Si moltiplicano i Paesi UE che annunciano i trasferimenti di migranti verso l’ItaliaLa prima era stata la Germania, che una decina di giorni fa aveva annunciato che
avrebbe ripreso i trasferimenti dei cosiddetti “dublinanti” in Italia. Si tratta
dei migranti che, una volta arrivati in Europa, hanno fatto domanda di asilo in
un Paese, ma si sono poi spostati oltre i suoi confini. Dopo l’annuncio di
Berlino sono seguiti, a cascata, quelli di Svizzera, Austria, Finlandia e
Svezia. L’ultimo, in ordine, è arrivato proprio in queste ore e viene
dall’Olanda. La portavoce del ministero della Giustizia olandese ha spiegato che
si tratta di una decisione che segue l’approvazione del Patto UE sulle
migrazioni, entrato in vigore lo scorso 12 giugno e che, da quella data, «tutti
gli Stati membri sono tenuti a rispettare».
La serie di annunci è arrivata subito dopo l’esplosione della crisi diplomatica
tra Roma e Madrid, innescata dalla decisione italiana di sospendere Schengen
lungo il confine con la Spagna per via dell’alto numero di migranti giunti
nell’exclave spagnola di Ceuta. La Spagna, dopo aver lanciato a Meloni un
ultimatum, ha risposto con la stessa carta, con il risultato che spostarsi da un
Paese all’altro comporterà controlli aggiuntivi alla frontiera almeno fino al 7
settembre prossimo. Pur inserendosi in un generale rimescolamento degli
equilibri europei in materia di flussi migratori, l’annuncio dei sei Paesi
europei ha tuttavia poco a che fare con lo scontro tra il governo spagnolo e
quello italiano – tanto che la Spagna, insieme alla Francia, ha tenuto a
precisare che per il momento non riprenderà i trasferimenti dei dublinanti.
Lo scorso 12 giugno è entrato ufficialmente in vigore il Patto europeo sulle
migrazioni, che sostituisce il precedente pacchetto di norme che regolava i
flussi migratori, noto come Regolamento di Dublino. A differenza di quanto
stabilito in precedenza, a partire dal 12 giugno 2026 i migranti sono obbligati
a presentare domanda di asilo nei Paesi attraverso i quali fanno il primo
ingresso nell’UE – che, di fatto, sono tutti quelli collocati lungo il confine
meridionale, Italia inclusa. Allo stesso tempo, il Patto impone obblighi di
solidarietà più stringenti: i Paesi che non si trovano lungo il confine sono
cioè obbligati ad aiutare questi ultimi in qualche modo, anche se nella maniera
che ritengono più adeguata. I ricollocamenti sono solo una delle forme
possibili, ma non sono obbligatori: si può procedere anche tramite aiuti
finanziari o invio di personale nelle strutture di accoglienza.
Non è chiaro se gli annunci fatti dai sei Paesi riguarderanno solamente i
“dublinanti” che hanno attraversato i confini dopo il 12 giugno o se la
decisione verrà applicata anche a quelli precedenti. I trasferimenti verso
l’Italia sono infatti bloccati dal 2022, quando il governo Meloni, a poche
settimane dal suo insediamento, aveva bloccato unilateralmente la ripresa in
carico dei dublinanti dichiarando che il sistema italiano non disponesse di
risorse sufficienti per farsi carico di queste persone. Tuttavia, nel marzo di
quest’anno, una sentenza della Corte di Giustizia UE ha dichiarato illegittima
tale decisione. I singoli Stati, infatti, non possono arrogarsi il diritto di
prendere autonomamente decisioni di questo tipo.
D’altro canto, sin dal principio l’attuale esecutivo ha fatto propria la
politica delle frontiere chiuse e dei respingimenti indiscriminati, ignorando il
tema dei ricollocamenti (ovvero il trasferimento del migrante verso un altro
Stato membro, che si renderebbe così responsabile della domanda di asilo). Si è
trattato di una netta inversione di marcia rispetto ai governi precedenti –
quali il Conte 1, che sosteneva che i ricollocamenti fossero un requisito
fondamentale per una equa gestione dei flussi migratori – ed è stato
ripetutamete rivendicato dal ministro Piantedosi e dall’attuale governo.
Di fatto, Roma si era detta fortemente contraria il rilancio dei ricollocamenti
nel Patto UE recentemente entrato in vigore – già nel 2022, il ministro
dell’Interno Piantedosi aveva dichiarando che «l’Italia non potrà dare la
propria adesione a soluzioni per un Patto europeo non adeguatamente bilanciato
tra misure di solidarietà e di responsabilità» e che «la soluzione più seria è
lavorare insieme per fermare le partenze dal nord Africa». Il governo, insomma,
ha sempre puntato tutto su respingimenti e frontiere chiuse, investendo su
accordi bilaterali con Paesi come la Libia e la Tunisia proprio a questo scopo.
E così, anche per questo, alla fine il Patto UE prevede forme di «solidarietà
obbligatoria» anzichè «ricollocamenti obbligatori».
In mezzo alla bufera mediatica e politica, Meloni tira dritto. «Il nuovo Patto
segna una svolta positiva per l’Italia nella gestione dei migranti cosiddetti
“Dublinanti”» ha dichiarato, in un comunicato sui propri social. «Le nuove
regole tutelano molto di più gli Stati di primo ingresso in tema di richieste di
asilo e, con il rafforzamento del principio di Paese Terzo sicuro voluto
dall’Italia, sarà più semplice effettuare rimpatri accelerati», ribadisce,
insistendo sul fatto che «la priorità per l’Italia resta, in ogni caso, il
contrasto all’immigrazione illegale di massa, non decidere semplicemente come
distribuire i migranti in Europa». Insomma, l’obiettivo rimane quello: inseguire
gli scafisti «per tutto il globo terracqueo». Poco importa se si tratta di una
partita puramente politica, giocata tutta sulla pelle di chi migra: nei soli
primi quattro mesi del 2026, infatti, l’innalzamento dei muri alle frontiere è
risultato nell’aumento del 111% del numero di morti e dispersi in mare (821 solo
da gennaio ad aprile), in quella che da anni si configura come la rotta
migratoria più mortale al mondo.
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verso l’Italia appeared first on L'INDIPENDENTE.