Wazamba Casino im Praxistest
Ich habe Wazamba getestet: Design, Boni und Zahlungsmethoden im Check. Ein ehrlicher Blick auf Stärken und Schwächen für deutsche Spieler ohne deutsche Lizenz. L'articolo Wazamba Casino im Praxistest proviene da CampiAperti.
November 3, 2026
CampiAperti
La verdad incómoda sobre wazamba casino tragamonedas
Análisis honesto de Wazamba: reviso sus tragamonedas, pagos y legalidad en España. Sin filtros, solo datos reales sobre Naale Limited y su oferta de juego. L'articolo La verdad incómoda sobre wazamba casino tragamonedas proviene da CampiAperti.
November 3, 2026
CampiAperti
Newsletter del 03.11.2026 – MercatoBIO. Teatro bimbi. Corbezzoli e lentischi.. Thai Chi. Cineforum. Libri. BioOsteria.
Casale Podere Rosa Biblioteca sociale Passepartout Newsletter del 3.novembre.2026 Il Centro Antiviolenza Donna LISA invita ad un’assemblea territoriale: “in vista del 25 novembre, sentiamo l’urgenza di incontrarci tra singole e gruppi femministi/transfemministi del territorio del III Municipio per confrontarci su come attraversare e significare questa giornata nella fase politica che stiamo vivendo. Una fase segnata … Leggi tutto "Newsletter del 03.11.2026 – MercatoBIO. Teatro bimbi. Corbezzoli e lentischi.. Thai Chi. Cineforum. Libri. BioOsteria."
November 3, 2026
Casale Podere Rosa
Riciclo della plastica: il settore italiano è in crisi
Il settore italiano del recupero delle plastiche provenienti dalle attività economiche attraversa una grave crisi, con costi di gestione in aumento, prezzi dei materiali riciclati in caduta e mercati sempre più ridotti. L’allarme arriva dall’Unione Nazionale Imprese Raccolta, Recupero, Riciclo e Commercio dei maceri e altri materiali, che segnala anche la concorrenza delle plastiche vergini a basso costo e le restrizioni introdotte dal regolamento europeo 2024/1157 sulle esportazioni verso Paesi extra UE, senza adeguati sbocchi alternativi. L’associazione chiede interventi per sostenere la domanda e rendere economicamente sostenibile il recupero di materia. The post Riciclo della plastica: il settore italiano è in crisi appeared first on L'Indipendente.
November 3, 2026
L'INDIPENDENTE
Ingiusta detenzione: dopo 10 anni persona senza dimora ottiene il risarcimento
DOPO DIECI ANNI IN STRADA, RICEVE I 109 MILA EURO CHE LE SPETTAVANO. IL RISARCIMENTO ERA STATO RICONOSCIUTO NEL 2016 DALLA CORTE D’APPELLO DI VENEZIA, MA UN ERRORE NEL NOME LO AVEVA BLOCCATO. LO HANNO SBLOCCATO I VOLONTARI DI AVVOCATO DI STRADA TREVISO: Bologna, 30 ottobre 2026 – Quasi un anno e mezzo di carcere da innocente. Poi un risarcimento riconosciuto dallo Stato e mai pagato, per un errore nell’indicazione del nome. In mezzo, dieci anni vissuti in strada, senza documenti, senza lavoro e senza mezzi per ricominciare. Oggi quella somma, 109.000 euro per ingiusta detenzione, è finalmente arrivata a chi ne aveva diritto, grazie al lavoro dei volontari di Avvocato di strada Treviso. LA VICENDA – L’uomo aveva trascorso quasi un anno e mezzo in carcere prima di essere scarcerato. Nel 2016 la Corte d’appello di Venezia gli aveva riconosciuto un risarcimento di 109.000 euro per ingiusta detenzione. Quella somma, però, non gli è mai stata erogata: nel provvedimento di liquidazione il suo nome era indicato in modo errato. Un cavillo burocratico che, per dieci anni, ha bloccato tutto: senza documenti, senza la possibilità di lavorare e senza risorse, l’uomo è rimasto in strada, sostenuto solo dalle associazioni di volontariato del territorio. Quando si è rivolto allo sportello di Avvocato di strada Treviso, i volontari hanno ricostruito la vicenda, individuato l’errore e presentato un’istanza di correzione. Il provvedimento è stato rettificato e il risarcimento è stato finalmente pagato. «Quando abbiamo letto le carte non riuscivamo a crederci», racconta l’avvocata Isabella Arena, coordinatrice di Avvocato di strada Treviso, che ha seguito il caso. «Il diritto era stato riconosciuto da un giudice dieci anni fa. Mancava solo che il nome fosse scritto correttamente. Per un errore materiale, che si poteva correggere con un’istanza, una persona ha perso dieci anni della sua vita». «Non è stato un lavoro difficile dal punto di vista giuridico – prosegue Arena – È stato difficile accorgersene. Chi vive in strada spesso non ha copia dei propri atti, non sa a chi chiedere, non ha nessuno che segua la sua pratica. Basta un intoppo e tutto si ferma. Il nostro compito è stato semplicemente rimettere in moto un diritto che era già suo». «Ci dispiace profondamente che abbia dovuto aspettare così a lungo – conclude l’avvocata – Ma oggi siamo felici. Questa somma, non gli restituisce il tempo perduto, ma gli dà finalmente la possibilità di riprendere in mano la propria vita: una casa, i documenti, un lavoro.» IL COMMENTO DELL’ASSOCIAZIONE NAZIONALE Quelli del carcere e della strada sono mondi comunicanti. Lo ricorda Antonio Mumolo, presidente dell’Associazione Avvocato di strada: “Chi esce dal carcere senza una rete familiare, senza un lavoro e senza una casa ad attenderlo rischia di finire in strada nel giro di pochi giorni. E dalla strada è molto più difficile uscire che entrare”. “La vicenda di Treviso ci ha toccato molto – aggiunge Mumolo – Un lungo periodo passato in carcere incide in modo devastante sulla vita di una persona. Anche solo pochi mesi di carcere bastano a perdere il lavoro, la casa, spesso anche gli affetti. Quando esci non hai più niente da cui ripartire, e ti porti addosso un sospetto che non si cancella con una sentenza. Poi c’è la salute, fisica e psicologica: il carcere segna chiunque, figurarsi chi sa di non doverci stare». “Quello che colpisce della vicenda è quanto poco sarebbe bastato per non far vivere dieci anni in strada una persona. D’altra parte tante delle vicende di cui ci occupiamo ogni giorno sono così: quello che per una persona comune può essere un piccolo ostacolo per chi vive in strada diventa una montagna da scalare: non possiamo far altro che chiedere a tutte le istituzioni maggiore attenzione e maggiore rispetto. Da parte nostra – conclude Mumolo – continueremo a batterci come sempre per i diritti degli ultimi”. Maddalena Brunasti
November 3, 2026
Pressenza
Sulla spinta di Trump l’ONU abbandona i saharawi alla repressione marocchina
A 35 anni dalla sua nascita, la missione di pace delle Nazioni Unite nel Sahara Occidentale, meglio nota come MINURSO, è arrivata al capolinea. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU non ha infatti trovato l’intesa necessaria a prorogare il mandato della missione, che dal 1991 rappresentava un deterrente alla repressione marocchina del popolo nativo dei saharawi, tutelando il loro diritto all’autodeterminazione. Da Rabat esultano, inquadrando la fine della MINURSO come «un passo in avanti verso la chiusura definitiva della questione del Sahara marocchino alle Nazioni Unite». Il “merito” va agli Stati Uniti di Donald Trump, che prima hanno proposto di riformare la missione, snaturandola, e poi hanno votato contro il suo mantenimento nella forma attuale. Sono ufficialmente iniziate domenica scorsa le operazioni di ritiro della MINURSO, poche ore dopo la scadenza del suo mandato. Gradualmente personale e mezzi impiegati dai vari Paesi partecipanti, tra cui l’Italia, lasceranno il Sahara Occidentale, dove la missione operava dal 1991. A seguito del periodo coloniale spagnolo, il Sahara Occidentale è diventato un territorio conteso tra il Marocco e il Fronte Polisario, il movimento politico e militare dei saharawi. Gli osservatori militari e il personale civile delle Nazioni Unite vennero innanzitutto mandati nel Nord Africa con il compito di monitorare il cessate il fuoco tra le parti. L’obiettivo a lungo termine era quello di promuovere l’organizzazione di un referendum attraverso il quale i saharawi avrebbero dovuto scegliere tra l’indipendenza e l’annessione al Regno del Marocco. Il referendum non si è mai svolto, con il Fronte Polisario che ha denunciato blocchi e sabotaggi provenienti da Rabat. Dal 2019 la missione MINURSO veniva rinnovata annualmente verso la fine di ottobre. Nei giorni scorsi i lavori in seno al Consiglio di Sicurezza dell’ONU si sono tuttavia conclusi senza un’intesa. Gli Stati Uniti avevano presentato una risoluzione per riformare il mandato della missione, eliminando l’obiettivo del referendum. Ciò avrebbe segnato la svolta definitiva dell’ONU a sostegno dell’autonomia locale sotto sovranità marocchina, ipotesi che Rabat sponsorizza dal 2007, trovando un sostenitore proprio in Donald Trump. Alla fine del suo primo mandato presidenziale, gli Stati Uniti hanno riconosciuto la sovranità marocchina sul territorio conteso, ottenendo in cambio l’adesione del Paese africano agli Accordi di Abramo con Israele. I saharawi sono stati così utilizzati come pedine di scambio, nonostante la repressione denunciata da organizzazioni umanitarie, attivisti locali ed esponenti politici, anche del Parlamento europeo. Lo scorso anno il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha adottato la risoluzione n. 2797, individuando l’autonomia del Sahara Occidentale sotto sovranità marocchina come la soluzione più praticabile per un processo di pace duraturo. Le parti sono state comunque chiamate a discutere senza precondizioni, con l’obiettivo di valutare anche altre strade diplomatiche. La riforma della MINURSO avanzata da Washington avrebbe invece messo con le spalle al muro il Fronte Polisario, restringendo la base negoziale. La Russia si è opposta facendo ricorso al veto, per la soddisfazione di Sidi Omar, rappresentante del Fronte Polisario all’ONU. Mosca ha presentato a sua volta una risoluzione che rinnovava il mandato della missione ONU nella forma vigente. A questo punto è stato Washington a opporsi. E i lavori sono così tramontati. Del mancato rinnovo della missione MINURSO esultano a Rabat. «Un capitolo durato 35 anni è ormai giunto al termine. Radicata in un contesto anacronistico e obsoleto, questa missione è da tempo uno strumento per internazionalizzare la controversia regionale riguardante il legittimo recupero delle province sahariane da parte del Regno del Marocco», ha dichiarato il re Mohammed VI. Attualmente Rabat controlla circa l’80% del Sahara Occidentale, costringendo il popolo nativo nella porzione orientale, quella più inospitale. The post Sulla spinta di Trump l’ONU abbandona i saharawi alla repressione marocchina appeared first on L'Indipendente.
November 3, 2026
L'INDIPENDENTE
Galleria Borghese, la lettera delle associazioni al Ministro della Cultura
Villa Borghese 2026-05-25 (foto AMBM) Le Associazioni Ranuccio Bianchi Bandinelli, Carteinregola-ODV, Italia Nostra Roma, Amici dei Musei di Roma, Gruppo dei Romanisti, Amici di Villa Borghese, il 31 ottobre hanno inviato una lettera al Ministro della Cultura Alessandro Giuli, ai vertici del Ministero e per conoscenza al Direttore Generale della Galleria Borghese Francesca Cappelletti, in merito al procedimento avviato di un Concorso Internazionale per Ampliamento della Galleria Borghese e al ruolo della Società Proger, per il quale da tepo Carteinregola ha lanciato l’allarme (vedi l’articolo del 12 maggio 2026 Sembra una fake, ma non lo è: vogliono costruire un edificio accanto alla Galleria Borghese e gli altri in calce). Pubblichiamo il testo della lettera, entre è in preparazione la cronologia delle tappe e una disamina del bando. Esposto in merito al procedimento avviato di un Concorso Internazionale per Ampliamento della Galleria Borghese e al ruolo della Società Proger Le sottoscritte associazioni, impegnate per la tutela del patrimonio culturale, nei limiti delle rispettive competenze, sottopongono all’attenzione delle SSLL formale esposto concernente gli aspetti di metodo e di merito sulla situazione che da alcuni mesi riguarda la Galleria Borghese e la Villa Borghese con il concorso di idee per un progetto di ampliamento per la realizzazione di una nuova struttura museale all’interno del perimetro storico della Villa stessa. Si ripercorre per praticità la vicenda che inizia con Avviso del 17 novembre 2025, da parte della Direzione della Galleria, relativo alla ricezione di offerta di sponsorizzazione tecnica ai sensi dell’art. 134 del D.Leg.vo n. 36 del 2023 e dell’art. 120 del D.Leg.vo n. 42del 2004 e smi e circolare del Ministero della Cultura n. 28 del 17 giugno 2016, da primaria società dell’UE specializzata in progettazione e gestione di commesse pubbliche e private,avente ad oggetto “la fornitura del progetto di fattibilità tecnico economica di un nuovo edificio da realizzare in uno spazio contermine all’immobile che ospita la Galleria e che consenta di accogliere simultaneamente un maggior numero di visitatori senza pregiudicare la sicurezza dei percorsi e, al contempo, di aumentare l’offerta espositiva, delle aree di servizio, delle aree tecniche, didattiche e di una sala conferenze, considerando un nuovo volume che possa rendere la Galleria un luogo più accogliente, fruibile e sicuro.”. L’ammontare complessivo dei costi che lo Sponsor tecnico si offre di sostenere è stato dallo stesso quantificato nella somma di euro 875.750,19 euro. I benefit richiesti dallo Sponsor tecnico e accordati, senza indicazione di limiti temporali, sono: (a) predisposizione di una mostra all’interno del Museo con l’esposizione dei progetti meglio graduati nel concorso accompagnata dalla storyline dello sponsor e dell’indicazione dellostesso quale sponsor dell’iniziativa; (b) la possibilità per lo Sponsor tecnico di poter utilizzare – quale elemento esperienziale e nell’ambito della comunicazione istituzionale – l’attività di project management svolta per realizzare l’oggetto della sponsorizzazione, accreditata da una attestazione da parte del Museo; (c) la possibilità di poter essere indicato quale sponsor tecnico del progetto nella cartellonistica e nella comunicazione istituzionale e promozionale che accompagnerà la futura realizzazione dell’ampliamento. (All.1). In data 7 gennaio 2026 (con determina n. 1) la Direzione della Galleria dispone l’accettazione della proposta di sponsorizzazione tecnica pervenuta dalla Società. Proger S.p.A. (Avviso Aggiudicazione Sponsorizzazione, All.2). Pur nel citato rispetto di quanto previsto dalla normativa sulle sponsorizzazioni, di tale procedimento iniziato nel novembre 2025 si è potuto avere notizia solo successivamente, ossia nel momento dell’uscita della notizia sulla cronaca della stampa romana (La. Repubblica 8 maggio 2026). Desta quindi stupore la dichiarazione della direzione della Galleria Borghese nel testo di presentazione della conferenza stampa del 18 maggio 2026: “Galleria Borghese continuerà a condividere pubblicamente gli sviluppi di questo percorso di studio e approfondimento, nel segno della massima trasparenza e del dialogo con le istituzioni, la comunità scientifica, le realtà impegnate nella tutela del patrimonio e la cittadinanza.”, contraddicendo evidentemente la realtà dei fatti non avendo condiviso con nessuno da novembre 2025 a maggio 2026 il progetto. Non risulta infatti alcun atto formale relativo a tale importante iniziativa presso il Comitato Scientifico dell’Istituto, né soprattutto presso il Ministero, che attraverso un proprio rappresentante ha rilasciato alla stampa (conferenza stampa del 18 maggio 2026) una anodina dichiarazione che ogni riflessione sul futuro della Galleria Borghese “dovrà svilupparsi nel quadro di una rigorosa tutela storica, artistica e paesaggistica”. Fuori tempo e irrituale sembra anche la memoria della Giunta Capitolina, approvata nella seduta del 5 maggio 2026 a seguito della comunicazione ufficiale inviata il 25 marzo 2026 da parte della Direzione della Galleria della avvenuta sottoscrizione del contratto con la Società Proger S.p.A. Per quanto riguarda il ruolo del Comune di Roma nella procedura in oggetto, proprietario delle aree esterne alla Galleria, ci si rivolgerà al Comune stesso. Dal 18 maggio 2026 si è dovuto attendere il 14 ottobre 2026, per avere nuove informazioni sul progetto definito “Proposte per nuove soluzioni” nel testo della conferenza stampa organizzata dalla Proger Spa e dalla direzione della Galleria Borghese presso l’Ordine degli architetti di Roma. La lettura del bando di gara reso pubblico il giorno stesso della conferenza stampa presso l’Ordine degli architetti, il 14 ottobre 2026, ha definitivamente chiarito il programma per il quale si indice un ‘Concorso Internazionale di Architettura. Ampliamento Galleria Borghese’. Il documento, molto chiaro anche nei ruoli e nelle procedure, non corrisponde però a quanto scritto nel comunicato della conferenza stampa distribuito durante l’incontro dove si afferma che “l’intervento prevede l’eventuale possibilità di realizzazione di un nuovo volume, o la riprogettazione di strutture esistenti”; segnale di una più che opaca comunicazione che ha confuso lettori, pubblico e interessati, fin dal primo momento di questa vicenda. Pure trattandosi di un Istituto dotato di autonomia e pur riguardando il procedimento un concorso di idee, ciò non esime l’Istituto stesso dagli inderogabili passaggi e confronti con gli organi centrali e gli organi consultivi del Ministero, ai quali esporre i problemi e le esigenze di una struttura museale di tale eccezionalità e con i quali individuare soluzioni possibili ai miglioramenti che la Direzione riterrebbe opportuni. É stata dichiarata (nella conferenza stampa del 14 ottobre 2026) l’esistenza di una lettera del 5 agosto 2026 di autorizzazione alla procedura da parte del Dipartimento Valorizzazione, ma non si è fatto cenno al coinvolgimento del Dipartimento Tutela patrimonio culturale e della Soprintendenza ABAP, interessati in prima istanza per le tutele vigenti su tutta la Villa. La modalità di accogliere la proposta di una Società privata per porre allo studio una soluzione per la realizzazione di un nuovo edificio all’interno della Villa Borghese, ‘contermine’ alla Galleria stessa (come indicato nel documento originario Avviso) o ‘in aree limitrofe al museo tali da garantire una connessione diretta con il complesso esistente’ (come indicato nel Bando), appare viceversa, ad avviso di chi espone, fuori luogo e meno corretta proceduralmente nei confronti di un bene di interesse pubblico. Si nutrono al riguardo forti perplessità in merito al ruolo del privato che non si offre, come si vuole far credere, come mecenate a vantaggio del patrimonio culturale pubblico, ma sembra puntare piuttosto a logiche commerciali e di interferenza privatistica, come è dichiarato nella parte benefit, a discapito della natura puramente pubblica del patrimonio della Galleria e dell’interesse pubblico della Villa, di particolare rilievo, come racconta la sua storia stessa e per i vincoli di tutela esistenti (si cita solo la declaratoria del 17.11.1973 ai sensi della L. 1089/39). In merito all’Ampliamento è superfluo sottolineare che il contesto del Casino Nobile, con il giardino storico e il prezioso ambito paesaggistico in cui è inserito, non sono in alcun modo modificabili. É nota a tutti l’unicità della Galleria Borghese come Museo non comparabile ad alcun altro museo del panorama internazionale, per la sua storia particolare e per il suo inserimento nella Villa Borghese, villa pubblica con vincolo storico e tutela di inedificabilità. Così unico appare l’attuale assetto delle sale espositive, con le opere e gli arredi dell’ordinamento storico, oggetto, in quanto tali, dell’interesse dei visitatori e che devono rimanere intoccabili. Le “esigenze di consentire una più efficace gestione e distribuzione dei flussi di visita contribuendo a ridurre la pressione sui percorsi e sugli spazi del Casino Nobile” – come scritto nel testo della conferenza stampa del 14 ottobre – sono circostanze fittizie e inattuabili che si invocano soltanto per poter giustificare la costruzione di un nuovo edificio che potrebbe servire, non per aumentare il numero dei visitatori nella Galleria Borghese ma, come scritto ora chiaramente nel testo del 14 ottobre 2026, per “l’esposizione al pubblico dei capolavori oggi conservati nei depositi, allestimenti di mostre temporanee di rilevanza internazionale, laboratori per la conservazione e il restauro, aree didattiche, sale conferenze, bookshop, servizi di ristorazione e infrastrutture avanzate digitali”. A questo proposito si deve rilevare che se la nuova struttura dovrà accogliere anche l’esposizione delle opere conservate nei depositi, non certo tutti capolavori, i 2.041.796,81 euro appena impiegati per i lavori di adeguamento per l’accessibilità con i fondi del PNRR, sarebbero stati spesi inutilmente. La Galleria Borghese, dalla sua riapertura nel 1997 dopo 14 anni di importanti restauri, continuerà ad avere tempi di visita contingentati e visitatori consentiti dalle norme in vigore stabilite per una necessaria conservazione delle opere d’arte ivi contenute e degli ambienti ricchi di fragili e delicate decorazioni sulle pareti e sui soffitti. Quindi il numero dei visitatori resterà sempre lo stesso, cadendo così di conseguenza tutte le motivazioni del progetto del nuovo edificio. Nonostante la Galleria Borghese sia un Istituto autonomo, a seguito della riforma introdotta dal DPCM 171/2014 e DM 23 dicembre 2014, con le successive modificazioni e integrazioni, si potrebbero comunque individuare soluzioni per integrare al meglio le offerte culturali, coerenti con un sistema che prima della riforma citata era unificato, senza compromettere un bene tutelato e senza dover coinvolgere il privato. Tali soluzioni potrebbero giovare alla Galleria Borghese evitando inoltre di sfruttare e congestionare la struttura museale soprattutto con le mostre temporanee e rischiare che la stessa conviva con forme dicommercializzazione di interesse privato. Associazioni Ranuccio Bianchi Bandinelli, Carteinregola-ODV, Italia Nostra Roma, Amici dei Musei di Roma, Gruppo dei Romanisti, Amici di Villa Borghese 3 novebre 2026 per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com vedi anche Galleria Borghese: si continua a portare avanti un progetto irricevibile 13 ottobre 2026 Enzo Borsellino: Il progetto di ampliamento della Galleria Borghese: Vexata Quaestio 14 ottobre 2026 Ampliamento Galleria Borghese, la risoluzione del II Municipio che chiede soluzioni che escludano un nuovo volume nella Villa storica 8 luglio 2026
November 3, 2026
carteinregola
[2026-11-08] Fuori Frame - cinema oltre i margini @ Casale Garibaldi autogestito
FUORI FRAME - CINEMA OLTRE I MARGINI Casale Garibaldi autogestito - Via Romolo Balzani, 87, Roma (domenica, 8 novembre 18:00) Domenica 8 novembre alle ore 18:00 torna “𝗙𝗨𝗢𝗥𝗜 𝗙𝗥𝗔𝗠𝗘, 𝗶𝗹 𝗰𝗶𝗻𝗲𝗺𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗶 𝗺𝗮𝗿𝗴𝗶𝗻𝗶” la rassegna cinematografica queer a cura di Centoeuna, con il recupero di “Lesbian Space Princess” e il banchetto libri di Asterisco Edizioni. Non mancate
November 3, 2026
Gancio de Roma
Fuori Frame – 8 novembre 2026
Domenica 8 novembre alle ore 18:00 torna “𝗙𝗨𝗢𝗥𝗜 𝗙𝗥𝗔𝗠𝗘, 𝗶𝗹 𝗰𝗶𝗻𝗲𝗺𝗮 𝗼𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗶 𝗺𝗮𝗿𝗴𝗶𝗻𝗶” la rassegna cinematografica queer a cura di Centoeuna, con il recupero di “Lesbian Space Princess” e il banchetto libri di Asterisco Edizioni. Non mancate L'articolo Fuori Frame – 8 novembre 2026 proviene da Casale Garibaldi.
November 3, 2026
Casale Garibaldi
Cose dell’altro mondo. Un reportage dai Territori occupati http://storieinmovimento.org/2026/11/03/cose-dellaltro-mondo-un-reportage-dai-territori-occupati/?pk_campaign=feed&pk_kwd=cose-dellaltro-mondo-un-reportage-dai-territori-occupati #Blog

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.