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TROPPO DA DIFENDERE
“Crediamo sia importante lasciare traccia di un percorso che non è arrivato al capolinea ma in un momento dove tutto è chiaro“ Dev’essere piccolo l’impiegato che l’Ater ha mandato due volte al sesto ponte per attaccare prima un avviso di sgombero un po’ generico e poi, due giorni dopo, un foglio più esplicito dove si … Leggi tutto "TROPPO DA DIFENDERE"
February 6, 2026
L38Squat
Rapporto IHD: 50 donne assassinate nella regione dell’Egeo in un anno
La Commissione femminile della sezione di Izmir di IHD (Associazione per i diritti umani) ha presentato il suo rapporto sulle violazioni dei diritti umani contro le donne presso la sede dell’associazione, affermando: “La parità di genere deve essere garantita immediatamente in tutti gli ambiti”. La Commissione femminile della sezione di Izmir di IHD ha presentato il suo rapporto sulle violazioni dei diritti umani contro le donne in una conferenza stampa tenutasi presso la sede dell’associazione. Il rapporto è stato letto dai dirigenti dell’İHD Nazlı Turan e Vetha Aydın Yüksel. La dichiarazione, che descrive il 2025 come l’anno in cui i diritti delle donne a una vita libera e paritaria sono stati violati più gravemente, afferma: “Le donne sono state vittime di violenza, discriminazione e povertà in casa, sul posto di lavoro, per strada, sui campi di battaglia e sulle rotte migratorie. Il rapporto che condividiamo oggi non si limita a registrare quanto accaduto; è stato preparato per evidenziare le scelte politiche e i responsabili di queste violazioni, e per esprimere ancora una volta con forza la richiesta delle donne di una vita libera e paritaria. La dichiarazione del 2025 come “Anno della Famiglia”, dopo il 2024, anno in cui la violenza contro le donne ha raggiunto i suoi massimi livelli, appare come una scelta politica che oscura la realtà delle violazioni dei diritti umani subite dalle donne. È chiaro che questo approccio, presentato con la retorica del “rafforzamento della famiglia”, riproduce in pratica un’interpretazione che definisce le donne non come individui, ma attraverso la loro fertilità e il lavoro di cura che svolgono”. 50 donne sono state assassinate nella regione dell’Egeo La dichiarazione ha osservato che, invece di affrontare il calo delle nascite come un problema strutturale derivante dalle condizioni sociali ed economiche, il potere politico lo considera una “questione di sopravvivenza”, aggiungendo: “Queste politiche hanno costretto le donne a rimanere in relazioni familiari in cui disuguaglianze e violenza sono vissute intensamente. Nel 2025, nella regione dell’Egeo si sono verificati almeno 50 femminicidi e morti sospette di donne; molte donne, nonostante abbiano ricevuto ordini di protezione ai sensi della legge n. 6284, non hanno potuto essere protette dalla violenza e, in alcuni casi, la negligenza dei funzionari pubblici ha portato al proseguimento della violenza”. Richieste La dichiarazione, che sottolineava la necessità di un’immediata parità di genere in tutti gli ambiti, afferma: “L’attuale codice penale dovrebbe essere modificato per proteggere le donne. La legge n. 6284 dovrebbe essere efficacemente attuata. Dovrebbero essere istituite linee di supporto professionale e istituzioni accessibili alle donne 24 ore su 24, 7 giorni su 7, in materia di violenza contro le donne; dovrebbero essere sviluppati metodi alternativi per le donne che non possono accedere ai servizi telefonici. Questi servizi dovrebbero essere multilingue, tra cui turco, curdo, arabo e inglese; e dovrebbe essere disponibile personale fluente nella lingua dei segni. Dovrebbe essere garantita la sicurezza delle donne rifugiate e dovrebbero essere implementate iniziative di emancipazione per le donne rifugiate. I rifugi dovrebbero essere accessibili e conformi agli standard internazionali. Le morti sospette di donne dovrebbero essere indagate a fondo e dovrebbero essere condotte indagini efficaci. L’impunità per i femminicidi deve finire. Le politiche oppressive imposte dal sistema dominato dagli uomini sul posto di lavoro devono cessare. Il diritto delle donne agli alimenti deve essere tutelato e gli attacchi ai diritti acquisiti delle donne devono cessare”. L'articolo Rapporto IHD: 50 donne assassinate nella regione dell’Egeo in un anno proviene da Retekurdistan.it.
February 7, 2026
Retekurdistan.it
A Cortina , la promessa mancata di Olimpiadi “sostenibili”
IL DOSSIER DI CANDIDATURA PROMETTEVA UNA COMPETIZIONE A IMPATTO ZERO. LA REALTÀ È BEN DIVERSA, IN PARTICOLARE NELLE DOLOMITI su Mediapart Cortina d’Ampezzo – Mentre sale lungo la strada asfaltata che serpeggia attraverso uno spesso strato di neve, Patrizia Perucon non riesce a calmarsi. «Sembra un ottovolante, un gigantesco tubo», commenta questa abitante di Cortina indicando la nuovissima pista da slittino che serpeggia sopra il terreno, a pochi metri dalle case con le facciate in legno e dai rari larici che non sono stati abbattuti per la sua costruzione. «Prima era un bosco, con più di cinquecento alberi, alcuni dei quali centenari», continua l’attivista dell’associazione ambientalista WWF. La vecchia pista da slittino era a livello del suolo, quasi invisibile. Di quella pista oggi rimane solo la promessa non mantenuta di organizzare le Olimpiadi invernali “più sostenibili di sempre”, secondo il dossier di candidatura. Costruita all’inizio degli anni ’20 e utilizzata durante le Olimpiadi invernali del 1956 a Cortina, la vecchia pista da slittino doveva essere una delle dodici infrastrutture sportive (su quattordici) già esistenti. Il dossier prevedeva importanti lavori di ristrutturazione, ma solo due siti olimpici dovevano essere costruiti da zero, a Milano, e dunque in zone urbanizzate e spesso industriali. «Dovevano essere Olimpiadi a costo zero, ma alla fine la maggior parte delle infrastrutture è stata demolita e ricostruita consumando nuovi terreni, in particolare per tutte le infrastrutture collaterali come parcheggi o strade», riassume Fabio Tullio, che segue il dossier per l’associazione ambientalista Legambiente e per la sezione italiana della Commissione internazionale per la protezione delle Alpi (Cipra). Per questi Giochi invernali, molti impianti sportivi richiedono anche notevoli risorse idriche, spiega Fabio Tullio: «Per consentire l’innevamento artificiale, sono stati costruiti o ampliati bacini artificiali, poi l’acqua viene prelevata dal torrente e congelata per produrre ghiaccio per la pista di slittino e la pista di pattinaggio. Durante i Giochi, ogni secondo potranno essere prelevati 98 litri d’acqua dal torrente Boite, che scende dalle alture di Cortina fino alla valle, per circa 45 chilometri. PILONI NELLA PRATERIA «La montagna non può diventare così!», sbotta Patrizia Perucon. A pochi minuti di strada dalla pista da slittino, la neve si è trasformata in fango denso a causa del passaggio di camion e macchine da cantiere. Enormi piloni si ergono in mezzo alla neve, dominando i dintorni. «Al posto di questi mostri c’era una magnifica distesa che arrivava fino al borgo di Mortisa, uno degli ultimi ancora preservati», commenta l’attivista. Pochi metri più in basso, la struttura metallica d’una stazione della teleferica è ancora inattiva, nonostante l’inaugurazione dei Giochi. La funivia Apollonio-Socrepes dovrebbe trasportare migliaia di spettatori e spettatrici verso il sito sciistico femminile, situato a un’altitudine maggiore, evitando così gli ingorghi per accedere alle piste. Oltre alla costruzione di enormi parcheggi ai diversi livelli della funivia, gli attivisti che abbiamo incontrato denunciano la realizzazione di un’infrastruttura in una zona a rischio idrogeologico. «Un pilone ha già iniziato a muoversi», spiega Silverio Lacedelli, mostrando una serie di foto sul suo telefono. «Questa zona è a rischio di frane, su una lunghezza di quasi 3 chilometri e una larghezza di 300-400 metri». Il progetto di fattibilità tecnica ed economica realizzato dalla società che supervisiona i lavori, consultato da Mediapart, tiene conto di movimenti del terreno da 2 a 10 centimetri all’anno. I piloni sono stati costruiti con un sistema di supporti scorrevoli per adattarsi. «Avevamo proposto un sistema di navette elettriche gratuite per raggiungere le piste», ricorda Giovanna Ceiner, vicepresidente regionale dell’associazione Italia Nostra. Insieme a una ventina di altre associazioni ambientaliste, tra cui Legambiente e Cipra, dal giugno 2021 ha partecipato a tavole rotonde con la Fondazione Milano-Cortina, che organizza le Olimpiadi. «Purtroppo, la legge olimpica non includeva alcun articolo relativo all’obbligo di valutazione ambientale», deplora da uno degli storici caffè di Belluno, nella valle sottostante a Cortina. In Italia, i cantieri di grandi dimensioni sono normalmente soggetti a una valutazione ambientale strategica. Ma per le Olimpiadi è stato nominato un commissario speciale incaricato di supervisionare i lavori, accelerare le procedure amministrative e rispettare il calendario. «Abbiamo sbattuto la porta nel settembre 2023, perché questi Giochi non erano sostenibili e tutte le nostre richieste di vedere i progetti e discuterne non sono mai state prese in considerazione», racconta. Le associazioni hanno quindi creato l’osservatorio Open Olympics per chiedere la pubblicazione dei costi di ogni progetto. Ad oggi, il budget iniziale di 1,5 miliardi di euro è quadruplicato, raggiungendo quasi i 6 miliardi di euro. Quando sente queste osservazioni, Enrico Valle fa spallucce. Questo abitante di Cortina è stato presidente dell’ente locale che ha organizzato le gare di Coppa del Mondo di sci a Cortina d’Ampezzo fino al 2018: «Ogni volta che si fa qualcosa, c’è un impatto. Le prime Olimpiadi invernali del 1956 ci hanno permesso di abbandonare l’allevamento di mucche e capre e di sviluppare il turismo, e oggi queste Olimpiadi ci permetteranno di fare ancora meglio. Pensate davvero che senza le Olimpiadi ci avrebbero costruito un nuovo ospedale?». UN VILLAGGIO OLIMPICO USA E GETTA In questa città arroccata a 1.200 metri di altitudine, che conta quasi 4.000 residenti annuali per circa 50.000 posti letto turistici, la sua voce risuona con quella di molti abitanti. L’organizzazione di questi Giochi pone soprattutto la questione dello sviluppo turistico in alta montagna dal momento che gli abitanti sono sempre meno numerosi. Roberta De Zanna, consigliera comunale per la lista Cortina bene comune, parla di «occasione perduta» e di Giochi «piombati dall’alto»: «Siamo stati esclusi da ogni decisione, le nostre proposte non sono mai state prese in considerazione, ci sarà un impatto ambientale sul territorio e non crediamo che sarà troppo positivo». Roberta De Zanna, consigliera comunale della lista minoritaria Cortina Bene comune, parla di «occasione persa» e di Olimpiadi «calate dall’alto»: «Siamo stati esclusi da tutte le decisioni, le nostre proposte non sono mai state prese in considerazione, c’è un impatto ambientale sul territorio e non si intravede un’eredità positiva». » Cita l’esempio del villaggio olimpico situato a nord di Cortina: 1.400 posti letto distribuiti in piccole case smontabili e temporanee, che saranno demolite al termine dei Giochi. Come altri, aveva proposto la ristrutturazione di un vecchio villaggio turistico, 15 chilometri più a valle. «Si è preferito un villaggio in affitto, monouso, che è costato quasi 40 milioni di euro che avrebbero potuto essere utili al territorio», si rammarica l’eletta. «La montagna è diventata il parco divertimenti degli abitanti delle pianure. Bisogna costruire nuove case, hotel di lusso anche in alta quota, mentre i villaggi vengono abbandonati», afferma l’attivista ecologista Giovanna Ceiner. Gli abitanti di Cortina, dal canto loro, sono divisi. Alcuni hanno appeso ai balconi o alle finestre la bandiera dei Giochi distribuita dal comune. Altri hanno preferito la bandiera tricolore blu-bianco-verde dei Ladini, una minoranza culturale e linguistica alpina che vive nelle Dolomiti, in segno di silenziosa protesta. Le trecento bandiere messe a disposizione dall’associazione ladina locale sono andate via in due mezze giornate e centinaia di altre ordinate per il debutto dei Giochi. The post A Cortina , la promessa mancata di Olimpiadi “sostenibili” first appeared on Popoff Quotidiano. L'articolo A Cortina , la promessa mancata di Olimpiadi “sostenibili” sembra essere il primo su Popoff Quotidiano.
February 7, 2026
Popoff Quotidiano
Milano, un vivace corteo contro le insostenibili Olimpiadi
  Diverse migliaia di persone hanno sfilato da piazza Medaglie d’Oro, non lontana dal centro, fino ad uno dei cuori della periferia milanese: il Corvetto. Un corteo colorato, creativo, ricco di cartelli fatti in casa, di striscioni. Molte le lotte che si sommano per l’occasione; certo su tutte quella costruita in questi ultimi due anni da parte del CIO, comitato insostenibili olimpiadi, che ha organizzato una 4 giorni di attività. Molti gli interventi al microfono che spiegano come enorme sia stato lo spreco di denaro pubblico, quanti siano stati i favori ai privati, quanta la distruzione sul territorio, quanta energia ed acqua verrà sprecata per trasformare questo “tiepido inverno”. Le foto raccontano bene, ma intanto si sfila: per il diritto alla casa, per ricordare come le spese per questo “evento” siano state generate da continui tagli alla spesa sociale, contro la presenza di Israele alle olimpiadi e la venuta di ICE in città, per continuare a denunciare il genocidio in Palestina. Striscioni portati e calati da impalcature, decine e decine di larici che sfilano, ricordando quelli tagliati per costruire un’inutile pista da bob a Cortina.  Slogan, musica con gli Ottoni, interventi dai camion, un corteo determinato, partecipato, tranquillo in un pomeriggio tiepido quasi da fine inverno. Verso l’imbrunire, si volta pagina. Il finale sembra una replica in piccolo di quello avvenuto a Torino. Un gruppo va in testa, ma soprattutto si spinge avanti, ben oltre piazzale Corvetto; cerca di arrivare alla tangenziale, la polizia è schierata ed è tanta: idranti e manganelli. L’aria si fa pesante, tra fumogeni, petardi e lacrimogeni. Tanto basta: le aperture dei notiziari e delle maggiori testate saranno su questo. Speriamo solo che non diventi “un classico”, un ritornello prevedibile. Il rischio è che le migliaia di giovani, donne e uomini, che animano queste lotte, che riempiono di contenuti le piazze e le strade, che raccolgono dati, producono riflessioni, criticano seriamente, lottano giorno per giorno e infine partecipano a queste importanti manifestazioni di popolo, si stanchino di essere ridotte a poca cosa. (foto di Marina De Lorenzo, Armando Campanile e Antonio Furlan)   Andrea De Lotto
February 7, 2026
Pressenza
Domani l’Iniziativa per la pace dei bambini si recherà a Pirsus( Suruç)
Domani l’Iniziativa per la pace dei bambini si recherà a Pirsus( Suruç) con lo slogan: “Invitiamo tutti ad agire per i diritti dei bambini nel Rojava e in Turchia”. L’iniziativa ha annunciato che terrà una conferenza stampa in Piazza della Repubblica, nel quartiere Pirsus di Riha, per i bambini colpiti dagli attacchi nel Rojava.  L’iniziativa ha annunciato sui propri account social che partirà da diverse città, tra cui Istanbul, Ankara, Smirne, Riha, Wan e Amed. L’iniziativa si sposterà nel distretto di Pirsus a Riha domenica 8 febbraio, per raggiungere il Rojava e terrà una conferenza stampa in piazza Cumhuriyet alle 13:30. Il messaggio diffuso afferma: “Sosteniamo la pace per i bambini, chiedendo la fine degli attacchi a tutti gli insediamenti nella Siria settentrionale, garantendo l’accesso ai diritti fondamentali a tutti i bambini colpiti dalla guerra, interrompendo detenzioni e arresti e assicurando che i crimini di guerra non rimangano impuniti. Ricordando a tutti che l’unico modo per prevenire perdite irreversibili è parlare e agire oggi, invitiamo tutti coloro che insistono per la pace a Suruç!” L'articolo Domani l’Iniziativa per la pace dei bambini si recherà a Pirsus( Suruç) proviene da Retekurdistan.it.
February 7, 2026
Retekurdistan.it
Amministrazione di Kobanê: il governo di transizione non ha adottato misure concrete
L’amministrazione di Kobanê ha dichiarato che, nonostante le promesse fatte dai rappresentanti del governo di transizione di Damasco durante un incontro tenutosi ad Aleppo, ad oggi non sono stati adottati provvedimenti concreti. L’amministrazione di Kobanê ha rilasciato una dichiarazione in merito ai colloqui e agli incontri tenuti con l’amministrazione del governatorato di Aleppo e alla situazione attuale sul campo. La dichiarazione di sabato comprende quanto segue: “Secondo l’accordo firmato il 29 gennaio tra le Forze democratiche siriane (SDF) e il governo di transizione di Damasco, il primo passo è stato compiuto nella regione di Şêxler, dove è stata raggiunta l’integrazione tra le forze di sicurezza. Con l’obiettivo di risolvere i problemi della popolazione e garantire il ritorno degli sfollati alle loro case, si è tenuto un incontro nella zona rurale di Kobanê tra l’amministrazione di Kobanê e il vicegovernatore di Aleppo, con la partecipazione di leader delle comunità curda e araba. L’incontro si è concluso con esito positivo e il vicegovernatore di Aleppo, a nome del governatore, ha invitato l’amministrazione di Kobanê a visitare Aleppo. Le forze militari non sono state ritirate, l’assedio non è stato tolto In seguito all’invito trasmesso all’Amministrazione autonoma di Kobanê, una delegazione in rappresentanza dell’Amministrazione di Kobanê e dei leader della comunità si è recata ad Aleppo il 5 febbraio per incontrare il governatore. Lì si sono tenuti colloqui con il vice governatore e il comandante delle forze di sicurezza interna di Aleppo. Durante l’incontro sono stati discussi molti importanti dossier riguardanti la regione, in particolare le misure concrete adottate nella regione di Şêxler e quelle da adottare nella regione di Çelebiyê per garantire il ritorno di tutti i residenti nei loro villaggi. Sono state affrontate anche questioni relative a servizi come acqua, elettricità e interruzioni di internet. Tuttavia, nonostante le promesse fatte dai rappresentanti del governo durante l’incontro, il governo di transizione non ha ancora adottato misure concrete; in particolare, il ritiro delle forze militari da Çelebiyê e la fine dell’assedio di Kobanê non sono stati realizzati. L’insistenza sul nome Ayn al-Arab è contraria alla realtà In questo contesto, noi, come amministrazione di Kobanê, sottolineiamo che le dichiarazioni successivamente pubblicate sui media non contribuiscono alla risoluzione dei problemi e non corrispondono in alcun modo al contenuto dell’accordo. Inoltre, definire Kobanê come “distretto” e insistere sull’uso del nome “Ayn al-Arab” è contrario alla realtà sul campo. Appello al governo di Damasco affinché si assuma le proprie responsabilità Ancora una volta, riaffermiamo il nostro impegno nei confronti delle disposizioni dell’accordo e la nostra determinazione ad attuarle sul campo, e dichiariamo di essere pronti ad assumerci le nostre responsabilità per garantire progressi in questo processo. Invitiamo il governo di Damasco ad assumersi le proprie responsabilità e a completare i passi necessari. In particolare, le forze militari devono essere ritirate dai villaggi all’interno dei confini amministrativi della regione di Kobanê, l’assedio alla città deve essere revocato e gli ostacoli che impediscono la fornitura di servizi di base alla popolazione devono essere rimossi. L'articolo Amministrazione di Kobanê: il governo di transizione non ha adottato misure concrete proviene da Retekurdistan.it.
February 7, 2026
Retekurdistan.it
[Musica Machina] puntata 190 del 7 febbraio 2026
Scaletta dei contenuti: Amptek Alex Marenga in voce - Spazio novità #3 (gennaio 2026) H501L - FSOL The Future Sound of London vinyl mix #2 (gennaio 2026)   Puntata 190 trasmessa sabato 7 febbraio 2026 su Radio Onda Rossa 87.9 dalle 21 alle 23. Broadcasted on Musica Machina  radioshow,  Radio Onda Rossa 87.9  (Saturday, February 7, 2026).
February 7, 2026
Radio Onda Rossa
In S.Ambrogio a Firenze per parlare di NO riarmo e non ingerenze in Iran
Dopo la conferenza stampa in Palazzo Vecchio  che ha visto  un gruppo di associazioni  denunciare il regime teocratico  e repressivo delle Repubblia Isalmica dell’Iran ed annunciare prossime iniziative di sensibilizzazione pubblica, la prima occasione è stata offerta dal presidio ieri pomeriggio di  Friday for Peace che si tiene ormai come consuetudine  in piazza S’Ambrogio a Firenze. Al gazebo  di raccolta firme contro il riarmo e l’obbiezione di coscienza organizzato dal Coordinamento No Riarmo fiorentino, hanno partecipato con interventi e commenti musicali , Casa dei Diritti dei Popoli, rete internazionalista,  e Donna Vita libertà Associazione Culturale  che raccoglie le voci più progressiste e di sinistra iraniane  presenti a Firenze. Si è denunciato che le recenti manifestazioni popolari contro la situazione economica insostenibile effetto della corruzione del regime e delle sanzioni   inperialiste statunitensi,  seguono quelle degli anni precedenti che reclamavano libertà e diritti. Manifestazioni sempre brutalmente represse dal regime islamico. Si è affermato inoltre che un regime change indotto da forze straniere in particolare Usa e Israele che vorrebbero un ritorno alla monarchia con a capo il giovane erede  dello  Shah non è tollerabile. Le forze progressiste e  gran  parte del popolo   vogliono democraticamente scegliere il loro destino senza ingerenze esterne. No Riarmo -Iran No Riarmo -Iran No Riarmo -Iran No Riarmo -Iran No Riarmo -Iran No Riarmo -Iran No Riarmo -Iran . Redazione Toscana
February 7, 2026
Pressenza
ICE OUT! La resistenza continua
A un mese esatto dall’uccisione di Renee Good da parte di un agente dell’ICE la pagina Facebook The Other 98% racconta come la resistenza e la pressione dei cittadini di Minneapolis stiano funzionando: l’ICE viene respinta dai vicini che osservano, documentano e difendono le loro comunità. I tribunali hanno da tempo riconosciuto che registrare le forze dell’ordine è un diritto garantito dal Primo Emendamento.  E’ il tipo di resistenza concreta, diretta e basata sulla comunità che costringe il potere a uscire allo scoperto, dove un tempo operava nell’oscurità e un esempio vivo e tangibile di persone comuni che escono dalla passività e rifiutano la violenza di Stato. E la protesta si estende anche in ambiti insospettabili, come le contee conservatrici a guida repubblicana che si stanno ribellando al piano di Trump di trasformare i magazzini di tutta la nazione in centri di detenzione per immigrati. L’ICE si sta infatti  preparando a ristrutturare più di venti nuovi giganteschi centri di detenzione, con l’obiettivo di aggiungere 80.000 posti letto supplementari. Alcuni siti potrebbero ospitare fino a 10.000 persone ciascuno, da aggiungersi alle oltre 70.000 persone già imprigionate in condizioni terribili. Ecco alcuni esempi di inattesa ribellione: nella contea di Hanover, in Virginia, i residenti hanno affollato le riunioni per opporsi alla vendita di un magazzino all’ICE. Il Consiglio di Supervisione, dominato dal Partito Repubblicano, si è opposto all’accordo. Il proprietario se n’è andato. A Roxbury Township, nel New Jersey (controllato dai repubblicani), i funzionari hanno respinto all’unanimità una proposta di cedere un magazzino all’ICE. Il sindaco repubblicano di Oklahoma City si è opposto a un piano simile e anche le comunità di Kansas City e Salt Lake City stanno resistendo. È un ampio rifiuto morale e i sondaggi lo confermano. Un recente sondaggio del Pew Research ha rilevato che il 64% degli americani si oppone alla detenzione di un gran numero di immigrati mentre vengono decisi i loro casi. Anche il 59% degli elettori bianchi si oppone. La maggioranza è contraria anche all’espulsione di residenti di lunga data senza precedenti penali e alla chiusura dei canali per richiedere l’asilo.     Anna Polo
February 7, 2026
Pressenza
La militarizzazione dietro la pubblicità ingannevole di Leonardo SpA
Ci viene segnalato che da circa un mese viene trasmesso sui canali televisivi, Rai e Mediaset, ma probabilmente anche su altre reti, uno spot di Leonardo SpA. Nella pubblicità, così come nel comunicato di riferimento, presente sul sito di Leonardo e datato 22 dicembre 2025, non si fa mai riferimento alla prima e principale “natura” di Leonardo SpA: la produzione di armi e materiale bellico. L’azienda viene, di contro, presentata come un’impresa “”abilitatrice di futuro”, impegnata “a tutela del pianeta e di chi lo abita”. (Leonardo, In Every Imaginable World  e Leonardo, in tutti i mondi possibili). E Leonardo presenta oltre 14 miliardi di euro di ricavi che fanno dell’Italia il sesto Paese al mondo nel settore della difesa. Un vanto di cui non andiamo fieri se pensiamo che l’Italia spende meno di tanti altri Paesi per manutenzione e salvaguardia del territorio. Leonardo è la prima azienda dell’Unione Europea per la vendita di armi; la sua produzione, contrariamente al passato, è quasi interamente dedicata alle armi. Non siamo noi a dirlo, ma il rapporto annuale dello Stockholm international peace research institute (Sipri) che analizza i ricavi delle cento maggiori aziende di armi nel mondo. E sempre in base agli studi del Sipri i ricavi di tutte le aziende produttrici di armi sono in aumento e ancor più lo sono i loro titoli in Borsa. Pubblichiamo una scheda tratta dal rapporto di cui sopra: Lo spot rientra nella strategia di comunicazione ormai intrapresa dal Governo, da una parte si rassicura l’opinione pubblica che i vantaggi per l’economia e la occupazione saranno positivi, dall’altra si normalizza la corsa al riarmo trasformando la principale produttrice di armi italiana in fabbrica avveniristica, capace di assicurare benefici al paese e alla popolazione attraverso il ricorso alle ultime tecnologie. È il fascino della scienza e delle tecnologie l’arma, è il caso di definirla tale, con la quale Leonardo fa ingresso nel mondo della scuola e dell’università. Il video si rivolge soprattutto ad un pubblico giovane, incarnato dal ragazzo che compare nello spot. Non a caso il video è anche trasmesso sulla piattaforma AppLI (AppLI: tu nel futuro), iniziativa promossa dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali dedicata ai giovani e al mondo del lavoro, quasi a suggerire che la Leonardo potrebbe costituire un’opportunità lavorativa per ragazzi e ragazze che magari hanno appena terminato le scuole superiori o gli studi universitari. Ci chiediamo e vi chiediamo cosa fare per opporci a queste pubblicità a nostro avviso fuorvianti se non proprio ingannevoli: la logica di mercato rende ormai i prodotti di guerra affascinanti e attrattivi e così facendo trae in inganno soprattutto i più giovani che non collegano la pubblicità alle armi. E come insegnanti e cittadini vorremmo far qualcosa per destare almeno il beneficio del dubbio tra i giovani. Proviamo allora a decostruire il messaggio. Il testo dello spot: «Benvenuto. Qui è dove rendiamo sicuro l’invisibile. Codici, informazioni, dati non li vedi, eppure muovono tutto. Guarda, è integrando dati sofisticati che ci siamo in tutte le condizioni, anche impossibili. E poi nello spazio, dove tutto è interconnesso, per proteggere il pianeta e chi lo abita. Benvenuto nel luogo più simile al futuro che puoi immaginare. Benvenuto in Leonardo in tutti i mondi possibili». Il racconto, che segue il viaggio immersivo e simbolico del giovane protagonista, si snoda tra il mondo della cyber security, le missioni elicotteristiche di ricerca e soccorso in condizioni estreme e il contributo delle tecnologie spaziali alla sicurezza e al monitoraggio della Terra. “Abbiamo realizzato questo spot con l’idea di raccontare il mondo Leonardo e come le nostre tecnologie, persone e competenze sono presenti non solo in molti modi, ma anche in molti mondi diversi” precisa Helga Cossu, Chief Digital Identity & Outreach Officer di Leonardo. E continua: “Siamo partiti dalla considerazione per cui per comprendere davvero chi siamo non basta osservare un singolo settore ma bisogna entrare in tutti i mondi in cui Leonardo opera ogni giorno. Lo spot veicola delle suggestioni”. Coinvolgendo dipendenti reali, lo spot mette al centro il patrimonio di competenze che sostiene l’innovazione del Gruppo e la sua capacità di rispondere a sfide tecnologiche e operative sempre più complesse. Un messaggio destinato a rafforzare il posizionamento di Leonardo come abilitatore di futuro, strumento di avvicinamento delle generazioni presenti e future alla scienza e alle tecnologie. L’impresa di armi per eccellenza si mette al servizio, disinteressato, dei cittadini, delle istituzioni e della comunità, diventa punto di riferimento per affrontare le sfide della tecnologia. Ma che questa tecnologia sia funzionale alla guerra nessuno lo vuol dire?       Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
February 7, 2026
Pressenza