[2026-07-30] Da qui non se ne va nessunə! ACCORRETE TUTT3! @ Spin Time Labs
DA QUI NON SE NE VA NESSUNƏ! ACCORRETE TUTT3! Spin Time Labs - Via di S. Croce in Gerusalemme, 55 (giovedì, 30 luglio 17:00) Da ora siamo un presidio permanente. Ore 17 fuori Spin Time Questa notte, intorno alle 22, si è sviluppato un principio d’incendio nel palazzo di Spin Time, a quanto pare circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno. La comunità residente ha reagito con tempestività spegnendo l’incendio: l’edificio è stato evacuato autonomamente e in piena sicurezza nel giro di pochi minuti, consentendo ai Vigili del Fuoco, intervenuti prontamente, di accedere senza ostacoli e svolgere tutte le verifiche necessarie. Al momento non si registrano danni alle persone né all’edificio. Nonostante questo, gli abitanti sono ancora in strada e non è loro consentito rientrare nelle proprie case, se non uno alla volta e scortati dalle forze dell’ordine, esclusivamente per recuperare medicinali e beni di prima necessità. Le porte degli appartamenti sono state forzate e gli alloggi messi sottosopra, nonostante avessimo messo a disposizione tutte le chiavi necessarie, per ragioni di sicurezza che però nessuno ci ha ancora chiarito. A quest'ora non ci è stato ancora comunicato in quale condizione si trovi lo stabile: restiamo in attesa di risposte ufficiali. Apprendiamo da Ansa che i Vigili del Fuoco hanno dichiarato una presunta inagibilità del palazzo della quale non ci sono evidenze. Di fatto, centinaia di persone sono in strada dalla notte scorsa. Molte sono uscite di casa scalze o in pigiama e si stanno alternando sulle brandine messe a disposizione dalla Protezione Civile a partire dalle 6 di stamattina. Nonostante per oggi siano previste temperature da bollino rosso. Ora è il momento di stringersi attorno a Spin Time con la stessa solidarietà che abbiamo conosciuto in passato: dal distacco della corrente nel 2019 all’agorà dello scorso gennaio. Convochiamo quindi un’assemblea pubblica cittadina oggi alle ore 17. Nel frattempo, siamo qui in presidio permanente e abbiamo bisogno subito della solidarietà di tutt3.
July 30, 2026
Gancio de Roma
Iran colpito con attacchi su vasta scala: uccisi civili e giovani soldati di leva
Ancora una volta, la guerra si abbatte sulla vita di persone comuni. Gli Stati Uniti hanno lanciato nei giorni scorsi una nuova ondata di attacchi contro l’Iran, colpendo e distruggendo numerose infrastrutture civili e infrastrutture legate alla vita quotidiana della popolazione. Hanno perso la vita un gran numero di civili e militari, soprattutto soldati di leva, giovani che stavano semplicemente svolgendo il proprio servizio militare obbligatorio di due anni e che, come persone comuni, hanno perso la vita in questi attacchi. Allo stesso tempo, le infrastrutture del Paese, in particolare nel sud dell’Iran, sono state colpite da pesanti e intensi attacchi dell’esercito statunitense. In seguito a questi raid, la fornitura di acqua, elettricità e gas in molte regioni del Paese ha subito gravi interruzioni, e anche infrastrutture militari sono state prese di mira. Come in ogni guerra, sono i civili, le famiglie e le comunità a pagarne il prezzo più alto. Il portavoce del governo iraniano ha dichiarato che negli attacchi degli ultimi giorni contro il sud del Paese hanno perso la vita oltre 30 civili. Esprimendo cordoglio e vicinanza alle famiglie in lutto, ha affermato che la memoria delle vittime sarà onorata e che il governo resterà accanto al popolo con tutte le proprie forze: «Il sud dell’Iran è il cuore pulsante di questa terra; il sud dell’Iran è l’anima dell’Iran». Le Forze Armate della Repubblica Islamica dell’Iran hanno dichiarato che questa mattina, all’alba, l’esercito statunitense ha colpito con 13 missili gli alloggi e i quartieri residenziali di una delle guarnigioni delle forze di terra a Bampur. Secondo la dichiarazione, le forze aggressori hanno colpito gli alloggi, la foresteria e i posti di guardia della guarnigione. Nonostante la vastità dell’attacco e l’intensità dell’impatto dei missili — sferrato, secondo l’esercito, con l’obiettivo di causare il maggior numero possibile di vittime umane — grazie all’applicazione dei principi di difesa passiva e alle misure adottate, è stato possibile evitare un ulteriore aumento delle vittime. Nel corso dell’attacco, 7 militari, tra ufficiali di carriera e reclute di leva della 388ª Brigata di Iranshahr, sono stati uccisi, mentre altri 13 membri del personale sono rimasti feriti e sono attualmente sotto cure mediche. Nella propria dichiarazione, l’esercito ha inoltre promesso rappresaglia, definendo la vendetta per il sangue dei caduti «certa e imminente» e affermando che, «con l’aiuto di Dio e il sostegno delle altre forze armate», verrà data una risposta decisa. Dichiarazioni di questo tipo, da ogni parte del conflitto, mostrano quanto rapidamente il linguaggio della guerra passi dal lutto per i morti alle minacce di morte, un ciclo che gli attivisti per la pace, da entrambi i lati, continuano a chiedere di interrompere. Il Ministero della Salute iraniano ha reso noto che, nella nuova ondata di aggressioni contro il Paese, finora sono state ferite oltre 260 persone, tra cui 3 donne e 6 minori di 18 anni. Secondo questo annuncio, purtroppo tra le vittime di questi attacchi figurano anche 2 donne. Del totale dei feriti, 222 persone sono già state curate e dimesse. Shayan Moradi
August 4, 2026
Pressenza
Presentato esposto su Montedomini: a Firenze serve chiarezza
è ù . Quello che è emerso in città rende attualissime le parole di 42 anni fa di : la questione morale non è un concetto astratto: è il banco di prova di ogni amministrazione. lo ricordava con chiarezza: ‘La … Leggi tutto L'articolo Presentato esposto su Montedomini: a Firenze serve chiarezza sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Legge antimaranza: ulteriore passo del processo di militarizzazione della società
Criminalizzazione dei giovani; securitarismo fuori controllo; certezza della pena con tanto di imputabilità penale per i minorenni al fine di arrestare i reati commessi da chi non ha ancora raggiunto la maggiore età. Queste affermazioni sono quelle ricorrenti nei commenti al disegno di legge definito “antimaranza”, se preferiamo misure e strumenti atti a prevenire e contrastare la criminalità giovanile soprattutto nei luoghi della movida o nelle stazioni. In fondo non solo l’impianto legislativo, ma anche la campagna mediatica non si discosta molto da quanto avvenuto con i primi pacchetti sicurezza, la differenza è che allora erano presi di mira i senza fissa dimora (e per questo le panchine o le fontanelle pubbliche sono divenute una rarità rendendo meno accoglienti i centri storici piegati ormai alle logiche del commercio e della movida), oggi l’allarme sociale suona, con la puntualità di un orologio di alta precisione, contro le giovani generazioni protagoniste delle proteste contro il genocidio palestinese. Prima di addentrarci in ulteriori riflessioni dovremmo sgomberare il campo da alcuni equivoci: esiste un pericolo sociale derivante dai giovani? Oppure hanno fallito le politiche di inclusione, le carenze del nostro welfare sono tali da non comprendere la necessità di accrescere le risorse allo stato sociale con dei progetti rivolti anche ai giovani, con scuole aperte e un approccio meno incline alla burocrazia? Siamo certi che quanto accade oggi in Italia è stato già vissuto in altri paesi europei, con la differenza che in certe nazioni la risposta non è stata quella securitaria che affida alla revisione del codice penale la soluzione di ogni problema. E ancora una volta i decreti vanno a rafforzare il potere delle forze dell’ordine. Inutile girarci attorno, forte è la tentazione di deviare l’attenzione mediatica verso le violenze diffuse contro le forze dell’ordine giustificando poi, in nome dell’ordine pubblico, il potenziamento dei poteri delle stesse. Si respira da tempo un’aria da caserma, si arriva a ipotizzare il divieto di aggregazione disposto dal questore nei confronti di gruppi di giovani frettolosamente ribattezzati baby gang, l’assembramento viene vietato in presenza di cinque o più persone… e sembra ricordare il divieto di assemblamento di epoca fascista. Si ricorre perfino al fermo preventivo con la stessa logica della repressione preventiva che colpisce sistematicamente il nemico di turno. Se esistessero fenomeni di devianza giovanile, essi andrebbero prima compresi e studiati, cercando di capire se gli interventi sociali, pedagogici, educativi e scolastici possano essere letteralmente bypassati, come avviene da tempo, da una mera azione repressiva. E ancora una volta il ruolo della stampa diventa fondamentale per far approvare certe leggi alimentando ad arte la paura, il pericolo sociale e la emergenza di provvedimenti eccezionali. Anche in questo caso lo stesso copione che ha portato ad approvare le norme contro i rave e soprattutto le disposizioni intraprese contro i movimenti sociali e sindacali. Del resto, certezza della pena e fine della impunità, anche in questo caso, sono pratiche manipolatorie di massa, se pensiamo alla composizione sociale dei carcerati: nella maggioranza dei casi certi reati finiscono con misure alternative alla pena, reati diversi e penalmente meno rilevanti si traducono in lunghe pene detentive. E in molti casi parlare di giustizia di classe non è un retaggio ideologico del passato. Un altro aspetto saliente delle manovre securitarie governative è affidato alle sanzioni pecuniarie in via di sperimentazione contro i movimenti protagonisti delle lotte di un anno fa. Stanno arrivando multe, decreti penali di condanne e sanzioni per cifre astronomiche. La richiesta esosa di danni ha lo stesso significato delle richieste di risarcimento avanzate contro giornalisti scomodi. Le querele temerarie si vanno allargando allo spettro delle sanzioni penali di condanna. Il provvedimento aumenta innumerevoli sanzioni, ma ci restituisce anche un’ulteriore norma, cioè l’onere della prova è sempre a carico dell’accusato, la cui colpevolezza segna l’inizio dell’azione penale. Un autentico rovesciamento delle norme di diritto per rafforzare il potere accusatorio e securitario dell’azione penale. Il ddl poi va nella direzione auspicata dei grandi fautori della proprietà privata da difendere ad ogni costo. Il risarcimento dalla vittima che si è difesa nei casi previsti dalla legge è un autentico regalo alla giustizia da far west e a tale scopo mira la campagna intrapresa a destra per la grazia a Mario Roggero: «Chi sbaglia deve rispondere delle proprie azioni. Anche quando è minorenne», questo il commento della Presidenza del Consiglio che invoca uno Stato giusto attento a modificare norme che non funzionano. Non si tratta di saggezza governativa, ma di retorica di uno smemorato pater familias, avvezzo a non occuparsi minimamente dei propri familiari, ma autonominatosi loro protettore. Ci sono decine di norme da cambiare, ma il fatto che si inizi, e si finisca, sempre con quelle penali dimostra il vero intento di questo Governo ossia trasformare ogni devianza, ogni problema sociale in questione di ordine pubblico, costruire quella società della sorveglianza che si nasconde dietro a norme penali discutibili per lo stesso diritto borghese, capaci di ignorare i problemi reali che affliggono il Paese. Certe trasmissioni radio o televisive, dove i luoghi di comuni diventano indicazioni precise alla iniziativa legislativa, sono lo specchio di un’epoca nella quale ogni problematica sociale, che imporrebbe anche una spesa pubblica maggiore, viene silenziata per favorire al meglio la risposta penale. In tempi nei quali l’economia di guerra imperversa, anche certe logiche securitarie rientrano nella cultura del dominio e del controllo. Queste dinamiche repressive hanno molto a che vedere con la cultura militarista che non si manifesta solo quando devono giustificare l’aumento delle spese militari, ma per ricostruire un modello sociale dove il dissenso diventa oggetto di morbosa attenzione del codice penale, un modello sociale che ha bisogno di costruire degli scenari di paura per giustificare poteri maggiori alle forze dell’ordine e autentiche contrazioni degli spazi di libertà e di democrazia Chiudiamo con alcune considerazioni minori, ma degne di note: gli Enti locali da anni subiscono l’erosione degli organici e il comparto ha perso quasi 50mila unità. Ebbene, invece di porre fine a una disparità di trattamento tra i comparti pubblici, in termini economici e non solo, invece di allentare le norme in materia di assunzione e di spesa di personale, si parla di aumento della spesa per la videosorveglianza e nuove assunzioni della Polizia Municipale le cui funzioni, a rigor di logica, sono molteplici e assai poco orientate verso l’ordine pubblico. Trasformare gli agenti locali in pretoriani delle ordinanze dei Sindaci è un pericolo oggettivo. Aggiungiamo poi il fascino esercitato dalla società USA o israeliana con civili armati fino ai denti, siamo certi che questa suggestione presto alimenterà nuovi interventi legislativi, nel frattempo le forze dell’ordine sono autorizzate a portare le armi anche fuori servizio, della serie non esiste distinzione tra attività lavorativa e tempo libero, si è sempre in servizio contro i pericoli della malavita che assedia le nostre città. Tradotto in altri termini, un popolo non in armi per difendere la propria libertà e autodeterminazione, ma un processo di militarizzazione destinato ad auto alimentarsi nei prossimi mesi. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
August 4, 2026
Pressenza
Ceuta ormai è il pretesto di USA, Israele e destra UE per attaccare Sanchez
I numeri sono quelli della peggiore crisi migratoria della storia recente della Spagna: 72mila ingressi, 88 vittime e decine di migliaia di rimpatri. I fatti di Ceuta, tuttavia, non si limitano ai numeri; si sono trasformati, piuttosto, in una leva geopolitica per regolare conti politici e portare avanti interessi nazionali e internazionali. Mentre il massiccio afflusso di persone migranti verso Ceuta si va esaurendo, Washington e Tel Aviv hanno sfruttato la crisi per scagliarsi contro Pedro Sánchez. Una vera e propria “punizione”, come la definisce parte della stampa internazionale, nei confronti di un governo che negli ultimi mesi si è contrapposto all’agenda bellicista di Trump e al genocidio palestinese. Nel frattempo, la grande maggioranza dei partner europei, guidati dall’Italia di Meloni, ha contribuito al progressivo isolamento di quello che, almeno sulla carta, dovrebbe essere un alleato. Tra attacchi al governo spagnolo e pressioni su Bruxelles per irrigidire ulteriormente le politiche migratorie, il risultato è uno sgretolamento del principio di solidarietà spesso richiamato dai politici comunitari e sancito dagli stessi trattati fondativi dell’Unione. A meno di una settimana dai fatti di Ceuta, la crisi sta rientrando. Delle circa 72mila persone migranti entrate nell’exclave spagnola, almeno 70mila sono già state rimpatriate senza che venissero registrati gravi incidenti. Sul piano politico, però, la questione ha ormai smesso di essere soltanto migratoria. Fin dal primo giorno, l’amministrazione Trump ha sfruttato la crisi per attaccare il governo spagnolo di Pedro Sánchez, attribuendogli la responsabilità degli ingressi: «Questo inaccettabile incidente è il risultato diretto degli sforzi deliberati del governo spagnolo volti a consentire e agevolare l’immigrazione clandestina di massa in Europa», si legge in un comunicato del Dipartimento di Stato statunitense. Trump, invece, ha definito quanto accaduto a Ceuta una «invasione» e ha approfittato della vicenda per lanciare una stoccata ai Democratici: «La stessa cosa accadrà anche a noi se i Repubblicani non verranno eletti, solo che sarà peggio, molto più grande e molto più facile da ottenere». Lo stesso Dipartimento di Stato ha annunciato di stare «valutando azioni per difendere i cittadini americani, sia in patria che all’estero, da questa minaccia». La strategia statunitense appare duplice: da una parte colpire Sánchez e, più in generale, il centrosinistra internazionale; dall’altra sfruttare la crisi come leva per consolidare il consenso interno e – stando agli annunci del Dipartimento di Stato – giustificare un ulteriore irrigidimento delle politiche di controllo delle frontiere. Del resto, i rapporti tra Sánchez e Trump sono da tempo ai minimi termini. Il premier spagnolo ha negato agli Stati Uniti l’utilizzo delle basi militari spagnole per gli attacchi contro l’Iran e si è rifiutato di portare la spesa militare al 5% del PIL, l’obiettivo fissato al vertice NATO dell’Aia e fortemente voluto dall’amministrazione Trump. In generale, il governo spagnolo è uno dei pochi ad aver ripetutamente preso posizione contro le politiche del governo Trump e le sue campagne militari, come nei casi dell’Iran, di Cuba e del Venezuela. Anche sul genocidio a Gaza la posizione del governo spagnolo ha provato a distinguersi dagli alleati europei. Nonostante una prima fase, durante la quale Sanchez reiterò il «diritto di Israele a difendersi», nel corso degli anni la sua posizione si è mossa verso una condanna netta dei crimini di guerra del governo Netanyahu. Il governo spagnolo è stato tra i primi Stati europei a riconoscere lo stato palestinese dal 2023 e nell’estate del 2025 ha annunciato una serie di misure per porre fine alla compravendita di armi e munizioni con lo Stato di Israele. Analogamente a quanto fatto dagli USA, anche Israele sta assumendo una postura critica nei confronti della Spagna: «La Spagna, che non perde mai l’occasione di impartire lezioni a Israele, ha dichiarato lo stato di emergenza a Ceuta in seguito alla crisi legata alla sua politica migratoria. Forse, prima di continuare a farci la morale, sarebbe ora che spiegasse al mondo perché continua a mantenere enclavi coloniali in Africa», ha scritto l’ambasciatore israeliano all’ONU Danny Danon. Le parole di Danon sembrano contenere un’accusa neanche troppo implicita nei confronti della Spagna: Madrid denuncia l’occupazione israeliana dei Territori palestinesi, ma continua a mantenere due enclavi sulla costa nordafricana. L’accostamento, tuttavia, è quanto meno controverso. Lo status giuridico e storico di Ceuta e Melilla è infatti profondamente differente da quello dei Territori palestinesi occupati. Melilla appartiene alla Corona spagnola dalla fine del XV secolo, mentre Ceuta passò definitivamente alla Spagna nel XVII secolo, molto prima dell’instaurazione del protettorato spagnolo in Marocco e dell’attuale dinastia alawita. Per questo motivo, il governo spagnolo considera entrambe parte integrante del proprio territorio nazionale e respinge qualsiasi assimilazione con un regime di occupazione coloniale. In questo contesto, il richiamo di Danon appare più come un tentativo di ribaltare sul piano politico le accuse rivolte da Madrid nei confronti del governo Netanyahu, distorcendo il quadro storico e giuridico della vicenda. A sfruttare politicamente il caso di Ceuta è soprattutto l’Europa. Qualche giorno fa, 22 Stati del Vecchio Continente hanno chiesto alle istituzioni europee la convocazione di una riunione urgente, «per una valutazione congiunta della situazione e la definizione di una risposta europea coordinata». La lettera è stata promossa dall’Italia ed è stata firmata da tutti i membri dell’UE fatta eccezione per Francia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo e, naturalmente, Spagna. «Le immagini arrivate da Ceuta hanno dimostrato ancora una volta quanto sia urgente una risposta europea all’immigrazione clandestina», ha dichiarato Giorgia Meloni, nel tentativo di utilizzare l’ondata migratoria che ha investito Ceuta come trampolino per irrigidire ulteriormente le politiche migratorie europee. La stessa decisione di chiudere temporaneamente lo spazio Schengen tra Italia e Spagna trova come unica possibile lettura quella propagandistica e politica, nel senso che è oggettivamente priva di ogni razionalità logica. Vi sono infatti tre elementi inconfutabili che rendono del tutto impossibile che i migranti possano arrivare in Italia: 1) Ceuta geograficamente si trova in Africa, quindi i migranti dovrebbero attraversare l’intero Mediterraneo per arrivare senza permesso; 2) Anche se, per assurdo, riuscissero a raggiungere la Spagna continentale ributtandosi tutti insieme in mare, dovrebbero poi percorrere migliaia di km attraversando l’intera Francia per arrivare in Italia; 3) l’ipotesi che arrivino direttamente da Ceuta imbarcandosi su qualche mezzo di trasporto civile è folle, se non altro perché l’enclave spagnola non ha un aeroporto né collegamenti marittimi diretti con l’Italia. Al solito l’interesse italiano, e di molte forze politiche in Europa, pare quello di usare il fatto come ingrediente nella campagna elettorale permanente. The post Ceuta ormai è il pretesto di USA, Israele e destra UE per attaccare Sanchez appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 4, 2026
L'INDIPENDENTE
L’Area Marina Protetta “Isola di Capri” è realtà
L’iter parlamentare che la istituisce si è concluso con l’approvazione definitiva del disegno di legge, deliberata oggi dalla VIII Commissione Ambiente della Camera. Il vicepresidente della Camera dei Deputati, Sergio Costa (M5S), ha dichiarato: > Questo risultato ha una storia lunga, e una parte di quella storia porta la > mia firma. > > Da Ministro dell’Ambiente ho lavorato perché aree di grande valore > naturalistico rimaste per anni solo sulla carta trovassero finalmente una via > istituzionale. > > Capri era una di queste. Vederla oggi diventare Area Marina Protetta significa > vedere chiudersi un percorso avviato allora e portato avanti senza > interruzioni. > > Il provvedimento distingue definitivamente le due realtà finora accorpate > nell’area di reperimento “Penisola della Campanella – Isola di Capri”: “Punta > Campanella” e “Isola di Capri” avranno da ora percorsi gestionali autonomi. > > Il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica dovrà provvedere entro > sei mesi dall’entrata in vigore della legge agli adempimenti necessari a > rendere operativa l’area. > > La tutela del mare non può restare un capitolo minore rispetto a quella della > terra. > > Un’Area Marina Protetta non è un divieto, è un investimento: ricerca > scientifica, monitoraggio della biodiversità, educazione ambientale, economia > costiera che dura nel tempo. > > Capri, per la sua posizione e la sua notorietà, può diventare un modello di > come conservazione e sviluppo stiano insieme. > > L’Italia conta oggi 32 aree marine protette a fronte delle 52 previste dalla > legge quadro del 1991. Continuare ad ampliare il sistema senza garantirne il > finanziamento sarebbe una contraddizione. > > La riduzione dei fondi destinati a parchi e aree protette va corretta nella > prossima Legge di Bilancio: istituire un’area e poi lasciarla senza mezzi vuol > dire tradirne lo scopo. Ringraziando i parlamentari che hanno sostenuto il provvedimento, i Comuni di Capri e Anacapri per il lavoro già avviato sul campo, e la Fondazione Marevivo, che a Capri è nata oltre quarant’anni fa e che alla nascita di questa area ha dedicato decenni di impegno, Costa ha evidenziato: “Le istituzioni scrivono le leggi, ma senza chi presidia il territorio quelle leggi restano parole. Qui hanno lavorato insieme, ed è così che si ottengono i risultati che contano”. Redazione Italia
August 4, 2026
Pressenza
Prosegue a Roma il presidio per lo Spin Time
FIDUCIOSI SULLE TRATTATIVE, MA NON ABBIAMO PIÙ TEMPO “Facciamo il punto su quanto accaduto ieri sera al tavolo convocato in prefettura, al quale hanno partecipato il prefetto, il sindaco, il vicario generale della Diocesi di Roma, il questore, l’assessore capitolino al patrimonio e i rappresentanti della proprietà. Rivendichiamo con forza che le trattative stanno andando avanti: il Comune ha presentato una proposta concreta, basata sulla valutazione dell’Agenzia del demanio, per l’acquisizione dell’immobile. È un passo avanti che non avremmo ottenuto senza la determinazione di chi da giorni resiste in strada, grazie alla mobilitazione della comunità resistente che ha abbracciato Spin Time in questi giorni. Un momento storico in cui il diritto alla città è finalmente al centro, in cui Spin Time ci dimostra ancora una volta che un altro mondo è possibile, contro la speculazione, la turistificazione sfrenata, l’individualismo. La regolarizzazione di questo palazzo sarebbe un segnale importante che finalmente dia spazio all’importanza di una proprietà che torna al pubblico. Vogliamo ringraziare pubblicamente tutta la rete di solidarietà che si è stretta attorno a noi in queste settimane: dai sindacati, ai centri sociali, alla Chiesa e a tutte le realtà che si sono mobilitate ogni giorno. È questa rete larga e trasversale che ha tenuto alta l’attenzione e ha reso possibile ogni passo avanti fatto finora. I miglioramenti ottenuti finora sono importanti, ma insufficienti. Per questo continuiamo a chiedere al Comune di darci una mano ancora più forte per rendere decorosa la vita degli abitanti in strada da giorni. Abbiamo fiducia nei confronti del percorso che è stato intrapreso, ma non abbiamo tempo. Per questo vogliamo ribadire l’urgenza: sono sei giorni che centinaia di persone, tra cui più di cento bambini, restano fuori dal palazzo, esposte al caldo e ai rischi che ne derivano. Tra chi è ancora costretto fuori ci sono anziani, malati cronici, persone in chemioterapia, donne in gravidanza. Chiediamo che le loro condizioni di salute vengano prese sul serio, che gli animali rimasti dentro al palazzo vengano tutelati subito, e ricordiamo che ci sono ancora persone che non possono entrare a recuperare le proprie medicine. Continueremo a essere qui, a spingere ogni giorno, finché ogni passo avanti sul tavolo non diventerà una risposta vera per chi ancora aspetta in strada di tornare a casa. Rilanciamo con forza il nostro appello a mantenere alta l’attenzione sul presidio e sulle attività culturali che da anni portiamo avanti come esperienza sociale e culturale nel cuore di Roma. Ora, più che mai, è fondamentale essere qui con i propri corpi. Invitiamo le realtà culturali, gli artisti e tutte le persone che ci hanno sostenuto in questi giorni a essere qui con noi e a partecipare. Rimaniamo qui, insieme finché non vinciamo”. SPIN TIME LABS Redazione Roma
August 4, 2026
Pressenza
Disarmo: Ricordare Hiroshima
Anche quest’anno, in molte città italiane, associazioni, comunità e cittadini si riuniranno per mantenere viva la memoria di Hiroshima e rinnovare l’impegno per un mondo senza l'incubo dell'olocausto nucleare.
August 4, 2026
PeaceLink
UNICEF: bambini vittime di attacchi nella Federazione Russa e in Ucraina
Negli ultimi giorni sono stati uccisi e feriti numerosi bambini. Nella Federazione Russa, secondo le notizie, una ragazza di 13 anni è rimasta uccisa e due bambine, di 7 e 9 anni, sono rimaste ferite quando domenica un drone ha colpito nei pressi di un parco giochi nella regione di Belgorod. Secondo le notizie, tre bambini sono tra le sette persone uccise ieri in un attacco nella regione di Krasnodar, che ha ferito circa 40 altre persone. In Ucraina, secondo le notizie, almeno sei bambini sono stati uccisi in attacchi avvenuti negli ultimi sette giorni: un bambino di 8 anni e almeno tre bambini uccisi insieme a tutta la loro famiglia nella regione di Dnipropetrovsk, e due bambine – di 5 e 10 anni – nella regione di Sumy. Nello stesso periodo, secondo le notizie, almeno 19 bambini sarebbero rimasti feriti. Un parco giochi. Una spiaggia. Una casa di famiglia. I bambini hanno il diritto di sentirsi al sicuro nei luoghi in cui vivono e giocano, ovunque si trovino. L’UNICEF esorta nuovamente tutte le parti a rispettare gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario, compresa la protezione dei bambini e delle infrastrutture civili. Gli attacchi che uccidono e feriscono i bambini devono finire. UNICEF
August 4, 2026
Pressenza
ANTIFASCISMO: DA RENATO BIAGETTI A FREE ALL ANTIFA. MERCOLEDI 5 AGOSTO ALLO SPAZIO DIBATTITI DELLA FESTA DI RADIO ONDA D’URTO
La Festa di Radio Onda d’Urto, giunta alla sua XXXIV edizione, inizia mercoledi 5 agosto , e con essa numerosi eventi di carattere politico e culturale. I temi di quest’anno vanno dalla Palestina al riarmo, dai movimenti sociali a quelli antifascisti, per la difesa del lavoro, della salute, della natura, contro sfruttamento, guerra, caporalato e capitalismo digitale. Mercoledì 5 agosto si parte dalle 19.30 con il dibattito “2006-2026 Vent’anni senza Renato”. A vent’anni dall’assassinio di Renato Biagetti per mano fascista presentazione dell’edizione speciale “Storie per Renato. Speciale Antifa!nzine” (coedizione Cronache Ribelli e Freeink Comix, 2026).  Intervengono: Erre Push, illustratore e fumettista; Cristiana Gallinoni (Loa Acrobax); Cronache Ribelli; Antifanzine; l* compagn* di Dax; Campagna Free All Antifas. Modera Elia Rosati, storico e collaboratore di Radio Onda d’Urto. Presentiamo il dibattito con Elia Rosati storico e collaboratore di Radio Onda d’Urto, Alberto Abo Di Monte Campagna Free All Antifas e Cristiana Gallinoni del Loa Acrobax di Roma Ascolta o scarica 
August 4, 2026
Radio Onda d`Urto
UE, proposta killer sui diritti del lavoro
Un recente rapporto dell’ETUI, il Centro Studi della Confederazione Europea dei Sindacati, ha lanciato un sonoro allarme su una proposta presentata il 18 marzo a Bruxelles e in discussione nel silenzio generale. Si chiama “28esimo regime” e rappresenta uno degli assi dei due documenti per il rilancio della competitività europea commissionati due anni fa da Ursula von der Leyen a Enrico Letta e Mario Draghi. Prevede il varo di una legislazione europea in materia di diritto societario, che andrebbe ad affiancarsi alla normativa dei 27 paesi-membri (di qui il nome) con conseguenze anche su lavoro e fisco. La proposta, presentata come volano per la competitività europea, soprattutto nel settore innovazione e start-up (formula taumaturgica che rende qualsiasi scelta legittima), di fatto non avrebbe limiti di applicazione. Permetterebbe di aprire la nuova forma societaria in modalità esclusivamente digitale, con requisiti di capitale minimi, un costo di 100 euro e registrazione entro 48 ore in un paese-membro dell’UE, a prescindere dove effettivamente si opererà, ma con la possibilità di applicare il diritto del lavoro dello Stato di registrazione e di conseguenza, suggerisce l’ETUI, anche le regole locali su contrattazione collettiva, rappresentanza dei lavoratori, ecc. In altre parole una persona fisica o un’impresa già costituita, persino un grande gruppo multinazionale, potrebbero intraprendere un’attività economica in Italia, utilizzando una società registrata in Romania, un domani magari chissà, in Ucraina o in Turchia, e in tal modo non essere obbligati ad adottare il diritto del lavoro e le regole sindacali italiani. La registrazione di una EU inc. – curiosa l’omonimia con la campagna delle Big Tech americane contro il sistema regolatorio europeo – potrebbe essere effettuata creando la società ex novo, attraverso una fusione tra aziende di diversi paesi o a partire da un’impresa già esistente – e sarebbe soggetta al principio “only once” (una volta sola). In altre parole, una volta completata la registrazione presso il paese prescelto, il titolare non sarebbe più tenuto a fornire informazioni sulla società, anche in caso di variazioni. In ogni caso anche alla prima registrazione non sarebbe tenuto a fornire dati sul numero di dipendenti, il paese in cui opererebbero e la normativa loro applicata. Per intenderci: un ispettorato del lavoro italiano che decidesse di avviare delle verifiche su un’impresa che opera in Italia ma è registrata in un altro paese dell’Unione, sospettando illeciti, si troverebbe nell’impossibilità di farlo. La proposta prevede anche la possibilità che i dipendenti siano cooptati in un sistema di distribuzione di stock option, senza che, precisa il rapporto ETUI, nei testi in discussione sia incluso un esplicito divieto di pagare le retribuzioni dei dipendenti, integralmente o parzialmente, in partecipazioni. E dunque senza alcuna garanzia che in questo modo non vengano soppiantate le regole in materia di democrazia nei posti di lavoro. Per il sindacato insomma il rischio è che almeno una parte della retribuzione possa essere pagata in azioni della società e che ciò significhi per un verso aggirare i minimi contrattuali e, dove previsto, il salario minimo legale, per un altro non riconoscere le regole su rappresentanza sindacale e democrazia nei luoghi di lavoro, sostenendo che nel nuovo contesto societario esse siano sostituite da quelle connesse alla partecipazione azionaria. In sostanza la Commissione von der Leyen 1, dopo aver approvato negli anni passati alcune direttive che dovrebbero garantire l’introduzione di tutele minime per tutti i lavoratori o in alcuni settori specifici – vedi la direttiva sul salario minimo e sui lavoratori delle piattaforme – ora invece recepisce le indicazioni di Letta e di Draghi, a loro volta dettate dalle esigenze della nuova fase politica internazionale. Con l’esplodere della spesa militare, la bolla dell’IA che si gonfia sempre di più e una competizione commerciale e militare internazionale sempre più parossistica le imprese chiedono di fare piazza pulita delle pur blande regole previste dagli ordinamenti nazionali, già frutto di trent’anni di arretramento dei lavoratori in Europa e nel mondo. Lo fanno in modo così drastico da suscitare reazioni persino all’interno della tecnocrazia europea. Il giorno dopo la presentazione della proposta il CNUE, organo di rappresentanza dei notai dell’UE, diffondeva un comunicato in cui metteva in guardia dai potenziali rischi del nuovo regime, in particolare una sfrenata competizione al ribasso tra paesi-membri, l’indebolimento degli attuali meccanismi di prevenzione e contrasto ad attività illecite come il riciclaggio di denaro e uno squilibrio tra interesse pubblico e privato. Osservazioni che se per un verso riflettono i timori di una riduzione del lavoro per chi vive di atti societari, per un altro si fondano sulla ragionevole previsione che l’economia europea si trasformi in un far west. È significativo che in Italia a oltre tre mesi dalla presentazione della proposta da parte della Commissione Europea la stampa, che quando vengono attaccate le prerogative dei grandi gruppi editoriali rivendica il suo ruolo di “cane da guardia del potere”, così come l’intero spettro politico – dai partiti dell’ordine tout court ai partiti dell’ordine ma non troppo fino ai più sfegatati sovranisti – non abbiano detto una sola parola su un provvedimento che di fatto renderebbe innocue le legislazioni nazionali dei paesi-membri in materia di diritto societario, lavoro e fisco, rispondendo positivamente alle richieste di Trump di non mettere i bastoni tra le ruote alle Big Tech americane. Tutta la retorica sul superamento di destra e sinistra in nome di una nuova dialettica sociale tra alto e basso, tra mondialismo e sovranità popolare e altre simili scempiaggini si dileguano di fronte alla banale constatazione che quando si tratta di leccare i piedi al grande capitale a spese dei proletari europei Meloni e Schlein, Salvini e Vannacci, Tajani e Rizzo, Calenda e D’Orsi si ritrovano tutti dalla stessa parte della barricata, quella del più forte. Concentrare la sceneggiatura della serie “Italian affairs” sulle foto in trattoria di Fratoianni, Schlein e Conte, sul grado di connessione sentimentale tra Giorgia e Donald, sulla sparata del giorno di qualche politico di provincia in cerca di gloria effimera conviene a tutti, aumenta lo share, fa impennare i clic, sparge nel dibattito pubblico una proficua cortina fumogena e fa anche crescere il PIL, anzi il GDP.   Redazione Italia
August 4, 2026
Pressenza
L’anniversario dell’esplosione del porto di Beirut oscurato da una nuova ondata di distruzione
Mentre gran parte del Libano meridionale giace in rovina a causa degli attacchi israeliani, i residenti cercano ancora una volta di ricostruire le proprie vite. Fonte Zeina Khodr – 4 agosto 2026 Ogni anno, dal 4 agosto 2020, le famiglie delle vittime della gigantesca esplosione del porto di Beirut si riuniscono davanti al luogo che … Leggi tutto "L’anniversario dell’esplosione del porto di Beirut oscurato da una nuova ondata di distruzione" L'articolo L’anniversario dell’esplosione del porto di Beirut oscurato da una nuova ondata di distruzione proviene da Invictapalestina.
August 4, 2026
Invictapalestina

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.