Da Cosenza, dai SUD, una nuova sfida comune
Facendo seguito al comunicato sull’Assemblea meridionale, tenutasi in quel di
Cosenza lo scorso 11/12 aprile, ripreso dalla redazione siciliana di
Pressenza.com, per completezza di informazione pubblichiamo adedso la nota
politica conclusiva dei lavori, postata sulla pagina social de La Base_
A Cosenza abbiamo dato vita a due giorni di discussione e confronto importanti,
dando seguito al percorso collettivo iniziato a Messina negli scorsi mesi e
facendo insieme un ulteriore passo in avanti. Eravamo in tante, da ogni parte
dei sud. Decine e decine di compagne impegnate sui territori hanno risposto alla
chiamata alla discussione, confermando quanto questo momento fosse necessario.
Lo abbiamo ribadito sin dall’inizio. È necessario uno spazio di confronto
collettivo e permanente tra le realtà politiche e sociali impegnate nei sud, che
i sud li vivono e che nei sud si autorganizzano. Uno spazio capace di rafforzare
e amplificare la nostra azione e di sviluppare, attraverso la discussione
collettiva, un nuovo pensiero sui sud, che aggiorni e attualizzi le lenti
attraverso cui leggere i processi politici, sociali ed economici che
attraversano i nostri territori.
Tutto ciò con una consapevolezza comune che è emersa con chiarezza nel corso
delle due giornate. La trasformazione radicale di cui abbiamo bisogno alle
nostre latitudini può nascere solo dalla capacità di mettere in campo nuove
mobilitazioni sociali e dal riconoscimento del conflitto e dell’organizzazione
come strumenti fondamentali per costruire la forza necessaria a uno scontro con
la controparte. Una controparte che ha prodotto le condizioni materiali che
vediamo ogni giorno fuori dalle nostre porte: di distruzione dei territori,
povertà, prevaricazione, emigrazione e sfruttamento. Una minaccia costante,
quotidiana, per le nostre vite.
Il cammino comune che abbiamo rafforzato in questi giorni rappresenta quindi
un’urgenza e una necessità, un’assunzione di responsabilità collettiva. La
scelta di mettere al centro i sud come pluralità è uno stimolo a riflettere
sull’evoluzione dei processi di periferizzazione e marginalizzazione, su come il
capitalismo estrattivista e la ridefinizione degli stati in senso competitivo,
abbiano ridisegnato anche in senso spaziale le differenze territoriali, che non
scompaiono, ma diventano più complesse: attraversano città e aree interne,
centri e periferie, Nord e Sud.
Territori caratterizzati spesso dalle stesse dinamiche socio-economiche, a lungo
considerati come spazi a disposizione, sacrificabili, da mettere a valore e da
cui estrarre risorse materiali e umane a vantaggio dei centri, attraverso la
logica della “accumulazione per espropriazione”.
Una logica di dominio sui territori che si intreccia con processi di
marginalizzazione e valorizzazione estrattiva dei corpi, che colpiscono in modo
specifico le donne e le soggettività non binarie nei contesti dei sud.
Per questo, l’analisi e l’azione devono partire necessariamente da presupposti
di intersezionalità, capaci di mettere in relazione le diverse matrici di
oppressione e di svelare come esse si co-producono all’interno dei dispositivi
di potere.
Su questo stesso terreno di sfruttamento, dobbiamo contrastare le immagini più
romantiche, quelle del turismo diffuso, dei borghi “autentici”, della cartolina
“dove il tempo si è fermato”, perché funzionano come dispositivi di
mercificazione, che riducono territori e vite a oggetti di consumo. Ciò che
viene celebrato come qualità, o addirittura volano di “sviluppo”, diventa
facilmente valore da estrarre, senza produrre trasformazioni materiali concrete
per chi quei luoghi li abita quotidianamente.
Ci siamo riconosciute come territori e soggettività che affrontano sfide comuni,
a partire dalla crisi socio-ecologica che minaccia la nostra stessa esistenza,
ma guardando anche oltre, alle tante periferie e aree marginali che dal resto
d’Italia si estendono fino agli altri paesi del Mediterraneo.
Le trasformazioni che interessano i nostri territori non possono essere comprese
pienamente se non all’interno di dinamiche globali. Oggi, qui e ora, il
meccanismo della guerra si configura come un paradigma di governo che assume
forme molteplici e arriva fino a noi con grande forza. È un dispositivo che
dobbiamo riconoscere e contrastare, dai piccoli paesi alle grandi città,
individuando obiettivi chiari attorno ai quali mobilitarci.
Riteniamo fondamentale che il Mediterraneo smetta di essere un mare di morte e
torni a essere uno spazio di solidarietà e di mobilitazione internazionale
contro la guerra globale.
E proprio sul terreno delle mobilitazioni, le piazze dell’autunno contro il
genocidio del popolo palestinese e il No al governo Meloni attraverso il
referendum hanno rappresentato l’emersione di un’insoddisfazione crescente nel
Paese, che arriva con forza dai Sud e dalle giovani. Una domanda politica chiara
che ci riguarda.
C’è una disponibilità al rifiuto della miseria di questo stato di cose che
cogliamo collettivamente nei tanti territori che hanno contribuito alla
discussione di questi giorni, uno stimolo importante per tutte a rafforzare le
connessioni, ad interrogarsi su nuovi strumenti all’altezza della fase politica
che viviamo.
Abbiamo vissuto due giorni di entusiasmo e fiducia. Abbiamo rafforzato relazioni
sincere e profonde. Ci siamo riconosciute come compagne.
Nelle discussioni, dentro e fuori i momenti assembleari, abbiamo condiviso la
soddisfazione per la ripresa di questo cammino comune, oltre le differenze e le
specificità di ciascuna, nel segno del riconoscimento reciproco. Negli anni
abbiamo visto diversi tentativi fallire, ma da Messina a Cosenza e nei prossimi
appuntamenti che verranno abbiamo posto le basi per una storia nuova, forte
della condivisione di un intento comune: rafforzare un luogo di discussione e
confronto per amplificare le nostre voci, per connettere e potenziare le
iniziative che conduciamo sui territori, per tenere viva una nuova riflessione
sui Sud alla luce delle mutate condizioni globali e del Paese.
Vogliamo vivere una vita bella e vogliamo avere la possibilità di viverla nei
nostri territori. Questo processo dipende dalla nostra capacità d’azione, senza
appelli a terzi e senza attese messianiche.
Noi, qui e ora. È stato solo l’inizio.
Da oggi siamo impegnate ad alimentare uno spazio di discussione comune da Sud
per i Sud. Sono tanti gli appuntamenti che, città per città e territorio per
territorio, ci vedranno protagoniste. Il prossimo 8 agosto torneremo a
mobilitarci collettivamente a Messina, non solo contro il ponte in quanto
infrastruttura, ma contro il ponte come modello di sviluppo che si vuole imporre
ai nostri territori.
Alla lotta. Per una nuova stagione di riscatto e conflitto sociale. I Sud si
organizzano insieme.
IL DIBATTITO ASSEMBLEARE PUÒ SEGUITO È STATO TRASMESSO IN DIRETTA SU RADIO
CIROMA.ORG
Redazione Sicilia