«A me il consenso sembra un po’ come la pastasciutta»
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Tag - scuola
Appunti Resistenti per la libertà d’insegnamento
L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ
INSIEME A DOCENTI PER GAZA HA ELABORATO UN LIBRETTO, CHIAMATO IN MANIERA
EVOCATIVA APPUNTI RESISTENTI PER LA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO, CON LO SCOPO DI
RICORDARE AI COLLEGHI E ALLE COLLEGHE I DIRITTI CHE POSSIAMO RIVENDICARE DAVANTI
AI TENTATIVI DI CENSURA, REPRESSIONE E INTIMIDAZIONE NEL CASO DI INIZIATIVE CHE
NON PIACCIONO AL GOVERNO, COME QUELLE LEGATE ALLA QUESTIONE PALESTINESE CHE
ULTIMAMENTE HA VISTO ANCHE L’INTERVENTO DEGLI ISPETTORI IN ALCUNE SCUOLE. SI
INVITANO I/LE DOCENTI A SCARICARE IL PDF E A FAR CIRCOLARE IL MATERIALE PER UNA
MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA DELLA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO GARANTITA DAL DETTATO
COSTITUZIONALE.
PARTE PRIMA – INTRODUZIONE E MOTIVAZIONI DELL’OPUSCOLO
Le recenti ispezioni ministeriali che hanno interessato alcune scuole,
“colpevoli” di aver invitato Francesca Albanese a parlare di Palestina,
rappresentano un ulteriore salto di qualità della repressione nel nostro Paese.
Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e
Docenti per Gaza crediamo che sia molto importante reagire in modo coordinato e
visibile a questo attacco alla libertà di insegnamento, anche perché niente
possono gli ispettori di fronte alla normativa che ci tutela pienamente.
Questo opuscolo è pensato sia come strumento politico e guida normativa che come
proposta concreta sul piano della didattica: se vogliono colpire la libertà di
insegnamento, come docenti abbiamo il dovere di difendere tale norma di rango
costituzionale e rivendicarla all’interno del nostro lavoro quotidiano; se
rinunciamo a parlare di Palestina, a scegliere autonomamente gli esperti che
devono entrare nelle nostre scuole, allora avranno avuto ragione a “colpirne uno
per educarne cento”.
LA SITUAZIONE
Contro il genocidio del popolo palestinese si è sviluppata una mobilitazione
come mai nel recente passato. La scuola, in tutte le sue componenti, ha svolto
un ruolo fondamentale, contribuendo a formare quel senso comune generale di
condanna di fronte a una massima ingiustizia. Si è così evidenziata una enorme
distanza fra il Parlamento italiano, quasi tutto schierato per la guerra e il
riarmo, e la maggioranza dell’opinione pubblica che, in un’ottica
antimilitarista, vuole una vera pace in Palestina e la fine del conflitto
russo-ucraino. A conferma di questa enorme distanza si veda l’immediata reazione
popolare rispetto alle gravissime vicende in corso in Venezuela.
Le mobilitazioni popolari contro le guerre hanno fatto e fanno paura. Invece di
ascoltarne le ragioni, maggioranza e buona parte dell’opposizione, appoggiate da
quasi tutti i media, hanno amplificato singoli episodi, del tutto marginali
rispetto al quadro generale, per iniziare un’opera di delegittimazione delle
proteste e, conseguentemente, di repressione. Denunce, multe, arresti, negazione
degli spazi per discutere, assalti squadristici per impedire i dibattiti: la
cronaca di questi giorni testimonia della gravità della situazione.
Solo chi non vuole vedere non si accorge del cosiddetto “doppio standard” messo
in atto da chi ci governa (ciò che ritengo legittimo per la mia parte, diventa
intollerabile se compiuto dai miei “nemici”) e non si accorge del tentativo di
rendere “normale” la guerra e necessari il riarmo e la leva militare.
A SCUOLA
In questo quadro, ispettori ministeriali sono stati inviati nelle scuole per
controllare l’operato di docenti, studentesse e studenti, in nome di un supposto
diritto al contraddittorio, che dovrebbe impedire la strumentalizzazione
dell’istruzione.
La nota ministeriale n. 6545 del 12 dicembre 2025, paradossalmente, afferma il
ruolo formativo, democratico, pluralistico della scuola, ma di fatto lo vìola,
criminalizzando proprio quelle attività che sono pluralistiche, democratiche e
formative, in quanto forniscono dati di informazione e studiano criticamente la
situazione palestinese.
Si tratta quindi di una intimidazione politica nei confronti di dirigenti
scolastici, docenti, studenti e studentesse, che però non ha una base normativa.
* In primo luogo, va ricordato che la Scuola pubblica statale è per sua natura
“pluralistica”, in quanto il personale viene reclutato non in base a una
specifica appartenenza ideologica (come avviene nelle scuole private “di
tendenza”), ma attraverso una pubblica selezione, e ciò fa sì che studentesse
e studenti e le stesse famiglie incontrino docenti e personale sicuramente di
diversa formazione e orientamento politico e culturale.
* In secondo luogo, va ricordato che esiste il Testo unico, tuttora in vigore
(Decreto Legislativo n. 297/1994) che, attraverso gli organi collegiali,
regola la vita democratica della scuola. Un testo che devono rispettare anche
i dirigenti scolastici, visto che, secondo il Decreto Legislativo n.
165/2001, questi ultimi devono operare «nel rispetto delle competenze degli
organi collegiali scolastici».
* Infine, è utile ribadire quanto previsto nell’art. 33 della nostra
Costituzione: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento»,
concetto ribadito anche nel CCNL.
Ma torniamo alle ispezioni. Si è, innanzitutto, determinato un clima di paura e
di intimidazione, che ha portato dirigenti scolastici zelanti ad annullare
iniziative già programmate, mentre diversi docenti hanno dovuto giustificare il
loro operato, dimostrando così che l’obiettivo del ministro non era certo quello
di garantire il pluralismo/contraddittorio, ma, molto più banalmente, di
impedire che si discutesse del genocidio del popolo palestinese. Un intento
confermato dal fatto che ciò è avvenuto unicamente sulla Palestina, mentre in
passato il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, non ha mai
invocato il criterio del pluralismo/contraddittorio rispetto alla presenza nelle
scuole di esperti esterni.
COME REGOLARSI IN QUANTO DOCENTI
A nostro avviso basterebbe seguire la normativa che regola il mondo della
scuola. Proviamo a ricapitolare:
* ogni scuola approva un proprio PTOF. All’interno di questo documento,
coerentemente con i nostri principi costituzionali, vengono esplicitati gli
orientamenti generali e le priorità rispetto all’azione educativo-didattica.
* tutto ciò che viene programmato coerentemente col PTOF è pienamente
legittimo. Addirittura la normativa vigente prevede anche (art. 3, comma 2,
d.P.R. n. 275/1999, come modificato dall’art. 1, comma 14, della l. n.
107/2015) il rispetto delle cosiddette opzioni di gruppo minoritario.
* negli ultimi anni una programmazione unitaria è inoltre prevista rispetto
all’Educazione Civica e all’Orientamento. Tale programmazione unitaria va
articolata all’interno dei singoli Consigli di Classe.
* per quanto riguarda l’Educazione Civica (l. n. 92/2019 e Linee Guida d.m. n.
183/2024) i consigli di classe possono individuare le tematiche trasversali
e, per esempio, potrebbero indicare come centrale (come è avvenuto in alcune
realtà) il tema della pace e della guerra.
* per quanto riguarda l’Orientamento (Linee Guida d.m. n. 328/2022 e successive
Note di attuazione), esso viene definito come un processo che accompagna
tutto il percorso scolastico, con l’obiettivo di formare cittadini
consapevoli, capaci di scegliere e di riprogettarsi in un mondo in rapido
cambiamento. Conoscere e saper comprendere i conflitti non vi è dubbio che
aiuti a formare cittadini consapevoli.
QUINDI UN PROGETTO SULLA PACE E SULLA GUERRA, INDIVIDUALE E/O COLLETTIVO, È DEL
TUTTO LEGITTIMO E PREVISTO DALL’ATTUALE ORDINAMENTO SCOLASTICO.
LA FUNZIONE DOCENTE
Spetta al/alla singolo/a docente articolare il lavoro, grazie alla propria
professionalità, durante le ore di lezione e utilizzare, nei modi che ritiene
più opportuni, l’eventuale contributo di esperti esterni, con l’unica condizione
che questi ultimi non esprimano idee contrarie alla Costituzione. Del resto, è
del tutto impossibile pensare a un “contraddittorio permanente”, modello mutuato
dai talk show televisivi e orientato a generare tifoserie invece che sviluppare
il pensiero critico dei discenti a partire dai processi di ricerca.
Infine, per quanto riguarda gli/le esperti/e esterni eventualmente
invitati/presenti nelle assemblee studentesche di istituto (scuola secondaria di
secondo grado), anche in questo caso basta rispettare la normativa vigente,
d.lgs. n. 297/1994 e Statuto delle studentesse e degli studenti.
In particolare l’art. 13, comma 6, del d.lgs. n. 297/1994 prevede che: «Alle
assemblee di istituto svolte durante l’orario delle lezioni, ed in numero non
superiore a quattro, può essere richiesta la partecipazione di esperti di
problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, indicati dagli studenti
unitamente agli argomenti da inserire nell’ordine del giorno. Detta
partecipazione deve essere autorizzata dal Consiglio d’Istituto».
Se questi passaggi normativi risultano rispettati, qualsiasi ispezione non potrà
fare altro che constatare la correttezza dell’operato di quelle docenti e quei
docenti che hanno ritenuto formativo ed essenziale per il loro lavoro educativo
portare studenti e studentesse a conoscenza non solo degli aspetti economici,
ideologici, geopolitici, etici, ma anche del coinvolgimento altissimo delle
popolazioni civili – fino ad arrivare alla volontà genocida – che caratterizza
le guerre a noi contemporanee.
FAQ
1. Se ho deciso di invitare un/a esperto/a nelle mie ore di lezione, devo per
forza passare dal Consiglio di Classe?
No. Durante la propria ora di lezione in caso in cui si segua la propria
programmazione disciplinare, che può essere modificata nell’effettivo percorso
di insegnamento-apprendimento, possono essere invitati esterni per
approfondimenti; il passaggio per il consiglio di classe può essere un’ulteriore
tutela, ma non un obbligo. La comunicazione alla D.S. è d’obbligo solo per
quello che riguarda la faq n. 2.
* Se ho deciso di invitare un/a esperto/a nelle mie ore di lezione, devo per
forza comunicarlo al dirigente?
Si, ma solo se l’esperto viene in presenza per motivi di sicurezza e
assicurazione; un intervento on line non ha bisogno di autorizzazione; qualora
il Dirigente scolastico sollevi problemi, rivolgersi al proprio sindacato.
* Cosa devo scrivere sul registro?
Ogni docente ha l’obbligo di tenere aggiornato il registro elettronico con le
attività svolte (art. 41 del R.D. 30/04/1924 n. 965). È sufficiente scrivere
l’argomento della lezione.
* Sono obbligata/o a comunicare ai genitori preventivamente la presenza di un
esperto?
No, se svolto all’interno della propria programmazione e della propria ora di
lezione (così come non si comunica la visione di un film, la scelta di un
documento o qualsiasi approfondimento disciplinare[1] [2] [3] ); si può
prevedere, tuttavia, di inserire nel registro l’eventuale incontro proprio anche
al fine di sottolineare la libertà di insegnamento. Se il progetto rientra nella
programmazione del consiglio di classe consigliamo di scrivere sul registro
l’attività che si svolgerà.
* Quali sono brevemente e precisamente i passaggi che consigliate di fare in
modo da essere blindati da un punto di vista normativo?
a) Nella propria ora di lezione, se si tratta un argomento inerente la
disciplina insegnata e la programmazione prevista, il docente non ha alcun
obbligo da rispettare, se non eventualmente quello di informare preventivamente
il dirigente scolastico che nel giorno e nelle ore stabilite sarà presente nei
locali della scuola un esperto esterno.
b) Nella propria ora di lezione, se si tratta un argomento non inerente la
disciplina insegnata, ma previsto nel PTOF o nella propria programmazione come
attività di educazione civica o orientamento, il/la docente non ha alcun obbligo
da rispettare, se non eventualmente quello di informare preventivamente il
dirigente scolastico che nel giorno e nelle ore stabilite sarà presente nei
locali della scuola un esperto esterno.
* Possono gli studenti chiamare un/una esperto/a esterno/a durante l’assemblea?
Si, per un totale di 4 volte l’anno (art. 13, comma 6, del d.lgs. n.
297/1994) con la delibera del Consiglio di istituto. In molte scuole i
consigli di istituto, per accelerare la procedura, ad ogni inizio di anno
scolastico, delegano con specifica delibera, la Giunta esecutiva o
addirittura il dirigente scolastico a valutare la congruità dell’intervento
esterno con le norme di legge le regole interne alla scuola e autorizzare
l’intervento. Si sconsiglia di non concedere tale delega al DS in difesa del
ruolo degli organi collegiali.
* Anche se non sono di materie umanistiche posso affrontare argomenti di
attualità storico-politica?
Si, inserendoli nelle ore di orientamento e di educazione civica; se diverso
da quanto previsto nella programmazione del consiglio di classe questo va
coinvolto.
* Quali sono brevemente e precisamente i passaggi che consigliate di fare in
modo da essere blindati da un punto di vista normativo?
Vedi faq n.1.
TABELLA DI SINTESI PER APPROVAZIONE PROGETTI RESISTENTI A QUALUNQUE ISPEZIONE
periodoorgano collegialecose da faresuggerimentiAgosto/ settembrecollegio
docenti• Controllo della conformità del progetto con il PTOF punti da
attenzionare: • Obiettivi Educativi: Definisce gli obiettivi generali e
specifici, in linea con le indicazioni nazionali e le esigenze locali. •
Progettazione Curricolare: -Dettaglia i percorsi disciplinari, i curricoli, le
metodologie didattiche e i criteri di valutazione per ogni materia e classe. •
Progettazione Extracurricolare: Include attività extra, come laboratori,
progetti speciali, scambi culturali, viaggi di istruzione, che arricchiscono
l’offerta. settembreDipartimenti e poi Collegio docenti
consiglio di classe: prime intese sulla programmazione di classe•durante la
elaborazione del PTOF o del suo aggiornamento annuale ad opera dei dipartimenti;
inserimento del progetto/attività nel punto all’o.d.g • inserimento del
progetto/attività nel punto all’o.d.gessere generici (tipo “attività di
interesse formativo riguardo i diritti umani”) essere generici (tipo
“attività di interesse formativo riguardo i diritti umani”)ottobre
/novembreconsiglio di classe• inserimento del progetto/attività nel punto
all’o.d.g “programmazione della classe”; • inserimento del progetto/attività
in uno di questi “scatoloni”: –orientamento; -ed. civica; -FSL.Se non si ha già
il progetto specifico da inserire, essere generici, e far mettere a verbale gli
obiettivi educativi del PTOF che si intendono valorizzare con le proprie
proposte; lo “scatolone” Orientamento è il più flessibile e modificabile nel
corso dell’anno scolastico, quindi puntare su questo se si vuole avere la
possibilità di inserire una attività specifica successivamente; riguardo alla
Formazione Scuola Lavoro, ricordiamo che anche le scuole in quanto enti pubblici
possono essere struttura ospitante.dicembre/febbraio
fino a fine annoconsigli di classe o scrutini• inserimento del progetto/attività
nel punto all’o.d.g “ulteriore eventuali intese sulla programmazione della
classe” o in alternativa segnalazione dell’attività al cdc e al Tutor per
l’orientamento; • se il progetto/attività non può essere comunicato per la
breve tempistica, in un cdc: avvisare i membri del consiglio di classe, e p.c.
la dirigenza tramite mail istituzionale;A.A.A. per ogni progetto/attività
deliberato va data pronta comunicazione tramite la funzione “agenda” del
registro elettronico. In tal modo, infatti, saranno avvisati tutti i soggetti
coinvolti, direttamente o indirettamente, nell’attività della classe (docenti
del C.d.C., alunni, genitori). N.B.: anche nei casi in cui si è soliti
comunicare tramite whatsapp et similia, dopo le comunicazioni e le adesioni
mandare comunque una mail all’intero consiglio, e p.c. alla dirigenza, in cui si
formalizza l’adesione al progetto, iniziando la mail con la seguente dicitura
“Come anticipato e deciso per le vie brevi…” A.A.A. Se il dirigente, nonostante
l’approvazione del C.d.C avesse da eccepire, rispondete allegando il verbale
dove avete fatto inserire gli obiettivi educativi del PTOF a cui si rifanno le
vostre proposte progettuali. A.A.A. Anche se il progetto / attività dovesse
svolgersi esclusivamente nella propria ora, in caso di coinvolgimento di figure
esterne alla scuola (come nel caso del webinar di Francesca Albanese), ed
essendo la programmazione di classe una attività interdisciplinare, sentire
comunque prima il parere del C.d.C. nello specifico per ed. civica e
orientamentoTutto l’annoNessuno• attività nelle proprie ore di lezione e per le
proprie discipline, come approfondimento, ad esempio, di uno specifico tema
anche con la presenza di un esperto esterno;Durante la propria ora di lezione in
caso in cui si segua la propria programmazione disciplinare (per esempio, sono
una insegnante di storia e sto spiegando la colonizzazione spagnola in seguito
alla scoperta dell’America e faccio un confronto con il colonialismo del
Novecento parlando del conflitto in Palestina del 1936-39 proponendo Ilan
Pappé), possono essere invitati esterni per approfondimenti. La comunicazione
alla D.S. è d’obbligo solo se l’esperto è in presenza, per motivi di sicurezza e
assicurazione.
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Per la libertà di insegnamento, per Gaza, contro tutte le guerre. Iniziative LAS “Selvatico” Padova
IN SOLIDARIETÀ CON LE ATTIVITÀ PROPOSTE DAL LAS MARCO POLO DI VENEZIA E MESSE
SOTTO ACCUSA DA RAFFAELE SPERANZON CAPO GRUPPO DI FDL, RILANCIAMO QUANTO FATTO E
SOTTOSCRITTO NEL LICEO ARTISTICO SELVATICO (PD), CONTANDO CHE TANTE, TANTE,
TANTE INIZIATIVE DI APPROFONDIMENTO E DISCUSSIONE SI SIANO, SI STIANO SVOLGENDO
NELLE SCUOLE DI QUESTO BISTRATTATO PAESE.
1. Iniziative di Istituto
– Vicenza, Istituto Rossi, 19 maggio 2025: partecipazione di alcune classi
all’incontro con Paola Caridi su “Guerra e Pace. Proteggere i diritti e
costruire la democrazia”;
– Padova, 27 maggio 2025: tutte le classi quarte dell’istituto assistono alla
proiezione del docufilm premio Oscar No Other Land, a seguire le classi hanno
partecipato al dibattito nato spontaneamente dopo la visione;
– Padova, Cortili dell’istituto, 24 maggio 2025: flashmob a scuola (adesione
all’iniziativa di Ultimo giorno per Gaza, 50.000 sudari per Gaza);
– Padova, Cortile dell’istituto, 26 maggio 2025: incontro delle classi del
triennio con due artisti palestinesi, Ola Al Sharif e Hamada M Elkept, a Padova
per la Biennale di Gaza; gli artisti erano fuggiti da Gaza e rifugiati in
Europa;
– Padova,14 giugno 2025: approvazione a larghissima maggioranza di una mozione
dedicata alla situazione di Gaza in Collegio Docenti Mozione del Collegio
Docenti per Gaza | L.A. Pietro Selvatico;
– Padova, 6-18 ottobre 2025: la nostra scuola, grazie alla collaborazione con
l’associazione Rete per la Pace della Riviera del Brenta, ha ospitato per circa
2 settimane lo studente palestinese di Betlemme Rophael Majdi,18 anni;
– Padova, Biblioteca di Istituto, 6 novembre 2025: incontro dedicato alla
questione palestinese nell’ambito del progetto Libri Galeotti; questi i libri
presentati: Joe Sacco, Palestina, una nazione occupata; Susan Abulhawa, Ogni
mattina a Jenin; Ilan Pappè, La pulizia etnica in Palestina;
– Padova,10 dicembre 2025: collegamento su Zoom di alcune classi all’incontro
con le scuole di Francesca Albanese, Quando il mondo dorme; il webinar è stato
organizzato e promosso da Docenti per Gaza Webinar con Francesca Albanese –
Docenti per Gaza.
2. Corso di Formazione dedicato ai Docenti
Su sollecitazione del Collegio Docenti, il nostro istituto ha realizzato il
seguente corso di formazione aperto anche a colleghi di altri istituti. Il
percorso è stato seguito da una trentina di docenti.
La questione israelo-palestinese
Primo Incontro on line, martedì 4 novembre 17.00-19.00
Prof. Arturo Marzano, Storia contemporanea, Università di Roma Tre
Il conflitto israelo-palestinese. Il caso di Gaza
Secondo incontro in presenza, lunedì 10 novembre 15.00-17.00
Prof. Emanuele Zinato, Letteratura italiana contemporanea, Università di Padova
La letteratura italiana e la Palestina: Franco Fortini e Primo Levi
Terzo incontro in presenza, mercoledì 12 novembre 14.45- 16.45
Incontro di autoformazione tra i partecipanti: costruzione di una bibliografia
condivisa; scambio/riflessione su materiali per la didattica
3. Aggiornamento del Curricolo di Istituto per l’insegnamento dell’Educazione
civica
La Commissione che lavora alla definizione del Curricolo di Istituto per
l’insegnamento di Educazione civica ha lavorato, su sollecitazione del Collegio
Docenti, ad un aggiornamento del Curricolo che tenesse conto delle
contraddizioni e delle sfide che il nostro tempo impone di affrontare e
approfondire. A seguire alcuni passaggi dal Curricolo rinnovato e approvato dal
Collegio Docenti. Teniamo a sottolineare che il rinnovamento del curriolo è
stato realizzato coerentemente ai traguardi del D.M. 35/2020 (allegato C,
Secondo ciclo di istruzione), nello specifico considerando e valorizzando i
seguenti traguardi:
1. Partecipare al dibattito culturale.
3. Conoscere i valori che ispirano gli ordinamenti comunitari e internazionali,
nonché i loro compiti e funzioni essenziali.
6. Cogliere la complessità dei problemi esistenziali, morali, politici, sociali,
economici e scientifici e formulare risposte personali argomentate.
13. Rispettare e valorizzare il patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni.
A seguire alcune delle integrazioni al Curricolo di Istituto:
“COMPETENZE TRASVERSALI PER L’URGENZA DI QUESTI ULTIMI ANNI CHE VEDONO I DIRITTI
UMANI CALPESTATI ANCHE NELLE DEMOCRAZIE
1. Conflitti e pace: Comprendere che la pace non è semplicemente assenza di
conflitto, ma un impegno attivo a costruire relazioni giuste, fondate sul
dialogo e sulla cooperazione. Acquisire la competenza necessaria a promuovere il
dialogo, la cooperazione e la risoluzione non violenta dei conflitti nella vita
scolastica e sociale.
2. Sviluppare la competenza civica di partecipare attivamente alla vita
democratica, difendendo le istituzioni democratiche e riconoscendo i rischi
delle derive antidemocratiche.
3. Diritti umani: Sviluppare la competenza civica del rispetto della dignità
umana e della promozione delle libertà individuali e collettive.”
Questa breve e semplice rassegna – sicuramente incompleta poiché non tiene conto
di tutte le lezioni che i singoli docenti, nell’ambito della loro programmazione
disciplinare, hanno deciso di dedicare alla tragedia del popolo palestinese nel
corso di questo e del precedente anno scolastico – dimostra quanto la nostra
Scuola, spontaneamente e con grande slancio, ha fatto ad oggi per cercare di
capire che cosa sta succedendo nella Striscia di Gaza e per manifestare
solidarietà al popolo palestinese.
Vogliamo chiarire con forza la nostra totale e radicale condanna rispetto a
quanto accaduto il 7 ottobre 2023 affinché nessuno possa sminuire o
strumentalizzare l’impegno e la sensibilità che il nostro istituto ha dimostrato
in questo terribile frangente. Il 7 ottobre è e rimarrà un terribile attacco
terroristico che ha determinato la morte di 1200 persone e la cattura di oltre
250 ostaggi.
Evidenziamo inoltre che da sempre la nostra scuola è impegnata in molteplici
iniziative volte a combattere ogni forma di razzismo, discriminazione, discorso
d’odio verso chiunque e verso ogni popolo; da sempre aderiamo e organizziamo
iniziative e percorsi di approfondimento che mirano a combattere l’antisemitismo
e ad onorare la Memoria della Shoah e, proprio oggi, ci sembra fondamentale
continuare a farlo proprio per distinguere la ricchezza e il valore inestimabili
del popolo ebraico, come di ogni popolo, dalla politica genocidiaria del governo
di Israele.
Dopo aver condiviso e chiarito queste fondamentali premesse, vogliamo invitare
tutti a riflettere su una serie di fatti accaduti negli ultimi mesi:
– intervento Usr Lazio sulla possibilità nei CD di discutere la questione
palestinese, “Nei collegi docenti non si parla di attualità geopolitica”, la
comunicazione dell’USR Lazio. Poi il chiarimento – Orizzonte Scuola Notizie
– proposta del DDL 1627, “ddl Gasparri” in corso di discussione, DDL S. 1627
– sospensione da parte del MIM di un corso di formazione per docenti (4
novembre, La scuola non si arruola) promosso da un ente accreditato presso la
piattaforma S.o.f.i.a., La scuola non si arruola: annullato dal Mim il corso di
formazione del 4 novembre – Notizie Scuola
– pubblicazione della nota ministeriale 2d9b891c-4f5c-093d-6f0e-d83f8581868d che
disciplina l’organizzazione di eventi/manifestazioni nelle scuole
– l’intervento del Ministro Valditara che ha richiesto l’ispezione in due scuole
che hanno partecipato ad un webinar con Francesca Albanese, relatrice speciale
Nazioni Unite (Valditara chiede ispezioni in due scuole in cui ha parlato
Albanese – Notizie – Ansa.it; a seguire la risposta di Docenti per Gaza
https://www.docentipergaza.it/2025/12/comunicato-di-docenti-per-gaza-sulla-partecipazione-
delle-scuole-al-webinar-con-francesca-albanese/)
– da ultimo: Vicenza, bufera al liceo Fogazzaro: cancellata l’assemblea sulla
Palestina. La preside: «Manca pluralità» | Corriere.it
Venezia: LAS Marco Polo, intimidatorio intervento pubblico di Raffaele Speranzon
e preannuncio di ispezione ministeriale | lanuovavenezia.it
Noi docenti del LAS P. Selvatico, alla luce delle iniziative realizzate e degli
ultimi eventi – soprattutto alla luce delle ispezioni richieste per gli istituti
Cattaneo Dall’Aglio di Castenovo e Mattei di San Lazzaro e di quanto accaduto al
liceo Fogazzaro di Vicenza – vogliamo segnalare pubblicamente quanto abbiamo
realizzato e chiediamo che anche la nostra scuola sia oggetto di ispezione
ministeriale.
Sollecitiamo inoltre tutte le scuole italiane, di ogni ordine e grado, a fare lo
stesso: condividere pubblicamente una breve rassegna di tutte le iniziative
realizzate ad oggi su e per Gaza e richiedere un’ispezione ministeriale.
Noi docenti siamo fieri delle iniziative che abbiamo realizzato con e per i
nostri studenti e anche per noi stessi: siamo consapevoli di lavorare a Scuola
in un tempo che ci mette al muro e che ci costringe a guardarlo dritto in
faccia. Come potremmo, di fronte alle domande e agli sguardi smarriti degli
studenti, non fare tutto quanto è in nostro potere per restare umani? Come
potremmo, conoscendo quanto è accaduto nel Novecento e quanto sta accadendo
sotto agli occhi del mondo intero, non reagire?
ERNST BLOCH INSEGNAVA CHE UNA SOLA PATRIA ESISTE, QUELLA IN CUI “NESSUNO DI NOI
È MAI STATO”; NON LA PATRIA DELLA TERRA E DEL SANGUE, DELLE RAZZE E DEL
FANATISMO NAZIONALISTA, MA LA PATRIA DELL’UOMO.
Dichiariamo, allora, le nostre scelte, il nostro operato, il nostro impegno; lo
dichiariamo a voce alta in questi giorni di festa che si faticano a festeggiare
perché sappiamo che dal primo gennaio 2026, nella Striscia di Gaza, dove ancora
tutto è distrutto e tutto manca, numerose organizzazioni non governative (tra
queste Medici Senza Frontiere e Save the Children) rischiano di non poter più
accedere e dare il loro vitale contributo Msf, a rischio la nostra presenza a
Gaza per le regole israeliane sulle ong – Notizie – Ansa.it
DICHIARIAMO IL NOSTRO TENTATIVO DI RESTARE UMANI
58 Docenti del liceo artistico “P. Selvatico”
Fonte: www.cesp-cobas-veneto.eu
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Mozione contro la presenza dei militari all’IIS “Meucci-Mattei” di Cagliari-Decimomannu
Era stato un piccolo gruppo di cinque docenti che al Collegio dei Docenti
dell’IIS “Meucci-Mattei” (Cagliari e Decimomannu) del 28 ottobre 2025 aveva
portato la mozione di minoranza formulata sulla base del modello riportato nel
Vademecum contro la militarizzazione delle scuole.
I docenti dichiaravano nella mozione, che riportiamo di seguito, di essere
contrari alla commistione tra studenti, studentesse e forze armate o forze
dell’ordine, e pertanto indisponibili a esporre le classi a incontri con figure
di militari sia in presenza che da remoto.
Presentata e letta in collegio, con un certo stupore, si è constatato che molti
più colleghi e colleghe di quanti non prevedessero hanno aderito alla mozione,
arrivata così a 30 firme e inserita nel PTOF nel collegio successivo, tenutosi
nell’attuale mese di gennaio.
Quest’obiezione di minoranza varrà ad evitare a studenti e studentesse parecchie
iniziative “militarizzate” perché, per consuetudine di questa scuola, le
iniziative parascolastiche, dell’orientamento e della FSL (ex PCTO) vengono
prese con l’approvazione all’unanimità dei/delle docenti dei Consigli di classe.
Ciò va indubbiamente visto come un segnale di affinamento della sensibilità
educativa in una scuola di cui un’ampia parte, il “Mattei”, è situata a
Decimomannu, cittadina che ospita un’attivissima base militare aeronautica, con
funzione di raccordo tra i poligoni militari della Sardegna, rilanciatasi da
alcuni anni come scuola dei piloti che andranno a guidare aerei F35 e
Eurofighter.
Docenti che in passato hanno portato le classi a visitare la base ora ritengono
che sia forse arrivato il momento di riflettere sulle prospettive ultimative
dell’umanità e sul rifiuto della guerra come portatrice di distruzioni drastiche
e irreversibili per il genere umano.
Che la critica alla presenza dei militari nelle scuole, strenuamente portata
avanti dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, stia creando un imbarazzo diffuso e molte obiezioni, si capisce
anche dal fatto che ormai difficilmente le circolari che indicono iniziative
scolastiche con militari sono reperibili nei siti scolastici. Più spesso sono
accessibili solo dai registri elettronici che non sono pubblici.
Purtroppo però è tutt’ora vigente nelle scuole l’espediente, voluto da scelte
politiche verticistiche e inaccettabili, di fare incontrare studenti,
studentesse e militari. Le finalità sono la propaganda di valori militari e
l’informazione sulle relative carriere, che culmina nell’invito
all’arruolamento, visto il notevole bisogno delle nostre FFAA di incrementare
gli effettivi.
SPERIAMO CHE L’ESEMPIO DEI/DELLE DOCENTI DELL’IIS “MEUCCI-MATTEI” DI
CAGLIARI-DECIMOMANNU SIA SEGUITO IN TANTE ALTRE SCUOLE NEL NOSTRO PAESE E CHE LA
SMILITARIZZAZIONE DELLE COSCIENZE POSSA ESSERE IL PRIMO PASSO VERSO LA VERA
EDUCAZIONE ALLA PACE, ALLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E ALLA SOLIDARIETÀ TRA I
POPOLI.
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Mozione presentata al Collegio docenti dell’IIS “Meucci Mattei” Cagliari e Decimomannu
Il 28.10.2025
I sottoscritti docenti dell’Istituo Meucci – Mattei di Cagliari
Vista l’approvazione del PTOF e le pregresse iniziative di orientamento alle quali hanno partecipato gli studenti e le studentesse del nostro Istituto e nelle quali erano presenti le Forze dell’ordine:
CONSIDERATO CHE
• La presenza della militarizzazione e della guerra, in qualunque modalità e forma con cui vengono presentate e promosse, è incompatibile con un effettivo processo educativo in quanto i valori e le pratiche che esse diffondono, contrastano con il ruolo di crescita personale e socio-relazionale strettamente connesso alla scuola;
• la scuola a fine anno scolastico 2024/25 si è espressa a favore di una educazione alla pace;
• le attività che coinvolgano i militari sono in conflitto con la nota MIUR, prot. n. 4469 del 14 settembre 2017, che fornisce linee guida per l’educazione alla pace e alla cittadinanza glocale;
• tali attività sono in contrasto con il comma 7 lettera d) della Legge 107/2015, che indica tra gli obiettivi prioritari delle scuole lo sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso l’educazione interculturale e alla pace;
• tali attività sono in contrasto con l’art. 11 della Costituzione italiana;
• tali attività sono in contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176;
• l’educazione alla pace è incompatibile con attività scolastiche che prevedano il coinvolgimento diretto o indiretto delle Forze dell’ordine, delle Forze Armate italiane, delle forze armate di altre nazioni e di corpi o istituzioni europee e internazionali che svolgono attività militari così come di enti e soggetti ad essi collegati;
• tali attività sono in palese conflitto con la funzione istituzionale e costituzionale della scuola e con i principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite;
• la situazione internazionale richiede, al contrario, un’implementazione della cultura della pace e dell’educazione alla pace.
PREMESSO CHE I SOTTOSCRITTI
• Sono fortemente contrari ad attività che prevedano il coinvolgimento diretto o indiretto delle Forze dell’ordine, delle Forze Armate italiane e delle forze armate di altre nazioni e di istituzioni europee e internazionali che svolgono attività militari così come di enti e soggetti ad essi collegati, in quanto incompatibili con l’educazione alla pace;
• sono fortemente contrari all’esposizione e alla diffusione nella scuola o fuori dalla scuola durante attività di orientamento, di materiale promozionale delle sopra indicate Forze di Pubblica Sicurezza e Forze Armate né di qualsiasi materiale finalizzato a propagandare le attività belliche e militari, l’arruolamento e la vita militare (anche al fine di orientare e condizionare le future scelte professionali degli/lle studenti/esse);
• sono fortemente contrari all’organizzazione nella scuola di visite guidate presso strutture militari (quali basi militari, sedi di forze militari nazionali e non, caserme, ecc..) siano esse italiane o appartenenti ad altre nazioni e organismi internazionali (ad esempio basi statunitensi o basi NATO);
• sono fortemente contrari alla realizzazione di progetti in partenariato con strutture militari o aziende (italiane e non) coinvolte nella produzione di materiale bellico;
DICHIARANO
• di avvalersi dell’opzione metodologica di gruppo minoritario ai sensi dell’art. 3, comma 2 del DPR n.275/1999 come modificato dalla legge 107/2015, art. 1 comma 14;
• di non rendersi disponibili a far entrare nella propria classe personale militare per qualsivoglia attività, sia in presenza che in modalità online;
• di svolgere autonomamente le tematiche individuate o di avvalersi per le stesse di esperti esterni della società civile che interverranno a titolo gratuito, previa delibera del Consiglio di Classe;
• di non rendersi disponibili fin da ora nelle proprie ore di servizio ad accompagnare le proprie classi in manifestazioni che prevedano la presenza di militari e in visite presso basi militari, sedi di forze militari nazionali e non, caserme, ecc. siano esse italiane o appartenenti ad altre nazioni e organismi internazionali (ad esempio basi USA o basi NATO);
• di non rendersi disponibili fin da ora nelle proprie ore di servizio a realizzare progetti in partenariato con strutture militari o aziende (italiane e non) coinvolte nella produzione di materiale bellico;
• di non rendersi disponibili ad esporre i propri studenti/studentesse ad attività di orientamento che prevedano la presenza di militari.
CHIEDONO
• Ai sensi della normativa vigente che la presente opzione di gruppo minoritario sia inserita nel verbale della presente riunione e diventi parte integrante del PTOF .
Decimomannu, 28/10/2025
Seguono trenta firme
Mozione Meucci MatteiDownload
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università,
Cagliari
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La scuola, luogo di educazione e inclusione, non di repressione e controllo
Un ragazzo ucciso a scuola da un altro ragazzo: una di quelle notizie che non
vorresti mai sentire. Così come tutte le riflessioni su quello che si sarebbe
potuto fare e non si è fatto, sui limiti della scuola, sulle difficoltà a
comprendere un disagio così profondo e diffuso. I limiti della scuola sono
evidenti, in parte figli di un’impostazione didattico-educativa che ha
subordinato lo sviluppo dello spirito critico all’addestramento; in parte
determinati dalle condizioni oggettive di lavoro: classi pollaio, strutture
inadeguate, tempo scuola ridotto, ruolo sociale dei docenti e del personale, che
difficilmente può essere autorevole se oltre il 25% dei lavoratori continua ad
essere precario.
Senza dimenticare che la scuola opera all’interno di un contesto più generale
complesso e articolato, nel quale violenza e ingiustizie sono puntualmente
presenti. E in alcuni casi poco considerate, per esempio la recente guerriglia
in autostrada fra tifosi – si fa per dire – della Fiorentina e della Roma non ha
scandalizzato quasi nessuno, o, comunque, nessuno ha chiesto provvedimenti
eccezionali.
Come sempre, sotto la spinta dell’emozione/indignazione le prime soluzioni
proposte sono tutte orientate in senso esclusivamente repressivo. I ragazzi, in
generale, sono individuati come potenziali delinquenti, i migranti, con
riferimento esplicito alle cosiddette seconde generazioni (Salvini), come non
disponibili a integrarsi. Analisi supportate, anche, da una certa dose di
razzismo, “l’uso del coltello è prevalente in certe etnie“, ha affermato il
sindaco di La Spezia, dimenticando le 75 coltellate “italiane” inflitte a Giulia
Cecchettin.
Si chiedono pene più severe, si fa riferimento alla discussione sul nuovo
“Pacchetto sicurezza”, che, come afferma il presidente di Antigone, Patrizio
Gonella, “non aumenta la sicurezza dei cittadini ma riduce le garanzie,
indebolisce i controlli e colpisce diritti fondamentali. È una visione della
sicurezza fondata sulla repressione, non sulla legalità costituzionale“. E,
soprattutto, perché un nuovo intervento sulla sicurezza a pochi mesi dalla legge
n° 80/25, che avrebbe dovuto, grazie alla tanto sbandierata stretta repressiva,
rendere il Paese più sicuro? Per proporre un nuovo intervento, quella legge,
evidentemente, non ha funzionato. Ma se il nuovo intervento va nella stessa
direzione, perché quest’ultimo dovrebbe essere efficace? Peraltro, il codice
penale in vigore interviene puntualmente rispetto al possesso di armi improprie
e proprie.
C’è poi la soluzione specifica proposta per le scuole: l’introduzione dei metal
detector. Se vogliamo spettacolarizzare il problema e non affrontarlo è la
scelta migliore, come quando stai male e invece di curare la malattia ti poni
esclusivamente l’obiettivo di riportare alla normalità la temperatura corporea.
Dopo il covid sarebbe stato necessario, a partire dalle scuole, ricostruire
ambienti che favorissero socializzazione e relazioni, supportare alunne e alunni
dal punto di vista psicologico, ma sarebbero stati necessari seri investimenti,
rinnovare l’edilizia scolastica, potenziare il tempo pieno, altro che blaterare
di classi 4.0. Purtroppo, la scuola, per questo governo, ma anche per i
precedenti, non è certo una priorità.
Veramente si pensa che grazie ai metal detector non ci saranno più bullismo,
violenza di genere, sopraffazione? Di più, se si ottenesse il risultato sperato,
non ristabiliremmo un rapporto autorevole ma autoritario, avremmo la sconfitta
della scuola della Costituzione (quella di cui parlava Calamandrei), la sua
trasformazione in caserma (cosa che sembra piacere a questo governo) o prigione.
Luoghi, questi ultimi, pur nella evidente e incontestabile differenza, non certo
esenti dall’esercizio della violenza.
Invece di ragionare su un impossibile controllo continuo e costante,
storicamente fallito ogni volta che si è praticato, perché non puntare sulla
capacità educativa della scuola, di una scuola aperta all’esterno, in grado di
condividere le sue strutture (biblioteche, palestre, laboratori) con il
territorio, costruendo legami sociali dove c’è solitudine, emarginazione,
esclusione? Perché non pensare ad una scuola che, al suo interno, sviluppi le
proposte didattiche con l’obiettivo di rendere autonomi alunne e alunni,
autonomi perché in grado, grazie allo studio, di orientarsi nel mondo, di
leggerne, e contestarne, le ingiustizie, di superare, attraverso l’educazione
all’affettività, rapporti personali caratterizzati dal possesso e dalla
tossicità?
Infine, non è possibile un nuovo patto educativo se all’esterno della scuola si
praticano “i due pesi e le due misure”, se si giudicano i fatti in base alla
vicinanza, o alla lontananza, rispetto ai protagonisti, se si tace su un
genocidio, o si guarda con simpatia a un leader, per ultimo Trump, per cui ciò
che è giusto è stabilito dai rapporti di forza.
Non servono lacrime di coccodrillo, se all’esterno è normale “urlare”, portare
con sé un’arma sarà considerato altrettanto “normale”.
Antonino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e
delle università
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Rilevazione alunni palestinesi nelle scuole: a che cosa serve?
In data 08 gennaio u.s. l’Ufficio Scolastico Territoriale di Roma, su
indicazione del Ministero dell’Istruzione, ha emanato una nota (“Rilevazione
alunni/studenti palestinesi a.s. 2025/26”), con cui ha richiesto ai dirigenti
scolastici “informazioni circa la presenza di alunni/studenti palestinesi presso
le istituzioni scolastiche nel corrente anno scolastico”, senza specificare né
la motivazione né lo scopo di tale rilevazione.
Alle note critiche che sono state immediatamente sollevate e che rilevavano
l’aspetto discriminatorio di una tale rilevazione, il Ministero ha replicato,
con una nota firmata dalla Dr.ssa Palumbo, che la rilevazione sarebbe stata
avviata dalla Direzione affari internazionali del Ministero “allo scopo di
favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole
(…) per conoscerne il numero e l’ordine scolastico di frequenza” al fine di
“assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli
studenti palestinesi”. L’attività avrebbe quindi le stesse finalità e userebbe
lo stesso format utilizzato dal precedente governo per gli studenti ucraini.
Ma nel testo della nota dell’USP di Roma non si parlava di azioni di accoglienza
né di integrazione degli alunni/e e degli studenti/esse palestinesi, ciò che
invece era stato fatto per gli studenti/esse ucraini/e espatriati/e dopo
l’invasione russa dell’Ucraina, per i quali il Ministero aveva previsto
specifici finanziamenti per le attività di accoglienza a scuola, organizzando un
monitoraggio mirato diretto agli allievi/e ucraini/e accolti/e dopo il 24
febbraio 2022 (come è chiarito in una nota ministeriale del 9 marzo 2022).
Nella nota dell’8 gennaio sugli allievi/e palestinesi non si fa riferimento
all’arrivo recente di allievi/e palestinesi né si chiarisce il senso e la
finalità della rilevazione. Perciò, una rilevazione che segua le indicazioni
date non deve distinguere tra allievi/e palestinesi residenti in Italia da anni,
e allievi/e arrivati/e di recente. Quando il Ministero avvierà concretamente le
stesse azioni messe in atto per gli studenti/esse ucraini/e, la questione avrà
forse un altro aspetto.
Ma certamente la giustificazione data a posteriori dal Ministero, evidentemente
per replicare alle critiche mosse da più parti, non appare congrua con le
precedenti azioni del Governo. Sin dall’inizio dell’invasione russa, il Governo
Italiano ha sostenuto l’Ucraina, assicurandole un costante sostegno economico,
politico e militare, e organizzando un’accoglienza della popolazione ucraina
profuga di guerra.
Invece, rispetto alla situazione palestinese, lo stesso Governo non solo ha
mostrato un atteggiamento di assoluta indifferenza verso il massacro subito
dalla popolazione palestinese, ma ha appoggiato le posizioni del Governo
Israeliano, anche quando le sue azioni sono sfociate nel genocidio; ha emanato
decreti che tendono a reprimere le critiche al governo israeliano assimilandole
addirittura all’antisemitismo.
E perciò resta intatto il fondato timore che la rilevazione verso gli
studenti/esse palestinesi abbia un senso diverso da quello conclamato, e possa
essere una forma di schedatura su base etnica o nazionale, il che sarebbe
un’ulteriore novità nel panorama scolastico italiano, almeno dopo il 1948.
Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
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Scuola: polemiche sul censimento degli studenti palestinesi
L’arrivo nelle scuole di una circolare in cui si chiede di censire il numero
degli studenti palestinesi scatena durissime reazioni. Le risposte tardive e le
motivazioni confuse del Ministero non riescono a dissipare i dubbi.
A fine novembre scorso, la
… Leggi tutto
L'articolo Scuola: polemiche sul censimento degli studenti palestinesi sembra
essere il primo su La Città invisibile | perUnaltracittà | Firenze.
Armamenti Nucleari: conoscenze di base per comprendere la complessità del tema
Come siamo arrivati alle armi nucleari? Quali Paesi le possiedono oggi? E quali
termini è importante conoscere per orientarsi in questo complesso scenario?
Nel primo incontro del corso di formazione organizzato da WILPF con la
collaborazione dell’Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica ODV e
dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università dal
titolo Abolire il nucleare con i Saperi, la Memoria, le Reti, i Territori
Seconda edizione, svoltosi l’8 gennaio 2026, il professor Franco Dinelli ha
ricostruito la storia del nucleare e analizzato il ruolo dell’Italia nel sistema
di condivisione nucleare dell’Alleanza Nord Atlantica.
Durante l’incontro, inoltre, è stato presentato il volume di IALANA Italia,
“Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia”.
Di seguito condividiamo il materiale messo a disposizione dai relatori.
Storia Armi Nucleari_Wilpf Gennaio 2026Download
Storia Guerra e Armi_WILPF Gennaio 2026Download
Appunti su Guerra e Armi_WILPF Gennaio 2026Download
Intervento LauDownload
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La scuola punitiva produce morte, il governo produce repressione
La tragedia di La Spezia diventa il pretesto per più repressione: decreti
sicuritari e militarizzazione dell’educazione mentre lo Stato abbandona i
ragazzi e poi li punisce La morte di Youssef Abanoub, studente dell’istituto
Chiodo di La Spezia, ucciso da una coltellata ricevuta in classe da un compagno
di scuola, è […]
L'articolo La scuola punitiva produce morte, il governo produce repressione su
Contropiano.
Un argine alla “cultura della difesa” attraverso percorsi di pace. Osservatorio su Rivista DEP di “Ca Foscari”
PUBBLICHIAMO IN PDF IL TESTO DI CRISTINA RONCHIERI, DOCENTE E PROMOTRICE
DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ,
APPARSO SUL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA DELLA RIVISTA TELEMATICA DI
STUDI SULLA MEMORIA FEMMINILE DEP – DEPORTATE, ESULI, PROFUGHE DELL’UNIVERSITÀ
DI VENEZIA “CA FOSCARI” DIRETTA DA BRUNA BIANCHI (CLICCA QUI PER LA RIVISTA). IL
TITOLO DEL SAGGIO È UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI
PACE. IL LAVORO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E
DELLE UNIVERSITÀ.
INTRODUZIONE AL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA
La guerra a bambini e bambine, principali vittime o bersagli privilegiati delle
guerre contemporanee, il loro vissuto, i tentativi di protezione giuridica,
l’opera di aiuto da parte delle donne umanitarie, è stato un asse portante della
Rivista fin dal suo primo numero. Alla luce degli eventi recenti, DEP riprende e
amplia questo tema e nelle sue rubriche lo affronta dal punto di vista storico,
filosofico, giuridico, educativo, nei suoi rapporti con il femminismo e
l’ecologia. Gli infanticidi perpetrati a Gaza hanno avviato un processo di
legittimazione della guerra genocidaria che tende a privare l’infanzia di ogni
forma di protezione e la guerra russo-ucraina ha esacerbato il processo di
militarizzazione nei paesi coinvolti nel conflitto. A quest’ultimo tema è
dedicata una intera sezione, mentre un saggio nella rubrica Ricerche invita a
riflettere anche sulla militarizzazione “di tutti i giorni” che invade le menti
infantili. Un’altra rubrica, Testimonianze, raccoglie scritti poetici e
letterali di giovani scrittori e scrittrici palestinesi nonché alcune “lettere”
che da tante parti del mondo sono state dedicate ai bambini di Palestina,
lettere di indignazione, dolore, condivisione e amore a base della rivolta
morale, antidoto alla guerra, che sarà al centro di un prossimo numero di DEP.
UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI PACE. IL LAVORO
DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ
11_RonchieriDownload
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