[2026-07-30] Da qui non se ne va nessunə! ACCORRETE TUTT3! @ Spin Time Labs
DA QUI NON SE NE VA NESSUNƏ! ACCORRETE TUTT3! Spin Time Labs - Via di S. Croce in Gerusalemme, 55 (giovedì, 30 luglio 17:00) Da ora siamo un presidio permanente. Ore 17 fuori Spin Time Questa notte, intorno alle 22, si è sviluppato un principio d’incendio nel palazzo di Spin Time, a quanto pare circoscritto a un locale tecnico affacciato sul cortile interno. La comunità residente ha reagito con tempestività spegnendo l’incendio: l’edificio è stato evacuato autonomamente e in piena sicurezza nel giro di pochi minuti, consentendo ai Vigili del Fuoco, intervenuti prontamente, di accedere senza ostacoli e svolgere tutte le verifiche necessarie. Al momento non si registrano danni alle persone né all’edificio. Nonostante questo, gli abitanti sono ancora in strada e non è loro consentito rientrare nelle proprie case, se non uno alla volta e scortati dalle forze dell’ordine, esclusivamente per recuperare medicinali e beni di prima necessità. Le porte degli appartamenti sono state forzate e gli alloggi messi sottosopra, nonostante avessimo messo a disposizione tutte le chiavi necessarie, per ragioni di sicurezza che però nessuno ci ha ancora chiarito. A quest'ora non ci è stato ancora comunicato in quale condizione si trovi lo stabile: restiamo in attesa di risposte ufficiali. Apprendiamo da Ansa che i Vigili del Fuoco hanno dichiarato una presunta inagibilità del palazzo della quale non ci sono evidenze. Di fatto, centinaia di persone sono in strada dalla notte scorsa. Molte sono uscite di casa scalze o in pigiama e si stanno alternando sulle brandine messe a disposizione dalla Protezione Civile a partire dalle 6 di stamattina. Nonostante per oggi siano previste temperature da bollino rosso. Ora è il momento di stringersi attorno a Spin Time con la stessa solidarietà che abbiamo conosciuto in passato: dal distacco della corrente nel 2019 all’agorà dello scorso gennaio. Convochiamo quindi un’assemblea pubblica cittadina oggi alle ore 17. Nel frattempo, siamo qui in presidio permanente e abbiamo bisogno subito della solidarietà di tutt3.
July 30, 2026
Gancio de Roma
trigger point 28-5-26
TRACKLIST Vanfleet – euclid GANJ – Sortie nocturne featuring Wonky Ouija Azemad – أوضة – Oda ft. Siko Slam Damos Room – Dust 4 Dust Amando x Miles Won – Einskommafünf Makumbo – Pavone escha – loe horror show escha edit Damos Room – Molars Azemad – شكوى – Shakwa Modern Collapse – ZEROXL S.Murk – S.P.A.T.E Slikback – KIRI Faultsz – Ying Freestyle Produced by Stretch Devon Rexi meets John T. Gast – Mashrub Yo OG – Castaway Commodo – Loquacious (ft. Pink Siifu)  
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Mai più Hiroshima 1945-2026, commemorazione a Roma in Piazza del Pantheon
Ogni anno, da come si svolge la cerimonia, si percepisce uno scarto e una maggiore o minore motivazione o convergenza tra i messaggi di ciascun partecipante. Oggi già dopo le 9 del mattino tutte le parti erano presenti e concentrate nelle prove, ognuna al suo posto. Le istituzioni locali ci tengono, si vede. Athos De Luca ha il merito di avere reso resiliente, istituzionale, artistica, consuetudinaria, questa tragica ricorrenza. Prende parola con il suo linguaggio lieve, allusivo ma molto chiaro, per dire che Hiroshima e Nagasaki sono precedenti da tenere a mente, perciò «ci prendiamo cura del ricordo, lo trasmettiamo ai giovani. La Pace si ottiene eliminando le diseguaglianze, l’accumulo di ricchezza…».Ringrazia tutti gli ospiti: Roma Capitale, la Regione Lazio, la Fanfara dei Carabinieri diretta dal comandante Di Silvestri, la mezzosoprano Eiko Misumi, Paola Iorio che dirige il Balletto di Roma, i cui allievi oggi si esibiranno sulle note dell’Adagio di Philip Glass, la Lega Internazionale delle donne per la Pace e la Libertà e Legambiente, che riceverà il premio dell’associazione “Terra e Pace”.  «Dobbiamo lavorare per la pace perché è il bene più grande, pena la fine del pianeta», insiste. Dopo i due inni nazionali, giapponese e italiano, la prima a intervenire è l’Ambasciatrice Hikarito Ono, che legge in italiano il suo messaggio. Si vede che è più coinvolta perché prima di cominciare ha chiesto alla sua assistente di fare una foto insieme alla socia WILPF Angela Perri, che portava il cartello “No more Hibakusha. Message to the World”. Mai successa una cosa simile negli anni scorsi (quando erano presenti funzionari uomini). Molto educatamente dice che Roma da 29 anni organizza questa commemorazione e gli Hibakusha continuano a subire le conseguenze fisiche e psicologiche dopo 81 anni (mai sentito nominare questo termine negli anni passati). Le armi nucleari dopo non sono state più utilizzate in guerra, la loro presenza compromette la pace. Il Giappone è l’unico Paese ad averle subite e ritiene che non debbano essere usate in nessuna circostanza. Per questo il Giappone svolge un grande ruolo per il disarmo e la non proliferazione. Da 160 anni vi sono relazioni diplomatiche tra Giappone e Italia, si sta lavorando fianco a fianco per impegnare la comunità internazionale per un mondo libero dalle armi nucleari, nel comune auspicio di un mondo di Pace. Interviene poi Pierluigi Sanna in rappresentanza del Sindaco Gualtieri per Roma Città metropolitana, sottolineando che si tratta della Comunità metropolitana più ampia al mondo e che si dedica alle politiche di pace e disarmo nel mondo intero. Roma non potrebbe non svolgere il suo ruolo per la Pace. Cita a memoria “quel pontefice” (Papa Pio XII) che disse: «Nulla è perduto con la pace. Tutto può esserlo con la guerra».  Lo segue l’assessore della Regione Lazio Fabrizio Ghera in rappresentanza del Presidente Rocca. Ricorda che il Giappone e l’Italia sono nazioni amiche e dice – sintetico ma molto chiaro – che le armi nucleari fungono da deterrenza, ma il pericolo c’è sempre. Athos De Luca interviene di nuovo per dire che gli anziani che hanno vissuto la guerra e possono raccontarla scompaiono, quindi la trasmissione della memoria ai giovani è compito nostro. Annuncia quindi il balletto. Paola Iorio (alter ego dell’amabile Carla Fracci habituée della cerimonia) sale sul palco a vegliare sul suo corpo di ballo. Quest’anno i tutù sono neri (mai successo) e non sembra casuale, sono ballerini luttuosi che strenuamente sorreggono le colombe della pace. La musica è una ventata di note tumultuose, inquiete, malinconiche, che sembrano chiedere: Perché? Perché tutto questo? Intervengo dicendo che la WILPF è la più antica associazione pacifista di donne, con due Premi Nobel per la Pace. Per evitare che vi siano altri Hibakusha ci vuole educazione, formazione, rispetto delle leggi e cittadinanza attiva. Ci sono due approcci: uno che si rifà al valore della deterrenza e ritiene che la paura delle armi nucleari scoraggi il nemico e quindi garantisca la pace, ma in realtà questa valorizzazione stimola la proliferazione; l’altro si rifà al diritto umanitario internazionale che dalla clausola Martens del 1899 all’Advisory Opinion emessa dalla Corte Internazionale di Giustizia del 1996 sancisce che le armi di distruzione di massa sono illegali. Durante l’ultima conferenza di revisione del Trattato di Non Proliferazione quasi non si è sentito più parlare di disarmo, ma solo di non proliferazione e alcuni Stati come gli USA, la Russia e la Francia, con i loro alleati, hanno respinto il tema delle conseguenze umanitarie delle armi nucleari, recependo solo il tema delle conseguenze umanitarie della guerra nucleare, come se i test nucleari o le miniere di uranio non causassero conseguenze. Anche sui test nucleari gli USA sono tornati indietro. A novembre-dicembre si svolgerà, invece, la Conferenza del Trattato di Proibizione delle Armi Nucleari (TPAN), l’unico che veramente prevede l’abolizione ed è su questo che bisognerebbe concentrarsi. La WILPF insieme ad altre associazioni ha denunciato la presenza illegale di armi nucleari nelle basi di Ghedi e di Aviano. La Procura di Roma ha archiviato, la procura di Brescia ha archiviato, la Procura di Pordenone ha indetto u’udienza a giugno. L’esito è stato un’ordinanza che archivia pur riconoscendo la legittimità delle preoccupazioni dei denuncianti e confermando la presenza delle bombe nucleari. Per la non punibilità viene richiamato l’art. 51 del Codice Penale in virtù di accordi stipulati e l’art. 117 della Costituzione italiana. Gli avvocati di IALANA ritengono che in base alle fonti giuridiche nazionali e internazionali le bombe sono illegali e per questo andremo avanti fino alla Corte di Giustizia europea. Invitiamo più persone possibile a coinvolgersi su questo tema e a prendere contatto con le realtà che se ne occupano. Athos De Luca invita a cantare Eiko Misumi, vestale dell’omaggio canoro, anche lei in blu scurissimo. Intona un medley di FORUSATO (1914) “Paese natio” testo di Tatsuyuki Takano, melodia di Teiichi Okano e SATOKIBIBATAKE “Campi di canne da zucchero”, testo e musica di Naohiko Terajima. Nonostante la dolcezza e il brio che diffonde, questa canzone è ispirata alla battaglia di Okinawa, aprile-giugno 1945. Arriva il momento della premiazione, quest’anno non il consueto fossile, ma una pergamena consegnata alla vicepresidente nazionale di Legambiente Vanessa Pallucchi. De Luca spiega che “Legambiente” ha avuto il merito di dare spessore scientifico alle istanze ambientali. Vanessa Pallucchi ricorda gli impegni dell’organizzazione nei riguardi del nucleare civile oltre che militare, quest’ultimo abbracciato negli Anni Ottanta, menziona la creazione di ponti con Chernobyl e con Fukushima. Ribadisce che la guerra è legata alle forti diseguaglianze e al cambiamento climatico, per questo chiedono più Pace e più rinnovabili, un altro modello di sviluppo, la denuclearizzazione. Appartengono alla “Rete Pace Disarmo” e stanno portando avanti il progetto “Un’altra difesa è possibile”, per la quale si devono raccogliere le firme per l’avvio dell’iter parlamentare. Chiude come sempre l’evento “Il Silenzio” l’assolo con la tromba intonato da Franco Ceretta. Athos De Luca poi congeda tutti auspicando che l’anno prossimo sia migliore, ci sia la Pace e invita a impegnarsi per il disarmo. Dopo poco più di un’ora l’impressione è di una cerimonia meno commovente, più energica, con più rimandi comuni. WILPF (Women's International League for Peace and Freedom)
August 6, 2026
Pressenza
Xi Jinping ha deciso che per i super-ricchi cinesi è finita la festa
Crolla uno dei principali compromessi del Partito Comunista Cinese, che per anni ha concesso a grossi capitali privati di migrare verso i paradisi fiscali sparsi nel mondo. Pechino ha infatti presentato nuove regole su tassazione, controlli fiscali e trasparenza. L’obiettivo è duplice: recuperare gettito fiscale e aumentare la presenza dello Stato nell’economia. Così, le tasse verranno riscosse altresì sui redditi all’estero, gestiti spesso da fiduciari in paradisi fiscali, a cui negli anni si sono rivolti i cittadini cinesi per eludere il sistema di controllo. L’intervento economico si affianca alle nuove strette disposte per gli investimenti all’estero effettuati da cittadini e aziende cinesi. Dopo aver rimosso la crescita del PIL tra gli obiettivi economici della Cina, il governo guidato da Xi Jinping torna sull’argomento. Questa volta, nel mirino, sono finiti i super-ricchi che per anni hanno goduto delle agevolazioni riservate dal cosiddetto socialismo con caratteristiche cinesi. Il ministero delle Finanze ha presentato le nuove regole in materia di tassazione, riservando un’attenzione particolare ai trust offshore. Si tratta di strumenti finanziari con cui per anni i cittadini cinesi hanno evitato il fisco nazionale, depositando all’estero parte della propria ricchezza. Quest’ultima, attraverso l’istituto del trust, viene gestita da un amministratore straniero, spesso in paradisi fiscali, garantendo così tassazioni irrisorie e protezione al depositario. Per anni, Pechino ha sorvolato su questa fuoriuscita di capitale, ma ora ha deciso di cambiare strategia. È stata fissata un’imposta del 20% da riscuotere nelle diverse fasi del ciclo di vita di un trust: dall’istituzione alla chiusura, passando per la periodica distribuzione degli utili maturati. In questo modo, anche i redditi trasferiti all’estero finiranno sotto al controllo delle autorità. I cittadini cinesi avranno tre mesi di tempo per adeguarsi e procedere con i pagamenti. Si stimano centinaia di miliardi di dollari di entrate per Pechino, da tempo alla ricerca di liquidità. La misura dovrebbe contribuire, nelle intenzioni del governo, a ridurre le disuguaglianze, tornate a crescere dalla pandemia di Covid-19, dopo un decennio particolarmente virtuoso. L’istituzione dell’imposta sui trust offshore è stata preceduta da altri interventi del partito comunista: a luglio è entrato in vigore il nuovo regime autorizzativo per gli investimenti cinesi all’estero, che ha rafforzato il controllo statale. Singoli cittadini e aziende potranno vedersi annullate le proprie operazioni di compravendita nel caso in cui venissero riscontrati pericoli per la sicurezza del Paese. Discorso simile per le esportazioni di beni e servizi classificati come “sensibili”, per cui sarà necessaria un’autorizzazione preventiva. The post Xi Jinping ha deciso che per i super-ricchi cinesi è finita la festa appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 6, 2026
L'INDIPENDENTE
Da Monte Sole ai genocidi di oggi: la storia come bussola per la pace e il disarmo
Nel pomeriggio del primo giorno del Cammino per la pace e il disarmo, il gruppo di camminatori “In cammino per la Pace e il disarmo”si è fermato tra i ruderi della Chiesa di San Martino a Monte Sole. Una tappa fondamentale per ascoltare una complessa riflessione dello storico e divulgatore Daniel Degli Esposti, accompagnato dalle letture dell’attore Federico Benuzzi. L’incontro ha guidato i presenti attraverso un’analisi profonda degli eccidi di Monte Sole, la delicatezza metodologica della ricostruzione storica e il legame inscindibile tra le opzioni etiche della Resistenza, la critica ai genocidi contemporanei e la lotta contro la deriva autoritaria del capitalismo finanziario 1. LA STORIA COME STRUMENTO OPERATIVO PER IL PRESENTE La tappa ai ruderi della chiesa di San Martino non è stata una semplice commemorazione rituale. Nelle intenzioni degli organizzatori e dei relatori, la memoria deve farsi strumento attivo, una vera e propria bussola per orientare le decisioni e le posizioni politiche da assumere nel presente. Come ha evidenziato Daniel Degli Esposti introducendo la riflessione, lo studio della storia ha l’impagabile vantaggio di metterci di fronte alle scelte compiute da esseri umani in contesti di crisi estrema. Analizzare quello che accadde nel 1944 a Monte Sole e comprendere quali conseguenze abbiano prodotto le decisioni di riarmo, di occupazione e di aggressione militare permette di decifrare con occhio critico le dinamiche di guerra dei nostri giorni. L’esperienza proposta ai camminatori intreccia la ricerca d’archivio con la forza narrativa del teatro. Attraverso la voce e la sensibilità dell’attore Federico Benuzzi, i documenti d’archivio, le deposizioni processuali e le memorie dei superstiti prendono di nuovo vita, restituendo la dimensione umana, traumatica o reticente dei protagonisti di allora. La storia esce così dalla freddezza dei manuali per farsi materia viva di discussione collettiva. 2. LA LOGICA DELL’«ECCIDIO ELIMINAZIONISTA»: DA MONTE SOLE ALLA STRISCIA DI GAZA Dal punto di vista storiografico, la strage di Monte Sole – nota nella memoria collettiva come “strage di Marzabotto” – viene classificata come un «eccidio eliminazionista». Degli Esposti ha spiegato come questa categoria concettuale presenti sovrapposizioni e analogie dirette con il concetto giuridico e politico di genocidio. L’operazione condotta tra il 29 e il 30 settembre 1944 dalle truppe tedesche della 16ª Divisione Reichsführer-SS (affiancate da reparti della Wehrmacht e da collaborazionisti fascisti) non fu un’azione di repressione o un mero rastrellamento antipartigiano. Si trattò di una strategia pianificata di tabula rasa. I comandi superiori, in particolare Max Simon e Walter Reder, individuarono nella fascia compresa tra i fiumi Reno e Setta una “zona rossa” all’interno della quale nulla e nessuno doveva sopravvivere. Per giustificare l’annientamento totale, l’ideologia nazifascista applicò alla popolazione civile la categoria biologica del “bacillo”. Le comunità contadine che abitavano le borgate montane non venivano considerate come esseri umani da sottomettere, ma come la fucina infetta della ribellione. In questa logica disumanizzante: * Gli anziani venivano massacrati in quanto custodi della memoria e colpevoli di aver trasmesso ai giovani i valori della libertà e del rifiuto del fascismo. * Le donne venivano uccise in quanto madri, mogli o sorelle dei partigiani, o perché esse stesse protagoniste di una resistenza quotidiana che rompeva gli schemi patriarcali imposti dal regime. * I bambini, compresi i neonati di poche settimane, dovevano essere eliminati preventivamente per evitare che, crescendo, potessero trasformarsi in nuovi combattenti. Questa medesima struttura concettuale – la disumanizzazione del nemico, la punizione collettiva e la politica della terra bruciata – è stata rintracciata dallo storico nelle tragedie del nostro presente. Esiste un filo conduttore drammaticamente evidente tra la logica eliminazionista della Seconda guerra mondiale, il genocidio in corso nella Striscia di Gaza, la pulizia etnica attuata nei territori occupati della Cisgiordania e i vari fenomeni di colonialismo di insediamento che insanguinano il pianeta. In tutti questi contesti, la popolazione civile smette di essere protetta dai diritti internazionali e viene trasformata in un bersaglio legittimo ed eradicabile. 3. LA FRAGILITÀ DELLE FONTI: LE VOCI DEL PROCESSO E LA VERITÀ DEL TRAUMA Un passaggio centrale della lezione di San Martino ha riguardato il metodo storico e la gestione delle fonti. La storia non è un blocco di verità assolute, ma un lavoro di interpretazione critica delle testimonianze, ognuna delle quali porta con sé interessi, dimenticanze o traumi. Attraverso le letture di Benuzzi, sono emersi due sguardi radicalmente opposti sullo stesso evento: Il carnefice reticente: Julien Legault Julien Legault era uno dei soldati integrati nel 16° Battaglione SS che partecipò alle operazioni a San Martino. Originario dell’Alsazia – regione di confine contesa tra Francia e Germania – Legault rappresenta la figura del giovane arruolato nelle correnti filonaziste locali. Interrogato negli anni del dopoguerra come collaboratore di giustizia, la sua deposizione appare calcolata e parziale. Legault ammette che la sua unità sparò per dieci minuti contro il villaggio disarmato e che un suo camerata scagliò una bomba a mano dentro una casa uccidendo un’anziana donna. Sorvola però del tutto sul bilancio finale delle 65 vittime civili di San Martino e sul mandato distruttivo dell’operazione. Al contrario, si preoccupa di sottolineare tre volte la propria fede cattolica per aver rifiutato di distruggere l’altare della chiesa. È l’esempio tipico del documento d’archivio: ufficiale e conservato, ma intriso delle reticenze e delle autodifese di chi deve ripulire la propria posizione processuale. La testimonianza del trauma: Salvina Astrali ed Elide Ruggeri Dall’altro lato vi sono le memorie delle sopravvissute, raccolte a distanza di decenni. I ricordi di Salvina Astrali (scampata all’eccidio di Caprara) e di Elide Ruggeri (sopravvissuta alla carneficina nel cimitero di Casaglia) raccontano scene d’orrore puro: bambine che vagano insanguinate per i boschi, madri morte con i figli tra le braccia, mitragliamenti a bruciapelo e fiamme lanciate dentro i rifugi. Dal punto di vista storiografico, come puntualizzato da Degli Esposti citando il grande storico Marc Bloch, chi vive un trauma tende a ricostruire i fatti attraverso figure simboliche e metafore espressive (come l’immagine del sacerdote trucidato direttamente sull’altare o i racconti sui maltrattamenti dei neonati). Anche laddove il singolo dettaglio verbale non trovi un riscontro documentale esatto, la testimonianza della vittima conserva una verità etica e profonda inconfutabile: la rappresentazione dell’annientamento totale della dignità umana operato dalla guerra. 4. LA PLURALITÀ DELLE “RESISTENZE” E I NODI IRRISOLTI DI MONTE SOLE L’intervento ha poi guidato i camminatori verso il superamento di una visione edulcorata o monolitica della Resistenza, introducendo il concetto di “Resistenze” al plurale. A Monte Sole coesistettero diverse forme di opposizione al nazifascismo, spesso caratterizzate da visioni strategiche e valori etici differenti: 1. La Resistenza civile e comunitaria: Composta dai contadini e dalle famiglie del territorio che garantirono rifugio, sostentamento e copertura ai combattenti, condividevano le sofferenze e pagarono il prezzo più alto. 1. La Resistenza etica e spirituale: Incarnata da figure di religiosi come Don Giovanni Fornasini (ucciso nell’ottobre 1944) e Don Ubaldo Marchioni. Essi scelsero di rimanere accanto alle loro comunità fino all’ultimo, operando come scudi umani e mediatori di pace senza mai imbracciare le armi. 1. La Brigata Stella Rossa di Mario Musolesi (“Lupo”): Una formazione autonoma, legata visceralmente al territorio. Musolesi rifiutava la logica dei comandi militari centrali della Resistenza emiliana (l’UMER). In quanto profondo conoscitore dei luoghi, sosteneva che il partigiano fosse forte solo rimanendo attaccato alla propria terra e alle proprie popolazioni. Una scelta radicata ma tragica: rimanere arroccati su un nodo strategico tra la Via Porretana e la Valle del Setta – area che i tedeschi dovevano bonificare a tutti i costi per proteggere le retrovie della Linea Gotica – espose tragicamente la popolazione civile alla furia della rappresaglia. 1. Le Brigate Garibaldi: Espressione di una strategia politica e militare strutturata sui comandi centrali, spesso in polemica con l’autonomismo e la rigidità tattica della Stella Rossa. La discussione ha affrontato apertamente anche i nodi più delicati della memoria post-bellica. Nel dopoguerra, ambienti reazionari e revisionisti di destra cercarono a lungo di colpevolizzare i partigiani, accusandoli di aver “provocato” l’eccidio con le loro azioni di disturbo. La ricerca storica ha ampiamente dimostrato la falsità di questa tesi: i comandi tedeschi avevano programmato l’eliminazione della “zona rossa” a prescindere dalla presenza o meno di formazioni armate. Tuttavia, il dolore dei superstiti rimasti sotto le bombe e il senso di abbandono provato da chi vide i combattenti ripiegare nei boschi per salvare la vita rimangono ferite aperte ed umane che la storiografia deve saper ascoltare ed elaborare senza censure ideologiche. 5. L’«ECCESSO DI MEMORIA» E LA RIMOZIONE DEL COLLABORAZIONISMO FASCISTA Un altro passaggio di grande rilevanza politica ha riguardato i meccanismi con cui l’Italia repubblicana ha costruito la propria memoria istituzionale. La scelta di trasformare Marzabotto e Monte Sole nel luogo-simbolo per eccellenza della barbarie nazista (assieme alle Fosse Ardeatine) ha generato una sorta di “eccesso di memoria” concentrato su un unico territorio. Questo processo ha finito paradossalmente per lasciare nell’ombra decine di altri massacri ugualmente sanguinosi avvenuti lungo l’Appennino e in Toscana (da Sant’Anna di Stazzema a Civitella in Valdichiana, da Monchio a Boves). Inoltre, la narrazione pubblica ha per decenni concentrato tutta la responsabilità delle stragi su capri espiatori ideali, primo tra tutti il comandante delle SS Walter Reder. Questa focalizzazione sul “mostro tedesco” ha steso un comodo velo di oblio sul ruolo massiccio e determinante del collaborazionismo fascista italiano. Molti dei soldati che indossavano la divisa delle SS e che condussero le esecuzioni parlavano perfettamente il dialetto bolognese. Erano vicini di casa, spie o giovani del posto incorporati nelle strutture repressive. La mancata resa dei conti con il fascismo locale e il loro reingresso nella società civile del dopoguerra rappresentano una delle rimozioni più profonde e problematiche della storia nazionale. CONCLUSIONI: DISARMARE IL PRESENTE PARTENDO DALLA DIGNITÀ UMANA Il pomeriggio di studio e ascolto a San Martino si è concluso riannodando i fili con gli obiettivi del Cammino per la pace e il disarmo. La riflessione storica si fa strumento di critica al presente: di fronte al riaffermarsi della guerra come mezzo di risoluzione dei conflitti, alla deriva militarista e a un capitalismo finanziario sempre più aggressivo e deregolamentato che erode i diritti sociali e umani, la lezione di Monte Sole risuona con urgenza profonda. Sostenere il pacifismo e l’antimilitarismo non significa rifugiarsi in un’ingenua neutralità o in una facciata di comodo, ma assumere la sfida quotidiana della nonviolenza attiva. Come ha ribadito Daniel Degli Esposti, la trappola più pericolosa è quella di dividere l’umanità tra individui di “serie A” e individui di “serie B”, arrivando a giustificare l’annientamento del nemico o dei più deboli. Equiparare sul piano etico e politico le scelte di chi ha lottato per la liberazione e di chi ha collaborato con gli stermini significa smarrire la bussola morale. Ricordare i 770 morti di Monte Sole impone di difendere l’eguale dignità di ogni essere umano, opponendosi a qualsiasi forma di colonialismo, occupazione e riarmo, per continuare a cercare la pace anche nelle tempeste della storia contemporanea.   Paolo Mazzinghi
August 6, 2026
Pressenza
Matinée XXL #118@0
In sync con gli orari di apertura della pasticceria all’angolo via Cecchi-via Cigna (di solito chiusa il lunedì) prosegue la settimana di MatinéeXXL extended-canicola-summer edition. Oggi in studio ospiti Rally K e Nicholas, direttamente da La Messinscena, in onda la domenica notte a targhe alterne su radio blackout. Selezioni dub-chill fresche e cremose come i cornetti del capitano. Ing Sollazzi & Dj Post Pony (09.00-10.00) Rally K & Nicholas (10.00-11.00)
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Matinée XXL #118@1
In sync con gli orari di apertura della pasticceria all’angolo via Cecchi-via Cigna (di solito chiusa il lunedì) prosegue la settimana di MatinéeXXL extended-canicola-summer edition. Oggi in studio ospiti Rally K e Nicholas, direttamente da La Messinscena, in onda la domenica notte a targhe alterne su radio blackout. Selezioni dub-chill fresche e cremose come i cornetti del capitano. Ing Sollazzi & Dj Post Pony (09.00-10.00) Rally K & Nicholas (10.00-11.00)
August 6, 2026
Radio Blackout - Info
Giovane, attivista, ambientalista: William Lawrence vince le primarie democratiche nel 7° distretto del Michigan
Continuano le vittorie progressiste nelle primarie del Partito Democratico per definire i candidati che sfideranno i repubblicani alla Camera e al Senato nelle elezioni di metà mandato a novembre: in Michigan Abdul El-Sayed si è aggiudicato la nomination per il Senato e William Lawrence, cofondatore del movimento ambientalista Sunrise Movement e attivista di sinistra, ha vinto le primarie per il 7° Distretto del Michigan per la Camera dei Rappresentanti. Lawrence ha sconfitto i candidati più moderati Bridget Brink, ex ambasciatrice USA in Ucraina e Slovacchia e Matt Maasdam, ex membro dei Navy SEAL e assistente militare di Barack Obama, sostenuti dall’establishment del partito e da enormi donazioni. Lawrence, 36 anni, ha ricevuto l’appoggio di El-Sayed, del senatore Bernie Sanders e della deputata Rashida Tlaib e ha concentrato la sua campagna sulla sanità pubblica universale, le tasse ai miliardari e la fine della guerra in Iran e delle vendite di armi a Israele, ma soprattutto sull’opposizione all’espansione incontrollata dei data centers dell’Intelligenza Artificiale. Come Zohran Mamdani e Abdul El-Sayed, anche William Lawrence ha condotto una campagna elettorale di base, con volontari che hanno bussato a oltre 100.000 porte – 80.000 in giugno e luglio e 20.000 negli ultimi giorni in agosto. “Grazie a ogni singolo volontario, a ogni singolo donatore, a ogni singolo sostenitore, a tutti coloro che mi sono stati vicini con i loro consigli e la loro disponibilità ad ascoltarmi», ha detto Lawrence nel suo discorso della vittoria. “Questa è la vittoria di tutti noi e spero che siate tutti molto orgogliosi di voi stessi. Stasera gli elettori del 7° distretto del Michigan hanno lanciato un messaggio chiaro: sono stanchi che siano i miliardari della Silicon Valley e i funzionari di Washington a decidere il futuro delle nostre città e del nostro Paese. Vogliono un rappresentante che non sia corrotto e che non abbia paura di opporsi ai leader di entrambi i partiti e di lottare per i lavoratori.” Nelle elezioni di novembre Lawrence affronterà il deputato repubblicano uscente Tom Barrett.   Anna Polo
August 6, 2026
Pressenza
Sovraffollamento, caldo e cimici: l’inferno delle carceri italiane in un rapporto
Che la questione delle carceri costituisca un’emergenza ormai strutturale non è una novità. Tuttavia, con le ondate di calore eccezionale che stanno interessando l’Italia in questo periodo, la situazione si è ulteriormente aggravata. Lo certifica l’associazione Antigone, nel suo rapporto di metà anno, che descrive una emergenza umanitaria «gravissima» nei confronti della quale le politiche governative non sanno offrire «nessuna soluzione efficace». Al 28 luglio, il tasso di sovraffollamento superava il 139%, con oltre 18mila detenuti in più rispetto alla capienza regolamentare. I disagi propri di questa condizione vengono ulteriormente esacerbati dal caldo, complici l’inadeguatezza delle strutture e la carenza di ventilatori e altri strumenti di raffrescamento. Una situazione che contribuisce ad aggravare le già precarie condizioni sanitarie, tra carenze idriche e infestazioni di cimici. La situazione è grave al punto da essere «al limite della sopravvivenza», scrive l’associazione. Il 60% dei detenuti è infatti sottoposto al regime di cosiddetta “custodia chiusa”, con non più di otto ore a disposizione al di fuori della cella, dove le temperature possono superare facilmente i 40 gradi. Dal 26 aprile di quest’anno, inoltre, una circolare del DAP ha disposto la rimozione di frigoriferi e congelatori da celle e corridoi perchè, in caso di rivolta, potrebbero essere impiegati «come strumenti atti a offendere» – rendendo così impossibile per molti disporre di acqua fresca. Senza contare, poi, le infestazioni di cimici da letto e le interruzioni del servizio idrico – che a Milano Opera si sono prolungate al punto da richiedere l’utilizzo di bottiglie d’acqua distribuite dalla Croce Rossa. A metà giugno, nel carcere fiorentino di Sollicciano sono state sequestrate (per la prima volta in Italia) sette sezioni proprio a causa di problematiche legate alla pulizia delle sezioni, all’abitabilità dei dormitori e alle condizioni degli impianti elettrici, con oltre 200 detenuti che sono stati trasferiti provvisoriamente in altre strutture penitenziarie. Il tutto avviene in un contesto in cui i livelli di «saturazione», scrive Antigone, sono ormai «insostenibili», con il numero dei detenuti in eccesso che sono raddoppiati in poco più di due anni. Nessuna Regione della penisola è esente dal problema del sovraffollamento, che raggiunge picchi del 257% a Lucca e di oltre il 220% a San Vittore (Milano) e Latina. In alcune celle, lo spazio calpestabile è inferiore ai 3 metri quadri a persona. Eppure, lo scorso anno il governo aveva annunciato il controverso “piano carceri”, con il quale sarebbero dovuti essere predisposti circa 10mila posti in più negli istituti penitenziari, tra costruzione di nuove strutture, ampliamenti e ristrutturazioni. Un anno più tardi, invece che aumentare, i posti a disposizione sono addirittura diminuiti di 424 unità. In questo contesto, «con il blocco alle attività scolastiche e il rallentamento anche di molte attività di volontariato, le persone detenute sono sempre più sole in un’apatia generalizzata che è anche un vettore per i suicidi». Sono almeno una dozzina le persone che si sono tolte la vita, dall’inizio dell’estate ad oggi, 6 agosto, 38 dall’inizio dell’anno. Parallelamente, Antigone segnala un aumento dei casi di autolesionismo, con una media di oltre 26 casi per ogni 100 detenuti, mentre più del 9% dei detenuti ha diagnosi di patologie psichiatriche gravi. Per Patrizio Gonnella, presidente di Antigone, la situazione è «l’effetto diretto e drammatico di un governo che crea in continuazione nuovi reati e inasprisce le pene» secondo una logica «emergenziale e repressiva». The post Sovraffollamento, caldo e cimici: l’inferno delle carceri italiane in un rapporto appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 6, 2026
L'INDIPENDENTE
PeaceLink English: The financial suicide of Italian rearmament
Another £22 billion will be allocated to military defence spending. Minister Giorgetti invoked Article 52 of the Constitution to say that "the defence of the Fatherland is a sacred duty of the citizen". But the figures on the military gap between NATO and Russia help us understand that this is propaganda.
August 6, 2026
PeaceLink
Editoriale: Il suicidio finanziario del riarmo italiano
Altri 22 miliardi saranno destinati alle spese militari difesa. Il ministro Giorgetti ha richiamato l'articolo 52 della Costituzione per dire che "la difesa della Patria è sacro dovere del cittadino". Ma i numeri del divario militare Nato/Russia ci servono a capire che è propaganda.
August 6, 2026
PeaceLink
A Varese si continua a fare rumore per Gaza
La realtà ci obbliga a ribellarci (malgrado le contestazioni e l’infrangibile indifferenza che ci circonda). Presto o  tardi il disumano sterminio che i carnefici sionisti stanno compiendo li allineerà alla sbarra del giudizio inappellabile della storia, insieme ai loro complici. Il destino di tutte le cose umane è di arrivare alla fine: anche questa follia avrà termine, ma tale consapevolezza non smorza la pena per tutte le vite innocenti che nel frattempo verranno inutilmente spazzate via e il profondo rammarico di non riuscire a risparmiarle. La tentazione di distogliere lo sguardo è potente in modo proporzionale alla nostra impotenza, ma se dire No! è  tutto quello che ci resta allora gridiamolo più forte! Che piaccia o meno, non smetteremo di fare rumore. Saremo in Piazza Garibaldino anche sabato 8 agosto a partire dalle 18:30, perché quello che sta succedendo è  inaccettabile. Comitato Varesino per la Palestina Redazione Varese
August 6, 2026
Pressenza

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