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All’IC “Magiotti” di Montevarchi (AR) incontri con la Marina Militare sin dalla prima media
L’istituto comprensivo “Raffaello Magiotti” di Montevarchi, nella provincia di Arezzo, nella mattinata del 20 febbraio scorso ha ospitato un incontro con gli ufficiali della Marina Militare italiana del comando interregionale marittimo nord di La Spezia, che hanno illustrato le opportunità formative e professionali del corpo militare di appartenenza agli alunni e alle alunne delle classi prime della scuola secondaria di primo grado (qui l’iniziativa sul sito della scuola). In questa occasione di orientamento scolastico, probabilmente, tra le altre cose, vogliamo ribadirlo, rivolto ai ragazzi e alle ragazze di prima media, avranno suggerito la possibilità di proseguire gli studi negli istituti militari di istruzione secondaria superiore. All’incontro era presente anche una delegazione dell’associazione marinai d’Italia della sezione di Montevarchi (qui la notizia sul giornale locale). In un tempo storico come quello attuale, attraversato da guerre sempre più sanguinose in tante, troppe, parti del mondo con il rischio che la cosiddetta guerra mondiale a pezzi divenga vera e propria guerra mondiale, la consuetudine di aprire le porte delle scuole al brand della Difesa ci lascia interdetti sul piano deontologico e politico perché il Ministero della Difesa non è una comune azienda del territorio, non rispecchia un comparto produttivo qualunque. Come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sostiene da tempo, la “cultura della difesa” e della “sicurezza” sta proliferando in tutti i livelli della società civile, da un lato modella la percezione collettiva dall’altra colpisce gli spazi e la libertà di dissenso. Siamo chiaramente immersi nella propaganda di guerra ibrida. Tornando all’istituto “Magiotti”, a fine incontro, alla biblioteca scolastica è stato donato un volume in edizione limitata della Marina; così il governo nell’ultima manovra ha donato agli italiani e alle italiane un aumento delle spese militari, con la previsione di passare dall’attuale 2% del PIL (circa 45 miliardi di euro all’anno) al 2,5% del PIL nel 2028 (quindi 61 miliardi di euro all’anno). Come liberarci da questa stretta in divisa velata da buon esempio e garanzia per il futuro? Come ribattere che l’economia di guerra è deplorevole, e foriera soltanto di disastri su larga scala? Vogliamo rovesciare i signori della guerra che affondano l’economia del paese, e bocciamo la cultura della difesa con maggiore forza se chiede di entrare nelle scuole. Qui alcuni scatti dell’iniziativa. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Piombino: Associazione Carabinieri UNARMA nelle scuole, quale linguaggio educativo?
Il bene contro il male, non pensiamo di incarnare l’uno o l’altro, siamo nati per denunciare nei luoghi dell’istruzione e nella società il militarismo e le sue espressioni, anche quelle apparentemente innocue, super partes e perfino invisibili. Non è una nostra fissazione ideologica, ma la necessità che ogni essere umano dovrebbe porsi come obiettivo per sconfiggere la cultura di guerra, o almeno per contrastarla. Sono queste le riflessioni che hanno accompagnato la lettura dei social a proposito dell’ennesima presenza delle Forze dell’ordine a Piombino, in provincia di Livorno, attraverso il progetto “Legalmente Ribelli – Noi la Legalità, la Sfida del Bene”, promosso dalla Segreteria Toscana dell’Associazione Sindacale Carabinieri UNARMA, con il patrocinio del Comune di Piombino (clicca qui per la notizia su Facebook). Proprio in questi giorni apprendiamo l’esclusione di sindacalisti dalle scuole in cui avrebbero dovuto partecipare ad assemblee in rappresentanza di associazioni e sindacati, la loro colpa, perché tale è considerata, è quella di essere invisi al Governo, del resto se nel caso dei nostri attivisti scatta la esclusione o l’obbligo del contraddittorio, la presenza dell’UNARMA invece non subisce alcun ostacolo. Ma per quali ragioni un sindacato dei Carabinieri, con tanto di patrocinio comunale, viene chiamato a parlare di legalità in una scuola secondaria di primo grado? I temi trattati sono sempre gli stessi: avvertenze e lezioni sull’uso di sostanze stupefacenti. Sull’alcol, su bullismo, cyberbullismo, Revenge porn. Pensiamo che gli/le insegnanti non siano in grado di sviluppare sugli stessi argomenti dei percorsi educativi? Evidentemente si se esponenti delle forze dell’ordine vengono chiamati a tenere lezioni e percorsi educativi su questi argomenti. Preoccupa il binomio forze dell’ordine e legalità come principio assoluto specie davanti a recenti fatti di cronaca, non facciamo di ogni erba un fascio ma davanti alla esclusione di intellettuali, docenti, ricercatori ed attivisti chiamati nelle scuole e lasciati fuori dalle stesse sorge spontanea una presa di coscienza della realtà. Se è sufficiente indossare una divisa per avere accesso alle scuole, quella divisa potrebbe anche significare un messaggio subliminale di assuefazione alla guerra, di traduzione delle tematiche sociali in chiave securitaria. L’iniziativa, testualmente, rappresenta un importante momento di confronto tra istituzioni e giovani, nella convinzione che la legalità non sia soltanto un principio da insegnare, ma una scelta quotidiana da condividere e costruire insieme. Noi pensiamo intanto che la legalità non sia un principio astratto e men che mai possa essere identificata con le forze dell’ordine e non in un Magistrato, in un sanitario, in un docente o in un impiegato pubblico. Tutte queste figure sono chiamate, giorno dopo giorno, a rispettare le regole e a fornire un esempio quotidiano di legalità, basta solo non dimenticarlo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Casamaggiore (CR), Carabinieri a scuola: minaccia alla sicurezza alle elementari
Sul giornale locale “primaCREMONA” del 14 febbraio scorso appare la notizia, e il commento entusiasta della redazione, sulla visita effettuata da alcune classi quinte elementari di Casalmaggiore alla locale Caserma dei Carabinieri (clicca qui per la notizia). Nel merito della notizia, nulla di nuovo: i militi della Benemerita sono ormai i nuovi esperti, in tutto il suolo patrio, del bullismo, versione semplice e versione cyber. Ovviamente, anche di altri temi scottanti legati alla sicurezza personale e sociale di infanti e adulti. Durante la visita vengono orgogliosamente mostrati armamenti e mezzi in dotazione alla Caserma, pagati dai contribuenti italiani, al momento non solo cremonesi (almeno fino a che la Lombardia non farà finanza a parte grazie alla legge sulla Autonomia Differenziata). Intanto, speriamo che di mezzi e di attrezzatura didattica sia stata dotata anche la scuola del Paese, e che i suoi muri non si sfaldino quando piove. Gli adulti che accompagnano le classi sono presumibilmente Maestre, dunque immagino assai interessate anche all’altro tema trattato ovunque dalle forze armate di ogni arma, la violenza di genere. Del resto, l’educazione affettivo-relazionale, la gestione dei conflitti di “ogni genere”, l’insegnamento della prontezza di fronte al pericolo, lo spirito di caserma spacciato per reazione allo stress e obbedienza alle consegne, il Ministero del Merito li esternalizza alle divise e alle sperimentazioni soft skills di INVALSI. Gli insegnanti assumono per buono e giusto dal punto di vista pedagogico e didattico che tali competenze sono staccate da quelle cognitive, dalle conoscenze e dai saperi di cui, anzi, sono requisito e cornice. I genitori e gli insegnanti del piccolo centro lombardo confidano che quel che serve ai bambini per un futuro laborioso e sicuro (pacifico?) lo potranno apprendere dai militari. Da parte loro le creature piccole durante la gita di istruzione fanno addirittura una promessa, non ancora giurata: da grandi vestiranno la divisa. Commenti a latere. Il giornale locale della provincia di Cremona, che con campanilismo già differenziato si chiama “primaCremona” (prima di chi, di cosa?), annotando il nome a cui è intitolato l’Istituto Scolastico, la gloria patria Guglielmo Marconi, mi offre il destro per ricordare il magnetismo fascista dello scopritore delle onde radio, e dunque del padrino dell’EIAR, la futura, odierna RAI. Sono convinta che agli alunni e alle alunne non sarà mancata in più occasioni la celebrazione del personaggio, collocato nel pantheon scientifico, ma dubito in quello politico del futurismo guerrafondaio. Queste lezioni sulla intitolazione di edifici, strade, giardini, sarebbero un importante contributo all’educazione storica, contro il risorgente militarismo. A Castelnuovo Berardenga nel senese, l’Associazione Il Muro e la Crepa, che ha segnalato la cosa anche al nostro Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (clicca qui per l’articolo), proprio per correttezza storica e precoce educazione alla pace,  ha proposto di cambiare l’intitolazione di un Istituto Comprensivo e di un suo plesso di primaria, rispettivamente, dedicati  al poeta fascista Giovanni Papini e a un tenente del famigerato corpo di spedizione coloniale in Etiopia (https://www.gazzettinodelchianti.it/lettere-e-segnalazioni/evento-anti-riarmo-a-castelnuovo-lanciato-anche-il-cambio-di-nome-di-istituto-comprensivo-e-di-una-scuola/#google_vignette). Ma in epoca di rinato spirito virilmente guerriero credo sia operazione difficile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
IIS “Castigliano” di Asti con le Frecce Tricolori: esperienze di cameratismo necessarie?
Mentre gli aerei da guerra della “terza guerra mondiale” solcano i cieli di troppi Paesi a poche migliaia di chilometri da noi, la propaganda bellicista si gioca con le/gli student3 italian3, ancora estremamente inconsapevoli dei progetti di reintroduzione della leva che saranno a breve presentati in Parlamento, una delle sue carte “vincenti” e più seducenti: le Frecce Tricolori. Sei classi dell’IIS “Alberto Castigliano” di Asti hanno infatti partecipato il 25 febbraio nella sala consiliare della Provincia di Asti a un incontro con il Tenente Colonnello Franco Paolo Marocco e il Maggiore Giovanni Lopresti, rispettivamente comandante per la stagione 2026 e speaker della pattuglia acrobatica (https://lanuovaprovincia.it/news/asti/501284/le-frecce-tricolori-ad-asti-l-incontro-con-gli-studenti-dell-istituto-castigliano.html). Particolarmente significative, dal punto di vista di chi ha a cuore aspetti pedagogici ed educativi, è la valorizzazione del “lavoro di squadra” dei piloti: «Le acrobazie che il pubblico ammira con il naso all’insù non sarebbero possibili senza una sinergia totale tra i piloti e senza il lavoro, spesso invisibile, di circa cento persone tra manutentori, tecnici e specialisti. Fiducia reciproca, disciplina, addestramento continuo e responsabilità sono le basi su cui si costruisce ogni esibizione». E ancora: «È questa la forza del gruppo: un’unica visione che supera i singoli». Ciò che come educatrici ed educatori vorremmo evidenziare è che, in tempi di individualismo sfrenato, siamo noi per primi a lavorare con costanza e quotidianamente sui valori della collaborazione e cooperazione, ma è paradossalmente proprio questo il terreno che il messaggio bellicista ci contende, con la sua retorica della jungeriana “esperienza del fronte”, con il richiamo al cameratismo, al superamento del sé, al valore trascendente del “corpo di appartenenza” rispetto al proprio “corpo fisico”. É dunque su questa esigenza, profondamente sentita,  perché profondamente “umana”, di un senso di comunità e di appartenenza che la scuola deve continuare a lavorare, nella direzione di ricordare alle e ai giovani, oggi più che mai, che la guerra nasce anche dall’identificazione con mondi “chiusi” (la patria, la nazione…) e che l’unica emancipazione autentica dall’egoismo e dal ripiegamento su di sé, che tanta solitudine e tanta angoscia – non a caso – producono, è in uno sguardo kantianamente universalistico e cosmopolita. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Al Polo Tecnologico “Manetti-Porciatti” di Grosseto orientamento a pilotare strumenti di morte?
Alla serie in continua estensione delle iniziative di commistione tra scuola e Forze Armate, si aggiunge quella del Polo Tecnologico “Manetti-Porciatti” di Grosseto, che nei giorni scorsi ha accompagnato gli studenti e le studentesse delle classi quinte in uscita “didattica” [sic!] presso il locale aeroporto militare per svolgere attività di FSL ed orientamento in uscita. Ovvero per diventare piloti o loro truppa di supporto per azioni in teatri di guerra. L’aeroporto “Baccarini”, elemento fortemente caratterizzante della realtà locale, è sede del 4º Stormo dell’Aeronautica Militare e base dei caccia intercettori Eurofighter Typhoon F-2000. Resta da conoscere che cosa vi sia di didattico in una visita ad una base aerea che ospita caccia intercettori dotati di sistemi per il bombardamento a bassa quota, con relativa scuola di addestramento per i piloti. Ovvero, che ospita velivoli incapaci di spegnere un incendio o di prestare un soccorso, ma capaci soltanto di seminare morte e distruzione in un raggio di oltre 3000 Km di distanza. Bene si presta, quindi, ad offrire terreno ideale per promuovere quella cultura militare che sistematicamente si sta inoculando nelle giovani e giovanissime generazioni, per coltivare in loro quello spirito combattivo facilmente presentabile come positiva competitività che può tornare utile in momenti di scontro militare, ovvero in quelle situazioni di guerra che, attraverso la propaganda (anche non tanto velata) dell’informazione diffusa a 360° gradi, stanno ormai entrando nell’immaginario collettivo come probabili, o forse necessarie o forse anche indispensabili. É facile fare leva sullo spirito avventuristico dei ragazzi, sul loro desiderio-bisogno di affermazione di sé e proporne la soddisfazione attraverso la proposta di azioni fuori dall’ordinario: la velocità, la competenza tecnica del padroneggiare strumentazioni sofisticate, la sfida con cui misurarsi in azioni quanto mai lontane dalla grigia routine della vita dell’impiegato-tipo. Ci si chiede quale sia la consapevolezza di quei docenti che hanno approvato tali uscite. Soprattutto quanto sia diffusa l’idea che la scuola, più che diffondere i valori dell’obbedienza e della gerarchia, sia il luogo per coltivare autonomia di pensiero, spirito critico, disponibilità al confronto, al dialogo ed alla collaborazione, partecipazione consapevole. Le norme che regolano la vita e l’azione del mondo militare sono necessariamente basate sull’assenza di domande e di dubbi; il concetto stesso di verticalità nei rapporti tra settori e tra persone nega quello dell’apertura al confronto ed alla collaborazione: dunque, la visita ad uno spazio militare non è una scelta come tante, non è un’opzione neutrale: è la proposta di una strada che con il concetto di formazione ad una cittadinanza attiva non ha proprio nulla a che vedere. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Grosseto -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La Guardia di Finanza al Liceo “Siotto-Pintor” di Cagliari in assetto antispaccio. Quale ricaduta educativa?
La mattina di venerdì 27 ottobre la popolazione studentesca del liceo “Siotto” di Cagliari, ha trovato all’ingresso della scuola, orario di inizio lezioni, il reparto antiterrorismo della Guardia di Finanza, i “baschi verdi“, in assetto antispaccio: volevano pescare eventuali pusher presenti nel contesto scolastico e hanno sguinzagliato il cane antidroga al momento dell’entrata di ragazzi e ragazze. Uno studente è stato attenzionato in modo piuttosto insistente dal cane e ha chiamato altri compagni perché vedessero ciò che stava succedendo, insieme ha dichiarato di non avere niente. Come risposta delle forze dell’ordine si è preso un “non fare il fenomeno altrimenti ti sistemiamo noi”, ed è stato perquisito davanti a tutti senza che gli si trovasse nulla. Un suo compagno che osservava ad una certa distanza la scena della perquisizione per accertarsi che non facessero nulla a quel ragazzo, si sente dire perentoriamente di andarsene e che non poteva stare a guardare. Perché un compagno non poteva stare a guardare? E perché perquisire un ragazzo davanti a tutti e tutte? E perché apostrofarlo con una frase intimidatoria? Certo una circostanza ben diversa dall’incontro con i cani antidroga dei bambini del 6 circolo di Quartu presso il centro elicotteristi di Elmas dei carabinieri, o all’open day della polizia locale di Sassari. Vorremmo sapere la posizione del dirigente scolastico in questa vicenda, se sia stato informato preventivamente o no, ma questo non modifica la gravità del fatto. Sembra il DS non sia stato presente durante le ricerche e la perquisizione della GdF, eppure la sua presenza avrebbe aiutato la popolazione scolastica a sentirsi più tutelata in quel frangente. Come anche avrebbe giovato la presenza delle forze dell’ordine quando, alla fine dello scorso maggio, un gruppo di Blocco studentesco si è piazzato in prossimità dell’ingresso del Siotto in orario di inizio lezioni speakerando al megafono i loro contenuti fascisti e volantinando. Ma davanti al sospetto del consumo di stupefacenti, non sarebbe meglio che, piuttosto che chiamare la Guardia di finanza, la scuola si attivasse in una campagna informativa sugli effetti di vari tipi di droghe nella chimica del cervello e nel comportamento? Chiamando qualche tossicologo e/o neurologo a informare e interloquire con gli studenti e le studentesse? In tal modo la scuola cercherebbe di adempiere al suo impegno di formare cittadini consapevoli e informati anziché ricorrere a un metodo puramente repressivo, ottenendo sicuramente risultati educativi migliori. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La militarizzazione dei luoghi di formazione passa anche dal nome delle scuole: il caso di Castelnuovo Berardenga (SI)
PUBBLICHIAMO VOLENTIERI UN CONTRIBUTO CRITICO GIUNTO ALLA MAIL DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ (OSSERVATORIONOMILI@GMAIL.COM) DALL’ASSOCIAZIONE “IL MURO E LA CREPA” CHE ANALIZZA IL FENOMENO CELEBRATIVO E RETORICO DELL’INTITOLAZIONE DELLE SCUOLE A EROI MILITARI E GUERRAFONDAI. COGLIAMO L’OCCASIONE PER INVITARE LE CITTADINE E I CITTADINI A INVIARCI SEGNALAZIONI E CONTRIBUTI COME QUESTO E APPROFITTIAMO PER RINGRAZIARE TUTTE E TUTTI COLORE CHE CI SOSTENGONO, ANCHE ECONOMICAMENTE, NELLE NOSTRE LOTTE NONVIOLENTE, PACIFISTE E ANTIMILITARISTE. La necessità di trasformare le scuole italiane in comunità di pace è estremamente attuale, vista la crescente pervasività della propaganda bellicista all’interno dei luoghi di formazione. Per rendere effettivo questo importante obiettivo è necessario insegnare a gestire i conflitti attraverso la nonviolenza e la valorizzazione della dignità umana, contrapponendosi alla cultura della guerra, educare a riconoscere e rifiutare la narrazione bellica (propaganda di guerra) che cerca di normalizzare il conflitto. In poche parole rendere a tutti gli effetti la scuola una comunità educante, basata su dialogo e ricerca, che insegna a decostruire la logica “amico-nemico”. Dato che la scuola non deve essere un terreno di conquista per l’indottrinamento militare, ma il luogo in cui si formano cittadini e cittadine capaci di costruire un futuro di pace, è necessario rendere credibili e coerenti tutti gli sforzi fatti in tal senso prestando attenzione anche agli elementi simbolici e altamente significativi. Ad esempio, può una comunità di pace essere dedicata a militari, guerrafondai, razzisti o altri personaggi di pessimo esempio per gli studenti e le studentesse? Possono gli alunni e le alunne di una scuola credere fino in fondo di essere parte di una comunità per la pace se il proprio istituto scolastico è ufficialmente intitolato a qualcuno che durante la propria vita ha promosso valori opposti a quelli che vengono promossi dalla comunità educante? Ce lo stiamo domandando a Castelnuovo Berardenga dove l’Istituto comprensivo è intitolato ad un personaggio controverso come Giovanni Papini e la scuola primaria ad un tenente dell’esercito italiano, tale Elia Mazzei. Giovanni Papini, scrittore, poeta e saggista è stato direttore della rivista «Lacerba» organo di propaganda dell’interventismo nazionalista e imperialista nel periodo che precedette lo scoppio della Prima guerra mondiale. Nell’articolo “Amiamo la guerra!”, pubblicato all’indomani dell’inizio del conflitto, l’ideologia malthusiana viene assunta da Papini per sostenere la guerra esaltata come «sola igiene del mondo» in nome di un virilismo allora di moda. Tra le varie affermazioni di Papini a proposito della guerra, crediamo possano bastare, a titolo di esempio, le seguenti: "Ci voleva, alla fine, un caldo bagno di sangue nero dopo tanti umidicci e tiepidumi di latte materno e di lacrime fraterne. Ci voleva una bella innaffiatura di sangue”. “È finita la siesta della vigliaccheria, della diplomazia, della ipocrisia e della pacioseria”. “Siamo troppi. La guerra è un’operazione maltusiana. Fa il vuoto perché si respiri meglio”. “Amiamo la guerra ed assaporiamola da buongustai finché dura. La guerra è spaventosa – e appunto perché spaventosa […] dobbiamo amarla con tutto il nostro cuore di maschi". Naturalmente, dopo la fine del primo conflitto mondiale, il buon Papini non si lasciò sfuggire il treno del fascismo, che sostenne attivamente vedendovi un potenziale strumento di rinnovamento culturale. Nota anche la stima nei confronti del Duce, definito “Amico della poesia e dei poeti”. Per quanto riguarda Elia Mazzei, c’è molto meno da dire, se non che è stato un ufficiale del Regio Esercito Italiano, parte del corpo di spedizione nella campagna coloniale italiana per la conquista dell’Etiopia (1895-1896). Mazzei, era, come si evince dai carteggi con la famiglia, un convinto sostenitore dell’impresa colonialista e un razzista, il cui unico merito per ricevere come dedica postuma una scuola primaria è stato quello di essere nato proprio a Castelnuovo Berardenga. SONO QUESTI NOMI A CUI INTITOLARE LE SCUOLE IN CUI DOVREBBERO ESSERE FORMATE ED EDUCATE ALLA PACE LE NUOVE GENERAZIONI? Noi crediamo che un cambio del nome dell’istituto comprensivo “G. Papini” e della scuola primaria “E. Mazzei” in favore di personaggi che nella propria vita si sono spesi per la pace e la tutela dell’infanzia, sia un obiettivo simbolico ma propedeutico all’attivazione efficace e coerente di progetti di educazione alla pace e di contrasto alla propaganda di guerra. Tale obiettivo dovrà essere promosso attraverso una campagna capillare di sensibilizzazione e coinvolgimento della comunità scolastica e di tutta la cittadinanza, attraverso raccolte firme, assemblee pubbliche e pressione sulle autorità locali competenti. di Associazione “Il Muro e La Crepa” -------------------------------------------------------------------------------- SE COME ASSOCIAZIONI O SINGOLI VOLETE SOSTENERCI ECONOMICAMENTE POTETE FARLO DONANDO SU QUESTO IBAN: IT06Z0501803400000020000668 OPPURE QUI: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
A Bagheria USMIA Esercito Sicilia svolge convegni su cittadinanza e legalità nelle scuole
Il comune di Bagheria, in provincia di Palermo, nella persona del vicesindaco Daniele Vella e l’Unione Sindacale Militare Interforze Associati (USMIA) Esercito Sicilia hanno tenuto un incontro pubblico, il 17 febbraio scorso, con la finalità di annunciare la loro collaborazione sul territorio (clicca qui per la notizia). In modo particolare, le parti prevedono di intercettare l’attenzione delle giovani generazioni tenendo convegni nelle scuole, dove l’USMIA dovrebbe sensibilizzare gli studenti e le studentesse ai temi della cittadinanza e della legalità. Questi convegni si iscrivono nella tendenza che da tre anni noi denunciamo come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e cioè l’inaccettabile sconfinamento delle istituzioni militari nel campo della vita civile, addirittura colpendo il ruolo della scuola, strumentalizzandola. Si lascia infatti che degli ufficiali militari facciano lezione al posto dei/delle docenti, e questa sostituzione ci sembra possa avallare l’idea surrettizia di una loro superiorità rispetto ai professionisti e alle professioniste della scuola. Solitamente negli incontri con le classi si parla anche dei concorsi per accedere ai corpi amati dello Stato e questa pratica, ci accorgiamo, sta subendo un’accelerazione negli ultimi mesi, soprattutto nelle regioni del sud e nelle zone che si configurano come maggiormente a rischio di disagio sociale, sacche che probabilmente rappresentano il bacino privilegiato del reclutamento. Come Osservatorio osteggiamo questa degenerazione culturale e la consideriamo una questione politica con profonde implicazioni strutturali e a lungo termine, per cui invitiamo tutti i cittadini e tutte le cittadine a prendere consapevolezza di questo disegno, che noi definiamo il “paradigma della militarizzazione”, che lambisce tutti i territori e i luoghi della formazione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’IIS “Antonio Bello” di Molfetta il progetto “Valori in divisa”: cosa ne avrebbe pensato il vescovo pacifista?
Chissà cosa avrebbe pensato mons. Antonio Bello, protagonista indiscusso e purtroppo dimenticato del pacifismo pugliese, fondatore della Rivista Mosaico di Pace, davanti alla notizia che nella scuola a lui dedicata, l’IIS “Mons. Bello”, proprio a Molfetta (BA), città nella quale don Tonino aveva svolto il suo vescovato, si è svolta ieri, giovedì 26 febbraio 2026, l’iniziativa “Valori in divisa” con l’Esercito italiano e l’Associazione Eredi della Storia benemerita, che si scapicolla per portare nelle scuole vicende di combattenti e decorati al valor militare di Molfetta. E così, dopo la vicenda del Liceo “Scacchi” di Bari con le scolaresche portate nella caserma dell’Esercito a farsi raccontare la vicenda delle foibe e la Marina Militare in scena ad Altamura, a Taranto e a Lecce, la Puglia si conferma la regione privilegiata per l’operazione di reclutamento per le future generazioni da mandare a fare la guerra. Non ci stupiamo del fatto che a Molfetta, presso l’IIS “Mons. Bello” sia stato il Rotary a sostenere l’iniziativa, che ha poi postato le foto con la Dirigente (clicca qui), e nemmeno che a sponsorizzare l’evento nell’istituto ci fosse l’Associazione Eredi della Storia benemerita, già protagonista di un Protocollo d’intesa siglato tra diverse scuole e la Caserma “Domenico Picca” di Bari, giacché l’Associazione si prefigge lo scopo di ricordare eventi bellici ed “EROI MOLFETTESI” con un memoriale di cimeli delle diverse «guerre 15-18, 40-45 e di quelle meno note (Guerra italo-turca, Guerra d’Africa)», come si legge dalla loro pagina Facebook (clicca qui). Ciò che, invece, ci stupisce è che la comunità scolastica dell’IIS “Bello”, con tutti i suoi docenti e le sue docenti, rimanga impassibile davanti a chiare operazioni di reclutamento, infatti non a caso l’iniziativa è stata svolta con il Tenente Colonnello La Mura, Capo Ufficio Reclutamento del CME Puglia, circostanza che da anni denunciamo in questo sito. Non solo, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ci chiediamo quali possano essere gli orizzonti educativi e pedagogici che spingono i docenti e le docenti dell’IIS Bello a svolgere iniziative con l’Esercito per «condividere riflessioni profonde sul valore del servizio, della legalità e della fedeltà alle istituzioni». Siamo sicuri che, dal punto di vista pedagogico, le scuole e gli eserciti abbiano gli stessi obiettivi e i medesimi orizzonti semantici in relazione al “valore del servizio” e alle “fedeltà alle istituzioni” da trasmettere ai ragazzi e alle ragazze? Non è il caso di scomodare don Lorenzo Milani sul significato del servizio, della fedeltà e dell‘obbedienza, che, evidentemente, non possono essere delle virtù, se esse vengono veicolate dagli eserciti, che hanno come scopo principale quello di fare la guerra, oggi sempre più vicina, considerato anche il ritorno della leva obbligatoria prevista per marzo per i nostri ragazzi e le nostre ragazze. E non è il caso di scomodare don Milani, perché a Molfetta, all’IIS “Bello in particolare, dovrebbe essere abbastanza chiaro il ricordo del pensiero, ma soprattutto l’impegno attivo e nonviolento di don Tonino Bello nella smilitarizzazione nella nostra Puglia, invasa da basi militari e poligoni di tiro, e il suo sogno di convertire le spade in vomeri. Dovrebbe essere meno sbiadito alla comunità molfettese il rifiuto della guerra di don Tonino, definita come una “follia” e un atto ingiusto, così come la condanna della corsa al riarmo con la produzione e la vendita di armi, interpretata come un’offesa a Dio e all’umanità. Quello di don Tonino non era, semplicemente, un pacifismo passivo, che magari si esauriva ieri come oggi con la mera esposizione di uno stendardo o di un semplice discorso, ma un impegno antimilitarista attivo e personale contro la logica del tornaconto e della violenza che la guerra porta con sé e per la promozione del disarmo culturale ed economico (qui il suo ricordo tracciato su il Manifesto). Vorremmo, allora, rinfrescare la memoria alla comunità educante molfettese con un episodio nel quale don Tonino mostrò ancora una volta il suo piglio provocatorio e dissidente davanti alla retorica militaresca, sperando che sia da esempio per il futuro: “Qualche mese fa, ero appena tornato dall’ospedale, mi invitano a celebrare per l’inaugurazione di una nuova nave militare… Io ascolto l’ufficiale che legge tutti i compiti a cui è chiamata questa nave: soccorrere i dispersi in mare, portare aiuti, ecc.. Allora io dico nella preghiera: ‘Fa, o Signore, che se questa nave manterrà fedelmente questi impegni, la sua bandiera sventoli sul pennone come tovaglia di altare; ma se non manterrà questi impegni la sua bandiera cada a terra come uno strofinaccio da cucina’. Sentivo i commenti di qualcuno ‘…e dire che sta male, è molto malato ed è appena tornato dall’ospedale, guai se stesse bene! ’. Poi al termine della messa, mentre mi tolgo i paramenti, mi si avvicina un alto ufficiale, fa il saluto militare e aggiunge ‘Eccellenza, le devo dire che questa sera andrò di nuovo a un’altra messa’; bene, sono contento, gli dico io. Sì, conclude l’ufficiale, perché la sua messa mi ha disgustato” (da Mosaico di Pace). Proprio per questo, dunque, per mostrare l’impegno concreto e individuale che ciascuno di noi, da educatori/trici e cittadine/i, dovrebbe opporre alla guerra e alle logiche belliciste che, mascherate da spirito di servizio e di fedeltà alle istituzioni, invadono retoricamente le nostre scuole, si è deciso di firmare personalmente questa denuncia, dichiarando la propria disponibilità a mostrare il progetto che da qualche anno prevede la militarizzazione delle scuole (clicca qui per i dettagli del Corso di Formazione presso il Liceo “Cartesio” di Triggiano). Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Molfetta -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Istituto “T. Fiore” di Altamura (BA), iniziative a scuola con la Marina Militare: “Il Futuro è qui!”
Nel quadro dell’accelerazione propagandistica e retorica della commistione tra educazione e addestramento che porta alla normalizzazione della guerra e della presenza delle divise nelle istituzioni scolastiche, il 23 gennaio 2026 è toccato alla Scuola Superiore di I grado “T. Fiore” di Altamura ospitare alcuni esponenti della Marina Militare di Taranto per un incontro di orientamento, rivolto alle classi terze, con il motto Il futuro è qui, di cui qui vi mostriamo il video realizzato dai/dalle docenti della scuole per enfatizzare il valore formativo e pedagogico dell’iniziativa. La strategia adottata dalla Marina Militare, in questo caso con ragazzini e ragazzine di terza media (sic!), è quella dell’anticipazione dell’orientamento: nelle scuole superiori di secondo grado la concorrenza sull’orientamento vede le forze armate competere con le università, ad esempio, mentre alle scuole medie ci si assicura l’esclusività (quale università andrebbe ad orientare una studentessa/studente di 13 anni?) nonché menti maggiormente manipolabili perché più giovani. Tutto questo è possibile in virtù del Protocollo d’intesa sottoscritto il 7 agosto 2023 tra lo Stato Maggiore della Marina militare e il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il documento, della durata di tre anni, prorogabile per un ulteriore triennio, prevede molteplici aree d’intervento: cultura del mare, dello sport, della sicurezza marittima, e rivalutazione del ruolo dell’ambiente marittimo in una visione geostrategica economico-militare. La macchina propagandistica è approntata per svolgere la sua opera e in modo capillare e arriva sino agli studenti e alle studentesse delle nostre scuole con circolari che presidi e coordinatori potrebbero affrettarsi ad attuare, in linea lo scopo ministeriale di portare nuovo personale militare alle forze armate e riproporre i valori militari con il loro scintillante apparato di rappresentanza. Tuttavia, occorre ricordarlo, la scuola, l’educazione e la formazione non sposano i principi di gerarchia e disciplina militare come strumenti pedagogici, mentre le Forze Armate sono quanto di più lontano si possa immaginare dai principi di partecipazione democratica e civile a cui, invece, la scuola della Costituzione dovrebbe formare. Di questo dovrebbero essere consapevoli i colleghi e le colleghe che permettono nelle proprie ore lo svolgimento di queste attività militaresche e ci permettiamo di ricordare loro che è possibile operare una vera e propria obiezioni di coscienza alla militarizzazione delle scuole per mezzo dei documenti contenuti nel nostro Vademecum contro la militarizzazione delle scuole. Per tutti questi motivi, invitiamo genitori e genitrici, studenti e studentesse, principali destinatari/e di queste iniziative che vorrebbero convincerli/e ad arruolarsi, a segnalare episodi di militarizzazione delle scuole al seguente indirizzo mail osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente