“Una situazione insostenibile”
Il Comitato Difesa Parco Nord – No Aeroporto Commerciale presenterà il dossier sull’attuale stato della zona intorno all’Aeroporto di Bresso Franco Bordoni Bisleri venerdì prossimo, 10 aprile, e la domenica seguente, 12 aprile, propone l’incontro sul tema “Quali novità sull’aeroporto di Bresso” svolto nell’ambito del Festival dell’Associazione Amici Parco Nord e a cui interverranno alcuni esponenti di Regione Lombardia, Comuni e Parchi interessati. Nel dossier redatto dal Comitato Difesa Parco Nord – No Aeroporto Commerciale si evidenziano allarmanti criticità relative a inquinamento acustico, ambientale e sicurezza; violazioni del Protocollo d’Intesa 2007 e del regolamento di scalo; condotte discutibili dei piloti in ambito di circuitazione e sorvoli ad altezze inadeguate. Ad oggi si rilevano: * il mancato spostamento di tutte le strutture aeroportuali sul lato est della pista, dalla parte opposta rispetto alle abitazioni; * la proliferazione dei soggeƫti operanti sullo scalo, comprese scuole di volo estere; * la violazione sistematica delle procedure antirumore previste dal regolamento di scalo, con velivoli che sorvolano addirittura l’Ospedale di Niguarda; * l’ampliamento delle attività consentite, come business aviation, aerotaxi, elitaxi, voli interregionali e internazionali in area Schengen; * l’aumento esponenziale del numero di sorvoli, considerando esercitazioni e prove di addestramento con altezze minime al di sotto dei 1000 piedi (300m circa); * costante circuitazione ad anello intorno all’aeroporto, invece che nella working area; * velivoli fuori scala rispetto al piano di riassetto di Enac 2005 e alle procedure antincendio; * assenza di monitoraggio di condotte inidonee dei piloti. Ne consegue un grave impatto su migliaia di residenti dell’area intorno al Parco Nord, su cui ‘ricadono’ gli effetti di inquinamento acustico costante e inquinamento ambientale. Inoltre, come segnala una relazione del Politecnico di Milano, la situazione è critica anche sul fronte della sicurezza per cui il rischio incidente è appena entro i limiti dell’accertabilità. La compatibilità dell’aeroporto di Bresso, nel contesto urbano in cui si trova, risulta ad oggi insostenibilmente compromessa. I vincoli e gli accordi sottoscritti devono trovare applicazione tempestive e devono essere ribaditi nella documentazione ufficiale. Le attività ammesse sullo scalo, i soggetti operanti, il numero dei sorvoli devono essere ricondotti entro i limiti previsti attraverso controlli efficaci. Occorrerebbe peraltro una riduzione dei limiti massimi di sorvoli giornalieri per oggettive questioni di sicurezza e di inquinamento che influiscono sulla qualità di vita di migliaia di residenti e frequentatori del Parco Nord. Attualmente è in vigore il Protocollo di intesa del 31 luglio 2007 che esclude tassativamente opere o interventi che configurino un potenziamento della capacità di traffico. Lo stesso Piano di Riassetto Aeroportuale, redatto dall’ENAC nel 2005, sottolineava come lo scopo fosse intervenire senza produrre impatti significativi sul territorio circostante ed escludendo qualsiasi modifica dell’utilizzo dell’infrastruttura o incremento di traffico e quindi anche di inquinamento acustico o atmosferico. A sottoscrivere quel documento furono: Presidenza del Consiglio dei Ministri, Ministero dei Trasporti Regione Lombardia, Provincia di Milano, Agenzia del Demanio, Ente Nazionale Aviazione Civile (ENAC), Comuni di Bresso, Cinisello Balsamo e Milano, Consorzio Parco Nord Milano. Ecco perché il Comitato Difesa Parco Nord – No Aeroporto Commerciale monitora e controlla che non ci sia nessuna violazione del Protocollo d’Intesa del 2007 e, presentando questo dossier, dimostra come, purtroppo, il documento continui ad essere violato. Presentazione del dossier sull’attuale stato della zona intorno all’Aeroporto di Bresso Franco Bordoni Bisleri -venerdì 10 aprile alle ore 20:45 / sede Amici Parco Nord (via Suzzani, 273). Incontro pubblico sul tema “Quali novità sull’aeroporto di Bresso” – domenica 12 aprile, alle ore 15 / Festival dell’Associazione Amici Parco Nord (via Ornato angolo via Aldo Moro). COMITATO DIFESA PARCO NORD – NO AEROPORTO COMMERCIALE Redazione Italia
April 7, 2026
Pressenza
Il cielo cupo di Sigonella
L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate Usa di stanza nella base siciliana di Sigonella confermano il ruolo chiave di questa infrastruttura nei più sanguinosi scenari bellici internazionali, dal conflitto russo-ucraino (più propriamente ormai russo-Nato), al genocidio perpetrato da Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, fino ai raid israeliani contro Siria, Libano, Yemen e Iran. Grazie all’attività di monitoraggio di ItaMilradar è possibile ricostruire alcune delle operazioni più rilevanti dal punto di vista strategico-militare, effettuate dai droni di intelligence e dai pattugliatori marittimi statunitensi. Si tratta di veri e propri interventi di guerra che coinvolgono pericolosamente la Sicilia in violazione della Costituzione italiana e delle norme del diritto internazionale, accelerando i processi di militarizzazione del territorio ed esponendo sempre più l’Isola a possibili ritorsioni da parte di quei paesi e/o attori armati “obiettivi” delle incursioni Usa e Nato. I “Global Hawk” di Sigonella in funzione anti-Russia L’ultima missione monitorata dal sito specializzato ItaMilRadar risale alla notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 gennaio 2026. Un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force denominato “FORTE10”, dopo essere decollato dalla base di Sigonella ha effettuato una lunga missione di intelligence e riconoscimento in Europa centrale ed orientale. Dopo aver lasciato la base siciliana, il “Global Hawk” ha attraversato lo spazio aereo della Grecia e dei Balcani, per poi dirigersi verso la Polonia e la Lituania. A conclusione della missione, il drone ha fatto rientro verso Sigonella. “Nonostante non siano disponibili dettagli pubblici sull’operazione, la geometria del tracciato suggerisce che si è trattata di una classica missione a largo raggio ISR (intelligence, sorveglianza e riconoscimento) su obiettivi in Europa orientale e nordorientale”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “La traiettoria del volo ha incluso estese linee rette e cambi di direzione sulla Polonia e la regione Baltica (…) Il tipo di profilo mostra che l’RQ-4B ha raccolto notevoli dati di intelligence in diverse regioni con una singola sortita”. “Ciò che rende degna di nota questa missione non è la novità ma la sua regolarità”, aggiunge ItaMilRadar. “Dopo settimane di ripetuti voli di “FORTE” svoltisi in aree geografiche simili, la missione della notte tra il 14 e 15 gennaio conferma che queste attività ISR a lungo raggio sono parte di un trend operativo costante più che una mera reazione a un singolo evento. Il volo odierno si inserisce in uno schema più ampio già osservato nei giorni precedenti, con assetti Usa e Nato che mantengono una continua consapevolezza situazionale attorno ai confini di Ucraina, Bielorussia e dell’enclave russa di Kaliningrad”. ItaMilRadar sottoliea inoltre come l’impiego di NAS Sigonella quale base di partenza e arrivo di queste missioni evidenzia il ruolo di hub strategico assunto nell’ambito delle operazioni ISR dell’Alleanza Atlantica. “Dal sud Italia, piattaforme come il drone RQ-4B possono raggiungere il Mediterraneo orientale, il Mar Nero e la regione del Baltico con una singola missione, offrendo una flessibilità strategica che altre differenti location potrebbero ottenere. Il volo mette in risalto ancora una volta il ruolo centrale di Sigonella a sostegno della copertura ISR a notevoli altitudini e di lunga durata del fianco orientale della Nato”. (1) Il 6 gennaio 2026 era stato un altro RQ-4B “FORTE10” di US Air Force a svolgere una lunga missione ISR in Europa orientale e nel Mar Nero. “Il volo partito da Sigonella evidenzia ancora una volta l’attenzione di Washington su quanto sta accadendo in Europa dell’Est”, evidenzia ItaMilRadar. “La missione è importante non solo per il suo scopo geografico ma anche per la sua durata. Si tratta della prima missione svolta da “FORTE” quest’anno, e segue settimane di elevata attenzione sull’attività militare russa nella regione del Mar Nero e le numerose sortite dei velivoli Usa e Nato dei giorni scorsi. L’apparizione odierna dell‘RQ-4B si inserisce in uno schema ben consolidato: sorveglianza persistente, a notevole altezza per assicurare una copertura di lunga durata di aree marittime e costiere sensibili senza entrare nello spazio aereo contestato”. Il drone decollato da Sigonella ha sorvolato per ore lo spazio aereo internazionale del Mar Nero, dove i “Global Hawks” USA raccolgono di norma segnali radar, dati e immagini di intelligence. “Queste missioni sono particolarmente preziose date le restrizioni in atto sull’accesso navale e aereo in parti di questo bacino; consentono inoltre il monitoraggio costante dei movimenti militari, dei dislocamenti navali e delle attività di difesa aerea lungo il fianco meridionale della Russia”. “Non si è in possesso di fonti aperte su eventuali target di interesse specifico per questa missione, ma la presenza di “FORTE10” sul Mar Nero coincide di norma con periodi di accresciuta attività navale o aerea, esercitazioni, o più alti livelli di allerta lungo il fronte di guerra russo-ucraino e in Crimea”, rilevano gli analisti militari. (2) Escalation dei voli Usa nel teatro di guerra ucraino In verità nelle ultime settimane le attività nello scacchiere di guerra russo-ucraino dei “Global Hawk” di US Air Force di stanza nella base siciliana si sono fatte più numerose e più complesse. ItaMilRadar, in particolare, ha tracciato il 19 novembre 2025 la rotta di un drone RQ-4BSicilia-Grecia-Bulgaria fino allo spazio aereo della Slovacchia, della Polonia e, infine, del Baltico, dove il velivolo è rimasto in volo per oltre 24 ore “monitorando regioni di interesse strategico come Kaliningrad, la Russia occidentale e la Bielorussia”. (3) Ancora una prolungata attività di intelligence è stata svolta da un “Global Hawk” di Sigonella sullo spazio aereo dell’enclave russa di Kaliningrad il 4 dicembre 2025. La rotta ha coperto ancora una volta il corridoio aereo della regione a sud del Mar Baltico, “un’area che normalmente ospita l’attività ISR occidentale data l’alta concentrazione di unità militari russe a Kaliningrad”, riporta ItaMilRadar. “Il volo odierno di FORTE10 è stato più ampio e più lungo del normale, suggerendo una missione finalizzata a massimizzare la copertura del corridoio tra Polonia e Lituania (il cosiddetto Suwałki Gap) e degli approcci marittimi a Kaliningrad. Questa tipologia di intervento è coerente con la raccolta di segnali strategici di intelligence, particolamente importanti in periodi di accresciuta attività militare nella regione”. (4) Una successiva missione nella regione baltica è stata effettuata da un RQ-4B “Global Hawk” di Sigonella la notte tra l’8 e il 9 dicembre 2025. In questo caso il drone si è spinto molto più ad est, sorvolando il Golfo di Bothnia per poi spingersi ancora più in profondità nello spazio aereo della Svezia e della Finlandia orientale, assai vicino alla regione occidentale della Russia. (5) Ancora Kaliningrad è stata il target della missione del “Global Hawk” con codice di volo 11-2046, decollato da Sigonella l’11 dicembre 2025.“Il drone ha effettuato ripetute orbite lungo i confini della Lituania e della Polonia con l’enclave russa, con lo scopo di raccogliere dati strategici sui movimenti, le comunicazioni e le attività di difesa aerea delle unità russe”, spiegano gli analisti. “Dopo aver completato il lavoro attorno a Kaliningrad, FORTE10 ha continuato la sua rotta verso nord attraversando la Lettonia e l’Estonia, estendendo poi la missione ancora oltre prima di far ritorno in Sicilia dopo aver sorvolato i Balcani”. (6) Il 15 dicembre un altro “Global Hawk” di US Air Force ha raggiunto da Sigonella il Mar Nero e l’area prossima a Kaliningrad. “Il tracciato di volo indica chiaramente lo svolgimento di una missione finalizzata ad un’ampia raccolta di dati di intelligence, soprattutto focalizzata sull’attività di difesa aerea, sulle emissioni radar e i movimenti lungo le aree costiere controllate dalla Russia”, riporta ItaMilRadar. Contro Mosca pure i Poseidon di US Navy Nelle stesse ore veniva tracciata la “prolungata” missione sul Mar Nero occidentale di un pattugliatore Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, anch’esso decollato dalla base siciliana di Sigonella. “Il velivolo ha operato nello spazio aereo internazionale a largo delle coste di Romania e Bulgaria”, rilevano gli analisti. “Dopo aver completato le sue attività iniziali nel Mar Nero, il Boeing P-8A “Poseidon” si è riposizionato più ad est e ha svolto un prolungato periodo in orbita sullo spazio aereo internazionale a largo della città russa di Novorossiysk. Quest’area è di particolare interesse in quanto ospita una base chiave della Flotta della Marina Militare della Russia nel Mar Nero oltre ad una serie di importanti infrastrutture navali. Il transito prolungato su quest’area suggerisce lo sforzo per ottenere il maggior numero di dati sensibili sulle attività navali, i movimenti portuali e le possibili operazioni dei sottomarini russi”. Coincidenza vuole che proprio il 15 dicembre 2025 si sia registrato l’attacco da parte delle forze armate ucraine con un drone navale contro un sommergibile nucleare russo ormeggiato nel porto di Novorossiysk. Lo strike ha causato importanti danni alle infrastrutture logistiche portuali e ad una fiancata del sottomarino. “Non si sa se ci sia una connessione con la missione del pattugliatore P-8A osservata nel pomeriggio di oggi, ma la coincidenza temporale solleva più di una questione”, commenta ItaMilRadar. “I due assetti ISR di notevole importanza, attivi contemporaneamente sul Mar Nero, confermano ancora una volta l’importanza strategica dell’area per le operazioni di massima allerta della NATO (..) La presenza concorrente di un P-8A “Poseidon” e di un RQ-4B “Global Hawk” evidenzia un approccio ISR stratificato su più livelli, mettendo insieme le capacità di pattugliamento marittimo con la sorveglianza da grandi altitudini. Questo tipo di coordinamento è divenuto sempre più comune a partire dell’inizio della guerra in Ucraina, così come le operazioni dei “Global Hawk” sul Mar Nero sono divenute meno frequenti in comparazione con le prime fasi del conflitto, mentre è cresciuta l’attenzione sul teatro baltico”. (7) Realizzati dal colosso industriale Boeing modificando i velivoli 737/800 impiegati nel settore commerciale, i “Poseidon” sono equipaggiati con sofisticati radar APY-10 che possono mappare un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia. Gli aerei possono essere impiegati contro “target” di superficie e in immersione lanciando missili antinave AGM-84 Harpoon e siluri Mark 54. Sempre relativamente alle più recenti attività dei pattugliatori P-8A di US Navy di stanza a Sigonella, vanno segnalate le missioni nel settore centrale ed orientale del Mar Nero effettuate il 13, 18 e 20 dicembre 2025. In particolare giorno 20 il pattugliatore ha operato per diverse ore in prossimità della penisola della Crimea e dell’area portuale di Novorossiysk. “Considerate la durata e la profondità di questa missione è ipotizzabile lo svolgimento di un attento monitoraggio dei corridoi marittimi e dell’area costiera utilizzati dalle unità della Marina militare russa che operano dalla base navale di Novorossiysk”, scrive ItaMilRadar. (8) Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, il porto di Novorossiysk è divenuto sede della Flotta russa nel Mar Nero, anche a seguito del minore utilizzo e della maggiore vulnerabilità della base di Sebastopoli. Quest’ultima località è stata sottoposta in passato a ripetuti strike da parte delle forze armate ucraine. In particolare il 23 giugno 2024 alle 12 ora locale, l’Ucraina ha attaccato la Crimea lanciando 5 missili “Atacms” di produzione statunitense. Secondo quanto ufficialmente dichiarato da Mosca, quattro missili sarebbero stati neutralizzati dalla contraerea mentre il quinto è caduto su una spiaggia di Sebastopoli causando la morte di cinque persone tra cui tre bambini, mentre altre 120 persone sarebbero rimaste ferite. Nelle stesse ore dell’attacco missilistico in Crimea, diversi analisti internazionali hanno tracciato il volo di un drone “Global Hawk” di US Air Force: dopo il decollo dalla base siciliana di Sigonella esso ha raggiunto il Mar Nero; a circa 200 Km a sud della città di Yalta (Crimea) il velivolo ha spento il transponder rendendosi invisibile agli apparati radar. Il drone è poi rientrato nella mattinata del 24 giugno a Sigonella. (9) I pattugliatori Usa di Sigonella non mollano. Anzi raddoppiano Il 22 dicembre 2025 sono stati tracciati i voli contemporanei sul Mar Nero di un P-8A “Poseidon” di US Navy e di un aereo-spia Gulfstream E.550 CAEW dell’Aeronautica Militare italiana, in dotazione al 14° Stormo di Pratica di Mare. Il velivolo italiano ha ripetutamente sorvolato lo spazio aereo nei pressi della città di Costanza, Romania. “Da questa posizione, l’aereo ha fornito una sorveglianza aerea e terrestre a largo raggio, operando come centro di comando e controllo aereo lungo il fianco orientale della Nato”, spiega ItaMilRadar. “Allo stesso tempo un P-8A Poseidon di US Navy ha condotto una missione di lunga durata coprendo una grande porzione del Mar Nero. Inizialmente esso ha operato nel settore occidentale per poi estendere la sua attività più ad est, fino all’interno del bacino. L’intero profilo di volo è coerente con un’ampia missione ISR finalizzata ad ottenere consapevolezza sullo scenario marittimo complessivo più che ad attenzionare una singola aerea”. “Questa ampia copertura è particolarmente rilevante nell’odierna fase del conflitto”, aggiungono gli analisti. “Nei giorni scorsi, l’attività navale russa è apparsa più cauta, specialmente nel Mar Nero orientale, a seguito degli attacchi ucraini contro infrastrutture militari e obiettivi navali. Operando sia nei settori occidentali che in quelli orientali, il P-8A è stato incaricato probabilmente di monitorare i movimenti delle unità di superficie, i cambiamenti di postura e gli eventuali ridislocamenti”. “Ciò che risalta nell’attività odierna è la contemporaneità delle due missioni: mentre il P-8A si focalizza sulla sorveglianza marittima del bacino, il CAEW italiano assicura un comando aereo più vicino al territorio NATO, rafforzando il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le forze armate alleate”, concludono gli analisti. “L’Italia continua a impiegare la propria flotta CAEW nella regione del Mar Nero inviando un chiaro segnale di impegno nel fianco est della NATO, mentre la persistente presenza dei “Poseidon” di US Navy confermano il loro ruolo centrale nel monitoraggio dell’attività navale della Russia. In un teatro dove l’intelligence e il pronto allarme sono decisivi, missioni come quella di oggi influenzano moderatamente l’equilibrio, assicurando una costante visibilità e pressione, anche senza un’aperta escalation”. (10) Il pomeriggio del 23 dicembre 2025, il fronte nord-orientale è stato teatro di due contemporanee missioni ISR di due pattugliatori Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, entrambe con lo scopo di monirare due importanti hub navali militari russi.Anche se indipendenti l’una dall’altra, le due operazioni hanno condiviso la loro logica strategica: mettere sotto stretta osservazione le maggiori basi della Marina militare della Russia nell’Artico e nel Mar Nero. “La prima missione ha avuto luogo sul nord dell’Atlantico e nel Mare di Barents”, riporta ItaMilRadar. “Da questa posizione, il velivolo ha monitorato l’area legata a Murmansk, sede della Flotta del Nord della Russia. Murmansk rimane una pietra angolare della potenza navale di Mosca, ospitando infrastrutture strategiche per i sottomarini, compresi gli assetti legati alla deterrenza nucleare. L’attività di sorveglianza in questa regione è perciò una costante priorità per l’aviazione navale della Nato”. “Successivamente, un altro pattugliatore “Poseidon” ha svolto una missione sul Mar Nero, principalmente rivolta a monitorare le acque a largo di Novorossiysk, uno dei più importanti hub navali russi nella regione”, aggiungono gli analisti. “A seguito dei ripetuti attacchi dell’Ucraina e della riduzione progressiva dell’operatività marittima della Russia registratasi un po’ ovunque, Novorossiysk è divenuta ancora più centrale per le unità di superficie e per i sottomarini che operano nel Mar Nero”. Grazie alla duplice missione contemporanea, i pattugliatori di US Navy hanno assicurato la “copertura” dei due pilastri centrali della postura militare della Russia: la Flotta settentrionale nell’Artico e quella del Mar Nero a sud. “Le due sortite evidenziano ancora una volta la flessibilità dei pattugliatori P-8A e l’abilità di US Navy nel sostenere una persistente sorveglianza marittima attraverso ampi spazi”, aggiunge ItaMilRadar. “Dalle acque ghiacciate del Mar di Barents al contrastato bacino del Mar Nero, le principali basi navali russe rimangono sotto costante osservazione”. (11) La pressione dei P-8A “Poseidon” di stanza a Sigonella sulle flotte russe schierate nell’Artico e nel Mar Nero è proseguita con intensità fino ad oggi. Una missione di intelligence e sorveglianza è stata effettuata il 31 dicembre a sud di Novorossiysk; un’altra il 3 gennaio 2026 nel Mar Baltico e nelle regioni più a nord, principalmente nell’area prossima alla città di San Pietroburgo e nella regione di Murmansk. La sortita, in quest’ultimo caso, è stata tracciata dalla sua partenza dall’Islanda, fino all’attraversamento dello spazio aereo della Norvegia. Nei giorni precedenti, l’area prossima a San Pietroburgo era stato un obiettivo centrale delle operazioni di monitoraggio dei velivoli Nato, data la sua rilevanza per la movimentazione delle unità navali e dei sottomarini russi e per la difesa delle infrastrutture navali più sensibili. “La cosa più importante è però quanto avvenuto dopo”, riportano gli analisti. “Dopo aver completato il segmento baltico, il “Poseidon” non è rientrato subito alla base. Al contrario si è spostato verso l’Alto Nord e la regione del Mar di Barents, con la traiettoria di volo puntata in direzione di Murmansk, area che ospita la Flotta settentrionale russa, con i suoi più importanti assetti navali strategici (…) L’abilità nel trasferimento, in un paio d’ore, dal Mar Baltico alla vasta area militarmente sensibile di Barents invia un chiaro messaggio sulle capacità di pronto intervento e ricerca USA”. “Strategicamente – conclude ItaMilRadar – più che considerare separatamente il Baltico e l’Artico, la Nato sembra essere intenzionata a rinforzare una visione più integrata dello scenario marittimo settentrionale. La postura marittima russa nel Baltico non può essere pienamente compresa senza considerare gli sviluppi attorno alla penisola di Kola e, viceversa. Un singolo aereo che lega entrambe le aree in una sola missione rafforza questo messaggio”. (12) Pattugliatori da Sigonella per il genocidio di Gaza I pattugliatori P-8A “Poseidon” schierati a Sigonella hanno assunto un ruolo chiave anche nell’ambito delle operazioni Usa a supporto delle campagne belliche di Israele contro i territori palestinesi e contro alcuni paesi confinanti. La sera del 9 dicembre 2025 è stata tracciata una missione “inusuale” di un pattugliatore di US Navy nel Mediterraneo orientale: invece delle normali attività di sorveglianza in quest’area di mare, il velivolo ha effettuato una rotta “irregolare ed atipica” a sud di Cipro, con tanto di differenti tracciati orbitali sulle zone vicine. In particolare il “Poseidon” ha svolto attività ISR nello spazio aereo prossimo alla Siria e al Libano. “La missione si è svolta a metà bacino, tra Cipro e la costa egiziana, un’area dove raramente sono state osservate missioni di questo genere da parte di un Poseidon”, riferiscono gli analisti di ItaMiulRadar. “Data la natura del velivolo e l’inusuale geometria del tracciato, è possibile che il P-8A si sia concentrato su una specifica unità navale di interesse in transito nella regione. Mentre ciò non può essere confermato da informazioni pubbliche, le ripetute orbite suggeriscono un’operazione ben finalizzata e non a un monitoraggio di routine”. (13) Il pomeriggio del 2 gennaio 2026 è stata tracciata una nuova “prolungata” incursione del pattugliatore di US Navy sullo spazio aereo del Mediterraneo orientale, dopo che il velivolo ha atteso a sud-est dell’isola di Creta un aereo cisterna KC-135T “Stratotanker” dell’Aeronautica militare statunitense. “Si è trattato di un evento degno di nota sia per il coordinamento tra i due assetti aerei e sia per la decisione di condurre il rifornimento in volo durante una missione notturna in una particolare area critica del bacino”, annota ItaMilRadar. “Il coinvolgimento di un KC-135T aggiunge un importante livello alla missione”, spiegano gli analisti. “Anche se il P-8A è in grado di rifornirsi di carburante in volo, questa opzione non è ancora relativamente comune per le missioni di pattugliamento marittimo nel Mediterraneo, dove la relativa lunghezza delle attività non lo rende necessario. La scelta di rifornire in volo e di farlo durante la notte, indica la necessità di poter svolgere molto a più lungo le operazioni, ben aldilà di un pattugliamento di routine”. (14) Centrale è stato il ruolo dell’installazione siciliana anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. ItaMilRadar, nei giorni 13, 15 e 16 giugno, ha documentato lunghe evoluzioni nello spazio aereo prossimo ad Israele, Libano e alla Striscia di Gaza da parte di un velivolo-spia Boeing P-8 “Poseidon” decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella. “L’aereo ha svolto missioni di sorveglianza particolarmente inusuali a largo della costa israeliana”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “Il Poseidon ha volato a basse quote — a volte scendendo sotto gli 800 piedi (243 metri d’altitudine, nda) — suggerendo la possibile ricerca di qualcosa che navigasse sotto la superficie del mare”. “E’ preferibile mantenere comunque una certa cautela su questi voli di riconoscimento”, aggiungono gli analisti. “Negli ultimi due giorni, i Poseidon sono tornati a volare ad altitudini maggiori, continuando a monitorare la regione — possibilmente tenendo un occhio puntato su navi di superficie sospette, comprese le unità cargo che potrebbero potenzialmente trasportare armi per tentare di attaccare Israele”. (15) Anche i droni “Triton” per l’avventurismo bellico israeliano Poche ore dopo il bombardamento dei siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz ed Esfahan, la notte del solstizio d’estate, un grande drone MQ-4C “Triton” della Marina militare degli Stati Uniti d’America ha effettuato una lunga missione di intelligence, sorveglianza e riconoscimento nello spazio aereo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico. Parte della rotta di volo del velivolo da guerra, registrato con il numero 169661 (nome in codice Overlord), è stata tracciata da ItaMilRadar. “L’MQ-4C Triton di Us Navy – spiegano gli analisti – ha sorvolato lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata di domenica 22 giugno, probabilmente per monitorare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accade alle forze navali USA presenti nell’area”. Non è stato possibile identificare lo scalo di partenza e di arrivo del velivolo senza pilota, ma il “Triton” numero 169661 è di norma assegnato dal Pentagono alla stazione aeronavale di Sigonella, nell’ambito del programma di “ampia sorveglianza aereo-marittima” BAMS (Broad Area Maritime Surveillance) nel Mediterraneo. Anche nella mattinata del 23 giugno 2025 è stato monitorato il decollo da Sigonella di un drone RQ-4B“Global Hawk” di US Air Force (identificato con il numero 09-2049) che ha poi raggiunto lo spazio aereo tra l’isola di Cipro e l’Egitto. “Si tratta di una missione inusuale per un Global Hawk”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “L’area del Mediterraneo orientale è la stessa dove sono state osservate numerose attività dei pattugliatori P-8APoseidon di US Navy, anch’essi schierati a Sigonella. Ciò che spicca questa volta è la relativa distanza della zona di pattugliamento dalle coste del Medio Oriente, attività svolta di norma non dagli assetti aerei di US Air Force ma da quelli di US Navy. Mentre i droni MQ-4C della Marina USA operano specificatamente nel Mediterraneo, i Global Hawk dell’Aeronautica vengono impiegati comunemente sui cieli del Mar Nero e della Regione baltica. Non è ancora chiaro cosa ha catturato l’attenzione Usa, ma la concentrazione delle recenti missioni in quest’area conferma il sempre maggiore interesse che essa riveste per Washington”. (16) Alle operazioni ISR del Mediterraneo orientale, delle coste di Israele, Siria, Libano e della Striscia di Gaza partecipano con sempre più frequenza i droni di nuova generazione MQ-4C “Triton” che la Marina USA ha trasferito da un paio di anni a Sigonella. L’MQ-4C “Triton” è la variante navale del “Global Hawk”, specificatamente progettato per missioni di sorveglianza marittima di lunga durata. “Con oltre 24 ore di autonomia e una quota operativa di volo di oltre 54.000 piedi, il Triton può monitorare vaste aree del Mediterraneo e del Medio Oriente”, riportano gli analisti di ItaMilradar. “Il drone fornisce dati di intelligence critici a supporto delle operazioni navali USA e dei paesi alleati”. L’escalation quantitativa e qualitativa delle operazioni dei “Triton” si è resa evidente il 20 agosto 2025. Dopo il decollo dalla base di Sigonella, un drone MQ-4C ha effettuato una lunga missione ISR nello spazio aereo del Mediterraneo orientale. Il “Triton” (reg. 169804, c/s BLACKCAT6) ha sorvolato per diverse ore le coste di Israele e del Libano per poi spostarsi verso l’isola di Cipro e l’Egitto. “La missione di oggi evidenzia la crescente rilevanza strategica assunta dal Mediterraneo orientale”, ha commentato ItaMilRadar. “L’area è attualmente di particolare interesse non solo per il conflitto in corso in Medio Oriente e per le crescenti tensioni che coinvolgono Israele, Hezbollah e Siria, ma anche a causa della presenza di unità da guerra della Russia che operano nella regione”. (17) L’operazione del velivolo USA ha coinciso tuttavia con l’avvio della completa occupazione militare israeliana della Striscia di Gaza finalizzata alla “soluzione finale” con la deportazione da Gaza City di oltre un milione di palestinesi. (18) Il 20 agosto 2025, un MQ-4C di US Navy, dopo il decollo dalla base siciliana, ha effettuato un’“intensa” attività ISR sorvolando le coste dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale. Il “Triton” ha operato congiuntamente ad un pattugliatore P-8A “Poseidon”, anch’esso decollato da Sigonella e posizionatosi a largo delle coste siriane e libanesi.“Le rotte del velivolo senza pilota tracciate ripetutamente accanto a quelle del “Poseidon” confermano l’alto livello dell’interesse per i movimenti delle unità navali e delle forze militari nella regione”, spiegano gli analisti. (19) Armi Usa e italiane da Sigonella a Israele e all’Ucraina La base siciliana di Sigonella non ha svolto solo un ruolo chiave nelle operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza USA a supporto dei bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Sigonella è stata utilizzata infatti dalle forze armate USA anche come base di transito degli aerei cargo C-17A “Globemaster lll” che hanno trasferito armi, munizioni e apparecchiature belliche dagli Stati Uniti d’America e/o dalla Germania fino alla base aerea israeliana di Nevatim, nel deserto del Negev, a pochi chilometri dalla città di Beersheba. Il primo scalo “tecnico” di un C-17A a Sigonella è stato registrato il 13 ottobre 2023. Il “Globemaster lll” è stato identificato con il codice di volo “RCH794” assegnato ai velivoli in forza all’Air Mobility Command (Comando Mobilità Aerea) delle forze aeree degli Stati Uniti d’America, responsabile per tutti gli aerei da trasporto strategico, tattico e da rifornimento in volo, con quartier generale presso la Scott Air Force Base, Illinois. E’ stato accertato che il grande aereo cargo era decollato la sera del 12 ottobre dall’aeroporto internazionale civile-militare di Tucson (Arizona) con destinazione la grande base aerea di Ramstein (Germania). Il C-17A “Globemaster lll” ha poi lasciato la base tedesca alle ore 12,39 del 13 ottobre per atterrare due ore e dodici minuti dopo a NAS Sigonella. Dalla base siciliana il velivolo è decollato meno di due ore dopo verso Israele per atterrare alle 22.08 locali. Alle prime ore del 14 ottobre il C-17A di US Air Force ha fatto rientro a Sigonella. (20) Dopo il 7 ottobre 2023, l’installazione siciliana è stata utilizzata perlomeno una volta pure per la sosta “tecnico-operativa” di un velivolo in dotazione alle forze armate di Israele, molto probabilmente per effettuare operazioni di carico di armi statunitensi. Il 2 settembre 2025, intorno alle ore 18.40, un aereo cargo dell’esercito israeliano è atterrato a Sigonella. Identificato con la sigla IAF (Israeli Air Force) 292, il volo era partito dalla base israeliana di Nevatim, alle 15.10 del pomeriggio. Il velivolo è poi ripartito dalla base siciliana alle 22.15, per arrivare a Nevatim alle 3.09 ora locale. Si sarebbe trattato nello specifico di un aereo KC-130H “Karnaf”, impiegato dall’esercito israeliano per il trasporto pesante. Il transito del mezzo è avvenuto proprio mentre da Catania e Siracusa si preparavano a partire le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una delle missioni navali nonviolente internazionali finalizzate a rompere il blocco navale illegale della Striscia di Gaza da parte della Marina di Israele. (21) Va infine segnalato che da Sigonella sono decollati pure i voli cargo dell’Aeronautica Militare italiana impiegati per il trasferimento di armi e munizioni che il nostro paese ha donato all’Ucraina. Il 19 novembre 2024 è stato tracciato il volo di un aereo da trasporto Boeing KC-767A dell’Aeronautica italiana che dopo aver lasciato le piste della base siciliana è atterrato nello scalo di Rzeszów (Polonia orientale) dove gli alleati NATO hanno allestito un grande hub per gli “aiuti” militari (sistemi d’arma, munizioni, automezzi, ecc.) destinati alle forze armate di Kiev. ItaMilradar ha sottolineato come questa sia stata la seconda volta che un velivolo cargo italiano ha effettuato la rotta Sigonella-Rzeszów da quando è scoppiato il sanguinoso conflitto russo-ucraino. L’Italia è l’unico Paese della Nato che ha sottoposto a segreto militare ogni informazione sulla quantità, la tipologia e il valore dei sistemi d’arma inviati alle forze armate ucraine. (22)   1)    https://www.itamilradar.com/2026/01/15/forte-crosses-central-europe-overnight-reconfirming-sigonellas-role-in-long-range-isr-coverage/ 2)    https://www.itamilradar.com/2026/01/06/us-rq-4b-forte10-flies-its-first-2026-mission-across-the-mediterranean-and-black-sea-confirming-persistent-us-isr-pressure-on-natos-eastern-flank/ 3)    https://www.itamilradar.com/2025/11/19/a-long-night-for-forte-2/ 4)    https://www.itamilradar.com/2025/12/04/usaf-rq-4b-conducts-extended-isr-mission-over-the-baltic-and-around-kaliningrad/ 5)    https://www.itamilradar.com/2025/12/09/another-extensive-forte10-mission-across-northern-europe/ 6)    https://www.itamilradar.com/2025/12/11/usaf-global-hawk-focuses-intense-surveillance-on-kaliningrad/ 7)    https://www.itamilradar.com/2025/12/15/monitoring-russian-activity-over-the-black-se/ 8)    https://www.itamilradar.com/2025/12/20/another-extended-us-navy-p-8a-mission-highlights-sustained-surveillance-over-the-black-sea/ 9)    https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2024/06/le-forze-armate-ucraine-bombardano.html 10) https://www.itamilradar.com/2025/12/22/italian-caew-and-us-navy-p-8a-operate-together-over-the-black-sea/ 11) https://www.itamilradar.com/2025/12/23/us-navy-p-8a-conducts-two-separate-isr-missions-today-monitoring-russias-main-naval-bases-in-the-arctic-and-black-sea/ 12) https://www.itamilradar.com/2026/01/03/us-navy-p-8a-links-baltic-and-barents-in-a-single-patrol-why-connecting-st-petersburg-and-murmansk-matters/ 13) https://www.itamilradar.com/2025/12/09/unusual-mid-mediterranean-patrol-for-us-navy-p-8a-poseidon/ 14) https://www.itamilradar.com/2026/01/02/us-navy-p-8a-awaits-kc-135r-refuelling-south-of-crete-signalling-extended-night-time-surveillance-in-the-eastern-mediterranean/ 15) https://pagineesteri.it/2025/06/17/mondo/lombra-di-sigonella-sui-bombardamenti-israeliani-alliran/?fbclid=IwY2xjawK-f4RleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR4eqxiqR5pM9ed93w3euGW1GGdvpUHLalgXUsG5obuK5jOocnJkm7yWzguygQ_aem_B4AW9NwWSRGYN1YFEc4qrw 16) https://pagineesteri.it/2025/06/26/medioriente/le-attivita-di-intelligence-anti-iran-con-i-droni-usa-di-sigonella/?fbclid=IwY2xjawLOWkNleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR7DOiq2xc1thE4bqFGrnJJ_wSI_GBLR5qAux8oWagUm-K4oo856ZXfOQpqT7w_aem_lCWfLibNDtGTzNKpt5MZqQ 17) https://www.itamilradar.com/2025/08/20/new-surveillance-mission-for-a-us-navy-mq-4c-triton-drone-over-the-eastern-mediterranean/ 18) https://www.stampalibera.it/2025/08/23/gaza-italia-e-sigonella-complici-del-genocidio-israeliano/ 19) https://www.itamilradar.com/2025/09/12/intense-us-isr-activity-over-the-mediterranean-and-the-black-sea/ 20) https://www.osservatoriorepressione.info/pentagono-utilizza-sigonella-armare-israele/?fbclid=IwAR3fpTDH_k1m5IiSvvFeGGKyf30QNlat2NijnCrej7xIYiI93LNxbgBI3ZE 21) https://www.lindipendente.online/2025/09/03/sicilia-mentre-salpa-la-global-flotilla-un-aereo-israeliano-transita-da-sigonella/ https://www.stampalibera.it/2024/11/19/da-sigonella-pure-i-voli-cargo-dellaeronautica-militare-italiana-per-armare-lucraina / Antonio Mazzeo
April 7, 2026
Pressenza
LOTTE OPERAIE: PRESIDIO ALLA COMMISSIONE DI GARANZIA A ROMA PER IL DIRITTO ALLO SCIOPERO NELLA LOGISTICA
Martedì 7 aprile si è svolto un presidio in piazza del Gesù a Roma per la salvaguardia del diritto di sciopero nel settore della logistica. Lavoratori, operai e disoccupati hanno manifestato contro l’attacco al diritto di sciopero per il ritiro della delibera che include la logistica sotto la legge 146 e dei decreti “sicurezza” che considerano il picchetto come reato di “blocco stradale”. Al presidio erano presenti i Si Cobas con Movimento “7 novembre” di Napoli e delegazioni di lavoratori e lavoratrici arrivati dai principali poli logistici in Italia. Il resoconto di Eddi compagno di Napoli e dei Si Cobas Ascolta o scarica  A seguire il comunicato del SI-Cobas. 𝗩𝗢𝗚𝗟𝗜𝗢𝗡𝗢 𝗩𝗜𝗘𝗧𝗔𝗥𝗖𝗜 𝗜𝗟 𝗗𝗜𝗥𝗜𝗧𝗧𝗢 𝗗𝗜 𝗦𝗖𝗜𝗢𝗣𝗘𝗥𝗔𝗥𝗘 𝗡𝗘𝗟𝗟𝗔 𝗟𝗢𝗚𝗜𝗦𝗧𝗜𝗖𝗔. L’11 marzo la Commissione di Garanzia ha deliberato che gli scioperi nel settore della logistica dovranno sottostare alla Legge 146/1990 sui servizi pubblici essenziali. Nonostante gli scioperi nella logistica non interessino merci il cui approvvigionamento costituisce un servizio pubblico essenziale, la proclamazione dello sciopero dovrà rispettare un preavviso di almeno 10 giorni e le procedure di raffreddamento verso l’azienda. 𝗟’𝗼𝗯𝗶𝗲𝘁𝘁𝗶𝘃𝗼 è 𝗮𝘁𝘁𝗮𝗰𝗰𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗱𝗶𝗿𝗶𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝗰𝗶𝗼𝗽𝗲𝗿𝗼 𝗹𝗶𝗺𝗶𝘁𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗽𝗲𝘀𝗮𝗻𝘁𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲 𝗹𝗲 𝗺𝗼𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗻𝗲𝗹 𝘀𝗲𝘁𝘁𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗲𝘀𝗽𝗿𝗶𝗺𝗲 𝗺𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗯𝗮𝘁𝘁𝗶𝘃𝗶𝘁𝗮‌ 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝗶𝗮. Questo provvedimento è un enorme favore ai padroni della logistica. Solo gli scioperi hanno permesso ai lavoratori di contrastare le condizioni di sfruttamento, caporalato e salari di fame, a cui i padroni sognano di poter tornare. Così la delibera si inserisce a pieno titolo nel contesto dei 7 decreti sicurezza adottati dal Governo Meloni, decisi a reprimere ogni tipo di lotta che possa mettere in discussione l’economia di guerra e la tendenza alla guerra promossi dalla borghesia nella crescente competizione tra potenze capitaliste. Non a caso, si attacca un settore che si è rivelato un punto di riferimento centrale per l’opposizione alla guerra e alla complicità del governo italiano nel genocidio del popolo palestinese. 𝗣𝗲𝗿 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼, 𝗠𝗮𝗿𝘁𝗲𝗱𝗶‌ 𝟳 𝗔𝗽𝗿𝗶𝗹𝗲 𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗿𝗲 𝗱𝗮𝗹𝗹𝗲 𝗼𝗿𝗲 𝟭𝟬:𝟬𝟬 𝘀𝗮𝗿𝗲𝗺𝗼 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶 𝗮𝗴𝗹𝗶 𝘂𝗳𝗳𝗶𝗰𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗖𝗼𝗺𝗺𝗶𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗶 𝗚𝗮𝗿𝗮𝗻𝘇𝗶𝗮, 𝗽𝗲𝗿 𝘂𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗳𝗲𝗿𝗲𝗻𝘇𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗺𝗽𝗮 𝗲 𝘂𝗻 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗶𝗱𝗶𝗼 𝗮 𝗰𝘂𝗶 𝗶𝗻𝘃𝗶𝘁𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗮 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗲𝗰𝗶𝗽𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶, 𝗹𝗮𝘃𝗼𝗿𝗮𝘁𝗿𝗶𝗰𝗶 𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁à 𝘀𝗼𝗹𝗶𝗱𝗮𝗹𝗶. Fermiamo la Commissione di Garanzia e l’attacco generale contro le lotte e il diritto di sciopero!
April 7, 2026
Radio Onda d`Urto
IRC: lungo la rotta balcanica la realtà mette in discussione le narrazioni ufficiali
International Rescue Committee ha pubblicato il report annuale sulle dinamiche migratorie lungo la rotta balcanica mentre la crisi in Medio Oriente continua a generare nuovi sfollamenti, costringendo migliaia di persone a lasciare le proprie case e mentre il governo italiano lavora a un disegno di legge che introduce nuove norme in materia di immigrazione e protezione internazionale, tra cui la riduzione del supporto per i minori non accompagnati dopo il compimento dei 18 anni – un intervento che segna un ulteriore passo verso un’Europa più orientata alla chiusura che all’accoglienza.  L’analisi si basa su una raccolta sistematica di dati condotta dal 1° gennaio al 31 dicembre 2025. Durante questo periodo i team di IRC Italia e di Diaconia Valdese hanno assistito, nell’area della Stazione Centrale di Trieste, 9˙761 persone arrivate in Italia attraverso la rotta balcanica. L’Afghanistan si conferma il principale Paese di origine, con un aumento degli arrivi da Turchia, Nepal ed Egitto. Il 34% delle persone assistite fa parte di categorie vulnerabili, tra cui minori stranieri non accompagnati, famiglie e donne sole.  Continua mancanza di supporto per le persone migranti in difficoltà e numero di arrivi in Europa superiore a quello riportato dalle fonti ufficiali: sono questi i nuovi dati raccolti sul campo a Trieste dall’International Rescue Committee (IRC) Italia e Diaconia Valdese. Dati che restituiscono un quadro in netto contrasto con le narrazioni internazionali, che parlano di una riduzione della pressione migratoria lungo la rotta balcanica.  Le persone che arrivano in Italia continuano a trovarsi in condizioni umanitarie gravissime, costrette a vivere per strada, senza accesso a docce, servizi igienici o cibo adeguato e nutriente.  Le fonti internazionali riportano un calo del 42% degli attraversamenti irregolari lungo la rotta balcanica nel 2025, invece IRC Italia ha registrato una diminuzione di appena il 27% degli arrivi, con condizioni che restano estremamente difficili. Per la prima volta dal 2021, la metà delle persone arrivate ha indicato l’Italia come destinazione finale, evidenziando un cambiamento significativo rispetto al tradizionale ruolo del Paese come luogo di transito. Oltre 3˙600 delle persone hanno dichiarato l’intenzione di richiedere asilo a Trieste, ma centinaia segnalano continue difficoltà e prassi istituzionali controverse che ostacolano l’accesso alla protezione internazionale.  Nonostante le narrazioni internazionali spesso suggeriscano che un minor numero di arrivi in Europa si traduca in una minore pressione sui Paesi ospitanti, i dati dell’IRC mostrano il contrario: i bisogni restano elevati e il sistema continua a non essere in grado di rispondere adeguatamente. Persistono condizioni disumane, con persone prive di rifugi sicuri e di beni di prima necessità, mentre continuano a emergere ostacoli significativi all’accesso al sistema di asilo. Lunghe attese, criteri di ammissione poco chiari e persino ordini di espulsione nei confronti di chi cerca protezione evidenziano la gravità degli ostacoli che queste persone affrontano. Alessandro Papes, Trieste Area Manager di IRC Italia ha dichiarato:  > Il divario tra la percezione internazionale del fenomeno migratorio lungo la > rotta balcanica e la realtà sul campo è l’aspetto principale che emerge dai > nostri dati – dichiara – Le dinamiche locali in Italia non riflettono quanto > riportato dai dati ufficiali e che il numero di persone in arrivo resta > considerevole, nonostante il calo complessivo. In un’Europa in cui le > politiche migratorie si fanno sempre più restrittive e i muri prevalgono > sull’accoglienza, sempre più persone scelgono di restare in Italia. > > Inoltre, le barriere all’accesso all’asilo e all’accoglienza continuano a > costringere molte persone a dormire in strada e nei casi più gravi possono > addirittura condurre alla perdita di vite umane. Nel 2025, due persone sono > state trovate morte nell’area del Porto Vecchio di Trieste, un episodio > drammatico che rappresenta il primo chiaro segnale del costo umano di un > sistema di accoglienza fallimentare. Per il quarto anno consecutivo, > l’esposizione a gravi rischi per la salute, causati da scarse condizioni > igieniche, dal clima rigido e dalla costante minaccia di sfruttamento e abusi, > resta allarmante. > > Le condizioni di accoglienza in Italia devono migliorare affinché nessuno sia > costretto a dormire per > strada in condizioni disumane o degradanti. Le persone rifugiate e richiedenti asilo devono poter contare su un > accesso garantito, sicuro e dignitoso alla protezione internazionale.    Redazione Italia
April 7, 2026
Pressenza
12 aprile 2026: Mestruo Riot – 4° incontro
Mestruo Riot: 4° Round Domenica 12 aprile ore 17:00 Nello scorso incontro abbiamo iniziato a parlare dei disequilibri della ciclicità rendendoci conto della necessità di continuare a parlare. Il cerchio è uno strumento potentissimo per poter dare voce al dolore ed il disagio di vivere come persone con utero in questa società. Il silenzio intorno a questo argomento va interrotto ora, aprendo uno spazio prima di tutto alla condivisione, comprensione e approfondimento rispetto a questi temi. Vedremo questo e molto altro domenica 12 aprile presso lo spazio sociale occupato 100celle Aperte. Lo spazio sarà separato e dedicato a donne, persone trans, non binarie e queer. Ricordiamo che l’ingresso allo spazio è come sempre libero e potrai lasciare, se vorrai, una sottoscrizione per sostenere il progetto. Puoi portare snakkini vegani da condividere. Ci vediamo alle 17:00 
April 7, 2026
100celle aperte
L’ALTO ADIGE CHIUDE I DORMITORI. 250 LAVORATORI SBATTUTI IN STRADA NEL TERRITORIO CHE OSPITA 9 MILIONI DI TURISTI L’ANNO
Duecento solidali si sono ritrovati questo pomeriggio al presidio di piazza Municipio a Bolzano per reclamare il diritto ad una casa per le centinaia di persone, tra cui molti lavoratori di origine migrante, che da oggi sono state sbattute fuori dai dormitori pubblici. Si tratta dei centri “emergenza freddo” che, come in moltissime città italiane, chiudono le porte in questo periodo e lasciano migliaia di persone in tutta Italia “nel tunnel della precarietà e della marginalità”. Con la chiusura dei dormitori di Bolzano, Merano, Brunico e Appiano, solo in Alto Adige circa 250 persone si ritroveranno a vivere per strada. Lo stesso territorio, tra i più ricchi d’Europa e a forte vocazione turistica, ha registrato “nel 2025, 36 milioni di pernottamenti”, ospitando circa 9 milioni di turisti. “Non si riescie però a trovare casa per qualche centinaio di persone”, tra cui lavoratori attivi proprio nel settore turistico. Tre le richieste che arrivano dal presidio: “non chiudere le strutture con l’arrivo della primavera; iniziare un percorso condiviso tra Comune e Provincia di Bolzano per stabilizzare le persone” in particolare migranti, di cui il territorio ha fortemente bisogno per assicurare il funzionamento della propria economia; affrontare il tema della casa investendo sulle politiche abitative, dato che anche in Sud Tirolo il diritto all’abitare è tutt’altro che garantito. L’intervista con Matteo di Bozen Solidale che ha organizzato il presidio. Ascolta o scarica
April 7, 2026
Radio Onda d`Urto
Caschi bianchi: ‘reclutamento’ aperto fino al 16 aprile
Il Dipartimento per le Politiche Giovanili e il Servizio Civile Universale informano che la scadenza per candidarsi al bando di Servizio Civile in corso è prorogarata alle ore 14:00 di giovedì 16 aprile. Lo riferisce la Comunità Papa Giovanni XXIII, in cui sono disponibili 205 posti sul territorio italiano e 43 nelle missioni all’estero. SERVIZIO CIVILE PER USCIRE DALLA PROPRIA ZONA DI COMFORT “Non cercavo un’esperienza comoda, ma qualcosa che mi insegnasse a stare con gli altri – ci ha condiviso Luiza, operatrice volontaria in Servizio Civile in una delle Case Famiglia della Comunità Papa Giovanni XXIII – Il Servizio Civile non è ‘fare per’, ma ‘stare con’. Rispetto all’inizio, oggi mi sento più consapevole. Ho cambiato il mio modo di guardare la disabilità e ho capito che l’inclusione passa dalla normalità, dal rispetto e dalla continuità. Questa esperienza mi ha dato uno sguardo diverso sulle persone e sul valore delle piccole cose”. UN’OPPORTUNITA’ DI FUTURO E COSTRUZIONE DELLA PACE PER GIOVANI E TERRITORI “Il Servizio Civile Universale restituisce ai giovani e alle giovani la voglia di sognare, di avere fiducia nel futuro e di progettare – ha dichiarato Laura Milani, responsabile del Servizio Civile per l’associazione – Questo è un aspetto profondamente nonviolento perché valorizza le abilità e capacità di chi lo sceglie, che diventa consapevole di poter fare la differenza e diventare protagonista di cambiamenti possibili nei territori, in un momento storico caratterizzato da violenza e crescenti tensioni”. TRE BUONI MOTIVI PER NON ASPETTARE OLTRE! Oltre che nei progetti esteri, dove è già previsto, anche per alcuni dei posti in Italia, la Comunità Papa Giovanni XXIII offre ai giovani la possibilità di usufruire di vitto e alloggio. Alcuni posti che mette loro a disposizione sono riservati a giovani con difficoltà economiche o un basso titolo di studio. Avvertendo gli interessati che “a causa dell’elevato numero di accessi negli ultimi due giorni di bando, l’unico sito su cui è possibile candidarsi al bando di Servizio Civile rallenta e si potrebbe bloccare spesso, questo potrebbe farti perdere la possibilità di presentare correttamente la candidatura”, la Comunità Papa Giovanni XXIII consiglia di non aspettare gli ultimi giorni per inviare le richieste. Inoltre, suggerisce: * sei tra quelli/e che aspettano di vedere il numero di candidature per scegliere il progetto che ne ha meno? Non temere, anche se risulti “idoneo/a non selezionato/a” ci sono tante possibilità per iniziare comunque il Servizio Civile nello stesso progetto o in altri, con lo stesso ente o anche con altri enti. E poi, è la motivazione che fa la differenza! * sei indeciso/a? Hai letto il progetto, la scheda di sintesi, partecipato a 10 webinar, chiamato i referenti: nessuno farà domanda al posto tuo, quindi prendi coraggio e segui quello che senti! Precisando che “il Servizio Civile è un’esperienza di formazione e crescita personale, umana e civica”, la Comunità Papa Giovanni XXIII specifica: > I progetti hanno una durata di 12 mesi e impegnano 25 ore settimanali. > > Sono previsti un corso di formazione e un contributo spese di 519,47 euro > mensili. > > Nei progetti all’estero viene aggiunta una diaria giornaliera che va dai 13 ai > 15 euro a seconda del Paese di destinazione. > > Per candidarsi i giovani dovranno disporre di SPID o CIE ed accedere > alla piattaforma DOL. La Comunità Papa Giovanni XXIII fornisce i seguenti recapiti di contatto: * servizio civile all’estero: caschibianchi@apg23.org * servizio civile in Italia e progetti per giovani con “Minori Opportunità”: odcpace@apg23.org * Whapp – 3402241702   Redazione Italia
April 7, 2026
Pressenza
L’incursione di Ben-Gvir ad Al-Aqsa scatena l’ira palestinese e la condanna della Giordania, mentre la chiusura della Moschea si avvicina ai 40 giorni
Gerusalemme occupata. L’irruzione nella Moschea di Al-Aqsa da parte del ministro della sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha provocato forti reazioni palestinesi e regionali, mentre le forze di polizia dell’occupazione israeliana continuano a mantenere la Moschea chiusa per il 39º giorno consecutivo. Ben-Gvir è entrato nel complesso della Moschea attraverso Bab al-Maghariba sotto pesante protezione della sicurezza israeliana, dirigendosi verso Bab al-Silsila prima di uscire lungo lo stesso percorso. L’incursione è avvenuta nel contesto di una chiusura totale della Città Vecchia di Gerusalemme e di un’intensificazione delle misure militari attorno al sito. Ben-Gvir ha effettuato circa 15 invasioni ad Al-Aqsa da quando ha assunto l’incarico, nel 2023. Da parte sua, il ministero degli Esteri della Giordania ha fortemente condannato il raid, definendolo una “palese violazione del diritto internazionale” e un’infrazione allo status quo storico e legale della Moschea. Il portavoce del ministero, Sufyan Qadah, ha ribadito che Israele non ha sovranità su Gerusalemme occupata né sui suoi luoghi santi islamici e cristiani, sottolineando che Al-Aqsa, che si estende su 144 dunum, è un luogo di culto esclusivo per i musulmani, ed è amministrato unicamente dal Waqf di Gerusalemme sotto autorità giordana. Il ministero ha inoltre denunciato la continua chiusura della Moschea e le restrizioni ai fedeli, avvertendo di gravi conseguenze se tali misure dovessero persistere. Nel frattempo, gli appelli palestinesi alla mobilitazione di massa si sono intensificati, esortando le persone a radunarsi e a rimanere ferme nelle posizioni, il più vicine possibile ad Al-Aqsa, nel tentativo di rompere le restrizioni imposte. Le richieste pubbliche e politiche hanno anche sollecitato la riapertura immediata e incondizionata di tutti i cancelli di Al-Aqsa e la fine delle misure repressive contro i fedeli musulmani. Gli sviluppi avvengono mentre le autorità israeliane si preparano ad aprire l’area del Muro di al-Buraq ai coloni per la cosiddetta “benedizione sacerdotale”, tra crescenti appelli da parte dei gruppi di coloni a intensificare le incursioni nel complesso della Moschea. (Fonti: PIC, Quds News).
April 7, 2026
InfoPal
La guerra all’Iran è anche una guerra di religione
Nel 2009, la grande fisica, economista ed ambientalista indiana Vandana Shiva, scriveva nel suo saggio Le guerre dell’acqua che spesso chi controlla il potere preferisce mascherare le guerre travestendole da conflitti etnici e religiosi, anche se in realtà queste guerre si trovano in regioni che sono da sempre per lo più abitate da società multietniche che presentano una grande diversificazione di gruppi umani, lingue e usanze e religioni. Se è vero che l’imperialismo è lo stadio monopolistico del capitale, nella società di oggi le guerre imperialiste sono la diretta conseguenza di interessi economici, geopolitici e strategici che generano violenza politica per appropriarsi delle scarse ma vitali risorse naturali. Spesso e volentieri ciò è l’origine di conflitti etnici e religiosi, e non viceversa: in sostanza gli interessi economici, per meglio affermarsi, possono cavalcare preesistenti localismi ed etnicismi e causare eterodirettamente conflitti religiosi ed etnici. Noi sappiamo benissimo che l’attuale escalation militare in Iran è una diretta conseguenza di interessi geopolitici, economici e strategici occidentali (USA e Israele) in Medioriente, ma per molti non è solo questo. Come ha affermato l’ex combattente internazionalista del FDLP, nonchè esperto di Asia Occidentale, Domenico Di Dato: “Per i molti sionisti, tesi alla realizzazione della “grande Israele”, la loro non è solo una guerra di espansione coloniale per diventare l’unica potenza del M.Oriente e una delle grandi dell’intero pianeta, ma è vista come realizzazione biblica.” Esemplare è stato vedere – l’8 febbraio 2026 – Trump circondato da predicatori cristiani evangelici che lo benedicevano per l’arrivo dell’Armageddon e per “vincere sull’Iran”. Armageddon (o Harmaghedon) è un termine biblico che indica il luogo della battaglia finale tra le forze del bene e del male, menzionato in Apocalisse 16:16. Deriva dall’ebraico Har-Megiddo (Monte Megiddo), sito storico di antiche battaglie in Israele ed oggi è usato come sinonimo di “apocalisse, catastrofe totale o scontro finale”. Tra i predicatori evangelici in sostegno a Trump non è mancata ovviamente Paula White-Cain, già Consigliere speciale dell’Ufficio della Casa Bianca per le partnership con le organizzazioni religiose e di quartiere ed attuale Consulente senior presso l’Ufficio della Fede della Casa Bianca. White è una telepredicatrice pentacostale non-confessionale tra le maggiori esponenti del charismatic movement (1) e della prosperity theology (2), nonchè consigliera spirituale personale di Donald Trump, diventata virale sui social durante la campagna presidenziale del 2020 quando è apparsa in un servizio di preghiera trasmesso in diretta streaming in cui ha “parlato in lingue” e ha ripetutamente invocato “rinforzi angelici” dall’Africa e dal Sud America per assicurare la rielezione di Trump. Durante un pranzo di Pasqua alla Casa Bianca, White ha rivolto parole sorprendenti al presidente degli Stati Uniti, affermando che sarebbe stato «tradito, arrestato e falsamente accusato», tracciando un parallelo con la figura di Gesù Cristo. White ha aggiunto che «come Lui è risorto, anche tu sei risorto», sostenendo che, attraverso la vittoria di Cristo, Trump sarà «vittorioso in tutto ciò che farà» e verrà usato da Dio per «sconfiggere il male». Siamo in pieno delirio di fanatismo religioso. Se Trump viene “usato da Dio” per “sconfiggere il male”, allora tutto è lecito: quando si agisce “ad religio” anche stragi, massacri e genocidio sono leciti. Sionisti e cristiani evangelici, soprattutto i pentacostali – storico bacino dei cristiani-sionisti – sono estremi alleati in questo. Gli evangelici infatti affermano che quando tutti gli ebrei saranno in Israele, avverrà la Parusia (3), ossia il ritorno del Messia che gli ebrei aspettano. Ecco dunque che è necessario un Armageddon: la battaglia finale tra le “forze del bene”, che sarebbero USA e Israele, e “del male”, ovvero tutti coloro che Israele e USA bombardano. Il senatore USA Lindsey Graham, frequentatore di Epstein, ha affermato che questa è una “guerra religiosa” e che uno degli obiettivi sarebbe di edificare il Terzo Tempio, distruggendo la Moschea dell’Aqsa. Il “Segretario alla Guerra” USA Pete Hegseth ha accentuato i toni religiosi nella campagna contro l’Iran. Dopo aver annunciato attacchi intensi, ha citato il Salmo 144 (“Benedetto il Signore che addestra le mie mani alla guerra”), disegnando il conflitto in chiave teologica contro gli ayatollah. Hegseth è noto per aver descritto i conflitti mediorientali come una “crociata” e per usare spesso la frase “Deus vult” (Dio lo vuole). Poi c’è Peter Thiel, fondatore e padrone di Palantir, l’azienda che sviluppa software di analisi dei dati utilizzati da governi, intelligence e apparati di difesa e che aiuta Israele nel genocidio, che non fa che parlare dell’Anticristo: «L’Anticristo tornerà sfruttando la paura dell’Armageddon, o di una crisi imminente, per consolidare il controllo politico e imporre un “governo mondiale”». Quasi ad intendere che l’Anticristo sia “l’Asse del Male” capeggiata dall’Iran sciita e dunque sia lecito e giusto, da parte di Trump, uccidere singolarmente con attentati mirati la maggior parte dei capi dei leader iraniani. E’ lo stesso Trump che, pur facendo di tutto per evitare la via diplomatica, ha affermato i leader iraniani con cui si poteva dialogare sono stati ammazzati. The Guardian cita testimonianze anonime secondo cui i comandanti statunitensi hanno utilizzato la retorica cristiana apocalittica per “motivare” truppe durante l’attacco all’Iran. Il presidente del Mrff, Mikey Weinstein, ha segnalato una “crescita di estremismo cristiano nell’esercito, che vede la guerra come soluzione sancita biblicamente”. Secondo alcuni comandanti americani le crociate ci sono ancora: “Il presidente Trump è stato unto da Gesù per accendere il segnale di fuoco in Iran, scatenare l’Armageddon e segnare il suo ritorno sulla Terra”. Le parole sarebbero state pronunciate da un comandante delle forze armate statunitensi ai propri soldati durante un briefing operativo, nei giorni in cui Usa e Israele lanciavano l’Operazione Epic Fury sull’Iran. In tutto ciò c’è Israele che sta commettendo uno dei più gravi genocidi contemporanei ed ha come obiettivo finale quello di annientare il popolo palestinese e i suoi alleati, tra cui l’Iran. Lo stesso Netanyahu ha giustificato più volte il genocidio contro i palestinesi a Gaza con passi biblici: “Ricordati di scordare Amelek”, un riferimento biblico che indica gli amaleciti come un popolo storico e acerrimo nemico degli ebrei, paragonando gli amaleciti ai palestinesi. L’ambasciatore USA in Israele, Mike Huckabee, ha affermato che Israele ha un diritto biblico ad annettersi tutta la Palestina. Haaretz ha confermato recentemente che il governo israeliano di fronte alle difficoltà che sta incontrando nella guerra contro l’Iran, sta valutando l’opzione nucleare. Una testimone è rimasta basita nell’apprendere che Israele sarebbe disposta a sganciare una bomba tattica nucleare sull’Iran. Secondo gli analisti più accreditati è molto improbabile che ci sia un bombardamento nucleare sull’Iran nelle prossime settimane, ma che un governo lo prenda in considerazione è veramente agghiacciante. Sembra una follia, qualcosa che ci farebbe pensare che abbiamo a che fare con dei pazzi furiosi completamente fuori di testa. Ma in realtà ancora una volta l’obiettivo annunciato è la “distruzione totale”, l’Armageddon. La guerra in Iran non è solo una guerra ad un Paese islamico, ma è una guerra per la “Grande Israele”. Una guerra che ha una profonda matrice messianica radicata nelle convinzioni del sionismo di stampo ebraico e del sionismo cristiano: il ritorno degli ebrei in quella terra senza più nessuno intorno. La guerra in Iran viene vissuta dagli USA di Trump come una “guerra di religione” – e ancora peggio una “guerra di civilizzazione” – in cui l’Occidente “vince” sul Medioriente; in cui l’America dei cristiani-sionisti invasata di fanatismo pentacostale e lo “Stato ebraico” di Israele devono vincere non solo contro l’Iran sciita, ma contro la Palestina e contro il mondo arabo, a maggioranza islamico, dell’Asia occidentale. Non dimentichiamoci che oggi al governo in Israele ci sono dei fanatici religiosi come Ben Gvir o Smotrich seguaci del kahanismo, la cui principale rivendicazione era l’espulsione dei palestinesi sia da Israele che dai territori occupati della West Bank, e Gaza. Il kahanismo è un movimento estremista religioso ebraico di ideologia riconducibile al sionismo di destra e al sionismo religioso. Meir Kahane, il controverso rabbino israelita fondatore del movimento e coniatore del termine, sosteneva che la presenza di non ebrei, cristiani, musulmani o altre fedi, contaminasse la Terra Santa e ostacolasse la redenzione. Giustificava questa richiesta come un dovere religioso e vedeva lo Stato d’Israele come il centro universale dell’ebraismo, teorizzando quindi: la cittadinanza ai soli ebrei, la formazione di una “costituzione teocratica” istituita secondo la Halakhah e la guerra come unica soluzione per risolvere problemi quali la “questione palestinese” e “l’antisemitismo dei paesi musulmani”. In una intervista a Meir Kahane pubblicata nel 1985 in Francia, Meir Kahane affermava: “Qualsiasi non ebreo, compresi gli arabi, può avere lo status di residente straniero in Israele se accetta la legge dell’Halakhah. Non faccio distinzioni tra arabi e non arabi. L’unica distinzione che faccio è tra ebrei e non ebrei. Se un non ebreo vuole vivere qui, deve accettare di essere un residente straniero, che sia arabo o meno. Non ha e non può avere diritti nazionali in Israele. Può avere diritti civili, diritti sociali, ma non può essere cittadino; non avrà il diritto di voto. Ripeto, che sia arabo o meno.” Secondo alcuni sarebbe possibile l’istituzione di uno stato teocratico governato secondo la Halakhah espanso da Israele a parte del Medio Oriente, dando possibilità di voto esclusivamente alle persone di religione ebraica, cosa che potrebbe indebolire fortemente le politiche di Paesi vicini come Iraq, Cisgiordania, Striscia di Gaza, Egitto, Giordania, Siria e Libano. Come affermava Meir Kahane nell’intervista: “Il confine meridionale arriva fino a El Arish, che comprende tutto il Sinai settentrionale, inclusa Yamit. A est, la frontiera corre lungo la parte occidentale della riva orientale del fiume Giordano, quindi parte di quella che oggi è la Giordania. Eretz Yisrael comprende anche parte del Libano, alcune zone della Siria e parte dell’Iraq, fino al fiume Tigri.” Queste tesi vanno a braccetto con le convinzioni delle frange estreme del sionismo in Israele quanto negli USA, oltre ad essere la stessa convinzione delle velleità messianiche delle frange fanatiche del sionismo cristiano rappresentate da settori cristiani evangelici e pentacostali. Ed ecco che in entrambi i casi si finisce per concepire la guerra come inevitabile, benedire la guerra e giustificare un genocidio con la Bibbia. Eppure nella giornata della Pasqua cattolica – domenica delle palme per gli ortodossi – a Isfahan, in Iran, sono stati celebrati i riti funebri per i cristiani uccisi dai bombardamenti sionisti e statunitensi. In Libano non abbiamo neanche idea della dimensione dei cristiani colpiti. Sembra che non interessi a nessuno dei cristiani iraniani ammazzati in una guerra che i loro carnefici di altra religione considerano “Santa”. Non importa nulla, di questi cristiani, nemmeno ai cristiani statunitensi che sostengono Trump: forse perchè – secondo loro – sono di un’altra cultura, di un’altra etnia, di un’altra “razza”. A tal proposito è interessante sottolineare ciò che in questo periodo ha ribadito – in molte sue conferenze ed incontri – il grande sociologo Pino Arlacchi, ricordando che la guerra fa parte dei valori occidentali perchè “la guerra inizia con la Bibbia”. Qualche tempo fa il matematico Piergiorgio Odifreddi disse che la parte ebraica della Bibbia, ovvero l’Antico Testamento, gli ricordava per certi versi proprio il Mein Kampf di Adolf Hitler. Un paragone abbastanza discutibile, ma che comunque nasce da un dato di fatto: gli sconvolgenti episodi di violenza descritti e narrati dalla Bibbia. Non è un caso che sono molteplici gli episodi che parlano di “distruzione totale”. L’Occidente oggi fa tutto da solo: si sogna, si concepisce, si costruisce ed attua l’Armageddon. Un Armageddon non biblico o calato dall’alto, ma un Armageddon voluto, costruito e combattuto a discapito di tutti e a cui tutta la popolazione mondiale è obbligata ad assistere in diretta tv. Un Armageddon che, sebbene giustificato vergognosamente da alcuni ambienti fanatici con la religione, ha ben poco di religioso. Arriverà il giorno in cui i posteri, se ci saranno, chiederanno “Dove era Dio a salvarci in questa situazione?” Molti risponderanno “Eppure in nome di Dio è stata invocata!”, mentre altri più saggiamente affermeranno, parafrasando William Clarke Styron: “Non è importante dove fosse Dio, ma dove era l’essere umano”.       (1) Il charismatic movement nel cristianesimo è un movimento interno alle confessioni consolidate o principali che adotta credenze e pratiche del cristianesimo carismatico , con particolare enfasi sul battesimo con lo Spirito Santo e sull’uso dei doni spirituali (carismi). Ha interessato la maggior parte delle confessioni negli Stati Uniti e si è diffuso ampiamente in tutto il mondo. Si ritiene che il movimento abbia avuto inizio nel 1960 nell’anglicanesimo (attraverso la Chiesa Episcopale degli Stati Uniti ) e si sia diffuso ad altre confessioni protestanti tradizionali, inclusi altri protestanti americani , sia luterani che presbiteriani, entro il 1962, e al cattolicesimo entro il 1967. I metodisti si sono uniti al movimento carismatico negli anni ’70. (2) La “teologia della prosperità” è una credenza diffusa tra alcuni gruppi di cristiani protestanti carismatici, originari degli Stati Uniti, secondo cui la benedizione finanziaria e il benessere fisico sono sempre la volontà di Dio per loro, e che la fede, la confessione positiva delle Scritture e le donazioni a cause caritatevoli e religiose aumenteranno la ricchezza materiale. Il successo materiale e soprattutto finanziario è visto come prova della grazia o del favore e delle benedizioni divine, e il contrario, come segno di giudizio. La “teologia della prosperità” è considerata eretica da quasi tutte le altre denominazioni cristiane; è stata criticata da leader di varie denominazioni cristiane , compresi i movimenti pentecostali e carismatici , i quali sostengono che sia irresponsabile, promuova l’idolatria e sia contraria alla Bibbia. Fu durante il Healing Revival degli anni ’50 che la “teologia della prosperità” e il movimento carismatico moderno acquisì per la prima volta importanza negli Stati Uniti. (3) La parusia (dal greco parousía, “presenza” o “arrivo”) indica principalmente la venuta gloriosa di Gesù Cristo alla fine dei tempi. Originariamente usato nel greco antico per visite ufficiali di sovrani, il termine descrive nel cristianesimo il ritorno definitivo di Cristo, mentre nel platonismo indica la presenza delle idee nella realtà sensibile.   Altre informazioni: https://ilmanifesto.it/teocrazia-usa-contro-gli-ayatollah-il-disegno-e-divino https://pagineesteri.it/2026/03/10/in-evidenza/usa-e-israele-aggressione-iran-guerra-santa/ https://www.lastampa.it/esteri/2026/03/07/news/la_guerra_santa_di_trump_cosi_tiene_lontano_gli_epstein_files-15534799/ https://www.invictapalestina.org/archives/40171 Vito Mancuso, Dio, Trump e la guerra delle Scritture: così c’è chi piega la Bibbia ai propri fini, La Stampa, 16 marzo 2026 https://www.lastampa.it/politica/2026/03/16/news/dio_trump_e_la_guerra_delle_scritture_cosi_c_e_chi_piega_la_bibbia_ai_propri_fini-15546327/ Informazioni su Kahanismo: > Israele: il kahanismo è tornato. E questa volta vuole restare Sulla diffusione negli anni Ottanta di questo ed altri movimenti estremisti, cfr. Sprinzak, Ehud, “The Emergence of the Israeli Radical Right”, in Comparative Politics, 21, no. 2 (January 1989): 171-192.   Lorenzo Poli
April 7, 2026
Pressenza
Newsletter del 07.04.26 – Yoga e Thai Chi all’aperto. Cineforum&Cinematinèe, Gas-GAABE, Biblioteca, BioOsteria
Casale Podere Rosa Biblioteca sociale Passepartout Newsletter del 07.aprile.2026 Appuntamenti della settimana: La bioOsteria è aperta il sabato a pranzo e a cena. Il BioBar è aperto dal martedì al sabato secondo gli orari di svolgimento delle attività culturali. Info e Menù maggiori info venerdì 10 aprile per la rassegna Non è mai troppo tardi … Leggi tutto "Newsletter del 07.04.26 – Yoga e Thai Chi all’aperto. Cineforum&Cinematinèe, Gas-GAABE, Biblioteca, BioOsteria"
April 7, 2026
Casale Podere Rosa
L’Esercito iraniano colpisce impianti petrolchimici israeliani vicino a Dimona, basi USA negli Emirati Arabi Uniti e in Kuwait
PressTv. L’Esercito iraniano ha lanciato un’operazione su larga scala con droni, nelle prime ore di martedì 7 aprile, contro infrastrutture petrolchimiche israeliane vicino a Dimona, un centro di manutenzione navale statunitense negli Emirati Arabi Uniti (EAU) e strutture radar e abitative americane in Kuwait. “In risposta alle aggressioni del nemico americano-sionista contro le industrie petrolchimiche iraniane e altre infrastrutture, l’unità di generazione di energia e la fonte di stoccaggio del carburante dell’industria petrolchimica nel sud dei territori occupati, vicino a Dimona, il centro di manutenzione della Marina statunitense nel porto di Jebel Ali negli EAU, e i sistemi radar e gli edifici abitativi delle forze americane presso la base aerea Ahmed Al Jaber in Kuwait sono stati presi di mira da pesanti attacchi con droni”, ha dichiarato l’Esercito in un comunicato. > Footage shows the extent of damage caused by Iranian missile strikes on Tel > Aviv. pic.twitter.com/kHlCWSJIeU > > — Press TV 🔻 (@PressTV) April 7, 2026 La zona industriale di Dimona è di grande sensibilità per l’economia e la sicurezza israeliana. Ospita il più grande complesso chimico del regime nel deserto del Negev. Vi si trovano l’unità di generazione di energia e l’impianto di stoccaggio del carburante, e le sostanze chimiche prodotte sono utilizzate per determinati scopi militari, ha aggiunto l’Esercito. Il centro di manutenzione della Marina statunitense nel porto di Jebel Ali negli EAU è uno dei più grandi porti di attracco per le navi militari americane nella regione. Fornisce supporto critico e servizi di riparazione alla flotta statunitense. La base aerea Ahmed Al Jaber in Kuwait ospita personale militare americano. Dispone di sistemi radar e hangar in grado di accogliere vari velivoli militari. E’ di stanza l’unità 332ª dell’Aeronautica degli Stati Uniti. L’Esercito iraniano ha dedicato l’operazione di martedì a “soldati anonimi, ingegneri creativi, lavoratori diligenti e a tutti coloro che sono coinvolti nelle industrie petrolifere, petrolchimiche ed energetiche iraniane”. “Pionieri che, durante la guerra, con la loro fermezza, competenza e sacrificio esemplare, hanno impedito l’arresto del ciclo produttivo, della luce e della speranza in questa terra”. Gli Stati Uniti e Israele hanno imposto la loro guerra illegale e non provocata all’Iran il 28 febbraio. Hanno assassinato la Guida della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Seyyed Ali Khamenei, e preso di mira siti nucleari, scuole e ospedali. Quasi 100 ondate di attacchi con missili e droni nell’ambito dell’Operazione True Promise 4 stanno colpendo quotidianamente i territori occupati da Israele e gli asset degli Stati Uniti nella regione.
April 7, 2026
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