La flotilla intercettata da Israele, presidi in tutta Italia
Stanotte Israele ha intercettato le barche della Global Sumud Flotilla nelle acque internazionali al largo della Grecia. Secondo il tracker della Flotilla, 22 barche su circa 60 sarebbero state fermate, mentre almeno 36 continuano la navigazione. A bordo delle imbarcazioni si trovano complessivamente circa 175 attivisti, provenienti da oltre 20 Paesi. Come riportato da Rete No bavaglio, Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla Italia, definisce l’attacco “una spregiudicata azione militare, durata tutta la notte, contro barche civili che non erano nemmeno arrivate all’altezza di Creta, quindi di fatto in Europa. Gli attivisti raccontano che due navi militari si sono presentate come israeliane, hanno intimato di fermarsi, hanno puntato laser e armi, poi sono salite a bordo chiedendo alle persone di inginocchiarsi. Dopo di che le comunicazioni si sono interrotte”. Delia ha confermato che la Farnesina si è immediatamente attivata e che sono in corso contatti diretti, ma ha chiesto prese di posizione chiare anche da parte dell’Unione Europea: “Stiamo parlando di interferenze molto gravi nei confronti di civili in acque internazionali. Che cos’altro deve accadere perché si inizi a parlare di strumenti concreti, come le sanzioni?” Per rispondere a questo atto di pirateria si stanno organizzando presidi di protesta e solidarietà in tutta Italia. Ecco una prima lista in aggiornamento. Bari – Piazza Umberto, ore 18 Trento – Piazza D’Arogno, ore 18 Milano – Corso Manforte, ore 17 Treviso – Piazzetta Aldo Moro, ore 18.30 Venezia – Campo S. Bartolomeo, ore 18 Padova – Liston, ore 18 Vicenza – Piazza Castello, ore 19 Bologna – Piazza Nettuno, ore 18 Ancona – Prefettura, ore 18 Napoli – Prefettura, ore 19 (da confermare) Udine – Prefettura, ore 18 Pordenone – Piazzetta Cavour, ore 18 Trieste – Piazza Unita d’Italia, ore 18 Torino – Piazza Castello, ore 18 Livorno – Piazza del Comune, ore 17 Pisa – Piazza Gaza, ore 17 Pavia – Piazza Vittoria, ore 18 Firenze – Piaza Santissima Annunziata, ore 18.30 Roma – Conferenza Stampa Montecitorio, ore 11.30, Colosseo, ore 18.00 Cagliari –  Piazza Yenne, ore 18:30 Palermo – Piazza Verdi, ore 19 Redazione Italia
April 30, 2026
Pressenza
30_04_26 – 10 anni di Misto MaMe -DIRECTOR’S CUT
ARSIDER MISTO MAME DIRECTOR’S CUT GLI ATTI ORIGINALI DELL’INCHIESTA CHE HA FATTO TREMARE ER PIGNETO > TUTTE LE VERITÀ SU 10 ANNI DI MISTO MAME LA MANGIATOIA DELLA CULTURA SACCHEGGIATA DAL “VOLEMOSE BENE”, GENTE “A DISPOSIZIONE” E CAOS MOBILITÀ  9 ORE DI SHOW IN 90′ DI FANGO DI DEGRADO CON: DittoFused – duo Cynar – Bottegone della calzatura – “La Pasta In Cantina” – Giulia Rae – NYC Chapters – AnnaGiovanna – ORANERI feat. OROBIANCO – NOT39903 – GeGè aGente Gentrificatore X TECHNOCASA – Coco Modo – SÃO + LE GRANDI INTERVISTE DEL 900 + SALTI NELLO SPAZIO TEMPO + LAVORI STRADALI PRESSO PIGNETO + SE SO MAGNATI PURE LE BRICIOLE + HDMI CONDIVISO @k.o.stanza_ + ARSIDER TE FA ER CUCCHIAIO ENJOY THE DOSSIER
Le extraordinary rendition di Israele sul territorio italiano. Una impunità che deve cessare
L’arresto, il pestaggio e la deportazione in un carcere israeliano di due attivisti della Global Sumud Flotilla a bordo di una imbarcazione italiana, somigliano in tutto e per tutto alle extraordinary rendition con cui la CIA ha sequestrato in giro per il mondo persone sospettate di essere legate ai network […] L'articolo Le extraordinary rendition di Israele sul territorio italiano. Una impunità che deve cessare su Contropiano.
May 3, 2026
Contropiano
Perchè donare il 5xmille a AssopacePalestina
di Luisa Morgantini, Presidente AssopacePalestina Mie care e cari, è tempo di dichiarazione dei redditi  e di scegliere a quale associazione dedicare il 5xmille. Lo so, siamo in tante associazioni a chiedere di usufruire del 5xmille e forse molte anche più meritevoli di AssopacePalestina. Eppure, vi chiedo di scegliere per il vostro 5xmille proprio AssopacePalestina. Contribuirete: * al pagamento delle tasse universitarie per il diritto allo studio per le giovani e i giovani palestinesi della zona collinare di Masafer Yatta, a sud di Hebron * al sostegno ai bambini alle bambine e alle donne, nei campi profughi New Askar e Balata a Nablus * al sostegno ai centri antiviolenza e accoglienza per le donne e le bambine sopravvissute alla violenza, promosse dalla onlus Pangea a Gaza * al sostegno al Jenin Creative Cultural Centre per aiutare i bambini, le donne egli anziani del campo profughi di Jenin * al sostegno Edward Said conservatory di Gaza e  la scuola di musica Al Kamandjati, nei campi profughi palestinesi di Qalandya, Al Amari, Jalazon in Palestina, e di Chatila e Bourj el Barajneh in Libano * al sostegno Ospedale Al Awda di Gaza * alla campagna per la liberazione di Marwan Barghouthi e dei prigionieri palestinesi * a far conoscere la cultura palestinese: il teatro, la musica e il cinema * a far conoscere, invitando in Italia palestinesi e israeliani, la realtà dall’occupazione e della colonizzazione israeliana * e molto, molto altro ancora. La scelta dei nostri progetti non è casuale: operiamo in quei villaggi e situazioni dove è presente il coordinamento dei comitati popolari per la resistenza nonviolenta o per progetti che  attraverso l’arte esprimono forme nuove di resistenza. Ricordiamo a coloro che avessero fatto donazioni nel 2025, che gli importi donati possono essere detratti dalle tasse. Se lo comunicate via mail  all’indirizzo  assopacepalestina.donazioni@gmail.com , vi invieremo il modulo di ricezione della donazione in modo da poterlo inserire nella vostra denuncia dei redditi.  Le nostre attività e i progetti sono visibili qui, sulle nostre pagine fb e sul nostro instagram. Grazie, un abbraccio. Luisa Morgantini ____________________________________ Come devolvere il 5xmille a AssopacePalestina I modelli per la dichiarazione dei redditi Certificazione Unica (CU), 730 e Modello Redditi (ex Unico) contengono una sezione dedicata alla donazione del cinque per mille. Per destinare il 5xmille ad AssopacePalestina è necessario: 1. firmare  nel riquadro “Sostegno degli enti del terzo settore iscritti nel RUNTS…” 2. Indicare il codice fiscale: 920 662 30 605 Anche se non si presenta la dichiarazione dei redditi, si piò scegliere di destinare il cinque per mille dell’IRPEF, utilizzando l’apposita scheda allegata allo schema di Certificazione Unica(CU) o al Modello REDDITI Persone Fisiche.
Gideon Levy - Israele, a 78 anni, crede ancora di poter vivere solo di spada
Vivere con la Spada fu una frase di Moshè Dayan, il fautore della guerra del 1967 che portò all’occupazione della Cisgiordania. Il titolo Vivere con la Spada fu dato anche alla pubblicazione dei diari di Moshè Sharett (Ed. Zambon, 2014) da parte di Livia Rokach, figlia del ministro degli interni israeliano nel 1955, che li aveva in custodia. In questi diari, di cui si cercò di impedire la pubblicazione, Sharett, primo ministro di Israele dal 1953 al 1955, confessa le falsità che furono propinate all’opinione pubblica israeliana ed occidentale per far accettare le azioni di terrorismo e aggressività di Israele nei confronti degli Stati confinanti. Livia Rokach fu trovata morta a Roma all’età di 50 anni.(NdR) Nel Giorno dell'Indipendenza del Paese, la nostalgia degli israeliani liberali per uno Stato migliore, quale quello precedente, è una confortante illusione. La Nakba e l'Occupazione erano tali fin dall'inizio. Gideon Levy - 23 aprile 2026 https://www.middleeasteye.net/opinion/israel-78-believes-it-can-live-by-sword-alone-reckoning-due Israele celebra questa settimana il suo 78° Giorno dell'Indipendenza. Questo non sarà uno dei giorni migliori della sua indipendenza, in un Paese che non è più giovane.  Nella mia infanzia, questo giorno era, per noi nuovi israeliani, un giorno di orgoglio e gioia. Da figlio della prima generazione dello Stato, a pochi anni dalla fine dell'Olocausto e dalla fondazione dello Stato stesso, ricordo mio padre che tirava fuori dall'armadio la bandiera nazionale piegata e la issava sul balcone del nostro appartamento. Tutti i balconi circostanti sventolavano bandiere, tranne quello della famiglia Lebel: erano ultraortodossi e non issavano la bandiera dello Stato Sionista. Provavo un senso di orgoglio sia per mio padre che per la bandiera. All'epoca, non sapevamo nulla della Nakba. Nessuno ce ne parlava, né del Regime militare sotto il quale vivevano i cittadini arabi di Israele. Non ci siamo mai chiesti chi avesse vissuto nelle case in rovina lungo la strada, o che fine avessero fatto. Guardavamo i resti dei villaggi e dei quartieri palestinesi come se fossero parte del paesaggio. La sera uscivamo per festeggiare nelle strade della città. La vigilia del Giorno dell'Indipendenza era l'unica notte dell'anno in cui i nostri genitori ci permettevano di stare fuori fino a tardi senza restrizioni. Il Giorno dell'Indipendenza era una festa. Decenni dopo, tutto appare diverso. La parola Nakba è gradualmente entrata nella coscienza collettiva, anche se solo tra una piccola minoranza di israeliani, e insieme al senso di colpa storico provato da un numero ancora minore di noi. Nel frattempo, gli eventi degli ultimi anni hanno portato alcuni di noi a vergognarsi del nostro Stato. Mi ci sono voluti altri anni per capire che questi eventi, sia quelli recenti che quelli lontani, non possono essere separati.  All'inizio di questo Stato c'è stata la Nakba: il nostro giorno di festa è stato il giorno della catastrofe storica di un altro popolo, un popolo che era qui prima di noi. Tutto ciò che è venuto dopo è indissolubilmente legato a ciò che è accaduto prima. Ciò che è iniziato nel 1948 non è finito, nemmeno nel 2026. UNA NAKBA SENZA FINE  Dalla Nakba ad oggi, i principi fondamentali su cui si basa il Sionismo non sono cambiati, né è cambiata la politica dei successivi governi dello Stato Ebraico. La Nakba non è mai finita; si è semplicemente trasformata. E’ deprimente pensare che i valori che hanno portato alla Nakba 78 anni fa continuino a guidare lo Stato di Israele nel 2026: gli stessi principi, gli stessi obiettivi, gli stessi metodi. Ora potenza regionale e alleato strettissimo della superpotenza più potente del mondo, nulla è cambiato nella visione d'insieme di Israele da quando era uno Stato neonato. Crede ancora di poter vivere di spada (cioè soggiogando), e solo di spada, e di non avere altra alternativa se non una vita sostenuta dalla spada(1).  Considera ancora la forza militare come l'unica garanzia della sua esistenza e sicurezza. Continua a perseguire una politica di assoluta Supremazia ebraica tra il Mar Mediterraneo e il fiume Giordano.  Continua a presentarsi come vittima, una potenza regionale che parla di minacce esistenziali. È ancora convinta che la giustizia assoluta sia dalla sua parte. Immagina ancora che tutti gli arabi nascano per uccidere e che l'unica cosa che preoccupa il mondo arabo sia come gettare gli ebrei in mare. Le stesse convinzioni, gli stessi principi di allora, nel 1948.   E sotto la superficie, le credenze religiose continuano a fermentare; anzi, si sono rafforzate notevolmente in questi 78 anni: Dio ha dato la terra agli ebrei, solo a loro, e questa promessa biblica è il titolo di proprietà della terra, la prova divina di una sovranità esclusiva, persino agli occhi degli ebrei che si definiscono non credenti.  Sebbene i principi siano rimasti gli stessi, Israele è cambiato nel corso degli anni della sua indipendenza. Ben pochi di questi cambiamenti sono stati in meglio.   La nostalgia di molti israeliani che ora rimpiangono il buon vecchio Israele, prima dell'ascesa al potere del Likud, è in gran parte illusoria: un atto di autoinganno. Non è stato il Primo Ministro Benjamin Netanyahu a inventare l'Occupazione, né è stato il suo partito a introdurre la Supremazia ebraica. Tutto è iniziato in quel buon vecchio Israele, il socialismo del Partito Laburista Israeliano e l'"Occupazione illuminata". Dopo il 1948, dopo il 1967, il 7 ottobre 2023 ha segnato la svolta più fatale nella storia di Israele.   Nei due anni e mezzo trascorsi da allora, Israele ha eliminato gran parte della classe dirigente palestinese regionale, ha invaso e bombardato quasi tutti i Paesi confinanti e ha scatenato la sua forza militare senza alcun senso delle proporzioni, commettendo Crimini di Guerra su vasta scala. In questo 78° Giorno dell'Indipendenza, solo pochi in Israele lo riconoscono.    Qui, a quanto pare, non ci sarà mai una commissione per la verità e la riconciliazione. Non c'è un vero confronto, nemmeno sulla trasformazione di Israele in uno Stato reietto. "Perché il mondo ci odia?" viene liquidata come una domanda illegittima nel dibattito pubblico. Il mondo è antisemita, punto e basta. Questo è il sentimento prevalente in questa Giornata dell'Indipendenza. MAI UNA DEMOCRAZIA  La democrazia israeliana non è mai stata una vera democrazia, e questo 78° Giorno dell'Indipendenza è un'ottima occasione per dirlo chiaramente. L'unico periodo in cui i palestinesi non sono stati soggetti al Dominio Militare Israeliano è stato per alcuni mesi tra il 1966 e il 1967. Fino ad allora, si applicava la legge militare ai cittadini arabi di Israele; dal 1967, si applica ai Territori Occupati. Uno Stato con un Regime Militare Permanente non è una democrazia. Punto e basta.  Lo stesso vale per l'Apartheid: non è stato instaurato in tempi recenti. Risale agli albori dello Stato, con una forte spinta al suo consolidamento dopo l'Occupazione del 1967.  Nel corso della sua storia, prima dell'Occupazione del 1967 e certamente dopo, Israele non ha mai accettato il presupposto che i palestinesi abbiano diritto a pari diritti tra il fiume Giordano e il mare. Ancora più fondamentalmente, Israele non ha mai considerato i palestinesi come esseri umani uguali agli ebrei israeliani. Questa era, e rimane, la radice del problema, e quasi nessuno se ne occupa. L'unico cambiamento sostanziale in questo quadro negli ultimi anni è il seguente: al posto del senso di pochi contro molti, Davide (Israele) contro Golia (gli arabi), è emersa una nuova megalomania israeliana. Ha raggiunto il suo apice dopo il 7 ottobre 2023. Ora Israele evidentemente crede che tutto sia permesso. Ormai non riconosce più limiti, né nell'uso indiscriminato della sua potenza militare, né nella mancanza di rispetto per la sovranità della maggior parte degli altri Stati della Regione. In questo Giorno dell'Indipendenza, una pesante nube incombe sul cielo sempre più cupo di Israele. La società è polarizzata quasi interamente attorno a un unico tema: Netanyahu, sì o no. Quasi tutto il resto viene a malapena menzionato. Sulla maggior parte delle altre questioni, sembra esserci un ampio consenso di fondo. Non c'è opposizione ebraica alla guerra, a qualsiasi guerra, né all'Occupazione, né all'Apartheid. Gaza interessa solo a pochi; lo stesso vale per la Cisgiordania, anch'essa trasformata al punto da essere irriconoscibile sotto la copertura delle recenti guerre. Lì, Israele è riuscito, per mezzo di coloni violenti e di un esercito che opera in complicità con loro, a estinguere le ultime prospettive di un vitale Stato Palestinese. Anche questo interessa solo a pochi in Israele. CIELI CHE SI OSCURANO  Nonostante l'assenza di un dibattito serio o di un'analisi approfondita, si percepisce un'atmosfera cupa. Persino i più accaniti propagandisti della destra fascista stanno iniziando a comprendere la portata della minaccia che incombe sull'Israele di oggi, dopo aver aperto troppi fronti di guerra e non essere riuscita a raggiungere i propri obiettivi in nessuno di essi.  Gaza e il Libano non sono storie di successo, ma guerre inutili e criminali, che non hanno portato alcun vantaggio a Israele, solo costi elevati che potrebbe faticare a sostenere nel tempo. Gli Stati Uniti stanno gradualmente sfuggendo alla presa di Israele; Donald Trump potrebbe ancora rivoltarsi contro di essa e, in ogni caso, il Presidente che lo sostituirà tra meno di tre anni, Democratico o Repubblicano che sia, perseguirà una politica diversa nei confronti di questo importante alleato. I giorni in cui Israele teneva comodamente l’America in tasca sono finiti, forse per sempre. Anche l'Europa attende un segnale dagli Stati Uniti che le permetta di modificare la propria politica nei confronti di Israele. Anche lì, la pazienza nei confronti di un Israele percepito come occupante, aggressivo e megalomane sta per esaurirsi.  Israele non se l'è cavata bene negli ultimi anni. Più guerre ha intrapreso, più territori ha occupato e più persone ha costretto ad abbandonare le proprie case - attualmente ci sono circa sei milioni di sfollati in Medio Oriente a causa delle azioni di Israele, alcuni dei quali non hanno un posto dove tornare- più rapidamente la sua reputazione internazionale si è deteriorata. Uno Stato che ha sistematicamente sfidato ogni istituzione della comunità internazionale, ogni risoluzione, ogni legge internazionale e le opinioni dei suoi più stretti alleati, sta imboccando la rotta verso l'isolamento come fu il Sudafrica dell'Apartheid. Una traiettoria che farà fatica a invertire. Gideon Levy è editorialista di Haaretz e membro del comitato editoriale del quotidiano. Levy è entrato a far parte di Haaretz nel 1982 e ne è stato vicedirettore per quattro anni. Ha ricevuto il premio giornalistico Euro-Med nel 2008; il premio Libertà di Lipsia nel 2001; il premio dell'Unione dei Giornalisti Israeliani nel 1997; e il premio dell'Associazione per i Diritti Umani in Israele nel 1996. Il suo libro, La Punizione di Gaza, è pubblicato da Verso; il suo libro più recente è Uccidere Gaza: Cronaca di Una Catastrofe. Traduzione: La Zona Grigia  
Migranti: l’invasione non c’è, l’emergenza è nel sistema
823 minori stranieri non accompagnati in centri per adulti, anche quando ci sono posti nei centri dedicati. Porti lontani assegnati alle ONG per gli sbarchi anche se i centri al Sud non sono sovraffollati. Città e regioni con ispezioni quasi assenti nei centri di accoglienza. L’invasione non c’è e non dovrebbe esserci neanche l’emergenza, ma è creata, programmata, da un sistema che la rende costante in quanto privo di controlli e trasparenza. È quanto emerge dal nuovo report Centri d’Italia 2026 (https://centriditalia.it/home).  L’emergenza è voluta e ricercata da scelte politiche anche in assenza di numeri di arrivi definibili “invasione”. A fine 2024 le persone accolte sono meno di 135.000, ossia lo 0.23% della popolazione residente in Italia. Eppure, lo stato eccezionale è stato trasformato in regola. Ci sono grandi centri sovraffollati, gestori profit che li gestiscono senza controlli delle prefetture e senza fornire servizi necessari all’integrazione. ActionAid e Openpolis hanno fotografato la situazione monitorando i centri governativi di prima accoglienza e SAI-centri degli enti locali con il report “La Frontiera, ovunque. Centri d’Italia 2026”. Dati inediti ottenuti con oltre 70 procedure di richiesta a Ministeri e Prefetture. “L’opacità, ha sottolineato Fabrizio Coresi, esperto Migrazioni di ActionAid, è parte dell’approccio del governo, che rende meno visibili le conseguenze delle scelte amministrative sulla vita delle persone e sottrae queste scelte al controllo parlamentare e della società civile”. Nel 2024 i CAS (Centri di Accoglienza Straordinaria) ospitano quasi 97.000 persone, circa il 72% del totale. Non c’è programmazione e il sovraffollamento impatta quasi solo i CAS adulti. Su 6.024 strutture prefettizie attive nel 2024, 973 risultano oltre la capienza stabilita, 520 sono oltre il 120% e 13 hanno presenze pari al doppio della capienza. Parallelamente crescono i gestori for profit: tra il 2022 e il 2024 abbiamo avuto un +109%. Insieme all’assenza di competenze e alla penetrazione nel mercato di soggetti con scopo di lucro, il rafforzamento dei centri medi e grandi (il 36,0% della capacità di accoglienza è concentrata in centri sopra i 50 posti) e il maggior peso dei grandi gestori (i primi 10 controllano il 19,1% dei posti totali), mostrano che si tende a premiare la riduzione di costi dovuta a grandi volumi e scarsi servizi. La Croce Rossa  Italiana, con le sue  articolazioni  territoriali,  gestisce 5.743 posti e Medihospes ne gestisce 5.233. Per la prima volta il Report monitora gli effetti del Decreto-legge 133/2023 che consente, in via eccezionale, di accogliere chi ha almeno 16 anni nei Centri per adulti. Una norma nata in teoria come emergenziale, che crea però un fenomeno “stabile”. Sono almeno 823 i minori che risultano in questi centri nel 2023, una parte vi era già prima. Si tratta anche di permanenze lunghe: la norma consentirebbe 90 giorni, ma ci sono picchi a oltre 150 fino a 1.413 giorni.  Una forma stabile di accoglienza impropria, priva di servizi educativi e abitativi adatti alla minore età. La debolezza dei controlli è evidente e preoccupante: nel 2024 si sono svolti 1.564 controlli, ma la distribuzione territoriale è disomogenea. Ci sono poli iper-monitorati come Napoli (100% delle strutture), Potenza (93,2%) e Caserta (il 95,6%) e grandi zone cieche come le Prefetture di Roma, Frosinone e Ravenna. Queste ultime sono le prime tre prefetture italiane per posti gestiti sulle 33 totali, dove non si registrano controlli nel 2024. Anche l’assegnazione dei porti a seguito dei soccorsi in mare appare pretestuosa per la distribuzione territoriale delle persone. Una scelta non giustificata dal sovraffollamento dei Centri. Un esempio su tutti: il 31 dicembre 2023, 55 persone sono state fatte sbarcare nel Lazio, nonostante ci fosse ampia disponibilità nei Centri di accoglienza delle regioni del Sud Italia. Il Rapporto sottolinea come il monitoraggio del d.l. 145/2024, che impatta fortemente sui diritti di chi chiede protezione, sia praticamente impossibile. Tra 2024 e 2025: 334 estinzioni dei procedimenti (e 1.568 sospesi per allontanamento, poi riaperti entro 9 mesi) per ritiro implicito della domanda d’asilo. Quanto al SAI (Sistema Accoglienza Integrazione, sistema nazionale di accoglienza per titolari di protezione internazionale e minori stranieri non accompagnati, attuato dagli Enti Locali con fondi del Fondo Nazionale per le Politiche e i Servizi dell’Asilo), il sistema funziona, ma è residuale e bloccato: il ricambio degli accolti scende dal 35,5% nel 2023 al 26,1% nel 2024 e al 21,3% nei primi undici mesi del 2025 e le richieste pendenti tra 2023 e novembre 2025 sono 4.725. Guardando alla geografia dell’accoglienza, l’esame della distribuzione territoriale restituisce non solo una ripartizione di posti, ma anche di funzioni. Il Mezzogiorno concentra 51.440 posti, pari al 35,2% della capienza complessiva; seguono il Nord-Ovest con 36.656 posti (25,1%), il Centro con 29.945 (20,5%) e il Nord-Est con 28.219 (19,3%). Più nel dettaglio, il Sud raccoglie il 78,5% della prima accoglienza e il 53,1% della capacità Sai, mentre il Nord-Ovest da solo concentra il 29,7% della capacità Cas nazionale. Il Sud assorbe quindi una quota decisiva delle strutture di frontiera e del secondo livello pubblico, il Nord-Ovest e il Centro reggono una parte rilevante dell’ossatura straordinaria, mentre il Nord-Est combina accoglienza diffusa e una quota non marginale di prima accoglienza legata alla frontiera terrestre e adriatica. “Il sistema di accoglienza italiano è un non sistema, si legge nelle conclusioni del Rapporto, un meccanismo di distribuzione e alloggiamento di persone che funziona secondo un equilibrio nel quale l’eccezione è diventata metodo e la tutela si è fatta intermittente, quando non del tutto inconsistente. I dati del 2024 e del 2025 mostrano la scarsa esigibilità e l’aggiramento di diritti che dovrebbero essere garantiti: l’assetto costruito per aggiustamenti progressivi e continui, relega ancora più ai margini il sistema pubblico in capo ai Comuni, ampliando la centralità della prima accoglienza e trattando la frontiera come principio organizzativo dell’intera filiera. (…) Ricostruire una filiera trasparente, programmata e responsabile significa, in concreto, riportare l’accoglienza ordinaria al centro, ridurre il ricorso ai grandi centri e ai dispositivi di frontiera come soluzione permanente, rendere nuovamente strutturali i servizi necessari a riconoscere la vulnerabilità e accompagnare all’autonomia, rafforzare il Sai come infrastruttura territoriale e non come segmento residuale, proteggere davvero la transizione dei minori alla maggiore età. Ma, prima ancora, vuol dire decidere se l’accoglienza debba restare un campo di eccezione o tornare a essere una politica pubblica leggibile, verificabile e orientata ai diritti. Da questa decisione dipende non solo la sorte di chi arriva, ma anche la qualità democratica del nostro ordinamento”. Qui il Report “La frontiera, ovunque” di ActionAid, in collaborazione con Openpolis: https://s3.eu-central-1.amazonaws.com/actionaid.it/uploads/2026/04/La_frontiera_ovunque_report.pdf.   Giovanni Caprio
May 3, 2026
Pressenza
Alcuni attivisti della Global Sumud Flotilla tornano in Italia e denunciano la complicità del governo Meloni con Israele
Dopo l’atto di pirateria commesso dall’IDF nelle acque internazionali, alcuni attivisti rientrano in Italia per testimoniare, recuperare il necessario e poter riprendere il viaggio. Tornano per testimoniare pubblicamente quanto accaduto nel Mediterraneo e chiamare il governo italiano alle proprie responsabilità. Tra gli attivisti rientra Tony La Piccirella, che dichiara: “Torno per testimoniare quello che è avvenuto di fronte alle coste greche e il mio caso personale in isolamento. Non solo un atto di pirateria, ma la consapevole conseguenza del supporto dei governi europei al regime israeliano. Il blocco navale imposto su Gaza si è esteso a tutto il Mediterraneo sino alle nostre coste.” Restano gravissimi i casi di Saif Abukeshek e Thiago Ávila, per i quali il governo italiano continua a non assumere alcuna posizione pubblica. Questo silenzio è complicità politica. Chiediamo al governo italiano di arrivarsi, condannare gli accadimenti e agire per interrompere ogni forma di sostegno politico a Israele. Conferenza stampa alle 12 all’aeroporto di Fiumicino.   Global Sumud Flotilla
May 3, 2026
Pressenza
La truffa del salario giusto
dossier di Mario Sommella (*) Anatomia di un Primo Maggio rovesciato. Come il decreto Meloni regala un miliardo alle imprese, svuota l’articolo 36 della Costituzione, dimentica i morti sul lavoro e premia chi non firma i contratti.   Esiste un modo molto efficace per mascherare un attacco al lavoro: chiamarlo difesa del lavoro. Esiste un modo ancora più sofisticato per
Incollati nella guerra, gli Usa scalciano
La guerra d’aggressione all’Iran non è finita con il clownesco messaggio di Trump al Congresso – “non si spara dal 7 aprile, quindi quella guerra è conclusa” – ed ogni giorno che passa si precisa qualcosa nell’orgia di dichiarazioni contrastanti su come gli Usa intendono andare avanpersuasti contro tutto il […] L'articolo Incollati nella guerra, gli Usa scalciano su Contropiano.
May 3, 2026
Contropiano
Il rigassificatore da Piombino al Parlamento
È noto che da luglio 2023 nel porto di Piombino staziona una nave rigassificatrice a ciclo aperto di oltre 300 metri di lunghezza a seguito di un’autorizzazione triennale a firma di Eugenio Giani in qualità di commissario straordinario. È noto … Leggi tutto L'articolo Il rigassificatore da Piombino al Parlamento sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.

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