[2026-07-30] Da qui non se ne va nessunə! ACCORRETE TUTT3! @ Spin Time Labs
DA QUI NON SE NE VA NESSUNƏ! ACCORRETE TUTT3! Spin Time Labs - Via di S. Croce in Gerusalemme, 55 (giovedì, 30 luglio 17:00) Da ora siamo un presidio permanente. Ore 17 fuori Spin Time Questa notte, intorno alle 22, si è sviluppato un principio d’incendio nel palazzo di Spin Time, a quanto pare circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno. La comunità residente ha reagito con tempestività spegnendo l’incendio: l’edificio è stato evacuato autonomamente e in piena sicurezza nel giro di pochi minuti, consentendo ai Vigili del Fuoco, intervenuti prontamente, di accedere senza ostacoli e svolgere tutte le verifiche necessarie. Al momento non si registrano danni alle persone né all’edificio. Nonostante questo, gli abitanti sono ancora in strada e non è loro consentito rientrare nelle proprie case, se non uno alla volta e scortati dalle forze dell’ordine, esclusivamente per recuperare medicinali e beni di prima necessità. Le porte degli appartamenti sono state forzate e gli alloggi messi sottosopra, nonostante avessimo messo a disposizione tutte le chiavi necessarie, per ragioni di sicurezza che però nessuno ci ha ancora chiarito. A quest'ora non ci è stato ancora comunicato in quale condizione si trovi lo stabile: restiamo in attesa di risposte ufficiali. Apprendiamo da Ansa che i Vigili del Fuoco hanno dichiarato una presunta inagibilità del palazzo della quale non ci sono evidenze. Di fatto, centinaia di persone sono in strada dalla notte scorsa. Molte sono uscite di casa scalze o in pigiama e si stanno alternando sulle brandine messe a disposizione dalla Protezione Civile a partire dalle 6 di stamattina. Nonostante per oggi siano previste temperature da bollino rosso. Ora è il momento di stringersi attorno a Spin Time con la stessa solidarietà che abbiamo conosciuto in passato: dal distacco della corrente nel 2019 all’agorà dello scorso gennaio. Convochiamo quindi un’assemblea pubblica cittadina oggi alle ore 17. Nel frattempo, siamo qui in presidio permanente e abbiamo bisogno subito della solidarietà di tutt3.
July 30, 2026
Gancio de Roma
La scintilla di Tell e la polveriera cisgiordana
Riprendiamo da http://invictapalestina.org questo articolo che aiuta a leggere, inquadrandoli nel loro contesto, i fatti dello scorso 24 luglio nel villaggio cisgiordano di Tell (quegli stessi fatti che TG1 e TG2 sono riusciti a presentare come aggressione a un gruppo di escursionisti!) La scintilla a Tell: come la Resistenza di un villaggio ha sconvolto la strategia israeliana in Cisgiordania di Ramzy Baroud Durante un’incursione militare sulla piccola città di Tell, a Sud-ovest di Nablus, un momento di aperta Resistenza ha infranto l’illusione della totale sottomissione palestinese. Di fronte alle incessanti incursioni militari, alla confisca delle terre e alle vessazioni e violenze dei coloni, gli abitanti del villaggio e gli agricoltori locali si sono rifiutati di arrendersi. Nello scontro che ne è seguito, un singolo palestinese ha disarmato un soldato israeliano e aperto il fuoco contro le forze d’invasione vicino all’avamposto dell’insediamento illegale di Havat Gilad, uccidendo due soldati e ferendone altri tre. Ciò che è accaduto dopo è stata la prevedibile e implacabile furia dell’Occupazione: le forze israeliane e i coloni armati sostenuti dallo Stato hanno lanciato immediatamente una serie di incursioni a Tell e nelle comunità limitrofe, uccidendo quattro palestinesi, incendiando case e trasformando edifici residenziali in centri di interrogatorio da campo. In una rapida campagna di Punizione Collettiva, le Forze di Occupazione Israeliane hanno arrestato oltre 70 palestinesi, di cui più di 40 solo a Tell, estendendo al contempo le incursioni militari a Jenin, Tubas, Tulkarm, Ramallah, Hebron (Al-Khalil), Betlemme e Gerico. Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu e il Ministro della Difesa Israel Katz hanno immediatamente ordinato “un’operazione militare su vasta scala”, mentre la Relatrice Speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese ha condannato inequivocabilmente gli attacchi congiunti dell’esercito e dei coloni definendoli “pogrom contro civili indifesi”, ribadendo la richiesta di un embargo immediato sulle armi e di sanzioni commerciali contro Israele. Tuttavia, per comprendere la scintilla di Tell, è necessario comprendere la pentola a pressione esplosiva in cui si è trasformata la Cisgiordania Occupata. Il calcolo primitivo di Netanyahu  La risposta immediata di Netanyahu all’incidente di Tell non è stata un allontanamento dalla politica, bensì l’attivazione di una vecchia e radicata dottrina: ogni atto di Resistenza palestinese, per quanto localizzato, deve essere strumentalizzato per accelerare il furto di terre palestinesi sponsorizzato dallo Stato. Per decenni, l’apparato di sicurezza israeliano ha utilizzato la Resistenza locale come copertura per raggiungere ambizioni demografiche e territoriali di lunga data. Sotto l’attuale coalizione di estrema destra, questa strategia ha raggiunto livelli di velocità e brutalità senza precedenti. L’entità della distruzione  Dall’ottobre 2023, mentre l’attenzione dei media globali si concentrava principalmente sugli orrori di Gaza, Israele ha sistematicamente esteso la sua offensiva in tutta la Cisgiordania Occupata: Oltre 1.090 palestinesi, tra cui almeno 239 bambini, sono stati uccisi dalle forze israeliane e dai coloni armati sostenuti dallo Stato. Oltre 6.800 palestinesi sono rimasti feriti da proiettili veri, schegge e aggressioni fisiche, con gli attacchi dei coloni che rappresentano la maggior parte dei recenti feriti civili. Più di 10.000 palestinesi sono stati sfollati con la forza a causa della demolizione delle loro case, delle violenze dei coloni e delle severe restrizioni di accesso. Intere comunità beduine e rurali nelle colline a Sud di Hebron e nella valle del Giordano sono state sistematicamente spopolate e ripulite. Oltre 11.000 palestinesi sono stati arrestati durante rastrellamenti notturni militari e posti in detenzione amministrativa arbitraria senza accusa né processo. Sotto la guida del Ministro delle Finanze Bezalel Smotrich, a cui erano stati conferiti poteri ufficiali sugli affari civili in Cisgiordania, il governo israeliano ha dichiarato decine di migliaia di dunam di territorio palestinese “terra demaniale”, segnando la più grande e continua appropriazione di terre dai tempi degli Accordi di Oslo. Contemporaneamente, decine di avamposti di coloni illegali sono stati legalizzati retroattivamente e sono state promosse migliaia di nuove unità abitative negli insediamenti. Scopo strategico dietro la recrudescenza  La campagna sistematica di Israele in Cisgiordania persegue tre distinti obiettivi politici e militari per Netanyahu e il suo governo. Primo, prevenire un secondo fronte:  Israele si è reso conto che se la Cisgiordania si sollevasse in una ribellione organizzata su vasta scala mentre il suo esercito è impegnato in una snervante e interminabile Campagna Genocida a Gaza, contenere entrambe le entità si rivelerebbe praticamente impossibile. Non essendo riuscito a schiacciare la Resistenza palestinese a Gaza nonostante la sua schiacciante forza militare, Israele ha applicato una violenza preventiva e brutale in Cisgiordania per terrorizzare la popolazione e costringerla alla sottomissione totale. Secondo, proteggere Netanyahu attraverso l’influenza dell’estrema destra: Per sopravvivere alle conseguenze politiche interne del 7 ottobre e al fallimento del suo esercito nel raggiungere gli obiettivi di guerra dichiarati, Netanyahu ha avuto bisogno di mantenere intatta la sua coalizione. Ha concesso ai ministri di estrema destra Bezalel Smotrich e Itamar Ben-Gvir assoluta libertà di attuare la loro agenda ideologica: espandere gli insediamenti illegali, annettere l’Area C, armare le milizie dei coloni e invadere ripetutamente e alterare lo status quo nel complesso della Moschea di Al-Aqsa nella Gerusalemme Est Occupata. Terzo, mascherare il fallimento con atteggiamenti offensivi: Nel disperato tentativo di evitare di apparire come un leader impotente intrappolato in una guerra di logoramento su più fronti, Netanyahu ha utilizzato operazioni militari, attacchi con droni e incursioni di mezzi corazzati nei campi profughi della Cisgiordania (da Jenin e Tulkarem a Nablus) per proiettare un’immagine di forza e controllo davanti al suo elettorato interno di destra. Il terrore dei coloni e il fallimento dell’Autorità palestinese  Questa campagna di espansione sponsorizzata dallo Stato è stata agevolata da due fattori principali sul campo. Primo, paramilitarismo incontrollato dei coloni: Armate dal Ministero della Sicurezza Nazionale di Itamar Ben-Gvir, le bande violente di coloni sono state pienamente integrate nelle milizie paramilitari sponsorizzate dallo Stato. I coloni lanciano regolarmente Pogrom organizzati contro i villaggi palestinesi, incendiando case, distruggendo uliveti, rubando bestiame e sparando contro i civili, con la protezione diretta e la partecipazione attiva dell’esercito israeliano. Secondo, la sottomissione e l’inazione dell’Autorità Palestinese:  L’Autorità Palestinese ha completamente abbandonato il suo dovere fondamentale di proteggere il suo popolo. Invece di formulare una strategia di difesa nazionale o di fornire almeno una dirigenza simbolica per resistere all’espropriazione delle terre, le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese hanno continuato a coordinarsi con l’Occupazione. L’Autorità Palestinese ha represso attivamente i combattenti della Resistenza locale, confiscato armi e represso manifestazioni pubbliche, agendo come forza amministrativa subappaltata per gestire la sottomissione palestinese per conto di Israele. Perché l’analisi corrente fallisce  La maggior parte dei media e degli analisti politici inquadrerà inevitabilmente l’attuale recrudescenza in base a ristretti parametri parlamentari. Faranno riferimento alle imminenti elezioni israeliane, sostenendo che Netanyahu sta provocando la violenza unicamente per consolidare il voto dell’estrema destra, accontentare Ben-Gvir e Smotrich e sbaragliare i suoi rivali politici. Gli organismi internazionali per i diritti umani lanceranno i soliti avvertimenti, organizzazioni umanitarie come Medici Senza Frontiere esprimeranno allarme per gli attacchi contro strutture mediche come l’Ospedale Specializzato di Nablus, e blocchi politici come l’Unione Europea lanceranno appelli inefficaci a “tutte le parti per una distensione”. Nel frattempo, il governo degli Stati Uniti continua a fornire miliardi di dollari in armamenti pesanti a Israele, rafforzando un episodio di Complicità storica. Ciò che queste analisi non riescono costantemente a cogliere è la realtà dell’azione palestinese. Trattano i palestinesi come vittime passive in attesa di un intervento internazionale o di cambiamenti politici a Tel Aviv e Washington. Ma l’esplosione di Tell ha dimostrato che lo status quo di accerchiamento totale, umiliazione quotidiana e spossessamento esistenziale è intrinsecamente insostenibile. La ribellione non è iniziata dove si aspettavano gli analisti militari tradizionali: è divampata in una piccola cittadina agricola tra persone che hanno deciso che la Resistenza era l’unica risposta possibile a un lenta e graduale annientamento. La Cisgiordania non rimarrà in silenzio per sempre; si solleverà nel momento e nel luogo scelti dal suo popolo, rendendo inutili le previsioni politiche convenzionali. [Ramzy Baroud è un giornalista e redattore di “The Palestine Chronicle”. È autore di sei libri, tra cui La Nostra Visione per la Liberazione: Leader Palestinesi Coinvolti e Intellettuali Parlano, curato insieme a Ilan Pappé. Il suo ultimo libro è Prima del Diluvio. Ramzy Baroud è un ricercatore senior non di ruolo presso il Centro per l’Islam e gli Affari Globali (CIGA), dell’Università Zaim di Istanbul (IZU).]
August 1, 2026
il Rovescio
[Musica Machina] puntata 211 del 1 agosto 2026
Scaletta dei contenuti: Amptek Alex Marenga in voce – Spazio novità #24 (agosto 2026) Ciuffy Rouge – Loneliness mixtape (agosto 2026) H501L - Extra strange music mixtape #3 (agosto 2026) Dj Elettrodo – Daft Records monography mixtape 27 (agosto 2026)     Puntata 211 trasmessa sabato 1 agosto 2026 su Radio Onda Rossa 87.9 dalle 21 alle 23. Broadcasted on Musica Machina  radioshow,  Radio Onda Rossa 87.9  (Saturday, August 1st, 2026).
August 1, 2026
Radio Onda Rossa
Ambasciate USA ai propri cittadini: “pronti a lasciare il Medio Oriente”
Le ambasciate statunitensi in diverse capitali mediorientali hanno avvertito i propri cittadini di una possibile escalation nel conflitto con l’Iran. «Gli americani presenti nella regione dovrebbero valutare la possibilità di andarsene, o essere pronti a farlo», si legge in un avviso di sicurezza diffuso dalle missioni statunitensi di Amman, Gerusalemme e Baghdad. Secondo il Wall Street Journal, il presidente USA Donald Trump avrebbe autorizzato un nuovo attacco contro l’Iran nel fine settimana. The post Ambasciate USA ai propri cittadini: “pronti a lasciare il Medio Oriente” appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 1, 2026
L'INDIPENDENTE
La Dussmann si lamenta con Contropiano
La società Dussmann, citata in un nostro articolo di qualche giorno fa, contesta la ricostruzione fatta. Naturalmente la riportiamo, ricordando però – come sempre – che la diversità di versioni tra lavoratori e aziende, a proposito di vertenze o procedimenti disciplinari, è semplicemente fisiologica. ***** Gentile Redazione, in relazione all’articolo […] L'articolo La Dussmann si lamenta con Contropiano su Contropiano.
August 1, 2026
Contropiano
Crisi di Ceuta: 22 Paesi europei (Italia inclusa) chiedono un vertice di emergenza
La crisi a Ceuta si sta gradualmente sgonfiando. Quasi tutti i migranti entrati nei giorni scorsi hanno lasciato l’exclave spagnola in territorio marocchino senza registrare incidenti. Italia e Danimarca hanno nel frattempo chiesto alle istituzioni europee la convocazione di una riunione urgente, «per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata». La lettera è stata accolta e sottoscritta da altri 20 Paesi europei, fatta eccezione per Francia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e Spagna. Anche quest’ultima, guidata dal governo Sánchez, si era rivolta all’UE per «stabilire una risposta comune», denunciando al contempo la reazione «egoista, polarizzante e illegale» di alcuni membri, tra cui l’Italia, che ha deciso di sospendere con Madrid il trattato di Schengen. Sono stati così ripristinati i controlli ai voli e alle navi provenienti dalla Spagna, nonostante l’emergenza abbia riguardato il territorio marocchino. «Le immagini arrivate da Ceuta hanno dimostrato ancora una volta quanto sia urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina. Per questo l’Italia ha promosso, insieme alla Danimarca, una lettera sottoscritta da 22 Stati membri dell’Unione europea, che chiede un’azione comune per rafforzare le frontiere esterne, contrastare l’immigrazione irregolare, combattere i trafficanti di esseri umani, rendere più efficaci i rimpatri ed eliminare ogni fattore che possa incentivare nuovi ingressi illegali». Così la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, che ha espresso soddisfazione per l’ampio fronte creatosi a sostegno della richiesta. Dall’UE è intervenuta la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, accogliendo con favore l’idea di una videoconferenza straordinaria: «il controllo delle nostre frontiere europee è importante. Abbiamo un sistema solido, ma deve essere ulteriormente rafforzato. Dobbiamo rimanere vigili in ogni punto di ingresso critico e mantenere stretto coordinamento tra tutte le autorità». L’Irlanda, attualmente alla guida del Consiglio dell’UE, ha convocato la riunione per martedì prossimo, coinvolgendo i ministri della Giustizia e degli Interni. Alla luce dei toni scelti in queste ore, la sensazione è che la crisi di Ceuta — a cui abbiamo dedicato un articolo di approfondimento per identificare i possibili mandanti — possa diventare il pretesto per continuare con la stretta securitaria. A giugno, l’Unione europea ha approvato il nuovo Patto sui migranti, dedicando particolare attenzione all’esternalizzazione delle frontiere, che oggi passa per le intese con diversi Paesi del Mediterraneo, tra cui Turchia, Tunisia e Libia. Nel frattempo, sale a 84 il numero di persone annegate nel tentativo di raggiungere Ceuta. Da Madrid fanno sapere che oltre 48mila migranti — la quasi totalità di quelli entrati a Ceuta — hanno abbandonato l’exclave spagnola. Oltre a schierare l’esercito, il governo Sánchez ha deciso di installare una barriera galleggiante in mare, con l’obiettivo di scoraggiare nuovi ingressi. Nelle scorse ore la Spagna si era rivolto a Bruxelles per chiedere un incontro straordinario, capace di definire una risposta comune di fronte al fenomeno migratorio, ribadendo che «la sicurezza delle frontiere esterne è una responsabilità condivisa da tutti gli Stati membri, e non solo da quelli in prima linea». Sánchez ha poi criticato i Paesi europei che «hanno scelto di attaccare la Spagna e di chiedere l’esclusione temporanea dall’area Schengen. Un simile atteggiamento — dettato da pregiudizi, disinformazione, ignoranza o interessi politici — non solo è contrario al diritto europeo, al diritto umanitario e ai principi di solidarietà che ci uniscono», ma anche «agli interessi a lungo termine dell’Europa e al più elementare buonsenso». The post Crisi di Ceuta: 22 Paesi europei (Italia inclusa) chiedono un vertice di emergenza appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 1, 2026
L'INDIPENDENTE
Comunicato di Stecco sulle condanne contro Palestine Action
Riceviamo da Stecco e diffondiamo: Sulle condanne contro Palestine Action In questi giorni ho avuto notizia delle condanne di quattro compagni/e di Palestine Action in Inghilterra per le loro azioni contro l’azienda d’armi israeliana Elbit Systems UK. La solidarietà e la lotta dello scorso inverno con lo sciopero della fame dentro le prigioni che unì prigionieri/e a livello internazionale, hanno portato a momenti di coesione e conoscenza nella lotta internazionalista contro la guerra genocida a Gaza, contro il colonialismo. Uno slancio che ha accomunato molte anime. Sono passati mesi ed il massacro continua. A Kramatorsk, in Ucraina, in questi giorni i marchingegni tecnologici chiamati droni continuano a terrorizzare le popolazioni, lo stesso accade in Russia. L’Iran e la Turchia continuano con questo nuovo paradigma della guerra moderna ad attaccare la resistenza curda sulle montagne, mentre per la Palestina non ci sono più parole da spendere per descrivere l’evidenza che conosciamo e ripetiamo. Nonostante la vita brutale in cui è costretta a vivere la popolazione essa cerca ancora la vita tra le macerie. Gli obiettivi di Israele ed Occidente li conosciamo. Ad Ankara, con il summit della Nato, in queste ore i bastardi aguzzini fanno affari, e tra un trattato, un contratto ed una stretta di mano, solo una cosa li inquieta, e non è la guerra perché di questa si nutrono. È la variabile della resistenza umana e politica che nonostante i massacri si annida nelle menti, le quali non sono state disarmate del pensiero critico, dove le dosi di pace sociale non hanno potuto mettere radici con i loro spettacoli farlocchi. Compagni/e continuano a cadere nella lotta, gli studi sul nemico della vita libera si susseguono, piccoli e grandi tentativi di attaccare il sistema capitalista anche. Nuovi cuori pulsanti rompono l’inganno imposto da una vita mortifera. La lotta continua, il carcere fa parte di essa e questi cuori pulsanti, come hanno fatto in tribunale i compagni/e di Palestine Action, reagiscono a testa alta. Se la repressione dell’autorità dello stato si fa più asfissiante, se ogni gesto o pensiero rivoluzionario che tende alla liberazione totale viene soffocato, se i padroni ed i politici credono di comandare queste nostre vite, rispondiamo con le parole della resistenza dentro i lager dette da una donna nel campo di sterminio di Bolzenburg e quelle dette in un altro campo a Dachau: “Sabotavamo il lavoro in tutti i modi possibili”, “lavorare lentamente? No, sabotate tutto quello che potete”. Questo dovrebbe essere lo stimolo di sottofondo di ogni lotta contro la guerra, contro lo Stato. Un ultimo pensiero va ai due ragazzi che dopo aver subito il peso della repressione della procura di Torino per la loro partecipazione alla lotta in solidarietà alla Palestina lo scorso autunno, hanno deciso di lasciare questo mondo. Avvenimenti che non possono non lasciare il segno e che ci spingono tutti e tutte a riflettere con ancor più attenzione su quanto sia importante darci forza e affinare strumenti per costruire una tenuta politica e direi anche, in qualche modo, spirituale contro gli attacchi della repressione, con tutto che ritengo queste scelte parte della libertà di ognuno, senza moralismi o giudizi. La mia vicinanza e solidarietà a chi a loro era vicino. Alla guerra dei padroni rispondiamo con la guerra sociale. Un saluto a pugno chiuso a Leona, Samuel, Fatema e Charlotte! Solidarietà a chi è sotto processo in Germania per il caso Ulm5! Lunga resistenza al Prosfygika! Carcere di Sanremo 11/07/2026 Luca Dolce detto Stecco
August 1, 2026
il Rovescio
Poesia per tutte le stagioni – di Juan Sorroche
È uscito l'”opuscolo di versi” Poesia per tutte le stagioni, risonanze dal carcere, di Juan Sorroche. Nonostante sia stato stampato, lo pubblichiamo sul sito in versione completa. Dall’introduzione: L’idea di questo opuscolo di versi nasce tra la primavera e l’estate del 2023 a partire dall’ispirazione di vari progetti in particolare il calendario del 2023 benefit per i prigionieri della cassa delle Alpi Occidentali con le bellissime illustrazioni di Gabra Pan e che adoro e ho utilizzato. Nasce anche da stimoli nel collaborare ai progetti solidali come “Haiku senza Haiku e versi scatenati” o come “Respiro” con relazioni tra fuori-dentro e dentro-fuori e di tanti e diversi impulsi che sono alla radice di questi progetti, e non solo, hanno saputo creare delle risonanze e così amplificando articolazioni di relazioni sia collettive che individuali di creatività espressive, e che arrivano tramite energie ed entrano ed escono dal carcere sotto forma di impulsi costanti e periodici anche con diverse intensità, e che con frequenza arrivano da diversi luoghi.   Qui l’opuscolo: Calendario Juan2
August 1, 2026
il Rovescio
Odissea, una stroncatura
Dovrei iniziare dicendo quanto odio i film di Christopher Nolan in generale, o quanto odio in particolare Odissea di Christopher Nolan ? Sono consapevole della mia avversione per i film di Christopher Nolan al punto di aver cercato sinceramente di sospenderla per poter guardare Odissea. In parte perché le anticipazioni erano talmente piene di elogi, persino da parte di alcuni studiosi di Grecia antica che ne attestavano la grandezza, che ho pensato che forse Nolan avesse finalmente trovato il materiale giusto per lui. In realtà, ho cercato di mettere da parte l’odio per il mio bene: non voglio rischiare un ictus per la rabbia, dopotutto, perché so che tutto ciò che fa Nolan genera cifre folli e vince premi, e tutto ciò che dico su di lui si perde nell’ondata d’amore per il suo maledetto cinema. Ho dovuto reprimere questi pensieri per riuscire a rimanere seduta per tre ore ad assistere alla proiezione della sua ultima opera. Naturalmente, è stato tutto inutile. Come al solito, Nolan ha deciso di adattare l’epopea fondante di Omero – quella storia selvaggia e travagliata del sensazionale viaggio decennale dell’astuto guerriero Ulisse di ritorno dalla guerra di Troia, densa di sesso, violenza, dei e dee, tracotanza e orrore – nella noiosa e deprimente traversata di un uomo qualunque e sfortunato (Matt Damon) che vaga in un paesaggio quasi completamente privo di divinità, e per di più noioso. L’unica divinità rappresentata è Atena, protettrice di Ulisse, interpretata da Zendaya con tutta la scialba normalità di una bella ragazza vestita in modo bizzarro seduta ad aspettare l’autobus. Niente Zeus, niente Poseidone, niente Ade. Solo qualche battuta di Atena su come gli dei si manifestino negli elementi come il fuoco, il sangue, le tempeste. Potrebbe funzionare, se Nolan avesse la capacità di catturare l’inquietante espressività e la potenza atavica di questi elementi. Ma non ce l’ha. Mostrate a Nolan un oceano in tempesta e non riuscirà a riprenderne un’immagine decentemente drammatica, così come non riuscirebbe a volare sulla luna. La regola del cinema di Nolan è il cupo realismo. La cromofobia di Nolan è ormai nota, e il mondo ricco e colorato degli antichi greci è ritratto con desolanti tonalità di blu e marrone. Circa un quarto di Odissea sembra girato sulla piatta, ventosa e sbiancata dal sole spiaggia di Santa Monica, con una pallida Charlize Theron nei panni di Calipso avvolta negli ultimi modelli di abbigliamento da vacanza per donne di una certa età. In realtà, quelle scene sono state girate a White Dune, spiaggia vicino a Dakhla, nel Sahara Occidentale. Forse saprete che questa terra è stata brutalmente colonizzata dal Marocco negli ultimi cinquant’anni e che, di conseguenza, la sovranità del Marocco su di essa non è riconosciuta dalle Nazioni unite né dalla maggior parte degli altri governi. È stata riconosciuta dal governo statunitense solo nel 2020, quando Donald Trump ha deciso di subordinare tale riconoscimento alla «normalizzazione dei rapporti tra il Marocco e Israele». Odissea di Nolan è la prima produzione hollywoodiana ad essere girata lì, una scelta che ha suscitato proteste in una lettera aperta firmata da personalità di spicco dell’industria cinematografica come Javier Bardem e Pedro Almodóvar. «Questa forza occupante sta perpetrando un genocidio culturale contro il popolo saharawi, una pulizia etnica – afferma María Carrión , direttrice esecutiva del Western Sahara International Film Festival . Rimanendo in silenzio per un anno e poi utilizzando quelle scene, Nolan è diventato di fatto complice dell’occupazione marocchina del Sahara Occidentale». LEGGI ANCHE… IMMAGINARIO IL MARTIRE OPPENHEIMER Eileen Jones Prima di addentrarmi negli altri dettagli sconcertanti della visione di Odissea, una domanda: se siete di sinistra, cinefili e fan di Christopher Nolan, come molti dei miei colleghi di Jacobin, perché? Non è che sia un genio del cinema – un Andrei Tarkovsky, per esempio, o Akira Kurosawa, o David Lynch, o Bong Joon Ho – al punto da rendere davvero doloroso avere una cattiva opinione di lui o del suo lavoro. Nolan è un regista mediocre di film commerciali ad alto budget, che si illude di avere grandi idee. Qualunque sia la sua visione politica personale, queste idee si rivelano generalmente in linea con un punto di vista tipico dei conservatori di destra. Se non la pensate così, forse dovreste rivedere The Dark Knight Rises (2012), Interstellar (2014) o Oppenheimer (2023) con la coscienza politica in funzione. Se ancora non riuscite a scorgere il conservatore che si cela nel britannico Christopher Nolan, che si è adattato fin troppo bene al peggio della cultura statunitense e sa come fingere di assumere atteggiamenti woke per poi ricadere quasi sempre nella sua compiacenza reazionaria, vi rimando alle mie recensioni. Per quanto riguarda Odissea, una delle grandi idee di Nolan è che la guerra è un inferno, e Ulisse l’ha sempre pensato. Ecco perché sembra trascinarsi sotto un peso di terrore e senso di colpa prima ancora di partire per combattere. Persino un occasionale studioso e traduttore di greco, come Daniel Mendelsohn , è rimasto un po’ sconcertato da un Ulisse così radicalmente modificato: > «Questo Ulisse tormentato e pieno di sensi di colpa, spogliato di umorismo e > arguzia, seduzione e intelligenza, è un fratello dell’angosciato amnesico di > Memento, di Batman, di Oppenheimer, uomini tormentati da un passato con cui > lottano in modi diversi», ha scritto Mendelsohn, la cui traduzione > dell’Odissea è uscita nel 2025. «Nolan ha semplicemente rifatto l’eroe di > Omero a sua immagine e somiglianza». Non mi importerebbe così tanto dell’accuratezza della rappresentazione – non ho intenzione di unirmi alle schiere online di eruditi classicisti per commentare questo film – se non lo rendesse una pellicola così priva di vita e deprimente. Questo Ulisse ha un solo momento di gioia e di euforia da guerriero, quando scaglia la freccia attraverso la fila di asce. Per il resto, è così privo di slancio, acutezza mentale e carisma che è del tutto prevedibile che i suoi uomini, sempre più ridotti di numero, inizino a ribellarsi. Anzi, sembra incredibile che lo abbiano seguito così a lungo. Vale la pena ripercorrere gli aspetti generali dell’Odissea di Omero , anche solo per cercare di capire, confrontandosi con le strane scelte interpretative di Nolan, cosa diavolo stia pensando di fare. Nolan insiste sul concetto di xenia, ad esempio, l’antico concetto greco di ospitalità e amicizia che riveste un ruolo fondamentale nell’Odissea. Esso impone di accogliere gli stranieri con lo stesso calore con cui si accoglierebbero divinità sotto mentite spoglie, il che potrebbe anche essere vero. Questo è il tema che Nolan utilizza per dare al film una prospettiva attuale. Ovviamente, le attuali politiche sull’immigrazione negli Stati uniti sono tutt’altro che accoglienti, e il razzismo e la xenofobia ottusi e letali dell’amministrazione Trump sono una vergogna nazionale. Nel caso in cui non si colgano le allusioni all’attualità, la scena finale di Nolan mostra Ulisse e la sua devota moglie Penelope (Anne Hathaway) che guardano l’orizzonte e si scambiano parole malinconiche, predicendo che «la civiltà risorgerà» anche dopo la fine dell’Età del Bronzo, annientata dalle violazioni della xenia! Eppure, le persone del futuro commetteranno gli stessi errori, con la progressiva scomparsa dell’alfabetizzazione! Nolan espande il concetto di xenia al punto che inizia a sovrapporsi all’idea che la guerra sia un inferno, cosicché la guerra diventa un’ulteriore violazione della legge di Zeus. E non c’è bisogno di essere uno studioso per rendersi conto che, sicuramente, un antico greco non avrebbe mai potuto pensare una cosa del genere. Persino i ricordi scolastici dell’Iliade e dell’Odissea come letture obbligatorie – ai vecchi tempi, quando le letture impegnative venivano assegnate di routine e nessuno ci trovava niente di strano – oltre ai numerosi riferimenti all’Odissea nella cultura pop, sono carichi di emozioni, e tra queste emozioni c’è la vittoria in sanguinose battaglie grazie a una brillante astuzia. Lo stratagemma del cavallo di Troia di Ulisse ne è l’esempio più famoso. LEGGI ANCHE… IMMAGINARIO FALLA FINITA, QUENTIN Eileen Jones Ma Nolan passa direttamente dalle terribili condizioni all’interno del Cavallo di Troia – che per qualche ragione è mezzo sepolto nella sabbia e tra le onde, con gli uomini di Ulisse nei livelli inferiori che annegano al suo interno, un altro esempio di leadership non proprio astuta – al saccheggio di Troia. In tutto ciò, Ulisse è ancora più triste di quanto non lo sia stato per tutto il film, clinicamente depresso a questo punto, si trascina per Troia con una messa a fuoco sfocata mentre il caos infuria tutt’intorno a lui. Un caos molto attenuato, tra l’altro. Chiunque abbia visto immagini o letto qualcosa sulla peggiore carneficina di guerra potrebbe immaginare immagini più brutali, raccapriccianti e strazianti di queste, ma Nolan si è impegnato in un’estetica contenuta che non deve mai, in nessun caso, diventare troppo eccitante o raccapricciante. Tuttavia in Odissea ci sono un paio di scene riuscite. La sequenza del Ciclope, che è forse quella che tutti conoscono almeno vagamente, inizia in modo eccellente. Bastano degli uomini intrappolati in una grande caverna buia, la luce tremolante del fuoco sulle pareti e quella gigantesca e terrificante creatura con un solo occhio che incombe su di loro. Il design della creatura e l’interpretazione di Bill Irwin sono davvero fantasiosi. Ma anche quella sequenza è rovinata in vari modi, come la scena della fuga montata in modo confusionario, in cui gli uomini escono a metà, poi rientrano in modo confuso, per poi riprovarci in un modo che annulla completamente la suspense. Inoltre c’è quel momento esilarante e al tempo stesso distraente in cui il Ciclope, alias Polifemo, figlio di Poseidone, si sdraia per dormire, incrociando commoventemente le mani sotto la testa come un bambino, quando il silenzio è di fondamentale importanza, e Ulisse annuncia ai suoi uomini a voce alta, quasi sussurrando: «Credo che si sia addormentato!». In realtà, ci sono molti momenti involontariamente divertenti. Ad esempio, Nolan era chiaramente preoccupato che il pubblico non capisse cosa stesse succedendo nella terra dei Lotofagi, a ragione, visto che non c’è alcun indizio che Calipso, che Nolan inserisce in questo episodio sebbene ne occupi uno a parte nel romanzo originale, abbia deliberatamente drogato Ulisse per anni per tenerlo lì. Né che sia drogato in questo momento; ha la stessa espressione stordita e malinconica che sfoggia per gran parte del film. Lei deve finalmente dire a lui e a noi cosa sta succedendo. Nolan fa dire a Calipso severamente a Ulisse: «Smettila di mangiare fiori di loto!». E Ulisse, a metà del suo boccone, miagola con il tono lamentoso di Homer Simpson che sta per essere privato della sua ciambella: «Ma la adoro!». SCUOLA GIACOBINA 18•19•20 Settembre 2026 Firenze Scopri il programma e iscriviti! La sequenza di Circe è efficace dall’inizio alla fine perché Samantha Morton la interpreta con una rabbia meravigliosamente cruda, e perché, improvvisamente, Nolan decide di rappresentare in modo viscerale gli uomini trasformati in maiali per mano di Circe, che con crudeltà modella la loro carne in forme suine. All’improvviso intravediamo l’epopea sensazionale che avrebbe potuto essere. Se non proviamo l’emozione delle avventure iniziali, manca il contrasto toccante con i dolori e le fitte emotive di perdita e desolazione che seguono quando Ulisse torna finalmente a casa, travestito da vecchio mendicante, dopo che la sua amata dimora è stata devastata da pretendenti festaioli accampati lì, che tengono prigioniera la sua famiglia. Un buon esempio dell’effetto deludente del ritorno di Ulisse nell’adattamento di Nolan è la scena, vero anticlimax, del suo breve ricongiungimento con il cane Argo. Dopo un’intensa preparazione per Argo durante tutto il film, Nolan rovina tutto con la sua strana tendenza a noiose inquadrature a media distanza, angolazioni sbagliate e una fredda distanza emotiva. C’è l’anziano Argo, disteso lì, che ha vissuto anni oltre la sua naturale aspettativa di vita solo per incontrare ancora una volta il suo amato umano sulla Terra. C’è Ulisse, incappucciato e travestito, irriconoscibile a tutti gli altri, ma immediatamente riconosciuto dal suo affettuoso cane. Come può non essere la scena più commovente mai girata? A quanto pare Nolan non ha mai incontrato un cane. Quindi non è in grado di rappresentare l’estasi di un cane per un ricongiungimento così tanto desiderato, che si manifesterebbe ovunque sul muso e sul corpo del cane, persino in un cane vecchio e morente. Come avrebbe lottato Argos per alzare la testa, come avrebbe tremato il suo corpo mentre cercava di alzarsi! Niente di tutto ciò accade, e Argos non sembra nemmeno un cane vero, il che fa pensare che questa sia una delle poche sequenze in Cgi in un film pubblicizzato per i suoi effetti speciali pratici. Nolan passa immediatamente alla schiena inerte del cane per mostrarci il tiepido scodinzolio di Argos. Ecco fatto. Questa è tutta la scena. Ma davvero, che senso ha continuare a parlarne? Mentre io sono paralizzata dalla grandiosa noia di Nolan, un pubblico enorme si entusiasma per quanto siano avvincenti i suoi film. Dove io vedo scelte di adattamento sconcertanti, tanti esempi di inettitudine nella regia, un’assoluta incapacità di immedesimarsi e trasmettere emozioni o effetti viscerali, altri lodano il suo genio in ogni cosa. Per me, Nolan è una sorta di Cecil B. DeMille dei nostri tempi. Venerato ai suoi tempi per i suoi grandi spettacoli, sempre popolari e vincitori di Oscar, DeMille è ora generalmente considerato un famigerato esponente della destra e un regista di serie A di Hollywood. E quell’Oscar per il miglior film che vinse nel 1953 per il suo stupido e lugubre film sul circo, Il più grande spettacolo del mondo, è spesso ricordato come uno dei premi più vergognosi mai assegnati dall’Academy of Motion Picture Arts and Sciences. Bisogna però riconoscergli il merito: DeMille era almeno uno showman abbastanza modesto da essere consapevole di trovarsi nel mondo dello spettacolo. Se l’umanità sopravviverà ancora per qualche decennio, è molto probabile che in futuro le persone guarderanno con stupore alla duratura popolarità e agli eccessivi elogi della critica riservati ai numerosi film lunghi, pesanti, estenuanti e, in definitiva, irritanti di Christopher Nolan. *Eileen Jones è critica cinematografica per JacobinMag, dove è uscito questo articolo. Conduce il podcast Filmsuck e ha scritto Filmsuck, Usa. La traduzione è a cura della redazione. DIAMOCI UN TAGLIO La rivoluzione non si fa a parole. Serve la partecipazione collettiva. Anche la tua. Abbonati a Jacobin Italia L'articolo Odissea, una stroncatura proviene da Jacobin Italia.
August 1, 2026
Jacobin Italia
Forlì, lunedì 3 agosto: Presidio al carcere
Riceviamo e diffondiamo: LUNEDÌ 3 AGOSTO DALLE 18:00 ALLE 20:30 PRESIDIO SOTTO IL CARCERE DI FORLÌ (lato via della Rocca) Torniamo sotto le mura del carcere “La rocca” di Forlì: per chi sta dentro e resiste al caldo e alla tortura della reclusione; per noi che stiamo fuori e che ritroviamo ogni volta lo spirito dello stare assieme, in strada, per un’ideale pratico. Ricordando che la lotta per la liberazione dex compagnx arrestatx il 16 giugno non sarà terminata finché anche Pietro, prigioniero a Terni, non sarà nuovamente con noi! CONTRO OGNI MURO, CONTRO OGNI GABBIA! PIETRO LIBERO! TUTTX LIBERX!
August 1, 2026
il Rovescio

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