Il SIMposio 2026 http://storieinmovimento.org/2026/05/06/il-simposio-2026/?pk_campaign=feed&pk_kwd=il-simposio-2026 #didatticadellastoria #analisidecoloniale #archividimovimento #storiadellascienza #archividigitali #storiadellavoro #Coloniallegacy #postcoloniale #antifascismo #colonialismo #cronacanera #giornalismo #insegnanti #diaspora #SIMposio #scienza #lavoro #potere #scuola #musei #Blog
Il SIMposio 2026
Torna l'appuntamento dell'estate! Dal 23 al 26 luglio, SIMposio della conflittualità sociale. In questa ventesima edizione ci troveremo ancora a Marzabotto (Bo), ospitati dal Poggiolo – Rifugio Re_Esistente, a discutere di pratiche anticoloniali, scuola, lavoro, cronaca nera, scienza e potere  ma anche a giocare, ballare, ridere, camminare… L'articolo Il SIMposio 2026 sembra essere il primo su StorieInMovimento.org.
#nowar L'occidente affoga nel Golfo Persico #iran LEVANTE 05.05.2026 - Casa del Sole Tv Lo Stretto di Hormuz è diventato il laboratorio visibile di un nuovo ordine mondiale. Cina, Russia e Iran hanno firmato un patto strategico trilaterale, condotto esercitazioni navali congiunte e costruito corridoi commerciali alternativi al dollaro. https://www.youtube.com/watch?v=bvpHh5KNmIQ
May 6, 2026
Antonio Mazzeo
Spese militari italiane: +57% in dieci anni
Il nuovo rapporto SIPRI colloca l’Italia al dodicesimo posto mondiale per spesa bellica: 48,1 miliardi di dollari, +20% in un solo anno. Con le risorse di questo incremento (8,8 miliardi di euro) si potrebbero assumere 30 mila nuovi medici (3 miliardi) e azzerare le liste di attesa (5 miliardi). di Redazione Peacelink L’aumento delle spese militari italiane Mentre il dibattito
Roma. Manifestazione al David di Donatello: dare voce a chi da 27 anni aspetta il rinnovo del contratto
Le lavoratrici e i lavoratori del cinema manifesteranno oggi davanti all’evento per il Davide di Donatello a Cinecittà. Gli “invisibili”, mascherati di bianco, dicono basta: basta ipocrisie, basta far west sui set, basta violazioni dei limiti di orario. Servono politiche certe. Serve un contratto migliorativo. Servono regole, salari dignitosi e […] L'articolo Roma. Manifestazione al David di Donatello: dare voce a chi da 27 anni aspetta il rinnovo del contratto su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
Assemblea azionisti ENI, ReCommon: “così il governo archivia la lotta alla crisi climatica”
In occasione della settima assemblea degli azionisti consecutiva di ENI a porte chiuse, ReCommon denuncia come il quinto mandato da amministratore delegato di Claudio Descalzi sarà contraddistinto da un crescente aumento degli investimenti e delle attività estrattive del Cane a sei zampe nel comparto fossile. Ormai ENI non parla più di transizione, le scoperte di nuovi e ingenti giacimenti di petrolio e gas aumentano e la società non sembra nemmeno interessata a fare greenwashing per dipingere come sostenibili le sue operazioni. In questo modo è sempre più un ostacolo nel far sì che l’Italia riesca a rispettare gli impegni presi alla COP21 di Parigi nel 2015 per contrastare la crisi climatica. Eppure ENI è partecipata al 30 per cento dallo Stato italiano, che sembra solo preoccuparsi di intascare un lauto dividendo legato alle attività estrattive della società. Il governo guidato da Giorgia Meloni ha deciso di confermare per un quinto mandato Descalzi, stabilendo un record che fa dell’ad una sorta di monarca dell’oil&gas italiano. Recommon ribadisce che l’iter per le nomine delle grandi partecipate pubbliche andrebbe profondamente rivisto, garantendo maggior trasparenza e uno scrutinio parlamentare che al momento sono totalmente assenti in tutto il processo. Quasi pleonastico ribadire tutte le perplessità legate anche alla nomina della nuova presidente di ENI, Giuseppina Di Foggia, che così tante polemiche ha suscitato a livello nazionale. Nei primi quattro mesi del 2026, ENI ha realizzato nuove scoperte di giacimenti di petrolio e gas per un miliardo di barili equivalenti di petrolio di riserve da sfruttare nei prossimi anni; come raffronto, in tutto il 2025 le scoperte erano state di 900 milioni di barili. Allo stesso tempo, la stragrande maggioranza degli investimenti nel nuovo piano industriale 2026-2030 continuerà ad andare al core business fossile dell’esplorazione ed estrazione di petrolio e gas, con l’obiettivo di continuare a far crescere la produzione complessiva annua del 3 per cento, fino a toccare i due milioni di barili al giorno. «Questa assemblea degli azionisti stabilisce dei record negativi: quinto mandato per un amministratore delegato che non si scosta di una virgola dal business as usual e settimo incontro a porte chiuse, così da evitare che qualcuno, come noi azionisti critici, possa disturbare il manovratore» ha affermato Antonio Tricarico di ReCommon. «In Italia, ENI è il più grande ostacolo alla lotta alla crisi climatica. Per questo, insieme a Greenpeace Italia e a 12 cittadine e cittadini, nel 2023 abbiamo intentato la Giusta Causa contro la società e i suoi azionisti pubblici Ministero delle Finanze e Cassa Depositi e Prestiti. In risposta ENI ha mosso ben tre cause per diffamazione e un esposto penale nei nostri confronti. Molestie legali inaccettabili se si pensa che ENI è la più influente azienda partecipata italiana, ossia che per il 30 per cento sono i cittadini e cittadine a esserne proprietari» ha aggiunto Tricarico.   Re: Common
May 6, 2026
Pressenza
“Yiddish blues”, il nuovo disco di Moni Ovadia, Giovanna Famulari e Michel Gazich
E’ uscito il nuovo disco di Moni Ovadia, Giovanna Famulari e Michel Gazich, “Yiddish blues”, una rivisitazione di brani della tradizione yiddish e nuovi brani originali. “IL PICCOLO ALì” è il primo brano del nuovo disco di Moni Ovadia “Yiddish Blues”.  Una canzone dedicata alle migliaia di bambini/bambine vittime del conflitto. Si può ascoltare e vedere il video a questo link https://www.facebook.com/reel/2015968112343468 Parole Moni Ovadia Musiche Giovanna Famulari e MIchele Gazich Video Elisa Savi “PALESTINA TERRA DI DOLORE” è un’altro brano del nuovo disco.  È un inno ispirato allo storico “Inno del Ghetto di Varsavia” che parla della tragedia del popolo palestinese. Si può ascoltare e vedere il video a questo link https://www.facebook.com/reel/2086550475525877 Parole e musiche Moni Ovadia, Giovanna Famulari, Michele Gazich.  Video Elisa Savi “MALTAMè” è un brano del nuovo album, che racconta in giudaico/veneziano, la lingua parlata nel ghetto di Venezia e ormai perduta, uno stato d’animo di angoscia incontrollabile attraverso una filastrocca per bambini che è un presagio e una minaccia. Si può ascoltare e vedere il video a questo link  https://www.facebook.com/reel/1507661707574455 Parole e musica di Michele Gazich Voce Moni Ovadia Video Elisa Savi Il critico musicale, Gaetano Lauritano, in merito a questo nuovo album, ha dichiarato: “Lo sappiamo tutti che la musica non salverà il mondo, ma almeno potrà renderlo più vivibile e ci aiuterà a non spegnere la coscienza e se anche una sola persona nell’angolo più remoto del pianeta non si tapperà le orecchie, allora, forse, ci sarà ancora speranza. …sono solo una foto che vi guarda e vi accusa, siete tutti senza cuore, siete tutti assassini. Basterebbe solo questa frase per farci capire come la società civile, per come la intendono i più, ha fallito. Ha fallito in Ucraina, in Sudan, in Afghanistan e a Cuba e, soprattutto, ha fallito in Palestina. Ha fallito in ogni posto dove venne, e viene negata, la libertà, la vita, la dignità, in favore dell’interesse personale e dell’assoggettamento di un popolo. La retorica, ormai, serve a poco, le parole si sono spese e si spendono, ma restano mute davanti a immagini che ci mostrano qual è il prezzo pagato dagli altri per la nostra “temporanea” felicità. Come cantavano i Negrita, “Se io prendo, chi è che dà?”. Il silenzio, davanti a questo scempio, diventa assordante, così forte al punto da coprirsi le orecchie, perché gli occhi li abbiamo già chiusi, ma le urla di dolore, il pianto delle madri, la voce della disperazione, quelli, non si riescono a spegnere. “Yiddish Blues” non è solo un disco, ma un documento, una testimonianza, una prova che tutto questo è esistito, esiste e non verrà dimenticato. Moni Ovadia, Giovanna Famulari, Michele Gazich, un trio improbabile, ma proprio per questo vero, sincero, unito nella musica per dare armonia a tutto questo dolore. Il piccolo Alì, che con le sue braccia dilaniate dalla barbarie sionista diventa un simbolo di questo fallimento, apre un disco carico di emozioni che si alternano tra la disperazione e la rabbia, tra il senso di colpa per non aver fatto abbastanza e lo sconforto, provando quel senso di nausea per appartenere allo stesso gruppo di chi ha compiuto e perpetrato questo dolore. Il violoncello di Giovanna Famulari ci strappa il cuore dal petto mentre il violino di Michele Gazich diffonde una melodia straziante che simula il pianto di dolore dei bambini morti.  Non è più musica, è la consapevolezza che per essere assassini non è necessario premere il grilletto, basta girarsi dall’altra parte. Paolo era un anarchico ebreo, molto anarchico e molto ebreo. C’è contraddizione in tutto questo? No: la Bibbia, la Torah, è piena di spunti di relazione fra la scrittura ebraica e il pensiero anarchico. Le parole di Ovadia nel brano Materiali sonori per una descrizione dell’anima di Paolo F. scritto da Gazich e dedicato all’amico Paolo Finzi, il fondatore della rivista A. Rivista Anarchica, suonano come una sentenza contro chi, utilizzando ancora la religione come spauracchio, utilizza un testo sacro per giustificare la propria perfidia. Es brent (sta bruciando) è una canzone yiddish del 1938 di Mordechai Gebirtig, trucidato dai nazisti il 4 giugno 1942. Dona Dona racconta delle vittime portate alla morte, cantata anche da Joan Baez. Le delicate note del pianoforte fanno da accompagnamento alla dolcezza del violoncello di Famulari e le parole si fanno spazio in uno spiraglio di speranza. La voce di questi tre grandi artisti si intrecciano, si avvolgono, si aiutano e si danno forza, perché è proprio con l’unione che si combatte il male.  Non puoi comprare la mia speranza, Non puoi comprarla, non te la vendo Costa poco la tua violenza, Non ha prezzo la mia speranza. Sono le parole de Il Mattino, brano conclusivo dell’album. Lo sappiamo tutti che la musica non salverà il mondo, ma almeno potrà renderlo più vivibile e ci aiuterà a non spegnere la coscienza e se anche una sola persona nell’angolo più remoto del pianeta non si tapperà le orecchie, allora, forse, ci sarà ancora speranza. La speranza è che questa musica e queste parole arrivino a più persone possibili: non bisogna lasciare che l’abitudine, l’assuefazione e il “non ci posso fare nulla” ci atrofizzi. Forse è proprio questo l’intento di questi tre artisti che hanno investito la propria anima e il proprio cuore per portare, a chi un cuore ancora ce l’ha, un messaggio che smuova la coscienza. Moni Ovadia è un attore, un cantautore, uno scrittore, nato in Bulgaria e milanese di adozione, proviene da una famiglia ebrea sefardita, persona di altissimo spessore culturale e umano. Michele Gazich, violinista, tra gli artisti italiani più colti e interessanti, ha collaborato con Massimo Bubola, Mark Olson, Eric Andersen, Massimo Priviero. Il suo stile musicale fonde cantautorato, musica rock e folk. Giovanna Famulari, violoncellista, pianista, arrangiatrice e produttrice artistica, con uno stile che va dal pop al jazz, dalla musica world alla musica contemporanea passando dal teatro ai concerti e alle colonne sonore. La musica riempie l’aria e rende il silenzio più sopportabile”. Non credo che serva aggiungere altro alle parole di Gaetano Lauritano.     Andrea Vitello
May 6, 2026
Pressenza
Trump si è fermato ad Hormuz
I contrordini sono diventati la nuova normalità della Casa Bianca. Praticamente non c’è neanche il tempo di registrare una nuova iniziativa Usa che arriva in contemporanea la sua sospensione. Come se anche la geopolitica e la guerra fossero ormai triturate dentro i ritmi della speculazione finanziaria (e la “banda Trump”, […] L'articolo Trump si è fermato ad Hormuz su Contropiano.
May 6, 2026
Contropiano
Una lenta, inarrestabile trasformazione cambia il volto di San Lorenzo e del Cinema Palazzo
Le città si trasformano, è un processo inevitabile e non necessariamente negativo. Le e gli abitanti leggono le trasformazione e avvertono i cambiamenti, se ne riconoscono l’impatto negativo che hanno sulle loro vite reagiscono per difendere i loro spazi. Alcune volte riescono a fermare il disastro, come è avvenuto il 15 aprile 2011 quando il cinema Palazzo a San Lorenzo avrebbe dovuto aggiungersi al Manhattan Caffè, al Las Vegas, all’Admiral Club, al Black Jack Caffè, al’Intralot Royale, al Dubai Palace, che sorgevano come funghi lungo la via Tiburtina con le loro grandi scritte colorate al neon e attiravano migliaia di persone. Aumentava il numero delle persone rovinate dal gioco e vittime di ludopatia, si rompevano legami essenziali per la comunità locale. Sale bingo, slot machine, sale VLT, sale poker, scommesse di ogni tipo diventavano la speranza per tantissime persone di migliorare la qualità della propria vita con un colpo di fortuna, mentre permettevano la circolazione di capitali mafiosi, alimentando l’usura e il riciclaggio. Altre volte sono state fatte battaglie generose per difendere il diritto alla città pubblica, divorata dalla costruzione di hotel di lusso, residenze private, luoghi del consumo destinati a chi è in grado di sostenere costi sempre più alti, non riuscendo ad arginare la trasformazione. Non è facile opporsi a operazioni condotte da investitori sempre più famelici e da amministrazioni a loro sottomesse quando la costruzione di un immaginario che parla di degrado e offre soluzioni penetra nel racconto della città. La cultura, come parola che ha perso il suo significato, diventa il grimaldello. Tutto è cultura, anche gli eventi più superficiali e commerciali, tutto si confonde perché quello che conta è che la “cultura” sia fonte di profitto. Il finanziamento pubblico sparisce, sostituito dall’ideologia neoliberista che la cultura diventi economicamente sostenibile, e se produce profitti è meglio. > È quello che è successo nel quartiere romano di San Lorenzo dove azioni > comunicative e retoriche sono state messe in atto per costruire l’immagine di > un quartiere utile alla rendita finanziaria, che un po’ alla volta si è > appropriata di ogni spazio disponibile. Per chi ci abita non ci sono più case > e servizi, ogni spazio verde è cancellato, eppure le parole che si usano per > descrivere il cambiamento parlano di un quartiere splendente e attrattivo. È iniziato alla fine del 2021 con l’inaugurazione della Soho House, salutata da tutta la stampa con toni entusiastici. Piace l’idea di un luogo riservato alla classe creativa «per riunirsi e fare network, tra momenti di relax e serate all’insegna del divertimento». La raccontavano così: «La nostra prima House in Italia offre la possibilità di cenare all’aperto sulla Cecconi’s Terrazza, abbellita da alberi di limoni, e che comprende una piscina sul roof, una grande palestra al settimo e ottavo piano con studi di movimento, una spa Cowshed e un programma giornaliero di eventi per i members». Poi è stata la volta del Social Hub, nell’area pubblica dell’ex-Dogana. Nonostante la forte opposizione del quartiere, un’enorme struttura alberghiera ha occupato lo spazio e anche in questo caso si è parlato di un luogo cool riservato a chi può pagare. «The Social Hub Roma riunisce una nuova generazione di cittadini del mondo in un centro dove innovazione, creatività e imprenditorialità sono di casa. Dagli aperitivi a bordo piscina sotto il sole alla pasta al dente e alla pizza lievitata naturalmente appena sfornata, scopri i sapori e lo stile tipici italiani a The Social Hub Roma» Prezzi esclusivi non lo scrivono. Siamo di fronte al tentativo di sostituire una realtà fatta di associazioni di abitanti, giovani impegnati in attività sociali e culturali con giornalistə, pubblicitarə, cineastə, creativə di ogni genere, pronti a cadere nella trappola del luogo esclusivo a loro dedicato. Segnali di una graduale, ma inesorabile espulsione per molti e molte che nel quartiere vivono e lavorano. Il quartiere, operaio prima e studentesco poi, è stato invaso da turistə ospiti dei mini-appartamenti offerti su Airbnb, le botteghe storiche hanno lasciato il posto a locali dove si somministrano cibi e bevande scadenti notte e giorno, cantieri edili, più o meno legittimi si sono moltiplicati. Tutto questo mentre il quartiere è lasciato in stato d’abbandono, in mano alla criminalità che gestisce lo spaccio e si appropria dei locali in crisi. > Adesso è arrivato l’ennesimo locale, che si aggiunge ai tanti pub, ristoranti, > finte gallerie d’arte. «Dopo anni di silenzio un luogo storico di Roma torna a > vivere. Il cinema si rifà spazio e fa spazio alle storie, agli incontri e alle > possibilità» – così lo presentano. «Prende forma l’idea di un pubblico nuovo, > più aperto e curioso, capace di muoversi tra esperienze diverse e linguaggi > differenti». Le parole sono sempre le stesse, anche per raccontare il vecchio Cinema Palazzo. Il quartiere diventa alla moda con la sua trasformazione che viene raccontata dai media come luogo in cui passare una piacevole serata. Si rivolge a un gruppo selezionato di abitanti, anche se si presenta come aperto a tutti e a tutte, in realtà non può includere tutti e tutte. Il linguaggio utilizzato descrive un ideale di vita e di società, rappresenta una forma di potere e determina esclusione per persone anziane, immigrate, bambine e bambini, abitanti tradizionali. La gentrificazione con il suo linguaggio e le sue culture rende visibile il meccanismo di dominazione che opera nella città. Nelle ore notturne esplode la contraddizione. Per gli abitanti la notte rimane lo spazio dedicato al riposo, al sonno, mentre per i nuovi fruitori dello spazio la notte rappresenta il tempo del consumo. Questi nuovi locali “culturali” si rivolgono proprio a loro, costruiscono uno spazio fisico e simbolico per il loro stile di vita, dove ogni contraddizione e conflitto spariscono. Il capitale costruisce, attraverso il linguaggio, retoriche e mezzi di comunicazione per diffonderle, in modo da produrre il consenso e convincere gli e le abitanti che anche loro fanno parte, da protagonisti, delle operazioni di recupero urbano. Non è così, il quartiere si sta svuotando delle funzioni vitali e sta diventando un parco a tema per chi cade nella trappola del marketing. > Dobbiamo chiederci come sia potuto accadere che in tanti e tante si siano > lasciati coinvolgere e, come utili idioti, siano lì a battere le mani a chi > sta mettendo in atto la loro esclusione. E ci provoca sofferenza vedere nani e > ballerine danzare alla corte del Re al quale avrebbero voluto tagliare la > testa, proprio nei giorni in cui in tutto il mondo si manifesta con la parola > d’ordine No Kings. Il lavoro che i movimenti sociali, le realtà del quartiere, i cittadini e le cittadine devono fare è la decostruzione di questa ideologia per fermare questa trasformazione e costruire una città più giusta. Potranno farlo grazie all’immensa galassia di pratiche che si sono sviluppate da anni attorno a quegli spazi sociali che si tenta di smantellare, perché rappresentano nuove strutture sociali della vita quotidiana e una nuova geografia della città che elimina le ingiustizie e le frontiere, che determinano l’esclusione di gruppi, classi e individui . Contro ogni forma di gentrificazione. La copertina è tratta dalla pagina Facebook “Nuovo Cinema Palazzo“ L'articolo Una lenta, inarrestabile trasformazione cambia il volto di San Lorenzo e del Cinema Palazzo proviene da DINAMOpress.
May 6, 2026
DINAMOpress
I giovani e la politica
Nel 2025, il 24,3% dei giovani europei di età compresa tra i 16 e i 29 anni si è impegnato online in questioni civiche o politiche. Ciò include esprimere la propria opinione su temi civici o politici, partecipare a consultazioni online o votare. In confronto, questo tipo di impegno si attestava solo al 20,2% nell’intera popolazione. E’ quanto  certificano i dati dell’istituto Eurostat, aggiornati ad aprile 2026 e riferiti all’anno 2025. La partecipazione civica o politica online tra i giovani è risultata più elevata in Slovenia (49,4%), Lettonia (33,3%) e Paesi Bassi (31,3%). Le percentuali più basse si sono registrate in Belgio (12,3%), Repubblica Ceca (14,3%), Svezia e Grecia (entrambe al 16,1%). In 23 dei 27 paesi dell’UE, i giovani hanno mostrato una maggiore propensione a utilizzare internet per la partecipazione civica o politica rispetto alla popolazione nel suo complesso. Le differenze più marcate sono state registrate in Slovenia (49,4% dei giovani contro il 33,5% della popolazione totale), Lettonia (33,3% contro il 24,2%) e Italia (30,9% contro il 24,5%). Per quanto riguarda l’Italia, tale valore (30,9%) risulta considerevolmente superiore alla media europea dei coetanei (24,93%). Un dato questo che assume un significato ancora più profondo se accostato a quello della popolazione complessiva della Penisola, che si ferma al 24,25%. Il divario supera i sei punti percentuali, dimostrando come le ragazze e i ragazzi italiani trovino nella rete lo spazio ideale per esprimere le proprie idee e rivendicazioni. Si tratta di numeri che evidenziano  una distanza generazionale tra le più alte registrate nel continente. L’Italia si posiziona tra i Paesi con la maggiore differenza percentuale tra l’attivismo dei ragazzi e quello degli adulti, collocandosi subito dopo la Slovenia e la Lettonia. E’ la rete, in buona sostanza, lo strumento per le istanze civiche delle nuove generazioni.  Per quanto riguarda, invece, l’impegno dei giovani nelle istituzioni, in particolare nei Comuni, secondo un recente dossier ANCI, sono 18.006 i giovani amministratori comunali in Italia, pari al 14,3 per cento del totale ma in calo rispetto ai 19.483 del 2025. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente locale. Si tratta  di una presenza significativa, ma in progressiva contrazione. E alquanto disomogenea: il numero assoluto più elevato si registra in Lombardia, mentre la maggiore concentrazione è in Trentino-Alto Adige, con oltre quattro giovani amministratori per Comune. In media, in Italia, sono 2,3 per ciascun ente locale. Si tratta di una presenza più marcata nei piccoli Comuni, che però diminuisce con l’aumentare della popolazione: sotto i 3.000 abitanti rappresentano circa il 16% degli amministratori, mentre nei comuni sopra i 50mila abitanti la quota scende al 10%. Il dossier mette in luce le difficoltà che incontrano i giovani a raggiungere i ruoli apicali, restando sostanzialmente fermi al ruolo di Consiglieri comunali. I sindaci under 35 sono oggi appena 252, in flessione negli ultimi anni. E mentre gli over 60 sono passati dall’8% nel 2001 a quasi il 26% nel 2026, gli under 36 sono scesi dal 23% al 14%. Gli amministratori locali giovani sono però maggiormente qualificati: il 44% possiede una laurea, mentre tra i non giovani resta significativa la quota con sola licenza media (15%). Anche in questo caso si registra però una disparita di genere, con la prevalenza della componente maschile, anche se tra gli assessori si registra un’inversione con le donne al 51%. Non si riscontrano particolari differenze nell’assegnazione delle deleghe tra giovani e meno giovani, ad eccezione di Casa, Famiglia, Scuola e Politiche sociali e Attività produttive e Sviluppo Economico, che vedono una maggiore concentrazione di giovani assessori. Non manca nel dossier ANCI qualche curiosità: l’Amministrazione Comunale più giovane è quella del comune di Buttrio (3.878 abitanti) in provincia di Udine, ove 14 tra Assessori e Consiglieri hanno meno di 35 anni; tra i Comuni maggiori, l’Amministrazione Comunale più giovane è quella di Castel Maggior (18.500 abitanti) nella città metropolitana di Bologna. In questo Comune il sindaco Luca Vignoli, il vicesindaco  Maria Vittoria Cassanelli, il Presidente del Consiglio Comunale Matteo Frezzotti ed altri 9 tra Assessori e Consiglieri hanno tutti meno di 35 anni; in generale, sono 68 i Comuni nei quali la metà degli amministratori sono giovani. I dati Eurostat analizzati in precedenza trovano conferma anche da una ricerca Ipsos, che per conto dell’ANCI  ha fatto invece una fotografia sociologica sui giovani. L’indagine evidenzia come resti forte il senso civico dei giovani italiani: otto giovani su dieci vogliono contribuire al bene comune. Tra le priorità indicate dai giovani vi sono la riduzione delle tasse (38%), incentivi al lavoro stabile (33%) e politiche per stage e tirocini retribuiti (25%). Nel loro insieme, le due ricerche delineano una generazione presente e più preparata anche nelle istituzioni locali, ma che si muove in un contesto segnato da difficoltà economiche, incertezze sul lavoro e una crescente distanza tra aspettative e realtà. Qui per scaricare il dossier ANCI e l’indagine IPSOS: https://www.anci.it/ricerche-anci-e-ipsos-giovani-amministratori-in-calo-ma-piu-qualificati/.    Giovanni Caprio
May 6, 2026
Pressenza

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