Ammissione israeliana: le milizie armate di Gaza hanno fallito e potrebbero rivoltarsi contro Israeledalla Redazione Palestine Chronicle,
Palestine Chronicle, 22 giugno 2026.
Analisti israeliani ed ex funzionari dei servizi segreti riconoscono sempre più
apertamente che le milizie sostenute da Israele non sono riuscite a contrastare
Hamas a Gaza.
Membri di un gruppo armato sostenuto da Israele a Gaza posano in un’immagine
diffusa da quella fazione. (Foto: Social Media)
Per oltre due anni, Israele ha perseguito in silenzio ciò che molti funzionari
speravano diventasse uno dei pilastri centrali della sua strategia di genocidio
a Gaza: la creazione di gruppi armati palestinesi locali in grado di sfidare
Hamas, amministrare il territorio e, alla fine, fungere da forza di governo
alternativa all’interno della Striscia.
Oggi, secondo un’inchiesta pubblicata dalla testata israeliana Zman Israel,
persino alcuni analisti israeliani, ex funzionari dei servizi segreti ed esperti
di sicurezza stanno apertamente mettendo in discussione se l’intero progetto sia
fallito.
Lungi dal diventare una valida alternativa ad Hamas, le milizie rimangono
frammentate, geograficamente isolate, dipendenti dalla protezione israeliana e
in gran parte prive di legittimità pubblica.
Ciò che è ancora più allarmante per Israele è che gli esperti avvertono ora che
le armi, l’addestramento e le capacità fornite a questi gruppi potrebbero alla
fine essere rivolte contro la stessa occupazione.
Il rapporto rivela una crescente frustrazione all’interno dei circoli politici
israeliani, poiché gli sforzi per creare una nuova realtà politica a Gaza
continuano a non dare i risultati sperati.
Un progetto costruito in segreto
Secondo Zman Israel, Israele ha trascorso l’ultimo anno fornendo ai gruppi
armati anti-Hamas un ampio sostegno, tra cui armi, intelligence, rifornimenti
alimentari, assistenza logistica, supporto aereo e cure mediche all’interno di
Israele per i combattenti feriti.
L’indagine mette in luce prove che suggeriscono che alcuni gruppi potrebbero ora
ricevere equipaggiamento militare sempre più sofisticato.
A maggio, una milizia ha pubblicato un filmato in cui si vedeva uno dei suoi
membri all’opera con quello che sembrava essere un grande drone di tipo
militare, suscitando nuove preoccupazioni tra gli osservatori israeliani
riguardo alla natura del sostegno fornito.
Eppure, nonostante le risorse investite, gran parte del progetto rimane avvolta
nel segreto.
Le autorità israeliane si sono ripetutamente rifiutate di rispondere alle
domande riguardanti la struttura delle milizie, i loro finanziamenti, gli
obiettivi operativi o il loro ruolo a lungo termine a Gaza.
L’esercito israeliano ha rifiutato di commentare se le attrezzature avanzate
visibili nei video delle milizie provenissero da Israele, mentre anche l’Ufficio
del Primo Ministro e il Ministero della Difesa hanno evitato di fornire risposte
concrete.
La mancanza di trasparenza è diventata una delle critiche principali sollevate
dagli stessi esperti israeliani.
«Capitale delle fantasie israeliane»
Tra i critici più acuti c’è Michael Milshtein, ex responsabile degli affari
palestinesi nell’intelligence militare israeliana e uno degli analisti più
rispettati di Israele sulla società palestinese.
«Gaza è diventata la capitale delle fantasie israeliane, e questo include il
controllo di queste milizie», ha dichiarato Milshtein a Zman Israel.
La sua critica va ben oltre le questioni di attuazione. Milshtein sostiene che
il presupposto di fondo – secondo cui Israele avrebbe potuto creare
un’alternativa palestinese locale a Hamas attraverso proxy armati – fosse
viziato fin dall’inizio.
Secondo il rapporto, all’inizio del 2024 Israele ha inizialmente tentato di
coltivare strutture di potere alternative attraverso clan, famiglie influenti e
figure locali. Tali sforzi sono in gran parte falliti dopo che molte famiglie
hanno rifiutato di collaborare, temendo sia lo scontro con Hamas sia le accuse
di collaborazione con l’occupazione.
Netanyahu ha successivamente ammesso che Israele aveva tentato di rafforzare i
clan e gli attori locali per sostituire il dominio di Hamas, ma la strategia ha
prodotto pochi risultati tangibili.
Centinaia di combattenti, poca influenza
Il rapporto dipinge un quadro desolante dell’effettiva presenza delle milizie
all’interno di Gaza.
Video, post sui social media e dichiarazioni pubbliche rilasciate dai gruppi
suggeriscono che la loro forza complessiva ammonti a sole poche centinaia di
combattenti. Le loro attività consistono principalmente in scontri sporadici con
Hamas, campagne di distribuzione di aiuti, pattugliamenti nelle aree controllate
da Israele e un’intensa attività sui social media volta a proiettare influenza.
Sebbene alcuni leader delle milizie sostengano di amministrare piccole enclavi
libere dal controllo di Hamas, il rapporto rileva che quasi tutta la popolazione
di Gaza rimane concentrata in aree dove Hamas continua a esercitare la propria
autorità.
I ricercatori intervistati da Zman Israel hanno concluso che le milizie non sono
riuscite a modificare in modo significativo l’equilibrio di potere all’interno
della Striscia.
Milshtein è stato particolarmente schietto. Secondo il rapporto, egli ha
sostenuto che i gruppi abbiano avuto «un’influenza davvero minima» su Gaza, al
di là di un potenziale danno agli interessi israeliani.
I palestinesi sono profondamente scettici
Forse la conclusione più dannosa riguarda la legittimità agli occhi
dell’opinione pubblica. L’indagine cita testimonianze di residenti di Gaza,
ricercatori e persino di alcuni degli stessi leader delle milizie, secondo cui i
gruppi hanno faticato a ottenere accettazione tra i palestinesi.
I residenti intervistati da Zman Israel avrebbero descritto un clima di ostilità
nei confronti delle milizie, mentre altri le hanno respinte in quanto entità che
non rappresentano gli interessi nazionali palestinesi.
Persino i ricercatori israeliani che sostengono gli sforzi volti a indebolire
Hamas hanno riconosciuto che le milizie rimangono attori marginali con
un’influenza limitata sulla vita civile.
Una critica ricorrente in tutto il rapporto è che nessuno degli attuali leader
delle milizie godeva di una posizione significativa all’interno della società
palestinese prima della guerra. Alcuni sarebbero stati associati ad attività
criminali, operazioni di contrabbando o altri retroscena controversi.
Milshtein ha offerto forse la valutazione più devastante. «Chiaramente, abbiamo
preso lo strato più basso della società palestinese», ha detto.
«Persone che sono criminali, figure discutibili, coinvolte nel terrorismo contro
Israele — nella convinzione che potessero diventare un’alternativa a Hamas».
Timori di un contraccolpo
Il rapporto rivela anche una crescente preoccupazione che il progetto possa alla
fine ritorcersi contro.
Milshtein ha avvertito che trasferire capacità avanzate come i droni ai gruppi
di miliziani comporta gravi rischi.
«Alla fine si dedicheranno essi stessi al terrorismo, oppure Hamas si
impadronirà dei droni e li userà contro di noi», ha avvertito.
Altre preoccupazioni riguardano la possibilità che le armi distribuite alle
milizie possano alla fine finire nelle mani dei gruppi di resistenza
palestinesi, creando una nuova sfida alla sicurezza per Israele.
L’indagine rileva inoltre che alcune milizie avrebbero partecipato allo
sfollamento di civili da aree destinate a un maggiore controllo israeliano,
sollevando ulteriori interrogativi sul loro ruolo sul campo.
Nessuna strategia, nessuna responsabilità
Al di là delle questioni di efficacia, il rapporto mette in luce quella che i
critici descrivono come una profonda mancanza di chiarezza strategica.
Dopo anni di guerra, Israele sembra ancora incapace di rispondere a una domanda
fondamentale: quale ruolo dovrebbero effettivamente svolgere questi gruppi?
Le milizie non hanno sostituito Hamas. Non hanno stabilito un’ampia autorità
amministrativa. Non si sono assicurate un sostegno pubblico significativo.
E secondo il rapporto, c’è stata ben poca valutazione seria sull’opportunità
stessa di proseguire il progetto.
La valutazione finale di Milshtein coglie la crescente frustrazione che sta
emergendo in alcuni settori dell’establishment di sicurezza israeliano. «Nessuno
si ferma a chiedersi dove stia portando tutta questa assurdità», ha affermato.
«È d’aiuto? È dannosa? Dovrebbe essere modificata o annullata? Da due anni non
c’è stata alcuna analisi di tutta questa vicenda – né nello Shin Bet né
nell’esercito. Non c’è alcuna analisi, e quando non c’è analisi, gli errori
semplicemente si ripetono all’infinito.”
https://www.palestinechronicle.com/israeli-admission-armed-gaza-militias-failed-and-could-turn-against-israel
Traduzione a cura di AssopacePalestina
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