La tregua che non ferma le fabbriche d’armidi Eric Salerno,
La voce di New York, 11 aprile 2026.
Dal Libano all’Iran, i depositi di missili si svuotano e i contratti miliardari
si moltiplicano. Eisenhower lo aveva previsto.
(foto ANSA)
Negoziati, incertezze, scetticismo. Pausa di riflessione, non pace. Si fanno i
conti con il passato e si valuta l’economia del futuro. Le borse giocano sul
petrolio, sul gas ma ancora non hanno preso nemmeno in considerazione le spese
per la ricostruzione. Il Libano ha subito, in questi giorni di “tregua”,
l’assalto feroce dell’IDF: nessuno ha ancora parlato di costi in termini
economici; lo stesso vale per l’Iran, devastata, o per Israele dove i danni
hanno superato di gran lunga le attese di Netanyahu e della sua folle coalizione
di estrema destra.
La pace è alle porte o la tregua, fragile per molti motivi, è solo una pausa
tattica? Molti sono i punti interrogativi ma, in questo quadro a dir poco
desolato, un vincitore c’è: l’industria mondiale degli armamenti. “Stiamo
caricando le navi con le migliori munizioni, le migliori armi mai realizzate –
anche meglio di quelle che abbiamo utilizzato in precedenza”, ha tuonato ieri
Trump. “E se non abbiamo un accordo, le useremo e le useremo in modo molto
efficace”. Una minaccia tattica prima di affrontare un negoziato con una
dirigenza iraniana più radicale di quella decimata.
Già a metà marzo due analisti dell’American Enterprise vedevano con
preoccupazione l’assalto all’Iran. “I missili vengono lanciati. Gli intercettori
vengono esauriti. Le munizioni di precisione colpiscono obiettivi in uno spazio
di battaglia in espansione. E con ogni salva, una realtà scomoda diventa più
chiara: gli Stati Uniti non sembrano in grado di sostenere un conflitto
prolungato e ad alta intensità con un avversario quasi pari.”
Altri analisti, già da un mese guardano oltre. Secondo le cifre disponibili gli
USA avrebbero utilizzato 431 dei loro 2.500 missili Aegis della Marina,
progettati per l’intercettazione di missili balistici e utilizzati anche per la
difesa di Israele. Ingenti quantità delle proprie scorte, peraltro limitate, di
intercettori sono serviti per aiutare gli Stati arabi del Golfo. I depositi si
stanno vuotando, con implicazioni che vanno ben oltre l’immediato teatro di
guerra mediorientale. Analisti e legislatori americani guardano
all’indebolimento del pur ambiguo sostegno di Washington all’Ucraina, e nel
Pacifico a difesa di Taiwan nei confronti della Cina.
L’Iran, invece, avrebbe ancora migliaia di missili balistici e può usarli
recuperando i lanciatori da siti sotterranei, ha sostenuto il Wall Street
Journal, citando l’intelligence statunitense. Lunedì, il Jerusalem Post ha
riferito che il Ministero della Difesa israeliano intendeva accelerare la
produzione di nuovi missili Arrow. Ricostituire le scorte non è questione di
giorni: richiede anni, non settimane. Durante la guerra del giugno 2025, l’Iran
aveva lanciato più di 500 missili balistici contro Israele, riducendo
notevolmente le scorte israeliane e americane già prima dell’attuale conflitto.
Nel suo discorso di addio del 17 gennaio 1961, il presidente Dwight D.
Eisenhower, il generale che aveva sconfitto il nazismo in Europa, avvertì la
popolazione americana del crescente pericolo rappresentato dal “complesso
militare-industriale”. Metteva in guardia nei confronti dell’alleanza tra
l’apparato militare e la vasta industria degli armamenti, che avrebbe
minacciato, sostenne, la democrazia e le libertà. Le guerre che coinvolgono oggi
Vicino Oriente e Europa vanno in questa direzione.
Alcune settimane fa, il presidente serbo Aleksandar Vučić annunciò l’imminente
apertura di un nuovo impianto per la produzione di droni. “Droni seri, i più
seri al mondo” perché già provati sul campo. Il quotidiano di Tel
Aviv Haaretz ha scoperto che sarà di proprietà dell’israeliano Elbit Systems e
del principale produttore statale serbo di armi. Elbit deterrà una quota del 51%
nell’impresa. Negli ultimi due anni l’esportazione di armi serbe a Israele sono
aumentate fino a raggiungere 114 milioni di euro.
A Tel Aviv, in questi giorni, il ministero della difesa ha annunciato che Elbit
ha firmato un contratto per 752 milioni di euro con la Grecia: sempre sistemi
missilistici già testati. Non sappiamo da chi intende fornirsi la Francia che
prevede di aumentare la propria spesa per la difesa di ulteriori 36 miliardi di
euro (39 miliardi di dollari) da qui al 2030, nell’ambito di una legge
aggiornata sulla pianificazione militare che prevede l’ampliamento dell’arsenale
nucleare e il potenziamento delle scorte di missili e droni. E non finisce qui
l’elenco di nuove commesse legate all’industria della morte.
Eric Salerno, giornalista ed esperto di questioni africane e mediorientali, è
stato corrispondente de ‘Il Messaggero’ da Gerusalemme per quasi trent’anni.
https://lavocedinewyork.com/opinioni/2026/04/11/la-tregua-che-non-ferma-le-fabbriche-darmi/
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