Dire grazie a Lea Melandri
-------------------------------------------------------------------------------- Lea Melandri ha dedicato la sua vita al movimento femminista, alla giustizia sociale, alla liberazione di donne e di uomini. Lo ha fatto con il suo attivismo, con il suo pensiero, con la sua scrittura. I suoi testi teorici, spesso tradotti all’estero, sono oggi considerati manifesti del femminismo italiano e riferimenti imprescindibili nello studio dell’oppressione di genere. Il suo Come nasce il sogno d’amore è stato incluso tra i quindici libri più significativi del Novecento. Le riviste che ha fondato — L’erba voglio, Lapis — rappresentano passaggi fondamentali nella riflessione femminile e nella pratica antiautoritaria della scuola. Ed è incensibile la quantità di collaborazioni, seminari, conferenze alle quali ha preso parte nel corso di un’attività pluridecennale. Intere generazioni hanno potuto incontrare la ricchezza delle analisi di Lea Melandri nelle assemblee dei movimenti, durante la sua attività di divulgazione o nei suoi corsi di “scrittura di esperienza”. Una presenza di infinita generosità, votata a un impegno che ha sempre seguito strade lontane dal denaro e dal potere. È arrivato il momento di dirle grazie. Oggi Lea è anziana e indigente. Rischia di non avere i mezzi per curarsi. Sosteniamo la sua candidatura per l’assegnazione del contributo economico vitalizio previsto dalla Legge Bacchelli a favore di persone che si sono distinte per meriti eccezionali nei campi della cultura, delle arti, della ricerca scientifica e dell’innovazione ma si trovano in condizioni di particolare ristrettezza. Sarebbe il dovuto riconoscimento materiale da parte della Repubblica nei confronti di una vita spesa per cause giuste e per un’opera che oggi è patrimonio della cultura italiana. FIRMA ORA -------------------------------------------------------------------------------- Lea (Maddalena) Melandri, nata nel 1941 a Fusignano (Ravenna), cresce in una famiglia di mezzadri; fin da ragazza mostra una personalità forte e un’intelligenza che le aprono un percorso scolastico insolito per la sua origine sociale. Dopo il liceo classico a Lugo, entra in Scuola Normale a Pisa — istituto che ha formato gran parte della classe dirigente del dopoguerra — ma, superato il biennio, sceglie di lasciarla e torna in Romagna come supplente nello stesso liceo che aveva frequentato. Nel 1965 si laurea in Lettere e Filosofia all’Università di Bologna. Nel 1967 ottiene la cattedra al liceo scientifico di Lugo; dopo pochi mesi si trasferisce a Milano, anche per uscire da un matrimonio forzato che verrà annullato molti anni dopo. Insegna alla scuola media di Melegnano e partecipa alle assemblee del movimento non autoritario degli insegnanti, nel clima del ’68. A Milano incontra Elvio Fachinelli: da quell’incontro nasce L’erba voglio (1971–1977) e si approfondisce il legame con il femminismo. Gli scritti di quel periodo confluiscono in gran parte in L’infamia originaria, tradotto all’estero e considerato un manifesto del pensiero femminista italiano. Dal 1976 al 1986 cura i corsi «150 ore» alla scuola media di via Gabbro 6, tra donne del quartiere: un’esperienza di «scuola delle donne» che anticipa cooperative, bienni sperimentali e, nel 1987, la fondazione dell’Associazione per una Libera Università delle Donne di Milano. Promuove gruppi di pratica dell’inconscio e, negli anni Ottanta, allarga il proprio sguardo con una rilettura decisiva di Sibilla Aleramo e con un lungo percorso di analisi. Sulle riviste Ragazza In e Noi donne cura rubriche di posta e di scritture del privato, materiale che confluisce in volumi come La mappa del cuore. Nel 1986 lascia definitivamente l’insegnamento per dedicarsi all’associazionismo e alla scrittura, accettando una precarietà economica duratura. Nel 1987 fonda e dirige Lapis. Percorsi della riflessione femminile (1987–1997). La lista delle sue pubblicazioni è molto lunga. Tra le ultime: (con Cattive Maestre), Dietro la cattedra, sotto il banco: il corpo a scuola (Prospero Editore, 2024), Dialogo tra una femminista e un misogino: la Ragione di Weininger (Bollati Boringhieri, 2025) e Preistorie. Riflessioni sulle radici culturali dei fatti di cronaca (Prospero Editore, 2026). Una vita tra scuola, movimento e letteratura, segnata da coerenza politica e da scelte spesso lontane dal riconoscimento economico. È disponibile la biografia completa in PDF: scarica la biografia (PDF). -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Dire grazie a Lea Melandri proviene da Comune-info.
June 3, 2026
Comune-info
L’incubo iraniano di Trump
di Chris Hedges,  Chris Hedges Substak, 14 maggio 2026.   Il catastrofico errore di valutazione di Trump sull’Iran e il suo rifiuto di accettare l’inevitabilità della sconfitta ci stanno spingendo verso una depressione globale e garantendo sofferenza e impoverimento per milioni di persone. Perché lo diciamo noi – di Mr. Fish L’ultimo pantano americano in Medio Oriente è simile ai suoi vecchi pantani in Medio Oriente. Si basa, come le guerre in Afghanistan e in Iraq, su una grossolanamente errata interpretazione dei nostri avversari, su una catastrofica incapacità di comprendere i limiti del potere imperiale e sull’assenza di una strategia riconoscibile. Fa gonfiare i profitti dell’industria bellica, sperperando miliardi di fondi pubblici, allontana i nostri alleati ed erode il potere e il prestigio globali degli Stati Uniti. Gli imperi morenti, governati da individui corrotti e incompetenti, sono accecati dal militarismo e dall’arroganza. Non sono in grado di leggere il mondo che li circonda. Si imbattono in vicoli ciechi autolesionistici — come abbiamo fatto noi in Iraq, in Afghanistan e prima ancora in Vietnam — dove l’avventurismo militare accelera le ferite autoinflitte. La guerra contro l’Iran è un capitolo in più del nostro precipitoso e, in definitiva, fatale declino. La proposta di cessate il fuoco temporaneo in 10 punti di Teheran — mediata da diplomatici pakistani e presentata agli Stati Uniti 40 giorni dopo l’inizio della guerra contro l’Iran — equivale a condizioni di resa. Chiede la fine degli attacchi statunitensi e israeliani, anche in Libano. Chiede la rimozione delle basi e delle installazioni militari statunitensi dalla regione. Consolida il controllo dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. Rifiuta di abbandonare l’arricchimento dell’uranio. Chiede la fine delle sanzioni e la revoca delle risoluzioni anti-iraniane del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Richiede inoltre lo sblocco dei beni congelati — stimati in 100 miliardi di dollari — e il risarcimento per gli attacchi statunitensi e israeliani. Si tratta di un’umiliazione troppo amara perché gli Stati Uniti e Israele possano accettarla. A poche ore dalla proposta iraniana, Israele — determinato a sabotare qualsiasi accordo — ha lanciato un devastante attacco aereo contro il Libano. L’attacco, durato oltre 10 minuti, ha incluso il bombardamento del centro di Beirut. Ha coinvolto 50 aerei da combattimento e 108 attacchi aerei che hanno sganciato circa 160 bombe, uccidendo 350 persone e ferendone altre 1.000. Il massacro fulmineo e immotivato, noto come “Mercoledì nero”, è un potente promemoria del fatto che Israele non ha alcuna intenzione di permettere che questa guerra finisca. Con gli Stati Uniti non pronti ad ammettere la sconfitta e la sete di sangue di Israele, ci aspetta un percorso molto difficile. L’Iran ha presentato una proposta aggiornata la scorsa settimana, che Trump ha definito “totalmente inaccettabile”. Ma l’Iran, con la sua morsa sullo Stretto di Hormuz, può permettersi di aspettare. Più a lungo mantiene il suo blocco sul traffico marittimo — circa il 20% del petrolio e del gas naturale liquefatto del mondo transita attraverso lo Stretto di Hormuz — maggiore è il danno economico globale che infligge. Non c’è alcun esito positivo per gli Stati Uniti. L’ostinazione dell’amministrazione Trump e la determinazione di Israele a riprendere gli attacchi contro l’Iran assicurano che l’economia globale si dirigerà a rotta di collisione verso una depressione globale. La Banca Mondiale prevede un aumento del 31% del costo dei fertilizzanti azotati prodotti nel Golfo e che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz quest’anno, se la guerra dovesse continuare. Ciò garantirà un enorme aumento dei costi alimentari. Le carenze stanno già bloccando la produzione manifatturiera e la produzione a livello globale. Le fragili e interdipendenti catene di approvvigionamento globali si stanno bloccando. Questo ecosistema economico, come ha dimostrato l’Iran, è facile da distruggere. Sarà molto difficile rimetterlo insieme. L’Iran ha subito colpi devastanti alle sue infrastrutture civili e all’economia — comprese aree residenziali, scuole, centri sanitari, stazioni di polizia, chiese e sinagoghe, impianti energetici, di desalinizzazione, siderurgici e farmaceutici — così come alle sue risorse militari, tra cui parti della marina, dell’aeronautica e delle capacità di lancio missilistico. All’inizio della guerra ha subito “attacchi decapitanti” contro i suoi alti dirigenti politici e militari, che hanno incluso gli omicidi della Guida Suprema della Rivoluzione Islamica, l’Ayatollah Ali Khamenei, del segretario del Consiglio di Difesa iraniano, Ali Shamkhani, e del capo di stato maggiore delle forze armate iraniane, Abdolrahim Mousavi, tra gli altri. Nessuno degli obiettivi statunitensi e israeliani, tuttavia, è stato raggiunto. La nuova leadership iraniana — incentrata sul Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche (IRGC) — è più provocatoria e intransigente rispetto alla precedente. L’Iran mantiene il controllo dello Stretto di Hormuz. Chiede fino a 2 milioni di dollari per ogni petroliera che lo attraversa. Queste tariffe – che l’Iran ha introdotto come parte della sua richiesta di riparazioni di guerra – devono essere pagate in valuta cinese, nell’ambito di un tentativo da parte di Iran, Cina e Russia di spezzare l’egemonia del dollaro statunitense. L’Iran detiene inoltre notevoli scorte di missili e droni, oltre a uranio arricchito, che ha minacciato di portare al 90% di purezza in caso di un nuovo attacco. L’Iran è il chiaro vincitore dell’Operazione Epic Fury. Trump è il chiaro perdente. Il dilemma è che la propensione di Trump a inventarsi la propria realtà significa che difficilmente riconoscerà il proprio errore e negozierà una via d’uscita dal disastro che ha creato. Trump, senza l’approvazione del Congresso, ha già sperperato almeno 29 miliardi di dollari per la guerra secondo il Pentagono, anche se l’analisi di Stephen Semler di Popular Information colloca la cifra più vicina ai 72 miliardi di dollari. Il costo in termini di vite umane è già alto. Gli attacchi statunitensi e israeliani hanno ucciso più di 3.300 civili iraniani, tra cui almeno 221 bambini. Oltre tre milioni di iraniani sono stati sfollati, insieme a più di un milione di libanesi a causa dei bombardamenti in corso da parte di Israele e della pulizia etnica nel sud del Libano. Allo stesso tempo, ci sono oltre due milioni di palestinesi sfollati a causa del genocidio a Gaza e altri 1.100 uccisi e 40.000 sfollati nella Cisgiordania occupata. La carenza di carburante e le interruzioni delle forniture stanno mettendo in ginocchio i paesi asiatici, con la Thailandia alle prese con acquisti dettati dal panico e razionamenti in alcune stazioni di servizio. Il Vietnam e la Corea del Sud si stanno affrettando a garantire forniture alternative di greggio e carburante. Il Giappone, che dipende dal Golfo Persico per circa il 95% delle sue importazioni di greggio, ha dovuto attingere due volte alle sue riserve strategiche dall’inizio della guerra a febbraio. L’aumento del prezzo del gas di petrolio liquefatto ha fatto salire i prezzi del combustibile da cucina di circa il 7% per l’uso domestico in India, ma li ha fatti schizzare alle stelle di circa il 76% nel settore commerciale. Ciò ha provocato tagli alla produzione e perdite di posti di lavoro nel settore dell’abbigliamento e tessile in India, così come in Bangladesh e Cambogia. Si registrano carenze di elio, alluminio e nafta, anch’essi transitanti attraverso lo Stretto di Hormuz. Queste carenze hanno causato un calo della produzione, anche tra i produttori di microchip, le imprese edili e il settore degli imballaggi in plastica. Le acciaierie in India e le case automobilistiche in Giappone hanno ridotto la produzione. Decine di migliaia di lavoratori in tutto il mondo hanno già perso il posto di lavoro. Le compagnie aeree asiatiche, insieme a molte di quelle del continente europeo — comprese quelle di Germania, Turchia e Grecia — stanno facendo rifornimento extra nei loro aeroporti, tagliando i voli e aumentando i supplementi a causa del raddoppio del prezzo del carburante per aerei. Gli Emirati Arabi Uniti — uno degli stati più ricchi del mondo con fondi sovrani che ammontano a oltre 2.000 miliardi di dollari — hanno chiesto agli Stati Uniti una “ancora di salvezza finanziaria in tempo di guerra” a seguito dei danni causati dai missili ai giacimenti di gas e dell’interruzione delle spedizioni nello Stretto di Hormuz, secondo il Wall Street Journal. Secondo il Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo, milioni di persone, soprattutto in Asia e in Africa, rischiano di cadere in condizioni di estrema povertà a causa della guerra. Gli Stati Uniti, che sono esportatori netti di petrolio e gas naturale, sono stati relativamente al riparo dallo shock globale, anche se i prezzi della benzina sono aumentati di circa il 40 per cento, superando i 4,50 dollari al gallone. Il prezzo medio del diesel negli Stati Uniti è aumentato di quasi il 50 per cento, superando i 5,60 dollari al gallone. Ma è solo questione di tempo prima che il crollo dell’economia globale devasti gli Stati Uniti. L’amministrazione Trump ci sta spingendo verso una depressione globale con tutta l’instabilità sociale e politica che accompagna una crisi finanziaria catastrofica. Trump è disperato. Sfoga minacce piene di parolacce contro l’Iran sui social media, scrivendo: «Aprite quel cazzo di Stretto [di Hormuz], bastardi pazzi». Pubblica anche immagini generate dall’intelligenza artificiale che mostrano l’esercito statunitense che annienta quello iraniano. Ha minacciato di bombardare gli iraniani «rimandandoli all’età della pietra, dove appartengono», e accusa i suoi critici di essere traditori: «Quando le fake news dicono che il nemico iraniano sta andando bene, militarmente, contro di noi, è praticamente TRADIMENTO, in quanto è un’affermazione così falsa, e persino assurda». Ha dichiarato su Truth Social: «Stanno aiutando e favorendo il nemico!» Questo sfogo è stato seguito da un’immagine di una mappa con il Venezuela sovrapposto dalla bandiera degli Stati Uniti. La didascalia recitava: «51° Stato». Prima di partire per la Cina, Trump ha affermato: «Abbiamo l’Iran ben sotto controllo… O concluderemo un accordo o saranno decimati. In un modo o nell’altro, vinceremo». Queste invettive sono patetiche e deliranti. Ma sono anche inquietanti. Gli Stati Uniti stanno aumentando il numero di truppe nella regione. Hanno schierato il Tripoli Amphibious Ready Group con la 31ª Unità di spedizione dei Marines — composta da circa 3.500 marinai e Marines — oltre a aerei da trasporto e da combattimento, nonché mezzi d’assalto e risorse tattiche. Hanno schierato il Gruppo Anfibio Boxer insieme a circa 2.500 marines dell’11ª Unità di Spedizione dei Marines, equipaggiati con caccia stealth F-35B Lightning II, MV-22B Osprey, velivoli a rotori basculanti ed elicotteri d’attacco. Gli Stati Uniti hanno inoltre inviato circa 2.000 paracadutisti nel Golfo Persico e, secondo quanto riferito, stanno valutando di potenziare queste forze con altri 10.000 soldati. Una ripresa dei bombardamenti, unita anche a un assalto terrestre limitato, garantirebbe una guerra lunga e costosa. Soddisferà l’obiettivo di Israele — che mira a bombardare l’Iran fino a renderlo uno stato fallito — ma sarà un altro colpo mortale all’impero statunitense. Un assalto terrestre all’isola di Kharg — che si trova a 16 miglia al largo della costa iraniana e funge da principale terminal di stoccaggio ed esportazione del petrolio del paese, gestendo circa il 90% delle esportazioni petrolifere nazionali — provocherebbe onde d’urto sismiche nell’economia globale. E se le truppe statunitensi tentassero di impadronirsi del territorio iraniano, l’Iran dispiegherebbe il suo arsenale di missili da crociera anti-nave, missili balistici, droni subacquei e mine, rendendo qualsiasi occupazione letale. Siamo in mezzo a guai seri. La gestione del conflitto va ben oltre le capacità dei buffoni all’interno dell’amministrazione Trump. Preferiscono la miseria e la carneficina globali alla sconfitta. Quando dovranno affrontare l’inevitabile, si saranno lasciati dietro montagne di cadaveri. La tragedia non è che l’impero stia morendo. La tragedia è che l’impero si sta trascinando dietro così tanti innocenti. https://chrishedges.substack.com/p/trumps-iranian-nightmare?utm_source=substack&utm_medium=email Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
June 3, 2026
Assopace Palestina
“Mi sento offeso”: il sindaco di New York Zohran Mamdani critica aspramente la partecipazione di Smotrich alla parata per Israele
A New York, il Ministro delle Finanze israeliano di estrema destra Bezalel Smotrich ha sfilato domenica alla parata annuale dell’Israel Day insieme ad altri ministri e funzionari di governo israeliani di estrema destra. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer, la governatrice Kathy Hochul e il procuratore generale dello Stato di New York Letitia James erano tra i numerosi esponenti di spicco del Partito Democratico che hanno sfilato nella stessa parata di Smotrich, sanzionato da diversi Paesi per aver incitato alla violenza dei coloni contro i palestinesi. Il principale organizzatore della parata ha dichiarato al New York Times di non sapere che Smotrich e altri funzionari israeliani di estrema destra avessero in programma di partecipare. “Si può percepire nella partecipazione del ministro israeliano di estrema destra Smotrich, così come di numerosi altri ministri, una visione di annientamento, una complicità nel genocidio e, francamente, una convinzione che non attribuisce molto valore nemmeno alla sacralità dei bambini a Gaza. Sono offeso dalla loro partecipazione e so che lo sono anche molti newyorkesi” ha dichiarato il sindaco di New York Zohran Mamdani, che ha boicottato l’evento.   Democracy Now!
June 3, 2026
Pressenza
I disertori del MAGA-show per il 250° anniversario degli USA
Hanno defezionato sei su nove star della Great American State Fair in svolgimento Washington dal 25 giugno al 10 luglio prossimi e culminante il 4 luglio, ricorrenza della dichiarazione d’indipendenza delle colonie inglesi dalla madre-patria e della nascita degli USA. Il programma di “intrattenimenti dal vivo, mostre immersive, omaggi patriottici, vetrine dell’innovazione, eventi culturali e attrazioni per famiglie”, inoltre di “spettacoli e dimostrazioni militari” e di iniziative nelle sei giornate a tema, tra cui il Military & Veterans Appreciation Day di domenica 28 giugno, è stato annunciato il 27 maggio scorso sul sito Freedom 250. Con particolare enfasi è stato presentato il cast di “icone della musica” e “artisti leggendari” protagonisti dei concerti a cui il pubblico potrà assistere a ingresso libero: * 25 giugno – Martina McBride, “Quattro volte vincitrice del premio CMA come Miglior Vocalist Femminile e nominata ai Grammy, nota per successi country di grande impatto come Independence Day e A Broken Wing“ * 26 giugno – C+C Music Factory “Gruppo di musica dance vincitore di un Grammy, autore di successi mondiali come Gonna Make You Sweat (Everybody Dance Now)” / Vanilla Ice, “Rapper pluripremiato e icona della cultura pop, noto soprattutto per Ice Ice Baby” / Milli Vanilli, “Duo pop di fama internazionale, noto per successi in vetta alle classifiche, tra cui Girl You Know It’s True” / Young MC, “Rapper vincitore di un Grammy Award, noto soprattutto per l’iconica hit “Bust a Move” e per le sue energiche performance hip-hop degli anni ’90”. * 27 giugno – The Commodores, “La leggendaria band funk e soul autrice di successi intramontabili come Brick House, Easy e Three Times a Lady” / Morris Day and The Time “Gruppo iconico funk e R&B noto per le sue performance elettrizzanti e classici come Jungle Love e The Bird“ * 2 luglio – Flo Rida, “L’artista pluripremiata con successi mondiali come Low, Right Round e Good Feeling“ * 3 luglio – Bret Michaels, “Icona del rock pluripremiata e frontman dei Poison, noto per successi leggendari come Every Rose Has Its Thorn e Nothin’ But a Good Time“ Ma nei giorni seguenti da molte fonti sono cominciate ad arrivare tante clamorose smentite. Il 29 maggio il Time magazine riferiva che a disertare il palcoscenico saranno: Martina McBride, Young MC, The Commodores, Morris Day and The Time, Bret Michaels e Fab Morvan dei Milli Vanilli. Nell’occasione il Time ha ricordato anche che molti cantanti e gruppi musicali americani hanno protestato contro l’uso delle proprie opere come sottofondo di video pubblicati da Trump e i suoi collaboratori, in particolare nei filmati sulle operazioni dell’ICE: – Sabrina Carpenter ha reagito affermando “Questo video è malvagio e disgustoso. Non coinvolgete mai me o la mia musica per i vostri scopi disumani”; – Olivia Rodrigo ha diffidato il Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) dichiarando “Non usate mai le mie canzoni per promuovere la vostra propaganda razzista e piena di odio”; – gli MGMT sono riusciti a far rimuovere da alcuni canali social-media un video pubblicato dal DHS che mostrava agenti federali arrestare manifestanti anti-ICE in cui la canzone della band intitolata Little Dark Age era fatta sentire mentre in sovraimpressione alle immagini scorreva il testo “Fine dell’Età Oscura, inizio dell’Età dell’Oro”. Inoltre il Times ha rammentato che alla protesta dell’inglese Jess Glynne, disgustata che la propria canzone Hold My Hand con cui esprime un messaggio “sull’amore, il sostegno e lo stare accanto a qualcuno in ogni situazione” fosse stata impiegata per promuovere “divisione e odio”, si è unita la compagnia aerea britannica Jet2, che aveva avuto la concessione d’uso del brano per uno spot pubblicitario e ha riscontrato lesivo del proprio brand il suo accostamento alle immagini della campagna del governo USA sulla deportazione degli immigrati che mostravano i detenuti incatenati e costretti a salire sui velivoli. Invece sul palcoscenico della Great American State Fair è atteso Freedom Williams dei C+C Music Factory, che aveva rifiutato di esserci e poi ha cambiato idea proprio “per ripicca nei confronti di coloro che lo hanno criticato per la sua partecipazione”, a cui si è rivolto dicendo: «Non potete impormi la vostra merda. Come ho detto fanculo a Trump, dico fanculo anche voi». E ovviamente non mancherà il rapper Vanilla Ice, già guest–star della festa di Capodanno 2026 alla residenza di Trump a Mar a Lago. Il 30 maggio alle diserzioni dei cantanti e musicisti Trump ha replicato con un post in cui definisce se stesso “l’attrazione numero uno al mondo”, “l’uomo che attira un pubblico molto più vasto di Elvis all’apice della sua carriera” e la star che potrebbe “prendere il posto di questi ‘artisti’ di terz’ordine, strapagati”. Nella stessa giornata la portavoce di Freedom 250, Danielle Alvarez, ha confermato: “In qualità di ideatori della Great American State Fair, siamo entusiasti di annunciare che il Presidente Trump darà personalmente il via a questa storica celebrazione mercoledì 24 giugno con una cerimonia di apertura per il 250° compleanno dell’America”. “In virtù dell’autorità conferitami in qualità di Presidente dalla Costituzione e dalle leggi degli Stati Uniti d’America, e in previsione del 250° anniversario dell’Indipendenza americana, che ricorre il 4 luglio 2026, si ordina quanto segue – aveva proclamato Trump nel decreto del 29 gennaio 2025 – È politica degli Stati Uniti, e scopo del presente ordine, fornire una grande celebrazione degna dell’importante occasione del 250° anniversario dell’Indipendenza americana, che ricorre il 4 luglio 2026. È altresì scopo del presente ordine intraprendere altre azioni per onorare la storia della nostra grande Nazione… Viene istituita la Task Force della Casa Bianca per la celebrazione del 250° compleanno dell’America (Task Force 250)” Il decreto inoltre precisa che “Il Presidente [degli USA] sarà il Presidente della Task Force 250 e il Vicepresidente [degli USA] sarà il Vicepresidente [della Task Force 250]. Il Presidente nominerà un Direttore Esecutivo, che amministrerà ed eseguirà le operazioni quotidiane della Task Force 250” e sancisce che la Task Force 250 “avrà sede presso il Dipartimento della Difesa, che fornirà finanziamenti e supporto amministrativo alla Task Force 250, nella misura consentita dalla legge e in base alla disponibilità di stanziamenti” e il suo operato “si concluderà il 31 dicembre 2026, salvo proroga da parte del Presidente”. A capo della struttura che coordina tutti gli eventi svolti nella nazione e nella capitale organizza la Great American State Fair è un imprenditore, Keith Karach, che ha accettato la nomina di CEO di Freedom 250 affermando: > Stiamo entrando in un momento storico che si verifica una volta ogni > generazione.  > > Il presidente Donald J. Trump si è impegnato affinché il 250° anniversario > della nostra nazione fosse celebrato in un modo degno della nostra storia, dei > nostri valori e del nostro futuro. Per contribuire a realizzare questa visione > su scala nazionale, ha lanciato Freedom 250, l’organizzazione apartitica > creata per guidare questo storico sforzo. > > Sono grato al Presidente Trump per l’opportunità di realizzare la sua visione > per Freedom 250. > > Nella sua essenza, Freedom 250 è un movimento nazionale che riunisce stati, > imprese, organizzazioni e cittadini per onorare la nostra storia, custodire le > libertà che Dio ci ha donato e contribuire a costruire un’epoca d’oro di > opportunità per i prossimi 250 anni. E in questa prospettiva Karach e il suo staff  hanno ingaggiato i cantanti e musicisti le cui voci sono espressive del “Triumph of the American Spirit” che connota il programma di Freedom 250. Qualcosa invece non ha funzionato. Il motivo della loro diserzione è stato spiegato da Associated Press: “Michaels e altri hanno affermato di essere stati tratti in inganno riguardo al tema degli spettacoli o di aver comunque temuto di essere coinvolti in una disputa politica”. Particolarmente significativa è la defezione di Martina McBride, nata nel Kansas, detta “la Céline Dion della musica country”: Nella canzone Independence Day, scritta da Gretchen Peters nel 1993, Martina McBride interpreta una ragazza che ricorda la giornata del 4 luglio quando aveva 8 anni. La bimba, che aveva notato sul volto della madre dei lividi, va alla consueta fiera cittadina per la festa nazionale, dove sente i compaesani parlare di suo padre, così scopre che tutti sapevano che l’uomo era violento, anche che nessuno era mai intervenuto in soccorso della donna che in quella stessa giornata mentre la figlia è fuori casa era rimasta sola col marito e, appiccato un fuoco, uccide lui e se stessa. Well, she seemed all right by dawn’s early light Though she looked a little worried and weak She tried to pretend he wasn’t drinkin’ again But daddy left the proof on her cheek And I was only eight years old that summer And I always seemed to be in the way So I took myself down to the fair in town On Independence Day Well, word gets around in a small, small town They said he was a dangerous man But mama was proud and she stood her ground She knew she was on the losin’ end Some folks whispered, some folks talked But everybody looked the other way And when time ran out there was no one about On Independence Day Let freedom ring, let the white dove sing Let the whole world know that today Is a day of reckoning Let the weak be strong, let the right be wrong Roll the stone away, let the guilty pay It’s Independence Day Well, she lit up the sky that fourth of July By the time that the firemen come They just put out the flames And took down some names And send me to the county home Now I ain’t sayin’ it’s right or it’s wrong But maybe it’s the only way Talk about your revolution It’s Independence Day Let freedom ring, let the white dove sing Let the whole world know that today Is a day of reckoning Let the weak be strong, let the right be wrong Roll the stone away, let the guilty pay It’s Independence Day Roll the stone away It’s Independence Day Maddalena Brunasti
June 3, 2026
Pressenza
PFAS nella base USA di Okinawa
Una schiuma bianca esce dai tombini: contiene PFAS di redazione Peacelink (*) Vedete il segnalino rosso? Lì è Okinawa.  Okinawa è un’isola strategica, contornata da altre piccole isole. Fa parte del Giappone ma se si guarda la mappa è come se fosse staccata. E’ molto a sud e guarda direttamente sulla Cina. Questa è la ragione per cui Okinawa, pur
Il trattenimento “offshore” non regge: la Corte d’Appello di Roma disapplica il Protocollo Italia-Albania
AVV. FRANCESCA VIVIANI Il decreto della Corte di Appello di Roma del 20 maggio 2026 rappresenta un tassello fondamentale nella definizione dei confini tra la giurisdizione italiana, il diritto dell’Unione Europea e le procedure “offshore” stabilite dal Protocollo Italia-Albania. La vicenda del mio assistito, cittadino marocchino, inoltre, offre l’occasione per analizzare i nodi critici della detenzione amministrativa e della tutela della salute dei soggetti vulnerabili in regime di extraterritorialità. L’iter processuale ha inizio il 6 aprile 2026, quando R. viene trattenuto presso il CPR “Palazzo San Gervasio” (Potenza) in forza di un decreto di espulsione del Prefetto di Pistoia risalente al 2020. Nonostante avesse immediatamente eccepito l’esistenza di legami familiari in Italia (un cognato regolarmente soggiornante in Sardegna pronto a offrirgli ospitalità) e la mancanza di un concreto pericolo di fuga, il Giudice di Pace di Melfi convalidava il trattenimento il 10 aprile. In data 22 aprile 2026, l’interessato veniva trasferito presso il centro di Gjader (Albania). In tale sede, la strategia difensiva si è articolata su due binari paralleli: la tutela della salute (è stata presentata un’istanza di rivalutazione sanitaria urgente, evidenziando una grave vulnerabilità legata a un disturbo da uso di sostanze (DUS) e una sindrome ansioso-depressiva, ritenuti incompatibili con l’ambiente detentivo isolato di Gjader) e l’accesso alla protezione internazionale (il 18 maggio 2026, R. ha formalizzato domanda di protezione internazionale). L’attivazione di questa procedura ha determinato un mutamento del titolo del trattenimento, passato ex art. 14 TUI a trattenimento ex art. 6 co. 3 d.lgs. 142/2015, finalizzato a impedire l’elusione dell’espulsione. Il fulcro del provvedimento di rilascio emesso dalla Corte di Appello di Roma risiede nel contrasto tra la normativa interna (Protocollo Italia-Albania, come modificato dalla L. 75/2025) e il diritto unionale, con particolare riferimento all’Art. 9 della Direttiva Procedure (2013/32/UE). La Corte ha ribadito che il richiedente asilo ha il diritto fondamentale di rimanere nello Stato membro (territorio nazionale) fino all’adozione della decisione sulla domanda. Poiché R. aveva già avuto un contatto con il territorio italiano (essendo stato trattenuto a Potenza), la sua conduzione e permanenza forzata in aree esterne all’Unione Europea durante l’esame della domanda di asilo è stata ritenuta illegittima. Riconoscendo all’Art. 9 della Direttiva 2013/32/UE un effetto diretto nell’ordinamento italiano – in quanto norma incondizionata e sufficientemente precisa – la Corte ha proceduto alla disapplicazione della norma interna confliggente. Di conseguenza, il trattenimento “offshore” non è stato convalidato, in quanto non può esservi deroga al diritto di restare sul territorio se non nei casi tassativi previsti dall’UE (es. domande reiterate), fattispecie non ricorrente nel caso di specie. La disapplicazione della norma interna confliggente consiste nell’obbligo del giudice nazionale di non applicare una legge dello Stato quando questa contrasti con una norma del diritto dell’Unione Europea dotata di effetto diretto. Nella vicenda di R., questo meccanismo giuridico si è articolato nei seguenti punti: * Il contrasto normativo. La norma interna (la legge di ratifica del Protocollo Italia-Albania, modificata dalla L. 75/2025) consentiva il trattenimento “offshore” del richiedente asilo in territorio albanese durante l’esame della sua domanda. Al contrario, l’Art. 9 della Direttiva Procedure (2013/32/UE) stabilisce il diritto fondamentale del richiedente di rimanere nello Stato membro (territorio nazionale) fino alla decisione sulla domanda. * L’effetto diretto. La Corte di Appello di Roma ha stabilito che l’Art. 9 della Direttiva ha un effetto diretto nell’ordinamento italiano, poiché impone un obbligo «incondizionato e sufficientemente preciso». * Il primato del diritto UE. In virtù del principio di primazia del diritto dell’Unione, il giudice nazionale ha il dovere di garantire la piena efficacia delle norme UE. Se una norma interna è incompatibile, il giudice deve disapplicarla immediatamente di propria iniziativa, senza dover attendere l’intervento del legislatore o della Corte Costituzionale. La conseguenza pratica è che, poiché R. aveva già avuto contatti con il territorio italiano (essendo stato trattenuto a Palazzo San Gervasio), il suo trasferimento forzato in Albania violava il suo diritto a rimanere nel territorio dello Stato. Di conseguenza, la Corte ha disapplicato la norma italiana che permetteva la permanenza a Gjader e non ha convalidato il trattenimento, disponendone la liberazione. In sintesi, la disapplicazione ha permesso di neutralizzare la norma nazionale che autorizzava la detenzione extra-territoriale in Albania, facendo prevalere il diritto del richiedente asilo di soggiornare in Italia durante la procedura di protezione internazionale. Sebbene la Corte abbia ritenuto assorbente il motivo legato al diritto al territorio, la difesa ha sollevato con vigore il tema dell’incompatibilità sanitaria. Il fascicolo sanitario di Gjadër documentava “ideazione suicidaria” e una polidipendenza attiva. La difesa ha sostenuto che il regime detentivo in Albania violasse l’Art. 32 della Costituzione e l’Art. 3 CEDU, a causa della distanza da presidi ospedalieri specializzati e dell’assenza di protocolli di monitoraggio adeguati per le crisi astinenziali. In conclusione, il decreto della dott.ssa Cavaceppi conferma che l’implementazione del Protocollo Italia-Albania non può avvenire a scapito del primato del diritto dell’Unione Europea. La liberazione di R. segna un punto di arresto alla prassi del trattenimento extra-territoriale per quei richiedenti che abbiano già radicato il proprio diritto a una procedura di asilo entro i confini dello Stato italiano, garantendo il rispetto delle garanzie procedurali e della dignità umana. Corte di Appello di Roma, decreto del 20 maggio 2026 Si ringrazia l’Avv. Francesca Viviani per la segnalazione e il commento.
AVIANO (PORDENONE): SABATO 6 GIUGNO MANIFESTAZIONE NAZIONALE CONTRO GUERRA, RIARMO E GENOCIDIO
Sabato 6 giugno si svolgera’ una manifestazione nazionale contro guerra, riarmo, testate nucleari e genocidio davanti la base USAF di Aviano. La base viene indicata dai promotori e dalle promotrici come un simbolo di morte per l’umanità e per il pianeta, a causa del suo potenziale bellico e della presenza di 50 testate nucleari. L’iniziativa intende esprimere, attraverso un’azione nonviolenta, scandalo e condanna nei confronti della base militare e rilanciare la richiesta che l’Italia proceda al disarmo nucleare immediato, aderendo al Trattato di proibizione delle armi nucleari, in vigore dal 2021. La giornata di Aviano nasce anche dall’opposizione alla complicità del Governo italiano e dei governi europei nel supporto politico e militare fornito a Israele nel genocidio del popolo palestinese. Nel comunicato viene espressa contrarietà alla guerra di Israele e degli Stati Uniti contro Iran e Libano, al blocco contro Cuba e alle operazioni militari degli Stati Uniti in Venezuela, considerate il frutto di una persistente politica imperialista che aggrava la crisi umanitaria in corso in entrambi i Paesi. La mobilitazione si schiera contro tutti i conflitti in corso nel mondo, dall’Ucraina al Sudan, dal Myanmar al Congo fino all’Eritrea, e contro la minaccia dell’utilizzo delle armi nucleari, in spregio al monito delle tragedie di Hiroshima e Nagasaki. Viene inoltre ribadita l’opposizione alle politiche di riarmo in Europa e in Italia e al processo di militarizzazione che investe sempre più ambiti della vita delle persone. Nel comunicato si esprime anche il rifiuto delle misure di repressione delle libertà personali e delle lotte sociali messe in atto dal Governo italiano attraverso i decreti “sicurezza”, così come delle politiche di rifiuto, espulsione, deportazione e rimpatrio forzato delle persone migranti. I promotori respingono il fascismo, il nazionalismo e il sovranismo, insieme ai poteri finanziari e al complesso militare-industriale che orientano l’azione politica. La mobilitazione è promossa da ANPI Regionale FVG con CGIL, Tavolo della Pace, Global Sumud Flotilla, Rete italiana Donne in Nero assieme a numerose altre realtà locali e nazionali tra cui i Centri sociali del nord-est.  Ritrovo ore 15:00 in piazza Duomo ad Aviano. La presentazione con Ruggero del CS Django di Treviso Ascolta o scarica 
June 3, 2026
Radio Onda d`Urto
La Resistenza ricordata dai giovanissimi di oggi
Al via la IV edizione di La Resistente – Festival della memoria e della Liberazione. Laboratori, visite guidate, proiezioni all’aperto Roma, 4–7 giugno 2026 Museo storico della Liberazione Via Tasso. A Roma, nel luogo simbolo della memoria della Resistenza, quest’anno prendono la parola le persone giovani. Dal 4 al 7 giugno 2026 torna La Resistente – Festival della memoria e della Liberazione, negli spazi del Museo storico della Liberazione di via Tasso, con una quarta edizione che segna un passaggio decisivo: affidare lo sguardo, il racconto e il dialogo a bambine, bambini e adolescenti. L’iniziativa è a firma del Museo storico della Liberazione, in collaborazione con A.G. Di Donato, sotto la direzione artistica di Susanna Nicchiarelli. Per la prima volta, le persone under 18 saranno parte attiva del festival: condurranno presentazioni editoriali, dialogheranno con i cast dei film in programma e accompagneranno il pubblico nelle visite guidate del Museo, in un percorso realizzato in collaborazione con Associazione Genitori Di Donato e con le scuole del territorio. La curatela di questa edizione è affidata alla regista Susanna Nicchiarelli, che, sottolineando il valore di una memoria intesa come spazio vivo e condiviso, da attraversare e interrogare continuamente, afferma “Ho scelto di affidare il Festival alle nuove generazioni perché la memoria è un terreno vivo da attraversare e interrogare. Le ragazze e i ragazzi sono parte attiva di questo processo, e il loro sguardo ci obbliga a porre domande nuove anche alle storie che pensiamo di conoscere.” Il programma si sviluppa nell’arco di quattro giornate tra incontri, presentazioni, proiezioni, visite guidate e momenti di approfondimento, mantenendo quella dimensione interdisciplinare che negli anni ha reso il Festival uno spazio riconosciuto di riflessione civile. Accanto alla ricerca storica e al racconto letterario, il linguaggio audiovisivo assume un ruolo centrale, come dispositivo capace di attivare immaginari e aprire domande. In questa direzione si inserisce la proiezione di C’è ancora domani di Paola Cortellesi, scelto per la sua capacità di parlare a un pubblico giovane attraverso un racconto accessibile e insieme profondamente politico. La scelta del film celebra inoltre una ricorrenza fondamentale: gli ottant’anni dal riconoscimento del diritto di voto alle donne in Italia, una conquista che, nel 1946, ha ridefinito l’idea stessa di cittadinanza e partecipazione.Accanto al film, la serie Fuochi d’artificio di Susanna Nicchiarelli amplia questo sguardo, proponendo una narrazione capace di intercettare il linguaggio e la sensibilità delle nuove generazioni e di riattivare, attraverso il racconto per immagini, una riflessione sulla guerra di Liberazione, sui diritti e sulla costruzione della cittadinanza. In entrambi i casi, la visione si trasforma in occasione di confronto: saranno le ragazze e i ragazzi coinvolti nel progetto a dialogare direttamente con i cast, aprendo uno spazio vivo di discussione e interpretazione. Particolarmente significativa è la scelta di affidare alle persone adolescenti la conduzione delle visite guidate del Museo storico della Liberazione: un gesto che trasforma il museo da luogo di conservazione a spazio attivo di trasmissione, in cui la memoria viene riletta, tradotta e restituita da chi oggi abita il presente. “In questo processo” continua Nicchiarelli “l’empatia diventa una leva centrale: quando le persone riescono a riconoscersi nelle storie, queste smettono di apparire lontane, e diventano materia viva. È in questo scarto che la memoria si trasforma in esperienza personale e condivisa. Affidando la parola alle nuove generazioni, il festival riconosce nelle ragazze e nei ragazzi non soltanto il pubblico di domani, ma soggetti culturali e politici del presente.” Tra gli appuntamenti, oltre alle visite guidate al Museo, presentazioni di libri curate da Rosaria Marracino, laboratori musicali con Anonima Frottolisti, workshop di scrittura creativa con Andrea Bouchard e una speciale passeggiata domenicale al Casino Giustiniani Massimo al Laterano. Gli eventi saranno distribuiti tra gli spazi interni ed esterni del museo e culmineranno nelle ore serali con proiezioni gratuite aperte alla cittadinanza alle quali saranno presenti attori e attrici protagonisti. “Nel luogo che testimonia e racconta la violenza dell’occupazione nazista e la lotta per la Liberazione, la memoria diventa, grazie al Festival, esperienza condivisa e attraversamento generazionale, capace di costruire un ponte e mettere in relazione passato e presente.” chiude il Professor Roberto Balzani, Presidente del Museo storico della Liberazione. Il programma completo del Festival sarà annunciato sul sito e sui canali social del museo. L’ identità visiva di questa edizione del festival è a cura di Luisa Montalto. Il Comitato organizzativo del Museo è costituito da: Prof. Roberto Balzani, Valerio Balzametti, Francesca Castano, Ilaria Colarossi, Chiara Leporati, Claudia Panzica, Barbara Piccolo Per info: www.museoliberazione.it ; festival@museoliberazione.it The post La Resistenza ricordata dai giovanissimi di oggi first appeared on Popoff Quotidiano. L'articolo La Resistenza ricordata dai giovanissimi di oggi sembra essere il primo su Popoff Quotidiano.
June 3, 2026
Popoff Quotidiano
Haiti: Medici Senza Frontiere riapre ospedale a Cité Soleil
Medici Senza Frontiere (MSF) ha avviato una graduale ripresa dei servizi medici nell’ospedale di Cité Soleil (Haiti) da lunedì 1° giugno per rispondere ai significativi bisogni della popolazione, dopo essere stata costretta a sospendere le operazioni per 3 settimane a causa dei violenti scontri tra gruppi armati. Gli intensi combattimenti a Cité Soleil avevano costretto MSF a evacuare il proprio ospedale l’11 maggio e a sospendere temporaneamente le attività. In meno di 12 ore, le équipe mediche avevano curato più di 40 persone ferite da arma da fuoco, mentre una guardia di sicurezza era stata colpita da un proiettile vagante all’interno del complesso ospedaliero. Più di 800 persone in fuga dalle violenze avevano trovato rifugio nell’ospedale, causando panico mentre gli spari continuavano. “Abbiamo dovuto sospendere tutti i nostri servizi. L’ospedale è stato completamente evacuato e diversi fori di proiettile sono visibili nei vari edifici” dichiara Thomas Curbillon, capomissione di MSF ad Haiti. “Nel reparto ambulatoriale dell’ospedale MSF di Cité Soleil, normalmente visitiamo in media 150 pazienti al giorno e il tasso di occupazione dei posti letto supera regolarmente l’80 per cento. Questo dà un’idea delle conseguenze per la popolazione quando le nostre attività vengono sospese per diverse settimane”. Dopo un periodo di relativa calma, MSF ha deciso di riaprire il pronto soccorso del proprio ospedale a Cité Soleil il 1° giugno, insieme a un’unità medica dedicata all’assistenza delle persone sopravvissute a violenze sessuali. Dopo la visita e la stabilizzazione, i pazienti vengono trasferiti in altre strutture. Se le condizioni di sicurezza lo permetteranno, nei prossimi giorni dovrebbero riprendere anche l’ambulatorio e i servizi di ricovero. Le équipe continuano a valutare i rischi per la sicurezza prima di riattivare le altre attività. “È la terza volta in tre anni che siamo stati costretti a sospendere le attività nell’ospedale di Cité Soleil” afferma Curbillon di MSF. “Chiediamo a tutte le parti in conflitto di rispettare la sicurezza dei civili e degli operatori sanitari, affinché possiamo svolgere il nostro lavoro: salvare vite umane”. Un paziente si è presentato il giorno dopo la ripresa delle attività dell’ospedale. “Durante gli scontri a Cité Soleil sono caduto mentre cercavo di scappare. Sono venuto da MSF per farmi curare, ma l’ospedale era chiuso. Non ho potuto ricevere cure per tutto questo tempo. Ho dovuto lasciare il mio quartiere per cercare rifugio altrove. Ieri sono finalmente tornato a casa e oggi sono venuto qui per una visita; mi è stato detto che avevo un braccio rotto” racconta il paziente. Cité Soleil ospita una popolazione di circa 300.000 persone che vivono con un accesso estremamente limitato ai servizi essenziali e all’assistenza sanitaria. I bisogni medici rimangono immensi. La persistente insicurezza e la mancanza di strutture sanitarie rendono l’ospedale di MSF a Cité Soleil una fonte vitale di assistenza per una popolazione particolarmente vulnerabile. Note Mentre l’ospedale a Cité Soleil era chiuso, le équipe di MSF hanno distribuito circa 100 kit igienici e generi di prima necessità alle persone sfollate a causa degli scontri armati. Ulteriori distribuzioni sono previste nei prossimi giorni. A Brooklyn, Cité Soleil, la clinica Orezon supportata da MSF è rimasta aperta. Il team è stato potenziato con l’aggiunta di un medico, un’ostetrica e uno psicologo e il numero di visite è passato da 60-80 a una media di oltre 100 al giorno. Nelle ultime tre settimane, il supporto di MSF al reparto maternità Isaïe Jeanty a Chancerelles è proseguito, nonostante l’intensificarsi della violenza che ha gravemente compromesso i trasferimenti dei pazienti e limitato l’accesso alle cure. In questa zona della capitale haitiana, MSF fornisce assistenza gratuita presso l’ospedale di Cité Soleil, il centro sanitario Orezon a Brooklyn, il reparto maternità Isaïe Jeanty a Chancerelles, nonché presso l’ospedale di Tabarre e la clinica Pran Men’m Delmas 33 a nord.     Medecins sans Frontieres
June 3, 2026
Pressenza
Roma 12 giugno: Mostra fotografica di Sabrine Mukarker
Sabrine è una fotografa palestinese il cui lavoro racconta, attraverso lo sguardo del reportage, la vita quotidiana delle donne e delle comunità dell’Area C intorno alla città di Betlemme. Attraverso le sue fotografie, nell’ambito della collezione “She Remembers”, Sabrine restituisce frammenti di resistenza, cura e presenza in un territorio segnato dal regime di apartheid e da occupazione israeliana, patriarcato, frammentazione territoriale e politica. Attraverso immagini intime e documentarie, Sabrine porta al centro storie marginalizzate, dando visibilità a esperienze femminili e comunitarie profondamente radicate nella terra e nella memoria collettiva. Ragioneremo insieme a lei sulla situazione attuale in West Bank con la ricercatrice Micol Meghnagi e intrecceremo pratiche di resistenza artistiche con Bianca Hirata, fotografa e direttrice creativa di DonneXStrada. Ci vediamo il 12 giugno alle h18:30 alla Casa Internazionale delle Donne. L’evento è organizzato da AssoPace Palestina, DonnexStrada e Casa delle Donne.
June 3, 2026
Assopace Palestina
Quando il lavoratore o la lavoratrice sono in vacanza – di Alessandro Villari
Pubblichiamo un articolo di Alessandro Villari sull’ennesimo tentativo di dare un definitivo colpo di spugna a tutte quelle cause con cui i lavoratori denunciano un salario inferiore al minimo costituzionale  (benché previsto da contratti collettivi sottoscritti anche dai sindacati confederali). Come scrive anche l’Associazione Comma 2: “Il lupo perde il pelo ma non il [...]
June 3, 2026
Effimera

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