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La Leonardo in tribunale. Il limiti del profitto e quelli del diritto
Nel mese di ottobre 2025, commentando il sequestro da parte di Israele di membri degli equipaggi della Flotilla per Gaza – tra cui cittadini italiani – il ministro degli Esteri Antonio Tajani dichiarò che il diritto internazionale vale “fino a un certo punto”. L’affermazione, formulata per spiegare la mancata reazione […] L'articolo La Leonardo in tribunale. Il limiti del profitto e quelli del diritto su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
Raccolta medicinali per Cuba
Circolo di amicizia Italia-Cuba “Hilda Guevara” (Trieste) (3347037783)   Gent.me/i, a nome del Circolo Italia-Cuba di Trieste, intitolato a Hilda Guevara, vogliamo ringraziare tutte le cittadine e i cittadini, i partiti, i sindacati e i gruppi di studenti che hanno contribuito alla raccolta farmaci per Cuba, promossa da numerosi soggetti e in diverse sedi  (CGIL in via Pondares, sedi PRC e Giovani comuniste/i in via Tarabochia e Casa del popolo “A. Gramsci” di via Ponziana, Università). Questa iniziativa è andata molto bene e al di là di ogni più ottimistica speranza. Una prima parte del carico è partita venerdì 17  per Pescara, dove si svolgerà il Congresso nazionale di Italia-Cuba e dove verranno portati farmaci da molte città d’Italia, per poi effettuare un’unica spedizione verso Cuba; una seconda parte del materiale raccolto a Trieste, verrà prelevato lunedì da compagne/i di Italia-Cuba di Udine, per poi procedere a una seconda spedizione. Altre raccolte e altre pratiche solidali per Cuba verranno messe in atto nelle prossime settimane, oltre a momenti di approfondimento storico-politico. Cuba è un Paese indipendente che da decenni, per il suo non conformarsi al minaccioso ordine mondiale, è sottoposto a un bloqueo economico asfissiante, particolarmente duro in questi ultimi mesi, nel silenzio del cosiddetto mondo libero, complice di questo crimine. Fortunatamente la solidarietà internazionale si è messa in moto, e a questa anche noi, da Trieste, abbiamo contribuito. Il nostro impegno continuerà, per provare concretamente a costruire un diverso ordine mondiale, basato sulla giustizia e il rifiuto della violenza, sia che si manifesti sotto forma di invasioni militari sia sotto forma di assedio economico. I potenti della terra verranno sconfitti! È già successo nella storia e, quindi, può tornare a succedere. Grazie, Segreteria del Circolo di amicizia  Italia-Cuba “Hilda Guevara” (Trieste) Redazione Friuli Venezia Giulia
April 24, 2026
Pressenza
C’è una vita anche in prigione
24 aprile – BUON COMPLEANNO a Eren Keskin! Rojbûna te pîroz be, Eren Keskin! (curdo) – Iyi ki doğdun, Eren Keskin! (turco) di Bruno Lai     Questa bella e significativa vignetta è un’opera dell’illustratore ed attivista italiano Gianluca Costantini, noto per il suo impegno nel dare voce graficamente a chi combatte per i diritti civili in tutto il mondo.
Rimini, assemblea e corteo per il 25 aprile
Mercoledì 8 aprile numerose realtà sociali e sindacali della città si sono ritrovate in assemblea per confrontarsi dopo la vittoria del NO al referendum e la manifestazione No Kings di Roma. Eventi distinti che però ci hanno dato la misura di come il governo Meloni, allineato alla linea trumpiane, sia in difficoltà tra scandali personali, mancanza di politiche sociali e provvedimenti esplicitamente patriarcali come il DDL Bongiorno. Allo stesso tempo, si intravede la possibilità di ricostruire spazi e pratiche condivise di organizzazione attorno a temi quali le forme della democrazia, il rifiuto del razzismo e del regime dei confini, il contrasto dell’economia di guerra e della militarizzazione della società. Il genocidio di Gaza ha messo a nudo tanto l’allineamento dei governi, soprattutto occidentali, con le politiche coloniali sioniste, quanto gli impatti globali di questi processi.  Tra questi, l’estensione della violenza militare su scala regionale, il collasso delle istituzioni internazionali e del diritto umanitario, e il rischio di una recessione economica planetaria. Mentre da Beirut a Gaza, da Teheran a Kiev, la popolazione civile diventa il bersaglio primario della macchina bellica, l’industria militare, le Big Tech dell’intelligenza artificiale e i fondi speculativi fanno affari. Contrastare l’economia di guerra vuol dire allora praticare nuove forme di resistenza, reclamare welfare invece che armi, praticare solidarietà invece che costruire confini, ripensare la società a partire da chi sta ai margini invece che a favore di chi sta in alto. Per questo come assemblea abbiamo deciso di promuovere un corteo per il 25 aprile, partendo dalla consapevolezza che la Resistenza e l’antifascismo non sono un fatto storico concluso, ma una pratica viva che attraversa il presente. In questo senso immaginiamo il corteo come uno spazio di cura per chi quotidianamente resiste ai poteri e alle loro guerre, un luogo di incontro, riconoscimento e sostegno reciproco, in cui costruire forza collettiva. Fiori che rompono l’asfalto. Uno spazio in cui far emergere alcuni nodi fondanti del territorio, su cui mobilitarci: il diritto alla casa per tuttə, il potenziamento delle politiche transfemministe, welfare, lavoro dignitoso e la rottura dei rapporti istituzionali e commerciali con Israele, i cui governi sono responsabili del genocidio del popolo Palestinese. Il corteo partirà sabato 25 aprile alle ore 11:00 dalla Stazione Fs di Rimini e si concluderà alle ore  12:30 al parco XXV aprile. Alle 13:30 è previsto un pranzo a Casa Madiba, Via Dario Campana 59F. L’appello alla cittadinanza è anche quello a partecipare alle iniziative promosse e patrocinate dal Comune di Rimini, a partire dalle celebrazioni istituzionali del pomeriggio. Promotori ADL Cobas Rimini ANPI Provinciale Rimini ANPI Sezione Rimini Amnesty International Rimini-Cesena Casa Don Andrea Gallo Rimini Casa Madiba Network CGIL Rimini Mediterranea Saving Humans Rimini Non Una Di Meno Rimini Rimini con Gaza Adesioni Possibile Rimini Libera Rimini Sinistra Italiana Rimini Unione Giovani di Sinistra Rimini Europa Verde Rimini EcoMapuche BDS Rimini Casa del popolo Macondo Giovani democratici Rifondazione comunista Rimini EcoSocialista Rimini in Comune – Diritti a Sinistra Sinistra Anticapitalista Rimini   Redazione Italia
April 23, 2026
Pressenza
Global Sumud Flotilla, Dichiarazione di Bruxelles
Le barche della Global Sumud Flotilla arrivano in Sicilia, una dopo l’altra, prima ad Augusta e poi a Siracusa, lungo la costa orientale dell’isola. È la conclusione di una settimana di mobilitazioni dentro e fuori dall’Italia. Eventi pubblici, appuntamenti per la stampa, incontri istituzionali, iniziative culturali ad Augusta, Catania, Castellammare del Golfo, Siracusa e Roma, oltre che a Bruxelles. A ogni passo, nuove barche e nuovi partecipanti da tutto il mondo si sono uniti alla missione. La Flotilla si prepara a lasciare l’Italia, partendo da Siracusa alla volta di Gaza, “con l’intento di rompere l’assedio e creare un canale umanitario permanente”. Martedì si è svolto il congresso inaugurale della Global Sumuod Flotilla incentrato sulla Dichiarazione di Bruxelles: al centro c’è l’appello a istituire un corridoio marittimo umanitario riconosciuto dalle Nazioni Unite e fondato sul diritto internazionale. La dichiarazione di Bruxelles è basata su tre principi: * Diritto di accesso: il diritto del popolo palestinese di accedere liberamente alle proprie acque e al proprio territorio e di ricevere “continuamente e senza ostacoli” i beni di prima necessità; * Diritto all’autodeterminazione, ossia il diritto del popolo palestinese a guidare la propria ricostruzione e la ricerca della giustizia, “libero dall’imposizione di forze esterne”; * Rifiuto dell’impunità: il rifiuto del sopruso della forza militare, secondo cui “i governi possono agire impunemente”, con l’invito ad applicare gli ordini di cattura nei confronti dei politici e militari israeliani riconosciuti responsabili del genocidio.   ANBAMED
April 23, 2026
Pressenza
Tornano a Salerno «I Giovedì del Cinema dei Diritti Umani»: tre storie vere di bambini coinvolti nella guerra
La XIII edizione della rassegna promossa dall’associazione Cinema e Diritti e dal Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli si svolgerà dal 28 al 30 aprile nell’Aula Magna del Liceo Alfano I in via dei Mille 40. Titolo dell’edizione: «I bambini alla guerra». Le tre proiezioni a ingresso libero saranno precedute e seguite dal confronto con i registi e i testimoni dei fatti raccontati nei film. Si tratta di tre documentari ambientati in Palestina, Argentina e Napoli, accomunati dal tema dell’infanzia esposta alla violenza dei conflitti armati, delle dittature e delle mafie. Si parte martedì 28 aprile alle ore 17.30 con «GAZA: A Stolen Childhood» (Qatar, 2025, 50 minuti), diretto da Moamen Ghonem. Il documentario segue per circa un anno le vicende di Mohammad, Farah e Sabri, tre bambini della Striscia di Gaza cresciuti sotto i bombardamenti successivi al 7 ottobre 2023. Alla proiezione interverranno Tina Marinari, di Amnesty International Italia e in collegamento Luisa Morgantini, presidente di Assopace Palestina. Il dibattito toccherà anche le condizioni di reclusione dei detenuti palestinesi nelle carceri israeliane e i contenuti dell’ultimo dossier della relatrice speciale delle Nazioni Unite Francesca Albanese. Mercoledì 29 aprile alle ore 10.00 sarà la volta di «Identità Rubata» (Regno Unito, 2025, 25 minuti), di Florencia Santucho e R. Vázquez-Salessi. Il film racconta la storia di un uomo di 46 anni, rapito alla nascita durante la dittatura militare argentina del 1976-1983, che ritrova la famiglia biologica grazie al lavoro delle Nonne di Plaza de Mayo. Alla proiezione interverranno la regista Florencia Santucho e lo scrittore Damiano Gallinaro, la cui presenza consentirà di approfondire la vicenda del fumettista Héctor Germán Oesterheld, autore de «L’Eternauta», scomparso nei primi anni della dittatura, insieme a una panoramica sull’Argentina contemporanea. La rassegna si chiude giovedì 30 aprile alle ore 10.00 con «La Madre» (Italia, 2023, 61 minuti), di Amalia de Simone. Il documentario ricostruisce, attraverso intercettazioni tratte dalle indagini della Direzione distrettuale antimafia di Napoli, le faide tra bande di minori che per anni hanno segnato un’area del centro antico partenopeo, patrimonio UNESCO. Alla proiezione sarà presente la regista e giornalista Amalia de Simone. «Le guerre di questi anni sembrano avere nel mirino proprio i minori – osserva il coordinatore dell’associazione Cinema e Diritti, Maurizio Del Bufalo – per annientarli o, attraverso il loro sacrificio, intimidire genitori, fratelli e parenti. È uno stratagemma perverso e crudele che non tiene conto né delle etnie né delle latitudini e che ritroviamo non solo nelle guerre dichiarate, ma anche nei conflitti civili e nascosti, come quello strisciante delle mafie contro lo Stato. Neppure le nostre città si salvano: le periferie delle metropoli europee sono piene di tragedie che si consumano all’ombra della movida, dove i minori diventano corrieri dello spaccio, guardaspalle dei camorristi, pistoleri incensurati. Il cinema può offrire una risposta più obiettiva a questi interrogativi, documentando realtà spietate e offrendo al tempo stesso una speranza di redenzione». La manifestazione, giunta alla sua XIII edizione, consolida la collaborazione tra il Festival del Cinema dei Diritti Umani di Napoli e il Liceo Alfano I di Salerno, che ospita proiezioni e dibattiti aperti al pubblico e agli studenti di altri istituti cittadini. La rassegna si inserisce nell’attività ventennale del Festival partenopeo a sostegno delle campagne per la difesa dei diritti umani. Redazione Napoli
April 23, 2026
Pressenza
Migranti, meticciato culturale e cittadinanza
  Ho la netta sensazione (non esattamente una certezza), maturata bazzicando nei social, che ciò che innanzitutto distingue l’elettore di centro destra rispetto a quello di centro sinistra, a dispetto delle tante cose che i due schieramenti hanno in comune, sia la questione dell’immigrazione, magari insieme a quella della sicurezza e dell’ordine pubblico, della quale non ci occuperemo in questa sede e che comunque al problema dei migranti è per molti versi legata, almeno secondo alcuni pareri.  Si tratta di una problematica che è parte dell’immaginario collettivo che i due schieramenti alimentano con le loro posizioni. Da una parte sta la destra che non fa che sollevare in continuazione lo spauracchio della islamizzazione e della sostituzione etnica, che incomberebbero sul nostro paese e sull’intera civiltà occidentale. Dall’altra parte sta la sinistra che sostiene, spesso in modo fin troppo generico, la necessità  dell’accoglienza, dell’incontro e dell’integrazione.  Ciò che mi pare particolarmente interessante è che i due schieramenti, al di là delle professioni di fede, siano caratterizzati riguardo all’argomento in questione da una totale impotenza e insignificanza politica. La destra si sbraccia e alza la voce, ma da quando è al potere non ha concluso assolutamente nulla. I flussi migratori sono in costante aumento e i respingimenti si sono mostrati un totale fallimento. Cosa ancor più sorprendente è che l’attuale governo, malgrado i continui proclami in difesa della famiglia, non abbia fatto nulla contro quella sorta di “morte demografica” che colpisce il nostro paese. Un fenomeno che anche io ritengo molto grave (ma per altre ragioni di ordine etico, legate al valore della vita e a quello della sua salvaguardia e riproduzione), e che comunque, a prescindere da qualunque altro discorso, non può che favorire sul lungo periodo i flussi migratori, a meno di non volere immaginare la desertificazione del nostro paese. La sinistra istituzionale invece quando è stata al potere non ha preso alcun provvedimento che potesse favorire l’accoglienza e soprattutto l’integrazione, come se questi valori fossero una sorta di bandiere da sventolare in nome del politicamente corretto, senza bisogno di creare le condizioni concrete perché questo incontro tra diversità si possa rendere materialmente possibile. In pratica un modo di ignorare, o di fingere di ignorare, che la paura del diverso è un dato, prima che politico e particolare, antropologico e universale, e che ancor più diventa grave quando “l’altro” assume le sembianze del migrante che viene da lontano per trovare posto in quella che consideri casa tua. In altri luoghi mi sono occupato di questo incontro-scontro tra mondi e culture diverse che non può semplicemente trovare fine nel rispetto e nell’accettazione reciproca, che sono certamente questioni essenziali, ma che devono in ultimo risolversi in un reciproco “imbastardimento”. Un dare ed un avere in cui si deve operare  perché sia il meglio di ogni cultura a rendersi patrimonio comune.  Un processo lungo, difficile e non scontato che possiamo definire come “meticciato culturale”. Sulla base di queste premesse vorrei soffermarmi, anche sorvolando in questa sede su altre questioni, sulla problematica che riguarda i tempi e i modi della concessione della cittadinanza al migrante con permesso di soggiorno. Su questo tema formulerò alcune ipotesi che consegno alla discussione, senza pretese di verità.  Non credo che la concessione della cittadinanza sia una questione che possa risolversi stabilendo come condizione, in tutti i casi e in modo meccanico, un determinato tempo di permanenza nel nostro paese, che attualmente è fissato nella generalità dei casi in dieci anni. Credo che questa logica possa valere come eccezione da applicare solo alle situazioni più difficili, riguardanti per esempio i soggetti più anziani. Per tutti gli altri penso che i due criteri da accertare per la concessione della cittadinanza, a prescindere da quanto tempo vivano in Italia, siano la conoscenza della lingua, senza la quale non credo si possa dire di appartenere ad una comunità (cosa comunque già oggi prevista), e la conoscenza delle leggi fondamentali e dei valori che regolano (almeno ipoteticamente e idealmente)  la convivenza civile nel nostro paese e che in pratica sono incarnati nelle norme della Costituzione repubblicana. Tutto ciò significa che lo Stato, anche col supporto fondamentale delle associazioni di volontariato, dovrebbe farsi carico di un vero e proprio programma di insegnamento e di inserimento sociale da concludere eventualmente anche con qualche tipo di verifica. Si tenga conto per altro che attualmente, all’atto della concessione della cittadinanza, è previsto da parte del beneficiario l’obbligo di giurare di rispettare le nostre leggi e in special modo le norme costituzionali. Ma come si può ben capire si tratta di una procedura puramente formale senza alcun valore reale.   A questa ipotesi va poi aggiunto lo jus soli per i nati nel nostro paese, che tuttavia andrebbe definitivamente confermato con la conclusione della scuola primaria. Scuola primaria che sarebbe anche il criterio per concedere la cittadinanza ai bambini non nati in Italia (jus scholae).  Capisco che una possibile obiezione potrebbe essere quella di sottolineare come la nostra Carta fondamentale non venga studiata nelle nostre scuole, e come essa non sia di fatto conosciuta dalla maggioranza dei nostri concittadini. A questo stato delle cose si potrebbe però ovviare proprio introducendo lo studio progressivo della Costituzione in ogni ordine e grado di scuola, anche in sostituzione, laddove esiste, della generica (e io credo spesso inutile) educazione civica. Sarebbe certamente un modo per fare un favore a tutti noi, non solo “nuovi”, ma anche “vecchi italiani”.        Antonio Minaldi
April 23, 2026
Pressenza
Report de La Via Campesina su sovranità alimentare, guerra, imperialismo e fame nel mondo
In occasione del 30° anniversario della Giornata internazionale delle lotte contadine, il 17 aprile 2026, La Via Campesina ha pubblicato il suo documento programmatico sulle guerre nel mondo. Nel 30° anniversario del massacro di Eldorado dos Carajás, un tragico evento che ha segnato la storia de La Vía Campesina, dove contadini senza terra in Brasile furono uccisi dalla polizia federale per aver difeso il loro diritto alla riforma agraria. A pochi chilometri di distanza e 30 anni dopo, il mondo continua a mietere vittime innocenti, in uno scenario sempre più critico, segnato dalla pressione del potere imperiale e dalle tensioni geopolitiche. La Via Campesina, movimento contadino ed ecologista internazionale che riunisce oltre 180 organizzazioni provenienti da 81 paesi e rappresenta più di 200 milioni di contadini, agricoltori, popolazioni indigene e comunità rurali, lancia l’allarme presentando un documento programmatico: “GLOBALIZATION OF WAR AND THE STARVATION OF PEOPLES Food Sovereignty Against Imperialism and Global Wars” (ovvero, “La sovranità alimentare di fronte alla guerra, all’imperialismo e alla fame dei popoli nel mondo”), un position paper che affronta elementi chiave per comprendere l’impatto delle guerre e del potere imperialista sulla sovranità alimentare dei popoli. In linea con la sua lotta centrale, “di fronte alle crisi globali, costruiamo la sovranità alimentare per garantire il futuro dell’umanità”, LVC sottolinea l’urgenza della situazione. Si legge nell’incipit: “Mai nella storia recente così tanti conflitti armati sono scoppiati simultaneamente in così tanti continenti. Le guerre a Gaza, in Libano, Mali, Ucraina, Sudan, Yemen, Myanmar, nel Sahel, nella Repubblica Democratica del Congo e in Siria non sono tragedie isolate. Sono manifestazioni sintomatiche di un unico sistema globale strutturalmente malato, costruito sulla logica dell’accumulazione illimitata di capitale, del razzismo strutturale, dell’escalation delle tensioni geopolitiche, dello sfruttamento delle risorse e del dominio neocoloniale imperialista. Oggi convergono 4 dinamiche che si rafforzano a vicenda: una crisi strutturale del capitalismo globale, l’escalation dell’imperialismo militare da parte delle potenze dominanti, lo sviluppo di tecnologie militari con effetti sempre più distruttivi e l’uso deliberato del cibo come arma. Queste dinamiche costituiscono una minaccia esistenziale non solo per i sistemi alimentari, ma anche per l’umanità e la natura stessa, con gravi violazioni dei diritti umani che eludono le convenzioni internazionali vincolanti. La difesa della terra e del cibo è stata storicamente parte integrante delle lotte dei popoli contro i colonizzatori. Fin dai primi tempi del colonialismo, terre, acque, foreste e territori sono stati conquistati per arricchire gli egemoni globali. Oggi, il neocolonialismo e il neoimperialismo continuano attraverso interventi militari e sistemi commerciali, istituzioni finanziarie e monetarie neoliberiste e multinazionali. Queste dinamiche fanno parte di ciò che Naomi Klein definisce “capitalismo dei disastri”, un sistema in cui le crisi vengono sfruttate per imporre privatizzazioni e deregolamentazione, garantendo che siano proprio loro a ricostruire e promuovere nuove tecnologie per un nuovo sistema di produzione alimentare.” Il documento ha preso in considerazione importanti dati forniti da rapporti del Comitato per la pesca della FAO, attraverso il suo rapporto sullo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI), dello Stockholm International Peace Research Institute, dell’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (UNHCR), tra gli altri, riguardo ai conflitti globali e al loro impatto sui sistemi alimentari nei Paesi colpiti. “I poveri delle zone rurali, coloro che nutrono il mondo, stanno pagando il prezzo più alto.” – scrive La Via Campesina nel suo report – “Sono intrappolati nella povertà, nella fame e nei conflitti, che causano espropriazione e migrazioni forzate. (…) I fatti richiedono un’urgente chiarezza morale e politica.” Secondo l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura (FAO) (1), i conflitti armati sono la principale causa di fame a livello globale. Sono: * 733 MILIONI persone che soffrono la fame nel mondo (FAO SOFI 2024); * 3,1 MILIARDI persone che non possono permettersi una dieta sana (FAO); * 60% le persone che soffrono la fame viventi in zone di conflitto (WFP); * e $2,44 TRILIONI spese militari globali nelle zone di conflitto 2023 (SIPRI ). Secondo La Via Campesina (LVC): “L’accumulazione di capitale, motore dell’ordine economico globale, si è sempre basata su due forme di espropriazione: lo sfruttamento del lavoro umano e la mercificazione della natura. Terra, acqua, semi, minerali, geni e spazio atmosferico sono stati tutti trasformati in risorse commerciabili. Quando queste risorse diventano scarse o quando gli stati potenti percepiscono una minaccia al loro approvvigionamento, la guerra diventa lo strumento prescelto.” È impossibile comprendere l’attuale proliferazione delle guerre senza confrontarsi con le profonde contraddizioni strutturali del capitalismo del XXI secolo. La globalizzazione della guerra nel mondo sta generando una pericolosa transizione dovuta alle dispute geopolitiche per il potere. Regioni come il mondo arabo e la sua sfera geopolitica, il Corno d’Africa, il Sahel, l’America Latina e il Sud-est e l’Est asiatico (l’Indo-Pacifico) sono diventate teatri centrali della competizione tra superpotenze. La LVC lancia l’allarme su come il multilateralismo sotto l’egida delle Nazioni Unite (ONU) sia effettivamente minacciato, subendo una pressione crescente da parte di potenze egemoniche concorrenti, che porta le Nazioni Unite ad essere irrilevanti nella regolamentazione e nella definizione delle relazioni internazionali. Con l’erosione dell’egemonia statunitense sotto il peso della finanziarizzazione, della deindustrializzazione, dell’ascesa della Cina come superpotenza economica e tecnologica e dell’emergere dei BRICS, la politica estera degli Stati Uniti è diventata sempre più assertiva. Come viene scritto nel report, la dinamica geopolitica è caratterizzata da quattro elementi strutturali: – Militarizzazione dell’economia globale: la spesa militare ha raggiunto la cifra record di 2.440 miliardi di dollari nel 2023 (SIPRI, 2024), mentre la FAO stima che porre fine alla fame nel mondo costerebbe 267 miliardi di dollari all’anno. La scelta di armare anziché nutrire non è una necessità economica, bensì una decisione politica. Riflette una prospettiva in cui il dominio della geopolitica è visto come una via per il dominio dell’economia globale. – L’ascesa del complesso militare-industriale: le lobby delle armi negli Stati Uniti, in Francia, in Israele e in altri paesi esercitano un’influenza significativa sulla politica estera. Le esportazioni di armi generano profitti nell’ordine delle centinaia di miliardi, mentre i territori che le ricevono si misurano in numero di vittime. La capacità distruttiva degli armamenti moderni è senza precedenti e mette il mondo intero a rischio nucleare. – La corsa alle risorse naturali: elementi delle terre rare, combustibili fossili, acqua e terreni agricoli sono la vera posta in gioco nella maggior parte dei conflitti contemporanei. Il blocco delle esportazioni di grano ucraino, la corsa al cobalto congolese e l’assedio delle zone di pesca di Gaza riflettono tutti questa logica. – Dipendenza strutturale dal Sud del mondo: decenni di aggiustamenti strutturali neoliberisti hanno eroso la sovranità alimentare delle nazioni in via di sviluppo, rendendole dipendenti da corridoi di importazione facilmente trasformabili in armi attraverso sanzioni, blocchi o interdizioni marittime. Oltre a questo, la globalizzazione della guerra porta inevitabilmente ad una catastrofe ecologica. “I conflitti armati accelerano la distruzione ambientale attraverso il bombardamento degli ecosistemi, la contaminazione del suolo e dell’acqua, la combustione di combustibili fossili in quantità massicce e il collasso della governance ambientale. Le zone di guerra diventano spesso siti di inquinamento tossico, deforestazione e perdita di biodiversità. Allo stesso tempo, l’accelerazione della crisi ecologica alimenta le tensioni geopolitiche. Con il superamento dei limiti planetari, tra cui l’instabilità climatica, la scarsità d’acqua, il degrado del suolo e la perdita di biodiversità, la competizione per le risorse naturali si intensifica.” In queste guerre si sta tornando ad un uso strategico della fame come arma di guerra. Se prima era una strategia usata dagli imperi nella storia per affamare e sottomettere i popoli,  questa antica logica viene applicata con precisione moderna: attraverso bombardamenti aerei dei sistemi di irrigazione, blocchi marittimi sulle importazioni di cibo, sanzioni che limitano l’accesso a fertilizzanti e pesticidi e il deliberato attacco a banche di semi, depositi di cereali, flotte pescherecce e mercati agricoli. LVC analizza i tre casi seguenti che dimostrano lo smantellamento deliberato dei sistemi alimentari come meccanismo di coercizione, punizione e controllo della popolazione: * A Gaza, la distruzione dell’80% dei terreni agricoli, il bombardamento dei pescherecci e il blocco dei corridoi umanitari costituiscono ciò che il Relatore Speciale delle Nazioni Unite ha definito “genocidio per fame”. * In Yemen, un decennio di blocco del porto di Hudaydah, punto di ingresso per il 70% delle importazioni alimentari, ha prodotto una delle peggiori carestie della storia moderna. * In Sudan, le Forze di Supporto Rapido hanno sistematicamente distrutto granai e saccheggiato terreni agricoli, trasformando un granaio in una catastrofe. “Questi non sono danni collaterali.” – scrive LVC – “Sono politiche deliberate e devono essere definite come tali: crimini di guerra.” La Via Campesina, in quanto movimento che riunisce le organizzazioni contadine a livello globale, ha riflettuto su questo tema e ha costantemente denunciato l’uso della fame come arma di guerra e il business che ne deriva. La distruzione e l’occupazione militare ne traggono vantaggio, alimentando genocidi in corso e perpetrando un numero incalcolabile di violazioni dei diritti umani e crimini contro l’umanità, che rischiano di restare impuniti, con donne e bambini che rappresentano i soggetti più vulnerabili. Uniti contro l’imperialismo, il neocolonialismo, la criminalizzazione delle lotte e l’espropriazione dei territori, La Via Campesina invita le sue organizzazioni associate e le organizzazioni alleate a studiare e condividere il documento come strumento educativo divulgativo e come contributo della classe contadina globale, espresso con la sua stessa voce.   (1) Fonti: FAO State of Food Security 2024 | WFP Global Report 2024 | SIPRI Military Expenditure Database 2024   Comunicato di La Via Campesina: https://viacampesina.org/en/2026/04/food-sovereignty-in-the-face-of-war-imperialism-and-the-hunger-of-peoples-around-the-world/ Per scaricare position paper: EN_LVC_2026_04_17_Documento_di_posizione_LA_GLOBALIZZAZIONE_DELLA_GUERRA_E_LA_FAME Documento di posizione di EN LVC_La sovranità alimentare di fronte alla guerra Lorenzo Poli
April 23, 2026
Pressenza