Liberi di muoversi
-------------------------------------------------------------------------------- Una striscia del fumetto Indomabile dedicata alla Piazza del mondo che nasce ogni giorno a Trieste -------------------------------------------------------------------------------- Non abituarsi alle politiche di controllo, paura e securitarismo e alla loro capacità di produrre violenza e esclusione richiede un grande e costante esercizio di lucida resistenza. Lo racconta a modo suo anche il fumetto Indomabile edito da Cronache ribelli – con testi e inchieste di Valerio Nicolosi, sceneggiatura e disegni di Maria Chiara Gianolla – in cui si intrecciano le vicende di una famiglia curdo-siriana in viaggio lungo la rotta balcanica e quelle di un orso ribelle. Abbiamo rivolto qualche domanda a Maria Chiara Gianolla. Possiamo dire che il tema di fondo di Indomabile è la libertà di movimento? In cosa consiste per te questa libertà? Si, sicuramente e questa libertà é prima di tutto una condizione interna: essere liberi di muoversi tra tutte le dimensioni di sé fino a riconoscere la propria natura per poi rivendicare il diritto di esistere e di vivere in conformità ad essa. In alcuni casi a questo movimento interno corrisponde un movimento esterno se il paese in cui si vive non consente di vivere nel pieno rispetto di sé e della qualità della propria vita.  Il fumetto affronta in modo originale i temi delle politiche securitarie ma suggerisce anche alcune vie di fuga. Puoi indicarcene alcune? Intanto già parlare e costruire occasioni di riflessione su questi temi mi pare già un atto rivoluzionario. Nello specifico, il fumetto suggerisce la fuga non come un atto vile, ma come la possibilità di aprire varchi e di immaginare nuove prospettive. Non sempre le fughe consentono di raggiungere fisicamente le mete ambite, ma di certo rappresentano delle possibilità e fino a che abbiamo delle possibilità non siamo sconfitti. Nessuna gabbia é tanto stretta da imprigionare l’immaginazione. La mia generazione è cresciuta con il motto di Genova 2001 “un altro mondo è possibile” e in quella possibilità c’è la più forte opposizione all’approccio securitario.  Nelle presentazioni del libro cosa emerge? Quali sono i temi di cui c’è voglia di discutere? Antispecismo, ecologia, biopolitica, diritti… e una forte critica verso quei sistemi di potere che, dal positivismo in poi, hanno cercato di sottomettere la dimensione naturale a una dimensione artificiale e politica di stampo coloniale e suprematista. Dal 2019 sulle pagine di Comune, Gian Andrea Franchi e Lorena Fornasir raccontano chi sono i migranti della cosiddetta Rotta Balcanica e cosa accade ogni giorno nella piazza di Trieste dove alcune persone li incontrano. Descrivono spesso un gesto di cura profondamente politico, la lavanda dei piedi di chi ha spesso percorso migliaia di chilometri, un gesto concreto ma anche simbolico. Per loro è l’apertura di un varco, qualcosa che mostra una possibilità nuova… Cosa ne pensi? Ho conosciuto quella realtà da vicino e ho colto immediatamente il forte valore simbolico del gesto a cui corrisponde il più concreto atto di coraggio e di cura, nella storia dell’umanità del resto i simboli sono sempre strettamente collegati al reale. Le polizie di frontiera, legali o illegali, sottraggono tutto ai migranti per impedire il loro cammino, non possono però sottrarre loro i piedi: curarli significa consentire a queste persone, ancora una volta, di rimettersi in viaggio e di sentire l’amore di un’umanità che, per fortuna, esiste ancora. È un’iniezione di forza e di fiducia, un antidoto contro la violenza che subiscono.  Il libro ha legato testi e inchieste di Valerio Nicolosi con sceneggiatura e disegni da te curati: come avete lavorato? Lo abbiamo costruito insieme, passo passo. L’idea di unire le due storie è stata di Valerio. Abbiamo messo in fila i fatti, costruito uno Storyboard accurato, lui mi ha fornito molto del suo materiale documentario e i testi, frutto delle sue inchieste e interviste sul campo, così ho potuto procedere autonomamente nella costruzione dello storytelling e dei disegni. L’escamotage narrativo della nonna e della nipote é invece mio: un omaggio alla mia nonna friulana che fin da piccola mi ha insegnato a rispettare il bosco e al mio cane, a cui ho dedicato il fumetto, che mi ha insegnato ad attraversarlo.  -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Liberi di muoversi proviene da Comune-info.
July 23, 2026
Comune-info
Usa, il delirio maccartista di Trump
GLI STATI UNITI CREANO UNA “LISTA NERA” DI POLITICI E GRUPPI DI SPICCO DELLA SINISTRA NELL’AMBITO DI UN RAPPORTO SULLA “CAMPAGNA DI SOVVERSIONE” DI CUBA Simon Childs su Novaramedia Politici, influencer e gruppi di spicco della sinistra sono stati citati in un rapporto del Dipartimento di Stato americano sulla “campagna di sovversione prolungata” di Cuba contro gli Stati Uniti. Il sindaco di New York Zohran Mamdani, lo streamer Hasan Piker, la conduttrice di Democracy Now Amy Goodman e il fondatore di Ben & Jerry’s Ben Cohen figurano tra i nomi citati nel rapporto di 100 pagine intitolato «Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo», pubblicato lunedì. Il rapporto, descritto dal giornalista Ken Klippenstein come una «lista nera», include anche i Socialisti Democratici d’America (DSA), un importante gruppo di base che sostiene e appoggia politici di sinistra. Senza fornire prove, o quasi, a sostegno delle proprie affermazioni, il rapporto sostiene che Cuba abbia condotto «una campagna che si è infiltrata ai vertici del governo statunitense, ha reclutato e formato generazioni di attivisti americani, ha sostenuto un’ondata senza precedenti di terrorismo di sinistra sul suolo americano e ha messo in atto una delle infiltrazioni di intelligence straniera più durature e dannose nella storia americana». Promuovendo il rapporto su X, il segretario di Stato Marco Rubio ha scritto: «Da oltre sei decenni, il regime cubano è il principale sostenitore della sinistra radicale e del terzomondismo negli Stati Uniti». La scorsa settimana Rubio ha convocato una conferenza di 66 paesi per discutere del presunto terrorismo di sinistra, con Rubio che definiva i progressisti «un’oscurità invadente» e «i nemici della civiltà». Il rapporto menziona apertamente «liste nere, indagini e procedimenti giudiziari in stile McCarthy e una serie di leggi anticomuniste» degli anni ’50 che causarono il crollo del numero dei tesserati del Partito Comunista degli Stati Uniti. Oltre tre pagine sono dedicate al DSA, che annovera tra i propri membri le deputate Alexandria Ocasio-Cortez e Rashida Tlaib, nonché il sindaco di New York Zohran Mamdani. Il rapporto afferma che il gruppo «costituisce un esempio particolarmente significativo della vittoria ideologica dello sforzo di Cuba di posizionarsi come capitale spirituale del radicalismo terzomondista». Ciò è dovuto al fatto che «mantiene un impegno feroce, quasi religioso, nei confronti della causa del regime cubano – non perché il gruppo sia controllato da agenti cubani, di per sé, ma perché tale impegno rappresenta ormai semplicemente l’ortodossia politica de facto dell’estrema sinistra americana». Il rapporto arriva in un momento in cui l’embargo statunitense sta paralizzando l’economia cubana, sollevando interrogativi sul fatto che la piccola isola rappresenti davvero una «minaccia unica per la sicurezza nazionale americana». Il giornalista statunitense Ken Klippenstein ha affermato che la citazione di individui e gruppi costituisce una «lista nera virtuale» e «il massimo esempio di colpevolezza per associazione». «Ciò che il rapporto dimostra non è che queste persone stiano consapevolmente seguendo le direttive di una potenza straniera, ma solo che sono in disaccordo con il governo statunitense sulla politica nei confronti di Cuba (o, al massimo, sono d’accordo con Cuba)», ha scritto su Substack. Le loro opinioni possono essere sbagliate – persino in modo aggressivo e offensivo – ma è un loro maledetto diritto, in quanto americani, sostenerle». Simon Childs è redattore responsabile e giornalista per Novara Media. The post Usa, il delirio maccartista di Trump first appeared on Popoff Quotidiano. L'articolo Usa, il delirio maccartista di Trump sembra essere il primo su Popoff Quotidiano.
July 23, 2026
Popoff Quotidiano
Inceneritore Hera a Forlì: la procedura di potenziamento va avanti
Il Tavolo delle Associazioni Ambientaliste di Forlì (TAAF) esprime una forte preoccupazione perché risulta che il Comune non abbia presentato alcuna osservazione o comunicazione scritta, come era stato annunciato in Consiglio Comunale in data 9 giugno, alla Regione relativamente alla richiesta di Herambiente dell’aumento della portata dell’inceneritore di Forlì da 120.000 a 150.000 tonnellate annue di rifiuti. E’ il contenuto di una proposta avanzata da Herambiente lo scorso aprile, quando ha presentato in Regione il “Progetto di massimizzazione del recupero di energia da rifiuti”, in sostanza la richiesta di poter bruciare più rifiuti per massimizzare la capacità dell’impianto di generare energia Nel corso della conferenza stampa del 10 giugno il sindaco Gian Luca Zattini e l’assessore all’Ambiente Giuseppe Petetta hanno chiarito la posizione della Giunta, confermando la chiusura della vicenda per quanto riguarda l’intenzione sul potenziamento dell’inceneritore: “non esiste alcuna volontà di procedere con l’aumento della portata dell’impianto: ” Il Comune precisa inoltre che il potenziamento non è richiesto dal Piano Rifiuti Regionale, in vigore fino al 2027, per questo motivo la Regione ha lasciato eventuali iniziative di opposizione all’ente locale. Si segnala che, come scritto nel Bollettino Ufficiale della Regione, il periodo per la presentazione di osservazioni alla pratica regionale è terminato il 3 luglio 2026 e non risulta pervenuta alcuna osservazione dal Comune di Forlì. Perché da un lato c’è stato un solenne impegno da parte del sindaco Zattini e dall’altro però non sono seguiti atti? Ci risulta, inoltre, che la procedura stia andando avanti. A fine mese ci sarà la Conferenza dei Servizi, prevista dalla legge, e lì si deciderà. Quanto sopra per dire che, tecnicamente, nella procedura autorizzativa richiesta da Hera, non c’è  traccia della opposizione annunciata dal Comune Dello spegnimento dell’inceneritore la politica forlivese ha parlato varie volte e in modo bipartisan, senza tuttavia mai raggiungere l’obiettivo. L’ultima volta con una mozione del Consiglio comunale votata nel luglio 2021, all’unanimità da destra a sinistra, in cui si chiedeva la riduzione programmata del rifiuto conferito fino all’azzeramento nel 2027, come anche l’ex presidente Bonaccini aveva promesso, in un incontro pubblico, ai cittadini di Forlì. Adesso però, il 2027 potrebbe essere l’anno in cui non solo il termovalorizzatore di Hera non verrà spento, come si chiedeva , ma anzi addirittura potenziato nella portata. 30 mila tonnellate in più, che arriveranno dai territori vicini. Un vero smacco per i forlivesi Il termovalorizzatore attualmente smaltisce principalmente i rifiuti provenienti da Ravenna, Cesena e Rimini, mentre Forlì e il suo comprensorio (12 Comuni) incidono solo per circa il 12% sul carico totale dell’impianto, lasciando però ai forlivesi l’impatto totale delle emissioni in atmosfera. Inoltre nella zona incombe anche un altro inceneritore, quello di Ecoeridania che tratta rifiuti sanitari e speciali. Allora il TAAF chiede se La procedura autorizzativa prosegue verso la Conferenza dei Servizi oppure è stato predisposto un atto in cui viene respinta definitivamente la richiesta di Herambiente. Redazione Romagna
July 23, 2026
Pressenza
Ddl antisemitismo, no alla censura sul genocidio
La Rete #NoBabaglio esprime forte preoccupazione e contrarietà rispetto al disegno di legge sul contrasto all’antisemitismo, alle ultime battute dell’iter in Commissione Affari Costituzionale alla Camera, che rischia di essere approvato nel silenzio generale senza alcuna possibilità d’intervento rispetto al testo licenziato dal Senato lo scorso marzo. Un ‘golpe estivo’ che restringerà ancora di più lo spazio civico in Italia e comprometterà la libertà d’espressione e di dissenso. Ci appelliamo a tutte le forze democratiche affinché intervengano per scongiurare l’ennesima legge bavaglio e un’ulteriore deriva autoritaria nel nostro Paese. Il provvedimento, nella versione attuale, recepisce integralmente la definizione di antisemitismo dell’IHRA, inclusi gli indicatori applicativi, introducendo un margine interpretativo così ampio da poter colpire non solo la libertà d’espressione, ma anche il lavoro di associazioni, ONG e gruppi della società civile che documentano violazioni dei diritti umani e criticano le politiche del governo israeliano. Una norma formulata in questo modo rischia di trasformarsi in uno strumento di limitazione del dissenso, con effetti diretti sul giornalismo, sull’attivismo e sulla ricerca indipendente. Sarebbe infatti stata sufficiente la Legge Mancino (Legge 25 giugno 1993, n. 205), che sanzione e punisce penalmente l’incitamento all’odio e alla discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi, inclusi quelli di matrice antisemita. Ma visto l’iter ormai avviato chiediamo a tutte le forze democratiche in Parlamento di battersi affinché venga adottata nel ddl la definizione della Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA), che distingue in modo netto l’antisemitismo dalle critiche legittime allo Stato di Israele, a differenza di quella ambigua dell’IHRA attualmente prevista. Rischio di censura online e interventi discrezionali dell’AGCOM – L’attuale formulazione, combinata con i poteri ampliati dell’AGCOM e con le recenti pressioni politiche, apre inoltre la strada a censure online, oscuramenti selettivi, richieste di rimozione contenuti e procedimenti amministrativi contro piattaforme, media indipendenti e utenti che esprimono critiche politiche legittime. L’assenza di criteri chiari e di garanzie procedurali potrebbe consentire interventi discrezionali, con un impatto diretto sulla libertà di stampa digitale, sulla circolazione delle informazioni e sulla possibilità di documentare violazioni dei diritti umani. Un simile scenario rappresenterebbe un precedente gravissimo nel panorama europeo. Per questo chiediamo con forza a tutte le forze democratiche di intervenire immediatamente, emendare il testo e adottare una definizione di antisemitismo chiara, rigorosa e rispettosa dei diritti fondamentali, come ha fatto il Consiglio nazionale dell’Ordine dei giornalisti il 31 marzo 2026, scegliendo di non utilizzare più la definizione IHRA e di adottare la Jerusalem Declaration on Antisemitism (JDA).   Rete #NOBAVAGLIO
July 23, 2026
Pressenza
Puntata del 21/07/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Sandro, lavoratore in università di Torino iscritto al sindacato di base CUB. Con lui abbiamo commentato quanto riportato nel loro ultimo comunicato: “La gestione del cambio d’appalto per i servizi di portierato e supporto logistico dell’Università di Torino è inaccettabile. Tra proroghe infinite e totale mancanza di comunicazioni ufficiali, i lavoratori si trovano ad affrontare un momento delicato basandosi solo su voci di corridoio. Ricordiamo alla nuova azienda subentrante che esistono diritti che NON possono essere messi in discussione: Salvaguardia del contratto e dell’anzianità Mantenimento delle mansioni Nessuna riduzione di ore o stipendio“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei controlli dell’Ispettorato del Lavoro, infatti in compagnia telefonica di Valeria, Ispettrice iscritta al sindacato USB, siamo andati a discutere su come vengono fatti i controlli, con che limiti e come si potrebbero migliorare le cose. Abbiamo voluto fare questo approfondimento per fare capire in quali condizioni versa questo istituto, che se organizzato e finanziato meglio di come lo è allo stato attuale, potrebbe essere davvero efficace per sgominare situazioni criminogene o rischiose per chi lavora e per la popolazione in generale. Buon ascolto
Puntata del 21/07/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Sandro, lavoratore in università di Torino iscritto al sindacato di base CUB. Con lui abbiamo commentato quanto riportato nel loro ultimo comunicato: “La gestione del cambio d’appalto per i servizi di portierato e supporto logistico dell’Università di Torino è inaccettabile. Tra proroghe infinite e totale mancanza di comunicazioni ufficiali, i lavoratori si trovano ad affrontare un momento delicato basandosi solo su voci di corridoio. Ricordiamo alla nuova azienda subentrante che esistono diritti che NON possono essere messi in discussione: Salvaguardia del contratto e dell’anzianità Mantenimento delle mansioni Nessuna riduzione di ore o stipendio“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata è stato quello dei controlli dell’Ispettorato del Lavoro, infatti in compagnia telefonica di Valeria, Ispettrice iscritta al sindacato USB, siamo andati a discutere su come vengono fatti i controlli, con che limiti e come si potrebbero migliorare le cose. Abbiamo voluto fare questo approfondimento per fare capire in quali condizioni versa questo istituto, che se organizzato e finanziato meglio di come lo è allo stato attuale, potrebbe essere davvero efficace per sgominare situazioni criminogene o rischiose per chi lavora e per la popolazione in generale. Buon ascolto
25 anni da Genova: ferita aperta o cicatrice?
GENOVA 2001 HA DIMOSTRATO LE REALI CAPACITÀ DI COORDINAMENTO INTERNAZIONALE E DI ARTICOLAZIONE DI STRUTTURE COME I FORUM SOCIALI MONDIALI, GETTANDO LE BASI ORGANIZZATIVE PER LE LOTTE FUTURE Richard Crowbar su El Salto illustrazioni di Emanuele Giacopetti Ultimamente non mi sembra strano ricordare, nelle conversazioni con gli amici e le amiche, cose accadute 25 anni fa. È questo il problema di avere i capelli grigi. Alcuni ricordi sono sfocati, ma questo è nitido. Eravamo tutti su quell’autobus: quei ragazzi di Siviglia con gli occhi che brillavano per l’entusiasmo di partecipare a un evento come quello e che sono tornati con il braccio al collo e il corpo pieno di lividi, quella compagna che stava finendo l’università e ora ha un lavoro precario come consulente, quel vecchio militante che, dopo tanti anni di lotte in città, si è ritirato a vivere in campagna, quel giovane punk che ormai non è più così giovane, ha una figlia adolescente e continua a lavorare nel settore della ristorazione rimanendo punk, quella compagna a cui quell’esperienza è costata un tentativo di suicidio, quel giovane libertario che anni dopo avrebbe condotto uno sciopero della fame di oltre 50 giorni in seguito alle mobilitazioni di Salonicco, quella ragazza che era nell’assemblea della facoltà di giornalismo e poi è diventata consigliera comunale, quello studente di dottorato che cercava di diventare docente universitario ma che, per riuscirci, ha dovuto emigrare, quella storica militante femminista che continua a lottare in prima linea, quell’hacker che fu imprigionato a Bolzaneto e tornò col terrore di ciò che aveva vissuto, ancora impresso nei suoi occhi, quel giovane che proveniva dalle Gioventù Comuniste e che poi divenne vicepresidente del Governo, quell’attivista ambientalista che continua a insistere nel costruire speranza con un sorriso stampato sul volto, quel tenace sindacalista ormai anziano che non è più tra noi… Quell’autobus era stato noleggiato dal Movimento di Resistenza Globale (MRG). Si trattava di una rete nata da un incontro convocato a L’Hamsa, storico centro sociale occupato del quartiere di Sants a Barcellona, un anno prima, con l’obiettivo di coordinare le azioni e la comunicazione tra i collettivi in vista delle proteste antiglobalizzazione a Praga indette in occasione del vertice del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale. Si tratta della prima, e forse unica, esperienza di una casa comune della sinistra radicale a livello nazionale nella nostra storia recente. Più tardi sarebbe arrivato lo slancio del 15M e i suoi epitaffi sotto forma di iniziativa elettorale e diversi tentativi di fronti ampi che ancora oggi danno segni di vita. Ma credo che nessuno sia stato in grado di cogliere la diversità che si respirava in quelle mobilitazioni, su quell’autobus. Dopo molte ore di viaggio arrivammo a Genova: la vista del porto della città, con centinaia di furgoni dei Carabinieri e i cassonetti della spazzatura che non erano stati ritirati dalle strade, era il presagio della battaglia che si sarebbe combattuta due giorni dopo. Arrivammo allo stadio Carlini. Era uno degli spazi destinati della città dove migliaia di persone fummo alloggiate per quelle giornate. Il clima era impressionante, i laboratori di disobbedienza e le assemblee riempivano ogni angolo dello spazio. Tutti sembravano avere ben chiaro cosa dovevano fare, quale fosse il proprio ruolo in quel formicaio di attivisti. La mattina seguente, prima di partire per la manifestazione che avrebbe cercato di sfondare la zona rossa, il cordone di polizia attorno al vertice del G8, un vecchio militante dell’autonomia madrilena prese la parola e, incitando i presenti, disse che stavamo per vivere una giornata storica di lotta. Credo che non potesse immaginare la reale portata di quelle parole. Non ho mai più rivissuto con quella stessa intensità la sensazione di stare costruendo la storia con i nostri stessi corpi. Come è ben noto, poche ore dopo, i Carabinieri uccisero Carlo Giuliani con un colpo di pistola alla testa e le scie di sangue provocate dalla brutale repressione della polizia italiana ricoprirono le strade del capoluogo ligure, dimostrando chiaramente che la liberalizzazione globale dei mercati e la democrazia sono come l’acqua e l’olio. Basti ricordare che i fatti di Genova furono definiti da Amnesty International come la più grave sospensione dei diritti democratici in un paese occidentale dal secondo dopoguerra e che, quattordici anni dopo, la Corte europea dei diritti dell’uomo condannò lo Stato italiano per quanto accaduto, qualificando quei fatti come tortura. C’è chi vede Genova come una ferita aperta, sottolineando che il danno inflitto dagli apparati dello Stato italiano continua a causare sofferenza a causa dell’impunità e della mancanza di risarcimento. Ricordando il trauma della violenza di Stato incentrato sulla morte del giovane attivista Carlo Giuliani, i brutali assalti della polizia alla scuola Díaz e le torture sistematiche nella caserma di Bolzaneto hanno lasciato un dolore fisico e psicologico che la giustizia istituzionale ha riconosciuto a malapena e solo grazie all’enorme pressione e al lavoro dei team legali che hanno sostenuto le persone torturate e detenute. La violenza perpetrata dagli apparati dello Stato italiano a Genova, unita al radicale cambiamento geopolitico provocato dall’11 settembre, avvenuto appena poche settimane dopo, ha rappresentato una brusca cesura che ha interrotto l’ascesa di una promettente resistenza globale. La sensazione è quella di un corpo politico che è stato mutilato prima di raggiungere la maturità, lasciando un vuoto che ancora fa male quando si ricorda il potenziale troncato. C’è chi ricorda Genova come una cicatrice, riconoscendo che, sebbene il tessuto sociale sia stato gravemente danneggiato, la pelle si è ricucita, trasformando il dolore in memoria, esperienza, apprendimento e struttura. Tracciando a colpi di punti di sutura la mappa di un territorio che risultava sconosciuto, la cicatrice come prova visibile di una battaglia vinta o persa, ma soprattutto della sopravvivenza. Genova ha dimostrato le reali capacità di coordinamento internazionale e di articolazione di strutture come i Forum Sociali Mondiali, gettando le basi organizzative per le lotte future che avrebbero attinto dagli insegnamenti tratti dalla brutalità del sistema globalizzato, rafforzando la resistenza dei movimenti sociali del XXI secolo. Le analisi e gli insegnamenti che le cicatrici di Genova ci ricordano riguardo alla crisi climatica, alle disuguaglianze causate dalle grandi multinazionali e al controllo delle frontiere non sono scomparsi; si sono trasformate e hanno dato forma a movimenti successivi come le mobilitazioni contro la guerra in Iraq, il 15M, Occupy Wall Street o le attuali resistenze ecosociali, le lotte contro il sistema delle frontiere o le mobilitazioni di denuncia del genocidio israeliano contro il popolo palestinese. Forse Genova non è né l’una né l’altra cosa, ma entrambe allo stesso tempo in un costante processo dialettico. È una ferita perché l’ingiustizia e il dolore delle vittime dirette non scompaiono con il passare degli anni. Tuttavia, si è trasformata anche in una cicatrice che ricorda alle nuove generazioni il prezzo della dissidenza e la necessità costante di tessere reti globali di resistenza di fronte a un sistema che, in modo apparentemente inesorabile, guida un treno, a velocità sempre maggiore, verso un abisso, incapace di dare risposta alle molteplici crisi ecosociali che dobbiamo affrontare. Ferite e cicatrici che ci ricordano che, dato l’attuale stato delle cose, sembra evidente che le ipotesi e le diagnosi di 25 anni fa fossero a tutti gli effetti corrette e che, nonostante l’assalto alle recinzioni che delimitavano le zone rosse in cui si rifugiavano imprenditori e capi di Stato nei vari vertici del ciclo di mobilitazioni contro la globalizzazione, la rivoluzione non è tanto una presa del Palazzo d’Inverno, quanto piuttosto un modo di vivere la vita, che ancora oggi cerchiamo di mettere in pratica. In definitiva, la ferita e la cicatrice ci insegnano che i processi di cambiamento radicale sono possibili solo a partire da un soggetto politico che si configura attraverso un’espressione multitudinaria, nel senso descritto da Michael Hardt e Antonio Negri, che si riconosce nella diversità in cui il rapporto tra l’individuale e il collettivo si trasforma rispetto alle identità rivoluzionarie classiche. Nel frattempo, quella notte del 20 luglio 2001, una madre aspettava angosciata la telefonata di sua figlia, un padre guardava in televisione le notizie sull’omicidio di Giuliani al termine della sua giornata lavorativa pensando che suo figlio fosse a quella manifestazione, una sorella rivedeva le immagini dell’omicidio di Carlo cercando di confermare che quel cadavere non fosse quello di suo fratello, un fidanzato riceveva un SMS dal suo compagno che gli diceva che stava bene. The post 25 anni da Genova: ferita aperta o cicatrice? first appeared on Popoff Quotidiano. L'articolo 25 anni da Genova: ferita aperta o cicatrice? sembra essere il primo su Popoff Quotidiano.
July 23, 2026
Popoff Quotidiano
Accoglienza e rigenerazione nelle aree interne: il caso di Camini
Papers, una rubrica di Melting Pot per la condivisione di tesi di laurea, ricerche e studi. Per pubblicare il tuo lavoro consulta la pagina della rubrica e scrivi a collaborazioni@meltingpot.org. -------------------------------------------------------------------------------- City St George’s, University of London ACCOGLIENZA E RIGENERAZIONE DEMOGRAFICA NELLE AREE INTERNE ITALIANE: IL CASO DI CAMINI TRA MODELLO E PRECARIETÀ ISTITUZIONALE Tesi di laurea magistrale di Francesca Chiara Cardone (6 maggio 2026) Scarica l’elaborato INTRODUZIONE L’Italia conta circa quattromila comuni classificati come aree interne: un concetto che definisce i territori montani, collinari e rurali i cui residenti devono percorrere più di venti minuti per raggiungere l’ospedale, la scuola secondaria o la stazione ferroviaria più vicini. La classificazione delle aree interne è stata introdotta a partire dal 2014 per riportare l’attenzione delle politiche pubbliche su un fenomeno a lungo trascurato (De Rossi, 2019). Dal secondo dopoguerra, i territori interni italiani hanno conosciuto una progressiva marginalizzazione, con calo della popolazione, diminuzione dell’occupazione e ritiro dei servizi, processi aggravati dall’instabilità idrogeologica determinata da decenni di abbandono del territorio (Barca, Casavola e Lucatelli, 2014; Carrosio, 2019). Il fenomeno è stato ampiamente documentato nella letteratura accademica e diffusamente trattato dalla stampa. Ciò che ha ricevuto un’attenzione sistematica molto minore è l’intersezione tra questa crisi demografica e il sistema italiano di accoglienza comunitaria dei migranti, il SAI (Sistema di Accoglienza e Integrazione), e, in particolare, il modo in cui i programmi di accoglienza strutturata hanno, in un ristretto numero di casi, dimostrabilmente invertito lo spopolamento, riaperto scuole e restituito vita civica a luoghi che stavano scomparendo. Il progetto giornalistico che questa rassegna della letteratura accompagna è un reportage lungo su Camini, un villaggio di ottocento abitanti in Calabria che ha invertito il proprio declino demografico in quindici anni grazie al programma di accoglienza Jungi Mundu, gestito dalla cooperativa Eurocoop Servizi nel quadro del sistema SAI. L’articolo sostiene due argomentazioni interconnesse: primo, che pur con i suoi limiti il modello funziona, producendo una rigenerazione demografica, economica e sociale misurabile; secondo, che è strutturalmente fragile, poiché dipende interamente dalla volontà politica di un singolo sindaco eletto. Queste argomentazioni si fondano su un lavoro sul campo originale: interviste a migranti che vivono all’interno del programma, alla cooperativa e ai funzionari comunali che lo hanno costruito, al sindaco di Rovigo, città che ha smantellato un programma venticinquennale con un solo voto in consiglio comunale, e a ricercatori accademici e analisti delle politiche dell’UE che collocano Camini in un contesto comparato e istituzionale. Questo tema si presta all’approfondimento accademico per tre ragioni. Primo, l’intersezione tra spopolamento rurale e accoglienza dei migranti si colloca al confluire di diversi dibattiti accademici attivi, nella demografia, negli studi migratori, nella teoria dell’integrazione e nella governance multilivello, nessuno dei quali ha finora esaminato i due fenomeni come un’unica questione di policy integrata. Secondo, il divario tra ciò che funziona a livello locale e ciò che viene tentato a livello nazionale ed europeo non è, come dimostra la letteratura qui esaminata, un problema di conoscenza ma un problema politico: comprenderlo richiede di mappare con precisione il panorama accademico e delle politiche. Terzo, giornalismo e letteratura accademica sono qui strutturalmente complementari in modi che rendono l’accostamento intellettualmente produttivo: la componente accademica fornisce i quadri analitici e la base di evidenze; il progetto giornalistico fornisce il racconto granulare, specifico per luogo e multiprospettico che la ricerca accademica non può facilmente generare. Questa componente accademica esamina quanto ricercatori, commentatori e operatori hanno scritto su cinque ambiti interconnessi: lo spopolamento rurale e la crisi delle aree interne italiane; la migrazione come risposta demografica al declino della popolazione nel contesto europeo; la base di evidenze sull’integrazione comunitaria nei contesti rurali; il discorso che inquadra la migrazione in Europa; e la governance dei sistemi di accoglienza decentrati e la loro fragilità strutturale.
VALTELLINA: INTIMIDAZIONI AL RIFUGIO “GINO E MASSIMO”. PASTASCIUTTA ANTIFASCISTA DI SOLIDARIETA’ SABATO 25 LUGLIO
Il Rifugio Gino e Massimo, sulle Alpi Orobie Valtellinesi sopra Ponte in Valtellina, ha subito nelle ultime settimane gravi intimidazioni: minacce per la pastasciutta antifascista organizzata sabato 25 luglio e, negli ultimi giorni, la jeep del rifugio devastata. Anna e le persone che gestiscono il rifugio hanno rivolto un invito a rispondere collettivamente a queste intimidazioni partecipando in massa sabato 25 luglio alle 12.30 alla pastasciutta antifascista. Per info: Rifugio Gino e Massimo, 1860 m, Ponte in Valtellina (SO) tel. 349 7489925 | WhatsApp 348 1711199. Sentiamo Anna gestrice del rifugio Ascolta o scarica     
July 23, 2026
Radio Onda d`Urto

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.