BB (Bologna Bambini): fra musei e lacrimogeni
di Vito Totire (*) Infanzia e adolescenza ad alto rischio. Riflessioni dopo l’adesione al corteo del 12 aprile in partenza dai giardini bolognesi Parker-Lennon. Dopo i candelotti ad altezza d’uomo, ora i candelotti ad altezza di bambino? Il Comune di Bologna parla con “lingua biforcuta” La vicenda del cosiddetto MUBA (museo dei bambini) ha fatto maggiormente emergere contraddizioni esistenti ma
𝗜𝗹 𝗙𝗨𝗧𝗨𝗥𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗣𝗔𝗟𝗟𝗘. 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗲, 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗲 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗶 𝗯𝗼𝗿𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗽𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶𝘀𝘀𝗲 – 17 aprile 2026
Venerdì 17 aprile 2026 :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: 𝗜𝗹 𝗙𝗨𝗧𝗨𝗥𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗣𝗔𝗟𝗟𝗘. 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗲, 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗲 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗶 𝗯𝗼𝗿𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗽𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶𝘀𝘀𝗲 :::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::::: Ore 18,00 Inaugurazione della mostra “𝗡𝗲𝗿𝗼𝗡𝗼𝘃𝗲𝗖𝗲𝗻𝘁𝗼”, 𝗱𝗶 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗥𝗲𝗮 A seguire Presentazione di “𝗡𝗢𝗩𝗔𝗡𝗧𝗔 – 𝗨𝗻𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗮𝗹𝗲”, 𝗱𝗶 𝗩𝗮𝗹𝗲𝗿𝗶𝗼 𝗠𝗮𝘁𝘁𝗶𝗼𝗹𝗶 Oltre all’autore, partecipano: 𝗔𝗴𝗻𝗲𝘀𝗲 𝗧𝗿𝗼𝗰𝗰𝗵𝗶 –tecnologa, artista multimediale, scrittrice e formatrice. Collabora con circex.org 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗮𝗻𝗼 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗼𝗿𝗼 – giornalista Il manifesto 𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗮𝗻𝗮 𝗩𝗶𝘀𝗰𝗼 – Insegnante, ex “Tute Bianche” e R.A.G.E. Genova 2001 𝗔𝗻𝗱𝗿𝗲𝗮 𝗡𝗮𝘁𝗲𝗹𝗹𝗮 – sociologo, pubblicitario, ufologo, artivista, ex Luther Blissett Project e guerrigliamarketing.it 𝗖𝗿𝗶𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮 – regista, femminista, ex Fucking Barbies 𝗔𝗹𝗯𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗗𝗲 𝗡𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮 – sociologo, attivista di Esc Atelier autogestito In collegamento: 𝗠𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮𝗻𝘁 𝗔 – rapper e scrittore (Assalti frontali, ex Onda Rossa Posse) // Una mostra imperdibile sull’anima oscura del Novecento e un libro seminale su un decennio decisivo per la grammatica dei movimenti: questa la combo speciale che presentiamo venerdì 17 aprile, alle 18:00, a Casale Garibaldi. Un’occasione importante per approfondire temi e suggestioni che hanno attraversato una parte decisiva del secolo scorso. // L’evento si inserisce nel percorso verso il corteo del 25 Aprile promosso dalla Rete antifascista Roma Est L'articolo 𝗜𝗹 𝗙𝗨𝗧𝗨𝗥𝗢 𝗔𝗟𝗟𝗘 𝗦𝗣𝗔𝗟𝗟𝗘. 𝗖𝗼𝗻𝘁𝗿𝗼𝗰𝘂𝗹𝘁𝘂𝗿𝗲, 𝗿𝗲𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲𝗻𝘇𝗲 𝗲 𝗳𝗮𝘀𝗰𝗶𝘀𝗺𝗶 𝗹𝘂𝗻𝗴𝗼 𝗶 𝗯𝗼𝗿𝗱𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗽𝗼𝗰𝗮𝗹𝗶𝘀𝘀𝗲 – 17 aprile 2026 proviene da Casale Garibaldi.
April 11, 2026
Casale Garibaldi
Milano, 10.000 persone manifestano per il diritto alla salute
Una grande manifestazione oggi a Milano ha riaffermato il diritto alla salute, chiedendo alla Regione Lombardia un piano straordinario per abbattere le lunghissime liste d’attesa, un reale sostegno al personale sanitario, l’effettiva attivazione di un Centro Unico di Prenotazione, la trasparenza nella gestione e la fine delle nomine politiche e della “superintramoenia”. Vittorio Agnoletto di Medicina Democratica ha sintetizzato così le ragioni del corteo: “Oggi siamo qui per cercare di fermare il progetto della Regione Lombardia di privatizzare totalmente il servizio sanitario nazionale e di consegnarlo ai privati. Chiediamo il ritiro della delibera del 15 settembre, attraverso la quale la Regione ha organizzato canali privilegiati di accesso al servizio sanitario per chi ha assicurazioni, mutui e fondi finanziari, mentre il cittadino normale, che va solo con il servizio sanitario, rischia di dover aspettare un anno o due anni per essere visitato. Il diritto alla salute non può dipendere dalle dimensioni del portafoglio.” Il Comitato Promotore della manifestazione comprendeva La Lombardia SiCura – Partito Democratico – Movimento 5 Stelle – AVS – Patto Civico – Italia Viva – Rifondazione Comunista – Partito Comunista Italiano – Avanti Partito Socialista Italiano. Numerose e rappresentative le adesioni:  Osservatorio Salute – CGIL Funzione Pubblica – SPI CGIL – CGIL Lombardia – ARCI Lombardia – Medicina Democratica – ACLI Lombardia – ACLI Milano –Movimento Consumatori – Federconsumatori – Forum per il diritto alla salute – Milano in Salute – Cooperativa Sandro Pertini Vanzago – Centro per la salute Giulio A. Maccacaro Castellanza – Costituzione Beni Comuni – ATTAC Italia – Comitato Cittadini per il diritto alla salute art. 32 – Coordinamento Lombardo Dico32 – SIAL Cobas – Comitato di difesa dell’Ospedale di Merate – Comitato Assistenza Domiciliare Pubblica Lecco – Centro Culturale Emilio Caldara Milano – Associazione Smarketing – Progetto ART32 – Unione Regionale per la Salute Mentale URASAM – Associazione Marco Cavallo – Forum Salute Mentale – Movimento Milano Civica – USB Lombardia – ISDE Lombardia – Alleanza Civica del Nord – Movimento Socialista Liberale – DIEM Milano – Comitato contro ogni Autonomia Differenziata Lombardia – Coordinamento per la Democrazia Costituzionale Milano – Coordinamento Lombardo Sportelli Salute – Auser Lombardia – Comitato per la Sanità Pubblica del Municipio 9 – PRI Milano   Redazione Milano
April 11, 2026
Pressenza
Noi c’eravamo. Solidarietà ai denunciati del 22 settembre a Milano
«BLOCCHEREMO TUTTO, BLOCCHEREMO ANCHE LE FOGNE. NON CI FOTTERANNO PIÙ CON LE LORO MENZOGNE. COMPLICI DI CRIMINI, LA STORIA NON DIMENTICA. VERITÀ E GIUSTIZIA, PALESTINA LIBERA» CANTANO LE FUCKSIA. 18 marzo 2026. A sei mesi dai fatti, la Questura di Milano notifica 27 denunce. Dodici riguardano attivistə tra Lambretta, Gaza Freestyle e Zam in relazione alla manifestazione del 22 settembre, promossa in occasione dello sciopero generale contro il genocidio, a sostegno del popolo palestinese e della missione della Global Sumud Flotilla. Milano è la piazza simbolo di quella giornata. Il corteo, forte di 30.000 persone, si svolge pacificamente fino all’arrivo davanti ai cancelli della stazione. In molte città italiane — da Palermo a Torino, passando per Venezia, Bologna e Brescia — vengono occupate stazioni, tangenziali e porti. Solo a Milano l’ingresso viene negato. È in quel momento che la richiesta si fa corale: tutti – giovani e adulti – spingono per oltrepassare i cancelli per un’occupazione annunciata come simbolica, nel quadro della giornata lanciata dallo slogan “blocchiamo tutto”. Non si apre alcun dialogo. Le forze dell’ordine intervengono prima con manganellate e successivamente con un fitto lancio di lacrimogeni ad altezza d’uomo nell’atrio della stazione. La tensione prosegue per ore. Gli scontri si spostano lungo via Vittor Pisani e si protraggono fino alla sera. Un lacrimogeno raggiunge anche un balcone, dove si sviluppa un principio d’incendio. Alcuni minori vengono fermati. I manifestanti restano sul posto fino al loro rilascio. Chi sono, allora, “tutti”? Il 22 settembre la piazza è gremita come non accadeva da anni. Non è una folla indistinta: accanto alla componente giovanile, emergono con forza le lavoratrici e i lavoratori del comparto scuola e istruzione. Alcune maestre partecipano con i bambini, rendendo visibile, in modo concreto, il legame tra educazione e responsabilità civile contro lo “scolasticidio” – tuttora in corso – in Palestina. È proprio da questa composizione che viene in mente lo slogan che da anni attraversa le manifestazioni francesi in sostegno alla popolazione palestinese — Nous sommes tous les enfants de Gaza / Siamo tutti bambini di Gaza. Quel “tutti” è soprattutto una presa di posizione collettiva e consapevole. È la risposta di una comunità educante che, di fronte alla negazione dei diritti umani, alla violazione della tutela dell’infanzia, del diritto internazionale e della libertà di stampa, ha scelto di essere partigiana. Una scelta che nasce anche dal riconoscimento delle due principali vittime del genocidio: i bambini, che dovrebbero godere della più alta forma di protezione, e i giornalisti, che hanno cercato di raccontare ciò che stava realmente accadendo, smentendo le narrazioni dominanti. In questo intreccio tra testimonianza e responsabilità, in quel “tutti” prende forma una comunità che non accetta il silenzio e rifiuta l’indifferenza. Ventimila bambini contava Save the Children a settembre 2025 in 23 mesi di guerra. Oltre 240 giornalisti secondo le stime ONU, sempre risalenti allo stesso periodo. Come si può insegnare la democrazia e i diritti umani senza essere esempio per i propri studenti, esercitando il diritto al dissenso, mentre i potenti del mondo cercano di far credere che la pace si costruisca sterminando popoli e devastando territori? Come può la comunità educante fingere di non sapere che nel “mondo occidentale” reprimere la resistenza palestinese e reprimere il dissenso contro la guerra sono espressioni delle stesse politiche autoritarie e sovraniste? E come non riconoscere che, nello scenario politico attuale, gli ideali di democrazia e di pace sono sotto attacco, nonostante si ritenesse di averli tutelati, nel secondo dopoguerra, attraverso la costruzione della comunità internazionale e l’elaborazione delle dichiarazioni universali dei diritti dell’uomo e dell’infanzia? Che un accordo di pace, firmato dai signori della guerra, è servito soltanto a silenziare la stampa mainstream sui morti che continuano, comunque, ad esserci? È per questo che la comunità educante sostiene anche la nuova missione della Global Sumud Flotilla, perché di Gaza si continui ancora a parlare. Perché Gaza ha bisogno di tutti noi. Perché quello che succede a Gaza succede anche a noi. Perciò esprimiamo la nostra solidarietà ai denunciati di Milano e affermiamo “noi c’eravamo” e sosteniamo e diffondiamo la campagna per le spese legali “Io c’ero“. Come canta qualcuno “fino all’ultimo respiro noi saremo insieme a voi”, da ogni fiume ad ogni mare per una Palestina libera, per un mondo senza guerre. Leggi il comunicato su Milano in Movimento. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
[Musica Machina] puntata 198 del 11 aprile 2026
Scaletta dei contenuti: Amptek Alex Marenga in voce – Spazio novità #11 (aprile 2026) H501L – Petar Dundov monography session mix #3 (aprile 2026) Puntata 198 trasmessa sabato 11 aprile 2026 su Radio Onda Rossa 87.9 dalle 21 alle 23. Broadcasted on Musica Machina  radioshow,  Radio Onda Rossa 87.9  (Saturday, April 11, 2026).
April 11, 2026
Radio Onda Rossa
“Globalizzazione, fenomeni migratori e diritti umani”, incontro ad Arese (Milano)
Non solo Iran, Libano, Palestina: anche dal Mar Mediterraneo quasi ogni giorno arriva un tragico bollettino di guerra. I naufragi si susseguono a ritmo incalzante, tanto che nei primi tre mesi di quest’anno si calcola che le vittime abbiano superato quota 750 (ma potrebbero essere ancora di più) a fronte di una stima di 1.330 morti registrati nell’intero 2025. Non solo: questa ecatombe è ancora più agghiacciante se si considera che nel primo trimestre 2026 gli arrivi si siano ridotti del 50-60% rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso. Tutto ciò è stato ricordato in apertura dell’incontro “Globalizzazione, fenomeni migratori e diritti umani”, organizzato da Anpi Arese con il sostegno dell’amministrazione comunale e della Rete per la pace. Importanti i relatori: Paolo Pobbiati, ex presidente di Amnesty International Italia, Giorgio Del Zanna, esponente della Comunità di Sant’Egidio e docente di storia contemporanea alla Cattolica e Luca Radaelli, HR manager del progetto Sar di Emergency. Proprio Pobbiati in apertura ha confessato che non avrebbe voluto parlare di cifre, ma non ha potuto evitarlo per dare un’idea delle dimensioni della piaga delle morti in mare. “È importante ricordare sempre che si tratta di uomini, donne e bambini costretti ad affrontare una vera e propria odissea nella speranza di costruire un futuro accettabile per sé e le loro famiglie. Dobbiamo raccontare le loro storie per far comprendere a tutti che sono persone proprio come noi, con il solo ‘torto’ di essere nati dalla parte sbagliata del mondo, in un Paese in guerra o devastato da inondazioni o siccità o governato da un regime che perseguita i dissidenti, gli omosessuali, le donne. Ricordo solo due storie di persone che ho conosciuto: un ragazzo fuggito dall’Eritrea a 18 anni per evitare il ‘servizio militare a vita’ imposto dallo Stato e il padre di quattro figlie, scappato dall’Afghanistan per offrire loro una possibilità di vita e libertà”. Pobbiati ha poi parlato delle pessime novità normative che si concretizzeranno tra due mesi in Unione Europea e in Italia. Il regolamento sui respingimenti che entrerà in vigore prevede infatti la possibilità di deportare i migranti provenienti da Paesi considerati “sicuri” (Tunisia, Egitto e Bangladesh tra questi) negli Stati di provenienza o anche in altri senza neppure esaminare l’eventuale richiesta di asilo. A ciò si aggiunge l’estensione della “detenzione amministrativa” nei Cpr da 18 a 24 mesi e anche per famiglie con bambini e minori non accompagnati (vedi sul tema l’intervista alla presidente di Amnesty Italia Alba Bonetti). In Italia si parla addirittura della possibilità per il governo di attuare il blocco navale. Uno spiraglio di speranza è stato aperto dall’intervento di Giorgio Del Zanna, che ha parlato dei “corridoi umanitari” realizzati negli ultimi dieci anni dalla Comunità di Sant’Egidio in collaborazione con altre realtà della società civile. “Sfruttando una possibilità prevista dall’Unione Europea, dal 2016 a oggi siamo riusciti a portare in Italia circa seimila persone, offrendo loro percorsi di integrazione per trovare lavoro e casa e costruirsi una nuova vita nel nostro Paese. Certo, si tratta di una goccia nell’oceano, ma il nostro scopo è anche dimostrare che il modello funziona per poterlo proporre su una scala molto più ampia. Sarebbe un vantaggio per tutti – italiani e non – se i soldi che oggi vengono usati per respingere o limitare i movimenti dei migranti fossero invece destinati all’accoglienza e alla promozione della convivenza. Dobbiamo sostituire la paura con la conoscenza reciproca: la diffidenza verso gli ‘stranieri’ (presentati come criminali o comunque potenziale minaccia) viene alimentata a scopo elettorale. Ma la stragrande maggioranza di queste persone lavora nelle nostre case, nei campi e nei cantieri, paga le tasse e vuole solo vivere in pace e in armonia con i suoi vicini. È importante quindi creare occasioni di incontro in un clima di festa e serenità: è così che si crea comunità e si superano i pregiudizi, e lo dico per esperienza”. Non meno coinvolgenti le parole di Luca Radaelli. “Mercoledì la Life Support di Emergency ha salvato 71 migranti che viaggiavano a bordo di un gommone sovraffollato, che non avrebbe potuto affrontare la traversata del Mediterraneo, e che è stato avvistato direttamente dal ponte di comando della nostra nave: a bordo dell’imbarcazione in pericolo c’erano anche 17 minori, di cui 11 non accompagnati. I migranti, che hanno riferito di essere partiti dalle coste libiche di Garabulli, sono originari di Mali, Costa d’Avorio, Burkina Faso, Guinea Conakry, Camerun e Ciad, Paesi colpiti da violenze, povertà, violazioni di diritti e insicurezza alimentare. Ebbene, il governo italiano ci ha assegnato La Spezia come porto di sbarco. Questo significa tre giorni di navigazione, l’allontanamento forzato della nostra nave dalla zona del Mediterraneo – dove in questo periodo c’è estremo bisogno di vigilanza – e altre sofferenze inutili per decine di persone già provate da un viaggio che spesso dura anni. Per non parlare del fatto che ci viene imposto di avvisare la cosiddetta Guardia Costiera libica, con il rischio che le sue motovedette ci sparino addosso e riportino i naufraghi in Libia, dove vengono sottoposti alle peggiori torture, stupri ed estorsioni con il beneplacito del nostro governo, interessato solo a dichiarare che grazie a lui meno ‘stranieri’ sono arrivati sulle nostre coste. Non importa se il motivo è che sono morti ammazzati o annegati”. Ai tre interventi è seguito un vivace dibattito e la serata si è conclusa con l’impegno comune a riflettere e sensibilizzare le persone su questo tema sempre di drammatica attualità.   Claudia Cangemi
April 11, 2026
Pressenza
Ancona: l’anniversario della nascita della Polizia ora si festeggia a scuola
«La mafia – ha detto, presso l’I.I.S. Savoia Benincasa di Ancona, il questore Cesare Capocasa, citando le parole del magistrato del pool antimafia di Palermo, Antonino Caponnetto – teme la scuola più della giustizia e toglie erba sotto i piedi alla cultura mafiosa, formando cittadini consapevoli». L’occasione, purtroppo una delle tante, è stato il 174esimo anniversario della nascita della Polizia di Stato svoltosi addirittura all’interno di un istituto superiore scolastico pubblico (leggi qui la notizia). Ciò che dimentica in maniera dolosa il questore Capocasa, non nuovo a queste performance in una regione che misteriosamente sembra al centro di una militarizzazione che statisticamente non ha eguali in altre regioni, è che Caponnetto non ha mai interpretato questo come un lascia-passare delle divise o dei militari all’interno delle scuole: ancora una volta si confonde prevenzione con deterrenza. Ampliando gli orizzonti culturali, non solo a beneficio del questore Capocasa, ma anche di chi vuole portare in classe e fuori di queste degli esempi pratici, degli “ausili” didattici, rispetto al ruolo della scuola in termini preventivi, potremmo citare ad esempio il film in quattro puntate di Vittorio De Seta, “Diario di un maestro” ispirato al libro del maestro Albino Bernardini che nel 1960 si trasferisce a Bagni di Tivoli, in provincia di Roma, e comincia a insegnare in una scuola elementare nella borgata romana di Pietralata. Il film è girato nell’attuale Istituto superiore Enzo Rossi sulla Tiburtina. Da quella esperienza nasce il romanzo-diario “Un anno a Pietralata”, dove narra delle sue vicissitudini alle prese con una classe a dir poco impegnativa. Il maestro D’Angelo interpretato egregiamente da Bruno Cirino (fratello del ben noto pilitico Pomicino) fa opera di prevenzione senza necessità di una divisa o di un’arma nella fondina, ma mettendosi alla prova sul campo, andando a casa per casa a cercare i propri alunni assenti dai banchi ma intenti, chi in un modo chi in un altro, ad operare nell’anticamera della devianza minorile che porta dritto dritto al carcere. Ci sono poi molti altri esempi edificanti anche sul versante della Chiesa impegnata nel sociale che possono essere portati in classe come il film “Alla luce del sole“, del 2005 di Roberto Faenza, con Luca Zingaretti nel ruolo di Don Pino Puglisi che nella Palermo del quartiere Brancaccio gomito a gomito con mafiosi o apprendisti mafiosi attraverso il calcio e appunto l’istruzione, proponeva un’alternativa certamente non ispirata ad una sorts di “religione della legalità” tanto astratta quanto palese sinonimo di semplice obbedienza all’autorità. Ritorni pure in strada a fare il proprio mestiere, potremmo suggerire al questore, sebbene i tassi di criminalità siano talmente in decrescita da oltre 30 anni da spingerlo, in mancanza d’altro, a fare propaganda legalitaria proprio nelle scuole: ciò che invece balza agli occhi, perché di converso è aumentato di quasi il 60% secondo i dati del Ministero dell’Interno, è il livello di repressione che travalica lo Stato di diritto ovvero le norme conseguenti all'”ex-DDL Sicurezza” e al “decreto Caivano”. Si tratta di un apparato repressivo, appunto alternativo al percorso giudiziario che ha aumentato la propria virulenza in termini direttamente proporzionali all’aumento del conflitto sociale legato alla crisi economica, alla disoccupazione giovanile, all’assenza di servizi di welfare sanitari e al nuovo fenomeno dei “working-poors” cioè lavoratori che pur non avendo un minuto di tempo libero hanno difficoltà a pagarsi di che vivere. Si può fare riferimento, in proposito, al commento a caldo, su questi recentissimi dati ufficiali, di Italo di Sabato, di Osservatorio Repressione (clicca qui) che sottolinea ancora una volta come il fattore deterrente sia diametralmente opposto da un approccio, appunto, preventivo. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università --------------------------------------------------------------------------------
INDL-NA Launches at Yale: A New North American Chapter for Digital Labor Research
For years, Julian Posada (Yale Assistant Professor and DiPLab research associate) has been one of the architects of the field of digital labor studies. From helping shepherd the transition from the European Network on Digital Labor (ENDL, 2017–2018) to the International Network on Digital Labor (INDL, 2019–present), to co-organizing three consecutive INDL conferences, he has been present at every stage of a research community finding its shape and its ambitions. Today, INDL has created several regional chapters, in Middle East and Africa, in Latin America, and now (thanks to Julian Posada) in North America, too. This foundation has its first public moment: a Symposium on Labor and Artificial Intelligence, hosted at Yale University on April 28 and 29, 2026. The event brings together scholars and practitioners to examine how workers are building, using, and pushing back against AI systems. The programme opens with a keynote by Julia Ticona and closes with a roundtable featuring organizers from across the platform economy. Researchers and doctoral students are especially encouraged to attend the doctoral colloquium on April 28 (1:00–5:30 PM, KT 401), where emerging scholars can workshop their research alongside peers ahead of the main symposium on April 29 (9:00 AM–5:00 PM, HQ 134).
April 11, 2026
DiPLab
Palestina: lotta, solidarietà e conoscenza
Articoli di Futura D’Aprile, Rossana De Simone, Peacelink, Giulia Della Michelina, Nicola Lamri, Lavinia Marchetti (con Eva de Adamo). Aggiornamenti e appuntamenti.   IL SOMMARIO: aggiornamenti da Anbamed Roma per Gaza: è in corso la raccolta di alimenti per la Global Sumud Flottilla in corso di preparazione continuano gli appuntamenti di lotta e citiamo un evento forse ancora in corso che
L’ultima provocazione durante il «negoziato»
In linea con l’atteggiamento neocoloniale e sbruffone del Trump-style, la serie di incontri trilaterali – Usa, Iran, con il Pakistan ospite e mediatore già offeso una prima volta (il «dossier Libano» che faceva parte dell’accordo, ma secondo Israele e poi Washington no, come se il mediatore fosse un bugiardo preso […] L'articolo L’ultima provocazione durante il «negoziato» su Contropiano.
April 11, 2026
Contropiano
Giustizia o giustizialismo?
La recente vittoria del NO al referendum non deve farci scordare i gravi mali che affliggono la giustizia nel nostro paese. Si tratta ovviamente di una premessa che tutti condividono, ma che viene spesso banalizzata riferendola alla sola efficienza e ai tempi lunghi dei processi, che sono certamente cose importanti, ma che non esauriscono il problema. A mio avviso il vero male che affligge oggi il nostro sistema è la cultura giustizialista che è profondamente radicata sia nel mondo della politica che in quello della magistratura, e che viene coniugata a destra in senso securitario soprattutto contro i movimenti di contestazione e di lotta, e a sinistra in senso puramente legalista. (Fermo restando poi che la classe politica italiana così severa con la gente comune diventa improvvisamente garantista fino alla possibile impunità nei confronti di se stessa.) Prendiamo dalla cronaca due spunti per approfondire la questione. Si è saputo in questi giorni che il Presidente della Repubblica ha concesso la grazia a Nicole Minetti, l’ex consigliera regionale della Lombardia condannata in via definitiva a 1 anno e un mese per peculato e a 2 anni e 10 mesi per induzione alla prostituzione nell’ambito del processo ‘Ruby bis’, quello delle cosiddette ‘cene eleganti’. Il provvedimento di grazia è giunto per motivi umanitari, in quanto vi sarebbe un minore in gravi difficoltà che necessiterebbe di assistenza e cure. Non ho motivo di ritenere pretestuose queste motivazioni e da garantista non ho nulla da obiettare sul merito. Non posso tuttavia non sottolineare come una tale clemenza molto difficilmente (per non dire mai) sarebbe stata messa in atto per un cittadino comune. Magari (giusto per fare un esempio) un onesto lavoratore condannato a diversi anni di carcere per il solo fatto di avere partecipato ad un sit in pacifico, in ottemperanza di una norma (definita anti Gandhi) prevista in uno dei tanti decreti sicurezza sfornati dal governo Meloni. Ma la cosa ancora più grave è l’ultimo pronunciamento della Corte costituzionale che ha ribadito la possibilità che vengano sequestrati i beni per ipotesi di illecita acquisizione anche a chi per la stesse imputazioni è stato assolto in sede penale. Un vero obbrobrio giuridico per cui sei innocente, ma, come direbbe Tajani, solo fino ad un certo punto. La tua colpa? Vivere in un paese in preda alla mafia e al malaffare, per cui, anche se non lo posso provare, è sempre possibile che tu abbia qualcosa da nascondere. Per questa ragione io Stato ti levo tutto, perché come si sa il fine giustifica i mezzi e se sei innocente pazienza! Una ingiustizia ed una assurdità aggravata dal fatto che quando, per caso, i beni vengono restituiti, (di fatto sempre in macerie), non ne viene garantito il valore iniziale, oppure che, con la stessa logica, viene negato il giusto indennizzo per l’ingiusta detenzione. Ma la cosa che più mi fa male, in quanto da sempre militante della sinistra più radicale, è l’assoluto silenzio dei miei sodali su queste questioni. Non solo va criticata la sinistra tradizionale e parlamentare che da sempre è caratterizzata da un forte giustizialismo, giustificato dall’idea legalista che la legge non solo va rispettata ma ha sempre tendenzialmente ragione, ma vanno anche stigmatizzati limiti delle soggettività antagoniste nate dai movimenti dalla società civile, che ritengono che ciò che è giusto si può coniugare solo nei termini della giustizia sociale e della equa distribuzione della ricchezza ritenendo superflua, o solo formale, ogni altra questione. Su questi temi è ormai tempo di maturare una necessaria e non più rinviabile inversione di tendenza. Antonio Minaldi
April 11, 2026
Pressenza
Our Documentary ‘In the Belly of AI’ Travels Across Europe
-------------------------------------------------------------------------------- In the Belly of AI, directed and written by Henri Poulain and DiPLab’s own Antonio A. Casilli, takes research out of academic journals and into television screens and cinemas. Over the coming weeks, the documentary is screening across Europe bringing open questions about the human and environmental cost of AI to new audiences. -------------------------------------------------------------------------------- 14 April 2024 — Stockholm, Sweden Bio Skandia A free public screening at Stockholm’s Bio Skandia cinema. A panel discussion follows, with Teresa Cerratto Pargman, Melanie R., Anna Essén and Johan Fredrikzon representing Stockholm University, KTH, the Swedish Red Cross, and Stockholm School of Economics. -------------------------------------------------------------------------------- 19 April 2026 — Rotterdam, Netherlands Kino Rotterdam, 10:30–13:30 Hosted by SocTalk and the Platform Labor Group, EUR A free screening followed by a live discussion with screenwriter Antonio A. Casilli, joined by platform work and AI researchers Damion Bunders (UU), Francisca Grommé (EUR), Floor Fiers (UvA), João Gonçalves (EUR), and Martien Schaub (EUR). -------------------------------------------------------------------------------- 30 April 2026 — Rome, Italy CGIL Nazionale, Corso d’Italia 25 (TBA) Italy’s largest trade union confederation screens the film at its national headquarters, in preparation for May Day. Director Henri Poulain will join live via video link. --------------------------------------------------------------------------------
April 11, 2026
DiPLab

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