Dio esiste?
[…] certamente Dio non esisteva; infatti, nel caso contrario, i preti sarebbero stati inutili. La peste (Albert Camus) rubrica a cura di Marco Sommariva
Il nostro governo scopre ora che Israele è un serial killer?
Meloni e governo, e media egemonici, ma dove eravate quando i vostri amici, stupratori e genocidari seriali di un popolo nativo, ammazzavano centinaia di migliaia di umani? Per la cronaca: ancora li ammazzano, li condannano a morte per impiccagione (in stile nazi-Ku Klux Klan) e li stuprano con i cani. Scoprite ora che il vostro amico genocidario è un serial killer (la cui scomparsa libererà il pianeta da guerre, pedosatanismo e quant’altro)? Aspettiamo con ansia il ddl Romeo.
May 20, 2026
InfoPal
La Bolivia scende in piazza contro la restaurazione neoliberista
Sono ormai tre settimane che in Bolivia è in corso una rivolta popolare caratterizzata da scioperi, mobilitazioni di massa e blocchi stradali che coinvolgono popolazioni indigene, contadini, operai, minatori, insegnanti e giovani, in rivolta contro le politiche neoliberiste imposte dal presidente Rodrigo Paz Pereira. Chiedono le sue dimissioni. Ieri 19 maggio, a poco più di sei mesi dall’insediamento di Paz alla presidenza, il Paese si è svegliato con decine di blocchi stradali in almeno sei dipartimenti (La Paz, Oruro, Potosí, Chuquisaca, Cochabamba e Santa Cruz). La protesta, che coinvolge ampi settori della società boliviana, è contro una serie di misure di austerità che colpiscono principalmente i settori più vulnerabili della nazione. Attraverso decreti e riforme di bilancio, come il decreto 5503, sono stati bloccati i sussidi (come quello sui carburanti), è stata drasticamente ridotta la spesa pubblica e si prevede un massiccio ridimensionamento dello Stato (congelamento degli stipendi e delle nuove assunzioni), sono state adottate misure per deregolamentare ulteriormente il mercato, consegnando terra, territori e beni comuni al capitale transnazionale. Questo “piano di austerità” ha scatenato la protesta sociale, che si è intensificata ed è diventata sempre più massiccia man mano che il governo ha inasprito le posizioni e scatenato la repressione. Finora si segnalano più di 150 persone arrestate, almeno 50 ferite e già un morto tra i manifestanti. Sono stati emessi mandati di arresto contro Mario Argollo, dirigente della Centrale operaia boliviana (Cob), David Quispe, dirigente della Confederazione sindacale unica dei lavoratori della Bolivia (Csutcb), Justino Apaza, vicepresidente della Confederazione nazionale delle associazioni di quartiere della Bolivia (Conaljuve). Sono stati emessi mandati di arresto anche contro il leader contadino Héctor Huacani, il senatore supplente Nilton Condori e il leader dei “ponchos rojos” di El Alto, Winston Genio. Le accuse a loro carico sono di istigazione a delinquere, associazione illecita, terrorismo, finanziamento del terrorismo, attentati contro la sicurezza dei mezzi di trasporto e dei servizi pubblici. Sotto tiro anche l’ex presidente Evo Morales, il quale, dal suo account su X, denuncia il piano orchestrato dagli Stati Uniti e messo in atto da Rodrigo Paz. «Gli Stati Uniti hanno ordinato al governo di Rodrigo Paz di eseguire un’operazione militare, con il sostegno della DEA e del Comando Sud, per arrestarmi e uccidermi». Indica anche altri attori del presunto piano omicida, tra cui l’ex ministro Carlos “Zorro” Sánchez, il viceministro della Difesa Sociale, Ernesto Justiniano, e l’argentino Fernando Cerimedo. Intervistato nel programma Geopolítica desde la Aldea, il giornalista ed ex deputato boliviano Sergio de la Zerda analizza il contesto in cui si inserisce questa nuova rivolta popolare. «Stiamo vivendo un nuovo processo insurrezionale contro le politiche neoliberiste imposte da Rodrigo Paz, che intende ripristinare quelle misure che abbiamo subito per vent’anni (1985-2005) e che hanno sprofondato il Paese nella miseria», spiega il giornalista. Tra il 2006 e il 2018, con i governi di Evo Morales, la Bolivia ha vissuto un processo di trasformazione economica e sociale molto importante, con una massiccia riduzione della povertà estrema (dal 38,2% al 15,2%). Il colpo di Stato del 2019, la sua sconfitta alle elezioni del 2020 e le forti contraddizioni che hanno caratterizzato il governo di Luis Arce e del Movimento al Socialismo (MAS) hanno spianato la strada alla vittoria elettorale della destra boliviana. Per De la Zerda, in soli sei mesi i boliviani hanno assistito al sistematico mancato rispetto delle promesse elettorali del presidente Paz.  «Ha iniziato eliminando le imposte sulle grandi fortune, ha chiesto prestiti milionari a istituzioni finanziarie multilaterali, ha emesso decreti che tagliavano i sussidi, ha portato nel Paese ‘benzina scadente’ che ha danneggiato gran parte del parco veicoli nazionale ». Inoltre, continua il giornalista, ha permesso che le piccole proprietà in mano a contadini siano ora preda di latifondisti e banchieri. «Tutto questo ha scatenato la protesta a cui assistiamo da quasi un mese. Le mobilitazioni sono massicce e il governo, invece di convocare un tavolo di dialogo, ha scelto la persecuzione e la repressione. Nonostante gli attacchi, sottolineiamo questo spirito di insurrezione popolare in opposizione a un ritorno al neoliberismo e a una Bolivia per pochissimi». Per l’ex parlamentare, non c’è alcun dubbio che dietro l’imposizione di un ritorno al passato ci siano il governo e il grande capitale statunitense. «La Bolivia possiede la prima riserva mondiale di litio, il nostro settore minerario continua a essere importante per quanto riguarda stagno, rame, oro e terre rare. Purtroppo, tutto questo sembra essere messo in discussione attraverso accordi oscuri e segreti con governi stranieri e multinazionali, compresi gli idrocarburi che erano stati nazionalizzati dal governo di Evo Morales». Non è un caso, quindi, che contro la protesta sociale e in difesa del presidente boliviano si siano pronunciati, con un comunicato congiunto, otto paesi latinoamericani[1] tra i più sottomessi alle politiche statunitensi. «Di fronte a questi piani e al clima di insicurezza che si è creato negli ultimi mesi, il popolo si è indignato, ha reagito e ha deciso di porre fine a tutto ciò. È un processo di indignazione che è andato crescendo e che ora si esprime nelle strade e viene brutalmente represso». Contro la repressione si è pronunciata ALBA Movimientos. «Il sangue versato nelle strade della Bolivia è responsabilità diretta di un governo che, subordinato agli interessi delle élite imprenditoriali e dell’imperialismo statunitense, ha deciso di rispondere con la violenza alle legittime rivendicazioni popolari». Per l’organizzazione continentale, ciò che sta accadendo in questi giorni non è frutto del caos, né di una presunta cospirazione anti governativa come vogliono far credere i media mainstream al soldo delle élites imprenditoriali, bensí «la conseguenza diretta di un progetto neoliberista e antipopolare che mira a privatizzare i beni comuni, mercanteggiare la terra, consegnare le risorse strategiche e scaricare la crisi economica sulle spalle del popolo lavoratore». In questo senso, il governo boliviano non solo rappresenta un progetto di restaurazione conservatrice subordinato agli interessi degli Stati Uniti, delle multinazionali e degli organismi finanziari internazionali, ma «l’allineamento a tali interessi e l’attacco alle conquiste popolari fanno parte di una strategia continentale per ricolonizzare la Nostra America». Oltre a condannare con forza gli omicidi, gli arresti arbitrari e la militarizzazione, ALBA Movimientos esige la cessazione immediata della repressione e denuncia «il silenzio complice degli organismi internazionali e dei governi della regione di fronte alla violenza esercitata contro il popolo boliviano». Lancia infine un appello alle forze vive del continente affinché moltiplichino le azioni di solidarietà con la Bolivia e denuncino a livello internazionale la violenza del governo. «La lotta del popolo boliviano è la lotta di tutta la Nostra America. Perché di fronte all’avanzata del fascismo, del neoliberismo e dell’imperialismo, l’unica via d’uscita è maggiore organizzazione popolare, unità continentale e lotta». «Sono convinto che se Rodrigo Paz insisterà sulla strada dei suoi predecessori neoliberisti, gli andrà molto male. Il popolo boliviano non tollera più i massacri ed è molto attento alle conquiste sociali ottenute in decenni di lotta», conclude De la Zerda. [1] Argentina, Cile, Costa Rica, Ecuador, El Salvador, Guatemala, Honduras, Panama, Paraguay e Perù Fonte: LINyM (spagnolo) Giorgio Trucchi
May 20, 2026
Pressenza
Gli Stati Uniti accusano Raúl Castro di omicidio
Il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti ha accusato oggi di omicidio il 94enne ex leader cubano Raúl Castro e altre cinque persone per aver abbattuto due aerei che avevano violato lo spazio aereo dell’isola nel 1996. L’accusa che viene mossa contro Raul Castro riguarda la sua partecipazione a un caso avvenuto nel 1996, quando l’aviazione cubana abbatté due aerei da turismo che avevano violato più volte lo spazio aereo dell’isola. Secondo il procuratore generale degli Stati Uniti Todd Blanch l’ex presidente cubano Raul Castro è accusato di aver ucciso cittadini statunitensi. Ma cosa era accaduto? Il 24 febbraio 1996 due aerei da turismo appartenenti al gruppo anticastrista “Hermanos al Rescate” furono abbattuti dall’aviazione cubana provocando la morte dei loro 4 occupanti. Nei venti mesi precedenti i velivoli abbattuti avevano violato lo spazio aereo cubano per ben 26 volte, suscitando reiterate proteste da parte del governo dell’isola. Gli aerei caricavano cubani per poi farli emigrare illegalmente negli Stati Uniti e diffondevano propaganda anti governativa. Secondo le accuse i velivoli sono stati abbattuti in acque internazionali. L’abbattimento ebbe luogo dopo l’avvertimento ufficiale delle autorità cubane al governo degli Stati Uniti, con cui si dichiarava che a partire da quel momento il loro spazio aereo sarebbe stato difeso. Nel 1999, per il caso dell’abbattimento dei velivoli, era già stato accusato di cospirazione per aver commesso un omicidio Gerardo Hernández, uno dei cinque cubani arrestati negli Stati Uniti il 12 settembre del 1998 per spionaggio.  Questa imputazione era il risultato di un’intensa campagna pubblica per vendicare quanto accaduto. L’abbattimento dei due aerei fu usato anche come pretesto per la firma da parte dell’allora presidente statunitense William Clinton della legge Helms-Burton il 12 marzo 1996. Con questa nuova legge il coacervo di norme esecutive che formano il blocco economico, commerciale e finanziario diventò una legge del Congresso, senza però mettere in discussione le vaste prerogative del presidente, che gli consentono di autorizzare, attraverso particolari concessioni, diverse transazioni proibite dal blocco. Sebbene l’indagine sia durata per decenni, proprio ora un rappresentante del Dipartimento di Giustizia ha confermato che le accuse saranno approvate nel prossimo futuro. L’Ufficio del Procuratore degli Stati Uniti per il Distretto Meridionale della Florida sta anche preparando procedimenti contro altri alti funzionari cubani di quel periodo. Appare chiaro che l’amministrazione di Donald Trump sta cercando un appiglio legale che giustifichi nuove azioni contro Cuba, incluso un intervento armato. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
May 20, 2026
Pressenza
Flotilla, gli studenti di un liceo di Ancona scioperano per il loro professore arrestato da Israele e scrivono a Tajani e Valditara
Stamattina gli studenti del collettivo Metropolis del Liceo Rinaldini di Ancona hanno organizzato uno sciopero per chiedere l’immediato rilascio del loro professore Vittorio Sergi, uno degli attivisti della Global Sumud Flotilla rapiti e arrestati da Israele. Di seguito la lettera che hanno scritto ai ministri Tajani e Valditara. Caro Signor Ministro degli Affari Esteri, Caro Signor Ministro dell’Istruzione, Vi scriviamo con grave allarme e urgenza perché un nostro professore è stato illegalmente prelevato in acque internazionali da Israele e molto probabilmente è sottoposto in questo momento a trattamenti inumani e degradanti. Come tutti sappiamo, volontari italiani a bordo di una flotta civile sono stati catturati dalla Marina di occupazione israeliana in acque internazionali. 36 cittadini italiani fanno parte della Global Sumud Flotilla, una missione umanitaria composta da circa 500 persone provenienti da oltre 40 nazioni, fermata con la forza mentre tentava di rompere l’assedio illegale israeliano su Gaza. Tra questi c’è Vittorio Sergi, nostro appassionato professore del Liceo di Stato “Carlo Rinaldini”. Questa situazione e le minacce di un’escalation di violenza in tutto il Medio Oriente da parte di Israele rendono l’intervento del nostro governo sempre più indispensabile. Quello che sta accadendo ai cittadini italiani ed europei in mano ad Israele non è certo una pratica isolata. Israele detiene attualmente migliaia di palestinesi senza accusa in regime di detenzione amministrativa, a cui si aggiunge la nuova legge che autorizza la pena di morte sui cittadini palestinesi, quindi, su base razziale. Il Comitato ONU contro la Tortura, l’organizzazione israeliana per i diritti umani B’Tselem e gli stessi ex detenuti hanno documentato torture sistematiche, abusi sessuali, negazione di cure mediche e morti in custodia. I volontari rapiti da Israele dalla flottiglia entrano in quello stesso sistema e le prime immagini che ci stanno arrivando dal porto di Ashdod testimoniano purtroppo questa evidenza. Siamo sconvolti all’idea che il nostro professore possa subire questi trattamenti! L’atteggiamento fin qui debole e passivo del governo italiano di fronte a quanto sta accadendo è gravissimo e sconfortante: come studenti non ci sentiamo rappresentati da persone che di fronte alla sistematica violazione del diritto internazionale, dei diritti fondamentali dell’uomo e di ogni convenzione tra Stati decidono di continuare ad appoggiare il governo criminale e genocida di Israele. Sottolineiamo, tra l’altro, che l’Italia continua ad essere il terzo fornitore mondiale di armi ad Israele. Chiediamo a gran voce di: * esigere il rilascio immediato e incondizionato di tutti i cittadini italiani e non solo della Flotilla detenuti da Israele, tra cui il nostro Professore Vittorio Sergi; * condannare pubblicamente qualsiasi intercettazione della Flotilla come violazione del diritto internazionale e dei diritti dei vostri cittadini; * adottare misure concrete per porre fine all’assedio illegale di Israele, al genocidio in corso a Gaza e alla ininterrotta pulizia etnica in atto in Cisgiordania. Vogliamo essere chiari: i governi che non seguono il loro dovere legale di difendere i propri cittadini e di rispettare il diritto internazionale saranno ritenuti pubblicamente responsabili della loro incapacità di agire. Cos’altro vi manca per decidervi ad agire diversamente? Aspettiamo la vostra risposta. Distinti saluti, Studenti e studentesse del liceo “Carlo Rinaldini” di Ancona. Redazione Marche
May 20, 2026
Pressenza
[Da Roma a Bangkok] Bio-geopolitica della mascolinità in Cina
Questa trasmissione punta a spiegarvi la crisi artificiale della mascolinità creata, in Cina, dal Partito come risposta all’omonazionalismo americano, e le sue conseguenze su diversi aspetti della vita di persone, uomini, donne, LGBTQIA+ , passando per Confucio. In questo periodo storico, del resto, anche la Cina sta attraversando una fase di irrigidimento ideologico e sociale: il potere politico tende a rilanciare nazionalismo, disciplinamento sociale e modelli conservatori sotto il profilo dell'identità di genere. Per questa ragione, le posizioni cinesi rispetto ai diritti civili, alle soggettività LGBTQIA+ e, più in generale, alle libertà sociali sono peggiorate negli ultimi anni. Chi fosse interessata ad approfondire, può leggere qui, qui, qui e qui.
May 20, 2026
Radio Onda Rossa
Ospiti sul nostro stesso web
di jolek78 Il server pulito Qualche mese fa ho aperto un nuovo VPS su Linode, datacenter di Londra. Niente di speciale – Debian, Nginx, certificato Let’s Encrypt, un dominio che avrei usato per metterci le mie note giornaliere, i miei esperimenti con l’homelab. Nessun link pubblicato da qualche parte, nessuna voce nei miei feed, nessun backlink dai siti che gestisco.
Non sono gli uomini della brigata d'assalto israeliani che hanno assaltato e sequestrato centinaia di attivisti, operatori umanitari, giornalisti della #Sumud #Flotilla. Sono invece i militari della Brigata San Marco e le immagini sono state diffuse stamani dal #MinisteroDifesa
May 20, 2026
Antonio Mazzeo

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