Al Liceo “Scacchi” di Bari commemorazione delle foibe con alzabandiera ed Esercito Italiano

Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Wednesday, February 11, 2026

Sarà in virtù della vicinanza, come sosteniamo da tempo all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; sarà per i quattro minuti a piedi che separano la Caserma “Picca” dal Liceo “Scacchi”, uno dei più prestigiosi e rinomati della città di Bari, ma la commemorazione del 10 febbraio, Giorno del ricordo per le vittime delle foibe, quest’anno ha preso decisamente la direzione della retorica militarizzata di Stato con annesse manifestazioni militaresche sotto forma di alzabandiera.

Come si può leggere e “ammirare” sulla pagina Facebook (clicca qui) e sul sito del Liceo Scientifico “Arcangelo Scacchi” di Bari (clicca qui), ieri 10 febbraio 2026, in occasione della Giornata del ricordo per le vittime delle foibe, istituita dal Governo Berlusconi con la Legge n. 92 del 30 marzo 2004, i ragazzi e le ragazze del Liceo barese hanno assistito ad una inedita, non per noi, celebrazione delle vittime dell’esodo giuliano-dalmata in compagnia dell’Esercito Italiano nella cornice della Caserma “Picca”, distante solo un isolato dalla scuola.

La mattinata è cominciata con un insolito, per studenti e studentesse il cui interesse principale nelle scuole dovrebbe essere studiare e socializzare, «alzabandiera a mezz’asta» in caserma. La cerimonia militaresca e solenne che non avrebbe nulla a che fare né con la routine degli alunni e delle alunne né con la vicenda storica delle foibe, da inquadrare all’interno di una spirale di odio politico che vede perseguitare i fascisti, e non solo, da parte dei partigiani comunisti, italiani e jugoslavi, dopo che per anni i fascisti italiani avevano perseguitato, cacciato e ucciso, nelle stesse foibe, gli/le abitanti italiani di lingua e cultura slava all’interno del nostro territorio nazionale.

Stando alle parole riportate dai colleghi e delle colleghe del Liceo “Scacchi”, veniamo a sapere che: «La storia è uscita dai manuali per farsi riflessione viva. Dopo il saluto del Generale Notarfrancesco e l’inquadramento del Colonnello Mauro Lastella, la lectio magistralis del Prof. Nicola Neri ha acceso nei ragazzi una scintilla preziosa: la curiosità critica per la battaglia geopolitica e umana della questione giuliano-dalmata e le dinamiche del regime di Tito». Immaginiamo, quindi, che il prof. Nicola Neri, docente di storia della Guerra, delle istituzioni militari, dei trattati e politica internazionale presso il Dipartimento di Scienze politiche e di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari, si sia anche soffermato sulle dinamiche del regime fascista di Mussolini, che aveva ostinatamente e criminalmente proceduto in quei territori all’italianizzazione delle minoranze slave.

E, tuttavia, pur non avendo assistito alla narrazione che il prof. Neri ha fatto ai ragazzi e ella ragazze del Liceo “Scacchi” di Bari, qualche dubbio ci viene sull’interpretazione del docente, giacché solo due anni fa il professore era stato il protagonista, insieme a esponenti di Forza Italia, di un convegno a Trinitapoli (BAT) e «Durante il convegno, è stato evidenziato che il genocidio delle foibe, in cui furono massacrati fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, donne, anziani e bambini, ha lasciato una ferita profonda nella storia italiana e croata, con un numero di vittime che si stima non inferiore a ventimila». Con rigore storiografico e scientifico, ci affidiamo alle fonti di storici che si sono occupati della vicenda per sostenere in primo luogo che non si trattò di un genocidio, come la retorica politica ha cercato di mistificare un evento di natura politica, e che le vittime accertate furono tra le 3.000 e le 5.000, un numero deprecabile, ma decisamente da ridimensionare rispetto alle ventimila. Tuttavia, per approfondimenti rimandiamo alla nostra intervista a Eric Gobetti, uno dei massimi esperti della questione, autore di un volume E allora le foibe?, pubblicato per Laterza (clicca qui per l’intervista).

Ad ogni modo, al di là della sostanza, cioè l’incontro sulle foibe in un quadro ammantato da una presumibile ambiguità storiografica, ciò che denunciamo come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ormai da tempo, è la necessità della militarizzazione degli eventi, soprattutto quelli culturali e storici rivolti agli studenti e alle studentesse, condotti per la circostanza all’interno delle caserme dalla Forze Armate. Riteniamo che debba restare la scuola il luogo del confronto, del dialogo, in cui la presentazione degli argomenti storici e culturali debba essere inserita all’interno di un quadro didattico e pedagogico, su cui i docenti sono formati, che ne esalti la problematicità e la critica. La presentazione di contenuti educativi e didattici da parte di soggetti in divise militare, in contesti, assetti e posture militaresche introduce una sostanziale sproporzione pedagogica, un’asimmetrica di fondo che pregiudica il rapporto educativo, che diventa così rapporto di obbedienza.

Ciò che da tempo cerchiamo di mettere in evidenza è che la militarizzazione dell’istruzione sta sdoganando lentamente il ritorno in grande stile di una pedagogia nera, uno stile addestrativo riconducibile ai manuali educativi tedeschi del XVIII e XIX secolo e storicamente riconducibili alla predisposizione di un contesto culturale favorevole all’ascesa dei regimi totalitari. La pedagogia nera, praticata in questo caso da persone in divisa o da docenti assuefatti alle pratiche standardizzate di valutazione, abitua gli studenti e le studentesse a non mettere mai in discussione l’autorità, obbedendo e conformandosi incondizionatamente ai valori degli adulti. 

Anziché generare spirito critico, la militarizzazione dell’istruzione, mediante la pedagogia nera, genera cittadini e cittadine sottomessi/, corpi docili e plasmabili abituati all’assimilazione di un universo simbolico predeterminato all’interno di un sistema di ordini e gerarchia e che, in questo contesto storico, caratterizzato dal coinvolgimento in più scenari bellici e con il ritorno della leva obbligatoria alle porte, cerca di legittimare la normalizzazione della guerra.

Ci auguriamo che la nostra denuncia possa essere utile ai colleghi e alle colleghe del Liceo Scacchi per riflettere insieme sulla costruzione dell’universo simbolico che intendiamo offrire ai nostri studenti e alle nostre studentesse.

Qui alcuni scatti dell’iniziativa sul sito della scuola.

Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Bari

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