Colpevoli di Palestina (1/3: corrispondenza con un compagno del CSA Vittoria di Milano)
Sabato 18 luglio h 17 presidi ai carceri di Melfi,Terni,Rossano,Ferrara,Sassari per i prigionieri palestinesi detenuti in Italia: MOHAMMAD HANNOUN, RAED DAWOUD, YASER ELASALY, RYAD ALBUSTANJI, ANAN YAEESH, AHMAD SALEM,  ABDELMUTI ABUNADA per chiedere la loro liberazione, portare solidarietà e sostegno; diamo voce dai microfoni della Radio ai compagni che stanno organizzando i Presidi.          
July 15, 2026
Radio Onda Rossa
Assemblea No Kings Genova sabato 18 luglio 2026 Palazzo ducale 10-18
  Dal Genova Social Forum a No Kings, il mondo è cambiato una lotta dopo l’altra. Oggi la sfida è quella di costruire un movimento ampio e plurale ancora più forte di prima. A 25 anni dal G8 di Genova, Continua a leggere L'articolo Assemblea No Kings Genova sabato 18 luglio 2026 Palazzo ducale 10-18 proviene da ATTAC Italia.
July 15, 2026
ATTAC Italia
“Se la solidarietà è un crimine, siamo incriminabili”: documento aperto alla condivisione
«È una dichiarazione di solidarietà e corresponsabilità nell’impegno civile al fianco del martoriato popolo palestinese e della sua resistenza – spiegano i suoi estensori, Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale – È inoltre una lettera aperta rivolta ai responsabili del genocidio palestinese e a tutti quei governanti e forze economiche e tecnologiche, etnico-religiose e razziste, complici, che sostengono lo Stato d’Israele. È anche un atto di autodenuncia sottoposto all’attenzione della magistratura». > “SE LA SOLIDARIETÀ È UN CRIMINE… SIAMO INCRIMINABILI” > > Noi cittadine e cittadini, noi persone impegnate nel denunciare e nel > contrastare, per fermarlo, il genocidio del popolo palestinese, siamo > profondamente colpite nella nostra umanità e inorridite di fronte alla lucida > e spietata determinazione genocidaria del governo e dell’esercito israeliani. > > Siamo altresì colpiti nella nostra personale dignità quando vengono messe in > prigione persone che operano in soccorso delle vittime palestinesi con aiuti > materiali ed economici, in particolare rivolti ai bambini e alle bambine. > > Siamo allarmati e fortemente preoccupati quando si criminalizzano, anche da > parte della magistratura italiana, associazioni di beneficenza della diaspora > palestinese e si mettono sotto accusa i loro rappresentanti in quanto > sarebbero responsabili di destinare i fondi raccolti ad Hamas, ritenuta > organizzazione terroristica. > > — > > Essendo cittadine/i informati e consapevoli, sentiamo il dovere di precisare: > > 1 . Secondo la Convenzione internazionale per la soppressione delle attività > di finanziamento al terrorismo del 1999 è terroristico “ogni atto finalizzato > a causare la morte o lesioni personali gravi a un civile o ad ogni altra > persona che non prende attivamente parte alle ostilità in una situazione di > conflitto armato quando lo scopo di questo atto […] è quello di intimidire una > popolazione oppure di costringere un governo o un’organizzazione > internazionale a compiere o ad astenersi dal compiere un determinato atto”. > > 2 . Alla luce di questa definizione si può affermare che Israele ha sempre > praticato il terrorismo, alle origini con Irgun e Banda Stern, successivamente > con esercito e coloni. > > Basti pensare, per esempio, al cecchinaggio durante la Grande marcia del > ritorno nel 2018-2019 e agli ordigni esplosivi usati indiscriminatamente in > Libano contro la popolazione civile nel settembre 2024, con centinaia di morti > e migliaia di feriti, tutti disarmati e inermi, che manifestavano, nel primo > caso, per il diritto al ritorno (Risoluzione ONU 194/48); nel secondo caso > tutti civili che si recavano al lavoro o a scuola, passeggiavano o guidavano > taxi. > > 3 . Con la Legge fondamentale del 19 luglio 2018, Israele si definisce “Stato > nazionale del popolo ebraico”, cioè a sovranità etnico-religiosa, e, > dichiarando “lo sviluppo dell’insediamento ebraico come un valore nazionale”, > ha proclamato di intendere agire “per incoraggiarne e promuoverne la creazione > e il consolidamento”. > > “Insediamento ebraico” sta per colonizzazione, cioè un crimine che con questa > legge assurge a valore nazionale. Israele quindi è uno Stato occupante che > promuove il colonialismo di insediamento. > > Per il diritto internazionale la resistenza contro l’occupazione, anche > armata, è legittima e anche secondo il protocollo aggiuntivo, adottato nel > 1977, alle Convenzioni di Ginevra del 1949 relative alla protezione delle > vittime dei conflitti armati internazionali, la popolazione di un Paese > occupato da una potenza straniera ha il pieno diritto di lottare per la > propria liberazione. > > Tali norme sono applicabili “nei conflitti armati in cui i popoli lottano > contro la dominazione coloniale e l’occupazione straniera e contro i regimi > razzisti nell’esercizio del diritto dei popoli di disporre di sé stessi > consacrato nella Carta (Statuto) delle Nazioni Unite”. > > In specifico per il popolo palestinese la risoluzione ONU 37/43 del 1982 > afferma: “Considerando che la negazione dei diritti inalienabili del popolo > palestinese all’autodeterminazione, alla sovranità, all’indipendenza e al > ritorno in Palestina e i ripetuti atti di aggressione da parte di Israele > contro i popoli della Regione costituiscono una grave minaccia alla pace e > alla sicurezza internazionale riafferma la legittimità della lotta dei popoli > per l’indipendenza, l’integrità territoriale, l’unità nazionale e la > liberazione dalla dominazione coloniale e straniera e dall’occupazione > straniera con tutti i mezzi disponibili, compresa la lotta armata”. > > 4 . Nel corso del 2024 i massimi organi giudiziari internazionali e l’ONU > hanno emesso decisioni fondamentali contro Israele. > > La Corte Internazionale di Giustizia a gennaio ha ritenuto che quello in corso > a Gaza fosse un “plausibile genocidio” e a luglio ha emesso un parere > consultivo che ha ribadito l’illegalità dell’occupazione, ha condannato > l’apartheid e ordinata la rimozione delle colonie; a marzo il Consiglio di > sicurezza dell’ONU ha ordinato un immediato cessate il fuoco, come sempre > disatteso; a settembre l’Assemblea Generale dell’ONU ha recepito il parere, > dato un termine di 12 mesi per il ritiro dei coloni e ha ordinato agli Stati > di interrompere ogni rapporto con Israele pena la complicità nel genocidio; a > novembre la Corte Penale Internazionale ha emanato gli ordini di arresto di > Netanyahu e Gallant. > > 5 . Il 23 giugno 2026 la Commissione indipendente internazionale del Consiglio > dei diritti umani ha depositato un rapporto, il secondo, ancora più analitico > del precedente. > > Vi si legge che sono stati uccisi 20.179 bambini e ne sono stati feriti 44.143 > e queste sono solo le vittime note, poi ci sono gli scomparsi sotto le macerie > ma anche nelle carceri. Inoltre che “è compromessa la salute riproduttiva e > neonatale” e che “è in atto una strategia per distruggere la continuità > biologica”. E che, come dimostra anche un rapporto dell’organizzazione per i > diritti umani B’Tselem, in Cisgiordania è da tempo in corso una feroce > offensiva tendente a espropriare e a cacciare i palestinesi, e a ripetere la > “soluzione finale” colpendo deliberatamente i bambini, come a Gaza. > > 6 . In questa situazione drammatica, che disumanizza il mondo e lo porta sul > bordo del baratro della terza guerra mondiale e nucleare, che scuote > profondamente le coscienze, cosa fa il governo italiano nonostante l’articolo > 11 della Costituzione italiana? > > Introduce il DDL che di fatto assimila antisionismo e antisemitismo; promulga > i decreti sicurezza volti alla repressione del diritto di espressione e di > manifestazione; non firma, con l’Ungheria, un documento di 79 Paesi in difesa > della Corte penale internazionale sotto sanzioni; blocca, con la Germania, la > sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele nonostante la palese > violazione della clausola del rispetto dei diritti umani; rinnova il > memorandum di intesa Italia- Israele. > > Una scelta di campo ben precisa che si traduce in una complicità nel genocidio > tanto che pende avanti alla Corte penale internazionale una denuncia di 51 > giuristi perché sia accertata la responsabilità del governo italiano. > > — > > In questo contesto di diffusa complicità anche il singolo individuo – a > maggior ragione se palestinese – ha il diritto/dovere di chiamarsi fuori, > solidarizzando e sostenendo il popolo palestinese nella sua sofferta > resistenza quotidiana, contribuendo concretamente a ridurre le conseguenze del > genocidio in corso. > > Per queste inoppugnabili ragioni, siamo inoltre a denunciare le condizioni > disumane in cui sono tenuti nelle carceri israeliane decine di migliaia di > prigionieri e detenuti palestinesi, sottoposti a torture e a stupri e lasciati > morire semplicemente perché hanno fatto il loro dovere, come il medico > pediatra Hussam Abu Safiya, ridotto in fin di vita, o come il leader Marwan > Barghouti. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra piena solidarietà ai > detenuti palestinesi in Italia, incriminati per la loro attività di aiuto e > sostegno alle famiglie palestinesi a Gaza e Cisgiordania, cui hanno concorso > organizzazioni di volontariato e persone singole, tra le quali molte che > firmano questa lettera. > > Per queste inoppugnabili ragioni, esprimiamo la nostra vicinanza fraterna e la > nostra solidarietà ai rappresentanti dell’Associazione dei Palestinesi in > Italia (A.P.I.) e dell’Associazione Benefica di Solidarietà con il Popolo > Palestinese (A.B.S.P.P.): Mohammad Hannoun, Raed Dawoud, Yaser Elasaly (di > quest’ultimo in condizioni di salute precaria non si hanno più notizie nel > trasferimento dalla Calabria in un carcere della Sardegna), Ryiad Albustanji, > nonché Anan Yaeesh e Ahmad Salem. > > Benemeriti quali sono, non possono e non debbono essere incriminati e sbattuti > in carcere. > > È come vivere in un mondo alla rovescia: sono trattate da criminali le persone > solidali col proprio popolo, le persone che si battono per la difesa, il > rispetto e l’attuazione dei diritti umani e del diritto internazionale, > sistematicamente violati da Israele e dagli Stati suoi alleati e sostenitori. > > Noi, questo mondo alla rovescia lo ripudiamo e affermiamo che se la > solidarietà e la resistenza per l’autodeterminazione e la libertà dei popoli, > e del popolo palestinese in particolare, diventano un crimine anche noi siamo > incriminabili e ci sottoponiamo al giudizio, per la verità e la giustizia. Le firme alla dichiarazione vengono raccolte da oggi, 15 luglio 2026. «Chi firma la dichiarazione – precisano i promotori dell’iniziativa – può integrarla con un suo pensiero, una sua opinione e una sua proposta finalizzate a rafforzare, nel nostro Paese e nel mondo, le resistenze di “restare umani”, per il disarmo e la pace, per i diritti umani e il diritto internazionale, per la giustizia sociale e ambientale». Si sono già aggiunte quelle di centinaia persone e, in risposta alla sollecitazione di Ugo Giannangeli e Giuseppe Natale, è stata presentata la richiesta di integrare il documento con la denuncia dell’ingiusto trattamento inflitto a 5 giovani tra i 16 e i 18 anni partecipanti a una manifestazione svolta nell’ambito della mobilitazione nazionale in solidarietà con il popolo palestinese. A settembre il documento e le osservazioni, le analisi e le proposte nel frattempo pervenute verranno presentati in iniziative che saranno coordinate insieme ai promotori. Le adesioni (nome, cognome, comune di residenza e/o domicilio) vanno inviate a: 80moliberazpropalestinapropace@gmail.com Redazione Italia
July 15, 2026
Pressenza
Genova. In ogni caso nessun rimorso
Un compagno del CPA di Firenze ci racconta come e perchè è importante stare al Corteo del 19 luglio a Genova a 25 anni dalle giornate del G8 del 2001 di seguito il comunicato: Dopo il Convegno/Assemblea del 4 luglio, APPELLO E RILANCIO DEL CORTEO DEL 19 LUGLIO La giornata del 4 luglio al CAP di Genova è stata un passaggio importante, tutt’altro che scontato. Dalla mattina alla sera si sono susseguiti interventi che hanno approfondito l’analisi della fase che stiamo vivendo, individuando i terreni su cui sarà importante intervenire per contrastare la deriva verso uno Stato di polizia al servizio della guerra. È impossibile racchiudere in poche righe la ricchezza e la complessità di quanto discusso durante la giornata. Per questo abbiamo raccolti i materiali prodotti durante il convegno sul questo sito. Questo è il primo passo per renderli disponibili anche a chi non c’era, perché possano essere discussi, criticati, migliorati e poi tradotti in pratica concreta. Adesso tutte le energie sono concentrate sulla riuscita della giornata del 19 luglio a Genova. Il preconcentramento è fissato per le 14.30 davanti alla scuola Diaz, da dove partirà lo spezzone giovanile per raggiungere piazza Carlo Giuliani (Alimonda) dove, alle 15.30, è fissato il corteo nazionale “IN OGNI CASO NESSUN RIMORSO”. Sarà un corteo che darà voce alla voglia di organizzarsi contro la guerra, il fascismo e contro il continuo peggioramento delle condizioni di vita di milioni di lavoratori e lavoratrici. Sarà un corteo capace di guardarsi indietro per riconoscere e rivendicare la storia da cui veniamo, senza però cadere nella retorica commemorativa: i nostri piedi restano saldamente piantati nel presente, mentre lo sguardo è rivolto al futuro. Davanti ad un sistema che legittima e normalizza il linguaggio della deportazione, noi ci dichiariamo “non assimilati”. Non lo siamo e mai lo saremo rispetto alla società che produce tre morti al giorno sul lavoro, il genocidio e l’arruolamento forzato, che rapina e saccheggia ogni risorsa per alimentare la macchina della guerra. Questo è un sentimento condiviso e diffuso ma che fatica a trovare spazio soffocato da una propaganda martellante che continua a inventare falsi nemici, per scaricare nella guerra tra poveri le contraddizioni generate dalla società della disuguaglianza e della repressione. La piazza del 19 luglio chiama le classi popolari a scendere in strada. Chiama i giovani che non vogliono essere carne da macello sul lavoro né carne da cannone al fronte. Chiama le famiglie costrette a fare i conti con mutui, affitti, bollette e spese che le buste paga non riescono più a coprire. Chiama gli anziani che dopo una vita di lavoro vengono lasciati soli, senza cure né assistenza adeguate, se non quelle private che le pensioni non bastano mai a coprire. Chiama chi oggi è costretto a lavorare sotto il sole cocente o in capannoni a 40° e magari domani si troverà con la casa alluvionata perché la crisi climatica è anch’essa una questione di classe. Chiama le donne che subiscono lo sfruttamento di un sistema patriarcale e con loro chi subisce la discriminazione che esso produce su identità e orientamento sessuale. Chiama in piazza chi autogestisce spazi altrimenti lasciati all’abbandono e poi preda di speculatori e palazzinari, contro la politica degli sfratti, degli sgomberi e della desertificazione sociale. Con Carlo nel cuore e per tutte e tutti coloro che non potranno essere con noi – perché caduti o condannati dai tribunali come “colpevoli di lottare” – saremo in piazza per riaffermare la nostra voglia di riscatto: perché sappiamo che potremo conquistarlo solo con la lotta e le nostre forze. Saremo in piazza per un mondo che superi le logiche di guerra e sfruttamento, che non solo é possibile, ma che ormai è assolutamente necessario.      
July 15, 2026
Radio Onda Rossa
Roma sa da che parte stare replica alla mozione della maggioranza comunale sui rapporti con Israele
Il Comitato Promotore della delibera consiliare d’iniziativa popolare “Roma sa da che parte stare” (sottoscritta da oltre 15.000 cittadini) denuncia il tentativo della maggioranza capitolina di silenziare la volontà popolare attraverso una mozione sostitutiva di facciata. La mozione, che porta il n. 189, è stata sottoscritta dai capigruppo di maggioranza […] L'articolo Roma sa da che parte stare replica alla mozione della maggioranza comunale sui rapporti con Israele su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
UTILIZZAZIONI E ASSEGNAZIONI PROVVISORIE A.S. 2026-2027
Con la nota n. 18007 del 10 luglio 2026 il MIM ha comunicato le date per la presentazione delle domande di assegnazione provvisoria e utilizzazione del personale docente, A.T.A., educativo e IRC. Il personale docente a tempo indeterminato dovrà presentare la domanda tramite Istanze On Line dalle ore 15:00 del 10 luglio 2026 alle ore 23:59 del 23 luglio 2026. Le istanze di utilizzazione e di assegnazione provvisoria del personale educativo e degli insegnanti di religione cattolica saranno presentate in modalità cartacea, tramite il modulo di domanda pubblicato sul sito del MIM nella pagina “MOBILITÀ 2026-2027 – sezione Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie” dalle ore 15:00 del 10 luglio 2026 alle ore 23:59 del 23 luglio 2026, all’Ufficio scolastico territorialmente competente. I docenti assunti con contratto a tempo determinato ai sensi degli artt. 59, comma 4 e 9-bis D.L. 73/2021, dell’art. 5-ter D.L. 228/2021, dell’art.5, commi 5 e 6 D.L. 44/2023, e degli artt. 13, comma 2 e 18 bis, comma 4, del d.lgs. 59/2017 presenteranno istanza di utilizzazione e di assegnazione provvisoria (domanda cartacea) avvalendosi dell’apposito modulo di domanda pubblicato sul sito del MIM nella pagina “MOBILITÀ 2026-2027 – sezione Utilizzazioni e assegnazioni provvisorie”, all’Ufficio scolastico territorialmente competente,  dalle ore 15:00 del 10 luglio 2026 alle ore 23:59 del 23 luglio 2026. Il personale A.T.A. dovrà presentare la domanda cartacea dal 23 luglio al 4 agosto 2026 avvalendosi del modello pubblicato sul sito del MIM, all’Ufficio scolastico territorialmente competente. Di seguito il link per visualizzare la nota, il CCNI, i moduli e le dichiarazioni. https://www.mim.gov.it/web/guest/utilizzazioni-e-assegnazioni-provvisorie2
July 15, 2026
Cobas Scuola
L’Unione Europea chiude le porte ai disertori ucraini
Rifondazione Comunista condanna la decisione del Consiglio d’Europa di escludere dalla proroga della protezione umanitaria i disertori che fuggono dall’Ucraina. La decisione di ieri di prorogare fino al 4 marzo del 2028, la possibilità di ricevere protezione umanitaria speciale in Europa per le cittadine e i cittadini ucraini in fuga dalla guerra, contiene questa oscena esclusione. La guerra per procura contro la Russia necessita di carne da cannone e quindi i governi dell’Unione Europea – si legge nel comunicato del Consiglio d’Europa – “hanno convenuto che la protezione temporanea dovrebbe essere concessa solo a coloro che adempiono ai propri obblighi militari in Ucraina”, di fatto tutti coloro che sono considerati idonei in una fascia di età che va dai 23 ai 60 anni. Il provvedimento ha lo scopo di favorire il reclutamento militare che sta sempre più avvenendo in maniera forzata, con tanto di caccia all’uomo nelle città e nei villaggi. Nel giorno in cui l’UE chiude le porte agli uomini ucraini in età da combattimento che devono continuare a versare il proprio sangue per la NATO Zelenskyy ha insignito Ursula von der Leyen dell’Ordine d’Europa. La “solidarietà europea” verso il popolo ucraino si è tradotta in quattro anni e mezzo di inutile strage. Quante vittime inutili in nome di una vittoria impossibile. Lo abbiamo gridato dall’inizio: l’unica maniera di essere solidali era lavorare per la trattativa. La violazione delle convenzioni internazionali è palese ma non importa a chi è convinto, per i propri profitti e interessi, della necessità di non dover ricorrere, per altri due anni, alla diplomazia. Restiamo al fianco di tutti i disertori di ogni guerra, indipendentemente dalla divisa indossata. Rifondazione Comunista invita al rilancio della mobilitazione contro la guerra e il riarmo e alla solidarietà attiva con tutti i disertori ucraini e russi. #noallaguerra #stoprearmeurope #Ucraina Maurizio Acerbo
July 15, 2026
Pressenza
STATI UNITI: IL 16 LUGLIO IL VERTICE VOLUTO DA TRUMP CONTRO ANTIFA E RETI SOCIALI CHE RESISTONO ALLA VIOLENZA E ALLE DEPORTAZIONI DELL’ICE
Il 13 luglio un agente dell’ICE ha ucciso Joan Sebastian Guerrero, 26 anni, a Biddeford, nel Maine, durante un’operazione in cui l’uomo, successivamente, è risultato non essere la persona ricercata dall’agenzia. La versione delle autorità, secondo cui Guerrero avrebbe tentato di investire gli agenti, è stata contestata da diversi testimoni oculari, che affermano che l’uomo si stava invece allontanando in auto. Il bilancio delle persone uccise dall’ICE nell’ultima settimana sale così a due, dopo la morte di Lorenzo Salgado Araujo il 9 luglio a Houston, in Texas, nel corso di un’altra operazione dell’agenzia. Inoltre dati indicano che gli arresti di persone migranti stanno aumentando rapidamente. In 5 giorni alla fine di giugno l’Ice ha arrestato più di 10 mila persone. E’ in questo clima che giovedì 16 luglio si terrà a Washington l’incontro convocato da Marco Rubio, segretario di Stato degli Stati Uniti, sul cosiddetto “terrorismo di estrema sinistra”. Il vertice voluto da Rubio coinvolgerà (secondo fonti di stampa) i rappresentanti di oltre 60 Paesi, tra cui anche l’Italia. In un primo momento il governo italiano era orientato a non partecipare. In seguito avrebbe cambiato linea, decidendo di inviare una rappresentanza politica. Il nome più accreditato nelle ultime ore per guidare la delegazione italiana è quello di Emanuele Prisco, sottosegretario al Ministero degli Interni. Il bersaglio sono soprattutto gli “antifa”. Il 22 settembre 2025 Trump aveva firmato un ordine esecutivo che definisce Antifa una «domestic terrorist organization» e ordina alle agenzie federali di investigarne e smantellarne le attività illegali, colpendo anche chi ne finanzierebbe le operazioni. Tre giorni dopo, il memorandum NSPM-7 ha coinvolto Giustizia, FBI, Tesoro e autorità fiscali nella ricerca di reti associate alla «violenza politica organizzata». La sua funzione è orientare l’apparato investigativo verso una categoria politicamente costruita, utilizzando norme già esistenti e ampliando sorveglianza, mappatura delle relazioni e controllo dei finanziamenti. La vaghezza di Antifa, movimento senza tesseramento, leadership o confini certi, diventa quindi una possibilita’: permette di estendere le indagini dalle “condotte violente” alle infrastrutture sociali che sostengono proteste, campagne contro le deportazioni e mobilitazioni antifasciste. Ed è proprio questo quello che sta accadendo negli Stati Uniti dove una vasta rete di comunita’ e associazioni si sta organizzando praticando nei fatti un contropotere territoriale per resistere alla violenza e alle deportazioni dell’Ice come ci racconta da Minneapolis Luca Casarini di Mediterranea Saving Humans Ascolta o scarica 
July 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Reazioni a Qamishlo al cambio di nome di città e villaggi.
Gli abitanti di Qamishlo hanno reagito al cambio di nome dei villaggi e delle città curde da parte del Governo provvisorio, ricordando loro l’Accordo del 29 gennaio. L’Iniziativa Popolare di Qamishlo ha rilasciato una dichiarazione per protestare contro il cambio di nome di villaggi e città curdi nel Rojava. La dichiarazione, pronunciata davanti al monumento al martire Delîl Saroxan a Qamishlo, è stata letta da Lojîn Îbrahîm, membro dell’Accademia del Martire Egîd Cîlo. Sono stati esposti striscioni con la scritta “La nostra lingua è la nostra identità e la nostra esistenza”. Ricordando che il processo di integrazione nel Rojava è iniziato secondo l’Accordo del 29 gennaio, Îbrahîm ha affermato che, in base ai principi di integrazione il popolo curdo è riconosciuto come una delle nazioni originarie della Siria. Ibrahim ha dichiarato che il Governo provvisorio siriano sta tentando di arabizzare i nomi curdi nelle regioni curde affermando: “Vogliono cambiare i nomi delle regioni e allontanare gradualmente queste aree dalla loro identità curda. Questa posizione è contraria all’Accordo del 29 gennaio. Allo stesso tempo questa posizione è contraria alla lingua, all’identità e all’esistenza stessa dei curdi. Questa posizione è inaccettabile. Noi siamo curdi, la nostra lingua è il curdo e i nostri luoghi e le nostre terre sono un riflesso della nostra cultura e della nostra identità curda. Il governo provvisorio deve rispettare questo fatto e riconoscerlo legalmente”.   L'articolo Reazioni a Qamishlo al cambio di nome di città e villaggi. proviene da Retekurdistan.it.
July 15, 2026
Retekurdistan.it
Alfabeto di una scelta.
20 anni di memoria collettiva. Cambiare strada per non cambiare direzione. “Guarda ogni strada attentamente e deliberatamente. Mettila alla prova tutte le volte che lo ritieni necessario. Quindi poni a te stesso, e a te stesso soltanto, una domanda. […] Questa strada ha un cuore?[…] Se lo ha, la strada è buona. Se non lo … Continua la lettura di Alfabeto di una scelta. →
July 15, 2026
Io Non Dimentico

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