Ciao Renata!
Ciao Renata mi manchi, ci mancherai Ci si sentiva, ci si raccontava, ci si chiedeva consiglio È possibile che su pezzi di percorso si sia avutx posture diverse ma la tua disponibilità all’ascolto, la tua curiosità verso altre possibili strade mi ha sempre colpito profondamente. Avevi un’idea precisa sul tuo essere al mondo, la lotta al patriarcato, per la giustizia, per la liberazione, la lotta antifascista hanno sempre segnato la tua storia personale. E io ti dico grazie, grazie per esserci statx, grazie per aver risposto ai miei appelli quando chiedevo che mi arrivassero voci da far ascoltare  come in questa puntata di TRANSfemmINonda Grazie di aver fatto con me e lu altru il percorso nell’osservatorio contro femminicidi, transcidi, lesbicidi, puttanocidi e suicidi indotti dall’odio sociale e dalle istituzioni Ci sei sempre stata! Continueremo a starci anche con te nel cuore! Mari, della redazione di TRANSfemmINonda e dell’assemblea Corpi e Terra E insieme al mio e a quello della radio in questo potete ascoltare anche il saluto dellu compa dell’ossevatorio https://radiosonar.net/wp-content/uploads/2026/04/Ciao-Renata.mp3
April 22, 2026
RadioSonar.Net
Figc: come inguaiammo il calcio italiano
Il documento dell’ex presidente della Figc sullo stato del calcio italiano è impietoso e – forse involontariamente – ridicolo. di Luca Pisapia (*) Comincia il gioco della sedia per la poltrona di presidente della Figc (Federazione italiana giuoco calcio). Per adesso in lizza ci sonol’ex presidente del Coni Giovanni Malagò, appoggiato dalla Serie A. E il poltronissimo Giancarlo Abete, attuale presidente
La tecnologia iraniana va ben oltre i missili
Riportiamo, tradotto in italiano, un articolo di Patricia Marins che è una analista militare brasiliana, sullo sviluppo scientifico e tecnologico dell’Iran. Il post è stato pubblicato sul suo Substack  Rimandiamo ad commento precedente sull’affidabilità di questi dati  -------------------------------------------------------------------------------- Le capacità tecnologiche dell’Iran si estendono ben oltre il settore missilistico. Il Paese si colloca tra i primi cinque a livello globale in sei tecnologie critiche. L’Iran si è affermato come una grande potenza nel campo dei missili, ma questo è solo la punta dell’iceberg. Il Paese compete infatti con le principali potenze globali anche in diversi altri settori tecnologici. Sebbene continui a soffrire di storici colli di bottiglia negli investimenti nei settori di base — con conseguenti gravi carenze nella produzione di energia elettrica e nella fornitura di acqua potabile — la situazione sta cambiando. L’Iran ha preso coscienza di queste vulnerabilità e sta ora destinando miliardi di dollari alla ristrutturazione delle infrastrutture essenziali. Resta tuttavia da dimostrare che lo sviluppo interno sarà considerato una priorità rispetto al finanziamento di milizie all’estero. Il fenomeno più impressionante si osserva però nel campo della conoscenza. Solo pochi anni fa, chi avesse previsto che l’Iran avrebbe superato potenze come Germania, Giappone e India in ambiti di frontiera come le nanotecnologie sarebbe stato deriso. Oggi i dati confermano che questa è la nuova realtà geopolitica della scienza. Se si considerano indicatori come SCImago Journal & Country Rank, StatNano, Web of Science, Nature Index e l’ASPI Critical Technology Tracker, l’Iran figura tra le prime dieci potenze scientifiche mondiali in diversi settori. CLASSIFICA GLOBALE DELLA RICERCA – IRAN (TOP 10 MONDIALE) Secondo indicatori consolidati di produzione scientifica e impatto accademico, l’Iran appartiene all’élite globale nelle seguenti discipline: * Nanotecnologie: 4º–6º posto * Reti neurali artificiali: 6º posto * Ingegneria industriale: 7º posto * Ingegneria aerospaziale: 8º posto * Ingegneria meccanica: 9º posto * Chimica analitica: 9º posto * Scienza delle superfici: 9º posto * Ingegneria energetica: 10º posto (Queste posizioni derivano da una sintesi delle classifiche SCImago, StatNano, Web of Science, Nature Index e ASPI.) ANALISI STRATEGICA (ASPI CRITICAL TECHNOLOGY TRACKER – AGGIORNAMENTO 2025) Il rapporto ASPI mostra che l’Iran non solo produce un alto volume di pubblicazioni, ma anche con elevato impatto. Il Paese rientra nella top 5 globale in sei tecnologie critiche, tra cui: * motori aeronautici e tecnologie ipersoniche, in cui compete direttamente con le principali potenze mondiali; * * biocarburanti e materiali intelligenti, ambiti in cui la produzione scientifica iraniana è considerata di livello mondiale; * nanomateriali e rivestimenti avanzati, che collegano direttamente la ricerca di base all’industria pesante e alla difesa. * Smart materials * Tutto questo è stato ottenuto nonostante le sanzioni internazionali, che paradossalmente hanno contribuito a rendere l’Iran uno dei Paesi tecnologicamente più dinamici. Questo progresso è alimentato da un ecosistema interno di università d’élite, come Sharif e Teheran, che hanno trasformato l’isolamento in un motore di autosufficienza tecnologica. L’Iran ha raggiunto un livello tecnologico tale che, anche qualora abbandonasse il proprio programma nucleare, potrebbe riavviarlo e completarlo in pochi anni. Questo gli conferisce la capacità di scegliere autonomamente il proprio percorso. L’Occidente deve riconoscere i progressi tecnologici compiuti dall’Iran negli ultimi tre decenni. Quale Paese occidentale dispone di missili ipersonici a corto, medio e intermedio raggio sviluppati interamente con tecnologia domestica? Nemmeno gli Stati Uniti possiedono pienamente questa capacità, mentre l’Iran l’ha già raggiunta. Inoltre, l’Iran fa parte del ristretto gruppo di Paesi in grado di produrre autonomamente satelliti e lanciarli in orbita con vettori propri. Tuttavia, la tecnologia iraniana va ben oltre il settore aerospaziale. Il Paese dispone di una delle filiere automobilistiche più integrate verticalmente al mondo: non si limita ad assemblare veicoli, ma progetta e produce la maggior parte dei componenti critici. Nel settore medico, Behyar Sanat Sepahan produce acceleratori lineari per la terapia oncologica, una tecnologia padroneggiata da pochissimi Paesi. L’Iran è inoltre autosufficiente nella produzione di macchine e filtri per dialisi, che esporta nei Paesi vicini attraverso il consorzio Medisa. Nel campo della robotica chirurgica ha sviluppato il robot Sina, un sistema di chirurgia a distanza simile al Da Vinci statunitense. Nel settore del supporto vitale, aziende come Pooyandegan-e-Raho Saadat producono ventilatori per terapia intensiva e monitor dei parametri vitali esportati in oltre 40 Paesi, insieme a sistemi completi per il monitoraggio ospedaliero. Il Paese produce circa il 97% dei farmaci che consuma, inclusi biosimilari complessi per tumori e sclerosi multipla, grazie a grandi gruppi come Barkat. È difficile immaginare come bombardamenti o la campagna di assassinii — che ha già causato la morte di circa 30 tra scienziati, ingegneri e specialisti — possano distruggere questo patrimonio di conoscenze. Al massimo, possono rallentare alcuni ambiti tecnologici a duplice uso. Durante la guerra di 12 giorni, università e centri di ricerca iraniani sono stati colpiti, provocando una risposta missilistica contro il Weizmann Institute, l’IIBR (Ness Ziona), centro di ricerca biologica legato al Ministero della Difesa israeliano, e le università di Tel Aviv, Technion e Ben-Gurion. In questo tipo di confronto nessuno vince. In caso di escalation prolungata, entrambi i Paesi potrebbero distruggere reciprocamente le proprie infrastrutture scientifiche. È essenziale fermare la guerra, negoziare con l’Iran e avviare un processo di avvicinamento e apertura di lungo periodo, simile a quello adottato storicamente dall’Occidente nei confronti della Turchia. La guerra è stata la scelta peggiore. Gli Stati Uniti non hanno mai affrontato un conflitto armato contro una nazione delle dimensioni e del livello tecnologico dell’Iran. Tuttavia, anche l’Iran deve assumersi le proprie responsabilità e maturare politicamente, soprattutto per quanto riguarda la sua politica di interferenza e i rapporti con i Paesi vicini. Tutto lascia pensare che queste tensioni siano destinate ad aumentare nei prossimi anni, soprattutto in caso di un’invasione terrestre.
April 22, 2026
ROARS
Scommesse da milioni di dollari in Borsa pochi minuti prima degli annunci di Trump: sospetti di insider trading, l’analisi data per data
Il Gazzettino.it. Di Mario Landi. Sospetti di insider trading sulla presidenza Trump. Gli analisti lo avevano già fatto notare, ma ora i movimenti in Borsa prima degli annunci del presidente americano, che hanno fatto guadagnare milioni di dollari ai trader, sono diventati il fulcro di un’analisi della Bbc, che ha esaminato i dati sui volumi di scambio di diversi mercati finanziari e li ha confrontati con alcune delle dichiarazioni di Trump che hanno maggiormente influenzato i mercati. La ricerca della Bbc ha rilevato un modello ricorrente di picchi di interesse poche ore, o talvolta minuti, prima che un post sui social media o un’intervista venissero resi pubblici. Alcuni analisti sostengono che presenti tutte le caratteristiche dell’insider trading illegale, in cui le “scommesse” vengono effettuate da persone sulla base di informazioni non disponibili al pubblico. Altri sostengono che la situazione sia più complessa e che alcuni operatori di mercato siano diventati più abili nell’anticipare gli interventi del presidente. Ecco cinque degli esempi più significativi analizzati dalla Bbc.  «LA GUERRA È PRATICAMENTE FINITA». IL 9 MARZO 2026 Alcuni dei movimenti più significativi si sono verificati nel mercato dei futures sul petrolio. A nove giorni dall’inizio della guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Trump ha dichiarato alla Cbs News in un’intervista telefonica che il conflitto era «praticamente concluso». 18:29 (ora del meridiano di Greenwich): impennata delle scommesse sul petrolio 19:16: Trump afferma che la guerra è quasi finita 19:17: Il prezzo del petrolio cala del 25%. La notizia dell’intervista sarebbe stata resa pubblica per la prima volta alle 15:16 ora della costa orientale degli Stati Uniti (19:16 ora di Londra), quando il giornalista ne ha parlato su X. I commercianti di petrolio hanno reagito alla notizia che il conflitto potrebbe finire molto prima del previsto vendendo petrolio, con un crollo dei prezzi di circa il 25%. Tuttavia, i dati di mercato mostrano un’enorme impennata di scommesse sul ribasso del prezzo del petrolio alle 18:29, ben 47 minuti prima della pubblicazione del giornalista. I trader che hanno piazzato quelle scommesse avranno guadagnato milioni di dollari dalle fluttuazioni dei prezzi del petrolio. Continua qui.
April 22, 2026
InfoPal
Protezione sussidiaria per il richiedente pakistano proveniente da Parachinar, zona di violenza indiscriminata e diffusa
Il Tribunale di Lecce ha accolto la domanda di protezione sussidiaria avanzata da un cittadino pakistano originario di Parachinar, nel distretto di Kurram (provincia di Khyber Pakhtunkhwa), riconoscendo la sussistenza del danno grave ai sensi dell’art. 14, lett. c), d.lgs. n. 251/2007. In punto di diritto, il provvedimento si inserisce nel solco tracciato dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione, secondo cui, in materia di protezione sussidiaria: “l’ipotesi della minaccia grave ed individuale alla vita o alla persona di un civile derivante dalla violenza indiscriminata in situazioni di conflitto armato interno od internazionale non è subordinata alla condizione che lo straniero fornisca la prova di essere interessato in modo specifico a motivo di elementi che riguardino la sua persona, ma sussiste anche qualora il grado di violenza indiscriminata che caratterizza il conflitto armato in corso, valutato dalle autorità nazionali competenti, raggiunga un livello così elevato da far ritenere presumibile che il rientro dello straniero lo sottoponga, per la sola presenza sul territorio, al rischio di subire concretamente gli effetti della minaccia (Cass., ord. n. 18130/2017)“. LA SITUAZIONE NEL PAESE D’ORIGINE A supporto del riconoscimento della protezione, il Tribunale ha attinto in modo approfondito alle più recenti Country of Origin Information (COI), dalle quali emerge un quadro di violenza indiscriminata e diffusa tale da comportare, per i civili, un concreto rischio per la vita per la sola presenza nell’area. Secondo i dati ACLED aggiornati ad aprile 2026, la provincia di Khyber Pakhtunkhwa si conferma tra le aree del Pakistan maggiormente colpite da violenza politica e militante. Le rilevazioni mostrano un incremento significativo degli eventi violenti, degli attacchi a distanza e delle azioni deliberate contro civili, in un contesto segnato dalla persistente attività di gruppi armati – tra cui il Tehrik-i-Taliban Pakistan – e da dinamiche di conflitto transfrontaliero con l’Afghanistan che contribuiscono a destabilizzare ulteriormente la regione. I dati più recenti relativi al 2026 confermano la continuità di tali fenomeni: attentati, attacchi esplosivi e azioni armate hanno causato vittime anche tra la popolazione non combattente, con episodi registrati già nei primi mesi dell’anno. Nel complesso, il controllo statale risulta parziale e la capacità di prevenire gli attacchi appare significativamente compromessa. LA VIOLENZA SETTARIA NEL DISTRETTO DI KURRAM Il caso in esame riguarda specificamente il distretto di Kurram, teatro di una grave escalation di violenza settaria tra comunità sunnite e sciite. Sebbene tale conflittualità non costituisca un fenomeno nuovo per l’area, le rinnovate schermaglie avviate il 21 novembre 2024 hanno assunto proporzioni particolarmente drammatiche. In quella data, uomini armati hanno ucciso almeno 38 viaggiatori sciiti in transito da Parachinar verso Peshawar, nell’area di Ochat (Lower Kurram). Nei giorni immediatamente successivi si sono susseguiti attacchi incrociati tra bande tribali, con incendi di mercati e aree residenziali. Il bilancio degli scontri del 21, 22 e 23 novembre ha raggiunto 82 morti e 156 feriti, di cui 66 sciiti e 16 sunniti. Al momento del cessate il fuoco, imposto il 1° dicembre, il totale delle vittime era salito a 130 morti e 186 feriti – con la precisazione che il numero effettivo dei decessi potrebbe essere sensibilmente superiore, stante la severa limitazione ai movimenti dei media imposta dal coprifuoco governativo. Di fronte a tale situazione, la Commissione per i Diritti Umani del Pakistan (HRCP) ha definito quella in corso nella regione una “crisi umanitaria”, che ha costretto numerose famiglie a fuggire verso altre zone del Khyber Pakhtunkhwa. Nonostante la conclusione di un accordo di pace, gli attacchi non sono cessati. Il 16 gennaio 2025, un convoglio di aiuti diretto verso Kurram è stato assalito nei pressi di Bagan: 10 persone sono rimaste uccise, tra cui sei autisti, due passeggeri e due militari. Il 17 febbraio 2025, un convoglio di 64 veicoli in viaggio verso Parachinar è stato attaccato in più punti – nelle aree di Char Khail, Uchit Baghan e Mandori – causando 9 morti, tra cui cinque membri delle forze di sicurezza, e 15 feriti. Oltre 35 veicoli sono rimasti intrappolati nella zona. Pur avendo le autorità pakistane ricondotto la violenza agli scontri settari su base territoriale, il quadro presenta una chiara componente terroristica. Il giornalista Mushtaq Yousufzai, citando fonti locali in data 30 dicembre 2024, ha sottolineato che gli attacchi non prendono di mira un gruppo religioso specifico, ma colpiscono indiscriminatamente i residenti locali. In questo senso risulta particolarmente significativo quanto pubblicato il 14 dicembre 2024 da Voice of Khorasan, organo di Al-Azaim Media affiliato allo Stato Islamico della Provincia di Khorasan (ISKP): il suo 35° editoriale ha esortato i giovani sunniti a colpire la comunità sciita, incitando ad azioni di lupi solitari nella regione e oltre, e criticando duramente TTP e talebani per non aver difeso i sunniti a Kurram. La pronuncia del Tribunale di Lecce, per la ricchezza delle COI richiamate e per il rigore nell’applicazione dei principi elaborati dalla Cassazione, costituisce un utile punto di riferimento per situazione analoghe di richiedenti asilo proveniente da tale zona. Tribunale di Lecce, decreto del 13 aprile 2026 Si ringrazia l’Avv. Mariagrazia Stigliano per la segnalazione e il commento. -------------------------------------------------------------------------------- * Consulta altri provvedimenti relativi all’accoglimento di richieste di protezione da parte di cittadini/e del Pakistan * Contribuisci alla rubrica “Osservatorio Commissioni Territoriali” VEDI LE SENTENZE: * Status di rifugiato * Protezione sussidiaria * Permesso di soggiorno per protezione speciale
“Banche armate” italiane: verso utili per oltre 7 miliardi di euro
“Banche armate” italiane: verso utili a inizio 2026 per oltre 7 miliardi di euro Riceviamo e pubblichiamo da Gianni Alioti, fra i maggiori esperti del settore armiero, una analisi aggiornata per Pressenza dei profitti delle grandi banche tramite le produzioni militari. Sono solo passate alcune settimane dalla presentazione al Parlamento della Relazione sul controllo dell’esportazione, importazione, transito di materiali d’armamento, da cui risulta che nel 2025 le transazioni bancarie legate all’export di armamenti hanno superato i 14 miliardi di euro complessivi (erano 12 miliardi nel 2024). Due-terzi di queste transazioni per esportazioni definitive è stato gestito da tre soli istituti: UniCredit, Banca Nazionale del Lavoro e Deutsche Bank. Tra i rimanenti istituti bancari maggiormente coinvolti per importo troviamo: Intesa Sanpaolo, Barclays Bank Ireland-Milan Branch, Banca Popolare di Sondrio, Crédit Agricole, Banco BPM, Banca Valsabbina, Banca Monte dei Paschi di Siena, BPER Banca ecc. In questi giorni Noemi Peruch, analista di Morgan Stanley, ha presentato un report basato su 5 istituti bancari italiani: UniCredit, BPER Banca, Intesa Sanpaolo, Banca Monte dei Paschi di Siena e Banco BPM, in cui si prevedono utili bancari italiani nel primo trimestre del 2026 per oltre 7 miliardi di euro (7,11 miliardi di euro a essere precisi). UniCredit, al primo posto assoluto tra le “Banche Armate” italiane, registra profitti superiori del 2-4% rispetto le attese, con un risultato operativo nel primo trimestre 2026 di 6,594 miliardi di euro e un utile netto di 2,867 miliardi di euro. Intesa Sanpaolo, al terzo posto tra le “Banche Armate” italiane dietro UniCredit e Banca Nazionale del Lavoro, sale invece al primo per risultato operativo pari a 7,074 miliardi di euro e al secondo posto per utile netto attestatosi a 2,69 miliardi di euro (+2,9%), sostenuto in particolare da profitti da trading pari a 426 milioni (+60,7%). BPER Banca tra le prime dieci “Banche Armate” italiane è destinata, in questo ambito, a fare un salto in avanti con l’incorporazione in questi della Banca Popolare di Sondrio, al quarto posto nel 2025 subito dietro le tre grandi. BPER Banca nel primo trimestre del 2026 ha raggiunto un risultato operativo di 1,812 miliardi di euro (+26,8% su base annua) e un utile netto di 515 milioni di euro (+16,3%). Banco BPM, al quinto posto tra le “Banche Armate” italiane, prevede nel primo trimestre 2026 un risultato operativo pari a 1,514 miliardi (+2,6%) e un utile netto di 480 milioni (-6%). Banca Monte dei Paschi di Siena, anche nel 2025 figura tra le “Banche armate” italiane, ma con importi modesti rispetto al passato. Il risultato operativo atteso nel primo trimestre 2026 è di 1,957 miliardi di euro (+94,3%) e l’utile netto è previsto a 567 milioni (+37,3%). Tra la crescita delle transazioni bancarie legate all’export di armamenti e gli utili netti delle banche coinvolte, sicuramente, non ci sono correlazioni “automatiche”, ma neppure semplici coincidenze. Constatiamo, infatti, che le principali “Banche Armate” italiane nel 2025 sono quelle che, in questi mesi, conseguono “risultati particolarmente brillanti”, secondo l’analista di Morgan Stanley, sia in termini di risultati operativi, sia di profitti. Come ripeteva spesso Giulio Andreotti “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si indovina.” Motivo più che sufficiente per togliere i propri risparmi (per chi li ha) o, semplicemente, il proprio conto corrente da questi istituti bancari. È un gesto forte, per affermare la nostra responsabilità etica e sociale, contro un sistema economico e finanziario che, insieme agli Stati, non ha alcuna remora a sostenere la crescita costante e infinita – sin dal 2014 – delle spese militari e del commercio d’armi. Con il risultato paradossale che, invece di aumentare la sicurezza, si stanno moltiplicando i conflitti armati e si alimentano le guerre. Già i nostri Governi destinano, senza il nostro consenso, una montagna di miliardi di euro delle nostre tasse per le spese militari e l’acquisto di nuovi armamenti, sottraendole al welfare e agli investimenti pubblici per la sanità, l’educazione, la ricerca in campo civile, la protezione ambientale ecc. Non è il caso, quindi, che lasciamo anche alla nostra banca la decisione di utilizzare allo stesso scopo i nostri soldi. È per questo importante sostenere la “campagna di pressione alle banche armate” https://www.banchearmate.org/ , sostenuta da gennaio 2026 anche dalla CEI. Partecipare a questa campagna è una delle azioni dirette più efficaci che possiamo fare per la pace e il disarmo.nche armate Togliamo i nostri risparmi e la gestione dei nostri conti correnti dalle mani “sporche di sangue” delle banche coinvolte nel traffico di armi https://finanzadisarmata.it/risorse/zero-armi/ Redazione Italia
April 22, 2026
Pressenza
La propaganda LEGO dell’Iran rivela come funziona la guerra cognitiva
La Narrazione Un piccolo studio in Iran con meno di dieci persone ha prodotto quotidianamente video di propaganda AI in stile LEGO. I clip dicono ad alta voce ciò che i media americani si rifiutano di dire. Come il fatto che i bombardamenti sono crimini di guerra. Che i funzionari […] L'articolo La propaganda LEGO dell’Iran rivela come funziona la guerra cognitiva su Contropiano.
April 22, 2026
Contropiano
Il governo mette la fiducia anche sul decreto sicurezza. Hanno timore di tutto… e vergogna di niente
Il governo porrà oggi la fiducia al decreto sicurezza in discussione nell’aula della Camera. Dalle 16 è previsto il via alle dichiarazioni di voto e, a seguire, il voto sulla fiducia e l’esame degli ordini del giorno.  L’esecutivo è ricorso ancora una volta al voto di fiducia affermando che il […] L'articolo Il governo mette la fiducia anche sul decreto sicurezza. Hanno timore di tutto… e vergogna di niente su Contropiano.
April 22, 2026
Contropiano
“L’allargamento della NATO è una provocazione per la Russia”, lo dicono anche documenti di Londra
L’esercito britannico ha affermato centinaia di volte che l’invasione russa dell’Ucraina è stata “non provocata”, ma i documenti declassificati raccontano una storia diversa. Secondo documenti declassificati del 1997, i funzionari britannici ritenevano che l’espansione della NATO “sarebbe stata una provocazione per i russi” se un folto gruppo di stati europei […] L'articolo “L’allargamento della NATO è una provocazione per la Russia”, lo dicono anche documenti di Londra su Contropiano.
April 22, 2026
Contropiano

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