Source - Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università

Bambini e giovani dinamici: la ginnastica militare nelle scuole
Siamo una società dinamica, anzi capace di accelerazioni spettacolari, di superamenti dei limiti umani e di una protervia senza confini nell’uso delle tecnologie. Il corpo, la sua armonia complessa ne fa le spese. Non va accompagnato nella crescita come si annaffia e si cura un germoglio, ma spinto, incurvato, teso verso la prestazione eccellente; il corpo – soprattutto quello dei più giovani – diventa l’icona della bellezza patinata delle pubblicità, magrezza atletica, setosità della pelle, muscolatura ben disegnata. Allora si deve iniziare presto ad allenare questi corpi poveri di anima, bisogna fin da subito far capire che non si sta parlando del gioco, dello sport come gioco, del movimento come essenziale aspetto del vivere e dello stare in relazione, ma del competere per essere soli al traguardo. Ogni coach (e già, così, in inglese d’obbligo), allenatore, preparatore, maestro di discipline, è soprattutto il mentore del corpo competitivo. Allora, ecco l’ennesima segnalazione arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sulla ginnastica in stile militare per uomini, donne, bambini: siamo con la Sezione Lecce dei gruppi che, dalla fine degli anni Settanta, curano la pratica sportivo-militare, in collaborazione con il CONI (clicca qui). Non che i vecchi non debbano anche loro andare in palestra, anzi, sono proprio loro che devono dimostrare quanto è bello invecchiare sani e vigorosi perché tanto si è lavorato in palestra da bambini e da giovani. La morte avrà i nostri occhi alla fine, ma non le apparterranno le nostre muscolature ancora tese. Ironia macabra e amara, lo so, ma sembra proprio che a vedere le pubblicità e gli inviti pressanti alla ginnastica, si tratti proprio di scongiurare la morte, di pensarla come un affare di altri. Sì, anche questo lo sappiamo è tutt’altro che ironico, visto l’infuriare delle guerre. Ginnastica è un termine che era diventato desueto. Come sappiamo viene dalle parole ginnasio e ginnasta, il luogo dove praticare l’esercizio del corpo, e la persona che lo frequentava esponendosi nudo, come avveniva nella lotta e nei giochi greci. Finita l’era dell’ISEF (Istituto Superiore di Educazione Fisica ) che preparava gli insegnanti di ginnastica per le scuole superiori, si cominciò a usare altri modi di designare il movimento: la psicomotricità, l’educazione motoria, le arti motorie, le varie specialità sportive che si ibridano fra loro e nuove ne inventano, per non parlare delle diverse branche delle medicina sportiva. E perché serve oggi ripristinare la ginnastica accostandovi l’aggettivo militare? La risposta sta al cuore del nostro lavoro come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Siamo una società malata, risentita, costantemente allertata contro un ipotetico nemico, contro il barbaro alle porte della città, le cui mure sono sempre più alte, robuste, elettrificate. Su questo vasto sentire collettivo che ci avvelena, prosperano i corpi militari che, ad ascoltare ministri, sottosegretari, ex generali prestati alla politica e politici del male minore, ci dovrebbero difendere. Se il volantino che è arrivato a noi appare ricco di iniziative anche più gentili, meno orientate alla possanza muscolare che pure molte immagini nel sito espongono, il mantra della Sezione di Lecce è esplicito, la scuola è ginnica, si tratta di mettersi alla prova con attività ad alta intensità. La danza e la musica si possono del resto praticare in molti modi, non sono solo allietanti e festivi. Anche al Conservatorio oggi si deve essere performanti, è un costume acquisito la competizione, prima del piacere, della giocosità del gesto. In tutte le attività in cui ci si occupa del corpo, proprio e altrui, sano, giovane, vecchio, malato «Quando la tensione non viene tenuta si trasforma in altro», scrive la filosofa Giusi Venuti, e il tenere qui allude al contenere e al ben indirizzare, senza forzature, anzi a risanare il trauma che spesso il vivere comporta e il corpo patisce. «Il corpo sa prima che la mente articoli. È da questo sapere del corpo […] che una riconfigurazione diventa possibile» (G. Venuti Il vero si tocca. Del gesto che pensa Orthotes, Napoli 2026 p.109). Se un istruttore, un allenatore, un ginnasta non mette a tema il sapere del corpo nell’insieme cooperativo con gli altri corpi, può mostrare pratiche perfette ma dannose per sé, per gli altri. Quando eravamo bambine e bambini, nelle periferie delle città e nelle campagne, solo i figli dei ricchi andavano in piscina, a giocare a tennis, in palestra si andava per curare la scoliosi e la lordosi giovanili, oppure se si intraprendeva una disciplina sportiva, la danza per le bambine, i maschi non erano ben visti alla sbarra di fronte al grande specchio e giocavano a calcio. Ma per tutte e tutti il movimento vero era quello fuso con il gioco, la palla, la corda, la bicicletta erano i protagonisti nei cortili e nelle strade, nei pratoni spogli fra le case. Dinamici fino allo sfinimento e forse, nello squallore dei luoghi, più felici. Fonti: https://osservatorionomilscuola.com/?s=puleo+ginnastica+militare; https://osservatorionomilscuola.com/2026/08/04/sport-militarizzazione-generazioni-giocano-guerra-ginnastica-dinamica-militare/; https://osservatorionomilscuola.com/2024/12/01/luoghi-comuni-e-meglio-se-lo-sport-lo-insegnano-istruttori-militari-la-ginnastica-dinamica-militare-italiana-gdmi/; https://osservatorionomilscuola.com/2025/09/21/monza-sport-city-day-2025-partita-pace-ginnastica-dinamica-militare-ambiguita/; https://osservatorionomilscuola.com/2023/07/14/ginnastica-dinamica-militare-gdm-la-militarizzazione-dello-sport-intervista-ad-antonio-mazzeo-su-radio-onda-durto/ Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Pennuti che passione!
La segnalazione arrivata all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università è dell’estate scorsa, quindi siamo in ritardo nel commentarla, anche se più volte ci siamo occupati di raduni e campi organizzati dal Corpo degli Alpini. Qui siamo in Valtellina, nella frazione di Rodolo, comune di Colorina, provincia di Sondrio. Luogo ameno, ci dicono le guide turistiche, di boschi e montagne. Il sito del raduno è infatti la faggeta di Alfaedo, nel cui nome sta la radice dialettale “fai”, faggio. Non sarebbe entrato nei nostri interessi e scopi l’avviso contenuto nel manifestino, se queste manifestazioni restassero un fatto interno al corpo stesso che le organizza, per i propri membri. Vale anche per altre manifestazioni delle Forze Armate, fiere di armi, esibizioni di volo, visite a navi scuola, a caserme, ecc. Così non è. Perché soldati, graduati e semplici di tutte le armi, rivolgono la loro attenzione alle creature piccole e giovani e trasformano attività addestrative o dimostrative interne in fatti pubblici. Si tratta di mettere in atto qualcosa che ha un valore aggiunto nel momento in cui donne e uomini in divisa, la differenza nel genere dipende dalle circostanze, si improvvisano educatori, pedagoghi, maestri, consulenti. Sforando, crediamo noi, le funzioni proprie, per andare in supplenza a chi, insegnante e o genitore, per mandato istituzionale e per dovere etico, si occupa dell’educazione e dell’istruzione dei più piccoli. L’obiettivo dell’uscita dai ranghi, dai luoghi propri, dell’esternalizzazione delle abitudini militari verso la società civile e verso l’età giovane (più permeabile), è l’indottrinamento. Indottrinare, in senso proprio, è introdurre un neofita a una dottrina: precetti, regole, scopi, funzioni, usi. Un campeggio militare, per quanto innocuo possa sembrare, è una forma evidente di propaganda, serve a creare consuetudine con la disciplina, l’obbedienza, il rispetto assoluto (ab-soluto: libero e non derogabile ad altro) alle regole di ingaggio di un eventuale – e sperato, quando non apertamente proposto – arruolamento. Succede molto spesso che, mediante la veste allegra e apparentemente pacifica dell’incontro fra divise e gente comune, venga veicolata la normalizzazione di un assunto ben diverso: sotto la bonarietà c’è tutto il dolore che potrà venire “dall’armatevi e partite”. Succedeva alle stazioni dei piccoli centri, chissà magari anche a Colorina quando la stazione ancora non era stata inghiottita dall’alta velocità, i contadini, i montanari, le donne, piangevano la partenza dei figli, dei mariti, dei fratelli, che ignari cantavano. Succede ancora oggi, nelle piazze, nelle strade dei nostri paesi e delle nostre città che si possa ridere e gioire di ciò che allude alla guerra, oggi così presente nel nostro quotidiano. E nel merito del corpo di cui qui parlo, la novantasettesima adunanza degli Alpini è scesa al mare, a Genova, il maggio scorso, bloccando una città …festante. (clicca qui e qui). L’ alpino ha la penna sul cappello e anche il bambino che – nell’immagine – sorride rivolto alla roccia. Saluta militarmente un altro cappello e una fascia tricolore, ne sembra molto fiero. Le penne ornano il cappello del bersagliere che corre, mentre l’alpino alpeggia, si arrampica, cammina con il passo lento del montanaro. Sono piumati gli elmi dei guerrieri alle mura di Troia e Odisseo lo ribadisce come punto d’onore dei capi. Sono meravigliosamente piumate le teste dei capi pellerossa, e sono bianche di piume le ali degli angeli. Il fascino del piumaggio ha tutta una simbologia e una sua retorica che qui tralascio rilevando solo gli elementi più ovvii, che son poi quelli che incantano i bambini: le piume servono a quel muoversi oltre la forza di gravità che gli uomini hanno sempre invidiato, creando mitologie di voli spesso puniti dagli Dei, e hanno dato vita ai favolosi disegni di Leonardo. Una fascinazione antica che, come sempre accade per ciò che ci incanta, cattura la nostra immaginazione e ha parentela con l’eros, con gli amorini alati nelle raffigurazioni rinascimentali che circondano Afrodite. Poi, passo passo oggi si arriva alla magia arrogante e minacciosa dell’aerodinamica dei caccia di guerra. Fonti: https://osservatorionomilscuola.com/2026/03/23/rivarolo-alpini-campi-estivi-scuola-lavoro-patria/; https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/22/questa-estate-non-studiare-con-gli-alpini-devi-andare/; https://osservatorionomilscuola.com/2025/11/28/campi-scuola-alpini-formazione-addestramento-militare/; https://osservatorionomilscuola.com/2026/06/04/campo-scuola-alpini-sona-palazzolo-verona/ Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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Dal 13 al 20 ottobre esercitazione nucleare NATO Steadfast Noon in Italia
L’esercitazione Nato Steadfast Noon si terrà in Italia, trattasi di esercitazione nucleare, a spiegarlo il responsabile della politica nucleare della Nato nel corso di una conferenza stampa di cui riporta notizia l’ANSA. Nell’esercitazione che comincia oggi 13 ottobre, stando ai racconti diffusi a mezzi stampa, non saranno impiegate armi nucleari vere e proprie, trattandosi di simulazioni per testare la capacità di resistenza, resilienza (altro termine abusato e dai significati sempre più sinistri) e di risposta degli eserciti Nato. Più chiaro nei propositi il Ministero della Difesa italiano, Guido Crosetto, che parla esplicitamente di «testare la capacità di risposta rapida dell’Alleanza Atlantica» annunciando «la più grande esercitazione Nato dell’anno, che dimostra la capacità dell’Alleanza di dispiegare e integrare rapidamente le forze, rafforzando la presenza e la prontezza operativa nell’Europa centrale». Ancora una volta siamo davanti all’utilizzo delle esercitazioni militari in funzione anti-russa e anti-cinese, esercitazioni solitamente utilizzate come velata minaccia per mostrare il potenziale degli eserciti UE e NATO e saggiare la capacità di risposta, la cosiddetta prontezza di crosettiana memoria. Oltre dieci mila militari provenienti da 13 Paesi Alleati hanno preso parte alle attività addestrative. In primo piano l’Italia, che ha assunto il Comando della Forza di Reazione Rapida della NATO e della componente terrestre dell’Esercitazione. Leggiamo testualmente «Lo sforzo logistico ha consentito la movimentazione di circa 6.000 metri lineari di materiali, mezzi e attrezzature, in condizioni meteorologiche particolarmente impegnative, segnate da nevicate lungo le principali direttrici terrestri e aeree, e da onde fino a 12 metri sull’Oceano Atlantico». Non è casuale la scelta dell’Italia per questa esercitazione in grande stile che inizierà il prossimo 13 Ottobre. La scelta ricade per la settima volta sul nostro paese sempre in nome della deterrenza. E ormai non si fa mistero della stretta connessione tra forza militare e forza politica: la dimensione nucleare dell’addestramento infatti, esplicitamente richiamata dalla Nato, si inserisce nel più ampio sistema di consultazione politica, pianificazione militare e condivisione degli oneri tra gli Alleati. La responsabile della politica nucleare dell’Alleanza, Nassima Barrows, ha sottolineato il carattere ordinario dell’attività, precisando che non è diretta contro alcun Paese (clicca qui). Nel frattempo la Cub di Pisa ha scritto al Prefetto di Pisa per chiedere se siano state adottati piani di sicurezza a livello locale seguendo le indicazioni dell’appello lanciato da qualche settimana su Peacelink.it e ponendo pubblicamente alcune domande: * quali sono i piani di protezione civile in caso di guerra nucleare; * se e come sono stati considerati scenari di uso di un’arma tattica e di escalation, anche alla luce delle simulazioni dell’Università di Princeton; * l’accesso al piano di protezione civile e al piano di soccorso sanitario; * quali sono le procedure di allerta, evacuazione, ricovero, decontaminazione e assistenza sanitaria; * cosa è previsto per gli impianti a rischio di incidente rilevante (se ci sono scenari di simulazione e previsione dei danni rilevanti in caso di guerra convenzionale o nucleare). Non facciamo passare sotto silenzio l’ennesima operazione di guerra simulata che attraversa i nostri territori. F-16 statunitense decolla da una delle basi del Nord Italia il 13 ottobre 2023, per una delle precedenti esercitazioni nucleari NATO. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Montalbano: orientamento con l’Esercito all’IIS Pisticci
L’ennesimo caso di orientamento in uscita affidato all’Esercito riguarda l’IIS Pisticci di Montalbano (MT) con il coinvolgimento di alcune classi (clicca qui). Un incontro dello stesso tipo di era svolto inoltre il 30 aprile durante il quale il personale dell’esercito aveva avuto l’occasione di illustrare «le opportunità di carriera e i valori di lealtà e spirito di servizio che guidano le nostre Forze Armate» (clicca qui). Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ci interroghiamo sul senso didattico e pedagogico del coinvolgimento di studenti e studentesse in iniziative del genere. Ci chiediamo come sia possibile considerare quanto organizzato dal Comando Militare dell’Esercito della Basilicata come «occasione di confronto e di approfondimento sulle opportunità formative e professionali offerte dal mondo militare» coerente con il percorso di crescita e formazione dei nostri alunni e delle nostre alunne. E ancora ci chiediamo perché la scuola, con un intero pianeta a un passo dal baratro di una terza guerra mondiale nucleare, debba diventare megafono della propaganda di arruolamento condotta dall’Esercito. Per tali motivi invitiamo genitori e genitrici a presentare presso la scuola la richiesta di esonero per i propri figli e le proprie figlie da queste giornate utilizzando quanto messo a disposizione sul nostro sito (clicca qui); chiediamo ai/alle docenti di non rendersi disponibili per queste proposte vista l’importanza del problema che l’Osservatorio evidenzia da anni, nonché agli studenti e alle studentesse di rifiutarsi di partecipare alle attività in questione utilizzando quanto previsto nel nostro prezioso Vademecum. Chiediamo inoltre a chiunque abbia a cuore il destino della scuola pubblica di segnalare quanto succede in termini di militarizzazione nel proprio territorio alla seguente mail: osservatorionomili@gmail.com. Invitiamo infine chiunque abbia voglia di contribuire alle attività dell’Osservatorio di aderire alla nostra associazione al seguente link : https://osservatorionomilscuola.com/contatti/. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
USR Emilia-Romagna e Esercito insieme per l’arruolamento
Quanto abbiamo recentemente descritto a proposito del rapporto tra Ufficio Scolastico Regionale della Toscana e Comando Militare Esercito “Toscana” (clicca qui) non è evidentemente un caso isolato. Una dinamica simile infatti si riscontra nella collaborazione tra Ufficio Scolastico Regionale Emilia Romagna e Comando Militare Esercito “Emilia Romagna” per l’anno scolastico 2026/2027. Sul sito dell’ufficio scolastico regionale troviamo infatti una nota del 23 settembre 2026 con allegata la proposta di «conferenze scolastiche di orientamento e informazione» in cui l’esercito si propone ai docenti per «divulgare agli studenti: – del 1° e 2° anno di scuola secondaria di secondo grado le modalità di ammissione e l’offerta formativa delle Scuole Militari di Napoli e Milano (2° biennio e 5° anno dei licei classico e scientifico); – delle classi IV e V di tutte le scuole secondarie di secondo grado, le offerte formative dell’Accademia Militare (corsi di laurea magistrale), della Scuola Sottufficiali (corsi di laurea) e le variegate opportunità di impiego nelle altre figure professionali della Forza Armata; – delle classi dei restanti ordini e gradi, ruolo, compiti e attività dell’Esercito Italiano». La circolare specifica inoltre che l’attività istituzionale dell’esercito «consisterà in un’esposizione/colloquio della durata di circa un’ora, intervallata eventualmente da uno o più brevi videoclip, durante il quale grande importanza sarà assegnata all’interazione con i giovani e al racconto di esperienze personali sia sul territorio nazionale che all’estero». Come per la regione Toscana , anche per l’Emilia Romagna le proposte del Comando Militare Esercito “Emilia-Romagna”, «unico referente istituzionale in Regione per la promozione dei reclutamenti nell’Esercito Italiano», rientrano evidentemente in una massiccia campagna per l’arruolamento degli studenti e delle studentesse in concomitanza di un’escalation bellica a livello planetario oramai alle porte. Per tale motivo invitiamo genitori e genitrici a presentare presso gli istituti interessati la richiesta di esonero per i propri figli e le proprie figlie da queste giornate utilizzando quanto messo a disposizione sul nostro sito (clicca qui); chiediamo ai/alle docenti di non rendersi disponibili per queste proposte vista l’importanza del problema che l’Osservatorio evidenzia da anni, nonché agli studenti e alle studentesse di rifiutarsi di partecipare alle attività in questione utilizzando quanto previsto nel nostro prezioso Vademecum. Chiediamo inoltre a chiunque abbia a cuore il destino della scuola pubblica di segnalare quanto succede in termini di militarizzazione nel proprio territorio alla seguente mail: osservatorionomili@gmail.com. Invitiamo infine chiunque abbia voglia di contribuire alle attività dell’Osservatorio ad aderire alla nostra associazione al seguente link: https://osservatorionomilscuola.com/contatti/ Fonte: https://www.istruzioneer.gov.it/2026/09/23/conferenze-di-orientamento-e-informazione-comando-militare-esercito-er-6/ Osservatorio contro la militarizzazione contro delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Novi Ligure, l’ispezione al Liceo Amaldi per l’invito al corteo “Sudario di Gaza”
Il 5 ottobre 2026 il ministro dell’Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha annunciato che l’Ufficio scolastico regionale del Piemonte ha disposto un’ispezione al Liceo “Edoardo Amaldi” di Novi Ligure. Oggetto della verifica è una comunicazione che, secondo la stampa, sarebbe apparsa nella bacheca del registro elettronico ClasseViva e inviterebbe gli studenti e le studentesse ad aderire al corteo “Sudario di Gaza“. Il ministero parla di possibile «utilizzo improprio di uno strumento istituzionale» e, «qualora i fatti riportati dalla stampa fossero confermati», di «grave violazione della deontologia professionale». Valditara ha aggiunto che l’indottrinamento «appartiene soltanto ai regimi totalitari». La segnalazione è attribuita al capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari, che ha ringraziato il ministro. Elisabetta Piccolotti (Avs, Commissione Cultura) ha definito il clima nelle scuole “asfissiante”. Il 6 ottobre, secondo un titolo di Radio Gold (clicca qui per la notizia), la segreteria della Cgil e la Flc hanno espresso sostegno alla dirigenza. Alunne/i ed ex alunne/i hanno pubblicato una lettera in difesa della scuola, senza nomi né numero dei firmatari: la lettera riconosce l’esistenza della comunicazione e delle verifiche, dichiara rispetto per le istituzioni e chiede che il giudizio non si estenda all’intera comunità scolastica. Il dirigente ha precisato che l’evento di Alessandria, in orario extrascolastico, era «un’iniziativa promossa in autonomia da un’ampia rete della società civile e da associazioni a carattere del tutto apartitico». Il riferimento a un «viaggio in treno organizzato dall’Istituto» sarebbe derivato da “un’imprecisione redazionale”: si trattava di un servizio informale di coordinamento e accompagnamento offerto da alcune/i docenti a studenti, studentesse e personale che avessero scelto di partecipare a titolo personale e volontario. L’iniziativa, ha aggiunto, «non ha mai configurato un’uscita didattica o una gita scolastica ufficiale». Il testo originale della comunicazione non risulta pubblicato da nessuna fonte. Il corteo si è svolto ad Alessandria il 10 ottobre, con “oltre mille persone” secondo il titolo di Radio Gold. Era una commemorazione silenziosa: un telo di 25 metri con i nomi scritti a mano di 18.457 minori uccisi a Gaza, la lettura parziale dei nomi, una poesia. Sul piano giuridico la questione è duplice. La prima riguarda lo strumento: se il registro elettronico sia stato usato per convocare gli studenti e le studentesse va accertato sul testo della comunicazione, e l’ispezione serve a questo. La seconda riguarda la qualificazione: indottrinare significa imporre un’ideologia, e l’invito a una commemorazione di vittime civili e minorenni, fondata su un elenco di nomi, non è di per sé questo. Il ministero ha qualificato la manifestazione prima di conoscere il testo, mentre l’accertamento non lo richiedeva. La stessa verifica appare del resto sproporzionata rispetto all’oggetto: davvero il ministero non ha altre cose più importanti e urgenti di cui occuparsi? Nell’Antigone di Sofocle, la protagonista afferma di non credere che i decreti del re abbiano tanta forza da permettere a un mortale di calpestare le leggi divine, non scritte e incrollabili. Antigone parlava di leggi divine; noi preferiamo appellarci alle leggi, anch’esse non scritte e immutabili, che fanno l’essere umano e che sono il fondamento di una giusta disobbedienza civile. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Faro di Roma: Oltre il cemento e le armi. Memoria operaia, resistenza antifascista e il ritorno del militarismo
DI LAURA TUSSI SU FARO DI ROMA DEL 2 OTTOBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Faro di Roma il 2 ottobr 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «La scelta di approfondire il nesso tra educazione e militarizzazione — evidente nella preoccupante penetrazione di forze armate e dimostrazioni d’uso delle armi all’interno delle istituzioni scolastiche volte a plasmare una gioventù disciplinata ai valori della “difesa della patria” — si inserisce in un quadro geopolitico di riarmo generalizzato. A ciò si aggiunge la localizzazione strategica del Comando NATO (il Quartier Generale permanente della Multinational Division South – Mnd-S) presso la caserma Predieri di Rovezzano, già tristemente nota come snodo logistico della K-Force durante la guerra nei Balcani. Questo presidio di guerra, unito alla retorica governativa sull’incremento delle spese militari giustificata dal conflitto russo-ucraino e alla ventilata reintroduzione di un servizio militare obbligatorio (finora solo sospeso) esteso anche alle giovani generazioni, delinea un disegno di progressiva militarizzazione della società civile. Come denuncia anche una altra realtà attivista L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che opera e agisce anche a livello nazionale….continua a leggere su www.ilfarodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Civitavecchia, un master che integra il mondo universitario a quello militare
Il sodalizio fra l’Università degli Studi della Tuscia (Unitus), il Centro Alti Studi per la Difesa (CASD) e il Centro per la Formazione Logistica Interforze (Ce.FLI) ha generato un percorso formativo, il master universitario in “Complex Transport: Logistics, Safety and Security Risk Management”, che dall’aprile del 2025 sta facendo discutere molto. La didattica si sviluppa nell’arco di circa un anno e avviene in modalità mista, sia in presenza, al polo di Civitavecchia, che online. Il direttore del corso, il Prof. Enrico Maria Mosconi, ha affermato che le strutture sono pronte a ospitare a breve una nuova edizione (Fonte: trcgiornale.it), la quale verrà annunciata tramite un bando. Lo scopo del master è quello di integrare e far interagire l’ambito logistico civile con quello militare sotto forma di dual-use della logistica e della gestione dei rischi a essa connessa. Proprio questa natura di duplice uso, giacché le competenze vengono sviluppate da parte di un’università pubblica in connubio con degli istituti derivanti dal Ministero della Difesa, comporta una critica etica rilevante. Vengono utilizzate, infatti, risorse e metodologie universitarie per poter supportare una pianificazione strategica e/o logistica delle forze armate. Inoltre, la presenza militare all’interno di poli civili e dei comitati scientifici universitari può generare osservazioni da parte di chi come l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università promuove una demilitarizzazione della ricerca, ma anche della formazione accademica (clicca qui per vedere cosa chiede la campagna “La conoscenza non marcia”). Di fatto, la stragrande maggioranza di fondi che riceve l’Università della Tuscia proviene proprio da parte di canali istituzionali, come ad esempio dal finanziamento FFO, erogato dal MUR, da tasse universitarie e da fondi di ricerca, sia europei che nazionali e regionali. Il rischio di accordi commerciali per la produzione di armi tra l’Università e l’industria militare, inoltre, è solitamente molto alto in questi casi, pur se nell’inchiesta di Altraeconomia in merito (I dati inediti sugli accordi tra le Università e l’industria militare) l’Unitus non risulta esserci. Da quest’ultima ricerca, però, risultano 23 atenei su 31 in Italia che hanno legami con Leonardo Spa, 20 con Thales Alenia Space Spa e 8 con Mbda Italia Spa. Dalle pagine della rivista, si può leggere come a preoccuparsi di questa situazione ci sia un docente di Economia alla Scuola normale superiore di Firenze, Mario Pianta, il quale ha lavorato per un lungo periodo nel campo tecnologico sulle relazioni tra il mondo militare e quello civile. Il master universitario di II livello del polo di Civitavecchia è stato ideato e promosso da parte di strutture del Ministero della Difesa e concepito dal Ce.FLI (sotto l’egida del CASD). I vantaggi per il mondo militare, risultanti da questo percorso, riguardano la possibilità di poter concedere titoli di studio universitari civili e di valore legale agli studenti. Infatti, le scuole di formazione d’eccellenza militari (Ce.FLI o CASD) non li possono rilasciare. Il tutto a costi ridotti, sicché i fondi provengono da fonti differenti da quelle che generalmente finanziano il Ministero della Difesa. Infine, lo sdoganamento e la normalizzazione, tramite l’ingresso in aule universitarie da parte di docenti in divisa, permette alle forze armate di migliorare la loro percezione pubblica (mascherando la prerogativa bellica sotto forma di studio scientifico) e a tal fine si crea una rete di professionisti civili ben allineati. In tal modo, però, oltre alla trappola del dual-use e alla subordinazione della ricerca civile a delle logiche di sicurezza, sia in termini di fondi che di tempo dedicato a questa disciplina e non ad altre, si rischia anche la perdita dell’indipendenza della governance accademica, ovvero tramite la presenza di alti ufficiali e generali all’interno dei comitati scientifici di ateneo. Perdipiù, l’orientamento occupazionale degli studenti civili indirizzati verso tali percorsi può essere condizionato. Il loro futuro professionale appare più chiuso in un campo ristretto all’interno della logistica securitaria, a discapito di visioni incentrate verso la cooperazione internazionale e la sostenibilità. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Spilimbergo (Pordenone): polizia, carabinieri e Leonardo S.p.A. insieme all’I.I.S. “Il Tagliamento”
I tentativi di forze dell’ordine, forze armate e industria bellica di penetrare nella scuola pubblica sono sempre più evidenti e, come nostro solito, la seguiamo e commentiamo con dovizia di particolari. Oggi denunciamo l’iniziativa di plurimilitarizzazione di sabato 3 Ottobre, organizzata presso l’Istituto d’Istruzione Superiore “Il Tagliamento” di Spilimbergo e denominata “Technology Day 2”. Partiamo da questa locandina da brividi: C’è “tutto”. I primi tre ingredienti sono a dir poco evidenti: forze dell’ordine, forze armate e industria bellica con Leonardo S.p.A. La Polizia di Stato di Pordenone, che è arrivata in forze con la Questura (in particolare con gli operatori della Polizia Scientifica), la Polizia Stradale e la Polizia Postale e che ha inteso mostrare come la tecnologia sia oggi un elemento fondamentale nell’attività quotidiana delle forze dell’ordine (e su questo teniamo a sottolineare che parte della “lezione” è convenuta sull’utilizzo delle tecnologie nel mondo della sicurezza investigativa). Le forze armate con l’Arma dei Carabinieri ha allestito un banchetto informativo per illustrare le opportunità di carriera e i profili tecnici richiesti nei diversi reparti, fatto di per sé gravissimo. Infine, ai ragazzi sono stati distribuiti volantini e pieghevoli, nel mentre li si incoraggiava a proseguire negli studi scientifici per sviluppare competenze utili… A chi? Beh, non tanto a loro, quanto a «una delle prime dieci aziende globali nei settori di aerospazio, Difesa e Sicurezza». O in altri termini, uno dei fiori all’occhiello della produzione italiana delle armi usate oggi per uccidere e distruggere altrove, soldati forzati al fronte e civili nelle loro case senza distinzione alcuna. Ma oltre al contenuto c’è la forma. E finalmente arriviamo alla “dovizia di particolari”: * nella sezione «scuola» della locandina, troviamo dirigente e sindaco insieme, fianco a fianco, indicando un totale favoreggiamento dell’iniziativa da parte delle istituzioni; * la sezione «istituzioni e forze dell’ordine» presenta una colpevole imprecisione, perché contenendo solo polizia e carabinieri sarebbe stato più corretto chiamarla «forze dell’ordine e forze armate»? Ma forse la nostra Cultura della Difesa non è abbastanza sviluppata… ; * il Corpo nazionale dei Vigili del Fuoco è «un corpo ad ordinamento civile della Repubblica Italiana incaricato del soccorso tecnico urgente, della prevenzione e dell’estinzione degli incendi e del soccorso alla popolazione in caso di calamità, incidenti ed altre emergenze». Inserirlo a fianco dei veicoli di polizia e carabinieri è un atto simbolico che va a favore della dottrina militare della Difesa Totale; * il «modera la professoressa» indica un supporto da parte del corpo docente stesso. Ma non di tutto. Anzi il collegio docenti ha addirittura la possibilità di impedire queste collaborazioni (clicca qui); * per finire, una sovrastante Harley Davidson tutta stelle e strisce, rigurgito della vicina base dell’aeronautica militare statunitense di stanza ad Aviano e sintomo della colonizzazione culturale e militarizzazione del territorio che ne consegue. Insomma, non solo un modo di fare scuola piegato alle esigenze delle forze armate e dell’industria bellica ma tutto un sistema che lo supporta e lo promuove: non vi sono più soltanto attività di prevenzione e “educazione alla legalità”, ma vere e proprie passerelle orientate a persuadere gli studenti che la filiera bellica e le carriere in divisa offrano meravigliose opportunità di carriera. È un fiume, il Tagliamento, a dare il nome alla scuola. Un’intitolazione che risuona nell’immaginario di molte e molti rievocando la guerra. E con essa la morte di migliaia di soldati e l’imperativo a fare di tutto perché ciò non si ripeta. E il nome urla se portato da una scuola oggi in questo modo. Quale ruolo scegliamo come docenti nella trasmissione della memoria collettiva? Perché non tutte e tutti le docenti si allineano a coloro che si sono prodigate e prodigati per il “Technology Day 2”. E il 4 novembre che si avvicina potrebbe diventare un’occasione per riflettere in classe anche all’I.I.S. Tagliamento. Dal basso più che dai vertici, per creare insieme alle e agli studenti chiavi di lettura altre dall’Onore e dal Valore Militare. Si legge dell’1 novembre 1917, battaglia di Ragogna: « [La Brigata Bologna rimase] intrappolata tra l’avversario preponderante per numero e mezzi (di fronte) e il Tagliamento in piena (alle spalle). Con i Ponti di Pinzano e di Pontaiba interrotti dietro disposizioni superiori, pur accerchiati dall’avversario e colpiti addirittura dalle salve dell’artiglieria “amica”, i resti della brigata prolungarono la difesa per alcune ore, sino all’inevitabile resa». Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università chiudiamo spezzando una lancia per la pace. Perché se la prassi di un sindaco, una dirigente e un’industria di morte sta portando alla guerra i giovani e le giovani studenti di un istituto tecnico; e se nelle guerre le forze armate risolvono i problemi facendo saltare un ponte con 5000 giovani dall’altra parte, come scuola e come società abbiamo un’altra possibilità. Quella di arrivare prima. E scegliere insieme una strada diversa da quella che porta alla guerra. Abbiamo tutti gli strumenti per farlo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Intervista all’On. Stefania Ascari: no alla militarizzazione delle scuole
Dall’11 al 16 ottobre è prevista a Reggio Emilia una visita di studio promossa da Reggio Children, realtà educativa a partecipazione comunale. Sulla composizione della delegazione la deputata Stefania Ascari ha presentato un’interrogazione (4/09208) ai Ministri dell’Istruzione e degli Esteri, chiedendo di chiarire quali criteri debbano valere nelle collaborazioni educative internazionali con istituzioni legate ad apparati militari. INTERVISTA ALL’ON. STEFANIA ASCARI D: On. Ascari, perché ha ritenuto necessario portare la questione in Parlamento? R: Perché non siamo di fronte a una questione che riguarda l’identità religiosa o nazionale di un gruppo di insegnanti. Il punto che ho posto è diverso: occorre verificare se tra le realtà coinvolte nella visita vi siano istituzioni che abbiano sostenuto, promosso o normalizzato rapporti con l’esercito israeliano, mentre a Gaza e nei territori palestinesi occupati sono documentati gravissimi crimini di guerra e contro l’umanità. Reggio Children rappresenta nel mondo un patrimonio educativo italiano fondato sui diritti dell’infanzia, sulla pace, sull’inclusione e sul rifiuto di ogni discriminazione. Proprio per questo ritengo necessario che ci sia la massima trasparenza sulle realtà con cui entra in relazione. Portare la vicenda in Parlamento significa chiedere alle istituzioni nazionali di chiarire quali criteri debbano valere quando soggetti educativi italiani instaurano rapporti internazionali con realtà che potrebbero avere collegamenti con apparati militari coinvolti in un genocidio. D: Che cosa chiede concretamente a Reggio Children e al Comune? R: Chiedo innanzitutto trasparenza. Chiedo che venga verificata, scuola per scuola e organizzazione per organizzazione, la natura dei rapporti eventualmente intrattenuti con l’IDF o con soggetti che ne sostengono le attività. E chiedo coerenza rispetto a quanto Reggio Children stessa aveva dichiarato nel settembre 2025, quando annunciò che non avrebbe accolto né partecipato a progetti con istituzioni che sostenessero le politiche del Governo israeliano a Gaza. Non chiedo di selezionare le persone sulla base della nazionalità, della religione o delle opinioni individuali. Sarebbe inaccettabile. Chiedo invece di valutare i rapporti istituzionali e le condotte concrete delle organizzazioni coinvolte. La Carta “Per una educazione democratica e partecipata”, che impegna a ripudiare la guerra e a tenere le scuole fuori da ogni forma di militarizzazione, rappresenta un passo importante. Ma occorre capire come questi principi vengano concretamente applicati. D: Perché un’interrogazione ai Ministri dell’Istruzione e degli Esteri, visto che Reggio Children è un soggetto a partecipazione comunale? Che cosa si aspetta concretamente come risposta? R: Sono perfettamente consapevole che il Governo non possa sostituirsi al Comune di Reggio Emilia nelle decisioni che competono a Reggio Children. L’interrogazione non chiede ai Ministri di esercitare poteri che non possiedono. Chiede però al Ministero dell’istruzione di chiarire quale sia l’indirizzo del Governo rispetto alla collaborazione del sistema educativo italiano con istituzioni straniere che presentino eventuali rapporti con apparati militari coinvolti in conflitti e al Ministero degli esteri di valutare la questione nel quadro più generale delle relazioni internazionali dell’Italia e del rispetto del diritto internazionale. Mi aspetto soprattutto una risposta su un principio, quali criteri deve adottare l’Italia affinché la cooperazione educativa internazionale non diventi, anche involontariamente, uno strumento di legittimazione o normalizzazione di condotte incompatibili con il diritto internazionale e con i valori che le nostre istituzioni educative dichiarano di rappresentare? D: Una risposta scritta arriverà dopo la visita. Che senso ha quindi lo strumento? R: Un’interrogazione parlamentare non serve soltanto a fermare un evento. Serve a chiamare il Governo ad assumere una posizione e lascia agli atti del Parlamento una questione che va molto oltre la visita prevista dall’11 al 16 ottobre. Il problema continuerà ad esistere anche dopo quella data, riguarda i criteri con cui vengono costruite collaborazioni internazionali, study group, partnership e attività formative. Inoltre, quando ho presentato l’interrogazione la visita era prevista. Dopo le contestazioni e il confronto sviluppatosi in città, la delegazione ha chiesto alcuni giorni per valutare le condizioni della partecipazione. Questo dimostra che porre pubblicamente delle domande può produrre un confronto prima ancora dell’arrivo della risposta formale. D: Che cosa risulta dai precedenti del 2025, cioè l’annuncio di verifica di settembre e il caso Temple Beth Sholom? Reggio Children ha davvero sospeso quella collaborazione? R: Questo è precisamente uno degli aspetti sui quali ritengo necessario fare chiarezza. Nel settembre 2025 Reggio Children dichiarò pubblicamente di avere avviato una verifica delle relazioni con le scuole che sostenevano il Governo israeliano e annunciò che non avrebbe accolto né partecipato a progetti insieme a tali soggetti. Pochi giorni dopo fu resa nota la sospensione temporanea delle attività di collaborazione con la Innovative School of Temple Beth Sholom di Miami Beach, dopo che era emerso che la comunità di riferimento indicava tra gli enti da sostenere un’organizzazione a favore dei soldati dell’IDF. La sospensione riguardava le attività di collaborazione, non l’interruzione di ogni rapporto, Reggio Children precisò infatti di voler mantenere aperto il dialogo con insegnanti e responsabili della comunità. Proprio questo precedente rende legittimo chiedere oggi quale sia stato l’esito complessivo delle verifiche annunciate nel 2025 e quali criteri siano stati successivamente adottati. D: Qual è il criterio con cui si stabilisce se un’istituzione educativa non debba essere accolta? R: Il criterio non può essere la nazionalità. Non può essere la religione. E non può nemmeno essere una generica appartenenza culturale. Deve essere fondato su elementi oggettivi. Occorre verificare se un’istituzione sostenga materialmente apparati militari, organizzi raccolte di fondi a loro favore, promuova la militarizzazione all’interno dei propri percorsi educativi oppure mantenga collaborazioni istituzionali direttamente funzionali a strutture coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale. E lo stesso criterio deve valere per tutti, non soltanto per Israele. Bisogna distinguere sempre tra governi e cittadini, tra istituzioni e singoli insegnanti. È proprio questa distinzione che consente di evitare qualsiasi discriminazione e, contemporaneamente, di pretendere responsabilità dalle istituzioni. D: Che peso ha avuto la mobilitazione dei genitori e delle realtà del territorio? R: Un peso importante. Famiglie, associazioni, sindacati e realtà del territorio hanno posto domande precise e chiesto trasparenza. Non considero questo un problema per un sistema educativo, considero il confronto con la comunità una parte essenziale della sua credibilità. Reggio Children stessa ha riconosciuto il valore di questo confronto e ha spiegato che la Carta “Per una educazione democratica e partecipata” sarà discussa anche con la Consulta delle famiglie. Quando si parla di educazione dei bambini, le famiglie non possono essere considerate spettatrici. D: Ci sono altri casi in Italia di collaborazioni educative o universitarie con istituzioni legate a forze armate coinvolte nel conflitto? Che criteri propone di adottare in generale? R: Il tema è molto più ampio di Reggio Emilia. In questi mesi è emersa anche la questione dei rapporti di università italiane con istituzioni israeliane impegnate in attività di ricerca o cooperazione collegate al settore militare. Su questo ho già chiesto chiarimenti attraverso gli strumenti parlamentari. Il principio dovrebbe essere generale e applicabile a qualunque Paese, trasparenza preventiva sulle partnership, verifica dell’utilizzatore finale delle attività di ricerca e formazione, esclusione di collaborazioni direttamente funzionali ad attività militari coinvolte in gravi violazioni del diritto internazionale e valutazione periodica degli accordi in essere. Non dobbiamo inventare criteri diversi a seconda dello Stato coinvolto. Dobbiamo costruire criteri trasparenti, verificabili e uguali per tutti. D: Come risponde a chi sostiene che l’educazione debba restare uno spazio di dialogo anche con le parti in conflitto, che è la linea espressa a suo tempo da Reggio Children? R: Condivido il principio che l’educazione debba essere uno spazio di dialogo. Ma dialogare non significa rinunciare ai propri principi. Anzi, un autentico spazio educativo deve essere capace di dire con chiarezza che la vita di un bambino palestinese e quella di un bambino israeliano hanno esattamente lo stesso valore, che nessun bambino deve essere educato alla guerra e che una scuola non può diventare luogo di normalizzazione della violenza o della militarizzazione. Per questo considero significativa la Carta elaborata da Reggio Children, che chiede a chi partecipa alla sua rete di ripudiare la guerra e di tenere le scuole fuori da ogni forma di militarizzazione. Se arrivano singoli insegnanti che accettano realmente questi principi, la situazione è diversa rispetto all’accoglienza istituzionale di organizzazioni che sostengono materialmente un apparato militare. Il dialogo deve rimanere aperto alle persone. La responsabilità deve essere richiesta alle istituzioni. È questa distinzione che permette di difendere contemporaneamente il dialogo, il diritto internazionale, la libertà educativa e il rifiuto di ogni forma di antisemitismo e di discriminazione. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
la Repubblica: “Armi ai bambini per gli spot dell’Esercito nelle scuole”, la rivolta dei prof: “Retorica bellica”
DI DAVIDE CARLUCCI SU REPUBBLICA DEL 7 OTTOBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Davide Carlucci, pubblicato su la Repubblica il 7 ottobre 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia ormai da diversi anni, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «In Puglia circolano immagini con bambini che imbracciano un fucile durante un open day. La replica: “Foto diffuse in maniera strumentale per attaccare il nostro lavoro”. La nota della scuola “Mons. Bello – G. Salvemini” di Molfetta…continua a leggere su www.bari.repubblica.it -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Chi pagherà le spese di guerra ucraine?
La Commissione europea ha dichiarato l’impossibilità di coprire il deficit di 8 miliardi di dollari per le guerra in Ucraina relativamente ad alcuni mesi del corrente anno. Apprendiamo la notizia da fonti ucraine sapendo che un ulteriore deficit di 27 miliardi era stato annunciato solo poche settimane or sono. A quanto ammonta il fabbisogno di denaro ucraino per la guerra contro la Russia? A cifre decisamente superiori a quelle annunciate; basterebbe ricordare che Kiev ha già adottato vari tagli alle spese sociali per reperire qualche miliardo di dollari. Per coprire la spesa dovranno svendere pezzi dell’argenteria di famiglia sotto forma di privatizzazioni o concessioni per sfruttare le ricchezze del sottosuolo. Meno di un mese fa venivano annunciate dal Governo decisioni drastiche quali la riduzione dei pagamenti delle prestazioni sociali con un debito pubblico in costante e progressivo aumento. Il 44 % del PIL ucraino va alle spese militari, per il 2027 potrebbe anche superare il 50 %. Fino a quando Kiev avrà da offrire gas, prodotti agricoli, petrolio e metalli rari a prezzi scontati la linea di credito è assicurata, ma quando la spesa bellica supera la metà del PIL il rischio di insolvenza si fa concreto e con esso anche il malessere sociale, specie con l’arrivo dell’inverno. Che qualcuno soffi sul fuoco per incrementare la guerra in corso è cosa risaputa; che il governo di Kiev sia parte di quel sistema di potere che vuole la guerra è altrettanto noto; ignoto è invece fino a che punto potranno spingersi i guerrafondai di quella che un tempo definivano la Europa di pace. Osservatorio contro la militarizzazione di scuole e università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente