Bosco Ospizio: la questura chiede di smantellare il campo
Mentre le forze dell’ordine continuano a bloccare strade e accessi, dopo che gli operai hanno ripannellato l’intera area per altezze di almeno tre metri e isolato completamente la stradina pedonale anche per chi doveva andare al parco, a scuola, o tornare a casa, oggi è la Questura a sferrare un colpo durissimo al presidio e al diritto di manifestare, dopo le denunce, e dopo i fogli di via consegnati a quattro persone non violente a cui sarà impedito per anni l’accesso alla nostra città. Ci è stato comunicato che già da domani il nostro presidio non potrà più sussistere al campo di Marte 2, adducendo problemi di ordine pubblico che sarebbero stati generati dagli episodi di resistenza pacifica compiuti da poche persone all’inizio della settimana scorsa. Ci viene chiesto di smantellare quindi in poche ore tende, gazebi, due mesi di vita condivisa, un luogo di decisioni e di vita comunitaria. Poche ore per distruggere l’aggregazione di mesi, costruita su una storia assembleare di anni, e proprio oggi, giorno in cui – come in Questura è stato comunicato – andremo invece in centro per manifestare sotto la sede spostata del consiglio comunale in Via Emilia 12 e per svolgere la nostra assemblea in piazza Prampolini, portando il bosco, che vive ancora nella indignazione per i suoi abbattimenti, nel cuore della città. A tutto ciò si aggiunge anche una modifica del presidio diurno sulla via Emilia, che ci sarà possibile tenere solo con un orario spezzato da ufficio postale di periferia: dalle 9 alle 13 e dalle 16 alle 19. La volontà di mutilare e silenziare la mobilitazione clamorosa creata attorno a una questione nodale di giustizia ambientale è evidente. Altrettanto evidente il tentativo di ostacolare il monitoraggio dei lavori, affinché vengano svolti salvaguardando quantomeno gli alberi di cui si è promessa conservazione in toni roboanti, e secondo le norme di sicurezza del cantiere. Volontà e tentativo evidenti, ma anche deludenti e dolorosi, non all’altezza della città che abitiamo. Assemblea Bosco Ospizio Redazione Italia
October 5, 2026
Pressenza
Verbi e declinazioni possibili
-------------------------------------------------------------------------------- Piazza Don Gallo, Genova: cena condivisa all’aperto, promossa dalla Comunità di San Benedetto al porto, per prendersi cura insieme della città -------------------------------------------------------------------------------- Una signora, molto provata da grossi problemi di salute felicemente risolti, sta impegnando parte del suo tempo per incontrare i giovani nelle scuole e in altri ambiti dove è invitata. “Quel è il verbo più importante per te?”: mi diceva che questa è molto spesso la domanda con cui inizia la sua testimonianza. Si tratta di una domanda cruciale per capire chi siamo, cosa cerchiamo e a cosa diamo la priorità. Questo vale anche per la società. Dimmi quali verbi e parole usi e ti dirò dove credi o pensi di andare. Nella definizione di verbo si legge che si tratta della “parte variabile del discorso che indica un’azione, uno stato, un modo di essere o l’esistenza di una persona, di un animale o di una cosa”. Non casualmente dunque, dal mio ritorno dal Sahel, l’anno scorso di questi tempi, i verbi che ho sentito maggiormente usare sono riconducibili all’ambito militare, a quello della sicurezza, dell’economia politica e della comunicazione. Armarsi, difendersi, controllare, remigrare, condannare, punire, produrre, eliminare, respingere, disciplinare e molti altri che sarebbe tedioso elencare. Essi dicono molto di ciò che, molto spesso indotto dal potere, costituisce il nostro immaginario sociale quotidiano. Né le parole e tantomeno i verbi sono innocenti. Rivelano e nascondono allo stesso tempo i rapporti di potere, classi sociali, idee dominanti e istruzioni per l’uso della società. Mi aspettavo che la signora della domanda che il verbo più importante per lei fosse naturalmente il verbo amare, perdonare o pregare… Nulla di tutto questo. Ha detto, con voce sommessa e chiara a un tempo che per lei il verbo più importante era “scegliere”. Confesso che non me l’aspettavo. Tutto meno quel verbo, banale e insieme pericolosamente eloquente. Racchiude l’idea di separare una parte migliore da una peggiore o dividere le opzioni per accogliere meglio quella che meglio risponde ai propri bisogni o desideri. Si seleziona preferendo o escludendo ciò che si ritiene inadatto o dannoso per ciò che si auspica. Nella nostra cultura detta “liquida” e commerciale questo verbo suona attuale. Ogni giorno scegliamo infatti il modo con cui vogliamo abitare il mondo. Prima ancora però scegliamo il tipo di mondo che vorremmo. Muri, controlli, frontiere armate, selezioni darwiniane in atto nella società o zone protette e sicure. Scegliamo con chi e da parte stare in strada, nel bus, in scuola o sul lavoro. Scegliamo il genere di messaggio che esibiamo con gli abiti, il corpo, il portatile intelligente che portiamo in mano camminando sotto i portici della città. Scegliamo con chi condividere la vita e anche chi evitare di guardare da vicino o negli occhi. Talvolta scegliamo di non scegliere per avere l’illusione di maggiori opportunità tra le merci e gli amici disponibili. Non vogliamo perdere il possibile. Scegliamo i politici che tradiranno in seguito le promesse elettorali e sceglieremo di chiudere il giornale o i televisori per le notizie che ci disturbano o assediano. Sceglieremo di assentarci il più spesso possibile convinti che intanto nulla cambierà. Sceglieremo di credere a chi conferma le nostre idee e cercheremo di cestinare quanto potrebbe metterci in discussione. Scegliamo il Dio o la religione o l’assenza compatibili con le nostre fugaci e fragili aspettative. Scegliamo, avendole le possibilità, cosa mangiare, bere, dove prendere l’aperitivo e magari anche le prossime vacanze. Scegliamo il nome che i nostri figli porteranno per l’eternità e la scuola che frequenteranno per diventare qualcuno. Scegliamo la data eventuale del matrimonio o di lasciar passare gli anni e il tempo. A volte possiamo persino scegliere come morire o se vivere ancora. La signora che comincia gli incontri con la domanda sul verbo più importante ha ragione da vendere. Scegliere come declinare il colore del cielo, del mare e delle parole è una nuova creazione della terra. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI EMILIA DE RIENZO: > «Da che parte stai?» o «Da dove cominciamo?» -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Verbi e declinazioni possibili proviene da Comune-info.
October 5, 2026
Comune-info
[entropia massima] Collettiva
presentazione della stagione 2026-2027 di Entropia Massima e i suoi quattro temi principali con Estrattivismo dei dati, Emergenza 0, Antropologica e Libera scienza in libero stato
October 5, 2026
Radio Onda Rossa
[Impatto - voci contro le nocività] Due chiacchiere su presente e futuro dei movimenti per l'acqua
Ospitiamo una corrispondenza con un compagno dei Forum per l'acqua pubblica, per fare il punto della situazione sul Forum euromediterraneo per l'acqua, sia sul controforum e le iniziative intraprese per tutta la settimana dai comitati. Approfittiamo dell'occasione per provare a capire quali saranno i prossimi passi dei movimenti e dove portino le convergenze con altre vertenze ambientali.
October 5, 2026
Radio Onda Rossa
Francia: Amnesty International chiede alle autorità di proteggere il diritto di protesta pacifica
In vista delle manifestazioni studentesche previste in tutta la Francia il 6 ottobre, Amnesty International ha chiesto alle autorità di rispettare i loro obblighi in materia di diritti umani e di porre fine all’uso sproporzionato della forza degli ultimi giorni. “Le autorità francesi devono garantire l’incolumità e la sicurezza delle persone che scenderanno in piazza, proteggendo e favorendo l’esercizio del diritto di protesta pacifica. L’operato delle forze di polizia dovrà essere improntato ai criteri di legalità, necessità e proporzionalità, evitando l’uso non necessario ed eccessivo della forza”, ha dichiarato Anne Savinel-Barras, presidente di Amnesty International Francia. “Le numerose immagini e testimonianze della scorsa settimana hanno alimentato preoccupazioni circa l’uso pericoloso di gas lacrimogeni, manganelli e tecniche di fermo delle persone. Granate contenenti gas lacrimogeni sono state lanciate in modo indiscriminato e i proiettili di gomma hanno causato gravi ferimenti”, ha aggiunto Savinel-Barras. “Le autorità francesi devono assicurare di agire in modo necessario e proporzionato e garantire protezione alle persone giovani e minorenni che manifesteranno pacificamente per chiedere diritti, anziché picchiarle, arrestarle arbitrariamente o lanciarle contro di loro i gas lacrimogeni. La priorità dev’essere quella di raffreddare la tensione. Chiediamo alle autorità di prendere tutte le precauzioni possibili per evitare di ricorrere all’uso della forza”, ha concluso Savinel-Barras. Ulteriori informazioni Dal 21 settembre le studenti e gli studenti delle scuole superiori stanno manifestando in tutta la Francia per chiedere che il loro diritto all’istruzione sia garantito, attraverso l’aumento del numero del personale docente, classi più piccole ed edilizia scolastica decente. La polizia ha reagito ricorrendo a una forza sproporzionata e non necessaria, anche attraverso l’uso illegale di proiettili di gomma e granate contenenti gas lacrimogeno. Secondo il ministero dell’Interno, le persone arrestate sono state oltre 5000, l’85 per cento delle quali minorenni. Il 27 ottobre il Senato discuterà un provvedimento del governo secondo il quale una persona che prenderà parte a un raduno nel quale verranno danneggiate proprietà potrà essere chiamata a versare un risarcimento anche di 10.000 euro, persino in assenza di prove che dimostrino che abbia causato personalmente un danno, vi abbia contribuito o abbia incitato a compierlo. Amnesty International
October 5, 2026
Pressenza
Continuano le proteste studentesche in Francia
Da due settimane, in Francia, sono in corso proteste e blocchi nelle scuole superiori da parte di student3, insegnanti e personale educativo, con la richiesta di maggiori risorse nell’istruzione e migliori condizioni di studio. Per questo motivo, il ministro dell’Istruzione Edouard Geffray, ha deciso per la giornata di oggi la chiusura preventiva di molti istituti, aggiungendo che 24 scuole sono state “incendiate o saccheggiate” dall’inizio della mobilitazione. L3 student3 francesi avevano precedentemente lanciato la “Semaine noire” per i giorni dal 5 al 9 ottobre. Almeno 5.000 persone, principalmente adolescenti, sono state arrestate, mentre decine di persone, tra cui student3 e insegnanti, sono rimaste ferite. Per domani, 6 ottobre, sono previste manifestazioni in solidarietà alle proteste studentesche, con scioperi e cortei, promosse da diversi sindacati (anche quelli normalmente meno belligeranti), oltre che dai Gilet Gialli. Ne abbiamo parlato con Filippo Ortona, giornalista.
October 5, 2026
Radio Blackout - Info
VAL DI SUSA: IN 10MILA ALLA MARCIA POPOLARE NO TAV CONTRO LA LINEA AVIGLIANA-ORBASSANO
Si è svolta sabato 3 ottobre la marcia popolare chiamata dal Movimento No Tav insieme all’Unione Montana Valle Susa e ai Comuni di Sant’Ambrogio e Avigliana. Una lunga marcia che ha visto circa 10mila persone partire da Sant’Ambrogio e dirigersi ad Avigliana con l’obiettivo di dire no alla nuova linea Avigliana-Orbassano, un nuovo progetto di RFI che si inserisce nel quadro più ampio della Torino-Lione. La giornata di mobilitazione di sabato ha tuttavia mostrato, secondo il Movimento, non solo la capacità collettiva dei No Tav di “resistere, organizzarsi e mobilitarsi”, ma anche di intavolare un discorso in grado sia di “andare oltre la semplice opposizione a una singola opera”, sia di intrecciare altre lotte. “L’apertura di questo nuovo progetto non è semplicemente costruire nuove infrastrutture – scrive il Movimento sul proprio sito – ma decidere quali trasporti servono davvero a chi vive questo territorio e dove devono essere investite le risorse pubbliche. Ieri, insieme alla critica alla tratta Avigliana-Orbassano, è tornata quindi anche la richiesta di investire nel trasporto pubblico e nella metropolitana, invece di continuare a concentrare risorse su opere pensate secondo una logica diversa da quella dei bisogni quotidiani di chi abita la Valle e l’area metropolitana”. In marcia da Sant’Ambrogio e Avigliana, compagne, compagni, comitati e realtà che compongono il Movimento No Tav, amministratori locali e d’oltralpe, No Tav francesi, famiglie del territorio, politici, movimenti sociali, realtà legate alla Palestina, assemblee in difesa dei territori, come quella del Bosco Ospizio di Reggio Emilia, e molte, moltissime persone giovani. “Ci sono giornate in cui una valle intera decide di mostrarsi per quello che è. Ieri è successo tra Sant’Ambrogio e Avigliana. – si legge sui profili social del Movimento –  Un numero enorme di persone ha percorso insieme la Valsusa, in una marcia popolare che ha attraversato i due paesi portando in strada una cosa che forse è ancora più importante del numero dei partecipanti: la capacità di una Valle di riconoscersi, ancora una volta, nella difesa del proprio territorio (…) La Valle continuerà a organizzarsi, a prendere parola e a lottare”. Ai microfoni di Radio onda d’Urto, il bilancio e l’approfondimento di Fabrizio del Movimento No Tav Ascolta o scarica
October 5, 2026
Radio Onda d`Urto
BRASILE: ASTENSIONE RECORD, LA DESTRA SFONDA AL PRIMO TURNO DELLE ELEZIONI PRESIDENZIALI
  Primo turno domenica 4 ottobre per le elezioni presidenziali in Brasile, il più popoloso dei Paesi del SudAmerica, su cui si allunga – anche qui – l’ombra dell’internazionale nera guidata dalla Casa Bianca e che, in LatinoAmerica, si è già presa Argentina, Cile, Colombia, Bolivia, Perù, Paraguay e mezzo CentroAmerica. Il candidato di ultradestra Flàvio Bolsonaro, figlio dell’ex presidente e golpista Jair, è in testa e favorito nel ballottaggio del 25 ottobre. Il trumpiano ha ottenuto il 47,03%: l’uscente Lula da Silva, progressista, il 45.16%. Nel ricco sud del Paese, la destra sfonda, mentre è dal nord e soprattutto dal nordest brasiliano che arrivano i voti per Lula e per il suo partito, il Pt. La differenza tra Bolsonaro e Lula in Brasile è di 2 milioni e 225mila voti in favore della destra, mentre nei sondaggi Lula era dato avanti di un paio di punti. Anche in caso di ballottaggio vittorioso (molto complicato) il 25 ottobre, Lula si troverà a fare i conti con un Parlamento in mano al Partido Liberal, cioè al clan Bolsonaro, festeggiato oggi dalla finanza internazionale e Usa: l’Ibovespa, principale indice della Borsa di San Paolo, cresce dell’8%, mentre il real brasiliano si rafforza di quasi il 5% sul dollaro Usa. I brindisi del padronato brasiliano e internazionale si spiegano anche con le contestuali elezioni politiche, che vedono i bolsonaristi alla decisiva Camera Alta (simile, per poteri, al Senato Usa) salire a 28 seggi, primo gruppo parlamentare. La destra ottiene poi al primo turno 8 governatori su 27, a cui aggiungere 9 governatori centristi di vario genere ma tutti ostili al Pt di Lula, che prende solo 3 Stati: Bahia, Ceará e Piauí. Negli altri 6 Stati e nella capitale Brasilia si andrà al secondo turno. A segnare il voto in Brasile è stata soprattutto la bassa affluenza, ferma al 79%, in un Paese dove votare è in teoria obbligatorio. 33 milioni e mezzo di persone non si sono recate alle urne, il 21%, livello più alto registrato dal 1998 (21,5%). Su Radio Onda d’Urto le valutazioni di Samuele, nostro collaboratore, raggiunto nel pomeriggio italiano a Porto Alegre, Brasile, dove vive da 30 anni. Ascolta o scarica
October 5, 2026
Radio Onda d`Urto
FRANCIA: DOMANI NUOVA GIORNATA DI LOTTA STUDENTESCA NAZIONALE CON LA CONVERGENZA DI REALTA’ LAVORATIVE.
Un giovanissimo studente di 15 anni questa mattina ha perso la mano in Francia a causa di una granata esplosiva lanciata dalla polizia contro i giovani in protesta davanti alla scuola di Lens. Già altri ragazzi sono stati feriti gravemente nei giorni scorsi. Nonostante gli attacchi repressivi pesantissimi la mobilitazione per avere più finanziamenti alle scuole pubbliche e cambiare il sistema selettivo di ingresso all’università che diventa uno strumento di discriminazione sociale, prosegue: anche stamattina sono stati 413, secondo il ministero dell’Educazione, i licei dove si sono svolte azioni e blocchi e bisogna considerare che alcune centinaia di scuole, soprattutto nelle zone più calde sono state chiuse con la didattica a distanza e  c’è il divieto di radunarsi davanti  agli istituti.  I fermi e gli arresti sono arrivati all’impressionante numero di 5000. Domani ci sarà una nuova giornata nazionale di mobilitazione, con manifestazioni in tantissime città francesi; a Parigi il corteo partirà nel primo pomeriggio.  “Diverse federazioni per quanto riguarda la CGT ma anche diverse organizzazioni sindacali (come Sud ndr) hanno chiamato a mobilitarsi in questa data di domani; la CGT ha chiamato subito al sostegno e a raggiungere i liceali e non era scontato per un’organizzazione sindacale come questa perché gli studenti non sono lavoratori o lavoratrici e domani anche la Confédération Paysanne che è il sindacato di sinistra dei contadini chiama a raggiungere i cortei dei liceali anche con i trattori – racconta Lulù, docente all’Université Paris 8-Saint Denis e rappresentante sindacale della CGT – il movimento è forte, molte realtà anche lavorative stanno convergendo tutto questo è il positivo poi l’altro lato è un trattamento mediatico tremendo, una repressione di un livello estremo e una mancanza di una strutturazione del movimento, una difficoltà in generale a strutturarsi che avrà conseguenze. Io direi che sono questi i punti deboli poi vediamo cosa succede domani che è un po’ la prova e come va avanti.” Corrispondenza da Saint Denis di Lulù, docente all’Université Paris 8-Saint Denis e rappresentante sindacale della CGT Ascolta o scarica Foto tratta dal profilo facebook di Contre Attaque  
October 5, 2026
Radio Onda d`Urto
Sardegna, finita la stagione turistica si torna a sparare: via alle esercitazioni militari
Dopo una breve pausa estiva, in Sardegna si torna a sparare. Le attività nei poligoni di tiro sono riprese, così come le esercitazioni militari che periodicamente trasformano l’isola in uno scenario bellico. Da oggi, e fino al 25 ottobre, la Marina italiana prenderà parte — insieme alle forze armate di Bulgaria, Stati Uniti, Francia, Grecia, Portogallo e Spagna — alla seconda fase di Mare Aperto 2026. A opporsi alla ripresa degli addestramenti militari era stato il Comitato misto paritetico sulle servitù militari (COMIPA). Il suo parere, di natura non vincolante, è stato però respinto dal Ministero della Difesa, che ha addotto motivazioni di sicurezza nazionale.  È finita ufficialmente il 30 settembre la pausa estiva delle esercitazioni militari in Sardegna. Il giorno seguente sono ricominciati voli, spari ed esplosioni nei poligoni di tiro di Capo Frasca, Capo Teulada, Salto di Quirra, tra i più grandi d’Europa. Il COMIPA — un organo pensato per fare da intermediario tra Stato e comunità locali — si era opposto alla ripresa delle attività del secondo semestre del 2026, esprimendo preoccupazione per la mancata trasparenza informativa. Nello specifico, l’organo regionale punta il dito sul sistema che permette alle imprese private di affittare parti dei poligoni per testare le armi e mostrarle agli acquirenti. Il tutto senza garanzie per il territorio e senza particolari informazioni su ciò che accade, in territori devastati da bombe inesplose, proiettili al fosforo bianco (vietati dal diritto internazionale) e munizioni all’uranio impoverito. A Capo Teulada l’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (ISPRA) ha ad esempio rilevato concentrazioni di piombo e di arsenico almeno 13 volte superiori ai livelli massimi previsti dalla legge. Così, mentre il COMIPA sottolineava la necessità degli indennizzi e delle bonifiche, unendosi alle richieste di movimenti e cittadini, il Ministero della Difesa è intervenuto, calando dall’alto il lasciapassare agli addestramenti nei poligoni di tiro. A questi ultimi si affiancheranno le esercitazioni militari, a partire dalla Mare Aperto 2026, che da oggi fino al 25 ottobre trasformerà il sud e la costa est della Sardegna in un teatro bellico. Si tratta del «più importante e complesso evento addestrativo della Marina Militare, progettato per rafforzare prontezza operativa e interoperabilità». Come già accaduto a maggio per la prima fase, l’esercitazione coinvolgerà navi, sottomarini, elicotteri e mezzi anfibi, sia nazionali che dei Paesi alleati. Le esercitazioni anfibie sono previste nei pressi di Capo Teulada, con i mezzi che simuleranno degli sbarchi proprio al poligono di tiro. Dal 15 giugno al 5 luglio scorso, durante la stagione turistica e in deroga alla pausa estiva, il Comando subacquei e incursori Teseo Tesei (COMSUBIN) della Marina Militare si è esercitato tra l’Arcipelago della Maddalena e la Costa Smeralda. Così, l’accesso in uno dei tratti più frequentati della Sardegna è stato interdetto a persone e natanti. Anche in quel caso il COMIPA aveva denunciato una carenza di pubblicità e informazioni, sottolineando come i residenti si fossero svegliati direttamente con l’ennesima esercitazione militare in casa. I componenti civili dell’organo regionale hanno denunciato la violazione dei protocolli d’intesa sottoscritti tra il Ministero della Difesa e la Regione Sardegna in materia di esercitazioni militari.  Queste operazioni, che per settimane sottraggono il territorio agli abitanti restituendolo più inquinato, sono solo una parte dell’assedio militare che la Sardegna subisce da 70 anni. Il 65% del demanio militare italiano — comprendente ad esempio aeroporti, caserme, poligoni di tiro e depositi di munizioni — si trova infatti sull’isola. La superficie occupata ammonta a 237,65 chilometri quadrati di territorio, cui si aggiungono tutte le aree confinanti, pari a 136,07 chilometri quadrati, che danno vita alla cosiddetta servitù militare. Si tratta di un istituto giuridico che limita la proprietà privata, impedendo ad esempio la costruzione di edifici per scopi di difesa nazionale. Tra demanio e servitù militare, la Sardegna mette a disposizione dello Stato italiano 373,72 chilometri quadrati, una superficie più grande dell’intero territorio di Malta.  The post Sardegna, finita la stagione turistica si torna a sparare: via alle esercitazioni militari appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 5, 2026
L'INDIPENDENTE
Torino. Scuole occupate, parte la mobilitazione “Fare come in Francia”
La Francia chiama e l’Italia risponde: parte la mobilitazione studentesca permanente! A dare il via alle danze è Torino, dove due scuole – l’istituto tecnico Giulio e il liceo Regina Margherita – occupano, e accendono la lotta. Al centro della protesta ci sono i problemi di edilizia (tetti che crollano, […] L'articolo Torino. Scuole occupate, parte la mobilitazione “Fare come in Francia” su Contropiano.
October 5, 2026
Contropiano

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.