Tag - scuola

Documentario “Maidan: la strada verso la guerra” al Liceo Bellinzona (Svizzera)
Il 17 marzo scorso, durante le giornate culturali autogestite del Liceo cantonale di Bellinzona in Svizzera è stato proiettato il documentario Maidan: la strada verso la guerra che racconta le vicende politiche e sociali ucraine e russe a partire dalle proteste di Maidan del 2013. Il documentario è stato censurato in numerose occasioni in Italia perché prodotto da RT/Russia Today, complesso mediatico russo considerato un canale di propaganda del Cremlino e per questo bannato dall’UE, già da marzo 2022. Sia l’ambasciatrice ucraina in Svizzera che il ministro degli esteri ucraino si sono rallegrati sul social “X” quando nel comune di Muralto a fine gennaio 2026 una proiezione programmata del documentario è stata annullata. Alla dirigenza del liceo di Bellinzona e al Dipartimento per l’educazione, la cultura e lo sport del Ticino (Decs) erano stati indirizzati appelli perché cancellassero l’iniziativa ma il dirigente scolastico Nicola Pinchetti ha deciso invece di mantenerla, anche se per un pubblico esiguo di venti persone tra studenti e docenti. In un’intervista ha dichiarato che compito della scuola è interrogare in modo critico le fonti e comprendere la diversità dei punti di vista, non c’era nessuna intenzione di offendere i cittadini e le cittadine ucraine accolti nel Canton Ticino. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ricorda come dall’esplosione della guerra russa-ucraina nel febbraio 2022, la propaganda militarista UE prese il sopravvento radendo al suolo qualsiasi confronto dialogico. Chi esprimeva un’opinione contraria all’invio di armi dall’UE all’Ucraina veniva marginalizzato. In Italia sui quotidiani di giugno 2022 si diffuse la notizia che il Copasir stesse controllando influencer, politici, giornalisti simpatizzanti della propaganda russa.  La censura è uno strumento che impoverisce la discussione didattica, dentro e fuori la scuola la disinformazione è il vero pericolo. Proiettare un documentario e discuterne insieme non è automaticamente aderire alla visione delle cose che propone, ma è solo un punto di partenza per ricercare altre fonti, verificare i contenuti, lasciare aperte quelle domande per cui non abbiamo ancora una risposta. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Contestato Valditara alla riunione nazionale delle Consulte studentesche
Ieri il ministro Valditara si è ritrovato la contestazione in faccia, anche dove pensava di poter fare una passerella politica. Il titolare del Ministero dell’Istruzione e del Merito (MIM) era alla scuola “Galileo Galilei” di Roma, per intervenire alla sessione plenaria del Consiglio Nazionale Consulte Provinciali (CNCP), quando è stato […] L'articolo Contestato Valditara alla riunione nazionale delle Consulte studentesche su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra
PREMESSA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ritiene che non sia più il momento di limitare l’obiezione di coscienza a un mero diritto individuale, da esercitarsi come eccezione entro i confini del servizio militare. In un momento storico in cui la guerra viene normalizzata e i nostri luoghi del sapere vengono trasformati in avamposti ideologici e tecnologici per il conflitto, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vuole segnalare i rischi che il servizio civile oggi può rappresentare. Infatti, nell’attuale contesto di guerra permanente esso diventa uno strumento utile ai guerrafondai come cavallo di Troia per riportare nei Paesi europei la leva militare: l’obiezione di coscienza in questa fase deve essere totale e farsi scelta collettiva e politica. 1. IL RIPUDIO DELLA GUERRA COME VALORE ASSOLUTO Richiamiamo con forza l’Articolo 11 della Costituzione Italiana: l’Italia ripudia la guerra non solo come strumento di offesa, ma come logica di risoluzione dei conflitti. Questo ripudio non può essere sospeso né subordinato ad alleanze internazionali o logiche di riarmo. Rifiutiamo a priori ogni politica, ogni investimento e ogni decisione che spinga l’umanità verso l’autodistruzione. 2. SCUOLA E UNIVERSITÀ: LUOGHI DI PACE, NON DI GUERRA Denunciamo la penetrazione dei valori bellicisti nei luoghi della formazione. La scuola e l’università devono essere spazi di pensiero critico e di cooperazione. NO alla ricerca scientifica asservita all’industria bellica. NO ai protocolli tra istituzioni scolastiche e forze armate. NO alla militarizzazione e al nazionalismo dei programmi educativi. NO ad ogni forma di schedatura di massa finalizzata alla leva. La conoscenza deve servire alla vita e al progresso della società, non al perfezionamento di strumenti di distruzione e morte. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università considera rilevante l’impatto dell’obiezione non solo nell’ambito di scuole e università, ma anche nel resto della società per le implicazioni che ha sulle comunità e nei luoghi di lavoro. 3. OBIEZIONE DI COSCIENZA TOTALE E COLLETTIVA Rivendichiamo il diritto all’Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva e in tutti gli ambiti della società civile: – Nel mondo del lavoro, per il diritto di rifiutare la produzione e il trasporto di armamenti. – Nella ricerca, per il diritto di sottrarsi a progetti “dual-use” o a scopi bellici. – In tutta la società, come barriera civile contro un sistema che prepara il Paese allo stato di guerra. 4. CONTRO LA COMPLICITÀ E IL GENOCIDIO La nostra obiezione è un atto di solidarietà internazionale. Dire NO alla guerra oggi significa: – Dire NO al genocidio del popolo palestinese e ad altri genocidi in atto. – Dire NO al sionismo e al fascismo, basati sulla sopraffazione e sull’esclusione. – Dire NO alle politiche coloniali e alla complicità dell’Occidente nei massacri in corso. – Dire NO alla corsa al RIARMO. 5. CONTRO LA REPRESSIONE DEL DISSENSO Rifiutiamo la narrazione unica. La criminalizzazione di chi manifesta per la pace, il clima di minacce e ritorsioni contro la libertà d’insegnamento, la censura nelle scuole e nelle università e la repressione nelle piazze sono i sintomi di un sistema globale di guerra. Non esiste pace né democrazia senza libertà di dissenso. L’obiezione collettiva è la nostra risposta alla paura. L’Obiezione di Coscienza Totale è oggi un atto di realismo possibile contro la folle corsa verso la guerra. Non basta limitarsi a esercitare questo diritto individualmente solo in funzione del servizio di leva o di un’eventuale chiamata per entrare nell’esercito in caso di guerra, occorre rifiutare di essere ingranaggi del meccanismo bellico anche da un posizionamento civile. Riteniamo che oggi il servizio civile non si configuri più come scelta alternativa al militare: in tutta Europa è lo strumento che i guerrafondai utilizzano per militarizzare tutta la società, applicando la dottrina militare della “difesa totale” per la quale ogni cittadino e ogni cittadina sono considerati “soldati” a partire dai propri posti di lavoro o di studio o di cooperazione sociale. L’Obiezione di Coscienza Totale è la forza collettiva per salvare l’intero Paese dalla guerra in tutti gli ambiti della società nei quali si esercitano i diritti di cittadinanza. Non chiediamo il permesso di restare umani: NOI ESERCITIAMO IL DIRITTO DI RESTARE UMANI. LA NOSTRA PROPOSTA * Invitiamo a mettere in atto azioni di disobbedienza civile contro tutte le misure adottate dal Governo del nostro Paese e dalle altre istituzioni nazionali ed europee per militarizzare la società, incluso il ritorno della leva obbligatoria in qualsiasi forma (mini-leve, giornate sulle forze armate, questionari, visite mediche, settimane di esercitazioni, servizio civile finalizzato allo sforzo bellico etc.) e diciamo no alla schedatura di massa dei ragazzi e delle ragazze. * Vogliamo difendere le giovani ed i giovani e non lasciarli soli davanti ad un destino di guerra contro chi vuole trasformarli in carne da cannone, proponendo una Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva. * Con questo manifesto invitiamo a respingere con determinazione i provvedimenti di chi vuole la guerra, facendo valere la superiorità dei principi della Costituzione della Repubblica alla prospettiva di scivolare in una guerra che distruggerà il nostro Paese. È così che vogliamo difenderlo, seguendo quel Ripudio della guerra espresso nell’art. 11 della nostra Costituzione. Ed è proprio nel solco del ripudio totale della guerra che si colloca il nostro rifiuto nei confronti di qualsiasi ipotesi di difesa militare e civile funzionale o complementare alla logica bellica. Se saremo in tante e in tanti, i progetti di guerra non avranno la meglio e riusciremo a difendere i valori fondanti della nostra Repubblica e i diritti di tutti i popoli. IN GUERRA SI COMBATTE PER LA PATRIA, MA QUANDO SI RIFIUTA LA GUERRA SI COMBATTE PER L’UMANITÀ. Scarica qui il PDF del Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra e stampalo per diffonderlo. Manifesto obiezione totale2Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Napoli, 28 aprile: Presentazione “Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra”
MARTEDÌ, 28 APRILE, ORE 18.00 NAPOLI, LIBRERIA FELTRINELLI, VIA DEI GRECI Martedì, 28 aprile alle ore 18.00 presso la Libreria Feltrinelli a Napoli in via dei Greci si terrà la presentazione del volume di recente pubblicazione “Scuole e Università di pace. Fermiamo la follia della guerra” (Aracne, 2026), che raccoglie gli atti del II Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. L’evento ha anche lo scopo di presentare le attività dell’Osservatorio, mai così importanti oggi, in una fase in cui sempre più minacciosi si fanno i venti di guerra, e in cui anche in Italia si assiste al preoccupante sviluppo di tendenze antidemocratiche: la repressione del dissenso spacciata per “sicurezza”, il ricorso alla violenza poliziesca e in generale lo svuotamento delle istituzioni rappresentative, in un contesto internazionale che vede dappertutto il ripristino delle leva obbligatoria. Interverranno: Michele Lucivero e Ludovico Chianese dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Antonia Esposito, Docenti per Gaza Davide Borrelli, docente Università Suor Orsola Benincasa L’ingresso è gratuito e aperto alla cittadinanza fino ad esaurimento posti. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Orientamento tra gli stand delle Forze armate: c’è bisogno di un contraddittorio pacifista
Si è svolta il 14, 15 e 16 aprile presso la Fiera campionaria di Cagliari la quattordicesima edizione di Orienta Sardegna – AsterSardegna 2026 dedicata all’orientamento universitario e professionale della popolazione studentesca in Sardegna, a cura dell’associazione Aster, ubicata a Palermo, che svolge analoghe iniziative in Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio e Lombardia. Presenti 33 espositori disponibili anche a colloqui individuali con studenti e studentesse in visita alla mostra e provenienti da classi terminali di scuole secondarie superiori. Nell’area del parcheggio sostano infatti ben otto corriere che hanno portato e riporteranno i giovani nei loro luoghi di provenienza. Tra le istituzioni che partecipano sono immediatamente visibili le Forze armate: Esercito, Aeronautica militare, Marina militare, Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia di Stato, con stand molto forniti di brochure informative, e attrezzature varie. È presente lo stand di Nissolino corsi, ente privato che promuove corsi di preparazione ai concorsi per le FFAA. Delle università pubbliche sono presenti quelle di Cagliari, Oristano, Sassari e ancora di Trieste, Genova, Pavia, Urbino, Pisa e il Politecnico di Torino. La maggior parte dei restanti sono pertanto enti e accademie privati. Fuori, vicino all’ingresso, è in sosta la camionetta Lince in dotazione all’Esercito (per associazione di idee ricordiamo che “Lince” è anche il nome che è stato dato ad un’operazione della questura di Cagliari contro decine di manifestanti antimilitaristi per i quali si sta svolgendo un processo penale), e accanto un gruppetto di giovani aspetta di salire per fare una foto in cima al mezzo militare indossando l’elmetto. Un rito che sembra abbastanza ritrito per chi lo sta praticando, ma che denota purtroppo un approccio molto acritico da parte di giovani che sarebbero ormai nell’età per problematizzare le questioni connesse alla sfera militare, primo tra tutti quello dei conflitti armati e delle guerre. La vita e il futuro di interi popoli risultano devastati dalla violenza militare, e il nostro Paese si trova in un contesto che non è affatto rassicurante. Infatti le istituzioni europee e la NATO, in cui il nostro paese è inserito, comandano il riarmo in vista di possibili e preoccupanti conflitti, in una misura che andrà a tagliare grandi risorse pubbliche e sociali con pesanti ricadute sulla collettività e anche sul futuro di quei giovani che adesso visitano gli stand e forse esaminano la prospettiva dell’arruolamento in un corpo militare. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università crediamo fermamente che la pace e il ripudio della guerra debbano essere presi molto sul serio dalle pratiche educative nella scuola; siamo per ora ad un “lasciar fare” alla propaganda militarista davanti a cui pochi insegnanti fanno obiezione, e che invece ha urgente bisogno di un contraddittorio pacifista e antimilitarista (ricordiamo che lo scorso autunno le circolari del ministro Valditara hanno chiesto un contraddittorio “con relatori che espongano punti di vista diversi” quando nelle scuole vengano promosse iniziative per parlare di genocidio nella Strisca di Gaza e di questione palestinese). Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Monza: “giornata della legalità” o giornata dell’arruolamento?
24, 25 E 26 APRILE TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE CONTRO LA GUERRA MONZA Negli ultimi anni stiamo assistendo a un moltiplicarsi sempre più invasivo di iniziative didattiche e progetti tenuti da Forze Armate e Forze dell’Ordine nelle scuole e destinati anche a bambini e bambine delle scuole dell’infanzia e primaria. Dalle gite a 5 anni alle basi Nato di Solbiate Olona ai PCTO all’arsenale militare marittimo di Augusta, sono decine e decine le occasioni in cui, negli ultimi anni, diverse istituzioni educative hanno lasciato che la cosiddetta “Cultura della Difesa” trovasse un nuovo spazio fertile da colonizzare. La cultura della guerra oggi arriva direttamente tra i banchi di scuola e anche Monza si è data da fare. Se non fosse bastata l’esperienza dell’Italian Raid Commando dello scorso anno e le sue ridicole esercitazioni, è arrivata anche quella che è stata mascherata da “Giornata della legalità”: ciò che ha avuto luogo al Parco di Monza il 16 Aprile non è stato altro che uno spot all’indottrinamento militare e all’arruolamento volontario. Alunni e alunne dagli 8 anni in su hanno riportato a casa decine di pieghevoli sull’arruolamento in Marina o nell’Esercito, opuscoli tecnici sugli F35 (gli stessi aerei che in Palestina ammazzano i loro coetanei nelle scuole) e tanto altro ancora. Avevamo già parlato di questa iniziativa (clicca qui), parte di un più largo “Progetto Legalità” organizzato dall’Istituto Salvo D’Acquisto di Monza, sottolineando come fosse quantomeno discutibile la scelta di affidare quasi esclusivamente a membri delle Forze dell’Ordine la discussione di importanti temi come la cybersicurezza o il bullismo, quando esistono centinaia di docenti e professionisti formati appositamente per parlare a bambini e adolescenti. Ma non solo, i temi vengono affrontati esclusivamente dal punto di vista repressivo, facendo leva quindi sulla paura e invitando alla totale delega alle Forze dell’Ordine. In questo modo, tali progetti non sembrano servire a sviluppare lo spirito critico di alunni e studenti e la loro presa di coscienza rispetto alle questioni trattate, ma solo a glorificare l’operato della polizia o dei militari che intervengono a risolvere i problemi. L’educazione lascia così il posto all’indottrinamento. Invitiamo tutti e tutte a partecipare alla 3 giorni di mobilitazione contro la guerra che si terrà a Monza il 24 25 e 26 aprile (clicca qui) e a restare sintonizzati sulle iniziative contro l’edizione 2026 dell’Italian Rail Commando che si terrà in provincia di Monza e Brianza il 24 maggio 2026 (clicca qui). FUORI I MILITARI DALLE SCUOLE! Genitori e insegnanti contro la guerra e la militarizzazione – Monza e Brianza -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La pervasività dell’ideologia della guerra
-------------------------------------------------------------------------------- Perugia-Assisi 2025. Foto di Oliviero Bettinelli -------------------------------------------------------------------------------- Il 17 aprile 2026 si è svolto a Torino il terzo convegno (precedenti 2024, 2025 a Roma) dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, in collaborazione con l’Associazione Scuola e Società (Grande successo con circa 600 partecipanti al Convegno nazionale dell’Osservatorio “Il Trauma della guerra” a Torino) titolato “Il trauma della guerra”. Come si evince dal sito, ha visto la presenza di 400 persone in remoto e 200 in sala. Dopo la censura del ministro Giuseppe Valditara che ha bloccato l’esonero per gli insegnanti che si erano iscritti all’Assemblea convocata il 4 novembre 2025, in quanto i fini non sono stati ritenuti congruenti con la funzione docente, stavolta tutto tace e cammina sottotraccia. Non mancano, infatti, continue intimidazioni alle scuole che organizzano attività e incontri non in linea con i decreti del trio ministeriale Valditara-Crosetto-Piantedosi, nel combinato congiunto di provvedimenti del MIM, della Difesa, degli Interni. Le cinque relazioni hanno avuto, se considerate trasversalmente, un carattere di complessità e una qualità emergente pregnanti: ogni intervento ha chiamato a sé, in una sorta di dialogo, il contributo di tutti gli altri, pur nella differenza degli sguardi legati alle discipline e alla formazione personali. Si è avvertito il tessuto politico di fondo, la trama del rifiuto della guerra come strumento di risoluzione dei conflitti e la conseguente necessità di denunciare la pervasività dell’ideologia della guerra totale, diffusa attraverso la propaganda nelle scuole di ogni ordine e grado (scopo che orienta le attività dell’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università richiamato in apertura dalla presidente Roberta Leoni). L’incontro ha costituito una sorta di modello transdisciplinare, non semplicemente un incrocio interdisciplinare. La differenza fra le due accezioni è importante. Come sottolineano gli articoli della Carta Internazionale della Transdisciplinarità (International Center for Transdisciplinary Research CIRET, 08/07/2020) e i lavori del matematico colombiano Fernando Zalamea (Dip. Di Matematica Universidad Nacional de Bolivia, presentati anche a un convegno presso il Liceo “Ettore Majorana (Desio, MI 17/02/2022, reperibili sul sito della scuola), le conoscenze, le discipline classiche non sono competenze, ma saperi sui quali si possono operare forme di destrutturazione. I paradigmi classici, epistemologici devono essere attaccati da un più ampio grafo di evidenze che pongano in luce la protervia che nel mondo occidentale, bianco, li innerva orientando la ricerca accademica e la pratica didattica. Il titolo centrato sulla parola trauma ha trovato, nelle relazioni presentate, il suo ampio significato di ferita, di colpo, di sconvolgimento. Credo con una certa parentela con il concetto greco thaumazein, la meraviglia che stordisce, che colpisce lasciandoci attoniti, senza parola, ma spesso anche illuminati, più consapevoli. I danni diretti e collaterali della guerra sulle popolazioni, i segni lasciati nel profondo di ogni persona anche non direttamente coinvolta, diventano attacco biopolitico quando, afferma Judith Butler, sono diretti a provocare “la fame, la sete, la mancanza di ogni riparo” (anche in senso metaforico), sia come effetti contingenti che eventualità future, temute. Segni difficili da elaborare senza il sostegno di una comunità che soccorra e curi. L’intervento di Maurizio Bonati, medico attivo in ambito di tutela della salute materna e infantile (Istituto Mario Negri di Milano), ha evidenziato tematiche che interrogano il dibattito odierno sulle strutture di salute pubblica, come organismi di prevenzione, di necessità immediata di benessere psico-fisico, di cura medica. Temi che diventano anche un asse importante di critica delle cosiddette transizione ecologica e sostenibilità ambientale. Il danno ecologico, segnalato da Bonati, va visto nel significato più ampio dell’aggettivo, attacco alla Terra, al complesso organismo di tutti gli esseri viventi e non. L’aumento esponenziale delle sostanze inquinanti, la distruzione del patrimonio edilizio e storico-archeologico, l’eliminazione di intere etnie e culture, delle lingue locali e delle tradizioni religiose e spirituali, la progressiva sparizione della biodiversità vegetale e animale, ne sono effetti. Alla distruzione dell’óikos, la casa di tutti, seguono deliranti, infauste prospettive di ricostruzione che elimineranno ogni tradizione locale, verso una omologazione ai modelli culturali neoliberisti. Il grido di guerra del presidente Trump è efficace: “riportare all’età della pietra” interi paesi e territori di millenaria tradizione. La risposta sanitaria agli effetti fisici e psicologici delle guerre, anche quelle interne nelle forme della repressione, non ha, nemmeno nei paesi del primo mondo, strutture che siano in grado di contenerli. Lo smantellamento progressivo dei Servizi Sanitari pubblici è ormai un disastro europeo di vaste dimensioni, e quasi non esiste, o è in profonda crisi, nei paesi colpiti dalle guerre, anche quelle cosiddette umanitarie. Uno degli obiettivi delle guerre in corso sono proprio i servizi sanitari (i 7 fronti aperti da Israele, in Iran dagli Usa, il prolungarsi della guerra russo-ucraina, i conflitti locali africani, hanno avuto come obiettivi ospedali e centri di ricerca). In Italia, occorre analizzare a fondo gli innumerevoli cambiamenti subiti dalla Legge 23 dicembre n. 833 del 1978 che realizzava il mandato costituzionale (art.32 e il complesso dei Principi) e l’universalità delle prestazioni sanitarie. Elenco alcune criticità: l’incremento della spesa privata, il dislocamento di risorse pubbliche al settore privato o convenzionato; l’aziendalizzazione realizzata dal 1992 al 1999 che ha aumentato la burocratizzazione delle pratiche e creato una elefantiaca estensione delle aziende (ASL), vasti territori con poche strutture, spesso dislocate lontano dai piccoli centri abitati; le lotte per rinnovo dei contratti di lavoro del personale sanitario pubblico (salari miserabili, turni di lavoro massacranti) abbandonate dalle organizzazioni sindacali maggioritarie; la ricerca medica nelle università sotto la pressione delle grandi aziende del farmaco che la finanziano. La sanità regionalizzata, prevista dalle pre-intese già siglate in correlato alla legge 2024 n. 86/ Calderoli, aumenterà il divario fra le Regioni del Nord, il Centro e il Sud del paese, peggiorerà la situazione del SSN nella difforme definizione dei livelli di prestazione (LEP; LEA). La classificazione delle guerre sulla base del numero di morti – citata da Bonati – induce a scomporre il dato statistico, rilevando che bambini rappresentano una parte cospicua di quel numero. Mentre in Italia e nei paesi del primo mondo vige la retorica dell’infanzia al centro della vita famigliare (ed economica per spese di allevamento delle creature piccole), si manifesta nei bambini una profonda incertezza, la diffusa sensazione di non poter ricevere protezione nemmeno dagli adulti di riferimento, nel momento in cui la guerra, di cui sentono parlare, si fa più presente. Anche la dimensione del gioco assume l’aspetto inquietante della naturalizzazione dell’offesa verso il nemico, dell’addestramento all’uso delle armi. In proposito, l’intervento di Nando Capovilla, parroco di Mestre sullo scolasticidio e i danni della guerra sui più piccoli, nelle diverse dimensioni e forme, ha costruito una testimonianza importante. Alle questioni legate alla storia (ricerca accademica e disciplina di studio nelle scuole) di cui ha parlato lo storico Carlo Greppi, aggiungo qualche riferimento laterale. La questione manuali scolastici, che ha investito anche lo storico e la casa editrice Laterza, con il tentativo di censura di matrice ministeriale, diventa cruciale. Il ministro del Merito non gradisce che argomenti di attualità, radicati nel passato coloniale delle nazioni (nel suo piccolo, il feroce tentativo di Impero Fascista, anche per l’Italia), quelli relativi agli aspetti geopolitici e agli squilibri emergenti, siano studiati a scuola. Se alcuni autori sono in grado di sottrarsi, con l’appoggio del proprio editore (il caso di Greppi per il testo pubblicato dalla Laterza), questo non intacca la filiera che lega le principali case editrici alle indicazioni provenienti dal MIM. È sempre più importante che possa continuare a essere oggetto di ricerca e di studio nelle scuole, la memoria, la microstoria, la raccolta dei materiali dal basso, perché rimanga viva la voce dei senza fama, di coloro che la Storia maiuscola l’hanno subita e la subiscono. Il testo segnalato dal relatore, memoria della crisi vissuta da soldati tedeschi durante l’occupazione (“Il buon tedesco”, 2023), rende ragione e dovuto rispetto alla diserzione, al tradimento del giuramento alla propria stessa patria quando chiama a imprese immorali. Sulla guerriglia, come risposta al terrorismo di stato, importante è la ricerca svolta da Greppi sull’Argentina del dopo golpe di Videla. Il suo testo Figlia mia. Vita di Franca Jarach, giovane donna montonera, può dialogare con la lunga intervista a Silvia Labayru, prigioniera dell’Escuela Superior de Mecanica de la Armada (ESMA) per oltre due anni, realizzata dalla giornalista Leira Guerrero, “La chiamata. Storia di una donna argentina” (2025). Le donne in guerra e nelle formazioni clandestine non sono state e non sono solo vittime, ma protagoniste, capaci di resistenza attiva, ruolo spesso dimenticato. Il collasso della democrazia, non solo nello stato di eccezione rappresentato dalla guerra, ma anche nell’uso che se ne fa nei contesti di repressione dei movimenti di protesta sociale e politica, è stato oggetto della relazione di Luigi Daniele, esperto di diritto internazionale. Emblematico il caso della feroce repressione durante le proteste nella città di Minneapolis (gennaio 2026), del resto analogo a quanto accaduto a Genova nel 2001. I corpi della polizia di stato colpiscono la stessa popolazione di cui sono parte, lo Stato se ne serve contro i suoi stessi cittadini. Le proteste di strada, legittimate dalla nostra Costituzione, in altri paesi democratici da testi di diritto pubblico, non vengono accompagnate nell’ottica del contenimento di eventuali danni alle persone che vi partecipano. Ogni manifestazione di dissenso aperto alle politiche dei governi viene considerata alla stregua di azioni di guerra contro gli assetti istituzionali. Durante le proteste in Francia dei gilets jaunes, nel 2018, la polizia in borghese era stata direttamente autorizzata dal Governo a salvare, ad ogni costo, la Repubblica (si veda il film di Dominik Moll “Il caso 137”, Francia 2925). Ma la democrazia perde senso, significato storico-giuridico, anche nella feroce difesa dei confini della nazione perpetrati dal nostro governo e, in forme diverse, da altri stati. Il governo italiano afferma essere oggetto di manipolazione ogni flusso migratorio, nella paranoica interpretazione di tali spostamenti come frutto di interessi di organizzazioni non governative, in combutta con i trafficanti di esseri umani. Insomma, un tentativo di destabilizzazione della governance del paese. Da anni, dal punto di vista ideologico, si applica verso esuli politici, profughi, stranieri in fuga dai disastri ecologici, dalla fame e dai conflitti armati, la logica amico-nemico. Il soggetto in questione perde ogni diritto, diventa il sacer che gli antichi codici consideravano un intoccabile a cui però chiunque poteva arrecare danno. Esiste un’ampia letteratura in merito. Grégoire Chamayou in Cacce all’uomo (2010) scrive della caccia al nemico di ogni tipo come necessità di demarcazione immunizzante per la comunità del cacciatore. Un ottimo manuale anche per la scuola superiore è quello scritto da Rita Coco e Roberta Ferruti, Una storia scritta con i piedi. Migrazioni, asilo, accoglienza (2020), di cui è in corso un aggiornamento dovuto ai continui cambiamenti normativi. Ne è un vergognoso esempio il recente emendamento applicato al Decreto Sicurezza sul rimpatrio volontario assistito, in cui le re-migrazione avverrebbe a cura dell’avvocato della difesa. La guerra come risoluzione delle strutturali crisi del capitalismo sta affrontando una nuova fase secondo l’economista Francesco Schettino. Nella sua chiarezza espositiva il relatore ha sottolineato le implicazioni macro-economiche degli attuali processi di centralizzazione del capitale. Sulla relazione fra industria degli armamenti e decadenza del grande impero del dollaro Usa, importante la citata analisi di Brancaccio et alii (Emiliano Brancaccio; Raffaele Giammetti; Stefano Lucarelli “La guerra capitalista. Competizione, centralizzazione, nuovo conflitto imperialista” 2022). Vi si legge: “[…] la nostra tesi centrale: la tendenza verso la centralizzazione del capitale in sempre meno mani, disgrega l’ordine liberaldemocratico e alimenta la guerra tra le nazioni” (p 9). Collegando questa analisi a quella di Bonati, si tratta di accaparramento e centralizzazione dell’uso di risorse, non solo per produrre beni tecnologici, ma anche alimentari, beni primari, d’uso, quelli della cosiddetta economia fondamentale, inappropriabili per il mercato, per la catena della valorizzazione speculativa: cibo, acqua, servizi sanitari, istruzione, tempo libero, edilizia abitativa, ecc. (Collettivo Manchester University, a cura di Angelo Salento “Economia fondamentale. L’infrastruttura della vita quotidiana” 2013/2018). Serena Tusini, insegnante e attivista, ha richiamato le norme vigenti, e in via di applicazione, sul servizio di leva nei diversi paesi d’Europa, con il rischio che – anche nella proposta del nostro governo – il servizio civile universale venga sussunto dal cosiddetto modello di difesa globale. Le competenze richieste alle giovani leve, fin dall’infanzia, perché non le colga impreparate anche il compito di sostegno civile in caso di guerra, sono: prontezza, reattività, spirito di gruppo orientato all’obiettivo, competitività. Immediato appare il collegamento con le soft skills a cui si devono addestrare gli alunni mediante la valutazione standardizzata. Tali competenze sono caratteristiche della resilienza, una delle parole chiave del PNRR, il piano nato a ridosso dell’Era Covid. La sindemia ha infatti rappresentato una sorta di prova generale di ingegneria sociale. Il patto sociale è in realtà piovuto dall’alto con i provvedimenti decretizi di sospensione della libertà personale, sotto il pretesto del contenimento della, effettiva, gravità della sindrome. Del resto, il concetto di difesa totale è ampiamente delineato nel recente testo del Ministro della Difesa Guido Crosetto “Non-Paper. Il contrasto alla guerra ibrida: una strategia attiva”, citato in apertura dei lavori da Roberta Leoni. Particolarmente inquietante l’elenco dei paesi canaglia, minacciosi (Cina, Russia, Iran Corea del Nord) e quello delle azioni di disinformazione malevola capaci di colpire i centri di gravità della governance. Un testo la cui forma è il contenuto. In parte scritto da algoritmi, mescola parole di suo colloquiale a dati e a tabelle di non facile comprensione, a immagini di riunioni di ministri, di militari, alle illustrazioni di armi. Insomma, nessun dorma, la paura è un efficace sentimento per allevare soggetti obbedienti. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La pervasività dell’ideologia della guerra proviene da Comune-info.
April 22, 2026
Comune-info
Il cortocircuito sul consenso e i nodi politici del ddl Valditara e del ddl Bongiorno
Negli ultimi anni, il sistema scolastico italiano ha iniziato — con lentezza e tra molte ambiguità — a riconoscere che educare significa anche fornire strumenti per abitare consapevolmente le relazioni. In questo quadro, il concetto di consenso ha fatto il suo ingresso, seppur in modo frammentario, nei percorsi educativi: non come imposizione ideologica, ma come risposta a un’evidenza sociale sempre più difficile da ignorare. > Violenza di genere, incapacità diffusa di riconoscere i confini propri e > altrui, difficoltà ad accettare e rispettare le differenze — comprese quelle > legate all’orientamento sessuale e all’identità dellə più giovani — non sono > emergenze astratte, ma fenomeni concreti che attraversano anche le aule > scolastiche. Questo ingresso, tuttavia, non è stato il frutto di una strategia sistemica o di una chiara volontà istituzionale. Al contrario, è dipeso in larga misura dall’iniziativa di singolə insegnanti che, all’interno di un sistema scolastico fortemente femminilizzato, hanno scelto di assumersi il rischio di affrontare temi scomodi. Un lavoro alimentato dal dialogo costante con realtà del territorio, come associazioni transfemministe e centri antiviolenza, che in questi anni hanno portato nelle scuole pratiche fondamentali. Un contributo importante è arrivato anche dallə attivistə di Non Una di Meno che in diverse città sono intervenutə nelle scuole per colmare il vuoto di educazione sessuo-affettiva, chiamate direttamente dallə studenti durante i periodi di occupazione. È su questo lavoro sommerso di sinergia tra il dentro e il fuori scuola, non sempre riconosciuto e talvolta apertamente osteggiato, che si è costruito quel poco di educazione al consenso oggi presente nelle scuole. Un lavoro che ha richiesto non solo competenze pedagogiche, ma anche esposizione personale e capacità di resistere a pressioni culturali e istituzionali. > È precisamente su questo terreno fragile che interviene il disegno di legge > promosso da Giulia Bongiorno. Nel nuovo impianto, il reato di violenza > sessuale non si fonda più sull’assenza di un consenso libero e attuale, ma > sulla prova di un dissenso. È un passaggio tutt’altro che neutro. Significa > spostare il baricentro: non più verificare se ci sia stato un “sì”, ma se sia > stato espresso un “no”. È qui che la questione giuridica si intreccia con quella educativa. Se il diritto non parla di consenso, anche la cultura educativa perde un riferimento. La scuola si trova così in una posizione paradossale: da un lato tenta di costruire nellə studenti una grammatica del consenso; dall’altro, il quadro normativo si propone di tornare a privilegiare una logica del dissenso, della prova, della contestazione. Non è una contraddizione teorica, è un corto circuito concreto. Come si costruisce una cultura della responsabilità condivisa, se il modello giuridico ruota attorno alla capacità di opporsi? Il problema non è solo che il disegno di legge (ddl) sia “troppo debole” o “troppo forte”. Il problema è che si muove nella direzione opposta rispetto all’evoluzione culturale e giuridica europea. Un punto di riferimento fondamentale è la Convenzione di Istanbul, ratificata anche dall’Italia, che indica chiaramente nel consenso il criterio centrale per definire la violenza sessuale e assegna alla scuola un ruolo esplicito nella prevenzione: educare al rispetto reciproco, all’uguaglianza e all’autodeterminazione. > Il ddl si discosta da questa impostazione, tornando a un paradigma basato sul > dissenso. Le conseguenze non sono solo processuali, ma educative e dunque > sociali: non perché il ddl vieti l’educazione al consenso — non lo fa — ma > perché ne erode il fondamento. Trasmette un messaggio implicito: il problema > non è ottenere un sì, ma evitare un no. In questo quadro si inserisce l’approvazione definitiva del ddl Valditara, prevista al Senato per mercoledì 22 aprile, un provvedimento che va a colpire direttamente l’educazione sessuo-affettiva nelle aule. Il disegno di legge, che prende il nome del ministro dell’Istruzione e del Merito, rappresenta un grave attacco alla scuola pubblica e un torto importante a insegnanti, studenti, associazioni e realtà che operano quotidianamente nella scuola per promuovere la cultura del consenso. Vietando l’educazione sessuo-affettiva nella primaria e introducendo nella scuola secondaria un meccanismo di consenso informato che di fatto delega interamente la materia all’ambito familiare – si rinuncia a intervenire in quei contesti dove sarebbe più urgente farlo. Bambinə e ragazzə vengono così lasciatə isolatə in una condizione di maggiore vulnerabilità e solitudine e la scuola, in quanto istituzione, viene relegata a una posizione di subalternità rispetto alla famiglia, che esercita un ruolo di controllo e censura preventiva. > Il ddl Bongiorno e il ddl Valditara, pur agendo il tema del consenso in modo > paradossalmente opposto, intervengono entrambi producendo conseguenze > gravissime sul piano educativo e delineando un progetto comune, volto a > ostacolare l’educazione sessuo-affettiva e la prevenzione della violenza di > genere; una strategia che coinvolge altri dispositivi — come le nuove > Indicazioni Nazionali e le Linee Guida per l’Educazione Civica — ma di cui > questi due disegni di legge restano i pilastri più nocivi. Siamo fortemente convintə che la scuola non possa essere, in questa fase più ancora che in altre, un attore accessorio: è uno dei pochi spazi in cui è possibile costruire, in modo sistematico, una cultura delle relazioni basata sulla reciprocità e sul riconoscimento dell’altro. Proprio per questo,deve poter essere — e diventare sempre di più — uno spazio safe per tuttə, in cui ogni studentə possa esprimersi senza timore, riconoscersi ed essere riconosciutə, senza che le differenze diventino motivo di esclusione o violenza. Uno spazio in cui la relazione non sia un elemento marginale, ma il cuore stesso dell’esperienza educativa: dove si impari non solo a conoscere, ma a stare con l’altrə, a rispettarne i limiti, a comprendere il valore del consenso e della libertà reciproca, uno spazio dove immaginare e costruire relazioni di benessere. Non è un’esigenza astratta: negli ultimi anni le cronache segnalano un aumento degli episodi di molestie, pressioni e comportamenti violenti anche tra giovanissimə, spesso consumati proprio negli spazi della socialità quotidiana e non sempre riconosciuti come tali. > È urgente dunque riconoscere la scuola come un luogo in cui è possibile > intervenire in modo precoce e sistematico, contrastando stereotipi, dinamiche > di sopraffazione e modelli relazionali violenti e offrendo alternative > concrete fondate sull’ascolto, sul rispetto e per l’appunto sul consenso. Indebolire questo ruolo significa lasciare un vuoto che difficilmente può essere colmato altrove: rinunciare a uno dei pochi contesti in cui la violenza può essere non solo nominata, ma disinnescata, e in cui si può costruire, giorno dopo giorno, una cultura in cui la violenza non è normalizzata, ma riconosciuta e rifiutata. La questione riguarda allora l’idea di società che si vuole promuovere. Una società in cui le relazioni si fondano su un consenso esplicito e condiviso, oppure una in cui ciò che conta è, ancora una volta, dimostrare di aver detto “no” mettendo in tensione il linguaggio con cui una generazione imparerà a nominare — e a vivere — le proprie relazioni. La copertina è di Gabriele Pennisi SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Il cortocircuito sul consenso e i nodi politici del ddl Valditara e del ddl Bongiorno proviene da DINAMOpress.
April 22, 2026
DINAMOpress
Gli Alpini al mare: l’adunata chiude le scuole a Genova
Dall’8 al 10 maggio a Genova si terrà la novantasettesima adunata degli Alpini. Nel giro di pochi giorni è previsto un afflusso di persone che raddoppierà la popolazione del capoluogo ligure e la sindaca Silvia Salis ha già chiesto ai propri concittadini di tollerare i disagi che inevitabilmente ci saranno per un’iniziativa di tale portata. A detta degli organizzatori l’adunata degli Alpini sarà un grande momento di condivisione e di richiamo alla pace. Da programma la città sarà attraversata da sfilate, cori, fanfare ed iniziative che esaltano la grandezza dei soldati con la penna sul cappello. Oltre a celebrare i caduti non si perderà l’occasione di avvicinare all’uniforme le giovani generazioni: nella Cittadella degli Alpini saranno messi in bella mostra, anche a ragazzi e ragazze, tutti gli equipaggiamenti di ultima generazione e saranno organizzate attività dimostrative. Inoltre, la Protezione Civile ANA (Associazione Nazionale Alpini) mostrerà le proprie unità e i propri ambiti operativi dando ampio spazio ai Campi Scuola ANA rivolti ai giovani tra i 16 e i 24 anni. Come ciliegina sulla torta, trentatré scuole di Genova rimarranno chiuse l’8 e il 9 maggio perché i locali serviranno ad ospitare i partecipanti all’adunata. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non possiamo non condannare il fatto che degli studenti e delle studentesse vengano fatte rimanere a casa per un evento che porterà la cultura militare nelle strade. Anzi, possiamo affermare che, con la chiusura delle loro scuole, saranno implicitamente invitati a partecipare ad iniziative in cui si mostreranno loro strumenti di morte mentre si inneggia alla pace. Per tutte queste ragioni l’Osservatorio raccoglie l’invito di Norma Bertullacelli – attivista, politica, ex insegnante di scuola di primaria – a costruire insieme durante la mattinata dell’8 maggio una lezione pubblica collettiva in piazza De Ferrari a Genova per restituire a studenti e studentesse il diritto all’istruzione e per ricordare loro quanto sia la conoscenza e non l’Esercito a portare pace e fratellanza. Fonte: https://www.genova24.it/2026/04/adunata-alpini-genova-programma-accoglienza-459710/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente