Genocidio a Gaza, pulizia etnica in Cisgiordania, annessione in Libano. E la chiamano ancora pace…Dopo il fallimento del Board of Peace, inventato lo scorso gennaio da Trump come
“nuovo strumento di cooperazione internazionale fuori dallo schema Onu”, la
situazione a Gaza rimane catastrofica, con ripetuti blocchi nell’accesso degli
aiuti, ed una progressiva occupazione di territorio da parte delle forze armate
israeliane, mentre tutti i giorni aumentano le vittime civili, prove
inattaccabili di una strategia genocida che l’intero governo Netanyahu prosegue
da anni con crescente determinazione. I rapporti delle Nazioni Unite segnano le
tappe di una progressiva eliminazione del popolo palestinese, mentre i Tribunali
internazionali sono rallentati dagli attacchi ai giudici e l’Unione europea non
riesce a trovare un’ intesa sul blocco degli accordi di associazione con
Israele, grazie anche al ruolo determinante del governo tedesco e della
presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Per questi governi sembra del tutto
irrilevante anche l’ultimo rapporto di Francesca Albanese, pubblicato il 23
marzo 2026 e presentato al Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite che
documenta la tortura sistematica dei palestinesi da parte di Israele, come
strumento determinante del genocidio in corso nel territorio palestinese
occupato.
Per i Gazawi appare sempre più concreta la prospettiva di una vera e
propria deportazione, magari verso il Somaliland, malgrado le smentite del
governo di questo paese, o verso qualche altro paese africano, pronto a piegarsi
agli ordini (ed ai soldi) provenienti da Israele. Il modello Gaza adesso si
vuole estendere in tutto il mondo, come si sta verificando nell’ex Sahara
spagnolo (ora Sahara occidentale), abitato in prevalenza dalla popolazione
saharawi, dove nuovi insediamenti turistici dovrebbero prendere il posto delle
persone costrette ad abbandonare con la forza i loro territori.
Sembrano ormai carta straccia gli atti delle Nazioni Unite che hanno segnato il
diritto internazionale come la Risoluzione ONU 242 del 1967 e la Risoluzione
2334 del 2016, che definivano illegali gli insediamenti israeliani nei territori
palestinesi occupati dal 1967, compresa Gerusalemme est, e in tutta la
Cisgiordania prosegue senza sosta una vera e propria pulizia etnica, nella quale
i coloni armati sono affiancati e coperti dall’esercito, con il risultato, oltre
a decine di vittime innocenti, di produrre un quotidiano sfollamento di masse di
popolazione, con il saccheggio ed il furto di tutti i beni appartenenti ai
palestinesi.
Nel febbraio 2026, l’Ufficio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite ha
pubblicato il rapporto “Situazione dei diritti umani nei Territori Palestinese
Occupati, compresa Gerusalemme Est, e l’obbligo di garantire responsabilità e
giustizia”, in cui vengono sollevate preoccupazioni riguardo alla pulizia
etnica e all’aumento della violenza da parte delle autorità israeliane a Gaza e
in Cisgiordania. In un recente rapporto di Amnesty International intitolato
“Cancellare ogni traccia palestinese: la pulizia etnica israeliana delle
comunità di beduini e pastori della Cisgiordania”, si denuncia che il tacito
esplicito sostegno della comunità internazionale di fronte ai crimini
israeliani, compresi il genocidio e l’apartheid, sta incoraggiando le autorità
israeliane a intensificare una brutale campagna di sfollamento forzato di
persone palestinesi e di espansione del controllo della terra in
Cisgiordania. Israele ha fatto ormai dell’annessione formale un esplicito
obiettivo politico.
Secondo Amnesty, questa situazione non è opera di poche mele marce o frutto
della violenza di coloni, ma una componente essenziale di una campagna sostenuta
dallo Stato che pone la pulizia etnica come elemento centrale per il
mantenimento del sistema israeliano di apartheid. Secondo l’ufficio delle
Nazioni unite per il coordinamento degli affari umanitari da gennaio 2023
all’aprile 2026 almeno 117 comunità per lo più di beduini e pastori palestinesi
hanno subito uno sfollamento totale o parziale. Sempre secondo dati delle
Nazioni Unite, alla fine di aprile 2026 erano state forzatamente sfollate almeno
5. 910 persone palestinesi. I leader internazionali non possono definire ancora
la annessione e le violenze dei coloni come atti isolati di individui o di
singoli ministri estremisti. La mancanza di una reazione internazionale sta
alimentando direttamente crimini contro l’umanità con conseguenze globali in
termini di ulteriore erosione dell’ordine internazionale basato sulle regole.
Lo scorso 18 maggio le Nazioni Unite hanno chiesto a Israele di adottare misure
per prevenire atti di “genocidio” a Gaza e hanno denunciato le segnalazioni di
“pulizia etnica” nei territori palestinesi e nella Cisgiordania occupata. L’Alto
Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, Volker Turk, ha chiesto in
un nuovo rapporto su Israele di garantire “con effetto immediato che le sue
forze armate non si impegnino in atti di genocidio (e adottino) tutte le misure
per prevenire e punire l’incitamento a commettere genocidio”.
Nel nuovo rapporto di OXFAM, si denuncia come in Libano la strategia militare
israeliana ricalchi quella già applicata a Gaza, con un cessate il fuoco solo di
facciata e conseguenze devastanti sulla popolazione civile, sull’economia e
sull’ambiente. L’ultima offensiva israeliana in Libano ha infatti causato lo
sfollamento del 20% della popolazione, con l’occupazione di circa il
15% dell’intero territorio libanese. Nel rapporto si documenta come, ben al di
là del presunto diritto alla autodifesa, in tutto il Libano gli attacchi sempre
più estesi dell’esercito israeliano abbiano causato oltre 1,3 milioni di
sfollati. Le vittime sono 2.869 e i feriti oltre 8.700, quasi 50 vittime al
giorno, nei 46 giorni che hanno preceduto l’ultima dichiarazione di “cessate il
fuoco”. Tra le vittime, oltre 100 medici e operatori umanitari. E ancora oggi i
bombardamenti proseguono incessanti anche sulle zone come Tiro, abitate da
comunità cristiane. Il ministro dell’Ambiente libanese ha accusato Israele di
aver condotto attacchi che hanno provocato danni ingenti, aggravati dalle
ripetute segnalazioni di uso illegale di fosforo bianco, i cui livelli risultano
400 volte superiori a quelli prebellici. Un impiego che, in aree tanto
densamente popolate, costituisce un crimine di guerra.
L’Unione europea non può riconoscere alcuna legittimità ai progetti di
espansione di Israele che corrispondono allo svuotamento definitivo del ruolo
delle Nazioni Unite, deve ribadire il rispetto del diritto internazionale,
sancito nei Trattati, dei principi umanitari affermati nella Carta dei diritti
fondamentali UE, e sostenere organismi come la Corte Penale internazionale, che
ha spiccato un mandato di cattura nei confronti del premier israeliano
Netanyahu, e che, anche attraverso la costituzione del Board of peace, si
vorrebbe di fatto cancellare.
Dobbiamo essere consapevoli di una nuova fase storica. Siamo ormai alla fine del
vecchio equilibrio internazionale, sia pure imperfetto, basato sul
multilateralismo e sulle Nazioni Unite, e a questo arretramento storico che ci
riporta agli anni più bui del secolo scorso, corrisponderà, in tutti i paesi
caratterizzati da governi di destra condizionati da gruppi estremi di
neofascisti, xenofobi e razzisti, il superamento del bilanciamento dei poteri
dello Stato sancito dalle Costituzioni democratiche del secolo scorso, con la
fine dello Stato di diritto e dunque della democrazia. Un processo di lenta
erosione dei diritti di libertà già in corso da anni, che lo stato di guerra
permanente su scala globale innescato dal conflitto in Palestina potrà
accelerare con sviluppi imprevedibili. Come ha affermato Francesca Albanese, “Il
disprezzo per il diritto internazionale non si fermerà alla Palestina”.“È già
evidente dal Libano all’Iran, negli Stati del Golfo e in Venezuela. Se non verrà
arginato, si diffonderà ben oltre”.
Come cittadini non possiamo assistere inerti al deflagrare dei conflitti nel
mondo ed al moltiplicarsi di vittime innocenti, potendo sostenere soltanto
azioni a carattere umanitario, laddove anche queste non vengano impedite con la
forza, come si sta facendo non solo nella Striscia di Gaza, ma anche in acque
internazionali e nei paesi di transito del Nord Africa. I componenti della
flottiglia di terra attualmente detenuti illegalmente in Libia vanno
immediatamente liberati, e il governo italiano deve condizionare i prossimi
aiuti economici ai libici al loro rilascio. Altrimenti rimane complice dei
sequestratori libici, come il caso Almasri, sul quale l’Italia dovrà rispondere
alla Corte penale internazionale, ha già dimostrato.
La caduta delle economie occidentali, conseguenza del nuovo conflitto mondiale,
che ormai va dal Libano ai paesi del Golfo, passando per l’annessione israeliana
di Gaza e della Cisgiordania, corrisponderà ad un impoverimento della
popolazione, con un aumento ovunque dei divari sociali, della conflittualità
interna, con l’abbattimento delle garanzie del welfare (lavoro, sanità,
abitazione, istruzione). In un momento in cui i sistemi di sorveglianza dati in
appalto ad Israele stanno schedando tutto e tutti, con una crescente forza di
intimidazione, dobbiamo continuare ad esporci ed a renderci artefici
direttamente di una controinformazione diffusa dal basso che riesca a
smascherare gli imbrogli su cui si basa la propaganda di governo. In modo da
battersi con maggiore impatto per l’interruzione dei rapporti commerciali
riconducibili ad Israele, e sviluppare sui territori tutte le possibili forme di
aggregazione solidale, in un momento in cui la crisi indotta dalle guerre
travolgerà le componenti più deboli della popolazione.
Fulvio Vassallo Paleologo