[Musica Machina] Musica Machina puntata 207 del 4 luglio 2026
Scaletta dei contenuti: Amptek Alex Marenga in voce – Spazio novità #20 (luglio 2026) Ciuffy Rouge – Life is a Poppy mixtape (luglio 2026) H501L - Afro Cosmic Percussions mixtape #3 (luglio 2026) Dj Elettrodo – Daft Records monography mixtape 26 (luglio 2026)   Puntata 207 trasmessa sabato 4 luglio giugno 2026 su Radio Onda Rossa 87.9 dalle 21 alle 23. Broadcasted on Musica Machina  radioshow,  Radio Onda Rossa 87.9  (Saturday, July 4, 2026).
July 4, 2026
Radio Onda Rossa
La partita!
3 luglio 2026: Oggi c’è la partita Egitto-Australia e abbiamo organizzato la visione dentro il Gash, ci sono tanti giovani, bambini. È un’attività sociale per le popolazioni, ci fa uscire fuori dalla situazione che stiamo vivendo. Ci sono anche i bambini, tanti bambini, è molto importante che i bambini partecipino a questa iniziativa. Il nostro obiettivo è quello di lavorare con la società, qui sono tutti sfollati. Ci sono anche le donne, fanno parte anche loro dell’attività. Siamo forti qui! Andiamo avanti, dobbiamo trovare sempre la gente giusta per organizzare le cose. Questo è il nostro obiettivo: fare felice la gente. Dare loro un spazio dove si divertano e qui è molto importante calcio, molto amato dai gazawim fa parte della loro cultura.
July 4, 2026
Gazaweb
Grazie per ciò che fate
-------------------------------------------------------------------------------- Aderisco. Ho inviato un contributo economico. Vi stimo molto e vi ringrazio per ciò che fate. [Maurizio Schiano Di Cola] -------------------------------------------------------------------------------- Tutte le adesioni alla campagna Un tetto Comune -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Grazie per ciò che fate proviene da Comune-info.
July 4, 2026
Comune-info
Pensare, sognare, proporre, ascoltare. E avere ascolto
-------------------------------------------------------------------------------- Aderisco. Un tetto comune è uno spazio dove insieme possiamo pensare, sognare, proporre, ascoltare e avere ascolto, tessendo le maglie di una rete di speranza in un mondo diverso, senza muri e senza recinti. [Floriana Lipparini] -------------------------------------------------------------------------------- Tutte le adesioni alla campagna Un tetto Comune -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Pensare, sognare, proporre, ascoltare. E avere ascolto proviene da Comune-info.
July 4, 2026
Comune-info
I sogni di Marwan Barghouti sono i più belli
di Bassem Khandaqji,  Palestine Will Be Free, 3 luglio 2026.   “I sogni occupano un posto speciale nel cuore di Marwan Barghouti.” Bassem Khandaqji, pluripremiato scrittore palestinese ed ex detenuto nelle prigioni israeliane dove si praticano stupri e torture, ha scritto un commovente articolo sull’illustre leader palestinese Marwan Barghouti. Barghouti, che rimane il più popolare politico palestinese nonostante sia stato in carcere per oltre 24 anni, è stato sistematicamente torturato nelle prigioni israeliane, e la sua famiglia ha ripetutamente lanciato l’allarme sul deterioramento delle sue condizioni, affermando di temere per la sua vita. Khandaqji, rilasciato durante gli scambi di prigionieri dello scorso anno, ha trascorso del tempo con Barghouti durante la sua detenzione. In precedenza aveva scritto un articolo intitolato Marwan Barghouti e i Mondiali, in cui descriveva l’entusiasmo fanciullesco di Barghouti per il calcio e le sue squadre preferite. Quell’articolo è apparso per la prima volta su Ultra Palestine. L’ultimo articolo di Khandaqji, intitolato I sogni di Marwan Barghouti sono i più belli, è stato anch’esso pubblicato sulla stessa testata araba il 1° luglio. Ecco la versione tradotta per intero: Negli ultimi tempi, il servizio penitenziario sionista fascista ha inasprito le condizioni di isolamento imposte al prigioniero Marwan Barghouti. Si tratta di una pratica a cui l’apparato repressivo di sicurezza sionista è abituato da tempo, almeno dall’alba del 7 ottobre 2023, quando, nel contesto del genocidio coloniale su vasta scala contro il popolo palestinese, ha privato i prigionieri palestinesi e arabi nelle sue carceri di tutte le condizioni e le necessità che garantiscono ai carcerati la sopravvivenza e il mantenimento della propria umanità. Eppure rimane una via d’uscita per Marwan, l’essere umano, il leader e il docente universitario; una via d’uscita per lui e per i suoi compagni di prigionia, i suoi fratelli in cattività. Essa risiede nel padroneggiare l’arte di sognare e nel perfezionare la pratica dell’immaginazione, con tutta la speranza, la vitalità, la determinazione a resistere e la fermezza di cui essi dispongono di fronte alle politiche sioniste di sterminio, sempre nuove e sempre più sofisticate. I sogni occupano un posto speciale per Marwan Barghouti. Sono i più realistici e, per alcuni, i più utopici. Ma senza sogni, chi saremmo? E chi siamo senza un’immaginazione indomita che ci guidi e ci proietti verso le vette della verità? La verità del prigioniero palestinese che non si piega né si arrende di fronte ai tentativi di isolarlo, zittirlo ed escluderlo dal partecipare al corso della vita e dalla lotta per l’emancipazione e la libertà. Barghouti sogna la libertà, il progresso e l’uguaglianza. Sogna un popolo libero. Sogna stagioni di gioia e raccolti di olive, e una festa che sboccia con mille colori dove i bambini fanno volare i loro aquiloni senza alcun timore di altri velivoli, quelli di metallo carichi di morte e annientamento. Sì, anche Abu al-Qassam [altro nome di Barghouti, NdR] sogna che le condizioni disumane del suo isolamento diventino condizioni di vita, di comunicazione e di impegno contro il fascismo sionista e il razzismo. La vita di un combattente per la libertà non si misura in base agli anni che egli offre volontariamente in sacrificio mentre lotta per la liberazione del suo popolo. Si misura piuttosto in base ai suoi sogni e alle sue aspirazioni. La vita di Marwan è un sogno eterno senza limiti. Il suo sogno è la Palestina, e la Palestina è l’unico sogno che ha mai visto. Così la cella carceraria non è più il maggior simbolo della brutale repressione sionista contro i prigionieri e diventa l’orizzonte più ampio e più bello che si possa vedere. Le pratiche dirette e tangibili messe in atto contro Marwan e i suoi compagni nelle celle di isolamento e in tutte le prigioni non hanno più, né avranno mai, l’efficacia di smantellare l’umanità o di interiorizzare l’isolamento e la frattura nel mondo interiore del prigioniero Barghouti, un mondo libero e pieno di speranza e determinazione. Quando ero con lui negli angoli più bui della cella, potevo vedere quel bagliore luminoso che emanava e volava dai suoi occhi come fossero scintille, bruciando via la miseria della cella per donarci calore e luce, quella luce che ci guida, sia là che qui, verso la patria. La patria racchiude molteplici significati e valori nei sogni di Marwan. E quando parlo dei sogni nazionali di Marwan, intendo, tra le altre cose, la sua visione ampia di questa terra orgogliosa e generosa, una visione abbastanza spaziosa per tutti noi, libera dal settarismo, dall’egoismo e da quegli interessi che vedono la patria come nient’altro che proprietà ereditate nel perseguimento di obiettivi nascosti, avvolti in programmi politici che non riescono a soddisfare nemmeno il minimo dei sacrifici richiesti dal popolo palestinese. La sua è una visione che indica un progetto nazionale a cui tutti partecipiamo, un progetto capace di definire i parametri di un punto di riferimento morale in tutte le sue espressioni politiche, culturali, sociali ed economiche, un progetto che a sua volta garantisce la chiarezza e la fermezza di una bussola che ci indica un’unica destinazione, dove ognuno realizza il sogno più grande: la sua patria, la sua terra, i suoi alberi, le sue pietre e la sua gente. I sogni intensificano la brutalità inflittagli e le condizioni volte a spogliarlo della sua umanità e a smantellarla. Eppure Marwan, attraverso i suoi sogni, è in grado di sconfiggerli e di sventare il vile scopo di chi li mette in atto, uno scopo che rivela la portata della loro paura nei suoi confronti e nei confronti delle sue legittime intenzioni umane, dimostrando al contempo la loro incapacità di inventare un sistema per cercare i sogni della gente e confiscarli. Un sistema del genere non può esistere nei percorsi e nelle orbite di coloro che perseguono le proprie aspirazioni e i propri sogni di libertà e si aggrappano alla propria umanità. Ciò è confermato dalla storia della lotta per la sopravvivenza umana; è confermato nei campi di sterminio nazisti e nella catastrofe dello sterminio coloniale totale commesso dal regime sionista di apartheid coloniale contro il popolo palestinese. Marwan Barghouti ha dei sogni, e tutti i sogni sono Marwan Barghouti. Quando il prigioniero si libera dal fardello del proprio corpo e dal suo dolore, e respinge i terribili impulsi e le politiche di morte, trova rifugio in un regno invisibile che il carceriere non può percepire a causa della profondità della sua disumana cecità morale, e che non percepirà mai se non nei suoi peggiori incubi. Perché la bestia non sogna; la bestia vede solo incubi. L’essere umano, al contrario, vede solo sogni. E nella lotta tra i due, è solo il sogno a prevalere. Quel sogno è Marwan Barghouti, la cui realizzazione è vicina. Anzi, ha già cominciato a realizzarsi, insieme a tutti i sogni dei prigionieri liberati dagli incubi del fascismo sionista. https://substack.com/home/post/p-204901923 Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
July 4, 2026
Assopace Palestina
Luisa Muraro e la rosa di Silesio
-------------------------------------------------------------------------------- Foto di Yeyo Salas su Unsplash -------------------------------------------------------------------------------- Ci si sarebbe potuti aspettare che per Luisa Muraro non ci fossero solo necrologi. Che una conversazione con lei potesse prolungarsi oltre la sua dipartita. Ma non sembra avvenire. Sic transit gloria mundi! E allora volentieri riprendiamo una conversazione interrotta. Una bella conversazione (pubblicata sul sito di  Libertà e giustizia), dove la differenza di approcci mette in valore l’opera di Luisa. -------------------------------------------------------------------------------- Luisa Muraro e il femminismo non sembrano due nozioni dissociabili. Semmai, del femminismo, si sottolinea a ragione la specifica corrente di cui Luisa è stata inventrice e quasi universalmente riconosciuta capofila – la filosofia della differenza femminile. Ecco perché il ricordo di una conversazione aperta a un’altra possibilità, dove la differenza femminile si rovescia forse in una possibilità universale, indifferente al genere, potrebbe essere un contributo – ancorché minimo – alla riflessione che seguirà la sua improvvisa scomparsa, dolorosa e spiazzante perché interrompe tutte le conversazioni. La filosofia comincia di domenica. Grosso modo così, nel lontano 1985, cercavo di introdurre l’idea di una sospensione provvisoria di tutti gli impegni presi col mondo, per indagarne l’oscura ovvietà, con cui sempre pare inaugurarsi il pensiero filosofico, a partire dall’uscita dalla caverna di Platone (L’ascesi filosofica, Feltrinelli 1985). Fui perciò profondamente colpita dall’incipit così accattivante de Il Dio delle donne (Mondadori 2003): «Questo libro nasce da un’esperienza di lettura che fu come un invito ad andare in vacanza per sempre». La vacanza in questione è la condizione della mente che si è svuotata di ogni occupazione e preoccupazione per vacare Deo. Che in questo libro tanto si parlasse del divino non era forse una sorpresa, per le molte lettrici di Muraro che, partite da una qualche esperienza di femminismo tradizionale, si sono viste proiettate fra l’inferno e il cielo del desiderio di Dio dalla ricerca già allora quasi ventennale di Luisa Muraro sulla scrittura mistica femminile – o «teologia in lingua materna», come lei preferiva chiamarla. Gradita sorpresa invece fu per me che, magari un po’ distratta, ero rimasta anche un po’ fredda nei confronti di ogni sorta di «ismo» subìto negli anni, femminismo compreso: «ismo» essendo – grosso modo – il suffisso dell’ideologia o pensiero tendenzioso, cioè del pensiero di chi vuole andare, e trascinare gli altri, da qualche parte. Voler andare e portare gli altri da qualche parte può essere sacrosanto se la meta è buona, e non c’è dubbio che ci furono e, a livello planetario, ancora ci sono sacrosante mete di giustizia da raggiungere anche per le donne. Ma una cosa è tendere e volere, altra cosa è sentire e pensare: l’una cosa, del resto, base dell’altra – come sentire l’ingiusto e vedere-pensare il giusto è motivo di volerlo e di lottare per averlo. Tanto più gradita fu la sorpresa di ritrovare in questo libro una Muraro che faceva rivivere quelle intelligenze serafiche di cui – come scopersi gettandomi a leggerla – da vent’anni a questa parte ormai si occupava: le sue beghine o religiose laiche che hanno illuminato il XIII e il XIV secolo di viva luce spirituale e purtroppo anche di roghi. Margherita Porete, Hadewijc di Anversa, Guglielma Boema; ma poi anche le figure della mistica propriamente monastica, come Angela da Foligno, Teresa d’Avila e Teresa di Lisieux, e folla d’altre figure, fino agli angelici intelletti del XX secolo, Edith Stein, Simone Weil, Etty Hillesum. Una Muraro pensatrice, dunque – di cosa? Attraverso l’esperienza di tutte queste donne, proprio del divino, ma nella “persona” o nel senso per cui la nostra tradizione usa la parola Spirito. Quello «spirito» di cui si dice nel Nuovo Testamento che soffia dove vuole, che ricrea o fa rinascere, e non alla fine dei tempi ma ora, che dona la vita (dove la lettera invece uccide) e che, dove si trova, ivi è libertà. Ecco: il regime dello spirito non è quello della motivazione e della ragione, della volontà e dell’intenzione, dello sforzo e della costruzione, ma appunto il regime ulteriore della gratuità o della grazia, della rosa di Silesio che «è senza perché, fiorisce per fiorire», e anche dello iam non ego, del «non sono più io a fare o volere, ma Altro in me», e anche della «morte dell’anima», nel senso della perfetta rinuncia ad ogni desiderio e volere e amore propri, compreso il desiderio di Dio. Facta sum non amor, dice l’anima al colmo dell’amorosa via. Erano e restano pagine molto belle quelle in cui l’autrice coglie gli elementi fini di questa fenomenologia della vita interiore aperta sull’Altro in assoluto, il cui posto deve restare vuoto piuttosto che essere riempito di immagini, poteri, saperi: idoli. Quando parla ad esempio della rinuncia al possesso intellettuale, riassumendo la nozione di teologia simbolica (che per il Petrarca è «la poesia di Dio») nel grazioso gesto di «non dare una spiegazione alla fiaba, ma, viceversa, di dare una fiaba alla spiegazione»; quando parla del fragile inizio del Dio delle beghine, che è «il principio stesso di un vivere e di un dire…. Ma anche il loro frutto e la loro creatura». Quando parla del nostro tempo scadente, che «scade» appunto, o decade dall’attualità di questo vivere in presenza di Altro. («Noi decadiamo costantemente dall’attualità del vivere», avevo scritto anche io all’inizio di quel vecchio libro che ho citato sopra. Del resto, la stessa Muraro aveva dedicato una pagina molto bella de Il Dio delle donne alla mia raccoltina poetico-meditativa garzantiana, Le preghiere di Ariele, 1989). Quando legge l’iconografia dell’Annunciazione come il simbolo stesso della Lettura (quante Annunziate sono intente a leggere quando l’Angelo arriva!) – cioè del modo più quotidiano e segreto di essere in presenza d’Altro – come già notava Margherita Harwell, maestra di letture. Quando infine sembra riassumere tutti questi tratti in uno, per fare della gratuità di questo tipo di esperienza – con tratto teologicamente audace ma non illogico qui – una proprietà inaudita del divino – la sua «contingenza». Il suo accendersi, o accadere in noi. Luisa era sinceramente stupefatta dalla neutralità di genere del termine che usavo per riferirmi a tutti noi umani, “persona”. Una parola veramente troppo asessuata, diceva… Ma appunto. Lei non vedeva in tutto questo il regime della gratuità e della grazia, cioè di quel livello della vita personale di ciascuno/a che può svolgersi al di sopra della motivazione e della ragione; il regime del «vivo volentieri», che si oppone a quello del «voglio vivere», come lo “spirito” alla “mente”, il soffio all’intelletto, le tante cose fra la terra e il cielo alle poche che si lasciano illuminare dalla filosofia. Lei vi vedeva non l’opposizione di due possibili e complementari regimi della vita di ciascuno, ma l’opposizione modale dei generi nel loro rapporto all’essere. La differenza femminile, insomma. Ma cosa ne avrebbe detto Guglielma, la protagonista del libro forse più bello di Luisa: Guglielma e Maifreda. Storia di un’eresia femminista (La Tartaruga, 1985)? Correva voce infatti, nella Milano del 1300, che fosse un’incarnazione dello Spirito Santo: e probabilmente era una voce fondata. E cosa c’è di più “universalistico” dello Spirito Santo? Nulla. Con le parole stesse di Luisa Muraro: «Guglielma aveva infatti la capacità di essere per ciascuno una strada verso il vero nella fedeltà a sé… In lei trovò conforto chi non sapeva portare il peso della vita, slancio chi voleva di più. Essa infiammò gli entusiasti e lasciò in pace i tranquilli, non scandalizzò i semplici e sostenne gli audaci». -------------------------------------------------------------------------------- Roberta De Monticelli, filosofa teoretica, ha insegnato a Ginevra e Milano. Tra i suoi ultimi libri Umanità violata. La Palestina e l’inferno della ragione (Laterza). Molti dei suoi articoli sono raccolti su Phenomenologylab.eu. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI ROSA MORDENTI: > La forza felice per dire no -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Luisa Muraro e la rosa di Silesio proviene da Comune-info.
July 4, 2026
Comune-info
Levizja Bashke, Movimento Insieme, il partito di opposizione di sinistra al governo corrotto e al servizio degli oligarchi
> Nel pieno rispetto delle decisioni assunte dal movimento, che infiamma da > oltre un mese la società civile albanese, hanno fatto un passo indietro > accettando di non essere visibili come partito ma di mettersi in gioco e al > servizio di questa lotta. Incontro uno dei militanti di Levizja Bashke in un bar adiacente all’Istituto Italiano di Cultura che si affaccia su Piazza Scanderbeg, i giovani militanti di questo partito lo chiamano con rispetto “il professore” e infatti merita pienamente questo titolo. > Nuova Albania “A noi non interessa fare propaganda di partito, che tralaltro sarebbe malvista, ma fare in modo che le nostre idee si affermino all’interno di un movimento composito che vuole un’ Albania senza Rama e senza corruzione, ma ha diverse idee sulla “Nuova Albania”(“Shqipëria e Re” è uno degli slogan che caratterizzano le manifestazioni insieme a “Revolution!”). Gli slogan più gridati del resto sono le nostre parole d’ordine: innanzitutto no alla corrott Edi Rama dimettiti a classe politica sia del sedicente “Partito Socialista” del premier Edi Rama che del cosiddetto Partito Democratico di Sali Berisha, che, pur essendo all’opposizione, è l’altra faccia della stessa medaglia. Uno degli slogan più gridati, dopo “Edi Rama: dimissioni”, è infatti “Rama in galera, Berisha in galera. “Siamo stati tra i primi a mobilitarsi, insieme a vari gruppi ambientalisti contro il progetto di resort per milionari nell’isola di Suzan portato avanti dal genero di Trump.” “Allora eravamo qualche decina di persone, ma il filmato del violento intervento dei vigilantes privati, che arrivarono a catturare e a malmenare un nostro compagno, è diventato subito virale e l’indignazione che ne è seguita è stata determinante a far partire la protesta.” “Ugualmente siamo stati noi a sottolineare il ruolo nefasto degli oligarchi albanesi pronti a tutto pur di cumulare ingenti fortune mentre milioni di lavoratrici e di lavoratori sono stati costretti ad emigrare, mentre nei cantieri aperti ovunque, anche per reciclare denaro di dubbia provenienza, sono al lavoro immigrati privi di diritti e supersfruttati”. “Non sempre siamo d’accordo con quanto propongono gli esponenti della società civile che in qualche modo coordinano questo movimento.” “Ad esempio non condividiamo la proposta di governo tecnico poiché alla base delle scelte economiche vi sono sempre scelte di carattere politico.” “Noi ci identifichiamo con il pensiero di un socialismo realmente dalla parte delle lavoratrici e dei lavoratori e al tempo stesso autenticamente democratico, che favorisca cioè la sovranità popolare”. “Difesa del potere d’acquisto dei salari e delle pensioni, che consentano una vita dignitosa, investimenti dello stato per rilanciare uno sviluppo sano, ecologicamente sostenibile e diversificato del Paese perché un Paese non può vivere di sola speculazione edilizia finalizzata ad un instabile turismo di massa. Chiediamo investimenti significativi nella scuola, nell’università e nella sanità, anche per aumentare i salari di chi lavora ed assumere nuovo personale. ”   “Chiediamo pertanto elezioni politiche anticipate. Non temiamo un confronto politico che affronti i nodi dello sviluppo della “Nuova Albania” che vogliamo costruire Insieme. Non esiste una scorciatoia e siamo consapevoli del potere clientelare dei due maggiori partiti che vogliamo sfidare sul piano elettorale, ma solo le elezioni politiche possono dare legittimità ad un governo che deve essere chiamato a fare scelte che devono essere innanzitutto politiche.” Ilaria Salis applauditissima porta la solidarietà al movimento e si incontra con Levizja Bashke “Malgrado queste divergenze non vogliamo creare fratture in questo movimento, lavoriamo perché queste posizioni diventino, attraverso il confronto, egemoniche.” I manifestanti rispondono per le rime al primo ministro che li aveva mandati a quel paese. “Il nostro partito non è nato ieri, affonda le sue radici nelle lotte degli studenti universitari.” “Forse in Italia pochi sanno o ricordano le proteste degli studenti universitari contro la cosiddetta riforma proposta dal Partito Democratico di Sali Berisha culminate nel 2011 con l’assassinio da parte della polizia di 4 studenti colpiti da armi da fuoco.” “Nacque allora l’Organizzazione Politica e promuovemmo il movimento “Università in pericolo” per salvare un sistema di istruzione universitaria pubblico e di qualità”. “Il nostro slogan era “Menti unite, cuori uniti, il futuro appartiene a tutti”. “Il Partito Democratico ed il Partito Socialista avevano lo stesso approccio di privatizzazione del sapere.” “Il nome che ci demmo derivava dalla necessità di recuperare il valore della politica come impegno sociale condiviso, in aperta polemica con la politica ridotta a pura lotta per il potere”. “Del resto decenni di regime stalinista avevano annullato ogni forma di partecipazione alle decisioni attraverso un libero dibattito, imponendo dall’alto, le verità dogmatiche elaborate dal leader supremo.” “Pur essendo garantiti diritti sociali essenziali alla casa, al lavoro, alla sanità e all’istruzione, la società era organizzata in modo piramidale con al vertice il segretario del Partito Enver Oxha, e a seguire la burocrazia di partito e i tecnici specializzati, poi la classe operaia ed infine il proletariato agricolo, privo di ogni proprietà e il cui lavoro e sfruttamento produceva il plusvalore su cui si reggeva lo stato”. “Nel 2022 abbiamo quindi fondato il nostro partito che è radicato soprattutto a Tirana dove abbiamo eletto nel 2023 una Consigliera Comunale e quindi un deputato nelle elezioni politiche del 2025” . Gli attivisti di Levizja Bashke con alcuni dei loro striscioni. Mentre per la maggior parte degli albanesi la parola comunista dopo decenni di propaganda stalinista è diventata impronunciabile o utilizzata in maniera dispregiativo per indicare politici autoritari e corrotti “il Professore” conosce bene l’originalità del pensiero di Antonio Gramsci, sta curando la traduzione in Albanese dei Quaderni dal Carcere, e conosce ciò che fu l’eurocomunismo promosso da Enrico Berlinguer, pensiero ovviamente scomunicato da Enver Oxha. Dovremmo imparare, dalle compagne e dai compagni albanesi, la lezione di Gramsci su cosa significhi prendere l’egemonia di un movimento attraverso il dibattito politico basato su un progetto politico realmente alternativo allo “Stato di cose presente” per costruire insieme “la città futura”. L’incontro di Levizja Bashke con alcuni eurodeputati tedeschi, greci e croati venuti a portare la solidarietà         Mauro Carlo Zanella
July 4, 2026
Pressenza
Multe a Carteinregola: ringraziamo il Consiglio del II Municipio che ha votato la solidarietà all’associazione
Consiglio del II Municipio (immagine di repertorio giugno 2026) Il 2 luglio scorso il Consiglio del II Municipio ha votato all’unanimità* un Ordine del Giorno di solidarietà a Carteinregola per la vicenda delle multe per affissioni abusive, promosso dalle Consigliere Barbara Auleta (Capogruppo AVS), Francesca Morpurgo (Capogruppo Roma Futura), Elisabetta Gagliassi (Capogruppo M5S), Marinella Inguscio (Capogruppo Azione) e sottoscritto dai consiglieri della Lista Civica Gualtieri Andrea De Rosa, Sonia Maurer, Monica Didò, e da Aldo Stevanin del Gruppo Misto. Il testo approvato esprime vicinanza alla nostra associazione, raccogliendo e rilanciando la preoccupazione, che ci aveva spinto a coinvolgere gli organi istituzionali capitolini e municipali, per i rischi che tale precedente avrebbe potuto far correre ad altre realtà civiche come Carteinregola, ma anche, come giustamente osservato nel dibattito sull’ODG, a esponenti politici che qualcuno volesse mettere in difficoltà. Il testo che ci è stato anticipato e che riportiamo in calce, si conclude con la richiesta alla Presidente e alla Giunta del II Municipio di chiedere al Sindaco, all’Assemblea Capitolina e alla Polizia municipale un incontro finalizzato a un chiarimento con gli agenti accertatori.  Carteinregola ringrazia le Consigliere e i Consiglieri del II Municipio per l’iniziativa e per il testo puntuale e circostanziato, e ancora una volta la Presidente Del Bello che da tempo ci ha inviato un messaggio di solidarietà**. Vedi anche 15.000 euro di sanzioni  a Carteinregola per affissioni abusive di manifesti di cui ignorava l’esistenza (con tutti i documenti) 26 marzo 2026 ORDINE DEL GIORNO ex articolo 89, regolamento municipale ESPRESSIONE DI SOLIDARIETÀ ISTITUZIONALE ALL’ASSOCIAZIONE CARTA IN REGOLA RICHIESTA DI CHIARIMENTI CONFRONTO IN MERITO ALLE SANZIONI COMMINATE PER PRESUNTE ZIONI AFFISSIONI ABUSIVE. Premesso che l’Associazione Carteinregola opera da anni sul territorio romano come realtà civica indipendente, impegnata nella promozione della legalità, della trasparenza amministrativa, della partecipazione democratica e della tutela dell’interesse pubblico; l’associazione ha costruito la propria identità e azione pubblica proprio sul rispetto delle regole, come dimostrato, tra l’altro, dall’elaborazione e promozione della Carta della Candidata e del Candidato Traasparente e dalla Campagna contro le affissioni abusive “Non votare chi sporca”; Carteinregola rappresenta una realtà riconosciuta nel dibattito pubblico cittadino frequentemente coinvolta in processi di monitoraggio civico, approfondimento urbanistico e informazione rivolta alla cittadinanza.  Considerato che la presidente dell’Associazione Carteinregola ha ricevuto 17 verbali di accertamento per affissione abusiva, per fatti avvenuti nel febbraio 2025 nel Quartiere San Lorenzo, e afferma che l’associazione è totalmente estranea alla realizzazione, stampa e affissione dei manifesti contestati;  In seguito al mancato accoglimento del ricorso dell’associazione da parte del Prefetto, il consistente importo complessivo delle sanzioni raddoppiato a norma di legge; i manifesti oggetto di sanzione, secondo gli atti pubblicati sul sito di Carteinregola: * non riportavano alcuna firma riferimento a carte in regola * non erano stati ideati, prodotti, stampati e diffusi dall’associazione * non erano riconducibili ad alcuna iniziativa promossa da Carteinregola, nè risultavano presenti sul suo sito o canali ufficiali il collegamento con l’associazione stato motivato, facendo riferimento alla pubblicazione, sul sito di Carteinregola, di un articolo di commento, un testo proveniente da una rete di quartiere pubblicato diverse settimane prima delle affissioni abusive, e privo di qualsiasi finalità promozionale o pubblicitaria rilevato che nonostante un primo confronto con la Polizia locale di Roma Capitale, nel quale l’associazione confidava che l’equivoco potesse essere chiarito, le sanzioni sono state integralmente confermate, portando Carteinregola a dover ricorrere al Giudice di pace per tutelare le proprie ragioni,; le motivazioni addotte per confermare le sanzioni si fondano su richiami giurisprudenziali riferiti a fattispecie diverse, in particolare a casi riguardanti partiti politici, proprietari e beneficiari diretti dei manifesti affissi abusivamente, situazione non assimilabile a quella dell’Associazione Carteinregola; tale interpretazione -ove fosse condivisa dall’autorità giudiziaria- rischia di introdurre un precedente pericolo pericoloso, secondo il quale qualsiasi realtà civica, comitato o associazione potrebbe essere sanzionata per affissioni abusive compiute da soggetti non esattamente identificati, semplicemente perché un contenuto testuale o grafico reperibile online sia riconducibile, anche indirettamente e per deduzioni a una data associazione. Evidenziato che in linea generale l’attribuzione della responsabilità di un illecito a una realtà associativa senza la previa esatta e certa individuazione degli elementi di fatto diretti a ricondurre l’azione ai suoi esponenti rappresenta un fatto grave perché potrebbe esporre gli organi rappresentativi a rischio di essere ritenuti responsabili difatti non commessi da alcuno degli associati; peraltro, una simile impostazione può avere un effetto gravemente dissuasivo sull’impegno civico, scoraggiando associazioni, comitati e cittadini attivi dal partecipare al dibattito pubblico e dall’esprimere posizioni critiche o di interesse generale; le associazioni di cittadinanza attiva si fondano prevalentemente sul lavoro volontario se u risorse economiche limitate, e l’esposizione a sanzioni di tale entità può comprometterne seriamente la sopravvivenza e l’operatività; la tutela del confronto democratico e del pluralismo delle voci della società civile rappresenta un principio fondamentale per la vita democratica della città. Il consiglio di II Municipio esprime piena solidarietà e vicinanza istituzionale all’associazione Carteinregola e alla sua Presidente per le sanzioni di cui è destinataria e a auspica che il giudizio pendente si concluda con l’esclusione della responsabilità degli organi rappresentativi dell’associazione in relazione ai fatti contestati la necessità di approfondire la vicenda per le applicazioni generali che potrebbe avere per tutte le realtà di cittadinanza attiva operanti sul territorio romano e chiede alla Presidente e alla Giunta del II Municipio di chiedere al Sindaco, all’Assemblea Capitolina e alla Polizia municipale un incontro finalizzato a un chiarimento con gli agenti accertatori.  > VAI ALLA REGISTRAZIONE DELLA SEDUTA DEL CONSIGLIO (pubblicato il 4 luglio 2026) Per osservazioni e precisazioni scrivere a: laboratoriocarteinregola@gmail.com NOTE (*) Non presenti in aula alcuni consiglieri, compreso il gruppo delle opposizioni di centrodestra (**)  Abbiamo ricevuto messaggi di interessamento e solidarietà da  alcuni consiglieri capitolini: Ferdinando Bonessio, Europa Verde, Tommaso Amodeo, Lista Civica Gualtieri, Giovanni Caudo, Roma Futura, Linda Meleo M5S, dalla Presidente del II Municipio Francesca Del Bello, da Barbara Auleta, capogruppo AVS II Municipio, da Maristella Urru di Aurelio in Comune del XIII Municipio, da Nathalie Naim, Lista civica Gualtieri I Municipio. Lorenzo Minio Paluello di Roma Futura ha promosso una mozione, approvata in Commissione Bilancio del I Municipio, che tuttavia non è stata poi approvata dal Consiglio per  la non partecipazione al voto della maggioranza dei consiglieri presenti. Hanno inviato  la propria solidarietà anche  il segretario del PD Roma Enzo Foschi  e tante realtà civiche
July 4, 2026
carteinregola
Condannati per aver spiato la stampa
La condanna a cinque anni inflitta all’ex direttore della Direzione dei servizi segreti dell’Esercito, Schafik Nazal Lázaro, e all’ex giudice Juan Antonio Poblete per aver intercettato illegalmente le comunicazioni del giornalista Mauricio Weibel mentre indagava sul caso di corruzione noto come Milicogate, va ben oltre i suoi protagonisti. Non siamo solo di fronte alla conclusione di un procedimento giudiziario. Siamo di fronte a un monito su uno dei limiti che una società democratica non può mai permettersi di oltrepassare: utilizzare il potere dello Stato per sorvegliare coloro che controllano le autorità. Le attività di intelligence si giustificano nella misura in cui proteggono lo Stato e i cittadini dalla criminalità organizzata, dal terrorismo, dallo spionaggio straniero e da altre minacce reali. Proprio perché dispongono di poteri straordinari, lo Stato di diritto esige che il loro utilizzo sia soggetto a limiti rigorosi: una legge chiara che li autorizzi, uno scopo legittimo e controlli efficaci che garantiscano che le misure adottate siano necessarie e proporzionate. Quando tali limiti vengono meno, l’intelligence smette di proteggere la società e inizia a minacciare le libertà che dovrebbe salvaguardare. La stampa libera non esiste per proteggere i giornalisti. Esiste per proteggere la libertà. La libertà di espressione comprende la ricerca, la ricezione e la diffusione di informazioni di interesse pubblico. Quando un giornalista indaga su un caso di corruzione, in realtà sono milioni di cittadini ad accedere a informazioni indispensabili per esigere trasparenza, rendicontazione e responsabilità da parte di chi detiene il potere. Quando lo Stato spia un giornalista, non solo ne compromette il lavoro. Mina anche la fiducia di chi denuncia fatti di corruzione o fornisce informazioni di interesse pubblico. Come ha sottolineato l’Amicus Curiae presentato da Columbia Global Freedom of Expression, quando i giornalisti e le fonti temono che le loro comunicazioni possano essere intercettate, molti smettono di indagare, altri smettono di denunciare e la società perde l’accesso a informazioni essenziali per il dibattito pubblico. L’effetto non riguarda solo un giornalista; è un danno alla libertà. Per questo motivo, lo spionaggio illegale ai danni dei giornalisti costituisce ben più di una violazione della loro privacy. È una forma di censura indiretta. Produce un effetto intimidatorio che scoraggia nuove indagini, intimorisce le fonti di informazione e favorisce l’autocensura. La conseguenza è che la società comincia a perdere la propria libertà perché smette di conoscere ciò che deve sapere per controllare chi detiene il potere. La libertà non consiste solo nel fatto che le persone possano consumare, intraprendere iniziative, spostarsi o esprimere le proprie opinioni. Dipende anche dall’esistenza della libertà di indagare, cercare e diffondere informazioni di interesse pubblico; dal fatto che i media possano pubblicare senza pressioni politiche o economiche; e dal fatto che nessuna verità ufficiale venga imposta senza l’indispensabile contrappeso di voci indipendenti. Le persone non perdono la loro libertà da un giorno all’altro. La cedono lentamente quando accettano l’autocensura dei mezzi di comunicazione, quando la paura sostituisce il dibattito e quando chi indaga sul potere viene trattato come una minaccia invece di svolgere il ruolo indispensabile di controllarlo. Difendere la libertà di indagare e di informare non significa proteggere i giornalisti. Significa proteggere la libertà. Marcelo Trivelli
July 4, 2026
Pressenza
Potenza. Contestato l’evento di ORA sulle scorie radioattive
Oggi a Potenza abbiamo contestato l’infame evento di ORA sulle scorie radioattive in Basilicata. Abbiamo dimostrato come gli studenti, i lavoratori e i cittadini della nostra regione siano contro a queste scellerate proposte di devastazione ambientale e di svendita della nostra terra agli interessi dei privati portate oggi avanti da […] L'articolo Potenza. Contestato l’evento di ORA sulle scorie radioattive su Contropiano.
July 4, 2026
Contropiano

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