Autonomia differenziata e controllo del territorio #autonomia #militarizzazione Quella che viene chiamata regionalizzazione, come se fosse un intervento neutrale di attenzione al territorio e non una trasformazione legislativa che riguarda più ambiti di forte impatto politico e sociale, può diventare terreno di coltura anche per la capillarizzazione del controllo sicuritario e della diffusione della presenza militare. https://comune-info.net/autonomia-differenziata-e-controllo-del-territorio/?fbclid=IwY2xjawSt7exleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBhTmpTTkxnZmtlc2dSWW5Tc3J0YwZhcHBfaWQQMjIyMDM5MTc4ODIwMDg5MgABHhJhJ4Ohto1v6xq2hgBzmfRQqC_hLg3xHVdcMX2nrpER6KJlPvXe73bU8sRl_aem__OJ2VgSfCPgUjO75RzFaNQ
June 28, 2026
Antonio Mazzeo
Sul terremoto una comunicazione importante dell’ambasciata venezuelana
L’ambasciata della Repubblica Bolivariana del Venezuela prega di diffondere questo messaggio: All’intera comunità venezuelana in Italia, alle organizzazioni, alle associazioni e a tutti coloro che con tanto affetto hanno richiesto informazioni su come fornire aiuto durante la tragica situazione in Venezuela, vi preghiamo di prendere nota di quanto segue: A causa delle difficoltà logistiche intrinseche a un’emergenza di questa portata, l’invio di aiuti dall’estero non è l’opzione più efficace in questo momento. Pertanto, abbiamo stabilito che la Croce Rossa Italiana possiede l’esperienza, la capacità operativa e il coordinamento necessario con la nostra Croce Rossa per individuare i bisogni più urgenti e fornire aiuti nel più breve tempo possibile. Per questo motivo, vi invitiamo a manifestare la vostra solidarietà attraverso donazioni tramite il seguente link: https://dona.cri.it/emergenza-venezuela Ogni contributo, per quanto piccolo, può fare una grande differenza. Redazione Italia
June 28, 2026
Pressenza
CISDA: Una piazza per le donne e il popolo dell’Afghanistan
“Libertà per le donne afghane!”, “Istruzione, Lavoro, Libertà”, “Coraggio, Dignità, Libertà”, “Free, free, afghan woman!” e “Azadi! Libertà!”: questi alcuni degli slogan intonati  durante la manifestazione “Donne di Herat – Istruzione Lavoro Libertà” dello scorso 21 giugno a Roma, in piazza Santi Apostoli. Una manifestazione organizzata, soprattutto, dalla comunità afghana italiana – la maggior parte residente a Roma, ma non solo – con l’aiuto e la partecipazione di diverse organizzazioni e associazioni vicine alle donne e al popolo dell’Afghanistan. La manifestazione si apre con un minuto di silenzio in ricordo di tutte le vittime dell’Afghanistan dei Talebani, con particolare enfasi sugli ultimi avvenimenti di Herat, in cui alcune donne sono state maltrattate e imprigionate per aver presumibilmente violato il codice di abbigliamento talebano; dopo questo episodio donne e uomini si sono riversati in una protesta tra le strade di Herat, accolti però dalla repressione dei Talebani, che hanno aperto il fuoco uccidendo una donna e un bambino (vittime confermate), e ferendo altri manifestanti. Un silenzio carico di emozione e di commozione e che racchiude, in realtà, dentro di sé un grido di stanchezza, rabbia, denuncia, forza, voglia e necessità di cambiamento. Al silenzio si susseguono poi voci, contributi, testimonianze e rappresentazioni legati da un unico filo rosso: la solidarietà e la vicinanza alle donne dell’Afghanistan, la denuncia forte e decisa nei confronti dei Talebani e il loro regime di terrore, la mobilitazione civile che a gran voce si oppone a qualsiasi forma di apertura verso il regime e la resistenza di un popolo che si batte per un Afghanistan libero. Le voci e la presenza delle associazioni e organizzazioni – come il Cisda, la Comunità di Sant’Egidio, Binario 15, Associazione Nawroz, Nove Caring Humans, Amnesty International, Partito Radicale – si sono susseguite alla voce e alla presenza dei singoli – come Stefano Liberti, Zahra Tofigh e Lucia Mazzanti (quest’ultima in veste di mediatrice dell’intero evento). Voci che hanno raccontato dell’Afghanistan, che hanno portato la voce diretta e indiretta delle donne e del popolo afghano, che hanno raccontato del proprio lavoro e del proprio contributo in solidarietà con le donne e con la comunità dell’Afghanistan e che hanno ampliato il grido di resistenza e di protesta. Ma le vere e i veri protagonisti sono state donne, ragazze, uomini e ragazzi afghani presenti alla manifestazione. Studentesse e studenti, attiviste e attivisti, rappresentanti di associazioni e organizzazioni, famiglie con le proprie bambine e i propri bambini; sono le testimonianze dirette di un popolo che soffre e ha sofferto, di donne e ragazze che hanno vissuto sulla propria pelle la privazione e negazione di ogni diritto fondamentale, di uomini e ragazzi che vogliono sconfiggere la narrazione tossica e patriarcale dei Talebani, di artiste e artisti che con la propria arte e con le proprie rappresentazioni hanno raccontato l’incubo di vivere sotto un regime di terrore, di privazione, di morte. La loro voce e le loro testimonianze sono state accompagnate da letture di poesie e racconti, da canti e da balli, da piccole ma potenti messe in scene teatrali, da grida e da gesti – il più emblematico: il “Signal For Help” internazionale (palmo rivolto verso l’interlocutore, pollice piegato all’interno e chiusura e apertura delle altre dita) utilizzato come gesto silenzioso per comunicare una situazione di pericolo, utilizzato soprattutto dalle donne in dinamiche di violenza. Voci, gesti e testimonianze di persone che sono riuscite a scappare dall’Afghanistan, ma che non per questo hanno dimenticato il loro popolo e le loro donne, e che cercano tutti i giorni di essere vicine e vicini a quel popolo e a quelle donne, di far sentire la loro voce, di battersi affinché più persone e donne possano scappare…ma soprattutto battersi affinché quel popolo e quelle donne possano liberarsi, una volta per tutte, dal terrore e dalla violenza del regime talebano e possano tornare a godere dei propri diritti e tornare a respirare e a vivere in un paese finalmente libero. Tanti i cartelli e gli striscioni: slogan e frasi che richiamano la lotta e la libertà del popolo dell’Afghanistan, messaggi di solidarietà e vicinanza alle donne afghane, denunce dirette contro i Talebani, una lista di tutti i divieti emanati dai Talebani e che gravano sulla vita e sui corpi delle donne afghane, messaggi di pace, di resilienza e di resistenza. E infine un grande striscione bianco, su cui bambine e bambini afghani hanno colorato e disegnato, facendo sentire anche la loro piccola – ma non per questo meno grande ed importante – voce per le donne e per un popolo che molti di loro non hanno neanche avuto modo di incontrare. Un coro di voci, di presenze e di contributi che hanno animato una piazza intera per quasi 3 ore e che ci ha tenuto a mandare un messaggio forte e chiaro: vicinanza e solidarietà al popolo e alle donne dell’Afghanistan, appoggio alla liberazione di un popolo contro un regime di terrore e di violenza, e opposizione alla complicità e al silenzio di gran parte della comunità e delle istituzioni europee e internazionali. Alessia Ghiraldo, attivista CISDA CISDA - Coordinamento Italiano Sostegno Donne Afghane
June 28, 2026
Pressenza
Un cerchio, alcune sedie e molte storie
LI TROVATE OVUNQUE: NEI TEATRI, NELLE SEDI DI COMITATI E ASSOCIAZIONI, SPESSO IN POSTI OCCUPATI, MA ANCHE IN CASE PRIVATE, BOTTEGHE, RETROBOTTEGHE, CORTILI, ORTI… QUELLI DEL COLLETTIVO TEATRO NO! CERCANO SOLTANTO LUOGHI NEI QUALI SIA POSSIBILE CREARE UN CERCHIO E DIALOGARE, INCONTRARSI E A VOLTE SCONTRARSI CON GLI SPETTATORI, CHE LORO PREFERISCONO CHIAMARE TESTIMONI. INSOMMA, VAGANO PER L’ITALIA A RACCONTARE STORIE,”USANDO” IL TEATRO – TUTTO QUELLO CHE FANNO SI BASA SULL’AUTOPRODUZIONE – PER CREARE RELAZIONI, CONDIVIDERE DOMANDE, IMPARARE A RAGIONARE INSIEME, SCOPRIRE LA VOGLIA DI METTERSI IN GIOCO -------------------------------------------------------------------------------- Il collettivo Teatro NO! é formato da un’attrice, Cinzia Laganà, un regista, Simone Capula, un artista visivo, Claudio “Fade” Fadda, e ospiti vari. Vivono e agiscono nella periferia di Torino, l’unica città al modo che rimpiange il grigiore degli anni Ottanta, quando la Fiat la faceva da padrona. I tre si sono trasformati in storytellers, riscoprendo l’essenza del teatro riunendo attorno a loro, su qualche fila di sedie, un gruppetto di spettatori/testimoni. I componenti del Collettivo continuano a fare Teatro perché esso permette di incontrare donne e uomini che non si sentono a proprio agio nelle loro condizioni e continuano ad alzarsi in punta di piedi come se un giorno potessero volare. Il lavoro teatrale, di narrazione, è un tentativo di fare in modo che gli spettatori, pur sapendo benissimo che quel che vien narrato é finzione, finché ci stanno dentro lo prendano per vero. Questo gruppo di persone, attraverso la finzione del racconto guardano e analizzano il mondo. Come dice John Berger: “Volevo scrivere sull’importanza di guardare il mondo, e ho scritto questo libro per aiutare le persone a vedere cosa c’è intorno a loro: il meraviglioso e il terribile”. Cinzia, Simone e “Fade” continuano a vagare per l’Italia a raccontare storie,”usando” il teatro per creare relazioni. Il Collettivo Teatro NO!, ha al suo attivo tre spettacoli teatrali: Vermi inermi (Drammetto Grottesco Orecchiabile), Io sono come voi (Appunti teatrali da un libro) e Dalle belle città (La Resistenza vista con gli occhi di una donna libera, una madre in apprensione per il figlio Partigiano) e due performance legate alle opere dell’artista Claudio “Fade” Fadda Facce (Là dove domina lo spettatore concentrato domina anche la polizia). Ma anche tre racconti teatrali: Hanamichi (racconto per due maestri con un omaggio a un Amico) Nando/Renzo/Beppe; Sull’orlo del precipizio (Pellegrinaggio teatrale di un “Reduce”); Col cuore in mano (Storia vera piena di bugie di un bambino, che non amava andare a scuola). Il Collettivo Teatro NO! Per un periodo, ha anche curato una trasmissione di Teatro alla Radio, intitolata “Gli Artigiani degli interstizi” (per ascoltare i podcast: radiobandito.it), trasmissione che poi è stata interrotta per divergenze etiche ed ideologiche con una parte della redazione di Radio Bandito. Tutte le produzioni, la distribuzione, tutta l’attività del Collettivo è basato sull’autoproduzione. I componenti del Collettivo credono profondamente nell’etica del DiY (Do it yourself). Gli spettacoli vengono presentati, ovunque teatri, comitati, associazioni, posti occupati, case private, botteghe, retrobotteghe, cortili, orti, orti urbani, in ogni luogo dove sia possibile creare un cerchio intorno e dialogare, incontrarsi e a volte scontrarsi con gli spettatori o sarebbe meglio chiamarli testimoni. Cerchiamo quello “scontro” che nasce dal dialogo, dal confronto e che quindi serve a costruire idee, opinioni, e a creare uno spirito critico, che può aiutare a crescere e a essere partecipi non allineati, a tratti antagonisti, sicuramente capaci di agire intellettualmente. Il nostro piccolo, ma onesto progetto si prefigge di far affiorare nei partecipanti, nei testimoni, la volontà di indagare, ascoltare, osservare, ragionare; in particolare scoprire o meglio riscoprire la voglia di mettersi in gioco e il desiderio di incontrare diverse “culture”, mentalità ed esigenze. Forse il progetto non ha bisogno di così tante parole e spiegazioni, basterebbe solamente la citazione di Edoardo Galeano : “Quando le bruciano le sue casette di carta, la memoria trova rifugio nelle bocche che cantano le glorie degli dei e degli uomini, canti che rimangono di gente in gente, e nei corpi che danzano al suono dei tronchi cavi, dei gusci di tartaruga e dei flauti di canna” Il Collettivo Teatro NO! È a disposizione di tutte le realtà, le individualità che sono interessate al loro progetto, di quelle persone che cercano di alzarsi in punta di piedi come potessero volare. È ora di smetterla di fare Teatro che parla di politica ed è ora di fare Teatro in modo politico. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Imparare a pensare insieme -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un cerchio, alcune sedie e molte storie proviene da Comune-info.
June 28, 2026
Comune-info
[2026-07-01] Let's raccoon - Serata benefit doposcuola @ LOA Acrobax
LET'S RACCOON - SERATA BENEFIT DOPOSCUOLA LOA Acrobax - Via della Vasca Navale 6, Rome, Metro B San Paolo (mercoledì, 1 luglio 19:00) Mercoledì 1 luglio ci sarà la prima serata benefit del doposcuola popolare Marconi. Un progetto nato dal basso a novembre 2025 con l'idea di creare un presidio educativo in un quartiere attraversato da tante e diverse persone piccole, con cui ripensare pratiche alternative agli schemi dell'educazione scolastica e tradizionale: siamo partitx dalla libera espressione dell’infanzia, troppo spesso ostacolata dalla durezza delle persone adulte costruendo insieme saperi comunitari fatti di esperienze, vissuti e identità differenti. Non è stato un percorso semplice ma nessunx di noi si aspettava lo sarebbe stato. Quello che è stato però inaspettato è ritrovarci accoltx con entusiasmo da mondi così variegati con cui coltivare nuove alleanze e solidarietà. Siamo felici, entusiastx e piene, e ci piacerebbe condividere la nostra esperienza con tuttx voi. Ci vediamo al barricadero con: - una mostra con alcune foto del laboratorio - cocktail dai nomi procioneschi - musichette dalle 19 a mezzanotte, con una line up impressionante - cena vegana a cura della ciurma - maglie con grafichette specialissime Un grazie enorme a chi ci ha fatto le locandine e a chi verrà a suonare ❤️
June 28, 2026
Gancio de Roma
Napoli: una città, due Pride
IL NAPOLI PRIDE CELEBRA TRENT’ANNI DI STORIA. A UNA SETTIMANA DA ARREVUTAMM PRIDE, NAPOLI OFFRE L’OCCASIONE PER COMPRENDERE DUE MODI DIVERSI DI VIVERE E INTERPRETARE L’ORGOGLIO LGBTQIA+. Trent’anni dopo il primo Pride organizzato nel Sud Italia, sabato 27 giugno scorso Napoli è tornata a colorarsi d’arcobaleno. Il corteo del Napoli Pride 2026 ha attraversato il centro cittadino da Porta Capuana a piazza Dante, portando in strada migliaia di persone, associazioni, realtà del territorio e istituzioni nel nome dei diritti della comunità LGBTQIA+ e del contrasto a ogni forma di discriminazione. “A libertà nun se corregge”, lo slogan scelto per questa edizione, ha voluto richiamare il valore della libertà e dell’autodeterminazione, ricordando come molte delle battaglie iniziate nel 1996 siano ancora oggi aperte. In testa al corteo erano presenti, tra gli altri, il sindaco Gaetano Manfredi, il presidente della Regione Campania Roberto Fico, Antonio Bassolino, Luigi de Magistris ed Emanuela Ferrante. Tra i nomi annunciati dagli organizzatori per il trentennale figuravano anche Maria Grazia Cucinotta, Leo Gassmann, BigMama e La Tarantina, storica icona dei femminielli napoletani. Tra i volti riconoscibili della manifestazione anche Jo Squillo. Il corteo è stato attraversato anche da immagini capaci di raccontare, da sole, alcune delle rivendicazioni presenti in piazza (vedi photogallery). Tra queste, due partecipanti che sfilavano tenendo in braccio dei bambolotti: un gesto semplice ma simbolico, che richiamava il tema della genitorialità e il dibattito sul riconoscimento delle famiglie omogenitoriali. È una delle tante fotografie che restituiscono come il Pride continui a essere non soltanto una festa, ma anche uno spazio nel quale trovano voce domande ancora aperte sui diritti e sul riconoscimento delle persone. Ma raccontare il Napoli Pride soltanto attraverso la cronaca della giornata significherebbe trascurare una domanda che molti cittadini si sono posti nelle ultime settimane: perché quest’anno Napoli ha ospitato due Pride? Solo sette giorni prima, infatti, la città aveva accolto Arrevutamm Pride, raccontato da Pressenza nel reportage di Francesco Russo. Le due manifestazioni non rappresentano semplicemente due appuntamenti distinti, ma due modi diversi di interpretare il significato del Pride. Il Napoli Pride è il percorso storico nato nel 1996, cresciuto negli anni fino a diventare una manifestazione capace di coinvolgere associazioni, istituzioni, sindacati, realtà culturali e migliaia di cittadine e cittadini. La piattaforma politica del trentennale pone al centro la tutela dei diritti delle persone LGBTQIA+, il contrasto alle discriminazioni, l’autodeterminazione delle persone trans, il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali, la lotta alle cosiddette terapie di conversione e la difesa delle libertà civili. Arrevutamm Pride, invece, nasce come percorso autonomo, autofinanziato e dichiaratamente radicale. I promotori si definiscono queer, transfemministi, anticapitalisti, antifascisti, antisionisti e decoloniali. Contestano quella che considerano la progressiva istituzionalizzazione e commercializzazione dei Pride, rifiutano sponsor e finanziamenti privati e sostengono che la lotta per i diritti LGBTQIA+ non possa essere separata da altre battaglie, come quelle contro il razzismo, il colonialismo, le guerre e a sostegno del popolo palestinese. In questo contesto viene richiamato anche il concetto di pinkwashing, con cui alcuni movimenti indicano l’utilizzo dei diritti LGBTQIA+ come strumento per migliorare l’immagine di governi o istituzioni, distogliendo l’attenzione da altre violazioni dei diritti umani. Si tratta di differenze reali, che meritano di essere comprese senza semplificazioni. Allo stesso tempo, osservando il corteo di ieri emerge anche un elemento che invita a evitare letture troppo schematiche. La partecipazione al Napoli Pride di personalità che negli ultimi mesi hanno espresso pubblicamente posizioni molto nette a favore della pace e dei diritti del popolo palestinese suggerisce che il dibattito aperto tra le due manifestazioni non possa essere ridotto a una semplice contrapposizione tra chi sostiene la causa palestinese e chi partecipa al Pride storico della città. La realtà appare più articolata. Le differenze sembrano riguardare soprattutto il modo di concepire il ruolo politico del Pride, il rapporto con le istituzioni, la presenza degli sponsor e il legame tra la rivendicazione dei diritti LGBTQIA+ e le altre lotte sociali. Napoli, in questo giugno, ha mostrato entrambe queste visioni. Da un lato il Pride del trentennale, che continua il percorso iniziato nel 1996 e punta a coinvolgere l’intera città; dall’altro Arrevutamm Pride, che rivendica un’impostazione più radicale e autonoma. Due strade differenti che testimoniano come il movimento LGBTQIA+ continui a interrogarsi sul proprio presente e sul proprio futuro. Il confronto può anche essere acceso, ma può aiutare a comprendere meglio la complessità di un movimento che continua a riflettere su linguaggi, alleanze e priorità. La difesa della dignità delle persone LGBTQIA+ resta il terreno da cui partire, anche quando le strade scelte per rivendicarla non coincidono. Fonti * Napoli Pride – sito ufficiale⁠ * Arcigay Napoli – “La libertà non si corregge”. Il Napoli Pride 2026 celebra trent’anni di corpi, lotte e trasformazioni * Gay.it – Arrevutamm Pride 2026⁠ * Pressenza – Francesco Russo, “Napoli, Arrevutamm Pride 2026. Corpi e territori” Lucia Montanaro
June 28, 2026
Pressenza
Ostacoli normativi e amministrativi per il decreto legge “Migrazione ed Asilo”
Le audizioni al Senato confermano ostacoli amministrativi e normativi per il Decreto legge 100/2026 sul Patto UE “migrazione ed asilo” Le Commissioni riunite prima (Affari costituzionali) e seconda (giustizia) del Senato, con la relazione della senatrice Stefani e del senatore Lisei, martedì 23 giugno hanno avviato l’esame del disegno di legge n. 1939 di conversione in legge del decreto legge n. 100/2026 recante disposizioni urgenti in materia di giustizia e Patto europeo migrazione e asilo, per il quale è stato fissato il termine per la presentazione di emendamenti e ordini del giorno a mercoledì 1° luglio alle 18.  Un termine eccessivamente ravvicinato che anche a fronte della eterogeneità del provvedimento, che riguarda pure norme in materia di giustizia, conferma l’intenzione del governo di considerare come meramente formale il passaggio parlamentare in vista della conversione definitiva del decreto legge che dovrebbe adeguare la normativa interna ai diversi Regolamenti introdotti dall’Unione europea in attuazione del Patto sulla migrazione e l’asilo del 2024. Sono passati due anni prima che il governo arrivasse a formulare la sua proposta e il procedimento di adeguamento alle nuove normative europee si è avviato senza alcun confronto preventivo con le associazioni, come invece era imposto da Bruxelles. Le più recenti audizioni al Senato appaiono un espediente formale che non colma certo due anni di mancati rapporti tra le autorità di governo e tutti coloro che a vario titolo, come associazioni, come avvocati o magistrati, o come studiosi, sono chiamati quotidianamente a confrontarsi su questi temi. Sul provvedimento ormai all’esame del Senato, gli Uffici di Presidenza delle Commissioni riunite hanno svolto una serie di audizioni “informali”. Di particolare interesse l’audizione del dott. Luca Perilli, Presidente della VII Sezione Civile del Tribunale di Brescia, che ha posto in evidenza le criticità già riscontrate nelle procedure di frontiera obbligatorie, che saranno ancora più gravi con le modifiche apportate dal decreto legge 100/2026 al decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell’immigrazione e norme sulla condizione dello straniero), al decreto legislativo 28 gennaio 2008, n. 25 (riguardante le procedure per il riconoscimento della protezione internazionale) e al decreto legislativo 18 agosto 2015, n. 142 (recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale, ivi incluse le norme sul trattenimento). Un lavoro immenso attende le Commissioni territoriali deputate ad esaminare le domande di protezione, tenendo anche conto della possibilità di riconoscere la Protezione complementare in attuazione del’art.10 della Costituzione italiana, ed appare certo che i ritardi delle procedure comporteranno in molti casi l’obbligo di passare dalla procedura accelerata in frontiera (PAF) alla procedura ordinaria, con ricorsi dall’immediato effetto sospensivo delle decisioni negative adottate dalle Commissioni, anche nel caso di richiedenti asilo provenienti da paesi di origine ritenuti (spesso a torto) come paesi “sicuri”. Non ci sono del resto al momento le condizioni legali e materiali per l’attivazione dei cd. hub di rimpatrio nei paesi terzi, né si possono ritenere come hub di rimpatrio i centri in Albania che ricadono sotto la giurisdizione italiana. Non si tratta comunque solo di maggiori risorse da assegnare agli uffici competenti, alle Commissioni territoriali, ai Tribunali. L’intero impianto normativo del Decreto legge n.100/2026, pur richiamando doverosamente in sede di adeguamento nazionale i Regolamenti europei (e neanche tutti) attuativi del Patto sulla migrazione e l’asilo, non è immediatamente applicabile, anche considerando che i rimpatri non potranno certo aumentare prima dell’entrata in vigore e della messa a regime del nuovo Regolamento rimpatri, che deve ancora essere deliberato (come scontato) dal Consiglio UE e quindi pubblicato nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione. Anche dopo questa data, il nuovo regolamento non abrogherà del tutto la Direttiva rimpatri 2008/115/CE tuttora vigente, che se all’epoca della sua approvazione fu definita come la “Direttiva della vergogna” oggi, in materia di detenzione amministrativa e rimpatri con accompagnamento forzato, contiene ancora norme di stampo garantista che permetteranno di bloccare i rimpatri previsti con le nuove procedure accelerate di frontiera (PAF). Sempre che un avvocato arrivi in tempo a fare valere il diritto al ricorso, importante per questo il ruolo di monitoraggio delle associazioni indipendenti, e sempre che le autorità di polizia non eseguano i rimpatri prima della scadenza dei termini previsti per ricorrere contro i provvedimenti di allontanamento forzato e di trattenimento amministrativo, prassi che rimane vietata proprio in base alla Direttiva rimpatri del 2008. Intanto il governo ha già emanato in via amministrativa tramite i suoi uffici periferici le nuove Procedure operative standard (SOP) per lo screening (accertamenti) sulle persone “vulnerabili” dopo i “rintracci sul territorio” e gli sbarchi di naufraghi soccorsi dalle ONG nei porti considerati come zone di frontiera, con una serie di disposizioni che andranno verificate sotto il profilo della loro concreta attuazione e nel quadro normativo vincolante fissato dall’Unione europea. Ma la realtà rimane ancora segnata dal tentativo di concludere le procedure di screening, anche sotto il profilo degli accertamenti sanitari, presso uffici di polizia del tutto inadeguati. E non si comprende bene quale sia ancora la residua applicazione dei criteri pluridisciplinari di valutazione dell’età introdotti dalla legge Zampa nel 2017 (legge 47/2017). Come risultano del tutto opache le nuove figure di rappresentanti legali che dovrebbero essere assegnati ai minori non accompagnati. La trasformazione dei centri di accoglienza in “centri chiusi” dove eseguire lo screening (in frontiera), applicare la cd. finzione di non ingresso, e avviare le procedure accelerate in frontiera (PAF), e dai cui eseguire successivamente i “rimpatri in frontiera”, rimane ancora priva di basi legali coerenti con le normative cogenti dettate dai Regolamenti europei che danno attuazione al Patto sulla migrazione e l’asilo del 2024, che soprattutto in materia di rimpatri non entreranno immediatamente in vigore. Il Decreto legge n.100/2026 non può dare copertura a prassi di polizia in contrasto con fonti normative di rango superiore alle quali la Corte costituzionale e la Corte di giustizia dell’Unione europea attribuiscono valore cogente anche per il legislatore nazionale. Occorre che le forze politiche che si definiscono ancora oggi di opposizione pratichino tutti gli strumenti che ancora concede la democrazia parlamentare per impedire la conversione in legge del Decreto 100/2026. Si deve ottenere almeno la moratoria di un anno nell’attuazione di tutti i provvedimenti nazionali connessi all’adeguamento normativo richiesto dall’Unione europea per dare attuazione al Patto sulla migrazione e l’asilo del 2024. In questo anno, a seguire, dovrà essere costruito un confronto serio tra il governo, le associazioni e le ONG impegnate nei soccorsi in mare, senza tentare, come si sta facendo, di coinvolgere il “terzo settore” nella implementazione di una normativa che, nella sua attuale formulazione e nei tempi che prevede, mantiene una indubbia connotazione discriminatoria e punitiva. Fulvio Vassallo Paleologo
June 28, 2026
Pressenza
A Mimmo Lucano il primo premio del festival “Palpitare di nessi”
Il festival della legalità e della disobbedienza, nel nome di Danilo Dolci, premia il 4 volte Sindaco di Riace, consacrato “capatosta” e “o’ curdo” dai suoi esegeti: Mimmo Lucano ha portato a casa la targa del premio che il Centro Culturale Danilo Dolci di Trappeto (PA) ha assegnato quest’anno per la prima volta all’insegna del coraggio e della fermezza ideale. Amato da generazioni di giovani e meno giovani per la sua coerenza cristallina, profeta del pensiero radicale di sinistra in grado di coniugare la fede comunista con i principi del Cristianesimo più intransigente, Lucano è da sempre il bersaglio preferito degli esponenti della destra più conservatrice, spaventati dal dilagare del “modello Riace” che avrebbe potuto aprire le porte ad uno sviluppo del nostro Mezzogiorno a trazione extracomunitaria. Ed è proprio questo mix di francescanesimo intriso di socialismo internazionalista che ha spaventato i neocons di casa nostra, spingendoli a perseguitarlo con metodi maccartisti che hanno generato una reazione popolare travolgente che ha portato il Mimmo calabrese fino a Bruxelles, in carrozza. Lo ricordava ieri sera proprio lui, ringraziando Daniela Dolci per questo premio inaspettato, citando i suoi padri spirituali Bregantini, Bianchi e Alex Zanotelli. Alla domanda ormai scontata “Perché fai tanta paura?” lui ha risposto citando il mix esplosivo di cui è stato portatore, ispirato dal desiderio di rinascita dei centri interni, poveri e spopolati, e dal seme di rinascita contenuto nel Vangelo e nella teologia della Liberazione. Una strategia che ha prodotto uno sviluppo locale che non si è fermato neppure davanti all’odio razziale sostenuto dai nazionalismi europei e dai neofascismi. Oggi Riace arranca tra l’isolamento politico del suo leader perseguitato e il dilagare della destra più becera e atlantista degli ultimi 80 anni, ma il teorema di Lucano non cambia : “battere la destra con il voto e la pratica di una nuova umanità rivoluzionaria” . E a fargli cornice ci sono stati gli applausi per “Il volo”, proiettato ad inizio serata, che Wim Wenders gli dedicò nel 2008 e che ancora oggi riverbera delle parole del maestro berlinese: “Bravo Mimmo! Hai saputo intuire il nostro futuro…”. E queste affermazioni, benché foriere di una lunga e crudele persecuzione, suonano oggi profetiche nella terra di Danilo Dolci e Peppino Impastato, il martire siciliano vissuto e ucciso a due passi da Trappeto. Finché avremo persone come Mimmo è lecito sperare. Redazione Italia
June 28, 2026
Pressenza
L'aeroporto di #Comiso sempre più #militarizzato #freccetricolori🇮🇹 Lo scalo aereo di Comiso ( #Ragusa), già base misssilistica nucleare USA (missili Cruise), riconvertito a uso civile dopo le lotte pacifiste degli anni Ottanta e Novanta, intitolato al leader comunista Pio La Torre (barbaramente assassinato da mafia e apparati militari internazionali), trampolino di lancio della pattuglia delle Frecce Tricolori dell'Aeronautica Militare, con i suoi caccia M-346 Master (produzione #Leonardo SpA)
June 28, 2026
Antonio Mazzeo
Le edicole dismesse tornano a parlare: affissioni in cinque città contro i rapporti tra Eni e Israele
Ieri, a Milano, Ravenna, Roma, Napoli e Salerno, decine di attivisti hanno realizzato una serie di affissioni su edicole dismesse per denunciare le relazioni economiche tra Eni e Israele. L’iniziativa si inserisce in una mobilitazione nazionale che, per la prima volta, ha coinvolto contemporaneamente cinque città italiane, portando nello spazio urbano una riflessione pubblica sul ruolo dell’azienda e sui suoi rapporti con Israele. L’azione è stata realizzata dal gruppo LIBERI, progetto artistico-editoriale nato a Napoli con l’obiettivo di riattivare le edicole abbandonate come luoghi di informazione e partecipazione. Attraverso queste installazioni le serrande abbassate vengono trasformate in spazi di racconto, confronto e dibattito pubblico. In questa occasione, il collettivo napoletano ha sostenuto la campagna di boicottaggio contro Eni promossa da BDS Italia, Ultima Generazione ed Extinction Rebellion, contribuendo a diffonderne i contenuti nelle strade delle cinque città italiane. Secondo i promotori della campagna di boicottaggio, nonostante il recente passo indietro di Eni rispetto al progetto di esplorazione al largo di Gaza, persistono elementi di continuità nelle relazioni industriali e nei flussi energetici riconducibili alla multinazionale che alimentano accuse di complicità con il sistema economico legato all’occupazione dei territori palestinesi e alle operazioni militari genocidarie di Israele nella Striscia di Gaza. Tra i casi segnalati vi è l’accordo societario della filiale britannica di Eni con Ithaca Energy, società controllata al 50,5% da Delek Group, inserita nella blacklist dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani per il coinvolgimento in attività economiche connesse alle colonie israeliane nei territori occupati. A ciò si aggiungono le segnalazioni relative a spedizioni di greggio partite dal terminal ENI di Taranto verso Israele: circa 30.000 tonnellate. «Il passo indietro di Eni è un risultato importante, ma non sufficiente», affermano i promotori della campagna. «Finché resteranno attivi rapporti economici e strategici con soggetti coinvolti nell’occupazione e nell’economia di guerra israeliana, continueremo a chiedere trasparenza, disimpegno e responsabilità. Boicottare, isolare e costringere al disimpegno resta, oggi, lo strumento più efficace per interrompere queste complicità». La denuncia delle complicità di Eni con il regime di occupazione israeliano trova così spazio oggi in luoghi dismessi, abbandonati. In questo modo, le edicole recuperate dal collettivo napoletano Liberi tornano a “parlare” riattivando lo spazio urbano come dispositivo di informazione critica, ma anche come strumento di pressione e mobilitazione collettiva, capace di trasformare luoghi dimenticati della città in presìdi di discussione pubblica e consapevolezza politica. Per informazioni: BDS ITALIA Email: bdscomunicazione@gmail.com sito:https://bdsitalia.org/ IG: https://www.instagram.com/bdsitalia/ LIBERI EDIZIONI Email: liberiedizioni@gmail.com sito: https://liberiedizioni.it/ IG: https://www.instagram.com/liberi_edizioni/ ULTIMA GENERAZIONE Telefono/Whatsapp: +39 379 188 6195 Email: stampa@ultima-generazione.it sito: https://ultima-generazione.com/ IG: https://www.instagram.com/ultima.generazione?utm_source=ultima-generazione.com BDSItalia
June 28, 2026
Pressenza
Pulizia etnica 3.0: come Israele è diventato lo Stato di trasferimento
Israele non è uno stato di apartheid. È qualcosa di peggio: è uno stato di trasferimento. L’apartheid in Sudafrica non ha mai avuto lo scopo di espropriare il paese dei suoi abitanti indigeni. L’apartheid israeliano sì. Fonte: English version Immagine di copertina: Nell’agosto del 2025, i palestinesi si riversano nella zona dove atterrano i pacchi … Leggi tutto "Pulizia etnica 3.0: come Israele è diventato lo Stato di trasferimento" L'articolo Pulizia etnica 3.0: come Israele è diventato lo Stato di trasferimento proviene da Invictapalestina.
June 28, 2026
Invictapalestina

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