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Al Liceo “Scacchi” di Bari commemorazione delle foibe con alzabandiera ed Esercito Italiano
Sarà in virtù della vicinanza, come sosteniamo da tempo all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; sarà per i quattro minuti a piedi che separano la Caserma “Picca” dal Liceo “Scacchi”, uno dei più prestigiosi e rinomati della città di Bari, ma la commemorazione del 10 febbraio, Giorno del ricordo per le vittime delle foibe, quest’anno ha preso decisamente la direzione della retorica militarizzata di Stato con annesse manifestazioni militaresche sotto forma di alzabandiera. Come si può leggere e “ammirare” sulla pagina Facebook (clicca qui) e sul sito del Liceo Scientifico “Arcangelo Scacchi” di Bari (clicca qui), ieri 10 febbraio 2026, in occasione della Giornata del ricordo per le vittime delle foibe, istituita dal Governo Berlusconi con la Legge n. 92 del 30 marzo 2004, i ragazzi e le ragazze del Liceo barese hanno assistito ad una inedita, non per noi, celebrazione delle vittime dell’esodo giuliano-dalmata in compagnia dell’Esercito Italiano nella cornice della Caserma “Picca”, distante solo un isolato dalla scuola. La mattinata è cominciata con un insolito, per studenti e studentesse il cui interesse principale nelle scuole dovrebbe essere studiare e socializzare, «alzabandiera a mezz’asta» in caserma. La cerimonia militaresca e solenne che non avrebbe nulla a che fare né con la routine degli alunni e delle alunne né con la vicenda storica delle foibe, da inquadrare all’interno di una spirale di odio politico che vede perseguitare i fascisti, e non solo, da parte dei partigiani comunisti, italiani e jugoslavi, dopo che per anni i fascisti italiani avevano perseguitato, cacciato e ucciso, nelle stesse foibe, gli/le abitanti italiani di lingua e cultura slava all’interno del nostro territorio nazionale. Stando alle parole riportate dai colleghi e delle colleghe del Liceo “Scacchi”, veniamo a sapere che: «La storia è uscita dai manuali per farsi riflessione viva. Dopo il saluto del Generale Notarfrancesco e l’inquadramento del Colonnello Mauro Lastella, la lectio magistralis del Prof. Nicola Neri ha acceso nei ragazzi una scintilla preziosa: la curiosità critica per la battaglia geopolitica e umana della questione giuliano-dalmata e le dinamiche del regime di Tito». Immaginiamo, quindi, che il prof. Nicola Neri, docente di storia della Guerra, delle istituzioni militari, dei trattati e politica internazionale presso il Dipartimento di Scienze politiche e di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Bari, si sia anche soffermato sulle dinamiche del regime fascista di Mussolini, che aveva ostinatamente e criminalmente proceduto in quei territori all’italianizzazione delle minoranze slave. E, tuttavia, pur non avendo assistito alla narrazione che il prof. Neri ha fatto ai ragazzi e ella ragazze del Liceo “Scacchi” di Bari, qualche dubbio ci viene sull’interpretazione del docente, giacché solo due anni fa il professore era stato il protagonista, insieme a esponenti di Forza Italia, di un convegno a Trinitapoli (BAT) e «Durante il convegno, è stato evidenziato che il genocidio delle foibe, in cui furono massacrati fascisti, cattolici, liberaldemocratici, socialisti, donne, anziani e bambini, ha lasciato una ferita profonda nella storia italiana e croata, con un numero di vittime che si stima non inferiore a ventimila». Con rigore storiografico e scientifico, ci affidiamo alle fonti di storici che si sono occupati della vicenda per sostenere in primo luogo che non si trattò di un genocidio, come la retorica politica ha cercato di mistificare un evento di natura politica, e che le vittime accertate furono tra le 3.000 e le 5.000, un numero deprecabile, ma decisamente da ridimensionare rispetto alle ventimila. Tuttavia, per approfondimenti rimandiamo alla nostra intervista a Eric Gobetti, uno dei massimi esperti della questione, autore di un volume E allora le foibe?, pubblicato per Laterza (clicca qui per l’intervista). Ad ogni modo, al di là della sostanza, cioè l’incontro sulle foibe in un quadro ammantato da una presumibile ambiguità storiografica, ciò che denunciamo come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ormai da tempo, è la necessità della militarizzazione degli eventi, soprattutto quelli culturali e storici rivolti agli studenti e alle studentesse, condotti per la circostanza all’interno delle caserme dalla Forze Armate. Riteniamo che debba restare la scuola il luogo del confronto, del dialogo, in cui la presentazione degli argomenti storici e culturali debba essere inserita all’interno di un quadro didattico e pedagogico, su cui i docenti sono formati, che ne esalti la problematicità e la critica. La presentazione di contenuti educativi e didattici da parte di soggetti in divise militare, in contesti, assetti e posture militaresche introduce una sostanziale sproporzione pedagogica, un’asimmetrica di fondo che pregiudica il rapporto educativo, che diventa così rapporto di obbedienza. Ciò che da tempo cerchiamo di mettere in evidenza è che la militarizzazione dell’istruzione sta sdoganando lentamente il ritorno in grande stile di una pedagogia nera, uno stile addestrativo riconducibile ai manuali educativi tedeschi del XVIII e XIX secolo e storicamente riconducibili alla predisposizione di un contesto culturale favorevole all’ascesa dei regimi totalitari. La pedagogia nera, praticata in questo caso da persone in divisa o da docenti assuefatti alle pratiche standardizzate di valutazione, abitua gli studenti e le studentesse a non mettere mai in discussione l’autorità, obbedendo e conformandosi incondizionatamente ai valori degli adulti.  Anziché generare spirito critico, la militarizzazione dell’istruzione, mediante la pedagogia nera, genera cittadini e cittadine sottomessi/, corpi docili e plasmabili abituati all’assimilazione di un universo simbolico predeterminato all’interno di un sistema di ordini e gerarchia e che, in questo contesto storico, caratterizzato dal coinvolgimento in più scenari bellici e con il ritorno della leva obbligatoria alle porte, cerca di legittimare la normalizzazione della guerra. Ci auguriamo che la nostra denuncia possa essere utile ai colleghi e alle colleghe del Liceo Scacchi per riflettere insieme sulla costruzione dell’universo simbolico che intendiamo offrire ai nostri studenti e alle nostre studentesse. Qui alcuni scatti dell’iniziativa sul sito della scuola. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Bari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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E ci mancheranno «le parole per dirlo». Paolo, ciao
Succede, nella vita, che si impara a parlare una seconda, una terza volta, e ancora. A me, così è accaduto con Paolo Virno. Paolo Virno era un filosofo, quindi un artista delle parole. Uno che afferrava cristalli di pensiero, un’idea di mondo, nelle regole grammaticali. Uno che non aveva mai perso di vista ciò che conta, ovvero che pensiero e prassi sono tutt’uno con le preposizioni: “con”, “tra”, “fra”. Si agisce e si pensa con le altre e gli altri, tra le altre e gli altri, fra una cosa e l’altra. Nel mezzo – senza principio né fine. Aula 6 di Lettere, Sapienza, primavera del 1998. Per ricordare l’anno 1968, presentavamo il libro di Bifo dedicato a Potere Operaio. Comparve Paolo. Il corpo, senz’altro – così alto. Ma il corpo con la parola, con una parola che sapeva farsi corpo con i gesti delle mani, con la voce e il suo volume cangiante, imprevedibile. Filosofo del linguaggio, del linguaggio di Paolo mancava qualcosa senza vedere le mani, e la braccia, con quei movimenti ampi, quasi preparassero la scena dell’enunciato. «L’inserzione del linguaggio nel mondo», avrebbe detto lui. > Certo Paolo era stato un militante sovversivo, un «marxista non pentito», un > «comunista non di sinistra». E l’aveva pagata cara, la sua militanza, negli > anni della controrivoluzione e della carcerazione preventiva senza sosta. Le > parole di Paolo erano parole, ma c’era dietro pure la vita di una generazione > che aveva tentato la rivoluzione. «Sconfitta», diceva. Vero, ma a che prezzo? > La controrivoluzione italiana, per vincere, ha dovuto imporre, manovra > finanziaria dopo manovra finanziaria, il declino del Paese. Se oggi l’Italia è fanalino di coda in Europa per quel che riguarda i salari, se l’economia sopravvive con il terziario low cost e l’edilizia che manda gli ultrasessantenni a crepare sui ponteggi, se duemila giovani formati al mese se ne vanno, è perché c’è voluta dedizione efferata per sconfiggere la rivoluzione. Con Paolo inventammo, a Esc, la Libera Università Metropolitana. Con Paolo, con Toni, con Franco, con Benedetto. E tante e tanti. Il primo seminario fu subito dopo l’occupazione di via dei Reti 15, primavera del 2005. Lo spazio era ancora disagevole, usavamo una stanzetta spoglia. Discutemmo di azione innovativa, secondo Paolo. Non riguarda il genio, l’eroe, il visionario l’azione innovativa, no. Ha a che fare con quel vivente che, per vivere, deve di volta in volta mettere in forma la propria vita, creare, in cooperazione con altre e altri, le condizioni della propria esistenza. Necessaria, l’azione innovativa, ogni qual volta si tratta di applicare la regola condivisa a un caso singolo; applicandola, tutto sommato, la regola la facciamo anche di nuovo. Differenza nella ripetizione. O anche: variazione storica della natura eterna che, per Paolo, sono le nostre facoltà specie-specifiche.     L’accademia italiana, ovvero del Paese fallito per la controrivoluzione, ha accolto Paolo tardivamente. Non poteva che andare così. Con le sue opere tradotte in tutto il mondo, la pensione lo ha raggiunto presto – troppo. Ma gli studenti lo hanno amato, in Calabria e poi a Roma Tre. Piccoli e grandi, tutti imparavano a parlare di nuovo, con lui. Ogni corso, ogni lezione, imponeva di pensare in grande, di pensare sul serio. Nonostante l’ANVUR e la VQR, o altri acronimi che hanno per obiettivo l’umiliazione della vita associata. Paolo era alla ricerca del sindacato rivoluzionario del lavoro precario, sottopagato, migrante. Se – folli – abbiamo fondato le Camere del Lavoro Autonomo e Precario, lo dobbiamo anche a quel documento, con diversi discusso, ma da lui scritto più di vent’anni fa («Che te lo dico a fare?»). Non ha mai smesso di essere operaista, a costo di portare il broncio alle movimentazioni recenti. Non che non riconoscesse il ruolo della finanza, l’importanza della rendita immobiliare, la guerra e le sue politiche di bilancio: cercava l’estorsione di plusvalore, Paolo, sempre. A pensarci bene, era un modo per continuare a pensare il due, il «doppio potere», la «città divisa». Filosoficamente: il possibile del reale. Ora, senza Paolo, vicini a Raissa, si tratterà di cercare ancora «le parole per dirlo» – proprio quelle, non altre. E sarà impervio, ma occorre provarci.   L'articolo E ci mancheranno «le parole per dirlo». Paolo, ciao proviene da DINAMOpress.
November 8, 2025
DINAMOpress
A Beit Jala la Commemorazione Congiunta della Nakba organizzata dai Combattenti per la Pace
 Anche quest’anno, per la sesta volta,  i ‘Combattenti per la Pace’ hanno organizzato oggi, 15 Maggio, a Beit Jala in Cisgiordania la Commemorazione Congiunta della Nakba. E’ possibile seguire la diretta streaming  a partire dalle 19 di oggi 15 Maggio chiedendo il link qui: https://form.jotform.com/251032941203443 ); Tra i vari contributi: la refusenik Sofia Or leggerà la testimonianza di un soldato che nel 1948 partecipò alle operazioni di espulsione dei palestinesi in un certo villaggio, che non è più;  molto bello e sentito l’intervento di Lee Mordecai, docente di storia antica a Princeton che tornato in Israele sta lavorando a un monumentale progetto di documentazione di tutti i crimini commessi giorno dopo giorno a Gaza (perché nessuno possa dire: io non sapevo…). La registrazione della serata resterà comunque disponibile da domani sui canali social dei Combatants for Peace. Inoltre qui : https://www.pressenza.com/it/2025/05/15-maggio-nakba-day-tantissime-le-manifestazioni-per-commemorare-la-catastrofe-che-non-e-mai-finita/ abbiamo pubblicato un’intervista alla co-direttrice dei ‘Combatants’ Rana Salman, a introduzione della Cerimonia. Link per sostenere il lavoro dei Combattenti per la Pace: https://www.cfpeace.org/donate Redazione Italia
May 15, 2025
Pressenza
Commemorazione Sergio Ramelli: targhe e proteste all’Istituto “Molinari” di Milano
Il 13 marzo nell’Istituto “Molinari” di Milano è stata affissa la nuova targa in biblioteca in onore di Sergio Ramelli da rappresentanti istituzionali della destra con il ministro Giuseppe Valditara, Ignazio La Russa e il loro seguito (clicca qui per la notizia). In quella circostanza una ventina dei 70 lavoratori della scuola scrisse una lettera aperta di protesta, che fu in seguito pubblicata in varie testate giornalistiche e alcuni studenti, studentesse e rappresentanti sindacali contestarono l’ingresso del ministro al cancello dello scuola. Il 29 aprile, a distanza di un mese, alle ore 7.00 davanti all’Istituto “Molinari” e all’Istituto “Natta” di Milano sui rispettivi cancelli compaiono striscioni molto grandi in onore di Sergio Ramelli. All’Istituto “Natta” uno striscione riportava “Ramelli Presente” con lo stemma della tartaruga stilizzata, mentre all’Istituto “Molinari” vengono appesi due striscioni con scritto “un sospiro nel vento, una fiamma per l’eternità -Sergio Ramelli. GN“, dove GN sta per Gioventù Nazionale. Gioventù Nazionale è l’organizzazione giovanile di Fratelli d’Italia, attiva nelle scuole superiori e nelle università rispettivamente tramite Azione Studentesca e Azione Universitaria. Fondata nel 2014, è stata al centro di controversie politiche e mediatiche a causa dell’orientamento di estrema destra di alcuni suoi militanti e dirigenti. Da parte di 4/5 esponenti di Azione studentesca c’è stato un tentativo malriuscito di volantinaggio davanti ai cancelli della scuola poiché  un gruppetto più numeroso di ragazzi del collettivo interno al Molinari è riuscito a contrastarli e ad allontanarli. Nei giorni successivi, proprio a Sesto San Giovanni (il comune più popoloso di  città metropolitana), decorato ed altre figure istituzionali ( https://agenparl.eu/2025/04/27/ramelli-de-coratofdi-iniziative-a-milano-per-50-anniversario-dalla-sua-uccisione/ ) è stato intitolato uno slargo a Ramelli e a Pedenovi, ma ci sono state diverse proteste. Anche a Novate Milanese è stata dedicata una targa a Ramelli. La Russa,  accompagnato da un folto gruppo di forze dell’ordine, si è presentato per fare il discorso alla cerimonia, ma non è riuscito fino in fondo nell’intento poiché disturbato da diversi cittadini che esprimevano il loro dissenso. Anche a Cinisello oggi 28 aprile verrà inaugurata una piazza a Ramelli (https://www.comune.cinisello-balsamo.mi.it/spip.php?article39674).  In questo cinquantesimo anniversario è evidente che la vicenda Ramelli, oggi con maggior incidenza, funge da cavallo di battaglia per sdoganare tutti quei passaggi pubblici (commemorazioni, titolazioni di piazza e vie, articoli, manifesti) che nelle parole dei loro fautori “vogliono pacificare la storia del passato” ma che nei fatti facilitano il radicamento delle nuove organizzazioni -istituzionali e non- apertamente di destra. Ad oggi denunciare quest’avanzamento della destra in tutte le istituzioni, al fine di riaprire confronti critici in tutti gli spazi pubblici, è importante e necessario. L’impianto ove le conquiste sociali e politiche della contestazione degli anni ’70 riuscirono a radicarsi è stato tuttavia smantellato proprio dai governi dei decenni passati e la “sinistra-non sinistra” di oggi non si oppone, nei fatti,  all’apologia del fascismo. Se da una parte non ha senso reagire visceralmente a tutte le strumentalizzazioni messe in cantiere da ogni avversario, dall’altra è necessario capire fino in fondo a cosa mira oggi questa strumentalizzazione dei fatti di quegli anni e come è possibile colmare questi 20 anni di vuoto di coscienza politica che permea tutti i settori della società. Al “Molinari” ci sono stati diversi  incontri con i ragazzi e le ragazze sul tema degli anni di piombo. A aaggio è previsto su quest’argomento per le classi quinte un incontro con Aldo Giannuli (polititologo, storico, e saggista, già docente all’Università di Bari e di Milano) e Pino Casamassima (giornalista e scrittore).  Nonostante questi tentativi, sicuramente apprezzabili da parte degli insegnanti, l’impressione è che manchi tra gli insegnanti, e i lavoratori in generale della scuola, una determinazione forte a ri-creare  le condizioni d’ascolto, dialogo e ricerca per immaginare una visione politica palpitante e ricostruire un interesse su questi temi. A proposito di fatti come le odierne commemorazioni su Ramelli, pare che si colga in generale una “certa gravità” dei fatti, ma si preferisce mantenere sempre un profilo basso, discorrerne in forma frammentaria e incompleta e passare velocemente ad incombenze scolastiche quotidiane più urgenti. Ecco, in questa cornice, si inserisce dunque il lavoro prezioso dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e di quante/i si stanno mobilitando e sensibilizzando su “piccole” questioni della scuola che, in realtà, sono collegate a disegni ben più vasti tra cui l’escalation bellica che denunciamo da tempo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università