A Cuba i carburanti arrivano, ma solo per i privati
A seguito dell’emissione da parte di Donald Trump, il  29 gennaio, di un ordine esecutivo nel quale Cuba viene dichiarata come una  minaccia inusuale e straordinaria per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione l’importazione di carburanti sull’isola è stata bloccata, blocco che però non vale per le attività private. Proprio così, il divieto di importazione di carburanti sull’isola, pena per i Paesi che commerciano petrolio con Cuba dell’applicazione di ulteriori dazi del 25%, vale solo per lo Stato e non per le imprese private. Secondo quanto riferito da Reuters dall’inizio di febbraio il settore privato cubano ha importato ben 30 mila barili (4,8 milioni di litri, ma i volumi sembrano aumentare di settimana in settimana) di combustibili dagli Stati Uniti per i suoi usi, mentre lo Stato che garantisce servizi come i trasporti, l’istruzione, la sanità si trova in grande difficoltà nel continuare il suo lavoro di sostegno alle principali necessità quotidiane della popolazione per via dei capricci di Trump. Ovviamente la decisione statunitense di concedere licenze speciali per la vendita al settore privato di carburante ha lo scopo di mettere questo settore in una posizione di privilegio, oltre che far aumentare il malcontento nella popolazione. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha affermato che l’autorizzazione di tali esportazioni di carburante si adatta a una più ampia politica dell’amministrazione Trump “interamente progettata per mettere il settore privato e i singoli cubani privati – non affiliati al governo, non affiliati ai militari – in una posizione privilegiata”, riferisce sempre Reuters. Dagli inizi del 2026 61 navi portacontainer che trasportano prodotti di varia natura importati  da società private – compreso il carburante – sono arrivate nei porti cubani, principalmente in quello di Mariel, con un leggero calo rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Le spedizioni provenienti dagli Stati Uniti partono principalmente dalla Florida, anche se diverse imbarcazioni salpano dalle coste della Louisiana. Il carburante viene trasportato nei container in serbatoi ISO progettati per contenere e trasportare circa 21.600 litri di carburante in sicurezza. Viene importato quasi totalmente diesel, solo l’1 % è benzina, in quanto quest’ultima è molto più difficile da stoccare. Secondo fonti e documenti visualizzati dalla Reuters l’elenco delle aziende che importano carburante include panettieri privati, grossisti che distribuiscono merci a piccoli mercati privati nelle aree urbane e negozi online più grandi come il supermercato Supermarket23,. Il Bureau of Industry and Security degli Stati Uniti a febbraio ha pubblicato linee guida che autorizzano le esportazioni e le riesportazioni di gas e prodotti petroliferi statunitensi a entità del settore privato cubano ammissibili. “Se sorprendiamo il settore privato lì a giocare e a deviarlo al regime o alla compagnia militare, se scopriamo che stanno spostando quella roba in modi che violano lo spirito e la portata di queste autorizzazioni, quelle licenze saranno annullate”, ha detto Rubio a febbraio. Adesso si capisce come mai i taxisti privati, nonostante la penuria di carburante, continuino a viaggiare in tutta l’isola, mentre i trasporti pubblici sono praticamente paralizzati. Si capisce poi da dove arriva il carburante che viene regolarmente venduto sul mercato nero, facendo ingrassare i soliti furbetti: il diesel è arrivato a costare anche 4 euro al litro, mentre quando veniva venduto dallo Stato costava poco più di un euro. La strategia della Casa Bianca è molto chiara: non solo mettere in una posizione di privilegio il settore privato, ma anche continuare ad alimentare le frustrazioni quotidiane di una popolazione sottoposta a misure sanzionatorie senza precedenti nella storia del mondo. Da un lato i carburanti sono disponibili per pochi o per chi può permettersi di acquistarli al mercato nero, dall’altro le centrali termoelettriche che dipendono dai combustibili statali funzionano a singhiozzo, le interruzioni della corrente sono oramai una costante, i trasporti pubblici sono fermi, gli ospedali si barcamenano per fornire l’assistenza ai pazienti. In questo quadro chiaramente il malcontento nella popolazione aumenta ed è proprio questo che vuole la Casa Bianca: esasperare la gente fino al punto di portarla alla sommossa popolare che finalmente cambi il governo con uno asservito agli interessi degli Stati Uniti. Inoltre il fatto che i carburanti si trovino solo nel settore privato aiuta la narrazione portata avanti dagli Stati Uniti e dalle sue creature controrivoluzionarie, secondo cui il governo non è capace di provvedere alle esigenze della popolazione, mentre il privato invece sì. E’ facile arrivare a pensare che in questa situazione solo una svolta liberale possa salvare l’isola. Insomma, la Casa Bianca ha deciso che tutto quello che è pubblico deve fallire miseramente, mentre il privato dovrà riempire gli spazi lasciati liberi dallo Stato –  sanità, istruzione, trasporti, comunicazioni. E chi non avrà i soldi per pagarli? Saranno problemi suoi … Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Redazione Italia
March 27, 2026
Pressenza
Massimo Lunardelli, sulla Terra e chissà dove
Un ricordo di Massimo Lunardelli Tempo fa, qui in Bottega, avevo raccontato di aver preso (o ripreso) a far disegnini e vignette con una certa regolarità “per colpa” di Massimo Lunardelli. Era il 2016 e stava lavorando alla pima versione del luo libro “è Gramsci, ragazzi”,1 dedicato ai giovani lettori in età scolare, che avrebbe voluto illustrare con alcuni disegni
Palestinese ucciso, altri feriti dalle IOF a Gerusalemme e in Cisgiordania
Gerusalemme occupata –PIC. Un giovane palestinese è stato ucciso e altri due sono rimasti feriti quando le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno aperto il fuoco contro di loro durante incursioni a Gerusalemme e in Cisgiordania. Secondo fonti locali, un giovane identificato come Mustafa Hamad è morto a causa di una ferita da arma da fuoco, mentre altri hanno riportato ferite da proiettili letali durante scontri con le forze di polizia israeliane nel campo profughi di Qalandia, a nord di Gerusalemme, all’alba di venerdì. A Tulkarem, un giovane ha riportato ferite da schegge alla mano e alla coscia vicino al muro di separazione nella città di Baqa al-Sharqiya. Inoltre, un ragazzo di 14 anni è stato colpito al piede dalle forze israeliane durante scontri nel campo profughi di al-Arroub, a nord di al-Khalil/Hebron. Le forze israeliane hanno fatto irruzione in altre aree della Cisgiordania, la notte scorsa, e all’alba di venerdì, rapendo due giovani uomini dal campo profughi di al-Ein, nella parte occidentale di Nablus, e dalla città di Anabta, nella parte orientale di Tulkarem. A Qalqilya, le forze israeliane hanno fatto irruzione nel quartiere al-Naqqar della città e hanno rapito l’ex prigioniero Yasser Hamad insieme a sua figlia, Ikhlas, anch’essa ex detenuta e moglie del prigioniero esiliato Shadi Odeh, dopo aver fatto irruzione nelle loro case.
March 27, 2026
InfoPal
Palestinese ucciso in un attacco armato di coloni a est di Betlemme
Betlemme – PIC. Un giovane palestinese è morto per le ferite riportate dopo essere stato colpito da un colono armato, giovedì sera, nell’area di Harmala, a est di Betlemme, nella Cisgiordania occupata. Fonti locali e mediche hanno riferito che il giovane, Mohamed Faraj al-Malihi, è deceduto dopo aver subito una ferita da arma da fuoco alla testa durante un attacco armato condotto da coloni estremisti nell’area di Harmala, a Betlemme. Testimoni oculari hanno riferito che l’incidente è avvenuto quando coloni armati hanno attaccato l’area vicino all’ospedale militare di Harmala e hanno aperto il fuoco contro i residenti locali. Hanno aggiunto che i coloni hanno anche lanciato pietre durante il loro attacco all’area, ferendo un altro giovane. Secondo al-Qastal News, altre tre persone della famiglia al-Malihi hanno riportato ferite da arma da fuoco nell’attacco dei coloni, una delle quali in modo grave.
March 27, 2026
InfoPal
Proteggere questa pratica di cura
INTORNO A PIAZZA DEL MONDO, A TRIESTE, ESISTE UNA RETE SORPRENDENTE CHE OGNI GIORNO CERCA DI ACCOGLIERE I MIGRANTI IN TRANSITO VERSO ALTRI PAESI, DI CUI NESSUN SI OCCUPA. GIAN ANDREA FRANCHI, CHE CON LINEA D’OMBRA È OGNI POMERIGGIO IN QUELLA PIAZZA, SI RIVOLGE AD ANDREA SEGRE, MATTEO CALORI E STEFANO COLLIZZOLLI, REGISTI DI “TRIESTE È BELLA DI NOTTE”. QUI IL PRECEDENTE ARTICOLO DI GIAN ANDREA FRANCHI, QUELLA LINEA D’OMBRA CHE MOLTI NASCONDONO. QUESTO INVECE L’INTERVENTO DI SEGRE, CALORI E COLLIZZOLLI: TRIESTE, I MIGRANTI E LA NOSTRA SCELTA DI RACCONTO -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Cari Andrea, Matteo e Stefano, mi addolora la vostra reazione, ma io credo che forse cosa peggiore della violenza palese e dell’inganno, sia la rimozione del lavoro quotidiano nella piazza della stazione di Trieste. Non ho inteso fare un’operazione impossibile come mettere sullo stesso piano forme diverse di negazione della realtà umana e politica: forme diverse, appunto. Considerarle analoghe è per me talmente privo di senso che non immaginavo che qualcuno potesse farlo. Capisco, però, che l’accostamento verbale possa suscitare una reazione. Probabilmente quello che per me era ovvio, può non apparire tale. Quello che accade quotidianamente in piazza non è un qualunque lavoro di volontariato, bensì una pratica di Cura dalla valenza prettamente politica, che parte dall’accoglienza dei migranti in transito per andar fuori dal nostro paese, di cui nessun altro si occupa. Inoltre, la piazza del mondo è un laboratorio sociale che è stato pienamente testimone dei respingimenti negli anni 2020 e 2021, così come ha seguito giorno per giorno il dramma del silos e tuttora continua ad essere accanto ai migranti di Porto vecchio. Sanità, farmaci, cibo, vestiario ogni sera per molti. Abbiamo infine una rete di migliaia di persone fuori Trieste. Sono sorti come figli della Piazza del mondo almeno sessanta “Fornelli resistenti” che, ormai da tre anni, portano da mangiare a centinaia di persone. Tutta questa realtà relazionale complessa, frutto di un costante impegno, data per ovvia, viene costantemente omessa, rimossa, e, peggio ancora, denegata. La formazione di una rete imponente, inoltre, è frutto di viaggi frequentissimi in tutta Italia, creando legami e reti di comunità. Credo che sia stato un errore di prospettiva nel film non mostrare il contesto in cui si svolgevano quei respingimenti: la prima accoglienza avveniva quasi sempre nella Piazza del mondo, cioè in strada, fra noi. Così è stato per Alì che avevamo conosciuto e supportato a Velika Kladusa; così è stato per Umar che avevamo ugualmente seguito e sostenuto nel suo terribile percorso dalla tortura alla “salvezza”. Mi pareva di averlo anche accennato alla presentazione del film qui a Trieste. Sono queste vicende il cuore del problema migrante. E di questo solo noi ci occupiamo. Un problema sociale importante va visto nel suo contesto reale. Io dico che il film non dava la visione reale del problema. Sarebbe bastato un cenno, ma limitando il problema si finisce con il darne un’immagine che nasconde la complessità in cui si svolge. -------------------------------------------------------------------------------- [Gian Andrea Franchi] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Proteggere questa pratica di cura proviene da Comune-info.
March 27, 2026
Comune-info
Cittadinanza: Cosa sono le "zone di sacrificio"?
Sono zone devastate da attività industriali o estrattive, spesso contro la volontà delle popolazioni che sopportano un peso sproporzionato di rischi sanitari e ambientali, sacrificando la propria salute per il sistema economico. Il rapporto ONU è allegato a questa pagina web.
March 27, 2026
PeaceLink
Il Circuito Imperialista e la Riproduzione delle Disuguaglianze tra Paesi
Negli ultimi anni la potenza militare è riemersa come driver centrale delle relazioni economiche internazionali. La letteratura economica dominante ha spesso liquidato il militarismo come comportamento “irrazionale” di rent-seeking, oppure lo ha trattato come variabile che incide prevalentemente sulla performance economica interna (Smith, 1977; Dunne & Smith, 1990; Dunne, 2021; […] L'articolo Il Circuito Imperialista e la Riproduzione delle Disuguaglianze tra Paesi su Contropiano.
March 27, 2026
Contropiano
[Le faremo sapere] Lefaremosaperefree
Trasmissione settimanale a cura della redazione musicale di radio Ondarossa Questa settimana nessun ospite sulle nostre frequenze, tante chiacchiere e perle di saggezza Per proposte artistiche scrivere a ondarossa@ondarossa.info con oggetto per la redazione musicale.
March 27, 2026
Radio Onda Rossa
Civitavecchia (RM). I porti non devono essere complici della guerra. No alla nave della morte nel porto
Nelle prossime ore è previsto l’attracco nel porto di Civitavecchia della RO-Ro Capucine, nave battente bandiera maltese adibita al trasporto di materiale bellico per conto del Ministero della difesa. Si tratta della stessa nave più volte contestata negli scali marittimi di Livorno e Piombino e che, anche in questo caso, […] L'articolo Civitavecchia (RM). I porti non devono essere complici della guerra. No alla nave della morte nel porto su Contropiano.
March 27, 2026
Contropiano
NOKINGS: AL VIA VENERDÌ IL MAXI CONCERTO, SABATO IL CORTEO A ROMA. MIGLIAIA DI MANIFESTAZIONI NEGLI STATI UNITI
Andrà avanti fino a tarda serata di oggi, venerdì 27 marzo, il maxi concerto alla Città dell’Altra Economia del Testaccio (Roma) che apre la due giorni di mobilitazione No Kings; un lancio, tra musica e parole, del corteo nazionale di sabato 28 marzo (ore 14 da piazza Repubblica) al grido di “No Kings. Contro i re, le loro guerre, contro l’autoritarismo e la repressione”. La mobilitazione italiana rientra dentro quella globale, indetta “contro l’avanzata delle destre, la deriva autoritaria e l’escalation della guerra a livello globale” e, per quanto riguarda l’Italia, si inserisce nella settimana di grave difficoltà del governo Meloni, in fortissima crisi interna ed esterna per via della scoppola referendaria presa da 15 milioni di italiane-i sul fronte giustizia. La mobilitazione italiana No Kings non nasce comunque dentro l’attuale contingenza, ma affonda le proprie radici a partire già dall’autunno 2025, con l’assemblea nazionale “O re o libertà”, promossa dalla Convergenza Sociale “Contro i re e le loro guerre”, che ha raccolto tra le altre la Rete No Dl Sicurezza “A Pieno Regime”, in cui si sono mobilitate oltre 200 realtà, e la campagna europea “Stop Rearm Europe”, che conta l’adesione di oltre 500 sigle.  Dal concerto-happening alla Città dell’Altra Economia, con decine di artiste-i, su Radio Onda d’Urto la corrispondenza con Antonio Pio Lancellotti, direttore di Globalproject.info, compagno dei Centri sociali del Nord-Est, oltre che della rete No Kings Italia. Ascolta o scarica  Dall’Italia al mondo, con il movimento “No Kings” che negli Usa, sempre sabato 28 marzo, si prepara alla terza imponente mobilitazione nazionale dopo quelle di estate 2025 e autunno 2025, passando dallo sciopero generale di Minneapolis e dalla resistenza diffusa delle comunità contro le politiche razziste dell’agenzia Ice. Su Radio Onda d’Urto la corrispondenza dagli Usa, a poche ore dalle prime manifestazioni No Kings, con Sergio Grossi, docente di criminologia al John Jay College of Criminal Justice della City University of New York. Ascolta o scarica Mobilitazioni analoghe si terranno, sabato 28 marzo, anche in altre città del mondo, in Europa ma non solo. Clicca qui per l’elenco completo.
March 27, 2026
Radio Onda d`Urto
La “Dottrina Gaza” applicata in Iran e in Libano
Segnaliamo questo importante articolo uscito sulla “New York Review of Books” e tradotto dal “manifesto”. Al di là delle geremiadi sul Diritto internazionale, quello che ne emerge non lascia dubbi sul fatto che senza la disfatta di “Furia Epica” e “Leone ruggente” – quando il delirio di onnipotenza non è solo negli atti, ma anche nelle parole… – la Dottrina Gaza lascerà alle masse oppresse dell’Asia Occidentale un’unica alternativa: o la servitù o l’annientamento. Ricordiamoci che tutto questo avviene con l’appoggio delle basi militari in Italia (Aviano, Livorno-Pisa, Gaeta, Napoli, Sigonella: la brigata USA aerotrasportata di Vicenza è già in “preallerta” per l’invio di truppe nel Golfo). Dottrina Gaza, colpire la sanità per svuotare la terra di Neve Gordon Arma infame In Libano e in Iran. Israele e Usa adottano la strategia della Striscia: raid su ospedali, ambulanze e soccorritori per distruggere le società. Interrogati su questi attacchi, Washington e Tel Aviv attingono al «manuale Gaza»: la colpa è del nemico che si nasconde nelle cliniche. Accuse mai provate Venerdì 13 marzo, a quasi due settimane dall’inizio del fronte libanese dell’«Operazione Leone Ruggente», le forze israeliane hanno bombardato Burj Qalaouiyah, un villaggio nel sud del paese. L’attacco ha distrutto un centro sanitario, uccidendo dodici medici, paramedici, infermieri e pazienti; il New York Times ha riferito che «solo un operatore gravemente ferito è sopravvissuto». Tra le vittime, secondo il reportage della giornalista Lylla Younes per Drop Site, c’era un paramedico che lo scorso autunno aveva parlato a una cerimonia commemorativa per diversi colleghi uccisi da un attacco aereo israeliano durante la precedente guerra in Libano. «Anche se venissimo uccisi uno a uno – avrebbe detto allora – non abbandoneremo il nostro dovere». LA GUERRA ILLEGALE di Stati uniti e Israele contro l’Iran, lanciata nelle fasi finali dei negoziati per rinnovare l’accordo sul nucleare, si è rapidamente estesa al Libano. Hezbollah è entrato in campo il secondo giorno, dopo che un attacco statunitense-israeliano ha ucciso Ali Khamenei a Teheran. Israele ha condotto attacchi aerei quasi quotidiani in Libano nei quindici mesi trascorsi da quando i due paesi hanno firmato una tregua, uccidendo più di trecento persone, ma dal 2 marzo i suoi aerei da combattimento hanno bombardato senza sosta il sud del Libano, Beirut e altre città; recentemente ha lanciato un’incursione terrestre nel sud. Mentre in Iran gli Stati uniti e Israele operano fianco a fianco, in Libano Israele ha preso l’iniziativa, con gli Stati uniti che forniscono armi e altro supporto. Il bilancio delle vittime è stato pesante su entrambi i fronti. In meno di due settimane, oltre quattro milioni di civili sono stati sfollati nei due Paesi: fino a 3,2 milioni in Iran e più di un milione in Libano, dove Israele ha ormai emesso ordini di evacuazione che interessano il 14% del territorio nazionale. Il bilancio totale delle vittime è già nell’ordine delle migliaia, con oltre ventimila feriti. Giovedì, secondo una dichiarazione delle Nazioni unite basata sulle statistiche della Mezzaluna rossa iraniana, solo in Iran più di 65mila siti civili hanno subito danni. Tra questi c’è un numero preoccupante di centri medici. La Mezzaluna rossa riferisce che gli attacchi statunitensi-israeliani hanno finora danneggiato 236 strutture sanitarie. All’11 marzo l’Organizzazione mondiale della Sanità (Oms) aveva verificato diciotto di questi attacchi, segnalando che da soli hanno causato la morte di otto operatori sanitari. Il secondo giorno di guerra, i bombardamenti aerei hanno causato danni significativi all’ospedale Gandhi di Teheran, dove filmati e foto hanno mostrato la facciata dell’edificio sfondata e disseminata di detriti, nonché attrezzature rotte e vetri in frantumi all’interno dei reparti. Il capo del consiglio medico iraniano, Mohammad Raeiszadeh, ha rivelato sui media statali che l’attacco ha reso inutilizzabile il reparto di fecondazione in vitro dell’ospedale; testimoni hanno riferito alla rete televisiva statale Al-Alam che i neonati e altri pazienti hanno dovuto essere evacuati. In Libano, le infrastrutture sanitarie sembrano essere oggetto di attacchi ancora più diretti. IL MINISTERO DELLA SALUTE ha documentato almeno 128 attacchi israeliani contro strutture sanitarie e ambulanze nel sud, per lo più affiliate all’Associazione sanitaria islamica (Iha) della regione, che hanno causato la morte di quaranta operatori sanitari e il ferimento di oltre un centinaio. All’11 marzo, prima dell’attacco al centro medico di Burj Qalaouiyah, l’Oms aveva già confermato venticinque di questi attacchi; altri quarantanove centri di assistenza sanitaria di base e cinque ospedali avevano dovuto chiudere, ha osservato, «a seguito degli ordini di evacuazione emessi dall’esercito israeliano». Il risultato è che i servizi si sono ridotti proprio mentre il bisogno di cure mediche si intensifica. Gli attacchi alla sanità sembrano pensati per incoraggiare lo sfollamento di massa: in un’intervista al Guardian, un operatore di emergenza dell’Iha li ha definiti parte di una campagna «per impedire la vita nella nostra regione e spingere le persone a fuggire». Dall’inizio delle operazioni Roaring Lion ed Epic Fury, i critici hanno accusato Israele di estendere la sua «dottrina di Gaza» – una combinazione di sfollamento di massa, uccisioni di massa e distruzione di massa delle infrastrutture civili – ad altre parti del Medio Oriente. (In un certo senso si tratta di un ritorno alla «dottrina Dahiyeh», dal nome del quartiere nella periferia sud di Beirut che l’esercito israeliano ha martellato senza pietà durante la guerra del Libano del 2006. Solo che a Gaza la distruzione non si è limitata a un’area specifica e alle persone che vi abitavano, ma è diventata il modus operandi dell’esercito in tutto il territorio). Israele, che sia una sorpresa o meno, ha fatto propria l’accusa, lanciando volantini su Beirut per ricordare agli abitanti della città il «grande successo a Gaza» dell’esercito israeliano. Una delle caratteristiche più evidenti della dottrina di Gaza – e della guerra contemporanea più in generale – è trasformare in obiettivi strutture mediche salvavita come ospedali, cliniche e ambulanze: è stato proprio lo «smantellamento deliberato e sistematico dei sistemi sanitari e di supporto vitale di Gaza» che Physicians for Human Rights Israel (Phri) ha citato per sostenere che la condotta dell’esercito israeliano nella Striscia rispondeva alla definizione giuridica di genocidio. Le notizie che giungono dall’Iran e dal Libano sollevano la prospettiva profondamente preoccupante che Israele speri di replicare quel «successo» all’estero. * Le Convenzioni di Ginevra del 1949 e i Protocolli aggiuntivi del 1977 garantiscono alle unità mediche una «protezione specifica» oltre alle «protezioni generali» concesse alle strutture civili durante la guerra. In base a questi vincoli, le parti belligeranti non possono attaccare le unità mediche a meno che queste non «commettano, al di fuori della loro funzione umanitaria, atti dannosi per il nemico». Ma anche quando le unità mediche commettono tali atti, le protezioni specifiche obbligano le parti in guerra a soppesare il vantaggio che si aspettano di trarre da un attacco rispetto al danno che potrebbe causare, a emettere un avvertimento e a concedere tempo sufficiente per l’evacuazione. Sotto ogni punto di vista, l’assalto di Israele al sistema sanitario di Gaza ha violato questi principi innumerevoli volte. NESSUNO dei trentasei ospedali della Striscia è stato risparmiato. Molti sono stati sottoposti a un assedio prolungato, spesso mentre ospitavano grandi folle di sfollati, prima di essere saccheggiati e smantellati. Nel marzo 2024, come documentato dal Phri, migliaia di pazienti, membri del personale e sfollati all’ospedale al-Shifa – il più grande di Gaza – hanno subito due settimane di attacchi «senza cibo, acqua, elettricità o assistenza medica». Quando le forze israeliane si sono ritirate, «l’ospedale era completamente in rovina» e almeno ottanta corpi – forse centinaia – giacevano sepolti nei dintorni in fosse comuni. Tra ottobre e dicembre 2024, mentre l’esercito israeliano attuava il «piano dei generali» a Gaza Nord, l’ospedale Kamal Adwan ha resistito a «più di ottanta giorni di assedio, bombardamenti e ostruzione sistematica dell’accesso umanitario», secondo le parole del Phri, prima che un raid lo rendesse «completamente inoperativo». In uno schema che Israele sembra ora ripetere in Libano, questi attacchi hanno agito da motore di sfollamenti di massa. In una recente conferenza alla Queen Mary University di Londra, Guy Shalev, direttore del Phri, ha sottolineato che l’assalto israeliano al Kamal Adwan era direttamente legato agli sforzi dell’esercito di spingere la popolazione palestinese verso sud. Quando l’ultima ancora di salvezza viene distrutta e «le persone non hanno un centro medico in grado di curare i propri familiari – ha spiegato – se ne vanno». Il danno generato da questi attacchi ha ripercussioni di ampia portata. Da marzo 2025, quando Israele ha demolito l’Ospedale dell’Amicizia Turco-Palestinese, l’unico centro oncologico di Gaza, i 10mila pazienti che la struttura curava ogni anno non hanno più avuto alcun posto dove andare. «Avere il cancro a Gaza significa morte, e prima della morte significa tanta sofferenza e dolore», ha dichiarato l’oncologo palestinese Sobhi Skaik a The Lancet Oncology. DATO CHE OGNI ANNO a Gaza vengono diagnosticati altri 2.000-2.500 casi di cancro, la distruzione dell’ospedale causerà senza dubbio migliaia di morti in più nei prossimi anni. Questo tipo di analisi può essere esteso al danno causato dalla distruzione da parte di Israele di cinque delle sette unità di dialisi a Gaza, compreso l’unico centro nefrologico nel nord di Gaza. In una lettera al British Medical Journal nel marzo 2025, il medico di Gaza Abdullah Wajih Kishawi ha riferito che il 44 per cento dei pazienti in dialisi nella Striscia – quasi cinquecento persone – era morto nell’ultimo anno e mezzo, a causa di lesioni dirette o perché non era stato in grado di accedere alla dialisi; poiché il blocco israeliano ha interrotto il flusso di farmaci immunosoppressori, ha ipotizzato, probabilmente sono morti anche molti dei 450 pazienti sottoposti a trapianto di rene a Gaza. I pazienti in dialisi sopravvissuti nell’enclave, come ha scritto lo scorso anno il tirocinante medico di Gaza Amro Hamada, erano bloccati in «un costante equilibrio tra speranza ed esaurimento». In alcuni casi, quando i critici hanno accusato Israele di aver attaccato illegalmente strutture sanitarie e altri siti protetti a Gaza durante i primi due anni dell’offensiva nella Striscia, hanno ricevuto come risposta semplici smentite. Messo alle strette dalla Bbc riguardo all’attacco allora in corso da parte di Israele contro l’ospedale al-Shifa, il presidente israeliano Isaac Herzog ha liquidato le notizie come «propaganda di Hamas», nonostante tutte le prove indicassero il contrario. In altri casi, attingendo a un copione che avevano ampiamente utilizzato sin dalla guerra del 2008-2009 a Gaza, i portavoce politici e militari israeliani hanno accusato Hamas di abusare delle strutture mediche per nascondere al loro interno combattenti o armi. Ciò, dopotutto, invoca l’unica eccezione legale che può annullare sia le protezioni generali che quelle specifiche per queste strutture. Il caso di al-Shifa è istruttivo. Settimane prima che Israele inviasse per la prima volta le truppe nell’ospedale nel novembre 2023, i suoi portavoce hanno iniziato a costruire un caso legale a sostegno di un attacco. «Le accuse erano straordinariamente specifiche», ha osservato un’inchiesta del Washington Post. SECONDO QUANTO riportato dal giornale, Israele sosteneva «che cinque edifici dell’ospedale fossero direttamente coinvolti nelle attività di Hamas; che gli edifici sorgessero sopra tunnel sotterranei usati dai militanti per dirigere attacchi missilistici e comandare i combattenti; e che fosse possibile accedere ai tunnel dall’interno dei reparti ospedalieri». Il portavoce militare, Daniel Hagari, ha insistito sul fatto che disponessero di «prove concrete». In quella conferenza stampa ha presentato un filmato animato in 3D che descriveva l’ospedale come uno scudo per il quartier generale di Hamas, mostrando una serie di tunnel sotterranei sotto la struttura che sarebbero stati utilizzati «per il comando e il controllo delle attività terroristiche». Il Post ha osservato che l’esercito israeliano «ha diffuso diverse serie di foto e video che mostravano presunte prove dell’attività militare di Hamas all’interno e sotto l’ospedale» nel corso della sua prolungata occupazione di al-Shifa, comprese le riprese di Hagari che esplorava un pozzo di accesso a un tunnel nel complesso. L’indagine del giornale ha concluso, tuttavia, sia che «le stanze collegate alla rete di tunnel…non mostravano prove immediate di un uso militare da parte di Hamas», sia che nessuna delle riprese mostrava «che fosse possibile accedere ai tunnel dall’interno dei reparti ospedalieri». Anche se le prove che l’esercito israeliano sosteneva di fornire si fossero rivelate autentiche, sarebbero state ben lontane dal dimostrare che Hamas avesse abusato dell’ospedale per nascondere il suo «centro di comando e controllo» – e, a prescindere da ciò, l’attacco all’ospedale difficilmente avrebbe soddisfatto la soglia di proporzionalità, dati i servizi che al-Shifa forniva alla popolazione. È stato forse l’esempio di più alto profilo di uno schema spesso ripetuto. Tra ottobre 2023 e gennaio 2026 Israele ha attaccato strutture sanitarie 937 volte nella sola Gaza, senza mai riuscire a fornire alcuna prova concreta che fossero utilizzate in modo improprio per «atti dannosi per il nemico». * Le statistiche relative agli attacchi in corso contro i sistemi sanitari dell’Iran e del Libano – secondo quanto riportato dai rispettivi ministeri della sanità – evidenziano una serie di violazioni. Già il 6 marzo il portavoce capo del ministero della sanità iraniano aveva riferito che gli attacchi statunitensi-israeliani avevano messo fuori uso nove ospedali, distrutto più di una dozzina di «centri di pronto soccorso preospedalieri» e danneggiato numerose strutture sanitarie locali e rurali. TRA I CENTRI MEDICI di Teheran che hanno subito danni nei primi giorni di guerra, secondo quanto riportato da Al Jazeera, figuravano l’ospedale Motahari, specializzato nel trattamento delle vittime di ustioni, e «l’edificio principale dei servizi di emergenza medica della provincia» nel centro della città. Ad Ahvaz gli attacchi avrebbero danneggiato un ospedale pediatrico; a Sarab e Hamedan, come ha osservato il direttore dell’Oms, fonti locali hanno riferito che sono stati danneggiati i pronto soccorsi. Lunedì il bilancio delle vittime tra gli operatori sanitari in Libano era salito ad almeno 38. Solo in quella stessa giornata, ha riferito Younes, sei paramedici sono stati uccisi in attacchi separati contro tre diverse ambulanze, una delle quali stava rispondendo a una chiamata dopo che un altro attacco aveva colpito una casa nel villaggio meridionale di Kfar Sir. «Alcuni dei nostri operatori sono stati uccisi nei nostri centri medici, altri mentre erano sul campo, cercando di estrarre le persone dalle macerie», ha detto a Younes un portavoce dell’Associazione sanitaria islamica. Ha aggiunto che «il luogo esatto in cui si erano recati per svolgere il loro lavoro di soccorso è stato nuovamente preso di mira una volta arrivati». Il Guardian riferisce che dal 2 marzo Israele ha effettuato almeno cinque attacchi di questo tipo, denominati «double-tap», in cui un primo attacco è seguito da una pausa durante la quale spesso arrivano i soccorritori, prima che l’area venga nuovamente bombardata. Diversi studiosi di diritto sostengono che questa tattica violi probabilmente l’articolo 3 comune alle Convenzioni di Ginevra del 1949, che vieta di prendere di mira civili, feriti o persone fuori combattimento. Quando sono stati interrogati su questi attacchi contro strutture mediche e altre infrastrutture civili, Israele e Stati uniti hanno ripetutamente attinto alle risposte del «manuale Gaza». Dopo che un attacco ha ucciso 175 persone, per lo più bambini piccoli, in una scuola femminile nel sud dell’Iran il primo giorno di guerra, il presidente Trump ha negato ogni responsabilità, suggerendo ai giornalisti ancora il 7 marzo che si fosse trattato di un missile iraniano andato a vuoto. L’11 marzo il New York Times ha riportato che un’indagine militare in corso aveva raggiunto una conclusione preliminare secondo cui la scuola era stata colpita da un missile Tomahawk statunitense. Il giorno precedente, in una conferenza stampa, il segretario alla difesa statunitense Pete Hegseth aveva accusato l’Iran di «spostare lanciarazzi nei quartieri civili vicino alle scuole, vicino agli ospedali per cercare di impedire la nostra capacità di colpire. È così che operano… Prendono di mira i civili. Noi no». DOPO L’ATTACCO israeliano alla struttura sanitaria di Burj Qalaouiyah, nel frattempo, un portavoce militare israeliano ha affermato su X che i combattenti di Hezbollah stavano utilizzando le ambulanze e la struttura medica per scopi militari. Camuffare un veicolo militare da ambulanza equivarrebbe a un inganno medico, un crimine di guerra secondo il diritto internazionale. Hezbollah (non diversamente da Hamas) fornisce effettivamente vari tipi di servizi sociali e sanitari alla popolazione locale, e l’Associazione sanitaria islamica fa effettivamente parte di quella rete di assistenza sociale. Ma secondo il diritto internazionale si tratta di siti civili e il portavoce non ha fornito alcuna prova che le ambulanze o le infrastrutture mediche fossero state utilizzate in modo improprio. Né gli attacchi israeliani si sono limitati alle strutture dell’Iha: il Guardian riferisce che hanno colpito anche «il servizio statale di protezione civile, il servizio sanitario dell’Associazione Scout islamica del movimento Amal, un ente di beneficenza sanitario locale e la Croce rossa libanese». In effetti, come ha osservato Drop Site, per il momento la parte implicata in perfidia medica durante l’attuale guerra è di fatto Israele. Una settimana prima, i paracadutisti israeliani erano entrati nel cimitero di Nabi Chit, una città nella valle della Bekaa, nel nord-est del Libano, nel tentativo di recuperare i resti che potrebbero essere appartenuti a un aviatore israeliano abbattuto e catturato dal gruppo militante Amal quarant’anni fa. Dopo che le forze israeliane hanno ucciso un combattente di Hezbollah, è scoppiato uno scontro a fuoco tra le truppe israeliane, i combattenti di Hezbollah e i residenti locali. Quando le forze israeliane si sono ritirate, secondo il ministero della salute libanese, si contavano almeno quarantuno vittime. Intervistati dai giornalisti della Bbc, del Sydney Morning Herald e del quotidiano arabo londinese Asharq Al-Awsat, residenti hanno raccontato che alcuni soldati israeliani erano giunti sul posto a bordo di un’ambulanza libanese indossando uniformi associate all’Iha. NON SAREBBE stata la prima volta, nella memoria recente, che le forze israeliane si fossero rese responsabili di un atto di perfidia medica: nel dicembre 2024 cinque soldati israeliani avevano usato un’ambulanza per entrare nel campo profughi di Balata, in Cisgiordania, in un raid che aveva ucciso due civili, tra cui una donna ottantenne; meno di un anno prima, assassini israeliani travestiti da donne musulmane e da medici avevano fatto irruzione in un ospedale di Jenin e giustiziato tre palestinesi fuori combattimento. Negare accuse ben fondate di crimini e accusare i nemici di tali crimini senza prove serie: questi sono i preludi al passo ancora più radicale di rifiutare del tutto il diritto internazionale. Forse lo sviluppo più scioccante nella guerra attuale è che Israele e Stati uniti non si sono nemmeno preoccupati di giustificare i bombardamenti delle infrastrutture civili. «Nessuna tregua, nessuna pietà», ha detto Hegseth in una conferenza stampa il 13 marzo, facendo eco alla famigerata affermazione del presidente Trump, a seguito del rapimento illegale del presidente venezuelano Nicolás Maduro, secondo cui «non ho bisogno del diritto internazionale». Riferendosi agli attacchi di Israele contro l’Iran e il Libano, Benjamin Netanyahu ha affermato il 12 marzo che «il drastico cambiamento nel nostro potere rispetto a quello dei nostri nemici è la chiave per garantire la nostra esistenza. Le minacce vanno e vengono, ma quando diventiamo una potenza regionale, e in certi campi una potenza globale, abbiamo la forza di allontanare i pericoli da noi e garantire il nostro futuro». I termini «legge» e «ordine giuridico» non sono stati menzionati nemmeno una volta. QUESTE SONO le parole di uomini ubriachi del proprio potere. La dottrina Gaza è un riflesso diretto di questa ebbrezza, e la distruzione totale delle strutture sanitarie è solo una delle sue manifestazioni, che ora si possono vedere in tutto il mondo. La Safeguarding Health in Conflict Coalition, un gruppo di oltre trenta organizzazioni che lavorano per proteggere gli operatori sanitari, i servizi e le infrastrutture, ha documentato una media di dieci attacchi al giorno contro unità mediche nel corso del 2024, un aumento di nove volte rispetto al 2016, anno in cui il Consiglio di Sicurezza Onu ha adottato una risoluzione che «condannava fermamente gli attacchi contro le strutture mediche e il personale in situazioni di conflitto». A determinare questo aumento non sono state solo le guerre di Israele nei territori palestinesi occupati e in Libano, ma anche quelle in Sudan, Ucraina e Myanmar. Mentre l’attuale guerra erode ulteriormente l’ordine internazionale del dopoguerra, dovremmo chiederci quali nuovi strumenti possiamo sviluppare per proteggere il mondo da uomini per i quali solo la forza fa la ragione. Questo articolo è apparso originariamente su The New York Review of Books (da “il manifesto”, 25 marzo 2026)
March 27, 2026
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Non a caso Thelma Tank – Alice libera subito!
È arrivata la sentenza definitiva per Alice: 12 mesi di arresti domiciliari senza possibilità di messa in prova per i fatti dell’8 dicembre 2017. Quella notte, Alice e altri due […] The post Non a caso Thelma Tank - Alice libera subito! first appeared on notav.info.
March 27, 2026
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