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CONTRO IL 41bis – OPEN.AI: ROSALIND BIODEFENS E LA MINACCIA DELLA BIOLOGIA DI SINTESI – TARGETING PUBBLICITARIO LETALE@0
Estratti dalla puntata dell’8 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia NO AL 41BIS Rilanciamo le iniziative di lotta in solidarietà con il prigioniero anarchico Alfredo Cospito e con compagne/i imputate/i per le mobilitazioni del 2022/2023 contro 41bis ed ergastolo ostativo. Ricordiamo che oltre alle presenze solidali a Roma e Spoleto, anche a Torino è stato indetto un presidio al Tribunale di Sorveglianza in concomitanza con quello di Roma di venerdì 12 giugno. LA MINACCIA DELLE ARMI BIOLOGICHE E NUOVE ARCHITETTURE DI CONTROLLO Torniamo a parlare dell’architettura della minaccia composta da AI, biologia di sintesi e droni. Dopo una prima tematizzazione della necessità di un’organizzazione degli apparati militari per rispondere a questo scenario e l’allarme suscitato recentemente dal furto di 15 droni irroratori in New Jersey, analisti militari e lobbisti del settore biotech hanno formalizzato la concretezza di questo rischio, suscitando un pronto intervento di Open AI con il suo programma Rosalind Biodefense. Nella prima parte di questo approfondimento cerchiamo di delineare due fenomeni: – la traiettoria identificazione della minaccia > normalizzazione > attivazione di programmi difensivi > potenziale transizione verso programmi offensivi; – la relazione di sintanatosi tra cognitività umana e cognitività artificiale per la somministrazione di letalità anche nel campo della guerra biologica. Nella seconda parte ripartiamo dalle analisi di Paul Lushenko (consulente del Pentagono) e Claire Qureshi (CEO di Sentinel Bio), che insieme al disegno di legge Biosecurity Modernization and Innovation Act, descrivono efficacemente il livello di percezione della minaccia rappresentata dalla triade AI – biologia di sintesi – droni; a margine la vicenda che vede coinvolto un cittadino israelo-francese, Ori Solomon, scagionato da accuse federali da un procuratore israelo-americano, Sigel Chattah, nonostante in un appartamento di sua proprietà trasformato in wetlab clandestino fossero stati rinvenuti campioni di Ebola e HIV. Nell’ultima parte osserviamo il “pronto intervento” di Open AI con il lancio del programma Rosalind Biodefense e l’evidente portato politico della sua ulteriore integrazione negli apparati di “sicurezza”: GUERRA: TARGETING PUBBLICITARIO E TARGETING LETALE Grazie a un’inchiesta di Reuters osserviamo come il commercio di dati, alla base del capitalismo della sorveglianza, possa produrre conseguenze inaspettate: dal targeting pubblicitario al targeting militare operato dall’Iran contro militari statunitensi. Qui un’analisi approfondita del ruolo degli smartphone sul campo di battaglia come elemento per la localizzazione delle truppe avversarie. In fine l’ingresso in scena di Handala: un gruppo che sta supportando il regime iraniano nelle sue reazioni all’aggressione sionista-statunitense utilizzando vulnerabilità nell’architettura del capitalismo digitale:
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Estratti dalla puntata dell’8 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia NO AL 41BIS Rilanciamo le iniziative di lotta in solidarietà con il prigioniero anarchico Alfredo Cospito e con compagne/i imputate/i per le mobilitazioni del 2022/2023 contro 41bis ed ergastolo ostativo. Ricordiamo che oltre alle presenze solidali a Roma e Spoleto, anche a Torino è stato indetto un presidio al Tribunale di Sorveglianza in concomitanza con quello di Roma di venerdì 12 giugno. LA MINACCIA DELLE ARMI BIOLOGICHE E NUOVE ARCHITETTURE DI CONTROLLO Torniamo a parlare dell’architettura della minaccia composta da AI, biologia di sintesi e droni. Dopo una prima tematizzazione della necessità di un’organizzazione degli apparati militari per rispondere a questo scenario e l’allarme suscitato recentemente dal furto di 15 droni irroratori in New Jersey, analisti militari e lobbisti del settore biotech hanno formalizzato la concretezza di questo rischio, suscitando un pronto intervento di Open AI con il suo programma Rosalind Biodefense. Nella prima parte di questo approfondimento cerchiamo di delineare due fenomeni: – la traiettoria identificazione della minaccia > normalizzazione > attivazione di programmi difensivi > potenziale transizione verso programmi offensivi; – la relazione di sintanatosi tra cognitività umana e cognitività artificiale per la somministrazione di letalità anche nel campo della guerra biologica. Nella seconda parte ripartiamo dalle analisi di Paul Lushenko (consulente del Pentagono) e Claire Qureshi (CEO di Sentinel Bio), che insieme al disegno di legge Biosecurity Modernization and Innovation Act, descrivono efficacemente il livello di percezione della minaccia rappresentata dalla triade AI – biologia di sintesi – droni; a margine la vicenda che vede coinvolto un cittadino israelo-francese, Ori Solomon, scagionato da accuse federali da un procuratore israelo-americano, Sigel Chattah, nonostante in un appartamento di sua proprietà trasformato in wetlab clandestino fossero stati rinvenuti campioni di Ebola e HIV. Nell’ultima parte osserviamo il “pronto intervento” di Open AI con il lancio del programma Rosalind Biodefense e l’evidente portato politico della sua ulteriore integrazione negli apparati di “sicurezza”: GUERRA: TARGETING PUBBLICITARIO E TARGETING LETALE Grazie a un’inchiesta di Reuters osserviamo come il commercio di dati, alla base del capitalismo della sorveglianza, possa produrre conseguenze inaspettate: dal targeting pubblicitario al targeting militare operato dall’Iran contro militari statunitensi. Qui un’analisi approfondita del ruolo degli smartphone sul campo di battaglia come elemento per la localizzazione delle truppe avversarie. In fine l’ingresso in scena di Handala: un gruppo che sta supportando il regime iraniano nelle sue reazioni all’aggressione sionista-statunitense utilizzando vulnerabilità nell’architettura del capitalismo digitale:
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Estratti dalla puntata dell’8 giugno 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia NO AL 41BIS Rilanciamo le iniziative di lotta in solidarietà con il prigioniero anarchico Alfredo Cospito e con compagne/i imputate/i per le mobilitazioni del 2022/2023 contro 41bis ed ergastolo ostativo. Ricordiamo che oltre alle presenze solidali a Roma e Spoleto, anche a Torino è stato indetto un presidio al Tribunale di Sorveglianza in concomitanza con quello di Roma di venerdì 12 giugno. LA MINACCIA DELLE ARMI BIOLOGICHE E NUOVE ARCHITETTURE DI CONTROLLO Torniamo a parlare dell’architettura della minaccia composta da AI, biologia di sintesi e droni. Dopo una prima tematizzazione della necessità di un’organizzazione degli apparati militari per rispondere a questo scenario e l’allarme suscitato recentemente dal furto di 15 droni irroratori in New Jersey, analisti militari e lobbisti del settore biotech hanno formalizzato la concretezza di questo rischio, suscitando un pronto intervento di Open AI con il suo programma Rosalind Biodefense. Nella prima parte di questo approfondimento cerchiamo di delineare due fenomeni: – la traiettoria identificazione della minaccia > normalizzazione > attivazione di programmi difensivi > potenziale transizione verso programmi offensivi; – la relazione di sintanatosi tra cognitività umana e cognitività artificiale per la somministrazione di letalità anche nel campo della guerra biologica. Nella seconda parte ripartiamo dalle analisi di Paul Lushenko (consulente del Pentagono) e Claire Qureshi (CEO di Sentinel Bio), che insieme al disegno di legge Biosecurity Modernization and Innovation Act, descrivono efficacemente il livello di percezione della minaccia rappresentata dalla triade AI – biologia di sintesi – droni; a margine la vicenda che vede coinvolto un cittadino israelo-francese, Ori Solomon, scagionato da accuse federali da un procuratore israelo-americano, Sigel Chattah, nonostante in un appartamento di sua proprietà trasformato in wetlab clandestino fossero stati rinvenuti campioni di Ebola e HIV. Nell’ultima parte osserviamo il “pronto intervento” di Open AI con il lancio del programma Rosalind Biodefense e l’evidente portato politico della sua ulteriore integrazione negli apparati di “sicurezza”: GUERRA: TARGETING PUBBLICITARIO E TARGETING LETALE Grazie a un’inchiesta di Reuters osserviamo come il commercio di dati, alla base del capitalismo della sorveglianza, possa produrre conseguenze inaspettate: dal targeting pubblicitario al targeting militare operato dall’Iran contro militari statunitensi. Qui un’analisi approfondita del ruolo degli smartphone sul campo di battaglia come elemento per la localizzazione delle truppe avversarie. In fine l’ingresso in scena di Handala: un gruppo che sta supportando il regime iraniano nelle sue reazioni all’aggressione sionista-statunitense utilizzando vulnerabilità nell’architettura del capitalismo digitale:
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Traffico web, i bot sorpassano gli umani
L'impatto degli agenti IA cresce rapidamente. Secondo i dati più recenti pubblicati da Cloudflare e confermati da un intervento del CEO Matthew Prince, il traffico web generato da bot ha superato quello umano con largo anticipo rispetto alle previsioni iniziali. Le misurazioni mostrano che la maggioranza delle richieste HTTP per contenuti HTML proviene ora da sistemi automatizzati, inclusi agenti basati su modelli linguistici e crawler utilizzati per l'addestramento o l'esecuzione di compiti complessi. Le rilevazioni provengono dal pannello pubblico Radar, che aggrega il traffico osservato dall'infrastruttura Cloudflare, la quale gestisce una quota significativa dei siti globali. Secondo i dati più recenti, la percentuale di richieste attribuite a bot si colloca tra il 53% e il 60% nelle finestre di campionamento, con un picco del 57% registrato il 27 aprile 2026. La soglia del sorpasso è stata raggiunta nei mesi precedenti, ma è diventata evidente solo con l'aggiornamento delle metriche. Matthew Prince ha commentato la situazione in un post pubblico affermando: «È successo più velocemente di quanto avessi previsto. Pensavo sarebbe accaduto alla fine del 2027, poi all'inizio del 2027, ma il traffico degli agenti sta crescendo così rapidamente che i bot hanno superato il traffico umano online per la prima volta nella storia di Internet». Il fenomeno è attribuito principalmente alla diffusione di agenti basati su modelli generativi, che per rispondere a una singola richiesta possono consultare migliaia di pagine. Leggi l'articolo originale su ZEUS News
“Avvelenare” un LLM è più facile del previsto: bastano 250 documenti malevoli
Avvelenare un modello linguistico non richiede accesso ai suoi pesi: basta saturare il web di contenuti calibrati. Il caso Clock Tower X documenta questa strategia e solleva questioni urgenti su trasparenza, regolamentazione e responsabilità epistemica nell’era dell’intelligenza artificiale generativa. L’avvelenamento sistematico dei modelli linguistici di grandi dimensioni – LLM poisoning – non è più una minaccia teorica confinata ai laboratori di cybersecurity. È diventato oggetto di un contratto governativo, finanziato con fondi pubblici esteri, progettato per alterare le risposte che milioni di utenti ricevono ogni giorno da sistemi come ChatGPT. Il caso che lo dimostra arriva da un filing ufficiale depositato presso il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti. Indice degli argomenti * Il contratto da 6 milioni di dollari che vuole riscrivere la “conoscenza” dell’AI * Le tre tecniche per avvelenare un modello linguistico * Data poisoning: il veleno nel corpus di addestramento * RAG poisoning: l’attacco al momento dell’interrogazione * Generative Engine Optimization (GEO): la SEO per l’era dell’AI * Il paradosso della delega: perché gli agenti AI non sono oracoli * Verso un ecosistema informativo resiliente: le contromisure possibili * Contromisure tecniche * Contromisure istituzionali * La sfida culturale: il vero terreno di battaglia * Conclusione: la responsabilità epistemica resta umana Leggi l'articolo
Quattro passi con Claude
Questa non breve Magnifica Humanitas (scritta in inglese e tradotta nelle principali lingue moderne, ma non ancora disponibile in latino, eccetto il titolo) va contestualizzata in una cornice di intenzioni e di enunciazione, di cui fa parte anche la citata immediatezza linguistica. Il contesto è la meditata ma sollecita risposta alle sofisticazioni apocalittiche di Peter Thiel, ceo e profeta di Palantir, ai deliri psichedelici di Musk, ai volgari sproloqui dell’evangelico Trump e alle lezioni di ortodossia del suo vice cattolico Vance. Il luogo di enunciazione è segnato, a fianco dell’uomo vestito di bianco, della presenza di Christopher Olahdel, co-fondatore di Anthropic e bestia nera di Trump. L’intenzione di fondo è quella di tenere insieme la ricomposizione di una Chiesa assai lacerata e il mantenimento dell’egemonia culturale confrontandosi con i punti alti dello sviluppo scientifico e tecnico. Leone XIV è uscito da un Conclave, non dalle primarie e di queste cose se ne intende. > Per un destino ciclico ineluttabile che conosciamo da al-Farabi e Max Weber, > alla fondazione carismatica succede l’amministrazione, che cerca di mantenere > i valori originari mediando e smussando ma in un solco di fedeltà sostanziale. > Bergoglio aveva traversato a piedi piazza San Pietro deserta sotto la pioggia > battente nella notte del Covid, Prevost è entrato con tutti i piedi negli > scontri della Silicon Valley. Operazioni dello Spirito Santo, mica di > Franceschini e Bettini. L’obiettivo della dottrina sociale della Chiesa è «inserire l’amore di Dio nella trama concreta della storia» (§ 47) affidandosi alla capacità dell’istituzione nella pluralità degli interpreti e nel variare mai definitivo delle situazioni, a leggere «i segni dei tempi» (§ 23), senza mai aderire piattamente a un repertorio di soluzioni tecniche o a un modello economico o politico, piuttosto in una logica di sostegno al discernimento comune e comunitario. Il metodo che si propone è quello di avviare processi e lasciarli maturare, perseguire e costruire una verità che non elimina i conflitti ma li trasfigura, accogliendo e ordinando le diversità. Prevost salvaguarda l’unità plurale dell’istituzione privilegiandone la continuità più che la linearità e soprattutto difendendo strenuamente la legittimità di pronunciarsi nella storia, contro ogni tentativo (alla Vance) di circoscrivere il magistero ecclesiale alle questioni morali e teologiche. Per dirla alla grossa, secondo una gag di Proietti, l’autonomia interpretativa della Chiesa è molto rischioso contestarla. Ricordate i tentativi dolorosamente falliti di aggredire il Cavaliere Nero. Quale morale trarne? Che al Cavaliere Nero «nun ce devi rompe er cazzo…» E infatti le due potenti immagini iniziali del destino storico, il crollo della Torre di Babele, prodotto della smisurata volontà di potenza umana e della pretesa di un linguaggio unificato, il rifiuto di Neemia di riedificare le mura di Gerusalemme, dopo il ritorno degli Ebrei dalla cattività babilonese, secondo un piano centralizzato, preferendo invece egli affidarsi alla sussidiarietà, cioè appaltando la costruzione pezzo per pezzo ai singoli gruppi di abitanti dei quartieri, bhe, non servono valenti allegoristi per cogliervi una palese critica alle ambizioni monumentali di Trump e al Muro sul confine con il Messico (e ad altri Muri). Vendetta educata ma precisa, con cornice biblica e condanna della hubris creaturale. VENIAMO ALL’OGGI La lunga parte introduttiva sulla dottrina sociale nelle sue varie declinazioni, che abbiamo finora tratteggiato, si impenna bruscamente nella virata teologica del § 53, dove si afferma il carattere preminente della dignità ontologica dell’uomo (rispetto a quella morale, sociale ed esistenziale), una specie di grado zero incondizionato, «non si acquisisce e non si merita, né ha bisogno di essere dimostrata». Beninteso, questo principio copre la posizione tradizionale della Chiesa sull’aborto procurato e sul fine vita, ma viene sviluppato a favore di una lettura radicale dei diritti umani, delle minoranze, di chi non ha accesso ai beni fondamentali. Ne deriva la promozione del bene comune che è maggiore della somma dei beni individuali come il popolo eccede la somma delle persone. Fin qui non abbiamo particolari novità (ciò che vale in genere per la giustizia sociale, la solidarietà, l’attenzione agli ultimi, alle persone povere e migranti, ecc.), soprattutto rispetto al messaggio del Papa precedente. Dal § 67 inizia un’estensione dei concetti ai beni immateriali e alle nuove forme di proprietà (brevetti, algoritmi, piattaforme digitali, infrastrutture tecnologiche), che diventano la soglia decisiva fra inclusione ed esclusione, il luogo autentico della formazione del potere. > Il vetusto principio di sussidiarietà viene allora riformulato (§§ 71 ss.) nel > contesto della rivoluzione digitale, quando la controparte dei > soggetti-persone non è più lo stato-nazione e neppure l’impero, ma «ogni > grande attore economico e tecnologico che esercita un potere di fatto sulle > condizioni della vita comune. Il livello che assorbe competenze, dati e capacità decisionale è costituito da aziende e piattaforme, che definiscono condizioni di accesso, regole di visibilità, forme di relazione e perfino opportunità economiche». Entra così in gioco l’IA. Che scandisce il nuovo potere espropriante e orientante, in mano a Big Tech (e, fattualmente, al servizio di Trump in Occidente). Il terzo capitolo (§§ 90 ss.) si muove nella contrapposizione fra lo sforzo di “restare umani” (citazione mascherata, che ci suona abituale) e l’incombente dominio tecnocratico, in cui culmina il paradigma produttivistico, già denunciato nella bergogliana Laudato si’. Qui si impone la necessità di un potere pubblico regolatorio che contrasti l’opacità degli algoritmi e l’uso dissennato di strumenti potentissimi applicati alla guerra e, nel più morbido dei casi, all’incremento della disoccupazione e dello sfruttamento. Il prudente Prevost non va a guardare dentro la scatola nera, i cui veloci cambiamenti rendono ogni istantanea obsoleta e che, d’altronde, sono solo “architetture” entro cui l’IA cresce ed evolve per auto-apprendimento. > Constata, con acutezza maggiore di molti dilettanti e apologeti, che «le > cosiddette intelligenze artificiali non vivono una esperienza, non possiedono > un corpo, non attraversano la gioia e il dolore, non maturano nella relazione, > non conoscono dall’interno ciò che significa amore, lavoro, amicizia, > responsabilità. Non hanno neppure una coscienza morale: non giudicano il bene e il male, non colgono il senso ultimo delle situazioni, non assumono su di sé il peso delle conseguenze. Possono imitare linguaggi, comportamenti, valutazioni, possono simulare empatia o comprensione, ma non capiscono ciò che producono, perché non abitano l’orizzonte affettivo, relazionale e spirituale in cui l’umano diventa sapiente» (§ 99). Scartata dunque una psicologia fantascientifica dell’IA e dei robot, l’enciclica si sofferma sui costi energetici elevatissimi di tali sistemi e sui progetti di chi fabbrica e istruisce gli algoritmi, determinandone l’uso e l’orientamento. L’IA non è né neutra né oggettiva, ma rimanda ai suoi padroni e utilizzatori cui competono le responsabilità, individuabili mediante accountability nei vari passaggi. > È inutile discettare (lo fa anche il “potere buono” di Anthropic) sull’etica > di IA, ma dobbiamo puntare sull’etica di chi la istituisce e controlla, i > privati potentissimi che hanno in mano il suo esercizio in condizione > oligopolistica. Claude, l’assistente evoluto di Anthropic, non è né buono né > cattivo, possono esserlo solo i suoi padroni. Per domare questa nuova asimmetria sistemica occorre una regolazione pubblica, da inserire nell’IA non ex post (quando i giochi ormai sono fatti). In primo luogo l’IA, che comporta una logica nefasta di operare just in time deresponsabilizzando l’operatore, va “disarmata”, sottratta alla guerra, certo, ma anche al produttivismo sfrenato che è competizione economica e cognitiva che infrange ogni ecosistema. Qui si innesta la critica ideologica al trans-umanesimo e al post-umanesimo (le varianti più aggressive dell’ideologia della Big Tech, che altrove abbiamo descritto) che mirano a ibridare uomo, macchina e ambiente e che modificano l’immaginario collettivo, anche quando restano speculazioni improbabili. È il caso delle orrende fantasie eugenetiche sull’ottimizzazione della specie, improbabili da realizzare ma supporto potente a pratiche discriminatorie e suprematiste per acuire diseguaglianze e oppressione di classe.  Segue, come era prevedibile una lunga digressione sulla finitudine creaturale: da sempre l’imprinting cristiano sulla storia che può essere accostato (oppure no) ai discorsi contemporanei sulla vulnerabilità – ma ora non ne questioniamo. Il richiamo agostiniano ai due amori e alle due città corona il capitolo e introduce alle successive considerazioni sull’ecologia della comunicazione (scandita in termini, non ce ne meravigliamo, arendtiani, cioè ancora agostiniani laicizzati), l’educazione digitale, il sostegno alla scuola (prevalentemente pubblica, per ragioni di censo, anche qui un filo più a sinistra dell’area riformista), una igiene dell’attenzione fondata sull’orizzonte di senso, la dignità del lavoro minacciata dall’IA e dalla sua mescolanza con i metodi schiavistici del lavoro sottopagato e frammentato. > Su questo terreno, come sull’analisi abbastanza cruda della finanziarizzazione > (intesa un po’ riduttivamente come estranea alla logica del mai nominato > capitalismo produttivo), le analisi e le soluzioni della millenaria dottrina > cristiana divergono considerevolmente con la più giovane tradizione > operaistica, cui ci riferiamo, ma non insistiamo su questo aspetto in un > articolo politico e non di critica teorica. Allo stesso modo Claude non è l’incarnazione (anche perché privo di un corpo) di quell’altro filone che va dall’intelletto materiale unico della specie umana di Averroè e Dante al general intellect di Marx. Ma è meglio averlo al nostro fianco nell’Armageddon contro i cavalieri dell’Apocalisse di Silicon Valley, non vi pare? O gli vogliamo far perdere tempo lasciandolo intervistare da Veltroni? Del resto alcune prese di posizioni dell’umanesimo cristiano qui rilanciate (l’autocritica del passato sostegno ecclesiale alla schiavitù o la denuncia della nuova schiavitù digitale dei rider, il rifiuto del regime di guerra e della retorica della “guerra giusta”) sono così dirompenti rispetto alla vulgata MAGA e al suo blando consenso italiota, travestito da realismo nichilista e fascinazione per la forza, da tacitare ogni scrupolo althusseriano o decoloniale. Dopo una beffarda citazione di Tolkien che sembra ficcata lì per mettere in imbarazzo Meloni e i suoi elfi petulanti, l’Enciclica conclude assumendo lo sguardo e la voce delle vittime e suggerendo di sostituire, con sano realismo, a una “cultura della potenza” una “cultura del negoziato”, fondandoli sul dialogo, sul diritto internazionale, sulla promozione di un multilateralismo non aggressivo. Diamo per scontato che alla fine tutto è riassunto nei termini del mistero della ricapitolazione del divino e dell’umano (come altre religioni postulano il Tiqqun, la ricomposizione dell’infranto) – e qui si mostra la differenza fra carisma bergogliano e amministrazione prevostiana. Il primo porta nel mondo la debolezza, l’esprime nel proprio corpo sofferente (in carrozzella con il poncho), il secondo gestisce la debolezza degli altri senza troppo ostentare la propria ma comunque condannando la logica della potenza e della prestazione. Ci si può stare, con un deficit di partecipazione emotiva e un riservato consenso politico. Che assomiglia un po’ al rapporto assunto dai movimenti verso la Cina – dal coinvolgimento passionale acritico alla sobria valutazione geopolitica. Immaginazione e realismo sono d’altronde il retaggio di Machiavelli e Spinoza. La copertina è di DomyD da Pixabay Questo articolo è gratuito, ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostra informazione libera e accessibile, abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno, clicca sul banner qui sotto per fare una donazione. Puoi anche donare il tuo 5X1000, CF: 96405560580 L'articolo Quattro passi con Claude proviene da DINAMOpress.
June 8, 2026
DINAMOpress
Vola la ricchezza finanziaria, è ferma quella reale
Secondo la trentesima edizione del “World Wealth Report 2026“, pubblicato dal Capgemini Research Institute, anche nel 2025 il numero di milionari a livello globale, così come la loro ricchezza, sono aumentati, toccando nuovi record. I principali fattori dell’ennesima crescita dei “Paperoni” è stati i valori sostenuti dei titoli sui mercati […] L'articolo Vola la ricchezza finanziaria, è ferma quella reale su Contropiano.
June 8, 2026
Contropiano