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Ravenna: ancora 26 alberi sani da distruggere
Dalle 7 del 20 ottobre in strada per bloccare le motoseghe e il 21 ottobre incontro informativo. Comunicato di «Salviamo i pini di Lido di Savio e Ravenna». A seguire una nota della Bottega. Viale Romagna a Lido di Savio, al via nuovi abbattimenti: il Comune blinda procedura e risponde solo dopo quasi 50 giorni al consigliere Ancisi Nonostante un’estate
October 18, 2026
La Bottega del Barbieri
Porto di Ravenna e traffico di armi. Il Consiglio di Stato dice no al Segreto di Stato
Una prima e significativa vittoria sul traffico di armamenti nei porti italiani. Il Consiglio di Stato ha dato infatti definitivamente ragione alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri, respingendo l’appello con cui l’Agenzia delle Dogane di Ravenna aveva preteso di tenere secretati i dati sul transito delle armi nel […] L'articolo Porto di Ravenna e traffico di armi. Il Consiglio di Stato dice no al Segreto di Stato su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
Sentenza storica: è lecito sapere che armi passano nei…
… nei porti italiani. Festa a Ravenna che si prepara allo sciopero internazionale del 30 ottobre. di Manuela Foschi IL CONSIGLIO DI STATO HA RESPINTO IL RICORSO DELLE DOGANE ORA TRASPARENZA E BLOCCO DELLE ARMI NEL PORTO DI RAVENNA   Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello delle Dogane di Ravenna di tenere secretati i dati aggregati degli armamenti che
October 16, 2026
La Bottega del Barbieri
Export armi. Respinto l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna
Sulla recentissima sentenza del Consiglio di Stato pubblichiamo una riflessione di Gianni Alioti (The Weapon Watch) Accogliamo positivamente l’insperata sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna (con il supporto legale dell’Avvocatura Generale dello Stato) contro la sentenza del TAR dell’Emilia Romagna. Il TAR a inizio luglio aveva accolto parzialmente il ricorso della giornalista investigativa Linda Maggiori e dell’avvocato Andrea Maestri, ai quali le Dogane di Ravenna avevano negato la richiesta di accesso agli atti sul transito nel porto romagnolo di armi, munizioni ed esplosivi. Linda Maggiori ha potuto finalmente liberarsi della tensione accumulata in questi mesi scrivendo sui social “Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, ha respinto l’appello delle Dogane di Ravenna che non vogliono rivelare quante armi passano dal porto e che tramite avvocatura di Stato hanno invocato il segreto per via della guerra mondiale a pezzi nella quale l’Italia è coinvolta. Con una guerra non dichiarata volevano erodere la democrazia. No. Non ci stiamo. Oggi facciamo la storia della trasparenza. La lunga vertenza legale per capire quante armi passano dal porto di Ravenna è giunta al termine e abbiamo vinto. Ora dobbiamo iniziare a bloccarle”. Come The Weapon Watch non abbiamo voluto lasciare sola Linda Maggiori ricorrendo ad adiuvandum insieme ad altri, non solo perché è una collaboratrice del nostro osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, ma perché la sua determinazione e la sua lotta per la trasparenza è anche la nostra. La sentenza del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta): “[…] Le motivazioni e gli argomenti opposti dall’amministrazione delle Dogane, anche per come integrati in sede difensiva, sotto questo profilo sono insufficienti, in quanto evocano interessi pubblici astratti e delineano generici pregiudizi che l’ostensione di un dato meramente numerico potrebbe arrecare, di cui tuttavia non viene chiarita la natura e non si dimostra la concretezza. Ritiene il Collegio che la ostensione di questi dati – soltanto numerici riferiti ad un periodo già decorso – nel doveroso contemperamento tra opposti interessi operato dal T.a.r. possa rappresentare un ragionevole punto di equilibrio per non svuotare di effettività la normativa sulla trasparenza. […] Risulta inoltre che altre autorità doganali o capitanerie, a fronte di analoga istanza, non hanno invece opposto alcun interesse limite e fornito i dati richiesti (tra cui l’Agenzia delle Dogane di Livorno) configurandosi quindi apparentemente contraddittoria l’azione dell’amministrazione. Non si comprende per quale motivo analoga regola non debba valere anche per il porto di Ravenna. Per le ragioni sopra esposte l’appello deve essere respinto”. E questo avviene in un momento nel quale prevale l’opacità e il desiderio dei decisori politici di secretare il più possibile le loro scelte sul riarmo e l’economia di guerra, evitando il dibattito pubblico e le procedure democratiche. Come fatto dalla Commissione Europea nell’imporre il suo programma Rearm Europe. Senza trasparenza non c’è democrazia. E senza trasparenza la società civile, oltre le istituzioni democratiche, non possono esercitare un controllo “a ragion veduta” sull’effettivo rispetto della legislazione italiana e dei trattati internazionali sottoscritti dal nostro paese in materia di esportazione, importazione e transito di materiale d’armamento. E di fronte alla logica “business is business” dei fabbricanti e mercanti d’armi, che aggirano i vincoli e le restrizioni normative previste, abbiamo il diritto a sapere e il dovere di bloccare questi traffici illeciti, sul piano etico e giuridico, anche quando sono autorizzati dai Governi. Per questo sosteniamo, attraverso la ricerca e il monitoraggio sull’industria militare in Italia e sulla logistica della guerra nei porti europei e mediterranei e nelle rotte marittime, le azioni dirette dei lavoratori portuali di contrasto al traffico di armamenti, munizionamenti ed esplosivi (e di materie prime, semilavorati, tecnologie dual use impiegate in campo militare) destinati a paesi in guerra, coinvolti in genocidi e/o che violano il diritto umanitario internazionale. Per questo sosteniamo lo sciopero internazionale dei lavoratori portuali in programma il 30 ottobre 2026 contro le guerre, il riarmo, il genocidio in Palestina e l’uso dei porti per trasportare armi, munizioni, equipaggiamenti militari o truppe verso zone di guerra, promosso nella riunione di Istanbul nel maggio 2026 da 7 sindacati di categoria dell’area mediterranea. Sciopero che si è esteso a livello internazionale con l’adesione di altri sindacati europei, del nord America e dell’India, coinvolgendo ad oggi un centinaio di porti di 11 paesi: Cipro, Francia, Grecia, India, Irlanda, Italia, Marocco, Messico, Spagna, Stati Uniti e Svezia. Non finisce qui. Redazione Italia
October 16, 2026
Pressenza
Lavoricidio: 10 morti in due giorni
Articoli e analisi di Carlo Soricelli (*). A seguire una poesia di Yuleisy Cruz Lezcano per ricordare Andrea Di Risio. Il bollettino di questa guerra silenziosa continua ad aggiornarsi con una frequenza spaventosa. In sole 48 ore abbiamo registrato altri 10 lavoratori che non sono tornati a casa. LE TRAGEDIE DI IERI (5 VITTIME) Ayoub Abourabil (31 anni): operaio di
October 16, 2026
La Bottega del Barbieri
Gli avvocati del governo dicono che l’Italia è in guerra per nascondere i dati sulle armi
L’Avvocatura dello Stato ha reclamato il «diniego totale» all’accesso ai dati sul transito di armi nel porto di Ravenna con la motivazione che l’infrastruttura ha una «rilevanza militare con una funzione strategica nel dispositivo difensivo nazionale» e che ci troviamo «nel contesto di una guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia» e divulgare questi dati potrebbe favorire le «potenze nemiche». È questa la motivazione con la quale l’Avvocatura (che dipende dal Consiglio dei ministri, quindi da governo) ha fiancheggiato le Dogane nel rifiuto alla richiesta di accesso ai dati sui traffici di armi attraverso il porto romagnolo. Una situazione paradossale dove, da una parte, il governo ha negato ripetutamente che l’Italia sia in guerra mentre, dall’altra, gli avvocati dello stesso governo affermano che il Paese è in guerra al solo fine di negare la trasparenza democratica sulle informazioni strategiche. Ma riavvolgiamo il nastro della vicenda. Il caso è nato in seguito alla richiesta di accesso agli atti presentata da chi scrive, nel gennaio 2026, alle Dogane ufficio Romagna per avere dati aggregati sulle armi in export e in transito dal porto di Ravenna e sulle relative destinazioni: «la quantità di materiale bellico e componenti di armamenti partiti dal porto di Ravenna nel 2025, divisi per quadrimestri e divisi per export-transito». Le Dogane nel giro di un mese mi hanno inviato un diniego totale, per motivi di sicurezza nazionale e per segreto commerciale. Assistita dall’avvocato Andrea Maestri del foro di Ravenna ho quindi fatto ricorso al Tar. A inizio luglio 2026, il Tar di Bologna ha accolto parzialmente il ricorso: si devono divulgare i dati aggregati sulle armi, visto che secondo i giudici non mettono in pericolo la sicurezza nazionale, ma si possono celare le destinazioni. Non una decisione ottimale, perché le destinazioni sono necessarie a capire se quelle armi finiscono in mano a eserciti genocidiari, ma quantomeno si è trattato di un compromesso. Peraltro dal porto di Ravenna è facile capire dove finiscono i carichi, visto che la destinazione più frequente sono proprio i porti di Ashdod e Haifa dove finiscono 1000-2000 container ogni mese, mentre alle altre destinazioni (Emirati Arabi Uniti, Egitto, Libano…) arrivano quantità molto inferiori.  Il blocco di due ore del traffico nel porto di Ravenna, il 28 novembre 2025 Il 7 luglio, una settimana dopo la sentenza del Tar, invio a mezzo pec un sollecito alla Dogane: «in esecuzione della sentenza n.1279/2026, pronunciata dal TAR Emilia-Romagna il 1° luglio 2026 nel ricorso R.G. n. 420/2026, chiedo il rilascio dei dati da me richiesti. Visto il ritardo accumulato nella risposta, chiedo che ai dati del 2025 siano aggiunti anche i dati relativi al 2026. Qualora l’Amministrazione non provveda spontaneamente a dare esecuzione alla sentenza, mi vedrò costretta a promuovere un giudizio di ottemperanza». A questo punto le Dogane, assistite dall’Avvocatura dello Stato (che dipende dal Consiglio dei ministri), si appellano al Consiglio di Stato, massimo organo della giustizia amministrativa in Italia, chiedendo l’annullamento della sentenza e la sospensiva dell’efficacia del provvedimento. Nella memoria di consiglio scritta per l’udienza cautelare, motivano la richiesta di negare totalmente i dati aggregati sulle armi, con il fatto che il porto di Ravenna ha una «rilevanza militare con una funzione strategica nel dispositivo difensivo nazionale» e che ci troviamo «nel contesto di una guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia» e divulgare questi dati avrebbe favorito le “potenze nemiche”:  «La ostensione di dati e informazioni (vieppiù a una giornalista di inchiesta) è idonea ad arrecare gravissimo e irreparabile pregiudizio agli interessi pubblici, […] alla difesa e alle questioni militari. […] La propalazione dei dati e delle informazioni consentirebbe alle potenze straniere di avere contezza del ruolo strategico, per gli interessi nazionali e per le relazioni dello Stato del porto di Ravenna, e ciò è un’evenienza assolutamente da scongiurare nell’attuale contesto storico-politico, in cui, come è a tutti noto, è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia» si legge nel memoriale. Eppure il porto di Ravenna è classificato come porto civile e commerciale, non militare. Ma come altri porti civili, viene usato sempre più come infrastruttura dual use, anche a seguito delle decisioni europee (military mobility) sulle reti Ten-T che stanno adattando questi “corridoi” ferroviari e portuali al passaggio di armi e truppe.  L’Avvocatura dello Stato aggiunge peraltro che la mia richiesta di accesso generalizzato agli atti è un interesse privato da limitare, finalizzato al lucro (“de lucro captando”) mentre l’export e il transito di armi sono un interesse pubblico da tutelare con il segreto, sottolineano ancora che «l’interesse mediatico non equivale all’interesse pubblico».  Come se i mercanti di morte non lucrassero sul traffico di armi, e come se la professione del giornalismo non fosse un esercizio a tutela della democrazia e di rilevanza pubblica. Ma la cosa più grave, oltre all’offesa del giornalismo, è che l’avvocatura dello stato abbia dichiarato nero su bianco che ci troviamo “parte” di una guerra mondiale, mai dichiarata e mai deliberata dal Parlamento.  Il consiglio di Stato, riunito il 27 agosto per decidere sulla sospensiva, decide di non decidere: chiede a me e al mio avvocato di non esigere i dati almeno fino all’8 ottobre data della successiva udienza di merito. Accettiamo. Nel frattempo si mobilita la società civile, si costituiscono ad adivandum Weapon Watch, il centro di ricerca per la democrazia (Cred), il sindacato USB.  Nonostante ripetuti appelli da parte della società civile e del Coordinamento contro le armi dal porto di Ravenna, il sindaco Alessandro Barattoni e il presidente della Regione Michele De Pascale non si costituscono ad adiuvandum nel ricorso, preferendo agire con moral suasion verso le Dogane: a inizio settembre 2026 scrivono infatti all’ufficio nazionale delle Dogane chiedendo di rendere pubblici tutti i dati sugli armamenti che transitano da tutti i porti italiani. A oggi non ci risulta che abbiano ricevuto risposta.  L’11 settembre l’onorevole Stefania Ascari (M5S) ha chiesto che il Governo venisse in Parlamento a chiarire la rilevanza militare del porto di Ravenna, dopo aver depositato un’interrogazione parlamentare sui quantitativi di materiale d’armamento transitati dal porto di Ravenna nel 2025 e nel 2026. «Siamo in guerra? Da quando l’Italia è coinvolta in una “guerra mondiale a pezzi e ibrida”? Chi lo ha deciso? E quando sono stati informati il Parlamento, i cittadini e le cittadine? L’Avvocatura dello Stato, nel difendere l’Agenzia delle dogane davanti al Consiglio di Stato, ha definito Ravenna un porto di “rilevanza militare’’. Si parla anche di una “guerra mondiale a pezzi e ibrida’’. Parole gravissime, che non possono restare senza risposta, perché sono fatti di interesse pubblico e abbiamo il diritto di sapere. Perciò ho chiesto un’informativa urgente al Ministro Crosetto su quanto sta emergendo attorno al porto di Ravenna. Se dal porto di Ravenna, così come da tutti gli altri porti, transitano armamenti, il Governo deve dire con chiarezza quali materiali passano, verso quali destinazioni, con quali autorizzazioni, in base a quali accordi e perché ai cittadini e alle cittadine viene negato il diritto di sapere. Su Gaza e sulle armi che attraversano i nostri porti non possiamo accettare omertà, segreti e complicità» ha detto la Ascari in Parlamento.  Il presidio dell’8 ottobre a Ravenna mentre a Roma si svolgeva il Consiglio di Stato Hanno presentato interrogazioni simili anche il senatore Marco Croatti (M5S) e il deputato Marco Grimaldi (AVS), senza però, ad oggi ottenere risposte.  L’8 ottobre si è svolta l’udienza finale presso il Consiglio di Stato a Roma, mentre una folla di persone era in presidio a Ravenna. Sono passati ormai 7 giorni e i giudici non hanno emesso alcuna sentenza. L’attesa continua. Nel frattempo, le Dogane di Trieste hanno opposto diniego al mio accesso agli atti per conoscere la quantità di armi transitate nel porto friulano. Anche in questo caso si invoca la sicurezza nazionale e le relazioni tra gli Stati in virtù della quale la trasparenza è vietata: «la pubblicazione dei dati, anche quantitativi, (…) sul transito di armamenti (…) comporterebbe un concreto pregiudizio ai rapporti intercorrenti tra Stati e alle relazioni internazionali, in quanto la pubblicazione dei documenti oggetto dell’Istanza, anche in termini di dati di tipo quantitativo, consentirebbe, ad esempio, di identificare attraverso quali rotte commerciali gli Stati si garantiscono l’approvvigionamento di armamenti o sistemi di difesa e danno attuazione ai propri obblighi internazionali».   Ma la società civile e gli stessi portuali non ci stanno ad accettare la guerra. A Ravenna così come in altri porti italiani e internazionali il 30 ottobre ci sarà lo sciopero internazionale dei portuali contro le guerre. In Italia aderiscono finora USB e Orsa Porti. 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October 15, 2026
L'INDIPENDENTE
CPR-medici: salve (per ora?) le tre «streghe di Ravenna»
di Vito Totire (*) LA CASSAZIONE SULLA INDAGINE partita da RAVENNA CONFERMA CHE UGO TOGNAZZI NON ERA IL CAPO DELLE BRIGATE ROSSE Le tre “streghe “di Ravenna eviteranno il rogo? Pare di sì. SARA’ IL CASO ORA DI INDAGARE SULLA PROCURA DI RAVENNA ? La Cassazione non ha avallato la sanzione comminata alle dottoresse di Ravenna rinviando la questione al
October 13, 2026
La Bottega del Barbieri
8 Ottobre: Le Dogane di Ravenna al Consiglio di Stato contro Linda Maggiori
Presidio a Ravenna per la sentenza del Consiglio di Stato. Le Dogane (reticenti) contro Linda Maggiori. Con il link alla diretta web delle 19.00 PRESIDIO A RAVENNA IN PIAZZA DEL POPOLO: 8 OTTOBRE ORE 18 Sarà sola davanti al Consiglio di Stato giovedì 8 ottobre 2026, senza il sostegno ad adiuvandum del sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e del Presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale nonostante sia stato loro richiesto fino all’ultimo. Il Pd ha risposto chiedendo al Governo la trasparenza dei dati delle Dogane di tutti i porti italiani e non solo quello di Ravenna. A seguire Linda Maggiori è l’avvocato Andrea Maestri, attivo da anni per la liberazione dei territori occupati in Palestina. A sostenerla Usb, The Weapon Watch e l’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei ma anche la mobilitazione spontanea di cittadine/i, Cred e altri giuristi. Alle 19 Linda Maggiori parlerà in conferenza stampa (nella sala stampa della Camera) con la deputata Stefania Ascari e i senatori Marco Croatti e Antonio Ferrara del Movimento 5 Stelle che hanno presentato interrogazioni parlamentari sulla vicenda ma senza ottenere risposte. La coraggiosa giornalista Linda Maggiori a gennaio 2026 chiede un accesso generalizzato agli atti alle Dogane di Ravenna per avere i dati aggregati sulle armi in export e in transito dal porto con relative destinazioni: diniego delle Dogane «per motivi di sicurezza nazionale». Maggiori ha presentato ricorso al Tar di Bologna e la sentenza del Tar uscita a luglio ha dato per metà ragione alla giornalista (riguardo i dati) e per metà no (le destinazioni). Ma le Dogane di Ravenna non hanno accettato di divulgare i dati adducendo che il porto di Ravenna «ha una rilevanza militare nel contesto di una guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia» e hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la giornalista. Linda Maggiori aveva iniziato a scoperchiare “la guerra invisibile” che passa nel porto di Ravenna già nell’estate 2025 quando raccontò di container che passavano settimanalmente pieni di materiali dual-use, armi e altre merci verso Israele, tracciando le navi israeliane che attraccavano al porto per poi ripartire. Il transito di merci legate alla guerra viola la legge 185 del 1990 che vieta l’esportazione di armi verso Stati o enti in conflitto armato nonché l’articolo 11 della Costituzione. Inoltre necessiterebbe del visto dell’autorità Uama – Unità per le autorizzazioni di materiali di armamento – che ha il compito di autorizzare il passaggio di carichi militari nelle dogane e nei porti verso Paesi terzi. Interpellata in quel frangente Uama dichiarò : «Dopo il 7 ottobre 2023 (giorno dell’attentato ai cittadini israeliani) il Governo italiano ha sospeso qualsiasi nuova autorizzazione verso Israele ai sensi della legge 185/90». Dalle inchieste e dai fermi di container grazie ai lavoratori portuali – anche Genova e Gioia Tauro -emerse che gli scambi di merci con Israele erano invece più che raddoppiati proprio dopo il 7 ottobre. Tutto ben documentato nel dossier «La flotta del genocidio» pubblicato dalla stessa giornalista per Altreconomia. Da quel momento tante le manifestazioni ravennati contro il transito di armi e altre merci dual use (non sono armamenti ma servono per produrle o innescarle). Nasce il «Coordinamento Popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna». Proprio a settembre 2025 sull’onda di questa presa di coscienza fu impedito a due container con materiale bellico di entrare nel porto di Ravenna, grazie all’intervento (tardivo ma ci fu) delle istituzioni interpellate dai lavoratori portuali. Ci fu poi l’incontro con la «relatrice speciale Onu per i territori palestinesi» Francesca Albanese con i lavoratori del porto, con il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e gli attivisti. La giornalista Linda Maggiori ha continuato le sue indagini ma la macchina di guerra, soldi e complicità ha continuato a funzionare nonostante le proteste nelle piazze. Il movimento contro le armi nei porti si schiera con Linda Maggiori: > «se il Consiglio di Stato deciderà di oscurare ogni dato, avallando la tesi > che siamo in una guerra permanente e che la democrazia è ridotta, allora noi > andremo fino alla CEDU, la Corte europea dei diritti dell’uomo». Chi non abita a Ravenna (o non può andare al presidio in Piazza del Popolo) può seguire online la diretta dalla sala stampa della Camera dei Deputati dalle 19 circa di giovedì 8 ottobre 2026. webtv.camera.it/conferenze_stampa Su questi temi abbiamo pubblicato molti articoli che potete rintracciare con i tag: Armi, Ravenna, Linda Maggiori, portuali e simili.  > Muro di gomma nel porto di Ravenna (e nelle istituzioni)   Redazione Romagna
October 7, 2026
Pressenza
Come vuotare i Cpr subito
di Vito Totire (*) Il CPR E’ UNA TIGRE CARTA ? (parafrasando Mao Tse Tung che ovviamente si riferiva ad altro ) COME LASCIARE VUOTI TUTTI I CPR …USANDO LA TESTA E RISPETTANDO LEGALITA’ E COSTITUZIONE REPUBBLICANA L’INCHIESTA PARTITA DA RAVENNA E’ UN BOOMERANG  Proponiamo un encomio pubblico ai medici di Ravenna e a tutti quelli “perquisiti” sull’onda dell’inchiesta partita
Online, 13 ottobre. Webinar di ReCommon sui progetti CCS
di ReCommon Lo scorso gennaio, il governo italiano ha dato il via libera ambientale alla realizzazione del CCS Pianura Padana. Cento chilometri di gasdotti per trasportare CO2 che sono solo l’antipasto di un progetto più grande, promosso da Eni e Snam, che vedrà tra Ferrara e Ravenna lo snodo principale di un “hub mediterraneo” per la cattura, il trasporto e