Non possono essere gli stati a contrastare il neofascismo globaleCOME HA DIMOSTRATO L’IMPRESA DELLA FLOTILLA E COME DIMOSTRANO LE MOBILITAZIONI
NO KINGS, LE NUOVE FORME DI FASCISMO PLANETARIO OGGI SI CONTRASTANO MEGLIO
ESTENDENDO UNA PRATICA TEORICO-POLITICA DIVERSA DALLA RAGION DI STATO. SECONDO
PAOLO VERNAGLIONE BERARDI QUESTO APPROCCIO PUÒ AIUTARE ANCHE A IMMAGINARE E
CREARE FORME NUOVE PER DIFENDERSI DAL DOMINIO TECNOLOGICO, NEL TEMPO IN CUI
L’INDUSTRIA DIGITALE È VIRATA DALLA COMUNICAZIONE, L’INTRATTENIMENTO E LA
PUBBLICITÀ VERSO LA SORVEGLIANZA E SOPRATTUTTO LE APPLICAZIONI MILITARI. DEL
RESTO SI TRATTA DI UN PROCESSO CHE HA FAVORITO UNA CONCENTRAZIONE DI POTERE
ECONOMICO SENZA PRECEDENTI, ALIMENTATO NON SOLO DALL’ENORME CAPITALIZZAZIONE DI
BORSA, MA ANCHE DALL’UTILIZZO INDIVIDUALE QUOTIDIANO DELLE PIATTAFORME CHE
CATTURANO ATTIVITÀ ECONOMICHE E SOCIALI, PENSIERI, EMOZIONI, CONVERSAZIONI E
RELAZIONI
Foto di Jimi Malmberg su Unsplash
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Il 13 febbraio 2016 il “Wall Street Journal” riporta la notizia di ‘Claude’,
l’Intelligenza Artificiale di Anthropic, l’infrastruttura di Intelligenza
Artificiale di Amazon, che sarebbe stata impiegata dall’esercito statunitense,
nel rapimento dell’ex-presidente venezuelano Maduro, tramite l’infrastruttura di
Palantir. Palantir, partner tecnologico del Dipartimento della Difesa, è una
piattaforma d IA creata da Peter Thiel, co-fondatore di Paypal. Thiel è
l’artefice di una neofilosofia reazionaria, che afferma un cristo-nazionalismo
tecnoautoritario, veicolato dal vice di Trump, JD Vance, in previsione
dell’ascesa, ha scritto Luca Celada (“Il manifesto”, 15/03/2026), di “un
sovrano/Ceo che governi la società con efficienza e un consiglio di
sacerdoti-filosofi, custodi della saggezza – il software operativo di una
società eugenetica”.
Nelle settimane successive, Dario Andrei, Ad di Anthropic, in un confronto con
il segretario alla Difesa Hegseth, avrebbe invocato limiti contrattuali e linee
rosse etiche all’impiego di ‘Claude’ in azioni di guerra, dal momento che gli
attuali sistemi di IA non sarebbero affidabili per alimentare armi robotiche che
aumentano il rischio per truppe e civili e sorveglianza di massa della
popolazione. Il Pentagono ha lanciato un ultimatum ad Anthropic: o autorizza
l’uso militare di ‘Claude’ senza restrizioni, o perde un contratto federale da
200 miliardi di dollari.
Le grandi piattaforme statunitensi, OpenAI, Google Gemini, xAI di Elon Musk già
da tempo hanno portato le loro tecnologie nei sistemi militari classificati.
L’uso dell’IA con finalità di genocidio è stato sperimentato da Israele nei
bombardamenti su Gaza con Lavender, sistema di analisi ed elaborazione dati
utilizzato per individuare obiettivi da colpire all’interno della Striscia; a
seconda dell’importanza del presunto combattente di Hamas, Lavender gradua gli
effetti collaterali, cioè il numero di vittime da fare. Al contrario di quanto
millantano imprese come Palantir, i sistemi militari di IA non operano attacchi
“chirurgici”.
Il 17 settembre 2024 in Libano sono esplosi simultaneamente centinaia di
cercapersone in dotazione ai dirigenti del partito sciita Hezbollah, compresi i
vertici dell’ala militare. Tra le persone coinvolte, l’ambasciatore iraniano in
Libano, che è stato ucciso a causa dell’attacco. Due giorni dopo, walkie-talkie
utilizzati da Hezbollah per evitare intercettazioni e cyberattacchi sono stati
fatti esplodere a distanza. L’azione ha provocato 42 vittime e circa 4.000
feriti.
In Imperialismo digitale, frutto di dieci anni di lavoro, Dario Guarascio,
docente di Politica Economica all’Università di Roma “Sapienza”, raccoglie e
sistema la storia dell’insieme delle trasformazioni dell’attuale dispositivo
digitale planetario che dalla metà degli anni ’80 e con l’avvento di Internet
produce la superficie di applicazione delle tecnologie in campo militare.
Le strategie delle grandi piattaforme si generano infatti in alcune soglie
storiche che una ampia letteratura ha documentato in questi anni. Le
applicazioni informatiche mutano ruolo, funzione, finalità e obiettivi nella
rotazione quotidiana da mezzo di sorveglianza e di controllo a mezzo operativo
dei sistemi d’arma.
Questa dinamica, innescata negli Stati Uniti con l’apporto di ingenti risorse
investite in tecnologie di frontiera e seguita dalla Cina nei primi anni ’80 con
il rafforzamento tecnologico finalizzato all’autosufficienza, volge nel
passaggio dalla progettazione e dall’applicazione di sistemi di rete e di
software per PC alla progettazione di piattaforme digitali commerciali e per
l’entertainment, e quindi a sistemi di profilazione, sorveglianza e raccolta di
Big Data.
Negli ultimi 25 anni circa, la rapida mutazione tecno-imprenditoriale
dell’infrastruttura digitale si è realizzata in una doppia superficie di
estensione, indagata di recente da Shoshana Zuboff in Il capitalismo delle
piattaforme. La pervasiva superficie connettiva ha generato un duplice effetto:
la soggettivazione di controllo, sorveglianza e profilazione nell’uso quotidiano
di devices digitali e la digitalizzazione dei sistemi di difesa e sicurezza.
Scrive Guarascio che la vita in cui siamo continuamente connessi è disponibile
ad accettare un sistema di perenne sorveglianza da parte di oligopolitsti,
agenzie di intelligence e apparato militare. L’industria digitale è virata dalla
comunicazione, l’intrattenimento e la pubblicità verso la sorveglianza e le
applicazioni militari, mentre le istituzioni statali si militarizzano: Trump ha
cambiato nome al Dipartimento della Difesa trasformandolo nel Department of War.
La militarizzazione del digitale espande la guerra, come dimostra l’uso da parte
dei governi di applicazioni di spionaggio, come l’israeliana Paragon. D’altra
parte la digitalizzazione ha favorito una concentrazione di potere economico e
tecnologico senza precedenti. I fondi per la ricerca militare crescono per
implementare sistemi di comando e controllo automatizzati e per testare e
raffinare nuove applicazioni in contesti privi di vincoli e controlli come a
Gaza.
La corsa agli armamenti è funzionale al consolidamento dei profitti
monopolitistici delle Big Tech e delle aziende che producono sistemi d’arma e,
come dimostra il progetto di riarmo dell’Unione Europea, Readiness 2030, distrae
risorse e ricerca da impieghi che potrebbero favorire la cooperazione, ridurre
le disuguaglianze e disegnare una nuova forma di stato sociale, di servizi
pubblici e di transizione ecologica.
Nella ricostruzione storica fatta da Guarascio è importante considerare il
movimento pendolare dei rapporti tra imprese tecnologiche, complesso militare,
risorse e investimenti impiegati a partire dai primi anni ’90. Ad una prima fase
storica negli anni ’60 e ’70 in cui negli Stati Uniti le tecnologie informatiche
e la ricerca avanzata orientata all’innovazione procedevano in direzione
contraria e parallela al complesso militare industriale che realizzava pesanti
sistemi d’arma “barocchi”, succede, nel periodo tra le guerre stellari di Reagan
e gli inizi degli anni ’90, la prima ingente mutazione dell’insieme
dell’infrastruttura informatica. Con la nascita di Internet, l’amministrazione
Clinton elimina le restrizioni all’uso commerciale della rete. Da allora tutti i
governi promuovono la rimozione dei vincoli normativi, regolatori e tariffari
che ancora limitavano la circolazione di merci e capitali.
Gli anni 2000 sono quelli della costituzione delle piattaforme di servizi di
rete che assumono sempre più un profilo monopolista. Google acquisisce il
dominio dei sistemi di ricerca online e del ricco mercato della pubblicità
digitale. Amazon si trasforma nel mercato stesso. Dal 2004 Facebook acquisisce
il controllo dei principali strumenti di comunicazione, aprendo la via ai social
media e alla realtà virtuale. Apple inventa lo smartphone e crea un ecosistema
che vincola utenti e fornitori di applicazioni al suo sistema operativo.
Microsoft rafforza il suo monopolio nel settore software, con Windows che
detiene circa il 70% del mercato globale dei sistemi operativi e condivide con
Alphabet e Amazon il ruolo di oligopolista nei sistemi cloud.
Negli ultimi anni la competizione tra le grandi piattaforme si concentra
sull’IA; nascono le IA generative: ChatGPT, Titan, Gemini, Apple Intelligence,
Llama2, Copilot. Microsoft detiene anche un quota di controllo in Open AI che ha
lanciato ChatGPT. Inizia anche la guerra tra le Big Tech.
Le vecchie imprese digitali, AMD, Cisco, Intel, Nvidia, Twitter, acquistata da
Eilon Musk nel 2022, oggi X, sono interne alla filiera produttiva delle grandi
piattaforme che costruiscono e gestiscono infrastrutture di rete, data center,
cavi sottomarini, logistica, droni e sistemi di guida autonoma, robotica e
tecnologie aerospaziali.
Questa immensa concentrazione di potere tecnologico proviene dall’eccezionale
capitalizzazione di borsa: Alphabet, Apple, Amazon, Meta e Microsoft nel 2024
raggiungono un valore che è il quadruplo del PIL di Germania e Giappone ed è
quasi eguale a quello dell’Unione Europea. Ma proviene a sua volta dall’utilizzo
individuale quotidiano delle piattaforme che catturano attività economiche e
sociali, pensieri, emozioni, conversazioni e relazioni, nonché creatività,
gioco, informazione e intrattenimento. La cessione gratuita di valore da parte
degli utenti, svolgendo in connessione continua gran parte della vita
quotidiana, deriva dall’insieme delle attività online e costituisce il
patrimonio sempre più ingente di dati derivante da profilazione.
D’altra parte, la produzione di spazi pubblici ove si è liberi di esprimere la
propria opinione, Facebook, Instagram, X, TikTok, con relativa moderazione dei
contenuti offensivi e discriminatori, è applicata in maniera arbitraria dalle
piattaforme e implica la sorveglianza continua e la cattura di informazioni e
comportamenti che vincolano gli utenti e accrescono il valore dei servizi
pubblicitari. In breve tempo le piattaforme social si sono trasformate nel
principale strumento per la comunicazione politica e aziendale.
Le Big Tech controllano e definiscono le regole degli spazi dove viene plasmato
il consenso politico. L’informazione si è quasi del tutto trasformata in
fabbrica del consenso e della censura. L’uso militarizzato dei media per creare
contenuti e notizie si è esteso fino al punto di sorvegliare la differenza tra
notizia vera e falsa. Aon D’Souza ha lanciato mesi fa una startup, ‘Objection’,
che utilizza l’IA per giudicare la veridicità delle notizie, ricevendo
finanziamenti iniziali di milioni di dollari. Il progetto è sostenuto tra gli
altri da Peter Thiel e si basa su un indice numerico, Honor Index, che assegna
un punteggio ai reporter in base alla loro integrità e precisione. Il software
assegna il massimo peso ai documenti primari, file regolamentari e comunicazioni
ufficiali via mail e il punteggio più basso a dichiarazioni di fonti anonime.
Per attivare un’indagine pubblica sulle affermazioni contenute in un articolo
chiunque può pagare 2000 dollari. In pratica, l’algoritmo scoraggia le inchieste
e impone la rivelazioni di fonti e dati sensibili, screditando il lavoro
giornalistico e censurando la segnalazione di illeciti da parte di persone che
corrono rischi professionali o personali per condividere informazioni riservate.
Le Big Tech valutano così ciò che serve l’interesse pubblico, spostando la prova
di verità dalla validazione del lavoro redazionale alla validazione basata sui
dati. La veridizione algoritmica diviene l’indice di un mercato della verità
prodotto all’interno steso della realtà comunicativa.
Simile procedura è impiegata nei sistemi che aumentano la capacità strategica
militare. Nei Sistemi di Supporto delle decisioni (SSD) l’essere umano diviene
marginale. L’IA di Palantir integra un insieme di funzioni rilevanti che
provengono dalle informazioni ottenute da satelliti, droni, celle telefoniche,
archivi di intelligence. Il campo di battaglia si trasforma in un videogioco,
come già aveva dimostrato il sociologo Grégoire Chamaioux in Teoria del drone.
Nel marzo 2021 Alphabet e Amazon hanno sottoscritto un contratto da un miliardo
e duecento milioni di dollari con il governo israeliano per fornire servizi
cloud e IA all’apparato militare. Nel gennaio 2024 i patron di Palantir si sono
recati a Tel Aviv per firmare un’alleanza strategica con le forze armate
israeliane per la fornitura di IA e tecnologie di supporto alle decisioni.
Nell’aprile 2024 “Time” ha documentato come dopo il 7 ottobre vi sia stata
un’espansione del contratto che lega Alphabet al governo israeliano, dandogli
supporto anche nella comunicazione e nella propaganda. Nel giugno 2025 Alphabet
avrebbe siglato un contratto da 45 milioni di dollari per una campagna online
che diffondeva la tesi che la carestia a Gaza era un’invenzione…
Dunque, proviamo a fare un insieme di considerazioni che cercano di restituire
un senso al mondo in cui viviamo, fino a che sarà possibile la vita sulla terra.
Anzitutto, lo scontro commerciale, economico, tecnologico e strategico tra Cina
e Stati Uniti non è uno scontro tra blocchi imperialisti come all’epoca della
guerra fredda, ma un confronto in un complicato sistema di interdipendenze.
A differenza di ciò che l’informazione euroccidentale, con rare eccezioni,
afferma, lo scontro tra i complessi militari-digitali cinese e statunitense è un
confronto su più piani in cui c’è da considerare il fatto storico che “la
Repubblica popolare non ha mai cominciato una guerra”. La Cina non è interessata
a combattere nessuna guerra, ma a dominare le ‘tecnologie duali’ per tutelare la
sovranità nazionale e per preservare il sistema di libero scambio internazionale
che le ha consentito di trasformarsi in una potenza economica e tecnologica
globale che gli Stati Uniti continuano a inseguire. Ciò non significa che la
Cina non è in guerra; lo è, con gli stesi mezzi con cui gli Stati Uniti hanno
ingaggiato guerra alla Cina.
In secondo luogo, l’Europa si è resa subalterna alle Big Tech americane
all’epoca della prima diffusione di Internet. L’Unione Europea appena nata ha
intrapreso la “svolta neoliberale più di qualsiasi altra area del mondo”
privandosi dei mezzi con cui avrebbe potuto sviluppare un’infrastruttura
tecnologica autonoma. Quando Edward Snowden ha rivelato che la NSA ha utilizzato
Google e Yahoo! Per spiare cittadini stranieri e capi di stato europei, la
risposta europea è stata timida: le sanzioni alle grandi piattaforme e il
tentativo di costruire un’infrastruttura digitale autonoma falliscono. Nel 2009
viene avviato il progetto GaiaX, che da subito “ha dovuto ammettere il
coinvolgimento delle imprese statunitensi”.
Il 28 agosto 2025 la commissaria alla concorrenza Teresa Ribeiro ha esortato
l’Unione ad abbandonare il negoziato sui dazi imposti da Trump; una settimana
dopo la Commissione ha sanzionato Alphabet con una multa di 2,98 miliardi di
euro. Il giorno seguente Trump ha minacciato di avviare un procedimento contro
l’UE, la ‘Section 301’, che consente al presidente di adottare qualunque azione
(dazi, blocco dell’esportazione di beni critici) nei confronti di paesi
responsabili di “azioni discriminatorie e lesive degli interessi degli Stati
Uniti”. La ‘Section 301’ ad oggi è stata adottata per Brasile, Cina e Nicaragua.
Per questo, invece di riarmarsi, l’Europa oggi più di ieri deve coltivare una
posizione autonoma. Ma questo potrebbe succedere se l’Unione Europea, da tempo
disfatta, divenisse un’Europa delle popolazioni. Se impegnasse un’immaginazione
politica che non ottenga più dal libero mercato le imposizioni del debito e del
profitto. E se potesse essere questa la prospettiva, rivoluzionaria o
federalista, libertaria o delle autonomie, sarebbe almeno opportuno, prima che
giusto, che si chiedesse alla ragione di non seguire la follia della guerra in
cui siamo, di ridurla alla potenza del disarmo, all’attivazione di corpi
popolari di pace che sarebbero corpi di resistenza contro difesa e sicurezza in
cui oggi consiste la ragione degli stati.
Come ha dimostrato l’impresa della Flotilla e come dimostrano le mobilitazioni
contro i re, il terrore, il genocidio, le nuove forme di fascismo planetario si
contrastano estendendo una pratica teorico-politica diversa dalla ragion di
stato.
Nei primi 25 anni di questo secolo, molte sono state le insurrezioni e le
insorgenze nel mondo. Forse, da oggi o da domani, bisogna considerarne
l’ampiezza e la durata, dal momento che ognuno di quegli eventi può essere
considerato un passo di liberazione. L’uso critico della memoria e delle
tecnologie potrebbe essere questo. La risorsa potrebbe ribaltare il futuro alle
spalle in memoria dell’avvenire. Perché ciò che va promesso alle generazioni è
poter vivere un’altra vita in questa vita, un altro mondo in questo mondo.
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