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30 ottobre. Sciopero globale dei portuali contro il riarmo
I portuali di tutto il mondo hanno proclamato uno sciopero globale contro il riarmo di Salvatore Toscano (*) I portuali hanno deciso di unire nuovamente le forze e scioperare contro riarmo, economia di guerra e genocidio in Palestina. Dall’Italia alla Spagna, passando per Grecia, Marocco, Turchia e Francia: più di 40 porti si mobiliteranno il prossimo 30 ottobre, dando continuità
October 24, 2026
La Bottega del Barbieri
Livorno, nave con droni diretti a Sigonella ancora ferma. I portuali si rifiutano di caricarla
Nella tarda serata di ieri gli attivisti e le attiviste della Global Sumud Flotilla sono stati rilasciati, dopo un fermo di alcune ore. Le barche che hanno partecipato all’azione coordinata sono ancora sotto sequestro. Dopo sei ore di blocco in mare e presidio davanti al varco, la nave è entrata nel terminal Darsena Toscana. Immediata la proclamazione di sciopero. Il turno di notte si è rifiutato di lavorare. Anche il secondo turno della mattina ha deciso di aderire allo sciopero. La nave è ferma. Stiamo parlando della Sunaid X, una porta container che viene utilizzata per rifornire la base americana di Sigonella. Attualmente sarebbero 4 i contenitori “sospetti” al cui interno vi sono batterie per droni, equipaggiamenti militari, gas e propellenti. La base di Sigonella è stata utilizzata per sostenere le recenti azioni militari americane in Medio Oriente. Con questa iniziativa vogliano lanciare anche un messaggio allo stato sionista e genocida di Israele, che ha utilizzato proprio quella base per coordinare gli attacchi contro la Global Sumud Flottilla diretta a Gaza. È gravissimo che un porto civile venga utilizzato per movimentare materiale militare ponendo il nostro Paese in complicità con guerre che sarebbe esplicitamente vietata dalla nostra Costituzione e che producono carovita crescente, con aumenti del costo della benzina, dei beni alimentari e delle bollette. I lavoratori non saranno complici! Verso lo sciopero generale e internazionale del 30 ottobre. L’iniziativa di Livorno è stata possibile grazie all’impegno coordinato di: No Harbor for Genocide Global Sumud Flotilla Italia Gruppo Autonomo Portuali Livorno Unione Sindacale di Base Livorno Unione Sindacale di Base
October 23, 2026
Pressenza
30 ottobre: Dalla città al Porto, Ravenna sciopera con i portuali di tutto il mondo!
        Il 30 ottobre Ravenna si unisce allo sciopero mondiale dei portuali contro la guerra, indetto dalla rete internazionale Ports in Action composta da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e ORSA Porti (Italia), Water Transport Workers Federation of India (India). Nel mondo si fermeranno quasi 60 porti e nuove adesioni stanno arrivando.  I portuali di tutto il mondo e la società civile si oppongono ai traffici di armi che alimentano guerre, genocidi ed ecocidi, si oppongono alla militarizzazione dei porti, alla corsa al riarmo e all’automazione portuale che erodono i diritti sociali e dei lavoratori. In Italia ci sarà anche uno sciopero generale intercategoriale indetto da USB, contro il carovita e per aumenti salariali. A Ravenna faremo una intera giornata di mobilitazione e sciopero che partirà dalla città e arriverà al porto (Marina di Ravenna). Il porto di Ravenna, già hub del fossile, è al centro di un processo di militarizzazione inquietante, tra traffici di armi, di materiale “dual use” e precursori di esplosivi come il nitrato di ammonio, verso Israele ma anche verso altre mete per nulla democratiche come Emirati Arabi Uniti ed Egitto.  Le Dogane per oltre un anno hanno cercato di opporre il segreto sulla quantità di armi che passano, invocando anche lo stato di guerra mondiale “ibrida” e permanente. L’avvocatura di Stato che dipende direttamente da Giorgia Meloni, presidente del Consiglio dei Ministri, ha dichiarato che il porto di Ravenna è un porto a rilevanza militare (pur essendo classificato come civile e commerciale) e per questo vanno limitati i diritti democratici alla trasparenza. Sconfitte in ogni grado di giudizio dal lavoro della giornalista Linda Maggiori e dell’avvocato Andrea Maestri, le Dogane sono costrette a divulgare i dati, grazie ad una sentenza del Consiglio di Stato che farà giurisprudenza. Dal nostro porto nel 2025 sono stati scoperti traffici di munizioni e componenti di armamenti pesanti verso Israele, nel 2026 sappiamo di altre spedizioni di dual use dirette a Elbit Systems, il più grande produttore di armi israeliano, effettuate attraverso il porto ravennate. Ma quelle scoperte sono solo punte di iceberg giganteschi. Si aggiungono anche le spedizioni di merci verso le colonie illegali israeliane in Cisgiordania violando il diritto internazionale. Poche settimane fa a Ravenna ha fatto scalo anche la nave in uso all’esercito italiano, la Capucine. Traffici di armi si incrociano con traffici di gas e petrolio: a Ravenna oltre al petrolchimico abbiamo il rigassificatore, il deposito di gnl, una fitta rete di gasdotti, l’impianto di cattura e stoccaggio  della CO2, tutte infrastrutture critiche che alimentano la crisi climatica ed ecologica, legano sempre di più il territorio alla dipendenza dal sistema fossile  e mettono a rischio la nostra sicurezza.  Ravenna è snodo di tre corridoi Ten-t (reti ferroviarie e portuali europee ad uso civile ma sempre più usate per il trasporto di armi) e, con con il sostanziale avallo da parte dell’autorità portuale, del Comune e della Regione, è candidata ad essere un punto strategico anche del corridoio Imec che collegherà Europa, Israele e India e che verrà usato anche per inviare e importare armi. Il Comune e la Regione, non si sono costituiti ad adiuvandum nella storica vertenza legale contro le dogane, e nonostante le belle parole, come azionisti pubblici di Sapir (gestore del terminal container) hanno approvato un codice etico quantomeno ambiguo, che all’art 3 comma 15 dice che Sapir “valuterà” se instaurare o mantenere rapporti “con soggetti coinvolti in attività illecite, terrorismo, criminalità organizzata, violazione di diritti umani” (!).  Ma la lotta della società civile e dei portuali contro le guerre, contro il traffico di armi, contro genocidio ed ecocidio va avanti.   Dobbiamo impegnarci per l’applicazione integrale (e per il miglioramento) della legge 185/1990, del regolamento europeo sul dual use (UE) 2021/821 e al contempo mettere in evidenza lo strettissimo legame esistente fra guerre e sistema fossile, lavorando per una svolta reale nel modello energetico. Ci rifiutiamo di stare a guardare mentre tutto questo accade sotto i nostri occhi, mentre le guerre continuano a distruggere vite, risorse, salute e natura. Invitiamo tutte e tutti a unirsi a noi il 30 ottobre!   Programma: 9:00 ritrovo degli studenti in piazza del Popolo e corteo verso la Darsena  10:00  concentramento generale alla Darsena (retro stazione) e corteo verso autorità portuale  11:00  partenza per il porto con bici-bus-auto private Per chi va in bici: pedalata antifa (percorso Autorità portuale-ponte mobile- ciclabile verso Marina di Ravenna)  Per chi in bus: prendere bus numero 70 (ogni 30 minuti) 12:30 Marina di Ravenna concentramento presso Piazzale della Marina (sotto la Nave Militare)  pranzo sociale (preparato da Sovversughi) a offerta libera  Interventi, musica, arte 14:00 corteo verso il Canale    Organizzano  Coordinamento popolare contro i traffici di armi porto Ravenna (La comune, Arci brigante Pieve Cesato, Brigate di Solidarietà, Ravenna in comune, Sanitari per Gaza Ravenna, coord.No NATO, SGB Ravenna, Slai Cobas Ravenna, Potere al popolo Ravenna, Carc, Partito Comunista di Unità Popolare) USB Romagna OSA-Opposizione Studentesca d’Alternativa  Cambiare Rotta Giovani palestinesi Bologna BDS Ravenna Sovversughi   Aderiscono  Global Sumud Flotilla Sanitari per Gaza Italia  Cap (comitato autonomo portuale Ravenna) Rete no rigass no gnl Fronte Della Gioventù Comunista  Piceno per la Palestina Ferrovieri contro la guerra Fondazione Cetacea  Coordinamento ravennate per il Clima Fuori dal Fossile  Emergency Ravenna  Mercoledì per la Palestina  Arci Ravenna Agorà    Altri nostri articoli: > La sentenza del Consiglio di Stato su Ravenna fa giurisprudenza Redazione Romagna
October 23, 2026
Pressenza
Lo sciopero internazionale dei portuali contro la guerra. 100 porti, 17 Paesi e 4 continenti
Le adesioni alla seconda Giornata internazionale di azione dei lavoratori portuali, in programma per il 30 ottobre, sono in aggiornamento: continuano infatti ad arrivare manifestazioni di sostegno da parte dei sindacati di vari Paesi, portando il totale a oltre 100 porti in quattro continenti, una cifra impensabile fino a pochi […] L'articolo Lo sciopero internazionale dei portuali contro la guerra. 100 porti, 17 Paesi e 4 continenti su Contropiano.
October 23, 2026
Contropiano
Livorno, i portuali bloccano una nave carica di materiale bellico destinato alle basi USA
È in corso un blocco al porto di Livorno. I portuali legati ad USB e al Gruppo Autonomo Portuali (GAP), insieme alla Global Sumud Flotilla, sono tornati in azione contro l’impiego dei porti italiani per il transito di materiali bellici e dual use. L’obiettivo di oggi è la nave SUNAID X, che si occupa del trasporto dei carichi militari statunitensi per la DLA (Defense Logistics Agency) destinati alla base americana di Sigonella. Tre barche della Global Sumud Flotilla sono scese in mare e hanno bloccando l’accesso della nave allo scalo, mentre i portuali stanno presidiando il varco al quale dovrebbe attraccare e hanno proclamato lo sciopero all’interno del terminal. «State rifornendo una base militare coinvolta nella guerra imperialista e nel genocidio dei palestinesi», hanno comunicato via radio all’imbarcazione, accusata di trasportare almeno quattro container di «materiali pericolosi» tra cui componentistica per droni. «Il porto per voi è bloccato, non siete i benvenuti. Siamo contro la macchina della guerra e non lasceremo che dai nostri porti passino armi e componenti militari. Cambiate rotta e andatevene». In questo momento, la Guardia di Finanza ha fermato le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, ma per ora la SUNAID X resta fuori dall’imboccatura del porto. La SUNAID X ha preso recentemente il posto della VM Vita nel trasporto di materiali per la DLA, l’agenzia logistica della difesa delle forze armate statunitensi, che viaggia dal porto di Livorno a quello di Augusta per consegnare il suo carico alla base militare di Sigonella. La DLA gestisce la catena di approvvigionamento globale per tutte le forze armate statunitensi, compresi l’Esercito, la Marina, l’Aeronautica e i Marines. Acquista e distribuisce beni di consumo, come cibo, carburante, uniformi, materiali da costruzione e parti di ricambio per veicoli militari e aerei, organizzando lo stoccaggio e il trasporto di tali merci verso tutte le basi militari statunitensi. In Italia rifornisce le basi della Naval Air Station Sigonella in Sicilia, la Naval Support Activity Napoli, la Camp Darby situata tra Pisa e Livorno e un’altra base a Civitavecchia. «Su questa imbarcazione ci sono quattro container di “materiali pericolosi” di classe IMO, tra cui batterie particolari di utilizzo per droni, e forse anche droni non armati,» dice Giovanni Ceraolo, rappresentante di USB Porti di Livorno, a L’Indipendente. «Oltre a materiale chimico, gas, equipaggiamento vario e non meglio identificato,» aggiunge. «Noi rifiutiamo di essere un ingranaggio di questa logistica di guerra. Per noi che si utilizzi un porto civile come questo di Livorno, e che i portuali siano costretti ad essere complici di questi traffici, è una cosa inaccettabile. È uno dei motivi principali dello sciopero del 30 ottobre, dove più di cento porti a livello mondiale sciopereranno contemporaneamente contro il traffico di armi, contro la guerra, contro il riarmo». Per i lavoratori portuali il blocco di questa nave si inserisce anche in un percorso di denuncia dell’utilizzo delle basi statunitensi – in particolare quella di Sigonella – nei recentissimi conflitti bellici. «È ormai ufficiale che la base di Sigonella è stata utilizzata per coordinare operazioni nell’ultimo conflitto in Iran,» ha continuato Ceraolo, ricordando i ringraziamenti di questa estate del segretario generale della NATO Mark Rutte all’Italia per i circa 500 aerei americani partiti dalle basi USA nel Belpaese. «Questi conflitti hanno bisogno di una rete logistica importante, altrimenti non si potrebbero fare. Se un drone deve partire da Sigonella per andare a fare attività di ricognizione per bombardamenti in Iran, bisogna che il drone arrivi a Sigonella, che le batterie vi arrivino, e questi droni e queste batterie vi arrivano perché passano da porti civili tra cui anche quello di Livorno. Ed è questo che dobbiamo – e possiamo – fermare». I portuali e la GSF erano pronti da tutta la notte per quest’azione. La SUNAID X infatti era arrivata nei radar di Livorno intorno alle 4 del mattino di oggi, ma è stato solo nel primo pomeriggio che le è stato concesso l’accesso – subito bloccato dalle barche della Global. «Questo è il primo passo per dire che è ora di agire. L’obiettivo è impedirgli l’accesso al porto, ma ogni ora che lo ritardiamo perdono comunque un sacco di soldi,» dichiara Luca Poggi a L’Indipendente. 29 anni, romano, è uno dei membri dell’equipaggio ora in mare. «La volontà è di unire le lotte in vista dello sciopero del 30 ottobre, e ricordare come l’azione diretta sia una pratica concreta contro l’economia della guerra e del genocidio. Le proteste contro il carovita, il prezzo del gasolio, la repressione, e la questione palestinese sono collegate. L’Italia è il secondo paese in UE per tagli al welfare e al sociale per fare spazio al riarmo. I soldi che vengono spesi per il genocidio dei palestinesi, per la guerra in Iran, sono soldi che vengono tolti alle scuole, ai trasporti, alla sanità, alla ricerca. È ora di dire basta». The post Livorno, i portuali bloccano una nave carica di materiale bellico destinato alle basi USA appeared first on L'Indipendente.
October 22, 2026
L'INDIPENDENTE
Ora a Livorno. Bloccata una nave con rifornimenti diretta a Sigonella
Attivisti intervengono sia in mare che ai varchi portuali. Proclamato sciopero all’interno del terminal 614 tonnellate di esplosivi in transito e rifornimenti diretti alla logistica bellica della base di droni di Sigonella. Fermiamo la logistica di guerra, smascheriamo il coinvolgimento dell’Italia in operazioni militari mai approvate dal parlamento. 30 ottobre […] L'articolo Ora a Livorno. Bloccata una nave con rifornimenti diretta a Sigonella su Contropiano.
October 22, 2026
Contropiano
A Livorno bloccata una nave con rifornimenti diretta alla base militare americana di Sigonella
In questi minuti decine di attivisti hanno dato avvio ad un’azione congiunta per bloccare la nave Sunaid X in arrivo nel porto di Livorno. Parliamo della nave che garantisce i rifornimenti alla base militare americana di Sigonella. Diverse barche della Global Sumud Flotilla Italia sono impegnate in operazioni di disturbo in mare, mentre attivisti e lavoratori si stanno recando presso l’ingresso del Terminal Darsena Toscana dove è diretta la nave.  Non appena le operazioni di carico verranno avviate sarà proclamato lo sciopero in tutte le ditte coinvolte. La DLA, l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta maggiormente specificata nelle informazioni in nostro possesso. Attraverso altre linee risultano inoltre spedizioni di Humvee (mezzi militari statunitensi) e di carichi non specificati verso Camp Darby. Documenti ufficiali indicano un coinvolgimento di Sigonella nel supporto alle operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in generale in Medio Oriente. Ufficiale anche la presenza di velivoli militari dell’esercito israeliano nel settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. La base di Sigonella è la prova del coinvolgimento del nostro Paese nei recenti conflitti bellici e nel genocidio palestinese. Ma non finisce qui. Da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra UE sono transitate nel nostro porto. Vogliamo sapere dove finiscono queste armi e chi si assume la responsabilità di farle transitare dalla nostra città. I dati forniti dalla Capitaneria di Porto di Livorno in seguito alla richiesta della giornalista Linda Maggiori congiuntamente ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza del porto parlano chiaro: tra gennaio 2025 e maggio 2026 sono transitate, per esportazioni verso Paesi extra UE, 614,15 tonnellate di esplosivi di classe 1, così suddivise: * 234 tonnellate di motori per razzi con propellente. * 0,45 tonnellate di articoli esplosivi classificati NOS, con informazioni non disponibili pubblicamente per la specifica natura della classificazione e i relativi vincoli di riservatezza. * 379,8 tonnellate di cartucce per armi e proiettili. Parliamo di centinaia di tonnellate di materiale esplosivo. E questi dati riguardano esclusivamente le esportazioni verso Paesi extra UE, smontando quindi la retorica delle esercitazioni interne o della NATO. Quali criteri di sicurezza vengono applicati? Con quali verifiche si autorizzano carichi che, a detta delle informazioni fornite dalla capitaneria stessa, possono arrivare a 20-30 tonnellate di materiale esplosivo per container? Quali controlli vengono effettuati sulle operazioni di movimentazione, sulle navi coinvolte e sulle destinazioni finali? E soprattutto: dove finiscono questi armamenti e per quali operazioni vengono utilizzati? Non siamo di fronte a questioni astratte; abbiamo anche la contezza di collegamenti logistici tra il porto di Livorno e le infrastrutture militari statunitensi. Vogliamo sapere quale ruolo svolge Livorno nella catena logistica della macchina bellica statunitense e nei conflitti attualmente in corso. Un dato, in particolare, non può essere ignorato: nel settembre 2025 sarebbe avvenuta la spedizione più consistente tra quelle rilevate, pari a 142 tonnellate di esplosivi in sei container. Era il periodo in cui il genocidio del popolo palestinese continuava a provocare morte e distruzione. La coincidenza temporale non dimostra, da sola, la destinazione di quel carico né un suo collegamento diretto con le operazioni militari in Palestina, ma rende ancora più urgente conoscere i destinatari, gli utilizzatori finali e le autorizzazioni che hanno consentito queste spedizioni. Da tempo denunciamo il coinvolgimento del nostro porto nelle dinamiche militari e nelle logiche sioniste e imperialiste degli Stati Uniti. Questi numeri rafforzano la necessità di quella denuncia e rendono inaccettabile ogni tentativo di liquidarla come allarmismo. Ma non ci limitiamo a questo.  Da tempo, portiamo avanti iniziative di sciopero sia nel porto di Livorno che in quello di Piombino ogni qualvolta riceviamo informazioni, attraverso la rete di lavoratori portuali, ferrovieri e operai di Piombino. Lo sciopero è uno strumento concreto per interrompere la catena del traffico di armi e la complicità con i bombardamenti e i genocidi in corso, così come presidi e blocchi, come quello del treno carico di armi tra Piombino e Pisa e sul ponte in via Mogadiscio per fermare l’uscita di una nave americana carica di mine proveniente dalla base di Camp Darby. Un porto civile non può essere trattato come un semplice corridoio logistico, mentre si spostano armamenti e si alimentano apparati militari senza che la collettività possa conoscere le destinazioni e le responsabilità. Noi lavoriamo in questo porto. Conosciamo i rischi, sappiamo cosa significa movimentare merci pericolose e non accettiamo che la sicurezza dei lavoratori, della città e del territorio venga subordinata agli interessi militari e ai profitti di pochi. Non vogliamo essere ingranaggi di una macchina che produce guerra, devastazione e morte. Per questo chiediamo trasparenza immediata sui carichi, sulle autorizzazioni, sui destinatari e sulle destinazioni finali degli armamenti già transitati, oltre allo stop completo del passaggio di esplosivi bellici nel nostro porto. Non ci bastano risposte burocratiche e rassicurazioni generiche. Servono informazioni, responsabilità e scelte concrete per il futuro. La guerra non può passare da Livorno. Il porto appartiene a chi ci lavora e alla collettività, non agli interessi dei padroni servi della guerra. Non saremo vostri complici. Nessun porto per la guerra. Livorno non si piega! 30 ottobre sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro guerra, riarmo e militarizzazione. Gruppo Autonomo Portuali Livorno Unione Sindacale di Base Lavoratori Portuali   Unione Sindacale di Base
October 22, 2026
Pressenza
I lavoratori portuali non lavorano per la guerra: 30 ottobre seconda Giornata internazionale di azione. 100 porti, 17 Paesi e 4 continenti
Le adesioni alla seconda Giornata internazionale di azione dei lavoratori portuali, in programma il 30 ottobre, sono in aggiornamento: continuano ad arrivare manifestazioni di sostegno da parte dei sindacati di vari Paesi, portando il totale a oltre 100 porti in quattro continenti, una cifra impensabile fino a pochi mesi fa. Tra gli ultimi a unirsi all’iniziativa figurano la sezione locale 10 dell’ILWU nei porti di San Francisco e Oakland, negli Stati Uniti, l’Unión de Estibadores e Jornaleros nel porto di Veracruz, in Messico, e la sezione dei lavoratori portuali di Amburgo del sindacato ver.di, in Germania. Mercoledì, inoltre, abbiamo ricevuto l’importante notizia che il Consiglio europeo dei lavoratori portuali (EDC) ha deciso di partecipare all’azione. Al momento, gli scioperi interesseranno un tratto di costa che va dalla Francia sud-occidentale al Pireo, per un totale di quasi 1.100 miglia nautiche, mentre i sindacati coinvolti sin dall’inizio gestiscono il 40% di tutto il traffico di container nel Mediterraneo. Sono coinvolti alcuni dei più grandi hub di trasbordo, come Tangeri, Marsiglia, il Pireo, Gioia Tauro, Genova e Mersin, oltre ai principali porti del Nord Europa, del Messico e dell’India. Secondo un primo calcolo lo sciopero potrebbe bloccare 40.000 container per un giorno. Questa giornata di mobilitazione dimostra il potere della classe operaia organizzata nell’opporsi alla guerra. Condanniamo il genocidio del popolo palestinese, perpetrato dallo Stato di Israele con il sostegno degli Stati Uniti, della NATO, dell’UE e dei governi che collaborano con esso, nonché il vergognoso blocco contro Cuba e le altre aggressioni imperialiste. Basta con la militarizzazione delle banchine e l’automazione che causa tagli occupazionali. In molti Paesi sono stati proclamati scioperi per il 30 ottobre, in Italia sarà uno sciopero generale contro guerra e carovita. I lavoratori portuali non lavorano per la guerra! Nessun lavoratore dovrebbe lavorare per la guerra! Lotta unitaria dei lavoratori di ogni Paese e settore contro la guerra e lo sfruttamento! La giornata internazionale è stata promossa da CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), Liman-İş (Turchia), ODT (Marocco), USB e Orsa Porti (Italia) contro i traffici di armi nei porti. In Italia al momento le città portuali in cui si terrà la mobilitazione sono: Genova, Livorno, Trieste, Civitavecchia, Ancona, Ravenna e Gioia Tauro, ma ci aspettiamo ulteriori adesioni prima della giornata di sciopero. Ecco la mappa con tutte le mobilitazioni previste ad oggi. Unione Sindacale di Base
October 21, 2026
Pressenza
L’Autunno è già caldo
La sfida lanciata dai portuali con lo sciopero internazionale del 30 ottobre, comprensibile e condivisibile da chiunque, sta creando – insieme alle gigantesche mobilitazioni degli studenti in tutta Europa – delle condizioni nuove e decisamente interessanti per il conflitto sociale in diversi paesi, incluso il nostro. In primo luogo, per […] L'articolo L’Autunno è già caldo su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
I portuali di tutto il mondo proclamano uno sciopero globale contro il riarmo
I portuali hanno deciso di unire nuovamente le forze e scioperare contro riarmo, economia di guerra e genocidio in Palestina. Dall’Italia alla Spagna, passando per Grecia, Marocco, Turchia e Francia: più di 40 porti si mobiliteranno il prossimo 30 ottobre, dando continuità alla manifestazione di febbraio. Lo sciopero internazionale dei portuali è organizzato in Italia dall’Unione Sindacale di Base (USB), cui si è aggiunta ORSA. I lavoratori incroceranno le braccia in un periodo già segnato da forti rivendicazioni in tutta Europa, che hanno riproposto con forza nell’agenda politica temi per anni sacrificati: casa, salari, istruzione. A tenere insieme il loro sottofinanziamento è oggi la corsa al riarmo, a cui i portuali si oppongono, sostenendo che «le risorse pubbliche devono essere destinate ai bisogni delle persone e non al finanziamento della guerra». Ad affiancare le sigle italiane nella giornata internazionale di mobilitazione saranno CGT Ports and Docks (Francia), ENEDEP (Grecia), LAB (Paesi Baschi), ODT (Marocco) e Liman-İş (Turchia). Proprio a Istanbul si erano dati appuntamento i delegati sindacali a tre mesi dallo sciopero di febbraio, che ha mobilitato più di 20 scali portuali contro il riarmo. In Turchia è stato deciso di dare seguito a quella protesta, ampliandola. I numeri sono così raddoppiati. Il prossimo 30 ottobre sono attese manifestazioni e blocchi in almeno 40 porti sparsi tra il Mar Cantabrico e il Mar Mediterraneo, come quello di Genova o di Gioia Tauro. A Istanbul i sindacati hanno adottato anche una Dichiarazione, che rappresenta di fatto il manifesto programmatico della loro lotta transfrontaliera. Come primo punto, i portuali rivendicano «l’immediata fine del genocidio del popolo palestinese e il riconoscimento di uno Stato palestinese indipendente riconosciuto dalla comunità internazionale entro i confini del 1967 e con Gerusalemme Est capitale». Una posizione coerente con la postura adottata dai portuali negli ultimi tre anni, che li ha visti in prima fila nelle manifestazioni di solidarietà al popolo palestinese, partecipando anche all’ultima Flotilla diretta a Gaza e assaltata illegalmente da Israele in acque internazionali. Legato a doppio filo al genocidio palestinese è l’interesse dell’economia bellica, che ne trae profitto, come denunciato dalla Relatrice speciale dell’ONU Francesca Albanese. Non a caso, i portuali rivendicano il «no all’economia di guerra, ai piani di riarmo dei governi e alla militarizzazione dei porti e delle infrastrutture strategiche». Piuttosto, si chiede che le risorse pubbliche vengano «destinate ai bisogni delle persone» e che i contratti collettivi garantiscano «veri aumenti salariali, occupazione stabile, riduzione dell’orario di lavoro e un sistema pensionistico dignitoso». La mobilitazione nei porti si lega così allo sciopero generale indetto proprio per il 30 ottobre da USB, rivolgendo un appello a tutti i lavoratori del pubblico e del privato per realizzare una diffusa giornata di protesta. «In gioco c’è l’impennata dei prezzi, a partire dai carburanti, che pesa fortemente sui magri salari di milioni di lavoratori e lavoratrici che ormai non recuperano neanche più l’inflazione; di contro, l’inconsistenza dei provvedimenti assunti dal governo Meloni, schierato apertamente dalla parte delle compagnie petrolifere e delle banche». Nel Sud Italia, da giorni, agricoltori e autotrasportatori hanno unito le forze contro il caro carburante, che sta mandando in crisi migliaia di lavoratori e aziende. Sull’orizzonte occupazionale pesa poi la chiusura dell’Ex Ilva e l’assenza di piani di ricollocazione, che ha fatto scattare la protesta a oltranza a Genova e Taranto. Nelle scuole si moltiplicano le occupazioni, con gli studenti che denunciano affitti insostenibili e carenze nel diritto allo studio, unendosi al filone di lotta spagnolo e francese. Il filo conduttore è la contestazione alle priorità del decisore politico, appiattitesi sui tagli alla spesa pubblica, fatta eccezione per quella bellica.   L'Indipendente
October 15, 2026
Pressenza