Cerchi su Google il documentario Naza? Potresti trovare un altro film: il caso degli annunci pagati dal governo israelianoIl caso del documentario Naza: il governo israeliano ha acquistato annunci su
Google per indirizzare chi cercava il film verso un controdocumentario. Un
esempio di come la pubblicità online possa diventare uno strumento di influenza
sull’informazione.
Chi nelle ultime settimane ha cercato su Google il film Naza si è trovato, sotto
la scheda del documentario, annunci che promettevano di vederlo online, con
titoli come «Guarda il film Naza online» e «Il vero trailer di Naza». Il film di
Yuval Abraham e Rachel Szor, però, in streaming non c’è ancora, perché gli
autori e il Guardian, che lo ha coprodotto, hanno annunciato che sarà gratuito
entro novembre, dopo il passaggio nelle sale.
Chi cliccava arrivava a un altro film, Naza: The Real Story, quarantanove minuti
pensati per confutare il primo. Secondo le inchieste di IrpiMedia e di Fanpage,
a pagare quegli annunci era l’Israeli Government Advertising Agency, l’agenzia
che acquista spazi pubblicitari per conto del governo israeliano.
Naza è stato presentato a Venezia il 10 settembre e due giorni dopo ha vinto il
premio speciale della giuria. Abraham e Szor, già premiati con l’Oscar nel 2025
per No Other Land, hanno raccolto le testimonianze di ventiquattro militari e
ufficiali dell’intelligence israeliana, rimasti anonimi, che raccontano come si
stimasse in anticipo il numero di civili uccisi da ogni attacco a Gaza. Il
titolo è l’acronimo ebraico con cui l’esercito indica i danni collaterali.
L’esercito ha risposto il 1° ottobre con un documento di dieci pagine, riassunto
dalla Jewish Telegraphic Agency, nel quale definisce il film una
rappresentazione manipolativa della realtà e nega di aver mai pianificato,
approvato o eseguito un attacco con cinquecento civili attesi. Il Guardian ha
replicato di sostenere il film per intero e di aver verificato le testimonianze
anche su documenti riservati, mentre il ministro della Cultura Miki Zohar ha
chiesto di revocare la cittadinanza ai due registi.
In Italia il documentario ha avuto un successo che il Post definisce con pochi
precedenti. Uscito il 28 settembre per soli tre giorni, è stato il film più
visto in ciascuno di quei giorni, con circa 240mila spettatori e 1,8 milioni di
euro di incasso, ed è rimasto in sala fino a sfiorare i cinque milioni al 16
ottobre.
Un’opera che riempie i cinema e occupa il dibattito difficilmente si ferma con
un divieto, e contestarne i contenuti rientra nel confronto pubblico ordinario.
Il caso diventa interessante per il modo in cui la contestazione è stata portata
davanti a chi cercava il film.
IL DOMINIO SOSIA E IL CONTROFILM
Il dominio nazadocumentary.com è stato registrato il 16 settembre su Cloudflare,
con i dati del titolare oscurati, sei giorni dopo la prima veneziana. Le copie
conservate dalla Wayback Machine lo mostrano vestito da sito ufficiale del film,
con i nomi dei registi e le informazioni sulle proiezioni, e IrpiMedia segnala
che la sinossi era stata riscritta in modo da trasformare le vittime civili in
terroristi.
Secondo Fanpage il Guardian ha accusato il sito di voler ingannare
deliberatamente gli spettatori. Il 30 settembre la pagina ha cambiato funzione e
ha cominciato a ospitare The Real Story, firmato da Ariel Averbuch, Roi Danino e
Hagai Gutman, che dichiarano di aver pagato tutto di tasca propria.
Danino e Averbuch sono ufficiali della riserva, ma IrpiMedia ricorda che non è
dimostrato che l’esercito abbia commissionato o finanziato il film. Al Jazeera
ha accertato che in seguito sono stati registrati anche watchnaza.com e
whatisnaza.com, che rimandano al controfilm.
Sul sostegno istituzionale i riscontri sono più netti. L’ambasciata israeliana a
Washington ha rilanciato il film il 3 ottobre, e Tzipi Hotovely, che guida la
direzione nazionale della diplomazia pubblica, ha consegnato ai tre autori un
attestato per il loro contributo.
Quanto agli annunci, per il pubblico italiano gli acquisti risultano dal 15
ottobre, con un aggiornamento il 20, e compaiono nel Centro per la trasparenza
di Google sotto il nome dell’agenzia governativa. Fanpage ne ha individuato
anche uno secondo, un video animato che accusa i registi di aver manipolato le
testimonianze. Matteo Flora, che IrpiMedia indica come il primo ad aver
ricostruito la vicenda, riferisce che i primi annunci in inglese erano partiti
già il 7 ottobre.
MILIONI DI VISUALIZZAZIONI SENZA RISCONTRI
Il sito del controfilm mostrava intanto un contatore che il 14 ottobre segnava
43.758.421 visualizzazioni, mentre il film completo su YouTube non arrivava a
130.000.
Al Jazeera ha confrontato quel numero con tre strumenti indipendenti di analisi
del traffico. Semrush stima circa mezzo milione di visite complessive all’8
ottobre, Similarweb appena 326 visite per settembre, e nel codice della pagina
il valore è etichettato come «visitatori» ma mostrato come «visualizzazioni»,
con un conteggio che parte dal 97 per cento del totale e sale in tre secondi,
come se fosse in tempo reale.
Hotovely ha parlato ugualmente di decine di milioni di visualizzazioni, e una
cifra priva di riscontri è diventata un argomento ufficiale.
LE TECNICHE DELLE OPERAZIONI DI INFLUENZA
Chi studia le operazioni di influenza dispone di un lessico per descrivere
queste mosse. Il Disarm Framework, il catalogo delle tecniche di disinformazione
curato dalla Disarm Foundation, svolge per questo campo la funzione che Mitre
ATT&CK svolge per la sicurezza informatica.
Intervistato da IrpiMedia, Flora vi riconduce lo sfruttamento del vuoto di dati,
perché chi cerca «guarda Naza online» prima di novembre non trova una risposta
legittima, e il dominio sosia, che dà l’illusione di trovarsi in un sito
ufficiale, a cui si aggiunge il cybersquatting, cioè l’occupazione di una parola
altrui.
Gli annunci arrivano più tardi, quando le ricerche spontanee calano e comprare
il primo posto serve a recuperare attenzione.
Piazzarsi dove la gente cerca un contenuto per offrirne un altro ha precedenti
nell’industria culturale. Nell’aprile del 2003 Madonna diffuse sulle reti di
scambio come Kazaa finte copie dell’album American Life, in cui una voce
chiedeva a chi le scaricava che cosa credesse di fare.
Nel 2007 MediaDefender aprì Miivi.com, un portale che secondo le ricostruzioni
giornalistiche serviva da esca per chi scambiava contenuti protetti e che chiuse
il 4 luglio, il giorno in cui un blogger risalì alla società attraverso il
registro del dominio. L’azienda ha sempre parlato di un progetto interno rimasto
accessibile per errore.
Cambiano chi usa la tecnica e lo scopo, e questa volta a muoversi è un apparato
statale su un tema che riguarda una guerra.
LA PUBBLICITÀ GOVERNATIVA E IL DOMINIO COGNITIVO
Per l’agenzia israeliana non è un terreno nuovo. Nel 2024 Wired documentò
annunci del governo in cima alle ricerche su UNRWA, che nel periodo analizzato
comparivano nel 44 per cento dei casi in cui erano candidati alla
visualizzazione, contro il 34 per cento degli annunci di UNRWA USA.
Nel 2025 un’indagine di Eurovision News Spotlight ricostruì la campagna per il
voto a Israele all’Eurovision, con contenuti rivolti a 35 paesi, e contò
nell’archivio di Google più di cinquemila annunci dell’agenzia. Drop Site News
ha riferito di un contratto da 45 milioni di dollari in sei mesi con Google e
YouTube, attribuito all’ufficio del primo ministro.
Il terreno in cui si gioca tutto questo è quello che gli studi militari chiamano
dominio cognitivo. Lo ha descritto François du Cluzel in uno studio realizzato
per il comando NATO della trasformazione e pubblicato dall’Innovation Hub nel
2021, che accanto ai domini tradizionali di terra, mare, aria, spazio e
cyberspazio propone di riconoscere come sesto campo operativo la mente delle
persone.
Qui il campo di battaglia è la barra di ricerca, e ciò che si contende è quello
che una persona legge, ricorda e condivide nel momento in cui digita una parola.
LE REGOLE EUROPEE E I LIMITI DELLA TRASPARENZA
Resta la questione giuridica, che riguarda direttamente l’Europa. Il regolamento
2024/900 sulla pubblicità politica si applica dal 10 ottobre 2025, e Google
aveva annunciato che da quella data non avrebbe più pubblicato inserzioni
politiche nell’Unione.
Il regolamento definisce pubblicità politica i messaggi diffusi da o per conto
di un attore politico, e anche quelli concepiti per influenzare elezioni,
referendum, processi legislativi o regolamentari e comportamenti di voto.
Un annuncio su un film, classificato da Google nella categoria «Arti e
intrattenimento», difficilmente rientra in una delle due ipotesi, ma questa è
una lettura del testo e non la conclusione di un’autorità.
Le regole della piattaforma sulla rappresentazione ingannevole colpiscono invece
chi nasconde l’identità di chi paga, e qui il nome dell’inserzionista era
visibile a chiunque consultasse l’archivio.
Sappiamo chi c’è dietro grazie agli obblighi di trasparenza, e per quanto emerge
dalle inchieste nessuna regola ha impedito agli annunci di restare visibili per
giorni.
QUANDO IL PRIMO RISULTATO È UNO SPAZIO IN VENDITA
Per chi fa informazione indipendente la questione riguarda il modo in cui oggi
si interviene su un racconto scomodo.
Un tempo lo si vietava, ora lo si lascia circolare e se ne compra il nome,
mettendosi dove l’utente formula la domanda e attende la risposta. Chi cerca si
trova davanti due offerte con lo stesso titolo, entrambe presentate come vere, e
con il «decidete voi» la verifica di ciò che è accaduto viene sostituita da una
scelta tra due insegne.
Chi produce un’opera esposta dovrebbe presidiare per tempo il proprio nome, il
dominio e le parole chiave della ricerca, colmando il vuoto che si apre tra
l’annuncio di un premio e il giorno in cui il lavoro si può vedere davvero.
A chi cerca resta il compito di ricordare che il primo risultato di una ricerca
è uno spazio in vendita, e che chi lo compra decide che cosa un pubblico vedrà
per primo.
Fonti
* IrpiMedia, «Naza, il governo di Israele cerca di oscurare il film
documentario», 21 ottobre 2026.
https://irpimedia.irpi.eu/israele-tenta-di-oscurare-naza/
* Fanpage.it, «Cerchi NAZA su Google, trovi la propaganda di Israele: la nostra
indagine sugli annunci a pagamento del governo», 21 ottobre 2026.
https://www.fanpage.it/attualita/cerchi-naza-su-google-trovi-la-propaganda-di-israele-la-nostra-indagine-sugli-annunci-a-pagamento-del-governo/
* Al Jazeera, «Al Jazeera probe exposes fake viewing numbers for Israeli
counter-film», 15 ottobre 2026.
https://www.aljazeera.com/news/2026/10/15/al-jazeera-probe-exposes-fake-viewing-numbers-for-israeli-counter-film
* Jewish Telegraphic Agency, «In its first detailed response to NAZA
documentary, IDF claims fundamental errors», 1 ottobre 2026.
https://www.jta.org/2026/10/01/israel/in-its-first-detailed-response-to-naza-documentary-idf-claims-fundamental-errors
* Il Post, «Il successo di NAZA in Italia ha pochi precedenti», 16 ottobre
2026.
https://www.ilpost.it/2026/10/16/naza-incassi-cinema/
* AFP, «Documentary on Israel’s AI-assisted killing of civilians in Gaza wins
Venice special jury prize», 12 settembre 2026.
https://english.ahram.org.eg/News/576536.aspx
* Matteo Flora, «Due NAZA, e tutti e due veri», 23 ottobre 2026.
https://mgpf.it/2026/10/23/due-naza.html
* Google, Centro per la trasparenza pubblicitaria, Israeli Government
Advertising Agency, annunci mostrati in Italia.
https://adstransparency.google.com/advertiser/AR00827556497616535553?region=IT
* Internet Archive, Wayback Machine, nazadocumentary.com al 16 settembre 2026.
https://web.archive.org/web/20260916204712/http://nazadocumentary.com/
* NPR, «Israel has been buying Google ads spreading false information about
UNRWA» (con Wired), 28 agosto 2024.
https://www.npr.org/2024/08/28/nx-s1-5091270/israel-has-been-buying-google-ads-spreading-false-information-about-unrwa
* Eurovision News Spotlight, «Israeli government agency paid for adverts
targeting Eurovision Song Contest public vote», 19 maggio 2025.
https://spotlight.ebu.ch/p/israeli-government-agency-paid-for
* Drop Site News, «Google’s $45 Million Contract With Netanyahu’s Office to
Spread Israeli Propaganda».
https://www.dropsitenews.com/p/google-youtube-netanyahu-israel-propaganda-gaza-famine
* Regolamento (UE) 2024/900 sulla trasparenza e il targeting della pubblicità
politica, art. 3, e Comunicazione della Commissione C/2025/5514.
https://eur-lex.europa.eu/eli/C/2025/5514/oj/eng
* François du Cluzel, Cognitive Warfare, NATO Innovation Hub, 2021.
https://innovationhub-act.org/wp-content/uploads/2023/12/20210113_CW-Final-v2-.pdf
* Disarm Foundation, DISARM Framework.
https://www.disarm.foundation/
* The Register, «Like a virgin: Madonna hacked for the very first time», 22
aprile 2003.
https://www.theregister.com/2003/04/22/like_a_virgin_madonna_hacked/
* Wikipedia, «MediaDefender» (Miivi.com, 2007).
https://en.wikipedia.org/wiki/MediaDefender
Francesco Russo