[Normale Follia] I miserabili
Dalla prefazione di Victor Hugo a "I miserabili" e le descrizioni del  protagonista che esce dal carcere ancora con un odio non placato, alle proteste contro il disegno di legge recante "modifiche in materia di imputabilità del minore" delle associazioni, psichiatr, psicoanalist, operator sociali e di chi per le persone adolescenti vuole ascolto, relazione, spazi che possano essere vissuti per potersi narrare, per condividere e affrontare dubbi e paure. Tornando poi alle righe di Miller sull'errore del reprimere senza modificare le cause del disagio.  A fianco di Margherita del San Raffaele di Milano e alla sua/nostra lotta contro la mercificazione della salute. A fianco dei palestinesi per la fine dell'appoggio dell'Italia al genocidio, martedì 28 e giovedì 30 luglio in presidio a piazza Capranica.
July 27, 2026
Radio Onda Rossa
RBO al Festival Alta Felicità 2026: imperialismo, riarmo e la riconversione torinese
Con Massimo Alberti, giornalista di Radio Popolare, affrontiamo la tematica della riconversione torinese come esempio canonico del processo di militarizzazione della società. Una riconversione che arriva ben prima dei piani ReArm Europe o Readiness 2030 per il riarmo. Sullo sfondo della re-industrializzazione che sta colpendo diversi settori produttivi in Italia – dall’automotive all’indotto – si rafforza infatti il piano di riarmo europeo da 800 miliardi imposto dalla Presidente della Commissione Ue Von Der Leyen. Interessante analizzare come l’industria automobilistica italiana, ancora una volta, si dimostri appendice di quella tedesca, ora leader della crisi del settore, e come ciò si riperquota sulle scelte politiche in direzione del riarmo. In conclusione partiamo dal lavoro d’inchiesta svolto da Alberti sul tessuto industriale torinese per analizzare che ricadute sta avendo la compartimentazione della supply chain dell’industria della difesa sulle prospettive di produzione ma sopratutto sulle prospettive sindacali e di diserzione alla guerra.
RIFUGIO GINO E MASSIMO: GRANDE RISPOSTA SOLIDALE DOPO L’ATTACCO FASCISTA. UN CENTINAIO DI PERSONE ALLA PASTASCIUTTATA ANTIFA
Una grande risposta, antifascista e solidale, a sostegno del “rifugino”: un centinaio di persone ha raggiunto sabato a 1860 metri di quota il Rifugio Gino e Massimo, sulle Alpi Orobie Valtellinesi sopra Ponte in Valtellina, che ha subito nelle ultime settimane gravi intimidazioni.  La jeep utilizzata per portare i rifornimenti al rifugio è stata gravemente danneggiata e ci sono state varie minacce  via social perchè Anna, la gestrice, aveva organizzato una pastasciutta antifascista  sabato 25 luglio. “E’ essenziale che si risponda a queste provocazioni con la presenza, in modo da aumentare un’opposizione a questo sistema infame che si è andato a creare in Italia – afferma il papà di Anna  – c’è tanta solidarietà che dimostra che c’è tanta gente che non è più disposta a sopportare certi soprusi, grandi e piccoli.” All’iniziativa solidale c’era anche Laura Forcella, ex insegnante dell’Anpi di Brescia e collaboratrice di Radio Onda d’Urto che ha raccolto alcune interviste. Introduzione e spiegazione dell’iniziativa di Laura Forcella Ascolta o scarica Intervista al padre di Anna Ascolta o scarica Intervista a un’escursionista della provincia di Bologna  Ascolta o scarica Intervista a Giuseppe Vaghi rappresentante dell’ANPI di Como e dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta” (ISC) di Como Ascolta o scarica Intervista a Daniela dell’Anpi di Dongo Ascolta o scarica Interviste ad alcuni giovani presenti  Ascolta o scarica Una breve battuta finale di Anna, la gestrice del rifugio Ascolta o scarica
July 27, 2026
Radio Onda d`Urto
RBO al Festival Alta Felicità 2026: tecnologia, guerra e politica nell’era di capitalismo selvaggio
Con Silvano Cacciari affrontiamo il tema della permeazione dei mondi artificiali nella materialissima contemporaneità oggi sempre più in crisi verso un mondo in guerra. La tensione competitiva tra Stati Uniti e Cina ha come retroscena il tentativo di guadagnarsi il primato sul podio dell’innovazione tecnologica e della loro predominanza. A questo si aggiunge il ruolo dei tecnocrati che stanno spostando l’ago della bilancia sempre di più sul privato come esemplifica bene Palantir che, introducendosi, nel mercato della difesa, entra in aperto conflitto con il vecchio apparato militare industriale. L’impatto che il nuovo modello economico proposto dal mercato tecnologico ha sulla nostra società è palpabile e con Cacciari approfondiamo anche delle ricadute che questo ha sui modelli politici in avvento.
Festival alta Felicità: il ricordo di una compagna no tav del Nucleo Pintoni Attivi
Dai microfoni dello studio mobile al decennale del Festival dell’Alta Felicità abbiamo trasmesso il saluto del Nucleo Pintoni Attivi alla compagna Maria, compagna No Tav, scomparsa due anni fa. Il ricordo di lei passa in questo contributo tramite la lettura delle “Lettere dei condannati a morte della Resistenza europea” per far emergere quanto coraggio, quanta speranza possano esserci anche nel momento della fine: “Come Nucleo Pintoni Attivi potremmo raccontarvi tante cose su Maria per farvi conoscere quanta passione ci abbia messo nella Valle che Lotta. Vi leggeremo quel monumento che è Lettere dei condannati a morte della Resistenza Europea e lo faremo insieme perché insieme è il solo modo di combattere, è il solo modo per trasformare il ricordo in impegno. Insieme è il solo modo di stare al mondo. Ciao Maria, tutto questo è per te. Ciao bella, bella ciao.“
Concluso a Varese il presidio della Tenda per la Palestina e contro le armi
La bella esperienza della Tenda nel cortile della biblioteca civica di Varese è arrivata a conclusione. Dopo tre settimane (e due giorni !) di presidio quotidiano chiudiamo questa seconda edizione con la speranza di non aver più motivo di continuare a protestare. Purtroppo però anche negli ultimi mesi niente è cambiato: il genocidio e l’oppressione dei palestinesi procedono nonostante la “finta tregua”; in questa “finta pace” la violenza è cresciuta e si è estesa; la follia del riarmo prosegue e si colora con le tinte sempre più fosche della repressione, del razzismo, dell’odio; attorno a farneticazioni di emergenze e remigrazione la paura e il disagio crescono. Invitiamo i nuovi e vecchi amici a non perdere la speranza, a resistere e a continuare la lotta: Restare Umani è la sola via d’uscita. La “Tenda” continua le sue attività in via Como 21 presso l’ InformaGiovani, che ringraziamo per l’ ospitalità: la sede è aperta tutti i martedì e venerdì dalle 17:30 alle 20:00 per accogliere chiunque desideri raccontarsi, conoscerci, proporre, condividere, partecipare. Il progetto della Tenda potrà continuare solo con l’energia e la forza di tutti. Noi ci saremo. Grazie a chi ha fatto la sua parte e a chi non ha potuto esserci. Segnatevi questo appuntamento: martedì 28 luglio dalle 18 ci troviamo per salutarci, smontare la Tenda e riaffiggere lo striscione dopo la seconda volta che è stato danneggiato volontariamente. E sabato 1° agosto torneremo a rompere il silenzio. Ringraziando dell’ospitalità, dell’aiuto e della gentilezza da cui siamo stati circondati, mangeremo e berremo qualcosa insieme. Siamo o non siamo la Tenda per la Palestina e contro le armi? Allora Restiamo Umani e costruiamo la pace. Comitato Varesino per la Palestina – ETS – ODV dal 2002 attivo sul territorio per diffondere consapevolezza sulla condizione del popolo palestinese. Redazione Varese
July 27, 2026
Pressenza
Megacentro dati dell’Università di Palermo con la multinazionale contractor del Pentagono e Israele
Lunedì 20 luglio è stato inaugurato il nuovo Data Center dell’Università degli Studi di Palermo e la piattaforma HPE Private Cloud AI. «Si tratta di una delle infrastrutture universitarie più avanzate in Italia e tra le più significative nel panorama europeo», scrive l’ufficio stampa dell’ateneo siciliano: «Un investimento complessivo di 3 milioni di euro che rafforza la capacità di UNIPA di sviluppare ricerca, innovazione e servizi basati sull’intelligenza artificiale, garantendo al tempo stesso autonomia tecnologica, sicurezza dei dati e pieno controllo delle informazioni». Il nuovo Data Center ospita circa quaranta rack (armadi tecnologici) che contengono i server e gli apparati informatici dell’Ateneo (comprese le piattaforme dedicate ai progetti di ricerca) ed è dotato di sistemi di alimentazione e di emergenza che ne dovrebbero assicurare il funzionamento anche in caso di blackout o guasti. «Il cuore tecnologico del nuovo ecosistema è rappresentato dalla HPE Private Cloud AI, una piattaforma progettata per sviluppare e gestire applicazioni di intelligenza artificiale in modo semplice e sicuro», aggiunge l’ufficio stampa di UNIPA. «La nuova infrastruttura è equipaggiata con 16 GPU NVIDIA H200, tra i processori più avanzati oggi disponibili per l’intelligenza artificiale, ma è predisposta per crescere fino a 64 GPU, quadruplicando la capacità di calcolo. Essa garantirà di sviluppare ed eseguire interamente i servizi dell’Ateneo senza dipendere da piattaforme esterne, garantendo la piena sovranità del dato e la tutela della riservatezza delle informazioni». L’Università di Palermo punta ad impiegare il Data Center e la piattaforma AI anche a sostegno di progetti di innovazione per imprese, pubbliche amministrazioni e altri enti, comprese forze armate e di sicurezza. È stato avviato il percorso di qualificazione presso l’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale con l’obiettivo di conseguire una certificazione Tier III, tra i più elevati per questo tipo di infrastrutture. Per la realizzazione del nuovo Data Center sono stati spesi un milione di euro mentre gli altri due milioni sono stati utilizzati per la piattaforma HPE Private Cloud AI, di cui 1,65 milioni finanziati dal progetto “ITSERR – Italian Strengthening of the ESFRI RI Resilience”, sostenuto dai fondi PNRR (Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), e 350 mila euro con fondi propri dall’Università. L’Ateneo palermitano sta inoltre valutando un nuovo investimento di circa 2,5 milioni di euro per realizzare due ulteriori sale computazionali predisposte per il raffreddamento a liquido. Sarà possibile così ospitare fino a 4000 GPU di ultima generazione, raggiungendo una capacità computazionale complessiva paragonabile a quella del supercomputer “Leonardo” operativo presso il Consorzio interuniversitario CINECA di Bologna per finalità di ricerca “duale”, civile e militare. Ovviamente, anche il Data Center di Palermo pone profonde criticità etiche e politiche. L’enorme mole dei dati che vi possono essere elaborati esercita non potrà non esercitare una forte attrazione sul comparto militare-industriale, sulle forze armate e le grandi agenzie militari internazionali, NATO in testa. Anche dal punto di vista della “sovranità” tecnologica, del controllo dei dati e della loro privacy sono forti le preoccupazioni, considerato soprattutto che per i programmi del Data Center l’Ateno di Palermo ha scelto come partner strategico una delle principali multinazionali dell’informatica, con quartier generale negli Stati Uniti d’America e contratti ultramilionari con il Pentagono, il governo e le forze armate di Israele e le stesse forze armate italiane. L’identità della società USA è venuta fuori durante la conferenza dal titolo “Sovranità digitale e intelligenza artificiale”, organizzata nell’Ateneo palermitano, presenti il rettore Massimo Midiri e l’assessore comunale all’Innovazione digitale Fabrizio Ferrandelli. Relatori i docenti universitari Pietro Paolo Corso, Fabrizio D’Avenia e Riccardo Uccello che hanno presentato la piattaforma HPE Private Cloud AI “assieme a Mauro Colombo, Alessandro Lasagni e Alessandro Moriondo di HPE”. L’acronimo HPE? Si tratta del noto colosso mondiale dell’informatica Hewlett Packard Enterprise Company (sede centrale a Spring, Texas), attivo sia nel mercato dell’hardware che in quello del software e dei relativi servizi collegati per le aziende e gli alti comandi militari. Ergo, l’HPE Private Cloud AI è un prodotto della società statunitense. La conferenza stessa è stata organizzata dal Dipartimento di scienze Umanistiche in collaborazione con HPE e con la società HS Sistemi di Torino, tra i leader nazionali nella fornitura di soluzioni e servizi per l’infrastruttura IT. La netta vocazione di HPE – Hewlett Packard Enterprise Company verso la ricerca e la produzione a fini bellico-militari è confermata da quanto riportato nella pagina web istituzionale da HPE Italia S.r.l., la controllata italiana con sede a Milano e fatturato annuo superiore ai 540 milioni di euro. «Offriamo soluzioni e tecnologie IT che consentono alle organizzazioni nei settori della difesa e della sicurezza nazionale di operare in modo più rapido, efficiente e resiliente», vi si legge. «Dalle piattaforme per l’edge sicure fino all’AI e all’analisi data-first, contribuiamo a modernizzare il comando, il supporto logistico e la preparazione, fornendo soluzioni che proteggono le persone, preservano il vantaggio e accelerano il raggiungimento degli obiettivi della missione (…) Le nostre soluzioni trasformano i dati di origine in informazioni fruibili, per decisioni più rapide e consapevoli lungo l’intera supply chain militare, in modo che le risorse appropriate vengano distribuite al momento giusto, con risultati migliori sia per il personale sia per i civili».  Cloud e AI per le guerre globali moderne, sempre più disumanizzate e disumane. Una ingente documentazione è stata prodotta per denunciare inoltre il coinvolgimento diretto delle aziende e dei prodotti a marchio HPE nelle campagne di sterminio del popolo palestinese da parte delle autorità israeliane. «HPE è complice dell’occupazione israeliana, dell’apartheid e del regime coloniale di insediamento a Gaza e in West Bank», denuncia BDS Italia, organizzazione a guida palestinese per il boicottaggio, il disinvestimento e le sanzioni contro Israele. «HPE fornisce servizi alla polizia israeliana e ai servizi carcerari. HP Inc. è stata coinvolta nella fornitura di computer alle forze di occupazione israeliane (…) Dopo la campagna BDS, molti contratti tra le aziende a marchio HP e il regime israeliano di apartheid si sono conclusi. Ciò include i contratti con la Marina israeliana che mantiene l’assedio di Gaza, il contratto che riguarda il Sistema Basel per l’identificazione biometrica utilizzata ai posti di blocco militari israeliani e, più recentemente, il contratto che riguarda il Sistema Aviv tra HPE e l’Autorità israeliana per la popolazione e l’immigrazione. HPE continua però a fornire servizi alle carceri e alla polizia israeliane nonostante sia pienamente consapevole delle gravi violazioni dei diritti umani perpetrate da entrambi». Il Data Center dell’Università di Palermo nasce proprio sotto una cattiva stella, anzi sotto le cinquanta stelle della bandiera USA e quella ad esagramma dello Stato sionista di Israele. A. MAZZEO, OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ Antonio Mazzeo
July 27, 2026
Pressenza
FRANCIA E SPAGNA IN FIAMME: 325 MILA EVACUATI, TIMORI PER I 40 GRADI IN ARRIVO
I vigili del fuoco francesi e spagnoli stanno combattendo contro vasti incendi che hanno costretto oltre 325.000 persone a fuggire dalle loro case nei due Paesi: sia nei pressi di Bordeaux, nel sud-ovest della Francia, dove le fiamme distano 5 km dalla città e la situazione potrebbe peggiorare a causa del calore, sia in diverse altre regioni spagnole. La Spagna ha già evacuato decine di migliaia di persone dai villaggi a ovest della capitale Madrid, dove le condizioni di estrema siccità sono state aggravate da ondate di calore e forti venti. Nella regione di Valencia, sulla costa orientale della Spagna, le autorità hanno affermato di avere difficoltà a contenere gli incendi. Il contributo di Lorenzo Tecleme, giornalista indipendente esperto di questioni climatiche e ambientali. Ascolta o scarica L’analisi delle responsabilità degli incendi in Francia con il giornalista e nostro collaboratore d’oltralpe Cesare Piccolo. Ascolta o scarica
July 27, 2026
Radio Onda d`Urto
Festival dell’Alta Felicità, 10ma Edizione: Non fermerete il vento
> «NON SIAMO TERRORIST3 NON SIAMO COME I MEDIA CERCANO DI DIPINGERCI. > SIAMO STUDENT3, LAVORATOR3, DISOCCUPAT3: SIAMO PERSONE COMUNI CHE SI STANNO > RIBELLANDO A QUESTO MARCIO SISTEMA. SIAMO UNA COMUNITÀ CHE DA 30 ANNI A QUESTA > PARTE METTE DA PARTE I PROPRI IMPEGNI E LA PROPRIA VITA PRIVATA PER DIFENDERE > LA PROPRIA TERRA E IL FUTURO DI TUTT3, SPESSO ANCHE RISCHIANDO DI > COMPROMETTERE IL PROPRIO. NESSUNO CI PAGA PER PARTECIPARE ALLA LOTTA E > SOPRATTUTTO NESSUNO DI NOI SI DIVERTE A FARSI PICCHIARE E A RISCHIARE > L’ARRESTO OGNI VOLTA CHE PARTECIPA A UNA MANIFESTAZIONE O PARLA A UN > MEGAFONO…»_ Questo postavo sulla mia pagina Facebook il 16 aprile 2021 per denunciare ciò che era successo solo qualche ora prima nella piana di San Didero, non lontano da dove sono nato e cresciuto. Quell’unico polmone verde rimasto in bassa Val di Susa, che da settimane cercavamo di difendere, era stato requisito con la forza dalle FFOO: in piena notte, a colpi di lacrimogeni e manganelli, impressionante sfilata di plotoni armati contro una cittadinanza inerme, l’ennesima (e tutt’altro che ultima) violenza contro una Valle che da trent’anni sta cercando in tutti i modi possibili di difendersi, motivando in tutti i modi possibili il proprio dissenso nei confronti di un’opera da tutti definita totalmente inutile oltre che dannosa. Sono passati più di cinque anni da quella mia riflessione/sfogo, ma alla luce dei fatti di sabato 25 luglio (gli scontri al cantiere di Chiomonte, in occasione della 10ma Edizione del Festival dell’Alta Felicita – ndr) le motivazioni rimangono le stesse. E normale che queste genere di azioni, diciamo “più eclatanti”, non vengano capite: in uno Stato “di diritto”, nessuno si sognerebbe di metterle in pratica. Purtroppo, però, diventano necessarie. Oggi non ci sono più i 5 Stelle al governo del Paese come a Torino, o i Verdi a Lione. E chiunque abbia millantato in passato di prendere le nostre parti, quando ha avuto la possibilità di cambiare le cose, non lo ha fatto. E ora, che ancor più di ieri abbiamo tutti contro, il potere si dispera perché, anziché protestare con le mani alzate e la testa bassa, quella testa continuiamo a rialzarla con coraggio, mossi dalla consapevolezza di avere ragione. Se pensate che il milione di euro di danni di cui parlano i giornali sia una cifra così enorme, considerate che l’opera costerebbe 15.000 volte di più: quando mai potrà considerarsi “finita” perché il tunnel non è ancora nemmeno iniziato, come ha recentemente confermato un sopraluogo di parlamentari francesi oltre che italiani. Pensate a cosa significhi vivere in una valle alpina, in cui prima c’erano solo prati e boschi e che adesso è invasa da ben quattro cantieri giganteschi. Pensate, per chi soffre di malattie polmonari o ha perso persone care a causa di un tumore, cosa significhi vivere con l’ansia costante che le polveri sottili liberate dai lavori possano portare via qualcun altro dalla propria vita. E pensate a cosa significhi essere cacciati dalla casa in cui si è vissuti per tutta la vita, o guardare dalla propria centinaia di militari e forze dell’ordine ogni giorno, per giunta “difesi”dalle concertine israeliane. Pensate a cosa significhi provare a esprimere la propria legittima opinione senza essere mai ascoltati e, ogni volta, essere picchiati, arrestati o gasati. Di studi scientifici sull’opera ne sono stati fatti a centinaia. Di manifestazioni e presidi “pacifici” ne abbiamo organizzati migliaia. E di comunicati stampa e prese di parola ancora di più. Eppure nessun media tradizionale ha mai parlato di noi e delle nostre motivazioni, se non quando ci siamo trovati costretti a difenderci, nei confronti di uno Stato che festeggia, mentre la nostra valle muore ogni giorno di più attorno a noi. In Val di Susa non si sta combattendo solo contro un’opera, ma soprattutto contro unamafia che è onnipresente, che muove miliardi e guadagna dagli appalti che le ruotano attorno. Una mafia che è la spina dorsale di un sistema economico che deturpa i territori, distrugge la sanità e la scuola, abbassa gli stipendi e aumenta il costo della vita a spese degli ultimi, concentrando la ricchezza nelle mani di pochi. La verità è che siamo esasperati sì, e giustamente incazzati! E ciò che è successo l’altro giorno era probabilmente l’unico modo per dimostrarlo. E mentre si cerca ancora una volta di dividere l’opinione pubblica tra i 500 incappucciati “cattivi”, che hanno compiuto quelle “azioni”, e gli altri 20.000 “buoni”, che si sono limitati a marciare, la verità, che chi era lì conosce, è che non c’è alcuna differenza. Perché anche chi non era fisicamente dentro al cantiere tifava per chi lo era, ma, per inesperienza, per paura della repressione o per età, ha deciso di non prenderne parte. Grazie a chi, dal Festival dell’Alta Felicità, ha partecipato al corteo e grazie a chi è stato o è stata in prima linea: mettendosi a rischio, per sostenere la nostra causa ed essere parte attiva del cambiamento che auspichiamo in questo mondo malato. Come scrivevo cinque anni, “siamo la natura che si sta ribellando e che non si sta solo opponendo ad un treno o ad uno stato sordo, ma contro un intero sistema economico che sfrutta mari, montagne, foreste e persone per trarne profitto. In questa valle ci siamo nat*, ci siamo cresciut* e ci rifiutiamo di vederla soccombere sotto il cemento un metro alla volta, come del resto tutto il mondo che ci circonda. (…) Difendere una valle non significa solo esprimere attaccamento per il territorio che ti è caro e cui appartieni, vuol dire tenere accesa la speranza per un futuro più giusto in cui un albero vale più di un nuovo centro commerciale, o qualsiasi “grande opera”. Un futuro in cui la vita e la salute delle persone valgono più della devastazione e delle mazzette passate sottobanco.” Dedico queste parole a Chimi, a Carlo Giuliani, a Sole e Baleno, a tutti coloro che negli anni hanno contribuito a questo straordinario movimento… e magari ora non ci sono più ma continuano a indicarci la via da lassù. > FATEVENE UNA RAGIONE: NON FERMERETE IL VENTO! Centro Sereno Regis
July 27, 2026
Pressenza

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