Netanyahu parla all’ONU: l’aula si svuota, sit-in e arresti fuori dal Palazzo di Vetro
Non appena Benjamin Netanyahu ha preso la parola all’Assemblea Generale dell’ONU, decine di membri delle varie delegazioni sono usciti dall’aula, lasciandola semivuota. Il premier israeliano li ha definiti codardi e ha tenuto il suo solito discorso aggressivo e minaccioso, arrivando a mostrare un cercapersone come orgogliosa rivendicazione della strage compiuta in Libano, in cui sono rimaste uccise, ferite e mutilate centinaia di persone con il pretesto di attaccare i miliziani di Hezbollah. All’esterno del Palazzo di Vetro Jewish Voice for Peace, attivissima associazione di ebrei anti-sionisti, ha organizzato un sit-in di protesta con striscioni contro la guerra e l’Ice e per la fine del genocidio a Gaza. Molti degli oltre 400 partecipanti sono stati arrestati dalla polizia: tra i fermati l’attrice Susan Sarandon, la candidata democratica al Congresso Darializa Avila Chevalier e il consigliere comunale di New York Chi Osséo. Anna Polo
September 24, 2026
Pressenza
BREVI RIFLESSIONI A MARGINE DELL’ANTEPRIMA DI END TIMES FASCISM…
* AND THE FIGHT FOR THE LIVING WORLD, di Ignazio Sanna Ormai è sotto gli occhi di tutti come la fantascienza, soprattutto nella sua declinazione distopica, sia sempre meno ‘fanta’ e sempre più realtà, più o meno scientifica. Gli allarmi lanciati sempre più spesso, e ormai ripresi anche dalla stampa mainstream, sul rischio che l’evoluzione sempre più rapida delle intelligenze
September 24, 2026
La Bottega del Barbieri
Il 2 ottobre alla Pietra della Memoria di Rivere-Cartosio
Nella Giornata Internazionale della Nonviolenza, le sezioni di Alessandria e Acqui Terme dell’Associazione per la pace e la nonviolenza insieme a Vedrai… odv e a Tecnologie per le disabilità di Ovada organizzano un evento celebrativo. La cerimonia, svolta con letture di brani di * La proposta della nonviolenza di Tonino Bello * La guerra dei poveri di Nuto Revelli * Bambini israeliani e palestinesi uniti dal cuore di Stefano Massini si terrà alla Pietra della memoria posata a Rivere, frazione di Cartosio, nel 2024 per iniziativa promossa dall’Associazione per la pace e la nonviolenza di Alessandria e Acqui Terme. Per informazioni: nonviolence@libero.it Redazione Piemonte Orientale
September 24, 2026
Pressenza
Lettera aperta internazionale per il rilascio degli attivisti della Global Sumud Flotilla detenuti in Tunisia
La Global Sumud Flotilla (GSF) ha lanciato l’allarme in seguito al ricovero in condizioni critiche di Wael Naouar, membro del comitato direttivo, che sta conducendo uno sciopero della fame a tempo indeterminato da quasi 40 giorni nel carcere di Mornaguia. Le autorità tunisine stanno ora mantenendo un blackout informativo totale, rifiutandosi di fornire qualsiasi aggiornamento riguardo alle condizioni di salute di Naouar o alle circostanze relative al suo trasferimento d’urgenza. Questo silenzio allarmante arriva mentre decine di artisti di spicco, studiosi di diritto e leader politici – tra cui l’attivista per il clima Greta Thunberg, il leader anti-apartheid Capo Nkosi Zwelivelile Mandela, il gruppo hip-hop irlandese Kneecap, l’attore Liam Cunningham e l’esperta legale Dott.ssa Shola Mos-Shogbamimu  e l’attrice maltese Tiz Zaqyah Razak – hanno lanciato una lettera aperta in cui esortano il governo tunisino a liberare immediatamente Naouar e i suoi tre coimputati. “La vita e la salute di Wael Naouar sono sotto la diretta responsabilità delle autorità che lo tengono in custodia”, ha dichiarato la Global Sumud Flotilla. “Questo silenzio preoccupante e il totale rifiuto di fornire informazioni alla sua famiglia o alla sua difesa sollevano gravi timori per la sua incolumità. Riteniamo il Presidente della Repubblica, la Direzione Generale delle Carceri e della Riabilitazione e il Ministero della Giustizia pienamente responsabili della sua vita e di qualsiasi danno possa subire.” Naouar ha iniziato il suo sciopero della fame il 16 agosto per protestare contro la prolungata detenzione senza processo. Il 10 settembre, gli altri organizzatori della GSF Nabil Channoufi, Ghassan El Henchiri e Ghassan El Boughdiri si sono uniti allo sciopero della fame a tempo indeterminato poco prima che un tribunale tunisino prorogasse  la loro detenzione preventiva di quattro mesi, nonostante la totale assenza di prove. Tutti e quattro gli uomini sono detenuti da più di sei mesi per aver contribuito a coordinare una missione di aiuto civile nonviolenta a Gaza. Nella loro lettera aperta, intitolata «FREE THE SUMUD 4», i firmatari dichiarano:  “Un uomo è in     sciopero  della fame da più di un mese in una prigione tunisina perché si rifiuta di accettare che la solidarietà con la Palestina sia un crimine. Il suo cuore potrebbe fermarsi da un momento all’altro… La Tunisia è da tempo al fianco del popolo palestinese e ha resistito al colonialismo. Chiediamo al suo governo di ricordare quella storia e di agire prima che un altro prigioniero paghi con la vita.” La lettera aperta definisce cinque richieste non negoziabili: 1. Il rilascio immediato e incondizionato dei «Sumud 4». 2. Cure mediche immediate e urgenti per Wael Naouar e tutti gli attivisti in sciopero della fame. 3. L’archiviazione di tutte le accuse a carico di tutti gli attivisti della GSF. 4. La revoca delle restrizioni arbitrarie imposte agli attivisti della GSF precedentemente rilasciati. La Global Sumud Flotilla ribadisce che i movimenti della società civile, i difensori dei diritti umani e i leader culturali di tutto il mondo non resteranno a guardare mentre attivisti civili affrontano la detenzione politica per aver coordinato iniziative pacifiche volte a contrastare l’assedio illegale di Gaza da parte di Israele.           Global Sumud Flotilla
September 24, 2026
Pressenza
Appello – Assemblea Nazionale Transfemminista 10/11 ottobre 2026
A dieci anni dalla prima marea contri i femminicidio e la violenza patriarcale, al grido di Non Una di Meno, invitiamo collettive, laboratorie, sportelli, centri antiviolenza, consultorie autogestite, reti, associazioni, sindacalist3, attivist3, persone singole a incontrarsi per un’assemblea nazionale transfemminista a Bologna il 10-11 ottobre. In dieci anni, il movimento transfemminista, in connessione globale, ha rappresentato uno spazio politico fondamentale di opposizione alla violenza patriarcale, come terreno di ricomposizione delle lotte. Ha elaborato, in un anno di lavoro collettivo, il Piano Femminista contro la violenza, un manifesto programmatico delle lotte e delle rivendicazioni. Ha messo in connessione violenza di genere e del genere, precarietà, razzismo e violenza economica con la pratica dello sciopero. Ha denunciato, con una risposta di massa contro il Congresso Mondiale delle Famiglie a Verona nel 2019, l’emergere dell’ “internazionale nera” e il suo progetto reazionario, che vede uno dei suoi assi nella restaurazione del binarismo di genere in seno alla famiglia eterosessuale, coniugata con un feroce ed esplicito razzismo. Si è mobilitato contro la guerra, per la Palestina libera e contro il genocidio. I movimenti femministi e transfemministi hanno determinato un cambio di paradigma sul discorso della violenza patriarcale sistemica, ma il contrattacco anti-transfemminista si è riorganizzato. Viviamo un momento storico di profondo stravolgimento e di pericolo, segnato da un salto di scala della violenza patriarcale, coloniale, suprematista, specista ed ecocida. I corpi delle donne, quelli femminilizzati, trans, queer, razzializzati, poveri, disabili, vecchi, così come gli ecosistemi e i corpi non umani, continuano a essere campo di battaglia e terreno di sfruttamento nel contesto di guerra, riarmo e fascistizzazione. La violenza patriarcale e l’immigrazione sono tra i temi principali della campagna elettorale della destra. La data del 25 novembre si riconferma terreno di contesa, ribadendo tutta la necessità della sua carica politica, simbolica e mobilitativa contro i tentativi di mistificazione istituzionale. In questo contesto, il transfemminismo non è solo la lente da utilizzare, ma un terreno formidabile e strategico di conflitto e di ricomposizione delle lotte. Lo è stato in questi anni, lo può essere a maggior ragione ora, se ricostruiamo le condizioni per riorganizzarci insieme su un’ipotesi politica nuova, anche attraverso momenti di autocritica. In questi 10 anni di lotta, anche il nostro movimento è stato in costante trasformazione: le alleanze e la partecipazione si sono continuamente ridefinite. La composizione delle assemblee territoriali è più volte cambiata. Sono nati nuovi gruppi e collettivi. La trasformazione non ci spaventa, è sempre segno di movimento. Se Non Una di Meno è stato lo spazio politico di elaborazione e organizzazione che il movimento si è dato a partire dal 2016, oggi questa potenzialità va rilanciata e rimessa in gioco. Condividiamo desideri e saperi, tessiamo trame, costruiamo nuovi piani comuni di riflessione e lotta, in cui le differenze possano trasformarsi in forza collettiva contro la violenza patriarcale nel regime di guerra e nella fascistizzazione che avanza. A partire dalla ricchezza delle molteplici esperienze collettive, che danno voce a diverse prospettive e lotte, sentiamo l’urgenza del dialogo e della relazione per costruire un’immaginazione politica condivisa e percorsi concreti, capaci di nutrire la potenza del movimento femminista e transfemminista. Rivendicare futuro nella guerra quotidiana ai corpi e ai territori è, quindi, la sfida che lanciamo: se arretrare non è un’opzione, sentiamo forte il desiderio di cambiare tutto. Facciamolo insieme, perché solo insieme siamo più forti. CI VOGLIAMO VIVX, LIBERX ED AUTODETERMINATX!
September 24, 2026
Non Una Di Meno
Incontri a #Cervignano e #Udine: “La #scuola va alla# guerra” di Antonio Mazzeo - Venerdì 25 settembre 2026 Luogo: Cervignano e Udine @manifestolibri Inchiesta sulla militarizzazione dell’istruzione in Italia” di Antonio Mazzeo (insegnante, attivista e componente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università). Dialogano con l’autore Andrea Di Lenardo e Dianella Pez. https://www.anpiudine.org/2026/09/incontri-a-cervignano-e-udine-la-scuola-va-alla-guerra-di-antonio-mazzeo/
September 24, 2026
Antonio Mazzeo
Rifondazione Comunista aderisce alla marcia popolare Notav del 3 ottobre tra Sant’Ambrogio e Avigliana
Paolo Ferrero, segretario provinciale di Rifondazione Comunista ha dichiarato: “Sabato 3 ottobre Rifondazione Comunista parteciperà alla marcia popolare NO TAV contro la nuova tratta nazionale tra Avigliana e Orbassano e per il futuro della Valle. La tratta Avigliana-Orbassano della NLTL sarebbe un ulteriore spreco di risorse pubbliche per un’opera che non serve a nulla, visto che i treni merci che arrivano da Orbassano già si immettono regolarmente sulla linea storica della Val di Susa e visto che il modello di esercizio presentato per giustificare l’opera non sta in piedi. A tutto ciò si aggiunge il fatto che gli eventuali cantieri che potrebbero essere aperti in mezzo alle città e ai terreni agricoli attraversati, creerebbero polveri e disagi alla viabilità devastanti per la vita di tutti. E’ evidente che siamo di fronte ad un’opera giustificata solamente dai guadagni del comitato d’affari che ruota attorno a quest’opera e non certo dalla pubblica utilità. Per questi ed altri motivi, il Partito della Rifondazione Comunista appoggia totalmente il movimento Notav e le amministrazioni locali contrarie all’opera e parteciperà alla marcia S. Ambrogio-Avigliana del 3 ottobre. Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
September 24, 2026
Pressenza
Italia: 1.200 morti sul lavoro in un anno, ma fa notizia solo se succede al Colosseo
Andrea Moretti aveva 22 anni ed era già operaio specializzato nell’edilizia acrobatica. È morto nella notte rta il 22 e il 23 settembre, dopo essere caduto da un’altezza di dieci metri mentre lavorava all’illuminazione del Colosseo. In segno di lutto (e solo dopo le polemiche dei sindacati), il ministero della Cultura ha disposto la temporanea chiusura dell’intero parco archeologico, dove il ministro Giuli si è recato più volte per effettuare sopralluoghi e portare le condoglianze alla famiglia del giovane. Nessuna visita istituzionale, invece, per Kujtim Osmani, 19 anni, morto solo poche ore prima dopo la caduta dal tetto dell’anonimo capannone dove stava lavorando, nel Trevigiano. E nemmeno un comunicato ministeriale per Luca Piccinini, 66 anni, travolto da una trave d’acciaio, o ancora per Livio Baldin, 65 anni, schiacciato da un muletto. Solamente tra il 15 e il 23 settembre, sono 15 le persone che sono rimaste uccise sul posto di lavoro in Italia, una media di più di una al giorno. Un dato che si riflette anche nell’ultimo rapporto dell’INAIL, che specifica che nel solo 2025 1198 persone hanno perso la vita mentre stavano lavorando. Di queste, 890 (836 uomini, 54 donne) sono rimaste uccise sul posto di lavoro, altre 299 mentre si recavano sul posto di lavoro o stavano rientrando a casa. In due terzi dei casi, si trattava di soggetti di età superiore ai 50 anni. Nell’85% dei casi, gli incidenti mortali riguardano il settore dell’Industria e dei servizi, nel 13,5% dei casi quello dell’Agricoltura. I numeri delle morti annuali, con minime variazioni in positivo o in negativo, si ripetono di anno in anno in maniera pressochè costante da almeno vent’anni. Nel periodo pre-pandemico, Maurizio Landini, segretario nazionale della CGIL, denunciava come in dieci anni (2009-2019) fossero stati oltre 17mila gli incidenti mortali sul lavoro, con 1133 morti nel 2018 e circa 600mila infortuni. Numeri che oggi rimangono pressochè invariati: l’INAIL segnala 600mila denunce per infortunio nel 2025, delle quali 519mila riguardano lavoratori e 81mila gli studenti. Gli infortuni in itinere (ovvero mentre ci si reca sul posto di lavoro), invece, sono oltre 104mila, il dato più alto del quinquennio 2021-2025 e il più alto anche dei livelli pre-pandemici. Gli infortuni avvenuti all’esterno dell’azienda (in itinere o in occasione di lavoro con mezzo di trasporto) sono stati 121mila, e anche questo risulta essere il dato più alto del quinquennio 2021-2025. Secondo le stime INAIL, nel 2025 gli infortuni sono stati 1720 casi ogni 100mila occupati, 3,69 ogni 100mila i decessi. Non solo: ad aumentare sono anche le malattie professionali. INAIL segnala che, nel 2025, sono stati oltre 98mila i casi, «il picco più alto degli ultimi 26 anni», pari a quattro volte i casi registrati nel 2000. Il maggior numero di casi si registra nel Mezzogiorno, anche se a livello regionale il primato è della Toscana, con 16.438 denunce. Secondo il rapporto, le patologie più frequenti risultano essere quelle muscolo-scheletriche, con 70mila denunce totali, mentre circa 11mila casi riguardano malattie del sistema nervoso. Circa 2400 sono i tumori professionali (per i due terzi causati dall’esposizione all’amianto), che rappresentano la prima causa di morte, oltre 2000 le malattie respiratorie. A fronte dei dati, tuttavia, il rapporto segnala che l’aumento delle malattie denunciate non rispecchia necessariamente un peggioramento delle condizioni di lavoro, ma piuttosto «un’efficace emersione del sommerso, frutto di una maggiore consapevolezza dei lavoratori». The post Italia: 1.200 morti sul lavoro in un anno, ma fa notizia solo se succede al Colosseo appeared first on L'INDIPENDENTE.
September 24, 2026
L'INDIPENDENTE
[Witralen] witralen 23
-Le pesantissime condanne per il Caso del Mulino Grollmus -La condanna a 5 anni per il Lonko Facundo Jones Huala  -La situazione carceraria di Juan Aliste, prigioniero anarchico in fin di vita  
September 24, 2026
Radio Onda Rossa
DALLA PARTE DEL DIRITTO ALL’ABITARE. SPAGNA: DECINE DI MIGLIAIA IN PIAZZA CONTRO LO SFRATTO DI MARICARMEN, 87 ANNI
“Dalla parte del diritto all’abitare”, trasmissione quindicinale di informazione e approfondimento sulle lotte per la casa, contro sfratti, sgomberi e pignoramenti. In questa puntata: Spagna, mobilitazioni in tutto il paese contro lo sfratto di una donna di 87 anni dall’appartamento in cui viveva da 70. Cariche contro il picchetto composto da centinaia di persone, poi una risposta di massa con decine di migliaia di persone in piazza a Madrid ed in altre città. Un’analisi del movimento di lotta per la casa che in Spagna ha saputo creare un contropotere con picchetti, scioperi degli inquilini e vari livelli di autorganizzazione: da Madrid, Nello, un compagno italiano che vive da molti anni nel paese iberico e partecipa a collettivi di quartiere e da Valencia, Mara La puntata di Dalla parte del diritto all’abitare Ascolta o scarica
September 24, 2026
Radio Onda d`Urto
La CARICOM riparte sulle riparazioni
Colonialism Reparation appoggia la richiesta di riparazioni per il genocidio dei nativi e lo schiavismo dei membri della Comunità Caraibica (CARICOM) e chiede che gli ex colonizzatori (Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, ecc.) presentino scuse e risarcimenti per il periodo coloniale. Dal 19 al 21 febbraio 2025 si è tenuto a Bridgetown, Barbados, il quarantottesimo vertice dei Capi di Governo della Comunità Caraibica con la partecipazione di una ventina di delegazioni. Finalmente dopo alcuni anni di stasi durante la conferenza è stato ribadito il supporto alla richiesta di riparazioni con il rinnovo del Sottocomitato di Primi Ministri sulle riparazioni presieduto dalle Barbados e composto da Guyana, Haiti, Saint Vincent e Grenadine e Suriname. Dal 24 al 27 febbraio 2026 si è tenuto a Basseterre, Saint Kitts e Nevis, il cinquantesimo vertice dei Capi di Governo della Comunità Caraibica con la partecipazione di una ventina di delegazioni. Durante la conferenza hanno incaricato il Sottocomitato di Primi Ministri sulle riparazioni di rivedere il Programma caraibico di giustizia riparatrice. Il 17 giugno 2026 si è tenuta la prima riunione del Meccanismo congiunto sulla giustizia riparatrice, composto dal Comitato di esperti sulle riparazioni dell’Unione Africana (AUCER), dal Gruppo di riferimento di esperti giuridici dell’Unione Africana (AULER) e dalla Commissione CARICOM per le Riparazioni (CRC), che ha deciso di riunirsi d’ora in poi regolarmente. Dal 5 all’8 luglio 2026 si è tenuto a Gros Islet, Santa Lucia, il cinquantunesimo vertice dei Capi di Governo della Comunità Caraibica con la partecipazione di una ventina di delegazioni. Durante la conferenza i Capi di Governo hanno approvato la revisione del Programma CARICOM per la giustizia riparatrice in dieci punti: un manifesto per l’illuminismo in arrivo, e il programma delle prossime iniziative, con l’organizzazione della terza Conferenza regionale sulle riparazioni dal 17 al 19 settembre 2026, l’inaugurazione del Newton Enslaved Burial Ground Memorial alle Barbados a novembre 2026 e il sostegno alla presentazione da parte della Giamaica di una petizione sulle riparazioni al proprio Re Carlo III. Colonialism Reparation appoggia la richiesta di riparazioni per il genocidio dei nativi e lo schiavismo dei membri della Comunità Caraibica (CARICOM) e chiede che gli ex colonizzatori (Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Spagna, Portogallo, Norvegia, Svezia, Danimarca, ecc.) presentino scuse e risarcimenti per il periodo coloniale senza dover essere poi costretti a farlo in giudizio. Colonialism Reparation
September 24, 2026
Pressenza

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