LOTTE OPERAIE: STATO DI AGITAZIONE A VALDAGNO (VI). LA GXO PROPONE IL TRASFERIMENTO DI 83 LAVORATRICI DAL VENETO AL PIEMONTE
Si intensifica la mobilitazione dei dipendenti della GXO contro la proposta dell’azienda di trasferire 83 persone, in maggioranza donne, dal sito di Maglio di Sopra, frazione di Valdagno, provincia di Vicenza, al sito di Trecate, in provincia di Novara. Era arrivata il primo settembre la comunicazione della GXO, che si occupa della logistica per il marchio dell’alta moda “Valentino”, che annunciava il trasferimento di 83 lavoratori su 109 dal paese veneto a quello piemontese. Si tratta quindi di sradicare 83 nuclei familiari dal proprio territorio, oppure, di lasciarli senza un reddito. All’annuncio della GXO lavoratrici e sindacati avevano risposto già il 3 e il 4 settembre con un presidio e una manifestazione. Era seguito un incontro senza esiti favorevoli per i dipendenti il 9 settembre. Giovedì 17 settembre l’azienda incontrerà nuovamente le parti. Seguirà un’assemblea pubblica organizzata da ADL Cobas. Abbiamo fatto il punto sulla vertenza con Ylenia Carotta RSA ADL Cobas per il cantiere GXO. Ascolta o scarica Alleghiamo il comunicato stampa ricevuto in redazione dal Collettivo Karburo di Valdagno, che sostiene la protesta di lavoratori e lavoratrici. VALDAGNO CALLING – MOBILITAZIONE DEI LAVORATORI DELLA GXO. Negli ultimi due giorni (3 e 4 settembre 2026) a Valdagno (VI) si è accesa la protesta dei lavoratori del comparto della logistica di “Valentino”, a seguito della comunicazione del 1 settembre di GXO (azienda multinazionale operante con appalto alla logistica all’interno dello stabilimento), che annunciava il piano di trasferimento del reparto presso la sede di Trecate, in provincia di Novara. Questa decisione aziendale risponde a motivi di razionalizzazione: il magazzino di Valdagno viene giudicato obsoleto e troppo lontano da aeroporti e arterie di distribuzione, nonostante il fatto che lo svincolo “Valle Agno” della “Superstrada Pedemontana Veneta” sia stato inaugurato a fine dicembre 2023. Il periodo di spostamento dovrebbe situarsi tra febbraio e marzo 2027 e si accompagna alla proposta di trasferimento di 83 lavoratori su 109 dal paese veneto a quello piemontese. E’ l’ennesimo attacco subito dai lavoratori della logistica di “Valentino”, i quali, prima del subentro di GXO nel 2021, si erano impegnati in vari cicli di mobilitazione, non ultimo quello svoltosi già a partire dal 2019 contro le condizioni di lavoro e i ritardi nella retribuzione dovuti alla esternalizzazioni, soprattutto presso cooperative come “Atlantide”. La stabilizzazione della condizione lavorativa, a cui GXO sembrava dovesse corrispondere, è durata però solo cinque anni. La composizione sociale dei lavoratori rende, per altro, particolarmente inaccettabile la proposta di trasferimento: la maggioranza è composta da donne, molte con mutui da pagare e figli da crescere. L’asettica proposta di trasferimento, quindi, equivale di fatto alla proposta di sradicamento di 83 nuclei famigliari dal territorio, oppure, nel caso di un probabile rifiuto in massa al trasferimento, corrisponderebbe all’ulteriore impoverimento del tessuto sociale dei comuni della Valle; un territorio che ormai non solo sente sempre più lontana la stagione della grande manifattura della “Marzotto”, ma che ancor più finisce per rimpiangere anche il cosiddetto “Miracolo del Nord-est”: un sogno ormai sbiadito in un’area martoriata dall’invecchiamento demografico e da un insaziabile consumo di suolo causato dalla speculazione edilizia e industriale. Su questo sfondo si sono mobilitati i lavoratori, ora come nelle stagioni precedenti organizzati per lo più sotto la sigla di ADL-Cobas, mettendo immediatamente in campo un presidio presso i cancelli della fabbrica giovedì 3 e un corteo per il centro città con presidio sotto il comune di Valdagno venerdì 4. Lavoratori e sindacati ora attendono un nuovo incontro con l’azienda il 9 settembre, ma hanno già ribadito la volontà di non cedere sul fronte della mobilitazione per salvare la logistica a Valdagno. Le sigle confederali, operanti soprattutto negli altri reparti dello stabilimento “Valentino”, si sono per il momento espresse attraverso un comunicato, con il quale hanno manifestato preoccupazione per il futuro dell’intero stabilimento e hanno avanzato -come oggetto di discussione con l’azienda- proposte di reinserimento tramite up-skilling (formazione professionale). Si è da subito mostrata disponibile all’aiuto anche l’amministrazione comunale. Oltre ai corpi intermedi e alle istituzioni, ci teniamo però a segnalare la solidarietà spontanea che ha accompagnato i lavoratori durante il picchetto di giovedì e il corteo di venerdì nel mezzo del mercato in piazza a Valdagno. In un territorio che sembrava per più versi anestetizzato a qualsiasi moto di solidarietà, a causa di decenni di propaganda leghista o -ultimamente- fascista, l’appoggio solidale sembra riemergere. Ai lavoratori, la cui composizione etnica è splendidamente mista, è infatti subito arrivato il plauso e la vicinanza degli esercenti del mercato e della cittadinanza: una vicinanza che è forse un’inconsapevole risposta pavloviana al richiamo della lunga storia operaia della valle dell’Agno, dove ogni persona ha lavorato o ha avuto parenti che hanno lavorato in “Marzotto”. La nostra volontà, come Collettivo, è quella di contribuire alla mobilitazione e al rafforzamento dello sforzo contrattuale dei lavoratori. Vorremmo, con loro, ribadire che “il lavoro e il reddito delle persone non possono essere un lusso”, nella speranza che la cooperazione fuori e dentro gli stabilimenti e la messa in comune delle intelligenze possa essere un’opportunità per strappare il territorio dalla morsa del cemento, del profitto cieco, del livore razzista e dell’abbandono. Collettivo Karburo, Valdagno 05/09/2026.
September 14, 2026
Radio Onda d`Urto
BOLOGNA: PRESIDIO CONTRO PROPAGANDA D’ODIO E CAROVITA. CONTESTATA LA PRESENTA DI GALEAZZO BIGNAMI IN CITTÀ
Dopo la giornata di mobilitazione per Fakir, il quartiere Bolognina scende di nuovo in piazza. Le reti antifasciste locali hanno infatti organizzato per oggi, lunedì 14 settembre, un presidio davanti al Mercato Albani. Al centro della mobilitazione la presenza e la campagna politica di esponenti della destra, rivendicando le strade e gli spazi del quartiere come luoghi di partecipazione e non come palcoscenici per propaganda d’odio o razzista. La mobilitazione arriva anche dopo gli episodi avvenuti prima nel quartiere Bolognina della città e poi a Venezia, quando un gruppo di fascisti guidati da JollyTime – personaggio social con background migratorio che ha espresso pubblicamente posizioni favorevoli alla cosiddetta “remigrazione” – si sono resi protagonisti di provocazioni e molestie nei confronti di persone migranti e razzializzate. Il ritrovo è fissato alle 18 e coincide con la visita in Bolognina del capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera Galeazzo Bignami: la mobilitazione intreccia così il tema dell’antifascismo con quello del carovita. Le realtà promotrici chiedono infatti di destinare maggiori risorse a welfare e politiche sociali, invece di continuare a investire in armamenti e politiche securitarie. Il collegamento delle 18.30 con Federico, della Redazione di Radio Onda d’Urto Emilia-Romagna. Ascolta o scarica.
September 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Terra dei Fuochi: ad Acerra spunta il progetto per potenziare l’inceneritore
È arrivata come un fulmine a ciel sereno la presentazione del progetto per potenziare l’inceneritore di Acerra, tra i comuni simbolo della Terra dei Fuochi. Il termovalorizzatore è lì da 17 anni, nonostante le proteste degli abitanti. Le ultime elezioni regionali, sia in fase di campagna elettorale sia soprattutto a seguito della vittoria di Roberto Fico, avevano ravvivato la speranza di una sua graduale dismissione. A mettere in allerta i cittadini è stato il progetto presentato di recente dal Consorzio ASI, che punta a collegare via treno lo scalo merci di Marcianise e l’inceneritore di Acerra. «Un progetto che, se realizzato, decreterà definitivamente la morte della nostra area agricola e la nascita del più grande polo della monnezza», commenta Alessandro Cannavacciuolo, primo firmatario del ricorso accolto dalla Corte europea dei diritti dell’uomo (CEDU), che nel gennaio del 2025 ha condannato l’Italia per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini residenti nella Terra dei Fuochi. L’inceneritore di Acerra smaltisce annualmente tra le 700mila e le 850mila tonnellate di rifiuti — che ne fanno l’impianto principale del Mezzogiorno. Sorge in un’area compromessa dallo smaltimento illecito dei rifiuti, che da decenni attende interventi di bonifica e messa in sicurezza. Qui l’incidenza di tumori è tra le più alte d’Italia. Sin dalla sua inaugurazione, avvenuta nel 2009 sotto il governo Berlusconi IV, gli abitanti chiedono la dismissione dell’inceneritore. Viene puntato il dito contro una gestione che avvertono come opaca, soprattutto per quanto riguarda le ceneri prodotte, denunciando discrepanze tra quelle attese e quelle effettivamente dichiarate. Al di là dell’impatto sul territorio, l’inceneritore resta il simbolo di un passato che stenta a essere superato. Lo sa bene anche il presidente della Regione Campania Roberto Fico, che in campagna elettorale definì un obiettivo la chiusura dell’impianto. A stracciare il sottile velo di entusiasmo è stato il progetto depositato dal Consorzio per l’Area di Sviluppo Industriale (ASI) di Acerra. L’obiettivo è trasformare il polo — che si estende su circa 300 ettari e conta all’attivo un centinaio di aziende — in un sistema intermodale, collegandolo via treno all’importante scalo merci di Maddaloni-Marcianise. Se da un lato l’intervento diminuirebbe il traffico su gomma, dall’altro comporterebbe l’utilizzo di migliaia di ettari di terreno che si trovano lungo il percorso ipotizzato di circa 4 chilometri. La critica principale mossa da cittadini e associazioni riguarda la previsione del “tracciato Termovalorizzatore”, un tratto ferroviario per trasportare i rifiuti direttamente nell’inceneritore. L’8 ottobre si riunirà la Conferenza dei Servizi, per esprimere un primo parere sul progetto. Al momento non è chiaro se i lavori saranno propedeutici a un aumento della mole di rifiuti bruciati, magari riesumando il progetto della quarta linea del termovalorizzatore. Ciò che è certo è che un potenziamento infrastrutturale del genere, con tutti gli investimenti del caso, complica i piani di dismissione. Alessandro Cannavacciuolo non usa mezzi termini nel definire il progetto «l’ennesima pugnalata al cuore per il nostro territorio», denunciando il mancato coinvolgimento della cittadinanza. Cannavacciuolo è il primo firmatario del ricorso accolto dalla CEDU con la sentenza n. 51567/14 del 30 gennaio 2025. L‘Italia è stata condannata per non aver tutelato il diritto alla vita dei suoi cittadini residenti nella Terra dei Fuochi, un’area che si estende su 90 Comuni campani, coinvolgendo quasi 3 milioni di persone. La pronuncia obbliga il governo ad adottare misure concrete, in tempi precisi, per fermare il biocidio, colmando l’indifferenza e l’incapacità che le istituzioni del nostro Paese — e quindi l’intero arco politico — hanno dimostrato a partire dagli anni ’80. Nell’ultimo anno e mezzo vanno segnalati diversi interventi di rimozione di rifiuti superficiali e monitoraggio del territorio, tra censimento dei siti inquinati e denunce per reati ambientali. Pesa però il sottofinanziamento del governo Meloni sul fronte delle bonifiche, un intervento imprescindibile per restituire dignità e salute al territorio. Secondo le stime prodotte dal commissario straordinario Giuseppe Vadalà, servirebbero almeno 2,5 miliardi di euro soltanto per completare la bonifica di 81 siti di competenza pubblica, attraverso interventi spalmati su 10 anni. Al momento, da Roma, sono arrivate soltanto briciole. [Crediti foto di copertina: Gianni Esposito] The post Terra dei Fuochi: ad Acerra spunta il progetto per potenziare l’inceneritore appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 14, 2026
L'INDIPENDENTE
Per portare gli sguardi oltre
-------------------------------------------------------------------------------- Aderisco perché il “Tetto Comune” è una casa aperta che si sa che c’è e da cui si entra, si esce ma ci si ritorna dopo le escursioni in giro… Un tetto sotto cui riflettere e sotto cui tenersi insieme per portare gli sguardi oltre, per riprendersi dagli scoramenti e ritrovare quella fiducia solidale che aiuta a cambiare e scansare le nubi di soprusi e violenza. Vi abbraccio tutte e tutti, un plauso al tuo meticoloso lavoro di costruzione della rete di Comune. [Giuditta Peliti] -------------------------------------------------------------------------------- Tutte le adesioni alla campagna Un tetto Comune -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Per portare gli sguardi oltre proviene da Comune-info.
September 14, 2026
Comune-info
BOLOGNA: ASSEMBLEA PER RILANCIARE LA MOBILITAZIONE ANTIRAZZISTA E PER FAKIR
Alcune centinaia di persone hanno partecipato a Bologna all’assemblea per riprendere il confronto sulle iniziative da mettere in campo per chiedere verità a giustizia per l’omicidio di stato di Fakir e più in generale per rilanciare la mobilitazione antirazzista.  L’incontro si è svolto in un’aula gremita, una delle più grandi della Facoltà di Lettere e Filosofia occupata in via Zamboni 38: molti compagni e compagne sono arrivati nel capoluogo emiliano anche da altre città. “E’ stata un’assemblea di riflessione da cui non è uscita una scadenza precisa ma un’indicazione di moltiplicare le occasioni di analisi e di lotta in una duplice necessità – racconta Federico della redazione Emilia-Romagna di Radio Onda d’Urto – da un lato tenere alta l’attenzione sull’iter giudiziario che ora partirà rispetto all’omicidio di Fakir e quindi è stata rilanciata un’allerta per quando finiranno i giorni previsti per l’autopsia e lo scudo penale rispetto agli agenti coinvolti ma anche quando poi inizieranno i vari gradi di giudizio ed il processo vero e proprio e dall’altra parte sul tema più generale, sul campo di lotta più complessivo dell’antirazzismo è stata sicuramente rilanciata la necessità di fare inchiesta, di costruire delle piattaforme di intervento, una capacità di stare dentro i contesti ed i territori, dai luoghhi di lavoro ai quartieri, riuscendo a creare lotta, anche attraverso la pratica dello sciopero.” La corrispondenza da Bologna di Federico della redazione Emilia-Romagna di Radio Onda d’Urto Ascolta o scarica
September 14, 2026
Radio Onda d`Urto
Spino d’Adda, intense giornate di festa e attivismo al Porto di Pace
Domenica 13 settembre le flottiglie sono arrivate al Porto di Pace alla Cascina Carlotta di Spino d’Adda, in provincia di Cremona e hanno consegnato la loro bandiera; ognuna è il simbolo di un valore inestimabile e irrinunciabile del vivere civile –  Antifascismo, Diritti umani, Disarmo e nonviolenza, Cooperazione e solidarietà, Giustizia e legalità, Ecologia e sostenibilità, Libertà e democrazia.  Nel pomeriggio questi temi verranno sviluppati in una serie di incontri in contemporanea, con interventi, testimonianze e riflessioni coinvolgenti e stimolanti che lasceranno un segno nella mente e nel cuore dei partecipanti. Alla fine della mattinata intanto i pezzi di tela colorati fanno bella mostra di sé sul palco, avendo ricomposto la bandiera della pace: un folto gruppo di partecipanti applaude festoso rimirandola. L’emblema rappresentato dall’arcobaleno è iscritto nel cuore di tanti, non come un sogno lontano, ma come qualcosa in cui credere e per cui attivarsi. Questo è il senso dell’azione corale e consapevole che si è tenuta nella mattinata del 13 settembre: sette gruppi di camminatori si sono dati appuntamento in diversi punti di Spino d’Adda. Da lì abbiamo camminato cantando canzoni della Resistenza e urlando slogan sui temi che ci stanno a cuore (la Palestina, la legalità, la pace, i diritti umani, ecc), fino a Cascina Carlotta – che non è un luogo sperduto nella campagna, ma una parte del tessuto urbano del paese. Ad attenderci c’era altra gente ancora che ci applaudiva e ci abbracciava e il grande spazio centrale della cascina con i gazebo delle tante associazioni che hanno aderito e sostenuto l’iniziativa. Anna si era unita alla flottiglia dei diritti umani ed era già alla cascina quando con Grazia, Silvia, Andrea e altri milanesi siamo entrati a bordo della nave rossa, quella antifascista. Che gioia rivedersi all’interno della cornice del fare! Faccio conoscere agli amici arrivati da “lontano” (Varese e Milano) le amiche cremasche (Carla e Patrizia) e mi accorgo che è tutto un presentarsi e un riconoscersi. Alcuni ritrovano vecchi amici che non incontravano da anni, altri rivedono compagni di tante iniziative passate e presenti. Una lunga tavolata è stata imbandita in un’ala della cascina, con gli instancabili volontari dell’Anpi che servono cous cous e patatine a getto continuo. Disordinatamente e senza mai smettere di chiacchierare prendiamo posto – del resto questa è una festa e noi, che amiamo la vita e la pace, abbiamo mantenuto un cuore bambino. Tra i commensali ci sono i membri di ben sette cori resistenti e popolari attivi nella provincia. Al termine del pranzo iniziano i canti. Le parole delle canzoni sono struggenti, a tratti malinconiche, ma mai rassegnate, anzi c’è sempre un momento in cui il ritmo cambia e la voce si alza per denunciare e pretendere un diritto negato. Mi colpisce il ritornello di un vecchio motivo operaio che dovrebbe esistere solo come cimelio e memoria di un passato lontano e invece è drammaticamente attuale: “Siam lavoratori, vogliam la libertà”. Come non pensare ai moderni lavoratori a cottimo, ai giovani precari, ai tanti rider di Deliveroo, Globo e Amazon, che vediamo correre a perdifiato per le strade del Paese, perché una pizza non si freddi, perché un pacco in più consegnato stasera significa due pacchi in più domani? Ripenso alle parole del presidente nazionale dell’Anpi Gianfranco Pagliarulo, che sabato 12, in dialogo con Gian Carlo Corada, presidente dell’Anpi della Provincia di Cremona e Paolo Gualandris, direttore del quotidiano la Provincia di Cremona, ha fatto notare come non sia normale che i lavoratori della Sassonia votino Afd, che i minatori del West Virginia appoggino Trump e che nell’onda nera che sta invadendo la società occidentale il copione si ripeta: sono le classi meno abbienti, vittime di disuguaglianze e ingiustizie, a scegliere i partiti di estrema destra illudendosi che offrano davvero un’alternativa. Per fortuna c’è anche qualche dato positivo: per esempio le iscrizioni all’Anpi di anno in anno aumentano e non sono pochi i giovani che si avvicinano alla realtà antifascista – effettivamente oggi ne vedo parecchi gironzolare per le aree della festa. L’Anpi, stufa di attendere una collaborazione sinergica con la sinistra, ha capito che è il momento di agire per ricucire il dialogo con i lavoratori e riportarli a una lotta che veda al centro i loro veri interessi e non le briciole promesse dagli slogan della destra e del nuovo fascismo. È il cuore dell’impegno storico dell’associazione partigiana: preservare la memoria e attualizzarla. Mai come oggi è necessario tornare alla base e “riportare il corpo in piazza”, ci ricorda Marco Cicorella dell’Anpi di Spino d’Adda, magari, come hanno fatto i giovani volontari della campagna elettorale di Zohran Mamdani, ora sindaco di New York, bussando ad ogni porta per svegliare le coscienze e riportare sotto gli occhi di tutti la bellezza dell’arcobaleno. La manifestazione è stata un successo di partecipazione; l’Anpi può esserne orgogliosa e trarre dal momento di festa l’energia migliore per il compito importante che l’aspetta.     Marina Serina
September 14, 2026
Pressenza
LOTTE OPERAIE: MARTEDÌ 15 SETTEMBRE NUOVO SCIOPERO ALLA MAPAL DI GESSATE, “CONTRO LA DELOCALIZZAZIONE E 38 LICENZIAMENTI”
Sciopero di otto ore dei lavoratori e delle lavoratrici dello stabilimento Mapal di Gessate martedì 15 settembre, che saranno in presidio davanti all’azienda di via Monza 82 tra le ore 7.30 e le ore 12. Non arretra infatti l’azienda, determinata a portare a termine la procedura di licenziamento collettivo per 38 dipendenti su 85 sul sito di Gessate, in provincia di Milano e delocalizzare la produzione in Germania. L’annuncio della Mapal era arrivato lo scorso primo settembre. “Non possiamo accettare – dichiara Manuela Musolla, della segreteria Fiom Milano – che venga cancellato un altro pezzo di industria in un territorio già segnato da chiusure e dismissioni. Ribadiamo che quello che serve non sono licenziamenti ma una diversa organizzazione del lavoro e investimenti mirati nei settori innovativi”. Gli aggiornamenti alla vigilia del nuovo sciopero con Manuela Musolla, della segreteria Fiom Milano. Ascolta o scarica
September 14, 2026
Radio Onda d`Urto
[Impatto - voci contro le nocività] Inauguriamo l'anno scolastico con la prima puntata di Impatto
Apriamo l'anno scolastico e il nuovo ciclo di trasmissioni di Impatto con due corrispondenze: - la prima con un compagno dei movimenti per l'acqua per parlare delle contestazioni al forum mediterraneo per l'acqua a cui parteciperanno Acea, Mekorot e un altro paio di cavalieri dell'apocalisse, decidete voi quali. Il controforum si articolerà a partire da una prima contestazione il 29 Settembre per protrarsi fino ai primi giorni di Ottobre. - nella seconda corrispondenza sentiamo invece un compagno del Coordinamento contro l'Inceneritore da un presidio di fronte al devastante cantiere che sta per ora bruciando solamente milioni di euro in acquisti di terreni a cifre folli. L'appuntamento in questo caso è, invece, con il corteo del prossimo 26 Settembre per le vie di Albano Laziale, per fermare questo scellerato progetto che devasterà il territorio dfel versante sud della provincia di Roma.  
September 14, 2026
Radio Onda Rossa
Due film italiani senza vie di fuga
(visti da Francesco Masala) ricomincia la stagione in sala, per i film italiani, con un film su un femminicidio e un film d’amore, e un articolo datto che al festival di Venezia solo un film in concorso era diretto da una donna, May el-Toukhy (che poi ha vinto il Leone d’oro) Serpenti – Roberto De Paolis Maino alla sceneggiatura hanno
September 14, 2026
La Bottega del Barbieri
Migranti: la CEDU condanna l’Italia per la detenzione di un quindicenne
La Corte Europea dei Diritti Umani ha condannato l’Italia all’unanimità per aver privato della libertà un minore straniero non accompagnato di quindici anni. La sentenza, depositata a Strasburgo il 3 settembre 2026 nel caso B.C. contro Italia, accerta la violazione del diritto alla libertà e alla sicurezza della Convenzione (art. 5) e impone allo Stato di versare al ragazzo quattromila euro per danni non patrimoniali entro tre mesi. A ricorrere alla CEDU è stato un cittadino della Costa d’Avorio nato nel 2008, rimasto dal 6 ottobre al 22 dicembre 2023 nel Centro di Accoglienza per Richiedenti Asilo (CARA) di Restinco, in provincia di Brindisi senza una base giuridica chiara e accessibile che giustificasse il trattenimento, senza un provvedimento motivato che lo disponesse e senza la possibilità di impugnarlo davanti a un tribunale. Il Governo sosteneva che non vi fosse alcuna detenzione e che la permanenza fosse durata il tempo necessario a individuare una sistemazione, la Corte ha invece qualificato quei due mesi e mezzo come «privazione arbitraria della libertà». Il trasferimento in una struttura per minori è arrivato il 22 dicembre, due giorni dopo la richiesta di misura urgente alla Corte. Come si legge nella sentenza, il ragazzo era arrivato in Italia il 3 agosto 2023 e inserito in un centro di accoglienza straordinaria a Carovigno, sempre in provincia di Brindisi, dove aveva dichiarato di essere minorenne mostrando la fotografia del proprio certificato di nascita. L’accertamento dell’età si è concluso il 2 ottobre confermando la minore età, e quattro giorni dopo è scattato il trasferimento a Restinco, una struttura nata per gli adulti e poi riconvertita a ospitare soltanto minori a causa dell’aumento degli arrivi. Nel periodo della permanenza il centro ospitava 88 ragazzi e il tutore provvisorio del ricorrente era anche il direttore della struttura, un ruolo in conflitto con il ruolo che avrebbe dovuto svolgere. Decisiva per la sentenza è stata l’impossibilità di uscire di C.B. I giudici della CEDU si sono appoggiati trovando la situazione simile a quella descritta dall’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza, che in audizione parlamentare aveva descritto muri altissimi, un cancello di ferro, militari all’esterno e ragazzi convinti di trovarsi in carcere. Negli anni, il centro di Restinco era già finito al centro dell’attenzione delle associazioni per i diritti dei migranti. ASGI (Associazione Studi Giuridici sull’Immigrazione) nel 2016 aveva sottolineato che questo «non appare in alcun modo idoneo per l’accoglienza, seppure temporanea, di minori ed anzi la legge ne fa esplicito divieto», proprio perchè la struttura, originariamente pensata per l’accoglienza degli adulti, non rispondeva «alle esigenze di protezione di una categoria vulnerabile quale quella dei minori». Successivamente, quando nel 2023 l’associazione aveva fatto richiesta di ingresso nella struttura per verificarne le condizioni, questo era stato negato. Gli avvocati del ricorrente, citati da ASGI, hanno dichiarato che la sentenza rappresenta «l’ennesima decisione che accerta la strutturale mancanza di cura dell’Italia per la  condizione dei minori stranieri non accompagnati», della quale «governo e parlamento dovranno necessariamente tenere conto anche nell’implementazione del nuovo Patto per le Migrazioni e l’Asilo e del prossimo Regolamento sui rimpatri che, incredibilmente, non esclude la possibilità di trattenimento e rimpatrio dei minori soli». Non è la prima volta, infatti, che un organo europeo condanna il sistema di gestione delle persone migranti italiano. A luglio 2022, nel caso di Darboe e Camara, Strasburgo aveva già condannato l’Italia per il collocamento di un minore in un centro per adulti e per un accertamento dell’età senza garanzie. Sono seguite la sentenza M.A. dell’agosto 2023, quella su A.T. e altri del novembre 2023, relativa all’hotspot di Taranto, una decisione sul centro di Crotone nel dicembre dello stesso anno e, il 9 aprile 2026, la condanna nel caso H.D. per il trattenimento di un minore non accompagnato per oltre cinque mesi nel CARA di Isola di Capo Rizzuto. Il problema della base legale mancante risale ancora più indietro, alla sentenza Khlaifia del 2016 su Lampedusa e alla successiva J.A. del marzo 2023, entrambe richiamate nel testo depositato questo mese. Sul fronte non giurisdizionale, nel dicembre 2024 il Comitato Europeo per la Prevenzione della Tortura aveva definito complessivamente non idonei i centri di permanenza per il rimpatrio italiani, mentre l’1 agosto 2025 la Corte di Giustizia dell’Unione europea ha stabilito che un Paese non può essere designato come sicuro se non protegge tutta la sua popolazione, colpendo l’impianto dei centri costruiti in Albania. The post Migranti: la CEDU condanna l’Italia per la detenzione di un quindicenne appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 14, 2026
L'INDIPENDENTE
Milano, 18-20 settembre: «Fuori l’Italia dalla guerra»
Tre giorni di iniziative con il «Coordinamento per la Pace» 18 – 19 – 20 SETTEMBRE 2026 PRESSO IL C.I.Q. CENTRO INTERNAZIONALE DI QUARTIERE, VIA FABIO MASSIMO 19 – MILANO (MM3 PORTO DI MARE) In questa quarta edizione della Tre giorni per la Pace poniamo al centro la necessità di portare l’Italia fuori dalla guerra. Nella scorsa edizione avevamo deciso
September 14, 2026
La Bottega del Barbieri
Difesa Civile: missione compiuta! Ma c’è ancora molto da fare…
13.09.26  La raccolta di firme per la presentazione della proposta di legge di iniziativa popolare sull’istituzione del Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta ha raggiunto il quorum. Lo hanno appena annunciato i promotori della campagna “Un’altra Difesa è possibile”: Abbiamo raggiunto (e superato) le 50.000 firme necessarie per portare in Parlamento la legge di iniziativa popolare sulla Difesa civile, non armata e nonviolenta. Quorum raggiunto!  È un passo cruciale, fondamentale, storico: significa che una proposta concreta per costruire istituzioni di pace e nonviolenza (per dare piena attuazione alla nostra Costituzione) arriverà davvero sui banchi del Parlamento. Ma non ci fermiamo qui. La raccolta prosegue fino al 18 settembre compreso (entro le 23:59) e ogni firma in più conta: più saremo, più forte sarà il mandato politico della proposta quando entrerà in Parlamento e dovrà essere discussa. Ogni firma oltre il quorum è peso, voce e forza in più per la legge.  Continuate a firmare… bastano 2 minuti: https://firmereferendum.giustizia.it/referendum/open/dettaglio-open/6100008 Descrizione iniziativa (Id iniziativa: 6100008) La proposta che avanziamo mira a trovare uno spazio istituzionale per una forma di Difesa, prevista già dal nostro ordinamento legislativo, che non sia quella legata alle Forze Armate e allo strumento militare. Se il percorso della Legge di iniziativa popolare arriverà a compimento daremo finalmente concretezza a ciò che prefiguravano i Costituenti con il ripudio della guerra e che già oggi è previsto dalla legge e confermato dalla Corte Costituzionale: la possibilità di assolvere all’obbligo costituzionale dell’articolo 52 con una struttura di Difesa civile alternativa a quella prettamente militare, finanziata direttamente dai cittadini attraverso l’opzione fiscale in sede di dichiarazione dei redditi. Il Dipartimento, collocato presso la Presidenza del Consiglio, andrà a coordinare i Corpi Civili di Pace, un Istituto di ricerca per la pace e il disarmo, operando in sinergia con protezione civile e servizio civile universale. Il finanziamento avverrà anche tramite un Fondo Nazionale, alimentato dalla Legge di Bilancio e dalla facoltà dei contribuenti di destinare il 6 per mille dell’IRPEF senza oneri aggiuntivi. In un momento in cui il dibattito pubblico europeo sembra aver capitolato all’equazione “più sicurezza = più armi” questa proposta afferma con chiarezza l’opposto: la vera sicurezza si costruisce con prevenzione dei conflitti, mediazione, coesione sociale e cooperazione internazionale. Articolo 1 – Difesa civile, non armata e nonviolenta In attuazione degli articoli 2, 11 e 52 della Costituzione, è riconosciuta, quale componente del sistema nazionale di difesa e di sicurezza della Repubblica, la difesa civile, non armata e nonviolenta, intesa come insieme di strumenti e attività di prevenzione, protezione e gestione non armata dei conflitti, complementare alle forme di difesa militare e finalizzata alla tutela delle persone, delle comunità e delle istituzioni democratiche. È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Dipartimento della difesa civile, non armata e nonviolenta, al quale sono attribuite funzioni di indirizzo, coordinamento e attuazione delle politiche in materia. Presso il Dipartimento operano: * i Corpi civili di Pace, inseriti nell’ambito del Servizio Civile Universale e destinati a interventi di prevenzione dei conflitti, mediazione e assistenza nelle aree di crisi, in Italia e all’estero, secondo quanto previsto dalla normativa vigente; * l’Istituto di Ricerca per la Pace e il Disarmo, quale ente di supporto scientifico e formativo del Dipartimento, la cui organizzazione e disciplina sono definite con successivi provvedimenti nel rispetto dei principi della presente legge. Il Dipartimento assicura il coordinamento e la collaborazione, nel rispetto delle rispettive competenze, con: * il Dipartimento della Protezione Civile, di cui al decreto legislativo 2 gennaio 2018, n. 1; * il Dipartimento dei Vigili del Fuoco, del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile del Ministero dell’interno; * le strutture competenti in materia di Servizio Civile Universale presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Consiglio Nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta, con funzioni consultive e di raccordo interistituzionale, la cui composizione e modalità di funzionamento sono definite con regolamento. Il Dipartimento svolge, in particolare, le seguenti funzioni: * promuovere la tutela dei diritti fondamentali e il rafforzamento delle istituzioni democratiche attraverso strumenti civili di prevenzione e gestione delle crisi; * predisporre e aggiornare i programmi nazionali di difesa civile, non armata e nonviolenta, curandone l’attuazione e la formazione del personale e della popolazione; * svolgere attività di studio e ricerca in materia di pace, disarmo, riconversione a fini civili delle produzioni connesse al settore della difesa, nonché elaborare modelli e linee guida per l’integrazione tra difesa civile e altre politiche pubbliche; * favorire iniziative di prevenzione dei conflitti, riconciliazione, mediazione, promozione dei diritti umani, educazione alla pace e cooperazione internazionale, con particolare riferimento alle aree di crisi; * organizzare e coordinare le strutture della difesa civile, non armata e nonviolenta e l’impiego del personale ad esse assegnato; * concorrere, in coordinamento con le amministrazioni competenti, alla protezione della popolazione e del territorio dalle calamità naturali e dagli eventi connessi a situazioni di rischio. Le attività, l’organizzazione e il funzionamento del Dipartimento e delle sue articolazioni sono disciplinati con regolamento, da adottarsi ai sensi dell’articolo 17, comma 2, della legge 23 agosto 1988, n. 400, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con i Ministri dell’interno, della difesa e degli affari esteri e della cooperazione internazionale. Articolo 2 – Fondo Nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta È istituito, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, il Fondo Nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta, destinato al finanziamento delle attività e delle strutture del Dipartimento di cui all’articolo 1, nonché dei programmi e degli interventi ad esso riconducibili. La dotazione finanziaria del Fondo è determinata annualmente dalla legge di bilancio, assicurando la necessaria continuità pluriennale delle risorse. Una quota delle medesime risorse, nei limiti stabiliti con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, è destinata alle spese di funzionamento del Dipartimento. Il Fondo è alimentato, oltre che dagli stanziamenti a carico del bilancio dello Stato, anche dalle risorse derivanti dalle disposizioni di cui all’articolo 3 e da eventuali ulteriori contributi, comunque destinati per legge alle finalità della presente legge. Le modalità di gestione, utilizzo e rendicontazione delle risorse del Fondo sono definite con decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri, di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze, nel rispetto dei principi di trasparenza, pubblicità e separazione tra spese di funzionamento e spese per interventi. Il Presidente del Consiglio dei Ministri presenta annualmente al Parlamento una relazione sullo stato di attuazione degli interventi finanziati dal Fondo e sui relativi risultati. Articolo 3 – Scelta di destinazione di una quota dell’imposta sul reddito delle persone fisiche A decorrere dall’anno d’imposta successivo all’entrata in vigore della presente legge, è riconosciuta ai contribuenti la facoltà di destinare una quota pari al sei per mille dell’imposta sul reddito delle persone fisiche, dovuta e liquidata dall’amministrazione finanziaria, al Fondo Nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta di cui all’articolo 2. La destinazione della quota non determina maggiori oneri a carico del contribuente né modifica l’ammontare complessivo dell’imposta dovuta. L’esercizio dell’opzione di cui al comma 1 avviene in sede di dichiarazione annuale dei redditi, mediante apposita scelta effettuata dal contribuente. Con decreto del Ministro dell’economia e delle finanze, da adottarsi entro tre mesi dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono definite le modalità applicative, nonché gli adeguamenti della modulistica e delle procedure di liquidazione. Le risorse derivanti dall’esercizio dell’opzione sono versate al Fondo nazionale per la difesa civile, non armata e nonviolenta e sono destinate, nell’ambito del medesimo, al finanziamento delle attività e dei programmi di cui alla presente legge. Il Presidente del Consiglio dei Ministri, sentito il Ministro dell’economia e delle finanze, presenta annualmente al Parlamento una relazione sull’entità delle risorse derivanti dall’opzione fiscale di cui al presente articolo e sulle relative modalità di impiego. Articolo 4 – Copertura finanziaria Agli oneri derivanti dall’attuazione della presente legge si provvede mediante corrispondente riduzione degli stanziamenti iscritti, ai fini del bilancio triennale, nello stato di previsione della spesa del Ministero dell’economia e delle finanze, come determinati annualmente dalla legge di bilancio, anche attraverso misure di razionalizzazione e revisione della spesa. Le minori entrate derivanti dall’esercizio dell’opzione fiscale di cui all’articolo 3 sono compensate nell’ambito del quadro di finanza pubblica, secondo quanto previsto dalla legge di bilancio e dalle connesse disposizioni di attuazione. Il Ministero dell’economia e delle finanze è autorizzato ad apportare, con propri decreti, le occorrenti variazioni di bilancio. Articolo 5 – Entrata in vigore La presente legge entra in vigore il giorno successivo alla sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale. Approfondimenti Per ulteriori approfondimenti sull’iniziativa proposta si può consultare il sito informativo:  https://www.difesacivilenonviolenta.org.
September 14, 2026
Assopace Palestina

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