NUOVA MESSA IN SCENA DEL POTERE CONTRO I NOTAV. INTERVISTA A ERMELINDA, COMPAGNA E FEMMINISTA AI DOMICILIARI ACCUSATA DI…SESSISMO.
Il Movimento No Tav è stato nuovamente colpito dalla Procura con l’elmetto di Torino. Da giovedì pomeriggio un’altra storica compagna valsusina è finita ai domiciliari, stavolta per via di una condanna definitiva. Si tratta di Ermelinda, compagna No Tav della prima ora, femminista e rivoluzionaria, surrealmente accusata – 14 anni fa – di avere pronunciato frasi sessiste e offensive contro una dirigente di polizia del commissariato Dora Vanchiglia di Torino. I fatti risalgono al novembre del 2012 durante un‘iniziativa delle Donne in Movimento contro la violenza sulle donne e in occasione della visita dell’allora ministra Cancellieri. In quell’occasione una poliziotta – non una a caso, ma ci torneremo dopo – all’epoca vicequestore aggiunto presso il commissariato San Donato a Torino e spesso presente nel cantiere di Chiomonte, ha denunciato Ermelinda per averla, a detta sua, oltraggiata con frasi sessiste e offensive. Accuse, quelle di sessismo, totalmente respinte da Ermelinda, che Radio Onda d’Urto ha intervistato. Ascolta o scarica. La cronaca dei fatti e le accuse sono state riportate in un comunicato dal movimento No Tav della Val di Susa.
April 24, 2026
Radio Onda d`Urto
Regno Unito e Francia rinnovano il controllo della Manica
Il rinnovo dell’accordo tra Francia e Regno Unito sulla gestione dei flussi migratori attraverso la Manica fino al 2029 conferma la direzione sempre più securitaria delle politiche di controllo delle frontiere europee. Il nuovo quadro si inserisce nella continuità del Trattato di Sandhurst 1, rafforzandone strumenti e logiche di cooperazione tra i due Paesi nella gestione delle traversate. Un sistema che, secondo le autorità, punta a contrastare le partenze irregolari e le reti di traffico. Ma che, secondo organizzazioni umanitarie e operatori sul campo, produce un effetto opposto: rendere i viaggi più pericolosi e aumentare il numero di vittime. In questo contesto, Médecins Sans Frontières denuncia con forza le conseguenze delle politiche franco-britanniche al confine della Manica, definendo il nuovo accordo > “un ulteriore ingranaggio di un sistema di brutalità”. Il nuovo accordo prevede un significativo rafforzamento del sostegno economico britannico alla Francia. «Per “impedire le traversate della Manica”,» denuncia Utopia 56, «il Regno Unito finanzia nuovamente la repressione dello Stato francese. 580 milioni di euro saranno investiti in più effettivi e tecnologie poliziesche. Questa politica dimostra però da anni la sua inefficacia e pericolosità». 2 Una cifra che chiarisce la natura dell’intesa: un finanziamento diretto al contenimento delle persone migranti prima che raggiungano il territorio britannico, attraverso il rafforzamento di pattugliamenti, sorveglianza e intercettazioni. Parallelamente, il dispositivo di controllo viene ulteriormente potenziato con l’aumento delle risorse operative: più agenti lungo le coste, maggiore impiego di droni, elicotteri e sistemi di monitoraggio, oltre al rafforzamento dei centri di detenzione per le persone in attesa di espulsione. Secondo MSF, questa architettura di controllo non riduce le partenze, ma le trasforma, spingendo le persone verso rotte più rischiose e imprevedibili. “Questo accordo non dissuade le persone dal tentare la traversata su imbarcazioni non sicure, ma le costringe a partire da punti sempre più lontani, rendendo il viaggio ancora più lungo e pericoloso”, afferma Michaël Neuman, responsabile del programma migrazioni di MSF in Francia. Le équipe mediche dell’organizzazione, attive a Calais e Dunkerque, riportano quotidianamente condizioni di forte vulnerabilità: traumi psicologici, esaurimento fisico, mancanza di accesso a cure e vita in insediamenti informali esposti a sgomberi continui. Dal lato britannico, la critica riguarda anche l’enorme investimento economico destinato al controllo delle frontiere. “Tra questo accordo e il precedente, il Regno Unito ha speso oltre un miliardo di sterline in misure che infliggono danni e mettono vite in pericolo”, denuncia Liz Harding, rappresentante umanitaria di MSF nel Regno Unito. > “Queste risorse dovrebbero essere impiegate per garantire vie sicure e legali > e condizioni di accoglienza dignitose”. Il sistema si basa anche sul cosiddetto meccanismo “One in, One out”, che prevede la riammissione in Francia di alcune persone in cambio di limitati canali legali di ingresso nel Regno Unito. Un modello che, secondo MSF, resta insufficiente e incapace di garantire accesso reale alla protezione internazionale. Notizie L’ACCORDO “UNO A UNO” TRA FRANCIA E REGNO UNITO Un ulteriore passo verso la deumanizzazione delle persone migranti Maria Giuliana Lo Piccolo 7 Agosto 2025 Dal 2023, anno dell’ultimo accordo, oltre 110 persone hanno perso la vita tentando di attraversare la Manica. Un dato che, per le organizzazioni umanitarie, dovrebbe imporre un cambio radicale di approccio. Eppure, il rinnovo del Trattato di Sandhurst conferma la prosecuzione di una strategia fondata su esternalizzazione, deterrenza e militarizzazione del confine. Per MSF, il punto resta invariato: queste politiche non fermano le migrazioni, ma ne aumentano il costo umano. E a pagarlo sono, ancora una volta, le persone in movimento, intrappolate in un sistema che le rende più esposte, più invisibili e sempre più lontane dalla protezione. 1. Regno Unito/Francia: Trattato relativo al rafforzamento della cooperazione per la gestione coordinata della loro frontiera condivisa [TS n.1/2018] ↩︎ 2. Attraversamento della Manica: Francia e Regno Unito rinnovano il Trattato di Sandhurst, EuroNews (23 aprile 2025) ↩︎
Piano nazionale di ripristino della natura: una sfida concreta che chiama in causa i territori
Il webinar del 17 aprile promosso dal Forum nazionale Salviamo il Paesaggio Difendiamo i Territori ha avuto il merito di conferire al Piano nazionale di ripristino della natura una dimensione concreta, sottraendolo dalla pura astrazione normativa. Tempi, procedure, strumenti di partecipazione, ricadute sui territori: il quadro emerso dagli interventi di Laura Facioni, per il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica, e di Michele Munafò, per ISPRA, è stato nettamente delineato: il Regolamento europeo è già operativo e le sue scadenze sono vicinissime. Il ripristino della natura è quindi già nell’agenda pubblica, il tema cruciale è in quale modo verrà costruito e quanto spazio verrà dato ai territori. qui le presentazioni dei relatori LAURA FACIONI – MICHELE MUNAFÒ qui la registrazione integrale del webinar. #RipristiniamolaNatura: portare il Regolamento nei luoghi reali È precisamente da questa esigenza che è nata la campagna #RipristiniamolaNatura: rendere il Regolamento europeo sul ripristino della natura qualcosa di concreto, accessibile e partecipabile. Di fronte a una norma importante ma ancora poco conosciuta fuori dagli ambienti tecnici e istituzionali, il Forum Salviamo il Paesaggio ha scelto di promuovere una campagna civica per raccogliere segnalazioni di aree ed ecosistemi da ripristinare, trasformando il tema del ripristino in una pratica leggibile nei territori, un processo riconoscibile nei luoghi reali, dove cittadini, associazioni e comitati possono contribuire a individuare criticità, priorità e possibili interventi. Per questo è stata predisposta una scheda di segnalazione strutturata, pensata per raccogliere in modo omogeneo dati sul contesto territoriale, sugli ambiti del Regolamento coinvolti, sulle criticità osservate, sulle motivazioni del ripristino e sulla documentazione di supporto. Non si tratta soltanto di raccogliere denunce. Si tratta di costruire un primo patrimonio di conoscenza civica, utile a mostrare dove il bisogno di ripristino sia già evidente: nei boschi degradati, nei corridoi fluviali frammentati, nelle zone umide compromesse, nei contesti agricoli impoveriti, nei territori sottoposti a pressioni estrattive o a processi di artificializzazione. Il valore politico della conoscenza dal basso Le segnalazioni ricevute hanno dimostrato che esiste una disponibilità diffusa a partecipare, a segnalare, a documentare e a costruire conoscenza utile anche per le istituzioni. Il webinar ha confermato proprio questo: il lavoro civico – suggerito con nettezza nell’articolate del Regolamento europeo – non è esterno o marginale rispetto al processo di costruzione del Piano nazionale di ripristino. Può invece diventare un contributo reale, a condizione che esistano strumenti capaci di accoglierlo. Il Piano nazionale entra nella fase operativa Nel suo intervento, Laura Facioni ha ricostruito il quadro istituzionale e temporale del percorso. Il Regolamento è entrato in vigore il 18 agosto 2024. Da allora il lavoro si è concentrato sulla costruzione del Piano nazionale di ripristino, che dovrà essere redatto secondo il format definito dalla Commissione europea. Il cronoprogramma è già molto serrato: il 30 novembre 2025 ISPRA ha predisposto la bozza del rapporto preliminare nell’ambito della VAS; il 30 marzo 2026 è stata redatta la prima bozza del Piano; il 22 aprile 2026, Giornata della Terra,  si apre la consultazione pubblica sulla piattaforma ParteciPA ; il caricamento sulla piattaforma europea è previsto per il 31 luglio 2026; l’invio alla Commissione europea dovrà avvenire entro il 1° settembre 2026; la versione finale del Piano dovrà essere definita entro il 31 agosto 2027. Come funzionerà la consultazione su ParteciPA Nel suo intervento Laura Facioni ha precisato che la consultazione pubblica verrà realizzata sulla piattaforma ParteciPA, disponibile dal 22 aprile, aperta a cittadini, associazioni e portatori di interesse e offrirà diversi livelli di intervento. Ci sarà un questionario generale, pensato anche per chi non abbia una conoscenza specialistica della materia, con domande sui principali aspetti del Regolamento e del Piano. Sarà possibile consultare direttamente la bozza del Piano e intervenire sulle sue diverse sezioni. Per la parte A e la parte B saranno disponibili spazi per inserire commenti e suggerimenti puntuali, sezione per sezione. Per la parte C, dedicata alle misure, sarà invece possibile formulare proposte e indicazioni aggiuntive, che saranno poi analizzate dal Ministero, da ISPRA e dagli enti attuatori. Facioni ha anche chiarito la struttura del Piano. La parte A contiene le informazioni generali e trasversali, comprese quelle finanziarie; la parte B contiene gli obiettivi, la quantificazione delle aree da ripristinare e le mappe; la parte C riguarda invece le misure di ripristino da attuare. È un aspetto importante, perché significa che la consultazione non sarà un contenitore indistinto, ma un percorso in cui sarà possibile intervenire in modo mirato sui diversi livelli di costruzione del Piano. Ancora più rilevante è il fatto che, come emerso nel confronto finale, le segnalazioni raccolte dalle associazioni possono essere tradotte nel linguaggio e nel format della consultazione, così da entrare nel processo istruttorio del Piano. Per il Forum Salviamo il Paesaggio, questo è un passaggio decisivo: significa che il lavoro già avviato con #RipristiniamolaNatura può trovare una sponda concreta dentro il percorso istituzionale. La questione decisiva degli ecosistemi urbani Se Facioni ha chiarito il quadro della governance e della consultazione, Michele Munafò ha messo a fuoco uno dei nodi più innovativi e più impegnativi dell’intero Regolamento: quello degli ecosistemi urbani. L’articolo 8 stabilisce che, nei territori classificati come ecosistemi urbani, non si debba registrare alcuna perdita netta di spazi verdi urbani e di copertura arborea tra il 2024 e il 2030. Dopo il 2030, dovranno poi registrarsi tendenze in crescita. Per l’Italia questa disciplina riguarda 2.761 comuni, cioè il 35% dei comuni italiani, nei quali vive però l’82,2% della popolazione nazionale su circa il 37,8% del territorio. È qui che si concentrano le pressioni trasformative più forti, e proprio per questo il Regolamento individua questi territori come una priorità strategica. Il cronometro è già partito Munafò ha chiarito con precisione anche la sequenza temporale di questo obbligo. Il punto di partenza è l’entrata in vigore del Regolamento, il 18 agosto 2024. Ma per gli spazi verdi urbani il dato di riferimento è quello di Copernicus/CLC Plus Backbone 2023, mentre per la copertura della volta arborea il riferimento è il Tree Cover Density 2024. In sostanza, il monitoraggio parte subito, e in parte addirittura da una base precedente all’entrata in vigore del Regolamento per quanto riguarda gli spazi verdi. La scadenza del 2030 non è quindi un obiettivo remoto: è un vincolo che incide già ora sulle trasformazioni territoriali, sui cantieri, sui piani attuativi e sulle scelte urbanistiche che comportano perdita di vegetazione o nuova artificializzazione del suolo. E dopo il 2030 non basterà fermare le perdite: bisognerà dimostrare una crescita delle superfici verdi e della copertura arborea. Dal 2031 in avanti, inoltre, si dovrà lavorare anche a un sistema di monitoraggio più raffinato, in grado di correggere alcune criticità degli attuali dataset satellitari. Ma il punto politico è già oggi chiarissimo: il cronometro è partito e non aspetta i tempi lenti dell’adeguamento formale degli strumenti urbanistici. Secondo le valutazioni del Forum nazionale, dalla data in cui il nostro Paese ha siglato il Regolamento europeo (18 giugno 2024) decine e decine di nuove autorizzazioni edilizie (Permessi di costruire), Varianti a PRGC/PGT e addirittura bozze di revisione di Piani risultano privi di riferimento agli elementi indicati dal Regolamento: la NRL, addirittura, non viene neppure citata. Una condizione che induce a ritenere che tali atti possano configurarsi in uno stato di “vizio di legittimità”, che dovrà essere certamente valutato con attenzione dal Ministero. Conta lo stato di fatto, non solo la carta urbanistica Uno dei passaggi più importanti della relazione di Munafò riguarda il modo in cui il Regolamento guarda al territorio. Ciò che conta è lo stato di fatto dei luoghi, rilevato anche attraverso dati satellitari, e non soltanto la loro destinazione urbanistica. Questo significa che anche un’area formalmente classificata come parco o come verde urbano può subire una perdita effettiva di vegetazione; e quella perdita rileva comunque ai fini del Regolamento. È una chiave di lettura molto forte anche per molte vicende locali: aree verdi compromesse da cantieri, suoli ancora permeabili trasformati, riduzione della copertura arborea, interventi che erodono spazi naturali pur dentro contesti già urbanizzati. Tutto questo non è più leggibile soltanto come una scelta locale di pianificazione, ma come un tema che entra direttamente nel campo di applicazione di un atto europeo vincolante. Munafò ha richiamato anche un dato già preoccupante: un primo monitoraggio ha stimato, negli ecosistemi urbani italiani, una perdita di circa 4.000 ettari di spazi verdi e di quasi 600 ettari di copertura arborea. È il segno che il punto di partenza non è neutro, ma già segnato da una regressione ecologica che rende ancora più urgente l’attuazione del Regolamento. Ma nel suo intervento Munafò ha inserito anche un altro punto molto forte, di natura giuridica e politica: il ripristino della natura non discende soltanto dal Regolamento europeo, ma si innesta direttamente anche nel dettato costituzionale. Ha richiamato infatti la legge costituzionale 11 febbraio 2022 n. 1, che ha modificato l’articolo 9, inserendo tra i principi fondamentali la tutela dell’ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell’interesse delle future generazioni, e l’articolo 41, stabilendo che l’iniziativa economica privata non possa arrecare danno alla salute e all’ambiente e debba quindi essere indirizzata anche a fini ambientali. Nella sua lettura, il combinato disposto tra Regolamento europeo e Costituzione impone un criterio di urgente e rapida esecutività delle misure di ripristino. Senza i territori il ripristino resterà incompleto La campagna #RipristiniamolaNatura non è soltanto un’iniziativa di sensibilizzazione. È anche un tentativo di costruire un ponte tra il quadro normativo europeo e i territori reali, mettendo a disposizione delle istituzioni un patrimonio di osservazioni, conoscenze e segnalazioni che non dovrebbe restare ai margini. Il punto, adesso, è fare in modo che questo patrimonio venga davvero trasmesso e valorizzato nel confronto con MASE, ISPRA e Regioni, come contributo civico alla costruzione del Piano nazionale di ripristino della natura. Perché una politica di ripristino può essere solida solo se sa ascoltare i territori e riconoscere il valore della conoscenza che da essi proviene. Resta naturalmente aperta una questione più generale: la partecipazione non può esaurirsi in una finestra temporanea di consultazione online (oltre tutto con tempi estremamente ridotti). Se il ripristino della natura vuole essere davvero all’altezza delle ambizioni del Regolamento europeo, deve diventare un processo pubblico più stabile, continuo, capace di intrecciare conoscenze tecnico-scientifiche, responsabilità istituzionali e sapere civico organizzato. Dal ripristino come obbligo al ripristino come scelta pubblica Il ripristino della natura non può restare soltanto una prescrizione normativa, né una materia riservata agli addetti ai lavori. Deve diventare una pratica pubblica, territoriale, condivisa. Una politica che riguarda i luoghi reali, le trasformazioni reali, i conflitti reali. Il Regolamento europeo ha già fissato una cornice forte e vincolante, tocca ora alle istituzioni dimostrare di saper aprire davvero il percorso ai territori. E tocca anche alla società civile far valere la propria capacità di osservare, documentare, proporre. Perché il ripristino della natura, oggi, non riguarda soltanto le istituzioni o gli esperti. Riguarda tutti. E diventerà una politica efficace solo se saprà riconoscere che nei territori esiste già una domanda concreta di cura, di ricostruzione ecologica e di responsabilità condivisa. Redazione Italia
April 24, 2026
Pressenza
Il permesso per assistenza minore va riconosciuto per ragioni di coesione e radicamento del nucleo familiare in Italia
Il Tribunale per i Minorenni di Milano ribadisce l’interpretazione dell’art. 31, comma 3, del T.U.I. alla luce dell’art. 8 della C.E.D.U. che, come noto, sancisce il principio che ogni persona ha diritto al rispetto della propria vita privata e familiare. Non può esservi ingerenza di una autorità pubblica nell’esercizio di tale diritto a meno che tale ingerenza sia prevista dalla legge e costituisca una misura che, in una società democratica, è necessaria alla sicurezza nazionale, alla pubblica sicurezza, al benessere economico del paese, alla difesa dell’ordine e alla prevenzione dei reati, alla protezione della salute o della morale, o alla protezione dei diritti e delle libertà altrui. Il Collegio ha rilevato che, ai fini del rilascio dell’autorizzazione di cui all’art. 31, comma 3, D.lgs. n. 286/1998, “la valutazione prognostica deve avere ad oggetto l’accertamento della sussistenza di “gravi motivi” connessi allo sviluppo psico-fisico del minore, valutati caso per caso, senza che possa assumere rilievo esclusivo o preminente una prognosi negativa circa le prospettive di integrazione dei genitori in Italia, dato che in tal modo si sposterebbe l’oggetto del giudizio dalle esigenze esistenziali ed educative dei figli, che costituiscono la ratio della norma, alla condizione dei genitori”, “potendosi denegare l’autorizzazione solo nel caso in cui l’interesse del minore, pur prioritario nella considerazione della norma sia nel caso concreto recessivo, non avendo esso carattere assoluto come chiarito dalla CEDU nell’interpretazione dell’art. 8 della Convenzione” (Cass. Sez. I 30.11.2020 n. 27238; Cass. Sez. I 23.4.2021 n. 10849; Cass. Sez. I 30.6.2021 n. 18604 Cass. Sez. I 10.1.2203 n. 355). Nel caso di specie, sono state riconosciute le condizioni per concedere l’autorizzazione richiesta, atteso che il nucleo risulta coeso e ben integrato sul territorio italiano e che l’eventuale allontanamento dal territorio italiano risulterebbe pregiudizievole per la minore e per il suo sviluppo psico-fisico, dovendo rinunciare ad avere un rapporto affettivo con uno dei genitori, così pregiudicando anche l’unità familiare in violazione dell’art. 8 CEDU. Sussistono, pertanto, i presupposti di legge per l’accoglimento del ricorso per ragioni di coesione e radicamento del nucleo familiare in Italia. Tribunale per i Minorenni di Milano, decreto dell’1 aprile 2026 Si ringrazia l’Avv. Lorenzo Chidini per la segnalazione e il commento.
VENERDÌ 24 APRILE 2026: ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON ANDREA FUMAGALLI.
Consueto appuntamento del venerdì, in questo 24 aprile 2026,  con l’analisi critica dei fatti economici della settimana. Su Radio Onda d’Urto Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia e nostro storico collaboratore. Nell’appuntamento di oggi abbiamo affrontato diversi temi: la possibile richiesta del governo italiano di scostamento di bilancio; il numero sempre crescente delle vertenze industriali in Italia; i costi, impossibili, del vivere a Milano; infine, un bilancio sulle ricadute dei dazi imposti un anno fa da Trump. DEBITO PUBBLICO – L’Italia non esce dalla procedura europea per deficit eccessivo. L’Eurostat ha certificato un rapporto deficit/Pil al 3,1% per il 2025, sopra la soglia del 3%. Il governo, nel Documento di finanza pubblica (Dfp) approvato ieri (23 aprile) dal Consiglio dei ministri, ha rivisto al ribasso la stima di crescita per il 2026 (dallo 0,7% allo 0,6%) e ha confermato una situazione di “eccezionale difficoltà” legata agli shock energetici provocati dal conflitto in Medio Oriente. E proprio in tema energia la premier chiede all’Europa ‘più coraggio’ e punta allo scorporo delle spese come per il Safe sulla difesa (strumento finanziario approvato per sostenere l’industria della difesa che prevede 150 miliardi di euro in prestiti a lungo termine, finalizzati a investimenti militari). Il piano della Commissione sugli aiuti di Stato va bene, dice, ‘ma non basta’. Quanto all’ipotesi di uno scostamento di bilancio, ‘non escludiamo nulla’, afferma. Intanto l’Ocse abbassa ancora le stime di crescita dell’Italia e alza quelle dell’inflazione. DESERTO INDUSTRIALE – Le vertenze industriali, che raccontano la crisi reale nel nostro Paese, si moltiplicano: dall’acciaio all’automotive, dalla chimica all’energia, fino al tessile e moda. Quelle aperte al Ministero delle imprese e del made in Italy sono 114 (+11 da febbraio) e coinvolgono 138.469 lavoratori (+7.434 da febbraio). In un mese e mezzo si sono aggiunte 11 aziende e 7mila lavoratori in più. L’industria italiana è sempre più vicina a una crisi strutturale. CARO-CASA – A Milano lo stipendio non basta più: si spende fino al 60% per abitazione e trasporti. Con le retribuzioni medie lorde di un impiegato, che vanno dai 1.542 euro ai 2.700 al mese. La forbice fra reddito e costo della casa e trasporti a Milano si amplia sempre di più e per vivere a Milano uno stipendio medio non basta più. Questo è il quadro impietoso sulla capitale economica del Paese, messo in luce dal terzo rapporto Oca (Osservatorio casa abbordabile), realizzato da Politecnico di Milano. DAZI – Il problema per gli Stati Uniti e per il presidente Donald Trump non è solo la guerra in Iran. A pesare sono anche le difficoltà dell’economia Usa e, soprattutto, l’aumento dei prezzi nei supermercati. Una parte rilevante di queste difficoltà è riconducibile ai dazi generalizzati imposti su quasi tutti i partner commerciali degli Stati Uniti a partire dal 2 aprile 2025, il cosiddetto ‘Liberation Day’. Trump li aveva presentati come una terapia d’urto per “riportare in America fabbriche, posti di lavoro e sovranità economica”. A un anno di distanza, il risultato che appare con maggiore evidenza è però un altro: un aggravio di costi per famiglie e imprese americane. Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia e collaboratore di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica.
April 24, 2026
Radio Onda d`Urto
23_04_26 – I quattro errori
1 errore: telecamere 2 errore: carabinieri 3 errore: psichiatria 4 errore: Terraforma Radical School, 980 euro solo per iscriverti, non puoi pagare, vieni catturato e ridotto in schiavitù nelle segrete di Villa Arconati, fuggi, diventi tossicodipendente di un mix di eroina nera e litio, rapini Donato Dozzy e gli stacchi dal polso il Patek Philippe Grandmaster Chime con cui scandisce il ritmo marziale della sua usica radicale ma a quel punto errore 1 e ricominci il giro. Scegli la vita. Scegli Arsider. “tornerò a casa, don’t worry”
Embargo militare bilaterale per Israele
Made in Italy per l'industria del genocidio: esportazioni militari ed energetiche per Israele è il dossier redatto da Giovani palestinesi in Italia, People's embargo for Palestine, Palestinian Youth Movement, Weapon Watch con la consulenza di European Legal Support Center che documenta come l'Italia ha continuato a esportare armi e carburanti verso Israele senza sosta dal 7 ottobre 2023. Una compagna di GPI stamani in radio espone la campagna legata a questo dossier che non vuol essere solo denuncia bensì strumento per costruire una campagna che tenga insieme organizzazioni e territori con un obiettivo primario: imporre l'embargo militare bilaterale a Israele. Qui potete ascoltare la presentazione del dossier che si è svolta al Csoa ex Snia: https://www.ondarossa.info/redazionali/2026/04/genocidio-made-italy-esportazioni
April 24, 2026
Radio Onda Rossa
Radici Ribelli
Jacobin Italia Radici ribelli. Ordine, remigrazione e paura. Lessici e pratiche della destra populista Play Episode Pause Episode Mute/Unmute Episode Rewind 10 Seconds 1x Fast Forward 30 seconds 00:00 / 1:07:18 Subscribe Share RSS Feed Share Link Embed * RADICI RIBELLI. ORDINE, REMIGRAZIONE E PAURA. LESSICI E PRATICHE DELLA DESTRA POPULISTA Apr 24, 2026 • 1:07:18 * RADICI RIBELLI. ATTACCO AI DIRITTI E RISPOSTE ALLE STRATEGIE REPRESSIVE DELL’ESTREMA DESTRA Apr 24, 2026 • 1:03:33 L'articolo Radici Ribelli proviene da Jacobin Italia.
April 24, 2026
Jacobin Italia
Trump consegna il Libano al genocidio. E la trattativa al fallimento
Per un giorno il focus della guerra Usa-Israele contro l’Iran e il mondo sciita si sposta dal Golfo al Libano. Ma fino ad un certo punto… Alla Casa Bianca l’incontro tra gli ambasciatori a Washington di Tel Aviv e Beirut, sotto l’occhiuta sorveglianza dei “Narco” Rubio e Donald Trump, ha […] L'articolo Trump consegna il Libano al genocidio. E la trattativa al fallimento su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
Santa Marta, Colombia: per il multilateralismo climatico è…
… è l’ultima possibilità? di Mario Agostinelli e Domenico Vito. A seguire un link utile. Nel silenzio climatico generato dal frastuono dei conflitti e dal caos geopolitico globale, sotto l’indifferenza di un mondo ormai assuefatto ad un manipolo di despoti, ma nell’attenzione di molti della società civile si terrà nella città colombiana di Santa Marta, dal 24 al 29 aprile
Porto di Livorno: azione diretta per fermare il traffico di armi
Il transito di una nave carica di armi ha provocato ancora una volta proteste nel porto di Livorno. All’alba del 18 aprile attivisti e attiviste hanno bloccato l’apertura del ponte girevole sul Canale dei Navicelli ritardando così il transito della nave Freeberg, carica di munizioni ed esplosivi, proveniente dalla base USA di Camp Darby e diretta al porto. L’iniziativa ha visto la partecipazione di varie realtà studentesche e sociali su iniziativa di USB. Da segnalare l’intervento repressivo delle forze dell’ordine che hanno interrotto il presidio pacifico contro il traffico di armi sul territorio e rimosso il sit-in dei manifestanti portandoli via di peso. Sulla vicenda sono intervenuti il Coordinamento Antimilitarista Livornese e la CUB Toscana. Il Coordinamento Antimilitarista Livornese esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno agli attivisti, che hanno dimostrato ancora una volta quello che è possibile fare, con pratiche determinate e nonviolente, per contrastare la deriva bellicista del nostro Paese. La CUB Toscana ricorda che l’austerità salariale non verrà risolta con il riarmo e che la regione è tristemente da tempo zona nevralgica per la logistica militare statunitense, indispensabile alle guerre di Donald Trump. I territori sono attraversati dal trasporto di armi, le università attirate nella trappola delle tecnologie duali e della ricerca a fini di guerra, con potenziamento dei finanziamenti in questa direzione, le scuole rese destinatarie della propaganda militare. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università della Toscana esprime solidarietà alle organizzazioni attive citate sopra, e le invita ad organizzare quanto prima una iniziativa unitaria contro i processi di militarizzazione delle scuole, l’attraversamento di convogli militari sul territorio e la riconversione dell’economia civile a militare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.