PRC: “Casa e diritti sotto attacco”. La situazione a Trieste e in FVG.
Il Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea ha aderito alla mobilitazione nazionale contro i ddl Meloni/Salvini indetta dai sindacati degli inquilini martedì 23 giugno dichiarando:   > Le misure contenute nel DDL Piano Casa e nel cosiddetto DDL Sgomberi proposti > dal Governo Meloni rappresentano il più violento attacco al diritto > all’abitare della storia recente del Paese. > Sotto la retorica della sicurezza e della rigenerazione urbana si nasconde, in > realtà, una precisa strategia di colpevolizzazione della povertà e di totale > sottomissione alle speculazioni immobiliari. Il governo continua a fare la > guerra ai poveri anziché alla povertà: mentre i salari restano fermi e gli > affitti subiscono rincari insostenibili, la risposta dell’esecutivo è > criminalizzare il disagio sociale. > Il DDL Sgomberi cancella ogni forma di mediazione sociale, trasforma un > problema sociale in una questione di ordine pubblico. Tutto questo senza > offrire alcuna alternativa abitativa a famiglie, anziani e minori vulnerabili. > Contestiamo duramente anche il “DDL Piano Casa”, perché del tutto inadeguato a > rispondere alla strutturale emergenza abitativa del nostro Paese. Non serve un > piano che favorisce i costruttori privati e il social housing a prezzi di > mercato. Serve un piano straordinario di investimenti nell’edilizia > residenziale pubblica. > Chiediamo il ripristino immediato del fondo per il sostegno agli affitti, > chiediamo lo stanziamento di risorse per la riqualificazione delle migliaia di > alloggi popolari chiusi e inutilizzati, chiediamo la moratoria immediata degli > sfratti per morosità incolpevole e il blocco dei pignoramenti delle prime > case. Chiediamo una legge urbanistica che fermi il consumo di suolo e la > svendita delle città agli immobiliaristi. > Il 23 giugno le militanti e i militanti di Rifondazione Comunista saranno > nelle piazze al fianco dei sindacati degli inquilini e dei movimenti per il > diritto all’abitare. L’obiettivo è bloccare questi provvedimenti classisti e > antipopolari e rilanciare l’edilizia pubblica come pilastro fondamentale dello > stato sociale. Diramando il comunicato del PRC nazionale, la Federazione di Trieste ha diffuso informazioni sulle problematiche nella città e nella regione: > Per sostenere la mobilitazione, la Federazione PRC di Trieste ha partecipato > alla conferenza stampa per il diritto all’abitare che Sunia/Sindacato > Inquilini Casa e territorio/Uniat/Unione inquilini hanno convocato presso la > sede Uil, in cui è stata ricordata la situazione in Regione FVG e nel > capoluogo, in cui, dinanzi a 8500 domande regolarmente presentate, solo a un > numero esiguo è stata data risposta positiva. > In Regione il patrimonio ATER conta 4600 appartamenti (2700 solo a Trieste) in > condizioni di inabitabilità, non ristrutturati, etc. > Inoltre, si contano migliaia di appartamenti sfitti, che potrebbero essere > dati in locazione prevedendo affitti calmierati, previa ristrutturazione degli > appartamenti stessi. Altre situazioni critiche sono dovute al boom turistico, > alle carenze di appartamenti per studenti, etc. > Queste sono solo alcune delle situazioni affrontate in conferenza stampa.  > Anche nella nostra Regione e nella nostra città c’è bisogno di mettere il > diritto all’abitare al centro dell’agenda politica. Redazione Italia
June 23, 2026
Pressenza
L’ARGENTINA CONTINUA A SCAVARE, IN CERCA DEI DESAPARECIDOS DELLA DITTATURA. L’INTERVISTA AGLI ANTROPOLOGI FORENSI DELL’EAAF
A quarant’anni e più dalla fine dei regimi militari che hanno insanguinato l’America Latina, la terra continua a restituire la verità. Una verità materiale, fatta di resti, frammenti e prove scientifiche che il silenzio non è riuscito a consumare. Chi pensa che la stagione delle dittature sudamericane sia un capitolo chiuso della storia del Novecento commette un errore di prospettiva, perché in molti angoli del continente la ricerca della verità e della giustizia si muove ancora oggi, nel 2026, nel silenzio dei cantieri archeologici e delle fosse comuni. L’epicentro di questa attività si trova in Argentina, nella provincia di Córdoba, tra le mura dell’ex centro clandestino di detenzione, tortura e sterminio de “La Perla”. Lì, le squadre dell’Equipo Argentino de Antropología Forense (EAAF) sono ancora al lavoro, impegnate in complessi scavi mirati. Non lo fanno per celebrare una semplice ricorrenza o per un rito della memoria; scavano per risolvere un crimine violento e pianificato a tavolino che è ancora, tecnicamente e giuridicamente, in corso. Il colpo di Stato del 24 marzo 1976 in Argentina non è stato un evento isolato. È stato il tassello di una violenza coordinata che ha travolto interi Paesi della regione: sotto l’ombrello ideologico e operativo del Plan Cóndor – l’accordo segreto tra i servizi segreti, CIA ed eserciti per dare la caccia agli oppositori oltre i confini nazionali –, le dittature di Argentina, Uruguay, Cile, Brasile, Paraguay e Bolivia hanno cooperato per trasformare un intero continente in una rete di repressione spietata. In questo quadro, la violenza di Stato non ha cercato solo la punizione o l’eliminazione fisica dell’oppositore politico, del sindacalista o dello studente. Ha cercato qualcosa di più radicale: la cancellazione totale dell’esistenza. La desaparición forzada è stata una lucida strategia studiata per sottrarre il corpo, negare il decesso, distruggere i documenti e cancellare ogni traccia della persona dai registri dello Stato, trasformando un essere umano in un nulla giuridico. “Non sono né vivi né morti, sono desaparecidos”, diceva con cinismo il generale Jorge Rafael Videla. Un vuoto assoluto progettato per generare un terrore perenne nei vivi, privati persino del diritto di piangere i propri morti. È esattamente su questa interruzione che interviene il lavoro dell’EAAF. Nato nel 1984 nel delicato passaggio del ritorno alla democrazia in Argentina, sotto l’impulso delle madri che cercavano i propri figli e guidato dall’antropologo statunitense Clyde Snow, il gruppo ha capovolto la logica del terrore di Stato. Laddove i regimi hanno nascosto i corpi nelle pieghe della terra o sul fondo dell’oceano, l’antropologia forense ha risposto con il rigore del metodo scientifico. Il lavoro che l’EAAF porta avanti a La Perla e in decine di altri contesti si fonda su una combinazione rigorosa di discipline, che va dall’indagine storica alla raccolta delle testimonianze dei sopravvissuti per ricostruire cosa accadeva nei terreni militari, fino allo scavo archeologico strato dopo strato, necessario per non contaminare i reperti. Infine, lo studio di laboratorio sui resti ossei e la successiva comparazione del DNA con la banca dati biologica dei familiari permette di dare un nome a ciò che lo Stato voleva rendere anonimo per sempre. Questo modello è diventato così solido da fare scuola in tutto il mondo, applicato in Messico, in Bosnia o nei paesi africani devastati dai conflitti civili. Sul versante dei vivi, questo approccio si riflette nell’incessante ricerca delle Abuelas de Plaza de Mayo, che attraverso la genetica continuano a rintracciare e restituire la vera identità ai figli dei desaparecidos sottratti in fasce e cresciuti da famiglie vicine ai regimi sotto falso nome. Restituire un nome a un frammento osseo trovato a La Perla non è una consolazione privata per le famiglie, ma un atto pubblico di giustizia. Ogni identificazione trasforma lo smarrimento della sparizione in un fatto accertabile che entra nei tribunali, riattiva i processi penali rimasti congelati per decenni e inchioda lo Stato alle sue responsabilità criminali. Finché un corpo non viene localizzato e identificato, la desaparición non appartiene al passato, non si è conclusa; è un reato permanente che si sta consumando in questo esatto momento. Il lavoro forense non interpreta la storia e non produce retorica: restituisce le prove materiali e legali su cui fondare la pretesa della verità. Ed è da queste prove materiali, e dalla loro ricerca nel Cono Sur, che bisogna ripartire per raccontare il presente. In collegamento con Radio Onda d’Urto, da Buenos Aires, Juan, antropologo della squadra di ricerca dell’EAAF Ascolta o scarica
June 23, 2026
Radio Onda d`Urto
No all’abbattimento dei pini monumentali di Galla Placidia e San Vitale
Mercoledì 24 giugno il presidio davanti alle sedi dell’Arcidiocesi e dell’Opera di Religione e al complesso di San Vitale. Inviata una diffida alla Diocesi e una segnalazione all’UNESCO e a Papa Leone XIV. Il gruppo “Salviamo i pini di Lido di Classe e Ravenna” e la sezione ravvenate di Italia Nostra sollecitano l’attenzione sulla necessità di impedire la distruzione del patrimonio arboreo: > Nonostante un accesso atti, nulla trapela sul destino dei pini monumentali del > complesso UNESCO Basilica di San Vitale e Mausoleo di Galla Placidia e sulla > prevista chiusura del sito giovedì 25 giugno. > > Intanto, sulla strada appaiono i ben noti cartelli posizionati dal Comune di > chiusura strada e su un anonimo cartello la rassicurante scritta “potatura”, > mentre nell’ordinanza firmata dal Comune di Ravenna, in maniera irregolare, > non è minimamente segnato lo scopo della chiusura strada. > > Si tratterà di una “potatura”, come dichiarato dal Comune di Ravenna sui > cartelli anonimi, o della messa a morte dei nostri pini più belli ed illustri, > simbolo di eternità e della nostra amata Ravenna? > > Alla luce delle strategie truffaldine messe in piedi a Lido di Savio per > nascondere l’obiettivo di abbattere quanti più alberi possibile, c’è poco da > stare tranquilli. > > Azioni che vengono spacciate come servizio pubblico a tutela dei cittadini > vengono occultate con vergogna anche nella democraticissima Ravenna: perché? > Dunque, per i pini di San Vitale, che hanno accolto per quasi un secolo con > sublime bellezza, ombra ed eleganza i pensieri raccolti e stupiti dei > visitatori di ogni parte del Pianeta, è giunta la fine? > > Nessuno si pronuncia, ma le premesse sembrano le peggiori, grazie anche agli > strepiti di tutti coloro che, in preda a panico ed intolleranza, invocano > violenza su ogni essere vivente, alberi compresi. Tra gli altri, dobbiamo > ringraziare un architetto di Milano giunto come turista a Ravenna e poi subito > attivatosi in ogni dove per chiedere il loro immediato abbattimento > preventivo. > > Le proposte dei cittadini di collaborazione con tecnici di fama internazionale > per giungere ad una soluzione di tutela globale di un sito unico al mondo non > sono mai state degnate di risposta. > > Riteniamo che un sito del genere non vada valutato sull’onda di > antiscientifiche paure preventive, ma sottoposto all’analisi dei migliori > specialisti, con le migliori e soluzioni tecniche che non siano quelle più > economiche, sbrigative e devastanti. Dopo aver aiutato a rimpinguare > direttamente ed indirettamente per quasi un secolo le casse ravennati dei vari > soggetti coinvolti, per i pini arriva il ringraziamento della motosega? > > Il gruppo di cittadini Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna e Italia > Nostra sezione di Ravenna hanno inviato una diffida alla Diocesi, in attesa di > conoscere gli atti mai pubblicati sul destino dei pini. Inviata anche una > dettagliata segnalazione all’UNESCO ed un appello a Papa Leone XIV affinché > sappia come i suoi costanti appelli al rispetto della natura vengano applicati > dalla Chiesa di Ravenna. Mercoledì 24 giugno alle 14:30 i cittadini si raduneranno a Ravenna in via Canneti 3 e in piazza Arcivescovado e con una camminata raggiungeranno la Basilica di San Vitale e Mausoleo di Galla Placidia, dove sosteranno fino alle ore 16:00. Redazione Romagna
June 23, 2026
Pressenza
Ammissione israeliana: le milizie armate di Gaza hanno fallito e potrebbero rivoltarsi contro Israele
dalla Redazione Palestine Chronicle,  Palestine Chronicle, 22 giugno 2026.   Analisti israeliani ed ex funzionari dei servizi segreti riconoscono sempre più apertamente che le milizie sostenute da Israele non sono riuscite a contrastare Hamas a Gaza. Membri di un gruppo armato sostenuto da Israele a Gaza posano in un’immagine diffusa da quella fazione. (Foto: Social Media) Per oltre due anni, Israele ha perseguito in silenzio ciò che molti funzionari speravano diventasse uno dei pilastri centrali della sua strategia di genocidio a Gaza: la creazione di gruppi armati palestinesi locali in grado di sfidare Hamas, amministrare il territorio e, alla fine, fungere da forza di governo alternativa all’interno della Striscia. Oggi, secondo un’inchiesta pubblicata dalla testata israeliana Zman Israel, persino alcuni analisti israeliani, ex funzionari dei servizi segreti ed esperti di sicurezza stanno apertamente mettendo in discussione se l’intero progetto sia fallito. Lungi dal diventare una valida alternativa ad Hamas, le milizie rimangono frammentate, geograficamente isolate, dipendenti dalla protezione israeliana e in gran parte prive di legittimità pubblica. Ciò che è ancora più allarmante per Israele è che gli esperti avvertono ora che le armi, l’addestramento e le capacità fornite a questi gruppi potrebbero alla fine essere rivolte contro la stessa occupazione. Il rapporto rivela una crescente frustrazione all’interno dei circoli politici israeliani, poiché gli sforzi per creare una nuova realtà politica a Gaza continuano a non dare i risultati sperati. Un progetto costruito in segreto Secondo Zman Israel, Israele ha trascorso l’ultimo anno fornendo ai gruppi armati anti-Hamas un ampio sostegno, tra cui armi, intelligence, rifornimenti alimentari, assistenza logistica, supporto aereo e cure mediche all’interno di Israele per i combattenti feriti. L’indagine mette in luce prove che suggeriscono che alcuni gruppi potrebbero ora ricevere equipaggiamento militare sempre più sofisticato. A maggio, una milizia ha pubblicato un filmato in cui si vedeva uno dei suoi membri all’opera con quello che sembrava essere un grande drone di tipo militare, suscitando nuove preoccupazioni tra gli osservatori israeliani riguardo alla natura del sostegno fornito. Eppure, nonostante le risorse investite, gran parte del progetto rimane avvolta nel segreto. Le autorità israeliane si sono ripetutamente rifiutate di rispondere alle domande riguardanti la struttura delle milizie, i loro finanziamenti, gli obiettivi operativi o il loro ruolo a lungo termine a Gaza. L’esercito israeliano ha rifiutato di commentare se le attrezzature avanzate visibili nei video delle milizie provenissero da Israele, mentre anche l’Ufficio del Primo Ministro e il Ministero della Difesa hanno evitato di fornire risposte concrete. La mancanza di trasparenza è diventata una delle critiche principali sollevate dagli stessi esperti israeliani. «Capitale delle fantasie israeliane» Tra i critici più acuti c’è Michael Milshtein, ex responsabile degli affari palestinesi nell’intelligence militare israeliana e uno degli analisti più rispettati di Israele sulla società palestinese. «Gaza è diventata la capitale delle fantasie israeliane, e questo include il controllo di queste milizie», ha dichiarato Milshtein a Zman Israel. La sua critica va ben oltre le questioni di attuazione. Milshtein sostiene che il presupposto di fondo – secondo cui Israele avrebbe potuto creare un’alternativa palestinese locale a Hamas attraverso proxy armati – fosse viziato fin dall’inizio. Secondo il rapporto, all’inizio del 2024 Israele ha inizialmente tentato di coltivare strutture di potere alternative attraverso clan, famiglie influenti e figure locali. Tali sforzi sono in gran parte falliti dopo che molte famiglie hanno rifiutato di collaborare, temendo sia lo scontro con Hamas sia le accuse di collaborazione con l’occupazione. Netanyahu ha successivamente ammesso che Israele aveva tentato di rafforzare i clan e gli attori locali per sostituire il dominio di Hamas, ma la strategia ha prodotto pochi risultati tangibili. Centinaia di combattenti, poca influenza Il rapporto dipinge un quadro desolante dell’effettiva presenza delle milizie all’interno di Gaza. Video, post sui social media e dichiarazioni pubbliche rilasciate dai gruppi suggeriscono che la loro forza complessiva ammonti a sole poche centinaia di combattenti. Le loro attività consistono principalmente in scontri sporadici con Hamas, campagne di distribuzione di aiuti, pattugliamenti nelle aree controllate da Israele e un’intensa attività sui social media volta a proiettare influenza. Sebbene alcuni leader delle milizie sostengano di amministrare piccole enclavi libere dal controllo di Hamas, il rapporto rileva che quasi tutta la popolazione di Gaza rimane concentrata in aree dove Hamas continua a esercitare la propria autorità. I ricercatori intervistati da Zman Israel hanno concluso che le milizie non sono riuscite a modificare in modo significativo l’equilibrio di potere all’interno della Striscia. Milshtein è stato particolarmente schietto. Secondo il rapporto, egli ha sostenuto che i gruppi abbiano avuto «un’influenza davvero minima» su Gaza, al di là di un potenziale danno agli interessi israeliani. I palestinesi sono profondamente scettici Forse la conclusione più dannosa riguarda la legittimità agli occhi dell’opinione pubblica. L’indagine cita testimonianze di residenti di Gaza, ricercatori e persino di alcuni degli stessi leader delle milizie, secondo cui i gruppi hanno faticato a ottenere accettazione tra i palestinesi. I residenti intervistati da Zman Israel avrebbero descritto un clima di ostilità nei confronti delle milizie, mentre altri le hanno respinte in quanto entità che non rappresentano gli interessi nazionali palestinesi. Persino i ricercatori israeliani che sostengono gli sforzi volti a indebolire Hamas hanno riconosciuto che le milizie rimangono attori marginali con un’influenza limitata sulla vita civile. Una critica ricorrente in tutto il rapporto è che nessuno degli attuali leader delle milizie godeva di una posizione significativa all’interno della società palestinese prima della guerra. Alcuni sarebbero stati associati ad attività criminali, operazioni di contrabbando o altri retroscena controversi. Milshtein ha offerto forse la valutazione più devastante. «Chiaramente, abbiamo preso lo strato più basso della società palestinese», ha detto. «Persone che sono criminali, figure discutibili, coinvolte nel terrorismo contro Israele — nella convinzione che potessero diventare un’alternativa a Hamas». Timori di un contraccolpo Il rapporto rivela anche una crescente preoccupazione che il progetto possa alla fine ritorcersi contro. Milshtein ha avvertito che trasferire capacità avanzate come i droni ai gruppi di miliziani comporta gravi rischi. «Alla fine si dedicheranno essi stessi al terrorismo, oppure Hamas si impadronirà dei droni e li userà contro di noi», ha avvertito. Altre preoccupazioni riguardano la possibilità che le armi distribuite alle milizie possano alla fine finire nelle mani dei gruppi di resistenza palestinesi, creando una nuova sfida alla sicurezza per Israele. L’indagine rileva inoltre che alcune milizie avrebbero partecipato allo sfollamento di civili da aree destinate a un maggiore controllo israeliano, sollevando ulteriori interrogativi sul loro ruolo sul campo. Nessuna strategia, nessuna responsabilità Al di là delle questioni di efficacia, il rapporto mette in luce quella che i critici descrivono come una profonda mancanza di chiarezza strategica. Dopo anni di guerra, Israele sembra ancora incapace di rispondere a una domanda fondamentale: quale ruolo dovrebbero effettivamente svolgere questi gruppi? Le milizie non hanno sostituito Hamas. Non hanno stabilito un’ampia autorità amministrativa. Non si sono assicurate un sostegno pubblico significativo. E secondo il rapporto, c’è stata ben poca valutazione seria sull’opportunità stessa di proseguire il progetto. La valutazione finale di Milshtein coglie la crescente frustrazione che sta emergendo in alcuni settori dell’establishment di sicurezza israeliano. «Nessuno si ferma a chiedersi dove stia portando tutta questa assurdità», ha affermato. «È d’aiuto? È dannosa? Dovrebbe essere modificata o annullata? Da due anni non c’è stata alcuna analisi di tutta questa vicenda – né nello Shin Bet né nell’esercito. Non c’è alcuna analisi, e quando non c’è analisi, gli errori semplicemente si ripetono all’infinito.” https://www.palestinechronicle.com/israeli-admission-armed-gaza-militias-failed-and-could-turn-against-israel Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
June 23, 2026
Assopace Palestina
Le prospettive per lo sviluppo di comunità energetiche in Campania
L’incontro pubblico con esperti del settore energetico, professionisti e rappresentanti istituzionali in svolgimento il 26 giugno a Giugliano è promosso da Francesco Macillo e dall’APS Amicitia. L’iniziativa nasce con l’obiettivo di approfondire il ruolo strategico delle Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) nel nuovo scenario europeo, alla luce della risoluzione dell’11 marzo 2026 che riconosce la centralità degli investimenti destinati alla transizione ecologica, aprendo nuove prospettive rispetto ai vincoli di bilancio per le spese considerate strategiche per il futuro dell’Unione. Le Comunità Energetiche infatti rappresentano uno degli strumenti più concreti per trasformare gli obiettivi europei in azioni locali: produzione condivisa di energia rinnovabile, riduzione dei costi energetici, maggiore autonomia e benefici ambientali per cittadini, imprese ed enti locali. “Le Comunità Energetiche Rinnovabili sono una grande opportunità per i territori, perché consentono di costruire un modello nel quale sostenibilità, innovazione e comunità diventano elementi di crescita- dichiarano gli organizzatori dell’incontro, Francesco Macillo e il presidente dell’APS Amicitia, Lelio Mancino – La transizione ecologica deve essere accompagnata da progetti concreti e partecipati. Questo appuntamento vuole essere un momento di confronto operativo tra istituzioni, professionisti e cittadini per comprendere come le Comunità Energetiche possano diventare uno dei pilastri della transizione ecologica e della crescita sostenibile del futuro. Un percorso già avviato anche sul territorio regionale grazie all’attenzione del vicepresidente della Regione Campania, Mario Casillo, che ha sostenuto il precedente confronto dedicato alle Comunità Energetiche, confermando l’importanza di una strategia orientata alla sostenibilità, all’innovazione e allo sviluppo dei territori campani”. A sottolineare il valore strategico dell’iniziativa è Maria C. Biglietto, ESG Manager – Sostenibilità ambientale, che evidenzia: “La diffusione delle Comunità Energetiche rappresenti un passaggio fondamentale per accompagnare cittadini, imprese e istituzioni verso un nuovo modello energetico basato su consapevolezza, responsabilità e sostenibilità concreta. La sfida non è soltanto produrre energia pulita, ma creare valore condiviso per i territori”. Nel corso dell’incontro interverrà l’europarlamentare Raffaele Topo, che porterà il contributo del Parlamento europeo sul tema degli investimenti per la transizione ecologica e sulle opportunità offerte dal nuovo quadro comunitario. Saranno presenti inoltre Antonio Zanesco, europrogettista che approfondirà gli strumenti europei a sostegno dei progetti energetici territoriali, e Valentina Russo, Esperta in Gestione dell’Energia (EGE) che analizzerà gli aspetti tecnici e operativi delle Comunità Energetiche. I lavori saranno moderati da Lelio Mancino, presidente dell’APS Amicitia. Redazione Napoli
June 23, 2026
Pressenza
Resistenza Verde: acqua, energia, giustizia climatica e la lotta per una Palestina sostenibile
La tutela ambientale in Palestina non è più semplicemente un’azione di conservazione. È diventata qualcosa di più grande. È un atto di resilienza. È un atto di autodeterminazione. È un atto di resistenza Fonte: English version Immagine di copertina: Raid aerei distruggono edifici nella Striscia di Gaza. Foto © di Ashraf Amra, UNRWA. Di Shaddad … Leggi tutto "Resistenza Verde: acqua, energia, giustizia climatica e la lotta per una Palestina sostenibile" L'articolo Resistenza Verde: acqua, energia, giustizia climatica e la lotta per una Palestina sostenibile proviene da Invictapalestina.
June 23, 2026
Invictapalestina
Canada, vogliamo che l’umanità sopravviva: la campagna “Il capitalismo non può essere riformato” è viva e vegeta!
Dopo che la candidatura di Yves Engler alla leadership del NDP canadese (partito politico di orientamento socialdemocratico, N.d.R.) è stata bloccata, abbiamo affermato in una riunione: “In molti modi, questa campagna sta per iniziare”. Questo si è rivelato molto vero! Le informazioni sulla campagna di Yves sono disponibili qui e qui. Il nucleo e il vanto della campagna è la sua piattaforma destinata a costruire in Canada “una società radicata nella giustizia, nell’uguaglianza e nella solidarietà”. La candidatura di Yves era stata bloccata l’ 8 dicembre 2025. Abbiamo quindi gentilmente incoraggiato Bianca Mugyenyi, un’eccellente organizzatrice politica e scrittrice a candidarsi, avvertendola tuttavia dell’enorme sforzo e della pressione che avrebbe rappresentato, e il 31 dicembre ha presentato la sua domanda. In una conferenza stampa, Bianca ha spiegato che ha deciso di candidarsi per “idee che contano, idee sulla pace, sulla giustizia, sulla democrazia, sulla dignità (…)”.  Ha affermato che “la politica non è mai astratta, che plasma chi è al sicuro, chi è ascoltato, chi è costretto a fuggire”. Un’altra idea che ha enunciato è che “il cambiamento non viene dall’attesa paziente. (…) Viene dalle persone che si organizzano insieme, si muovono nella stessa direzione e insistono sulla dignità”. Nella stessa conferenza stampa, Jasmine Peardon, leader del comitato politico che ha messo insieme la piattaforma, ci ha ricordato che l’analisi dei creatori della piattaforma mostra che “il capitalismo distrugge l’umanità e la natura per il profitto di pochissime persone”. Jasmine ha aggiunto: “Ci dicono che le più grandi minacce che affrontiamo sono i nemici all’estero. Eppure, gli incendi boschivi distruggono le nostre comunità, il nostro sistema sanitario pubblico sta crollando e i canadesi si stanno allineando presso le associazioni che forniscono generi alimentari per i pasti quotidiani. Ovviamente, la nostra vera più grande minaccia è la negligenza dei bisogni di base delle persone “. Un altro punto interessante notato da Bianca è che insieme abbiamo “un’enorme potere, (…) soprattutto se siamo dalla parte giusta della storia, anche con tutta la propaganda che c’è là fuori”. Purtroppo, anche la candidatura di Bianca è stata respinta il 28 gennaio 2026. Tuttavia avevamo ancora delle carte da giocare. A marzo, ci sarebbe stata la convention dell’NDP a Winnipeg, per eleggere il nuovo presidente dell’NDP, e Jasmine Peardon era la candidata perfetta. Quindi, ora, l’energia doveva essere reindirizzata verso la candidatura di Jasmine, la promozione della nostra piattaforma e l’organizzazione di eventi. Una delle dichiarazioni di Jasmine era: “La mia campagna per la presidenza riguarda (…) il ripristino di una significativa partecipazione democratica per le voci che sono state messe da parte, persino messe a tacere”. Potete ascoltare Jasmine qui.  Jasmine non è stata eletta. Tuttavia, la campagna “Capitalism Cannot be Fixed” (“Il capitalismo non può essere risolto”) ha ottenuto un certo successo poiché i pulsanti e le copie della nostra piattaforma sono stati acquisiti dai delegati e qualcuno ha ritenuto che “la nostra piattaforma fosse al centro dell’attenzione”. Nonostante i ripetuti fallimenti, non c’era modo di fermare la campagna per la nostra amata piattaforma. Yves Engler ha persino affermato che la nostra piattaforma è “probabilmente il pamphlet/libro anticapitalista più letto in Canada”. Il 24 maggio 2026, la nostra campagna ha raggiunto un obiettivo importante: una conferenza di una giornata a Toronto, dove è stato creato un nuovo movimento socialista. Si prevede  un convegno per lanciare questo nuovo movimento. Come ha affermato Barry Weisleder: “È necessario un nuovo movimento/partito (…) per migliorare significativamente le possibilità di sopravvivenza per l’umanità e la natura”. Come continuiamo? Il percorso esatto non è ancora chiaro, ma quello che è certo è che andremo avanti. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI FILOMENA SANTORO Evelyn Tischer
June 23, 2026
Pressenza
Newsletter del 23.06.26 – Nuovi orari. Aggiornamenti. BiblioSocialArena. Inaugurazione biblioteca serale. BioOsteria.
Casale Podere Rosa Biblioteca sociale Passepartout Newsletter del 23.giugno.2026 AGGIORNAMENTO del 23 giugno 2026: FINALMENTE !!! il progetto “La Biblioteca leggera, anzi leggerissima….” è in partenza! A febbraio del 2025 abbiamo concluso la raccolta fondi raggiungendo l’obiettivo che ci eravamo prefissi: 9mila euro raccolti direttamente. Grazie a questo risultato raggiunto in soli due mesi con … Leggi tutto "Newsletter del 23.06.26 – Nuovi orari. Aggiornamenti. BiblioSocialArena. Inaugurazione biblioteca serale. BioOsteria."
June 23, 2026
Casale Podere Rosa
La notte di San Giovanni
Tra il 23 giugno e il 24 viene celebrato uno dei momenti più magici dell’anno, legato al volo delle streghe, ai falò accesi nelle piazze, ai bagni di rugiada e a leggende che attraversano i secoli. Tradizioni di famiglia, pratiche contadine trasmesse di generazione in generazione che, per fortuna, sopravvivono ancora oggi. Dietro i falò nei paesi, le erbe messe a “prendere la rugiada” e i salti sopra le braci, questa tradizione secolare è diventata un appuntamento simbolico e rituale che ci parla della necessità di allineare il nostro tempo interiore a un ciclo molto più grande di noi, portando con sé una promessa di salute, protezione e buon augurio. La notte di San Giovanni resiste perché è l’occasione di attraversare un tempo di cambiamento con gioia e leggerezza, magari con qualche fiore d’iperico qua e là. Tra mito e folklore: il potere del solstizio d’estate Siamo nei giorni del solstizio d’estate: intorno al 21 giugno il Sole raggiunge lo zenit, segnando il giorno più lungo dell’anno e, insieme, l’inizio del declino che ci porterà fino al 21 dicembre, quando le giornate ricominceranno ad allungarsi. È qui, alle porte dell’estate, che troviamo San Giovanni come guardiano della soglia. Predecessore e annunciatore di Gesù, legato indissolubilmente all’acqua attraverso il battesimo, è uno dei pochi santi di cui si celebra la nascita e non la morte: nel calendario gregoriano la sua festa si contrappone esattamente al Natale, dividendo l’anno in due metà, ciascuna guidata da una Natività. È lo stesso Giovanni, nel Vangelo, a dire di Cristo: “Lui deve crescere; io, invece, diminuire” (Giovanni 3, 30), rafforzando il simbolismo solare legato al solstizio. Questa immagine richiama curiosamente l’antica leggenda celtica di Re Quercia, che governa la fase crescente dell’anno dal solstizio d’inverno, e Re Agrifoglio, che prende il suo posto dal solstizio d’estate, nella notte ancora oggi chiamata “la notte delle streghe”. Vi riconosciamo la stratificazione religiosa descritta da Mircea Eliade nel Trattato di storia delle religioni: le società tradizionali hanno sempre sentito il bisogno di rigenerare periodicamente il cosmo attraverso riti che imitano i cicli naturali, e i falò solstiziali ne sono l’esempio più lampante, un gesto di magia simpatica per sostenere il sole mentre inizia la sua lenta discesa verso l’inverno. L’archetipo del passaggio La natura svolge per la psiche umana un ruolo di guida e maestra da millenni: attraverso la lettura simbolica dei suoi cicli, l’essere umano ha potuto comprendere i propri moti interiori e dare voce a necessità emotive che difficilmente trovavano eco nella vita quotidiana scandita da doveri e lavoro… Il fuoco e l’acqua Nella simbologia legata a San Giovanni Battista incontriamo due elementi di solito contrapposti, il fuoco e l’acqua, che ritroviamo entrambi nei riti della notte del 24 giugno… Per i contadini, ogni cosa toccata dall’acqua di San Giovanni veniva purificata e consacrata, in un rito battesimale profano con fiori d’iperico e lavanda; ancora oggi è usata con la convinzione che renda più belli e allontani le sciagure… La guazza di San Giovanni è un rito simpatico che richiede pochi elementi: acqua, fiori e un luogo all’aperto. Le erbe solitamente usate per preparare l’acqua che secondo i detti popolari “scaccia tutti malanni” sono: iperico (detto anche erba di San Giovanni), lavanda, rosmarino, salvia, menta, timo, camomilla, petali di rosa, fiordaliso, fiori di papavero, foglie di alloro, ma variano da regione a regione secondo ciò che offre la natura… Si espongono alla rugiada la sera del 23 e al mattino del 24 giugno… EticaMente
June 23, 2026
Pressenza
Mentre Vance guida i negoziati con l’Iran, Trump crea ostacoli sul suo cammino
di Tyler Pager,  The New York Times, 22 giugno 2026.   Il vicepresidente JD Vance si trova in una posizione politicamente precaria. Il modo in cui il vicepresidente JD Vance gestirà il futuro dei negoziati influirà sui risultati dei repubblicani alle elezioni di medio termine e sul suo futuro come potenziale successore del presidente Trump.  Foto Pool di Nathan Howard Mentre il vicepresidente JD Vance entrava nella quinta ora di negoziati con i leader iraniani durante il fine settimana, il presidente Trump è intervenuto con l’inopportuna minaccia di ricominciare i bombardamenti. Se gli iraniani avessero chiuso lo Stretto di Hormuz, ha detto Trump a un giornalista della Fox News, i negoziatori che stavano dialogando con Vance non sarebbero mai tornati nel loro paese — anzi, non avrebbero avuto alcun paese in cui tornare. Per Vance, questo è stato l’ultimo esempio del suo ruolo sempre più delicato come figura di punta nei negoziati statunitensi con l’Iran, mentre Trump continua a creare ripetutamente ostacoli sul suo cammino. Lunedì, Vance ha affermato che il primo ciclo di colloqui aveva gettato «basi solide» per la pace. Ma ora Vance dovrà trovare un modo per porre fine a una guerra a cui si era opposto fin dall’inizio, destreggiandosi tra i capricci del suo capo e un avversario che si è dimostrato, almeno in parte, immune alle minacce di Trump. «Quello che abbiamo detto ieri agli iraniani è che quando si lanciano in quelle che noi millennial chiameremmo “provocazioni verbali”, non si possono aspettare che il presidente degli Stati Uniti non risponda e non metta le cose in chiaro», ha dichiarato lunedì in una conferenza stampa. «Quindi, quando dicono cose che non sono vere, il presidente risponde». Entrambe le parti hanno firmato un memorandum d’intesa per porre fine alle ostilità e stanno ora cercando di raggiungere un accordo nucleare duraturo entro 60 giorni. Ma per Vance, il presunto favorito per la candidatura repubblicana del 2028, la situazione rimane politicamente precaria. «Se funzionerà, me ne prenderò il merito», ha detto Trump la scorsa settimana a proposito dell’accordo di pace. «Se non funzionerà, darò la colpa a JD». Vance ha affermato che il presidente stava scherzando, ma Trump non si è mai tirato indietro dallo scaricare la colpa sugli altri — e il modo in cui Vance gestirà il futuro dei negoziati influirà sui risultati dei repubblicani alle elezioni di medio termine e sul suo futuro come potenziale successore di Trump. Vance durante i negoziati in Svizzera domenica. Quasi immediatamente dopo la sua partenza dal paese, le basi che aveva delineato per un possibile accordo a lungo termine hanno iniziato a mostrare crepe. Foto Pool di Urs Flueeler Karim Sadjadpour, ricercatore senior presso il Carnegie Endowment for International Peace, ha affermato che Vance si trova in una posizione rischiosa. Potrebbe prendersi il merito di aver posto fine a una guerra impopolare, ha detto Sadjadpour. Oppure potrebbe finire per essere «considerato l’artefice di un’umiliazione americana e di un accordo che concede miliardi di dollari a un acerrimo nemico degli Stati Uniti». A rendere la situazione ancora più difficile, il vicepresidente deve fare affidamento sulla collaborazione dei comandanti del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie Islamiche iraniane. «Non è una posizione di buon auspicio per nessun politico americano, figuriamoci per un aspirante presidente», ha detto Sadjadpour. E anche se gli americani chiedono a gran voce che l’amministrazione Trump fermi i combattimenti e riduca i costi energetici, Sadjadpour ha sostenuto che gli americani sembrano preoccuparsi di più di come finiscono le guerre. Ha sottolineato che il presidente Joseph R. Biden Jr. ha subito un crollo nei sondaggi dopo il ritiro delle forze americane dall’Afghanistan, durante il quale sono stati uccisi 13 militari statunitensi. «Gli americani non amano le guerre, ma detestano ancora di più le sconfitte», ha detto. Quasi immediatamente dopo che Vance ha lasciato la Svizzera, le basi che aveva delineato per un possibile accordo a lungo termine hanno iniziato a mostrare delle crepe. Il vicepresidente ha dichiarato che l’Iran aveva accettato di invitare gli ispettori nucleari dell’ONU nel paese, ma gli iraniani hanno affermato di non aver assunto «alcun nuovo impegno». Vance ha anche descritto un potenziale schema di finanziamento in cui il Qatar avrebbe sbloccato dei fondi che gli iraniani avrebbero potuto utilizzare per acquistare soia, mais e grano americani. Poche ore dopo, Trump ha ribadito quell’idea nello Studio Ovale, affermando che il cibo per la popolazione iraniana «sarà acquistato esclusivamente dagli Stati Uniti dai nostri agricoltori». I funzionari iraniani hanno respinto tale proposta e in passato hanno dichiarato che i fondi saranno destinati alla ricostruzione delle infrastrutture del loro paese. Le versioni contrastanti sullo stato dei negoziati sono diventate all’ordine del giorno nelle ultime settimane, mentre i funzionari americani e iraniani cercano di placare l’opinione pubblica interna e porre fine al conflitto. Vance ha cercato di minimizzare i disaccordi pubblici. «Vorrei solo incoraggiare i media: diffidate un po’ di ciò che vedete sui social media iraniani», ha detto ai giornalisti prima di salire a bordo dell’Air Force Two per tornare a Washington. «Possono creare confusione tra i negoziatori, ma riteniamo di stare facendo progressi». Si è trattato di un tono nettamente diverso rispetto a quello del suo ultimo incontro faccia a faccia con gli iraniani, quando trascorse 21 ore in Pakistan e partì con «cattive notizie», affermando che non erano stati «in grado di compiere progressi». Mentre Vance cerca di trovare un equilibrio tra i negoziati e il proprio futuro politico, negli ultimi mesi Trump ha chiesto a collaboratori e alleati se, secondo loro, Vance abbia la stoffa per vincere le presidenziali. Spesso lo paragona al Segretario di Stato Marco Rubio — e questa settimana avrà un’altra occasione per valutare i due uomini, quando Rubio si recherà nel Golfo Persico per discutere l’accordo con l’Iran con gli alleati. Alla domanda su come stessero andando Vance e Rubio, lunedì Trump ha risposto che stavano facendo un «lavoro fantastico». «Il nostro segretario è fantastico», ha detto riferendosi a Rubio. «Penso che forse passerà alla storia come il migliore di sempre. E stamattina ho trovato fantastico anche JD Vance. Ho seguito la sua conferenza stampa dalla Svizzera. È un ragazzo molto intelligente. Ha fatto un ottimo lavoro». Tyler Pager è corrispondente dalla Casa Bianca per il Times e si occupa del presidente Trump e della sua amministrazione. https://www.nytimes.com/2026/06/22/us/politics/jd-vance-iran-negotiations.html?emc=edit_th_20260623&nl=today%27s-headlines&segment_id=221938 Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
June 23, 2026
Assopace Palestina

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