Tag - armi

USA Elezioni Midterm: negli Stati chiave gli elettori chiedono stop alle armi per Israele
Secondo un nuovo sondaggio pubblicato mercoledì dall’Institute for Middle East Understanding (IMEU) e condotto dalla società di analisi dati YouGov, la maggioranza dei probabili elettori in ciascuno dei sei stati chiave in bilico (Georgia, Iowa, Maine, Carolina del Nord, Ohio e Texas) si dichiara favorevole alle misure per bloccare il […] L'articolo USA Elezioni Midterm: negli Stati chiave gli elettori chiedono stop alle armi per Israele su Contropiano.
October 25, 2026
Contropiano
La Global Sumud Flotilla sostiene lo sciopero del 30 ottobre
La Global Sumud Flotilla ha diramato un comunicato di sostegno allo sciopero internazionale dei porti del 30 ottobre: una mobilitazione a livello globale, che ha ormai coinvolto più di cento scali portuali in 17 paesi. Come USB, tra le organizzazioni promotrici dello sciopero internazionale dei porti, ringraziamo GSF per il […] L'articolo La Global Sumud Flotilla sostiene lo sciopero del 30 ottobre su Contropiano.
October 24, 2026
Contropiano
Ora a Livorno. Bloccata una nave con rifornimenti diretta a Sigonella
Attivisti intervengono sia in mare che ai varchi portuali. Proclamato sciopero all’interno del terminal 614 tonnellate di esplosivi in transito e rifornimenti diretti alla logistica bellica della base di droni di Sigonella. Fermiamo la logistica di guerra, smascheriamo il coinvolgimento dell’Italia in operazioni militari mai approvate dal parlamento. 30 ottobre […] L'articolo Ora a Livorno. Bloccata una nave con rifornimenti diretta a Sigonella su Contropiano.
October 22, 2026
Contropiano
USA, le stragi armate sono continue, ma non fanno più notizia
Erano da poco passate le tredici di giovedì 15 ottobre quando Griffin John II, 16 anni, ha fatto irruzione nella Silver Rail Elementary School di Bend, in Oregon – la scuola in cui da bambino era stato seguito come alunno con bisogni speciali – sparando contro le porte chiuse a chiave, per poi aprire il fuoco in un’aula di sostegno con un fucile a pompa. Ha ucciso 3 bambini di 5, 8 e 11 anni e una maestra di 25, Meghan Lambert, ferendo gravemente un altro alunno e una seconda insegnante, prima che Kaylub Giamanco, padre di due bambine iscritte all’istituto, lo uccidesse con la propria pistola, circa 3 minuti dopo la prima chiamata al 911. Per il Gun Violence Archive, l’organizzazione no profit che dal 2013 censisce gli episodi di violenza armata negli Stati Uniti, quella di Bend è stata la 369esima sparatoria di massa – cioè con almeno quattro persone colpite, esclusi gli aggressori – dall’inizio dell’anno. Nei 3 giorni successivi se ne sono aggiunte almeno altre 5. E dopo qualche anno di calo la curva ha ripreso a salire, visto che alla stessa data del 2025 gli episodi erano 340. Numeri che raccontano un fenomeno ormai trattato come rumore di fondo, capace di bucare le prime pagine solo quando il bersaglio è una scuola. Il 9 ottobre Matthew Stone Sr., quarantacinque anni, ha ucciso la moglie, i due figli maschi, la figlia incinta all’ottavo mese e i due nipoti di ventidue mesi e cinque anni, oltre a due donne del vicinato freddate davanti a casa, prima di togliersi la vita. Pochi giorni prima, in Georgia, più di cinquanta colpi esplosi su una festa di quartiere per l’homecoming del liceo hanno lasciato a terra due morti e trentacinque feriti. Il 23 agosto Alan Smith ha sterminato otto parenti riuniti per la cena della domenica in Montana, tra i 7 e i 92 anni, e poi si è sparato. A luglio, a Grand Haven, in Michigan, un uomo aveva fatto lo stesso con la moglie e i 6 figli, mentre ad aprile, a Shreveport, in Louisiana, un padre aveva ucciso 8 bambini, 7 dei quali suoi. Stragi familiari che finiscono quasi sempre derubricate a cronaca nera di provincia, anche se ormai sono la regola: secondo il database curato da Associated Press, USA Today e Northeastern University, ad agosto 11 dei 22 omicidi di massa del 2026 erano nati da conflitti domestici, contro una media storica di circa la metà. Il record risale al 2021, con 689 sparatorie di massa, scese a 408 l’anno scorso, quando hanno comunque provocato 395 morti e 1.867 feriti. In mezzo ci sono i 19 bambini e le 2 maestre di Uvalde, nel 2022, i 118 morti di Lewiston, nel Maine, l’anno successivo, i 2 bambini uccisi mentre assistevano alla messa nella chiesa della Annunciation Catholic School di Minneapolis, nell’agosto del 2025. Ed è proprio questa assuefazione il risultato più prezioso per la lobby delle armi, che negli anni ha imparato a trasformare ogni massacro in un evento naturale, imprevedibile come un tornado e altrettanto inevitabile. Dopo Bend, la National Rifle Association ha commentato che la tragedia dimostra quanto sia importante una cittadinanza armata e rispettosa della legge, e Donald Trump ha lodato il «grande eroe» senza il quale sarebbe andata molto peggio. Se nel 2018, dopo la strage nel liceo di Parkland, gli studenti avevano riempito le strade di Washington per chiedere leggi più severe, a Bend nessuno è sceso in piazza: sabato, a Drake Park, sono comparsi soltanto candele, fiori e biglietti. Intanto, lontano dai riflettori, l’amministrazione smonta quanto fatto finora: l’ufficio della Casa Bianca per la prevenzione della violenza armata è stato chiuso a meno di 24 ore dall’insediamento e ad aprile l’ATF, l’agenzia federale che vigila su armi ed esplosivi, ha presentato una trentina di regole, tra definitive e proposte, che permetterebbero di spedire pistole per posta, renderebbero più difficile ritirare la licenza ai rivenditori e restituirebbero il diritto alle armi ad alcune persone escluse per motivi psichiatrici, nonostante la stessa agenzia avesse messo in guardia dal rischio di nuove stragi. Nel 2023 i gruppi pro armi hanno speso in lobbying a Washington 13,2 milioni di dollari, quasi 6 volte quanto investito da chi chiede regole più severe, e la National Shooting Sports Foundation, l’associazione dei produttori, ha salutato la deregolamentazione come «l’alba di una nuova era». Un’era in cui un bambino di cinque anni può morire in classe un giovedì pomeriggio e, il lunedì successivo, essere già stato superato nel conteggio da qualcun altro. The post USA, le stragi armate sono continue, ma non fanno più notizia appeared first on L'Indipendente.
October 19, 2026
L'INDIPENDENTE
Export armi. Respinto l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna
Sulla recentissima sentenza del Consiglio di Stato pubblichiamo una riflessione di Gianni Alioti (The Weapon Watch) Accogliamo positivamente l’insperata sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna (con il supporto legale dell’Avvocatura Generale dello Stato) contro la sentenza del TAR dell’Emilia Romagna. Il TAR a inizio luglio aveva accolto parzialmente il ricorso della giornalista investigativa Linda Maggiori e dell’avvocato Andrea Maestri, ai quali le Dogane di Ravenna avevano negato la richiesta di accesso agli atti sul transito nel porto romagnolo di armi, munizioni ed esplosivi. Linda Maggiori ha potuto finalmente liberarsi della tensione accumulata in questi mesi scrivendo sui social “Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, ha respinto l’appello delle Dogane di Ravenna che non vogliono rivelare quante armi passano dal porto e che tramite avvocatura di Stato hanno invocato il segreto per via della guerra mondiale a pezzi nella quale l’Italia è coinvolta. Con una guerra non dichiarata volevano erodere la democrazia. No. Non ci stiamo. Oggi facciamo la storia della trasparenza. La lunga vertenza legale per capire quante armi passano dal porto di Ravenna è giunta al termine e abbiamo vinto. Ora dobbiamo iniziare a bloccarle”. Come The Weapon Watch non abbiamo voluto lasciare sola Linda Maggiori ricorrendo ad adiuvandum insieme ad altri, non solo perché è una collaboratrice del nostro osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, ma perché la sua determinazione e la sua lotta per la trasparenza è anche la nostra. La sentenza del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta): “[…] Le motivazioni e gli argomenti opposti dall’amministrazione delle Dogane, anche per come integrati in sede difensiva, sotto questo profilo sono insufficienti, in quanto evocano interessi pubblici astratti e delineano generici pregiudizi che l’ostensione di un dato meramente numerico potrebbe arrecare, di cui tuttavia non viene chiarita la natura e non si dimostra la concretezza. Ritiene il Collegio che la ostensione di questi dati – soltanto numerici riferiti ad un periodo già decorso – nel doveroso contemperamento tra opposti interessi operato dal T.a.r. possa rappresentare un ragionevole punto di equilibrio per non svuotare di effettività la normativa sulla trasparenza. […] Risulta inoltre che altre autorità doganali o capitanerie, a fronte di analoga istanza, non hanno invece opposto alcun interesse limite e fornito i dati richiesti (tra cui l’Agenzia delle Dogane di Livorno) configurandosi quindi apparentemente contraddittoria l’azione dell’amministrazione. Non si comprende per quale motivo analoga regola non debba valere anche per il porto di Ravenna. Per le ragioni sopra esposte l’appello deve essere respinto”. E questo avviene in un momento nel quale prevale l’opacità e il desiderio dei decisori politici di secretare il più possibile le loro scelte sul riarmo e l’economia di guerra, evitando il dibattito pubblico e le procedure democratiche. Come fatto dalla Commissione Europea nell’imporre il suo programma Rearm Europe. Senza trasparenza non c’è democrazia. E senza trasparenza la società civile, oltre le istituzioni democratiche, non possono esercitare un controllo “a ragion veduta” sull’effettivo rispetto della legislazione italiana e dei trattati internazionali sottoscritti dal nostro paese in materia di esportazione, importazione e transito di materiale d’armamento. E di fronte alla logica “business is business” dei fabbricanti e mercanti d’armi, che aggirano i vincoli e le restrizioni normative previste, abbiamo il diritto a sapere e il dovere di bloccare questi traffici illeciti, sul piano etico e giuridico, anche quando sono autorizzati dai Governi. Per questo sosteniamo, attraverso la ricerca e il monitoraggio sull’industria militare in Italia e sulla logistica della guerra nei porti europei e mediterranei e nelle rotte marittime, le azioni dirette dei lavoratori portuali di contrasto al traffico di armamenti, munizionamenti ed esplosivi (e di materie prime, semilavorati, tecnologie dual use impiegate in campo militare) destinati a paesi in guerra, coinvolti in genocidi e/o che violano il diritto umanitario internazionale. Per questo sosteniamo lo sciopero internazionale dei lavoratori portuali in programma il 30 ottobre 2026 contro le guerre, il riarmo, il genocidio in Palestina e l’uso dei porti per trasportare armi, munizioni, equipaggiamenti militari o truppe verso zone di guerra, promosso nella riunione di Istanbul nel maggio 2026 da 7 sindacati di categoria dell’area mediterranea. Sciopero che si è esteso a livello internazionale con l’adesione di altri sindacati europei, del nord America e dell’India, coinvolgendo ad oggi un centinaio di porti di 11 paesi: Cipro, Francia, Grecia, India, Irlanda, Italia, Marocco, Messico, Spagna, Stati Uniti e Svezia. Non finisce qui. Redazione Italia
October 16, 2026
Pressenza
Giù le armi Leonardo
L’Italia continua a esportare armamenti verso Israele mentre Gaza viene devastata da bombardamenti che hanno causato decine di migliaia di vittime civili. Nel frattempo, la guerra si è allargata all’Iran, Libano e Iraq, con attacchi di Israele all’intera regione. Noi abbiamo deciso di agire in tribunale per dichiarare nulli i contratti stipulati da Leonardo Spa e le sue controllate con lo Stato di Israele. Ora abbiamo bisogno del tuo aiuto per andare avanti. Siamo convintə che lo Stato italiano, in qualità di azionista di maggioranza di Leonardo S.p.A., stia venendo meno ai propri obblighi costituzionali e di legge continuando a consentire la vendita e l’esportazione di armamenti allo Stato di Israele. Dopo il 7 ottobre 2023, con l’avvio dell’offensiva militare su Gaza e le nuove operazioni in Cisgiordania, Leonardo, anche tramite le proprie controllate, ha continuato a esportare armamenti verso Israele, sulla base di autorizzazioni che il Governo italiano non ha mai sospeso né revocato. Questa condotta appare, in particolare, in contrasto con l’articolo 11 della Costituzione, che stabilisce che “l’Italia ripudia la guerra”, la legge 185/1990 e l’Arms Trade Treaty che vietano la fornitura di armamenti a Paesi coinvolti in politiche di guerra e responsabili di gravi violazioni dei diritti umani accertate a livello internazionale. Siamo organizzazioni della società civile impegnate nella difesa dei diritti umani e nella promozione della pace: A Buon Diritto, ACLI, ARCI, AssoPacePalestina, ATTAC Italia, Pax Christi, Un Ponte Per. La coalizione include anche la Fondazione Hind Rajab, come partner nell'azione legale. Insieme alla Dott.ssa Hala Abulebdeh (Abu Lebdeh), cittadina palestinese, abbiamo promosso questa azione legale per fermare la vendita di armi italiane a Israele. Ne parliamo con Giulia, attivista e presidente di Un Ponte Per. Maggiori informazioni qui.
October 14, 2026
Radio Onda Rossa
La scommessa dello sciopero generale del 30 ottobre
Siamo già da diverso tempo in campagna elettorale ed ora, con l’approvazione dello Stabilicum alias “nuova legge truffa”, ci siamo dentro fino al collo. Eppure non c’è in giro una discussione sui temi che stanno a cuore alla stragrande maggioranza delle persone che vivono nel nostro Paese. Non si parla […] L'articolo La scommessa dello sciopero generale del 30 ottobre su Contropiano.
October 13, 2026
Contropiano
Guerra e austerità: lo sciopero che spegne la logistica
Marsiglia. Tutto è pronto. Venerdì 30 ottobre i portuali congelano i grandi scali. Niente merci. Banchine vuote. I lavoratori di decine di hub internazionali incrociano le braccia e staccano la spina alla logistica globale. Non si tratta solo di difendere i salari e i contratti, già sotto attacco, questa volta […] L'articolo Guerra e austerità: lo sciopero che spegne la logistica su Contropiano.
October 12, 2026
Contropiano
Faro di Roma: Oltre il cemento e le armi. Memoria operaia, resistenza antifascista e il ritorno del militarismo
DI LAURA TUSSI SU FARO DI ROMA DEL 2 OTTOBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Faro di Roma il 2 ottobr 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «La scelta di approfondire il nesso tra educazione e militarizzazione — evidente nella preoccupante penetrazione di forze armate e dimostrazioni d’uso delle armi all’interno delle istituzioni scolastiche volte a plasmare una gioventù disciplinata ai valori della “difesa della patria” — si inserisce in un quadro geopolitico di riarmo generalizzato. A ciò si aggiunge la localizzazione strategica del Comando NATO (il Quartier Generale permanente della Multinational Division South – Mnd-S) presso la caserma Predieri di Rovezzano, già tristemente nota come snodo logistico della K-Force durante la guerra nei Balcani. Questo presidio di guerra, unito alla retorica governativa sull’incremento delle spese militari giustificata dal conflitto russo-ucraino e alla ventilata reintroduzione di un servizio militare obbligatorio (finora solo sospeso) esteso anche alle giovani generazioni, delinea un disegno di progressiva militarizzazione della società civile. Come denuncia anche una altra realtà attivista L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che opera e agisce anche a livello nazionale….continua a leggere su www.ilfarodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
la Repubblica: “Armi ai bambini per gli spot dell’Esercito nelle scuole”, la rivolta dei prof: “Retorica bellica”
DI DAVIDE CARLUCCI SU REPUBBLICA DEL 7 OTTOBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Davide Carlucci, pubblicato su la Repubblica il 7 ottobre 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia ormai da diversi anni, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «In Puglia circolano immagini con bambini che imbracciano un fucile durante un open day. La replica: “Foto diffuse in maniera strumentale per attaccare il nostro lavoro”. La nota della scuola “Mons. Bello – G. Salvemini” di Molfetta…continua a leggere su www.bari.repubblica.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente