[TuttaScenaCinema] la puntata settimanale ● giovedì 03 settembre 2026 ore 14
TUTTA SCENA CINEMA giovedì 03 settembre 2026 ore 14 ospiti: ● Eleonora Mazzoni, coautrice e cosceneggiatrice, presenta il film ANATOMIA DI UN RITRATTO (Ita/Che, 2026) di Francesco Clerici e Mattia Colombo 23^ edizione de Le Giornate degli Autori - Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia, 04-05 settembre 2026 https://tuttascena1.wordpress.com/2026/09/02/eleonora-mazzoni-anatomia-di-un-ritratto/ ● la regista Cecilia Miniucchi presenta il suo cortometrtaggio DINNER WITH DANTE (Ita, 2026) premio Kinéo alla 83^ Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia https://tuttascena1.wordpress.com/2026/08/28/cecilia-miniucchi-dinner-with-dante/ ● Fabio Alberti, il direttore, presenta la 2^ edizione del festival ARENE DECOLONIALI - femminismi Roma - Parco della Torre di Tormarancia, 07>13 settembre 2026 info https://unponteper.it/it/arene-decoloniali-programma-2026/ ● Andrea Paco Mariani presenta le novità del mese della rete di produzioni indipendenti OpenDDB - Distribuzioni Dal Basso info https://openddb.it/ ● il regista Pietro Lafiandra del collettivo Hariel presenta il cortometraggio THE PØRNØGRAPHƏR (Ita, 2025) https://tuttascena1.wordpress.com/2025/09/11/collettivo-hariel-the-pornographer/ --------------- segnalazioni: ● Mauro Lamanna, direttore artistico, presenta la 6^ edizione dell'arena itinerante SCHERMI CINEMA MULTIPIAZZA 7 regioni, maggio > settembre 2026 https://tuttascena1.wordpress.com/2026/06/22/schermi-cinema-multipiazza-6-edizione/ -------------------------------------------------- suggerimenti sui film in SALA a Roma e provincia: ● Agent of happiness - il Bhutan e la felicità https://tuttascena1.wordpress.com/2026/07/15/agent-of-happiness-wanted-cinema/ ● Backrooms https://tuttascena1.wordpress.com/2026/07/03/backrooms-everything-must-go-i-wonder-pictures/ ● Il Cileno https://tuttascena1.wordpress.com/2026/08/26/sergio-castro-san-martin-il-cileno/ ● Greta e le favole vere https://tuttascena1.wordpress.com/2026/07/31/berardo-carboni-greta-e-le-favole-vere/ ● L'Hangar rosso https://tuttascena1.wordpress.com/2026/07/04/lhangar-rosso-i-wonder-pictures/ ● Marco Bellocchio: la porta della realtà https://tuttascena1.wordpress.com/2026/08/26/fabio-lovino-marco-bellocchio-la-porta-della-realta/ ● No good men https://tuttascena1.wordpress.com/2026/05/26/no-good-men-be-water/ ● Strade perdute ● Lo Straniero ● Tony - diario di un giovane cuoco https://tuttascena1.wordpress.com/2026/08/26/tony-diario-di-un-giovane-cuoco-i-wonder-pictures/ ● Yellow letters --------------------------------------------------------- Tutta Scena / Visionari e il Cinema a ROR Diari di Cineclub n°60, aprile 2018, pgg.59-60 http://www.cineclubroma.it/images/Diari_di_Cineclub/edizione/diaricineclub_060.pdf Diari di Cineclub n°41, Luglio 2016 http://www.cineclubroma.it/images/Diari_di_Cineclub/edizione/diaricineclub_041.pdf (pgg. 39-40) 8 e ½ - numeri, visioni e prospettive del cinema italiano (n°21 - luglio 2015. pg.17) https://www.facebook.com/306981222666964/photos/pb.306981222666964.-2207520000.1437496638./1016164778415268/?type=1&theater Ottavia Monicelli, ‘guai ai baci - così grande, così lontano: ritratto di mio padre’ (2013), pgg. 69-70 https://www.facebook.com/306981222666964/photos/pb.306981222666964.-2207520000.1441200588./846421215389626/?type=3&theater Elio Germano, prefazione al libro ‘Il Tacco del Duka’ (2013), pg.7 https://www.facebook.com/306981222666964/photos/a.416991234999295.103252.306981222666964/1041505109214568/?type=1&theater Diari di Cineclub n°03 - Febbraio 2013 http://www.cineclubroma.it/images/Diari_di_Cineclub/edizione/diaricineclub_003.pdf (pgg. 1 e 3) ------------------- TUTTA SCENA CINEMA (già VISIONARI) 8° Microfono d'Oro 2018 - categoria cultura: Tutta Scena Cinema http://www.eventiroma.com/eventi/3789_Microfono_d_Oro_i_vincitori_dell_8_edizione.php 17° Premio Domenico Meccoli ‘ScriverediCinema’ 2008 - miglior giornalista radiofonico https://books.google.it/books?id=Ed9nq0IEpM4C&pg=PR54&lpg=PR54&dq trasmissione settimanale di cinema, il giovedì ore 14, sigla musicale: David Schacherl RADIO ONDA ROSSA ★ 87.9 fm via dei Volsci 56 - 00185 Roma streaming https://www.ondarossa.info/player-ror.html facebook http://www.facebook.com/pages/Visionari/306981222666964 e-mail visionari@ondarossa.info -------------------- l'Archivio completto TuttaScenaCinema e Visionari: 2026 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2026/01/archivio-tutta-scena-cinema-2026 2025 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2025/01/archivio-tutta-scena-cinema-2025 2024 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2024/01/archivio-tutta-scena-cinema-2024 2023 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2023/01/archivio-tutta-scena-cinema-2023 2022 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2022/01/archivio-tuttascenacinema-2022 2021 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenacinema/2021/01/archivio-tuttascenacinema-2021 2020 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/03/archivio-tuttascenacinema-2020 2019 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/03/archivio-tuttascenacinema-2019 2018 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/03/archivio-tuttascenacinema-2018 2018 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2018/01/archivio-visionari-2018 2017 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2017/01/archivio-visionari-2017-0 2016 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2016/01/archivio-visionari-2016 2015 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2015/01/archivio-visionari-2015 2014 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/archivio-visionari-2014 2013 http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/archivio-visionari-2013 2012 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/02/archivio-visionari-2012 2011 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/03/archivio-visionari-2011 2010 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/01/archivio-visionari-2010 2009 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/03/archivio-visionari-2009 -------------- buon ascolto!  
September 3, 2026
Radio Onda Rossa
Nuove regole contro il greenwashing: le aziende dovranno dimostrare ciò che promettono
Dal 27 settembre sarà più difficile vendere un prodotto come “green” o “sostenibile” senza dimostrare su quali basi lo sia davvero. In Italia entreranno infatti in applicazione le nuove norme europee contro le dichiarazioni ambientali ingannevoli, recepite nel Codice del consumo. Per chi acquista significa poter contare su informazioni più precise e verificabili; per le aziende, invece, usare la sostenibilità come argomento pubblicitario richiederà prove adeguate e una maggiore attenzione a quanto scritto su confezioni, siti e materiali promozionali.  Le dichiarazioni ambientali fuorvianti era... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Nuove regole contro il greenwashing: le aziende dovranno dimostrare ciò che promettono appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 3, 2026
L'INDIPENDENTE
Padova: Due Palazzi, Arcella. Dal carcere alle strade
Riceviamo e diffondiamo: Veneto, luglio 2026 Note a partire dai recenti atti di insubordinazione nel carcere di Padova e dalle opposizioni spontanee ai rastrellamenti razziali nei quartieri Carcere Due Palazzi di Padova Di uno sbirro all’ospedale non possiamo che rallegrarci, specie se a mandarcelo è un carcerato. Sappiamo quanto possa costare ogni atto di vita, ogni più piccola presa di libertà dentro le galere dello stato. La nostra, però, è un’allegria spuntata, un odio per un mondo che non riconosciamo che si mischia all’amore per la vita che resiste, tradendo mondi vivi possibili e presenti, mondi testimoni della sconfitta di questo presente che con tutti i suoi sforzi ancora non riesce nel suo intento totale di morte. Domenica 21 giugno un detenuto in isolamento al carcere Due Palazzi di Padova si rivolta contro i suoi carcerieri. All’ennesimo rifiuto di poter usare la palestra della sezione ha fatto a pezzi la sua cella per poi scagliarsi contro gli aguzzini in divisa intervenuti per fermarlo, mandandone uno all’ospedale. La settimana prima, ancora un carcerato in isolamento si era opposto al divieto dei secondini di prendere un caffè con un altro detenuto, decidendo di vendicarsi dei soprusi subiti fino ad allora e destinando al pronto soccorso tre guardie. Il 21 maggio un’altra aggressione contro la penitenziaria, per l’ennesimo divieto discrezionale immotivato posto ad un detenuto. Detenuto che ha prontamente proceduto a ricordare che le violenze agite dallo stato e dai suoi servi, anche le più quotidiane, hanno un prezzo: in quel caso un setto nasale rotto e qualche lesione su braccia e mani di tre sbirri. Non ci interessa stare a fare stime su quanta disperazione, quanta rabbia o quanta coscienza abbiano motivato questi gesti, quanto il caldo che rende quei posti roventi e ancora più ostili alla vita sia stato determinante, o quanto i colpi quotidianamente inferti alla dignità umana siano diventati intollerabili. Ciò che ci preme in questo testo è illuminare una radice comune sottesa a quello che sta accadendo al Due Palazzi, ma anche in ogni carcere e cpr che sia, nelle strade e negli istituti di pena minorile. Spontanea e informale si generalizza con nuovo vigore una richiesta di vita tra persone che abitano luoghi distanti in questo mondo, temporalità ed esperienze diversissime: senza che una coscienza politica ben formata sia essenziale, senza che assemblee e riunioni varino la rivolta, questa si accende e si interra carsicamente, abitando le vite dellx ultimx di questa società. Una rivolta che è vita, che è umanità che si riprende il mondo a partire dai più piccoli atti di insubordinazione al destino carcerario (materiale o sociale che sia) e che dà corpo ad una tensione di libertà che è personalissima ma già sempre collettiva. Assistiamo ad un’unica, profonda ed umana richiesta di vita che recita: “Aria!”. Quartiere Arcella, Padova Procede a tappe serrate il programma mortifero di occupazione militare dei territori e di sottomissione delle popolazioni portato avanti dal cosiddetto stato italiano: le istituzioni, con i rami sociali e civili conniventi, approntano gli attacchi decisivi alle ultime province della vita negli spazi-tempi che amministrano, tracciando le vie che conducono all’annichilimento generalizzato. Ma qualcosa di imprevisto sta rovinando questi propositi. Nel mondo della guerra totale si moltiplicano i fronti esterni e si irrobustiscono quelli interni: leggi e nuove narrazioni inaspriscono la repressione accettabile per chi si oppone allo stato delle cose, per tutte quelle resistenze sociali (dalla delinquenza all’illegalità) e/o politiche (basti soffermarsi sulle campagne anti-anarchiche che stanno avendo i loro dolorosi sviluppi) non recuperabili nei fittizi meccanismi del dialogo democratico. In questo scenario le città si svuotano dellx indesideratx, e Padova non fa eccezione. I quartieri cambiano volto mentre viene inesorabilmente portato avanti il programma statale di morte che sta avvelenando gli ultimi pozzi di umanità scavati dalle comunità resistenti in ogni dove. Le grandi opere infrastrutturali segnano il tessuto materiale e umano delle città: in nome del profitto e dell’interesse generale, ovverosia dello stato e dei suoi progetti, il territorio viene deturpato, espropriato alle comunità che vi si erano radicate e consegnato a chi può farne qualcosa di più economicamente remunerativo o strategicamente efficace. Sfratti e daspi informali dalle zone in via di riqualificazione sono consegnati allx indesideratx attraverso fluttuazioni di mercato, emergenze giornalistiche e soprusi ad opera di sbirri particolarmente zelanti. L’accesso a interi quartieri viene sottoposto, anche attraverso le “zone rosse”, a checkpoint polizieschi ben coperti mediaticamente da un’opinione pubblica addomesticata e prezzolata, pronta a soffiare benzina sui venti caldi del razzismo e del classismo fortemente radicati tra alcuni strati della cittadinanza. In questo contesto, gli ultimi anni hanno permesso un buon rodaggio di nuovi meccanismi che concretizzano l’ispirazione razzista dello stato: al fianco del perfezionamento in atto del sistema dei Cpr ne vediamo il suo ampliamento ed il cementarsi di retoriche razziste ad ogni altezza sociale, assieme ad un robusto impianto normativo e di prassi che ne permetta un’agibilità ampia e incontestata. L’istituzione delle zone rosse e la presenza ormai diventata consuetudine di presidi polizieschi permanenti nelle zone a più alta presenza di persone con background migratorio sono solo alcuni esempi di come il razzismo di stato privilegi alla base dei suoi meccanismi un programma massivo di profilazione e persecuzione razziale, che getta le basi per retate, rastrellamenti e deportazioni. Così, interi pezzi di comunità razzializzate, povere o marginalizzate per etnia, provenienza geografica o religione sono lentamente costrette a spostarsi altrove, in zone più lontane dagli occhi dell’opinione pubblica e degli investitori. Nel solo 2025 a Padova, una città da poco più di 200.000 abitanti, sono state identificate quasi 80.000 persone razzializzate, con grande giubilo del questore e delle istituzioni. E quando parliamo della città che si svuota non lo facciamo solamente per l’allontanamento dal perimetro cittadino a cui stanno venendo costrette larghe fette di popolazione, ma ci riferiamo alle oltre 200 persone fermate in strada per un controllo e trattenute per essere immediatamente spedite in un Cpr dall’altro capo dell’Italia senza che nessunx sia avvertitx di ciò (parenti, amicx o avvocatx), o alle 100 persone fermate e condotte nella camera di sicurezza della questura che poi sono state direttamente accompagnate in frontiera. A queste possiamo affiancare gli oltre 150 provvedimenti di espulsione consegnati nelle mani di chi, da lì a pochi giorni, sarebbe stato costretto ad uscire dal territorio nazionale. Più di una persona al giorno, nella sola città di Padova, è stata presa per essere portata in un Cpr, alla frontiera o per essere rilasciata con un ordine di rimpatrio. Questi numeri dimostrano come la macchina del razzismo di stato stia funzionando a pieno ritmo, ma testimoniano anche la piena omertà della società civile e delle istituzioni politiche sull’operato e le direttive inoltrate dal ministero degli interni e felicemente applicate dall’apparato di sicurezza pubblica locale. Negli scorsi mesi si sono verificati vari episodi di resistenza ai rastrellamenti portati avanti quotidianamente in città dalla polizia. In Arcella, una delle zone cittadine più colpite da operazioni sbirresche di profilazione e persecuzione razzista, alcune persone razzializzate sono intervenute spontaneamente durante due fermi particolarmente violenti: assistendo all’ennesimo sopruso in divisa, si sono opposti verbalmente e fisicamente al fermo, rallentando le operazioni e attirando l’attenzione del circondario su ciò che stava succedendo e riuscendo a liberare i malcapitati dalle grinfie degli sbirri, facendo allontanare le pattuglie dalla zona. Episodi come questi, seppur si possonocontare sulle dita di una mano, ci sembra testimonino qualcosa di prezioso. Non sono così rare le storie di chi sceglie di agire spontaneamente nonostante la disparità con il nemico che lx si para dinnanzi e con i suoi mezzi: il racconto di queste storie solitamente ci giunge quando a viverle è qualche “gruppo politico” animato da buone idee e dall’intenzione di applicarle. Ma quando ad esserne protagonisti sono persone senza appartenenza politica e razzializzate, queste storie ci sfuggono; altre memorie vivono, memorie che non ci appartengono e che non ci parlano, racconti segreti e sediziosi che stanno al cuore di comunità a noi sconosciute. Non è quindi nostra intenzione spendere altre parole sulla dinamica dei fatti, non ci interessa trarne benefici tattici o narrare qualcosa che, a nostro parere, debba rimanere sotterraneo, nascosto nei cuori di chi la agisce e delle tradizioni che intesse. Ci piacerebbe sottolineare, però, come i fuochi della vita continuino a incendiare gli animi dell’umanità, come siano indomabili le fiamme di libertà che continuano ad accendersi in ogni dove. Nonostante la miseria e il dolore a cui questo mondo ci destina, nonostante le risorse e i soldi spesi a sostentare l’ imponente e mostruosa macchina statale di morte, nonostante le vite immolate per combattere la battaglia di un mondo più sicuro, perché ormai inerte e inabitabile, combattivamente la vita continua a fiorire e a diffondersi. Saremo ciò che il delitto ha fatto di noi Trafittx da uno sguardo, farfalla fissata su di un tappo di bottiglia, tutti possono vedermi, tutti possono sputarmi addosso. Lo sguardo di questa società fa di me materia costituita. Eppure bisogna vivere, voglio farlo. Anche se alla gogna, la gola stretta in un collare di ferro. Bisogna vivere, ancora non sono argilla, non m’importa che si fa di me, ma ciò che faccio io stessx di ciò che hanno fatto di me. Spacciatorx, delinquenti, teppistx, rapinatorx, ladrx, terroristx: ognunx di noi condivide un tacito impegno alla guerra. Non mera negligenza, o una distruzione noncurante, ma una dedita avversione all’idea stessa di questa società, alla silenziosa guerra che l’ha fondata e che, con la cieca forza della legge e della giustizia, continua incessante a rifondarla. Dal momento che ci rendono la vita invivibile, vivremo quest’impossibilità di vivere come l’avessimo creata apposta per noi. Vogliamo il nostro destino, anche questo destino terribile. Vogliamo la nostra vita, per amarla e odiarla. Certamente la sventura è una cifra delle nostre vite, certamente indica qualcosa. Ma ormai non si tratta più di comprendere, ma di agire. Agire la nostra vita invivibile, agire quella maledizione che ci marchia e che dal fondo del nostro passato risale fino a questo presente. La faremo nostra, e la lanceremo davanti a noi: traccerà la rotta del nostro avvenire. Era il nostro cruccio, ne faremo la nostra missione, la nostra buona, maledetta, balorda stella. Se noi siamo criminali, il nostro crimine è la libertà: la libertà di sottrarci alla miseria di questo mondo, di derubarlo, di imbrattarlo, di rovinarlo, di sabotarlo. Dalle galere alle strade fioriscono umanità illegali, umanità minori e spurie che vivono sotto la pelle di questo mondo morente. In un mondo senza cielo, senza luce, senza aria, noi abbiamo la nostra stella. E tanto ci basta. A questa dolce e speranzosa guerra, all’odio che ci fonda le ossa e irrobustisce la memoria, all’amore che ci lega e ci anima. Per lx compagnx mortx e quelle portateci via. Per le persone messe dentro a una gabbia o tenute in cattività. Che guerra sia.
September 2, 2026
il Rovescio
Una casa per organizzare la speranza
-------------------------------------------------------------------------------- Rinnovo ancora la mia gratitudine per il prezioso lavoro che svolgete per dare “casa” a tutte le persone e le associazioni che stanno costruendo un mondo “altro” rispetto a quanto i “poteri” stanno (dis)facendo, tra devastazioni sociali e ambientali e guerra permanente. In questi tempi disperati, organizzare la speranza è ancor più necessario! Un abbraccio di pace. [Carmine Miccoli, prete – Lanciano (CH)] -------------------------------------------------------------------------------- Tutte le adesioni alla campagna Un tetto Comune -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una casa per organizzare la speranza proviene da Comune-info.
September 2, 2026
Comune-info
Michigan, quattro settimane dopo: Gaza non è scomparsa, ma la campagna sta cambiando
Quattro settimane dopo le primarie democratiche del Michigan, il quadro della corsa di Abdul El-Sayed è cambiato. Nel rapporto pubblicato due settimane dopo il voto avevamo posto una domanda: un progressista contrario agli aiuti militari statunitensi a Israele può vincere a novembre in uno degli Stati più contesi degli Stati Uniti? Quel primo rapporto concludeva che non si poteva ancora parlare di una vittoria dei progressisti, ma dell’inizio di un esperimento politico. Una risposta non c’è ancora. Ma oggi emergono elementi nuovi. L’effetto AIPAC: un possibile boomerang Nelle primarie, AIPAC e gruppi collegati avevano speso più di 30 milioni di dollari contro El-Sayed. Il 22 agosto Axios ha rivelato che alleati del repubblicano Mike Rogers hanno chiesto all’AIPAC di non fare pubblicità pubblica a suo favore. Dopo un colloquio fra Rogers e il presidente dell’AIPAC Michael Tuchin, il gruppo ha accantonato uno spot già preparato contro El-Sayed.[3] Rogers non ha cambiato posizione su Israele. Il problema è elettorale: una presenza troppo visibile dell’AIPAC potrebbe rafforzare proprio il messaggio di El-Sayed contro il peso del grande denaro. La forza finanziaria di un’organizzazione può dunque, oltre una certa soglia, diventare anche un handicap politico. Dai primi segnali a una strategia più riconoscibile Tre settimane dopo le primarie avevamo intravisto un tentativo di ricomporre il rapporto con gli ebrei democratici. Ora quel tentativo è diventato concreto. Il 29 agosto El-Sayed ha chiesto scusa al Jewish Democratic Caucus del Michigan per le parole pronunciate dopo l’attacco di marzo alla sinagoga Temple Israel, riconoscendo che non era quello il momento per inserire l’attacco nel contesto della violenza in Medio Oriente.[4] Il giorno seguente, davanti a circa 300 democratici ebrei al “Summer Simcha”, ha ripetuto le scuse. La campagna sta inoltre cercando una persona incaricata stabilmente dei rapporti con la comunità ebraica. El-Sayed, tuttavia, non ha abbandonato le proprie posizioni di fondo su Gaza e sui diritti dei palestinesi.[5] Non è ancora una riconciliazione compiuta. Restano forti diffidenze. Ma il tentativo appare più chiaro: separare la critica al governo israeliano dalla sicurezza e dall’appartenenza degli ebrei americani, mantenendo allo stesso tempo la propria posizione su Gaza. La base del consenso e i voti che possono decidere Parallelamente El-Sayed cerca di riportare la campagna su costo della vita, sanità, scuole e condizioni economiche. Di fronte alle polemiche sullo streamer Hasan Piker, ha insistito che la corsa riguarda l’“affordability” nel Michigan e l’accesso alle cure.[6] Questi temi costituiscono una parte importante e relativamente stabile della sua base politica. Gaza, Israele, AIPAC e il rapporto con gli elettori ebrei possono invece incidere soprattutto sul margine. Non sappiamo se siano i temi più importanti per la maggioranza degli elettori; ma in una corsa così serrata anche piccoli spostamenti possono decidere il risultato. Alcuni elettori allontanatisi dai democratici nel 2024 possono tornare per la posizione su Gaza; alcuni ebrei democratici possono attenuare la loro diffidenza; altri possono allontanarsi se le rassicurazioni sembrano insufficienti. I sondaggi: un movimento, non ancora una tendenza EPIC-MRA, su 600 likely voters intervistati dal 22 al 28 agosto, dà El-Sayed al 47% e Rogers al 43%, contro il 43%-46% dello stesso istituto a fine luglio. Con un margine d’errore di ±4 punti, sarebbe però prematuro parlare di vantaggio consolidato.[7] La prova più difficile: allargare senza perdere Quattro settimane dopo le primarie, la novità non è dunque un cambiamento di linea, ma un cambiamento di metodo. El-Sayed cerca di mantenere le proprie posizioni di fondo e, nello stesso tempo, di ridurre le fratture che possono impedirgli di costruire una maggioranza. È un equilibrio difficile. Se arretra troppo su Gaza, rischia di perdere una parte degli elettori che proprio su questo tema sono tornati verso i democratici. Se non riesce a ricostruire fiducia con una parte degli elettori ebrei e moderati, può perdere dall’altra parte quei pochi punti che in Michigan potrebbero decidere l’elezione. La prova dei prossimi mesi sarà quindi non soltanto quanto consenso saprà raccogliere, ma se riuscirà ad allargare la coalizione senza disfare quella che lo ha portato fin qui. Fonti e note [1] Kazuhiro Imamura, «Michigan, due settimane dopo: che cosa dice davvero la vittoria di Abdul El-Sayed», Pressenza, 21 agosto 2026. [2] Kazuhiro Imamura, «Michigan, tre settimane dopo le primarie: due sviluppi che cambiano il quadro», Pressenza, 27 agosto 2026. [3] Alex Isenstadt, «Scoop: Mike Rogers-AIPAC rupture roils Michigan Senate race», Axios, 22 agosto 2026. [4] Joey Cappelletti, «El-Sayed apologizes for comments he made responding to an attack on a Michigan synagogue», Associated Press, 30 agosto 2026. [5] Andrew Lapin, «‘All of us have to bring down violence wherever we see it,’ El-Sayed says following address to Jewish Democrats», Jewish Telegraphic Agency, 31 agosto 2026. [6] «From Hasan Piker to Jesse Watters, El-Sayed seeks to focus on affordability amid scrutiny from both sides», The Guardian, 25 agosto 2026. [7] «2026 Polls: Michigan Senate», 270toWin, dati aggiornati al 29 agosto 2026 (EPIC-MRA: 600 likely voters, El-Sayed 47%, Rogers 43%, ±4%). Kazuhiro Imamura
September 2, 2026
Pressenza
Cina, il fotovoltaico supera il carbone per capacità installata
Il fotovoltaico ha superato per la prima volta il carbone nella capacità elettrica installata in Cina: secondo i dati dell’Amministrazione Nazionale per l’Energia riportati dall’agenzia Xinhua, a fine luglio il solare ha raggiunto 1.286 miliardi di kilowatt, contro 1.285 miliardi delle centrali a carbone. La fonte fotovoltaica rappresentava oltre il 30% della capacità complessiva, mentre più del 40% delle nuove installazioni nei primi sette mesi dell’anno era solare. Liu Zhiqiang, esperto del Consiglio cinese per l’energia elettrica, considera il risultato una tappa fondamentale della transizione energetica. La Cina fornisce inoltre oltre l’80% dei moduli fotovoltaici e il 70% delle apparecchiature eoliche mondiali. The post Cina, il fotovoltaico supera il carbone per capacità installata appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 2, 2026
L'INDIPENDENTE
Criticare Israele non è antisemitismo
Mercoledì 9 settembre, alle ore 13:00, in Piazza Capranica, a Montecitorio, numerose realtà promotrici daranno vita a una mobilitazione nazionale contro l’approvazione del cosiddetto “DDL Antisemitismo”. La mobilitazione nasce dalla necessità di contrastare un provvedimento che, attraverso l’adozione della definizione IHRA, rischia di produrre un grave restringimento degli spazi di libertà politica, culturale e accademica, colpendo la possibilità di esprimere posizioni critiche nei confronti di Israele e delle sue politiche e delle sue responsabilità nei confronti del popolo palestinese. Riteniamo inaccettabile che la denuncia dell’occupazione dei territori palestinesi, dell’apartheid, delle violazioni dei diritti umani e del genocidio in corso a Gaza possa essere ricondotta automaticamente all’antisemitismo. La critica politica a uno Stato, alle sue istituzioni, alle sue politiche e alla sua condotta militare deve rimanere pienamente legittima all’interno di una società democratica. La lotta contro l’antisemitismo è una responsabilità imprescindibile e non può essere indebolita da un uso strumentale della sua definizione. Ribadire questa distinzione significa difendere contemporaneamente la lotta contro ogni forma di razzismo e discriminazione e il diritto di contestare politicamente l’ideologia sionista, le politiche dello Stato di Israele e il sistema di occupazione e discriminazione imposto al popolo palestinese. Il rischio concreto è quello di introdurre un meccanismo di censura e autocensura capace di colpire non soltanto le piazze e i movimenti, ma anche università, ricerca, informazione, associazionismo e dibattito pubblico. In questo scenario, la solidarietà con il popolo palestinese rischia di essere sottoposta a una progressiva criminalizzazione e il dissenso politico a una forma di intimidazione istituzionale. E’ una deriva che riguarda la democrazia nel suo complesso. Il diritto di denunciare un’occupazione, contestare un sistema di apartheid, chiedere la fine delle violenze e delle operazioni militari e prendere posizione contro quelle che riteniamo gravi violazioni del diritto internazionale non può essere subordinato a una definizione che restringa arbitrariamente il campo della critica legittima. Per questo saremo in piazza: contro il bavaglio, contro la criminalizzazione della solidarietà, contro ogni limitazione della libertà di espressione e del diritto al dissenso. La nostra mobilitazione vuole riaffermare un principio semplice e non negoziabile: la solidarietà non è un crimine, il dissenso non è antisemitismo e la critica a Israele e allo Stato di Israele non può essere messa a tacere. Invitiamo associazioni, organizzazioni, lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti, ricercatrici e ricercatori, giornaliste e giornalisti e tutte le persone che hanno a cuore la libertà di espressione e i diritti fondamentali a unirsi alla mobilitazione.  Lunedì 9 settembre, alle ore 13:00, in Piazza Capranica, a Montecitorio. Per la libertà di espressione. Per il diritto al dissenso. Per la libertà accademica e di stampa. Per la solidarietà al popolo palestinese. Contro l’occupazione, l’apartheid e il genocidio. NoDdl1004 #Montecitorio #Roma #9Settembre #NoBavaglio #LibertàDiEspressione #DirittiUmani #AntisionismoNonèAntisemitismo #Palestina #FineOccupazione #NoApartheid #Gaza TUTTI I PROMOTORI   Ne parliamo con Chiara Habte, giornalista della Rete #NOBAVAGLIO. Le realtà che vogliono aderire e diventare promotrici dell'iniziativa possono inviare una mail a nobavaglioprenotazioni@gmail.com. Per tutte le informazioni https://pressingweb.altervista.org/
September 2, 2026
Radio Onda Rossa
CEVO (BS): AL VIA LA TERZA EDIZIONE DEL MICOCOSMO FESTIVAL. DAL 2 AL 6 SETTEMBRE ALLO SPAZIO FESTE
Ha preso il via oggi, mercoledì 2 settembre, la terza edizione del MicoCosmo Festival, un’iniziativa dalla forte connotazione politica dedicata al regno dei funghi e alla micologia, nonché alla condivisione di saperi e conoscenze. Si tratta del primo festival di micologia in Italia. Una quattro giorni completamente gratuita, accessibile a tuttə e interamente organizzata dal basso, nata per “dare voce alle diverse anime che compongono il mondo della micologia. Non solo raccolta, identificazione e tossicologia, punti di partenza della conoscenza di questo Regnum, ma anche applicazioni pratiche e suggestioni artistiche”. Tanti gli appuntamenti e le tematiche al centro di questa terza edizione – in programma fino a domenica 6 settembre nello Spazio Feste di Cevo (località Pineta) – tra laboratori, gite micologiche, musica, seminari, convivialità, tavole rotonde e incontri in grado di guardare all’universo dei funghi per intrecciare tematiche ambientali e di stretta attualità. Tra questi: “Coltivare funghi in Palestina: l’esperienza di Master Mushroom di Jenin” con Meelad Jaradat (sabato 5 settembre, h. 18,00); “Comunità umana e micelio: ridare vita alla società ecologica” con l’Accademia della Modernità Democratica (domenica 6 settembre, 11.30) e “Mushborg: l’open source per la coltivazione” con Mauro Prandelli (domenica 6 settembre, 12.00). “L’ispirazione e l’applicazione pratica che possiamo trarre dallo studio di questi organismi può aiutarci nella lettura e nella risoluzione di problematiche proprie del nostro tempo. – si legge sul sito dell’iniziativa – La capacità di connettersi armonicamente con altre forme di vita, lo scambio di informazioni e nutrienti che corrono attraverso le ife fungine, la capacità di trasformazione della materia e il suo riutilizzo, il potere di risanamento e le proprietà benefiche di questi organismi sono per noi un punto di partenza e di riflessione”. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Chiara dell’associazione MicoCosmo Aps, promotrice dell’iniziativa Ascolta o scarica
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
EMILIA-ROMAGNA: UNO SGUARDO SU LOTTE AMBIENTALI E TERRITORIALI- TERZA PUNTATA
Bentrovate e bentrovati alla trasmissione di una componente-parte della redazione locale Emilia-Romagna. In questa puntata si fa il punto sulle dinamiche generali della evoluzione atmosferica nel mondo ed un focus di approfondimento sulla già citata devastazione territoriale progettata nel territorio di Montecchio Emilia. Ascolta o scarica  In questa puntata: In apertura parliamo con Aldo Meschiari, un professore che si occupa di divulgazione scientifica sulle questioni metereologiche facendo il punto sulla importanza delle lotte dal basso, della diffusione di consapevolezza e anche dell’importanza di conoscere il regolamento europeo per il ripristino della natura, (Nrr, 2024/1991). Si tratta di un buon regolamento, al punto che la Associazione dei Comuni Italiani (Anci) e la Associazione dei Costruttori edili italiani (Ance) stanno lavorando per boicottarne il recepimento nel nostro paese, come ben analizzato da Paolo Pileri sul sito di Altreconomia. Seguiranno tre interventi sulla questione di Montecchio Emilia perchè il progetto che sta portando avanti l’amministrazione di quel comune, è talmente impattante sul territorio da risultare emblematico. I punti di vista proposti sono tre: Athos Cilli ci parla della gestione delle acque, Sabrina Spaggiari delle problematiche per coltivare prodotti di qualità in territori devastati, mentre Giuseppe Bronzoni mette a disposizione le sue competenze di dottore in scienze agrarie, maturate professionalmente in ambito internazionale proprio su lavori di ripristino ambientale, per discutere della incultura delle nostre amministrazioni. In contemporanea alla trasmissione si terrà il consiglio comunale proprio a Montecchio Emilia (RE) Buon ascolto.
September 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Il patrimonio archeologico di Gaza è stato distrutto dal genocidio perpetrato da Israele. Questi volontari stanno cercando di recuperarlo dalle macerie
di Tareq S. Hajjaj,  Mondoweiss, 31 agosto 2026.     Mentre gli attacchi israeliani radevano al suolo in tutta Gaza musei e siti risalenti a 5.000 anni fa, i volontari scavavano a mano tra le macerie per salvare ciò che potevano. Nel frattempo, alcuni reperti saccheggiati riapparivano silenziosamente in una mostra a Parigi. (Foto: Yousef Abadla) Tra le macerie di un sito bombardato a Khan Younis, un gruppo di volontari con giubbotti gialli ad alta visibilità lavora quasi in silenzio. Non hanno altri strumenti se non le loro mani, una determinazione incrollabile e la consapevolezza che ciò che giace sotto le macerie è insostituibile. Con cura, sollevano a mano frammenti di pietra scolpita e vasi di ceramica, avvolgono i pezzi di ceramica in qualsiasi materiale protettivo riescano a trovare e ammirano antiche statue, frantumate a terra, risalenti a migliaia di anni fa. I volontari fanno parte dell’Heritage Guardians Team, un’iniziativa affiliata all’Associazione Mayasem per la Cultura e le Arti. Sebbene i bombardamenti israeliani non abbiano mai smesso di scuotere Gaza, essi hanno cercato — con cura, metodicamente e a mani nude — di salvare ciò che resta del patrimonio archeologico della Striscia prima che scompaia del tutto sotto le macerie. Secondo Hamouda al-Dahdar, direttore del Dipartimento dei Siti Archeologici e degli Scavi presso il Ministero del Turismo e delle Antichità di Gaza, le forze israeliane hanno preso di mira in modo sistematico e deliberato molti dei siti archeologici di Gaza, la maggior parte dei quali era rimasta chiusa per tutta la durata della guerra. «Sono stati attaccati senza alcuna apparente giustificazione militare», al-Dahdar ha dichiarato a Mondoweiss. Prima della guerra, la Striscia di Gaza ospitava siti archeologici e reperti risalenti a periodi che abbracciavano oltre 5.000 anni di civiltà umana ininterrotta. Quasi ogni parte del territorio conteneva un sito archeologico o resti storici, mentre cinque grandi musei conservavano la stragrande maggioranza dei reperti portati alla luce in tutta Gaza. Ma il genocidio in corso non ha lasciato praticamente nulla intatto. Oltre alla distruzione di abitazioni, infrastrutture civili e all’uccisione di decine di migliaia di civili, la guerra ha anche devastato siti archeologici e reperti meticolosamente portati alla luce e conservati nel corso di decenni. Molti sono stati inoltre portati fuori da Gaza, in quello che il Ministero del Turismo e dei Beni Culturali della Striscia considera un furto. I membri del gruppo di volontari «Heritage Guardians», affiliato all’Associazione Mayasem per la Cultura e le Arti, esaminano e documentano reperti storici recuperati dalle macerie a Gaza, Khan Younis, giugno 2026. (Foto: Yousef Abadla) Distruzione sistematica Secondo il Ministero del Turismo e dei Beni Culturali di Gaza, dall’inizio della guerra sono stati danneggiati più di 500 siti archeologici e storici. «Tra le perdite più gravi causate dai bombardamenti spietati e indiscriminati di Israele c’è il Museo Archeologico di Qarara, che ospitava oltre 3.500 reperti, alcuni risalenti a oltre cinque millenni fa», racconta a Mondoweiss Yousef al-Abadla, giornalista palestinese e membro di Mayasem. Il museo è stato distrutto durante la guerra e non è stato possibile recuperare nemmeno un reperto, poiché si trovava oltre la Linea Gialla, che Israele vieta agli abitanti di Gaza di attraversare. Al-Abadla ha dichiarato a Mondoweiss che la guerra ha inflitto danni catastrofici praticamente a ogni sito archeologico del territorio. «Tra i siti più duramente colpiti figurano Hammam al-Sammara, che ha più di 1.000 anni; la Grande Moschea di Omari, un tesoro architettonico e storico risalente a 2.000 anni fa; e Qasr al-Basha, un sito di 900 anni fa che era stato trasformato in museo nella Città Vecchia di Gaza», ha osservato. La chiesa bizantina di Jabalia, risalente all’epoca dell’imperatore bizantino Teodosio II, che regnò tra il 408 e il 450 d.C., e Tal Rafah, le rovine di un edificio in mattoni di epoca romana risalente al 63 a.C., sono state entrambe rase al suolo dai bulldozer. «Molti dei siti archeologici più antichi di Gaza, alcuni dei quali risalgono a più di due o tre millenni fa, si trovano all’interno della Linea Gialla controllata da Israele. Tra questi figurano la chiesa bizantina e Tell Rafah», ha affermato al-Dahdar. «Entrambi sono stati completamente rasi al suolo dai bulldozer e ridotti in macerie». I membri del gruppo di volontari “Heritage Guardians”, affiliato all’Associazione Mayasem per la Cultura e le Arti, esaminano e documentano reperti storici recuperati dalle macerie a Gaza, Khan Younis, giugno 2026. (Foto: Yousef Abadla) A marzo 2026, l’UNESCO ha verificato i danni subiti da 164 siti del patrimonio culturale a Gaza dall’ottobre 2023, tra cui otto siti archeologici e due musei. L’agenzia ha esortato tutte le parti ad aderire alla Convenzione dell’Aia del 1954, che vieta alle potenze occupanti di distruggere il patrimonio culturale — una convenzione che Israele ha firmato.  Salvare la storia a mani nude Tutti e cinque i principali musei di Gaza hanno subito danni durante il genocidio, mentre quelli che sono sfuggiti alla distruzione sono rimasti gravemente danneggiati. Al-Abadla afferma che anche il Museo al-Aqqad di Khan Younis — una collezione privata appartenente al collezionista palestinese di antichità Walid al-Aqqad contenente centinaia di reperti — è stato distrutto. È stata recuperata solo una piccola parte del suo contenuto. Ciò che il team dei «Guardiani del Patrimonio» è riuscito a salvare è stato trasferito alla sede dell’Associazione Mayasem a Khan Younis, ma la conservazione in tempo di guerra rappresenta di per sé una minaccia. Al-Dahdar ha spiegato che la partenza degli specialisti in archeologia reclutati all’estero durante la guerra, unita alla totale mancanza di attrezzature specializzate, ha reso il lavoro sempre più precario. Data l’età e la fragilità di molti oggetti, un recupero improprio rischia di causare danni irreversibili. I membri del team di volontari «Heritage Guardians», affiliato all’Associazione Mayasem per la Cultura e le Arti, esaminano e documentano i reperti storici recuperati dalle macerie a Gaza, a Khan Younis. (Foto: Yousef Abadla) Al-Dahdar descrive una sequenza particolarmente devastante. Durante il primo cessate il fuoco, in seguito al ritiro israeliano da alcune zone, i reperti danneggiati furono raccolti e trasferiti in un deposito all’interno di un edificio residenziale. «Sebbene molti fossero già danneggiati, la collezione subì un altro colpo devastante quando lo stesso edificio fu successivamente bombardato», ha affermato. «Molti dei reperti che erano stati salvati sono andati distrutti». I membri del gruppo di volontari “Heritage Guardians”, affiliato all’Associazione Mayasem per la Cultura e le Arti, esaminano e documentano reperti storici recuperati dalle macerie a Gaza, a Khan Younis, il 9 giugno 2026. (Foto: Youssef Abu Watfa/APA Images) Portati via da Gaza Il capitolo più controverso della storia del patrimonio di Gaza in tempo di guerra non riguarda la distruzione, ma la rimozione. Tra il 3 aprile e il 7 dicembre 2025, la Francia ha ospitato a Parigi una mostra organizzata dall’Institut du Monde Arabe, intitolata “Tesori salvati da Gaza: 5.000 anni di storia”. La mostra si presentava come un’operazione di salvataggio: i reperti, rimossi da Gaza durante il genocidio, venivano esposti al pubblico per preservare e celebrare il patrimonio culturale palestinese in un momento di perdite catastrofiche. Il sito web dell’istituzione afferma che l’Autorità Palestinese ha sostenuto la mostra. Il Ministero del Turismo e delle Antichità di Gaza la vede diversamente. Il Ministero afferma di non aver avuto alcun coinvolgimento nella mostra e insiste sul fatto che nessuna istituzione internazionale si sia coordinata con esso prima che i reperti venissero rimossi. Sostiene che siano stati portati fuori dal territorio con mezzi illegali. Manufatti recuperati dall’Associazione Mayasem per la Cultura e le Arti, Khan Younis, Gaza, giugno 2026. (Foto: Yousef Abadla) «Questo è un furto, non una misura di protezione», ha affermato al-Dahdar. «Se l’obiettivo fosse stato davvero quello di salvaguardare questi manufatti, sarebbero stati trasferiti sotto la custodia dell’Autorità Palestinese in Cisgiordania — non in Francia». Egli suggerisce che eventuali accordi relativi ai reperti possano invece essere stati conclusi con le autorità israeliane, senza la partecipazione delle istituzioni palestinesi di Gaza. I tentativi di Mondoweiss di contattare l’Institut du Monde Arabe di Parigi per ottenere un commento, sia via e-mail che per telefono, sono rimasti senza risposta.  Secondo al-Dahdar, le organizzazioni internazionali per i diritti umani sono state in contatto con le autorità di Gaza riguardo ai reperti scomparsi e sono in corso iniziative per garantirne la restituzione. I membri del gruppo di volontari Heritage Guardians, affiliato all’Associazione Mayasem per la Cultura e le Arti, esaminano e documentano reperti storici recuperati dalle macerie a Gaza, a Khan Younis, nel giugno 2026. (Foto: Yousef Abadla) Non tutti coloro che hanno visitato la mostra condividono l’interpretazione del ministero. Qassam Muaddi, un giornalista palestinese che ha visitato la mostra di Parigi, si è trovato a nutrire entrambe le reazioni contemporaneamente. «Credo che celebrare in questo modo i 5.000 anni di storia di Gaza sia importante in tempi di genocidio – come risposta ai tentativi di cancellare l’identità e la storia di Gaza», ha affermato. «Ma fa un po’ male vedere che la vita dei palestinesi debba essere distrutta per dare un po’ di riconoscimento alla storia della Palestina. È come se la storia della Palestina non fosse riconosciuta a meno che il presente della Palestina non venga distrutto — e quel riconoscimento debba sempre avvenire al di fuori della Palestina». https://mondoweiss.net/2026/08/gazas-archaeological-heritage-was-destroyed-in-israels-genocide-these-volunteers-are-trying-to-salvage-it-from-the-rubble/ Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
September 2, 2026
Assopace Palestina

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