L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.

Editoriale: La priorità dimenticata: salvare vite umane
In questi anni vi è stato un conflitto istituzionale che ha evidenziato quanto sia dannoso mettere la tutela degli esseri umani al secondo posto. Per Sea Watch e per ILVA i magistrati sono dovuti intervenire. Al referendum costituzionale invitiamo a votare NO per difendere la magistratura.
February 22, 2026
PeaceLink
“Rompere il silenzio”: la nuova Carovana per una Calabria aperta e solidale
Dal 24 al 28 febbraio torna per il secondo anno la Carovana per una Calabria aperta e solidale, un’iniziativa politica e umana che intreccia memoria, denuncia e mobilitazione. Crotone, Cutro, Riace, Caulonia e Reggio Calabria saranno le tappe di un viaggio organizzato da Carovane Migranti e Caravana Abriendo Fronteras 1, che si intreccia con una parte delle iniziative organizzate a Steccato di Cutro e Crotone dalla Rete 26 Febbraio nei giorni del terzo anniversario della strage di Cutro. «Verità e giustizia per le famiglie delle vittime, per i superstiti, dignità ai morti e agli scomparsi delle stragi nel Mediterraneo», è la richiesta trasversale a tutti gli appuntamenti. Le organizzazioni nel loro appello identificano quanto sta avvenendo come «una geografia del terrore, una risposta del Potere alla libertà di movimento delle persone». E ancora: «Non vi è termine più appropriato che quello di “migranticidio” per definire la mattanza alle frontiere dell’Occidente». Il riferimento esplicito è alle politiche europee e alla loro recente evoluzione: «L’Europa che si riarma ha già un esercito comune: Frontex schierato in armi alle frontiere esterne per blindare la Fortezza Europa e moltiplicare i respingimenti». Un impianto che trova applicazione concreta «nel famigerato Patto Europeo sulla Migrazione e l’Asilo», i cui effetti «vediamo nella recente decretazione del Governo». Nel mirino anche il clima politico complessivo: «Sotto attacco feroce i migranti, i richiedenti asilo, le famiglie che tentano di ricongiungersi», mentre «le navi umanitarie» vengono «vessate in ogni modo» e «i solidali criminalizzati preventivamente». Lo scenario attuale viene definito «una guerra di frontiera». Una guerra che, si legge, produce un sistema in cui «i migranti sono meglio se inghiottiti dal mare o dai trafficanti di terra». Da qui la necessità di una risposta collettiva: «La risposta dal basso deve darsi un orizzonte più ampio, condividendo lotte, pratiche e testimonianze dalle rotte». Una azione politica che deve essere internazionale «intrecciando le voci delle madri, dei familiari che da Tunisi o Algeri, dal Marocco o dall’estremo Oriente chiamano le Americhe ed il resto del mondo». La strage di Cutro è stato un momento in cui questa risposta si è data e le giornate successive ne sono state un esempio». Per questo «dovremo occupare gli spazi che le istituzioni lasciano deliberatamente vuoti», costruendo percorsi che «vedano al centro le madri, le famiglie ed i loro bisogni». Durante tutte le tappe saranno presenti i Lenzuoli della Memoria Migrante, le pagine bianche di un libro che vogliono «raccontare e dare un nome alle persone che hanno perso la vita nel Mediterraneo». Un gesto simbolico che accompagna ogni Carovana, «riaffermando con forza la dignità di persona che viene regolarmente negata». IL PROGRAMMA GIORNO PER GIORNO 24 febbraio – Crotone, davanti al tribunale * Alle 14.00 conferenza stampa con familiari, sopravvissuti e associazioni. * Dalle 14.30 alle 17.30 presidio: «per dare voce alle famiglie» anche di fronte al rinvio del processo. 25 febbraio – Crotone * Alle 10.00, al campo di Tufolo, partita di calcio “friendly match”. * Alle 16.30, in Piazza dell’Immacolata, incontro pubblico su «stragi nel Mediterraneo e nelle rotte di terra», con l’obiettivo dichiarato di «dare voce ai diritti dei superstiti, delle famiglie delle vittime e degli scomparsi». * Alle 20.00, al Cinema Teatro Apollo, la proiezione del docufilm “Cutro, 94… and more”. 26 febbraio – Crotone / Steccato di Cutro * Alle 4.00 la veglia commemorativa: un momento che risponde all’appello delle famiglie a «non sentirsi sole nella notte di Steccato di Cutro». * Alle 11.30 conferenza stampa al Municipio di Crotone con «le voci dei familiari di ritorno dall’alba». * Alle 15.00 dibattito su «genocidio, migranticidio, guerra e disinformazione di massa», che mette in relazione le politiche migratorie con i conflitti globali. * Nel pomeriggio, proiezione del docufilm a Cutro e presentazione del libro “Un viaggio verso Cutro” a Crotone. 27 febbraio – Riace / Caulonia * A Riace incontro con Mimmo Lucano. * A Caulonia, alle 17.30, l’iniziativa: «Resistere, esistere. Dal basso, contro la barbarie del migranticidio e del genocidio a Gaza». 28 febbraio – Reggio Calabria * Visita al cimitero di Armo e al Museo diocesano delle migrazioni. * Nel pomeriggio, iniziativa conclusiva: «Mare nMostrum, rompere il silenzio su genocidio e migranticidi di Stato». Un momento pensato per «tirare le fila del viaggio» e rilanciare le mobilitazioni. Le iniziative organizzate dalla Rete 26 febbraio “PROCEDURE CERTE, DEGNE E TRASPARENTI” Tra le richieste più concrete avanzate dalla Carovana c’è quella di vincolare le istituzioni «di fronte alle tragedie di mare e di terra, a procedure certe, degne e trasparenti». In particolare su «identificazione», «supporto psicologico ai familiari», «presenza nelle diverse fasi dell’iter processuale», fino a «sepolture e rimpatrio dei corpi». L’obiettivo è anche internazionale: «Lavoriamo insieme alla costruzione di un incontro internazionale» per definire «un protocollo per l’identificazione dei corpi» e «garantire il diritto inalienabile dei familiari a conoscere la sorte dei loro cari». LA VOCE DELLE FAMIGLIE E DEI SOPRAVVISSUTI «PERCHÉ VI SIETE DIMENTICATI DI NOI?» Al centro restano loro. Le parole con le quali le famiglie hanno chiesto che non cali il silenzio sulla strage di Steccato di Cutro e che siano rispettate le promesse che la Presidente del Consiglio Meloni fece a loro nelle settimane successive al naufragio di tre anni fa. «È difficile vivere senza giustizia. È difficile sopravvivere ogni giorno con le ombre dei nostri cari». E aggiungono, «ci fa più male di tutto la sensazione che vi siate dimenticati di noi». Le promesse istituzionali, denunciano, «non si sono realizzate» e «nessuna delle altre promesse […] è stata mantenuta». Da qui la decisione di tornare, «con le unghie e con i denti, con l’amore per la verità, faremo in modo di tornare». Una voce che si unirà a quella di tante persone solidali che saranno mobilitate per «rompere il silenzio». 1. Scarica il comunicato completo ↩︎
Bagno a Ripoli (FI), attacco alla scuola pluralista da parte di consiglieri di Fratelli d’Italia
Dopo la vicenda di Calenzano (FI) con la proposta di Monica Castro, consigliera di Fratelli d’Italia (clicca qui per il video), che derideva il popolo palestinese, suggerendo di non fare gemellaggi con questo popolo storpio e senza casa, ma con il ricco popolo austriaco (clicca qui per la notizia), ora sono i membri sempre di Fratelli d’Italia nel Consiglio Comunale di Bagno a Ripoli (FI) ad aver presentato una mozione con la proposta di etichettare ogni singola scuola presente nel Comune con una caratterizzazione che ne identifichi l’orientamento insegnato e voluto dal corpo docente e dalla Dirigenza scolastica. Il documento suggerisce improvvidamente anche le seguenti descrizioni: “politicamente schierata a sinistra”, “ideologicamente comunista”, “favorevole alle teorie Igbiqt e/o woke”, “antiamericana, anti sionista, antifascista, anti libertà di pensiero, anti cattolica, antidemocratica”. Il sindaco di Bagno a Ripoli rimanda con forza la mozione a chi l’ha presentata, una risposta che sarebbe stata ancora migliore se avesse fatto riferimento specifico al genocidio in Palestina e alle teorie lgbtqt e/o “woke” e alla necessità dell’educazione sessuoaffettiva come urgenze educative fondamentali. Assistiamo sempre più sbigottiti ad una destra liberale che vira verso forme sempre più autoritarie, una destra omofoba, razzista, che non si riconosce nell’antifascismo e che rialza il capo per portare parole e azioni di violenza nelle istituzioni più “vicine” al popolo. Il vecchio progetto internazionale delle potenze finanziarie e armiere, progetto anarcoliberista, come lo chiama il “concittadino italiano” Milei è nel pieno sviluppo! Le destre di Milei, Trump, Netanyahu, Orban, Meloni… distruggono il loro stesso Stato e lo stato sociale dei loro paesi e di quelli che depredano con la maschera dell’esportazione della vera democrazia! Le attiviste e gli attivisti per la pace all’interno delle piazze denunciano da diverso tempo le manovre sempre più palesi di militarizzazione, i processi che intendono indottrinare e coinvolgere la popolazione ad ogni livello negli investimenti per le spese militari. Vengono sottratti soldi pubblici a sanità, istruzione e trasporti per investire in armamenti e così siamo costretti a vedere le scuole dell’infanzia invitate a giocare e correre con i militari (es. Spezia) oppure, sempre a La Spezia, assistere a SeaFuture all’Arsenale militare, che ha l’obiettivo di vendere armamenti anche a Paesi in guerra. Come è evidente, la modalità violenta e antidemocratica parte dalle forze che sono al governo del nostro Paese. Bisogna andare avanti e lottare con la qualità della speranza, che è una forza per modificare le situazioni già adesso e con l’unione delle forze di opposizione a blocco militar-industriale che osteggia chi ha ancora un briciolo di umanità per denunciare il genocidio del popolo palestinese che si sta consumando sotto i nostri occhi. Qui il documento proposto dai membri di Fratelli d’Italia nel Consiglio Comunale di Bagno a Ripoli (FI). MOZIONE_GRUPPO_FDI_PER_CONSIGLIO_COMUNALE_DEL_24.02.2026.stampedDownload Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
#lascuolavaallaguerra #Venezia - Mestre, Giovedì 26 febbraio 2026, ore 8.30 - 13. La #pace è ancora un #diritto? Corso di Aggiornamento Regionale per tutto il personale della scuola
February 22, 2026
Antonio Mazzeo
Inaugurata l’installazione con le strisce dei bambini uccisi a Gaza
Il 22 Febbraio si è inaugurata al Giardino dell’Ardiglione l’installazione “If I must die…let it be a tale”. Nata come lavoro di educazione sulla Pace e sui diritti dei bambini, è diventata poi un lavoro collettivo di tutto il quartiere ospitato al Giardino dell’Ardiglione con il sostegno del Comune di Firenze – Quartiere 1. Sono 19104 strisce con l’età e i nomi dei bambini e le bambine che sono stati uccisi a Gaza. Gli alunni della Machiavelli hanno partecipato così come quelli di altre scuole del quartiere con genitori, nonni e conoscenti. E’ venuta una cosa molto bella, un vero inno alla pace fatto dai ragazzi per i ragazzi, molto suggestivo come immagini e estremamente umano come gesto. Un modo per commemorare questi bambini in un giardino con altri bambini e un modo per provare a difendere la vita e i sogni di tutti i bambini del mondo. L’installazione resterà visitabile nel giardino nei prossimi mesi. Redazione Toscana
February 22, 2026
Pressenza
Intervista a Roberta Leoni su Glomeda sulla libertà d’insegnamento
Glomeda.org ha intervistato Roberta Leoni, docente, attivista e presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e dell’università, sulle molteplici iniziative e campagne lanciate dall’Osservatorio insieme ad altre realtà associative, come Docenti per Gaza per dare un segnale sulla repressione che sta toccando le scuole italiane. In particolare, da un’assemblea online del 29 dicembre sono partite diverse risposte alle intimidazioni, tra cui gli Appunti resistenti per la libertà d’insegnamento ad uso di docenti, studentesse e studenti e l’Appello da firmare per la libertà d’insegnamento. Tutti gli aggiornamenti sono disponibili sul nostro sito. Qui l’audio dell’intervista. Clicca qui per il link a glomeda.org. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La povertà in America Latina colpisce il 27,4% della popolazione
Il rapporto annuale della Commissione economica per l’America Latina e i Caraibi (CEPAL) mostra che la povertà multidimensionale nella zona colpisce attualmente il 27,4 percento della popolazione, con un’ampia dispersione tra i paesi. Il citato Annuario statistico dell’America Latina e dei Caraibi 2025 della CEPAL presenta una panoramica dello sviluppo sociodemografico, economico e ambientale delle nazioni della regione. La pubblicazione presenta aspetti demografici e sociali che includono indicatori di popolazione, lavoro, istruzione, salute, alloggi e servizi di base, povertà e distribuzione del reddito e genere. Mentre Guatemala ed El Salvador registrano le situazioni più critiche, con incidenze superiori al 50 per cento, Cile, Uruguay e Costa Rica presentano percentuali inferiori al 6,0 per cento. I risultati confermano che la povertà multidimensionale è una sfida strutturale in America Latina e nei Caraibi e sottolineano la necessità di politiche pubbliche differenziate e durature. Inoltre, le disuguaglianze di genere dimostrano che le donne di età compresa tra 20 e 59 anni affrontano livelli di povertà più elevati rispetto agli uomini della stessa fascia d’età. Nel 2024, le donne di quelle età che vivevano in aree urbane avevano un tasso di povertà 1,28 volte superiore a quello degli uomini dello stesso gruppo, e la differenza raggiungeva 1,15 volte nel caso delle aree rurali. Inoltre, l’Annuario statistico dell’America Latina e dei Caraibi 2025 mostra che l’attività economica dell’area continua con una crescita moderata, che nel 2025 si è attestata al 2,4%, con andamenti differenziati tra le sottoregioni. Mentre il Sud America ha mantenuto una crescita del 2,9% nel 2025, il gruppo formato da America Centrale e Messico registra un +1,0%. Nei Caraibi, la crescita aggregata mostra differenze marcate a seconda che si includa o si escluda la Guyana, riflettendo l’eterogeneità delle dinamiche produttive della sottoregione (rispettivamente il 5,5% contro l’1,9% nel 2025). Allo stesso modo, le esportazioni e le importazioni di beni mostrano segnali di moderata ripresa (rispettivamente del 3,6 e del 3,2 percento nel 2024), sebbene con comportamenti disparati tra le nazioni. La pubblicazione rileva cambiamenti nella composizione del commercio estero in termini di scambi e saldo delle partite correnti dell’America Latina e dei Caraibi (-2,8% nel 2024), nonché il peso limitato del commercio intraregionale. Le statistiche ambientali mostrano che l’America Latina e i Caraibi sono altamente vulnerabili agli effetti negativi del cambiamento climatico, con fenomeni quali inondazioni, tempeste, siccità e frane, tra gli altri. Solo nel 2024 sono stati registrati 82 eventi pericolosi e disastri naturali, che hanno colpito più di 12 milioni di persone e causato più di 800 morti, con danni e perdite economiche per 21,777 miliardi di dollari. Tra il 1990 e il 2023, la percentuale di copertura forestale regionale è diminuita dal 53 al 46 percento, con una perdita di 160 milioni di ettari. Per quanto riguarda la qualità ambientale, l’analisi dell’inquinamento atmosferico mostra che nessun paese della zona rispetta le linee guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità per il particolato (PM2.5), il che rappresenta un rischio significativo per la salute.   Per info: https://www.cepal.org/en/pressreleases/eclac-launches-statistical-yearbook-2025-key-indicators-latin-america-and-caribbeans Prensa Latina
February 22, 2026
Pressenza
India: 300 milioni in sciopero
di Abdul Rahman – da peoplesdispatch.org (*) Lo sciopero nazionale del 12 febbraio è stato indetto congiuntamente dai sindacati dei lavoratori e dai gruppi di agricoltori per chiedere il ritiro delle politiche antipopolari, come i quattro nuovi codici del lavoro e gli accordi commerciali recentemente firmati con gli Stati Uniti e l’Unione Europea. di Abdul Rahman Giovedì 12 febbraio, 300
February 22, 2026
La Bottega del Barbieri
Caso RWM: le armi sono fuori controllo?
Lo scorso 17 febbraio il Ministero dell’ambiente e della sicurezza energetica (MASE) ha approvato la valutazione d’impatto ambientale (VIA) presentata dall’azienda di armamenti RWM-Italia, per sanare gli abusi edilizi perpetrati a partire dal 2018. E’ utile ricordare che l’ampliamento, in seguito ai ricorsi dei comitati sardi e delle numerose associazioni pacifiste, ambientaliste ed antimilitariste che li sostengono, era già stato considerato illegittimo da una sentenza del Consiglio di Stato del 2020. Non risulta che nel frattempo siano state fatte modifiche nelle strutture. E’dunque lecito mettere in evidenza la contraddizione fra gli organi esecutivi e quelli di controllo dell’apparato statale italiano. Che ci sia qualcosa che sta andando fuori controllo? Credo sia molto probabile. Le armi, innanzitutto: dalle semplici pistole e fucili, fino ai proiettili d’artiglieria, alle bombe, ai missili, alle mine, ai droni-killer e alle “armi autonome”, sono oggi più che mai fuori controllo, in una corsa al riarmo sempre più sfrenata, che fomenta guerre, “pulizie etniche”, genocidi. Ci dicono da tempo che le armi nucleari siano adeguatamente controllate, allo scopo di evitare incidenti. Ma se per un attimo pensiamo ai volti dei leader mondiali che le controllano, non possiamo sentirci rassicurati. In un clima globale in cui le armi sembrano diventare il volano dello sviluppo, non c’è da stupirsi del via libera al raddoppio della fabbrica di Domusnovas-Iglesias, figlia della tedesca Rheinmetal, azienda leader a livello europeo ed internazionale. Da tempo doveva soddisfare commesse provenienti da numerosi Stati ed era indietro con le consegne: Europa per la guerra in Ucraina, Arabia Saudita per la guerra in Yemen, Emirati Arabi, per la guerra in Sudan, Turchia e Siria per la guerra ai curdi, Israele per la guerra ai palestinesi. Solo per citarne alcune, fra le guerre che tormentano il pianeta e che appaiono sempre più come pezzi di una guerra mondiale non dichiarata. Ma dietro le decisioni di un governo centrale capace solo di misure repressive e di ammiccamenti alle lobby delle armi, c’è una società sarda da sempre divisa. A livello politico, il PD e la CGIL sostengono l’industria e i posti di lavoro, chiudendo occhi e orecchie sulle conseguenze di certe produzioni, le destre governative che non aspettano altro che il clima di guerra si infuochi, e la cittadinanza attiva delle persone, i comitati, le associazioni, i sindacati di base, che contestano l’economia bellica che si va instaurando. L’atteggiamento della Regione Sardegna è stato emblematico: aveva la competenza per negare il VIA per l’ampliamento, ma davanti ad una decisione importante per la pace e i diritti umani, è rimasta immobile e molle, abdicando alla propria responsabilità, lavandosene le mani e lasciando l’ineluttabile decisione al governo. Una nuova dimostrazione che in tema di armamenti la politica istituzionale è unita, con poche, significative, ma marginali eccezioni. Ma anche un’ennesima conferma sull’atteggiamento di sudditanza che i governi regionali, l’attuale buon ultimo, hanno mostrato nel tempo. Il ministro Urso ha parlato di “una premessa per il rilancio produttivo e occupazionale del Sulcis-Iglesiente.” Naturalmente tacendo che la produzione sia di strumenti di morte e distruzione e che oltre metà delle maestranze impiegate lo sia con contratti a termine. Quel che non viene detto è che qualunque altra persona, od ente privato, che avesse fatto un abuso edilizio di tali proporzioni, sicuramente non l’avrebbe fatta franca. Mentre un’industria bellica sembra poterlo fare, quasi godesse di una corsia preferenziale. Nelle relazioni tecniche presentate dai comitati popolari alla Regione, non si parlava solo di violazioni paesaggistiche, ma anche relative alla sicurezza idrogeologica, per di più in relazione al tipo di produzioni. Se avvenisse un’esondazione del corso d’acqua che scorre a breve distanza dagli stabilimenti, metalli pesanti ed elementi chimici potrebbero avvelenare tutto il territorio. Perché il governo regionale non si è voluto impegnare su questo? Forse perché le armi sono un terreno minato per tutte, o quasi tutte, le forze politiche? In questo contesto è un gran bene che esista una società civile attenta e organizzata dal basso, che non si lascia deludere dagli inciampi sul cammino, perché convinta che per cancellare la guerra dalla Storia le armi debbano diventare un tabù. Una navigazione controcorrente, oggi l’unica possibile.   Carlo Bellisai Carlo Bellisai
February 22, 2026
Pressenza
Mike Huckabee ammette il mito della “Grande Israele”, il Piano Yinon
In un’intervista con Tucker Carlson incentrata sui confini biblici dello Stato ebraico, Mike Huckabee ha parlato delle possibilità di espansione del governo di Tel Aviv e dei suoi confini, dicendo che approverebbe un controllo israeliano sull’intera regione. Carlson aveva citato il passo dell’Antico Testamento che promette ai discendenti di Abramo la terra “dal Nilo all’Eufrate”, un’area che oggi comprenderebbe Israele, Giordania, Siria, Libano e parti di Arabia Saudita e Iraq. Mike Huckabee, ambasciatore degli Stati Uniti in Israele, ha risposto a Tucker Carlson, sostenendo che Israele è “una terra che Dio ha dato, attraverso Abramo, a un popolo che ha scelto. Era un popolo, un luogo e uno scopo. (…) Andrebbe bene se li prendessero tutti”, lasciando intendere che un’eventuale espansione non sarebbe in sé un problema, ma un “diritto biblico”. Di fronte alla sorpresa dello stesso Carlson, che gli ha chiesto se davvero approverebbe un controllo israeliano sull’intera regione, Huckabee ha replicato che Israele “non sta chiedendo di prendersela”, per poi definire la sua uscita “un’affermazione in parte iperbolica”. Tuttavia ha aggiunto che, se Israele venisse attaccato e “vincesse quella guerra prendendo quei territori, allora sarebbe tutta un’altra discussione”, lasciando aperta la porta a uno scenario di espansione in seguito a un conflitto. Nel corso dell’intervista l’ambasciatore ha anche attaccato le istituzioni del diritto internazionale, dicendosi “molto grato” che il presidente Donald Trump e il segretario di Stato Marco Rubio stiano cercando di “sbarazzarsi” della Corte Penale Internazionale e della Corte Internazionale di Giustizia, che a suo dire sarebbero diventate “organizzazioni fuori controllo” e non più impegnate in un’applicazione equa della legge. L’Arabia Saudita, la Giordania, l’Egitto, la Lega Araba ed altri Paesi della regione hanno pubblicamente condannato l’ambasciatore statunitense in Israele, Mike Huckabee, per la dichiarazione rilasciata in un’intervista con Tucker Carlson riguardo al diritto di Israele di espandersi fino alla lunghezza territoriale promessa nella Bibbia, comunemente denominata “Grande Israele”. La “Grande Israele” “Grande Israele” è occasionalmente riferito alla Terra Promessa (definita nel libro della Genesi 15:18-21) od alla Terra di Israele ed è anche chiamato “Completa Terra d’Israele” o “Tutta la Terra d’Israele” (in ebraico: ארץ ישראל השלמה, Eretz Yisrael Hashlemah), ma è soprattutto l’espressione usata in ambito sionista per riferirsi ai confini auspicati di Israele: dal fiume Nilo all’Eufrate, costituito da tutto l’attuale Israele, i territori palestinesi, il Libano, gran parte della Siria, la Giordania e parte dell’Egitto. Sappiamo che quello israeliano è settler colonialism, ovvero un colonialismo che prevede la cacciata, ma anche lo sterminio degli abitanti che gli israeliani intendono predare. E’ proprio il testo biblico del Deuteronomio 9 in cui si dice che il loro Dio gli ha dato la Terra promessa che si estende dall’Eufrate al Mar Mediterraneo. Non è un caso che in questi decenni Israele abbia avverato quello che è il sogno biblico della “Grande Israele”. Considerando ciò che Israele ha commesso in questi decenni – l’occupazione israeliana della Cisgiordania, le alture del Golan siriano, l’ accerchiamento di Gaza e il suo assedio, le ripetute invasione e attacchi militari del Libano, il bombardamento dell’Iraq, gli attacchi aerei in Siria e i tentativi di contenere le capacità nucleari dell’Iran – si può affermare con certezza che la “Grande Israele” sia stia sempre più realizzando e che il sionismo, insieme all’Entità sionista, siano una “minaccia globale” per la stabilità del Medioriente. Quindi l’ambasciatore USA Mike Huckabee ha fatto un favore a tutta l’opinione pubblica mondiale ad ammettere la volontà di creare la “Grande Israele”, rompendo il velo dell’ipocrisia e dell’ambiguità. Ora, anche chi non ha mai creduto a queste volontà espansionistiche di Israele per “diritto biblico”, non può più negarne l’esistenza. Israele e i suoi governi stanno attuando con enormi successi ciò che furono gli obiettivi del Piano Yinon (ideato e scritto da Odeon Yinon nel 1982), che prevedeva una “grande Israele” creato un giorno dalla distruzione delle nazioni arabe oggi percepite come minacce per Israele. Il piano prevedeva di rovesciare i governi arabi esistenti, lasciandosi alle spalle sette caotiche e contrapposte di enclave musulmane facilmente conquistabili, che avrebbero, di fatto, giustificato una “grande Israele” dominante dal Mar Mediterraneo attraverso i fiumi Tigri ed Eufrate. Il Piano Yinon era pensato come una campagna sistematica per minare, dividere e distruggere con ogni mezzo necessario le diverse nazioni arabe per consentire a Israele di progredire senza ostacoli con il sostegno esterno delle correnti sioniste nei movimenti neoconservatori americani e fondamentalisti cristiani. Nel 2017, Ted Becker, ex professore di diritto Walter Meyer alla New York University e Brian Polkinghorn, illustre professore di analisi dei conflitti e risoluzione delle controversie alla Salisbury University , hanno argomentato come il Piano Yinon fu adottato e perfezionato in un documento politico del 1996 intitolato A Clean Break: A New Strategy for Securing the Realm (Rapporto Clean Break), scritto da un gruppo di ricerca guidato da Richard Perle e Paul Wolfowitz presso l’Institute for Advanced Strategic and Political Studies, affiliato a Israele, a Washington. Sionisti neoconservatori statunitensi come Richard Perle e Paul Wolfowitz si aggrapparono a questo piano di Oded Yinon, lo infilarono silenziosamente nei think tank di destra ben finanziati di Washington (ad esempio, l’American Enterprise Institute). Alcuni anni dopo, Richard Perle divenne una delle figure chiave nella formulazione della strategia di guerra in Iraq adottata durante l’amministrazione di George W. Bush nel 2003. Il Rapporto Clean Break divenne famoso per aver sostenuto una nuova politica aggressiva, tra cui la rimozione di Saddam Hussein dal potere in Iraq e il contenimento della Siria attraverso l’impegno in una guerra per procura e sottolineando il suo possesso di “armi di distruzione di massa” (mai esistite realmente). Il Likud, partito d’estrema destra di Netanyahu, è la forza politica che più di tutte si sta impegnando in questo senso. Nell’agosto 2025, il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha affermato di essere impegnato in una “missione storica e spirituale” e che sente un legame con la visione della “Grande Israele”. Nello stesso mese ha espresso, nel contesto del genocidio a Gaza, l’intenzione di occupare Gaza per smantellare Hamas e l’anno precedente il ministro della difesa israeliano Israel Katz aveva affermato che Israele continuerà a mantenere il controllo militare della Striscia di Gaza anche dopo la guerra. Sempre nell’agosto 2025, il governo israeliano ha approvato la costruzione di 3.000 nuovi insediamenti illegali in Cisgiordania, dichiarando che l’obiettivo è quello di compromettere definitivamente la possibilità di nascita di uno Stato palestinese.   Ulteriori info: https://www.antimafiaduemila.com/home/terzo-millennio/256-estero/108076-israele-ha-in-mano-la-casa-bianca-che-confessa-sarebbe-giusto-se-prendesse-tutto.html Lorenzo Poli
February 22, 2026
Pressenza
A novembre 2026 sarà pubblicato il libro “UNBROKEN” di Marwan Barghouti
UNBROKEN raccoglie per la prima volta un ritratto intenso e intimo della vita e dell’opera di Barghouti: lettere private alla sua famiglia, scritti personali, corrispondenza con personaggi pubblici di fama mondiale, interviste alla stampa, dichiarazioni pubbliche e rare fotografie personali. Questa è la sua storia, raccontata con le sue stesse parole. Senza censure, senza interruzioni.  Si ringraziano GroundTruth Productions e il documentario Tomorrows Freedom per le riprese video. https://www.instagram.com/reel/DUTUUegkpcD Una breve presentazione in questo video di 1 min:
February 22, 2026
Assopace Palestina