Il SIMposio 2026
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PODCAST # 88
Puntata con Manu DubSide & Massimo DJ Isaro’
Il SIMposio 2026
Torna l'appuntamento dell'estate! Dal 23 al 26 luglio, SIMposio della
conflittualità sociale. In questa ventesima edizione ci troveremo ancora a
Marzabotto (Bo), ospitati dal Poggiolo – Rifugio Re_Esistente, a discutere di
pratiche anticoloniali, scuola, lavoro, cronaca nera, scienza e potere ma anche
a giocare, ballare, ridere, camminare…
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#nowar L'occidente affoga nel Golfo Persico #iran
LEVANTE 05.05.2026 - Casa del Sole Tv
Lo Stretto di Hormuz è diventato il laboratorio visibile di un nuovo ordine
mondiale. Cina, Russia e Iran hanno firmato un patto strategico trilaterale,
condotto esercitazioni navali congiunte e costruito corridoi
commerciali alternativi al dollaro.
https://www.youtube.com/watch?v=bvpHh5KNmIQ
Spese militari italiane: +57% in dieci anni
Il nuovo rapporto SIPRI colloca l’Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa
bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di
questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi
medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi). di Redazione
Peacelink L’aumento delle spese militari italiane Mentre il dibattito
Roma. Manifestazione al David di Donatello: dare voce a chi da 27 anni aspetta il rinnovo del contratto
Le lavoratrici e i lavoratori del cinema manifesteranno oggi davanti all’evento
per il Davide di Donatello a Cinecittà. Gli “invisibili”, mascherati di bianco,
dicono basta: basta ipocrisie, basta far west sui set, basta violazioni dei
limiti di orario. Servono politiche certe. Serve un contratto migliorativo.
Servono regole, salari dignitosi e […]
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anni aspetta il rinnovo del contratto su Contropiano.
Assemblea azionisti ENI, ReCommon: “così il governo archivia la lotta alla crisi climatica”
In occasione della settima assemblea degli azionisti consecutiva di ENI a porte
chiuse, ReCommon denuncia come il quinto mandato da amministratore delegato di
Claudio Descalzi sarà contraddistinto da un crescente aumento degli investimenti
e delle attività estrattive del Cane a sei zampe nel comparto fossile. Ormai ENI
non parla più di transizione, le scoperte di nuovi e ingenti giacimenti di
petrolio e gas aumentano e la società non sembra nemmeno interessata a
fare greenwashing per dipingere come sostenibili le sue operazioni. In questo
modo è sempre più un ostacolo nel far sì che l’Italia riesca a rispettare gli
impegni presi alla COP21 di Parigi nel 2015 per contrastare la crisi climatica.
Eppure ENI è partecipata al 30 per cento dallo Stato italiano, che sembra solo
preoccuparsi di intascare un lauto dividendo legato alle attività estrattive
della società. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di confermare per
un quinto mandato Descalzi, stabilendo un record che fa dell’ad una sorta di
monarca dell’oil&gas italiano. Recommon ribadisce che l’iter per le nomine delle
grandi partecipate pubbliche andrebbe profondamente rivisto, garantendo maggior
trasparenza e uno scrutinio parlamentare che al momento sono totalmente assenti
in tutto il processo. Quasi pleonastico ribadire tutte le perplessità legate
anche alla nomina della nuova presidente di ENI, Giuseppina Di Foggia, che così
tante polemiche ha suscitato a livello nazionale.
Nei primi quattro mesi del 2026, ENI ha realizzato nuove scoperte di giacimenti
di petrolio e gas per un miliardo di barili equivalenti di petrolio di riserve
da sfruttare nei prossimi anni; come raffronto, in tutto il 2025 le scoperte
erano state di 900 milioni di barili. Allo stesso tempo, la stragrande
maggioranza degli investimenti nel nuovo piano industriale 2026-2030 continuerà
ad andare al core business fossile dell’esplorazione ed estrazione di petrolio e
gas, con l’obiettivo di continuare a far crescere la produzione complessiva
annua del 3 per cento, fino a toccare i due milioni di barili al giorno.
«Questa assemblea degli azionisti stabilisce dei record negativi: quinto mandato
per un amministratore delegato che non si scosta di una virgola dal business as
usual e settimo incontro a porte chiuse, così da evitare che qualcuno, come noi
azionisti critici, possa disturbare il manovratore» ha affermato Antonio
Tricarico di ReCommon. «In Italia, ENI è il più grande ostacolo alla lotta alla
crisi climatica. Per questo, insieme a Greenpeace Italia e a 12 cittadine e
cittadini, nel 2023 abbiamo intentato la Giusta Causa contro la società e i suoi
azionisti pubblici Ministero delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti. In
risposta ENI ha mosso ben tre cause per diffamazione e un esposto penale nei
nostri confronti. Molestie legali inaccettabili se si pensa che ENI è la più
influente azienda partecipata italiana, ossia che per il 30 per cento sono i
cittadini e cittadine a esserne proprietari» ha aggiunto Tricarico.
Re: Common
“Yiddish blues”, il nuovo disco di Moni Ovadia, Giovanna Famulari e Michel Gazich
E’ uscito il nuovo disco di Moni Ovadia, Giovanna Famulari e Michel Gazich,
“Yiddish blues”, una rivisitazione di brani della tradizione yiddish e nuovi
brani originali.
“IL PICCOLO ALì” è il primo brano del nuovo disco di Moni Ovadia “Yiddish
Blues”.
Una canzone dedicata alle migliaia di bambini/bambine vittime del conflitto. Si
può ascoltare e vedere il video a questo link
https://www.facebook.com/reel/2015968112343468
Parole Moni Ovadia
Musiche Giovanna Famulari e MIchele Gazich
Video Elisa Savi
“PALESTINA TERRA DI DOLORE” è un’altro brano del nuovo disco.
È un inno ispirato allo storico “Inno del Ghetto di Varsavia” che parla della
tragedia del popolo palestinese. Si può ascoltare e vedere il video a questo
link https://www.facebook.com/reel/2086550475525877
Parole e musiche Moni Ovadia, Giovanna Famulari, Michele Gazich.
Video Elisa Savi
“MALTAMè” è un brano del nuovo album, che racconta in giudaico/veneziano, la
lingua parlata nel ghetto di Venezia e ormai perduta, uno stato d’animo di
angoscia incontrollabile attraverso una filastrocca per bambini che è un
presagio e una minaccia.
Si può ascoltare e vedere il video a questo link
https://www.facebook.com/reel/1507661707574455
Parole e musica di Michele Gazich
Voce Moni Ovadia
Video Elisa Savi
Il critico musicale, Gaetano Lauritano, in merito a questo nuovo album, ha
dichiarato:
“Lo sappiamo tutti che la musica non salverà il mondo, ma almeno potrà renderlo
più vivibile e ci aiuterà a non spegnere la coscienza e se anche una sola
persona nell’angolo più remoto del pianeta non si tapperà le orecchie, allora,
forse, ci sarà ancora speranza.
…sono solo una foto che vi guarda e vi accusa, siete tutti senza cuore, siete
tutti assassini.
Basterebbe solo questa frase per farci capire come la società civile, per come
la intendono i più, ha fallito. Ha fallito in Ucraina, in Sudan, in Afghanistan
e a Cuba e, soprattutto, ha fallito in Palestina. Ha fallito in ogni posto dove
venne, e viene negata, la libertà, la vita, la dignità, in favore dell’interesse
personale e dell’assoggettamento di un popolo.
La retorica, ormai, serve a poco, le parole si sono spese e si spendono, ma
restano mute davanti a immagini che ci mostrano qual è il prezzo pagato dagli
altri per la nostra “temporanea” felicità.
Come cantavano i Negrita, “Se io prendo, chi è che dà?”.
Il silenzio, davanti a questo scempio, diventa assordante, così forte al punto
da coprirsi le orecchie, perché gli occhi li abbiamo già chiusi, ma le urla di
dolore, il pianto delle madri, la voce della disperazione, quelli, non si
riescono a spegnere.
“Yiddish Blues” non è solo un disco, ma un documento, una testimonianza, una
prova che tutto questo è esistito, esiste e non verrà dimenticato. Moni Ovadia,
Giovanna Famulari, Michele Gazich, un trio improbabile, ma proprio per questo
vero, sincero, unito nella musica per dare armonia a tutto questo dolore.
Il piccolo Alì, che con le sue braccia dilaniate dalla barbarie sionista diventa
un simbolo di questo fallimento, apre un disco carico di emozioni che si
alternano tra la disperazione e la rabbia, tra il senso di colpa per non aver
fatto abbastanza e lo sconforto, provando quel senso di nausea per appartenere
allo stesso gruppo di chi ha compiuto e perpetrato questo dolore.
Il violoncello di Giovanna Famulari ci strappa il cuore dal petto mentre il
violino di Michele Gazich diffonde una melodia straziante che simula il pianto
di dolore dei bambini morti.
Non è più musica, è la consapevolezza che per essere assassini non è necessario
premere il grilletto, basta girarsi dall’altra parte.
Paolo era un anarchico ebreo, molto anarchico e molto ebreo. C’è contraddizione
in tutto questo? No: la Bibbia, la Torah, è piena di spunti di relazione fra la
scrittura ebraica e il pensiero anarchico.
Le parole di Ovadia nel brano Materiali sonori per una descrizione dell’anima di
Paolo F. scritto da Gazich e dedicato all’amico Paolo Finzi, il fondatore della
rivista A. Rivista Anarchica, suonano come una sentenza contro chi, utilizzando
ancora la religione come spauracchio, utilizza un testo sacro per giustificare
la propria perfidia.
Es brent (sta bruciando) è una canzone yiddish del 1938 di Mordechai Gebirtig,
trucidato dai nazisti il 4 giugno 1942. Dona Dona racconta delle vittime portate
alla morte, cantata anche da Joan Baez.
Le delicate note del pianoforte fanno da accompagnamento alla dolcezza del
violoncello di Famulari e le parole si fanno spazio in uno spiraglio di
speranza. La voce di questi tre grandi artisti si intrecciano, si avvolgono, si
aiutano e si danno forza, perché è proprio con l’unione che si combatte il
male.
Non puoi comprare la mia speranza, Non puoi comprarla, non te la vendo
Costa poco la tua violenza, Non ha prezzo la mia speranza.
Sono le parole de Il Mattino, brano conclusivo dell’album.
Lo sappiamo tutti che la musica non salverà il mondo, ma almeno potrà renderlo
più vivibile e ci aiuterà a non spegnere la coscienza e se anche una sola
persona nell’angolo più remoto del pianeta non si tapperà le orecchie, allora,
forse, ci sarà ancora speranza.
La speranza è che questa musica e queste parole arrivino a più persone
possibili: non bisogna lasciare che l’abitudine, l’assuefazione e il “non ci
posso fare nulla” ci atrofizzi. Forse è proprio questo l’intento di questi tre
artisti che hanno investito la propria anima e il proprio cuore per portare, a
chi un cuore ancora ce l’ha, un messaggio che smuova la coscienza.
Moni Ovadia è un attore, un cantautore, uno scrittore, nato in Bulgaria e
milanese di adozione, proviene da una famiglia ebrea sefardita, persona di
altissimo spessore culturale e umano. Michele Gazich, violinista, tra gli
artisti italiani più colti e interessanti, ha collaborato con Massimo Bubola,
Mark Olson, Eric Andersen, Massimo Priviero. Il suo stile musicale fonde
cantautorato, musica rock e folk. Giovanna Famulari, violoncellista, pianista,
arrangiatrice e produttrice artistica, con uno stile che va dal pop al jazz,
dalla musica world alla musica contemporanea passando dal teatro ai concerti e
alle colonne sonore.
La musica riempie l’aria e rende il silenzio più sopportabile”.
Non credo che serva aggiungere altro alle parole di Gaetano Lauritano.
Andrea Vitello
Trump si è fermato ad Hormuz
I contrordini sono diventati la nuova normalità della Casa Bianca. Praticamente
non c’è neanche il tempo di registrare una nuova iniziativa Usa che arriva in
contemporanea la sua sospensione. Come se anche la geopolitica e la guerra
fossero ormai triturate dentro i ritmi della speculazione finanziaria (e la
“banda Trump”, […]
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Una lenta, inarrestabile trasformazione cambia il volto di San Lorenzo e del Cinema Palazzo
Le città si trasformano, è un processo inevitabile e non necessariamente
negativo. Le e gli abitanti leggono le trasformazione e avvertono i cambiamenti,
se ne riconoscono l’impatto negativo che hanno sulle loro vite reagiscono per
difendere i loro spazi.
Alcune volte riescono a fermare il disastro, come è avvenuto il 15 aprile 2011
quando il cinema Palazzo a San Lorenzo avrebbe dovuto aggiungersi al Manhattan
Caffè, al Las Vegas, all’Admiral Club, al Black Jack Caffè, al’Intralot Royale,
al Dubai Palace, che sorgevano come funghi lungo la via Tiburtina con le loro
grandi scritte colorate al neon e attiravano migliaia di persone. Aumentava il
numero delle persone rovinate dal gioco e vittime di ludopatia, si rompevano
legami essenziali per la comunità locale. Sale bingo, slot machine, sale VLT,
sale poker, scommesse di ogni tipo diventavano la speranza per tantissime
persone di migliorare la qualità della propria vita con un colpo di fortuna,
mentre permettevano la circolazione di capitali mafiosi, alimentando l’usura e
il riciclaggio.
Altre volte sono state fatte battaglie generose per difendere il diritto alla
città pubblica, divorata dalla costruzione di hotel di lusso, residenze private,
luoghi del consumo destinati a chi è in grado di sostenere costi sempre più
alti, non riuscendo ad arginare la trasformazione. Non è facile opporsi a
operazioni condotte da investitori sempre più famelici e da amministrazioni a
loro sottomesse quando la costruzione di un immaginario che parla di degrado e
offre soluzioni penetra nel racconto della città.
La cultura, come parola che ha perso il suo significato, diventa il grimaldello.
Tutto è cultura, anche gli eventi più superficiali e commerciali, tutto si
confonde perché quello che conta è che la “cultura” sia fonte di profitto. Il
finanziamento pubblico sparisce, sostituito dall’ideologia neoliberista che la
cultura diventi economicamente sostenibile, e se produce profitti è meglio.
> È quello che è successo nel quartiere romano di San Lorenzo dove azioni
> comunicative e retoriche sono state messe in atto per costruire l’immagine di
> un quartiere utile alla rendita finanziaria, che un po’ alla volta si è
> appropriata di ogni spazio disponibile. Per chi ci abita non ci sono più case
> e servizi, ogni spazio verde è cancellato, eppure le parole che si usano per
> descrivere il cambiamento parlano di un quartiere splendente e attrattivo.
È iniziato alla fine del 2021 con l’inaugurazione della Soho House, salutata da
tutta la stampa con toni entusiastici. Piace l’idea di un luogo riservato alla
classe creativa «per riunirsi e fare network, tra momenti di relax e serate
all’insegna del divertimento». La raccontavano così: «La nostra prima House in
Italia offre la possibilità di cenare all’aperto sulla Cecconi’s Terrazza,
abbellita da alberi di limoni, e che comprende una piscina sul roof, una grande
palestra al settimo e ottavo piano con studi di movimento, una spa Cowshed e un
programma giornaliero di eventi per i members».
Poi è stata la volta del Social Hub, nell’area pubblica dell’ex-Dogana.
Nonostante la forte opposizione del quartiere, un’enorme struttura alberghiera
ha occupato lo spazio e anche in questo caso si è parlato di un luogo cool
riservato a chi può pagare. «The Social Hub Roma riunisce una nuova generazione
di cittadini del mondo in un centro dove innovazione, creatività e
imprenditorialità sono di casa. Dagli aperitivi a bordo piscina sotto il sole
alla pasta al dente e alla pizza lievitata naturalmente appena sfornata, scopri
i sapori e lo stile tipici italiani a The Social Hub Roma» Prezzi esclusivi non
lo scrivono.
Siamo di fronte al tentativo di sostituire una realtà fatta di associazioni di
abitanti, giovani impegnati in attività sociali e culturali con giornalistə,
pubblicitarə, cineastə, creativə di ogni genere, pronti a cadere nella trappola
del luogo esclusivo a loro dedicato.
Segnali di una graduale, ma inesorabile espulsione per molti e molte che nel
quartiere vivono e lavorano. Il quartiere, operaio prima e studentesco poi, è
stato invaso da turistə ospiti dei mini-appartamenti offerti su Airbnb, le
botteghe storiche hanno lasciato il posto a locali dove si somministrano cibi e
bevande scadenti notte e giorno, cantieri edili, più o meno legittimi si sono
moltiplicati. Tutto questo mentre il quartiere è lasciato in stato d’abbandono,
in mano alla criminalità che gestisce lo spaccio e si appropria dei locali in
crisi.
> Adesso è arrivato l’ennesimo locale, che si aggiunge ai tanti pub, ristoranti,
> finte gallerie d’arte. «Dopo anni di silenzio un luogo storico di Roma torna a
> vivere. Il cinema si rifà spazio e fa spazio alle storie, agli incontri e alle
> possibilità» – così lo presentano. «Prende forma l’idea di un pubblico nuovo,
> più aperto e curioso, capace di muoversi tra esperienze diverse e linguaggi
> differenti».
Le parole sono sempre le stesse, anche per raccontare il vecchio Cinema Palazzo.
Il quartiere diventa alla moda con la sua trasformazione che viene raccontata
dai media come luogo in cui passare una piacevole serata. Si rivolge a un gruppo
selezionato di abitanti, anche se si presenta come aperto a tutti e a tutte, in
realtà non può includere tutti e tutte. Il linguaggio utilizzato descrive un
ideale di vita e di società, rappresenta una forma di potere e determina
esclusione per persone anziane, immigrate, bambine e bambini, abitanti
tradizionali.
La gentrificazione con il suo linguaggio e le sue culture rende visibile il
meccanismo di dominazione che opera nella città.
Nelle ore notturne esplode la contraddizione. Per gli abitanti la notte rimane
lo spazio dedicato al riposo, al sonno, mentre per i nuovi fruitori dello spazio
la notte rappresenta il tempo del consumo. Questi nuovi locali “culturali” si
rivolgono proprio a loro, costruiscono uno spazio fisico e simbolico per il loro
stile di vita, dove ogni contraddizione e conflitto spariscono.
Il capitale costruisce, attraverso il linguaggio, retoriche e mezzi di
comunicazione per diffonderle, in modo da produrre il consenso e convincere gli
e le abitanti che anche loro fanno parte, da protagonisti, delle operazioni di
recupero urbano. Non è così, il quartiere si sta svuotando delle funzioni vitali
e sta diventando un parco a tema per chi cade nella trappola del marketing.
> Dobbiamo chiederci come sia potuto accadere che in tanti e tante si siano
> lasciati coinvolgere e, come utili idioti, siano lì a battere le mani a chi
> sta mettendo in atto la loro esclusione. E ci provoca sofferenza vedere nani e
> ballerine danzare alla corte del Re al quale avrebbero voluto tagliare la
> testa, proprio nei giorni in cui in tutto il mondo si manifesta con la parola
> d’ordine No Kings.
Il lavoro che i movimenti sociali, le realtà del quartiere, i cittadini e le
cittadine devono fare è la decostruzione di questa ideologia per fermare questa
trasformazione e costruire una città più giusta.
Potranno farlo grazie all’immensa galassia di pratiche che si sono sviluppate da
anni attorno a quegli spazi sociali che si tenta di smantellare, perché
rappresentano nuove strutture sociali della vita quotidiana e una nuova
geografia della città che elimina le ingiustizie e le frontiere, che determinano
l’esclusione di gruppi, classi e individui .
Contro ogni forma di gentrificazione.
La copertina è tratta dalla pagina Facebook “Nuovo Cinema Palazzo“
L'articolo Una lenta, inarrestabile trasformazione cambia il volto di San
Lorenzo e del Cinema Palazzo proviene da DINAMOpress.
Carceri al collasso: tre suicidi in pochi giorni e oltre 64mila detenuti
L’allarme di Antigone: sovraffollamento record, istituti al 150% della capienza
e tensione crescente tra detenuti e operatori. “Il sistema penitenziario è ormai
fuori controllo”. Le carceri italiane continuano a precipitare …
I giovani e la politica
Nel 2025, il 24,3% dei giovani europei di età compresa tra i 16 e i 29 anni si è
impegnato online in questioni civiche o politiche. Ciò include esprimere la
propria opinione su temi civici o politici, partecipare a consultazioni online o
votare. In confronto, questo tipo di impegno si attestava solo al 20,2%
nell’intera popolazione. E’ quanto certificano i dati dell’istituto Eurostat,
aggiornati ad aprile 2026 e riferiti all’anno 2025. La partecipazione civica o
politica online tra i giovani è risultata più elevata in Slovenia (49,4%),
Lettonia (33,3%) e Paesi Bassi (31,3%). Le percentuali più basse si sono
registrate in Belgio (12,3%), Repubblica Ceca (14,3%), Svezia e Grecia (entrambe
al 16,1%). In 23 dei 27 paesi dell’UE, i giovani hanno mostrato una maggiore
propensione a utilizzare internet per la partecipazione civica o politica
rispetto alla popolazione nel suo complesso. Le differenze più marcate sono
state registrate in Slovenia (49,4% dei giovani contro il 33,5% della
popolazione totale), Lettonia (33,3% contro il 24,2%) e Italia (30,9% contro il
24,5%). Per quanto riguarda l’Italia, tale valore (30,9%) risulta
considerevolmente superiore alla media europea dei coetanei (24,93%). Un dato
questo che assume un significato ancora più profondo se accostato a quello della
popolazione complessiva della Penisola, che si ferma al 24,25%. Il divario
supera i sei punti percentuali, dimostrando come le ragazze e i ragazzi italiani
trovino nella rete lo spazio ideale per esprimere le proprie idee e
rivendicazioni. Si tratta di numeri che evidenziano una distanza generazionale
tra le più alte registrate nel continente. L’Italia si posiziona tra i Paesi con
la maggiore differenza percentuale tra l’attivismo dei ragazzi e quello degli
adulti, collocandosi subito dopo la Slovenia e la Lettonia. E’ la rete, in buona
sostanza, lo strumento per le istanze civiche delle nuove generazioni.
Per quanto riguarda, invece, l’impegno dei giovani nelle istituzioni, in
particolare nei Comuni, secondo un recente dossier ANCI, sono 18.006 i giovani
amministratori comunali in Italia, pari al 14,3 per cento del totale ma in calo
rispetto ai 19.483 del 2025. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente
locale. Si tratta di una presenza significativa, ma in progressiva contrazione.
E alquanto disomogenea: il numero assoluto più elevato si registra in Lombardia,
mentre la maggiore concentrazione è in Trentino-Alto Adige, con oltre quattro
giovani amministratori per Comune. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun
ente locale. Si tratta di una presenza più marcata nei piccoli Comuni, che però
diminuisce con l’aumentare della popolazione: sotto i 3.000 abitanti
rappresentano circa il 16% degli amministratori, mentre nei comuni sopra i
50mila abitanti la quota scende al 10%. Il dossier mette in luce le difficoltà
che incontrano i giovani a raggiungere i ruoli apicali, restando sostanzialmente
fermi al ruolo di Consiglieri comunali. I sindaci under 35 sono oggi appena 252,
in flessione negli ultimi anni. E mentre gli over 60 sono passati dall’8% nel
2001 a quasi il 26% nel 2026, gli under 36 sono scesi dal 23% al 14%. Gli
amministratori locali giovani sono però maggiormente qualificati: il 44%
possiede una laurea, mentre tra i non giovani resta significativa la quota con
sola licenza media (15%). Anche in questo caso si registra però una disparita di
genere, con la prevalenza della componente maschile, anche se tra gli assessori
si registra un’inversione con le donne al 51%. Non si riscontrano particolari
differenze nell’assegnazione delle deleghe tra giovani e meno giovani, ad
eccezione di Casa, Famiglia, Scuola e Politiche sociali e Attività produttive e
Sviluppo Economico, che vedono una maggiore concentrazione di giovani assessori.
Non manca nel dossier ANCI qualche curiosità: l’Amministrazione Comunale più
giovane è quella del comune di Buttrio (3.878 abitanti) in provincia di Udine,
ove 14 tra Assessori e Consiglieri hanno meno di 35 anni; tra i Comuni maggiori,
l’Amministrazione Comunale più giovane è quella di Castel Maggior (18.500
abitanti) nella città metropolitana di Bologna. In questo Comune il sindaco Luca
Vignoli, il vicesindaco Maria Vittoria Cassanelli, il Presidente del Consiglio
Comunale Matteo Frezzotti ed altri 9 tra Assessori e Consiglieri hanno tutti
meno di 35 anni; in generale, sono 68 i Comuni nei quali la metà degli
amministratori sono giovani.
I dati Eurostat analizzati in precedenza trovano conferma anche da una ricerca
Ipsos, che per conto dell’ANCI ha fatto invece una fotografia sociologica sui
giovani. L’indagine evidenzia come resti forte il senso civico dei giovani
italiani: otto giovani su dieci vogliono contribuire al bene comune. Tra le
priorità indicate dai giovani vi sono la riduzione delle tasse (38%), incentivi
al lavoro stabile (33%) e politiche per stage e tirocini retribuiti (25%). Nel
loro insieme, le due ricerche delineano una generazione presente e più preparata
anche nelle istituzioni locali, ma che si muove in un contesto segnato da
difficoltà economiche, incertezze sul lavoro e una crescente distanza tra
aspettative e realtà.
Qui per scaricare il dossier ANCI e l’indagine IPSOS:
https://www.anci.it/ricerche-anci-e-ipsos-giovani-amministratori-in-calo-ma-piu-qualificati/.
Giovanni Caprio
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