Mauro Armanino: andar controcorrente, con “parole che dissentono, e disertano”
Oggi, sabato 3 ottobre, a Genova si è svolta l’assemblea generale convocata da CALP e USB per preparare la mobilitazione internazionale che venerdì 30 ottobre coinvolgerà i lavoratori del porto del capoluogo ligure insieme ai colleghi di altre città portuali di tutta Italia, d’Europa e di altri stati affacciati al Mediterraneo. A Genova due giorni prima, il 1° ottobre, è stata ‘varata’ la 66esima edizione del Salone Nautico. L’inaugurazione è stata celebrata con il cerimoniale saluto ‘alla voce’ delle navi in rada… e, oltre alla sindaca di Genova, per l’occasione erano presenti: il governatore della Liguria, Marco Bucci, il presidente nazionale di Confindustria, Orsini, e il presidente di Confindustria nautica, Formenti, inoltre il ministro Urso, il viceministro Rixi e Giorgia Meloni, che ha proceduto al taglio del nastro contemporaneamente al “defilamento della fregata antimissilistica Margottini della Marina militare durante il tradizionale alzabandiera da parte dei militari della Capitaneria di porto oltre all’esecuzione dell’Inno di Mameli“. Sul palco d’onore c’erano le ‘autorità’, tranne una: “Se l’obiettivo, come si vocifera, e spero che non sia così, era quello di levarmi attenzione, non credo sia stato raggiunto – ha dichiarato Silvia Salis, campionessa di lancio del martello nel 2025 candidata, ed eletta, ‘primo cittadino’ (da una coalizione formata da PD, M5S, AVS, Volt Italia, +Europa, Azione, Italia Viva e DemoS insieme alle liste civiche Riformiamo Genova e Linea Condivisa) – Io rappresento la città di Genova e non ho intenzione di fare polemica. Vorrei solo ricordare il senso di servizio verso il nostro incarico. Noi siamo in prestito alle istituzioni, non sono nostri gli incarichi che abbiamo, li serviamo. Non servono a noi, noi rappresentiamo le istituzioni per le quali siamo state votate” [Meloni inaugura la 66esima edizione del Salone nautico, polemica per l’assenza di Salis dal palco – Rai News]. L’incontro ha riunito i portuali insieme a comitati, associazioni, organizzazioni sindacali e politiche, collettivi e cittadini esortati a “portare idee e proposte concrete per costruire una risposta coordinata dal basso”. Mauro Armanino ha risposto con una riflessione: > Piazza Banchi si trova adiacente a Caricamento. > > Nata come scalo commerciale accanto al porto di Genova, prese questo nome per > la presenza dei banchi di legno dei cambiavalute e dei notai sistemati sotto i > portici dei palazzi. > > Dal fallimento di questi banchi e dalla rottura fisica dei tavoli, i banchi > rotti, deriva il termine ‘bancarotta’… parola che bene esprime lo spirito del > nostro tempo inquieto. > > Alta sui naufragi dai belvedere delle torri, china e distante sugli elementi > del disastro e dalle cose che accadono al di sopra delle parole celebrative > del nulla. > > Dietro la chiesa di san Pietro in Banchi che poggia, forse non casualmente, su > negozi e chiosco dei fiori, si trova uno dei centri di ascolto della Caritas. > > Ogni mattina passano un centinaio di persone per consumare una sobria > colazione offerta dal servizio. > > Accanto alla porta d’ingresso della sala di accoglienza e di incontri, aperti > a tutti, ha sede uno spazio espositivo. > > ‘Impronta d’acciuga’, c’è scritto. > > Sullo scandalo metallico > di armi in uso e in disuso > a guidare la colonna > di dolore e di fumo > che lascia le infinite battaglie al calar della sera > la maggioranza sta, la maggioranza sta. > > Sulla vetrina ci sono due dipinti che rappresentano acciughe. > > Quello di sinistra cita una strofa di poesia scritta a due mani con Ivano > Fossati e cantata da Fabrizio de André nel 1996. > > ‘Smisurata preghiera’ si legge sul dipinto nel quale un’acciuga naviga in > senso contrario rispetto alle altre. > > Tutto si rigenera e prende altre direzioni, fondali che si trasformano in > arredi. > > Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria > col suo marchio speciale di speciale disperazione > e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi. > > L’acciuga posta in una direzione ostinata e contraria insinua le innumerevoli > e spesso nascoste, quotidiane resistenze al sistema imperante. > > I ‘no-feriali’ ed eretici che sfidano le narrazioni dominanti e nuotano, > coscientemente, controcorrente. > > L’editoriale di Volere la luna * afferma che la democrazia non è stata > inventata per essere democratica… bisogna costringerla. > > Ecco perché a Genova ci sarà un’assemblea per dire ai guerrafondai della > logistica che ‘non di sole armi vivono i porti’, ma di parole che dissentono e > disertano. > > Coltivando tranquilla > l’orribile varietà > delle proprie superbie > la maggioranza sta > come una malattia > come una sfortuna > come un’anestesia > come un’abitudine > > Mauro Armanino – Genova, 3 ottobre 2026 SMISURATA PREGHIERA Liberamente tratta dalla Summa di Maqroll. Il gabbiere (antologia poetica 1948-1988) di Álvaro Mutis, Ediz. Einaudi – Torino F. DeAndré | I. Fossati | A. Mutis  ©  1996   Alta sui naufragi dai belvedere delle torri china e distante sugli elementi del disastro dalle cose che accadono al di sopra delle parole celebrative del nulla lungo un facile vento di sazietà di impunità. Sullo scandalo metallico di armi in uso e in disuso a guidare la colonna di dolore e di fumo che lascia le infinite battaglie al calar della sera la maggioranza sta, la maggioranza sta. Recitando un rosario di ambizioni meschine di millenarie paure di inesauribili astuzie coltivando tranquilla l’orribile varietà delle proprie superbie la maggioranza sta. Come una malattia come una sfortuna come un’anestesia come un’abitudine. Per chi viaggia in direzione ostinata e contraria col suo marchio speciale di speciale disperazione e tra il vomito dei respinti muove gli ultimi passi per consegnare alla morte una goccia di splendore di umanità, di verità. Per chi ad Aqaba curò la lebbra con uno scettro posticcio e seminò il suo passaggio di gelosie devastatrici e di figli con improbabili nomi di cantanti di tango in un vasto programma di eternità. Ricorda, Signore, questi servi disobbedienti alle leggi del branco non dimenticare il loro volto che dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna li aiuti. Come una svista come un’anomalia come una distrazione come un dovere. * “La democrazia non è stata inventata per essere democratica. Bisogna costringerla.” (Aria di golpe parlamentare e di partito unico, di Alfio Mastropaolo – Volere la luna – 30/09/2026) L’inaugurazione del Salone Nautico 2026 nell’album fotografico del Governo italiano: Maddalena Brunasti
October 3, 2026
Pressenza
Un week-end di lotte contro i data-center
Viste le due mobilitazioni che si svolgeranno domani e dopodomani, abbiamo dedicato la puntata di oggi ai data-center. In particolare a quello di Rho e a quello di Lucento. https://nodatacenterlucento.espivblogs.net https://effimera.org/materiali-seminario-ia-02-lotte-contro-i-data-center-tra-ecologia-politica-e-riappropriazione-della-ricchezza-di-centro-sociale-sos-fornace Buon ascolto. Aggiungiamo le scelte musicali: 01 – Ian Sweeet – If Youre Crying 02 – Dexys Midnight Runners – Burn It Down 03 – The Amps (Kim Deal)- Tipp City 04 – Butthole Surfers – The Wooden Song 05 – Fugazi – The Word 06 – Buzzcoks – I Can’t Control Myself 07 – Therapy – Screamager 08 – The Jukeez – Wildest Cat In Town 09 – Laurel Canyon – A Man About Town 10 – Black Lips – Mad Dog 11 – Butthole Surfers – Rocky 12 – Oh Sees – Jettisoned
October 3, 2026
Radio Blackout - Info
Tutti in marcia 3 ottobre in Val Susa: saremo di nuovo in tanti, là dove tutto è cominciato
Partì proprio da Sant’Ambrogio di Susa, 2 marzo 1996: la nostra prima marcia! Ed eccoci di nuovo oggi, 3 ottobre 2026, di nuovo qui, di nuovo in marcia, per l’ultima della serie (per ora). Diretti questa volta ad Avigliana ma ancora una volta sotto “La Sacra”, idealmente protetti dalla “Spada di San Michele” che in queste notti di settembre puntava con la sua luce azzurra in alto, verso Est, quasi pronta ad abbattersi sullo spreco della “Avigliana/Rivalta”, ennesima tratta dell’inutile, vecchio, progetto TAV che un tempo doveva collegare Kiev a Lisbona. Un progetto di origine militare, finanziato con fondi europei per la mobilità militare, per favorire le guerre che massacrano i popoli e le società civili. Si, perché le merci sui treni non ci saliranno mai, per questioni logistiche collegate al territorio italiano e a quella che viene definita la “Città diffusa”: capannoni ovunque, che rendono troppo costoso e complicato il trasporto merci su rotaia. E non esistono neppure i milioni di passeggeri venduti dai vecchi e decrepiti oracoli con la laurea da architetti che ci hanno ammorbati per anni con fandonie e pozioni magiche che neppure le peggiori fattucchiere del Medio Evo riuscivano a far digerire al popolo. E infatti… sparite le madamine, ridotti a pochi umarell ed interessati signori i SI TAV. Gente che prende regolarmente l’aereo invece che il treno. Noi invece che il treno lo prendiamo, e sappiamo in che condizioni viene lasciato il traporto dei pendolari, ci saremo eccome a Sant’Ambrogio! Noi che viviamo sulla nostra pelle la distruzione del creato, la tocchiamo con mano nella nostra valle e la osserviamo in tutto il mondo, noi marceremo. La forza dei NO TAV? Semplicemente quella di imparare a non spegnere ciò che siamo: esseri pensanti. Talmente razionali, noi che marciamo da 30 anni, da aver sempre evitato ogni violenza, per indole, ma anche sperando che infine nessuno possa negare l’evidenza di questo immane raggiro ai danni della collettività che si chiama Torino-Lione. Un trasferimento di risorse dal pubblico al privato: dal welfare, sanità, scuola, alle tasche di speculatori, tutta gente che viaggia con autista, auto blu e aero. Gente che non sa cosa sia la fatica, il risparmio, la cura del territorio. Gente ricca, riverita e scostante che noi pesiamo da 30 anni. Vero, il nostro giudizio su costoro conta poco nella realtà dei fatti, ma qui all’ombra della Sacra di San Michele gli esseri raziocinanti NO TAV possono perfino credere che sarà infine la bilancia di San Michele a pesare questi affaristi nel Giorno del Giudizio. E se quella bilancia funziona come si racconta… La Storia narra che mille anni fa un nobile e ricco francese compì gravi misfatti nella sua natia Alvernia, poi si pentì e pagò il suo debito con pellegrinaggi e opere di bene, vale a dire la realizzazione del monumento che noi in valle chiamiamo semplicemente “La Sacra”. Oggi nessun affarista e speculatore si pente ed ogni suo misfatto è peggiore del precedente. Forse aveva ragione il Giudice Ferdinando Imposimato quando diceva: «si è vero, i ladri hanno sempre rubato, ma un tempo almeno avevano il senso del limite!». Insomma son passati mille anni, milioni di persone hanno attraversato la Valle, nessuno li ha mai ostacolati se venivano in pace. Oggi invece in troppe occasioni, ed in questo caso solo per risparmiare qualche minuto, si sta perdendo ogni senso del limite, ogni rispetto per il creato, ogni decenza umana. Per arrivare prima, che poi bisognerebbe sapere cosa fare col tempo risparmiato! Non ci possiamo nascondere che ciò che viviamo in Valle è ben poca cosa rispetto a ciò che di peggio succede nel mondo, ma… neppure dobbiamo dimenticare che fa parte dello stesso schema. C’è chi lo chiama capitalismo, corretto. Ma perché non definirlo soprattutto perdita della moralità e del senso di giustizia? E’ lo stesso fenomeno che poco alla volta allontana le persone e cancella la solidarietà, che lascia morire la gente in mare, che aumenta i prezzi degli affitti, che crea disoccupati senza curarsi più di quelle persone. Chi manifesta contro lo spreco e l’arroganza di un’opera inutile, ragiona anche su queste vergogne della nostra società. Lo fa con sincera la tristezza nel cuore ma con la consapevolezza che la goccia d’acqua infine bucherà la roccia. Ogni passo di una marcia NO TAV è anche una limpida goccia d’acqua. Non si spiega altrimenti la determinazione di migliaia e migliaia di persone che arrivano quel giorno dove si manifesta, dalla valle e da tutto il Paese, persino dalla Francia. E poi cominciano a camminare con le bandiere NO TAV. Una sorta di pellegrinaggio, di preghiera, che questa volta, il 3 ottobre, alle ore 14, partirà di nuovo all’ombra della Sacra. Personalmente ho fatto un calcolo: il mio personale pellegrinaggio NO TAV nell’arco di 30 anni misura almeno 500 chilometri. Se aggiungessi i pellegrinaggi istituzionali fatti insieme a molti altri amici e compagni, a Bruxelles, Roma, Torino (quelli a Torino durati un intero anno, tutti i giovedì presso RFI, li soprannominai i “giovedì del ferroviere”), i chilometri sarebbero decine di migliaia. In ogni occasione abbiamo ascoltato cose assurde e poi spiegato a tutti che questo della Torino-Lione, numeri alla mano, era solo uno spreco di risorse pubbliche. Di una cosa in particolare oggi mi dolgo, non poter più marciare a fianco di tanti cari amici che sono andati “oltre”. Come il mio sindaco Elisio Croce, e alcuni amministratori comunali. E poi Alberto Perino e sua moglie Bianca, tanti amici dei presidi NO TAV, il giudice Ferdinando Imposimato, Remo Castagneri, che con le sue battute ci tirava sempre su il morale, Pasquale Cavaliere, uno dei primi a lasciarci, Stefano Lenzi del WWF che i progetti li ha letti tutti e ci ha aiutati a scrivere tutte le osservazioni ambientali, Ivan Cicconi, che con i suoi studi economici e sugli appalti ci ha aperto panorami spaventosi sulle Grandi Opere. E poi decine, centinaia di persone che continuano a camminare con noi e che sono lì davanti: in silenzio e senza alzare polvere, in tutte le marce NO TAV. Di una cosa mi vanto, di non essere mai stato contro il progresso ma sempre contro lo spreco, e come migliaia di attivisti NO TAV, ognuno nel nostro piccolo, aver fatto tutto il possibile per spiegare cosa è veramente quest’opera. Tutti noi non molleremo mai, più passa il tempo e maggiormente è chiara la fregatura. La consapevolezza di questa lunga vicenda ha mutato forse il nostro modo di vedere il mondo, ma non ha piegato la determinazione e l’ottimismo di chi crede che alla fine ce la faremo a fermare l’inganno. Perché lo sappiamo: marciare è anche una forma di preghiera. E il fatto sabato 3 ottobre partiamo proprio da lì, Comune di Sant’Ambrogio, proprio sotto la Sacra, dopo 30 anni in cui sul lato/Italia non si è ancora scavato un solo metro di tunnel, forse è qualcosa in più di una preghiera! È un segno del destino, da non mancare: saremo di nuovo in tanti! Centro Sereno Regis
October 3, 2026
Pressenza
Fucina delle culture
-------------------------------------------------------------------------------- unsplash.com -------------------------------------------------------------------------------- 𝐈 𝐩𝐫𝐨𝐠𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐒𝐀𝐈 𝐝𝐞𝐥 𝐂𝐨𝐦𝐮𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐀𝐧𝐝𝐫𝐚𝐧𝐨 (Lecce) 𝐠𝐞𝐬𝐭𝐢𝐭𝐢 𝐝𝐚𝐥 𝐆𝐔𝐒 – 𝐆𝐫𝐮𝐩𝐩𝐨 𝐔𝐦𝐚𝐧𝐚 𝐒𝐨𝐥𝐢𝐝𝐚𝐫𝐢𝐞𝐭𝐚̀ “𝐆𝐮𝐢𝐝𝐨 𝐏𝐮𝐥𝐞𝐭𝐭𝐢” danno avvio alla 𝐅𝐮𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐞, uno spazio dedicato alla comunità, alla formazione e alla partecipazione attiva. Le iniziative presentate in settembre, comprendono: 𝐋𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐜𝐮𝐜𝐢𝐭𝐨, dedicato all’apprendimento di tecniche sartoriali e alla condivisione di competenze; 𝐀𝐫𝐦𝐚𝐝𝐢𝐨 𝐒𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞, spazio di scambio gratuito e solidale per il riuso responsabile degli indumenti; 𝐋𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐝𝐮𝐦𝐞𝐧𝐭𝐢, servizio su prenotazione che valorizza le competenze delle beneficiarie dei progetti SAI. Sono in fase di attivazione anche il 𝐋𝐚𝐛𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐨 𝐝𝐢 𝐨𝐫𝐞𝐟𝐢𝐜𝐞𝐫𝐢𝐚 e il ciclo di incontri 𝐏𝐞𝐫𝐜𝐨𝐫𝐬𝐢 𝐝𝐢 𝐚𝐥𝐟𝐚𝐛𝐞𝐭𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐧𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐭𝐢𝐜𝐚. La Fucina delle Culture si configura come un luogo aperto, 𝐯𝐨𝐥𝐭𝐨 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐧𝐯𝐢𝐯𝐞𝐧𝐳𝐚 𝐢𝐧𝐭𝐞𝐫𝐜𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚𝐥𝐞 e alla crescita condivisa della comunità locale. Tutte le iniziative si svolgono presso le 𝐀𝐮𝐥𝐞 𝐬𝐨𝐜𝐢𝐚𝐥𝐢 – 𝐅𝐮𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐞 𝐂𝐮𝐥𝐭𝐮𝐫𝐞, 𝐏𝐚𝐫𝐜𝐨 𝐑𝐞𝐧𝐚𝐭𝐚 𝐅𝐨𝐧𝐭𝐞 – 𝐂𝐚𝐬𝐭𝐢𝐠𝐥𝐢𝐨𝐧𝐞, 𝐢𝐧 𝐯𝐢𝐚 𝐈𝐭𝐚𝐥𝐢𝐚. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Fucina delle culture proviene da Comune-info.
October 3, 2026
Comune-info
Assessore Alfonsi, rispettiamo le regole e lasciamo stare la Costituzione
Elaborazione grafica su foto campagna affissioni del Comune (foto amm) Nello scenario generale dei problemi della Capitale, quello che solleviamo può apparire un tema insignificante, ma noi riteniamo che invece debba essere oggetto di una riflessione, non solo per il suo contenuto, una modifica al Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale che suscita numerose obiezioni tecniche esposte in calce da Paola Loche, ma per la visione che questo piccolo provvedimento tradisce, che riguarda, come al solito, il rapporto tra interesse pubblico e interesse privato. Ma non solo. A sostegno di questa – piccola- modifica che riguarda il rapporto tra interesse pubblico e interesse privato, viene citata in più passaggi addirittura la Costituzione italiana e sentenze della Corte Costituzionale. E a noi sembra poco rispettoso tirare in ballo la Costituzione italiana e la Consulta per consentire a chioschi e bar di mettere ombrelloni e tavolini a ridosso degli alberi. E’ arrivata nei Municipi e andrà al voto dell’Assemblea Capitolina una Proposta di deliberazione dell’Assessora all’ambiente Sabrina Alfonsi approvata dalla giunta il 29 settembre 2026 : “Modifica dell’Allegato n. 15 al Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale di cui alla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 17 del12/03/2021” (che riportiamo in calce). Mentre la citta è letteralmente tappezzata di manifesti luminosi che esaltano la – lodevole – iniziativa comunale del Piano del Verde che promette “Quasi 20mila nuovi alberi nelle strade e nelle piazze di Roma entro aprile 2027” e altre iniziative a favore della cura del verde [1], si chiede all’assemblea Capitolina di approvare una modifica del Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano. Un regolamento costato anni di impegno e di fatica delle associazioni insieme alle istituzioni capitoline, arrivato all’approvazione nel 2021 [2], che ha dotato finalmente la Capitale di regole certe per la cura delle alberature e del verde, un patrimonio collettivo che incide sulla bellezza della città e sul Paesaggio ma anche sulla salute dei cittadini e sulla funzione di contrasto a un cambiamento climatico ormai sempre più incalzante. La modifica introduce una deroga a quanto stabilito dal Regolamento – lasciare uno spazio libero di 2,00 m a raggio- attorno alle alberature – riguardo il posizionamento degli arredi per le attività di somministrazione: ombrelloni, sedie, tavolini, stuoie eccetera. Anziché mantenere una regola perentoria, già troppo spesso non rispettata, si allenta la prescrizione, introducendo una valutazione arbitraria, caso per caso. Valutazione del Dipartimento Ambiente sulla base di una Relazione tecnica asseverata da un professionista incaricato dallo stesso privato proprietario dei tavolini e dell’attività di somministrazione. In una città in cui è molto difficile far rispettare le regole, con un’Amministrazione che non ha i mezzi e le risorse per controllare sistematicamente la loro applicazione, si decide addirittura di attenuare uno degli argini in grado di dissuadere chioschi, bar e ristoranti dall’espansione indiscriminata su ogni superficie naturale. Ma c’è dell’altro. Per perorare la validità della proposta, si arriva a citare – a nostro avviso del tutto impropriamente – la nostra Costituzione. Infatti se prima si evoca l’art. 41[3], che prevede che l’iniziativa economica privata “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana” subito dopo si aggiunge che tale tale norma costituzionale “non cancella però la libertà economica“, e più oltre, citando addirittura una sentenza della Corte, che “i diritti e i principi costituzionali devono integrarsi a vicenda, spettando quindi, alle norme di settore di realizzare il miglior contemperamento tra gli stessi” e infine che “occorre bilanciare l’esigenza ecologica con la continuità produttiva, il lavoro e lo sviluppo sociale, evitando che la tutela dell’ambiente annulli la libertà d’impresa e viceversa“. Ora, a parte che è tutto da dimostrare, nel bilanciamento degli interessi, se debbano prevalere quelli pubblici della stringente tutela delle alberature, o quelli commerciali delle attività di somministrazione, che già beneficiano di normative assai vantaggiose, sia dei provvedimenti nazionali – l’incredibile proroga delle misure emergenziali varate durante il COVID – sia del recente Regolamento per la disciplina delle occupazioni di suolo pubblico delle attività di somministrazione di alimenti e bevande, se prendesse piede questo principio verrebbe cancellata ogni certezza normativa, rendendo la stesura dei regolamenti un puro esercizio di stile, dato che ogni regola potrebbe essere oggetto di deroga e di valutazione “caso per caso”. Ma a questo punto c’è da chiedersi cosa potrebbe accadere alla nostra povera città se tale interpretazione venisse estesa a campi e occasioni con impatti ben più ampi sull’ambiente e sul Paesaggio che, dobbiamo ricordarlo, sono tutelati dalla Costituzione italiana, art. 9, che fa parte dei principi fondamentali della Repubblica. Ci auguriamo quindi che questa proposta sia solo frutto di una disattenzione e che venga prontamente archiviata. Anche perchè è davvero poco rispettoso verso tutti quelli che si sono sacrificati perché il nostro Paese avesse questa Costituzione e verso tutti quelli che si battono ogni giorno perché questa Costituzione non sia mortificata, ma sia finalmente attuata, che si citi la Carta per permettere ai chioschi e ai bar di allargare uno spazio pubblico a ridosso degli alberi, di fatto per aumentare i profitti privati su servizi aa pagamento, a scapito di un bene pubblico di tutte le cittadine e i cittadini. (AMBM) PERCHÈ IL REGOLAMENTO DEL VERDE PRESCRIVE LA DISTANZA DI 2 METRI DAGLI ALBERI di Paola Loche La proposta di deliberazione (Dec. G. C. n. 88 del 29 settembre 2026) e la relativa Relazione Tecnica allegata introducono una deroga al limite minimo dei 2,00 metri di rispetto attorno alle alberature cittadine per le Occupazioni di Suolo Pubblico (O.S.P.). Tale proposta presenta evidenti criticità sul piano ecologico, agronomico e giuridico-ambientale. In una metropoli come Roma, già colpita dall’effetto “isola di calore”, da un’elevata impermeabilizzazione del suolo e dalla proliferazione incontrollata di dehors e di arredi e elementi al servizio della somministrazione, il valore collettivo dei servizi ecosistemici offerti dagli alberi deve prevalere sulla tutela del profitto privato. La relazione tecnica sostiene che l’insediamento di “strutture elementari” (quali sedie, tavolini, fioriere, tappeti, zerbini e ombrelloni) avrebbe un impatto ambientale irrilevante o trascurabile. Dal punto di vista ecologico e agronomico, questa affermazione è infondata: * Compattamento del suolo e soffocamento radicale: Il calpestio continuo da parte di avventori e personale, unito al peso stazionario di tavoli, sedie e fioriere entro il raggio dei 2 metri, causa l’asfissia del terreno. Il compattamento riduce la porosità del suolo, impedendo la penetrazione di acqua e ossigeno verso l’apparato radicale affiorante ed esplorativo. * L’effetto nocivo di tappeti e pedane: L’uso di “tappeti e zerbini” direttamente alla base degli alberi crea un microclima umido e privo di luce che favorisce la proliferazione di fitopatologie radicali e fungine, oltre a impedire la naturale traspirazione del terreno. * Contraddizione intrinseca del testo: Lo stesso testo del Regolamento riconosce che il patrimonio arboreo capitolino è sottoposto a “stress estremi in ambito urbano (scavi stradali, inquinamento atmosferico, isole di calore, ecc.)”. Consentire la riduzione della fascia di tutela proprio per le alberature già sottoposte a questi stress significa aggravare direttamente la vulnerabilità e il rischio di caduta rami o schianti. La delibera richiama la giurisprudenza costituzionale e l’art. 41 della Costituzione per giustificare il “bilanciamento” tra la tutela dell’ambiente e la continuità produttiva delle attività commerciali. Tuttavia, questo argomento dimentica i recenti sviluppi normativi ed ecologici: * I limiti dell’iniziativa economica: L’art. 41 della Costituzione stabilisce esplicitamente che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute e all’ambiente. La tutela dell’ambiente costituisce un limite primario e invalicabile. * Asimmetria tra danno ecologico e danno commerciale: un danno commerciale è temporaneo e reversibile; il danno a un albero monumentale o a un filare alberato vetusto è irreversibile. La morte o il deperimento di una pianta priva il quartiere per decenni di ombra, filtraggio dei particolati sottili e riduzione delle temperature. Trattare l’ecosistema urbano e lo spazio per qualche tavolino supplementare come beni di pari valore configura un grave errore di prospettiva. La proposta prevede che la deroga possa essere concessa previa “asseverazione da parte di un tecnico abilitato, per conto dell’istante, di non nocumento ai danni dell’alberatura”. * Spostamento dell’onere della prova su tecnici di parte: affidare la valutazione di sicurezza ecologica a un professionista retribuito dallo stesso esercente commerciale che richiede lo spazio crea un evidente conflitto d’interessi. * Frammentazione della tutela: la norma dei 2,00 metri è nata come presidio generale, oggettivo e preventivo. Sostituirla con deroghe ad hoc asseverate dai privati trasforma una regola di salvaguardia ambientale in una trattativa individuale, svuotando di efficacia la funzione di tutela del Dipartimento Tutela Ambientale. La proroga eccezionale delle occupazioni di suolo pubblico nate durante l’emergenza COVID-19 (trasformatesi da misura temporanea a privilegio permanente) ha già sottratto ampie porzioni di spazio pubblico, marciapiedi e aree verdi alla fruizione libera dei cittadini. L’ulteriore erosione della distanza di sicurezza dagli alberi rappresenta una scelta di sviluppo urbano miope. In un contesto di crisi climatica con perenni adibizioni di spazi verdi a usi commerciali, il verde pubblico non può essere considerato una semplice “cornice” per i dehors dei bar o una risorsa residuale da sacrificare. Gli alberi sono infrastrutture ecologiche vitali per la sopravvivenza climatica della città. La proposta di modifica dell’Allegato n. 15 va respinta. La fascia di rispetto di 2 metri attorno alle alberature non è un cavillo burocratico, ma una misura tecnica minima per la protezione delle radici, la stabilità delle piante e l’incolumità pubblica. Subordinare la salute del patrimonio arboreo di Roma alle esigenze di espansione degli esercizi di somministrazione significa cedere alla commercializzazione dello spazio pubblico a scapito della vivibilità e della sostenibilità ambientale della città. alle esigenze di espansione degli esercizi di somministrazione significa cedere alla commercializzazione dello spazio pubblico a scapito della vivibilità e della sostenibilità ambientale della città. Paola Loche LA PROPOSTA DI DELIBERAZIONE 150°Proposta (Dec. G. C. n. 88 del 29 settembre 2026) Modifica dell’Allegato n. 15 al Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale di cui alla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 17 del12/03/2021 Premesso che il Regolamento approvato con la Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 118/2025 e ss.mm.ii. disciplina le occupazioni di suolo pubblico delle attività di somministrazioni e bevande nel territorio di Roma Capitale (di seguito, anche, O.S.P); l’art. 10 della detta disciplina regolamentare (Prescrizioni per l’occupazione) , al comma 7, statuisce che le occupazioni di suolo pubblico in argomento, realizzate all’interno delle aree verdi, in prossimità di viali alberati o nelle aree che ricadono nella proiezione a terra delle chiome degli alberi, devono rispettare le disposizioni del Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale, approvato con la Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 17 del12/03/2021 ; nello specifico, l’Allegato n. 15 a detto ultimo Regolamento, rubricato come Criteri per installazione strutture, chioschi e dehors all’interno di aree verdi[i], richiama, nella suddetta fattispecie, laddove si tratti di verde pubblico, il rilascio del parere preventivo obbligatorio per O.S.P della Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde del Dipartimento Tutela Ambientale, subordinato al rispetto dei criteri minimi successivamente esplicitati; in particolare, il paragrafo del detto Allegato n. 15 denominato Distanza delle strutture e degli allestimenti dalle essenze arboree e arbustive[ii] riporta la necessità di maggiori precauzioni da adottare per la richiesta di occupazione delle aree che ricadono nella proiezione a terra della chioma degli alberi, al fine di ridurre al minimo il rischio di coinvolgimento nel caso di caduta rami: ciò, a causa del mutamento degli eventi climatici e dello stato di maturità di parte del patrimonio arboreo di Roma Capitale, sottoposto a stress in ambito urbano (scavi stradali, inquinamento atmosferico, isole di calore, ecc.). La disposizione regolamentare prosegue, al secondo e terzo periodo del paragrafo citato, prescrivendo che: “Per quanto riguarda la salvaguardia delle essenze arboree e arbustive, occorrerà preservare l’apparato radicale affiorante delle specie presenti, allo scopo di evitare fitopatologie radicali ed il compattamento del suolo provocato dalle installazioni previste e dalle attività ad esse collegate che, altresì, non dovranno interessare le ramificazioni principali delle piante. Pertanto l’occupazione dovrà lasciare uno spazio libero di 2,00 m- a raggio- attorno alle alberature”. Considerato che a norma dell’art. 21 , commi 1, 2 e 3 (Disposizioni transitorie) del Regolamento per la disciplina le occupazioni di suolo pubblico delle attività di somministrazioni e bevande ex D.A.C. n. 118/2025 e ss.mm.ii[iii]. sopra citato, lo stesso apparato disciplinare, oltre che disporre per le concessioni di occupazione di suolo pubblico da emettere successivamente alla data della propria entrata in vigore, trova applicazione a quelle già esistenti, stabilendo, per le stesse, un termine al 30/03/2026 per l’adeguamento ai nuovi parametri stabiliti. Quanto sopra, fatte salve le occupazioni di suolo pubblico realizzate in virtù della precedente normativa transitoria COV/D-19- avviata con il D.L. n. 34/2020 (Decreto Rilancio) – le quali potranno essere rimosse entro novanta giorni dalla data di scadenza della normativa stessa, fissata, allo stato, al 30/06/2027 dalla L. n. 182/2025 (Legge semplificazione); la citata normativa COVID-19, come è noto, al fine di garantire il rispetto delle disposizioni sul distanziamento e sugli ingressi contingentati, necessari alla prevenzione della diffusione della pandemia, ha previsto, tra le sue disposizioni, l’ampliamento degli spazi di posizionamento degli arredi nelle O.S.P di cui si tratta e la concessione di aree prima vietate, agevolando, di fatto, le attività fortemente colpite dalle conseguenze del COVID-19; come rilevato dalla sentenza del T.A.R. Lazio- Sezione Seconda Ter n. 18344/2025, la protrazione della detta normativa emergenziale, a tutt’oggi in vigore e la numerosità delle cosiddette O.S.P- COVID, determinata dal relativo regime semplificato, ha ridisegnato il territorio capitolino attraverso la trasformazione delle attività commerciali di somministrazione di alimenti e bevande in apprezzati luoghi di aggregazione all’aperto, situati in spazi, prima, inesistenti; appare, quindi, necessario riequilibrare la relazione tra gli interessi coinvolti, ovvero, quelli pubblici della tutela del decoro del territorio, della pubblica incolumità e della sicurezza – ivi inclusa quella delle alberature – con l’interesse economico privato degli esercizi pubblici di somministrazione, nella loro rinnovata valenza di presidi di socialità nel contesto urbano Atteso che la disposizione di cui all’Allegato n. 15 del Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano  pag. 2 di Roma Capitale sopra citata, la quale prescrive alle O.S.P di lasciare uno spazio libero di 2,00 m- a raggio – attorno alle alberature, costituisce diretta emanazione dell’art. 41, comma 2 della nostra Costituzione[iv], il quale prevede che l’iniziativa economica privata “Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana”; la detta norma costituzionale pone la tutela ambientale -così come quella della salute e della sicurezza- quale limite esterno invalicabile all’agire imprenditoriale, non cancellando, però, la libertà economica ; in merito, la Corte Costituzionale, con la sentenza n. 85/2013[v], ha da tempo affermato che nessun diritto costituzionale ha una prevalenza assoluta ed automatica sugli altri: infatti, se l’ambiente potesse annullare l’impresa o viceversa, si verificherebbe l’espansione illimitata di un “diritto tiranno”; piuttosto, i diritti e i principi costituzionali devono integrarsi a vicenda, spettando quindi, alle norme di settore di realizzare il miglior contemperamento tra gli stessi; nel rapporto tra gli interessi che ci occupano, occorre bilanciare l’esigenza ecologica con la continuità produttiva, il lavoro e lo sviluppo sociale, evitando che la tutela dell’ambiente annulli la libertà d’impresa e viceversa. Quanto sopra, può solo avvenire sulla base di una specifica valutazione della fattispecie e del contesto di applicazione, condotta alla stregua dei principi di proporzionalità, ragionevolezza e di adeguata istruttoria, ferma restando l’obbligatoria rimozione dei pericoli immediati per la salute e l’ambiente, quale condizione minima e indispensabile affinché l’attività produttiva possa legittimamente continuare: esiste, cioè, un nucleo essenziale della salute e dell’ambiente che non può essere mai sacrificato sull’altare del profitto o della continuità produttiva (cfr. sentenza della Corte Costituzionale n. 58/2018[vi]). Alla luce di quanto sopra, il Direttore del Dipartimento Tutela Ambientale ha reso la Relazione Tecnica di cui al prot. n. QL/97172 del 29/09/2026, parte integrante e sostanziale del presente provvedimento, proponendo la modifica dell’Allegato n. 15 del Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale, di cui alla D.A.C. n. 17/2021 : ciò, specificatamente, mediante l’inserimento, dopo la conclusione del terzo periodo del paragrafo denominato Distanza delle strutture e degli allestimenti dalle essenze arboree e arbustive, della seguente disposizione: “La misura fissa dei 2,00 sopra richiamata potrà essere derogata, in riduzione, solo nel caso di insediamento di strutture elementari, quali, a titolo esemplificativo, sedie, tavolini, fioriere di delimitazione, tappeti, zerbini, ombrelloni e tende ombrasole, previa verifica tecnico-agronomica da parte della Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde del Dipartimento Tutela Ambientale, a seguito di asseverazione da parte di un tecnico abilitato, per conto dell’istante, di non nocumento ai danni dell’alberatura e di garanzia dei servizi di cura ordinaria e straordinaria della stessa“; poste le motivazioni espresse nella Relazione Tecnica prot. n. QL/97172 del 29/09/2026, a tale variazione regolamentare si provvede con il presente provvedimento deliberativo. Preso atto che in data 29/09/2026, il Direttore del Dipartimento Tutela Ambientale ha espresso il parere che di seguito integralmente si riporta: “Ai sensi e per gli effetti dell’art. 49 del D. Lgs. n. 267 del 18 agosto 2000, si esprimeparere favorevole in ordine alla regolarità tecnica della proposta di deliberazione indicata in oggetto. Il Direttore F.to:… in data 29/09/2026, il Direttore del Dipartimento Tutela Ambientale ha attestato – ai sensi dell’art. 30 c. 1, lett. h) e i) del Regolamento sull’Ordinamento degli Uffici e Servizi, come da dichiarazione in atti – la coerenza della proposta di deliberazione in oggetto con i documenti di programmazione dell’Amministrazione , approvandola in ordine alle scelte aventi rilevanti ambiti di discrezionalità tecnica con impatto generale sull funzione dipartimentale e sull’impiego delle risorse che essa comporta. Il Direttore F.to: … il Ragioniere Generale .. sulla proposta in esame è stata svolta, da parte del Segretari~ Generale, la funzione di assistenza giuridico- amministrativa, ai sensi dell’art. 97, comma 2, del Testo Unico delle leggi sull’Ordinamento degli Enti locali, approvato con D. Lgs. 18 agosto 2000, n. 267 e ss .mm. ii., per i motivi espressi in narrativa, l’Assemblea Capitolina delibera: di modificare, sulla base della Relazione Tecnica prot. n. QU97172 del 2910912026 – parte integrante e sostanziale del presente provvedimento -l’Allegato n. 15 del Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale, di cui alla D.A.C. n. 1712021 , approvando l’inserimento, dopo la conclusione del terzo periodo del paragrafo denominato Distanza delle strutture e degli allestimenti dalle essenze arboree e arbustive, della seguente disposizione: “La misura fissa dei 2,00 sopra richiamata potrà essere derogata, in riduzione, solo nel caso di insediamento di strutture elementari, quali, a titolo esemplificativo, sedie, tavolini, fioriere di delimitazione, tappeti, zerbini, ombrelloni e tende ombrasole, previa verifica tecnico-agronomica da parte della Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde del Dipartimento Tutela Ambientale, a seguito di asseverazione da parte di un tecnico abilitato, per conto dell’istante, di non nocumento ai danni dell’alberatura e di garanzia dei servizi di cura ordinaria e straordinaria della stessa“; di riformulare il paragrafo denominato Distanza delle strutture e degli allestimenti dalle essenze arboree e arbustive dell’Allegato n. 15 come di seguito: “Il mutamento degli eventi climatici e lo stato di maturità di gran parte del patrimonio arboreo di Roma Capitale, sottoposto a stress estremi in ambito urbano (scavi stradali, inquinamento atmosferico, isole di calore, ecc.) rende necessarie maggiori precauzioni da adottare per la richiesta di occupazione delle aree che ricadono nella proiezione a terra della chioma degli alberi, al fine di ridurre al minimo il rischio di coinvolgimento nel caso di caduta rami. Per quanto riguarda la salvaguardia delle essenze arboree e arbustive, occorrerà preservare l’apparato radicale affiorante delle specie presenti, allo scopo di evitare fitopatologie radicali ed il compattamento del suolo provocato dalle installazioni previste e dalle attività ad esse collegate che, altresì, non dovranno interessare le ramificazioni principali delle piante. Pertanto l’occupazione dovrà lasciare uno spazio libero di 2,00 m- a raggio- attorno alle alberature. La misura fissa dei 2, 00 sopra richiamata potrà essere derogata, in riduzione, solo nel caso di insediamento di strutture elementari, quali, a titolo esemplificativo, sedie, tavolini, fioriere di delimitazione, tappeti, zerbini, ombrelloni e tende ombrasole, previa verifica tecnico-agronomica da parte della Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde del Dipartimento Tutela Ambientale, a seguito di. asseverazione da parte di un tecnico abilitato, per conto dell’istante, di non nocumento ai danni dell’alberatura e di garanzia dei servizi di cura ordinaria e straordinaria della stessa. La copertura delle tende non dovrà interferire in alcun modo con la chioma degli alberi. Le strutture rigide superiori dovranno distanziarsi di almeno 0,50 m dal tronco degli stessl’. l’immediata eseguibilità di questo provvedimento, ai sensi dell’art. 134 del D.Lgs. n. 26712000 e ss.mm.ii.. pag. 4 Dipartimento Tutela Ambientale La Direzione Prot. QL/2026/0097172 del 29/09/2026 All’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti Oggetto: Modifica dell’Allegato n. 15 al Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale di cui alla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 17 del12/03/2021 Con riferimento all’oggetto, si rende la presente Relazione Tecnica. La disposizione di prescrizione alle O.S.P. di lasciare uno spazio libero di 2,00 m- a raggio- attorno alle alberature, ex Allegato n. 15 del vigente Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale, deve intendersi elaborata e finalizzata alla rimozione di rischi che sono incombenti sull’incolumità pubblica e la tutela delle alberature: è questo il caso dell’impatto delle occupazioni sul tessuto urbano provocato dall’insediamento di strutture fortemente condizionanti il consumo di suolo pubblico, il decoro urbano, la tutela ambientale, la sicurezza e l’ordine pubblico. Tale livello di pericolosità non appare, invece, automaticamente riferibile al caso in cui l’occupazione di suolo pubblico da parte di attività commerciali di somministrazione di alimenti e bevande si realizzi attraverso strutture elementari, quali, a titolo esemplificativo, sedie, tavolini, fioriere di delimitazione, tappeti, zerbini, ombrelloni e tende ombrasole, le quali hanno un impatto minimo sul contesto urbano-territoriale di riferimento, anche dal punto di vista ambientale. Si tratta, anzi, di strutture che possono porre l’occupazione in una soluzione di dialogo con il contesto, rispettandone e, spesso, migliorandone la qualità, inserendosi con il minimo impatto funzionale e visivo, secondo criteri di coerenza e omogeneità, oltre che di flessibilità e modularità. In questi termini, l’occupazione porta attenzione alla qualità urbana e può diventare una opportunità di riqualificazione e miglioramento ambientale, rappresentando un presidio e, quindi, valorizzando la percezione della sicurezza, oltre che moltiplicando le funzionalità sociali e di incontro dello spazio pubblico. In dette fattispecie, pertanto, la suddetta misura di 2,00 m – a raggio – attorno alle alberature potrà essere derogata in riduzione, sempre previa verifica tecnico- agronomica da parte della Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde del Dipartimento Tutela Ambientale, a seguito di asseverazione di non nocumento ai danni dell’alberatura e di garanzia dei servizi di cura ordinaria e straordinaria della stessa da parte di un tecnico abilitato, incaricato dall’istante la concessione di occupazione di suolo pubblico per attività commerciali di somministrazione di alimenti e bevande. Ne conseguirà una valutazione dell’Amministrazione osservante dei canoni della proporzionalità, ragionevolezza e di adeguata istruttoria nel merito dell’azione amministrativa, al fine del migliore contemperamento tra l’iniziativa economica privata e la tutela ambientale, sub specie della salvaguardia delle essenze arboree e arbustive. Posta tale disamina, si propone di procedere alla conseguente modifica dell’Allegato n. 15 del Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale, di cui alla D.A.C. n. 17/2021 : ciò, specificatamente, mediante l’inserimento, dopo la conclusione del terzo periodo del paragrafo denominato Distanza delle strutture e degli allestimenti dalle essenze arboree e arbustive, della seguente disposizione: “La misura fissa dei 2,00 sopra richiamata potrà essere derogata, in riduzione, solo nel caso di insediamento di strutture elementari, quali, a titolo esemplificativo, sedie, tavolini, fioriere di delimitazione, tappeti, zerbini, ombrelloni e tende ombrasole, previa verifica tecnico-agronomica da parte della Direzione Gestione Territoriale Ambientale e del Verde del Dipartimento Tutela Ambientale, a seguito di asseverazione da parte di un tecnico abilitato, per conto dell’istante, di non nocumento ai danni dell’alberatura e di garanzia dei servizi di cura ordinaria e straordinaria della stessa”. Il Direttore del Dipartimento … 29.09.2026 Roma Capitale Piazza di Porta Metronia 2 NOTE ALLA PREMESSA [1] VEDI il comunicato sul sito istituzionale del 29 9 26 Verde urbano, presentato il nuovo Piano [2] Il 12 marzo 2021 è stata approvata la Proposta di Delibera n. 10/2019 Regolamento del Verde pubblico e privato e del Paesaggio urbano” vai alla pagina [3] ‘art. 41, comma 2 della Costituzione Articolo 42 La proprietà è pubblica o privata. I beni economici appartengono allo Stato, ad enti o a privati. La proprietà privata è riconosciuta e garantita dalla legge, che ne determina i modi di acquisto, di godimento e i limiti allo scopo di assicurarne la funzione sociale e di renderla accessibile a tutti [cfr. artt. 44, 47 c. 2]. La proprietà privata può essere, nei casi preveduti dalla legge, e salvo indennizzo, espropriata per motivi d’interesse generale. La legge stabilisce le norme ed i limiti della successione legittima e testamentaria e i diritti dello Stato sulle eredità. [4] vedi Regolamento tavolini: una delle pagine peggiori dall’insediamento di Gualtieri 6 marzo 2025 Roma città aperta ai tavolini e chiusa ai pedoni (abbiamo fatto i conteggi) 25 marzo 2025 NOTE ALLA PROPOSA DI DELIBERA (di carteinregola) -------------------------------------------------------------------------------- [i] l’Allegato n. 15 del  Regolamento el verde  Criteri per installazione strutture, chioschi e dehors all’interno di aree verdi . scarica [ii] Distanza delle strutture e degli allestimenti dalle essenze arboree e arbustive [iii] Regolamento per la disciplina le occupazioni di suolo pubblico delle attività di somministrazioni e bevande ex D.A.C. n. 118/2025 e ss.mm.ii. scarica [IV] Vedi nota 3 [v] Corte Costituzionale, sentenza n. 85/2013 https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2013/85 [vi] Corte Costituzionale sentenza  n. 58/2018 https://www.cortecostituzionale.it/scheda-pronuncia/2018/58
October 3, 2026
carteinregola
Basta collaborazione tra USR Toscana e Comando Militare Esercito “Toscana”!
Anche quest’anno l’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, con la nota 16361 del 17 settembre 2026 trasmette il «progetto di conferenze scolastiche di informazione e orientamento e visite presso le Unità dell’Esercito Italiano. Anno scolastico 2026/2027» con allegati e relativa lettera di accompagnamento a cura del Comando Militare Esercito “Toscana”. Si tratta della «prosecuzione del progetto dedicato alle attività di informazione, orientamento e approfondimento storico-culturale rivolte agli studenti delle scuole toscane, attraverso lo svolgimento di conferenze tematiche e visite didattiche presso le strutture dell’Esercito Italiano presenti sul territorio regionale» a partire dal 21 settembre 2026 fino al 10 giugno 2027. Si tratta di un progetto che ha già una storia pluriennale alle spalle e su cui l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università aveva già lanciato più di un allarme (clicca qui; oppure qui; e anche qui). Dopo aver descritto il successo delle iniziative per l’anno scolastico 2025/2026, l’USR Toscana chiarisce gli obiettivi del Comando Militare Esercito “Toscana”, cioè «ampliare ulteriormente la diffusione dell’iniziativa, incrementando le occasioni di incontro con gli studenti attraverso attività informative e orientative finalizzate a favorire la conoscenza della storia, dei compiti istituzionali e delle professionalità presenti nell’Esercito Italiano» attraverso «conferenze informative e di orientamento, svolte prioritariamente in presenza e, ove necessario, anche in modalità telematica attraverso le piattaforme digitali utilizzate dalle scuole; approfondimenti sulla storia dell’Esercito Italiano, sul suo impiego operativo, sui compiti istituzionali e sulle diverse professionalità della Forza Armata; incontri dedicati alle opportunità formative e professionali offerte ai giovani, con particolare attenzione ai percorsi di accesso alle Scuole Militari e ai concorsi dell’Esercito Italiano; interventi di carattere storico, civico e culturale coerenti con i percorsi didattici delle istituzioni scolastiche; visite guidate presso Comandi, Reparti e strutture dell’Esercito presenti nella regione Toscana, finalizzate alla conoscenza diretta delle attività svolte dalla Forza Armata e delle sue specificità organizzative e professionali». La circolare inoltre specifica che quest’anno i progetti e i relativi allegati sono quattro («progetto destinato alle classi quinte della scuola primaria; progetto destinato alle classi terze della scuola secondaria di primo grado; progetto destinato prioritariamente alle classi quinte della scuola secondaria di secondo grado; progetto relativo alle visite scolastiche presso le sedi delle Unità dell’Esercito presenti sul territorio regionale») e insiste sul 4 novembre, Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate in cui il Comando Militare Esercito “Toscana” prevede «il coinvolgimento di rappresentanze studentesche appartenenti alle scuole primarie e secondarie della regione». L’ultimo paragrafo chiude infine una circolare che, riprendendo i contenuti della lettera di accompagnamento alle schede-progetto redatta dal Comando Militare Esercito “Toscana”, sta di fatto veicolando nelle scuole toscane un messaggio preciso di indottrinamento e di propaganda all’arruolamento con la richiesta ai presidi di «promuovere la più ampia diffusione dell’iniziativa presso i docenti e i consigli di classe interessati, valutando le opportunità educative, formative e orientative offerte dai progetti allegati». Vediamo dunque quali sarebbero queste opportunità educative, formative e orientative contenute nelle schede-progetto. ALLEGATO A (ISTITUTI SCOLASTICI PRIMARI – ELEMENTARI) Si tratta di incontri della durata di circa un’ora con l’obiettivo di «presentare agli studenti l’Esercito Italiano, attraverso ausili video e linguaggio adeguato con il target anagrafico di riferimento» (si noti bene il linguaggio utilizzato per parlare di bambini e bambine). Parte del progetto prevede poi che «nel periodo dal 5 ottobre – 05 novembre 2026, le conferenze saranno orientate alla commemorazione del 4 novembre – Giorno dell’Unità Nazionale e la Giornata delle Forze Armate». A rendere ancora più agghiacciante la proposta “educativa” rivolta ad alunni ed alunne in tenerissima età («preferibilmente appartenenti alle classi quinte») è l’idea di affiancare ai relatori («personale qualificato in servizio dell’Esercito») «figure genitoriali in uniforme in qualità di testimonial, in grado di svolgere in prima persona l’azione di promozione della Forza Armata». Il linguaggio utilizzato tradisce una chiara impostazione da marketing il cui interesse è la diffusione del “brand” attraverso “testimonials” d’eccezione. Ma la cosa che fa spavento è che genitori e genitrici in mimetica si trasformino soprattutto in una cinghia di trasmissione del militarismo. Vestendo al contempo i panni della figura genitoriale e l’uniforme, si tramutano in uno strumento insieme rassicurante e funzionale a permettere una rapida identificazione e familiarizzazione dei bambini e delle bambine con il mondo militare in un’atmosfera quasi da gioco, condita con l’eventuale distribuzione di «alcuni gadgets della Forza Armata (adesivi, poster, quaderni, matite, penne ecc.)». firmato ALL_A_scheda_progetto_conf_scuole_IST_SCOL_PRIDownload Se l’ALLEGATO B (ISTITUTI SCOLASTICI SECONDARI DI 1° GRADO – MEDIE) contiene le stesse indicazioni della scheda-progetto rivolta alle scuole primarie, di altro tenore è la proposta indirizzata agli alunni e alle alunne delle scuole secondarie di secondo grado. firmato ALL_B_scheda_progetto_conf_scuole_IST_SCOL_SECDownload ALLEGATO C (ISTITUTI SCOLASTICI SECONDARI DI 2° GRADO – SUPERIORI) Anche in questo caso si tratta di incontri di un’ora, ma con obiettivi ben precisi e volti in buona sostanza all’arruolamento. Le attività infatti «saranno finalizzate a presentare agli studenti l’Esercito Italiano (organizzazione, compiti, missioni in patria ed all’estero, ecc) e fornire le informazioni necessarie ad orientarli sulle opportunità professionali offerte dall’Esercito Italiano, per le principali figure che costituiscono la propria struttura ordinativa (Ufficiali-Marescialli-Volontario in Ferma Prefissata Iniziale VFI). In un contesto storico in cui l’esercito ha bisogno di personale estremamente qualificato per condurre da una parte una guerra cognitiva sempre più pervasiva e dall’altra una guerra in cui il dominio cyber sarà sempre più strategico, ecco che trova la sua giusta collocazione l’offerta di «promuovere presso i Licei Classici e Scientifici, l’accesso alle Scuole Militari dell’Esercito, “Nunziatella” di Napoli e “Teuliè” di Milano, dove proseguire i percorsi scolastici dopo il biennio svolto presso gli Istituti Scolastici Superiori di 2° grado (preferibilmente Classici-Scientifici) e conseguire la maturità di licenza media superiore, acquisendo una vasta esperienza formativa, utile, in prospettiva, ad una eventuale carriera militare o ad una professione civile». Nella folle corsa al riarmo e nel pericolo incombente di una guerra mondiale che stiamo vivendo, alle scuole viene chiesto di fornire una riserva di ragazzi e ragazze da mandare in guerra. Anche per le scuole secondarie vale poi il rimando al 4 novembre con l’aggiunta di «attività didattiche culturali, su tematiche di carattere storico/civico aderenti ai relativi programmi degli Istituti Scolastici» a completamento di una totale invasione di campo da parte delle forze armate. Anche in questo caso infine c’è la possibile distribuzione di «gadgets della Forza Armata (adesivi, poster, quaderni, matite, penne ecc.)». firmato ALL_C_scheda_progetto_conf_scuole_IST_SCOL_SECDownload ALLEGATO D (VISITE SCOLASTICHE PRESSO LE UNITA’ DELL’ESERCITO) Si tratta di un progetto incentrato sulle visite alle sedi elencate nella scheda-progetto «organizzate in occasione dell’apertura delle Caserme e/o in coincidenza di particolari Anniversari, Celebrazioni (4 novembre 2026 Giornata dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate, ricorrenze storiche ed eventi» con l’obiettivo di far «partecipare gli studenti alla solenne cerimonia dell’alzabandiera; conoscere la storia del Reparto, i relativi mezzi e gli equipaggiamenti in dotazione di specialità; assistere ad eventuali attività addestrative». Alla luce di queste analisi ci domandiamo come sia ancora possibile che per l’ennesima volta l’USR faccia da megafono all’esercito di fatto pubblicizzando una campagna di arruolamento e propaganda nelle nostre scuole. I nostri istituti scolastici sono luoghi di pace, pertanto i nostri ragazzi le nostre ragazze, i nostri bambini e le nostre bambine devono stare lontan3 da un universo così fortemente connotato come quello militare. Per questo, ancora oggi, come Osservatorio chiediamo che: * l’USR Toscana interrompa immediatamente ogni collaborazione con il Comando Militare Esercito “Toscana”; * i/le docenti, le studentesse e gli studenti si rifiutino di partecipare a queste attività eventualmente utilizzando anche gli strumenti legali messi a disposizione sul nostro sito (clicca qui e anche qui ); * i genitori e le genitrici pretendano che i propri figli e le proprie figlie non siano coinvolt3 in queste iniziative producendo un’espressa richiesta in questo senso alla scuola (clicca qui ). firmato ALL_D_scheda_progetto_visite_scolastiche_pressDownload Chiediamo inoltre a tutti coloro che hanno a cuore il destino della scuola di partecipare alle attività dell’Osservatorio aderendo (https://osservatorionomilscuola.com/contatti/  ) e/o segnalando quanto avviene nei propri territori alla mail osservatorionomili@gmail.com. Di seguito le circolari in pdf. firmata let_a_USR_TOSCANA_progetto_conf_scuole_e_visitDownload m_pi.AOODRTO.REGISTRO UFFICIALE(U).0016361.17-09-2026Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Perché Israele interferisce nell’istruzione palestinese
Le autorità di occupazione stanno cercando di censurare i programmi scolastici palestinesi perché insegnano la coscienza nazionale. Fonte Di Ehab Jabareen – 30 settembre 2026 L’anno scolastico è iniziato a Gerusalemme Est occupata con la notizia che 45.000 bambini palestinesi stanno ora studiando un programma di studi elaborato dalle autorità israeliane. Si tratta di oltre … Leggi tutto "Perché Israele interferisce nell’istruzione palestinese" L'articolo Perché Israele interferisce nell’istruzione palestinese proviene da Invictapalestina.
October 3, 2026
Invictapalestina
Poesia sta a cicala come 78 sta a 5
La spiegazione del titolo? È nell’asterisco (*) sotto.  Versi – ironici e/o pazzi – di W. H. Auden, Stefano Benni, Fosco Maraini, Toti Scialoja e Trilussa. L’albatro a cui tendevi un piccolo caimano volò così lontano che non si vede più. Toti Scialoja: da «La zanzara senza zeta» Suga è la vita, bigiarda e tormentuosa, come quando, rugando l’astapippa, non
Monterotondo, un ricordo di Angelo Frammartino. Seconda parte
Questo è il seguito dell’articolo: Monterotondo, l’impegno dei giovani ai tempi dell’Ufficio per la Pace. Prima parte Angelo era un angelo che aleggiava nel centro Burj Al Luq Luq di Gerusalemme. Durante la sua brevissima presenza qui ha portato il sorriso sui volti di giovani e bambini. Angelo ballava con loro, dipingeva con loro, faceva sport con loro e cantava e mostrava loro come essere felici. (Dyala Husseini, direttrice del centro) Alvaro, siamo giunti alla parte più dolorosa di questo articolo. Di fronte alla irremovibilità della morte nulla possiamo ma ripercorrere il dolore può aiutare ad alleviarlo e quindi ti chiediamo di raccontare tutto ciò che ricordi di questa tragica vicenda. Il 2 Agosto 2006 Michela, Silvia ed Angelo si uniscono ad un gruppo di altri nove giovani di varie parti d’Italia e partono per Gerusalemme. Il contatto resta quotidiano, Angelo invia foto e video con testimonianze vive e toccanti. Tutto è tranquillo al punto che la mattina di venerdì 10 agosto parto per la Toscana, ospite di miei amici in Maremma per una breve vacanza. Il giorno successivo il piccolo gruppo prenderà l’aereo di ritorno: missione compiuta! Alle 22.30, mentre stiamo chiacchierando immersi nella frescura della campagna, squilla il mio cellulare. Un giornalista de “la Repubblica” mi informa che Angelo è stato ucciso nella prima serata e mi chiede se ho qualche dichiarazione da fare. Declino l’invito, il colpo è terribile, avevo sentito Angelo al telefono poco più di 24 ore prima. Dolore, sgomento, tristezza si intrecciano con tante domande: quando, come e, soprattutto, perché? Riesco a contattare Tonino Lupi, allora sindaco, anche lui in vacanza in Trentino, e decidiamo di rientrare subito a Monterotondo. Con i pochi volenterosi ancora in città formiamo un piccolo gruppo: mettere tra parentesi il dolore e lo sbigottimento non è facile ma c’è tanto da fare. Capire l’accaduto, tenere i contatti con Gerusalemme, organizzare una cerimonia, laica coerentemente con la figura di Angelo e con la volontà della famiglia, ma che consenta tutto lo spazio alla partecipazione della comunità che questa tragedia merita. C’è anche da tenere i rapporti con la stampa mettendo al riparo il più possibile la famiglia: fortunatamente stringo un accordo con l’inviato de “la Repubblica”, figlio di un mio amico: esclusiva sulle notizie in cambio del rispetto assoluto del dolore dei genitori e della sorella di Angelo. Le esequie si svolgeranno in due momenti e in due luoghi diversi: una sorta di camera ardente nella sala del Consiglio comunale e, il giorno successivo, mercoledì 15 agosto, la cerimonia laica nel Duomo, la chiesa centrale della cittadina. Tutto sul filo del rasoio: riesco a convincere Flavio Lotti della Tavola per la Pace a concederci la bandiera arcobaleno lunga cinquanta metri che apre la Perugia-Assisi. Flavio me la consegna sulla mia responsabilità personale e dieci minuti prima dell’apertura della camera ardente, con un’auto della polizia urbana, a sirena spiegata, la lascio nelle mani di  Nives e Giovanni che si sono presi, tra gli altri, il delicato incarico di allestire per l’occasione la sala. La bandiera aprirà poi la manifestazione straordinaria che si svolgerà ad Assisi nell’Ottobre 2006 e verrà in quell’occasione  restituita alla Tavola della Pace. La bara stessa, con il corpo di Angelo, arriverà poco prima della cerimonia del 15, grazie all’intervento delle autorità italiane e del viceministro degli Esteri Patrizia Sentinelli che la riporterà a Roma con un volo di Stato superando le difficoltà frapposte dalla magistratura  israeliana. Tremila cittadini partecipano alla cerimonia, dentro e fuori dalla chiesa. In prima fila i parenti e un folto gruppo di personalità venute da ogni dove. La bara è portata a spalla dagli amici di Angelo. All’uscita dalla chiesa, dopo un funerale laico senza ufficio, stiamo tutti male, il dolore e la tensione dei giorni trascorsi emergono ora che non “c’è più niente da fare”. Anch’io sento che mi sta succedendo qualcosa di grave, dico parole al microfono di Radio Popolare ma non so bene che cosa: per me non è il primo funerale del genere ma, ai tempi, ci stordivamo con canti e slogan…Come è difficile ora. Mi salvano due vecchi amici, Haidi e Giuliano, i genitori di Carlo, ucciso nel 2001 a Genova: loro sanno molto bene che cosa vuol dire e sono qui, dopo un lungo viaggio sulla loro utilitaria. Quando, come, perché? Oggi siamo in grado di rispondere alle prime due domande ma, a distanza di vent’anni, non ancora alla terza. Dalle testimonianze di Michela e Silvia sappiamo che, intorno alle 19, i tre ragazzi, terminato il loro impegno presso il Centro, si stanno dirigendo verso la Città vecchia per bere una birra. Angelo cammina spensierato tra di loro ma improvvisamente le due si voltano indietro e lo vedono a terra con un coltello nelle spalle. Un giovane, apparentemente della stessa età, fugge in bicicletta ma verrà presto intercettato dalla polizia israeliana. I soccorsi arrivano dopo venti minuti ma non c’è più niente da fare. Il certificato di morte parla chiaro sulla causa del decesso. Ci siamo interrogati infinite volte sul perché, abbiamo addirittura parlato con la famiglia del ragazzo, senza arrivare ad una risposta certa: l’unica ipotesi con un minimo di fondatezza è che Angelo, con i suoi  capelli ricci e un aspetto di certo molto diverso da quello di un palestinese, sia stato scambiato per un giovane israeliano. Solo un’ipotesi: le tragiche certezze sono quelle di due giovani vite spezzata dalla morte una, distrutta da 25 anni di prigione l’altra. Almeno altrettante volte ci siamo impegnati a trasformare una grande negatività in una qualche positività: è nata l’Associazione degli amici di Angelo, è nata la Fondazione Angelo Frammartino, è nata la Casa della Pace, in cui opera tuttora la scuola di italiano per immigrati Penny Wirton e ha sede la Frammaradio. Una scuola di Monterotondo e la piazza del palazzo comunale portano il nome di Angelo; una piazza, circondata da prati, nel parco di Villa Ada a Roma, gli è stata intitolata. Da vent’anni si celebra il Frammaday con spettacoli e borse di studio. Da Ottobre 2006 un graffito con il nome di Angelo campeggia su un muro della cittadina. E’ coloratissimo e lungo venti metri. Dicono Maurizio, Simone e Rocco, i tre autori: “Alla notizia della morte di Angelo semo scattati a molla, questa persona ha fatto una cosa grande, mette anima e corpo, rischià la vita per dare agli altri. Nel mondo del writing quando qualcuno more se fa un muro in memoria e Angelo meritava, no un graffito ma tutto Monterotondo colorato”. Il graffito è ancora lì,  con alcune delle frasi preferite di Angelo, ed è sopravvissuto senza svastiche e altre brutture che invece fioriscono sui muri vicini. La Fondazione e il comune di Monterotondo hanno aderito al “Parents Circle” un’associazione di parenti di vittime della guerra infinita: palestinesi ed israeliani. Numerosi scambi sono avvenuti e, nel corso di un incontro nella sala consiliare del comune, Aaron Barnea di Parents Circle e Michelangelo, il padre di Angelo, si sono lungamente abbracciati in un momento di grande commozione. L’ufficio per la Pace ha organizzato incontri nelle scuole in cui Noa, una giovane israeliana di Peace Now, e un giovane palestinese si sono confrontati davanti ai ragazzi e alle ragazze sulle radici del conflitto. Molti comuni italiani hanno donato targhe ricordo, il Presidente Napolitano ha insignito Angelo della medaglia d’oro al valor civile, Michelangelo ha pubblicamente perdonato l’assassino. Sono passati vent’anni ormai da quel terribile giorno e ci resta il dolore e ci resta il ricordo. E ci resta l’eco delle frasi scritte da Angelo nel saggio breve per partecipare alla selezione per il viaggio. “Tu risponderai: ‘Sì ma che faccio? Le cose stanno così male che il mio petalo a cosa vuoi che serva? E poi ho già i miei inferni quotidiani!’ Io credo che in queste frasi noi moriamo, forse in piccola parte, ma moriamo.” “E poi la guerra. La guerra è principalmente morte e la morte è principalmente la componente delle nostre esistenze che dobbiamo arginare.”   Redazione Italia
October 3, 2026
Pressenza
Diritto all’abitare e altro ancora
Comunicato Eurof – Ufficio Regionale della Federazione Sindacale Mondiale. Il diritto all’abitare, una questione centrale dello scontro in corso Quanto sta accadendo nello Stato Spagnolo sul diritto all’abitare è forse il punto più avanzato dello scontro che il capitale e la borghesia portano ai settori popolari e ai lavoratori. L’austerity imposta dalle politiche guerrafondaie dell’Unione Europea sta provocando in molti Paesi una crisi senza precedenti; licenziamenti di massa, blocco dei salari, aumenti del carburante, dell’elettricità e del gas, impossibilità per le masse popolari e per le famiglie dei lavoratori di sostenere l’aumento fortissimo dei prezzi dei beni di prima necessità e il costante aumento dei costi per le abitazioni e il conseguente dilagare degli sfratti per chi non riesce più a sostenere i costi di mutui e affitti alle stelle sono tutti elementi dello scontro di classe in Europa. Il timido tentativo del governo dello Stato Spagnolo di correre ai ripari, dopo la enorme sollevazione popolare che ha respinto lo sfratto di una donna anziana dalla casa in cui abitava da molti anni, ha prodotto l’immediata levata di scudi della destra, da quella cosiddetta moderata a quella più estrema, che ha affossato anche un timido e insufficiente provvedimento ribadendo la propria mission, la difesa degli interessi della borghesia, delle grandi multinazionali dell’abitare e dei gruppi speculativi. La lotta per il diritto alla casa nello Stato Spagnolo, la lotta degli studenti francesi per il diritto allo studio per tutti e di qualità, le lotte contro i licenziamenti e la trasformazione degli impianti in fabbriche di armi e di morte in Germania e Italia, il rifiuto del servizio militare da parte dei giovani europei, gli scioperi unitari dei portuali del mediterraneo per impedire il trasporto e il traffico di armi sono però segnali importanti di una ripresa complessiva del conflitto tra lavoro e capitale che va sostenuto in ogni Paese attuando i principi della solidarietà internazionalista, mettendo in relazione le lotte nei vari Paesi, contribuendo alla diffusione della controinformazione sulle lotte in corso, mantenendo aperti spazi di democrazia e di conflitto di classe difendendo chi lotta dalla repressione. Unione Sindacale di Base
October 3, 2026
Pressenza
Tre ottobre tutti i giorni
Era il 2013. 368 persone annegarono alle tre di notte di fronte a una delle spiagge più belle del Mediterraneo, l’isola dei conigli a Lampedusa. Non fu la prima né la più truce delle tragedie perpetrate dal nuovo colonialismo… A centinaia, a migliaia si contano i morti senza nome e senza volto: sul fondo del mare, lungo la rotta balcanica, storpiati dalle torture nei lager libici, tunisini, egiziani, uccisi dagli stenti o dall’aggressività dei caporali nei campi di raccolta della frutta, suicidi nei cpr, finiti per strada a coltellate, a bastonate o a colpi di scacciacani… Il forum antirazzista siciliano ha stilato un lunghissimo elenco di persone, di luoghi, di circostanze che copre circa venti anni e si stende per una decina di metri almeno. E’ stato esposto anche al Comune di Palermo (all’epoca della giunta Orlando…). E quest’anno è stato sciorinato al molo S. Erasmo, vicino al lungomare Arafat, presso il porto di Palermo, dove, come ad ogni anniversario, ci ritroviamo con i ragazzi dell’Associazione Gambiana, Moltivolti, Refugees Welcome, i missionari comboniani e quanti lavorano a fianco dei giovani migranti presenti in città. E’ una gioia condividere del tempo con loro, anche se l’occasione è il ricordo di un dolore, perché, come non si stancano di ripetere, nonostante la prigionia e le violenze subite, le infondate accuse di scafismo che sono costate anche il carcere, nonostante le vessazioni, non si sentono vittime ma protagonisti, impegnati in una lotta per la dignità e la libertà di tutte e tutti. E’ una gioia immensa partecipare alle loro feste di laurea o a ogni fine di Ramadan, ma regala serenità anche un pomeriggio così, in faccia a un mare quieto, cilestrino e incolpevole, che la voracità dei potenti ha trasformato in un inimmaginabile cimitero, un mare cui affidiamo i nostri fiori come una preghiera, una spiaggia tranquilla dove giocano insieme a piedi nudi bambini di tutti i colori, piccoli maestri di autenticità. (foto di Maria la Bianca) Daniela Musumeci
October 3, 2026
Pressenza

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