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[2026-02-07] BI-SCUSSIONI - Cerchi di discussione su bisessualità, bifobia e misoginia @ Ex 51
BI-SCUSSIONI - CERCHI DI DISCUSSIONE SU BISESSUALITÀ, BIFOBIA E MISOGINIA Ex 51 - Via Aurelio Bacciarini 12, Valle Aurelia (sabato, 7 febbraio 15:30) CERCHIO SU BISESSUALITÀ, BIFOBIA E BIMISOGINIA Un cerchio di discussione per esplorare e riflettere sulla bisessualità, e su come la bifobia si interseziona con la misoginia. 📅 sabato 7 febbraio 2026 🕒 inizio discussione 15:30 📌 Spazio Sociale Ex 51 🗺️ Via Bacciarini 12 (MA Valle Aurelia) L'incontro fa parte di una serie di cerchi di discussione organizzati in avvicinamento all'8 marzo. La partecipazione è libera e aperta: non è necessario prendere parte tutti gli incontri. Ti aspettiamo!
February 4, 2026
Gancio de Roma
La Diplomazia Bolivariana di Pace di Delcy Rodriguez spiegata con Fidel Castro
Venezuela continua ad avanzare con la Diplomazia Bolivariana di Pace, anzi possiamo affermare che è cresciuto – come Stato – grazie alla Diplomazia Bolivariana di Pace, come elemento integrante dello Stato bolivariano fin dal primo governo di Hugo Chavez. Possiamo affermare che la Rivoluzione Bolivariana ha inciso, sul piano interno, attraverso le elezioni democratiche, e sul piano estero proprio grazie alla cosiddetta Diplomazia Bolivariana di Pace, di cui si sente tanto parlare oggi. Fin dai tempi di Chavez, le elezioni in Venezuela hanno avuto la funzione di far crescere la coscienza politica delle masse per accrescere la “democrazia partecipata e protagonista”, come viene denominata, e la ricerca costante della dialettica conflitto-consenso, cifra caratteristica del “socialismo del XXI secolo” esplicitato nel Libro Azul dal Comandante Hugo Chavez Frias. Non dimentichiamoci infatti che, a differenza delle rivoluzioni novecentesche – volte a mettere fuori legge la borghesia – la Rivoluzione Bolivariana ha fondato il suo processo attraverso tornate elettorali, convivendo con la borghesia e scommettendo di toglierle terreno, depotenziando da dentro lo Stato borghese e cercando di conquistare più consensi verso il progressismo sociale. Questo però lascia libera azione alla “coercizione rivoluzionaria” da parte dell’oligarchia in Venezuela che, dopo le guarimbas, i sabotaggi e gli innumerevoli tentati golpe e incursioni mercenaria, non possiamo dire che non sia attiva. E’ proprio in questi casi che la Diplomazia Bolivariana di Pace ha inciso, non dimenticando: i tavoli di dialogo in Repubblica Dominicana tra rappresentanti del governo venezuelano e l’opposizione, con l’obiettivo di giungere ad un accordo di convivenza politica nella nazione caraibica; il dialogo tra il governo bolivariano venezuelano e la Colombia nel 2022; e il dialogo tra il presidente venezuelano Nicolas Maduro e il presidente guyanese Irfaan Ali nel 2023 sulla questione post-coloniale dell’Esequibo. Proprio per questi motivi si può bene intendere come siano sempre state assurde le accuse di autoritarismo rivolte ai governi di Chavez e Maduro: la presenza massiccia di partiti d’opposizione, l’abbondante diversità di proposte politiche e il coinvolgimento del popolo dal basso nelle scelte politiche lo testimoniano. Ad oggi non si può dire che il Venezuela di Chavez, Maduro e Rodriguez sia una “dittatura”, come i media mainstream occidentali continuano ad affermare, poiché la “filosofia del dialogo”, come ha spesso affermato Geraldina Colotti, è una costante in Venezuela per quanto riguarda sia i rapporti internazionali con la diplomazia sia i rapporti interni con vivacissimi scontri democratici all’interno del Grande Polo Patriottico. Il 23 aprile 2024, il Ministro del Potere Popolare per gli Affari Esteri, Yván Gil, ha tenuto una videoconferenza con il gruppo dei viceministri degli Esteri e dei capi delle missioni diplomatiche all’estero, al fine di rafforzare la Diplomazia Bolivariana di Pace. Il ministro degli Esteri venezuelano spiegò – attraverso il suo account sul social network X – che il Venezuela sta facendo progressi nel coordinamento delle “azioni della diplomazia di pace, amicizia e solidarietà internazionale in questo anno di importanti progetti per il futuro” proprio attraverso la “Diplomazia di Pace Bolivariana”, una filosofia politica del governo rivoluzionario bolivariano nata con il presupposto di servire i popoli, promossa dal Comandante Hugo Chávez e proseguita dal Presidente della Repubblica, Nicolás Maduro. Con questa politica il Venezuela Bolivariano si è avvicinato ai Paesi del mondo per promuovere la costruzione di un mondo multicentrico e multipolare, basato sul rispetto reciproco e sull’autodeterminazione dei popoli, come stabilito dal diritto internazionale. Ispirata agli ideali di Simón Bolívar, la Diplomazia Bolivariana di Pace è la dottrina di politica estera del Venezuela, promossa dai governi socialisti di Chavez, Maduro e Rodriguez volta a difendere la sovranità nazionale attraverso il dialogo, il multilateralismo e la cooperazione internazionale, mirando a contrastare l’ingerenza straniera (specialmente degli USA) e a sostenere la multipolarità, il diritto internazionale e la pace, definita come “totale”. I punti chiave della Diplomazia Bolivariana di Pace sono: * Difesa della Sovranità: Considerata l’asse centrale per proteggere il Venezuela da sanzioni e ingerenze esterne. * Multilateralismo e Pace: Promozione di relazioni internazionali basate sul rispetto reciproco, rifiutando l’unilateralismo. * Unione Latinoamericana: Sostegno all’integrazione regionale (es. con la Colombia) per creare un blocco di forza comune, superando le dottrine di sicurezza imposte da attori esterni. * Dialogo: Utilizzata per la risoluzione dei conflitti e la difesa dei diritti, come nel caso della controversia sulla Guayana Esequiba. In sintesi, viene presentata come un modello opposto all’imperialismo, focalizzato sulla costruzione di un nuovo ordine mondiale multipolare basato sul dialogo e sulla pace tra popoli fratelli. Con il rapimento arbitrario e illegale del Presidente costituzionale del Venezuela Nicolas Maduro, avvenuto il 3 gennaio 2026 in totale violazione del diritto internazionale da parte degli USA, la Corte Suprema del Venezuela ha ordinato alla vicepresidente del Venezuela, nonchè Ministra del Petrolio Delcy Rodriguez Gomez, di assumere il ruolo di Presidente vicaria. Da quel momento il governo bolivariano guidato da Rodriguez non ha fatto altro che dialogare con gli USA per il ritorno in patria di Maduro e di sua moglie Cilia Flores. Rodriguez non ha fatto altro che parlare di dialogo con gli USA, a differenza di quest’ultimi che non hanno fatto altro che minacciare diplomaticamente e militarmente il Paese con l’attuale Amministrazione Trump. Delcy Rodriguez, con un primo atto ufficiale, si è rivolta al mondo e agli Stati Uniti con quello che è stato chiamato “Messaggio dal Venezuela al mondo e agli USA”: un messaggio di pace in perfetto stile della diplomazia bolivariana, in cui ha ribadito la necessità di un “rapporto internazionale equilibrato e rispettoso tra gli USA e il Venezuela, e tra il Venezuela e i paesi della Regione, basato sull’uguaglianza sovrana e la non ingerenza” estendendo l’invito al governo USA a “lavorare congiuntamente su un’agenda di cooperazione, orientata allo sviluppo condiviso, nel quadro della legalità internazionale e rafforzi una convivenza comunitaria duratura”. Trump ha fatto di tutto per trasmettere al mondo la falsa idea di “gestire la transizione democratica in Venezuela” , supportato dai media mainstream occidentali che veicolavano l’idea che Trump avesse dato uno “spiraglio di luce democratico al Venezuela” e che abbia sotto scacco il governo bolivariano. Fin da subito, il fatto che Delcy Rodriguez sia stata propensa al dialogo con gli USA da un lato ha creato scetticismo nel movimento in solidarietà internazionale alla Rivoluzione Bolivariana, mentre dall’altro è stato usato proprio dai peggiori anti-chavisti (sia dentro sia fuori il Venezuela) al fine di dare un immagine cedevole del suo attuale governo, come se fosse pronto a “piegarsi al volere degli USA” (spesso diffondendola con fake news e notizie distorte). Cavalcare questa narrazione ha uno scopo, da parte del sistema mediatico occidentale e del suo establishment: indebolire la credibilità internazionale della Rivoluzione Bolivariana e di dividere al suo interno il movimento internazionalista in solidarietà alla Rivoluzione Bolivariana stessa. Trump ha intenzionalmente distorto mediaticamente la propensione al dialogo del governo bolivariano, per spacciarlo come un “cedimento” ai suoi piedi per diffondere l’idea, ancor più grave, che il governo bolivariano di Delcy Rodriguez avesse tradito lo “spirito di Hugo Chavez” e del presidente costituzionale Maduro. Idea quest’ultima che ha influenzato anche alcuni ambienti della sinistra radicale, purtroppo. Ma ciò non rispecchia la realtà che è andata concretizzandosi. Delcy Rodriguez ha chiesto la liberazione di Maduro e di Cilia Flores; ha dimostrato che il Venezuela è in mano a chavismo; ha dimostrato che il governo bolivariano ha territorialità ed estremo consenso popolare (a differenza della Machado e della destra eversiva filo-USA) con oceaniche manifestazioni a Caracas; ha epurato il generale Tabata ed altri militari della FANB corrotti che hanno permesso il sequestro illegale di Maduro; ha approvato il decreto per lo Stato d’eccezione n. 5200 per difendere il proprio Paese da un’altra possibile aggressione USA. Poi cosa ha fatto? Ha continuato a parlare di dialogo. Ha affermato che “La pace è un diritto, il dialogo è un dovere” , guardando a un futuro di pace e di salvaguardia dell’unità del Paese contro l’estremismo golpista e la difesa della  sovranità attraverso incontri diplomatici congiunti ed esplorativi con l’aggressore USA. Grazie a questo incontro ha invitato a Caracas una delegazione diplomatica USA per valutare una possibile riapertura dell’ambasciata USA, dopo che fu chiusa nel 2019 quando Washington riconobbe il golpista di destra Juan Guaidò come presidente ad interim del Venezuela. Delcy Rodriguez è stata un esempio per tutto il mondo. Non è vera l’equazione dell’Alto Rappresentante degli Esteri dell’UE Kaja Kallas “Se vogliamo la pace dobbiamo prepararci alla guerra”, ma è vera l’equazione della Diplomazia Bolivariana di Pace “Se vuoi la pace dialoga”, soprattutto se è il tuo nemico per eccellenza, soprattutto se è il tuo oppressore. Come ha ribadito fin da subito Delcy Rodríguez: “il Venezuela affronterà questa aggressione attraverso canali diplomatici, convinto che la Diplomazia Bolivariana di Pace sia la via legittima per la difesa della sovranità, il ripristino del diritto internazionale e la conservazione della pace”. Delcy Rodriguez in questo ultimo mese si è sempre appellata alla Diplomazia Bolivariana di Pace come via per la difesa della sovranità nazionale, popolare ed economica del suo Paese, in perfetta continuità con i suoi predecessori bolivariani. La Presidente vicaria (facente funzioni) del Venezuela, Delcy Rodríguez, ha ribadito venerdì 16 gennaio che il suo Paese non ha paura di stabilire “relazioni” bilaterali con gli Stati Uniti, purchè sia un dialogo tra pari. Sebbene alcuni settori politici continuino a parlare del dialogo del governo Rodriguez con gli USA come un segnale di lassismo, è giusto informare l’opinione pubblica occidentale che il dialogo è un principio del socialismo bolivariano ed è il principio stabilito da Chavez che ha come presupposto la non ingerenza e come conseguenza la forza di pace davanti a tutti gli organismi internazionali competenti. E’ il principio su cui si fonda da sempre la Diplomazia Bolivariana di Pace. Diosdado Cabello Rondón, segretario generale del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), il 13 ottobre 2025 in merito alla convocazione di una riunione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite promossa dal Venezuela aveva sottolineato: “il Venezuela utilizza tutti i meccanismi diplomatici per evitare sempre qualsiasi conflitto, non solo nel territorio venezuelano, ma in qualsiasi parte del mondo. Il Venezuela si è sempre caratterizzato, durante la rivoluzione, per avere una diplomazia di pace” Forse, il dialogo Caracas-Washington viene visto da gran parte dell’opinione pubblica occidentale come un “cedimento” proprio perchè nella nostra politica, nelle democrazia liberali e capitaliste occidentali, il dialogo stesso è diventata un “cedimento” continuo in cui l’interesse pubblico si china all’interesse privato, industriale, finanziario e multinazionale. La politica in Occidente oggi risulta debole e cedevole ed annuisce di fronte al più forte: un continuo “compromesso al ribasso” dove la sopraffazione toglie terreno al dialogo vero. Ecco perchè quindi ci risulta difficile intendere il “dialogo” come invece è inteso dai governi rivoluzionari dell’America Latina. Il governo bolivariano vive il dialogo non come “cedimento”, ma come punto forza: dialogare con tutti è possibile, mettendo a priori sul tavolo della trattativa tutti i principi che riteniamo non-negoziabili. Se in un dialogo, un dialogante è neutro, è naturale che sarà l’altro interlocutore a prevalere. Ma se in un dialogo tra un forte e un debole, il debole dichiara in partenza cosa non è disposto a rinnegare o a negoziare, il forte trova difficoltà e sa che non sarà un dialogo facile. La Diplomazia Bolivariana di Pace, nasce dal presupposto che il dialogo è possibile con chiunque, partendo dal presupposto di stabilire ciò a cui non possiamo rinunciare. Il Venezuela Bolivariano con Chavez ha deciso di non rinnegare e negoziare la propria sovranità nazionale, politica ed economica, la propria autodeterminazione popolare, la propria libertà a non ospitare basi di Paesi esteri sul proprio suolo, la propria non-appartenenza ad alleanze militari imperialiste e la propria sovranità sulle risorse naturali. Pilastri che Delcy Rodriguez sta seguendo alla perfezione seguendo ciò che diceva Fidel Castro: “i principi non sono negoziabili. Con l’imperialismo e tutte le sue sfaccettature non c’è possibilità di negoziazione, solo dialogo.” Lorenzo Poli
February 4, 2026
Pressenza
Oltre la spettacolarizzazione della militanza https://not.neroeditions.com/oltre-la-spettacolarizzazione-della-militanza/
February 4, 2026
archivio grafton9
Incontro con Iren3 Villa
Il podcast dell’incontro con Iren3 Villa, ricercatrice ed attivista, autrice di “La minaccia color lavanda: Il lesbismo nella teoria femminista e queer” (ETS, 2024) e di “Gayle Rubin” (Derive Approdi, 2025)
February 4, 2026
Radio Blackout - Info
La Sicilia va alla Guerra in Ucraina… oggi doppia missione simultanea di US Air Force e NATO
  Doppia missione simultanea di US Air Force e NATO dalla Sicilia stamani martedì 3 febbraio 2026. Un aereo radar E-3A Sentry AWACS della NATO dopo essere decollato dalla base di Trapani Birgi ha raggiunto la Polonia orientale per monitorare lo spazio aereo ucraino. Nelle stesse ore è decollato da Sigonella un drone RQ-4B Global Hawk in dotazione all'Aeronautica Militare degli Stati Uniti d'America che si è poi posizionato in volo sul Mar Nero. Non era mai accaduto che le due maggiori installazioni militari USA e NATO esistenti in Sicilia operassero congiuntamente per attività di intelligence e sorveglianza anti-Russia a sostegno delle forze armate ucraine.   Articolo pubblicato in Stampalibera.it il 3 febbraio 2026, https://www.stampalibera.it/2026/02/03/la-sicilia-va-alla-guerra-in-ucraina-oggi-doppia-missione-simultanea-di-us-air-force-e-nato-dalla-sicilia/
February 4, 2026
Antonio Mazzeo Blog
DI CHI E’ LA VIOLENZA? Considerazioni sul corteo di sabato 31
A partire dal corteo del 31 Gennaio, al di là della complessità ed eterogeneità delle 60.000 persone scese in piazza il dibattito si sta polarizzando a partire da un singolo episodio : un poliziotto che, dopo essersi allontanato in autonomia per rincorrere due manifestanti per colpirli con il manganello, è stato accerchiato da altri manifestanti, sopraggiunti in soccorso, che lo hanno picchiato. La narrazione di queste immagini, i cui attimi antecedenti vengono complesificati dalla testimonianza di Rita Rapisardi, viene costruita dai mezzi di stampa mainstream allo scopo di strumentalizzare l’espressione del dissenso per far appovare l’ennesimo pacchetto sicurezza. La militarizzazione del quartiere di Vanchiglia, con le sue scuole chiuse tramite circolare, ben rappresenta il clima di violenza strutturale in cui invece queste immagini andrebbero contestualizzate: dalla risposta popolare ad uno sgombero di un centro sociale, ennesimo simbolo del restringimento dello spazio di socialità e politica popolare e dal basso, alla tensione sociale dovuta alla violenza di stato che ha supportato il genocidio in palestina, la detenzione e uccisioni sulle frontiere, le morti sul lavoro, esemplificata nel governo attuale che per i suoi orizzonti di guerra, soffoca la popolazione e ne reprime il dissenso. Ne parliamo con la giornalista freelance Rita Rapisardi, che il 31 stava seguendo il corteo per il manifesto:
February 4, 2026
Radio Blackout - Info
Berta Cáceres: sul banco degli imputati ci sono…
… capitale finanziario e istituzioni. Il rapporto di un organismo internazionale indipendente fa luce sui mandanti; trovate qui il link al testo completo. di Giorgio Trucchi (*)   Il 12 gennaio, a poco più di un mese dal decimo anniversario dell’omicidio della dirigente indigena e attivista popolare Berta Cáceres, il Gruppo interdisciplinare di esperti indipendenti (GIEI) ha presentato un rapporto
February 4, 2026
La Bottega del Barbieri
Radio Africa: RDCongo, Niger, Burkina Faso
RD Congo Kinshasa ha annunciato domenica 1° febbraio di temere almeno 200 morti a seguito di una "massiccia" frana verificatasi mercoledì scorso nel gigantesco sito minerario di Rubaya, controllato dall'AFC/M23. Questa città mineraria, che si estende per diverse decine di chilometri quadrati, rifornisce di coltan gran parte del mondo. La RDC produce tra il 15 e il 30% di questo minerale, strategico per l'industria elettronica, e si stima che detenga almeno il 60% delle riserve mondiali. Il sito è passato sotto il controllo dell'AFC/M23, sostenuto dal Ruanda, nell'aprile 2024. Niger Un attacco su larga scala ha colpito la capitale nigerina nella notte tra mercoledì e giovedì scorso. L'aeroporto di Diori-Hamani e la base militare 101 sono stati teatro di scontri tra le Forze Armate Nigerine (FAN) e gli aggressori. Alla Base 101 sono stoccate le circa 1.000 tonnellate di uranio che sono state al centro dello scontro tra Niamey e la società francese Orano per diversi mesi. Sebbene questo uranio non sembri essere stato l'obiettivo dell'attacco, il sito di stoccaggio è stato colpito: due camion sarebbero stati danneggiati. Lo Stato Islamico ha rivendicato venerdì l'attacco all'aeroporto Diori-Hamani e alla base militare 101 di Niamey. Burkina Faso Ufficialmente, in Burkina Faso non ci sono più partiti politici. Lo ha deciso il governo. Lo scioglimento dei partiti e delle organizzazioni politiche del Paese è stato formalizzato con un decreto del Capo dello Stato, il Capitano Ibrahim Traoré. Il governo burkinabé ha inoltre deciso che "i beni dei partiti sciolti saranno trasferiti allo Stato". Per alcuni analisti politici indipendenti, lo scioglimento dei partiti politici in Burkina Faso "non sconvolgerà molte persone a Ouagadougou, fatta eccezione per il personale dei cosiddetti partiti dell'establishment politico e i loro sostenitori". Questa decisione "segna un ulteriore passo avanti nella volontà delle attuali autorità di provocare una rottura con la governance politica".
February 4, 2026
Radio Onda Rossa
Conferenza stampa il 5 febbraio per annunciare la prossima missione della Global Sumud Flotilla
La Global Sumud Flotilla (GSF) terrà la sua prima conferenza stampa pubblica giovedì 5 febbraio 2026 per annunciare i dettagli della missione della primavera 2026. L’evento si svolgerà presso la Fondazione Nelson Mandela a Johannesburg, a partire dalle ore 11:00 UTC/GMT+2 (10:00 CET). La missione della primavera 2026 sarà la più grande iniziativa marittima civile fino ad oggi finalizzata al soccorso del popolo palestinese: vedrà la partecipazione di oltre 3.000 persone da più di 100 Paesi, che salperanno su più di 100 imbarcazioni, in un’azione coordinata e nonviolenta per sfidare l’assedio illegale israeliano su Gaza, affrontare le complicità su scala globale ed esprimere piena solidarietà con il popolo palestinese nella necessità di sicurezza, giustizia e nelle prime fasi della ricostruzione. I rappresentanti della Global Sumud Flotilla illustreranno le tempistiche di partenza, i porti di imbarco e la struttura operativa della missione. Saranno presentati nel dettaglio i moduli specializzati del convoglio, tra cui le imbarcazioni dei medici, le unità per la ricostruzione ecologica e i team dedicati all’istruzione. Gli interventi sottolineeranno come questa azione diretta sia guidata dal popolo palestinese: una risposta della società civile che mira a ripristinare dignità, sovranità e richiesta di responsabilità, laddove il fallimento delle diplomazie internazionali ha compromesso i diritti fondamentali e l’autodeterminazione del popolo palestinese. Il briefing si riunirà presso la Fondazione Nelson Mandela, luogo simbolo che incarna il fermo principio di solidarietà di Mandela verso la Palestina e la sua profonda convinzione che la libertà sia indivisibile, che nessuno è libero finché non lo sono tutti i popoli. In questo contesto simbolico, la Global Sumud Flotilla intende ribadire il proprio mandato: quando le istituzioni abdicano ai loro doveri, è il popolo che eredita la responsabilità di agire. All’evento presenzieranno tutti i membri del Comitato Direttivo, in rappresentanza delle quattro organizzazioni della coalizione globale, con una delegazione che attraversa Africa, Europa, America Latina e Asia,  insieme ai rappresentanti della Palestine Solidarity Alliance. Informazioni sulla conferenza stampa Data: Giovedì 5 febbraio 2026 Orario: 11:00 AM UTC/GMT+2 (10:00 CET) Luogo: 107 Central Street, Houghton, Johannesburg, 2198, South Africa Livestream: Webinar Zoom link Registrazione: Hasina Kathrada, +27 83 786 3608, media@globalsumudflotilla.org   Global Movement to Gaza
February 4, 2026
Pressenza
MILANO: PRESIDIO VIETATO A LAVORATRICI E LAVORATORI DEGLI HOTEL IN CONCOMITANZA DELLE OLIMPIADI. “SAREMO IN PIAZZA COMUNQUE!
Mancano ormai meno di due giorni all’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026 e si moltiplicano le proteste e le contestazioni contro un evento che risulta ormai insostenibile sotto ogni profilo. In questo quadro, a protestare sono anche lavoratrici e lavoratori del settore alberghiero. La Questura di Milano ha infatti vietato il presidio da loro organizzato per venerdì 6 febbraio davanti alla sede milanese dell’associazione datoriale Federalberghi (Corso Venezia 47). Una data e un luogo non casuali, visto che lavoratrici e lavoratori, in lotta per le proprie condizioni di lavoro, volevano essere ben visibili, nel giorno dell’apertura ufficiale dei giochi, nella zona divenuta rossa per l’attraversamento dalla fiaccola olimpica. “Da una parte c’è quindi la città turistificata, cara e del lusso, capitale mondiale dei milionari, con un turismo accessibile solo ai più abbienti, militarizzata per difendere i capi di governo e gli imprenditori – scrivono FlaicaUniti – CUB Milano, Sial Cobas e Si Cobas – dall’altra ci sono invece lavoratori e lavoratrici costretti sempre di più nei gironi infernali del precariato e degli appalti, che non devono disturbare le cerimonie dei potenti e le associazioni datoriali degli albergatori che con queste Olimpiadi faranno profitti miliardari”. Lavoratrici, lavoratori e sindacati di base però non ci stanno e saranno in piazza comunque con una conferenza stampa in programma, sempre venerdì 6 febbraio, alle ore 11.00 a Piazzale Loreto, angolo via Porpora, per denunciare l’ennesima repressione delle istanze dei lavoratori. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, Mattia Scolari della Cub Milano Ascolta o scarica
February 4, 2026
Radio Onda d`Urto
Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità: un aggiornamento
Un nuovo aggiornamento sulla "Carovana dei Popoli in Difesa dell'Umanità" che, con alcune decine di compagn*, è riuscita ad attraversare la frontiera greco-turca per arrivare a pochi chilometri da Kobane. I compagn* sono stat* arrestat* e successivamente deportat* fuori dalla Turchia. Riflettiamo quindi sulla situazione umanitaria in Siria ed in particolare a Kobane, dopo che è entrato in vigore l'accordo tra le Forze Democratiche Siriane (SDF) e il Governo di Transizione Siriano che prevede la graduale integrazione delle strutture militari, amministrative e civili dell'amministrazione autonoma nello Stato. La corrispondenza si conclude con il lancio delle prossime manifestazioni nazionali del 14 febbraio a Roma e a Milano. Di seguito, l'appello. Appello per i cortei del 14 febbraio a ROMA e MILANO Kobane è sotto assedio. Undici anni fa era l'ISIS a stringere d'assedio la città simbolo della resistenza curda, oggi sono le forze del nuovo governo siriano, affiancate da milizie filoturche, a chiudere ogni via di fuga. Cambiano gli attori, ma non la logica: cancellare l'esperimento politico curdo e ridurlo a una parentesi da archiviare con la forza. Il ritiro forzato delle Forze della Siria Democratica (SDF) da Raqqa, Tabqa e Deir ez-Zor ha ridotto drasticamente il territorio amministrato dall'Amministrazione Autonoma Democratica del Nord-Est della Siria (DAANES). Kobane è oggi senza elettricità, acqua, riscaldamento, carburante e collegamenti internet, mentre migliaia di civili provenienti dai villaggi circostanti hanno trovato rifugio in città, aggravando una situazione già al collasso. Bambini, anziani e famiglie dormono all'aperto o in tende improvvisate, mentre le strutture sanitarie operano senza corrente. Le SDF continuano a difendere la popolazione civile e a garantire la custodia dei prigionieri ISIS, ma il collasso di prigioni e campi rischia di favorire fughe di massa e la riorganizzazione di cellule jihadiste, minacciando la stabilità regionale e la sicurezza internazionale. Alla base della DAANES c'è il Confederalismo Democratico, il progetto politico sviluppato da Abdullah Ocalan, leader storico del movimento curdo. La sua visione rifiuta lo Stato-nazione come strumento di oppressione e propone autonomie locali, consigli popolari, parità di genere, economia cooperativa e autodifesa comunitaria. Questo modello ha ispirato la costruzione di un progetto di Siria plurale, dove curdi, arabi, cristiani, ezidi e altre minoranze hanno coabitato, sperimentando forme di democrazia diretta e convivenza tra identità diverse. E' qui che l'ISIS è stato sconfitto, al prezzo di migliaia di vite, dimostrando che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La rivoluzione del Rojava e l'esperimento dell'autogoverno sono oggi messi in pericolo non solo dalle offensive militari, ma anche dall'inerzia della comunità internazionale, che osserva mentre città come Kobane vengono isolate e private dei servizi essenziali. In questo contesto, la liberazione di Abdullah Ocalan rimane centrale. Dal 1999, Ocalan è detenuto in isolamento sull'isola-prigione di Imrali: la sua detenzione non rappresenta solo una violazione dei diritti umani, ma costituisce un ostacolo alla pace e alla risoluzione della questione curda in ognuno dei paesi in cui il Kurdistan è diviso. Ocalan ha più volte proposto soluzioni politiche e negoziati per il riconoscimento dei diritti dei curdi all'interno dei paesi in cui questi vivono, e la sua liberazione è un passo fondamentale per sostenere l'autogoverno del Rojava e le prospettive di stabilità regionale. Inoltre il leader curdo ha mostrato la sua volontà di concludere il conflitto ancora una volta il 27 febbraio scorso, aprendo la via ad un nuovo processo di pace con lo scioglimento del PKK. Quel processo, è ora più fragile che mai. Come nel passato, la resistenza continua. A Kobane, la popolazione civile si mobilita per difendere la città, con donne e uomini, curdi ed ezidi, armeni e siriaci che sostengono la difesa dei quartieri. Quello che è in gioco non è soltanto un territorio, ma un intero modello politico: la possibilità concreta di costruire una Siria democratica, plurale e inclusiva, che sfidi il fondamentalismo e il centralismo autoritario. Il 14 febbraio 2026 ci ritroveremo in corteo a Roma e Milano per chiedere la liberazione di Abdullah Ocalan e di tutti i prigionieri politici in Turchia, per difendere la rivoluzione curda e il futuro delle comunità del Nord-Est della Siria. Tacere oggi significherebbe voltare le spalle a chi ha combattuto l'ISIS e tradire chi dimostra, da oltre dieci anni, che un Medio Oriente libero e democratico è possibile. La resistenza continua, e noi saremo al loro fianco. ROMA - 14 Febbraio ore 14:30 - Piazza indipendenza MILANO - 14 Febbraio ore 14:30 
February 4, 2026
Radio Onda Rossa