L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.

Io, speriamo che torno a casa vivo
Sono stati 6 i morti sul lavoro nelle nelle ulti.e 24 anni. Luca Pezzulla aveva solo 22 anni, travolto dal carrello elevators. In provincia di brescia è morto Giuseppe Lisioli che di anni ne aveva 80 (due giorni fa è morto un 79enne). Un 55enne stanietk é mortk cadendo dallaltk un 55enbe straniera, ma la strage di vecchi che muiono lavorando continua con un 71enne, Giacomo Casagrande che é rimasto travolto da un albero. Due sono morti in itinere, uno di questi straniero travolto in bicicletta all,alba mentre andava a lavorare. Mi preoccupa molto la ripresa dei lavori nei campi: giallo 4 gli schiacciati dal trattore. ma temo che anche lanziano schiacciato oggi dal trattore non ce la pissa fare, é in condizioni gravissime. Carlo Doricelli curatore dellosservatorio di bologna morti sul lavoro --
Israele compie un altro passo verso l’annessione dei territori occupati
Riavviando un processo fermo dal 1967, il governo israeliano ha approvato la registrazione di vaste zone della Cisgiordania come “proprietà statali”, accogliendo una controversa proposta per espandere gli insediamenti nei territori palestinesi (illegali in base al diritto internazionale). Secondo la tv pubblica Kan, la decisione apre la strada alla regolarizzazione delle aziende agricole nella West Bank, completando “un altro passo verso l’annessione . Il governo israeliano interviene direttamente sulla proprietà della terra, sui registri fondiari e sull’applicazione delle leggi nei territori palestinesi ,si tratta di un ulteriore passaggio di annessione in corso che conta sulla complicità e il sostegno degli Stati Uniti . Si smantella l’architettura degli accordi di Oslo ,rendendo ancora piu’ ininfluente ANP ,gia’ con Oslo ai palestinesi spettava nell’area A un 18% di territorio ,e nell’area C circa il 60%del territorio spettava agli israeliani con un 22% dell’area B con controllo solo civile dei paòlestinesi e militare israeliano.Gli accordi di Oslo dal 1993 sono stati un elemento di ulteriore disgregazione dell’unita territoriale palestinese ,criticati fin dalla loro firma da Edward Said. Ne parliamo con Eliana Riva che scrive per “Pagine esteri”
February 16, 2026
Radio Blackout - Info
BRESCIA: AVVISI ORALI DEL QUESTORE PER UN CORTEO PACIFICO A SOSTEGNO DEL ROJAVA.”SI NEGA IL DIRITTO DI MANIFESTARE”
“Visto il clima generale e il pacchetto sicurezza,  possiamo dire che con provvedimenti di questo tipo si inizia a mettere seriamente  in discussione il diritto a manifestare”. CSA Magazzino 47, Associazione Diritti per tutti e Collettivo Onda Studentesca in conferenza stampa oggi pomeriggio sul marciapiede di fronte all’ingresso della Questura  di via Botticelli, nella zona est del Comune di Brescia. Oggetto dell’iniziativa, secondo compagne-i: “svelare le nuove… angherie del questore Paolo Sartori, stavolta ai danni di 3 attiviste e attivisti bresciani” colpiti da avviso orale per aver partecipato alla mobilitazione in solidarietà al Rojava del 24 gennaio. Il breve corteo si era svolto senza alcuna tensione nonostante nell’avviso orale si scrive che “aveva destato allarme sociale  concreto e conclamato pericolo per la sicurezza e la tranquillità pubblica.”  La manifestazione era partita dopo un presidio in Piazza Rovetta, trattando e concordandone lo svolgimento con i responsabili di polizia presenti in piazza. Questi avvisi orali -che intimano di cambiare comportamenti ai compagni e compagne in quanto socialmente pericolosi -si basano su denunce o segnalazioni di polizia. I legali presenti hanno ricordato che negli ultimi 10 anni ci sono stati 68 processi contro le lotte sociali a Brescia, che hanno coinvolto 485 imputati e imputate e solo 39 sono state le condanne. Solo una minima parte delle segnalazioni di polizia si concludono con condanne ma vengono sempre più utilizzate per limitare diritti e libertà. La registrazione della conferenza stampa con gli interventi di Michele Borra del Csa Magazzino 47; degli avvocati Sergio Pezzucchi e Manlio Vicini;  Gabriele Bernardi del Csa Magazzino 47 e Matilde Zanardelli Collettivo onda studentesca Ascolta o scarica
February 16, 2026
Radio Onda d`Urto
RAVENNA: PERQUISITI SEI MEDICI CHE AVEVANO RIFIUTATO DI MANDARE I MIGRANTI AL CPR
La Procura di Ravenna ha posto sotto indagine sei medici per non aver accordato il trasferimento in un CPR di alcuni cittadini privi di regolare titolo di soggiorno. I medici sostenevano che le persone senza documenti non sarebbero stati idonei dal punto di vista sanitario, al trattenimento nei CPR. Nel quadro delle indagini, il reparto malattie infettive della città è stato sottoposto ad una lunga perquisizione, iniziata all’alba tra i reparti con i degenti, durante la giornata del 12 febbraio. I sei medici, ai quali sono stati sequestrati i dispositivi per le comunicazioni personali, si sono inoltre ritrovati esposti alla gogna mediatica e politica della destra cittadina. In risposta, ha preso posizione anche l’Ordine e la Federazione nazionale dei medici che in una nota parla di “attacco all’autonomia dei medici”. Sul caso si è esposta l’associazione Faenza Multietnica, di cui fa parte anche Ilaria Mohamud Giama, ai microfoni di Radio Onda d’Urto, con la quale abbiamo ricostruito la vicenda. Ascolta o scarica A Ravenna, davanti all’ospedale colpito dall’inchiesta, si è svolto un flash mob nel primo pomeriggio di lunedì 16 febbraio. Ci racconta come è andata Marco Palagano della funzione pubblica CGIL di Ravenna. Ascolta o scarica Le considerazioni politiche di Vanessa Guidi medica di bordo per Mediterranea Saving Humans. Ascolta o scarica Riportiamo il Comunicato stampa dell’associazione Faenza Multietnica. Negli ultimi giorni Ravenna è diventata un laboratorio inquietante di politiche repressive, discorsi razzisti normalizzati e criminalizzazione della solidarietà. Una sequenza di eventi che non può essere letta come una somma di episodi isolati, ma come il segno di una trasformazione profonda del clima politico e culturale nel nostro Paese. Nei giorni scorsi, il reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Ravenna è stato oggetto di perquisizioni nell’ambito di un’indagine su certificazioni mediche rilasciate per impedire il rimpatrio forzato nei CPR. Almeno sei medici risultano indagati, con sequestri di dispositivi e comunicazioni personali. Si tratta di un fatto gravissimo: colpire chi esercita il proprio dovere professionale di tutela della salute significa mandare un messaggio intimidatorio a tutto il personale sanitario, scoraggiando la difesa dei diritti fondamentali delle persone più vulnerabili. La cura viene trattata come sospetta, la solidarietà come reato. In parallelo, è previsto un nuovo sbarco a Ravenna nel fine settimana, con la nave dell’ONG Solidaire attesa tra sabato notte e domenica mattina con circa 120 persone soccorse in mare. Ancora una volta, Ravenna viene designata come porto remoto, lontano dalle rotte di salvataggio, trasformando il Mediterraneo in una zona di selezione politica delle vite degne e indegne di essere salvate. Ma mentre le persone migranti continuano ad arrivare dopo viaggi segnati da violenze e torture, cresce anche un discorso pubblico che legittima l’idea che la loro presenza sia un problema da eliminare. Domani, infatti, a Faenza si è svolto sabato mattina il banchetto per la raccolta firme sulla “remigrazione”, un concetto promosso da ambienti dell’estrema destra europea che propone il rimpatrio forzato non solo delle persone senza documenti, ma anche di cittadini stranieri regolari e dei loro discendenti. Si tratta di un’idea che richiama direttamente politiche di esclusione etnica e deportazione, mascherate da proposta “democratica” e presentate nello spazio pubblico come una normale opzione politica. In questo clima, risultano particolarmente preoccupanti le dichiarazioni di Michele De Pascale che contribuiscono a normalizzare l’esistenza e il rafforzamento dei CPR, luoghi di detenzione amministrativa già denunciati da numerose organizzazioni per i diritti umani come spazi di violenza, opacità e sospensione dello stato di diritto. Parlare dei CPR come strumenti “necessari” significa accettare l’idea che alcune persone possano essere private della libertà senza aver commesso alcun reato, sulla base della sola origine nazionale. Quello che vediamo a Ravenna è una convergenza pericolosa: repressione contro chi cura, criminalizzazione di chi salva vite, normalizzazione della detenzione amministrativa e legittimazione pubblica di progetti politici apertamente razzisti. È un processo che sposta progressivamente il confine del dicibile e del possibile, rendendo accettabile ciò che fino a pochi anni fa sarebbe stato considerato inaccettabile in una società democratica. Come Faenza Multietnica denunciamo con forza questa deriva. La “remigrazione”, i CPR e la persecuzione della solidarietà non sono risposte a problemi reali, ma strumenti politici per costruire consenso attraverso la paura e la disumanizzazione. Difendere i diritti delle persone migranti significa difendere la democrazia stessa: quando si accetta che alcuni diritti siano sospesi per alcuni, si apre la strada alla loro erosione per tutti. Chiediamo la chiusura dei CPR, la fine della criminalizzazione dei medici, delle ONG e delle reti solidali, e il rifiuto netto di ogni progetto politico che promuova l’espulsione e la segregazione su base etnica. Ravenna e Faenza hanno una storia antifascista e solidale che non può essere cancellata da chi vorrebbe riportarci a politiche di esclusione e deportazione.
February 16, 2026
Radio Onda d`Urto
Ex OGR. Desideri, progetti o suggestioni?
Sullo scenario immaginato dall’architetto Desideri per l’area delle ex OGR, l’assessora Biti spenge ogni possibile polemica: «non è un progetto, è una suggestione» (“Repubblica Firenze”, 15 febbraio 2026). Evidentemente, il piano attuativo è ancora in alto mare, e quindi è … Leggi tutto L'articolo Ex OGR. Desideri, progetti o suggestioni? sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
La riforma del lavoro di Milei ulteriore tassello del progetto ultraliberista del “loco”
Giovedì 12 febbraio, il governo argentino di estrema destra di Javier Milei ha ottenuto un’altra vittoria parlamentare, quando il senato ha approvato in via preliminare il disegno di “riforma del lavoro”, tra acute proteste di piazza, che hanno provocato molti feriti e circa 30 arresti. Con 42 voti favorevoli e 30 contrari, i senatori hanno approvato un’iniziativa che smantella le leggi sul lavoro in vigore dal 1974.Il progetto di legge di “modernizzazione del lavoro” del presidente ultraliberista, che secondo i sindacati alimenterà la precarietà, passerà ora all’esame della camera dei deputati. Dal dicembre 2023 le politiche di austerità e deregolamentazione volute da Milei hanno già causato la perdita di quasi 300mila posti di lavoro tra settore pubblico e privato, secondo il segretariato del lavoro argentino. Dopo l’approvazione al Senato, sindacati e organizzazioni sociali hanno indetto una manifestazione generale contro l’approvazione della riforma che in quel momento era ancora in discussione alla camera alta con una seduta fiume. Il corteo, partito da Plaza de Mayo, è arrivato successivamente davanti al Congresso dove era stato attivato dal parte del ministero della Sicurezza il protocollo anti-blocco. «La patria non è in vendita» e «La fame non è un privilegio» sono state gli slogan che hanno accompagnato la protesta. Il governo invece ha parlato di «violenza organizzata», banalizzando le istanze promosse dalla manifestazione. Approfondiamo le caratteristiche di questa che i sindacati hanno definito come «una controriforma scritta negli studi legali dei grandi gruppi imprenditoriali» con Federico Larsen giornalista italo argentino collaboratore del Manifesto e Radio popolare.
February 16, 2026
Radio Blackout - Info
Real job, real contract: 28 febbraio, giornata nazionale di agitazione dei rider di Glovo.
Real job, real contract: 28 febbraio, giornata nazionale di agitazione dei rider di Glovo. Vogliamo assunzione diretta e CCNL Logistica L’inchiesta della Procura di Milano e il controllo giudiziario su Foodinho (Glovo) dicono con chiarezza ciò che viviamo ogni giorno sulla nostra pelle: non siamo lavoratori autonomi, non facciamo un “lavoretto”, non siamo imprenditori di noi stessi che guadagnano milioni. Siamo lavoratori organizzati dall’azienda, controllati dall’algoritmo, sottoposti a penalizzazioni e disconnessioni, e pagati a cottimo. Dietro la retorica delle partite IVA si è costruito un modello che scarica su di noi costi, rischi e responsabilità, mentre le piattaforme decidono turni, priorità, tempi e modalità di lavoro. L’inchiesta lo conferma: l’autonomia è una finzione, il potere è tutto nelle mani dell’azienda. Per questo lanciamo per sabato 28 febbraio una giornata di agitazione dei rider di Glovo. Per trasformare questa inchiesta giudiziaria in una conquista concreta. Per fare pressione insieme, collettivamente, affinché venga riconosciuta la natura subordinata del nostro lavoro e si proceda all’assunzione diretta di tutti con l’applicazione integrale del CCNL Logistica. Pretendiamo ciò che ci spetta come lavoratori subordinati: salario pieno, contributi, ferie, malattia, copertura Inail, sicurezza sul lavoro e mezzi a carico dell’azienda. E vogliamo che Glovo restituisca fino all’ultimo euro quanto risparmiato in questi anni sulla nostra pelle: contributi non versati, differenze salariali, costi e rischi scaricati sui rider. La falsa partita IVA non è stata solo precarietà: è stata un modo per fare più profitti togliendo soldi a chi lavorava. Real job, real contract significa questo: lavoro vero, contratto vero, per poter avere un contratto d’affitto, per un permesso di soggiorno di lunga durata, per il ricongiungimento familiare, per poter accedere al credito. Per non essere più lavoratori di serie B. Sabato 28 febbraio tutti in piazza per farlo valere! Slang USB Federazione del Sociale USB Link al comunicato per condivisione: Real job, real contract: 28 febbraio, giornata nazionale di agitazione dei rider di Glovo. Vogliamo assunzione diretta e CCNL Logistica Unione Sindacale di Base
February 16, 2026
Pressenza
«Stupidi e ciechi reazionari». Impressioni di febbraio
Che lo sgombero di Askatasuna non potesse vedere che una risposta partecipata ed energica, era praticamente scontato. Non solo per il carattere “storico” del centro sociale – e la militarizzazione permanente del quartiere Vanchiglia che è seguita alla sua distruzione – ma anche per il carattere evidentemente ritorsivo dello sgombero, giustamente apparso come una punizione per le mobilitazioni a fianco della Palestina e dei suoi “colpevoli” come l’imam Shahin (nonché per l’ostilità manifestata verso la scorta propagandistica dell’oppressione chiamata stampa). Se ancora più scontata è stata la canea opinionistica e politica seguìta agli scontri del 31 gennaio (con la condanna e l’appello ad arrestare i “facinorosi” ripetuti da tutta l’opposizione, in testa una Schlein particolarmente sbavante), più fuori dalle righe è stata la reazione del governo. Non tanto per l’accelerazione del nuovo pacchetto sicurezza da ventennio (comprendente anche il DASPO per le manifestazioni), reso immediatamente esecutivo attraverso la decretazione d’urgenza. Ma soprattutto per la linea discorsiva che il governo ha tenuto, prima nelle dichiarazioni alla stampa di diversi suoi esponenti e poi nella relazione di Piantedosi alla Camera: chi si scontra con la polizia è un «terrorista rosso», che deve essere combattuto «come le Br»; chi invece lo appoggerebbe, anche solo prendendo parte a una manifestazione, ne è praticamente il fiancheggiatore. Parole da brividi, che se da un lato mirano a far desistere quel poco che resta della sinistra istituzionale da un sostegno (peraltro sempre più saltuario e strumentale) alle piazze, dall’altro agitano una chiara minaccia contro chi si ostina a protestare: “se continuate così, non esiteremo a mettervi tutti in galera (e magari in 41-bis)”. Tuttavia, quelle dell’immondo Piantedosi e compari ci sembrano anche dichiarazioni molto azzardate, che rischiano di avere l’effetto opposto a quello voluto. Se la divisione tra “buoni” e “cattivi”, tra manifestanti “violenti” e “pacifici” è da sempre un ingrediente essenziale della repressione, la criminalizzazione a tutto campo di chi si oppone potrebbe suonare come una sveglia per milioni di persone, che sentono minacciata (e pour cause) la libertà di manifestare proprio mentre sono incalzate dalla corsa alla guerra e dagli effetti sempre più tangibili della sua economia. E dicendo «milioni di persone» non crediamo di esagerare. Calcolatrice alla mano, l’attuale governo è stato votato, alle elezioni del 2022, da circa 14 milioni e 400mila persone (con appena 300mila voti in più rispetto alle elezioni precedenti). Nella stessa tornata elettorale – la più disertata dell’intera storia repubblicana – i non-votanti sono stati 18 milioni e 400mila, ovvero 4 milioni in più di quanti hanno votato tutta la coalizione di destra. Se si considera che si tratta, in gran parte, di un astensionismo di protesta (dato che negli anni ha penalizzato prima i partiti della sinistra più o meno “radicale” e poi i 5 stelle), ci apparirà evidente sia come la distanza tra Paese reale e Paese legale vada sempre più allargandosi, sia come il gioco del governo potrebbe rivolgerglisi contro. È infatti da cattivi statisti credere di governare appoggiandosi esclusivamente sugli appetiti di chi li ha votati, senza cercare di dare a tutti gli altri (che, come sempre succede in democrazia, sono molti di più) almeno la possibilità di dormire sonni tranquilli. Quando a votare, in misura crescente, va soltanto una componente privilegiata (quella che pensa, e non sempre a ragione, di poter ottenere almeno qualcosa dal Palazzo), il risveglio di tutti gli altri – di quelli che non si aspettano più nulla – potrebbe riservare brutte sorprese. Sia chiaro, anche noi siamo preoccupati. Ma ci vengono anche in mente certe pagine di Malatesta, che non si stancava mai di ripetere che i governi formati da «stupidi e ciechi reazionari» sono in fondo preferibili a quelli che si presentano come “progressisti” e “illuminati”: chiudendo ogni altro sbocco al malcontento, finiscono infatti per provocare lotte, rotture, rivolte. Quanto alla rituale vulgata di sinistra, per la quale gli scontri fornirebbero la scusa per una maggiore repressione, anche questa sta mostrando più che mai la corda. Chi può abboccarvi, stavolta, con un governo che ha fatto della legislazione penale la sua ragion d’essere, e quando il nuovo, fascistissimo pacchetto sicurezza era già pronto da prima, mentre i fatti di Torino sono serviti solo ad accelerarne il varo? “Tanto peggio, tanto meglio”, dunque? Non stiamo dicendo questo. Stiamo dicendo che la possibilità di reagire c’è, solo che si voglia vedere la brace che arde sotto lo spettacolo politico. E che si tratta di una via pressoché obbligata, davanti a un nemico che approfitta di ogni calma di vento per chiudere ogni spazio di libertà e agibilità. Ma che rivela poi tutta la sua impotenza davanti a manifestazioni consistenti e determinate a «bloccare tutto» come quelle dello scorso autunno (che hanno nullificato nei fatti il precedente pacchetto sicurezza “ex ddl 1660”). Quanto al terreno della mobilitazione, questo non può essere che la guerra. Perché il genocidio a Gaza ha finalmente riaperto uno spazio di consapevolezza sulla natura della nostra organizzazione sociale, scavando all’interno dell’Occidente un solco etico che non deve richiudersi. Ma anche perché la guerra non è un “tema” tra gli altri, ma l’orizzonte storico del nostro presente, e porta inevitabilmente con sé controllo, impoverimento e repressione, prodotti di una dinamica mondiale di cui il governo è soltanto l’amministratore locale (per quanto si tratti, in questo caso, di un esecutore particolarmente convinto, feroce e compiaciuto). Ci pensino bene quegli “antagonisti” più o meno al rimorchio dei vari Landini, che credono di poter passare all’incasso barattando la rabbia della «generazione Palestina» con qualche briciola caduta dal tavolo della nuova Finanziaria (salari, welfare ecc.). Di fronte a un attacco del capitale alla totalità della vita offesa, solo una risposta ad alta intensità morale può essere adeguata ai tempi, suscitando un’energia sufficiente a farci uscire dall’angolo in cui vogliono ficcarci, e dove ci attendono solo bastonate. Nel frattempo, a neanche una settimana dal 31 gennaio, quel concentrato di arroganza padronale e rimbecillimento spettacolare chiamato “Olimpiadi” è stato inaugurato da manifestazioni, scontri e sabotaggi. Qualche parola su questi ultimi. Contrariamente a quello che ripetono i politici (di tutti i colori) e i giornalisti (di ogni editore), l’incendio dei cavi a fibra ottica o delle centraline fa interrompere la circolazione ferroviaria, senza alcun rischio per passeggeri e lavoratori. Semmai, è la normale circolazione dei treni nell’epoca della ristrutturazione neoliberale delle ferrovie che ha provocato incidenti, feriti e morti. I sabotaggi, insomma, producono lo stesso effetto dei blocchi collettivi alle stazioni, ma hanno bisogno di molte meno persone, sono facilmente riproducibili, espongono meno alla ritorsione poliziesca e, a differenza degli scioperi, non possono essere precettati… Insomma, un jujitsu per sfruttate e oppressi, come veniva chiamato nella prima edizione italiana di Sabotaggio di Émile Pouget. Scioperi, manifestazioni combattive, blocchi e sabotaggi sono un “pacchetto” benaugurante da contrapporre al pacchetto di morte, devastazione e miseria che ci stanno approntando. Per quanto ci riguarda, bene così.
February 16, 2026
il Rovescio