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Campagna Let Cuba live, raccolti oltre 700.000 dollari per pannelli solari destinati a ospedali e cliniche
Grazie all’ incredibile generosità e alla solidarietà di migliaia di persone, la campagna Let Cuba Live e il People’s Forum hanno raccolto negli Stati Uniti oltre 700.000 dollari per inviare pannelli solari e batterie a ospedali e cliniche in tutta Cuba. Volevamo condividere con voi alcuni aggiornamenti entusiasmanti sullo stato di avanzamento della spedizione dei pannelli e della campagna. Da dicembre 2025, il blocco imposto dall’amministrazione Trump ha consentito l’arrivo a Cuba di un solo carico di carburante. Il risultato? Interruzioni di corrente paralizzanti stanno devastando il sistema sanitario pubblico del Paese. Nonostante gli sforzi eroici del personale medico cubano, oltre 96.000 pazienti sono in attesa di interventi chirurgici importanti, tra cui 11.000 bambini. La mancanza di un’alimentazione elettrica affidabile, dovuta alla carenza di carburante, ne è la causa diretta. Ma noi (e migliaia di donatori) ci siamo rifiutati di accettare questa conclusione dopo aver superato enormi ostacoli creati dal governo statunitense per bloccare gli aiuti a Cuba, abbiamo acquistato: 10 kit solari autonomi (65 kW ciascuno) – da distribuire in 10 ospedali, sufficienti ad alimentare sale operatorie, unità di terapia intensiva e altre aree ospedaliere vitali. 33 kit solari più piccoli (fino a 6 kW ciascuno) – per 33 cliniche rurali nella parte orientale di Cuba. Queste forniture, di cui c’è urgente bisogno, saranno presto in viaggio verso Cuba, contribuendo alla transizione del sistema sanitario dell’isola verso le energie rinnovabili, in modo che milioni di cubani possano accedere all’assistenza sanitaria gratuita e di qualità che meritano. Ma non vogliamo fermarci qui. Potete aiutarci a portare avanti questa campagna? La generosità e l’energia messe in campo finora hanno dimostrato che le persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo comprendono l’urgenza di schierarsi al fianco del popolo cubano contro le politiche genocidarie degli Stati Uniti. Vogliamo procurarci altri pannelli solari per un numero ancora maggiore di ospedali e cliniche. Trump non può fermare il sole e non può fermare la nostra solidarietà. Donate  ora per inviare altri kit solari agli ospedali cubani! Per chi ha l’opportunità di recarsi negli States, o non teme le spese di spedizione, c’è anche la possibilità di acquistare una splendida T-shirt “Let Cuba Live”, il cui ricavato verrà interamente devoluto alla campagna per l’invio di generatori e pannelli solari agli ospedali di Cuba. Acquistatela subito! Comprate ora In solidarietà, The People’s Forum   Redazione Italia
May 14, 2026
Pressenza
Cittadinanza ai figli di persone straniere naturalizzate: il Tribunale di Trento boccia le circolari restrittive del Ministero dell’Interno
Il Tribunale di Trento ha riconosciuto la cittadinanza italiana a quattro minori siriani nati all’estero, figli di un rifugiato poi diventato cittadino italiano. Secondo il giudice, le restrizioni introdotte dalla “riforma” sulla cittadinanza del 2025 non si applicano ai figli minori di chi ottiene la cittadinanza per naturalizzazione. Il caso Una famiglia siriana arriva in Italia nel 2018 attraverso i corridoi umanitari e si stabilisce a Trento. Nel 2025 il padre ottiene la cittadinanza italiana dopo anni di residenza regolare. Il Comune, seguendo le indicazioni del Ministero dell’Interno, riconosce la cittadinanza ai due figli nati in Italia ma la nega ai quattro nati in Siria, tutti residenti a Trento da anni e conviventi con il padre. La famiglia ricorre in tribunale. Il padre muore prima della sentenza, ma il giudice riconosce comunque la cittadinanza ai figli: il decesso non cambia nulla, perché i requisiti di legge erano già tutti soddisfatti. Perché il Ministero aveva torto Le modifiche del 2025 nascono con l’intento del governo Meloni di tagliare i legami automatici con l’Italia di discendenti lontanissimi – spesso sudamericani con un trisavolo emigrato – che non hanno mai messo piede nel paese. Uno strumento discutibile ma pensato per azzerare cittadinanze “virtuali” tramandate di generazione in generazione. Il Ministero dell’Interno aveva però esteso questa logica anche ai figli di chi si naturalizza, con effetti paradossali: per ottenere la cittadinanza, i figli nati all’estero avrebbero dovuto essere nati dopo che il genitore aveva già vissuto due anni in Italia da cittadino: una condizione impossibile per chi è arrivato in Italia insieme ai propri figli. Il Tribunale ha chiarito che questa interpretazione è errata. Chi si naturalizza non ha una “cittadinanza virtuale” da azzerare: ha costruito un legame reale con l’Italia, documentato da anni di residenza. Applicare le stesse restrizioni degli italo-discendenti non ha alcuna base logica né giuridica. Le conseguenze Migliaia di famiglie straniere residenti in Italia si sono viste negare o congelare la domanda di cittadinanza per i figli nati all’estero sulla base di circolari ministeriali che il Tribunale giudica infondate. Chi si trova in questa situazione ha ora buone ragioni per impugnare il provvedimento davanti al tribunale civile. Organizzazioni come Melting Pot Europa e gli sportelli legali specializzati sono a disposizione per supportare le famiglie interessate. Si allega: Tribunale di Trento, sentenza del 6 maggio 2026 – clicca qui. Difensori dei ricorrenti: avv.te Giulia Crescini, Federica Remiddi, Salvatore Fachile – Studio Legale Antartide di Roma.  * Maggiori informazioni all’articolo: https://www.meltingpot.org/ 2026/05/figli-nati-allestero-di-persone-straniere- naturalizzate-riconosciuta-la-cittadinanza-ai-minori-e- bocciata-la-circolare-del-ministero/ * Scheda pratica riassuntiva delle modifiche del 2025: https://www.meltingpot.org/2026/02/scheda-pratica- cittadinanza-dei-minori-figli-di-cittadini-naturalizzati-dopo-il-dl-36-2025/ * Webinar formativo “Cittadinanza negata”: Registrazione su You Tube Melting Pot Europa
May 13, 2026
Pressenza
Non siamo in vendita! territori e comunità uniti per la pace contro il riarmo energetico
Sabato 9 maggio e domenica 10 maggio hanno avuto luogo a Londa due giorni di Mobilitazione per i crinali dell’Appennino Mugellano e della Montagna Fiorentina liberi dalla loro trasformazione in siti industriali di grandi opere mega eoliche che impattano sulla valle del Mugello e la valle del Casentino.  La Marcia del 9 maggio si è svolta da Contea a Londa, Comune del Parco Nazionale Foreste Casentinesi, dove la Società Hergo Renewables, ENI, ha presentato un Progetto di 6 torri eoliche alte 200 metri ai confini del Parco Nazionale di fronte al Monte Falterona, sul corridoio ecologico che connette il Parco Nazionale alla Consuma e al Pratomagno. L’iniziativa è stata organizzata dalla Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica Senza Speculazione, da Progetto Confluenza, dalle Associazioni del territorio, da Italia Nostra e Atto primo salute ambiente e cultura, dal Comitato Crinali Liberi Londa insieme ai Comitati territoriali uniti dell’Appennino Mugellano.  La Marcia con le insegne delle Associazioni e dei Comitati è arrivata fino alla Piazza del Comune di Londa dove si è svolta la prevista Assemblea pubblica. I numerosi interventi hanno evidenziato l’aspetto speculativo della colonizzazione industriale eolica in territori che vivono essenzialmente della bellezza naturale dell’ambiente e del paesaggio e consumano pochissima energia.  La Transizione energetica deve essere ecologica, altrimenti non è transizione, non risolve alcun problema e li aggrava tutti in modo irreversibile. La guerra richiede sempre più energia così come i server dell’intelligenza artificiale.  Le alternative ci sono, senza consumo di suolo e senza devastare ambiente, paesaggio e biodiversità che, come afferma la Costituzione, vanno invece tutelati e protetti, come il diritto alla pace.  Durante la Marcia e all’Assemblea è emersa la ferma determinazione a difendere i territori e le comunità dal degrado industriale causato dalla deforestazione dei crinali, dalla realizzazione di ampie strade per i mezzi eccezionali di trasporto delle pale sui Sentieri CAI 00 di crinale, memoria e identità storica dei popoli della montagna, dalla cementificazione e consumo di suolo forestale.  La Transizione energetica deve avvenire non sulla testa della popolazione, ma deve essere fondata sulla partecipazione dei cittadini alle scelte energetiche adeguate alla specificità del territorio. Aziende agricole, strutture recettive, agriturismi, produttori locali, hanno sostenuto la Marcia e la Mobilitazione dei due giorni offrendo accoglienza, ospitalità e visite nei luoghi incontaminati e ricchi di biodiversità che subirebbero un danno irripristinabile dalle opere industriali.  L’appello forte rivolto alle Amministrazioni è la richiesta a loro rivolta di esprimere ferma e decisa contrarietà al Progetto eolico Londa, Comune del Parco e Montagna Fiorentina e a quei Progetti eolici nell’Appennino Mugellano che vanno a compromettere e a distruggere gli ultimi ecosistemi naturali meglio conservati, un bene comune in nessun modo compensabile, per le future generazioni.   Comitato crinali liberi Londa Comitati territoriali uniti dell’Appennino Mugellano Coalizione ambientale TESS Transizione Energetica Senza Speculazione Redazione Toscana
May 13, 2026
Pressenza
Convegno Contro la guerra 9 e 10 maggio in Versilia
A Massarosa la Brilla di Quiesa è un opificio dell’800 ristrutturato con mirabile sapienza e fedeltà all’antico impianto, ospita macchinari di archeologia industriale legati soprattutto alla brillatura del riso che si coltivava nelle paludi circostanti. È anche porta e centro visite del Parco di S. Rossore-Massaciuccoli e dalle sue finestre si gode uno splendido panorama che predispone a pace e serenità. Ma non è una gita campestre quella che voglio illustrare e che si è svolta lo scorso weekend. La Brilla  è anche sede di eventi e vi si è tenuto il convegno organizzato dal Forum per la Pace Versilia con il patrocinio del Comune di Massarosa. Un convegno corposo e denso di spunti che si è sviluppato nei molti spazi sui tre piani dell’edificio offrendo in contemporanea più incontri fra cui scegliere. I circa 200 partecipanti sembravano api operose alla ricerca del fiore preferito, muovendosi con curiosità negli spazi. La guerra è stata esplorata sotto vari punti di vista, nelle sue connessioni con il linguaggio, con il diritto, con l’economia, con l’ambiente,  con il patriarcato, con la militarizzazione di società e territorio, con la sorveglianza sociale. Ma alla guerra ci si oppone e si cerca la via verso economie di giustizia e pace, con la forza delle donne, dell’arte e della musica, con le esperienze di resistenza in zone di guerra e soprattutto nella nonviolenza che è stata il leitmotiv dell’evento. Grande qualità dei relatori, con molti professori di insigni università e personalità note a livello nazionale, come lo storico e economista Alessandro Volpi,  Mao Valpiana presidente del Movimento Nonviolento, Francuccio Gesualdi del Centro Nuovo Modello di Sviluppo, Martina Pignatti di Banca Etica, l’antropologo Fabio Malfatti e tanti altri. Da segnalare due laboratori teatrali e uno di meditazione nella tradizione di Thich Nhat Hanh perché la pace ha origine dentro di noi. Hanno completato l’offerta due mostre,  una fotografica sulla Palestina e una di pittura. L’ assemblea conclusiva ha posto l’accento sul che fare, passando dalla reattività  all’orrore bellico alla proattività verso un’agenda di pace. Facciamo in modo che così sia: dipende da ciascuno e da tutti. Clara Reina Redazione Toscana
May 13, 2026
Pressenza
Arrivano altri aiuti a Cuba dal Messico
La collaborazione tra Messico e Cuba continua: la presidente del Messico, Claudia Sheinbaum, ha annunciato oggi la partenza di un’altra nave con aiuti umanitari che arriverà all’isla rebelde.  Ha poi ribadito il suo disaccordo con le misure degli Stati Uniti contro l’isola sottolineando l’amicizia storica tra i due paesi. “Il Messico sarà sempre fraterno e solidale con tutte le nazioni del mondo e in particolare con Cuba. Crediamo nell’autodeterminazione dei popoli”, ha affermato Sheinbaum durante la sua conferenza stampa tenutasi nel  Palazzo Nazionale di Città del Messico. Non ha inoltre dimenticato  la storica posizione messicana a sostegno di Cuba. “Non siamo mai stati d’accordo, dal primo momento nel 1962 (…) con il blocco di Cuba”.  “Continueremo a inviare aiuti umanitari a un popolo che ne ha bisogno”, ha detto Sheinbaum, che ha indicato che attualmente si stanno “orientando ad altri aiuti umanitari”, dato che l’isola riceve petrolio dalla Russia. Alla fine di marzo è arrivata a Cuba la quarta spedizione di aiuti umanitari dal Messico, con più di 96 tonnellate di vari generi alimentari, principalmente fagioli e riso. Secondo i dati forniti dal Ministero degli Affari Esteri messicano, sono stati inviati  in totale 3.125 tonnellate di aiuti umanitari destinati alla popolazione civile del popolo cubano.  Gli aiuti del Messico cercano di alleviare le conseguenze delle ultime misure introdotte dall’amministrazione di Donald Trump nei confronti di Cuba. Misure che hanno lo scopo di intensificare gli effetti del sessantennale blocco economico, commerciale e finanziario che il paese a stelle e strisce impone all’isola, il blocco più lungo nella storia dell’umanità.    Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info  Andrea Puccio
May 13, 2026
Pressenza
Il bilancio segreto degli Stati Uniti per rovesciare i governi progressisti: 400 milioni di dollari per sovvertire Cuba
Il bilancio federale degli Stati Uniti approvato nel settembre 2025 ha stanziato 400 milioni di dollari per «contrastare l’influenza» dei governi marxisti di Cuba, Venezuela e Nicaragua. Oltre 120 milioni di tale importo sono destinati direttamente al finanziamento di attività sovversive all’interno dell’isola. La domanda a cui Washington non vuole rispondere è: come reagirebbero se altri paesi approvassero bilanci simili per rovesciare il capitalismo selvaggio sul proprio territorio? Nel frattempo, USAID e NED iniettano milioni nei media digitali che operano da Miami, e la stampa che finanzia l’odio ora pretende di trasformare in “martire” un giovane che, seguendo i suoi slogan, ha lanciato una molotov contro una sede del Partito a Ciego de Ávila. La verità, come disse Martí, non deve rimanere taciuta. Nel bilancio degli Stati Uniti, approvato nel settembre 2025, sono stati stanziati 400 milioni di dollari per sostenere attività che «contrastino l’influenza nell’emisfero occidentale» dei regimi marxisti e anti-statunitensi di Cuba, Venezuela e Nicaragua. In altre parole: per fomentare la sovversione interna in quei paesi al fine di rovesciare i loro governi, perché Washington li considera inaccettabili. Di tale importo, oltre 120 milioni di dollari sono destinati a sovvertire l’ordine costituzionale a Cuba. Vi immaginate come reagirebbero gli yankee se quegli stessi paesi approvassero bilanci simili per rovesciare il capitalismo selvaggio negli Stati Uniti? L’ipocrisia è enorme. 205 milioni dal 1996: i soldi che gli Stati Uniti non controllano Per avere un’idea del denaro che gli Stati Uniti sperperano nella loro morbosa guerra contro la Rivoluzione cubana, basta leggere un articolo dell’agenzia di stampa francese che afferma: «Dal 1996 al 2013, gli Stati Uniti hanno speso 205 milioni di dollari in programmi di promozione della democrazia a Cuba», denaro che il Dipartimento di Stato non controlla né ne valuta i risultati. Si tratta di denaro gettato al vento per Washington, ma di un investimento nella destabilizzazione per coloro che vivono dell’industria dell’odio. La svolta digitale: influencer fabbricati e guerre cognitive Di fronte al totale fallimento dei propri propositi, negli ultimi anni gli Stati Uniti hanno deciso di impiegare le tecnologie informatiche e delle comunicazioni per lavorare dall’interno sul popolo cubano, approfittando dell’autorizzazione del presidente Barack Obama per l’accesso parziale di Cuba a Internet. In tal senso, hanno creato la figura dell’influencer o dello youtuber che “informa da Cuba”, fabbricando l’immagine davanti al mondo di chi “rischia” la propria sicurezza personale per dire la verità. Tuttavia, molti di questi personaggi gestiscono i propri account da centri situati negli Stati Uniti, in Spagna e in Messico. Da anni, l’industria della produzione di contenuti contro la Rivoluzione ha subito un cambiamento per creare l’immagine internazionale di una Cuba “disillusa e fallita”, amplificando la situazione economica e sociale, ma senza menzionare le 9 leggi e le oltre 244 sanzioni imposte dagli Stati Uniti. Questo scenario costituisce ciò che essi stessi definiscono «una guerra economica, per impedire al regime comunista di soddisfare i bisogni del popolo». Lo scopo perseguito è quello di distruggere simbolicamente le istituzioni cubane, attraverso notizie false e/o distorte, mediante un’informazione carica di negatività per provocare il demoralizzazione delle masse. USAID e NED: le banche della discordia (con i numeri) L’Agenzia degli Stati Uniti per lo Sviluppo Internazionale (USAID), che sin dalla sua creazione ha svolto un ruolo di esecutore della politica statunitense per ottenere un cambio di regime a Cuba, solo nel 2024 ha stanziato 9,5 milioni di dollari per i programmi dei presunti media indipendenti sull’isola. La National Endowment for Democracy (NED), sua compagna nella guerra ideologica, nel 2024 ha stanziato tra i 50.000 e i 230.000 dollari per finanziare progetti di media digitali, con l’obiettivo di “promuovere la libertà di espressione” e individuare “minacce contro i giornalisti indipendenti”. Tra i progetti finanziati figurano CubaNet e ADN Cuba: * Nel 2024 l’USAID ha stanziato 500.000 dollari a favore di CubaNet, con sede a Miami, per raggiungere i giovani cubani. * ADN Cuba ha ottenuto un contratto da 1.085.895 dollari nel settembre 2024 e, dal 2020, ha ricevuto complessivamente 3.072.123 dollari dai fondi dell’USAID. Questi sono i “media indipendenti” che poi si scandalizzano quando Cuba esige che rispettino la legge. Il caso Muir: quando la bottiglia molotov si maschera da «protesta pacifica» Proprio quelle campagne mediatiche volte a stimolare azioni contro la Rivoluzione — tra cui l’aggressione alle forze dell’ordine e l’assalto a strutture ufficiali — hanno portato diverse persone, tra cui alcuni giovani, a protestare davanti alla sede del Partito Comunista nella provincia di Ciego de Ávila. Seguendo le indicazioni diffuse dai siti controrivoluzionari sui social network, hanno lanciato bombe molotov che hanno incendiato la sede, causando danni e mettendo in pericolo la vita di diversi lavoratori. Per quell’atto terroristico, dal 16 marzo 2026 sono stati arrestati i responsabili, tra cui il sedicenne Jonathan David Muir Burgos. Riguardo al quale gli stessi media che lo hanno spinto a compiere tali atti, ora da Miami stanno facendo un gran chiasso per definire il suo arresto “ingiusto solo perché ha protestato contro la Rivoluzione”. Come se negli Stati Uniti non reprimessero violentemente giovani e persino bambini per aver commesso atti che violano la legge? Ora pretendono di fare del giovane “un martire”, quando con i suoi atti terroristici ha messo in pericolo la vita di esseri umani. Hanno immediatamente scatenato la campagna mediatica per accusare Cuba e, tra le azioni avviate, c’è la richiesta alla CIDH di concedergli misure cautelari per il fatto di avere 16 anni. Le menzogne del caso: il padre gli ha fatto visita e gli ha persino portato dei dolci È risaputo che gli yankee sono esperti nel fabbricare situazioni false, come quella che inventarono a favore di Armando Valladares, detenuto per aver piazzato nel 1960 bombe incendiarie in centri commerciali fornite dalla CIA, quando diffusero a livello internazionale una inesistente paralisi delle sue gambe, cosa che alla fine fu smascherata e lui arrivò in Francia camminando normalmente. Le menzogne nel caso di Jonathan Muir dicono che egli subisce “cattive condizioni di detenzione, restrizioni alle visite, alimentazione carente, mancanza di accesso all’acqua potabile e assenza di cure mediche adeguate”. Tutto inventato, perché suo padre, il pastore Elier Muir, gli ha fatto visita in prigione e gli ha portato cibo e dolciumi, secondo quanto ha dichiarato alla stampa di Miami. Ma la mancanza di etica professionale della stampa di Miami è tale che omettono di dire che gli Stati Uniti sono l’unico paese al mondo a non aver ratificato la Convenzione sui diritti dell’infanzia, nonostante sia il trattato sui diritti umani più ratificato al mondo. Il doppio standard: esecuzioni, ergastolo per i minori e 3.800 minorenni detenuti Quella stessa stampa che accusa Cuba di violare i diritti umani non dice una parola sull’applicazione della pena di morte a 19 persone nello Stato della Florida nel 2025, che rappresentano il 40% del totale annuale delle esecuzioni negli Stati Uniti. Neppure la CIDH ha criticato gli Stati Uniti per aver giustiziato nel 2025 otto minori di 21 anni al momento del reato, quando è l’unico paese al mondo in cui bambini di appena 13 anni sono stati condannati all’ergastolo, senza possibilità di libertà per il resto della loro vita. Intendono dare un’immagine distorta della realtà cubana, quando negli Stati Uniti ci sono circa 4.500 bambini rinchiusi in carceri e prigioni per adulti, cosa che viola tutti i diritti umani poiché sono vittime di ogni tipo di abuso, compresi quelli sessuali. Molti minori vengono deferiti ai tribunali per adulti per essere processati penalmente e rinchiusi automaticamente in carceri e prigioni per adulti. Undici stati non hanno un’età minima per giudicare i minori come adulti: Alaska, Florida, Hawaii, Idaho, Maine, Michigan, Pennsylvania, Rhode Island, Carolina del Sud, Tennessee e Virginia Occidentale. Alcuni stati consentono che i minori siano processati come adulti a 10, 12 o 13 anni. Sono stati persino processati come adulti bambini di appena otto anni. Quarantadue stati hanno attualmente leggi che consentono che bambini e bambine ricevano come pena l’ergastolo, senza diritto alla libertà condizionale. Perché non spiegano che solo tra gennaio e ottobre 2025, le forze dell’ICE hanno arrestato 3.800 minori? Gli Stati Uniti sono il principale responsabile a livello mondiale della violazione dei diritti umani dei bambini, una situazione universalmente condannata. Cuba ha dei principi etici: la riabilitazione, non la punizione eterna Allora, quale morale hanno coloro che cercano di costruire un’immagine negativa della Rivoluzione cubana, che invece ha dei principi etici e offre un trattamento differenziato ai giovani che commettono reati, con programmi di riabilitazione guidati da professionisti altamente qualificati, per salvarli e reinserirli nella società? Mentre in Florida giustiziano minori di 21 anni e incarcerano bambini di 13 anni a vita, Cuba investe nell’istruzione e nel reinserimento. Ecco perché l’ipocrisia dell’impero è così evidente. Fonte: Razones de Cuba Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 12, 2026
Pressenza
Ecco perchè Trump non ha il 94% dei voti cubani negli Stati Uniti
Trump afferma di avere il 94% dei voti cubani negli Stati Uniti. CiberCuba amplifica questa affermazione come se fosse verità assoluta. C’è un problema: a Cuba non si vota per presidenti stranieri. I conti non tornano. La logica è ancora meno convincente. In gioco non c’è solo un semplice numero. Si tratta di un’operazione di marketing politico ideata per fabbricare un “consenso artificiale” e giustificare l’aggressione. Qui, la verità non è dettata dagli algoritmi di Miami. È decisa dalle persone che resistono al blocco ogni singolo giorno. Daniel Guerra e Vero García Gómez, nel loro programma “La Esquina de Razones de Cuba “, hanno smascherato l’ultima farsa: la presunta “volontà popolare” che Trump afferma di avere per intervenire sull’isola. Il meccanismo è vecchio, ma la tecnologia lo ha perfezionato. La bolla che vogliono spacciare per un censimento CiberCuba non è un organo di informazione, ma una cassa di risonanza. Il suo metodo consiste nel fabbricare un consenso artificiale: prendono una piccola bolla in Florida, la gonfiano con algoritmi e la presentano come se rappresentasse il sentimento degli 11 milioni di cubani che vivono sull’isola sotto l’embargo. Questi siti affermano che “i cubani chiedono un intervento”, ma nascondono il fatto che le loro fonti sono le stesse che ricevono finanziamenti dall’USAID. Non riportano le notizie; mettono in atto un copione di marketing politico studiato per giustificare l’aggressione. Il meccanismo è semplice: selezionano un campione distorto, lo amplificano con bot farm e algoritmi di raccomandazione e presentano il risultato come se fosse l’opinione della maggioranza dei cubani sull’isola. Non è sociologia. È ingegneria della percezione . Il “94%” che conta davvero Analizziamo questo presunto “mandato” di cui parla Trump. Se avesse davvero a cuore il 94% del popolo cubano, la prima cosa che farebbe sarebbe allentare la pressione, ovvero revocare le sanzioni. Invece, la sua prima mossa non è stata quella di alleviare le carenze, ma di inasprire il blocco. Questa contraddizione è cinica: affermano di voler “liberare” Cuba mentre la soffocano finanziariamente per provocarne il collasso. Non è un mandato per la libertà; è un mandato d’arresto contro la sovranità cubana. La logica è implacabile: se Trump credesse davvero che il 94% dei cubani lo sostenesse, non avrebbe bisogno di mantenere l’embargo. Quello che sta cercando di fare è creare le condizioni per un intervento presentandolo come una “risposta umanitaria” a una presunta protesta popolare. È lo stesso copione che hanno già messo in scena in Venezuela e in Iran. Il cubano medio non compare nei loro sondaggi Questa narrazione cancella l’immagine del cubano medio, di quello che lavora e resiste. Per questi media, i cubani esistono solo se invocano un’invasione. Ma la realtà sul campo è ben diversa. Un conto è che i cubani siano critici e vogliano migliorare il loro Paese – e certamente lo sono e lo vogliono – un altro è che desiderino che una portaerei statunitense venga a “risolvere” i loro problemi. La sovranità non si ordina tramite Amazon; si difende sul campo. Cuba è un paese con critiche, con malcontento, con persone che vogliono che le cose funzionino meglio. Ma c’è un abisso tra questo e l’incitamento all’invasione statunitense, un baratro che i fautori del consenso artificiale cercano di colmare con un semplice “mi piace” sui social media. Voler risolvere i problemi di Cuba non è la stessa cosa che volere che sia il Pentagono a risolverli. Il copione è scritto: Trump fornisce la frase, CiberCuba fornisce il megafono L’operazione è perfettamente orchestrata. Trump pronuncia la frase, CiberCuba piazza il megafono e l’intento è quello di incutere timore nei cubani. Ma si sbagliano. Ciò che il 94% dei cubani desidera veramente è essere lasciato in pace a vivere. L’unico mandato che riconoscono è quello della propria Costituzione. Questa non è informazione. È propaganda di guerra . L’obiettivo non è informare, ma creare una realtà parallela in cui l’intervento venga percepito come una risposta democratica a una “volontà popolare” inesistente. La verità non diventa virale, si difende da sola. La matematica dell’inganno ha una formula ben nota: prendere un piccolo campione, amplificarlo con algoritmi, ripetere la cifra finché non sembra vera, e poi spacciare l’intervento per “liberazione”. Ma i cubani non votano per presidenti stranieri, né deleghiamo la nostra sovranità a persone influenti finanziate dall’USAID. Il 94% che conta è il 94% che resiste al blocco ogni giorno. E questa percentuale non compare nei sondaggi di Miami perché non si misura in clic. Si misura in dignità. Fonte: Razones de Cuba Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 12, 2026
Pressenza
Gardasil sotto processo: quello che non dicono i comunicati ufficiali sul vaccino HPV
Negli Stati Uniti è in corso una vicenda giudiziaria che, se osservata senza filtri ideologici, pone interrogativi profondi su uno dei pilastri della moderna vaccinologia: il vaccino HPV Gardasil. Il caso si chiama Robi v Merck e rappresenta una delle rarissime situazioni in cui il tema della sicurezza vaccinale non viene confinato nei circuiti amministrativi, ma arriva davanti a una giuria popolare, cioè nello spazio in cui le prove devono essere esposte, discusse e sottoposte a contraddittorio reale. Eppure, proprio quando questo confronto entra nel vivo, il processo si interrompe: dopo diciassette giorni di testimonianze, analisi peritali e interrogatori incrociati, la giuria viene congedata e tutto viene rinviato. Ufficialmente si tratta di una scelta condivisa dalle parti, legata a circostanze procedurali e al contesto mediatico ma il dato sostanziale resta: uno dei pochi processi pubblici su Gardasil si ferma proprio nel momento in cui avrebbe potuto chiarire, davanti a cittadini comuni, la tenuta delle prove scientifiche e delle scelte regolatorie. Per comprendere il peso di questo episodio bisogna ricordare che negli Stati Uniti la stragrande maggioranza delle richieste di risarcimento per presunti danni da vaccino non arriva mai in un’aula di tribunale ordinario. Dal 1986 esiste il National Vaccine Injury Compensation Program, un sistema parallelo che gestisce queste controversie al di fuori del circuito civile tradizionale, con l’obiettivo dichiarato di garantire compensazioni rapide evitando contenziosi prolungati. A questo si è aggiunta la sentenza della Corte Suprema Bruesewitz v. Wyeth del 2011, che ha stabilito un’ampia protezione per i produttori rispetto alle accuse di difetto di progettazione. Il risultato è un sistema in cui il cuore della questione – cioè la valutazione critica del profilo rischio-beneficio – raramente viene discusso davanti a una giuria. Il caso Robi riporta invece al centro proprio questo nodo: non tanto l’esistenza o meno di eventi avversi, che in medicina è sempre una questione di probabilità e non di assoluti, quanto il modo in cui tali rischi vengono identificati, interpretati e comunicati. Nel corso degli anni, sistemi di farmacovigilanza come VAERS negli Stati Uniti e EudraVigilance in Europa hanno raccolto segnalazioni di eventi successivi alla vaccinazione, incluse condizioni come la sindrome da tachicardia posturale ortostatica (POTS) o altri disturbi del sistema nervoso autonomo. Le autorità regolatorie – EMA nel 2015 dopo una revisione specifica, e OMS attraverso il Global Advisory Committee on Vaccine Safety – hanno concluso che i dati disponibili non supportano un nesso causale tra vaccino HPV e queste condizioni. Tuttavia, il punto critico, che emerge anche nei contenziosi legali, non è solo la conclusione finale, ma il percorso con cui si arriva a quella conclusione e il grado di incertezza che viene effettivamente comunicato. Ancora più delicato è il tema dell’efficacia, spesso presentato in modo sintetico come “prevenzione del cancro cervicale”. In realtà, dal punto di vista strettamente metodologico, gli studi clinici randomizzati che hanno portato all’approvazione di Gardasil – come quelli pubblicati su The Lancet e The New England Journal of Medicine tra il 2007 e il 2010 – non avevano come endpoint la riduzione dell’incidenza di tumori invasivi, ma delle lesioni precancerose di alto grado (CIN2 e CIN3). Si tratta di un indicatore surrogato accettato nella comunità scientifica, perché queste lesioni sono considerate passaggi chiave nel percorso che può portare al carcinoma della cervice. Tuttavia, è altrettanto noto che circa il 90% di queste lesioni non evolvono verso il cancro e che possono regredire spontaneamente, soprattutto nelle fasce di età più giovani, come documentato in letteratura epidemiologica già prima dell’introduzione del vaccino. La linea argomentativa della parte lesa ha puntato a scardinare le fondamenta scientifiche su cui Gardasil è stato sviluppato, autorizzato e promosso, sollevando un interrogativo centrale: se esista davvero una dimostrazione, all’interno di studi randomizzati controllati, della sua capacità di prevenire il carcinoma della cervice uterina, oppure se l’approvazione si sia basata prevalentemente su indicatori intermedi e interpretazioni indirette. In questo quadro, è stato anche messo in discussione il modo in cui eventuali segnali di sicurezza sarebbero stati rilevati, analizzati e infine presentati, suggerendo che alcune criticità possano essere state attenuate o rese meno evidenti dalle scelte metodologiche adottate nei trial. Inoltre, sostiene che Merck non abbia fornito avvertenze sufficienti riguardo a possibili eventi avversi, incluse condizioni autoimmuni come la POTS, e che tali rischi non siano stati pienamente riportati nell’etichetta del vaccino o nelle informazioni fornite a pazienti e medici. Parallelamente, le consulenze tecniche hanno approfondito aspetti più specifici legati alla composizione e alla sperimentazione del vaccino, includendo la presenza di frammenti residui di DNA dell’HPV, il ruolo e gli effetti immunologici degli adiuvanti e, più in generale, la completezza e la trasparenza delle informazioni fornite in merito al profilo di sicurezza, sia nei documenti regolatori sia nella comunicazione rivolta a medici e pazienti. Questo introduce un elemento di complessità che raramente viene esplicitato nel dibattito pubblico: la riduzione delle lesioni precancerose è attestata  da studi osservazionali e non da trial randomizzati con endpoint oncologici diretti, il che implica inevitabilmente un margine interpretativo legato a fattori confondenti e al tempo di osservazione. È proprio in questo spazio, tra prove disponibili e comunicazione pubblica, che si inserisce la tensione emersa nel caso Robi: quando un intervento sanitario viene presentato con messaggi sintetici e altamente assertivi, mentre la base scientifica è costruita su indicatori indiretti e proiezioni di lungo periodo, il rischio è quello di creare una frattura tra percezione e realtà metodologica. Una frattura che non riguarda solo questo vaccino, ma il rapporto complessivo tra medicina, industria e fiducia pubblica. Il processo, se e quando riprenderà il 27 luglio 2026, non stabilirà soltanto se esiste un nesso causale in un singolo caso clinico, metterà inevitabilmente sotto esame il modo in cui costruiamo le nostre certezze in ambito sanitario, il grado di trasparenza con cui vengono comunicate e la capacità delle istituzioni di sostenere un confronto aperto anche quando le domande diventano scomode. Perché, al di là delle posizioni ideologiche, non basta dimostrare se un intervento sia perfetto o fallace, ma vorremmo capire quanto spazio siamo disposti a concedere alla complessità, all’incertezza e al dubbio, che sono parte integrante di qualsiasi processo scientifico serio. AsSIS
May 9, 2026
Pressenza
Scompare l’antitetanica: la salute sacrificata alle logiche di mercato
Eliminato il vaccino monovalente, resta l’obbligo di accettare soluzioni combinate: meno scelta, più imposizione Non è un’indiscrezione, non è un complotto, è una manovra di mercato scritta nero su bianco, eseguita con la freddezza di chi considera i pazienti non come persone, ma come numeri di serie su una catena di montaggio. Il vaccino antitetanico monovalente (IMOVAX TETANO) sparirà dall’Italia entro il 2026. Non lo tolgono perché non funziona, lo tolgono perché non rende abbastanza. E la cosa più insopportabile è la spocchia con cui questa decisione viene servita al pubblico. Si sono dotati di un alibi, la “Scienza” è usata come scudo.  L’azienda produttrice ha il coraggio di dichiarare che il vaccino è sicuro, efficace e privo di difetti qualitativi, ma lo ritira comunque. Perché? Per “allineamento alle raccomandazioni”. Siamo davanti a un esercizio di ipocrisia senza precedenti: usano il prestigio della scienza per nascondere una banale operazione di upselling. L’upselling è quella tecnica commerciale in cui un venditore sprona il cliente ad acquistare una versione più costosa, sofisticata o “premium” del prodotto che intendeva comprare inizialmente. E’come se un concessionario smettesse di venderti un pezzo di ricambio perché “la scienza consiglia l’acquisto dell’intera auto“. Vogliono venderti tre vaccini al prezzo di uno, e ti dicono che lo fanno per il tuo bene. La logica è tanto semplice quanto spietata: * Produrre un vaccino singolo costa e frammenta il mercato. * Vendere il pacchetto “3 in 1” (Difterite-Tetano-Pertosse) semplifica la logica industriale e massimizza i profitti per singola iniezione. Nessun supermercato arriva a tanto. Ma la salute non è un menu fisso dove non puoi cambiare il contorno. Questa è un’offesa alla libertà terapeutica, l’arroganza della ditta sta nel decidere, unilateralmente, che le tue esigenze cliniche specifiche sono meno importanti della loro ottimizzazione dei costi. Se hai bisogno solo del tetano, ti becchi anche il resto, prendere o lasciare. Decidono loro cosa deve entrarti in corpo. La manovra è meschina: in Italia, la vaccinazione antitetanica è obbligatoria per tantissime categorie di lavoratori. Togliendo il monovalente, la ditta (col silenzio assenso delle istituzioni) mette milioni di persone in trappola: 1. La Legge ti obbliga a proteggerti dal tetano. 2. La Ditta ti toglie l’unico strumento mirato per farlo. 3. Il Risultato: sei costretto a subire somministrazioni superflue di antigeni contro malattie che non ti riguardano o per cui sei già protetto, solo per poter lavorare. È una coercizione sanitaria indiretta alimentata dall’avidità. Un lavoratore che chiede solo di essere in regola con la sicurezza sul lavoro diventa l’ostaggio di un consiglio di amministrazione che vuole pompare i margini di guadagno. L’arroganza si trasforma in ridicolo quando guardiamo oltre il confine: in Germania, Svizzera, Polonia e Paesi Bassi, per esempio, la “scienza” (che dovrebbe essere universale) permette ancora l’uso del monovalente. Perché lì sì e qui no? Forse perché all’estero i cittadini non accettano di essere trattati come consumatori passivi? La soluzione proposta è un insulto: “Potete sempre importarlo dall’estero”. Quindi, lo Stato e l’azienda distruggono la distribuzione interna per poi costringerti a implorare un farmaco tramite procedure burocratiche estenuanti. È disorganizzazione spacciata per razionalizzazione. Se oggi accettiamo che una multinazionale possa decidere di eliminare un farmaco essenziale e mirato solo per spingere versioni “multitasking” più redditizie, abbiamo rinunciato al concetto stesso di medicina. Domani ci toglieranno altre opzioni: ci abitueranno a protocolli standardizzati dove il parere del medico e la volontà del paziente contano zero di fronte ai grafici di vendita. La salute dei cittadini è trattata come la gestione del bestiame: meno scelta, più profitti. Non è progresso, è un ritorno al medioevo dei diritti. Difendere il vaccino monovalente è una battaglia per la dignità umana contro l’arroganza di chi vuole decidere cosa deve scorrere nelle nostre vene in base al prezzo delle azioni in borsa. Basta maschere, questa non è scienza, è solo business sulla nostra pelle. AsSIS
May 9, 2026
Pressenza
Decine di padiglioni chiusi e cortei contro Israele. Inizia la Biennale di Venezia
Padiglioni chiusi e migliaia di persone in corteo hanno segnato la giornata di mobilitazione contro la presenza di Israele alla Biennale di Venezia, durante il terzo giorno di pre-apertura. Mentre lo sciopero dei lavoratori della cultura lasciava con la serranda abbassata 27 stand nazionali — Italia esclusa — da via Garibaldi si muovevano tremila persone, in direzione Arsenale. L’obiettivo dei manifestanti era il padiglione israeliano, per denunciare i crimini internazionali commessi da Tel Aviv, dal genocidio in Palestina ai recenti assalti alla Flotilla diretta a Gaza. A impedire la contestazione democratica è stato il massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, che con scudi e manganelli ha bloccato il corteo nei pressi di Campo della Tana. Collettivi dei lavoratori della cultura, come Art not genocide alliance (ANGA), e sigle sindacali, tra cui l’Unione Sindacale di Base (USB) avevano indetto per ieri una giornata di mobilitazione contro precarietà, guerra e genocidio in Palestina. I promotori hanno denunciato i continui tagli al settore, che rendono incerta la vita di migliaia di operatori, mentre la spesa pubblica in armi continua a crescere e lo farà anche negli anni a venire. Il governo Meloni, su ordine di Donald Trump, ha infatti deciso di destinare il 5% del PIL alla spesa militare. Mentre Israele e Stati Uniti disseminano il caos — tra Palestina, Libano, Iran, Venezuela — le multinazionali del settore, tra cui l’italiana Leonardo, si arricchiscono, realizzando profitti da record. «A pochi giorni dall’apertura della Biennale, ci appelliamo a chiunque creda che l’arte non possa diventare strumento di normalizzazione del genocidio». Con queste parole l’Art not genocide alliance aveva rilanciato la contestazione verso Israele, che proprio ieri ha inaugurato il suo padiglione alla Biennale di Venezia. Chi invece oggi, dopo tre giorni di pre-apertura, non parteciperà all’inaugurazione ufficiale è la Russia, cacciata dalla presidenza della Biennale su pressione dell’Unione Europea che dopo gli inviti era passata alle minacce. Si tratta della stessa organizzazione sovranazionale che non ha invece mosso un dito contro la presenza israeliana, scrivendo l’ennesima pagina di doppiopesismo europeo. Sul piano economico, in due anni e mezzo l’UE non ha varato alcun pacchetto di sanzioni nei confronti di Israele, come fatto invece 20 volte per la Russia, alla luce dell’invasione dell’Ucraina. Pochi giorni fa, a Bruxelles, è stata respinta la sospensione dell’accordo di associazione tra UE e Israele. Spagna, Slovenia e Irlanda avevano chiesto di sanzionare Tel Aviv per i suoi crimini, dalla colonizzazione della Palestina al genocidio del suo popolo, passando per la recente invasione del Libano e gli attacchi alla Flotilla diretta a Gaza. Nel silenzio delle istituzioni i popoli continuano ad agire. L’appello lanciato dai lavoratori della cultura è stato accolto a Venezia: 27 padiglioni della Biennale sono rimasti chiusi durante l’evento di pre-apertura, con gli artisti che hanno spiegato le proprie ragioni ai visitatori incuriositi. Anche se l’Italia ha deciso di non aderire all’iniziativa, garantendo il massimo supporto all’alleato israeliano, ci hanno pensato migliaia di cittadini a dare continuità allo spirito solidale mostrato negli anni verso il popolo palestinese, prendendosi le strade veneziane.   L'Indipendente
May 9, 2026
Pressenza