RAMY ELGAML: LA PROCURA CHIEDE IL PROCESSO PER SETTE CARABINIERI
La Procura di Milano ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale con “eccesso colposo nell’adempimento del dovere” per il carabiniere alla guida della volante che, la notte del 24 novembre 2024, urtò lo scooter sul quale viaggiavano Ramy Elgaml, poi deceduto, e l’amico Fares Bouzidi, dopo averlo inseguito per 8 lunghissimi chilometri, fino a viale Ripamonti. I pm hanno chiesto il processo, per concorso il omicidio stradale, anche per Fares Bouzidi – che guidava lo scooter – e per altri sei militari accusati, a vario titolo, di favoreggiamento, depistaggio e falso nel verbale d’arresto dell’amico di Ramy. “Il depistaggio aggrava il quadro – commenta su Radio Onda d’Urto il giornalista Nello Trocchia – perché conferma che ogni qualvolta pezzi di Stato commettono degli illeciti, o delle violazioni, c’è chi non va lì a ricostruire la verità ma a coprire e blindare nel silenzio e nell’omertà quanto accaduto… e questo è gravissimo”. “Perché non succeda più dovremmo cominciare a occuparci di formazione delle forze dell’ordine, e anche di un cambio culturale rispetto all’approccio a vicende come queste”, aggiunge ai nostri microfoni il giornalista che per il Domani si è occupato dei depistaggi dei carabinieri nelle indagini sulla morte di Ramy Elgaml. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Nello Trocchia, giornalista del quotidiano Domani, per il quale segue la vicenda della morte di Ramy Elgaml. Ascolta o scarica.
April 2, 2026
Radio Onda d`Urto
Pierino I-soldi: Romagna mia fatti capanna/5
di Davide Fabbri   CLAMOROSO. L’IMPRENDITORE FALLITO PIERINO ISOLDI SI E’ RIPRESO L’HOTEL MOSAICO A CESENA. Dopo averlo perso per fallimento. Ora ne ha la gestione piena e diretta. L’hotel Mosaico di Cesena risulta oggi nella piena disponibilità gestionale di Pierino Isoldi. E pensare che l’hotel Mosaico faceva parte del gruppo di ben 93 immobili sequestrati dalla magistratura e poi
Desiderare mondi nuovi
È NEI PIANI BASSI DELLA SOCIETÀ E NEI MOVIMENTI DELLE DONNE, NELLE GLOBAL SUMUD FLOTILLA CHE OCCORRE CALARSI PER IMMAGINARE UN PERCORSO DI CAMBIAMENTO SOCIALE, CHE DEV’ESSERE PERÒ, PRIMA DI TUTTO, DESIDERATO. LORENZO GUADAGNUCCI INTERVIENE SULLA DISCUSSIONE COMINCIATA CON GLI ARTICOLI DI LEA MELANDRI, UNA MAGGIORANZA RUMOROSA FINORA INASCOLTATA, E ANDREA SEGRE, NUOVE COMUNITÀ DEMOCRATICHE E ANTIFASCISTE. ALTRI INTERVENTI SONO LEGGIBILI QUI Disegno di Gianluca Costantini -------------------------------------------------------------------------------- La drammatica fase storica che stiamo vivendo può essere descritta come un tradimento, attuato dalle attuali classi dirigenti, della missione storica delle democrazie europee nate dopo la seconda guerra mondiale. È la missione scritta nelle Costituzioni democratiche e progressiste, aperte perfino al socialismo, e in quelle che andrebbero chiamate “istituzioni del pacifismo”: le Nazioni Unite, la Dichiarazione universale del diritti umani, la Corte di giustizia internazionale, la Convenzione contro il genocidio, il diritto internazionale, tutte istituzioni concepite in un’Europa in macerie con il preciso fine di prevenire le guerre e svuotare le menti dal veleno ideologico del Novento: il nazionalismo, origine ultima delle tragedie del secolo. Negli ultimi mesi, con la vorticosa opera di distruzione compiuta attraverso le guerre, il genocidio del popolo palestinese, lo sgretolamento delle regole internazionali, le politiche di riarmo, abbiamo assistito all’accelerazione di un processo in corso ormai da tempo e che vede coinvolte, con diversi gradi di responsabilità ma senza una reale opposizione, tutte o quasi tutte le élite politiche europee, incluse le forze politiche solitamente definite di sinistra o comunque progressiste. Negli stessi mesi, come ha osservato Lea Melandri, nella società civile europea si è manifestata viceversa una fortissima contestazione dello status quo, una forte ribellione alle scelte compiute nei palazzi del potere: la solidarietà con il popolo palestinese, l’invio della Flotilla verso Gaza, le manifestazioni pacifiste e contro l’economia di guerra, da ultimo anche il No intergenerazionale (inclusa una bella fetta di giovani normalmente astensionisti) al referendum meloniano sulla giustizia hanno dimostrato che esiste un fortissimo contrasto – un vero e proprio distacco politico e perfino esistenziale – fra associazioni, movimenti e singoli non rassegnati e non pacificati e gli apparati politici tradizionali, che faticano, anche nelle componenti meno integrate nel “sistema”, a trovare canali di dialogo con “quelli che stanno in basso”. Il tradimento, del resto, crea barriere; la lontananza etica ed esistenziale non favorisce la comunicazione. La lunga storia della dialettica fra partiti e movimenti, insomma, sembra essersi fermata, e non da ora. Melandri, parlando di Non una di meno, fa notare quanto poco i partiti abbiano prestato ascolto a ciò che si muoveva nella società, se non per cooptazioni di piccolo cabotaggio, ma potremmo anche ricordare l’esperienza del movimento per la giustizia globale, a cavallo del millennio, fra Porto Alegre, Genova e oltre, la fase storica nella quale le sinistre europee hanno pensato di poter gonfiare le loro vele col vento del neoliberismo, ciò che le ha condannate all’irrilevanza e alla perdita di senso del loro stesso agire. Si discute oggi se il no al referendum possa essere il preludio al riscatto elettorale del centrosinistra italiano, ma forse dovremmo soprattutto immaginare quali passi compiere per favorire ciò di cui abbiamo più bisogno: un riscatto ideologico, prima ancora che elettorale, di forze politiche rimaste senza idee e prospettive se non “vincere le elezioni”, e invece bisognose di strumenti aggiornati di comprensione del mondo. Oggi è nei movimenti delle donne, nelle Global Sumud Flotilla, nel nuovo ecologismo dei movimenti indigeni, nelle mobilitazioni giovanili per la giustizia climatica, nelle convergenze fra operai in lotta e cittadini anche loro in lotta che si sta forgiando un pensiero all’altezza dei tempi, ed è in questi ambienti che occorre calarsi per immaginare un percorso di cambiamento, che dev’essere però, prima di tutto, desiderato, e non sappiamo quanto gli attuali partiti siano davvero coscienti del tradimento di cui dicevamo e del radicale mutamento di rotta necessario. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE: > Società in movimento -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Desiderare mondi nuovi proviene da Comune-info.
April 2, 2026
Comune-info
Guerra ai giganti tech: l’Iran dichiara “obiettivi legittimi” Google e Apple
Con una nota, i Guardiani della Rivoluzione hanno minacciato esplicitamente 18 aziende americane come bersagli di ritorsioni per omicidi mirati tra i suoi vertici Il Corpo delle guardie della rivoluzione islamica (Irgc) ha reso nota, martedì 31 marzo, l'intenzione di avviare attacchi contro numerose aziende statunitensi in Medio Oriente a partire dal 1 aprile, come forma di ritorsione per l’uccisione di cittadini iraniani nella guerra in corso con Stati Uniti e Israele. Nella lista figurano grandi aziende tecnologiche e industriali statunitensi come Apple, Google, IBM, Intel, Microsoft, Tesla e Boeing, accusate dal corpo militare iraniano di aver agevolato il Pentagono nell'individuazione di target militari. L'Irgc ha inoltre invitato i dipendenti delle società americane all'evacuazione del personale civile presente nella regione. La minaccia, pubblicata il 31 marzo sul canale Telegram, fa parte di una più ampia campagna di minacce contro le infrastrutture commerciali statunitensi, iniziata dopo il primo attacco israelo-statunitense contro Teheran il 28 febbraio. Il 1 marzo droni iraniani hanno colpito due data center di Amazon Web Services e ne hanno danneggiato un terzo che si trova negli Emirati Arabi Uniti: si tratta del primo attacco confermato pubblicamente contro infrastrutture cloud hyperscale di proprietà statunitense. Come conseguenza, siti di banche, piattaforme di pagamento e servizi per i consumatori in tutta la regione sono andati offline. Anche a causa della disattivazione di sistemi di ridondanza, usati proprio per evitare interruzioni. leggi l'articolo
GLOBAL SUMUD FLOTILLA: PRONTI A SALPARE PER GAZA ANCHE SPAZI SOCIALI E REALTÀ IN LOTTA
Continuano le pre-partenze, in direzione Sicilia, degli equipaggi parte della seconda missione della Global Sumud Flotilla. Una missione che riunirà nel Mediterraneo imbarcazioni provenienti da ogni parte del mondo – al momento si contano circa un migliaio di  attiviste e attivisti per un centinaio di imbarcazioni – e a cui si uniranno anche diversi spazi sociali e realtà in lotta contro il genocidio. A bordo di due imbarcazioni dedicate, ci saranno infatti anche Gaza Freestyle, Centri Sociali del Nordest, Municipi Sociali di Bologna, Spazi Sociali Astra e Brancaleone di Roma, che salperanno in maniera congiunta da Bari per raggiungere la Sicilia e, da lì, proseguire con tutte le altre in direzione Gaza. L’obiettivo è rafforzare quel “ponte solidale con la Palestina” creato lo scorso autunno e contribuire, attivamente, a rompere l’assedio illegale di Israele nella Striscia. Parole d’ordine: “continuità tra le lotte sul territorio, mobilitazione sociale e solidarietà internazionale” e la volontà di dare un contributo mediatico concreto: da un lato, raccogliere immagini e voci dalle varie imbarcazioni della Flotilla, dall’altro, realizzare veri e propri collegamenti con la Striscia di Gaza e con attiviste/i li presenti. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Teo di Gaza Freestyle Ascolta o scarica
April 2, 2026
Radio Onda d`Urto
L’IA: il disallineamento di un paese di geni – di Giorgio Griziotti
Mentre si consuma una svolta storica — un'offensiva tecnofascista su scala mondiale che instaura un regime di guerra permanente — l'IA diventa il sistema nervoso centrale di questa volontà di potenza. Si integra con tutte le tecnologie belliche: dalle piattaforme esistenti, compresi i sistemi nucleari di comando e controllo (NC3), ai nuovi sistemi autonomi, [...]
April 2, 2026
Effimera
Furundulla 314 – Dopo di me il diluvio…
…o quantomeno un acquazzone, una pioggerella, un’acquerugiola… di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) Piove Dopo referendum   Lo schiaffo   Settimana di passione   L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa la furundulla precedente 313-dopo-di-me-il-diluvio/
Un segnale di dignità per gli immigrati nel Parlamento turco
Questa mattina, scorrendo i social, mi sono imbattuta in un intervento che mi ha profondamente colpita. Un parlamentare curdo, di origini miste turche e curde, ha parlato in modo chiaro e dignitoso degli immigrati nel Parlamento turco. Per motivi personali, ho sentito un’affinità particolare: anche le mie figlie sono di origini miste, metà turche e metà curde, e sapere che anche sua madre è di origine di Urfa ha reso il messaggio ancora più vicino a me. Durante il suo intervento, il parlamentare ha denunciato la tragedia recente in cui 19 persone sono morte e una trentina sono rimaste ferite mentre cercavano di lasciare la Turchia per raggiungere l’Europa. Ha definito il Mediterraneo “un vero e proprio cimitero” e ha sottolineato che le persone provenienti dall’Iran non dovrebbero essere rimpatriate nel loro Paese, dove rischiano la pena di morte. Questo intervento assume ancora più valore se si considera il contesto politico: negli ultimi anni, la Turchia ha esercitato una forte pressione sull’Europa, chiedendo pagamenti per trattenere gli immigrati sul suo territorio e minacciando, di fatto, di “aprire le porte” verso l’Europa come ricatto politico. In questo clima di strumentalizzazione internazionale, ascoltare finalmente un parlamentare che parla con dignità delle persone in movimento è un segnale importante. È la prima volta che sento un rappresentante del Parlamento turco difendere gli immigrati con questa dignità. Spesso, in Turchia, le forze di destra, sia kemaliste sia ultra-nazionaliste, si oppongono agli immigrati o li trattano come strumenti di propaganda. Questo intervento, invece, dimostra che c’è chi si preoccupa delle persone con rispetto e umanità. Voglio esprimere il mio sincero ringraziamento a Sezai Temelli, parlamentare curdo-turco, per aver portato questo tema così delicato al centro del dibattito pubblico. Un gesto che onora chi, come me, si occupa di immigrazione da anni e che dà speranza che le cose possano davvero cambiare. Nurgül ÇOKGEZİCİ Unione Donne Italiane e Kurde (UDIK)
April 2, 2026
Pressenza
Annullata l’espulsione per art. 8 CEDU: prevale l’interesse all’unità familiare, in assenza di una provata pericolosità sociale
Il caso riguarda un cittadino nigeriano giunto in Italia da minore e vissuto per 17 anni con madre e due fratelli in possesso di permesso di soggiorno e trattenuto presso il CPR di Bari – Palese. Nel 2008, all’età di 17 anni il cittadino nigeriano veniva soccorso in mare con altri connazionali e faceva ingresso sul territorio nazionale dalla frontiera di Lampedusa. A distanza di 17 anni dal suo ingresso Italia, il Prefetto di Roma adottava il decreto di espulsione previo trattenimento, richiamando l’art. 13 c. 2 lett. a) ritenendo erroneamente, che lo straniero al momento del suo ingresso si sottraeva ai controlli di frontiera e che non veniva respinto ai sensi dell’art. 10 del T.U.I. e s.s.m. Il cittadino nigeriano veniva presentato innanzi al giudice della convalida di Bari ed ivi dichiarava alcune circostanze importanti e rilevanti, ossia riferiva di essere entrato in Italia nell’anno 2008, anziché nel 2000, come erroneamente indicato nel provvedimento prefettizio, ma comunque sempre da minore, di aver beneficiato di un permesso di soggiorno di sei mesi in Sicilia e di non averlo potuto rinnovare, manifestando il timore di tornare in Nigeria a causa della sua omosessualità, dichiarando di avere la madre e due fratelli in Italia con regolare permesso di soggiorno. Il decreto di espulsione veniva impugnato per violazione e falsa applicazione dell’art. 13, comma 2 Lett. a del D.Lgs. 286/98. L’unica ragione dell’espulsione espressa dal Prefetto di Roma si rinviene nella violazione dell’art. 13 comma 2 lett. a), ovvero, perché, asseritamente, il cittadino nigeriano sarebbe entrato sul territorio nazionale dalla frontiera di Lampedusa sottraendosi ai controlli di frontiera. Orbene già da una lettura iniziale di detto provvedimento, nel quale si riporta la data di ingresso 06.08.2000, lo stesso apparirebbe immediatamente illegittimo, poiché lo straniero, stando ai dati riportati, sarebbe entrato all’età di 9 anni circostanza che effettivamente e legalmente ne impediva il suo respingimento. Ma quand’anche si dovesse ritenere quanto dichiarato dal ricorrente all’udienza di convalida, lo stesso sarebbe entrato all’età di 17 anni, quindi comunque da minorenne, circostanza che esclude la sua responsabilità personale nelle modalità di ingresso e per le medesime ragioni già evidenziate non sarebbe stato respinto. L’ingresso, avvenuto in seguito a un soccorso in mare, è legittimato da norme internazionali (UNCLOS 1982, Convenzione SOLAS, Carta dei diritti fondamentali dell’UE) e nazionali (art. 1158 Codice della Navigazione, legge n. 130/2002), che impongono l’obbligo di soccorso indipendentemente dallo status giuridico. La giurisprudenza della Cassazione (sentenza 14/11/2023 e ordinanza 5402/2022) conferma che un ingresso seguito da soccorso non costituisce sottrazione ai controlli di frontiera. Il provvedimento è inoltre viziato da carenza di motivazione, poiché mancano elementi concreti sulla presunta elusione dei controlli. Il ricorso ha eccepito anche la violazione dell’art. 19 T.U. Imm. (rischio di persecuzione e trattamenti disumani in Nigeria per la sua omosessualità) e dell’art. 8 CEDU (violazione del diritto alla vita familiare e sociale dopo 17 anni di radicamento). Il Giudice di Pace di Roma ha accolto l’opposizione, dichiarando illegittimo il decreto prefettizio. Nonostante l’amministrazione avesse eccepito la tardività del ricorso e segnalato reati a carico, il giudice ha ritenuto prevalente l’interesse all’unità familiare, in assenza di una provata pericolosità sociale. Giudice di Pace di Roma, sentenza del 27 gennaio 2026 Si ringrazia l’Avv. Uljana Gazidede per la segnalazione e il commento. * Consulta altre decisioni relative all’annullamento del decreto di espulsione
Il declino dei conti pubblici italiani
Ci sono due numeri (recentemente indicati dall’ISTAT) che in modo chiaro mostrano come i conti pubblici italiani stiano peggiorando. Nel 2025 in relazione al Prodotto Interno Lordo (PIL) la pressione fiscale è salita al 43,1% (nel 2024 era al 42,5% e nel 2023 al 41,5%) e il debito pubblico è arrivato al 137,1% (nel 2024 era al 134,7%). In sintesi, c’è stato un aumento sia delle tasse sia del debito delle amministrazioni pubbliche. A conferma che la situazione finanziaria italiana non è positiva è anche il dato del 3,1% del rapporto deficit/PIL nel 2025. I patti dell’Unione Europea prevedono che non venga superato il 3% e di conseguenza per l’Italia resta aperta la procedura di infrazione delle regole europee. Guardando all’anno in corso e al prossimo, le prospettive sembrano ancora peggiori. Le previsioni segnalano un PIL in rallentamento o in calo. Non solo: nel 2026 l’Europa chiuderà il rubinetto del PNRR (oltre 200 miliardi di euro), che dalla pandemia ad oggi ha consentito un segno più davanti al dato del PIL. Il rischio è che senza la spinta del PNRR i prossimi PIL riportino un segno meno, che significherebbe recessione. L’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani (OCPI) dell’Università Cattolica di Milano ha messo a confronto la spesa per interessi sul debito pubblico dei Paesi dell’Euro in relazione al PIL. Il grafico è impietoso: l’Italia in percentuale spende più di tutti gli altri Paesi. Facile comprendere perché il debito pubblico sia aumentato. Ci sono anche molte questioni di dettaglio che hanno contribuito a questo evidente declino. Ad esempio: la recente riforma della Corte dei Conti che ha limitato fortemente le risorse recuperabili del danno erariale per colpa grave, il mancato adeguamento all’inflazione dei tetti degli scaglioni IRPEF che ha aumentato le imposte a quattro milioni tra lavoratori e pensionati, la diminuzione dell’aliquota IRPEF per i ceti più abbienti che di fatto ha incrementato il debito pubblico di quasi 3 miliardi di euro, la flat tax per i lavoratori autonomi fino a 85 mila euro che ha sottratto significative risorse alle entrate, la mancata apertura alla concorrenza per gli stabilimenti balneari che ha favorito i profitti degli operatori privati a scapito dell’interesse pubblico. È appena il caso di ricordare che nel programma di governo presentato al Parlamento nel 2022 è stato indicato l’obiettivo di “ridurre la pressione fiscale su imprese e famiglie attraverso una riforma all’insegna dell’equità”. Mentre a proposito della riduzione del debito è stato scritto che “la strada maestra, l’unica possibile, è la crescita economica, duratura e strutturale”. Entro il prossimo 10 aprile il governo dovrà presentare al Parlamento il Documento di Economia e Finanza (DEF). Sarà interessante verificare quali sono le previsioni per il 2026 e per gli anni a venire. E soprattutto capire dove il governo pensa di trovare le risorse per evitare ulteriori aumenti del deficit/debito pubblico e della pressione fiscale. Dato che al massimo la legislatura durerà ancora per un anno, c’è il rischio che per ragioni elettorali si cerchi di minimizzare i risultati negativi dei conti pubblici, facendo finta che tutto stia andando bene e che in qualche modo i problemi verranno risolti. Nascondere la polvere sotto il tappeto e la testa sotto la sabbia. Sarebbe un comportamento irresponsabile. Rocco Artifoni
April 2, 2026
Pressenza

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