Autistici/Inventati presenta ricorso verso Banca Etica: “non chiudeteci il conto”
Il collettivo informatico Autistici/Inventati, nei giorni scorsi, ha dichiarato chiusa la propria esperienza dopo 25 anni di servizi digitali liberi, a causa dell’editto Trump /Rubio del 26 agosto 2026, con cui gli Usa hanno bollato la stessa A/I come un’organizzazione “terroristica”, all’interno della caccia alle streghe della Casa Bianca contro il (presunto) “movimento Antifa“. Ora A/I […] L'articolo Autistici/Inventati presenta ricorso verso Banca Etica: “non chiudeteci il conto” su Contropiano.
September 15, 2026
Contropiano
Perchè il mondo ha avuto bisogno di 24 israeliani per credere a ciò che i palestinesi dicono da tre anni?
La domanda non è: perché hanno applaudito per 25 minuti? La domanda che dovrebbe tormentarci è: perché il mondo ha avuto bisogno di 24 israeliani per credere a ciò che i palestinesi dicevano da quasi tre anni? Tre anni di immagini. Tre anni di video. Tre anni di corpi sotto […] L'articolo Perchè il mondo ha avuto bisogno di 24 israeliani per credere a ciò che i palestinesi dicono da tre anni? su Contropiano.
September 15, 2026
Contropiano
Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e Governo verso l’accordo per tenere bassi i salari
Senza dare molto nell’occhio Cgil, Cisl e Uil assieme a Confindustria e ad una pattuglia di associazioni padronali stanno preparando un accordo che blindi ogni spazio alla democrazia nei luoghi di lavoro e confermi decenni di moderazione salariale. Una vergogna che rischia di passare inosservata e che invece va denunciata […] L'articolo Cgil, Cisl e Uil, Confindustria e Governo verso l’accordo per tenere bassi i salari su Contropiano.
September 15, 2026
Contropiano
Due biciclette in giro per il mondo, prima e dopo le Torri gemelle
Ho visto nei giorni scorsi in TV il documentario “Due biciclette in giro per il mondo” sulla straordinaria storia di due torinesi, Valentino Rolando e Adriano Sada, che tra il 1956 e il 1958 avevano fatto il giro del mondo in bici. Da Torino a Torino, 28.000 Km macinati verso est con ritorno ovviamente da ovest visto che di vero giro del mondo si è trattato. Dato che la visione è stata alla vigilia del 25° anniversario delle Torri gemelle è sorto il paragone tra quel fine anni 50 e il mondo di 70 anni dopo. Quanto e come si poteva girare il mondo allora e quanto e come al giorno d’oggi. Nel libro “Due biciclette in giro per il modo” i due torinesi raccontano come, con la tipica sana incoscienza giovanile, avessero deciso a settembre ’56 di prendersi una settimana di ferie per pi avvisare a casa, una volta giunti a Trieste , che la “vacanza” sarebbe stata piuttosto lunga perché avevano deciso di fare il giorno del mondo con le loro due bici con annesso carretto portabagagli. Naturalmente immaginiamo le bici di fine anni 50 in confronto a quelle superleggere e tecnologiche di oggi e alle strade in gran parte di terra battuta a 10 anni dalla fine della guerra mondiale. Ma erano anni di eccezionale speranza e slancio in cui tutto sembrava possibile, in cui fioriva una nuova vita dopo 20 anni di dittatura e l’orrore della guerra. Attraversata la Yugoslavia di Tito i due attraverso la Turchia erano approdati in Medio oriente, fino in Iraq dove avevano trascorso l’inverno lavorando in un cantiere stradale e poi, in primavera, via verso i monti fino in Iran e poi ancora Afghanistan, India (dove avevano posato con Nerhu) e quindi Indonesia e su fino in Giappone dove avevano trascorso un nuovo inverno nevoso. Il 1958 li aveva visti attraversare gli USA coast to coast da Los Angeles a New York incontrano un Paese profondamente segnato dall’apartheid verso i neri. E quindi la traversata dell’Atlantico in nave che due anni dopo la loro partenza li aveva riportati in patria. Ciò che mi preme qui sottolineare è che i due avventurosi giovani avevano attraversato senza problemi Paesi come Siria, Iraq, Iran, Afghanistan, Pakistan, che ci oggi parlano di guerre, conflitti etnici e religiosi, confini invalicabili, territori minati. Anzi squattrinati come erano l’accoglienza delle popolazioni locali e in particolare da parte dei più poveri era stata sempre commovente. Persino coi predoni del Kyber Pass avevano socializzato tanto da essere ritratti in una foto con loro. Del resto, anche se la loro per il mezzo di trasporto usato risulta un’impresa assolutamente epica, anche persone che conosco ancora a inizio anni 70 potevano tranquillamente permettersi di intraprendere su auto scassate avventurosi ma possibilissimi viaggi fino in India attraversando esattamente i Paesi percorsi dai nostri due eroi su due ruote. Certo, anche Valentino a Adriano, quale disavventura l’avevano avuta. Qualche giorno in galera in Siria nei giorni della guerra di Suez perché scambiati per spie inglesi (su due ruote e con carretto a rimorchio!), poi in Indonesia erano sfuggiti a un linciaggio perché scambiati per degli odiati olandesi, ma poca cosa rispetto a quel luogo infernale che è diventato ora il Mondo. Cosa ci è successo da allora? Cosa ha fatto cambiare il mondo fino a farlo regredire e diventare un posto inospitale e pericoloso? A quando possiamo collocare la data che ha fatto cambiare radicalmente la situazione? Oggi ad intraprendere lo stesso viaggio ci troveremmo ad attraversare una Siria distrutta da decenni di guerra civile, un Iraq dilaniato da numerosi conflitti, un Iran sotto bombardamenti USA, un Afghanistan regredito al medioevo, per non dire degli USA in cui si rischierebbe di divenire preda di ICE. Mettiamoci pure, anche se non attraversati dai nostri due ciclisti, Stati come Russia e Ucraina, diventati oramai off limits e dilaniati da una guerra che sembra non poter avere mai fine. Sicuramente alcune date base le abbiamo presenti. Dalla prima guerra del Golfo del 1991 alle Torri Gemelle di 10 anni dopo, dalle guerre ad Iraq e Afghanistan scatenate dagli USA alla micidiale affermazione del califfato dell’ISIS nel 2014. Mettiamoci pure la data cruciale della guerra dei sei giorni del 1967 che ha dato il via alla irrisolta questione dell’occupazione della Cisgiordania da parte di Israele. Ci sono state anche occasioni non colte a partire dalla opportunità di disfare la NATO e non affrettarsi a inglobare nella UE gli Stati dell’Europa dell’Est, dopo la caduta dell’URSS e del muro di Berlino. Abbiamo fatto proprio di tutto per arrivare alla situazione attuale, e si sono davvero impegnati al massimo in questa operazione l’imperialismo USA e l’ignavia europea. Alla fine la domanda è: siamo più liberi ora che abbiamo a disposizione una realtà virtuale sconfinata e viaggi aerei a basso costo o lo erano di più i coraggiosi torinesi in bici con la sconfinata libertà di muoversi in un mondo ancora aperto e accogliente con le loro lettere scritte a mano inviate da Paesi ora a noi preclusi e le loro carte geografiche sgualcite? Giuseppe Paschetto
September 15, 2026
Pressenza
Dai BRICS un segnale forte a sostegno di Cuba
La XVIII Cumbre dei BRICS a Nuova Delhi consegna un risultato politico di grande importanza: nella Dichiarazione finale il gruppo esprime la propria “profonda preoccupazione per la situazione di Cuba, denuncia l’inasprimento delle misure del blocco statunitense e ne chiede la fine“. Non è una formula diplomatica qualsiasi. È un […] L'articolo Dai BRICS un segnale forte a sostegno di Cuba su Contropiano.
September 15, 2026
Contropiano
Una mattina al picchetto
NEL 2025 L’AZIENDA ACCA È USCITA VITTORIOSA DALLA «GUERRA DELLE GRUCCE», COMBATTUTA A COLPI DI PACCHI INCENDIARI E SPRANGHE FRA LE AZIENDE CON SEDE A PRATO E FIRENZE PER ASSICURARSI LE COMMESSE DALLE MULTINAZIONALI DELLA MODA. NEGLI ULTIMI MESI ACCA È DIVENTATA NOTA PER L’IMPREVISTA RIBELLIONE DEI SUOI OPERAI, SOSTENUTA DA TANTI E TANTE, COSTRETTI A TURNI DI LAVORO MASSACRANTI E RICATTI. QUELLI CHE UNA VOLTA SI CHIAMAVANO PADRONI HANNO CERCATO DI REPRIMERE LA PROTESTA IN MOLTI MODI, ANCHE CON MAZZE E BASTONI. MA HANNO PERSO. UN RACCONTO DAI GAZEBO TIRATI SU DAVANTI AL MAGAZZINO ACCA DI CAMPI BISENZIO, PER BLOCCARE I CANCELLI E IMPEDIRE L’INGRESSO E L’USCITA DELLE CAPI D’ABBIGLIAMENTO DIRETTI IN TUTTA EUROPA -------------------------------------------------------------------------------- 28 agosto. Da un paio di giorni lo scirocco spinge le polveri del Sahara sulla nostra penisola e le temperature superano di nuovo i trentacinque gradi. Sempre meglio delle tormente che allagano l’asfalto, con l’acqua che da sotto entra nei gazebo e ammolla ogni cosa: materassi, coperte, provviste, vestiti, libri… Quando si sente arrivare la tempesta, bisogna correre, subito: ficcare tutto ciò che si può in macchina, chiudersi dentro e aspettare che passi. Poi uscire e lentamente smontare, stendere sotto al sole quel che rimane e aspettare. Aspettare davanti al magazzino Acca di Campi Bisenzio (Fi), per bloccare i cancelli e impedire l’ingresso e l’uscita delle capi d’abbigliamento che da lì vanno in tutta Europa. È così che va avanti dal 21 giugno: ogni giorno, ogni notte, in ogni momento, quei due gazebo sono abitati da attivisti, attiviste e operai che sorvegliano chi entra e chi esce. È così che troviamo, sdraiati sulle brandine e sui materassi, le attiviste e gli operai iscritti al Sudd (Sindacato Unione Democrazia Dignità) Cobas. Sono qua per difendere il loro lavoro, minacciato dalle continue manovre illegali dei vertici di Acca, azienda a conduzione cinese che, da anni, sfrutta, minaccia e percuote i novanta operai dipendenti, la maggior parte di origine pakistana e bangladese. I picchetti ai cancelli di Acca vanno avanti a oltranza da settanta giorni in quattro località della piana fiorentina: Seano, Agliana, Osmannoro e Campi Bisenzio. La resistenza alla violenza dei «padroni» dell’azienda ha avuto inizio nel 2023, quando gli operai hanno cominciato a sindacalizzarsi e a chiedere un contratto di lavoro legale, che rispettasse i turni di otto ore per cinque giorni a settimana contro le dodici ore sottopagate sette giorni su sette, regime di lavoro a cui erano fino ad allora sottoposti. I capi non ci stavano, li hanno seguiti sotto casa alla sera; con le mazze hanno spaccato le auto, le bici, li hanno intimiditi. Il sindacato ha risposto così: attiviste e attivisti si sono organizzate per accompagnare personalmente gli operai in macchina. I padroni, vedendo le macchine con gli italiani, hanno fatto cessare gli attacchi; poco dopo, i lavoratori hanno ottenuto il contratto “otto per cinque”. Grande vittoria. Nel 2025 l’azienda è uscita vittoriosa dalla «guerra delle grucce», il conflitto dal carattere mafioso combattuto a colpi di pacchi incendiari e spranghe fra le aziende del territorio per assicurarsi le commesse dalle grandi aziende di moda. In tutto ciò, Acca si trovava sotto custodia giudiziaria per presunta frode fiscale ai danni dello Stato per tasse e contributi non pagati pari a 71 milioni di euro. È in questo clima che, in giugno, sindacato e operai hanno fiutato la manovra decisiva: l’azienda stava progettando di chiudere il magazzino per riaprire altrove sotto un altro nome, licenziare gli iscritti al sindacato e assumere lavoratori nuovi, ripartendo da zero. È per bloccare questa manovra che il 21 giugno è scattato lo sciopero. Due giorni dopo, i padroni hanno assaltato il picchetto di Seano. La mattina avevano già investito un operaio, finito in pronto soccorso. Nel pomeriggio sono arrivati davanti al magazzino di Seano (PO), sono scese duecento persone dai furgoni bianchi, alcune armate di mazze e bastoni, per rompere il blocco dei manifestanti e riaprire il lavoro. Se ne sono andati solo dopo aver distrutto i gazebo. Sono stati presi alla sprovvista anche i pochi agenti delle forze dell’ordine che si trovavano già là. Ancora: all’alba del 3 luglio le forze dell’ordine si sono presentate al picchetto di Seano con ordine di sgombero e sequestro preventivo della merce bloccata nel magazzino. L’abbigliamento doveva immediatamente partire: stavano iniziando i saldi. Il giorno dopo gli agenti si sono ripresentati davanti ai gazebo prontamente rimessi in piedi: «Ragazzi, tutto bene?». A raccontarci questa storia è E., una ragazza poco più che ventenne. Ci accoglie con un sorriso e una stretta di mano dalla brandina piazzata all’ombra, fuori dal gazebo bianco. Le spalle arrossate dal sole, fuma un drum (tabacco sfuso, il nome purtroppo deriva da una nota marca, ndr). Fumano tutti il drum, uno dopo l’altro: «Che vuoi fare se no?». «È difficile non pensare che sarebbe meglio che chiudesse, questa fabbrica», ci confessa. Ma se andasse così, gli operai perderebbero il lavoro. Bisogna quindi che i tavoli delle trattative, promossi dalla Provincia di Prato e avviati proprio qualche giorno prima dopo una inaspettata chiamata della dirigente, vadano bene. Proprio mentre stiamo parlando avviene l’incontro, sono tutti ottimisti. E., da due anni e mezzo attivista nel Sudd, si è fatta tutto lo sciopero contro Acca. Questo significa dormire in strada nel gazebo, una notte sì e una no. Tornare a casa, farsi la doccia, mangiare, rientrare nel gazebo. Significa attuare quello che ormai è il motto del sindacato: «devi durare un secondo in più di loro». Le abbiamo chiesto se non sia difficile fare questo tipo di vita. Lo è, a volte lo stress è molto forte, «ma per me il sindacato sta qua», ha risposto alzando la mano sopra la testa. Dopo l’assalto e lo sgombero la reazione è stata immediata. Attiviste/i e operai hanno fatto leva sulla «rabbia buona e sana» e «gli hanno fatto il culo, iniziando a dargliene secche a diritto, trovando i carichi illegali e i magazzini dove spostavano il lavoro, come questo». Queste parole sono di S., poco più grande di E., da due anni nel sindacato, si barcamena fra l’attivismo e il lavoro come assistente ad una persona con disabilità. Le chiediamo se occupa una posizione particolare nel sindacato. «No, non esistono posizioni particolari – risponde – o una organizzazione verticale, siamo tutti sullo stesso piano, tutti con le stesse responsabilità». Ci sono però quattro persone che sono dentro da più di tutti, e che sono un po’ la faccia del sindacato, oltre a seguire in prima persona le trattative. Sono proteste che non potrebbero avvenire in Pakistan, ci ha spiegato Sa., che ha vissuto in altri cinque Paesi ma in Italia si trova bene. È qui da giugno, torna quando può a casa a lavarsi e a prendere acqua e ghiaccio, come gli altri. «Loro sono la nostra forza», ci hanno spiegato le attiviste. Il sostegno reciproco è evidente. Attivisti e attiviste ricevono qualcosa di molto prezioso, una comunità e qualcosa che dà valore alla vita, qualcosa per cui lottare, un significato. L’ottimismo che si respira si rivela ben riposto. Il 29 agosto, nell’assemblea promossa insieme dal movimento Insorgiamo, che da cinque anni occupa e promuove la riconversione ecologica della fabbrica GKN a Campi Bisenzio, e Sudd Cobas arriva la notizia attesa: l’accordo per il reintegro di sessanta operai (tutti gli iscritti al sindacato più un’altra ventina), con la promessa di assumere i restanti trenta alla prima occasione, è stato firmato dall’azienda. Molti hanno cominciato a ballare e, come sempre, a fumare. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Una mattina al picchetto proviene da Comune-info.
September 15, 2026
Comune-info
«In mezzo all’inferno»: tre recensioni
Gigi Sullo, David Lognoni e Loris Campetti sul romanzo di Sergio Sinigaglia. GIGI SULLO sulla sua pagina Facebook Il mio compagno, e amico, Sergio Sinigaglia aveva voglia di raccontare una storia. Dopo tanti articoli, libri, memoriali dei movimenti del passato (lui era di Lotta continua e la cosa gli è rimasta nel cuore), alla fine ecco un vero romanzo, “In
September 15, 2026
La Bottega del Barbieri
[TuttaScenaTeatro] Omaggio a Mattia Torre + Rita Atria - un'adolescente contro la mafia ● martedì 15 settembre 2026 ore 14
TUTTA SCENA TEATRO martedì 15 settembre 2026 ore 14 ● OMAGGIO A MATTIA TORRE gli attori Cristina Pellegrino e Massimo De Lorenzo interpretano alcuni suoi brani https://www.clorofillafilmfestival.it/domenica-9-agosto/ ore 14:25 ● RITA ATRIA un'adolescente contro la mafia scritto da Francesco Rallo rielaborazione drammaturgica e regia di Caterina Venturini in scena: Maurizio Palladino, Maurizia Grossi, Irene Pietracci, Valeria Trellini, Paola Pirri, Gregorio Valenti, con Francesco Rallo e l’amichevole collaborazione di Carlo Palmeri Rita Atria, 17 anni, si ribella al sistema mafioso. Paolo Borsellino la sostiene e la protegge. Alla morte del magistrato, Rita sente che è finita anche per lei. Muore prima di compiere i 18 anni, gettandosi dal settimo piano del condominio in cui viveva in sistema di protezione. Nella messa in scena di Caterina Venturini, la valorizzazione del dramma "al femminile": una giovanissima donna, coraggiosa e indomabile, pronta a immolare la vita pur di ribellarsi a un sistema costruito sulla paura e l’omertà; una madre "d’onore" capace di difendere quel sistema fino al ripudio della propria figlia; due "corifee" a sostegno delle due differenti scelte di vita. Tra cronaca e poesia, la storia di un dramma umano che ha i colori e la potenza della tragedia greca. L’autore Francesco Rallo (in scena anche come attore) fa un atto coraggioso: esponente di spicco della mafia trapanese degli anni ’60 e ’70, ora settantenne, ergastolano per reati mafiosi, ancora recluso, dopo ventisette anni, nel carcere di Rebibbia, affronta un tema e un fatto di cronaca scottante, tragico, importante. https://archive.org/details/Rita.Atria (1h 01') info http://www.liberaaccademiahortiteatrali.com/rita-atria-unadolescente-contro-la-mafia/ ---------- ore 15:30 ospiti: ● Daniele Francesconi, direttore scientifico, presenta la 26^ edizione di FESTIVALFILOSOFIA - caos Modena/Carpi/Sassuolo, 18>20 settembre 2026 https://tuttascena1.wordpress.com/2026/09/11/festivalfilosofia-26-edizione/ ● Carlo Coronati di Edizioni Il Lupo presenta il suo libro ROMA, GUIDA ERRANTE NELLA BELLEZZA NASCOSTA (2026) in libreria da martedì 15 settembre 2026 https://tuttascena1.wordpress.com/2026/09/10/carlo-coronati-roma-guida-errante-nella-bellezza-nascosta/ ● Alessandra Laterza, la curatrice, presenta la 1^ edizione del festival letterario LA LETTURA TI FA (TOR)BELLA Roma – Libreria Le Torri, 10 settembre > 10 ottobre 2026 https://tuttascena1.wordpress.com/2026/09/04/la-lettura-ti-fa-torbella-1-edizione/ ------------------------------------------- ● l'Agenda della settimana teatrale romana a cura di Simone Nebbia di Teatro e Critica ----------------------------------- TUTTA SCENA TEATRO (già RadioTeatro) trasmissione settimanale, il martedì ore 14, sigla di David Schacherl via dei Volsci 56 - 00185 Roma streaming https://www.ondarossa.info/player-ror.html facebook http://www.facebook.com/pages/RadioTeatro/312426765448394 e-mail visionari@ondarossa.info l'Archivio completo di TuttaScenaTeatro e RadioTeatro in podcast: 2026 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenateatro/2026/01/archivio-tutta-scena-teatro-2026 2025 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenateatro/2025/01/archivio-tutta-scena-teatro-2025 2024 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenateatro/2024/01/archivio-tutta-scena-teatro-2024 2023 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenateatro/2023/01/archivio-tutta-scena-teatro-2023 2022 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenateatro/2022/01/archivio-tutta-scena-teatro-2022 2021 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/tuttascenateatro/2021/01/archivio-tutta-scena-teatro-2021 2020 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/01/archivio-tutta-scena-teatro-2020 2019 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/01/archivio-tutta-scena-teatro-2019 2018 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2018/07/archivio-tutta-scena-teatro-2018 2018 http://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2018/01/archivio-radioteatro-2018 2017 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/archivio-radioteatro-2017 2016 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/01/archivio-radioteatro-2016 2015 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/03/archivio-radioteatro-2015 2014 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/04/archivio-radioteatro-2014 2013 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/04/archivio-radioteatro-2013 2012 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/04/archivio-radioteatro-2012 2011 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/03/archivio-radioteatro-2011 2010 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2020/03/archivio-radioteatro-2010 2008/9 https://www.ondarossa.info/newstrasmissioni/2019/01/archivio-radioteatro-2008-9 ------------------------ buon ascolto!
September 15, 2026
Radio Onda Rossa
Uno dei pappagalli più rari al mondo torna sopra i 300 esemplari dopo 75 anni
In Nuova Zelanda il kākāpō, uno dei pappagalli più rari al mondo, ha concluso una stagione riproduttiva da record: il 1° settembre 90 giovani nati nel 2026 sono stati aggiunti alla popolazione ufficiale, portandola a 325 esemplari. Secondo il Department of Conservation neozelandese (DOC), potrebbero essere trascorsi circa 75 anni dall’ultima volta in cui la specie superava quota 300.  Il kākāpō è un animale molto diverso dai pappagalli a cui siamo abituati. Vive soltanto in Nuova Zelanda, è notturno e incapace di volare, ha un piumaggio verde screziato, un volto che ricorda quello di un gufo e... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra. ABBONATI / SOSTIENI L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Uno dei pappagalli più rari al mondo torna sopra i 300 esemplari dopo 75 anni appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 15, 2026
L'INDIPENDENTE
DDL antisemitismo: il ‘secondo round’
DOPO CHE LA RIUNIONE DEL 9 SETTEMBRE È STATA INTERROTTA, LA DISCUSSIONE E LA DELIBERA SONO STATE PROCRASTINATE ALL’INCONTRO IN SVOLGIMENTO OGGI, MARTEDÌ 15 SETTEMBRE, ALLE H 10. La rete #NoBavaglio esorta ad inviare un email a tutti i deputati membri della Commissione: > MARTEDI 15/9 alle 10 in Commissione alla CAMERA SI VOTA IL DDL ANTISEMITISMO. > > FAI SENTIRE LA TUA VOCE ! > > COPIA IL TESTO E INVIA SUBITO UNA MAIL A TUTTI I DEPUTATI DELLA COMMISSIONE > > Appello ai deputati: NO all’introduzione della definizione IHRA nel DDL > Antisemitismo > > TESTO: > > Vi chiediamo di respingere l’introduzione della definizione IHRA nel DDL > Antisemitismo perché confonde la legittima critica alle politiche dello Stato > di Israele con l’odio antiebraico. > In particolare, diversi esempi richiamati dall’IHRA possono essere > interpretati come una limitazione della libertà di espressione e del diritto > di denunciare violazioni dei diritti umani, politiche coloniali, apartheid, > pulizia etnica, il genocidio e le gravi sofferenze inflitte al popolo > palestinese. > Opporsi a questo DDL non significa minimizzare la lotta all’antisemitismo, > significa invece difendere una distinzione fondamentale tra razzismo > antisemita e critica politica, preservando lo spazio democratico necessario al > confronto, alla solidarietà e alla tutela dei diritti umani universali. > > INVIA A TUTTE LE MAIL: > > pagano_n@camera.it; decorato_r@camera.it; mauri_m@camera.it; > bordonali_s@camera.it; barabotti_a@camera.it; bonafe_s@camera.it; > boschi_m@camera.it; colucci_a@camera.it; cuperlo_g@camera.it; > fornaro_f@camera.it; gardini_e@camera.it; gentile_a@camera.it; > iezzi_i@camera.it; kelany_s@camera.it; magi_r@camera.it; maiorano_l@camera.it; > michelotti_f@camera.it; montaruli_a@camera.it; mura_f@camera.it; > panizzut_m@camera.it; richetti_m@camera.it; russo_paoloemilio@camera.it; > sala_f@camera.it; sbardella_l@camera.it; schlein_e@camera.it; urzi_a@camera.it Redazione Italia
September 15, 2026
Pressenza
Il mondo dell’ipocrisia legalizzata
Se guardiamo il dibattito pubblico contemporaneo notiamo che da una parte le nazioni occidentali sono sempre più chiamate a riconoscere le responsabilità e i crimini legati al proprio passato coloniale dall’altra continuano imperterrite a legalizzare io loro crimini contro l’umanità come il male minore. Dall’altra parte della bilancia troviamo una parte consistente della comunità internazionale, del mondo accademico e delle organizzazioni per i diritti umani che sollevano un interrogativo critico: Perché esiste un doppio standard nel condannare le atrocità del colonialismo storico mentre si esita ad applicare lo stesso metro di giudizio alle azioni dello Stato di Israele nei confronti della popolazione palestinese? Perché non si condanna Israele ma si condanna la Russia? La risposta è molto semplice: Cui prodest? (A chi giova o ne ricava profitto?) Il risveglio della coscienza civile. Negli ultimi decenni, il mondo occidentale ha intrapreso un percorso di “resa dei conti” con la propria storia. Dalle scuse ufficiali per il trattamento delle popolazioni indigene in Nord America e in Oceania, al riconoscimento dei crimini commessi dalle potenze europee in Africa e in Asia, consolidando un consenso etico e giuridico che condanna inequivocabilmente la sottomissione, lo sfruttamento, i crimini e l’espropriazione territoriale. Questo processo di consapevolezza culturale e politica ha stabilito nuovi standard nel diritto internazionale, elevando l’autodeterminazione dei popoli a principio cardine inviolabile. Il conflitto israelo-palestinese È proprio alla luce di questa nuova coscienza etica e civile che la popolazione critica dell’Occidente denuncia da decenni un’ipocrisia di fondo: Le politiche di Israele nei Territori Palestinesi, in particolare l’occupazione militare, lo sterminio della popolazione di Gaza, l’espansione degli insediamenti in Cisgiordania, il controllo sulle risorse e i lunghi assedi, come una forma moderna di “colonialismo d’insediamento” non è un atto criminale? Perché si condannano le violenze dei coloni e non le azioni dell’esercito Israeliano?  Secondo questa prospettiva le dinamiche in atto in Palestina ricalcano quelle del più vergognoso colonialismo storico che alcuni paesi europei ed Americani, ma non solo,  hanno da sempre messo in atto in Africa ed altri continenti: * Espropriazione territoriale: La confisca delle terre e la demolizione delle case palestinesi vengono paragonate alle dinamiche di appropriazione forzata attuate dagli imperi europei. * Asimmetria dei diritti: L’applicazione di due sistemi legali diversi nello stesso territorio (legge civile per i coloni israeliani, legge marziale per i civili palestinesi in Cisgiordania) viene vista come una riproduzione delle gerarchie coloniali. * Frammentazione: La divisione del territorio palestinese in enclavi isolate è spesso paragonata alla creazione di riserve o bantustan. La percezione di ipocrisia si acuisce quando le democrazie occidentali, pronte a sanzionare immediatamente altre violazioni della sovranità internazionale (come nel caso dell’invasione russa in Ucraina), offrono copertura politica, supporto economico o fornitura di armamenti a Israele. Per i sostenitori della causa palestinese, la retorica occidentale sui diritti umani perde di credibilità universale se non viene applicata in modo imparziale. Che ruolo e potere hanno oggi il diritto internazionale e la diplomazia globale? La tensione  sulle guerre illegali americane, le invasioni e lo sterminio di un intero popolo, l’ipocrisia dei paesi europei  si consuma costantemente nelle aule dei tribunali internazionali. Rapporti di organizzazioni come Amnesty International e Human Rights Watch, che hanno utilizzato il termine “Apartheid” e “Genocidio” per descrivere le politiche israeliane, riflettono bisogno di agire immediatamente per fermare le azioni dello Stato ebraico. D’altro canto, ipocritamente le alleanze geopolitiche spingono molte nazioni occidentali a considerare la questione israeliana come un caso a sé stante, ponendo il diritto alla sicurezza di Israele come priorità strategica in un Medio Oriente instabile. Mentre il Sud del mondo e le piazze globali chiedono maggiore coerenza nell’applicazione del diritto umanitario internazionale, le democrazie occidentali si trovano nell’incoerente e vergognoso comportamento che mira a bilanciare le proprie alleanze strategiche e la difesa del diritto di Israele a esistere dimenticando l’urgenza di rispondere alle crisi umanitarie e alle aspirazioni all’autodeterminazione del popolo palestinese.   Stefano Cobello
September 14, 2026
Pressenza
Quando il monumento dà forma alla memoria. Arte al servizio della pace
Si è svolto presso la Libreria Maks di Nova Gorica in Slovenia, lo scorso 9 settembre, un incontro la cui portata è andata perfino al di là delle aspettative. Moderati da Petra Svoljšak (ricercatrice presso l’Istituto storico Milko Kos del Centro di ricerca dell’Accademia delle scienze e delle arti di Slovenia, attiva nella ricerca, soprattutto, sui paesaggi culturali e la storia sociopolitica del XIX e XX secolo, docente presso la Facoltà di scienze umanistiche dell’Università di Nova Gorica), hanno intrecciato un intenso dialogo gli autori e le autrici dei libri oggetto della presentazione, Sanja Horvatinčić (ricercatrice presso l’Istituto di storia dell’arte di Zagabria, sui temi della produzione di monumenti e la cultura della memoria nella Jugoslavia socialista) e Beti Žerovc (docente presso la Facoltà di arti dell’Università di Lubiana, sui temi delle arti visive e il sistema artistico a partire dal XIX secolo) con il libro da loro curato, “Shaping Revolutionary Memory: The Production of Monuments in Socialist Yugoslavia” (Lubiana 2023), e chi scrive, autore del libro “Più eterno del bronzo. Educazione alla cultura e semantica del monumento. L’orizzonte della cultura come prospettiva di costruzione della pace” (Firenze 2026), ultimo capitolo della trilogia che si compone anche delle precedenti “Le porte dell’arte. I musei come luoghi della cultura tra educazione basata negli spazi e costruzione della pace” (2024) e “Di terra e di pietra. Forme estetiche negli spazi del conflitto, dalla Jugoslavia al presente” (2021).   Non è semplice sintetizzare i contenuti degli spunti sviluppati nell’incontro: forse, con una chiave di lettura unificante, si potrebbe dire che l’intero approfondimento è ruotato intorno a un doppio interrogativo, vale a dire le possibilità e contraddizioni del monumento, nell’accezione del monumento pubblico, e, in particolare, della scultura monumentale negli spazi aperti, fenomeno assai rappresentativo nella Jugoslavia socialista (ma non solo), nel contesto dei processi di “state-building” e “peace-building”, come elemento privilegiato, non unico ma ampiamente caratterizzante, nei processi di costruzione delle narrazioni pubbliche e di formazione delle identità nazionali e, su un livello diverso, di attivazione della memoria collettiva e di innesco di pratiche di pace e giustizia. Ma anzitutto: è pertinente considerare il monumento uno strumento per articolare funzioni sociali? A questo fa riferimento la definizione stessa di monumento, che ci restituisce l’immagine di un “documento della memoria”, un oggetto concepito e realizzato allo scopo di condensare in sé, attraverso la sua rappresentazione, la memoria di un evento, un fenomeno o una personalità del passato, e, dislocato in forma ampiamente visibile nello spazio pubblico, di sollecitare il ricordo, attivare la memoria, tra le persone e nella società, di quell’evento o quella personalità “commemorata”, perché possa, in una fase ulteriore dell’itinerario memoriale, essere eventualmente “memorializzata”.  Questa connessione tra memoria e monumento si rinviene, peraltro, nella stessa etimologia del termine (dal latino monere, “ricordare”, ma anche, significativamente, “ammonire”, “avvertire”, “esortare”) e si concretizza nella configurazione stessa dell’oggetto, sotto forma di statua, memoriale o altra composizione rivestita di uno speciale significato per la comunità, resa interessante dalla convergenza di una funzione propriamente memoriale e di un contenuto intrinsecamente estetico, legato alle forme della rappresentazione, che ci ha consegnato, nel panorama storico e geografico della Jugoslavia socialista, veri e propri capolavori dell’arte del Novecento, tanto nelle forme del realismo socialista, quanto secondo lo stile del modernismo jugoslavo. Vi possiamo rinvenire capolavori iconici, come il monumento “Chiamata alla sollevazione” o “Appello alla rivolta”, opera di Vojin Bakić del 1946, realizzato a Bjelovar e poi installato anche a Belgrado, deve è tuttora presente, poco distante dal Museo della Jugoslavia e in corrispondenza dello storico Museo “4 luglio”, dove nel 1941 si tenne la sessione del Partito Comunista di Jugoslavia che lanciò il proclama della sollevazione e della resistenza contro le forze naziste di occupazione; e monumenti suggestivi aperti a molteplici interpretazioni, come alcuni capolavori del modernismo jugoslavo, dal Monumento alla Fratellanza e Unità a Prishtina, Kosovo, opera di Miodrag Živković del 1961, o il Monumento alla Rivoluzione a Podgarić, Croazia, uno dei capolavori di Dušan Džamonja del 1967.   In senso più ampio, i monumenti possono includere qualsiasi oggetto o luogo dotato di un particolare valore simbolico, svolgendo quindi un ruolo potente nella società: in primo luogo, come tracce, segni, reliquie del passato; in secondo luogo, come riflesso dell’immagine che il presente staglia sul passato, quello specifico “passato” che si intende ricordare nell’attualità. Si innestano qui entrambe le azioni, dello Stato e delle persone, del primo, attraverso l’opera di selezione dei contenuti storici da proporre (o imporre) all’attenzione pubblica, e quindi delle memorie da preservare e aggiornare perché possano “configurare” la memoria collettiva e, per questa via, il senso di appartenenza; e delle seconde, le persone, che percepiscono queste storie e innescano queste memorie in funzione delle istanze e delle esigenze del presente. Questa interazione, e le contraddizioni che porta con sé, tra intenzioni istituzionali e percezione collettiva, è indubbiamente alla base del nesso tra azione monumentale e “state building”, inteso come l’insieme dei processi e delle funzioni di “costruzione dello Stato”, a partire proprio da un senso di appartenenza condiviso, un’identità culturale e una cooperazione civica; ed è, ovviamente, il punto di partenza di un’azione di “peace building”, di costruzione della pace dal basso, a partire dal messaggio che tali monumenti portano con sé, in virtù della loro genesi o delle loro finalità.  Al centro sono le persone, come è stato più volte richiamato anche nell’incontro di Nova Gorica, in un contesto tanto più significativo alla luce dell’impegno di non poche figure pubbliche e intellettuali volto a creare ponti di convivenza tra le due città entro un unico tessuto di relazione, da un lato all’altro del confine, tra Nova Gorica e Gorizia. Tale funzione è stata riconosciuta anche in ambito giuridico, come mostrano le prescrizioni, tra le altre, della Convenzione di Faro (2005), per la quale il patrimonio culturale è “un insieme di risorse ereditate dal passato che le persone identificano come riflesso ed espressione dei loro valori, credenze, conoscenze e tradizioni, e comprende tutti gli aspetti dell’ambiente derivati dall’interazione nel tempo fra le persone e i luoghi”, e le persone stesse svolgono un ruolo decisivo nel costituire comunità di patrimonio impegnate nell’attribuzione di valore “ad aspetti specifici del patrimonio culturale, che esse desiderano, nel quadro di un’azione pubblica, sostenere e trasmettere alle generazioni future”. È proprio in tali azioni congiunte, di esplorazione dei messaggi di pace, emancipazione, giustizia, unità e fratellanza che tali patrimoni portano con sé e di realizzazione di progetti congiunti volti alla salvaguardia e alla conoscenza di tali contenuti, che si manifesta il ruolo dell’arte per la pace e il valore di tali patrimoni ai fini della trasformazione dei conflitti.    Gianmarco Pisa
September 14, 2026
Pressenza

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