Tag - cronaca

Mentre tutto il mondo vede ‘Naza’ e ‘The Bibi files’, a Gaza, in Cisgiordania e… in EAU e Irlanda
Stamattina, martedì, nella Striscia di Gaza centrale le forze di occupazione israeliane hanno ucciso il giovane Ahmed Abu Mour. Il ragazzo è stato colpito a Deir al-Balah, mentre si trovava in una strada, via Salah al-Din. Un altro palestinese oggi è stato ucciso e altri sono rimasti feriti dopo che aerei da guerra israeliani hanno colpito un condominio nel quartiere di al-Nasr, a ovest di Gaza City. E ieri un palestinese è rimasto ucciso e diversi altri sono stati feriti in un bombardamento israeliano che ha colpito il tetto di un’abitazione che ospita sfollati in un quartiere nella parte settentrionale della città. Durante la giornata di ieri, gli ospedali della Striscia di Gaza hanno accolto 4 corpi di persone uccise e 19 feriti mentre l’ospedale Kamal Adwan, nel nord della Striscia, veniva evacuato, una precauzione che si è resa necessaria a causa dell’avanzamento dei carri armati israeliani e degli spari indirizzati verso la struttura sanitaria. E oggi, mostrando le immagini satellitari effettuale lunedì 28 scorso e riportando la notizia diramata da Anadolu, il MEMO / Middle East Monitor riferisce che l’ufficio stampa del governo palestinese ha dichiarato che, commettendo 5˙147 violazioni dell’accordo di cessate il fuoco a Gaza in vigore dal 10 ottobre 2025, Israele ha ucciso 1˙421 palestinesi. Inoltre, che le autorità palestinesi hanno avvertito “Le condizioni umanitarie e di soccorso nella Striscia di Gaza sono diventate pericolose e catastrofiche, esponendo centinaia di migliaia di palestinesi sfollati a conseguenze mortali” e, respingendo le affermazioni israeliane secondo cui a Gaza sarebbero stati consentiti ingenti rifornimenti, informato che: “Israele ha permesso l’ingresso nell’enclave solo al 35% del numero concordato di camion che trasportavano aiuti umanitari, soccorsi e materiali per la ricostruzione. Solo 72.826 dei 210.600 camion per aiuti umanitari, soccorsi e materiali per la ricostruzione che avrebbero dovuto entrare in base all’accordo. Solo 13.785 persone sono riuscite a lasciare o entrare nell’enclave, su un totale previsto di 35.000, il che rappresenta un tasso di conformità non superiore al 39%” – Gaza authorities report over 5,100 Israeli ceasefire violations, warn of ‘imminent catastrophe’ as winter approaches INTANTO IN CISGIORDANIA… A Gerusalemme, con il pretesto di celebrare la Festa ebraica dei Tabernacoli, che è iniziata il 26 settembre e si concluderà il 2 ottobre, quasi 2 mila coloni israeliani guidati dai ministri Ben Gvir e Katz hanno preso d’assalto la moschea di Al-Aqsa, mentre ai fedeli musulmani veniva vietato l’ingresso nei luoghi di culto islamici. Lo stesso scenario si è ripetuto nella moschea Ibrahimia di El-Khalil. Dopo un mese e 21 giorni dall’inizio dell’assedio delle tre famiglie palestinesi di Qusra, nel cuore della notte i coloni israeliani hanno iniziato a lanciare pietre contro le finestre delle case e sparato proiettili in aria mentre, con un megafono, minacciavano i nativi di deportazione: “Andatevene e salvate la pelle! Non c’è posto per voi in questa nostra terra”. Un giovane è stato colpito da pallottole sparate dai militari israeliani nel campo profughi di Qabatia e i coloni hanno dato alle fiamme due case a Jaloud, a sud di Nablus. Inoltre i coloni hanno incendiato i raccolti nelle zone rurali di Salfit e, dopo averle attaccate mentre erano impegnate nella raccolta delle olive, hanno derubato numerose famiglie palestinesi di tutto il raccolto mentre, per impedire ai contadini di inseguire i ladri e tentare di recuperare la refurtiva, i soldati hanno protetto gli aggressori e lanciato lacrimogeni contro gli agricoltori. LA VISITA LAMPO DI NETANYAHU NEGLI EMIRATI ARABI Bibi non si fida più di nessuno… e per coprirsi il fianco dallo scandalo della mancata allerta dei servizi e dell’esercito prima del 7 ottobre 2023 domenica ha compiuto un viaggio ‘improvvisato’ ad Abu Dhabi. In previsione delle elezioni, è andato ad incontrare Mohammed bin Zayed Al Nahyan per elemosinare una dichiarazione che smentisca la telefonata tra i due prima del 7 ottobre. Ha bisogno di sostenere le sue quotazioni nei sondaggi, che al momento lo danno per perdente. L’agenzia di stampa ufficiale degli Emirati Arabi Uniti ha riferito che domenica scorsa il presidente ha ricevuto il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu. Il quotidiano israeliano Haaretz ha riportato che, durante questa visita negli Emirati Arabi Uniti, i due si sarebbero incontrati all’aeroporto e intrattenuti per circa un’ora, in cui Netanyahu avrebbe chiesto a Mohammed bin Zayed di smentire la notizia divulgata da Haaretz secondo cui prima del 7 ottobre 2023 il presidente emiratino lo avrebbe avvertito – in una telefonata di 45 minuti – di un imminente attacco di Hamas. L’articolo inoltre riferisce che Netanyahu avrebbe chiesto a Mohammed bin Zayed di negare qualsiasi dettaglio riguardante il periodo precedente all’attacco del 7 ottobre che potesse metterlo in imbarazzo e gli avrebbe richiesto supporto morale. Le notizie relative agli avvertimenti dati a Netanyahu prima degli eventi del 7 ottobre 2023 riguardano anche quello del capo del servizio di sicurezza egiziano, Kamel, che alla fine di settembre 2023 a Tel Aviv aveva parlato con uomini dell’ufficio di Netanyahu, che però decise di non trasmettere l’informazione ricevuta ai vertici delle forze di sicurezza. LA PARTITA DI CALCIO IRLANDA-ISRAELE La decisione di disputare la sfida sportiva a Debrecen è arrivata dopo una lunga discussione interna alla squadra irlandese, che alla vigilia dell’incontro ha votato nello spogliatoio. Il portiere irlandese Gavin Bazunu, rimasto fermo sulle sue posizioni, si è rifiutato di giocare a questa e alla prossima partita contro la nazionale israeliana. Alla partita di Nations League, finita nella sconfitta, 3 a zero, per la nazione ospitante, tutti i calciatori irlandesi hanno deciso di ‘scendere in campo’ accompagnando la scelta con una serie di gesti simbolici che esprimevano la loro protesta contro quanto sta avvenendo a Gaza. In segno di lutto per le vittime hanno giocato indossando la fascia nera al braccio. Durante il canto dell’inno israeliano hanno tenuto il capo chino. Prima del fischio d’inizio non ci sono state strette di mano e i due capitani non si sono salutati e scambiati i rispettivi gagliardetti. ANBAMED
September 29, 2026
Pressenza
‘Naza’ visto da Francesca Fornario
Ho visto Naza e pensavo sarebbe stato come averlo già visto. Avevo infatti già letto e riletto tutti i rapporti di Breaking The Silence, l’associazione fondata da ex militari israeliani che raccoglie le confessioni dei soldati dell’Idf. Avevo letto le inchieste di +972 sui programmi di intelligenza artificiale utilizzati per individuare gli obiettivi da bombardare, aspettando che tornassero a casa per uccidere con loro anche moglie e figli e tirar giù l’intero appartamento, l’intero palazzo, l’intero quartiere. Avevo, soprattutto, sentito raccontare dai palestinesi delle case bombardate l’una dopo l’altra, dei bambini uccisi dai cecchini con un colpo alla testa o al cuore, degli affamati trucidati per divertimento ai punti di distribuzione del cibo. Ma non avevo visto niente, avendo già letto decine di denunce. Perché Naza non è un film su chi denuncia il genocidio, anche se i militari israeliani intervistati dicono esattamente questo: «Sì, certo che è un genocidio, certo! Sparavamo a tutti, anche ai bambini, alle donne. Anche se erano disarmati? Ma certo, certo, erano TUTTI disarmati! Credo di aver visto solo una volta un palestinese armato, ma ne abbiamo uccisi a centinaia ogni giorno…» Naza non è nemmeno il film sul genocidio che avrebbero dovuto girare i palestinesi e che non avrebbe vinto premi se fossero stati i palestinesi a girarlo, no. Naza non è un film su chi denuncia il genocidio. È un film su chi giustifica il Genocidio. Un film su chi lo normalizza. Un film su di noi. Naza è un film sul mondo che continua a girare e a dare l’acqua alle piante e il cibo al cane e a stravaccarsi sul divano a fine giornata a guardare la tele mentre a pochi chilometri di distanza i divani esplodono con il resto delle case e i cani mangiano i cadaveri dei bambini. Un mondo che la macchina da presa sbircia di notte attraverso i vetri dei grattacieli di Tel Aviv, nelle case dove i soldati tornano a giocare alla play dopo aver distrutto le case di quelli che non conoscono e che non considerano. «Stavamo bene. Eravamo contenti. Era divertente», spiegano i soldati. In che senso? Uccidere era divertente? Anche i bambini? Anche se erano disarmati? Intere famiglie? «C’era uno psicologo. Volendo, potevamo andarci. Non ci andavamo perché stavamo bene». «Era divertente. Era come un videogame». «C’era l’unità che combatteva contro il terrorismo e quella che combatteva contro la pace», racconta uno. «Contro la pace». Contro la Corte Penale Internazionale, contro i giudici che denunciano i crimini di guerra. «La mia era un’unità d’élite. Individuavamo i palazzi da far saltare in aria con tutte le famiglie che ci stavano dentro. Abbiamo distrutto interi quartieri. Abbiamo distrutto tutto il Nord della striscia perché non dovevano restare in piedi case alle quali tornare. Abbiamo dato fuoco ai ricordi, alle foto, ai libri, a tutto. Riempivamo le case di gas e davamo fuoco, oppure radunavamo i cuscini al centro del salone e davamo fuoco a quelli: la lana brucia bene, in un attimo andava a fuoco tutto l’appartamento… Era un’unità composta da giovani di sinistra, la mia. Ragazzi dell’alta borghesia di Tel Aviv… Noi non odiamo gli arabi. Lo facevamo perché andava fatto». I coloni, quelli matti, quelli che credono in un Dio storto e fanno cose strambe, tipo non lavarsi e riprodursi come conigli: quelli, forse odiano gli arabi. Ma noi giovani progressisti di sinistra no: noi facevamo quello che ci dicevano di fare e basta e poi ci fumavamo una sigaretta o tornavamo qui a fare l’aperitivo. «Io l’ho chiesto al mio ufficiale: “Cosa ne pensi di quello che stiamo facendo qui?” E lui mi ha detto: “Che è giusto”. “Dici?” “Tu devi solo fidarti del sistema”». Non serve odiare gli arabi per sterminarli o credere alla Terra Promessa per distruggere Gaza: basta che te lo chieda il sistema. Basta eseguire un ordine. Non serve farsi domande, non serve pensare di avere le risposte, basta fare, non serve domandarsi “perché”: «Facciamo quello che la società israeliana vuole che facciamo. Se ti dicono che devi radere al suolo Gaza, tu devi radere al suolo Gaza». Stessi racconti dei Nazisti e dei fascisti, identici: stesse giustificazioni, stesso distacco, stesso pensare di meritarsi una medaglia, stessa capacità di tenere in braccio i figli dopo aver sterminato i figli degli altri: «Ho solo eseguito gli ordini», la stessa frase con la quale si sono giustificati i due gerarchi nazisti Hermann Göring e Adolf Eichmann. «Io sono andato in Polonia a visitare i campi di concentramento e continuo a credere a credere che i nazisti fossero nazisti», dice un soldato che racconta di aver ammazzato centinaia di civili disarmati: «Solo, mi domando cosa sono io». Naza non è un film sul fanatismo religioso. Non si parla mai della Bibbia o di di Dio. È un film sulla banalità del male. Un male compiuto per inerzia, conformismo, pigrizia mentale, apatia, tornaconto economico, per mantenere uno stile di vita agiato a scapito di popoli resi schiavi, proprio come gli stupri della bambine etiopi da parte dei soldati fascisti e che non erano percepiti dai carnefici come violenze perché erano stati legalizzati: normati per legge come la pulizia etnica dei palestinesi da parte dei governi israeliani. Naza è un film sulla malattia dell’Occidente: pensare di essere nel giusto a prescindere, confondere il potere con il buon senso e la forza con la ragione, non interrogarsi sulle conseguenze delle proprie azioni, credere che sia qualcun altro a causare i problemi – qualche dittatore nordcoreano, qualche terrorista islamico con sette mogli velate – mica noi che facciamo affari con Israele; mica noi che ci facciamo comandare militarmente da uno che manda la polizia in strada a sparare in faccia alla gente, uno che bombarda mezzo mondo e di preferenza le scuole con le bambine dentro ma vuole il Nobel per la Pace, uno che rapisce i capi di stato per accaparrarsi le riserve petrolifere di un altro paese; mica noi che il massimo dell’idea dell’assumerci le nostre responsabilità che abbiamo è fare governi di larghe intese. Naza è un film su di noi che ci voltiamo dall’altra parte perché ci fidiamo del sistema in quanto è il sistema invece di combatterlo in quanto è ingiusto. Correte a vederlo e teniamoci stretti. Redazione Italia
September 29, 2026
Pressenza
I ricercatori europei firmano una lettera aperta contro l’allentamento delle normative sui pesticidi
Oltre 500 scienziati e medici dell’UE chiedono al Parlamento europeo di sospendere le consultazioni sulle nuove norme in materia di sicurezza alimentare, agricoltura e mangimi. Premono affinché prima si conduca un’indagine indipendente sugli effetti su salute e ambiente. Le misure discusse (dal Parlamento n.d.t.) fanno parte del “Food and Feed Safety Omnibus” (“Pacchetto omnibus sulla sicurezza alimentare e dei mangimi”). La promotrice della lettera aperta è Martina Vijver, professoressa di ecotossicologia all’Università di Leida. «Si trovano tracce di pesticidi praticamente ovunque: nell’acqua presente in superficie, nelle riserve naturali, ma anche nel nostro sangue e nelle urine. Studi scientifici dimostrano che l’esposizione a queste sostanze tossiche è associata ad un aumento del rischio di malattie come il cancro e il morbo di Parkinson». SOSPENDERE LE DELIBERAZIONI Vijver ha preso l’iniziativa di redigere la lettera aperta, che in pochi giorni è stata firmata da oltre 500 scienziati e medici provenienti da tutta l’UE e presentata al Parlamento europeo il 17 settembre. I firmatari chiedono che le discussioni sul pacchetto omnibus relativo alla sicurezza alimentare e dei mangimi (vedi paragrafo evidenziato qui sotto) vengano temporaneamente sospese fino a quando non sarà stata condotta una valutazione indipendente d’impatto. Oltre alle conseguenze del pacchetto legislativo sulla salute pubblica e sull’ambiente, secondo gli autori dovrebbero essere esaminate anche le conseguenze sull’economia, sul quadro giuridico, sui mandati e la transizione verso un sistema alimentare sostenibile. La lettera è indirizzata a Roberta Metsola, presidente del Parlamento europeo, e ai presidenti delle commissioni parlamentari per l’ambiente, la salute pubblica e la sicurezza alimentare, nonché per l’agricoltura e lo sviluppo rurale. > NORMATIVA EUROPEA IN MATERIA DI ALIMENTI, MANGIMI E AGRICOLTURA > > Il “Food and Feed Safety Simplification Omnibus” è un pacchetto legislativo > europeo volto ad uniformare una serie di norme nei settori degli alimenti, dei > mangimi e dell’agricoltura. Uno degli obiettivi è quello di ridurre gli oneri > amministrativi a carico delle imprese e delle autorità e di accelerare le > procedure. La proposta comprende modifiche alle norme che regolano la > rivalutazione dei pesticidi. VALUTAZIONE INDIPENDENTE PRELIMINARE I firmatari esprimono preoccupazione per le possibili conseguenze del disegno di legge. Essi fanno riferimento al numero crescente di evidenze scientifiche che indicano che l’impatto dei pesticidi sulla salute umana e sull’ambiente potrebbe essere maggiore di quanto ipotizzato al momento dell’autorizzazione iniziale delle sostanze. Sostengono quindi che i pesticidi dovrebbero essere sottoposti periodicamente ad un esame. «Una rivalutazione periodica è indispensabile per garantire il costante rispetto degli standard di sicurezza attesi dalla società», afferma Vijver. La richiesta è stata avanzata sotto forma di lettera aperta, poiché il Parlamento europeo il 18 settembre discuteva la bozza della nuova legge. Nella lettera si sottolinea che la proposta  modificherebbe dieci diversi atti normativi in materia di sicurezza alimentare e dei mangimi a livello dell’UE. Gli autori sostengono che una riforma di tale portata richieda una valutazione indipendente preventiva. La lettera fa riferimento ad analisi, relazioni e studi scientifici pubblicati in passato che sollevano questioni critiche su diversi aspetti della proposta di legge. FIRMATARI PROVENIENTI DA DIVERSI AMBITI DISCIPLINARI I firmatari provengono dai più svariati ambiti disciplinari, tra cui ecologia, tossicologia, medicina, sanità pubblica, fisica e giurisprudenza. Oltre ai ricercatori di più di 20 istituzioni europee, hanno firmato la lettera anche esperti di tutela ambientale. «Non stiamo cercando di raggiungere un determinato risultato politico. Chiediamo semplicemente prove scientifiche sufficienti prima che vengano introdotti cambiamenti di così ampia portata», afferma Vijver. UDIENZA Il 2 settembre Vijver ha partecipato a un’udienza del Parlamento europeo sul pacchetto omnibus relativo alla sicurezza alimentare e dei mangimi. «Questa lettera dimostra che molti scienziati e medici, me compresa, condividono le preoccupazioni riguardo a questo progetto di legge. Spero che ciò porti a una sospensione della procedura e all’avvio di un’indagine indipendente». Approfondimento sull’argomento (articolo Pressenza in tedesco e spagnolo): „EU-Omnibus-Reform für Pestizide: Frontalangriff auf Umwelt, Gesundheit und Gesellschaft“ -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DAL TEDESCO DI ANNA SETTE Pressenza Muenchen
September 29, 2026
Pressenza
Sea-Watch: soccorsi 30 naufraghi. Due invece sono morti e altri sono dispersi
Nel post pubblicato su X, l’organizzazione umanitaria informa: > Oggi la nostra nave veloce Aurora ha individuato un gommone quasi sgonfio, > segnalato da @alarm_phone. > > A bordo c’erano 5 persone e 2 corpi senza vita. > > Circa 25 persone si erano aggrappate alla piattaforma Hasdrubal per scampare > al naufragio. > > Due donne hanno riferito di aver perso i figli tra le onde. > > Il gommone si trovava sul confine della SAR libica e tunisina, e sono stati i > 5 superstiti a dirci che altre persone sarebbero riuscite a raggiungere la > piattaforma petrolifera dopo il naufragio. > > Tra i due corpi senza vita c’era quello di un bambino, forse uno dei due > dispersi. > > Dopo aver recuperato i 5 sopravvissuti e i due corpi, Aurora ha raggiunto la > piattaforma su autorizzazione dell’MRCC tunisino. > > Una volta arrivata, l’equipaggio ha distribuito giubbotti di salvataggio e ha > iniziato il trasferimento delle persone a bordo. Tra loro anche un neonato. > > Ancora una volta siamo stati testimoni dell’ennesimo episodio di morte nel > Mediterraneo. Tra le vittime anche questa volta chi è più piccolo, più fragile > e più indifeso. Redazione Italia
September 29, 2026
Pressenza
Giulio Regeni: tre 007 egiziani condannati a dieci anni per il sequestro, ma non per l’omicidio
La Corte d’Assise di Roma ha condannato tre 007 egiziani per la morte di Giulio Regeni al Cairo nel 2016.Il quarto agente dei servizi segreti imputato è stato assolto. Dieci anni è la condanna inflitta ai 3 agenti dei servizi segreti egiziani: il maggiore Magdi Ibrahim Abdelal Sharif – per il quale la Procura aveva chiesto l’ergastolo – e i colonnelli Uhsam Helmi e Athar Kamel Mohamed. Il, quarto imputato, il generale Tariq Sabir, è invece stato assolto. I tre 007 egiziani sono stati condannati solo per il sequestro di Giulio Regeni. I giudici hanno infatti fatto cadere l’accusa di omicidio riconoscendo per i condannati l’accusa di sequestro di persona. La sentenza arriva a 3.890 giorni da quando Giulio Regeni venne trovato morto in Egitto, sul corpo evidenti segni di violenze e torture. Oggi su quella morte è arrivata la prima “verità” processuale con la sentenza della prima Corte d’Assise di Roma chiamata a decidere sulla richiesta avanzata dalla Procura nei confronti dei quattro imputati, tutti appartenenti ai servizi segreti del Cairo. “È evidente che bisognerà leggere le motivazioni, ma oggi sappiamo che la nostra fede nella giustizia è stata ben riposta” ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale dei familiari di Regeni. “Da oggi tutti i cittadini del mondo possono sentirsi più sicuri, da stasera tutti i regimi del mondo e i loro apparati, le loro divise, saranno costretti a ricordarsi che la dignità delle persone è inviolabile così come i loro corpi.” “Questo processo non consegna una verità intuitiva o emotiva” ha affermato in aula il rappresentante dell’accusa. “Consegna una verità processuale costruita attraverso prove documentali; prove dichiarative; prove tecnico-scientifiche; riscontri esterni; convergenze indipendenti; verifiche dibattimentali.” “Siamo qui oggi nonostante questo faticosissimo percorso ad ostacoli, in salita. Grazie a tutti, alla scorta mediatica e al popolo giallo. In pochi avrebbero scommesso che saremmo arrivati a un processo e poi a una sentenza. Questa è già una vittoria, ma non ci accontentiamo”, ha detto l’avvocata Alessandra Ballerini, legale della famiglia Regeni. “Tutto quello che il regime egiziano poteva mettere in campo per impedire questo processo lo ha fatto, però questa famiglia è resistente. I Regeni lo hanno fatto per noi e se oggi i nostri diritti valgono un po’ di più è merito loro”, ha aggiunto. “Non ci riguarda, perché la nostra è una democrazia: c’è la separazione dei poteri prevista dalla nostra Costituzione”, ha risposto Ballerini a chi le chiedeva un commento sulla recente visita del Ministro degli Esteri Antonio Tajani in Egitto e sull’incontro con il presidente Al Sisi.     Articolo 21
September 29, 2026
Pressenza
A Fiumicello Villa Vicentina la Marcia Mondiale inizia con La Strada
Fiumicello Villa Vicentina, la parte internazionale della Quarta Marcia Mondiale per la Pace e la NonViolenza nella mia città, parte da La Strada per ritrovare l’umanità perduta   Questo cammino ha preso ufficialmente il via a Fiumicello Villa Vicentina con un evento di profondo impatto emotivo e sociale. Domenica 20 settembre, alla vigilia della Giornata Internazionale della Pace, la comunità si è ritrovata per l’apertura della fase internazionale della Manifestazione, inaugurata da una potente rappresentazione teatrale: “La Strada”, uno spettacolo ispirato all’omonimo e celebre romanzo di Cormac McCarthy. Un deserto post-apocalittico sul palcoscenico L’adattamento teatrale ha catapultato il pubblico in un mondo post-apocalittico cupo e spietato. In questa finzione scenica, poco importa cosa sia successo o quale catastrofe abbia originato il disastro; l’attenzione si concentra interamente su ciò che resta. Sullo sfondo di una terra desertificata si muovono faticosamente sparuti gruppi di profughi sopravvissuti: figure disumanizzate, logorate dalla fame e spinte dal solo istinto di soddisfare i bisogni primari, ormai incapaci di tessere relazioni che non siano regolate dalla cinica legge dell’ homo homini lupus. In questo vuoto assoluto l’unico elemento a non poter essere cancellato è la strada, che diventa così il simbolo del percorso necessario da compiere: una via per riscoprire un’umanità perduta, per rintracciare i “buoni” rimasti, coloro che, nonostante tutto, continuano a portare il fuoco. Nell’annientamento totale delle cose e delle coscienze, sono l’amore incondizionato di un padre e il candore del suo bambino a generare la speranza, l’unica luce capace di indicare una via d’uscita dal caos e dalla barbarie in cui l’umanità sembra sprofondata. Dal dramma al dibattito: i temi della nonviolenza Al termine dell’angosciante ma necessaria messa in scena, il focus si è spostato sul confronto attivo. Si è aperto infatti un ricco e partecipato dibattito che ha visto dialogare il pubblico, i docenti saliti sul palcoscenico e la regista Michela Vanni. L’analisi dell’opera ha offerto lo spunto per toccare i temi caldi che animano la Marcia Mondiale: l’urgenza della Pace, la necessità del divieto assoluto delle armi nucleari e il rifiuto categorico della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti internazionali. Non è mancata una profonda riflessione sulla giustizia ambientale, evidenziando lo stretto legame tra la nonviolenza e la lotta per garantire un pianeta che sia ancora abitabile e sostenibile per le future generazioni. L’appello finale: vincere la rassegnazione È stata una serata densa, capace di scuotere gli animi. Se la prima parte dell’evento ha mostrato il rischio della deriva disumana a cui l’indifferenza può condurre, la conclusione ha voluto tracciare una rotta positiva e costruttiva. L’incontro si è chiuso con un invito a formulare proposte concrete da mettere in pratica nella quotidianità di ognuno: coltivare una maggiore attenzione e l’empatia verso l’altro, combattere la passività e sconfiggere la rassegnazione. È stato condiviso il monito a manifestare con fermezza, ogni giorno, il proprio dissenso verso le violenze e le ingiustizie che insanguinano il resto del mondo, ricordando che la costruzione della Pace comincia dai passi che decidiamo di fare insieme sulla nostra strada.   Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza
September 28, 2026
Pressenza
Appello: da italiani e da ebrei diciamo no al ddl antisemitismo
Da italiani e da ebrei, da nemici di tutte le forme di razzismo, esprimiamo la nostra contrarietà al disegno di legge 1004 in discussione alla Camera dei Deputati che contrabbanda per lotta all’antisemitismo la delegittimazione e criminalizzazione di ogni posizione pubblica più o meno radicalmente antisraeliana. Siamo contrari a questo disegno di legge perché il testo adotta la definizione di antisemitismo della International Holocaust Remembrance Alliance, che soprattutto negli esempi che l’accompagnano confonde il rifiuto di ogni espressione di odio antiebraico con giudizi certamente opinabili ma che non costituiscono necessariamente antisemitismo. Siamo contrari perché la lotta all’antisemitismo, tra le forme più antiche e odiose di razzismo, è una questione troppo seria per essere affidata a forze politiche che ne fanno il pretesto per legittimare le politiche e i crimini di Israele. Ciò è tanto più grave poiché alcune di quelle stesse forze che dichiarano amicizia verso gli ebrei, fanno del razzismo una scelta politica, arrivando perfino a mettere in discussione il diritto costituzionale allo studio di bambine e bambini. Siamo contrari perché questo disegno di legge non solo non aiuta ma rischia di complicare la lotta all’odio antiebraico. Mescolando impropriamente l’antisemitismo con qualunque posizione di contrapposizione alle politiche criminali di Israele, lo separa, lo isola dalle altre forme di razzismo, rendendo più fragili le basi etiche per contrastarlo. L’antisemitismo sta rialzando la testa, persino a sinistra, innegabilmente favorito dall’agire di uno Stato che si qualifica come “ebraico” e alimentato dagli stereotipi di sempre, cui se ne aggiungono di nuovi, primo fra tutti l’identificazione tra governo israeliano ed ebrei. L’antisemitismo è una forma di sopraffazione «dell’uomo sull’uomo»: per combatterlo non servono nuove norme che confondono la critica a Israele con l’odio antiebraico. Invece è necessario rafforzare la lotta contro ogni forma di razzismo, senza eccezioni e senza strumentalizzazioni: questo è stato fino a oggi e questo resterà il nostro impegno. Firmatari:  Lea-Laboratorio ebraico antirazzista Mai Indifferenti-Voci ebraiche per la pace Tikkun-Diaspora ebraica decoloniale Nora Aghion, Deborah Arbib Guido Bassano, David Calef Giorgio Canarutto Paola Canarutto Raya Cohen Renata Colorni Andrea Damascelli Lucio Damascelli Roberto Della Seta Deborah Di Cave Micol di Nepi Anna Foa Saby Fresko Bice Fubini Nicoletta Gandus Shmuel Gertel Siegmund Ginzberg Lisa Ginzburg Bella Gubbay Sveva Haertter Joan Haim Francesca Incardona Helena Janeczek Amy Kabat Irene Kajon Yael Laibel, Gad Lerner Daniel Levi Giorgina Levi Stefano Levi Della Torre Bruno Montesano Giacomo Ortona Olga Dalia Padoa Martina Piperno Valentina Pisanty Matteo Pucciarelli Annalisa Ravenna Annalisa Salerno Renata Sarfati Stefano Sarfati Gadi Schoenheit Eva Schwarzwald Susanna Sinigaglia Alessandro Soria Widad Tamimi Jardena Tedeschi Claudio Treves Adriana Valabrega Maya Vetri Marco Vigevani   Redazione Italia
September 27, 2026
Pressenza
D’Amore e Guerra a Eirenefest Firenze
Parlare di pace ti mette a nudo. Farlo in pubblico ancora di più. Farlo parlando di amore come antidoto alla guerra è letteralmente dirompente. L’amore ti fa sentire indifeso. Ti parla di una abbandono possibile e disinteressato. Sentirsi innamorato è la dimensione più vicina all’estasi che possiamo conosce in questa vita. Ed è per questo che capovolge tutti i presupposti su cui si fonda l’ordine costituito. L’amore è rivoluzionario, travolge le barriere, esonda gli spazi, chiede tempo. E’ disinteressato ir-razionale. E’ la perfetta negazione dell’assetto capitalista che genera le distorsioni del mondo in cui viviamo. Per questo fa paura. Per questo si ha paura di parlare d’amore. Amare significa riconoscere e rispettare l’umanità del’altro/a nella sua dimensione più profonda, laddove la guerra, è, al contrario, la negazione più radicale della dignità umana. L’amore è conoscenza, empatia, com-passione, solidarietà. La guerra è negazione, distanza, odio, disprezzo. Tutte le guerre hanno la medesima radice. Che ci richiama il potere, la dimensione del dominio, dell’accaparramento, della sete di ricchezza. Laddove l’amore ci mette a nudo, spogliandoci di tutte le sovrastrutture. Il libro e il reading d”amore e guerra nasce da questa visione: non è possibile chiedere pace al mondo se non siamo in grado di darla a noi stessi. Non è possibile pretendere che i popoli del mondo vadano d’accordo se noi per primi siamo in grado di scannarci per un soprasso o un parcheggio. Non è possibile chiedere rispetto per i diritti dei popoli, se quando vediamo un nostro collega maltrattato, ci giriamo dall’altra parte. Non è immaginabile piangere per la sorte di un bambino in un teatro di guerra se ci disinteressiamo dei bambini che nella nostra città vivono in condizioni di disagio. Non è immaginabile pretendere che i conflitti vengano superati se nel nostro piccolo continuiamo ad alimentarli. Per una parola non detta o detta male. O per un principio che non si condivide. La pace si costruisce innamorandoci della vita. E rispettando la vita degli altri. Le nostre piccole guerre quotidiane sono in nuce la radice delle grandi guerre che diciamo di osteggiare. Ma se non siamo capaci di darci pace, come possiamo pretendere che il mondo se la dia? Questo mondo è costruito sull’asse potere denaro. E’ per la sete di potere e di ricchezze che ci si sbrana. E allora la prima cosa che dobbiamo fare se davvero vogliamo che il mondo proceda in pace è smettere di rincorre denaro e comando: il coraggio delle vittime è quello che ci salverà. Il coraggio di sentirci indifesi, di consegnarci all’altro/o. Esattamente come si fa quando siamo innamorati. Da una parte dunque l’amore, dall’altra la guerra. E noi nel mezzo che possiamo scegliere da che parte stare. Domenico Guarino foto di Irene L’Abate della lettura scenica con accompagnamento musicale realizzata sabato 26 Settembre al Paco dell’Anconella nell’ambito di Eirenefest Firenze 2026 Redazione Toscana
September 27, 2026
Pressenza
Manifestazione per la Palestina a Liverpool in occasione del congresso laburista
Migliaia di persone hanno marciato a Liverpool in una manifestazione nazionale in occasione dell’inizio del congresso annuale del Partito Laburista. Organizzata dalla Palestine Solidarity Campaign, insieme alla Stop the War Coalition, a Friends of Al-Aqsa, alla Muslim Association of Britain, al Palestinian Forum in Britain e alla Campaign for Nuclear Disarmament, la manifestazione ha attraversato pacificamente le strade della città. All’inizio di settembre il governo britannico ha annunciato nuove misure contro i coloni israeliani in Cisgiordania in risposta all’espansione degli insediamenti e all’aumento della violenza contro i palestinesi. I manifestanti chiedevano però un’espansione delle sanzioni e del boicottaggio, lo stop all’invio degli armamenti a Israele e una posizione più chiara riguardo al genocidio a Gaza.   Davide Schmid
September 26, 2026
Pressenza