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Perugia, 31 ottobre-1° novembre: Militarizzazione e crisi climatica a “Ricreazione Festival”
SABATO 31 OTTOBRE E DOMENICA 1° NOVEMBRE SALA DEI NOTARI, PALAZZO DEI PRIORI, PERUGIA La scuola italiana si interroga sul proprio domani e lo fa dal cuore di Perugia, all’interno della suggestiva cornice della Sala dei Notari a Palazzo dei Priori. Sabato 31 ottobre e domenica 1° novembre 2026, nell’ambito di Ricreazione Festival, si terranno due importanti incontri pubblici dedicati alle pressioni ideologiche, ambientali e sociali che stanno investendo il mondo della formazione. Di seguito il programma dettagliato dei due appuntamenti aperti alla cittadinanza, al mondo della scuola e agli organi di informazione. SABATO 31 OTTOBRE (ore 15:00 – 16:30) “La scuola sempre più in grigioverde. Sulla militarizzazione della formazione” Un focus approfondito sulla crescente penetrazione di logiche, linguaggi e protocolli militari all’interno degli spazi educativi pubblici. All’incontro parteciperanno esperti e figure in prima linea nella difesa della scuola laica e democratica: * Girolamo De Michele – Insegnante, scrittore e attivista * Piero Magri – Rappresentante di Terre di mezzo editore e della fiera “Sfide – La scuola di tutti” * Antonio Mazzeo – Insegnante e giornalista impegnato sui temi della pace * Roberta Pompili – Insegnante, antropologa e membro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università DOMENICA 1° NOVEMBRE (ore 11:30 – 13:00) “La scuola al tempo del disastro ecologico” La seconda giornata sposta i riflettori sulla più grande emergenza del nostro tempo: la crisi climatica. Come deve cambiare la pedagogia davanti al collasso ecologico? Il dibattito vedrà un parterre ricchissimo di voci della sociologia, della scienza e dell’insegnamento: * Danilo Corradi – Jacobin Italia, docente del liceo Amaldi e della Scuola popolare di Tor Bella Monaca * Stefano Laffi – Sociologo * Paolo Landri – Direttore ad interim di IRIDIS (Istituto di Ricerca su Innovazione Diritto Internazionale e Sostenibilità) del CNR * Monica Pasquino – Presidente di Educare alle Differenze * Marco Pollano – Insegnante di scuola primaria * Roberta Pompili – Docente della scuola pubblica, antropologa e membro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università * In collegamento speciale: Giorgio Parisi – Fisico teorico, accademico e premio Nobel per la fisica nel 2021 -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino, 30 ottobre: “Morire di naja” alla Libreria Comunardi presentazione del libro sulle morti nelle caserme
VENERDÌ 30 OTTOBRE, ORE 21:00 TORINO, LIBRERIA COMUNARDI, VIA SAN FRANCESCO DA PAOLA, 6 Si terrà venerdì 30 ottobre alle ore 21:00, presso la Libreria Indipendente Comunardi (Via San Francesco da Paola 6, Torino), la presentazione del libro “Morire di naja”, pubblicato da Zolfo Editore. Il volume, scritto a quattro mani dai giornalisti Marta Silvestre e Andrea Turco, affronta una delle pagine più drammatiche, silenziose e spesso rimosse della storia recente italiana: le morti, i presunti suicidi, i casi di nonnismo e le violenze avvenute all’interno delle caserme durante gli anni del servizio militare obbligatorio. L’incontro fa parte delle iniziative di sensibilizzazione sui temi della pace e della democrazia e vedrà la partecipazione diretta degli autori. A coordinare il dibattito sarà Davide Pelanda, in rappresentanza dell’associazione La Scuola per la Pace. L’evento è organizzato in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e con l’associazione Scuola per la Pace Torino e Piemonte. L’ingresso è libero fino a esaurimento posti. I giornalisti e i cittadini sono invitati a partecipare. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Roma, 29 ottobre: Diretta dal Senato “Contro la militarizzazione delle scuole e delle università”
GIOVEDÌ 29 OTTOBRE, ORE 11.00, SALA CADUTI DI NASSIRYA A PALAZZO MADAMA Si terrà oggi, giovedì 29 ottobre, alle ore 11.00, presso la Sala Caduti di Nassirya del Senato della Repubblica (Piazza Madama 11, Roma), la conferenza stampa dal titolo “Contro la militarizzazione delle scuole e delle università”. L’incontro nasce con l’obiettivo di accendere i riflettori e promuovere un dibattito pubblico sul crescente coinvolgimento di apparati, protocolli e figure militari all’interno dei luoghi della formazione e della cultura in Italia, esaminandone l’impatto dal punto di vista politico, giuridico, sociale e pedagogico. L’evento vedrà il confronto tra rappresentanti istituzionali, accademici, esperti del settore e il mondo dell’attivismo studentesco. Interverranno alla conferenza: * Stefania Ascari – Deputata M5S * Roberto Cataldi – Senatore M5S * Roberta Leoni – Presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università * Fabio Marcelli – Giurista, Copresidente CRED * Pitar Kamarashev – Laureato magistrale in Psicologia * Emanuele Edoardo Sassi – Attivista e studente di Scienze Fisiche * Francesca Preti – Laureata magistrale in Scienze della Formazione Primaria * Adam Khiraoui – Attivista e studente di Scienze Fisiche * Pietro Zani – Attivista e dott. in relazioni internazionali Qui la diretta. Modalità di accredito e partecipazione per la stampa: I giornalisti e gli ospiti che intendono partecipare all’evento devono obbligatoriamente accreditarsi inviando una richiesta via email all’indirizzo: ascari_s@camera.it. Nota per l’accesso al Senato: Per l’accesso alla sala è richiesto un abbigliamento consono; per gli uomini è obbligatorio indossare la giacca e la cravatta. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Tutte le piazze del 4 novembre 2026 con l’Osservatorio contro la militarizzazione: “Il 4 novembre non è la nostra festa”
IL 4 NOVEMBRE NON È LA NOSTRA FESTA!  CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLA CULTURA, CONTRO IL RIARMO E LE POLITICHE DI GUERRA, PER SOSTENERE LA PALESTINA. COSTRUIAMO L’ALTERNATIVA. PUBBLICHIAMO L’ELENCO DELLE PIAZZE DI TUTTA ITALIA IN CUI IL 4 NOVEMBRE 2026 SI SVOLGERANNO PRESIDI E MANIFESTAZIONI PER FRENARE L’AVANZATA MILITARISTICA NELLA SOCIETÀ CIVILE E, IN PARTICOLARE, NELLA SCUOLA E NELLE UNIVERSITÀ. 1. PALERMO, Piazza Sant’Antonino (stazione centrale) corteo fina a piazza Verdi, 16.00 20.00 2. CATANIA, Presidio e microfono aperto, Piazza Turi Ferro, 17.00 3. CAGLIARI, presidio piazza Gramsci, 16,30 – 18,30 4. COSENZA, incontro con docenti, studenti, studentesse e ricarcatori/tiric, La Base, ore 16:00 5. BARI, presidio 6. NAPOLI, presidio e flashmob, piazza Dante, 18 7. TERNI, presidio e raccolta firme, Piazza della Repubblica dalle ore 16 alle ore 18 8. ROMA, mattina università assemblea, pomeriggio volantinaggio al villaggio difesa, ore 12,00 – 20,00 9. PIOMBINO, presidio Donne in nero, via della Pace 27/29, ore 8:00.-9:00 10. PISA, presidio piazza Garibaldi alle 15:30 11. FIRENZE, presidio e raccolta firme, Piazza S. Ambrogio, ore 18 12. GROSSETO, presidio, Piazza Esperanto, ore 16.30 13. SIENA, presidio con lettura di poesie, Piazza Matteotti, ore 17:00 14. BOLOGNA, Piazza Scaravilli, presidio di fronte al Rettorato Unibo con raccolta firme dalle 15 alle 19 15. MASSA, presidio, raccolta firme, microfono aperto, davanti Teatro Guglielmi, ore 16.00-19.00 16. BRESCIA, teatro politico, raccolta firme, microfono aperto, Piazza Vittoria, ore 18.00 17. VERONA, presidio p.zza San Nicolò 14:30 18. TRENTO, preisdio Piazza Pasi, ore 16:00-18:30 Elenco in aggiornamento… Di seguito tutte le locandine delle manifestazioni.
La scuola non ci dà gli strumenti, la lotta sì
All’indomani dello sciopero e dei cortei del 17 ottobre, il movimento studentesco non ha rallentato. Le occupazioni, partite da Torino il 5 ottobre, si sono estese a Roma, Napoli, Firenze, Genova, Bologna, Milano, Prato, Palermo e a molte altre città, coinvolgendo decine di istituti. Lə studentə si riprendono le aule e organizzano assemblee, pranzi sociali, sportelli psicologici gratuiti e momenti di confronto. È un modo per mostrare, con i fatti, cosa significa una scuola gestita da chi la vive ogni giorno. La risposta è stata la repressione. Dopo i cortei di Milano, centinaia di giovani sono stati accompagnati in questura, moltissimi dei quali minorenni. A Torino, durante il corteo del 16 ottobre, tre minorenni sono stati portati al carcere minorile. A Bologna molte scuole sono state chiuse per impedire le occupazioni. Si risponde con le questure e le chiusure a chi chiede scuole sicure, più fondi all’istruzione e meno alle armi, e si oppone al decreto che fissa un tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi prime, a partire dall’anno scolastico 2027/28. Il movimento, però, guarda avanti. Sabato 24 ottobre i cortei sono stati convocati in almeno otto città. Il 30 ottobre lə studentə saranno in piazza con lo sciopero generale e il 20 novembre con lo sciopero studentesco europeo contro la guerra. Non è un’esplosione passeggera, ma la costruzione di una mobilitazione che vuole durare oltre l’autunno. LICEO PLINIO: UN’OCCUPAZIONE Partiamo dall’occupazione: quando è iniziata e quali sono le ragioni che vi hanno portato a questa scelta? Al Liceo Plinio siamo circa 1.600 studentə e abbiamo due sedi: quella centrale e la succursale, qui vicino. L’occupazione è iniziata lunedì 19 ottobre, dopo un’assemblea decisionale all’esterno della scuola. Abbiamo aspettato che arrivassero anche lə studentə della succursale, poi abbiamo votato: la maggioranza si è espressa a favore. A quel punto siamo entratə e abbiamo cominciato a organizzarci. Occupazione per noi non significa fermarsi: stiamo infatti costruendo corsi e momenti di confronto quotidiani, legati alle nostre istanze politiche e alle rivendicazioni che ci hanno portato a mobilitarci. Abbiamo deciso di occupare guardando a ciò che sta succedendo a livello politico e sociale, sia in Italia sia nel mondo, e anche alle proteste che arrivano dalla Francia e dalla Spagna. Ci riconosciamo nelle richieste portate in piazza in quei Paesi; a volte, anzi, ci sembra che la situazione nelle scuole italiane sia persino peggiore, soprattutto in tema di condizioni di vita all’interno delle strutture scolastiche. Le questioni politiche nazionali hanno ripercussioni reali sulla scuola e sull’istruzione. La mancanza di fondi impedisce di realizzare cambiamenti che potrebbero migliorare concretamente, ad esempio, l’accesso all’istruzione e alla socialità per le persone con disabilità. La nostra palestra, il cortile e la stessa succursale, sono inaccessibili per mancanza di accessi e rampe. EDILIZIA SCOLASTICA E DISAGIO NORMALIZZATO Rispetto, appunto, alle condizioni di vita all’interno della vostra scuola, molti dei problemi che avete oggi — bagni inagibili, acqua fredda, aule che si allagano, freddo d’inverno, caldo d’estate e barriere architettoniche — sono gli stessi di trent’anni fa e da allora non è stato fatto niente. Cosa ne pensate? È assurdo che non vengano destinati fondi sufficienti all’istruzione pubblica, alle scuole, all’edilizia e alla sanità, mentre si investono miliardi negli armamenti o in azioni a supporto di un genocidio. Nel frattempo, gli edifici scolastici vengono lasciati in condizioni inaccettabili. L’anno scorso, nella nostra scuola, alcune classi sono state chiuse perché era crollato il soffitto: se ci fosse stato qualcunə, avrebbe potuto farsi male. Già nelle assemblee cittadine avevamo cominciato a discutere di edilizia scolastica e militarizzazione. Ci siamo accortə che alcune condizioni sono diventate così abituali da sembrarci normali: nella nostra scuola ci sono bagni rotti e li accettiamo come se fosse inevitabile; vediamo i ratti in cortile e ci diciamo che va bene, perché ce n’è uno solo e non venti. Ma non dovrebbe essere così. Spesso si raccontano i giovani come in grado di adattarsi a tutto, proprio perché giovani. Ma esiste una doppia narrazione su di voi. C’è, di contro, anche quella che vi considera pigrə e perdutə. Come rispondete a questa narrazione, che descrive la vostra generazione come disinteressata alla politica e concentrata soltanto sui social? Il problema è che si parla continuamente di noi senza parlare con noi. È successo per i fatti di Milano e di Torino ed è successo anche con il dibattito sui telefoni e sui social. Credo che da parte del Governo ci sia la volontà di spostare l’attenzione su altro. Si dice che il motivo del disagio psicologico e dell’infelicità delle persone giovani dipenda dal tempo passato su TikTok, senza considerare ciò che ha davvero influito: la pandemia, le guerre e il contesto in cui siamo cresciutə. La nostra generazione parla di salute mentale più di quelle precedenti, ma questo non significa necessariamente che stia meglio. Significa anche che oggi c’è più consapevolezza e che, per fortuna, se ne può parlare. Non è corretto ridurre tutto all’uso dei cellulari o alla mancanza di interessi. Bisognerebbe chiedersi perché stiamo male e in quale mondo stiamo crescendo. Nessunə si chiede il perché delle cose che facciamo. Lo stesso accade quando si raccontano le proteste. Si parla delle vetrine distrutte a Milano e si liquida tutto come il gesto di un gruppo di ragazzə deficienti, senza chiedersi perché sia successo. Si descrive la violenza come improvvisa, senza considerare la violenza sistemica a cui siamo sottopostə ogni giorno e la repressione che viviamo anche negli spazi scolastici. CENTRO E PERIFERIA: ALLARGARE LA MOBILITAZIONE Avete poi citato le proteste francesi, ma il contesto italiano è diverso. In Francia le mobilitazioni sono partite anche dalle banlieue; in Italia, invece, le lotte studentesche sembrano spesso iniziare dai licei del centro, dove è più facile avere occasioni e strumenti per politicizzarsi. Sì, è una considerazione giusta. È necessario allargare il campo a tutta la città, evitando che la mobilitazione resti circoscritta ai licei del centro, che spesso hanno più strumenti per leggere ciò che succede. A differenza della Francia, in Italia le lotte partono sempre dalle scuole del centro e mai dalle periferie. Noi possiamo farlo perché siamo privilegiatə: abbiamo la possibilità di acquisire conoscenze e di parlare di temi, come quello della Palestina, che sono difficili e non sempre vengono raccontati in maniera corretta. Avete quindi ragionato su come coinvolgere le periferie e gli istituti tecnici? In Italia la situazione politica studentesca è più complicata anche per il rapporto con le organizzazioni sindacali. Eppure, il 16 ottobre è stata una data importante per molti istituti romani. Anche con la mobilitazione «Blocchiamo tutto» dello scorso anno avevamo organizzato diverse assemblee cittadine: in piazza si è vista la possibilità di collaborare, mettendo da parte le appartenenze organizzative e coinvolgendo anche gli istituti tecnici. Rispetto agli anni precedenti, e già a partire dall’anno scorso, vediamo un legame più forte tra le lotte. «Blocchiamo tutto» ha avuto una dimensione internazionale: osserviamo quello che succede altrove, ci riconosciamo nelle rivendicazioni delle altre persone e prendiamo esempio dalle loro pratiche. Si sta costruendo una solidarietà tra studentə, anche attraverso i contatti con chi arriva da città come Milano e Torino. Forse non c’è ancora una comunicazione diretta e strutturata tra tutte queste realtà, ma sta crescendo una forma di sostegno e protezione reciproche. Dobbiamo poi estendere le assemblee cittadine e costruire occasioni di confronto con studentə di altri Paesi. Avevamo pensato di invitare alcunə compagnə francesi, ma non ci siamo riuscitə; probabilmente organizzeremo un collegamento. PARTECIPAZIONE: DIRITTI SULLA CARTA, OSTACOLI NELLA PRATICA In una nota relativa alle occupazioni e alle manifestazioni di questi giorni, il Ministro Valditara ha sostenuto l’inutilità delle occupazioni e delle manifestazioni perché, a suo dire, all’interno delle scuole italiane esistono già spazi e momenti previsti per il libero confronto studentesco. Vi ritrovate in questa affermazione? Gli strumenti istituzionali vi permettono davvero di esprimervi, decidere e migliorare la scuola? Il ministro lo sentiamo soprattutto attraverso le barriere socioculturali e patriarcali che continua a riproporre. Gli strumenti di partecipazione, sulla carta, esistono, ma nella pratica spesso non riusciamo a utilizzarli pienamente. Dopo l’occupazione, parlando con lə preside, ci è stato detto che avremmo dovuto sfruttare gli spazi di partecipazione studentesca che già abbiamo. Ma come possiamo farlo se incontriamo ostacoli persino nell’organizzare un’assemblea? Prima dell’occupazione, ad esempio, volevamo svolgere un’assemblea nel cortile, ma non ci hanno permesso di prendere le sedie, nonostante il terreno fosse bagnato per la pioggia della sera prima. Ci è stata presentata una questione di sicurezza: ma quale pericolo c’è nel prendere una sedia da un’aula e portarla fuori? Sembra che nulla di quello che facciamo vada bene. Lə collaboratorə scolasticə ci hanno detto che era una “disposizione della presidenza”, che a sua volta aveva detto che era una “disposizione dall’alto”. È questo il punto: non ci viene mai detto chiaramente né il perché delle cose né chi lo decide. Non possiamo neppure svolgere le assemblee di classe previste senza la presenza di unə docente, con la giustificazione che potrebbe succedere qualcosa. Ma durante un’assemblea dobbiamo poter parlare dei problemi che viviamo, anche quando riguardano unə insegnante. Se siamo obbligatə a discutere sempre in presenza del personale docente, non abbiamo piena libertà di confronto. Se ci vengono impedite le assemblee o vengono ostacolati i progetti, è difficile sostenere che basti rivolgersi agli organi istituzionali per cambiare le cose. Ci dicevate che durante questa occupazione state organizzando corsi e portando avanti progetti vostri. Nella normale organizzazione scolastica vi viene data la possibilità di proporre attività extra? Nella nostra scuola esiste il comitato studentesco, composto dalle persone rappresentanti di classe, di consulta e d’istituto. La componente studentesca propone molti progetti: non è una proposta individuale, ma una richiesta condivisa. Negli anni abbiamo elaborato tanti progetti, tra cui, ad esempio, quello sui corpi e sull’educazione sessuo-affettiva: sono iniziative che partono dal basso, ma non dovrebbero essere lasciate soltanto alla nostra iniziativa. Sono state tutte bocciate. Rispetto al progetto «Abitari i nostri corpi», alcunə professorə lo hanno apertamente ostacolato, impedendo che la discussione arrivasse al collegio docenti. A scuola si insiste sull’apprendimento delle formule matematiche, ma si dovrebbe riconoscere anche il valore di percorsi che aiutano a comprendere le relazioni, il rispetto e la società in cui viviamo. Spesso ci viene risposto che la scuola offre già i corsi pomeridiani di Scuole aperte e che dovremmo inserire lì le nostre iniziative. Ma sono due cose diverse. Dopo sei o sette ore di lezione, chiedere a lə studentə di fermarsi per un’altra ora o due significa raggiungere soprattutto chi ha già una certa consapevolezza e la possibilità di partecipare. Noi vogliamo coinvolgere tuttə, in modo trasversale, non soltanto chi frequenta già le assemblee o si interessa a questi argomenti. Quando proponiamo di svolgere le attività durante l’orario scolastico, ci viene detto che vogliamo soltanto saltare le lezioni! È un modo per delegittimare le nostre richieste. Lo stesso è successo durante il corteo del 16 ottobre, a cui hanno partecipato circa 500 studentə: si finisce per accusarci di sottrarre tempo allo studio, senza interrogarsi sulle ragioni della mobilitazione. E quali attività extracurriculari vi propone invece la scuola? Ogni anno abbiamo corsi legati alla cosiddetta “educazione alla legalità”. L’anno scorso ad esempio è stato organizzato un viaggio in Sicilia sul tema della mafia. Prima di quell’evento sono venuti a scuola alcuni Carabinieri e avvocatə in giacca e cravatta a spiegarci quanto sia sbagliato compiere una serie di azioni illegali, tra cui occupare la scuola. L’anno scorso poi, unə nostrə professorə ha aderito a un progetto con l’Aeronautica militare. È stata un’esperienza negativa: alcunə militari hanno parlato a lungo di come il sessismo nelle Forze Armate non esisterebbe più e di come sarebbe ormai stato sconfitto. È un esempio di come la militarizzazione entri sempre di più nell’ambiente scolastico. Anche quando si parla di droghe, vengono i Carabinieri a spiegarci quanto faccia male fumare cannabis, mostrando immagini del cervello prima e dopo. Ci chiediamo perché debbano essere loro a occuparsi di questo tema: non sarebbe più opportuno coinvolgere professionistə della salute? E perché si insiste su alcune sostanze senza affrontare con la stessa attenzione altri consumi, come quello dell’alcol? SESSISMO, DISCRIMINAZIONE E SICUREZZA Vorrei tornare sul sessismo. Avete provato a proporre progetti sull’educazione sessuo-affettiva e sul rispetto dei corpi, ma avete incontrato ostacoli. Come vivete, da giovani donne, la cultura patriarcale di questo periodo? Come incidono sulle vostre relazioni i social e la pressione estetica? E quali strumenti servirebbero per parlare del corpo, del consenso e delle relazioni? Penso che noi non possiamo stare tranquille da nessuna parte: né per strada, né a scuola, né a casa. Non ci sentiamo mai al sicuro. Se esci la sera, trovi qualcuno che ti molesta; può succedere a una festa, sull’autobus, in metropolitana, ovunque. Viviamo in una situazione di disagio continuo. E c’è sempre qualcunə prontə a giustificare quello che ti è successo. È una cosa così frequente che finisce per essere normalizzata. A volte, quando qualcuno fischia per strada, quasi ti senti sollevata: pensi che si limiterà a quello, che resterà dall’altra parte della strada e non verrà a importunarti direttamente. Questo tipo di atteggiamenti deriva da una considerazione del corpo femminile come oggetto. Attraverso i media, per esempio, le donne vengono spesso esibite come elementi puramente decorativi, secondo uno standard di bellezza molto preciso. Come affrontate questa pressione? I social e la televisione alimentano continuamente l’idea che ciò che conta sia come appariamo, non come siamo. Ci descrivono come soprammobili. La pressione estetica diventa così ancora più presente nella vita quotidiana. Quali strumenti può avere una giovane donna per uscire da questa gabbia, soprattutto se non ha una formazione politica o transfemminista? Non so se questa gabbia si possa distruggere, però penso che sia fondamentale stare insieme, costruire una sorellanza e trovare sostegno nelle altre. Voglio aggiungere una cosa: il patriarcato lo si può distruggere. Dobbiamo crederci, perché è anche per questo che lottiamo. È vero, ma mi rendo conto che il patriarcato è radicato anche dentro di me. Mi considero una persona abbastanza politicizzata, eppure a volte mi accorgo di riprodurre meccanismi maschilisti, anche durante le assemblee. È un percorso di decostruzione lungo, perché siamo cresciute in una società costruita culturalmente in un certo modo. La decostruzione è difficile e richiede tempo: la lotta serve anche a cambiare progressivamente il modo in cui pensiamo e agiamo. Le generazioni attraversano fasi storiche diverse e ciascuna aggiunge qualcosa. Il linguaggio e la consapevolezza che esistono oggi a scuola non sono paragonabili a quelli di vent’anni fa. Il mondo in cui vivete è più complesso, ma dal basso si stanno costruendo strumenti di comprensione e autodifesa. La scuola, però, spesso non li fornisce. Un’altra questione è quella legata all’integrazione: nella vostra esperienza quotidiana, esistono davvero le divisioni – come quelle evocate dalle parole “maranza” o “straniero” – di cui si parla nel dibattito pubblico? Il Plinio si trova vicino a Termini e accoglie studentə che arrivano sia dal centro sia dalle periferie: convivono quindi esperienze e background molto diversi. Il limite alla presenza di studentə stranierə nelle classi, di cui si è discusso nel dibattito sulla scuola, è inutile. Trovo già problematico parlare di «stranierə» come se fosse una categoria omogenea. Una misura di questo tipo rischia di discriminare sulla base della provenienza e di mettere in discussione il diritto all’istruzione pubblica, che dovrebbe essere garantito a tuttə come previsto dalla Costituzione. La cittadinanza, inoltre, è una questione complessa. Non si può ridurre una persona all’immagine dell’immigratə arrivatə con i barconi, né trattarla come se avesse meno diritto delle altre persone a frequentare la scuola. DALL’AUTUNNO ALLA MOBILITAZIONE PERMANENTE Dopo lo sciopero del 16 ottobre, che ha avuto una partecipazione importante, come pensate di proseguire la mobilitazione? E come intendete rafforzare la convergenza tra scuole del centro e della periferia, a livello nazionale ed europeo? La prossima data importante è il 30 ottobre, con lo sciopero per i porti, a cui parteciperemo come scuola. Vogliamo continuare a costruire date di mobilitazione, per evitare che succeda quello che è accaduto l’anno scorso con la Palestina: quando l’attenzione mediatica è calata, anche la presenza nelle strade si è ridotta. Come collettivi ci siamo dettə che non dobbiamo limitarci all’autunno, il periodo in cui si concentrano più manifestazioni e mobilitazioni, per poi fermarci durante il resto dell’anno. La lotta deve essere continua. State pensando anche di aprire vertenze specifiche sulle condizioni strutturali delle scuole e di portare le vostre rivendicazioni al Ministero? Stiamo ancora ragionando su come organizzarci, ma sì. Anche nell’ultima manifestazione siamo andatə davanti al Ministero dell’Istruzione, perché è lì che vogliamo far arrivare le nostre richieste. L’obiettivo è superare la dimensione simbolica della protesta e fare in modo che le rivendicazioni si traducano in interventi concreti. Dobbiamo fare pressione sulle istituzioni. Una delle nostre rivendicazioni più immediate nei confronti della presidenza è la creazione di una sorta di tavolo permanente per discutere dell’edilizia scolastica. Fino all’anno scorso, all’interno del comitato studentesco, ci eravamo divisə in commissioni: una transfemminista e una dedicata all’edilizia. Quest’ultima raccoglieva, per esempio, fotografie dei soffitti che cadevano e delle condizioni degli spazi. È importante che queste iniziative partano anche da lə studentə, senza aspettare che siano sempre lə professorə a occuparsene. Non possiamo delegare tutto a chi, magari, non interviene. Vogliamo documentare i problemi, discuterli e trasformarli in rivendicazioni collettive. Tutte le foto sono di Marta D’Avanzo Questo articolo è gratuito ma produrlo richiede tempo e impegno. Per mantenere la nostrainformazionelibera e accessibile abbiamo bisogno del tuo contributo, anche piccolo. Trasforma la tua lettura in un atto di sostegno. Clicca sul banner qui sotto e fai una donazione. 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October 29, 2026
DINAMOpress
La crisi della scuola neoliberale e la battaglia per l’egemonia/1
La scuola neoliberale viene spesso descritta come il paradigma ancora attuale della scuola contemporanea e tale lettura sembra oggi incontrare una diffusione più ampia, ma questa descrizione, benché senz’altro colga una parte della realtà, rischia di essere insufficiente e di non cogliere le trasformazioni contemporanee dei sistemi di istruzione. Ma […] L'articolo La crisi della scuola neoliberale e la battaglia per l’egemonia/1 su Contropiano.
October 29, 2026
Contropiano
[Nota di classe] Tutt* in piazza! (1/5: trasmissione intera)
Corrispondenza da Madrid con una compagna che ci aggiorna sulle mobilitazioni in corso nelle scuole e nelle università: le richieste specifiche (molto simili a quelle nostre) e la saldatura con le lotte degli altri settori sociali. Seconda corrispondenza con una genitrice dell'Albertelli che spiega quanto accaduto a tre studenti minorenni davanti al liceo sabato 24 ottobre: qui la lettera di un gruppo di loro sulla vicenda che pone seri interrogativi sulla deriva autoritaria della polizia. Stessi comportamenti avvenuti nel liceo Giordano Bruno dove la polizia è intervenuta e ha condotto in commissariato un gruppo di studenti e studentesse che avevano annunciato l’occupazione della scuola: il racconto di alcune protagoniste. Terminiamo con l'analisi politica di un docente di scuola secondaria che riflette sullo sciopero generale indetto da diversi sindacati di base per venerdì 30 ottobre. Tutt* in piazza!   
October 28, 2026
Radio Ondarossa
Diretta Assemblea online 28 ottobre: Rafforziamo lo sciopero del 30 ottobre, costruiamo il 4 novembre
RAFFORZIAMO LO SCIOPERO DEL 30, COSTRUIAMO IL 4 NOVEMBRE: LA CONOSCENZA NON MARCIA INVITA ALLA DISCUSSIONE. Qui la diretta del video dell’Assemblea. A cosa serve la conoscenza se non produce una idea di futuro? La campagna “La conoscenza non marcia” è cresciuta nel tempo: è partita da un insieme di docenti universitari, coinvolgendo poi diverse organizzazioni del mondo della scuola, del sindacalismo conflittuale, delle organizzazioni di studenti e studentesse. Nell’ultimo mese questa rete ha prodotto il lancio ufficiale della petizione alla Camera, raccogliendo un numero di firme (oltre 4mila) al di sopra delle aspettative, e un numero di piazze rilevante: il 28 settembre sono state prodotte iniziative in 25 città intorno alla raccolta firme. A queste vanno aggiunte le decine di iniziative in scuole, università e spazi cittadini, avvenute prima e dopo la data di lancio. Ma, al di là dei numeri, abbiamo verificato la pertinenza dello strumento, radicale nei contenuti ed agibile per tutte e tutti. Soprattutto, ci sembra sia un meccanismo in grado di produrre iniziativa politica, agitare la mobilitazione e saldare il settore (strategico) della conoscenza con gli altri comparti produttivi che si stanno attivando nell’ambito del più generale contrasto alle tendenze alla guerra generalizzata, totale, sicuramente imperialista e probabilmente nucleare. La scelta che abbiamo fatto fin dall’inizio è quella di una alleanza – tra docenti e studenti, oltre che tra scuola e università – di energie indipendenti che oggi vanno necessariamente messe in dialettica con il contesto storico in cui appaiono diverse scintille in grado di trasformarsi in fuochi ardenti e che vedono nell’istruzione un contenitore di contraddizioni su cui agire: le mobilitazioni contro la leva in Germania, le occupazioni e la determinazione messa in campo dal mondo studentesco francese, lo sciopero internazionale dei porti, la ripresa in piazza dell’opposizione al genocidio del popolo palestinese, le diverse occupazioni negli istituti superiori nel nostro paese, sembrano disegnare un quadro rinnovato di opposizione alla guerra imperialista che si salda con il disagio per le condizioni di vita quotidiana di masse sempre più allargate di persone. La conoscenza non marcia ha fatto parte di quella enorme assemblea dei portuali di Genova lo scorso 3 ottobre, che ha lanciato lo sciopero del 30 ottobre, adesso diventato sciopero generale. Riteniamo necessario e fondamentale costruire un percorso che rafforzi quell’ipotesi di rilancio che potrebbe generare un meccanismo analogo al “blocchiamo tutto” dello scorso autunno, così come pensiamo sia doveroso costruire una mobilitazione generalizzata il 4 novembre, nella giornata delle forze armate da sovvertire simbolicamente nella giornata di opposizione alla guerra. Per questi motivi invitiamo tutte le realtà aderenti a La conoscenza non marcia, e tutte le soggettività che vi ruotano intorno, ad una assemblea online il 28 di ottobre alle ore 16: stiamo proponendo una assemblea vera, che abbia il 30 ottobre e il 4 novembre come obiettivi, e la prosecuzione di un percorso comune come orizzonte. Pensare che esse possano essere affrontate e risolte nei dibattiti interni a quei mondi, è un errore fatale, figlio di una idea narcisista e solipsistica della cultura: viceversa, è necessario costruire un dialogo costante con l’esterno. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
BRESCIA: CENTINAIA DI STUDENTESSE E STUDENTI OCCUPANO IL LICEO LEONARDO DI VIA BALESTRIERI
A Brescia studentesse e studenti hanno occupato il liceo Leonardo di via Balestrieri, 6, che conta poco meno di 2mila alunni, divisi in un’ottantina di classi tra indirizzi liceali scientifici, linguistici e artistici, in zona sudest della città. Nella mattinata di mercoledì 28 ottobre 2026 centinaia di studentesse e studenti si sono ritrovati all’ingresso, esponendo un grande striscione con la scritta “Leonardo Occupato”, sulla scorta della mobilitazione studentesca contro carovita, tagli all’istruzione pubblica, riarmo ed economia di guerra e mancanza di futuro. All’ingresso dentro il liceo per fare partire l’occupazione, la dirigenza scolastica ha filmato studentesse e studenti cercando di impedire l’iniziativa, ma a centinaia sono comunque entrati nell’istituto per far iniziare l’occupazione. La corrispondenza dal liceo Leonardo di Brescia con Francesco, della Redazione di Radio Onda d’Urto. Ascolta o scarica L’audio dell’annuncio dell’occupazione da parte di uno studente del liceo Leonardo. Ascolta o scarica
October 28, 2026
Radio Onda d`Urto
Colle di Val d’Elsa, l’eroe fascista Bandini commemorato da istituzioni e scuole
Da 26 anni il 28 ottobre viene commemorata la morte del fascista colonialista Roberto Bandini, in una piazza a suo nome. Nato a Colle di val d’Elsa, si arruola nelle camicie nere a 18 anni come volontario e parte per la campagna coloniale etiope. L’evento organizzato dal comune e dall’Associazione Paracadutisti d’Italia avviene ogni 28 ottobre, anche se Bandini è morto il 25 ottobre; la data sembra non essere casuale, essendo che il 28 ottobre si svolge un altro grande anniversario: la marcia su Roma. Presenzia ad onorare il defunto fascista il sindaco Piero Pii. Il comune eroga e promuove in collaborazione con l’associazione nazionale dei Paracadutisti della Folgore, delle borse di studio a nome del fascista, a cui possono partecipare student* dai 14 ai 20 anni. Infatti ogni anno a questo evento sono caldamente invitate le scuole del territorio Colligiano, che presenziano la commemorazione di un militare fascista con canti militari e forze dell’ordine. Nella dicitura della borsa di studio il comune descrive Roberto Bandini come l’eroe colligiano (clicca qui per il bando). Da una prospettiva antifascista e antimilitarista, la celebrazione annuale di Roberto Bandini a Colle di Val d’Elsa rappresenta una grave mistificazione storica che utilizza le istituzioni pubbliche e la scuola per sdoganare la retorica bellicista e il passato coloniale italiano. Presentare come un “eroe” e un modello per i giovani un soldato che scelse volontariamente di arruolarsi nelle camicie nere per partecipare alla sanguinosa aggressione coloniale in Etiopia — un’operazione segnata da crimini di guerra e violenze sistematiche contro le popolazioni locali — significa ribaltare i valori democratici e civili. Il fatto che il bando della borsa di studio, rivolto a studentesse e studenti in età scolare, utilizzi parole d’ordine come “amor di patria” ed “esempio di sacrificio” applicate a contesti di guerre di aggressione fasciste costituisce un’inaccettabile operazione di indottrinamento e normalizzazione della violenza militare. Sul piano strettamente politico e simbolico, la scelta di mantenere la commemorazione il 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, è una provocazione insostenibile per un’istituzione democratica. Spostare la memoria della morte dal 25 al 28 ottobre rivela la chiara volontà di evocare il calendario liturgico del Ventennio, camuffando la celebrazione nostalgica sotto il velo formale dell’onore militare. La partecipazione attiva del sindaco e delle autorità civili a un evento che unisce canti d’arma, forze dell’ordine e scolaresche non fa che legittimare la continuità di un culto della forza e del militarismo. Le istituzioni nate dalla Resistenza e dalla Costituzione antifascista dovrebbero promuovere la cultura della pace, del rifiuto della guerra e della decolonizzazione della memoria, anziché finanziare e patrocinare cerimonie che riabilitano figure organiche ai regimi dittatoriali. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente