Mangia e Dibatti 26/04
Dalle guerre preventive ai governi autoritari, alle grandi mobilitazioni, proviamo ad ordinare il nostro pensiero e il nostro agire. L’avvento del Trump 2 alla presidenza USA ha scompaginato l’orizzonte internazionale, ma non si capisce se si tratta di un cambiamento di strategia o di tattica destinata ad esaurirsi in tempi brevi. In un anno l’intenzione di aggredire il mostruoso debito pubblico e riaffermare l’egemonia finanziaria e industriale USA si è risolta in un passaggio a vuoto. L’aggressione all’IRAN al seguito della mosca cocchiera sionista, dopo la guerra dei dazi e le azioni di pirateria in Venezuela e dintorni hanno dilatato il debito pubblico non hanno ottenuto grandi trasferimenti di produzioni industriali, mentre è ripartita l’inflazione e le big oil con gli armieri hanno incassato bene. Dicevamo nel 2015 che il capitalismo atlantico era alla canna del gas dopo i fallimenti in Ucraina e in Siria, oggi non si può dire che stia meglio e in più le due rive si sono pure allontanate. Si naviga verso il ridimensionamento dell’egemonia yankee, attraverso una serie di conflitti parziali alimentati a ripetizione. Il capitalismo globale, insomma,non sta forse collassando, ma ha diversi malanni e per ora recupera pestando il proletariato. Il punto di caduta della crisi potrebbe essere una nuova spartizione del mondo, una specie di Yalta 2.0. Le prepotenze imperiali hanno provocato mobilitazioni imponenti come sulla Palestina. Ora ci sarebbero le condizioni per nuove ondate contro il potere sul terreno della materialità quotidiana,ma abbiamo troppi orpelli sulle groppa, robe arcaiche: partiti, piattaforme programmatiche, deleghe sindacati. La questione è trovare il metodo giusto per ottenere organizzazioni di massa antagoniste capaci di convivere con i tempi lunghi del “sol dell’avvenire”. La crisi di patriarcato e capitalismo, e l’insufficienza dell’antagonismo proletario percorrono vie simmetriche. Rompere questa simmetria non è facile, ma si possono fare passi avanti radicando nei territori una reale continuità conflittuale.
April 23, 2026
CSOA Ipo'
MANERBIO: PARTECIPATO PRESIDIO ANTIFASCISTA CONTRO FORZA NUOVA
Nella bassa bresciana,  a Manerbio, nella serata del 22 aprile 2026 è stato promosso un presidio antifascista, partecipato da centinaio di persone, contro la presenza dei fascisti di FN, inizialmente intenzionati a fare una “ronda” per la sicurezza, ma rimasti – dopo le proteste di Anpi e realtà antifasciste locali – fermi in piazza Falcone, come prescritto dalla Questura. Una provocazione tra le tante nel territorio del bresciano alla vigilia l’81esimo anniversario dalla Liberazione dalla dittatura fascista e dall’occupazione nazista del 25 Aprile: nei giorni scorsi una simile iniziativa era stata promossa a Orzinuovi, mentre a Maclodio il sindaco Fdi Zanetti ha negato la partecipazione all’Anpi  per l’ iniziativa istituzionale di sabato. L’associazione ha scelto quindi di lasciare il sindaco di ultradestra da solo, decidendo di omaggiare il successivo la Resistenza partigiana a Maclodio. Di tutto questo abbiamo parlato con Valter Longhi, compagno dell’Osservatorio Democratico Nuove Destre – Azione Antifa di Brescia.         
April 23, 2026
Radio Onda d`Urto
L’UFFICIO PATRIMONIO VA ALLA GUERRA: CHE FINE HA FATTO LA POLITICA?
L’UFFICIO PATRIMONIO VA ALLA GUERRA: CHE FINE HA FATTO LA POLITICA? Nella surreale vicenda di Casale Garibaldi, iniziata nel 2017 alla scadenza della prima concessione, pensavamo di aver visto tutto: un assedio burocratico infinito, processi per “abusi edilizi” totalmente infondati, interventi di “messa in sicurezza” che hanno minato la sicurezza dello spazio, richieste di indennità economiche respinte in sede giudiziale, un “bando” che ha fatto strame della lettera e della sostanza della Delibera 104, progetti ritenuti “vincenti” senza indice, senza numeri, senza proposte; verbali di graduatoria con errori materiali e sostanziali. Pochi giorni fa il Tar ha respinto l’istanza di sospensiva presentata dal nostro studio legale. Per il Tribunale amministrativo, ad oggi, “non si ravvisano vizi evidenti che inficino la selezione per l’assegnazione dell’immobile de quo”, anche alla luce della “tenuità del periculum, posto che la ricorrente associazione ancora occupa il bene in questione”. Prendiamo atto della decisione senza timori: abbiamo piena fiducia nelle ragioni del nostro ricorso e attendiamo sereni la discussione di merito. Nell’occasione, però, abbiamo preso visione della memoria presentata dalla Direzione tecnica e Ufficio Patrimonio, a firma Andrea Conti e Laura Rubeo, relazione richiesta dall’avvocatura comunale. Siamo rimasti sbigottiti dal taglio e dai contenuti del documento, pensiamo sia doveroso condividere pubblicamente i punti principali. 1. La relazione si apre con una inconsueta premessa di carattere politico e ideologico, un attacco violento all’Associazione Culturale Casale Garibaldi; la nostra “colpa” è di aver rivendicato la pratica dell’autogestione come metodo e sostanza del processo democratico, prova inconfutabile, per i due dirigenti, della “storica opposizione alle disposizioni dell’amministrazione”. Un teorema strampalato che prova a mettere in discussione la legittimità formale e le funzioni dell’Associazione Culturale Casale Garibaldi, attiva in continuità dal 1993. L’Associazione, da sempre, si interfaccia con la proprietà pubblica, sollecita le istituzioni preposte alla presa in carico degli interventi necessari per la tutela del bene, si attiva per migliorare la qualità dei servizi del territorio e dello spazio. Una mole di documenti ufficiali di cui non si può ignorare l’esistenza. 2. Secondo la Direzione tecnica la nostra indisponibilità a lasciare l’immobile alla scadenza della concessione avrebbe impedito “interventi urgenti di messa in sicurezza e di manutenzione”. Falso. A partire proprio dalla consapevolezza della necessità di questi interventi (già programmati dalla precedente giunta), tra la fine del 2021 e l’inizio del 2022, si avvia il cantiere al Casale; gli interventi riguardano le uscite di emergenza, parte dell’impianto elettrico, il bagno per i disabili. Lavori condotti in piena collaborazione tra l’Associazione e i dirigenti preposti (tra cui, ricordiamo la Dottoressa Fabiana Malara). Interventi che riconoscono e integrano i lavori fatti in “autogestione” e in autofinanziamento dall’Associazione qualche tempo prima, relativi alla impermeabilizzazione di alcune parti del tetto. Il problema dei lavori del municipio riguarda altro, in particolare l’utilizzo di materiali di scarsa qualità per le porte che ha messo a rischio la sicurezza dello spazio. Dopo solo pochi mesi dai lavori, infatti, siamo stati oggetto di effrazione e devastazione da parte di ignoti, che si sono introdotti proprio da quegli ingressi. 3. La relazione prosegue segnalando alcune “perplessità” relative allo stato di cura dell’immobile, evidenziate in occasione del sopralluogo obbligatorio per la partecipazione all’avviso pubblico. Viene citato uno scambio tra Conti e un attivista; nella realtà, in quel colloquio, il dirigente segnala generiche esigenze “di sicurezza”, relative a “collocazioni di librerie” e altri piccoli dettagli, che nulla c’entrano con l’oggetto del bando, i suoi criteri e i suoi parametri. L’Associazione viene accusata di non aver sollecitato interventi di manutenzione del parco, dello spazio e messa in sicurezza. Falso. Dalla scadenza della concessione, nel 2017, abbiamo incontrato ripetutamente esponenti delle diverse giunte per chiedere interventi sull’illuminazione pubblica, sulla manutenzione del verde verticale e sugli interventi di riqualificazione dell’immobile. Negli ultimi anni l’interlocuzione si è rafforzata con diversi consiglieri e gli assessori Lostia, Annucci e Scalia. A tal riguardo il consigliere Riniolo ad aprile 2025 ha fatto approvare anche una mozione. Un confronto permanente, dunque, grazie al quale si è arrivati, nel novembre 2025,al primo intervento di manutenzione del verde verticale. 4. Si arriva così alla sala prove: nella relazione si denuncia la presenza di una “sala di incisione musicale, per la quale non risultano richieste di titoli autorizzativi”. Peccato che la sala è attiva dal 1992 ed è uno dei progetti più antichi e importanti dell’Associazione, ben evidenziato nel progetto risultato vincitore per il bando del 2010. 5. La relazione prosegue sul tema del canone di occupazione, ma anche qui la storia parla chiaro: scaduta la convenzione nel maggio 2017, abbiamo continuato a pagare il vecchio canone di affitto, arrotondando la cifra per eccesso. Rispetto alla ingiunzione di pagamento per il ricalcolo della indennità di occupazione, segnaliamo ancora una volta la sentenza di primo grado del tribunale di Roma, che ha respinto la richiesta del Municipio. 6. Sulla coerenza tra bando, graduatoria e indicazioni della Delibera 104, la relazione compie un’operazione di depistaggio, rivendicando che la Delibera non prevede nessun “diritto di prelazione”. Ma nessuno ha mai messo in discussione questa evidenza. Il punto è un altro e riguarda la valutazione dei progetti e l’applicazione dei criteri previsti dal bando. Uno degli elementi più rilevanti, cioè l’esperienza maturata dai partecipanti, nel bando è formulato in modo contraddittorio: in una parte del bando si fa riferimento all’esperienza “sul territorio”, mentre in un’altra all’esperienza “nell’immobile”. Questa differenza non è solo terminologica, perché il regolamento di Roma Capitale attribuisce uno specifico rilievo proprio all’esperienza maturata nell’immobile oggetto della concessione. Ne deriva che, se si considera il criterio del “territorio”, il bando rischia di porsi in contrasto con il regolamento, mentre se si considera quello dell’“immobile”, la valutazione effettuata dalla Commissione appare difficilmente giustificabile. Su questo criterio è stato attribuito lo stesso punteggio sia all’Associazione Casale Garibaldi, unica ad aver gestito direttamente l’immobile per quasi quarant’anni, sia ad altri concorrenti che non vi hanno mai svolto attività. Si tratta di una equiparazione che evidenzia profili di illogicità manifesta, difetto di proporzionalità e travisamento dei fatti, poiché non è chiaro come esperienze così differenti possano essere considerate equivalenti. 7. Sulla valutazione complessiva dei progetti la Direzione tecnica si guarda bene di affrontare il merito, rifugiandosi nella palude di una “discrezionalità” aleatoria, astratta, non ancorata alle indicazioni della delibera 104 e dello stesso avviso pubblico. Quello presentato dalla nostra Associazione risulta ampio, dettagliato, costruito su una rete territoriale consolidata, su attività sociali plurali e già attive, con un bilancio puntuale, mentre gli altri progetti appaiono più sintetici, meno strutturati, formalmente deficitari. Nonostante ciò, i punteggi assegnati risultano molto simili. 8. La relazione mantiene la stessa postura sul criterio E, relativo alla partecipazione civica, alla democraticità dei processi decisionali e alla diffusione dei valori costituzionali. Si tratta di elementi chiaramente qualitativi, che richiederebbero una valutazione graduata, mentre il bando li ha trasformati in un criterio binario, basato su un semplice “presente” o “assente”. Questo meccanismo impedisce di distinguere realmente tra progetti diversi e finisce per appiattire la comparazione. La nostra Associazione ha ottenuto un immondo “OFF”, nonostante nel progetto siano presenti in modo evidente attività e strumenti coerenti con tali finalità, circostanza che viene contestata come difetto di istruttoria e travisamento dei fatti. Non si tratta di “discrezionalità”, ma di un clamoroso difetto nei criteri di logicità e coerenza. 9. Ultimo punto toccato dalla relazione: i soggetti risultati, al momento, “vincitori” hanno partecipato alla gara separatamente, ma al termine della procedura l’Amministrazione ha disposto un’assegnazione congiunta. Una scelta di questo tipo, tuttavia, dovrebbe essere prevista in modo chiaro e dettagliato nel bando, cosa che in questo caso non risulta avvenuta. Ciò comporta possibili violazioni dei principi di parità tra i concorrenti e di immodificabilità dell’offerta, poiché l’assetto finale dell’aggiudicazione non corrisponde a quello su cui si è svolta la competizione. Anche su questo, la relazione si rifugia in calcio d’angolo, gettando fumo negli occhi: “La giurisprudenza ammette forme di collaborazione tra operatori, purché non alterino la par condicio”, relativa a una sentenza del Consiglio di stato che non c’entra nulla con le procedure di un avviso pubblico relativo al patrimonio. Il succo del nostro ricorso è chiaro ed esplicito: la questione sottoposta al TAR non riguarda solo l’esito di una gara, ma il rispetto delle regole, la corretta applicazione dei criteri di valutazione e il riconoscimento del valore dell’esperienza maturata nel tempo nella gestione di un bene pubblico, con ricadute che coinvolgono non solo i soggetti direttamente interessati, ma l’intera comunità di riferimento. Di tutto questo, nella relazione della Direzione tecnica si parla poco o niente o male: i dirigenti hanno scelto invece il campo del posizionamento politico e della discrezionalità assoluta, che si scontra con i perimetri e le funzioni di un ufficio tecnico. Una grave forzatura dei ruoli, competenze e poteri che, a distanza di 9 anni fa, ripropone la stessa domanda: che fine hanno fatto l’interesse pubblico, gli indirizzi politici e le responsabilità di governo di Comune e Municipio? La mobilitazione continua, da qui non si muove nessun@. L'articolo L’UFFICIO PATRIMONIO VA ALLA GUERRA: CHE FINE HA FATTO LA POLITICA? proviene da Casale Garibaldi.
April 23, 2026
Casale Garibaldi
Napoli, 28 aprile: Presentazione “Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra”
MARTEDÌ, 28 APRILE, ORE 18.00 NAPOLI, LIBRERIA FELTRINELLI, VIA DEI GRECI Martedì, 28 aprile alle ore 18.00 presso la Libreria Feltrinelli a Napoli in via dei Greci si terrà la presentazione del volume di recente pubblicazione “Scuole e Università di pace. Fermiamo la follia della guerra” (Aracne, 2026), che raccoglie gli atti del II Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. L’evento ha anche lo scopo di presentare le attività dell’Osservatorio, mai così importanti oggi, in una fase in cui sempre più minacciosi si fanno i venti di guerra, e in cui anche in Italia si assiste al preoccupante sviluppo di tendenze antidemocratiche: la repressione del dissenso spacciata per “sicurezza”, il ricorso alla violenza poliziesca e in generale lo svuotamento delle istituzioni rappresentative, in un contesto internazionale che vede dappertutto il ripristino delle leva obbligatoria. Interverranno: Michele Lucivero e Ludovico Chianese dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Antonia Esposito, Docenti per Gaza Davide Borrelli, docente Università Suor Orsola Benincasa L’ingresso è gratuito e aperto alla cittadinanza fino ad esaurimento posti. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
[2026-04-27] LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA @ CSOAT Auro e Marco
LABORATORIO DI AUTODIFESA ABITATIVA CSOAT Auro e Marco - Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 270 (lunedì, 27 aprile 18:30) Sarà un momento per incontrarci e confrontarci su tutto ciò che ruota intorno all’abitare (una casa, un quartiere e una città) partendo dalle nostre esperienze e bisogni, cercando risposte e soluzioni nel mutuo appoggio e nella solidarietà. Se hai problemi col tuo proprietario, se hai subito una minaccia di sfratto, se pensi che la casa sia prima di tutto un diritto per tuttə, ci vediamo ogni lunedì alle 18:30 al CSOAT AURO E MARCO in Viale dei Caduti nella Guerra di Liberazione, 268.
April 23, 2026
Gancio de Roma
Pensioni pagate a domicilio, un esperimento pilota a Cuba
Un progetto pilota promosso dalla Banca Centrale di Cuba tra il 14 e il 17 aprile ha permesso ai pensionati di ricevere le proprie pensioni direttamente al loro domicilio grazie ad un accordo con alcune entità private. L’iniziativa promossa dalla Banca Centrale di Cuba (BCC), dal Banco Metropolitano (BANMET), dal Governo dell’Avana e dal Ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale (MTSS), ha l’obiettivo: di agevolare gli anziani, evitando di recarsi nelle filiali bancarie dove purtroppo le file sono molto lunghe a causa principalmente dalla carenza di energia elettrica. L’esperienza pilota ha coinvolto la Mipyme MEC S.U.R.L, nel Comune di Playa; altri si aggiungeranno nei prossimi giorni rendendo il progetto più ampio e in grado di coinvolgere un numero maggiore di utenti. I dipendenti di questa azienda hanno portato direttamente le pensioni al domicilio dei percettori. Le banche riducono così le attese degli altri cittadini, mentre alle aziende che aderiscono all’iniziativa è permesso depositare il denaro raccolto direttamente sul proprio conto, senza andare in banca e ricevere commissioni per il servizio, oltre a dare un contributo sociale a un settore vulnerabile. Dopo il normale periodo di sperimentazione il programma pilota verrà esteso a tutto il Paese. Dalla Banca Centrale di Cuba invitano altri negozi e attori economici a unirsi a questa iniziativa, ma non tutti sembrano aver risposto positivamente. Non è certo la prima volta che un’iniziativa positiva intrapresa dal governo viene usata per denigrare le stesse istituzioni che la propongono. In fondo il ruolo delle decine di siti che dagli Stati Uniti si occupano di fare propaganda contro L’Avana è proprio questo. Prendiamo ad esempio quanto scrive il sito Diario de Cuba, noto per le sue posizioni controrivoluzionarie. “Il programma pilota denota i fallimenti della cosiddetta ‘bancarizzazione’ e la mancanza di liquidità del sistema bancario cubano. L’ente emittente ha presentato la misura come un modo per facilitare le transazioni ed evitare spostamenti nelle filiali bancarie, riconoscendo implicitamente il sovraccarico del sistema finanziario statale. La necessità di questo meccanismo evidenzia i problemi strutturali del sistema di pagamento sull’isola, aggravati dopo l’imposizione della bancarizzazione”, scrive il sito. Ovviamente, secondo Diario de Cuba, il problema è tutto riconducibile alle carenze del nuovo corso bancario cubano. Le file sono causate dal problema tecnologico dell’intera struttura e dalle carenze energetiche; non viene mai menzionato il fatto che  se manca l’elettricità a Cuba non è perché il Padre Eterno ha deciso così e neppure per la classica narrazione che getta tutte le responsabilità sul governo incapace di fare qualunque cosa per i suoi cittadini. Dipende dal blocco economico, commerciale e finanziario implementato dalle ultime misure di Donald Trump, che impedisce all’isola di crescere economicamente e strutturalmente. Sempre secondo Diario de Cuba “la scarsità di denaro fisico ha inoltre dato vita a un mercato informale in cui gli intermediari, noti come ‘buquenques’, scambiano i trasferimenti in contanti con commissioni fino al 30%, una distorsione che evidenzia la sfiducia nel sistema bancario statale”. Peccato che il tasso di cambio del Peso Cubano con le altre monete internazionali sia artificialmente manipolato da un altro sito, che come Diario de Cuba vive grazie ai finanziamenti delle varie agenzie statunitensi, ovvero il famoso El Toque. Come nel caso di Cibercuba, dietro la facciata di organi che diffondono libera informazione si celano giornalisti che quotidianamente si dedicano a stravolgere e manipolare notizie su Cuba, con l’ovvio proposito di alimentare il malcontento nella popolazione, sperando in una sommossa popolare che faccia cadere il legittimo governo. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 23, 2026
Pressenza
Orientamento tra gli stand delle Forze armate: c’è bisogno di un contraddittorio pacifista
Si è svolta il 14, 15 e 16 aprile presso la Fiera campionaria di Cagliari la quattordicesima edizione di Orienta Sardegna – AsterSardegna 2026 dedicata all’orientamento universitario e professionale della popolazione studentesca in Sardegna, a cura dell’associazione Aster, ubicata a Palermo, che svolge analoghe iniziative in Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio e Lombardia. Presenti 33 espositori disponibili anche a colloqui individuali con studenti e studentesse in visita alla mostra e provenienti da classi terminali di scuole secondarie superiori. Nell’area del parcheggio sostano infatti ben otto corriere che hanno portato e riporteranno i giovani nei loro luoghi di provenienza. Tra le istituzioni che partecipano sono immediatamente visibili le Forze armate: Esercito, Aeronautica militare, Marina militare, Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia di Stato, con stand molto forniti di brochure informative, e attrezzature varie. È presente lo stand di Nissolino corsi, ente privato che promuove corsi di preparazione ai concorsi per le FFAA. Delle università pubbliche sono presenti quelle di Cagliari, Oristano, Sassari e ancora di Trieste, Genova, Pavia, Urbino, Pisa e il Politecnico di Torino. La maggior parte dei restanti sono pertanto enti e accademie privati. Fuori, vicino all’ingresso, è in sosta la camionetta Lince in dotazione all’Esercito (per associazione di idee ricordiamo che “Lince” è anche il nome che è stato dato ad un’operazione della questura di Cagliari contro decine di manifestanti antimilitaristi per i quali si sta svolgendo un processo penale), e accanto un gruppetto di giovani aspetta di salire per fare una foto in cima al mezzo militare indossando l’elmetto. Un rito che sembra abbastanza ritrito per chi lo sta praticando, ma che denota purtroppo un approccio molto acritico da parte di giovani che sarebbero ormai nell’età per problematizzare le questioni connesse alla sfera militare, primo tra tutti quello dei conflitti armati e delle guerre. La vita e il futuro di interi popoli risultano devastati dalla violenza militare, e il nostro Paese si trova in un contesto che non è affatto rassicurante. Infatti le istituzioni europee e la NATO, in cui il nostro paese è inserito, comandano il riarmo in vista di possibili e preoccupanti conflitti, in una misura che andrà a tagliare grandi risorse pubbliche e sociali con pesanti ricadute sulla collettività e anche sul futuro di quei giovani che adesso visitano gli stand e forse esaminano la prospettiva dell’arruolamento in un corpo militare. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università crediamo fermamente che la pace e il ripudio della guerra debbano essere presi molto sul serio dalle pratiche educative nella scuola; siamo per ora ad un “lasciar fare” alla propaganda militarista davanti a cui pochi insegnanti fanno obiezione, e che invece ha urgente bisogno di un contraddittorio pacifista e antimilitarista (ricordiamo che lo scorso autunno le circolari del ministro Valditara hanno chiesto un contraddittorio “con relatori che espongano punti di vista diversi” quando nelle scuole vengano promosse iniziative per parlare di genocidio nella Strisca di Gaza e di questione palestinese). Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Report de La Via Campesina su sovranità alimentare, guerra, imperialismo e fame nel mondo
In occasione del 30° anniversario della Giornata internazionale delle lotte contadine, il 17 aprile 2026, La Via Campesina ha pubblicato il suo documento programmatico sulle guerre nel mondo. Nel 30° anniversario del massacro di Eldorado dos Carajás, un tragico evento che ha segnato la storia de La Vía Campesina, dove contadini senza terra in Brasile furono uccisi dalla polizia federale per aver difeso il loro diritto alla riforma agraria. A pochi chilometri di distanza e 30 anni dopo, il mondo continua a mietere vittime innocenti, in uno scenario sempre più critico, segnato dalla pressione del potere imperiale e dalle tensioni geopolitiche. La Via Campesina, movimento contadino ed ecologista internazionale che riunisce oltre 180 organizzazioni provenienti da 81 paesi e rappresenta più di 200 milioni di contadini, agricoltori, popolazioni indigene e comunità rurali, lancia l’allarme presentando un documento programmatico: “GLOBALIZATION OF WAR AND THE STARVATION OF PEOPLES Food Sovereignty Against Imperialism and Global Wars” (ovvero, “La sovranità alimentare di fronte alla guerra, all’imperialismo e alla fame dei popoli nel mondo”), un position paper che affronta elementi chiave per comprendere l’impatto delle guerre e del potere imperialista sulla sovranità alimentare dei popoli. In linea con la sua lotta centrale, “di fronte alle crisi globali, costruiamo la sovranità alimentare per garantire il futuro dell’umanità”, LVC sottolinea l’urgenza della situazione. Si legge nell’incipit: “Mai nella storia recente così tanti conflitti armati sono scoppiati simultaneamente in così tanti continenti. Le guerre a Gaza, in Libano, Mali, Ucraina, Sudan, Yemen, Myanmar, nel Sahel, nella Repubblica Democratica del Congo e in Siria non sono tragedie isolate. Sono manifestazioni sintomatiche di un unico sistema globale strutturalmente malato, costruito sulla logica dell’accumulazione illimitata di capitale, del razzismo strutturale, dell’escalation delle tensioni geopolitiche, dello sfruttamento delle risorse e del dominio neocoloniale imperialista. Oggi convergono 4 dinamiche che si rafforzano a vicenda: una crisi strutturale del capitalismo globale, l’escalation dell’imperialismo militare da parte delle potenze dominanti, lo sviluppo di tecnologie militari con effetti sempre più distruttivi e l’uso deliberato del cibo come arma. Queste dinamiche costituiscono una minaccia esistenziale non solo per i sistemi alimentari, ma anche per l’umanità e la natura stessa, con gravi violazioni dei diritti umani che eludono le convenzioni internazionali vincolanti. La difesa della terra e del cibo è stata storicamente parte integrante delle lotte dei popoli contro i colonizzatori. Fin dai primi tempi del colonialismo, terre, acque, foreste e territori sono stati conquistati per arricchire gli egemoni globali. Oggi, il neocolonialismo e il neoimperialismo continuano attraverso interventi militari e sistemi commerciali, istituzioni finanziarie e monetarie neoliberiste e multinazionali. Queste dinamiche fanno parte di ciò che Naomi Klein definisce “capitalismo dei disastri”, un sistema in cui le crisi vengono sfruttate per imporre privatizzazioni e deregolamentazione, garantendo che siano proprio loro a ricostruire e promuovere nuove tecnologie per un nuovo sistema di produzione alimentare.” Il documento ha preso in considerazione importanti dati forniti da rapporti del Comitato per la pesca della FAO, attraverso il suo rapporto sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI), dello Stockholm International Peace Research Institute, dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), tra gli altri, riguardo ai conflitti globali e al loro impatto sui sistemi alimentari nei Paesi colpiti. “I poveri delle zone rurali, coloro che nutrono il mondo, stanno pagando il prezzo più alto.” – scrive La Via Campesina nel suo report – “Sono intrappolati nella povertà, nella fame e nei conflitti, che causano espropriazione e migrazioni forzate. (…) I fatti richiedono un’urgente chiarezza morale e politica.” Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) (1), i conflitti armati sono la principale causa di fame a livello globale. Sono: * 733 MILIONI persone che soffrono la fame nel mondo (FAO SOFI 2024); * 3,1 MILIARDI persone che non possono permettersi una dieta sana (FAO); * 60% le persone che soffrono la fame viventi in zone di conflitto (WFP); * e $2,44 TRILIONI spese militari globali nelle zone di conflitto 2023 (SIPRI ). Secondo La Via Campesina (LVC): “L’accumulazione di capitale, motore dell’ordine economico globale, si è sempre basata su due forme di espropriazione: lo sfruttamento del lavoro umano e la mercificazione della natura. Terra, acqua, semi, minerali, geni e spazio atmosferico sono stati tutti trasformati in risorse commerciabili. Quando queste risorse diventano scarse o quando gli stati potenti percepiscono una minaccia al loro approvvigionamento, la guerra diventa lo strumento prescelto.” È impossibile comprendere l’attuale proliferazione delle guerre senza confrontarsi con le profonde contraddizioni strutturali del capitalismo del XXI secolo. La globalizzazione della guerra nel mondo sta generando una pericolosa transizione dovuta alle dispute geopolitiche per il potere. Regioni come il mondo arabo e la sua sfera geopolitica, il Corno d’Africa, il Sahel, l’America Latina e il Sud-est e l’Est asiatico (l’Indo-Pacifico) sono diventate teatri centrali della competizione tra superpotenze. La LVC lancia l’allarme su come il multilateralismo sotto l’egida delle Nazioni Unite (ONU) sia effettivamente minacciato, subendo una pressione crescente da parte di potenze egemoniche concorrenti, che porta le Nazioni Unite ad essere irrilevanti nella regolamentazione e nella definizione delle relazioni internazionali. Con l’erosione dell’egemonia statunitense sotto il peso della finanziarizzazione, della deindustrializzazione, dell’ascesa della Cina come superpotenza economica e tecnologica e dell’emergere dei BRICS, la politica estera degli Stati Uniti è diventata sempre più assertiva. Come viene scritto nel report, la dinamica geopolitica è caratterizzata da quattro elementi strutturali: – Militarizzazione dell’economia globale: la spesa militare ha raggiunto la cifra record di 2.440 miliardi di dollari nel 2023 (SIPRI, 2024), mentre la FAO stima che porre fine alla fame nel mondo costerebbe 267 miliardi di dollari all’anno. La scelta di armare anziché nutrire non è una necessità economica, bensì una decisione politica. Riflette una prospettiva in cui il dominio della geopolitica è visto come una via per il dominio dell’economia globale. – L’ascesa del complesso militare-industriale: le lobby delle armi negli Stati Uniti, in Francia, in Israele e in altri paesi esercitano un’influenza significativa sulla politica estera. Le esportazioni di armi generano profitti nell’ordine delle centinaia di miliardi, mentre i territori che le ricevono si misurano in numero di vittime. La capacità distruttiva degli armamenti moderni è senza precedenti e mette il mondo intero a rischio nucleare. – La corsa alle risorse naturali: elementi delle terre rare, combustibili fossili, acqua e terreni agricoli sono la vera posta in gioco nella maggior parte dei conflitti contemporanei. Il blocco delle esportazioni di grano ucraino, la corsa al cobalto congolese e l’assedio delle zone di pesca di Gaza riflettono tutti questa logica. – Dipendenza strutturale dal Sud del mondo: decenni di aggiustamenti strutturali neoliberisti hanno eroso la sovranità alimentare delle nazioni in via di sviluppo, rendendole dipendenti da corridoi di importazione facilmente trasformabili in armi attraverso sanzioni, blocchi o interdizioni marittime. Oltre a questo, la globalizzazione della guerra porta inevitabilmente ad una catastrofe ecologica. “I conflitti armati accelerano la distruzione ambientale attraverso il bombardamento degli ecosistemi, la contaminazione del suolo e dell’acqua, la combustione di combustibili fossili in quantità massicce e il collasso della governance ambientale. Le zone di guerra diventano spesso siti di inquinamento tossico, deforestazione e perdita di biodiversità. Allo stesso tempo, l’accelerazione della crisi ecologica alimenta le tensioni geopolitiche. Con il superamento dei limiti planetari, tra cui l’instabilità climatica, la scarsità d’acqua, il degrado del suolo e la perdita di biodiversità, la competizione per le risorse naturali si intensifica.” In queste guerre si sta tornando ad un uso strategico della fame come arma di guerra. Se prima era una strategia usata dagli imperi nella storia per affamare e sottomettere i popoli,  questa antica logica viene applicata con precisione moderna: attraverso bombardamenti aerei dei sistemi di irrigazione, blocchi marittimi sulle importazioni di cibo, sanzioni che limitano l’accesso a fertilizzanti e pesticidi e il deliberato attacco a banche di semi, depositi di cereali, flotte pescherecce e mercati agricoli. LVC analizza i tre casi seguenti che dimostrano lo smantellamento deliberato dei sistemi alimentari come meccanismo di coercizione, punizione e controllo della popolazione: * A Gaza, la distruzione dell’80% dei terreni agricoli, il bombardamento dei pescherecci e il blocco dei corridoi umanitari costituiscono ciò che il Relatore Speciale delle Nazioni Unite ha definito “genocidio per fame”. * In Yemen, un decennio di blocco del porto di Hudaydah, punto di ingresso per il 70% delle importazioni alimentari, ha prodotto una delle peggiori carestie della storia moderna. * In Sudan, le Forze di Supporto Rapido hanno sistematicamente distrutto granai e saccheggiato terreni agricoli, trasformando un granaio in una catastrofe. “Questi non sono danni collaterali.” – scrive LVC – “Sono politiche deliberate e devono essere definite come tali: crimini di guerra.” La Via Campesina, in quanto movimento che riunisce le organizzazioni contadine a livello globale, ha riflettuto su questo tema e ha costantemente denunciato l’uso della fame come arma di guerra e il business che ne deriva. La distruzione e l’occupazione militare ne traggono vantaggio, alimentando genocidi in corso e perpetrando un numero incalcolabile di violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità, che rischiano di restare impuniti, con donne e bambini che rappresentano i soggetti più vulnerabili. Uniti contro l’imperialismo, il neocolonialismo, la criminalizzazione delle lotte e l’espropriazione dei territori, La Via Campesina invita le sue organizzazioni associate e le organizzazioni alleate a studiare e condividere il documento come strumento educativo divulgativo e come contributo della classe contadina globale, espresso con la sua stessa voce.   (1) Fonti: FAO State of Food Security 2024 | WFP Global Report 2024 | SIPRI Military Expenditure Database 2024   Comunicato di La Via Campesina: https://viacampesina.org/en/2026/04/food-sovereignty-in-the-face-of-war-imperialism-and-the-hunger-of-peoples-around-the-world/ Per scaricare position paper: EN_LVC_2026_04_17_Documento_di_posizione_LA_GLOBALIZZAZIONE_DELLA_GUERRA_E_LA_FAME Documento di posizione di EN LVC_La sovranità alimentare di fronte alla guerra Lorenzo Poli
April 23, 2026
Pressenza
Ultimatum ad orario variabile
 Se non sai cosa fare, fai almeno finta di saperlo. Ma agli Stati Uniti non riesce più neanche questa antichissima simulazione. Nel caos di notizie e annunci spicca la precisazione dei soliti “funzionari della Casa Bianca coperti da anonimato” secondo cui il prolungamento del cessate il fuoco concesso – ufficialmente […] L'articolo Ultimatum ad orario variabile su Contropiano.
April 23, 2026
Contropiano
Non l’hanno liberata, ma Aung San Suu Kyi è viva?
No, non l’hanno liberata. La giunta militare del Myanmar che ha posto fine a un decennio di quasi democrazia con il colpo di stato del 1° febbraio 2021 in quello stesso giorno imprigionò la Consigliera di Stato Aung San Suu Kyi e il presidente democraticamente eletto U Win Myint. Nei giorni scorsi, Min Aung Hlain, il Presidente autoproclamato del nuovo governo militare del Myanmar, ha annunciato che in occasione della tradizionale amnistia per il primo dell’anno birmano che ricorre il 17 aprile, verranno liberati più di 4.000 detenuti- di questi solo 290 sono detenuti politici. Ma lei non c’è. Hanno rilasciato di prima mattina il presidente eletto U Win Myint e con il passare delle ore è diventato sempre più chiaro che la consigliera non era tra i detenuti liberati; non si sa se verrà nuovamente posta agli arresti domiciliari, come molti sperano. Il figlio più giovane di Aung San Suu Kyi, Kim Aris, il 19 aprile ha lanciato l’ennesima appello perché la giunta dia notizie sulle condizioni di salute della madre. In questi giorni sui social media giovani birmani  attivisti per i diritti civili hanno lanciato la campagna  “Proof of Life”: chiedono di fornire prove che la Consigliera di Stato sia ancora viva. Il 19 giugno compirà 81 anni. Da quando è stata arrestata la Cina ha fatto rinnovate richieste di poterla incontrare, ma senza successo. L’ultima notizia risale al 2023, quando il Ministro degli Esteri thailandesi disse che gli era stato concesso un incontro di un’ora con lei e ne diede conto in un incontro dell’ASEAN nel luglio di quell’anno. Agli appelli sul suo rilascio si sono aggiunti quelli ufficiali dell’ambasciata inglese a Yangon e quello della rappresentante per gli affari esteri dell’Unione Europea, ma è evidente che l’Europa non è più interessata alle vicende di quella che considera una ex “paladina dei diritti umani”. Ignora che è proprio grazie ad Aung San Suu Kyi se generazioni di birmani hanno conosciuto prima e abbracciato poi le politiche dei diritti umani e sempre grazie a lei, dopo il colpo di Stato del 1° febbraio 2021 hanno dato vita a quel movimento nonviolento, unico nel suo genere oggi nel mondo, di difesa dei diritti umani, diventato la spina dorsale della Resistenza e che il 1° febbraio 2026 ha compiuto cinque anni: il Movimento di Disobbedienza Civile (CDM). Le reazioni si sono fatte sentire soprattutto in Asia, in particolare l’appello per il suo immediato rilascio dal Paese in carica per la presidenza dell’ASEAN (Association of South East Asia Nations), le Filippine. Il Myanmar è stato bandito dall’ASEAN a causa del continuo stato di violenza in cui versa il Paese e del suo rifiuto di rilasciare i numerosi prigionieri politici. Ciò nonostante, proprio in questi giorni Ming Aung Hlaing, in vesti civili, dismesse quelle di generale dell’esercito da quando si è proclamato Presidente, ha chiesto di poter tornare a far parte dell’ASEAN, nel tentativo di legittimare se stesso e il suo governo di militari. Questa richiesta fa parte del percorso in cui da qualche tempo si trova il Myanmar, una road map disegnata del suo potente partner commerciale, la Cina. Ma su di lui e altri undici membri del suo governo, pendono rinnovate sanzioni per crimini di guerra della Corte Penale Internazionale (ICP) e le accuse di genocidio in corso presso la Corte di Giustizia Internazionale (ICJ).     Fiorella Carollo
April 23, 2026
Pressenza
Gaza, operatori UNICEF uccisi dalle IDF. Global Sumud Flotilla: “Interrompere ogni rapporto con Israele è urgente e necessario”
Il 17 aprile due autotrasportatori dell’UNICEF sono stati uccisi a Nord di Gaza mentre portavano rifornimenti d’acqua potabile alla popolazione; altre due persone sono rimaste ferite. Intanto Roma e Berlino sostengono il rinnovo degli accordi di partenariato UE-Israele. L’UNICEF chiede ad Israele un’indagine su quello che nel comunicato dell’organizzazione viene definito ‘incidente’, malgrado il fatto che si sia verificato, come dichiarato, “durante le normali operazioni di trasporto dell’acqua, senza alcuna variazione nei percorsi o nelle procedure.”  Solo il 6 aprile scorso, un mezzo della World Health Organization era stato colpito dal fuoco israeliano, che aveva causato la morte dell’autista, il ferimento di un medico e di altri operatori. Mentre l’attenzione globale è dominata dalla guerra Usa -Iran, la striscia di Gaza continua a essere martoriata da attacchi indiscriminati e da sistematiche violazioni del diritto internazionale umanitario. A seguito dell’uccisione dei due autotrasportatori, l’UNICEF ha sospeso le attività di rifornimento, il che comporta un ulteriore peggioramento delle condizioni di sopravvivenza della popolazione civile.  Colpisce la flebile eco mediatica suscitata da questi crimini, compiuti, lo ricordiamo, durante la “tregua” siglata il 10 ottobre 2025, un accordo di pace criminale che abbiamo denunciato sin dall’inizio e che è servito unicamente a far calare il silenzio sui crimini di guerra che continuano ad essere perpetrati nella striscia di Gaza e nei territori della Cisgiordania.  Poche note ad allungare la conta disumana dei morti. A fronte di questa barbarica devastazione di ogni principio di diritto internazionale e delle reiterate violazioni dell’accordo di cessate il fuoco, i governi europei, e fra questi Roma e Berlino,  scelgono di non sospendere l’accordo commerciale UE- Israele, forti della necessità dell’unanimità per la sospensione piena del partenariato. Come afferma l’eurodeputata Left Lynn Bolylan: “Qualsiasi cosa che non sia la sospensione dell’accordo di associazione UE-Israele sarebbe un atto di profonda codardia morale dal quale l’UE potrebbe non riprendersi mai.” La sospensione del Memorandum di cooperazione con Israele nel settore militare, dichiarata pochi giorni or sono dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, mostra quindi la sua effettiva inconsistenza politica e la natura puramente opportunistica dettata dal frangente post-referendario. Chiediamo ai gruppi parlamentari di opposizione di schierarsi in modo netto e di utilizzare tutti gli strumenti idonei a loro disposizione per avere chiarezza sullo stato di rinnovo degli accordi di partenariato UE-Israele, per i quali il Ministro degli Esteri Antonio Tajani si è espresso favorevolmente, deresponsabilizzando ancora una volta i veri artefici politici e materiali del massacro di civili palestinesi. “In aggiunta ” – dichiara la delegazione italiana della Global Sumud Flotilla – “è necessario e urgente fare pressione per l’introduzione di sanzioni al governo Netanyahu , che non sono ancora state imposte. Contestiamo la narrazione secondo cui le responsabilità sarebbero da attribuire a singole “schegge impazzite”.   Pretendiamo il riconoscimento delle reali responsabilità di ciò che è accaduto e che continua a protrarsi”. L’Europa dei governi, ancora impassibile di fronte al genocidio, rinnega irreparabilmente i principi e i valori su cui è stata fondata. Urge un cambio di rotta! Global Movement to Gaza
April 23, 2026
Pressenza
Monza: “giornata della legalità” o giornata dell’arruolamento?
24, 25 E 26 APRILE TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE CONTRO LA GUERRA MONZA Negli ultimi anni stiamo assistendo a un moltiplicarsi sempre più invasivo di iniziative didattiche e progetti tenuti da Forze Armate e Forze dell’Ordine nelle scuole e destinati anche a bambini e bambine delle scuole dell’infanzia e primaria. Dalle gite a 5 anni alle basi Nato di Solbiate Olona ai PCTO all’arsenale militare marittimo di Augusta, sono decine e decine le occasioni in cui, negli ultimi anni, diverse istituzioni educative hanno lasciato che la cosiddetta “Cultura della Difesa” trovasse un nuovo spazio fertile da colonizzare. La cultura della guerra oggi arriva direttamente tra i banchi di scuola e anche Monza si è data da fare. Se non fosse bastata l’esperienza dell’Italian Raid Commando dello scorso anno e le sue ridicole esercitazioni, è arrivata anche quella che è stata mascherata da “Giornata della legalità”: ciò che ha avuto luogo al Parco di Monza il 16 Aprile non è stato altro che uno spot all’indottrinamento militare e all’arruolamento volontario. Alunni e alunne dagli 8 anni in su hanno riportato a casa decine di pieghevoli sull’arruolamento in Marina o nell’Esercito, opuscoli tecnici sugli F35 (gli stessi aerei che in Palestina ammazzano i loro coetanei nelle scuole) e tanto altro ancora. Avevamo già parlato di questa iniziativa (clicca qui), parte di un più largo “Progetto Legalità” organizzato dall’Istituto Salvo D’Acquisto di Monza, sottolineando come fosse quantomeno discutibile la scelta di affidare quasi esclusivamente a membri delle Forze dell’Ordine la discussione di importanti temi come la cybersicurezza o il bullismo, quando esistono centinaia di docenti e professionisti formati appositamente per parlare a bambini e adolescenti. Ma non solo, i temi vengono affrontati esclusivamente dal punto di vista repressivo, facendo leva quindi sulla paura e invitando alla totale delega alle Forze dell’Ordine. In questo modo, tali progetti non sembrano servire a sviluppare lo spirito critico di alunni e studenti e la loro presa di coscienza rispetto alle questioni trattate, ma solo a glorificare l’operato della polizia o dei militari che intervengono a risolvere i problemi. L’educazione lascia così il posto all’indottrinamento. Invitiamo tutti e tutte a partecipare alla 3 giorni di mobilitazione contro la guerra che si terrà a Monza il 24 25 e 26 aprile (clicca qui) e a restare sintonizzati sulle iniziative contro l’edizione 2026 dell’Italian Rail Commando che si terrà in provincia di Monza e Brianza il 24 maggio 2026 (clicca qui). FUORI I MILITARI DALLE SCUOLE! Genitori e insegnanti contro la guerra e la militarizzazione – Monza e Brianza -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente

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