L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.

TROPPO DA DIFENDERE
“Crediamo sia importante lasciare traccia di un percorso che non è arrivato al capolinea ma in un momento dove tutto è chiaro“ Dev’essere piccolo l’impiegato che l’Ater ha mandato due volte al sesto ponte per attaccare prima un avviso di sgombero un po’ generico e poi, due giorni dopo, un foglio più esplicito dove si … Leggi tutto "TROPPO DA DIFENDERE"
February 6, 2026
L38Squat
Costruire un’organizzazione
Terzo corso “COSTRUIRE PARTECIPAZIONE DAL BASSO”   Seconda lezione COSTRUIRE UN’ORGANIZZAZIONE CARLO TESTINI 10 febbraio 2026 Qui la videoregistrazione della lezione: Documentazione utile Le slide presentate durante l’incontro  sono disponibili qui: 20260210_Testini_Slide_secondo_incontro Continua a leggere L'articolo Costruire un’organizzazione proviene da ATTAC Italia.
February 12, 2026
ATTAC Italia
Fantascienza, surreale e tutto il resto – 7
Una nuova serie di Mauro Antonio Miglieruolo (*). Settima puntata con 15 immagini. Buongiorno, buonpomeriggio, buonanotte, buonasera (a seconda di dove siete) Cercate casa? Anche io. Ecco qui sotto 15 dimore strane, forse impossibili da abitare, ma tutte belle. Frutto dell’ingegno umano (o alieno?) che è sempre alla ricerca di ciò che oltrepassa i confini del consueto e dell’ovvio. MAM
February 12, 2026
La Bottega del Barbieri
Milano, la miseria dietro le Olimpiadi
E’ tutto normale, questo è il problema. E’ normale che una città venga occupata, blindata, per due giorni per l’arrivo di alcuni potenti della terra. E’ normale che si realizzino opere per queste Olimpiadi, con enormi quantità di soldi pubblici, di cui godranno fondamentalmente i privati. E’ normale che i prezzi delle case crescano, fino a prezzi inavvicinabili per i più. E’ normale che si abbandoni il patrimonio immobiliare pubblico e ancor meno se ne costruisca di nuovo. E’ normale che i servizi sociali vengano tagliati, che nelle periferie cresca il degrado. E’ normale che alcuni quartieri diventino IN e altri finiscano out. E’ normale che non vi siano soldi per ristrutturare spazi pubblici, giardini, cascine, piscine, che darebbero vita a questa città. E’ normale che non vi siano soldi per rimettere in sesto strutture scolastiche, sanitarie, uffici pubblici, fatiscenti. E’ normale che non vi siano più cinema nelle periferie. E’ normale che non si trovino nuovi autisti per i mezzi pubblici, con condizioni di lavoro che non permettono di vivere in questa città. E’ normale che i comitati dei cittadini cerchino di difendere spazi verdi e non vengano neppure ascoltati. E’ normale che si voglia distruggere uno storico e bellissimo stadio, del tutto funzionante, per costruirne un altro a pochi metri di distanza. E’ normale che vi siano soldi per grandi eventi, zone di lusso, concessioni edilizie per nuovi e vecchi ricchi, centri commerciali, ma non vi siano mai soldi per le opere pubbliche necessarie di cui godrebbero la gran parte degli abitanti. E’ normale che ci siano delle gabbie dove chiudere dentro delle persone solo perchè non hanno un pezzo di carta e lasciarle per mesi a soffrire e a impazzire. E’ normale. Semplicemente perché, a chi governa, degli abitanti, non gliene frega nulla. Panem et circenses. La stessa Milano che brilla, che vede moltiplicarsi appartamenti di lusso è quella che vedete in questo breve video: una normale mattina lungo viale Toscana, oltre due cento metri di una lunga fila di persone in attesa di una borsa di cibo. Ogni mattina, nella ricca Milano, a poco più di due chilometri da piazza Duomo. Col caldo o col freddo, ci si mette in coda. E non è certo l’unico centro di distribuzione. Andrea De Lotto
February 12, 2026
Pressenza
Ai movimenti: non lasciamo il dissenso alla repressione
“La storia si ripete sempre due volte: la prima come tragedia, la seconda come farsa”, scriveva Marx nel Diciotto Brumaio. Ci pensavo guardando le immagini di sabato scorso, a Torino. Sembrava di rivedere, in scala ridotta, quelle del luglio 2001 qui a Genova. La grande presenza unitaria di uomini e donne di tutte le età e di varia provenienza che hanno manifestato lungo il percorso fino alla fine. L’arrivo di chi viene subito nominato come “guastatore. Le forze dell’ordine massicciamente presenti, addobbate per la guerra. I petardi da una parte, i candelotti lacrimogeni dall’altra, le botte date nel mucchio. A Torino per fortuna nessun morto, nemmeno in coma, solo un poliziotto preso a calci. Delle altre persone ferite molti solerti giornalisti non hanno neppure parlato: sembra che sia diventato normale tornare a casa dopo una giornata di legittima protesta con la testa sanguinante e qualche osso rotto, si tratti di cittadinǝ che difendono il proprio territorio, operaǝ che difendono il posto di lavoro, studentǝ davanti a scuole e università. Eppure la protesta resta un diritto costituzionale, non un favore concesso, ma un elemento essenziale della democrazia. Manifestare significa rendere visibile un conflitto, portarlo nello spazio pubblico, chiedere che venga riconosciuto e discusso. Oggi, invece, il dissenso viene punito a prescindere, svuotato di legittimità politica e riscritto come devianza. Decreto dopo decreto, il perimetro di ciò che è considerato accettabile si restringe. Esporre un dubbio, avanzare una critica, rischia di diventare un atto pericoloso, un reato penale da perseguire. In questo contesto, vale la pena interrogarsi sul concetto stesso di violenza. Si parla molto di violenza contro le cose e contro le persone durante le manifestazioni. Si parla poco, invece, di altre forme di violenza, più pervasive e difficili da nominare. La violenza economica che frustra sistematicamente le aspettative di una generazione. La violenza semantica che delegittima chi dissente, trasformandolo in nemico interno. La violenza comunicativa e propagandistica che produce paura, semplifica il reale, cancella le cause dei conflitti. Molti giovani scendono in piazza non per vocazione allo scontro, ma perché vedono traditi i valori che la democrazia dovrebbe difendere. Vivono un presente di ansia e paura, un futuro incerto, un lavoro instabile, un diritto allo studio sempre più fragile. Quando ogni canale di partecipazione appare chiuso, la protesta diventa l’unico linguaggio disponibile. È una richiesta di ascolto. Nel clima attuale si sta affermando da tempo una cultura reazionaria: chi pone domande viene marginalizzato, chi critica viene deriso e isolato, chi prova a partecipare viene spinto ai margini del dibattito pubblico. Da qui nasce un conflitto che si radicalizza, perché non trova luoghi di mediazione. A questo punto la domanda non può che essere politica. Che cosa può fare la politica, se non riappropriarsi degli spazi che le competono? Spazi di confronto, anche aspro, anche scomodo. Spazi in cui incontrare i giovani, tutti, anche quelli considerati “cattivi”. Non per giustificare ogni gesto, ma per sottrarre il conflitto alla sola gestione repressiva. Genova ha mostrato cosa accade quando la politica abdica a questo ruolo e lascia alle forze dell’ordine il compito di gestire il rapporto con chi protesta. Un rapporto che viene inevitabilmente trattato come questione di ordine pubblico. Ancora 25 anni dopo, Torino lo ricorda. Quando la protesta viene lasciata sola, viene anche delegittimata politicamente. Che fare, allora? Tocca a noi ampliare il consenso, costruire alleanze, radicarsi nei territori. Rendere la partecipazione contagiosa, non un gesto isolato. Uscire dalla logica delle avanguardie e ricostruire spazi collettivi di parola, conflitto e partecipazione. Tocca a noi, ancora e sempre, inventare metodi nuovi o mutuati dalle lotte – ricchissime di esempi – di chi ci ha preceduto. Senza questa assunzione collettiva di responsabilità, la storia continuerà a ripetersi Osservatorio Repressione
February 12, 2026
Pressenza
Segnale importante dall’Università Statale di Milano contro equiparazione tra antisionismo e antisemitismo
Arriva in un momento cruciale il segnale di pochi giorni fa con cui il Senato Accademico dell’Università Statale di Milano apre uno squarcio nel soffitto di carta della narrazione governativa (e oramai bipartisan) sul tema dell’antisionismo. Un segnale che non arriva dal nulla, bensì dalla costante e preziosa attività svolta dalla componente studentesca. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci eravamo già espressi qui sul tema in un articolo su ddl Gasparri, al quale rimandiamo in questo link.  Ebbene, nella seduta di martedì 10 febbraio del Senato Accademico di UniMi è stata discussa una mozione presentata dagli studenti e dalle studentesse che, pur se non approvata col testo originariamente proposto, fa passare un messaggio chiaro: una forte perplessità rispetto al contenuto normativo dei disegni di legge in discussione al Parlamento, soprattutto sul punto dell’equiparazione fra antisionismo e antisemitismo.  Per i dettagli rimandiamo al sito di Unimi, che fornisce dettagli sulla mozione approvata: https://lastatalenews.unimi.it/ddl-romeo-ddl-gasparri-effetti-sulluniversita-allattenzione-senato-accademico. Pur non entrando troppo nel merito, visto che l’iter legislativo è ancora in corso, si tratta di un segnale di dissenso che proviene da una prestigiosa istituzione universitaria dello Stato ed emerso nella vita democratica della comunità accademica. Adesso non resta che diffondere e replicare questa buona pratica anche in altri Atenei e far germogliare una discussione libera ed aperta sul tema in questione, che rischia di trasformarsi nell’ennesimo strumento di censura di guerra e di criminalizzazione del dissenso. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non può che ringraziare e congratularsi con gli studenti e le studentesse che hanno dato vita a tutto ciò e naturalmente ci impegniamo a diffondere la notizia per agevolare la condivisione in altri contesti per rilanciare la lotta antisionista e denunciare il genocidio ancora in corso in Palestina. Di seguito il testo originario della mozione presentata dagli studenti ed il testo approvato nella sua versione finale. MOZIONE DDLDownload Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La ragnatela
Pubblichiamo una proposta di progetto di un collettivo composto da individualita`antiautoritarie nomadi e semi-nomadi: Il gancio: ” the west Is the best” (J.M.)  linee di vita e di lotta, e densità sociali da mappare,attraversare e saper maneggiare con perizia. Procedere a zigzag tessendo trame, orditi e complicità è gioco con le molteplici curvature degli spazi e dei tempi, sia individuali che sociali. È una questione di volontà e di attrezzi che possano servirci ad agganciare occasioni che si profilano nella navigazione, come a saperci sganciare da ordinarietà, autoritarismi e dalla forza di gravità sociale che ci tiene schiacciati al suolo del sempre identico e della solitudine digitalizzata. Per imbastire trame, momenti e mezzi per navigare necessitiamo di spazi e di materiali sulle rotte dove poter sperimentare forme di vita altra e di lotta. Stiamo provando a dare presa e corpo ad un nostro sogno: un punto d approdo sulle strade dove poterci incontrare e respirare assieme. Siamo una piccola tribù di nomadi e seminomadi delle Terre occidentali d’ Europa. Qui, nella zona di agen, stiamo cercando un terreno dove provare a dare vita a tutto ciò.     Le crochet : « The west Is the best » (J.M.)  Des lignes de vie et de lutte, des densités sociales à cartographier, à traverser et à savoir gérer avec habileté. Procéder en zigzaguant, en tissant des trames, des chaînes et des complicités, c’est jouer avec les multiples courbures des espaces et des temps, tant individuels que sociaux. C’est une question de volonté et d’outils qui peuvent nous servir à saisir les occasions qui se profilent dans la navigation, comme à savoir nous détacher de l’ordinaire, des autoritarismes et de la force de gravité sociale qui nous maintient écrasés au sol de l’éternel identique et de la solitude numérisée. Pour tisser des trames, des moments et des moyens de naviguer, nous avons besoin d’espaces et de matériaux sur les routes où nous pouvons expérimenter d’autres formes de vie et de lutte. Nous essayons de donner corps à notre rêve : un point d’ancrage sur les routes où nous pouvons nous rencontrer et respirer ensemble. Nous sommes une petite tribu de nomades et de semi-nomades des terres occidentales de l’Europe. Ici, dans la région d’Agen, nous cherchons un terrain où essayer de donner vie à tout cela.     The hook: ‘The West Is the Best’ (J.M.) Lines of life and struggle, and social densities to be mapped, traversed and skilfully handled. Proceeding in a zigzag pattern, weaving plots, warps and complicities, is a game with the multiple curves of space and time, both individual and social. It is a question of will and tools that can help us hook onto opportunities that arise in navigation, as well as knowing how to detach ourselves from ordinariness, authoritarianism and the social force of gravity that keeps us pinned to the ground of the ever-same and digitised solitude. In order to weave plots, moments and means of navigation, we need spaces and materials on the routes where we can experiment with other forms of life and struggle. We are trying to give shape and substance to our dream: a place on the road where we can meet and breathe together. We are a small tribe of nomads and semi-nomads from the western lands of Europe. Here, in the Agen area, we are looking for a piece of land where we can try to bring this dream to life.     El gancho: «The west is the best» (J.M.) Líneas de vida y de lucha, y densidades sociales que hay que cartografiar, atravesar y saber manejar con destreza. Avanzar en zigzag tejiendo tramas, urdimbres y complicidades es un juego con las múltiples curvaturas de los espacios y los tiempos, tanto individuales como sociales. Es una cuestión de voluntad y de herramientas que nos sirvan para aprovechar las oportunidades que se perfilan en la navegación, así como para saber desprendernos de la mediocridad, los autoritarismos y la fuerza de gravedad social que nos mantiene aplastados al suelo de lo siempre igual y de la soledad digitalizada. Para tejer tramas, momentos y medios para navegar, necesitamos espacios y materiales en las rutas donde podamos experimentar otras formas de vida y de lucha. Estamos intentando hacer realidad nuestro sueño: un lugar en las carreteras donde poder encontrarnos y respirar juntos. Somos una pequeña tribu de nómadas y seminómadas de las tierras occidentales de Europa. Aquí, en la zona de Agen, estamos buscando un terreno donde intentar dar vida a todo esto.                        
February 12, 2026
il Rovescio
Foibe, il PD casca nella narrazione revisionista: partigiani jugoslavi sarebbero “nazionalisti”?
Il 10 febbraio, in memoria di “Martiri della Foibe”, il Partito Democratico – sulla sua pagina Facebook – ha scritto: “Ricordare non solo come atto di giustizia per il passato ma come dovere per il futuro: la giornata di oggi, dedicata alla tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre di istriani, fiumani e dalmati, e della complessa storia del confine orientale, testimonia ancora una volta le conseguenze catastrofiche dei totalitarismi e dei nazionalismi, tutti. Il ricordo di quelle atrocità deve aiutarci soprattutto oggi a produrre anticorpi perché simili orrori non si ripetano, difendendo la libertà, il rispetto dei diritti umani e della convivenza pacifica.” Un commento che solo chi non sa di cosa sta parlando può scrivere, tentando di intuire quale sia l’argomento, ma cadendo comunque nell’errore. In questa storia, l’unico nazionalismo a trionfare è stato il fascismo italiano: l’occupazione coloniale fascista delle terre slave, l’italianizzazione fascista delle terre slave (in cui l’italiano venne imposto come lingua ufficiale, abolendo le lingue slave), l’italianizzazione dei cognomi slavi, l’antislavismo fascista e la reclusione delle popolazioni slave in campi di concentramento. In questo articolo si spiega in modo chiaro e lucido cosa è il “Giorno del Ricordo” e la vera storia che non si vuole raccontare. Purtroppo è così: quando si vuole fare opposizione imitando la destra, il rischio è di diventare parte di essa. Per informazione riportiamo una serie di link che potrebbero aiutare il Partito Democratico ad informarsi sull’argomento: E allora le FOIBE? – Alessandro Barbero (Speciale 10 Febbraio)https://www.youtube.com/watch?v=iANYVWwcb-o A colloquio con il rettore e storico dell’arte Tomaso Montanari https://left.it/2021/09/02/tomaso-montanari-la-cultura-e- il-vaccino-contro-il-fascismo/ La memoria perduta https://umanitanova.org/la-memoria-perduta-del-giorno- del-ricordo/ La scommessa persa di chi puntava su di una destra liberale. Il “Giorno del ricordo” e l’avvio, da parte di personalità delle istituzioni, di una campagna di rilegittimazione del fascismo. L’urgenza di una controffensiva democratica rigorosa e unitaria https://www.patriaindipendente.it/idee/editoriali/il-lunghissimo-secolo-breve/ Foibe: la macchina dell’oblio. Strumentalizzazioni politiche del Giorno del Ricordo https://www.valigiablu.it/foibe-strumentalizzazioni-politiche-montanari/ Altri Paesi, come la Germania, hanno mostrato, a posteriori, più coraggio nell’illuminare angoli di buio della storia recente. Oggi, dopo ottanta anni, gli autori di A ferro e fuoco vogliono che sia il momento giusto anche per noi. https://lavocedinewyork.com/arts/2021/04/10/le-terre-dellalto-adriatico-teatro- delle-due-guerre-parla-lo-storico-raoul-pupo/ L’OCCUPAZIONE ITALIANA DELLA JUGOSLAVIA 1941-1943 https:// occupazioneitalianajugoslavia41-43.it/ Foibe e Shoah, le manipolazioni della destra così ha cercato la rivincita https://www.lastampa.it/topnews/primo-piano/2021/09/04/news/foibe-e-shoah-le- manipolazioni-della-destra-cosi-ha-cercato-la-rivincita-1.40666324/ Virginia Tonelli, bruciata viva nella Risiera di San Sabba https://vitaminevaganti.com/2019/11/09/virginia-tonelli- bruciata-viva-nella-risiera-di-san-sabba/ “Ricordati di ricordare” la Risiera di San Sabba https://www.patriaindipendente.it/ultime-news/ricordati-di-ricordare/ Virginia Tonelli https://www.anpi.it/biografia/virginia-tonelli https://www.patriaindipendente.it/wp-content/uploads/2019/06/Il- Quaderno-dellAnpi-Udine-dedicato-ai-tre-Martiri-della-Risiera.pdf “GIORNO DEL RICORDO”: COME L’USO PROGAGANDISTICO E MISTIFICATORIO FASCISTA RENDE DIFFICILE IL MESTIERE DI STORICO. INTERVISTA AD ERIC GOBETTI https://www.radiondadurto.org/2022/02/10/giorno-del-ricordo-come-luso-progagandistico-e-mistificatorio-fascista-rende-difficile-il-mestiere-di-storico-intervista-ad-eric-gobetti/ Giorno del ricordo, Eric Gobetti: “È diventata la giornata di rivalutazione del fascismo” https://www.micromega.net/giorno-del-ricordo-gobetti «E allora le foibe?» Ne parliamo con lo storico Eric Gobetti > «E allora le foibe?» Ne parliamo con lo storico Eric Gobetti Il mito di Norma Cossetto. Intervista a Claudia Cernigoi > Il mito di Norma Cossetto. Intervista a Claudia Cernigoi Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra italiani. Un libro che risorge dalle sue ceneri > Le atrocità di Mussolini. I crimini di guerra italiani. Un libro che risorge > dalle sue ceneri “Le atrocità di Mussolini”, un libro per sfatare il mito degli “italiani brava gente” > “Le atrocità di Mussolini”, un libro per sfatare il mito degli “italiani brava > gente” Lorenzo Poli
February 12, 2026
Pressenza
Basta morti in carcere: giustizia per Aliseo
Riceviamo da Luna Casarotti un comunicato sull’ennesima morte in carcere. Ricordando gli appuntamenti (il venerdì) con lo sportello di supporto psicologico per i familiari dei detenuti. La morte di Aliseo Francesco, 38 anni, e originario di Mazara del Vallo, è avvenuta il 21 gennaio 2026 mentre era detenuto presso il carcere di Augusta. A febbraio, a distanza di settimane dai
February 12, 2026
La Bottega del Barbieri
Repressione, caccia agli antagonisti e protezione delle Olimpiadi: le priorità dei media
Le segnalazioni che riceviamo quotidianamente all’Osservatorio contro la militarizzazione elle scuole e delle università riguardano la presenza, sotto varie forme, della cultura della guerra da introiettare nelle creature piccole e giovani. Si opera mediante forme invasive, violente (mostrare l’uso di mitragliette, far salire una bimba recalcitrante su un carrarmato, educare i corpi alla lotta nelle palestre, inscenare sparatorie per strada con bambini della scuola di infanzia), e soft, come le skills che educano alla cooperazione sotto le vesti dell’obbedienza, da apprendere mediante  conferenze e corsi informativi, ad esempio, intorno al bullismo, nelle versioni tradizionale e cyber, impartiti da poliziotti e carabinieri. Come abbiamo scritto più volte, queste pratiche sono tutt’uno con le politiche securitarie, con la repressione decretizia che le alimenta, le sostiene, le nutre. La repressione però cammina troppo lenta se non è largamente appoggiata, diffusa, dai media, dalla carta stampata, dai blog, dai programmi televisivi, dai servizi su youtube. Mario Giordano conduttore della trasmissione Fuori dal coro è un protagonista di questo gruppo di compiaciuti servitori del Ministri Guido Crosetto e Matteo Piantedosi, che operano in un combinato congiunto di decreti, proposte di legge, ordinanze prefettizia. (https://mediasetinfinity.mediaset.it/video/fuoridalcoro/attacco-alle-olimpiadi-chi-ferma-i-terroristi-dei-centri-sociali_F314086901020C01) Il servizio, andato in onda l’8 febbraio, dedicato alla violenza esercitata dai ragazzi dei centri sociali, a Roma, a Torino, a Milano, è emblematico. I violenti sono annidati in covi come l’Ex 51, Askatasuna, Ex Snia, SPINTime e da luoghi simili partono le incursioni contro le Olimpiadi, come è successo nella città meneghina. La giornalista che si infiltra fra i rivoltosi è sicuramente parte della servitù volontaria esercita da giovani freelance, cronisti precari e malpagati che farebbero l’impossibile per firmare un servizio, magari anche convinti della bontà di quel che dicono e scrivono. A Torino, come abbiamo scritto anche noi, lo stato di assedio, durato ore, in un intero quartiere, le scuole chiuse, le persone impedite a muoversi da casa, è servito per snidare alcuni occupanti di Askatasuna, che il Sindaco di Torino aveva dato in gestione con un contratto al centro, per poi – preso dal panico per la propria carriera – revocarlo. A Roma, nell’ Ex SNIA, da anni famiglie della zona  e gruppi ambientalisti si occupano di difendere un lago artificiale diventato, dopo anni di degrado, un insediamento naturalistico importante, in una città  soffocata dal  traffico, dallo smog, dal consumo del suolo.  Al palazzetto occupato da SPINTime si è svolto circa tre anni fa il nostro primo convegno come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, con centinaia di persone ad ascoltare accademici, giornalisti illustri, militanti. L’ex51 di Roma, situato nelle case già proprietà dell’Edilizia Residenziale Pubblica, è stato regolarmente dato in gestione da circa  30 anni a chi nel quartiere vuole riunirsi, discutere, organizzare corsi per cittadini non italiani, a cui fornire anche sostegno legale per le pratiche legate ai permessi di soggiorno. Dove sta il delitto? Semplice, accumunate le azioni  degli antagonisti dalla violazione dell’ordine costituitosi in forme sempre più anticostituzionali, il ragionamento cha anima il servizio di Giordano è che  non bisogna interferire con la macchina messa in modo dalle Olimpiadi, il giro di affari che le circonda, la giostra degli appalti che fanno gola alle organizzazioni mafiose che, lasciato il Sud, cercano, come ci indicavano amaramente Giovanni Falcone e Borsellino e Paolo Borsellino, il flusso dei soldi pubblici e privati. A vedere i servizi e le immagini pubblicate in blog e riviste di pericolosi sinistrorsi (noi, FanpageScanner, la rivista Altreconomia, ecc) è difficile dar ancora ragione a Pier Paolo Pasolini (personalmente non mi ha mai convinto) sui poliziotti figli di proletari e gli studenti delfini della classe media e di quella colta. In una cosa il ragionamento di Pasolini resta – ahimè – valido: oggi, mentre il lavoro manca o è di merda (Bullshit Jobs), è facile che a farsi orientare verso un lavoro in divisa – di qualsiasi arma- siano i giovani del nostro Sud.  Ultima annotazione su Roma. La mia zona, dove è ubicato l’ex51, è stata decretata Zona Rossa dal Prefetto e, come sappiamo, il provvedimento prevede controlli continui dei documenti ai passanti, soprattutto se dai tratti somatici non proprio WASP, presenza di gazzelle agli ingressi della metropolitana. A molti noi, che ci abitiamo, è proprio la sicurezza che ci viene a mancare per lasciare il posto a un diffuso senso di paura. E c’è altro ancora: sabato prossimo, in uno dei padiglioni dell’Ex Ospedale Psichiatrico Santa Maria della Pietà – zona Primavalle/Monte Mario, il Comitato Per il NO al referendum sulle carriere della magistratura e sul disfacimento del suo organo di tutela e disciplina, aveva chiesto e ottenuto uno spazio per la campagna referendaria, con la presenza della Giudice Silvia Albano e del costituzionalista Gaetano Azzariti. Marcia indietro del Direttore della ASL Roma 1, a cui appartengono i locali (beh, diciamo, per conto dei cittadini, pubblici dunque!) che ha negato oggi l’autorizzazione. Tutto si sposta frettolosamente verso un Centro Anziani di zona. CERCHIAMO DI NON AMMUTOLIRE, LA TENUTA DELLA DEMOCRAZIA SI FA OGNI GIORNO PIÙ DEBOLE E CON ESSA DIVENTA DIFFICILE LA STESSA VITA ASSOCIATA. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rincine: convegno sull’eolico industriale
Domenica 15 febbraio, presso la Sala Polifunzionale di Rincine nel Comune di Londa, FI, a partire dalle ore 15.00 si svolgerà il Convegno ” Londa, Comune del Parco. Osservazioni al progetto eolico Londa”. Promotori di questa iniziativa sono: Italia Nostra – Sezione di Firenze e Consiglio Regionale Toscana – con la collaborazione della Coalizione ambientale TESS (Transizione Energetica Senza Speculazione) e del Comitato Crinali Liberi Londa insieme alle seguenti Associazioni ambientaliste: Amici della terra, Mountain Wilderness, Altura OdV, Attoprimo Salute Ambiente Cultura, Osservatorio della Biodiversità e il Comitato No Eolico Firenzuola. Obiettivo del convegno: la restituzione pubblica, ai cittadini, agli amministratori ed ai portatori di interesse, delle osservazioni, dei contributi tecnici e delle valutazioni, emerse nel corso del Procedimento di Valutazione di Impatto Ambientale relativo al Progetto. Le osservazioni – pubblicate sulla pagina web VIA della Regione Toscana e liberamente consultabili – sono state predisposte con il contributo di autorevoli consulenti tecnici e dimostrano in modo inequivocabile che il progetto presenta criticità strutturali, ambientali e paesaggistiche tali da renderlo radicalmente incompatibile con il territorio interessato. Particolare rilievo assume l’analisi dell’impatto paesaggistico e visivo, condotta mediante foto inserimenti tridimensionali e rendering di elevato rigore scientifico, che restituiscono con assoluta evidenza l’effetto devastante degli aerogeneratori sui crinali appenninici e su un paesaggio di eccezionale valore storico, culturale, naturalistico e percettivo, in prossimità del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi. Gravissime risultano anche le criticità geologiche, geomorfologiche e idrogeologiche. Le osservazioni evidenziano inoltre rischi inaccettabili per la salute e la sicurezza: impatti acustici, gittata degli elementi rotanti, interferenze con il servizio di elisoccorso regionale, navigazione aerea e violazione dei criteri distanziali minimi. A ciò si aggiunge un impatto su fauna, habitat protetti e reti ecologiche, ampiamente sottovalutato. A conferma della fondatezza delle contestazioni, osservazioni critiche sono state presentate anche da proprietari e gestori di casali di straordinario valore storico, da strutture ricettive situate a poche centinaia di metri dall’area di progetto, dall’Ente Parco, dalle Soprintendenze della Toscana e dell’Emilia-Romagna e da altre amministrazioni pubbliche. Il convegno offre quindi l’opportunità di conoscere realmente quali effetti e quali ricadute concrete il progetto avrebbe sul territorio interessato, contribuendo così, nel rispetto della trasparenza e della partecipazione, alla salvaguardia di un patrimonio collettivo che non è riproducibile. La transizione energetica non può trasformarsi in una nuova stagione di consumo del suolo, di compromissione di ecosistemi naturali ai confini delle aree protette e sfiguramento del paesaggio in un Comune del Parco Nazionale Foreste Casentinesi. Redazione Toscana
February 12, 2026
Pressenza