Source - Pressenza

Il 25 ottobre a Faenza la tradizionale ‘Pedalata del Dialogo’
IN CONCOMITANZA ALLA XXV GIORNATA ECUMENICA DEL DIALOGO CRISTIANO-ISLAMICO E ALLA XVI GIORNATA DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO, LE COMUNITÀ RELIGIOSE DELLA CITTÀ SI INCONTRANO TRA LORO E CON I FAENTINI. L’INIZIATIVA È ORGANIZZATA DAL TAVOLO DEL DIALOGO INTERRELIGIOSO E PROMOSSA DAL SETTORE ECUMENISMO DELLA DIOCESI DI FAENZA-MODIGLIANA, CHE SPIEGA: Domenica 25 ottobre, ospitando la tradizionale Pedalata del Dialogo, Faenza si farà scenario di un importante momento di condivisione, un percorso su due ruote per accorciare le distanze, conoscersi e riscoprire la bellezza dell’incontro. L’appuntamento assume quest’anno un significato ancora più profondo: oltre a celebrare la XXV Giornata Ecumenica del Dialogo Cristiano-Islamico e la XVI Giornata del Dialogo Interreligioso, l’iniziativa guarda alla data simbolo del 27 ottobre, in cui ricorre il 40° anniversario dello storico incontro interreligioso di Assisi del 1986, voluto da papa Giovanni Paolo II. Inoltre, l’evento si inserisce nelle celebrazioni per i 60 anni della dichiarazione conciliare Nostra aetate, recentemente commemorata dalla Santa Sede con la significativa Nota “Un cammino di speranza“. Organizzando la Pedalata, il Tavolo del Dialogo Interreligioso, promosso dal settore Ecumenismo della Diocesi con il patrocinio del Comune e dell’URF (Unione della Romagna Faentina), invita tutta la cittadinanza a muoversi insieme lungo le vie del rispetto reciproco, un modo concreto per tessere legami di pace in un tempo storico complesso. Le diverse fedi che abitano la nostra città usciranno dai propri luoghi per incontrarsi e stringere la mano all’intera comunità faentina. La manifestazione conferma il medesimo e collaudato percorso dello scorso anno, un cammino a tappe ricco di significati. Il ritrovo è fissato alle ore 15.30 alla chiesa di San Francesco, dove all’interno del chiostro sarà anche possibile visitare la Mostra sul Dialogo Interreligioso, una mostra sul dialogo strutturata in vari pannelli, precedentemente allestita nella chiesa di San Bartolomeo in occasione del Festival della Comunità educante. La prima sosta avverrà in via della Croce 16, davanti alla pietra d’inciampo dedicata ad Amalia Fleischer, per un momento di profonda memoria storica. La carovana proseguirà poi verso la Chiesa Ortodossa Rumena (piazza San Rocco 4) alle 16.15, per fare tappa successiva alle 17 alla Chiesa Apostolica Evangelica (via Piero della Francesca 49). Il cammino condiviso si concluderà alle 17.30 al Centro di Cultura Islamico in via Luigi Galvani 84/3, dove l’arrivo suggellerà la conclusione di questo fraterno itinerario cittadino tra le diverse confessioni. Unirsi a questo cammino significa testimoniare che il dialogo non è un concetto teorico, ma una strada da percorrere insieme. Gli organizzatori ricordano a tutti i partecipanti l’obbligo del rispetto del codice della strada: nei tratti pedonali e sui marciapiedi le biciclette andranno condotte a mano, mentre per tutti i bambini è obbligatorio l’uso del casco. INFORMAZIONI: https://diocesifaenza.it/pedalata-del-dialogo-2026-le-comunita-religiose-di-faenza-si-incontrano/ CONTATTI : ecumenismoedialogo@diocesifaenza.it   Redazione Italia
October 20, 2026
Pressenza
La conferenza su ‘I Movimenti Migratori nella prospettiva economica e sociale in Italia’
IN SVOLGIMENTO GIOVEDÌ 19 NOVEMBRE PROSSIMO A ROMA, È ORGANIZZATA DAL COMITATO SCIENTIFICO DELLA FONDAZIONE ORDINE COSTANTINIANO DI SAN GIORGIO ITALIA ETS, CHE SPIEGA: > I movimenti migratori – che riguardano i trasferimenti di residenza e le > dinamiche della mobilità – costituiscono una componente delle trasformazioni > demografiche e sociali dell’Italia contemporanea. La loro analisi richiede > attenzione alle relazioni tra popolazione, lavoro, vita familiare, servizi e > partecipazione alla comunità. > > L’incontro propone un’occasione di approfondimento su un fenomeno che > interessa la realtà nazionale nelle sue dimensioni demografiche, economiche e > sociali, nell’ambito dell’impegno della Fondazione per la promozione della > cultura, della ricerca di interesse sociale e della solidarietà. > > La conferenza sarà introdotta da S.E.R. Mons. Andrea Ripa, Vescovo titolare di > Cerveteri, Segretario del Supremo Tribunale della Segnatura Apostolica. > > Interverranno il Dott. Arturo Lavalle, Direttore dell’area Relazioni > Internazionali dell’Università degli Studi Guglielmo Marconi; il Prof. > Giovanni Tria, professore onorario presso l’Università di Tor Vergata; S.E. > Dott. Franco Massi; Suor Marisa Pitrella, Direttrice della Caritas presso > l’Arcidiocesi di Napoli; e il Prof. Angelo Federico Arcelli, docente di > economia presso l’università Cattolica del Sacro Cuore. > > Le conclusioni saranno affidate al Dott. Flavio Borghese, Presidente della > Fondazione San Giorgio Italia. I MOVIMENTI MIGRATORI NELLA PROSPETTIVA ECONOMICA E SOCIALE IN ITALIA GIOVEDÌ, 19 NOVEMBRE 2026 – ORE 17:30 Roma – Palazzo San Callisto, piazza Santa Maria in Trastevere Redazione Roma
October 20, 2026
Pressenza
L’espulsione di Callune finisce in Parlamento
Il 12 ottobre scorso la deputata di AVS Elisabetta Piccolotti ha presentato al Ministro dell’Interno un’interrogazione a risposta scritta per sapere se sia a conoscenza dei fatti e quali iniziative di competenza intenda assumere in relazione al provvedimento di allontanamento dall’Italia, per motivi di ordine pubblico, di una cittadina francese, cioè di uno Stato aderente all’Unione europea, affinché si pervenga al superamento della suddetta misura. Le 24enne Callune è un’attivista francese di Ultima Generazione che vive e lavora in Toscana e a causa delle azioni nonviolente a cui ha partecipato nel 2022, il 21 agosto scorso ha ricevuto un decreto di allontanamento dall’Italia per motivi di ordine pubblico firmato dal Prefetto di Roma, con il divieto di rientrare nel Paese per cinque anni Ultima Generazione ha fatto ricorso al TAR e lancia una raccolta fondi per lo scudo legale di chi protesta. LA STORIA DI CALLUNE Artigiana tessile e bracciante agricola, Callune ha visto arrivare la polizia una prima volta il 19 agosto, di prima mattina, per un “controllo” di cui nessuno le ha spiegato il motivo. Due giorni dopo gli agenti sono tornati, sempre molto presto la mattina, per notificarle il decreto. Il provvedimento le dava 30 giorni per lasciare il territorio italiano. Se tornasse in Italia prima che siano passati cinque anni, rischierebbe fino a un anno di reclusione e un nuovo allontanamento con accompagnamento immediato alla frontiera. Tra le azioni contestate c’è quella del febbraio 2022, quando Callune ha partecipato al lancio di vernice sulla facciata del Ministero della Transizione Ecologica per protestare contro l’inazione dell’allora Governo Draghi di fronte al disastro climatico. Una protesta nonviolenta, arrivata dopo che ogni tentativo di aprire un dialogo con le istituzioni era caduto nel vuoto. Quattro anni e mezzo dopo, il decreto descrive Callune come “una minaccia concreta, effettiva e sufficientemente grave per la sicurezza pubblica” e afferma che la sua permanenza in Italia sarebbe “incompatibile con la civile e sicura convivenza”. Callune ha dichiarato: “Ho 24 anni, sono un’artigiana tessile e lavoro nei campi in Toscana. In quel foglio c’è scritto che sono una minaccia reale per la sicurezza pubblica, che il mio comportamento è incompatibile con la convivenza civile. Tremavo mentre mi dicevano che avevo trenta giorni per lasciare l’Italia, quando qui ci sono i miei amici, le persone a cui voglio bene, tutta la mia vita. Non sono mai stata condannata per le azioni fatte con Ultima Generazione: questa è una misura puramente politica per intimidirmi. Per questo ho deciso di fare ricorso e di non accettare una sanzione che mi è stata imposta in modo arbitrario.” UNA MISURA POLITICA Il decreto si fonda sul Decreto Legislativo 30/2007, la norma che recepisce la direttiva europea sulla libera circolazione dei cittadini dell’Unione. Proprio quella direttiva stabilisce che una misura di ordine pubblico deve basarsi su una minaccia attuale legata alla condotta personale, e che nemmeno una condanna penale basta da sola a giustificarla. Nel caso di Callune le condanne non ci sono, e i fatti risalgono a oltre quattro anni fa. Per questo Ultima Generazione ha presentato ricorso al Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio. UNO SCUDO LEGALE PER CHI SI ESPONE Ultima Generazione continuerà a lottare per un mondo migliore, ma può farlo davvero solo se è in grado di difendere chi si espone più di tutti e tutte. Per sostenere le spese legali del ricorso di Callune e delle persone che verranno, Ultima Generazione lancia una raccolta fondi per il proprio scudo legale: [LINK DONAZIONE] Ultima Generazione
October 20, 2026
Pressenza
Isolare i violenti: Trump, Putin, Zelensky, Netanyahu… istituzioni economiche internazionali e governo italiano
È una frase ricorrente: se vogliono far valere le proprie ragioni, i buoni devono “isolare i violenti”. Come pacifista sono considerata buona, quindi non mi sottraggo all’invito. Isolare Trump. È un uomo violentissimo, nel linguaggio e nei comportamenti. Da quando è presidente ha aggredito paesi sovrani (Libano, Iran…); ha rapito il presidente del Venezuela; ha sostenuto il genocida Netanyhau militarmente, economicamente e politicamente. Attualmente non lo stiamo isolando affatto: anzi custodiamo in Italia una trentina di bombe atomiche che lui solo controlla e prestiamo le basi alle sue guerre. Isolare Putin, Zelensky, Netanyahu e i signori delle decine di guerre africane di cui non conosciamo nemmeno il nome: alimentano i conflitti in corso che danno profitti miliardari alle nostre industrie belliche. Guerre che la nostra costituzione ci vieterebbe come “mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. Attualmente stiamo isolando solo Putin, con sanzioni che danneggiano più noi che lui Isolare le istituzioni economiche internazionali: come hanno ribadito 25 anni fa durante il G8 banca mondiale e fondo monetario internazionale impongono al mondo le politiche liberiste che, attraverso il meccanismo del debito, soffocano le economie più povere ; e impongono le privatizzazioni che soffocano i poveri  nelle economie più ricche Isolare il governo italiano che discrimina poveri e stranieri per assicurarsi consenso. Che ha stravolto la costituzione con una legge elettorale indegna. Che sostiene Israele genocida. Che paga il governo libico per ammazzare, torturare e incarcerare chi cerca di varcare il Mediterraneo. Che sequestra le navi di soccorso e le boicotta in tutti i modi. Che taglia le spese sociali e la scuola per finanziare il riarmo. Se poi l’invito a “isolare i violenti” è un invito a criminalizzare i manifestanti di Milano, Torino e Bologna credo che debbano essere fatti una serie di distinguo. 1. Distinguo la violenza contro le persone, che condanno, dal danneggiamento di oggetti inanimati, che non soffrono, non muoiono e possono essere sostituiti. 2. Rilevo che borse e scarpe da migliaia di euro non servono a trasportare oggetti o a proteggere i piedi: servono a suscitare l’invidia sociale di chi non li possiede. Evidentemente hanno funzionato: i manifestanti erano davvero infuriati. A forza di sentirsi raccontare che se non hai “quelle” scarpe sei una nullità, hanno finito per crederci. E, secondo i nostri governanti, la scuola deve “prepararti al lavoro”, non trasmetterti cultura e valori che ti permettano di fregartene di quelle scarpe. 3. Osservo che i giovani e le giovanissime che hanno devastato e saccheggiato le vetrine (peraltro ASSICURATE!!!!)  di Milano hanno capito di non avere un futuro. Altro che scuola come ascensore sociale: saranno fortunat* se non prenderanno il soffitto della scuola in testa e se porteranno a casa un diploma squalificato. E non entreranno a scuola, se sono stranieri over il tetto del 30%. E soprattutto saranno selezionat* in base alla loro classe sociale di appartenenza. E la loro nonna non troverà posto all’ospedale, perché i soldi servono per i carri armati. 4. In Francia video indipendenti hanno dimostrato la presenza di poliziotti infiltrati tra i violenti: vestiti di nero, incappucciati, lanciano sassi e rientrano nei ranghi della polizia. E qui? Spero che il mio “isolamento dei violenti” sia sufficientemente deciso. Norma Bertullacelli – praticante la settimanale ORA DI SILENZIO PER LA PACE Redazione Genova
October 20, 2026
Pressenza
Come valutare un politico dal punto di vista della pace, della nonviolenza, dei diritti umani e della democrazia: Caso di Abdul El-Sayed
Un metodo per non partire dalla conclusione. Negli ultimi due mesi Pressenza ha seguito la campagna elettorale di Abdul El-Sayed, candidato democratico al Senato degli Stati Uniti in Michigan.¹ Fin dall’inizio ci è sembrato un politico meritevole di attenzione dal punto di vista della pace e della nonviolenza. Ma su quali criteri si fonda questa impressione? Valutare un politico è più difficile di quanto sembri. Se ci si chiede non soltanto se ne condividiamo le proposte, ma se la sua azione contribuisca alla pace, alla nonviolenza, ai diritti umani e alla democrazia, il programma non basta. Occorre osservare anche come reagisce alla violenza, se applica gli stessi criteri alla propria parte e a quella avversaria, se dialoga con chi lo contesta, riconosce sofferenze contrapposte, corregge i propri errori e mantiene coerenza tra mezzi e fini. Scegliendo opportunamente i fatti, però, dallo stesso politico si possono ricavare immagini quasi opposte. Nel caso di El-Sayed, sul conflitto israelo-palestinese convivono un linguaggio talvolta molto duro, l’ammissione «I made a mistake» dopo le polemiche seguite all’attacco alla sinagoga Temple Israel,² e il successivo sostegno di Sander Levin, storica figura democratica ebraica del Michigan, pur in presenza di un «significant disagreement» sulla questione israelo-palestinese.³ Come mettere insieme fatti di questo genere? Costruire un ritratto scegliendo quelli più congeniali sarebbe facile. Per ridurre l’arbitrarietà, si è scelto il percorso opposto: definire prima che cosa osservare, poi raccogliere i dati e soltanto alla fine tentare una valutazione. La prima versione del quadro comprendeva 14 indicatori. Ma quando si è cercato di disporli in una tabella, è emerso che la sezione «politiche e idee» era troppo concentrata su guerra, Israele e politica estera, mentre quasi scomparivano sanità, costo della vita, lavoro, denaro in politica, casa, istruzione, ambiente e diritti civili — temi centrali anche nel programma di El-Sayed.⁴ Inoltre la «radicalità del linguaggio» appartiene più correttamente allo stile politico. Il quadro è stato quindi ampliato a 20 indicatori di base, distribuiti in tre aree, più un indicatore di esito indipendente sulla capacità di superare le divisioni. È il primo risultato del test dello strumento stesso. Indicatori per valutare un politico — primo caso: Abdul El-Sayed Area N. Indicatore A  Politiche e idee 1 Distanza dall’ideologia socialista 2 Sanità e sistema di assicurazione sanitaria 3 Costo della vita, lavoro e distribuzione del reddito 4 Denaro in politica e riforme democratiche 5 Casa, istruzione e infrastrutture sociali 6 Ambiente, acqua e sostenibilità 7 Immigrazione, diritti civili e tutela delle minoranze 8 Posizione sulla politica del governo israeliano verso i palestinesi 9 Principi ed eccezioni riguardo agli interventi militari statunitensi B  Stile e condotta politica 10 Grado di radicalità del linguaggio 11 Capacità di dialogare con gli oppositori 12 Capacità di doppia empatia 13 Coerenza nella nonviolenza 14 Capacità di ridurre la tensione 15 Autocorrezione accompagnata da apprendimento 16 Coerenza tra mezzi e fini 17 Prudenza nell’accertamento dei fatti e nel giudizio C  Costruzione del sostegno 18 Radicamento dal basso (grassroots) 19 Rapporto con gli elettori ebrei 20 Sostegno organizzato oltre alle donazioni individuali D  Capacità di superare le divisioni — Capacità di includere gruppi contrapposti nella stessa coalizione politica I primi 20 sono indicatori di base. L’area D è un indicatore di esito indipendente: è collegata soprattutto alle aree B e C, ma non ne costituisce la semplice somma. Il cambiamento del quadro non è un difetto. Un criterio può sembrare sufficiente finché non viene applicato a un caso concreto. Il problema non è correggere il metro, ma cambiarlo perché il risultato ottenuto non piace. Prendiamo il «grado di radicalità del linguaggio». Due o tre dichiarazioni forti possono facilmente dipingere un politico come aggressivo o incendiario. Per ridurre questo rischio sono stati raccolti almeno una ventina di esempi, arrivando in una prima fase a ventiquattro dichiarazioni per ciascuno dei due politici messi a confronto, El-Sayed e Zohran Mamdani. Le dichiarazioni sono state classificate provvisoriamente in quattro gruppi: spiegazioni di principi o politiche; critiche politiche forti; espressioni che possono aumentare la contrapposizione; interventi orientati alla riparazione o alla riconciliazione. Il campione non è casuale e non consente precisione statistica, ma sposta la domanda da «Ha mai pronunciato una frase estrema?» a «Con quale frequenza compare questo linguaggio, in quali circostanze e contro quale bersaglio?» Anche un errore diventa così un dato più ricco. Interessa la sequenza: errore → critica → comprensione → correzione → apprendimento. Un semplice «mi scuso» non dimostra ancora che qualcosa sia stato imparato: bisogna vedere se lo stesso tipo di errore si ripete. Un secondo esempio riguarda il sostegno delle organizzazioni. Non basta sapere quali sindacati o associazioni sostengano un candidato: conta quando entrino nella coalizione. Esisteva fin dall’inizio una grande infrastruttura? Il sostegno si è ampliato gradualmente? I nuovi gruppi sono sempre più diversi? Alcuni sono arrivati soltanto dopo una vittoria? La politica va osservata non soltanto come una fotografia, ma come un film. Nel caso di El-Sayed, conta quindi anche il modo in cui organizzazioni di natura diversa sembrano aggiungersi nel tempo. Gli indicatori non servono a dare un’apparenza matematica a un giudizio politico, ma a impedire che si cambino inconsapevolmente le regole davanti a un fatto che piace o disturba. Anche il quadro deve poter cambiare: correggere uno strumento perché non misura bene ciò che intendiamo osservare è ricerca; modificarlo perché il risultato non piace è razionalizzazione. I 20 indicatori di base e l’indicatore di esito non costituiscono un modello universale: sono, per ora, strumenti costruiti per un primo caso, Abdul El-Sayed. Il lavoro suggerisce però una prospettiva più ampia: ricavare da casi concreti un nucleo generale di indicatori per osservare i politici dal punto di vista della democrazia, dei diritti umani, della nonviolenza e della sostenibilità, adattandolo a ruolo, contesto e domanda di ricerca. Per un senatore statunitense pesano guerra e politica estera; per un sindaco, polizia, casa, immigrazione e conflitti urbani; in un’analisi della sostenibilità, clima, energia e responsabilità verso le generazioni future. Ma sarebbe prematuro costruire ora un modello universale: prima bisogna verificare questi strumenti su un caso concreto. Il passo successivo non partirà quindi dalla domanda: «El-Sayed è un buon politico oppure no?» Ma da domande più limitate: che cosa mostrano i dati? Dove sono coerenti? Dove si contraddicono? Che cosa sappiamo con una certa sicurezza, e che cosa resta da verificare? Prima di giudicare una persona, vale la pena mettere alla prova il metro con cui intendiamo misurarla. È da qui che vorrei cominciare. Note 1. Pressenza ha pubblicato finora nove articoli che seguono direttamente o contestualizzano la campagna di El-Sayed: ① ② ③ ④ ⑤ ⑥ ⑦ ⑧ ⑨ 2. Andrew Lapin, “Abdul El-Sayed apologizes for Temple Israel comments in meeting with Michigan Jewish Dems”, Jewish Telegraphic Agency, 29 agosto 2026. Link 3. Andrew Lapin, “Sander Levin, storied Michigan Jewish Democrat, endorses Abdul El-Sayed in Senate race”, Jewish Telegraphic Agency, 16 settembre 2026; cfr. The Washington Post, 16 settembre 2026. JTA / Washington Post 4. La pagina ufficiale delle priorità della campagna pone al centro “Money Out of Politics”, “Money in Your Pocket” e “Medicare for All”, e include inoltre casa, istruzione, ambiente, acqua, immigrazione, diritti civili e politica estera. Priorities Kazuhiro Imamura
October 20, 2026
Pressenza
Le ’Radici del Sindacato-CGIL’: «Quelle dovrebbero essere le nostre piazze»
Pubblichiamo il comunicato firmato da Eliana Como, Luca Scacchi, Antonella Stasi, Augustin Breda, Simone Grisa, Aljosha Stramazzo, Delia Fratucelli, tutti dirigenti della componente della sinistra confederale della storica organizzazione dei lavoratori italiani, conosciuta coome le Radici del sindacato negli organismi nazionali CGIL. Una presa di posizione che farà molto discutere, un contributo che – come ha sostenuto anche il filosofo Massimo Cacciari – finalmente ci dovrebbe portare ad aprire un grande dibattito sulla crisi che sta attraversando la società contemporanea: è giunto il momento di interrogarci sulle scellerate scelte compiute dal ceto politico globale. Pertanto scrivono i sindacalisti: «No, non prendiamo le distanze. Dovremmo provare a stare con loro, non contro di loro. Guardarli, riconoscerli, parlarci. Discutere e litigarci, se serve, ma in quelle piazze. Proteggerli come fanno i professori e i sindacati in Francia». In sostana bisogna analizzare il malessere sociale, comprenderne le dinamiche e risolvere le cause della emarginazione giovanile[accì] __________ La violenza è oramai quotidiana in questa società. Nelle povertà delle periferie e nelle emarginazioni dei pregiudizi. In una crisi climatica indotta da questo modo di produzione che oramai travolge tutti/e con eventi estremi. In una competizione economica che diventa sempre più contrapposizione tra paesi e quindi guerra. Nelle barbarie del genocidio di Gaza e nel silenzio del mondo che lascia fare. Nelle diseguaglianze e nelle disperanze di un sistema contro cui i ragazzi e le ragazze si ribellano. La violenza è nell’escludere e nel tenere ai margini chi non ha altra scelta che ribellarsi. Milano, Torino, Bologna e le altre città, nonostante governi di colore diverso da quello nazionale, in questi anni hanno costruito grattacieli, cercato turisti, moltiplicato i B&B, lucidato vetrine e accompagnato speculazioni, emarginando progressivamente in periferie e suburbi studenti e studentesse, lavoratori e lavoratrici, pensionati e pensionate. Chi non ha il reddito sufficiente per tanto luccichio. A Torino una ricerca internazionale mostra che la speranza di vita cala di tre mesi ad ogni fermata di tram verso la periferia, in modo lineare e continuo. A Milano, Bologna e le altre città, non è diverso. Anche questa è violenza. Pervasiva e continua, cronica e devastante. Gli scontri in strada e i saccheggi sono usati come alibi di questa violenza, per continuare a riprodurla senza contestazioni. Non possiamo ogni volta dimenticarlo. Meloni pretende la presa di distanza dalle «violenze», dopo anni di decreti su Rave, Caivano e Sicurezza, in cui ha cercato solo la repressione. Meloni pretende la presa di distanza dalle «violenze», ma ancora non solleva un sopracciglio di fronte ad Israele. Un governo che calpesta quotidianamente i trattati internazionali e tutela criminali come Netanyahu e Al-Masri perde ogni autorevolezza nel pretendere rispetto di norme e regole di convivenza civile che loro per primi ignorano. Quella delle migliaia di giovani in piazza in questi giorni non è violenza, ma esclusione, marginalità, rabbia e collera, che noi dovremmo ascoltare non giudicare. I cortei di sabato sono anche attivazione e partecipazione, cresciuta per ora isolata, invisibile e poco considerata fino a quando non è arrivata nelle piazze. Dovremmo provare a stare con loro, non contro di loro. Guardarli, riconoscerli, parlarci. Discutere e litigarci, se serve, ma in quelle piazze. Proteggerli come fanno i professori e i sindacati in Francia. Non prendere le distanze, solidarizzare con chi li reprime e li arresta, manifestare con partiti e giunte che hanno contribuito a produrre questa condizione sociale. Redazione Italia
October 20, 2026
Pressenza
Health Systems under Attack: a Napoli il Convegno Nazionale dei Sanitari per Gaza e Zone Onlus
Il prossimo 23 ottobre 2026, l’Auditorium della Regione Campania ospiterà un evento di straordinaria rilevanza scientifica, politica e umanitaria: il Convegno Nazionale intitolato “Health Systems under Attack: la salute sotto attacco“. Promosso e organizzato da Zone Onlus e dal coordinamento Sanitari per Gaza Napoli, l’evento si propone come uno spazio di analisi rigorosa e di denuncia contro la sistematica distruzione dei sistemi sanitari nei contesti di guerra, occupazione e sanzioni economiche. Con il prestigioso patrocinio della FNOMCeO (Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri), l’iniziativa intende richiamare l’attenzione delle istituzioni, della comunità scientifica e della società civile sulla necessità imperativa di difendere il diritto alla salute come pilastro universale e inalienabile dell’umanità. Il razionale scientifico del convegno muove da una profonda riflessione sulla definizione stessa di salute fornita dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, intesa non semplicemente come assenza di malattia, ma come uno stato di completo benessere fisico, psichico e sociale. Questa condizione ottimale, tuttavia, dipende strettamente da determinanti geopolitici, economici e sociali che oggi appaiono drammaticamente compromessi su scala globale. Le guerre contemporanee, le occupazioni militari e l’imposizione di blocchi economici non colpiscono più soltanto gli apparati militari, ma si accaniscono direttamente sulle strutture civili e, in particolar modo, sulle reti di assistenza medica. Colpire intenzionalmente un sistema sanitario significa non solo violare in modo flagrante il diritto internazionale umanitario, ma anche compromettere irrimediabilmente il futuro intero di una popolazione, riducendone drasticamente l’aspettativa di vita e determinando un incremento intollerabile della mortalità materna e infantile. L’evento si articolerà in tre sessioni tematiche principali e si concluderà con una tavola rotonda istituzionale. L’apertura dei lavori, prevista per le ore 9:00, vedrà l’introduzione di Francesca Albanese, Relatrice speciale delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani nei territori palestinesi occupati. Seguirà la proiezione di un docu-video d’impatto curato dal fotografo documentarista palestinese Mohammed N.A. Althalathini, vincitore del prestigioso premio Picture of the Year 2021, volto a mostrare visivamente il livello di devastazione subito dalle strutture sanitarie all’interno della Striscia di Gaza. La prima sessione, dal titolo “La salute come diritto umano: quando la guerra attacca i sistemi sanitari”, esplorerà i meccanismi attraverso cui i conflitti armati moderni si trasformano in veri e propri attacchi strutturali alla sopravvivenza biologica delle comunità. Tra i relatori di spicco figurerà lo storico Ilan Pappé, direttore del Centro Europeo di Studi sulla Palestina dell’Università di Exeter, che traccerà una panoramica storica dell’assedio e dell’evoluzione del conflitto israelo-palestinese. Luigi Daniele, docente di Diritto Internazionale, affronterà il delicato concetto giuridico di “medicidio” e la sua correlazione con le dinamiche genocidarie, mentre il cardiochirurgo Giorgio Noera analizzerà gli obiettivi strategici delle odierne guerre asimmetriche, incentrate sul sistematico smantellamento delle infrastrutture civili critiche. Gavino Maciocco esaminerà l’impatto complessivo di questi attacchi sulla Primary Health Care globale, e infine i medici e infermieri volontari di PCRF Italia, Fabio Panetta e Giada Boggi, porteranno le loro dirette testimonianze operative dal campo, raccontando la drammatica quotidianità di quando curare i pazienti diventa un atto quasi impossibile. La seconda sessione sposterà l’attenzione sulle ferite invisibili ma devastanti del trauma prolungato, intitolandosi “Trauma, nutrizione e salute mentale nei contesti di oppressione”. Gli interventi vedranno la partecipazione di Yasser Abu Jamei, psichiatra e direttore del Gaza Community Mental Health Programme, il quale approfondirà il concetto di “psiche sotto assedio” legato al trauma coloniale e ai percorsi di cura comunitari. Il professor Guido Veronese si concentrerà sulle gravi implicazioni cliniche del trauma cronico nell’infanzia sotto occupazione, mentre Ciro Fiorillo, ex funzionario FAO, illustrerà le conseguenze catastrofiche della deliberata distruzione del sistema agroalimentare a Gaza e il conseguente impatto sullo stato nutrizionale della popolazione. A completare la sessione sarà l’intervento di Islam Said Barakat, incentrato sulle enormi sfide legate alla salute mentale e alla presa in carico dei disturbi del neurosviluppo in contesti di assedio estremo. Nel pomeriggio, la terza sessione, denominata “Sistemi sanitari strangolati: Dall’embargo di Cuba alla marginalità delle periferie globali della salute”, allargherà lo sguardo alle violenze strutturali indotte dall’isolamento economico e dalle politiche di esclusione. Il ricercatore del CNR Fabrizio Chiodo racconterà la straordinaria e resiliente lotta scientifica di Cuba per sviluppare e produrre autonomamente i propri vaccini nonostante il decennale blocco economico-finanziario. Il professor Osvaldo Costantini analizzerà criticamente l’imperialismo della medicina, i monopoli sui brevetti e le disuguaglianze farmaceutiche globali, mentre Sergio Serraino riporterà l’analisi sul piano locale illustrando l’esperienza sul campo di Emergency a Castel Volturno nell’assistenza alla salute negata nelle periferie marginalizzate. Infine, la psichiatra Federica Kusmann solleverà un interrogativo cruciale sul ruolo etico del personale medico, stretto tra il dovere di curare e la deriva securitaria imposta dalle attuali politiche migratorie. I lavori si chiuderanno con una tavola rotonda intitolata “Dalle evidenze alle proposte: un confronto con le istituzioni”, mirata a tradurre i dati scientifici e le testimonianze raccolte in istanze politiche concrete, chiedendo impegni precisi per la protezione internazionale degli operatori sanitari e la neutralità degli ospedali nei teatri di crisi. Il convegno, coordinato dai dottori Emanuela Morelli, Giansandro Morelli e Andrea Pomicino, e supportato dal board scientifico composto da Maria Vittoria Barone, Margot De Marco e Luigi Mansi, rappresenta anche un importante momento di aggiornamento professionale. L’evento è infatti accreditato ECM con l’erogazione di 7 crediti per tutte le professioni sanitarie, garantiti ai primi 100 iscritti attraverso il provider Accademia Nazionale della Sanità. Al di là del valore formativo, l’iniziativa si caratterizza per una profonda impronta di solidarietà militante: l’intero ricavato delle quote di partecipazione e delle donazioni collegate all’evento sarà integralmente devoluto al finanziamento di progetti sanitari e di assistenza diretta nella Striscia di Gaza, gestiti sul territorio dall’Associazione SANABEL. Partecipare a questo convegno a Napoli significa dunque non soltanto comprendere a fondo le dinamiche geopolitiche che minacciano la medicina contemporanea, ma contribuire materialmente a sostenere la resistenza dei presidi di cura e la sopravvivenza di chi, sotto le bombe, continua a difendere il diritto alla vita. Scarica l’intero dépliant, qui Redazione Napoli
October 20, 2026
Pressenza
Giulia Di Rocco alla Fiera ‘Didacta Italia’ – Abruzzo: la prima donna Rom italiana a partecipare come relatrice
“UN TRAGUARDO STORICO E DI ALTO VALORE SOCIALE E CULTURALE SEGNA L’EDIZIONE ABRUZZESE DEL PIÙ IMPORTANTE APPUNTAMENTO FIERISTICO NAZIONALE DEDICATO ALL’INNOVAZIONE SCOLASTICA E ALLA DIDATTICA”, ANNUNCIA L’ASSOCIAZIONE AMICI DI ZEFFERINO, CHE COMUNICA: > Venerdì 23 ottobre presso il polo fieristico di Lanciano a partire dalle ore > 16:50 all’interno del ricco programma di eventi e convegni prenderà la parola > Giulia Di Rocco, attivista per i diritti umani, giurista e figura di spicco > delle comunità Rom, assistente legale mediatrice culturale e membro del Forum > istituito dall’UNAR (Ufficio Nazionale Anti Discriminazione) presso il > Ministero delle Pari Opportunità, inoltre presidente della Commissione per > l’inclusione presso la Provincia di Teramo, della Romanì Kriss e > dell’associazione Amici di Zefferino. > > La sua presenza riveste un significato di straordinaria rilevanza: è infatti > la prima volta nella storia della manifestazione che una donna Rom italiana > partecipa in qualità di relatrice, portando la propria voce, le proprie > competenze e un contributo fondamentale sui temi dell’inclusione, dei diritti > e della cittadinanza attiva nel mondo della scuola. > > La partecipazione di Giulia Di Rocco a Didacta Abruzzo rappresenta > un’occasione preziosa di crescita e riflessione per l’intera comunità > educante. Attraverso il suo intervento, si intende stimolare il dibattito sul > ruolo cruciale dell’istruzione e della formazione come leve indispensabili per > superare stereotipi, discriminazioni e barriere culturali, promuovendo una > scuola sempre più aperta, plurale e accessibile a tutti. > > La presenza di una personalità di tale calibro a Lanciano conferma la fiera > non solo come vetrina di eccellenze tecnologiche e metodologiche per la > didattica, ma anche come uno spazio di confronto civile sui grandi temi > dell’uguaglianza e dei diritti fondamentali sanciti dalla Costituzione. Redazione Italia
October 20, 2026
Pressenza
La X edizione di ‘Cinema senza Diritti’ inizia giovedì 22 ottobre
DA OLTRE DIECI ANNI LA RASSEGNA DI CINEMATOGRAFIA PALESTINESE APPASSIONA I SUOI SPETTATORI, FORMANDO A VENEZIA UN PUBBLICO SEMPRE PIÙ ATTENTO E CONSAPEVOLE. La rassegna si caratterizza per proporre film, documentari, interviste di esclusiva produzione palestinese. Opere che non vengono rappresentate nelle sale del circuito commerciale. La voce dei palestinesi da sempre è stata coperta, censurata, ignorata dai suoi oppressori e dai loro complici. Ora più che mai, siamo chiamati a imparare ad ascoltare la voce degli oppressi e a decolonizzare i nostri cervelli. A questo proposito merita una riflessione il perché un documentario come Naza, prodotto da due meritevoli registi israeliani, sia stato premiato al Festival del Cinema di Venezia e abbia riempito le sale in tutta Europa, mentre centinaia di giornalisti, che denunciavano gli stessi metodi criminali di Israele, giacciono senza onore sotto le macerie di Gaza. Perché ancora oggi la parola di un palestinese vale meno di quella di un israeliano.   La rassegna 2026 si svolge in collaborazione con: * Comitato contro il razzismo e la guerra di Marghera * Docenti per Gaza * Usa Palestinian Museum * Giovani Palestinesi * Circolo Arci “Luigi Nono” Giudecca-Venezia * Al Ard festival di Cagliari * Gaza International Festival for Women’s Cinema (GIFWC)     Maria Grazia Gagliardi
October 20, 2026
Pressenza
Seconda notte di coprifuoco in alcune zone di Parigi
Secondo un’ordinanza della prefettura, le restrizioni saranno in vigore dalle 23 di questa sera fino alle 6 di domani mattina nelle aree intorno a place de la République e al quartiere di Les Halles. Un’altra ordinanza della prefettura vieta “ogni assembramento non dichiarato” dalle 20 di questa sera fino alle sei di domani, in particolare nelle zone intorno all’Eliseo, all’Assemblea nazionale, al Senato, agli Champs-Élysées, a Châtelet, a place Vendôme e alle stazioni ferroviarie. UN “IMPONENTE” SCHIERAMENTO DI POLIZIA E MILITARI IN STRADA: LA FRANCIA SI PREPARA AL PROSSIMO SABATO DI PROTESTE Il primo ministro francese Sébastien Lecornu ha denunciato – parlando all’Assemblea nazionale – in relazione ai disordini di sabato, uno schema insurrezionale pianificato da “piccoli gruppi di estrema sinistra e dell’ultra-sinistra”. Lecornu ha anche annunciato che il dispositivo di polizia per le nuove manifestazioni previste sabato prossimo in Francia “sarà imponente”. Nel suo intervento, il capo del governo ha anche riconosciuto che il dispiegamento degli agenti tre giorni fa era stato “troppo statico e non abbastanza mobile”. Il ministro dell’Interno, Laurent Nuñez, ha confermato che saranno impiegate anche forze militari a supporto della polizia. Agenzia DIRE
October 20, 2026
Pressenza
200 milioni per piantoni in mimetica: quanto ci costa Strade Sicure davanti a Termini*
*Roma, uscita Termini.* Scendi dal treno, e la prima cosa che vedi non è il Colosseo. Sono due VTLM Lince da 6 tonnellate, mimetici, con la torretta per la mitragliatrice MG coperta da un telone. Accanto ragazzi di 25 anni in assetto da Afghanistan, con il giubbotto antiproiettile. Fuori, 32 gradi. A 100 metri, Asia, il sindacato degli inquilini, degli sfrattati e degli occupanti di casela ha allestito una tendopoli. Sulle tende i nomi dei quartieri dove si vive sotto la minaccia dello sfratto o dello sgombero. Fuori da Termini due mezzi corazzati, sei militari, che non possono perquisire, non possono inseguire. Per legge, devono solo “vigilare” e chiamare la Polizia. *Quanto costa questo presidio?* I numeri dell’operazione “strade sicure” sono ufficiali. L’operazione è nata nel 2008 come “temporanea”. Siamo al 18° anno. Il contingente attuale ammonta a 6.800 militari in 50 città, 800 solo a Roma. Il costo attuale fissato dalla Legge di Bilancio 2025-2027 è di *circa 200 milioni di euro all’anno*. La risoluzione approvata in Commissione Difesa il 16 ottobre pevede l’estensione a *10.000 militari in 61 capoluoghi*. Costo aggiuntivo: *+109 milioni*. Totale: *oltre 309 milioni l’anno*. Con 200 milioni si coprirebbe il contributo affitto per 10.000 famiglie per un anno, o si ristrutturerebbero 4.000 alloggi popolari vuoti a Roma. sono i dati elaborati da ASIA-USB. *Il mezzo blindato che non nuota* I Lince non sono anfibi, anche se lo sembrano. Sono nati per non saltare sulle mine in Afghanistan. In città consumano 30 litri ogni 100 km, non entrano nei vicoli e la mitragliatrice deve restare scarica. È il paradosso che denuncia lo striscione dell’accampamento di Piazza dei Cinquecento, ribattezzata *Piazza Maricarmen Abascal* in ricordo dell’87enne morta a Madrid dopo lo sfratto: _”NOI LA GUERRA NON LA PAGHIAMO”_. Da un lato 309 milioni per militari in città, dall’altro 32 miliardi di spese militari nazionali nel 2025, mentre a Roma si eseguono 4 sfratti al giorno. Forse la sicurezza di una stazione non è un Lince in mimetica, ma una casa per chi dorme in mezzo alla strada. Come dice l’altro cartello: _”CASA, REDDITO, SALUTE PER TUTT@”6 Con la collaborazione di N._ e di Asia Usb Mauro Carlo Zanella
October 20, 2026
Pressenza
Il pubblico impiego contro l’economia di guerra. 30 ottobre sciopero generale
IL RIARMO HA UN COSTO, E IL CONTO LO STANNO PAGANDO I SERVIZI PUBBLICI, ASSIEME A CHI LI FA FUNZIONARE. Ogni miliardo speso per le armi esce dalla stessa cassa da cui dovrebbero uscire salari adeguati all’aumento dell’inflazione che a sua volta è alimentata dalle guerre. A fare le spese di questo circolo vizioso sono le scuole, gli ospedali, l’intero tessuto dello stato sociale. Le retribuzioni di chi lavora nel pubblico impiego, solo con gli ultimi due contratti, hanno perso circa il 12% del proprio valore per via del logoramento del potere d’acquisto. Le diseguaglianze si allargano, mentre il carovita ormai è la norma. L’Italia è ultima in Europa per retribuzioni nel pubblico impiego. Eppure, mentre lo stato sociale si svuota, ciò che ne resta viene piegato alle esigenze della macchina bellica. Non è una deriva. È un cambio di modello: meno cura, più caserme. Per rimettere in piedi uno stato sociale adeguato ai bisogni del Paese servirebbero un milione di assunzioni, come delineato da uno studio accademico e come dichiarato dallo stesso ministro Zangrillo. Il Governo Meloni ha fatto l’opposto: ha tagliato le piante organiche, rendendo strutturale la carenza di personale, e ha impoverito i salari con gli ultimi rinnovi. Il risultato si riscontra nei concorsi pubblici, dove le rinunce al contratto a tempo indeterminato si moltiplicano, soprattutto se la sede è fuori regione e il solo costo dell’affitto si mangia quasi la metà dello stipendio. Il lavoro pubblico è diventato un posto da cui si scappa, anche per un sistema di contrattazione antidemocratico, pensato per imporre la moderazione salariale. Per questo scioperiamo il 30 ottobre. Per rilanciare i servizi pubblici e restituire al Paese un welfare capace di assorbire almeno una parte dei danni che carovita e guerre stanno producendo. ABBASSATE LE ARMI, ALZATE I SALARI! NON È UNO SLOGAN, È CIÒ DI CUI L’ITALIA HA BISOGNO. CI VEDIAMO IN PIAZZA IL 30 OTTOBRE. Unione Sindacale di Base
October 20, 2026
Pressenza