Gay People: orgoglio no, orgoglio sì
La giornata internazionale contro l’omofobia: poche righe e molti link. Amarsi è un diritto naturale ma che fatica… soprattutto se si mettono in mezzo le religioni organizzate e gli Stati che si credono etici (infati accettano ogni guerra). Dal punto di vista anagrafico la “bottega” (come progetto collettivo) è adolescente, perciò – così il luogo comune – con gli ormoni
Manifestazione nazionale del 16 maggio a Milano e commento sull’ondata di misure per la manifestazione propal del 22 settembre
Con un compagno di Milano approfondiamo i temi principali della grande manifestazione nazionale per la Palestina di sabato 16 maggio, in previsione dello sciopero generale del 29 maggio e in ricordo della Nakba del 15 maggio 1948. APPUNTAMENTO ORE 14.30 IN PIAZZA XXIV MAGGIO Inoltre, diamo conto dell’operazione repressiva che ha colpito per la seconda volta con una ondata di misure cautelari giovan* e compagn* per i fatti avvenuti nella grande manifestazione del 22 settembre a Milano, quando un ingente corteo ha tentato di bloccare la stazione di Milano Centrale ed è stato respinto violentemente dalla polizia, dando inizio ad una giornata di scontri protratta per diverse ore nelle strade adiacenti alla stazione centrale. In questa seconda tornata, Il bilancio è di 7 persone agli arresti domiciliari, 3 obblighi di dimora con duplice firma quotidiana presso la polizia giudiziaria e 10 persone denunciate a piede libero.
A MACOMER PROSEGUE LA RAPPRESAGLIA DELLO STATO CONTRO LA RESISTENZA DEI PRIGIONIERI
Dopo la rivolta che ha portato alla distruzione completa di un blocco del CPR e a distruggerne quasi completamente un altro, trascorsi alcuni giorni di smarrimento gli sbirri e i loro servi sono riusciti a riprendere il controllo del centro e iniziare le operazioni di ritorsione. I prigionieri malati non vengono curati; è notizia di … Leggi tutto "A MACOMER PROSEGUE LA RAPPRESAGLIA DELLO STATO CONTRO LA RESISTENZA DEI PRIGIONIERI"
May 15, 2026
Rifiuti
Nakba – CORTEO NAZIONALE A MILANO 16 maggio
appuntamento nazionale a Milano a fianco della popolazione palestinese   16 maggio anniversario della Nakba – CORTEO NAZIONALE A MILANO contro guerra sfruttamento e genocidio SABATO 16 MAGGIO CORTEO A MILANO ore 14,30 in Piazza XXIV maggio (Porta Ticinese) con termine in Piazza Duomo. CONTRO LA GUERRA IMPERIALISTA! FERMIAMO IL GENOCIDIO DEL POPOLO PALESTINESE! CONTRO L’AGGRESSIONE ALL’IRAN CONTRO L’AGGRESSIONE E
Sadio Manè: un’altra idea del calcio
di Enrico Vigna Sadio Manè, uno dei giocatori più forti nel panorama mondiale calcistico. Un fiero e orgoglioso capitano della nazionale del suo paese, il Senegal. Un uomo che non ha mai dimenticato da dove proviene e sembra bizzarro celebrarlo quasi in contrapposizione, con quello che è lo stereotipo del calciatore moderno glamour e social. Sadio Manè nasce nel 1992
Electrolux ha gettato la maschera. Serve una risposta generale dal mondo del lavoro
Il piano presentato da Electrolux segna un salto di qualità nello smantellamento industriale del Paese. Dietro la retorica della “riorganizzazione” e della “competitività” si nasconde una scelta precisa: scaricare sui lavoratori il costo della crisi del modello industriale europeo, salvaguardando margini, dividendi e interessi finanziari. 1700 esuberi, la chiusura di […] L'articolo Electrolux ha gettato la maschera. Serve una risposta generale dal mondo del lavoro su Contropiano.
May 15, 2026
Contropiano
La missione segreta per salvare l’importante archivio dell’ONU sui rifugiati palestinesi
di Jason Burke,  The Guardian, 14 maggio 2026.     Milioni di documenti che raccontano generazioni di traumi sono stati salvati da Gaza e da Gerusalemme Est grazie a un’operazione dell’UNRWA durata 10 mesi. Rifugiati in fuga nel 1948 da un villaggio in quella che oggi è la Galilea, nel nord di Israele. Foto: Reuters Da Gerusalemme Est ad Amman avrebbe dovuto essere un viaggio facile: un breve tragitto in auto fino al Mar Morto, oltre il posto di blocco al confine e poi rapidamente verso la capitale giordana. Ma all’inizio dell’estate del 2024, quella distanza sembrava un ostacolo quasi insormontabile per gli operatori umanitari dell’UNRWA (l’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei profughi palestinesi), impegnati a salvaguardare enormi quantità di documenti d’archivio di vitale importanza per decenni di storia palestinese recente. Un’operazione durata 10 mesi per salvare gli archivi conservati dall’UNRWA a Gaza e a Gerusalemme Est stava giungendo alle fasi finali. L’impresa era stata altamente delicata e a volte pericolosa. Aveva già coinvolto decine di membri del personale dell’UNRWA in almeno quattro paesi diversi, viaggi rischiosi per recuperare documenti sotto i bombardamenti, funzionari che trasportavano con cautela buste anonime in Egitto e preziose scatole trasportate in sicurezza con aerei militari. Ma ormai il tempo stava per scadere. Il vasto complesso dell’UNRWA a Gerusalemme Est era diventato il fulcro di uno sforzo concertato da parte di Israele per espellere l’agenzia, nonché un bersaglio dei gruppi di destra. L’importanza degli archivi dell’UNRWA, molti dei quali descrivevano in dettaglio le esperienze dei palestinesi in fuga o costretti ad abbandonare le loro case durante le guerre che portarono alla fondazione di Israele nel 1948, era evidente. «La loro distruzione sarebbe stata catastrofica… Se mai ci sarà una soluzione giusta e duratura a questo conflitto, questa è l’unica prova che le persone potranno utilizzare per dimostrare che un tempo c’erano palestinesi che vivevano in un determinato luogo», ha affermato Roger Hearn, un alto funzionario dell’UNRWA che ha supervisionato l’operazione. Una foto del 1952 dall’archivio dell’UNRWA che ritrae rifugiati palestinesi nel campo di Nahr al-Bared in Libano. Foto: S Madver/AP Tali sforzi clandestini non avrebbero mai dovuto essere compito dell’UNRWA, fondata nel 1949 per fornire assistenza sanitaria, cibo e istruzione a circa 750.000 rifugiati palestinesi. All’inizio della guerra a Gaza, seguita all’attacco a sorpresa di Hamas contro Israele che causò la morte di 1.200 persone, per lo più civili, gli archivi dell’organizzazione erano sparsi nei vari paesi in cui opera in Medio Oriente. Nelle scatole impolverate del complesso dell’UNRWA a Gaza City si trovavano le schede di registrazione originali dei rifugiati palestinesi che avevano cercato rifugio a Gaza nel 1948, oltre a certificati di nascita, matrimonio e morte risalenti a diverse generazioni. Questi documenti potrebbero consentire ai palestinesi i cui antenati sono stati costretti ad abbandonare le loro case di risalire alle origini della propria famiglia in quella che ora è diventata Israele. Nonostante i precedenti tentativi di digitalizzare i documenti, nel 2023 centinaia di migliaia di documenti storici rimanevano solo in formato cartaceo, vulnerabili a incendi, inondazioni o distruzione intenzionale. La sede dell’UNRWA a Gaza City, danneggiata nel febbraio 2024. Foto: AFP/Getty Images Jean-Pierre Filiu, professore di Studi sul Medio Oriente a Sciences Po a Parigi, che ha visitato Gaza durante la guerra, ha descritto i documenti come “fondamentali per l’esperienza palestinese”. “Ci sono testimonianze di come le persone furono costrette a fuggire nel 1948, da dove provenivano, dove si trovavano le loro proprietà, cosa fu distrutto”. “Duecentomila persone sono arrivate a Gaza tra il 1948 e il 1949, provenienti da tutta la Palestina”, ha detto Filiu. Per decenni, Israele ha avuto un atteggiamento ostile nei confronti dell’UNRWA, accusando l’agenzia di alimentare le speranze dei palestinesi di tornare alle loro case d’origine concedendo lo status di rifugiato ai discendenti di coloro che erano stati originariamente sfollati. Israele ha anche spesso accusato l’UNRWA di utilizzare nelle sue scuole libri di testo che promuovono opinioni anti-israeliane e antisemite. Dopo il raid di Hamas del 2023, Israele ha affermato che il personale dell’UNRWA a Gaza aveva preso parte all’attacco. L’agenzia ha successivamente licenziato nove dei suoi dipendenti dopo un’indagine. La prima fase dell’operazione di salvataggio dei documenti è stata drammatica – e rischiosa. Pochi giorni dopo l’invasione di Gaza da parte delle sue forze, Israele ha ordinato l’evacuazione degli uffici dell’UNRWA a Gaza City. Il personale internazionale se n’è andato nel giro di poche ore, senza poter portare con sé gli archivi fondamentali. «C’era il rischio reale che gli israeliani entrassero e li distruggessero, o che fossero semplicemente distrutti da un incendio, un’esplosione o altro», ha detto Sam Rose, direttore ad interim degli affari dell’UNRWA a Gaza. Solo pochi mesi prima, il sistema di registrazione digitale dell’UNRWA aveva dovuto essere temporaneamente chiuso dopo essere stato hackerato, e c’era anche una diffusa preoccupazione che un altro attacco informatico potesse cancellare dai server i documenti che erano già stati digitalizzati. “C’è stato un periodo molto pericoloso in cui subivamo moltissimi attacchi [informatici] ogni giorno e pensavamo davvero che avremmo potuto veder distrutti sia gli originali che tutte le copie digitali che avevamo realizzato. Allora tutto sarebbe andato perso per sempre”, ha detto Hearn. Il personale dell’UNRWA ha contribuito a fornire assistenza sanitaria, cibo e istruzione ai rifugiati palestinesi sin dalla sua fondazione nel 1949. Foto: Eyad Baba/AFP/Getty Images Nonostante i continui attacchi aerei e i bombardamenti nei letali attacchi dell’inesorabile offensiva israeliana, che ha ucciso più di 70.000 persone, per lo più civili, una piccola squadra di funzionari dell’UNRWA ha guidato dei furgoni a noleggio per tornare al vasto complesso dell’organizzazione a Gaza City. Hanno fatto tre viaggi per portare i documenti a sud, in un magazzino alimentare a Rafah, al confine con l’Egitto. Ma il Cairo non avrebbe permesso che gli archivi uscissero da Gaza senza prima consultare Israele. I funzionari dell’UNRWA erano certi che i funzionari israeliani, che avevano imposto un blocco quasi totale su Gaza, avrebbero immediatamente compreso l’importanza dei documenti e li avrebbero sequestrati o si sarebbero rifiutati di lasciarli passare. Nel 1982, quando Israele invase il Libano, le sue forze armate portarono via gli archivi dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina dagli uffici di Beirut. Invece, ai funzionari dell’UNRWA in possesso di passaporti internazionali fu affidato il compito di portare fuori gli archivi senza essere notati. «Se qualcuno veniva fermato al confine, diceva semplicemente che trasportava documenti. C’erano montagne [di documenti] da portare fuori. Tutti portavano con sé del materiale», ha detto Rose. Nei sei mesi successivi, i documenti sono stati raccolti in Egitto e poi trasportati da un’organizzazione benefica giordana utilizzando gli aerei militari del regno mentre tornavano ad Amman dopo aver consegnato aiuti per Gaza. L’ultimo carico era in viaggio appena due settimane prima che i carri armati israeliani si muovessero per conquistare Rafah nel maggio 2024, bloccando definitivamente la via d’uscita. Ma questo lasciava ancora un’altra serie di documenti altrettanto significativi nel complesso dell’UNRWA a Gerusalemme Est che necessitavano anch’essi di un salvataggio urgente. A poche settimane dall’inizio della guerra durata due anni, Israele aveva intensificato le accuse secondo cui l’UNRWA collaborava con Hamas e aveva lanciato una campagna di ostruzionismo e vessazioni contro l’agenzia. All’inizio del 2024, il complesso di Gerusalemme Est era bersaglio di proteste e una serie di attacchi incendiari che causarono ingenti danni. Le mosse per espellere l’UNRWA stavano prendendo slancio. “A Gerusalemme Est, avevamo ricevuto mesi di avvertimenti che avremmo perso l’accesso [ai nostri uffici]”, ha detto Rose. I tentativi di persuadere le missioni diplomatiche amiche a custodire gli archivi non ebbero successo. Così, con il tempo che stringeva, anche questi furono rimossi dai membri del personale e trasferiti segretamente nel corso di diversi mesi, raggiungendo infine gli uffici dell’UNRWA in Giordania. Nel gennaio 2025, nuove leggi israeliane bandirono l’agenzia da Israele e dalla Palestina occupata da Israele. Ad Amman è stata avviata una nuova e vasta iniziativa per digitalizzare i documenti. Finanziata principalmente dal Lussemburgo, l’operazione ha visto più di 50 membri del personale dell’UNRWA lavorare in un seminterrato affollato e angusto per scansionare a mano un gran numero di documenti originali di registrazione dei rifugiati delle dimensioni di una cartolina, oltre a milioni di altri oggetti. Un’immagine del 1968 dall’archivio dell’UNRWA che mostra rifugiati palestinesi fuggiti in Giordania dopo l’occupazione israeliana della Cisgiordania. Foto: G Nehmeh/AP «Ora [gli archivi] sono fuori dalla Palestina, ma almeno sono protetti», ha detto Filiu. Con quasi 30 milioni di documenti ora digitalizzati, l’UNRWA punta a fornire a ogni rifugiato palestinese il proprio albero genealogico e tutti i documenti di supporto, oltre a realizzare mappe che mostrano le procedure di sfollamento del 1948. Gli archivi forniranno inoltre una migliore comprensione degli eventi molto controversi relativi all’espulsione e alla fuga di circa 750.000 palestinesi in quel periodo. I funzionari stimano che il lavoro potrebbe richiedere altri due anni. La dottoressa Anne Irfan, storica del Medio Oriente moderno presso l’University College di Londra e autrice del libro di recente pubblicazione A Short History of the Gaza Strip, ha affermato che i documenti costituiscono una testimonianza fondamentale della storia nazionale palestinese. “I palestinesi sono un popolo senza stato e senza un archivio nazionale completamente unificato… quindi l’archivio dell’UNRWA ha un significato particolare per loro”, ha detto Irfan. Gli archivi digitalizzati aprono molteplici vie di indagine sull’esperienza dei rifugiati palestinesi, sul ruolo dell’ONU e della comunità internazionale e sugli elementi fondamentali della politica mediorientale degli ultimi 80 anni, ha detto Irfan al Guardian. «È una storia molto controversa, e una storia che ha potenzialmente ramificazioni molto concrete per il presente». https://www.theguardian.com/world/2026/may/14/secret-mission-palestinian-refugee-archive-UNRWA-israel Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
May 15, 2026
Assopace Palestina
Firenze, 16 maggio: fermare l’aeroporto
APPELLO ALLA MOBILITAZIONE In un momento così delicato per il futuro della Piana e della nostra regione, crediamo sia necessario fare un passo in avanti, tutti insieme. • Per bloccare il progetto (insensato e insostenibile) del nuovo aeroporto di Firenze. • Per salvare il territorio della Piana Firenze-Prato-Pistoia e le aree rurali e verdi distrutte dal nuovo aeroporto, per una
Il Primo Ministro indiano Modi in Italia
Il 19 e 20 maggio il Premier indiano sarà a Roma, alla fine di un tour mondiale ed europeo. L’appello di Sikhs For Justice al Governo italiano: «L’Italia non chiuda gli occhi sulla repressione transnazionale operata dal Governo Modi». Con l’imminente arrivo in Italia del Primo Ministro indiano Narendra Modi, l’organizzazione Sikhs For Justice (SFJ) – movimento Khalistan Referendum con sede negli Stati Uniti – richiama l’attenzione del governo italiano e della premier Giorgia Meloni su episodi di sorveglianza, minacce e intimidazioni nei confronti di attivisti sikh che vivono nel Paese. «La rete di repressione transnazionale di Modi» ha dichiarato il consigliere legale del gruppo, Gurpatwant Singh Pannun «sta bussando alla porta dell’Italia, così come ha già fatto in Canada, negli Stati Uniti e nel Regno Unito». Al centro delle denunce vi sarebbero tentativi di monitoraggio e minacce nei confronti dei promotori del referendum per l’indipendenza dello Stato del Punjab, che sarà rinominato “Khalistan”, sostenuto dall’associazione Sikhs For Justice. In particolare, l’avvocato statunitense Pannun segnala una presunta registrazione audio di una conversazione con un diplomatico indiano a Milano, ove si farebbe riferimento a minacce di morte nei confronti di due Sikh promotori del Khalistan referendum, solo pochi mesi prima dell’omicidio in Canada di Hardeep Singh Nijjar, organizzatore del Khalistan referendum canadese. Polizia e Carabinieri in Italia hanno ricevuto alcune denunce per minacce di morte, rivolte a promotori del Referendum per l’indipendenza dello Stato del “Khalistan”. In particolare, l’associazione Sikhs For Justice ha sottolineato che due attivisti del Khalistan Referendum Group, Jagroop Singh e Gurpal Singh, cittadini italiani, hanno recentemente ricevuto minacce di morte in Italia da parte di individui presumibilmente legati al Consolato indiano. La SFJ ha sollevato serie preoccupazioni sulla sicurezza degli attivisti politici Sikh che risiedono in Italia. Il comunicato trasmesso dall’associazione fa riferimento anche a un più ampio schema di repressione transnazionale contro i promotori del referendum per il nuovo Khalistan a livello internazionale, ove si registra: l’omicidio di Shaheed Hardeep Singh Nijjar in Canada: minacce e azioni mirate contro i promotori del Referendum per l’indipendenza del Khalistan in Canada, un piano organizzato per l’omicidio dell’avvocato statunitense Gurpatwant Singh Pannun (cfr. https://www.theguardian.com/us-news/2026/feb/13/nikhil-gupta-assassination-plot-pleads-guilty), le minacce e gli  avvertimenti  rivolti a Paramjeet Singh Pamma,  promotore anch’egli del Referendum sul Khalistan nel Regno Unito cfr. (https://www.theguardian.com/uk-news/2026/jan/12/sikh-activist-uk-increase-security-hindu-nationalist-threats). L’associazione SFJ chiede alle autorità italiane di accertare se le reti diplomatiche e consolari indiane in Italia vengano utilizzate per attività di sorveglianza, intimidazione e persecuzione contro la minoranza dei sikh ed in particolare contro i sikh promotori del Khalistan Referendum. In particolare, il gruppo pro-Khalistan ha esortato il Primo ministro Meloni a garantire che l’Italia non diventi il prossimo territorio ove possano intensificarsi le minacce e le intimidazioni provenienti dall’India, con il rischio di passare «dalla sorveglianza e dalle minacce agli omicidi». Il gruppo Sikhs For Justice conclude chiedendo che la cortesia diplomatica italiana non si trasformi in protezione della repressione transnazionale. C’è un comunicato stampa del gruppo, che riportiamo qui in calce per una lettura completa. Secondo Amnesty International, la situazione dei diritti umani in India nel 2025-2026 è «drammaticamente peggiorata». Le autorità di Nuova Delhi continuano a usare leggi su sedizione e antiterrorismo per reprimere giornalisti, studenti, attivisti e oppositori politici. Le minoranze religiose – in particolare musulmani e sikh – sono colpite da discriminazioni istituzionalizzate, violenze e demolizioni punitive (cfr. https://www.amnesty.it/rapporti-annuali/rapporto-2026/asia-e-pacifico/india/). Amnesty denuncia, inoltre, l’espulsione illegale di rifugiati rohingya, la persecuzione delle minoranze etniche nello stato di Assam e i crescenti rischi ambientali dovuti a un modello economico basato sul carbone. L’organizzazione interazionale accusa il governo Modi di «criminalizzare il dissenso» e di avere «chiuso lo spazio civico più di qualsiasi altro governo democratico nella storia moderna del Paese». Human Rights Watch conferma un modello strutturale di repressione in India. Il suo rapporto 2026 documenta arresti arbitrari, violenze custodiali e pressioni sui media indipendenti, descrivendo un sistema di controllo che si estende ben oltre i confini nazionali. HRW cita episodi di sorveglianza e intimidazione contro cittadini indiani all’estero, compresi sikh, attivisti kashmiri e critici del governo BJP. In particolare, il rapporto menziona l’uso politico della revoca del visto Overseas Citizenship of India per punire studiosi e giornalisti della diaspora che denunciano abusi (cfr. https://www.hrw.org/asia/india). Lo studio del Parlamento Europeo Transnational Repression of Human Rights Defenders (2025) dedica un capitolo all’India, segnalando atti di repressione transnazionale ai danni di militanti e difensori dei diritti umani. Lo studio richiama il caso di Hardeep Singh Nijjar, ucciso nel 2023 in Canada, e il tentato omicidio dell’attivista Gurpatwant Singh Pannun a New York, sottolineando «elementi credibili di coinvolgimento di apparati collegati ai servizi segreti indiani». Classifica inoltre l’India come l’unico Paese che abbia perpetrato azioni di persecuzione oltreconfine, raccomandando ai governi ospitanti – inclusi quelli europei – di rafforzare i meccanismi di protezione per le comunità vulnerabili. La USCIRF (U.S. Commission on International Religious Freedom) esprime «profonda preoccupazione» per la repressione transnazionale indiana e le politiche interne che colpiscono musulmani, sikh e cristiani. Nel suo rapporto 2025, la Commissione chiede l’inserimento dell’India nella lista dei “Paesi di particolare preoccupazione per la libertà religiosa” e denuncia «l’uso di strumenti diplomatici e d’intelligence per silenziare dissidenti all’estero». La USCIRF invita i governi occidentali a non sacrificare i principi dei diritti umani sull’altare delle relazioni economiche o strategiche con Nuova Delhi. L’associazione Sikhs For Justice chiede al governo italiano di indagare sulle presunte attività dei funzionari indiani in Italia, di proteggere gli attivisti sikh residenti in Italia e di non ridurre la visita di Modi a «un mero atto di cortesia diplomatica».  Alla luce delle gravi denunce documentate da Amnesty, Human Rights Watch, dal Servizio ricerche del  Parlamento Europeo e dalla Commissione americana per la libertà religiosa, l’associazione Sikhs For Justice invita l’Italia (Paese fondatore dell’Unione Europea e firmatario delle principali convenzioni a tutela dei diritti umani) ad assumere un ruolo attivo nel monitoraggio della repressione transnazionale e a riaffermare i valori fondamentali di libertà di espressione, libertà di culto e libertà di associazione, prevenendo e sanzionando ogni forma di repressione nei confronti dei Sikhsul territorio italiano.     Redazione Italia
May 15, 2026
Pressenza

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