HAVIN GUNESER NEGLI STUDI DI RADIO ONDA D’URTO. L’INTERVISTA ALL’AUTRICE, GIORNALISTA E ATTIVISTA CURDARadio Onda d’Urto ha intervistato Havin Guneser, autrice del libro “L’arte della
libertà. Breve storia del movimento di liberazione curdo” (Meltemi, 2025), già
portavoce della campagna internazionale “Libertà per Abdullah Öcalan – Pace in
Kurdistan” e fondatrice dell’Academy of Social Science, che ha visitato i nostri
studi di Brescia prima della presentazione dell’edizione italiana del suo libro
che si è tenuta al centro sociale Magazzino 47.
L’intervista di Radio Onda d’Urto ad Havin Guneser, autrice del libro “L’arte
della libertà. Breve storia del movimento di liberazione curdo” (Meltemi, 2025),
già portavoce della campagna internazionale “Libertà per Abdullah Öcalan – Pace
in Kurdistan” e fondatrice dell’Academy of Social Science. Ascolta o scarica.
Di seguito la trascrizione completa dell’intervista di Radio Onda d’Urto ad
Havin Guneser di lunedì 30 marzo 2026:
L’arte della libertà, breve storia del Movimento di Liberazione Curdo, è il
libro di Avin Gunezer tradotto anche in italiano a fine 2025 per Meltemi.
Abbiamo il piacere di avere qui nei nostri studi la stessa Avin Gunezer con Anna
Clara Basilico, traduttrice del libro in italiano. La prima domanda, iniziamo
dal titolo, la scelta di fare un racconto sul movimento di liberazione curdo,
come è nata questa idea e quale è la sua importanza?
Grazie di questo invito, e un ringraziamentoanche ad Anna Clara per essere qui
oggi, per aver tradotto il libro e per tradurre le domande per me in inglese
oggi. Credo che questo libro sia molto importante a partire dal titolo“L’Arte
della Libertà, Breve Storia del Movimento di Liberazione Curdo”. Ero stata
invitata al California Institute of Integral Studies, un’università
californianadi San Francisco. Mi avevano chiesto di tenere un seminario di tre
giorni per meglio comprendere la lotta di liberazione del popolo curdo. Mi resi
conto in quel momento che molte persone avevano sentito parlare del popolo curdo
solamente in occasione di circostanze specifiche, come il rapimento di Öcalan
nel 1999, o l’occupazione statunitense dell’Iraq, con le conseguenze sulla
popolazione curda.
Se ne parlava molto in questi casi, così come si è parlato molto del Rojava, ma
nessuno di fatto aveva seguito la storia del movimento di liberazione curdo.
Come si fosse arrivati alla rivoluzione in Rojava, cosa fosse successo nelle
altre parti del Kurdistan… Le persone tendenzialmente erano convinte che il
nuovo cambio di paradigma fosse dovuto unicamente al rapimento di Öcalan, o al
fatto che avesse improvvisamente scoperto e letto Murray Bookchin altri autori,
provocando il cambiamento di prospettiva. Per questo motivo sia io che alcuni
professori del California Institute of Integral Studies abbiamo pensato che
fosse molto importante tenere questi seminari. In seguito alle tre giornate
abbiamo valutato che avesse senso trasformare il contenuto in un libro che
offrisse un resoconto interessante di come si fossero sviluppate le cose
all’interno del movimento di liberazione curdo. All’epoca erano passati circa 47
anni. Ma ora sono, ovviamente, 53 anni dall’inizio dell’organizzazione del
movimento.
Ok, la seconda domanda, invece, è legata a quali sono i principalisnodi
all’interno di questo libro. Sono tre i punti toccati, soprattutto dal punto di
vista della storia e del pensiero del movimento di liberazione curdo.
Sì, certo. Il libro è tratto da tre lezioni. Il primo capitolo di fatto spiega
come hanno fatto il movimento di liberazione curdo e il PKK a sopravvivere in
tutti questi anni al centro del vortice. Nel libro provo a spiegare come,
nonostante la guerra fredda,il movimento abbia assunto una prospettiva
marxista-leninista, oltre a presentarsi come un movimento curdo. Erano entrambe
scelte molto, molto difficili da compiere. Da lì, sono passata alla “ribellione
della più antica colonia”, la donna. Tutto questo iniziò all’interno del
movimento, prima di tutto. Penso che molte lotte in tutto il mondo, le lotte
anticoloniali, antimperialiste, e anticapitaliste sono state capaci di
mostrareil modo in cui oppressione, sfruttamento e gerarchie di potere si sono
date storicamente. E penso che quello che dovremmo vedere è che, come ho detto
prima, non si è trattato di un cambiamento da un giorno all’altro. Sono stati
necessari anni di interrogativi, di critica e diautocritica, ma capire ciò che
non si voleva, che si rifiutava, non era abbastanza. Sulla scorta di quel che
non si voleva abbiamo capito che tipo di meccanismi politici, sociali, culturali
fosse necessariointrecciare affinché non si ripetessero gli stessi errori.In
primo luogo era quindi necessario muovere una critica, ma in seconda battuta
capire come non ripetere gli errori. Da ultimo, veniva però la costruzione di
qualcosa di diverso. Per questo credo che il processo del movimento di
liberazione curdo sia da ben comprendere, altrimenti sarebbe impossibile capire
come si è giunti al cambio di paradigma.
Nel libro, ma più in generale nel movimento di liberazione curdo, dai molto
spazio al tema della società. Parli anche di “societicidio”. Quindi vorrei
chiedere una riflessione su questo, che è un punto molto importante nella
riflessione politica del movimento.
Toni Negri ha definito quel che Ocalan sta compiendo molto importante.Dal suo
punto di vista, Ocalan stava gettando le fondamenta di un nuovo sistema politico
per il XXI secolo. È nelle sue rielaborazioni che possiamo vedere come lo
fa:Ocalan prende in prestito il pensierodiFernand Braudel riguardo alla storia,
è affascinato dalla sociologia della storia.Guarda al passato, presente e futuro
in questi termini, osserva la long durée eripercorre la storia per individuare
qual è la contraddizione primaria. Per molti versi, Ocalan è ancora marxista, ma
su questo punto non è d’accordo con Karl Marx. Per lui, non si tratta della
contraddizione di classe.Per Ocalan, l’inquadratura è molto più larga, e
naturalmente include anche la classe, ma per lui la contraddizione principale è
quella tra Stato e comune. E la comune si fonda sulla libertà delle donne, è
matricentrica. Per questo motivo per Ocalan era importante cercare di
ripercorrere la storia della comune, vedere cosa le fosse successo e perché. In
questo modo Ocalan si rende conto che nel momento in cui si arriva alla
modernità capitalista, lo Stato, nella sua veste di Stato-nazione, è cresciuto a
tal punto a danno della comune – che lui definisce “società morale e politica” –
che siamo di fronte a un societicidio. Ecco perché siamo di fronte alla società
di oggi. Oggi la società non è altro che una manciata di persone che lavorano
insieme. Non so, forse in Italia le cose sono un po’ migliori, ma in moltissimi
luoghi, in particolare in Europa, i rapporti tra le persone si stanno davvero
deteriorando e la società non è più in grado di prendersi cura di sé stessa,
nemmeno per quanto riguarda la vita quotidiana, non è in grado di prendere
decisioni e di auto-governarsi. Per questo credo che quel intendeva Negri era
che, nel mezzo della Terza guerra mondiale siamo di fronte a numerosi dilemmi.
Si sta cercando di creare più confusione possibile. Mi dispiace moltissimo per
la perdita di Toni Negri, aveva ancora moltissimo da dare. Ha davvero centrato
il punto con Ocalan capendo che la sua proposta è una possibilità d’uscita da
questo pantano in cui stiamo affondando, al nostro futuro che diventa sempre più
precario, sempre più dannoso per l’ecologia, la società umana e naturale.
L’ultima domanda riguarda, ne abbiamo parlato in Ora di Società, abbiamo già
parlato prima della guerra, c’è un intero capitolo dedicato alla ginecologia,
alla scienza della donna e della vita, che è intitolato, richiama questa
fortissima espressione sulla quale vorrei tornare con Evinco Ineseros, cioè la
ribellione della prima colonia.
Sì. Nella sua ricerca della libertà e delle ragioni per cui l’abbiamo persa,
Öcalan ha davvero continuato ad analizzare aspetti che molte persone tendono a
ignorare. Lo scientismo e il positivismo, all’interno della modernità
democratica, tendono a sminuire molto la storia orale o altre fonti non scritte
nella comprensione del passato. Ocalan ha deciso di fare diversamente.
Ha iniziato a guardare alla mitologia, rivalutandola. È così che ha iniziato a
capire la storia della lotta tra patriarcato e società matrilineari, società
cioè basate sulla figura materna. Ha rivalutato le religioni, osservandole come
movimenti sociali del loro tempo. Attraverso tutto ciò è giunto alla conclusione
che la prima rottura da questa società matrilineare è avvenuta con la rottura
tra i sessi.
Ocalan parla di una “setta di assassini” – stiamo ancora cercando una traduzione
migliore. Ma penso che sia quello che è sotto gli occhi di tutti oggi con gli
Epstein files: una massa di uomini, un’oligarchia di fascisti. Quello che hanno
fatto è talmente orribile che non esiste reazione al mondo all’altezza delle
loro azioni. La realtà ci mostra fino a che punto tutti abbiano semplicemente
accettato la violenza contro le donne, i femminicidi. Non si tratta solo di
ragazze minorenni o di donne, sono coinvolti persino bimbi piccoli. E alle
spalle di tutto ciò c’è, di fatto, un clud di solo uomini, un club di
cacciatori. Patriarchi che si organizzano dentro lo stato, dentro le
istitutizioni per violarle e annullarle.
Voglio dire, ma come siamo arrivati a questo punto? Come mai tutte le
organizzazioni e le istituzioni dopo le due guerre mondiali non funzionano più?
Come hanno trovato il modo per aggirarle? C’è molto da smontare e da capire
Ma perché il sistema è così permeabile a questo? Perché il sistema stesso è lo
stato finale o presente del patriarcato. Sulla scorta di questo ragionamento
Öcalan coglie che la donna non è solo la prima colonia, è anche la prima classe
e la prima nazione. Perché è qui che si verifica la prima rottura, da cui segue
lentamente il neolitico come fase di transizione, motivo per cui la mitologia è
così importante.Per tutto il paleolitico, ad esempio, sono estremamente diffuse
le veneri, statuine femminili che rappresentano la fecondità e la maternità. Più
tardi emergono invece siti come Göbekli Tepe, vicino al villaggio natale di
Ocalan, in cui osserviamo il processo di sacralizzazione degli organi genitali
maschili. Possiamo notare questo passaggio e Ocalan è riuscito a cogliere la
continuità di quella lotta che continua ancora oggi. Questa è la ragione per cui
Ocalan definisce la donna chiama la prima colonia e il motivo per cui ogni altra
colonizzazione, ogni altra schiavitù e ogni altra oppressione – di classe o su
base nazionale – si è verificatasulla scorta di quel che è avvenuto alle donne.
È stato anzitutto necessario costruire una premessa ideologica, come emerge ad
esempio nella mitologia sumera. La maggior parte delle religioni hanno attinto
da lì: le donne sono state create dalla costola di Adamo, l’essere umano è stato
plasmato dal fango, eccetera. Le religioni hanno ereditato tutto ciò, e così si
può vedere l’emergere di una nuova narrazione che esalta l’egemonia maschile e
il controllo delle donne. Quindi questo si accompagna, ovviamente, alla
violenza. Quel che è stato fatto alla donna continua ancora oggi. Con l’emergere
della modernità capitalista qui in Italia, ma non solo, le donne venivano
bruciate sul rogo. Chi erano quelle streghe?Erano donne che non accettavano
questo sistema, sistema che è diventato poi dominante nelle terre in cui
viviamo. Anche l’economia è stata portata via, dalle donne, ma anche dai
lavoratori. Se guardiamo alla storia del popolo curdo vediamo che la stessa
modalità è stata usata per ridurlo in schiavitù. Penso sia per questo che ha
definito la donna la prima colonia, la prima classe e la prima nazione, ed è per
questo che pone al centro la comune, e che la comune non può esistere senza che
al suo centro vi sia la donna, e la donna libera. Tutto questo non significa
naturalmente la donna di oggi. Dobbiamo ancora liberarci del fardello di questi
5000, forse 12mila anni di stratificazione di oppressione, di tutte queste
caratteristiche scolpite dentro di noi, ma che non ci appartengono.
Quel che sta cercando di fare il movimento di liberazione curdo è questo: nel
corso degli anni è passato da un’ideologia della liberazione della donna
all’eterno divorzio dal sistema di valori patriarcale, fino all’uccisione del
maschio dominante, prendendo in considerazione diverse prospettive per andare
sempre più in profondità. E infine, naturalmente, c’è il partito delle donne
curde all’interno del movimento di liberazione curdo. Il tutto va quindi
inquadrato in uno scenario molto più ampio. Le donne all’interno del Movimento
di Liberazione Curdo e all’interno della società civile hanno davvero lottato
duramente per arrivare qui e hanno sacrificato molto. E a questo proposito non
posso non parlare del ruolo di Ocalan, perché qualsiasi altro leader, in queste
circostanze, avrebbe potuto dire, “sì, okay, ma sapete, abbiamo cose più
importanti di cui occuparci, non è questo il momento”, Ma lui ha sempre capito
che per non ripetere gli errori degli altri occorreva andare più in profondità,
e non ha ignorato la questione. Ha lavorato con le donne, ha favorito l’apertura
di uno spazio politico, sociale e culturale e ha cambiato i meccanismi interni
al movimenti per essere sicuro di non ripetere gli errori del passato.
Per concludere, in breve, vorrei parlare di uno dei progetti più recenti, nato
dopo la pubblicazione del libro, che riguarda l’attività dell’Accademia delle
Scienze Sociali, di cui, Annaclara Basilicò, qui presente fa parte, insieme a
Havin Güneser, fondatrice dell’Assemblea. Quali sono gli obiettivi e su cosa si
intende lavorare?
L’Academy of Social Science è un’accademia che io, insieme ad Anna Clara e ad
altri 19 intellettuali, abbiamo fondato. È un’istituzione molto importante,
perché è sotto gli occhi di tutti che produrre saperi e conoscenze per le
persone e con le persone non è più qualcosa che si può fare attraverso le
università. In realtà, quel che accade è che le università diventano giorno dopo
giorno sempre più alleate delle strutture di potere. Nonostante ciò, ovviamente
ci sono persone che rimangono critiche e che cercano di mantenere uno spazio
critico al loro interno, come molte delle persone che hanno aderito all’Academy
of Social Science e con cui stiamo lavorando. Ciò nonostante, sentivamo
l’esigenza di uno spazio nostro per sviluppare tutto ciò cui abbiamo lavorato
negli ultimi 10-15 anni, per renderlo formale, per essere sicuri che gli
argomenti trattati e discussi anche in questa intervista fossero realmente a
disposizione della società – come fare ricerca con i movimenti, com attivisti e
intellettuali… forse chissà, avremo l’ambizione di preparare un curriculum,
un’università, per capire non solamente le nostre radici, ma per capire il
nostro presente. Perché so che c’è molta confusione su quel che accade oggi,
soprattutto ad esempio nel caos del medio oriente, in Siria, Iran, Iraq e
Turchia. Ocalan ha tracciato una linea dalla sua prigione sull’isola di imrali
per chiarire qual è la posizione del movimento di liberazione curdo, e so che le
persone sono confuse perché sono abituate a determinati schemi. Ma il movimento
di liberazione curdo è sempre stato al di fuori di quelli. Le persone sono
rimaste piuttosto perplesse. Cosa stanno facendo questa volta. Ma penso che il
libro sia utile anche per questo, perché dà una prospettiva diversa, già dal
primo giorno. Anche se è nato come movimento marxista leninista, come ha fatto a
non cadere nella trappola del dogmatismo e del socialismo reale? Come ha fatto a
svilupparsi da quel punto di partenza mantenendo la buona eredità del
socialismo, di Marx, dei movimenti anti-coloniali, del femminismo, costruendo su
tutti questi? Direi quindi che l’Academy of Social Science, con le sue comuni di
ricerca, con i collettivi di artisti, con la rivista “Democraticmodernity” e una
serie di altri progetti collaterali, come il dizionario politico e l’approccio
metodologico sarà in grado di avvicinare i movimenti e di mostrare che nel mezzo
del caos attuale, noi possiamo davvero, a partire dal contesto locale, difendere
insieme la società e assicurarci che il sapere non sia potere, ma chela verità è
una vita libera.