“Il respiro degli antenati”, una poesia di Birago Diop (1947)
Ascolta più spesso le cose che le persone. Ascolta la voce del fuoco ascolta la voce dell’acqua e ascolta nel vento i singhiozzi della boscaglia : sono il respiro degli antenati. Quelli che sono morti non sono mai partiti, sono nell’ombra che s’illumina, e nell’ombra che scende nella profonda oscurità. Sono nell’albero minaccioso e nel bosco che geme, sono nell’acqua che scorre, sono nell’acqua che dorme, sono nelle capanne, sono nelle piroghe. I morti non sono morti. I morti esistono, non sono mai partiti, sono nel seno della donna sono nel bimbo portato dal suo corpo sono nel tizzone che si accende non sono sotto terra sono nell’incendio che si spegne sono nelle erbe che piangono sono nelle rocce che gemono sono nella foresta, nelle abitazioni, nelle barche. I morti non sono morti. I versi di Birago Diop, importante poeta senegalese, vivono di risonanze etniche, celebrano quella continuità cosmica che attraversa tutta l’Africa, soprattutto quella subsahariana, e che riserva all’invisibile uno speciale grado di evidenza non così lontano dalla constatazione empirica della realtà. Una leggenda kenyota della cultura kikuyu racconta di un uomo, famoso per le sue visioni mistiche e le sue profezie, che aveva la facoltà di scomparire senza lasciare traccia, per recarsi probabilmente nella terra degli spiriti della quale raccontava le meraviglie: «Sentivo voci dalla strada e dalle case ma non vedevo nessuno. Voci di donne che tornavano dal fiume con l’acqua giunsero alle mie orecchie. Le seguii su per la collina ma non vidi nulla. Lontano, nella foresta, sentivo voci di uomini che tagliavano alberi. Vedevo i tronchi cadere ma non le persone che li abbattevano. Mentre vagavo nella foresta sentii rumori terrificanti di animali selvaggi: il barrito dell’elefante, il rombo del rinoceronte che carica, l’urlo del leone ma degli animali nessuna traccia». È dunque in gioco un modo di fantasticare e poetare che disgiunge ogni linguaggio razionale da una corrispondenza oggettiva con le cose. Diciamo anche che il discorso sulla morte/non-morte apre la strada a nuove razionalità mettendo in sospensione i dati sperimentabili. Jung sosteneva che esistono due forme del pensare: il pensare indirizzato, sostenuto da codici espressivi socialmente riconosciuti come il linguaggio, e il sognare e fantasticare, guidato da motivi inconsci: «Il primo crea acquisizioni nuove, adattamenti, imita la realtà e cerca di influire su di essa. Il secondo invece volge le spalle alla realtà, mette in libertà forze soggettive». Gli antropologi, per parte loro da Lévi-Strauss a Dan Sperber parlano del ‘pensiero selvaggio’ ovviamente non come pensiero dei selvaggi ma piuttosto come una forma espressiva che fa a meno di logiche determinate, come la parola, la scrittura, l’algebra ma che punta su rappresentazioni mentali, anche soggettive, che possono avere un valore culturale suggerendo il richiamo anche a esperienze particolari. Sotto questo aspetto poesia e magia possono intrecciarsi, la poesia perché, pur servendosi di materiale verbale di dominio comune ne sospende la corrispondenza puntuale a dati effettivi, la magia perché è il risultato di trasformazioni, di accostamenti creativi che svelano nuove parentele tra oggetti, sensazioni e persone. Giacomo Leopardi, poeta, fu giovane studioso, erudito e minuzioso, degli errori popolari degli antichi e allestì traduzioni di autori classici preparandosi così alla grande lirica della sua maturità. La poesia ha appunto i suoi riferimenti nelle due forme del pensare, il razionale e l’inconscio, e appartiene a forme singolari di intelligenza, coglie spessori e ramificazioni anche incognite e inattese. La poesia dà soprattutto spazio alla voce che va ascoltata anche quando non è reale ma illusoria. La poesia prende la parola, manda segnali come la voce, quello strumento misterioso e imponderabile, corporeo o evanescente, che esprime le armonie e le disarmonie della mente e dell’anima. The post “Il respiro degli antenati”, una poesia di Birago Diop (1947) appeared first on L'Indipendente.
October 31, 2026
L'INDIPENDENTE
Contro il fascismo, ogni giorno. Gli strumenti di Cronache Ribelli
Un libro per comprendere il fascismo attraverso il pensiero di Antonio Gramsci, un’agenda e un calendario per raccontare le vite di chi, in epoche e luoghi diversi, ha scelto di combatterlo. Tre pubblicazioni, un unico progetto politico ed editoriale, quello di Cronache Ribelli, realtà editoriale indipendente impegnata nella divulgazione storica e politica attraverso libri, progetti culturali e strumenti di comunicazione accessibili a un pubblico ampio. Abbiamo intervistato il collettivo per approfondire il progetto che unisce la nuova edizione di Anatomia del fascismo all’agenda e al calendario antifascista 2027, e per riflettere sul rapporto tra memoria e presente, tra conoscenza e azione, e sul significato di fare divulgazione antifascista oggi. Libro, agenda e calendario: tre prodotti editoriali diversi, ma parte di un unico progetto culturale e politico. Qual è il filo conduttore politico ed editoriale che unisce queste pubblicazioni? La nostra è, da sempre, una realtà convinta della necessità di usare diversi mezzi per divulgare determinati eventi, idee, punti di vista sul passato e sul presente. Parliamo a un pubblico vasto che ha diversi livelli di approfondimento, diversi interessi, diverse età e, conseguentemente, può sentirsi più vicino ad alcune pubblicazioni piuttosto che ad altre. Avendo questo tipo di consapevolezza, abbiamo sempre cercato di produrre materiali variegati nella convinzione che a nessuno debba essere preclusa la possibilità di affrontare certi temi. Nel caso specifico agende e calendari di quest’anno raccontano le vicende di donne e uomini che hanno deciso di combattere il fascismo nello spazio tempo in cui vivevano. Sappiamo, dopo anni in cui facciamo questo lavoro, che le Storie – senza s minuscola – sono spesso più capaci di suscitare interesse e sviluppare riflessioni della Storia. L’antifascismo prima di essere un’idea, declinata in tante diverse varianti, è azione concreta e quest’azione vive nelle scelte e nelle pratiche di persone come quelle che abbiamo narrato. Partendo dalla concretezza di queste Storie il lettore può intraprendere un percorso più profondo sul piano ideologico attraverso gli scritti di Antonio Gramsci, che sono ancora oggi una risorsa fondamentale per analizzare il fascismo. Crediamo che ci sia bisogno di studiare il fascismo delle origini e del Ventennio sul piano teorico per capire e combattere nel modo migliore i neofascismi e le destre estreme della contemporaneità, ma al tempo stesso abbiamo anche la necessità di fornire esempi concreti di antifascismo che non restino confinati al piano speculativo. Le due dimensioni si alimentano a vicenda e, insieme, costruiscono il percorso su cui continuare a camminare. Perché avete ritenuto importante riproporre oggi Anatomia del fascismo di Gramsci e quali strumenti pensate possa offrirci per leggere le nuove destre e il presente? Pensiamo che non sia sufficiente definire gli scritti di Gramsci “attuali”, sono di fatto profetici nella loro capacità di prevedere tutto ciò che l’estrema destra può produrre a livello ideologico. Il neofascismo, infatti, in tutte le sue infinite declinazioni resta di fatto ancorato ad una necessità intrinseca. Da un lato, di mostrarsi alle masse come forza di trasformazione della realtà, e dall’altro di essere intrinsecamente reazionario nel momento in cui si rapporta con le oligarchie che controllano la società. Il concetto di “rivoluzione passiva” introdotto da Gramsci spiega perfettamente questa – finta – ambivalenza. Modificare in modo profondo e attribuire valore eccezionale ad aspetti superficiali dell’ordine sociale, per far sì che i rapporti di produzione restino inalterati e le dinamiche di oppressione e sfruttamento crescano dentro una rigida gabbia di controllo. La reazione – e questo la Storia lo dice chiaramente – fallisce ogni volta in cui cerca di ripristinare banalmente un vecchio ordine ormai logoro; è accaduto con la Restaurazione, ad esempio. Non si può rimettere sul trono una dinastia regnante che è implosa o è stata abbattuta. Non si possono semplicemente rimettere le lancette del tempo all’indietro. Specie nell’epoca dell’irruzione delle masse nella storia. Per questo c’è bisogno di una nuova narrazione, apparentemente innovativa ma profondamente conservatrice nei fini, capace di conquistare, organizzare e mobilitare quelle masse. Oggi, nell’epoca della confusione ideologica suprema e dello sgretolamento delle organizzazioni di massa, gli scritti di Gramsci ci aiutano a riconoscere i progetti reazionari nascosti dietro le maschere più disparate. Agenda e calendario scelgono invece un’altra strada, cioè raccontare l’antifascismo attraverso biografie, vicende individuali e personaggi che accompagnano i mesi e i giorni dell’anno. Come scegliete queste figure e che cosa può raccontare una biografia, magari meno conosciuta, che una ricostruzione storica più generale rischia di non restituire? La scelta parte dalla volontà di raccontare un antifascismo plurale, fatto di esperienze, percorsi e forme di lotta differenti. Abbiamo cercato storie che avessero qualcosa da raccontare non soltanto sulle persone protagoniste, ma anche sul contesto in cui hanno agito: i rapporti di forza, le condizioni materiali, le reti di solidarietà e i conflitti che hanno attraversato la loro epoca. Come detto precedentemente, una biografia consente di avvicinarsi alla Storia da una prospettiva concreta. I grandi processi storici sono fondamentali ma non vogliamo rischiare di lasciare sullo sfondo le persone che li hanno attraversati. Raccontare le loro vite significa mostrare che la storia è fatta da persone comuni che, in condizioni difficili, hanno trovato il modo di organizzarsi e agire. Dare loro spazio è un modo per ribadire che opporsi all’ingiustizia non è una prerogativa di figure mitologiche. È una possibilità che nasce dentro condizioni storiche precise e che può prendere forma attraverso scelte individuali e pratiche collettive. Nello specifico le donne e gli uomini protagonisti di agende e calendari appartengono a contesti geografici, epoche, culture diverse. Sono uniti da una causa, quella dell’antifascismo, che travalica i confini e che dovrebbe unirci dentro uno schema autenticamente internazionalista.  * * Avete scelto di portare questi contenuti dentro oggetti d’uso quotidiano. È una scelta interessante. Significa far incontrare la storia anche mentre si organizza la propria giornata. C’è anche l’idea di sottrarre l’antifascismo alla sola commemorazione e trasformarlo in una presenza quotidiana, in una cultura e in una pratica? Sì, è esattamente questo il senso della scelta. Agende e calendari sono oggetti che utilizziamo quasi senza pensarci: li teniamo sulle scrivanie, nelle borse, accanto al telefono o appesi alle pareti di casa. Servono a organizzare gli impegni, ricordare le scadenze e pianificare il lavoro. Proprio perché entrano nella nostra vita ordinaria e ci accompagnano per settimane, mesi e anni, pensiamo che vadano contaminati con storie, ideali e azioni che non pensiamo debbano avere confini. Inserire in questi strumenti le vicende di persone che hanno lottato per determinate cause significa introdurre quel pezzo di umanità proprio negli spazi in cui programmiamo la nostra giornata. Significa non perdere di vista, nella quotidianità fatta di lavoro, riunioni, impegni e responsabilità di cura, che ci sono battaglie urgenti da portare avanti. Tra queste, l’antifascismo. Un antifascismo che, per noi, non può esaurirsi nella commemorazione di alcune date, essere piegato a logiche elettoralistiche o rimanere confinato nei rituali della memoria istituzionale. Abbiamo sempre detto che l’antifascismo deve essere cultura viva e azione continua. La memoria è indispensabile, ma acquista pienamente senso quando riesce a parlare al presente: quando ci aiuta a riconoscere e combattere le forme attraverso cui si riproducono l’autoritarismo, il razzismo, la discriminazione e la repressione del dissenso; quando ci ricorda il valore della libertà, della solidarietà e dell’uguaglianza; quando ci invita a non considerare inevitabili le ingiustizie che attraversano la società. Se Anatomia del fascismo ci offre gli strumenti per capire come il fascismo possa costruire consenso ed egemonia, mentre agenda e calendario riportano alla luce le esperienze di chi a quella cultura e a quel potere si è opposto, qual è allora il passaggio dalla conoscenza all’azione? In altre parole, che cosa significa per voi fare divulgazione antifascista oggi, e che cosa vorreste producesse concretamente in chi legge queste pubblicazioni? Pensiamo che conoscenza e azione debbano alimentarsi reciprocamente, all’interno di un processo capace di incidere sulla realtà. Per noi fare editoria e divulgazione, ma soprattutto organizzare collettivamente il nostro lavoro, significa contribuire, nel nostro piccolo, a questo processo. Abbiamo sempre creduto che gli strumenti della contemporaneità, se utilizzati in modo consapevole e dentro una prospettiva conflittuale, possano essere impiegati per diffondere una lettura della storia e del presente alternativa a quella dominante. Ma le idee non basta divulgarle: bisogna anche metterle in pratica, nelle relazioni, nelle scelte quotidiane e nelle forme in cui organizziamo il lavoro e la vita collettiva. Ovviamente non pensiamo che un libro, e tanto meno un’agenda o un calendario possano, da soli, produrre un cambiamento politico. Possono però essere un piccolo ingranaggio di un grande orologio collettivo in cui si incastrano con altre parti che agiscono in sincronia tra loro. Ci piacerebbe che chi legge queste pubblicazioni non si fermasse alla conoscenza di una vicenda o all’acquisizione di uno strumento teorico, ma vi trovasse uno stimolo per partecipare: come vuole, quando vuole e nei percorsi che sceglie. Non abbiamo alcuna velleità nell’indicare strade, non è il nostro compito. Ci auguriamo di contribuire soltanto a sottrarre la storia dalla dimensione del racconto passivo e anestetizzante, mostrando che i rapporti di potere non sono immutabili e che le conquiste sociali sono il risultato di conflitti e organizzazione collettiva. Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostrainformazionelibera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. Dona il tuo 5×1000 scrivi il codice fiscale 96405560580 L'articolo Contro il fascismo, ogni giorno. Gli strumenti di Cronache Ribelli proviene da DINAMOpress.
October 31, 2026
DINAMOpress
Ucraina, tregua umanitaria a Oleshky: evacuati i residenti
A Oleshky, città occupata dai russi nel sud dell’Ucraina, sono stati evacuati civili grazie a una tregua umanitaria tra Mosca e Kiev promossa da Papa Leone e mediata dagli Usa. Il cessate il fuoco, entrato in vigore nella notte tra lunedì e martedì, ha consentito l’arrivo di un convoglio con viveri, medicinali, personale sanitario, ambulanze e 25 autobus per 750 posti. I commissari per i diritti umani ucraino e russo hanno collaborato all’operazione, ringraziando Melania Trump per il ruolo svolto nel garantirne la sicurezza. Non è ancora noto quanti residenti abbiano lasciato la città. The post Ucraina, tregua umanitaria a Oleshky: evacuati i residenti appeared first on L'Indipendente.
October 31, 2026
L'INDIPENDENTE
Un mezzo colpo di stato in Polonia
In Europa la crisi politica è indubbiamente più profonda di quanto sia visibile nei mass media ufficiali. La polizia polacca ha impedito l’accesso all’edificio della Corte Costituzionale ai parlamentari dell’opposizione (di destra/destra), ad alcuni giudici della corte stessa e – pare – allo stesso Presidente della Repubblica che è dovuto […] L'articolo Un mezzo colpo di stato in Polonia su Contropiano.
October 31, 2026
Contropiano
Roma: Acampada ai Fori Imperiali dopo lo sciopero generale. Domenica 1 novembre l’Usb chiama un’assemblea nazionale
Lavoratrici e lavoratori, studentesse e studenti: un fiume di persone – almeno un milione e mezzo – ha invaso, venerdì 30 ottobre, le piazze in tutta Italia per lo sciopero generale indetto da Unione Sindacale di Base, con l’adesione della quasi totalità del sindacalismo di base, oltre a movimenti e realtà autorganizzate. “Gli obiettivi dello sciopero generale, sintetizzabili nella lotta al carovita e al riarmo attendono – dice l’Usb commentando la giornata del 30 ottobre . una risposta dal governo. Dopo che milioni di persone hanno riempito le piazze di tutto il paese,non sarà possibile nascondersi per l’ennesima volta dietro l’alibi delle vetrine rotte e degli incidenti di piazza: ora il popolo italiano aspetta una risposta concreta ai problemi che sono sul tappeto”. Al termine del corteo romano è stata lanciata un’Acampada di tende in via dei Fori Imperiali, nel cuore di Roma, partecipata dalle diverse componenti che hanno dato vita alla mobilitazione, studenti, lavoratori, movimento per il diritto all’abitare, associazioni, realtà politiche e sociali. Due gli appuntamenti già previsti: sabato 31 ottobre “Notte bianca dei diritti”: musica e iniziative per ribadire, “nella notte di Halloween”, che  “i veri mostri sono al governo”. Domenica mattina, invece, alle ore 11, assemblea nazionale aperta a “tutte le realtà che hanno contribuito alla riuscita dello sciopero generale del 30 ottobre per condividere i nuovi passaggi della mobilitazione”. Un bilancio nazionale delle piazze dello sciopero generale del 30 ottobre e la presentazione dell’assemblea nazionale di domenica 1 novembre, ore 11, alle tende installate sui Fori Imperiali con Francesca Pulice, del sindacato di base Usb. Ascolta o scarica
October 31, 2026
Radio Onda d`Urto
E’ morto Guglielmo Carchedi, un nostro prezioso compagno di strada
E’ deceduto ad Amsterdam Guglielmo Carchedi, uno degli studiosi marxisti più preziosi con cui abbiamo avuto l’onore di lavorare in questi ultimi decenni. Con Guglielmo Carchedi, “Mino”, abbiamo iniziato a lavorare insieme già dai primi passi della Rete dei Comunisti e in particolare nella preparazione del forum su “Il piano […] L'articolo E’ morto Guglielmo Carchedi, un nostro prezioso compagno di strada su Contropiano.
October 31, 2026
Contropiano
Finanziaria per la guerra: la distanza tra il Paese descritto dai media e le piazze delle manifestazioni e delle proteste
Girando per il Paese, attraversando piazze studentesche, di lavoratori e lavoratrici di ogni possibile comparto pubblico e privato, ascoltando le proteste di agricoltori e partite iva si percepisce come ogni iniziativa palesi problematiche sociali, rivendicazioni materiali inascoltate. Facciamo nostra la questione sociale, perfino nei contesti meno inclini ad opporsi al Governo Meloni traspare preoccupazione per il presente e il futuro, la forte critica alla inadeguatezza delle manovre Governative davanti al caro vita, alla militarizzazione che attira enormi capitali e investimenti. La risposta alle proteste sociali è l’ennesimo decreto sicurezza; del resto, in Parlamento pullulano proposte di legge securitarie, c’è solo l’imbarazzo della scelta tra ricette più o meno repressive. Allo stesso tempo altre proposte di iniziativa popolare resteranno chiuse nel cassetto, destinate all’oblio. La risposta repressiva si manifesta sotto molte forme, anche inusuali. Quanto avvenuto in questi giorni ci riporta indietro di quasi 60 anni, a quel 1969 quando venne sbattuto “il mostro” in prima pagina, l’anarchico Valpreda ritenuto responsabile della strage di Milano. Senza uno stralcio di prova Valpreda si trovò sbattuto sui giornali e incarcerato salvo poi dimostrare di essere vittima di una vera e propria macchinazione per coprire i veri responsabili e mandante della strage. Sembra tornare a quei tempi nei quali ogni critica all’operato delle forze dell’ordine e dei Pubblici Ministeri era considerato disfattismo, noi ricordiamo ancora le parole usate da Ministri all’indomani del pestaggio subito dagli studenti medi pisani, ricordiamo la associazione dei movimenti pro palestinesi con pericolosi ambienti vicini al terrorismo palesatasi su qualche giornale. Attorno a noi si aggira una svolta autoritaria, accentramento dei poteri, legislazioni speciali e di emergenza dietro l’angolo, un pressing continuo sull’operato della Magistratura quando si mostra indipendente dal potere politico un po’ come avviene con il Parlamento che vorrebbero assoggettato all’esecutivo. Questo disegno va chiamato con il suo nome ossia modello neoautoritario, se pensiamo agli apparati statali ritenuti una sorta di emanazione del governo. In questa situazione nascono i decreti sicurezza, le deroghe ai Bilanci per accrescere le spese militari (di cui parleremo più avanti), lo scudo penale invocato per le forze dell’ordine. Un giustizialismo a senso unico tuttavia si ritrova in tanti ambiti, dai codici di comportamento nei luoghi di lavoro a feroci repressioni con centinaia di sanzioni amministrative e denunce per reati penali frutto degli ultimi decreti. Esistono numerose analogie con quanto avveniva in Italia sul finire degli anni Settanta, la differenza è data da un utilizzo ancora più feroce e selvaggio dell’arma penale, le querele temerarie contro giornalisti, docenti e studiosi, con i Prefetti concepiti come articolazione del potere centrale in periferia, del resto il nostro Codice Penale sarebbe anche lo stesso del ventennio fascista. Inasprire le pene, rafforzare il potere delle forze dell’ordine, militarizzare la società a partire dalle scuole è un disegno politico da tempo in atto. È sufficiente alimentare la paura, oggi per la piccola criminalità domani per qualche nuovo pericolo sociale costruito ad arte per favorire nell’immaginario collettivo la urgente necessità di una svolta securitaria. Chi qualche ricordo conserva della storia passata ha colto delle analogie tra la rivolta del pane di fine ottocento e il sabato terribile a Milano, quei ragazzini (e lo diciamo senza enfasi o esaltazione alcuna) sono la manifestazione del disagio sociale delle periferie, dell’abbandono di interi quartieri densamente abitati, l’Italia non è attrezzata culturalmente e socialmente a prendere atto di fenomeni come quelli già verificatisi da anni in Francia o in Inghilterra, per questo cede alla semplificazione del pericolo islamico che vorrebbe impadronirsi delle nostre città. Repressione e intimidazione verso i soggetti sociali e le realtà abitualmente presenti nelle piazze è la classica risposta di quando la nozione di sicurezza viene banalizzata e ridotta all’ordine pubblico, quando si cancellano i diritti sociali, ponendo il legislatore impone procedure agevolate per il risarcimento danni a carico di soggetti sociali meno abbienti lasciando invece impuniti i reati commessi dalle elites. E chiudiamo su quanto scritto sopra a proposito delle deroghe che favoriscono la crescita delle spese militari. Nei giorni scorsi, in vista della imminente legge di Bilancio, Il Ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti e la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni si sono adoperati per considerare le spese militari al di fuori del calcolo del deficit assicurando al nostro Paese la possibilità di una spesa aggiuntiva per il riarmo sottraendosi dall’obbligo di rispettare le norme vigenti in materia di bilancio. Detto in termini meno tecnici, riarmo e spese militari non concorreranno al deficit eccessivo per il quale il nostro paese da qualche anno è sotto osservazione da parte di Bruxelles. La posizione ufficiale del Governo sembrerebbe guidata da buon senso ossia che la maggioranza di Palazzo Chigi non intenderebbe assecondare il rigore del bilancio sacrificando l’aumento massiccio dei costi militari e, al contempo, sostenere il Riarmo senza sottrarre risorse ad altri capitoli economici. Il classico gioco delle tre carte per mettere insieme rispetto dei parametri di Maastricht, feroci detassazioni, aumento delle spese militari, aiuti fiscali alle imprese. E sullo sfondo dei disinvestimenti sociali l’applicazione delle classiche ricette securitarie e repressive. La realtà resta ben altra rispetto alle veline diffuse a mezzo stampa e sovente a reti unificate,  non mancano tensioni elettorali e critiche da sindacati e società verso i  tagli e i mancati finanziamenti a sanità e scuola, dal canto suo il centro destra difende gli stanziamenti militari ricorrendo alla classica narrazione: salvaguardia della sicurezza nazionale e della sovranità tecnologica (con l’industria della difesa italiana giudicata come il comparto strategico per l’economia e l’occupazione, quando invece i numeri direbbero il contrario). L’accelerazione delle spese militari in deroga alle regole di Bilancio permette la sopravvivenza politica del Governo Meloni (e la sua spendibilità a livello internazionale) e dei suoi interventi per ridurre la tassazione sui redditi, in questo modo evita che siano i datori ad erogare aumenti in linea con il costo della vita e impegnano risorse che poi mancheranno al welfare spingendo i servizi pubblici al depauperamento prima e poi alla privatizzazione. E ancora una volta i tagli andranno a colpire la scuola la cui normalizzazione sociale resta tra i principali obiettivi di questo Esecutivo. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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La generazione GaZa (o MaranZa, a Meloni piacendo) è definitivamente in campo
di Marco Bersani, Attac Italia Lo sciopero generale del 30 ottobre è stata una straordinaria giornata di mobilitazione sociale. Innanzitutto perché è stata la prima giornata internazionale di sciopero dei lavoratori portuali contro la guerra e il trasporto delle armi, Continua a leggere L'articolo La generazione GaZa (o MaranZa, a Meloni piacendo) è definitivamente in campo proviene da ATTAC Italia.
October 31, 2026
ATTAC Italia
Shadow Libraries - A pirate libraries archive Shadow libraries, sometimes called pirate libraries, consist of texts aggregated outside the legal framework of copyright. The purpose of this channel, then, is to have all these libraries at our fingertips when in need of a certain text or book. https://links.grafton9.net/e5ebfbbf09fd/ #shadows_libraries #piracy #no_copyright #filesharing
October 31, 2026
archivio grafton9
Ravenna, migliaia in piazza contro il traffico di armi: bloccata l’uscita delle navi dal porto
È stato a tutti gli effetti uno dei più grandi scioperi dei porti coordinati al mondo quello che si è svolto ieri, venerdì 30 ottobre, contro la militarizzazione e i traffici di armi. La mobilitazione è stata indetta dalla rete nazionale Ports in Action, composta da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport Workers Federation of India (India), e ha coinvolto Ravenna e altri 113 porti nel mondo. A Ravenna i cortei sono iniziati la mattina, prima al porto, poi in piazza del Popolo con una manifestazione di circa 5.000 persone, guidata dagli studenti di OSA, Cambiare Rotta e dai lavoratori in sciopero generale, con i sindacati di base USB e Cobas, che hanno proclamato lo sciopero generale in tutta Italia. Il corteo ha sfilato pacificamente per le vie della città concentrandosi poi alla Darsena e davanti all’Autorità Portuale. Qui l’avvocato Andrea Maestri, che fa parte del gruppo Giuristi e avvocati per la Palestina e ha seguito tutte le vertenze legali riguardo ai traffici di armi dal porto romagnolo, ha ricordato che «Abbiamo depositato in Procura un esposto penale l’11 settembre 2025, a seguito di transiti di munizioni verso Israele, per fare luce su possibili violazioni delle leggi dello Stato, in particolare la Legge 185/1990 che vieta l’invio di armi a Paesi che commettono crimini di guerra, crimini contro l’umanità e genocidio. Abbiamo integrato l’esposto con nuovi dati. Gli eventuali responsabili di simili traffici dovranno risponderne davanti alla giustizia, di cui abbiamo piena fiducia». Le Dogane per quasi un anno, dal gennaio 2026, hanno infatti opposto il segreto all’accesso generalizzato agli atti di chi scrive, sulla quantità di armi che passano dal porto, invocando anche lo stato di guerra mondiale “ibrida” e permanente, per giustificare il diniego. L’avvocatura di Stato che dipende direttamente da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato che il porto di Ravenna è un porto a rilevanza militare (pur essendo classificato come civile e commerciale) e per questo vanno limitati i diritti democratici alla trasparenza. Sconfitte in ogni grado di giudizio dalla sottoscritta e dall’avvocato Andrea Maestri, le Dogane sono state costrette a divulgare i dati, grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato che farà giurisprudenza. Sappiamo, dunque, che nel 2025 dal porto sono passate 225 tonnellate di armi. Le Dogane però sono state autorizzate dal Tar e dal Consiglio di Stato a oscurare le destinazioni di queste armi. In base a dati statistici, è tuttavia possibile sapere che il principale destinatario dei container che partono da Ravenna è Israele, con circa 1.500 container al mese. Pochi giorni fa ho presentato una nuova istanza chiedendo la quantità di materiale dual use uscito dal porto. Le Dogane hanno 30 giorni per rispondere. Secondo l’analisi condotta da No Harbour for Genocide e altre associazioni, tra gennaio e giugno 2026 sono partite varie spedizioni di materiale dual use, dal porto di Ravenna, con le navi delle compagnie MSC, Zim e Borchard. Materiali compositi per velivoli provenienti da aziende estere e italiane e diretti a Elbit Cyclone, azienda israeliana che produce droni killer e caccia. Si aggiungono anche le spedizioni di merci verso le colonie illegali israeliane in Cisgiordania che violano il diritto internazionale. Nel pomeriggio la manifestazione si è spostata a Marina di Ravenna, dove il porto si apre al mare con un lungo canale. Il corteo organizzato dal Coordinamento Popolare contro i Traffici di Armi Porto Ravenna, USB Romagna, OSA, Cambiare Rotta, Global Sumud Italia, Giovani palestinesi Bologna, BDS Ravenna e Rete Basta Complicità, ha costeggiato il canale, per poi accorrere velocemente a prestare solidarietà a un piccolo gruppo di attivisti che si è buttato in acqua con zattere e gommoni, bloccando con una catena umana “acquatica” l’ingresso e l’uscita dal porto. Il blocco è durato tutto il pomeriggio senza alcuna tensione con le forze dell’ordine, in un clima che è sempre rimasto nonviolento. I manifestanti dai lati del canale cantavano e davano solidarietà a quelli in acqua. «Abbiamo bloccato il canale per denunciare ancora una volta l’ennesimo via vai dal nostro porto di navi verso Israele, che possono potenzialmente trasportare armi e dual use», spiegano gli attivisti delle associazioni promotrici. Il contenuto dei container è attualmente sconosciuto e i manifestanti chiedono maggiori controlli su queste navi dirette a Israele. Il blocco è stato organizzato con l’appoggio della Global Sumud Italia, delegazione del movimento Global Sumud Flotilla, che dopo la missione umanitaria a Gaza fermata in modo brutale lo scorso aprile dall’esercito israeliano, ora si sta impegnando in una campagna nonviolenta di azioni in mare per fermare traffici di armi e dual use. La nave MSC Eagle III proveniente da Koper e Trieste era infatti entrata nel porto ravennate alle 10 e doveva uscire nel pomeriggio per dirigersi prima a Venezia poi a Haifa, nella solita linea MSC che fa scalo a Ravenna. Altra linea che fa scalo a Ravenna è quella della Zim. Per il blocco l’uscita è stata rimandata. «Traffici di armi si incrociano con traffici di gas e petrolio: a Ravenna oltre al petrolchimico c’è il rigassificatore, il deposito di GNL, una fitta rete di gasdotti, l’impianto di cattura e stoccaggio della CO2, tutte infrastrutture critiche che alimentano la crisi climatica ed ecologica, legano sempre di più il territorio alla dipendenza dal sistema fossile e mettono a rischio la nostra sicurezza» spiegano i manifestanti, mentre tutt’attorno al canale si stagliano silos e ciminiere fumanti. [Foto di Linda Maggiori e del Coordinamento No Armi Porto Ravenna] The post Ravenna, migliaia in piazza contro il traffico di armi: bloccata l’uscita delle navi dal porto appeared first on L'Indipendente.
October 31, 2026
L'INDIPENDENTE
Gas serra a livelli record
l’articolo di Federico Brescia (tratto da Geopop) e il progetto facebook di divulgazione scientifica di Lorenzo Colombo e Matteo Miluzio, A cura di Federico Brescia tecnico meteorologo Gas serra a livelli record: la CO₂ sale a 426,8 ppm e il suo impatto durerà per i secoli a venire Il WMO Bulletin n. 22 conferma nuovi record di gas serra nel
October 31, 2026
La Bottega del Barbieri
Stati Uniti, miliardari che vogliono pagare le tasse
Lo sciopero generale del 30 ottobre contro il caro vita e salari più giusti ha di nuovo riempito le piazza italiane; solo a Milano a sfilare in corteo c’erano più di centomila persone. Il governo come risposta alle proteste scrive decreti sicurezza sempre più restrittivi e antidemocratici e si indigna all’idea di tassare i più ricchi. Antonio Tajani ha definito la proposta di una patrimoniale un concetto economico superato e l’ha paragonata a modelli in vigore nell’Unione Sovietica. Negli Stati Uniti l’avanguardia miliardaria sembra però pensarla diversamente e non perché ha deciso di riabilitare il comunismo; al contrario chiede riforme fiscali “a danno” dei super-ricchi per salvare democrazia e capitalismo. Dieci anni fa nasceva per volere di Erika Payne l’associazione Patriotic Millionaires – consiglio una visita al sito ufficiale per farsi un idea personale. L’attuale presidente è nientemeno che l’ex amministratore delegato di BlackRock: Morris Pearl, che nel suo profilo, senza imbarazzo, racconta di come, per l’intero arco della propria carriera di consulente esperto abbia contribuito non a creare un solo posto di lavoro, ma a far lievitare i conti degli azionisti, già miliardari. Ammette di aver partecipato a scelte che hanno causato terremoti finanziari e distrutto la vita di milioni di persone – tra cui la decisione di far fallire la Grecia. Proprio ad Atene fu toccato dalla rivelazione. Per concedersi una porzione extra di uno squisito budino al cioccolato senza dar troppo nell’occhio, si spostò alla finestra della banca dove era ospite e da lì vide una lunghissima colonna di persone che protestavano contro di loro: “Mi sono risieduto al tavolo della conferenza e ho cercato di concentrarmi di nuovo sulla riunione, ma non riuscivo a smettere di pensare: stavo davvero facendo qualcosa di utile per quelle povere persone disperate? O stavo solo contribuendo a salvare il posto di lavoro dei dirigenti delle banche greche seduti intorno a me, aiutando a salvare la loro banca?” Del gruppo fanno parte Abigail Disney, nipote di Walt Disney, John Esler, Scott Ellis, Ashley Craig, John Driscoll e un’altra cinquantina di affiliati a molti zeri; se ne può leggere il profilo nel sito. Ogni membro, con iniziative personali e collettive, è impegnato in progetti che riportino equilibrio economico e democrazia nel Paese. Una delle principali preoccupazioni è proprio il caos e la distruzione della società che si innescherebbe, e che in parte già osservano, se la disparità economica continuasse ad aumentare. Per come è strutturato il sistema fiscale americano un milionario paga meno tasse di un suo operaio: alcuni furbetti (Zuckenberg, Besos e Musk sono tra questi) dichiarano uno stipendio annuale pari a 1 dollaro! Le priorità di Patriotic Millionaires sono riassumibili in tre punti: una riforma fiscale che metta al centro la tassa dei milionari perché è giusto togliere a chi ha accumulato troppo. Scrive A. Disney: “Molti li considerano [suo nonno e suo zio] l’incarnazione del Sogno Americano. Io tuttavia non ne sono una rappresentante. In questo secolo, ben poche persone lo sono. Essendo un’erede, esisto solo grazie ad alcune stranezze del sistema fiscale […]. Questo significa che non ho mai dovuto lavorare o essere brillante. Per me, la tavola era apparecchiata molto prima che nascessi e c’era ben poco che potessi fare per perdere i miei vantaggi”. Il secondo obiettivo per cui si battono è alzare gli stipendi ai lavoratori perché “è merito loro se noi siamo ricchi, perché comprano i nostri prodotti e i nostri servizi” e il terzo è ridistribuire il potere elettorale. Su questo punto scrive Pearl: “Non voglio che i candidati passino le loro serate in lussuosi studi legali a socializzare con una manciata di persone ricche come me e i miei amici […]. Voglio invece che trascorrano il loro tempo tra la gente comune, ascoltando e imparando quali azioni concrete siano necessarie per migliorare le vite delle persone.” L’attacco è al sistema elettorale ormai fuori controllo, in cui per candidarsi ogni politico deve assicurarsi donatori e lobby. È il sistema dei Pac e dei super-Pac che una ricerca, condotta dai professori Jeffrey Winters e Benjamin Page, ha rilevato garantirebbe ai quattrocento americani più ricchi un potere politico di ventiduemila volte superiore rispetto a quello del cittadino medio. Fra pochi giorni durante le elezioni di metà mandato nello Stato della California, per la prima volta nella storia, il pubblico è chiamato a votare Si o No alla Proposition 40 che, in caso di vittoria del Si, applicherebbe una tassa patrimoniale straordinaria a duecento super ricchi per l’anno 2026. Insomma, sebbene in tanti continuino a non vedere la necessità di cambiare strada, bisogna ammettere che, silenziosamente, la pensata di tornare indietro partendo dalle tasse di strada ne ha fatta. Scrive A. Disney: “L’unica via d’uscita da questa situazione difficile in cui ci troviamo è tornare al punto di partenza: le tasse”. Marina Serina
October 31, 2026
Pressenza

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