A Roma Est continuano a esplodere bombe: sono una ventina in pochi mesi
Il quadrante Est di Roma è ormai da mesi teatro di una raffica di esplosioni che
continuano a colpire esercizi commerciali e palazzi. Si è trattato, finora,
della detonazione di ordigni rudimentali che sono stati fatti scoppiare nei
pressi degli obiettivi, provocando numerosi danni a vetrine, infissi, androni,
marciapiedi e automobili. Gli inquirenti indagano senza sosta su una lunga lista
di episodi – in tutto si contano 18 casi negli ultimi quattro mesi – che hanno
gettato nel caos interi quartieri. Nonostante non abbia trovato ad ora riscontro
l’ipotesi di un’unica regia dietro le bombe, l’idea degli investigatori è che a
infiammare la situazione sia stato un caotico riassetto degli equilibri di
potere criminale sulla Capitale, dovuto a una serie di importanti arresti andati
in scena in estate. Una situazione che avrebbe comportato aspri conflitti tra le
diverse fazioni in campo, alla ricerca di nuove occasioni per mettere le mani
sugli affari che contano.
ORDIGNI ED ESPLOSIONI
Da un mese a questa parte sono esplosi almeno otto ordigni nel quadrante
orientale di Roma e nell’area di Ciampino, colpendo attività commerciali e
abitazioni. Tra l’8 e il 9 ottobre in via dei Platani, a Centocelle, un ordigno
è esploso davanti alla concessionaria Gold Car, danneggiando la saracinesca
dell’attività e quattro macchine. Già colpita da un attentato nel novembre 2025,
la concessionaria è gestita da Samuel Calì, figlio di Mirko, considerato vicino
al clan Senese. Il 17 ottobre, poco prima dell’una, una bomba ha divelto la
serranda di un garage privato in via Bisegna, nel quartiere La Rustica. Tre
giorni più tardi, il 20 ottobre, due azioni hanno colpito lo stesso
imprenditore: un incendio ritenuto doloso dai primi accertamenti ha devastato il
piazzale dell’autosalone Stockauto, sulla via Prenestina, distruggendo nove
automobili e un furgone; poco dopo, un ordigno è esploso davanti al cancello
dell’abitazione del titolare, Luciano Incalza, in via Fano Adriano, a
Castelverde.
Poco dopo la mezzanotte del 23 ottobre, una bomba è poi esplosa all’ingresso del
centro scommesse Vincendo, in via della Folgarella, causando il danneggiamento
della porta del locale, dell’accesso di un palazzo vicino, di quattro automobili
e di un motociclo. Altre deflagrazioni si sono verificate a una ventina di
minuti di distanza la notte del 2 novembre. La prima ha colpito il portone di
una palazzina in via di Casal Bruciato, mandando in frantumi anche alcune
finestre; la seconda, avvenuta in via Giacomo Galopini, a Tor Bella Monaca, ha
danneggiato l’ingresso condominiale e le porte di due appartamenti al piano
terra. In ultimo, lo scorso 3 novembre, altri due ordigni scoppiati attorno alle
4 del mattino hanno devastato l’Elegant Monkey di via Massa San Giuliano, a
Castelverde, distruggendo il dehors e parte degli interni. Tutto fa pensare che
non sia finita qui.
LA PRIMA SEQUENZA
La catena di attentati nella Capitale era iniziata in estate, intensificandosi
con forza da fine agosto, a partire dalla bomba esplosa contro l’autonoleggio
Travis Car, all’Alessandrino, gestito da Manuel Sammarco, con precedenti per
spaccio. La notte successiva esplosero altri tre ordigni: uno davanti a una
barberia di via Salemi, un secondo nuovamente contro la Travis Car e un terzo
contro un forno a Torre Maura. Si parla dunque di quattro esplosioni in appena
due notti, tre delle quali concentrate nell’arco di un’ora.
Il 3 ottobre un’altra bomba ha danneggiato la Costantino Rent Cars, alla
Borghesiana, gestita dai fratelli Alessio ed Emanuele Costantino, vittime di un
agguato nel 2021 per il quale sono stati condannati in primo grado Giuseppe
Molisso, vicino al boss Michele Senese, e il sicario Raul Esteban Calderon. Il 4
ottobre un ordigno aveva poi colpito la sala slot Planet Win, all’Alessandrino.
Poche ore dopo era stata danneggiata una vineria a Don Bosco, con due uomini
incappucciati fuggiti a piedi in seguito all’esplosione. Il 6 ottobre, poi, una
bomba era esplosa nel cortile di un condominio a San Basilio, costringendo
all’evacuazione temporanea di cinquanta residenti.
FRAGILI EQUILIBRI
Come avevamo già raccontato in un articolo uscito il mese scorso su
L’Indipendente, l’inchiesta sulle bombe scoppiate a Roma Est è stata affidata
alla Direzione distrettuale antimafia. Tra le piste battute dagli investigatori
c’è quella di un possibile legame con la ristrutturazione degli equilibri
criminali seguita agli arresti di esponenti di spicco della criminalità romana.
Il 9 settembre, nell’ambito dell’inchiesta sull’omicidio di Fabrizio Piscitelli,
detto Diabolik – capo ultrà della Lazio assassinato il 7 agosto 2019 – sono
state eseguite sette misure cautelari. Tra i destinatari figurano Michele
Senese, Leandro Bennato e Alessandro Capriotti, ritenuti dagli inquirenti
presunti mandanti dell’assassinio di “Diabolik”. Quest’ultimo avrebbe pagato con
la vita la crescente autonomia acquisita nel traffico di stupefacenti e il
mancato versamento al clan Senese della quota dei profitti che gli veniva
richiesta.
Mercoledì scorso, incontrando i giornalisti in Questura, il nuovo capo della
Squadra Mobile, Gianfranco Minissale, ha affermato che dietro i 18 episodi non
esisterebbe una regia unica, ma che si sta indagando su potenziali collegamenti
tra alcuni di essi. Minissale ha dichiarato che alcune esplosioni potrebbero
essere legate al controllo delle aree di spaccio, mentre altre potrebbero essere
state originate da dissidi familiari o personali estranei al narcotraffico. «La
riflessione che stiamo facendo è che la bomba stia diventando una modalità per
risolvere qualsiasi tipo di situazione» ha detto alla stampa, aggiungendo che la
Capitale costituisce «un unicum sia dal punto di vista investigativo che sociale
per quanto riguarda le dinamiche che ruotano attorno ai fenomeni criminali».
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