I cristiani palestinesi vengono cancellati dalla storia
I cristiani palestinesi non sono semplicemente presenti in Palestina; sono tra le comunità storicamente più radicate nel Paese. Non sono affatto “stranieri” o “spettatori” coinvolti in un presunto conflitto religioso tra ebrei e musulmani. Fonte: English version Di Ramzy Baroud – 11 maggio 2026 Il video è raccapricciante, sebbene sia quel tipo di orrore ormai … Leggi tutto "I cristiani palestinesi vengono cancellati dalla storia " L'articolo I cristiani palestinesi vengono cancellati dalla storia  proviene da Invictapalestina.
May 15, 2026
Invictapalestina
NAKBA: LO SPECIALE DI RADIO ONDA D’URTO A 78 ANNI DALLA “CATASTROFE” DEL POPOLO DI PALESTINA
15 maggio 2026: 78esimo anniversario della Nabka, la “catastrofe” per milioni di palestinesi, che coincide con la proclamazione di Israele. Uno Stato nato al termine di un trentennio – quello tra le due Guerra Mondiali – di violenze e terrore, fino all’attacco militare del 1948, con almeno 500 villaggi palestinesi letteralmente rasi al suolo, 15mila vittime, 750mila persone cacciate dalle loro tessere per evitare i massacri da parte delle bande sioniste, architrave di quello che diventerà il futuro Stato – ed esercito – sionista. 78 anni dopo, la storia non è cambiata. Anzi, se possibile, è peggiorata, a partire dalla martoriata Striscia di Gaza, il 60% della quale è stata inglobata manu militari da Tel Aviv, tra “linea gialla” e “linea arancione”, con la finta tregua in vigore dall’ottobre 2025, durante la quale sono svariate centinaia le vittime palestinesi, arrivate alla soglia delle 75.000 considerato quanto accaduto dall’ottobre 2023, oltre a 175mila feriti e migliaia di dispersi tutt’ora sotto le macerie. Da Gaza alla Cisgiordania Occupata, dove coloni ed esercito perpetrano con sempre più ferocia assalti e violenze. Il 14 maggio, migliaia di coloni fascisti hanno preso parte alla provocatoria “Marcia delle bandiere” che ha preso d’assalto la Porta di Damasco, principale ingresso est della Città Vecchia di Gerusalemme occupata, sotto la protezione della polizia. Decine le aggressioni a giornalisti e residenti palestinesi di Gerusalemme Est, mentre il ministro-colono Smotrich è tornato a rivendicare l’annessione di tutta la West Bank, sostenendo che “è ora di abolire la divisione tra aree A, B e C”, cacciando quindi l’intera popolazione palestinese per fare spazio a nuove colonie. In occasione del 78esimo anniversario della Nakba, Radio Onda d’Urto ha tradotto in italiano il comunicato integrale diffuso dall’Fplp, il Fronte popolare di liberazione della Palestina, principale organizzazione della sinistra palestinese. Ascolta o scarica Per la Palestina e contro il sionismo, manifestazioni in tutto il mondo nei giorni della Nakba. A Milano, indetta una manifestazione nazionale – “Ricorda la Nakba, combatti il sionismo” – con le principali organizzazioni palestinesi e decine e decine di adesioni. Concentramento alle ore 14.30 in piazza XXIV Maggio. Sempre sabato 16 maggio, ma a Roma, corteo, con ritrovo dalle ore 15, da piazza dei Cinquecento. Delle manifestazioni di Milano e Roma Radio Onda d’Urto ha parlato qui, intervistando su Milano Youssef, dei Giovani Palestinesi d’Italia, mentre su Roma Vincenzo Miliucci, storico compagno capitolino e della Confederazione Cobas. A Brescia invece il ricordo della Nakba sarà in Piazza del Duomo, alle ore 18, di lunedì 18 maggio. Radio Onda d’Urto ne ha parlato (a questo link) con Alfredo Barcella, dell’Associazione di Amicizia Italia – Palestina, una della realtà che fa parte del Coordinamento Palestina di Brescia.  
May 15, 2026
Radio Onda d`Urto
14_06_26 A mano libera_hater stai attento
In data odierna, l’infrastruttura hardware-software dell’Unità “Maggiore Tom” è andata in crash totale. La causa è da riscontrarsi in un picco di tensione sul modulo VRM della scheda madre, che ha provocato la corruzione irreversibile del Master Boot Record (MBR) di Windows. I rilievi tecnici confermano che l’anomalia elettrica è l’effetto di un exploit firmware da parte di attori APT di matrice ignota Nonostante i protocolli di sicurezza imponessero l’evacuazione immediata dello studio e la sospensione cautelativa delle attività, l’operatore Arsider ha forzato il blocco. Ignorando la compromissione dei sistemi e il persistere della minaccia, la missione divulgativa prosegue senza variazioni in modalità di override manuale. Windows puoi solo sucare.
78 anni dalla Nakba e il crollo del progetto sionista
Per decenni, il progetto sionista ha venduto al mondo un’immagine accuratamente costruita: quella di una democrazia moderna, militarmente invincibile, moralmente superiore e destinata a durare per sempre. Oggi, quella narrazione sta crollando sotto gli occhi del mondo. Ma questa crisi non è cominciata ieri. Fonte: English version di Sayid Marcos Tenorio —11 maggio 2026 Con … Leggi tutto "78 anni dalla Nakba e il crollo del progetto sionista" L'articolo 78 anni dalla Nakba e il crollo del progetto sionista proviene da Invictapalestina.
May 15, 2026
Invictapalestina
CS 14 maggio 2026 – Dalla commissione Affari Costituzionali iniziano le procedure sull’autonomia differenziata presso le Camere
I Comitati per il ritiro di ogni autonomia differenziata, l’unità della Repubblica, l’uguaglianza dei diritti avevano già lanciato un grido d’allarme quando il ministro Calderoli aveva trasmesso alle Camere lo schema delle preintese con le regioni Veneto, Lombardia, Piemonte e Liguria per devolvere loro la potestà legislativa in quattro materie: protezione civile, professioni, previdenza complementare e sanità. Il ministro leghista Calderoli – come suo costume – spinge sull’acceleratore per siglare le Intese, che porteranno a prime forme di una secessione che parte da qui e si articolerà materia per materia, ambito per ambito, fino alla disgregazione dell’unità della Repubblica. Sta avvenendo un baratto vergognoso nella maggioranza del governo Meloni: la Lega appoggia lo scempio della legge elettorale maggioritaria e FdI dà il via libera ai processi di regionalismo competitivo e conflittuale. I tempi sono dettati dal Governo al Parlamento. Entro luglio, infatti, dovranno essere licenziati gli atti di indirizzo delle Camere – a cui, peraltro, il Governo non è tenuto ad attenersi; poi Governo e Regioni predisporranno le intese, una per ciascuna regione; infine, il disegno di legge, con allegate le Intese, sarà inviato alle Camere. Il Parlamento avrà una grande responsabilità e possibilità di intervento alla luce della sentenza 192/24 della Corte Costituzionale: potrà emendare il ddl e sarà la regione, eventualmente insoddisfatta, a dover riprendere il negoziato col Governo. Si creerà uno spazio politico di lotta che non sarà lasciato vuoto e soprattutto un tempo utile a portare la discussione pubblica sui territori. Di che materie trattano le preintese? A sentire il ministro Calderoli, di materie che non toccano i livelli essenziali di prestazione (LEP) relativi ai diritti sociali e civili; altro discorso per la sanità, materia inequivocabilmente fondamentale, coinvolgendo il diritto alla salute: essa viene devoluta perché regolata dai livelli essenziali di assistenza (LEA). Come spesso accade le iniziative legislative del ministro Calderoli generano una grande confusione normativa; infatti, mentre al Senato è in discussione il ddl sui LEP (AS 1623), contemporaneamente, con queste preintese, si devolvono alle Regioni importanti competenze nella sanità, materia che – invece – richiederebbe una ridefinizione politica democratica dei suoi livelli di prestazione, regolati oggi da misure amministrative. Un altro passo avanti verso il suo definitivo smembramento e la differenziazione del diritto alla salute sulla base del certificato di residenza. Lo schema delle quattro preintese è illegittimo: mentre lo stesso articolo 116, terzo comma, pone come condizione necessaria della devoluzione l’individuazione di ragioni specifiche della differenziazione, le preintese prevedono per le quattro Regioni la devoluzione delle stesse identiche quattro materie. Sono il Piemonte, la Liguria, la Lombardia, il Veneto Regioni identiche per popolazione, livelli produttivi, caratteristiche socio-economiche? La Corte Costituzionale, nella sentenza 192/2024, ha ribadito che occorrono, per procedere con la devoluzione, motivazioni e analisi specifiche funzione per funzione e territorio per territorio e ha esplicitamente ribadito che non si possono e non si devono trasferire materie, ma singole funzioni. Invece, con le preintese, si vogliono predisporre trasferimenti di competenze relative ad ambiti legislativi complessivi come la gestione della previdenza complementare, che attiene al diritto alla pensione e alla gestione del risparmio (materie di rango costituzionale!); la determinazione differenziata per territorio delle tariffe sanitarie, che tocca l’art. 32 della Costituzione; il riconoscimento delle qualifiche estere e la formazione professionale, che sono ambiti disciplinati a livello nazionale e di Unione europea; infine, la protezione civile, materia che può riguardare addirittura l’esercizio della libertà di movimento. I Comitati contro ogni autonomia differenziata hanno indetto, per il 6 giugno, un’assemblea nazionale a Napoli nella sede della Biblioteca della Società Napoletana di Storia Patria – v. Vittorio Emanuele III, 310 – Castel Nuovo (Maschio Angioino) per mobilitare le forze associative, sindacali e politiche. E’ necessario denunciare la “secessione dei ricchi”, perseguita attraverso l’AS 1623 e le Intese, e organizzare mobilitazioni e iniziative per contrastare e battere questo disegno di ulteriore divisione territoriale e sociale del Paese; per impedire la rottura dell’unità della Repubblica, a difesa dei diritti sociali e civili, e dell’uguaglianza tra tutti/e i/le cittadini/e. Comitati per il ritiro di qualunque Autonomia differenziata, l’uguaglianza dei diritti e l ’unità della Repubblica e Tavolo No AD
LAVORO: LICENZIATO DA TIM SIMONE VIVOLI SEGRETARIO NAZIONALE FLMU-CUB “PER ATTIVITA’ SINDACALE”
Simone Vivoli, segretario nazionale Flmu-Cub e storico delegato in Tim con più di 30 anni di anzianità di servizio è stato licenziato dall’azienda con la contestazione di aver inviato delle e-mail “per promuovere iniziative legali di ex-dipendenti” e di aver così sottratto tempo all’attività lavorativa. “Un dato che non ha bisogno di essere commentato – replica la Cub – visto che si tratta di otto brevissime e-mail in tre mesi per un tempo stimato di circa uno, due minuti a comunicazione, in totale 15 minuti circa in tre mesi. Tra l’altro senza alcun danno alla produzione, in quanto non è stato effettivamente sottratto tempo all’attività lavorativa”. Il sindacato di base annuncia un immediato ricorso al giudice del lavoro: “Il licenziamento è arrivato nonostante il regolamento aziendale della Tim preveda `l’uso privato residuale´ della posta elettronica aziendale, e senza che la stessa azienda abbia mai contestato o eccepito alcunché in merito all’attività lavorativa svolta negli anni dal segretario nazionale della Federazione dei metalmeccanici della Cub, nell’esercizio delle sue attività lavorative”. Secondo la Confederazione Unitaria di Base si tratta di un attacco alla liberta’sindacale e di una una ritorsione: “Si tratta di un licenziamento strumentale ad impedire l’azione sindacale a tutela dei tanti lavoratori Tim e Fibercop che, sempre più in questi mesi, si stanno attivando per recuperare diritti lesi e quote consistenti di salario rivolgendosi al sindacato di base, colpendo uno dei massimi esponenti della Cub in azienda”. Ci racconta la vicenda lo stesso Simone Vivioli segretario nazionale Flmu-Cub e storico delegato in Tim Ascolta o scarica  Sulla questione è stata presentata una interrogazione urgente all’amministrazione fiorentina dal consigliere comunale Dmitrji Palagi di Sinistra progetto comune per via del rapporto continuativo che Palazzo Vecchio ha con Tim e con FiberCop per i servizi Ict. Da non sottovalutare il fatto che dal luglio 2024 la rete fissa italiana, infrastruttura pubblica costruita in decenni di investimento collettivo, è controllata da KKR, fondo statunitense di private equity con circa 400 miliardi di dollari di asset in gestione, che ha acquisito FiberCop per 22 miliardi di euro. La ristrutturazione che ne consegue prevede fino a 1.800 uscite in sospensione da FiberCop e 1.000 uscite volontarie da Tim entro novembre 2026. E in Toscana la crisi è già reale: Telco, appaltatrice con circa 400 addetti tra Campi Bisenzio, Siena, Arezzo e Grosseto che lavorano per conto di FiberCop, è in cassa integrazione a zero ore dal 2025. “Colpire il segretario nazionale di un sindacato di base in questa fase non è un episodio isolato: è disciplinamento”. Dmitrji Palagi di Sinistra progetto comune ai nostri microfoni Ascolta o scarica 
May 15, 2026
Radio Onda d`Urto
Attività di Orientamento con Aeronautica Militare all’Istituto “Enrico Fermi” di Roma
La circolare diffusa ai docenti in servizio nell’Istituto Industriale Statale “Enrico Fermi” di Roma, giunta all’attenzione dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, prevedeva un’attività di orientamento attraverso l’incontro con l’Aeronautica Militare nella biblioteca della scuola, il 13 aprile scorso (clicca qui). Si direbbe che dirigenti e comandi militari abbiano mangiato la foglia: la ricerca sul sito della scuola non dà risultati esplicativi sul tipo di incontro; su quello del Comando Militare il rinvio – digitando la voce iniziative di orientamento negli istituti superiori  – per questa occasione – è al sito scolastico, e il circolo si chiude. Non solo, spesso le circolari interne sono a carattere riservato, anche quando riguardano attività rivolte agli studenti e alle studentesse. Tutela risibile, visto che i ragazzi, le ragazze e gli/le stessi/e insegnanti ne potrebbero fare l’uso pubblico che vogliono. Sicché non si può che arguire, sulla base dei dati che già possediamo su attività di questo tipo, di cosa si tratti. Sull’orientamento previsto dalla normativa vigente (DM 328, 22/12/2022 Linee Guida in ottemperanza alla missione. 4 del PNRR) si possono trovare informazioni direttamente sulle pagine del Ministero dell’Istruzione e del Merito. Nello specifico per gli ITIS il MIM assicura che gli studenti e le studentesse, grazie agli incontri con il mercato, completeranno la formazione delle «competenze che permettono un IMMEDIATO inserimento nel mondo del lavoro». Vengono magnificati anche i quadriennali (4+2) frutto della recente controriforma, con l’eventuale percorso successivo presso le Academy. Nelle scuole, soprattutto durante l’ultimo anno di frequenza, a organizzare le attività ci pensa il docente con incarico specifico di orientatore, coadiuvato dallo staff dei tutori (in proposito si veda sul portale UNICA del MIM: https://unica.istruzione.gov.it/portale/it/orientamento/il-tuo-percorso/docente-tutor). Come abbiamo più volte annotato sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università l’orientamento, che alcuni accademici hanno proposto come occasione di una formazione umana, addirittura letteraria (ad esempio il professor Federico Batini ordinario all’Università Sapienza di Roma, in un seminario dedicato all’orientamento: https://pratika.net/wp/le-nuove-linee-guida-per-lorientamento/), è ben altro. Infatti, molto spesso, viene esternalizzato a società private, oppure ai corpi militari, come in questo caso (il 13 maggio, sempre al Fermi, è previsto un incontro con la società ADVANT, azienda di consulenza tecnologica per aziende: https://www.itisfermiroma.edu.it/circolare/orientamento-classi-quinte-incontro-con-advant-s-r-l/). L’istituto Enrico Fermi si trova nel quartiere Monte Mario, nella periferia romana, dove la via Via Trionfale porta, con un lungo e trafficato percorso, verso la provincia di Viterbo, Nord del Lazio. La Stazione di Monte Mario, dietro la scuola, dovrebbe agevolare gli spostamenti degli alunni che, in netta maggioranza, vengono dalle urbanizzazioni oltre il raccordo anulare di Roma e dai paesi della provincia. Sempre quando funziona…visto che molto spesso ci sono problemi sulla linea e le attese si fanno lunghe, le assenze e i ritardi degli studenti notevoli. Come scrive il sociologo Eli Friedman, il capitalismo ha smesso di funzionare per i giovani «per la generazione Z- persone nate tra la fine del1990/2000 – ormai lavorare è più deprimente che essere disoccupati» (riportato da Le Monde Diplomatique, aprile 2026, pag 5). Ma è sempre pronta la carriera militare, la paga del soldato è buona, nei corpi di élite ottima, con i tempi che corrono… Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Cina alla superficie della storia
LE RELAZIONI TRA USA E CINA MIGLIORERANNO SEMPRE DI PIÙ E SARANNO BASATE SULLA COOPERAZIONE, ASSICURANO IN QUESTI GIORNI XI JINPING E DONALD TRUMP. QUELLO CHE È CERTO CHE È NESSUNO CONOSCE CON ESATTEZZA QUALE SARÀ IL MONDO CHE LE GUERRE, MILITARI E COMMERCIALI, STANNO CERCANDO DI ISTITUIRE. ALCUNI DICONO CHE, A COMINCIARE DALLA GESTIONE DELLE MATERIE PRIME “RARE”, LA CINA PUÒ COSTITUIRE UN’ALTERNATIVA ALLA DISTRUTTIVA ARROGANZA STATUNITENSE. DI CERTO ANCHE LA CINA HA UN ODIOSO SISTEMA MILITARE, PER ALTRO SEMPRE PIÙ BASATO SULL’IA, CHE HA BISOGNO DI ENORMI QUANTITÀ DI ENERGIA. DI CERTO, LA INDUSTRIE CINESI, CHE RESTANO IN GRAN PARTE MEDIO-PICCOLE, SONO AD ALTISSIMA INTENSITÀ DI MANODOPERA. DI CERTO, LA QUALITÀ DELLA VITA NELLE CAMPAGNE DELLA CINA NON È PARAGONABILE A QUELLA DELLE CITTÀ. DAL FRAGILE MICRCOSMO DI UNO SPAZIO INDIPENDENTE COME COMUNE ABBIAMO ANCHE ALTRE TRE PICCOLE CERTEZZE. LA PRIMA, LE SOCIETÀ IN BASSO SONO COMPLESSE ED È SBAGLIATO FARLE COINCIDERE CON CHI LE GOVERNA. LA SECONDA: NON ESISTONO POTENZE BUONE: TUTTE SONO PARTE DELLO STESSO SISTEMA CAPITALISTA, PATRIARCALE E COLONIALE. LA TERZA: ABBIAMO SEMPRE PIÙ BISOGNO DI GUARDARE IL MONDO NON CON LA GEOPOLITICA E LE GUERRE TRA GLI STATI, MA SAPPIAMO CHE NON È FACILE Foto di Eric Prouzet su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- L’articolo è un’anticipazione di uno dei capitoli finali di Nel laboratorio della guerra. Storia del presente, antropologie, strategie planetarie, di prossima pubblicazione. Si tratta di una ricerca storica che rileva i nessi e gli effetti di separazione di un recente passato dal nuovo mondo che la guerra istituisce, non più definito da categorie filosofico-politiche, forme giuridiche e campi di intervento specifici. Per districare l’intreccio tra gli assetti di potere e i modi di governo delle popolazioni, proviamo ad applicare l’analitica della guerra elaborata da Michel Foucault a quelle che lo storico dell’economia Giovanni Arrighi ha definito “transizioni egemoniche”. La Cina oggi non è solo potenza terrestre, marittima e spaziale, è l’immagine, il sogno e il luogo di un’eterotopia alternativa al gioco geopolitico a somma zero, in cui uno domina se l’altro è annientato. Per questo le preoccupazioni autarchiche e la guerra unilaterale ingaggiata dagli Stati Uniti, soprattutto riguardo a risorse e tecnologie, hanno ragioni che attengono all’inevitabile declino egemonico statunitense e alla visione cosmica, di pace e armonia, dettata dalla Cina. Di ciò testimonia il documento della National Security Strategy del novembre 2025, che nella versione riservata sancisce il fallimento dell’egemonia americana.1 Come affermano molti analisti a oriente e a occidente, nonostante i tentativi di prolungare il dominio, l’egemonia degli Stati Uniti sta scadendo.2 Le nuove vie della seta sono state bloccate dall’Europa nel 2023, ma continuano ad essere un’alternativa possibile ai dazi e ai ricatti commerciali e bellici degli Stati Uniti. Il principio cinese è che l’occupazione di spazi continentali alimenta scambi e relazioni e non serve ad annichilire l’avversario. Come intuiva Arrighi, l’eventuale transizione dall’egemonia statunitense a quella cinese non consisterà nel sostituire all’unilateralismo un altro unilateralismo, perché la Cina «non ha i mezzi e la volontà per… cimentarsi in un uso globale della propria capacità bellica.».3 Ciò anzitutto perché per Pechino l’obiettivo non è la guerra ma promuovere la cooperazione internazionale «superando la logica a somma zero e l’approccio unilaterale».4 Nel 2001 Pechino ha aderito all’Organizzazione Mondiale del Commercio, ma la svolta c’è stata dopo il XVIII Congresso del PCC. Il concetto portante della strategia politica cinese è la creazione di una «comunità con un futuro condiviso per il genere umano».5 Anche se con l’avvento di Xi Jimping la Repubblica Popolare ha intensificato le attività militari, la priorità politico-strategica è «l’aumento del benessere dei cinesi».6 Certo, la Cina ha bisogno che la competizione sia controllata e prevedibile, per le storiche questioni aperte: Taiwan, diritti umani e diritto allo sviluppo che gli Stati Uniti fanno di tutto per impedire, ma «non cerca una leadership globale improntata al modello americano e non ritiene che gli Stati Uniti abbandoneranno l’Asia».7 Benchè Pechino abbia eliminato statisticamente la povertà assoluta nel 2020, «la qualità della vita nelle campagne non è paragonabile a quella delle città».8 L’esplosione dell’high-tech ha contribuito poco a consolidare il quadro economico. La forza lavoro cinese «è una delle meno istruite tra i paesi a reddito medio… Le industrie del settore infatti, sono in gran parte medio-piccole ma soprattutto ad alta intensità di manodopera… come la sanità o la scuola restano pericolosamente negletti».9 Il riferimento è ai «900 milioni di individui che continuano a vivere con circa 10 dollari al giorno, spesso nelle regioni interne. Gli investimenti nell’Intelligenza Artificiale, nelle tecnologie quantistiche, nelle biotecnologie, nel G6 e nelle auto elettriche, mirano a creare nuovi posti di lavoro che si attestano comunque intorno al 20%.10 Nel 2024 la Cina ha prodotto «…l’80% dei pannelli solari e il 70% dei veicoli elettrici prodotti nel mondo… Tuttavia ha anche istallato il doppio di tutta la capacità fotovoltaica presente negli Stati Uniti, totalizzando il 55% delle nuove istallazioni a livello globale. Ha inoltre acquistato circa il 75% delle auto elettriche fabbricate nel mondo, sebbene il governo abbia quasi eliminato gli incentivi».11 Ma questo exploit paga il prezzo di una sovrapproduzione che Pechino non riesce a controllare. Pannelli solari, auto elettriche e batterie sono prodotte in “cieca espansione” che premia velocità e quantità rispetto a produttività e diversificazione.12 «L’enfasi sulla quantità riduce al minimo i margini di profitto, sicché quando la domanda stagna e/o la concorrenza cresce, le aziende tagliano i prezzi del 30% in media su 230 modelli di auto elettriche negli ultimi due anni».13 Le aziende comunque non chiudono: le banche parastatali preferiscono rifinanziarle per non precipitare ricadute occupazionali “sgradite a Pechino”. Tuttavia, il termine “involuzione” è ricorrente e diffuso. Descrive la «trappola socioeconomica creata da una competizione esasperata…, che genera rendimenti decrescenti: persone e aziende lavorano sempre di più, ma ottengono sempre meno».14 Pechino apre da anni le porte a studiosi, accademici e scienziati stranieri e promuove molte iniziative internazionali, all’opposto di Washington, che vorrebbe limitare l’accesso di stranieri agli atenei.15 Il vicedirettore dello Shanghai Institute for International Strategic Studies scrive che «Pechino non desidera la competizione con gli Stati Uniti, ma la cooperazione, che “porta benefici a entrambi, mentre scontrarsi danneggia entrambi”».16 Il tutto si evince dal 15° piano quinquennale. Due documenti del Comitato Centrale del PCC, le “raccomandazioni per l’elaborazione della pace” e “domande e risposte”, indicano le linee progettuali cinesi dei prossimi cinque anni (2026-2030). Sviluppare la circolazione interna, cioè il mercato interno, in rapporto con il mercato esterno; sviluppare «la stabilità e la crescita a lungo termine della circolazione interna possono contrastare le incertezze che sorgono dalla circolazione internazionale»17. Inoltre, per “intensificare gli scambi e l’apprendimento reciproco tra civiltà” occorre sostenere lo sviluppo internazionale dei social media, internazionalizzando le piattaforme cinesi: Douyin (versione di TikTok), Xiaohongshu (come RedNote), Weibo (omologo di X).18 Quindi, occorre incentivare il multipolarismo, dal momento che «alcuni paesi occidentali… provano ancora a mantenere un’egemonia unipolare, ma queste azioni scontano la diffusa opposizione della comunità internazionale»,19 e i rischi connessi alla sicurezza strategica sono in aumento: la fiducia reciproca tra le potenze nucleari si sta indebolendo. Fatta la tara alla retorica del “morale alto” e della “salda forza di volontà” raccomandata ai cinesi, le domande e risposte al documento del piano quinquennale affermano la necessità di resistere al «contenimento, soppressione e coercizione esterni, senza mai cedere alla politica di potenza e all’intimidazione».20 Perché «più gli altri costruiscono “piccoli cortili con steccati o spingono per il disaccoppiamento [dall’economia cinese], più promuoveremo con fermezza aperture ad alto livello.».21 Infine, è necessario promuovere l’autosufficienza e mantenere il controllo di aree chiave, perseguire l’autonomia scientifica e tecnologica… promuovere l’innovazione indipendente e originale, rimuovere le strozzature nelle tecnologie critiche».22 La guerra russo-ucraina, il 7 ottobre, il genocidio a Gaza e la pulizia etnica in Cisgiordania, il rapimento del presidente venezuelano Maduro, le minacce a Cuba e la guerra israelo-statunitense al Libano e all’Iran, hanno spinto Pechino a ridefinire la concezione dell’arte bellica. Le armi autonome governate da algoritmi e Intelligenza Artificiale hanno trasformato in brevissimi tempo la forma dei conflitti. «Il mondo sta passando dall’epoca dell’informazione a quella dell’intelligenza generativa».23 Oggi il duello avviene tra sistemi basati sulle reti, tramite piattaforme con e senza equipaggio. Dalla guerra del Golfo del 1990-’91, all’11 settembre 2001, le guerre degli Stati Uniti e della Nato hanno evidenziato la centralità dell’informazione. Già prima dell’invasione russa «Pechino aveva anticipato il ruolo che avrebbe svolto l’integrazione di tecnologie spaziali, informazione, nanotecnologie, Internet, capacità quantistiche, robotica, AI.».24 I vertici militari cinesi hanno condotto ricerche approfondite sull’impiego di droni nella guerra in Ucraina. Dal 2010, l’Esercito popolare di liberazione ha elaborato quattro scenari: una guerra difensiva contro una superpotenza «pronta a intervenire per fermare un’operazione militare cinese nel suo estero vicino»;25 uno scontro con Taiwan; un conflitto di piccola o media entità per dispute territoriali (per esempio lungo il confine sino-indiano); operazioni a bassa intensità e di natura non convenzionale26. «La prospettiva di un conflitto sino-statunitense è servita da propulsore per il processo di modernizzazione dell’Epl».27Nessuno crede più alla pace basata sulla rinuncia all’impiego delle armi nucleari. Entro il 2030 e secondo la teoria della “mutua distruzione assicurata”, l’arsenale nucleare della Repubblica Popolare raggiungerà le mille testate. Per Xi Jimping è essenziale promuovere la Global Governance Initiative, rivelata a settembre 2025 a Tianjin.28 Per Pechino l’obiettivo non è la guerra ma promuovere la cooperazione internazionale «superando la logica a somma zero e l’approccio unilaterale».29 La Global Governance ha valore storico perché è «frutto dell’interazione tra pensiero politico tradizionale ed esperienza moderna».30 Solidale al principio confuciano “Quando la Grande Via prevale, il mondo appartiene a tutti”, la Repubblica Popolare punta ad una governance con ordine e ragione, non basata su un potere coercitivo, ma sul “governo attraverso la virtù”. Così un principio etico diviene filosofia politica. Il suo valore strategico, almeno su scala nazionale, è pari, se non superiore, a quello del realismo geopolitico che si limita a registrare lo status quo e non genera alcuna trasformazione. Uguaglianza delle sovranità e non ingerenza negli affari interni; multilateralismo fondato su consultazioni ampie, non su architetture regionali come il G7 o il G4, tra paesi che appartengono ad una cerchia ristretta; gestione dell’ordine internazionale centrata sulle persone, promuovendo il benessere delle popolazioni e l’equità sociale31. Questi sono i principi cinesi di un diverso ordine mondiale che oppone la strategia della sapienza all’idiozia psicopatica assassina. La Cina ha promosso l’ampliamento dei BRICS, ha sostenuto il Sudafrica nel G20 e ha «trasformato l’organizzazione per la cooperazione di Shangai nella più grande architettura regionale al mondo, per territorio e popolazione».32 Con il ritorno di Trump alla presidenza, gli Stati Uniti si sono ritirati dalle alleanze globali sulla governance di Internet, sugli standard dell’IA e sulle catene di approvvigionamento dei semiconduttori.33Il nazionalismo digitale statunitense basato sulla protezione delle Big Tech dalla concorrenza straniera si è esplicitato nel Decoupling Act del 2025, «che include misure drastiche come il divieto di importazione ed esportazione di tecnologia AI da e verso la Cina e restrizioni alla ricerca sull’AI collaborativa con entità cinesi».34 La Cina ha sviluppato un intero ecosistema digitale parallelo: Baidu per Google, WeChat per WathsApp, Weibo per X, Alibaba e J.D.com per Amazon. La Digital Silk Road (via della seta digitale) prevede investimenti in infrastrutture digitali e tecnologie di sorveglianza in paesi come VietNam, Zimbabwe, Uganda, che mira a ridurre le interdipendenze tecnologiche «considerate rischi per la sicurezza nazionale».35 Dal 2015 la traiettoria di sviluppo delle tecnologie digitali cinesi è orientata a colmare il divario nei confronti degli Stati Uniti e dalla necessità di sviluppare tecnologie duali (dual use) civili e militari, in maniera speculare. Già nel 2016 l’esercito cinese annuncia lo sviluppo di missili balistici basati sull’IA, che comincia ad essere impiegata come negli Stati Uniti per i processi di addestramento e di valutazione del personale di comando.36 Nel 2017, in un articolo del “People’s Liberation Army Daily”, rivista ufficiale dell’esercito, «Wang Weixing, responsabile dei progetti di ricerca d’avanguardia delle forze armate cinesi, suggerisce di dirottare parte delle risorse destinate alla costruzione di portaerei e caccia di ultima generazione su IA e droni.».37 Nel 2018 a Baidu si costituisce il Laboratorio congiunto delle tecnologie di comando e controllo intelligenti, con il compito di sviluppare tecnologia IA di supporto alle decisioni operative nei teatri di guerra, simili a quelle che Alphabet, Microsoft e ancor più Palantir forniscono al Dipartimento della Difesa statunitense e alle forze armate israeliane.38 La porosità dei confini tra imprese come Huawey e apparato militare, come avviene negli Stati Uniti, consente di trasferire competenze da e verso l’apparato militare. Nel 2017 la società statale CETC testa con successo il suo primo sciame di droni. Ma è la guerra russo-ucraina che permette alla Cina di imparare molto sulla produzione di droni a basso costo ed elevate capacità belliche. Nel 2023 la NORINCO «ha presentato la sua nuova linea di cani-robot impiegabili per attività di sorveglianza e ricognizione…»39, ma le mobilitazioni sociali hanno favorito l’adozione di norme a tutela della privacy ispirate al modello dell’Unione Europea.40 L’IA generativa DeepSeek che rappresenta un’alternativa acuminata a basso costo alle potenti IA delle BigTech, è oggi ai vertici del complesso militare-digitale cinese. Le IA generative hanno bisogno di enormi quantità di energia per allenare gli algoritmi di apprendimento. La Cina negli ultimi dieci anni ha sviluppato 34 linee di trasmissione di tensione ultra-alta (UHV), mentre gli Stati Uniti neanche una.41 La rete elettrica statunitense è obsoleta e funziona al massimo delle sue capacità, generando rilevanti problemi di congestione, con implicazioni negative riguardo al supporto di attività industriali e tecnologie energivore.42 Ma è sulle materie prime “rare” che lo scontro con gli Stati Uniti dimostra che la Cina può costituire l’alternativa egemonica alla distruttiva arroganza americana. Il 2 aprile 2025 Trump annuncia il ‘liberation day’, imponendo dazi al mondo, per colpire i paesi che hanno esportato negli Stati Uniti più di quanto abbiano importato. L’obiettivo è ridurre il deficit della bilancia dei pagamenti. I dazi imposti alla Cina raggiungono il 145%. Mentre tutti i paesi colpiti dai dazi rimangono inerti, la Cina già colpita dal 2018 e a cui gli Stati Uniti hanno impedito di importare semiconduttori di ultima generazione, impone dazi al 125% sulle merci importate. Inoltre, il 4 aprile 2025, viene pubblicato “l’annuncio numero 18”. La Cina introduce un regime globale di controllo sulle esportazioni di magneti basati sulle terre rare, di cui ormai controlla la gran parte dell’estrazione in Cina e nelle economie africane e sudamericane. I settori più colpiti sono militare, aerospazio, energia e automobili. Non si tratta di un divieto definitivo di esportare, ma della richiesta alle aziende che importano di una specifica licenza rilasciata da un organismo di controllo. Inoltre, il governo cinese vieta ad alcune aziende statunitensi che operano nei settori difesa e aerospazio, di avere accesso a materie prime e componenti con finalità duale, civile e militare.43 In Corea del Sud a Busan a fine ottobre 2025 Xi Jimping e Trump siglano una tregua commerciale: riduzione di alcune tariffe sulle merci cinesi in cambio della sospensione delle restrizioni sulle esportazioni di terre rare.44 «You met me in a very Chinese moment of my life» è la frase diventata virale su TikTok, che indica l’apprezzamento dei giovani per usi e costumi della Repubblica Popolare.45 In un certo senso, potrebbe essere vero. -------------------------------------------------------------------------------- 1 Giorgio Cuscito, La lunga marcia di Xi verso il centro del mondo, in “limes”. Rivista italiana di geopolitica, Il tempo della Cina, 12/2025 2 cfr. Hou Aijun, Pechino è con Mosca contro il revisionismo occidentale, in “id.”, p. 133. 3 G. Cuscito, p.14. 4 Dong Yifan eCui Puge, La nuova missione cinese. Sfidare l’occidente e sedurre il resto del mondo, in “id”, p.99. 5 Cit. id., p. 100. 6 Cuscito p. 17. 7 Zhao Long, USA e Cina avversari leali, in “id.”, cit. p. 28. 8 Cuscito p. 17. 9 Fabrizio Maronta, L’economia vola. La Cina ha un problema, in “id.”, cit. p. 51. 10 Cuscito, p. 17. 11 Maronta, p. 48, nota 11 «Trends in electric car markets», in Global EV Outlook 2025 – Expanding sales in diverse markets, International Energy Agency (IEA), luglio 2025; F. Lambert, «Electrict vehicles reach tipping point in China, surge to 51% market share», Elektrek, 29/8/ 2025; Ember, «China», aggiornato al 25/11/2025. 12 Id. p. 48. 13 Id. p. 49. 14 Id. p. 51. 15 Id. p. 51. 16 Zhao Long, p. 27. 17 Jiang Jiang, Breve dizionario di strategia cinese, in “id.”, cit. p. 38. 18 Id. cit. p. 38. 19 Id. cit. p. 38. 20 Id. cit. p. 39. 21 Id. cit. p. 39. 22 Id. cit. p. 40. 23 You Ji, La Cina riscopre l’arte della guerra, in “id”. p. 72. 24 Id. cit. p. 72. 25 Id. cit. p. 74. 26 Cfr. id. p. 75. 27 Id. p. 75. 28 Cfr. Dong Yifan e Cui Puge, id. p. 99. 29 Id. cit. p. 99. 30 Id. cit. p. 100. 31 Cfr. id. P. 102. 32 Id. cit. p. 102. 33 Pierguido Iezzi, Benvenuti nel mondo della digipolarizzazione, in “id.” cit. p. 165. 34 Id. cit. p. 165. 35 Id. cit. p. 168. 36 Dario Guarascio, Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA, Laterza editori, Roma-Bari 2026, cit. p. 235. 37 Id. cit. p. 232. 38 Cfr. Id. p. 233, nota 68: Nouwens, M. and Legarda, H (2018). China’s pursuit of advanced dual-use technologies. International Istitute for Strategic Studies. https://www.iiss.org/research-paper/2018/12/emerging-technology-dominance/ 39 Id. Cit. p. 235. 40 Cfr. id. p. 270-271. 41 Cfr. id. p. 251. 42 Cfr. p. 252. 43 Cfr. id. p. 254. 44 Cfr. id. p. 255. 45 G. Cuscito, La Cina batte gli USA senza combattere, “Limes” 3/2026 ‘In trappola’, p. 162. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI RAUL ZIBECHI: > La superiorità delle università cinesi -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI GIORGIO AGAMBEN: > La grammatica dell’Occidente -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La Cina alla superficie della storia proviene da Comune-info.
May 15, 2026
Comune-info
Iran: una civiltà millenaria tra passato e presente
Giornaleadige.it. Federico Dal Cortivo per l’Adige di Verona ha intervistato la prof.ssa Hanieh Tarkian italo iraniana, docente di studi islamici, esperta di relazioni internazionali e geopolitica. Lo scopo di questa intervista è di garantire ai lettori la possibilità di leggere anche un punto di vista diverso da quello dominante nel mondo occidentale sulla situazione politica, sociale e culturale dell’Iran, oggi al centro di una delle più gravi crisi internazionali. Prof.ssa Tarkian oggi più che mai è di attualità mondiale la Repubblica Islamica dell’Iran. Quello che sta avvenendo nel Vicino Oriente a seguito della guerra di aggressione scatenata da Israele e Stati Uniti potrebbe provocare un vero e proprio cambio di paradigma nella Regione, ma in occidente l’Iran spesso è accostato a qualcosa di arretrato, se non quasi barbarico, con una religione oscurantista. Ci vuole illustrare a grandi linee la storia della civiltà persiana e quello che ha rappresentato per il mondo? «L’idea dell’Iran come “Stato canaglia” arretrato, barbarico o oscurantista è il frutto di una narrazione distorta e di una calcolata propaganda del mainstream occidentale. Spesso accade che la storia dell’antica Persia ci venga tramandata quasi esclusivamente attraverso le fonti dei suoi nemici storici dell’epoca, come i Greci e i Romani, la cui imparzialità è ovviamente discutibile, e oggi purtroppo la medesima dinamica di disinformazione si ripete con i media occidentali nei confronti della Repubblica Islamica. In verità, l’Iran è la culla di una civiltà millenaria ed è sempre stato un fulcro di cultura e spiritualità». L’ANTICA PERSIA «Se analizziamo l’Antica Persia e osserviamo le imponenti rovine di Persepoli, comprendiamo che quella città non era un semplice centro amministrativo o residenziale dell‘Impero Achemenide, ma la vera e propria espressione tangibile della pax achaemenidica. Si trattava di un pacifico ordinamento universale, considerato un dono divino, che veniva garantito da un sovrano giusto. Questo imperatore, in qualità di rappresentante della divinità in terra, era dotato di un particolare carisma regale o grazia divina, definito farrah. Il compito primario di questo sovrano era quello di saper distinguere il bene dal male, guidando l’impero con saggezza per assicurare la giustizia e il comune vantaggio del suo popolo. Sotto la guida di grandi figure, come ad esempio Ciro il Grande, l’Impero Persiano non solo raggiunse una formidabile espansione territoriale unificando popoli diversi, ma garantì stabilità e prosperità su un territorio vastissimo per circa due secoli. Nella civiltà iraniana è infatti sempre esistito uno stretto legame tra lo Stato e la religione, un paradigma volto a mantenere l’armonia sociale e il rispetto di una legge superiore.  Persino quegli aspetti che oggi l’Occidente critica ferocemente, bollandoli come presunto “oscurantismo islamico”, sono in realtà elementi profondamente radicati nell’identità della nazione da millenni. Il codice di abbigliamento e l’uso del velo ne sono un esempio inequivocabile: coprirsi il capo non è affatto un’invenzione imposta improvvisamente dalla Rivoluzione Islamica del 1979. Il velo faceva parte della tradizione, della cultura e dell’abbigliamento delle donne iraniane ben prima dell’avvento dell’Islam, essendo una pratica già diffusa e rispettata nell’antica religione zoroastriana».  L’OCCIDENTALIZZAZIONE FORZATA «Le potenze imperialiste hanno storicamente cercato di cancellare questa identità millenaria, come ha tentato di fare in epoca moderna il regime dei Pahlavi, imponendo l‘occidentalizzazione forzata e arrivando a vietare con la forza i costumi tradizionali e le cerimonie religiose pur di sradicare l’anima del popolo e renderlo facilmente manipolabile. La Rivoluzione Islamica del 1979 è stata quindi prima di tutto un formidabile movimento identitario, nato per riscoprire le nostre radici culturali e religiose e per difendere la nostra sovranità contro un sistema che svendeva l’Iran alle potenze straniere.  Oggi l’Iran infastidisce enormemente gli Stati Uniti e Israele non per presunte violazioni dei diritti umani, ma perché è un Paese indipendente e sovrano, che rifiuta fermamente di sottomettersi al sistema egemonico occidentale e di svendere le proprie risorse. Quello a cui stiamo assistendo in Medio Oriente è lo scontro tra le nazioni libere che difendono la propria terra e identità e le élite guerrafondaie occidentali (la classe Epstein come definita da alcuni analisti), le quali cercano in ogni modo di mantenere un perenne stato di destabilizzazione per poter depredare la regione. L’Iran, che guida l’Asse della Resistenza, è oggi l’epicentro di questo inarrestabile cambio di paradigma mondiale: stiamo assistendo a un allontanamento irreversibile dall’unilateralismo atlantista verso un nuovo ordine multipolare, in cui ogni popolo ha il sacro diritto di autodeterminarsi, preservare la propria identità e cooperare in base a un autentico rispetto». La prof. Tarkian SCIISMO E SUNNISMO  La religione dell’Iran è sì musulmana, ma sciita e viene qui da noi percepita attraverso i media mainstream come un qualcosa di arretrato, intollerante, contro le donne e che lede i diritti delle persona. Ci vuole spiegare innanzitutto la differenza tra Islam Sciita e quello Sunnita? In cosa consiste l’essenza di questa religione che ne fa un qualcosa di diverso e peculiare e infine il suo rapporto con le altre religioni presenti all’interno della Repubblica Islamica? «La narrazione dei media mainstream occidentali, che descrive l’Islam e la Repubblica Islamica dell’Iran come realtà arretrate, intolleranti e nemiche delle donne, è il frutto di una calcolata e incessante propaganda islamofoba, intensificatasi in particolare dopo l’11 settembre. Questa strumentalizzazione ha uno scopo geopolitico ben preciso: demonizzare un Paese sovrano e indipendente per giustificare le ingerenze imperialiste, le sanzioni e i tentativi di destabilizzazione in Medioriente da parte degli Stati Uniti e dei loro alleati.  Per comprendere l’essenza dell’Islam e smentire questi pregiudizi, è fondamentale partire dalla differenza storica e teologica tra sciismo e sunnismo. La divergenza principale risiede nel concetto di guida politica e religiosa della società islamica (l’Ummah) in seguito alla dipartita del profeta Muhammad. I musulmani sunniti sostengono che il Profeta, prima di morire, non avesse nominato un successore, lasciando quindi la responsabilità della scelta alla nazione islamica. Al contrario, noi sciiti crediamo che il Profeta, su preciso ordine divino e in diverse occasioni, come nel celebre evento di Ghadir Khumm, avesse designato ufficialmente suo cugino e genero Alì ibn Abitalib come suo legittimo successore.  Nella visione sciita, la guida della società, che noi definiamo Imam, non viene scelta in base a legami di parentela, ma deve essere designata da Dio, poiché deve possedere caratteristiche peculiari, prime fra tutte l’infallibilità e la sapienza divina, per poter condurre gli esseri umani verso la perfezione, la giustizia e la beatitudine. Dopo Alì, si sono succeduti altri undici Imam; crediamo che il dodicesimo, l’Imam Mahdi, si trovi attualmente in stato di occultazione e che si manifesterà alla Fine dei Tempi, accompagnato da Gesù Cristo, per stabilire un governo divino globale e ricolmare il mondo di giustizia ed equità. L’essenza peculiare di questa religione, che ne fa qualcosa di unico e che terrorizza i poteri imperialisti, si fonda proprio sulla concezione di una politica divina e sulla lotta inesauribile contro l’oppressione. Nell’attuale periodo di occultazione dell’Imam Mahdi, la guida della società non viene sospesa, ma è affidata alla teoria politica della wilayat al-faqih (l’autorità del giurisperito islamico). Questo ruolo viene ricoperto da un dotto in scienze islamiche, giusto, coraggioso ed esperto di geopolitica, capace di amministrare la Nazione proteggendone i reali interessi. Lo sciismo, profondamente segnato dall’epopea di Karbala e dal martirio dell’Imam Husayn contro il califfo corrotto Yazid, educa i suoi fedeli a non sottomettersi mai alla tirannia, promuovendo la giustizia sociale e il sostegno ai diseredati. È doveroso precisare che questo approccio non ha nulla a che vedere con l’estremismo religioso o il terrorismo di matrice wahabita o takfira (come ISIS o al-Qaeda), i quali rappresentano un’eresia oscurantista foraggiata da potenze straniere, da cui sia sciiti che sunniti si sono nettamente dissociati. Per quanto concerne il rapporto con le altre fedi, la narrazione di un Iran intollerante è totalmente falsa e mistificatoria. L’Iran rappresenta storicamente un modello virtuoso di convivenza pacifica, fondato sul rispetto reciproco. Le minoranze religiose – in particolare i cristiani (armeni e assiri), gli ebrei e gli zoroastriani – sono ufficialmente riconosciute e protette dalla Costituzione iraniana. Queste comunità possiedono il diritto costituzionale di avere propri rappresentanti all’interno del Parlamento iraniano.  Inoltre, lo Stato garantisce a queste minoranze la piena libertà di praticare i propri culti, di insegnare la propria religione e di gestire le questioni di diritto privato (come matrimonio, divorzio ed eredità) in base alle proprie specifiche norme religiose. In Iran si trovano alcune delle chiese più antiche del mondo, considerate patrimonio nazionale e dell’UNESCO, che vengono regolarmente restaurate e mantenute grazie a fondi statali. I membri di queste comunità sono parte integrante e leale della nazione iraniana, tanto che molti cristiani e zoroastriani hanno combattuto e sacrificato la loro vita come martiri per difendere l’Iran durante la guerra imposta dall’Iraq negli anni ’80».  LA CONDIZIONE DELLA DONNA SPIEGATA DA UNA DONNA Sfatiamo il falso mito delle donne iraniane costrette ad essere sottomesse e trattate come paria in Patria. Quale è il ruolo della componente femminile nella società? «Quello della donna sottomessa e oppressa in Iran è un falso mito costruito ad arte dalla propaganda occidentale, la quale utilizza la questione femminile come elemento strategico di una vera e propria guerra ibrida per demonizzare il nostro Paese. I media mainstream operano sistematicamente un doppio standard, ignorando i fatti e proponendo una narrazione che dipinge un’oppressione istituzionalizzata inesistente.  Se guardiamo ai dati concreti successivi alla vittoria della Rivoluzione Islamica del 1979, la condizione della donna è straordinariamente progredita in ogni campo, smentendo decenni di retorica. Prima della Rivoluzione, il tasso di analfabetismo tra le donne si aggirava intorno al 50-60%, mentre oggi è sceso a meno del 10%. Le ragazze, che prima rappresentavano circa il 25% degli studenti, oggi superano il 50% degli iscritti alle università, superando persino il 60% in alcune facoltà. In ambito medico, il numero delle donne specialiste è aumentato di ben dodici volte, a fronte di un aumento di sole tre volte per i colleghi uomini. Nel campo sportivo, i campi dedicati esclusivamente alle donne sono passati da 7 a 38, le federazioni attive da 1 a 49, e abbiamo visto crescere le allenatrici da 9 a 35.000. Questi numeri inconfutabili dimostrano come la partecipazione femminile alla vita pubblica, accademica, politica ed economica sia non solo permessa, ma fortemente incoraggiata dalle istituzioni. Tutto ciò nasce dalla visione stessa dell’Islam, che è alla base del nostro ordinamento. L’Islam stabilisce un’assoluta uguaglianza ontologica e spirituale tra uomo e donna e non considera affatto la donna un essere inferiore, bensì le riconosce autonomia spirituale e pari potenziale per raggiungere le più alte vette esistenziali. Tuttavia, la nostra visione riconosce anche che uomo e donna possiedono peculiarità fisiche e psicologiche differenti; questo significa che il loro contributo alla famiglia e alla società è complementare e unico, e non deve essere vissuto come una perenne e logorante competizione. Al contrario di un certo femminismo liberale occidentale, che molto spesso ha spinto la donna a credere che per realizzarsi ed emanciparsi debba “diventare un uomo” o rinunciare alla propria natura, il modello islamico e iraniano promuove una partecipazione pubblica dignitosa. L’Islam critica aspramente il sistema capitalistico in cui la presunta liberazione femminile si è tradotta nella riduzione della donna a manodopera a basso costo o in mero oggetto di consumo e mercificazione pubblicitaria del proprio corpo. La donna non deve snaturarsi, imitare l’uomo o rinunciare alla propria femminilità per avere valore o vedersi riconosciuti i propri diritti. Infine, per inquadrare correttamente il ruolo della donna oggi, è essenziale ricordare cosa accadeva prima della Rivoluzione Islamica. Sotto il regime dittatoriale dei Pahlavi, burattini delle potenze imperialiste, nel tentativo di imporre un’occidentalizzazione forzata, fu persino vietato il velo; gli agenti dello Scià arrivavano a strapparlo con la violenza dal capo delle donne per le strade. L’unica “libertà” concessa era quella di conformarsi a un modello consumistico vuoto. Proprio per questo motivo le donne iraniane furono in primissima linea durante la Rivoluzione del 1979, scendendo in piazza, subendo torture, arresti e sacrificando la propria vita al pari degli uomini, per sconfiggere l’imperialismo e riappropriarsi della propria identità spirituale e nazionale. Oggi le donne iraniane sono libere, istruite, inserite in posizioni manageriali e istituzionali, e fiere delle proprie radici, lontane anni luce da quell’immagine di “paria” ed emarginate con cui l’Occidente vorrebbe descriverle». IL CONSENSO La Rivoluzione komeinista ha posto fine al regime repressivo e filo occidentale dello scià Reza Pahalavi. Com’è percepita dalla popolazione oggi a distanza di 47 anni la svolta impressa dall’Ayatollah Khomeyni? Chi sono e chi rappresentano oggi i cosiddetti “oppositori del regime”, così come li definiscono Israele e tutto l’Occidente? «La Rivoluzione Islamica del 1979 è stata, innanzitutto, un formidabile movimento identitario, popolare e spirituale, nato per riscoprire le radici culturali e religiose dell’Iran e per liberare il Paese dall’imperialismo e dalla dittatura dei Pahlavi, un regime che svendeva le nostre risorse alle potenze straniere e cercava di sradicare la nostra identità con un’ “occidentalizzazione” forzata. L’Imam Khomeini ha guidato questo processo storico restituendo dignità alla nazione e fondando un ordinamento, la Repubblica Islamica, che si basa indissolubilmente sul consenso popolare e sui valori divini e di giustizia. A distanza di oltre quattro decenni, la stragrande maggioranza del popolo iraniano sostiene ancora fermamente questo ordinamento e i valori che esso rappresenta. Questo sostegno popolare, tangibile e reale, viene purtroppo sistematicamente censurato dai media occidentali per non distruggere la loro falsa narrazione: basti pensare ai milioni di iraniani che scendono regolarmente in piazza per celebrare l’anniversario della vittoria della Rivoluzione, per manifestare contro le ingerenze straniere o di recente, durante questo ultimo conflitto, ogni sera gli iraniani hanno manifestato il loro sostegno alla leadership e alla rappresaglia militare. È innegabile che oggi esista del malcontento all’interno del Paese, ma esso è legato quasi esclusivamente a problematiche di natura economica, causate dalle pesantissime e illegali sanzioni imposte dagli Stati Uniti e, in parte, da alcune scelte governative inadeguate. Gli iraniani protestano legittimamente per l’inflazione e il carovita, ma questo non significa che desiderino il crollo del loro sistema politico o un “cambio di regime”, ben sapendo che ciò porterebbe solo a caos e destabilizzazione. Il popolo iraniano difende fieramente la propria indipendenza e sovranità e non è disposto a piegarsi all’egemonia imposta dall’Occidente. GLI OPPOSITORI Per quanto riguarda i cosiddetti “oppositori del regime“, a cui l’Occidente, Israele e gli Stati Uniti offrono un palcoscenico mediatico costante, essi rappresentano in realtà una minoranza rumorosa, priva di una reale base sociale in Iran e profondamente frammentata. Questa sedicente opposizione non ha un’unità di intenti ed è composta da diverse fazioni accomunate solo dai finanziamenti e dal supporto logistico e propagandistico fornito da entità straniere, tra cui servizi segreti (come la CIA), l’Arabia Saudita, Israele e organizzazioni come la Open Society di Soros. Se analizziamo l’identità di questi gruppi, il quadro che emerge è inquietante. Vi troviamo, in primis, i terroristi del MEK (Mojahedin-e Khalq), un’organizzazione che gli stessi Stati Uniti e l’Unione Europea avevano inserito nelle loro liste di gruppi terroristici prima di rimuoverla per pura convenienza politica. I membri del MEK operano come una setta e si sono macchiati dell’assassinio di oltre 16.000 cittadini iraniani innocenti dalla Rivoluzione a oggi; hanno persino collaborato con Saddam Hussein durante la guerra imposta all’Iran. Per questo motivo, in Iran non vengono chiamati mojahedin (combattenti), bensì monafeqin (ipocriti) e traditori, e non godono di alcun appoggio popolare. Oltre al MEK, tra le fila degli agitatori che strumentalizzano le proteste pacifiche per trasformarle in guerriglia urbana, le nostre forze di intelligence hanno arrestato individui affiliati a gruppi separatisti armati, come Komala, il Partito Democratico Curdo, il PAK e il PJAK, e persino terroristi takfiri dell’ISIS pronti a compiere attentati esplosivi nei luoghi pubblici iraniani. Infine, l’Occidente cerca di presentare come alternativa i filo-monarchici che auspicano il ritorno di Reza Ciro Pahlavi, figlio dell’ex Scià. Si tratta di un’opzione grottesca: il 99% degli iraniani non accetterebbe mai il ritorno dell’erede di un dittatore cacciato a furore di popolo, che governava unicamente come burattino degli interessi statunitensi. In sintesi, questi gruppi non rappresentano in alcun modo le aspirazioni del popolo iraniano. Sono, al contrario, pedine utilizzate da Israele e dall’Occidente per tentare una “sirianizzazione” dell’Iran. Il loro vero obiettivo non è la tutela dei diritti umani o delle donne, ma la creazione di un perenne stato di conflitto per indebolire uno Stato sovrano che si oppone fermamente al mondialismo e che svolge un ruolo di primo piano nella transizione verso il nuovo ordine multipolare». LA COSTITUZIONE L’Iran a differenza di Israele,che non ha una Costituzione formale, la possiede. Sinteticamente ci può illustrare i principi cardine su cui si regge? «L’ordinamento della Repubblica Islamica dell’Iran è un sistema eccezionale e probabilmente unico al mondo, poiché armonizza in modo profondo la sovranità popolare con i valori divini. A differenza di altre nazioni della regione, l’Iran possiede una Costituzione formale e solida, alla cui stesura hanno partecipato attivamente anche le minoranze religiose, come i cristiani, gli ebrei e gli zoroastriani, le quali oggi godono di propri rappresentanti garantiti all’interno del Parlamento iraniano. La Costituzione si regge su due pilastri fondamentali, ben espressi nel nome stesso dello Stato. È una “Repubblica” perché si fonda indissolubilmente sulla sovranità popolare: la sua istituzione non è stata imposta, ma è avvenuta tramite un referendum nel 1979 in cui oltre il 98% dei votanti ha approvato questo sistema. I cittadini, in elezioni che si svolgono regolarmente, eleggono il Presidente della Repubblica, i membri del Parlamento e l’Assemblea degli Esperti, la quale ha il fondamentale compito di eleggere e vigilare sull’operato della Guida Suprema. È “islamica” perché le sue leggi e la sua struttura si basano sugli insegnamenti religiosi e sulla teoria politica della wilayat al-faqih, ovvero l’autorità del giurisperito islamico. Secondo questo principio cardine, elaborato dall’Imam Khomeini, la guida della società deve essere un dotto nelle scienze islamiche, esperto di geopolitica, giusto e coraggioso, capace di amministrare la nazione garantendone i reali interessi materiali e spirituali e proteggendola dalle ingerenze esterne. Tra i principi inderogabili fissati dalla Costituzione vi sono la salvaguardia dell’indipendenza nazionale, l’implementazione della giustizia sociale, il totale rifiuto di ogni dominazione straniera e un vincolo spirituale e costituzionale a sostenere materialmente e moralmente i popoli oppressi e diseredati di tutto il mondo contro le forze imperialiste». I RAPPORTI CON L’ITALIA Quali sono i rapporti da sempre intercorsi tra Italia e Iran, sia a livello culturale, sia economico? Ricordiamo la grande considerazione di cui Enrico Mattei ha sempre goduto. «Per quanto riguarda i rapporti tra l’Italia e l’Iran, storicamente e culturalmente le relazioni tra i nostri popoli sono ottime. Gli iraniani nutrono un profondo apprezzamento per il popolo italiano, che tra tutti i popoli occidentali ed europei è probabilmente quello più affine a noi per temperamento e caratteristiche relazionali. Esistono parallelismi antropologici e spirituali sorprendenti: ad esempio, il fervore e le modalità delle processioni religiose popolari del Sud Italia ricordano in modo sorprendente le cerimonie e i cortei di lutto che celebriamo in Iran in onore dei nostri Imam. Da un punto di vista geopolitico, l’Italia, per la sua posizione strategica, dovrebbe assumere il ruolo naturale di ponte per una strettissima alleanza mediterranea ed eurasiatica tra l’Europa e il mondo islamico, operando in una forte funzione antimondialista e antiimperialista. Purtroppo, dopo la sconfitta nella 2ª Guerra Mondiale, l’Italia è stata ridotta di fatto a una colonia atlantica, la cui politica estera è totalmente appiattita su quella degli Stati Uniti e della NATO. Questa totale dipendenza e la mancanza di una visione indipendente portano spesso i governi italiani a sacrificare i propri reali interessi nazionali sull’altare dell’imperialismo occidentale». UNA GUERRA ESISTENZIALE Oggi l’Iran è costretto suo malgrado ad una guerra esistenziale contro Israele e gli Stati Uniti. Quale è oggi la situazione all’interno e quali sono le speranze per il futuro da parte della popolazione? «L’Iran si trova in prima linea contro gli Stati Uniti, Israele e i loro alleati, che da oltre 40 anni cercano di distruggere i frutti della nostra Rivoluzione attraverso guerre imposte, sanzioni illegali, terrorismo e rivoluzioni colorate. L’Iran subisce questa ostilità semplicemente perché non ha mai accettato l’iniquo sistema mondiale in cui gli oppressori governano incontrastati sugli oppressi. Mentre i media mainstream occidentali tentano disperatamente di dipingere un Iran al collasso o sull’orlo della guerra civile per giustificare le loro ingerenze, essi censurano sistematicamente le immagini dei milioni di iraniani che scendono in piazza per ribadire il loro incrollabile sostegno alla Guida Suprema, all’ordinamento della Repubblica Islamica e alle Forze Armate. Il popolo iraniano è fiero, coraggioso e si unisce ancora di più di fronte alle aggressioni straniere, come ha ampiamente dimostrato durante la lunga guerra impostagli da Saddam Hussein e come dimostra oggi di fronte ai crimini sionisti. IL MULTIPOLARISMO La storica e recente operazione militare “Promessa Veritiera” ha dimostrato al mondo la supremazia strategica e morale dell’Iran, distruggendo per sempre il falso mito dell’invincibilità del regime sionista e svelando che Israele è in realtà totalmente dipendente, per la propria sopravvivenza, dallo scudo difensivo fornito da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e da alcuni regimi arabi traditori. L’Iran ha imposto la propria volontà e ha punito l’aggressore nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, prendendo di mira siti militari e non civili. Le speranze per il futuro della popolazione iraniana, e dell’intero Asse della Resistenza, sono solidamente proiettate verso l’inevitabile declino dell’unipolarismo statunitense. Ci stiamo muovendo in modo irreversibile verso un ordine globale nuovo. L’Iran gioca oggi un ruolo centrale in questa immensa transizione, rafforzando alleanze strategiche in campo economico e militare con potenze indipendenti come Russia e Cina, e aderendo a organizzazioni chiave come la SCO (Organizzazione per la Cooperazione di Shanghai) e i BRICS. In questo nuovo mondo che sta sorgendo, le nazioni libere potranno collaborare basandosi sul rispetto reciproco, sulla non ingerenza negli affari interni e sulla salvaguardia dell’identità culturale e spirituale di ogni popolo, ponendo fine per sempre al bullismo delle élite mondialiste e guerrafondaie della classe Epstein».
May 15, 2026
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«Moussa parte per la sua terra, salutiamolo assieme»
A Verona, la comunità maliana e il Comitato Verità e Giustizia per Moussa Diarra chiamano la città a un ultimo saluto collettivo prima del ritorno della sua salma di in Mali. Due i momenti pubblici previsti nei prossimi giorni: domenica 17 maggio, dalle 10 alle 14, presso la stazione di Porta Nuova, e martedì 19 maggio, dalle 10:30 alle 11:30, alla moschea di Verona, dove Moussa farà sosta prima della partenza definitiva verso la sua terra d’origine. Dopo oltre un anno e mezzo dalla sua uccisione, la restituzione del corpo alla famiglia rappresenta un passaggio doloroso ma profondamente simbolico per chi, in questi mesi, ha continuato a chiedere verità e giustizia. Attorno alla vicenda di Moussa Diarra si è infatti costruita una mobilitazione ampia e trasversale, capace di coinvolgere associazioni, spazi sociali, singole persone, realtà di movimento e comunità migranti dentro e fuori Verona. Nel comunicato diffuso in vista delle iniziative pubbliche, il Comitato sottolinea come il ritorno di Moussa in Mali non chiuda affatto il percorso di ricerca della verità. Al contrario, resta aperta la richiesta di un processo che accerti responsabilità individuali e istituzionali per quanto avvenuto il 20 ottobre 2024, quando Moussa venne ucciso da un agente di polizia. Secondo il Comitato, la decisione della GIP di rigettare la richiesta di archiviazione avrebbe evidenziato le contraddizioni e le lacune di un’indagine definita “frettolosa e inconsueta”, oltre ai tentativi di costruire rapidamente una narrazione funzionale a chiudere il caso nel giro di poche ore. Notizie CASO MOUSSA DIARRA, IL GIP RESPINGE L’ARCHIVIAZIONE E DISPONE NUOVE INDAGINI Il poliziotto sarà indagato per concorso in depistaggio Redazione 22 Aprile 2026 Una dinamica che, per le realtà mobilitate, si inserisce dentro un quadro più ampio di violenza istituzionale e razzismo sistemico. «Moussa Diarra è una delle tante vittime di forme di repressione sempre più violente, sempre più legittimate, sempre più razziste«, scrivono gli organizzatori, ribadendo che la ricerca della verità non può essere demandata soltanto ai tribunali ma deve continuare a vivere come responsabilità collettiva. Le giornate del 17 e 19 maggio saranno dunque momenti di memoria, vicinanza e mobilitazione. Un modo per accompagnare simbolicamente Moussa nell’ultimo viaggio verso casa, ma anche per riaffermare pubblicamente che la richiesta di giustizia non si ferma con la partenza della sua salma. L’invito rivolto alla città è semplice e diretto: partecipare, portare un fiore, condividere un pensiero. Per Moussa, per la sua famiglia e per tutte le persone che continuano a subire violenza e discriminazione.
La coda del dinosauro
Miniature, gigantismo e spirito tecnologico della modernità. In copertina un’opera di Giulio Ghelarducci, cortesia di pananti casa d’aste di Giorgiomaria Cornelio La polarità… L'articolo La coda del dinosauro sembra essere il primo su L'INDISCRETO.
May 15, 2026
L'INDISCRETO
Roma: Taste de World, festa alla scuola Pisacane di Torpignattara
Ottava edizione in 10 anni della Festa internazionale della Scuola Pisacane (via Acqua bullicante 30) dalle 10 alle 24: cucina da dieci paesi del mondo e la scuola che si racconta attraverso molte attività per bambine e bambini dalla mattina. Alle 12.30 collegamento con le scuole tenda a Gaza con cui la Pisacane è gemellata.  Nel pomeriggio proseguono le attività tra cui musica da varie parti del mondo, in serata djs set, contaminazioni musicali, concerto dell'orchestra Lunata. Tutti gli introiti benefit per Casa Khan (spazio sociale e casa di quartiere) e per rinforzare il fondo di solidarietà che permette alle famiglie in difficoltà di accedere a attività a pagamento.
May 15, 2026
Radio Onda Rossa

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