Un’ondata di calore epocale
-------------------------------------------------------------------------------- Siamo nel mezzo di un’ondata di calore tra le più intense, lunghe ed estese mai registrate a scala secolare in maggio sul continente europeo, a causa di un anticiclone subtropicale bloccato con asse – alle quote della media troposfera – disteso dal Marocco all’Europa centrale (nell’immagine in alto, la carta di previsione ECMWF, Centro europeo per le previsioni meteorologiche a medio termine, delle anomalie termiche medie di questa settimana in superficie). Solo tra alcuni giorni sarà possibile un bilancio climatologico dell’episodio – che fin da ora si annuncia comunque epocale – tuttavia da martedì 26 maggio, l’osservatorio meteorologico SMI di Moncalieri Collegio Carlo Alberto (Torino) ha già stabilito un nuovo primato di temperatura massima per maggio nella serie di dati avviata nel 1865, con 37,6 °C nel sito di misura storico (capannina meteorologica sulla facciata Nord dell’edificio, a 20 metro di altezza sul suolo urbano). Ampiamente superato il record precedente (36,5 °C, 24 maggio 2009). Precisiamo che si tratta di un valore almeno 4 °C superiore a quanto rilevato (sia sull’aerea terrazza pochi metri soprastante, sia nelle zone extraurbane adiacenti, a causa del surriscaldamento tardo-pomeridiano della facciata del Collegio, tuttavia il dato conserva un elevato valore climatologico in quanto i termometri sono sempre stati collocati in posizione e condizioni confrontabili in oltre un secolo e mezzo, fino a oggi). A confermare l’eccezionalità su periodi di misura di almeno cinquanta-ottanta anni delle temperature raggiunte oggi – circa 10 °C sopra media sulle massime giornaliere – intervengono altre stazioni, a partire da quelle delle reti dell’Aeronautica Militare e dell’ENAV, tra cui Torino-Caselle (33,6 °C, che supera a sua volta il record di maggio già stabilito il 25 maggio con 32,8 °C), Novara-Cameri (34,4 °C), Milano-Malpensa (33,0 °C), Piacenza-San Damiano (34,8 °C), Dobbiaco (30,3 °C), Sarzana-Luni (33,2 °C). Nel resto d’Europa, nuovi record di temperatura massima per maggio sono stati stabiliti in centinaia di località, dalla Spagna, alla Francia, alle isole britanniche, dove spicca in particolare il caso dei Kew Gardens di Londra: i sorprendenti 34,8 °C e 35,0 °C registrati rispettivamente il 25 e 26 maggio costituiscono di gran lunga dei primati per maggio non solo per la stazione londinese, ma anche per tutto il Regno Unito, superando di ben 2 °C il massimo storico precedente che era di 32,8 °C (varie località inglesi, maggio 1922 e 1944). [Società Meteorologica Italiana – NIMBUS, diretta da Luca Mercalli] -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Un’ondata di calore epocale proviene da Comune-info.
May 28, 2026
Comune-info
10:12 — L’antifascista deve morire
Alle 10:12 del 28 maggio 1974 a Brescia, in Piazza della Loggia, una bomba nascosta in un cestino portarifiuti esplose durante una manifestazione convocata da sindacati e forze democratiche contro la violenza neofascista. Otto morti, oltre cento feriti, una città intera colpita al cuore. Ma la bomba di Piazza della […] L'articolo 10:12 — L’antifascista deve morire su Contropiano.
May 28, 2026
Contropiano
Dove va Cuba, tra embargo e transizione capitalistica
(disegno di resli) A dicembre scorso avevo programmato un viaggio di dieci giorni a Cuba. Il suo senso è stato nel tempo modificato dagli eventi geopolitici che lo hanno trasformato in un’occasione di testimonianza diretta di un momento particolarmente difficile per l’isola, con un sostanziale collasso del sistema energetico e dei trasporti, dovuto all’inasprimento dell’embargo statunitense dopo la cattura di Maduro, il 3 gennaio scorso. Amici, colleghi, familiari e compagni si sono interessati al mio viaggio e mi hanno chiesto di scrivere qualcosa. Ma scrivere di Cuba è estremamente difficile: fin dal 1959, ma soprattutto dopo che la fine della Guerra Fredda ha spazzato via le altre esperienze socialiste in giro per il mondo, il mito della rivoluzione cubana è un articolo di fede incrollabile per quel che resta della sinistra internazionale. È necessaria allora un’avvertenza: ciò che scrivo è frutto di impressioni di prima mano, di ciò che ho visto e del dialogo con le persone con cui ho parlato. Non mi è possibile tracciare uno spaccato dell’isola nel suo complesso perché, a causa del prezzo della benzina ormai alle stelle (in media otto dollari al litro nel mercato nero, mentre in quello ufficiale non è disponibile) e delle enormi difficoltà a muoversi, sono rimasto per quasi tutto il tempo a L’Avana, fatto salvo un breve viaggio a Trinidad e Santa Clara. (L’Avana è da sempre il polo più economicamente dinamico di Cuba, con maggior turismo e con una popolazione più scontenta in relazione al regime politico rispetto alle province orientali). Nella mia vita, ho avuto la fortuna di andare a Cuba parecchie volte: questa è stata la quarta (le altre sono state nel 2010, nel 2012, e nel 2016, quando presi un volo di fretta e furia dal Messico per assistere ai funerali e alle celebrazioni per la morte di Fidel Castro). In relazione a tutte le mie esperienze precedenti, la Cuba che ho visto è profondamente cambiata. In passato l’avevo sempre percepita come un paese povero, con enormi difficoltà di vario genere, dovute in parte all’embargo in parte a problemi interni, con un certo scontento nella popolazione, ma anche come un paese che, se confrontato con i suoi vicini immediati dei Caraibi e dell’America Centrale, poteva vantare alcune conquiste indiscutibili: era sicuro, nessuno viveva per strada o moriva di fame, tutti avevano la possibilità di studiare e di curarsi e c’era – nonostante alcune liberalizzazioni in corso e gli squilibri dovuti alla dipendenza dal settore turistico – una relativa uguaglianza di fatto. Qualcosa che poteva, forse, davvero essere chiamato socialismo, con tutti i limiti che l’esperienza storica di questo sistema ha dimostrato. La Cuba del 2026 è l’opposto di tutto questo: sebbene sia ancora un paese piuttosto sicuro, dove nonostante i sempre più frequenti black out non si incorre in grandi rischi a passeggiare la notte a piedi, è un paese che ha importato tutti gli altri principali aspetti (e vizi) della società capitalista: una disuguaglianza sempre più accentuata, una miseria dilagante, la fame, perfino la droga. La disuguaglianza oggi è palpabile e non è più circoscritta alle differenze tra i lavoratori che hanno o non hanno accesso al settore turistico, anche perché, in questo periodo, di turismo a Cuba quasi non ce n’è, in risultato alle politiche assassine di Donald Trump. Sebbene sia difficile sostenere l’esistenza di una borghesia (nel senso tradizionale e marxista di proprietari dei mezzi di produzione privati), è sempre esistita una classe dirigente statale che gode di un livello di vita molto sopra la media (nel vecchio socialismo reale sovietico era chiamata “nomenclatura”). Oltre ad essa, oggi a L’Avana esiste una classe media in crescita, che frequenta locali hipster con prezzi insostenibili per un salario cubano, dotata di macchine elettriche di ultima generazione che non soffrono i rincari al costo della benzina. Il salario di un medico è oggi a Cuba di ventiquattro dollari, ma al Festival della Salsa in cui siamo stati nel Vedado (e che era predominantemente popolare), il costo di ingresso dell’area VIP, vicino al palco, era di quarantacinque dollari, e l’area vip era strapiena di cubani. Questa nuova classe media in ascesa è rappresentata soprattutto dai cosiddetti mipymes (padroni di micro, piccoli e medi imprese, fino a un massimo di cento impiegati per azienda), la cui esistenza è stata formalizzata nel 2021 e che dominano oggi i settori del commercio e della ristorazione. Sono in parte persone con parenti all’estero, che hanno facilitato gli investimenti iniziali, in parte persone vincolate in qualche modo all’élite dirigente socialista. In quest’ultimo caso, l’impressione è che esista una tendenza della classe dirigente a sfruttare le aperture economiche per riciclarsi nella prospettiva di una transizione definitiva al capitalismo: in questo stesso senso potrebbe andare la recente apertura alla possibilità di possedere fino a tre case per persona, quando all’indomani della Rivoluzione il limite era una. La crescita delle disuguaglianze va di pari passo con la perdita drammatica del potere d’acquisto dei salari. Gli unici salari sopra la soglia di povertà sono quelli privati (una minoranza della fascia salariale, seppure in crescita), dove si registra però un’assoluta precarizzazione delle condizioni di lavoro e assenza di libertà sindacale. Oggi a Cuba non si può vivere di salario, chi sopravvive lo fa perché esiste qualche altra fonte di reddito: affittare una stanza ai turisti, offrire un mezzo di trasporto, vendere oggetti elettronici per strada, mettere da parte della benzina dei camion e rivenderla al mercato nero… Per paradosso, nel paese dove lo Stato, fino agli anni Ottanta, possedeva e controllava tutto, oggi la vita economica non dipende più dallo Stato, che a sua volta non riesce più a garantire i servizi vitali. Con il recente blocco energetico, i trasporti pubblici già precari sono diminuiti del novanta per cento, la spazzatura si accatasta ovunque nelle strade, mentre la sanità, una volta il fiore all’occhiello del modello cubano, è entrata anch’essa in crisi e regge a fatica il peso delle epidemie sempre più frequenti di Dengue e Chicongunya. La miseria a Cuba è ormai enorme, alla luce del sole, ovunque. La pratica di chiedere soldi per strada ha ormai affiancato (e in parte sostituito) quella del jineterismo, l’arrangiarsi magari fregando il turista. Mentre l’inflazione è alle stelle e i salari sono al palo da decenni, la libreta (libretto a disposizione di ogni cubano per ricevere beni di prima necessità in forma gratuita o quasi gratuita), che fino agli anni Ottanta garantiva parte del fabbisogno alimentare completo di una famiglia, oggi si limita a pane, farina e zucchero. Le proteine sono praticamente inaccessibili, trenta uova costano sei dollari. In questo processo di impoverimento – costante e crescente negli ultimi anni – un fattore importante è portato dall’escalation recente del blocco di Trump: la fine del turismo è stato un colpo mortale soprattutto per chi viveva delle briciole di quel settore. Parte di questi nuovi miserabili sembrano essere vittime anche di un altro vizio tipico del capitalismo e quasi sconosciuto nella Cuba del passato: la droga, e specialmente il Fentanil, che a Cuba chiamano el Químico. Molte persone stanno oggi vivendo per la prima volta l’esperienza del mendicante: lottano per mantenere, principalmente a se stessi, una parvenza di dignità, fingono di star lavorando, di offrire un servizio, di venderti per cento pesos (venti centesimi) una moneta di tre pesos con la faccia di Che Guevara. È molto doloroso: si tratta di persone spesso con ottima istruzione e capitale culturale, che si trovano sul crinale della disumanizzazione, ma che provano a non arrendersi a questa evidenza. Un aspetto relativo a questa perdita del settore pubblico è rappresentato dall’enorme diminuzione dei negozi e ristoranti pubblici. I negozi al dettaglio, in particolare, sono ormai tutti dominati dai mipymes, mentre lo Stato si riserva il monopolio di alcuni negozi di prodotti cari di importazione, prezzati direttamente in dollari. È, questo, un tema particolarmente spinoso: per quanto possano persistere dubbi in relazione alla politica della nazionalizzazione forzata delle piccole attività economiche (parrucchieri, bar, negozietti, officine meccaniche individuali) realizzata dal governo cubano a partire dal 1968, quando sotto il governo di Raúl Castro sono cominciate le prime liberalizzazioni, l’opzione cooperativista è stata sconfitta da una scelta più incline alla libera proprietà individuale. La sensazione è che il modo in cui si sta operando questa nuova trasformazione, quasi sessant’anni dopo dalla prima, abbia più a che vedere con l’imposizione di un capitalismo straccione che con qualsiasi prospettiva socialista. Con l’aumento di miseria e disuguaglianza, e il venir poco a poco meno dell’unico aspetto che rappresentava, pur con tutti i limiti e le difficoltà, la specificità cubana, è comprensibile che diminuisca l’appoggio al governo. A sentire alcuni interlocutori – o a leggere le poche analisi disponibili – sembra di capire che non più del venti per cento della popolazione appoggi convintamente il governo (storicamente, dagli anni Novanta in poi, questa cifra era stata di più o meno un terzo della popolazione). Anche quel venti per cento, tuttavia, è molto critico nei confronti della corruzione, di Raúl Castro, che ha cominciato a togliere le assicurazioni sociali, di Díaz Canel, del processo rivoluzionario che sta perdendo la sua forza… Quanto al resto, neanche a parlarne: la maggioranza nega addirittura l’esistenza,dell’embargo («Ma quale embargo, l’embargo è interno!»). Trump è, nel migliore dei casi, considerato “un pazzo”, e nel peggiore “un salvatore”, (per molti in ogni caso è un “male minore”). I cubani di Miami non sono più gusanos (vermi), ma anzi salvatori della patria, perché garantiscono il mantenimento del poco che funziona. Certo, da qui a essere “opposizione” al governo ce ne passa: forse per disillusione, forse per paura della repressione, non sembra esserci un’opposizione sociale organizzata a Cuba, sebbene alcuni episodi recenti rappresentino delle avvisaglie: l’enorme movimento spontaneo del 21 luglio 2021, le proteste di questi giorni (a Ciego di Ávila è stato dato fuoco a una sede del Partito Comunista), alcune scritte sui muri di L’Avana (Vivimos en la mierda, circo sin pan…) potrebbero indicare un’indisposizione che, a torto o a ragione, individua sempre più nel governo, e sempre meno nell’embargo straniero, la causa dei problemi. Certamente, in questi scontenti si mescolano elementi tra loro diversi e contraddittori: se per gli avversari più ideologici del governo (e spesso per chi viene dalla classe medio-alta impoverita dalla rivoluzione) il problema è il modello socialista in quanto tale, molti altri sembrano additare le mancate risposte del governo alla crisi sociale, la politica di liberalizzazione che ha favorito solo alcuni, la riduzione della libreta, l’inflazione, il non funzionamento dei trasporti e dei servizi pubblici, la corruzione. Paradossalmente, tuttavia, non sembrano esistere rivendicazioni esplicite di un “socialismo” diverso, più vero, più profondo, di fronte al dramma del presente. Anzi, il socialismo viene associato alla politica del governo, qualunque essa sia, e in quanto tale soffre un processo di grande legittimazione. Un altro aspetto drammatico di questa totale perdita di legittimità del regime politico è l’abbandono quasi totale della propaganda socialista e patriottica, tanto presente nelle strade cubane fino a dieci-quindici anni fa. Pochissime immagini di Fidel, Che Guevara e Camilo Cienfuegos, quasi nessuna denuncia pubblica dell’embargo (la scritta “Tumbar el bloqueo” l’abbiamo vista un paio di volte in dieci giorni di viaggio). Sembra proprio che lo stesso governo abbia rinunciato a fare propaganda di qualcosa a cui la gente ha da tempo smesso di credere. L’unico mito socialista che non è ancora crollato è quello di Fidel: a dieci anni dalla morte, sembra essere ancora maggioritario il rispetto per la figura del líder maximo. È però un sentimento confuso, espressione soprattutto di una nostalgia da parte delle vecchie generazioni di un tempo passato, migliore del presente, tanto che non è raro incappare in persone che manifestano contestualmente approvazione per Castro e per Trump. E qui si arriva a una questione dolente, un problema che è cominciato ben prima di Trump, ben prima della morte di Fidel, ben prima della caduta del muro di Berlino: la sensazione, comune a tutti, che le decisioni sono prese chissà dove, in qualche spazio al quale il popolo cubano non ha accesso. È il problema della mancanza di partecipazione democratica, qualunque cosa questa parola possa significare. Torno da questo viaggio, in sostanza, con la sensazione, o forse l’illusione, che se dieci o venti anni fa ci fosse stato un processo costituente aperto, un tentativo di condividere con la popolazione le decisioni strategiche fondamentali per la vita in comune, forse ci sarebbero stati gli anticorpi per un esito non catastrofico, o per la preservazione materiale e simbolica di alcune delle conquiste della rivoluzione, o quanto meno di certa capacità di resistenza collettiva di fronte alle minacce di oggi. È evidente che l’embargo e tutti i problemi menzionati abbiano una relazione, spesso decisiva, con ciò che sta accadendo a Cuba. Ma non si possono ignorare fattori interni, se si vuole analizzare la realtà per quella che è, sottraendola ai nostri sogni e alle nostre illusioni. La transizione al capitalismo è un processo già in corso a Cuba, non in discussione. Quel che è in discussione è la gestione e il ritmo di questo processo, lo spazio che in esso avranno le imprese statunitensi in relazione al peso che ha oggi la collaborazione con Cina e Russia, se ci sarà una terapia dello shock o un’apertura più graduale, e quanto potere politico ed economico riuscirà a preservare l’establishment attuale. Non sono questioni minori, ma hanno poco a che vedere con la rivoluzione e il socialismo. (perez gallo)  
May 28, 2026
Napoli MONiTOR
La Corte reimpone le sanzioni a Francesca Albanese. “E’ ostile agli interessi americani”
Il Dipartimento di Stato era stato chiaro: «Il governo intende reinserire il nome della signora Albanese nell’elenco delle persone sanzionate»; la promessa è stata mantenuta. La Corte d’Appello di Washington D.C. ha infatti rovesciato la decisione del tribunale distrettuale della capitale con cui il giudice federale Richard Leon disponeva la sospensione immediata delle sanzioni contro la Relatrice Speciale per le Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati Francesca Albanese, ricordando che proteggere la libertà di espressione «è sempre nell’interesse pubblico» degli Stati Uniti. L’ingiunzione del tribunale, sostiene la Corte d’Appello, «arreca un danno irreparabile al governo e al pubblico, interferendo con il potere decisionale dell’esecutivo in ambiti delicati come la sicurezza nazionale e gli affari esteri»; le sanzioni devono essere dunque ristabilite e la sentenza del giudice Leon ritirata. La sospensione delle sanzioni statunitensi a Francesca Albanese è durata appena una settimana. Essa era stata disposta lo scorso 13 maggio, in risposta alla causa intentata dalla famiglia di Albanese contro l’amministrazione USA, che aveva citato in giudizio il presidente Donald Trump e alcuni funzionari. Le sanzioni imposte contro la Relatrice, secondo i ricorrenti, violavano infatti il Primo, il Quarto e il Quinto Emendamento della Costituzione statunitense, configurando un sequestro di beni senza giusto processo. Le misure erano entrate in vigore il 9 luglio dello scorso anno, su effetto dell’ordine esecutivo 14023, firmato dal presidente Trump nel febbraio 2025: come spiegato dalla stessa Albanese, le sanzioni avevano avuto pesanti ripercussioni sulla sua vita, rendendole impossibile non solo recarsi nel suo ufficio presso la sede dell’ONU, a New York, ma anche avere un conto in banca (sia negli USA che in Italia) e, in generale, di effettuare qualsiasi genere di scambio economico – inclusa l’accettazione di un caffè al bar. Il giudice Richard Leon ha accettato gli argomenti dei ricorrenti e disposto il congelamento delle sanzioni contro la Relatrice. Una settimana esatta dopo, con un aggiornamento del Dipartimento del Tesoro passato in sordina, gli USA toglievano ufficialmente la Relatrice dalla lista delle persone sanzionate; il Dipartimento di Stato è tuttavia tornato sul tema, specificando che tale rimozione non costituiva un cambio di politica verso Albanese: «Il governo ha presentato ricorso contro la sentenza del tribunale», ha dichiarato. «Nel caso in cui la Corte d’Appello del Distretto di Columbia confermi o annulli tale sentenza, il governo intende reinserire il nome della signora Albanese nell’elenco SDN». Detto, fatto: appena 24 ore dopo l’aggiornamento sul sito del Dipartimento del Tesoro, la Corte d’Appello ha disposto il rovesciamento dell’ordine del tribunale distrettuale. Secondo i giudici, dal punto di vista tecnico le disposizioni di Leon sarebbero state viziate all’origine, poiché il Primo Emendamento – quello sulle libertà – non proteggerebbe i cittadini non statunitensi residenti all’estero; nonostante ricopra un ruolo che richiederebbe periodicamente la sua presenza fisica presso la sede dell’ONU a New York, Albanese, argomenta la Corte, non avrebbe «legami sostanziali» con il territorio statunitense, e, anche se li avesse, essi «non sarebbero sufficienti a garantire a un cittadino straniero residente all’estero la protezione del Primo Emendamento»; i giudici d’appello hanno inoltre motivato la propria decisione appellandosi al fatto che Albanese non fosse tra i ricorrenti, e che la portata dell’ingiunzione di Leon sarebbe «ben più ampia di quanto necessario per porre rimedio a un eventuale danno subito dai ricorrenti», che potrebbe essere risolto disapplicando le sanzioni contro di essi. Con tale decisione, la Corte d’Appello chiede al tribunale distrettuale di rivedere in tutto o in parte la propria decisione e di revocare la sospensione delle sanzioni ad Albanese. Se avesse effetto, l’ingiunzione di Leon «minerebbe importanti interessi di sicurezza nazionale e di politica estera degli Stati Uniti, usurpando così l’autorità che la Costituzione e il Congresso hanno conferito al Presidente in questo ambito così delicato». Gli Stati Uniti avevano già tentato in varie occasioni di colpire Albanese, contestando ripetutamente (e sempre senza successo) la sua attività alle Nazioni Unite, ma le sanzioni dirette sono giunte solamente dopo la pubblicazione del rapporto in cui stilava una lunga lista di aziende (molte delle quali europee e statunitensi) complici del progetto israeliano di colonizzazione della Palestina. Il danno potenziale, evidentemente, avrebbe potuto essere il più temuto di tutti: quello di natura economica. Nel report non vengono citate solo le aziende belliche come la italiana Leonardo, o quelle di sorveglianza tecnologica come Palantir, ma anche Amazon, Carrefour, AirBnB, Booking, IBM, HP, Microsoft e molte altre, oltre a ONG, fondi pensionistici, istituti finanziari.   L'Indipendente
May 28, 2026
Pressenza
Comunicato Stampa del “Comitato contro il riarmo” del Salento
PUBBLICHIAMO IL COMUNICATO STAMPA DEL COSTITUENDO “COMITATO CONTRO IL RIARMO” DEL SALENTO, IN CUI VI È ANCHE L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, CHE DENUNCIA UN TENTATIVO DI OSCURARE IL PRESIDIO DI MARTEDÌ 26 MAGGIO A GALATINA NEL GENERARLE CLIMA DI INTIMIDAZIONE E REPRESSIONE NEI CONFRONTI DI TUTTE LE INIZIATIVE PACIFISTE E ANTIMILITARISTE IN ITALIA Il Costituendo “Comitato contro il riarmo” del Salento denuncia il tentativo di oscurare il presidio tenutosi martedì 26 maggio 2025 a Galatina con lo spostamento dalla Piazza Dante Alighieri alla nascosta Piazza Fortunato Cesari. La notizia dello spostamento è contenuta nelle prescrizioni inviate al firmatario della richiesta ieri sera da parte del Questore di Lecce, Giampietro Leonetti. Il dubbio che abbiamo è che la richiesta dello spostamento sia stata sostenuta dalla Amministrazione Comunale e da vertici politici; il tutto per non incrinare i buoni rapporti con la base di Galatina dell’aeronautica. I promotori del presidio, tuttavia, hanno confermano la loro presenza in piazza per la stessa serata a Galatina per manifestare contro le guerre, il riarmo e le spese militari; mentre accade che l’inflazione erode i salari, assistiamo ai tagli alla sanità, alle scuole, ai servizi sociali e a tanto altro. Il tentativo di oscurare il presidio è avvenuto in modo ipocrita, mentre le guerre sono arrivate nei nostri piatti, alle pompe di benzina, ai supermercati, nei prodotti per l’agricoltura, insomma dappertutto. I partecipanti al presidio denunciano tutto questo in occasione della consegna dei brevetti della scuola di volo presente nel vicino aeroporto . Costituendo “Comitato No al riarmo” --------------------------------------------------------------------------------
MODENA: PERIZIA PSICHIATRICA PER SALIM EL KOUDRI. FAUSTO GIANELLI , L’AVVOCATO, MINACCIATO DI MORTE
La Procura di Modena ha formalmente richiesto una perizia psichiatrica per Salim El Koudri, il 31enne attualmente in stato di fermo con le pesanti accuse di strage e lesioni aggravate. Il giovane si è reso protagonista del drammatico episodio avvenuto sabato 16 maggio 2026, quando a bordo della sua auto ha deliberatamente travolto sette persone lungo la via Emilia, tentando successivamente di accoltellarne una. L’istanza dei magistrati è stata inoltrata al Giudice per le indagini preliminari allo scopo di procedere nelle forme dell’incidente probatorio, in modo da cristallizzare l’esito dell’esame in vista del futuro processo. L’iniziativa della Procura ha trovato una sponda immediata nella difesa dell’indagato. L’avvocato Fausto Gianelli, che assiste il 31enne, ha dichiarato di accogliere la decisione dei pubblici ministeri con assoluto favore e soddisfazione. Il legale ha tenuto a precisare che la richiesta di un esame specialistico non rappresenta un tentativo per sottrarre El Koudri alle sue oggettive responsabilità, ma costituisce piuttosto un accertamento ritenuto opportuno, utile e strettamente necessario. L’obiettivo della perizia sarà infatti quello di fare piena luce sulle reali condizioni cliniche e psicologiche dell’uomo, analizzando in profondità i veri moventi che potrebbero averlo spinto a compiere un simile gesto in pieno centro cittadino. Fausto Gianelli ha intanto reso noto di essere stato minacciato di morte. “Una persona si è fisicamente presentata perché non è stata spedita, non è affrancata, non c’è mittente, è stata infilata a mano nella cassetta del mio ufficio e contiene minacce, minacce di morte, pesanti, scritta tra l’altro con una tecnica per contraffare e camuffare la scrittura” ha detto l’avvocato. Fausto Gianelli è finito nel mirino di tutte le destre che hanno manifestato in citta’ nei giorni scorsi per la sua vicinanza al movimento propal e per essere l’avvocato di Francesca Albanese. Le considerazioni di Flavio Novara giornalista e attivista politico Ascolta o scarica   
May 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Carlo Greppi al Convegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione a Torino
Pubblichiamo l’intervento di Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, al Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università svoltosi presso la Fabbrica delle “e” del Gruppo Abele a Torino venerdì 17 aprile 2026. Al convegno hanno partecipato circa 600persone in presenza e metà online. Si è svolto a Torino venerdì 17 aprile il III Convegno nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promosso e sostenuto dell’ente formatore Scuola e Società, che quest’anno ha inteso affrontare le tematiche della militarizzazione sotto la lente dell’orrore provocato della guerra, infatti il titolo sul quale le relatrici e i relatori sono state/i chiamate/i a confrontarsi è stato: Il Trauma della guerra. Tra storia, economia, diritto ed educazione dalla Prima Guerra Mondiale ad oggi. Nel secondo intervento della giornata Carlo Greppi, storico e scrittore torinese, ha affrontato il tema della guerra nella sua declinazione di resistenza armata al nazifascismo nel corso della Seconda guerra mondiale e, in particolare, si è soffermato sulla dimensione internazionale della resistenza stessa, così come viene delineata in maniera più circostanziata nel volume Storia internazionale della Resistenza italiana. Greppi ha evidenziato il nesso tra la lotta antifascista della prima ora e la strutturazione della resistenza armata. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Guido Biagini eletto Presidente AUSER Rimini, l’Assemblea Auser ringrazia Gloria Grilli per l’attività alla Casamatta.
Una comunità solidale che vuol continuare a crescere a sostegno della comunità e che si rinnova: Guido Biagini eletto Presidente AUSER Rimini. Il 26 maggio si è svolta l’assemblea di Auser Rimini per approvare il bilancio consuntivo 2025 e per eleggere il Presidente Auser a seguito del raggiungimento da parte di Massimo Fusini del vincolo massimo statutario. L’assemblea ha eletto Guido Biagini come Presidente, con il mandato di confermare per Auser il ruolo di essere un punto di riferimento importante per la solidarietà e l’inclusione sociale nel territorio. Guido Biagini ha iniziato la sua attività in CGIL nel 2003 come delegato sindacale in Telecom Italia. Da allora ha ricoperto importanti ruoli come Segretario generale SLC CGIL Rimini, e coordinatore nazionale del Gruppo TIM, gestendo le relazioni industriali. Ha sempre contribuito alla crescita della Camera del Lavoro con il suo prezioso apporto nell’analisi politica e sindacale del territorio. Oggi da pensionato, collabora con il Dipartimento nazionale SLC CGIL per il settore delle telecomunicazioni. L’assemblea ringrazia Massimo Fusini per l’attività svolta e per la disponibilità a rimanere all’interno di Auser per accompagnare il passaggio di conoscenze. I numeri di AUSER Rimini AUSER Rimini, con i suoi quasi 600 soci e circa 400 volontari attivi, svolge un ruolo attivo nel sostegno alla comunità locale. Attraverso 41 convenzioni con enti pubblici e con soggetti privati, l’associazione ha promosso oltre 70 progetti di cittadinanza attiva e volontariato civico. I numeri parlano di un impegno concreto: oltre 21.000 ore di attività di accompagnamento; più di 600.000 km percorsi per il supporto alla mobilità sociale; oltre 18.000 servizi di accompagnamento sociale svolti; oltre 66.166 ore di volontariato civico; più di 800 ore di formazione per volontari e operatori; 3 centri di animazione sociale; soggiorni montani e termali con 3 amministrazioni comunali. L’Assemblea Auser Rimini ha voluto ringraziare Gloria Grilli per la sua attività svolta nella gestione della Casamatta di San Giovanni In Marignano. La Casamatta nasce, come idea di attività sociale e solidale nel 2013, a San Giovanni In Marignano. L’anima del progetto è Gloria Grilli, che l’ha ideato, una persona generosa, geniale, solidale e lungimirante, una cittadina di San Giovanni In Marignano che, sostenuta dall’Amministrazione Comunale e da Auser, ha dato vita e corpo all’idea di recupero e riuso dei beni (abiti ed oggetti dismessi) ai quali veniva data nuova vita e messi a disposizione delle persone che ne avevano bisogno. Un presidio sociale, solidale, una vera e propria antenna sul territorio, capace di registrare i bisogni e di dare loro risposta attivando la solidarietà. Un luogo dove i cittadini di San Giovanni in Marignano e dei comuni hanno potuto portare gratuitamente oggetti, abbigliamento e piccoli arredi, messi a disposizione della cittadinanza attraverso l’offerta libera, che trasformato in ricavato, è sempre stato destinato a diversi progetti di carattere sociale e inclusivo. Dal 2013 ad inizio 2020 la Casamatta, collocata in piazza Silvagni è stata gestita in collaborazione tra Amministrazione Comunale ed Auser. Dal 30 gennaio 2020, con la coprogettazione, la Casamatta è stata assegnata in convenzione ad Auser Rimini e la sua sede collocata in via 22 giugno. Dopo 6 anni di convenzione, verificato il raggiungimento degli obiettivi, si è considerato che a fronte di un aumento della richiesta di solidarietà non si era in grado di rispondere a causa delle donazioni di scarsa qualità, e inoltre, visto le mutate condizioni familiari e personali della volontaria e la difficoltà ad aumentare il numero di volontari di tutte le associazioni, l’Auser e l’Amministrazione Comunale hanno deciso di aprire un momento di riflessione prima di proporre una nuova coprogettazione, attraverso istruttoria pubblica, in grado di restituire al territorio ed alla comunità valore sociale e solidarietà. Nel frattempo i locali sono oggetto di normale manutenzione. Basta dare uno sguardo alla pagina facebook per farsi l’idea di quanta attività sia stata realizzata, non sempre quantificabile economicamente, ma di valore inestimabile in ambito sociale: • aiuto alluvione Marche Ostra 2022: oltre 1.000 famiglie hanno beneficiato di carte prepagate per la spesa e di beni di prima necessità da loro indicati, consegnati sia personalmente ad Ostra che ai volontari Auser di Ostra; • aiuto amministrazione di Forlì, Faenza e Cesena a seguito dell’alluvione del 2023; • raccolte alimentari in collaborazione con Conad e Coop; • invio giochi a Ca Santino per ragazzi diversamente abili; • invio materiali al Centro Residenza Anziani e recupero pannoloni ed abiti per anziani; • raccolta materiale natalizio per centro antiviolenza alle donne di Riccione; • donazioni per asili e scuole di materiali richiesti dalle maestre; • aiuto concreto all’associazione AGEOP (Associazione Genitori Ematologia Oncologica Pediatrica presso Malpighi di Bologna); • fino all’ultima iniziativa del gennaio 2026: donato l’ultimo incasso alla famiglia della cittadina di San Giovanni coinvolta nel rogo di capodanno in Svizzera. Per quanto sintetizzato l’assemblea Auser ringrazia Gloria Grilli per l’impegno donato alla comunità di San Giovanni e ad Auser. Con una iniziativa successiva presso il centro L’Amicizia organizzeremo un saluto formale e caloroso. Rimini 26 Maggio 2026                                                                            APPROVATO DALL’ASSEMBLEA AUSER DELLA PROVINCIA DI RIMINI Redazione Romagna
May 28, 2026
Pressenza
Una storia di acciaierie, diossine, lavoro schiavo e campi di grano
Ripubblichiamo volentieri questo scritto di Nicoletta Dosio che ripercorre la storia e le conseguenze che ha avuto l’acciaieria sul nostro territorio, per prepararci all’ assemblea che si terrà domani al […] The post Una storia di acciaierie, diossine, lavoro schiavo e campi di grano first appeared on notav.info.
May 28, 2026
notav.info
School Days: a MagicLand giocando ci si arruola
Il 13 e il 14 maggio scorso nel parco divertimenti “MagicLand” di Valmontone, in provincia di Roma, si è svolta un’iniziativa dal nome evocativo “School Days”, indirizzata a tutte le scuole di ogni ordine e grado e caratterizzata da una serie di attività in collaborazione con le Forze Armate e con le Forze dell’Ordine. Se si legge la lista degli eventi programmati ci si rende conto che, dall’Esercito all’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli, tutti i principali enti e corpi che si occupano di difesa e sicurezza sono coinvolti. Si va dall’educazione civica e ambientale alla simulazione di scenari operativi, passando per prove pratiche su come le discipline STEM possano incidere in maniera decisiva nelle varie attività delle Forze Armate e delle Forze dell’Ordine. Ovviamente non poteva mancare la sezione dedicata all’orientamento professionale dove bambini e bambine, per non parlare degli adolescenti, potranno subito imparare quanto è bello indossare una divisa. Il tutto viene presentato in maniera accattivante: “dall’Infanzia alla Secondaria il parco si trasforma in una Scuola senza pareti, dove si impara con il corpo, con il cuore, con la mente” – così si legge nei primi paragrafi del catalogo della presentazione. Peccato che non ci sia alcun riferimento al fatto che giovani fin dalla più tenera età vengano indirizzati verso professioni che, essendo fortemente gerarchiche, non hanno nulla in comune con una pedagogia che debba insegnare la libertà di pensiero e lo spirito critico. Per non parlare di quale influenza negativa possano avere nello sviluppo di sincere abitudini democratiche queste esperienze dirette con pratiche militari, visto che per la loro stessa natura strumentale Forze Armate e Forze dell’Ordine sono autorizzate a sospendere la democrazia al loro interno. Ancora più preoccupante è il fatto che tutta questa serie di valori venga comunicata tramite il gioco, una maniera apparentemente innocente ma che ha un elevatissimo impatto performativo sulla mente di chi vi partecipa. D’altronde non è un caso che il gioco venga fortemente raccomandato come forma di apprendimento privilegiato dalle vecchie e nuove didattiche per competenze. Di fronte a tutto ciò l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università auspica che una scuola senza pareti possa essere una scuola che permetta ai suoi studenti e alle sue studentesse di scoprire la ricchezza e la bellezza della società civile con tutta la sua complessità e la varietà di punti di vista. Non certo un luogo dove immaginarsi con indosso una divisa e magari in una delle tante guerre che portano solo morte e distruzione. Fonte: https://magicland.it/it/landing/schoolday Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Assemblea nazionale, violazione dell’articolo 11 della costituzione da parte del governo Meloni e delle sue autorità
Assemblea nazionale, 20 giugno 2026 ore 14.30, Spin Time (Roma) La spirale della Terza guerra mondiale avanza e con essa il coinvolgimento del nostro paese e la complicità dell’Italia con i crimini di guerra di USA e sionisti. In maniera sempre più aperta e smaccata, l’articolo 11 della Costituzione italiana viene violato nello spirito e nella lettera dalle scelte politiche della classe dominante che vuole sempre più il nostro paese intruppato nella guerra. Non solo la difesa quindi, ma l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione sono una responsabilità che non può essere più elusa. Non è più sufficiente denunciare che le autorità del paese e il governo Meloni, più alacremente dei governi che lo hanno preceduto, viola l’articolo 11 della Costituzione: si tratta oggi di individuare le campagne, le iniziative e le attività che in maniera sempre più coordinata, facendo fronte comune, dobbiamo mettere in campo per valorizzare la ricchezza del movimento popolare contro la guerra che è vivo e vegeto nel paese e la sua iniziativa quotidiana dal basso. Si tratta oggi di passare dal concepirsi come soggetti che denunciano il cattivo presente e la spirale della guerra mondiale, al concepirsi come capaci di non dipendere dal governo Meloni per rendere effettiva l’attuazione di tutte quelle iniziative e attività che oggi servono a rendere concreta l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. In ogni città e provincia esistono esperienze di resistenza e lotta contro la guerra mondiale, variamente declinate, con capacità ed esperienza, con storia e legami con i settori popolari della società. Tutte queste esperienze sono significative e importanti, possono esserlo ancora di più se via via convergono verso l’obiettivo di attuare la lettera e lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione, di farne pratica di lotta e mobilitazione, collante del fronte delle forze popolari necessario a cambiare il corso delle cose in senso alternativo alla guerra imperialista. Dalla lotta contro la leva obbligatoria alla lotta contro le installazioni USA e NATO in Italia coperte dal segreto e dall’impunità, fino alla lotta contro il riarmo, la conversione bellica e per l’obiezione di coscienza nei luoghi di lavoro, dobbiamo operare affinché sempre di più i vari fronti di lotta confluiscano nel fare dell’obiettivo dell’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione non solo un principio etico e morale da rivendicare al governo Meloni, ma un obiettivo pratico da conseguire che contribuisce a dare un nuovo, diverso, alternativo indirizzo politico del paese. Invitiamo quindi a partecipare all’assemblea del prossimo 20 giugno a Roma, dando conferma di partecipazione ed eventuale richiesta di intervento scrivendo a coordinamentonazionalenonato@proton.me Non aspettiamoci che siano Meloni, i suoi soci e gli affaristi della guerra ad attuare l’articolo 11 della Costituzione. Animiamo, sviluppiamo e rilanciamo un fronte di lotta per mettere in campo tutte le iniziative necessarie per attuarlo! Redazione Romagna
May 28, 2026
Pressenza

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.