[2026-07-11] Per la Palestina @ CSOA Ipo'
PER LA PALESTINA CSOA Ipo' - via Capo 'acqua 2, Marino (RM) (sabato, 11 luglio 19:00) Sabato 11 luglio, presso il Centro sociale Ipò, a Marino, il coordinamento Castelli Romani per la Palestina organizza un’iniziativa di solidarietà con la popolazione palestinese e in sostegno alla resistenza contro il colonialismo e l’imperialismo. Dalle ore 19, avrà inizio una serata di musica, teatro e interventi. Claudio Maffei, Sandro Chessa e Stefano Pavan si esibiranno in un set acustico. Poi sarà volta del Collettivo Teatro Macchia Rossa. L’iniziativa si concluderà con il concerto degli Indaco, uno dei gruppi più riconosciuti della World Music italiana, fondato nel 1992 da Mario Pio Mancini e Rodolfo Maltese del Banco del Mutuo Soccorso. Rompiamo ogni complicità italiana con lo Stato sionista Palestina libera dal fiume al mare Centro Sociale IPÒ – Via Capo d’Acqua, 2 – Marino
June 22, 2026
Gancio de Roma
#stopthegenocideingaza🇵🇸 Turisti in #Sicilia per i genocidi di #Israele - Il giornalista Antonio Mazzeo #palestina Resort di lusso in Sicilia per il “riposo” dei manager delle aziende israeliane che sostengono le operazioni militari a Gaza e in West Bank. https://www.youtube.com/watch?v=j9aUI1aIvgs
June 22, 2026
Antonio Mazzeo
Nei cortili di Odessa, in Ucraina, tra chi dice “no” alla leva
Zelensky ha bisogno di nuove reclute da mandare al fronte e per questo ha intensificato la caccia a chi è arruolabile. Molti ragazzi si nascondono nei posti più impensati. Vasily trascorre le giornate in un patio di periferia, da sempre zona franca per le autorità: «Io non sono una merce usa e getta. E questa non è la guerra del popolo» «Questo cortile è l’unico orizzonte. Tutta la mia vita». Dal risveglio alla notte, la sua giornata si svolge nel quadrato disegnato dai palazzoni su cui si stratificano successive architetture e altrettanti progetti politici. La modernizzazione urbanistica voluta dall’imperatrice Caterina e ispirata al neoclassicismo italiano, le geometrie create dalle avanguardie socialiste e riportate al criterio dell’efficienza massima dalla burocrazia sovietica, la decadenza libertaria anni Novanta e il patriottismo ufficiale dell’Ucraina invasa. La storia di Odessa – cosmopolita e anti-establishment per definizione – è concentrata sulla vernice scrostata di questi edifici popolari e labirintici, sulle loro ringhiere malconce attraversate da file di panni stesi, sull’unico tavolo del baretto-dispensario che si erge fra le auto scassate parcheggiate dai tempi dell’Urss, le biciclette e le vetture moderne. “Dvorik”, patio in russo, lingua madre di quanti abitano le comunità in miniatura invisibili alla metropoli che si estende oltre ai pesanti portoni di legno e ferro. «Amo questo panorama. Ma ora, a volte, mi manca l’aria. Sento come se i fabbricati avanzassero verso di me, fino a stritolarmi», dice mentre gli occhi d’un celeste chiarissimo si guardano sperduti intorno, quasi a fugare il dubbio. Lo chiameremo Vasily. Il suo nome non può essere rivelato poiché un “fuggitivo” o “draft dodger”. Un popolo di almeno due milioni di uomini tra i 25 e i 60 anni, secondo il ministero della Difesa ucraino, che si nasconde per non essere bloccato dagli ufficiali di reclutamento, caricato a forza su uno dei pulmini bianchi in agguato per le strade e spedito al fronte. Altri 200mila hanno lasciato le armi e si sono dati alla macchia: Awol, li chiamano, «assenti dal fronte senza giustificazione». Ad agosto, Vasily, 33 anni, è scampato per un soffio all’arruolamento generale obbligatorio in vigore da quattro anni. «Ero in centro quando, d’un tratto, mi sono trovato di fronte il bus. L’autista ha inchiodato, un uomo è sceso e mi invitato a salire. È accaduto in una manciata di secondi, non ho riflettuto, ho agito d’impulso. Con tutto il fiato che avevo in gola ho gridato: “No!”. Non pensavo di riuscire a urlare tanto forte. Mi sono messo a correre, ho fermato la prima auto che passava e ho supplicato il conducente di aiutarmi. L’ha fatto. E ora sono qui e non una trincea ad uccidere o a essere ucciso. Quel giorno la mia vita è cambiata. A lungo mi sono sentito immune alla leva. Conoscevo la legge ma per eluderla era sufficiente non spostarsi dalla città per non imbattersi in un check-point». Con il protrarsi a oltranza del conflitto e il moltiplicarsi delle perdite in battaglia, la necessità di nuove reclute ha spinto il governo di Volodymyr Zelensky ad intensificare i controlli. Ormai è una vera e propria caccia “all’arruolabile”. Chi non vuole indossare la divisa ha due opzioni. Una è ottenere un’esenzione per ragioni di salute, di lavoro o di famiglia, da rinnovare ogni tre mesi. Kostantin – altro nome di fantasia –, 38 anni, l’ha ricevuta esattamente dieci giorni fa a causa dell’invalidità del padre, malato oncologico. «Questa è solo una parte della verità. L’altra è che ho fatto quello che fa chi può… ho pagato diverse migliaia di euro. Così nessuno ha fatto storie e ho avuto il documento in due settimane. Altrimenti dubito che me l’avrebbero data. Non riesco ancora ad abituarmi all’idea di potermi spostare liberamente. Non lo faccio dal 2023», racconta il giovane nel suo patio trasformato in laboratorio di falegnameria e distilleria artigianale di vodka. «Un modo utile di passare il tempo. Per fortuna avevo il lavoro in un’azienda nautica. Non ufficialmente, certo. Se sei in età di leva non puoi essere impiegato. Ma tanti, come me, sono rimasti al loro posto, solo li pagano in nero. Ipocrisie come queste hanno crescere la mia avversione al conflitto. Non ho paura di combattere, non voglio farlo». L’opzione di chi non ha denaro è quella di rifugiarsi nei “dvorik” delle aree marginali, dove le autorità da sempre non entrano. Nemmeno dopo la caduta del comunismo, quando i cortili interni delle periferie – sociali più che geografiche – erano stati colonizzati dalla criminalità organizzata in piena ascesa. La scelta di Vasily. «Sono recluso, non posso uscire nemmeno per andare al supermercato. Quasi non lavoro: sono musicista ma come faccio a fare i concerti in clandestinità? Sopravvivo organizzando delle proiezioni private di film d’autore per un pubblico di non più di 15 spettatori. Devo controllare chi sono per evitare problemi. Un piccolo cineforum con opere di Antonioni o Truffaut. Grandi classici che aiutano a recuperare la complessità del reale in questo tempo di bianco o nero in cui i dettagli non contano più. È difficile, stressante, provo ansia, un perenne senso di oppressione, dormo a fatica. Ma non posso fare diversamente. Non sono disposto a essere parte di questo inganno: non è la guerra del popolo. Non sono merce usa e getta. Mi rifiuto di esserlo. La mia vita e quella altrui, dei cosiddetti nemici, valgono di più». L’entrata al centro di arruolamento della 39esima brigata della marina è rassicurante: la porta è ricoperta di adesivi colorati. Anche all’interno i poster si mescolano agli stemmi militari. Su una parete spicca il quadro del Cremlino in frantumi, con la scritta: «I sogni devono diventare realtà». La stanza è vuota, a parte i cinque reclutatori dietro alle scrivanie. Igor Poster, uno di loro, garantisce però che da quando è stato aperto, nel 2023, l’ufficio riceve in media cento aspiranti al mese. «È cambiata solo la proporzione: prima erano tutti volontari – sottolinea –. Ora questi ultimi sono il 20%. Un altro 20% sono “assenti ingiustificati” dal fronte che vogliono reintegrarsi. Il 60% viene dal sistema di leva». Cioè dai pulmini bianchi. Questi ultimi non passano, in realtà, per il centro ma vengono inviati direttamente all’addestramento di 52 giorni prima del campo di battaglia. «Lavoriamo per far crescere il numero di volontari con campagne di sensibilizzazione. Invitiamo gli studenti delle superiori a incontrare i veterani o facciamo delle proiezioni di film di guerra. Presto, poi, il modello sarà migliorato». Il governo ha appena annunciato l’aumento del salario minimo dei soldati, al momento equivalente al momento equivalente a 480 euro, il triplo di quello dei civili. E una serie di ulteriori incentivi. Igor è fiducioso sui risultati. «Vuoi parlare con un volontario? Ora non ce n’è, forse la settimana prossima». Poi conclude: «Sempre che venga qualcuno».   Redazione Italia
June 22, 2026
Pressenza
AGGIORNAMENTI GIORNATA 16 GIUGNO 2026
Diffondiamo da Epigea: La mattina del 16 giugno, a Catania, si è svolta l’udienza in primo grado relativa ai fatti contestati dalla procura di Catania in occasione di un corteo che ha attraversato le strade della città il 17 maggio scorso. L’operazione “ipogeo”, dal nome della via che precede il carcere di Piazza Lanza, vede … Leggi tutto "AGGIORNAMENTI GIORNATA 16 GIUGNO 2026"
June 22, 2026
Brughiere
Per la Palestina – Sab 11/07
Sabato 11 luglio, presso il Centro sociale Ipò, a Marino, il coordinamento Castelli Romani per la Palestina organizza un’iniziativa di solidarietà con la popolazione palestinese e in sostegno alla resistenza contro il colonialismo e l’imperialismo. Dalle ore 19, avrà inizio una serata di musica, teatro e interventi. Claudio Maffei, Sandro Chessa e Stefano Pavan si esibiranno in un set acustico. Poi sarà volta del Collettivo Teatro Macchia Rossa. L’iniziativa si concluderà con il concerto degli Indaco, uno dei gruppi più riconosciuti della World Music italiana, fondato nel 1992 da Mario Pio Mancini e Rodolfo Maltese del Banco del Mutuo Soccorso. Rompiamo ogni complicità italiana con lo Stato sionista Palestina libera dal fiume al mare Centro Sociale IPÒ – Via Capo d’Acqua, 2 – Marino
June 22, 2026
CSOA Ipo'
21 giugno, salutiamo la Ghassan Kanafani
Il terzo e ultimo giorno di permanenza della barca Ghassan Kanafani a Viareggio è stato caratterizzato da iniziative di “cultura attiva”.   Già dalla mattinata il punto informativo è stato presente in passeggiata, poi nel pomeriggio ci siamo spostati presso l’ormeggio della barca per l’evento “Voci e corpi per la Palestina”. Qui in un clima di festosa solidarietà e insieme all’equipaggio abbiamo ballato, cantato, recitato poesie palestinesi. L’incontenibile esuberanza dei Pedrasamba con le loro percussioni ci ha accompagnato a lungo; poi l’intenso e toccante flash mob “The sound of silence”, la maestria del coro femminile “Le Malerbe”, dieci giovani donne che cantano a cappella a più voci canti popolari politici dal mondo. Riuniti in gruppo abbiamo scandito in coro: liberate il pediatra Abu Safiya (detenuto senza alcuna imputazione dal 2024, figura medica preziosa). Accompagnavano il tutto laboratori per bambini che costruivano lanterne (alludendo alla fiaba di Kanafani “La piccola lanterna”) e barchette di carta. Alla fine protagoniste le danze palestinesi e gli ottimi freschi aperitivi, con famiglie venute anche da Pisa. Tutto ciò mentre a Gaza e Cisgiordania continua lo stillicidio di violenza genocida e la proterva volontà sionista, applicata anche in Libano, di impossessarsi delle terre limitrofe per realizzare la grande Israele. In quelle terre c’è una sola soluzione, smantellata l’entità sionista: vivere tutti assieme, arabi ed ebrei che lo vogliano, in un unico Stato laico con piena cittadinanza e uguaglianza di diritti per tutti, rielaborando le lunghe stagioni di lutti, massacri, vendette e rancori verso una convivenza pacifica e collaborativa. Questa la speranza e l’obiettivo per cui lottiamo e lotteremo. Salutiamo la Ghassan Kanafani, ma non la Freedom Flotilla Italia che resterà fra noi. Foto di Casa delle Donne e Coordinamento Versilia per la Palestina   Anna Polo
June 22, 2026
Pressenza
Mediterraneo Antirazzista a Palermo: “Riprendiamoci le strade”
Successo per Mediterraneo Antirazzista: a Palermo premiati anche Global Sumud Flotilla, centri sociali, scuole di frontiera e altre realtà  Per oltre un mese, i quartieri di Palermo sono stati attraversati dall’allegria, dalla socialità e dall’impegno del Mediterraneo Antirazzista. Sport, tornei, gare, eventi, dibattiti, presentazioni di libri, concerti hanno animato la città nel nome dell’antirazzismo e della solidarietà. Dopo gli incontri diffusi nei quartieri, dal centro alla periferia, le fasi finali dei tornei di calcio, basket, cricket e altri sport sono state disputate dentro il Velodromo Paolo Borsellino di Palermo. La Festa Antirazzista e il concerto di genere “Combat Folk” della mitica “Bandadarbò” in Piazza Magione, davanti a migliaia di giovani, hanno concluso, a metà Giugno, la XIX edizione di “Mediterraneo Antirazzista Palermo”. “È questa la nostra risposta a chi parla di città “sicure”! – spiegano gli organizzatori di Mediterraneo Antirazzista Palermo – Vogliamo costruire sicurezza attraverso pratiche educative, solidali, mutualistiche e di prossimità. Creare luoghi in cui incontrarsi, riconoscersi, organizzarsi e rivendicare diritti. Pretendere interventi concreti nei quartieri, accesso al welfare e opportunità per tutte e tutti. Volevamo che il palco della Festa Antirazzista avesse un significato profondamente politico. Per questo, con la consegna delle targhe, abbiamo voluto riconoscere quei gruppi, realtà e associazioni che ogni giorno costruiscono pratiche di solidarietà, mutualismo e partecipazione”. Dalla Global Sumud Flotilla (perseguitata dagli israeliani) alla Rete di accoglienza cittadina, dalla rete del Borgo Vecchio alla scuola dello Sperone, le targhe non sportive del Mediterraneo Antirazzista hanno premiato l’impegno sociale e civile. Ecco le motivazioni dei premi: La targa “On the road” alla Rete territoriale Borgo Vecchio. Centro Sociale Anomalia, Punto Insieme APS / Quarto Tempo, Parrocchia di Santa Lucia Per Esempio: per l’impegno a rendere le strade dei luoghi fatti di comunità e relazioni, attraverso il gioco e lo sport. La targa “Sport Popolare in spazio pubblico” all’ICS ” Sperone – Pertini” – Palermo che da tre anni decide di spostare un’intera popolazione scolastica sul pratone del Foro Italico per organizzare le SPERONIADI, le olimpiadi dei ragazzi e delle ragazze dello Sperone. La targa “Jibril Habib” alle operatrici e agli operatori dei Sai, a coloro che portano avanti un lavoro di cura, attenzione e responsabilità per fare sì che tutti e tutte le ragazze non perdano alcuna occasione. La targa “Luigi Carollo” consegnata dal Palermo pride a Non una di meno – Palermo che ogni giorno spinge pratiche di rottura, coi corpi, portando avanti una lotta inclusiva che rompe gli schemi. La targa “Mediterraneo Antirazzista 2026” va, senza alcun dubbio, alla Global Sumud Flotilla. Perché nessuna lotta ha senso se resta confinata entro i confini di una città. Perché c’è una sola parte da cui stare: dalla parte della Palestina, fino alla fine del genocidio e di ogni guerra… Non esisterà mai una liberazione collettiva senza la Palestina libera che libera tutte e tutti noi…” Una delle tappe ormai storiche del Mediterraneo Antirazzista è stata il rione Borgo Vecchio. Secondo il Centro Sociale Anomalia di Palermo, “Il Mediterraneo Antirazzista ci lascia una certezza: la comunità si costruisce. Si costruisce quando le persone si incontrano, condividono spazi, organizzano momenti di socialità e praticano uno sport libero, popolare e accessibile. Al Borgo Vecchio, con “Gioca la Strada”, abbiamo visto che un’altra idea di città è possibile: una città fatta di relazioni, partecipazione e spazi vissuti, non solo consumati. Perché il diritto alla città si esercita ogni giorno!”. Oltre al Borgo Vecchio, altre tappe del Mediterraneo Antirazzista sono state: la Zisa, il Cep, lo Sperone, lo Zen, la Kalsa. L’Officina del Popolo (situata in Via Giacomo del Duca 4) ha evidenziato l’esordio del quartiere della Zisa: “Giovedì 21 maggio si è tenuta per la prima a volta la tappa alla Zisa del Mediterraneo Antirazzista, un pomeriggio di sport, musica e merenda tutt3 insieme. In una città e un quartiere in cui sempre più spazi da gioco vengono privatizzati, e quelli pubblici (sempre meno) lasciati alla mercé del tempo e dell’usura senza alcuna traccia di manutenzione, ci riprendiamo le strade! NON LUOGO, NON GIOCO!”.           Pietro Scaglione
June 22, 2026
Pressenza
Costruire collettivamente pensieri critici e pratiche alternative
-------------------------------------------------------------------------------- Aderisco volentieri. Sono sempre più convinta che tenere aperti luoghi e spazi dove costruire collettivamente pensieri critici e pratiche di alternativa al sistema capitalista/maschilista/coloniale sia un’importante modo non solo per resistere ma proprio per esistere. [Nicoletta Pirotta] -------------------------------------------------------------------------------- Tutte le adesioni alla campagna Un tetto Comune -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Costruire collettivamente pensieri critici e pratiche alternative proviene da Comune-info.
June 22, 2026
Comune-info
Roma, 25 giugno. Presidio in sostegno alla delegazione “Roma sa da che parte stare” ricevuta in Campidoglio
La Delibera di iniziativa popolare che ha raccolto circa 16.000 firme, il triplo di quelle necessarie perché venga discussa, ha ottenuto una prima vittoria: il #sindaco #Gualtieri e la sua maggioranza, sono stati costretti ad affrontare la questione dei rapporti con #Israele nonostante abbiano cercato in tutti i modi di pronunciarsi il meno possibile sul #Genocidio in corso in #palestina. Noi, al contrario, dopo anni di mobilitazione al fianco del popolo e della resistenza palestinese, con il lavoro di raccolta firme nei territori e la lotta nei municipi della città, pretendiamo che l’Assemblea Capitolina rappresenti le istanze popolari e rompa ogni accordo e relazione economica, diplomatica e politica con lo Stato sionista. Questo a partire dalle proposte contenute nella delibera, con cui ribadiamo chiaramente che vogliamo aziende come #Teva e #mekorot, e fondi a capitale israeliano come Hines, coinvolto nel progetto degli ex Mercati Generali, fuori dalla nostra città, in quanto elementi di complicità con il genocidio e con la sistematica violazione del diritto internazionale. Chiediamo inoltre che Roma Capitale avvii un monitoraggio su tutte le relazioni con Israele, impedendo futuri partenariati e accordi, e rendendo trasparenti tutti gli accordi in modo da sottoporli costantemente all’attenzione degli abitanti della città. Vogliamo quindi una rottura che vada oltre le questioni meramente tecnico-amministrative e che sia accompagnata da una condanna politica netta di Israele da parte dell’Assemblea Capitolina, in linea con i principi democratici che dovrebbero caratterizzare la rappresentanza politica. Ci chiediamo quindi se la Giunta Gualtieri avrà il coraggio di rappresentare il popolo di questa città, proseguendo sulla strada già percorsa da numerosi municipi di Roma, che ci auguriamo continuino ad adottare questa linea di presa di posizione, schierandosi dalla parte della Palestina e rifiutando eventuali pressioni da parte di chi vorrebbe continuare a essere complice e in silenzio. Invitiamo tutta la città a partecipare al presidio che si terrà il 25 giugno alle ore 15.00 in Piazza del Campidoglio, durante l’incontro tra la delegazione di Roma Sa Da Che Parte Stare, la Segreteria del Sindaco di Roma e i membri dell’Assemblea Capitolina. Continuiamo a dimostrare che i risultati e le vittorie sono frutto della partecipazione e della lotta popolare e che Roma sa da che parte stare: dalla parte giusta della storia, dalla parte del popolo e della resistenza palestinese. #romasadachepartestare
June 22, 2026
Assopace Palestina
Sosteniamo il Nazra festival. Non spegniamo lo sguardo sulla Palestina
Se io dovessi morire tu devi vivere per raccontare la mia storia per vendere tutte le mie cose comprare un po’ di stoffa e qualche filo, per farne un aquilone (magari bianco con una lunga coda) in modo che un bambino, da qualche parte a Gaza fissando negli occhi il cielo nell’attesa che suo padre morto all’improvviso, senza dire addio a nessuno né al suo corpo né a se stesso veda l’aquilone, il mio aquilone che hai fatto tu, volare là in alto e pensi per un attimo che ci sia un angelo lì a riportare amore. Se dovessi morire che porti allora una speranza che la mia fine sia una storia! (If I must die di Refaat Alareer) L’autore di questa poesia, ormai nota in tutto il mondo, è un poeta e scrittore gazawi, ucciso – un mese dopo averla scritta – da un raid israeliano, nel dicembre 2023. Refaat Alareer credeva nel valore del racconto ed era stato cofondatore del progetto We Are Not Numbers, nato per raccontare storie di quotidianità con la collaborazione di autori affermati e giovani scrittori di Gaza. La conclusione di questa poesia, composta in lingua inglese, è insieme un lascito e un messaggio di speranza: If I must die /let it bring hope/let it be a tale. Il suo ultimo verso, “let it be a tale”, è stato scelto come titolo per la campagna di crowdfunding del Nazra Short Film Festival, la rassegna indipendente e itinerante che, dal 2017, porta la Palestina in Italia attraverso la proiezione di brevi ed intensi cortometraggi. “Nazra” in arabo vuol dire sguardo. “E noi guardiamo, e raccontiamo una terra sotto occupazione da 77 anni, una popolazione che resiste, esiste, crea. Lo facciamo scegliendo il linguaggio del cortometraggio, attraverso le storie che arrivano dai campi profughi, dalla diaspora, dai territori assediati”. Il sostegno economico permetterà al festival di restare “uno spazio libero, indipendente, accessibile”, e uno strumento di resistenza. Per realizzare il festival, portarlo in decine di città, tradurre i corti, accogliere registi e ospiti, sostenere la logistica, le proiezioni, i dibattiti e i materiali, servono delle risorse, e noi possiamo portare il nostro contributo. Si può anche organizzare una proiezione scrivendo a info@nazrafilmfestival.com, “reincantiamo il nostro mondo con nuovi immaginari possibili”. E’ nata anche una collaborazione tra Nazra e Samarkandè, un’iniziativa culturale attiva a Betlemme per la tutela e la trasmissione del Tatreez, il tradizionale ricamo palestinese, inserito dall’UNESCO nel patrimonio culturale immateriale dell’umanità. La collaborazione è iniziata dopo la visita in Italia, nel novembre 2025, dell’artista e ricamatrice Samar Abdrabbou. Il suo frutto è un’edizione limitata di 25 bandane tatreez, in fibre naturali, ricamate a mano in Palestina da Samar e da un collettivo di donne artigiane, prodotte per questa raccolta fondi che durerà fino al 6 luglio. E’ anche un modo per fare conoscere e sopravvivere un patrimonio culturale unico che rischia di essere cancellato. Per saperne di più https://www.produzionidalbasso.com/project/let-it-be-a-tale-nazra-2026-1/ Redazione Sicilia
June 22, 2026
Pressenza

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