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“NEVEDIVERSA 2026”: NUOVO RAPPORTO DI LEGAMBIENTE CON LE PROPOSTE PER UN USO DIVERSO DELLA MONTAGNA
Il rapporto “Neve Diversa 2026” di Legambiente fotografa una montagna italiana sempre più segnata dalla crisi climatica e dalla difficoltà del modello turistico basato sullo sci. Le nevicate infatti sono sempre più scarse e negli ultimi decenni il manto nevoso medio si è costantemente ridotto. Di conseguenza la pratica dello sci diventa sempre più dipendente dall’innevamento artificiale, facendo aumentare i costi energetici quindi ambientali e pesando sempre maggiormente anche sulle istituzioni che lo finanziano. Rilevante è anche il problema degli impianti dismessi: Legambiente ne ha recensiti 273, ai quali si aggiungono centinaia di strutture turistiche abbandonate o sottoutilizzate lungo l’arco alpino e negli Appennini. In questo contesto le politiche pubbliche continuano ad alimentare con importanti flussi di capitali il “sistema neve”, a discapito di investimenti per un turismo alternativo e sostenibile. Nonostante il settore dello sci rimanga economicamente rilevante per diverse regioni, è comunque in rallentamento: diminuiscono infatti gli sciatori giornalieri e i soggiorni turistici invernali. Nel rapporto sono anche riportati gli effetti nefasti dei grandi eventi realizzati in montagna, come le recenti Olimpiadi Milano-Cortina, durante i quali “il businnes ha preso il sopravvento sulle ambizioni civiche e simboliche”. rappresentate dallo sport. Mancanza di trasparenza su costi e progettazione, opere inutili per territori e residenti, consumo di suolo e mancanza di tutele paesaggistiche, sono alcuni dei passaggi contenuti nel rapporto e che trovano conferma nella recente notizia dei problemi tecnici alla pista da bob di Cortina d’Ampezzo. Si tratterebbe di danni strutturali che hanno portato all’annullamento dei campionati Italiani di bob, skeleton e slittino, originariamente programmati dal 10 al 12 marzo, allo Sliding Centre “Eugenio Monti”. I lavori erano stati completati nel 2025, ma gli ispettori hanno già segnalato vari problemi, tra componenti mancanti o danneggiate, strumentazione tecnologica difettosa, danni a tubazioni e sistemi di controllo. Su richiesta del comune di Cortina d’Ampezzo, tramite il sindaco, si attende il piano di intervento da 1 milione di euro per il ripristino dell’impianto dalla Fondazione Milano‑Cortina e dalla Simico (Società Infrastrutture Milano-Cortina). Alla luce di una lunga analisi sullo stato delle montagne e sull’impatto dell’attività antropica, Legambiente chiede un cambio di strategia: la montagna deve puntare su un turismo più diversificato e sostenibile, capace di valorizzare le attività outdoor, la natura e la cultura locale durante tutto l’anno. Le proposte dell’associazione sono contenute all’interno del “Manifesto della Carovana dell’accoglienza” ne quale “Legambiente sintetizza dieci punti centrali: ogni territorio montano ha le sue eccellenze da valorizzare; ospiti e residenti condividono il piacere dell’incontro nei territori montani; la montagna è un territorio fragile e va rispettato; la lentezza non è una rinuncia, ma una conquista; la montagna ha il diritto di perseguire un futuro sostenibile; un turismo partecipato a servizio della comunità; le montagne sono necessarie; sono spazio di cittadinanza attiva e consapevole; ogni luogo possiede una cultura peculiare; le montagne non dividono ma uniscono”. Ci presenta il contenuto del rapporto “Neve Diversa 2026”, Vanda Bonardo responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente Cipra Italia. Ascolta o scarica
March 11, 2026
Radio Onda d`Urto
Protezione speciale e giudizio di comparazione: considerate l’integrazione lavorativa e le condizioni di vulnerabilità in caso di rimpatrio
La vicenda esaminata dal Tribunale di Lecce riguarda un cittadino albanese nato nel 1997, arrivato in Italia quando aveva 16/17 anni, che aveva impugnato il diniego della protezione umanitaria. La sua domanda era stata presentata il 18 maggio 2018, ossia prima dell’entrata in vigore del D.L. 113/2018 (cosiddetto “Decreto Salvini”) che aveva eliminato tale istituto dal nostro ordinamento, tipizzando in sua vece una serie di permessi speciali e introducendo il permesso per protezione speciale. Il Tribunale ricostruisce con attenzione l’intera evoluzione normativa, soffermandosi in particolare sul D.L. 130/2020, convertito nella L. 173/2020, che ha operato – secondo la lettura del giudice – “una sorta di reviviscenza della vecchia protezione umanitaria, potenziandone l’applicazione e chiarendo i relativi presupposti“. Centrale, in questo quadro, è la clausola transitoria dell’art. 15, co. 1 del medesimo decreto, che rende le nuove disposizioni applicabili anche ai procedimenti pendenti dinanzi alle commissioni territoriali, al questore e alle sezioni specializzate dei tribunali. Il passaggio successivo dell’analisi riguarda il c.d. Decreto Cutro, D.L. 20/2023, che ha abrogato i riferimenti espliciti alla tutela della vita privata e familiare e ha escluso la convertibilità del permesso per protezione speciale in permesso di lavoro. Il Tribunale, tuttavia, adotta un’interpretazione costituzionalmente orientata: anche dopo tali modifiche, il rinvio agli obblighi costituzionali e internazionali contenuto nell’art. 5, co. 6 T.U.I. – rimasto intatto – continua ad attribuire “autonoma e diretta rilevanza nell’attuazione del divieto di respingimento ed espulsione, anche al diritto alla tutela della vita privata e familiare, per effetto dell’art. 2 Cost. e, per il tramite dell’art. 117, co. 1 Cost., dell’art. 8 CEDU“. Ne consegue che i criteri valutativi – natura ed effettività dei vincoli familiari, inserimento sociale effettivo, durata del soggiorno, legami con il Paese d’origine – devono essere comunque considerati dal giudice, ricavandoli direttamente dalle fonti sovraordinate. Sul piano metodologico, il giudice richiama il giudizio di comparazione elaborato dalla Cassazione, fondato su “un più generale principio di comparazione attenuata, concettualmente caratterizzato da una relazione di proporzionalità inversa tra fatti giuridicamente rilevanti“: quanto più grave e documentata è la vulnerabilità soggettiva del richiedente, tanto meno è richiesto un elevato standard di criticità oggettiva nel Paese di origine. Viene inoltre ribadito che la valutazione dell’integrazione deve essere “complessiva e unitaria, senza limitarsi a soppesare in modo atomistico i singoli elementi addotti dal ricorrente“. Nel caso di specie, il ricorrente ha dimostrato un radicamento lavorativo documentato sin dal 2016, prima nel settore agricolo e poi in edilizia, con contributi previdenziali, contratti di lavoro, buste paga e CU 2025 in atti. Nel 2019 è rimasto vittima di un grave infortunio sul lavoro con trauma cranico ed emorragia cerebrale, con postumi persistenti – frequenti mal di testa e vuoti di memoria – per i quali continua a sottoporsi a controlli periodici in Italia. Dal 2024 ha ripreso l’attività lavorativa come carpentiere e manovale edile, con contratto fino al 22 ottobre 2025. Alla luce di tali elementi, il Tribunale ravvisa quella “effettiva e incolmabile sproporzione tra i due contesti di vita nel godimento dei diritti fondamentali che costituiscono il presupposto indispensabile di una vita dignitosa” richiesta dalla Cassazione, riconoscendo che in caso di rimpatrio il ricorrente troverebbe “serie difficoltà di accesso alle cure, di ricollocamento sociale, al di sopra della soglia minima, nell’esplicazione dei diritti umani fondamentali“. Viene pertanto riconosciuto il diritto al permesso di soggiorno per protezione speciale, con trasmissione degli atti al Questore competente per il rilascio. Una decisione che quindi conferma l’ampia e consolidata giurisprudenza di merito rispetto al riconoscimento della protezione speciale: nonostante i progressivi irrigidimenti normativi, i tribunali continuano a preservare uno spazio di tutela, attingendo direttamente alle fonti costituzionali e convenzionali, e non solo per i soggetti in condizione di vulnerabilità concreta. Tribunale di Lecce, decreto del 26 gennaio 2026 Si ringrazia l’Avv. Uljana Gazidede per la segnalazione. * Consulta altre decisioni sul riconoscimento della protezione speciale
Nuovo numero della Rassegna stampa ‘Costruire la pace, decostruire la guerra’
E’ disponibile il numero 20, 10 marzo 2026, della “Rassegna stampa Costruire la pace, decostruire la guerra”, scaricala a questo link https://padreangelocavagna.wordpress.com/wp-content/uploads/2026/03/rassegna-stampa-sito-cavagna_20_10-marzo-2026.pdf La Rassegna è una selezione di notizie e documenti tratti da siti, newsletter, riviste, quotidiani, profili social, è prodotta da un gruppo di ex obiettori del GAVCI di Bologna e Modena ed altre persone, in ricordo di p. Angelo Cavagna, sacerdote dehoniano, strenuo difensore della obiezione di coscienza. Si tratta di una rassegna , finora unica a livello nazionale, degli articoli sulla stampa e riviste nazionali, che trattano , suddivisi nei seguente capitoli tematici,di: Guerra in Medio Oriente, Obiezione di coscienza, Pace e disarmo, Diritti e organismi internazionali, Guerra e militarismo, Armamenti e industria bellica, Guerra e ruolo dei media, Gott mit uns ?, Bambini ed eserciti, Occasioni formative, Appuntamenti, Iniziative . L’invio della Rassegna stampa è libero e gratuito per tutti. Scrivi a: 30passi@libero.it I numeri arretrati li trovi qui: https://padreangelocavagna.wordpress.com/rassegna-stampa/ Segnalazione libro Volume su padre Angelo Cavagna Michelangelo Chiurchiù (a cura di), Padre Angelo Cavagna. Profeta della pace e della nonviolenza, Multimage, Firenze, 2026 Prefazione di don Luigi Ciotti Il volume “Padre Angelo Cavagna: profeta della pace e della nonviolenza” si propone come una bussola etica per i giovani in servizio civile e per i loro formatori. In un’epoca segnata dalla “guerra mondiale a pezzi” e dall’aumento delle spese militari, il pensiero di P. Cavagna emerge con straordinaria attualità, offrendo strumenti per la formazione delle coscienze. Attraverso un dialogo tra i testi originali di Padre Angelo e le riflessioni di chi ha trasformato quegli insegnamenti in impegno professionale e solidale, il libro getta un ponte tra movimenti laici e pastorale ecclesiale. Una testimonianza viva per chi crede che la nonviolenza non sia un’utopia, ma un progetto di vita concreto. https://www.multimage.org/libri/padre-angelo-cavagna-profeta-della-pace-e-della-nonviolenza?srsltid=AfmBOopB0cJYKe0w9ZS8rWCm_zYVRxZlbjt7EhxiA7jcAx_hshvrVLCL Il volume può essere acquistato direttamente dal sito Multimage (nessuna spesa di spedizione) Redazione Italia
March 11, 2026
Pressenza
LOTTE OPERAIE: SCIOPERO DEI LAVORATORI ARCESE AL POLO LOGISTICO DI TORTONA (AL)
Sciopero dei lavoratori Arcese al polo logistico Tortona (AL) contro precarietà e bassi salari. Troppi gli operai con contratto a tempo determinato nonostante l’attività imponga turni di lavoro fino a 11 ore A seguito del nulla di fatto dell’ultimo incontro in prefettura di Alessandria il sindacato riprende l’iniziativa La protesta operaia ferma l’attività nel grande magazzino logistico. Sentiamo un lavoratore dei Si Cobas Ascolta o scarica 
March 11, 2026
Radio Onda d`Urto
NON SI SGOMBERA UN’IDEA
La forza è ciò che dà ad un jedi il suo potere. È un campo di energia creato da tutte le cose viventi. Ci circonda e ci penetra. Tiene unita la galassia. Obi-Wan Kenobi Ci dicono che abbiamo molto da perdere  Noi rispondiamo che abbiamo ancora tanto da realizzare! Mentre nel mondo, sopra le nostre teste, si giocano battaglie di potere e venti di guerra spirano in tutte le latitudini, il piano del governo italiano, che evidentemente ha bisogno di nemici interni per avere carte in più da giocare nella sfida elettorale, va avanti. Come se fosse un gioco di ruolo si stabiliscono gli obiettivi di quella che è una rivincita personale, ma anche una necessità: eliminare le “sacche di resistenza”, togliere di mezzo chi si permette ancora di esprimere il proprio dissenso, chi costruisce quotidianamente una alternativa e la rende possibile. QualcunƏ in questi anni l’ha definita anomalia romana, quel complesso ecosistema di spazi sociali e case occupate, associazionismo dal basso, comitati di quartiere che come piccoli(grandi)neurotrasmettitori costruiscono connessioni, generano impulsi, attivano percorsi, costruiscono possibilità per tuttɜ, in una metropoli complessa e indebitata, laddove ci sarebbe solo cemento, degrado o abbandono. In questi primi mesi dell’anno questa anomalia romana comincia ad essere messa sotto pressione, e dopo aver puntato il faro su Spin Time ed L38 e aver sgomberato ZK, ora lo spazio LOA Acrobax viene identificato come il prossimo tassello di quella guerra alle occupazioni che ha preso il via la scorsa estate con il Leoncavallo, è continuata con Askatasuna, il presidio del Pilastro di Bologna, minaccia Officina99 a Napoli e adesso punta su Roma. Articoli di giornale con illazioni su presunte indagini giudiziarie, la lista degli immobili da sgomberare (redatta dall’allora prefetto Piantedosi ora ministro dell’interno) che ricompare su giornaletti e giornalacci; influencer prezzolati che ci dedicano i loro sproloqui; giornaliste d’assalto alla ricerca di scoop che si insinuano di nascosto; pattuglie in borghese fuori dallo spazio; pressioni relative alla gestione dell’ordine pubblico in vista delle prossime mobilitazioni nazionali e della ripartenza della Global Sumud Flotilla. In questo quadro, una realtà come Acrobax, diventa di slancio una priorità da colpire. Una realtà che ha spinto e continuerà a spingere sempre in direzione ostinata e contraria al Governo neo fascista di Fratelli d’Italia. E lo facciamo con determinazione insieme a tutto quel tessuto sociale che ha riconosciuto e combatte un indirizzo nazionale e internazionale che vuole fascistizzare la società. Da Israele all’Ungheria, dall’Italia all’Argentina, fino ad arrivare agli Stati Uniti. Perché? Perché siamo contro l’economia di guerra che ci stanno imponendo. Perché? Perché siamo consapevoli della precarietà che permea il mercato del lavoro e le nostre vite; consapevoli della pressione fiscale che aumenta, erodendo sempre di più un welfare già impoverito che non permette alle nuove generazioni neanche di immaginarlo, un futuro stabile. Perché? Perché abbiamo ben presente l’idea di città che vogliamo, contro speculazioni, studentati di lusso e consumo di suolo. Perché? Perché laddove chiudono spazi noi li apriamo, spalancando orizzonti e tracciando percorsi di liberazione. Ci vogliono precariɜ perché sanno che laddove manchi un baricentro stabile la reazione è inibita, il timore di non avere il tempo cresce e la forza di immaginare altro si affievolisce, fino a spegnersi. Ma noi acrobatɜ da anni abbiamo imparato a camminare sul filo, da anni abbiamo chiaro il nostro di obiettivo che è costruire e non distruggere: costruire una comunità larga, solidale e accessibile, fatta di relazioni, di sport popolare, di musica, di cultura, di elaborazione e riflessione politica, di condivisione. Capace di trasformare, persino migliorare e supportare la vita di chi lo attraversa. Capace di mettersi in rete con altre realtà per dare corpo e sentimenti alla possibilità, oltre l’utopia, di un mondo dove il fascismo non abbia più ragion d’essere. Conosciamo il nostro valore politico e sociale. Conosciamo quello che si articola e mobilita nei differenti territori di Roma. Siamo, insieme a tante, tantissime realtà vive e attive, spazio del possibile, antidoto all’avanzata di un capitalismo mortifero, fatto di guerre e genocidio e portato avanti incondizionatamente dagli uomini bianchi eterocis che quel potere lo incarnano nel più viscido dei modi.  Siamo antidoto all’azzeramento dei diritti, antidoto alla povertà educativa e sociale la cui forbice si allarga sempre di più a discapito di quelle soggettività che occupano le fasce più basse della piramide dei diritti e dei privilegi. E in questo momento, invece di immaginare una chiusura difensiva, vogliamo rilanciare e chiamare a raccolta tutte le intelligenze, le lotte e la fantasia collettiva di questa città, non soltanto per noi ma per tuttɜ.  Perché sotto attacco non ci sono solo quattro mura, bensì un’idea di città e di vita che non si può sgomberare, né qui né altrove.  Perché la campagna elettorale non si giocherà sulla pelle dell’idea di città e di vita che quotidianamente rendiamo possibile. Perché vogliamo essere argine alla deriva in cui ci vogliono trascinare. Vogliamo essere un’esplosione infestante di forza, determinazione e bellezza.  “Non si sgombera un’idea” dicevamo qualche anno fa. E, a distanza di più di 5 anni, lo confermiamo convintamente perché avevamo e abbiamo chiara l’indicazione degli zapatisti: Niente per noi, tutto per tutti! Pensiamo che non si possa accettare di cadere unə alla volta, sarebbe ferita troppo profonda per noi stessɜ e per la nostra città. Sappiamo invece quello che ci hanno insegnato le maree: possiamo trasformare Roma, e non solo, avanzando tuttɜ insieme.
March 11, 2026
Acrobax Project
Tel Aviv: contro l’attacco imperialista di USA e Israele
Ofek Sinvani ha partecipato alla manifestazione contro la guerra che si è svolta a Tel Aviv pochi giorni fa. Gli abbiamo posto alcune domande sulla situazione e sulle azioni della società civile pacifista e nonviolenta. Ciao Ofek, hai partecipato alla manifestazione contro la guerra. Com’è andata? La prima manifestazione non è andata molto bene. Siamo arrivati in circa 10-15 attivisti con cartelli a Habima, dove ci aspettavano decine di poliziotti e Magav (controllo di frontiera dell’esercito). Prima ancora di iniziare, la polizia ci ha detto che la protesta era illegale e una “minaccia alla sicurezza pubblica” e che avevamo 2 minuti per lasciare il posto. In 30 secondi siamo stati dispersi violentemente e uno degli attivisti è stato arrestato. La seconda manifestazione è stata una protesta vera e propria con cori e circa 40 attivisti, durata 10 minuti prima che decine di poliziotti e Magav arrivassero e iniziassero a disperderci violentemente, soffocando, spingendo e picchiando le persone. Due attivisti hanno lasciato la manifestazione feriti e uno è stato arrestato. Fai parte di qualche movimento nonviolento e contro la guerra? Cosa fai nella vita? Sono il coordinatore sul campo di Combatants for Peace, un movimento di resistenza nonviolenta palestinese e israeliano. Lavoro fianco a fianco con attivisti palestinesi ed ebrei, principalmente in Cisgiordania. Organizziamo azioni in Cisgiordania, come lavori agricoli, manifestazioni congiunte e altro ancora. Nella mia vita personale passo il tempo facendo presenza solidale nelle comunità palestinesi in Cisgiordania e partecipando ad attività politiche all’interno dei confini del ’48. Quali erano gli slogan della manifestazione? Queste manifestazioni sono state convocate da una rete di sinistra radicale chiamata “The Radical Block”, una rete antifascista, antisionista e femminista. Hanno invitato molte altre organizzazioni e attivisti a partecipare, tra cui Combatants for Peace. Lo slogan principale di queste manifestazioni era contro l’attacco imperialista israelo-americano, in particolare per quanto riguarda i recenti attacchi mortali in Iran, Iraq, Siria, Libano e Palestina. La manifestazione includeva anche slogan antisionisti, contro la guerra, contro il colonialismo e altri slogan contro la violenza che si possono trovare in ogni protesta di sinistra radicale nella Palestina occupata. “Iran, Iraq, Afghanistan, la solita vecchia scusa” e “Nessun attacco all’Iran porterà i diritti umani”. Come si sente la gente in questo momento? È difficile vivere in uno stato di guerra costante che non garantisce la sicurezza, ma continua per ragioni politiche: paura persistente, sirene incessanti, corsa ai rifugi, notizie quotidiane di case distrutte e persone ferite o addirittura morte. E personalmente, come attivista per la pace, mi sento molto impotente in questo momento, perché qualunque cosa facciamo, nulla potrà impedire che altre persone muoiano, e non c’è nulla che possiamo fare per smantellare l’imperialismo israeliano e americano. Inoltre, è straziante vedere i miei amici palestinesi coinvolti in guerre che non hanno nemmeno lo scopo di proteggerli e che non hanno alcuna protezione di base, come i rifugi antiaerei, oltre alla violenza di vivere sotto occupazione. Olivier Turquet
March 11, 2026
Pressenza
Intervista a Federico Giusti su Radio Onda D’Urto sulle novità della base USA di Camp Darby a Pisa
In questi giorni, i massicci spostamenti logistici dalla base USA di Camp Darby confermano il ruolo strategico di questa infrastruttura nei conflitti globali. Eppure, ogni richiesta di chiarimento alle autorità locali e nazionali si scontra con il muro della “riservatezza per la sicurezza nazionale”. Il risultato? I cittadini restano all’oscuro di ciò che accade sotto i loro occhi. Perché il silenzio su Camp Darby? Nonostante l’evidenza, l’attenzione pubblica resta bassa. Le considerazioni di Federico Giusti, delegato sindacale e aderente attivo dell’ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università nell’intervista a Radio Onda d’Urto. Clicca qui per ascoltare l’intervista su Radio Onda d’Urto. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Montecitorio dentro e fuori. L’automatismo della guerra e la pace in piazza
Mentre la premier Meloni riferiva in Parlamento sulla crisi internazionale, davanti a Montecitorio il Comitato per il NO sociale al referendum del 22/23 marzo spiegava ai giornalisti le ragioni della manifestazione nazionale del prossimo 14 marzo sulla quale stanno aumentando le adesioni. Fin troppo evidente il contrasto di visione e […] L'articolo Montecitorio dentro e fuori. L’automatismo della guerra e la pace in piazza su Contropiano.
March 11, 2026
Contropiano
Sovraffollamento carceri sarde
Da notare che quasi tutte le carceri sono al limite della capienza o la superano. A Cagliari sono presenti 4 prigionieri in più rispetto al mese scorso e il numero di prigionieri che eccede la capienza disponibile è 181 (questo spiega l’elevato numero di prigionieri per cella di cui spesso parla Paolo nelle sue lettere). … Leggi tutto "Sovraffollamento carceri sarde"
March 11, 2026
Rifiuti
L’Iran e la TikTokizzazione della guerra
Nessuna guerra ha schierato TikTok  in battaglia come quella scoppiata su suolo iraniano. Con quali conseguenze? di Lorenzo Tecleme (*) Reel su Instagram relativi di residenti a Dubai ripresi da https://valori.it/   Dall’inizio della settimana, le bacheche di molti utenti dei social network si sono riempite di uno specifico tipo di video. Sono contenuti quasi identici tra di loro: iniziano
Ancora morte all’ex ILVA di Taranto: due morti nei primi mesi dell’anno
A distanza di poco meno di sessanta giorni, dopo la morte di Claudio Salamida, per il cedimento del piano di calpestio al convertitore 3 dell’acciaieria 2 a metà gennaio, un’altra vittima della sicurezza si è registrata all’ex Ilva di Taranto. Lo scorso 2 marzo l’operaio  trentaseienne Loris Costantino – impiegato della società Gea Power, ditta appaltatrice a cui è stato esternalizzato il servizio di pulizie nello stabilimento siderurgico – è deceduto dopo essere precipitato da un’altezza di oltre 10 metri nell’area dell’agglomerato industriale, mentre effettuava operazioni di pulizia di un nastro trasportatore. “In una fabbrica dove le manutenzioni non ci sono dai tempi dei Riva, non si può stare sereni”. Questa la netta presa  di posizione delle organizzazioni sindacali Fim, Fiom, Uilm e Usb, le quali si accingono all’incontro di domani con Acciaierie d’Italia e Ministero del Lavoro con lo scopo di mettere al centro del tavolo di confronto, in merito all’imminente trattativa per la cessione degli impianti al  fondo statunitense Flacks, il tema sulla sicurezza nel lavoro come priorità assoluta rispetto ai possibili accordi negoziali di compravendita del sito siderurgico. “La Città dei lavoratori” di Hans Baluschek (Milwaukee Art Museum) Anche  il giornale digitale di informazione e partecipazione attiva “ItaliaLibera”, oggi , ha voluto prendere posizione con un interessante articolo , commentando la morte di Loris Costantino e il dramma familiare che ne segue, con due figli orfani di padre. Molto incisivo è il sommario del pezzo pubblicato dalla testata, in cui si scrive: “L’aria fetida e mortifera — come nel dipinto la “Città dei lavoratori” del 1920 da Hans Baluschek — trionfa ormai da decenni su questo lembo di terra italica, spacciata, venduta e tradita insieme ai suoi figli, condannati in questo orrore a cercare di sopravvivere…  Il suo nome [quello di Loris Costantino] si aggiunge alla lista di quelli che hanno pagato il prezzo più alto e senza alcuno sconto. Resta la disperazione di chi a Taranto aspetta di risalire il piano della vita. E «se comprendere è impossibile, conoscere è necessario» (Primo Levi)” Nell’articolo succennato – Taranto, la città del disincanto è paralizzata dall’ennesimo morto all’Ilva: “sacrificato alla patria”. Come in guerra, di Annalisa Adamo Aymone  –  si è voluto dedicare un tributo alle vittime del lavoro. Scrive l’autrice: “La storia delle morti sul lavoro non è solo mera cronaca di fatalità, ma misura del valore attribuito alla vita umana da una società… Nei giorni caldi dell’ultimatum appena dato al compendio ex Ilva dal Tribunale di Milano per adeguare l’Autorizzazione Integrata Ambientale (Aia) al fine di evitare la chiusura – che scadrà il 24 agosto 2026 – si conferma che dalle piramidi tra le sabbie dell’antico Egitto ai colossi industriali del Novecento la contemporaneità non è riuscita ad archiviare, la storia del lavoro continua ad essere una storia di vite spezzate che relega la sicurezza ad una conquista ancora troppo fragile”. Quello della sicurezza sul lavoro è una delle tematiche su cui la nostra Agenzia stampa ha dedicato da sempre una particolare attenzione, ed anche per il futuro non smetteremo mai di monitorare la problamatica, vera e propria emergenza sociale da combattere decisamente per difendere il diritto alla vita. Toni Casano
March 11, 2026
Pressenza