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AMBIENTE: UN VESCOVO DI SCARSE VEDUTE
 Il termine Vescovo deriva dal greco ἐπίσκοπος (epìscopos), letteralmente “colui che osserva le cose dall’alto”. Sgomenta invece il livello dal quale il Vescovo di Livorno è stato capace di guardare al rischio di devastazione della grande distesa di … Leggi tutto L'articolo AMBIENTE: UN VESCOVO DI SCARSE VEDUTE sembra essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Porto di Ravenna e traffico di armi. Il Consiglio di Stato dice no al Segreto di Stato
Una prima e significativa vittoria sul traffico di armamenti nei porti italiani. Il Consiglio di Stato ha dato infatti definitivamente ragione alla giornalista Linda Maggiori e all’avvocato Andrea Maestri, respingendo l’appello con cui l’Agenzia delle Dogane di Ravenna aveva preteso di tenere secretati i dati sul transito delle armi nel […] L'articolo Porto di Ravenna e traffico di armi. Il Consiglio di Stato dice no al Segreto di Stato su Contropiano.
October 17, 2026
Contropiano
Export armi. Respinto l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna
Sulla recentissima sentenza del Consiglio di Stato pubblichiamo una riflessione di Gianni Alioti (The Weapon Watch) Accogliamo positivamente l’insperata sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto l’appello dell’Agenzia delle Dogane di Ravenna (con il supporto legale dell’Avvocatura Generale dello Stato) contro la sentenza del TAR dell’Emilia Romagna. Il TAR a inizio luglio aveva accolto parzialmente il ricorso della giornalista investigativa Linda Maggiori e dell’avvocato Andrea Maestri, ai quali le Dogane di Ravenna avevano negato la richiesta di accesso agli atti sul transito nel porto romagnolo di armi, munizioni ed esplosivi. Linda Maggiori ha potuto finalmente liberarsi della tensione accumulata in questi mesi scrivendo sui social “Il Consiglio di Stato ci ha dato ragione, ha respinto l’appello delle Dogane di Ravenna che non vogliono rivelare quante armi passano dal porto e che tramite avvocatura di Stato hanno invocato il segreto per via della guerra mondiale a pezzi nella quale l’Italia è coinvolta. Con una guerra non dichiarata volevano erodere la democrazia. No. Non ci stiamo. Oggi facciamo la storia della trasparenza. La lunga vertenza legale per capire quante armi passano dal porto di Ravenna è giunta al termine e abbiamo vinto. Ora dobbiamo iniziare a bloccarle”. Come The Weapon Watch non abbiamo voluto lasciare sola Linda Maggiori ricorrendo ad adiuvandum insieme ad altri, non solo perché è una collaboratrice del nostro osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei, ma perché la sua determinazione e la sua lotta per la trasparenza è anche la nostra. La sentenza del Consiglio di Stato in sede giurisdizionale (Sezione Sesta): “[…] Le motivazioni e gli argomenti opposti dall’amministrazione delle Dogane, anche per come integrati in sede difensiva, sotto questo profilo sono insufficienti, in quanto evocano interessi pubblici astratti e delineano generici pregiudizi che l’ostensione di un dato meramente numerico potrebbe arrecare, di cui tuttavia non viene chiarita la natura e non si dimostra la concretezza. Ritiene il Collegio che la ostensione di questi dati – soltanto numerici riferiti ad un periodo già decorso – nel doveroso contemperamento tra opposti interessi operato dal T.a.r. possa rappresentare un ragionevole punto di equilibrio per non svuotare di effettività la normativa sulla trasparenza. […] Risulta inoltre che altre autorità doganali o capitanerie, a fronte di analoga istanza, non hanno invece opposto alcun interesse limite e fornito i dati richiesti (tra cui l’Agenzia delle Dogane di Livorno) configurandosi quindi apparentemente contraddittoria l’azione dell’amministrazione. Non si comprende per quale motivo analoga regola non debba valere anche per il porto di Ravenna. Per le ragioni sopra esposte l’appello deve essere respinto”. E questo avviene in un momento nel quale prevale l’opacità e il desiderio dei decisori politici di secretare il più possibile le loro scelte sul riarmo e l’economia di guerra, evitando il dibattito pubblico e le procedure democratiche. Come fatto dalla Commissione Europea nell’imporre il suo programma Rearm Europe. Senza trasparenza non c’è democrazia. E senza trasparenza la società civile, oltre le istituzioni democratiche, non possono esercitare un controllo “a ragion veduta” sull’effettivo rispetto della legislazione italiana e dei trattati internazionali sottoscritti dal nostro paese in materia di esportazione, importazione e transito di materiale d’armamento. E di fronte alla logica “business is business” dei fabbricanti e mercanti d’armi, che aggirano i vincoli e le restrizioni normative previste, abbiamo il diritto a sapere e il dovere di bloccare questi traffici illeciti, sul piano etico e giuridico, anche quando sono autorizzati dai Governi. Per questo sosteniamo, attraverso la ricerca e il monitoraggio sull’industria militare in Italia e sulla logistica della guerra nei porti europei e mediterranei e nelle rotte marittime, le azioni dirette dei lavoratori portuali di contrasto al traffico di armamenti, munizionamenti ed esplosivi (e di materie prime, semilavorati, tecnologie dual use impiegate in campo militare) destinati a paesi in guerra, coinvolti in genocidi e/o che violano il diritto umanitario internazionale. Per questo sosteniamo lo sciopero internazionale dei lavoratori portuali in programma il 30 ottobre 2026 contro le guerre, il riarmo, il genocidio in Palestina e l’uso dei porti per trasportare armi, munizioni, equipaggiamenti militari o truppe verso zone di guerra, promosso nella riunione di Istanbul nel maggio 2026 da 7 sindacati di categoria dell’area mediterranea. Sciopero che si è esteso a livello internazionale con l’adesione di altri sindacati europei, del nord America e dell’India, coinvolgendo ad oggi un centinaio di porti di 11 paesi: Cipro, Francia, Grecia, India, Irlanda, Italia, Marocco, Messico, Spagna, Stati Uniti e Svezia. Non finisce qui. Redazione Italia
October 16, 2026
Pressenza
PORTOGALLO: CONVERGONO LE PROTESTE, DAL CAROVITA AL DIRITTO ALL’ABITARE E ALLA PALESTINA
Le manifestazioni contro il carovita si sono trasformate in un accampamento nella centrale piazza Dom João I di Porto, in Portogallo, dopo che sabato scorso sono state indette manifestazioni in alcune delle principali città del Paese, non solo Lisbona e Porto, ma anche Aveiro, Braga e Funchal, capoluogo dell’isola di Madeira. A Porto, invece del solito corteo, la concentrazione di circa 1.500 manifestanti si è trasformata in un accampamento ispirato alle manifestazioni di Madrid. Attualmente sono una cinquantina le tende rimaste montate durante tutto il fine settimana. Decine di persone hanno trascorso lì le notti di sabato e domenica e non è prevista la fine della protesta. Alle manifestazioni di sabato, in particolare a Lisbona, hanno preso parte anche diversi leader politici dell’opposizione di sinistra, i quali hanno approfittato per criticare la nuova legge di Bilancio, che proprio venerdì scorso ha iniziato il suo iter parlamentare, e il disegno di legge delega per la revisione del regime degli affitti, che il governo di centrodestra è riuscito a far approvare in prima lettura grazie all’astensione del partito di estrema destra Chega. Franco Tommasoni ricercatore del laboratorio collaborativo per lavoro impiego e protezione sociale. Ascolta o scarica
October 12, 2026
Radio Onda d`Urto
8 Ottobre: Le Dogane di Ravenna al Consiglio di Stato contro Linda Maggiori
Presidio a Ravenna per la sentenza del Consiglio di Stato. Le Dogane (reticenti) contro Linda Maggiori. Con il link alla diretta web delle 19.00 PRESIDIO A RAVENNA IN PIAZZA DEL POPOLO: 8 OTTOBRE ORE 18 Sarà sola davanti al Consiglio di Stato giovedì 8 ottobre 2026, senza il sostegno ad adiuvandum del sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e del Presidente della Regione Emilia Romagna Michele De Pascale nonostante sia stato loro richiesto fino all’ultimo. Il Pd ha risposto chiedendo al Governo la trasparenza dei dati delle Dogane di tutti i porti italiani e non solo quello di Ravenna. A seguire Linda Maggiori è l’avvocato Andrea Maestri, attivo da anni per la liberazione dei territori occupati in Palestina. A sostenerla Usb, The Weapon Watch e l’Osservatorio sulle armi nei porti europei e mediterranei ma anche la mobilitazione spontanea di cittadine/i, Cred e altri giuristi. Alle 19 Linda Maggiori parlerà in conferenza stampa (nella sala stampa della Camera) con la deputata Stefania Ascari e i senatori Marco Croatti e Antonio Ferrara del Movimento 5 Stelle che hanno presentato interrogazioni parlamentari sulla vicenda ma senza ottenere risposte. La coraggiosa giornalista Linda Maggiori a gennaio 2026 chiede un accesso generalizzato agli atti alle Dogane di Ravenna per avere i dati aggregati sulle armi in export e in transito dal porto con relative destinazioni: diniego delle Dogane «per motivi di sicurezza nazionale». Maggiori ha presentato ricorso al Tar di Bologna e la sentenza del Tar uscita a luglio ha dato per metà ragione alla giornalista (riguardo i dati) e per metà no (le destinazioni). Ma le Dogane di Ravenna non hanno accettato di divulgare i dati adducendo che il porto di Ravenna «ha una rilevanza militare nel contesto di una guerra mondiale ibrida e a pezzi che coinvolge anche l’Italia» e hanno fatto ricorso al Consiglio di Stato contro la giornalista. Linda Maggiori aveva iniziato a scoperchiare “la guerra invisibile” che passa nel porto di Ravenna già nell’estate 2025 quando raccontò di container che passavano settimanalmente pieni di materiali dual-use, armi e altre merci verso Israele, tracciando le navi israeliane che attraccavano al porto per poi ripartire. Il transito di merci legate alla guerra viola la legge 185 del 1990 che vieta l’esportazione di armi verso Stati o enti in conflitto armato nonché l’articolo 11 della Costituzione. Inoltre necessiterebbe del visto dell’autorità Uama – Unità per le autorizzazioni di materiali di armamento – che ha il compito di autorizzare il passaggio di carichi militari nelle dogane e nei porti verso Paesi terzi. Interpellata in quel frangente Uama dichiarò : «Dopo il 7 ottobre 2023 (giorno dell’attentato ai cittadini israeliani) il Governo italiano ha sospeso qualsiasi nuova autorizzazione verso Israele ai sensi della legge 185/90». Dalle inchieste e dai fermi di container grazie ai lavoratori portuali – anche Genova e Gioia Tauro -emerse che gli scambi di merci con Israele erano invece più che raddoppiati proprio dopo il 7 ottobre. Tutto ben documentato nel dossier «La flotta del genocidio» pubblicato dalla stessa giornalista per Altreconomia. Da quel momento tante le manifestazioni ravennati contro il transito di armi e altre merci dual use (non sono armamenti ma servono per produrle o innescarle). Nasce il «Coordinamento Popolare contro i traffici di armi nel porto di Ravenna». Proprio a settembre 2025 sull’onda di questa presa di coscienza fu impedito a due container con materiale bellico di entrare nel porto di Ravenna, grazie all’intervento (tardivo ma ci fu) delle istituzioni interpellate dai lavoratori portuali. Ci fu poi l’incontro con la «relatrice speciale Onu per i territori palestinesi» Francesca Albanese con i lavoratori del porto, con il sindaco di Ravenna Alessandro Barattoni e gli attivisti. La giornalista Linda Maggiori ha continuato le sue indagini ma la macchina di guerra, soldi e complicità ha continuato a funzionare nonostante le proteste nelle piazze. Il movimento contro le armi nei porti si schiera con Linda Maggiori: > «se il Consiglio di Stato deciderà di oscurare ogni dato, avallando la tesi > che siamo in una guerra permanente e che la democrazia è ridotta, allora noi > andremo fino alla CEDU, la Corte europea dei diritti dell’uomo». Chi non abita a Ravenna (o non può andare al presidio in Piazza del Popolo) può seguire online la diretta dalla sala stampa della Camera dei Deputati dalle 19 circa di giovedì 8 ottobre 2026. webtv.camera.it/conferenze_stampa Su questi temi abbiamo pubblicato molti articoli che potete rintracciare con i tag: Armi, Ravenna, Linda Maggiori, portuali e simili.  > Muro di gomma nel porto di Ravenna (e nelle istituzioni)   Redazione Romagna
October 7, 2026
Pressenza
Inceppare la macchina bellica dai porti alle scuole
«Siamo portuali, quindi magari abbiamo le mani sporche, magari sono macchiate di ruggine, magari sono unte di grasso, ma non saranno mai sporche di sangue». Portuale di Liman-İş (Turchia) COME OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ RACCOGLIAMO L’APPELLO DEI PORTUALI PER LA MOBILITAZIONE DEL 30 OTTOBRE E MANTENIAMO LO SCIOPERO DELLA SCUOLA PER IL 4 NOVEMBRE. Ieri sabato 3 ottobre a Genova si è tenuta l’assemblea indetta dai portuali del CALP e da USB per organizzare le mobilitazioni del prossimo 30 ottobre. In quella data i portuali di quaranti porti in tutto il Mediterraneo incroceranno le braccia per rivendicare il loro rifiuto della guerra. Si tratta di una grande convergenza internazionale che stimano sarà in grado di fermare oltre il 60% del trasporto marittimo del Mediterraneo. BDS nel suo intervento è stata chiara: «La quasi totalità delle risorse militari che alimentano il genocidio viaggia per mare. E i porti sono il collo di bottiglia». Così che per ventiquattro ore quel meccanismo di approvigionamento di armi che permette il genocidio in Palestina si incepperà. Ma questa azione del 30 settembre non intende limitarsi al comparto portuale. Questo è il messaggio del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali: tornate nelle vostre città e chiamate assemblee. Perché non è più soltanto una questione di coscienza. Non è più solo la necessità di collettivizzare una lotta per cui singoli lavoratori, civili!, si vedono oggi bersaglio di repressione solo per essersi rifiutati di trasportare armi a Montichiari come a Napoli. E il prezzo dei carburanti (e di conseguenza anche di tutto ciò che viene trasportato) lo dimostra tanto quanto gli alzabandiera con l’esercito in due scuole di Salerno e Caserta. Le conseguenze fattuali delle scelte della classe politica, dirigente e militare stanno colpendo la gente, stanno arrivando anche nel nostro quotidiano. Si parla tanto di difesa, ma da chi e da cosa? Secondo noi, non dal nemico della Patria, né dal diverso o dallo straniero nelle classi. Ma dalla guerra stessa, e da chi là ci vuole portare. Le analisi dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, dal ddl antisemitismo alla riforma della difesa attualmente in corso, indicano che è in atto un attacco alla società attraverso la scuola. Un attacco che mira a israelizzare la società, costruendo una nuova identità collettiva che sia funzionale al conflitto permanente e quindi al mantenimento dell’attuale ordine delle cose. Dai porti alle scuole si cerca di renderci complici, di fondere “civile” e “militare” e di militarizzare la società. Diciamo no. Ma un no che è al tempo stesso anche un sì. Un’affermazione di un’alternativa di pace per tutti i popoli della Terra. Un’alternativa per cui ora abbiamo una possibilità per agire. Il 30 ottobre è un venerdì. Il mercoledì successivo sarà già il 4 novembre, la giornata “dell’Unità Nazionale e delle Forze Armate”. Nonostante la vicinanza temporale, come Osservatorio abbiamo deciso di mantenere lo sciopero che abbiamo indetto per il 4 novembre per il comparto istruzione e ricerca. Invitiamo il mondo della scuola a convergere anche lì, sebbene l’obiettivo stavolta non siano i numeri ma, come dice Freire, il gesto. Con lo sciopero vogliamo: * contribuire affinché il 4 novembre diventi una data di contrasto alla militarizzazione delle scuole e delle università specifica per la scuola e condivisa. * dare la possibilità anche ai lavoratori e alle lavoratrici della scuola di inceppare la macchina bellica, rifiutandosi di partecipare e collaborare agli eventi di celebrazione militarista che saranno programmati in tante scuole di tutta Italia. Per questi motivi come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università partecipiamo alla giornata di mobilitazione del 30, organizziamo un convegno di formazione per il 3 novembre e manteniamo lo sciopero del 4 novembre. Parteciperemo con i nostri corpi e le nostre idee nelle piazze, nei porti e nelle scuole, contro la guerra e il dominio in ogni sua forma e per un’alternativa di vita e di pace. A fine assemblea, blocco del varco che conduce al porto. > Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Puntata dell’1/09/2026@0
ll primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ciccio Collina delegato sindacale del SI Cobas licenziato il 26 maggio 2026 dal terminal Logiport del gruppo Grimaldi a Salerno a causa del suo impegno per la sicurezza e contro il traffico di armi. I motivi formali presentati dall’azienda Logiport (Gruppo Grimaldi) sono definiti pretestuosi dalle sigle sindacali e dai movimenti di solidarietà. Secondo la denuncia del SI Cobas e dei comitati territoriali, le reali ragioni del provvedimento sono di natura politica e sindacale: Lotta per la sicurezza nei porti: Collina si batteva da anni per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e contro i rischi lavorativi all’interno del Terminal commerciale. Opposizione al traffico di armi: Il delegato ha guidato e sostenuto l’impegno sindacale e le denunce dei portuali contro l’economia di guerra, contestando il transito e il carico nel porto di Salerno di navi cargo (in particolare della compagnia Zim) contenenti armamenti destinati a conflitti internazionali. Attività sindacale conflittuale: Il licenziamento viene inquadrato come una ritorsione mirata a colpire l’organizzazione sindacale del SI Cobas all’interno dello scalo salernitano, disincentivando ulteriori scioperi e forme di protesta dei lavoratori portuali. Chiunque può concretamente in questo momento aiutare Ciccio: La raccolta fondi ufficiale per supportare la cassa di resistenza e coprire le spese legali e di sussistenza di Ciccio Collina è coordinata dai sindacati territoriali ed è appoggiata da un’organizzazione di volontariato dedicata. Ecco i dettagli per effettuare la donazione: SI Cobas Napoli:Intestatario: EGUAGLIANZA E SOLIDARIETA’ O.D.V. (Nota: per i sistemi bancari la parola “solidarieta” va scritta con l’apostrofo finale e non con la lettera accentata) IBAN: IT59H0623011010000017097877 Causale obbligatoria: per Ciccio Collina Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata lo abbiamo affrontrato in compagnia di Riccardo del SUDD Cobas, per commentare assieme la vittoria dei lavoratori della vertenza Acca srl. Infatti dopo il licenziamento di tutti gli operai da parte di questo ramo d’azienda di una colosso cinese della logistica e del pronto moda, 70 giorni consecutivi di picchetti, sgomberati temporaneamente con la forza, sia dalle forze dell’ordine che da una banda di padroni (anche totalmente esterni all’azienda), grazie alla determinazione dei lavoratori, del sindacato e dei solidali, hanno vinto un’importante battaglia per il comparto. Siamo scesi nei dettagli, con il nostro ospite, su come si è riusciti ad arrivare a tanto e le implicazioni politiche e sindacali che ha fatto emergere questa vicenda. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Durante il corso della puntata abbiamo provato a ricordare che c’è una guerra in corso contro i lavoratori, si perchè muore un lavoratore in media ogni 6 ore. Abbiamo trasmesso durante la puntata alcuni interventi tenutosi durante il dibattito assemblea che si è tenuto in Piazza della Stazione a Brandizzo il 30/08/2026 in occasione dell’anniversario della strage che ha ucciso sul lavoro 5 manutentori durante il loro lavoro. Dal sito dell’assemblea nazionale lavoratori manutenzione (https://www.anlm.it/brandizzo-30-agosto-2023-30-agosto-2026/), tra i promotori, leggiamo: “È il terzo anniversario della strage di Brandizzo. Mentre aspettiamo la prima udienza del processo che vede imputato non solo il manutentore che quella sera doveva scortare la ditta, ma anche la catena di comando fino ai vertici di RFI, perchè consapevoli di ciò che accadeva sui binari, l’ex AD Strisciuglio viene promosso a capo di tutto il gruppo FSI: una promessa di impunità. Quanto accaduto a Brandizzo è destinato a ripetersi perché quel modo di operare soddisfa interessi economici che portano a ritenere sacrificabili i lavoratori. Non ci arrendiamo all’idea che il profitto vinca sulla sicurezza. “ Buon ascolto
September 4, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata dell’1/09/2026@2
ll primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ciccio Collina delegato sindacale del SI Cobas licenziato il 26 maggio 2026 dal terminal Logiport del gruppo Grimaldi a Salerno a causa del suo impegno per la sicurezza e contro il traffico di armi. I motivi formali presentati dall’azienda Logiport (Gruppo Grimaldi) sono definiti pretestuosi dalle sigle sindacali e dai movimenti di solidarietà. Secondo la denuncia del SI Cobas e dei comitati territoriali, le reali ragioni del provvedimento sono di natura politica e sindacale: Lotta per la sicurezza nei porti: Collina si batteva da anni per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e contro i rischi lavorativi all’interno del Terminal commerciale. Opposizione al traffico di armi: Il delegato ha guidato e sostenuto l’impegno sindacale e le denunce dei portuali contro l’economia di guerra, contestando il transito e il carico nel porto di Salerno di navi cargo (in particolare della compagnia Zim) contenenti armamenti destinati a conflitti internazionali. Attività sindacale conflittuale: Il licenziamento viene inquadrato come una ritorsione mirata a colpire l’organizzazione sindacale del SI Cobas all’interno dello scalo salernitano, disincentivando ulteriori scioperi e forme di protesta dei lavoratori portuali. Chiunque può concretamente in questo momento aiutare Ciccio: La raccolta fondi ufficiale per supportare la cassa di resistenza e coprire le spese legali e di sussistenza di Ciccio Collina è coordinata dai sindacati territoriali ed è appoggiata da un’organizzazione di volontariato dedicata. Ecco i dettagli per effettuare la donazione: SI Cobas Napoli:Intestatario: EGUAGLIANZA E SOLIDARIETA’ O.D.V. (Nota: per i sistemi bancari la parola “solidarieta” va scritta con l’apostrofo finale e non con la lettera accentata) IBAN: IT59H0623011010000017097877 Causale obbligatoria: per Ciccio Collina Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata lo abbiamo affrontrato in compagnia di Riccardo del SUDD Cobas, per commentare assieme la vittoria dei lavoratori della vertenza Acca srl. Infatti dopo il licenziamento di tutti gli operai da parte di questo ramo d’azienda di una colosso cinese della logistica e del pronto moda, 70 giorni consecutivi di picchetti, sgomberati temporaneamente con la forza, sia dalle forze dell’ordine che da una banda di padroni (anche totalmente esterni all’azienda), grazie alla determinazione dei lavoratori, del sindacato e dei solidali, hanno vinto un’importante battaglia per il comparto. Siamo scesi nei dettagli, con il nostro ospite, su come si è riusciti ad arrivare a tanto e le implicazioni politiche e sindacali che ha fatto emergere questa vicenda. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Durante il corso della puntata abbiamo provato a ricordare che c’è una guerra in corso contro i lavoratori, si perchè muore un lavoratore in media ogni 6 ore. Abbiamo trasmesso durante la puntata alcuni interventi tenutosi durante il dibattito assemblea che si è tenuto in Piazza della Stazione a Brandizzo il 30/08/2026 in occasione dell’anniversario della strage che ha ucciso sul lavoro 5 manutentori durante il loro lavoro. Dal sito dell’assemblea nazionale lavoratori manutenzione (https://www.anlm.it/brandizzo-30-agosto-2023-30-agosto-2026/), tra i promotori, leggiamo: “È il terzo anniversario della strage di Brandizzo. Mentre aspettiamo la prima udienza del processo che vede imputato non solo il manutentore che quella sera doveva scortare la ditta, ma anche la catena di comando fino ai vertici di RFI, perchè consapevoli di ciò che accadeva sui binari, l’ex AD Strisciuglio viene promosso a capo di tutto il gruppo FSI: una promessa di impunità. Quanto accaduto a Brandizzo è destinato a ripetersi perché quel modo di operare soddisfa interessi economici che portano a ritenere sacrificabili i lavoratori. Non ci arrendiamo all’idea che il profitto vinca sulla sicurezza. “ Buon ascolto
September 4, 2026
Radio Blackout - Info
Puntata dell’1/09/2026@1
ll primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Ciccio Collina delegato sindacale del SI Cobas licenziato il 26 maggio 2026 dal terminal Logiport del gruppo Grimaldi a Salerno a causa del suo impegno per la sicurezza e contro il traffico di armi. I motivi formali presentati dall’azienda Logiport (Gruppo Grimaldi) sono definiti pretestuosi dalle sigle sindacali e dai movimenti di solidarietà. Secondo la denuncia del SI Cobas e dei comitati territoriali, le reali ragioni del provvedimento sono di natura politica e sindacale: Lotta per la sicurezza nei porti: Collina si batteva da anni per il miglioramento delle condizioni di sicurezza e contro i rischi lavorativi all’interno del Terminal commerciale. Opposizione al traffico di armi: Il delegato ha guidato e sostenuto l’impegno sindacale e le denunce dei portuali contro l’economia di guerra, contestando il transito e il carico nel porto di Salerno di navi cargo (in particolare della compagnia Zim) contenenti armamenti destinati a conflitti internazionali. Attività sindacale conflittuale: Il licenziamento viene inquadrato come una ritorsione mirata a colpire l’organizzazione sindacale del SI Cobas all’interno dello scalo salernitano, disincentivando ulteriori scioperi e forme di protesta dei lavoratori portuali. Chiunque può concretamente in questo momento aiutare Ciccio: La raccolta fondi ufficiale per supportare la cassa di resistenza e coprire le spese legali e di sussistenza di Ciccio Collina è coordinata dai sindacati territoriali ed è appoggiata da un’organizzazione di volontariato dedicata. Ecco i dettagli per effettuare la donazione: SI Cobas Napoli:Intestatario: EGUAGLIANZA E SOLIDARIETA’ O.D.V. (Nota: per i sistemi bancari la parola “solidarieta” va scritta con l’apostrofo finale e non con la lettera accentata) IBAN: IT59H0623011010000017097877 Causale obbligatoria: per Ciccio Collina Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo argomento della puntata lo abbiamo affrontrato in compagnia di Riccardo del SUDD Cobas, per commentare assieme la vittoria dei lavoratori della vertenza Acca srl. Infatti dopo il licenziamento di tutti gli operai da parte di questo ramo d’azienda di una colosso cinese della logistica e del pronto moda, 70 giorni consecutivi di picchetti, sgomberati temporaneamente con la forza, sia dalle forze dell’ordine che da una banda di padroni (anche totalmente esterni all’azienda), grazie alla determinazione dei lavoratori, del sindacato e dei solidali, hanno vinto un’importante battaglia per il comparto. Siamo scesi nei dettagli, con il nostro ospite, su come si è riusciti ad arrivare a tanto e le implicazioni politiche e sindacali che ha fatto emergere questa vicenda. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Durante il corso della puntata abbiamo provato a ricordare che c’è una guerra in corso contro i lavoratori, si perchè muore un lavoratore in media ogni 6 ore. Abbiamo trasmesso durante la puntata alcuni interventi tenutosi durante il dibattito assemblea che si è tenuto in Piazza della Stazione a Brandizzo il 30/08/2026 in occasione dell’anniversario della strage che ha ucciso sul lavoro 5 manutentori durante il loro lavoro. Dal sito dell’assemblea nazionale lavoratori manutenzione (https://www.anlm.it/brandizzo-30-agosto-2023-30-agosto-2026/), tra i promotori, leggiamo: “È il terzo anniversario della strage di Brandizzo. Mentre aspettiamo la prima udienza del processo che vede imputato non solo il manutentore che quella sera doveva scortare la ditta, ma anche la catena di comando fino ai vertici di RFI, perchè consapevoli di ciò che accadeva sui binari, l’ex AD Strisciuglio viene promosso a capo di tutto il gruppo FSI: una promessa di impunità. Quanto accaduto a Brandizzo è destinato a ripetersi perché quel modo di operare soddisfa interessi economici che portano a ritenere sacrificabili i lavoratori. Non ci arrendiamo all’idea che il profitto vinca sulla sicurezza. “ Buon ascolto
September 4, 2026
Radio Blackout - Info
Per lo Stato l’Italia è già in guerra, a cominciare dal porto di Ravenna
Per l’Avvocatura Generale dello Stato “è in corso una guerra mondiale a pezzi e ibrida che coinvolge, tra gli altri, anche l’Italia”. È quanto scrive l’avvocato Giovanni Palatiello nella sua memoria a difesa della Agenzia delle Dogane e dei Monopoli – Direzione territoriale Emilia Romagna e Marche, per contestare alla […] L'articolo Per lo Stato l’Italia è già in guerra, a cominciare dal porto di Ravenna su Contropiano.
August 29, 2026
Contropiano