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Logistica tra la Via Emilia, il west… e oltre
In questa ennesima puntata sulla questione dello sfruttamento nel mondo della logistica, si parte da una lotta alla Fedex di Modena riportata da Enrico Semprini alla quale si aggancia, opportunamente, la presentazione del saggio di Andrea Bottalico. Nella conclusione diamo conto della persecuzione ad una studentessa perchè solidale ad una lotta …del Sudd Cobas. Articolo di Enrico Semprini   Nella
February 28, 2026
La Bottega del Barbieri
Lo sciopero dei portuali blocca tutto e apre una breccia
“Il 30 agosto lo avevamo promesso, bloccheremo tutto, faremo gli scioperi generali, arriveremo allo sciopero internazionale” dichiarano i portuali genovesi all’indomani dello sciopero di ieri 6 febbraio. E così è stato: “Oggi è stata una giornata importante, tra i 25/30 porti sono stati interessati a questa mobilitazione internazionale”. Sono state […] L'articolo Lo sciopero dei portuali blocca tutto e apre una breccia su Contropiano.
February 7, 2026
Contropiano
I portuali in sciopero stanno fermando le navi della guerra!
La ZIM Virginia carica di armi è ferma al largo delle coste di Livorno ma non può attraccare: c’è lo sciopero in corso dei portuali dell’USB che la blocca. La stessa costa sta succedendo alla ZIM New Zealand, che era prevista per questa mattina al porto di Genova e alla […] L'articolo I portuali in sciopero stanno fermando le navi della guerra! su Contropiano.
February 6, 2026
Contropiano
Sciopero internazionale dei porti
Il 6 febbraio, in contemporanea con l’inaugurazione delle Olimpiadi di Milano, c’è un altro grande evento, senza precedenti per la storia recente: lo sciopero internazionale dei porti contro il riarmo e la guerra. La protesta, proclamata in Italia da USB e dai collettivi dei portuali, negli altri paesi da tante […] L'articolo Sciopero internazionale dei porti su Contropiano.
February 6, 2026
Contropiano
6 febbraio 2026: viva i portuali in sciopero
post facebook di Josè Nivoi, portuale del CALP di Genova e dell’USB. In coda gli 11 appuntamenti (pomeridiani) nelle città italiane. La protesta partirà da 21 tra i più grandi e importanti porti europei e mediterranei, come Bilbao, Tangeri, Pireo, Mersin, Genova, Livorno, Trieste, Ancona e Civitavecchia e altri ancora. Negli ultimi giorni abbiamo ricevuto l’adesione anche dai porti di
February 6, 2026
La Bottega del Barbieri
Febbraio, mese acceso per i difensori dei diritti umani
Il 6 febbraio 2026 lavoratrici e lavoratori portuali di almeno 21 scali tra Mediterraneo e Nord Europa incroceranno le braccia nello sciopero internazionale “I portuali non lavorano per la guerra”, opponendosi al traffico di armi, alla militarizzazione delle infrastrutture e ai piani di riarmo, intrecciando diritti del lavoro e responsabilità etica delle economie globali. Contemporaneamente, Medici Senza Frontiere (MSF) rischia di dover cessare le proprie attività nella Striscia di Gaza entro il 28 febbraio 2026, per il rifiuto di fornire alle autorità israeliane l’elenco dei propri operatori locali, imposto dalle nuove normative israeliane alle organizzazioni umanitarie. Due eventi diversi per forma e contesto, ma che convergono su più piani: entrambi hanno una dimensione internazionale e vedono come protagonisti difensori dei diritti umani, figure centrali per la tenuta democratica e sempre più esposte a processi di criminalizzazione. Nel mondo globalizzato di oggi, parlare di diritti umani e agire oltre i confini non significa “ficcare il naso negli affari altrui”, ma assumersi un impegno riconosciuto da strumenti giuridici internazionali e da pratiche consolidate di solidarietà transnazionale. Fare rete, agire nel proprio territorio in connessione con movimenti di resistenza altrove, significa rafforzarsi reciprocamente e imparare da chi affronta, in contesti diversi, difficoltà simili. Per difendere i diritti umani, si può sia restare a casa sia spostarsi all’estero: nessuna scelta è meno legittima dell’altra. AGIRE DENTRO E FUORI LE ISTITUZIONI: UNA FALSA DICOTOMIA Questo articolo nasce anche da una discussione accesa, ancora senza accordo, sulla contrapposizione tra chi agisce “dentro” e chi “fuori” dalle istituzioni. Un binomio diffuso, ma fuorviante. L’idea che il progresso dei diritti umani o della giustizia sociale possa essere ottenuto solo dall’interno delle strutture ufficiali o solo attraverso la pressione esterna non regge alla prova dei fatti. La storia mostra che trasformazioni profonde nascono dall’interazione tra azione interna ed esterna alle istituzioni. Nel Sudafrica dell’apartheid, la mobilitazione interna degli studenti di Soweto nel 1976 e le rivolte successive nei quartieri urbani si combinarono con campagne di boicottaggio e divestment promosse da reti civili all’estero, contribuendo a isolare il regime e a preparare la liberazione di Nelson Mandela. Questi esempi evidenziano come la resistenza possa assumere forme diverse — dal gesto quotidiano alla mobilitazione collettiva globale — e che nessuna singola strategia sia sufficiente da sola. L’esperienza storica mostra anche che chi difende diritti universali spesso rischia repressione e criminalizzazione, mentre mantiene aperto uno spazio di responsabilità sociale. Questo stesso principio guida oggi lavoratori portuali e i medici di msf, operatori umanitari, giornalisti come Linda Maggiori e volontari che, in contesti diversi, cercano di proteggere diritti e vite, intrecciando azioni locali e reti internazionali di solidarietà. Al cuore dello sciopero dei portuali c’è la volontà di trasformare i porti europei in spazi civili di pace, non in snodi per il transito di armi. Sui moli di Genova, Bilbao, Tangeri e di molti altri scali, le rivendicazioni salariali e di sicurezza sul lavoro si intrecciano con la richiesta che queste infrastrutture non alimentino il genocidio in corso nella Striscia di Gaza, dove la popolazione palestinese è lasciata inerme, senza accesso al cibo, all’acqua potabile, alle medicine e ai carburanti, con enormi difficoltà nel sistema sanitario e sotto bombardamenti israeliani. Nel porto di Ravenna cittadini e difensori dei diritti umani, tra cui la giornalista Linda  Maggiori e l’avv. Andrea  Maestri, hanno denunciato la totale mancanza di trasparenza sul transito di armamenti e materiali pericolosi in Romagna, come nel caso della nave New Zealand diretta a Haifa. Esposizioni e accessi agli atti evidenziano che le autorità non forniscono informazioni preventive né controlli successivi, senza chiarire se siano rispettate le norme italiane sulle esportazioni di armamenti (legge 185/1990). Anche il progetto europeo Undersec, che coinvolge il porto di Ravenna e partner israeliani, è stato criticato per scarsa trasparenza. La reazione delle istituzioni resta difensiva, senza risposte né dati verificabili. > Se lo Stato non può garantire quante armi transitano dai porti, come può > garantire la sicurezza della popolazione durante il trasporto di materiali > pericolosi? In questo quadro, tra criminalizzazione del dissenso e mancanza di trasparenza, la pluralità delle forme di azione non è un limite, ma una risorsa. Non si tratta di relativismo o dispersione, ma del riconoscimento che nessuna pratica isolata è sufficiente a difendere diritti, cambiare contesti o mantenere aperto uno spazio di responsabilità collettiva. L’azione sociale non si esaurisce nell’associazionismo formale: attraversa scelte quotidiane, dal lavoro alle relazioni, gesti ordinari. Anche nel campo umanitario questa pluralità è evidente. MSF, una delle principali organizzazioni mondiali di assistenza medico-umanitaria, si trova oggi in una situazione critica a Gaza: la decisione israeliana di porre fine alle sue operazioni, a seguito della mancata presentazione degli elenchi del personale, riflette un uso delle normative denunciato dalle ong internazionali come minaccia alla sicurezza degli operatori e alla continuità dell’assistenza sanitaria. Nel 2025, MSF aveva condotto quasi 800.000 consultazioni ambulatoriali e assistito circa un terzo dei parti nella Striscia, oltre a gestire una quota significativa dei servizi ospedalieri. CHI SONO I DIFENSORI DEI DIRITTI UMANI Quando parlo di difensori dei diritti umani, non mi riferisco a figure mitiche o a “santi civili”, ma a persone comuni: cittadini, sindacalisti, giornalisti, contadini, insegnanti, lavoratori di ogni settore, poeti, popoli indigeni, volontari. Persone che, attraverso pratiche non violente, promuovono diritti fondamentali e rendono visibile ciò che altrimenti resterebbe invisibile. Questo impegno è riconosciuto e tutelato da strumenti del diritto internazionale come ICCPR (1966), ICESCR (1966), CAT (1984), ICERD (1965), la Dichiarazione ONU sui difensori dei diritti umani (1998)¹ e, in Europa, dalla Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo (CEDU) con la sua Corte, ratificata da tutti gli Stati membri dell’UE. Esperienze come Operazione Colomba, la Global Sumud Flotilla o la testimonianza di Vittorio Arrigoni mostrano come la protezione civile dal basso e il monitoraggio partecipato, oltre a costruire ponti tra comunità locali e reti internazionali, siano fondamentali per proteggere e salvare vite di innocenti in contesti di conflitto e crisi. Eppure oggi queste figure sono sempre più criminalizzate. In Italia, proposte legislative come i cosiddetti ddl sicurezza e il ddl antisemitismo rischiano di colpire volontari, giornalisti e movimenti sociali. A livello globale, rapporti delle Nazioni Unite e osservatori indipendenti segnalano un aumento di persecuzioni e arresti arbitrari. In un clima di crescente criminalizzazione mediatica e giudiziaria, i difensori dei diritti umani restano l’ultimo argine contro la deriva autoritaria: sistemi che tradiscono la democrazia e scivolano verso forme di repressione tipiche dei regimi dittatoriali. I difensori dei diritti umani non sostituiscono le istituzioni, ma mantengono aperto uno spazio di responsabilità sociale, segnalano crepe nei sistemi giuridici e politici e riducono il costo umano del cambiamento. Dalla cittadinanza attiva alle reti territoriali, dal consumo critico alle campagne di boicottaggio, queste pratiche mostrano come le ingiustizie raramente derivino dall’assenza di leggi, ma più spesso dalla cattiva applicazione, dalla corruzione, dal conflitto d’interessi e dalla mancanza di trasparenza. Siamo in una fase storica di forti tensioni globali, attraversata da crescenti disuguaglianze economiche e da crisi che mettono a dura prova la tenuta democratica. Secondo il World Inequality Report 2026, il 10% più ricco della popolazione mondiale detiene circa tre quarti della ricchezza globale, mentre la metà più povera ne possiede appena il 2%. Il rapporto di Oxfam Nel baratro della disuguaglianza (gennaio 2026) segnala inoltre che la ricchezza aggregata dei miliardari nel 2025 ha raggiunto livelli record, ampliando ulteriormente il divario tra ricchi e poveri e mettendo a rischio la stabilità delle società e la partecipazione democratica. In questo contesto di crescenti disuguaglianze e tensioni, ogni azione individuale o collettiva contribuisce a costruire il tessuto del cambiamento e del miglioramento sociale, tanto a livello locale quanto internazionale. È in questo tessuto che risiede la forza dei difensori dei diritti umani. E mentre il disaccordo su chi agisce “dentro” e chi “fuori” resta sospeso, la bussola rimane chiara: i diritti umani e la solidarietà guidano le nostre scelte, a prescindere dal punto di partenza e dalla modalità di lotta. Le idee e gli ideali sono immortali: anche quando chi li difende viene incarcerato, criminalizzato o ucciso da un sistema oppressivo, da leggi ingiuste e da un braccio armato che obbedisce ciecamente ai comandi di chi non si sporca le mani, di chi svende e inquina il proprio territorio mentre parla di patriottismo.  Sopravvive l’esempio di chi ha resistito e ciò che hanno seminato: una sete di giustizia che cambia forma, ma non si estingue. MARRICHIWEU! Per il popolo Mapuche significa: “per uno che cade, dieci si alzeranno”. Petizione: Fuori le armi da porti, ferrovie e aeroporti italiani  Campagna promossa da BDS Italia Nota a piè di pagina 1. La Dichiarazione ONU sui difensori dei diritti umani (1998), il Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR, 1966), il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (ICESCR, 1966), la Convenzione contro la tortura (CAT, 1984) e la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale (ICERD, 1965) riconoscono la legittimità dell’azione dei difensori dei diritti umani in gran parte del mondo. La CEDU, ratificata da tutti gli Stati membri dell’UE, permette ai singoli di rivolgersi alla Corte contro violazioni dei diritti fondamentali, come è avvenuto in Italia e Spagna per la protezione dalla discriminazione, la libertà religiosa o la tutela delle vittime di traffico umano. In contesti come Russia e Turchia, la Corte ha contribuito a difendere libertà di espressione e protezione dalle discriminazioni, mostrando quanto sia prezioso questo livello aggiuntivo di tutela. La Russia, sospesa dal Consiglio d’Europa dal 2022, non ha più accesso a questo strumento. Valentina Fabbri Valenzuela
February 5, 2026
Pressenza
Puntata del 03/02/2026@0
Il primo argomento della puntata è stato quello dello sciopero internazionale dei porti, indetto e coordinato dal CALP e dal sindacato di base USB, e che sempre nelle acque del Mediterraneo avrà luogo in Grecia, nei Paesi Baschi, in Marocco e in Turchia. Anche qui in Italia ci saranno manifestazioni che vedranno protagonisti i portuali di ben 11 città, coinvolti attivamente contro la logistica di guerra. Abbiamo intervistato Riccardo dei CALP per farci spiegare le rivendicazioni e la portata di questa iniziativa, per poi addentrarci sulle condizioni generali vissute da chi lavora nei porti e che da qualche anno a questa parte si ritrova volente o nolente in prima linea contro la logica di guerra permanente e riarmo. Di seguito il comunicato dello sciopero: 6 Febbraio 2026: “I Portuali non lavorano per la guerra”. Giornata internazionale di azione congiunta dei porti I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e lotta il 6 febbraio 2026. In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni, convocata sulle seguenti motivazioni: per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti. Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno: Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto Bari – ore 16:00 – Terminal Porto Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto. Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio: Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto. Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto). Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio l’IDC (International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM. Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano. Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema. Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti. Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT. In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del 6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio. Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile. Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali. Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi. Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo. La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della serata ha riguardato un appuntamento che si terrà venerdì 6 febbraio presso il Laboratorio Malaerba a Torino, ovvero un evento a metà tra reading teatrale e di riflessione sul tema delle mafie. Abbiamo ospitato al telefono Antonio Vesco, antropologo e sociologo che si occupa appunto di studio dei fenomeni mafiosi per farci raccontare qualcosa di più su questo evento, oltre che per parlarci del suo ultimo libro “Criminalità immaginate” edito da Tangerin edizioni, da cui sono estratti molti brani di questa sorta di conferenza teatrale. Ci siamo fatti spiegare il perchè il mondo considerato mafioso e quello del precariato lavorativo finiscono per incrociarsi all’interno del testo di Antonio Vesco e da quali casi di studio è partito per analizzare il fenomeno. Vi invitiamo perciò a partecipare a questo evento che ricordiamo si terrà il 6 febbraio alle ore 19:30 presso il Laboratorio Malaerba in Via Verres 4 a Torino. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello di un provvedimento disciplinare, subito da una lavoratrice che lavorava come dipendente da più di trent’anni presso il supermercato Pam di via Sabotino a Grosseto a fronte di un provvedimento disciplinare erogato dall’azienda che le è costato il licenziamento diretto. Il tutto è partito da un banalissimo episodio: La dipendente dopo il turno di lavoro aveva fatto compere presso lo stesso esercizio per il quale lavorava, ma dopo aver fatto cadere per incidente un flacone di detersivo, con il permesso del responsabile del punto vendita, ne ha preso un altro dagli scaffali. L’azienda la accusa pertanto di furto. Ne abbiamo parlato con Paolo Martellucci, avvocato della lavoratrice, che assieme al siundacato FILCAMS CGIL ha preso in carico la vertenza. Buon ascolto
February 5, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 03/02/2026@1
Il primo argomento della puntata è stato quello dello sciopero internazionale dei porti, indetto e coordinato dal CALP e dal sindacato di base USB, e che sempre nelle acque del Mediterraneo avrà luogo in Grecia, nei Paesi Baschi, in Marocco e in Turchia. Anche qui in Italia ci saranno manifestazioni che vedranno protagonisti i portuali di ben 11 città, coinvolti attivamente contro la logistica di guerra. Abbiamo intervistato Riccardo dei CALP per farci spiegare le rivendicazioni e la portata di questa iniziativa, per poi addentrarci sulle condizioni generali vissute da chi lavora nei porti e che da qualche anno a questa parte si ritrova volente o nolente in prima linea contro la logica di guerra permanente e riarmo. Di seguito il comunicato dello sciopero: 6 Febbraio 2026: “I Portuali non lavorano per la guerra”. Giornata internazionale di azione congiunta dei porti I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e lotta il 6 febbraio 2026. In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni, convocata sulle seguenti motivazioni: per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti. Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno: Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto Bari – ore 16:00 – Terminal Porto Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto. Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio: Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto. Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto). Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio l’IDC (International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM. Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano. Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema. Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti. Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT. In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del 6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio. Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile. Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali. Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi. Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo. La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della serata ha riguardato un appuntamento che si terrà venerdì 6 febbraio presso il Laboratorio Malaerba a Torino, ovvero un evento a metà tra reading teatrale e di riflessione sul tema delle mafie. Abbiamo ospitato al telefono Antonio Vesco, antropologo e sociologo che si occupa appunto di studio dei fenomeni mafiosi per farci raccontare qualcosa di più su questo evento, oltre che per parlarci del suo ultimo libro “Criminalità immaginate” edito da Tangerin edizioni, da cui sono estratti molti brani di questa sorta di conferenza teatrale. Ci siamo fatti spiegare il perchè il mondo considerato mafioso e quello del precariato lavorativo finiscono per incrociarsi all’interno del testo di Antonio Vesco e da quali casi di studio è partito per analizzare il fenomeno. Vi invitiamo perciò a partecipare a questo evento che ricordiamo si terrà il 6 febbraio alle ore 19:30 presso il Laboratorio Malaerba in Via Verres 4 a Torino. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello di un provvedimento disciplinare, subito da una lavoratrice che lavorava come dipendente da più di trent’anni presso il supermercato Pam di via Sabotino a Grosseto a fronte di un provvedimento disciplinare erogato dall’azienda che le è costato il licenziamento diretto. Il tutto è partito da un banalissimo episodio: La dipendente dopo il turno di lavoro aveva fatto compere presso lo stesso esercizio per il quale lavorava, ma dopo aver fatto cadere per incidente un flacone di detersivo, con il permesso del responsabile del punto vendita, ne ha preso un altro dagli scaffali. L’azienda la accusa pertanto di furto. Ne abbiamo parlato con Paolo Martellucci, avvocato della lavoratrice, che assieme al siundacato FILCAMS CGIL ha preso in carico la vertenza. Buon ascolto
February 5, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata del 03/02/2026@2
Il primo argomento della puntata è stato quello dello sciopero internazionale dei porti, indetto e coordinato dal CALP e dal sindacato di base USB, e che sempre nelle acque del Mediterraneo avrà luogo in Grecia, nei Paesi Baschi, in Marocco e in Turchia. Anche qui in Italia ci saranno manifestazioni che vedranno protagonisti i portuali di ben 11 città, coinvolti attivamente contro la logistica di guerra. Abbiamo intervistato Riccardo dei CALP per farci spiegare le rivendicazioni e la portata di questa iniziativa, per poi addentrarci sulle condizioni generali vissute da chi lavora nei porti e che da qualche anno a questa parte si ritrova volente o nolente in prima linea contro la logica di guerra permanente e riarmo. Di seguito il comunicato dello sciopero: 6 Febbraio 2026: “I Portuali non lavorano per la guerra”. Giornata internazionale di azione congiunta dei porti I sindacati Enedep di Grecia, Lab dei Paesi Baschi, Liman-Is di Turchia, ODT del Marocco e USB in Italia hanno chiamato la Giornata internazionale di azione e lotta il 6 febbraio 2026. In quella giornata, i lavoratori portuali di circa 21 tra i più importanti porti europei e del Mediterraneo, da Tangeri a Mersin, passando Bilbao, da gran parte dei porti italiani e dal Pireo ed Elefsina, manifesteranno e sciopereranno insieme, una forma concreta di protesta al quale non si assisteva da decenni, convocata sulle seguenti motivazioni: per garantire che i porti europei e mediterranei siano luoghi di pace e liberi da qualsiasi coinvolgimento nella guerra; per opporsi agli effetti dell’economia di guerra sui nostri salari, pensioni, diritti e condizioni di salute e sicurezza per bloccare tutte le spedizioni di armi dai nostri porti verso il genocidio in Palestina e verso qualsiasi altra zona di guerra, e per chiedere un embargo commerciale su Israele da parte dei governi e delle istituzioni locali; per opporsi al piano di riarmo dell’UE e per fermare l’imminente piano dell’UE e dei governi europei di militarizzare i porti e le infrastrutture strategiche; per respingere il riarmo come alibi per introdurre ulteriore privatizzazioni e automazione dei porti. Ecco l’elenco delle iniziative in Italia indette per quel giorno: Genova – ore 18.30 – Varco San Benigno Livorno – ore 17.30 – piazza 4 Mori Trieste – ore 17.30 – Cia K. Ludwig Von Bruck presso autorità portuale Trieste Ravenna – ore 15.00 Via Antico Squero 31 (Autorità Portuale) Ancona – ore 18.00 Piazza del Crocifisso Civitavecchia – ore 18.00 – Piazza Pietro Gugliemotti Salerno – ore 17.00 – varco principale al porto Bari – ore 16:00 – Terminal Porto Crotone – ore 17.30 – Piazza marinai d’Italia presso l’entrata del porto. Palermo – ore 16.30 – Varco Santa Lucia Cagliari – ore 17:00 – via Roma lato porto Queste sono le principali iniziative convocate nei principali porti europei dalle organizzazioni sindacali che hanno chiamato il 6 febbraio: Pireo (Grecia) – Appuntamento alle 10.30 l.t. davanti all’ingresso principale del porto Elefsina (Grecia) – Appuntamento alle ore 10.30 l.t davanti all’ingersso principale del porto. Bilbao (Paesi Baschi) – Ore 10.00 preso il porto Pasaia/ San Sebastian (Paesi Baschi) – ore 10.00 presso il porto Mersin (Turchia) – ore 10.30 l.t. terminal porto Tangeri (Marocco) – ore 10.00 presso l’ingresso del porto (al momento da confermare visto il grave allarme meteo che potrebbe chiudere il porto). Hanno espresso solidarietà e sostegno alla giornata del 6 febbraio l’IDC (International Dockworkers Council), la WFTU (Federazione Sindacale Mondiale) e la TUI Tppfc – Federazione dei trasporti Europei sempre della FSM. Sono arrivate adesioni in supporto e solidarietà da altri porti europei tramite gruppi indipendenti di lavoratori portuali e movimenti sociali e politici: Amburgo – Manifestazione con più appuntamenti che parte alle ore 13.00 presso il terminal Hapag-Lloyd per finire alle ore 17.00 davanti al consolato americano. Brema – Manifestazione dalle ore 12.30 alle ore 14.15 presso l’Eurogate del porto di Brema. Marsiglia – Manifestazione dalle 12.00 alle 14.00 davanti all’ingresso del porto commerciale di Fos-De-Mer alla presenza di sindacalisti e portuali per la Palestina e indipendenti. Per quanto riguarda oltre l’Europa, la giornata del 6 febbraio sta incontrando molte adesioni e manifestazioni di solidarietà soprattutto da USA e Sud America che sono in via di aggiornamento nelle prossime ore Al momento, negli USA abbiamo ricevuto il sostegno da parte del movimento del “Stop Us-Led War” attivo anche in Venezuela e Colombia e abbiamo anche ricevuto la solidarietà del sindacato di Minneapolis SEIU Local 26, tra i protagonisti degli scioperi generali al grido ICE OUT. In Colombia segnaliamo l’iniziativa convocata in solidarietà con la giornata del 6 febbraio dal movimento “Green go home” davanti all’ambasciata USA di Bogotà alle 4 del pomeriggio. Manifestazione di solidarietà e vicinanza anche dal sindacato dei lavoratori petroliferi del Brasile. Dalle ore 17.30 del 6 febbraio presso tutti i canali social di USB sarà disponibile la diretta della giornata con interventi e contributi dalle piazze nazionali e internazionali. Si profila una giornata di lotta e di solidarietà internazionale, la dimostrazione che si può concretamente fare qualcosa contro la guerra, le aggressioni, le rapine di risorse e contro gli effetti dell’economia di guerra mettendo insieme più sindacati di più paesi. Un primo punto di partenza ma che marca un livello di mobilitazione che può mettere in difficoltà i disegni di sfruttamento dei portuali e di tutti i lavoratori da parte di chi oggi pensa di guidare il mondo. La solidarietà internazionale è una parte essenziale del nostro futuro!“ Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della serata ha riguardato un appuntamento che si terrà venerdì 6 febbraio presso il Laboratorio Malaerba a Torino, ovvero un evento a metà tra reading teatrale e di riflessione sul tema delle mafie. Abbiamo ospitato al telefono Antonio Vesco, antropologo e sociologo che si occupa appunto di studio dei fenomeni mafiosi per farci raccontare qualcosa di più su questo evento, oltre che per parlarci del suo ultimo libro “Criminalità immaginate” edito da Tangerin edizioni, da cui sono estratti molti brani di questa sorta di conferenza teatrale. Ci siamo fatti spiegare il perchè il mondo considerato mafioso e quello del precariato lavorativo finiscono per incrociarsi all’interno del testo di Antonio Vesco e da quali casi di studio è partito per analizzare il fenomeno. Vi invitiamo perciò a partecipare a questo evento che ricordiamo si terrà il 6 febbraio alle ore 19:30 presso il Laboratorio Malaerba in Via Verres 4 a Torino. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo argomento della serata è stato quello di un provvedimento disciplinare, subito da una lavoratrice che lavorava come dipendente da più di trent’anni presso il supermercato Pam di via Sabotino a Grosseto a fronte di un provvedimento disciplinare erogato dall’azienda che le è costato il licenziamento diretto. Il tutto è partito da un banalissimo episodio: La dipendente dopo il turno di lavoro aveva fatto compere presso lo stesso esercizio per il quale lavorava, ma dopo aver fatto cadere per incidente un flacone di detersivo, con il permesso del responsabile del punto vendita, ne ha preso un altro dagli scaffali. L’azienda la accusa pertanto di furto. Ne abbiamo parlato con Paolo Martellucci, avvocato della lavoratrice, che assieme al siundacato FILCAMS CGIL ha preso in carico la vertenza. Buon ascolto
February 5, 2026
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6 febbraio, i Portuali ci riprendono per mano
Quando tutti guardano il dito, i portuali guardano la luna. Mentre ci si affanna a discutere intorno agli scontri di Torino, e a quale livello attestare la repressione del conflitto, al referendum e a quanto rischia il governo Meloni se vince il NO, alle Olimpiadi, a Sanremo e ai tanti […] L'articolo 6 febbraio, i Portuali ci riprendono per mano su Contropiano.
February 5, 2026
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