Riprendiamoci il futuro. Senza chiedere permesso, senza più guardare indietro
Pubblichiamo un testo di un gruppo di spazi romani sull’attuale situazione politica del paese e le prospettive verso le mobilitazioni dell’autunno e le prospettive di lotta. Siamo dentro il precipizio di un modello. La crisi dell’Occidente e del dominio coloniale e maschile che lo hanno fondato stanno dimostrando sempre più la loro irriformabilità. Il collasso a cui assistiamo nella “vecchia Europa” non è una congiuntura sfavorevole né una crisi passeggera, ma l’esito sistemico di 40 anni di politiche neoliberali volte ad azzerare la lunga stagione di lotte e conquiste che ha segnato il dopoguerra fino a tutti gli anni Settanta. Di fronte all’incapacità di ricomporre il caos economico e la stagnazione dei mercati, il capitale globale ha compiuto un salto programmatico: rimettere ordine attraverso l’economia di riarmo. L’inflazione bellica, la speculazione energetica e il carovita non sono “effetti collaterali”, ma precise decisioni politiche volte a finanziare l’escalation militare tagliando e riorientando la spesa sociale. L’investimento in un modello estrattivista che ignora la crisi ambientale e climatica che produce e’ sfacciata quanto la nobiltà di fine ‘800. La compromissione delle vite di miliardi di persone è un misero costo sociale da sopportare: un’operazione di una violenza inaudita, messa in atto col piglio di chi, dall’alto delle proprie lussuose e opulente torri d’avorio, gira l’olivetta nel Martini. Non si punta il dito contro i profitti delle industrie belliche o i tagli alla sanità, alla casa e all’educazione, ma contro le persone migranti e razzializzate, le persone trans e queer, chi percepisce un sussidio o chi scende in piazza, deviando la sofferenza sociale verso la guerra dei penultimi contro gli ultimi. È la distruzione di Gaza, la guerra permanente, il genocidio riproduttivo, il razzismo istituzionale e l’islamofobia, l’ecocidio, l’ordine patriarcale, la criminalizzazione di chi prova ad opporsi contro la devastazione della vita e del vivente tutto che chiamiamo violenza. UNA FRATTURA CHE MESCOLA LE CARTE In questo scenario si colloca una frattura generazionale profonda: giovani cresciuti durante l’isolamento pandemico, segregati in una quotidianità segnata dai social media, perché nel “mondo reale” non è stato lasciato loro alcun margine di agibilità o di futuro. Quando questa generazione esplode nelle strade, porta con sé un carico di sofferenza viscerale, di estraneità alle istituzioni e alla politica – anche “di movimento” -, di rabbia (che potrebbe sembrare) cieca. Una rabbia istintiva contro l’ingiustizia, che appare “prepolitica”, talvolta aspra, ma assolutamente legittima, in una società che offre solamente precarietà, competizione, solitudine, forme di disciplinamento e polizia. Una generazione si unisce e si muove, i governi rispondono a suon di coprifuoco, violenza poliziesca, decreti sicurezza. Ci vengono in soccorso le parole di Bertold Brecht: «Ci sono molti modi di uccidere. Si può infilare a qualcuno un coltello nel ventre, toglierli il pane, non guarirlo da una malattia, ficcarlo in una casa inabitabile, massacrarlo di lavoro, spingerlo al suicidio, farlo andare in guerra, ecc. Solo pochi di questi modi sono proibiti nel nostro Stato». I fatti di questi giorni ci mostrano una debolezza inaspettata del sistema di comando, rispetto alle narrazioni di comodo, in cui la lotta sui bisogni materiali conquista la scena con intelligenza e radicalità, nonostante un apparato repressivo e di controllo preventivo senza precedenti: mettere in gioco i corpi attraverso le forme di riappropriazione diretta, l’occupazione dello spazio pubblico, i cortei selvaggi, il blocco della mobilità e del trasporto, interroga con forza il terreno della riproduzione sociale e i processi di fascistizzazione della società. Se la vita delle persone è tenuta in scacco dalle condizioni materiali legate al salario, al welfare, alla disponibilità di tempo, ciò che ci separa realmente dal migliorarle è spesso molto più alla nostra portata. Nella quotidianità quello che ci separa dal cibo é una cassa di supermercato, quello che ci separa dal lusso é una vetrina, quello che ci separa dall’avanzare é un cordone di polizia e quello che può portare al blocco delle grandi industrie sono camion che si fermano davanti a un casello.  Quando questo accade il sistema trema: le persone non restano più a guardare rassegnate, prendono in mano la propria vita e provano ad abbattere i muri di una condizione sociale non più sopportabile. > Ci troviamo di fronte all’apertura di una inedita finestra di possibilità che > ci consente di allargare lo spettro di ciò che è ritenuto possibile e > praticabile in maniera comune. Organizzarsi diventa quindi una responsabilità collettiva: più che la vetrina infranta o la riappropriazione della merce, colpisce la semplicità dell’utilizzo di diverse pratiche di conflitto, la loro capacità di risonanza e di connessione di soggetti sociali diversi: dal protagonismo delle seconde e terze generazioni, fino ai blocchi di agricoltori e autotrasportatori. Un inedito ed embrionale processo di riconoscimento e ricomposizione di classe. IL CAMBIAMENTO NON È MAI GENTILE Guardando all’Europa, le forme dell’insorgenza parlano la stessa lingua della sofferenza, ma assumono tratti differenti. Se in Albania, Francia, Spagna e Serbia, la conflittualità si esprime in cicli di rivolta metropolitana o blocchi prolungati, in Italia le ultime piazze mostrano una composizione meticcia e giovanissima che rompe con i vecchi schemi ideologici. Allo stesso tempo, un capitolo cruciale riguarda le mobilitazioni del Sud Italia.  Il Mezzogiorno è stato prima scientemente ingannato dalle promesse demagogiche di Meloni e della destra per poi essere cinicamente abbandonato e ignorato. Con lo smantellamento del Reddito di cittadinanza, l’imposizione dell’Autonomia differenziata e la desertificazione industriale, il governo ha condannato intere regioni alla marginalità. Oltre alla propaganda ufficiale e il silenzio dei media mainstream, al Sud stanno emergendo dinamiche sociali e forme di resistenza “indigene”, nate dalla rabbia per il tradimento subito e dalla necessità quotidiana di sopravvivenza. La strada era stata già indicata un anno fa, durante il formidabile autunno di lotta contro il genocidio in Palestina e di solidarietà alla Global Sumud Flottiglia: dobbiamo accogliere la disponibilità al conflitto, reimmaginandone le forme. A nostro avviso, lo sciopero generale e sociale rimane lo strumento fondamentale per affermare un principio di giustizia sociale, riattivare meccanismi di conflittualità reale nei luoghi di lavoro e nei territori, e soprattutto sottrarsi alla morsa repressiva con cui il governo vorrebbe schiacciare la questione sociale. Da questo punto di vista è quanto mai urgente e opportuno farsi “infrastruttura sociale e politica”, in grado di dare spazio e tempo a quell’ecosistema di rivendicazioni, lotte e pratiche che stanno riprendendo vigore nel nostro paese: rifiuto della guerra, abbandono dell’economia fossile, aumento dei salari, reddito sociale, autodeterminazioni dei corpi, diritto alla casa e all’istruzione pubblica, sanità pubblica. > Se la casa costa troppo, se la vita costa troppo, se hanno venduto il futuro > di un’intera generazione, se aggrediscono in continuazione i nostri diritti, > se violentano ogni giorno i nostri corpi.. Non possiamo tornare a casa. Per > dirla con bell hooks, avremmo bisogno di “adottare una prospettiva radicale da > cui guardare, creare, immaginare alternative e nuovi mondi”. Nei prossimi mesi abbiamo la possibilità materiale di invertire la rotta: a partire dallo sciopero generale del 30 ottobre, che attraverserà i porti e i flussi metropolitani, dove “bloccare tutto” significa spezzare la catena del valore, passando per lo sciopero generale e studentesco internazionale del 20 novembre, fino ad arrivare alla settimana di mobilitazione chiamata da Non una di meno contro la violenza patriarcale verso il 28 novembre. Il futuro non è scritto. Riprendiamocelo. Senza chiedere permesso e senza più guardare indietro. Appuntamento venerdì 30 ottobre alle 10.30 a Piazza dei Cinquecento. Foto di copertina di Veronica Figliuzzi, corteo per il 25 aprile a Roma Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. 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October 28, 2026
DINAMOpress
Migranti e relazioni di fiducia
-------------------------------------------------------------------------------- unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- “La solidarietà nasce in questo modo: quando si è legati dallo stesso destino, quando si dorme tutti insieme, capita che se qualcuno prepari del caffè o del tè, inviti anche gli altri…“. Sanogo è nato in Costa d’Avorio e nei mesi estivi raccoglie la frutta nelle campagne di Saluzzo. Per lui il concetto di solidarietà è strettamente legato alla capacità di costruire legami spontanei. Le forme di fiducia, solidarietà, potere che attraversano la società migrante sono al centro del numero di KLICK di ottobre, progetto editoriale nato dopo anni di ricerca sui rapporti di lavoro nel Saluzzese. KLICK, spiega Marco Buttino, si ritaglia un piccolo campo di osservazione: quello locale dei rapporti tra gli ultimi venuti e chi li ha preceduti, superando le visioni dicotomiche della società (noi/loro, locali/migranti, bianchi/neri) e avvicinandosi alla vita reale. La fiducia e la solidarietà tra migranti — l’ospitalità del primo arrivo, la tontine, il lavoro trovato a un amico — sono le risorse che permettono a molti migranti di sopravvivere in Italia ma anche di costruire un futuro nel loro paese (una casa, un piccolo commercio, un allevamento). Tra i temi affrontati nel numero di ottobre c’è quello delle tontine, un sistema di risparmio collettivo che consente a chi ne fa parte di disporre a turno di una somma di denaro più alta di quella che permetterebbe il proprio reddito. È un modo di unire risparmio individuale, solidarietà e aiuto diffuso in diverse comunità africane e spesso tra i migranti in europa. Ibrahima spiega cosa sia la tontine in questo modo: “Gli africani per aiutarsi fra di loro si fanno i prestiti, tipo… non so come dirlo, in italiano non esiste, fanno una tontine. Ognuno ogni mese dà, ad esempio, 200 euro, se sono dieci persone fanno 2.000 euro. Poi, a turno, ognuno riceve il denaro accumulato per affrontare qualche spesa straordinaria”. Nel racconto raccolto da KLICK emerge come la circolazione di denaro nella forma della tontine o del prestito senza interesse rafforza i legami comunitari, nella forma del prestito a interesse o della speculazione sulla debolezza degli altri riproduce invece la stessa logica estrattiva che i migranti subiscono dall’esterno. -------------------------------------------------------------------------------- Leggi o scarica gratuitamente KLIK di ottobre -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Migranti e relazioni di fiducia proviene da Comune-info.
October 28, 2026
Comune-info
Elezioni in Israele: esito incerto, ma non c’è la maggioranza di governo
La partecipazione alle urne in Israele è stata la più alta degli ultimi trent’anni, ma l’esito del voto rimane incerto. Il Likud, il partito di Benjamin Netanyahu, è in vantaggio sul principale rivale, Yashar!, guidato da Gadi Eisenkot, mentre la coalizione uscente è in testa nelle proiezioni sulla distribuzione dei seggi, con circa 55 seggi contro i circa 50 dell’opposizione. Con i loro 18 seggi complessivi, i partiti arabi potrebbero svolgere un ruolo decisivo nella formazione del prossimo governo, così come il Partito dei riservisti, attualmente al limite della soglia di sbarramento. Il Parlamento israeliano, la Knesset, è monocamerale e conta 120 seggi: secondo i risultati provvisori, insomma, nessuno degli schieramenti dispone di una maggioranza autonoma. Nonostante l’incertezza, entrambi i principali leader rivendicano il proprio successo. Netanyahu punta a «formare un ampio governo di destra nazionale» che escluda i partiti arabi dall’esecutivo. Eisenkot ha invece sostenuto che «i risultati preliminari indicano una totale sfiducia nei confronti di Netanyahu e del governo del 7 ottobre», affermando che agirà «immediatamente per realizzare la decisione del popolo», sostituendo il governo Netanyahu. Il risultato delle elezioni israeliane del 27 ottobre è ancora in via di definizione. L’affluenza ha raggiunto il 77,7%, il livello più alto del XXI secolo, mentre lo scrutinio è ancora in corso. Al momento, su un totale di 12.018 seggi elettorali, ne sono stati scrutinati 8.702, pari a circa il 72,4%. Il Likud di Benjamin Netanyahu è in testa con il 21,05% dei voti. Segue Yashar! di Gadi Eisenkot, con il 16,15%, mentre al terzo posto si colloca la Lista Congiunta, alleanza di partiti arabi di sinistra, che ottiene il 9,16%. Together, la formazione guidata da Naftali Bennett, esponente dell’opposizione, si attesta all’8,91%, seguita dai Democratici di Yair Golan, anch’essi all’opposizione, con il 6,47%. Giudaismo Unito della Torah, espressione della comunità ultraortodossa haredi e vicino a Netanyahu, raccoglie il 6,01%, mentre Yisrael Beytenu di Avigdor Lieberman, schierato contro Netanyahu, ottiene il 5,99%. Otzma Yehudit, guidato dal ministro Itamar Ben Gvir, si attesta al 5,61%, mentre Shas, partito ultraortodosso con una base prevalentemente mizrahi e vicino a Netanyahu, raggiunge il 5,53%. Il Partito del Sionismo Religioso del ministro Bezalel Smotrich ottiene il 4,98%, mentre Ra’am, formazione araba guidata da Mansour Abbas, arriva al 4,82%. Le proiezioni danno per il momento in vantaggio il blocco dei partiti vicini a Netanyahu, che raccoglie il 43,18% dei voti, contro il 37,52% delle forze di opposizione. I partiti arabi si attestano complessivamente al 13,98%. La ripartizione dei seggi resta più incerta e varia a seconda delle proiezioni. Negli scenari più favorevoli all’opposizione, i due blocchi principali risultano appaiati a quota 51 seggi ciascuno, mentre le liste arabe ne ottengono 18. Nelle stime più favorevoli a Netanyahu, invece, il suo schieramento si avvicina alla maggioranza assoluta di 61 seggi, necessaria per governare. Le stime più equilibrate assegnano al Likud 28 seggi, a Yashar! di Gadi Eisenkot 21, alla Lista Congiunta 12 e a Together, la formazione di Naftali Bennett, 11. I Democratici di Yair Golan ne otterrebbero 8, mentre gli altri partiti presenti alla Knesset si collocherebbero tra 6 e 7 seggi. In questo scenario, il blocco di Netanyahu arriverebbe a 55 seggi, l’opposizione a 47 e le liste arabe a 18. Insomma: nessuno dei due principali schieramenti raggiungerebbe da solo la maggioranza parlamentare. The post Elezioni in Israele: esito incerto, ma non c’è la maggioranza di governo appeared first on L'Indipendente.
October 28, 2026
L'INDIPENDENTE
Cinque anni di desiderio Nel novembre del 1995 un gruppo di lavoratori dello spettacolo, di artisti e di studenti occupa gli spazi del Teatro dell’Accademia di Belle Arti di Bologna. Nasce così la vicenda del Teatro Polivalente Occupato di Via Irnerio a Bologna. Nell’arco di cinque anni lo spazio si apre alla città… https://links.grafton9.net/77fb10ee5674/ #podcast #centri_sociali #Bologna
October 28, 2026
archivio grafton9
Perù: duro colpo alla giustizia nel caso delle Sterilizzazioni Forzate
Inaudito. La Procura del Perù ha archiviato l’indagine sul caso delle Sterilizzazioni Forzate avvenute tra il 1990 e il 2000, durante il governo di Alberto Fujimori. In questo caso, considerato un crimine contro l’umanità, circa più di 314 mila donne (la maggior parte indigene e povere) e 20 mila uomini sono stati sottoposti a interventi chirurgici di contraccezione permanente (legature delle tube e vasectomie) senza il loro consenso previo, libero e informato. La Quarta Procura Penale Sovraprovinciale Specializzata in Diritti Umani e Contro il Terrorismo di Callao, Lima Centro, Lima Est, Lima Nord, Lima Nord-Ovest e Lima Sud ha dichiarato estinto per prescrizione il procedimento contro 52 indagati per il caso delle sterilizzazioni forzate, nonostante queste “riuniscano, secondo il diritto penale internazionale, gli elementi di un crimine contro l’umanità, essendo state commesse nell’ambito di un attacco generalizzato e sistematico diretto contro un settore della popolazione civile in esecuzione di una politica di Stato”. Nonostante ciò, la procura ha dovuto chiudere l’indagine in applicazione della Legge 32107 (chiamata Legge dell’Impunita e parte delle cosiddette “leggi pro-crimine”) perché questa non consente di configurare il caso come crimine contro l’umanità. La sentenza non solo chiude il caso, ma favorisce l’attuale senatore Alejandro Aguinaga (del gruppo parlamentare Fuerza Popular), tra gli altri indagati; e crea un precedente di impunità. Va sottolineato che, nel marzo 2026 la Corte interamericana dei diritti umani ha emesso una sentenza storica che attribuisce allo Stato peruviano la responsabilità per la sterilizzazione forzata e la successiva morte di Celia Ramos Durand, ordinando risarcimenti e misure di non ripetizione. Oggi i familiari delle vittime delle sterilizzazioni forzate del governo di Alberto Fujimori hanno dichiarato che presenteranno ricorso contro il provvedimento durante il governo della figlia dell’ex presidente e informeranno la Corte interamericana dei diritti umani, al fine di ottenere giustizia. Redacción Perú
October 28, 2026
Pressenza
Flávio Bolsonaro è scappato dal Brasile verso gli Usa
Il candidato alla presidenza brasiliana per la destra agli ordini degli Stati Uniti, dopo aver perso il ballottaggio contro Lula, cui un tribunale già ieri aveva sequestrato il passaporto nell’ambito di due inchieste sul riciclaggio di denaro, ha prima raggiunto l’Argentina e da lì gli Stati Uniti. Lì ha raggiunto […] L'articolo Flávio Bolsonaro è scappato dal Brasile verso gli Usa su Contropiano.
October 28, 2026
Contropiano
Il 30 ottobre Ravenna sciopera. E si prepara al dopo
Ora è ufficiale: 225 tonnellate di armi sono passate dal suo porto nel 2025. di Manuela Foschi Giornate molto intense a Ravenna per attiviste/i contro le armi nel porto, contro il riarmo e il genocidio in Palestina. A pochi giorni dalla storica sentenza del Consiglio di Stato che obbliga le Dogane ravennate a rendere pubblici i dati sugli armamenti passati
October 28, 2026
La Bottega del Barbieri

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