CARCERE: RIPRENDE IL PROCESSO SULLE TORTURE DI STATO A SANTA MARIA CAPUA VETERE (CE)
E’ ripreso lunedì 7 settembre nell’aula bunker di Santa Maria Capua Vetere, in provincia di Caserta, il maxi processo sulle torture nel carcere casertano avvenute durante l’aprile del 2020, in piena pandemia. A luglio i Pm avevano chiesto complessivamente quasi 800 anni di reclusione – e condanne fino a 21 anni – per gli oltre 100 imputati tra agenti della polizia penitenziaria, funzionari e medici. Una struttura intera, dunque, accusata di tortura, lesioni personali, abusi, depistaggio, falso favoreggiamento, morte come conseguenza di altro reato. All’udienza si è presentata, tra le parti civili, anche l’Associazione Antigone, l’organizzazione che si occupa della tutela dei diritti umani nelle diroccate e violente galere italiane. Sulle violenze sistemiche nel carcere di Santa Maria Capua Vetere abbiamo intervistato Paolo Conte, Presidente dell’associazione Antigone Campania. Ascolta o scarica Sul tema segnaliamo l’articolo pubblicato da Osservatorio Repressione.
September 10, 2026
Radio Onda d`Urto
Pubblichiamo una ampia sintesi estratta dall’elaborazione redatta per Effimera da Andrea Fumagalli, con la quale si riprende la postfazione al libro Salario o reddito? Il conflitto nella società del lavoro senza fine, di Toni Casano / Antonio Minaldi / Sergio Riggio (Multimage,Firenze, 2026). Specificatamente i relativi contributi sviluppati nelle analisi degli autori ruotano attorno a dei temi decisivi del cd. “postoperaismo”: I processi di trasformazione del lavoro. Dal modello fordista alla società postindustriale (Casano); Reddito di base, welfare e ‘attualità del comunismo’ nell’era della fine del lavoro (Minaldi);Workes for ever? Nuovo estrattivismo e vertenzialità necessaria (Riggio). Gli autori, scrive Fumagalli:“affrontano un tema oggi dirimente, di strettissima attualità ma paradossalmente poco trattato”[accì] _____________   1. Incipit In un contributo al libro a cura di Toni Casano e Antonio Minaldi Occupare l’utopia. ci domandavamo se ai giorni nostri “Ha ancora senso parlare di lavoro?” [pp. 227-242] La domanda non è peregrina e la risposta non facile. Per questo è necessaria una premessa. 2. La parabola del lavoro dall’artigiano all’homo faber del fordismo La vita umana è solitamente scandita da momenti temporali che sono per lo più finalizzati alla soddisfazione dei bisogni e dei sogni. Tali scadenze non sono uguali per tutte e tutti. Essi sono segnati dalla struttura della gerarchia sociale, politica e culturale in cui ci si trova. Nel contesto dei paesi occidentali, così come si sono definiti, all’indomani della formazione degli stati nazione del XV secolo e della rivoluzione industriale e francese di fine XVIII secolo, la nascita e la diffusione del sistema capitalistico di produzione ha introdotto misure sempre più sofisticate nella misurazione del tempo di vita. Contemporaneamente ha ridefinito le funzioni essenziali della vita umana, piegandole alla necessità dell’accumulazione economica. L’attività lavorativa diventa libera, la schiavitù viene abolita, almeno formalmente (con l’eccezione degli Usa). La vita quotidiana inizia così a essere scandita dai tempi di lavoro e del non lavoro, per molti in condizioni di bisogno e di precarietà. Il tempo di lavoro, che è funzionale all’accumulazione, ed è quindi considerato produttivo, viene remunerato proprio perché attività non sottoposta ad alcuna coercizione fisica e/o legale. Il restante tempo di non lavoro o attività produttiva non finalizzata all’accumulazione/produzione ma semplicemente alla riproduzione fisica e sociale della forza lavoro non viene remunerato e non gode di alcuna assistenza. La libertà di lavorare ha così un prezzo: la sopravvivenza del lavoratore/trice è esclusivamente di sua responsabilità.  A differenza dello schiavo, la cui sopravvivenza viene garantito dal padrone, il lavoratore libero vive in condizione di perenne stato di necessità: deve badare a sé stesso. […] Ne  consegue che il lavoro (salariato) diventa il fattore centrale alla base dell’accumulazione. Ma si tratta di un lavoro solo formalmente libero, subordinato come è alla tempistica e alla produttività dei processi di automazione della macchina: un lavoro passivo, altamente alienato, dove le competenze, le abilità e la creatività dell’essere umano vengono per lo più soffocate e negate. Il concetto di mestiere viene trasformato in un lavoro spogliato da ogni professionalizzazione, di fatto sancendone, paradossalmente la morte. L’ubbidienza e il silenzio definiscono le regole imposte dalla gerarchia di fabbrica. È morto il lavoro, viva il lavoro. […]Ricordiamo che l’etica del lavoro è una condizione necessaria (anche se non sufficiente) per la sostenibilità del sistema economico capitalista. La separazione netta tra macchina e lavoro porta alla necessità che il lavoro debba applicarsi alla macchina, indipendentemente dal come ciò avviene (in forma astratta), e quindi diventa imprescindibile per la realizzazione materiale dello stesso processo produttivo.   3. Dal rifiuto del lavoro … Tra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni’70 del secolo scorso, il paradigma taylorista-fordista entra in crisi. Diverse sono le cause. Dal lato della produzione, la rigidità produttiva e tecnologica, una volta che le dimensioni degli impianti produttivi hanno superato una certa soglia critica, non consente più di incrementare la produttività e lo sfruttamento delle economie di scala. […]La crescita dei salari nei decenni precedenti, condizione necessaria per la stabilità del sistema economico, riduce il grado di ricattabilità dell’operaio massa e consente di mettere in discussione le pesanti e alienanti condizioni di lavoro. È il concetto di lavoro salariato che viene via via posto in discussione sino al suo rifiuto [la lotta per la liberazione del lavoro tende a trasformarsi nella lotta per la liberazione dal Lavoro(ndr)]. […]Negli anni ’70, il rifiuto del lavoro si declinava in diverse pratiche… A partire dalla fine degli anni’80 inizia… quel processo di flessibilizzazione del lavoro che raggiungerà la sua massima estensione con la liberalizzazione dei licenziamenti individuali introdotta dal Jobs Act del governo Renzi nel 2015. Nel corso degli anni ‘90 e del nuovo decennio 2000, la fase postfordista ha termine per lasciare spazio all’avvio vero e proprio di un nuovo processo di accumulazione  denominato da alcuni ricercatori capitalismo cognitivo. Il nuovo paradigma socio-economico, basato sullo sfruttamento delle economie dinamiche di apprendimento (generazione di conoscenza) e di rete (diffusione della conoscenza), si caratterizza per una prevalente specializzazione verso le produzioni immateriali… Parallelamente la frammentazione e l’individualizzazione dei rapporti di lavoro, se non è accompagnata da politiche di sicurezza sociale, fa sì che la flessibilità tracimi in precarietà, delineando nuove forme di sussunzione del lavoro al capitale. […]Con il passaggio al nuovo millennio… assistiamo ad un processo di riorganizzazione del capitalismo, con il passaggio a processi di accumulazione che investono sempre più in modo diretto la “nuda vita” degli esseri viventi umani e animali. Il capitalismo cognitivo si trasforma in capitalismo bio-cognitivo e trova le sue modalità organizzative nelle piattaforme digitali, la nuova grande radicale innovazione […] Nel capitalismo delle piattaforme, le facoltà biocognitive e relazionali dell’essere umano sono la base diretta del processo di valorizzazione. La vita stessa è soggetta a un principio di mercificazione crescente… Nel capitalismo biocognitivo, organizzato attraverso le piattaforme, la vita è direttamente messa a valore.   4. … alla fine del lavoro La vita messa direttamente a valore (e non più semplicemente al lavoro) implica che l’intermediazione del lavoro e la necessità di una sua organizzazione tende a venire meno. La questione della definizione del lavoro diventa superflua. Ciò ha una duplice ripercussione, la prima sul mercato del lavoro, la seconda sulla stessa forma “lavoro”… Siamo così di fronte a una nuova composizione tecnica e politica del lavoro che va oltre allo stesso concetto tradizionale di lavoro (ovvero attività che in quanto produttiva viene remunerata). Possiamo parlare a buon ragione di composizione tecnica e politica della vita. […]Le  piattaforme digitali creano valore sulla base di un processo di produzione la cui materia prima è costituita dalla vita degli individui. Tale “materia prima” è in buona parte fornita gratuitamente, in quanto finalizzata alla produzione di valore d’uso. Il “segreto” dell’accumulazione sta nella trasformazione del valore d’uso in valore di scambio… Quando l’esistenza viene messa a valore, l’attività produttiva tende così a evaporare, a diventare invisibile e solo una parte viene formalizzata e quindi remunerata. La precarietà lavorativa lascia così sempre più spazio alla gratuità dell’attività produttiva. Il lavoro perde dunque di senso.   5. La necessità di un reddito di base incondizionato Il capitalismo bio-cognitivo delle piattaforme presenta un paradosso: più il lavoro, nella sua forma tradizionale, evapora e diventa marginale, più il processo di accumulazione tende a diventare sempre più instabile e deregolamentato e rischia l’autodistruzione. Tale autodistruzione è oggi favorita da molteplici fattori. In primo luogo dalla crisi climatica e dall’alterazione dell’equilibrio ecologico. Senza un riequilibrio tra la specie umana con le altre specie viventi e tra specie umana e natura, tutta la comunità vivente rischia la scomparsa …  Tale irresponsabilità e incoscienza, frutto principalmente dell’opportunismo economico, spiega anche altri fattori di auto-distruzione [crescente concentrazione delle ricchezze in poche mani e ricorso sempre più frequente allo strumento della guerra,ndr] e la conseguente iniqua distribuzione del reddito, che nuoce anche agli stessi equilibri capitalistici perché penalizza la domanda e la stessa accumulazione. […]In un simile contesto, la proposta di un reddito di base incondizionato può svolgere un ruolo cruciale, di stabilizzazione del sistema economico. Al riguardo, è necessario proporre un salto culturale prima che politico e affermare che il reddito di base è una variabile distributiva primaria… Variabile distributiva primaria significa che non è una variabile redistributiva, nel senso che si materializza solo dopo che si è attuata una distribuzione del reddito sulla base di quelli che sono i rapporti di forza e rapporti sociali esistenti all’interno di un certo processo di accumulazione: una redistribuzione di reddito, che  opera in una fase successiva, è l’esito di un secondo livello di distribuzione indiretta, agita a livello extra mercato e sovra individuale (di solito grazie all’intervento pubblico) tramite politiche economiche discrezionali appropriate.   Redazione Italia
September 10, 2026
Pressenza
Classi Pericolose 🚨 razzismo, repressione e propaganda
Il 2 settembre, a Torino, un ragazzo viene inseguito da agenti in borghese. Per sottrarsi alla macchina che lo bracca attraversa corso Principe Oddone e viene falciato da un auto. La dinamica è tutt’altro che chiara ma per la cronaca si tratta di un “pusher investito”. E’ proprio su questa sproporzione tra accaduto e racconto che ci siamo concentratə. La forza pubblica, storicamente interviene in un ordine sociale che la precede fatto di proprietà, confini, diseguaglianze o appartenenze. Per questo con ritorna con regolarità sugli stessi corpi, invertendone la polarita: sicurezza, degrado, decoro, emergenza e legalità, sono termini così generici che classificano senza dover descrivere. Il “bengalese” il “tossico” “il magrebino” sono i profili socio-razziali della paura. Come ci ha raccontato Folaye questo succede ogni giorno al Pilastro con l’intensificarsi dei controlli agli stranieri: una zona rossa o prigione urbana altamente controllata, con specifici protocolli basati sulla appartenenza razziale, legittimata da leggi pronte all’uso, scritte su misura per liberare il campo alle azioni di forza, per far si che le morti siano “accidentali”. Come la storia di Hamid Badoui,uscito cadavere dal carcere delle Vallette non si sa come nè perchè, sfuggito ai Lager in Albania, e poi incappato nel cassepipe dello Stato che non gli ha lasciato scampo. Come tutto ciò possa essere possibile lo spiegano i fatti: La propaganda arriva prima della forza e le prepara il campo. Stabilisce chi deve apparire minaccioso, chi merita credibilità, quale violenza può essere amministrata come routine e quale invece deve essere vista come scandalo; leggi sempre piu violente come il pacchetto sicurezza,lo scudo penale, il fermo preventivo fanno da complemento. La domanda che resta è semplice abbastanza da disturbare: quale ordine protegge la polizia, e chi paga il prezzo di quella protezione Questa trasmissione speciale nasce dall’incontro tra Harraga, Black In, Collettivo Ujamaa e Arsider. Contiene una selezione musicale a cura di dj Subumano
September 10, 2026
Radio Blackout - Info
UCRAINA: OLTRE 4 ANNI E MEZZO DALL’INVASIONE RUSSA. “POPOLAZIONE ALLO STREMO” RACCONTA LUDOVICO GUALANO, APPENA RIENTRATO IN ITALIA
Nuovi attacchi russi contro l’Ucraina: cinque vittime e 24 feriti sono stati segnalati nella regione di Sumy, mentre quattro persone sono morte e 19 sono rimaste ferite in un altro attacco contro il porto ucraino di Mykolaiv, sul Mar Nero. “La situazione è cambiata nell’ultimo periodo, è cambiata proprio la tipologia di attacco e di pressione sulle città” afferma Ludovico Gualano, di Rescue Team Aps “Fino a qualche mese fa le città venivano colpite tendenzialmente di notte, con di droni Shahed. Adesso, soprattutto nell’ultimo periodo, il mese di agosto è un esempio, hanno iniziato a colpire le città con questi nuovi droni jet che sono di progettazione russa, molto più potenti, più veloci, più manovrabili e non colpiscono più a sciame, ma colpiscono in continuazione, tenendo sotto pressione, sotto stress la popolazione per intere giornate consecutive”. A oltre 4 anni e mezzo dall’inizio dell’invasione russa, scattata il 24 febbraio 2022, gli sfollati ucraini sono 4,44 milioni di sfollati ucraini, con i dati aggiornati a luglio 2026, su una popolazione ci circa 30 milioni di abitanti. In questo quadro a preoccupare è anche l’arrivo dell’inverno. Il sistema energetico ucraino continua a essere sotto pressione e in diverse città la popolazione è costretta a cercare rifugio nelle stazioni della metropolitana durante gli attacchi. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Ludovico Gualano, di Rescue Team Aps, rientrato dall’Ucraina da poche ore. Ascolta o scarica.
September 10, 2026
Radio Onda d`Urto
USA: TRUMP UTILIZZA L’IRAN PER LE ELEZIONI DI MID TERM. “FA CAMPAGNA ELETTORALE” COMMENTA MARTINO MAZZONIS
Donald Trump ha indicato novembre, quando gli statunitensi saranno chiamati alle urne per i mid term, come possibile momento per fermare gli attacchi e la ripresa dei negoziati con Teheran. “Quello che Trump sta facendo è un comizio in visione delle elezioni di metà mandato” commenta il giornalista e americanista Martino Mazzonis “Non sta parlando della guerra, non sta parlando dell’Iran, sta facendo campagna elettorale, ma mettendo sul piatto se stesso, l’Iran e le sue promesse. Il che può non essere una strategia azzeccata per il partito repubblicano”. Intanto, però, sul terreno gli Stati Uniti continuano le azioni militari: martedì 8 settembre gli Stati Uniti ha attaccato cinque petroliere iraniane. Di risposta Tehran, nella giornata di mercoledì 9 settembre, ha affermato di aver colpito 10 navi nello Stretto di Hormuz – tra cui due imbarcazioni USA e otto petroliere – e minacciando di estendere la propria aera marittima. I mercati hanno risposto con un’impennata dei prezzi del petrolio al barile, superando i 100 dollari. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto l’analisi di Martino Mazzoni, giornalista e americanista. Ascolta o scarica.
September 10, 2026
Radio Onda d`Urto
Spin Time: un’altra idea di città prende forma
Nonostante le condizioni climatiche romane la notte del 29 luglio, come abbiamo raccontato, uno sgombero ha costretto  gli e le abitanti di Spin Time a uscire dall’edificio che per tredici anni era stata la loro casa. Quella che stiamo vivendo è l’estate più calda di sempre. Un “picco” dietro l’altro con la temperatura percepita che ha superato spesso la soglia dei  40°. Tutti i sanitari sconsigliano alle persone più fragili di uscire di casa, le invitano a rifugiarsi dove c’è l’aria condizionata. A Roma l’iniziativa comunale “Il Grande Freddo” ha offerto  proiezioni gratuite in sale cinematografiche climatizzate per difendersi dalle ondate di calore. Le biblioteche sono rimaste aperte con la stessa funzione. Invece quasi 400 persone, di ogni età e condizioni fisiche, si sono ritrovate in mezzo alla strada a passare notte e giorno su quell’asfalto rovente che raggiungeva punte di 60 gradi. > Erano lì senza potersi lavare, cambiare gli abiti, rimasti dentro l’edificio, > senza acqua e cibo. Solo l’attivazione della società civile, l’enorme > solidarietà dimostrata dalla città intera ha consentito la sopravvivenza di > tanti e tante. Sono arrivati beni di prima necessità, generatori per fornire energia elettrica, tende e teli per creare zone d’ombra, giochi per bambini e bambine, incapaci di capire cosa stesse succedendo. La Protezione Civile ha dato un piccolo contributo con l’allestimento di alcuni punti per l’assistenza. Tutto questo però non ha impedito che si vivessero giorni drammatici. Da anni pendeva la minaccia di sgombero (nel 2019 avevamo raccontato del distacco della luce) nonostante il valore di questa esperienza fosse stato riconosciuto dall’amministrazione capitolina, tanto da inserire nel Piano Strategico per il Diritto all’Abitare 2023-2026, Spin Time, insieme a Metropoliz-MAAM, fra gli immobili da acquisire e riproporre quello che è già avvenuto per l’occupazione di Porto Fluviale per la quale, dopo l’acquisto, è stata compiuta la ristrutturazione utilizzando i fondi del bando europeo Pinqua. E oggi le case sono di nuovo abitate! Ma di nuovo nell’ottobre 2023 si manifesta l’intenzione del Ministro degli Interni Matteo Piantedosi di voler sgomberare il palazzo, per renderlo disponibile alla proprietà che non ha mai nascosto la volontà di trasformarlo in un albergo, uno dei tanti “cinque stelle” che stanno sorgendo a Roma. Lo sgombero è infine avvenuto, con l’inganno, la notte del 29 luglio. Ci sarebbero potute essere conseguenze drammatiche. Il 4 agosto un bambino di un anno e mezzo è stato trasportato in ospedale in codice rosso per crisi respiratoria. Non è stato l’unico caso di emergenza, più volte è stato necessario l’intervento di ambulanze per assistere anziani, malati cronici, donne in gravidanza, tutti e tutte colpiti da disidratazione e colpi di calore. > Sarebbe bastato far rientrare le persone nelle loro case, come chiedeva la > comunità di Spin Time, ma la proprietà ha opposto un irremovibile rifiuto sia > alla proposta avanzata dall’amministrazione Gualtieri di acquisire l’immobile, > sia  alla concessione temporanea di quegli spazi per garantire il rientro > delle famiglie nello stabile dopo alcuni interventi di messa in sicurezza. Ma chi è questa potente proprietà dello stabile di via Santa Croce in Gerusalemme? Il palazzo di dieci piani nel quartiere Esquilino era stata sede dell’Inpdap, l’Istituto nazionale di previdenza e assistenza dei dipendenti dell’amministrazione pubblica, poi confluito nell’Inps. La chiusura degli uffici dell’ente avviene fra il 2003 e il 2010, dopo che lo stabile è diventato oggetto di un processo di cartolarizzazione per opera della cosiddetta “finanza creativa” del ministro Tremonti. Viene acquisito dal fondo di investimenti immobiliari Investire SGR consentendo al Gruppo Banca Finnat Euroamerica S.p.A. di incassare oltre 1 miliardo di euro > Investire SGR, per il sindaco Gualtieri è “senza cuore” ma in compenso ha un > portafoglio gonfio di 7 miliardi di euro distribuito su 60 fondi suddivisi > nelle macro-categorie: abitare, infrastrutture sociali, uffici,  commerciale e > ospitalità. Insomma ovunque! Sono sue molte operazioni immobiliari in tutta > Italia, portate avanti sempre in accordo con le amministrazioni locali.. A Roma ha trasformato un grande complesso immobiliare in via Cavour in un nuovo «“eco-luxury lifestyle hotel», naturalmente 5 stelle. Per farlo ha usufruito di un permesso di costruire in deroga motivato da “interesse pubblico”. Adesso non c’è più bisogno di “andare in deroga” per queste operazioni. L’amministrazione ha modificato le Norme Tecniche del Piano Regolatore consentendo la crescita sulla redditività degli investimenti privati e facilitando le procedure. Contro ogni interesse pubblico! A Milano, a Firenze, a Torino e non solo, SGR dispone di un grande patrimonio immobiliare attraverso il quale crea valore per gli investitori, i clienti e le istituzioni che gli affidano i loro capitali. Coprono l’intera filiera immobiliare dalla pianificazione urbanistica, che a Roma dovrebbe essere in mano all’assessore Maurizio Veloccia, al posizionamento commerciale, alla gestione del progetto per valorizzare il patrimonio. Così gli urbanisti delle città sono diventati i fondi immobiliari. Si sono impadroniti del patrimonio pubblico dismesso dallo Stato, per fare cassa. Saranno loro a rimodellare le città. > Questa gestione urbana neoliberale dipendente dai capitali finanziari è > facilitata da incentivi e deroghe urbanistiche concesse da tutte le > amministrazioni, senza distinzione di colore politico. Anche da quella romana. > Grandi spazi urbani, come l’area degli Ex Mercati generali, sono diventati > mezzi di produzione di profitto privato. Come poteva pensare il sindaco Gualtieri che vendessero il loro immobile ispirati da una forte sensibilità etica e umana?  È toccato all’amministrazione trovare una soluzione, seppur temporanea, per tutte quelle famiglie. Alloggi lontani dal quartiere Esquilino dove avevano vissuto per 13 anni, con i bambini che frequentavano le scuole di zona, costringendo una comunità a disgregarsi e rendendo ancora più fragili le persone coinvolte. È stato riconosciuto il diritto ad avere una casa popolare a chi ha i requisiti, ma la lista di chi ne ha diritto è molto lunga e le case popolari non ci sono. Intanto attorno all’esperienza di Spin Time continua la mobilitazione, in via di Santa Croce in Gerusalemme sono stati montati alcuni gazebo dove poter svolgere le attività che erano nell’edificio che non era solo la casa per tante persone ma una realtà sociale in grado di configurare un’altra idea di città. > Per il 19 settembre è stata lanciato un appello per una manifestazione > nazionale con un corteo che partirà da Santa Croce in Gerusalemme per arrivare > in via Po dove è la sede di Investire SGR. Il giorno dopo si terrà > un’assemblea per il diritto alla casa fuori del palazzo dove fino ad allora ci > sarà un presidio permanente. Si scende in piazza contro il modello repressivo del governo Meloni, che continua a sgomberare, criminalizzare e svuotare i luoghi del dissenso e gli spazi in cui si costruiscono pratiche e visioni alternative di società. Si scende in piazza anche perché le amministrazioni delle città ripensino totalmente le politiche urbanistiche, di rigenerazione urbana e abitative abbandonando l’idea che attrarre investimenti che garantiscono profitti a privati sia la soluzione. Le tante battaglie che si sviluppano nel nostro paese devono riconoscersi, unirsi e diventare una battaglia comune per un’altra idea di città che sia in grado di rispondere ai bisogni di chi la città la abita. Il 19 e il 20 sarà l’occasione per confrontarsi. la copertina è di Renato Ferrantini Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Spin Time: un’altra idea di città prende forma proviene da DINAMOpress.
September 10, 2026
DINAMOpress
IRAN: CALMA APPARENTE A HORMUZ, MA SI PREPARA GIÀ IL PROSSIMO ATTACCO
Pausa nella notte del 10 settembre 2026 alla guerra israelo-statunitense contro l’Iran che si sta combattendo con sempre più ferocia in mare, prendendo di mira petroliere e navi mercantili nello Stretto di Hormuz. Ieri gli Usa hanno affondato cinque petroliere iraniane. Teheran ha risposto con raid contro una base degli Stati Uniti in Giordania e altre due navi della Marina. Estesa l’area sotto sanzioni nello Stretto. La calma apparente di questa notte non deve illudere: la guerra è tutt’altro che in una situazione di pausa e le prospettive non sono buone, come analizza ai nostri microfoni il giornalista Antonello Sacchetti, curatore del canale Youtube dedicato all’Iran “Diruz”, che ci racconta anche delle conseguenze del conflitto dentro il Paese mediorientale. Ascolta o scarica  
September 10, 2026
Radio Onda d`Urto
La scienza sotto tutela della politica: dal Ponte sullo Stretto alla Commissione scientifica della Regione Siciliana
Prima della vicenda siciliana, un caso nazionale aveva già mostrato quanto possa farsi labile il confine tra competenza scientifica, interessi del proponente e indirizzo politico. Nel settembre 2023 il ministro Salvini nominò il Comitato scientifico della società Stretto di Messina, coordinato da Alberto Prestininzi: nove esperti incaricati di consulenza tecnica alla stessa società concessionaria e di pareri sul progetto definitivo, esecutivo e sulle varianti. Secondo le ricostruzioni giornalistiche, Prestininzi e gran parte degli altri componenti avevano già lavorato al progetto o collaborato con la società, non necessariamente un’incompatibilità giuridica individuale, ma una questione istituzionale ineludibile: può dirsi indipendente un organismo composto in larga misura da chi ha già partecipato alla storia tecnica dell’opera che è chiamato a valutare? L’indipendenza non dipende solo dall’assenza formale di incompatibilità, ma anche dalla distanza critica rispetto al soggetto valutato e dalla trasparenza dei pregressi rapporti professionali: non basta che il controllore sia competente, deve poter agire senza vincoli capaci di alimentare dubbi ragionevoli sulla sua terzietà. A ciò si è aggiunto, nel luglio 2026, il rinnovo anticipato del Consiglio superiore dei lavori pubblici, disposto dal ministro Salvini prima della scadenza naturale di dicembre, proprio mentre l’organo era chiamato a pronunciarsi su aspetti complessi del progetto del Ponte. Tra i nuovi componenti figuravano Mauro Dolce, già membro del Comitato scientifico della Stretto di Messina, e Giuseppe Roberto Tomasicchio, firmatario di un appello favorevole all’opera. Il ministro ha escluso conflitti d’interesse; resta però una questione di opportunità e credibilità istituzionale. La successione temporale è eloquente: prima si riattiva per legge un progetto voluto dal Governo; poi si costituisce un Comitato scientifico formato in larga parte da chi conosce l’opera per avervi lavorato; infine, si rinnova anticipatamente un organo tecnico dello Stato alla vigilia di un pronunciamento decisivo. Anche quando ogni atto, isolatamente, rientra nelle prerogative formali dell’autorità competente, il loro concatenarsi produce un ambiente tecnico-istituzionale allineato alla decisione politica già assunta, problema che il parere favorevole del Consiglio superiore, espresso il 6 agosto 2026 con numerose prescrizioni, non cancella, imponendo anzi di distinguere legittimità formale e piena autorevolezza sostanziale dell’organo. È in questo precedente nazionale che va collocata la vicenda della Commissione tecnica specialistica (Cts) della Regione Siciliana: non un episodio isolato, ma lo stesso processo degenerativo. La politica decide preventivamente ciò che vuole realizzare e, invece di sottoporre la scelta a un controllo scientifico indipendente, sceglie, rinnova o ricompone gli organismi tecnici da cui quel controllo dovrebbe provenire. La scienza non viene abolita: resta come apparato di legittimazione, gli esperti restano, i pareri vengono prodotti, ma rischia di scomparire la funzione critica della conoscenza, la possibilità che un organismo tecnico contraddica il decisore o concluda che un progetto non è sicuro, sostenibile o maturo. La trasformazione della Cts siciliana in una casella da assegnare secondo il manuale Cencelli è la versione regionale della stessa patologia: la Commissione entra nella dinamica del sottogoverno insieme a enti e presidenze da spartire tra i partiti di maggioranza. La competenza si subordina all’appartenenza; l’indipendenza è percepita come ostacolo; il controllo tecnico come intralcio. Quando la politica sceglie non solo gli obiettivi ma anche chi ne certifica la correttezza scientifica, il controllo si trasforma in auto convalida: non si decide più sulla base della conoscenza, ma si seleziona quella più utile a giustificare una decisione già presa, la deriva emersa dalle tensioni interne alla maggioranza del governo Schifani, dove la funzione tecnico-scientifica rischia di diventare una posizione di potere da distribuire secondo gli equilibri di coalizione, anziché un presidio di legalità, precauzione e tutela ambientale. La Cts non è un ente da spartire La Commissione non va assimilata agli organismi con cui il governo regionale attua il proprio programma: la sua funzione è istruttoria e valutativa, propedeutica alle decisioni dell’amministrazione, su progetti capaci di produrre effetti profondi e talvolta irreversibili su territorio, salute, ecosistemi, paesaggio ed economie locali. Proprio questa natura tecnica rende indispensabile la sua autonomia: il decisore deve poter decidere sulla base di un quadro conoscitivo affidabile, non di un parere predisposto per compiacerlo. Sottoporla alla spartizione significa alterare il luogo in cui si valutano gli impatti dei progetti, le alternative localizzative, gli effetti su biodiversità, i rischi per salute e sicurezza, il consumo di suolo e la coerenza con la pianificazione territoriale: valutazioni che non appartengono alla maggioranza del momento, ma sono un bene pubblico della collettività: “la natura non si lascia ingannare” (Richard Feynman, Disastro dello Space Shuttle Challenger, 1986). Il pericoloso equivoco della “produttività” La riunione plenaria della nuova Commissione tecnico scientifico con la presenza del presidente della Giunta Schifani Il presidente uscente ha insistito sul numero delle pratiche evase, sulla velocità raggiunta e sull’alta percentuale di pareri favorevoli, dati rilevanti (la Cts è passata dal 2022 da 30 a 60 componenti, senza che la produzione media di pareri per componente sia cresciuta), ma che non provano da soli la qualità del lavoro svolto. Una commissione ambientale non va giudicata per la rapidità con cui “sblocca” gli investimenti: il verbo stesso, spesso usato per autoelogio, tradisce l’idea che la valutazione ambientale sia un ostacolo allo sviluppo, anziché lo strumento per verificare se un’opera sia realmente sostenibile e a quali condizioni. La velocità è positiva solo se frutto di un’amministrazione competente; diventa pericolosa quando comprime l’analisi o crea una corsia preferenziale per il proponente. Un’alta percentuale di pareri favorevoli, allo stesso modo, non dimostra da sola qualità scientifica: occorre valutarne la solidità delle motivazioni e il rispetto del principio di precauzione (l’incertezza scientifica non giustifichi mai di procedere comunque, ma imponga semmai maggiore cautela (Dichiarazione di Rio de Janeiro (1992), senza i quali l’autorizzazione diventa una formalità. Misurare una Cts dal numero dei dossier conclusi equivale a giudicare un ospedale dalle dimissioni, senza verificare diagnosi ed esiti delle cure. Le valutazioni ambientali come bene comune L’ambiente non è una variabile residuale dello sviluppo economico, ma la base materiale da cui dipendono salute, sicurezza e possibilità delle generazioni future: le valutazioni ambientali tutelano perciò interessi costituzionali e collettivi, non un interesse settoriale. Una valutazione carente produce costi che ricadono sulla società: perdita di biodiversità; dissesto idrogeologico; inquinamento e compromissione del paesaggio, spesso irreversibili. Se l’organismo istruttorio viene catturato dalla politica o dagli interessi economici, viene meno la capacità delle istituzioni di rappresentare chi non siede ai tavoli delle trattative: cittadini, comunità locali, generazioni future ed ecosistemi privi di voce. L’invadenza di una politica senza conoscenza, la cattura preventiva del controllo La politica che teme l’autonomia tecnico-scientifica confessa la propria debolezza: un governo autorevole non ha bisogno di commissari compiacenti, ma di valutazioni rigorose per decidere conoscendo rischi e conseguenze. Non si tratta di invocare una tecnocrazia sottratta alla democrazia, la scienza non sostituisce la decisione politica, ma di lasciarle delimitare ciò che è scientificamente sostenibile, rendendo esplicite le incertezze e impedendo che convenienze elettorali e pressioni economiche siano spacciate per dati oggettivi. La lottizzazione della Cts non richiede peraltro ordini espliciti: il condizionamento più efficace è preventivo. Se nomina e permanenza dei componenti dipendono dal gradimento politico, si genera conformismo istituzionale, il valutatore conosce le aspettative del decisore e vi si adegua anche senza direttive formali; basta scegliere chi difficilmente formulerà un parere sgradito. Le conseguenze sono profonde: i pareri perdono credibilità, aumenta il contenzioso, i tecnici indipendenti vengono scoraggiati e gli investimenti restano esposti a instabilità amministrativa e giudiziaria. La cattura politica della valutazione tecnica non accelera i processi economici: produce decisioni più fragili e costi pubblici più elevati. Un declino istituzionale, prima ancora che ambientale Il dato più allarmante non è che diversi partiti aspirino a controllare presidenza e composizione della Commissione, ma che questa pretesa venga descritta come componente ordinaria della “partita dei sottogoverni”: un organismo di valutazione tecnico-scientifica su opere di enorme rilievo, equiparato alle altre nomine da distribuire per gli equilibri di coalizione. È il segno di un declino in cui la competenza non legittima più l’incarico, ma deve risultare compatibile con la spartizione. La Sicilia, territorio di straordinari valori naturali ma anche di elevata vulnerabilità climatica e forti pressioni speculative, avrebbe bisogno di una Cts particolarmente autorevole e indipendente: trasformarla in pedina del risiko politico significa disarmare la Regione proprio mentre crescono complessità e irreversibilità delle decisioni. Non basta dunque sostituire un nome con un altro. Occorre sottrarre strutturalmente la Commissione alla lottizzazione, rendendo pubblici e verificabili criteri di selezione, curricula, incompatibilità, conflitti d’interesse e risultati dell’attività svolta, disciplinando durata degli incarichi e revoche affinché la continuità della funzione non dipenda dal gradimento politico. La questione decisiva non è chi controllerà la Cts, ma se debba essere controllata da qualcuno oppure messa nelle condizioni di esercitare, con responsabilità e trasparenza, il controllo tecnico-scientifico che l’ordinamento le affida. Se anche la valutazione ambientale diventa materia di spartizione, non viene occupata solo una presidenza: viene sottratta alla collettività una garanzia fondamentale. Una politica che, per non incontrare ostacoli, abolisce nei fatti l’indipendenza della conoscenza non diventa più forte. Diventa semplicemente più cieca, più arrogante e più pericolosa. Occorre che, per la disposizione delle cose, il potere arresti il potere (Montesquieu, De l’esprit des lois (1748) Aurelio Angelini
September 10, 2026
Pressenza
Video. I soldati che hanno brutalizzato un prigioniero palestinese sono visti come eroi in Israele
10 settembre 2026. Nella famigerata prigione di Sde Teman, un video ha documentato l’assalto sessuale di alcuni soldati a un prigioniero palestinese che ha dovuto poi essere ricoverato e operato per le lesioni riportate. I soldati responsabili si proclamano vittime e ignorano le sofferenze del prigioniero. I dettagli di tutta la vicenda sono illustrati in questo video di 3 min:
September 10, 2026
Assopace Palestina
Milioni di libri stanno andando distrutti per addestrare le intelligenze artificiali
In Fahrenheit 451 i libri bruciavano perché le idee che custodivano facevano paura. Per salvarle dall’oblio, i dissidenti immaginati da Ray Bradbury imparavano le opere a memoria, trasformandosi essi stessi in biblioteche viventi. Oggi, le fiamme sono state sostituite dagli scanner: milioni di volumi vengono acquistati da aziende di intelligenza artificiale, smembrati, digitalizzati e, infine, distrutti affinché il loro contenuto possa alimentare le macchine. La conoscenza non scompare, ma cambia padrone: dall’oggetto fisico e cartaceo, accessibile e rivendibile a tutti, passa negli archivi privati delle grandi aziende tecnologiche. Una biblioteca sterminata viene sacrificata per costruirne un’altra, invisibile e proprietaria e, mentre gli algoritmi imparano a scrivere come gli esseri umani, una parte del patrimonio culturale che li ha nutriti finisce al macero. Il caso più documentato riguarda Anthropic, la società che sviluppa Claude. Gli atti della causa intentata dagli scrittori Andrea Bartz, Charles Graeber e Kirk Wallace Johnson hanno rivelato che l’azienda aveva scaricato oltre sette milioni di copie digitali da archivi pirata come Books3, LibGen e Pirate Library Mirror. Quando i rischi legali sono diventati evidenti, Anthropic ha cambiato strategia. All’inizio del 2024 ha affidato a Tom Turvey, già responsabile del progetto Google Books, il compito di ottenere «tutti i libri del mondo» aggirando, per quanto possibile, gli ostacoli legali e commerciali. È nato così Project Panama, un piano che un documento interno descriveva come il tentativo di «scansionare in modo distruttivo tutti i libri del mondo», accompagnato da un ordine eloquente: «Non vogliamo che si sappia che ci stiamo lavorando». L’azienda acquistava decine di migliaia di volumi alla volta, spesso usati, da fornitori come Better World Books e World of Books. La lavorazione veniva poi affidata a società esterne: macchinari idraulici tagliavano i dorsi, separavano le pagine e le passavano negli scanner industriali. La carta residua finiva al macero, mentre i file entravano nella biblioteca digitale permanente di Anthropic e, almeno in parte, nei dati utilizzati per addestrare Claude. Nel giugno 2025, il giudice William Alsup ha stabilito che addestrare i modelli di Anthropic con libri regolarmente acquistati e digitalizzati rientra nell’uso legittimo, mentre non è lecita l’acquisizione di opere da archivi pirata. Su quest’ultimo punto, Anthropic ha chiuso la controversia senza ammettere responsabilità, accettando un accordo da 1,5 miliardi di dollari. Il messaggio per l’industria è chiaro: comprare, digitalizzare e distruggere un libro è giuridicamente molto meno rischioso che copiarlo illegalmente. Il fenomeno sembra, però, estendersi ben oltre Anthropic. Dalla primavera scorsa, diversi antiquari europei hanno segnalato ordini anomali, eseguiti automaticamente durante la notte e diretti verso intermediari che acquistano un solo esemplare per titolo. Non soltanto classici o bestseller, ma libri di cucina, biografie, romanzi dimenticati, saggi fuori catalogo e pubblicazioni risalenti agli anni Settanta. Secondo un’inchiesta della radiotelevisione svizzera, nella sola Germania sarebbero stati rastrellati circa 700 mila titoli e fino a tre milioni nel mondo. I libri pubblicati prima dell’avvento dell’AI generativa sono particolarmente ricercati perché contengono testi scritti e revisionati interamente da esseri umani. Addestrare i modelli sui contenuti prodotti da altre AI rischia, infatti, di impoverirne progressivamente il linguaggio e amplificarne gli errori. Per imparare a scrivere come noi, le macchine devono, quindi, “divorare” ciò che abbiamo scritto prima del loro arrivo. Ad agosto, inoltre, 404 Media ha seguito con un dispositivo di localizzazione una spedizione di libri rari fino al centro Amazon VGT3 di Las Vegas. Dipendenti della struttura hanno riferito che lì i volumi vengono privati del dorso e scansionati. Amazon non ha, però, confermato che i libri fossero destinati all’addestramento dell’AI, né ha chiarito l’utilizzo finale dei testi digitalizzati. Ora, diciotto organizzazioni statunitensi, tra cui Demand Progress Education Fund, Consumer Federation of America e Institute for Local Self-Reliance, chiedono alla Federal Trade Commission di indagare. Definiscono il sistema “hoard-and-destroy”: “accumulare e distruggere” per trasformare una risorsa comune in un vantaggio esclusivo. Il rischio riguarda soprattutto testi rari, edizioni minori, pubblicazioni straniere e libri mai digitalizzati: una volta eliminato l’originale, la sola versione superstite potrebbe restare rinchiusa negli archivi di un colosso tecnologico. La questione supera così il diritto d’autore e investe l’accesso alla conoscenza: soltanto le aziende più ricche possono rastrellare milioni di volumi e trasformarli in un vantaggio competitivo inaccessibile agli altri. Non siamo ancora ai roghi di Bradbury, ma il paradosso rimane: i libri vengono divorati dalle macchine e poi distrutti, mentre ciò che custodivano finisce negli archivi privati degli oligopoli della Silicon Valley. The post Milioni di libri stanno andando distrutti per addestrare le intelligenze artificiali appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 10, 2026
L'INDIPENDENTE
Puntata dell’8/09/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Augustin Bruno Breda RSU presso Electrolux Italia Spa e Componente Comitato Centrale Fiom sulla conferma da parte padronale di un piano di ristrutturazione in Italia che prevede 1.450 esuberi e la chiusura dello stabilimento di Cerreto d’Esi (Ancona). Ancora una volta, la logica del profitto capitalistico scarica i propri fallimenti sulle spalle di chi lavora. Al tavolo del ministero, la multinazionale svedese Electrolux getta la maschera e conferma il piano di licenziamenti di massa: 1.450 esuberi in tutta Italia e la chiusura del sito di Cerreto d’Esi. Ma i lavoratori non faranno da spettatori al proprio funerale: scatta l’ora della mobilitazione permanente.DALLA PARTE DEGLI OPERAI – La farsa del “confronto istituzionale” si è consumata nei palazzi del potere a Roma. Davanti ai funzionari dello Stato borghese, i vertici di Electrolux hanno ribadito la loro spietata sentenza: 1.450 licenziamenti complessivi e la morte produttiva dello stabilimento marchigiano di Cerreto d’Esi. I padroni di Electrolux non si accontentano di distruggere i mezzi di sussistenza di migliaia di famiglie, ma pretendono anche di aumentare lo sfruttamento in fabbrica. Il loro piano si articola come un vero e proprio attacco alla dignità operaia:Licenziamenti di massa: 1.450 lavoratori messi alla porta a livello nazionale. La scure sui precari: 135 contratti a termine non rinnovati, usati e gettati via dopo aver spremuto la loro forza lavoro. Resistenza a Forlì: 297 esuberi dichiarati nello stabilimento romagnolo, bersaglio primario della ristrutturazione. La totale liquidazione del sito di Cerreto d’Esi, sacrificato sull’altare dei dividendi degli azionisti. Le assemblee di fabbrica di Fim, Fiom e Uilm hanno risposto alla dichiarazione di guerra della multinazionale proclamando l’immediato stato di agitazione e otto ore di sciopero nazionale il 4/09/2026. La classe operaia di Electrolux incrocia le braccia per dimostrare, ancora una volta, una verità storica universale: senza il lavoro degli operai, le fabbriche sono solo ferro vecchio e il capitale non produce un solo centesimo di valore. La mobilitazione non si fermerà ai cancelli: l’obiettivo è trasformare questa vertenza in una battaglia politica contro la deindustrializzazione e la complicità dei governi che lasciano mano libera ai colossi transnazionali. La tregua è finita. Contro la violenza economica dei padroni, si riaccende la fiamma della solidarietà e della lotta di classe. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Con enorme tristezza nel cuore abbiamo dato notizia dell’improvvisa scomparsa di Alex Ammendolia, un uomo che nei suoi 38 anni di vita è sempre stato attivo politicamente e nel sociale, armato di grande intraprendenza e spirito critico ha militato nella CUB, in BDS e in generale era sempre in prima linea contro ingiustizie e difesa degli ultimi. Amici, parenti, colleghi e compagni di attivismo hanno pertanto organizzato un evento pubblico per sabato 12 settembre per onorarne il ricordo, abbiamo avuto come ospite telefonica Charlotte di BDS, che è tra le organizzatrici della serata. Ai giardini reali, lato fenix, verrà allestita una postazione con microfono e casse per fare dediche in ricordo del nostro determinato ed instancabile compagno, ci sarà anche la possibilità di portare strumenti musicali, ma anche cibi e bevande per suonare e godersi la convivialità che Alex tanto apprezzava in vita. Dopo che Charlotte ci ha raccontato nel dettaglio tutti i momenti che formeranno questo evento, abbiamo voluto mandare in onda una canzone che un’ amica di Alex ha riadattato e suonato in sua memoria. Buon ascolto
September 10, 2026
Radio Blackout - Info

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