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Narrazioni di pace: le voci che trasformano la memoria in impegno civile
Quali storie raccontiamo quando parliamo di pace? E, soprattutto, come possiamo trasformarle in azioni concrete? Sono le domande che hanno accompagnato l’incontro online di martedì 27 ottobre, dedicato alla presentazione di Narrazioni di pace. Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra, il libro di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici, pubblicato da Tau Editrice con prefazione di Giorgio Cremaschi. Alla serata, promossa da MSGSV Argonauti per la Pace, hanno partecipato Tiziana Volta, Giorgio Mancuso, Giorgio Cremaschi e Paolo Ferrero. Il volume raccoglie interviste, riflessioni, racconti e contributi critici di protagonisti provenienti da ambiti diversi, tra cui il cardinale Matteo Maria Zuppi, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Giorgio Cremaschi, Paolo Ferrero e Salvatore Izzo. Le loro voci affrontano la pace da prospettive differenti, mettendo in relazione memoria storica, educazione, disarmo, giustizia sociale e responsabilità civile. Laura Tussi, docente, giornalista, scrittrice e pedagogista, è impegnata nell’educazione alla pace, nella pedagogia nonviolenta e interculturale e nelle campagne per il disarmo nucleare. Fabrizio Cracolici, presidente dell’ANPI di Nova Milanese, è ricercatore nell’ambito della storia contemporanea, attivista per la pace e videomaker. Il suo lavoro audiovisivo si affianca all’impegno nella conservazione e nella diffusione della memoria storica, documentando testimonianze e avvenimenti legati alla Resistenza e alla cultura antifascista. Il percorso comune dei due autori unisce ricerca storica, attività editoriale, comunicazione e iniziative pubbliche. La memoria non viene intesa come semplice commemorazione, ma come strumento per leggere il presente e interrogarsi sulle condizioni culturali e sociali che rendono possibili la guerra, la discriminazione e la disumanizzazione dell’altro. Ricordare le tragedie del Novecento e l’esperienza della Resistenza significa anche trasmettere alle nuove generazioni strumenti critici per comprendere il mondo e affrontare i conflitti senza ricorrere alla violenza. Il titolo Narrazioni di pace richiama il valore delle testimonianze e delle parole: il modo in cui raccontiamo la realtà contribuisce a definire ciò che consideriamo inevitabile e ciò che, invece, possiamo cambiare. La frase del cardinale Matteo Maria Zuppi scelta per accompagnare il volume sintetizza questa responsabilità: «La pace non è un sogno sentimentale ma una scelta difficile e necessaria: l’unica alternativa alla distruzione». La pace, dunque, non è soltanto un auspicio. Richiede conoscenza, partecipazione e la capacità di mettere in discussione la normalizzazione della guerra. Le presenze di Giorgio Cremaschi, autore della prefazione, e di Paolo Ferrero contribuiscono ad ampliare la riflessione sulla dimensione politica e sociale della pace. Cremaschi, sindacalista e protagonista di numerose mobilitazioni sociali, è da tempo impegnato nel dibattito sul riarmo, sui conflitti e sulle conseguenze della militarizzazione. Il suo percorso richiama l’attenzione sul rapporto tra scelte economiche, risorse destinate agli armamenti e priorità della società. Paolo Ferrero, già ministro della Solidarietà sociale e dirigente politico, porta nel dibattito una lunga esperienza nella sinistra e nei movimenti sociali. Il suo percorso richiama il legame tra pace, diritti, giustizia sociale e partecipazione democratica. Le prospettive di questi due protagonisti invitano a considerare la pace anche attraverso le scelte collettive: quale modello di società vogliamo costruire? Quale rapporto esiste tra spesa militare, diritti sociali e risorse destinate al benessere delle comunità? Sono questioni che aiutano a comprendere come la pace non sia separata dalla vita quotidiana, dal lavoro, dall’istruzione e dalla possibilità delle persone di partecipare alle decisioni che incidono sul proprio futuro. Tra le partecipanti all’incontro, Tiziana Volta rappresenta un collegamento diretto con la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. È impegnata nel coordinamento italiano della Marcia e fa parte del coordinamento mondiale di Mondo senza Guerre e senza Violenza. Il suo percorso si inserisce nel lavoro di costruzione di reti tra associazioni, cittadini, scuole e comunità, con l’obiettivo di promuovere la nonviolenza, il disarmo nucleare e una cultura della pace capace di superare i confini nazionali. La sua presenza alla presentazione del libro mette in relazione le testimonianze raccolte dagli autori con un’esperienza di mobilitazione internazionale che cerca di coinvolgere i territori e dare continuità alle iniziative locali. Il collegamento tra Narrazioni di pace e la Marcia Mondiale nasce dalla necessità di trasformare la consapevolezza in azione. Se il libro raccoglie e trasmette esperienze, idee e testimonianze, la Marcia le porta nello spazio pubblico, mettendo in relazione persone, associazioni, scuole e comunità. Camminare insieme significa rendere visibile un’alternativa alla rassegnazione e affermare che la pace è una responsabilità condivisa. Il rapporto tra il volume e la Marcia non è soltanto tematico, ma riguarda due modalità complementari di impegno: la diffusione di una cultura della pace e la partecipazione collettiva. Una marcia non può fermare da sola una guerra, così come un libro non può risolvere tutte le contraddizioni del mondo. Entrambi, tuttavia, possono contribuire a contrastare l’idea che la violenza sia inevitabile e a creare occasioni di dialogo e partecipazione. La Marcia può essere intesa non soltanto come un evento, ma come un processo che continua nei territori, nelle scuole, nelle associazioni e nelle comunità anche dopo la conclusione della manifestazione. Nel corso dell’incontro, Giorgio Mancuso, umanista e collaboratore di Pressenza dal 2015, ha raccontato esperienze di partecipazione sociale, cooperazione e impegno concreto per la pace. Il suo percorso comprende il Movimento Umanista, l’esperienza del Social Forum di Torino, i progetti di cooperazione in Senegal e il lavoro territoriale nella Casa Umanista, nel quartiere Aurora di Torino. Un cammino che mette al centro la costruzione di relazioni, la partecipazione e la presenza attiva nelle comunità. Mancuso ha richiamato anche l’esperienza di AGiTe, coordinamento di cittadine e cittadini, associazioni, enti e istituzioni locali contro l’atomica, tutte le guerre e i terrorismi. A Torino, questo impegno si esprime attraverso le Presenze di Pace, appuntamenti pubblici che mantengono viva l’attenzione sul disarmo, sui conflitti e sulla necessità di costruire alternative nonviolente. L’esperienza restituisce il senso della continuità dell’impegno civile: non una mobilitazione isolata, ma una presenza che si rinnova nel tempo e porta nello spazio pubblico la richiesta di pace e disarmo. La sua esperienza si collega inoltre al Festival della Nonviolenza e della Resistenza Civile – Eirenefest Torino, occasione d’incontro tra libri, informazione, associazionismo e pratiche di trasformazione sociale. Queste iniziative mostrano come la cultura possa diventare uno strumento di partecipazione e come le esperienze territoriali possano entrare in relazione con percorsi più ampi, come la Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza. La dimensione internazionale acquista concretezza quando trova corrispondenza nelle comunità; allo stesso tempo, le iniziative locali possono rafforzarsi attraverso il confronto e la collaborazione con altre realtà impegnate nella costruzione della pace. Il filo che unisce Narrazioni di pace, le testimonianze raccolte nel volume e le esperienze raccontate durante l’incontro è la necessità di trasformare la pace da aspirazione generale a responsabilità concreta. La memoria aiuta a comprendere le conseguenze della violenza; l’educazione offre strumenti per affrontare i conflitti; la riflessione sociale e politica invita a interrogarsi sulle scelte collettive; le iniziative pubbliche trasformano queste consapevolezze in partecipazione. Non basta raccontare la pace, così come non basta manifestare una volta per essa. Occorre mantenere aperti gli spazi di confronto, sostenere le reti territoriali e promuovere pratiche quotidiane di nonviolenza. Il libro dà voce alla pace, le esperienze sul territorio le danno continuità e la Marcia Mondiale la mette in movimento. Perché la pace non si costruisce soltanto quando le armi tacciono. Si costruisce anche prima, nel modo in cui educhiamo, raccontiamo il mondo, affrontiamo le divergenze e scegliamo di agire insieme.   Tiziana Volta
October 29, 2026
Pressenza
Motivazioni e richieste dell’occupazione al Campus Einaudi
Da lunedì sera è stato occupato il Campus Luigi Einaudi, sede dei dipartimenti di Culture,   Politica e Società, Economia e Statistica e Giurisprudenza dell’Università di Torino. Alla   conferenza stampa di ieri, 27 ottobre, i portavoce dell’assemblea CPS hanno esposto   motivazioni e richieste. LE MOTIVAZIONI DELL’OCCUPAZIONE In seguito alle elaborazioni assembleari di lunedì sera (26 ottobre), partecipate da più di 400   persone, si è giunti alla conclusione che occupare fosse una necessità: «(…) per dare un segnale chiaro alle istituzioni, all’università, al ministero e al governo che noi contiamo, che noi siamo tanti, siamo numerosi e possiamo esprimere una forza, esprimere il potere e pertanto esprimere delle rivendicazioni concrete riguardo alle nostre vite, riguardo decisioni che troppo spesso vengono prese non solo senza la nostra consultazione, ma soprattutto contro di noi.» L’occupazione vuole essere un terreno di rivendicazione politica studentesca, altresì capace   di allargare la mobilitazione oltre l’università e oltre Torino a tutti i settori sociali: «(…) vogliamo che sia anche un progetto di elaborazione politica, di politicizzazione,   per portare all’interno dell’università tematiche troppo spesso ignorate, soprattutto   nelle aule. Vogliamo che l’Accademia sia un luogo in cui quello che studiamo, il   sapere che produciamo, non sia al servizio della guerra, non sia al servizio degli   interessi di pochi, ma che sia qualcosa di funzionale al progresso, al miglioramento e   all’emancipazione della società.» LE RICHIESTE AVANZATE Si richiedono: Al Ministero dell’Università e della Ricerca 1. Studentati PNRR pubblici : attualmente, il 96% dei 33mila posti letto realizzati   con il PNRR sono in mano a privati, con conseguenti prezzi di mercato privati (in   molte città si trovano nella fascia 500-1000€). Si richiede che vengano posti sotto   ente pubblico anche i 27mila posti letto ancora promessi. 2. Fondi alle università erogati non su criteri di premialità ma sul bisogno :   oggi i fondi sono distribuiti sulla premialità della produzione scientifica, creando un   circolo di definanziamento agli atenei in difficoltà. A Edisu ed alla regione Piemonte 3. Medesimi standard di vivibilità in tutte le residenze : anche in quelle fuori   Torino, dove alcuni studenti sono stati trasferiti all’ultimo senza preavviso. Dei 3000   nuovi posti letto molti sono in mano a privati, andando a creare studentati di lusso   (vd. punto 1), riservati di fatto agli studenti più abbienti e preclusi proprio a coloro a   cui il diritto allo studio dovrebbe rivolgersi. 4. Un fondo per il premio di laurea : oggi ricavato da avanzi e da altre erogazioni. 5. Borsa da fuori sede per i rinunciatari al posto letto : presentando il contratto   d’affitto. Oggi chi rifiuta uno studentato scomodo ricade nelle borse di studio da  pendolari, insufficienti. All’Università degli Studi di Torino 6. Stop agli accordi con l’industria bellica : rescissione degli accordi con Leonardo  e Thales Alenia Space; trasparenza e maggiore vigilanza sull’accordo appena firmato   dalla rettrice Prandi con Confindustria. 7. Presa di posizione contro i tagli FFO [1] verso il MUR [2] e la CRUI[3] : attualmente la   spesa in istruzione si aggira attorno al 4% del PIL, con una media europea del 4,9%. 8. Fondi contro il precariato di ricercatori e personale tecnico-amministrativo. 9. Investimenti negli spazi : i tagli di finanziamenti pubblici hanno portato a sedi con   insufficiente numero di aule. Si potrebbe presentare il rischio di introdurre il numero   chiuso in alcuni corsi. 10. Rimborso spese per i tirocinanti curriculari : come al momento avviene per i   tirocini extracurricolari. Al governo Meloni Internalizzare i lavoratori : modifica nel codice degli appalti. L’appalto dell’aula   studio Murazzi, affidato alla multinazionale Sodexo: «si è tradotto in condizioni   lavorative disastrose, straordinari non pagati, diritti non garantiti, licenziamenti   arbitrari», in un ateneo che accusa un buco di bilancio di 62 milioni di euro. Congelamento degli affitti e blocco degli sfratti : a Grugliasco, dove sono in   corso i lavori per la Città delle Scienze , nuovo polo scientifico di UniTo, si denunciano   rincari degli affitti di 100-200€. Si richiedono canoni vincolati a parametri definiti. Ripristino del taglio delle accise di 24 centesimi. Uscire dal riarmo : «vogliamo che il governo Meloni si sottragga dal piano di   Trump del 5% del PIL investito in industria bellica, si sottragga dal piano di riarmo   europeo, e che tutto ciò venga reinvestito sui settori di cui abbiamo parlato.»   (vd.sopra) Dimissioni . «(…) a partire da questa mobilitazione interna al Campus Einaudi, vogliamo lanciare un   appello a tutte le università, agli studenti, ai precari, ai docenti perché si esprimano, perché   blocchino le loro sedi, blocchino le lezioni, facciano occupazioni, si uniscano agli studenti in   lotta – che qui a Torino hanno bloccato più di 30 scuole – si uniscano ai lavoratori anche   verso la convergenza del 30 ottobre, per dare un colpo decisivo a questo governo, mandarlo a   casa, per ottenere finalmente una vita degna per tutti e tutte, al di là di guerra, al di là di   precariato, e per ottenere una vita dignitosa.» VERSO LA MOBILITAZIONE DEL 30 OTTOBRE Oggi (28 ottobre) gli occupanti incontrano la rettrice Prandi e il prorettore Cuniberti. Viene   proposto un ricco calendario di laboratori, formazioni, lezioni alternative con il sostegno di professori del dipartimento, pasti della giornata condivisi, interazioni con diversi collettivi,   workshop e assemblee. Il programma delle giornate è disponibile sui canali social del CPS,   sempre in aggiornamento. Instagram @assemblea.cps Foto Francesco Spina [1] Fondo di Finanziamento Ordinario, principale strumento con cui lo Stato finanzia le università   Italiane [2] Ministero dell’Università e della Ricerca [3] Conferenza dei rettori delle università italiane   Chiara Alabiso
October 28, 2026
Pressenza
Due giornate organizzate dalla Consulta per la Pace del Comune di Palermo
A Palermo, due giornate  “per una pace disarmata e disarmante: costruire una Pace senz’armi”.  Il 29 e 30 ottobre un convegno che rilancia il disarmo, l’obiezione di coscienza e le alternative civili e nonviolente alla guerra In un mondo segnato da guerre, riarmo e tensioni internazionali, costruire la pace significa superare la logica delle armi e investire nella prevenzione dei conflitti, nel dialogo e nella nonviolenza. A questo obiettivo è dedicato il convegno «Per una Pace disarmata e disarmante: costruire una Pace senz’armi», in programma a Palermo il 29 e 30 ottobre. L’iniziativa, promossa dalla Consulta per la Pace del Comune di Palermo insieme alla Scuola di Nonviolenza, al MIR Palermo, a Pax Christi e all’IPRI-CCP, riunirà rappresentanti istituzionali, associazioni, comunità ecclesiali e protagonisti del movimento pacifista. Giovedì 29 ottobre, alle ore 16, nella Sala delle Carrozze di Villa Niscemi, si discuterà di rifiuto della guerra e obiezione di coscienza, anche alla luce dei timori di una ripresa della leva obbligatoria. Dopo un saluto istituzionale, interverranno Antonio Mazzeo (No MUOS), Francesco Lo Cascio (Consulta per la Pace). È previsto un collegamento con Alfonso Navarra, dei Disarmisti Esigenti. Seguirà un confronto con Filippo Ciaravella (Emergency Palermo), Enzo Sanfilippo (Comunità dell’Arca), Pietro Puccio (sindaco di Capaci), Francesco Di Bella (APG23) e Luciano D’Angelo (ACLI Palermo). Venerdì 30 ottobre, dalle ore 16, nella Sala Rossa dell’Assemblea Regionale Siciliana, il confronto sarà dedicato alla difesa civile non armata e nonviolenta e ai Corpi civili di pace, nella prospettiva di un’alternativa concreta alla risposta militare ai conflitti. Tra i partecipanti: Ermete Ferraro, presidente del MIR Italia; Valentina Chinnici, presidente CIDI e deputata regionale; Leoluca Orlando, parlamentare europeo del gruppo Greens/EFA ed ex sindaco di Palermo; Giuseppe Notarstefano, presidente nazionale dell’Azione Cattolica; Francesco Lo Cascio e da remoto: mons. Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia; Tiziana Volta (Marcia Mondiale per la Pace e la Nonviolenza), Alfio Nicotra, Tonino Drago e Carla Biavati. La giornata proseguirà con una tavola di confronto con rappresentanti del mondo politico, sindacale, associativo e missionario. Il convegno intende riaffermare che la pace non può essere affidata esclusivamente agli equilibri militari e alla deterrenza, e che la difesa nonviolenta non potrà essere subordinata a quella militare. Disarmo, diplomazia, educazione alla nonviolenza e strumenti civili di gestione dei conflitti sono indispensabili per affrontare le cause delle guerre e costruire relazioni fondate sulla giustizia e sulla solidarietà. Per la Consulta per la Pace, l’iniziativa è un’occasione per rafforzare la collaborazione tra istituzioni e società civile e promuovere scelte concrete a favore della pace. Redazione Palermo
October 28, 2026
Pressenza
L’annuncio del Sudario per Gaza alla 243ma Presenza di Pace
Sabato 24 ottobre si è radunata la consueta Presenza di Pace in piazza Carignano per la 243ma volta. Sono quindi ben 243 sabati, quasi 244 dall’inizio della guerra in Ucraina, che da subito è stato anche un No a ogni guerra, no alla violenza, no al Nucleare. Tra gli appuntamenti segnalati, importantissimo sarà il passaggio nel capoluogo piemontese del Sudario per Gaza previsto nel pomeriggio di venerdì 30 ottobre. Il Sudario è un lunghissimo telo, pari a venticinque metri di tela, con i nomi dei bambini uccisi nel genocidio, elenco aggiornato al 31 luglio 2025. Su questo telo sono stati trascritti a mano i nomi di 18.457 minori tra 0 e 17 anni, sulla base dell’elenco delle vittime diffuso dal Ministero della Salute di Gaza. Oggi invece, 27 ottobre 2026 è arrivato l’annuncio che il passaggio del Sudario a Torino verrà rinviato. Le associazioni promotrici dell’evento lo hanno deciso dopo che la Questura avrebbe autorizzato un semplice presidio senza attraversamento della città, questo, nelle motivazioni fornite, per evitare “intasamenti” dovuti alle altre manifestazioni previste per il 30. Tra i punti toccati anche le manifestazioni, principalmente giovanili ma non solo, che si stanno verificando anche in Francia e Spagna. Pur rimarcando la contrarietà a ogni tipo di violenza, è stata ribadita la necessità di comprendere il fenomeno, non solo organizzando misure punitive e repressive maggiori. E’ possibile ascoltare l’audio dell’incontro cliccando qui: 20261024 PresenzaDiPace – 243   Sara Panarella
October 27, 2026
Pressenza
Opinione pubblica, art. 11 e armi all’Ucraina: risposta a Crosetto
Crosetto ha più volte sostenuto che il sostegno militare all’Ucraina non può dipendere dagli orientamenti dell’opinione pubblica. Questo articolo discute quattro punti: il valore dell’opinione pubblica in democrazia, il rapporto con l’articolo 11, le iniziative diplomatiche italiane e la qualifica di «difensivo» attribuita alle armi. PREMESSA Le formule in discussione provengono dall’intervista di Crosetto alla BBC, trasmessa il 18 ottobre 2026 (trascrizione fornita; da verificare sulla registrazione). Crosetto afferma che «non si può cedere all’opinione pubblica» quando si pensa che stia sbagliando; che la maggioranza è contraria agli aiuti; che è difficile spiegare che aiutare una nazione a resistere «non significa essere contro la pace»; che «noi vorremmo una pace domani mattina». Alla domanda se consideri sbagliata l’opinione pubblica, risponde ricordando che la maggioranza è contraria e che l’Italia ha inviato dodici pacchetti, con un tredicesimo probabile entro l’anno. Dichiarazioni affini alla Camera: * 7 giugno 2024 – “non esiste pace giusta se un popolo aggredito non può difendersi” * 15 gennaio 2026 – “interrompere gli aiuti significherebbe rinunciare alla pace prima di costruirla” L’OPINIONE PUBBLICA NON È UN ERRORE DA CORREGGERE In una democrazia l’opinione pubblica è condizione di funzionamento del governo, non un ostacolo da contenere. Lo mostra già Hume nel saggio Of the First Principles of Government (1741): la forza materiale è sempre dalla parte dei governati, e ciò che permette ai pochi di essere obbediti dai molti è l’opinione. Per questo soltanto sull’opinione si fonda il governo, anche il più dispotico. Per Luca Cobbe (Il governo dell’opinione: l’epistemologia politica di David Hume, Università di Ferrara) ne segue che l’attività principale di chi governa non è eseguire ma «pensare per la società e attraverso di essa». L’opinione non è una conoscenza inferiore o transitoria: è la materia di cui è fatta l’autorità politica. Nessun governo può prescindere dall’opinione, sebbene quest’ultima non abbia sempre ragione. «Sbagliare» vale per i giudizi di fatto, mentre un’opinione sull’invio di armi o sulla spesa militare è un giudizio su priorità, costi e rischi. Per Derrida è una valutazione impegnativa, non un sapere, e non coincide con i sondaggi. Per Dewey il pubblico è l’insieme di chi subisce le conseguenze indirette di decisioni che non ha preso: nel nostro caso la spesa militare, i costi dell’energia e il rischio di escalation. Habermas fornisce il criterio. L’opinione pubblica nasce dalla discussione critica di cittadini privati sulle decisioni del potere. Una decisione è legittima se può essere giustificata in una discussione pubblica aperta, e l’opinione che si forma nello spazio pubblico alimenta le istituzioni, che devono rispondere con ragioni. La critica a un governo che dichiara «sbagliata» l’opinione riguarda quindi la qualità della giustificazione, non il sondaggio: il criterio non è che il pubblico abbia sempre ragione, ma che le decisioni siano argomentate in pubblico. Sul piano empirico, un’indagine Eumetra per PiazzaPulita (ItaliaOggi, 28 settembre 2026) rileva che il 61,1% degli italiani chiede lo stop immediato all’invio di armi, con quote alte anche nell’opposizione (M5S 76,7%; Pd 47% contro 41% favorevoli a proseguire). Una rilevazione Euroskopia-Swg dava invece l’Italia quasi alla pari, 45% favorevoli e 46% contrari. Un orientamento trasversale a più elettorati è difficile da spiegare con la sola disinformazione straniera, documentata altrove: contano anche costi, stanchezza e timore di escalation. Ridurre il dissenso a manipolazione lo tratta come effetto indotto. L’ARTICOLO 11: CONSENTE, NON IMPONE L’articolo 11 ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali; consente limitazioni di sovranità per un ordinamento di pace e promuove le organizzazioni internazionali con questo scopo. Sull’invio di armi la dottrina è divisa. * Lettura permissiva. Flick (già presidente della Corte costituzionale) lo ritiene compatibile; Pagella Politica osserva che l’aiuto a uno Stato aggredito che esercita la legittima difesa non è vietato (art. 51 Carta ONU, richiamato anche dalla relazione al ddl governativo). * Lettura critica. De Fiores definisce il ripudio un principio supremo; Volpi sostiene che l’invio di armi rende l’Italia parte belligerante; Villone, più sfumato, ricorda che la Costituzione non è pacifista a prescindere. Ne seguono tre rilievi. Anche nella lettura permissiva l’articolo consente, non impone: l’aiuto è una scelta politica, soggetta a deliberazione e consenso. La seconda parte dell’articolo, sulla promozione della pace, fonda inoltre un’aspettativa di azione diplomatica oltre che militare. Crosetto lo invoca come limite (31 maggio 2024: armi usabili solo per la difesa dell’Ucraina, non in territorio altrui), ma per Pagella Politica l’articolo non vincola l’uso da parte di chi le riceve: il vincolo è politico. Il Parlamento ha autorizzato le proroghe; il 15 gennaio 2026 la risoluzione di maggioranza è passata con 186 voti favorevoli, 49 contrari e 81 astenuti. LA DIPLOMAZIA: AZIONI DICHIARATE, NESSUNA INIZIATIVA AUTONOMA VERIFICATA Nelle fonti consultate non risulta un’iniziativa italiana autonoma di mediazione né un canale negoziale con Mosca, anche se non si può escludere che esista e non sia pubblica. Risultano azioni dichiarative e in coordinamento con altri: * Tajani al Consiglio di sicurezza ONU (23 settembre 2026): appello al cessate il fuoco immediato e alla Russia perché negozi seriamente. * La risoluzione di maggioranza (bozza del 10 giugno 2026): «ogni utile iniziativa» per una pace giusta, in coordinamento con Stati Uniti, NATO e G7 e con un ruolo dell’UE. * La proposta di Crosetto di una tregua con monitoraggio e garanzia ONU (Salone del Libro di Torino; data da verificare) e la Ukraine Recovery Conference di Roma (luglio 2025), che riguarda la ricostruzione e non la mediazione. Il 15 gennaio 2026 lo stesso Crosetto ha detto che il negoziato non decolla perché la Russia temporeggia. Il rilievo va quindi formulato con precisione: le dichiarazioni sulla pace non dicono quale proposta italiana, con quali interlocutori, con quali tempi e con quali esiti sia in corso. “DIFENSIVO”: UNA QUALIFICA POLITICA CHE NON SI PUÒ VERIFICARE L’aiuto è difensivo per finalità, cioè respingere un’aggressione; per tipo di arma la distinzione è meno netta. La legittima difesa (art. 51 Carta ONU) comprende anche azioni offensive sul piano tattico, come i contrattacchi. Il 26 gennaio 2023 Crosetto ha detto che il sesto decreto era l’unico con soli armamenti difensivi, cioè sistemi antiaerei (SAMP/T, Aspide e Stinger secondo la stampa): i cinque precedenti non lo erano esclusivamente. L’elenco dei materiali inviati è secretato; i pacchetti sono dodici, per un valore stimato tra 2,5 e 3 miliardi di euro (Affaritaliani, che cita Bloomberg). Il governo afferma che le armi italiane non possono essere usate in territorio russo. Secondo Quotidiano.net il vincolo riguarda l’uso fuori dai confini ucraini internazionalmente riconosciuti, quindi non esclude di colpire le forze russe in Crimea o nei territori occupati; Crosetto stesso ha detto che l’uso difensivo comprende anche colpire i russi in Ucraina. Non risulta come il rispetto del vincolo sia verificato. Decode39, citando La Stampa e una fonte della Difesa, riporta che le armi italiane possono servire a scopi sia difensivi sia offensivi. Finché l’elenco è secretato, né i cittadini né il Parlamento nel suo complesso (l’elenco passa per le sedi riservate, come il Copasir) possono giudicare la qualifica di «difensivo». Si chiede il consenso su una scelta di cui non si possono verificare i termini. OBIEZIONI PREVEDIBILI * «Il mandato parlamentare non è imperativo» (art. 67 Cost.) – Vero, ma riguarda il rapporto tra eletto ed elettori: non autorizza a dichiarare errata l’opinione né dispensa dal giustificare le scelte. * «Su fatti verificabili l’opinione può sbagliare» – Vero; l’onere della prova spetta però a chi governa, in pubblico. Per Habermas l’errore si corregge con l’argomentazione, non con la delegittimazione. * «La disinformazione ostile esiste» – È documentata, ma resta da dimostrare quanto spieghi un orientamento trasversale a più elettorati. * «L’azione diplomatica passa per UE, G7 e ONU» – Posizione sostenibile, che non toglie la domanda su quali proposte italiane siano state avanzate e con quali esiti. * «I sistemi antiaerei sono difensivi per natura e la riservatezza protegge l’operatività» – Plausibile per quei sistemi, non per l’intero elenco dei dodici pacchetti, né spiega come sia controllato il vincolo d’uso. CONCLUSIONE «Non si può cedere all’opinione pubblica.» Cedere a chi? Alla maggioranza degli italiani, che per ammissione dello stesso ministro è contraria agli aiuti. Un governo che procede contro la maggioranza dei cittadini ha almeno il dovere di dirlo e di spiegarlo. Non basta credere di avere ragione: bisogna poterlo dimostrare. Una convinzione non è una prova, e chi decide sulla guerra deve poter essere contraddetto. Hume lo sapeva già nel 1741: chi governa non ha dalla sua altro che l’opinione. Dewey: chi sopporta le conseguenze ha titolo a giudicarle. Habermas: nessuna decisione è legittima se non regge davanti a chi ne è toccato. Derrida: la democrazia non è mai data, si inventa ogni giorno. Quattro voci, una sola lezione: l’opinione non è l’avversario della politica, ne è la condizione. Si vuole la pace «domani mattina»? Allora si dica che cosa fa l’Italia questa mattina: quale proposta, con quali interlocutori, con quali esiti. Si chiamano «difensive» le armi? Allora si mostri che cosa si invia e chi controlla come viene usato. Si dichiara sbagliata la maggioranza dei cittadini? Allora lo si dimostri, davanti a quei cittadini. Spiegare è difficile. Ma è la fatica della democrazia, non il suo ostacolo: una democrazia che si difende all’estero non può smettere di praticarsi in casa. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
October 27, 2026
Pressenza
Campus Luigi Einaudi occupato: adesso tocca a tutta Italia
In seguito alla assemblea con più di 300 persone tenutasi all’interno del Campus Luigi Einaudi questa sera, come Assemblea universitaria di Torino si dichiara ufficialmente occupata l’intera area del Campus Luigi Einaudi. ¨Oggi lanciamo un appello nazionale a tutto il tessuto sociale del paese: siamo il Vento dei Venti,èora di farci sentire¨ dice Roberta (nome di fantasia) ¨Lottiamo insieme contro carovita, aumento del costo del carburante e contro un piano di riarmo folle e inutile¨ Marco (nome di fantasia) lo dice con entusiasmo durante l’assemblea ¨Come studenti e studentesse abbiamo ascoltato l’appello che ci arriva dalla Francia, dall’Albania, dalla Spagna e da moltissime altre nazioni di Europa dove sta crescendo il movimento sociale. Oggi con un’occupazione di scala storica per la Città di Torino, visto anche che il CLE con i suoi 45.000 metriquadrati nonèmai stato occupato dalla sua costruzione nel 2012, rilanciamo questo appello a tutta Italia a scendere in Piazza e riprendersi le sedi del confronto¨ ¨La risposta del governo Meloni alle imponenti piazze del 17 ottobre e alle manifestazioni degli autotrasportari e degli agricoltori del Sud Italia nonèstata altro se non darci le briciole e aumentare la repressione mandando l’esercito in piazza¨dice Giulia (nome di fantasia) ¨La Meloni e il suo governo vogliono fermarci ma non hanno capito che siamo come il Vento, non saranno i loro decreti sicurezza, la loro repressione o i loro contentini a fermarci.¨ ¨Mentre la nostra università cade a pezzi (basta pensare ai continui disagi a Palazzo Nuovo o alle molteplici infiltrazioni in Palazzina Einaudi e in Main Hall) la rettrice Prandi firma con Confindustria un accordo che prevede anche di sviluppare le tecnologie cosidette Dual Use. Insomma, non solo siamo costretti a studiare in una università con un buco di bilancio da 62 Milioni di Euro con continui tagli alla ricerca ma anzi, i pochi soldi per la ricerca vengono investiti per costruire le armi delle guerre che saremo costretti a combattere¨dice Rosanna (nome di fantasia) Come assemblea degli occupanti   chiediamo: Al Governo chiediamo: * La sottrazione dell’Italia dall’accordo firmato con la NATO nel quale si impegna a raggiungere un investimento pari al 5% del PIL nel comparto della difesa entro il 2035 e la sottrazione dal piano ReArm Europe. * Reinvestimento dei suddetti fondi destinati al bellico in istruzione, ricerca e sanità. * Il ripristino del taglio delle accise sui carburanti di 24,4 centesimi complessivi. * Il congelamento degli affitti, il blocco degli sfratti, l’impossibilità di commutare i contratti di locazione da lungo a breve termine. * La modifica del sistema degli appalti, affinché ci sia una progressiva internalizzazione dell3 lavorator3, a partire dalle università. * Investire nel Fondo di Finanziamento Universitario. Al Ministero dell’Università e della Ricerca chiediamo: * Che il 96% dei 33mila studentati costruiti coi fondi PNRR, attualmente in mano ai privati, vengano posti sotto l’ente pubblico, uscendo dal circuito del mercato immobiliare. Chiediamo inoltre che vengano resi disponibili gli altri 27mila posti letto promessi dal PNRR e non ancora realizzati. * Di cambiare i criteri di premialità nella distribuzione dei finanziamenti all’università. Ad Edisu e alla Regione Piemonte chiediamo: * Che i criteri di vivibilità standard all’interno dei posti letto che Edisu prende in concessione dalle strutture private vengano rispettati. * Lo stanziamento di un fondo specifico per il premio di laurea, che non può venire ricavato da avanzi di altre erogazioni. * Che i rinunciatari al posto letto possano accedere alla borsa di studio da fuori sede caricando il contratto di locazione. All’Università degli Studi di Torino chiediamo: * Che ci sia trasparenza nella vigilanza dell’accordo tra Confindustria e Unito affinché vengano rispettate le clausole di ORA * La rescissione di tutte le collaborazioni e accordi con le aziende belliche (Thales Alenia Space e Leonardo). * Di prendere posizione contro i tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario, facendo pressione su MUR e CRUI (Conferenza Rettori Universitari Italiani). * Parte dei fondi ottenuti vengano vincolati alla riduzione del precariato universitario, per l3 ricercator3 e tecnic3-amministrativ3. * Investimenti negli spazi affinché parte dei corsi non diventino a numero chiuso. * Rimborso spese per l3 tirocinanti curriculari. * Di investire i fondi nell’affitto delle aule. Noi la guerra non la paghiamo. Redazione Torino
October 26, 2026
Pressenza
Dove si apre il futuro, dove si prepara il baratro
La vittoria di Lula e quella degli studenti serbi riaprono lo spazio della speranza. In Israele, invece, il sistema di dominio sui palestinesi rischia di sopravvivere a Netanyahu. Oggi è un giorno che ci fa sembrare la Terra, per una volta in anni di miseria, un posto migliore. In Brasile ha vinto Lula. In Serbia hanno vinto gli studenti. Due vittorie che dimostrano che il potere può essere sconfitto e la rassegnazione non è un destino. La vittoria di Lula ferma il ritorno della dinastia Bolsonaro alla presidenza, pur lasciando un Paese diviso e un Congresso nel quale la destra resta forte.  Quella degli studenti serbi ha una forza rivoluzionaria straordinaria come non si vedeva da decenni: una mobilitazione nata dalla richiesta di responsabilità per il crollo della pensilina di Novi Sad. Sedici morti, una domanda che non si è lasciata seppellire, quasi due anni di ostinazione collettiva. Hanno sfidato un potere autoritario e corrotto, nel cuore dell’Europa e hanno portato quella richiesta dalle università alle piazze, fino alle urne, sconfiggendo il sistema di potere di Vučić. Ora dovranno portarla al governo. Hanno conquistato la maggioranza per formare il governo. Vučić ha riconosciuto la sconfitta. Le nuove generazioni, gli accademici, il sapere che esce dalle aule e si assume la responsabilità di un Paese. È anche questo che vedo in questa vittoria: l’umanesimo che torna a essere una forza politica. Questa vittoria deve attraversare i confini. Incoraggiare chi resiste, scuotere chi si è rassegnato, rimettere in cammino chi si era fermato. Queste notizie ci riguardano. Riguardano chi denuncia, documenta, manifesta e la sera si domanda se serva ancora. Il potere conta sulla nostra stanchezza. Aspetta che smettiamo, che ciascuno torni solo davanti alla propria impotenza. Facciamole circolare. Da troppo tempo ci siamo abituati al peggio e all’orrore. Abbiamo bisogno di tornare a immaginare ciò che possiamo cambiare. prosecuzione della protesta degli studenti serbi nell’aprile del 2025 Israele e il volto angelico dei nuovi mostri Ma guardiamo Israele, dove il problema è ciò che rischia di sopravvivere a qualunque risultato elettorale: un sistema feroce di sopraffazione e dominio per il quale i palestinesi sono un’invenzione e i loro diritti non esistono.  I principali contendenti delle elezioni di domani in Israele sono Benjamin Netanyahu, premier e leader del Likud, in sella dal 1996; Gadi Eisenkot, ex capo di stato maggiore e già membro del gabinetto di guerra di Netanyahu; Naftali Bennett, ex premier proveniente dalla destra nazionalista e dal movimento dei coloni. Biografie diverse, che non autorizzano alcuna illusione su una svolta per i palestinesi. Perché nessuno dei favoriti si discosta di molto dalle posizioni del governo uscente, che, vale la pena ricordare una volta di più, è il frutto del voto della maggioranza di un Paese che Netanyau lo vota da ben trent’anni. In Israele, malgrado le favole raccontate e l’orrore taciuto dalla stampa mainstream, la sconfitta di Netanyahu, anche se arriverà, non restituirà ai palestinesi la loro terra. Il colonialismo, il razzismo, il suprematismo, l’apartheid e il fanatismo messianico non sono una sua esclusiva e non spariranno con lui e i suoi ministri criminali. Quel fanatismo è radicato nella società, viene alimentato nelle scuole e dagli organi di in-formazione, e capita che possa prende anche il volto apparentemente angelico di una giovane colona israelo-americana, Atara Serwatien, nata in Texas, cresciuta negli Stati Uniti e trasferitasi in Israele ormai da un anno. Una ventenne che già lo scorso maggio, durante la marcia della Giornata di Gerusalemme, aveva dichiarato al giornalista di ABC News James Longman quale alternativa riservare ai palestinesi: “Andatevene, oppure vi uccideremo”. Pochi giorni fa, intervistata nuovamente, questa volta dal Guardian, ha ribadito la stessa minaccia: devono andarsene, “o li uccideremo”. La mostruosità delle parole nel volto angelico di una biondina è il manifesto che sbugiarda l’ennesima menzogna israeliana e dimostra senza ombra di smentita chi sta educando all’odio. È la prova del fanatismo ebraico esibito davanti a una telecamera senza nemmeno avvertire il bisogno di dissimularsi. Senza vergogna. Senza imbarazzo. La nuova normalità che è diventata anche la nostra: si arrestano i ragazzini per le vetrine infrante ma non si arrestano quelli che minacciano l’olocausto e lo praticano. Quale democrazia può dirsi compiuta mentre cresce una simile generazione di mostri, negando al contempo a un altro popolo libertà e autodeterminazione e arrivando a sterminarlo sotto gli occhi inermi e complici dei governi di mezzo mondo? Una società militarizzata e razzista La società israeliana è profondamente militarizzata: la leva obbligatoria coinvolge la maggior parte dei giovani ebrei, uomini e donne; il rifiuto senza un’esenzione riconosciuta può comportare il carcere e, per molti, al servizio seguono decenni di disponibilità ai richiami nella riserva. Ma il nodo va oltre l’organizzazione militare: riguarda il consenso alle politiche razziste e disumane contro i palestinesi. Un sondaggio del marzo 2025 su 1.005 israeliani ebrei, riportato da Reuters, registrava l’82% di sostegno all’espulsione dei palestinesi da Gaza e il 56% a quella dei cittadini palestinesi di Israele. Quasi il 47% approvava l’uccisione di tutti gli abitanti di una città nemica conquistata, secondo l’esempio biblico di Gerico richiamato nella domanda. Sono dati che documentano una disumanizzazione largamente diffusa, non confinata a una minoranza marginale. Nella primavera del 2026, secondo Pew, giudicava eccessivi gli aiuti umanitari statunitensi ai civili di Gaza anche il 50% degli israeliani ebrei che non sostenevano la coalizione Netanyahu. Si può quindi essere contro Netanyahu senza per questo opporsi alla negazione dei bisogni e dei diritti dei palestinesi. L’impunità elevata a sistema È questo il cancro politico: l’impunità elevata a sistema, la sopraffazione accettata come condizione normale, la sedicente “sicurezza” di uno Stato invocata come scudo per cancellare un intero popolo. Un sistema che sta trascinando nel proprio baratro anche l’Europa e gli Stati Uniti, che da oltre tre anni non solo proteggono Israele, ma lo finanziano a oltranza. L’Unione europea non ha trovato nemmeno il coraggio e la dignità di imporre una sola sanzione contro Israele, violando così anche l’articolo 2 dell’Accordo di associazione, che pone il rispetto dei diritti umani come condizione essenziale: quei diritti che Israele viola ogni minuto da oltre 1.100 giorni, e già da prima. Un Occidente che, attraverso l’Unione europea, ha varato 22 pacchetti di sanzioni contro la Russia e zero contro Israele. Ogni eccezione concessa alla violazione dei diritti corrode la credibilità di quei diritti anche a casa nostra. E trasforma ognuno di noi in un potenziale bersaglio domani. La storia può cambiare direzione La portata rivoluzionaria della vittoria degli studenti è questa: aver trasformato una domanda di giustizia in una forza di governo. La vittoria di Lula restituisce respiro al Brasile, respingendo l’ombra dell’autoritarismo. Due vittorie che ci riconsegnano una possibilità: quella di non lasciare in mani indegne anche il monopolio del futuro. Per i palestinesi, la misura del cambiamento ha una sola via, molto concreta: la fine dell’occupazione e della colonizzazione, la libertà, la possibilità di vivere sulla propria terra senza essere espulsi, assediati o uccisi. IL DIRITTO di esistere e autodeterminarsi. A loro non basta che cambi il nome di chi governa Israele. Deve finire la feroce occupazione di chi si attribuisce il diritto di governare le loro vite e stabilirne persino la morte. M. Alessandra Filippi
October 26, 2026
Pressenza
Un ministero per la Pace: nonviolenza sia legge di Stato
«Dobbiamo a smetterla di andare solo a sventolare le bandiere in piazza anche se il diritto di manifestare è sacro. Dobbiamo passare dal movimentismo pacifista a rivendicare un pacifismo strutturale, dobbiamo rivendicare che un pezzo della nostra Costituzione non è applicata, la pace è un prerequisito». È questo uno dei passaggi chiave dell’intervento di Laila Simoncelli – coordinatrice della Rete per la campagna nazionale per il ministero della pace, responsabile del Servizio diritti umani e giustizia della Comunità papa Giovanni XXIII e autrice del libro “Ministero della Pace. Dalla visione alla governance: le cinque rotte” – in occasione dell’incontro pubblico dal titolo “Ministero della Pace – Una scelta di governo: dalla visione alla proposta concreta”, svoltosi il 16 ottobre scorso a Gozzano nel salone del Seminario vescovile su iniziativa del gruppo di Borgomanero del Mir (Movimento internazionale della riconciliazione). Laila Simoncelli, in dialogo con Fabrizio Frattini, condirettore dei settimanali della Stampa diocesana novarese, ha sottolineato la disparità che esiste tra quanto le istituzioni fanno per la difesa e quanto si impegnino a favore della pace: «a fronte di un ministero della difesa dotato di risorse finanziarie con piani quinquennali e di competenze, quello che si fa per la pace è quasi esclusivamente delegato al Terzo settore e alla Chiesa. Non esistono né una pianificazione né delle politiche di pace e la scienza del peace building, che a livello internazionale è conosciutissima, nel nostro paese è praticamente sconosciuta. Per questo abbiamo cercato di mettere nero su bianco ciò che si potrebbe fare dal lunedì al venerdì se ci fosse un ministero della pace». La coordinatrice della campagna nazionale per il ministero della pace ha anche ricordato che l’articolo 11 della Costituzione afferma che l’Italia ripudia la guerra: «il termine ripudiare va inteso in senso attivo: la Repubblica ha il compito di porre delle politiche attive per la pace». Nell’illustrare poi i cinque dipartimenti per tradurre la pace in azione – educazione e istruzione alla pace, politiche territoriali di pace, disarmo e riconversione, difesa civile nonarmata e nonviolenta, diritti umani ed economia di pace –, Laila Simoncelli ha sottolineato che «nelle scuole non si insegnano ai giovani tecniche di pace e di comunicazione nonviolenta e la storia viene raccontata attraverso le guerre e non attraverso le persone nonviolente. L’obiezione di coscienza alla guerra e alle armi è un diritto ma, mentre i militari entrano nelle scuole, i costruttori di pace devono elemosinare per poter fare educazione alla pace. I giovani obiettori che vogliono farsi cancellare dalle liste di leva devono avere la possibilità di farsi registrare». Infine ha ricordato che a livello territoriale si possono istituire assessorati alla pace e consulte cittadine per la pace e piani comunali per la gestione dei conflitti. Don Angelo Nigro – parroco di Ghiffa da sempre a fianco dei giovani, noto anche per essere uno dei promotori della bandiera della pace umana più lunga del mondo che si farà a Omegna il 24 ottobre – ha sottolineato che al centro dell’enciclica Magnifica Humanitas di papa Leone XIV c’è la persona umana: «Quale umanità vogliamo: basata sul profitto, sulla ricchezza, sulla sperequazione tra i popoli, sull’intelligenza artificiale che produce armi sempre più sofisticate non curandosi minimamente di quello che può succedere alla gente? Quello che questo ministero vuole fare è lodevole, vuole darci una struttura, aiutarci a capire che deve entrare nelle scuole, nei Comuni ma anche nelle famiglie, nella nostra vita quotidiana. Le responsabilità dei ragazzi sono evidenti ma bisogna aiutarli: hanno bisogno di altri modelli rispetto alla violenza oggi imperante». Claudio Andrea Klun Redazione Italia
October 26, 2026
Pressenza
Prossimo futuro n. 298 26 ottobre – 1 Novembre 2026
Bollettino di informazione della redazione di Pressenza sugli eventi della prossima settimana. Inviare le notizie a redazioneitalia@pressenza.com entro la domenica prima dell’evento. APPUNTAMENTI FISSI Mappa dei presidi, incontri e cortei periodici per la pace : https://shorturl.at/pWPkJ Per segnalare il proprio presidio o gruppo:https://forms.gle/vXBn83i8vgY1rgYf8 I luoghi della cultura, dentro e fuori gli spazi di produzione culturale: partecipazione, contraddizioni, comunità di riferimento 26 ottobre ore 17:00 vico Giuseppe Maffei 4, Napoli Il prossimo 26 ottobre l’Asilo, a Napoli, ospiterà #Nutrimenti, il progetto del Tavolo delle Idee di CReSCo che invita comunità, artisti e cittadini a interrogarsi sui bisogni del presente e sul ruolo del teatro nella costruzione di nuove pratiche artistiche e di relazione.  Interverrà Gianmarco Pisa – formatore, ricercatore e operatore di pace, impegnato nella trasformazione nonviolenta dei conflitti.  Guideranno l’incontro: Ester Tatangelo – regista e pedagogista Ippolito Chiarello – attore e agitatore culturale Giulio Carbone – regista e attivista, per CReSCo  E gli attivisti: Andrea de Goyzueta – attore e produttore Alfonso Spisto – R&D and Innovation Manager Mariapia Valentini – Direttrice di produzione teatrale, per l’Asilo Alla conferenza seguiranno una camminata silenziosa e una riflessione condivisa.  Ingresso gratuito Prenotazione obbligatoria all’indirizzo: teatronudo.teatro@gmail.com (oggetto: prenotazione)  Necropolitica migratoria 27 ottobre ore 17:00 Via San Francesco di Sales 5, Roma Casa della Memoria e della Storia Incontro pubblico con attivisti: Necropolitica migratoria Testimonianze dai campi di reclusione in Libia e Albania Con Papia Aktar, Gennaro Santoro, Salvatore Fachile ed Erasmo Palazzotto. Gli incontri sono promossi da Un Ponte Per e ARCI con la Casa della Memoria e della Storia, nel percorso Memorie Decoloniali. Per maggiori informazioni: https://www.cronachediordinariorazzismo.org/appuntamento/necropolitica-migrator Narrazioni di pace. Unica alternativa possibile 27 ottobre ore 21:00  In un tempo segnato da guerre, disuguaglianze, crisi ambientali e nuove forme di militarizzazione, Narrazioni di pace raccoglie voci, idee e testimonianze che indicano una strada diversa: quella della nonviolenza, del dialogo e della responsabilità civile. Attraverso interviste, riflessioni, racconti e contributi critici, Laura Tussi e Fabrizio Cracolici intrecciano le voci di autorevoli protagonisti del nostro tempo, tra cui il cardinale Matteo Maria Zuppi, Alex Zanotelli, Vittorio Agnoletto, Moni Ovadia, Giorgio Cremaschi, Paolo Ferrero e Salvatore Izzo. Un libro che invita a riscoprire il valore della memoria, dell’educazione e dell’impegno quotidiano per costruire una cultura di pace. Perché la pace non è un’utopia, ma una scelta concreta che riguarda ciascuno di noi. “La pace non è un sogno sentimentale ma una scelta difficile e necessaria: l’unica alternativa alla distruzione”. Cardinale Matteo Maria Zuppi La trama viva del futuro: pedagogia del dialogo e resistenza nonviolenta nel nuovo libro di Laura Tussi e Fabrizio Cracolici “Narrazioni di pace” edito da Tau (recensione di Vittorio Agnoletto) …………………… Laura Tussi e Fabrizio Cracolici autori di “Narrazioni di pace. Voci, idee e pratiche per un mondo senza guerra.” con Tiziana Volta e Giorgio Mancuso e Giorgio Cremaschi e Paolo Ferrero Per maggiori informazioni: https://www.facebook.com/argonautiperlapace Nira Cabero nirahumanista@gmail.com Il prezzo che paghiamo L’Istituto Gramsci Siciliano promuove la presentazione e la proiezione del documentario Il prezzo che paghiamo (Italia, 2025 | 37′), prodotto da Greenpeace Italia e ReCommon, diretto da Sara Manisera e con la produzione esecutiva di Fada Collective.  L’iniziativa si terrà a Palermo, martedì 27 ottobre, alle ore 17.30, presso la sede dell’Istituto Gramsci Siciliano, ai Cantieri Culturali alla Zisa. “Il prezzo che paghiamo” intreccia le storie di persone comuni, i cui destini sono condizionati dalla crisi climatica e dall’industria fossile. In Emilia-Romagna, Maria Gordini, un’agricoltrice, ha perso la casa e l’azienda a causa delle gravi alluvioni che hanno pesantemente colpito la regione nel 2023 e 2024. In Basilicata, Camilla Nigro, Isabella Abate e Giorgio Santoriello vivono le pesanti conseguenze delle attività estrattive di ENI, Shell e Total Energies. Nei territori in cui vivono, segnati da decenni di trivellazioni, si trova il più grande giacimento di petrolio su terra dell’Europa occidentale.   Terra e Resistenza. Azionariato popolare per l’acquisto collettivo della terra Mercoledì 28 ottobre a Palermo, alle ore 18, presso il circolo Arci Al Quds (Via Salvatore Morso 5) si terrà un incontro sul tema: la situazione contadina in Palestina e il progetto Terra Sumud. Interverranno: Fateh Hamdan, presidente Al Quds, Martina lo Cascio di Terra Sumud e Marco Farina, di Arci Terra Franca. Pluriverso: una cosmovisione per la Decrescita terzo ciclo di incontri on line Promossi da Associazione Eco-Filosofica, Decrescita Felice Social Network, Pressenza International Agency, Associazione Tutto è Uno: la via di Terzani Ottobre-Novembre 2026 ore 21,00   GIOVEDÌ 29 OTTOBRE GAST Campilonghi: fare comunita’ per sostenere l’accesso alla terra e l’agroecologia con Marco Parpinel, contadino agroecologico, Paolo Chinellato presidente Gast, Fabio Brescacin presidente NaturaSì Gli incontri saranno trasmessi in diretta streaming sul canale youtube di Pressenza Italia a questo link: https://www.youtube.com/@PressenzaItalia/streams Sullo stesso canale saranno visibili anche in data successiva all’evento. NEL CUORE DELLA PACE GIOVEDÌ 29 OTTOBRE ORE 17.30 SALA SOCI COOP.FI FIRENZE VIA CIMABUE (SOPRA IL PUNTO VENDITA) Sara Ambra e Chiara Lombardo presentano il libro Nel cuore della Pace di Stefano Zecchi insieme all’autore Seguirà aperitivo per i partecipanti offerto dalla sezione soci   Fermiamo le guerre, costruiamo giustizia 29 ottobre ore 21:00 Via Rosmini 72, Monza ArciScuotivento Dopo il percorso di convergenza avviato in vista dell’Italian Raid Commando 2026, non ci fermiamo! Vogliamo mantenere viva la mobilitazione costante, diffusa, sovraterritoriale contro tutte le guerre. L’energia, le relazioni, le competenze, gli spazi di condivisione costruiti non verranno dispersi ma hanno bisogno di essere nutriti e migliorati. Cosa discuteremo * Gli obiettivi * Aumentare impatto e garantire sostenibilità a una mobilitazione sovracomunale costante e diffusa contro le guerre e la militarizzazione. * Condividere, costruire, convergere * Proposta operativa per livelli diversi di azione e partecipazione. * Criticità: le differenze in una rete ampia e diversificata. * Organizzazione * Continuità e turnazione nel Gruppo di Facilitazione e nascita di un nuovo Gruppo di Servizio dedicato alla ricerca e all’approfondimento documentale. * Comunicazione interna e spazi di condivisione * Chat, gruppi di azione, assemblea. L’assemblea è aperta a tutte: associazioni, organizzazioni e singole persone che vogliono fare la propria parte. Partecipiamo, confrontiamoci, organizziamoci. Per maggiori informazioni: diciamonoallaguerra@gmail.com Il Diritto di Uscire. Il Diritto di Tornare. 30 ottobre ore 09:15 Aula Magna, Dipartimento di Giurisprudenza, Università Roma Tre, Roma  Orientamenti a confronto a partire dal contenzioso sui visti umanitari relativo alla popolazione palestinese di Gaza Per maggiori informazioni: ASGI info@asgi.it La mafia finanziaria.  Accumulazione illegale  e complesso militare-digitale (Di Girolamo Editore) Giovedì 29 ottobre a Palermo, ore 17,30, presso EPYC in Via Pignatelli Aragona 42  Dopo un saluto di Angelo Nuzzo, discutono con l’Autore: Antonello Cracolici,  Presidente della Commissione regionale antimafia, Emilio Miceli, Presidente del Centro studi “Pio La Torre”, e Piergiorgio Morosini,  Presidente del Tribunale di Palermo   Per una pace disarmata e disarmante. Costruire una pace senz’armi Un convegno di due giorni a Palermo, il 29 e il 30 ottobre, organizzato da Quarta Marcia Mondiale per la pace e la nonviolenza, Consulta per la pace, La Nonviolenza, MIR Palermo, Pax Christi, Scuola di nonviolenza Palermo, IPR-CCP.  Appuntamento giovedì 29 alle ore 16.00 a Villa Niscemi nella Sala delle Carrozze e venerdì 30 ottobre alla stessa ora nella Sala Rossa dell’Assemblea Regionale a Palazzo dei Normanni.  Interverranno il primo giorno: Antonio Mazzeo (No Muos), Francesco Lo Cascio (Consulta per la pace), Roberto Lagalla (sindaco di Palermo), Alfonso Navarra (in collegamento), Andrea Cozzo (Movimento nonviolento), Filippo Caravella (Emergency Palermo), Enzo Sanfillippo (Comunità dell’Arca), Pietro Puccio (sindaco di Capaci), Francesco Di Bella (apg 23), Luciano D’Angelo (Acli Palermo). Interverranno il secondo giorno: Ermete Ferraro (MIR Italia), Valentina Chinnici (presidente nazionale CIDI, deputata regionale PD), Giuseppe Notastefano (pres. naz. Azione Cattolica), Francesco Lo Cascio (Consulta per la pace), Steni Di Piazza (Focolarini), Francesco Todaro (Acli), Mario Ridulfo (CGIL), Ramon La Torre (PRC), fratel Claudio Perotti (missionario comboniano), Alessio Maso (Mean) e in collegamento: mons. Giovanni Ricchiuti (Pax Christi), Tiziana Volta (Mondo senza guerra e senza violenza), Alfio Nicotra (Un ponte per), Tonino Drago (UniPi) Carla Biavati (IPRI-CCP) Dal No al referendum al No alla “legge elettorale truffa”, per la difesa e l’attuazione della Costituzione. Venerdì 30 ottobre, a Palermo alle ore 17, presso l’Istituto Gramsci ai Cantieri Culturali alla Zisa, un Convegno promosso dall’IGS e dal LabDAC e coordinato da Claudio Leto. 30 ottobre, sciopero generale USB e Cobas L’USB proclama lo sciopero generale contro guerra e carovita: per aumenti reali di salari e pensioni,  stop alle spese militari e al riarmo, più risorse per sanità, scuola e trasporti pubblici; basta salari da fame e precarietà. Si ferma il lavoro pubblico e privato: se loro non ci ascoltano, noi fermiamo tutto. PALERMO – Piazza Politeama Venerdì 30 ottobre 2026, ore 9:00 I COBAS SCUOLA SCIOPERANO IL 30 OTTOBRE 2026 E MANIFESTANO NELLE PRINCIPALI CITTÀ CATANIA CORTEO ore 9.30 dal Porto, via Dusmet PALERMO CORTEO ore 9.00 da piazza Politeama Olivier Turquet
October 26, 2026
Pressenza
Cargo con carico militare bloccato all’alba nel porto di Augusta
Due barche a vela della GSF hanno fermato stamane alle 5 il cargo container di 130 metri battente bandiera portoghese che trasporta, secondo GSF e USB, carichi di materiale bellico e rifornimenti militari statunitensi per conto della Defense Logistics Agency (DLA), destinati alla vicina base USA di Sigonella.(dm) > Sunaid X bloccata ad Augusta. Global Sumud Flotilla  è accanto ai lavoratori > portuali e ai sindacati  per opporsi alla complicità in guerra e genocidio. > > La nave della DLA bloccata a Livorno (il 22 ottobre, ndR) con GAP e USB era > diretta a Sigonella: ora è bloccata nel porto di Augusta. “Da quasi cinque ore > resistiamo in mare nonostante l’ordine di spostamento della Guardia Costiera. > Non faremo passare armi e morte nei nostri porti”. > Stato del blocco: in mare da quasi cinque ore Global Sumud Flotilla
October 26, 2026
Pressenza