La denuncia dell’Asse Antimperialista: il Governo italiano ha compiuto una grave omissione del dovere costituzionale di protezione dei cittadini italiani
Screenshot Atto di accusa politico per alto tradimento contro il Governo della Repubblica Italiana per grave omissione nel dovere costituzionale di protezione dei cittadini italiani. Premessa. Noi, frazione cosciente del popolo italiano, formuliamo questo atto di accusa nei confronti del Governo in carica, per aver sistematicamente abdicato al proprio dovere fondamentale di tutela dei cittadini italiani vittime di atti di pirateria internazionale commessi dallo Stato di Israele in acque internazionali. I fatti contestati. Il Governo italiano è venuto meno ai propri obblighi costituzionali e internazionali in occasione di ripetute aggressioni armate contro imbarcazioni civili in acque internazionali, sulle quali si trovavano cittadini italiani impegnati in missioni umanitarie legittime. In particolare, si contesta: L’inerzia diplomatica – Di fronte ad atti che configurano, secondo il diritto internazionale, pirateria e uso illegittimo della forza in acque internazionali, il Governo ha omesso di esercitare con la dovuta fermezza la protezione diplomatica dei propri cittadini. Il silenzio complice – Anziché condannare con chiarezza le violazioni del diritto internazionale del mare e della libertà di navigazione, il Governo ha scelto, a lungo, la strada dell’ambiguità e del quieto vivere diplomatico. L’assenza di conseguenze – Nessuna misura concreta – richiamo dell’ambasciatore, sospensione di accordi bilaterali, richiesta di risarcimento, ricorso alle sedi internazionali competenti – è stata adottata a tutela della dignità nazionale e dei diritti dei cittadini offesi. La subordinazione degli interessi nazionali – questo Governo, come tutti gli altri dal 2010 in poi, hanno anteposto considerazioni di allineamento geopolitico agli USA, alla NATO e alla UE nella loro sudditanza e complicità con l’entità sionista d’Israele, al sacro dovere di protezione che lo Stato deve ai propri cittadini, ovunque essi si trovino. Il quadro giuridico violato. Articolo 3 della Costituzione – Il principio di uguaglianza impone che ogni cittadino italiano goda della medesima protezione, indipendentemente dalle sue opinioni politiche o dalla natura delle sue attività lecite. Articolo 10 della Costituzione – L’ordinamento italiano si conforma alle norme di diritto internazionale generalmente riconosciute, tra cui il divieto di pirateria e la libertà di navigazione in alto mare. Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (UNCLOS) – Gli atti di sequestro e aggressione armata contro navi civili in acque internazionali costituiscono violazioni gravissime del diritto del mare. Convenzione di Vienna sulle relazioni diplomatiche – Lo Stato ha l’obbligo di esercitare la protezione diplomatica dei propri cittadini all’estero. Responsabilità politiche. Il Governo in carica, nella persona del Presidente del Consiglio, del Ministro degli Affari Esteri e del Ministro della Difesa, porta la responsabilità politica di questa colpevole inerzia. Un governo che non protegge i propri cittadini tradisce il patto fondamentale su cui si regge ogni comunità politica: la promessa di sicurezza in cambio di obbedienza alle leggi. Un governo che tace di fronte alla violenza contro i propri concittadini per timore di scontentare alleati potenti non è un governo sovrano, ma un vassallo. Conclusione e richieste. Per tutto quanto esposto, si chiede: 1. Che il Parlamento italiano voti una mozione di censura per l’operato del Governo in questa vicenda. 2. Che l’Italia promuova nelle sedi competenti – Consiglio di Sicurezza ONU, Corte Internazionale di Giustizia, Corte Penale Internazionale – l’accertamento delle responsabilità per gli atti commessi. 3. Che sia garantito il pieno risarcimento morale e materiale ai cittadini italiani vittime di tali atti. 4. Che venga istituita una commissione parlamentare d’inchiesta che accerti le responsabilità politiche e istituzionali. 5. Che nel caso di future flottiglie, le imbarcazioni civili siano scortate da unità della Marina Militare Italiana con chiare regole d’ingaggio tese a scoraggiare e contrastare decisamente la pirateria israeliana al fine di proteggere la missione umanitaria e renderla possibile.
May 21, 2026
InfoPal
Israele ha un piano per trasferire migliaia di beduini palestinesi in un gigantesco ghetto.
Il progetto del”quartiere di Shami” prevede la pulizia etnica della popolazione beduina delle zone più remote della Cisgiordania orientale, nell’ambito del piano israeliano per assumere il controllo totale dello strategico corridoio della “Grande Gerusalemme”, che dividerebbe in due la Cisgiordania. Fonte: English version Immagine di copertina: Abu Nayef al-Jahhalin, 71 anni, la cui comunità beduina … Leggi tutto "Israele ha un piano per trasferire migliaia di beduini palestinesi in un gigantesco ghetto." L'articolo Israele ha un piano per trasferire migliaia di beduini palestinesi in un gigantesco ghetto. proviene da Invictapalestina.
May 21, 2026
Invictapalestina
Associazioni ambientaliste e pacifiste al governo: “Tassare i profitti di industrie fossili e militari per finanziare sanità pubblica, welfare e transizione energetica”
“Tassare i profitti delle aziende dei combustibili fossili e dell’industria militare per finanziare la transizione energetica, il Servizio Sanitario Nazionale e contrastare la povertà.” È l’appello urgente che cinque tra le principali organizzazioni ambientaliste e pacifiste hanno rivolto oggi al governo e alle forze politiche italiane.  Greenpeace Italia, Legambiente, Rete Italiana Pace Disarmo, Sbilanciamoci e WWF Italia hanno inviato una lettera congiunta alla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni e, per conoscenza, ai vice-premier, a sei ministri (Economia, Ambiente, Difesa, Imprese, Lavoro e Affari europei) e ai segretari di Pd, M5S, Azione, Europa Verde, Sinistra Italiana, Italia Viva e +Europa, per denunciare una situazione insostenibile: nonostante il Mediterraneo sia sempre più esposto alla crisi climatica e le guerre siano scatenate anche per il controllo delle fonti fossili, le grandi compagnie del petrolio e del gas – principali responsabili del riscaldamento globale – e i colossi delle armi continuano a macinare profitti da capogiro sfruttando l’instabilità globale. Secondo i dati citati dalle organizzazioni, nel primo trimestre del 2026 le maggiori aziende fossili europee hanno incamerato oltre 18 miliardi di dollari di utili rettificati (+80% sul trimestre precedente). Nel settore militare, nel primo trimestre 2026 la sola Leonardo ha registrato 184 milioni di euro di profitti (+60% rispetto allo stesso periodo del 2025).  Nella lettera si critica anche l’approccio emergenziale del governo: i recenti decreti energetici hanno effetti modestissimi e di natura regressiva, perché tagliano le accise senza affrontare strutturalmente la dipendenza dalle fonti fossili, né tassare i veri responsabili dei rincari. Di seguito le richieste delle 5 organizzazioni e qui la lettera completa. * Varare un pacchetto solido a breve termine per proteggere i consumatori dagli aumenti dei prezzi influenzati dalle aziende e dalla speculazione nei mercati dell’energia, del cibo e degli alloggi, che abbia al suo centro l’attenzione al costo della vita delle famiglie a basso reddito; ciò dovrebbe essere completato da interventi di politica climatica a lungo termine per proteggere le persone da futuri shock dei prezzi; * Introdurre una tassazione strutturale e permanente dei profitti delle compagnie di combustibili fossili e usare i ricavi per alleviare la povertà energetica, favorendo così lo spostamento dei finanziamenti privati verso le rinnovabili poiché i combustibili fossili rendono meno; * Introdurre una tassazione strutturale e permanente dei profitti dell’industria militare e impiegare i ricavi per finanziare il Sistema Sanitario Nazionale, garantendo così che parte delle ingenti risorse pubbliche impiegate nelle armi possano essere investite per migliorare la vita delle persone. Greenpeace stima che nel 2025 il settore abbia registrato extra profitti pari a circa un miliardo e mezzo di euro. * Evitare che questa tassazione alimenti ulteriormente gli ingenti sussidi ambientalmente dannosi, ma sia realmente adoperata per finanziare la transizione energetica, il welfare, la sanità pubblica e per contrastare la povertà energetica.     Rete Italiana Pace e Disarmo
May 21, 2026
Pressenza
Israele costruirà un complesso dell’IDF sul sito della sede demolita dell’UNRWA a Gerusalemme Est
di Nir Hasson,  Haaretz, 17 maggio 2026.   Secondo il piano del governo, il sito ospiterà un museo dell’IDF, un centro di reclutamento militare e un ufficio per il ministro della Difesa. Secondo il ministro, «non c’è nulla di più simbolico o giustificato» che realizzare il complesso «proprio sulle rovine del complesso dell’UNRWA». Distruzione degli edifici dell’UNRWA a Gerusalemme Est, a gennaio. Crediti: Ammar Awad/Reuters Il governo israeliano ha approvato i piani per la realizzazione di un complesso del Ministero della Difesa sul sito dell’ex sede dell’Agenzia delle Nazioni Unite per il Soccorso e l’Occupazione dei profughi palestinesi (UNRWA) a Gerusalemme Est. In base al piano, il sito ospiterà un museo delle Forze di Difesa Israeliane, un centro di reclutamento militare e un ufficio per il ministro della difesa. Il complesso, originariamente predisposto dal governo del Mandato Britannico, ha servito l’UNRWA per decenni, fino a quando Israele non ha bandito l’agenzia nell’ottobre 2024. La prevista costruzione di un complesso della difesa israeliano a est della Linea Verde, su un sito lasciato libero dalle Nazioni Unite, dovrebbe complicare le visite di diplomatici e rappresentanti di governi stranieri. Il ministro della Difesa Israel Katz ha scritto su X che “la decisione del governo che abbiamo portato avanti oggi è una decisione di sovranità, sionismo e sicurezza”. Il post includeva un’immagine generata dall’intelligenza artificiale che mostrava Katz sullo sfondo di bulldozer che demolivano il complesso dell’UNRWA. “Non c’è nulla di più simbolico o giustificato che istituire il nuovo centro di reclutamento dell’IDF e le istituzioni di difesa proprio sulle rovine del complesso dell’UNRWA”, ha detto Katz, aggiungendo che i dipendenti dell’agenzia “hanno preso parte al massacro, agli omicidi e alle atrocità commesse dai terroristi di Hamas il 7 ottobre”. Il centro di reclutamento militare previsto per il sito sarà trasferito dal quartiere Romema di Gerusalemme, dove opera da decenni. Nel corso degli anni, la popolazione ultraortodossa di Romema è cresciuta e la presenza del centro di reclutamento è diventata fonte di tensione. I manifestanti ultraortodossi hanno protestato contro la coscrizione vicino all’ufficio dell’IDF e occasionalmente sono scoppiati scontri tra le future reclute e i passanti ultraortodossi. Un esperto urbanista di Gerusalemme ha affermato che il trasferimento equivale a una ritirata da parte dello stato. “È chiaro che questo viene fatto innanzitutto per mettere i bastoni tra le ruote all’UNRWA, ma in pratica significa anche che l’esercito e lo stato di Israele si stanno ritirando da Romema”, ha detto. “All’esercito chiaramente non piaceva la vecchia sede, ma il messaggio è la creazione di una nuova linea di demarcazione a Gerusalemme tra i quartieri haredi e le aree non haredi”. L’UNRWA aveva ricevuto la proprietà dal governo giordano, che controllava l’area fino alla guerra del 1967, e Israele ha successivamente permesso all’agenzia di continuare a operare lì. Dal massacro di Hamas del 7 ottobre, il complesso è diventato bersaglio di vessazioni da parte di giovani ebrei. Diverse volte sono state lanciate bombe Molotov contro il sito. Non sono stati segnalati arresti. La polizia israeliana presso la sede dell’UNRWA a Gerusalemme Est, a dicembre. Crediti: Olivier Fitoussi La polizia israeliana presso la sede dell’UNRWA a Gerusalemme Est, a dicembre. Crediti: Olivier Fitoussi All’inizio del 2025, dopo l’entrata in vigore delle leggi israeliane che vietano l’attività dell’UNRWA all’interno di Israele, il personale dell’agenzia ha lasciato il complesso e ha trasferito le operazioni di gestione ad Amman, la capitale della Giordania. A dicembre, la polizia israeliana e i funzionari municipali di Gerusalemme hanno fatto irruzione nel complesso, hanno confiscato le attrezzature, hanno rimosso la bandiera dell’ONU dal tetto e hanno issato al suo posto una bandiera israeliana. A gennaio, il comune ha demolito diverse strutture sul sito. In quell’occasione, il Segretario Generale delle Nazioni Unite António Guterres ha condannato l’azione, affermando che il sito “rimane una sede delle Nazioni Unite ed è inviolabile”. L’ONU ha dichiarato che l’ingresso delle forze israeliane, la confisca delle attrezzature e la demolizione degli edifici hanno violato il diritto internazionale e gli obblighi di Israele ai sensi della Carta delle Nazioni Unite. Il complesso è rimasto vuoto da dicembre. Demolizione di edifici presso la sede dell’UNRWA a Gerusalemme Est, a gennaio. Crediti: ILIA YEFIMOVICH / AFP La maggior parte delle accuse di Israele contro l’UNRWA verte su affermazioni secondo cui i dipendenti dell’agenzia avrebbero collaborato con Hamas e partecipato all’attacco del 7 ottobre. Israele sostiene inoltre che Hamas avrebbe utilizzato per anni le strutture dell’UNRWA a Gaza, in particolare le scuole. I funzionari dell’UNRWA negano le accuse e fanno riferimento a rapporti e dati delle Nazioni Unite che, a loro dire, presentano un quadro più complesso di quello descritto da Israele. Secondo l’UNRWA, Israele ha finora fornito prove convincenti di legami con Hamas solo per 12 dipendenti dei circa 12.000 membri del personale a Gaza. Prove ritenute sufficientemente convincenti sono state presentate contro nove di questi dipendenti, tutti uccisi dall’esercito israeliano o licenziati dall’agenzia. Uno è stato identificato come il militante ripreso mentre rapiva il corpo di Yonatan Samerano. La maggior parte dei paesi che finanziano l’UNRWA ha sospeso il proprio sostegno all’agenzia a seguito delle accuse di Israele, ma poi ha ripristinato i finanziamenti. L’agenzia continua a svolgere un ruolo fondamentale nella fornitura di servizi nei campi profughi palestinesi sia a Gaza che in Cisgiordania. Per anni, l’esercito israeliano e il Ministero della Difesa hanno cercato di istituire un museo centrale dedicato alla storia dell’IDF. Il piano originale era quello di costruire il museo sul Monte Eitan, a ovest di Gerusalemme. Negli ultimi anni, i progettisti hanno optato per un sito proposto nel quartiere Nayot di Gerusalemme, e sono stati preparati i progetti architettonici per il progetto in quella sede. Più recentemente, tuttavia, il Ministero della Difesa, il Comune di Gerusalemme e l’Autorità Fondiaria Israeliana hanno deciso di spostare il progetto nell’ex complesso dell’UNRWA. Il sito si trova accanto ad Ammunition Hill, dove è già operativo un piccolo museo che commemora la battaglia combattuta in quel luogo durante la Guerra dei Sei Giorni del 1967. https://www.haaretz.com/israel-news/israel-security/2026-05-17/ty-article/.premium/israel-to-build-defense-compound-on-demolished-unrwa-hq-site-in-east-jerusalem/0000019e -3734-d444-a5fe-bff7d9840000 Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
May 21, 2026
Assopace Palestina
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E GUERRA: TUTTO COMINCIA NELLE NOSTRE UNIVERSITÀ?@1
Tornano i Saperi Maledetti con una nuova puntata in cui approfondiremo una forma di sapere particolarmente moderna e sempre più pervasiva nelle nostre vite: l’Intelligenza Artificiale. Siamo partit3 dal consueto lavoro di interviste, in particolare alle facoltà STEM del Politecnico e di Fisica, per sviluppare ragionamenti e considerazioni con l3 student3, intorno a quanto l’IA stia plasmando il presente e come plasmerà il futuro. Per concentrarci sull’aspetto, spesso ignorato, degli utilizzi bellici di questa tecnologia, abbiamo avuto il piacere di interpellare Dario Guarascio, professore di economia politica all’università della Sapienza di Roma e autore di Imperialismo Digitale, che ci ha fornito un prezioso contributo sull’apparato digitale militare, i meccanismi di automazione delle guerre e le loro conseguenze geopolitiche, delineandone anche i collegamenti con il mondo accademico. Proseguendo con l’indagine universitaria, abbiamo esplorato come il sapere prodotto all’interno degli atenei anche in questo caso risulti essere subordinato al mercato della guerra e di come la ricerca libera sia ormai un miraggio nel nostro paese. Questo aspetto è stato affrontato con la testimonianza di Marco Rondina, dottorando presso la facoltà di ingegneria informatica del Politecnico di Torino che si occupa nel suo lavoro di ricerca dell’equità dei dati per promuovere uno sviluppo e un uso responsabile dell’Intelligenza Artificiale, con il quale abbiamo parlato del mondo della ricerca e del ricatto intrinseco nella precarizzazione ed aziendalizzazione delle università. Le necessità delle student3 e delle ricercatric3 ancora una volta risultano essere allineate nella volontà di generare un sapere indipendente dai meccanismi stantii di un sistema che l3 relega ad un ruolo di strumenti passivi nella catena del valore.  Qui trovate il podcast integrale: Qui trovate l’intervista a Dario Guarascio in vista del dibattito tenuto da lui e Dario di Conzo”Imperialismo digitale” che si terrà Sabato 13 Giugno al Blackout Fest: Dario Guarascio è autore del libro:“Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA” edito per Laterza (2026) e docente di Politica economica a La Sapienza. Dario di Conzo è collaboratore di Radio Blackout e co-curatore su Radio Onda d’Urto di Levante, ricercatore alla Normale Superiore e docente a contratto a “L’Orientale” di Napoli in “Riforme economiche della Cina Contemporanea”. Qui trovate l’intervista con Marco Rondina, dottorando presso il Nexa Center for Internet and Society e laureato in Ingegneria Informatica al Politecnico di Torino, con specializzazione in Data Analytics: Qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto al Politecnico: Infine qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto a Fisica:
INTELLIGENZA ARTIFICIALE E GUERRA: TUTTO COMINCIA NELLE NOSTRE UNIVERSITÀ?@0
Tornano i Saperi Maledetti con una nuova puntata in cui approfondiremo una forma di sapere particolarmente moderna e sempre più pervasiva nelle nostre vite: l’Intelligenza Artificiale. Siamo partit3 dal consueto lavoro di interviste, in particolare alle facoltà STEM del Politecnico e di Fisica, per sviluppare ragionamenti e considerazioni con l3 student3, intorno a quanto l’IA stia plasmando il presente e come plasmerà il futuro. Per concentrarci sull’aspetto, spesso ignorato, degli utilizzi bellici di questa tecnologia, abbiamo avuto il piacere di interpellare Dario Guarascio, professore di economia politica all’università della Sapienza di Roma e autore di Imperialismo Digitale, che ci ha fornito un prezioso contributo sull’apparato digitale militare, i meccanismi di automazione delle guerre e le loro conseguenze geopolitiche, delineandone anche i collegamenti con il mondo accademico. Proseguendo con l’indagine universitaria, abbiamo esplorato come il sapere prodotto all’interno degli atenei anche in questo caso risulti essere subordinato al mercato della guerra e di come la ricerca libera sia ormai un miraggio nel nostro paese. Questo aspetto è stato affrontato con la testimonianza di Marco Rondina, dottorando presso la facoltà di ingegneria informatica del Politecnico di Torino che si occupa nel suo lavoro di ricerca dell’equità dei dati per promuovere uno sviluppo e un uso responsabile dell’Intelligenza Artificiale, con il quale abbiamo parlato del mondo della ricerca e del ricatto intrinseco nella precarizzazione ed aziendalizzazione delle università. Le necessità delle student3 e delle ricercatric3 ancora una volta risultano essere allineate nella volontà di generare un sapere indipendente dai meccanismi stantii di un sistema che l3 relega ad un ruolo di strumenti passivi nella catena del valore.  Qui trovate il podcast integrale: Qui trovate l’intervista a Dario Guarascio in vista del dibattito tenuto da lui e Dario di Conzo”Imperialismo digitale” che si terrà Sabato 13 Giugno al Blackout Fest: Dario Guarascio è autore del libro:“Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA” edito per Laterza (2026) e docente di Politica economica a La Sapienza. Dario di Conzo è collaboratore di Radio Blackout e co-curatore su Radio Onda d’Urto di Levante, ricercatore alla Normale Superiore e docente a contratto a “L’Orientale” di Napoli in “Riforme economiche della Cina Contemporanea”. Qui trovate l’intervista con Marco Rondina, dottorando presso il Nexa Center for Internet and Society e laureato in Ingegneria Informatica al Politecnico di Torino, con specializzazione in Data Analytics: Qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto al Politecnico: Infine qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto a Fisica:
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Tornano i Saperi Maledetti con una nuova puntata in cui approfondiremo una forma di sapere particolarmente moderna e sempre più pervasiva nelle nostre vite: l’Intelligenza Artificiale. Siamo partit3 dal consueto lavoro di interviste, in particolare alle facoltà STEM del Politecnico e di Fisica, per sviluppare ragionamenti e considerazioni con l3 student3, intorno a quanto l’IA stia plasmando il presente e come plasmerà il futuro. Per concentrarci sull’aspetto, spesso ignorato, degli utilizzi bellici di questa tecnologia, abbiamo avuto il piacere di interpellare Dario Guarascio, professore di economia politica all’università della Sapienza di Roma e autore di Imperialismo Digitale, che ci ha fornito un prezioso contributo sull’apparato digitale militare, i meccanismi di automazione delle guerre e le loro conseguenze geopolitiche, delineandone anche i collegamenti con il mondo accademico. Proseguendo con l’indagine universitaria, abbiamo esplorato come il sapere prodotto all’interno degli atenei anche in questo caso risulti essere subordinato al mercato della guerra e di come la ricerca libera sia ormai un miraggio nel nostro paese. Questo aspetto è stato affrontato con la testimonianza di Marco Rondina, dottorando presso la facoltà di ingegneria informatica del Politecnico di Torino che si occupa nel suo lavoro di ricerca dell’equità dei dati per promuovere uno sviluppo e un uso responsabile dell’Intelligenza Artificiale, con il quale abbiamo parlato del mondo della ricerca e del ricatto intrinseco nella precarizzazione ed aziendalizzazione delle università. Le necessità delle student3 e delle ricercatric3 ancora una volta risultano essere allineate nella volontà di generare un sapere indipendente dai meccanismi stantii di un sistema che l3 relega ad un ruolo di strumenti passivi nella catena del valore.  Qui trovate il podcast integrale: Qui trovate l’intervista a Dario Guarascio in vista del dibattito tenuto da lui e Dario di Conzo”Imperialismo digitale” che si terrà Sabato 13 Giugno al Blackout Fest: Dario Guarascio è autore del libro:“Imperialismo digitale. Economia e guerra ai tempi delle piattaforme e dell’IA” edito per Laterza (2026) e docente di Politica economica a La Sapienza. Dario di Conzo è collaboratore di Radio Blackout e co-curatore su Radio Onda d’Urto di Levante, ricercatore alla Normale Superiore e docente a contratto a “L’Orientale” di Napoli in “Riforme economiche della Cina Contemporanea”. Qui trovate l’intervista con Marco Rondina, dottorando presso il Nexa Center for Internet and Society e laureato in Ingegneria Informatica al Politecnico di Torino, con specializzazione in Data Analytics: Qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto al Politecnico: Infine qui trovate alcune delle interviste che abbiamo svolto a Fisica:
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26 Maggio: l’Emilia-Romagna si mobilita
Legge regionale sulle aree idonee per la collocazione degli impianti di energia rinnovabile e campagna Basta Complicità.  Il 26 maggio, sotto il Palazzo della Regione, a Bologna, coincideranno due eventi: in mattinata il presidio per la proposta di legge regionale sulle aree idonee per la collocazione degli impianti di energia rinnovabile, e nel pomeriggio il sit-in del coordinamento regionale per la campagna Basta Complicità.    La proposta di legge regionale sulle aree idonee per la collocazione degli impianti di energia rinnovabile è in corso ormai da mesi, e martedì 26 maggio, in concomitanza con il presidio, si svolgerà la discussione del disegno in Aula. RECA, che già precedentemente si era trovata in disaccordo con le proposte della regione e aveva rifiutato di sottoscrivere il patto per il lavoro e il clima; nel 2020 ha nuovamente sollevato criticità riguardo alla proposta.  Il conflitto nasce in primo luogo dall’inadeguatezza degli obiettivi posti dalla Giunta, e poi dalla mancanza di democraticità della proposta. Infatti, questa si focalizza, più che sul contributo di istituzioni locali e cittadinanza, su aziende e mercato, che diventerebbero quindi gli attori principali della transizione ecologica. Se da un lato è vero che ci sono delle linee guida nazionali da rispettare nel quadro delle proposte regionali, dall’altro è vero anche che ci sarebbero numerosi “spiragli” da poter sfruttare per poter garantire un approccio più democratico. Per esempio, a partire dal favoreggiamento della realizzazione di impianti fotovoltaici e di biometano di piccola e media taglia.  Il dipartimento emiliano-romagnolo di RECA, che sta per Rete Emergenza Climatica e Ambientale, pur essendo una delle maggiori associazioni che si sta muovendo tentando di modificare questa proposta di legge, di certo non è la sola. Infatti RECA raggruppa, a sua volta, più di 90 associazioni e comitati del territorio che insieme uniscono le forze per lottare contro le politiche che, come questa, sono in realtà nemiche di clima e ambiente. Accanto a RECA, con posizioni altrettanto forti, si è schierato il dipartimento emiliano-romagnolo di AMAS, Assemblea dei Movimenti Ambientalisti e Sociali, che ha giudicato altrettanto inadeguate le proposte della Giunta. Anche Legambiente Emilia-Romagna ha presentato i suoi suggerimenti per il provvedimento regionale sulle aree idonee per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili. In particolare ha sottolineato il ritardo stimato di 7,5 anni al completamento degli obiettivi, inoltre, come RECA e AMAS, ha posto l’attenzione sull’importanza degli impianti a fonti rinnovabili per la comunità, sostenendo che la Regione debba prendersi la responsabilità di gestire la transizione energetica senza delegare le responsabilità.  La proposta della giunta ha destato molta insoddisfazione nel territorio, e hanno manifestato il loro dissenso anche Coordinamento Free Energia, Energia per l’italia e Italia solare, assieme alla responsabile del dipartimento clima ed energia del WWF Italia, Mariagrazia Midulla, e Alessandro Giannì, Responsabile delle Relazioni Istituzionali e Scientifiche di Greenpeace Italia. Le associazioni hanno a loro volta nuovamente sottolineato l’inadeguatezza del provvedimento, chiamando ad una legge chiara e inattaccabile, così da evitare un possibile ricorso ed un regresso nella transizione ecologica. Insomma, le criticità sembrano essere numerose. Per questo è stato organizzato un presidio, martedì 26 maggio alle ore 9, sotto la sede della Regione a Bologna, con lo scopo di sollecitare un cambiamento dell’impostazione di fondo della proposta di legge regionale. La transizione ecologica non può dipendere da regolamenti ambigui che escludono la popolazione dalle scelte che la coinvolgono in prima persona.    Nello stesso giorno, sempre presso il Palazzo della Regione ma di pomeriggio, ancora strategicamente in corrispondenza con l’Assemblea Legislativa regionale, si svolgerà il sit-in per la campagna Basta Complicità. Sarà l’occasione di consegnare alla Regione le firme della petizione della campagna che chiede di interrompere i rapporti economici con Israele. Infatti, stando al diritto internazionale, anche solo commerciare con un paese in violazione del diritto di autodeterminazione dei popoli è da considerarsi illegale. L’iniziativa ci ricorda, ancora una volta, della crisi umanitaria in Palestina che continua ad avvenire sotto i nostri occhi, con un fasullo cessate il fuoco in vigore. Il processo di pulizia etnica attuato da Israele è sempre più invisibile ed in un mondo di indifferenza e crescente riarmo non si può rischiare di rimanere complici del silenzio.  La petizione popolare è sostenuta da una rete di più di 50 associazioni regionali, tra cui BDS e Sanitari Per Gaza, ed è stata sottoscritta a livello nazionale da Mediterranea Saving Humans, Giovani Palestinesi d’Italia e Global Movement to Gaza. L’obiettivo finale è l’interruzione di rapporti economici e commerciali con Israele, sia a livello regionale che nazionale, per boicottare con azioni concrete i responsabili del genocidio Palestinese. Il programma si focalizza su sei punti principali: lo stop all’utilizzo del porto di Ravenna per commerci con Israele; l’istituzione di un osservatorio sul traffico di armi; l’uscita dai progetti con aziende di armamenti coinvolte con Israele; l’interruzione regionale di forniture e beni a aziende israeliane; l’esclusione di enti e aziende israeliana da manifestazioni fieristiche e l’istituzione di un comitato etico; l’interruzione di progetti educativi che prevedono la collaborazione con aziende di armi. Il testo completo della petizione può essere trovato al seguente link. La petizione può essere firmata solo in forma cartacea e i punti di raccolta sono disponibili cliccando qui.    Il sit in per la campagna Basta Complicità, così come il presidio per la legge sulle aree idonee, dimostrano ancora una volta l’importanza delle iniziative popolari per costruire ogni giorno una politica che mette al primo posto il popolo, e non gli interessi economici. Non si può sperare di costruire un futuro migliore contribuendo al silenzio generale che opprime e danneggia noi, l’ambiente e popoli innocenti.    Di Anita Moretti e-a-impianti-di-energia-rinnovabile-la-proposta-di-legge-va-modificata/ https://www.pressenza.com/it/2025/11/rete-emergenza-climatica-e-ambientale-emilia-romagna-esclusa-dal-confronto-con-la-regione/ https://www.recaemiliaromagna.it/ https://www.legambiente.emiliaromagna.it/2025/03/22/decreto-regionale-aree-idonee-le-proposte-di-legambiente/ https://www.amaser.it/chi-siamo/ https://www.ilpiacenza.it/attualita/aree-idonee-in-emilia-romagna-per-impianti-fonti-rinnovabili-si-punti-a-100-entro-il-2035.html  https://www.solareb2b.it/italia-solare-emilia-romagna-aree-idonee/ https://www.nextville.it/news/63564/aree-idonee-fer-in-emilia-romagna-i-timori-delle-associazioni https://www.instagram.com/bastacomplicita/   Redazione Romagna
May 21, 2026
Pressenza
VENERDÌ 22 MAGGIO LA CAROVANA AMBIENTALISTA E SOCIALE FA TAPPA ANCHE A CESENA
È partita l’11 aprile da Piacenza la Carovana ambientalista e sociale che, attraversando tutti i capoluoghi di provincia dell’Emilia‑Romagna, si concluderà a Bologna il 13 e 14 giugno con un convegno regionale. La tappa cesenate è prevista per venerdì 22 maggio dalle 15 sino alle 17 a Villa Silvia di Lizzano. L’iniziativa è promossa da due reti ambientaliste regionali — la Rete Emergenza Climatica e Ambientale Emilia‑Romagna (RECA) e l’Assemblea dei Movimenti Ambientali e Sociali dell’Emilia‑Romagna (AMAS‑ER) — e coinvolge complessivamente circa un centinaio di realtà associative. La Carovana non è un corteo permanente, ma un calendario di tappe territoriali in cui associazioni, comitati e cittadini danno voce a vertenze locali e ne evidenziano le connessioni a livello regionale. Obiettivi e contenuti •  Ascolto dei territori: ogni tappa è dedicata alla raccolta di testimonianze sulle principali criticità locali. •  Tematiche centrali: consumo di suolo, inquinamento, gestione dell’acqua, energia, rifiuti, salute pubblica, mobilità, crisi climatica e partecipazione democratica. •  Rete e visibilità: l’obiettivo è mettere in relazione esperienze spesso isolate, rendere visibile il filo comune che lega le diverse mobilitazioni e costruire proposte condivise. EVENTO DI CESENA La Carovana farà tappa a Cesena venerdì 22 maggio a Villa Silvia di Lizzano dentro il BiodiversyFest (www.biodiversyFest.it) dalle 15:00 alle 17:00. Il programma prevede la presentazione della Carovana, interventi di realtà associative e comitati locali sulle problematiche del territorio. Tutti i cittadini sono invitati a partecipare. Per info contattare il WWF Forlì-Cesena che coordina la Carovana all’evento cesenate. Appuntamento finale e docufilm Il percorso si concluderà a Bologna il 13 e 14 giugno con un convegno regionale che raccoglierà i contributi emersi durante le tappe. L’incontro servirà a restituire una mappa delle criticità e delle possibili alternative, mettendo in dialogo esperti, movimenti e realtà territoriali. Durante la Carovana sarà inoltre realizzato un docufilm per documentare le lotte, le ragioni e le proposte raccolte lungo il viaggio; per la sua produzione è stata avviata una campagna di crowdfunding sulla piattaforma Produzioni dal Basso. Invito alla stampa La presenza dei giornalisti è gradita per dare massima visibilità agli eventi e alle istanze portate dalla Carovana. Redazione Romagna
May 21, 2026
Pressenza
“Foglio di via illegittimo”: Extinction Rebellion vince il ricorso al Consiglio di Stato
Il Consiglio di Stato ha annullato il foglio di via di un anno a un’attivista di Extinction Rebellion per aver partecipato una manifestazione al Tesla Store nel 2025. Per i giudici la misura violava il principio di proporzionalità ed era priva di elementi concreti per qualificare l’attivista come socialmente pericolosa e lesiva della libertà di movimento. Per il movimento è una “sentenza storica che mette nero su bianco l’illegittimità delle politiche repressive del governo.” Dopo oltre un anno di ricorsi, il Consiglio di Stato ha dichiarato illegittimo il foglio di via della durata di un anno emesso dalla Questura di Milano nei confronti di un’attivista di Extinction Rebellion, per aver partecipato aduna manifestazione al Tesla Store. I giudici hanno inoltre condannato il Ministero dell’Interno al pagamento delle spese legali. “Il Consiglio di Stato mette oggi nero su bianco, in una sentenza storica, quello che movimenti, avvocati e costituzionalisti ripetono da anni: il foglio di via è una misura illegittima e gravemente lesiva delle libertà personali” commenta Extinction Rebellion. I fatti risalgono al 7 marzo 2025, quando decine di persone avevano preso parte a un’azione con Extinction Rebellion e occupato il Tesla Store di Milano in Piazza Gae Aulenti. L’iniziativa mirava a denunciare la responsabilità dei miliardari nella crisi climatica e nell’aumento delle diseguaglianze sociali e il ruolo di Elon Musk nell’avanzata di movimenti politici di estrema destra a livello internazionale . La protesta si era conclusa con 22 persone denunciate per manifestazione non preavvisata e 10 anche per violenza privata. Nelle settimane successive, 7 di loro avevano ricevuto un foglio di via obbligatorio, una misura di prevenzione del Codice Antimafia, che consente di allontanare da un Comune per un periodo compreso tra 6 mesi e 4 anni, soggetti ritenuti “socialmente pericolosi” che non abbiano nel Comune “legami significativi”, come residenza, lavoro, studio o motivi familiari. Nonostante ciò, il foglio di via era stato notificato anche a una giovane residente in un Comune limitrofo, con grossi rapporti personali e famigliari con Milano, stravolgendo la sua vita quotidiana e isolandola dalla rete di relazioni. Nel foglio di via il Questore riportava che l’attivista avesse mostrato “una pervicace inclinazione a tenere condotte in grado di turbare l’ordine e la sicurezza pubblica”, nonostante durante la manifestazione il suo ruolo si fosse limitato a distribuire succo di frutta e biscotti alle altre persone. I legali di Extinction Rebellion avevano immediatamente presentato ricorso al TAR Lombardia, evidenziando i legami della giovane con la città, tra cui la presenza dei nonni. Il TAR aveva però respinto la richiesta di sospensione, motivando la decisione anche con il fatto che la protesta fosse avvenuta nello stesso periodo di atti vandalici contro veicoli Tesla compiuti da soggetti diversi, ritenuti idonei a generare “un clima di incertezza tra i consumatori” e un danno diretto all’azienda. Data l’assurdità di punire una persona per atti non da lei compiuti, il caso è stato portato davanti al Consiglio di Stato, che ha infatti ribaltato la decisione: i giudici hanno riconosciuto la violazione del principio di proporzionalità e l’assenza di elementi concreti per qualificare l’attivista come socialmente pericolosa. La misura è stata giudicata sproporzionata rispetto ai fatti contestati e lesiva della libertà di movimento. Nel frattempo, per mesi l’attivista non ha potuto entrare a Milano senza autorizzazione preventiva della Questura, talvolta negata, anche per esigenze legate allo studio. “Quello che mi è successo è un chiaro esempio di come funziona la macchina di violenza e intimidazione dell’apparato poliziesco statale il cui obiettivo non è proteggerci, ma punire e isolare chi esprime dissenso,” ha dichiarato l’attivista. “Io ho avuto la possibilità di difendermi, ma non tutte ce l’hanno. Da questa esperienza ho imparato che non dobbiamo farci paralizzare dalla repressione, ma portare solidarietà a chi ne è colpito e disobbedire ancora, perché quando lo facciamo insieme funziona, tanto che a seguito della concomitanza di azioni svolte da vari gruppi nei confronti di Tesla lo showroom di Milano è stato chiuso!”. Storie come questa rendono evidente il clima repressivo che si respira in Italia, destinato ad intensificarsi e normalizzarsi a causa della recente conversione in legge dell’ultimo decreto sicurezza. “Di fronte a questo clima di soffocamento delle libertà democratiche e di partecipazione alla vita politica comune” conclude l’attivista “è essenziale rafforzare le relazioni e creare reti di solidarietà che non si lascino intimorire e spezzare dalla repressione. Perché è solo insieme che è possibile difendere la Terra da chi sta traendo profitto dalla sua distruzione.” Fonti * Extinction Rebellion: https://extinctionrebellion.it/press/2025/03/07/occupata-tesla-milano/ * Oxfam: https://www.oxfamitalia.org/emissioni-super-ricchi-futuro-del-pianeta/ * La Repubblica: * https://www.repubblica.it/esteri/2024/12/21/news/elon_musk_afd_destra_uk_donazioni-423900716/   Extinction Rebellion
May 21, 2026
Pressenza

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