Appello – Assemblea Nazionale Transfemminista 10/11 ottobre 2026A dieci anni dalla prima marea contri i femminicidio e la violenza patriarcale,
al grido di Non Una di Meno, invitiamo collettive, laboratorie, sportelli,
centri antiviolenza, consultorie autogestite, reti, associazioni, sindacalist3,
attivist3, persone singole a incontrarsi per un’assemblea nazionale
transfemminista a Bologna il 10-11 ottobre.
In dieci anni, il movimento transfemminista, in connessione globale, ha
rappresentato uno spazio politico fondamentale di opposizione alla violenza
patriarcale, come terreno di ricomposizione delle lotte.
Ha elaborato, in un anno di lavoro collettivo, il Piano Femminista contro la
violenza, un manifesto programmatico delle lotte e delle rivendicazioni. Ha
messo in connessione violenza di genere e del genere, precarietà, razzismo e
violenza economica con la pratica dello sciopero. Ha denunciato, con una
risposta di massa contro il Congresso Mondiale delle Famiglie a Verona nel 2019,
l’emergere dell’ “internazionale nera” e il suo progetto reazionario, che vede
uno dei suoi assi nella restaurazione del binarismo di genere in seno alla
famiglia eterosessuale, coniugata con un feroce ed esplicito razzismo. Si è
mobilitato contro la guerra, per la Palestina libera e contro il genocidio.
I movimenti femministi e transfemministi hanno determinato un cambio di
paradigma sul discorso della violenza patriarcale sistemica, ma il contrattacco
anti-transfemminista si è riorganizzato.
Viviamo un momento storico di profondo stravolgimento e di pericolo, segnato da
un salto di scala della violenza patriarcale, coloniale, suprematista, specista
ed ecocida. I corpi delle donne, quelli femminilizzati, trans, queer,
razzializzati, poveri, disabili, vecchi, così come gli ecosistemi e i corpi non
umani, continuano a essere campo di battaglia e terreno di sfruttamento nel
contesto di guerra, riarmo e fascistizzazione.
La violenza patriarcale e l’immigrazione sono tra i temi principali della
campagna elettorale della destra. La data del 25 novembre si riconferma terreno
di contesa, ribadendo tutta la necessità della sua carica politica, simbolica e
mobilitativa contro i tentativi di mistificazione istituzionale.
In questo contesto, il transfemminismo non è solo la lente da utilizzare, ma un
terreno formidabile e strategico di conflitto e di ricomposizione delle lotte.
Lo è stato in questi anni, lo può essere a maggior ragione ora, se ricostruiamo
le condizioni per riorganizzarci insieme su un’ipotesi politica nuova, anche
attraverso momenti di autocritica.
In questi 10 anni di lotta, anche il nostro movimento è stato in costante
trasformazione: le alleanze e la partecipazione si sono continuamente
ridefinite. La composizione delle assemblee territoriali è più volte cambiata.
Sono nati nuovi gruppi e collettivi.
La trasformazione non ci spaventa, è sempre segno di movimento.
Se Non Una di Meno è stato lo spazio politico di elaborazione e organizzazione
che il movimento si è dato a partire dal 2016, oggi questa potenzialità va
rilanciata e rimessa in gioco.
Condividiamo desideri e saperi, tessiamo trame, costruiamo nuovi piani comuni di
riflessione e lotta, in cui le differenze possano trasformarsi in forza
collettiva contro la violenza patriarcale nel regime di guerra e nella
fascistizzazione che avanza.
A partire dalla ricchezza delle molteplici esperienze collettive, che danno voce
a diverse prospettive e lotte, sentiamo l’urgenza del dialogo e della relazione
per costruire un’immaginazione politica condivisa e percorsi concreti, capaci di
nutrire la potenza del movimento femminista e transfemminista.
Rivendicare futuro nella guerra quotidiana ai corpi e ai territori è, quindi, la
sfida che lanciamo: se arretrare non è un’opzione, sentiamo forte il desiderio
di cambiare tutto. Facciamolo insieme, perché solo insieme siamo più forti.
CI VOGLIAMO VIVX, LIBERX ED AUTODETERMINATX!