
8 Ottobre: Le Dogane di Ravenna al Consiglio di Stato contro Linda Maggiori
Pressenza - Wednesday, October 7, 2026PRESIDIO A RAVENNA IN PIAZZA DEL POPOLO:
8 OTTOBRE ORE 18
Sarà sola davanti al Consiglio di Stato giovedì 8 ottobre 2026, senza il sostegno ad adiuvandum del sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e del Presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale nonostante sia stato loro richiesto fino all’ultimo. Il Pd ha risposto chiedendo al Governo la trasparenza dei dati delle Dogane di tutti i porti italiani e non solo quello di Ravenna.
A seguire Linda Maggiori è l’avvocato Andrea Maestri, attivo da anni per la liberazione dei territori occupati in Palestina. A sostenerla Usb, The Weapon Watch e l’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei ma anche la mobilitazione spontanea di cittadine/i, Cred e altri giuristi.
Alle 19 Linda Maggiori parlerà in conferenza stampa (nella sala stampa della Camera) con la deputata Stefania Ascari e i senatori Marco Croatti e Antonio Ferrara del Movimento 5 Stelle che hanno presentato interrogazioni parlamentari sulla vicenda ma senza ottenere risposte.
La coraggiosa giornalista Linda Maggiori a gennaio 2026 chiede un accesso generalizzato agli atti alle Dogane di Ravenna per avere i dati aggregati sulle armi in export e in transito dal porto con relative destinazioni: diniego delle Dogane «per motivi di sicurezza nazionale». Maggiori ha presentato ricorso al Tar di Bologna e la sentenza del Tar uscita a luglio ha dato per metà ragione alla giornalista (riguardo i dati) e per metà no (le destinazioni). Ma le Dogane di Ravenna non hanno accettato di divulgare i dati adducendo che il porto di Ravenna «ha una rilevanza militare nel contesto di una guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia» e hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la giornalista.
Linda Maggiori aveva iniziato a scoperchiare “la guerra invisibile” che passa nel porto di Ravenna già nell’estate 2025 quando raccontò di container che passavano settimanalmente pieni di materiali dual-use, armi e altre merci verso Israele, tracciando le navi israeliane che attraccavano al porto per poi ripartire. Il transito di merci legate alla guerra viola la legge 185 del 1990 che vieta l’esportazione di armi verso Stati o enti in conflitto armato nonché l’articolo 11 della Costituzione. Inoltre necessiterebbe del visto dell’autorità Uama – Unità per le autorizzazioni di materiali di armamento – che ha il compito di autorizzare il passaggio di carichi militari nelle dogane e nei porti verso Paesi terzi. Interpellata in quel frangente Uama dichiarò : «Dopo il 7 ottobre 2023 (giorno dell’attentato ai cittadini israeliani) il Governo italiano ha sospeso qualsiasi nuova autorizzazione verso Israele ai sensi della legge 185/90». Dalle inchieste e dai fermi di container grazie ai lavoratori portuali – anche Genova e Gioia Tauro -emerse che gli scambi di merci con Israele erano invece più che raddoppiati proprio dopo il 7 ottobre. Tutto ben documentato nel dossier «La flotta del genocidio» pubblicato dalla stessa giornalista per Altreconomia.
Da quel momento tante le manifestazioni ravennati contro il transito di armi e altre merci dual use (non sono armamenti ma servono per produrle o innescarle). Nasce il «Coordinamento Popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna». Proprio a settembre 2025 sull’onda di questa presa di coscienza fu impedito a due container con materiale bellico di entrare nel porto di Ravenna, grazie all’intervento (tardivo ma ci fu) delle istituzioni interpellate dai lavoratori portuali. Ci fu poi l’incontro con la «relatrice speciale Onu per i territori palestinesi» Francesca Albanese con i lavoratori del porto, con il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e gli attivisti. La giornalista Linda Maggiori ha continuato le sue indagini ma la macchina di guerra, soldi e complicità ha continuato a funzionare nonostante le proteste nelle piazze.
Il movimento contro le armi nei porti si schiera con Linda Maggiori:
«se il Consiglio di Stato deciderà di oscurare ogni dato, avallando la tesi che siamo in una guerra permanente e che la democrazia è ridotta, allora noi andremo fino alla CEDU, la Corte europea dei diritti dell’uomo».
Chi non abita a Ravenna (o non può andare al presidio in Piazza del Popolo) può seguire online la diretta dalla sala stampa della Camera dei Deputati dalle 19 circa di giovedì 8 ottobre 2026.
webtv.camera.it/conferenze_stampa
Su questi temi abbiamo pubblicato molti articoli che potete rintracciare con i tag: Armi, Ravenna, Linda Maggiori, portuali e simili.
