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Dal Festival della Canzone Italiana… a Eurovision, passando anche dal ‘palcoscenico’ di Milano-Cortina
Una manifestazione di protesta si svolgerà a Sanremo sabato 28 febbraio mentre al Teatro Ariston andrà in scena la serata finale della competizione canora. ‘Madrina’ e co-conduttrice dello spettacolo è Laura Pausini, la cantautrice faentina che all’edizione 1993 del festival si è aggiudicata il primo premio Novità e poi ha vinto anche tanti premi internazionali molto prestigiosi: cinque Latin Grammy Awards tra il 2005 e il 2023, nel 2021 un Satellite Award e un Golden Globe e nel 2006 un Grammy Award. Nella serata di ieri, giovedì 26 febbraio, sul palco dell’Arison ha cantato Heal The World di Michael Jackson insieme al Piccolo Coro dell’Antoniano e poi, indicando i bambini, proclamato: “Vogliamo tutti un mondo senza guerre e lo vogliamo per loro”. Pochi giorni prima dell’inzio del festival, interpellata in merito alla decisione della sua collega Levante, che in caso di vincita al Festival di Sanremo rifiuterebbe la nomina a rappresentare la nazione all’Eurovision Song Contest, ha risposto che lei invece l’accetterebbe. Inoltre, sebbene come esecutrice dell’inno nazionale alla cerimonia di apertura dei Giochi Olimpici Invernali Milano-Cortina 2026 recentemente sia stata designata porta-voce di tutti i propri connazionali, sulla questione della partecipazione della delegazione israeliana alla gara europea Laura Pausini ha illustrato la propria ‘visione’ del mondo dello spettacolo precisando che “Un capo di governo non rappresenta ciascuno dei suoi cittadini” e dichiarato «Credo che sia sbagliato penalizzare un artista, che magari nemmeno dichiara la sua idea, per colpa di chi governa». Organizzato dalla European Broadcasting Union proclamando che è “il più grande evento musicale dal vivo al mondo”, anche “profondamente radicato nella cultura collettiva europea”, Eurovision «È una manifestazione molto più politicizzata di quanto si pensi», ha spiegato Claudia Lagona, in arte Levante, affermando di non ambire a parteciparvi come ‘delegata’ italiana perché tra le nazioni partecipanti c’è «un Paese che negli ultimi tempi ha creato drammi giganteschi e un genocidio in atto: non si può fare finta di niente». Insieme a BDS e altre realtà solidali con il popolo palestinese mobilitate nella campagna Vogliamo un’altra musica!, USB segnala che, dopo questa affermazione di Levante, la Rai ha preso provvedimenti: «ha reso noto tramite un proprio comunicato di voler avviare una verifica preventiva sulle disponibilità degli artisti in gara, al fine di ottenere in anticipo un quadro complessivo delle loro intenzioni. L’obiettivo, come dichiarato da Claudio Fasulo, vicedirettore della Direzione Intrattenimento Prime Time della Rai, è rendere la decisione “vincolante per non perdere tempo”». «Questo atteggiamento censorio è inaccettabile – dichiara USB insieme a BDS – Come artisti, artigiani e lavoratori dello spettacolo pretendiamo che venga garantito un clima di rispetto, trasparenza e indipendenza, e che cessi immediatamente qualsiasi forma di pressione indebita. Ribadiamo la nostra ferma opposizione all’operazione di art-washing da parte del Governo di Israele attraverso la partecipazione all’Eurovision Song Contest, e contestiamo l’appoggio di questa manovra da parte del Governo e della RAI». E oggi alcuni gruppi locali hanno annunciato la manifestazione in programma a Sanremo nella serata di sabato 28 febbraio: > Sanremo non è soltanto una questione musicale. > > Chi vince Sanremo rappresenterà l’Italia all’Eurovision, una vetrina politica > internazionale seguita da milioni di persone. All’Eurovision la partecipazione > di Israele è stata confermata, nonostante le gravissime accuse di violazioni > del diritto internazionale umanitario e il procedimento in corso davanti alla > Corte Internazionale di Giustizia relativo al genocidio nei confronti del > popolo palestinese. Mentre sul palco si accendono le luci, in Palestina si > spengono vite. Non accettiamo che la cultura musicale venga usata per > normalizzare un massacro segnato ancora da bombardamenti su civili, > distruzione sistematica, assedio, deportazione. Eurovision non è neutrale e il > servizio pubblico non può rifugiarsi dietro l’intrattenimento. La musica non > cancella le macerie. > > Sanremo non ci distrae. In Palestina si muore. > > Scendiamo in piazza contro ogni forma di normalizzazione dei crimini in atto. > Sanremo – piazzale Pian di Nave – sabato 28 febbraio – alle 19:00 Maddalena Brunasti
February 27, 2026
Pressenza
Sono stati commemorati Can e Kaya, membri dell’Associazione per i diritti umani (IHD), assassinati 33 anni fa
Metin Can, capo della sezione di Xarpêt dell’Associazione per i diritti umani (İHD), e Hasan Kaya, membro dell’İHD, rapiti e assassinati sono stati commemorati nel 33° anniversario della loro morte e sono state avanzate richieste affinché i responsabili vengano identificati e assicurati alla giustizia.  La sezione di Dêrsim dell’Associazione per i diritti umani (İHD) ha commemorato Metin Can, capo della sezione di Xarpêt dell’İHD, e Hasan Kaya, membro dell’İHD, rapiti, torturati e assassinati il 21 febbraio 1993 e i cui corpi sono stati ritrovati sotto il ponte Dinar a Dêrsim il 27 febbraio 1993, nel 33° anniversario della loro morte.  Intervenendo a una commemorazione tenutasi presso la sede dell’IHD di Dersim, Nurşat Yeşil, co-presidente della sede dell’IHD di Dersim, ha affermato che, nonostante l’esistenza di prove contro i responsabili, non è stata intrapresa alcuna azione legale nel tempo trascorso. Nurşat Yeşil ha affermato che lo Stato deve affrontare e avviare processi di riparazione per tutti i crimini contro l’umanità, compresi gli omicidi di Metin Can e Hasan Kaya, nonché per tutte le esecuzioni extragiudiziali e le sparizioni forzate.  Nurşat Yeşil ha dichiarato che continuerà la sua lotta per smascherare i veri responsabili affermando: “Questa lotta è anche una lotta contro la politica e la pratica dell’impunità. Questa lotta è una lotta per la tutela e lo sviluppo dei diritti umani”. L'articolo Sono stati commemorati Can e Kaya, membri dell’Associazione per i diritti umani (IHD), assassinati 33 anni fa proviene da Retekurdistan.it.
February 27, 2026
Retekurdistan.it
Perugia, l’Università come ponte di pace
Tra Assisi e Perugia si è aperto un nuovo anno accademico nel segno di una parola esigente: pace. L’Università degli Studi di Perugia ha scelto di inaugurare il 2025-2026 intrecciando due momenti simbolicamente e politicamente forti: la sottoscrizione della Carta di Assisi – Università Ponti di Pace e la cerimonia ufficiale del 718° anno dalla fondazione dello Studium generale. Un’apertura che non è stata solo calendario e rito, ma dichiarazione di responsabilità storica. Due momenti distinti, un unico messaggio: pace, persone, territorio. Nella sede di Palazzo Bernabei ad Assisi, ventidue atenei provenienti da quattro continenti hanno sottoscritto un documento programmatico condiviso: la Carta di Assisi. non nasce come dichiarazione simbolica, ma come documento programmatico con obiettivi concreti. Non uno slogan, ma un impegno strutturale. Nel testo si afferma che l’università: è spazio universale di relazione, prima ancora che struttura amministrativa; ha una responsabilità etica intrinseca alla produzione del sapere; deve tradurre la pace in processo formativo permanente, non in formula retorica. Il documento rifiuta esplicitamente la riduzione della pace a parola di circostanza. La qualifica invece come percorso lungo, generazionale, educativo, che attraversa didattica, ricerca e cooperazione internazionale. Le università firmatarie si sono impegnate a: attivare percorsi formativi dedicati alla pace; costituire centri di studio interdisciplinari; sviluppare reti accademiche internazionali orientate alla cooperazione; introdurre strumenti di valutazione etica nelle collaborazioni scientifiche. Tra gli atenei presenti figuravano istituzioni di rilievo internazionale come Université Catholique de Lyon, Universidad de Guadalajara, Agricultural University of Tirana,Université Clermont Auvergne insieme a importanti università italiane, tra cui Sapienza Università di Roma, Università degli Studi di Firenze, Università degli Studi di Siena, Università degli Studi di Macerata, Università degli Studi di Camerino, Università degli Studi di Urbino Carlo Bo e Università degli Studi dell’Aquila. Nel contesto dell’ottocentenario di Francesco d’Assisi, la scelta di Assisi non è stata ornamentale, ma una dichiarazione culturale: la pace come relazione, fraternità e custodia del creato. Il 26 febbraio, nell’Aula Magna di Palazzo Murena a Perugia, il Rettore Massimiliano Marianelli ha inaugurato per la prima volta ufficialmente l’anno accademico 2025-2026. Nel suo discorso ha scandito quattro parole chiave: persone – metodo – territorio – pace, benessere, comunità. Ma più che parole, sono state traiettorie. Il Rettore ha insistito più volte sul significato originario di Universitas: spazio universale di relazioni. L’università, prima di essere un’istituzione, è una comunità di persone in relazione. Non un luogo chiuso e autoreferenziale, ma una comunità umana e intellettuale in cui il sapere nasce dall’incontro e l’incontro genera responsabilità. Studentesse e studenti non sono destinatari passivi, ma origine stessa dell’istituzione. Da qui: – il primo documento del mandato dedicato alla pace e ai diritti umani; – l’istituzione dell’Osservatorio sulla Pace; – l’attenzione al diritto allo studio; – l’estensione dei servizi di supporto psicologico; – le politiche per l’inclusione e la disabilità; – l’attenzione alla salute mentale come parte integrante della “quarta missione”. “L’università”, ha affermato Marianelli, “non inaugura solo calendari e programmi: inaugura fiducia”. Ha consegnato all’anno accademico una parola sola: cura (Cura delle persone, Cura dei luoghi, Cura dei saperi, Cura delle relazioni). Solo ciò che viene curato cresce. E solo ciò che cresce insieme genera futuro. Uno dei passaggi più significativi del discorso è stato il continuo richiamo alle sedi territoriali, definite non come estensioni marginali, ma come “geografie di responsabilità”. UniPg è stata definita con forza Università dell’Umbria. Le sedi di Terni, Assisi, Castiglione del Lago, Foligno, Gubbio e Narni non sono un inventario geografico, ma centri vitali con una propria vocazione. Per Terni il Rettore ha delineato una prospettiva chiara: costruire un polo riconoscibile, con coerenza interna ed esterna, orientato verso l’intelligenza artificiale, l’innovazione digitale e la dimensione biomedicaÈ stata istituita una delega trasversale all’IA  ma con una precisazione decisiva: “L’intelligenza artificiale non è un fine. È uno strumento per continuare l’umano, non per sostituirlo. La tecnologia non è mai autonoma: è subordinata alla persona. Non si tratta di inseguire il futuro, ma di governarlo”. Se Terni è laboratorio dell’innovazione tecnologica, Assisi è laboratorio dell’umanesimo. Qui l’Ateneo sta lavorando a un percorso formativo dedicato alla pace, un centro studi internazionale, reti di cooperazione, progetti legati a sostenibilità e custodia del creato. Assisi parla al mondo con un linguaggio che intreccia pace e ambiente. Non come dimensioni separate, ma come responsabilità unitaria. Ospite d’onore della cerimonia è stato il giudice Rosario Salvatore Aitala, Primo Vicepresidente della Corte Penale Internazionale. Nel suo intervento, intitolato “La forza e la ragione. Per una politica della pace”, ha affermato: “Il contrario della forza non è la debolezza. Il contrario della forza è la ragione.” Ha denunciato il ritorno della cultura della violenza nelle relazioni internazionali, ricordando che la guerra non è una parentesi neutra, ma una frattura che lascia ferite permanenti nei popoli. Ha difeso il ruolo della Corte Penale Internazionale come presidio fragile ma essenziale di giustizia globale. E ha rivolto un messaggio alle nuove generazioni: “La grandezza non dobbiamo crearla in voi. Dobbiamo solo suscitarla, perché è già tutta lì.” Il filo che ha unito Assisi e Perugia è uno solo: l’università come spazio di relazione e di ragione, alternativa alla logica della forza. Biblioteche, aule, laboratori, reti internazionali non sono infrastrutture neutre. Sono luoghi in cui si custodisce e si rinnova l’umano. L’inaugurazione del 718° anno dello Studium perugino non ha celebrato soltanto una tradizione secolare. Ha riaffermato una responsabilità: formare persone capaci di pensiero critico, di dialogo, di costruzione paziente della pace. Non accelerare senza direzione. Ma crescere insieme. E affermare, con lucidità e coraggio, che la pace non è retorica. È metodo.   Tiziana Volta
February 27, 2026
Pressenza
Sebahat Tuncel: L’appello è un appello allo Stato affinché “intraprenda azioni politiche e legali”
Sebahat Tuncel del TJA (Movimento delle donne), che ha affermato di aver visto un duplice appello nel messaggio diffuso da Abdullah Öcalan, ha dichiarato: “Lo interpreto come duplice: in primo luogo un appello allo Stato, ovvero, affinché intraprenda le necessarie azioni politiche e legali; e in secondo luogo un appello alla società affinché faccia ciò che è necessario per vivere insieme”. Il Partito per la democrazia e l’uguaglianza dei popoli (Partito DEM) e la Delegazione di Imrali hanno condiviso un nuovo messaggio del leader del popolo curdo Abdullah Öcalan in occasione di un evento tenutosi in occasione del primo anniversario del suo Appello per la pace e una società democratica il 27 febbraio 2025. Nel suo messaggio, Abdullah Öcalan ha descritto il periodo trascorso come una “fase negativa” e ha sostenuto che il processo dovrebbe ora passare a una “fase” di costruzione positiva”. Sebahat Tuncel del Movimento delle donne libere (Tevgera Jinên Azad-TJA), commentando il messaggio di Abdullah Öcalan, ha affermato che un processo è in corso da un anno grazie agli sforzi e al lavoro di Abdullah Öcalan. Affermando che Abdullah Öcalan ha espresso chiaramente la situazione con la sua dichiarazione Sebahat Tuncel ha affermato: “C’è un processo di pace e società democratica in corso da un anno grazie ai suoi sforzi e al suo lavoro. In questo processo, il movimento politico curdo ha adempiuto ai suoi obblighi. In sostanza, il compito e la responsabilità ora ricade sullo Stato”. Un nuovo linguaggio un nuovo metodo Sebahat Tuncel ha sottolineato che la responsabilità di intraprendere azioni legali spetta allo Stato affermando: “Il messaggio del signor Öcalan include anche proposte di soluzione. La sua dichiarazione contiene un linguaggio nuovo, un metodo nuovo. Ancora una volta, l’incontro dei curdi con la repubblica… Quindi questa non è una situazione unilaterale; è un punto che nasce da uno stato di ribellione e di conflitto. Questa è la parte più importante della dichiarazione. Considerando la storicità del problema, la sua gravità e le crisi che produce, anche la soluzione si impone. E il signor Öcalan sottolinea la necessità di un approccio serio a questa questione. Credo che questo sia molto importante”. Una nuova fase Sebahat Tuncel ha affermato che la questione curda è nata dall’esclusione dei curdi da parte della Repubblica aggiungendo: “Pertanto la riconciliazione dello Stato con i curdi e la loro inclusione nel quadro giuridico rappresentano un passo importante. Ciò è correlato all’adozione delle necessarie misure legali e politiche. Il movimento politico curdo ha dimostrato la sua serietà su questo tema. Come afferma Öcalan “Ho dimostrato la mia forza e capacità nei negoziati”. Ancora una volta, Öcalan invita lo Stato a cessare di essere un ostacolo alla democrazia. Ciò significa riconoscere i diritti di lingua, cultura e identità – non come questioni che dividono e frammentano, ma come un requisito della Repubblica, un requisito dei diritti di cittadinanza – e garantire le libertà necessarie”. Sebahat Tuncel ha affermato: “Considero questo messaggio essenzialmente un duplice appello. In primo luogo, un appello allo Stato, affinché adotti le misure politiche e legali necessarie; e in secondo luogo, un appello alla società affinché soddisfi i requisiti della convivenza”. L'articolo Sebahat Tuncel: L’appello è un appello allo Stato affinché “intraprenda azioni politiche e legali” proviene da Retekurdistan.it.
February 27, 2026
Retekurdistan.it
Garibaldi in campagna #2 – Skinny Rats & Thee Sydes in concerto
Continua la campagna di primavera per difendere la città pubblica, per difendere Casale Garibaldi. SABATO 7 MARZO, secondo appuntamento con la campagna a sostegno delle spese legali relative al ricorso al TAR per la mancata assegnazione dello spazio. /// Per continuare a sottoscrivere l’appello per il Casale: https://form.jotform.com/260131835068050 Dalle 21 in concerto: >> 𝗦𝗞𝗜𝗡𝗡𝗬 𝗥𝗔𝗧𝗦 (punk rock) >> 𝗧𝗛𝗘𝗘 𝗦𝗬𝗗𝗘𝗦 (garage/rock/psych) Ingresso a sottoscrizione :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: Gli 𝗦𝗸𝗶𝗻𝗻𝘆 𝗥𝗮𝘁𝘀 si conoscono da una vita e suonano il punk rock insieme dal 2015. Mela, Laloo, Iodo e HalloFabor cominciano a esibirsi live dal 2017 tra centri sociali, localetti e festival indipendenti. Nel 2022 esce il loro primo EP “Calm Your Hero Down”. Dopo 4 anni, finalmente arriva “The Answer”: https://skinnyrats.bandcamp.com/album/the-answer 𝗧𝗵𝗲𝗲 𝗦𝘆𝗱𝗲𝘀, garage/rock/psych band di Roma pronta a pubblicare il primo EP. Massimo Del Pozzo (the Others), voce e chitarra; Paolo Muti, basso e cori; Fabrizio D’auria, organo; Vincenzo Palmieri, batteria. L'articolo Garibaldi in campagna #2 – Skinny Rats & Thee Sydes in concerto proviene da Casale Garibaldi.
February 27, 2026
Casale Garibaldi
Abdullah  Öcalan: Dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione
Pervin Buldan, membro della delegazione del partito DEM di Imrali, ha letto il messaggio inviato da Abdullah Öcalan per celebrare il primo anniversario dell’inizio del processo di “Pace e società democratica” in Turchia. Pervin Buldan ha affermato: “Con la presente presentiamo il messaggio che il signor Abdullah Öcalan ha chiesto di condividere con l’opinione pubblica in occasione dell’anniversario del suo appello del 27 febbraio per la pace e la società democratica, trasmesso durante l’incontro tenutosi con la delegazione del partito DEM di İmralı sull’isola di İmralı il 16 febbraio 2026.” Il messaggio di Abdullah Öcalan recita quanto segue: “Il nostro appello del 27 febbraio 2025 è una dichiarazione secondo cui, laddove la politica democratica prende vita, le armi perdono il loro significato; è una proclamazione che la scelta è stata chiaramente fatta a favore della politica, rappresentando un’integrità di principi. Siamo sostanzialmente riusciti a superare il periodo negativo della ribellione attraverso la volontà e la pratica unilaterali. Il processo che ci siamo lasciati alle spalle ha dimostrato la nostra capacità negoziale e la nostra forza per garantire la transizione dalla politica della violenza e della polarizzazione alla politica democratica e all’integrazione. I nostri appelli, conferenze e congressi erano orientati a questo obiettivo. Le decisioni dell’organizzazione di sciogliersi e porre fine alla strategia della lotta armata hanno dimostrato una purificazione dalla violenza e una preferenza per la politica non solo ufficialmente e praticamente, ma anche mentalmente. Questa è stata allo stesso tempo una dichiarazione di pace con la repubblica a livello di coscienza politica. Nell’ultimo anno ho trovato estremamente preziosi la volontà del Sig. Recep Tayyip Erdoğan, l’appello del Sig. Devlet Bahçeli, il contributo del Sig. Özgür Özel e gli sforzi di tutti gli altri individui e istituzioni politiche, sociali e civili che hanno apportato un contributo positivo al processo in Turchia. E ancora una volta, con grande rispetto e nostalgia, ricordo il nostro amico Sırrı Süreyya Önder. Non può esserci un turco senza un curdo, né un curdo senza un turco. La dialettica di questa relazione ha una sua unicità storica. I testi fondativi che hanno caratterizzato la fondazione della Repubblica esprimevano l’unità di turchi e curdi. Il nostro appello del 27 febbraio è un tentativo di ravvivare questo spirito di unità e una richiesta di una Repubblica Democratica. Il nostro obiettivo era quello di spezzare il meccanismo che si alimenta di spargimenti di sangue e conflitti. Agire in base a interessi politici ristretti e di breve termine, anziché considerare la natura storica del problema, la sua gravità e i rischi che può comportare, ci indebolisce tutti. Tentare di perpetuare la negazione e la ribellione è un tentativo di rendere la più grande irregolarità la regola. Stiamo rimuovendo gli ostacoli alla fratellanza che si è cercato di invertire negli ultimi duecento anni e stiamo adempiendo ai requisiti della legge della fratellanza. Vogliamo discutere su come riunirci e come vivere insieme. Ora dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione. Si apre la porta a una nuova era politica e a una nuova strategia. Puntiamo a chiudere l’era della politica basata sulla violenza e ad aprire un processo basato su una società democratica e sullo stato di diritto, e invitiamo tutti i segmenti della società a creare opportunità e ad assumersi responsabilità in questa direzione. La società democratica, il consenso democratico e l’integrazione sono i pilastri della mentalità di questa fase positiva. La fase positiva esclude metodi di lotta basati sulla forza e sulla violenza. Nella costruzione positiva, l’obiettivo non è quello di appropriarsi di alcuna istituzione o struttura, ma che ogni individuo nella società acquisisca la responsabilità di partecipare alla costruzione sociale. L’obiettivo è costruire insieme alla società e all’interno della società. I segmenti oppressi, i gruppi etnici, religiosi e culturali possono rivendicare le proprie creazioni attraverso una lotta democratica ininterrotta e organizzata. È importante che lo Stato sia sensibile alla trasformazione democratica durante questo processo. L’integrazione democratica è almeno altrettanto importante quanto il fondamento della Repubblica. È una chiamata che contiene altrettanta esistenza e ricchezza in termini di significato, futuro e potere. Al suo centro c’è il modello di società democratica. È l’alternativa ai metodi polarizzanti o, al contrario, assimilazionisti. La transizione verso l’integrazione democratica necessita di leggi di pace. La soluzione della società democratica, d’altro canto, prevede l’istituzione di un’architettura e di un quadro giuridico nelle dimensioni politica, sociale, economica e culturale. La causa di molti problemi e crisi che viviamo oggi è l’assenza di uno stato di diritto democratico. Basiamo il nostro approccio su una soluzione giuridica delineata da una politica democratica. Abbiamo bisogno di un approccio che lasci spazio a una società democratica, che lasci spazio alla democrazia e che stabilisca solide garanzie giuridiche a tal fine. Il rapporto di cittadinanza non dovrebbe fondarsi sull’appartenenza a una nazione, ma sul legame con lo Stato. Sosteniamo una cittadinanza libera fondata sulla libertà di religione, nazionalità e pensiero. Proprio come la religione e la lingua non possono essere imposte, nemmeno la nazionalità dovrebbe esserlo. Un rapporto di cittadinanza costituzionale basato sui confini democratici e sull’integrità dello Stato comprende il diritto di esprimere liberamente la propria religione, ideologia, identità ed esistenza nazionale, nonché il diritto di organizzarsi. Oggi, nessun sistema di pensiero può sopravvivere senza basarsi sulla democrazia. Fluttuazioni, tensioni e crisi sono temporanee; la democrazia è ciò che alla fine sarà permanente. Il nostro appello mira a trovare una soluzione al problema della convivenza e allo stato di crisi che ne deriva, non solo in Turchia ma in Medio Oriente. Difendiamo il diritto di tutti coloro che hanno subito ingiustizie a esistere e a esprimersi liberamente. Le donne sono in prima linea tra le forze sociali senza le quali nessuna società o stato può sostenersi. Oggi, la violenza domestica, i femminicidi e l’oppressione patriarcale sono tutte proiezioni moderne dell’attacco storico iniziato con la schiavitù delle donne. Per questo motivo, le donne sono la componente più libertaria e la forza trainante dell’integrazione democratica. Il linguaggio dell’epoca non può essere dittatoriale e autoritario. Dobbiamo fondamentalmente permettere all’altra parte di esprimersi correttamente, ascoltarla con attenzione e darle l’opportunità di esprimere le proprie verità. La realizzazione di tutti questi obiettivi richiede una saggezza collettiva avanzata, basata sul rispetto reciproco. Con i miei saluti e i miei saluti, Abdullah Öcalan L'articolo Abdullah  Öcalan: Dobbiamo passare dalla fase negativa a quella positiva della costruzione proviene da Retekurdistan.it.
February 27, 2026
Retekurdistan.it
Guerra civile in Messico
Riceviamo e diffondiamo questo interessantissimo opuscolo sulla guerra civile dall’alto in Messico, che raccoglie gli interventi dell’incontro svoltosi a Radio Blackout il 20 febbraio 2026, a cura di Torino Diserta e Happy Hour, con Claudio Albertani e Collettivo Nodo Solidale. Sarà presto disponibile anche il podcast. Guerracivile_Messico_DEF
February 27, 2026
il Rovescio
🖼 Domani ci troviamo alle 13.30 sotto Palazzo Massimo per poi unirci al corteo che da Piazza della Repubblica si muoverà verso Piazza San Giovanni... https://t.me/nonunadimenoroma/2316
Il Pakistan cerca giustizia per i danni ambientali…
… attraverso le climate litigation, ma costi, lentezze giudiziarie e pochi specialisti rendono difficile raggiungere risultati reali. di Mariam Waqar Khattak (*) Immagine ripresa dalla copertina di un e-book di https://valori.it/   «Mi hanno detto di non farlo». Muhammad (uno pseudonimo) parla a bassa voce durante un’intervista telefonica il 10 dicembre 2025. La frustrazione è evidente mentre spiega che deve comparire ancora
February 27, 2026
La Bottega del Barbieri
Intervista collettiva al Comitato Varesino per la Palestina
Abbiamo intervistato alcuni componenti dello storico Comitato Varesino per la Palestina per farci raccontare la loro esperienza da attivisti Pro Pal nella Città Giardino. Abbiamo parlato con Filippo Bianchetti e Fiorella Gazzetta, entrambi medici di medicina generale in pensione; Nada Urso ci ha parlato dei progetti in corso, mentre Giulia Dragonetti e Donata Scacciotti sono attive anche nel movimento pacifista Donne in nero. Come nasce il Comitato Varesino per la Palestina (CVP)? Filippo: Nel 2002 sono stato in Cisgiordania come medico e quando sono tornato ne ho scritto e parlato; da lì si è mosso un bel gruppo di persone che non ha mai smesso di partecipare, tenendo alta l’attenzione sulla causa palestinese. Ci sono stati momenti in cui la partecipazione è stata più intensa e altri in cui è diminuita, ma il Comitato è sempre stato attivo, facendo tantissime cose.  Ci puoi raccontare dei viaggi a Gaza e in Cisgiordania? Filippo: Abbiamo fatto diversi viaggi: a cavallo tra il 2008 e il 2009, ai tempi dell’operazione Piombo Fuso, una campagna militare israeliana contro la Striscia di Gaza che uccise 1.400 persone, di cui 300 bambini, Fiorella ed io abbiamo potuto andare là in veste di medici. Arrivammo una quarantina di giorni dopo il termine del massacro tramite due associazioni: il Forum Palestina di Roma, e Mente e Guerra di Imperia (un gruppo di psicologi e psichiatri). In quella occasione abbiamo conosciuto Vittorio Arrigoni, con cui siamo poi sempre rimasti in contatto, creando un intenso legame di amicizia. A un anno da Piombo Fuso una quindicina di persone da Varese hanno partecipato alla Gaza Freedom March , che aveva l’intento di raggiungere Gaza passando dall’Egitto. Eravamo1500 persone di una cinquantina di nazioni, tra cui 150 italiani. Il regime di Mubarak negò il permesso per l’ingresso a Gaza, costringendoci a manifestare al Cairo. Nel 2012, ad aprile, a un anno dall’assassinio di Vittorio Arrigoni, una delegazione del CVP è stata a Gaza, facendo molta fatica a entrare: siamo riusciti a stare dentro la Striscia solo per 48 ore e abbiamo visitato i nostri contatti, fra cui molti conoscenti di Vittorio. In questi viaggi siamo entrati in contatto con molte persone, fra cui importanti figure palestinesi e israeliane e con parecchi gruppi filopalestinesi italiani. Nel 2014 Fiorella ed o siamo stati in Libano, a titolo individuale volontario, per una breve missione sanitaria nei campi profughi palestinesi con Palmed Italia – Associazione dei Medici Palestinesi in Italia. In quell’occasione abbiamo conosciuto il Dr.  Raed Almajdalawi, originario di Gaza ma medico radiologo a Brescia, che in seguito è venuto diverse volte a Varese, invitato dal CVP per incontri pubblici.  Chi sono gli attivisti del CVP? Fiorella: Sono persone di ogni tipo. Ci sono studenti, operai, pensionati e attivisti di altre associazioni o gruppi come ANPI, Donne in Nero, Abbasso la Guerra di Venegono, BDS e altri. Quali attività significative sono state svolte nel tempo? Fiorella: Nel corso di questi anni abbiamo fatto molte cose: organizzato manifestazioni, incontri pubblici con personalità di spicco, conferenze, mostre, iniziative di boicottaggio, presentazione di gruppi musicali gazawi, incontri nelle scuole. Abbiamo fatto conoscere ai cittadini varesini personalità importanti come: Omar Barghouti, attivista palestinese per i diritti umani, cofondatore di BDS e vincitore del premio Gandhi per la Pace 2017; Oren Yiftachel, professore israeliano di geografia politica, noto per il suo attivismo attento alla causa palestinese;  Mohammed al-Halabi, funzionario della municipalità di Gaza; la famiglia Abusalama, che ci ha ospitato a Gaza e che poi abbiamo ospitato più volte a Varese; il compianto Alfredo Tradardi, con la moglie Diana Carminati, docente di Storia all’Università di Torino, due figure di spicco nella realtà torinese e italiana in difesa della Palestina. Abbiamo avuto molti contatti e collaborazioni con le realtà lombarde e piemontesi, ma anche di varie altre regioni italiane. Io e Filippo, essendo medici di base siamo stati tra i primi a rifiutare visite da informatori della gigantesca multinazionale farmaceutica israeliana TEVA e a sostenerne il boicottaggio. A quali progetti state lavorando attualmente? Nada: stiamo lavorando a prossime manifestazioni di piazza, a conferenze e mostre di interesse storico-politico e a eventi artistici, come sempre. Al momento abbiamo all’attivo, insieme al gruppo Tenda per la Palestina e contro le armi, una Rassegna di libri intitolata Lib(E)ri tutti: il 21 febbraio abbiamo presentato il libro “Palestina Eroica” di Umberto Lucarelli e il 27 febbraio “Olocausto Palestinese” di Angela Lano. Stiamo cercando uno spazio al coperto per proseguire con il progetto della “Tenda per la Palestina e contro le armi”. Lo scorso autunno era stata installata una vera tenda nel cortile della Biblioteca Civica di Varese e ora vorremmo dare continuità a quel progetto insieme ad altre associazioni e realtà interessate alla causa palestinese e al disarmo. Filippo: Recentemente avevamo appeso uno striscione con la scritta Restiamo Umani sulla cancellata del Comune di Varese, con tutte le autorizzazioni del caso, ma è stato rubato da ignoti. Abbiamo fatto denuncia, ma purtroppo non ci aspettiamo ulteriori sviluppi in merito. Donata: da fine luglio 2025 continuiamo a fare rumore ogni sabato sera in piazza del Garibaldino a Varese. Questa attività non è molto partecipata come nei mesi del viaggio della Flotilla, ma c’è un gruppo di trenta, quaranta persone che resiste e ottiene comunque visibilità e ascolto nel centro della città. Sarebbe bello essere di più, ma noi non demordiamo.  Come vedete la situazione in merito al Board of peace (BOP)e alla partecipazione dell’Italia come osservatore? Filippo: Il governo italiano è stato denunciato alla Corte Internazionale di Giustizia per complicità nel genocidio già prima della sua partecipazione al BOP. Il BOP si configura come l’ONU privata del presidente USA Donald Trump che, insieme a Israele, sta esautorando l’ONU, quella vera. Come state valutando e gestendo il possibile DDL sull’antisemitismo? Filippo: La criminalizzazione della resistenza palestinese e quella delle legittime critiche alle politiche sioniste procedono contemporaneamente in molti Stati occidentali che sostengono in tutti i modi quelle politiche. Sembra proprio che i popoli di quegli stessi Paesi non siano d’accordo con i loro governi. Questa contraddizione fondamentale non potrà durare a lungo. Che riscontro trovate nelle persone sul territorio, sia come cittadini sia come istituzioni? Collaborate con altre associazioni? Fiorella: Ultimamente si è sentita molto la collaborazione delle istituzioni e anche delle scuole, dove veniamo chiamati a parlare di Palestina. Per ovviare al problema delle circolari ministeriali che impediscono al personale scolastico di affrontare la questione palestinese gruppi di (alcuni) ragazzi interessati all’argomento si organizzano come soggetto studentesco e chiamano il CVP  per incontri informativi (a partecipare al dibattito). Ad esempio, al Liceo artistico Frattini gli studenti hanno organizzato delle raccolte fondi, a cui hanno aderito anche alcuni professori, per Gazzella Onlus e Amnesty International. Siamo stati invitati anche in due scuole in Piemonte. Donata: Collaboriamo con altre realtà come il gruppo varesino del movimento delle Donne in Nero, nato in Israele nel 1988, presente ormai in diversi Paesi del mondo, che si caratterizza per una forte opposizione alla guerra e al militarismo. Il loro presidio è presente un paio di volte al mese in corso Matteotti, all’angolo con piazza Monte Grappa, con le modalità del silenzio e del volantinaggio. Il loro motto è FUORI LA GUERRA DALLA STORIA. Filippo: Abbiamo punti di contatto con il Collettivo da Varese a Gaza. Ci sono diverse occasioni per incontrarsi e coordinarsi. Insieme abbiamo organizzato varie attività e facciamo incontri periodici.  Fiorella: È sempre auspicabile una più intensa collaborazione con loro, visto che siamo sullo stesso territorio e ci occupiamo della stessa causa. Infatti, insieme stiamo dando supporto a due studenti universitari gazawi che stanno frequentando l’Università dell’Insubria di Varese. Cosa vi dà la forza per continuare nel vostro impegno per la Palestina nonostante tutto? Fiorella: la ricerca di giustizia. Donata: la rabbia. Filippo: La forza viene dall’osservazione dei palestinesi e della loro resistenza. Sicuramente ognuno di noi ha delle motivazioni personali di tipo etico e di coscienza. E poi ci sono tutti i motivi politici, sociali e culturali che non possiamo ignorare. Il nostro scopo è aumentare la consapevolezza delle persone e questo dovrebbe stimolarne la coscienza politica, nel senso più largo. Siamo persone che hanno visto, toccato con mano e a lungo osservato quello che succede a Gaza e in tutta la Palestina e non possiamo ignorarlo. C’è qualcosa che vorreste aggiungere? Filippo: Mi piacerebbe che si raccontasse di Vittorio Arrigoni, che ho ricordato durante la spedizione della Flotilla ad agosto/settembre. Suggerisco di guardare l’intervista molto toccante a Egidia Beretta, la sua mamma, sul canale YouTube del CVP: https://youtu.be/snSbUTF8CIg?si=xZITgfTukaGMfH_6 che è una bellissima testimonianza di chi è stato Vittorio. Per contatti e iniziative:  Pagina Instagram: https://www.instagram.com/comitatovaresinoperlapalestina/ Canale YouTube: https://www.youtube.com/@comitatovaresinopalestina Monica Perri
February 27, 2026
Pressenza
Palestina: gli appuntamenti della settimana
Con Vincenzo vi elenchiamo tutti gli appuntamenti in Italia della settimana in solidarietà con la resistenza della popolazione palestinese che in tutta la Palestina resiste all'occupazione sionista e la genocidio. Partecipiamo. 
February 27, 2026
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