L’Autonomia differenziata va avanti ed è tornato il silenzio (noi abbiamo fatto un videoclip)
In piena estate, a luglio, sono state approvate dal Senato e dalla Camera gli schemi di intese preliminari  con le regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto che riguardano “forme e condizioni particolari di autonomia” [1] per le materie: “Protezione civile”, “Professioni”, “Previdenza complementare e integrativa”, “Tutela della salute”, “Coordinamento della finanza pubblica”. Alla conclusione dell’iter avviato potranno diventare materie di esclusiva potestà legislativa regionale delle 4 regioni del Nord [2]. 4 Regioni che cominciano da 5 materie Si tratta della prima tappa verso l’Autonomia Regionale differenziata fortemente voluta dalla Lega Nord e dalle regioni del Nord a guida centrodestra, ma scaturita dalla Riforma costituzionale del Titolo V del 2001 varata dall’allora centro sinistra [3] che prevede che venti materie a legislazione concorrente stato/regioni e tre materie di esclusiva legislazione statale [4] possano diventare, in seguito alla richiesta delle regioni interessate, di esclusiva legislazione regionale, aprendo a differenze normative anche profonde tra le regioni italiane, insieme a divari di servizi e risorse [5] . Le 5 materie oggetto delle preintese con le 4 regioni del Nord erano finora sottoposte alla legislazione “concorrente”, cioè regolate dalle leggi dello Stato per i princìpi generali e i criteri direttivi, e dalle leggi regionali che riguardano norme specifiche adatte al proprio territorio. In passato erano già state siglate delle “pre intese” con alcune Regioni, altre avevano avanzato richieste[6], ma è con il Ministro leghista Calderoli del Governo Meloni e con l’approvazione della Legge indicata con il suo nome, Legge 86 del 26 giugno 2024, in vigore dal 13 luglio 2024, [7] che il processo ha subìto un’accelerazione [8], cominciando da quelle materie che sono state definite “No LEP”. Le materie “LEP” e “NO-LEP” Per arginare la possibilità di – o meglio, l’ulteriore – incremento delle disuguaglianze tra i territori, con la riforma del Titolo V stati introdotti i LEP “Livelli Essenziali delle Prestazioni“, intesi come “i servizi e le prestazioni sociali che lo Stato italiano deve garantire in modo uniforme a tutti i cittadini su tutto il territorio nazionale“[9], a oggi non ancora definiti, e condizione non negoziabile per concedere l’autonomia regionale differenziata per le materie riguardanti diritti civili e sociali che devono essere garantiti equamente sin tutto il Paese [10]. La Legge Calderoli distingue, in modo del tutto arbitrario, all’interno delle 23 materie potenzialmente trasferibili alla potestà legislativa delle regioni, tra materie “LEP” e “No- LEP” [11], dando seguito ai lavori della Commissione “CLEP” costituita da 61 tecnici capeggiati dal giurista e giudice emerito della Corte Costituzionale Sabino Cassese, incaricati dallo stesso Ministro di “fornire supporto alla Cabinadi regia, con particolare riferimento alle esigenze di studio e approfondimento tecnico delle complesse questioni rilevanti ai fini delle funzioni attribuite alla stessa nell’ambito della determinazione dei LEP“(nel corso dei lavori, che si concluderanno con il rapporto finale il 30 ottobre 2023, si sono dimessi complessivamente 11 componenti) [12] Per le materie “No -Lep” è previsto un percorso più rapido, che è stato subito avviato dalle 4 regioni, ignorando completamente la sentenza della Corte Costituzionale che si è espressa il 12 novembre 2024 smontando molti capisaldi della Legge Calderoli [13]. Per ciascuna Regione sono predisposti due distinti schemi di intesa. Il primo riguarda tre materie – protezione civile, professioni e previdenza complementare e integrativa – che la L. 86/2024, recante disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario, annovera tra quelle per le quali non è richiesta la preventiva determinazione dei LEP. Il secondo schema riguarda, invece, la materia tutela della salute, congiuntamente a quella relativa al coordinamento della finanza pubblica, sulla base dell’assunto che i LEP relativi alla prima materia coincidano con i Livelli Essenziali di Assistenza (LEA),  le prestazioni e i servizi che il Servizio sanitario nazionale (SSN) è tenuto a fornire a tutti i cittadini, gratuitamente o dietro pagamento di una quota di partecipazione (ticket)[14]. Tuttavia, come emerge dagli stessi Rapporti e Relazioni ufficiali – dalla Corte dei Conti ai documenti finanziari dello stesso Governo – i LEA non hanno fin qui garantito la fruizione in maniera ugualitaria dei servizi sanitari sull’intero territorio nazionale. Basta richiamare la mobilità sanitaria, la spesa sanitaria privata o le liste d’attesa: i LEA non sono i LEP, non garantiscono il diritto alla salute di tutti/e, sono decisi da organismi burocratici, mentre né il Parlamento né le istituzioni territoriali né le associazioni professionali o di ricerca come GIMBE [15] hanno mai avuto la possibilità di far ascoltare la loro voce nella definizione dei livelli necessari dei servizi sanitari. Le preintese non rispettano la sentenza della Corte Costituzionale Il 12 novembre 2024 la Corte Costituzionale si era espressa sulla questione di costituzionalità riguardante la legge dell’Autonomia regionale differenziata posta da Puglia, Toscana, Sardegna e Campania con al sentenza 192/2024 [16] mettendo all’applicazione della Legge Calderoli dei limiti molto chiari e stringenti tra i quali, come sottolineano i Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata per l’Unità della Repubblica e l’uguaglianza dei diritti [17], l’impossibilità di devolvere intere ‘materie’ alle Regioni, e posto come condizione necessaria la determinazione di singole funzioni, motivate in virtù delle differenti esigenze territoriali. Le Intese preliminari sono una fotocopia una dell’altra: quattro Regioni, diverse per popolazione, strutture produttive, conformazione territoriale presentano le stesse istanze di devoluzione delle stesse materie, quasi con le stesse parole. Inoltre, la sentenza 192/2024 aveva sottolineato la necessità che il Parlamento avesse un ruolo centrale nella determinazione delle Intese, dato che ad essere devolute sono le sue competenze legislative. Anche rispetto al ruolo del Parlamento non è stata rispettata la sentenza della Consulta: nel voto sulle Risoluzioni delle Intese preliminari in Senato alle opposizioni sono state concesse solo poche ore per presentare le loro Risoluzioni e in Aula la discussione e il voto si sono svolti in 24 ore. Infine, la Corte costituzionale aveva richiamato con forza la questione delle risorse finanziarie e degli squilibri tra le diverse Regioni. In proposito, tra i tanti interessanti interventi di costituzionalisti che sono stati auditi dalla Commissione Affari Costituzionali sulle 4 pre intese (in calce i link ad alcune memorie [18]), proponiamo l’audizione di Francesco Pallante, di cui inseriamo in calce una sintesi dei punti che riguardano la sentenza 192/2024 della Corte costituzionale, rimandando alla lettura integrale dell’audizione anche per quanto riguarda le conseguenze della devoluzione di alcune delle materie NO – LEP [19] , su cui abbiamo già pubblicato anche l’argomentato intervento in Commissione Affari Costituzionali di Pietro Spirito [20] Nonostante la costante mobilitazione dei comitati No AD dei cittadini e anche di Sindaci e di alcuni Presidenti di Regione [21], l’autonomia differenziata è ancora una volta sparita dai radar del dibattito nazionale e dai media, e continua ad avanzare silenziosamente, nell’ inquietante prospettiva di una virtuale ricostruzione della Padania, dato che alle 4 regioni capofila delle richieste delle preintese si potrebbero aggiungere le regioni già autonome di Friuli Venezia Giulia, Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta/Vallé d’Aoste. Noi non abbassiamo la guardia di fronte al più sciagurato tentativo di distruzione dell’unità nazionale, di separazione tra nord e sud e tra cittadini ricchi e poveri. Abbiamo fermato la riforma della magistratura, ora la difesa della Costituzione passa dall’opposizione all’autonomia differenziata, ai decreti sicurezza e alla riforma elettorale. gruppo di lavoro di Carteinregola L’Italia non si taglia Memoria per l’audizione presso la I Commissione permanente Affari costituzionali del Senato della Repubblica sugli schemi di intese preliminari tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione di Francesco Pallante (Professore ordinario di Diritto costituzionale – Università di Torino) Sintesi prima parte Scarica la Memoria completa  Quattro intese preliminari tra di loro identiche (e con forti consonanze con le preintese del 2018). Le quattro intese preliminari stipulate tra lo Stato e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto sono, tra loro, perfettamente identiche. Corrispondono l’una all’altra parola per parola, fatta eccezione per il nome delle singole regioni interessate. La stessa documentazione istruttoria è, in rilevante misura, coincidente, e vi è una singolare vicinanza alle preintese tra lo Stato e le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto risalenti al 2018. A parte i numerosi eventi che in questi 8 anni hanno modificato lo scenario mondiale e nazionale, non ha avuto effetti sulle posizioni negoziali dello Stato e delle Regioni nemmeno la sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale che ha riletto  l’intero Titolo V della Parte II della Costituzione, fornendo l’interpretazione costituzionalmente conforme dell’art. 116, comma 3, Cost, quello da cui scaturisce la cosiddetta autonomia regionale differenziata. La mancanza dell’istruttoria richiesta dalla Corte costituzionale. La sentenza n. 192/2024 della Corte costituzionale aveva prescritto una istruttoria approfondita e scientificamente validata a sostegno delle singole richieste regionali in modo inequivocabile: quando una Regione chiede di derogare all’ordinaria ripartizione delle materie, attivando l’art. 116, co. 3, Cost., tale richiesta «va giustificata e motivata con precipuo riferimento alle caratteristiche della funzione e al contesto (sociale, amministrativo, geografico, economico, demografico, finanziario, geopolitico ed altro) in cui avviene la devoluzione, in modo da evidenziare i vantaggi – in termini di effcacia e di effcienza, di equità e di responsabilità – della soluzione prescelta»[i] Con la conseguenza che «l’iniziativa della regione e l’intesa previste dalla suddetta disposizione costituzionale devono, pertanto, essere precedute da un’istruttoria approfondita, suffragata da analisi basate su metodologie condivise, trasparenti e possibilmente validate dal punto di vista scientifico».[ii] L’ampia e ripetitiva mole documentale[iii] – non contiene il documento che più di ogni altro sarebbe stato necessario: l’istruttoria approfondita e scientificamente validata a sostegno delle singole richieste regionali, con  la dimostrazione che le regioni richiedenti hanno  un’esigenza peculiare, non affrontabile attraverso le ordinarie competenze, ma solo grazie alla particolare funzione richiesta. Si trova un’unica frase in cui si afferma apoditticamente che «il Governo e la regione [Liguria/ Lombardia/Piemonte/Veneto] convengono che l’attribuzione [delle ulteriori competenze previste nell’intesa] corrisponde a specificità proprie della regione richiedente e immediatamente funzionali alla sua crescita e sviluppo». La devoluzione non può riguardare materie o ambiti di materie Secondo la citata sentenza n. 192/2024, la devoluzione prevista dall’art. 116, co. 3, Cost. non può riguardare materie o ambiti di materie, ma deve riferirsi a specifiche funzioni[iv], inoltre, è necessario che la determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni (Lep) preceda la devoluzione differenziata di nuove funzioni alle Regioni[v], con la precisazione che ciò vale anche nelle materie individuate come non-Lep, qualora la devoluzione riguardi funzioni «incidenti su un diritto civile o sociale»[vi]. Infine nessuna funzione è devolvibile senza che sia stato previamente definito il criterio efficiente di finanziamento. Le intese preliminari raggiunte tra lo Stato e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto prevedono invece che siano devolute intere materie e non singole funzioni (come nel caso della previdenza e delle professioni); che  siano devolute materie autoqualificate dal Governo come “non Lep”, ma suscettibili, invece, di coinvolgere diritti costituzionali (ancora la previdenza e le professioni, oltre alla protezione civile); che  siano devolute materie – in ambito sanitario – senza che siano stati previamente definiti i criteri del loro efficiente finanziamento (e ciò, nonostante si tratti di materie suscettibili di esplicare effetti rilevanti proprio sul piano della spesa sanitaria). -------------------------------------------------------------------------------- [i] Sentenza n. 192/2024  punto 4.3 del Considerato in diritto [ii] ibidem [iii] Anche i dossier portati dal Governo all’attenzione del Parlamento, sono i gran parte – 450 pagine sulle quasi 550 di ciascun documento –  costituiti dalla  documentazione relativa a tutte e quattro le Regioni, riportata in ciascun dossier regionale, dimostrando che  le iniziative delle quattro Regioni rappresentano, in realtà, un’iniziativa unica, dato  che le differenze che ricorrono nelle schede dei singoli dossier  convergono  verso la stessa, identica, soluzione delle problematiche regionali Vedi Autonomia Regionale Differenziata cronologia e materiali vedi anche Autonomia Differenziata: l’audizione di Pietro Spirito in Commissione Affari Costituzionali sulle materie “Non LEP” 25 settembre 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a labortoriocarteinregola@gmail.com NOTE [1] Il 16 luglio 2026 il Senato ha approvato le Risoluzioni della maggioranza di destra che consentono al Governo Meloni-Calderoli di proseguire l’iter della devoluzione delle competenze legislative alle Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria; il 21 luglio 2026 anche la Camera La Camera dei Deputati approva con 161 voti favorevoli e 109 contrari,   in via definitiva le risoluzioni di maggioranza sugli schemi di intesa preliminare (pre-intese) per l’autonomia differenziata delle materie NON LEP di Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. [2] Tutte le regioni italiane a statuto ordinario possono chiedere particolari forme di autonomia, anche se, come appare dall’impostazione della Legge Calderoli, le Regioni più povere, in particolare del Sud, non avranno vantaggi dall’Autonomia, e saranno fortemente penalizzate dall’Autonomia concessa alle ricche regioni del Nord. Sono escluse le regioni che già godono di uno statuto autonomo individuate dall’art.116, primo comma, della Costituzione: Friuli Venezia Giulia, Sardegna, Sicilia, Trentino-Alto Adige/Südtirol e Valle d’Aosta/Vallé d’Aoste (vedi Dossier Legislatura 17ª – Dossier n. 565 regioni ad autonomia differenziata ex art.116, terzo comma, e regioni a statuto speciale) [3] La riforma che ha introdotto la possibilità dell’Autonomia regionale differenziata nasce con la Riforma del Titolo V della Costituzione* promossa da governi di centro sinistra ( inizia nel 1997 con il governo Prodi, continua nel 1999 con il governo D’Alema e si conclude nel 2001 con il governo Amato) ed è stata confermata con un referendum (7 ottobre 2001), seppure con una partecipazione al voto di solo il 34 per cento dei votanti,  in tempi in cui l’astensionismo non era un fenomeno con la rilevanza odierna). Nel febbraio 2018 anche l’Emilia Romagna a guida centro sinistra aveva firmato con l’allora governo Gentiloni degli Accordi preliminari in merito all’Intesa prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, ma nel febbraio 2025 il nuovo Presidente della Regione ha annunciato il il ritiro formale della proposta di autonomia differenziata (*) L’Art. 116 prima del 2001 Alla Sicilia, alla Sardegna, al Trentino – Alto Adige, al Friuli – Venezia Giulia e alla Valle d’Aosta sono attribuite forme e condizioni particolari di autonomia, secondo statuti speciali adottati con leggi costituzionali. L’art. 116 dopo la riforma del Titolo V (Legge costituzionale cost. 18 ottobre 2001, n. 3 (g.u. 24 ottobre 2001, n. 248) Il Friuli Venezia Giulia [cfr. X], la Sardegna, la Sicilia, il Trentino-Alto Adige/Südtirol e la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste dispongono di forme e condizioni particolari di autonomia, secondo i rispettivi statuti speciali adottati con legge costituzionale. La Regione Trentino-Alto Adige/Südtirol è costituita dalle Province autonome di Trento e di Bolzano. Ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, concernenti le materie di cui al terzo comma dell’articolo 117 e le materie indicate dal secondo comma del medesimo articolo alle lettere l), limitatamente all’organizzazione della giustizia di pace, n) e s), possono essere attribuite ad altre Regioni, con legge dello Stato, su iniziativa della Regione interessata, sentiti gli enti locali, nel rispetto dei princìpi di cui all’articolo 119. La legge è approvata dalle Camere a maggioranza assoluta dei componenti, sulla base di intesa fra lo Stato e la Regione interessata. [4] Vedi Articolo 117 Cost. Italiana La potestà legislativa è esercitata dallo Stato [70 e segg.] e dalle Regioni nel rispetto della Costituzione, nonchè dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali. Lo Stato ha legislazione esclusiva nelle seguenti materie: a) politica estera e rapporti internazionali dello Stato; rapporti dello Stato con l’Unione europea; diritto di asilo e condizione giuridica dei cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea; b) immigrazione; c) rapporti tra la Repubblica e le confessioni religiose; d) difesa e Forze armate; sicurezza dello Stato; armi, munizioni ed esplosivi; e) moneta, tutela del risparmio e mercati finanziari; tutela della concorrenza; sistema valutario; sistema tributario e contabile dello Stato; armonizzazione dei bilanci pubblici; perequazione delle risorse finanziarie; f) organi dello Stato e relative leggi elettorali; referendum statali; elezione del Parlamento europeo; g) ordinamento e organizzazione amministrativa dello Stato e degli enti pubblici nazionali; h) ordine pubblico e sicurezza, ad esclusione della polizia amministrativa locale; i) cittadinanza, stato civile e anagrafi; l) giurisdizione e norme processuali; ordinamento civile e penale; giustizia amministrativa; m) determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale; n) norme generali sull’istruzione; o) previdenza sociale; p) legislazione elettorale, organi di governo e funzioni fondamentali di Comuni, Province e Città metropolitane; q) dogane, protezione dei confini nazionali e profilassi internazionale; r) pesi, misure e determinazione del tempo; coordinamento informativo statistico e informatico dei dati dell’amministrazione statale, regionale e locale; opere dell’ingegno; s) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali. Sono materie di legislazione concorrente quelle relative a: rapporti internazionali e con l’Unione europea delle Regioni; commercio con l’estero; tutela e sicurezza del lavoro; istruzione, salva l’autonomia delle istituzioni scolastiche e con esclusione della istruzione e della formazione professionale; professioni; ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; tutela della salute; alimentazione; ordinamento sportivo; protezione civile; governo del territorio; porti e aeroporti civili; grandi reti di trasporto e di navigazione; ordinamento della comunicazione; produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; previdenza complementare e integrativa; coordinamento della finanza pubblica e del sistema tributario; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali; casse di risparmio, casse rurali, aziende di credito a carattere regionale; enti di credito fondiario e agrario a carattere regionale. Nelle materie di legislazione concorrente spetta alle Regioni la potestà legislativa, salvo che per la determinazione dei princìpi fondamentali, riservata alla legislazione dello Stato. (…) La potestà regolamentare spetta allo Stato nelle materie di legislazione esclusiva, salva delega alle Regioni. La potestà regolamentare spetta alle Regioni in ogni altra materia. I Comuni, le Province e le Città metropolitane hanno potestà regolamentare in ordine alla disciplina dell’organizzazione e dello svolgimento delle funzioni loro attribuite. Le leggi regionali rimuovono ogni ostacolo che impedisce la piena parità degli uomini e delle donne nella vita sociale, culturale ed economica e promuovono la parità di accesso tra donne e uomini alle cariche elettive [3]. La legge regionale ratifica le intese della Regione con altre Regioni per il migliore esercizio delle proprie funzioni, anche con individuazione di organi comuni. Nelle materie di sua competenza la Regione può concludere accordi con Stati e intese con enti territoriali interni ad altro Stato, nei casi e con le forme disciplinati da leggi dello Stato. [5] Vedi la sezione Autonomia differenziata cronologia e materiali Vedi il Libro di Carteinregola: Autonomia regionale differenziata, perchè NO – il 29 aprile 2024 in concomitanza con l’approdo alla Camera del Disegno di Legge Calderoli sull’autonomia differenziata, Carteinregola ha lanciato un libro scaricabile gratuitamente Autonomia differenziata Perchè NO – le 23 materie che possono cambiare i connotati al nostro Paese e ai diritti dei cittadini con decine di interventi che spiegano cosa succederà al Paese e alle Regioni – e alle persone – più povere se l’ autonomia differenziata diventasse operativa. (> vai alla pagina con l’indice e il libro scaricabile) [6] il 28 febbraio 2018, erano stati firmati gli Accordi preliminari in merito all’Intesa prevista dall’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, tra il Governo ´Gentiloni (PD) e le Regioni Emilia-Romagna, Lombardia e Veneto. I percorsi dell’autonomia era poi continuati “sotto traccia” nei governi successivi, fino all’attuale Governo Meloni con il Ministro della Lega Calderoli che si è impegnato per accelerare. e concludere l’iter delle Regioni interessate, con esclusione dell’Emilia Romagna, che ha ritirato la richiesta nel febbraio 2025, mentre si sono aggiunte Piemonte e Liguria, le cui richieste sono pervenute al governo alla fine del 2018. [7] vedi LEGGE 26 giugno 2024, n. 86 Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. (24G00104) (GU Serie Generale n.150 del 28-06-2024) note: Entrata in vigore del provvedimento: 13/07/2024 [8] vedi Doc. CCXLVII- Schemi di intese tra Governo e Regioni in materia di autonomia differenziataMartedì 12 maggio, avvio dell’esame degli Affari assegnati Doc. CCXLVII, n. 1, n. 2, n. 3, n. 4, n. 5, n. 6, n. 7 e n. 8, sugli schemi di intese in materia di autonomia differenziata tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto. Gli schemi di intesa preliminare, “atti di indirizzo” per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia tra il Governo e le quattro Regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria sono stati approvati dal Consiglio dei ministri il 18 febbraio scorso e il 17 aprile 2026 sono stati presentati al Parlamento, per essere approvati nel luglio scorso. L’iter prevede ulteriori passaggi: i Consigli regionali interessati devono recepire e votare i provvedimenti per arrivare alla firma definitiva dell’intesa con il Governo, a cui segue un ulteriore passaggio in Parlamento Vedi 8 settembre 2026 ANSA Calderoli, ci vorrà un anno per concludere iter pre-intese con regioni – il ministro leghista ricorda che la legislatura termina nell’autunno 2027 [9] Cit. Articolo 117 Cost. Italiana . comma 2 lett. m) [10] dal Dossier Ufficio studi della Camera del 22 luglio 2026 Le Regioni e l’autonomia differenziata Scarica Dossier “… si stabilisce in principio che l’attribuzione di funzioni relative alle ulteriori forme di autonomia, con riguardo a materie o ambiti di materie riferibili ai diritti civili e sociali che devono essere garantiti equamente su tutto il territorio nazionale, è consentita subordinatamente alla determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni di cui all’articolo 117, primo comma, lettera m), della Costituzione (LEP), ivi inclusi quelli connessi alle funzioni fondamentali degli enti locali, e nel rispetto dei principi sanciti dall’articolo 119 della Costituzione. Tali livelli indicano la soglia costituzionalmente necessaria e costituiscono il nucleo invalicabile per rendere effettivi i predetti diritti su tutto il territorio nazionale e per erogare le prestazioni sociali di natura fondamentale”. [11] LEGGE 26 giugno 2024, n. 86 Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione. (24G00104) note:Entrata in vigore del provvedimento: 13/07/2024 (Ultimo aggiornamento all’atto pubblicato il 04/12/2024) Art.3 comma 3 3. Nelle materie di cui all’articolo 116, terzo comma, della Costituzione, i LEP sono determinati nelle materie o negli ambiti di materie seguenti: a) norme generali sull’istruzione; b) tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali; c) tutela e sicurezza del lavoro; d) istruzione; e) ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi; f) tutela della salute; g) alimentazione; h) ordinamento sportivo; i) governo del territorio; l) porti e aeroporti civili; m) grandi reti di trasporto e di navigazione; n) ordinamento della comunicazione; o) produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia; p) valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali. [12] il 9 maggio 2023 si insedia il Clep, il Comitato per l’individuazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali. Un gruppo di 61 esperti che supporta il lavoro della cabina di regia, con l’obiettivo di individuare diritti civili e sociali che il cittadino italiano può pretendere dai vari soggetti costituenti la Repubblica italiana. (> leggi il Comunicato del Dipartimento per gli Affari Regionali e le Autonomie) nel corso dei lavori, che si concluderanno con il rapporto finale il 30 ottobre 2023, si sono dimessi complessivamente 11 componenti, tra i quali Giuliano Amato (Presidente emerito della Corte Costituzionale), Franco Bassanini (Ex ministro per la Funzione Pubblica), Franco Gallo (Presidente emerito della Corte Costituzionale ed ex ministro delle Finanze), Alessandro Pajno (Già presidente del Consiglio di Stato) Vai al rapporto finale del Clep (trovato on line a questo link https://www.affariregionali.it/media/509321/1-rapporto-finale-clep-30102023-editing.pdf [13] il 3 dicembre 2024 è pubblicata la sentenza n. 192 del 2024 della Corte Costituzionale sulla Legge 26/06/2024, n. 86 (Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione).che ha dichiarato la incostituzionalità di alcune disposizioni della legge.vedi La Corte Costituzionale smonta l’autonomia differenziata 14 novembre 2026 [14]Il 18 marzo 2017 è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale (Supplemento ordinario n.15) il Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri (DPCM) del 12 gennaio 2017 con i nuovi Livelli essenziali di assistenza. Il Decreto sostituisce infatti integralmente il DPCM 29 novembre 2001, con cui i LEA erano stati definiti per la prima volta. Il provvedimento, che rappresenta il risultato di un lavoro condiviso tra Stato, Regioni, Province autonome e Società scientifiche, è stato predisposto in attuazione della Legge di stabilità 2016, che ha vincolato 800 milioni di euro per l’aggiornamento dei LEA. Il DPCM 12 gennaio 2017 e gli allegati che ne sono parte integrante: – innova i nomenclatori della assistenza specialistica ambulatoriale e dell’assistenza protesica, introducendo prestazioni tecnologicamente avanzate ed escludendo prestazioni obsolete. – definisce le attività, i servizi e le prestazioni garantite ai cittadini con le risorse pubbliche messe a disposizione del Servizio sanitario nazionale – descrive con maggiore dettaglio e precisione prestazioni e attività oggi già incluse nei livelli essenziali di assistenza – ridefinisce e aggiorna gli elenchi delle malattie rare e delle malattie croniche e invalidanti che danno diritto all’esenzione dal ticket(leggi tutto sul sito del Ministero della Salute) [15] L’acronimo GIMBE significa Gruppo Italiano per la Medicina Basata sulle Evidenze. Oggi è una nota fondazione scientifica indipendente e senza scopo di lucro (la Fondazione GIMBE), nata inizialmente come associazione nel 1996 su iniziativa del medico Nino Cartabellotta.  https://www.gimbe.org/ vedi Trend Sanità 22 settembre 2026 GIMBE su LEA 2024: 18 Regioni adempienti ma aumentano le rinunce alle cure [16] (> vai al comunicato della Consulta del 14 novembre 2024) Il 7 febbraio 2025 sono state pubblicate le motivazioni della sentenza con la quale la Corte Costituzionale ha dichiarato inammissibile il referendum per l’abrogazione della Legge Calderoli “legge 26 giugno 2024, n. 86 (Disposizioni per l’attuazione dell’autonomia differenziata delle Regioni a statuto ordinario ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione). vedi Le motivazioni della Corte Costituzionale per la non ammissibilità del referendum sull’autonomia [17]https://perilritirodiqualunqueautonomiadifferenziata.home.blog/2026/08/26/comunicato-stampa-3-agosto-2026-un-colpo-di-mano-in-pieno-luglio/ [18]  Massimo Villone (106.06)  Roberta CALVANO (564.9)  Maria Agostina Cabiddu (316.73)  Onorevole Franco Russo (108.41)  SVIMEZ (201.06)  CGIL (368.19)  Prof. Enrico GROSSO (209.1) [19] Memoria per l’audizione presso la I Commissione permanente Affari costituzionali del Senato della Repubblica sugli schemi di intese preliminari tra il Governo della Repubblica italiana e le Regioni Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto, per l’attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia ai sensi dell’articolo 116, terzo comma, della Costituzione di Francesco Pallante (Professore ordinario di Diritto costituzionale – Università di Torino) [20] Autonomia Differenziata: l’audizione di Pietro Spirito in Commissione Affari Costituzionali sulle materie “Non LEP” [21] 21 luglio 2026 è diffuso l’appello promosso dal sindaco di Bari, Vito Leccese: APPELLO DEI SINDACI E DELLE SINDACHE D’ITALIA – l’approvazione delle Risoluzioni rappresenta un passo verso la disgregazione dell’unità della Repubblica e dunque dell’esigibilità di diritti uguali per tutti e tutte, ovunque risiedano. Il comitato Difendiamo la Costituzione di Lamezia Terme, promuove una petizione online per la sospensione dell’iter delle pre-intese sull’autonomia differenziata e per un’attuazione equa e costituzionalmente corretta dell’autonomia prevista dalla legge 26 giugno 2024, n. 86 (Vai alla petizione) NOTE ALLA SINTESI DELLA PRIMA PARTE DELL’AUDIZIONE DI FRANCESCO PALLANTE * [iv] punto 4.1 del Considerato in diritto * [v] come richiede il combinato disposto degli artt. 2, 3, comma 2, 5, 116, comma 3, e 117, comma 2, lett. m, Cost. (punto 14.1 del Considerato in diritto); * [vi] punto 15.2 del Considerato in diritto
September 25, 2026
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Società in cerca di futuro
L’ASSOCIAZIONE TERRA GIUSTA PROMUOVE “CONVERSAZIONI SUL FUTURO”, UN CICLO MENSILE DI INTERVISTE E APPROFONDIMENTI (DI CUI COMUNE MEDIA PARTNER) SUL TEMPO CHE VIVIAMO. SI COMINCIA MERCOLEDÌ 30 SETTEMBRE CON LUCA MERCALLI. TUTTI GLI INCONTRI SARANNO TRASMESSI IN STREAMING OGNI MESE SUL CANALE UFFICIALE YOUTUBE DI TERRA GIUSTA Tra record storici di temperature che hanno segnato quest’estate, disuguaglianze economiche tra miliardari e poverissimi e la sensazione di un’Intelligenza Artificiale e di una transizione digitale subita passivamente – anziché governate per il bene collettivo –, la società contemporanea sembra aver smarrito la capacità di comprendere e pianificare il domani. A tutti noi cittadini manca ormai il tempo per costruire una visione d’insieme e tracciare una rotta chiara. È da questa diagnosi che muove i suoi passi l’associazione Terra Giusta, fondata a partire da un lungo percorso di confronto avviato nel 2021 insieme al sociologo Domenico De Masi (i cui dettagli sono consultabili nel Bilancio Sociale dell’associazione). Da questo patrimonio di idee nasce, a partire da settembre 2026, “Conversazioni sul futuro”, un ciclo mensile di interviste e approfondimenti con alcune delle menti più lucide del nostro tempo.  Come ricordava lo stesso De Masi: “Quella post-industriale è la prima società nella storia umana che non è nata sulla base di un’ideologia precedente. Mentre chi ci ha preceduto aveva una mappa per orientarsi, noi non abbiamo ancora il sistema di coordinate per muoverci nel continente post-industriale”. Per provare a tracciare questa mappa inedita e definire nuovi modelli sociali ed economici, Terra Giusta ha chiamato a raccolta studiosi, esperti ed educatori. Il programma degli incontri * 30 settembre (ore 18,30) – Luca Mercalli Mentre i ghiacciai alpini mostrano i segni irreversibili del riscaldamento e di conseguenza il Nepal vede morire migliaia dei suoi cittadini facendo causa agli stati più inquinanti. Il mondo intanto fa i conti con l’estate più calda di sempre e l’ONU dichiara che non riusciremo a rispettare gli accordi di Parigi e supereremo sicuramente gli aumenti di temperatura che volevamo evitare. Per questo il primo appuntamento non poteva essere che con il climatologo Luca Mercalli. Presidente della Società Meteorologica Italiana, consulente dell’Unione Europea, consigliere scientifico dell’ISPRA e nota firma de Il Fatto Quotidiano e de La Stampa, Mercalli unisce da sempre il rigore scientifico alla pratica della sostenibilità reale (dall’autoproduzione energetica alla mobilita elettrica). * Ottobre – Marco D’Eramo Giornalista, sociologo e fisico teorico, D’Eramo è autore di saggi fondamentali di analisi critica del neoliberismo e della sociologia urbana, tra cui Dominio. La guerra invisibile dei potenti contro i sudditi (testo chiave su cui Terra Giusta si è confrontata con De Masi). In un momento di forte polarizzazione sociale e di guerre geopolitiche ed economiche, D’Eramo analizzerà le nuove forme di potere e disuguaglianza. * * Novembre – Monica Di Sisto In un contesto globale segnato da nuovi dazi, protezionismi e dalle contraddizioni della globalizzazione, l’intervista con Monica Di Sisto – esperta di commercio internazionale, vicepresidente dell’osservatorio Fairwatch e docente di modelli di sviluppo – affronti i nodi del commercio equo, della cooperazione e della giustizia climatica. * * Dicembre– Telmo Pievani Filosofo della biologia ed evoluzionista di fama internazionale, professore ordinario all’Università di Padova e tra le voci più autorevoli sui temi della biodiversità, Pievani guiderà una riflessione sulle dinamiche evolutive e sul rapporto tra specie umana e pianeta nell’era dell’Antropocene. I dibattiti saranno trasmessi in streaming ogni mese sul canale ufficiale YouTube di Terra Giusta (youtube.com/@TerraGiusta). Per non perdere i primi appuntamenti e partecipare al confronto, è possibile iscriversi al canale e attivare le notifiche. Per informazioni: terragiustaets@gmail.com. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Società in cerca di futuro proviene da Comune-info.
September 25, 2026
Comune-info
EU Inc: il progetto europeo che rischia di smontare le tutele sul lavoro
A Bruxelles i sindacati di tutta Europa puntano il dito contro la proposta di regolamento “EU Inc”, concepita dalla Commissione europea con la finalità dichiarata di semplificare la creazione e la gestione delle imprese nel mercato unico. Dietro lo sbandierato obiettivo di rafforzare la competitività e ridurre la burocrazia, secondo la Confederazione europea dei sindacati (CES) si nasconde infatti una vera e propria minaccia nei confronti dei diritti dei lavoratori: la nuova forma societaria permetterebbe alle aziende di scegliere dove registrarsi e, potenzialmente, aggirare le leggi nazionali sul lavoro, favorendo una corsa al ribasso su salari e condizioni di lavoro. Da qui la mobilitazione sindacale davanti alle istituzioni UE, con un messaggio inequivocabile rivolto ai ministri riuniti per discuterne. Nello specifico, la proposta in questione, presentata dalla Commissione europea a marzo 2026, introdurrebbe una forma societaria armonizzata che si affiancherebbe – senza sostituirle – alle strutture già esistenti nei 27 ordinamenti nazionali. Una “EU Inc.” potrebbe nascere interamente online in 48 ore, con un costo massimo di registrazione di 100 euro e senza capitale sociale minimo, mentre trasferimenti di azioni, assemblee e persino la liquidazione si svolgerebbero in formato digitale. La protesta, organizzata dalla CES insieme alle affiliate belghe ACV-CSC, FGTB-ABVV e SYNOVA, si è svolta in concomitanza con una riunione del Consiglio dell’UE dedicata alla competitività. I sindacalisti hanno intimato ai ministri nazionali di «correggere o affossare» l’iniziativa legislativa. Secondo la CES, il testo «non prevede garanzie efficaci a tutela della contrattazione collettiva, dei diritti sindacali, del diritto all’informazione e alla consultazione, né del diritto alla partecipazione dei lavoratori», rappresentando «una minaccia diretta alla rappresentanza dei dipendenti a livello di consiglio di amministrazione» e facilitando «le strategie di ristrutturazione aziendale che minano i diritti collettivi». Un’analisi legale condotta dall’Istituto sindacale europeo ha inquadrato i rischi insiti nella proposta. Secondo il documento, le aziende potrebbero registrare i lavoratori in Stati membri con standard sociali più bassi anche quando questi si trovano altrove, eludere i diritti alla cogestione e alla rappresentanza nei consigli di amministrazione ed evitare gli obblighi di informazione e consultazione, oltre a ricorrere a liquidazioni accelerate che potrebbero lasciare i lavoratori senza stipendio. Non meno problematica è la questione delle stock option per i dipendenti, che la Commissione considera uno strumento per attrarre e fidelizzare personale. I sindacati denunciano invece l’assenza di un divieto esplicito di sostituire con questi incentivi la normale retribuzione, temendo che possano diventare un modo per pagare salari al di sotto dei minimi contrattuali integrati da azioni. In generale, preoccupa inoltre il progetto di un ciclo di vita aziendale interamente digitale, che rischierebbe di scollegare la governance dell’impresa dal luogo fisico in cui i dipendenti lavorano davvero. La Commissione sostiene che la proposta non modifichi le normative nazionali sul lavoro e sulla protezione sociale, che continuerebbero ad applicarsi. I sindacati contestano però l’adeguatezza delle garanzie previste e chiedono disposizioni vincolanti che impediscano alle imprese di sfruttare la scelta della sede legale per eludere le tutele. La segretaria generale della CES, Esther Lynch, non ha usato mezzi termini: «Le lacune nella politica dell’UE in materia di imprese sono talmente evidenti da essere visibili dallo spazio e saranno facilmente sfruttate da datori di lavoro senza scrupoli, a meno che non vengano introdotte adeguate garanzie legali». E ha aggiunto: «Allo stato attuale, la legge EU Inc consentirebbe a un’azienda con sede in Belgio, che svolge attività in Belgio, di registrarsi in Bulgaria, che attualmente ha il salario minimo più basso dell’UE, e di impiegare i propri lavoratori con salari e condizioni inferiori». Netto il suo monito finale: «Senza garanzie, ogni diritto legale e ogni contratto collettivo conquistato dai lavoratori negli ultimi 100 anni sarebbero a rischio: non resteremo a guardare mentre ciò accade». Il negoziato è ancora aperto e la Commissione auspica un accordo tra Parlamento europeo e Stati membri entro la fine del 2026. Molto dipenderà dalle norme definitive che andranno a regolare il rapporto tra il paese di registrazione scelto dall’azienda e gli Stati membri in cui essa impiega effettivamente personale. L’esito determinerà se “EU Inc.” diventerà soprattutto un meccanismo per semplificare il diritto societario transfrontaliero o un cambiamento più ampio nel modo in cui imprese, dipendenti e sistemi normativi nazionali interagiscono nel mercato unico. The post EU Inc: il progetto europeo che rischia di smontare le tutele sul lavoro appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 25, 2026
L'INDIPENDENTE
«Da che parte stai?» o «Da dove cominciamo?»
-------------------------------------------------------------------------------- Un momento dell’ultima assemblea di Acmos (Torino), nato per “occuparsi del bene pubblico… e testimoniare con la propria vita il cambiamento che desideriamo generare nella società…” -------------------------------------------------------------------------------- Viviamo in un tempo che ci chiede risposte immediate. Le informazioni arrivano senza tregua: una notizia, un’immagine, una guerra sugli schermi, una decisione politica. Nel giro di pochi minuti ci sentiamo chiamati a reagire, a schierarci, a dire da che parte stiamo. La risposta rapida rassicura: mette ordine, definisce chi siamo e chi non siamo. Ma così la complessità si contrae in un aut-aut. Da una parte noi, dall’altra loro; da una parte i giusti, dall’altra gli escludibili. Anche i social, con i loro tempi e i loro meccanismi, tendono a favorire questo continuo schierarsi: una posizione netta si riconosce subito, una sfumatura richiede invece tempo e attenzione. Non significa che dietro ciò che vi compare non ci sia vita vera: spesso ci sono esperienze, convinzioni maturate, tentativi, impegno e cura che non si vedono. Ma il formato della comunicazione può trasformare una posizione, che nella vita resta magari aperta e in cammino, in una dichiarazione definitiva. Scegliere è talvolta necessario. Ma dopo la scelta si apre una soglia più difficile: quella che comincia con una domanda semplice. E adesso? Dire «non in mio nome» è un gesto importante, ma non basta. Dire ciò che non vogliamo è solo l’inizio. Resta da capire che cosa intendiamo costruire al posto di ciò che neghiamo, e attraverso quali gesti, quali mediazioni, quali compromessi. È qui che il discorso pubblico si impoverisce. Sappiamo dichiarare la pace, l’inclusione, l’equità. Ma come si fa a renderle praticabili? Quali risorse, quali luoghi, quali responsabilità richiedono? Che cosa siamo disposti a mettere in gioco noi, nel nostro orizzonte quotidiano? Dire «io sono per» è facile. Chiedersi come si fa significa misurarsi con il peso delle cose. È lì che una convinzione mostra la sua tenuta reale. La realtà ci costringe a scegliere, a riconoscere costi, effetti imprevisti, frammenti di verità che non avevamo visto. Il confronto smette di essere un’esibizione di certezze e diventa una ricerca condivisa: non relativismo, ma esposizione al reale e all’altro. Forse dovremmo tornare a questa domanda essenziale: come facciamo? Come facciamo a dare corpo alla pace che dichiariamo? A tradurre l’uguaglianza in gesti quotidiani? A impedire che qualcuno resti invisibile? A difendere la libertà senza trasformarla in privilegio? Sono domande senza risposte immediate, e proprio per questo ci obbligano ad abitare il presente, ad ascoltare, a correggere, a tentare. Non ci basta più essere dalla parte giusta: sentiamo il bisogno di rendere un poco più giusto il pezzo di mondo che abitiamo. Una democrazia viva dovrebbe assomigliare a questa ricerca: non un’arena di certezze, ma una comunità che prova, ascolta, aggiusta, riparte. Kierkegaard ricordava che la vita si comprende all’indietro, ma si vive in avanti. Anche il pensiero ha bisogno di questo movimento: un’idea rivela il suo valore solo quando tenta di incarnarsi. E allora, forse, la domanda decisiva non è più «Da che parte stai?», ma «Da dove cominciamo?». -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo «Da che parte stai?» o «Da dove cominciamo?» proviene da Comune-info.
September 25, 2026
Comune-info
Afose, sbagliate e care: passeggiata esplorativa tra alcune isole di calore di Milano
Domenica 27 settembre 2026 alle 15 Piazza San Babila, Milano Partecipazione gratuita   Cittadini, attivisti ed esperti si danno appuntamento per una prima passeggiata attraverso alcune recenti riqualificazioni e per toccare con mano gli effetti delle recenti trasformazioni urbanistiche. Un percorso tra errori attuali e scelte precedenti per scoprire se quelle passate non fossero più sostenibili delle attuali e valutare possibili miglioramenti degli spazi pubblici. Le nostre città stanno cambiando pelle, ma come e a quale prezzo? Il fenomeno urbano delle isole di calore è sempre più una realtà con cui fare i conti. L’evento propone un percorso di osservazione critica nel cuore della città. Partendo dalla nuova e discussa configurazione di Piazza San Babila, i partecipanti attraverseranno Corso Europa, Piazza Duomo, Via Torino e Via de Amicis, per poi concludere l’itinerario nella storica cornice di Piazza Sant’Ambrogio. Riqualificazioni necessarie o amplificatori dell’afa? L’iniziativa, la prima di un discorso più ampio, nasce per sollevare interrogativi e riflessioni sulla realizzazione degli interventi urbanistici.  Durante il percorso verranno analizzati gli impatti delle scelte progettuali, delle pavimentazioni, del suolo consumato e si metteranno a confronto i diversi materiali utilizzati, analizzando anche pro e contro delle strade lastricate storiche rispetto a quelle moderne cementificate e a quelle asfaltate. Mentre il dibattito pubblico viene orientato sempre più sulla depavimentazione, l’evento sceglie di andare controcorrente domandandosi se sia davvero prioritario e più incisivo depavimentare o se sia più conveniente e immediato alberare. Una riflessione utile anche per capire quanto costi alla collettività la mancanza di ombra e l’eccesso di superfici riflettenti e assorbenti calore.  Il neurobiologo Stefano Mancuso ha lanciato un appello alle città perché sviluppino azioni congiunte, riducendo così del 15% l’asfalto in favore degli alberi: “L’Italia è 2,4 gradi più calda rispetto al 1900 e le città italiane sono intorno ai +3,5 gradi. Quest’estate in Europa sono morte per il caldo circa 250 mila persone.” Valutando errori recenti e passati attraverso uno sguardo propositivo, gli organizzatori parleranno di soluzioni alternative e interventi migliorativi e dell’urgenza di nuove linee guida necessarie per dar vita a rigenerazioni urbane che siano realmente efficaci, adeguate e coerenti con i buoni propositi tanto divulgati quanto inapplicati. Per informazioni: info@noasfalto.it   Redazione Milano
September 25, 2026
Pressenza
Roma. Ancora una aggressione dei sionisti contro due giovani
Oggi a Roma si è verificato un ennesimo episodio di aggressione sionista contro due giovani che si stavano recando in moto ad una manifestazione con delle bandiere palestinese. L’aggressione è avvenuta su Lungotevere, nei pressi di Piazza Cavour. I due giovani erano in moto, quello dietro reggeva le bandiere palestinesi, […] L'articolo Roma. Ancora una aggressione dei sionisti contro due giovani su Contropiano.
September 25, 2026
Contropiano
USA: NETANYAHU ALL’ONU, PROTESTE E ARRESTI FUORI DAL PALAZZO DI VETRO
Continua l’81esima Assemblea generale delle Nazioni Unite, dove la giornata di ieri è stata segnata dall’intervento di Benjamin Netanyahu e dalle proteste dentro e fuori il Palazzo di Vetro. Al suo arrivo in aula, decine di delegati hanno lasciato la sala, in alcuni casi intonando cori a sostegno della Palestina. Netanyahu ha reagito definendoli “codardi morali” e sostenendo che Israele starebbe combattendo anche per la sicurezza di quei Paesi che oggi lo criticano. Poi ha proseguito respingendo le accuse di genocidio e definendole “la più grande bugia del secolo”. Nel mirino anche Londra e Parigi, accusate di aver definito Israele uno Stato “colonialista”. Unica eccezione tra i principali alleati occidentali, il riconoscimento a Donald Trump per il sostegno a Israele. Il clima di forte contestazione non è rimasto confinato all’interno dell’Assemblea: nelle strade attorno al Palazzo di Vetro, decine di migliaia di manifestanti hanno protestato contro la presenza del premier israeliano. Una delle iniziative, organizzata da Jewish Voice for Peace ha bloccato la First Avenue. Le forze di polizia ha ordinato ai manifestanti di disperdersi e ha proceduto con numerosi arresti. Tra le persone portate via anche l’attrice Susan Sarandon, insieme all’attrice Hannah Einbinder e ad alcuni esponenti politici locali. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il commento del giornalista e americanista Martino Mazzonis. Ascolta o scarica.
September 25, 2026
Radio Onda d`Urto
Guy, attivista israeliano per i diritti umani: “Non c’è alternativa alla lotta. Non ci arrenderemo”
“Avevo quindici anni quando scoppiò la prima Intifada. Fu molto violenta, alcuni amici palestinesi morirono. Andai in biblioteca e studiai a fondo la storia di Israele su enciclopedie straniere. Scoprii così che fino ad allora avevo vissuto in un mondo di menzogne e che in Israele le vere vittime non erano gli ebrei ma i palestinesi. La mia scelta di campo risale ad allora.” La testimonianza di Guy, israeliano attivista dell’organizzazione “Ta ‘ayush per la difesa dei diritti umani e la resistenza contro l’occupazione della Palestina” ha commosso molti dei presenti. La tragica storia personale – gran parte della sua famiglia è stata sterminata dai nazisti – non ha alimentato in lui quella “inesauribile sete di vendetta che obnubila le menti del 90% dei miei connazionali”, al contrario lo ha portato a convincersi che il “mai più” non deve valere solo per gli ebrei, ma per tutti. A partire dai palestinesi. E all’auditorium Aldo Moro di Saronno – grazie all’iniziativa e alla collaborazione delle associazioni Operazione Colomba e 4 Passi di pace – per la seconda volta ha proposto al pubblico attonito il racconto e le prove dei crimini commessi quotidianamente dai coloni in Cisgiordania. Un film dell’orrore rivendicato dalla “Hill top youth”, una milizia armata ed equipaggiata dal governo. In occasione del “Capodanno ebraico”, l’11 settembre scorso, i “coloni soldati” hanno postato sui social un video di 9 minuti con un montaggio serrato di immagini e numeri agghiaccianti sugli attacchi sferrati contro inermi famiglie palestinesi: oltre 150 in tutto, 43 nella sola Massafer Yatta, teatro del famoso documentario “No other land”. Oltre duecento gli edifici dati alle fiamme, altrettanti demoliti, 436 i veicoli bruciati, 409 gli arabi feriti negli ultimi dodici mesi. “Un anno buono e benedetto – concludevano gli israeliani autori del post – ma il prossimo potrebbe essere ancora più fruttuoso, con il vostro aiuto”. Seguiva un appello ad aderire alla milizia. Ma parlare di numeri non dà l’idea della sofferenza della popolazione palestinese in Cisgiordania e di quanti la sostengono. “La mia vita è un inferno” spiega Guy. “Ogni giorno e ogni notte ricevo a getto continuo segnalazioni per i soprusi subìti e quasi sempre non posso fare niente per oppormi. Il senso di impotenza e lo scoramento mi consumano, ma la sorte dei palestinesi nei territori occupati è un milione di volte peggiore della mia. Vivono nel terrore ovunque si trovino, subiscono angherie e violenze di ogni tipo e non hanno nessuno cui rivolgersi per avere soccorso. Se chiamano la polizia invece di ricevere aiuto vengono arrestati o picchiati, com’è successo a Naim, che ha tentato di allontanare le pecore che i coloni avevano mandato a devastare i suoi campi. I “poliziotti” l’hanno colpito al petto con il calcio del fucile, ammanettato e portato via per poi dichiarare che era stato lui ad aggredirli. Se non ci fosse stato qualcuno a filmare l’accaduto probabilmente Naim non sarebbe più uscito dal carcere.” Gli attacchi sono ormai quasi quotidiani. In Cisgiordania ci sono oltre 20mila ordini di demolizione già consegnati. “Non sai mai quando toccherà a te. Mercoledì i bulldozer sono arrivati nel villaggio di Jimba e hanno demolito 24 edifici, devastato i pozzi e i campi. Centottanta persone, di cui cinquanta bambini, sono rimaste senza un tetto. È la terza operazione simile in tre settimane. Provate a immaginare cosa significhi essere privati di tutto senza aver commesso alcun reato e senza potersi opporre in alcun modo, pena essere ammazzato sul posto o con comodo in una cella, lontano da occhi indiscreti”. A inizio settimana un’altra operazione di sabotaggio: soldati e coloni israeliani hanno distrutto la rete idrica costruita con fondi della cooperazione dell’Unione Europea per rifornire dodici villaggi: le tubazioni sono state disseppellite e tagliate, i pezzi portati via. In un’altra occasione due giovani a cavallo hanno svuotato completamente la cisterna d’acqua acquistata a caro prezzo da una famiglia. E non sono solo gli adulti a commettere tali crimini. “Adolescenti e persino bambini armati di bastoni o spray al peperoncino vengono mandati a provocare i palestinesi, li picchiano e li insultano sapendo che se solo tentassero la minima reazione per difendersi sarebbero accusati di terrorismo e rischierebbero la pena di morte. Quei ragazzini spesso sono israeliani che hanno problemi di comportamento o di profitto e dalle città in cui vivono vengono mandati nelle colonie per essere ‘rieducati’. È davvero paradossale.” La crudeltà dei coloni non conosce limiti: sullo schermo scorrono le immagini di due attivisti, una persona anziana e un uomo, presi a bastonate in testa e ridotti in fin di vita senza alcun motivo. Nel video si sente la donna implorare per la sua vita prima di essere selvaggiamente colpita. Un altro filmato mostra l’incursione notturna nell’abitazione di una famiglia palestinese che possiede un vasto appezzamento di terreno. Le persone si erano asserragliate in casa e i coloni hanno tentato invano di fare irruzione. Sono però riusciti a entrare nell’ovile: le telecamere mostrano il massacro di decine di pecore e agnelli, ripetuto due settimane dopo con i nuovi animali appena acquistati. Quando si riaccendono le luci in sala, lo shock è palpabile. Fioccano le domande, alla ricerca di un barlume di speranza in questo quadro così drammatico. Ma Guy non vuole rassicurare il pubblico facendo sfoggio di facile ottimismo: “Purtroppo non credo che le prossime elezioni in Israele possano portare un vero cambiamento. La stragrande maggioranza degli israeliani sostiene Netanyahu, qualsiasi cosa faccia. Si tratta di estremisti a cui fin dalla prima infanzia viene fatto un vero e proprio lavaggio del cervello. Vengono convinti del fatto che Israele e ogni suo abitante sono sotto continua minaccia per pura malvagità dei palestinesi e di tutti gli arabi. Il cosiddetto ‘Grande Israele’, rivendicato per diritto divino da una fetta sempre più ampia della popolazione ebraica è un territorio (Palestina compresa) di cui l’attuale Stato costituisce solo il 4%. Il resto è rappresentato da ampie porzioni di Egitto, Arabia Saudita, Iraq, Libano e Siria. E negli ultimi due Paesi Netanyahu sta già portando avanti questo progetto senza che nessuno alzi un dito per fermarlo. Anche perché Israele è un Paese molto ricco, che fa i soldi con le armi e i sistemi di cybersicurezza, prima testati sulla pelle dei palestinesi e poi venduti a peso d’oro agli altri Stati.” Che fare dunque? Ha senso continuare a combattere la battaglia civile della testimonianza se la situazione è così disperata? “Ci sono momenti in cui me lo chiedo anch’io. Ma non c’è alternativa alla lotta e noi non ci arrenderemo. È la comunità internazionale a doversi muovere, come ha fatto trentacinque anni fa con il boicottaggio dei prodotti sudafricani. Le proteste di milioni di persone in tutto il mondo, un anno fa, erano un ottimo inizio, così come il blocco di porti, ferrovie e autostrade, soprattutto qui in Italia. Poi la popolazione mondiale è stata ingannata con lo specchietto per le allodole del ‘cessate il fuoco’. Bisogna tornare in tanti nelle piazze e nelle cabine elettorali, esprimere la propria protesta pacifica e smascherare i governi complici per costringerli a prendere posizione e a chiedere conto a Israele del genocidio perpetrato in Palestina”.   Claudia Cangemi
September 25, 2026
Pressenza
Eni fissa un tetto al prezzo dei carburanti
Eni ha introdotto un tetto massimo al prezzo dei carburanti venduti nelle stazioni Enilive: 2,19 euro al litro per il gasolio e 1,99 euro per la benzina, circa 17 centesimi in meno rispetto ai livelli medi attuali. La misura partirà il 28 settembre, avrà una durata iniziale di 30 giorni e potrà essere prorogata fino a fine anno in base all’andamento del mercato. Il gruppo collega il price cap all’agevolazione fiscale sulle accise e alla forte crescita dei prezzi, dovuta alle crisi geopolitiche e alla ridotta capacità di raffinazione europea. The post Eni fissa un tetto al prezzo dei carburanti appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 25, 2026
L'INDIPENDENTE

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