COOLING POVERTY: PROSEGUE “CHE CALDO CHE FA”, LA CAMPAGNA ITINERANTE DI LEGAMBIENTE CONTRO LA DISUGUAGLIANZA ENERGETICA
Si intitola “Che caldo che fa” ed è  campagna itinerante di Legambiente per “difendere la cittadinanza dalla disuguaglianza energetica“. Giunta alla sua seconda edizione, l’iniziativa parte dal presupposto che le ondate di calore non colpiscono tutte e tutti allo stesso modo. Anzi. Soprattutto nelle città esistono forti diseguaglianze termiche tra quartiere e quartiere, dovute alle specifiche caratteristiche economiche e infrastrutturali del territorio. Differenze che Legambiente intende monitorare, studiare e contrastare perché  “città più fresche, città più giuste”, come recita lo slogan scelto per l’iniziativa. “Con questa campagna di citizen science, vogliamo affrontare il problema della cooling poverty. – scrive Legambiente – Attraverso azioni di monitoraggio e analisi delle condizioni dei quartieri selezionati, formuleremo proposte concrete per stimolare le amministrazioni comunali a intervenire, adattando le città alle ondate di calore e proteggendo la salute di tutta la cittadinanza, in particolare delle fasce sociali in povertà energetica”. E così è stato anche a Milano. Dopo la tappa napoletana, la campagna si è infatti spostata al Municipio 6 del capoluogo lombardo, il quartiere Giambellino, dove dalle rilevazioni effettuate attraverso l’uso di telecamere a infrarossi risulta che “ben il 58%  di servizi e strutture monitorate – tra scuole, uffici postali, fermate del bus, farmacie, aree giochi – risultano direttamente esposte al sole nelle ore centrali della giornata, quando il calore urbano raggiunge i picchi più elevati”. In questo quadro, è nell’area antistante l’accesso della metro M4 “Segneri” che è stata rilevata una delle “temperature operative” più alte e, in prospettiva, più preoccupanti: 44,6°C, un valore che supera di oltre 10°C la temperatura ambientale registrata quel giorno, pari a 33°C. A pesare sui risultati, il connubio tra cementificazione, scarsa presenza di aree verdi,  fitta presenza di impianti di condizionamento, alta densità abitativa e massiccia presenza di veicoli a combustione. Una convergenza di fattori ormai stereotipica, denominata “isola di calore urbana”, che accomuna molte aree urbane, specie in prossimità dei quartieri più popolari. I dati raccolti nel quartiere Giambellino di Milano da Legambiente Lombardia in collaborazione con il Politecnico di Milano sono stati presentati ieri, martedì 30 giugno, nel corso del flash-mob organizzato in piazza Pietro Frattini, durante il quale è stata ribadita la necessità di creare più rifugi climatici urbani per difendere la popolazione dalle ondate di calore. Per approfondire i contorni della campagna “Che caldo che fa”, e per guardare da vicino i risultati dei monitoraggi realizzati nel quartiere Giambellino,  abbiamo intervistato Lorenzo Baio, vicepresidente di Legambiente Lombardia Ascolta o scarica
July 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Il portavoce del PJAK sugli scontri nel Rojhilat: l’autodifesa è del tutto legittima e legale
ll portavoce del PJAK, Rêwar Awdanan, ha dichiarato che le forze terroristiche del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC) sono responsabili degli scontri nel Kurdistan orientale, sottolineando che qualsiasi atto di autodifesa è del tutto legittimo e legale. In una dichiarazione pubblicata sulla piattaforma social X, Rêwar Awdanan, membro del Consiglio esecutivo e portavoce del Partito per la vita libera del Kurdistan (PJAK) ha commentato i recenti scontri nel Kurdistan orientale (Rojhilat). Awdanan ha affermato che gli scontri a Mahabad, Paveh e in altre parti del Kurdistan sono una responsabilità diretta di quelle che ha definito le “forze terroristiche” del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC). Ha sottolineato che qualsiasi atto di autodifesa compiuto in risposta ad attacchi contro il popolo curdo e le forze del PJAK, sia da parte delle unità di difesa del Kurdistan orientale (YRK) sia da parte di gruppi di autodifesa civili organizzati localmente, è del tutto legittimo e legale. All’inizio di questo mese, l’YRK ha avvertito che i ripetuti bombardamenti delle guardie rivoluzionarie iraniane contro le zone di confine di Mahabad, Mariwan e Baneh non sarebbero rimasti impuniti. Nel frattempo la Gioventù patriottica del Kurdistan ha annunciato oggi di aver preso di mira le guardie di villaggio nella città di Paveh, nel Kurdistan orientale, il 29 giugno, affermando che il gruppo era coinvolto nell’uccisione di guerriglieri curdi per la libertà e aveva collaborato contro la popolazione locale. Si legge nella dichiarazione “Due guardie di villaggio sono state uccise e altre due gravemente ferite nell’azione, che abbiamo condotto per vendicare la morte dei guerriglieri Numan, Munzur e Argeş, caduti nel gruppo in questione a Paveh nel 2018”. L'articolo Il portavoce del PJAK sugli scontri nel Rojhilat: l’autodifesa è del tutto legittima e legale proviene da Retekurdistan.it.
July 1, 2026
Retekurdistan.it
Il guerrigliero delle HPG Erol Kurt è stato sepolto 10 anni dopo la sua morte
La salma del guerrigliero delle HPG Erol Kurt è stata restituita alla famiglia 10 anni dopo la sua morte. È stato sepolto nella sua città natale di Van. Erol Kurt, noto con il nome di battaglia Baxtiyar Botan, è caduto in combattimento in una zona rurale del distretto di Koyulhisar, a Sivas, nel 2016. I suoi resti sono stati restituiti alla famiglia solo 10 anni dopo. Dopo l’annuncio ufficiale della morte di Erol nel 2022, la sua famiglia ha presentato domanda alla procura generale di Sivas per il recupero della salma. Hanno fornito campioni di DNA per facilitare l’identificazione dei resti e quattro anni dopo hanno ricevuto la conferma che il test del DNA corrispondeva. Dopo l’identificazione, la famiglia ha portato i resti di Erol al cimitero di Karşıyaka, nel distretto di İpekyolu a Van, la loro città natale. Al funerale hanno partecipato i membri dell’Associazione mesopotamica per la solidarietà, l’unità, la cultura e l’assistenza alle famiglie che hanno perso parenti nella culla delle civiltà (MEBYA-DER), nonché numerosi residenti locali. Dopo la celebrazione dei riti funebri religiosi, Erol Kurt è stato sepolto mentre i presenti intonavano il canto “Şehîd namirin” (I martiri sono immortali). L'articolo Il guerrigliero delle HPG Erol Kurt è stato sepolto 10 anni dopo la sua morte proviene da Retekurdistan.it.
July 1, 2026
Retekurdistan.it
Perché disprezzare chi resiste?
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Antonio Cansino da Pixabay -------------------------------------------------------------------------------- Gentile Signor De Gregori, da antico fan mi sarei rivolto a Lei con il “tu”, ma questa è una lettera di un anziano signore a un altro anziano signore e preferisco la forma desueta e cortese del “lei” anche per sottolineare che si tratta di un ragionare su argomenti seri, che meritano il giusto distacco emotivo. Perché da parte mia l’emozione c’è e va raffreddata, tanto più che essa è stata la spinta principale che mi ha indotto a rivolgerLe queste righe. Il punto è che Sue dichiarazioni su Bruce Springsteen mi hanno causato un misto di sorpresa, delusione e amarezza, toccandomi nel profondo. Sono tra i molti e le molte che in questo mezzo secolo hanno legato i propri sentimenti, le proprie speranze, i propri sogni alle Sue canzoni. Ho pochi anni meno di Lei, l’ho ascoltata per la prima volta credo nel 1973 nella mia città, in tournée con Riccardo Cocciante e con Antonello Venditti, e in seguito ho amato particolarmente, e cantato, e suonato, alcune delle Sue canzoni perché erano belle ma anche e forse soprattutto perché stavano dentro un universo di valori che era lo stesso mio, lo confermavano e lo arricchivano. E questo all’epoca era molto importante. È vero che altri esprimevano in modo meno metaforico, più esplicito, l’adesione a quei valori e quello sguardo disincantato e amaro sulla realtà, ma nel Suo repertorio c’erano comunque cose meravigliose: Saigon, Cercando un altro Egitto, Pablo, Generale, Viva l’Italia, La storia. E poi i sodalizi con Caterina Bueno e con Giovanna Marini mi confermavano che tra Lei e un qualsiasi cantante di cassetta c’era un salto profondo. Lei sa bene che tra il pubblico e un artista della “popular music” – per usare un termine accademico – si sviluppa un rapporto affettivo, di fiducia, di identificazione. Emotivo. E così è stato il mio rapporto con Lei. Analogo e diverso rispetto a quello con altre artisti e altri artisti, ma comunque profondo. È questo rapporto che ho sentito improvvisamente incrinato dalle Sue parole. Con grande sorpresa, anzitutto, e poi con un senso di delusione. È stato come se una piccola parte del mio immaginario si fosse compromessa, come se avessi dovuto ammettere che quel piccolo pezzo di me stesso o era sbagliato da sempre o non funzionava più. Ma questi sono certamente affari miei, cose che riguardano me, il mio immaginario, i miei sentimenti. I sentimenti di uno delle tante centinaia di migliaia, forse milioni, di suoi fans. Che è normale e giusto che non La riguardino. Ma oltre alla sorpresa e alla delusione ho citato anche l’amarezza. E qui credo di dovermi spiegare bene perché questo riguarda anche Lei e il mondo intorno a noi. Lei in sostanza ha detto che Bruce Springsteen farebbe bene a cantare e basta, senza dare lezioncine dal palco perché quello non è il mestiere di un cantautore. E che Lei non ne dà perché non ha un’opinione precisa di quello che sta succedendo nel mondo, a Minneapoli, a Kiev, a Gaza. La seconda cosa mi sorprende, ma è del tutto ovvio che se non se la sente di parlare di cose su cui non ha un’opinione precisa il silenzio è la scelta migliore. Anzi, è una scelta particolarmente apprezzabile nell’ipertrofico e degradato mondo della comunicazione attuale. Il caso di Springsteen è però un caso diverso e su questo vorrei attirare per un attimo la Sua attenzione. Springsteen è un cittadino statunitense, profondamente legato al suo paese. Ed è un uomo, credo lo si possa dire senza timore di sbagliare, di “buoni sentimenti democratici” come si diceva una volta. Amante della libertà, della verità, della giustizia sociale, della convivenza pacifica tra esseri umani, tra nazioni, tra uomo e natura. Né più, né meno. Non un sovversivo, non un demagogo, non un arruffapopoli. Un buon cittadino, formato a quegli stessi nobili sentimenti universalistici che sono gli stessi scritti nella nostra Costituzione del 1948. E in quanto tale vede il suo paese, il paese che gli ha ispirato l’amore per la libertà, per la verità, eccetera, sprofondare in un baratro in cui tutti quei valori vengono stracciati e umiliati in un crescendo di corruzione e di crudeltà, e le persone che continuano a crederci vivono in condizioni di pericolo – anche fisico – crescente. Questi sono gli Stati Uniti di oggi, non sono un’altra cosa. E di fronte a quel baratro – che rischia di diventare lo stesso baratro di molti paesi europei, compreso il nostro – che fa, Bruce Springsteen? Resiste, resiste attivamente, invita alla resistenza, esalta chi si è sacrificato per resistere. Questo fa, con canzoni e con discorsi degni delle liriche delle sue canzoni. E lo fa, oggi, a suo rischio e pericolo. Perché essere contro Donald Trump può avere conseguenze molto pesanti, anche per un miliardario famoso nel mondo come Bruce Springsteen. Se le cose non cambiano, può significare il carcere, l’esilio, forse peggio. Ammirevole, io direi: Lei non pensa? Nel corso degli anni Lei ha cantato, ci ha cantato, “Viva l’Italia che resiste”. Non dubito che l’abbia fatto perché ci credeva. E allora perché additare al pubblico disprezzo qualcuno che resiste e che resiste coraggiosamente per gli stessi valori che hanno mosso la nostra Resistenza, chi l’ha tenuta viva negli ultimi ottant’anni e chi oggi cerca con sempre più difficoltà di farne l’ispirazione principale della vita pubblica del nostro Paese? Quello che ai miei occhi è sicuro è che Lei ha fatto qualcosa che sarebbe stato meglio non fare: ha dato ragione a Donald Trump e torto a tutti quelli che negli Stati Uniti e nel mondo resistono alla barbarie che avanza veloce e terribile. Io sono piccolo, la mia voce arriva a pochi, quel che posso fare è limitato. DirLe tutto il mio sconcerto, la mia delusione è forse più un modo per fare i conti con me stesso che con Lei, visto che queste mie parole Le appariranno probabilmente non solo non condivisibili ma anche un poco patetiche, stonate. Ma io non me la sentivo di tenermele per me. Oggi – io la penso come Springsteen – la parola può salvare e abbiamo tutti e tutte l’obbligo di dire la verità. Dalle cattedre, nei luoghi di lavoro, nelle strade, sui palchi. La saluto, con immutata ammirazione per tutto quanto mi ha regalato in oltre cinquant’anni. -------------------------------------------------------------------------------- [Luigi Piccioni, docente universitario – Pisa] P.s.: proprio mentre scrivevo queste righe la Corte Suprema Usa ha attribuito a Donald Trump poteri assoluti su quelle che sono state finora le agenzie indipendenti. una delle giudici dissenzienti ha dichiarato che si tratta di una decisione che porta gli Stati Uniti ai livelli della monarchia inglese settecentesca ribellandosi all’arbitrio della quale il paese era nato. un altro passo, insomma, verso il ritorno dell’assolutismo. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > La parola dal palco -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Perché disprezzare chi resiste? proviene da Comune-info.
July 1, 2026
Comune-info
Il portavoce del PJAK sugli scontri nel Rojhilat: l’autodifesa è del tutto legittima e legale
ll portavoce del PJAK, Rêwar Awdanan, ha dichiarato che le forze terroristiche del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC) sono responsabili degli scontri nel Kurdistan orientale, sottolineando che qualsiasi atto di autodifesa è del tutto legittimo e legale. In una dichiarazione pubblicata sulla piattaforma social X, Rêwar Awdanan, membro del Consiglio esecutivo e portavoce del Partito per la vita libera del Kurdistan (PJAK) ha commentato i recenti scontri nel Kurdistan orientale (Rojhilat). Awdanan ha affermato che gli scontri a Mahabad, Paveh e in altre parti del Kurdistan sono una responsabilità diretta di quelle che ha definito le “forze terroristiche” del Corpo delle guardie rivoluzionarie islamiche iraniane (IRGC). Ha sottolineato che qualsiasi atto di autodifesa compiuto in risposta ad attacchi contro il popolo curdo e le forze del PJAK, sia da parte delle unità di difesa del Kurdistan orientale (YRK) sia da parte di gruppi di autodifesa civili organizzati localmente, è del tutto legittimo e legale. All’inizio di questo mese, l’YRK ha avvertito che i ripetuti bombardamenti delle guardie rivoluzionarie iraniane contro le zone di confine di Mahabad, Mariwan e Baneh non sarebbero rimasti impuniti. Nel frattempo la Gioventù patriottica del Kurdistan ha annunciato oggi di aver preso di mira le guardie di villaggio nella città di Paveh, nel Kurdistan orientale, il 29 giugno, affermando che il gruppo era coinvolto nell’uccisione di guerriglieri curdi per la libertà e aveva collaborato contro la popolazione locale. Si legge nella dichiarazione “Due guardie di villaggio sono state uccise e altre due gravemente ferite nell’azione, che abbiamo condotto per vendicare la morte dei guerriglieri Numan, Munzur e Argeş, caduti nel gruppo in questione a Paveh nel 2018”.
July 1, 2026
UIKI ONLUS
Trasferimenti dati Ue-Usa, ci risiamo. Traballa l’accordo dopo sentenza su FTC
La Corte Suprema Usa ha stabilito che la Federal Trade Commission non può più essere protetta come autorità indipendente dal potere del presidente. Allarme di noyb, mentre Bruxelles valuterà l’impatto sul Data Privacy Framework. Ecco cosa sapere, per Dpo e Ciso. Il caso Trump v. Slaughter, deciso dalla Corte Suprema il 29 giugno 2026, riguarda il potere del presidente americano di rimuovere i commissari della Ftc. La Corte ha ritenuto incostituzionali le protezioni che limitavano la rimozione dei commissari ai soli casi di inefficienza, negligenza o cattiva condotta. L’effetto giuridico è rilevante: la Ftc, finora qualificata come agenzia indipendente, viene ricondotta più direttamente al controllo dell’esecutivo. Per il Data Privacy Framework il problema è operativo prima ancora che teorico. La Ftc è uno degli attori centrali dell’enforcement commerciale del quadro Ue-Usa: interviene quando un’organizzazione statunitense certificata promette di rispettare i principi del framework ma non lo fa. La decisione europea di adeguatezza del 10 luglio 2023 si fonda anche sull’esistenza di meccanismi di controllo, enforcement e ricorso considerati sufficienti a garantire una protezione sostanzialmente equivalente a quella europea. Se uno di questi presidi perde il requisito dell’indipendenza, si apre un tema di tenuta giuridica dell’intero impianto. Il centro europeo per i diritti digitali noyb, guidato da Max Schrems, ha chiesto alla Commissione europea di avviare un’uscita ordinata dal Data Privacy Framework. Nella lettera inviata a Bruxelles il 30 giugno 2026, l’organizzazione sostiene che la Commissione abbia fatto affidamento sulla Ftc come equivalente funzionale di un’autorità indipendente di controllo e che la sentenza americana renda questo presupposto molto più fragile. Leggi l'articolo
La reputazione di Trump e degli USA in calo precipitoso
Recenti sondaggi mostrano che la maggior parte degli statunitensi non crede al ‘MAGA-dream’ e che l’opinione pubblica di 36 nazioni, in particolare europee e tra cui l’Italia, considerano inaffidabili la grande potenza americana e il suo 47º presidente. Il prossimo 4 luglio gli USA celebreranno il 250° anniversario dell’indipedenza delle colonie inglesi dalla sudditanza all’impero britannico e della nascita della prima democrazia moderna, la nazione fondata sui principi enunciati nella celebre dichiarazione: Quando nel corso di eventi umani sorge la necessità che un popolo sciolga i legami politici che lo hanno stretto a un altro popolo e assuma tra le potenze della terra lo stato di potenza separata e uguale a cui le Leggi della Natura e del Dio della Natura gli danno diritto, un conveniente riguardo alle opinioni dell’umanità richiede che quel popolo dichiari le ragioni per cui è costretto alla secessione. Noi riteniamo che sono per se stesse evidenti queste verità: che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità; che per garantire questi diritti sono istituiti tra gli uomini governi che derivano i loro giusti poteri dal consenso dei governati; che ogni qualvolta una qualsiasi forma di governo tende a negare questi fini, il popolo ha diritto di mutarla o abolirla e di istituire un nuovo governo fondato su tali principi e di organizzarne i poteri nella forma che sembri al popolo meglio atta a procurare la sua Sicurezza e la sua Felicità… Il sondaggio effettuato in questo periodo dal Pew Research Center per misurare il consenso dei cittadini USA per i propri governanti ha rilevato che “il popolo americano è di cattivo umore”, inoltre ha “anche perso fiducia gli uni negli altri e nelle istituzioni, tra cui il governo federale, entrambi i principali partiti politici, i media tradizionali e le università”. La maggior parte degli intervistati “ha dichiarato di essere insoddisfatta dell’andamento degli Stati Uniti e di ritenere che i giorni migliori della nazione siano ormai alle spalle”, in particolare i giovani, che “hanno una visione più pessimistica degli adulti più anziani”. Nessuna di queste notizie è una novità, anzi: “da oltre vent’anni il numero di americani che esprimono insoddisfazione per la direzione intrapresa dal Paese è superiore a quello di coloro che si dichiarano soddisfatti”. Il problema che, ovviamente, il 4 luglio prossimo Trump eluderà di affrontare in ogni modo possibile è che la disillusione per il ‘sogno americano’ non è stata sconfitta dalle sue MAGA-ambizioni… E dopo la celebrazione della festa nazionale comincerà la sfida delle elezioni autunnali in cui Trump si confronta con molti avversari da ogni parte, anche la ‘sua’: “repubblicani e democratici esprimono opinioni simili su alcune questioni”, in particolare sono convinti che in futuro “il Paese sarà più diviso politicamente di quanto non lo sia oggi” e “il sistema di governo statunitense funzionerà peggio di quanto non funzioni oggi”. Con un altro sondaggio, pubblicato il 10 giugno, gli analisti del Pew Research Center avevano rilevato che “circa 7 adulti statunitensi su dieci affermano di essere insoddisfatti del funzionamento della democrazia nel proprio Paese”. Con questa indagine erano stati intervistati i cittadini delle 16 nazioni più ricche del mondo ed è stato riscontato che mediamente “il 54% degli adulti si dichiara insoddisfatto del funzionamento della propria democrazia” e, viceversa, “il 45% si dichiara soddisfatto”. Ai poli della classifica ci sono la Svezia, dove circa tre quarti dei cittadini (76%) è soddisfatto, e la Grecia, in cui “circa tre greci su quattro (77%) sono insoddisfatti del funzionamento della loro democrazia”. In Italia, posizionata all’11° posto, dopo Ungheria e prima di Israele, è scontento il 62% dei cittadini. Negli USA, penultimi della graduatoria, insoddisfatti e contenti sono rispettivamente il 69% e il 30%. Poi il 23 giugno il Pew Research Center ha divulgato gli esiti del sondaggio effettuato per misurare quanto Trump e gli USA siano simpatici ai cittadini di 36 nazioni, tra cui l’Italia. I dati mostrano che “la fiducia in Trump è diminuita rispetto all’anno scorso” e il 47º presidente USA riceve “valutazioni negative per la sua gestione di questioni chiave di politica estera, tra cui i dazi doganali, Gaza, l’Iran, la Groenlandia e la guerra tra Russia e Ucraina”. E, parallelamente, che “sempre meno persone considerano gli Stati Uniti un partner affidabile”. I ricercatori hanno osservato che la percentuale dei cittadini di 36 nazioni che considerano gli Stati Uniti un partner affidabile “è diminuita drasticamente rispetto a quando abbiamo posto questa domanda l’ultima volta, nel 2022, durante la presidenza di Joe Biden”. Gli analisti del Pew Research Center hanno evidenziato “cali a doppia cifra in Indonesia, Italia, Nigeria, Sudafrica, Corea del Sud e Turchia” e che “il punteggio più alto (81%) di opinioni favorevoli proviene da Israele” mentre i valori più bassi “si registrano tra le popolazioni a maggioranza musulmana, come malesi, pakistani, turchi e palestinesi della Cisgiordania e di Gerusalemme Est (non è stato possibile condurre il sondaggio a Gaza)”. Oggi soltanto il 35% degli intervistati ritiene che “gli Stati Uniti contribuiscano alla pace e alla stabilità nel mondo” e il calo di fiducia è stato riscontrato “a fronte di crescenti preoccupazioni sulla politica estera degli USA e sulla salute della democrazia negli USA”. “Nelle 36 nazioni mediamente il 39% degli intervistati afferma che il governo statunitense rispetta le libertà personali dei suoi cittadini, mentre il 56% afferma il contrario – hanno annotato gli analisti del Pew Research Center – I nostri sondaggi degli ultimi anni hanno rilevato diffuse preoccupazioni sullo stato di salute della democrazia americana in molte parti del mondo, la nuova indagine mostra che a livello globale ampie fasce di popolazione non credono più che gli Stati Uniti rispettino la libertà delle persone”.   PEW RESEARCH CENTER / 2026: * 10 giugno – Americans are more dissatisfied with how their democracy is working than people in other high-income countries * 12 giugno – On the Country’s 250th Anniversary, the American People Are in a Sour Mood * 23 giugno – Trump Gets Negative Reviews Internationally as Fewer Say U.S. Is a Reliable Partner   Maddalena Brunasti
July 1, 2026
Pressenza
Il borgo del mondo
DOPOSCUOLA, CAMPO ESTIVO, GITE, LABORATORI MA ANCHE MOSTRE E CONVEGNI: DA ALCUNI ANNI, A BORGO SABOTINO, NELL’AGRO PONTINO, C’È UN EX CASA CANTONIERA IN CUI GRAZIE A UN GRUPPO DI CITTADINE E CITTADINI VOLONTARI SI RICOMPONGONO LE RELAZIONI SOCIALI IN TANTI MODI DIVERSI, PRIVILEGIANDO NECESSITÀ E DESIDERI DI BAMBINI E BAMBINE DI ORIGINE DIVERSA La nostra storia come altre, costellata di abusi e prevaricazioni, incomprensioni e menefreghismo, da tre anni a questa parte alle prese con una “politica” istituzionale solo di facciata che nella migliore delle ipotesi esige prebende, favori ed elargizioni che non siamo disponibili a mendicare, perché si tratta ora dei nostri diritti. Nei primi 19 giorni di agosto del 2023 hanno provato a distruggere tutto quello che, come Aifo Latina, avevamo costruito negli anni intorno all’ex Casa Cantoniera (in Strada di Foce Verde) di Borgo Sabotino, ma non ci sono riusciti, grazie alla resistenza silenziosa dei cittadini del borgo, che non hanno voluto rinunciare ad essere protagonisti nella realizzazione di un percorso condiviso di coesione sociale, qualcosa francamente mai immaginato prima sul territorio pontino. Per comprendere meglio ciò che è stato che non può essere certo lasciato nel dimenticatoio, basta andare a rileggersi i comunicati redatti all’epoca dal nostro ufficio stampa, anche e soprattutto per verificare la pretestuosità ancora oggi accampata per giustificare la chiusura di uno dei pochi spazi pubblici cittadini esistenti a Latina – borgo Sabotino -, con una struttura completamente abbandonata a sé stessa e il parco pubblico adiacente in condizioni fatiscenti. Una comunità coesa, fatta di uomini e donne provenienti da differenti Paesi ma saldamente uniti tra loro, ha infatti reagito con grande lungimiranza creando ponti e non barriere tra le famiglie, a dispetto di una becera divisiva burocrazia. Ancor oggi e nonostante tutto, un pugno di volontari fortemente impegnati sul territorio offre con il sostegno quotidiano delle famiglie servizi completamente gratuiti a 53 minori appartenenti a quattro gruppi etnici diversi – che vanno dal doposcuola al campo estivo, gite, laboratori, mostre e convegni – in un’ottica completamente diversa, basata non sulla verticalità dell’offerta calata dall’alto, ma sulla circolarità del servizio condiviso, nel senso che ognuno dei membri della comunità dona liberamente agli altri ciò che può e ciò che ha. Un impegno capillare, continuo e incessante, svolto naturalmente in rete con altre realtà che insistono sul territorio pontino, che assurge ad esempio e rende oggi la doverosa testimonianza che un mondo diverso, solidale e multietnico è possibile: basta volerlo. Il resto viene semplicemente e sorprendentemente da sé, se solo ci soffermiamo a riflettere che ogni ricchezza è data dalla diversità. Exif_JPEG_420 -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il borgo del mondo proviene da Comune-info.
July 1, 2026
Comune-info
ONDATE DI CALORE IN EUROPA: IMPATTO DEVASTANTE SULLA SALUTE UMANA E SULLA SOSTENIBILITA DEGLI ECOSISTEMI
Poche settimane dopo una grave ondata di caldo che ha battuto i record di tutti i tempi di maggio, l’Europa ha vissuto un’altra grande ondata di calore a giugno. In Francia, Germania, Italia, Spagna e Inghilterra meridionale, le temperature hanno raggiunto i 5-12 ° C sopra le medie stagionali, guidate da un sistema persistente ad alta pressione. Le ondate di calore rappresentano una seria minaccia per la salute umana e hanno un profondo impatto sugli ecosistemi. Durante l’estate del 2022, più di 60.000 persone in tutta Europa sono morte a causa del caldo estremo. Anche nell’estate successiva, che era significativamente più fresca, sono stati registrati oltre 47.000 decessi legati al calore. L’anno scorso, la prima ondata di caldo in Europa si era verificata alla fine di giugno, quest’anno a maggio, e sono gia’ migliaia le vittime in tutta Europa. Secondo una ricerca della World Weather Attribution, cinquant’anni fa temperature simili a giugno sarebbero state quasi impossibili. Oggi il pianeta si è riscaldato di circa 1,4 gradi rispetto al periodo preindustriale, soprattutto a causa della combustione di carbone, petrolio e gas. Nel 1976, quando sono stati stabiliti alcuni dei precedenti record europei, le temperature del 2026 sarebbero state praticamente impossibili da verificare a giugno, mentre anche altamente improbabili in qualsiasi momento dell’anno. Nel 2003, la prima grande ondata di caldo di questo secolo, il caldo diurno come questo sarebbe stato ancora molto raro, circa 10 volte meno probabile di oggi, mentre le temperature notturne come questo giugno sarebbero state più di cento volte meno probabili nel 2003. L’intervista a Pierluigi Randi meteorologo e Presidente AMPRO Associazione Meteo Professionisti componente del “Comitato Tecnico Scientifico-Alleanza per la gestione integrata del Rischio Idro-Geologico in Emilia-Romagna” (CTS Agire) Ascolta o scarica 
July 1, 2026
Radio Onda d`Urto
2001-2026 Genova Social Forum ReLoad: Carlo Vive anche a Copenhagen
  2001-2026 GENOVA SOCIAL FORUM RELOAD: CARLO VIVE ANCHE A COPENHAGEN mercoledì 1 Luglio 2026/0 Commenti/in Conflitto, Diritti, In evidenza, memoria, movimenti Daniela Bezzi -------------------------------------------------------------------------------- Andando verso il venticinquennale del G8 di Genova, e ormai mancano meno di tre settimane, veniamo a scoprire che solo pochi giorni fa quelle drammatiche giornate sono state rievocate persino a Copenhagen! Era sabato scorso, 27 giugno, e nella sede della Folkehuset (la Casa del Popolo), è stato proiettato il film Black Block di Carlo A. Bachschmidt. Era presente l’autore e organizzava il collettivo “Copenaghen Antifascista” molto attivo sul fronte dell’accanimento repressivo, sempre più pesante anche in nord Europa. Un film che quando uscì nel 2011, a dieci anni di distanza dai tragici fatti del G8, venne presentato al Festival di Venezia e fece molto discutere per la precisione con cui venivano ricostruite quelle due giornate di allucinante violenza, tra il 21 e il 22 luglio del 2001, prima alla scuola Diaz presa d’assalto dalle Forze dell’Ordine, e poi alla Caserma di Bolzaneto, con le torture inflitte agli arrestati. Un film durissimo e corale, che recupera le voci e i traumi degli attivisti Lena e Niels (Amburgo), Chabi (Zaragoza), Mina (Parigi), Dan (Londra), Michael (Nizza) e Muli (Berlino) che il regista Carlo A. Bachschmidt era riuscito a rintracciare, sulla scorta della sua stessa esperienza all’interno dell’organizzazione del Genoa Global Forum, come responsabile del Media Center; e in seguito come consulente del Genoa Legal Forum, per l’analisi e l’archiviazione di tutto il materiale video e fotografico riguardante i fatti di Genova. Anche a distanza di anni il film ha suscitato un partecipato dibattito con la partecipazione di attivistə di diversi movimenti danesi, per la maggior parte giovanissimi come dicono le foto che riportiamo dal sito del Comitato Piazza Carlo Giuliani. Particolarmente interessante è stato il contributo di Ulydig Retshjælp, il supporto legale danese. E non è mancato un sentito messaggio da remoto di Elena Giuliani a nome del Comitato, che è stato accolto con commozione dai presenti. E tornando a Genova, con oggi prende il via il fitto calendario-eventi che scandirà i giorni che ci separano dal week end tra il 18 e il 20 luglio, con l’annunciata Assemblea No King (sabato 18), la Manifestazione del giorno dopo e la tradizionale commemorazione di Piazza Alimonda, lunedì 20. I forum tematici, i molti libri freschi di stampa, le mostre che apriranno questo week end a Palazzo Ducale, le proposte teatrali: non mancheremo di riferirne. A cominciare dallo spettacolo che andrà in scena stasera 1° luglio al CSOA Pinelli (Via Fossato di Cicala): Storia di una donna libera, Teresa Mattei, per la regia di Marco Bonomi, produzione Teatro dell’Ortica. La storia della più giovane tra le madri costituenti: ribelle fin da bambina, di famiglia cattolica ma fin da giovanissima in totale opposizione al fascismo, militante del PCI spesso in contrasto con la dirigenza, protagonista della resistenza, con incredibile determinazione. “Io stesso non sapevo granché della storia di questa donna” ammette il regista “e l’ho scoperta leggendo il libro Chicchi la Resistente che la storica Anita Ginelli ha recentemente pubblicato con il patrocinio dell’ANPI di Genova. Libro bellissimo, ricco di aneddoti e contenuti anche multimediali, vero e proprio deus ex machina per me, perché è riemergendo da quelle pagine che ho concepito questo spettacolo come una lezione di storia, con due soli attori in scena: un lui ovvero io stesso nel ruolo del docente, impegnato nella trasmissione di una memoria che un po’ si è persa ma resta importante; e una lei, l’attrice Ilaria Piaggesi, nel ruolo della mitica Chicchi, al tempo stessa giovanissima partigiana, e via via fondatrice dell’UDI, responsabile della scelta del fior di mimosa quando venne deciso che l’8 marzo doveva essere la giornata della donna (qualcuno aveva proposto delle timide violette), fino agli anni della vecchiaia, che Teresa Mattei visse senza mai sottrarsi, da combattente…” Una vita di impegno civile, per le donne, per i bambini, per l’affermazione di una pedagogia radicale e sperimentale al tempo stesso. In dissonanza con Togliatti in più di un’occasione, fondamentale testimone al processo militare contro Priebke, portavoce di un’idea di sinistra fedele ai principi, Teresa Mattei non poteva non essere in piazza durante le giornate di Genova di 25 anni fa, benché già ottantenne. “Per non rischiare di sottrarre attenzione a ciò che viene detto, ho optato per uno spazio scenico essenziale, con il buio interrotto solo da due punti luce che focalizzano l’attenzione sui protagonisti” spiega il regista, che sottolinea l’impianto pedagogico e di documentazione del progetto, 70 minuti che trascorrono intensissimi, grazie all’ottima recitazione di entrambi gli attori in scena. Oltre a stasera lo spettacolo si replicherà il 14 luglio alla Villa Bombrini di Genova (Via Ludovico Antonio Muratori 5) e speriamo anche in altre città. E non possiamo non parlare di Pietre, che è andato in scena domenica sera (era il 28 giugno) al Teatro dell’Ortica con la regia e drammaturgia di Chiara Tarabotti. Monologo quanto mai intenso e coinvolgente che ci porta dentro il campo profughi di Jenin, in Palestina, che la regista ha avuto occasione di visitare qualche anno fa grazie a un viaggio organizzato dalla Casa della Pace di Milano. “Pietre per dire non solo della Prima Intifada, ma anche delle pietre che vediamo posizionate sulle tombe dei cimiteri ebraici… e per dire dello Stone Theatre, che la leggendaria Arna Ker, radicalmente pacifista, fondò verso la metà degli anni ’90 all’interno di quello stesso campo profughi” spiega la regista. Ed eccoci a riscoprire questa storia straordinaria, condensata nell’arco di un’unica giornata che è anche l’ultima giornata prima di morire del figlio di Arna, il “100% israeliano e 100% palestinese” (come lui stesso amava definirsi) Juliano Mer Khamis: figlio del dirigente comunista palestinese Saliba Kamis e dell’attivista israeliana Arna Mer, talmente impegnata nel prendersi cura della popolazione infantile di Jenin mediante appunto il teatro, da meritare nel 1993 il Right Livelihood Award, il Premio Nobel cosiddetto “alternativo” per la Pace. Una storia che Juliano Mer Khamis, a sua volta attore, attivista, regista, produttore, ex paracadutista, disertore, avrebbe documentato nel 2004 con il film Arna’s Children, che intreccia riprese del lavoro teatrale svolto dalla madre nel corso degli anni all’interno del campo profughi di Jenin, con le riprese da lui stesso girate quando ormai era già scoppiata la 2nda Intifada, che alla “resistenza delle pietre” sostituiva quella ben più letale del terrorismo, della militanza disposta a tutto, anche a saltare in aria imbottiti di esplosivo, come unica possibile risposta all’occupazione. Lo sviluppo successivo a quel documentario, che ebbe risonanza internazionale, fu nel 2006 la fondazione del Freedom Theatre, insieme al militante Zakaria Zubeidi, tra i leader delle Brigate dei Martiri di Al-Aqsa, che per un po’ decise di deporre le armi per abbracciare la resistenza culturale. Il che non l’avrebbe salvato negli anni successivi dalla detenzione nelle carceri israeliane – da cui è stato liberato solo lo scorso ottobre, nell’ambito di quello scambio di prigionieri che avrebbe dovuto inaugurare la “pace di Trump” e invece continua a vedere dietro le sbarre, in condizioni sempre più disumane, decine di migliaia di palestinesi tra cui moltissimi bambini. Tutto questo ci viene restituito, con un monologo costruito con magistrale sapienza narrativa dalla regista e magnificamente interpretato dall’attore Gianmaria Martini, nell’arco di poco più di un’ora che rievoca appunto l’ultima giornata di vita di Juliano Mer Khamis, prima di venir ucciso il 4 aprile 2011. Le scelte politiche, le contraddizioni identitarie, il legame con la madre Arna e (a volte conflittuali) con la comunità del campo profughi, il teatro come pratica di consapevolezza nella militanza e come conquista di impensabili spazi di libertà: tutto questo si intreccia con gli eventi centrali della storia palestinese – la Seconda Intifada, l’assedio di Jenin – e con figure che hanno subito la stessa tragica fine, come Vittorio Arrigoni. Spettacolo duro, coinvolgente, commovente. Totalmente privo di orpelli, effetti speciali, oggetti di scena: la cappa dell’oppressione è palpabile in ogni momento, anche senza bisogno di venir visualizzata, o accentuata da qualche commento musicale. Il teatro come spazio di confronto, ineludibile, fino all’epilogo: l’assassinio, per chissà quale mano… e il silenzio che ne segue. Di Palestina si tornerà a parlare, all’interno del ricco cartellone di iniziative genovesi per il 25ale del G8, con la Mostra Documenting life, death and resistance in Palestine prodotta dal collettivo Prospekt Palestine Project insieme ad Activestills, che insieme ad altre mostre verrà inaugurata questo week end a Palazzo Ducale. (6 – continua) -------------------------------------------------------------------------------- Articolo originale: https://serenoregis.org/2026/07/01/2001-2026-genova-social-forum-reload-carlo-vive-anche-a-copenhagen/     Daniela Bezzi
July 1, 2026
Pressenza
Israele è uno stato di apartheid – e le sue peculiari leggi sul matrimonio ci mostrano come
Israele è l’unico Paese al mondo a non riconoscere la propria nazionalità. Perché? Perché un’identità nazionale comune saboterebbe il suo sistema di segregazione accuratamente celato . Fonte: English version Jonathan Cook – 1 luglio 2026è I sostenitori di Israele sono andati su tutte le furie per un breve post su X del giornalista Mehdi Hasan, … Leggi tutto "Israele è uno stato di apartheid – e le sue peculiari leggi sul matrimonio ci mostrano come" L'articolo Israele è uno stato di apartheid – e le sue peculiari leggi sul matrimonio ci mostrano come proviene da Invictapalestina.
July 1, 2026
Invictapalestina
Geenna beach
Le sorellə del Turba di Perugia domenica 5 luglio lanciano una giornata di mobilitazione per difendere i pini di via Magnini. Fa caldo e servono più alberi, anche quelli della rete. Fra le discussioni, i banchini e le bibite fresche troverai anche Gazaweb! Accorri! Se sei da quelle parti e hai caldo come noi, supporta anche le attività dei giadinieri della rete a Gaza.
July 1, 2026
Gazaweb

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.