciata dalla parte israeliana e sempre meno attenta alla vita dei palestinesi. Nei mesi scorsi hanno sottoposto queste tematiche all’attenzione delle RSU di Sito, allo scopo di sensibilizzare altri lavoratori, allo scopo di fare massa critica e di contribuire a rendere più rilevante la forza dei movimenti d’opposizione alla politica di Israele e alle lobby che la sostengono. In più occasioni come Lavoratori dipendenti Leonardo hanno subito la condanna del mondo civile, sia in contesti privati, sia nella loro stessa realtà lavorativa, dove sono arrivate manifestazioni di protesta e si sono anche verificati episodi di dileggio, insulti e di danneggiamento a mezzi privati di lavoratori. Hanno ascoltato con attenzione le parole del loro Amministratore Delegato, che si è esposto pubblicamente in alcuni interventi chiarificatori a difesa dei dipendenti e delle politiche aziendali, citando come fondamento la Legge 185 del 1990, legge che, secondo lui, affrancherebbe Leonardo da qualsiasi ombra di complicità con la politica criminale di Israele. Studiando e vagliando le fonti pubblicamente accessibili, hanno però appreso che in realtà sono molte le omissioni circa il reale coinvolgimento di Israele nelle strategie industriali Europee, Nazionali e di Leonardo stessa; in effetti le possibilità di aggirare le leggi vigenti sono piuttosto consistenti e all’ordine del giorno. In questo contesto, unitamente ai gruppi di lavoratori di Caselle, Nerviano e Grottaglie, vogliono far presenti le seguenti principali criticità: totale, immotivato, silenzio sulla questione palestinese all’interno delle sedi di lavoro; totale assenza, a questo proposito, di incontri informativi, assemblee sindacali o iniziative solidali all’interno delle stesse; totale omissione della questione etico-morale sulle continue collaborazioni con uno Stato platealmente riconosciuto come criminale dalla Corte internazionale dei diritti umani; totale mancanza di informazione (per quanto chiaramente contemplata dai vincoli sul need-to-know) su chi siano gli attori coinvolti all’interno delle forniture dei loro prodotti e non solo sul destinatario finale; netta propensione a convertire tutti i settori strategici ad esclusiva finalità militare, accantonando così la possibilità di convogliare studi e tecnologie verso un ambito civile, proprio in un’epoca dove il nostro pianeta assiste a drammatici cambiamenti ambientali. Alla luce dei molti documenti pubblici, consultabili anche online, che riportano gli accordi associativi tra Leonardo e Paesi o soggetti riconosciuti come criminali, c’è un’ulteriore punto, molto importante per gli stessi lavoratori, legato ai rischi relativi alla loro posizione legale. Per tali motivi, chiedono a gran voce che queste criticità vengano affrontate quanto prima, con serietà e autorevolezza attraverso il dialogo, attraverso assemblee indette dalle R.S.U. di Sito, attraverso incontri costruttivi e azioni concrete che possano favorire una reale comprensione reciproca e il superamento delle problematiche in modo efficace e condiviso, promuovendo soluzioni finalmente durature. LaResistenzaèlanostraforza,laGiustiziailnostroobiettivo. Torino, 12/02/2026 Gruppo Lavoratori Leonardo Torino Redazione Torino
March 2, 2026
Pressenza
Call per contributi radiofonici per il 12 marzo
La puntata di Radio Mercato di Giovedì 12 marzo sarà dedicata a Rocco: compagno, amico, fratello, libertario primo-internazionalista, visionario , instancabile narratore e divulgatore, pronto a buttare il cuore oltre l’ostacolo, sempre al fianco degli ultimi e di chi lotta, indimenticabile animatore di gare del peperoncino e incontri di boxe popolare, miccia incandescente che ha brillato e illuminato i cieli da Potenza passando per Urbino, ed approdando a Bologna a bordo del galeone di XM24. Continua a mancarci la sua ingombrante e colorita presenza, ci risuona sempre più spesso in testa una sua frase ricorrente 'tocca fare qualcosa, mannaggiacristo!' con...
March 2, 2026
Radio spore
Auletta: una storia meridionale di lotta
di Sara Manisera (*) Introduzione: re-immaginare i margini Nell’ambito degli studi sullo sviluppo territoriale e sulla transizione ecologica, i cosiddetti “margini” svolgono un ruolo cruciale nell’elaborazione di alternative sociali e istituzionali. Come sostiene l’intellettuale afroamericana bell hooks, il margine non è solo una categoria geografica, ma uno spazio epistemico, politico di “apertura radicale”, capace di produrre visioni non assimilate ai centri
Lettera aperta Conferenza Unificata
Il ministro per gli Affari Regionali Roberto Calderoli, riferendosi allo schema di intesa preliminare tra governo e regioni (Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto), approvato in Consiglio dei Ministri lo scorso 19 febbraio, ha parlato di “passo storico e decisivo”. Si fa concreta e incombente, dunque, l’attuazione di quella che è stata efficacemente definita “secessione dei ricchi”, che mina il principio dell’universalità e uguaglianza dei diritti sociali. Le quattro intese approvate concernono, come è noto, le cosiddette “materie non-LEP” (previdenza complementare, protezione civile, professioni e, per la sanità, il sistema tariffario di rimborso, remunerazione, compartecipazione degli assistiti, con poteri di riallocazione delle risorse). Ma attenta all’unità del Paese anche il disegno di legge delega AS 1623, presentato per la determinazione dei LEP in altre 12 materie. La disinvolta procedura seguita dal ministro elude o ignora la Sentenza 192/2024 della Consulta, emanata a seguito dei ricorsi avanzati avverso la Legge 86/2024, dopo la straordinaria mobilitazione popolare (1.300.000 firme raccolte per il referendum abrogativo), di cui i Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata sono stati protagonisti. La Corte Costituzionale, infatti, ha perimetrato in modo cogente la richiesta di ulteriori e particolari forme di autonomia, stabilendo che non esistono materie per le quali non si individui l’esigenza di determinare i LEP; che la richiesta di autonomia debba essere dettagliatamente motivata, in ragione di specificità territoriali da illustrare tramite una rigorosa istruttoria; che solo il Parlamento ha titolo a definire i Lep. Noi riteniamo che la determinazione dei Lep richieda un’ampia partecipazione dei/delle cittadini/e – in Francia si parla, non a caso, di débat publique – che potrebbe essere promossa dalle Regioni, in collaborazione con i Comuni, e la conseguente elaborazione di materiali che potrebbero essere la base della deliberazione del Parlamento, in modo che i Lep siano effettivamente espressione dell’uguaglianza dei diritti su scala nazionale. Poiché pensiamo che la Conferenza Unificata – essendo rappresentativa di tutte le regioni italiane – dovrebbe essere il luogo in cui si possa svolgere un primo ma fondamentale esame degli effetti che le preintese potrebbero avere su tutte le regioni, auspichiamo che la discussione in Conferenza Unificata sia molto approfondita e che – se le preintese ledessero gli interessi anche solo di una regione – si pervenga ad un parere negativo. Poiché le preintese, così come sono formulate, minano i livelli di prestazione a garanzia dei diritti sociali – come si può vedere per quel che riguarda la sanità, o anche la previdenza complementare – ci auguriamo che i Presidenti di Regione in Conferenza Unificata esprimano parere negativo. I Comitati per il ritiro di ogni Autonomia differenziata e il Tavolo nazionale “No AD” hanno da sempre richiesto che i Consigli regionali – come è successo in Emilia-Romagna – si oppongano ad intraprendere l’iter della Autonomia differenziata. In particolare, in occasione della Conferenza Unificata, CHIEDONO che i Consigli regionali diano mandato al Presidente della Regione di respingere le quattro intese approvate in via preliminare, denunciandone le forti criticità e la non conformità ai rilievi mossi dalla Consulta, con particolare riguardo alla mancanza di indicatori capaci di fornire una comprovata giustificazione della maggiore autonomia richiesta. Distinti saluti Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti e Tavolo NO AD
Guerra US-Israele contro Iran: siamo contro la legge del più forte
AGGRESSIONE DI GUERRA ISRAELO-STATUNITENSE CONTRO L'IRAN: È ORA CHE LA MAGGIORANZA GLOBALE SI OPPONGA ALL'ORDINE DELLA LEGGE DEL PIÙ FORTE Nel condurre una guerra di aggressione spietata e criminale contro il popolo iraniano, l'asse genocida israelo-statunitense sta intensificando il suo tentativo di imporre il nuovo ordine della “legge del più forte” che minaccia l'umanità intera. Dato lo status senza precedenti di Israele come Stato più canaglia del mondo, per il genocidio di Gaza in diretta streaming, questa guerra va inquadrata come un tentativo disperato di riabilitare Israele, un regime di colonialismo, apartheid e genocidio, da parte dell'Occidente coloniale, guidato dall'imperatore autoproclamato degli Stati Uniti. Il massacro di almeno 165 studentesse iraniane e dei loro insegnanti, in gran parte ignorato o edulcorato dai media occidentali col loro tipico razzismo e la disumanizzazione nei confronti delle persone di colore, mette a nudo i veri obiettivi di questa aggressione da parte di due potenze nucleari canaglia. Israele, sostenuto dal regime di Trump, vuole dividere l'Iran e distruggere la coesione e la resilienza del suo popolo, come ha fatto in Iraq, Libano e Siria, tra gli altri Stati che ha preso di mira nella regione. L'intero spettro politico sionista israeliano, sostenuto da potenti gruppi sionisti ebraici e cristiani di estrema destra statunitensi, sta ora spingendo per una “Grande Israele” che comprenderebbe parti dell'Egitto, della Giordania, dell'Iraq e dell'Arabia Saudita, non solo la Palestina, il Libano e la Siria.
“È TERRIFICANTE, NON C’È ALTRO MODO PER DESCRIVERE QUEL CARCERE”. ISPEZIONE DELL’EUROPARLAMENTARE ILARIA SALIS (AVS) A PAVIA
L’eurodeputata Ilaria Salis (AVS) ha fatto ingresso, la mattina di lunedì 2 marzo, presso il carcere di Pavia per un ispezione non preannunciata. L’iniziativa aveva l’obiettivo di verificare le condizioni della struttura e il rispetto dei diritti delle persone detenute, nell’ambito di un più ampio lavoro di monitoraggio delle carceri italiane. “Nel vecchio padiglione della Casa circondariale di Pavia le docce sono verdi di muffa, l’aria è irrespirabile, i muri scrostati” racconta Salis ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Il sovraffollamento delle carceri italiane ha superato il 138% alla fine del 2025. Significa celle pensate per due persone che ne ospitano tre, sezioni comuni sature, tensione costante. Ma il problema non è solo lo spazio, infatti, in alcune strutture i medici coprono turni di 24 ore, arrivando anche a 72 per carenza di personale. Particolarmente critica è la situazione delle persone con dipendenze: centinaia sono in carico ai servizi per le tossicodipendenze, ma molte richieste di percorsi terapeutici esterni vengono respinte. Tra le motivazioni ricorre spesso l’assenza di documenti, nonostante il diritto alla salute. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Ilaria Salis, eurodeputata di AVS. Ascolta o scarica.
March 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Nuovo DL Immigrazione: CPR, espulsioni e stretta sui documenti@0
Nella seduta dell’11 febbraio 2026 il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera a un disegno di legge in materia di immigrazione. Il provvedimento è presentato principalmente come un adeguamento dell’ordinamento interno al nuovo Patto dell’Unione Europea sulle migrazioni, ma contiene numerosi altri interventi, in particolare sul sistema dei CPR. Al momento non esiste ancora un testo definitivo ma una serie di punti programmatici, non ancora formalizzati, che vanno apertamente nella direzione di una guerra ai migranti intesi come nemico interno, sviluppata su due piani paralleli. Da un lato, emerge una chiara volontà di rendere sempre più difficile la regolarizzazione della permanenza sul territorio, limitando l’accesso ai documenti e introducendo veri e propri meccanismi di ostruzionismo amministrativo. In questa direzione si collocano la stretta sui ricongiungimenti familiari, l’eliminazione del prosieguo amministrativo per i minori fino ai 21 anni, e l’obbligo di rimanere nel territorio (anche solo provinciale) in cui viene presentata la domanda di asilo, pena l’automatica cancellazione della domanda stessa. Dall’altro lato, il disegno di legge si muove verso una crescente criminalizzazione e repressione delle persone migranti. Tra le misure previste rientra l’introduzione dell’espulsione come pena accessoria successiva alla condanna e l’ampliamento dei reati per cui essa può essere applicata, tra cui ovviamente figura la partecipazione a rivolte all’interno di carceri e CPR. A ciò si aggiungono le deroghe per la costruzione di nuovi CPR, il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari nei centri e molte altre. Ne abbiamo parlato con l’avvocata Elena Garelli. Tra i diversi punti di questo DL, viene affrontato il tema dell’interdizione alle acque nazionali per motivi di “sicurezza nazionale”. La misura prevede il divieto di attraversamento delle acque territoriali per periodi che possono andare da 30 giorni fino a 6 mesi, configurando di fatto un blocco navale. Si tratta di uno strumento che limita direttamente l’operato delle ONG, senza nemmeno la necessità di una valutazione caso per caso e senza l’impiego di altre risorse. Inoltre, le persone presenti a bordo delle navi possono essere trasferite in Paesi terzi o in hot-spot situati fuori dal territorio nazionale, come nel caso dei CPR in Albania. Per quanto riguarda l’adeguamento della normativa italiana in vista dell’attuazione del nuovo piano europeo su immigrazione e asilo, si prospettano cambiamenti rilevanti sia per chi le richieste di asilo, sia sul versante del controllo delle frontiere. La novità più significativa per l’Italia è l’introduzione del concetto di “Paese terzo sicuro”: non si tratta più soltanto della qualificazione come sicuro del Paese di origine, già prevista dall’attuale normativa, ma della possibilità di non esaminare affatto le domande di asilo qualora esistano accordi tra l’Italia con un Paese terzo, che nulla ha a che fare con la persona che fa domanda di asilo, purché ritenuto “sicuro” da questa nuova normativa.