Ayşegül Doğan sulla “Legge quadro”: “Siamo nella fase finale”
La portavoce del partito DEM, Ayşegül Doğan, ha dichiarato che la preparazione del progetto di legge quadro è nella fase finale, aggiungendo: “Si sta pianificando di presentare il progetto al Parlamento con un ampio consenso”. La portavoce del Partito per l’uguaglianza e la democrazia dei popoli (Partito DEM), Ayşegül Doğan, ha analizzato gli ultimi sviluppi politici durante una conferenza stampa tenutasi venerdì presso la sede del partito ad Ankara. Ayşegül Doğan ha affermato che si sono svolti colloqui significativi nell’ambito del Processo di pace e società democratica, sottolineando l’importanza del recente incontro tra la delegazione di İmralı del Partito DEM e Abdullah Öcalan. Ha inoltre fatto riferimento alle recenti visite del presidente del Parlamento Numan Kurtulmuş ai partiti politici, sottolineando che le discussioni e le valutazioni relative a tali incontri sono ancora in corso. Ha affermato che la proposta di legge quadro sarà presentata al Parlamento con un ampio consenso tra i partiti politici, aggiungendo che la bozza dovrebbe essere pronta nei prossimi giorni. Riferendosi all’ultimo incontro con Öcalan, ha affermato che si sono tenute consultazioni in merito al quadro giuridico dichiarando: “Possiamo affermare che la preparazione del progetto di legge quadro è nella fase finale. I preparativi sono in fase di completamento e, nonostante le diverse opinioni, si sta cercando di raggiungere un ampio consenso politico tenendo conto delle proposte e dei punti di vista dei partiti politici. Si sta pianificando di presentare il progetto al Parlamento”. Ayşegül Doğan ha aggiunto che il presidente del parlamento Numan Kurtulmuş, annuncerà il calendario una volta che sarà definitivo e che, in seguito a tale annuncio, i partiti politici dovrebbero presentare le proprie posizioni sulla bozza. Sono in corso sforzi per superare l’attuale stagnazione La portavoce del partito DEM ha affermato che la proposta di legge quadro segnerebbe l’inizio di una nuova fase che, secondo il partito, porterà a sviluppi significativi. Facendo riferimento a una recente dichiarazione di Abdullah Öcalan, Ayşegül Doğan ha affermato: “Il processo sta andando avanti. Si stanno compiendo sforzi per superare l’attuale fase di stallo e dare nuovo slancio a un processo che è diventato monotono. Tutti stanno dando il proprio contributo, ciascuno dal proprio ruolo, per far progredire il processo. Anche il signor Öcalan ha comunicato alla nostra delegazione che continuerà a svolgere un ruolo di primo piano in questi sforzi”. Un punto di riferimento per la legislazione futura Doğan ha affermato che la legge quadro segnerà l’inizio di una nuova fase e servirà da punto di partenza per una serie di nuove riforme legislative.”Questo regolamento iniziale servirà da punto di riferimento per le leggi successive. Eliminerà inoltre l’incertezza giuridica che è stata una delle questioni più dibattute negli ultimi due anni”, ha dichiarato. Nessun calendario ufficiale ancora disponibile Facendo riferimento alle precedenti dichiarazioni del presidente del parlamento Numan Kurtulmuş, la portavoce del partito DEM Ayşegül Doğan ha affermato che non esiste ancora un calendario confermato per la presentazione del progetto al parlamento. “Il progetto dovrebbe essere presentato al il prima possibile, tenendo conto dei tempi di lavoro parlamentari” ha affermato Doğan aggiungendo: “Tuttavia non ci è stato ancora comunicato alcun calendario ufficiale”. Sottolineando gli sviluppi dall’inizio del processo, Ayşegül Doğan ha dichiarato: “Siamo ora nella fase di stesura della legge. Ciascuna di queste fasi è stata al contempo cruciale e storica. La legge, che si sta avvicinando al completamento, diventerà la forza trainante di una soluzione democratica”. Legge fondamentale La portavoce del Partito Dem ha affermato che la proposta di legge è importante perché fornirà garanzie legali per il processo in corso. “La legge fondamentale dovrebbe essere considerata il primo passo di un programma di democratizzazione completo. Dovrebbe anche essere vista come la prima riforma legislativa ad aprire una nuova strada verso una soluzione democratica e come una delle pietre miliari legali più importanti del processo” ha affermato Doğan. Facendo notare che la bozza non è ancora stata presentata al parlamento, Ayşegül Doğan ha sottolineato l’importanza di un linguaggio costruttivo nella copertura mediatica. Ciò richiede un linguaggio positivo. Se parliamo di persone che tornano nel Paese questo non deve essere accolto con paura. Al contrario richiede maggiore coraggio, nonché un discorso più inclusivo, unificante e costruttivo”, ha affermato. Ayşegül Doğan ha inoltre annunciato che i copresidenti del partito avvieranno un nuovo ciclo di incontri con i partiti politici a partire da lunedì. “Questi incontri prevederanno discussioni e scambi di opinioni con tutti, dall’opposizione al governo. Hanno lo scopo di facilitare le consultazioni sulla nuova fase del processo e di fornire informazioni. In questo contesto la prossima settimana si terranno diversi incontri”, ha affermato.       L'articolo Ayşegül Doğan sulla “Legge quadro”: “Siamo nella fase finale” proviene da Retekurdistan.it.
July 24, 2026
Retekurdistan.it
Israele costruisce a Gaza una barriera terrestre che si estende per quasi un miglio oltre la “Linea Gialla” entro il territorio controllato da Hamas
di Yarden Michaeli,  Haaretz, 22 luglio 2026.   Le immagini satellitari mostrano che Israele ha costruito un terrapieno che si estende per quasi un miglio oltre la “Linea Gialla”, che delimita il territorio controllato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF) a Gaza, nell’area di Rafah, nella parte meridionale della Striscia. La lunghezza totale della barriera raggiunge molte miglia, come rivelato da Haaretz. Un cippo giallo indica la «Linea Gialla», verso la quale le truppe israeliane si sono ritirate in seguito al cessate il fuoco, a Gaza City lo scorso novembre. Crediti: EBRAHIM HAJJAJ/ La barriera terrestre che l’esercito israeliano sta costruendo nella Striscia di Gaza si è estesa per centinaia di metri oltre la «Linea Gialla» ufficiale, invadendo il territorio destinato a rimanere sotto il controllo di Hamas in seguito all’annuncio del cessate il fuoco mediato dagli Stati Uniti. Le immagini satellitari acquisite questo mese mostrano che in un’area nella parte meridionale della Striscia di Gaza la barriera terrestre si estende per quasi un miglio oltre la Linea Gialla, che delimita il territorio controllato dalle Forze di Difesa Israeliane (IDF). Negli ultimi mesi, l’IDF ha costruito una barriera terrestre che si estende per molte miglia all’interno della Striscia di Gaza, come rivelato lo scorso marzo in un’inchiesta di Haaretz su come l’esercito israeliano stia consolidando la linea di separazione. La barriera è stata inizialmente costruita lungo la Linea Gialla che separa l’IDF da Hamas e, secondo le immagini satellitari e la documentazione sul campo, è costituita in gran parte da un terrapieno e da un fossato. Per diversi mesi, il tracciato della barriera è rimasto allineato alla Linea Gialla, con la deviazione massima nel territorio controllato da Hamas che raggiungeva i 180 metri. Tuttavia, secondo le immagini satellitari di Planet Labs risalenti a luglio, la barriera terrestre si estende ora per centinaia di metri oltre la Linea Gialla in due punti della Striscia di Gaza meridionale. Il primo si trova a Khan Yunis, dove si estende per circa 400 metri oltre la linea, avvicinandosi alla fondamentale strada Salah al-Din di Gaza, che costituisce un’importante via di transito tra il nord e il sud della Striscia. Il secondo si trova nell’area di Rafah, dove in un punto la barriera si spinge per circa 1.300 metri (4.200 piedi o 0,8 miglia) oltre la Linea Gialla ufficiale. In entrambi i casi, la barriera si avvicina a quella che è nota come «Linea Arancione», stabilita unilateralmente dall’IDF in profondità all’interno del territorio ufficialmente sotto il controllo di Hamas. L’IDF ha esortato le organizzazioni umanitarie a coordinare con le forze armate qualsiasi spostamento all’interno dell’area compresa tra le due linee. L’estensione della barriera più in profondità nella Striscia di Gaza avviene mentre l’IDF adotta altre misure per ampliare l’area sotto il proprio controllo. Secondo il tracciato della Linea Gialla comunicato dall’esercito israeliano in occasione del cessate il fuoco dichiarato lo scorso ottobre, Israele avrebbe dovuto controllare il 53 per cento del territorio dell’enclave. La linea era stata delimitata con blocchi di cemento verniciati di giallo, che l’IDF ha gradualmente spostato verso ovest, ampliando il territorio sotto il proprio controllo di diversi punti percentuali. Un blocco giallo che delimita la Linea Gialla, a Khan Yunis, nella Striscia di Gaza meridionale, gennaio. Crediti: Abdel Kareem Hana/AP Con l’imposizione della Linea Arancione, Israele ha sottoposto il 65% della Striscia di Gaza a restrizioni di movimento. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato di aver ordinato all’esercito di aumentare il territorio controllato da Israele al 70% di Gaza. Nelle ultime settimane, l’Ufficio delle Nazioni Unite per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA) ha segnalato più volte che i blocchi di demarcazione dell’IDF sono stati spostati oltre la Linea Gialla originaria in diverse aree, tra cui la Striscia di Gaza settentrionale, la città di Gaza e il governatorato di Deir al-Balah, nel centro dell’enclave. In alcuni luoghi, secondo l’OCHA, lo spostamento dei blocchi ha causato lo sfollamento degli abitanti di Gaza che vivevano nelle vicinanze. Oltre ad espandere il proprio territorio, negli ultimi mesi l’IDF ha costruito almeno tre nuove basi a Gaza, che si aggiungono a quelle già presenti. Una base è attualmente in fase di costruzione nell’area dei campi profughi della Striscia di Gaza centrale, un’altra sulle rovine della città di Bani Suheila vicino a Khan Yunis e una terza base vicino alla costa, in prossimità del confine con l’Egitto. L’IDF non ha ancora risposto alla richiesta di commento da parte di Haaretz. https://www.haaretz.com/gaza/2026-07-22/ty-article/.premium/idfs-gaza-earthen-barrier-crosses-almost-a-mile-beyond-yellow-line/0000019f-8866-d452-a3df-9eff85000000? utm_source=mailchimp&utm_medium=Content&utm_campaign=israel-at-war&utm_content=05c097545f Traduzione a cura di AssopacePalestina Non sempre AssopacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
July 24, 2026
Assopace Palestina
Lunedì 27/07 – proiezione: “Neptune Frost”
alle 21.30 nel NextEmerson Garden proiezione di: NEPTUNE FROST 2021 – di Saul Williams and Anisia Uzeyman – 110′ – sub ita. Film afrofuturista, tra miniere di coltan, hacking, fantascienza e queerness. https://en.wikipedia.org/wiki/Neptune_Frost Trailer: https://www.youtube.com/watch?v=acfBNIXovww
July 24, 2026
NextEmerson
Vemerdì 24/07 – Idlegod / Tomorr / Lestophant
Venerdì 24 luglio 2026, Next Emerson presenta: Idlegod – sludge dalla piana https://idlegod.bandcamp.com Tomorr – rural doom da Empoli https://tomorr.bandcamp.com/album/tomorr Lestophant – sludge da Rifredi https://lestophant.bandcamp.com/album/rifredi-suffering no cani, no machi, si tappi info accessibilità: https://csaexemerson.org/index.php/csaccessibile/
July 24, 2026
NextEmerson
L’esperienza dei migranti per affrontare la crisi climatica
Le destre avanzano in tutto il mondo. I loro successi sono quasi tutti legati al rigetto o a misure persecutorie nei confronti dei migranti: a una narrazione che indica in essi la principale minaccia per la sicurezza della nazione: l’idea mitologica di una identità inesistente. Le forze politiche che si oppongono a quest’onda montante dagli indubbi connotati razziali hanno fatto bancarotta, e non da ora. Condannano le campagne antimigranti che fanno la fortuna delle destre, ma non hanno niente di sostanziale da opporvi, se non la solidarietà, spesso solo di facciata, per le attività e le organizzazioni impegnate a sostenere il “cammino della speranza” dei migranti. Manca su questo nodo cruciale del nostro tempo una visione alternativa e una prospettiva che faccia dei migranti non una minaccia da sventare ma una leva per cambiare la società. Alla base di quel sentire diffuso che fa le fortune delle forze politiche anti-migranti c’è la sensazione che in questo mondo non ci sia più spazio per tutti: mors tua vita mea. Una percezione che lega ineludibilmente il rigetto dei migranti alla crisi climatica e ambientale. In altri tempi, quando gli spazi a disposizione erano considerati abbondanti o addirittura “vuoti”, l’arrivo dei migranti era incoraggiato, anche se il razzismo nei loro confronti non mancava. Tenere separate crisi climatica e migrazioni ha permesso di costruire la narrazione di una “fortezza Europa”, e di molte altre “fortezze”, per tener lontane tutte quelle “genti in cammino”; e di rispedire nei loro paesi, o anche altrove, quelle già inserite da anni o generazioni nei paesi di arrivo, come se si trattasse di una emergenza temporanea. Ma per contrastare quell’allarme si ripete spesso che in fin dei conti si tratta di “piccoli numeri” che l’Europa è perfettamente in grado di assorbire. Il che è vero, ma non fa i conti con il fatto che quei numeri cresceranno inesorabilmente con l’avanzare della crisi climatica. Così, contro la favola della “remigrazione” non viene prospettata alcuna vera politica di inclusione e valorizzazione dei nuovi arrivati. Ma quelle “fortezze” – feroci quanto inefficaci – non sono in grado di difendere quegli stessi territori dall’avanzare della crisi climatica che, anzi, li sta trasformando nel proprio epicentro; senza nessuna possibilità che le cose non peggiorino, e molto, con il passare del tempo. Gli scienziati lo sanno, ma governi, partiti, media e intellighenzia varia continuano a fingere che le cose non stiano così, vellicando elettori e pubblico riluttanti a cambiare abitudini. O dissociando completamente l’ossequio formale alle previsioni degli scienziati dai propri obiettivi programmatici; spesso solo frasi vuote… Il risultato è l’assoluta impreparazione ad affrontare i primi vistosi effetti della crisi climatica, come le tempeste, gli incendi, la siccità e ora il grande caldo di queste settimane, fatti passare dai media come curiosi eventi meteorologici. Nota il Guardian che solo il 20 per cento degli articoli sul caldo insopportabile di questi giorni faceva qualche riferimento alla crisi climatica… Una visione che rovesci la narrazione oggi vincente sulla “minaccia” rappresentata dai migranti può nascere solo affrontando insieme i problemi posti dalla loro presenza e dal loro arrivo e quelli imposti dall’aggravarsi del clima e dalle sue conseguenze. Ma non c’è da aspettarsi che se ne facciano carico le forze politiche che non l’hanno fatto finora. Ci hanno provato invece, con qualche successo sia sul fronte accoglienza e inclusione che su quello dell’adattamento al deterioramento dell’ambiente, decine e decine di comitati, associazioni e persino (piccoli) comuni. Salvataggio delle persone e riparazione e ripristino dei territori e dei beni danneggiati da un evento estremo sollecitano solidarietà e collaborazione tra le persone coinvolte, cioè la costituzione, anche se spesso solo temporanea, di altrettante comunità. Ed è nella dimensione comunitaria e locale dei rapporti di mutuo appoggio che la narrativa antimigranti che appesta grandi media, social network e discorsi da bar può trovare il contrasto più valido. Si tratta allora di valorizzare quelle esperienze facendone il riferimento di una prospettiva, e poi di un programma e di una visione di livello generale. Tutti si lamentano del calore insopportabile: è un’occasione straordinaria per parlare a persone che in genere non riusciamo a raggiungere. Riscaldamento e deterioramento del pianeta non daranno tregua; ci attende uno sconvolgimento senza precedenti tanto delle abitudini personali e collettive, quanto degli assetti sociali e produttivi. In quel rimescolamento generale delle priorità si dovranno riposizionare tutti i grandi obiettivi sociali – reddito, occupazione, sanità, istruzione, giustizia ecc. – per cui ci si è battuti finora; e si potranno trovare o inventare nuovi ruoli per tutti. Una prospettiva in cui ai migranti, “vecchi” e “nuovi”, liberi di attraversare i confini, spetterà di fare da ponte tra i paesi di arrivo e quelli di origine come vettori e presìdi umani indispensabili di soluzioni tecniche, organizzative, sociali e culturali condivise: quelle in grado di contrastare le devastazioni indotte dalla crisi climatica e dalle guerre, come risanamento di suoli desertificati, piantumazione di deserti e terre incolte, recupero e risparmio delle acque, agricoltura di prossimità, sistemi di mobilità condivisa e, ovviamente, comunità energetiche. Sono gli interventi propri di una cooperazione dal basso da cui dipende il futuro di tutto il pianeta. Le risorse per farlo non mancano: sono quelle oggi destinate alle armi, ai fossili e alle guerre; anche a quella contro i migranti. Guido Viale
July 24, 2026
Pressenza
Contro Cuba e chi non si sottomette
«Il ladro pensa che tutti siano come lui». Con questo proverbio il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha risposto al rapporto di cento pagine del Dipartimento di Stato statunitense (leggi: Marco Rubio), con il quale l’amministrazione Trump torna ad attaccare Cuba, anticipando una nuova ondata di sanzioni che si aggiungeranno al blocco economico, commerciale e finanziario in vigore da decenni, al più recente blocco energetico e alle false accuse di legami con il terrorismo internazionale. In sintesi, il rapporto “Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo” accusa L’Avana di aver promosso, per quasi sette decenni, una campagna continua di spionaggio, infiltrazione e sovversione ideologica. Inoltre sostiene che Cuba avrebbe rafforzato i propri legami strategici con Cina e Russia, comprese presunte installazioni militari e di intelligence, e che appoggerebbe la sinistra radicale statunitense e internazionale, favorendo diverse forme di quello che definisce “terrorismo di sinistra”, sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti. Per queste ragioni, secondo Washington, Cuba continuerebbe a rappresentare una grave minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il rapporto è stato pubblicato pochi giorni dopo un vertice guidato dallo stesso Marco Rubio, al quale hanno partecipato ministri di circa sessanta Paesi allineati agli interessi statunitensi, dedicato alla presunta rinascita del terrorismo politico di estrema sinistra. Già in quell’occasione Cuba era stata indicata come la “storica coordinatrice dei movimenti terroristici”. Non vi è dubbio che, oltre alla lotta contro il narcotraffico e la corruzione, la presunta guerra al terrorismo sia ormai diventata la nuova crociata utilizzata per la persecuzione politica a livello globale. Nuove sanzioni Dopo il nuovo pacchetto di sanzioni imposto a Cuba nel giugno scorso, che ha colpito lo stesso Díaz-Canel e i suoi familiari, i familiari del leader della Rivoluzione cubana Raúl Castro, ministri del governo, alti ufficiali delle Forze Armate, imprese pubbliche e istituzioni, l’inasprimento del blocco energetico e le continue minacce di invasione hanno reso la situazione sull’isola sempre più difficile. Si stima che il blocco abbia già provocato perdite per 171 miliardi di dollari. Se si considera la svalutazione del dollaro rispetto al valore dell’oro, tale cifra supera i 2.100 miliardi di dollari. Le nuove misure arrivano inoltre mentre si intensifica la campagna mediatica internazionale – definita guerra di quinta generazione – portata avanti attraverso una rete di media presentati come indipendenti ma finanziati dagli Stati Uniti (in inglese QUI). Ricolonizzazione e rimilitarizzazione L’attacco si inserisce nel quadro di un rafforzamento degli sforzi degli Stati Uniti per recuperare il controllo di quella che continuano a considerare il proprio “cortile di casa”, attraverso una versione trumpiana 2.0 della Dottrina Monroe e del sinistro Piano Condor. Iniziative come lo Scudo delle Americhe, la militarizzazione dei Caraibi, le operazioni contro il Venezuela, il sequestro del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, insieme alle minacce e alle ritorsioni contro quei governi che rivendicano il diritto dei popoli all’autodeterminazione e alla difesa della propria sovranità, si aggiungono all’inasprimento del blocco contro Cuba e rappresentano, secondo l’autore, esempi della strategia messa in atto da Washington con il sostegno di Israele, dell’ultraconservatorismo statunitense e latinoamericano e con il silenzio complice dell’Europa. Gli obiettivi principali dell’offensiva statunitense sarebbero frenare l’espansione della Cina (nelle terre rare, nei minerali strategici, nelle infrastrutture, nelle tecnologie e nell’estrattivismo), garantire gli interessi del capitale multinazionale statunitense e israeliano, assicurarsi il controllo delle risorse strategiche e dei corridoi logistici e, allo stesso tempo, bloccare i processi di integrazione e indipendenza latinoamericana e la nascita di nuovi progetti progressisti e di resistenza al modello neoliberista estrattivista. Per raggiungere tali obiettivi, sostiene l’articolo, non è sufficiente il sostegno politico di governi subordinati e di oligarchie nazionali compiacenti: è necessaria una nuova militarizzazione del continente, abilmente presentata come lotta al narcotraffico, alla criminalità organizzata e, oggi, al terrorismo. Un progetto che sarebbe stato formalizzato nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale approvata l’anno scorso sotto l’impulso dell’asse Trump-Rubio. “Diritto alla difesa” «Questo proverbio – continua Díaz-Canel sul suo profilo X – descrive perfettamente il rapporto del Dipartimento di Stato, promosso da uno dei funzionari più corrotti dell’attuale amministrazione, con comprovati legami con narcotrafficanti e terroristi della Florida». Se c’è un Paese che ha spiato e aggredito un altro in modo sistematico e su larga scala, prosegue il presidente cubano, quello sono gli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Sono pubblici, ricorda, i finanziamenti milionari che ogni anno Washington destina ai programmi di cambio di regime sull’isola, facendo ricorso alla sovversione e persino al terrorismo. Per il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, la storia registra episodi criminali come l’introduzione di epidemie e malattie nell’isola, tra cui la dengue emorragica che costò la vita a 101 bambini, l’abbattimento di un aereo civile con 73 persone a bordo, gli attentati dinamitardi contro gli hotel, i numerosi tentativi di assassinio dei dirigenti cubani e la guerra psicologica. Se a tutto questo si aggiungono il blocco economico e l’attuale assedio energetico, afferma Díaz-Canel, «non esiste un atto di sovversione più grave contro uno Stato, pianificato e descritto ufficialmente dagli Stati Uniti con l’obiettivo di logorare il popolo cubano e spezzarne il sostegno alla Rivoluzione». Secondo il leader cubano, ciò che la Rivoluzione ha fatto durante tutta la sua storia è stato semplicemente esercitare il proprio legittimo diritto a difendersi da queste aggressioni. «Il neo-maccartismo transnazionale che si sta riaffermando negli Stati Uniti, guidato da una corrente chiaramente fascista, ricorre alla menzogna per costruire pretesti con cui giustificare aggressioni contro Cuba e limitare le libertà civili negli stessi Stati Uniti», conclude. Solidarietà Tra i numerosi messaggi di sostegno ricevuti, il 19 luglio Cuba ha ottenuto anche la solidarietà del popolo nicaraguense. Durante la celebrazione del 47º anniversario della Rivoluzione Popolare Sandinista, il presidente Daniel Ortega ha ribadito l’impegno del Nicaragua a fianco della resistenza cubana. «Il nostro rispetto, il nostro abbraccio e il nostro saluto al popolo di Cuba, a Raúl Castro e a Miguel Díaz-Canel, così come al popolo di Bolívar e al presidente che è detenuto negli Stati Uniti insieme a sua moglie. A loro va tutta la nostra solidarietà e il nostro affetto. Eppure non esiste alcun organismo internazionale che si preoccupi di tutto questo!», ha concluso Ortega. Fonte: LINyM (spagnolo) Foto: Roberto Suárez Traduzione: Federica Cresci Giorgio Trucchi
July 24, 2026
Pressenza
Palermo, intervista-AI sul termovalorizzatore a Bellolampo: “Ok! È tutto sotto controllo! O quasi…”
Michele Se un incendio come quello di queste ore nel palermitano interessasse l’impianto termovalorizzatore che si deve realizzare a Bellolampo quali sarebbero le conseguenze? A.I. Mentre i roghi nelle discariche tradizionali (alimentati dalla presenza di biogas, frazione organica e plastiche esposte all’aperto) generano fumi incontrollati a bassa temperatura ricchi di diossine, furani e inquinanti diffusi senza filtri, un termovalorizzatore riduce drasticamente questo rischio strutturale grazie al confinamento. Combustione controllata: All’interno dei reattori la temperatura supera costantemente gli 850–1000 °C, distruggendo la maggior parte dei composti organici complessi, un processo che non ha nulla a che spartire con la combustione lenta e disordinata di un incendio boschivo o di un cumulo di rifiuti esposto. Vulnerabilità periferiche: Il vero rischio ambientale in caso di incendio esterno non deriverebbe dal bruciare i rifiuti confinati nel bunker, bensì dal potenziale coinvolgimento di aree di stoccaggio ausiliarie (come i depositi di reagenti chimici, ammoniaca o carbone attivo utilizzati per la depurazione dei fumi) o da blackout elettrici causati dai roghi alle linee di alta tensione esterne, che potrebbero disabilitare temporaneamente i sistemi di abbattimento dei fumi qualora l’impianto fosse in marcia attiva durante l’emergenza. Michele Ma il termovalorizzatore sarà in prossimità delle vasche della discarica! A.I. È esattamente questo il nodo cruciale e la principale fonte di preoccupazione tecnica e ambientale: la previsione di insediare il termovalorizzatore all’interno della stessa piattaforma impiantistica di Bellolampo, a stretto contatto con le vasche di abbancamento esistenti (dalla VI alla VII vasca). Questa vicinanza fisica modifica radicalmente lo scenario di rischio e apre a problematiche complesse che vanno gestite con ingegneria di altissimo livello. 1. Il rischio di “effetto domino” in caso di incendi in discarica La storia recente di Bellolampo dimostra come le vasche della discarica siano periodicamente soggette a roghi (spesso alimentati da teloni di copertura in plastica, materiali leggeri o sacchetti esposti). Se un incendio divampa a pochi decine o centinaia di metri da un termovalorizzatore operativo, i pericoli non riguardano il cemento armato del bunker principale, ma le infrastrutture di interfaccia: – Linee elettriche e cabine di trasformazione: I roghi possono danneggiare i cavidotti esterni o le stazioni di connessione alla rete, causando un blackout improvviso dell’impianto di termovalorizzazione mentre i forni sono in marcia. Un’interruzione elettrica repentina costringe all’attivazione delle torce di emergenza e dei sistemi di sicurezza complessi, aumentando temporaneamente i rischi di emissioni incontrollate se i sistemi di depurazione perdono temporaneamente potenza. – Sistemi di stoccaggio ausiliari: Nelle vicinanze dell’impianto termico trovano spazio depositi di reagenti chimici (come ammoniaca o urea per la riduzione degli ossidi d’azoto nei fumi, o carbone attivo). Un incendio esterno fuori controllo che lambisca queste aree può trasformarsi in un incidente industriale rilevante (rischio chimico). 2. La gestione del biogas e il pericolo esplosivo Le vasche della discarica producono costantemente biogas (composto principalmente da metano e anidride carbonica), captato da appositi pozzi di degassing ma comunque presente nel sottosuolo dell’area. -La vicinanza tra una zona di produzione/accumulo di gas e un impianto industriale pesante richiede una zonizzazione rigorosa (norme ATEX per atmosfere esplosive). – Un incendio boschivo o di discarica che si muova sul terreno collinare può innescare sacche di gas superficiali o danneggiare le condotte di aspirazione del biogas, moltiplicando i fronti di fuoco difficili da circoscrivere per i vigili del fuoco. 3. La  concentrazione del rischio in un unico “collo di bottiglia” territoriale Da un punto di vista strettamente logistico e autorizzativo, la scelta di Bellolampo risponde alla logica di sfruttare un polo già esistente, evitando di aprire nuovi fronti di impatto ambientale in altre zone della provincia e accentrando i flussi di rifiuti dove già convergono. Tuttavia, dal punto di vista della resilienza territoriale, concentrare nella stessa conca collinare la gestione dei rifiuti tal quale (in discarica) , il trattamento del percolato, la produzione di energia da biogas e, in più, la combustione termica avanzata crea una vulnerabilità sistemica: – Un unico evento climatico estremo o un incendio doloso esteso sull’intero crinale rischia di paralizzare contemporaneamente tutte le fasi della gestione dei rifiuti di Palermo, azzerando la capacità di reazione della città. – L’impatto psicologico e sociale sulla popolazione residente nei quartieri collinari a valle (da Passo di Rigano a Torretta e ai confini urbani) verrebbe ulteriormente aggravato dal timore di un’escalation di emergenze ambientali sovrapposte. Michele Ambrogio
July 24, 2026
Pressenza
COSENZA: MOHAMED AMIN BESSIOUD MORTO SUICIDA DURANTE UN CONTROLLO DI CARABINIERI. INTERROGATIVI SULL’INTERVENTO E SULLA TUTELA DELLE PERSONE FRAGILI
Altro caso di malapolizia dopo quello di Abderrahim Fakir. A Cosenza è morto Mohamed Amin Bessioud, 25enne italiano di origini tunisine. Già agli arresti domiciliari, si è buttato dal balcone della propria camera mentre aveva le manette ai polsi, durante una perquisizione dei carabinieri. Bessioud soffriva da anni di una grave depressione certificata e aveva un appuntamento fissato per il prossimo mese con il Dipartimento di Salute Mentale di Cosenza. “Mohamed veniva letteralmente tormentato dai carabinieri. Spesso facevano perquisizioni usando anche violenza, lo malmenavano e commettevano veri e propri abusi di potere, anche quando era con la fidanzata, in momenti di intimità. Non si trattava di semplici controlli, ci hanno mostrato anche i segni di queste violenze sulla casa” racconta ai microfoni di Radio Onda d’Urto Vittoria, compagna de La Base. Vittoria aggiunge: “La madre ci ha raccontato di essere stata chiusa fuori dalla stanza. Mohamed è rimasto quindi da solo con i due carabinieri. È importante precisare che quella stanza l’abbiamo vista ieri ed è molto piccola. Il fatto che abbia avuto il tempo, pur essendo ammanettato, di raggiungere il balcone e lanciarsi significa che i carabinieri non hanno fatto nulla per impedirglielo”. Anche la madre di Mohamed denuncia di essere stata trattenuta nell’abitazione dopo la caduta del figlio: “Volevo solo scendere per stargli vicino nei suoi ultimi istanti, ma mi hanno tenuta ferma in casa fino all’arrivo dei soccorsi, senza permettermi di avvicinarmi neanche quando è arrivata l’ambulanza” ha dichiarato. La Procura di Cosenza ha aperto un’indagine per accertare quanto accaduto. Per lunedì 27 luglio invece è stato organizzato un corteo per chiedere giustizia per Mohamed. L’appuntamento è alle 18.30 in via dei Mille, nel quartiere in cui Bessioud viveva. Ai microfoni di Radio Onda d’Urto è intervenuta Vittoria, compagna de La Base. Ascolta o scarica.
July 24, 2026
Radio Onda d`Urto
Serata Kurdistan con ASSALTI FRONTALI-Mantova
Storico gruppo hip hop militante nato a Roma nel 1991, gli Assalti Frontali sono da oltre trent’anni una delle voci più autorevoli e impegnate della scena rap italiana. Tra denuncia sociale, antifascismo, diritti e partecipazione, i loro concerti uniscono energia, contenuti e coinvolgimento del pubblico. Apre la serata il talk “Semi di Rivoluzione”, dedicato al laboratorio politico curdo tra pratiche di libertà e resistenza. Interverranno rappresentanti di UIKI – Ufficio di Informazione del Kurdistan in Italia e della Rete Kurdistan Mantova.   L'articolo Serata Kurdistan con ASSALTI FRONTALI-Mantova proviene da Retekurdistan.it.
July 24, 2026
Retekurdistan.it
Il caldo estremo mette l’agricoltura con le spalle al muro
> Dal 15° accordo sul clima delle Nazioni Unite di Parigi, dove 195 nazioni > hanno accettato di ridurre le emissioni nazionali di CO2 dei combustibili > fossili tra il 30 e il 60% entro il 2030, è successo il contrario.  Sono passati ormai 10 anni dagli accordi di Parigi e, secondo l’Agenzia internazionale dell’energia (AIE), i livelli atmosferici di anidride carbonica (CO2) hanno raggiunto il massimo storico, raggiungendo una media di 432,3 ppm nel maggio 2026. Questo è l’opposto di ciò che le parti hanno concordato di fare e, sulla base dei tagli attuali proposti, Paris ’15 non conta più. Le nazioni hanno fallito. Il loro fallimento si sta ora manifestando nei cambiamenti climatici, il che significa che non ci sono scuse per il caldo estremo. L’hanno causato senza volerlo ed è successo un problema serio soprattutto per gli agricoltori. Non possono fare i bagagli e andarsene da qualche altra parte quando il caldo arrostisce la terra. Come risultato del fallimento collettivo di 195 nazioni, la CO2 dei combustibili fossili ricopre l’atmosfera più che in qualsiasi altro momento della storia umana e aumenta il calore che è la forza primaria di un pericolo in agguato: le agenzie delle Nazioni Unite hanno avvertito che “il caldo eccessivo sta causando un disastro, sta spingendo i sistemi alimentari e agricoli globali sull’orlo del baratro” (UN News del 22 aprile 2026 e WMO avvertimento.) A quanto pare, il riscaldamento globale è entrato nella “zona rossa”, il che significa soglie pericolose in cui l’instabilità climatica accelera, portando a condizioni meteorologiche estreme e gravi perturbazioni degli ecosistemi. CALDO ECCESSIVO COME MOLTIPLICATORE DI RISCHIO In tutti i sistemi agricoli, l’impatto è già visibile. Per la maggior parte delle colture principali, le rese iniziano a diminuire con temperature superiori a 30° C. Ciò porta a strutture vegetali indebolite e a una riduzione della produttività. Il bestiame subisce stress a temperature ancora più basse, in particolare suini e pollame. Non possono raffreddarsi in modo efficiente, con conseguente riduzione della crescita e rischio di insufficienza degli organi. Tutte le fonti alimentari sono influenzate negativamente. Per quanto riguarda la vita oceanica, l’aumento delle temperature abbassa i livelli di ossigeno, mettendo a dura prova la vita marina. Ad esempio secondo un articolo di The Australian Marine Conservation Society del 29 gennaio 2025  alcuni rapporti indicano acque oceaniche 3° – 5°C al di sopra del normale. In sintesi, il sistema oceanico globale ha recentemente subito enormi ondate di calore della durata di 500 giorni mai viste prima. Alcuni scienziati hanno espresso allarme, dicendo che la situazione è “spaventosa”. Vedere – Il massiccio cambiamento di regime oceanico è allarmante. Inoltre, il suddetto rapporto delle Nazioni Unite afferma che il caldo eccessivo in alcune parti dell’Asia meridionale, dell’Africa subsahariana e dell’America Latina aumenta il numero di giorni “troppo caldi per lavorare” fino a 250 giorni all’anno. Può l’IA gestire la semina e la raccolta delle colture? LA FRANCIA, “IL PANIERE DELL’UE”, SI PREOCCUPA Secondo Le Monde del 3 luglio 2026: “Le prime ondate di caldo stanno devastando l’agricoltura francese e lasciando gli agricoltori indifesi”. Gli agricoltori francesi temono perdite di produzione enormi e temono che “il peggio deve ancora venire”. Secondo il ministro dell’Agricoltura Annie Genevard, l’agricoltura è “in crisi”. Anche le foglie degli alberi vengono “bruciate”, la crescita delle colture che sopravvive è “stentata e gli allevamenti di pollame vengono “decimati “. Bloomberg News, 2 luglio 2026: * Un’ondata di caldo nell’Europa occidentale potrebbe aver danneggiato quasi un terzo del mais francese, secondo le stime preliminari del Ministero dell’Agricoltura del Paese. * Il clima torrido ha anche bruciato circa la metà della produzione di carote, il 60% del luppolo e una grande fascia di frutteti e ucciso centinaia di migliaia di pollame. * La produzione di mais era già prevista in calo dopo che i coltivatori avevano ridotto le semine a causa dei maggiori costi di fertilizzanti e carburante derivanti dalla guerra in Iran. L’istituto di ricerca francese ARVALIS afferma che la crescita della patata è ottimale a circa 18° C, rallenta a temperature più elevate e può fermarsi a circa 28° C a 30° C. La Francia ha recentemente subito un’ondata di caldo nazionale da record che ha spinto le temperature oltre i 40° C e ben al di sopra dei 28° C per un periodo consecutivo di 14 giorni dal 17 giugno al 30 giugno. IL CALDO ESTREMO COLPISCE L’AGRICOLTURA MONDIALE “Dalle pianure nord-occidentali produttrici di cereali dell’India alle piantagioni di grano orientale dell’Australia, dalle risaie della Thailandia alle vaste piantagioni di olio di palma dell’Indonesia, il caldo e le piogge al di sotto del normale stanno danneggiando le colture e costringono gli agricoltori a ridurre la semina”. (Il caldo danneggia le colture asiatiche mentre il potente El Niño prende forma , Reuters, 3 giugno 2026) “La siccità causata da El Niño è un doppio colpo per gli agricoltori già alle prese con la carenza di fertilizzanti e diesel causata dalla guerra in Iran”. “Circa il 50% della massa di terra priva di ghiaccio viene utilizzata per nutrire gli esseri umani, fondamentalmente per l’agricoltura, ma il peggioramento delle condizioni ambientali con siccità, inondazioni e incendi ha implicazioni molto significative sul modo in cui ci nutriremo in futuro. Il cambiamento climatico sta colpendo l’agricoltura in modi non più in linea con le pratiche del passato. Quindi, quello che è successo in passato non serve più per predire la produzione futura. È un colpo grosso. (Fonte: Climate Extremes: Agriculture, Oos Pictures, giugno 2026) Inoltre, “a livello globale, le colture perdono circa il 40% ogni anno a causa di malattie e parassiti. Circa 15 anni fa, quel numero era del 25%. Non stiamo facendo meglio, stiamo facendo peggio, e il motivo è il cambiamento climatico…”Shely Aronov, co-fondatore Innerplant, San Francisco. “Ora siamo a un punto di svolta in cui non siamo più in grado di adattarci ai cambiamenti climatici in modi in cui le generazioni prima erano in grado di farlo”, Berninger, Bayer Global. Il cambiamento climatico sta inviando segnali di pericolo da qualche tempo. Non succede tutto in una volta, ma quando succede, è troppo tardi. La pubblicazione online Grist ha recentemente elencato i segnali di allarme precoce: Il mondo sta diventando troppo caldo per nutrirsi del 27 aprile 2026. “Gli autori citano come, in Cile, il riscaldamento dei mari nel 2016 abbia provocato massicce fioriture di alghe che hanno ucciso circa 100.000 tonnellate di salmoni e trote d’allevamento, creando la più grande mortalità  in acquacoltura della storia. Nel nord-ovest del Pacifico degli Stati Uniti, quando una delle più forti ondate di calore mai registrate ha colpito nel 2021, interi raccolti di lamponi e more sono andati persi, le fattorie di alberi di Natale hanno visto un calo del 70% del volume del legname e l’intersezione di calore estremo, essiccazione vegetativa e incendi boschivi ha portato ad un aumento tra il 21 e il 24% della superficie forestale bruciata in Nord America quell’ anno. Dopo un’ondata di caldo record che ha colpito l’India nel 2022, il grano in oltre un terzo degli Stati indiani è sceso ovunque tra il 9 e il 34%, gli animali da latte afflitti da stress da calore hanno prodotto fino al 15% in meno di latte e alcuni raccolti di cavoli e cavolfiori sono stati dimezzati. La scorsa primavera nella catena montuosa del Fergana in Kirghizistan, una regione nota per la sua neve tutto l’anno, le temperature primaverili sono aumentate di 10° C rispetto alla media stagionale, un periodo di tempo così insolito che ha contribuito a un’epidemia di locuste e a un drammatico calo dei raccolti di cereali “, scrive Grist. IL PARADOSSO UMANO CIBO / CARBURANTE La combustione dell’energia fossile alimenta la rivoluzione della produzione alimentare che spinge la crescita della popolazione umana, alimentando complessivamente un enorme complesso di generazione di calore. Ipso facto, la civiltà umana è una macchina di calore senza un interruttore di spegnimento. Secondo l’ Earth Overshoot Day: “I combustibili fossili sono ovunque e sono uno dei motivi principali per cui l’umanità è in overshoot ecologico (superamento dei limiti ecologici, N.d.R.). Nell’agricoltura industriale, le colture dipendono da grandi quantità di fertilizzanti azotati, prodotti chimici agricoli a base di petrolio, pompe che eseguono l’irrigazione, gasolio per macchinari e carburante per la distribuzione alimentare in tutto il mondo. La rivoluzione verde si è concentrata sulla creazione di raccolti esponenzialmente più elevati con una minore dipendenza dal lavoro umano, ma ha anche aumentato la dipendenza del nostro sistema alimentare dai combustibili fossili “. Questo ineluttabile paradosso ha creato la più grande macchina termica della storia umana. “Il cibo ora dipende più che mai dalle risorse limitate e dall’energia a basso costo dei combustibili fossili. Non c’è da meravigliarsi che, in molti casi, il nostro cibo contenga più “calorie da combustibili fossili” che calorie nutrizionali. Ad esempio, in Slovenia, ci vogliono 7 calorie equivalenti di combustibile fossile per fornire 1 caloria di carne consumata. Il numero di calorie da combustibili fossili richieste varia a seconda del gruppo alimentare e tra i paesi “. In generale, un rapporto calorico di sette a uno necessario per nutrire miliardi di persone non è sostenibile su un pianeta surriscaldato. Qualcosa deve cambiare se vogliamo vivere. Il World Economic Forum (WEF), fucina del “capitalismo degli stakeholder”, sulla scia di Parigi ’15, ha affermato che “la maggior parte dei Paesi del mondo potrebbe funzionare al 100% con energia rinnovabile”. Questa affermazione non è stata ben accolta dalle élite del WEF, note anche come “teste calde estreme”. LA TRANSIZIONE DAI COMBUSTIBILI FOSSILI ALLE ENERGIE RINNOVABILI “In tutta l’energia che il mondo utilizza, non solo l’elettricità ma anche i trasporti, il riscaldamento e l’industria, i combustibili fossili forniscono ancora circa l’80%. E questa quota è diminuita di poco in 60 anni “. (Forbes, 7 giugno 2026) Si può coprire il pianeta con le energie rinnovabili fino a diventare blu in faccia, e non farà alcuna differenza per il calore estremo se la combustione di combustibili fossili che emettono CO2 rimane a livelli elevati, intorno all’80%. Il calore aumenta con la CO2. Le prospettive di ondate di calore estremo non sono mai state così forti. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI FILOMENA SANTORO. REVISIONE DI THOMAS SCHMID. Robert Hunziker
July 24, 2026
Pressenza
Conversione del permesso stagionale: il silenzio della Prefettura non rende irregolare il soggiorno
Il Giudice di Pace di Taranto annulla un decreto di espulsione notificato a un lavoratore in attesa da oltre due anni della definizione della domanda di conversione. IL CASO Un cittadino albanese faceva ingresso in Italia con regolare visto per lavoro subordinato, apposto sul passaporto, a seguito dell’aggiudicazione della quota nell’ambito del decreto flussi 2022. Il 3 febbraio 2023 stipulava il contratto di soggiorno presso lo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura di Taranto e, in pari data, presentava domanda di permesso di soggiorno, che gli veniva rilasciato per motivi di lavoro stagionale con scadenza 3 novembre 2023. Il 3 agosto 2023, prima della scadenza del titolo e secondo quanto previsto dalla normativa flussi, inviava al SUI di Taranto, per il tramite del CAF di Massafra, la domanda di verifica della sussistenza della quota per la conversione del permesso per lavoro stagionale in permesso per lavoro subordinato non stagionale (modello VB), allegando la proposta di contratto di soggiorno, il modello Unilav, i dati dell’impresa (CCIAA, posizione previdenziale e fiscale), l’idoneità alloggiativa e la cessione di fabbricato. Il 18 marzo 2026 – a procedimento ancora non definito e senza che fosse mai pervenuta alcuna risposta alla domanda – il Prefetto di Taranto adottava decreto di espulsione, ritenendo il lavoratore irregolarmente presente sul territorio nazionale per intervenuta scadenza del permesso per lavoro stagionale. LE POSIZIONI DELLE PARTI Il ricorrente impugnava tempestivamente il decreto davanti al Giudice di Pace di Taranto, deducendo di essere in attesa della conversione e di essere in possesso della ricevuta dell’invio telematico della domanda. L’Amministrazione si costituiva sostenendo la legittimità dell’espulsione: la domanda di conversione sarebbe risultata fuori quota e, in quanto tale, non destinataria di alcun provvedimento di rigetto. Precisava inoltre di non essere tenuta a provvedere espressamente su un’istanza tardivamente presentata, costituendo la verifica della sussistenza della quota annuale attività meramente endoprocedimentale. IL QUADRO NORMATIVO RICHIAMATO DALLA DIFESA È principio consolidato che chi abbia presentato domanda di conversione tramite decreto flussi e sia in possesso della relativa ricevuta non possa essere espulso: la ricevuta garantisce la regolarità del soggiorno per tutta la fase di verifica e definizione della procedura, con conseguente diritto a permanere e a svolgere attività lavorativa. In tal senso si pone anche la Circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali n. 10 del 5 maggio 2025, che chiarisce la possibilità per i titolari di permesso stagionale di svolgere attività lavorativa non stagionale nelle more della decisione sulla domanda di conversione. L’art. 24, comma 10, del D.Lgs. n. 286/1998 riconosce la conversione del permesso stagionale in permesso per lavoro subordinato al lavoratore che abbia svolto regolare attività lavorativa per almeno tre mesi e abbia ricevuto un’offerta di lavoro subordinato. Il D.L. n. 145 dell’11 ottobre 2024, convertito con modificazioni dalla Legge n. 187 del 9 dicembre 2024, ha poi escluso tali conversioni dal sistema delle quote, sottraendo la procedura a qualsiasi contingentamento numerico. Quanto al modello VB, al tempo della presentazione della domanda esso non assolveva alla sola funzione di verifica della quota: era l’unico modulo tipizzato e utilizzabile per attivare la procedura di conversione, e dunque l’atto di impulso procedimentale indispensabile, in mancanza del quale la domanda non avrebbe potuto neppure essere istruita. Non si trattava quindi né di una mera comunicazione ricognitiva né di un adempimento istruttorio fine a se stesso. Dopo la soppressione del sistema delle quote per talune tipologie di conversione, il modello ha conservato la vecchia dicitura ma ha assunto una diversa funzione: non più verifica del contingente, bensì attività istruttoria volta all’accertamento dei requisiti sostanziali, quali la regolarità del rapporto e l’idoneità dell’offerta di lavoro. In entrambi i regimi, tuttavia, esso resta lo strumento esclusivo per l’avvio e la gestione del procedimento, rispetto al quale l’Amministrazione è tenuta a concludere con provvedimento espresso di accoglimento o di rigetto, motivato e comunicato all’interessato. Nel caso di specie nessuna comunicazione formale sull’esito della verifica era mai pervenuta al ricorrente. Tutte le comunicazioni avrebbero dovuto essere effettuate ai recapiti espressamente indicati in domanda – indirizzo di residenza e indirizzo di posta elettronica – ovvero mediante convocazione personale: la sola pubblicazione sul portale informatico, in assenza di notifica diretta, non è sufficiente né conforme ai principi di trasparenza e partecipazione procedimentale. LA DECISIONE All’esito di un’accurata istruttoria il Giudice di Pace ha accolto il ricorso, rilevando anzitutto che il modello VB inviato il 3 agosto 2023, prima della scadenza del titolo, era corredato della proposta di contratto sottoscritta dal datore di lavoro e della documentazione a supporto, e che «per principio pacificamente acquisito» l’invio telematico della pratica di conversione attesta la regolarità del soggiorno sino all’esito della pratica medesima. Ha quindi ritenuto sussistente in capo alla Prefettura l’obbligo di provvedere espressamente sull’istanza, come del resto confermato dalla stessa Amministrazione nel richiamare TAR Lecce n. 763/2024 del 5 giugno 2024; obbligo che permane nei medesimi termini anche qualora la domanda di conversione sia presentata tardivamente (Consiglio di Stato n. 7995/2022 e, ex plurimis, TAR Puglia n. 83 del 27 febbraio 2025). Poiché al momento dell’emissione del decreto di espulsione l’esito della pratica non era stato comunicato all’interessato, il Giudice di Pace, definitivamente pronunciando sul procedimento R.G. n. 1946/2026, ha accolto il ricorso e annullato il decreto di espulsione «nonché ogni altro atto al predetto connesso, sia esso presupposto, connesso o consequenziale». PERCHÉ LA DECISIONE È RILEVANTE Da diversi anni lo Sportello Unico per l’Immigrazione della Prefettura di Taranto sostiene che alle domande di conversione non debba seguire un atto finale espresso di accoglimento o rigetto. Il risultato è che numerose pratiche restano pendenti a tempo indeterminato, senza che lavoratori e datori di lavoro possano conoscere l’esito delle domande presentate per regolarizzare l’assunzione di manodopera straniera e, in molti casi, esponendo il lavoratore all’espulsione dal territorio nazionale. La pronuncia del Giudice di Pace di Taranto afferma il contrario: il procedimento va concluso con provvedimento espresso e comunicato, e fino a quel momento il soggiorno resta pienamente legittimo. Giudice di Pace, sentenza n. 1099 del 26 maggio 2026 Si ringrazia Avv. Uljana Gazidede per la segnalazione.

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