L’Aventino dei migranti?--------------------------------------------------------------------------------
Foto Giovanni Izzo
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Nel romanzo La grève des bàttu (Lo sciopero dei mendicanti), la scrittrice
senegalese Aminata Sow Fall racconta una storia tanto divertente quanto
rivelatrice di una verità scomoda. Le autorità di una città africana, che
ricorda Dakar, decidono di liberare le strade dai mendicanti, considerati una
vergogna per l’immagine moderna del paese. I mendicanti vengono allontanati e
umiliati. Ma accade l’imprevisto: essi decidono di non tornare più in città. Ben
presto i notabili, i funzionari e i ricchi scoprono che l’assenza dei mendicanti
crea un problema sociale e religioso: non hanno più nessuno a cui fare
l’elemosina, nessuno da cui ricevere quelle preghiere e quelle benedizioni che
ritenevano necessarie alla loro fortuna, secondo quanto suggerito loro dai
marabutti. Coloro che sembravano inutili si rivelano improvvisamente
indispensabili. E qui il romanzo assume toni farseschi: coloro che li
consideravano un ingombro e li avevano cacciati, li vanno disperatamente a
cercare.
Il vero capolavoro di Aminata Sow Fall sta nel rovesciamento dei rapporti di
dipendenza. A prima vista, sono i mendicanti a dipendere dai ricchi. Lo sciopero
dimostra invece che la dipendenza è reciproca. Anche i ricchi hanno bisogno dei
mendicanti. Non se ne accorgono finché questi sono presenti; lo scoprono
soltanto quando scompaiono. È una lezione che va ben oltre il Senegal degli anni
Settanta.
Leggendo questo romanzo oggi in Italia, viene spontaneo pensare ai migranti. Da
anni una parte del dibattito pubblico li descrive come un peso, un problema o
una minaccia. Si parla perfino sempre più spesso di “remigrazione”. Eppure chi
raccoglie la frutta e la verdura? Chi assiste molti anziani nelle nostre case?
Chi lavora nei magazzini della logistica, nei cantieri, nelle cucine dei
ristoranti, nelle pulizie e nei servizi che rendono possibile la vita
quotidiana? In larga misura, proprio quei migranti che alcuni vorrebbero
allontanare. Anche qui esiste un rapporto di dipendenza reciproca. Si pensa
spesso che i migranti abbiano bisogno dell’Italia per lavorare e vivere. Ed è
certamente vero. Ma è altrettanto vero che l’Italia ha bisogno di loro. Molte
famiglie, molte imprese e interi settori dell’economia si reggono sul loro
lavoro quotidiano.
Per questo viene da immaginare, con un sorriso ma non senza una punta di
serietà, uno “sciopero dei migranti”: una sorta di Aventino moderno. Non una
protesta rumorosa, ma una semplice assenza: per qualche giorno niente raccolti
nei campi, niente assistenza a molti anziani, meno facchini nei magazzini, meno
lavoratori nei servizi, niente pizze a casa…
Forse allora una parte dell’opinione pubblica scoprirebbe ciò che i personaggi
di Aminata Sow Fall imparano a proprie spese.
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