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108 nuovi Chortens, Stupa per la pace, in Buthan
Nel Regno del Bhutan verranno innalzati 108 sacri Chortens in un medesimo giorno, quale offerta collettiva in nome della Pace Gelephu, Bhutan, 13 giugno 2026 Il Bhutan ha ufficialmente annunciato che il giorno 1 novembre 2026, nella Gelephu Mindfulness City (GMC), verranno innalzati contemporaneamente 108 sacri Chortens. Si tratta di costruzioni che nel mondo buddhista rappresentano l’Illuminazione e la loro costruzione contemporanea vuole significare un grande impegno spirituale profuso in questo senso.  L’iniziativa, denominata Project 108, cioè Progetto 108, è stata resa pubblica nei mesi scorsi a Gelephu, da Sua Maestà Jigme, Re del Bhutan, in occasione dei festeggiamenti per il suo 46° compleanno. I 108 Chortens, ognuno alto 15 metri, saranno innalzati lungo un percorso di 12 chilometri che affianca il fiume Mao, a Gelephu, nella zona meridionale del Bhutan, posti ognuno a 108 metri di distanza dal precedente.  Per quanto straordinario, il Progetto 108 non intende essere una esibizione di capacità costruttive e non ha finalità di intrattenimento: è una semplice offerta spirituale per la Pace, la Compassione e la Memoria, in un mondo che sempre più sembra contrassegnato da conflitti ed incertezze.  “Nella tradizione Buddhista, l’elevazione di Chorten è considerata uno degli atti più meritori che una persona possa intraprendere”, spiega Dasho Tashi Dorji, capo della Spiritual Workstream dell’Autorità della GMC. “Il Progetto 108 vuole rappresentare un’offerta collettiva al mondo.” Un Jangchub Chorten, cioè uno Stupa dell’Illuminazione, è un monumento che commemora il raggiungimento dell’Illuminazione da parte del Buddha ed è considerato come il più significativo tra gli otto diversi tipi di Stupa buddhisti. Al suo interno, come da Tradizione, si trovano numerosissimi testi sacri, preghiere e benedizioni, noti come zungs: i Chortens divengono così strutture che irradiano benefici spirituali verso tutti coloro che li incontrano.  Il numero 108 riveste un profondo significato nelle tradizioni buddhiste, ma anche in Astronomia e Matematica. Nel Buddhismo viene associato alla purificazione dalle 108 afflizioni che si ritiene possano offuscare la compassione ed il retto pensiero.  Il team del Progetto 108 ha comunicato che per completare in un solo giorno l’erezione dei 108 Chortens saranno necessari 40.000 volontari, che opereranno simultaneamente in tutti e 108 i siti prescelti. Preliminarmente, saranno approntate le fondazioni e verranno effettuate le attività tecniche necessarie. L’elevazione delle strutture esterne avverrà in contemporanea il 1 Novembre 2026.  Al progetto stanno già lavorando migliaia di volontari addestrati, secondo la tradizione dello zhabto – lavoro comune condiviso – offerto come pratica spirituale. Volontari di ogni categoria, tra cui monaci, studenti, contadini e professionisti del luogo, insieme a cittadini Bhutanesi residenti all’estero, sono da mesi all’opera per preparare i terreni e per tutte le opere preliminari nei 108 cantieri.  Il Progetto 108 offre il benvenuto a quanti vorranno partecipare: chiunque è ben accetto, dai singoli, alle famiglie, alle comunità, alle Istituzioni ed alle organizzazioni Buddhiste, in tutto il mondo. Ogni Chorten può essere sostenuto da offerte individuali o di gruppo, considerando sponsorizzazioni di circa 200.000 USD per ogni singolo Chorten.  I sostenitori potranno anche donare attraverso la piattaforma di crowdfunding dedicata, ospitata dal Royal Securities Exchange of Bhutan Limited (RSEBL). Ulteriori informazioni circa la partecipazione, la sponsorship ed il volontariato sono disponibili presso: Gelephu Mindfulness City Redazione Italia
June 13, 2026
Pressenza
Una pagina del diario di Nancy da Gaza
Ormai è chiaro da oltre 7 mesi che la tregua, chiamata trionfalmente ad ottobre 2025 “pace”, in realtà sia una guerra continua a più o meno bassa intensità e il diario di Nancy da Gaza conferma questo stato dei fatti: Ciao Stefano, grazie a Dio stiamo bene!. Ti mandiamo tanta pace e amore da Gaza. Ciò che ti descrivo qui di seguito vuole solamente rappresentare l’entità delle sofferenze quotidiane che sopportiamo qui, io, la mia famiglia e ogni altra famiglia di Gaza. Gli attacchi in questi giorni sono costanti, estremamente violenti, casuali e terrificanti. L’ansia causata da questi attacchi è la nostra compagna costante. La vita quotidiana è difficile, soprattutto ora con l’arrivo dell’estate e il conseguente aumento del caldo e dell’umidità, anche perché viviamo vicino al mare. Le tende semplicemente non possono resistere a due stagioni consecutive di inverno ed estate. Soffriamo anche per la carenza d’acqua, sia per bere che per lavarci o per lavare i vestiti. Anche in altre situazioni ho menzionato gli insetti, come le zanzare e inoltre anche i ratti: tutti questi sono ancora presenti e purtroppo numerosi. Noi e i bambini, quindi, abbiamo sviluppato eruzioni cutanee per le quali non c’è cura. I bombardamenti stanno creando una situazione di grande instabilità in tutta Gaza. Io e la mia famiglia stiamo bene, ma la connessione a Internet è difficile: i bombardamenti hanno danneggiato e danneggiano i cavi di rete e siamo costretti ad aspettare che la compagnia intervenga e li ripari, il che richiede giorni. La guerra continua senza sosta e sembra non finire mai. Stefano Bertoldi
June 13, 2026
Pressenza
Genocidio a Gaza, pulizia etnica in Cisgiordania, annessione in Libano. E la chiamano ancora pace…
Dopo il fallimento del Board of Peace, inventato lo scorso gennaio da Trump come “nuovo strumento di cooperazione internazionale fuori dallo schema Onu”, la situazione a Gaza rimane catastrofica, con ripetuti blocchi nell’accesso degli aiuti, ed una progressiva occupazione di territorio da parte delle forze armate israeliane, mentre tutti i giorni aumentano le vittime civili, prove inattaccabili di una strategia genocida che l’intero governo Netanyahu prosegue da anni con crescente determinazione. I rapporti delle Nazioni Unite segnano le tappe di una progressiva eliminazione del popolo palestinese, mentre i Tribunali internazionali sono rallentati dagli attacchi ai giudici e l’Unione europea non riesce a trovare un’ intesa sul blocco degli accordi di associazione con Israele, grazie anche al ruolo determinante del governo tedesco e della presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per questi governi sembra del tutto irrilevante anche l’ultimo rapporto di Francesca Albanese, pubblicato il 23 marzo 2026 e presentato al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che documenta la tortura sistematica dei palestinesi da parte di Israele, come strumento determinante del genocidio in corso nel territorio palestinese occupato. Per i Gazawi appare sempre più concreta la prospettiva di una vera e propria deportazione, magari verso il Somaliland, malgrado le smentite del governo di questo paese, o verso qualche altro paese africano, pronto a piegarsi agli ordini (ed ai soldi) provenienti da Israele. Il modello Gaza adesso si vuole estendere in tutto il mondo, come si sta verificando nell’ex Sahara spagnolo (ora Sahara occidentale), abitato in prevalenza dalla popolazione saharawi, dove nuovi insediamenti turistici dovrebbero prendere il posto delle persone costrette ad abbandonare con la forza i loro territori. Sembrano ormai carta straccia gli atti delle Nazioni Unite che hanno segnato il diritto internazionale come la Risoluzione ONU 242 del 1967 e la Risoluzione 2334 del 2016, che definivano illegali gli insediamenti israeliani nei territori palestinesi occupati dal 1967, compresa Gerusalemme est, e in tutta la Cisgiordania prosegue senza sosta una vera e propria pulizia etnica, nella quale i coloni armati sono affiancati e coperti dall’esercito, con il risultato, oltre a decine di vittime innocenti, di produrre un quotidiano sfollamento di masse di popolazione, con il saccheggio ed il furto di tutti i beni appartenenti ai palestinesi. Nel febbraio 2026, l’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha pubblicato il rapporto “Situazione dei diritti umani nei Territori Palestinese Occupati, compresa Gerusalemme Est, e l’obbligo di garantire responsabilità e giustizia”, in cui vengono sollevate preoccupazioni riguardo alla pulizia etnica e all’aumento della violenza da parte delle autorità israeliane a Gaza e in Cisgiordania. In un recente rapporto di Amnesty International intitolato “Cancellare ogni traccia palestinese: la pulizia etnica israeliana delle comunità di beduini e pastori della Cisgiordania”, si denuncia che il tacito esplicito sostegno della comunità internazionale di fronte ai crimini israeliani, compresi il genocidio e l’apartheid, sta incoraggiando le autorità israeliane a intensificare una brutale campagna di sfollamento forzato di persone palestinesi e di espansione del controllo della terra in Cisgiordania. Israele ha fatto ormai dell’annessione formale un esplicito obiettivo politico. Secondo Amnesty, questa situazione non è opera di poche mele marce o frutto della violenza di coloni, ma una componente essenziale di una campagna sostenuta dallo Stato che pone la pulizia etnica come elemento centrale per il mantenimento del sistema israeliano di apartheid. Secondo l’ufficio delle Nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari da gennaio 2023 all’aprile 2026 almeno 117 comunità per lo più di beduini e pastori palestinesi hanno subito uno sfollamento totale o parziale. Sempre secondo dati delle Nazioni Unite, alla fine di aprile 2026 erano state forzatamente sfollate almeno 5. 910 persone palestinesi. I leader internazionali non possono definire ancora la annessione e le violenze dei coloni come atti isolati di individui o di singoli ministri estremisti. La mancanza di una reazione internazionale sta alimentando direttamente crimini contro l’umanità con conseguenze globali in termini di ulteriore erosione dell’ordine internazionale basato sulle regole. Lo scorso 18 maggio le Nazioni Unite hanno chiesto a Israele di adottare misure per prevenire atti di “genocidio” a Gaza e hanno denunciato le segnalazioni di “pulizia etnica” nei territori palestinesi e nella Cisgiordania occupata. L’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha chiesto in un nuovo rapporto su Israele di garantire “con effetto immediato che le sue forze armate non si impegnino in atti di genocidio (e adottino) tutte le misure per prevenire e punire l’incitamento a commettere genocidio”. Nel nuovo rapporto di OXFAM, si denuncia come in Libano la strategia militare israeliana ricalchi quella già applicata a Gaza, con un cessate il fuoco solo di facciata e conseguenze devastanti sulla popolazione civile, sull’economia e sull’ambiente. L’ultima offensiva israeliana in Libano ha infatti causato lo sfollamento del 20% della popolazione, con l’occupazione di circa il 15% dell’intero territorio libanese. Nel rapporto si documenta come, ben al di là del presunto diritto alla autodifesa, in tutto il Libano gli attacchi sempre più estesi dell’esercito israeliano abbiano causato oltre 1,3 milioni di sfollati. Le vittime sono 2.869 e i feriti oltre 8.700, quasi 50 vittime al giorno, nei 46 giorni che hanno preceduto l’ultima dichiarazione di “cessate il fuoco”. Tra le vittime, oltre 100 medici e operatori umanitari. E ancora oggi i bombardamenti proseguono incessanti anche sulle zone come Tiro, abitate da comunità cristiane. Il ministro dell’Ambiente libanese ha accusato Israele di aver condotto attacchi che hanno provocato danni ingenti, aggravati dalle ripetute segnalazioni di uso illegale di fosforo bianco, i cui livelli risultano 400 volte superiori a quelli prebellici. Un impiego che, in aree tanto densamente popolate, costituisce un crimine di guerra. L’Unione europea non può riconoscere alcuna legittimità ai progetti di espansione di Israele che corrispondono allo svuotamento definitivo del ruolo delle Nazioni Unite, deve ribadire il rispetto del diritto internazionale, sancito nei Trattati, dei principi umanitari affermati nella Carta dei diritti fondamentali UE, e sostenere organismi come la Corte Penale internazionale, che ha spiccato un mandato di cattura nei confronti del premier israeliano Netanyahu, e che, anche attraverso la costituzione del Board of peace, si vorrebbe di fatto cancellare. Dobbiamo essere consapevoli di una nuova fase storica. Siamo ormai alla fine del vecchio equilibrio internazionale, sia pure imperfetto, basato sul multilateralismo e sulle Nazioni Unite, e a questo arretramento storico che ci riporta agli anni più bui del secolo scorso, corrisponderà, in tutti i paesi caratterizzati da governi di destra condizionati da gruppi estremi di neofascisti, xenofobi e razzisti, il superamento del bilanciamento dei poteri dello Stato sancito dalle Costituzioni democratiche del secolo scorso, con la fine dello Stato di diritto e dunque della democrazia. Un processo di lenta erosione dei diritti di libertà già in corso da anni, che lo stato di guerra permanente su scala globale innescato dal conflitto in Palestina potrà accelerare con sviluppi imprevedibili. Come ha affermato Francesca Albanese, “Il disprezzo per il diritto internazionale non si fermerà alla Palestina”.“È già evidente dal Libano all’Iran, negli Stati del Golfo e in Venezuela. Se non verrà arginato, si diffonderà ben oltre”. Come cittadini non possiamo assistere inerti al deflagrare dei conflitti nel mondo ed al moltiplicarsi di vittime innocenti, potendo sostenere soltanto azioni a carattere umanitario, laddove anche queste non vengano impedite con la forza, come si sta facendo non solo nella Striscia di Gaza, ma anche in acque internazionali e nei paesi di transito del Nord Africa. I componenti della flottiglia di terra attualmente detenuti illegalmente in Libia vanno immediatamente liberati, e il governo italiano deve condizionare i prossimi aiuti economici ai libici al loro rilascio. Altrimenti rimane complice dei sequestratori libici, come il caso Almasri, sul quale l’Italia dovrà rispondere alla Corte penale internazionale, ha già dimostrato. La caduta delle economie occidentali, conseguenza del nuovo conflitto mondiale, che ormai va dal Libano ai paesi del Golfo, passando per l’annessione israeliana di Gaza e della Cisgiordania, corrisponderà ad un impoverimento della popolazione, con un aumento ovunque dei divari sociali, della conflittualità interna, con l’abbattimento delle garanzie del welfare (lavoro, sanità, abitazione, istruzione). In un momento in cui i sistemi di sorveglianza dati in appalto ad Israele stanno schedando tutto e tutti, con una crescente forza di intimidazione, dobbiamo continuare ad esporci ed a renderci artefici direttamente di una controinformazione diffusa dal basso che riesca a smascherare gli imbrogli su cui si basa la propaganda di governo. In modo da battersi con maggiore impatto per l’interruzione dei rapporti commerciali riconducibili ad Israele, e sviluppare sui territori tutte le possibili forme di aggregazione solidale, in un momento in cui la crisi indotta dalle guerre travolgerà le componenti più deboli della popolazione. Fulvio Vassallo Paleologo
June 13, 2026
Pressenza
Articolo 11 della Costituzione e violazione da parte del governo Meloni e delle sue autorità, applichiamolo dal basso con la mobilitazione
Qualche settimana fa avevamo annunciato la promozione di un’assemblea nazionale per il prossimo 20 giugno presso lo Spine Time. Ad oggi abbiamo diverse risposte di adesione ma visto l’importanza dei temi che vogliamo discutere abbiamo deciso di POSTICIPARE L’ASSEMBLEA A SABATO 4 LUGLIO, confermando luogo e orario (Spine Time, Via di Santa Croce in Gerusalemme, Roma, ore 14.30). Non cambiano i temi che ci spingono a promuovere questa assemblea e che qui di seguito ribadiamo con forza. La decisione è conseguente a due opportunità che abbiamo deciso di cogliere per rendere l’assemblea nazionale uno strumento ulteriore di coordinamento delle forze e dei singoli che lottano contro la III Guerra Mondiale e che vogliono trovare la forza nell’unità, nel coordinamento. La prima opportunità di fare l’assemblea il 4 luglio è legata al fatto che saremo direttamente collegati con l’11ª Conferenza internazionale anti-imperialista e al contro vertice Nato organizzato dalla Piattaforma Antimperialista Mondiale in Turchia. La lotta contro la NATO è una lotta che riguarda noi in Italia ma che accomuna tutti i popoli sottoposti alla sua occupazione. Lo scambio d’esperienza tra tutti i popoli che lottano contro la NATO siamo certi che rafforzerà il contenuto dell’assemblea e la prospettiva della nostra lotta. La seconda opportunità di fare l’assemblea il 4 luglio attiene al fatto che il mese di giugno è costellato di assemblee, iniziative di forze politiche e sindacali di cui condividiamo lo spirito di lotta contro le politiche di asservimento agli imperialisti USA-NATO e UE: in particolare ci riferiamo a quella promossa da Potere al Popolo il 14 giugno e quella da “Agorà” il 27 giugno. A entrambe parteciperemo e porteremo il nostro contributo e rilanceremo la assemblea del 4 luglio sull’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. Da sempre il nostro intento è quello di favorire la costruzione del fronte di lotta contro la guerra, nello spirito che ci contraddistingue: aggregare e coordinare quello che già si muove in un unico fronte di lotta. La spirale della Terza guerra mondiale avanza e con essa il coinvolgimento del nostro paese e la complicità dell’Italia con i crimini di guerra di USA e sionisti. In maniera sempre più aperta e smaccata, l’articolo 11 della Costituzione italiana viene violato nello spirito e nella lettera dalle scelte politiche della classe dominante che vuole sempre più il nostro paese intruppato nella guerra. Non solo la difesa quindi, ma l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione sono una responsabilità che non può essere più elusa. Non è più sufficiente denunciare che le autorità del paese e il governo Meloni, più alacremente dei governi che lo hanno preceduto, viola l’articolo 11 della Costituzione: si tratta oggi di individuare le campagne, le iniziative e le attività che in maniera sempre più coordinata, facendo fronte comune, dobbiamo mettere in campo per valorizzare la ricchezza del movimento popolare contro la guerra che è vivo e vegeto nel paese e la sua iniziativa quotidiana dal basso. Si tratta oggi di passare dal concepirsi come soggetti che denunciano il cattivo presente e la spirale della guerra mondiale, al concepirsi come capaci di non dipendere dal governo Meloni per rendere effettiva l’attuazione di tutte quelle iniziative e attività che oggi servono a rendere concreta l’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione. In ogni città e provincia esistono esperienze di resistenza e lotta contro la guerra mondiale, variamente declinate, con capacità ed esperienza, con storia e legami con i settori popolari della società. Tutte queste esperienze sono significative e importanti, possono esserlo ancora di più se via via convergono verso l’obiettivo di attuare la lettera e lo spirito dell’articolo 11 della Costituzione, di farne pratica di lotta e mobilitazione, collante del fronte delle forze popolari necessario a cambiare il corso delle cose in senso alternativo alla guerra imperialista. Dalla lotta contro la leva obbligatoria alla lotta contro le installazioni USA e NATO in Italia coperte dal segreto e dall’impunità, fino alla lotta contro il riarmo, la conversione bellica e per l’obiezione di coscienza nei luoghi di lavoro, dobbiamo operare affinché sempre di più i vari fronti di lotta confluiscano nel fare dell’obiettivo dell’attuazione dell’articolo 11 della Costituzione non solo un principio etico e morale da rivendicare al governo Meloni, ma un obiettivo pratico da conseguire che contribuisce a dare un nuovo, diverso, alternativo indirizzo politico del paese. Invitiamo quindi a partecipare all’assemblea del 4 luglio a Roma, dando conferma di partecipazione ed eventuale richiesta di intervento scrivendo a coordinamentonazionalenonato@proton.me Non dobbiamo aspettarci che siano Meloni, i suoi soci e gli affaristi della guerra ad attuare l’articolo 11 della Costituzione. Animiamo, sviluppiamo e rilanciamo un fronte di lotta per mettere in campo tutte le iniziative necessarie per attuarlo! Redazione Romagna
June 12, 2026
Pressenza
L’eredità di padre Angelo Cavagna nel libro “Profeta della pace e della nonviolenza”
In un’epoca in cui il linguaggio bellico è diventato la norma e l’impotenza sociale dilaga, l’eredità di padre Angelo Cavagna torna a esercitare una pressione critica sulle nostre coscienze. Sacerdote, attivista e instancabile costruttore di ponti, Cavagna ha vissuto la nonviolenza come forza d’urto contro le ingiustizie strutturali. Il prossimo martedì 16 giugno 2026 al Centro per la Pace di Forlì (Via Andrelini 59), alle ore 20:30, l’incontro dedicato al libro “Profeta della pace e della nonviolenza” ci costringerà a porci una domanda fondamentale: come possiamo, oggi, trasformare la memoria di una vita spesa per gli ultimi nella profezia di un domani disarmato? Per comprendere l’eredità che si discuterà il 16 giugno, è necessario ripercorrere la vita di padre Angelo Cavagna, sacerdote dehoniano e giornalista, la cui parabola attraversa quasi un secolo di storia italiana. Ordinato sacerdote nel 1956 dopo gli studi teologici a Roma, spende i primi anni come formatore tra Albino, Padova e Bologna. Aperto ai fermenti del Concilio Vaticano II, negli anni ’70 sperimenta a Modena percorsi innovativi di formazione religiosa e inizia a collaborare a Bologna con Settimana, storico periodico dehoniano. Giornalista acuto e intellettuale militante, padre Angelo rifiuta ogni clericalismo: nei suoi 95 anni di vita sperimenta anche la realtà di prete-operaio e contadino. Alla guida della comunità bolognese di via Siepelunga prima, e come parroco di Bagnarola di Budrio poi (dal 1989 al 2008), fonde la fede evangelica con la scelta radicale di stare dalla parte degli ultimi. Mite nel tratto ma inflessibile sui principi, ha incrociato e segnato la vita di generazioni di giovani, laici e credenti, unite dal comune denominatore della giustizia sociale. L’azione concreta di padre Angelo Cavagna ha tradotto la sua visione teologica in una pratica politica e sociale di portata storica, facendone una delle figure di riferimento del pacifismo e dell’antimilitarismo italiano tra gli anni ’70 e ’90. Il suo impegno si è espresso innanzitutto nella storica battaglia per il riconoscimento e la dignità dell’obiezione di coscienza al servizio militare. In un periodo in cui rifiutare le armi significava subire l’emarginazione o il carcere, padre Angelo si è schierato al fianco dei giovani obiettori, promuovendo il servizio civile e teorizzando forme di difesa popolare nonviolenta in aperta alternativa al militarismo di Stato. Per dare gambe a questa visione, è stato tra i fondatori del GAVCI (Gruppo Autonomo di Volontariato Civile in Italia), che ha gestito le convenzioni per il servizio civile degli obiettori, trasformando l’obbligo di leva in un’opportunità di cittadinanza attiva e di solidarietà sociale. Ma lo sguardo di Cavagna non si fermava ai confini nazionali: convinto che la pace si costruisse anche attraverso la cooperazione internazionale e lo sviluppo rurale, ha contribuito alla fondazione dell’Ong CEFA (Centro Europeo di Formazione Agraria), legando il tema del disarmo a quello della giustizia economica globale. Negli anni ’90, quando la guerra ha drammaticamente devastato l’ex Jugoslavia, padre Angelo non ha esitato a scendere in prima linea, partecipando in prima persona a coraggiose missioni di pace nei territori del conflitto, portando aiuti e tessendo fili di dialogo sotto le bombe. Come responsabile della Commissione provinciale “Giustizia e Pace”, incarico ricoperto a lungo durante il suo ministero a Bagnarola, ha riversato questa immensa esperienza in una produzione culturale instancabile, firmando diversi volumi sui temi della nonviolenza, un’infinità di articoli su riviste specializzate, interventi radiofonici e promuovendo continuativamente convegni e corsi di formazione, con l’unico obiettivo di educare le nuove generazioni alla grammatica della pace. Il volume “Profeta della pace e della nonviolenza” si offre al lettore non come una semplice biografia postuma, ma come una vera e propria mappa concettuale per orientarsi nel disordine globale contemporaneo. Il libro raccoglie l’eredità intellettuale di padre Angelo Cavagna, mettendo in fila i suoi scritti, le riflessioni teologiche e la sua instancabile attività pubblicistica. Tra le pagine emerge con forza la sua intuizione più grande: l’idea che la pace non sia un concetto astratto o una tregua passeggera, ma una disciplina rigorosa che richiede strutture, formazione e professionalità. È qui che il libro svela la sua straordinaria attualità, mostrando come l’instancabile lavoro di padre Angelo negli anni ’70 e ’90 sia stato il seme da cui è germogliata l’idea moderna dei Corpi Civili di Pace. Cavagna aveva compreso, con decenni di anticipo, che per fermare le guerre non bastava l’interventismo militare, né il semplice aiuto umanitario: era necessario schierare sul campo giovani e professionisti formati alla mediazione dei conflitti, alla diplomazia dal basso e alla difesa non armata. I Corpi Civili di Pace, nel pensiero di padre Angelo, rappresentano l’evoluzione logica dell’obiezione di coscienza: non più solo un “no” individuale alle armi, ma un “sì” collettivo, istituzionalizzato e organizzato alla gestione nonviolenta delle crisi internazionali. Si tratta di una visione in cui la prevenzione del conflitto, il monitoraggio dei diritti umani e la riconciliazione post-bellica diventano compiti affidati a una forza civile strutturata, capace di disinnescare la violenza prima che esploda. Il testo documenta come le sue azioni – dalle reti del GAVCI fino alle pericolose missioni nell’ex Jugoslavia sotto le bombe – fossero i primi veri esperimenti sul campo di questa interposizione pacifica tra le parti in lotta. Il libro dimostra così che queste strutture civili non sono un’utopia ingenua, ma l’unica alternativa scientifica e concreta all’economia di guerra e al fallimento cronico della deterrenza militare. Proprio per tradurre queste intuizioni in azione, l’incontro di martedì 16 giugno, accompagnato dagli interventi di Raffaele Barbiero, operatore del Centro per la Pace di Forlì, Giorgio Bonini, operatore sociale del terzo settore, il cui incontro è stato moderato dall’importante aiuto del giornalista e scrittore Fabio Gavelli, assume un’importanza cruciale. L’appuntamento si terrà al Centro per la Pace di Forlì, da sempre crocevia di attivismo e diritti umani. Sarà un momento fondamentale per fare comunità, unendo giovani e attivisti nel confronto concreto su come sostenere, oggi, la diplomazia dal basso e i Corpi Civili di Pace. La lezione più urgente che ereditiamo da padre Angelo Cavagna è il rifiuto categorico della rassegnazione. In un presente in cui la geopolitica della deterrenza e l’assuefazione al riarmo sembrano aver anestetizzato il dibattito pubblico, la sua vita ci ricorda che la nonviolenza non è l’aspirazione ingenua di un’anima bella, ma l’unica forma di realismo politico rimasta se vogliamo salvaguardare il futuro. Rileggere oggi i suoi scritti significa comprendere che la pace va finanziata, strutturata e addestrata con la stessa caparbietà con cui gli Stati preparano la guerra. Redazione Romagna
June 12, 2026
Pressenza
Sortirne insieme è politica. Sortirne insieme per la pace
Per la pace nel mondo bisogna cambiare le impostazioni dell’idiozia artificiale (IA). Finora gli USA stanno giocando un gioco malefico e distruttivo a somma zero, cioè vince uno solo dei due contendenti (+1-1=0) ai danni dell’altro. In analoghe situazioni sperimentali con due idiozie artificiali contrapposte si rischia con alta probabilità la guerra nucleare (MAD, distruzione reciproca garantita). Per la pace bisogna cambiare gioco e impostare l’idiozia artificiale sul gioco a somma 1 in un’ottica win win, così si vince insieme. Sortirne insieme è politica, come diceva don Milani. Sortirne insieme per la pace. Per fare la pace senza la distruzione del mondo o del nemico bisogna che ci sia un guadagno per entrambe le parti. Se non vuole essere ricordato come il peggiore presidente della storia degli USA, Donald Trump deve cambiare gioco, accettando che esistono diverse potenze che possono convivere, altrimenti sarà un disastro infernale per l’umanità. Lungi da me il solo pensiero che sia già previsto dominare il mondo sulle macerie di un camposanto, ovvero di un deserto globale. Sarebbe un calcolo sbagliato e maledetto. Si può convivere in armonia. Questo è il miglior affare possibile.   Ray Man
June 11, 2026
Pressenza
A Pozzallo un sudario di memoria viva
Il 6 giugno a Pozzallo si è tenuto un Cammino di pace convocato dal Comitato Ibleo per la pace e il disarmo. Inaspettatamente circa 4-500 persone hanno camminato sul lungomare, a circa 2.000 km dalla Striscia di Gaza.  Al centro del cammino c’era un lunghissimo sudario: 70 metri di lenzuolo, decine e decine di persone a sorreggerlo, con scritti sopra a mano 18.300 nomi di bambini e bambine uccisi a Gaza. Il sudario è nato nell’aprile 2026, da una lezione sulla pace del professor Giovanni Susino all’Istituto Superiore Giorgio La Pira di Pozzallo: la lezione ha stimolato l’azione. Da lì è venuta l’intuizione di cercare e scrivere i nomi dei bambini palestinesi uccisi a Gaza, come atto di memoria e onore delle vittime innocenti del genocidio in corso, come azione che permettesse di fare qualcosa, qualsiasi cosa, fosse anche piccola e insignificante, di fronte all’indicibile tragedia cui stavamo assistendo ormai da quasi tre anni. Ne è venuto fuori un immenso monumento vivo! L’elenco con i nomi dei piccoli e delle piccole uccise viene recuperato dal sito dell’Ospedale Sant’Orsola di Bologna, che lo aggiorna costantemente. Il progetto, con il consenso della dirigente, parte coinvolgendo 28 classi, per un totale di 560 studenti e studentesse, che si suddividono le decine di fogli di nomi; in ogni classe, a ognuno di loro vengono assegnati i nomi da scrivere. I rappresentanti d’istituto si fanno promotori di una raccolta fondi per acquistare 29 lenzuola matrimoniali (uno per ogni classe, più uno da lasciare bianco, come suggerito da uno studente, per ricordare tutti i bambini e le bambine morti in tutte le guerre, quelli di cui non ci è arrivato nemmeno il nome), qualche centinaio di pennarelli indelebili e 400 fischietti, perché “la pace deve fare rumore più della guerra”. La lunga azione che porterà al sudario ha inizio. L’opera ha richiesto svariate ore per essere portata a termine per la parte di scrittura: ore concentrate e intense in cui ragazzi e ragazze, accompagnate dai e dalle loro docenti, si sono dedicati ad essa. Hanno anche ascoltato le testimonianze sulle uccisioni di alcuni dei bambini di cui hanno scritto i nomi, riscattandoli dall’accusa israeliana di essere una minaccia, di essere  futuri terroristi degni solo di essere uccisi, così restituendo loro la dignità di piccoli esseri pieni di vita, di sogni, di futuro. Sapevano perfettamente cosa si stava consumando dall’altra parte del Mediterraneo, non lontano dalla costa sud della Sicilia. È stata poi coinvolta la signora Sabrina per cucire insieme tutte le lenzuola, tanto commossa dall’azione di memoria e onore verso le piccole vittime innocenti da lavorare gratis. Il 22 maggio il sudario ha sfilato a Pozzallo in un corteo inizialmente rumoroso grazie ai 400 fischietti, perché il silenzio in cui questa tragedia è stata sommersa è ormai insopportabile per chiunque. Poi ha risuonato il Silenzio, eseguito alla tromba da uno degli studenti, alla presenza di molti insegnanti e genitori, oltre a studenti e studentesse di tutte le scuole di Pozzallo, fino ad arrivare sulla scalinata della Chiesa madre, dove sono state lette riflessioni sulla pace e dove poi per una settimana il sudario è rimasto esposto. È un sudario prezioso, ma non può restare chiuso in una cassa per conservarsi meglio.  È bello che continui a sfilare ovunque qualcuno voglia tener viva la memoria del genocidio e della tragedia che continua senza sosta a Gaza e in Cisgiordania, dovunque qualcuno voglia fare rumore. Permette a ciascuno di dire che non dimenticheremo mai quei morti e gli innumerevoli altri, ciascuno prezioso e unico e che continueremo a sostenere chi resiste, a dare loro voce. In realtà scopriamo che sono quei morti che stanno dando a noi la forza per tenere accesa la luce dell’umanità nei nostri cuori e nelle nostre città. Il sudario girerà in Sicilia fra i gruppi sorti intorno alla Global Sumud Flotilla in tante città e paesi dell’isola ed è pronto a nuovi viaggi. La cosa eccezionale che stando vicino a questo sudario si avverte è che non è solo un lenzuolo scritto: è un’opera viva, preziosa, delicata e potente, resa tale dalla dedizione di centinaia di ragazzi e ragazze, partecipi ed inquieti, che l’hanno fatto nascere con le loro mani e la loro paziente scrittura, dedicandosi ad esso per tanti giorni, tenendosi davanti l’inenarrabile tragedia palestinese e ascoltando l’empatia sgorgare dal cuore. Sono ragazzi e ragazze che dalla loro impotenza hanno trovato il modo per muoversi e fare l’unica piccola cosa che potevano, per mettersi in ascolto e accanto a chi è nella disperazione e nella solitudine; nel farlo hanno compiuto un miracolo capace di parlare a tanti e tante, ma anche di toccare e di trasformare. È diventata un’opera potente, perché nasce da un’azione collettiva, così come continua a vivere collettivamente grazie a tutti quelli che la porteranno in giro, dandole sempre nuova vita.  Senza dubbio questo sudario ha un’anima: parla e costruisce azione intorno a sé. Prenderlo in mano e farlo camminare significa mettersi in contatto con tutti i morti innocenti, le loro famiglie, la Palestina intera, tutti i ragazzi e le ragazze che vi hanno lavorato, tutte le persone che man mano vengono raggiunte e chiamate in causa dalle onde di solidarietà e vicinanza: è una costante azione di resistenza ed empatia che possiamo propagare. Se toccandolo sentite sofferenza e inquietudine, non bloccatele: lasciatevi trapassare e trasformatele in maggiore consapevolezza. Facendolo sfilare e tenendolo in mano, provate quanto si resti smosse, commosse, colpite, risvegliate per continuare la resistenza e superare l’impotenza. Moltiplichiamo ovunque opere vitali che costruiscano pace: arte e dedizione consapevole intrecciano tempo e amore e realizzano miracoli. Chi fosse interessato al sudario può scrivere a vannisusino@hotmail.it Le foto sono state scattate durante il cammino di pace del 6 giugno a Pozzallo. Redazione Italia
June 11, 2026
Pressenza
Eirenefest 2026 a Trieste: si tirano le somme della seconda edizione
L’edizione di Eirenefest 2026 a Trieste si è tenuta il 6 e 7 giugno presso il parco di San Giovanni. È stato il libro Cronache da un paese interrotto. Diario di un prof in Palestina di Roberto Cirelli ad aprire gli appuntamenti di Eirenefest all’interno di Bioest 2026. Un’apertura particolarmente significativa in un momento in cui la tragedia che colpisce la popolazione palestinese continua a interrogare le coscienze e a richiedere spazi di informazione, ascolto e confronto. La presentazione ha offerto uno sguardo sulla vita quotidiana nei territori palestinesi, andando oltre la cronaca del conflitto e restituendo centralità alle persone, alle relazioni e all’esperienza educativa raccontata dall’autore. A rendere ancora più intenso l’incontro è stata la presenza di un giovane di Hebron, che ha portato la propria testimonianza diretta sulle condizioni di vita nella sua città, permettendo al pubblico di confrontarsi con una realtà spesso raccontata solo attraverso numeri, dichiarazioni ufficiali o immagini di guerra. L’incontro ha confermato uno degli obiettivi fondamentali di Eirenefest: dare spazio alle voci dei popoli coinvolti nei conflitti e favorire una cultura della pace fondata sulla conoscenza reciproca e sull’ascolto delle esperienze concrete. Lo stesso filo conduttore è emerso nell’incontro Cammini di pace: libri, passi, dialoghi di pace, dedicato al tema del cammino come pratica di pace e di trasformazione sociale. Partendo dal libro Un mondo pellegrino. In viaggio lungo la Via Francigena di Roberto Montella, il pubblico è stato accompagnato in una riflessione sul cammino come esperienza di incontro tra persone e culture diverse. L’esperienza del Cammino Valle dei Monaci, presentata da Flavio Boscacci, ha evidenziato come la valorizzazione del territorio possa diventare occasione di partecipazione civica e costruzione di comunità, mentre il riferimento al PeaceWalk to Jerusalem ha allargato lo sguardo alle iniziative internazionali che utilizzano il cammino come strumento di dialogo e riconciliazione. Particolare interesse ha suscitato anche la presentazione dell’opuscolo in preparazione La Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza nella mia città. Note per un percorso locale per una trasformazione globale. La proposta invita cittadini, associazioni, scuole e realtà territoriali a tradurre i valori della Marcia Mondiale in iniziative concrete capaci di rendere la nonviolenza una presenza stabile nella vita quotidiana delle comunità. L’idea è semplice ma ambiziosa: costruire la pace non soltanto attraverso grandi mobilitazioni internazionali, ma anche attraverso relazioni, progetti e pratiche condivise nei luoghi in cui viviamo. Nel corso dell’incontro è stato inoltre annunciato un progetto editoriale particolarmente atteso: la pubblicazione in lingua italiana del libro di Valentina Otmačić dedicato all’esperienza della Scuola di Pace di Mrkopalj, nata durante le guerre balcaniche degli anni Novanta. Per molti partecipanti si è trattato di un gradito ritorno. Già durante la prima edizione di Eirenefest a Bioest, nel 2025, era stata infatti presentata la versione in lingua inglese dell’opera, suscitando notevole interesse per la sua capacità di raccontare come, anche nel pieno di un conflitto, sia possibile creare spazi di educazione, dialogo e convivenza. La futura edizione italiana consentirà ora di far conoscere questa significativa esperienza di pace a un pubblico ancora più ampio. L’incontro successivo ha riguardato il libro “Partigiani della pace” di Laura Tussi e  Fabrizio Cracolici, Alessandro Capuzzo ha dialogato con gli autori. Il sabato si è concluso con le canzoni del narratore errante Angelo Maddalena e con il “dialogo musicale” di Alessandro Capuzzo con l’albero di kako sopravvissuto alla bomba atomica di Nagasaki, attraverso uno strumento che ha registrato gli impulsi elettrici dell’albero stesso su una foglia. La domenica si è aperta nuovamente con “il dialogo musicale” di Alessandro Capuzzo, questa volta però con altro albero di fronte alla sede di Radio Fragola. E’ seguito poi l’incontro “Il ripudio delle guerre e i tribunali”, che ha visto un dialogo con la presidente di Magistratura Democratica Silvia Albano, per approfondire il rapporto tra diritto e costruzione della pace in un contesto internazionale segnato da riarmo e conflitti. L’iniziativa conclude un percorso di sensibilizzazione sul disarmo nucleare comprendente il convegno e la manifestazione-corteo del 5 e 6 giugno, a Pordenone e Aviano, contro la presenza delle armi nucleari alla base aerea. Presenza che la mattina del 15 giugno verrà posta in discussione al Tribunale di Pordenone, ove di tratterà dalla denuncia per la presenza illegale delle bombe alla base aerea.. Al dialogo con la presidente di Magistratura Democratica hanno partecipato: l’avvocato Ugo Giannangeli estensore della denuncia e impegnato contro il genocidio in Palestina e l’avvocato Pierumberto Starace patrocinante in aula dei 22 denuncianti. Ha moderato l’incontro Alessandro Capuzzo di Tavola Pace FVG. E’ stato ricordato che presso lo studio di Franco Basaglia nel Parco dell’ex Ospedale psichiatrico di Trieste è stato messo a dimora un albero di Kako discendente da una pianta sopravvissuta all’Olocausto atomico di Nagasaki. Redazione Friuli Venezia Giulia
June 11, 2026
Pressenza
Humussiamo insieme, da Ossuccio alla Palestina
Numerosa partecipazione alla tredicesima edizione della rassegna “Humussiamo insieme”, tenutasi sabato 6 giugno, sulle sponde del Lago di Como a Tramezzina, nel Parco Comunale di Ossuccio. Più di 250 persone hanno potuto degustare una cena tipica palestinese organizzata dal “Gruppo Humussiamo insieme”, e sostenuta da varie associazioni con il patrocinio del Comune, allo scopo di sensibilizzare e raccogliere fondi da destinare alla Palestina. Il programma è stato ricco di incontri, approfondimenti, ma anche musica, danza e teatro di strada portati dal gruppo della Murga Glamourga di Milano. In apertura è stato presentato il libro Immaginando Gaza edito da Delos Digital, da parte di Stefano Floccari, insieme ad altri autori che hanno collaborato all’antologia di racconti. Questo progetto è nato dall’impulso della Global Sumud Flotilla: 39 autori e illustratori, coordinati dall’editor Anna Pullia e dallo scrittore e giornalista Giampietro Stocco, hanno messo la loro creatività al servizio di un messaggio di pace per poter destinare il ricavato delle vendite a Medici Senza Frontiere a supporto della popolazione palestinese. Alla giornata hanno partecipato anche Mohammed Timraz il fondatore del progetto heARTofGaza: la mostra di disegni realizzati dai bambini della Striscia di Gaza che sta facendo il giro d’Italia e dell’Europa. Oltre alla sua presenza, anche un’attivista di Operazione Colomba, e Serena Baldini della ETS Vento di Terra hanno raccontato le loro esperienze dirette in Palestina. In serata è stato proiettato un videomessaggio di saluto di Francesca Albanese che aveva partecipato personalmente a un’edizione precedente. Ricordiamo, che la Albanese sarà presente in più di cento piazze e presidi con l’evento che si sta organizzando per il 19 giugno, in diretta streaming da Cagliari Palestina Anima Mundi, intervistata da Matteo Meloni e chiunque voglia partecipare, proiettando la diretta, può scrivere a presidiopalestinaca@gmail.com per avere dettagli e informazioni organizzative. È stato bello realizzare che anche a Ossuccio, ai confini con la Svizzera, l’accoglienza per il popolo palestinese, sta diventando sempre più sentita. Monica Perri
June 10, 2026
Pressenza
Lunedì 15 Giugno l’illegalità del nucleare finisce in tribunale
Dopo il Convegno internazionale dell’8 dicembre 2025 a Pordenone, la proiezione del documentario “Note contro il nucleare” il 4 giugno, il convegno internazionale “Percorsi di Pace. Il cammino per un mondo libero da armi nucleari” del 5 giugno e la manifestazione del 6 giugno ad Aviano, la nostra mobilitazione per la Pace e il rispetto della Legge non si ferma.   Dopo avere partecipato alle conferenze preparatorie prima dell’adozione del TPNW a New York nel 2017, dopo avere raccolto firme in Italia per la ratifica del TPNW entrato in vigore nel gennaio 2021 senza firma o ratifica italiana, dopo avere tenuto contatti con i parlamentari italiani dei Governi che si sono succeduti dal 2017 al 2022 a questo scopo, dopo avere richiesto ad alcuni enti locali come il Comune di Roma – e averla ottenuta – , l’adesione all’appello ICAN delle città, in mancanza di sostanziali cambiamenti nella postura governativa italiana, che dichiara di far riferimento al TNP ed è vincolata ad accordi N.A.T.O. in contrasto con il dettato Costituzionale e con diverse norme dell’ordinamento italiano e internazionale, è stata intrapresa la seguente iniziativa. 22 associazioni hanno commissionato nel 2021 uno studio agli avvocati di IALANA (International Association of Lawyers Against Nuclear Arms) su lo specifico caso italiano. Nel 2022 lo studio effettuato da Joachim Lau, Claudio Giangiacomo, Aaron Lau e altri collaboratori, è stato pubblicato in italiano: IALANA, Abbasso la Guerra, “Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia, maggio 2022,  Multimage, Firenze. Lo studio conferma l’illegalità della presenza e dell’importazione di bombe nucleari nelle basi di Ghedi e Aviano. E’ stato immediatamente distribuito in occasione del primo Meeting degli Stati Parte del TPNW a Vienna nel giugno 2022. Successivamente è stata prodotta una versione in inglese del testo: ” Legal Opinion on the Presence of Nuclear Weapons in Italy”, febbraio 2025, Multimage, Firenze, distribuito sia a Lakenheath in UK agli attivisti contrari al ritorno delle bombe nucleari USA, sia a New York in occasione del Terzo Meeting degli Stati Parte del TPNW nel marzo 2025. Contemporaneamente è stata depositata la prima denuncia scritta dall’avvocato Ugo Giannangeli in collaborazione con Elio Pagani di “Abbasso la Guerra” presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Roma il 2 ottobre del 2024, archiviata dopo soli 9 giorni senza alcuna notifica ai denuncianti, che sono venuti a conoscenza del fatto solo molti mesi dopo insieme alla motivazione: “la non giustiziabilità dell’atto politico”. Nel gennaio 2024 è stato denunciato il Prefetto di Pordenone per omissione, non avendo risposto a ripetuti solleciti riguardo al rilascio di Piani di emergenza nucleare esterna alla base di Aviano. Più di un anno dopo, in sede di udienza, la Giudice Granata  ha archiviato la denuncia in quanto proveniente da “Ente non Esponenziale”. Nell’ottobre 2025, quindi, la denuncia è stata depositata presso la Procura della Repubblica del Tribunale di Brescia per Ghedi e di Pordenone per Aviano con come prima firmataria l’associazione ente esponenziale WILPF Italia APS (che in precedenza aveva firmato ma con nominativi singoli) . Il Tribunale di Brescia ha archiviato subito, non ravvisando alcun crimine. Il Tribunale di Pordenone stava per archiviare senza notificare ai denuncianti ma l’avvocato Pierumberto Starace ha presentato l’opposizione, che è stata accolta dalla giudice Francesca Vortali, sottolineando il fatto che fra le prime denuncianti c’è un’associazione storica – WILPF Italia APS – che ha ricevuto come membro ICAN (International Campaign Against Nuclear Arms) un Premio Nobel per la Pace nel 2017. Vogliamo la rimozione delle testate nucleari statunitensi dalla base di Aviano, poiché la loro presenza è un’aperta violazione dei trattati internazionali e del nostro ordinamento. Invitiamo le realtà pacifiste, i costruttori di Pace e la cittadinanza tutta ad una presenza a sostegno della nostra iniziativa legale contro le armi nucleari in Italia, in occasione dell’udienza che si terrà LUNEDÌ 15 GIUGNO 2026 DALLE ORE 08:30 PRESSO IL TRIBUNALE DI PORDENONE IN PIAZZA GIUSTINIANO 7 Portiamo la voce della Pace dentro le aule di giustizia, per un’Italia libera dalle armi nucleari, per il rispetto della nostra Costituzione, per la difesa e l’applicazione della Legge 185/1990! Wilpf Italia APS, Tavola per la Pace Friuli Venezia Giulia, Abbasso la Guerra odv, Centro sociale 28 Maggio, Donne e Uomini contro la Guerra Brescia, Comunità Laudato Si’ Cremona, Comunità Laudato Si’ Oglio Po, Coordinamento nazionale No Triv, Coordinamento per la Democrazia Costituzionale, Legambiente Friuli Venezia Giulia, Mondo senza guerre e senza violenza, Pax Christi Cremona, Pax Christi Gorizia, Pax Christi Tradate, Pax Christi Venezia-Mestre, Quarta Marcia mondiale per la Pace e la Nonviolenza, Tavola della Pace Oglio Po, Collettivo lo Digiuno per Gaza Vicenza, Comitato per la Palestina di Pordenone, Freedom Flotilla Italia, Freedom Flotilla Veneto. Per info e aderire: abbassolaguerra@gmail.com WILPF (Women's International League for Peace and Freedom)
June 10, 2026
Pressenza