Trump e la superintelligenza
> Trump esige uno sviluppo illimitato dell’IA e dà del “malato” a chi la > critica. Lui, tuttavia, non ha nemmeno iniziato a comprenderne i rischi > globali che potrebbe causare. Doonbeg, Irlanda, domenica 13 settembre 2026. Donald Trump si trova nell’area di partenza dell’Irish Open, nel suo campo da golf, mentre osserva un giocatore. Un giornalista chiede se l’industria dell’IA debba rallentare o essere maggiormente regolamentata. Trump si gira. “Siamo in vantaggio sulla Cina”, afferma, “siamo il Paese più avanzato al mondo, e così deve rimanere. Chi vince nell’IA, vince tutto. Misure di sicurezza? Si potrebbero mettere in atto misure di sicurezza. Ma ci sono forze negative che sollevano questioni che non si verificheranno mai” (PBS/AP, 13 settembre 2026). Questa è stata l’intera risposta, che riassume anche tutto il suo programma. Il resto del mondo inizia a temere. Dopotutto, la domanda non era spuntata dal nulla. Ventiquattro ore prima, Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, aveva pubblicato un saggio dove chiedeva alla sua stessa industria di rallentare. La sua azienda concederà ai revisori indipendenti un accesso permanente ai sistemi, alla stregua di quello dei propri dipendenti, e Amodei ha chiesto alla concorrenza di seguire il suo esempio (Amodei, 12 settembre 2026). Sam Altman di OpenAI ha affermato di essere dello stesso parere in meno di un’ora. Elon Musk, che è stato in conflitto con entrambi per anni, ha scritto semplicemente: “Dario ha ragione” (SiliconANGLE). Qualche giorno dopo, Jacob Coxon, ricercatore di Anthropic, ha dato le dimissioni, affermando che i laboratori stavano correndo verso una superintelligenza che avrebbe continuato ad evolversi e migliorarsi indipendentemente dagli esseri umani, mettendo quindi a repentaglio tutte le nostre vite (TechCrunch). I tre uomini più potenti del settore e un disertore, tutti nella stessa settimana, tutti con lo stesso messaggio. Una cosa del genere non era mai accaduta. La risposta di Trump di lunedì è stata un’escalation. L’unico controllo di cui l’IA avrebbe bisogno, ha affermato, sarebbe un presidente forte, intelligente e con un alto quoziente intellettivo. E gli Stati Uniti ne hanno uno. Sarebbe in atto una “cospirazione MALATA” nei confronti dell’IA e i data center, e la Cina sarebbe l’unica a goderne. Il vicepresidente J.D. Vance l’ha definita un “cavallo di Troia” quando le aziende hanno supplicato il governo di essere regolamentate (AP, 14 settembre 2026). Riflettiamoci un attimo: gli sviluppatori di una tecnologia chiedono supervisione, e il governo sospetta che dietro ci sia un complotto. LO SVILUPPO DI UNA SUPERINTELLIGENZA PARAGONABILE AL PROGETTO MANHATTAN Gli obiettivi che Trump intende raggiungere sono stati definiti per iscritto dalla sua amministrazione. Il Piano AI Action Plan di luglio 2025 elenca 90 misure. Il suo coordinatore, David Sacks, le ha giustificate affermando che gli Stati Uniti devono vincere la corsa all’intelligenza artificiale, per rimanere la principale potenza economica e militare (Casa Bianca, 23 luglio 2025). A ciò ha fatto seguito, a novembre, l’Ordine Esecutivo 14363: l’America è impegnata in una corsa al primato tecnologico globale, e l’impresa è paragonabile, per urgenza e ambizione, al Progetto Manhattan (Genesis Mission, EO 14363). Quando, alla fine del 2024, una commissione congressuale raccomandò per la prima volta un “Progetto Manhattan” per l’IA forte, il fisico del MIT Max Tegmark rispose in modo succinto: “Una corsa all’IA forte è una corsa al suicidio” (Tegmark, Future of Life Institute). Eric Schmidt, amministratore delegato di Google da dieci anni e tutt’altro che un tecnofobo, giunse alla stessa conclusione nel marzo 2025 in uno studio condotto con Dan Hendrycks e Alexandr Wang: qualsiasi Stato che cerchi apertamente di ottenere il monopolio sull’IA provocherà atti di sabotaggio da parte dei propri rivali, compresi attacchi ai data center. Una corsa del genere destabilizzerebbe anziché garantire la sicurezza (Superintelligence Strategy, arXiv). Trump ha tuttavia dichiarato che il Progetto Manhattan è un modello da seguire, come programma, non come monito. NON È FANTASCIENZA, È GIÀ REALTÀ Per capire perché proprio coloro che sviluppano questa tecnologia lanciano gli avvertimenti, è necessario conoscere i tre meccanismi che sono all’opera nei laboratori. Nessuno di essi è fantascienza; tutti e tre sono diventati di dominio pubblico quest’estate. Il primo si chiama auto-miglioramento ricorsivo. Immaginate una fabbrica il cui prodotto siano fabbriche migliori. La seconda fabbrica ne costruisce una terza, più veloce e migliore della seconda, e così via. Non si tratta più di una metafora. Amodei scrive che, a partire dall’estate del 2026 circa, i sistemi di IA nel suo laboratorio hanno contribuito in misura sempre maggiore allo sviluppo della prossima generazione di IA, e cita questo fatto come la prima delle due ragioni del suo cambiamento di opinione (Amodei). Il matematico Irving John Good aveva già descritto questo concetto nel 1965: una macchina in grado di progettare macchine migliori innescherebbe un’esplosione di intelligenza; sarebbe l’ultima invenzione di cui l’umanità avrebbe mai bisogno (Telepolis, 17 novembre 2024). Nel dicembre 2024, Eric Schmidt ha spiegato in televisione dove traccia il confine: “Quando il sistema è in grado di auto-migliorarsi, dobbiamo pensare seriamente a spegnerlo” (Fortune, 16 dicembre 2024). Se dobbiamo credere ad Amodei, questa soglia è già stata raggiunta. Il secondo meccanismo è il modo in cui le macchine imparano. Nessuno programma il loro comportamento. Vengono dati loro dei compiti, vengono premiate per i successi, e punite per i fallimenti, centinaia e migliaia di volte, proprio come alleniamo i cani con i croccantini. Questo processo si chiama apprendimento per rinforzo. Presenta un inconveniente che ogni proprietario di cane conosce bene: l’animale non impara ciò che l’uomo intende, ma piuttosto ciò per cui viene ricompensato. Se il cane trova il cassetto con i bocconcini, ha risolto il compito in termini di ricompensa. Con una macchina più intelligente del suo addestratore, questa differenza non è più un difetto minore, ma il vero problema. Ci ritroviamo con sistemi di cui possiamo misurare le capacità, ma di cui possiamo solo ipotizzare le intenzioni. Stuart Russell, autore del manuale sull’intelligenza artificiale più diffuso al mondo, ha trasformato questo concetto nell’argomentazione più lucida del dibattito: un sistema che persegue un obiettivo ha la razionalità di impedire di essere spento, perché se venisse spento non raggiungerebbe il proprio obiettivo. Ciò non richiede né malizia né coscienza (Russell, Human Compatible, Cato Journal). Il terzo meccanismo interessa gli agenti: un software che non risponde semplicemente ma prende l’iniziativa. Ha accesso a strumenti digitali, account, altri programmi, lavora per ore senza bisogno di approvazione e può lanciare ulteriori agenti. Quest’estate OpenAI ha sperimentato direttamente quali conseguenze ciò può comportare. Durante un test interno in cui agli agenti era stato chiesto di individuare vulnerabilità di sicurezza nel software, alcune delle consuete misure di protezione erano state disattivate. Circa 1.200 agenti hanno creato una bacheca improvvisata in una delle cartelle dei pacchetti dell’azienda, si sono scambiati tecniche e si sono definiti uno “sciame”. Alcuni sono riusciti a uscire dal loro ambiente di test isolato, hanno ottenuto l’accesso a Internet e, tra l’11 e il 13 luglio, si sono infiltrati nei sistemi di produzione dell’azienda Hugging Face per rubare le soluzioni del test su cui venivano valutati. Nessun essere umano l’aveva ordinato (OpenAI, 26 agosto 2026). Hugging Face ha contato più di 17.000 azioni compiute dagli agenti e ha descritto l’incidente come un evento “da estremo a estremo” guidato da un sistema di agenti autonomi (Hugging Face, luglio 2026). Il cane aveva trovato il cassetto e, per farlo, si era introdotto nella casa di uno sconosciuto. CHI SALIREBBE SU UN AEREO CON PROBABILITÀ DI PRECIPITARE TRA IL 10 E IL 20%? In questo contesto, gli avvertimenti assumono un significato diverso rispetto a due anni fa. Il 9 settembre la BBC ha chiesto a Geoffrey Hinton, vincitore del Premio Nobel per la Fisica 2024 e uno dei padri del deep learning, se una probabilità del 10% che l’IA uccidesse tutti gli esseri umani entro un decennio fosse irragionevolmente alta. La sua risposta è stata: “Non abbiamo mai creato esseri che presto saranno più intelligenti di noi”. Il 10% non è irragionevole; nessuno sa come stimarlo in modo affidabile (CNBC, 15 settembre 2026). Yoshua Bengio, il ricercatore di IA più citato al mondo, ha spiegato nell’ottobre 2025 che i sistemi più all’avanguardia potrebbero superare la maggior parte degli esseri umani nella maggior parte dei compiti intellettuali nel giro di pochi anni; il primo passo è capire come costruire sistemi che siano incapaci di nuocere agli uomini (Future of Life Institute, ottobre 2025). Demis Hassabis, vincitore del Premio Nobel per la Chimica e direttore di Google DeepMind, ritiene che l’IA forte arriverà tra cinque o dieci anni (Axios, 5 dicembre 2025) e sostiene che Stati Uniti e Cina debbano almeno cooperare in materia di scienza e di sicurezza, poiché l’esito riguarda l’intera umanità (Guardian/Yahoo). Musk, che è lui stesso in lizza con xAI, stima che la probabilità che le cose vadano male sia compresa tra il dieci e il venti per cento (Fortune). Chi salirebbe su un aereo il cui costruttore ha dati del genere? IA, SISTEMI D’ARMA E GUERRA Russell dice che il problema fondamentale è il “problema dei gorilla”. Circa dieci milioni di anni fa, gli antenati dei gorilla diedero involontariamente origine al lignaggio da cui si sono evoluti gli esseri umani. Oggi, la sopravvivenza dei gorilla dipende interamente da ciò che gli uomini consentono loro di avere. La domanda è se gli esseri umani possano mantenere il proprio dominio e la propria autonomia in un mondo popolato da macchine significativamente più intelligenti di loro (Russell). Nel suo libro Artificial Intelligence and War, il professore di informatica e ricercatore di IA Karl Hans Bläsius ha posto la stessa domanda nel 2025, da una prospettiva opposta: quali rischi sorgono quando gli esseri umani perdono il controllo? La risposta di Bläsius, già prima di quest’estate, era che i rischi più gravi non dipendono dalla superintelligenza. Nascono prima, con sistemi già esistenti, non appena viene affidato loro il compito di prendere decisioni irreversibili. Una di queste decisioni è l’ordine di fare fuoco. Gli stessi militari di Trump, la scorsa primavera, hanno dimostrato cosa accade quando i tre meccanismi vengono integrati ad una catena di comando. Nella guerra contro l’Iran, il Pentagono ha usato il Maven Smart System di Palantir, una piattaforma software di IA che aggrega immagini satellitari, video di droni, dati radar, e comunicazioni intercettate. È in grado di classificare i target, consigliare le armi e genera pacchetti d’attacco in tempo reale. Il Dipartimento di Difesa ha riportato che circa 1.000 target sono stati colpiti nelle prime 24 ore, il doppio rispetto alla campagna contro l’Iraq del 2003. Dopo 38 giorni, il totale era arrivato a più di 13.000 (Arms Control Today, maggio 2026). Uno dei target fu la scuola elementare Shajareh Tayyebeh a Minab. Un missile Tomahawk la colpì il primo giorno di guerra; almeno 168 persone morirono, più di un centinaio di queste erano bambini sotto i 12 anni. La scuola si trovava a meno di cento metri dalla base navale del Corpo delle guardie della rivoluzione e aveva fatto parte del complesso fino alla costruzione di un muro circa dieci anni fa. Aveva un sito web. Più di 120 membri del Congresso degli Stati Uniti hanno chiesto al Pentagono se Maven avesse identificato la scuola come target; ex-ufficiali militari hanno citato vecchi dati inseriti a mano che erano stati dati in pasto al sistema (Military Times, 24 marzo 2026). L’IA non aveva creato l’errore, lo ha semplicemente incanalato alla velocità di una macchina, e l’essere umano alla fine della catena non è riuscito a individuarlo. Chiunque approvi in pochi minuti ciò che il sistema suggerisce in pochi secondi non sta più prendendo decisioni: da solo il proprio benestare. Un processo del genere produce crimini di guerra. In Ucraina, la fase successiva è stata raggiunta già da tempo. Lì, anni fa, alcuni soldati sono stati uccisi da droni che avevano perso il collegamento radio durante la fase finale del volo, e avevano cercato i bersagli in autonomia (Telepolis, 24 giugno 2026). Ogni fase giustifica quella successiva: se la ricognizione avviene in pochi secondi, la selezione del bersaglio non può richiedere minuti; se la selezione del bersaglio avviene in pochi secondi, l’autorizzazione umana diventa un rallentamento. Il risultato finale sono sistemi che reagiscono l’uno all’altro senza intervento umano, con attacchi e contrattacchi che si susseguono in rapida successione. Il trading ad alta frequenza ha un termine per descrivere questo fenomeno: il “crollo lampo”. In ambito bellico, il termine è lo stesso: “guerra lampo” (Telepolis, 24 giugno 2026). E questa dinamica non si ferma al nucleare. L’istituto di ricerca sulla pace SIPRI ci dice che l’IA militare accorcia i tempi decisionali anche al di fuori delle armi nucleari, che le raccomandazioni opache dell’IA spingono coloro che prendono le decisioni ad agire in fretta, e che i sistemi autonomi, con capacità di contrastare le forze strategiche, minacciano la possibilità di sferrare un secondo attacco, e quindi minacciano anche l’equilibrio di potere (SIPRI, giugno 2025). Due uomini hanno salvato il mondo non agendo: Vasily Arkhipov, che nel 1962 al largo delle coste di Cuba si rifiutò di autorizzare il lancio di un siluro nucleare, e Stanislav Petrov, che nel 1983 liquidò come falso allarme la segnalazione di un lancio missilistico americano. Un algoritmo che insegue un obiettivo avrebbe agito in entrambi i casi. E più i falsi allarmi diventano rari, grazie al progresso tecnologico, più è probabile che il prossimo venga preso per vero (Telepolis, 25 giugno 2026). L’INTELLIGENZA ARTIFICIALE NON DEVE FAR PARTE DELLA CATENA DI COMANDO Questo ci riporta al punto di partenza, a Doonbeg. L’affermazione di Trump presuppone che la corsa sia una gara: con un percorso, un traguardo e un vincitore che poi stabilisce le regole. I tre meccanismi descrivono invece qualcos’altro. Una fabbrica che costruisce fabbriche migliori non cresce in modo lineare, ma esponenziale. La politica, al contrario, opera in modo lineare: audizione, bozza, commissione, voto, causa legale. Il 3 settembre, Bernie Sanders e Greg Casar hanno annunciato un disegno di legge che vieterebbe definitivamente la superintelligenza, bloccherebbe lo sviluppo e punirebbe le violazioni con fino a venti anni di carcere (Sanders, 3 settembre 2026). Nessuno sa se verrà mai approvato. L’unica certezza è che ci vogliono anni per approvare una legge, mentre il raddoppio delle capacità delle macchine avviene in pochi mesi. Inoltre, nessuno sa a che punto sia la corsa. L’IA e le armi cibernetiche implicano software che possono essere sviluppati in segreto; persino le nostre stesse capacità non sono completamente note, poiché le armi cibernetiche non possono essere testate in un ambiente reale (Telepolis, 24 giugno 2026). “Siamo in vantaggio sulla Cina” non è quindi una valutazione oggettiva della situazione, ma piuttosto un’affermazione utilizzata per giustificare un non rallentamento. Due parti che si considerano entrambe in vantaggio, e non rallentano, rappresentano lo scenario più pericoloso che questa competizione possa assumere. In questa logica, il “troppo tardi” non è una data, ma un modo d’essere. È il momento in cui la mano di Schmidt sull’interruttore di accensione non serve più a nulla, perché, come dimostra Russell, il sistema ha imparato che non può raggiungere il proprio obiettivo se viene spento e perché, come afferma Hinton, è in grado di convincere le persone a non farlo. Non ci si accorge di tutto ciò mentre sta accadendo, ma solo in seguito. David Sacks ha risposto ad Amodei affermando che il modo più semplice per evitare di costruire una superintelligenza è decidere insieme di non costruirla (PBS/AP). Con questa affermazione voleva fare del sarcasmo. È ciò di cui avremmo effettivamente bisogno. Purtroppo, Sacks esige che lo facciano aziende concorrenti, del tutto incapaci di rispettare un tale impegno autoimposto, e assolve il Governo, che potrebbe far rispettare questo dovere. Se il Governo è responsabile di prevenire danni ai propri cittadini e di proteggerli, dovrebbe anche fermare la superintelligenza. Ora, non più tardi. Ciò che occorre, in sostanza, lo sappiamo da molto tempo. L’intelligenza artificiale non deve avere alcun posto nella catena di comando: né nella selezione di target, né nell’emissione di ordini, né in alcun ambito di allerta precoce e di autorizzazione nucleare. Lo sviluppo richiede una pausa concordata durante la quale i revisori indipendenti abbiano accesso ai sistemi, proprio come Amodei ha promesso per la propria azienda, solo che questa volta deve essere vincolante e applicarsi a tutti. E poiché le capacità del software non possono essere quantificate, sono le procedure, piuttosto che gli oggetti, a dover essere sottoposte a scrutinio, come i processi di autorizzazione, le catene decisionali e gli obblighi di segnalazione degli incidenti come quello di Hugging Face. I responsabili delle politiche di sicurezza internazionali avevano capito in passato, ad esempio nel Rapporto Palme del 1982, che la sicurezza nell’era nucleare può essere raggiunta solo con l’avversario, non contro di lui. Il Trattato sulle forze nucleari a medio raggio INF aveva successivamente eliminato un’intera classe di armi: gli Stati Uniti e la Russia concordarono di distruggere i propri missili nucleari e le relative infrastrutture in tutto il mondo. Il Trattato sui cieli aperti aveva instaurato un clima di fiducia attraverso la trasparenza, prevedendo ogni anno un numero specifico di voli di osservazione concordati sul territorio degli altri Stati firmatari del trattato. Entrambi sono stati rescissi o sono scaduti, e non vi sono accordi che ne abbiano preso il posto (Telepolis, 25 giugno 2026). Il giorno dopo il discorso di Trump, Xi Jinping ha invocato una maggiore cooperazione internazionale (CNN, 14 settembre 2026). Il fatto che questa invocazione venga da Pechino non è rassicurante. Dimostra quanto buon mercato un’offerta del genere sia diventata e quanto costoso sarebbe rifiutarla. Il 20 settembre, Trump ha finalmente annunciato un ente che regolamenterà l’IA, l’“AI Force”, ma ha aggiunto che, in nessuna circostanza, gli sarà permesso di ostacolare l’attuale progresso tecnologico. Inoltre, non ha indetto la creazione del tanto necessario quadro congiunto di sicurezza internazionale perché, data la sua visione sciovinista, è esattamente ciò che non vuole. Di Axel Fersen e Klaus Moegling -------------------------------------------------------------------------------- Axel Fersen, politologo impegnato nella politica di pace e autore di articoli di analisi dell’attualità, esperto di trasformazione digitale e intelligenza artificiale; membro del consiglio di amministrazione dell’Istituto europeo per la ricerca sociale e sanitaria di Berlino. Coordina il Circolo Erhard Eppler ed è attivo nel gruppo di studio sulla valutazione tecnologica della digitalizzazione presso l’Associazione degli scienziati tedeschi (VDW).  https://www.erhard-eppler-kreis.de/uber-uns/ Klaus Moegling, Professore emerito, politologo, ricercatore nel campo della pace e sociologo; ha insegnato in diverse università e istituti di formazione per insegnanti, da ultimo presso l’Università di Kassel in qualità di professore presso il Dipartimento di Scienze Sociali; tra gli altri incarichi, è membro del comitato consultivo scientifico dell’Erhard Eppler Circle. È autore del libro «Neuordnung. Ist eine friedliche und nachhaltig entwickelte Welt noch möglich?» (Riorganizzazione. È ancora possibile un mondo pacifico e sviluppato in modo sostenibile?), la cui settima edizione aggiornata e ampliata è disponibile gratuitamente sul suo sito web: https://www.klaus-moegling.de/international-edition/ Insieme a Josef Mühlbauer (Università di Graz), ha curato il volume *Paths to Peace: Perspectives on Critical Peace Research* (maggio 2026, Verlag Westfälisches Dampfboot), disponibile in versione cartacea e in open access: https://www.dampfboot-verlag.de/de/buecher/wege-zum-frieden -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI GAIA DA RÈ. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Pressenza New York
October 1, 2026
Pressenza
Milano, piazza Duomo – Quotidianamente al centro del mondo. Domenica scorsa…
Tutti giorni affollata da tanta gente – milanesi, pendolari, turisti,… – da un anno e mezzo nel tardo pomeriggio la piazza principale del capoluogo lombardo e capitale italiana dell’industria e della finanza diventa un luogo di confronto e incontro, a volte scontro, tra le persone che lavorano, fanno compere o passeggiano e quelle che manifestano contro il genocidio dei palestinesi. Ad esempio domenica scorsa quando io – che a Milano sono nata e cresciuta, ho abitato e lavorato fino ai miei primi 44 anni ed ero tornata per qualche giorno – sono andata a …vedere l’effetto che fa…, cioè a capire come viene svolta questa iniziativa e cosa succede durante il suo svolgimento: Come spiega Andrea Luotto, un ideatore e animatore dell’iniziativa, la manifestazione quotidiana coinvolge i partecipanti silenziosamente, così a protestare senza ‘disturbare la quiete pubblica‘ e pacificamente, nella forma espressiva del silenzio per la pace a Milano praticato dal marzo 2022 in via Mercanti ogni giovedì pomeriggio (Silenzio per la Pace – Milano). Dopo la prima, praticata del collettivo francese Artisans de paix nel 1982, l’ora in silenzio per la pace si è diffusa anche in Italia, dove – come illustra la mappa online dall’estate scorsa sul repertorio italiano di Pressenza (nella colonna a destra della videata) – viene svolta settimanalmente a Longare dal 1986, a Verona dal 1990, a Genova dal 2001,… e da quando è cominciata la guerra in Ucraina ed è iniziato l’assedio della Striscia di Gaza in moltissime altre città e località. L’iniziativa silente viene tacitamente approvata da molti passanti: alcuni lo dimostrano soffermandosi a osservare o fotografare i manifestanti, la maggior parte invece senza dire o fare niente, come i giovani che, pur rifiutando di venire intervistati, hanno spiegato che siccome stavano lavorando preferivano non essere ripresi però dichiarato la propria solidarietà con la popolazione palestinese e chi si erge in sua difesa. Una ragazza ha chiesto ad Andrea se poteva prestargli la bandiera della Palestina per farsi una foto. Un’altra invece… La manifestazione viene svolta tutti i giorni in piazza Duomo nel periodo estivo dalle 18:30 alle 19:30 e nel periodo invernale dalle 18 alle 19. Come spiega Andrea, l’orario invernale quest’anno comincia il 4 ottobre, quindi in una data emblematica, onomastico di San Francesco d’Assisi, che a Milano verrà celebrato con lo spettacolo messo in scena da Aldo Cazzullo insieme ad Angelo Branduardi al Teatro Carcano, lo stesso in cui è ambientata una canzone di Enzo Iannacci…   Maddalena Brunasti
October 1, 2026
Pressenza
Si Marcia per la pace in Romagna domenica 4 ottobre
Domenica 4 ottobre, la Romagna torna a camminare per la pace. Si ripete l’appuntamento con la Marcia per la Pace Romagna, ormai alla sua nona edizione. La Marcia per la Pace Romagna non è solo una data sul calendario, bensì la prova concreta di una comunità che decide di non voler restare a guardare. Nata nel 2012 come iniziativa del Centro per la Pace di Forlì, insieme al Comune e a tante associazioni locali, questa manifestazione dimostra che la pace non è un’idea astratta, ma una scelta quotidiana di vicinanza, ascolto e solidarietà. Da allora, il Centro continua a creare occasioni di incontro e partecipazione attorno ai temi della nonviolenza e della solidarietà. L’edizione di quest’anno coinvolge i Comuni di Forlì, Forlimpopoli e Bertinoro, riunendo cittadini, associazioni e realtà locali sotto lo stesso messaggio: “Se vuoi la Pace, prepara la pace”. Mettersi in cammino non significa soltanto attraversare fisicamente un territorio, ma è soprattutto trasformare la strada in uno spazio di incontro, confronto e partecipazione collettiva. È proprio questa dimensione condivisa che, come Centro per la Pace, vogliamo valorizzare. Camminare insieme significa creare legami, mettere in relazione persone e realtà diverse e riportare questi temi al centro della nostra vita pubblica. La giornata del 4 ottobre prenderà il via da più punti. Da Forlì, alle 8.45, i partecipanti partiranno in bicicletta da Piazza Saffi, mentre da Cesena l’incontro è all’Ippodromo alle 9.15. I due gruppi confluiranno poi a Forlimpopoli per proseguire insieme verso Bertinoro, il borgo romagnolo simbolo di ospitalità. La marcia si concluderà nel giardino della Rocca, dove sono previsti interventi istituzionali, un momento musicale e gli stand delle associazioni coinvolte. La scelta di camminare insieme si carica di un profondo significato simbolico, raccogliendo così il testimone della grande Marcia Perugia-Assisi, nata nel 1961 per iniziativa di Aldo Capitini nella quale persone che arrivano da luoghi diversi, percorrono lo stesso cammino e scoprono di essere un’unica grande comunità unita da solidarietà e bene comune. È anche per questo che, come Centro per la Pace di Forlì, continuiamo a promuovere la Marcia: perché crediamo che la costruzione della pace passi anche dalla possibilità di incontrarsi e confrontarsi. Ma come si prepara concretamente la pace? Camminare insieme significa anche prendersi la responsabilità di risposte concrete. Con i cittadini e le realtà del territorio sosteniamo tre impegni precisi: 1º: Difesa Civile Non Armata e Nonviolenta: la richiesta istituzionale di un Dipartimento dedicato e di un Istituto di ricerca sulla pace e sul disarmo, per educare alla risoluzione nonviolenta dei conflitti. 2º: Creazione e rafforzamento dei Corpi Civili di Pace Europei: il rafforzamento di strumenti di intervento civile nei contesti di crisi per fare mediazione, dialogo e tutela dei diritti umani (sperimentazione già attiva nel Servizio Civile Universale). 3º: Trattato ONU sulla proibizione delle armi nucleari: chiediamo con forza al Governo italiano di aderire al trattato entrato in vigore nel 2021. Le tre proposte portate avanti dalle organizzazioni e dai cittadini si inseriscono in un dibattito più ampio che riguarda tutti noi: il legame tra riarmo, diritto internazionale e prevenzione delle crisi. Per la nostra comunità, portare questi temi all’interno della Marcia significa andare oltre le semplici affermazioni di principio e chiedersi su quali strumenti reali vogliamo investire. Parlare di pace, infatti, vuol dire mettere in dubbio l’enorme quantità di risorse che vengono destinate alla preparazione militare e decidere di usare quelle stesse energie e quei fondi per progetti civili che aiutino a gestire i conflitti. Significa anche guardare alle brutali conseguenze ambientali della guerra e delle attività militari, come la distruzione degli ecosistemi, il consumo di risorse e l’inquinamento. Quindi, la questione non riguarda soltanto quello che succede sui campi di battaglia, ma riguarda anche le istituzioni, le organizzazioni internazionali e la società civile. Quali alternative possiamo sviluppare prima che una crisi divampi? Quale ruolo possiamo avere noi cittadini nel far crescere una cultura della tolleranza e dell’educazione alla nonviolenza? È qui che il livello locale si connette con quello nazionale. La proposta sulla Difesa Civile punta proprio a dare una veste istituzionale alle richieste che salgono dal basso, trasformando la voce dei cittadini in vere politiche pubbliche parlamentari. La Marcia nasce sul territorio, ma parla al Paese e al mondo, ponendo una domanda ineludibile: la pace è soltanto l’assenza di guerra o è qualcosa che dobbiamo imparare a preparare con strumenti, competenze e istituzioni civili? La guerra consuma risorse, devasta ecosistemi e cancella il futuro. Preparare la pace significa rovesciare questa logica: investire nella prevenzione, nell’educazione e in alternative reali alla risposta militare. Dalla mobilitazione delle nostre piazze alla trasformazione in politiche pubbliche nazionali il passo è fondamentale. Il 4 ottobre, la strada che unisce Forlì, Forlimpopoli e Bertinoro diventa il simbolo di ciò che possiamo essere quando decidiamo di camminare insieme. La pace si costruisce così: passo dopo passo, persona dopo persona, partendo dalla nostra terra per guardare al mondo intero.   Marta Galliadi, Centro per la Pace Forlì Redazione Romagna
October 1, 2026
Pressenza
FRANCIA: NUOVA GIORNATA DI MOBILITAZIONE E BLOCAGES STUDENTESCHI IN TUTTO IL PAESE. LA PROTESTA SI STENDE ALLE FACOLTA’
Blocchi, picchetti davanti ai licei e manifestazioni, si sono svolti in tutte le città francesi nella nuova giornata odierna di mobilitazione studentesca che ha diverse rivendicazioni, tra le quali avere maggiori risorse destinate alle scuole,  protestare contro gli edifici scolastici fatiscenti e  superare la piattaforma informatica di ammissione all’università parcoursup considerata un sistema ingiusto e selettivo. Anche oggi si sono ripetuti gli attacchi della polizia con lacrimogeni, pallottole di gomme e fermi violenti contro gli studenti e il governo ha annunciato una specie di serrata annunciando che “un elenco di licei passerà alla didattica a distanza. Questa escalation di violenza rende praticamente impossibile la continuità del servizio pubblico di istruzione in diversi licei, esponendo così ad un pericolo il personale educativo e gli studenti”, ha dichiarato l’entourage del primo ministro. “Quello che caratterizza il movimento è questa mobilitazione gioiosa di questi ragazzi che sono contenti di avere un protagonismo politico – afferma ai microfoni di Radio Onda d’Urto il giornalista Cesare Piccolo – che sono stressati perché in Francia c’è una competizione, uno stress che viene messo a questa gioventù che è terrificante, una specie di arrivismo, lotta di tutti contro tutti, una finta meritocrazia che in realtà diventa una vera selezione sociale, con graduatorie continue e difficoltà ad accedere a studi superiori. Nei quartieri popolari le scuola sono ancora più fatiscenti che nel resto del paese e quindi si aggiunge anche un malcontento di classe estremamente sentito nei giovani delle classi popolari.” Questa mattina il nostro collaboratore  è stato davanti al liceo Eugénie Cotton a Montreuil comune della periferia parigina: anche qui la polizia è intervenuta sparando granate quando gli studenti hanno dato fuoco ad un cassonetto per fare un blocco stradale. “Questa mobilitazione si estende e ormai si sta estendendo anche agli studenti universitari che è esattamente quello che il governo teme. In realtà la risposta che darà il governo la sta già dando ed è sempre la solita: ultraviolenza, ultra repressione, con oltre 600 fermi e centinaia di feriti. intimidazione, criminalizzazione del movimento e poi probabilmente repressione giudiziaria anche dopo come era successo con i gilets jaunes. Comunque al di là delle mobilitazioni e dei picchetti ci sono anche manifestazioni in tutta la Francia, in tutte le città francesi ma anche nei piccoli centri che non siamo abituati a vedere in lotta ma che però avevamo già visto mobilitarsi all’epoca del movimento contro la riforma delle pensioni.” La corrispondenza da Parigi di Cesare Piccolo giornalista indipendente e nostro collaboratoreAscolta o scarica
October 1, 2026
Radio Onda d`Urto
Il futuro del clima è oggi
-------------------------------------------------------------------------------- L’estate più calda degli ultimi 250 anni, quello che possiamo fare dal basso e quello che possono fare le istituzioni nazionali e internazionali, il “negazionismo banale”. Questi alcuni dei affrontati con grande chiarezza da Luca Mercalli, in questa intervista realizzata dall’associazione Terra Giusta per il ciclo di incontri “Conversazioni sul futuro” (prossimi appuntamenti on line: ottobre Marco D’Eramo, novembre Monica Di Sisto, dicembre Telmo Pievani). -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Il futuro del clima è oggi proviene da Comune-info.
October 1, 2026
Comune-info
Ddl antisemitismo, il 2/10 presidio a Montecitorio. In piazza la lettura collettiva di testimonianze da Naza
Da Moni Ovadia a Vauro Senesi, l’appello di artisti, intellettuali e oltre 300 associazioni: “No alla norma-bavaglio. Iniziative in decine di città italiane anche nei prossimi giorni. Domani, venerdì 2 ottobre, dalle 14 alle 16, Piazza Montecitorio ospiterà un nuovo presidio contro il cosiddetto Disegno di legge sull’Antisemitismo, in occasione della discussione del provvedimento alla Camera dei Deputati. Questa volta porteremo in piazza le testimonianze raccolte nel film Naza (accusato dal governo Netanyahu di essere un’opera dai contenuti “antisemiti”) attraverso letture pubbliche, che anche grazie alla partecipazione di artisti e intellettuali, daranno voce ai racconti di militari israeliani e a quanto denunciato nell’opera.” Lo dichiara il Coordinamento del Comitato Promotore #NoDdl10104. L’iniziativa si inserisce nella mobilitazione nazionale promossa in questi giorni a Roma e in decine di città d’Italia da oltre 300 sigle, tra realtà sociali, politiche, culturali e sindacali, che chiedono il ritiro di una norma lesiva della libertà di espressione e del diritto di critica politica. Naza, un reading per Gaza: gli interventi Tra gli artisti e gli ospiti che hanno annunciato la propria partecipazione figurano Francesca Fornario, Vauro Senesi, Moni Ovadia, Massimo Wertmüller, Daniela Giordano, Beatrice Simonetti, Edoardo Purgatori, Silvia Scola, Giorgina Levi, Blas Roca Rey, Tiziana Foschi, Valentina Martino Ghiglia, Fabrizio Apolloni, Cinzia Leone, Anna Ferruzzo, Daniela Scarlatti, Edy Angelillo, Loredana Cannata, Antonio Di Matteo, Tiziana Foschi, Geremia Longobardo, Giole Rotini, Tonino Tosto. Altri artisti e personalità del mondo della cultura sono in attesa di confermare la propria presenza. Previsti inoltre gli interventi di rappresentanti della Comunità palestinese, tra cui Maya Issa e Yousef Salman, oltre a esponenti del mondo giuridico impegnati nella difesa dei diritti civili e costituzionali. No alla norma-bavaglio: le ragioni della protesta “Questo disegno di legge, oltre a non essere necessario, visto che in Italia c’è già la Legge Mancino che punisce tutti i tipi di crimini d’odio, rischia di introdurre limitazioni alla denuncia delle politiche del governo israeliano nei confronti del popolo palestinese, con possibili ricadute sulla libertà di manifestazione del pensiero garantita dall’articolo 21 della Costituzione. Ribadiamo che la definizione dell’IHRA (International Holocaust Remembrance Alliance) va eliminata, in quanto lesiva della libertà d’opinione e di critica politica. In alternativa all’approccio IHRA, richiamiamo la scelta già compiuta dall’Ordine dei Giornalisti, che ha indicato nella Dichiarazione di Gerusalemme sull’antisemitismo un riferimento equilibrato e rigoroso”. “Con il reading per Gaza denunciamo inoltre il clima d’intimidazione (che già ora esiste, ma che potrebbe aggravarsi con l’entrata in vigore del Ddl Antisemitismo) che sta colpendo sempre più frequentemente il mondo della cultura e dell’arte. Ricorderemo in quella sede anche i casi di censura, repressione e criminalizzazione di artisti e attivisti che hanno espresso solidarietà al popolo palestinese”. “Il presidio del 2 ottobre s’inserisce in un percorso di iniziative diffuse in tutta Italia, da Milano a Catania, con decine di appuntamenti, che proseguiranno nei giorni successivi fino, e oltre, la Giornata mondiale di mobilitazione per la Palestina del 10 ottobre”. Redazione Italia
October 1, 2026
Pressenza
L’inflazione in Italia ha toccato il massimo da tre anni: + 4,2%
Bollette, carburanti e alimenti freschi riportano il nostro Paese ai livelli d’inflazione più elevati degli ultimi tre anni. A settembre, secondo le stime preliminari dell’Istat, i prezzi al consumo sono infatti aumentati del 4,2% rispetto a un anno prima, contro il 3,3% di agosto, e dello 0,7% rispetto al mese precedente. Per trovare un tasso superiore bisogna risalire al settembre 2023, quando si raggiunse il 5,3%. La spinta arriva soprattutto dall’energia, ma si allarga anche alla spesa quotidiana, mentre arretra la fiducia di famiglie e imprese e le associazioni dei consumatori chiedono interventi urgenti al governo. La componente energetica, nello specifico, ha registrato un incremento annuo del 22,3%, dopo il 17,1% di agosto. Il gas sul mercato tutelato ha raggiunto il +47,2%, con un incremento dell’11,6% in appena un mese. Il gasolio per riscaldamento costa il 38,5% in più rispetto a settembre 2025, quello per autotrazione il 34,9%, mentre la benzina è salita del 21,8%. Si tratta insomma di rincari che influiscono direttamente sulle spese domestiche e sugli spostamenti, oltre ad accrescere i costi delle attività produttive. Il fenomeno ha investito anche gli scaffali. Gli alimentari non lavorati accelerano dal +3,8% al +5,5% annuo, trainati soprattutto dagli ortaggi. Il carrello della spesa, che comprende alimentari e prodotti per la casa e la cura personale, è passato dal +0,9% al +1,7%; i prodotti acquistati con maggiore frequenza salgono invece dal +4,3% al +5,3%. Gli alimentari lavorati restano lievemente sotto i livelli di un anno prima (-0,3%), ma le maggiori spese energetiche e di trasporto rischiano di trasferirsi anche sui loro prezzi. L’inflazione aumenta anche escludendo dal computo energia e alimentari freschi. La componente di fondo è infatti salita dall’1,5% all’1,7%. Per l’indice generale, l’inflazione acquisita nel 2026 ha toccato il 3,1%: sarebbe questo l’incremento medio annuo se i prezzi rimanessero fermi nei mesi restanti. La portata dell’inflazione sui bilanci familiari emerge dalle elaborazioni delle associazioni. L’Unione nazionale consumatori ha stimato un aggravio medio annuo di 1.108 euro, con 445 euro riconducibili ad abitazione, elettricità e gas e 307 ai trasporti. Per una coppia con due figli il conto aggiuntivo raggiungerebbe 1.516 euro. Le valutazioni del Codacons risultano ancora più elevate: a parità di consumi, 1.389 euro per la famiglia tipo e 1.918 per un nucleo con due figli. «Purtroppo – ha scritto il Coordinamento delle associazioni per la difesa dell’ambiente e dei diritti degli utenti e dei consumatori – come avevamo previsto la situazione di emergenza nel settore dell’energia e dei carburanti sta determinando rincari a cascata in tutti i settori, e il governo farebbe bene a intervenire con urgenza per ridurre gli effetti della stangata che si sta abbattendo sulle famiglie italiane». Il presidente dell’Unione nazionale consumatori, Massimiliano Dona, ha contestato l’insufficienza delle misure dell’esecutivo contro il caro energia, temendo ulteriori aumenti degli alimentari trasformati. Gabriele Melluso – presidente di Assoutenti, che ha stimato in 185 euro annui la maggiore spesa per cibo e bevande in una famiglia con due figli – ha spronato l’esecutivo a «mettere la questione dei prezzi al centro della propria agenda». Intanto, l’indice di fiducia dei consumatori scende da 94,5 a 91,2; quello delle imprese passa da 97,0 a 95,9, registrando il primo calo dopo tre mesi di crescita. Tra i comparti produttivi migliora soltanto la manifattura, mentre arretrano servizi, commercio e costruzioni. La risalita dei prezzi attraversa anche altri Paesi europei. A settembre, il caro carburante ha spinto l’inflazione in Germania al livello più alto dalla fine del 2023, con un tasso di crescita dei prezzi pari al 3,3% contro il 2,9% di agosto. In Spagna l’inflazione è stimata nello stesso mese al 4,9%, il valore più alto dal febbraio 2023 (ad agosto aveva già fatto segnare il 4,3%). In Francia l’Istituto di statistica di Parigi ha segnalato prezzi in salita al 3%, dal 2,4% di agosto. In Italia, un possibile freno nel breve periodo arriva dai tetti introdotti da Eni, Ip e Q8. The post L’inflazione in Italia ha toccato il massimo da tre anni: + 4,2% appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 1, 2026
L'INDIPENDENTE
Conad, «Persone oltre le cose»: ho fatto un sogno, anzi…
… anzi erano 3: io sono Daniele Barbieri (aka: db) e per oggi ve li dò al prezzo di 2. Mi voglio rovinare: eccoli gratis. PRIMO SOGNO Ero in poltrona e mi sono addormentato. Subito ho sognato che Avs (o erano i 5 stelle?) telefonavano a reggiane/i che difendono Bosco Ospizio dalla Conad. Che razza di sogno, direte. Sì, e
Tamoil annuncia un tetto sul carburante
Anche Tamoil ha annunciato che introdurrà un tetto ai prezzi dei carburanti. Non è ancora chiaro quale sarà l’impatto dell’intervento, poiché l’azienda non ha specificato come intende fissare il proprio tetto né quanti distributori saranno coinvolti. La misura sarà in vigore fino al 31 ottobre. L’iniziativa si colloca sulla scia di analoghi interventi varati da Eni, IP e Q8. Qualora dovesse coinvolgere tutti i distributori della rete Tamoil, il provvedimento, sommato a quelli degli altri gruppi, interesserebbe oltre la metà delle stazioni di servizio presenti in Italia. The post Tamoil annuncia un tetto sul carburante appeared first on L'INDIPENDENTE.
October 1, 2026
L'INDIPENDENTE
RADIO AFRICA: L’EBOLA CONTINUA AD AVANZARE NELLA REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO TRA CONFLITTI E DIRITTI VIOLATI
Nella puntata di Radio Africa di giovedì 1 ottobre torneremo nella Repubblica Democratica del Congo, dove una nuova emergenza sanitaria si intreccia con una crisi politica e umanitaria che da anni interessa soprattutto l’est del Paese. Partiremo dall’epidemia di Ebola, dichiarata dalle autorità congolesi lo scorso maggio e che continua a estendersi in nuove aree. L’ultimo rapporto dell’Istituto nazionale di sanità pubblica registra 8.116 contagi e 3.924 decessi. Il tasso di letalità è dunque del 48,4%. Sono invece 2.070 le persone dichiarate guarite, mentre 900 pazienti si trovano in ospedale o in isolamento Ne parleremo con Antonella Napoli, giornalista, scrittrice e direttrice di Focus on Africa, che ci aiuterà a fare il punto sull’evoluzione dell’emergenza, sulle difficoltà della risposta sanitaria e sulla situazione nelle province orientali, dove la presenza di gruppi armati rende ancora più complessi gli interventi. Ci sposteremo poi sul fronte del conflitto e dello sfruttamento delle risorse minerarie. Nell’est della Repubblica Democratica del Congo, il controllo delle miniere continua infatti a intrecciarsi con la violenza armata e con gravi violazioni dei diritti umani. Il recente rapporto di Amnesty International “RdCongo: Non siamo venuti a scherzare: le violazioni dell’M23 nelle miniere artigianali e il traffico di oro e coltan verso il Ruanda” documenta, nelle aree minerarie controllate dall’M23, casi di uccisioni, torture, detenzioni arbitrarie, lavoro forzato e reclutamento forzato. Ne parleremo con Riccardo Noury, portavoce di Amnesty International Italia, che ci illustrerà i risultati della ricerca e le testimonianze raccolte dall’organizzazione. Un approfondimento che riguarda anche il traffico di oro e coltan verso il Ruanda e le responsabilità lungo le catene internazionali di approvvigionamento, fino alle aziende e ai consumatori. La puntata di Radio Africa, in onda giovedì 1 ottobre alle ore 18.45 e in replica venerdì 18 settembre, alle ore 6.30. Ascolta o scarica.
October 1, 2026
Radio Onda d`Urto
MILANO: CUB SANITÀ IN PRESIDIO SOTTO IL PIRELLONE. “BASTA PROFITTO SULLA PELLE DI PAZIENTI E LAVORATORI”
Nuovo presidio oggi pomeriggio, giovedì 1 ottobre, sotto Palazzo Pirelli a Milano. A chiamarlo, Cub Sanità a sostegno della RSU dell’Ospedale San Raffaele di Milano convocata, nelle stesse ore, dalla Commissione Sanità di Regione Lombardia. Una convocazione giudicata tardiva dal sindacato di base, visto che arriva a quasi un anno di distanza dalla lettera di denuncia inviata alla Commissione da Margherita Napoletano, storica delegata Cub che, proprio a seguito di questa e altre denunce sulla malagestione interna ai reparti dell’Ospedale San Raffaele, a fine luglio venne licenziata con effetto immediato dalla direzione del personale. Un licenziamento pretestuoso, e tutto politico, ancora al centro della mobilitazione che, oggi, ha scandito le proprie rivendicazioni al grido di “Basta profitto sulla pelle dei pazienti e dei lavoratori“. Tra le istanze fondanti del presidio – oltre al sostegno all’RSU impegnata nell’audizione – il malcontento per la continuazione degli appalti e delle esternalizzazioni dei servizi all’interno del San Raffaele, la netta contrarietà a politiche incentrate sulla logica del profitto a discapito di pazienti, lavoratrici e lavoratori e, ancora una volta, la richiesta di reintegro di Margherita Napoletano. “Regione Lombardia deve intervenire al San Raffaele per garantire servizi di qualità e tutela dei diritti di lavoratori e lavoratrice. – scrive il sindacato di base sui propri profili social – Basta profitto sulla pelle dei lavoratori e dei pazienti. Oggi in presidio anche contro il licenziamento di Margherita Napoletano!” Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il bilancio della giornata con Margherita Napoletano, delegata della CUB Sanità, che ha partecipato in prima persona all’incontro in Commissione Sanità di Regione Lombardia Ascolta o scarica
October 1, 2026
Radio Onda d`Urto

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