GLOBAL SUMUD LAND CONVOY: IN 10 ANCORA NELLE PRIGIONI LIBICHE. IL RACCONTO DI CARLA BIAVATI, APPENA RIENTRATA DALLA MISSIONE
Prosegue l’aggressione coloniale israeliana in Palestina: in Cisgiordania, con gli assalti, le violenze e i rapimenti di palestinesi per mano di militari e coloni; nella Striscia di Gaza con bombardamenti di aerei, droni e artiglieria che non si sono mai fermati davvero. Anche ieri almeno 3 vittime civili vicino Khan Yunis, nel sud. Oggi un’altra vittime palestinese in un attacco su Deir el Balah, nella Striscia centrale, e diversi i feriti. Secondo le autorità di Gaza il numero di palestinesi uccisi dall’esercito israeliano dal 7 ottobre 2023 a oggi nella Striscia sale a 72,938. “La situazione a Gaza è destinata a peggiorare, anche se smettono di bombardare, anche se smettono di uccidere quotidianamente, come fanno. Certo, non muoiono più a centinaia ogni giorno, ma muoiono a decine a settimana”. Ha detto ieri Francesca Albanese, relatrice speciale Onu sui territori palestinesi, durante un incontro in Senato a Roma. In Libia, intanto, sono ancora nelle mani delle milizie di Haftar dieci attiviste e attivisti del convoglio di terra della Global Sumud Flotilla, che volevano portare aiuti umanitari nella Striscia di Gaza. Abbiamo intervistato Carla Biavati, attivista per la Palestina del Bds Bologna e di Assopace, appena rientrata in Italia, che faceva parte del convoglio fermato in Libia. Ascolta o scarica
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
FORLÌ: SULLA SITUAZIONE DI ELECTROLUX
Riceviamo e diffondiamo: PARLARE DI LAVORO È PARLARE DI UN RICATTO: da quando il capitalismo ci ha private dell’autonomia e della capacità di vivere in sinergia con la madre Terra, tutto ciò che ci serve è diventato a pagamento (cibo, cure, abitazione, vestiario, cultura, spostamenti…) e per soddisfare questo ricatto tocca sottomettersi al salario. Chi … Leggi tutto "FORLÌ: SULLA SITUAZIONE DI ELECTROLUX"
May 30, 2026
Brughiere
La missione israeliana all’ONU “ha chiuso” con il Segretario Generale Guterres a causa delle sue “bugie”
di Deutsche Presse Agentur GmbH,  28 maggio 2026.   António Guterres. Foto: Kay Nietfeld/dpa La missione israeliana all’ONU a New York sta interrompendo i contatti con il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres dopo che Israele è stato inserito in una lista nera dell’ONU e accusato di utilizzare la violenza sessuale come arma di guerra. “Ne abbiamo abbastanza di questo Segretario Generale!” ha scritto giovedì su X l’ambasciatore israeliano presso l’ONU Danny Danon. Secondo il Ministero degli Esteri israeliano, le istituzioni israeliane sono state incluse nell’allegato di un rapporto annuale sulla violenza sessuale nei conflitti redatto dall’ufficio del Segretario Generale. Il rapporto non è ancora stato reso pubblico. Israele è particolarmente indignato dal fatto che i suoi servizi di sicurezza siano stati aggiunti alla lista nera dell’ONU relativa alla violenza sessuale nelle zone di conflitto. La stessa lista include i terroristi islamisti del 7 ottobre 2023, tra cui Hamas, che hanno attaccato il sud di Israele uccidendo 1.200 persone e prendendo 250 ostaggi. Un altro post su X della missione israeliana presso l’ONU ha aggiunto: “L’ambasciatore Danon lo ha attaccato duramente e lo ha rimesso in riga riguardo alle menzogne e alla campagna politica che il Segretario Generale sta cercando di condurre contro Israele. Al termine della conversazione, l’ambasciatore Danon ha comunicato in modo chiaro e inequivocabile che abbiamo chiuso con il Segretario Generale dell’ONU Guterres.” Il portavoce del Segretario Generale, Stephane Dujarric, ha dichiarato di aver appreso della decisione di Israele dai social media e di essere pronti per i colloqui in qualsiasi momento. Dujarric non ha fornito alcuna informazione sul contenuto del rapporto. https://dpa-international.com/politics/urn:newsml:dpa.com:20090101:260528-930-143028 Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
May 30, 2026
Assopace Palestina
Palestina: l’insostenibile pesantezza della realtà
Un dossier ricco di articoli e voci. Articoli, voci e link– fra gli altri – di Leonarda Alberizia, Anbamed, BDS, Antonella Bundu, Damiano Censi, Duccio Facchini, Rula Jebreal, Yitzhak Laor, Radio Onda d’urto, David Ruggini, Dario Salvetti, Agnese Stracquadanio, Amina Tridente…   Genocidio a Gaza 30 – 05 Ieri pomeriggio, tre palestinesi sono stati uccisi e altri feriti in un
TARANTO: PROSFYGIKA. LOTTE E TERRITORI A CONFRONTO [30/31 MAGGIO]
Riceviamo e diffondiamo: Prosfygika, comunità occupata e autogestita nel cuore di Atene da 16 anni, con oltre 400 abitanti e costantemente in prima linea nelle lotte sociali, politiche e internazionaliste, è oggi sotto sgombero. Alcune compagnx, sono in giro per l’Italia, per presentare il progetto della comunità di Atene, raccogliere fondi, costruire e rafforzare una … Leggi tutto "TARANTO: PROSFYGIKA. LOTTE E TERRITORI A CONFRONTO [30/31 MAGGIO]"
May 30, 2026
Brughiere
Da 32 anni è alla ricerca di suo figlio: “Se non è vivo, voglio le sue ossa”.
ÊLIH – Müfide Ağaya, la madre di İsmail Ağaya, rapito dal JİTEM mentre distribuiva il giornale Özgür Ülke e di cui non si hanno avuto più notizie, ha dichiarato: “Continuerò la lotta finché non ritroverò le ossa di mio figlio”. A Êlih (Batman) negli anni ’90, centinaia di persone furono assassinate per strada da Hizbulkontra e JİTEM, e molte altre furono rapite e di loro non si seppe più nulla. Nonostante gli sforzi delle famiglie degli scomparsi e dell’Associazione per i diritti umani (İHD) per perseguire vie legali a livello nazionale e internazionale al fine di scoprire la sorte dei cittadini scomparsi, molti casi rimangono irrisolti. Una di queste persone di cui non si conosce il destino è İsmail Ağaya, un distributore del quotidiano Özgür Ülke. Dopo essere uscito di casa il 29 maggio 1994, Ağaya fu prelevato con la forza da un veicolo da tre uomini armati in abiti civili, e di lui non si hanno più notizie da 32 anni. Sua madre, Müfide Ağaya, partecipa alla manifestazione “Trovate gli scomparsi, processate i colpevoli” che si tiene ogni settimana davanti al Monumento ai diritti umani in via Gülistan, chiedendo notizie sul destino di suo figlio. Non ho dormito nemmeno un attimo quella notte Müfide Ağaya, che ha affermato che suo figlio İsmail lavorava sia come pastore che nell’edilizia per mantenersi a causa di difficoltà economiche, ha raccontato che una sera, dopo essere tornato dal lavoro, suo figlio è uscito di nuovo di casa per andare a casa del cognato, e da allora non hanno più avuto sue notizie. Müfide Ağaya ha detto: “Qualche tempo dopo che İsmail se n’era andato, suo cognato è venuto a casa nostra. Gli ho detto: ‘İsmail è venuto a casa tua'”. Quando disse “non l’ha fatto”, fui presa dal panico. Non riuscii a chiudere occhio fino al mattino. Quando non tornò a casa quella sera, la mattina andai alla redazione del giornale dove lavorava e chiesi ai suoi colleghi di İsmail. Spiegai loro la situazione e insieme andammo alla stazione di polizia per sporgere denuncia. Ma quando gli agenti alla stazione mi dissero: “Mandi tuo figlio in montagna e poi vieni a lamentarti che si è perso”, risposi che mio figlio non era andato in montagna. Non ha mai smesso di cercare ismail. Münfide Ağaya, che ha raccontato di aver perlustrato tutta Êlih con la forza, insieme a un’altra donna, la zona dopo che un uomo corrispondente alla descrizione di suo figlio İsmail era stato rapito da tre uomini armati in abiti civili, ha dichiarato: “Quel giorno ho capito che mio figlio non sarebbe mai più tornato. Lo sto ancora cercando. Non ho trovato alcuna traccia di lui, ma non ho smesso di cercarlo. Sono passati 32 anni dalla sua scomparsa. In questi 32 anni ho contattato ogni istituzione immaginabile, tra cui l’Associazione per i Diritti Umani (İHD), organizzazioni della società civile, tribunali e procure. Ma purtroppo non ho ottenuto alcun risultato. Nonostante ciò, non ho smesso di cercare mio figlio.” Voglio le ossa di mio figlio Müfide Ağaya, affermando di aver vissuto nella speranza costante sin dalla scomparsa del figlio, ha chiesto che il caso, archiviato a seguito del Processo di pace e società democratica avviato dal leader del popolo curdo Abdullah Öcalan, venga riaperto e che vengano ritrovati i resti di İsmail, anche solo le ossa. Müfide Ağaya ha dichiarato: “Voglio le sue ossa e mio figlio. Che me lo mostrino prima che io muoia. Cosa faranno coloro che hanno causato la scomparsa di mio figlio se ora uno dei loro figli scomparisse? Anche se mio figlio non è vivo, voglio le sue ossa”. MA / Ozan Bayindir L'articolo Da 32 anni è alla ricerca di suo figlio: “Se non è vivo, voglio le sue ossa”. proviene da Retekurdistan.it.
May 30, 2026
Retekurdistan.it
DESENZANO (BS): PRESIDIO PER IL DIRITTO ALL’ABITARE, URGONO “MISURE PER ARGINARE IL TURISMO DI MASSA” E CASE POPOLARI
Si sono ritrovati in decine tra attiviste e attivisti nel pomeriggio di sabato, a partire dalle ore 15 in piazza Malvezzi, per chiedere risposte alle centinaia di cittadini e cittadine che hanno firmato negli scorsi mesi una petizione che chiede misure urgenti per arginare i problemi creati dal turismo di massa. Sul Garda infatti è oramai impossibile comprare casa per meno di 4 mila euro al metro quadro e gli affitti a lungo termini sono un miraggio. Al presidio organizzato dal Collettivo Gardesano Autonomo, a simboleggiare la mancanza di risposte da parte dell’amministrazione comunale desenzanese, la sagoma di cartone del sindaco Guido Malinverno, che non ha mai considerato seriamente le sollecitazioni del Collettivo. Una decina di giorni fa il tema del turismo di massa e le conseguenze sulla casa erano approdati in Consiglio comunale, che aveva preso atto della situazione emergenziale e dato il via a misure giudicate dal Collettivo estremamente blande. Per questo attiviste e attivisti, insieme alcuni residenti esasperati, hanno chiesto nuovamente al Comune di investire in case popolari, date le richieste di assegnazione sempre più numerose e incentivi a per chi affitta a lungo termine. Il collegamento dal presidio in corso con Alessandro Scattolo del Collettivo Gardesano Autonomo. Ascolta o scarica
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 30 MAGGIO 2026
Ai microfoni di Scuola Resistente, sabato 30 maggio 2026, Romano Lupi, insegnante nelle scuole secondarie in Liguria, giornalista e scrittore, ci racconta del suo ultimo libro scritto con Fabio Balocco, “La sventura”, in particolare soffermandosi sul capitolo che riguarda la scuola. “La sventura” è un resoconto molto dettagliato che, spaziando dalla scuola all’ambiente, alle politiche industriali, racconta in maniera impietosa di tutte le azioni, sfacciatamente neoliberiste, commesse dalla sinistra al potere ispirate, come da un manuale di Scienza della Politica, all’ideologia neoliberale. Madre e matrigna di tutte le riforme scolastiche, senza andare troppo lontano ma rimanendo in questi ultimi 30 anni, è stata certamente la cosiddetta riforma Berlinguer (Luigi, Ministro dell’ istruzione e dell’ università dell’epoca) ispirata “tecnicamente” dal sociologo Guido Martinotti. Nel 1997, Martinotti, presiedette il gruppo ministeriale sull’autonomia didattica e l’innovazione dei corsi di studio universitari, da cui uscì la famosa “Bozza Martinotti”, che anticipò molte delle trasformazioni poi confluite nel decreto 509/1999. Fu in quegli anni, sul finire degli anni novanta e all’alba del secondo millennio che furono introdotte diverse parole-mito: efficienza ed efficacia del sistema formativo, didattica per competenze, crediti e debiti formativi, ecc. Nel sistema universitario e negli ambiti della ricerca, invece, si iniziò a parlare della “qualità” della ricerca e delle ricadute industriali della stessa dimenticando a piè pari concetti quali la “serendipity” e introducendo invece il suo esatto opposto: obiettivi definiti in anticipo, programmi di ricerca con risultati prevedibili, tempi certi, indicatori quantitativi di produttività, sequenza delle pubblicazioni. Nelle stanze dello stesso palazzo in cui oggi operano i cervelloni dell’INVALSI, si riunivano i primi gruppi di consulenti seriamente intenzionati a standardizzare i vari sistemi di valutazione che poi dettero vita all’ANVUR (Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca), ovvero la morte della ricerca teorica (o “pura”) e il trionfo di quella “applicata”. Si potrebbe pensare che siano stati dei consulenti del Fondo monetario Internazionale o della Banca Mondiale o di quella europea a concepire un modello simile, invece sono stati proprio loro, quelli della “sinistra progressista”, ad aprire quella strada che da semplice carrareccia ha poi consentito di spianare un’autostrada, come da sempre sono soliti fare i neo-fascisti quando finalmente vanno al governo. In tutto questo, c’è stata una grande coerenza tra i vari interventi, anche considerando gli altri settori della società: si va dalle privatizzazioni, a vere e proprie svendite dei “gioielli di famiglia”, per quanto riguarda le aziende statali e/o partecipate, per passare alla cosiddetta autonomia scolastica e ai nuovi presidi-sceriffo che tutti ormai conoscono bene e funzionali ad esso, la creazione, di fatto, a livello organizzativo di un cerchio magico intorno proprio ai dirigenti scolastici. Questi si spartiscono i pochi lupini che il sistema pubblico elargisce, in misura sempre più ridotta, al sistema scolastico. Per concludere, non si potevano non menzionare le varie università online-telematiche che pescano nel torbido, proponendo abilitazioni a pagamento che hanno consentito e consentiranno, a nuove generazioni di insegnanti, con in tasca due/ tremila euro , di sostituire le precedenti non per merito ma per capacità reddituale. In questo mercato della cultura, ci sono stati docenti che si sono spinti oltre sulla base di un semplice calcolo costi-benefici dell’investimento: hanno letteralmente comprato i punti di servizio, (fino al dodici punti corrispondenti ad un anno di servizio di insegnamento, anche con una sola ora di supplenza) nella scuola paritaria dove lavora un parente o un amico. Come? Restituendo alla scuola, in contanti, l’equivalente del contratto/contrattino di supplenza e versando, sempre di tasca propria, i contributi INPS corrispondenti. Qualche anno così e poi si è pronti per fare il grande salto inserendosi con un discreto punteggio in tasca, nelle graduatorie per le supplenze di un grande centro urbano come Roma o Milano, con molte più possibilità di aggiudicarsi supplenze, rispetto ad un piccolo centro del Sud Italia. A completare il quadro, appunto, l’acquisto dell’abilitazione all’insegnamento tramite una delle tante università telematiche e quindi il passaggio automatico dalla seconda fascia alla prima. Questa totale degenerazione del sistema di reclutamento del corpo insegnante italiano è stato possibile – ha poi commentato Romano Lupi – anche grazie a questo approccio utilitaristico ed economicistico introdotto dalla sinistra al potere dove alcuni suoi esponenti di rilievo, tutti ex-PCI, hanno non pochi conflitti di interesse proprio con alcune di queste università telematiche; insomma, le tre “i” di Berlusconi (impresa, inglese, Informatica), in confronto, sono state un gioco da ragazzi. La puntata di Scuola Resistente di sabato 30 maggio 2026. Ascolta o scarica.
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
Il genocidio spiegato a Erri De Luca
L’intervista rilasciata da Erri De Luca al giornale israeliano Israel Hayom sta suscitando, più che un vero dibattito, un’eco mediatica nella quale si perde, via via che l’onda sonora si allarga e il suo contenuto si affievolisce, ogni reale possibilità di conseguire qualcosa che non sia un semplice ribadire un posizionamento. È ciò di cui non abbiamo bisogno. Per questo provo a fare, per quel che posso, chiarezza, con gli strumenti storici, giuridici e filosofici che ho acquisito e messo alla prova per scrivere una biografia non solo dell’autore della parola «genocidio», ma del concetto stesso. CHI HA GETTATO LA PRIMA PALATA DI MERDA NEL VENTILATORE Cominciamo col puntualizzare ciò di cui si sta trattando. Erri De Luca, in procinto di recarsi in Istaele per il Writers Festival di Mishkenot Sha’ananim di Gerusalemme, ha rilasciato una lunga intervista nella quale, fra le molte cose che dice, esplicita il suo credo su genocidio e sionismo. Questa parte dell’intervista, circa un terzo, è stata estrapolata e tradotta da G.M., e pubblicata sul Foglio. Per quel che vale, non è un’intervista concessa al Foglio, né la sua traduzione. L’autore del cut&copy è persona nota da tempo per la sua peculiare tecnica di tagliare e montare parole altrui: anni or sono Max Blumenthal, mettendo in fila una serie di comprovati plagi, si chiedeva se si trattasse di un «plagiario seriale» o di un volgare «hasbarista»; e concludeva che G.M. è la prova del fatto che «basta fare un po’ di taglia e incolla dalle pubblicazioni dei difensori di Israele per avere successo nel mondo dei neoconservatori». Negli anni, passando dall’antidarwinismo al complotto cinese sul Covid, questo personaggio ha elaborato la teoria degli «ebrei antisionisti/antisemiti», da Hannah Arendt a Daniel Barenboim, da Grossman ad Amos Oz, e, in Italia, dall’«apostata» Primo Levi alle «umilianti giaculatorie» dei più illustri intellettuali ebrei italiani, da Natalia Ginzburg e Gad Lerner: tutti interessati a difendere il loro ruolo dall’interno dell’intellighentia di sinistra, a costo di schierarsi con i peggiori nemici di Israele.  Si sappia, dunque, per un verso chi ha messo in moto questa vicenda (con le tecniche e modalità che gli sono consuete), e dall’altro quale acqua a quale mulino si porta elevando il «coraggio» di Erri De Luca a metro di giudizio della «viltà» di altri intellettuali, magari suoi ex compagni. COSA HA DETTO ERRI DE LUCA SUL GENOCIDIO Veniamo alle parole di Erri De Luca, poi precisate e ribadite anche in questo post. Traduco dall’originale inglese (traduzione non so se intelligente, ma non artificiale):   > So benissimo cosa è il genocidio, e applicarlo alla guerra di Gaza è una > distorsione storica e verbale. Ciò che è accaduto a Gaza è una guerra moderna > e brutale, in cui il numero di vittime civili è enorme e orribile perché > quando i combattimenti si svolgono all’interno di uno spazio urbano densamente > popolato, tra scuole e ospedali, la popolazione pagherà sempre il prezzo più > alto. Lo abbiamo visto a Mosul, a Raqqa e a Mariupol. È l’inevitabile > conseguenza del combattere un nemico che si trincera tra i propri civili. È > terribile, ma non è genocidio. […] Il fatto che Israele sposti ripetutamente > la popolazione civile, da nord a sud e da sud a nord, per allontanarla dalle > zone di combattimento attive, rende quest’accusa priva di fondamento. Spiace dirlo, ma Erri De Luca cos’è un genocidio crede di saperlo, ma non lo sa. Il che, per chi ha fatto il volontariato nell’ex Yugoslavia al tempo delle guerre, è ancor più grave, perché uno dei genocidi condannati dalla Corte penale internazionale è accaduto proprio laggiù, a Srebreniza. Genocidio è un termine giuridico che designa un crimine internazionale: non lo si va a cercare sul Tommaseo o nella Treccani, ma nella Convenzione per la Prevenzione e Repressione del Crimine di Genocidio. Che è testo vincolante per le nazioni che lo hanno sottoscritto, e impone precisi obblighi, fra i quali la persecuzione dei suoi autori anche al di fuori dello Stato in cui esso accade: «Per genocidio si intende ciascuno degli atti seguenti, commessi con l’intenzione di distruggere, in tutto o in parte, un gruppo nazionale, etnico, razziale o religioso, come tale: uccisione di membri del gruppo; lesioni gravi all’integrità fisica o mentale di membri del gruppo; il fatto di sottoporre deliberatamente il gruppo a condizioni di vita intese a provocare la sua distruzione fisica, totale o parziale; misure miranti a impedire nascite all’interno del gruppo; trasferimento forzato di fanciulli da un gruppo a un altro». Che ci sia o meno genocidio lo si stabilisce in base a questa definizione, non per comparazioni con altri crimini internazionali o altre guerre. La stessa comparazione, fosse pure con la Shoah, non è contemplata dalla Convenzione, e non per caso: due ore prima della sua approvazione fu respinto un emendamento presentato dai delegati polacco e cecoslovacco che chiedeva di inserire la locuzione «come nella recente guerra». Non nominando la Shoah, né uno specifico genocidio, il testo della Convenzione si allineava così al giudizio di Raphael Lemkin, inventore della parola e co-autore della prima stesura della Convenzione: «Il genocidio non è un fenomeno eccezionale, ma accade nelle relazioni fra gruppi umani con una certa regolarità, così come l’omicidio ha luogo nelle relazioni fra individui». Nel deliberare sul genocidio di Srebreniza, la Corte Penale Internazionale respinse gli argomenti dei difensori dei criminali serbi: che non fosse possibile distinguere fra il civile e il militare; e che le milizie serbe, uccidendo solo gli uomini adulti e non l’intera popolazione, non avevano l’intenzione di cancellare la totalità dei bosniaci musulmani della città. Sono, purtroppo, gli stessi argomenti che usa De Luca a difesa dell’Idf. Per inciso: nella storia nessun genocidio ha mai davvero cancellato la totalità della popolazione che ne è stata vittima. Infine: lo spostamento forzato di una popolazione al di fuori della propria terra è Pulizia etnica: locuzione che nasce proprio in occasione delle guerre di Yugoslavia; per il diritto internazionale indica l’ultimo passo di un processo genocidiario, o la sua premessa: è una spia rossa che segnala il genocidio in atto. Erri De Luca sembra dire che «purtroppo è la guerra»: ma in guerra – sin dal tempo di Ugo Grozio, e poi della Convenzione dell’Aja, e infine, dopo la Convenzione Onu sul genocidio, dello Statuto di Roma del 1998, il cui testo depositato a Roma è stato impunemente sorvolato dall’aereo che portava Netanjau negli Usa – l’invasore occupante non ha potestà assoluta sul civile occupato (e neanche sul militare). Che Grozio, Rousseau, Cassese (Antonio) e Lemkin non scrivessero in ebraico non è un’attenuante per non conoscerli, quale che sia il peso del sasso o della bottiglia che hai tirato da giovane. LEGGI ANCHE… IL MONITO DI PRIMO LEVI NELL’ATTIMO DEL PERICOLO Stefano Bellin COSA HA DETTO ERRI DE LUCA SUL SIONISMO > Per me, il sionismo è il riconoscimento più semplice e fondamentale del > diritto degli ebrei a una patria nazionale, a una difesa esistenziale e > necessaria. Chiunque riconosca il diritto di Israele a esistere qui, chiunque > veda due entità che convivono fianco a fianco, è sionista per questo stesso > motivo.  In quanto sionista, De Luca afferma di rifiutare a priori eventuali dibattiti pubblici: «Non sono in grado di sedermi nella stessa stanza o condividere un palco con persone che desiderano che Israele venga cancellato dalla mappa. E, cosa ancora più importante, non collaborerò con alcun evento o forum in cui si usi la parola «genocidio» nel contesto di Gaza. Per De Luca «sionismo» è oggi una «parola maledetta»: ma sembra che questa maledizione abbia una pregiudizievole origine politica. Io direi – parafrasando Valentina Pisanty – che, come «antisemitismo», «sionismo» è una parola presa in ostaggio dalla militarizzazione e dalla confusione fra ciò che è e ciò che non è. E le parole di De Luca non aiutano a sciogliere questa confusione. «Sionismo» è una parola che ha significato molte cose, anche in contraddizione fra loro: il socialismo per gli ebrei immigrati e il colonialismo per i palestinesi residenti, ad esempio. Ma ciò che conta, oggi, è cosa il sionismo è – o è diventato. Anche «tiranno» era, al tempo di Sofocle, una parola polisemica, che poteva designare una forma moderna e razionale di governo: ma di certo non si cita Sofocle a difesa dei tiranni odierni. Far coincidere «sionismo» col diritto degli ebrei ad avere un proprio Stato significa far collassare questo diritto su due altre affermazioni: che non c’era altro modo di soddisfare questo diritto se non quello che si è dato, e che oggi non c’è alternativa allo stato di cose esistente. Il che è doppiamente falso. Israele, ricordiamolo – lo ha fatto Omer Bartov nel suo ultimo libro – fu riconosciuto dall’Onu, nel 1947, all’interno di precisi confini (peraltro contestati). L’esito della guerra del 1948 non dava alcun diritto di occupare i territori destinati allo Stato palestinese, così come l’esito della guerra del 1967 rispetto alla Cisgiordania. Esito della guerra, peraltro, determinato anche dall’assassinio dell’inviato dell’Onu Folke Bernadotte, latore di un piano di pace, a opera dei terroristi criminali e nazi-sionisti (sono parole di Einstein e di Hannah Arendt) della Banda Stern, cioè del futuro Likud. Inoltre, la risoluzione del 1947 obbligava Israele a emanare una Costituzione democratica che garantisse i diritti anche agli arabi all’interno dello Stato, cosa che, per esplicita volontà di Ben Gurion, che non voleva avere le mani legate dalla risoluzione del 1947, non è avvenuta né allora, né in seguito. Si aggiunga che De Luca sembra equiparare chiunque usi la parola «genocidio» a chi desidera la cancellazione degli ebrei dalla Palestina, operando una brutale divisione fra «noi sionisti» e «tutti gli altri» (che sarebbero dei tagliagole?). È una strategia intellettualmente penosa, ben presente nel web – non solo per effetto della hasbara israeliana: c’è anche chi è capace di farlo da sé: si designa un nemico immaginario, a uso e consumo della propria tesi (si chiama «fallacia del fantoccio», o dello spaventapasseri); se ne dimostra l’esistenza con generalizzazioni di singole figure e singoli discorsi; si riempie la bocca di questi singoli elevati a fantocci di iperboli: e il gioco è fatto. Ma quello che De Luca sembra ignorare è la statura intellettuale e morale, e la rilevanza nel campo degli studi e della stessa comunità internazionale, di personaggi come William Shabas nel campo del diritto internazionale umanitario; di Omer Bartov, uno storico che ha segnato il prima e il poi nella storiografia dell’Olocausto; di Masha Gessen, recente Premio Pulizer (cui non si può certo applicare il giochino del «parlaci dell’Ucraina», che è peraltro anch’essa una fallacia); di Anna Foa. Per non dire di chi non usa la parola «genocidio», ma riconosce che siamo in presenza di crimini contro l’umanità e di crimini di guerra – crimini per i quali il tribunale e la pena sono gli stessi del crimine di genocidio: da Marcello Flores a Liliana Segre, a Gad Lerner. Di cosa stiamo parlando, allora? Del mettere la testa sotto la sabbia e rifiutarsi di vedere l’orrore in atto, sino a non saperlo nominare. Che questa sabbia sia la fatalità storica, poco importa. Nel caso di un intellettuale che ha un ruolo e un’autorevolezza nel pubblico dibattito, stiamo parlando della funzione stessa dell’intellettuale: che è, per come Italo Calvino me l’ha insegnato, ciò che dice Marco Polo all’imperatore che, sconfortato, conclude che «Tutto è inutile, se l’ultimo approdo non può che essere la città infernale, ed è là in fondo che, in una spirale sempre più stretta, ci risucchia la corrente». La risposta di Polo è che «L’inferno dei viventi non è qualcosa che sarà; se ce n’è uno, è quello che è già qui, l’inferno che abitiamo tutti i giorni, che formiamo stando insieme. Due modi ci sono per non soffrirne. Il primo riesce facile a molti: accettare l’inferno e diventarne parte fino al punto di non vederlo più. Il secondo è rischioso ed esige attenzione e apprendimento continui: cercare e saper riconoscere chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, dargli spazio». LEGGI ANCHE… PALESTINA LA LUNGA STORIA ANTISIONISTA DELLA SINISTRA EBRAICA Benjamin Balthaser BRUCIARE I LIBRI DI ERRI DE LUCA? Ma se Erri De Luca arriva ad accettare l’inferno fino a non vederlo più, non sarebbe allora legittimo, come alcuni urlano, buttare via i suoi libri, addirittura bruciarli? A bruciapelo, rispondo che bruciare i libri è una stronzata – anzi, peggio: è uno dei modi in cui si accetta l’inferno fino a non vederlo. Comincia a bruciare, chessò, il Mein Kampf , e poi ti trovi a bruciare il libro accanto, e poi un altro, e così via, finché la mitridatizzazione ti porterà a bruciare l’intera biblioteca, perché se i suoi libri contengono le tue verità sono inutili, e se non le contengono sono dannose. Anche perché a bruciare libri ci pensa già qualcuno, a cui rischiamo di non badare perché impegnati in altro. Ad esempio, su un quotidiano nazionale c’è una pagina settimanale di propaganda filo-israeliana, Hakol. La realtà di Israele, dove un tale, già fattosi notare per aver invocato «interventi finalmente incisivi, se non risolutivi, da parte di quanti ne hanno a disposizione gli strumenti» contro insegnanti e studenti, di recente ha compilato una lista di proscrizione di libri segnalati da una newsletter editoriale: L’odio anti-Israele piomba a scuola, nientemeno. I nuovi hostes publici – dei quali l’articolista, che sarebbe persona di scuola, ha letto solo la quarta di copertina – sono Anna Foa, Omer Bartov, Rashid Khalidi, Enzo Traverso, Arturo Marzano, Roberta De Monticelli, e Claudio Vercelli. «Ditegli sempre di sì», avrebbe detto Eduardo: se non ché ho visto un’interrogazione parlamentare redatta copincollando pari pari un articolo di questo tale (fossi stato il ministro interpellato, avrei insegnato la creanza a chi mi interpellava con una fotocopia altrui). Il deputato in questione è uno che  ogni volta che lo leggo o lo sento mi chiedo se la sua ghost writer non sia la Strega malvagia dell’Ovest, e a Erri De Luca non gli allaccia i calzari: però è lui che ha l’autorità per deliberare, foss’anche l’acquattarsi servile ai piedi dei potenti, non gli intellettuali. Vale a dire: cerchiamo di mantenere il giusto peso e la giusta misura, non creiamoci a nostra volta fantocci da bruciare per soddisfare un godimento che non è all’altezza del nostro desiderio. TRADURRE L’ESODO NON BASTA I libri di Erri De Luca non hanno, in genere, attinenza con ciò di cui qui si parla, quindi non ne parlerò. Salvo uno: la traduzione dell’Esodo. Della cui traduzione, e del traduttore, una bravissima e instancabile attivista, Lavinia Marchetti (i suoi interventi passati sono diventati un libro, Schegge da un genocidio) ha scritto che «si può tradurre l’Esodo verso per verso, e nondimeno smarrirne il nucleo storico». L’Esodo è la storia (sempre che sia davvero accaduta) di un popolo che, convinto di avere una terra promessa, si muove verso di essa, travolgendo e sterminando un altro popolo che vi risiedeva: i Cananei, e più in specifico gli Amalekiti. È quello che ricordò Edward Said a Michael Walzer, facendo una «lettura cananita» di Esodo e rivoluzione . Leggere l’Esodo dalla parte degli Amalekiti è l’equivalente del dire la parola genocidio da parte dei colonizzati: strappare ai colonizzatori il monopolio dell’interpretazione di una parola che, in fondo, è scandalosa – o meglio: nomina uno scandalo – solo perché per la prima volta le vittime erano europei, e non africani o amerindi. Però il comando divino di ricordarsi di sterminare Amalek risuona oggi nelle parole e nelle pratiche dello Stato d’Israele. E come ha scritto Coetze nella lettera in cui rifiutava l’invito al festival letterario cui andrà De Luca, «è impossibile per qualsiasi parte della società israeliana, comprese le comunità intellettuali e artistiche, dichiararsi privi di colpa rispetto alle atrocità di Gaza» – cioè «un genocidio che ha ricevuto un sostegno entusiasta dalla maggior parte dell’opinione pubblica israeliana». Ma oltre al contenuto storico, c’è anche un contenuto etico dell’Esodo. Che ha a che fare con quella cultura che ha affascinato un’intera generazione di studiosi, me compreso. L’esodo come attraversamento del deserto, come metafora potente della condizione umana: il prendersi per mano e marciare insieme. Sono consapevole del fatto che oggi quelle pensatrici e pensatori sarebbero su posizioni opposte: Buber e Scholem, Lévinas e Benjamin, Arendt e Wiesel. Ma anche in una contrapposizione si vede quell’altra cultura – così come ci sono concetti filosofici che vanno oltre chi li enuncia. Di tutto questo mondo, oggi, non si vede traccia: e quando si perde il rapporto con quella trascendenza che fonda la dimensione religiosa, non restano che gli dei degli eserciti, che brandiscono pretese verità fondate su un libro scritto in una lingua mancante di vocali e segni d’interpunzione; i cui verbi all’indicativo mancano del presente, dell’imperfetto, del piuccheperfetto e del futuro, nonché dei tempi del congiuntivo, per limitarsi alle lacune più evidenti. Lo aveva osservato Spinoza, ricevendo in cambio dagli idolatri della sinagoga di Amsterdam una maledizione e una coltellata. LEGGI ANCHE… GUERRA IL SIONISMO HA ESAURITO GLI ARGOMENTI? Rob Bryan DALLA PARTE DELL’UOVO: MURAKAMI A GERUSALEMME E poi, pensando a cosa Coetze non dirà a Gerusalemme, mi è venuto in mente cosa invece disse Murakami, che nel 2009, nonostante gli inviti dei suoi amici a non farlo, andò a Gerusalemme per ricevere il Jerusalem Prize. E fece questo discorso,, a partire da un precetto che lo scrittore giapponese dà a sé stesso: «Tra un muro alto e solido e un uovo che si rompe contro di esso, io sarò sempre ‘mettiti dalla parte dell’uovo’». E spiegò questa immagine. > Non importa quanto giusto possa essere il muro e quanto sbagliato l’uovo, io > resterò in piedi con l’uovo. Qualcun altro dovrà decidere cosa è giusto e cosa > è sbagliato; forse il tempo o la storia decideranno. Se ci fosse un romanziere > che, per qualunque sia il motivo, scrisse opere in piedi con il muro, di che > valore sarebbe quali opere siano?  > Qual è il significato di questa metafora? In alcuni casi è fin troppo semplice > e chiaro. Bombardieri, carri armati, razzi e proiettili al fosforo bianco sono > quel muro alto e solido. Le uova sono i civili disarmati che vengono > schiacciati e bruciatie colpitida loro. Questo è uno dei significati della > metafora.  > Ma non è tutto. Ha un significato più profondo. Pensatela in questo modo. > Ognuno di noi è, più o meno, un uovo. Ognuno di noi è un’anima unica e > insostituibile, racchiusa in un guscio fragile. Questo vale per me, ed è vero > per ognuno di voi. E ognuno di noi, in misura maggiore o minore, si trova di > fronte a un muro alto e solido. Il muro ha un nome: è Il Sistema. Il Sistema > dovrebbe proteggere noi, ma a volte assume una vita propria, e poi inizia a > ucciderci e ci induce a uccidere gli altri in modo freddo, efficiente e > sistematico.  > Ho una sola ragione per scrivere romanzi, ed è quella di portare in superficie > la dignità dell’anima di un individuo e illuminarla. Lo scopo di una storia è > quello di far suonare un allarme, di tenere una luce puntata sul Sistema per > impedireche le nostre anime si aggroviglino nella sua rete e ne siano > sminuite. Credo fermamente che il compito del romanziere sia quello di > continuare a cercare di chiarire l’unicità di ogni singola anima scrivendo > storie: storie di vita e di morte, storie d’amore, storie dafar piangere le > persone, farle tremare di paura e scuoterle dalle risate. Ecco perché noi > continuiamo, giorno dopo giorno, a inventare finzioni con assoluta serietà. > Ho solo una cosa che spero di trasmettervi oggi: siamo tutti umani. Esseri, > individui che trascendono nazionalità, razza e religione, uova fragili di > fronte a un muro solido chiamato Il Sistema. […] Prendetevi un momento per > pensarci. Ognuno di noi possiede una tangibile, viva anima. Il Sistema non ha > nulla del genere. Non dobbiamo permettere al Sistema di sfruttarci. Non > dobbiamo permettere al Sistema di prendere vita propria. Non è stato il > sistema a crearci: siamo stati noi a creare il sistema. Questo è tutto quello > che ho da dirvi.  *Girolamo De Michele lavora nella scuola come insegnante e coordina lo spazio politico-letterario Il Povero Yorick su www.euronomade.info. Ha curato i tre volumi dell’autobiografia di Toni Negri. Il suo ultimo libro è Il profeta insistente. Raphael Lemkin, l’uomo che inventò la parola genocidio (Neri Pozza, 2025). DIAMOCI UN TAGLIO La rivoluzione non si fa a parole. Serve la partecipazione collettiva. Anche la tua. Abbonati a Jacobin Italia L'articolo Il genocidio spiegato a Erri De Luca proviene da Jacobin Italia.
May 30, 2026
Jacobin Italia
Conclusa la 5° Assemblea del Forum Umanista Mondiale: «La Nazione Umana Universale si costruisce a partire dalla base sociale»
> La 5° Assemblea del Forum Umanista Mondiale si è conclusa domenica scorsa, > dopo essersi riunita all’insegna del tema «Verso la Nazione Umana Universale – > Avanzare con l’azione collettiva per costruire un mondo basato sulla > solidarietà e la nonviolenza». In una splendida dimostrazione di convergenza delle diversità, umanisti provenienti da ogni continente si sono riuniti per portare avanti il compito di costruire un mondo libero da ogni forma di discriminazione e violenza. Vale la pena notare che questa diversità si è riflessa anche nella partecipazione di vari settori. Organizzazioni di base, accademici, artisti, educatori, agricoltori e attivisti dei movimenti femministi, pacifisti e politici si sono riuniti per due giorni per discutere i prossimi passi nel processo in corso di questo Forum. Il grande interesse suscitato dall’incontro si è riflesso nelle 500 iscrizioni ricevute da 52 paesi. L’evento è stato sostenuto dalla Rete mondiale delle università per l’innovazione nella leadership (WUNI-L), il cui presidente, il dottor Robert Frederick Hayden, ha inviato un messaggio di auguri ai partecipanti, sottolineando l’importanza di costruire reti e alleanze in questo momento critico. (PER GUARDARE I VIDEO IN ITALIANO, ATTIVA I SOTTOTITOLI E USA LA TRADUZIONE AUTOMATICA SU YOUTUBE) MOMENTI SALIENTI DELLA 5° ASSEMBLEA Dopo una sentita cerimonia di apertura, l’Assemblea ha passato in rassegna le attività chiave svolte dalla riunione precedente. A nome del Gruppo di lavoro su Musica, Arte e Cultura, la sua coordinatrice Tracey Kadada (Kenya) ha presentato un vivace resoconto del viaggio intrapreso da una delegazione di artisti, giornalisti e operatori culturali attraverso la Tanzania, lo Zambia e il Malawi, all’insegna del motto «Un’Africa senza frontiere». L’iniziativa ha incluso visite presso centri educativi, culturali e religiosi, oltre a momenti di dialogo con bambini, comunità rurali e attivisti locali. Un altro momento commovente si è verificato durante la lettura della testimonianza di un giovane detenuto che ha partecipato a un programma che i membri del Movimento Umanista e delle Comunità del Messaggio di Silo portano avanti da diversi anni in varie carceri dell’Argentina. In una meravigliosa ed esemplare iniziativa, un programma simile chiamato “Behind Bars” (Dietro le sbarre) viene portato avanti in diverse prigioni del Kenya dai gruppi di lavoro del Forum Umanista Mondiale dedicati allo Sviluppo Interiore, all’Educazione e alla lotta contro la violenza di genere. Nel racconto condiviso da Josefina Salazar, Rose Neema e Dorothy Adenga, il legame dei cuori – al di là di ogni distanza geografica – è risultato evidente nella missione di portare un messaggio di compassione, riconciliazione e apertura sia ai detenuti che a coloro che lavorano in queste istituzioni. È stato davvero stimolante assistere al lavoro degli educatori in varie parti dell’America Latina, le cui «Storie educative per la pace e la nonviolenza» — che ad oggi ammontano a quasi 40 — vengono raccolte dal Gruppo di lavoro sull’educazione del Forum. Carlos Crespo, dell’Ecuador, che copresiede il Gruppo di lavoro insieme a Dorothy Adenga, ha sottolineato che stanno continuando a compiere progressi nella ricerca e nella costruzione di un nuovo paradigma educativo umanista. Per quanto riguarda gli impatti dell’attuale crisi sistemica, l’Assemblea ha ascoltato relazioni provenienti da varie regioni. Samuel Ochieng ha discusso della situazione che devono affrontare i giovani studenti universitari africani, mentre la sua collega, Ruth Karume, ha denunciato la violenza di genere e i femminicidi, che continuano a influenzare profondamente la vita e il futuro delle donne. Dall’Europa, l’ex ministro dell’Interno islandese, Ögmundur Jonasson, ha fornito una panoramica storica dei movimenti per la pace e ha lanciato un forte appello per porre fine alla corsa agli armamenti e alle guerre attraverso una massiccia mobilitazione dei cittadini. Joaquín Locatti, membro del Comitato per l’Economia e il Reddito di Base Universale del Forum, ha descritto la situazione in America Latina come caratterizzata dalla «concentrazione di ricchezza e potere nelle mani di governi che servono gli interessi delle élite, alti livelli di corruzione, l’indebolimento delle politiche pubbliche, una crisi di rappresentanza politica e la manipolazione da parte di potenze straniere». Dal Nord America, David Andersson ha osservato che l’attuale crisi negli Stati Uniti deve essere intesa come una crisi sistemica legata alla lotta per il potere globale, al controllo geopolitico e alla riconfigurazione dell’influenza internazionale. Sebbene una parte significativa della popolazione tragga ancora beneficio dal sistema, le disuguaglianze continuano ad aggravarsi. I poveri stanno diventando sempre più poveri, mentre la ricchezza si concentra tra i ricchi e le classi medio-alte. Allo stesso tempo, l’attivista umanista ha osservato che «i movimenti di opposizione stanno crescendo, con milioni di persone che si mobilitano attorno a questioni quali la democrazia, le politiche sull’immigrazione e i diritti sociali». La descrizione della crisi globale è culminata con la proiezione del video “AsiaSpeaks”, che ha dato voce a Pakistan, Bangladesh, India, Indonesia e Filippine. Supportati da statistiche convincenti, professori e studenti hanno delineato la situazione disastrosa che le popolazioni dei loro paesi si trovano ad affrontare a causa delle guerre scatenate dai governi di Israele e degli Stati Uniti in Asia occidentale. Successivamente, il pubblico ha ascoltato Silo, fondatore del movimento del Nuovo Umanesimo, il quale, dal luogo di nascita del movimento, nelle Ande, aveva proclamato 18 anni fa l’urgente necessità che tutti gli umanisti del mondo si uniscano per abbattere il muro che è stato eretto di fronte alle nostre più alte aspirazioni. Come contributo al dibattito collettivo, Lía Méndez, coordinatrice della Commissione per i diritti umani del Forum, ha illustrato i sei aspetti chiave dell’approccio che definiscono la sensibilità umanista e ne guidano le azioni nel mondo. Questo atteggiamento pone l’essere umano al centro come valore fondamentale e oggetto di attenzione, afferma l’uguaglianza di tutte le persone e riconosce la diversità personale e culturale. Allo stesso modo, favorisce qualsiasi tendenza allo sviluppo della conoscenza al di là dei limiti imposti al pensiero dai pregiudizi accettati come verità assolute o immutabili. L’atteggiamento umanista afferma la libertà di idee e di credenze, mentre ripudia e denuncia non solo le forme di violenza fisica, ma tutte le altre forme di violenza economica, razziale, sessuale, di genere, istituzionale, religiosa, morale e psicologica, come eventi quotidiani profondamente radicati in ogni regione del mondo. CONCLUSIONI I dibattiti della 5° Assemblea del Forum Umanista Mondiale hanno portato a importanti conclusioni. Nei paragrafi iniziali della Dichiarazione Finale è stata espressa una convinzione unanime: > «Il cammino verso la Nazione Umana Universale non verrà dai palazzi del potere > costituito, ma si costruisce giorno dopo giorno a partire dalle fondamenta > stesse della nostra società.» > > «La dignità umana è il valore supremo, al di sopra di ogni confine, sistema > economico, ideologia politica o divisione artificiale. La pace non è > semplicemente l’assenza di guerra, ma la presenza attiva di giustizia, > inclusione, rispetto reciproco e responsabilità sociale. La trasformazione del > mondo deve andare di pari passo con la trasformazione interiore di ogni > individuo, che si riflette nei nostri rapporti con ciò che ci circonda». Per quanto riguarda la direzione da seguire per rafforzare ed espandere l’iniziativa, sono stati dettagliati dodici punti che possono aiutare a guidare un’azione umanista concreta a livello di base. Tra questi spiccano: il compito di abbattere l’isolamento sociale; la richiesta della totale abolizione delle armi nucleari e la promozione di un disarmo progressivo; il ripensamento del concetto di giustizia; l’ancoraggio della tecnologia all’etica; e l’uso dello sport, della musica e dell’arte come linguaggi universali di pace. È inoltre essenziale, sottolinea la Dichiarazione, responsabilizzare i giovani come artefici della Nazione Umana Universale, celebrare la diversità religiosa e la spiritualità, amplificare le buone notizie e le azioni umaniste, assicurando che le storie di speranza viaggino con la stessa rapidità di quelle di conflitto e disperazione. Un altro aspetto di grande rilevanza è la difesa dei diritti delle persone con disabilità, garantendo che nessuno venga lasciato indietro e che ogni persona possa contribuire al mondo con i propri punti di forza. Essere presenti nei momenti di calamità e rafforzare le reti di base e i movimenti di solidarietà internazionale sono ulteriori temi da tenere ben presenti nell’azione collettiva. Infine, in linea con la proposta di una trasformazione simultanea a livello individuale e sociale, la Dichiarazione propone l’impegno ad avvicinare ogni persona con un atteggiamento aperto e genuino, a riconoscere in ogni essere umano le sue dimensioni individuali, sociali e spirituali, a fare affidamento su ciò che ci unisce e ad adottare la coerenza come stile di vita, praticando quotidianamente la nonviolenza, l’empatia e la non discriminazione. In breve, guidare l’esistenza individuale e collettiva secondo quella Regola d’Oro presente in tutte le culture che ci invita a trattare gli altri come vorremmo essere trattati noi stessi. Questa potente proclamazione si conclude con una riflessione e un chiaro e incoraggiante invito all’azione: «La Nazione Umana Universale non è una visione lontana; la stiamo costruendo. Non aspettiamo che il mondo cambi da solo; siamo noi che, scegliendo la solidarietà invece dell’indifferenza e l’umanità invece dei sistemi, stiamo tessendo il tessuto di una nuova società». UN’INFLUENZA CHE CRESCE OLTRE OGNI CONFINE Gli echi dell’azione umanista si fanno sentire ben oltre i confini delle specifiche attività svolte. Un chiaro esempio di ciò sono alcune testimonianze ricevute durante e dopo questo evento fondamentale. Da Ulaanbaatar, la capitale della Mongolia, il dottor Tanan Jargalsaikhan ha inviato un messaggio che riportiamo in parte in questo articolo: > «Vi ringrazio di cuore per questa stimolante opportunità di partecipare alla > 5° Assemblea del Forum Umanista Mondiale. Per me, che partecipavo per la prima > volta, è stata un’esperienza davvero significativa e che ha dato spunti di > riflessione. Ho apprezzato in particolare le discussioni tematiche > sull’istruzione e la varietà di riflessioni condivise dai partecipanti > provenienti da diverse regioni del mondo. Le conversazioni sull’instabilità > globale, lo sviluppo incentrato sull’uomo, l’istruzione, l’intelligenza > artificiale, la memoria culturale, la solidarietà di base e la cooperazione > internazionale sono state profondamente stimolanti e intellettualmente > arricchenti.” Da parte sua, la dottoressa Bela-o ha dichiarato dalle Filippine: > “Proprio come nelle antiche città romane, dove i fori, situati fuori dalle > città e dai centri abitati, erano luoghi in cui commerciare merci, scambiare > idee, condividere le arti o semplicemente socializzare liberamente, > apertamente e senza restrizioni, il Forum Umanista Mondiale mira a un livello > simile di comunicazione e scambio di esperienze e buone pratiche nel percorso > verso la creazione di una società libera, nonviolenta e più umana. Gli > umanisti aspirano a una Nazione Umana Universale, libera da ogni forma di > violenza, dove i Diritti Umani Universali siano sostenuti e rispettati > ovunque, e dove il principio guida dell’interazione sia ‘Tratta gli altri come > vorresti essere trattato’”. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALLO SPAGNOLO DI THOMAS SCHMID Pressenza IPA
May 30, 2026
Pressenza
Studenti senz’acqua da due settimane, ma Calamandrei è vergognosa da anni
È dal 16 maggio che manca l’acqua nella residenza universitaria Calamandrei. Tra gli studentati pubblici quello di viale Morgagni è il maggiore in città, contando 504 posti letto dei circa 1800 in città. L’edificio, con le sue quattro … Leggi tutto L'articolo Studenti senz’acqua da due settimane, ma Calamandrei è vergognosa da anni sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
“Fascisti su Marte, democrazia sulla Terra”
Extinction Rebellion occupa con centinaia di tende Piazza dell’Esquilino Installate una grande Terra e un missile con le caricature di Donald Trump e Giorgia Meloni, immediatamente strappate dalla polizia, per ordine del Questore. “Dissacrare il potere in Italia da oggi è vietato. Questo è lo stato della nostra democrazia” dichiara il movimento. L’occupazione proseguirà per tutta la giornata: in programma presentazioni, musica, dibattiti e laboratori artistici A tre giorni dall’80° anniversario della Repubblica Italiana, questa mattina è iniziata l’occupazione in tenda  di Piazza dell’Esquilino, a Roma, promossa da Extinction Rebellion. Oltre un centinaio di persone hanno raggiunto il presidio, aperto dall’installazione di una grande riproduzione della Terra e di un missile con le caricature di Donald Trump e Giorgia Meloni, e uno striscione con la scritta “Fascisti su Marte, Democrazia hanno strappato le caricature di Giorgia Meloni e Donald Trump, calpestando le persone sedute intorno al missile. “Questa è l’idea di democrazia e libertà di espressione del Governo Meloni: una semplice caricatura e un messaggio sarcastico fanno così paura? Questa piazza è davvero diventata zona rossa per i principi fondanti della Repubblica – quelli che questo governo celebrerà ipocritamente tra pochi giorni – ma che qui, oggi, sono stati calpestati”, dichiara Extinction Rebellion. “Non ci sono diritti se si inaspriscono le pene e i controlli contro la libertà di dissenso. Non c’è Pace se si sostiene un genocidio e si aumentano le spese militari.  Non c’è solidarietà se si lasciano morire persone in mare. Non c’è tutela della Terra se continuano ad aumentare gli investimenti in petrolio e gas. Le politiche di questo governo stanno smantellando, pezzo dopo pezzo, i principi stessi della democrazia”. Il riferimento è alle recenti politiche del governo italiano: dall’aumento dei fondi destinati al riarmo, agli investimenti in petrolio e gas legati al Piano Mattei, fino alle proroghe per la chiusura delle centrali a carbone e all’approvazione di norme che irrigidiscono le sanzioni e i controlli per le manifestazioni, come le zone rosse a controllo rafforzato – come quella dell’area dell’Esquilino – e i decreti sicurezza. Tutte misure che il movimento definisce “un attacco ai principi della Repubblica”. Il presidio stesso di Extinction Rebellion è stato infatti oggetto di restrizioni. Originariamente avrebbe dovuto svolgersi in Piazza del Viminale, davanti al Ministero dell’Interno, ma la Questura di Roma ha negato la piazza. “Avevamo preavvisato un presidio statico in una piazza pedonale, senza interferenze con traffico o accessi istituzionali: in qualsiasi paese democratico dovrebbe essere possibile manifestare in queste condizioni”, afferma il movimento. “La Questura ha vietato qualsiasi tipo di manifestazione in quella piazza senza motivazioni concrete, minacciando multe fino a 10 mila euro a persona e costringendoci a spostare il presidio lontano dai palazzi del potere”. Nonostante le restrizioni imposte, il presidio si sta svolgendo regolarmente e proseguirà fino a domani. Durante la giornata sono previsti interventi, musica, dibattiti e attività artistiche, con la partecipazione di associazioni, movimenti e personalità pubbliche. Tra gli ospiti annunciati figurano Sabina Guzzanti, attrice e regista (sorella di Corrado Guzzanti, autore del celebre film citato anche nello slogan del presidio), e realtà come A Sud, Emergency, Ultima Generazione, Rise Up For Rojava e Liberi/e di Lottare. Dopo aver colorato di verde le acque del lago davanti al palazzo di ENI, il movimento torna in piazza per la seconda giornata di protesta della Primavera Democrazia: una settimana di iniziative di Extinction Rebellion contro guerre, combustibili fossili e attacchi ai diritti, che si unisce alle iniziative promosse dalla Rete Pace e Disarmo e Sbilanciamoci – tra cui la manifestazione in bicicletta di questa mattina – per ribadire che “la nostra Repubblica è quella che ripudia la guerra, che riconosce il diritto al lavoro, alla salute, all’istruzione, all’ambiente”. Una settimana che annuncia l’inizio di un’ondata internazionale di azioni, promossa da diversi gruppi europei di Extinction Rebellion, Stop Rearm Europe, Ende Gelände e altri movimenti climatici, sociali e antimilitaristi. Ufficio Stampa: stampa@extinctionrebellion.it – Sito Ufficiale www.extinctionrebellion.it Proprio oggi, migliaia di persone stanno bloccando con Ende Gelände un centrale elettrica a gas della regione della Ruhr, in Germania. “Mentre nel mondo si intensificano i conflitti per l’accaparramento delle risorse e si aggravano gli effetti della crisi climatica, le politiche nazionali e internazionali investono nelle fonti fossili, devastano i territori senza coinvolgere le comunità, concentrano ricchezza e potere nelle mani di pochi ed erodono progressivamente i diritti democratici” conclude Extinction Rebellion. “È tempo di respingere derive autoritarie e politiche che alimentano disuguaglianze e distruzione, e di difendere la democrazia sulla Terra, ricostruendo una società che metta al centro la vita, la giustizia climatica e la cura dei territori, ovvero i principi della nostra Repubblica”. Cartella con Foto e Video https://drive.google.com/drive/folders/1QRDKYDNLriHPdCBgEDt6L711qDKIYyyX?usp=drive_link Contatti: stampa@extinctionrebellion.it Fonti : Wired, https://www.wired.it/article/spese-militari-italia-2025/ Fondazione Feltrinelli, https://fondazionefeltrinelli.it/pubblico/piano-mattei-africa/ Il Post, https://www.ilpost.it/2026/03/30/centrali-carbone-accese-2038/ Roma Today, https://www.romatoday.it/cronaca/zona-rossa-esquilino-valle-aurelia.html Osservatorio Repressione, https://www.osservatoriorepressione.info/decreto-sicurezza-lo-stato penale-di-polizia/ Extinction Rebellion, https://extinctionrebellion.it/primavera-2026/ Rete Pace e Disarmo: https://retepacedisarmo.org/evento/la-nostra-repubblica-della-pace-del-lavoro dei-diritti-dellambiente/ Ende Gelande: https://www.ende-gelaende.org/en/press-release/31917/ Extinction Rebellion
May 30, 2026
Pressenza

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.