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Susa: presentata al Comune della Valutazione di Impatto Sanitario
Anche per il Comune di Susa è arrivato il momento di fare chiarezza. La scorsa settimana, attraverso una lettera indirizzata al Sindaco e all’intera amministrazione comunale, alcune cittadine e alcuni […] The post Susa: presentata al Comune della Valutazione di Impatto Sanitario first appeared on notav.info.
February 28, 2026
notav.info
Tre poesie di Edoardo Fraquelli
Appuntamento con “la cicala del sabato” (*) Un domani già presente Ti sfugge umanità la fede al tempo, dentro le primavere di rose, dentro le estati canore. Un domani già presente in qualcosa che ci ravvede e invita. Un volgere di cose amate. Un indice in cuore, un indice del cuore. (1972) Ogni giorno Ogni giorno profondamente ammiro l’azzurro del
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
[Musica Machina] puntata 193 del 28 febbraio 2026
Scaletta dei contenuti: Amptek Alex Marenga in voce – Spazio novità #6 (febbraio 2026) H501L – Petar Dundov monography session mix #2 (febbraio 2026) Puntata 193 trasmessa sabato 28 febbraio 2026 su Radio Onda Rossa 87.9 dalle 21 alle 23. Broadcasted on Musica Machina  radioshow,  Radio Onda Rossa 87.9  (Saturday, February 28, 2026).
February 28, 2026
Radio Onda Rossa
Inizia la guerra totale in Medioriente?
Questa mattina l’Iran è stato svegliato da un nuovo attacco congiunto di Israele e Stati Uniti. Numerose le città colpite e soprattutto, a finire sotto il fuoco dei missili sono state le strutture governative e dell’esercito. Non è ancora chiaro il volume distruttivo messo in atto e quanti membri dell’apparato iraniano ne abbiano pagato le conseguenze. Si hanno notizie abbastanza certe e comprovate da video che due scuole sono state colpite e che la conta de morti sale di ora in ora. Immediata e probabilmente più che aspettata, è stata la risposta iraniana che ha colpito sia Israele che gli alleati americani nella regione con l’obbiettivo, raggiunto in alcuni casi, di colpire direttamente le basi americane. Mentre la situazione sul campo si evolve e si cerca di carpire informazioni attraverso la “nebbia di guerra”, proviamo a buttare giù qualche ragionamento a caldo di fronte a questa ennesima evoluzione dello scenario di guerra globale. Da giorni i negoziati sul nucleare iraniano in corso a Ginevra erano in stallo, e più di un osservatore aveva evidenziato come probabilmente fossero soltanto un diversivo per preparare l’attacco. Come successo nei mesi scorsi nei negoziati fra il governo israeliano e Hamas, le trattative servono a distrarre l’avversario per poterlo colpire più duramente possibile. La diplomazia imperialista americana ha il volto feroce di chi prova a estorcere le proprie richieste con una pistola puntata alla testa dell’avversario. Donald Trump è apparso poco dopo l’inizio dei bombardamenti in un video affidato al suo social personale. Cappellino bianco USA, caratteristico colorito arancio fluo, sta in piedi a snocciolare un discorso retorico sulla necessità dell’attacco come difesa preventiva e come risultato dell’indisponibilità iraniana a trattare veramente. Al di là dell’ipocrisia e delle menzogne sulle armi nucleari iraniane, quella che traspare è l’immagine di uno sceriffo stanco e un pò sbiascicante, quasi alticcio. Comico se non fosse a capo dell’impero americano; tragico nel restituire l’immagine più nitida della ferocia imperialista dell’egemone globale. Nei giorni dei colloqui indiretti a Ginevra tra USA e Iran, Washington aveva chiesto garanzie in merito allo stop dell’arricchimento dell’uranio e maggiori ispezioni. I colloqui non sono finiti con una conferenza stampa ma con il bombardamento da parte degli USA e di Israele. Nei giorni scorsi fonti di Politico davano per buona la possibilità che sarebbe stato Israele a iniziare l’attacco in modo che gli Usa potessero rispondere a difesa dell’alleato nell’area. Il risultato è stato un attacco che pare a tutti gli effetti congiunto e preparato da mesi. Israele questa mattina ha attaccato l’Iran con un’operazione detta “preventiva” con bombardamenti su palazzi del potere e obiettivi istituzionali a Teheran. Gli USA hanno seguito dopo poco con ulteriori bombardamenti. Missili cadono anche su Qom, Isfahan, Kermanshan, Karaj, Tabriz, Minab. Mentre Israele ha anche colpito il sud del Libano. Khamenei non si troverebbe a Teheran, si registrano anche attacchi cibernetici che rendono difficoltosa la raccolta di informazioni e si parla di un probabile blackout di internet nel paese. In mattinata l’Iran ha intrapreso la risposta lanciando missili balistici verso il nord della Palestina occupata, colpendo aree vicino a Haifa e la base americana di Al Dhafra. Qautar, Emirati, Arabia Saudita, Giordania in quasi tutti assaggiano il fuoco dei balistici iraniani a riprova che le minacce dei giorni scorsi del regime questa volta non saranno probabilmente a vuoto. Il golfo Persico e lo stretto di Hormuz sono stati di fatto chiusi dalla marina iraniana, e pare che sa iniziato il confronto con quella statunitense. Sono centinaia i missili e i droni lanciati in risposta e non è dato sapere quanto si estenderà il conflitto, anche se le premesse sono più che drammatiche. Chi parla di qualche giorno, chi di settimane, l’impressione è quella che si sia aperto il vaso di pandora e non è ancora chiaro in che modo si chiuderà. Se siamo di fronte ad un tentativo di guerra lampo, come fu quella dei 12 giorni, o davanti all’esplodere di un conflitto dispiegato in tutto il medioriente è presto per dirlo. Quel che risulta chiaro è che il nucleare iraniano sia ancora una volta una scusa per intervenire, magari attraverso un regime change guidato dall’alto, per disciplinare un attore statale scomodo ai desiderata Usa e alla proiezione militare ed egemonica israeliana. Trump e Netanyahu chiedono apertamente al popolo iraniano di aspettare la fine degli attacchi per insorgere, in un mix di ipocrisia e lucida efferatezza, si fanno padri e padroni, indossando davanti ai loro elettori una maschera di cera, impastata con la filosofia suprematista occidentale. Chi ci creda più è tutto da capire, anche se iniziamo a veder sguazzare in questo pantano putrido molti giornalisti e politicanti nostrani. Il tentativo israeliano è quello di demilitarizzare l’Iran, considerato il nemico numero uno nella regione e spianare la strada al progetto sionista. Mentre il governo di Tel Aviv si prepara ad un nuovo intervento a Gaza, alza la posta e prova a dare, quella che vorrebbe essere, la spallata finale alla Repubblica Islamica, indebolita dalle proteste popolari degli scorsi mesi. Come scrive Sasan Sedghinia in questa intervista:“l’amministrazione statunitense considera l’Iran come l’anello più debole di un blocco instabile guidato da Cina e Russia. La Cina è attualmente il principale partner commerciale del regime della Repubblica Islamica; quest’ultimo collabora inoltre militarmente con la Russia nella guerra in Ucraina ed è membro dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai e dei BRICS. Nonostante ciò, la Repubblica Islamica non ha mai assunto il ruolo di vero partner strategico né per Pechino né per Mosca, entrambe generalmente inclini ad adottare un atteggiamento prudente di fronte alle crisi di governance in Iran.” Il progetto espansionista e coloniale di Israele è quello di colonizzare territori o renderli proni ai propri interessi. A questo si somma la necessità di risorse materiali e agricole: la regione strategicamente centrale e decisiva dal punto di vista energetico e finanziario è l’Iran. Sicuramente non stanno a cuore del progetto sionista le migliaia di persone scese in piazza negli anni in Iran, nè le loro condizioni materiali. Se così fosse non si bombarderebbe il paese, non si imporrebbero sanzioni draconiane che affamano da anni la popolazione, non si finanzierebbe una rete di intelligence di sabotatori e assassini. La strategia americana sembra simile a quella utilizzata in Venezuela, anche se non è da escludere un intervento prolungato i cui esiti sono imprevedibili. Continua così il tradimento dalla promessa fatta al popolo Maga, da parte di Trump di un disimpegno militare complessivo in conflitti aperti ai margini dell’impero. Quello che traspare è invece una proiezione ancora più forte verso l’esterno con l’obbiettivo di appropriarsi direttamente delle risorse necessarie per “fare di nuovo grande l’America”. Sui media nostrani inizia a fare breccia la narrazione dell’intervento giusto che colpisce solo l’apparato per liberare il popolo iraniano, di fatto legittimando l’intervento imperialista e condannando le vittime che sta mietendo. E’ importante rifiutare fin da subito questa retorica giustificazionista. Va fatto assumendosi la complessità dello scenario iraniano, della composizione sociale, dei diversi attori e tensioni che hanno animato le sollevazioni in Iran degli ultimi anni, avendo chiaro che non arriverà nulla di buono da chi ha come pratica e obbiettivo il genocidio dei subalterni e dei nemici dell’ordine imperiale. Le prossime mobilitazioni contro la guerra nel nostro paese saranno chiamate ad essere all’altezza di questa sfida.
La Torino-Lione slitta al 2034: l’opera imposta che continua a fallire
Ancora uno slittamento. La Torino-Lione entrerà in funzione, secondo TELT, non prima del 2034. Fine lavori nel 2033, apertura al traffico l’anno successivo. Non è un aggiornamento tecnico: è l’ennesima […] The post La Torino-Lione slitta al 2034: l’opera imposta che continua a fallire first appeared on notav.info.
February 28, 2026
notav.info
Democrazia in tempo di guerra: l’Italia ai tempi della censura, della responsabilità e del riarmo
“Occorre silenziare i dissenzienti, far tacere il pensiero critico, annullare il dissenso ancor prima che venga espresso, impedire che il dibattito politico venga connotato dalla conoscenza storica, che rende più difficile la costruzione della menzogna” Con queste parole il Professor Angelo d’Orsi fa una fotografia della democrazia nel nostro Paese, con la propaganda di guerra e la militarizzazione in ogni ambito della società, con la scuola e l’università che diventano sempre più terreno dove fare propaganda militare per inculcare nei giovani e futuri cittadini la figura del “soldato”, in divisa o in borghese, che esegue senza obiettare gli ordini dell’Autorità. Il tutto in contrasto con gli articoli 11 (“L’Italia ripudia la guerra”) e 21 (“Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero”) della nostra Costituzione. Le decisioni politiche orientate al riarmo e alla guerra hanno ricadute negative non solo sulle condizioni economiche dei cittadini, con il carovita, i salari fermi, i tagli ai servizi sociali, ma anche sulla nostra democrazia con la concentrazione del potere nelle mani di un’esigua minoranza senza contrappesi e organi di controllo, con la riduzione dei diritti e degli spazi politici e sociali. Per invertire la tendenza prima che si arrivi al punto di non ritorno è necessario mobilitarsi partendo dalla presa di coscienza della condizione in cui viviamo. Per questo ci troviamo al Salone Di Vittorio della Camera del Lavoro di Milano (C.so di Porta Vittoria 43) venerdì 13 marzo alle ore 20:30 dove interverranno di presenza Angelo d’Orsi ed Elena Basile e da remoto Alessandro Di Battista e Moni Ovadia. Per info e contatti: coordinamentoperlapacemilano@gmail.com https://linktr.ee/coordinamentopacemilano Evento Facebook: https://www.facebook.com/share/1D27k4rCBt/ Cristina Mirra
February 28, 2026
Pressenza
SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 28 FEBBRAIO 2026
Mentre 110 ragazzi di Gaza, vincitori di una borsa di studio universitaria da spendersi in Italia, rischiano, proprio oggi (28 febbraio) dopo aver saltato già un semestre di saltare pure quello successivo, affrontiamo il problema dell’istruzione scolastica in Palestina. A proposito della censura sui libri di testo e materiali didattici nelle scuole palestinesi a Gaza, nei vari territori occupati e nelle tre aree (A, B e C) della Cisgiordania, <<Israele sta facendo una grande pressione sulle Nazioni Unite, in particolare su l’Unrwa – ci racconta Michele Giorgio, di Pagine Esteri ed inviato a Gerusalemme per il Manifesto – per tanti motivi ma in particolare, la questione dei libri di testo nei territori palestinesi occupati, viene utilizzata come pretesto per dire che in quei luoghi si promuove il terrorismo>>. Con Michele Giorgio non abbiamo affrontato soltanto il problema della censura sui libri di testo che va dalla scelta di determinati vocaboli al posto di altri, sia della tradizione palestinese, usi e costumi, cancellati o edulcorati fino alla ridenominazione di località geografiche: abbiamo affrontato il problema dello “scolasticidio” ad ampio spettro, accennando anche alle conseguenze sul lungo periodo in una popolazione tradizionalmente molto più acculturata rispetto alla media delle altre popolazioni del mondo arabo. <<Molte scuole sono state distrutte, è vero – precisa Michele Giorgio – ma il problema è che molti degli edifici scolastici rimasti in piedi, hanno svolto e tuttora svolgono, un ruolo fondamentale di protezione di ampie fasce della popolazione che hanno visto la loro casa rasa al suolo. In molti casi poi quelle stesse scuole affollate di persone bisognose sono state prese di mira deliberatamente in azioni militari che hanno comunque causato parecchi danni>> . Non va dimenticato che la pulizia etnica e la propaganda sono elementi chiave anche in territorio israeliano dove i libri di testo scolastici oscurano totalmente la storia palestinese come racconta efficacemente il libro di Nurit Peled-Elhanan, “La Palestina nei testi scolastici di Israele. Ideologie e propaganda nell’istruzione”. La questione però non parte dal 7 ottobre ma da ben prima e sicuramente un’accelerazione è avvenuta già a partire dai trattati di Oslo quindi ormai da oltre 30 anni. A Gerusalemme Est, dove le imposizioni del Ministero dell’informazione israeliana la fanno da padrone (Gerusalemme Est è totalmente sotto la giurisdizione israeliana), nonostante la legge internazionale, già da tempo, i libri di testo nelle scuole private e pubbliche si sono dovuti adeguare alle imposizioni dell’istruzione israeliana e hanno dovuto adottare dei testi diversi da quelli che avevano prima, perché Israele non può accettare che i testi dell’autorità nazionale palestinese arrivino anche a Gerusalemme. Il cambiamento c’è stato, soprattutto a Gerusalemme Est e le pressioni perché il processo si estenda a tutto il sistema scolastico palestinese, peraltro tragicamente definanziato rispetto tutte le fonti primarie di finanziamento, a partire da quelle internazionali, sono fortissime. Michele Giorgio poi ha sottolineato come vi siano grosse difficoltà anche logistiche che impediscono il normale svolgimento delle lezioni anche soltanto pensando agli spostamenti dei docenti sul territorio oltre al problema degli stipendi sempre più bassi che li costringe ad accettare altre attività lavorative e quindi a discapito di un impegno totale e di qualità verso l’attività didattica. La puntata di “scuola resistente” Di sabato 28 febbraio 2026. Ascolta o scarica.
February 28, 2026
Radio Onda d`Urto
La Palestina al centro della partecipazione di Global Movement to Gaza Italia al movimento No Kings
Costruire dei percorsi di collaborazione ampi e resistere saldamente e insieme al posizionamento coloniale dei padroni del mondo che gettano la maschera, dal Board of “Peace”, all’annessione della Cisgiordania, al perdurare della strategia di guerra a trazione USA-Israele Nel contesto internazionale segnato dal protrarsi del genocidio del popolo palestinese e dall’intensificarsi delle politiche di repressione e criminalizzazione della solidarietà in Italia, in Europa e nel mondo, riteniamo necessario compiere un passo ulteriore nella costruzione di alleanze ampie e consapevoli. Le prese di posizione del cosiddetto Board of Peace, corroborate dalle dichiarazioni di Marco Rubio che evocano un ritorno esplicito del paradigma coloniale, a spinta statunitense e israeliana e dalla presenza da osservatore del Ministro Tajani, confermano la necessità di una lettura chiara della fase storica e della totale complicità del governo italiano. La presenza della rappresentanza italiana al Board avviene con disinvoltura nonostante la ferma condanna delle 85 nazioni ai tavoli dell’ONU, che si oppongono con fermezza alle recenti derive del progetto coloniale d’insediamento sionista. Questo arriva alla tappa di annessione della Cisgiordania, strategia “criticata” dal Ministro degli Esteri, come “tentazioni che non aiutano i costruttori di pace e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati”. In questa traiettoria, servono a poco le dichiarazioni di Palazzo Chigi e della Farnesina, come quelle di questa mattina, in cui l’Italia si esprime in merito alla costruzione dei percorsi di “pace”, rinnova la propria vicinanza alla popolazione civile iraniana, ma senza una posizione netta che metta in discussione i rapporti di interesse con USA e Israele. Nelle parole di Maria Elena Delia, portavoce di GMTG Italia e parte dello Steering Committee della Global Sumud Flotilla: “La Palestina è sempre il cuore politico e morale della nostra analisi e della nostra pratica. È la chiave attraverso cui leggiamo l’attuale configurazione del potere globale e delle sue articolazioni diffuse nelle nostre geografie locali. E’ il punto in cui si rende evidente l’intreccio tra dominio politico, sfruttamento economico e supremazia culturale che struttura l’ordine internazionale. Intendiamo consolidare la rete ampia di collaborazioni e proseguire insieme una critica sempre più serrata in merito alle scelte ancora pienamente supportate dal governo italiano: il Board of Peace è un insulto al concetto di pace, le parole di Rubio l’ennesimo tentativo di normalizzare la linea colonialista globale a trazione israelo-statunitense, a spese della popolazione palestinese, di quella iraniana e dei sud del mondo”. È in questo quadro che si inserisce la partecipazione di GMTG Italia all’iniziativa internazionale e al percorso di mobilitazioni italiane della rete No Kings, confermando la nostra presenza, e quella della rappresentanza internazionale GSF, all’assemblea convocata per il 1° marzo e sostenendo il presidio presso l’ambasciata USA a Roma nel pomeriggio: ne riconosciamo il valore come spazio di dialogo tra soggettività differenti, in continuità con il percorso Together di UK-USA. Intendiamo aprire a un reciproco supporto, sostenendo l’agenda della rete, nel percorso di opposizione alla guerra e al genocidio, alla repressione e alle derive autoritarie in corso, e di costruzione delle traiettorie sul mutualismo, ma mantenendo la Palestina come cuore politico e morale centrale, nonché terreno comune di convergenza, verso la giornata di mobilitazione internazionale del 28 marzo. In vista della prossima missione in partenza con la Global Sumud Flotilla, ci dedichiamo infatti al consolidamento dei rapporti di vicinanza reciproca con i movimenti e le associazioni solidali alla causa palestinese, alla costruzione di iniziative in stretta collaborazione, prevedendo dei momenti di attivazione civile quali pre-lanci della missione, che avranno luogo su tutto il territorio nazionale, porti e aree interne, nelle settimane precedenti la partenza della nuova flotilla. I prossimi passaggi pubblici e il sostegno alla campagna di fundraising in corso, vogliono trasformare la solidarietà in risorse concrete: organizzare la missione nel miglior modo possibile, documentare le violazioni del diritto internazionale, portare aiuti umanitari ed equipe di professionisti, continuare a costruire alternative dal basso, fondate sul mutualismo e sulla giustizia: oggi più che mai unire forze, risorse e competenze rafforza la rete e la capacità collettiva di incidere. Di fronte al genocidio e alla complicità dei governi, la nostra risposta è chiara: isolare l’apartheid, denunciare le complicità interne e le conseguente strategia repressiva, costruire una rete globale che renda l’oppressione insostenibile. La Palestina è il cuore di questa battaglia: la posta in gioco è il futuro di tutti i popoli. Non chiederemo il permesso per resistere! Global Movement to Gaza
February 28, 2026
Pressenza
Palestina: una terra che vuole vivere
Oggi potete leggere: aggiornamenti da Anbamed del 28 e 27 febbraio aggiornamenti da Radio Onda d’Urto del 27 febbraio da Solidaria Bari una iniziativa di solidarietà a Lozza (VA) una mostra per 10 giorni una poesia di MOHAMMED ABO SOLTAN da Maiindifferenti – Voci ebraiche per la pace e LƏA – Laboratorio ebraico antirazzista – una importante lettera rivolta alla
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri