Le minacce di Trump all’Europa mettono i leader europei in una situazione difficile riguardo all’Iran
diMark Landler,  The New York Times, 26 marzo 2026.     I politici europei rischiano di suscitare l’ira dei propri elettori se si uniscono alla guerra degli Stati Uniti. Tuttavia, potrebbero anche trovarsi di fronte a disordini interni se non intervengono per riaprire le rotte marittime bloccate dall’Iran e alleviare la crisi energetica. Il presidente Donald Trump mentre scende dall’Air Force One nel Maryland, lunedì. Tierney L. Cross/The New York Times Il presidente Trump, nel suo ultimo attacco all’Europa, ha criticato aspramente i suoi leader per essersi rifiutati di aiutare a mantenere aperto lo Stretto di Hormuz. “Si lamentano degli alti prezzi del petrolio che sono costretti a pagare”, ha detto sui social media la scorsa settimana, “ma rifiutano una semplice manovra militare che è l’unica ragione degli alti prezzi del petrolio”. Per quanto impulsivo fosse il suo sfogo, esso ha messo in luce una verità più profonda: Trump ha messo i leader europei in una sorta di dilemma. La chiusura di fatto da parte dell’Iran di quella strategica via navigabile ha scatenato una vera e propria crisi energetica in tutto il continente. Con i prezzi del petrolio e del gas alle stelle che fanno infuriare gli elettori in tutta Europa, cresce la pressione sui leader affinché intraprendano azioni più incisive per riaprire le rotte marittime. Allo stesso tempo, però, i venti politici in Europa soffiano sempre più forte contro la guerra, aumentando la posta in gioco per i leader che decidono di partecipare. La campagna militare è criticata da molti europei, specialmente a sinistra, che la definiscono gratuita, illegale e ora minacciosa per la fragile crescita dell’Europa. I leader rimangono inoltre tormentati dal ricordo della guerra in Iraq, che la Gran Bretagna ha sostenuto, con suo duraturo rimpianto. «Siamo divisi come al solito», ha detto Gérard Araud, ex ambasciatore francese in Israele e negli Stati Uniti. «Gli europei stanno mostrando la loro debolezza su diversi livelli. Siamo in uno stato di totale shock per ciò che sta accadendo». La guerra sta già influenzando la politica. In Italia, la premier Giorgia Meloni ha perso un referendum per la riforma del sistema giudiziario che la lascia politicamente compromessa. La percezione che lei sia vicina a Trump, profondamente impopolare in Italia, non ha aiutato, soprattutto quando lui non si è preoccupato di chiamarla prima della guerra. Gli oppositori del piano di Giorgia Meloni per la riforma giudiziaria festeggiano la loro vittoria a Roma lunedì. Matteo Minnella/Reuters In Francia, un partito di estrema sinistra contrario all’intervento in Medio Oriente, France Insoumise, ha ottenuto risultati positivi nelle elezioni comunali della scorsa settimana. Ciò è avvenuto nonostante il partito fosse coinvolto in polemiche, tra cui l’arresto di due collaboratori del partito dopo l’uccisione di un attivista di destra. Gli analisti hanno affermato che il partito ha beneficiato dei voti dei musulmani indignati per la guerra. Tuttavia, nonostante tutti i rischi politici, ci sono ragioni convincenti per cui l’Europa deve garantire che lo Stretto di Hormuz non rimanga bloccato per un periodo prolungato. In Germania, la benzina ha superato i 2 euro al litro, l’equivalente di 9,48 dollari al gallone. Ciò ha costretto la Germania e altri paesi a costosi tagli fiscali e a fissare un tetto massimo ai prezzi per attutire lo shock. «Gli europei hanno tutto l’interesse ad aprire lo stretto alle petroliere e al commercio in generale, e a dimostrare ai piccoli Stati del Golfo di essere alleati affidabili», ha affermato Peter Westmacott, ex ambasciatore britannico in Francia e negli Stati Uniti. «Quindi, una volta convinti che stiano agendo in modo difensivo piuttosto che offensivo, coloro che possono farlo stanno cercando modi per aiutare». Nonostante tutte le pressioni esercitate da Trump sull’Europa, egli non ha reso facile ai suoi leader sostenerlo. Gli Stati Uniti non hanno consultato gli alleati sull’operazione congiunta USA-Israele né, nella maggior parte dei casi, li hanno nemmeno avvisati. La mancanza di collaborazione è arrivata dopo un periodo teso in cui Trump ha intensificato le sue minacce di acquisizione della Groenlandia e ha fatto marcia indietro nel suo sostegno all’Ucraina. In Germania, la benzina ha superato i 2 euro al litro, l’equivalente di 9,48 dollari al gallone. Michael Probst/Associated Press Da allora Trump ha continuato a insultare i leader europei, in particolare il primo ministro britannico Keir Starmer, che ha lavorato assiduamente per ingraziarselo. Starmer «non è Winston Churchill», ha detto, prima di diffondere uno sketch televisivo britannico beffardo in cui il primo ministro tremava prima di una telefonata con il presidente. R. Nicholas Burns, che ha ricoperto la carica di ambasciatore americano presso la NATO durante la guerra in Iraq, ha affermato che «i commenti diffamatori che Trump ha rivolto al primo ministro britannico» sono stati l’ultimo di una serie di gesti ostili che renderebbero politicamente insostenibile per i leader europei partecipare a operazioni militari offensive. «Tutto ciò ha contribuito ai problemi politici che affliggono i paesi europei, e sono tutte democrazie», ha detto Burns. Anche quando ha esortato gli europei a farsi avanti, Trump è riuscito a denigrarli. Gli Stati Uniti, ha detto, in realtà non avevano bisogno delle loro risorse militari. Diplomatici e funzionari militari sostengono che ciò abbia messo a nudo il suo vero motivo: costringere l’Europa ad assumersi il rischio politico di partecipare alla campagna militare. Sebbene gli analisti osservino che l’Europa potrebbe contribuire a un’operazione militare nello Stretto – schierando, ad esempio, dragamine o altre navi da guerra per scortare le petroliere – sostengono che le risorse militari dell’Europa siano secondarie rispetto al valore di avere il suo sostegno politico per la più ampia campagna. «Ci sono situazioni in cui sarebbe conveniente avere più navi», ha detto Michel Yakovleff, generale francese in pensione ed ex pianificatore della NATO. «Ma non è questa la linea di Trump. Se Trump fosse disposto a dire: “Francamente, data la portata del problema, vorremmo averne di più”, allora il calcolo potrebbe essere diverso». Ma poiché Trump ha sminuito il valore del contributo militare dell’Europa, ha detto il generale Yakovleff, «questo significa che è una questione politica». Ha affermato che i leader europei hanno fatto bene a non fornire una copertura politica a Trump, poiché egli deve ancora chiarire i suoi obiettivi strategici o definire una via d’uscita dalla guerra. Lunedì, il presidente ha dichiarato che erano in corso colloqui «molto positivi» per porre fine alle ostilità, un’affermazione rapidamente contestata dai funzionari iraniani. Per mettere insieme una coalizione per lo Stretto, ha detto il generale Yakovleff, Trump dovrebbe negoziare un accordo con i potenziali membri sulla portata dell’operazione, su cosa ciascuno contribuirebbe, sulla catena di comando e sulle regole di ingaggio. Un processo del genere richiederebbe almeno due mesi, ha detto. La scorsa settimana, i leader europei, affiancati da diversi rappresentanti dell’Asia e del Golfo Persico, hanno abbandonato la loro resistenza a partecipare a tale operazione. Ma la loro dichiarazione non è stata affatto entusiasta: “Esprimiamo la nostra disponibilità a contribuire agli sforzi appropriati per garantire il passaggio sicuro attraverso lo stretto”, recitava. Il presidente francese Emmanuel Macron sta lavorando dietro le quinte per ottenere l’imprimatur delle Nazioni Unite per un’operazione post-conflitto volta a mantenere aperto lo Stretto. I funzionari dell’Unione Europea hanno avanzato l’idea di ampliare il mandato di altre missioni di protezione navale nella regione. Data la storia dell’Europa nei negoziati con l’Iran sul suo programma nucleare, ha affermato l’ex ambasciatore Araud, essa potrebbe svolgere un ruolo diplomatico più significativo nell’aiutare a placare il conflitto. Ma ha aggiunto che l’Europa è ostacolata da tre fattori interconnessi: la sfiducia di Trump nei confronti dell’Europa, specialmente dopo il rifiuto europeo di sostenere la guerra; i timori dell’Europa che inimicarsi il presidente possa indurlo a punire l’Ucraina; e il sospetto dell’Iran nei confronti dell’Europa, data la sua riluttanza a confrontarsi con Teheran in modo più aperto. “Potremmo svolgere il ruolo di intermediari, ma Trump preferirebbe i pakistani”, ha detto Araud, aggiungendo che “nemmeno gli iraniani si fidano di noi; pensano che siamo nelle mani degli americani”. Mark Landler è il capo dell’ufficio di Parigi del Times e si occupa della Francia, nonché della politica estera americana in Europa e in Medio Oriente. È giornalista da oltre trent’anni. https://www.nytimes.com/2026/03/26/world/europe/iran-trump-hormuz-europe-dilemma.html?nl=today%27s-headlines&segment_id=217236 Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
March 26, 2026
Assopace Palestina
NO KINGS: A ROMA LA DUE GIORNI CONTRO I RE E LE LORO GUERRE
Venerdì e sabato, prima mobilitazione dei movimenti sociali dopo la vittoria netta del “No” al referendum. L’occasione è il corteo nazionale No Kings, “contro i re e le loro guerre”, sabato alle 14 a Roma, in contemporanea con Usa e Gran Bretagna. Una mobilitazione globale contro l’avanzata delle destre, la deriva autoritaria e l’escalation della guerra a livello globale. In aggiunta, No Kings Italia invita a dare un’altra “spallata” al governo Meloni, in difficoltà per via della “scoppola” referendaria. La piazza del sabato sarà preceduta da un concerto – venerdì sera alla “Città dell’altra economia” – con decine di artiste-i. Raffaella Bolini, No Kings e vicepresidente nazionale Arci Ascolta o scarica  Verso il corteo di sabato partenza collettiva anche da Brescia con Cos, DxT e Mag 47; proprio dal centro sociale di via Industriale il servizio con Gabriele Bernardi Ascolta o scarica 
March 26, 2026
Radio Onda d`Urto
Orientamento al Liceo “Aldi” di Grosseto: corsi “Dignità” e “Fermezza” dell’Accademia militare
Segnaliamo l’ennesimo intreccio tra mondo militare e mondo della scuola sotto l’etichetta della presentazione alle studentesse e agli studenti di indicazioni per l’orientamento al termine della scuola superiore. Stavolta si tratta di un’iniziativa del Polo Liceale “Aldi” di Grosseto, che nei prossimi giorni farà incontrare le e gli studenti delle classi quarte e quinte con un ex studente dell’Istituto, ora allievo dei corsi “Dignità” e “Fermezza” (!) dell’Accademia militare di Modena, affinché le e gli studenti possano essere invogliati a seguirne le orme. Questi incontri di orientamento – occorre tenere presente – cercano di trasformare i luoghi della formazione in luoghi di addestramento, in contrasto col dettato costituzionale che esalta invece il ruolo sociale che deve avere essenzialmente la scuola. Nella circolare che informa dell’attività, si dice che essa rappresenta «un’importante opportunità per approfondire le prospettive di carriera in ambito militare». Come ripetutamente denunciato dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, il ripetersi di queste collaborazioni tra mondo della scuola e Forze Armate, sia nel campo di singole discipline, sia attraverso esperienze di Formazione scuola-lavoro, sia attraverso visite a strutture militari (aeroporti, basi navali, ecc.), è diventato particolarmente ricorrente in tutt’Italia in questi ultimissimi anni e rivela l’intenzionalità di un avvicinamento, una familiarizzazione con il mondo militare, per l’appunto quando le forze armate italiane (come quelle dei vari Stati europei) sono alla ricerca di nuove giovani reclute ed incombe la possibilità di una reintroduzione della leva militare. Stiamo dunque assistendo, anche attraverso operazioni come quella della scuola grossetana, a quella che è stata definita una “socializzazione” della cultura militarista, un suo avvicinamento alla quotidianità esistenziale delle nuove generazioni. Nel caso specifico, la presentazione dello studente-militare sottintende la sua lettura come esposizione di un modello, di un esempio di successo che, in virtù della propria esperienza professionale, può costituire un punto di riferimento per tante ragazze e tanti ragazzi. Questo peraltro in una fase in cui l’incertezza di molte e molti di loro di fronte al proprio futuro e lo smarrimento di fronte alla responsabilità di una scelta determinante può spingerle e spingerli a vedere nell’esercito un approdo rassicurante. Ma la scelta di una carriera militare non è una scelta qualsiasi, perché, oltre alle responsabilità che condivide con qualsiasi altra professione, aggiunge la possibilità (oggi molto più concreta che in altri periodi) di trovarsi impegnati in azioni di guerra, in operazioni di belligeranza dove le conseguenze si hanno sulla propria vita e su quella degli altri. E, inoltre, se l’orientamento non è solo informazione elencativa, ma è formazione di una coscienza di sé capace di trovare motivazioni autentiche per un proprio progetto di futuro, non sarebbe più opportuno proporre prospettive che più abbiano a che fare con la cultura della vita, con la promozione della solidarietà, dell’impegno per il bene comune e per la pace? L’Istituto “Aldi”, nella sua lunga vita, avrà avuto certamente studenti che si sono distinte e distinti in molti ambiti professionali di questo tipo e che certamente per gli alunni più giovani potrebbero costituire una testimonianza altrettanto illuminante ed offrire loro informazioni, indicazioni, spunti di riflessione… Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
CAGLIARI: AL PORTO 7 CONTAINER SOSPETTATI DI TRASPORTARE MATERIALE BELLICO VERSO ISRAELE. “SONO PARTE DELLA STESSA SPEDIZIONE FERMATA A GIOIA TAURO”
Continua l’aggressione israelo-statunitense all’Iran e, con essa, il rischio continuo di un coinvolgimento della Nato e degli alleati europei e occidentali. A Cagliari è ormeggiata da alcuni giorni una nave, la Msc Vega, che si sopetta possa trasportare in Israele 7 container di acciaio dual use, ovvero materiale che potrebbe essere utilizzato per la produzione dei proiettili di artiglieria impiegati dall’esercito israeliano nella Striscia di Gaza. La denuncia arriva dal Movimento Bds Italia – su segnalazione della rete No Harbour for Genocide – che ha formalmente trasmesso alle autorità competenti la richiesta di impedire la partenza della nave dal porto sardo qualora il contenuto venisse confermato. La denuncia e la richiesta di blocco immediato del carico è stata poi ripresa e rilanciata in Sardegna da Cgil, Sinistra Futura e realtà di movimento e, nelle ultime ore, anche dal sindaco di Cagliari, Massimo Zedda, che ha confermato che sono in corso da questa mattina, giovedì 26 marzo, “le procedure di ispezione del carico, di verifica del contenuto dei container e dei materiali trasportati, come già avvenuto nel porto di Gioia Tauro.” Secondo il Bds Italia, questi container farebbero parte della stessa spedizione già fermata e ispezionata qualche giorno fa a Gioia Tauro, mentre la richiesta di adottare tutte le misure necessarie per impedire che tale carico lasci il porto si fonda, ancora una volta, “sugli obblighi derivanti dal diritto internazionale, dalla Convenzione sul Genocidio e dalla legge italiana 185/90”, secondo la quale l’esportazione e il transito di armamenti e materiali da guerra verso Paesi in stato di conflitto è vietata. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Fausto Durante, segretario generale Cgil Sardegna Ascolta o scarica
March 26, 2026
Radio Onda d`Urto
Dal Parlamento Europeo via libera a detenzioni ed espulsioni punitive
Commentando il voto del Parlamento Europeo sul Regolamento sulla procedura di rimpatrio alla frontiera (Regolamento rimpatri), Eve Geddie, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee, ha diffuso questa dichiarazione: “Oggi il Parlamento europeo ha votato per ampliare i propositi punitivi dell’Unione Europea basati su arresti ed espulsioni. Il voto, risultato di un accordo tra il Partito Popolare europeo e gruppi politici contrari all’immigrazione, è arrivato al termine di negoziati frettolosi e privi di adeguati controlli e di effettive valutazioni sui diritti umani. Questo voto è il segnale della crescente tendenza verso politiche dannose, escludenti e spietate in materia d’immigrazione, con preoccupanti ripercussioni per il giusto processo e per le procedure decisionali che devono essere basate sulle prove. Altro che ridurre le situazioni irregolari: queste proposte rischiano d’intrappolare un numero maggiore di persone in situazioni pericolose. Oggi il Parlamento Europeo ha dato via libera all’aumento di requisiti sproporzionati, sanzioni e limitazioni nell’ambito delle decisioni sui ritorni delle persone e all’espansione del ricorso alla detenzione, per periodi ancora più lunghi e in contrasto con gli standard internazionali sui diritti umani. Persone rischieranno di finire nei ‘centri per i rimpatri’, veri e propri luoghi di detenzione oltremare situati in Stati dove non hanno mai messo piede in vita loro. Vogliamo essere chiari: questi ‘centri per i rimpatri’ comportano gravi rischi di violazioni dei diritti umani, non possono operare in alcun modo che rispetti i diritti e dovrebbero essere completamente bocciati“. Ulteriori informazioni Nel marzo 2025 la Commissione Europea aveva presentato la proposta di un Regolamento per sostituire la Direttiva rimpatri allora vigente. A dicembre Amnesty International aveva ammonito che la posizione del Consiglio Europeo nell’ambito dei negoziati sulla proposta comprendeva “un livello senza precedenti di detenzioni, sanzioni e privazione dei diritti umani basati sullo status migratorio”. Il 9 marzo 2026 la Commissione libertà, giustizia e affari interni del Parlamento europeo ha adottato la sua posizione sul Regolamento, al termine di frettolosi negoziati e votazioni su due differenti testi, uno dei quali frutto di un compromesso proposto dal Partito Popolare europeo col sostegno dei Conservatori e Riformisti europei, di Europa delle nazioni sovrane e di Patrioti per l’Europa. Alla fine, è stato questo testo a ricevere il sostegno finale della Commissione libertà, giustizia e affari interni e a essere approvato oggi dal Parlamento come sua posizione negoziale sulla riforma in discussione. Il voto odierno apre la strada ai negoziati a tre che precederanno l’approvazione ufficiale del Regolamento, che si ritiene arriverà presto. Maggiori dettagli al link di seguito: https://www.amnesty.it/ue-ecco-perche-il-regolamento-sui-rimpatri-va-respinto/   Amnesty International
March 26, 2026
Pressenza
[Witralen] Witralen 15
-Alex Campos, ppm del caso Quilleco in sciopero della fame e sete da16 febbraio e dal 22 in scipero totale, in ospedale per grave scompenso fisico -Dia del joven combatiente solidarizza con caso quilleco - domani sentenza fratelli Antihuen - Ayekan 10 aprile davanti al tribunale di Garazia per udienza su misure cautelari dei figli di Julia Chunil  
March 26, 2026
Radio Onda Rossa
Women. Disability. Empowerment: a Milano il riscatto delle donne africane in mostra
Rose, 29 anni, vive negli slum di Nairobi, in Kenya. La figlia Shirleen ha una paralisi cerebrale. I vicini la picchiavano perché “maledetta”. Grazie a un progetto di educazione inclusiva oggi Shirleen va a scuola e Rose è diventata un punto di riferimento per le altre mamme con figli disabili. Storie come la sua spesso restano invisibili; a raccontarle è la mostra Women. Disability. Empowerment, dieci donne africane che, grazie a opportunità accessibili e inclusive, hanno trasformato la propria vita. Rose Il percorso si snoda attraverso cinque Paesi dell’Africa — Kenya, Niger, Etiopia, Burkina Faso e Sud Sudan — e accende i riflettori su resilienza, determinazione e capacità di cambiamento. Voci e volti di donne con e senza disabilità che hanno intrapreso un percorso di empowerment e oggi sono protagoniste della propria vita. La mostra descrive anche l’impatto del lavoro congiunto tra CBM Italia – organizzazione internazionale impegnata nella salute, l’educazione, il lavoro e i diritti delle persone con disabilità nel mondo e in Italia – e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo, su progetti di accesso ai servizi sanitari, educazione, formazione professionale, sicurezza alimentare e lavoro, rivolti a migliaia di donne con disabilità a cui troppo spesso vengono negati diritti fondamentali. Ogni storia restituisce non solo un cambiamento individuale, ma anche la trasformazione che questo genera nelle comunità. Hassia Un mondo dove le persone con disabilità possano vivere senza barriere né discriminazioni. Questa la visione che accomuna CBM e la Cooperazione italiana, entrambe attive nei contesti più fragili per promuovere pace, sicurezza, sostenibilità dello sviluppo e inclusione – che non è un aspetto opzionale, ma un criterio di qualità degli interventi. Con la mostra Women. Disability. Empowerment, CBM Italia (che quest’anno celebra i 25 anni di attività) e l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (al decimo anniversario), confermano il loro impegno congiunto per uno sviluppo equo, fondato sui diritti umani, sulle pari opportunità e sulla costruzione di comunità in cui nessuno venga lasciato indietro. Un invito a guardare oltre gli stereotipi spesso associati alla figura della donna e alla disabilità per riconoscere il potenziale e la capacità di leadership in ogni persona. Dove come e quando: la mostra si svolgerà dal 23 marzo al 29 marzo 2026 in Corso Vittorio Emanuele a Milano. La mostra Women. Disability. Empowerment è realizzata da CBM Italia ETS con il sostegno del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI), attraverso l’Agenzia Italiana per la Cooperazione allo Sviluppo (AICS).   Africa Rivista
March 26, 2026
Pressenza
L’Italia dovrebbe arrestare l’ex generale israeliano Winter
di Amnesty International,    Amnesty Italia Notizie, 24 marzo 2026.   Ofer Winter La Hind Rajab Foundation ha depositato un esposto presso la Procura di Roma chiedendo al ministro della Giustizia Nordio di intervenire per permettere alla giustizia italiana di arrestare e indagare il sospetto criminale di guerra Ofer Winter, un ex generale dell’esercito israeliano atteso – secondo dettagliate fonti di stampa – a Paestum il 31 marzo per un pacchetto-vacanze, organizzato da un’agenzia israeliana che non ha mai smentito il suo arrivo. Secondo quanto riferito dalla Hind Rajab Foundation, durante la campagna militare israeliana nella Striscia di Gaza del 2014, Winter – all’epoca a capo della Brigata Givati dell’esercito israeliano – è responsabile di crimini previsti dallo Statuto di Roma della Corte penale internazionale. In particolare, il generale Winter ha presieduto ad attacchi intenzionali contro obiettivi civili e edifici non militari tra cui città, villaggi, abitazioni, luoghi religiosi, scuole, ospedali e monumenti storici, sapendo che tali attacchi avrebbero causato perdite civili, danni eccessivi o gravi e duraturi danni all’ambiente naturale. Inoltre, durante l’attuale genocidio nella Striscia di Gaza, in cui ha preso parte alle operazioni militari come volontario riservista, Winter ha dichiarato: “L’obiettivo finale deve essere: nessun palestinese a Gaza”. Nel 1967 l’Italia, che è parte della Convenzione Contro il Genocidio del 1948, ha approvato una legge sul crimine di genocidio e sulla sua punibilità, che all’articolo 8 afferma: “Chiunque pubblicamente istiga a commettere alcuno dei delitti preveduti negli articoli da 1 a 5 [inclusa la deportazione a fini di genocidio], è punito, per il solo fatto della istigazione, con la reclusione da tre a dodici anni. La stessa pena si applica a chiunque pubblicamente fa l’apologia di alcuno dei delitti preveduti nel comma precedente.” L’Italia, inoltre, è parte delle Quattro Convenzioni di Ginevra del 1949 e dei loro Protocolli Addizionali del 1977 nonché della Convenzione delle Nazioni Unite contro la Tortura del 1984 e ha introdotto nel proprio ordinamento i crimini di guerra e la tortura. Infine, l’Italia ha ratificato lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale, che si fonda sul principio di complementarità tra giurisdizioni interne e Corte Penale Internazionale. Alla luce di queste considerazioni le autorità italiane hanno un obbligo morale e giuridico di avviare indagini approfondite finalizzate ad accertare i crimini internazionali eventualmente commessi dall’ex generale Winter con l’obiettivo, qualora le accuse mosse nei suoi confronti risultassero fondate, di celebrare nei suoi confronti un processo penale pienamente rispettoso degli standard internazionali in materia. https://www.amnesty.it/litalia-dovrebbe-arrestare-lex-generale-israeliano-winter/?fbclid=IwZnRzaAQyPTtleHRuA2FlbQIxMQBzcnRjBmFwcF9pZAo2NjI4NTY4Mzc5AAEeaUKNncRD7WwGQOD4b-k6q6suqHejKU5WjKiW8c5BMLZUAJkuGrj7e5cyetM_aem_9AHhB6sFg5CsNsdFSxLajA
March 26, 2026
Assopace Palestina
Furundulla 313 – Come passare l’imbuto…
…Hormuz, Governo Meloni… il mare* di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) * “il mare in un imbuto” è rubato ad Italo Calvino che, nella prefazione al libro “Le Voci della Sera” di Natalia Ginzburg, usò la metafora “La poesia è sempre stata
[2026-03-27] 27 marzo 2026: Aggiornamenti flotille e barca transfemminista @ Spazio sociale occupato 100celle Aperte
27 MARZO 2026: AGGIORNAMENTI FLOTILLE E BARCA TRANSFEMMINISTA Spazio sociale occupato 100celle Aperte - Via delle Resede, 5, 00171 Roma (venerdì, 27 marzo 18:00) 🍉Venerdì 27 marzo ospitiamo Rafiqueer boat project!!! 🔥 Ci vediamo allo spazio sociale occupato 100celle Aperte dalle 18 per una serie di aggiornamenti sulle flotille e sulla barca transfemminista. 🎥A seguire proiezione di Protest under Pressure... ...un documentario sul brutale sgombero dell’accampamento di solidarietà con la Palestina avvenuto nel maggio 2024 alla Libera Università di Berlino e sulla criminalizzazione dei movimenti. 🥦Ancora più a seguire cena vegana e dj set!! 🎶 🖤!!!Viecce!!!🖤
March 26, 2026
Gancio de Roma
“CON SARA E SANDRONE A TESTA ALTA”. VERSO LA MOBILITAZIONE DI SABATO 18 APRILE A ROMA “FUORI ALFREDO DAL 41 BIS”
È stato vietato dal questore di Roma il presidio organizzato per domenica 29 marzo in via Lemonia per portare fiori sul luogo in cui sono morti Alessandro Mercogliano detto Sandrone e Sara Ardizzone, i due militanti anarchici trovati morti sabato 20 marzo nel casale all’interno del Parco degli Acquedotti . L’appuntamento è alle 9:30 tra via Lemonia e Circonvallazione Tuscolana “per portare dei fiori sul luogo in cui hanno perso la vita i compagni”.  Poi il ritrovo nella zona del Quarticciolo alle 12 al parco Modesto di Veglia (all’altezza dell’angolo tra via Trani e via Molfetta) a Roma. Secondo una nota diffusa dalla Questura il divieto “è motivato dalla esigenza di tutelare l’integrità dei luoghi in cui si è consumato l’evento esplosivo ai fini investigativi, anche in ossequio al sequestro disposto dall’Autorità Giudiziaria, ed in ragione del fatto che il presidio, così come pubblicizzato, sarebbe seguito da uno spostamento proprio alla volta del predetto casale”. Stanno intanto emergendo i primi esiti dell’autopsia. Alessandro Mercogliano trovato amputato del braccio e Sara Ardizzone trovata sotto le macerie del casolare sono morti sul colpo. I primi omaggi erano già arrivati nei giorni scorsi, con comunicati diffusi online, con striscioni a Roma e scritte sui muri a Viterbo e a Perugia. Un comunicato è stato diffuso anche da uno dei gruppi ultras della Curva Nord del Perugia. “La ricordiamo giovane e ribelle, birretta in mano e sciarpa biancorossa al collo in curva Nord, che seppur per poco è stata anche la sua curva. La sua tragica storia ci ricorda che qualsiasi lotta, giusta o sbagliata, non è un gioco e che le battaglie si affrontano sul serio, in prima linea e senza compromessi”. Sul luogo dello scoppio, invece, c’è chi ha già lasciato un mazzo di fiori. A Perugia, alla stazione di Fontivegge è comparsa la scritta: “Nella gioia, nella rabbia, nel distruggere la gabbia. Ciao Sara. Ribelle come noi”. “Sara e Sandro sempre con noi” si legge su uno striscione affisso sul portone del circolo culturale anarchico “Goliardo Fiaschi”. Il Fiaschi è uno dei circoli firmatari del documento pubblicato in rete in cui è scritto: “Sara Ardizzone e Alessandro Mercogliano sono dei nostri compagni fraterni che siamo fieri di avere per compagni”. Dopo le perquisizioni in una dozzina di abitazioni avvenute nei giorni scorsi nelle abitazioni di persone che conoscevano Sara e Sandrone attivisti e attiviste si stanno organizzando per le giornate di mobilitazione del 10 e 18 aprile “Fuori Alfredo dal 41 Bis”. Si parte il 10 aprile con un’assemblea pubblica, si prosegue il 18 con un corteo per le strade di Roma. “La vita di Alfredo Cospito passa di nuovo per le mani del Ministro della Giustizia, quindi del governo, poiché nei primi giorni di maggio scadono i primi 4 anni in regime di 41bis. Da quel momento in poi, il termine vedrà la sua cadenza ogni 2 anni. La storia di Alfredo oggi è conosciuta da ampi settori della società che hanno preso consapevolezza della violenza del 41bis grazie allo sciopero della fame di oltre 180 giorni, che Alfredo ha portato avanti a cavallo tra il 2022 e il 2023, e alla forte mobilitazione nazionale e internazionale in sua solidarietà. Attualmente le condizioni detentive di Alfredo sono peggiorate: non può ricevere alcun tipo di libro (anche quelli privi di contenuti politici), la censura sulle lettere è aumentata e non può ottenere nemmeno la farina per il pane. Questo ulteriore accanimento è un’evidente rappresaglia in seguito alla sentenza contro il Sottosegretario alla Giustizia, Delmastro, condannato per rivelazioni di segreti d’ufficio. Il Sottosegretario alla Giustizia aveva trasmesso a Donzelli, responsabile del partito di governo, dei documenti del DAP riguardanti conversazioni che Alfredo aveva avuto con altri detenuti della sua sezione durante l’ora d’aria. La solidarietà con Alfredo non è mai stata solo una lotta per Alfredo. Come più volte si è detto, un anarchico in 41bis oggi è un avvertimento per tutt, poichè questa ulteriore estensione di quel regime carcerario costituisce una delle punte più avanzate dell’attuale fase reazionaria”. Cosi’ una parte del comunicato che convoca i due appuntamenti. Facciamo il punto con un compagno di Roma Ascolta o scarica    Domani, venerdi 27 marzo, invece sono previsti i funerali di Sara Ardizzone. Si terranno alle ore 14 nella chiesa di Santa Teresa d’Avila a corso d’Italia a Roma. Di seguito il testo di un comunicato arrivato in Redazione che ci hanno chiesto di pubblicare: Per Sara. La rivoluzione ha perso il suo fiore più bello. Come Compagni e Compagne che ti hanno conosciuta molti anni fa e con te hanno attraversato percorsi comuni lungo il cammino verso il Comunismo, vogliamo dedicarti alcune parole per rendere giustizia e onore alla persona che eri. Dalle lotte territoriali a quelle degli studenti, dall’organizzazione dei lavoratori alla lotta per il diritto alla casa, ci sei sempre stata, in prima fila, mettendo tutta te stessa nella lotta per una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione. Durante la tua esperienza umbra ti sei progressivamente avvicinata agli ambienti anarchici, animando, con la stessa energia che ti ha sempre contraddistinta, le realtà di cui hai fatto parte, continuando la lotta a fianco degli sfruttati, nel solco di un’idea rivoluzionaria votata all’Anarchia. Nel corso della tua vita hai affrontato molti momenti difficili che ci accomunano tutti: precarietà, bassi salari e disoccupazione. Le difficoltà che hai incontrato ti hanno resa più tenace, forte e determinata e, forse, l’impotenza contro questa società totalizzante – in cui il termine “democrazia” viene svuotato di senso e utilizzato per mascherare le pratiche capitaliste votate allo sfruttamento dell’essere umano sull’essere umano, sull’ambiente e sugli animali – ti ha spinta verso scelte sempre più estreme. Sposiamo il tuo spirito combattivo allo stesso modo con cui rivendichiamo le prospettive rivoluzionarie enunciate nel tuo, ormai famoso, intervento in aula di tribunale: siamo nemici dello Stato, delle sue leggi e delle sue istituzioni; lottiamo per una società libera dallo sfruttamento e dall’oppressione della classe proletaria, per un’esistenza di eguaglianza tra tutti gli uomini e tutte le donne. In questi giorni, i giornali italiani si affrettano a descrivere la tua vita e le tue gesta politiche cercando di criminalizzarti, trasformandoti in un mostro assassino, una spietata terrorista. Ma sono ben lontani dalla verità. Conosciamo l’odio che anima quei vili pennivendoli prezzolati con cui ogni giorno viene falsificata la realtà, trasformando il carnefice in vittima e la vittima in carnefice. Siamo coscienti del tentativo di criminalizzare le lotte condotte dai Compagni anarchici come di chiunque abbia il coraggio e la volontà di alzare la testa per combattere questa società capitalista e infame. Oggi ricordiamo con rabbia e dolore la nostra Compagna Sara. Eri una ragazza giovane, sorridente, generosa, altruista, disponibile ad ascoltare e a sostenere chiunque nei momenti di difficoltà. Non hai mai lasciato indietro nessuno. Nonostante i diversi percorsi che abbiamo intrapreso sarai per sempre nostra Compagna, nostra amica, nostra sorella. Continuerai a vivere nelle nostre lotte per una società altra e libera. Siamo fieri di aver militato al tuo fianco. I tuoi Compagni Le tue Compagne  
March 26, 2026
Radio Onda d`Urto
27 marzo 2026: Aggiornamenti flotille e barca transfemminista
Venerdì 27 marzo ospitiamo Rafiqueer boat project!!! Ci vediamo allo spazietto dalle 18 per una serie di aggiornamenti sulle flotille e sulla barca transfemminista. A seguire proiezione di Protest under Pressure… …un documentario sul brutale sgombero dell’accampamento di solidarietà con la Palestina avvenuto nel maggio 2024 alla Libera Università di Berlino e sulla criminalizzazione dei movimenti. Ancora più a seguire cena vegana e dj set!! !!!Viecce!!!
March 26, 2026
100celle aperte

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