Nel segno di Basaglia e di NagasakiA Trieste il 21 settembre la Peace Walk: pace, disarmo nucleare e solidarietà ai
migranti. Dalla memoria di Nagasaki al sostegno a chi fugge dalle guerre: nel
Giorno internazionale della Pace un percorso nel segno della nonviolenza, con un
collegamento internazionale con Israele e Palestina
Trieste si prepara a vivere il 21 settembre, Giornata internazionale della Pace,
con una mobilitazione che unisce il rifiuto della guerra, la richiesta di
disarmo nucleare, la solidarietà alle persone migranti e il dialogo tra popoli.
L’iniziativa si inserisce nel percorso della Peace Walk to Jerusalem e della 4a
Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza, proponendo una giornata nella
quale la pace non venga soltanto celebrata come ideale, ma vissuta come impegno
concreto nella città.
La data non è casuale. Il 21 settembre è stato istituito dalle Nazioni Unite
come Giornata internazionale della Pace e dal 2001 è indicato dall’Assemblea
generale anche come giornata dedicata alla nonviolenza e al cessate il fuoco.
Per il 2026 l’ONU ha scelto il tema “Invest in Peace – For Everyone, Everywhere,
Every Day”, invitando a considerare la costruzione della pace come un
investimento quotidiano nelle persone, nel dialogo, nella dignità e nella
cooperazione.
Dal Parco di San Giovanni, nel segno di Basaglia e di Nagasaki
Il programma triestino prenderà il via alle 17.30 al Kaco di Nagasaki, presso lo
studio che fu di Franco Basaglia, in via Costantinides 2, nel Parco di San
Giovanni. Qui il primo momento di riflessione sarà dedicato a un tema
particolarmente significativo per una città che vive il rapporto con il mare, i
confini e l’Europa: “Il Golfo di Trieste e il Trattato per la proibizione delle
armi nucleari”.
La scelta del luogo collega così due simboli potenti: da una parte l’esperienza
di Basaglia, che a Trieste trasformò radicalmente il modo di guardare alla
persona e alla sofferenza, dall’altra la memoria di Nagasaki, città devastata
dalla bomba atomica. La pace viene dunque proposta anche come superamento della
cultura della guerra e della logica secondo cui la sicurezza possa essere
affidata alla minaccia permanente della distruzione.
Il tema del disarmo acquista particolare rilievo in una fase internazionale
nella quale il rischio nucleare continua a essere una delle grandi questioni
della sicurezza globale. Non a caso, nel calendario delle Nazioni Unite il 26
settembre è dedicato alla Giornata internazionale per la totale eliminazione
delle armi nucleari.
Una marcia che attraversa la città
Dopo il momento iniziale nel Parco di San Giovanni, la Peace Walk proseguirà a
piedi verso il centro di Trieste. È prevista una sosta in Largo Bonifacio,
all’inizio di viale XX Settembre, con un momento di volantinaggio rivolto ai
cittadini.
L’idea è quella di trasformare la marcia in un’occasione di incontro con la
città, portando il messaggio della nonviolenza fuori dai luoghi tradizionali
della discussione politica e culturale. Camminare insieme diventa così un gesto
semplice ma simbolico: attraversare lo spazio urbano per affermare che la pace
riguarda tutti e non può essere delegata soltanto alle istituzioni o ai governi.
È, del resto, lo stesso principio sottolineato quest’anno dalle Nazioni Unite,
che indicano nei cittadini, nelle associazioni, nei volontari e nelle comunità
locali quelli che vengono definiti gli “architetti quotidiani della pace”. La
costruzione della pace, ricorda l’ONU, passa anche dai quartieri, dalle scuole e
dagli spazi della vita quotidiana.
Dalla guerra alle migrazioni: “I nostri migranti vengono da Paesi distrutti
dalle guerre”
La marcia raggiungerà quindi piazza del Mondo, nella zona di Libertà e della
Stazione. Qui il messaggio della giornata si intreccerà con quello della
solidarietà ai migranti, attraverso un appello a sostenere Linea d’Ombra, realtà
impegnata nell’accoglienza e nell’aiuto alle persone migranti che transitano da
Trieste.
Il collegamento tra guerre e migrazioni sarà uno dei fili conduttori
dell’iniziativa. “I nostri migranti vengono da Paesi distrutti dalle guerre” è
il messaggio scelto per richiamare l’attenzione su una realtà spesso rimossa dal
dibattito pubblico: dietro molti percorsi migratori vi sono conflitti armati,
instabilità, povertà e distruzioni che costringono milioni di persone a lasciare
le proprie case.
La pace, dunque, non viene considerata soltanto come assenza di combattimenti,
ma come condizione necessaria per garantire sicurezza, dignità e futuro. È una
prospettiva coerente con quella delle Nazioni Unite, che nel 2026 sottolineano
come la pace sia inseparabile dalla dignità, dai diritti umani, dalla
cooperazione e dalla costruzione di comunità inclusive.
Un dolce da condividere e un aiuto concreto
A piazza del Mondo la partecipazione assumerà anche una dimensione conviviale e
concreta. Ai partecipanti viene chiesto di portare un dolce da condividere e un
contributo da consegnare, trasformando la manifestazione in un momento di
socialità e solidarietà.
È un altro modo per sottolineare che la cultura della pace non nasce soltanto
dalle grandi dichiarazioni internazionali, ma anche da gesti elementari di
condivisione. La pace si costruisce infatti creando relazioni, riconoscendo
l’altro e mettendo a disposizione qualcosa di proprio.
Alle 20.15 il ponte con Israele e Palestina
La giornata si concluderà alle 20.15 con una diretta internazionale che
permetterà di collegare Trieste con esperienze di pace maturate direttamente nel
contesto israelo-palestinese.
Parteciperanno Standing Together, Combatants for Peace, Israelis & Palestinians
for Peace e la Waldorf School, realtà accomunate dall’impegno per il dialogo, la
convivenza e la ricerca di alternative alla logica della contrapposizione
armata.
Il collegamento assume un significato particolare proprio perché porta dentro la
Giornata Internazionale della Pace le voci di persone che vivono direttamente le
conseguenze del conflitto e che, nonostante le divisioni, continuano a lavorare
per costruire spazi di incontro.
Trieste diventa così, per una sera, un punto di collegamento tra il
Mediterraneo, l’Europa e Gerusalemme: una città di confine che sceglie di
interrogarsi sul significato dei confini, delle guerre e delle possibilità di
convivenza.
La Peace Walk del 21 settembre propone quindi un itinerario che parte dalla
memoria di Nagasaki, passa attraverso la storia di Basaglia, arriva alla
solidarietà con i migranti e si apre infine al dialogo con Israele e Palestina.
Una sequenza che restituisce alla parola “pace” il suo significato più concreto:
disarmo, nonviolenza, accoglienza, dialogo e responsabilità.
In un mondo nel quale, come osserva l’ONU, i conflitti continuano ad allargarsi
e il dialogo appare sempre più difficile, l’invito della giornata è a non
considerare la pace come un’attesa passiva. La pace, afferma il messaggio delle
Nazioni Unite per il 2026, richiede azione, diplomazia, dialogo e partecipazione
dal basso.
Ed è proprio questo il senso della marcia triestina: camminare per la pace, ma
soprattutto camminare insieme, trasformando una giornata internazionale in un
appuntamento concreto di cittadinanza, memoria e solidarietà.
Laura Tussi