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Festival Alta Felicità – Decima edizione – Si parte e si torna tutt3 assieme
Raccontare il Festival dell’Alta Felicità è sempre un’impresa ardua e ogni volta temo di non essere in grado, di non essere capace di raccontare l’immensità di quei 3 giorni. Perché il Festival è da sempre un’immersione pluridimensionale che ti colpisce per le sue innumerevoli sfaccettature, in cui i sensi sono costantemente sollecitati da un caleidoscopio di emozioni e suggestioni. C’è la bellezza dell’essere nel cuore verde della montagna, quella piana difesa e riconquistata 21 anni fa (anche allora con la determinazione dei corpi che abbattevano le reti), e poi lo stupore di vedere quanta gioventù la attraversa, con accenti, capigliature e abbigliamenti diversi, ma tutti e tutte con meravigliosi sorrisi stampati in faccia. La felicità comincia da qui. I dibattiti partono susseguendosi dalle 10 di mattina alle 5 del pomeriggio e sono sempre affollatissimi, che si parli di Palestina, Albania, diritti dei disabili o degli animali, di guerra e tecnologie, lavoro, cambiamento climatico … che si presenti un libro che parla di speranza. Giovan3 e giovanissim3 ascoltano, prendono appunti, fanno domande, dibattono. Nel frattempo, esperienze diverse si confrontano e interagiscono, ognuno tornerà a casa con maggiori conoscenze e qualche libro nello zaino. Perché qui i libri si vendono, non solo le magliette. E la sera la musica si trasforma in vera festa, i corpi diventano un unico corpo danzante: tre serate di concerto, 31 gli artisti che si sono dati il cambio sul palco fino a notte fonda. E anche dal palco risuonano i messaggi di quel mondo diverso che vorremmo vedere: vorremmo vedere la Palestina libera, la Valsusa libera, gli Antifa liberi, le donne libere di andare dove vogliono e la polizia a fare qualsiasi altro lavoro … Gli artisti sono orgogliosi di essere qui e di contribuire con le loro note alla lotta di questa valle. Sabato è il giorno della marcia. Questo sabato del decimo anno è già nel tritacarne mediatico con le sue immagini del cantiere assaltato e “devastato”, delle camionette in fiamme, con la notizia dei poliziotti feriti: 60, no 110, forse 140 (dipende dalle testate giornalistiche). E assieme a immagini, numeri e condanne istituzionali si sprecano le ipotesi di chi era veramente nascosto sotto i cappucci neri e di quale distanza abbia dai “veri valsusini” Proviamo allora a farne un racconto da uno dei moltissimi punti di vista di quella giornata L’immenso corteo si incammina verso i cantieri, saremo almeno 20.000, il colpo d’occhio dalla salita è impressionante. Mentre ci si incammina una signora non più giovane esce dalle cucine che sfornano pasti a tutte le ore e porge ai manifestanti un cesto di limoni tagliati, è un gesto che unisce e tiene insieme tutto: noi in fondo non sappiamo bene dove stiamo andando e cosa succederà, al bivio ognuno di noi dovrà scegliere se salire sui sentieri verso il cantiere di Chiomonte o scendere col treno verso il cantiere di san Didero, poi chissà cosa ci aspetta. Ma lei sa già! Lo sa da più di 30 anni, che ci aspettano i gas lacrimogeni e con quel cesto ci porge la sua protezione e la sua partecipazione “si parte e si torna tutt3 assieme” (e non importa se sono più di 20anni che dai gas lacrimogeni ci si protegge con sistemi ben più efficaci di una fetta di limone). Quest’anno il serpentone più numeroso si dirige verso Chiomonte, un centinaio di noi sceglie invece di andare a San Didero. Come spesso accade anche il corteo è composto da soggettività diverse che sanno stare assieme: c’è chi è travisato, perché andrà a fare azioni impegnative e considerate illegali, c’è chi è in infradito e senza protezioni perché sta esprimendo la propria partecipazione e solidarietà con la semplice presenza “si parte e si torna tutt3 assieme”. A San Didero la situazione si fa subito complicata: mentre i ragazzi si dirigono alle reti per compiere le loro azioni di disturbo, decine e decine di camionette della polizia giungono alle spalle del corteo e un gran numero di reparti celere ne scende in assetto da battaglia. Le persone che non sono abituate ad affrontare queste situazioni entrano nel panico, ma qualche anziano più esperto porta tutti in zona di sicurezza, richiama alla calma e rassicura. Quando l’azione di disturbo finisce, immersa in una marea di gas lacrimogeni, i manifestanti si ricongiungono alla stazione. Tutti e tutte stanno bene, si può rientrare. Solo che la polizia non si accontenta di averci scacciato e invade la stazione in modo minaccioso, vola qualche manganellata finché la maggior parte si ritrova bloccata tra muri e polizia, solo un gruppetto riesce ad allontanarsi verso una via di fuga ma non si allontana finché non è chiaro cosa succederà a tutti gli altri “si parte e si torna tutt3 assieme”. Dopo ore di telefonate e trattative chi può si allontana attraverso i prati, gli altri verranno tutti identificati e schedati. Inizia il lungo lavoro delle retrovie per riportare tutti e tutte a casa in sicurezza, la catena di solidarietà valligiana è discreta e silenziosa ma estremamente efficace: innocui passanti in bicicletta in realtà stanno tenendo d’occhio i movimenti delle forze dell’ordine, contadini indicano i passaggi nei campi, file di auto si inerpicano per le stradine secondarie per andare a recuperare gruppi di manifestanti che faticano a rientrare. Fino a tarda a notte, fino all’ultimo manifestante, la catena di solidarietà agisce discreta e silenziosa. Senza distinzione tra valligiani e black block, tra anziani e giovani, tra valsusini e stranieri, perché qui “si parte e si torna tutt3 assieme” per contrastare un sistema di devastazione economica ed ambientale. Ed è questo l’ideale che tiene insieme tutti. Quando al festival arrivano le notizie da Chiomonte inizia a girare un’aria da “ce l’abbiamo fatta! Finalmente siamo riusciti ad entrare in quel maledetto cantiere”. Erano 15 anni che ci si provava. Il giorno dopo interroghiamo i veri anziani che da più di 30 anni si oppongono alla devastazione di questo territorio: hanno gli occhi lucidi dall’emozione di una vittoria che aspettavano da anni, ma non solo, adesso sono sicuri che qualcuno ha preso saldamente in mano la loro lotta e che il testimone è passato di mano in mano. E i loro occhi sprizzano felicità. Chiudono il cerchio di queste giornate le parole di Nicoletta Dosio che in un lunedì funestato da polemiche e ingenti controlli di polizia dichiara “Noi ci difendiamo dalla devastazione. Non c’è da prendere nessuna distanza, noi, sia in presenza, sia col cuore, c’eravamo tutti. E tutti rivendichiamo quello che è capitato” Mamme in piazza per la libertà di dissenso
July 28, 2026
Pressenza
Festa di Radio Onda d’Urto 2026: il programma completo dei dibattiti
La Festa di Radio Onda d’Urto, giunta alla sua XXXIV edizione, sta per iniziare. La Festa avverrà, dal 5 al 22 agosto, nell’area feste di via Serenissima a Brescia dove si svolgeranno numerosi dibattiti e incontri di confronto sui principali temi politici affrontati durante l’anno da Radio Onda d’Urto. I temi di quest’anno vanno dalla Palestina al riarmo, dai movimenti sociali a quelli antifascisti, per la difesa del lavoro, della salute, della natura, contro sfruttamento, caporalato, capitalismo digitale, attraversando vertenze e lotte che animano la nostra terra. Inizio ore 19.30 presso lo stand Spazio Dibattiti. Di seguito gli appuntamenti: Mercoledì 5 agosto H 19.30 – 2006-2026 Vent’anni senza Renato. A vent’anni dall’assassinio di Renato Biagetti per mano fascista presentazione dell’edizione speciale “Storie per Renato. Speciale Antifa!nzine” (coedizione Cronache Ribelli e Freeink Comix, 2026). Intervengono: Erre Push, illustratore e fumettista; Cristiana Gallinoni (Loa Acrobax); Cronache Ribelli; Antifanzine; l* compagn* di Dax; Campagna Free All Antifas. Modera Elia Rosati, storico e collaboratore di Radio Onda d’Urto. Venerdì 7 agosto H 19.30 – Guerra globale! Anatomia e perversione di una morte annunciata. Intervengono: Donatella Di Cesare, filosofa, Università La Sapienza di Roma, Nicoletta Dentico, esperta di diritto alla salute e già direttrice di Medici senza Frontiere, Adriano Zamperini, psicologo, Università degli Studi di Padova. Moderano e conducono: Manuel Colosio, Paolo Patuelli, Giuseppe (Beppe) Ricca autori e conduttori della trasmissione di Radio Onda d’Urto “Il disagio nella civiltà”. Lunedì 10 agosto H 19.30 – “Il processo di pace in Turchia: prospettive e aspettative”. Secondo l’”Appello per la pace e una società democratica” di Abdullah Öcalan, la società turca dovrebbe avviare un percorso di democratizzazione collettiva. A oltre un anno di distanza, quali sono le aspettative della società civile e quali sono le prospettive politiche degli attori coinvolti? Ne discutiamo con İdris Baluken, ex deputato del parlamento turco con l’HDP; Şerife Ceren Uysal, avvocata del Foro di Istanbul specializzata in diritti umani; Rosida Koyoncu, giornalista, documentarista e attivista per i diritti delle persone LGBTQIA+. Modera il giornalista Murat Cinar. Il dibattito si svolge presso la Libreria del Gatto Nero.  Mercoledì 12 agosto H 19.30 – La musica sta cambiando. Il potere economico si sta appropriando di ogni anello della filiera: dalla produzione alla distribuzione, dai grandi eventi agli spazi in cui si suona. È ancora possibile fare musica e vivere un concerto sottraendosi a questa logica? Ne parliamo con Flavia Tommasini (TPO Bologna), Rolando Lutterotti (Sherwood Festival/Città Invisibili) e Andrea Cegna (giornalista freelance e lavoratore intermittente dello spettacolo). Modera: Siham Ouzif (Radio Onda d’Urto). Venerdì 14 agosto H 19.30 – “L’industria della salute. Farmaci, privatizzazioni e affari. Ecco perché un’altra medicina è necessaria”. Presentazione del libro con l’autore Vittorio Agnoletto, medico, membro del direttivo nazionale di Medicina Democratica e docente di Globalizzazione e Politiche della Salute presso l’Università degli Studi di Milano. Con lui Antonino Cimino, medico di Medicina Democratica e co-conduttore della trasmissione radiofonica Curami – prima di tutto la salute. Domenica 16 agosto H 19.30 – Palestina: 3 anni di genocidio, 78 anni di occupazione. Con Saif Abukeshek, attivista palestinese e portavoce della Global Sumud Flotilla, Fabian Odeh, cittadino italo-palestinese che si reca spesso in Cisgiordania, Coordinamento Palestina di Brescia. Il nome dell’ultimo relatore sarà comunicato a breve. Lunedì 17 agosto H 19.30 – Fredde fusioni Vs calde passioni. Passato, presente e futuro del calcio bresciano. Intervengono: Diego Piccinelli del gruppo ultras “Brescia 1911” e gli ultras del gruppo “Fossa Salò”. Martedì 18 agosto H 19.30 – Data Center: il volto materiale dell’Intelligenza Artificiale. I data center sono diventati il simbolo delle ricadute sui territori del capitalismo digitale. In Italia, la Lombardia è al centro di una corsa agli investimenti in questo settore. Ne parliamo con Giuseppe De Ruvo della redazione di Limes, Rita Cantalino, giornalista freelance, Enrico Duranti del Comitato di Lachiarella (MI) e attivisti del Comitato di Travagliato (BS). Mercoledì 19 agosto H 19.30 – Lavorare per morire. Un dibattito sui modelli di organizzazione produttiva e sfruttamento in Italia, dedicato a Mirko Serpelloni e Massimiliano Lauro, lavoratori bresciani e frequentatori della Festa morti di lavoro. Ospiti Maruska, mamma di Mirko Serpelloni, Elena Lott che per Usb segue la lotta dei ciclofattorini di Milano e Marco Omizzolo, docente di Sociopolitologia delle migrazioni all’Università La Sapienza di Roma ed esperto di sfruttamento e caporalato. Giovedì 20 agosto H 19.30 – “Vivere alla fine dei tempi” (Ombre Corte, 2026). Il soggetto scabroso tra le macerie del presente con Federico Chicchi, Paolo Patuelli, Giuseppe (Beppe) Ricca e Manuel Colosio in dialogo con Elia Zaru. Venerdì 21 agosto H 19.00 Con Renata nel cuore. Omaggio alla vita di militante femminista/transfemminista e sindacale di base a pochi mesi dalla sua morte. Ricordo con microfono aperto alle realtà con cui Renata De Marco ha condiviso esperienze di lotta. A seguire, dibattito sullo stato della scuola pubblica con la partecipazione di Cattive maestre, Educare alle differenze, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle Università, Marco Meotto, insegnante e storico. Sabato 22 agosto H 19.30 – Guerra, sciopero, movimento: quale organizzazione? A partire dalla forza e dai limiti del movimento “Blocchiamo tutto”, vogliamo discutere quali forme di organizzazione siano oggi praticabili per costruire percorsi duraturi contro la guerra, il militarismo, l’oppressione e lo sfruttamento. Partecipano: ∫connessioni precarie, Dinamopress, Globalproject, Infoaut, Teiko-Euronomade. Redazione Sebino Franciacorta
July 28, 2026
Pressenza
La Ue si prepara alla guerra, senza gli Usa ma insieme all’Ucraina
In un discorso tenuto alla Georgetown University di Washington in occasione della “Serata della Difesa europea”, il commissario alla Difesa europeo Kubilius, ha messo nero su bianco gli orientamenti della Ue in materia di spesa militare e di ambizioni belliciste verso la Russia ma non solo. Colpisce in un passaggio […] L'articolo La Ue si prepara alla guerra, senza gli Usa ma insieme all’Ucraina su Contropiano.
July 28, 2026
Contropiano
Val di Susa. Posti di blocco e identificazioni di massa. Arrivano Meloni e Piantedosi
Questa mattina, le forze dell’ordine e la Digos di Torino hanno istituito massicci posti di blocco all’uscita del perimetro del Festival Alta Felicità. Su tutte le strade verso Susa non si passa se non identificati. Non a caso giunge notizia che sono attesi in visita al cantiere di Chiomonte Piantedosi […] L'articolo Val di Susa. Posti di blocco e identificazioni di massa. Arrivano Meloni e Piantedosi su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano
Berlino, Gaynet: “Meloni dimentica il Pride, solidarietà solo al governo tedesco”
Di imbarazzante ipocrisia le parole di solidarietà di Meloni per l’attentato al Pride di Berlino: la Presidente del Consiglio si rivolge solamente al governo tedesco, non nomina il Pride e riesce a non menzionare in alcun modo la natura omofobica dell’attentato”. Così Rosario Coco, Presidente di Gaynet, in una nota. La presidente Meloni, è noto, ha rilasciato un freddissimo, ma istituzionalmente perfetto (nella sua ferocia) comunicato subito dopo i fatti di Berlino, scegliendo scientemente un tono che le ha permesso di omettere ogni riferimento al Pride e alla comunità LGBTIQA+. “Esprimo, a nome del governo italiano” – recitava la gelida nota di Meloni – “solidarietà e sincera vicinanza per le drammatiche notizie che giungono da Berlino. L’Italia condanna e si oppone con forza a qualsiasi forma di odio ed estremismo, lavorando ad ogni livello per difendere la libertà e la sicurezza dei nostri cittadini. Un pensiero commosso ai familiari della vittima e auguri di pronta guarigione ai molti feriti. Siamo al fianco della Germania e del popolo tedesco”. Il presidente di Gaynet, Rosario Coco sottolinea proprio l’aver taciuto ogni riferimento alla comunità colpita. “Sono stati colpiti il Pride, la comunità LGBTQIA+ e un sistema di valori che da decenni integra libertà e diversità etnico-culturale, come quello tedesco”, recita la nota di Coco. “Si tratta di un episodio frutto del clima di odio e di radicalizzazione che si respira negli ultimi anni, fomentato dalle destre estreme in Europa e nel mondo. Al nostro governo, basti leggere Salvini, interessa guardare il dito e non la luna, gridando alla cosiddetta “emergenza islamica”. La vera emergenza è quella di spegnere l‘odio religioso e lavorare per un Europa della laicità e dei diritti per tutte le persone. Ma alla destra italiana di tutele contro le discriminazioni non interessa nulla: basti ricordare che, dal gennaio 2025, non c’è stata dal governo una sola parola di solidarietà contro l’escalation di aggressioni omotransfobiche, ormai una ogni due giorni (Info pack Gaynet 2026). Redazione Italia
July 27, 2026
Pressenza
Bologna. Migliaia di persone al Pilastro invocano giustizia per Fakir
Una grande marcia popolare ieri ha attraversato il rione del Pilastro per chiedere verità e giustizia per Abderrahim Fakir, per revocare lo scudo penale agli agenti di Polizia e ai Sanitari, affinché una vera giustizia possa essere fatta su quanto accaduto. In migliaia per tutto il Pilastro siamo ritornati sul […] L'articolo Bologna. Migliaia di persone al Pilastro invocano giustizia per Fakir su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano
Fermare il DDL Antisemitismo: call straordinaria giovedì 30 luglio ore 21
Incontro online promosso da Rete #NOBAVAGLIO insieme a PRESSENZA, con rappresentanti di BDS, Anbamed, Giuristi Democratici, presidi per Gaza, mondo dell’informazione, dell’arte, della scuola, della sanità, associazioni e Ong ( in aggiornamento). Il DDL Antisemitismo, alle ultime battute dell’iter in Commissione Affari Costituzionale alla Camera, mette a rischio la libertà di critica e di espressione, equiparando le critiche a Israele all’antisemitismo. Parleremo di come difendere la libertà di parola e contrastare ogni deriva autoritaria nel Paese Per partecipare e ricevere il link di meet è necessario mandare una mail (oggetto: incontro 30 luglio) a nobavaglioprenotazioni@gmail.com   Rete #NOBAVAGLIO
July 27, 2026
Pressenza
Oltre la memoria: a Roma la solidarietà a Cuba tra la lezione della caserma Moncada e il buio dei blackout
C’è poco spazio per la retorica quando si parla della Cuba di oggi. La situazione nell’isola è di una gravità concreta, quotidiana, fatta di ore e ore trascorse al buio per le continue interruzioni elettriche, di lunghe attese per la distribuzione dell’acqua e di una ricerca sempre più faticosa di beni di prima necessità e medicinali. È in questo contesto, segnato da una crisi economica, finanziaria ed energetica tra le più gravi degli ultimi decenni, che domenica 26 luglio si è svolta a Roma la celebrazione del Día de la Rebeldía Nacional. L’iniziativa, alla presenza dell’ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar, del personale del corpo diplomatico e di un’ampia rappresentanza della comunità cubana residente in Italia, ha riunito partiti, associazioni, movimenti e organizzazioni di amicizia con il popolo cubano. Un incontro sobrio, privo di enfasi celebrative, proprio perché tutti i presenti erano pienamente consapevoli della difficile fase che il Paese caraibico sta attraversando. Per Cuba il 26 luglio non è una ricorrenza qualsiasi. Il Día de la Rebeldía Nacional ricorda l’assalto del 1953 alle caserme Moncada, a Santiago de Cuba, e Carlos Manuel de Céspedes, a Bayamo, quando un gruppo di giovani guidati da Fidel Castro tentò di rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista. Dal punto di vista militare fu una sconfitta, seguita da arresti, torture e numerose vittime. Sul piano politico e simbolico, tuttavia, quell’evento segnò l’inizio del processo rivoluzionario che sarebbe culminato con il trionfo della Rivoluzione nel gennaio del 1959. Per Cuba e per gran parte dell’America Latina quell’assalto segnò una svolta storica. Prese forza l’idea che fosse possibile mettere in discussione un sistema fondato sulla dipendenza economica e politica dall’esterno. Da quella stagione nacque un modello che fece dell’accesso universale alla sanità, dell’istruzione gratuita, della lotta all’analfabetismo e dell’estensione dei diritti sociali alcuni dei propri pilastri fondamentali. Oggi, tuttavia, la distanza tra la portata ideale di quel passaggio storico e le drammatiche condizioni materiali della vita quotidiana sull’isola è profonda. Il bloqueo accompagna la storia di Cuba da oltre sessant’anni, ma la crisi attuale non può essere compresa senza considerare il significativo inasprimento delle sanzioni avvenuto negli ultimi anni. Alle restrizioni già esistenti si sono aggiunte centinaia di nuove misure che hanno ulteriormente limitato la capacità dell’isola di commerciare, accedere ai mercati finanziari e reperire risorse indispensabili per la propria economia. Particolarmente pesanti sono state le ricadute sul settore energetico. Le sanzioni che hanno colpito compagnie di navigazione e operatori coinvolti nel trasporto di petrolio verso Cuba, le difficoltà nei pagamenti internazionali e gli ostacoli all’acquisto di carburanti e pezzi di ricambio hanno reso sempre più complesso garantire il funzionamento del sistema elettrico nazionale. A questo si è aggiunto il mantenimento di Cuba nella lista statunitense dei Paesi sponsor del terrorismo, una decisione contestata da numerosi governi e da diversi osservatori internazionali perché ha ulteriormente irrigidito i rapporti con il sistema bancario internazionale e l’accesso al credito. L’effetto combinato di queste misure ha contribuito ad aggravare una crisi economica ed energetica già esistente. Le centrali termoelettriche, da anni bisognose di investimenti e manutenzione, hanno incontrato crescenti difficoltà nell’approvvigionamento di combustibili e componenti essenziali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: blackout che in molte province si protraggono per numerose ore al giorno, difficoltà nella distribuzione dell’acqua potabile, trasporti ridotti, attività produttive rallentate e una crescente scarsità di beni essenziali e medicinali. Il sistema delle sanzioni unilaterali nei confronti di Cuba contrasta con i principi che regolano le relazioni tra gli Stati. Non è un caso che da oltre trent’anni l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvi, con maggioranze schiaccianti, risoluzioni che chiedono la fine del blocco economico. Di segno opposto è stata, nel corso dei decenni, la proiezione internazionale di Cuba. Le missioni mediche e umanitarie inviate in oltre cento Paesi del mondo, compresa l’Italia durante le fasi più difficili della pandemia da Covid 19, rappresentano una delle espressioni più riconosciute della cooperazione internazionale promossa dall’isola. La crisi cubana si inserisce in un quadro internazionale segnato dal ritorno della guerra come strumento di competizione geopolitica, dal riemergere di logiche neocoloniali e dal progressivo indebolimento del diritto internazionale. Da questo punto di vista, Cuba rappresenta uno dei casi più emblematici di come le tensioni tra Stati possano incidere concretamente sulla vita quotidiana di un’intera popolazione. Dall’iniziativa svoltasi a Roma è emersa con forza la necessità di costruire un fronte internazionale più ampio, capace di superare divisioni e frammentazioni e di unire tutte le realtà che si riconoscono nei valori della pace, della giustizia sociale, della cooperazione tra i popoli e del rispetto della sovranità nazionale. In questo contesto, parlare di resistenza del popolo cubano non significa indulgere nella retorica, ma descrivere la tenacia con cui milioni di persone continuano ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Il significato più profondo della manifestazione romana è stato proprio questo: ricordare la caserma Moncada non come una celebrazione del passato, ma come un’occasione per richiamare l’attenzione sulla situazione che Cuba vive oggi. La memoria, da sola, non basta. Ha valore quando aiuta a comprendere il presente e a costruire il futuro. È questo il messaggio emerso dal presidio romano: rilanciare la richiesta di porre fine al blocco economico, riaffermare il diritto del popolo cubano a determinare liberamente il proprio destino e ricordare che la solidarietà tra i popoli continua a essere uno strumento essenziale per costruire un ordine internazionale fondato sulla pace, sulla giustizia e sul rispetto della sovranità degli Stati.   Giovanni Barbera
July 27, 2026
Pressenza
Perù: diritto all’oblio e libertà di stampa: analisi della sentenza della Corte Costituzionale alla luce del principio di proporzionalità
> La recente sentenza della Corte Costituzionale (TC) che ha ordinato la > rimozione di tre articoli giornalistici relativi al cosiddetto caso Orellana > ha riaperto il dibattito sui limiti del diritto all’oblio in Perù. Sebbene > l’obiettivo di tutelare l’onore e la reputazione di una persona > successivamente scagionata sia costituzionalmente legittimo, la decisione > solleva una questione di maggiore rilevanza: se la rimozione definitiva di > archivi giornalistici costituisca una misura compatibile con la libertà di > informazione, la memoria storica e gli standard nazionali e internazionali di > tutela dei diritti fondamentali. Di: Yngrid Armas* Il conflitto tra due diritti fondamentali Il caso mette a confronto due diritti costituzionali di pari gerarchia. Da un lato, l’articolo 2, comma 7, della Costituzione tutela l’onore, la buona reputazione e la privacy, diritti rafforzati dalla Legge n. 29733, Legge sulla protezione dei dati personali. D’altro canto, l’articolo 2, comma 4, della Costituzione garantisce le libertà di informazione, di espressione e di stampa, pilastri essenziali dello Stato costituzionale e del controllo democratico sulle questioni di interesse pubblico. Il vero problema giuridico non risiede nel riconoscere il diritto all’oblio, bensì nel determinare quale sia il meccanismo costituzionalmente adeguato per renderlo effettivo. Il principio di proporzionalità come fulcro dell’analisi La sentenza della Corte costituzionale ha optato per la misura più incisiva: ordinare la rimozione totale delle pubblicazioni digitali. Tuttavia, il principio di proporzionalità richiedeva di valutare alternative meno restrittive per la libertà di informazione, quali: La soppressione definitiva del contenuto costituisce la misura più gravosa per il diritto all’informazione e per la conservazione dell’archivio storico. * aggiornare le notizie incorporando le informazioni sull’assoluzione della ricorrente; * ordinare la deindicizzazione nei motori di ricerca; * ricorrere, in via eccezionale, a meccanismi di anonimizzazione. La legge sulla protezione dei dati personali e l’attività giornalistica Paradossalmente, la stessa legge n. 29733 contiene garanzie per l’esercizio dell’attività giornalistica. Tra queste spiccano: * l’esclusione del trattamento dei dati effettuato nell’esercizio delle libertà di informazione e di espressione; * le eccezioni al consenso in presenza di interesse pubblico; * i limiti al diritto di cancellazione quando sussistono finalità storiche o informative. * Per questo motivo, la sentenza sembra discostarsi dall’equilibrio previsto dalla legislazione peruviana tra protezione dei dati e libertà di stampa. Lo standard internazionale La decisione si discosta anche dalla giurisprudenza europea. La Corte europea dei diritti dell’uomo e la Corte di giustizia dell’Unione europea distinguono chiaramente tra: i motori di ricerca, dove il diritto all’oblio può essere esercitato tramite la deindicizzazione; e gli archivi digitali, il cui valore storico merita una protezione rafforzata. Casi come Google Spain, Times Newspapers Ltd. contro Regno Unito e Hurbain contro Belgio dimostrano che la regola generale non è quella di eliminare le informazioni giornalistiche, bensì di adottare misure meno lesive per preservare contemporaneamente l’onore e la memoria storica. Conseguenze del precedente costituzionale La sentenza potrebbe generare importanti effetti istituzionali: non si tratta solo del caso di una persona specifica, ma del modello di tutela costituzionale applicabile a tutta la stampa digitale peruviana. * aumento delle azioni legali volte a richiedere la rimozione di notizie arretrate; * indebolimento del giornalismo d’inchiesta; * incentivi all’autocensura; * frammentazione degli archivi storici digitali; * lesione del diritto dei cittadini di accedere alle informazioni di interesse pubblico. Conclusione La tutela dell’onore, della vita privata e della reputazione costituisce un obbligo costituzionale dello Stato. Tuttavia, tale tutela deve essere esercitata nel rispetto del principio di proporzionalità e cercando di limitare il meno possibile la libertà di informazione. La rimozione totale di pubblicazioni giornalistiche veritiere appare come una misura eccessiva rispetto ad alternative meno lesive, quali l’aggiornamento delle notizie, la deindicizzazione o l’anonimizzazione. Di conseguenza, il precedente stabilito dalla Corte Costituzionale non solo ridefinisce la portata del diritto all’oblio in Perù, ma pone anche serie sfide alla libertà di stampa, alla conservazione della memoria storica e alla certezza del diritto nel giornalismo d’inchiesta. Questo approccio trasforma il dibattito in una riflessione sull’equilibrio tra i diritti fondamentali, evitando di presentare il conflitto come un semplice scontro tra privacy e stampa. È possibile leggere un’intervista più approfondita su La Plataforma CB: https://www.youtube.com/live/nKxqR-gcRFY?si=9WXH7MpEQQwLKGH9 (*) Avvocata, ricercatrice e conciliatrice. Redacción Perú
July 27, 2026
Pressenza
La realtà fa capolino: il Tav è vicino ad affondare
La linea ad alta velocità Torino-Lione si trova in una fase critica del suo sviluppo, con una combinazione di sfide ingegneristiche, ritardi logistici e un’incertezza finanziaria che ne mettono in dubbio non tanto la realizzazione nei tempi e nei costi previsti ma proprio la costruzione dell’opera che rischia così di […] L'articolo La realtà fa capolino: il Tav è vicino ad affondare su Contropiano.
July 27, 2026
Contropiano