…Favole, Filastrocche e Fantasticherie… Laboratorio sabato 20 giugno 2026
Non è mai troppo presto… 10 libri, 10 storie, 10 laboratori Laboratori di avvicinamento alla lettura. Iniziativa realizzata nell’ambito del progetto “Una Biblioteca sociale del territorio” per la promozione della lettura e conoscenza diffusione del patrimonio della biblioteca rivolta in particolare ai “più giovani”. sabato 20 giugno 2026 alle ore 11,30 “…Favole, Filastrocche e Fantasticherie…” … Leggi tutto "…Favole, Filastrocche e Fantasticherie… Laboratorio sabato 20 giugno 2026"
June 17, 2026
Casale Podere Rosa
PdS UE per soggiornanti di lungo periodo: diniego illegittimo, non considerati i redditi dei figli conviventi
Il TAR per il Veneto annulla il rigetto della Questura di Verona che aveva negato il diritto al pds UE slp a due genitori che avevano fatto valere come requisito reddituale gli introiti dei figli conviventi. La Questura aveva rigettato la richiesta sostenendo che i redditi devono essere personali, dando una lettura rigida e distorta della norma. Il Tar invece, anche in forza della sentenza CGUE 3 ottobre 2019 in causa C‐302/18, ribadisce che “In primo luogo, sul piano eurounitario, l’art. 5, par. 1, lett. a), della direttiva 2003/109/CE richiede la disponibilità di “risorse stabili, regolari e sufficienti”, senza introdurre alcuna limitazione quanto alla loro provenienza. La Corte di Giustizia ha chiarito che tale nozione costituisce una nozione autonoma del diritto dell’Unione, che non può essere interpretata restrittivamente dagli Stati membri, e che comprende anche le risorse messe a disposizione da terzi, inclusi i familiari, purché idonee a garantire il sostentamento del soggetto richiedente in modo stabile e continuativo (CGUE 3 ottobre 2019 in causa C‐302/18). Ne deriva che non è consentito all’Amministrazione introdurre, in via interpretativa, un requisito ulteriore – quale quello della necessaria titolarità di un reddito personale – non previsto dalla normativa europea e contrario alla ratio della direttiva, che è quella di verificare la concreta autosufficienza economica del soggetto richiedente e non la provenienza formale delle risorse. Né può giungersi a diversa conclusione alla luce della direttiva 2011/51/UE, che ha modificato la direttiva 2003/109/CE limitatamente all’estensione del relativo ambito soggettivo ai beneficiari di protezione internazionale, senza incidere sul contenuto dell’art. 5, par. 1, lett. a), relativo al requisito delle risorse economiche, il quale continua pertanto a dover essere interpretato nei termini chiariti dalla Corte di Giustizia. In secondo luogo, anche nel diritto interno, la nozione di “disponibilità di un reddito” di cui all’art. 9 del d.lgs. n. 286/1998 dev’essere letta in coerenza con il diritto dell’Unione e, quindi, riferita alla complessiva situazione economica del nucleo familiare convivente. La giurisprudenza amministrativa ha infatti chiarito che, ai fini della verifica del requisito reddituale, occorre considerare tutte le fonti di reddito lecite e disponibili, senza limitarsi a quelle direttamente intestate al soggetto richiedente (in tal senso, T.A.R. Puglia, Bari, Sez. III, 26 gennaio 2026, n. 94, ove si afferma che il requisito reddituale deve essere valutato «nel suo complesso», includendo tutte le risorse economiche disponibili, anche di diversa natura, purché idonee a garantire il sostentamento”. T.A.R. per il Veneto, sentenza n. 892 del 22 aprile 2026 Si ringrazia l’Avv. Giovanni Barbariol per la segnalazione e il commento.
Perché ci armiamo
Perché ci armiamo Ma cos’è in realtà questa tanto decantata “guerriglia”?Da queste parti è diventata uno spauracchio per i media di regime, per gli incitatori di destra, ma anche per…
June 17, 2026
La Nemesi
PROCESSO STRAGE DI PIAZZA DELLA LOGGIA. NUOVA UDIENZA, NUOVE TESTIMONIANZE DEI NEOFASCISTI, POCHE NOVITÀ
Nuova udienza martedì 16 giugno del processo per la Strage fascista, di Stato e della Nato di piazza Loggia, il 28 maggio 1974. Una lunga sfilza di “non ricordo” e di richiami da parte del presidente Spanò ha caratterizzato l’intervento di Carlo Arli, già maggiore dei carabinieri e braccio destro del capitano depistatore Delfino. A testimoniare anche il neofascista Angelino Papa, del giro di Ermanno Buzzi, spinto all’epoca ad autoaccusarsi dai carabinieri per sviare le indagini rispetto alle responsabilità degli ordinovisti veronesi, legati a doppio filo a carabinieri e Nato. “Questa udienza alla fine non ha portato ganche di utile alla valutazione del processo, se non fosse questa dichiarazione di Angiolino Papa relativa alla presenza effettiva di una Dyane azzurrina vicino all’Ariston che lui ricordava, perché questo automobile Dyane azzurrina che lui non è riuscito a collocare con precisione, ma che però ricordava, secondo la ricostruzione fatta nel processo si è accertato appartenesse a Elio Massagrande”, fa sapere l’avvocato di parte civile Federico Sinicato ai microfoni di Radio Onda d’Urto “Siccome Elio Massagrande la utilizzava personalmente, ma l’aveva anche prestata più volte ad altri esponenti veronesi, il fatto che questa Dyane azzurrina potesse essere parcheggiata vicino alla pizzeria Ariston dei genitori della Giacomazzi, per esempio, è un dato che conferma in parte la dichiarazione della Giacomazzi al riguardo e dà la possibilità di ricostruire possibili viaggi a Brescia di esponenti veronesi nei giorni antecedenti alla Strage“. L’intervista a Federico Sinicato, avvocato di parte civile al processo sulla Strage.
June 17, 2026
Radio Onda d`Urto
CARCERE: SOTTO SEQUESTRO METÀ DELLE SEZIONI DI SOLLICCIANO, ANTIGONE NE AVEVA CHIESTO LA CHIUSURA OLTRE UN ANNO FA
Più della metà delle sezioni del carcere di Sollicciano sono state messe sotto sequestro e quasi 250 detenuti che subivano le pessime condizioni igienico sanitarie sono stati trasferiti. Un provvedimento che non ha precedenti nella storia d’Italia. Nel carcere sono rinchiuse quasi 600 persone, mentre i posti disponibili ufficiali sarebbero 361. “Il Ministero continua da sempre a conteggiare posti che in realtà non sono usati e non sono utilizzabili in quanto hanno bisogno di manutenzioni che non vengono effettuate”, denuncia Susanna Marietti, presidente dell’associazione che si occupa di diritti dei detenuti e delle detenute Antigone Onlus, ai microfoni di Radio Onda d’Urto.  La stessa Antigone, sul suo sito che mette a disposizione schede sugli istituti di reclusione italiane, racconta come “le condizioni di degrado del carcere hanno superato qualsiasi misura“. “Sono presenti infiltrazioni d’acqua praticamente in tutte le sezioni, anche in quelle recentemente ristrutturate. Nei periodi piovosi le pareti si riempiono muffa e umidità e nei corridoi si incontrano numerosi secchi per raccogliere l’acqua. A ciò si aggiungono difficoltà nel portare l’acqua calda e il riscaldamento in tutto l’istituto. Nelle celle con i letti a castello alle persone che dormono in alto gocciola l’acqua dal soffitto”. “Si tratta di condizioni di vita ben note da tempo”, continua Marietti.”Nel marzo 2025 Antigone insieme a Magistratura Democratica, fece una visita all’Istituto e all’uscita disse al dipartimento dell’amministrazione penitenziaria questo carcere va immediatamente chiuso. Naturalmente l’amministrazione ha ignorato qualsiasi cosa e sono dovuti intervenire i giudici” Ascolta l’intervista completa di Susanna Marietti ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica
June 17, 2026
Radio Onda d`Urto
Gaza, biologia dell’assedio, tra topi, liquami e malattie
Di Lavinia Marchetti. Servirono cinque uomini per stanare e uccidere il roditore entrato nella tenda di Malek Shinbary, ad Al-Mawasi, mentre la figlia di cinque anni lo guardava impietrita. «Era grosso come un coniglio», racconta lo scrittore palestinese sfollato sulla costa meridionale. «Questi grossi roditori si nutrono dei corpi sotto le macerie e si sono moltiplicati. Entrano nella tenda e rosicchiano i vestiti».[1] Sami Abuomar, da Gaza, scrive le stesse parole, gli animali che si infilano tra i teli e il cibo da gettare, i ratti che le acque reflue delle fosse scavate a mano per assenza di fognatura richiamano.[2] Le varie testimonianze ci mostrano con chiarezza che la fauna commensale dell’uomo ha trovato cibo senza limite. Il ratto delle chiaviche (l’esemplare nella foto), Rattus norvegicus, raggiunge la maturità sessuale in pochi mesi, e una femmina porta a termine sei o sette figliate l’anno, da sei a dodici piccoli per volta, e arriva a una sessantina di nati in dodici mesi.[3] La popolazione segue la disponibilità di cibo con una prontezza che pochi mammiferi possiedono. Quando il nutrimento abbonda e i predatori scarseggiano, la crescita si avvicina all’andamento esponenziale. Sotto le macerie di Gaza giacciono, secondo le stime delle Nazioni unite, più di diecimila corpi mai recuperati,[4] e sopra le macerie si accumulano i rifiuti non raccolti insieme ai liquami. Il roditore grosso come un coniglio descritto dagli sfollati è un Rattus ben pasciuto, oppure il mustelide che la stessa carogna richiama. La causa non lascia margini di dubbio. In condizioni ordinarie un corpo torna alla terra nel volgere di una stagione. I batteri e gli insetti necrofagi lo riducono, e l’azoto rientra nel suolo a chiudere il ciclo.[5] Sotto il cemento crollato il processo si arresta e resta scoperto. Israele continua a vietare l’ingresso dei mezzi pesanti, e in tutta la Striscia opera un solo escavatore adatto allo scopo.[6] Le Nazioni unite contano oltre sessanta milioni di tonnellate di macerie e una rimozione che richiederebbe ventun anni.[7] A otto mesi dalla tregua molte famiglie non hanno ancora potuto dare sepoltura ai loro morti.[8] Il divieto delle attrezzature è la causa che Abuomar nomina per prima, prima ancora dei roditori. La decomposizione negata diventa la mensa di una specie. I roditori restano la parte visibile. Uno studio sul campo condotto tra marzo e maggio 2025 da Zuhair Dardona e Samia Boussaa, uscito su Public Health Challenges, documenta nei campi l’avanzata degli insetti.[9] Le mosche fanno da vettori meccanici al poliovirus e al virus dell’epatite, e con loro viaggia la dissenteria. Le pulci, soprattutto Ctenocephalides felis arrivata con gli animali che gli sfollati hanno salvato dalla guerra, trasmettono il tifo murino da Rickettsia typhi e, in teoria, la peste da Yersinia pestis. Le zanzare colonizzano gli stagni di liquame tra le tende e tolgono il sonno, mentre i pappataci endemici del Levante minacciano il ritorno della leishmaniosi cutanea.[10] A maggio l’OCHA ha riferito che l’ottanta per cento delle stazioni di pompaggio fognario ha smesso di funzionare, e che quarantamila metri cubi di reflui non trattati raggiungono il mare tutti i giorni.[11] I rifiuti, la spazzatura lasciata sotto il sole si sono trasformati in terreno di coltura. Le discariche più grandi restano dietro le linee israeliane, e l’OCHA chiede da mesi di poterle raggiungere, insieme all’ingresso di camion e compattatori.[12] Nei campi i cumuli di immondizia sorgono accanto alle tende, e una sola femmina di mosca vi depone centinaia di uova che in pochi giorni diventano larve e poi adulti, in una progressione che l’estate accelererà.[13] Un portavoce dell’Unicef parla di condizione ideale per la moltiplicazione dei roditori, prodotta dalle macerie sparse dovunque e dalla mancanza di spazio dove spostarle.[14] La causa torna sempre alla medesima porta chiusa. L’epidemiologia conosce bene questa convergenza. Un milione e novecentomila sfollati vivono stipati fino a ottantottomila persone per miglio quadrato nelle cosiddette zone sicure come Al-Mawasi.[15] L’acqua pulita scarseggia e la rete fognaria ha smesso di esistere, mentre la denutrizione abbassa le difese immunitarie di una popolazione che ha perduto metà degli ospedali e gran parte delle vaccinazioni. La trasmissione oro-fecale trova la via aperta. Il poliovirus di derivazione vaccinale è riapparso nelle acque reflue di Khan Younis e Deir al-Balah, e nell’agosto 2024 ha paralizzato un bambino, chiudendo venticinque anni di Gaza libera dalla polio.[16] L’epatite A conta decine di migliaia di casi e la diarrea acuta centinaia di migliaia. Scabbia e pidocchi segnano altre decine di migliaia di persone,[17] e i morsi dei topi, riferisce l’Unicef dopo aver visto dieci bambini morsi in un mese, si infettano in fretta per assenza di acqua e di sapone.[18] La storia offre un precedente vicino nel tempo. Tra il 1943 e il 1945, nella Napoli devastata dalla guerra, l’ultima grande epidemia europea di tifo esantematico corse tra i pidocchi del corpo, nelle cantine affollate di sfollati, finché la disinfestazione di massa la spense.[19] Il microrganismo era antico, mentre la condizione che lo liberò era nuova e umana. L’epidemia non nasce solo dal germe. Viene dalle condizioni che lo liberano, e quelle condizioni hanno un autore preciso. Gaza ripete la lezione su scala più larga, con più strumenti disponibili per impedirla e meno volontà di adoperarli. Voglio ricordare che l’assedio dura dal 2007,[20] e da venti mesi la distruzione delle reti idriche e fognarie procede insieme al divieto delle pompe e dei pezzi di ricambio che potrebbero ripararle. Israele tiene il sessanta per cento del territorio e continua a colpire, con novecentosessanta morti dall’inizio della tregua, più di centoventi dei quali bambini.[21] Più del novanta per cento degli edifici residenziali è danneggiato o raso al suolo.[22] Il roditore diventa il segno visibile di un collasso sanitario prodotto deliberatamente con ogni tipo di divieti. Le centosettanta tonnellate di pesticida annunciate dall’organismo militare che regola gli ingressi valgono poco contro due milioni di persone immerse nei reflui.[23] Un’infestazione di questa portata, ovviamente, non si combatte con la trappola e con il veleno quando la causa è l’assenza di acqua e di scarico. Il solo controllo praticabile passa dal ripristino della rete idrica e fognaria e dalla rimozione dei morti da sotto le macerie. Tutto il resto allevia per qualche settimana, ma lascia intatto il focolaio. Intanto i bambini di Al-Mawasi e di Jabalia dormono accanto ai portatori del contagio, e un padre, a Jabalia, racconta che i ratti sono diventati i loro figli notturni.[24] Lo dice ridendo, per sopravvivere. La frase misura quanto è stato permesso. [1]Heba Saleh, “They have been feeding on bodies under the rubble: Rodents are latest scourge to hit Gaza”, The Irish Times (Financial Times), 10 giugno 2026. https://www.irishtimes.com/…/they-have-been-feeding-on…/ [2]Sami Abuomar, post pubblico su Facebook, giugno 2026. [3]“Rattus norvegicus”, Animal Diversity Web, University of Michigan Museum of Zoology (maturità sessuale, figliate e prole annua). https://animaldiversity.org/accounts/Rattus_norvegicus/ [4]“Lack of machinery leaves thousands of Gaza’s dead still buried under rubble”, The National, 8 maggio 2026. https://www.thenationalnews.com/…/lack-of-machinery…/ [5]“Human cadaver decomposition islands and forensic taphonomy: gravesoil enrichment patterns”, Forensic Sciences Research, 2025 (arricchimento di azoto del suolo nella decomposizione). https://academic.oup.com/fsr/article/10/4/owaf027/8286801 [6]The National, 8 maggio 2026 (cit., nota 4): un solo escavatore operativo, divieto dei mezzi pesanti. [7]Stime delle Nazioni unite sui detriti e sui tempi di rimozione; cfr. “Gaza buried under millions of tonnes of rubble”, Al Jazeera, gennaio 2026. https://www.aljazeera.com/…/gaza-buried-under-millions… [8]“Gaza families still unable to bury dead six months into ceasefire”, Al Jazeera, 10 aprile 2026. https://www.aljazeera.com/…/gaza-families-still-unable… [9]Z. Dardona, S. Boussaa, “Insect and Mice Infestations in Gaza Displacement Camps: A Field-Based Study on Vector-Borne Diseases Amid the 2023–2025 Gaza War”, Public Health Challenges, 2025. https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pmc/articles/PMC12455683/ [10]Organizzazione mondiale della sanità, “Leishmaniasis” (scheda informativa): la leishmaniosi cutanea è endemica nel Mediterraneo orientale. https://www.who.int/news…/fact-sheets/detail/leishmaniasis [11]OCHA, dati di maggio 2026 su stazioni di pompaggio e reflui non trattati; cfr. nota 1 e OCHA, Humanitarian Situation Update, Gaza Strip. https://www.ochaopt.org/…/humanitarian-situation-update… [12]The Irish Times (Financial Times), 10 giugno 2026 (cit., nota 1): discariche dietro le linee israeliane, richiesta OCHA di accesso e di mezzi. [13]Cfr. nota 9; D. Goulson et al., “Fly populations associated with landfill and composting sites”, Bulletin of Entomological Research, 1999 (fecondità dei ditteri e proliferazione presso i rifiuti). [14]The Irish Times (Financial Times), 10 giugno 2026 (cit., nota 1): dichiarazioni del portavoce Unicef Salim Oweis. [15]Z. Dardona, S. Boussaa, Public Health Challenges, 2025 (cit., nota 9): densità fino a 88.000 persone per miglio quadrato ad Al-Mawasi, 1,9 milioni di sfollati. [16]WHO EMRO, “Polio, conflict and health implications in Gaza”, Eastern Mediterranean Health Journal 31(2), 2025; cfr. “Evidence of polio found in Gaza sewage samples”, The Times of Israel. https://www.emro.who.int/…/polio-conflict-and-health… [17]Dati WHO e UNRWA su epatite A, malattie diarroiche e infezioni cutanee; cfr. “Polio vaccinations arrive in Gaza, but the sanitation crisis remains”, NBC News. https://www.nbcnews.com/…/polio-vaccinations-gaza… [18]The Irish Times (Financial Times), 10 giugno 2026 (cit., nota 1): dieci bambini con morsi di roditore visitati dall’Unicef in un mese. [19]Cfr. nota 9; sul tifo da pulci e i focolai bellici, G. M. Anstead, “History, Rats, Fleas, and Opossums”, Tropical Medicine and Infectious Disease, 2020. [20]Human Rights Watch, World Report 2025: Israel and Palestine (blocco di Gaza dal 2007). https://www.hrw.org/…/country…/israel-and-palestine [21]The Irish Times (Financial Times), 10 giugno 2026 (cit., nota 1): controllo israeliano sul 60 per cento del territorio, 960 morti dall’inizio della tregua. [22]Z. Dardona, S. Boussaa, Public Health Challenges, 2025 (cit., nota 9): oltre il 90 per cento degli edifici residenziali colpiti, oltre 51.000 morti ad aprile 2025 (dati OCHA e Ministero della sanità di Gaza). [23]The Irish Times (Financial Times), 10 giugno 2026 (cit., nota 1): dichiarazione di Cogat sulle 170 tonnellate di pesticida. [24]The Irish Times (Financial Times), 10 giugno 2026 (cit., nota 1): testimonianza di Omran Abu Warda, Jabalia.
June 17, 2026
InfoPal
Il protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran
di Mouin Rabbani,  Mouin Rabbani Substack, 16 giugno 2026.   L’accordo apre la strada a un accordo che difficilmente verrà raggiunto e che potrebbe anche rivelarsi superfluo. Sebbene i dettagli relativi al protocollo d’intesa tra Stati Uniti e Iran debbano ancora essere confermati, e nonostante il documento non sia affatto un trattato di pace, esso risolve un dilemma fondamentale per Washington. L’accordo di cessate il fuoco dell’8 aprile tra i due paesi ha favorito gli interessi iraniani e arabi più di quelli degli Stati Uniti o di Israele. Per l’Iran, il cessate il fuoco ha significato la fine dei bombardamenti e degli attacchi missilistici statunitensi e israeliani sul paese senza che Teheran dovesse rinunciare alla sua carta vincente, ovvero il controllo dello Stretto di Hormuz stabilito in risposta alla guerra scatenata contro di esso il 28 febbraio. Per gli Stati arabi, ha significato la fine degli attacchi missilistici e con droni iraniani sul loro territorio. Tuttavia, non includeva disposizioni che consentissero loro di riprendere le esportazioni energetiche fondamentali. Per Israele, la fine delle operazioni militari contro l’Iran è stata a dir poco un disastro. Ciò suggeriva che la guerra sarebbe probabilmente terminata senza che nessuno dei suoi obiettivi fosse stato raggiunto e che qualsiasi futuro scontro con l’Iran avrebbe dovuto essere condotto da Israele da solo, senza la piena potenza delle forze armate statunitensi a guidarlo. Dal punto di vista di Washington, il cessate il fuoco creava spazio per negoziati su una cessazione più formale delle ostilità, ma poco altro. Non eliminava le perturbazioni all’economia globale, per le quali si ritenevano responsabili gli Stati Uniti piuttosto che l’Iran. E lo shock dei prezzi derivante dalla guerra si stava inesorabilmente trasformando in un ben più grave shock dell’offerta. In assenza sia di una vittoria militare degli Stati Uniti sia di un accordo formale con l’Iran, le prospettive di un ritorno alla normalità erano praticamente nulle. I premi assicurativi per il trasporto marittimo, ad esempio, non stavano tornando a livelli economicamente sostenibili. Sebbene sia vero che le perturbazioni del commercio globale causate dalla guerra abbiano danneggiato gli alleati e i rivali degli Stati Uniti più degli Stati Uniti stessi, questi ultimi non erano affatto immuni dai danni, e ciò non si limitava ai significativi aumenti dei prezzi del carburante, che hanno avuto anche molteplici effetti secondari. Con l’avvicinarsi delle elezioni di medio termine, ciò è diventato motivo di crescente preoccupazione. Più precisamente, le turbolenze economiche globali hanno avuto un impatto solo limitato sull’Iran, che gli Stati Uniti hanno trascorso quasi mezzo secolo a isolare dall’economia globale. In parole povere, il cessate il fuoco rappresentava per Washington una realtà insostenibile che gli lasciava solo due scelte. La prima era la ripresa delle ostilità militari su vasta scala per raggiungere almeno alcuni dei suoi obiettivi bellici iniziali, o come minimo riaprire con la forza lo Stretto di Ormuz. Ciò avrebbe richiesto ingenti risorse da parte degli Stati Uniti, molte delle quali non possiedono o non erano disposti a impegnare. Altrettanto importante, il successo era ben lungi dall’essere assicurato. L’alternativa era un accordo formale con l’Iran che, al confronto, avrebbe fatto sembrare l’accordo del 2015 concluso dall’amministrazione Obama una capitolazione iraniana. Se nel 2015 il potere contrattuale nei negoziati risiedeva principalmente a Washington, nel 2026 era decisamente a Teheran. E se l’accordo di Obama garantiva il ripristino immediato delle sanzioni contro l’Iran, questa volta la leva per tale ripristino sarebbe stata nelle mani di Teheran sotto forma dello Stretto di Hormuz. Di fronte a questa scelta amara, Washington ha tentato di creare una terza opzione: indebolire l’Iran attraverso il blocco e il logoramento e garantire un accordo i cui termini fossero almeno pari a quelli del JCPOA Joint Comprehensive Plan of Action (Piano d’Azione Congiunto Globale). Inizialmente l’approccio sembrava funzionare, o almeno così credevano gli Stati Uniti. Rendendosi conto del proprio indebolimento, l’Iran ha contrattaccato. Ha ripreso gli attacchi contro diversi Stati arabi del Golfo Persico, ha colpito Israele dopo che l’IDF aveva bombardando la periferia di Beirut il 6 giugno, ha intensificato i propri attacchi estendendoli alla Giordania in risposta a ulteriori bombardamenti statunitensi e ha preso nuovamente di mira la navigazione commerciale nel Golfo. In sostanza, l’Iran ha lanciato una sfida agli americani: raggiungere un accordo il prima possibile, oppure accettare un rapido ritorno a una guerra su vasta scala. L’approccio di Teheran ha dato i suoi frutti e gli americani hanno ceduto per primi. Sebbene molti dettagli sui negoziati che hanno portato al Memorandum d’intesa debbano ancora essere rivelati, sembra che né la questione nucleare né lo Stretto di Ormuz fossero gli ostacoli principali. Piuttosto, le questioni chiave che richiedevano una risoluzione reciprocamente soddisfacente erano la guerra di Israele contro il Libano e l’accesso dell’Iran ai propri beni congelati. Poiché gli iraniani sono giunti a considerare gli Stati Uniti come negoziatori del tutto disonesti, inaffidabili e poco attendibili; poiché Teheran è convinta che gli Stati Uniti siano stati spinti in questa guerra da Israele; e al fine di proteggere il proprio alleato regionale più importante, Hezbollah, l’Iran ha preteso dagli Stati Uniti la garanzia che questi ultimi ponessero fine alle operazioni militari condotte dal proprio alleato israeliano contro il Libano. Un rifiuto o l’incapacità degli Stati Uniti di farlo sarebbero interpretati dall’Iran come un segnale che Washington è incapace o non disposto a onorare i propri impegni, rendendo qualsiasi accordo con gli USA privo di valore e qualsiasi ulteriore diplomazia una perdita di tempo. La questione dei beni iraniani e delle sanzioni statunitensi contro l’Iran era più facile da risolvere, poiché riguarda decisioni degli Stati Uniti relative alla propria politica. Richiedono solo che Trump si rimangi le sue parole, ma sembrano essere state gestite in modo tale che l’uomo forte degli Stati Uniti possa affermare di stare banchettando con carne di pavone, anche se acquistata con molti miliardi destinati a Teheran. La questione del Libano, tuttavia, non può essere risolta con la tipica abilità di Trump nel raccontare frottole. Egli deve stabilire un controllo rigoroso sulle azioni del suo alleato israeliano, sia nelle parole che nei fatti. Il bombardamento, non inaspettato, dei sobborghi meridionali di Beirut da parte di Israele, proprio mentre l’accordo tra Stati Uniti e Iran appariva inevitabile, è stato ampiamente percepito come uno sforzo disperato da parte dello stato sionista per sabotare l’accordo prima che potesse essere concluso. Si tratta di una spiegazione del tutto plausibile. Un’altra possibilità è che Israele abbia agito con il pieno sostegno di Washington, in un ultimo tentativo da parte degli Stati Uniti di separare l’Iran dal Libano e privare così Teheran di un significativo risultato strategico. Comunque sia, la mossa è fallita. Poiché l’Iran ha chiarito che si stava preparando a sferrare una risposta ancora più dura di quella data quando Israele aveva bombardato la periferia di Beirut all’inizio di giugno, e che non si sarebbe lasciato frenare dalle potenziali ripercussioni sui negoziati con Washington, Trump ha ceduto ancora una volta. Washington ha offerto a Teheran ulteriori concessioni affinché si astenesse dall’imminente lancio di missili contro Israele, salvando così l’accordo. Gli Stati Uniti e l’Iran sembrano aver convenuto che le operazioni militari israeliane in corso in Libano, anche se limitate alla regione a sud del fiume Litani, unite alla continua distruzione sistematica delle infrastrutture civili libanesi da parte di Israele, saranno sicuramente oggetto di una risposta persistente da parte di Hezbollah e costituiscono quindi una ricetta per un’escalation che mette tutto a repentaglio. Sebbene non confermate, alcune notizie suggeriscono che Washington e Teheran abbiano concordato che Israele, nelle prossime settimane, sarà costretto a ritirarsi nelle posizioni che occupava ai sensi dell’accordo di cessate il fuoco del novembre 2024 e che questa volta dovrà inoltre rispettare il cessate il fuoco. Si è trattato di un boccone amaro da mandare giù per gli Stati Uniti, non da ultimo perché infligge un duro colpo al governo libanese, che Washington ha cercato di rafforzare e che a sua volta ha cercato di trarre vantaggio dall’aggressione israeliana per indebolire Hezbollah. Inoltre, rende praticamente irrilevanti i negoziati israelo-libanesi patrocinati dagli Stati Uniti. Il protocollo d’intesa ora concordato tra gli Stati Uniti e Israele prevede un periodo di sessanta giorni affinché le parti risolvano le loro divergenze su una serie di altre questioni. Con la parziale eccezione del dossier nucleare, queste escludono espressamente ogni singolo obiettivo che gli Stati Uniti e Israele hanno invocato per dare il via alla loro guerra. La prospettiva che i negoziati risolvano le questioni che saranno discusse, entro il termine specificato dal protocollo, è inesistente. Ma in realtà non ha importanza. Con un accordo formale ormai in vigore, la priorità di Washington di ripristinare la stabilità economica globale è stata raggiunta. Alla fine dei sessanta giorni le parti concorderanno semplicemente di prorogare ulteriormente i colloqui, e poi ancora. Finché nessuna delle due parti rinuncerà al quadro di riferimento e gli Stati Uniti non useranno ancora una volta la diplomazia come copertura per un’aggressione militare, i rischi di un nuovo scontro passeranno gradualmente in secondo piano. Tutte le discussioni su ciò che Israele pensa dell’accordo e su quanto fortemente vi si opponga possono invece essere tranquillamente ignorate. Le decisioni saranno prese dagli Stati Uniti, non da Israele. Finché Washington chiarirà di essere disposto e in grado di imporre la propria volontà a Israele, e di applicare conseguenze in caso di disobbedienza alle sue istruzioni, lo stato sionista farà come gli viene detto e non sarà in grado di minacciare l’accordo. Il rischio non è che Israele riesca a sfidare con successo il proprio sponsor statunitense, ma piuttosto che gli Stati Uniti glielo consentano o gli diano modo di farlo. Tale rischio è, bisogna ammetterlo, molto reale, soprattutto vista la capacità di attenzione sempre più breve di Trump e la sua tendenza a perdere interesse non appena le questioni si complicano. L’influenza esercitata su Washington dalle forze congiunte dei sostenitori della linea «Israel First» e dei falchi della guerra contro l’Iran è ovviamente molto reale. Ma è importante riconoscere che sono gli Stati Uniti, piuttosto che Israele, a detenere il potere decisionale finale in questa equazione, e che quindi si assumono la piena responsabilità delle azioni di Israele. Il problema non è mai stato quello di un’insufficiente influenza degli Stati Uniti su Israele, ma piuttosto della codardia della classe politica statunitense quando si tratta di esercitare tale influenza, e della convinzione delle élite statunitensi che l’aggressione israeliana serva gli interessi degli Stati Uniti. La Palestina, e in particolare il genocidio di Gaza, non sembra essere stata un punto di contesa nei negoziati tra Stati Uniti e Iran. Sembra che la leadership iraniana abbia concluso che non sarebbe stata in grado di ottenere impegni specifici da parte degli Stati Uniti su questa questione, e sosterrà che essa sia compresa nella clausola che chiede la fine delle ostilità militari in tutta la regione. Questo non è un approccio che funzionerà. Israele sosterrà che tutto ciò che non è esplicitamente menzionato nell’accordo non ne fa parte, ed è presumibilmente per questo che gli iraniani hanno insistito su riferimenti specifici al Libano. A questo proposito, l’Iran potrebbe anche essersi sentito meno impegnato a sostenere Hamas rispetto a Hezbollah, poiché Hamas non ha fatto alcuno sforzo per coordinare i propri attacchi dell’ottobre 2023 con Teheran né ha informato il suo ex alleato prima di lanciarli. Proprio come Obama ha concesso a Israele 38 miliardi di dollari in aiuti militari per compensarlo di un accordo con l’Iran che serviva interessi vitali israeliani, così l’amministrazione Trump probabilmente compenserà il proprio alleato israeliano per aver posto fine a una guerra combattuta per conto di Israele, concedendogli carta bianca in Palestina. È proprio questa la politica statunitense-israeliana che ha portato agli eventi dell’ottobre 2023 e al genocidio di Gaza. https://mail.google.com/mail/u/0/?tab=rm&ogbl#inbox/WhctKLcFBnTbdRCgCJKfVjqTNMpKjnRLkDhNPlScFHnmGJwVXdMhDFzVTPSkpsxjqBjsDDV Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
June 17, 2026
Assopace Palestina
MIGRANTI: IN ITALIA ED EUROPA NUOVE LEGGI SU RIMPATRI E INNALZAMENTO DELLE FRONTIERE
Via libera definitivo alle nuove norme sull’innalzamento delle frontiere, con l’ok alla deportazione dei migranti irregolari nell’Ue. Secondo il regolamento, approvato mercoledì 17 giugno con i voti del Ppe assieme alle forze di destra, una decisione di rimpatrio comporterà l’obbligo di lasciare immediatamente, o entro un termine stabilito, il territorio dello Stato membro interessato, ma i migranti potranno anche essere incarcerati nei lager europei fino a due anni. Possibile anche il trasferimento verso Cpr nel territorio di un paese terzo (esclusi i minori non accompagnati). L’intervista a Gianfranco Schiavone, presidente di ICS, consorzio italiano di solidarietà. Ascolta o scarica. Via libero definitivo della Camera anche al decreto sui cosiddetti “rimpatri volontari assistiti”. La norma approvata martedì 16 giugno ha di fatto corretto il testo proposto dal centrodestra e già approvato in prima lettura dal Senato. Il testo originale  prevedeva un contributo di 615 euro per gli avvocati (attraverso il Consiglio nazionale forense) per l’assistenza alle pratiche di rimpatrio e il rientro effettivo. Il Dl sicurezza-bis o Dl rimpatri è quindi il correttivo del precedente decreto legge, su cui il Quirinale aveva sollevato dubbi circa la costituzionalità dei suoi contenuti. Il testo approvato prevede il compenso in favore del rappresentante, munito di mandato, che abbia fornito assistenza al cittadino di origine nella presentazione della richiesta di partecipazione a un programma di rimpatrio volontario assistito, a conclusione del procedimento e una serie di altri correttivi atti ad attenuare i contorni anticostituzionali, tuttavia l’impianto della norma resta lo stesso. Abbiamo chiesto cosa cambia con le modifiche approvate a Federica Resta, avvocata, ricercatrice in diritto penale e coautrice, tra gli altri, dei libri Abolire il carcere (Chiarelettere, 2015) e Non sono razzista, ma. La xenofobia degli italiani e gli imprenditori politici della paura Ascolta o scarica
June 17, 2026
Radio Onda d`Urto
A Mestre flash mob per la liberazione dellə volontariə del Global Sumud Land Convoy e collegamento con Francesca Albanese
Venerdì 19 giugno 2026 alle 20:00 Davanti all’entrata del Centro Culturale Candiani (Piazzale Luigi Candiani), Mestre (Venezia) Anticiperemo la proiezione in collegamento con Francesca Albanese con un flash mob per la liberazione dellə volontariə del Global Sumud Land Convoy, rapitə in Libia, di tutti i prigionieri politici e per la libertà della Palestina e di tutti i popoli oppressi. Chiediamo: -il rilascio immediato di tutte le attiviste sequestrate -la fine della complicità dei nostri governi nel genocidio in corso e in tutte le politiche imperialiste e coloniali che alimentano guerre e oppressione nel mondo -il rispetto e la messa in pratica del diritto internazionale e della Costituzione, a tutela dei propri cittadini e di tutti i popoli Indosseremo le maschere con i volti delle nostrə compagnə come simbolo di solidarietà. Portate pentole, fischietti, tamburi o qualsiasi oggetto rumoroso: facciamo sentire forte e chiaro il nostro sostegno e la nostra richiesta di liberazione. Interverrà un nostro compagno dal Friuli Venezia Giulia, tornato dalla Libia, che ha partecipato al convoglio di terra e che potrà condividere con noi la sua testimonianza.       Redazione Italia
June 17, 2026
Pressenza
Dalla cattedra alla piazza: ad Ancona la Polizia di Stato festeggia la fine dell’anno scolastico
Il 4 giugno scorso si è tenuta in piazza Pertini ad Ancona la Festa della Legalità di fine anno scolastico organizzata dalla Polizia di Stato in collaborazione con l’Ufficio Scolastico Regionale delle Marche. Più di 150 studenti e studentesse si sono ritrovati per assistere al solito copione con Squadra Cinofili, Nucleo Artificieri, Polizia Stradale e Polizia Scientifica. All’evento erano presenti il Questore, una delegata del Direttore Generale dell’Ufficio Scolastico Regionale e l’Assessora alle Politiche educative, agli Affari generali e legali, ai Servizi informatici e ai Servizi demografici.Insomma, una copiosa presenza istituzionale per promuovere un’idea di legalità di tipo securitario, basata sulla presenza costante delle Forze dell’Ordine, intesa come elemento imprescindibile per il rispetto della legge. Questa visione viene rafforzata dal fatto che la festa in piazza Pertini è soltanto l’epilogo di un anno scolastico in cui la Polizia di Stato ha dato lezioni di legalità a tutta la provincia di Ancona coinvolgendo più di 5000 studenti e studentesse. Come al solito i temi sono stati dei più vari, dal cyberbullismo all’uso consapevole dei social media, dalla violenza di genere all’abuso di alcol e droghe. Tutto racchiuso sotto il cappello della legalità. Noi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sappiamo bene, invece, quanto dietro a bullismo, violenza di genere e abuso di sostanze ci siano ragioni culturali e sociali che vanno ben al di là della dimensione legale, sicuramente importante ma non esaustiva di fronte alla complessità della realtà quotidiana. Per tale ragione ci domandiamo perché un tale percorso di sensibilizzazione non venga affidato alla miriade di enti e associazioni che si battono ogni giorno per contrastare questi fenomeni a partire da un punto di vista che vuole una condivisione della norma perché figlia di un processo condiviso e non perché soggetta alla sanzione. Solo così si può auspicare ad un miglioramento della società civile. Fonte: https://www.centropagina.it/attualita/ancona-festa-legalita-polizia-di-stato-incontra-studenti-piazza-pertini/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente

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