Amazzonia, sospesa dopo anni di proteste una maxi miniera d’oro
Dopo oltre un decennio di opposizione da parte di comunità indigene e associazioni, uno dei più grandi progetti di estrazione dell’oro previsti nell’Amazzonia brasiliana non potrà, per ora, andare avanti. La Corte Suprema del Brasile ha sospeso la licenza che consentiva alla società canadese Belo Sun di avviare l’installazione della miniera di Volta Grande, nello Stato del Pará, lungo il fiume Xingu. Per la Corte non è ancora stato dimostrato che tutte le condizioni ambientali e le tutele previste per le popolazioni indigene siano state rispettate. Restano infatti aperte questioni sulla consu... Questo è un articolo di approfondimento riservato ai nostri abbonati. Scegli l'abbonamento che preferisci (al costo di un caffè la settimana) e prosegui con la lettura dell'articolo. Se sei già abbonato effettua l'accesso qui sotto o utilizza il pulsante "accedi" in alto a destra.   ABBONATI / SOSTIENI   L'Indipendente non ha alcuna pubblicità né riceve alcun contributo pubblico. E nemmeno alcun contatto con partiti politici. Esiste solo grazie ai suoi abbonati. Solo così possiamo garantire ai nostri lettori un'informazione veramente libera, imparziale ma soprattutto senza padroni. Grazie se vorrai aiutarci in questo progetto ambizioso. Username Password Ricordami     Password dimenticata The post Amazzonia, sospesa dopo anni di proteste una maxi miniera d’oro appeared first on L'Indipendente.
October 29, 2026
L'INDIPENDENTE
Lorena Fornasir: c’è una politica ottusa accanto alle vite infrante dei profughi
Abbiamo intervistato Lorena Fornasir, dopo che la Questura ha disposto che i volontari potevano assistere in Piazza Libertà (o Piazza del Mondo) a Trieste i migranti solo dalle 18 alle 20 e solo dal lunedì al venerdì (weekend quindi escluso, “per consentire il libero svago” di chi frequenta il centro di Trieste). Lorena, cosa pensi di queste ultime limitazioni della Questura, ci vedi qualcosa dietro? Dietro questa caparbietà nella restrizione oraria, ci vedo solo una politica ottusa, legata ad un pensiero schiacciato sulla politica secutitaria incapace di rispondere ai bisogni profondi cura che ha la stessa società. L’ordine e il decoro invocati possono diventare qualsiasi cosa, qualsiasi abuso di potere, specie se associato alla parola: “sicurezza”. Ed é ciò che avviene von lo sfratto della solidarietà dopo le otto di sera e prima delle sei. Cosa pensate di fare in reazione a questi ultimi provvedimenti? Cosa pensiamo di fare? Noi non siamo tutti. Noi del gruppo Cura riteniamo politico, etico, fondamentale il fatto di continuare a portare i nostri corpi nel luogo da cui siamo sotto sequestro per due ore al giorno e poi sfrattati. Vogliamo sovvertire l’ordine mortifero di una politica ottusa con la resistenza accanto alle vite infrante dei profughi. Il carrettino verde della Cura é il nostro testimone. Non abbandoniamo nessuno. Semplicemente ci siamo. Non siamo in piazza dopo le otto di sera! Siamo nel marciapiede di fronte. Non é una risposta lungimirante. É la pratica della strada. Redazione Friuli Venezia Giulia
October 29, 2026
Pressenza
Burin sotto il blocco: la stagione della raccolta rubata
Da quattro giorni Burin, il piccolo villaggio contadino alle porte di Nablus che i Biellesi hanno imparato a conoscere grazie allo za’atar di Doha, è al centro di un’operazione militare. Il pretesto, come ci scrive Muna, è stato lo scontro tra i contadini che raccoglievano le olive e i coloni che hanno tentato di attaccarli e rubare il raccolto: qualcosa che accade ogni giorno dall’inizio della stagione di raccolta, e anche prima. La risposta, è una punizione collettiva. «Quattro giorni fa è iniziata un’operazione militare nel villaggio di Burin, a sud di Nablus, dopo lo scontro tra i contadini che raccoglievano le olive e i coloni che hanno tentato di attaccarli e rubare il raccolto. Questa operazione è giunta come punizione collettiva al villaggio: tutti gli ingressi e le uscite sono stati sigillati, è vietato entrare e muoversi, e le scuole del villaggio hanno sospeso le attività. Tre case sono state svuotate dei loro abitanti, con la bandiera israeliana issata sopra, e trasformate in caserme per l’esercito.» «L’esercito fa irruzioni a rotazione nelle case, terrorizzando gli abitanti, fotografandoli e fotografando le loro case, facendo saltare le porte, lanciando gas lacrimogeni tra le case. Le irruzioni non si fermano, né di giorno né di notte, al punto che gli abitanti hanno cominciato ad aspettare il proprio turno, restando svegli per precauzione, nel caso l’esercito entri di notte. Sono passati quattro giorni e nelle case il cibo comincia a scarseggiare; chiunque esca e li incontra viene direttamente bersagliato con fuoco reale. Devo anche ricordare i villaggi vicini a Burin, che vivono le stesse identiche condizioni: in particolare Madama, i cui accessi sono chiusi da 18 giorni.» «Gli attacchi quotidiani dei coloni e le incursioni nei villaggi, di giorno e di notte, continuano da anni, ma il livello di pericolo è ora salito, insieme alla sfida e alla criminalità crescente dei coloni, che chiedono la demolizione delle case dei villaggi e la ripetizione di quello che è successo a Gaza.» Durante l’operazione, l’esercito ha sparato anche contro l’auto del padre di Muna: per fortuna non è stato ferito. Chi ha seguito il nostro racconto ricorda Doha, contadina di Burin che lo scorso anno è venuta a Biella grazie a Cittadellarte, dove ha raccontato la sua storia e quella del suo villaggio: tremila persone che vivono di piccoli allevamenti, verdure, frutta, spezie, e di ulivi, la coltivazione più diffusa di questa terra. Il timo che diventa za’atar, oggi piantato ai margini degli uliveti più vicini alle case, proprio per sottrarlo alle incursioni; il sesamo e il sommacco macinati sulla grande pietra liscia; l’olio d’oliva degli ulivi sui terrazzamenti che disegnano da secoli questi paesaggi, sempre più spesso bruciati, sradicati e tagliati. Quella stessa determinazione, oggi, è messa alla prova ogni giorno: la stagione della raccolta, che dovrebbe essere la più piena, quest’anno è stata rubata ai contadini di Burin, e in tutta la Cisgiordania i contadini non riescono ad accedere ai loro oliveti per paura degli attacchi. La logica è quella di sempre: rendere la vita impossibile per convincere chi c’è sempre stato ad andarsene, nella totale impunità. Ma Burin resiste, come resistono Doha, Muna e le contadine dei villaggi vicini che preparano lo za’atar con amore e lo condividono con una rete internazionale di persone che le vogliono bene. E da Biella continueremo a stare dalla loro parte: portando le loro storie, sostenendo le loro economie e lavorando perché i legami tra i nostri territori diventino solidarietà concreta. Perché proteggere una contadina, ancor di più in un contesto di occupazione militare e di coloni che tentano con ogni mezzo di cacciare i contadini dalle loro terre, nella totale impunità, significa proteggere la Terra e quindi noi tutti. Nessuno è libero fino a quando non lo saremo tutti. Muna e Nazarena Aggiornato al 28 ottobre 2026. Nazarena Lanza
October 29, 2026
Pressenza
Narrazioni di pace: le voci che trasformano la memoria in impegno civile
Quali storie raccontiamo quando parliamo di pace? E, soprattutto, come possiamo trasformarle in azioni concrete? Sono le domande che hanno accompagnato l’incontro online di martedì 27 ottobre, dedicato alla presentazione di Narrazioni di pace. Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra, il libro di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, pubblicato da Tau Editrice con prefazione di Giorgio Cremaschi. Alla serata, promossa da MSGSV Argonauti per la Pace, hanno partecipato Tiziana Volta, Giorgio Mancuso, Giorgio Cremaschi e Paolo Ferrero. Il volume raccoglie interviste, riflessioni, racconti e contributi critici di protagonisti provenienti da ambiti diversi, tra cui il cardinale Matteo Maria Zuppi, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Giorgio Cremaschi, Paolo Ferrero e Salvatore Izzo. Le loro voci affrontano la pace da prospettive differenti, mettendo in relazione memoria storica, educazione, disarmo, giustizia sociale e responsabilità civile. Laura Tussi, docente, giornalista, scrittrice e pedagogista, è impegnata nell’educazione alla pace, nella pedagogia nonviolenta e interculturale e nelle campagne per il disarmo nucleare. Fabrizio Cracolici, presidente dell’ANPI di Nova Milanese, è ricercatore nell’ambito della storia contemporanea, attivista per la pace e videomaker. Il suo lavoro audiovisivo si affianca all’impegno nella conservazione e nella diffusione della memoria storica, documentando testimonianze e avvenimenti legati alla Resistenza e alla cultura antifascista. Il percorso comune dei due autori unisce ricerca storica, attività editoriale, comunicazione e iniziative pubbliche. La memoria non viene intesa come semplice commemorazione, ma come strumento per leggere il presente e interrogarsi sulle condizioni culturali e sociali che rendono possibili la guerra, la discriminazione e la disumanizzazione dell’altro. Ricordare le tragedie del Novecento e l’esperienza della Resistenza significa anche trasmettere alle nuove generazioni strumenti critici per comprendere il mondo e affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza. Il titolo Narrazioni di pace richiama il valore delle testimonianze e delle parole: il modo in cui raccontiamo la realtà contribuisce a definire ciò che consideriamo inevitabile e ciò che, invece, possiamo cambiare. La frase del cardinale Matteo Maria Zuppi scelta per accompagnare il volume sintetizza questa responsabilità: «La pace non è un sogno sentimentale ma una scelta difficile e necessaria: l’unica alternativa alla distruzione». La pace, dunque, non è soltanto un auspicio. Richiede conoscenza, partecipazione e la capacità di mettere in discussione la normalizzazione della guerra. Le presenze di Giorgio Cremaschi, autore della prefazione, e di Paolo Ferrero contribuiscono ad ampliare la riflessione sulla dimensione politica e sociale della pace. Cremaschi, sindacalista e protagonista di numerose mobilitazioni sociali, è da tempo impegnato nel dibattito sul riarmo, sui conflitti e sulle conseguenze della militarizzazione. Il suo percorso richiama l’attenzione sul rapporto tra scelte economiche, risorse destinate agli armamenti e priorità della società. Paolo Ferrero, già ministro della Solidarietà sociale e dirigente politico, porta nel dibattito una lunga esperienza nella sinistra e nei movimenti sociali. Il suo percorso richiama il legame tra pace, diritti, giustizia sociale e partecipazione democratica. Le prospettive di questi due protagonisti invitano a considerare la pace anche attraverso le scelte collettive: quale modello di società vogliamo costruire? Quale rapporto esiste tra spesa militare, diritti sociali e risorse destinate al benessere delle comunità? Sono questioni che aiutano a comprendere come la pace non sia separata dalla vita quotidiana, dal lavoro, dall’istruzione e dalla possibilità delle persone di partecipare alle decisioni che incidono sul proprio futuro. Tra le partecipanti all’incontro, Tiziana Volta rappresenta un collegamento diretto con la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. È impegnata nel coordinamento italiano della Marcia e fa parte del coordinamento mondiale di Mondo senza Guerre e senza Violenza. Il suo percorso si inserisce nel lavoro di costruzione di reti tra associazioni, cittadini, scuole e comunità, con l’obiettivo di promuovere la nonviolenza, il disarmo nucleare e una cultura della pace capace di superare i confini nazionali. La sua presenza alla presentazione del libro mette in relazione le testimonianze raccolte dagli autori con un’esperienza di mobilitazione internazionale che cerca di coinvolgere i territori e dare continuità alle iniziative locali. Il collegamento tra Narrazioni di pace e la Marcia Mondiale nasce dalla necessità di trasformare la consapevolezza in azione. Se il libro raccoglie e trasmette esperienze, idee e testimonianze, la Marcia le porta nello spazio pubblico, mettendo in relazione persone, associazioni, scuole e comunità. Camminare insieme significa rendere visibile un’alternativa alla rassegnazione e affermare che la pace è una responsabilità condivisa. Il rapporto tra il volume e la Marcia non è soltanto tematico, ma riguarda due modalità complementari di impegno: la diffusione di una cultura della pace e la partecipazione collettiva. Una marcia non può fermare da sola una guerra, così come un libro non può risolvere tutte le contraddizioni del mondo. Entrambi, tuttavia, possono contribuire a contrastare l’idea che la violenza sia inevitabile e a creare occasioni di dialogo e partecipazione. La Marcia può essere intesa non soltanto come un evento, ma come un processo che continua nei territori, nelle scuole, nelle associazioni e nelle comunità anche dopo la conclusione della manifestazione. Nel corso dell’incontro, Giorgio Mancuso, umanista e collaboratore di Pressenza dal 2015, ha raccontato esperienze di partecipazione sociale, cooperazione e impegno concreto per la pace. Il suo percorso comprende il Movimento Umanista, l’esperienza del Social Forum di Torino, i progetti di cooperazione in Senegal e il lavoro territoriale nella Casa Umanista, nel quartiere Aurora di Torino. Un cammino che mette al centro la costruzione di relazioni, la partecipazione e la presenza attiva nelle comunità. Mancuso ha richiamato anche l’esperienza di AGiTe, coordinamento di cittadine e cittadini, associazioni, enti e istituzioni locali contro l’atomica, tutte le guerre e i terrorismi. A Torino, questo impegno si esprime attraverso le Presenze di Pace, appuntamenti pubblici che mantengono viva l’attenzione sul disarmo, sui conflitti e sulla necessità di costruire alternative nonviolente. L’esperienza restituisce il senso della continuità dell’impegno civile: non una mobilitazione isolata, ma una presenza che si rinnova nel tempo e porta nello spazio pubblico la richiesta di pace e disarmo. La sua esperienza si collega inoltre al Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile – Eirenefest Torino, occasione d’incontro tra libri, informazione, associazionismo e pratiche di trasformazione sociale. Queste iniziative mostrano come la cultura possa diventare uno strumento di partecipazione e come le esperienze territoriali possano entrare in relazione con percorsi più ampi, come la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. La dimensione internazionale acquista concretezza quando trova corrispondenza nelle comunità; allo stesso tempo, le iniziative locali possono rafforzarsi attraverso il confronto e la collaborazione con altre realtà impegnate nella costruzione della pace. Il filo che unisce Narrazioni di pace, le testimonianze raccolte nel volume e le esperienze raccontate durante l’incontro è la necessità di trasformare la pace da aspirazione generale a responsabilità concreta. La memoria aiuta a comprendere le conseguenze della violenza; l’educazione offre strumenti per affrontare i conflitti; la riflessione sociale e politica invita a interrogarsi sulle scelte collettive; le iniziative pubbliche trasformano queste consapevolezze in partecipazione. Non basta raccontare la pace, così come non basta manifestare una volta per essa. Occorre mantenere aperti gli spazi di confronto, sostenere le reti territoriali e promuovere pratiche quotidiane di nonviolenza. Il libro dà voce alla pace, le esperienze sul territorio le danno continuità e la Marcia Mondiale la mette in movimento. Perché la pace non si costruisce soltanto quando le armi tacciono. Si costruisce anche prima, nel modo in cui educhiamo, raccontiamo il mondo, affrontiamo le divergenze e scegliamo di agire insieme.   Tiziana Volta
October 29, 2026
Pressenza
La newsletter di Carteinregola del 28 ottobre 2026
PER CHI È ROMA? Il futuro della città si decide insieme,  il programma  di sabato 31 ottobre 2026 9.30 – 18.00 Spazio Pubblico, Via di Porta Maggiore 52, Roma LEGGI PER CHI È ROMA? – Roma ha bisogno di voci critiche – Perchè bisogna partecipare all’iniziativa “Per chi è Roma” di Anna Maria Bianchi  COMUNE- INFO LEGGI _________________________________________________________________________________________________________ Una città per tutt3,  l’intervento del vice presidente di Carteinregola- ODV Giancarlo Storto all’iniziativa Una città per tutti di Alleanza Verdi Sinistra Roma e Provincia  del 24 ottobre 2026  LEGGI _________________________________________________________________________________________________________ Un’assessora all’Ambiente che tutela i tavolini e non gli alberi LEGGI ______________________________________________________________________________________________________ A Piazza di Spagna è arrivato il merchandising, cosa dicono la Soprintendenza e il Campidoglio? LEGGI PIT Piazza di Spagna e gli altri – cronologia e materiali ________________________________________________________________________________________________________ Piano di ripristino della natura (Pnr), il Governo ha svuotato le misure proposte dall’ISPRA  LEGGI ______________________________________________________________________________________________________ Le ragioni del ricorso contro la nuova legge elettoraleLEGGI  Riforma della legge elettorale 2026 – cronologia e materiali _____________________________________________________________________________________________________ SEGNALAZIONI Sabato 31 ottobre  h 9.30 – 18.00 Spazio Pubblico, Via di Porta Maggiore 52, PER CHI È ROMA? Il futuro della città si decide insieme  mercoledì 4 novembre dalle 14:30 alle 19 CONVEGNO “Strategie e politiche per  la rigenerazione dei territori – i casi di Roma e Milano” promosso dall’Ordine degli Architetti di Roma che  si terrà alla Casa dell’Architettura in piazza Manfredo Fanti 47,  in cui interverrà il vicepresidente di Carteinregola  Giancarlo Storto nella tavola rotonda delle ore 16:00 Sabato 7 novembre, alle ore 10, all’Auditorium della Conciliazione “Per ROMA con GUALTIERI” Per partecipare è necessario registrarsi a questo link:https://actionnetwork.org/events/7-novembre-save-the- date-roma-con-gualtieri?source=direct_link venerdì 13 novembre, alle 16.30, in Campidoglio per raccontare e celebrare  la storia di Abitare A.. Il giornale è già nelle strade dei nostri quartieri, ma puoi leggerlo anche qui, gratuitamente, in PDF. CONCRETAMENTE Le decisioni di Roma Capitale per la città   Vai alla pagina  Metropolitano, il primo Urban Center di Roma e della Città Metropolitana, .Vai al sito Roma Urban Center  scarica il calendario delle attività   Carteinregola – ODV istruzioni per l’uso Sostieni Carteinregola Tutte le iniziative di Carteinregola Iscriviti alla newsletter di Carteinregola
October 28, 2026
carteinregola
Motivazioni e richieste dell’occupazione al Campus Einaudi
Da lunedì sera è stato occupato il Campus Luigi Einaudi, sede dei dipartimenti di Culture,   Politica e Società, Economia e Statistica e Giurisprudenza dell’Università di Torino. Alla   conferenza stampa di ieri, 27 ottobre, i portavoce dell’assemblea CPS hanno esposto   motivazioni e richieste. LE MOTIVAZIONI DELL’OCCUPAZIONE In seguito alle elaborazioni assembleari di lunedì sera (26 ottobre), partecipate da più di 400   persone, si è giunti alla conclusione che occupare fosse una necessità: «(…) per dare un segnale chiaro alle istituzioni, all’università, al ministero e al governo che noi contiamo, che noi siamo tanti, siamo numerosi e possiamo esprimere una forza, esprimere il potere e pertanto esprimere delle rivendicazioni concrete riguardo alle nostre vite, riguardo decisioni che troppo spesso vengono prese non solo senza la nostra consultazione, ma soprattutto contro di noi.» L’occupazione vuole essere un terreno di rivendicazione politica studentesca, altresì capace   di allargare la mobilitazione oltre l’università e oltre Torino a tutti i settori sociali: «(…) vogliamo che sia anche un progetto di elaborazione politica, di politicizzazione,   per portare all’interno dell’università tematiche troppo spesso ignorate, soprattutto   nelle aule. Vogliamo che l’Accademia sia un luogo in cui quello che studiamo, il   sapere che produciamo, non sia al servizio della guerra, non sia al servizio degli   interessi di pochi, ma che sia qualcosa di funzionale al progresso, al miglioramento e   all’emancipazione della società.» LE RICHIESTE AVANZATE Si richiedono: Al Ministero dell’Università e della Ricerca 1. Studentati PNRR pubblici : attualmente, il 96% dei 33mila posti letto realizzati   con il PNRR sono in mano a privati, con conseguenti prezzi di mercato privati (in   molte città si trovano nella fascia 500-1000€). Si richiede che vengano posti sotto   ente pubblico anche i 27mila posti letto ancora promessi. 2. Fondi alle università erogati non su criteri di premialità ma sul bisogno :   oggi i fondi sono distribuiti sulla premialità della produzione scientifica, creando un   circolo di definanziamento agli atenei in difficoltà. A Edisu ed alla regione Piemonte 3. Medesimi standard di vivibilità in tutte le residenze : anche in quelle fuori   Torino, dove alcuni studenti sono stati trasferiti all’ultimo senza preavviso. Dei 3000   nuovi posti letto molti sono in mano a privati, andando a creare studentati di lusso   (vd. punto 1), riservati di fatto agli studenti più abbienti e preclusi proprio a coloro a   cui il diritto allo studio dovrebbe rivolgersi. 4. Un fondo per il premio di laurea : oggi ricavato da avanzi e da altre erogazioni. 5. Borsa da fuori sede per i rinunciatari al posto letto : presentando il contratto   d’affitto. Oggi chi rifiuta uno studentato scomodo ricade nelle borse di studio da  pendolari, insufficienti. All’Università degli Studi di Torino 6. Stop agli accordi con l’industria bellica : rescissione degli accordi con Leonardo  e Thales Alenia Space; trasparenza e maggiore vigilanza sull’accordo appena firmato   dalla rettrice Prandi con Confindustria. 7. Presa di posizione contro i tagli FFO [1] verso il MUR [2] e la CRUI[3] : attualmente la   spesa in istruzione si aggira attorno al 4% del PIL, con una media europea del 4,9%. 8. Fondi contro il precariato di ricercatori e personale tecnico-amministrativo. 9. Investimenti negli spazi : i tagli di finanziamenti pubblici hanno portato a sedi con   insufficiente numero di aule. Si potrebbe presentare il rischio di introdurre il numero   chiuso in alcuni corsi. 10. Rimborso spese per i tirocinanti curriculari : come al momento avviene per i   tirocini extracurricolari. Al governo Meloni Internalizzare i lavoratori : modifica nel codice degli appalti. L’appalto dell’aula   studio Murazzi, affidato alla multinazionale Sodexo: «si è tradotto in condizioni   lavorative disastrose, straordinari non pagati, diritti non garantiti, licenziamenti   arbitrari», in un ateneo che accusa un buco di bilancio di 62 milioni di euro. Congelamento degli affitti e blocco degli sfratti : a Grugliasco, dove sono in   corso i lavori per la Città delle Scienze , nuovo polo scientifico di UniTo, si denunciano   rincari degli affitti di 100-200€. Si richiedono canoni vincolati a parametri definiti. Ripristino del taglio delle accise di 24 centesimi. Uscire dal riarmo : «vogliamo che il governo Meloni si sottragga dal piano di   Trump del 5% del PIL investito in industria bellica, si sottragga dal piano di riarmo   europeo, e che tutto ciò venga reinvestito sui settori di cui abbiamo parlato.»   (vd.sopra) Dimissioni . «(…) a partire da questa mobilitazione interna al Campus Einaudi, vogliamo lanciare un   appello a tutte le università, agli studenti, ai precari, ai docenti perché si esprimano, perché   blocchino le loro sedi, blocchino le lezioni, facciano occupazioni, si uniscano agli studenti in   lotta – che qui a Torino hanno bloccato più di 30 scuole – si uniscano ai lavoratori anche   verso la convergenza del 30 ottobre, per dare un colpo decisivo a questo governo, mandarlo a   casa, per ottenere finalmente una vita degna per tutti e tutte, al di là di guerra, al di là di   precariato, e per ottenere una vita dignitosa.» VERSO LA MOBILITAZIONE DEL 30 OTTOBRE Oggi (28 ottobre) gli occupanti incontrano la rettrice Prandi e il prorettore Cuniberti. Viene   proposto un ricco calendario di laboratori, formazioni, lezioni alternative con il sostegno di professori del dipartimento, pasti della giornata condivisi, interazioni con diversi collettivi,   workshop e assemblee. Il programma delle giornate è disponibile sui canali social del CPS,   sempre in aggiornamento. Instagram @assemblea.cps Foto Francesco Spina [1] Fondo di Finanziamento Ordinario, principale strumento con cui lo Stato finanzia le università   Italiane [2] Ministero dell’Università e della Ricerca [3] Conferenza dei rettori delle università italiane   Chiara Alabiso
October 28, 2026
Pressenza
Il 30 ottobre si sciopera anche in campagna!
Un netto no all’economia di guerra e una richiesta forte affinché si sostengano il reddito di chi produce il cibo e i salari di chi lo compra: con questo impegno di mobilitazione, l’Associazione Rurale Italiana (ARI) aderisce allo sciopero generale indetto da USB per venerdì 30 ottobre. «Non si può tacere e non si può più abbassare la testa – sottolinea il coordinatore nazionale di ARI, Fulvio Bucci – L’economia di guerra imposta dal Governo Meloni sta trascinando il paese ancora più in basso; il carovita è insostenibile e assistiamo a un aumento della repressione di giovani e lavoratori che protestano per migliori condizioni di vita. In un Paese che si dica civile tutto ciò è inaccettable. Dunque, abbiamo deciso di unirci alla mobilitazione che in Italia vedrà salire dai porti la voce forte di chi è contro al traffico di armi, perché “l’Italia ripudia la guerra”, come recita l’articolo 11 della nostra Costituzione». «Per il Governo attuale è evidente che le armi vengono prima del cibo – prosegue Bucci – Nel 2026 l’Italia ha sostenuto spese militari per 33,9 miliardi di euro, con 13 miliardi in un solo anno per gli armamenti, il 60% in più rispetto al 2022 (Osservatorio Mil€x). Per l’agricoltura invece restano le briciole, con la legge “Coltiva Italia”, di cui il Governo ha fatto una bandiera, che prevede circa 1,16 miliardi in tre anni: in un anno per le armi si spende undici volte più denaro di quanto se ne destini all’agricoltura in un triennio». E intanto la povertà avanza nelle campagne: * nel 2025 l’Italia è tornata tra i paesi UE in cui le aree rurali stanno peggio delle città: 24% di persone a rischio di povertà o esclusione sociale contro 21,3% nelle città. La povertà assoluta colpisce l’8% delle famiglie, di cui il 14,3% operaie; * nelle piccole aziende agricole (fino a 25.000 euro di produzione standard, circa 900.000 aziende in Italia) il reddito netto è di 8377 euro l’anno, sotto la soglia di povertà. La pensione minima di un coltivatore diretto è pari a 611,85 euro al mese; * la retribuzione lorda annua media di un bracciante è di circa 9948 euro, pari a circa il 39% della media dei dipendenti del settore privato; * le aziende agricole assumono sempre meno direttamente. Dal 2010 al 2023 il lavoro familiare è crollato del 75,3%, mentre cresce quello esterno; in tal modo, cooperative e società di servizi finiscono per gestire i contratti, scaricando sugli intermediari “sul campo” costi e responsabilità e favorendo il caporalato. «Chi produce il cibo non riesce a viverne, e chi lo compra fa sempre più fatica a pagarlo – aggiunge Bucci – Il carovita arricchisce l’industria agroalimentare e la grande distribuzione, non i contadini. E la proposta del Consiglio Europeo sulla nuova PAC cancella l’obbligo di sostenere il reddito delle piccole aziende, rende facoltativa l’indennità per le zone montane e svantaggiate e cancella di fatto molte tutele per i lavoratori». Per questo ARI rivendica: * prezzi giusti alla produzione e il taglio dei prezzi al consumo, delle tariffe energetiche, del costo del gasolio, degli affitti e dei mutui per le fasce più svantaggiate e per le aziende agricole con una dimensione ridotta; * salari dignitosi e assunzione diretta dei braccianti, oltre alla responsabilità dell’azienda committente sugli appalti di manodopera; * pensioni contadine sopra la soglia di povertà; * una PAC che sostenga il reddito delle piccole aziende e il diritto di restare nelle aree rurali e interne; * risorse per l’agroecologia contadina e la sovranità alimentare, non per le armi; * piattaforme pubbliche di acquisto e distribuzione di derrate alimentari locali che rispettino i due estremi della catena (produttori e consumatori) e che non siano a scopo di lucro. Assorurale: Email: segreteria@assorurale.it Redazione Italia
October 28, 2026
Pressenza
Un’assessora all’Ambiente che tutela i tavolini e non gli alberi
Ancora sulla sciagurata Proposta dell’Assessora Alfonsi per consentire agli esercenti della somministrazione di mettere tavolini e ombrelloni a ridosso degli alberi. Riprendiamo il discorso sulla Proposta di Deliberazione dell’Assessora all’Ambiente Sabrina Alfonsi approvata dalla giunta il 29 settembre 2026 : “Modifica dell’Allegato n. 15 al Regolamento del Verde pubblico e privato e del paesaggio urbano di Roma Capitale di cui alla Deliberazione dell’Assemblea Capitolina n. 17 del12/03/2021” che introduce una deroga a quanto stabilito dal Regolamento – lasciare uno spazio libero di 2,00 m a raggio dal tronco degli alberi – riguardo il posizionamento degli arredi per le attività di somministrazione: ombrelloni, sedie, tavolini, stuoie eccetera, proposta che abbiamo già analizzato in un precedente articolo, con obiezioni tecniche e “politiche”, visto che nella Proposta si deformano la Costituzione e le sentenze della Consulta nella gerarchia degli interessi, mettendo sullo stesso piano quelli tutelati dall’Art. 9, che fa parte dei principi fondamentali, tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e quelli di “continuità produttiva, il lavoro e lo sviluppo sociale“, precisando che bisogna evitare che “la tutela dell’ambiente annulli la libertà d’impresa e viceversa“. Se potevamo sperare in uno scivolone di qualche solerte funzionario, seguendo la riunione della Commissione Ambiente che si è svolta il 12 ottobre scorso abbiamo ascoltato dalla viva voce dell’Assessora – in calce la trascrizione del suo intervento – la conferma di questa incredibile interpretazione costituzionale, che preoccupa particolarmente, se si pensa che è pronunciata da un’esponente della Giunta del Sindaco Gualtieri, lo stesso che si è schierato con grande nettezza in difesa della Carta, sia in occasione del referendum sulla riforma della magistratura, sia della riforma delle legge elettorale. A questo punto riteniamo che il Sindaco debba chiarire se condivide tale interpretazione, che qualsiasi costituzionalista definirebbe priva di qualsiasi fondamento giuridico, o se invece la farà ufficialmente propria quando le norme a tutela dell’ambiente e del Paesaggio (sempre Art. 9 Cost.) dovranno essere “contemperate” con la libertà di impresa. Quella dei grandi fondi immobiliari, dei costruttori, dei grandi spazi commerciali e così via. E forse il ridimensionamento delle tutele degli alberi per favorire gli esercenti della somministrazione sarebbe stato meglio che fosse avanzato dall’Assessora al Commercio, visto che stride un po’ come proposta di un’Assessora all’Ambiente: è come se l’assessore alla mobilità proponesse di diminuire i mezzi pubblici o quello alla cultura di chiudere biblioteche. Considerando le argomentate motivazioni tecniche alla base delle regole sulle distanze prescritte dal Regolamento del Verde e del Paesaggio Urbano, che abbiamo approfondito nel precedente articolo, si tratta di una gigantesca contraddizione anche con gli sbandierati obiettivi della Strategia di adattamento climatico e il Piano di forestazione urbana di Roma Capitale. Come Carteinregola abbiamo sempre mosso le nostre circostanziate critiche all’Assessora in relazione alla inadeguata applicazione del Regolamento del Verde e del Paesaggio urbano, alla cui stesura abbiamo contribuito, in particolare per quanto riguarda l’informazione e la partecipazione dei cittadini, senza mai scadere nell’attacco personale o nelle polemiche gratuite. Tuttavia questo episodio ci spinge a interrogarci sul suo ruolo, che a nostro avviso richiederebbe ben altra postura istituzionale. Così come ci interroghiamo sulle istituzioni municipali che hanno espresso o esprimeranno parere positivo a tale proposta, nonostante le consistenti e argomentate obiezioni, forse senza rendersi conto di quanto appaia stonata agli occhi dei cittadini la difesa di un provvedimento completamente sbilanciato sull’interesse privato. Apprezziamo gli sforzi di quei consiglieri municipali e capitolini che hanno tentato e tenteranno di “aggiustare” la deroga, contrattando la distanza dagli alberi e aggiungendo qualche limite in più (1). Ma Carteinregola respinge in toto la proposta, che, soprattutto in questa campagna elettorale ormai iniziata – se si è mai interrotta – rivela tutta l’ambiguità delle promesse che sono state e saranno pronunciate dai candidati alla (ri)elezione in nome della difesa dell’ambiente, dell’emergenza climatica, del benessere dei cittadini. Una delle tante cartine di tornasole che, purtroppo, spingeranno tanti cittadini a disertare le urne. Carteinregola – ODV Post scriptum, due pesi due misure: Alfonsi dichiara che [la distanza prescritta dei due metri dal tronco è] “un parametro che in realtà già in altri casi è stato stigmatizzato negativamente dalla giurisprudenza amministrativa,  perché la misura fissa è sempre una misura che non tiene conto della realtà del contesto“. Però la stessa Giunta Gualtieri pochi mesi fa ha approvato il nuovo Regolamento dell’Occupazione di Suolo pubblico per i locali di somministrazione, che anzichè “tenere conto della realtà del contesto”, cioè di quanti tavolini possano contenere gli spazi pubblici – piazze, marciapiedi anche nei quartieri più storici – si limita a fissare degli indici per la superficie occupabile che si applicano in proporzione allo spazio interno di bar e ristoranti (per il centro storico il 30% della superficie, compreso cucine e gabinetti) (2) 28 ottobre 2026 Per osservazioni e precisazioni scrivere a laboratoriocarteinregola@gmail.com L’INTERVENTO DELL’ASSESSORA ALFONSI ALLA COMMISSIONE AMBIENTE DEL 12 OTTOBRE 2026 (3) (evidenziazioni di Carteinregola) > Vai alla registrazione della Commissione 2′ 30″ ca da inizio l’intervento dell’Assessora Alfonsi a 16′ ca secondo intervento Alfonsi – non trascritto) Assessora Alfonsi: (2’30”) Questa Delibera arriva a voi per   una serie di ragionamenti fatti insieme alla Giunta su vari aspetti:  il primo aspetto è quello di un Regolamento nuovo che l’Assemblea Capitolina ha deliberato sulle Occupazioni di Suolo Pubblico;  secondo punto sul fatto che c’è una scadenza di una normativa temporanea che poi è stato un temporaneo  molto a lungo, cioè la normativa COVID; e il  terzo è un ragionamento rispetto ad un regolamento che in realtà quando è stato è stato scritto in questo suo specifico articolo non è mai davvero entrato in vigore,  proprio perché c’era  le regolamentazioni delle OSP COVID e quindi non c’è stata neanche una necessità di verificarne la fattibilità e la giustezza,  perché appunto non c’era questo tipo di esigenze.  Partendo dalla prima,  il ragionamento che è stato fatto è che, visto anche il caldo che fa in città,  le temperature e le occupazioni di suolo  pubblico che, come dite voi,  nell’altra delibera, sono diventate anche dei momenti di aggregazione eccetera;  noi dobbiamo in realtà tutelare molto i nostri alberi, ma tutelare anche la possibilità  di fruire del loro beneficio, quindi delle loro ombre, del loro spazio eccetera, ma soprattutto tutelare, non in contrapposizione,  i diversi interessi, l’interesse pubblico e l’interesse privato. È chiaro che l’occupazione di suolo pubblico in questi ultimi anni all’interno della città ha visto una normativa semplificata e di possibilità di espansione,  perché doveva garantire il distanziamento delle persone per le regole che c’erano rispetto al COVID e, come è stato è già più volte segnalato da diverse autorità compreso il Tar,  noi abbiamo ancora una presenza di queste occupazioni di suolo pubblico molto forte all’interno della città,  e quello che questa Giunta vuole –  infatti ha imposto il rientro nelle regole normali,  a differenza per esempio del livello nazionale – quello che noi vorremmo è ristabilire un rapporto corretto delle occupazioni di   suolo pubblico all’interno degli spazi, nella tutela,  sicuramente di un interesse privato commerciale, ma nella tutela  invece degli spazi pubblici delle persone, soprattutto dell’ambiente, che è il tema che ci riguarda;  l’ambiente aveva come unico  momento di richiamo, all’interno del regolamento dell’occupazione di suolo pubblico,  questo articolo che riguarda la distanza dall’albero –  distanza dall’albero che già un anno e mezzo fa era stata,  attraverso una circolare, ribadito  il fatto che si trattava di una distanza dal tronco e non  dalla chioma perché evidentemente c’era stata una diversità di applicazione all’interno dei diversi municipi,   un parametro che in realtà già in altri casi è stato stigmatizzato negativamente dalla giurisprudenza amministrativa,  perché la misura fissa è sempre una misura che non tiene conto della realtà del contesto e quindi questa modifica che noi andiamo a fare in realtà è una modifica dove può essere inferiore ai 2 metri,  laddove per di più si specifica vengano messe soltanto delle strutture non solo amovibili ma leggere,  quindi veramente una possibilità di utilizzo dell’ombra, ma in realtà potrebbe essere anche maggiore,  nel senso che noi siamo in una situazione dove chi può determinare qual è la distanza giusta, deve essere una relazione tecnica agronomica verificata dall’Amministrazione per vedere come si può utilizzare il suolo pubblico sotto o nelle vicinanze di una pianta;  non vi dico nulla di nuovo se vi dico che noi diciamo due metri, ma se fosse un albero monumentale in realtà vengono richieste molti di più,  come abbiamo fatto per la prima volta applicare per esempio sulle manifestazioni estive a Caracalla e non solo,  e quindi un’analisi più dettagliata secondo noi è la giusta misura che contempla tutti gli interessi, a partire ovviamente dall’interesse dell’ambiente. 
Voglio specificare che comunque nella nostra Costituzione all’articolo 41 comma 2  è proprio diciamo determinato non è che ce lo inventiamo noi che l’iniziativa economica privata non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute all’ambiente alla sicurezza alla libertà alla dignità umana e così via quindi è chiaro che noi non diamo uno spazio più ampio all’iniziativa privata, ma cerchiamo, questo sì, di contemperare tutti gli interessi che sono in campo;  anche interessi legati proprio al nuovo modo di vivere gli spazi pubblici all’interno della città, in un contesto di un clima che è cambiato. (…) Io mi fermerei qui, so che presidente se c’era una proposta… Vedi anche: Commissione congiunta Commercio e Politiche della sostenibilità ambientale del I municipio del 27 ottobre 2026 con l’intervento di Carteinregola da 38′ a 43′ dall’inizio (1) Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’ODG presentato da Roma Futura e approvato nel IV municipio il 26 ottobre 2026 Al presidente del consiglio municipale Del municipio Roma V David di Cosmo ORDINE DEL GIORNO ai sensi dell’art. 60 del Regolamento del Municipio Roma V, collegato al parere del Consiglio sulla Proposta di deliberazione n. 150/2026 Oggetto: Tavolini e alberi. Sostenere le attività di quartiere senza indebolire la tutela del verde urbano. nel corso dell’esame della Proposta di deliberazione n. 150/2026, che introduce una deroga alla. distanza minima di due metri dalle alberature per le occupazioni di suolo pubblico dei pubblici esercizi, riconosce che il problema esiste. Nelle strade alberate dei nostri quartieri il vincolo dei due metri attorno al tronco impedisce a molti bar e piccoli esercizi di mettere fuori anche solo pochi tavolini. Con la fine del regime straordinario delle OSP legato all’emergenza COVID, prevista per giugno 2027, il problema toccherà un numero rilevante di attività che fanno vivere le strade e i quartieri del Municipio. ritiene però che una deroga concessa caso per caso, senza criteri oggettivi, non sia la risposta giusta. Rischia di affidare la tutela degli alberi alla discrezionalità e di produrre disparità tra esercenti. Le alberature stradali sono un patrimonio comune, sempre più prezioso per l’adattamento climatico della città. La loro tutela discende dall’art. 9 della Costituzione, che il testo dovrebbe richiamare accanto all’art. 41 sulla libertà d’iniziativa economica. considera possibile tenere insieme le due esigenze, il lavoro delle attività di quartiere e la salute degli alberi. Servono regole chiare, proporzionate e verificabili, uguali per tutti. impegna il Presidente del Municipio e la Giunta a farsi portavoce presso il Sindaco, la Giunta Capitolina e l’Assemblea Capitolina affinché il testo della Proposta venga modificato secondo questi indirizzi: * Una deroga proporzionata. Deve valere solo per chi ne ha realmente bisogno: per chi il vincolo dei due metri riduce in modo significativo lo spazio ottenibile, oltre il 20%, o per chi resterebbe con meno di 10 metri quadri. Il bisogno va dimostrato con una planimetria quotata. * Distanze ragionevoli sui marciapiedi. La distanza si misura dal bordo della tazzadell’albero, con un minimo di un metro dal tronco in ogni caso. Nel verde vero, cioè parchi, ville, giardini e prati, il limite dei due metri resta intatto. * Arredi leggeri e divieti chiari. Vicino agli alberi sono ammessi solo sedie, tavolini e ombrelloni zavorrati. Restano esclusi pedane, fioriere, ancoraggi, riscaldatori e luci, e nulla può stare nella tazza o a contatto con il tronco. Nella tazza non si versano acque di lavaggio, detergenti o oli. * Tutele rafforzate per gli alberi più fragili e di pregio. Monumentali, filari storici o vincolati, alberi instabili e pini con radici affioranti mantengono sempre i due metri. Edicole, chioschi e posteggi mercatali esistenti restano sul loro sedime, senza ampliamenti né nuovi scavi. * Controlli pubblici e trasparenza. Le valutazioni tecniche le firmano agronomi o forestali scelti dal Comune a rotazione, con sopralluogo e senza silenzio-assenso. Le autorizzazioni durano un anno, sono revocabili e confluiscono in un registro pubblico online, con una relazione annuale in Commissione. * Sicurezza e manutenzione prima di tutto. Con l’allerta vento i tavolini sotto gli alberi si rimuovono. L’area si libera senza indennizzo quando servono potature e cure. Chi occupa sotto la chioma ha una polizza di responsabilità civile. * Un incentivo a fare meglio. Chi allarga la tazza a proprie spese con grigliati calpestabili non perde i suoi tavoli, e la Giunta valuti una riduzione del canone per chi lo fa. * Dati e chiarezza prima del voto. Prima dell’approvazione vanno resi disponibili i numeri delle occupazioni, degli alberi e delle strutture coinvolte, Municipio per Municipio. Va chiarito il parere di regolarità contabile, che negli atti risulta modificato rispetto alla formulazione iniziale. auspica che la Proposta, così modificata, possa diventare un buon punto di equilibrio tra leesigenze del commercio di prossimità e la tutela del verde urbano, nell’interesse dell’interacomunità. Filippo Riniolo (2) vedi Regolamento tavolini: una delle pagine peggiori dall’insediamento di Gualtieri 6 marzo 2025
October 28, 2026
carteinregola
La generazione che si ribella e spacca le vetrine
L’INIZIO DEL CICLO DI PROTESTE DI GIOVANI E GIOVANISSIMI PUÒ ESSERE RICONDOTTO AL 2020 IN ASIA E ALLE SUE NUMEROSE MANIFESTAZIONI, CHE OGGI SI ESTENDONO ALL’INDIA CON LE “PROTESTE DEGLI SCARAFAGGI”. ORA SEMBRA L’EUROPA L’EPICENTRO DEL MALCONTENTO GIOVANILE: LO SCORSO FINE SETTIMANA, CI SONO STATE GRANDI MANIFESTAZIONI IN GRECIA, BELGIO, ALBANIA, ITALIA, FRANCIA, PORTOGALLO, SPAGNA. INTANTO IN SERBIA, UN’OPZIONE ELETTORALE GUIDATA DA STUDENTI E STUDENTESSE HA VINTO LE ELEZIONI PARLAMENTARI. IN SPAGNA, COME IN ITALIA, SONO STATI FERMATI E ARRESTATI DECINE DI MINORENNI. “STA FORSE EMERGENDO IN POLITICA UNA NUOVA GENERAZIONE CON UN PROPRIO STILE, CHE REAGISCE ALLE PROPRIE ESPERIENZE?”, SI CHIEDE NURIA ALABAO. A PROPOSITO DEI SACCHEGGI RICORDA COME UN PRECEDENTE PER LE RECENTI ESPLOSIONI SI PUÒ TROVARE NEGLI STATI UNITI, DOVE DA ALCUNI ANNI, GRUPPI DI RAGAZZI E RAGAZZE SI ORGANIZZANO TRAMITE I SOCIAL MEDIA PER INCONTRARSI IN MASSA, BALLARE O SACCHEGGIARE CENTRI COMMERCIALI PER METTERE LE MANI SU ARTICOLI DI LUSSO. VENGONO CHIAMATI “FLASH RAPINE”. QUALCOSA TRA SVAGO E PROTESTA, SENZA UN ESPLICITO DISCORSO POLITICO. DI CERTO, LA SPAGNA E L’ITALIA NON SONO LA FRANCIA. MA IN TUTTI E TRE I PAESI SEMBRA EMERGERE LA PROTESTA DI GIOVANI A CUI VIENE NEGATO UN FUTURO DIGNITOSO E QUELLA DI GIOVANI DELLE PERIFERIE O DI ORIGINE MIGRANTE PER I QUALI LE PROMESSE DI MIGLIORARE LE PROPRIE CONDIZIONI DI VITA NON SI REALIZZERANNO MAI, A PRESCINDERE DA CIÒ CHE FARANNO. AGGIUNGE ALABAO: “UN PUNTO DI CONTATTO TRA LE DUE FORME DI LOTTA RISIEDE NEI NUOVI DESIDERI CHE EMERGONO QUANDO CI SI ORGANIZZA, PERMETTENDO DI INTRAVEDERE UNA VITA DIVERSA… PROIETTARE ORIZZONTI COLLETTIVI: QUESTA È LA TERAPIA NECESSARIA…” Foto Milano in movimento -------------------------------------------------------------------------------- I media hanno sfornato innumerevoli frasi sui giovani, etichettandoli come fragili, pigri o consumisti: una generazione egocentrica che si consuma tra TikTok, videogiochi, shopping online e lorazepam. La giovinezza è solo una fase della vita, eppure i giovani vengono incolpati di rivolte, crimini o stupri, soprattutto se sono migranti, persone razzializzate o vivono nelle periferie o nelle baraccopoli del mondo. Non sappiamo esattamente cosa siano i giovani, se siano qualcosa, ma quel che è certo è che in molte parti del mondo si stanno sollevando in proteste massicce e spettacolari. Abbiamo definito questo ciclo politico le rivolte della Generazione Z. Se l’estrema destra e la sua visione del mondo guidata dagli algoritmi cercano di impedire ai giovani di organizzarsi e tentano di deviare la loro rabbia verso nemici designati, queste lotte raccontano una storia diversa. Ma dobbiamo ascoltare. L’inizio di questo ciclo può essere ricondotto al 2020 in Asia e alle sue numerose manifestazioni, che oggi si estendono all’India con le “proteste degli scarafaggi”. Oggi, l’Europa sembra essere l’epicentro del malcontento giovanile, con un livello simile a quello osservato dopo la crisi finanziaria del 2008, sebbene le rivendicazioni siano più varie. Lo scorso fine settimana, le proteste si sono diffuse dalla Grecia al Belgio, passando per Albania, Francia, Portogallo e Spagna. In Serbia, un’opzione elettorale guidata dagli studenti ha vinto le elezioni parlamentari di domenica scorsa, 25 ottobre. Questo è stato il risultato inatteso di quasi due anni di mobilitazioni che hanno portato alle dimissioni del Primo Ministro Miloš Vučević lo scorso anno. Alcune di queste rivolte hanno assunto la forma di sommosse. Le immagini più eclatanti provengono dall’Albania, dove si sta combattendo una guerriglia urbana a colpi di fuochi d’artificio. Anche dalla Francia, dove gli studenti delle scuole superiori hanno dato vita a una protesta ormai diffusa contro Macron. Blocchi di scuole e poi di università, manifestazioni di massa, incendi di edifici e saccheggi stanno sconvolgendo la narrazione mediatica e alimentando il panico per il disordine e l’illegalità sia tra i conservatori che tra i progressisti. Alcune città italiane, come Milano, sembrano rispecchiare questa situazione, seppur con motivazioni specifiche. In Spagna, i giovani si accampano nelle piazze e manifestano per il diritto all’alloggio, ma alcuni hanno anche fatto ricorso alla disobbedienza civile per fermare gli sfratti quotidiani attraverso organizzazioni come l’Unione degli Inquilini e la PAH (Piattaforma delle Persone Colpite da Mutui). Sebbene la sinistra sembri contendersi la rappresentanza delle proteste, è importante ricordare che la legittimità di questa disobbedienza è appesa a un filo e può essere contrastata con tutta la forza delle leggi bavaglio e della repressione poliziesca, soprattutto dopo le elezioni. Scontri Questo fine settimana, gli appelli all’azione sui social media hanno scatenato disordini e saccheggi a Barcellona e in altre città catalane come Manresa. Queste proteste si sono svolte al di fuori dei canali più convenzionali e sono state guidate da minorenni: la maggior parte dei 128 arrestati erano minorenni. Sono fraintese e quindi facilmente attribuite alla guerra ibrida o all’offensiva di Netanyahu, oppure viste con sospetto perché non promsse da organizzazioni note. Tuttavia, molte delle rivolte di questa generazione sono state lanciate principalmente attraverso TikTok e Discord, spesso senza il supporto di partiti politici o istituzioni di mediazione. Gli scontri di strada, che troviamo comprensibili in Asia o nei paesi arabi – tanto più comprensibili quanto più sono lontani – qui ci sembrano orribili (forse potremmo riconoscere che le fiamme hanno un certo fascino estetico, così come le vetrine rotte e i saccheggi dei negozi di lusso, a patto di nutrire un certo odio per questo mondo, come molti giovani). Per i media e i politici, o forse per i vincitori, le rivolte sono brutte, quindi ne attribuiscono la colpa ad altri. Vox dice che sono colpa dei protetti di Pedro Sánchez, tutti immigrati, Le Pen fa un’affermazione simile riguardo alle rivolte in Francia, che attribuisce a Mélenchon e ai figli delle banlieue. Per alcuni politici di sinistra, i disordini sono il risultato di una cospirazione israeliana. Bisogna esorcizzare la possibilità che lo sciopero generale indetto in Spagna si trasformi in una protesta sconveniente, una trovata pre-elettorale. E quanto sono rassicuranti le teorie del complotto, perché così non c’è più niente a cui pensare! Il destino di questi giovani è lasciato al caso, perché sono strumenti del male. Si dice che sia facile criminalizzare tutte le proteste dopo queste rivolte, ma è proprio la preventiva delegittimazione di queste forme di rivolta che permette di perseguitarle poi senza freni. Che siano spontanee o istigate da interessi oscuri, nulla di tutto ciò spiega perché i giovani vadano a distruggere tutto. Né la loro rabbia, né il loro divertimento. Sta forse emergendo in politica una nuova generazione con un proprio stile, che reagisce alle proprie esperienze? Che c’entra la classe sociale? La cosa più sconcertante è che questi giovani non sembrano avanzare rivendicazioni di alcun tipo, almeno non nel quadro a cui siamo abituati: un insieme di richieste concrete e realizzabili, più o meno coerenti, che possono o meno essere soddisfatte dallo Stato. In una Spagna apparentemente prospera, dove l’economia “va bene”, non ci aspetteremmo che i giovani si ribellino saccheggiando o distruggendo tutto. Non ci aspettiamo di vederlo nelle vetrine illuminate a giorno di Passeig de Gràcia, dove i turisti passeggiano con orologi da un milione di euro al polso. Perché mai coloro che dovrebbero essergli grati per essere i loro baristi, i loro autisti, i loro croupier, le loro cameriere, dovrebbero ribellarsi? Non dovremmo sorprenderci, perché il conto alla rovescia è iniziato da tempo. Piuttosto, dovremmo chiederci a quale classe sociale appartengono questi giovani e quali sono le loro aspettative di vita. Nella scintillante Barcellona degli affitti insostenibili, la disuguaglianza è una vetrina, uno stile di vita consumistico che funge da modello, da ideale, ma che, allo stesso tempo, rimane irraggiungibile, soprattutto per questi ragazzi provenienti dalle periferie. Alcuni rompono vetrine, altri, come quelli dei quartieri operai della Grande Buenos Aires, votano per Milei. Forse un precedente per queste esplosioni si può trovare in tutta una serie di eventi emersi nell’ultimo decennio. Negli Stati Uniti, ragazzi e ragazze molto giovani si organizzano tramite i social media per incontrarsi in massa, ballare o saccheggiare centri commerciali per mettere le mani su articoli di lusso. Vengono chiamati “flash rapine” o “takeover adolescenziali”, come quelli di Filadelfia. Tra svago e protesta, questi episodi mancano per lo più di un esplicito discorso politico, al di là del fatto che questi giovani, molti dei quali poveri e appartenenti a minoranze etniche, non sembrano farsi scrupoli a rubare a grandi aziende con profitti milionari. Alla base di tutto ciò c’è il tentativo di sfuggire al disprezzo sociale attraverso il consumo di marchi (con tutte le sue ambiguità intrinseche). Forse le rivolte di Barcellona sono più simili a questi eventi che a quelli che accompagnarono la Rivolta francese, o forse mancano di un movimento più ampio che le sostenga e le legittimi. Ma questo non significa che non ci sia una ragione dietro di esse. Possibilità Molti giovani aspirano alla vita dei loro genitori. A Sol, gli striscioni recitano: “Una famiglia, una casa” o “Alla mia età, i miei genitori potevano lavorare e comprarsi una casa”. In questi slogan, lontanissimi dai desideri espressi nelle rivolte del 1968 – anzi, il loro esatto opposto – si può leggere l’anelito all’emancipazione giovanile. Lasciare la casa dei genitori, essere indipendenti. Questi giovani della classe media, che, secondo gli studi, escono meno la sera e consumano meno alcol e droghe rispetto ai loro genitori, equiparano una bella vita a vivere come i loro genitori. Ottenere un buon lavoro, avere stabilità economica, fare carriera – se possibile, diventare funzionari pubblici o influencer, o magari vivere senza lavorare come investitore. E poi, poter consumare, crearsi una famiglia e raggiungere un certo grado di riconoscimento sociale. Sono loro quelli integrati. Non c’è disperazione nella loro posizione, ma hanno alle spalle cinquant’anni di neoliberismo e davanti a sé una maggiore incertezza. Questa posizione si esprime in rivendicazioni concrete, come quelle contenute nei decreti sugli affitti o quelle degli studenti francesi: più investimenti, più professori, la fine del sistema di selezione universitaria. Queste sono soluzioni possibili e concrete. Ma quali potrebbero essere le rivendicazioni di coloro per i quali le promesse di mobilità sociale non si realizzeranno mai, a prescindere da ciò che faranno? Che dire dei giovani delle banlieue, dei giovani migranti nordafricani, o di coloro che sono nati qui ma non saranno mai trattati come spagnoli, gli abitanti dei quartieri operai dove la discriminazione e la violenza quotidiana sono la norma? Per loro, anche se gli affitti diminuissero e l’istruzione migliorasse, le loro vite rimarrebbero immutate, i loro lavori nel settore dei servizi i più sfruttatori e degradanti, così come è degradante subire il razzismo. Ciò che questi giovani vogliono non è essere come i loro genitori, non vivere come loro, non lavorare come loro. Sono popolazione in eccesso. Dobbiamo riconoscere le differenze perché la Spagna non è la Francia; Non esiste nulla di paragonabile ai suoi grandi quartieri segregati, dove il risentimento e la disperazione covano tra le cosiddette “seconde generazioni”, che bruciano auto ogni settimana e arrivano persino a danneggiare i servizi pubblici nei loro quartieri. Quale atto di nichilismo più grande c’è che incendiare una biblioteca in un quartiere povero? Ma dobbiamo prestare attenzione ai parallelismi e alle somiglianze, perché nulla suggerisce che fenomeni simili non possano verificarsi anche qui, seppur su scala diversa. In ogni caso, se queste sono le loro esperienze di vita, non possiamo aspettarci che manifestino attraverso i canali tradizionali, che a quanto pare non funzionano in una Francia governata da un regime autoritario alla Macron e soggetta a una feroce repressione. E in Spagna, quanto tempo ci vorrà perché queste lotte portino a un drastico calo dei prezzi delle case? Raggiungeranno tutti? “Lo studente che manifesta per riaprire le porte al proprio futuro e il piccolo criminale che saccheggia per festeggiare ‘il miglior compleanno della sua vita’ non condividono lo stesso orizzonte temporale”, dice Gigi Roggero a proposito delle rivolte di Milano (Benvenuti nel deserto del globale). La differenza sta nell’accesso al futuro: se esso si cela dietro barriere che possono essere rimosse o se semplicemente non esisterà. Nello stesso articolo, Roggero sottolinea che “le forme caotiche di violenza e conflitto sono parte integrante della storia della lotta di classe”. In passato, le forme di lotta più organizzate – come quelle del movimento operaio – fungevano da ponte verso le agitazioni nichiliste o reattive. Costruivano un soggetto politico capace di dare significato a rivolte spontanee e disorganizzate, integrandole nel proprio quadro. Oggi non esiste più nulla di simile e dobbiamo iniziare a pensarle in modo diverso. Molte di queste proteste, infatti, hanno una durata brevissima, paragonabile ai cicli mediatici ormai accelerati o alle mode effimere dei social media. Un punto di contatto tra le due forme di lotta – quella degli integrati (o di coloro che sono in procinto di integrarsi) e quella della popolazione in eccesso – risiede nei nuovi desideri che emergono quando ci si organizza e si lotta, permettendo di intravedere una vita diversa, impossibile da trovare in un impiego regolamentato, nella proprietà privata e nella famiglia. Questi desideri si ritrovano anche nelle proteste o vengono scoperti partecipandovi. Organizzarsi, connettersi con gli altri nelle manifestazioni, smettere di essere così soli e uscire dall’onnipresente “io” che occupa tanto spazio sui social media, proiettare orizzonti collettivi: questa è la terapia necessaria. Quando si lotta, si può scoprire, dietro la rabbia e la furia, il desiderio di vivere al di là dei canali stabiliti, al di là dei ruoli sociali predeterminati. Non essere come i propri genitori, ma qualcosa di diverso ancora da inventare. “Tornare a vivere. Ritrovare la capacità di godere, desiderare, creare e vivere la vita al di là degli obblighi economici e sociali”, ha detto il Comitato Invisibile a proposito delle rivolte in Francia. Questo apre la strada a nuove lotte che indubbiamente arriveranno, che le comprendiamo o meno. -------------------------------------------------------------------------------- Pubblicato su ctxt.es -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI PAOLO CACCIARI: > Vetrine -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La generazione che si ribella e spacca le vetrine proviene da Comune-info.
October 28, 2026
Comune-info
28 ottobre 1922: il marcio in Marcia
di Franco Astengo LA MEMORIA DELLA “MARCIA SU ROMA” E LA FRAGILITÀ’ DEL SISTEMA POLITICO 104 anni fa si svolse la “marcia su Roma”: una memoria da non smarrire oggi quando l’Italia si trova dentro alle contraddizioni di un sistema politico fragile, ormai ai minimi storici dal punto di vista della capacità d’espressione di una aggregazione collettiva con soggetti politici
October 28, 2026
La Bottega del Barbieri
«Casa gratis, affitti aboliti»: il Partito Capibara su Rete 4 lancia la rivoluzione gratuitista
Nel pieno delle manifestazioni contro il caro vita che attraversano Francia e Italia, Davide Dibitonto, esponente del Partito Capibara, è intervenuto martedì 27 ottobre in prima serata su Rete 4, durante Verità Nascoste, rivendicando una soluzione radicale: rendere gratuiti i sei bisogni fondamentali dell’esistenza — casa, utenze, cibo, trasporti, salute e istruzione. Il Partito Capibara considera le manifestazioni legittime, attribuendone la responsabilità politica al governo e propone di superare il caro vita attraverso la redistribuzione della ricchezza, a partire dai grandi patrimoni miliardari. «La soluzione al caro affitti è la casa gratis», sostiene Dibitonto, richiamando l’enorme patrimonio immobiliare italiano. Una proposta che si inserisce in quella che il Partito definisce «rivoluzione gratuitista», un cambiamento generazionale che dalla Francia si starebbe diffondendo in Europa. I passaggi principali dell’intervento: 13:57–15:36 | Le manifestazioni e la rivoluzione gratuitista dalla Francia. 15:37–16:18 | Un futuro senza bisogno di manifestare contro il caro vita. 20:00–20:43 | Casa gratis: la risposta al caro affitti. 31:31–32:29 | La profezia: «Il futuro sarà gratuitista». VIDEO DELL’INTERVENTO Guarda su PeerTube: https://peertube.sinistraverso.org/w/hTyFgq9TzXGYab48noWFR4 Guarda o scarica da Google Drive: https://drive.google.com/file/d/1eVX5CXQCPWWvU8UqKf0tfzH17ooSmk-K/view?usp=sharing Intanto, mentre cresce la raccolta firme del Partito Capibara, la nuova legge elettorale 180/2026 quadruplica da 1.500 a 6.000 le firme minime richieste per collegio alle forze extraparlamentari non beneficiarie di esenzioni. «Il gratuitismo non si ferma con una legge elettorale», ribadisce il Partito, che prosegue la propria attività politica e la presenza nel dibattito pubblico nazionale. Redazione Italia
October 28, 2026
Pressenza

L'aggregatore di movimento. raccordo.info aggrega in maniera automatica contenuti da siti selezionati. Ci si trovano notizie, informazioni, analisi, comunicati, iniziative, provenienti da siti di "movimento" o vicini al movimento. Un occhio particolare è riservato alla comunicazione Romana, perché facciamo base principalmente a Roma.