La pervasività dell’ideologia della guerra--------------------------------------------------------------------------------
Perugia-Assisi 2025. Foto di Oliviero Bettinelli
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Il 17 aprile 2026 si è svolto a Torino il terzo convegno (precedenti 2024, 2025
a Roma) dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università, in collaborazione con l’Associazione Scuola e Società (Grande
successo con circa 600 partecipanti al Convegno nazionale dell’Osservatorio “Il
Trauma della guerra” a Torino) titolato “Il trauma della guerra”. Come si evince
dal sito, ha visto la presenza di 400 persone in remoto e 200 in sala. Dopo la
censura del ministro Giuseppe Valditara che ha bloccato l’esonero per gli
insegnanti che si erano iscritti all’Assemblea convocata il 4 novembre 2025, in
quanto i fini non sono stati ritenuti congruenti con la funzione docente,
stavolta tutto tace e cammina sottotraccia. Non mancano, infatti, continue
intimidazioni alle scuole che organizzano attività e incontri non in linea con i
decreti del trio ministeriale Valditara-Crosetto-Piantedosi, nel combinato
congiunto di provvedimenti del MIM, della Difesa, degli Interni.
Le cinque relazioni hanno avuto, se considerate trasversalmente, un carattere di
complessità e una qualità emergente pregnanti: ogni intervento ha chiamato a sé,
in una sorta di dialogo, il contributo di tutti gli altri, pur nella differenza
degli sguardi legati alle discipline e alla formazione personali. Si è avvertito
il tessuto politico di fondo, la trama del rifiuto della guerra come strumento
di risoluzione dei conflitti e la conseguente necessità di denunciare la
pervasività dell’ideologia della guerra totale, diffusa attraverso la propaganda
nelle scuole di ogni ordine e grado (scopo che orienta le attività
dell’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università
richiamato in apertura dalla presidente Roberta Leoni).
L’incontro ha costituito una sorta di modello transdisciplinare, non
semplicemente un incrocio interdisciplinare. La differenza fra le due accezioni
è importante. Come sottolineano gli articoli della Carta Internazionale della
Transdisciplinarità (International Center for Transdisciplinary Research CIRET,
08/07/2020) e i lavori del matematico colombiano Fernando Zalamea (Dip. Di
Matematica Universidad Nacional de Bolivia, presentati anche a un convegno
presso il Liceo “Ettore Majorana (Desio, MI 17/02/2022, reperibili sul sito
della scuola), le conoscenze, le discipline classiche non sono competenze, ma
saperi sui quali si possono operare forme di destrutturazione. I paradigmi
classici, epistemologici devono essere attaccati da un più ampio grafo di
evidenze che pongano in luce la protervia che nel mondo occidentale, bianco, li
innerva orientando la ricerca accademica e la pratica didattica.
Il titolo centrato sulla parola trauma ha trovato, nelle relazioni presentate,
il suo ampio significato di ferita, di colpo, di sconvolgimento. Credo con una
certa parentela con il concetto greco thaumazein, la meraviglia che stordisce,
che colpisce lasciandoci attoniti, senza parola, ma spesso anche illuminati, più
consapevoli. I danni diretti e collaterali della guerra sulle popolazioni, i
segni lasciati nel profondo di ogni persona anche non direttamente coinvolta,
diventano attacco biopolitico quando, afferma Judith Butler, sono diretti a
provocare “la fame, la sete, la mancanza di ogni riparo” (anche in senso
metaforico), sia come effetti contingenti che eventualità future, temute. Segni
difficili da elaborare senza il sostegno di una comunità che soccorra e curi.
L’intervento di Maurizio Bonati, medico attivo in ambito di tutela della salute
materna e infantile (Istituto Mario Negri di Milano), ha evidenziato tematiche
che interrogano il dibattito odierno sulle strutture di salute pubblica, come
organismi di prevenzione, di necessità immediata di benessere psico-fisico, di
cura medica. Temi che diventano anche un asse importante di critica delle
cosiddette transizione ecologica e sostenibilità ambientale. Il danno ecologico,
segnalato da Bonati, va visto nel significato più ampio dell’aggettivo, attacco
alla Terra, al complesso organismo di tutti gli esseri viventi e non. L’aumento
esponenziale delle sostanze inquinanti, la distruzione del patrimonio edilizio e
storico-archeologico, l’eliminazione di intere etnie e culture, delle lingue
locali e delle tradizioni religiose e spirituali, la progressiva sparizione
della biodiversità vegetale e animale, ne sono effetti. Alla distruzione
dell’óikos, la casa di tutti, seguono deliranti, infauste prospettive di
ricostruzione che elimineranno ogni tradizione locale, verso una omologazione ai
modelli culturali neoliberisti. Il grido di guerra del presidente Trump è
efficace: “riportare all’età della pietra” interi paesi e territori di
millenaria tradizione.
La risposta sanitaria agli effetti fisici e psicologici delle guerre, anche
quelle interne nelle forme della repressione, non ha, nemmeno nei paesi del
primo mondo, strutture che siano in grado di contenerli. Lo smantellamento
progressivo dei Servizi Sanitari pubblici è ormai un disastro europeo di vaste
dimensioni, e quasi non esiste, o è in profonda crisi, nei paesi colpiti dalle
guerre, anche quelle cosiddette umanitarie. Uno degli obiettivi delle guerre in
corso sono proprio i servizi sanitari (i 7 fronti aperti da Israele, in Iran
dagli Usa, il prolungarsi della guerra russo-ucraina, i conflitti locali
africani, hanno avuto come obiettivi ospedali e centri di ricerca). In Italia,
occorre analizzare a fondo gli innumerevoli cambiamenti subiti dalla Legge 23
dicembre n. 833 del 1978 che realizzava il mandato costituzionale (art.32 e il
complesso dei Principi) e l’universalità delle prestazioni sanitarie. Elenco
alcune criticità: l’incremento della spesa privata, il dislocamento di risorse
pubbliche al settore privato o convenzionato; l’aziendalizzazione realizzata dal
1992 al 1999 che ha aumentato la burocratizzazione delle pratiche e creato una
elefantiaca estensione delle aziende (ASL), vasti territori con poche strutture,
spesso dislocate lontano dai piccoli centri abitati; le lotte per rinnovo dei
contratti di lavoro del personale sanitario pubblico (salari miserabili, turni
di lavoro massacranti) abbandonate dalle organizzazioni sindacali maggioritarie;
la ricerca medica nelle università sotto la pressione delle grandi aziende del
farmaco che la finanziano. La sanità regionalizzata, prevista dalle pre-intese
già siglate in correlato alla legge 2024 n. 86/ Calderoli, aumenterà il divario
fra le Regioni del Nord, il Centro e il Sud del paese, peggiorerà la situazione
del SSN nella difforme definizione dei livelli di prestazione (LEP; LEA).
La classificazione delle guerre sulla base del numero di morti – citata da
Bonati – induce a scomporre il dato statistico, rilevando che bambini
rappresentano una parte cospicua di quel numero. Mentre in Italia e nei paesi
del primo mondo vige la retorica dell’infanzia al centro della vita famigliare
(ed economica per spese di allevamento delle creature piccole), si manifesta nei
bambini una profonda incertezza, la diffusa sensazione di non poter ricevere
protezione nemmeno dagli adulti di riferimento, nel momento in cui la guerra, di
cui sentono parlare, si fa più presente. Anche la dimensione del gioco assume
l’aspetto inquietante della naturalizzazione dell’offesa verso il nemico,
dell’addestramento all’uso delle armi. In proposito, l’intervento di Nando
Capovilla, parroco di Mestre sullo scolasticidio e i danni della guerra sui più
piccoli, nelle diverse dimensioni e forme, ha costruito una testimonianza
importante.
Alle questioni legate alla storia (ricerca accademica e disciplina di studio
nelle scuole) di cui ha parlato lo storico Carlo Greppi, aggiungo qualche
riferimento laterale. La questione manuali scolastici, che ha investito anche lo
storico e la casa editrice Laterza, con il tentativo di censura di matrice
ministeriale, diventa cruciale. Il ministro del Merito non gradisce che
argomenti di attualità, radicati nel passato coloniale delle nazioni (nel suo
piccolo, il feroce tentativo di Impero Fascista, anche per l’Italia), quelli
relativi agli aspetti geopolitici e agli squilibri emergenti, siano studiati a
scuola. Se alcuni autori sono in grado di sottrarsi, con l’appoggio del proprio
editore (il caso di Greppi per il testo pubblicato dalla Laterza), questo non
intacca la filiera che lega le principali case editrici alle indicazioni
provenienti dal MIM. È sempre più importante che possa continuare a essere
oggetto di ricerca e di studio nelle scuole, la memoria, la microstoria, la
raccolta dei materiali dal basso, perché rimanga viva la voce dei senza fama, di
coloro che la Storia maiuscola l’hanno subita e la subiscono. Il testo segnalato
dal relatore, memoria della crisi vissuta da soldati tedeschi durante
l’occupazione (“Il buon tedesco”, 2023), rende ragione e dovuto rispetto alla
diserzione, al tradimento del giuramento alla propria stessa patria quando
chiama a imprese immorali. Sulla guerriglia, come risposta al terrorismo di
stato, importante è la ricerca svolta da Greppi sull’Argentina del dopo golpe di
Videla. Il suo testo Figlia mia. Vita di Franca Jarach, giovane donna montonera,
può dialogare con la lunga intervista a Silvia Labayru, prigioniera dell’Escuela
Superior de Mecanica de la Armada (ESMA) per oltre due anni, realizzata dalla
giornalista Leira Guerrero, “La chiamata. Storia di una donna argentina” (2025).
Le donne in guerra e nelle formazioni clandestine non sono state e non sono solo
vittime, ma protagoniste, capaci di resistenza attiva, ruolo spesso dimenticato.
Il collasso della democrazia, non solo nello stato di eccezione rappresentato
dalla guerra, ma anche nell’uso che se ne fa nei contesti di repressione dei
movimenti di protesta sociale e politica, è stato oggetto della relazione di
Luigi Daniele, esperto di diritto internazionale. Emblematico il caso della
feroce repressione durante le proteste nella città di Minneapolis (gennaio
2026), del resto analogo a quanto accaduto a Genova nel 2001. I corpi della
polizia di stato colpiscono la stessa popolazione di cui sono parte, lo Stato se
ne serve contro i suoi stessi cittadini. Le proteste di strada, legittimate
dalla nostra Costituzione, in altri paesi democratici da testi di diritto
pubblico, non vengono accompagnate nell’ottica del contenimento di eventuali
danni alle persone che vi partecipano. Ogni manifestazione di dissenso aperto
alle politiche dei governi viene considerata alla stregua di azioni di guerra
contro gli assetti istituzionali. Durante le proteste in Francia dei gilets
jaunes, nel 2018, la polizia in borghese era stata direttamente autorizzata dal
Governo a salvare, ad ogni costo, la Repubblica (si veda il film di Dominik Moll
“Il caso 137”, Francia 2925). Ma la democrazia perde senso, significato
storico-giuridico, anche nella feroce difesa dei confini della nazione
perpetrati dal nostro governo e, in forme diverse, da altri stati. Il governo
italiano afferma essere oggetto di manipolazione ogni flusso migratorio, nella
paranoica interpretazione di tali spostamenti come frutto di interessi di
organizzazioni non governative, in combutta con i trafficanti di esseri umani.
Insomma, un tentativo di destabilizzazione della governance del paese. Da anni,
dal punto di vista ideologico, si applica verso esuli politici, profughi,
stranieri in fuga dai disastri ecologici, dalla fame e dai conflitti armati, la
logica amico-nemico. Il soggetto in questione perde ogni diritto, diventa il
sacer che gli antichi codici consideravano un intoccabile a cui però chiunque
poteva arrecare danno. Esiste un’ampia letteratura in merito. Grégoire Chamayou
in Cacce all’uomo (2010) scrive della caccia al nemico di ogni tipo come
necessità di demarcazione immunizzante per la comunità del cacciatore. Un ottimo
manuale anche per la scuola superiore è quello scritto da Rita Coco e Roberta
Ferruti, Una storia scritta con i piedi. Migrazioni, asilo, accoglienza (2020),
di cui è in corso un aggiornamento dovuto ai continui cambiamenti normativi. Ne
è un vergognoso esempio il recente emendamento applicato al Decreto Sicurezza
sul rimpatrio volontario assistito, in cui le re-migrazione avverrebbe a cura
dell’avvocato della difesa.
La guerra come risoluzione delle strutturali crisi del capitalismo sta
affrontando una nuova fase secondo l’economista Francesco Schettino. Nella sua
chiarezza espositiva il relatore ha sottolineato le implicazioni
macro-economiche degli attuali processi di centralizzazione del capitale. Sulla
relazione fra industria degli armamenti e decadenza del grande impero del
dollaro Usa, importante la citata analisi di Brancaccio et alii (Emiliano
Brancaccio; Raffaele Giammetti; Stefano Lucarelli “La guerra capitalista.
Competizione, centralizzazione, nuovo conflitto imperialista” 2022). Vi si
legge: “[…] la nostra tesi centrale: la tendenza verso la centralizzazione del
capitale in sempre meno mani, disgrega l’ordine liberaldemocratico e alimenta la
guerra tra le nazioni” (p 9). Collegando questa analisi a quella di Bonati, si
tratta di accaparramento e centralizzazione dell’uso di risorse, non solo per
produrre beni tecnologici, ma anche alimentari, beni primari, d’uso, quelli
della cosiddetta economia fondamentale, inappropriabili per il mercato, per la
catena della valorizzazione speculativa: cibo, acqua, servizi sanitari,
istruzione, tempo libero, edilizia abitativa, ecc. (Collettivo Manchester
University, a cura di Angelo Salento “Economia fondamentale. L’infrastruttura
della vita quotidiana” 2013/2018).
Serena Tusini, insegnante e attivista, ha richiamato le norme vigenti, e in via
di applicazione, sul servizio di leva nei diversi paesi d’Europa, con il rischio
che – anche nella proposta del nostro governo – il servizio civile universale
venga sussunto dal cosiddetto modello di difesa globale. Le competenze richieste
alle giovani leve, fin dall’infanzia, perché non le colga impreparate anche il
compito di sostegno civile in caso di guerra, sono: prontezza, reattività,
spirito di gruppo orientato all’obiettivo, competitività. Immediato appare il
collegamento con le soft skills a cui si devono addestrare gli alunni mediante
la valutazione standardizzata. Tali competenze sono caratteristiche della
resilienza, una delle parole chiave del PNRR, il piano nato a ridosso dell’Era
Covid. La sindemia ha infatti rappresentato una sorta di prova generale di
ingegneria sociale. Il patto sociale è in realtà piovuto dall’alto con i
provvedimenti decretizi di sospensione della libertà personale, sotto il
pretesto del contenimento della, effettiva, gravità della sindrome. Del resto,
il concetto di difesa totale è ampiamente delineato nel recente testo del
Ministro della Difesa Guido Crosetto “Non-Paper. Il contrasto alla guerra
ibrida: una strategia attiva”, citato in apertura dei lavori da Roberta Leoni.
Particolarmente inquietante l’elenco dei paesi canaglia, minacciosi (Cina,
Russia, Iran Corea del Nord) e quello delle azioni di disinformazione malevola
capaci di colpire i centri di gravità della governance. Un testo la cui forma è
il contenuto. In parte scritto da algoritmi, mescola parole di suo colloquiale a
dati e a tabelle di non facile comprensione, a immagini di riunioni di ministri,
di militari, alle illustrazioni di armi. Insomma, nessun dorma, la paura è un
efficace sentimento per allevare soggetti obbedienti.
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