La Diplomazia Bolivariana di Pace di Delcy Rodriguez spiegata con Fidel CastroVenezuela continua ad avanzare con la Diplomazia Bolivariana di Pace, anzi
possiamo affermare che è cresciuto – come Stato – grazie alla Diplomazia
Bolivariana di Pace, come elemento integrante dello Stato bolivariano fin dal
primo governo di Hugo Chavez.
Possiamo affermare che la Rivoluzione Bolivariana ha inciso, sul piano interno,
attraverso le elezioni democratiche, e sul piano estero proprio grazie alla
cosiddetta Diplomazia Bolivariana di Pace, di cui si sente tanto parlare oggi.
Fin dai tempi di Chavez, le elezioni in Venezuela hanno avuto la funzione di far
crescere la coscienza politica delle masse per accrescere la “democrazia
partecipata e protagonista”, come viene denominata, e la ricerca costante della
dialettica conflitto-consenso, cifra caratteristica del “socialismo del XXI
secolo” esplicitato nel Libro Azul dal Comandante Hugo Chavez Frias.
Non dimentichiamoci infatti che, a differenza delle rivoluzioni novecentesche –
volte a mettere fuori legge la borghesia – la Rivoluzione Bolivariana ha fondato
il suo processo attraverso tornate elettorali, convivendo con la borghesia e
scommettendo di toglierle terreno, depotenziando da dentro lo Stato borghese e
cercando di conquistare più consensi verso il progressismo sociale.
Questo però lascia libera azione alla “coercizione rivoluzionaria” da parte
dell’oligarchia in Venezuela che, dopo le guarimbas, i sabotaggi e gli
innumerevoli tentati golpe e incursioni mercenaria, non possiamo dire che non
sia attiva.
E’ proprio in questi casi che la Diplomazia Bolivariana di Pace ha inciso, non
dimenticando: i tavoli di dialogo in Repubblica Dominicana tra rappresentanti
del governo venezuelano e l’opposizione, con l’obiettivo di giungere ad un
accordo di convivenza politica nella nazione caraibica; il dialogo tra il
governo bolivariano venezuelano e la Colombia nel 2022; e il dialogo tra il
presidente venezuelano Nicolas Maduro e il presidente guyanese Irfaan Ali nel
2023 sulla questione post-coloniale dell’Esequibo.
Proprio per questi motivi si può bene intendere come siano sempre state assurde
le accuse di autoritarismo rivolte ai governi di Chavez e Maduro: la presenza
massiccia di partiti d’opposizione, l’abbondante diversità di proposte politiche
e il coinvolgimento del popolo dal basso nelle scelte politiche lo testimoniano.
Ad oggi non si può dire che il Venezuela di Chavez, Maduro e Rodriguez sia una
“dittatura”, come i media mainstream occidentali continuano ad affermare, poiché
la “filosofia del dialogo”, come ha spesso affermato Geraldina Colotti, è una
costante in Venezuela per quanto riguarda sia i rapporti internazionali con la
diplomazia sia i rapporti interni con vivacissimi scontri democratici
all’interno del Grande Polo Patriottico.
Il 23 aprile 2024, il Ministro del Potere Popolare per gli Affari Esteri, Yván
Gil, ha tenuto una videoconferenza con il gruppo dei viceministri degli Esteri e
dei capi delle missioni diplomatiche all’estero, al fine di rafforzare la
Diplomazia Bolivariana di Pace.
Il ministro degli Esteri venezuelano spiegò – attraverso il suo account sul
social network X – che il Venezuela sta facendo progressi nel coordinamento
delle “azioni della diplomazia di pace, amicizia e solidarietà internazionale in
questo anno di importanti progetti per il futuro” proprio attraverso la
“Diplomazia di Pace Bolivariana”, una filosofia politica del governo
rivoluzionario bolivariano nata con il presupposto di servire i popoli, promossa
dal Comandante Hugo Chávez e proseguita dal Presidente della Repubblica, Nicolás
Maduro.
Con questa politica il Venezuela Bolivariano si è avvicinato ai Paesi del mondo
per promuovere la costruzione di un mondo multicentrico e multipolare, basato
sul rispetto reciproco e sull’autodeterminazione dei popoli, come stabilito dal
diritto internazionale.
Ispirata agli ideali di Simón Bolívar, la Diplomazia Bolivariana di Pace è la
dottrina di politica estera del Venezuela, promossa dai governi socialisti di
Chavez, Maduro e Rodriguez volta a difendere la sovranità nazionale attraverso
il dialogo, il multilateralismo e la cooperazione internazionale, mirando a
contrastare l’ingerenza straniera (specialmente degli USA) e a sostenere la
multipolarità, il diritto internazionale e la pace, definita come “totale”.
I punti chiave della Diplomazia Bolivariana di Pace sono:
* Difesa della Sovranità: Considerata l’asse centrale per proteggere il
Venezuela da sanzioni e ingerenze esterne.
* Multilateralismo e Pace: Promozione di relazioni internazionali basate sul
rispetto reciproco, rifiutando l’unilateralismo.
* Unione Latinoamericana: Sostegno all’integrazione regionale (es. con la
Colombia) per creare un blocco di forza comune, superando le dottrine di
sicurezza imposte da attori esterni.
* Dialogo: Utilizzata per la risoluzione dei conflitti e la difesa dei diritti,
come nel caso della controversia sulla Guayana Esequiba.
In sintesi, viene presentata come un modello opposto all’imperialismo,
focalizzato sulla costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare basato sul
dialogo e sulla pace tra popoli fratelli.
Con il rapimento arbitrario e illegale del Presidente costituzionale del
Venezuela Nicolas Maduro, avvenuto il 3 gennaio 2026 in totale violazione del
diritto internazionale da parte degli USA, la Corte Suprema del Venezuela ha
ordinato alla vicepresidente del Venezuela, nonchè Ministra del Petrolio Delcy
Rodriguez Gomez, di assumere il ruolo di Presidente vicaria.
Da quel momento il governo bolivariano guidato da Rodriguez non ha fatto altro
che dialogare con gli USA per il ritorno in patria di Maduro e di sua moglie
Cilia Flores. Rodriguez non ha fatto altro che parlare di dialogo con gli USA, a
differenza di quest’ultimi che non hanno fatto altro che minacciare
diplomaticamente e militarmente il Paese con l’attuale Amministrazione Trump.
Delcy Rodriguez, con un primo atto ufficiale, si è rivolta al mondo e agli Stati
Uniti con quello che è stato chiamato “Messaggio dal Venezuela al mondo e agli
USA”: un messaggio di pace in perfetto stile della diplomazia bolivariana, in
cui ha ribadito la necessità di un “rapporto internazionale equilibrato e
rispettoso tra gli USA e il Venezuela, e tra il Venezuela e i paesi della
Regione, basato sull’uguaglianza sovrana e la non ingerenza” estendendo l’invito
al governo USA a “lavorare congiuntamente su un’agenda di cooperazione,
orientata allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e
rafforzi una convivenza comunitaria duratura”.
Trump ha fatto di tutto per trasmettere al mondo la falsa idea di “gestire la
transizione democratica in Venezuela” , supportato dai media mainstream
occidentali che veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce
democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano.
Fin da subito, il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con
gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà
internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato
proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine
di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a
“piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie
distorte).
Cavalcare questa narrazione ha uno scopo, da parte del sistema mediatico
occidentale e del suo establishment: indebolire la credibilità internazionale
della Rivoluzione Bolivariana e di dividere al suo interno il movimento
internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa.
Trump ha intenzionalmente distorto mediaticamente la propensione al dialogo del
governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per
diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy
Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente
costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni
ambienti della sinistra radicale, purtroppo.
Ma ciò non rispecchia la realtà che è andata concretizzandosi.
Delcy Rodriguez ha chiesto la liberazione di Maduro e di Cilia Flores; ha
dimostrato che il Venezuela è in mano a chavismo; ha dimostrato che il governo
bolivariano ha territorialità ed estremo consenso popolare (a differenza della
Machado e della destra eversiva filo-USA) con oceaniche manifestazioni a
Caracas; ha epurato il generale Tabata ed altri militari della FANB corrotti che
hanno permesso il sequestro illegale di Maduro; ha approvato il decreto per lo
Stato d’eccezione n. 5200 per difendere il proprio Paese da un’altra possibile
aggressione USA.
Poi cosa ha fatto? Ha continuato a parlare di dialogo. Ha affermato che “La pace
è un diritto, il dialogo è un dovere” , guardando a un futuro di pace e di
salvaguardia dell’unità del Paese contro l’estremismo golpista e la difesa
della sovranità attraverso incontri diplomatici congiunti ed esplorativi con
l’aggressore USA.
Grazie a questo incontro ha invitato a Caracas una delegazione diplomatica USA
per valutare una possibile riapertura dell’ambasciata USA, dopo che fu chiusa
nel 2019 quando Washington riconobbe il golpista di destra Juan Guaidò come
presidente ad interim del Venezuela.
Delcy Rodriguez è stata un esempio per tutto il mondo. Non è vera l’equazione
dell’Alto Rappresentante degli Esteri dell’UE Kaja Kallas “Se vogliamo la pace
dobbiamo prepararci alla guerra”, ma è vera l’equazione della Diplomazia
Bolivariana di Pace “Se vuoi la pace dialoga”, soprattutto se è il tuo nemico
per eccellenza, soprattutto se è il tuo oppressore.
Come ha ribadito fin da subito Delcy Rodríguez: “il Venezuela affronterà questa
aggressione attraverso canali diplomatici, convinto che la Diplomazia
Bolivariana di Pace sia la via legittima per la difesa della sovranità, il
ripristino del diritto internazionale e la conservazione della pace”.
Delcy Rodriguez in questo ultimo mese si è sempre appellata alla Diplomazia
Bolivariana di Pace come via per la difesa della sovranità nazionale, popolare
ed economica del suo Paese, in perfetta continuità con i suoi predecessori
bolivariani.
La Presidente vicaria (facente funzioni) del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha
ribadito venerdì 16 gennaio che il suo Paese non ha paura di stabilire
“relazioni” bilaterali con gli Stati Uniti, purchè sia un dialogo tra pari.
Sebbene alcuni settori politici continuino a parlare del dialogo del governo
Rodriguez con gli USA come un segnale di lassismo, è giusto informare l’opinione
pubblica occidentale che il dialogo è un principio del socialismo bolivariano ed
è il principio stabilito da Chavez che ha come presupposto la non ingerenza e
come conseguenza la forza di pace davanti a tutti gli organismi internazionali
competenti. E’ il principio su cui si fonda da sempre la Diplomazia Bolivariana
di Pace.
Diosdado Cabello Rondón, segretario generale del Partito Socialista Unito del
Venezuela (PSUV), il 13 ottobre 2025 in merito alla convocazione di una riunione
del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite promossa dal Venezuela aveva
sottolineato: “il Venezuela utilizza tutti i meccanismi diplomatici per evitare
sempre qualsiasi conflitto, non solo nel territorio venezuelano, ma in qualsiasi
parte del mondo. Il Venezuela si è sempre caratterizzato, durante la
rivoluzione, per avere una diplomazia di pace”
Forse, il dialogo Caracas-Washington viene visto da gran parte dell’opinione
pubblica occidentale come un “cedimento” proprio perchè nella nostra politica,
nelle democrazia liberali e capitaliste occidentali, il dialogo stesso è
diventata un “cedimento” continuo in cui l’interesse pubblico si china
all’interesse privato, industriale, finanziario e multinazionale. La politica in
Occidente oggi risulta debole e cedevole ed annuisce di fronte al più forte: un
continuo “compromesso al ribasso” dove la sopraffazione toglie terreno al
dialogo vero.
Ecco perchè quindi ci risulta difficile intendere il “dialogo” come invece è
inteso dai governi rivoluzionari dell’America Latina.
Il governo bolivariano vive il dialogo non come “cedimento”, ma come punto
forza: dialogare con tutti è possibile, mettendo a priori sul tavolo della
trattativa tutti i principi che riteniamo non-negoziabili.
Se in un dialogo, un dialogante è neutro, è naturale che sarà l’altro
interlocutore a prevalere. Ma se in un dialogo tra un forte e un debole, il
debole dichiara in partenza cosa non è disposto a rinnegare o a negoziare, il
forte trova difficoltà e sa che non sarà un dialogo facile.
La Diplomazia Bolivariana di Pace, nasce dal presupposto che il dialogo è
possibile con chiunque, partendo dal presupposto di stabilire ciò a cui non
possiamo rinunciare.
Il Venezuela Bolivariano con Chavez ha deciso di non rinnegare e negoziare la
propria sovranità nazionale, politica ed economica, la propria
autodeterminazione popolare, la propria libertà a non ospitare basi di Paesi
esteri sul proprio suolo, la propria non-appartenenza ad alleanze militari
imperialiste e la propria sovranità sulle risorse naturali.
Pilastri che Delcy Rodriguez sta seguendo alla perfezione seguendo ciò che
diceva Fidel Castro: “i principi non sono negoziabili. Con l’imperialismo e
tutte le sue sfaccettature non c’è possibilità di negoziazione, solo dialogo.”
Lorenzo Poli