COMUNICATO 2 marzo 2026 – Roma CapitaleIl governo Meloni, un governo di destra, ha deciso, con l’appoggio del PD, la
presentazione alle
Camere di un ddl di revisione dell’art. 114 della Costituzione per dare poteri
legislativi al Comune di Roma,
elevata tra gli enti costitutivi della Repubblica. Sarà attribuita all’Assemblea
capitolina potestà legislativa
concorrente sulle seguenti materie: ‘trasporto pubblico locale, polizia
amministrativa locale; governo del
territorio; commercio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali;
promozione e organizzazione di
attività culturali; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia
residenziale pubblica;
organizzazione amministrativa’. Da tempo – grazie anche alla vigilanza che
l’associazione Carte in
Regola ha esercitato su questo ennesimo affronto alla Carta – sottolineiamo come
Roma capitale sarà il
primo ente istituzionale a fruire dell’autonomia differenziata. Il ddl di
revisione dell’art. 114 Cost. ha,
dunque, a nostro avviso, anche una finalità tutta politica: aprire il varco
all’autonomia differenziata su
scala nazionale.
Alla fine di luglio, il via libera del Consiglio dei Ministri al ddl, suggerì al
sindaco di Roma, Roberto
Gualtieri, di parlare di una “riforma storica” e di appellarsi ad un
“atteggiamento bipartisan”. Detto fatto;
come le ciliegie, una tira l’altra. E quindi – mentre il centro destra ratifica
le preintese con Veneto, Liguria,
Piemonte e Lombardia su 4 materie “non Lep”; mentre il testo del cosiddetto ddl
Calderoli sulla
determinazione dei Lep AS1623 continua il suo iter al Senato – il fuoco presunto
“amico” sferra un ulteriore
attacco. Dopo una serie di incontri tra Giorgia Meloni, Francesco Rocca,
presidente della Regione Lazio e
Roberto Gualtieri è stato raggiunto l’accordo per emendare il testo su “Roma
capitale”. Nella serata del 27
febbraio è stata definitivamente approvata la formulazione al ddl di riforma
costituzionale (l’ennesima!)
dell’art. 114, inserendo il seguente emendamento: “la legge dello Stato può
attribuire ai Comuni capoluogo
delle Città metropolitane specifiche e ulteriori funzioni amministrative sulla
base dei principi di
sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza”. Per ricapitolare, il centro
destra – anche in violazione, come
abbiamo più volte ripetuto, della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale –
porta avanti l’autonomia
differenziata; non basta: il centro destra, con il consenso del PD, differenzia
a sua volta Roma città
metropolitana; non basta ancora: le grandi città metropolitane (i capoluoghi di
quelle regioni che hanno
maggiormente spinto per l’autonomia differenziata e che ambiscono a rimanere
attaccate alla “locomotiva
europea”, ma non solo), pretendono di rimanere al passo con la Capitale (che un
po’ ladrona pur sempre è…)
e quindi non rinunciano (sempre con l’assenso del PD) a esigere a loro volta
poteri amministrativi
differenziati rispetto al resto del territorio, contrattando con lo Stato poteri
amministrativi di competenza
statale. Un mosaico indecente, una frammentazione addirittura a tre livelli
differenti (ma chi sa ancora dove
saranno in grado di arrivare), che sottolinea un unico esplicito punto di
convergenza e di interesse, comune,
ahimè, ai partiti della maggioranza ma, a quanto pare, non solo a loro: gestire
potere. Zaia sogna Venezia
Città-Stato, Sala vuole che Milano sia sempre più città globale e tutte le città
metropolitane mirano a divenire
metropoli inserite nei circuiti economici mondiali, dove si concentreranno
ricchezza e potere, esasperando
ancor più squilibri territoriali e disuguaglianze sociali.
Questa frenesia appropriativa viaggia a marce forzate e rapidissime, secondo il
progetto della presidente del
Consiglio, Giorgia Meloni: concludere l’ennesima procedura di revisione
costituzionale entro la fine del
mandato governativo, confidando nell’approvazione per via parlamentare. La
decentralizzazione del potere
va incontro alle esigenze dei cacicchi locali, i sedicenti “governatori” (sia
regionali, che comunali) che – in
ossequio a tali esigenze, stanno letteralmente distruggendo le istituzioni della
Repubblica – e, con esse,
l’uguaglianza dei diritti sociali, politici e civili. Chiediamo quindi alla
segretaria del maggior partito
dell’opposizione: dobbiamo fidarci delle parole o dobbiamo guardare ai fatti?
Comitati per il Ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della
Repubblica, l’uguaglianza dei
diritti e Tavolo NO AD