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Perché un albero sta in piedi? Dalle radici la resilienza urbana
Durante la decima edizione di Myplant & Garden, principale fiera professionale italiana dedicata al settore del verde, svoltasi a Milano (Rho-Fiera) dal 18 al 20 febbraio, abbiamo seguito il convegno “Ambiente urbano e cambiamenti climatici”, tenuto dal professor Alberto Minelli (Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari, Alma Mater Studiorum – Università di Bologna). Nel suo intervento ha proposto una riflessione centrale: per gestire correttamente un albero — soprattutto in ambito urbano o monumentale — occorre prima comprenderne la natura biologica e strutturale. La forma di un albero non è casuale, ma nasce dall’ambiente in cui vive. Gli alberi non sono strutture statiche: reagiscono continuamente a vento, luce, carichi meccanici, competizione e ferite. La crescita è compensativa: il nuovo tessuto si forma dove è necessario ristabilire un equilibrio. Ogni albero è unico, perché unico è il contesto in cui cresce. Da qui la provocazione di Minelli: non chiedersi “Perché un albero cade?”, ma piuttosto “Perché riesce a stare in piedi?”. Dal punto di vista biologico, anche un’architettura apparentemente irregolare è perfettamente adattiva. Gli alberi sono eccentrici, non simmetrici: ogni difetto attiva sistemi di compensazione. Solo la parte viva del legno reagisce agli stimoli meccanici; le branche si integrano nel fusto attraverso complessi sistemi di fasci. In ambiente urbano, tuttavia, possono comparire criticità come corteccia interclusa, biforcazioni strette o inglobamento di corpi estranei. Fondamentale è il sistema radicale, concentrato prevalentemente nei primi 80 cm di suolo: è lì che si gioca la stabilità dell’albero. Piantare nuovi alberi è essenziale, ma quelli maturi sono già oggi infrastrutture climatiche attive: contribuiscono al raffrescamento urbano, al sequestro di carbonio, alla biodiversità e al miglioramento della qualità dell’aria. Gli alberi giovani impiegano decenni per offrire gli stessi benefici. La vera sfida è quindi preservare quelli esistenti, progettando adeguatamente il loro spazio radicale. A questo proposito, Minelli ha illustrato tre casi internazionali accomunati dallo stesso principio tecnico: garantire volumi di suolo non compattato sotto pavimentazioni soggette a carichi elevati. Al Champ de Mars, nel viale alberato attorno alla Torre Eiffel, la riqualificazione di un’area soggetta a intenso calpestio ha previsto l’impiego di sistemi strutturali capaci di restituire spazio radicale agli alberi monumentali, conciliando l’alta fruizione turistica con le esigenze agronomiche. Nel rinnovamento del Coolsingel, a Rotterdam, analoghi sistemi a celle strutturali sono stati installati sotto le pavimentazioni per proteggere i platani esistenti e integrarli con nuovi sottoservizi e superfici urbane. A Massemen, in Belgio, un tiglio monumentale di circa 450 anni presentava un volume radicale insufficiente a causa della compattazione storica della piazza. L’aumento del suolo disponibile ha reso l’albero più stabile e resiliente, senza alterare l’impianto urbano. In questi interventi è stato utilizzato il sistema TreeParker, una soluzione modulare di celle strutturali installate sotto superfici pavimentate. Il sistema consente di creare volumi di terreno non compattato, sostenere i carichi superficiali senza schiacciare il suolo e collegare più spazi radicali riempiti con substrati idonei. I benefici sono concreti: maggiore sviluppo radicale, migliore infiltrazione e ritenzione idrica, riduzione della compattazione, minori danni alle infrastrutture e maggiore longevità degli alberi urbani. La separazione tra funzione portante della pavimentazione ed esigenze biologiche del suolo rappresenta un passaggio chiave nella progettazione contemporanea. Naturalmente, la tecnologia non è sufficiente da sola: occorrono corretti dimensionamenti, substrati adeguati e monitoraggio nel tempo. L’intervento del professor Minelli ha messo in evidenza un punto fondamentale: l’albero non è un elemento decorativo, ma un organismo complesso che costruisce la propria architettura in risposta all’ambiente. Se vogliamo città più resilienti, dobbiamo progettare lo spazio invisibile — il suolo e il volume radicale. Preservare gli alberi maturi significa investire concretamente nel futuro climatico e sociale delle nostre città.   crediti fotografici 1-2 Parigi, Champ de Mars,  viale alberato attorno alla Torre Eiffel (Wikimedia) 3-4  Coolsingel, a Rotterdam (Wikimedia) 5 –  Professor Alberto Minelli durante il convegno “Ambiente urbano e cambiamenti climatici” durante a  Myplant & Garden (foto Tiziana Volta) Tiziana Volta
February 24, 2026
Pressenza
La ‘telenovela’ della salute pubblica a Urbino e nell’Area Vasta continua…
Urbino Salute continua la sua opera di informazione su quanto sta accadendo nella sanità provinciale. Il quadro che emerge dalle riunioni della Commissione Sanità del Comune di Urbino (3 febbraio) e dell’Assemblea di Area Vasta (13 febbraio) continua a destare perplessità. In nessuna delle due sedi si è aggiornata la situazione Pronto Soccorso. Unica eccezione, l’ennesima rassicurazione del dottor Carelli: organico completo entro giugno 2026. Peccato che, consultando l’Albo Pretorio, la realtà racconti altro. Dei sei medici previsti per i tre Pronto Soccorso dell’AST, nessuno è entrato in servizio. Sei hanno presentato domanda, ma sono ancora in attesa di concorso. Non risulta nemmeno l’assunzione a tempo determinato dei tre medici che avevano fatto richiesta. In Commissione è stato posto al Sindaco il tema del completamento dei lavori dell’ala dell’ospedale oggi sede di una camera mortuaria indegna e per il resto inutilizzata. Il primo cittadino ha dichiarato di non saperne nulla. Pochi giorni dopo, in Assemblea, è stato annunciato l’avvio dei lavori per la palazzina dell’Emergenza-Urgenza, con una singolare caratteristica: nessun termine certo. Tempistiche indefinite, conoscenze evanescenti anche in termini di mera edilizia. Nel frattempo l’Assessore ha preferito concentrarsi sulla futura“medicina territoriale”, snocciolando un elenco di Case di Comunità, Infermieri di Comunità (oggi sarebbero tre sui circa trenta previsti), AFT, Punti di primo intervento e Punti salute. Una narrazione abbondante, ma priva di un progetto coordinato e condiviso. Nessuna indicazione chiara su sedi, modalità di reclutamento in un contesto già carente di personale, né sul regime gestionale (pubblico, privato o convenzionato). Silenzio anche sulla richiesta dei Sindaci di prevedere incentivi di residenzialità per attrarre professionisti nelle aree interne, Urbino inclusa. Nessun accenno a soluzioni complementari, come una rete di trasporti sociali per agevolare gli spostamenti dei cittadini. Ancora più grave l’assenza di un confronto tecnico serio: imbarazzante il silenzio di Assessore, Direttore Generale e Presidente di Area Vasta di fronte all’intervento del vicesindaco e assessore alla sanità di Fermignano, Alessandro Betonica, sui corretti rapporti tra Case di Comunità e Pronto Soccorso. L’unica nota positiva è l’avvio della riforma dell’Emergenza Territoriale, per la quale auspichiamo una reale collaborazione con il personale sanitario, condizione indispensabile per migliorare un servizio tanto delicato quanto complesso nel nostro territorio. Resta però una domanda politica di fondo. In una situazione tanto critica, è accettabile che il Comune di Urbino mantenga un’unica commissione per politiche educative, servizi sanitari e sociali, sport e politiche giovanili? È plausibile che il Sindaco, già gravato da molteplici deleghe, possa svolgere in modo approfondito e documentato anche il ruolo di Assessore alla Sanità? In un Comune sede di ospedale, con due assessori allo sport e un assessore alla sanità che coincide con il Sindaco “pluriassessore”, le risposte appaiono fin troppo evidenti. Redazione Marche
February 24, 2026
Pressenza
Cento anni di FS per invadere il reale – 5
di Giuliano Spagnul (*). Quinta di 6 puntate che riprendiamo da AHIDA (vedi scheda di presentazione in coda all’articolo) dov trovate anche il testo inglese. Abbiamo di nuovo rubato immagini al nostro amato Jacek Yerka. V° Fantascienza e modernità “Tutti quei personaggi fittizi che avete mandato via, richiamateli indietro! Annunciate al capitano kirk che l’astronave Enterprise deve tornare alla base.
February 24, 2026
La Bottega del Barbieri
Il report mensile di IRC e DV sui migranti arrivati a Trieste / dati di GENNAIO 2026
Il rapporto di monitoraggio sui profili delle nuove persone migranti in arrivo a Trieste incontrate da International Rescue Committee Italia e Diaconia Valdese durante le quotidiane attività di aggancio, informativa legale e prima assistenza nel periodo di gennaio 2026 riferisce: * sono state agganciate 606 nuove persone, in media 20 al giorno; * 257 persone hanno dichiarato di essere in viaggio verso altri paesi europei (42%), e 222 di voler chiedere asilo a Trieste (37%) * i principali paesi di provenienza sono Afghanistan (52%) e Nepal (22%), con un chiaro aumento di persone di nazionalita nepalese in arrivo a Trieste in questi ultimi due mesi. A questo link trovate ogni mese caricata la versione in inglese del rapporto: https://www.rescue.org/eu/country/italy/reports#trieste Redazione Friuli Venezia Giulia
February 24, 2026
Pressenza
Processo naufragio Cutro, parenti vittime: imputati chiedano scusa
Letta davanti al Tribunale di Crotone una lettera rivolta anche a Giorgia Meloni. “Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza. Chiedete almeno scusa”. In questo modo Farzaneh Maliki, giovane donna afghana, commenta quanto avvenuto la notte del 26 febbraio 2023  quando il caicco Summer Love naufragò sulla spiaggia di Steccato di Cutro causando 94 morti. Farzaneh Maliki è una dei parenti dei familiari delle vittime della strage di Cutro che martedì 24 febbraio 2026 ha partecipato al processo sui presunti ritardi nei soccorsi all’imbarcazione nei confronti di sei militari italiani: quattro della Guardia di Finanza e due delle Capitanerie di Porto. Farzaneh Maliki, che nel naufragio ha perso i suoi due zii e tre cugini, è arrivata a Crotone dalla Germania grazie all’associazione Carovane Migranti insieme alla mamma Laila Temori e alla sorella Fatima Maleki per partecipare alle commemorazioni del terzo anniversario della tragedia. Martedì, prima dell’inizio dell’udienza del processo ai sei militari di Guardia di Finanza e Capitaneria di Porto, ha letto una dichiarazione molto forte. “Siamo stanchi di tutta questa morte, sofferenza e ingiustizia. Siamo venuti in Europa in cerca di sicurezza e di una vita dignitosa, in Paesi che si definiscono culle della democrazia e dei diritti umani, ma oggi assistiamo alla morte dei nostri cari in mare. Una morte che avrebbe potuto essere evitata. Una morte causata da negligenza e indifferenza”. La donna ha elencato a voce alta i nomi dei sei imputati “Secondo i rapporti, le persone che avevano responsabilità al momento dell’incidente non hanno fornito soccorso immediato. Chiediamo direttamente a queste persone e alle autorità competenti di rispondere delle loro azioni. Perché i soccorsi non sono arrivati? Perché la vita delle persone è stata ignorata? Non è stato un semplice incidente, ma il risultato di una grave irresponsabilità umana. Queste persone devono essere chiamate a rispondere davanti alla legge e affrontare le conseguenze delle loro azioni. Almeno chiedeteci scusa”. La giovane afghana si è poi rivolta direttamente al governo sia per garantire trasparenza nel processo, ma anche per denunciare come la burocrazia italiana ed europea impedisce a molti parenti di venire in Italia per piangere i propri morti: “Chiediamo a Giorgia Meloni, Primo Ministro d’Italia, di sostenere la giustizia e di agire immediatamente per chiarire la verità. Chiediamo giustizia, trasparenza e rispetto per la vita umana. Nessuna vita dovrebbe essere sacrificata a causa dell’indifferenza. Siamo molto arrabbiati. Avete distrutto la vita di molte famiglie. Avete tolto tante persone care alla gente. Dovete darci delle risposte. Da anni vi chiediamo di concedere i visti affinché i genitori che hanno perso i loro figli possano andare sulle loro tombe. Quando darete finalmente delle risposte? Volete che siano costretti di nuovo a rischiare la vita attraversando il mare?” Redazione Italia
February 24, 2026
Pressenza
Oltre 70 persone respinte in Libia dalle milizie coordinate da Frontex
Oggi il nostro aereo Seabird ha assistito alla cattura di una quarantina di persone da parte di una milizia libica, che le ha riportate illegalmente in Libia. Il tutto coordinato da Frontex, che sorvolava l’area prima del nostro arrivo. Poco dopo lo stesso è toccato ad altre trenta persone. La milizia ha preso con sé anche l’imbarcazione, probabilmente per riutilizzarla nel ciclo del traffico di esseri umani. Questa pratica l’abbiamo già osservata e documentata più volte. Cos’altro serve per capire che l’UE e l’Italia sono complici dei trafficanti libici? Sea Watch
February 24, 2026
Pressenza
Studenti palestinesi: 110 sogni sospesi
Pubblichiamo il comunicato di “Piazza della Indignazione”, presidio quotidiano per la Palestina – Cagliari. 110 sogni sospesi 110 studenti palestinesi sono i vincitori delle borse di studio IUPALS (Italian Universities for Palestinian Students) intrappolati a Gaza. Sono stati selezionati per merito e ammessi nelle università italiane, ma la mancanza dei visti e di corridoi sicuri che dovrebbero essere loro garantiti sta distruggendo il loro futuro. Il tempo sta scadendo. La scadenza per l’immatricolazione del 28 febbraio 2026 è già un ostacolo critico. Senza un intervento urgente del Governo, questi studenti perderanno tutto ciò per cui hanno lavorato duramente. Cosa puoi fare: Invia la mail di protesta da qui:    https://studentipal.watermelonapps.com/     Cagliari, 24 febbraio 2025 Organizzatori – Piazza  Indignazione   Redazione Cagliari
February 24, 2026
Pressenza
Dopo oltre 14 anni di procedimenti, 41 imputati assolti nel “Processo KCK” a Mardin
Nel caso contro 44 individui che avevano mediato in una faida tra famiglie a Mardin nel 2011, il tribunale ha assolto 41 imputati. Un imputato è stato condannato per “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. Nel “processo alla Commissione Giustizia KCK”, in corso dal 2011, un tribunale penale turco nella provincia di Mardin ha emesso il suo verdetto. Tra i 44 imputati figurano politici curdi, studiosi religiosi e rappresentanti di varie comunità che, secondo la difesa, avevano mediato tra famiglie in lotta nel 2011 per porre fine a una faida di sangue di lunga data. Tuttavia l’accusa ha definito questa attività come parte di una presunta struttura dell’Unione delle comunità del Kurdistan (KCK) e ha chiesto condanne per “appartenenza a un’organizzazione armata”. Secondo l’atto d’accusa, l’imputato aveva svolto “attività quasi giudiziarie sotto il nome di una commissione di giustizia” e non si era limitato a risolvere i conflitti con mezzi tradizionali, ma aveva agito “sulla base di ordini e istruzioni”. Gli avvocati della difesa hanno respinto le accuse, sostenendo che le attività costituivano un tentativo di mediazione sociale e di riconciliazione nel quadro delle usanze locali. L’obiettivo, hanno affermato, era quello di prevenire l’escalation dei conflitti tra famiglie. 41 assoluzioni, una condanna Il tribunale ha assolto 41 imputati. I procedimenti contro due individui nel frattempo deceduti sono stati archiviati. Solo Şakir Acar è stato condannato a sei anni e tre mesi di carcere per “appartenenza a un’organizzazione terroristica”. La sentenza non è ancora giuridicamente vincolante. Processi KCK in Turchia L’ondata di repressione contro presunti membri del KCK – considerato una struttura del movimento di liberazione curdo – è iniziato il 14 aprile 2009, appena un giorno dopo che il KCK aveva esteso il cessate il fuoco dichiarato dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) fino al 1° luglio e aveva affermato in una dichiarazione che “per la prima volta, esiste la possibilità di risolvere la questione curda in un contesto di cessate il fuoco”. Due settimane prima, si erano tenute elezioni locali in Turchia, in cui il Partito della società democratica (DTP) aveva quasi raddoppiato il numero dei suoi sindaci. Più tardi, nello stesso anno, il DTP fu messo al bando dalla Corte Costituzionale su richiesta del Procuratore Capo a causa di presunti legami con il PKK. La successiva “operazione KCK” iniziò con l’arresto di numerosi politici curdi e funzionari di organizzazioni della società civile. Nei mesi successivi, la repressione si estese a più ondate, coinvolgendo quasi tutti gli ambiti della vita pubblica: sindaci, sindacalisti, giornalisti, difensori dei diritti umani e avvocati furono presi di mira dalle indagini. Entro il 2011, secondo le organizzazioni per i diritti umani, quasi 10.000 persone erano state arrestate con l’accusa di appartenenza alla KCK. Molti imputati furono condannati a pene detentive pluriennali in lunghi processi. A tutt’oggi, il procedimento è considerato uno degli interventi più estesi nella politica municipale e nella società civile curda degli ultimi decenni. I critici lo considerano una criminalizzazione sistematica delle strutture di auto-organizzazione politica e un indebolimento a lungo termine delle capacità di governo municipale nelle province curde.   L'articolo Dopo oltre 14 anni di procedimenti, 41 imputati assolti nel “Processo KCK” a Mardin proviene da Retekurdistan.it.
February 24, 2026
Retekurdistan.it
Roma- Rivendicazione Sabotaggio linea ferroviaria contro le Olimpiadi Milano Cortina – 2026
Riprendiamo da https://ispiraazione.noblogs.org/?p=336 Fuoco alle Olimpiadi! Oggi non si viaggia! La notte del 13 Febbraio in diversi punti e snodi ferroviari abbiamo incendiato e danneggiato i cavi lungo i binari provocando di fatto il blocco di diverse linee dell’alta velocità. Queste azioni sono il nostro contributo al caloroso benvenuto e augurio a questa edizione dei Giochi Olimpici Invernali. Abbiamo partecipato ai blocchi massivi delle strade e i porti durante i mesi di mobilitazione per la Palestina, abbiamo invaso le stazioni e attaccato la polizia quando è stato possibile. Ma oggi abbiamo scelto di agire protetti dalla luce della luna, in un piccolo gruppo riunito dall’affinità e dalla voglia di essere conseguenti agli slogan urlati nei mesi scorsi: blocchiamo tutto! Perché pensiamo che oltre a partecipare alle grandi mobilitazioni e al conflitto che esse possono generare sia necessario diffondere l’azione autonoma, per non lasciare che vengano disinnescate, recuperate e dirette dai professionisti della politica “militante”. Il potere si prepara alla guerra e anche noi, anarchici, rivoluzionari, individui coscienti vorremmo fare lo stesso. L’infrastruttura ferroviaria è un nodo principale della mobilità di forze e materiali bellici e l’accordo tra RFI e Leonardo, volto a implementare la logistica militare nella penisola, ne è il più chiaro esempio. Attaccare RFI quindi è un atto concreto di antimilitarismo e un gesto di solidarietà a tutti coloro che subiscono oggi l’atrocità della guerra e del colonialismo. Le olimpiadi invernali di Milano-Cortina non fanno eccezione: fiumi di denaro che alimentano una speculazione edilizia ben lieta di armare fiumi di cemento per costruire impianti usa e getta e cambiare “destinazione d’uso” sociale di interi quartieri popolari. Un grande affare che dietro l’immagine patinata e prestigiosa del grande evento sportivo nasconde ettari di boschi di larici rasi al suolo per fare spazio a piste da sci e montagne deturpate in modo irreversibile dai relativi impianti di risalita. Quest’azione infine esprime la nostra rabbia per la presenza ai Giochi di agenti dell’Ice, le squadracce anti-immigrati ormai tristemente note per omicidi, rastrellamenti, abusi e violenze perpetrate contro gli indesiderabili e gli oppositori interni negli Stati Uniti, il che ci ricorda che ogni polizia e ogni raggruppamento fascista è lì per essere utilizzato contro la propria popolazione quando la “ragion di stato” lo richieda. Servono soltanto pochi ingredienti per agire contro il mondo dello sfruttamento, dell’oppressione e della devastazione: un po’ di studio, precauzione e determinazione in uguale misura, qualche complice, qualche litro di combustibile… e tutto è possibile! Buona fortuna! Solidarietà ai prigionieri anarchici di tutto il mondo Solidarietà a Juan, Stecco, Anna, Alfredo, Tonio, Ghespe, Dayvid ai compagni repressi nell’operazione Ipogeo, ai prigionieri palestinesi Per l’Anarchia
February 24, 2026
il Rovescio