Disarma: Francesca Albanese, il diritto militante.Riportiamo le parole dell’intervento di Francesca Albanese il 25 settembre 2025
alla sessione serale di Disarma, il coraggio della pace a Sesto Fiorentino.
Innanzitutto, lasciate che vi saluti e mi scusi per la mia presenza solo da
remoto. Mi piacerebbe moltissimo essere con voi per questo convegno, è un
incontro molto, molto importante e sono proprio onorata di essere qui con questi
relatori.
Mi fa anche piacere finalmente incontrare il Presidente Conte. Quello che ho
sentito lo condivido, soprattutto la grandissima preoccupazione per lo strappo
alla Costituzione. Guardate che un sistema che comincia a rilassarsi e a
normalizzare l’illegalità e l’incostituzionalità, come purtroppo da troppo tempo
succede nel nostro Paese, è una realtà già in pericolo, è una realtà che non
protegge più i propri cittadini, figuriamoci gli altri.
E quello che succede in Palestina ne è l’esempio. Io dico sempre “l’Italia
ripudia la guerra”. I nostri padri costituenti non avrebbero potuto trovare un
termine più forte, più aulico per esprimere lo sdegno che c’è nei confronti
della guerra, non solo come strumento di risoluzione dei conflitti, ma anche
come qualcosa che attacca i valori fondamentali dell’Italia. Quindi io veramente
vi ringrazio perché bisogna ripartire dal basso. Per troppo tempo forse ci siamo
assopiti, abbiamo pensato che si potesse fare la politica per delega, ma non è
così. Della politica e della buona politica siamo tutti guardiani, ogni
cittadino, ogni cittadina, ogni persona che risiede nel nostro paese, perché
altrimenti le conseguenze le paghiamo tutti, in questo momento i palestinesi e
anche a causa nostra.
Sono veramente felicissima di essere con voi, ma soprattutto voglio dirlo
adesso, sono molto felice di parlare alla comunità di Sesto Fiorentino, perché
penso, l’ho detto tante volte in altri incontri pubblici, il sindaco del vostro
Paese ha fatto delle cose rivoluzionarie rispetto ad altri paesi. A volte mi
irrito quando ci sono queste parate di orgoglio nazionale, di conferimento della
cittadinanza Francesca Albanese, vi ringrazio, io sono già cittadina italiana,
la migliore cosa che potete fare per sostenere il mio mandato è quella di
prendere delle misure concrete, come ha fatto il sindaco di Sesto Fiorentino,
passando per esempio un’ordinanza che bandisce il made in Israel dal proprio
territorio. Poi è chiaro, non è una cosa che si rimette comunque al buonsenso e
all’etica di ogni cittadino, però quello che dico, se c’è una cosa che ci
insegna oggi la Palestina è l’imperativo a tenere la schiena dritta e a fare le
cose eticamente: appalti etici, consumi etici, acquisti etici e questo ci ridà
anche un grandissimo potere come cittadini e cittadine.
Per quanto riguarda la Flotillia, io mi sono espressa più volte in modo
istituzionale e in concerto con altri relatori speciali delle Nazioni Unite,
esprimendo pieno sostegno nei confronti della Flotillia, tanto dal punto di
vista del principio quanto dal punto di vista della pratica. Perché li ho visti,
se ricordate, quando è stata intercettata la Madleen, caso ha voluto, che io
fossi al telefono col capitano della barca e per due ore sono stata con loro in
collegamento assistendo alle procedure di risposta della Flotillia.
Quelle sono situazioni di grande nervosismo, di grande tensione quando c’è
l’intercettazione, il momento in cui la barca viene assalita, è presa d’assalto
e passa sotto una situazione di arresto da parte delle autorità israeliane.
Questo è successo e si sono tutti comportati con grandissimo autocontrollo e
dignità. Quindi veramente ho una stima e un apprezzamento nei confronti dei
membri della Flotillia che a questo punto va anche al di là, nel senso c’è stato
proprio un incontro personale che mi ha fatto poi spendere molte energie a
sostegno della Flotillia. Mi ha causato una tristezza enorme vedere la
rappresentante dell’Italia ieri spendere del tempo sul podio delle Nazioni Unite
denigrando la Flotillia: cioè, di tutte le cose che avrebbe potuto dire, ha
scelto la peggiore, personalizzando un’opera umanitaria e peraltro tradendo il
senso ultimo della grande tradizione diplomatica italiana, che è quella appunto
del rispetto dei valori in un’area, che è quella del Mediterraneo.
Non voglio neanche entrare nel merito di ciò che il primo ministro ha detto, ma
è stato un concentrato di esternazioni inaccurate e inopportune. Alla luce di
quello che è successo nelle ultime 24 ore a seguito dell’attacco, dell’attacco
diretto della flottiglia che è stata colpita 11 volte e 14 volte tra Tunisi e
Creta, quello che osservo è che c’è una pressione incredibile da parte di stati,
soprattutto europei, sulla Flotillia, sui membri della Flotillia affinché
lascino questa missione. Se questi stati avessero usato la metà della pressione
che usano su questi individui, già in una situazione psicologicamente difficile,
se avessero usato la metà di questa pressione nei confronti di Israele,
probabilmente oggi non saremmo in questa situazione, perché i governi europei
difendono lo Stato di Israele nel momento in cui commette crimini efferati,
perché intanto la macchina trituracarne, che è diventata la presenza israeliana
a Gaza, continua. Per quale motivo cercano di bloccare diffamando con
insinuazioni obbrobriose la Flotillia e i suoi membri? Perché invece di
ostacolare l’aiuto umanitario non impongono delle sanzioni e l’embargo di armi
ad Israele? Qual è il motivo per cui questo Stato d’apartheid e genocida oggi
tiene sotto scappo praticamente mezzo mondo e soprattutto le democrazie
occidentali? Questo ci deve far riflettere: che oggi si fa pressione sulla
flottiglia affinché desista, si mandano le navi a spese degli italiani, dei
contribuenti, per bloccare l’aiuto mentre politicamente li si denigra? Mentre
non si fa niente per fermare il genocidio? Comunque lo si voglia chiamare, i
crimini di Israele, comunque li si vogliano definire, questa è la realtà.
Di queste cose gli italiani si devono rendere conto e la Palestina deve
diventare in Italia, così come sta accadendo in altri paesi, un motivo di cambio
politico. Cioè, un motivo per cui alle urne questo governo dovrà rendere conto,
se non prima, se non nelle aule giudiziarie, dovrà rendere conto di aver reso il
popolo italiano partecipe di un genocidio, perché questo stiamo facendo, non è
soltanto inattività del governo italiano. Lo Stato italiano partecipa al 30%
dell’azienda militare che continua a fornire le armi ad Israele, peraltro anche
in un momento in cui le armi sono state trasformate in modo non convenzionale e
più deleterio.
Quindi questa è la considerazione generale. Innanzitutto, voglio pregare gli
italiani e le italiane di non avere il termometro emotivo sintonizzato su quanti
cittadini italiani fanno parte della Flotillia. Il fatto che, non ho dati certi,
ma mi sembra di capire dall’ultima corrispondenza che ho avuto con la Flotillia,
che cinque persone hanno deciso, sotto pressione o per ragioni proprie, di
lasciare la Flotillia, va benissimo, continueranno il lavoro, sono persone
bravissime, impegnate, continueranno il lavoro da terra, non c’è problema,
nessun giudizio, né da parte della Flotillia, né da parte di nessuno. Però è
fondamentale che si capisca che i governi, quello che fa la Flotillia, lo devono
difendere perché è un’opera lecita, che si basa sul diritto internazionale.
Rompere l’assedio è un adempimento degli obblighi internazionali! Questi
obblighi non dovrebbero ricadere su cittadini ordinari, ma sui governi: sono i
governi che dovrebbero mandare una flotta, come ha fatto Sanchez e spero che
quella imbarcazione si diriga verso Gaza, perché qualcuno deve avere il coraggio
di sfidare lo strapotere israeliano.
Israele non ha nessuna autorità sul territorio palestinese occupato, né sulla
terra, né sullo spazio aereo, e tantomeno sulle acque. Quindi questa è la cosa
fondamentale: si diceva “è come se la Flotillia avesse fatto saltare il tappo
della solidarietà della gente”. Io credo che quello sia piuttosto la goccia che
ha fatto traboccare il vaso, perché io personalmente ho visto un crescendo in
Italia della partecipazione popolare, dello sdegno. Si è passati da una
situazione di atterrimento in cui la gente si sentiva impotente, ad una presa di
coscienza che invece ognuno di noi può cambiare le cose. E questo ha fatto la
Flotillia. La Flotillia ha questo potere, non è l’aiuto, deve capirlo la prima
ministra, non è che l’aiuto sì può essere simbolico, ma lo sfidare il Golia di
questa situazione, come tanti piccoli David che non importa quanti mezzi hanno,
hanno delle bagnarole, perché queste sono le barche che ha la Flotillia Per
questo che ci mettono tanto tempo per arrivare, si rompono, hanno bisogno di
riparazioni e tutto, sono imbarcazioni che pongono veramente un grandissimo
sacrificio a chi viaggia a bordo delle stesse, ma non importa, lì c’è la nostra
umanità e io credo che l’Italia si sia sentita interpellata per questo, perché
anche quel gesto di grandissima umanità si è visto ricevere una grande sberla
dal punto di vista materiale, politico, della comunicazione. Non solo non li
aiutano, ma li denigrano pure, quindi io chiedo agli italiani: non fate come il
governo italiano che dice noi ci occupiamo dei cittadini italiani, no, voi vi
dovreste occupare di quel convoglio, perché è un convoglio umanitario e i
convogli umanitari hanno diritto, soprattutto in questo momento, ad un passaggio
sicuro. Li dovreste scortare voi fino alle acque di Gaza e poi ripeto,
dovrebbero entrarci loro nelle acque di Gaza. Quindi massimo sostegno
indipendentemente dalla nazionalità di quelli che vi sono a bordo.
Il diritto Internazionale non è una bacchetta magica e, soprattutto, non
funziona da solo, è uno strumento. Va applicato, come il diritto nazionale. Lo
vedete, quando c’è un esecutivo che non rispetta il diritto è molto più grave di
quando i cittadini non lo rispettano, perché manca la possibilità di rifarsi a
quelli che sono i garanti in un paese democratico. Le istituzioni pubbliche
sono a garanzia dei cittadini, a garanzia dell’applicazione del rispetto del
diritto, così è anche a livello internazionale. Quelli che devono applicare il
diritto internazionale in Palestina hanno fatto sempre orecchie da mercante
perché sono 56-57 anni che i palestinesi vivono sotto il giogo dell’occupazione
militare, che ha operato come una dittatura militare: leggi scritte dai soldati,
riviste in corti militari dai soldati. Tra gli arrestati c’è una media che è
stata stimata negli ultimi 15-20 anni (ho scritto un rapporto sullo stato della
privazione della libertà personale in Palestina due anni fa) e nelle carceri
israeliane negli ultimi 20 anni ci sono finiti 700 bambini all’anno, 700
bambini! Nelle carceri israeliane si è morti per tortura durante questo periodo,
sono stati torturati a morte tantissimi palestinesi. Adnan Al-Bursh, il più
grande, medico ortopedico primario di un ospedale di Gaza, è stato stuprato a
morte, perché non si parla di lui? Perché io lo capisco lo sdegno e la
riprovazione nel vedere i corpi macilenti degli ostaggi, certo che lo capisco
perché ho empatia ma non ho empatia selettiva e mi chiedo perché non ci sia lo
stesso sdegno dinanzi, non solo ai bombardamenti che smembrano il corpo e
l’anima, ma per gli atti proprio corpo a corpo, al cecchinaggio, al fatto che ci
sono bambini piccolissimi che sono stati portati in ospedale con proiettili al
torso e alla testa, che ci sono state persone sbranate dai cani, i cui video
sono stati fatti girare su internet, detenuti che sono stati fatti stuprare dai
cani. Questo oggi è l’esercito israeliano e c’è purtroppo una società che lo
sostiene e io dico sono vittime pure loro perché quanto sono stati intossicati
per diventare così? Perché c’è una perdita d’umanità pure in chi brutalizza
l’altro. Però questa situazione la dobbiamo risolvere e non la risolviamo se non
intervenendo politicamente, ma come? Non seguendo il proprio istinto e le
proprie opinioni, senza una bussola, la bussola ce l’abbiamo, è il diritto
internazionale e si sono pronunciati, più altri organismi di giustizia; c’è la
corte di giustizia internazionale che ce l’ha detto chiaro e tondo:
l’occupazione israeliana è illegale, ma non illegale perché viola i diritti dei
detenuti, viola i diritti dei minori, viola i diritti dei disabili, no, non per
quello. E’ illegale proprio ipso facto per la sua stessa esistenza e quindi va
smantellata perché si è trasformata in un veicolo di annessione, quindi
acquisizione illegale di terre a mezzo della forza, sfollamento forzato degli
abitanti di quelle terre, del popolo indigeno che è palestinese e si è
trasformato in un veicolo per regnare sui palestinesi attraverso forme di
segregazione razziale e apartheid.
Che cosa ci dice la corte di giustizia? Che Israele deve, in parole molto
semplici, sloggiare dal territorio palestinese occupato e in parole un po’ più
tecniche deve ritirare le truppe, smantellare le colonie, smettere di sfruttare
le risorse naturali del territorio palestinese occupato e smettere di esercitare
qualsiasi forma di autorità su quel territorio, sullo spazio aereo, sui confini,
sui palestinesi, sulle banche dei palestinesi. Deve risarcire i palestinesi, ci
dice la corte. Dinanzi a questo provvedimento giudiziale, a questa decisione
della corte, perché poi tutti gli stati, incluso l’Italia, aspettano tutti che
la corte si pronunci sul genocidio, ma una volta che si è pronunciato, che cosa
farà? Che cosa farà l’Italia? Che cosa farà l’Unione Europea? Che cosa farà la
comunità internazionale? Io ho il forte sospetto che farà quello che fa in
questo momento dinanzi alla decisione della corte di porre fine all’occupazione
israeliana.
Il problema che c’è in Palestina e che diventa un problema nostro, non è un
problema di fallacia, di difetto normativo, è un problema di mancanza di
applicazione delle norme. E’ per questo che dico è politico e la politica la
facciamo noi cittadini ed è per questo che ben vengano le proteste, ben vengano
gli scioperi, ben vengano i blocchi, perché se non si ferma tutto in un
genocidio, noi occidentali abbiamo l’opportunità per una volta, per una volta di
essere veramente all’altezza dei principi che predichiamo. Questo non è il primo
genocidio che succede sotto i nostri occhi, perché tanti genocidi li abbiamo
commessi, sostenuti noi occidentali, i genocidi in America Latina a seguito del
colonialismo, in Africa, sono cose storiche, ce lo siamo dimenticato perché è
comodo, perché non ci interessa, perché non vogliamo pagarne il prezzo, ma la
storia è lì e ci sta rincorrendo. Anche l’olocausto è successo sotto i nostri
occhi, sotto il nostro naso. La prima prova di questo è che le leggi razziali,
le leggi razziali erano leggi dello Stato, quello è stato il provvedimento che
ha bandito gli ebrei dalla vita civile, la discriminazione, la disumanizzazione
utilizzata nei confronti degli ebrei, nei confronti dei Tutsi del Rwanda, nei
confronti dei bosniaci, dei musulmani di Bosnia è lo stesso morbo che oggi porta
al genocidio dei palestinesi, è la disumanizzazione dell’altro, il gene costante
del genocidio. Quindi dinanzi a questo bisogna veramente immaginare che cosa
faremmo noi oggi, con la coscienza di oggi, se ritornassimo indietro di un
secolo, non ci butteremmo col nostro corpo, non metteremmo in gioco la nostra
carne, la nostra proprietà, tutto quello che abbiamo per impedire l’olocausto?
Io penso di sì ed è lo stesso principio per cui tanti italiani e tante italiane
oggi scendono in strada e fanno le cose che devono fare eticamente e il mio
augurio per noi stessi e che siamo sempre di più. Penso che i veri guardiani del
diritto internazionale oggi siamo noi, sono io, Mimmo, Roberta, siete tutti voi
che mi state a sentire e che vi dovete chiedere io nel mio piccolo che cosa
posso fare e nessun piccolo è piccolo in modo insignificante, se siete
educatori, se siete cittadini e quindi dovete portare le vostre rimostranze alle
autorità, i comuni si devono impegnare, le regioni si devono impegnare, il
governo si deve impegnare. Vi segnalo la creazione di questo gruppo, GAP,
Giuristi Avvocati per la Palestina, dove ci sono anche degli avvocati toscani,
del foro di Pisa, del foro di Livorno, che stanno diffidando il governo dinanzi
ad ogni mancanza, Mimmo Gallo è tra loro. Queste sono azioni fondamentali, diamo
un senso all’avvocatura, diamo un senso al diritto che deve oggi essere
militante: ce lo dice la nostra tradizione, da Gramsci a Pertini a Berlinguer
dobbiamo riprenderci i nostri valori e praticarli ad ogni passo.
Io vi ringrazio veramente, guardate questo è un momento estremamente rivelatore,
lasciate che vi lasci con questa sensazione che ho, la Palestina col suo
sacrificio ci sta mostrando il mondo in cui viviamo, non è un mondo in cui
abbiamo libertà vera, è un po’ come The Truman Show, quindi prendiamo questo
momento.
Paolo Mazzinghi