La flotilla intercettata da Israele, presidi in tutta Italia
Stanotte Israele ha intercettato le barche della Global Sumud Flotilla nelle acque internazionali al largo della Grecia. Secondo il tracker della Flotilla, 22 barche su circa 60 sarebbero state fermate, mentre almeno 36 continuano la navigazione. A bordo delle imbarcazioni si trovano complessivamente circa 175 attivisti, provenienti da oltre 20 Paesi. Come riportato da Rete No bavaglio, Maria Elena Delia, portavoce della Global Sumud Flotilla Italia, definisce l’attacco “una spregiudicata azione militare, durata tutta la notte, contro barche civili che non erano nemmeno arrivate all’altezza di Creta, quindi di fatto in Europa. Gli attivisti raccontano che due navi militari si sono presentate come israeliane, hanno intimato di fermarsi, hanno puntato laser e armi, poi sono salite a bordo chiedendo alle persone di inginocchiarsi. Dopo di che le comunicazioni si sono interrotte”. Delia ha confermato che la Farnesina si è immediatamente attivata e che sono in corso contatti diretti, ma ha chiesto prese di posizione chiare anche da parte dell’Unione Europea: “Stiamo parlando di interferenze molto gravi nei confronti di civili in acque internazionali. Che cos’altro deve accadere perché si inizi a parlare di strumenti concreti, come le sanzioni?” Per rispondere a questo atto di pirateria si stanno organizzando presidi di protesta e solidarietà in tutta Italia. Ecco una prima lista in aggiornamento. Bari – Piazza Umberto, ore 18 Trento – Piazza D’Arogno, ore 18 Milano – Corso Manforte, ore 17 Treviso – Piazzetta Aldo Moro, ore 18.30 Venezia – Campo S. Bartolomeo, ore 18 Padova – Liston, ore 18 Vicenza – Piazza Castello, ore 19 Bologna – Piazza Nettuno, ore 18 Ancona – Prefettura, ore 18 Napoli – Prefettura, ore 19 (da confermare) Udine – Prefettura, ore 18 Pordenone – Piazzetta Cavour, ore 18 Trieste – Piazza Unita d’Italia, ore 18 Torino – Piazza Castello, ore 18 Livorno – Piazza del Comune, ore 17 Pisa – Piazza Gaza, ore 17 Pavia – Piazza Vittoria, ore 18 Firenze – Piaza Santissima Annunziata, ore 18.30 Roma – Conferenza Stampa Montecitorio, ore 11.30, Colosseo, ore 18.00 Cagliari –  Piazza Yenne, ore 18:30 Palermo – Piazza Verdi, ore 19 Redazione Italia
April 30, 2026
Pressenza
Il primo maggio degli invisibili
Il Primo Maggio non è una festa per tutti. Per molti è un giorno come un altro. Un giorno di lavoro nero, di attese, di porte chiuse. Un giorno nel quale i diritti esistono solo nei discorsi ufficiali, mentre nella realtà quotidiana vengono negati pezzo dopo pezzo. È da qui che nasce la nostra mobilitazione. Dalle storie che attraversano ogni giorno i nostri sportelli. Storie che non fanno notizia, ma che raccontano con precisione dove si è spezzato il legame tra legalità e giustizia sociale. Incontriamo persone richiedenti asilo regolarmente presenti in Italia, con documenti validi, con la volontà concreta di lavorare. Non stiamo parlando di marginalità inevitabile, ma di esclusione prodotta. Persone che potrebbero avere un contratto, che a volte trovano anche un datore di lavoro disponibile, ma che restano intrappolate in un sistema che rende la regolarità impraticabile. Perché oggi, nel 2026, può bastare non avere un conto corrente per essere spinti nel lavoro nero. Sembra assurdo, ma è ciò che accade. Senza conto corrente non si firma un contratto, non si affitta una casa, non si costruisce autonomia. Eppure questo diritto viene negato sistematicamente con una motivazione che non ha base legale: la mancanza della residenza anagrafica. Le norme esistono, sono chiare, ma vengono ignorate nella pratica quotidiana. E quando un diritto riconosciuto non viene applicato, non siamo più di fronte a una disfunzione: siamo di fronte a una scelta politica, anche se non dichiarata. Una scelta che produce irregolarità. Una scelta che alimenta lo sfruttamento. Una scelta che costruisce lavoratori invisibili. Abbiamo visto persone respinte più volte agli sportelli, umiliate da richieste arbitrarie, costrette a rinunciare. Abbiamo visto nascere persino un mercato parallelo, dove aprire un conto corrente diventa un servizio da comprare, l’ennesimo costo imposto a chi è già vulnerabile. Il 26 gennaio abbiamo accompagnato due persone in un ufficio postale. Anche lì, inizialmente, il rifiuto. Poi la discussione, le normative mostrate, l’intervento della direzione. Alla fine, le pratiche avviate. Oggi, 20 aprile 2026, quei conti non esistono ancora. Esistono però le conseguenze: due persone costrette a lavorare in nero, senza contratto, senza diritti, senza possibilità di uscire da una precarietà che non hanno scelto. Eppure, prima di arrivare fin qui, abbiamo provato un’altra strada. Abbiamo chiesto un confronto. Abbiamo provato ad aprire un dialogo con gli uffici postali del territorio. Abbiamo proposto un tavolo per affrontare insieme questa situazione, portando dati, testimonianze, casi concreti. Non abbiamo ricevuto risposta. Nessuna apertura. Nessuna disponibilità. Nessun ascolto. E in questo silenzio non è stata ignorata solo la nostra voce, ma soprattutto quella dei lavoratori invisibili. Persone che ogni giorno vivono queste contraddizioni sulla propria pelle e che continuano a restare fuori da ogni spazio di confronto. Questo è il punto politico. Lo sfruttamento non è solo il risultato di comportamenti illegali individuali. È spesso il prodotto di un sistema che blocca l’accesso ai diritti fondamentali e poi lascia che il mercato nero faccia il resto. E allora il Primo Maggio non può essere solo celebrazione. Deve essere denuncia. Saremo in presidio per rompere questa ipocrisia. Per dire che non esiste lavoro dignitoso senza accesso reale ai diritti, la legalità non può essere selettiva, chi è regolare non può essere trattato come irregolare. Saremo in presidio – in piazza Municipio a Napoli – per i lavoratori invisibili. Per chi è intrappolato tra norme giuste e pratiche ingiuste. Per chi continua a credere in un futuro dignitoso, nonostante tutto. Perché finché anche una sola persona viene esclusa dai diritti, il Primo Maggio non è una festa. È una lotta. Comunicato stampa della Rete Vesuviana Solidale Presidio dei lavoratori invisibili – vogliamo un lavoro dignitoso, soggiorno, residenza, accesso all’abitare e alla salute! Venerdì 1 Maggio dalle ore 9:00 in Piazza MUNICIPIO – Napoli Il 1 Maggio assieme alla FLAI CGIL scenderanno in piazza le lavoratrici e i lavoratori invisibili che ogni giorno sono sfruttati per pochi euro nelle campagne, nelle fabbriche e nei cantieri dell’area vesuviana. Sono le lavoratrici e i lavoratori arrivati in Italia con la truffa del decreto flussi che a Napoli rappresenta un business criminale che dal 2001 è alla base della filiera dello sfruttamento e che consegna ogni anno nella sola provincia di Napoli migliaia di persone al ricatto del lavoro nero perché senza permesso di soggiorno. Sono le lavoratrici e i lavoratori che ogni giorno vivono la marginalità perché privi di residenza e quindi impossibilitati ad accedere alle cure mediche oltre che agli strumenti per ottenere un regolare contratto di lavoro. Sono le lavoratrici e i lavoratori che vivono sulla propria pelle il dramma della crisi abitativa che per chi è sotto sfruttamento lavorativo e sprovvisto di documenti diventa ancora più feroce. Sono lavoratrici e lavoratori invisibili che hanno deciso di prendere parola e di rivendicare diritti e tutele in modo chiaro: 1) Un permesso di soggiorno per attesa occupazione per tutte le vittime della truffa del decreto flussi. 2) Rilasci rapidi dei permessi di soggiorno perché non è possibile attendere mesi per ottenere un appuntamento per rinnovare il proprio permesso di soggiorno. 3) Accesso alla Residenza di prossimità per tutte le persone che nonostante abbiano un permesso di soggiorno sono costrette alla marginalità ed allo sfruttamento dall’assenza di iscrizione anagrafica. 4) Accesso al Conto base presso la Posta e presso tutte le Banche come previsto dalla legge. Senza conto corrente non è possibile stipulare un contratto di lavoro. 5) Misure di sostegno concreto nell’accesso all’abitare dignitoso. Basta sfratti senza alcun piano per l’abitare sociale e senza strutture di accoglienza a bassa emergenziali. 6) Strumenti di tutela immediati per chi denuncia lo sfruttamento o l’intermediazione lavorativa a partire dal permesso di soggiorno art.18 ter. Il 1 Maggio la Rete Vesuviana Solidale assieme alla FLAI CGIL NAPOLI saranno in piazza con questa piattaforma perché il 1 Maggio sia innanzitutto un momento di lotta e di avanzamento reale per i diritti di tutte e tutti. Info e uff. Stampa RETE VESUVIANA SOLIDALE sportello.yabasta@gmail.com / www.retevesuvianasolidale.it Comune-info
May 1, 2026
Pressenza
Nuova edizione di “S’Atobiu”, il festival della piccola editoria indipendente: incontri per raccontare mondi nuovi
L’edizione 2026 di “S’Atobiu”, “l’incontro” in lingua sarda, si svolgerà a Selargiu (CA)  dall’8 al 10 maggio e a Tertenia (OG – Ogliastra) dal 28 al 30 (sarà presente anche la casa  editrice Multimage e la redazione di  Pressenza.com (Pressenza Sardigna). Organizzato dall’associazione A.S.C.E. – Sardegna, il festival della piccola editoria indipendente proprone come tema “La terra e la memoria della terra”, che vuole unire la terra di Sardegna  alle terre nel mondo che subiscono ingiustizie, ma promuovono visioni di mondi possibili, come la Palestina, il Chiapas, il Kurdistan, attraverso le arti visive, il paesaggio e la poesia.  “S’Atobiu”, “l’incontro” in lingua sarda, è il festival della piccola editoria indipendente, nato nel novembre del 2022 dall’esigenza di costruire uno spazio di confronto e di riflessione su temi che spesso vengono lasciati al margine dall’informazione mainstream. Ma cosa è oggi “S’Atobiu”? È un’idea divenuta certezza. È una piazza di incontro, un crocicchio di anime. Un luogo di ritrovo capace di connettere il Cilento a Treviso, Roma a Brescia, l’Uruguay alla Sardegna, la Turchia a Reggio Calabria, Ginevra a Riace. È una trama tessuta a più mani e i nodi congiungono comunità e stringono relazioni. È il posto dove è stato possibile, durante questi anni chiacchierare con Raúl Zibechi o Mimmo Lucano, cenare con Maria De Biase o Tiziana Barillà, ritrovarci con personalità provenienti da varie parti e portatrici di varie esperienze, raccontare esperienze di vita comunitaria, di autogestione, di società matriarcali, di possibili vie alternative al capitalismo. Di idee talmente semplici da divenire pericolose. A “S’Atobiu” circola la libera informazione e fioriscono i libri, editi da case editrici indipendenti, che narrano una storia diversa. Raccontando di diritti, di uguaglianza e di pari dignità. Libri in cui si legge che la pace non si costruisce con le bombe, che si lotta solo per una giustizia sociale, per contrastare il potere degli uomini sulle donne, del più grande sul più piccolo, del più forte sul più debole. La cultura si mescola con la terra rendendola più fertile, la terra poi si mescola con la musica nutrendola di nuove sonorità. Dal 2024 lo sforzo organizzativo delle volontarie e dei volontari ha permesso di portare S’Atobiu in due località sarde: Tertenia e Selargius. In questa quinta edizione, che ha come tema generale: “La terra e la memoria della terra”, durante i due eventi parleremo, a Tertenia, delle esperienze locali, mentre a Selargius, volgeremo lo sguardo al di là del mare. Quindi a Selargius, l’8, 9 e 10 maggio ci confronteremo con Gianluca Carmosino della redazione di Comune (curatore del libro Gridare, fare, pensare mondi nuovi) su come sia possibile creare mondi altri. Rifletteremo insieme a Marco Santopadre sulla grande tragedia che ancora sta colpendo il popolo palestinese. Dialogheremo con le compagne e i compagni del Nodo Solidale e della rete Kurdistan sarda di utopie realizzate: il Confederalismo Democratico e lo Zapatismo. Presenteremo molte novità editoriali alla presenza di autori sardi come Carlo Bellisai e Alberto S. Secchi e continentali come Carlo Ruggiero, Gianluca Carmosino e Marco Santopadre. Impareremo anche a fare le maschere di cartapesta con Paola Demontis. E poi tanti momenti ludici con le artiste e gli artisti aderenti al movimento “Unione Artisti Libertari”. Mentre a Tertenia, il 29 e 30 maggio, un’attenzione particolare verrà dedicata alla storia, passata e presente, del territorio locale e isolano, ai diversi saperi e linguaggi che la abitano: dalla ricerca documentaristica al muralismo come mezzo di riflessione politica e collettiva, dalla panificazione alla poesia come pratiche di condivisione, dall’osservazione del paesaggio della nostra terra che cambia: dal punto di vista botanico da un lato, e dal punto di vista naturalistico-sociale-culturale, dall’altro, relativamente alla speculazione energetica attuale. Faremo tutto ciò e altro ancora in sintonia con quella che ormai possiamo definire “la nostra tradizione”. Asce, Associazione sarda contro l’emarginazione Redazione Sardigna
May 1, 2026
Pressenza
Vietato informare
Nell’imminenza del 3 maggio, giornata internazionale per la libertà di stampa, l’occupazione israeliana oltre a prendere di mira e uccidere deliberatamente i giornalisti palestinesi, vieta alla stampa internazionale di accedere a Gaza e limita l’azione in Cisgiordania e Gerusalemme est occupate. Leggi qui la storia di Alì Al-Samoudi: in un anno di campo di concentramento nel Negev ha perso 30 chili. Detenuto senza accusa e senza processo: unica colpa è l’essere giornalista con la schiena dritta e la fronte alta. Secondo l’ONU sono 247 i giornalisti palestinesi uccisi dal 7 ottobre 2023. I vertici delle principali testate internazionali e agenzie di stampa hanno chiesto a Israele di consentire ai giornalisti stranieri l’accesso a Gaza. In una dichiarazione congiunta, i direttori esecutivi di queste testate (tra cui BBC, CNN, MBC Now, Reuters, l’Agenzia di stampa tedesca e il Washington Post) hanno affermato che la presenza sul campo è essenziale per permettere ai giornalisti di raccogliere testimonianze da tutte le parti, parlare direttamente con i civili e riportare in prima persona ciò che vedono. Nonostante l’accordo del falso cessate il fuoco, in vigore dal 10 ottobre 2025, Tel Aviv ha continuato a impedire ai giornalisti di entrare a Gaza dall’inizio dell’offensiva nella Striscia nell’ottobre 2023. Anche alla stampa israeliana è vietato l’ingresso a Gaza. Netanyahu vuole imporre una sola narrazione, la sua. ANBAMED
May 1, 2026
Pressenza
Assalto alla flotilla, Roma in piazza contro il genocidio e il silenzio dell’Occidente
“Blocchiamo tutto” era lo slogan dello striscione che ha aperto il corteo di Roma, partito dal Colosseo per poi attraversare le vie del centro della capitale. Circa diecimila persone hanno dato vita a una manifestazione compatta e fortemente determinata, mentre iniziative analoghe si sono svolte in contemporanea in molte città italiane. Non si tratta soltanto di solidarietà, ma di un atto d’accusa collettivo e di una nuova e visibile riattivazione della mobilitazione sulla Palestina, che torna a occupare lo spazio pubblico con una forza che non può essere ignorata o ridimensionata. A far esplodere la giornata è stato l’assalto notturno alla Global Sumud Flotilla, la spedizione umanitaria diretta a Gaza fermata in acque internazionali dalle forze israeliane. Un episodio che segna un ulteriore salto di gravità: un vero e proprio atto di pirateria di Stato, una violazione gravissima del diritto internazionale, mentre i governi occidentali continuano a limitarsi a reazioni deboli, quando non apertamente complici. Il punto non è più soltanto la condanna formale, ma l’assenza totale di conseguenze politiche e diplomatiche reali nei confronti di Israele. Ma ciò che emerge oggi non si esaurisce nella singola vicenda. Il nodo è lo scarto ormai strutturale tra ciò che accade e come viene raccontato e gestito sul piano politico. Da un lato c’è una mobilitazione reale, larga, che attraversa generazioni e territori; dall’altro una rappresentazione che tende a ridurre, normalizzare e riportare tutto entro un perimetro compatibile con l’inazione. È qui che prende forma quello che molti definiscono un “muro di gomma”: uno spazio in cui le responsabilità politiche si disperdono in dichiarazioni formali, senza alcuna ricaduta concreta nei confronti di chi continua, imperterrito, a violare  il diritto internazionale e la dignità umana. Per fortuna, la piazza di Roma non si lascia neutralizzare. Il corteo che si è mosso dal Colosseo fino a Piazza Santi Apostoli e poi, tramite Via Cavour, fino a Piazza dei Cinquecento, non è solo una risposta emotiva alla notizia della notte, ma una presa di parola politica chiara e diretta contro il blocco di Gaza, contro l’assenza di sanzioni, contro una linea di politica estera percepita come subordinata agli equilibri internazionali e incapace di esercitare una pressione reale sul governo israeliano. Colpisce, in particolare, un elemento organizzativo e politico: il corteo è stato convocato nella stessa mattinata, in tempi strettissimi e nonostante questo ha visto una partecipazione molto ampia, caratterizzata da una forte presenza giovanile. Un dato che non era scontato. La rapidità della risposta segnala un livello di reattività politica che si colloca fuori dai canali tradizionali della mediazione e indica una disponibilità immediata alla mobilitazione, soprattutto da parte di studenti, giovani lavoratori e segmenti sociali che negli ultimi anni hanno progressivamente rioccupato lo spazio pubblico. Nel frattempo, la situazione a Gaza continua a peggiorare. La crisi umanitaria – sanitaria e alimentare – resta gravissima, con una popolazione sottoposta a condizioni di emergenza estrema e una sequenza di morti e feriti che non smette di insanguinare quelle terre martoriate. È questo il contesto che dà senso alla mobilitazione di oggi e che impedisce di ridurla a un episodio isolato o contingente. L’assalto alla Flotilla ha funzionato da detonatore, ma si inserisce in una sequenza più lunga di eventi, decisioni e omissioni che hanno progressivamente alimentato un clima di crescente frustrazione politica e morale. La risposta che arriva da Roma – e che si replica in molte altre città italiane – segnala una frattura sempre più evidente tra una parte attiva della società e le scelte dei governi, incapaci di tradurre le dichiarazioni in atti concreti. Il “muro di gomma” mediatico e politico viene oggi messo sotto pressione da una realtà che non si lascia più contenere nei formati della rappresentazione ordinaria. Pertanto, la mobilitazione di piazza non si limita solo a chiedere attenzione, ma pretende giustamente una discontinuità netta, una rottura politica che abbia effetti reali sui rapporti internazionali e sulle responsabilità in campo. Dalle pietre del Colosseo lungo le vie del centro di Roma, il messaggio che emerge è netto e difficilmente comprimibile. È evidente che c’è una parte del Paese che rifiuta la normalizzazione di ciò che sta accadendo e che pretende una posizione chiara, non più rinviabile. Non più silenzio, non più ambiguità, ma una presa di responsabilità che oggi appare sempre più urgente e non più eludibile. Giovanni Barbera
May 1, 2026
Pressenza
9 e 10 maggio mobilitazione in difesa dei crinali dell’Appennino e della Montagna Fiorentina
La transizione energetica deve essere ecologica: senza consumo di suolo, abbattimento di ettari di foreste sui crinali, senza cementificazione di suolo forestale. Migliaia di Km quadrati già cementificati sono disponibili per le rinnovabili e giacciono inutilizzati a causa della speculazione … Leggi tutto L'articolo 9 e 10 maggio mobilitazione in difesa dei crinali dell’Appennino e della Montagna Fiorentina sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
QUESTA È LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ
Testo del volantino distribuito il 30 aprile a Cagliari QUESTAÈ LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ CONTRO IL 41 BIS E LE GALERE, ALFREDO LIBERO “Dopo un anno di silenzio, grazie al vostro imbarazzante e anacronistico procedimento penale, mi è concesso esprimere il mio pensiero pubblicamente. Anche se   da remoto, anche se per ii breve tempo … Leggi tutto "QUESTA È LA LEBBRA CHE CHIAMATE CIVILTÀ"
May 1, 2026
Rifiuti
Sumud: equipaggi di terra
“E poi la gente (perché è la gente che fa la storia) – quando si tratta di scegliere e di andare – te la ritrovi tutta con gli occhi aperti – che sanno benissimo cosa fare – quelli che hanno letto milioni di libri – e quelli che non sanno nemmeno parlare – ed è per questo che la storia dà i brividi – perché nessuno la può fermare” (La storia siamo noi, di F. De Gregori) Ieri mattina presto (già intorno alle otto) c’è stato in tutta Italia un tam tam di autoconvocazioni per il pomeriggio: presidi davanti a tutte le prefetture che si sono poi trasformati in cortei spontanei, in solidarietà con la Global Sumud Flotilla, aggredita nella notte dalla marina militare israeliana in acque internazionali presso le coste greche. Il silenzio sarebbe stato complice, però studenti attivisti lavoratori pensionati si sono riuniti e non hanno taciuto, ma ribadito, insieme alla denuncia indignata, il proprio impegno e la rinfocolata passione per la giustizia. C’è un grande bisogno di speranza in questi tempi oscuri e le immagini che vi mostriamo, colte al volo dai nostri mediattivisti durante le manifestazioni, ci aiutano a rafforzarla. (d.m.) bologna cagliari cagliari palermo palermo palermo rimini rimini rimini roma roma roma roma roma roma roma roma torino Redazione Italia
May 1, 2026
Pressenza
Riforma Roma Capitale, primo sì della Camera alla controversa riforma costituzionale
(E I CITTADINI NON SONO STATI COINVOLTI) E’ stato approvato ieri 29 aprile in prima lettura alla Camera il Disegno di Legge Costituzionale Modifica dell’articolo 114 della Costituzione in materia di Roma Capitale [1] presentato dal Presidente del Consiglio Meloni e dal Ministro per le Riforme Istituzionali Alberti Casellati di concerto con il Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie Calderoli; 159 i voti favorevoli, 33 i contrari e 55 gli astenuti. Il Partito Democratico si è astenuto, come Italia Viva, mentre Alleanza Verdi e Sinistra e Movimento 5 Stelle hanno dato voto contrario; favorevoli i partiti di maggioranza e Azione. Sono stati ignorati i numerosi appelli lanciati da anni da Carteinregola, l’ultimo insieme a decine di associazioni e di autorevoli esponenti della società civile [2], affinché le cittadine e i cittadini, in particolare romani, fossero informati di quanto si stava apparecchiando con una riforma costituzionale che prevede di conferire poteri legislativi al Comune di Roma su 11 materie [3], con la definitiva archiviazione di una governance estesa all’area vasta della città metropolitana e ed escludendo di fatto quei romani espulsi fuori dai confini comunali per l’alto costo delle abitazioni, che continuano però a vivere e lavorare nella Capitale. L’astensione del PD ha colto la maggioranza governativa di sorpresa, visto che la riforma era stata portata avanti da Governo e Regione Lazio di centrodestra insieme al Sindaco di Roma Gualtieri, del PD. La premier Meloni ha diffuso comunicati nei quali esprime  “amarezza e stupore” annunciando che “il Pd e il sindaco Gualtieri dovranno rendere conto di questa scelta di fronte ai cittadini”. In realtà il Sindaco, da sempre favorevole alla riforma costituzionale, anche nella versione precedente presentata dal senatore PD Morassut (a nostro avviso persino peggiore rispetto a quella governativa ora approvata dalla Camera), ha sempre ritenuto prioritario procedere tempestivamente all’approvazione di una legge ordinaria che permettesse di ottenere maggiori competenze amministrative e soprattutto più fondi, senza dover attendere i tempi più lunghi di una riforma costituzionale. E su questa linea  si pone ufficialmente l’astensione del PD, che lo stesso Morassut definisce [4] “Un voto di astensione costruttiva che potrà anche trasformarsi in un voto positivo“, motivato “dall’assenza, al momento, della legge ordinaria necessaria per rendere operativi i nuovi poteri: Il ddl prevede una parallela e contestuale approvazione di una legge ordinaria, entro la quarta lettura parlamentare”, ma questa legge “al momento non è all’attenzione del Parlamento”. Noi però  riteniamo che la situazione non sia così semplice, vista anche la ferma contrarietà alla riforma costituzionale delle altre forze politiche di centro sinistra, AVS e M5S, e sicuramente anche di una parte del PD che, soprattutto dopo l’incredibile e inaspettata  vittoria popolare del NO alla riforma  costituzionale della magistratura, si chiede se sia il caso di proporre un’altra legge per modificare la Costituzione. Una legge che la stragrande maggioranza della cittadinanza non conosce, e che sotto la retorica degli slogan “restituire alla Capitale d’Italia il ruolo che le spetta”  e “dare alla Capitale i poteri che hanno  le altre capitali europee” nasconde il passaggio all’Assemblea capitolina di poteri legislativi di livello regionale su materie fondamentali come urbanistica, trasporto pubblico locale, commercio, turismo, edilizia residenziale pubblica e altre[3]. Le nostre fondate ragioni di contrarietà le abbiamo espresse in più occasioni, compresa un’audizione alla Commissioni Affari Istituzionali [5], ma al di là del merito, continuiamo a trovare inaccettabile il metodo, la mancata informazione alle cittadine e ai cittadini e l’assenza di un qualsiasi dibattito pubblico, con la cittadinanza e con le altre istituzioni interessate, i Municipi e i Comuni dell’area metropolitana. L’ennesimo capitolo di un  sistema che  cala dall’alto le scelte di  un asse Governo- Regione Lazio del Presidente Rocca – Comune del Sindaco Gualtieri, come già per i poteri speciali per il Giubileo della Chiesa Cattolica attribuiti al Sindaco Commissario. Un’operazione che riteniamo poco democratica sotto vari aspetti e che per questo speriamo non veda allinearsi su questo disegno di legge il Partito Democratico. Ed è preoccupante il rientro dalla finestra, con un Ordine del giorno approvato dalla Camera, di una richiesta della Lega che sembrava essere stata definitivamente scartata, quella dell’estensione dei poteri attribuiti alla Capitale ad altre città come Milano e Napoli conferendo “ai Comuni capoluogo delle Città metropolitane ulteriori e specifiche funzioni amministrative”. Sembra il mondo alla rovescia, che proprio un governo della destra, da sempre  paladina di   un’Italia unita e indivisibile, sia il promotore del dissolvimento dell’unità nazionale, dall’autonomia regionale differenziata a questa riforma .  (AMBM) vedi Roma Capitale,  Roma Città Metropolitana, Decentramento Municipi cronologia e materiali (AMBM) 30 aprile 2026 Per osservazioni e precisazioni: laboratoriocarteinregola@gmail.com vedi anche Roma Today 29 aprile 2026 Poteri speciali per Roma, via libera alla Camera senza i voti del Partito democratico Il testo, in prima lettura, è stato votato favorevolmente dal centrodestra e da Azione. Avs e M5s contrari, Pd e Iv astenuti. RomaToday 30 aprile 2026 Riforma dei poteri, Meloni contro il Pd fa imbarazzare Gualtieri. Cosa succede all’asse per Roma La premier attacca il partito di Schlein e definisce un quadro a tinte fosche per il futuro della riforma costituzionale. Dal Nazareno chiariscono: “Non c’è ancora legge ordinaria, servono risorse” NOTE [1] scarica il DDl dal sito della Camera  Vai alla pagina sul sito del Senato con iter e atti di Atto Camera n. 2564 [2] L’ultimo del 20 gennaio 2026: L’Appello: Poteri di Roma Capitale, l’altra riforma costituzionale che avanza senza nessun coinvolgimento dei cittadini [3]Un disegno di legge che  conferisce all’Assemblea capitolina  i poteri legislativi su alcune materie attualmente concorrenti Stato/Regione che diventerebbero  concorrenti Stato/Roma Capitale (governo del territorio; valorizzazione dei beni culturali e ambientali e promozione e organizzazione di attività culturali) e su alcune delle cosiddette “materie residuali”, allo stato attuale di esclusiva competenza legislativa della Regione, che diventerebbero  di esclusiva competenza di Roma Capitale (trasporto pubblico locale; polizia amministrativa locale; commercio; turismo; artigianato; servizi e politiche sociali; edilizia residenziale pubblica; organizzazione amministrativa di Roma Capitale).  Prerogative che verrebbero esercitate all’interno del solo perimetro comunale. 4] vedi tra gli altri L’Espresso Roma Capitale, la riforma si arena già al primo voto: Meloni attacca il Pd per la sua “astensione costruttiva“ [5] vedi 30 ottobre 2025 sono auditi dalla Commissione la Presidente di Carteinregola Anna Maria Bianchi e il vice Presidente Giancarlo Storto, e il Sindaco Roberto Gualtieri. Vai alla registrazione delle audizioni del 30 ottobre 2025:  5 marzo 2025 Carteinregola invia alla Commissione Le osservazioni sulle Proposte di modifica costituzionale in materia di ordinamento e poteri di Roma capitale, vai alle osservazioni
May 1, 2026
carteinregola
Gaza: il diritto alla via non può essere intercettato
Pubblichiamo l’appello diffuso ieri dal Comitato Costituzione Attiva – Sassari che afferma, tra l’altro: “Questo è un momento di estrema gravità che interroga direttamente la nostra coscienza civile e il nostro ordinamento giuridico. Mentre i cittadini di Gaza affrontano una crisi umanitaria senza precedenti, l’uso della forza per bloccare aiuti vitali in acque internazionali configura una violazione dei diritti umani che l’Italia non può ignorare”. APPELLO URGENTE AL GOVERNO ITALIANO I FATTI: Questa mattina 30 aprile 2026, la flotta israeliana è intervenuta militarmente per bloccare la flottiglia di aiuti umanitari diretta alla popolazione stremata della Striscia di Gaza. Cibo, medicine e beni di prima necessità sono stati fermati con la forza. COSA DICE IL DIRITTO INTERNAZIONALE: * IV CONVENZIONE DI GINEVRA: Obbliga le potenze occupanti o belligeranti a garantire e facilitare il passaggio di soccorsi alimentari e sanitari per la popolazione civile. * CORTE INTERNAZIONALE DI GIUSTIZIA (ICJ): Ha ordinato misure cautelari vincolanti affinché siano garantiti  i servizi  di  base  e l’assistenza  umanitaria  a Gaza.  Il  blocco  violenta  queste disposizioni. * DIRITTO DEL MARE (UNCLOS): L’intercettazione di navi civili in acque internazionali solleva gravissimi dubbi sulla legalità delle operazioni navali di blocco contro carichi umanitari. COSA DICE LA NOSTRA COSTITUZIONE: * ARTICOLO 11: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di  risoluzione  delle  controversie  internazionali”. Rimanere  in  silenzio  davanti  a un atto di forza contro aiuti umanitari significa tradire questo principio. * ARTICOLO 2: La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, che non si fermano ai nostri confini ma devono guidare la nostra politica estera.  CHIEDIAMO AL GOVERNO ITALIANO: 1. Una presa di posizione netta e immediata di condanna per il blocco della flottiglia. 2. L’attivazione di corridoi umanitari sicuri e garantiti sotto egida internazionale. 3. Il rispetto delle risoluzioni ONU e degli ordini della Corte Internazionale di Giustizia.  IL SILENZIO È COMPLICITÀ.  LA SOLIDARIETÀ NON È UN CRIMINE. Sassari, 30 aprile 2026 COMITATO COSTITUZIONE ATTIVA – SASSARI   Redazione Sardigna
May 1, 2026
Pressenza
Primo maggio: il contratto è un impiccio, più potere all’Associazione Nazionale Presidi
Buon primo maggio agli insegnanti. E grazie al sindacato dei dirigenti (ANP), che ci ricorda sempre con parole semplici come stanno le cose. -------------------------------------------------------------------------------- Nuovi fondi europei “di rilevanza strategica” sono in arrivo, scadenze insostenibili per i tempi della collegialità scolastica,  ancora una volta un impaccio per i dirigenti dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP). L’Associazione da tempo infatti denuncia l’anacronismo  dei decreti delegati, in contrasto con la nuova visione verticale ed efficiente della scuola dell’autonomia.  Via lacci e lacciuoli  è il consueto adagio che puntella i comunicati del sindacato dei dirigenti, più o meno regolarmente (qui, ad esempio) > “La governance degli organi collegiali della scuola, risalente ai decreti > delegati del 1974, va profondamente innovata perché contrasta con le > prerogative dirigenziali entrate in vigore, insieme all’autonomia, il 1° > settembre 2000. > > Che sia la volta buona?” Troppe responsabilità senza potere, dicono oggi. Obblighi per gli insegnanti solo sulla carta, il loro contratto normativo è vecchio e non al passo dei tempi.  Le 80 ore previste per le attività funzionali non bastano più, vanno aumentate per coprire la formazione imposta dal PNRR su  “aree cruciali per la qualità dell’insegnamento”. Serve, scrivono: > “il riconoscimento contrattuale della formazione come parte integrante e > obbligata dell’orario di servizio, con un innalzamento del monte-ore > funzionale che tenga conto delle vere esigenze del sistema. > > La formazione dei docenti è un investimento per il Paese, non un peso per la > categoria.” I dirigenti fanno appello al Ministro Valditara. Ricordiamo solo due o tre cose. 1. Il dirigente scolastico italiano può contare su un salario che è il 100% più alto di qualsiasi docente. 2. I docenti italiani hanno salari tra i più miseri dell’area OCSE. 3. La forchetta tra i due salari è tra le più ampie di area OCSE. 4. Ma soprattutto, ricordiamo che dietro ogni dichiarazione del sindacato dirigenti, espressa in nome di principi impellenti di efficienza e buona amministrazione e con la lingua felpata del riformismo scolastico (responsabilità, formazione necessaria, comunità educante, qualità, innovazione didattica) c’è un preciso modello di scuola, che non cambia. Il modello è riassumibile con uno slogan su cui ci eravamo già espressi tempo fa, quando i dirigenti pensarono bene di sfruttare l’occasione della crisi pandemica per invocare un cambiamento radicale dell’organizzazione scolastica: Fine della scuola della Costituzione e pieni poteri al capo. Lo riproponiamo, in occasione della festa dei lavoratori. Buon Primo maggio, e buon ripasso. > Associazione Nazionale Presidi: fine della scuola della Costituzione e pieni > poteri al capo  
May 1, 2026
ROARS

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