[2026-07-30] Da qui non se ne va nessunə! ACCORRETE TUTT3! @ Spin Time Labs
DA QUI NON SE NE VA NESSUNƏ! ACCORRETE TUTT3! Spin Time Labs - Via di S. Croce in Gerusalemme, 55 (giovedì, 30 luglio 17:00) Da ora siamo un presidio permanente. Ore 17 fuori Spin Time Questa notte, intorno alle 22, si è sviluppato un principio d’incendio nel palazzo di Spin Time, a quanto pare circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno. La comunità residente ha reagito con tempestività spegnendo l’incendio: l’edificio è stato evacuato autonomamente e in piena sicurezza nel giro di pochi minuti, consentendo ai Vigili del Fuoco, intervenuti prontamente, di accedere senza ostacoli e svolgere tutte le verifiche necessarie. Al momento non si registrano danni alle persone né all’edificio. Nonostante questo, gli abitanti sono ancora in strada e non è loro consentito rientrare nelle proprie case, se non uno alla volta e scortati dalle forze dell’ordine, esclusivamente per recuperare medicinali e beni di prima necessità. Le porte degli appartamenti sono state forzate e gli alloggi messi sottosopra, nonostante avessimo messo a disposizione tutte le chiavi necessarie, per ragioni di sicurezza che però nessuno ci ha ancora chiarito. A quest'ora non ci è stato ancora comunicato in quale condizione si trovi lo stabile: restiamo in attesa di risposte ufficiali. Apprendiamo da Ansa che i Vigili del Fuoco hanno dichiarato una presunta inagibilità del palazzo della quale non ci sono evidenze. Di fatto, centinaia di persone sono in strada dalla notte scorsa. Molte sono uscite di casa scalze o in pigiama e si stanno alternando sulle brandine messe a disposizione dalla Protezione Civile a partire dalle 6 di stamattina. Nonostante per oggi siano previste temperature da bollino rosso. Ora è il momento di stringersi attorno a Spin Time con la stessa solidarietà che abbiamo conosciuto in passato: dal distacco della corrente nel 2019 all’agorà dello scorso gennaio. Convochiamo quindi un’assemblea pubblica cittadina oggi alle ore 17. Nel frattempo, siamo qui in presidio permanente e abbiamo bisogno subito della solidarietà di tutt3.
July 30, 2026
Gancio de Roma
Ceuta, vertice dei ministri dell’Interno dell’Ue. Amnesty: umanità e solidarietà
In vista dell’incontro del 4 agosto tra i ministri dell’Interno degli stati membri dell’Unione europea su quanto accaduto a Ceuta, Dinushika Dissanayake, vicedirettrice di Amnesty International per l’Europa, ha dichiarato: “Chiediamo ai leader europei di rispondere con umanità e solidarietà alla situazione creatasi a Ceuta e a ogni eventuale aumento degli arrivi alla frontiera esterna dell’Unione europea. La prima reazione di molti stati europei è stata profondamente preoccupante e pericolosa. I fatti recenti non devono essere sfruttati allo scopo di ottenere vantaggi politici, ad esempio per ulteriori chiusure o esternalizzazioni dei confini né in modo cinico per legittimare la nuova agenda europea che vede al primo posto le espulsioni”. “Tragicamente, almeno 72 persone hanno perso la vita mentre tentavano di entrare in Europa alla ricerca di un futuro migliore. I leader europei devono assicurare che la loro risposta alla situazione di Ceuta non perpetuerà la discriminazione. L’inconcepibile retorica che parla di ‘invasione’ e il rafforzamento degli stereotipi razzisti devono essere fermamente rifiutati”. “Le scene che abbiamo visto sono il risultato dei continui tentativi dell’Europa di chiudere ed esternalizzare le sue frontiere piuttosto che investire su percorsi legali e sicuri”. “Inoltre, i tentativi della politica di attribuire l’aumento degli arrivi al programma di regolarizzazione spagnolo, che era terminato il 30 giugno, sono infondati e rappresentano un vergognoso tentativo di diffondere paura riguardo a quelle politiche sull’immigrazione che non puntano al contenimento e alla deportazione. La regolarizzazione è uno strumento importante e ordinario di gestione dell’immigrazione, usato per assicurare che persone vulnerabili continuino ad avere accesso a diritti e servizi: è applicato da molti anni da governi di diverso orientamento politico in parecchi stati europei”. “Gli stati hanno la responsabilità di gestire le loro frontiere con umanità e di evitare di porre le persone in pericolo. Le autorità spagnole e marocchine devono assicurare l’accesso alle procedure d’asilo per chi le richiede, astenersi da espulsioni collettive che sono sempre illegali, fornire urgentemente assistenza umanitaria a chi ne ha bisogno e rispettare i diritti umani delle persone, a prescindere dalla modalità del loro arrivo e senza discriminazione”. Negli ultimi giorni, secondo le autorità locali, oltre 60.000 persone sono entrate nel territorio di Ceuta. Di queste, si stima che 48.000 abbiano fatto ritorno in Marocco. La Spagna ha inviato unità dell’esercito a sostegno della polizia e della Guardia civile. Migliaia di persone risultano ancora nelle strade di Ceuta. Amnesty International continuerà a osservare la situazione per riscontrare eventuali prove di violazioni dei diritti umani come l’uso eccessivo della forza o il mancato rispetto dell’obbligo di non respingimento. Amnesty International
August 3, 2026
Pressenza
Il regime birmano ha rilasciato una dichiarazione sulla leader Aung San Suu Kyi
La giunta militare birmana ha rilasciato un comunicato con una foto della leader birmana affermando che lunedì mattina, 3 agosto, ha incontrato un rappresentante del Comitato internazionale della Croce Rossa. Si tratterebbe del primo contatto con un ufficiale straniero. L’incontro farebbe seguito alle numerose insistenti pressioni che il regime ha ricevuto dall’aprile di quest’anno affinché facesse incontrare la leader birmana ai rappresentanti ufficiali dell’Asean e alla famiglia. Infatti il figlio più giovane della leader Kim Aris ha lanciato una campagna internazionale chiamata Proof of life chiedendo al regime prove concrete sulla salute della madre. Dopo che la giunta ha emesso il comunicato, con una foto che però è stata identificata come una foto di un incontro avvenuto nel 2016, il figlio ha rilasciato un commento come segue: “La visita di un rappresentante del Comitato Internazionale della Croce Rossa è un primo sviluppo positivo”. Arnaud de Barcque, rappresentante del Çomitato internazionale della Croce Rossa, che risiede nella capitale del Myanmar, ha incontrato lunedì 3 agosto la leader civile imprigionata dal giorno del colpo di stato il primo febbraio 2021 e da allora non si hanno più avuto sue notizie . L’ICRC, nel comunicato che ha confermato l’incontro afferma che esso è avvenuto secondo le linee guida e le procedure standard per gli incontri con le persone private della loro libertà. Il figlio della leader, Kim Aris, ha rilasciato un’intervista all’Irrawaddy: “Penso che il regime stia rispondendo alle pressioni che gli vengono sia dalla Cina che dall’Asean. Dopo le cosiddette elezioni di gennaio stanno cercando di legittimarsi e parte di quel processo è mostrare che mia madre è viva e sta bene”. Kim ha affermato che sua madre è tenuta prigioniera con accuse completamente false e le viene ancora negato il suo diritto fondamentale di contattare la famiglia e gli avvocati. L’incontro di lunedì avviene a pochi giorni da quello pianificato dal presidente golpista birmano alla sua controparte in Thailandia che da molto tempo chiede di incontrare la leader birmana. Kim ha aggiunto nell’intervista “Questo è un importante primo passo ma non deve essere l’ultimo. Spero porti a un’apertura su basi più umanitarie e a un contatto diretto con mia madre credibile e verificabile da una fonte indipendente”. Kim ha espresso la sua profonda gratitudine a tutti coloro che hanno sostenuto la sua famiglia, particolarmente quelli che si sono adoperati nella campagna Proof of life. Le loro voci insieme a quelle dell’Asean e ad altri: ” Hanno contribuito a tenere la causa di mia madre sotto i riflettori internazionali”. Donna Reporter
August 3, 2026
Pressenza
Ceuta, davvero i 50.000 marocchini erano “migranti”?
Spiegare cosa è successo a Ceuta venerdì mattina non è semplice, a differenza di quello che i media mainstream nazionali e internazionali hanno cercato di fare. Ceuta è una miscellanea di storia coloniale, vicende diplomatiche irrisolte tra Spagna e Marocco, rivendicazioni territoriali e soprattutto militarizzazione sistematica di un territorio. Ceuta, insieme a Melilla, è una città autonoma di sovranità spagnola fisicamente situata in Marocco con un 85.000 abitanti e che dista circa 400 chilometri da Melilla. Non sono solo gli unici due possedimenti spagnoli nell’area: appartengono a Madrid anche le altre plazas de soberania, ovvero lacerti di terra peninsulare disabitati, una minuscola area rivierasca che ospita solo un presidio militare e alcune isole nei pressi del territorio marocchino. Negli ultimi decenni, i rapporti tra Rabat e Madrid hanno alternato momenti di collaborazione e periodi di forte tensione, come nel caso dello scontro quasi militare che si innescò nel 2002 intorno all’isola di Perejil (di fatto poco più di uno scoglio), territorio che – pur appartenendo geograficamente al Marocco – la Spagna vuole per sè, sebbene il suo status politico e amministrativo non sia chiaro, in quanto non è né parte della città autonoma di Ceuta né considerata un territorio sovrano (1). Ceuta e Melilla sono ex piazzeforti che fanno parte da secoli del Regno di Spagna e che non sono mai state integrate amministrativamente nel Protettorato spagnolo del Marocco (1912-1956) né nelle altre strutture più propriamente coloniali con cui Madrid occupava porzioni di Nord Africa. Rabat vive con un certo disagio la presenza sulla propria costa di quegli spicchi in cui si parla castigliano che ricordano l’epoca coloniale. Gli immigrati regolari con cittadinanza marocchina sono circa 4.500. Si stima che più del 40% degli abitanti di Ceuta provvisti di cittadinanza spagnola siano di religione musulmana. In più, ci sono una comunità ebraica e una comunità induista che hanno un antico radicamento in città. La posizione di Ceuta e Melilla determina che la pressione migratoria sui loro confini con il Marocco sia intensa e costante. Per questo motivo, fin dal 1990, la Spagna, ha progettato e costruito le Barriere di separazione di Ceuta e Melilla: divisioni parallele, inizialmente, di tre metri di altezza coronate da filo spinato lunghe rispettivamente 8 km e 12 km per le quali l’Unione Europea ha speso 30 milioni di euro. Una successiva opera d’innalzamento della barriera l’ha portata a sei metri d’altezza, con il consenso dell’agenzia europea Frontex. La recinzione è organizzata attraverso sistemi di vigilanza alternati e camminamenti per il passaggio di veicoli adibiti alla sicurezza; cavi posti sul terreno connettono una rete di sensori elettronici acustici e visivi; un’illuminazione ad alta intensità; e un sistema di videocamere di vigilanza a circuito chiuso e strumenti per la visione notturna. Inoltre, come tattiche di controllo e contenimento dei flussi migratori alle frontiere delle enclavi spagnole, vi è l’uso ingente dei proiettili di gomma da parte della Guardia Civil spagnola contro i migranti che tentano di superare le barriere terrestri o di raggiungere le coste a nuoto (2). Il Marocco si oppose fin da subito alla costruzione della barriera poiché considera Ceuta e Melilla un’occupazione del proprio territorio, motivo per il quale dal 1956 – anno della sua indipendenza – le rivendica come proprie e, dal 1975, ne ha richiesto l’annessione. L’esistenza della Barriera ha provocato in questi anni, secondo i dati di organizzazioni umanitarie, la morte di circa 4.000 persone, annegate nel tentativo di attraversare lo stretto di Gibilterra od entrare illegalmente in Spagna. Le Barriere di separazione di Ceuta e Melilla sono a tutti gli effetti dei muri moderni che rientrano nelle 70 barriere e recinzioni di confine che sono nate dalla caduta del Muro di Berlino nel 1989 a oggi. Questa recinzione – con tutto il suo carico politico, istituzionale e militare – è all’origine di molteplici episodi di violenza militare e repressione sistematica. Nel 2005, nel 2014, nel 2018 si sono verificati dei picchi improvvisi in cui centinaia o migliaia di migranti hanno tentato di entrare, via mare o scavalcando le recinzioni, a Ceuta o Melilla. La repressione spagnola non si è mai fatta attendere: si innescarono scontri con le forze dell’ordine, registrando morti e feriti. Nel maggio 2021, circa 10.000 migranti sono entrati illegalmente a Ceuta nel giro di due giorni. Questa ondata rappresentò il culmine di uno screzio diplomatico: in quel caso Rabat non aveva apprezzato che Madrid avesse ospitato sotto falso nome in un ospedale spagnolo il leader del Fronte Polisario, il movimento armato che si batte per la liberazione del Sahara Occidentale, ex colonia spagnola ora controllata dal Marocco, in quanto territorio marocchino. In quel caso, i migranti furono rimpatriati nel giro di pochi giorni. In questi giorni è avvenuta quella che il clamore mediatico ha definito una delle “più gravi crisi migratorie della storia della Spagna e dell’Europa”. Tra il 30 e il 31 luglio 2026, tra 40mila e 60mila persone hanno raggiunto a nuoto o aggirando il frangiflutti l’enclave spagnola di Ceuta, sul versante nord del Marocco. Secondo le ultime stime del Ministero degli Interni spagnolo, circa 49.000 migranti hanno varcato in circa 24 ore la frontiera di Ceuta. In realtà, tutto si è risolto nel minor tempo possibile. Quella che, venerdì mattina, per la Spagna sembrava essere “l’emergenza più grave degli ultimi 5 anni” – da quando nel 2021 il Marocco allentò i controlli alla frontiera e circa 8.000 persone entrarono nel territorio spagnolo – , venerdì sera era già risolta: su circa 50mila arrivi, i rimpatri sono stati 48.300 per non parlare delle conseguenze della repressione. Ad avere la peggio sono state le 84 persone morte in mare nel tentativo di raggiungere il porto franco: questa è vera e più grande tragedia. Dove risiede l’origine di tutto questo? A tal proposito sono scaturite diverse opinioni – tutte vere e verificabili -, ma credo che si debba fare un’analisi molto più complessa legata alla difficoltà contemporanea di lasciarci alle spalle il tragico, drammatico e vergognoso passato coloniale. Sembra che si voglia fare di tutto per non parlare dell’insensatezza – in termini di creazione di una pace vera – delle enclavi coloniali che le vecchie ex potenze coloniali europee hanno ancora oggi (penso a Inghilterra, Spagna, Francia). Sembra che si voglia tener vivo questo retaggio coloniale e colonialista, trovandogli una liceità nel nostro presente. Ha fatto impressione vedere la nostra stampa nazionale definire i manifestanti marocchini come “migranti”. Nessuno che si sia scandalizzato del fatto che si sia usato il termine “migranti” per definire cittadini marocchini che hanno cercato di entrare, caso vuole, proprio in una città spagnola in territorio marocchino. Quindi non stiamo parlando di “50.000 migranti”, stiamo parlando di 50.000 persone che, normalmente, vivono a 2 centimetri di distanza da questa città spagnola. Stiamo parlando di gente che non migra, ma al massimo rivendica i propri territori (che essi sia convinti o eterodiretti da altri, questo è un altro discorso). A livello di senso, migrerebbero di più gli spagnoli che per arrivare a Ceuta e Melilla devono prendere un’imbarcazione, attraversare lo Stretto di Gibilterra ed arrivare, dopo 2 ore e 30 minuti a Ceuta. Questa la dice lunga sul linguaggio coloniale usato per dare un altro volto agli eventi. Le 50.000 persone che hanno “invaso” Ceuta sono un atto politico ben preciso. Inoltre, Ceuta e Melilla sono roccaforti militarizzate ed è qui che risiede l’origine degli scontri tra Marocco e Spagna sulle due enclavi: nella violenza istituzionalizzata, nel militarismo, nel mantra della “difesa dei confini”, che immancabilmente diventano “muri”. Dal 1989 per ogni chilometro del Muro di Berlino sono sorti, nel “mondo occidentalizzato”, più di 130 km di barriere per separare noi dagli altri. Muri forzati, fuori dal tempo, militarizzati e quindi da difendere che si dividono in muri fisici, come il Muro Cisgiordano tra israeliani e palestinesi; il Muro del Sinai tra Israele ed Egitto; il muro di Tijuana tra Messico e Stati Uniti; il Peace Lines in Irlanda tra la Belfast cattolica e la Belfast protestante; il Muro di Riga che separa Russia; e Lettonia e il Muro tra Ungheria e Serbia. Poi ci sono i muri giuridici, di cui un esempio è il dramma della Rotta Balcanica; e infine i muri culturali che possono essere spiegati solo guardando ai barconi nel Mediterraneo in cerca di accoglienza, senza parlare di quelli che affondano. Dal 1993, con la militarizzazione dei flussi migratori in risposta alla crisi dei rifugiati e al fenomeno dell’immigrazione, la Fortezza Europa ha portato alla morte più di 40mila persone in mare. E questo la dice lunga sulla nostra percezione collettiva di “invasione” da parte dei marocchini. Se l’invasione ha un prezzo così alto in vite evidentemente non è un’invasione, poichè laddove colui che viene chiamato “invasore”, perde in partenza, nasconde una guerra a tutti gli effetti. Nell’ambito di questa ipocrisia, la premier italiana Giorgia Meloni ha dichiarato subito di voler valutare la possibilità di sospendere temporaneamente il Trattato di Schengen con la Spagna (3), qualora la Spagna non avesse risolto il problema ed avesse permesso l’introduzione sproporzionata di migranti nell’area Schengen. Eppure è la stessa Italia che non vuole l’arrivo dei migranti marocchini, ma cerca i soldi marocchini: non a caso siamo il primo paese dell’Unione Europea per l’esportazione di armi verso il Marocco, con oltre 25 milioni di euro autorizzati nel biennio 2023-2024, superando la Francia. Come ha scritto Giorgio Cremaschi su Il Fatto Quotidiano sulla caso Ceuta: “Quindi è chiaro che “l’invasione umana” a Ceuta è frutto di decisioni politiche, ma qui anche c’è tutta la miseria e l’ottusità colonialista con cui l’Europa, come gli Usa, affronta la questione migrante. I paesi europei erigono ovunque muri e barriere contro i migranti, e poi finanziano e sostengono chi fa il lavoro sporco, chi fa l’aguzzino dall’altra parte.”     (1) La maggior parte delle popolazioni spagnola e marocchina non era a conoscenza della sua esistenza fino all’11 luglio 2002, quando un gruppo di sei gendarmi marocchini allestì delle tende su una piccola spianata incastonata tra le ripide pareti rocciose dell’isola, secondo il Marocco, per usarla come posto di osservazione contro l’immigrazione clandestina e il traffico di droga. Questa azione provocò un incidente diplomatico in risposta al quale la Spagna chiese il ritorno allo status quo precedente all’occupazione marocchina. Uno degli argomenti spagnoli a sostegno della loro rivendicazione sull’isola di Perejil si basa sul fatto che la bozza del piano di autonomia per Ceuta del 1987 includeva l’isola di Perejil entro i confini municipali della città. Tuttavia, ciò non è stato incluso nel testo definitivo del 1994 dello Statuto di Autonomia della città. Né il Trattato di Fez del 1912 né il Trattato di Indipendenza del Marocco (Dichiarazione congiunta ispano-marocchina del 7 aprile 1956) menzionano l’isola di Perejil. Insomma, un’isola dimenticata ed ignorata per secoli da marocchini e spagnoli, ma che a risvegliato vecchi sentimenti di riconquista. A seguito dell’arrivo di un gruppo di gendarmi marocchini sull’isolotto nel 2002, successivamente sostituiti dai marines e in seguito sfrattati dalle truppe spagnole, l’isola è stata nuovamente lasciata disabitata (status quo ante), senza alcun trattato bilaterale o multilaterale in vigore riguardante la sovranità sull’isolotto. All’epoca, la rivendicazione del Marocco su Ceuta e Melilla fu indicata come la causa principale dell’incidente . In realtà, diversi analisti sottolinearono in seguito che la forza militare sproporzionata impiegata dalla Spagna per riconquistare l’isolotto costituiva un implicito avvertimento al Marocco riguardo alle sue rivendicazioni sulle due città nordafricane. (2) Amnesty International ha denunciato ripetutamente l’uso illegale e sproporzionato della forza da parte delle autorità spagnole e marocchine alle frontiere di Ceuta e Melilla, compreso l’impiego di proiettili e sfere di gomma, gas lacrimogeni e cariche contro i migranti durante i tentativi di attraversamento. https://www.amnesty.it/marocco-spagna-sei-mesi-dopo-indagini-ferme-e-inadeguate-sulle-37-morti-alla-frontiera-di-melilla/ https://www.ansa.it/sito/notizie/mondo/2026/07/31/ong-scontri-con-lanci-di-pietre-alle-frontiere-di-ceuta-e-melilla_52369e5e-57c9-46b5-8350-15c81af1138d.html (3) L’accordo garantisce la libera circolazione di persone all’interno di 29 Paesi europei, di cui 25 membri dell’Unione Europea e 4 membri esterni, ossia Svizzera, Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Tuttavia, anche in questo caso, si applicano delle norme speciali, secondo cui devono essere effettuati controlli dei documenti al momento della partenza da Ceuta e Melilla verso la Spagna peninsulare o verso altri Paesi dell’area Schengen.   Ulteriori informazioni: https://www.geopop.it/ceuta-melilla-marocco-dove-si-trova-migranti-spagna-exclave-cose/ https://www.ilpost.it/2026/08/01/ceuta-marocco-spagna/ https://www.ilfattoquotidiano.it/2026/07/31/migranti-ceuta-europa-colonialismo-notizie/8466090/ Lorenzo Poli
August 3, 2026
Pressenza
la messinscena – 02.08 2026
Sciogliendoci, con Rally_K aka DJ pannacotta Fragmentos – Marco Bosco, Fragmentos da Casa         Strange Morning – Yayoba, A maze of glass Martim Pescador – Priscilla Ermel, Origens da Luz Jamais // Toujours – Marco Lucchi & Ensemble, 1988 Herrikoia – Alberto Lizarralde, Haizetxe Oyes la lluvia¿ – Ohh, Now and Never RONDALEIRA – sourdure, De Mòrt Viva No. 17 – Rosso Polare, Lettere Animali ttoe – R_M – Ugnė Uma, Tam tikri objektai erdvėje 9 – GUU, GUU Cochon Mort – Vêtements Dub, Godard Jamaïca, European Dub Vol.1         Long Life – Prince Far I and The Arabs, Crytuff Dub Encounter Chapter One It’s Always Been There – Troubadours, Everything Is Being Recorded All The Time La Cumbia Salió de la Tumba- Los Mohanes, La Tumbia Man Next Door – The Slits, Girls Next Door MMLPXX707 B2 – Tutu Ta “Kilburn Market Dub”, Lonely Eyes Dubworks 2 VII – Periskop, 40 Alla Porta Subito – CCCVVV, Curriculum Vitae         Kiwi free – Matteo Coffetti & Jan Loup, Friendship, Texture and Gol Conoce tu Creador – Turbo Sonidero, Killa Kumbias Lost Hours – Caveman LSD, Total Annihilation Beach In The Close – Golden Teacher, Sauchiehall Enthrall Pirates – LAS, IMRV010 Maybe Psychic – maya ongaku, Maybe Psychic Stoozy (Kwake Dubs Version 2) – Dean Blunt, Stoozy (Kwake Dubs) Mouth Ah Talk – O.B.F, MIXXTAPE JR SNDSSTM – Rudebwoy P, spesha dedicasha Apatia – Franco Franco, Solo Fiori I’m fallin – Danny Daze, ::BLUE:: Happy Ending – Nicolas Gaunin, Huti ゲーム Things we see when we look closer – Sam Goku, Things we see when we look closer Manere L’arbre-soeur (Live Sonic Protest 2023) – Alto Fuero, Live Rec might end up alright – roop, margo proxy Neve – La Festa delle Rane, Fimfárum Oro Rosso – Tropicantesimo 
August 3, 2026
Radio Blackout - Info
Ancora sull’attacco ai reclutatori militari a Leopoli
Riprendiamo da https://lanemesi.noblogs.org/post/2026/07/28/scontri-in-ucraina-oltre-200-persone-hanno-attaccato-i-militari-e-ribaltato-un-veicolo-per-il-reclutamento-leopoli-ucraina-8-luglio-2026/ Scontri in Ucraina. Oltre 200 persone hanno attaccato i militari e ribaltato un veicolo per il reclutamento (Leopoli, Ucraina, 8 luglio 2026) Gravi scontri tra civili, militari e forze dell’ordine a Leopoli, nell’Ucraina occidentale, hanno riportato alla luce profonde tensioni sociali legate al processo di mobilitazione in atto nel Paese. La sera dell’8 luglio 2026, un gruppo di persone ha bloccato un veicolo che trasportava ufficiali del centro di reclutamento e lo ha ribaltato, come mostrano, tra l’altro, le immagini pubblicate sulla piattaforma social X. Il fatto ha innescato scontri su larga scala con la polizia e i soldati, ai quali hanno preso parte circa duecento civili. La situazione di tensione è durata circa cinque ore, protraendosi fino alle prime ore del mattino del 9 luglio. Le immagini trasmesse dalla televisione ucraina hanno mostrato folle di persone che si facevano strada tra le auto in un quartiere residenziale immerso nell’oscurità, al grido di «Vergogna!» e strappando l’uniforme a uno degli ufficiali. Questo episodio è stato l’ultimo di una serie di attacchi contro gli ufficiali presso i centri di reclutamento, a testimonianza della rabbia che covava da tempo riguardo alle modalità con cui l’esercito ucraino sta reclutando i propri effettivi. L’incidente è avvenuto in tarda serata nel quartiere di Sykhiv a Leopoli, sul viale “Chervona Kalina”. Gli agenti del Centro Territoriale di Reclutamento e Sostegno Sociale locale hanno fermato e arrestato un uomo ricercato per essersi sottratto al servizio militare. Dopo che il fermato è stato portato via a bordo di uno dei veicoli, una folla di circa 200 persone si è rapidamente radunata sul posto e ha bloccato l’unità rimasta lì. La folla ha circondato il veicolo di servizio, ne ha sfondato i finestrini e lo ha completamente ribaltato. I vertici della stazione di polizia del distretto di Sykhiv hanno confermato che due agenti del TRC sono stati trasportati al pronto soccorso, tuttavia le loro vite non erano in pericolo. Video riportante quanto accaduto: https://www.youtube.com/watch?v=36uxUq0adRU Gli scontri che hanno preso di mira la pattuglia di mobilitazione hanno dato il via a un’indagine immediata da parte della Procura e dello Stato Maggiore ucraino. I funzionari di Kiev avvertono che, a loro avviso, gli scontri interni sono «un’arma della propaganda nemica». Questa posizione delle autorità non sorprende affatto. Ogni volta che qualcuno si ribella allo sforzo bellico del proprio governo, i suoi lacchè ricorrono all’argomento secondo cui tali azioni aiuterebbero il nemico. Tuttavia, come si può osservare in eventi simili in tutta l’Ucraina, le voci dei rivoltosi esprimono chiaramente il loro disgusto per il fatto che l’aggressione russa venga strumentalizzata per aumentare l’aggressività delle autorità locali, della polizia e dell’esercito. Le statistiche dell’agenzia Interfax-Ucraina mostrano un aumento drastico delle tensioni in Ucraina: mentre nel primo anno di guerra (2022) sono stati registrati solo 5 attacchi contro i dipendenti del TRC, lo scorso anno se ne sono verificati 341 e dall’inizio di quest’anno (2026) il numero ha già superato i 100 casi. Va sottolineato che queste cifre rappresentano solo gli episodi registrati ufficialmente e che è possibile che le informazioni relative a molti altri episodi non vengano inserite nelle statistiche ufficiali o nella copertura mediatica, al fine di minimizzare pubblicamente il problema delle tensioni interne in Ucraina. Compilato sulla base delle informazioni tratte dai seguenti articoli dei media: [CZ] – https://cnn.iprima.cz/nepokoje-na-ukrajine-civiliste-ve-lvove-prevratili-vuz-s-verbiri-do-armady-ukazuji-zabery-516724 [EN] – https://www.kyivpost.com/post/79920 [EN] – https://fakti.bg/en/world/1066590-riot-in-lviv-over-200-civilians-attacked-military-personnel-and-overturned-a-tcc-car-review
August 3, 2026
il Rovescio
Ex Ilva, i lavoratori in sciopero occupano la statale di Taranto
Sciopero e blocco della statale. È la risposta dei sindacati che rappresentano i lavoratori dell’ex Ilva di Taranto allo stop dell’area a caldo disposto dalla Corte d’Appello di Milano. Il presidio dei lavoratori è durato circa un’ora, mentre lo sciopero ha accompagnato l’intera giornata, interessando tutte le otto ore del secondo e del terzo turno di lavoro. La protesta arriva alla vigilia dell’incontro tra i rappresentanti dei lavoratori e il governo, atteso domani a Roma. The post Ex Ilva, i lavoratori in sciopero occupano la statale di Taranto appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 3, 2026
L'INDIPENDENTE
[Normale Follia] Con Spin time, uno spazio ed una esperienza collettiva
Con la poesia nelle disuguaglianze, nei diritti all'abitare, nel genocidio, nel climaticidio, nella resistenza e nella resilienza dei palestinesi, nel grido di protesta per la vita. Salvezza e speranza nelle parole capaci di catturare la realtà di un popolo che affronta l'oblio e la morte. ...Con Spin time, uno spazio ed una esperienza collettiva  da difendere..."
August 3, 2026
Radio Onda Rossa
ROMA: CONTINUA IL PRESIDIO CON LE TENDE DAVANTI ALLO SPIN TIME. IN CORSO INCONTRO COMUNE-PROPRIETA’-PREFETTURA
“Il presidio continua ad essere animato dalla società civile. Le condizioni di vita, dopo gli interventi dell’amministrazione capitolina in seguito alle nostre richieste, sono leggermente migliorate. Non abbiamo notizie in merito al procedimento che vede  confrontarsi l’amministrazione comunale con la proprietà e la prefettura, incontro che è in corso.” Questo è l’aggiornamento di Giovanna Cavallo, di Spin Time Labs, che arriva da Roma dove oltre 200 persone sono ancora h24 in presidio con le tende davanti all’edificio dove sorge Spin Time; altre persone hanno trovato ospitalità di fortuna e i vulnerabili e tantissimi minori sono stati accolti con i genitori da diverse associazioni del territorio. In tutto sono circa 400 persone che non possono rientrare nello stabile per una pretestuosa ordinanza dopo un principio di incendio, spento dagli stessi occupanti. “Oggi c’è stata anche la visita di molti parlamentari che però non hanno potuto fare accesso nello stabile; l’auspicio è che vengano rimossi questi sequestri giudiziari e che terminino gli accertamenti da parte dei tecnici indicati dai vigili del fuoco.” Continua anche la straordinaria solidarietà da parte di realtà associative e di singoli cittadini e cittadine. “Noi siamo in attesa di un riscontro da questo tavolo di oggi che dovrebbe in qualche modo vedere la disponibilità della proprietà  alla proposta del Comune di acquistare l’immobile e dopo faremo le nostre valutazioni.“ L’aggiornamento da Roma con Giovanna Cavallo di Spin Time Labs Ascolta o scarica
August 3, 2026
Radio Onda d`Urto
Terra, acqua e pace
A GESUALDO, NELLA STESSA NAVATA E A DUE GIORNI DI DISTANZA, UN FOTOREPORTER DI GAZA E LA COSTITUZIONE ITALIANA. TREDICESIMA EDIZIONE DI SAPERI & SAPORI In latino sapere significava avere sapore. Solo per estensione, poi, arrivò a significare avere discernimento: il sapiente era, in origine, colui che assaggia. Saperi e sapori sono la stessa parola separata dai secoli e una manifestazione di paese lo ricorda, nel proprio nome, da tredici anni. Quest’anno, a Gesualdo, a quelle due parole se n’è aggiunta una terza. Il simbolo dell’edizione non è una colomba e nemmeno una bandiera: è un piede scuro con, al centro, il cerchio arcobaleno della pace, accompagnato da due frasi che si completano: Ogni pace comincia da un passo e La pace comincia da noi. Il piede è la parte del corpo che tocca terra e porta il peso, ed è insieme l’organo dell’andare e quello del calpestare, dato che con lo stesso piede ci si avvicina a qualcuno e si schiaccia qualcos’altro. Non c’è nulla di angelico in un piede, ed è per questo che funziona: siamo abituati a un’iconografia della pace che vola, che è bianca e che non ha corpo. Si conosce con la lingua e si conosce con i piedi. In entrambi i casi bisogna avvicinarsi abbastanza da poter essere cambiati da ciò che si incontra. RIMUOVERE GLI OSTACOLI Domenica 2 agosto, alle sette di sera, la Chiesa di San Nicola ha ospitato l’ultimo appuntamento culturale del festival: la presentazione di Attuare la Costituzione. Oltre gli ostacoli e gli abusi del potere di Luigi de Magistris, con i saluti del sindaco Domenico Forgione e la moderazione di Antonio De Feo, in diretta su CRT Radio. Sulla locandina, sotto il titolo, una riga che vale come programma: la pace si costruisce anche attraverso i diritti. De Magistris ha richiamato il compito che il secondo comma dell’articolo 3 assegna alla Repubblica: quello di rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana. Rimuovere è un verbo di fatica fisica e presuppone qualcuno che si avvicini abbastanza all’ostacolo da poterlo spostare. Anche questo è un passo. L’articolo 11, quello per cui l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli, non è una dichiarazione di buone intenzioni ma un vincolo e, come tutti i vincoli scritti, vale quanto la nostra disponibilità a farlo valere. LA STESSA NAVATA, DUE SERE PRIMA Perché in quella navata, quarantotto ore prima, era successo qualcosa che dà alla parola diritti un peso diverso. Venerdì 31 luglio si era aperto il festival con il convegno Un passo verso la pace. Alhassan Selmi, giornalista e fotoreporter palestinese di Gaza, insignito del Premio Internazionale Colomba d’Oro per la Pace dell’Archivio Disarmo, era lì di persona, con la kefiah sulla spalla, davanti a una platea che ascoltava in silenzio, accanto alle illustrazioni di Marcella Biancaforte della mostra Be My Voice. Un diario per Gaza. Nell’ottobre del 2025 le Colombe d’Oro erano state consegnate in Campidoglio a tre giovani giornalisti gazawi: Aya Ashour, Fatena Mohanna e Alhassan Selmi. Soltanto la prima poté essere presente. Agli altri due non fu concessa l’autorizzazione a lasciare Gaza e ricevettero un premio per la pace senza poter compiere il passo che li separava da chi glielo consegnava. Chi venerdì sera era in quella chiesa stava dunque guardando un passo che, per mesi, qualcuno aveva impedito. Non un’immagine della pace, ma un uomo arrivato fin lì con le scarpe consumate, che avrebbe potuto benissimo non arrivarci mai. Fuori, a poche decine di metri, c’erano i concerti, trenta stand enogastronomici e più di cento espositori. QUELLO CHE NON SI PUÒ RECINTARE Terra, acqua, aria. Sono i beni che non si comprano, non si recintano e non si bombardano senza che qualcuno perda la vita, e sono esattamente ciò che una guerra toglie per primo: la terra da coltivare, l’acqua da bere, l’aria da respirare. Un festival che mette insieme i sapori di un territorio e la testimonianza di chi quei tre beni li ha visti distruggere non sta accostando due cose lontane: ne sta nominando una sola. Ora le luci arcobaleno sui palazzi si sono spente e il borgo riprenderà il ritmo di un paese dell’Irpinia interna. Resta una chiesa che, in tre giorni, ha ospitato Gaza e la Costituzione, e la domanda che il piede lascia a chi lo ha guardato. Fonti * Associazione Kaos * Archivio Disarmo – Premio Colomba d’Oro per la Pace * PaperFIRST – “Attuare la Costituzione” di Luigi de Magistris * Comune di Gesualdo Saperi & Sapori, XIII edizione, “Peace”. Gesualdo (AV), 31 luglio – 2 agosto 2026. Associazione Kaos, con il patrocinio del Comune di Gesualdo. Stefania De Giovanni
August 3, 2026
Pressenza

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