I bambini di Gaza che non hanno memoria del mondo prima del genocidio
A Gaza, un’intera generazione di bambini nati durante il genocidio non ha memoria di come fosse la vita prima e non conosce il mondo al di fuori delle mura di Gaza. Fonte Di Tareq S. Hajjaj  7 ottobre 2026  Quando lasciai Gaza nel 2024, dopo sei mesi trascorsi a vivere nel mezzo del genocidio, desideravo … Leggi tutto "I bambini di Gaza che non hanno memoria del mondo prima del genocidio" L'articolo I bambini di Gaza che non hanno memoria del mondo prima del genocidio proviene da Invictapalestina.
October 7, 2026
Invictapalestina
Tre ottobri in Cisgiordania e le terre che non possiamo più raggiungere
Dai sospiri esasperati di mio zio per gli uliveti che non possiamo più raggiungere, ai cancelli di ferro che l’esercito israeliano ha eretto ai margini del mio villaggio, c’è una parola che usiamo per affrontare la situazione: ‘aadi’, ovvero “normale” in arabo. Ma questa realtà è tutt’altro che normale. Fonte Di Qassam Muaddi  7 ottobre … Leggi tutto "Tre ottobri in Cisgiordania e le terre che non possiamo più raggiungere" L'articolo Tre ottobri in Cisgiordania e le terre che non possiamo più raggiungere proviene da Invictapalestina.
October 7, 2026
Invictapalestina
Il Congresso mondiale amazigh e il nuovo governo marocchino
COMUNICATO DEL CMA RELATIVO ALLA NOMINA DELLA NUOVA PREMIER DEL MAROCCO > Il Congresso mondiale amazigh (CMA), l’organizzazione che rappresenta e > difende i diritti del popolo amazigh nel mondo, prende atto della nomina di > Fatima Zahra El-Mansouri come capo del governo marocchino. Il CMA ricorda che > El-Mansouri era già membro del governo precedente come Ministra della > pianificazione territoriale, dell’urbanistica, dell’edilizia abitativa e delle > politiche urbane. In altre parole, anche El-Mansouri è responsabile del > trattamento esecrabile delle popolazioni amazigh, messo in atto dal vecchio > governo guidato da Aziz Akhnouch (2021-2026). Il Governo appena terminato, come quelli che lo hanno preceduto, è responsabile per la povertà e marginalizzazione socioeconomica dei territori abitati in prevalenza dagli amazigh (il Rif, i monti dell’Atlante, l’Assamer, il Souss), la spoliazione delle loro terre e risorse naturali, e la violazione dei loro diritti linguistici e culturali, sebbene questi ultimi fossero riconosciuti e dovessero venire protetti dalla Costituzione (dal 2011) e dalla legge organica n°26-16 del 2019, che trattava l’ufficializzazione della lingua amazigh. Proprio su questo tema, il governo marocchino sta agendo in totale violazione della legge. Ciò ha spinto le associazioni amazigh a presentare denuncia e gli insegnanti di tamazight, la lingua amazigh, a organizzare proteste, come quella di domenica 4 ottobre 2026 a Rabat. Ci aspettiamo che la giustizia marocchina sanzioni severamente lo Stato marocchino e che il nuovo Governo adotti con urgenza un piano d’azione vincolante per generalizzare, in modo efficace, l’uso della lingua amazigh nelle amministrazioni e il suo insegnamento a tutti i livelli scolastici, dalla scuola dell’infanzia fino all’ultimo anno delle scuole superiori. Al fianco delle popolazioni amazigh del Marocco, il Congresso mondiale amazigh esige la fine dei discorsi d’odio, del razzismo e delle discriminazioni, attraverso la messa in opera del piano d’azione proposto dalle Nazioni Unite nel 2019, comprendente misure giuridiche, politiche, economiche e non solo. In questo senso, il governo marocchino deve revocare senza indugio il divieto imposto agli amazigh di creare partiti politici, mentre esistono decine di partiti arabisti e islamisti. Tenendo conto della presa di posizione dell’ONU del 2024, secondo cui la detenzione del leader del movimento di protesta Nasser Zefzafi è arbitraria e contraria al diritto internazionale, il CMA esige il suo rilascio immediato e quello dei suoi compagni detenuti, il risarcimento danni, la riabilitazione, il perseguimento penale e la condanna dei responsabili della loro incarcerazione. Sebbene la nomina, per la prima volta, di una donna alla guida del governo marocchino sia un fatto positivo e incoraggiante, il CMA non si accontenterà del mero valore simbolico che tale nomina rappresenta. Inoltre, ci aspettiamo dal nuovo capo del governo una politica che rompa con quella dei governi precedenti, realizzando un progetto globale composto di azioni concrete e di breve scadenza, per risolvere sostenibilmente i problemi politici, economici, sociali, linguistici e culturali di cui soffrono gli amazigh, popolo autoctono del paese. Urge mettere fine alle violazioni dei diritti degli amazigh e ascoltare e soddisfare il loro desiderio profondo di vivere senza discriminazioni e nel rispetto, nella giustizia, nella libertà e nella dignità. L’Ufficio del Congresso Mondiale Amazigh -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL FRANCESE DI GAIA DA RÈ. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Rédaction France
October 7, 2026
Pressenza
[2026-10-11] JOJO FEST – III^ EDIZIONE Nessun Confine Solo Orizzonti @ Casa delle donne Lucha y Siesta
JOJO FEST – III^ EDIZIONE NESSUN CONFINE SOLO ORIZZONTI Casa delle donne Lucha y Siesta - Via Lucio Sestio,10. Metro A fermata Lucio Sestio (domenica, 11 ottobre 10:30) Domenica 11 ottobre Casa delle donne Lucha y Siesta, via Lucio Sestio n. 10 10:30: dibattito "Costruire movimento partendo dalle differenze" e, in contemporanea, laboratorio per bambin*. 13:00: cucina aperta a cura di O.S.A.I. (Osteria degli Scuppiati anticapitalista itinerante). 15:00: proiezione del documentario su JoJo "Nessun confine, solo orizzonti". Al termine della proiezione, microfono aperto per ricordare Josef insieme. 16:00: live music con le Balivas. A seguire aperitivo e DJ set. Ingresso a sottoscrizione libera. Il ricavato servirà a costruire le prossime edizioni del JoJo Fest e a sostenere la famiglia di Josef.
October 7, 2026
Gancio de Roma
[2026-10-09] Assemblea cittadina - CON IL LAGO CHE COMBATTE PER L'ESPROPRIO DELL'EX SNIA @ Casa del parco del Parco delle Energie
ASSEMBLEA CITTADINA - CON IL LAGO CHE COMBATTE PER L'ESPROPRIO DELL'EX SNIA Casa del parco del Parco delle Energie - Via Prenestina 175 (venerdì, 9 ottobre 17:30) Chiamata per un'assemblea cittadina VENERDì 09 OTTOBRE 2026 ore 17:30 Presso la Casa del parco del Parco delle Energie, Via Prenestina 175 Verso il 18 ottobre 2026 CON IL LAGO CHE COMBATTE PER L'ESPROPRIO DELL'EX SNIA PARCO ORA SUBITO ADESSO! Contro le città dei padroni, contro la speculazione sulle nostre vite e sui nostri territori, con la resistenza palestinese e dei popoli oppressi.  Dopo oltre trent’anni di lotte, una parte dell’ex SNIA è ancora nelle mani del Gruppo Pulcini, che dispone di un permesso di costruire per 280mila metri cubi di cemento. Ad ora la Giunta Gualtieri ha promesso di acquisire tre ettari e mezzo dei più di sette ancora nelle mani del privato. Il nostro obiettivo resta il definitivo esproprio dell’intera ex SNIA, per restituirla alla collettività e destinarla a verde e servizi pubblici. Non è stato semplice arrivare fin qui, insieme e in presidio permanente a difesa di uno dei patrimoni più preziosi della città: il lago naturale e il suo ecosistema. Abbiamo attraversato momenti in cui sembrava che tutto fosse ormai perso ma non ci siamo mai arresi: dal permesso di costruire concesso al privato nel novembre 2022, la devastazione con le ruspe degli habitat naturali e la conseguente sottovalutazione degli studi scientifici che documentano la straordinaria biodiversità dell’area, fino ai progetti di sfruttamento e cementificazione. Eppure il Lago ha resistito, così come la comunità del Pigneto-Prenestino, di Casalbertone, Tor Pignattara e dei quartieri limitrofi, parte integrante di questo ecosistema e non semplice spettatrice o utilizzatrice. Oggi ci troviamo davanti a un passaggio decisivo e urgente. Entro dicembre, in sede di votazione dell'ultimo bilancio dell’attuale amministrazione, la Giunta capitolina dovrà stanziare i fondi necessari, Il Consiglio votare per espropriare l’area ancora privata. Vogliamo vincere questa lotta!!! La vicenda dell’ex SNIA si inserisce in un quadro più ampio. Le città sono uno dei luoghi in cui il capitale manifesta con maggiore violenza la propria natura predatoria, estrattivista e razzista. Negli ultimi dieci anni a Roma le dinamiche speculative nelle aree periferiche e semiperiferiche si sono intensificate, e ciò che accade nel nostro territorio ne è un esempio emblematico. Il Pigneto è infatti uno dei quartieri di Roma più colpiti dalla gentrificazione: trasformato in un polo attrattivo per consumatori e turisti, è diventato sempre meno vivibile per i suoi abitanti, molti dei quali sono costretti ad andarsene. La Giunta Gualtieri continua a privilegiare l’attrazione degli investimenti privati, trattando come secondari i problemi prodotti da questo modello di sviluppo urbano. I fondi speculativi internazionali investono nell’edilizia residenziale e finanziano studentati che non risolvono né la carenza di posti letto per il diritto allo studio né l’emergenza abitativa. Nel frattempo aumentano gli affitti e il costo della vita, si spalancano le porte al turismo di massa e vengono espulsi i residenti più fragili. Il cosiddetto "Piano Casa" del Governo Meloni non affronta le necessarie soluzioni per porre fine alla crisi abitativa in Italia ma si pone a servizio dello strapotere della rendita finanziaria e immobiliare, e programma ulteriore svendita del patrimonio pubblico, senza affrontare adeguatamente la transizione ecologica.  Da Pietralata a Fiumicino, da Torre Spaccata al Fosso della Cecchignola, da Laurentino ai Mercati Generali fino ai Castelli, la finanziarizzazione e la mercificazione dei territori sottraggono spazi e risorse alle politiche necessarie per affrontare i cambiamenti climatici. Questo modello aggrava le disuguaglianze sociali, alimenta lo sfruttamento del lavoro e produce nuove cementificazioni. Anche nella gestione dei rifiuti la logica rimane speculativa. La Giunta Gualtieri continua a puntare sulla costruzione di un mega inceneritore, che in realtà porterebbe costi pubblici esorbitanti per realizzarlo, estrazione insostenibile di acqua, ulteriori nocività nell'ambiente a danno della salute pubblica. Quest’anno la crisi climatica ha mostrato il suo volto più feroce. L’estate 2026 è stata la più calda mai registrata in Italia dal 1950 e, già alla fine di giugno, a Roma il termometro ha superato i 40 gradi. Non si tratta di un’eccezione, ma della nuova normalità. E gli effetti non ricadono su tutte e tutti allo stesso modo: a pagare il prezzo più alto sono le persone più fragili e marginalizzate, chi non può lasciare la città, chi vive in condizioni di sovraffollamento e chi non riesce ad arrivare alla fine del mese. Ogni ettaro cementificato, ogni albero abbattuto e ogni spazio verde sacrificato alla rendita trasforma la città in una fornace. Speculazione edilizia e crisi climatica sono due facce della stessa medaglia: si continua a progettare per il profitto, invece che per il benessere delle persone. Le nuove Norme Tecniche di Attuazione del Piano Regolatore, approvate dal Consiglio Comunale, rischiano di aumentare il carico urbanistico, favorire nuove cementificazioni e aggravare il consumo e l’impermeabilizzazione del suolo.  Anche la repressione dei movimenti sociali fa parte di questo modello di città. Dopo lo sgombero del Leoncavallo a Milano e di Askatasuna a Torino, quest’estate è toccato a Spin Time, la cui comunità ha resistito in strada per difendere non solo il diritto alla casa per centinai di nuclei famigliari, ma anche l’idea che un’altra città sia possibile e necessaria. A Roma erano già stati sgomberati L38, ZK e Bencivenga, colpendo esperienze di antagonismo e controcultura in nome della “rigenerazione urbana”, della legalità e del decoro. Il paese è impoverito e il lavoro sempre più precarizzato, i salari perdono capacità d'acquisto e si vive sotto la morsa del caro vita. Il denaro pubblico invece di essere investito in case popolari, salute, istruzione, cultura viene dirottato verso la spesa militare. Decreto dopo decreto, lo Stato sta preparando il terreno a una repressione sempre più dura di chi dissente, di chi si oppone a questo stato di cose. Abbiamo imparato, guardando la Palestina, che il governo del territorio è uno degli strumenti con cui il potere esercita la sua violenza coloniale ed ecocida. Abbiamo anche imparato, dalla resistenza palestinese, che lottare in difesa dei propri spazi è condizione essenziale per l'esistenza delle nostre comunità. Come comunità che da anni resiste e si prende cura del proprio territorio, ribadiamo la volontà di contrapporre a logiche speculative, xenofobe, ecocide, un modello di città solidale, ecologica e costruita sui bisogni reali delle persone. L’esproprio dell’area ancora privata dell’ex SNIA, da destinare a verde e servizi pubblici, rappresenta un passo concreto in questa direzione. Per questo, il 9 ottobre alle 17.30, presso la Casa del Parco del Parco delle Energie, convochiamo la città a un’assemblea pubblica. Presenteremo lo stato della vertenza e il progetto del Parco naturalistico archeologico, per decidere insieme come agire nelle prossime settimane e fare dell’esproprio dell’ex SNIA, ancora una volta, un simbolo di riscatto e di affermazione della città pubblica contro gli interessi speculativi. Lanciamo per domenica 18 ottobre, in occasione dell'anniversario della Liberazione del Lago, una giornata di festa e di lotta, da concludere con un corteo per le vie del quartiere, per dare voce alle varie lotte sui territori, per il diritto all'abitare, per contrapporsi alle manifestazioni xenofobe nei nostri quartieri che ci vogliono gli uni contro gli altri, per portare ancora una volta in strada la solidarietà alla resistenza palestinese. UNIAMOCI CONTRO LA FINANZIARIZZAZIONE DEI TERRITORI, CONTRO LA  CITTÀ DEI PADRONI, CON LA RESISTENZA PALESTINESE FINO ALLA VITTORIA! VINCIAMO INSIEME CONTRO LA SPECULAZIONE PER L'ESPORPRIO DI TUTTA L'EX SNIA VENERDì 9 OTTOBRE - ASSEMBLEA CITTADINA  DOMENICA 18 OTTOBRE - CON IL LAGO CHE COMBATTE UNA GRANDE GIORNATA DI FESTA E DI LOTTA
October 7, 2026
Gancio de Roma
Wikipedia contro OpenAI: “copia i nostri servizi”
La Wikimedia Foundation denuncia un uso massiccio e non autorizzato dei propri servizi da parte di agenti autonomi riconducibili a OpenAI, i quali avrebbero generato milioni di richieste alle API, modifiche in sandbox e tentativi di sfruttare strumenti interni come proxy, contribuendo persino a un’interruzione del servizio del Wikidata Query Service. Pur senza prove di compromissioni o coordinamento tra gli agenti, il caso evidenzia come sia sempre più difficile per le piattaforme distinguere il traffico legittimo dalle attività automatizzate. The post Wikipedia contro OpenAI: “copia i nostri servizi” appeared first on L'Indipendente.
October 7, 2026
L'INDIPENDENTE
Leggi elettorali e governi
La fiducia è una cosa seria, così come la legge elettorale. Invece, la serietà manca all’attuale governo Meloni, così come è mancata a quelli precedenti guidati da Renzi (nel 2015) e Gentiloni (nel 2017). Perché questi tre governi hanno posto la questione di fiducia sulla legge elettorale che avevano confezionato. In questo modo si è creata una sorta di ricatto: approvare la legge elettorale o far cadere il governo (e probabilmente anche il parlamento)? La legge elettorale stabilisce le regole del gioco democratico. Di fatto condiziona la composizione del parlamento e di conseguenza anche del governo, della presidenza della repubblica, della corte costituzionale, del consiglio superiore della magistratura, ecc. Dovrebbe essere una norma condivisa e non divisiva. Invece, ogni volta si riproduce lo scenario nel quale la maggioranza del momento confeziona le regole che meglio le si addicono. Un abito adatta a conservare il potere acquisito. In questo modo si rischia di dare ragione a chi sostiene che i politici sono tutti uguali: al primo posto c’è la conservazione della “poltrona”. Oltre ad essere palesamente incoerenti. Infatti, in occasione dell’approvazione dell’Italicum (governo Renzi) e del Rosatellum (governo Gentiloni), Giorgia Meloni e gli esponenti del suo partito intervennero dai banchi dell’opposizione, criticando giustamente l’abuso dello strumento della questione di fiducia sulle leggi elettorali. Oggi che Meloni si trova sui banchi del governo fa esattamente la stessa operazione di coloro contro i quali aveva polemizzato. E siamo certi che adesso dai banchi dell’attuale opposizione, facendo finta di ignorare le analoghe scelte del passato, fioccheranno le critiche contro chi oggi pone la fiducia sulle norme che regolano il gioco democratico. Purtroppo da decenni la legge elettorale è diventata bottino dei vincitori, anziché modalità condivisa per scegliere i rappresentanti del popolo. Il progressivo aumento della diserzione dalle urne ha un nesso evidente con questa degenerazione della classe politica, della quale oggi è alquanto difficile avere fiducia. Più volte i giudici della consulta sono intervenuti per correggere le norme incostituzionali delle leggi elettorali, dal Porcellum (Calderoli) all’Italicum (Renzi e Boschi). I promotori di quelle leggi avrebbero dovuto prendere atto della propria incapacità e incompetenza nella materia più importante per chi fa politica: la Costituzione. Invece, sono ancora tutti in parlamento e recitano come comparse nella solita commedia all’italiana della politica tra governo e opposizione a seconda dei casi. Così, nel 2027 si voterà per il parlamento con l’ennesima legge “truffa”, consapevoli che i “truffatori” non sono soltanto quelli attualmente al governo. A tal proposito viene in mente il discorso agli elettori che Edmund Burke tenne nel 1774: “Il parlamento non è un congresso di ambasciatori di opposti e ostili interessi, interessi che ciascuno deve tutelare come agente o avvocato; il parlamento è assemblea deliberante di una nazione, con un solo interesse, quello dell’intero, dove non dovrebbero essere di guida interessi e pregiudizi locali, ma il bene generale”. Parole che oggi non capita più di ascoltare. Rocco Artifoni
October 7, 2026
Pressenza
Ma che democrazia è, senza politica?
RECENSIONE AL LIBRO DI ITALO DI SABATO LA DEMOCRAZIA PUNITIVA. STATO PENALE, MUTAZIONE ANTROPOLOGICA E CONSENSO REAZIONARIO (MOMO EDIZIONI). DOVE SI SPIEGA, ATTRAVERSO LA LETTURA DELLE TRASFORMAZIONI SOCIALI E DI POTERE DEGLI ULTIMI DECENNI, COME LA DEMOCRAZIA ABBIA BISOGNO, PER ESSERE TALE, DI NUTRIRSI DI CONFLITTO E DISOBBEDIENZA AL POTERE, CIOÈ DI POLITICA -------------------------------------------------------------------------------- Il libro di Italo di Sabato La democrazia punitiva. Stato penale, mutazione antropologica e consenso reazionario (Momo edizioni) dovrebbe essere preso sul serio. Anzitutto per la lucidità dell’analisi di quanto accaduto nel nostro Paese in questi ultimi decenni. Poi per la riflessione, più in generale, sul senso da dare alla democrazia. In un recente editoriale del sito “Volere la luna” si ricordava che la democrazia non è democratica ma che può diventarlo, a certe condizioni. Nell’opera citata l’autore ci aiuta a cogliere alcune delle ragioni per le quali la democrazia si è trasformata in punitiva e anche alcune piste per ri-democratizzarla: l’importanza ad esempio del conflitto, costitutivo di ogni processo sociale, della “disobbedienza” come condizione perché il cambiamento accada e in fondo dell’eresia come costante provocazione della politica. Il potere nel libro diventa lo strumento per “recludere” la società tramite la paura e la violenza repressiva, ed è diverso dall’autorità: quest’ultima si definisce come strumento costante nella ricerca del bene comune. La politica è inclusione e dunque opera della giustizia per tutti. Il libro aiuta a smascherare la menzogna che costruisce il nemico, per la quale i più fragili e vulnerabili sono realtà naturalizzate da cui difendersi. La legalità assunta come unico orizzonte diventa funzionale allo svuotamento della politica che nel Paese ha trovato nella stagione di “Mani Pulite” la grande svolta. La prigione, la scuola, i media, i populismi e il “gentismo” non sono che alcuni dei sintomi della malattia della democrazia. Le leggi, i decreti e la repressione disegnano tutto ciò che esce dal paradigma securitario, inteso come sicurezza per il sistema, come sovversivo. La conclusione del libro, con l’appello all’abolizionismo, è un’indicazione di percorso. Lo scritto è attraversato da una sola e grande preoccupazione: ridare alla politica il posto che le spetta. Non potrà avvenire senza una lettura cosciente e critica di quanto sta accadendo. Il sistema repressivo-punitivo non è che la logica conseguenza del tradimento della politica e dell’asservimento al neoliberalismo. Ridare consistenza ai legami sociali “feriali” e quotidiani, ri-tessere il conflitto e la disobbedienza come metodi, ricordare che, come diceva don Milani, “il problema degli altri è uguale al mio, sortirne insieme è la politica, sortirne da soli è l’avarizia”. Quel “da soli”, per dirla con Italo, è il vittimismo. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Ma che democrazia è, senza politica? proviene da Comune-info.
October 7, 2026
Comune-info
Banche armate e complici: iniziativa il 12 ottobre a Cagliari
La corsa al riarmo è oggi globalizzata e non coinvolge più solo le grandi potenze, ma anche le medie potenze regionali, che aumentano costantemente le proprie spese militari. Un caso a parte è quello dei paesi europei, che come paesi NATO hanno accettato il diktat statunitense di investire di più nell’alleanza militare, ma che nel frattempo continuano a fornire armi all’Ucraina e, quando non hanno altro da fare, progettano nientemeno che un esercito europeo. In questo contesto l’Italia ha raggiunto addirittura il sesto posto nella speciale classifica mondiale degli esportatori di materiale bellico. Ma il dato più interessante, rilevato da Milex, l’Osservatorio sulle spese militari in Italia, è strutturale, in quanto in aumento costante negli ultimi vent’anni. “Sugli acquisti di armi c’è un’accelerazione vertiginosa, che va dai 3 miliardi del 2006 agli attuali 13,2 miliardi di euro.” Tutte queste armi e tutti questi soldi, per prodotti destinati a frantumarsi e a causare morte e rovina. Sembrerebbe da gente uscita di senno! Purtroppo non è così: se è follia, è una follia strutturale e sociale. Perché quello che conta nel nostro opaco mondo sono i soldi e questi sono custoditi nelle banche, attraverso le quali si effettuano le transazioni tra un’azienda e uno Stato, o tra un’azienda ed un’altra riconducibile a quello Stato. Le banche, che dovrebbero essere la nostra cassa di risparmio, si rivelano invece nella loro versione più spregiudicata, ai confini della legge, operando transazioni verso paesi in cui è assente il rispetto dei diritti umani, o addirittura che sono in stato di guerra. La legge 185 del 1990, tutt’ora in vigore, recita infatti che il governo italiano non possa consentire l’esportazione a paesi in guerra, o che violino i diritti fondamentali. Grazie a questa legge e alla maggiore trasparenza che ha consentito, oggi possiamo sapere anche quali banche collaborano con il sistema degli armamenti e, in qualche misura, anche quelle complici del genocidio palestinese. In questa torbida aria, spiccano banche come Intesa, Unicredit e BNL, tutte coinvolte per grosse cifre nel campo degli armamenti. Dall’inizio del 2026 il Comitato Sardo Campagna di Pressione alle Banche Armate ha approfondito la sua analisi su Poste Italiane, scoprendo che è parte della Fondazione Med-Or, istituita nel2021 dalla principale industria bellica italiana, Leonardo SpA e presieduta dall’ex ministro Marco Minniti. Lo scopo della fondazione è sulla carta quello di promuovere la ricerca, la formazione e gli scambi culturali fra i paesi del Mediterraneo e del medio e lontano oriente. Ma sotto la cortina fumogena di tali generici presupposti, si cela una rete di interessi legati agli armamenti e alle tecnologie di controllo sociale. D’altronde la stessa Leonardo fornisce materiale militare ad Israele, come cannoni navali e componenti tecnologici per sistemi radar e d’intercettamento. La partecipazione di Poste Italiane, insieme a Cassa Depositi e Prestiti, alla Med-Or viene contestata dalla Campagna Banche Complici, lanciata al gennaio di quest’anno dalle riviste missionarie “Nigrizia”, “Missione oggi” e “Mosaico di pace”, all’interno della campagna contro le banche armate; ciò in quanto le aziende partecipate statali dovrebbero assumere un profilo di servizio alla collettività e di rispetto dei valori costituzionali, come il sempre più calpestato articolo 11 sul ripudio della guerra. La strada del comitato sardo s’è quindi incrociata con quella dei giovani di Ultima Generazione, sempre più attenti su questi temi, e di associazioni locali che si oppongono al genocidio palestinese. Oltre naturalmente alla BDS Italia, la campagna di boicottaggio, disinvestimento, sanzioni nei confronti dello Sato di Israele. Insieme propongono un’importante iniziativa pubblica: un sit-in davanti alla sede centrale di Poste Italiane a Cagliari, fissato per il 12 ottobre alle 10, in cui si chiederà a Poste, secondo quanto recita il comunicato stampa, diffuso dagli attivisti: “Di dichiarare annualmente ai propri correntisti le operazioni che l’hanno vista coinvolta come banca in transazioni di materiale militare, quali armi, apparati, o sistemi tecnologici di supporto, specificando tipologia e paesi destinatari, interpretando così a pieno lo spirito della legge n 185 del 1990. Di uscire dalla fondazione Med-Or, in quanto non corrispondente nei fatti ai valori della pace, del rispetto dei diritti umani, e del diritto nazionale e internazionale. Di dare preminenza ai servizi postali, potenziando gli uffici periferici ed evitando agli utenti lunghe attese e possibili disguidi e rinnovando il valore della sua storia come ente erogatore di servizi per la collettività”. I cittadini e, in particolare coloro che hanno lì il proprio conto, potranno dire la loro inviando una mail protesta a Poste. Per informazioni comsardo.campagna.banchearmate@gmail.com   Un altro piccolo passo per riappropriarsi del diritto di esprimersi e di scegliere. Anche a chi affidare i propri soldi. Carlo Bellisai – Pressenza Redazione Sardigna Carlo Bellisai
October 7, 2026
Pressenza

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