Tag - economia

Volkswagen cede lo stabilimento di Osnabrück a Israele: Iron Dome e riarmo europeo a braccetto
A marzo scorso avevamo reso conto delle trattative in corso tra il colosso automobilistico Volkswagen e la israeliana Rafael Advanced Defense Systems, per la conversione dello stabilimento di Osnabrück alla produzione bellica. L’affare sembrava caduto nel silenzio, anche per una supposta opposizione del Qatar, ma sono state le stesse autorità […] L'articolo Volkswagen cede lo stabilimento di Osnabrück a Israele: Iron Dome e riarmo europeo a braccetto su Contropiano.
September 9, 2026
Contropiano
Riarmo europeo. Non tornano i conti
Lo scorso 3 settembre la Corte dei Conti europea ha pubblicato un rapporto destinato a far rumore. Si tratta del rapporto “La politica di difesa dell’Ue sotto i riflettori” che esamina gli sviluppi del settore della Difesa a partire dal 2019. “L’obiettivo della presente analisi è fornire un aggiornamento sul panorama […] L'articolo Riarmo europeo. Non tornano i conti su Contropiano.
September 9, 2026
Contropiano
La guerra in Ucraina ha distrutto la Sassonia-Anhalt
Sull’esito delle elezioni in Sassonia-Anhalt si stanno facendo molte analisi e molte verranno fatte nei prossimi giorni. Io mi limito ad una lettura molto “strutturalista”. E’ un mio limite… L’impatto del conflitto russo-ucraino sull’economia della Sassonia-Anhalt ha assunto i connotati di una vera e propria frattura strutturale, agendo con una […] L'articolo La guerra in Ucraina ha distrutto la Sassonia-Anhalt su Contropiano.
September 8, 2026
Contropiano
Gioia Tauro: le agenzie li danno già partiti, ma i sedici container sono ancora in porto
Secondo le agenzie di stampa il carico di acciaio sarebbe già ripartito da Gioia Tauro verso Israele. Al momento però ci risulta che tutti e sedici i container siano ancora fermi nell’area portuale. Che la partenza fosse imminente lo indicavano da giorni i siti di tracciamento, molto più attendibili delle rassicurazioni fornite in Parlamento il 1° luglio, quando fu detto che i casi segnalati non erano andati avanti e che le merci tornavano da dove erano arrivate. Apprendiamo da notizie di stampa che una perizia tecnica non avrebbe rilevato alcun contenuto di rilievo penale. Lo apprendiamo appunto dalle agenzie, senza che sia stata data risposta alle interrogazioni parlamentari e alle richieste di accesso agli atti depositate in questi mesi. Ci viene chiesto di considerare chiusa una vicenda durata sei mesi sulla base di una notizia di cui non si cita neanche la fonte. Stando a questa notizia inoltre la perizia riguarderebbe otto container. Ma i container fermati sono sedici, appartenenti a quattro spedizioni distinte. Sono stati svincolati tutti e sedici? Chiediamo che venga spiegato su quali colli sia stata svolta la verifica e in base a quale criterio siano stati eventualmente liberati anche gli altri. Va poi chiarito cosa quella perizia abbia accertato. Affermare semplicisticamente l’assenza di rilievo penale non risponde alle nostre domande, che restano tutte aperte: se quell’acciaio sia di grado balistico, se sia stato classificato come duplice uso, se l’UAMA abbia mai emesso la clausola catch all su Gioia Tauro, se qualcuno abbia presentato istanza di licenza, e chi sia l’utilizzatore finale in Israele. Viene presentato come elemento a discarico il fatto che le barre non fossero dirette a una fabbrica di armi ma a una società di intermediazione tra India e Israele. Ma l’intermediazione commerciale è il meccanismo che segnalavamo già a marzo. Un destinatario che non produce nulla e gira la merce ad altri dice poco sulla destinazione finale, e scambiarlo per il capolinea della catena è un grave errore di lettura. Non mettiamo in discussione la buona fede e la professionalità di chi ha svolto gli accertamenti. Ma chiediamo che la perizia sia resa pubblica, che UAMA e Agenzia delle Dogane rendano noti gli atti amministrativi sul transito, e che il Parlamento sia messo in condizione di verificare. Dal canto nostro continueremo a seguire ogni container che passa da questo porto. Gioia Tauro non sarà un anello della catena logistica del genocidio. _Or.S.A. Mari e Porti – USB Calabria_ Unione Sindacale di Base
September 7, 2026
Pressenza
Una risposta di classe alla campagna della destra sulla Remigrazione
La proposta della Remigrazione si sta dimostrando sempre più un’arma propagandistica in mano alla destra più becera, dobbiamo però dire, che trova facile accettazione, proprio tra le fasce più in difficoltà della nostra società. Il tutto si basa sul demagogico concetto: lo straniero ci ruba il lavoro, la casa, il […] L'articolo Una risposta di classe alla campagna della destra sulla Remigrazione su Contropiano.
September 7, 2026
Contropiano
Cile: Il problema dei tecnocrati
Il Governo del Presidente Kast sembra aver fatto tutto ciò che dicono i manuali dell’ortodossia economica per rilanciare l’economia. Ha promosso una mega-riforma che riduce gradualmente l’imposta di prima fascia dal 27% al 23%, ha reintegrato il sistema tributario, ha eliminato le imposte sulla prima casa per gli over 65 e ha stabilito incentivi per le donazioni e il rimpatrio dei capitali. Tuttavia, qualcosa non sta funzionando. I cittadini non hanno fiducia né nel presente né nel futuro. La disoccupazione è arrivata al 9,5%, il livello più alto dal 2021. In sei dei primi sette mesi del 2026 l’IMACEC ha registrato variazioni interannuali negative e tra gennaio e luglio l’attività accumula un calo dello 0,4%. Le stime collocano già la crescita del Paese per quest’anno al di sotto dell’1%. Allora sorge una domanda scomoda: se il Governo sta facendo esattamente ciò che, secondo i suoi economisti, dovrebbe stimolare gli investimenti e l’occupazione, perché l’economia si indebolisce e aumenta la disoccupazione? Perché l’economia non funziona soltanto con imposte, tassi d’interesse, incentivi e fogli Excel. Funziona anche, e molto, con aspettative e fiducia. Keynes lo comprese quasi un secolo fa quando parlò degli animal spirits. Quando un imprenditore decide di investire non conosce il futuro. Può calcolare costi, tassi d’interesse, imposte e redditività attese, ma alla fine deve prendere una decisione su qualcosa che ancora non esiste. Investe quando confida che domani sarà migliore di oggi. È proprio questo il punto che sembrano dimenticare i tecnocrati: le aspettative sul futuro sono una variabile economica. E queste aspettative non si costruiscono soltanto dal Ministero delle Finanze. Si costruiscono osservando la politica, la capacità di governare, gli accordi che si raggiungono, la stabilità delle regole e la possibilità di prevedere ragionevolmente verso dove sta andando il Paese. Il governo del Presidente Kast ha approvato la riforma tributaria con uno o due voti di scarto e ha celebrato il risultato. Ma governare non consiste soltanto nel contare i voti. Consiste nel costruire maggioranze politiche e sociali capaci di proiettarsi nel tempo. La riforma costituzionale sulla sicurezza promossa dal Governo, che ha provocato il rifiuto dell’opposizione e dubbi all’interno dello stesso schieramento di governo, trasmette esattamente il segnale contrario: incertezza riguardo alle regole future e alla capacità di costruire accordi duraturi. E chi prende decisioni imprenditoriali osserva tutto questo. Soprattutto le piccole e medie imprese e gli imprenditori, dove si concentra una parte fondamentale dell’occupazione privata. Non basta convincere dieci grandi gruppi imprenditoriali. Bisogna fare in modo che migliaia di piccoli e medi imprenditori credano che nel prossimo futuro avranno clienti, regole ragionevolmente stabili e un Paese governabile. Nessun presidente può ordinare queste decisioni dalla Moneda. Ogni imprenditore deve rispondere a una domanda molto semplice: mi fido abbastanza di ciò che verrà da rischiare oggi i miei soldi? E oggi la risposta maggioritaria è no, anche tra molti che possono avere affinità ideologica con il Governo. Altrimenti è difficile spiegare perché, l’economia continui a indebolirsi e la disoccupazione ad aumentare. Uno dei punti di forza dei trent’anni della Concertación fu che il Cile offriva una ragionevole prevedibilità politica. Governo e opposizione erano profondamente in disaccordo, ma esistevano una visione dello Stato, la capacità di costruire accordi e la continuità istituzionale. Quel periodo non ebbe successo soltanto perché c’erano buoni economisti al Ministero delle Finanze o eccellenti tecnici nella Banca Centrale. Ci furono leadership politiche capaci di guidare, negoziare, cedere e coinvolgere il Paese attorno a obiettivi comuni. Generarono aspettative di stabilità e futuro. La stabilità generò fiducia; la fiducia, investimenti; e gli investimenti, crescita e occupazione. Ecco la differenza tra amministrare e governare. I tecnocrati possono progettare eccellenti strumenti economici, ma non possono sostituire la Politica. Si possono ridurre di quattro punti le imposte sulle società, offrire l’invariabilità tributaria e facilitare il rimpatrio dei capitali. Ma nessuna legge può obbligare un imprenditore a investire né un imprenditore ad assumere. Per investire bisogna credere nel futuro. E la fiducia nel futuro non si decreta né si inserisce come articolo in una riforma tributaria. Si costruisce facendo buona Politica. Marcelo Trivelli
September 5, 2026
Pressenza
Emergenza carovita e inflazione: gravità straordinaria per i consumatori italiani ed europei
I recenti dati resi noti dall’Istat tratteggiano un quadro di estrema gravità per le famiglie italiane ed europee: l’inflazione ad agosto in Italia accelera al 3,3% su base annua, toccando il picco più alto da settembre 2023. A spingere questa pericolosa fiammata è lo shock dei beni energetici non regolamentati, […] L'articolo Emergenza carovita e inflazione: gravità straordinaria per i consumatori italiani ed europei su Contropiano.
September 5, 2026
Contropiano
I custodi della terra: l’importanza del ritorno all’agroecologia
Il ritorno alle tecniche agricole antiche non è un nostalgico passatismo, ma la più moderna e radicale delle risposte alla crisi ambientale, sanitaria e sociale dell’isola. Coltivare rispettando i cicli biologici e rigenerando il suolo significa scardinare un modello industriale fallimentare per portare a tavola cibi sani. Oggi, a confermare la necessità di questa transizione, non sono solo le lotte storiche dei movimenti ecologisti, ma le prove scientifiche più avanzate. A smontare la narrazione della grande chimica agraria è un recente studio scientifico (2026) pubblicato su Food Research International, condotto dall’Università del Salento in collaborazione con il CIHEAM Bari e il CNR. I ricercatori hanno analizzato i pomodori usando la spettroscopia NMR (risonanza magnetica nucleare), una tecnologia che fotografa l’intero profilo metabolico del frutto. Più nutrienti, meno chimica: I pomodori coltivati con metodi naturali (agricoltura biodinamica e trattati con compost arricchito) sono biologicamente superiori rispetto a quelli dell’agricoltura integrata convenzionale. Hanno mostrato una concentrazione nettamente più alta di preziosi amminoacidi e di carotenoidi come il licopene, il potente antiossidante che protegge la nostra salute. Un suolo vivo contro i cambiamenti climatici: L’analisi del DNA batterico ha rivelato che il terreno naturale ospita fino a 124 famiglie di batteri, contro le sole 51 del suolo sfruttato dalla chimica. Questa straordinaria biodiversità microbica rende la terra resiliente e capace di resistere agli shock ambientali. Lo studio lancia un’idea rivoluzionaria: una tracciabilità scientifica dell’esito. In futuro la qualità non si certificherà più solo sulla carta (i registri burocratici su cosa è stato “spatussato” nei campi), ma misurando oggettivamente la ricchezza nutrizionale dentro il cibo e la vita nel terreno. Favorire questo modello agroecologico in Sardegna significa generare nuove occupazioni green, capaci di restituire dignità ai lavoratori e di contrastare lo spopolamento drammatico delle nostre zone interne. Lavorare la terra con tecniche ecologiche significa garantire il presidio e la cura attiva del territorio, arginando il dissesto idrogeologico e gli incendi che devastano un’isola abbandonata a se stessa. C’è poi una forte valenza politica ed economica: l’agricoltura contadina e di comunità ci sottrae alle speculazioni energetiche. La crisi globale ha dimostrato come i costi dei concimi chimici di sintesi siano legati a doppio filo alle oscillazioni folli del mercato del gas e del petrolio. Sostituire i veleni industriali con il biocompost auto-prodotto spezza la dipendenza dai mercati internazionali e dalle multinazionali dell’energia. La sovranità alimentare diventa così la base della sovranità economica dei territori. In questo scenario, guardiamo con favore al Bando per il Primo Insediamento dei Giovani Agricoltori della Regione Sardegna (Intervento SRE01), che stanzia 40.000 euro a fondo perduto per attrarre gli under 40 nelle campagne. È uno strumento utile, ma parziale. Se vogliamo una reale inversione di rotta, dobbiamo superare lo sbarramento anagrafico. Il sostegno economico deve essere garantito senza limiti d’età a chiunque decida di rigenerare un terreno incolto. Chi sceglie di cambiare vita per dedicarsi all’agricoltura naturale non sta semplicemente aprendo una partita IVA: sta compiendo un atto politico ed etico di resistenza civile. Diventa un custode della biodiversità e della salute pubblica, un argine contro le speculazioni e la desertificazione. E la volontà di proteggere la nostra terra e i nostri diritti non scade a quarant’anni. Redazione Sardigna
September 4, 2026
Pressenza
La rendita che vince, il lavoro che perde da trent’anni: cosa dicono davvero i numeri del 2025
Mentre i salari reali italiani restano sotto i livelli di trent’anni fa, il settore bancario chiude il 2025 con utili record. I dati raccontano uno squilibrio di lungo periodo nella distribuzione del reddito tra lavoro e capitale. Continuiamo a dire che il capitalismo italiano ha smesso di essere industriale per diventare finanziario, come se fosse una metafora. Non lo è. È una sequenza di bilanci, ed è una perdita che dura da tre decenni, non un incidente di percorso. Il punto di partenza è la quota di reddito che il valore prodotto dal Paese destina a chi lavora. Le stime più solide, basate sui dati AMECO e riprese dalla letteratura accademica, indicano che in Italia questa quota è scesa dal 66,9% del 1970 al 50% del 2018: un crollo di quasi diciassette punti che coincide, non a caso, con la fine dell’indicizzazione automatica dei salari nel 1992, con l’apertura ai mercati globali e con la lunga stagione delle riforme di flessibilizzazione del mercato del lavoro. Su questo arco storico la letteratura economica, da Torrini agli studi più recenti di Paternesi Meloni e Stirati, è concorde: i salari reali hanno smesso di seguire la produttività, e quel disallineamento è diventato struttura permanente dell’economia italiana. C’è però un dato che rende questa erosione ancora più netta, perché non riguarda la quota su un aggregato contabile ma il potere d’acquisto concreto delle buste paga. Secondo l’Ocse, tra il 1990 e il 2020 l’Italia è l’unico grande Paese dell’area a registrare una variazione negativa dei salari reali: mentre in Germania, Francia e nei Paesi baltici gli stipendi a prezzi costanti crescevano, anche in misura sostanziale, in Italia diminuivano. L’Ufficio parlamentare di bilancio ha di recente quantificato la caduta in un 6,6% in termini reali dal 1990. Lo shock inflazionistico del 2021-2022 ha aggravato una tendenza già strutturale: nel solo 2022 i salari reali italiani sono crollati del 7,3% rispetto all’anno precedente, e a inizio 2025 l’Ocse li registrava ancora inferiori del 7,5% rispetto al 2021, il risultato peggiore tra le grandi economie dell’organizzazione. Un lavoratore italiano oggi, in termini di potere d’acquisto, guadagna meno di un collega di trent’anni fa: non è un’impressione, è la fotografia ufficiale. È in questo quadro che va letto l’aumento nominale del 4,2% dei redditi da lavoro dipendente registrato dall’Istat nei conti 2025 delle società non finanziarie. Non è un segnale di inversione di tendenza, ma in larga parte l’effetto dei rinnovi dei contratti collettivi arrivati dopo anni di CCNL scaduti e bloccati, che nella contabilità di un singolo esercizio producono un salto nominale senza colmare il divario reale accumulato nel decennio precedente. Allo stesso modo, il fatto che il tasso di profitto delle imprese non finanziarie sia sceso al 43,3% nel 2025, dal 44,1% del 2024, non racconta un’inversione strutturale: è l’oscillazione di un solo anno, misurata su una base che resta comunque quella di un’economia in cui, dal 1970 a oggi, la parte spettante al capitale è cresciuta di quasi venti punti percentuali. Un anno di sottoscrizioni contrattuali non cancella mezzo secolo di moderazione salariale, così come una rondine non fa primavera. Il contrasto più stridente, in questo senso, resta quello con il settore bancario. Nel 2025 le banche italiane hanno chiuso l’anno con utili netti record: 47,5 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 46,5 miliardi del 2024 e ai 40,6 miliardi del 2023, secondo l’analisi del Centro Studi Unimpresa su dati di Banca d’Italia. Il quinquennio 2021-2025 ha prodotto complessivamente 176,5 miliardi di utili netti aggregati, il periodo più profittevole nella storia recente del settore. Il motore resta il margine di interesse, cioè la differenza tra quanto le banche incassano sui prestiti e quanto pagano sui depositi: per anni le famiglie e le imprese indebitate hanno pagato di più per lo stesso prestito, mentre chi teneva i risparmi in conto corrente ha visto remunerazioni pressoché ferme. E questi utili record procedono insieme a una riduzione dell’occupazione: circa 8mila posti di lavoro in meno nel settore secondo i dati diffusi da First Cisl, mentre i primi cinque gruppi bancari sfioravano i 28 miliardi di utili con una crescita del 10,6%. La lezione che se ne ricava non è la fine del lavoro come fattore produttivo, ma la conferma che il tempo lungo dell’economia italiana ha una direzione precisa, e quella direzione non si inverte per un rinnovo contrattuale o per un’oscillazione annuale del margine industriale. Trent’anni di salari reali fermi o in calo restano il dato costitutivo, mentre la rendita finanziaria continua a crescere staccandosi sia dalla produzione sia dall’occupazione che dovrebbe generare. Chi continua a chiedere moderazione salariale in nome della competitività dovrebbe spiegare perché quella stessa moderazione non è mai stata chiesta a chi, nello stesso anno, ha distribuito miliardi di dividendi tagliando migliaia di posti di lavoro. Francesco Russo
September 4, 2026
Pressenza
TORNA L’ANALISI CRITICA DEI FATTI ECONOMICI DELLA SETTIMANA CON L’ECONOMISTA ANDREA FUMAGALLI, OGNI VENERDÌ SU RADIO ONDA D’URTO
È iniziata questo venerdì 4 settembre la stagione 26/27 dell’Analisi critica dei fatti economici della settimana con l’economista e nostro storico collaboratore Andrea Fumagalli. Al centro della puntata di oggi i fatti economici del mese di agosto che si riverberano inevitabilmente anche negli inizi del mese di settembre. Nella puntata un breve cenno sulla vicenda Banca Etica e Autistici/Inventati; il risico bancario di Monte dei Paschi di Siena; l’aumento dei tassi di interesse dei titoli di Stato statunitensi; i dati sull’occupazione italiana; la guerra imperialista di Stati Uniti e Israele contro l’Iran e le ricadute sul prezzo del petrolio. La puntata lunga di venerdì 4 settembre 2026 con Andrea Fumagalli, docente di economia politica all’Università di Pavia. Ascolta o scarica.
September 4, 2026
Radio Onda d`Urto