Iran: una civiltà millenaria tra passato e presenteGiornaleadige.it. Federico Dal Cortivo per l’Adige di Verona ha intervistato la
prof.ssa Hanieh Tarkian italo iraniana, docente di studi islamici, esperta di
relazioni internazionali e geopolitica. Lo scopo di questa intervista è di
garantire ai lettori la possibilità di leggere anche un punto di vista diverso
da quello dominante nel mondo occidentale sulla situazione politica, sociale e
culturale dell’Iran, oggi al centro di una delle più gravi crisi internazionali.
Prof.ssa Tarkian oggi più che mai è di attualità mondiale la Repubblica Islamica
dell’Iran. Quello che sta avvenendo nel Vicino Oriente a seguito della guerra di
aggressione scatenata da Israele e Stati Uniti potrebbe provocare un vero e
proprio cambio di paradigma nella Regione, ma in occidente l’Iran spesso è
accostato a qualcosa di arretrato, se non quasi barbarico, con una religione
oscurantista. Ci vuole illustrare a grandi linee la storia della civiltà
persiana e quello che ha rappresentato per il mondo?
«L’idea dell’Iran come “Stato canaglia” arretrato, barbarico o oscurantista è il
frutto di una narrazione distorta e di una calcolata propaganda del mainstream
occidentale. Spesso accade che la storia dell’antica Persia ci venga tramandata
quasi esclusivamente attraverso le fonti dei suoi nemici storici dell’epoca,
come i Greci e i Romani, la cui imparzialità è ovviamente discutibile, e oggi
purtroppo la medesima dinamica di disinformazione si ripete con i media
occidentali nei confronti della Repubblica Islamica. In verità, l’Iran è la
culla di una civiltà millenaria ed è sempre stato un fulcro di cultura e
spiritualità».
L’ANTICA PERSIA
«Se analizziamo l’Antica Persia e osserviamo le imponenti rovine
di Persepoli, comprendiamo che quella città non era un semplice centro
amministrativo o residenziale dell‘Impero Achemenide, ma la vera e propria
espressione tangibile della pax achaemenidica. Si trattava di un pacifico
ordinamento universale, considerato un dono divino, che veniva garantito da un
sovrano giusto. Questo imperatore, in qualità di rappresentante della divinità
in terra, era dotato di un particolare carisma regale o grazia divina,
definito farrah. Il compito primario di questo sovrano era quello di saper
distinguere il bene dal male, guidando l’impero con saggezza per assicurare la
giustizia e il comune vantaggio del suo popolo.
Sotto la guida di grandi figure, come ad esempio Ciro il Grande, l’Impero
Persiano non solo raggiunse una formidabile espansione territoriale unificando
popoli diversi, ma garantì stabilità e prosperità su un territorio vastissimo
per circa due secoli. Nella civiltà iraniana è infatti sempre esistito
uno stretto legame tra lo Stato e la religione, un paradigma volto a mantenere
l’armonia sociale e il rispetto di una legge superiore.
Persino quegli aspetti che oggi l’Occidente critica ferocemente, bollandoli come
presunto “oscurantismo islamico”, sono in realtà elementi profondamente radicati
nell’identità della nazione da millenni. Il codice di abbigliamento e l’uso del
velo ne sono un esempio inequivocabile: coprirsi il capo non è affatto
un’invenzione imposta improvvisamente dalla Rivoluzione Islamica del 1979. Il
velo faceva parte della tradizione, della cultura e dell’abbigliamento delle
donne iraniane ben prima dell’avvento dell’Islam, essendo una pratica già
diffusa e rispettata nell’antica religione zoroastriana».
L’OCCIDENTALIZZAZIONE FORZATA
«Le potenze imperialiste hanno storicamente cercato di cancellare questa
identità millenaria, come ha tentato di fare in epoca moderna il regime dei
Pahlavi, imponendo l‘occidentalizzazione forzata e arrivando a vietare con la
forza i costumi tradizionali e le cerimonie religiose pur di sradicare l’anima
del popolo e renderlo facilmente manipolabile. La Rivoluzione Islamica del 1979
è stata quindi prima di tutto un formidabile movimento identitario, nato per
riscoprire le nostre radici culturali e religiose e per difendere la nostra
sovranità contro un sistema che svendeva l’Iran alle potenze straniere.
Oggi l’Iran infastidisce enormemente gli Stati Uniti e Israele non per presunte
violazioni dei diritti umani, ma perché è un Paese indipendente e sovrano, che
rifiuta fermamente di sottomettersi al sistema egemonico occidentale e di
svendere le proprie risorse. Quello a cui stiamo assistendo in Medio Oriente è
lo scontro tra le nazioni libere che difendono la propria terra e identità e le
élite guerrafondaie occidentali (la classe Epstein come definita da alcuni
analisti), le quali cercano in ogni modo di mantenere un perenne stato di
destabilizzazione per poter depredare la regione.
L’Iran, che guida l’Asse della Resistenza, è oggi l’epicentro di questo
inarrestabile cambio di paradigma mondiale: stiamo assistendo a un
allontanamento irreversibile dall’unilateralismo atlantista verso un nuovo
ordine multipolare, in cui ogni popolo ha il sacro diritto di autodeterminarsi,
preservare la propria identità e cooperare in base a un autentico rispetto».
La prof. Tarkian
SCIISMO E SUNNISMO
La religione dell’Iran è sì musulmana, ma sciita e viene qui da noi percepita
attraverso i media mainstream come un qualcosa di arretrato, intollerante,
contro le donne e che lede i diritti delle persona. Ci vuole spiegare
innanzitutto la differenza tra Islam Sciita e quello Sunnita? In cosa consiste
l’essenza di questa religione che ne fa un qualcosa di diverso e peculiare e
infine il suo rapporto con le altre religioni presenti all’interno della
Repubblica Islamica?
«La narrazione dei media mainstream occidentali, che descrive l’Islam e la
Repubblica Islamica dell’Iran come realtà arretrate, intolleranti e nemiche
delle donne, è il frutto di una calcolata e incessante propaganda islamofoba,
intensificatasi in particolare dopo l’11 settembre. Questa strumentalizzazione
ha uno scopo geopolitico ben preciso: demonizzare un Paese sovrano e
indipendente per giustificare le ingerenze imperialiste, le sanzioni e i
tentativi di destabilizzazione in Medioriente da parte degli Stati Uniti e dei
loro alleati.
Per comprendere l’essenza dell’Islam e smentire questi pregiudizi, è
fondamentale partire dalla differenza storica e teologica tra sciismo e
sunnismo. La divergenza principale risiede nel concetto di guida politica e
religiosa della società islamica (l’Ummah) in seguito alla dipartita del profeta
Muhammad. I musulmani sunniti sostengono che il Profeta, prima di morire, non
avesse nominato un successore, lasciando quindi la responsabilità della scelta
alla nazione islamica. Al contrario, noi sciiti crediamo che il Profeta, su
preciso ordine divino e in diverse occasioni, come nel celebre evento di Ghadir
Khumm, avesse designato ufficialmente suo cugino e genero Alì ibn Abitalib come
suo legittimo successore.
Nella visione sciita, la guida della società, che noi definiamo Imam, non viene
scelta in base a legami di parentela, ma deve essere designata da Dio, poiché
deve possedere caratteristiche peculiari, prime fra tutte l’infallibilità e la
sapienza divina, per poter condurre gli esseri umani verso la perfezione, la
giustizia e la beatitudine. Dopo Alì, si sono succeduti altri undici Imam;
crediamo che il dodicesimo, l’Imam Mahdi, si trovi attualmente in stato di
occultazione e che si manifesterà alla Fine dei Tempi, accompagnato da Gesù
Cristo, per stabilire un governo divino globale e ricolmare il mondo di
giustizia ed equità.
L’essenza peculiare di questa religione, che ne fa qualcosa di unico e che
terrorizza i poteri imperialisti, si fonda proprio sulla concezione di una
politica divina e sulla lotta inesauribile contro l’oppressione. Nell’attuale
periodo di occultazione dell’Imam Mahdi, la guida della società non viene
sospesa, ma è affidata alla teoria politica della wilayat al-faqih (l’autorità
del giurisperito islamico). Questo ruolo viene ricoperto da un dotto in scienze
islamiche, giusto, coraggioso ed esperto di geopolitica, capace di amministrare
la Nazione proteggendone i reali interessi. Lo sciismo, profondamente segnato
dall’epopea di Karbala e dal martirio dell’Imam Husayn contro il califfo
corrotto Yazid, educa i suoi fedeli a non sottomettersi mai alla tirannia,
promuovendo la giustizia sociale e il sostegno ai diseredati.
È doveroso precisare che questo approccio non ha nulla a che vedere con
l’estremismo religioso o il terrorismo di matrice wahabita o takfira (come ISIS
o al-Qaeda), i quali rappresentano un’eresia oscurantista foraggiata da potenze
straniere, da cui sia sciiti che sunniti si sono nettamente dissociati.
Per quanto concerne il rapporto con le altre fedi, la narrazione di un Iran
intollerante è totalmente falsa e mistificatoria. L’Iran rappresenta
storicamente un modello virtuoso di convivenza pacifica, fondato sul rispetto
reciproco. Le minoranze religiose – in particolare i cristiani (armeni e
assiri), gli ebrei e gli zoroastriani – sono ufficialmente riconosciute e
protette dalla Costituzione iraniana. Queste comunità possiedono il diritto
costituzionale di avere propri rappresentanti all’interno del Parlamento
iraniano.
Inoltre, lo Stato garantisce a queste minoranze la piena libertà di praticare i
propri culti, di insegnare la propria religione e di gestire le questioni di
diritto privato (come matrimonio, divorzio ed eredità) in base alle proprie
specifiche norme religiose. In Iran si trovano alcune delle chiese più antiche
del mondo, considerate patrimonio nazionale e dell’UNESCO, che vengono
regolarmente restaurate e mantenute grazie a fondi statali. I membri di queste
comunità sono parte integrante e leale della nazione iraniana, tanto che molti
cristiani e zoroastriani hanno combattuto e sacrificato la loro vita come
martiri per difendere l’Iran durante la guerra imposta dall’Iraq negli anni
’80».
LA CONDIZIONE DELLA DONNA SPIEGATA DA UNA DONNA
Sfatiamo il falso mito delle donne iraniane costrette ad essere sottomesse e
trattate come paria in Patria. Quale è il ruolo della componente femminile nella
società?
«Quello della donna sottomessa e oppressa in Iran è un falso mito costruito ad
arte dalla propaganda occidentale, la quale utilizza la questione femminile come
elemento strategico di una vera e propria guerra ibrida per demonizzare il
nostro Paese. I media mainstream operano sistematicamente un doppio standard,
ignorando i fatti e proponendo una narrazione che dipinge un’oppressione
istituzionalizzata inesistente.
Se guardiamo ai dati concreti successivi alla vittoria della Rivoluzione
Islamica del 1979, la condizione della donna è straordinariamente progredita in
ogni campo, smentendo decenni di retorica. Prima della Rivoluzione, il tasso di
analfabetismo tra le donne si aggirava intorno al 50-60%, mentre oggi è sceso a
meno del 10%. Le ragazze, che prima rappresentavano circa il 25% degli studenti,
oggi superano il 50% degli iscritti alle università, superando persino il 60% in
alcune facoltà.
In ambito medico, il numero delle donne specialiste è aumentato di ben dodici
volte, a fronte di un aumento di sole tre volte per i colleghi uomini. Nel campo
sportivo, i campi dedicati esclusivamente alle donne sono passati da 7 a 38, le
federazioni attive da 1 a 49, e abbiamo visto crescere le allenatrici da 9 a
35.000. Questi numeri inconfutabili dimostrano come la partecipazione femminile
alla vita pubblica, accademica, politica ed economica sia non solo permessa, ma
fortemente incoraggiata dalle istituzioni.
Tutto ciò nasce dalla visione stessa dell’Islam, che è alla base del nostro
ordinamento. L’Islam stabilisce un’assoluta uguaglianza ontologica e spirituale
tra uomo e donna e non considera affatto la donna un essere inferiore, bensì le
riconosce autonomia spirituale e pari potenziale per raggiungere le più alte
vette esistenziali. Tuttavia, la nostra visione riconosce anche che uomo e donna
possiedono peculiarità fisiche e psicologiche differenti; questo significa che
il loro contributo alla famiglia e alla società è complementare e unico, e non
deve essere vissuto come una perenne e logorante competizione.
Al contrario di un certo femminismo liberale occidentale, che molto spesso ha
spinto la donna a credere che per realizzarsi ed emanciparsi debba “diventare un
uomo” o rinunciare alla propria natura, il modello islamico e iraniano promuove
una partecipazione pubblica dignitosa. L’Islam critica aspramente il sistema
capitalistico in cui la presunta liberazione femminile si è tradotta nella
riduzione della donna a manodopera a basso costo o in mero oggetto di consumo e
mercificazione pubblicitaria del proprio corpo. La donna non deve snaturarsi,
imitare l’uomo o rinunciare alla propria femminilità per avere valore o vedersi
riconosciuti i propri diritti.
Infine, per inquadrare correttamente il ruolo della donna oggi, è essenziale
ricordare cosa accadeva prima della Rivoluzione Islamica. Sotto il regime
dittatoriale dei Pahlavi, burattini delle potenze imperialiste, nel tentativo di
imporre un’occidentalizzazione forzata, fu persino vietato il velo; gli agenti
dello Scià arrivavano a strapparlo con la violenza dal capo delle donne per le
strade. L’unica “libertà” concessa era quella di conformarsi a un modello
consumistico vuoto.
Proprio per questo motivo le donne iraniane furono in primissima linea durante
la Rivoluzione del 1979, scendendo in piazza, subendo torture, arresti e
sacrificando la propria vita al pari degli uomini, per sconfiggere
l’imperialismo e riappropriarsi della propria identità spirituale e nazionale.
Oggi le donne iraniane sono libere, istruite, inserite in posizioni manageriali
e istituzionali, e fiere delle proprie radici, lontane anni luce da
quell’immagine di “paria” ed emarginate con cui l’Occidente vorrebbe
descriverle».
IL CONSENSO
La Rivoluzione komeinista ha posto fine al regime repressivo e filo occidentale
dello scià Reza Pahalavi. Com’è percepita dalla popolazione oggi a distanza di
47 anni la svolta impressa dall’Ayatollah Khomeyni? Chi sono e chi rappresentano
oggi i cosiddetti “oppositori del regime”, così come li definiscono Israele e
tutto l’Occidente?
«La Rivoluzione Islamica del 1979 è stata, innanzitutto, un formidabile
movimento identitario, popolare e spirituale, nato per riscoprire le radici
culturali e religiose dell’Iran e per liberare il Paese dall’imperialismo e
dalla dittatura dei Pahlavi, un regime che svendeva le nostre risorse alle
potenze straniere e cercava di sradicare la nostra identità con un’
“occidentalizzazione” forzata. L’Imam Khomeini ha guidato questo processo
storico restituendo dignità alla nazione e fondando un ordinamento, la
Repubblica Islamica, che si basa indissolubilmente sul consenso popolare e sui
valori divini e di giustizia.
A distanza di oltre quattro decenni, la stragrande maggioranza del popolo
iraniano sostiene ancora fermamente questo ordinamento e i valori che esso
rappresenta. Questo sostegno popolare, tangibile e reale, viene purtroppo
sistematicamente censurato dai media occidentali per non distruggere la loro
falsa narrazione: basti pensare ai milioni di iraniani che scendono regolarmente
in piazza per celebrare l’anniversario della vittoria della Rivoluzione, per
manifestare contro le ingerenze straniere o di recente, durante questo ultimo
conflitto, ogni sera gli iraniani hanno manifestato il loro sostegno alla
leadership e alla rappresaglia militare.
È innegabile che oggi esista del malcontento all’interno del Paese, ma esso è
legato quasi esclusivamente a problematiche di natura economica, causate dalle
pesantissime e illegali sanzioni imposte dagli Stati Uniti e, in parte,
da alcune scelte governative inadeguate. Gli iraniani protestano legittimamente
per l’inflazione e il carovita, ma questo non significa che desiderino il crollo
del loro sistema politico o un “cambio di regime”, ben sapendo che ciò
porterebbe solo a caos e destabilizzazione. Il popolo iraniano difende
fieramente la propria indipendenza e sovranità e non è disposto a piegarsi
all’egemonia imposta dall’Occidente.
GLI OPPOSITORI
Per quanto riguarda i cosiddetti “oppositori del regime“, a cui l’Occidente,
Israele e gli Stati Uniti offrono un palcoscenico mediatico costante, essi
rappresentano in realtà una minoranza rumorosa, priva di una reale base sociale
in Iran e profondamente frammentata. Questa sedicente opposizione non ha
un’unità di intenti ed è composta da diverse fazioni accomunate solo dai
finanziamenti e dal supporto logistico e propagandistico fornito da entità
straniere, tra cui servizi segreti (come la CIA), l’Arabia Saudita, Israele e
organizzazioni come la Open Society di Soros.
Se analizziamo l’identità di questi gruppi, il quadro che emerge è inquietante.
Vi troviamo, in primis, i terroristi del MEK (Mojahedin-e Khalq),
un’organizzazione che gli stessi Stati Uniti e l’Unione Europea avevano inserito
nelle loro liste di gruppi terroristici prima di rimuoverla per pura convenienza
politica. I membri del MEK operano come una setta e si sono macchiati
dell’assassinio di oltre 16.000 cittadini iraniani innocenti dalla Rivoluzione a
oggi; hanno persino collaborato con Saddam Hussein durante la guerra imposta
all’Iran. Per questo motivo, in Iran non vengono chiamati mojahedin
(combattenti), bensì monafeqin (ipocriti) e traditori, e non godono di alcun
appoggio popolare.
Oltre al MEK, tra le fila degli agitatori che strumentalizzano le proteste
pacifiche per trasformarle in guerriglia urbana, le nostre forze di intelligence
hanno arrestato individui affiliati a gruppi separatisti armati, come Komala, il
Partito Democratico Curdo, il PAK e il PJAK, e persino terroristi takfiri
dell’ISIS pronti a compiere attentati esplosivi nei luoghi pubblici iraniani.
Infine, l’Occidente cerca di presentare come alternativa i filo-monarchici che
auspicano il ritorno di Reza Ciro Pahlavi, figlio dell’ex Scià. Si tratta di
un’opzione grottesca: il 99% degli iraniani non accetterebbe mai il ritorno
dell’erede di un dittatore cacciato a furore di popolo, che governava unicamente
come burattino degli interessi statunitensi.
In sintesi, questi gruppi non rappresentano in alcun modo le aspirazioni del
popolo iraniano. Sono, al contrario, pedine utilizzate da Israele e
dall’Occidente per tentare una “sirianizzazione” dell’Iran. Il loro vero
obiettivo non è la tutela dei diritti umani o delle donne, ma la creazione di un
perenne stato di conflitto per indebolire uno Stato sovrano che si oppone
fermamente al mondialismo e che svolge un ruolo di primo piano nella transizione
verso il nuovo ordine multipolare».
LA COSTITUZIONE
L’Iran a differenza di Israele,che non ha una Costituzione formale, la possiede.
Sinteticamente ci può illustrare i principi cardine su cui si regge?
«L’ordinamento della Repubblica Islamica dell’Iran è un sistema eccezionale e
probabilmente unico al mondo, poiché armonizza in modo profondo la sovranità
popolare con i valori divini. A differenza di altre nazioni della regione,
l’Iran possiede una Costituzione formale e solida, alla cui stesura hanno
partecipato attivamente anche le minoranze religiose, come i cristiani, gli
ebrei e gli zoroastriani, le quali oggi godono di propri rappresentanti
garantiti all’interno del Parlamento iraniano. La Costituzione si regge su due
pilastri fondamentali, ben espressi nel nome stesso dello Stato.
È una “Repubblica” perché si fonda indissolubilmente sulla sovranità popolare:
la sua istituzione non è stata imposta, ma è avvenuta tramite un referendum nel
1979 in cui oltre il 98% dei votanti ha approvato questo sistema. I cittadini,
in elezioni che si svolgono regolarmente, eleggono il Presidente della
Repubblica, i membri del Parlamento e l’Assemblea degli Esperti, la quale ha il
fondamentale compito di eleggere e vigilare sull’operato della Guida Suprema.
È “islamica” perché le sue leggi e la sua struttura si basano sugli insegnamenti
religiosi e sulla teoria politica della wilayat al-faqih, ovvero l’autorità del
giurisperito islamico. Secondo questo principio cardine, elaborato dall’Imam
Khomeini, la guida della società deve essere un dotto nelle scienze islamiche,
esperto di geopolitica, giusto e coraggioso, capace di amministrare la nazione
garantendone i reali interessi materiali e spirituali e proteggendola dalle
ingerenze esterne. Tra i principi inderogabili fissati dalla Costituzione vi
sono la salvaguardia dell’indipendenza nazionale, l’implementazione della
giustizia sociale, il totale rifiuto di ogni dominazione straniera e un vincolo
spirituale e costituzionale a sostenere materialmente e moralmente i popoli
oppressi e diseredati di tutto il mondo contro le forze imperialiste».
I RAPPORTI CON L’ITALIA
Quali sono i rapporti da sempre intercorsi tra Italia e Iran, sia a livello
culturale, sia economico? Ricordiamo la grande considerazione di cui Enrico
Mattei ha sempre goduto.
«Per quanto riguarda i rapporti tra l’Italia e l’Iran, storicamente e
culturalmente le relazioni tra i nostri popoli sono ottime. Gli iraniani nutrono
un profondo apprezzamento per il popolo italiano, che tra tutti i popoli
occidentali ed europei è probabilmente quello più affine a noi per temperamento
e caratteristiche relazionali. Esistono parallelismi antropologici e spirituali
sorprendenti: ad esempio, il fervore e le modalità delle processioni religiose
popolari del Sud Italia ricordano in modo sorprendente le cerimonie e i cortei
di lutto che celebriamo in Iran in onore dei nostri Imam.
Da un punto di vista geopolitico, l’Italia, per la sua posizione strategica,
dovrebbe assumere il ruolo naturale di ponte per una strettissima alleanza
mediterranea ed eurasiatica tra l’Europa e il mondo islamico, operando in una
forte funzione antimondialista e antiimperialista. Purtroppo, dopo la sconfitta
nella 2ª Guerra Mondiale, l’Italia è stata ridotta di fatto a una colonia
atlantica, la cui politica estera è totalmente appiattita su quella degli Stati
Uniti e della NATO. Questa totale dipendenza e la mancanza di una visione
indipendente portano spesso i governi italiani a sacrificare i propri reali
interessi nazionali sull’altare dell’imperialismo occidentale».
UNA GUERRA ESISTENZIALE
Oggi l’Iran è costretto suo malgrado ad una guerra esistenziale contro Israele e
gli Stati Uniti. Quale è oggi la situazione all’interno e quali sono le speranze
per il futuro da parte della popolazione?
«L’Iran si trova in prima linea contro gli Stati Uniti, Israele e i loro
alleati, che da oltre 40 anni cercano di distruggere i frutti della nostra
Rivoluzione attraverso guerre imposte, sanzioni illegali, terrorismo e
rivoluzioni colorate. L’Iran subisce questa ostilità semplicemente perché non ha
mai accettato l’iniquo sistema mondiale in cui gli oppressori governano
incontrastati sugli oppressi.
Mentre i media mainstream occidentali tentano disperatamente di dipingere un
Iran al collasso o sull’orlo della guerra civile per giustificare le loro
ingerenze, essi censurano sistematicamente le immagini dei milioni di iraniani
che scendono in piazza per ribadire il loro incrollabile sostegno alla Guida
Suprema, all’ordinamento della Repubblica Islamica e alle Forze Armate. Il
popolo iraniano è fiero, coraggioso e si unisce ancora di più di fronte alle
aggressioni straniere, come ha ampiamente dimostrato durante la lunga guerra
impostagli da Saddam Hussein e come dimostra oggi di fronte ai crimini sionisti.
IL MULTIPOLARISMO
La storica e recente operazione militare “Promessa Veritiera” ha dimostrato al
mondo la supremazia strategica e morale dell’Iran, distruggendo per sempre il
falso mito dell’invincibilità del regime sionista e svelando che Israele è in
realtà totalmente dipendente, per la propria sopravvivenza, dallo scudo
difensivo fornito da Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e da alcuni regimi
arabi traditori. L’Iran ha imposto la propria volontà e ha punito l’aggressore
nel pieno rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite,
prendendo di mira siti militari e non civili. Le speranze per il futuro della
popolazione iraniana, e dell’intero Asse della Resistenza, sono solidamente
proiettate verso l’inevitabile declino dell’unipolarismo statunitense.
Ci stiamo muovendo in modo irreversibile verso un ordine globale nuovo. L’Iran
gioca oggi un ruolo centrale in questa immensa transizione, rafforzando alleanze
strategiche in campo economico e militare con potenze indipendenti come Russia e
Cina, e aderendo a organizzazioni chiave come la SCO (Organizzazione per la
Cooperazione di Shanghai) e i BRICS. In questo nuovo mondo che sta sorgendo, le
nazioni libere potranno collaborare basandosi sul rispetto reciproco, sulla non
ingerenza negli affari interni e sulla salvaguardia dell’identità culturale e
spirituale di ogni popolo, ponendo fine per sempre al bullismo delle élite
mondialiste e guerrafondaie della classe Epstein».