CAGLIARI: AMPLIAMENTO RWM, IL 27 MAGGIO LA DECISIONE DEL TAR. COMITATI ANNUNCIANO PRESIDIO DAVANTI AL TRIBUNALE
Domani, mercoledì 27 maggio, il TAR della Sardegna sarà chiamato a pronunciarsi
sul ricorso presentato da Italia Nostra insieme a un ampio fronte pacifista e
ambientalista contro la decisione del governo Meloni di nominare una commissaria
straordinaria con l’obiettivo di imporre il raddoppio degli impianti produttivi
della RWM. Una scelta contestata anche alla luce della precedente sentenza del
Consiglio di Stato, che aveva evidenziato l’assenza delle necessarie garanzie
ambientali.
In concomitanza con l’udienza davanti al Tribunale Amministrativo Regionale, si
terrà un sit-in in piazza del Carmine, davanti alla sede del TAR, promosso da
associazioni, movimenti e realtà sociali impegnate da anni nella denuncia dei
processi di militarizzazione industriale della Sardegna.
La mobilitazione, convocata a partire dalle ore 9 di mercoledì 27 maggio, si
inserisce in una vicenda che negli ultimi anni ha assunto una portata non solo
giuridica e amministrativa, ma anche profondamente politica, ambientale e
sociale. Al centro dello scontro vi è infatti il modello di sviluppo imposto ai
territori dell’isola e il rapporto tra istituzioni pubbliche, industria bellica
e comunità locali.
Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuto Salvatore Drago, dell’USB
Sardegna e componente del comitato “Stop RWM”, oltre che del Social Forum.
Ascolta o scarica.
Resistenza contadina: verso una vera transizione agro-ecologica
Comincia il 2 giugno alla “Cooperativa Agricola Coraggio” di Roma, che ha una
storia legata alle lotte per la difesa del bene comune e delle terre pubbliche,
la rassegna per la condivisione di saperi dal basso per un’agricoltura
indipendente e nel rispetto di terra, cibo e salute organizzata
dall’Associazione Rurale Italiana e promossa da Terra Nuova, media-partner che
presenta il programma:
> Il futuro? Promuovere e valorizzare l’agricoltura contadina, che si affranca
> dalla dipendenza dalle multinazionali delle sementi, che preserva semi e
> biodiversità, che sceglie una strada diversa da quella dell’agroindustria,
> senza allevamenti intensivi e abuso di sostanze chimiche di sintesi. È quello
> su cui lavora l’Associazione Rurale Italiana, con la sua base di piccoli
> coltivatori che ha ben chiaro che il cibo non deve essere merce. E da qui
> nasce l’idea delle feste contadine, che anche quest’anno tornano con una
> rassegna che tocca tutta l’Italia, da nord a sud.
>
> «Le feste contadine nascono nel contesto di ARI in Piemonte vent’anni fa e
> durante l’ultima assemblea nazionale dell’associazione si è deciso di
> realizzare una versione nazionale coinvolgendo i territori in cui Ari è
> presente, invitando le aziende e le realtà agricole a ospitare una festa
> contadina – spiega Fabrizio Garbarino, coordinatore per ARI dell’iniziativa –
> Si tratta di appuntamenti di grande importanza, che generano e rafforzano
> “reti” di scambio e collaborazione con le realtà che in Italia si impegnano
> per una vera transizione agroecologica dal basso. La cittadinanza inoltre ha
> l’opportunità di conoscere le realtà contadine di Ari e di entravi in
> contatto, comprendendo che sono proprio questi piccoli produttori indipendenti
> a dare voce e concretezza alle caratteristiche peculiari dei territori. Poi
> sono anche momenti di vera e propria festa conviviale, a base di buon cibo
> contadino e musica, perché così si crea condivisione e si gettano le basi di
> importantissime relazioni».
>
> «Le feste contadine di Ari incarnano anche preziosi momenti approfondimento,
> che si pongono come una vera e propria “formazione” dal basso – prosegue
> Garbarino – in cui ci si confronta e ci si forma sulle questioni peculiari dei
> diversi territori. E i protagonisti e le protagoniste sono proprio i contadini
> e le contadine indipendenti, che trasmettono conoscenze antiche e nuove,
> analisi e possibili soluzioni che sentono particolarmente attuali ed urgenti.
> È un’idea di trasmissione orizzontale dei saperi contadini, delle conoscenze e
> delle competenze acquisite negli anni».
>
> Poi ci sono i prodotti, le battaglie, le storie, la musica e lo stare
> insieme: «Questo è lo spirito che anima le feste contadine di ARI – precisa
> Garbarino – L’invito che facciamo a tutti e tutte è di partecipare agli
> appuntamenti in calendario proprio per aiutarci a diffondere è a difendere la
> cultura dell’agricoltura contadina, agroecologica e solidale».
>
> Il primo appuntamento sarà il 2 giugno a Roma, alla Cooperativa Agricola
> Co.r.ag.gio che ha una storia legata alle lotte per la difesa del bene comune
> e delle terre pubbliche: «Proprio in quella sede ci è parso giusto e doveroso
> cercare un momento di approfondimento sul saccheggio dell’Agro Romano, e su
> come il Comune agricolo più grande d’Europa veda la speculazione edilizia
> sottrarre continuamente terreno all’agricoltura», aggiunge ancora Garbarino.
> Ci sarà anche uno spazio gastronomico con i prodotti della Cooperativa e del
> circuito di aziende agricole aderenti, laboratori per bambini e il concerto
> della Bandajorona storico gruppo folktronico Romano con 25 anni di storia di
> musica popolare e militante.
>
> Si prosegue poi:
* l’11 luglio, a San Marzano di Oliveto (Asti) a La Viranda
* il 19 luglio a Prato Fontana (Reggio Emilia)
* il 24 e 25 luglio alla Piana di Gioia Tauro (Reggio Calabria) alla Coop Della
Terra – Contadinanza necessaria
* l’1 agosto a Monastero Bormida (Asti) presso La luna di miele
* il 16 agosto a San Benedetto Belbo (Cuneo) all’azienda agricola Bogion Cit
* il 22 agosto a Cessole (Asti) all’azienda agricola Bricco della croce
* il 6 settembre a San Raffaele Cimena (Torino) alla Cascina Malerbe
* il 13 settembre a Reggio Emilia all’ecovillaggio Alvador
* il 25 e 26 settembre a Costa Vescovato (Alessandria) alle Valli Unite Costa
* l’11 ottobre a Monastero Bormida (Asti) con la manifestazione Un sacco di
semi
* il 17 ottobre a Erba (Como)all’azienda agricola La Runa
* l’1 novembre a Modica (Ragusa) con il mercato contadino e dell’artigianato
Suolo urbano
* il 15 novembre a Isola della Scala (Verona) alla Cooperativa Ca’ Magre
* in dicembre il “gran Finale” a Finale Ligure
PROGRAMMA COMPLETO
Redazione Italia
Ventuno organizzazioni nel Rojava protestano contro il meccanismo elettorale utilizzato dal governo provvisorio siriano
Ventuno partiti e organizzazioni del Kurdistan del Rojava hanno protestato
contro il governo provvisorio siriano, affermando che il meccanismo di nomina
dei membri e di distribuzione dei seggi non rispecchia la volontà del popolo
curdo e delle altre componenti della regione.
La dichiarazione afferma: “Abbiamo seguito da vicino gli sviluppi relativi al
completamento della formazione dell’assemblea del popolo siriano (parlamento).
Questo processo si è svolto attraverso la nomina dei membri, il meccanismo di
distribuzione dei seggi e l’assegnazione delle quote per il popolo curdo nel
Kurdistan del Rojava. Avevamo già espresso chiaramente la nostra posizione e
annunciato che non avremmo partecipato a questo processo. Perché crediamo che i
meccanismi utilizzati non riflettano la volontà del popolo curdo e delle altre
componenti della regione, e non costituiscano la base di un processo politico
autenticamente democratico.
In risposta ai risultati annunciati e al meccanismo di nomina attuato,
affermiamo con fermezza che queste persone rappresentano solo se stesse”. Il
popolo siriano ha pagato un prezzo altissimo nella lotta per instaurare un
sistema democratico che garantisca una rappresentanza equa per tutte le identità
nazionali, etniche e religiose, nonché per le donne. Anche il nostro popolo
curdo ha sofferto enormemente a causa delle politiche di esclusione e negazione,
e non ha esitato a pagare il prezzo più alto nella rivoluzione siriana e nel
Kurdistan del Rojava.
Tuttavia quanto accaduto dimostra ancora una volta chiaramente un approccio di
esclusione ed emarginazione. Questo è stato attuato attraverso la nomina
selettiva di determinati individui, in contraddizione con i principi più
fondamentali di democrazia, giustizia e autentica collaborazione nazionale.
Sottolineiamo che questa politica riproduce una concezione centralizzata del
potere e i suoi metodi tradizionali. Dimostra inoltre la persistenza di un
governo basato su leggi e direttive straordinarie.
Questa volta, si utilizzano nuovi strumenti e meccanismi per dare al processo
politico un’apparenza di legittimità, attraverso metodi che non godono di
autentico rispetto o legittimità pubblica. Allo stesso tempo questa situazione
rappresenta la continuazione di progetti di cambiamento demografico. Ciò avviene
attraverso la nomina di alcuni individui appartenenti ai cosiddetti “arabi
Xemer” nei comitati elettorali e attraverso nomine effettuate per rappresentare
la regione di Serêkaniyê. La costruzione di una Siria democratica e moderna,
basata su una reale collaborazione e sul riconoscimento reciproco di tutte le
componenti, non può essere realizzata attraverso politiche di nomina escludenti
imposte dall’alto. Può essere realizzata solo attraverso un processo politico
nazionale inclusivo che garantisca una rappresentanza equa e la libertà di
scelta a tutti i siriani.
È necessario adoperarsi per la convocazione di un autentico congresso nazionale
siriano, al quale partecipino rappresentanti reali di tutte le componenti della
Siria. In questo congresso, si dovrebbe elaborare una tabella di marcia per il
periodo di transizione e predisporre elezioni libere, eque e trasparenti che
rispecchino le richieste dei siriani. Inoltre, nelle condizioni attuali, è
fondamentale garantire la formazione di una commissione per la redazione della
Costituzione, una delle massime priorità nazionali. Tutto ciò è necessario per
costruire una Siria democratica, pluralista e decentralizzata.”
L'articolo Ventuno organizzazioni nel Rojava protestano contro il meccanismo
elettorale utilizzato dal governo provvisorio siriano proviene da
Retekurdistan.it.
Trattenimento del cittadino straniero e vulnerabilità sanitaria: ordinato il trasferimento in luogo di cura
Il Giudice di Pace di Milano ordina alla Questura il trasferimento in un luogo
di cura del cittadino straniero trattenuto presso il CPR di Milano.
Nel caso di specie, in sede di istanza di riesame, veniva dimostrata – mediante
il deposito della scheda sanitaria richiesta al gestore del centro per rimpatri
e della relazione medico-legale del Dott. Nicola Cocco – la particolare
situazione di vulnerabilità sanitaria del trattenuto, affetto da problemi di
tossicodipendenza e di natura psichiatrica, che lo portavano a compiere gravi
atti di autolesionismo. Veniva altresì evidenziata la non idoneità delle sole
cure farmacologiche fornite all’interno del CPR, in contrasto con le linee guida
del Ministero della Salute in materia di trattamento della dipendenza da
oppiacei con farmaci sostitutivi.
Il Giudice di Pace di Milano, in conformità con quanto stabilito dalla Corte di
Cassazione con ordinanza n. 14340/2025, accertato che la prosecuzione del
trattenimento avrebbe comportato un pregiudizio grave e irreparabile per il
diritto alla salute tutelato dall’art. 32 Cost., ordinava alla Questura il
trasferimento del cittadino straniero in un luogo di cura, al fine di tutelare
sia il diritto alla salute individuale sia l’interesse statale al rimpatrio.
Per completezza, si segnala altresì che, successivamente, la Questura si
dichiarava incompetente a disporre detto trasferimento, procedendo alla
liberazione del trattenuto tramite il servizio di ambulanza del 118 e
fissandogli un appuntamento presso il SERD competente.
Giudice di Pace di Milano, ordinanza del 20 marzo 2026
Si ringrazia l’Avv. Anna Moretti per la segnalazione e il commento.
Dal giallo all’arancione: come Israele sta espandendo la sua occupazione di Gaza nonostante il “cessate il fuoco”
di Palestine will be free,
Palestine will be free Substack, 26 maggio 2026.
L’occupazione israeliana si estende ora a circa il 65% dell’enclave assediata,
con i palestinesi sopravvissuti costretti a vivere in spazi sempre più
ristretti, in condizioni squallide e infestate dai ratti.
Dall’inizio del presunto “cessate il fuoco” nell’ottobre dello scorso anno, gli
israeliani hanno silenziosamente esteso e consolidato la loro occupazione della
Striscia di Gaza. Quando Trump ha dichiarato l’inizio della tregua il 10
ottobre, gli israeliani occupavano circa il 53% di Gaza. Da allora, si sono
spinti più a ovest per usurpare un altro 11% del territorio palestinese,
definendo il nuovo confine come la “linea arancione”. Di conseguenza, i
sopravvissuti al genocidio palestinese vivono ora in condizioni precarie in
appena il 35% del loro territorio originario, con la minaccia di bombardamenti,
fuoco dei cecchini e bande sostenute da Israele che incombono costantemente su
di loro. Le loro difficoltà sono ulteriormente aggravate dal rigido assedio
israeliano che ha fatto sì che solo una frazione dei 600 camion giornalieri di
aiuti e carburante concordati sia autorizzata a entrare nell’enclave.
Netanyahu si è recentemente vantato della barbarie sfrenata che il suo esercito
terroristico ha inflitto alla Striscia di Gaza per oltre due anni e mezzo.
“Negli ultimi due anni abbiamo mostrato al mondo intero quali forze potenti sono
insite nel nostro popolo, nel nostro stato, nel nostro esercito, nel nostro
patrimonio”, ha detto Netanyahu il 14 maggio durante un evento in commemorazione
della Giornata di Gerusalemme, che segna l’occupazione ebraica di Gerusalemme
del 1967.
Ha inoltre lodato le sue truppe genocidarie per aver occupato il 60% della
Striscia di Gaza, insinuando che si approprieranno di altro territorio
palestinese. «Abbiamo riportato a casa tutti i nostri ostaggi, fino all’ultimo»,
ha detto Netanyahu. «C’era chi diceva: andatevene, andatevene! Non ce ne siamo
andati. Oggi controlliamo il 60%; domani vedremo».
In effetti, le mappe pubblicate da Israele a marzo mostravano che il paese stava
spingendo la cosiddetta linea gialla più a ovest per occupare un ulteriore 11%
della Striscia di Gaza, oltre al 53% occupato nell’ottobre 2025. «Le aree
isolano quasi i due terzi del territorio di Gaza in totale», ha
riportato Reuters ad aprile.
La “Linea gialla” e la “Linea arancione” all’interno dei confini di Gaza con
Israele e con l’Egitto (linea nera).
L’occupazione israeliana si estende ora a circa il 65% dell’enclave assediata,
con i palestinesi sopravvissuti costretti a vivere in spazi sempre più ristretti
in condizioni squallide e infestate dai ratti, inadatte all’abitazione umana.
«Vogliono stipare il maggior numero possibile di palestinesi nella zona più
piccola possibile per cacciarli via, data l’assenza di qualsiasi vitalità o
sostenibilità in ciò che resta di Gaza», ha dichiarato a The New Arab Jad Isaac,
direttore generale dell’Applied Research Institute-Jerusalem, un think tank
palestinese indipendente nella Cisgiordania occupata.
Mentre gli israeliani continuano ad espandere l’occupazione di Gaza, stanno
anche uccidendo i palestinesi assediati con totale impunità. Hanno massacrato
oltre 800 palestinesi e ne hanno feriti altre migliaia dall’inizio del “cessate
il fuoco”, in attacchi incessanti che ormai attirano a malapena l’attenzione dei
media.
Abdel Jabbar Saeed, membro dell’ufficio politico di Hamas, ha dichiarato a The
New Arab che Hamas non entrerà nella seconda fase dei negoziati di “cessate il
fuoco” a meno che Israele non adempia ai propri obblighi previsti dalla prima
fase, che includono l’ingresso degli aiuti, il ritiro delle truppe israeliane da
Gaza, l’ingresso di un comitato tecnocratico palestinese per amministrare
l’enclave e la cessazione degli attacchi contro civili e funzionari.
«Per noi, deve finire, e ci deve essere un ritiro che non si fermi alla
cosiddetta “linea gialla”. Pertanto, rifiutiamo categoricamente l’espansione
verso la cosiddetta “linea arancione”», ha detto Saeed. «Insistiamo su questa
posizione e non accettiamo in nessun caso una politica che ci imponga un fatto
compiuto».
Youssef Mousa, un funzionario della Jihad Islamica con sede in Libano, ha
affermato che il movimento considera la “linea arancione” come un tentativo
israeliano di “imporre nuove realtà”.
“Queste misure sul campo fanno parte degli sforzi israeliani per creare cinture
di sicurezza che rafforzino il suo controllo e i suoi movimenti militari,
mentre, politicamente, riflettono un tentativo di fare pressione sulla
resistenza e imporre nuove realtà che servano ai suoi obiettivi in qualsiasi
accordo o negoziazione futura”, ha detto Mousa a The New Arab.
Le linee israeliane che si insinuano nel territorio palestinese fanno parte del
modus operandi di lunga data dello stato ebraico, attraverso il quale cerca di
annettere terre arabe negli stati confinanti, dal Libano alla Siria.
L’esercito israeliano, responsabile di genocidio, ha istituito quasi tre dozzine
di avamposti lungo la “linea gialla” e sta erigendo una “barriera a più
livelli”, secondo quanto riportato dalla stampa israeliana. I funzionari
israeliani hanno chiarito che non intendono lasciare Gaza.
Lo scorso dicembre, il ministro della guerra Israel Katz ha affermato che
Israele «non lascerà mai Gaza» e ha parlato di piani per trasformare gli
avamposti militari israeliani in insediamenti riservati agli ebrei. Anche il
capo dell’esercito israeliano Eyal Zamir ha dichiarato che la «linea gialla»
funge da «nuova linea di confine».
L’espansione delle linee gialle e arancioni è solo l’ultima manifestazione della
strategia di lunga data di Israele: impadronirsi della terra araba attraverso
una forza militare schiacciante e fabbricare una nuova “realtà” sul campo, con
la certezza che le istituzioni internazionali sono impotenti a fermarla. A Gaza,
questa strategia si sta concretizzando tra genocidio, fame e sfollamenti di
massa, mentre i palestinesi sopravvissuti vengono ammassati in appezzamenti di
terra devastata sempre più ristretti e i funzionari israeliani parlano
apertamente di un’occupazione permanente e di insediamenti riservati
esclusivamente agli ebrei.
https://palestinewillbefree.substack.com/p/from-yellow-to-orange-israel-expands-occupation-of-gaza-despite-ceasefire?utm_source=post-email-title&publication_id=2027620&post_id=199234792&
utm_campaign=email-post-title&isFreemail=true&r=2xiwfl&triedRedirect=true&utm_medium=email
Traduzione a cura di AssopacePalestina
Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma
pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
Porre fine al capitalismo digitale per la sopravvivenza dell’umanità
IL TECNOPOLIO E LA SOVRANITÀ ESPROPRIATA: LA SFIDA DI LEONE XIV ALLE DEMOCRAZIE
Con la pubblicazione dell’enciclica Magnifica humanitas, la spinta che arriva
dal Vaticano rompe gli indugi e si posiziona al centro della mappa geopolitica
contemporanea. I paragrafi dal n. 188 al n. 209, raccolti sotto il titolo “La
cultura della potenza”, non sono una collezione di pie esortazioni spirituali,
ma una lucida, quasi spietata, analisi di classe del capitalismo digitale
globale. Il Papa mette sotto accusa il nucleo forte del potere tecnocratico
moderno, definendo il “Tecnopolio” come la più grave minaccia alla sovranità dei
popoli. Quando un pugno di multinazionali private della Silicon Valley o di
Pechino controlla i flussi di dati e i codici algoritmici che governano la vita
collettiva, lo Stato democratico viene svuotato dall’interno.
Per l’attivismo progressista, questo testo è un potente acceleratore
concettuale: la transizione digitale non è un processo neutro né un’evoluzione
inevitabile della tecnica, ma un terreno di scontro politico e sociale in cui i
valori della cittadinanza rischiano di essere sottomessi alla logica del
profitto e del controllo privatistico. L’agenda che ne deriva per i governi
progressisti è chiara: riprendere in mano la funzione legislativa attraverso una
governance pubblica della tecnologia, spezzando i monopoli dei Big Data prima
che esautorino definitivamente le istituzioni nate dal suffragio universale.
CONTRO LA GUERRA ALGORITMICA: LA DEMOCRAZIA OLTRE IL CALCOLO MILITARE
Il passaggio più radicale della sezione riguarda l’avvento della guerra
automatizzata e dei sistemi d’arma letali autonomi. La denuncia della
deumanizzazione dei conflitti colpisce al cuore le dottrine strategiche delle
superpotenze, che vorrebbero derubricare l’uso dei droni e dell’IA militare a
mera ottimizzazione statistica o simulazione asettica. Sottrarre la decisione
sulla vita e sulla morte all’arbitrio umano per affidarla a un calcolo
matematico non è solo un abominio etico, ma la distruzione del principio di
responsabilità giuridica su cui poggia il diritto internazionale.
Questo monito investe in pieno le responsabilità delle forze politiche globali,
costringendole a schierarsi. L’enorme bacino elettorale cattolico — oltre un
miliardo di votanti, concentrati soprattutto nelle aree del mondo storicamente
più esposte allo sfruttamento coloniale e alle guerre per procura — riceve un
mandato preciso: misurare la credibilità dei programmi politici sulla base del
loro impegno per il disarmo tecnologico e la messa al bando delle armi autonome.
Per la sinistra e i movimenti per i diritti civili, si apre lo spazio per una
convergenza transnazionale capace di imporre trattati internazionali vincolanti,
bloccando i finanziamenti pubblici alla ricerca bellica digitale e contrastando
i sistemi di sorveglianza algoritmica di massa che minacciano il dissenso
politico e i diritti dei cittadini.
ECOLOGIA COGNITIVA E AUTODETERMINAZIONE DEI CITTADINI
L’analisi papale si chiude affrontando i meccanismi di manipolazione del
consenso tramite la profilazione psicometrica e la diffusione di disinformazione
generativa. La manipolazione dei mercati elettorali tramite algoritmi opachi non
è solo una distorsione della concorrenza, ma una vera e propria “colonizzazione
culturale” che distrugge la libertà psicologica dell’elettore e riduce la
democrazia a un simulacro.
La risposta indicata dall’enciclica richiede la difesa dell’autodeterminazione
delle comunità locali contro l’omologazione consumistica imposta dalle
piattaforme. Ciò si traduce nella necessità di riforme strutturali radicali:
legislazioni antitrust radicali per i giganti tecnologici, trasparenza totale
sui codici sorgente utilizzati nelle piattaforme pubbliche e tutele sindacali e
sociali eque per respingere l’automazione selvaggia del lavoro.
In sintesi, i paragrafi 188-209 della Magnifica humanitas sottraggono la
transizione digitale all’esclusivo monopolio del mercato e degli eserciti,
elevandola a massima questione politica e umanitaria del nostro tempo. Per la
prospettiva che guida le azioni del Comitato Costituzione Attiva si può dire che
la politica della Chiesa Cattolica è la più forte promotrice dell’attuazione
dell’art. 11 della Costituzione della Repubblica Italiana e della sua estensione
su scala mondiale, non con parenesi morali, ma orientando verso politiche di
interventi strutturali con misure vincolanti.
Giancarlo Pisanu [1], C.C.A. (Comitato Costituzione Attiva) – Sassari
[1] Laurea in Ingegneria Mineraria. Ph. D. Dottorato di Ricerca in Ingegneria
delle Risorse del Sottosuolo. Diploma de Studiis Philosophicis (biennale) e
Baccalureatus in Sacra Theologia Gradum (quinquennale) presso Pontificia Facoltà
Teologica della Sardegna – Cagliari. Ricercatore senior in modellistica numerica
e statistica applicata. Ultimo lavoro del 2025, “L’Intelligenza Artificiale da
una prospettiva etica”.
Redazione Sardigna
Diritto al gioco…di guerra? Le Forze Armate all’iniziativa ASL e UNICEF Avellino
Il comunicato diffuso dal MIR (Movimento Internazionale per la Riconciliazione)
evidenzia che all’iniziativa svolta domenica 24 maggio ad Avellino sul tema
“diritto di giocare e crescere insieme” e promossa dal locale Comitato
provinciale dell’UNICEF e dall’ASL territoriale “erano presenti anche postazioni
di ben tre forze armate: Esercito Italiano, Carabinieri e Guardia di Finanza” e
le attività proposte coinvolgevano in partecipanti “mescolando impropriamente al
concetto di gioco delle esercitazioni al tiro col fucile, di lotta e di altre
pratiche militari che nulla hanno a che vedere con un’attività ludica rivolta a
bambini e ragazzi”.
> «A nome del Movimento Internazionale della Riconciliazione, storica
> organizzazione italiana per la pace e il disarmo, esprimo sconcerto e
> riprovazione per questo subdolo tentativo di militarizzare ancora una volta
> non solo la cultura e la scuola, ma anche lo sport e le attività ricreative
> per l’infanzia – ha dichiarato Ermete Ferraro, presidente nazionale e
> coordinatore locale del MIR – Ancora una volta colpisce che a prestarsi a
> questa pericolosa commistione di gioco e attività di ambito militare sia
> l’organizzazione internazionale che, per statuto, più dovrebbe tutelare il
> diritto dei minori alla pace ed al benessere. Purtroppo, però, già in altri
> casi l’UNICEF regionale ha promosso iniziative che vedevano la partecipazione
> delle forze armate, contraddicendo alla missione della Fondazione che “ispira
> la sua attività al principio che tutti i bambini abbiano il diritto di
> sopravvivere, crescere e realizzare le proprie potenzialità per il beneficio
> di un mondo migliore per ogni bambino ovunque».
>
> Alcune sconcertanti immagini ricavate da un video sulla manifestazione
> mostrano infatti bambini che impugnano e puntano fucili più grandi di loro,
> esercitazioni alla lotta ed al pugilato ed un’inutile esibizione di uniformi,
> armi e attrezzature militari.
>
> «Che UNICEF, ASL e Consorzio Servizi Sociali A5 promuovano il diritto al
> gioco, alla salute ed alla socialità con una manifestazione dove si esibiscono
> strumenti di guerra è davvero intollerabile. Il MIR disapprova questa scelta
> ed invita invece a lanciare messaggi ben diversi, di educazione alla pace, a
> relazioni solidali ed a soluzioni dei conflitti prive di violenza» ha concluso
> Ferraro.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Chi saccheggia la Terra e chi la difende: due documentari
Pilleurs de Terre Film Documentario Regia: Fanny Paloma Produzione: Blu
Corporation Anno 2026 – 1’15’’ QUI il sito ufficiale in francese. “Pilleurs de
Terre” è un documentario d’inchiesta e di poesia sulla lotta di chi vive vicino
alle piantagioni Socfin/Bolloré in Cambogia e Camerun. Per cinque anni, la
regista Fanny Paloma ha condotto un’indagine per documentare l’accaparramento di
terre da parte
Diritto al gioco… di guerra?
MIR Napoli stigmatizza la presenza delle Forze Armate all’iniziativa ASL –
UNICEF di Avellino per il diritto al gioco
Si è svolta domenica 24 maggio ad Avellino l’iniziativa sul “diritto di giocare
e crescere insieme”, promossa dal locale Comitato provinciale dell’UNICEF e
dall’ASL territoriale.
Insieme a varie iniziative ricreative, però, in quella occasione erano presenti
anche postazioni di ben tre forze armate: Esercito Italiano, Carabinieri e
Guardia di Finanza, mescolando impropriamente al concetto di ‘gioco’
esercitazioni al tiro col fucile, di lotta e di altre pratiche militari che
nulla hanno a che vedere con un’attività ludica rivolta a bambini e ragazzi.
«A nome del Movimento Internazionale della Riconciliazione, storica
organizzazione italiana per la pace e il disarmo, esprimo sconcerto e
riprovazione per questo subdolo tentativo di militarizzare ancora una volta non
solo la cultura e la scuola, ma anche lo sport e le attività ricreative per
l’infanzia – ha dichiarato Ermete Ferraro, presidente nazionale e coordinatore
locale del MIR – Ancora una volta colpisce che a prestarsi a questa pericolosa
commistione di gioco e attività di ambito militare sia l’organizzazione
internazionale che, per statuto, più dovrebbe tutelare il diritto dei minori
alla pace ed al benessere. Purtroppo, però, già in altri casi l’UNICEF regionale
ha promosso iniziative che vedevano la partecipazione delle forze armate,
contraddicendo alla missione della Fondazione che “ispira la sua attività al
principio che tutti i bambini abbiano il diritto di sopravvivere, crescere e
realizzare le proprie potenzialità per il beneficio di un mondo migliore per
ogni bambino ovunque”.»
Alcune sconcertanti immagini allegate – ricavate da un video sulla
manifestazione
https://www.youtube.com/watch?is=MRNF41DbY7afx8xv&v=hS0R0LR-TVo&feature=youtu.be
mostrano infatti bambini che impugnano e puntano fucili più grandi di loro,
esercitazioni alla lotta ed al pugilato ed un’inutile esibizione di uniformi,
armi e attrezzature militari.
«Che UNICEF, ASL e Consorzio Servizi Sociali A5 promuovano il diritto al gioco,
alla salute ed alla socialità con una manifestazione dove si esibiscono
strumenti di guerra è davvero intollerabile. Il MIR disapprova questa scelta ed
invita invece a lanciare messaggi ben diversi, di educazione alla pace, a
relazioni solidali ed a soluzioni dei conflitti prive di violenza» ha concluso
Ferraro.
CONTATTI
Ermete FERRARO
Cell. e WhatsApp: 349 3414190
Email: ermeteferraro@gmail.com – mirnapoli@virgilio.it
Web: https://www.facebook.com/napolimir
Redazione Napoli
Conoscere il Terzo Settore per capire i bisogni del Paese
Venerdì 29 maggio 2026 la presentazione ufficiale a Roma, in presenza e in
diretta YouTube, dell’Atlante del Terzo Settore, la nuova piattaforma promossa
da Fondazione Terzjus ETS e Italia non profit che è online dal 7 maggio scorso,
che comunicano:
> 4,7 milioni di persone, quasi 1 adulto su 10, fa volontariato. È l’Italia del
> bene comune: vitale, concreta, ma spesso invisibile.
>
> L’Atlante del Terzo Settore ne offre una fotografia dinamica: dal RUNTS al
> volontariato, dalla Riforma del Terzo Settore all’amministrazione condivisa.
>
> Il progetto nasce per rispondere a un bisogno concreto: mettere a disposizione
> di operatori, istituzioni, cittadini analisi tematiche, elaborazioni
> statistiche, informazioni chiare fondate su fonti ufficiali.
>
> Non solo numeri, ma persone, volontari, lavoratori, reti e community, per
> raccontare e rendere più leggibile il Terzo Settore italiano attraverso i dati
> e le storie, perché i dati senza storie sono cifre e le storie senza dati sono
> aneddoti.
>
> Tutti i contenuti sono gratuiti e costruiti a partire da fonti come RUNTS,
> Istat, Unioncamere, INPS e ricerche pubbliche.
>
> La piattaforma è sostenuta dalla Consulta delle Fondazioni di origine bancaria
> del Piemonte e della Liguria e da Banco BPM.
L’Atlante sarà presentato ufficialmente venerdì 29 maggio 2026, dalle 10:30 alle
13, presso la Sala G. Matteotti di Palazzo Theodoli-Bianchelli, in Piazza del
Parlamento 19 a Roma.
L’evento sarà aperto al pubblico, previa registrazione, e trasmesso anche in
diretta YouTube.
Interverranno, tra gli altri,
– Luigi Bobba, Presidente di Fondazione Terzjus ETS,
– Simone Mornati, Direttore attività istituzionali di Italia non Profit,
– Mara Moioli, Co-founder di Italia non Profit,
– Antonio Fici, Direttore scientifico di Fondazione Terzjus ETS,
– Gabriele Sepio, Segretario Generale di Fondazione Terzjus ETS,
insieme ai rappresentanti degli enti sostenitori.
Sono previsti i saluti istituzionali dell’On. Stefano Vaccari e l’intervento
conclusivo di Mauro Nori, Capo di Gabinetto del Ministero del Lavoro e delle
Politiche Sociali.
Conduce e modera Sara Vinciguerra, responsabile della comunicazione della
Fondazione Terzjus ETS.
Per partecipare in presenza è necessario compilare il modulo di registrazione:
https://docs.google.com/forms/d/e/1FAIpQLSdhTfSUB7Jn8VK6XNC4XplE0rOYnIeRQL8pKiH0bkaOudj0aw/viewform
Per informazioni:
* +39 06 89131373
* segreteria@terzjus.it
* https://atlante.italianonprofit.it/
Redazione Italia
LIBANO: ISRAELE AVANZA VIA TERRA OLTRE LA ‘LINEA GIALLA’.
Aria tesa attorno alle trattative tra Stati Uniti e Iran, mentre Israele
intensifica gli attacchi a Sud del Libano, oltrepassando la “linea gialla”.
Le forze nordamericane hanno attaccato siti di lancio missilistico e navi
posamine nel sud dell’Iran in quelli che un portavoce militare statunitense ha
definito attacchi di “autodifesa”. In precedenza, i media iraniani riportato di
esplosioni nella città portuale meridionale di Bandar Abbas. Una petroliera ha
anche segnalato un’esplosione al largo di Muscat, in Oman. Un portavoce militare
ha avvertito che qualsiasi nuova aggressione contro l’Iran incontrerebbe una
risposta “molto più severa” che si estenderebbe oltre la regione, a seguito dei
recenti attacchi statunitensi contro l’Iran meridionale e le continue
aggressioni di Israele contro il Libano.
È Israele a sfidare intenzionalmente il rischio escalation nella regione:
soldati israeliani hanno iniziato ad avanzare via terra in Libano oltre la
‘linea gialla’, quella segnata dal fiume Litani e disegnata a uso e consumo da
Israele per occupare 10 km di terre a sud del Paese dei cedri. In mattinata
almeno 12 le persone massacrate da un attacco israeliano contro la città
libanese di Mashghara. 28 le persone uccise nelle ultime 24 ore. Nuovi avvisi di
sfollamento forzato sono stati poi imposti alla città di Nabatieh, nel sud, dove
abitanto 80mila persone.
Da Beirut il punto con Pasquale Porciello giornalista del Manifesto Ascolta o
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