Roma – Al Zuweida (Gaza): gemellaggio tra la scuola dell’infanzia “Pisacane” e la scuola tenda “Adam Model”
La scuola dell’infanzia “Pisacane” dell’I.C. “Simonetta Salacone” (Roma), prosegue il gemellaggio con la scuola tenda “Adam School” di Al Zuweida, una città nella zona centrale della Striscia di Gaza. È quanto comunicano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università le docenti della scuola. «Mentre il Comune della città di Milano decide di mantenere un gemellaggio con Tel Aviv, noi andiamo controcorrente in direzione ostinata e contraria,» affermano le docenti della scuola. A Gaza infatti sono da poco arrivati i disegni delle bambine e dei bambini della Pisacane e ora, sotto la piccola scuola tenda, è stata adibita una mostra a due “manine”, con i disegni di Roma e di Gaza insieme. « Questa buona pratica educativa ed umanitaria non si arresta: anche alla Pisacane è adibita una mostra di disegni, canzoni, ricette e lettere del percorso del gemellaggio. Non ci metteranno il bavaglio. La scuola che resiste. Resiste tra bombe e mecerie. Non si può distruggere un’idea. SUMUD. » Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cuba, Trump firma nuove sanzioni: “Dopo Teheran ne prenderò il controllo”
Mentre a Cuba milioni di cubani sfilavano in tutta l’isola per il 1° maggio e in oltre 6 milioni hanno firmato, da alcune settimane a questa parte, l’appello per la pace e la difesa della patria, Trump, e il suo regime, in un impeto di ira, odio di classe e imperialismo, perché Cuba non si è arresa (delirio trumpiano), ha deciso di firmare un ordine esecutivo contro Cuba con cui amplia le illegali sanzioni e inasprisce El Bloqueo. Il presidente americano ha rilanciato i suoi propositi di conquista e annuncia nuove sanzioni «contro Cuba che continua a rappresentare una minaccia straordinaria» per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Non contento, si è lasciato andare alle solite dichiarazioni psichiatriche in cui ha delirato che prenderà il governo di Cuba. Questo ordine esecutivo rappresenta un ulteriore inasprimento della politica di “massima pressione” già riavviata nei mesi precedenti per isolare economicamente l’isola. In sintesi i punti principali dell’ampliamento delle sanzioni  (come riportano i media e fonti del regime di Trump). Le sanzioni troveranno applicazione subito (tempi tecnici permettendo) e prevedono di sanzionare: * direttamente le istituzioni governative e costituzionali dell’isola; * i partner commerciali  dell’isola e affiliati; * le istituzioni finanziarie  con l’intento di limitare ulteriormente l’accesso alle risorse finanziarie internazionali; Inoltre sono contenute sanzioni sul petrolio diretto a Cuba (già applicato a inizio anno) e nuove restrizioni sui visti, incluse limitazioni specifiche per i medici cubani inviati in missioni all’estero, e sono stati revocati permessi di protezione per migliaia di persone già residenti negli USA. L’ordine esecutivo limita ulteriormente la capacità di Cuba di operare attraverso il sistema bancario statunitense, bloccando quelle poche e diverse tipologie di transazioni finanziarie che Cuba faceva (pagamenti merci in esenzione alle esenzioni e su licenza del Ministero del Tesoro USA). Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha respinto oggi con fermezza le recenti misure coercitive unilaterali adottate dal governo degli Stati Uniti contro il suo Paese, ritenendo che dimostrino la volontà di infliggere, ancora una volta, una punizione collettiva al popolo cubano. In una dichiarazione diffusa tramite il sito web del Ministero degli Affari Esteri (Minrex), il Ministro degli Esteri ha sottolineato che non è una coincidenza che tali misure siano state annunciate il 1° maggio, lo stesso giorno in cui milioni di cubani sono scesi in piazza per denunciare il blocco statunitense e l’assedio energetico.    Rodríguez Parrilla ha sostenuto che tali misure sono extraterritoriali e violano la Carta delle Nazioni Unite; gli Stati Uniti non hanno il diritto di imporre azioni contro Cuba, né contro alcun paese o entità terza, ha avvertito. Ha dichiarato Ministro degli Affari Esteri di Cuba tramite il suo account su X:    Condanniamo fermamente le recenti misure coercitive unilaterali adottate dal governo degli Stati Uniti. Tali azioni dimostrano la sua volontà di infliggere, ancora una volta, una punizione collettiva al popolo cubano.    Non è un caso che queste misure siano state annunciate il 1° maggio, lo stesso giorno in cui milioni di cubani sono scesi in piazza per denunciare il blocco statunitense e l’assedio energetico.    Mentre il governo statunitense reprime la propria popolazione nelle strade, cerca di punire la nostra, che resiste eroicamente agli attacchi dell’imperialismo statunitense.    Queste misure sono extraterritoriali e violano la Carta delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di imporre azioni contro Cuba, né contro alcun paese o entità terza. Il 2 maggio Trump ha minacciato nuovamente Cuba. Nonostante la scadenza dei 60 giorni previsti dalla legge Usa entro i quali un presidente può condurre operazioni militari senza un voto del Congresso, Donald Trump sembra intenzionato ad andare avanti nella guerra contro l’Iran e anzi rilancia preannunciando una possibile nuova operazione militare anche a Cuba. “Dopo Teheran prenderò il controllo di Cuba” ha dichiarato infatti il Presidente statunitense durante il suo intervento come relatore principale a una cena privata in Florida. “Mi piace finire prima un lavoro. Forse tornando dal Medio Oriente, una delle portaerei potrebbe fermarsi a Cuba” ha detto Trump un po’ scherzando e un po’ serio nel corso dell’evento aggiungendo che gli Stati Unti prenderebbero il controllo di Cuba quasi immediatamente. L’esternazione di Trump specifica di voler prendere Cuba «quasi immediatamente». Il presidente Usa Donald Trump ha detto di nuovo che sta valutando la possibilità di inviare la portaerei USS Abraham Lincoln a 100 metri dalle coste cubane dopo la soluzione della crisi con l’Iran. “Forse sulla via del ritorno dall’Iran, quando avremo finito quella situazione, se volete farne una dopo l’altra, fermeremo la portaerei Abraham Lincoln, la portaerei più splendida che abbia mai visto. Fermeremo la Abraham Lincoln a un paio di centinaia di yard dalla costa e li guarderemo se vorranno fare qualcosa” – ha detto Trump all’emittente Salem News, parlando di Cuba. Trump aveva già formulato una minaccia analoga la scorsa settimana. Parole di una gravità inaudita che sottolineano ancora una volta una dichiarazione di guerra al diritto internazionale da parte di Trump attraverso la Dottrina Rubio, variante più spietata della Dottrina Monroe.   Ulteriori info: https://www.fanpage.it/esteri/guerra-iran-trump-ignora-il-congresso-e-rilancia-dopo-teheran-prendero-il-controllo-di-cuba/ > Cuba nel mirino di Trump: dialogo, minacce e nuova Dottrina Monroe https://www.rsi.ch/info/mondo/Cuba-torna-nel-mirino-di-Trump–3711993.html https://www.ilsole24ore.com/art/la-minaccia-trump-cuba-portaerei-usa-100-metri-costa-AIalPDqC > Trump minaccia di inviare una portaerei al largo di Cuba Lorenzo Poli
May 5, 2026
Pressenza
5 MAGGIO 1981 – 2026: 45 ANNI FA MORIVA BOBBY SANDS, RIVOLUZIONARIO SOCIALISTA E REPUBBLICANO IRLANDESE
Il 5 maggio 1981 moriva, a 27 anni, negli H-Blocks del carcere di Long Kesh, Bobby Sands, rivoluzionario socialista e repubblicano irlandese, militante del Provisional Irish Republican Army (Ira). Nel 45° anniversario della sua morte, lo abbiamo ricordato insieme a Carlo Gianuzzi, nostro collaboratore, autore del podcast “Diario d’Irlanda – An Irish Journal”, che si trova su tutte le piattaforme e va in onda anche su Radio Onda d’Urto all’interno de “La Polvere della Battaglia”. Arrestato nel 1976 in seguito a uno scontro a fuoco con la polizia avvenuto durante un’azione dell’Ira contro un obiettivo economico nella zona di Belfast ovest, Bobby Sands prese parte e poi guidò lo sciopero della fame dei detenuti repubblicani all’interno degli H-Blocks del carcere di Long Kesh per protestare contro le condizioni di detenzione e ottenere il riconoscimento dello status di prigionieri politici. “Nell’ottobre del 1980 i detenuti irlandesi in lotta decidono di iniziare uno sciopero della fame che, però, fallisce, nel senso che ricevono delle promesse dagli inglesi che poi non vengono onorate”, racconta Carlo Gianuzzi su Radio Onda d’Urto. “Durante questo primo sciopero della fame, Bobby Sands diventa comandante dei detenuti e, fallita la prima, decide di iniziare una seconda protesta”, continua Gianuzzi. Anche in questo caso le autorità britanniche decisero di non accogliere le richieste dei prigionieri irlandesi. I detenuti, militanti dell’Ira, portarono avanti la protesta fino alle estreme conseguenze. Dieci di loro morirono. Il primo a perdere la vita per aver portato avanti lo sciopero della fame fino alla fine fu proprio Bobby Sands. Per il movimento repubblicano irlandese quella di Bobby Sands è “una delle figure di ispirazione, che hanno continuato a proiettare un’ombra di rispetto e di autorità“, commenta Gianuzzi. “Tra l’altro – aggiunge il nostro collaboratore – sull’eredità politica della figura di Bobby Sands si è giocato molto e c’è anche conflitto. In molti, tra loro sua sorella, Bernadette Sands, a lungo vicina alla Real Ira, sostengono che la sua memoria sia stata tradita, usata, dalla dirigenza repubblicana per il processo di pace. La sua figura è, quindi, importantissima e allo stesso tempo contesa“. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Carlo Gianuzzi, nostro collaboratore e autore del podcast “Diario d’Irlanda – An Irish Journal”. Ascolta o scarica. Nel 2020 venne pubblicato finalmente anche in Italia il libro “Scritti dal carcere. Poesie e prose” di Bobby Sands, un’edizione curata da Riccardo Michelucci ed Enrico Terrinoni. Con Riccardo Michelucci abbiamo ricordato come riuscì Bobby Sands a far uscire i suoi scritti, “appallottolandoli in piccoli pezzi di carta, nascondendoli nel suo corpo, e passandoli durante i colloqui”. Proprio pochi giorni fa Michelucci era a Belfast dove “si stavano preparando le celebrazioni per la sua morte”, in un ricordo ancora vivissimo, testimoniato ad esempio dal fatto che “ogni anno il murales per Bobby Sands a Belfast viene colorato di nuovo”. Ascolta l’intervista a Riccardo Michelucci, curatore insieme a Enrico Terrinoni dell’edizione italiana di “Scritti dal carcere. Poesie e prose di Bobby Sands”. Ascolta o scarica
Rewind Roma, aprile 2026 # Pace tra gli oppressi, guerra all’oppressore
(disegno di peppe cerillo) Il primo aprile, e non è uno scherzo, alla Camera vengono sanzionati i parlamentari che protestano contro il progetto di legge sulla “remigrazione”, cioè l’espulsione forzata dei migranti. Il 3 ci sono tre morti in strada e il 4 altri due, uno dei quali sedicenne. Una ragazza di 15 anni di Maddaloni (Caserta) muore a Ostia per uno shock anafilattico durante una trasferta di basket. Il 6 aprile, Pasquetta, centomila persone si riversano sul litorale, altre centinaia di migliaia nei parchi di tutta Roma. Nel pomeriggio scoppia una protesta nel carcere di Rebibbia. L’11 aprile c’è un’assemblea pubblica a Bastogi per il diritto di restare nel quartiere, e a Ostiense la seconda conferenza urbanistica organizzata dal Comitato Ex Mercati Generali. Il 12 il TAR accoglie il ricorso di un gruppo di cittadini di via Tripoli contro un parcheggio. Lunedì 13 inizia il taglio del sottobosco a Pietralata per preparare gli scavi per lo stadio. Il 15 si presentano a Roma sia Zelenski che Reza Pahlavi, figlio dello Shah di Persia. Il primo chiede ancora armi contro la Russia, il secondo dichiara che i bombardamenti israeliani e statunitensi sono stati accolti con piacere dal popolo iraniano. Il Comitato Ex Mercati in conferenza stampa alla Città dell’Altra Economia annuncia di aver diffidato il Comune di Roma dalla realizzazione del progetto speculativo del fondo immobiliare statunitense Hines. Il 16 a San Lorenzo apre un nuovo progetto imprenditoriale nell’ex Cinema Palazzo, sgomberato nel 2020. Si annuncia anche il primo progetto “build-to-rent” di Roma: un fondo compra case e le mette in affitto, sancendo la centralità dell’affitto come nuovo campo di speculazione. Il 17 corteo interno al liceo Righi  contro la repressione del dirigente verso studenti e docenti: uno studente ha avuto 8 giorni di sospensione dopo aver contraddetto la vicepreside sull’annullamento di un’assemblea d’istituto. Il sindaco Gualtieri partecipa alla “Global Progressive Mobilization” di Barcellona, insieme a Lula e Sánchez, forse per riferire sui progressi nella svendita di Roma al turismo e al grande capitale. Una studentessa di 23 anni muore cadendo dalla tromba delle scale del suo palazzo nel quartiere Trieste: forse un suicidio legato alla mancata laurea. Il 18 passeggiata a Pietralata contro la speculazione e contro l’abbattimento degli alberi per il progetto dello stadio. Nel pomeriggio durante un corteo contro il 41bis a San Lorenzo il capo della Digos viene ferito in testa da una bottigliata. La polizia si ritira. Il 20 i portavoce della comunità ebraica afferma che non celebrerà la Liberazione in Piazza dei Partigiani come ogni anno, perché il 25 aprile è sabato (ovviamente non è la prima volta che la ricorrenza cade di sabato). Il 21, Natale di Roma, la Questura sgombera le famiglie di via del Macao (Castro Pretorio), che abitavano lì da quattordici anni: l’immobile è di LazioDisco, e diventerà l’ennesimo studentato a gestione privata o semiprivata. Il 22 un generale della Guardia di Finanza esprime apprezzamento per il Forte Prenestino occupato, come “esempio mirabile di spontaneismo”. Subito un consigliere di Fratelli d’Italia insorge scandalizzato: il giorno dopo i vertici della Guardia di Finanzaripetono la litania di rito sull’illegalità, ribadendo al militare la sua esclusione implicita dal diritto alla libertà d’espressione. Al Pigneto finisce l’abbattimento del Cinema Impero. Il 23 il ministro Valditara visita l’istituto tecnico Galilei e viene contestato da studenti e studentesse per la riforma degli istituti tecnici. Il 24 aprile c’è un grande concerto antifascista alla Città dell’Altra Economia; e il 25 l’intera città è in festa per celebrare l’antifascismo e il ripudio alla guerra e al genocidio. Piazzale dei Partigiani sin dalla mattina si riempie di manifestanti con bandiere rosse, bandiere italiane partigiane, e bandiere della palestina, finalmente senza lo spettro della Brigata Ebraica e l’apologia di genocidio. Un gruppo porta in piazza bandiere ucraine cercando di provocare, come avveniva intanto a Milano con le bandiere USA e israeliane: viene cacciato dalla piazza. A Centocelle si inaugura un monumento autocostruito alle vittime del genocidio in Palestina; decine di migliaia di persone sfilano fino al Quarticciolo. Il corteo da Piramide finisce a Parco Schuster, dove il sindaco Gualtieri viene contestato dal Comitato Ex Mercati Generali. Il servizio d’ordine prova a strappare lo striscione agli abitanti. Fuori dal parco un uomo con la mimetica in motorino si avvicina a due militanti dell’Anpi ultrasessantenni, e gli spara addosso con una pistola ad aria compressa. Il 26 la Questura annuncia che la frase “Pace agli oppressi guerra all’oppressor” scritta sul muro vicino al Parco degli Acquedotti è “chiaramente inneggiante a un clima di odio“, nonostante sia tratta da uno dei canti anarchici più conosciuti d’Italia, cantato addirittura da Gaber e Jannacci su RaiUno nel 1964. Erano altri tempi, ma le parole sono sempre quelle, e le leggi anche. Il 28 all’alba una maxi operazione di polizia sgombera il centro sociale Laurentino 38, attivo da tre decenni, e anche venti famiglie del sesto ponte delle case popolari. Le case vengono distrutte, tra le proteste di chi abita nel quartiere. L’Ater, l’ente regionale che dovrebbe gestire le case popolari, continua a trattarle come se fossero proprietà private su cui fare profitti: le chiude, le svende, le manda in rovina, e perseguita chi le rende disponibili per i loro veri proprietari – cioè il popolo. Il 29 si rivela il nome dell’attentatore del 25 aprile: si chiama Eithan Bondi e si dichiara membro della Brigata Ebraica. La Brigata coraggiosamente prende subito le distanze: non solo dice che non lo conoscono, ma anche che non hanno membri a Roma. Eppure ricordiamo bene gli striscioni “Brigata Ebraica” a Piramide due anni fa, e gli energumeni che urlavano «ti devono stuprare» alle manifestanti per la Palestina. Se erano degli usurpatori, è curioso che la “vera” Brigata Ebraica non avesse già preso le distanze. Il 30 arriva la notizia che la nuova Global Sumud Flotilla è stata attaccata dall’esercito israeliano in acque internazionali. Contro questo nuovo atto di pirateria delle forze di occupazioni sioniste, si scende in piazza in tutta Italia: a Roma ci si raduna la mattina davanti al Parlamento, poi nel pomeriggio al Colosseo. (stefano portelli) Leggi anche i rewind di gennaio, febbraio e marzo 2026, dell’anno santo 2025 (1–2–3–4–5–6–7–8–9–10–11–12) e dell’anno normale 2024 (1–2–3–4–5–6–7–8–9–10–11–12).
May 5, 2026
Napoli MONiTOR
#Firenze. Antisionismo e repressione Firenze per la Palestina presenta il dossier ANTISIONISMO E REPRESSIONE, excursus e attualità del decreto Romeo su #antisemitismo e #antisionismo collegato al pacchetto sicurezza 2026. Giovedì 7 maggio ORE 17:00. Presenti l’avvocato Sauro Poli e il giornalista Antonio Mazzeo. Sala Conferenze c/o Infopoint https://contropiano.org/eventi/firenze-antisionismo-e-repressione
May 5, 2026
Antonio Mazzeo
Fondi all’istruzione palestinese, il Parlamento Europeo vota il congelamento. Ma su Israele il silenzio resta assordante
di Roberto Vivaldelli,  InsideOver, 4 maggio 2026.   Il Parlamento UE ha approvato una risoluzione che chiede di sospendere i fondi all’Autorità Palestinese, accusata di utilizzare libri di testo che incitano alla violenza La Presidente del Parlamento Europeo Roberta Metsola Con 418 voti favorevoli, 207 contrari e 14 astensioni, gli eurodeputati hanno dato il via libera a una risoluzione che lega i futuri trasferimenti di fondi comunitari all’Autorità Palestinese (AP) in Cisgiordania a una radicale revisione dei programmi scolastici. È il settimo anno consecutivo che il Parlamento approva una risoluzione di questo tipo. Motivo? Secondo i promotori della risoluzione, i manuali in uso nelle scuole palestinesi conterrebbero ancora passaggi che «glorificano la jihad» e incoraggiano gli studenti a impugnare le armi per «liberare la Palestina». Così, dal 2020 in poi, il Parlamento Europeo ha approvato risoluzioni simili ogni anno, chiedendo di congelare i fondi finché l’AP non si allineerà agli standard Unesco. Dall’inizio del sostegno finanziario, nel 2008, l’UE ha trasferito all’Autorità Palestinese circa 3,8 miliardi di euro attraverso il fondo Pegase. Il doppio registro dell’Unione La critica di fondo, che pure trapela tra le righe del dibattito parlamentare, è un’altra: perché la stessa solerzia non viene applicata con coerenza verso tutte le parti in conflitto? Da mesi, se non da anni, decine di organizzazioni per i diritti umani – tra cui Amnesty International e Human Rights Watch – documentano quella che definiscono una «politica di apartheid» da parte di Israele nei territori occupati. La Corte Internazionale di Giustizia ha recentemente ribadito l’illegalità degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Eppure, il Parlamento Europeo non ha mai varato alcuna sanzione significativa contro Israele, né sospeso i fondi di accordi di associazione o di cooperazione scientifica. Mentre i libri di testo palestinesi vengono così esaminati parola per parola, le ripetute e acclarate violazioni israeliane sembrano non produrre mai conseguenze diplomatiche o economiche rilevanti a Bruxelles. La risoluzione è chiara: i libri di testo che incitano all’odio e alla violenza non possono essere finanziati con denaro europeo. Benissimo. Ma l’impressione è che il Parlamento Europeo applichi pesi e misure diversi: il risultato è un’Europa che sa essere severa con il più debole, ma accomodante con il più forte. Scuole? Quelle distrutte da Israele? C’è poi un aspetto tragicamente paradossale in questa vicenda. Certo, i libri palestinesi saranno pieni di odio e violenza e qui parliamo di Cisgiordania più che di Gaza, anche se le due situazioni non possono essere slegate: ma i nostri europarlamentari lo sanno che, secondo quanto riportato dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati Palestinesi (UNRWA), quasi il 90% degli edifici scolastici nella Striscia di Gaza è stato danneggiato o distrutto dall’ottobre 2023 ad oggi? Si tratta di centinaia di scuole ridotte a macerie, con percentuali che, secondo gli aggiornamenti più recenti dell’Agenzia stessa e dell’Education Cluster ONU, sfiorano o superano il 90% tra strutture colpite direttamente, danneggiate o rese inagibili. Molti istituti ancora in piedi sono stati convertiti in rifugi per sfollati. E centinaia di migliaia di bambini sono senza aule, libri o un minimo di normalità educativa. L’intero sistema scolastico è di fatto collassato e il problema, caro Parlamento UE, sono i libri dei palestinesi? L’educazione in Israele E a proposito di doppiopesismo, gli europarlamentari che hanno votato questa risoluzione hanno mai letto il libro  Palestine in Israeli School Books: Ideology and Propaganda in Education scritto da Nurit Peled-Elhanan, attivista e docente israeliana dell’Università Ebrea di Gerusalemme? Ne ha parlato Simona Losito sulle colonne di questa testata, spiegando come Peled-Elhanan abbia analizzato i libri scolastici israeliani dal 1996 al 2009. Risultato: dall’analisi dei libri di storia, ad esempio, emerge la negazione dei duemila anni di vita ebraica in esilio, culminati nell’Olocausto, e quindi della vita palestinese nella “loro” terra. Non solo. Nei libri scolastici non c’è traccia di aspetti culturali o sociali positivi della vita palestinese, né fotografie, ma solo icone razziste o immagini classificatorie umilianti come terroristi, rifugiati e agricoltori primitivi. Anche la geografia assume una connotazione propagandistica, con le mappe e i confini che vengono spesso distorti, mentre gli insediamenti illegali vengono equiparati a città come Tel Aviv. Della Palestina non c’è traccia. https://it.insideover.com/politica/fondi-allistruzione-palestinese-il-parlamento-europeo-vota-il-congelamento-ma-su-israele-il-silenzio-resta-assordante.html
Faro di Roma: L’educazione sotto assedio: contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Il ruolo dell’Osservatorio e la voce critica di Michele Lucivero
DI LAURA TUSSI SU FARO DI ROMA DEL 5 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Faro di Roma il 5 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo, in particolare in relazione alla pratiche pedagogiche che si possono attuare nelle scuole. «In questo scenario, l’Osservatorio svolge un ruolo fondamentale di denuncia e contro-narrazione. Raccoglie segnalazioni, produce analisi, promuove dibattiti e interviene nei contesti decisionali della scuola, cercando di arginare collaborazioni che rischiano di snaturare la funzione educativa. Non è solo un organismo di monitoraggio, ma uno spazio politico e culturale che rimette al centro una domanda scomoda: a cosa serve davvero la scuola? Tra le figure più attive emerge quella di Michele Lucivero, docente e protagonista del sindacalismo scolastico di base. Il suo contributo è tanto organizzativo quanto teorico. Lucivero non si limita a denunciare: costruisce una visione alternativa, radicata in una tradizione pedagogica che vede nella scuola un luogo di emancipazione, non di addestramento. Un luogo dove si impara a pensare, non a obbedire...continua a leggere su www.farodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
CARCERE: NELLE GALERE ITALIANE SFONDATO NUOVAMENTE IL MURO DELLE 64MILA PRESENZE
“In pochi giorni tre suicidi, due detenuti e un agente, mentre le presenze hanno superato quota 64.000”. E’ la denuncia dell’associazione Antigone, che certifica come in 4 mesi siano già morte 19 persone dietro le sbarre. Qui ci sono, a oggi, oltre 64mila persone; per l’esattezza, 64.436, 439 persone in più in un solo mese, a fronte di un aumento delle presenze negli ultimi 12 mesi di 1.991 unità. I posti realmente disponibili sono invece 46.318 e il tasso di affollamento e’ ormai del 139%, con 73 istituti su 189 che registrano un tasso pari o superiore al 150%. Antigone poi denuncia come il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria non ha mai ritirato “tutte quelle circolari che negli ultimi anni hanno reso il carcere un luogo chiuso, asfittico e senza speranza”. Patrizio Gonnella, presidente di  Antigone Onlus. Ascolta o scarica
Roma, 5 maggio: «Veguastampa fabbrica occupata»
Presentazione del libro di Berardino Nisii e dibattito. Con filmati d’epoca. InSalaZa 2026  INCONTRI IN BIBLIOTECA  Martedì 5 maggio – Ore 17:30  via Ostiense 106 – ROMA Presentazione del libro «Veguastampa fabbrica occupata (1969–1972)» Memorie e testimonianze di Berardino Nisii (Edizioni Nuova Prhomos, Città di Castello, 2026)   Intervengono:  Berardino Nisii autore del libro ed ex operaio della Veguastampa Riccardo

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