Voto negli Stati Uniti, cosa accade ora in Medio Oriente? Gli imperi vogliono ancora guerre, i popoli no.
Passata l’ondata blu delle elezioni di medio termine negli Stati Uniti, ora lo sguardo è rivolto agli scenari di guerra aperti in Medio Oriente da Stati Uniti e Israele e che hanno avuto un ruolo chiave nello spostamento del voto negli Usa. Il day after è il giorno della resa dei conti interna al Partito Repubblicano. “Abbiamo perso per la guerra in Iran”, ha dichiarato il vice presidente JD Vance, interpretando i malumori diffusi nel movimento Maga. Secondo FoxNews, emittente legata alla destra repubblicana, Vance starebbe cercando di formare una nuova corrente di destra, alternativa a Trump, all’interno del Gop. “Ha ragione”, ammette il tycoon, che secondo alcuni media Usa starebbe pensando di silurare il suo ministro della Guerra, Pete Hegseth. Per la Cnn, la Camera potrebbe votare un impeachement nei suoi confronti già la prossima settimana. In Iran, intanto, c’è preoccupazione per nuovi attacchi dall’asse Israele-Stati Uniti, “anche perché in Israele si impiegherà mesi per formare il nuovo governo, negli Stati Uniti il nuovo congresso si stabilirà il 3 gennaio e Trump ha le mani libere perchè conta sull’attuale congresso”, fa sapere il giornalista Ahmad Rafat ai microfoni di Radio Onda d’Urto. Ci sono poi i pasdaran e i vertici iraniani: “in questo momento c’è il regime, ha bisogno di una crisi per non dover affrontare la forte crisi economica che c’è nel paese dovuta all’embargo, all’assedio dei porti, al mancanza, essendo fuori dal sistema bancario internazionale eccetera. Perciò una crisi, un conflitto, anche se breve, può favorire il regime iraniano”. L’intervista al giornalista di origini iraniane Ahmad Rafat. Ascolta o scarica. Altro capitolo riguarda la Palestina: il terremoto elettorale di Midterm ha indebolito anche il progetto messianico di Bibi e le sue politiche genocidiarie, almeno a parole. A conferma di questo, le emittenti televisive israeliane: la tv pubblica Kan ha titolato “la sconfitta negli Stati Uniti non è solo per Trump, ma anche per lo status di Israele”. Channel 12, l’emittente più seguita nel Paese, ha sottolineato che il nuovo Congresso Usa “potrebbe rivelarsi il più ostile a Israele di sempre”. Il blocco delle opposizioni israeliane ha preso la palla al balzo, indicando Bibi come colui “che mette a rischio la sicurezza del Paese, ne compromette la democrazia e rovina la sua posizione sulla scena globale”. Come ha dichiarato Yair Lapid. Sul fronte reale, “la maggior parte del Partito Democratico statunitense rimane una forza moderata che ha avuto insieme ai repubblicani un appoggio bipartisan a Israele, alle sue necessità militari, ai rifornimenti di armi, tutto quello che sappiamo”, ricorda Michele Giorgio, giornalista e corrispondente per Il Manifesto da Gerusalemme, ai microfoni di Radio Onda d’Urto. “Quanto questa rivoluzione, così come è stata chiamata, a mio avviso un po’ impropriamente in modo esagerato ieri, potrà incidere in futuro sui rapporti tra Israele e Stati Uniti, è difficile valutarlo”. L’intervista a Michele Giorgio, giornalista e corrispondente per Il Manifesto da Gerusalemme. Ascolta o scarica.  
November 5, 2026
Radio Onda d`Urto
Tinto Brass, la vecchia censura di Stato e quella nuova dell’algoritmo
Il culo come musa ispiratrice, «più onesto della faccia» nel raccontare miserie e virtù delle vicende umane, osservando il mondo da una serratura che era allo stesso tempo la sua maniera per sfondare la quarta parete del cinema, e mettere in scena l’eros come forza vitale che ci muove nel palcoscenico comune a tutti, quello delle nostre quotidiane miserie. La vera forza di Tinto Brass, mancato ieri a 93 anni, si misurerà, come accade per i grandi, per sottrazione. Oggi che non c’è più, e domani quando lo rimpiangeremo, sarà più facile mettere in fila i confini che questo regista, da solo, è stato in grado di spostare più in là, mostrando vie che il cinema italiano aveva avuto raramente il coraggio di imboccare. L’attrice Serena Grandi in Miranda (1985) Il primo è sicuramente quello della censura, che, in alcuni casi, è possibile registrare con precisione millimetrica. È ad esempio il caso di Miranda, per il quale la commissione per la censura mise a verbale il taglio di un metro e novanta circa di pellicola. Rimanendo sui numeri, fa specie osservare che i suoi film erano stati oggetto di censura in 29 film su 30, come amava raccontare dicendo di aver passato «quasi più tempo nei tribunali che dietro la macchina da presa». Cinque anni fa aveva accolto con poco entusiasmo la notizia che avrebbe dovuto chiudere per sempre la sua guerra con lo Stato. Il 5 aprile 2021, lunedì di Pasquetta, con le sale ancora chiuse per la pandemia, il ministero della Cultura annunciava la nascita della Commissione per la classificazione delle opere cinematografiche con un comunicato che non lasciava spazio a dubbi: «Abolita la censura cinematografica». Tinto Brass, che di anni allora ne aveva ottantotto, rispose che finché ci fosse stata una commissione a decidere sulle opere, anche solo per fasce d’età, nella sostanza sarebbe cambiato poco. Nei mesi successivi divenne evidente che aveva ragione lui: ad agosto Instagram cancellava il manifesto di Madres paralelas di Pedro Almodóvar, colpevole di mostrare un capezzolo da cui scende una goccia di latte, e il 4 ottobre La scuola cattolica di Stefano Mordini, il film sul massacro del Circeo, veniva vietato ai minori di diciotto anni da una commissione che, a sei mesi dall’abolizione, lavorava ancora con le regole di prima. Lo Stato aveva posato le forbici, ma qualcun altro le aveva già raccolte. Ma lui, che conosceva bene il teatrino delle piccolezze umane, la definiva come il suo migliore alleato. Il trucco lo ha svelato lui stesso nel 2023 all’agenzia spagnola Efe: nei suoi film infilava di proposito qualche scena più spinta del necessario, un’esca da dare in pasto ai commissari perché lasciassero in pace le sequenze a cui teneva davvero. Già nel 1991, parlando all’Unità di Così fan tutte, raccontava di una commissione che non si prendeva più nemmeno il disturbo di chiedergli tagli e si limitava ad appiccicare il divieto ai minori di diciotto anni, un bollino che per uno come lui valeva quasi una medaglia. «È stato un premio al merito», ha detto più di trent’anni dopo a Domani, ripensando a una carriera trascorsa tra tagli e divieti, prima di aggiungere una frase che oggi suona come un passaggio di consegne: «Oggi l’eros è sepolto sotto strati di like». Il censore di oggi non firma verbali e raramente si prende la briga di vietare, perché ha scoperto che nascondere è molto più comodo. Instagram rimuove la nudità adulta, ma esclude dai suggerimenti anche i contenuti allusivi, con un esempio che pare uscito da un vecchio verbale ministeriale: le foto di persone con indosso abiti trasparenti. Quei post non vengono cancellati, diventano soltanto più difficili da trovare, e mentre i vertici della piattaforma giurano che lo shadowban non esiste, nelle impostazioni c’è una pagina dove i profili professionali possono controllare se sono ancora degni di essere suggeriti a chi non li segue. Tra le vittime illustri ce n’è una che avrebbe fatto sorridere Brass: a fine 2016 Facebook ha bollato come «esplicitamente sessuale» la foto del Nettuno del Giambologna, il gigante di bronzo che dal Cinquecento domina il centro di Bologna, salvo scusarsi quasi una settimana dopo. Claudia Koll in Così fan tutte (1992) La forbice più efficace, però, è quella che il cinema italiano impugna di sua spontanea volontà: dal 2021 sono i produttori a proporre la classificazione dei propri film, ma un titolo vietato ai minori di diciotto anni non può andare in onda su nessuna televisione, né in chiaro né a pagamento, e chi spera di venderlo ha tutto l’interesse a evitare quel divieto prima ancora che qualcuno glielo imponga. Brass lo aveva capito da tempo, e per i suoi novant’anni lo aveva detto senza giri di parole: «Oggi per me fare un film sarebbe impossibile». Da bambino, raccontava, spiava le domestiche dal buco della serratura, e su quello sguardo ha costruito un’intera carriera. Oggi la serratura è lo schermo di un telefono, da cui spiamo le vite degli altri con la spinta vitale dell’eros sostituita dalla noia e dalla dipendenza dal prossimo reel, e dall’altra parte, a decidere cosa possiamo vedere, resta un algoritmo gelido e imperturbabile. Nel salotto di casa teneva appeso un manifesto con lo slogan che nel 2010 aveva accompagnato la sua candidatura alle regionali del Veneto con la lista Bonino-Pannella: «Meglio un culo che una faccia di culo». Il culo, nel frattempo, lo hanno coperto, mentre le facce di culo sono ancora tutte lì, in prima fila, a raccogliere like. The post Tinto Brass, la vecchia censura di Stato e quella nuova dell’algoritmo appeared first on L'Indipendente.
November 5, 2026
L'INDIPENDENTE
Il 26 novembre a Roma la conferenza finale degli Stati Generali della giustizia minorile per presentare una proposta di riforma dal basso
Circa 500 esperti e operatori coinvolti in un percorso nazionale promosso da Antigone, Defence for Children International Italia e Libera e durato sei mesi. Gli Stati Generali della giustizia minorile, iniziati lo scorso maggio, si concludono con una giornata di confronto con giuristi, rappresentanti delle istituzioni e parlamentari per ripensare il sistema della giustizia minorile italiana. Roma, 5 novembre 2026. Una proposta di riforma della giustizia minorile costruita dal basso, attraverso il confronto tra circa 500 esperti e professionisti che ogni giorno operano nel settore, sarà presentata e discussa durante l’intera giornata di giovedì 26 novembre a Roma, nella sede di Libera in Via Stamira 5, nell’appuntamento conclusivo degli Stati Generali della Giustizia Minorile. L’iniziativa, promossa da Antigone, Defence for Children International Italia e Libera, punta a portare all’attenzione della politica, delle istituzioni e dell’opinione pubblica proposte concrete per affrontare la crisi del sistema italiano della giustizia minorile, riaffermandone la fondamentale funzione educativa. “La giustizia minorile italiana sta vivendo una fase particolarmente critica, segnata da interventi legislativi che hanno progressivamente privilegiato la risposta repressiva rispetto a quella educativa. Con gli Stati Generali abbiamo scelto di partire da chi questo sistema lo conosce e lo vive ogni giorno: magistrati, avvocati, educatori, operatori sociali, direttori degli istituti penali minorili, ricercatori e rappresentanti della società civile. Il risultato è un percorso collettivo che vuole superare la semplice denuncia delle criticità e offrire alla politica proposte concrete di cambiamento. Il 26 novembre sarà il momento in cui questo lavoro verrà presentato e discusso pubblicamente, con l’obiettivo di riportare la giustizia minorile al centro dell’agenda politica”, dichiarano congiuntamente Antigone, Defence for Children International Italia e Libera. Il percorso degli Stati Generali è partito nel maggio 2026 e si è sviluppato attraverso sei tavoli tematici che hanno raccolto analisi, esperienze e proposte da parte di centinaia di professionisti. Un processo partecipativo che ha affrontato i principali nodi del sistema, dalla detenzione negli istituti penali minorili alle misure alternative al carcere, dalla messa alla prova al ruolo delle comunità, fino alla tutela dei giovani migranti, alla salute e alle risorse necessarie per garantire percorsi educativi efficaci. “La giustizia nei confronti dei minori deve essere quella dal più alto profilo. L’aspetto punitivo, come la Corte Costituzionale ci ha più volte ripetuto, deve indietreggiare davanti alla finalità educativa. Parliamo di ragazzi giovanissimi, che sono nel pieno del loro sviluppo e che hanno grandi possibilità di cambiamento. Questo governo ha dichiarato guerra alle nuove generazioni fin dal momento del suo insediamento, ma quello di cui abbiamo bisogno non è più punizione e più carcere bensì più stato sociale e inclusione. Per questo con gli Stati Generali della giustizia minorile abbiamo voluto mettere in campo un grande movimento di opinione con lo scopo contrastare lo sfascio cui stiamo assistendo negli ultimi anni nell’ambito della giustizia minorile italiana e le derive illiberali, repressive e contrarie ai principi che nei decenni avevano guidato il sistema e lo avevano reso un modello per l’intera Europa”. A dirlo è Susanna Marietti, coordinatrice nazionale e responsabile dell’osservatorio minori di Antigone. L’appuntamento del 26 novembre rappresenterà anche un’occasione di confronto diretto con il mondo politico. La giornata si aprirà con una relazione del comitato di coordinamento degli Stati Generali, seguita da contributi di giuristi, esperti e rappresentanti della società civile. È previsto inoltre il coinvolgimento di esponenti delle Nazioni Unite e un confronto con i parlamentari invitati a discutere le proposte di riforma emerse dal percorso. “Da questo grande processo di consultazione emerge una richiesta chiara: mettere al centro le ragazze, i ragazzi e il loro superiore interesse, facendo di ogni percorso di giustizia un’occasione reale di cambiamento, per loro e per la comunità – dichiara il direttore di Defence for Children International Italia, Pippo Costella -. Chiediamo alle istituzioni di assumersi questa responsabilità, applicando il diritto con intelligenza per riguadagnare la necessaria autorevolezza agli occhi delle più giovani generazioni”. La necessità di una riforma nasce dalle profonde trasformazioni che negli ultimi anni hanno interessato il sistema della giustizia minorile italiana. L’aumento della popolazione detenuta, le difficoltà degli istituti penali per minorenni e il progressivo indebolimento delle opportunità educative e delle misure alternative hanno contribuito a mettere in discussione un modello che per decenni ha rappresentato un punto di riferimento anche a livello internazionale. Gli Stati Generali intendono invertire questa tendenza, valorizzando le competenze e le esperienze di chi lavora quotidianamente con i ragazzi e le ragazze coinvolti nei procedimenti penali e restituendo centralità agli strumenti di prevenzione, responsabilizzazione e reinserimento sociale. “Le mafie hanno sempre investito sui più giovani. Li cercano nei quartieri dove mancano spazi, servizi e adulti di riferimento, e offrono loro ciò che altri non offrono: soldi facili, appartenenza, un’identità. Ogni volta che un ragazzo viene lasciato solo, la criminalità organizzata trova nuova linfa. Per questo la giustizia minorile riguarda direttamente il contrasto alle mafie, e non può essere delegata soltanto ai tribunali – sottolinea Francesca Rispoli, copresidente di Libera -. Serve una comunità che si assuma la responsabilità dei suoi ragazzi: scuole, parrocchie, associazioni, imprese, enti locali. Lo vediamo nei beni confiscati restituiti alla collettività, che diventano luoghi in cui i giovani incontrano la legalità come opportunità concreta, e nei percorsi che aiutano chi cresce in famiglie mafiose a costruirsi un futuro diverso. Togliere un ragazzo alle mafie è la forma più efficace di prevenzione che conosciamo.” La giornata del 26 novembre sarà aperta al pubblico. Tuttavia, data la capienza della sala di massimo 100 posti e l’aspettata partecipazione, sarà prevista una diretta streaming dall’account YouTube dell’Associazione Antigone (https://www.youtube.com/@antigoneets). L’obiettivo delle tre associazioni è fare degli Stati Generali non soltanto un momento di analisi, ma il punto di partenza di un nuovo percorso di confronto pubblico e istituzionale per una giustizia minorile capace di coniugare tutela dei diritti, responsabilità, prevenzione e inclusione sociale. Per informazioni sul percorso degli Stati Generali: https://statigeneraligiustiziaminorile.org/ Associazione Antigone
November 5, 2026
Pressenza
Kiev, arrivano altri 4,36 miliardi dall’UE
La Commissione europea ha erogato altri 4,36 miliardi di euro all’Ucraina, nell’ambito dei prestiti per sostegno finanziario e Difesa. «Mentre la Russia continua i suoi attacchi incessanti, l’Ucraina sta per affrontare il suo quinto inverno in guerra. E mentre proseguono gli sforzi per raggiungere una pace giusta e duratura per l’Ucraina, continua anche il sostegno incondizionato dell’UE», scrive la presidente della Commissione Ursula von der Leyen. La tranche comprende 3,7 miliardi della seconda quota di assistenza macrofinanziaria concordata per il 2026 e 658 milioni di euro al settore militare. The post Kiev, arrivano altri 4,36 miliardi dall’UE appeared first on L'Indipendente.
November 5, 2026
L'INDIPENDENTE
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November 5, 2026
CampiAperti
Francia: lo sciopero generale unitario si salda con le lotte studentesche. Le risposte dello Stato sono repressione e divieti
In Francia oggi tornano in piazza studenti e lavoratori per una nuova giornata di sciopero generale unitario. Sono previsti almeno 250 cortei in tutto il paese e blocchi diffusi. Le manifestazioni dovranno affrontare, anche oggi, l’imponente macchina repressiva messa in campo dal governo macroniano dopo l’esplosione delle mobilitazioni sociali e della conflittualità di piazza nelle ultime settimane. Come negli ultimi fine settimana, anche per la giornata di oggi il ministero dell’Interno intende imporre divieti e prescrizioni sui percorsi dei cortei per cercare di tenerli lontani dai centri delle città. Da Parigi il nostro collaboratore Andrea Di Gesu. Ascolta o scarica Sulla situazione nella capitale militarizzata già dalle prime ore della mattina vi proponiamo l’intervista a Gianni Mainardi, compagno italiano che vive a Parigi da decenni e nostro collaboratore. Ascolta o scarica
November 5, 2026
Radio Onda d`Urto
Ucraina: cresce l’emergenza psicologica mentre la guerra non si ferma
La guerra in Ucraina continua a consumare il Paese, mentre sul terreno e sul fronte diplomatico restano poche le prospettive di una soluzione a breve termine: il presidente Volodymyr Zelensky guarda con speranza alle elezioni di metà mandato negli Stati Uniti, auspicando che il nuovo scenario possa tradursi in un aumento del sostegno statunitense a Kiev e in una maggiore pressione su Mosca affinché ponga fine alla guerra. Intanto, gli attacchi russi continuano a colpire diverse aree del Paese, con particolare attenzione alle infrastrutture energetiche, mentre anche l’Ucraina prosegue le operazioni con droni in territorio russo. Sul piano diplomatico, il presidente turco Recep Tayyip Erdogan torna a proporsi come mediatore, annunciando l’intenzione di confrontarsi con entrambe le parti per favorire la ripresa dei negoziati, ma la strada verso un accordo appare ancora complessa. A pesare, infatti, non sono soltanto gli equilibri politici e militari, ma anche il clima che si respira all’interno della società ucraina: la mobilitazione obbligatoria, i reclutamenti forzati, le difficoltà economiche e la prospettiva di una guerra senza fine alimentano stanchezza e malcontento. “C’è un’emergenza psicologica in Ucraina. La matrice è la guerra, che non vede fine. C’è tantissimo stress e tantissima stanchezza da parte della popolazione” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Ludovico Gualano, di Rescue Team, organizzazione attiva in Ucraina sul fronte umanitario. Ascolta o scarica.
November 5, 2026
Radio Onda d`Urto

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