Il Pilastro di Bologna, dalla citofonata di Salvini alla morte di Fakir: storia del quartiere popolare e dei suoi 60 anni tormentati
Dagli insediamenti di edilizia popolare degli anni Sessanta per all’arrivo «dei meridionali» all’immigrazione straniera degli ultimi vent’anni: pagine dolorose come la strage della Uno Bianca e proteste recenti per i progetti del Comune si mischiano a realtà culturali e sociali che vogliono cambiarlo Di recente ha compiuto 60 anni. A Bologna è da sempre etichettato con quel nomignolo che alcune zone delle città non riescono proprio a togliersi, nonostante nel tempo progetti sociali e iniziative culturali provino a cambiare volto (quantomeno la nomea) dei «quartieri difficili». A Bologna c’è la Bolognina (zona stazione), c’è la Barca (che adesso vanta anche un tratto di portici Unesco, il «Treno» maxi insediamento di edilizia popolare) e poi c’è lui, il Pilastro, che per anni ha etichettato anche chi ci abita «i pilastrini». Il Pilastro, «quartiere difficile» di Bologna che esiste da 60 anni Un quartiere difficile, spesso associato a fatti di cronaca, episodi di criminalità o polemiche cittadine: il quartiere bolognese del Pilastro (dove si è verificato il caso dell’uomo morto durante un’operazione di polizia) ha appena compiuto 60 anni, perché proprio nel luglio 1966 furono consegnate le chiavi dei primi appartamenti delle case popolari, occupate prevalentemente da famiglie del sud Italia trasferitesi a Bologna per lavoro. Negli anni Settanta venne inaugurato il «Virgolone», uno degli edifici più simbolici, lungo circa 700 metri. La trasformazione con l’immigrazione Il nome Pilastro deriva dalla presenza di un piccolo pilastro, segno del passaggio di una antica strada romana, su cui era collocata una Madonnina, tuttora esistente all’angolo tra via San Donato e via del Pilastro, da cui quest’ultima prende il nome. In origine via del Pilastro attraversava longitudinalmente il quartiere, ma con il tempo è diventata una strada secondaria dopo la costruzione di arterie di maggiore rilevanza. La grande trasformazione avvenuta nel tempo è legata all’immigrazione: prima qui vivevano gli italiani del Sud, poi sono arrivati gli «stranieri». Nel corso dei suoi sessant’anni di storia la composizione sociale del Pilastro è così cambiata, alimentando tensioni sociali ma facendo fiorire anche progetti d’integrazione. La Strage del Pilastro della Uno Bianca Nel 1991 il Pilastro fu teatro di una delle più efferate stragi della Uno Bianca, dove morirono i carabinieri Mauro Mitilini, Andrea Moneta e Otello Stefanini, ai quali è stata intitolata la stazione dei carabinieri recentemente inaugurata proprio con l’obiettivo di rafforzare nel quartiere, che si trova nella periferia est della città, la presenza delle forze dell’ordine. La citofonata di Salvini alle elezioni regionali del 2020 Nel 2020 il quartiere balzò al centro della campagna elettorale per le regionali quando il leader della Lega Matteo Salvini citofonò a una famiglia per chiedere se in quella casa abitasse uno spacciatore. L’esito delle urne non fu felice per il centrodestra, che sperava di ribaltare per la prima volta nella storia il governo dell’Emilia-Romagna, ma Stefano Bonaccini ebbe la meglio su Lucia Borgonzoni. Le recenti tensioni legate al Museo dei bambini Di recente è tornato al centro della tensione, per il movimento di opposizione al progetto del MuBa, il museo dei bambini e delle bambine promosso dal Comune di Bologna che dovrebbe aprire a breve. L’opposizione a questo progetto è spesso sfociata in scontri con la polizia ed è stata dovuta al taglio degli alberi e l’impatto ambientale che per i contestatori avrebbe il progetto. Il film che racconta la storia e il presente del Pilastro Di recente la storia e il presente del Pilastro sono diventati anche un film. Il regista è il toscano Roberto Beani, nato nel 1979: «Nel 2021 ho tenuto un corso alla Cineteca di Bologna-  ha raccontato il regista al Corriere di Bologna – sulle tecniche di reportage e con i ragazzi abbiamo fatto un piccolo lavoro sul Pilastro. Lì mi sono reso conto di quanto fosse interessante e mi è subito venuta voglia di farne un documentario. Caso ha voluto che Bruna Gambarelli di Laminarie contattasse poco dopo la casa di produzione con la quale lavoro da sempre, la Lab Film di Mauro Bartoli. Così mi sono proposto per fare il regista. Bruna e il Dom (uno spazio culturale storico del quartiere) sono state le corsie preferenziali per entrare in contatto con alcune realtà». Un tram chiamato desiderio Recente è anche la rabbia per essere stati al momento esclusi dal progetto della linea del tram (la rossa) che sarà inaugurata l’anno prossimo: previste inizialmente nel progetto le fermate al Pilastro ma rimaste ingarbugliate anche nei cantieri che riguarderebbero il Passante di Bologna. Il Comune aveva previsto di collegare anche il Pilastro con la linea tramviaria, si partirà senza, ma l’obiettivo è riuscire a dare al quartiere una nuova possibilità di svolta. Podcast del Corriere: La morte di Fakir. Inizia l’era Burnham. Perché la Spagna domina     Altri approfondimenti sul quartiere Pilastro: L’intervento del Centro Medico Sistematico di Psicologia Applicata al Pilastro, iniziato nell’ottobre 1969, ha evidenziato criticità legate a sovraffollamento, isolamento e carenza di servizi educativi. Il progetto si è interrotto a causa della mancanza di continuità istituzionale, lasciando irrisolti i bisogni di supporto sociale e specialistico della comunità. Approfondisci l’analisi su : http://www.risme.cittametropolitana.bo.it/mente-salute-mentale-percorsi/storia-laboratorio-psicologia-applicata/esperienza-Pilastro.html   Redazione Bologna
July 28, 2026
Pressenza
Affaire Montedomini: parte l’esposto alla Magistratura
Bene l’esposto alla Magistratura di Salviamo Firenze. Ora si arrivi alle dimissioni del cda, si blocchino gli Avvisi in corso e i contratti da sottoscrivere, si faccia luce sulle richieste di redditi mensili tali da escludere a priori … Leggi tutto L'articolo Affaire Montedomini: parte l’esposto alla Magistratura sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Firenze. Sotto sfratto il Catasto, preda della speculazione immobiliare
Il Catasto è sotto sfratto: venduto a privati negli anni Duemila, la proprietà ora ne vuole fare residenze di lusso. Un altro tassello dell’alienazione del pubblico a pro della speculazione immobiliare. Il noto edificio di via dell’Agnolo 80, destinato agli … Leggi tutto L'articolo Firenze. Sotto sfratto il Catasto, preda della speculazione immobiliare sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Nel carcere di Sassari negate cure e diritti fondamentali – la denuncia dei familiari di Riyad Al-Bustanji e delle associazioni solidali in Sardegna
Pubblichiamo la nota del Culleziu contra a la Gherra; Giovani Palestinesi Sardegna; Amicizia Sardegna-Palestina; Associazione dei Palestinesi in Italia; UNIGCOM e Unica per la Palestina: Nella sezione “Alta Sicurezza 2” del carcere di Bancali è detenuto Riyad Al-Bustanji, un detenuto … Continua a leggere→
Cosenza. Centinaia al corteo per chiedere Verità e Giustizia per “Momo”
Lunedi a Cosenza si è svolto un corteo cittadino per chiedere verità e giustizia per Mohamed Amin Bessioud, conosciuto come “Momo”, un ragazzo di 25 anni italiano di origini tunisine che mercoledì scorso si è gettato dal balcone della propria camera durante una perquisizione dei carabinieri. I militari hanno fatto irruzione in […] L'articolo Cosenza. Centinaia al corteo per chiedere Verità e Giustizia per “Momo” su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
E se parlassimo della TAV, anziché delle manifestazioni?
Da oltre trent’anni i cittadini della Val di Susa manifestano contro la TAV. Da oltre trent’anni i media si accorgono di loro solo se fanno casino. Se manifestano pacificamente sono fantasmi: possono essere in centomila ma nessuno ne parla. Se provano a sabotare i cantieri ecco che la politica e i media mainstream si scatenano tuonando in coro che sono un branco di violenti, black bloc e terroristi. Un circo sempre uguale a sé stesso, messo in scena da tre decenni con un unico obiettivo: non parlare mai del merito della questione, ma dividere il pubblico in tifoserie. Tra chi sta “con lo Stato” e chi “con i violenti”. Il tutto rigorosamente senza porsi l’unica domanda che conta: è realmente necessario devastare una valle, passare sopra al volere dei suoi abitanti e spendere 11 miliardi di euro pubblici (che in Italia diventano sempre il doppio) per costruire un nuovo tunnel ferroviario? L’articolo pubblicato su La Stampa il 15 ottobre 1991 (clicca per ingrandire) Quella della TAV Torino-Lione è una storia paradossale anche per un Paese assurdo come l’Italia. L’unico caso di infrastruttura definita urgente e indifferibile da più di trent’anni, talmente urgente che ancora non ne hanno scavato un metro. Era il 15 ottobre del 1991 quando il quotidiano della borghesia torinese, La Stampa, pubblicava un articolo nel quale certificava che entro il 1997 l’attuale linea ferroviaria sarebbe diventata insufficiente. (Piccolo inciso necessario: forse non tutti sanno che, in effetti, una linea ferroviaria tra Torino e Lione già esiste, è perfettamente funzionante, ed è stata anche ammodernata nel 2011). Quell’anno il traffico era stato di 8,5 milioni di tonnellate e non c’era dubbio che in pochi anni si sarebbero superate le 14,3 milioni di tonnellate che poteva supportare la linea. La TAV era assolutamente necessaria. Gli anni passarono e arrivò il 1997, ma il traffico merci sulla Linea era cresciuto molto poco. Lo studio era da rifare: poco male. Gli esperti governativi nel 1999 ribadirono che la TAV andava fatta subito: entro il 2005 la linea attuale non sarebbe più bastata e nel giro di pochi anni, di sicuro, il traffico sarebbe esploso a 20 milioni di tonnellate. Nel 2001 il governo Amato (di centro-sinistra) approvò il progetto. Intanto arrivò anche il 2005 e il traffico merci registrato sulla ferrovia Torino-Lione in realtà era diminuito: 6,5 milioni di tonnellate contro le 8,5 del 1991. Ma nel 2004 i soliti esperti avevano fatto un altro studio: era un calo transitorio e non c’era dubbio che la linea attuale sarebbe bastata al massimo fino al 2015: costruire la nuova linea rimaneva imperativo, checché ne pensassero quei montanari mezzi anarchici e invasati dei NO TAV. Poi ne hanno fatto un altro nel 2012, sostenendo che bisognava davvero correre, spezzare ogni resistenza e costruire la TAV: nel 2025 le merci che si sarebbero spostate tra Italia e Francia sarebbero state 20 milioni di tonnellate ed entro il 2050 si raggiungeranno di certo le 50 milioni di tonnellate. Ma, non ci crederete, il traffico in realtà è continuato a diminuire. Nel 2022, tra Torino e Lione, si sono spostate via treno 2,34 milioni di tonnellate di merci. Quasi quattro volte meno rispetto al 1991, oltre sei volte in meno del limite che può sostenere l’attuale linea ferroviaria. Su questi dati di realtà dovrebbe basarsi il dibattito pubblico sulla TAV in Val di Susa. Ma in Italia esiste un partito unico del cemento e delle grandi opere che tiene dentro tutti, dalla Lega fino al PD, passando per la Confindustria e l’intero apparato mediatico dominante. Concentrare il dibattito pubblico su questi dati, anziché sulla solita retorica dei violenti, li costringerebbe a rispondere finalmente all’unica domanda che conta: per quali interessi sporchi e particolari deve essere costruita a tutti i costi un’opera che non serve a niente e che costerà un sacco di soldi? La gente della Val di Susa queste cose le sa da tempo e si oppone alla sorte che ha destinato la loro terra ad essere sventrata e usata come bancomat dalla banda delle grandi opere. “Condannate chi devasta il territorio, non chi si oppone alla devastazione”, ha ribadito il movimento mentre dal governo si invoca l’introduzione del reato di “terrorismo di piazza” per mandarli tutti in carcere. Forse è ora di ascoltarli. The post E se parlassimo della TAV, anziché delle manifestazioni? appeared first on L'INDIPENDENTE.
July 28, 2026
L'INDIPENDENTE
CISGIORDANIA OCCUPATA: “I COLONI NON SONO MELE MARCE, SEGUONO LA STRATEGIA DELLO STATO DI ISRAELE” IL PUNTO CON CHIARA CRUCIATI
La violenza dell’occupazione israeliana in Cisgiordania continua a intensificarsi, un aggressione che vede agire fianco a fianco esercito e coloni. Nelle ultime settimane sono aumentati gli attacchi contro villaggi e comunità palestinesi, soprattutto nell’area di Nablus e Ramallah: incendi di abitazioni e terreni, furti di bestiame, distruzione di cisterne d’acqua, pestaggi, rapimenti e uccisioni si accompagnano ai raid militari e alla moltiplicazione dei posti di blocco, che limitano sempre più la libertà di movimento della popolazione. A questo quadro si aggiungono le operazioni dell’esercito nei campi profughi della Cisgiordania: dopo Jenin, Tulkarem e Nur Shams, dove oltre 40 mila palestinesi restano sfollati in seguito alle operazioni militari israeliane, il ministro della Difesa Israel Katz ha annunciato nuovi piani per occupare e svuotare altri campi. La stessa logica si riflette anche su Gaza: nessun negoziato, ma solo violenza cieca e brutale, è quello di esercito occupante e coloni israeliani in Palestina. Nella Striscia di Gaza, rasa al suolo da 2 anni e 8 mesi di bombe israeliane, in 24 ore ammazzati 3 palestinesi e 14 feriti. Sono così almeno 73.333 le persone uccise nella Striscia dall’ottobre 2023. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto, il commento e l’analisi di Chiara Cruciati, vicedirettrice del quotidiano Il Manifesto. Ascolta o scarica.
July 28, 2026
Radio Onda d`Urto
RAVENNA: LE DOGANE NEGANO I DATI SUL TRAFFICO D’ARMI AL PORTO E SI APPELLANO AL CONSIGLIO DI STATO
I parlamentari del Movimento 5 Stelle Stefania Ascari ed Marco Croatti annunciano “un’interrogazione urgente. Chiediamo conto al governo della scelta inaccettabile dell’Agenzia delle Dogane di impugnare la sentenza del Tar dell’Emilia-Romagna che aveva riconosciuto alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri l’accesso ai dati sui materiali d’armamento transitati da Ravenna e destinati a Israele. Nell’atto di appello l’Avvocatura dello Stato si spinge a definire la pubblicazione una minaccia alla sicurezza nazionale, arrivando a delegittimare l’inchiesta giornalistica con argomenti offensivi. Il Governo non può apporre il segreto sui traffici d’armi e calpestare il diritto dei cittadini a essere informati”, dicono Ascari e Croatti. Giovedì mattina, ore 11.30, presidio davanti alle Dogane con il Coordinamento popolare contro le armi nel porto di Ravenna. Linda Maggiori, giornalista freelance e del Coordinamento ravennate Ascolta o scarica  COMUNICATO Ravenna Porto d’Armi.Le Dogane continuano a negare i dati e si appellano al Consiglio di Stato Dopo la sentenza del Tar Emilia-Romagna (1 luglio 2026) che obbliga l’ufficio delle Dogane a rendere noti i dati sui traffici di armi dal porto di Ravenna, queste si sono rifiutate, e hanno fatto appello al Consiglio di Stato chiedendo la sospensiva dell’efficacia del provvedimento. La pervicacia delle Dogane nel negare i dati, se non fosse chiaro a tutti, dimostra che dal porto di Ravenna continuano a passare armi verso Israele e alleati. “Il dato quantitativo in merito al materiale bellico o ai componenti di armamenti partiti dal Porto di Ravenna nel 2025 è un dato importante, se non altro in quanto consente di comprendere quale sia la eventuale rilevanza militare complessiva del Porto di Ravenna e la sua strategicità nel dispositivo difensivo marittimo complessivo della Nazione. (…) L’esecuzione della sentenza è idonea a compromettere in modo definitivo ed irreparabile la sicurezza nazionale, la difesa e le questioni militari, nonché le relazioni internazionali dello Stato” spiega l’avvocatura dello Stato nell’appello. Insomma sembra che il porto di Ravenna da commerciale sia diventato un porto militare con segreti inconfessabili. E lo sarà sempre di più con la corsa al riarmo dell’ Europa e della Nato. Non a caso l’ambasciatore statunitense ha fatto una lunga e approfondita visita alla città, in compagnia del sindaco, appena una settimana fa, lodando l’incrollabile alleanza. Tra rigassificatore e armi, Ravenna è uno snodo cruciale per l’imperialismo. A breve, sarà una tappa del corridoio Imec, altro corridoio commerciale (e militare) che collega Europa, Israele, e India, fortemente voluto dagli Usa. Nell’appello al Consiglio di Stato, le Dogane fanno anche un duro e insensato attacco al giornalismo indipendente. Riferendosi alla giornalista Linda Maggiori, le Dogane sottolineano che “le reiterate richieste lungi dall’essere dirette a promuovere la partecipazione dei cittadini sembrano, di contro, volte unicamente al procacciamento, nell’esclusivo interesse della giornalista, di notizie che possano avere un forte impatto mediatico”. E infine: “gli interessi pubblici sottesi alla vicenda prevalgono sicuramente sugli interessi privati della odierna appellata che agisce non “de damno vitando”, ma “de lucro captando”. In parole povere, secondo le Dogane e l’avvocatura dello Stato l’interesse pubblico coincide con il facilitare e proteggere il traffico di armi, mentre gettare luce su questi traffici con articoli di stampa è un lucroso interesse privato da limitare. “Una posizione molto pesante che offende la professione del giornalismo, che non solo si occupa di fatti di interesse pubblico (come appunto il traffico di armi da porti civili) ma è esso stesso un servizio pubblico. Le Dogane hanno diritto a difendersi, se è questo ciò che vogliono, ma non hanno diritto a offendere, delegittimare, e squalificare i giornalisti che fanno il loro lavoro rispettando la legge e il codice deontologico dell’ordine: qui non si parla di gossip privati, ma di armi dirette a massacrare civili innocenti” commenta Linda Maggiori. “Abbiamo chiesto anche i dati del 2026, se non sono passate armi, perché non rendere noti i dati? Per quanto riguarda il lucro, poi, è quasi comico oltre che offensivo. Qui si parla di giornalisti precari, attivisti e avvocati pro bono. Pensiamo piuttosto a chi lucra sulla vendita delle armi”. Come Coordinamento contro le Armi crediamo che questa accusa non offenda solo il lavoro della giornalista, ma anche le centinaia di persone che a Ravenna hanno manifestato e le decine di migliaia di cittadini che hanno firmato la petizione alla Regione per chiedere lo stop alle armi ad Israele dal porto di Ravenna e l’istituzione di un Osservatorio per la trasparenza sul traffico di armi in generale. Secondo l’avvocato Andrea Maestri “tecnicamente l’appello non ha fondamento perché postula l’esenzione totale di un ente, le Dogane, dall’accesso generalizzato, per coprire segreto d’ufficio, interessi militari, relazioni internazionali, sicurezza nazionale. Confidiamo che, applicando la normativa vigente, il Consiglio di Stato non possa che confermare la sentenza di primo grado. Il Tar di Bologna ha già operato un bilanciamento tra dovere di trasparenza e interessi pubblici in potenziale conflitto con esso. Affermare che nessuna informazione, nemmeno quantitativa, su export e transiti di armi, può essere data sarebbe davvero troppo. Mi pare che vogliano dirci che col nostro ricorso e con la vittoria di primo grado abbiamo toccato i fili dell’alta tensione. Ma il diritto è dalla nostra parte, dalla parte della democrazia e della trasparenza, in un ambito in cui i cittadini hanno diritto di sapere se il nostro Paese ha continuato a fornire o a far transitare armi verso Israele, rendendosi complice del crimine dei crimini internazionali, il genocidio, oggetto di indagine da parte della Corte Internazionale di Giustizia e della Corte Penale Internazionale. Senza trasparenza, con un potere blindato e inaccessibile l’opinione pubblica viene privata del diritto all’informazione, presupposto per l’esercizio concreto ed effettivo del diritto di partecipazione democratica” conclude l’avvocato. Come Coordinamento contro le armi nel porto di Ravenna faremo un presidio di protesta, sotto le Dogane, giovedì 30 luglio ore 11.30, via Darsena San Vitale n.48. Per dire che l’interesse pubblico non coincide con l’interesse del governo a mantenere legami militari con lo stato di Israele e i suoi alleati, che l’interesse pubblico è trasparenza e non complicità con i crimini di guerra. Che il giornalismo libero non è da limitare né da intimidire, che il porto di Ravenna non deve essere porto d’armi nè base militare, dove a lucrare sono i mercanti di armi, protetti dalla opacità. Chiediamo infine al sindaco Barattoni di fare lui stesso accesso agli atti alle Dogane, come primo cittadino. Coordinamento popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna
July 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Spegnere incendi o accendere guerre?
> In questi giorni il Piemonte brucia. Vasti incendi con fronti di fiamma molto > estesi stanno interessando la Valsesia, la val d’Ossola e la Valle Soana. A > causarli le particolari condizioni di caldo intenso e assenza di > precipitazioni dalla fine di maggio; probabilmente innescati dalla caduta di > fulmini, gli incendi vengono ora alimentati dai forti venti. Sono andati in > fumo tra 800 e 900 ettari di bosco, con una stima di circa 700 mila alberi > distrutti. La biodiversità locale è gravemente compromessa. Pochi i mezzi a > disposizione, mentre non lontano si costruiscono gli F35… 19 sono i Canadair in Italia. 19 sono i miliardi in più che Crosetto vuole per la Difesa. Vivo in un territorio devastato in questi giorni dagli incendi, in Piemonte: Val d’Ossola e Valsesia. Non lontano c’è Cameri (NO) dove si producono gli aerei caccia F35. Un solo F35 costa circa 150 milioni di euro. Un Canadair, aereo per spegnere gli incendi, costa circa 40 milioni. Un’ora di volo di una Canadair: 6.000€. Un’ora di volo di un F35: 40.000€. L’Italia ha 19 Canadair, sì 19. Proprio come i 19 miliardi che il Ministro Crosetto, dopo il summit Nato di Ankara dei giorni scorsi, vuole in più di quanto già l’Italia spende, per la Difesa. L’Italia ha in progetto di arrivare ad avere 115 aerei F35, che possono trasportare bombe nucleari. Ma non possono ‘difendere’ le nostre montagne, i nostri boschi. Anzi, gli F35 incendiano, distruggono e uccidono. Non spengono nulla! Si tratta di scegliere chi e cosa si vuole difendere. Vanno in tutt’altra direzione le agghiaccianti conclusioni del vertice NATO ad Ankara: “La deterrenza e la difesa della Nato si basano su un mix appropriato di capacità nucleari, convenzionali e di difesa missilistica, integrate da risorse spaziali e cibernetiche… Stiamo investendo nella nostra capacità di schierare, potenziare e sostenere le nostre forze armate e di raggiungere i nostri obiettivi in tutti i domini, compresi gli attacchi di precisione in profondità, … Nel 2025, gli Alleati europei e il Canada hanno aumentato i loro investimenti nei requisiti fondamentali per la difesa di oltre 139 miliardi di dollari… Oggi ad Ankara annunciamo oltre 50 miliardi di dollari in nuovi appalti”. Che dire? Su questa strada andiamo diritti alla guerra, alla distruzione e alla morte di tutti. E il silenzio complice dei responsabili di queste scelte è assordante. “…Non si chiami ‘difesa’ un riarmo che aumenta tensioni e insicurezza, depaupera gli investimenti in educazione e salute, smentisce fiducia nella diplomazia, arricchisce élite cui nulla importa del bene comune”. Sono parole di Papa Leone all’Università Sapienza, Roma, il 14 maggio 2026. E sempre Papa Leone al Concistoro, il 26 giugno 2026 ha invitato a “risolvere i conflitti da esseri umani e non da bestie, magari dotate di armi iper-tecnologiche”. Renato Sacco Mosaico di pace
July 28, 2026
Pressenza
Festa di Radio Onda d’Urto 2026: il programma completo dei dibattiti
La Festa di Radio Onda d’Urto, giunta alla sua XXXIV edizione, sta per iniziare. La Festa avverrà, dal 5 al 22 agosto, nell’area feste di via Serenissima a Brescia dove si svolgeranno numerosi dibattiti e incontri di confronto sui principali temi politici affrontati durante l’anno da Radio Onda d’Urto. I temi di quest’anno vanno dalla Palestina al riarmo, dai movimenti sociali a quelli antifascisti, per la difesa del lavoro, della salute, della natura, contro sfruttamento, caporalato, capitalismo digitale, attraversando vertenze e lotte che animano la nostra terra. Inizio ore 19.30 presso lo stand Spazio Dibattiti. Di seguito gli appuntamenti: Mercoledì 5 agosto H 19.30 – 2006-2026 Vent’anni senza Renato. A vent’anni dall’assassinio di Renato Biagetti per mano fascista presentazione dell’edizione speciale “Storie per Renato. Speciale Antifa!nzine” (coedizione Cronache Ribelli e Freeink Comix, 2026). Intervengono: Erre Push, illustratore e fumettista; Cristiana Gallinoni (Loa Acrobax); Cronache Ribelli; Antifanzine; l* compagn* di Dax; Campagna Free All Antifas. Modera Elia Rosati, storico e collaboratore di Radio Onda d’Urto. Venerdì 7 agosto H 19.30 – Guerra globale! Anatomia e perversione di una morte annunciata. Intervengono: Donatella Di Cesare, filosofa, Università La Sapienza di Roma, Nicoletta Dentico, esperta di diritto alla salute e già direttrice di Medici senza Frontiere, Adriano Zamperini, psicologo, Università degli Studi di Padova. Moderano e conducono: Manuel Colosio, Paolo Patuelli, Giuseppe (Beppe) Ricca autori e conduttori della trasmissione di Radio Onda d’Urto “Il disagio nella civiltà”. Lunedì 10 agosto H 19.30 – “Il processo di pace in Turchia: prospettive e aspettative”. Secondo l’”Appello per la pace e una società democratica” di Abdullah Öcalan, la società turca dovrebbe avviare un percorso di democratizzazione collettiva. A oltre un anno di distanza, quali sono le aspettative della società civile e quali sono le prospettive politiche degli attori coinvolti? Ne discutiamo con İdris Baluken, ex deputato del parlamento turco con l’HDP; Şerife Ceren Uysal, avvocata del Foro di Istanbul specializzata in diritti umani; Rosida Koyoncu, giornalista, documentarista e attivista per i diritti delle persone LGBTQIA+. Modera il giornalista Murat Cinar. Il dibattito si svolge presso la Libreria del Gatto Nero.  Mercoledì 12 agosto H 19.30 – La musica sta cambiando. Il potere economico si sta appropriando di ogni anello della filiera: dalla produzione alla distribuzione, dai grandi eventi agli spazi in cui si suona. È ancora possibile fare musica e vivere un concerto sottraendosi a questa logica? Ne parliamo con Flavia Tommasini (TPO Bologna), Rolando Lutterotti (Sherwood Festival/Città Invisibili) e Andrea Cegna (giornalista freelance e lavoratore intermittente dello spettacolo). Modera: Siham Ouzif (Radio Onda d’Urto). Venerdì 14 agosto H 19.30 – “L’industria della salute. Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria”. Presentazione del libro con l’autore Vittorio Agnoletto, medico, membro del direttivo nazionale di Medicina Democratica e docente di Globalizzazione e Politiche della Salute presso l’Università degli Studi di Milano. Con lui Antonino Cimino, medico di Medicina Democratica e co-conduttore della trasmissione radiofonica Curami – prima di tutto la salute. Domenica 16 agosto H 19.30 – Palestina: 3 anni di genocidio, 78 anni di occupazione. Con Saif Abukeshek, attivista palestinese e portavoce della Global Sumud Flotilla, Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che si reca spesso in Cisgiordania, Coordinamento Palestina di Brescia. Il nome dell’ultimo relatore sarà comunicato a breve. Lunedì 17 agosto H 19.30 – Fredde fusioni Vs calde passioni. Passato, presente e futuro del calcio bresciano. Intervengono: Diego Piccinelli del gruppo ultras “Brescia 1911” e gli ultras del gruppo “Fossa Salò”. Martedì 18 agosto H 19.30 – Data Center: il volto materiale dell’Intelligenza Artificiale. I data center sono diventati il simbolo delle ricadute sui territori del capitalismo digitale. In Italia, la Lombardia è al centro di una corsa agli investimenti in questo settore. Ne parliamo con Giuseppe De Ruvo della redazione di Limes, Rita Cantalino, giornalista freelance, Enrico Duranti del Comitato di Lachiarella (MI) e attivisti del Comitato di Travagliato (BS). Mercoledì 19 agosto H 19.30 – Lavorare per morire. Un dibattito sui modelli di organizzazione produttiva e sfruttamento in Italia, dedicato a Mirko Serpelloni e Massimiliano Lauro, lavoratori bresciani e frequentatori della Festa morti di lavoro. Ospiti Maruska, mamma di Mirko Serpelloni, Elena Lott che per Usb segue la lotta dei ciclofattorini di Milano e Marco Omizzolo, docente di Sociopolitologia delle migrazioni all’Università La Sapienza di Roma ed esperto di sfruttamento e caporalato. Giovedì 20 agosto H 19.30 – “Vivere alla fine dei tempi” (Ombre Corte, 2026). Il soggetto scabroso tra le macerie del presente con Federico Chicchi, Paolo Patuelli, Giuseppe (Beppe) Ricca e Manuel Colosio in dialogo con Elia Zaru. Venerdì 21 agosto H 19.00 Con Renata nel cuore. Omaggio alla vita di militante femminista/transfemminista e sindacale di base a pochi mesi dalla sua morte. Ricordo con microfono aperto alle realtà con cui Renata De Marco ha condiviso esperienze di lotta. A seguire, dibattito sullo stato della scuola pubblica con la partecipazione di Cattive maestre, Educare alle differenze, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università, Marco Meotto, insegnante e storico. Sabato 22 agosto H 19.30 – Guerra, sciopero, movimento: quale organizzazione? A partire dalla forza e dai limiti del movimento “Blocchiamo tutto”, vogliamo discutere quali forme di organizzazione siano oggi praticabili per costruire percorsi duraturi contro la guerra, il militarismo, l’oppressione e lo sfruttamento. Partecipano: ∫connessioni precarie, Dinamopress, Globalproject, Infoaut, Teiko-Euronomade. Redazione Sebino Franciacorta
July 28, 2026
Pressenza
Revoca del nulla osta per difetto del requisito economico del datore: il CdS e il TAR tutelano il lavoratore in buona fede
I due provvedimenti in commento – l’ordinanza cautelare del Consiglio di Stato e la successiva sentenza del TAR Lazio, relativi al medesimo caso – affrontano un nodo ricorrente nel contenzioso in materia di decreto flussi: le conseguenze, sulla posizione del lavoratore straniero, dell’inadempimento del datore di lavoro rispetto ai requisiti richiesti per il rilascio del nulla osta. Nel caso di specie il ricorrente aveva ottenuto un nulla osta per lavoro subordinato nell’ambito del decreto flussi 2021. La Prefettura di Roma ha poi revocato il nulla osta per la mancanza dell’asseverazione del requisito economico del datore di lavoro – requisito che, come emerso solo nel corso del giudizio, il datore non possedeva più negli anni successivi. Il lavoratore, però, non aveva alcuna conoscenza di questo dato, aveva sempre lavorato regolarmente (stipendi e contributi versati), e aveva già ottenuto il permesso di soggiorno sulla base della stessa documentazione.  Il Consiglio di Stato, in sede cautelare, ha riformato la decisione negativa del TAR e riconosciuto al ricorrente il diritto al permesso di soggiorno per attesa occupazione. Il TAR, decidendo poi nel merito, ha annullato la revoca e rinviato all’Amministrazione per un riesame complessivo – questa volta centrato sui requisiti del lavoratore, non su quelli (mancanti) del datore di lavoro, riconoscendo così che l’inadempimento datoriale non può ripercuotersi su chi non ne aveva né conoscenza né responsabilità. Il TAR, a seguito dell’ordinanza del Consiglio di Stato, ha valorizzato in modo netto la posizione soggettiva del lavoratore, riconoscendone implicitamente la buona fede, basata su diversi elementi di fatto: * Il lavoratore non aveva contezza della capacità economica del datore di lavoro e le informazioni e documenti di cui aveva conoscenza suggerivano al contrario la regolarità assoluta della procedura. * Il lavoratore era sempre stato retribuito, non risultavano irregolarità contributive e infatti gli era stato rilasciato il permesso di soggiorno per lavoro subordinato dalla Questura di Roma, proprio in base alla documentazione prodotta e relativa a questo rapporto di lavoro. * Il lavoratore ha continuato a svolgere attività lavorativa con altro datore e risulta tuttora impiegato. Consiglio di Stato, ordinanza n. 3194 del 30 agosto 2025 T.A.R. per il Lazio, sentenza n. 12372 del 6 luglio 2026 Si ringrazia l’Avv. Lucia Gennari per la segnalazione e il commento. Le cause sono state seguite insieme alle Avv.te Loredana Leo e Federica Remiddi.

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