«La fine del mondo»: l’ultima rivista di fumetti va in…
.. va in edicola, ogni mese, con il quotdiano «il manifesto». di Daniele Barbieri (*) Esce in edicola La fine del mondo, mensile di fumetti prodotto da «il manifesto». Difficile non allinearsi, nel giudizio, a quello che mi è già apparso ripetutamente scorrendo i post di Facebook sin dal numero zero (a dicembre): ottima operazione, ottimi autori e fumetti; ma
Samit Adiman entrato in prigione analfabeta, scrive 11 libri durante la sua condanna a 30 anni
Samit Adiman, che ha iniziato una condanna a 30 anni di carcere senza saper leggere né scrivere, ha affermato di aver trasformato la sua detenzione in uno “spazio di conoscenza e apprendimento”, arrivando a scrivere 11 libri in curdo. Adiman fu arrestato a Mersin nel 1994 e condannato all’ergastolo dall’allora Tribunale per la Sicurezza dello Stato (DGM). È stato rilasciato l’8 novembre 2024, dopo trent’anni di prigione. Detenuto nelle carceri di Mersin, Konya, Dîlok (Antep) e Şakran, Adiman ha affermato di essere entrato in prigione senza nemmeno saper scrivere il proprio nome e di esserne uscito avendo scritto 11 libri. L’esperienza carceraria e l’eredità della resistenza Descrivendo i suoi primi anni in prigione, Adiman ha affermato di non aver inizialmente familiarizzato con le condizioni carcerarie. “Quando eravamo fuori non sapevamo come funzionassero le prigioni. Ma abbiamo imparato a comprenderlo grazie ai racconti di coloro che parlavano del periodo di Mazlum Doğan e della brutalità del carcere di Diyarbakır”, ha dichiarato. Ha sottolineato che i suoi 30 anni non sono stati semplicemente una “vita in prigione”, ma anche uno “spazio di esperienza, conoscenza e accumulo”, aggiungendo che hanno mantenuto la loro determinazione nonostante le politiche di pressione e i ripetuti rinvii in carcere. Ricordando un intenso periodo di autoanalisi nei suoi primi anni, Adiman ha affermato: “Per i primi due anni non riuscivo ad accettare nulla. Continuavo a chiedermi: ‘Non abbiamo fatto abbastanza per il nostro popolo, come mai siamo stati arrestati?’ Ma poi ho capito che il carcere, attraverso la filosofia del signor Öcalan (Abdullah Öcalan), era diventato una forza educativa. Ho visto persone analfabete raggiungere, nel giro di uno o due anni, un livello tale da poter interpretare la politica globale e curda a un livello molto avanzato. Grazie a questa forza educativa, anch’io mi sono ricostruito”. Adiman ha affermato di non essere stato in grado di leggere o scrivere una sola lettera quando è entrato in prigione, ma grazie al lavoro svolto nella sua lingua madre tra le mura del carcere, è riuscito a scrivere 11 libri. Quattro delle sue opere — Xeyalên Rîsandî, Kervana Hesretê, Rêwiyê Evînê e Awzemka Xemên Min — sono state pubblicate, ha detto, aggiungendo che i suoi libri sono stati banditi con l’accusa di “propaganda terroristica“. Adiman ha dichiarato: “All’inizio non riuscivo nemmeno a scrivere il mio nome, ma ora mi sono assunto la responsabilità di rappresentare la lingua curda. Nonostante i divieti statali, ho continuato a produrre. Per me, ogni paragrafo in curdo è un atto di resistenza.” Riconoscimento e garanzie costituzionali Commentando il più ampio processo politico, Adiman ha affermato che la pace non può essere raggiunta attraverso quello che ha definito un “concetto di liquidazione”. Ha sostenuto che, per raggiungere la pace, è necessario innanzitutto riconoscere l’esistenza dei curdi. «Come ha affermato anche Bahçeli (leader del Partito del movimento nazionale turco), turchi e curdi hanno fondato questo Paese insieme. Pertanto, è necessario ricostruire concretamente le relazioni. La questione curda deve essere inserita nella Costituzione, la lingua deve essere ufficiale e la cultura e la storia del popolo curdo devono essere tutelate per legge. Se la vostra identità non è libera, deporre le armi non avrà alcun significato», ha dichiarato. Adiman ha affermato che ci sono persone che cercano di sabotare il processo, ma ha sottolineato la necessità di determinazione da parte del popolo. Ha aggiunto che non ci si può aspettare che le decisioni vengano prese esclusivamente dallo Stato. Ha concluso: “Il popolo curdo deve difendere la propria volontà attraverso la sua forza organizzata”. L'articolo Samit Adiman entrato in prigione analfabeta, scrive 11 libri durante la sua condanna a 30 anni proviene da Retekurdistan.it.
April 12, 2026
Retekurdistan.it
La tregua che non ferma le fabbriche d’armi
di Eric Salerno,  La voce di New York, 11 aprile 2026.   Dal Libano all’Iran, i depositi di missili si svuotano e i contratti miliardari si moltiplicano. Eisenhower lo aveva previsto. (foto ANSA) Negoziati, incertezze, scetticismo. Pausa di riflessione, non pace. Si fanno i conti con il passato e si valuta l’economia del futuro. Le borse giocano sul petrolio, sul gas ma ancora non hanno preso nemmeno in considerazione le spese per la ricostruzione. Il Libano ha subito, in questi giorni di “tregua”, l’assalto feroce dell’IDF: nessuno ha ancora parlato di costi in termini economici; lo stesso vale per l’Iran, devastata, o per Israele dove i danni hanno superato di gran lunga le attese di Netanyahu e della sua folle coalizione di estrema destra. La pace è alle porte o la tregua, fragile per molti motivi, è solo una pausa tattica? Molti sono i punti interrogativi ma, in questo quadro a dir poco desolato, un vincitore c’è: l’industria mondiale degli armamenti. “Stiamo caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai realizzate – anche meglio di quelle che abbiamo utilizzato in precedenza”, ha tuonato ieri Trump. “E se non abbiamo un accordo, le useremo e le useremo in modo molto efficace”. Una minaccia tattica prima di affrontare un negoziato con una dirigenza iraniana più radicale di quella decimata. Già a metà marzo due analisti dell’American Enterprise vedevano con preoccupazione l’assalto all’Iran. “I missili vengono lanciati. Gli intercettori vengono esauriti. Le munizioni di precisione colpiscono obiettivi in uno spazio di battaglia in espansione. E con ogni salva, una realtà scomoda diventa più chiara: gli Stati Uniti non sembrano in grado di sostenere un conflitto prolungato e ad alta intensità con un avversario quasi pari.” Altri analisti, già da un mese guardano oltre. Secondo le cifre disponibili gli USA avrebbero utilizzato 431 dei loro 2.500 missili Aegis della Marina, progettati per l’intercettazione di missili balistici e utilizzati anche per la difesa di Israele. Ingenti quantità delle proprie scorte, peraltro limitate, di intercettori sono serviti per aiutare gli Stati arabi del Golfo. I depositi si stanno vuotando, con implicazioni che vanno ben oltre l’immediato teatro di guerra mediorientale. Analisti e legislatori americani guardano all’indebolimento del pur ambiguo sostegno di Washington all’Ucraina, e nel Pacifico a difesa di Taiwan nei confronti della Cina. L’Iran, invece, avrebbe ancora migliaia di missili balistici e può usarli recuperando i lanciatori da siti sotterranei, ha sostenuto il Wall Street Journal, citando l’intelligence statunitense. Lunedì, il Jerusalem Post ha riferito che il Ministero della Difesa israeliano intendeva accelerare la produzione di nuovi missili Arrow. Ricostituire le scorte non è questione di giorni: richiede anni, non settimane. Durante la guerra del giugno 2025, l’Iran aveva lanciato più di 500 missili balistici contro Israele, riducendo notevolmente le scorte israeliane e americane già prima dell’attuale conflitto. Nel suo discorso di addio del 17 gennaio 1961, il presidente Dwight D. Eisenhower, il generale che aveva sconfitto il nazismo in Europa, avvertì la popolazione americana del crescente pericolo rappresentato dal “complesso militare-industriale”. Metteva in guardia nei confronti dell’alleanza tra l’apparato militare e la vasta industria degli armamenti, che avrebbe minacciato, sostenne, la democrazia e le libertà. Le guerre che coinvolgono oggi Vicino Oriente e Europa vanno in questa direzione. Alcune settimane fa, il presidente serbo Aleksandar Vučić annunciò l’imminente apertura di un nuovo impianto per la produzione di droni. “Droni seri, i più seri al mondo” perché già provati sul campo. Il quotidiano di Tel Aviv Haaretz ha scoperto che sarà di proprietà dell’israeliano Elbit Systems e del principale produttore statale serbo di armi. Elbit deterrà una quota del 51% nell’impresa. Negli ultimi due anni l’esportazione di armi serbe a Israele sono aumentate fino a raggiungere 114 milioni di euro. A Tel Aviv, in questi giorni, il ministero della difesa ha annunciato che Elbit ha firmato un contratto per 752 milioni di euro con la Grecia: sempre sistemi missilistici già testati. Non sappiamo da chi intende fornirsi la Francia che prevede di aumentare la propria spesa per la difesa di ulteriori 36 miliardi di euro (39 miliardi di dollari) da qui al 2030, nell’ambito di una legge aggiornata sulla pianificazione militare che prevede l’ampliamento dell’arsenale nucleare e il potenziamento delle scorte di missili e droni. E non finisce qui l’elenco di nuove commesse legate all’industria della morte. Eric Salerno, giornalista ed esperto di questioni africane e mediorientali, è stato corrispondente de ‘Il Messaggero’ da Gerusalemme per quasi trent’anni. https://lavocedinewyork.com/opinioni/2026/04/11/la-tregua-che-non-ferma-le-fabbriche-darmi/ Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
April 12, 2026
Assopace Palestina
Le condizioni a İmralı devono cambiare per aprire la strada alla pace
MERSİN — Muammer Derinci, dirigente dell’Associazione per i diritti umani (İHD), ha affermato che le condizioni del carcere di İmralı devono cambiare per aprire la strada alla pace, richiamando l’attenzione sulla situazione delle carceri e dei detenuti malati. In seguito all’appello lanciato il 27 febbraio dalla guida suprema del popolo curdo Abdullah Öcalan, è iniziato il Processo di Pace e Società Democratica, ma i critici affermano che lo Stato e il governo non hanno intrapreso alcuna azione, mentre le violazioni nelle carceri si sono intensificate. Secondo i dati di (IHD) dell’aprile 2025, nelle carceri turche ci sono almeno 1.412 detenuti malati. Di questi 335 versano in gravi condizioni, 230 non sono in grado di provvedere autonomamente al proprio sostentamento quotidiano e 105 necessitano di assistenza. Nonostante le gravi condizioni di salute, i detenuti Mehmet Edip Taşar e Rojhat Babat non sono stati rilasciati e sono deceduti negli ultimi 15 giorni. Muammer Derinci, membro della Commissione carceraria della sezione di Mersin dell’İHD, ha affermato che il processo in corso non si riflette ancora nelle carceri. Ha aggiunto che la mancanza di interventi da parte dello Stato e la continua detenzione di detenuti malati hanno minato la speranza, e che i detenuti sono sempre più preoccupati per la propria vita.  Derinci ha fatto notare che persino i detenuti ritenuti “non idonei a rimanere in carcere” dagli ospedali statali non vengono rilasciati. Ha affermato che tali segnalazioni vengono ignorate e che i detenuti vengono invece trasferiti all’Istituto di Medicina Legale, prolungando così il processo. Ha aggiunto che la situazione dei detenuti malati non ha ricevuto sufficiente attenzione, sottolineando che i rilasci sono necessari per il processo e sono un requisito di legge. “Qualsiasi violazione dei diritti umani si verifichi oggi nelle carceri è stata introdotta per la prima volta a İmralı. Lo Stato sperimenta lì ogni forma di violazione e poi la estende ad altri istituti penitenziari. Perché si apra la strada alla pace, è necessario prima cambiare le condizioni del carcere di İmralı”, ha affermato. L'articolo Le condizioni a İmralı devono cambiare per aprire la strada alla pace proviene da Retekurdistan.it.
April 12, 2026
Retekurdistan.it
Rudi Dutschke “il Rosso”
Berlino, 11 aprile 1968: ATTENTATO CONTRO RUDI DUTSCHKE, “IL ROSSO” (nato il 7 marzo 1940 a Schönefeld, Germania)_ Leader del movimento studentesco tedesco, è raggiunto da tre colpi di pistola. Lo ferisce il tappezziere Joseph Bachmann. Un estremista di destra fomentato dalla furibonda campagna di stampa della principale catena editoriale tedesca. Sopravvive, ma i danni al cervello gli provocano frequenti attacchi epilettici. Uno di questi, una decina d’anni più tardi lo coglierà nella vasca da bagno, annegandolo_ Rudi Dutschke era certamente una delle persone più intelligenti che si potesse incontrare nel ’67 e ’68, anni tumultuosi e fecondi dei movimenti giovanili, studenteschi e di classe. Studente antiautoritario per eccellenza nel crogiuolo di una Berlino ovest radicale, critica e libertaria, era personalità di spicco dell’SDS, la Lega Tedesca degli Studenti Socialisti. L’ambiente berlinese era sicuramente adatto ad accogliere il fermento artistico, culturale, politico di cui gli studenti della Freie Universitat, l’Università Libera di Berlino, erano portatori. In questo contesto scoppia letteralmente il ’68, preparato dalle agitazioni del ’66 e ’67 principalmente antimperialiste e contro la guerra, in specie quella del Viet Nam. Nelle lotte antimperialiste e contro la natura di classe della scuola emerge Rudi il rosso, come Dutschke fu ben presto ribattezzato, diventando una figura famigliare di ogni corteo, raduno, assemblea, comizio. Le sue doti di agitatore nato e di tribuno ne fecero un leader naturale. Rudi Dutschke traccia un possibile cammino per il movimento degli studenti antiautoritari: “la lunga marcia attraverso le istituzioni”. Indicazione preceduta da un saggio magistrale titolato Le contraddizioni del tardo capitalismo, gli studenti antiautoritari e il loro rapporto col Terzo Mondo che si può leggere in La ribellione degli studenti, edito da Feltrinelli nel maggio 1968. La sua riflessione viene brutalmente interrotta dall’attentato che ferisce Rudi in modo gravissimo l’11 aprile del ’68. Dutschke si salva a stento, rimanendo gravemente menomato, morendo causa i postumi delle ferite nel 1979. Redazione Italia
April 12, 2026
Pressenza
17 anni dopo le operazioni KCK, gli obiettivi di smantellamento non sono stati raggiunti
L’avvocato Mesut Beştaş ha affermato che lo scopo dei processi contro la KCK era quello di smantellare il movimento politico curdo ed eliminare la democrazia, ma che tale obiettivo non è stato raggiunto. Le operazioni lanciate il 14 aprile 2009 con il nome di “KCK” contro il movimento politico curdo – descritte dai critici come “operazioni di genocidio politico” – continuano ancora oggi con nomi e giustificazioni diverse. Nell’arco di cinque anni, oltre 10.000 persone, tra cui giornalisti, politici, accademici, rappresentanti della società civile, sindaci e membri del parlamento, sono state fermate. Quasi 5.000 di loro sono state arrestate. Nei 17 anni successivi, alcuni imputati sono stati assolti, altri condannati, mentre alcuni rimangono in carcere e altri sono deceduti. Parlando con noi in occasione dell’anniversario delle operazioni, Beştaş, uno degli avvocati coinvolti nei casi KCK, ha affermato che le operazioni furono condotte con l’obiettivo di eliminare la democrazia e colpire il movimento politico curdo. Beştaş ha aggiunto che persino le richieste telefoniche di pomodori e cetrioli venivano citate come motivo di detenzione, sottolineando che il processo è iniziato con la sorveglianza nel 2007 ed è intensificato due anni dopo. “In queste operazioni le persone venivano prima arrestate e poi venivano prodotte le prove”, ha affermato, aggiungendo che alcuni processi sono ancora in corso. Beştaş ha sottolineato che le autorità non hanno raggiunto il loro obiettivo, osservando che ogni persona arrestata è stata sostituita da un’altra. Ha affermato che, in seguito al fallimento del processo di pace avviato nel 2013 per risolvere la questione curda, la pressione è nuovamente aumentata e che da allora gli arresti e la repressione sono stati condotti con lo stesso intento delle operazioni del KCK. Riferendosi all’attuale processo di pace e di insediamento di una società democratica, Beştaş ha affermato che lo Stato sta ora dialogando con persone che aveva precedentemente detenuto. Ha aggiunto che gli sviluppi in Turchia si stanno svolgendo parallelamente a quelli in Medio Oriente. Beştaş ha dichiarato: “In questo periodo, che alcuni descrivono come una terza guerra mondiale, lo Stato deve urgentemente adottare misure concrete. La responsabilità è del governo e del parlamento. Occorre trovare una soluzione efficace. Bisogna trarre insegnamento dagli arresti effettuati dal KCK. I processi di pace sono vulnerabili alle provocazioni ed è fondamentale essere prudenti. Ha inoltre sottolineato i ritardi nella definizione di un quadro giuridico, definendoli un problema rilevante, e ha concluso: “Non c’è ancora alcun riscontro nell’andamento del processo in questi fascicoli. I fascicoli rimangono invariati. Ma una volta intrapresa un’azione legale, questa si rifletterà ovviamente nei casi.” L'articolo 17 anni dopo le operazioni KCK, gli obiettivi di smantellamento non sono stati raggiunti proviene da Retekurdistan.it.
April 12, 2026
Retekurdistan.it
Lo studio legale Asrın si appella al Consiglio d’Europa per il “diritto alla speranza” di Öcalan
Gli avvocati dello studio legale Asrın hanno presentato una richiesta al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa per il riconoscimento del “diritto alla speranza” per Abdullah Öcalan. Il Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa ha inserito all’ordine del giorno della sua riunione, svoltasi dal 15 al 17 settembre 2025, la questione del “diritto alla speranza” per il leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, concedendo alla Turchia tempo fino a giugno per attuare la decisione in merito. Gli avvocati dello studio legale Asrın hanno presentato una petizione al Comitato dei Ministri del Consiglio d’Europa in merito al “diritto alla speranza” di Öcalan.  La petizione comprende i seguenti punti:   – Dato che il Governo finora non ha adottato alcun provvedimento in ottemperanza alla sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo nel caso Öcalan n. 2, chiediamo che la bozza di decisione di cui si è parlato nella 1537ª riunione del Comitato venga preparata e resa pubblica. -Alla luce della mancata adozione di misure generali nonostante siano trascorsi più di 12 anni, chiediamo l’avvio di una procedura di infrazione ai sensi dell’articolo 46 §4 della Convenzione. -Chiediamo che il Governo turco sia sollecitato ad abolire, in conformità con i principi enunciati nelle sentenze della Corte europea dei diritti dell’uomo, le disposizioni della legge turca che impongono divieti categorici di rilascio condizionale per determinati reati senza discriminazioni, e ad adottare le necessarie misure generali che prevedano modifiche legislative per eliminare la fonte della violazione. -Chiediamo che il gruppo di casi Gurban contro la Turchia rimanga soggetto alla procedura di sorveglianza rafforzata. L'articolo Lo studio legale Asrın si appella al Consiglio d’Europa per il “diritto alla speranza” di Öcalan proviene da Retekurdistan.it.
April 12, 2026
Retekurdistan.it
Ecodidattica: Nuova tappa di EcoCivica
Gli studenti hanno potuto assistere alla proiezione di “Taranto chiama”, documentario d’inchiesta diretto dalla giornalista e formatrice Rosy Battaglia. Al centro del video l’emergenza sanitaria in una città definita ufficialmente dall’ONU “zona di sacrificio”.
April 12, 2026
PeaceLink
L’onere di aver per nemica la più potente lobby mafiosa del Pianeta
Di Angela Lano. InfoPal (ora Asia Occidentale) ed io, sua direttrice, abbiamo pestato i piedi a Israele. Lo facciamo con 20 anni di articoli sul colonialismo di insediamento sionista nella Palestina storica (genocidio, pulizia etnica, sostituzione etnica con coloni arrivati da fuori, sfollamenti, carcerazioni, epistemicidi, olicidi, ecocidi, urbanicidi, ecc.). Ci aspettavamo attacchi, chiusure, persecuzioni politico-mediatica, ecc., ma siamo sempre andati avanti, sapendo che il nemico non era il vicino di casa antipatico e rompiscatole, ma la più potente Cupola mafiosa del Pianeta. Come dice un caro amico: “…e cosa volevi, un mazzo di fiori o un premio per il tuo giornalismo umanitario? Quello lo danno ai loro amici”. E’ l’onere dovuto per avere come persecutore diretto e indiretto (attraverso i suoi valvassini politici, mediatici, istituzionali) il maggiore Servo di Moloch, o meglio, del Demiurgo e del suo esercito di Arconti. Mica roba da ridere per una piccola agenzia settoriale iper-specializzata e decoloniale. In Palestina e in Libano è in corso uno sterminio di nativi; contro l’Iran, una guerra che riprenderà tra poco; nel resto del mondo, c’è dovunque sfruttamento, pedosatanismo, traffico di persone, stupri, morte e persecuzioni. Contro di noi, è in atto la persecuzione mediatico-antropologico-economica. Diversificano i loro attacchi.
April 12, 2026
InfoPal
Pace: “Disarmare il cuore, per disarmare gli imperi”
A margine dell’Assemblea, alcuni aderenti sono stati fermati in piazza San Pietro mentre partecipavano alla preghiera per la pace. È stato sequestrato uno striscione di Pax Christi e contestata una maglietta con l’articolo 11 della Costituzione.
April 12, 2026
PeaceLink
I colloqui tra Iran e Stati Uniti a Islamabad si sono conclusi senza un accordo dopo 21 ore a causa delle eccessive richieste statunitensi
Tehran-PressTv. I negoziati tra Iran e Stati Uniti si sono conclusi senza un accordo dopo 21 ore di colloqui nella capitale pakistana di Islamabad. Il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha dichiarato domenica che le due parti hanno raggiunto un consenso su alcune questioni, ma hanno mantenuto posizioni divergenti su 2-3 punti importanti. “In definitiva, i colloqui non hanno portato a un accordo”, ha affermato. Ha inoltre descritto questo nuovo ciclo di negoziati tra Iran e Stati Uniti, durato 24 o 25 ore, come il più lungo dell’ultimo anno. I colloqui si sono svolti dopo la guerra imposta all’Iran per 40 giorni, in un clima di sfiducia e sospetto, ha sottolineato, aggiungendo: “Pertanto, non ci si aspettava che i colloqui raggiungessero un consenso”. Baqaei ha infine affermato che i colloqui hanno toccato alcune nuove questioni complesse, come lo Stretto di Hormuz. Ha inoltre sottolineato che la diplomazia non finisce mai, in quanto strumento per preservare gli interessi nazionali. In qualsiasi situazione, ha affermato, l’apparato diplomatico deve perseguire i diritti e gli interessi della nazione iraniana. “La diplomazia, insieme a coloro che difendono la patria, è pronta a ogni tipo di sacrificio”. Il portavoce ha anche ringraziato il governo e il popolo pakistano per aver ospitato i colloqui, affermando che i contatti tra Teheran, Islamabad e gli altri amici della regione continueranno. Inoltre, domenica, l’emittente radiotelevisiva della Repubblica Islamica dell’Iran (IRIB) ha riferito che “richieste irragionevoli” da parte degli Stati Uniti hanno impedito il progresso dei negoziati a Islamabad. Citando una fonte informata, l’agenzia di stampa Tasnim ha affermato che “la palla è nel campo dell’America” e che “l’Iran non ha fretta” di negoziare. Washington sta commettendo errori di valutazione nei negoziati, proprio come aveva fatto in guerra, afferma il rapporto, avvertendo che nulla cambierà nello Stretto di Hormuz “finché gli Stati Uniti non accetteranno un accordo ragionevole”. Il vicepresidente statunitense J.D. Vance, in una brevissima conferenza stampa, ha dichiarato che il suo Paese non è riuscito a raggiungere un accordo con l’Iran dopo i negoziati in Pakistan. Dopo 40 giorni di incessante aggressione israelo-americana iniziata il 28 febbraio, gli Stati Uniti avevano formalmente accettato mercoledì la proposta iraniana in 10 punti come base per un cessate il fuoco permanente. Durante la guerra, le forze armate iraniane hanno lanciato 100 ondate di attacchi di rappresaglia andati a buon fine contro obiettivi americani e israeliani sensibili e strategici in tutta la regione. Hanno anche bloccato lo Stretto di Hormuz alle petroliere e alle navi cisterna affiliate agli avversari e a quelle che collaboravano con loro, nel tentativo di mantenere la sicurezza in questa strategica via navigabile.
April 12, 2026
InfoPal
Guerra all’attivismo pro-Palestina: la disinformazione a servizio della Classe Epstein
Asia Occidentale. Anche oggi, il MinCulPop a servizio della Classe Epstein – per ricordarlo, quelli che trafficano minorenni, le stuprano e le ammazzano – attacca gli attivisti pro-Palestina e InfoPal. Ieri se n’erano usciti con articoli in cui dicevano che i soldi raccolti per progetti a Gaza andavano alle ville/case/appartamenti dei capi delle organizzazioni di beneficenza, dimenticando le accuse di finanziare Hamas -, allora si sono accorti della scivolata, e hanno prodotto pezzi in cui affermano che tali fondi erano diretti ad acquistare appartamenti, ma anche/poi a inviarli a Hamas. Diciamo che con il milione di euro bloccato dalla direttiva USA nei conti delle associazioni benefiche, i responsabili riuscivano a: comprare appartamenti, mandare aiuti a Gaza e pure contribuire all’acquisto di armi per Hamas… Cioè di petardi, perché con un milione di euro, dopo aver comprato appartamenti a Milano, riempito camion di alimenti, rimangono spiccioli per i fuochi d’artificio made in Napoli. Ma anche senza comprare appartamenti, l’acquisto di armi necessita di centinaia di milioni di euro/dollari. Esattamente come fanno i loro padroni della Classe Epstein, quelli da cui sono imbeccati per scrivere menzogne per cercare di influenzare le sentenze dei giudici (in attesa, quella del Riesame, dopo la sentenza della Cassazione). Sappiamo che il vero traffico di Epstein, il pedosatanista morto/suicidato/vivo (chi lo sa?), era quello delle armi. Lo sfruttamento della prostituzione minorile era la copertura per ricattare i potenti della Terra, per filmarli e inchiodarli ad accogliere ogni richiesta di Israele e della sua potente e transnazionale Lobby. Il tutto, oliato e “santificato” con mostruosi riti pedosatanisti e cannibali. Ora, è evidente che certa spazzatura mediatica italiana è portavoce di questa Classe. Ci sarà qualcuno pronto a indagare?
April 12, 2026
InfoPal

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