Source - Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università

Osservatorio per monitorare e denunciare l'attività di militarizzazione nelle scuole e nelle università.

Appunti Resistenti per la libertà d’insegnamento
L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ INSIEME A DOCENTI PER GAZA HA ELABORATO UN LIBRETTO, CHIAMATO IN MANIERA EVOCATIVA APPUNTI RESISTENTI PER LA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO, CON LO SCOPO DI RICORDARE AI COLLEGHI E ALLE COLLEGHE I DIRITTI CHE POSSIAMO RIVENDICARE DAVANTI AI TENTATIVI DI CENSURA, REPRESSIONE E INTIMIDAZIONE NEL CASO DI INIZIATIVE CHE NON PIACCIONO AL GOVERNO, COME QUELLE LEGATE ALLA QUESTIONE PALESTINESE CHE ULTIMAMENTE HA VISTO ANCHE L’INTERVENTO DEGLI ISPETTORI IN ALCUNE SCUOLE. SI INVITANO I/LE DOCENTI A SCARICARE IL PDF E A FAR CIRCOLARE IL MATERIALE PER UNA MAGGIORE CONSAPEVOLEZZA DELLA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO GARANTITA DAL DETTATO COSTITUZIONALE. PARTE PRIMA – INTRODUZIONE E MOTIVAZIONI DELL’OPUSCOLO Le recenti ispezioni ministeriali che hanno interessato alcune scuole, “colpevoli” di aver invitato Francesca Albanese a parlare di Palestina, rappresentano un ulteriore salto di qualità della repressione nel nostro Paese. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e Docenti per Gaza crediamo che sia molto importante reagire in modo coordinato e visibile a questo attacco alla libertà di insegnamento, anche perché niente possono gli ispettori di fronte alla normativa che ci tutela pienamente. Questo opuscolo è pensato sia come strumento politico e guida normativa che come proposta concreta sul piano della didattica: se vogliono colpire la libertà di insegnamento, come docenti abbiamo il dovere di difendere tale norma di rango costituzionale e rivendicarla all’interno del nostro lavoro quotidiano; se rinunciamo a parlare di Palestina, a scegliere autonomamente gli esperti che devono entrare nelle nostre scuole, allora avranno avuto ragione a “colpirne uno per educarne cento”. LA SITUAZIONE Contro il genocidio del popolo palestinese si è sviluppata una mobilitazione come mai nel recente passato. La scuola, in tutte le sue componenti, ha svolto un ruolo fondamentale, contribuendo a formare quel senso comune generale di condanna di fronte a una massima ingiustizia. Si è così evidenziata una enorme distanza fra il Parlamento italiano, quasi tutto schierato per la guerra e il riarmo, e la maggioranza dell’opinione pubblica che, in un’ottica antimilitarista, vuole una vera pace in Palestina e la fine del conflitto russo-ucraino. A conferma di questa enorme distanza si veda l’immediata reazione popolare rispetto alle gravissime vicende in corso in Venezuela. Le mobilitazioni popolari contro le guerre hanno fatto e fanno paura. Invece di ascoltarne le ragioni, maggioranza e buona parte dell’opposizione, appoggiate da quasi tutti i media, hanno amplificato singoli episodi, del tutto marginali rispetto al quadro generale, per iniziare un’opera di delegittimazione delle proteste e, conseguentemente, di repressione. Denunce, multe, arresti, negazione degli spazi per discutere, assalti squadristici per impedire i dibattiti: la cronaca di questi giorni testimonia della gravità della situazione. Solo chi non vuole vedere non si accorge del cosiddetto “doppio standard” messo in atto da chi ci governa (ciò che ritengo legittimo per la mia parte, diventa intollerabile se compiuto dai miei “nemici”) e non si accorge del tentativo di rendere “normale” la guerra e necessari il riarmo e la leva militare. A SCUOLA In questo quadro, ispettori ministeriali sono stati inviati nelle scuole per controllare l’operato di docenti, studentesse e studenti, in nome di un supposto diritto al contraddittorio, che dovrebbe impedire la strumentalizzazione dell’istruzione. La nota ministeriale n. 6545 del 12 dicembre 2025, paradossalmente, afferma il ruolo formativo, democratico, pluralistico della scuola, ma di fatto lo vìola, criminalizzando proprio quelle attività che sono pluralistiche, democratiche e formative, in quanto forniscono dati di informazione e studiano criticamente la situazione palestinese. Si tratta quindi di una intimidazione politica nei confronti di dirigenti scolastici, docenti, studenti e studentesse, che però non ha una base normativa. * In primo luogo, va ricordato che la Scuola pubblica statale è per sua natura “pluralistica”, in quanto il personale viene reclutato non in base a una specifica appartenenza ideologica (come avviene nelle scuole private “di tendenza”), ma attraverso una pubblica selezione, e ciò fa sì che studentesse e studenti e le stesse famiglie incontrino docenti e personale sicuramente di diversa formazione e orientamento politico e culturale. * In secondo luogo, va ricordato che esiste il Testo unico, tuttora in vigore (Decreto Legislativo n. 297/1994) che, attraverso gli organi collegiali, regola la vita democratica della scuola. Un testo che devono rispettare anche i dirigenti scolastici, visto che, secondo il Decreto Legislativo n. 165/2001, questi ultimi devono operare «nel rispetto delle competenze degli organi collegiali scolastici». * Infine, è utile ribadire quanto previsto nell’art. 33 della nostra Costituzione: «L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento», concetto ribadito anche nel CCNL. Ma torniamo alle ispezioni. Si è, innanzitutto, determinato un clima di paura e di intimidazione, che ha portato dirigenti scolastici zelanti ad annullare iniziative già programmate, mentre diversi docenti hanno dovuto giustificare il loro operato, dimostrando così che l’obiettivo del ministro non era certo quello di garantire il pluralismo/contraddittorio, ma, molto più banalmente, di impedire che si discutesse del genocidio del popolo palestinese. Un intento confermato dal fatto che ciò è avvenuto unicamente sulla Palestina, mentre in passato il ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara, non ha mai invocato il criterio del pluralismo/contraddittorio rispetto alla presenza nelle scuole di esperti esterni. COME REGOLARSI IN QUANTO DOCENTI A nostro avviso basterebbe seguire la normativa che regola il mondo della scuola. Proviamo a ricapitolare: * ogni scuola approva un proprio PTOF. All’interno di questo documento, coerentemente con i nostri principi costituzionali, vengono esplicitati gli orientamenti generali e le priorità rispetto all’azione educativo-didattica. * tutto ciò che viene programmato coerentemente col PTOF è pienamente legittimo. Addirittura la normativa vigente prevede anche (art. 3, comma 2, d.P.R. n. 275/1999, come modificato dall’art. 1, comma 14, della l. n. 107/2015) il rispetto delle cosiddette opzioni di gruppo minoritario. * negli ultimi anni una programmazione unitaria è inoltre prevista rispetto all’Educazione Civica e all’Orientamento. Tale programmazione unitaria va articolata all’interno dei singoli Consigli di Classe. * per quanto riguarda l’Educazione Civica (l. n. 92/2019 e Linee Guida d.m. n. 183/2024) i consigli di classe possono individuare le tematiche trasversali e, per esempio, potrebbero indicare come centrale (come è avvenuto in alcune realtà) il tema della pace e della guerra. * per quanto riguarda l’Orientamento (Linee Guida d.m. n. 328/2022 e successive Note di attuazione), esso viene definito come un processo che accompagna tutto il percorso scolastico, con l’obiettivo di formare cittadini consapevoli, capaci di scegliere e di riprogettarsi in un mondo in rapido cambiamento. Conoscere e saper comprendere i conflitti non vi è dubbio che aiuti a formare cittadini consapevoli. QUINDI UN PROGETTO SULLA PACE E SULLA GUERRA, INDIVIDUALE E/O COLLETTIVO, È DEL TUTTO LEGITTIMO E PREVISTO DALL’ATTUALE ORDINAMENTO SCOLASTICO. LA FUNZIONE DOCENTE Spetta al/alla singolo/a docente articolare il lavoro, grazie alla propria professionalità, durante le ore di lezione e utilizzare, nei modi che ritiene più opportuni, l’eventuale contributo di esperti esterni, con l’unica condizione che questi ultimi non esprimano idee contrarie alla Costituzione. Del resto, è del tutto impossibile pensare a un “contraddittorio permanente”, modello mutuato dai talk show televisivi e orientato a generare tifoserie invece che sviluppare il pensiero critico dei discenti a partire dai processi di ricerca. Infine, per quanto riguarda gli/le esperti/e esterni eventualmente invitati/presenti nelle assemblee studentesche di istituto (scuola secondaria di secondo grado), anche in questo caso basta rispettare la normativa vigente, d.lgs. n. 297/1994 e Statuto delle studentesse e degli studenti. In particolare l’art. 13, comma 6, del d.lgs. n. 297/1994 prevede che: «Alle assemblee di istituto svolte durante l’orario delle lezioni, ed in numero non superiore a quattro, può essere richiesta la partecipazione di esperti di problemi sociali, culturali, artistici e scientifici, indicati dagli studenti unitamente agli argomenti da inserire nell’ordine del giorno. Detta partecipazione deve essere autorizzata dal Consiglio d’Istituto». Se questi passaggi normativi risultano rispettati, qualsiasi ispezione non potrà fare altro che constatare la correttezza dell’operato di quelle docenti e quei docenti che hanno ritenuto formativo ed essenziale per il loro lavoro educativo portare studenti e studentesse a conoscenza non solo degli aspetti economici, ideologici, geopolitici, etici, ma anche del coinvolgimento altissimo delle popolazioni civili – fino ad arrivare alla volontà genocida – che caratterizza le guerre a noi contemporanee. FAQ 1. Se ho deciso di invitare un/a esperto/a nelle mie ore di lezione, devo per forza passare dal Consiglio di Classe? No. Durante la propria ora di lezione in caso in cui si segua la propria programmazione disciplinare, che può essere modificata nell’effettivo percorso di insegnamento-apprendimento, possono essere invitati esterni per approfondimenti; il passaggio per il consiglio di classe può essere un’ulteriore tutela, ma non un obbligo. La comunicazione alla D.S. è d’obbligo solo per quello che riguarda la faq n. 2. * Se ho deciso di invitare un/a esperto/a nelle mie ore di lezione, devo per forza comunicarlo al dirigente? Si, ma solo se l’esperto viene in presenza per motivi di sicurezza e assicurazione; un intervento on line non ha bisogno di autorizzazione; qualora il Dirigente scolastico sollevi problemi, rivolgersi al proprio sindacato.   * Cosa devo scrivere sul registro? Ogni docente ha l’obbligo di tenere aggiornato il registro elettronico con le attività svolte (art. 41 del R.D. 30/04/1924 n. 965). È sufficiente scrivere l’argomento della lezione. * Sono obbligata/o a comunicare ai genitori preventivamente la presenza di un esperto? No, se svolto all’interno della propria programmazione e della propria ora di lezione (così come non si comunica la visione di un film, la scelta di un documento o qualsiasi approfondimento disciplinare[1] [2] [3] ); si può prevedere, tuttavia, di inserire nel registro l’eventuale incontro proprio anche al fine di sottolineare la libertà di insegnamento. Se il progetto rientra nella programmazione del consiglio di classe consigliamo di scrivere sul registro l’attività che si svolgerà. * Quali sono brevemente e precisamente i passaggi che consigliate di fare in modo da essere blindati da un punto di vista normativo? a) Nella propria ora di lezione, se si tratta un argomento inerente la disciplina insegnata e la programmazione prevista, il docente non ha alcun obbligo da rispettare, se non eventualmente quello di informare preventivamente il dirigente scolastico che nel giorno e nelle ore stabilite sarà presente nei locali della scuola un esperto esterno. b) Nella propria ora di lezione, se si tratta un argomento non inerente la disciplina insegnata, ma previsto nel PTOF o nella propria programmazione come attività di educazione civica o orientamento, il/la docente non ha alcun obbligo da rispettare, se non eventualmente quello di informare preventivamente il dirigente scolastico che nel giorno e nelle ore stabilite sarà presente nei locali della scuola un esperto esterno. * Possono gli studenti chiamare un/una esperto/a esterno/a durante l’assemblea? Si, per un totale di 4 volte l’anno (art. 13, comma 6, del d.lgs. n. 297/1994) con la delibera del Consiglio di istituto. In molte scuole i consigli di istituto, per accelerare la procedura, ad ogni inizio di anno scolastico, delegano con specifica delibera, la Giunta esecutiva o addirittura il dirigente scolastico a valutare la congruità dell’intervento esterno con le norme di legge le regole interne alla scuola e autorizzare l’intervento. Si sconsiglia di non concedere tale delega al DS in difesa del ruolo degli organi collegiali. * Anche se non sono di materie umanistiche posso affrontare argomenti di attualità storico-politica? Si, inserendoli nelle ore di orientamento e di educazione civica; se diverso da quanto previsto nella programmazione del consiglio di classe questo va coinvolto. * Quali sono brevemente e precisamente i passaggi che consigliate di fare in modo da essere blindati da un punto di vista normativo? Vedi faq n.1. TABELLA DI SINTESI PER APPROVAZIONE PROGETTI RESISTENTI A QUALUNQUE ISPEZIONE periodoorgano collegialecose da faresuggerimentiAgosto/ settembrecollegio docenti• Controllo della conformità del progetto con il PTOF  punti da attenzionare: • Obiettivi Educativi: Definisce gli obiettivi generali e specifici, in linea con le indicazioni nazionali e le esigenze locali. • Progettazione Curricolare: -Dettaglia i percorsi disciplinari, i curricoli, le metodologie didattiche e i criteri di valutazione per ogni materia e classe. • Progettazione Extracurricolare: Include attività extra, come laboratori, progetti speciali, scambi culturali, viaggi di istruzione, che arricchiscono l’offerta.  settembreDipartimenti    e poi     Collegio docenti         consiglio di classe: prime intese sulla programmazione di classe•durante  la elaborazione del PTOF o del suo aggiornamento annuale ad opera dei dipartimenti;   inserimento del progetto/attività nel punto all’o.d.g       • inserimento del progetto/attività nel punto all’o.d.gessere generici (tipo “attività di interesse formativo riguardo i diritti umani”)     essere generici (tipo “attività di interesse formativo riguardo i diritti umani”)ottobre /novembreconsiglio di classe• inserimento del progetto/attività nel punto all’o.d.g “programmazione della classe”;   • inserimento del progetto/attività in uno di questi “scatoloni”: –orientamento; -ed. civica; -FSL.Se non si ha già il progetto specifico da inserire, essere generici, e far mettere a verbale gli obiettivi educativi del PTOF che si intendono valorizzare con le proprie proposte; lo “scatolone” Orientamento è il più flessibile e modificabile nel corso dell’anno scolastico, quindi puntare su questo se si vuole avere la possibilità di inserire una attività specifica successivamente; riguardo alla Formazione Scuola Lavoro, ricordiamo che anche le scuole in quanto enti pubblici possono essere struttura ospitante.dicembre/febbraio                         fino a fine annoconsigli di classe o scrutini• inserimento del progetto/attività nel punto all’o.d.g “ulteriore eventuali intese sulla programmazione della classe” o in alternativa segnalazione dell’attività al cdc e al Tutor per l’orientamento;   • se il progetto/attività non può essere comunicato per la breve tempistica, in un cdc: avvisare i membri del consiglio di classe, e p.c. la dirigenza tramite mail istituzionale;A.A.A. per ogni progetto/attività deliberato va data pronta comunicazione tramite la funzione “agenda” del registro elettronico. In tal modo, infatti, saranno avvisati tutti i soggetti coinvolti, direttamente o indirettamente, nell’attività della classe (docenti del C.d.C., alunni, genitori).     N.B.: anche nei casi in cui si è soliti comunicare tramite whatsapp et similia, dopo le comunicazioni e le adesioni mandare comunque una mail all’intero consiglio, e p.c. alla dirigenza, in cui si formalizza l’adesione al progetto, iniziando la mail con la seguente dicitura “Come anticipato e deciso per le vie brevi…” A.A.A. Se il dirigente, nonostante l’approvazione del C.d.C avesse da eccepire, rispondete allegando il verbale dove avete fatto inserire gli obiettivi educativi del PTOF a cui si rifanno le vostre proposte progettuali. A.A.A. Anche se il progetto / attività dovesse svolgersi esclusivamente nella propria ora, in caso di coinvolgimento di figure esterne alla scuola (come nel caso del webinar di Francesca Albanese), ed essendo la programmazione di classe una attività interdisciplinare, sentire comunque prima il parere del C.d.C. nello specifico per ed. civica e orientamentoTutto l’annoNessuno• attività nelle proprie ore di lezione e per le proprie discipline, come approfondimento, ad esempio, di uno specifico tema anche con la presenza di un esperto esterno;Durante la propria ora di lezione in caso in cui si segua la propria programmazione disciplinare (per esempio, sono una insegnante di storia e sto spiegando la colonizzazione spagnola in seguito alla scoperta dell’America e faccio un confronto con il colonialismo del Novecento parlando del conflitto in Palestina del 1936-39 proponendo Ilan Pappé),  possono essere invitati esterni per approfondimenti. La comunicazione alla D.S. è d’obbligo solo se l’esperto è in presenza, per motivi di sicurezza e assicurazione. SCARICA GLI APPUNTI RESISTENTI PER LA LIBERTÀ D’INSEGNAMENTO IN PDF. appunti resistentiDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Per la libertà di insegnamento, per Gaza, contro tutte le guerre. Iniziative LAS “Selvatico” Padova
IN SOLIDARIETÀ CON LE ATTIVITÀ PROPOSTE  DAL LAS MARCO POLO DI VENEZIA E MESSE SOTTO ACCUSA DA RAFFAELE SPERANZON CAPO GRUPPO DI FDL, RILANCIAMO QUANTO FATTO E SOTTOSCRITTO NEL LICEO ARTISTICO SELVATICO (PD), CONTANDO CHE TANTE, TANTE, TANTE INIZIATIVE DI APPROFONDIMENTO E DISCUSSIONE SI SIANO, SI STIANO SVOLGENDO NELLE SCUOLE DI QUESTO BISTRATTATO PAESE. 1. Iniziative di Istituto – Vicenza, Istituto Rossi, 19 maggio 2025: partecipazione di alcune classi all’incontro con Paola Caridi su “Guerra e Pace. Proteggere i diritti e costruire la democrazia”; – Padova, 27 maggio 2025: tutte le classi quarte dell’istituto assistono alla proiezione del docufilm premio Oscar No Other Land, a seguire le classi hanno partecipato al dibattito nato spontaneamente dopo la visione; – Padova, Cortili dell’istituto, 24 maggio 2025: flashmob a scuola (adesione all’iniziativa di Ultimo giorno per Gaza, 50.000 sudari per Gaza); – Padova, Cortile dell’istituto, 26 maggio 2025: incontro delle classi del triennio con due artisti palestinesi, Ola Al Sharif e Hamada M Elkept, a Padova per la Biennale di Gaza; gli artisti erano fuggiti da Gaza e rifugiati in Europa; – Padova,14 giugno 2025: approvazione a larghissima maggioranza di una mozione dedicata alla situazione di Gaza in Collegio Docenti Mozione del Collegio Docenti per Gaza | L.A. Pietro Selvatico; – Padova, 6-18 ottobre 2025: la nostra scuola, grazie alla collaborazione con l’associazione Rete per la Pace della Riviera del Brenta, ha ospitato per circa 2 settimane lo studente palestinese di Betlemme Rophael Majdi,18 anni; – Padova, Biblioteca di Istituto, 6 novembre 2025: incontro dedicato alla questione palestinese nell’ambito del progetto Libri Galeotti; questi i libri presentati: Joe Sacco, Palestina, una nazione occupata; Susan Abulhawa, Ogni mattina a Jenin; Ilan Pappè, La pulizia etnica in Palestina; – Padova,10 dicembre 2025: collegamento su Zoom di alcune classi all’incontro con le scuole di Francesca Albanese, Quando il mondo dorme; il webinar è stato organizzato e promosso da Docenti per Gaza Webinar con Francesca Albanese – Docenti per Gaza. 2. Corso di Formazione dedicato ai Docenti Su sollecitazione del Collegio Docenti, il nostro istituto ha realizzato il seguente corso di formazione aperto anche a colleghi di altri istituti. Il percorso è stato seguito da una trentina di docenti. La questione israelo-palestinese Primo Incontro on line, martedì 4 novembre 17.00-19.00 Prof. Arturo Marzano, Storia contemporanea, Università di Roma Tre Il conflitto israelo-palestinese. Il caso di Gaza Secondo incontro in presenza, lunedì 10 novembre 15.00-17.00 Prof. Emanuele Zinato, Letteratura italiana contemporanea, Università di Padova La letteratura italiana e la Palestina: Franco Fortini e Primo Levi Terzo incontro in presenza, mercoledì 12 novembre 14.45- 16.45 Incontro di autoformazione tra i partecipanti: costruzione di una bibliografia condivisa; scambio/riflessione su materiali per la didattica 3. Aggiornamento del Curricolo di Istituto per l’insegnamento dell’Educazione civica La Commissione che lavora alla definizione del Curricolo di Istituto per l’insegnamento di Educazione civica ha lavorato, su sollecitazione del Collegio Docenti, ad un aggiornamento del Curricolo che tenesse conto delle contraddizioni e delle sfide che il nostro tempo impone di affrontare e approfondire. A seguire alcuni passaggi dal Curricolo rinnovato e approvato dal Collegio Docenti. Teniamo a sottolineare che il rinnovamento del curriolo è stato realizzato coerentemente ai traguardi del D.M. 35/2020 (allegato C, Secondo ciclo di istruzione), nello specifico considerando e valorizzando i seguenti traguardi: 1. Partecipare al dibattito culturale. 3. Conoscere i valori che ispirano gli ordinamenti comunitari e internazionali, nonché i loro compiti e funzioni essenziali. 6. Cogliere la complessità dei problemi esistenziali, morali, politici, sociali, economici e scientifici e formulare risposte personali argomentate. 13. Rispettare e valorizzare il patrimonio culturale e dei beni pubblici comuni. A seguire alcune delle integrazioni al Curricolo di Istituto: “COMPETENZE TRASVERSALI PER L’URGENZA DI QUESTI ULTIMI ANNI CHE VEDONO I DIRITTI UMANI CALPESTATI ANCHE NELLE DEMOCRAZIE 1. Conflitti e pace: Comprendere che la pace non è semplicemente assenza di conflitto, ma un impegno attivo a costruire relazioni giuste, fondate sul dialogo e sulla cooperazione. Acquisire la competenza necessaria a promuovere il dialogo, la cooperazione e la risoluzione non violenta dei conflitti nella vita scolastica e sociale. 2. Sviluppare la competenza civica di partecipare attivamente alla vita democratica, difendendo le istituzioni democratiche e riconoscendo i rischi delle derive antidemocratiche. 3. Diritti umani: Sviluppare la competenza civica del rispetto della dignità umana e della promozione delle libertà individuali e collettive.” Questa breve e semplice rassegna – sicuramente incompleta poiché non tiene conto di tutte le lezioni che i singoli docenti, nell’ambito della loro programmazione disciplinare, hanno deciso di dedicare alla tragedia del popolo palestinese nel corso di questo e del precedente anno scolastico – dimostra quanto la nostra Scuola, spontaneamente e con grande slancio, ha fatto ad oggi per cercare di capire che cosa sta succedendo nella Striscia di Gaza e per manifestare solidarietà al popolo palestinese. Vogliamo chiarire con forza la nostra totale e radicale condanna rispetto a quanto accaduto il 7 ottobre 2023 affinché nessuno possa sminuire o strumentalizzare l’impegno e la sensibilità che il nostro istituto ha dimostrato in questo terribile frangente. Il 7 ottobre è e rimarrà un terribile attacco terroristico che ha determinato la morte di 1200 persone e la cattura di oltre 250 ostaggi. Evidenziamo inoltre che da sempre la nostra scuola è impegnata in molteplici iniziative volte a combattere ogni forma di razzismo, discriminazione, discorso d’odio verso chiunque e verso ogni popolo; da sempre aderiamo e organizziamo iniziative e percorsi di approfondimento che mirano a combattere l’antisemitismo e ad onorare la Memoria della Shoah e, proprio oggi, ci sembra fondamentale continuare a farlo proprio per distinguere la ricchezza e il valore inestimabili del popolo ebraico, come di ogni popolo, dalla politica genocidiaria del governo di Israele. Dopo aver condiviso e chiarito queste fondamentali premesse, vogliamo invitare tutti a riflettere su una serie di fatti accaduti negli ultimi mesi: – intervento Usr Lazio sulla possibilità nei CD di discutere la questione palestinese, “Nei collegi docenti non si parla di attualità geopolitica”, la comunicazione dell’USR Lazio. Poi il chiarimento – Orizzonte Scuola Notizie – proposta del DDL 1627, “ddl Gasparri” in corso di discussione, DDL S. 1627 – sospensione da parte del MIM di un corso di formazione per docenti (4 novembre, La scuola non si arruola) promosso da un ente accreditato presso la piattaforma S.o.f.i.a., La scuola non si arruola: annullato dal Mim il corso di formazione del 4 novembre – Notizie Scuola – pubblicazione della nota ministeriale 2d9b891c-4f5c-093d-6f0e-d83f8581868d che disciplina l’organizzazione di eventi/manifestazioni nelle scuole – l’intervento del Ministro Valditara che ha richiesto l’ispezione in due scuole che hanno partecipato ad un webinar con Francesca Albanese, relatrice speciale Nazioni Unite (Valditara chiede ispezioni in due scuole in cui ha parlato Albanese – Notizie – Ansa.it; a seguire la risposta di Docenti per Gaza https://www.docentipergaza.it/2025/12/comunicato-di-docenti-per-gaza-sulla-partecipazione- delle-scuole-al-webinar-con-francesca-albanese/) – da ultimo: Vicenza, bufera al liceo Fogazzaro: cancellata l’assemblea sulla Palestina. La preside: «Manca pluralità» | Corriere.it Venezia: LAS Marco Polo, intimidatorio intervento pubblico di Raffaele Speranzon e preannuncio di ispezione ministeriale | lanuovavenezia.it Noi docenti del LAS P. Selvatico, alla luce delle iniziative realizzate e degli ultimi eventi – soprattutto alla luce delle ispezioni richieste per gli istituti Cattaneo Dall’Aglio di Castenovo e Mattei di San Lazzaro e di quanto accaduto al liceo Fogazzaro di Vicenza – vogliamo segnalare pubblicamente quanto abbiamo realizzato e chiediamo che anche la nostra scuola sia oggetto di ispezione ministeriale. Sollecitiamo inoltre tutte le scuole italiane, di ogni ordine e grado, a fare lo stesso: condividere pubblicamente una breve rassegna di tutte le iniziative realizzate ad oggi su e per Gaza e richiedere un’ispezione ministeriale. Noi docenti siamo fieri delle iniziative che abbiamo realizzato con e per i nostri studenti e anche per noi stessi: siamo consapevoli di lavorare a Scuola in un tempo che ci mette al muro e che ci costringe a guardarlo dritto in faccia. Come potremmo, di fronte alle domande e agli sguardi smarriti degli studenti, non fare tutto quanto è in nostro potere per restare umani? Come potremmo, conoscendo quanto è accaduto nel Novecento e quanto sta accadendo sotto agli occhi del mondo intero, non reagire? ERNST BLOCH INSEGNAVA CHE UNA SOLA PATRIA ESISTE, QUELLA IN CUI “NESSUNO DI NOI È MAI STATO”; NON LA PATRIA DELLA TERRA E DEL SANGUE, DELLE RAZZE E DEL FANATISMO NAZIONALISTA, MA LA PATRIA DELL’UOMO. Dichiariamo, allora, le nostre scelte, il nostro operato, il nostro impegno; lo dichiariamo a voce alta in questi giorni di festa che si faticano a festeggiare perché sappiamo che dal primo gennaio 2026, nella Striscia di Gaza, dove ancora tutto è distrutto e tutto manca, numerose organizzazioni non governative (tra queste Medici Senza Frontiere e Save the Children) rischiano di non poter più accedere e dare il loro vitale contributo Msf, a rischio la nostra presenza a Gaza per le regole israeliane sulle ong – Notizie – Ansa.it DICHIARIAMO IL NOSTRO TENTATIVO DI RESTARE UMANI 58 Docenti del liceo artistico “P. Selvatico” Fonte: www.cesp-cobas-veneto.eu -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Mozione contro la presenza dei militari all’IIS “Meucci-Mattei” di Cagliari-Decimomannu
Era stato un piccolo gruppo di cinque docenti che al Collegio dei Docenti dell’IIS “Meucci-Mattei” (Cagliari e Decimomannu) del 28 ottobre 2025 aveva portato la mozione di minoranza formulata sulla base del modello riportato nel Vademecum contro la militarizzazione delle scuole. I docenti dichiaravano nella mozione, che riportiamo di seguito, di essere contrari alla commistione tra studenti, studentesse e forze armate o forze dell’ordine, e pertanto indisponibili a esporre le classi a incontri con figure di militari sia in presenza che da remoto. Presentata e letta in collegio, con un certo stupore, si è constatato che molti più colleghi e colleghe di quanti non prevedessero hanno aderito alla mozione, arrivata così a 30 firme e inserita nel PTOF nel collegio successivo, tenutosi nell’attuale mese di gennaio. Quest’obiezione di minoranza varrà ad evitare a studenti e studentesse parecchie iniziative “militarizzate” perché, per consuetudine di questa scuola, le iniziative parascolastiche, dell’orientamento e della FSL (ex PCTO) vengono prese con l’approvazione all’unanimità dei/delle docenti dei Consigli di classe. Ciò va indubbiamente visto come un segnale di affinamento della sensibilità educativa in una scuola di cui un’ampia parte, il “Mattei”, è situata a Decimomannu, cittadina che ospita un’attivissima base militare aeronautica, con funzione di raccordo tra i poligoni militari della Sardegna, rilanciatasi da alcuni anni come scuola dei piloti che andranno a guidare aerei F35 e Eurofighter. Docenti che in passato hanno portato le classi a visitare la base ora ritengono che sia forse arrivato il momento di riflettere sulle prospettive ultimative dell’umanità e sul rifiuto della guerra come portatrice di distruzioni drastiche e irreversibili per il genere umano. Che la critica alla presenza dei militari nelle scuole, strenuamente portata avanti dall’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, stia creando un imbarazzo diffuso e molte obiezioni, si capisce anche dal fatto che ormai difficilmente le circolari che indicono iniziative scolastiche con militari sono reperibili nei siti scolastici. Più spesso sono accessibili solo dai registri elettronici che non sono pubblici. Purtroppo però è tutt’ora vigente nelle scuole l’espediente, voluto da scelte politiche verticistiche e inaccettabili, di fare incontrare studenti, studentesse e militari. Le finalità sono la propaganda di valori militari e l’informazione sulle relative carriere, che culmina nell’invito all’arruolamento, visto il notevole bisogno delle nostre FFAA di incrementare gli effettivi. SPERIAMO CHE L’ESEMPIO DEI/DELLE DOCENTI DELL’IIS “MEUCCI-MATTEI” DI CAGLIARI-DECIMOMANNU SIA SEGUITO IN TANTE ALTRE SCUOLE NEL NOSTRO PAESE E CHE LA SMILITARIZZAZIONE DELLE COSCIENZE POSSA ESSERE IL PRIMO PASSO VERSO LA VERA EDUCAZIONE ALLA PACE, ALLA COOPERAZIONE INTERNAZIONALE E ALLA SOLIDARIETÀ TRA I POPOLI. -------------------------------------------------------------------------------- Mozione presentata al Collegio docenti dell’IIS “Meucci Mattei” Cagliari e Decimomannu Il 28.10.2025 I sottoscritti docenti dell’Istituo Meucci – Mattei di Cagliari Vista l’approvazione del PTOF e le pregresse iniziative di orientamento alle quali hanno partecipato gli studenti e le studentesse del nostro Istituto e nelle quali erano presenti le Forze dell’ordine: CONSIDERATO CHE • La presenza della militarizzazione e della guerra, in qualunque modalità e forma con cui vengono presentate e promosse, è incompatibile con un effettivo processo educativo in quanto i valori e le pratiche che esse diffondono, contrastano con il ruolo di crescita personale e socio-relazionale strettamente connesso alla scuola; • la scuola a fine anno scolastico 2024/25 si è espressa a favore di una educazione alla pace; • le attività che coinvolgano i militari sono in conflitto con la nota MIUR, prot. n. 4469 del 14 settembre 2017, che fornisce linee guida per l’educazione alla pace e alla cittadinanza glocale; • tali attività sono in contrasto con il comma 7 lettera d) della Legge 107/2015, che indica tra gli obiettivi prioritari delle scuole lo sviluppo delle competenze in materia di cittadinanza attiva e democratica attraverso l’educazione interculturale e alla pace; • tali attività sono in contrasto con l’art. 11 della Costituzione italiana; • tali attività sono in contrasto con la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza approvata dall’Assemblea generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con legge del 27 maggio 1991, n. 176; • l’educazione alla pace è incompatibile con attività scolastiche che prevedano il coinvolgimento diretto o indiretto delle Forze dell’ordine, delle Forze Armate italiane, delle forze armate di altre nazioni e di corpi o istituzioni europee e internazionali che svolgono attività militari così come di enti e soggetti ad essi collegati; • tali attività sono in palese conflitto con la funzione istituzionale e costituzionale della scuola e con i principi consacrati nella Carta delle Nazioni Unite; • la situazione internazionale richiede, al contrario, un’implementazione della cultura della pace e dell’educazione alla pace. PREMESSO CHE I SOTTOSCRITTI • Sono fortemente contrari ad attività che prevedano il coinvolgimento diretto o indiretto delle Forze dell’ordine, delle Forze Armate italiane e delle forze armate di altre nazioni e di istituzioni europee e internazionali che svolgono attività militari così come di enti e soggetti ad essi collegati, in quanto incompatibili con l’educazione alla pace; • sono fortemente contrari all’esposizione e alla diffusione nella scuola o fuori dalla scuola durante attività di orientamento, di materiale promozionale delle sopra indicate Forze di Pubblica Sicurezza e Forze Armate né di qualsiasi materiale finalizzato a propagandare le attività belliche e militari, l’arruolamento e la vita militare (anche al fine di orientare e condizionare le future scelte professionali degli/lle studenti/esse); • sono fortemente contrari all’organizzazione nella scuola di visite guidate presso strutture militari (quali basi militari, sedi di forze militari nazionali e non, caserme, ecc..) siano esse italiane o appartenenti ad altre nazioni e organismi internazionali (ad esempio basi statunitensi o basi NATO); • sono fortemente contrari alla realizzazione di progetti in partenariato con strutture militari o aziende (italiane e non) coinvolte nella produzione di materiale bellico; DICHIARANO • di avvalersi dell’opzione metodologica di gruppo minoritario ai sensi dell’art. 3, comma 2 del DPR n.275/1999 come modificato dalla legge 107/2015, art. 1 comma 14; • di non rendersi disponibili a far entrare nella propria classe personale militare per qualsivoglia attività, sia in presenza che in modalità online; • di svolgere autonomamente le tematiche individuate o di avvalersi per le stesse di esperti esterni della società civile che interverranno a titolo gratuito, previa delibera del Consiglio di Classe; • di non rendersi disponibili fin da ora nelle proprie ore di servizio ad accompagnare le proprie classi in manifestazioni che prevedano la presenza di militari e in visite presso basi militari, sedi di forze militari nazionali e non, caserme, ecc. siano esse italiane o appartenenti ad altre nazioni e organismi internazionali (ad esempio basi USA o basi NATO); • di non rendersi disponibili fin da ora nelle proprie ore di servizio a realizzare progetti in partenariato con strutture militari o aziende (italiane e non) coinvolte nella produzione di materiale bellico; • di non rendersi disponibili ad esporre i propri studenti/studentesse ad attività di orientamento che prevedano la presenza di militari. CHIEDONO • Ai sensi della normativa vigente che la presente opzione di gruppo minoritario sia inserita nel verbale della presente riunione e diventi parte integrante del PTOF . Decimomannu, 28/10/2025 Seguono trenta firme Mozione Meucci MatteiDownload Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cagliari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La scuola, luogo di educazione e inclusione, non di repressione e controllo
Un ragazzo ucciso a scuola da un altro ragazzo: una di quelle notizie che non vorresti mai sentire. Così come tutte le riflessioni su quello che si sarebbe potuto fare e non si è fatto, sui limiti della scuola, sulle difficoltà a comprendere un disagio così profondo e diffuso. I limiti della scuola sono evidenti, in parte figli di un’impostazione didattico-educativa che ha subordinato lo sviluppo dello spirito critico all’addestramento; in parte determinati dalle condizioni oggettive di lavoro: classi pollaio, strutture inadeguate, tempo scuola ridotto, ruolo sociale dei docenti e del personale, che difficilmente può essere autorevole se oltre il 25% dei lavoratori continua ad essere precario. Senza dimenticare che la scuola opera all’interno di un contesto più generale complesso e articolato, nel quale violenza e ingiustizie sono puntualmente presenti. E in alcuni casi poco considerate, per esempio la recente guerriglia in autostrada fra tifosi – si fa per dire – della Fiorentina e della Roma non ha scandalizzato quasi nessuno, o, comunque, nessuno ha chiesto provvedimenti eccezionali. Come sempre, sotto la spinta dell’emozione/indignazione le prime soluzioni proposte sono tutte orientate in senso esclusivamente repressivo. I ragazzi, in generale, sono individuati come potenziali delinquenti, i migranti, con riferimento esplicito alle cosiddette seconde generazioni (Salvini), come non disponibili a integrarsi. Analisi supportate, anche, da una certa dose di razzismo, “l’uso del coltello è prevalente in certe etnie“, ha affermato il sindaco di La Spezia, dimenticando le 75 coltellate “italiane” inflitte a Giulia Cecchettin. Si chiedono pene più severe, si fa riferimento alla discussione sul nuovo “Pacchetto sicurezza”, che, come afferma il presidente di Antigone, Patrizio Gonella, “non aumenta la sicurezza dei cittadini ma riduce le garanzie, indebolisce i controlli e colpisce diritti fondamentali. È una visione della sicurezza fondata sulla repressione, non sulla legalità costituzionale“. E, soprattutto, perché un nuovo intervento sulla sicurezza a pochi mesi dalla legge n° 80/25, che avrebbe dovuto, grazie alla tanto sbandierata stretta repressiva, rendere il Paese più sicuro? Per proporre un nuovo intervento, quella legge, evidentemente, non ha funzionato. Ma se il nuovo intervento va nella stessa direzione, perché quest’ultimo dovrebbe essere efficace? Peraltro, il codice penale in vigore interviene puntualmente rispetto al possesso di armi improprie e proprie. C’è poi la soluzione specifica proposta per le scuole: l’introduzione dei metal detector. Se vogliamo spettacolarizzare il problema e non affrontarlo è la scelta migliore, come quando stai male e invece di curare la malattia ti poni esclusivamente l’obiettivo di riportare alla normalità la temperatura corporea. Dopo il covid sarebbe stato necessario, a partire dalle scuole, ricostruire ambienti che favorissero socializzazione e relazioni, supportare alunne e alunni dal punto di vista psicologico, ma sarebbero stati necessari seri investimenti, rinnovare l’edilizia scolastica, potenziare il tempo pieno, altro che blaterare di classi 4.0. Purtroppo, la scuola, per questo governo, ma anche per i precedenti, non è certo una priorità. Veramente si pensa che grazie ai metal detector non ci saranno più bullismo, violenza di genere, sopraffazione? Di più, se si ottenesse il risultato sperato, non ristabiliremmo un rapporto autorevole ma autoritario, avremmo la sconfitta della scuola della Costituzione (quella di cui parlava Calamandrei), la sua trasformazione in caserma (cosa che sembra piacere a questo governo) o prigione. Luoghi, questi ultimi, pur nella evidente e incontestabile differenza, non certo esenti dall’esercizio della violenza. Invece di ragionare su un impossibile controllo continuo e costante, storicamente fallito ogni volta che si è praticato, perché non puntare sulla capacità educativa della scuola, di una scuola aperta all’esterno, in grado di condividere le sue strutture (biblioteche, palestre, laboratori) con il territorio, costruendo legami sociali dove c’è solitudine, emarginazione, esclusione? Perché non pensare ad una scuola che, al suo interno, sviluppi le proposte didattiche con l’obiettivo di rendere autonomi alunne e alunni, autonomi perché in grado, grazie allo studio, di orientarsi nel mondo, di leggerne, e contestarne, le ingiustizie, di superare, attraverso l’educazione all’affettività, rapporti personali caratterizzati dal possesso e dalla tossicità? Infine, non è possibile un nuovo patto educativo se all’esterno della scuola si praticano “i due pesi e le due misure”, se si giudicano i fatti in base alla vicinanza, o alla lontananza, rispetto ai protagonisti, se si tace su un genocidio, o si guarda con simpatia a un leader, per ultimo Trump, per cui ciò che è giusto è stabilito dai rapporti di forza. Non servono lacrime di coccodrillo, se all’esterno è normale “urlare”, portare con sé un’arma sarà considerato altrettanto “normale”. Antonino De Cristofaro, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rilevazione alunni palestinesi nelle scuole: a che cosa serve?
In data 08 gennaio u.s. l’Ufficio Scolastico Territoriale di Roma, su indicazione del Ministero dell’Istruzione, ha emanato una nota (“Rilevazione alunni/studenti palestinesi a.s. 2025/26”), con cui ha richiesto ai dirigenti scolastici “informazioni circa la presenza di alunni/studenti palestinesi presso le istituzioni scolastiche nel corrente anno scolastico”, senza specificare né la motivazione né lo scopo di tale rilevazione. Alle note critiche che sono state immediatamente sollevate e che rilevavano l’aspetto discriminatorio di una tale rilevazione, il Ministero ha replicato, con una nota firmata dalla Dr.ssa Palumbo, che la rilevazione sarebbe stata avviata dalla Direzione affari internazionali del Ministero “allo scopo di favorire il pieno inserimento scolastico degli studenti palestinesi nelle scuole (…) per conoscerne il numero e l’ordine scolastico di frequenza” al fine di “assicurare la migliore accoglienza e integrazione nel percorso scolastico degli studenti palestinesi”. L’attività avrebbe quindi le stesse finalità e userebbe lo stesso format utilizzato dal precedente governo per gli studenti ucraini. Ma nel testo della nota dell’USP di Roma non si parlava di azioni di accoglienza né di integrazione degli alunni/e e degli studenti/esse palestinesi, ciò che invece era stato fatto per gli studenti/esse ucraini/e espatriati/e dopo l’invasione russa dell’Ucraina, per i quali il Ministero aveva previsto specifici finanziamenti per le attività di accoglienza a scuola, organizzando un monitoraggio mirato diretto agli allievi/e ucraini/e accolti/e dopo il 24 febbraio 2022 (come è chiarito in una nota ministeriale del 9 marzo 2022). Nella nota dell’8 gennaio sugli allievi/e palestinesi non si fa riferimento all’arrivo recente di allievi/e palestinesi né si chiarisce il senso e la finalità della rilevazione. Perciò, una rilevazione che segua le indicazioni date non deve distinguere tra allievi/e palestinesi residenti in Italia da anni, e allievi/e arrivati/e di recente. Quando il Ministero avvierà concretamente le stesse azioni messe in atto per gli studenti/esse ucraini/e, la questione avrà forse un altro aspetto. Ma certamente la giustificazione data a posteriori dal Ministero, evidentemente per replicare alle critiche mosse da più parti, non appare congrua con le precedenti azioni del Governo. Sin dall’inizio dell’invasione russa, il Governo Italiano ha sostenuto l’Ucraina, assicurandole un costante sostegno economico, politico e militare, e organizzando un’accoglienza della popolazione ucraina profuga di guerra. Invece, rispetto alla situazione palestinese, lo stesso Governo non solo ha mostrato un atteggiamento di assoluta indifferenza verso il massacro subito dalla popolazione palestinese, ma ha appoggiato le posizioni del Governo Israeliano, anche quando le sue azioni sono sfociate nel genocidio; ha emanato decreti che tendono a reprimere le critiche al governo israeliano assimilandole addirittura all’antisemitismo. E perciò resta intatto il fondato timore che la rilevazione verso gli studenti/esse palestinesi abbia un senso diverso da quello conclamato, e possa essere una forma di schedatura su base etnica o nazionale, il che sarebbe un’ulteriore novità nel panorama scolastico italiano, almeno dopo il 1948. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Armamenti Nucleari: conoscenze di base per comprendere la complessità del tema
Come siamo arrivati alle armi nucleari? Quali Paesi le possiedono oggi? E quali termini è importante conoscere per orientarsi in questo complesso scenario? Nel primo incontro del corso di formazione organizzato da WILPF con la collaborazione dell’Associazione Nazionale Per la Scuola della Repubblica ODV e dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università dal titolo Abolire il nucleare con i Saperi, la Memoria, le Reti, i Territori Seconda edizione, svoltosi l’8 gennaio 2026, il professor Franco Dinelli ha ricostruito la storia del nucleare e analizzato il ruolo dell’Italia nel sistema di condivisione nucleare dell’Alleanza Nord Atlantica. Durante l’incontro, inoltre, è stato presentato il volume di IALANA Italia, “Parere giuridico sulla presenza di armi nucleari in Italia”. Di seguito condividiamo il materiale messo a disposizione dai relatori. Storia Armi Nucleari_Wilpf Gennaio 2026Download Storia Guerra e Armi_WILPF Gennaio 2026Download Appunti su Guerra e Armi_WILPF Gennaio 2026Download Intervento LauDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Crescita dell’industria delle armi in Italia: speculazione e riarmo
MIRE SPECULATIVE ATTORNO AL RIARMO Oggigiorno a chi voglia investire nel mercato azionario viene vivamente consigliato un pacchetto di titoli, gran parte dei quali relativi a imprese di armi con rendimenti in crescita da almeno quattro anni. Il potenziale risultato per queste imprese sarebbe un incremento dei backlog (nuovi ordinativi), specie se proverranno dagli eserciti NATO. L’Alleanza Atlantica è infatti una garanzia di affari per i titoli azionari del comparto Difesa, sebbene nei prossimi due anni la loro crescita non dovrebbe essere uniforme: verranno premiate soprattutto le aziende che hanno investito maggiormente in tecnologie innovative e si sono specializzate in specifici settori (droni, AI, sensoristica). Ergo, a beneficiare di questa situazione potrebbero essere soprattutto imprese, anche di piccole dimensioni, che hanno optato per le specializzazioni produttive indotte dalle nuove tecniche di guerra. Specializzazioni capaci di attrarre finanziamenti pubblici e privati e tali da poter essere utilizzate anche in ambito civile, almeno in parte (non casualmente, sempre più spesso sulla stampa economica si parla della necessità di potenziare le tecnologie duali). Prendiamo come esempio il programma Golden Dome, che nel corso degli ultimi due anni ha ricevuto sempre maggiori finanziamenti: dai 25 miliardi iniziali siamo arrivati, a fine 2025, a quasi 180. Tale scudo missilistico rappresenta un sistema bellico complesso, una sorta di architettura della guerra che mette insieme radar, intercettori, software, l’intero ambito della cyber-resilience. Se le commesse aumentano, di conseguenza anche il peso specifico di queste componenti crescerà e ciò non riguarderà soltanto il settore della Difesa: i benefici in termini di fatturato saranno a vantaggio di tutte quelle aziende che, a vari livelli, partecipano alla realizzazione di questi sistemi. Per esemplificare: si va dall’informatica alle telecomunicazioni, dall’Intelligence ai satelliti, e poi alla sensoristica e a una miriade di altri ambiti. Il punto è che il successo di un sistema di guerra avvantaggia tutte le aziende – spesso invisibili e microscopiche – che si nascondono dietro alle grandi multinazionali: a esse vengono affidate ricerche e produzioni relative a piccole parti dell’intero sistema, nel contesto di una complessa e variegata filiera di guerra che sfugge ai nostri occhi. Ipotizziamo ora un investimento in Borsa su titoli in crescita, sia chiaramente legati alla produzione di armi, sia su aziende apparentemente neutre che risultino però cruciali per la progettazione o la produzione di sistemi bellici. All’investitore le banche potrebbero ad esempio consigliare un pacchetto già definito con fondi di investimento ad alto rischio, quotati in una borsa europea e tra loro diversificati, ma potrebbe anche arrivare direttamente un’offerta da parte di un broker o di istituti finanziari interessati al successo di titoli azionari legati alle armi. E allora la nostra – sia pur parziale e sintetica – descrizione delle mire speculative che vi sono attorno al Riarmo può esser forse d’aiuto per comprendere il rapido riposizionamento degli investimenti occorso a partire dalla guerra in Ucraina in poi: si tratta di un processo che ha visto l’ascesa di alcune imprese a discapito di altre, e in cui complessivamente si segnala un maggior successo in Borsa dei titoli legati alle multinazionali di guerra europee rispetto a quelle statunitensi. LA DIFESA IN ITALIA Per quanto concerne l’Italia, la Difesa è trainata dall’industria aeronautica, aerospaziale e, in parte, navale. Fa invece scalpore che, come sostenuto dallo studioso Giorgio Beretta in un saggio del 2023,[1] il peso dell’industria delle armi nell’economia italiana vada ridimensionato. Riferendosi ai dati dell’Anpam,[2] egli ha precisato che il giro d’affari di armi e munizioni comuni equivale a quello dell’industria del giocattolo. Di più, la stessa produzione di armi a scopo militare, ritenuta indispensabile da tanti commentatori economici, anche considerata assieme al suo indotto impiega “solo il 3,8% di tutti gli occupati nel settore manifatturiero”[3]. E, cosa ancor più importante, non produce che lo 0,6% del Pil italiano. Tuttavia, pur senza assumere il carattere determinante che, in modo interessato, già gli attribuiscono certi opinionisti, nell’arco di qualche anno le dimensioni di questo controverso settore potrebbero aumentare, e in modi significativi. Peraltro, visti i processi su cui abbiamo già insistito, la filiera militare potrebbe darsi un’articolazione inedita, collocando in una sorta di invisibilità diversi suoi settori. Intanto, negli ultimi cinque anni l’Europa ha raddoppiato la spesa per la difesa. O, volendo essere fiscali – e tenendo quindi conto dell’inflazione –, si è registrato quasi il 70% di spesa in più, con un rapporto spesa/Pil per la prima volta sopra il 2%. Si tratta di un continuo finanziamento pubblico alle imprese di guerra che non produce vera crescita nei paesi interessati, avvantaggiando solo specifiche frazioni capitalistiche. Può sembrare un paradosso, ma molti degli odierni cantori del Riarmo sono quelli che, in altre fasi, sostenevano il più rigido controllo del debito pubblico in tutti gli Stati europei. Ora, invece, propugnano una politica virtualmente in grado di accrescerlo in modo esponenziale. Invero, non tutti gli economisti condividono il dogma del contenimento del debito a qualsiasi costo. Ma colpisce che il suo superamento avvenga per il settore militare e non a sostegno delle spese sociali. F. Giusti, S. Macera, E. Gentili, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università [1] G. Beretta, Il paese delle armi. Falsi miti, zone grigie e lobby nell’Italia armata, Altreconomia, 2023. [2] Associazione Nazionale Produttori Armi e Munizioni sportive e civili. [3] Redazione «la Difesa del Popolo», In Italia, la produzione di armi vale quanto quella dei giocattoli, 8 Marzo 2023, in https://www.difesapopolo.it/in-italia-la-produzione-di-armi-vale-quanto-quella-dei-giocattoli/. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Tensioni nel mondo accademico e nella ricerca: dal boicottaggio alla reazione (filo)sionista
Nei mesi scorsi, anche in seguito alla diffusa mobilitazione popolare in solidarietà con la causa palestinese, si è assistito a moti spontanei di boicottaggio accademico posti in essere da diverse realtà del mondo scientifico. Ricordiamo qui di seguito giusto alcuni casi che ci sembrano interessanti ed esemplificativi dello spirito che li ha accompagnati. * Appello di ricercatori, tecnici ed amministrativi di EPR4Palestine: la lettera del personale degli Enti pubblici di ricerca è stata rivolta criticamente nei confronti della CoPER, la Consulta dei Presidenti degli Enti di Ricerca, accusandola di aver adottato una politica di doppio standard nei confronti di Israele rispetto alle azioni messe in campo nei confronti delle collaborazioni scientifiche con la Russia. I lavoratori degli Enti Pubblici di Ricerca hanno chiesto di fermare gli accordi di ricerca scientifica anche con Israele perché non vogliono complicità col genocidio sul popolo palestinese. L’appello è nato dopo che la scorsa estate ben 300 ricercatori del CNR si erano ribellati dichiarando la propria indisponibilità a prestare la propria attività intellettuale a studi finalizzati al settore bellico. * Manifesto degli scienziati quantistici per il disarmo: circa 50 fisici quantistici di tutto il mondo si sono uniti per denunciare la militarizzazione nella ricerca e nelle Università, rifiutando di essere strumentalizzati a fini bellici ed impegnandosi a monitorare la situazione. Sembra che diversi di loro abbiano ricevuto pressioni e minacce di sanzioni a seguito della loro posizione, che li hanno indotti poi a ritirare la firma dal Manifesto. L’appello degli scienziati quantistici segue quello più generale e più folto degli Scienziati contro il riarmo di marzo 2025, che vede fra i suoi esponenti il fisico Carlo Rovelli in opposizione alle politiche di riarmo europeo. * Mozione della SIAC – Società Italiana di Antropologia Culturale, mozione con cui si impegnano i suoi membri a NON collaborare con istituzioni accademiche o culturali israeliane, “finché esse non pongano fine alla loro complicità con il genocidio, l’occupazione militare illegale del Territorio Palestinese Occupato e il regime di apartheid israeliani”. * Delibera del Senato Accademico dell’Università di Bologna: il 23 settembre 2025 il Senato Accademico ha approvato una mozione concernente accordi e relazioni con università, aziende e istituzioni israeliane. In realtà, non c’è alcun meccanismo automatico ad esito della delibera, ma si prevede un’istruttoria accurata basata sul concetto di due diligence, concentrandosi in particolare a valutare la presenza di collaborazioni in ambito dual use. Ad esito dell’istruttoria non è stata riscontrata nessuna collaborazione sensibile, per cui l’Ateneo ha proceduto a confermare tutte le collaborazioni in essere con i partner israeliani. Ma in qualche modo il contenuto della delibera deve aver urtato la suscettibilità di qualche sionista e/o filosionista. Già perché in questi giorni circola in Ateneo un documento di proposta del CdA di UNIBO che rimette in discussione la delibera di settembre del Senato, ridimensionandone ancor di più la portata, già di per sé ridotta. Se fino alla scorsa estate i difensori degli accordi con Israele basavano il loro ragionamento sul tema della libertà accademica e sulla libertà della ricerca, tentando di far leva anche sulla supposta neutralità della scienza rispetto alle implicazioni politiche, dopo le imponenti mobilitazioni popolari e dopo le diffuse azioni di boicottaggio accademico è stato più chiaro che era proprio quella l’espressione più autentica della libertà di docenti e ricercatori: non collaborare con lo Stato che sta compiendo un genocidio. Ed allora la risposta (filo)sionista si è spostata su un piano diverso, fatto di minacce di eventuali sanzioni e contenziosi che potevano scaturire dalle scelte di sospendere gli accordi, paventando anche profili di responsabilità personale per chi aveva assunto e votato per quelle decisioni. Evidentemente, negli ultimi mesi sono venuti al pettine i nodi relativi ad alcune collaborazioni e la governance ha preferito correre ai ripari per tenere in vita più accordi possibili con i partner israeliani. Ed i continui attacchi del Governo, anche a seguito del NO del Dipartimento di Filosofia al corso di laurea per gli allievi dell’Accademia militare di Modena, devono aver sortito qualche effetto sulla governance, magari insieme alle pressioni interne all’Ateneo delle frange (filo)sioniste. La prospettiva in UNIBO è quella di una clamorosa retromarcia rispetto a quanto deliberato a settembre dal Senato accademico e restringendo ancor di più i casi in cui vietare gli accordi con i partner israeliani. Si è arrivato persino a fare pressione sui singoli rappresentanti negli Organi accademici, spesso studenti, sventolando l’ipotesi di poter essere chiamati in causa per la decisione presa in caso di contenzioso con qualche partner israeliano. Quello che alcuni di questi casi suggeriscono è un generale clima di tensione fra gruppi di interessi che si contrappongono nell’arena accademica e della ricerca. Da una parte chi cerca di porre la questione etica e morale proponendo azioni di boicottaggio accademico, dall’altra gruppi di docenti o ricercatori che, nascondendosi dietro la libertà della ricerca o dell’insegnamento o dietro la neutralità della scienza e della collaborazione accademica come strumento di dialogo fra i popoli, in realtà mettono in atto un pericoloso doppio standard, perché ai tempi della chiusura della partnership con la Russia non hanno mosso un dito. E sullo sfondo pressioni ed influenze che arrivano dall’esterno tramite il canale governativo o attraverso le lobby sioniste con minacce di sanzioni, di contenzioso ed altre tipologie su cui far leva. Ma tali esempi portano alla ribalta anche un nodo imprescindibile: la partita non può essere giocata solo all’interno di un singolo Ateneo, di un Dipartimento o di un Ente di ricerca. Sempre più emerge come anche in presenza di decisioni prese da un’istituzione accademica o di ricerca, le stesse vengono messe in discussione alla luce del contesto più ampio, e cioé gli accordi di cooperazione nazionali o le politiche di collaborazione portate avanti come Unione Europea nei confronti di Israele. E non è un caso che proprio in questi giorni sia stata avviata la raccolta firme per chiedere la sospensione totale dell’accordo di associazione UE-Israele in ragione della sistematica violazione dei diritti umani a Gaza e in Cisgiordania. Proprio la continuità di questo accordo e la mancanza di sanzioni dell’UE nei confronti di Israele aprono lo spazio ai sionisti israeliani che, minacciando di porre in essere forme di contenzioso, inducono università ed enti di ricerca a mantenere le collaborazioni con Israele: https://www.justiceforpalestine.eu/it; https://citizens-initiative.europa.eu/initiatives/details/2025/000005_it. In Italia, ad esempio, per dare una risposta sistemica al tema del boicottaggio culturale ed accademico, è stata avviata la campagna LA CONOSCENZA NON MARCIA, che si propone di produrre uno strumento normativo che vieti per legge le collaborazioni accademiche con Paesi che come Israele sono incriminati per genocidio dalla Corte Internazionale di Giustizia. Giuseppe Curcio, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Un argine alla “cultura della difesa” attraverso percorsi di pace. Osservatorio su Rivista DEP di “Ca Foscari”
PUBBLICHIAMO IN PDF IL TESTO DI CRISTINA RONCHIERI, DOCENTE E PROMOTRICE DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ, APPARSO SUL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA DELLA RIVISTA TELEMATICA DI STUDI SULLA MEMORIA FEMMINILE DEP – DEPORTATE, ESULI, PROFUGHE DELL’UNIVERSITÀ DI VENEZIA “CA FOSCARI” DIRETTA DA BRUNA BIANCHI (CLICCA QUI PER LA RIVISTA). IL TITOLO DEL SAGGIO È UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI PACE. IL LAVORO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ. INTRODUZIONE AL N. 56-57, 12/2025 – GUERRA ALL’INFANZIA La guerra a bambini e bambine, principali vittime o bersagli privilegiati delle guerre contemporanee, il loro vissuto, i tentativi di protezione giuridica, l’opera di aiuto da parte delle donne umanitarie, è stato un asse portante della Rivista fin dal suo primo numero. Alla luce degli eventi recenti, DEP riprende e amplia questo tema e nelle sue rubriche lo affronta dal punto di vista storico, filosofico, giuridico, educativo, nei suoi rapporti con il femminismo e l’ecologia. Gli infanticidi perpetrati a Gaza hanno avviato un processo di legittimazione della guerra genocidaria che tende a privare l’infanzia di ogni forma di protezione e la guerra russo-ucraina ha esacerbato il processo di militarizzazione nei paesi coinvolti nel conflitto. A quest’ultimo tema è dedicata una intera sezione, mentre un saggio nella rubrica Ricerche invita a riflettere anche sulla militarizzazione “di tutti i giorni” che invade le menti infantili. Un’altra rubrica, Testimonianze, raccoglie scritti poetici e letterali di giovani scrittori e scrittrici palestinesi nonché alcune “lettere” che da tante parti del mondo sono state dedicate ai bambini di Palestina, lettere di indignazione, dolore, condivisione e amore a base della rivolta morale, antidoto alla guerra, che sarà al centro di un prossimo numero di DEP. UN ARGINE ALLA ‘CULTURA DELLA DIFESA’ ATTRAVERSO PERCORSI DI PACE. IL LAVORO DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ 11_RonchieriDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Sul ragazzo accoltellato a La Spezia: “Fallimento dello Stato, non della scuola”
L’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ PRENDE POSIZIONE SULLA VICENDA DELLA MORTE DI UNO STUDENTE DI 18 ANNI, ACCOLTELLATO DA UN ALTRO STUDENTE, IN UNA SCUOLA SECONDARIA SUPERIORE DEL COMUNE DI LA SPEZIA. LO FACCIAMO PUBBLICANDO IL COMUNICATO STAMPA DEL SINDACATO SSB E UNO STRALCIO DEL COMUNICATO DELLA CUB. TRA LOGICHE SECURITARIE, INVITI ALLA SICUREZZA E IL DISORIENTAMENTO GENERALE CI SONO TUTTAVIA VOCI DISSENZIENTI. OLTRE ALLE DUE SOPRA MENZIONATE AGGIUNGIAMO LA PRESA DI POSIZIONE DELL’OSSERVATORIO REPRESSIONE, IL NOSTRO SCOPO È QUELLO DI APRIRE UNA RIFLESSIONE SUL RUOLO DELLA SCUOLA, SUI PROCESSI DI MILITARIZZAZIONE CHE COLPISCONO LE SCUOLE DI OGNI ORDINE E GRADO. EDUCARE ALLA PACE E ALL’INTEGRAZIONE NON SONO SLOGAN, MA NECESSITANO DI CONDIZIONI AMBIENTALI E DI SCELTE POLITICHE CORAGGIOSE. Sgomento, dolore, angoscia, rabbia, e molto altro di fronte a quanto è accaduto in una scuola di La Spezia la mattina del 16 gennaio. Fatichiamo a scrivere queste parole, perché sappiamo che di fronte alla morte di un ragazzo dovrebbe regnare solo il silenzio. Ma non riusciamo a tacere, perché sappiamo che da subito è partita l’onda repressiva che userà questa tragedia per aggravare ulteriormente le condizioni che l’hanno resa possibile. Il problema non è la sicurezza all’interno delle scuole o l’inasprimento delle sanzioni disciplinari nei confronti degli studenti; il problema è l’abbondono di fette enormi della popolazione giovanile alla marginalità in cui ha avuto la sfortuna di nascere, è il disinvestimento da decenni nella scuola pubblica, è la mancanza di qualunque punto di aggregazione creativa, ricreativa, sportiva, culturale; a questo sono condannati moltissimi giovani, nella nostra città e in troppe altre città italiane. Ci sono scuole che sono diventate dei ghetti, in cui le classi scoppiano, in cui i nostri colleghi vivono una condizione professionale difficilissima in mezzo ad adolescenti problematici che portano dentro le classi tutta la loro disperazione e frustrazione. Cosa offrono le nostre città a giovani che provengono da famiglie con disagio socio-economico e culturale? Il nulla: se non hai soldi, non c’è nemmeno quell’altro nulla fatto di vasche sotto i portici, di negozi e di locali. E la scuola, che dovrebbe essere il luogo che più di ogni altro rimuove le differenze, è diventata impotente e dove riesce a reggere, lo fa quasi esclusivamente sulle spalle della motivazione degli insegnanti. Cosa facciamo perché tragedie come queste non accadano più? Riempiremo le scuole di metaldetector (per rassicurare i molti genitori che ora avranno paura)? Inaspriremo i già allucinanti regolamenti disciplinari che in questi anni i collegi docenti sono stati chiamati a deliberare? Alimenteremo ancora e ancora il razzismo e la paura? Non è la scuola che ha fallito, è lo stato, quello stesso che ha creato le condizioni perché questa tragedia avvenisse e che ora invoca una stretta sulle regole e chissà, un buon periodo di servizio militare… Tutti lo sappiamo, anche chi siede negli scranni del Parlamento, cosa dovremmo fare ed è questo che ci preme dire, anche in questa giornata di lutto e dolore: * Dimezzare da subito il numero di alunni per classe, in primis nelle scuole più difficili * Ripristinare immediatamente molte ore di compresenza, a partire dalla scuola elementare, in modo da non inchiodare già a 6 anni i bambini e le bambine alle loro condizioni di provenienza * Aprire in ogni quartiere palestre gratuite * Aprire in ogni quartiere gratuitamente scuole di musica e teatro * Aprire le scuole in orario pomeridiano per corsi di recupero, aiuto nei compiti e le mille attività che vi si potrebbero svolgere * Ripristinare il vero tempo pieno * Inserire strutturalmente nelle scuole lo psicologo (e non solo tre ore al mese per scuole con centinaia se non migliaia di iscritti) * Aprire in ogni quartiere luoghi di aggregazione ricreativi * Ristrutturare gli edifici scolatici rendendoli luoghi piacevoli da vivere Sappiamo anche da dove è possibile prendere i soldi, visto che per le armi siete riusciti a trovare decine di miliardi. Vogliamo scuole e non bombe, vogliamo educazione e non repressione, vogliamo che lo stato investa i nostri soldi per migliorare la vita di tutti i nostri studenti e studentesse, fuori e dentro le nostre scuole, vogliamo essere messi nelle condizioni di tornare ad essere pienamente degli educatori e non dei poliziotti nelle nostre aule. Oggi piangiamo un nostro studente, ci stringiamo alla sua famiglia; ci stringiamo anche ai nostri colleghi e alle nostre colleghe e ai loro ragazzi. Oggi siamo messi di fronte a una tragedia che coinvolge due ragazzi e le loro famiglie. Non cadremo nella vostra trappola, siete lo stato carnefice che ora fa la vittima per costruire, con le vostre trombe della propaganda, una trappola ancora più grande. E ora davvero basta parole. Sindacato Sociale di Base, La Spezia -------------------------------------------------------------------------------- Un ragazzo è stato ucciso a scuola da un coetaneo, è accaduto in un Istituto di La Spezia in Liguria, erano da poco maggiorenni e con genitori immigrati il che ha subito suscitato sarcasmo e pregiudizi, titoloni su qualche giornale al quale non sfugge mai l’occasione per ridurre la realtà ai soliti stereotipi. Poi ci sono le autoassoluzioni, meglio prendersela con immigrati, etnie, maranza, piccola criminalità, se poi si ricoprono incarichi istituzionali importanti abbiamo perfino il pulpito mediatico. Dovrebbero vergognarsi, ammesso che sappiano cosa sia la vergogna, quanti speculano all’indomani su episodi del genere, attenzione anche ai titoli dei giornali che possono far più male di un fendente.  Un insegnante ha ammesso la propria sconfitta,  i sentimenti diffusi, per fortuna, non sono quelli della speculazione politica e del pregiudizio anti immigrazione, infatti tra coetanei, insegnanti e genitori serpeggiano dolore,  incredulità, sgomento, ma anche rabbia di fronte alla morte di un giovane. I motivi sono futili, avere messo un like sul profilo di una ragazza, qui manca perfino una educazione sessuo- affettive nelle scuole, chi parla di etnie si cela dietro a luoghi comuni, la questione riguarda i giovani autoctoni e di famiglie migranti, i ragazzi in toto, il loro modo di approcciarsi alla libertà e alle relazioni ma non pensiamo di estraniarci noi  adulti, certi messaggi siamo noi a trasmetterli o almeno non li ostacoliamo. Il problema per noi non è la sicurezza all’interno delle scuole, i cani antidroga non servono ad aprire riflessione e consapevolezza sull’utilizzo delle droghe o a costruire un approccio diverso rispetto a sostanze leggere che droghe non dovrebbero essere definite. Negli Usa le scuole sono spesso circondate da filo spinato o protette da vigilantes, non ci sembra che il modello scolastico e sociale di quel paese funzioni e possa assurgersi a modello, non è pregiudizio anti americano ma mera constatazione che ove il servizio pubblico viene indebolito e ridimensionato le conseguenze ben presto si manifestano sotto forma di disagio, disuguaglianze, emarginazione sociale In Italia abbiamo un Ministro che vede le assemblee sulla Palestina come un pericolo assoluto, una sorta di propaganda ideologica inaccettabile, ormai la equiparazione tra sostenitori della Palestina e fiancheggiatori di pericolosi estremismi o del terrorismo già la intravediamo all’orizzonte. Non  funziona il modello securitario, non produce alcun risultato se non quello di dividere ulteriormente studenti e studentesse con regole classiste che la scuola pubblica da sempre combatte, gli istituti scolastici dovrebbero essere aperti alla cittadinanza (era uno dei leit motive degli anni settanta), per aprire un laboratorio o una palestra, organizzare delle iniziative con i ragazzi e le ragazze occorre una lunga sequela di autorizzazioni, la burocrazia, la mancanza di soldi per pagare lo straordinario al custode o per assumere un insegnante in più impediscono alle scuole di essere aperte. Va ripensata la scuola, i danni recati da alcuni Ministri che hanno ridotto l’orario sono incalcolabili, il problema doveva essere affrontato in termini diversi ripensando la modalità educativa di quelle ore in più, si è preferito invece cancellarle per ridurre solo le spese. Ma le incombenze burocratiche degli insegnanti sono infinite e questo a discapito del ruolo educativo che dovrebbero svolgere nel migliore dei contesti possibili. Questa situazione è il risultato di anni di disinvestimento ma anche di progressivo abbandono delle funzioni educative proprie della scuola pubblica, l’ultima Legge di Bilancio assegna un fiume di soldi alle parificate e uno Stato che non riesce ad aprire laboratori e palestre non dovrebbe regalare fondi ad istituti privati quando a poca distanza sorgono istituti pubblici. E’ proprio la nozione di pubblico ormai a essere invisa perchè portatrice di messaggi antitetici a quelli Governativi. Rifiutiamo le scuole ghetto, classi pollaio, di questo il Ministro Valditara non vuol parlare, crediamo  invece che la mancata apertura pomeridiana delle attività scolastiche sia parte del problema  e impediscono alle classi sociali meno abbienti, alle famiglie che vivono in un disagio sociale ed economico di appoggiarsi sulla comunità educante per consentire ai propri figli di partecipare ad attività ricreative e sociali. Non è la scuola comunista come sostenuto dal pregiudizio classista oggi imperante, parliamo di un modello inclusivo che stride con la visione aziendalistica e ideologica ormai dominante. Il Governo teme la inclusione e con essa la funzione educativa e sociale della scuola che poi è l’esatto contrario di quella pseudo formazione ideologica, nozionistica ove domina l’acriticità, la supina accettazione di una monocultura incapace anche di aggiornarsi. A quanti chiedono metaldetector, schedature di massa, repressione ricordiamo che quanto accade fuori dalle mura scolastiche dovrebbe riguardarci direttamente anche in qualità di educatori, rispondiamo  alle chiusure repressive con modelli e pratiche educative che restituiscano un valore sociale ai percorsi educativi, non chiudiamoci dentro regole burocratiche o certezze precostituite, apriamo le scuole. CUB Scuola -------------------------------------------------------------------------------- Osservatorio Repressione: La scuola punitiva produce morte, il governo produce repressione
Sigonella, tra militarizzazione e odierni scenari internazionali di guerra
IN OCCASIONE DELLA MANIFESTAZIONE E DEL PRESIDIO PREVISTI PER OGGI, DOMENICA 18 GENNAIO 2026, A SIGONELLA, PUBBLICHIAMO UN INTERESSANTE REPORTAGE DI ANTONIO MAZZEO, DOCENTE PEACE RESEARCHER E PROMOTORE DELL’OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ SUGLI SCENARI DI GUERRA CHE PRENDONO LE MOSSE PROPRIO DALLA BASE MILITARE DI SIGONELLA IN SICILIA. LA BASE DI SIGONELLA NEGLI ODIERNI SCENARI DI GUERRA INTERNAZIONALI L’analisi dei tracciati dei velivoli con e senza pilota delle forze armate USA di stanza nella base siciliana di Sigonella confermano il ruolo chiave di questa infrastruttura nei più sanguinosi scenari bellici internazionali, dal conflitto russo-ucraino (più propriamente ormai russo-NATO), al genocidio perpetrato da Israele contro la popolazione palestinese della Striscia di Gaza, fino ai raid israeliani contro Siria, Libano, Yemen e Iran. Grazie all’attività di monitoraggio di ItaMilradar è possibile ricostruire alcune delle operazioni più rilevanti dal punto di vista strategico-militare, effettuate dai droni di intelligence e dai pattugliatori marittimi statunitensi. Si tratta di veri e propri interventi di guerra che coinvolgono pericolosamente la Sicilia in violazione della Costituzione italiana e delle norme del diritto internazionale, accelerando i processi di militarizzazione del territorio ed esponendo sempre più l’Isola a possibili ritorsioni da parte di quei paesi e/o attori armati “obiettivi” delle incursioni USA e NATO. I “GLOBAL HAWK” DI SIGONELLA IN FUNZIONE ANTI-RUSSIA L’ultima missione monitorata dal sito specializzato ItaMilRadar risale alla notte tra mercoledì 14 e giovedì 15 gennaio 2026. Un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force denominato “FORTE10”, dopo essere decollato dalla base di Sigonella ha effettuato una lunga missione di intelligence e riconoscimento in Europa centrale ed orientale. Dopo aver lasciato la base siciliana, il “Global Hawk” ha attraversato lo spazio aereo della Grecia e dei Balcani, per poi dirigersi verso la Polonia e la Lituania. A conclusione della missione, il drone ha fatto rientro verso Sigonella. “Nonostante non siano disponibili dettagli pubblici sull’operazione, la geometria del tracciato suggerisce che si è trattata di una classica missione a largo raggio ISR (intelligence, sorveglianza e riconoscimento) su obiettivi in Europa orientale e nordorientale”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “La traiettoria del volo ha incluso estese linee rette e cambi di direzione sulla Polonia e la regione Baltica (…) Il tipo di profilo mostra che l’RQ-4B ha raccolto notevoli dati di intelligence in diverse regioni con una singola sortita”. “Ciò che rende degna di nota questa missione non è la novità ma la sua regolarità”, aggiunge ItaMilRadar. “Dopo settimane di ripetuti voli di “FORTE” svoltisi in aree geografiche simili, la missione della notte tra il 14 e 15 gennaio conferma che queste attività ISR a lungo raggio sono parte di un trend operativo costante più che una mera reazione a un singolo evento. Il volo odierno si inserisce in uno schema più ampio già osservato nei giorni precedenti, con assetti USA e NATO che mantengono una continua consapevolezza situazionale attorno ai confini di Ucraina, Bielorussia e dell’enclave russa di Kaliningrad”. ItaMilRadar sottolinea inoltre come l’impiego di NAS Sigonella quale base di partenza e arrivo di queste missioni evidenzia il ruolo di hub strategico assunto nell’ambito delle operazioni ISR dell’Alleanza Atlantica. “Dal sud Italia, piattaforme come il drone RQ-4B possono raggiungere il Mediterraneo orientale, il Mar Nero e la regione del Baltico con una singola missione, offrendo una flessibilità strategica che altre differenti location potrebbero ottenere. Il volo mette in risalto ancora una volta il ruolo centrale di Sigonella a sostegno della copertura ISR a notevoli altitudini e di lunga durata del fianco orientale della NATO”. (1) Il 6 gennaio 2026 era stato un altro RQ-4B “FORTE10” di US Air Force a svolgere una lunga missione ISR in Europa orientale e nel Mar Nero. “Il volo partito da Sigonella evidenzia ancora una volta l’attenzione di Washington su quanto sta accadendo in Europa dell’Est”, evidenzia ItaMilRadar. “La missione è importante non solo per il suo scopo geografico ma anche per la sua durata. Si tratta della prima missione svolta da “FORTE” quest’anno, e segue settimane di elevata attenzione sull’attività militare russa nella regione del Mar Nero e le numerose sortite dei velivoli USA e NATO dei giorni scorsi. L’apparizione odierna dell‘RQ-4B si inserisce in uno schema ben consolidato: sorveglianza persistente, a notevole altezza per assicurare una copertura di lunga durata di aree marittime e costiere sensibili senza entrare nello spazio aereo contestato”. Il drone decollato da Sigonella ha sorvolato per ore lo spazio aereo internazionale del Mar Nero, dove i “Global Hawks” USA raccolgono di norma segnali radar, dati e immagini di intelligence. “Queste missioni sono particolarmente preziose date le restrizioni in atto sull’accesso navale e aereo in parti di questo bacino; consentono inoltre il monitoraggio costante dei movimenti militari, dei dislocamenti navali e delle attività di difesa aerea lungo il fianco meridionale della Russia”. “Non si è in possesso di fonti aperte su eventuali target di interesse specifico per questa missione, ma la presenza di “FORTE10” sul Mar Nero coincide di norma con periodi di accresciuta attività navale o aerea, esercitazioni, o più alti livelli di allerta lungo il fronte di guerra russo-ucraino e in Crimea”, rilevano gli analisti militari. (2) ESCALATION DEI VOLI USA NEL TEATRO DI GUERRA UCRAINO In verità nelle ultime settimane le attività nello scacchiere di guerra russo-ucraino dei “Global Hawk” di US Air Force di stanza nella base siciliana si sono fatte più numerose e più complesse. ItaMilRadar, in particolare, ha tracciato il 19 novembre 2025 la rotta di un drone RQ-4BSicilia-Grecia-Bulgaria fino allo spazio aereo della Slovacchia, della Polonia e, infine, del Baltico, dove il velivolo è rimasto in volo per oltre 24 ore “monitorando regioni di interesse strategico come Kaliningrad, la Russia occidentale e la Bielorussia”. (3) Ancora una prolungata attività di intelligence è stata svolta da un “Global Hawk” di Sigonella sullo spazio aereo dell’enclave russa di Kaliningrad il 4 dicembre 2025. La rotta ha coperto ancora una volta il corridoio aereo della regione a sud del Mar Baltico, “un’area che normalmente ospita l’attività ISR occidentale data l’alta concentrazione di unità militari russe a Kaliningrad”, riporta ItaMilRadar. “Il volo odierno di FORTE10 è stato più ampio e più lungo del normale, suggerendo una missione finalizzata a massimizzare la copertura del corridoio tra Polonia e Lituania (il cosiddetto Suwałki Gap) e degli approcci marittimi a Kaliningrad. Questa tipologia di intervento è coerente con la raccolta di segnali strategici di intelligence, particolarmente importanti in periodi di accresciuta attività militare nella regione”. (4) Una successiva missione nella regione baltica è stata effettuata da un RQ-4B “Global Hawk” di Sigonella la notte tra l’8 e il 9 dicembre 2025. In questo caso il drone si è spinto molto più ad est, sorvolando il Golfo di Bothnia per poi spingersi ancora più in profondità nello spazio aereo della Svezia e della Finlandia orientale, assai vicino alla regione occidentale della Russia. (5) Ancora Kaliningrad è stata il target della missione del “Global Hawk” con codice di volo 11-2046, decollato da Sigonella l’11 dicembre 2025.“Il drone ha effettuato ripetute orbite lungo i confini della Lituania e della Polonia con l’enclave russa, con lo scopo di raccogliere dati strategici sui movimenti, le comunicazioni e le attività di difesa aerea delle unità russe”, spiegano gli analisti. “Dopo aver completato il lavoro attorno a Kaliningrad, FORTE10 ha continuato la sua rotta verso nord attraversando la Lettonia e l’Estonia, estendendo poi la missione ancora oltre prima di far ritorno in Sicilia dopo aver sorvolato i Balcani”. (6) Il 15 dicembre un altro “Global Hawk” di US Air Force ha raggiunto da Sigonella il Mar Nero e l’area prossima a Kaliningrad. “Il tracciato di volo indica chiaramente lo svolgimento di una missione finalizzata ad un’ampia raccolta di dati di intelligence, soprattutto focalizzata sull’attività di difesa aerea, sulle emissioni radar e i movimenti lungo le aree costiere controllate dalla Russia”, riporta ItaMilRadar. CONTRO MOSCA PURE I POSEIDON DI US NAVY Nelle stesse ore veniva tracciata la “prolungata” missione sul Mar Nero occidentale di un pattugliatore Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, anch’esso decollato dalla base siciliana di Sigonella. “Il velivolo ha operato nello spazio aereo internazionale a largo delle coste di Romania e Bulgaria”, rilevano gli analisti. “Dopo aver completato le sue attività iniziali nel Mar Nero, il Boeing P-8A “Poseidon” si è riposizionato più ad est e ha svolto un prolungato periodo in orbita sullo spazio aereo internazionale a largo della città russa di Novorossijsk. Quest’area è di particolare interesse in quanto ospita una base chiave della Flotta della Marina Militare della Russia nel Mar Nero oltre ad una serie di importanti infrastrutture navali. Il transito prolungato su quest’area suggerisce lo sforzo per ottenere il maggior numero di dati sensibili sulle attività navali, i movimenti portuali e le possibili operazioni dei sottomarini russi”. Coincidenza vuole che proprio il 15 dicembre 2025 si sia registrato l’attacco da parte delle forze armate ucraine con un drone navale contro un sommergibile nucleare russo ormeggiato nel porto di Novorossijsk. Lo strike ha causato importanti danni alle infrastrutture logistiche portuali e ad una fiancata del sottomarino. “Non si sa se ci sia una connessione con la missione del pattugliatore P-8A osservata nel pomeriggio di oggi, ma la coincidenza temporale solleva più di una questione”, commenta ItaMilRadar. “I due assetti ISR di notevole importanza, attivi contemporaneamente sul Mar Nero, confermano ancora una volta l’importanza strategica dell’area per le operazioni di massima allerta della NATO (..) La presenza concorrente di un P-8A “Poseidon” e di un RQ-4B “Global Hawk” evidenzia un approccio ISR stratificato su più livelli, mettendo insieme le capacità di pattugliamento marittimo con la sorveglianza da grandi altitudini. Questo tipo di coordinamento è divenuto sempre più comune a partire dell’inizio della guerra in Ucraina, così come le operazioni dei “Global Hawk” sul Mar Nero sono divenute meno frequenti in comparazione con le prime fasi del conflitto, mentre è cresciuta l’attenzione sul teatro baltico”. (7) Realizzati dal colosso industriale Boeing modificando i velivoli 737/800 impiegati nel settore commerciale, i “Poseidon” sono equipaggiati con sofisticati radar APY-10 che possono mappare un’area di 10.000 metri quadri da una distanza di più di 220 miglia. Gli aerei possono essere impiegati contro “target” di superficie e in immersione lanciando missili antinave AGM-84 Harpoon e siluri Mark 54. Sempre relativamente alle più recenti attività dei pattugliatori P-8A di US Navy di stanza a Sigonella, vanno segnalate le missioni nel settore centrale ed orientale del Mar Nero effettuate il 13, 18 e 20 dicembre 2025. In particolare, giorno 20 il pattugliatore ha operato per diverse ore in prossimità della penisola della Crimea e dell’area portuale di Novorossijsk. “Considerate la durata e la profondità di questa missione è ipotizzabile lo svolgimento di un attento monitoraggio dei corridoi marittimi e dell’area costiera utilizzati dalle unità della Marina militare russa che operano dalla base navale di Novorossijsk”, scrive ItaMilRadar. (8) Fin dall’inizio del conflitto in Ucraina, il porto di Novorossijsk è divenuto sede della Flotta russa nel Mar Nero, anche a seguito del minore utilizzo e della maggiore vulnerabilità della base di Sebastopoli. Quest’ultima località è stata sottoposta in passato a ripetuti strike da parte delle forze armate ucraine. In particolare il 23 giugno 2024 alle 12 ora locale, l’Ucraina ha attaccato la Crimea lanciando 5 missili “Atacms” di produzione statunitense. Secondo quanto ufficialmente dichiarato da Mosca, quattro missili sarebbero stati neutralizzati dalla contraerea mentre il quinto è caduto su una spiaggia di Sebastopoli causando la morte di cinque persone tra cui tre bambini, mentre altre 120 persone sarebbero rimaste ferite. Nelle stesse ore dell’attacco missilistico in Crimea, diversi analisti internazionali hanno tracciato il volo di un drone “Global Hawk” di US Air Force: dopo il decollo dalla base siciliana di Sigonella esso ha raggiunto il Mar Nero; a circa 200 Km a sud della città di Yalta (Crimea) il velivolo ha spento il transponder rendendosi invisibile agli apparati radar. Il drone è poi rientrato nella mattinata del 24 giugno a Sigonella. (9) I PATTUGLIATORI USA DI SIGONELLA NON MOLLANO. ANZI RADDOPPIANO Il 22 dicembre 2025 sono stati tracciati i voli contemporanei sul Mar Nero di un P-8A “Poseidon” di US Navy e di un aereo-spia Gulfstream E.550 CAEW dell’Aeronautica Militare italiana, in dotazione al 14° Stormo di Pratica di Mare. Il velivolo italiano ha ripetutamente sorvolato lo spazio aereo nei pressi della città di Costanza, Romania. “Da questa posizione, l’aereo ha fornito una sorveglianza aerea e terrestre a largo raggio, operando come centro di comando e controllo aereo lungo il fianco orientale della NATO”, spiega ItaMilRadar. “Allo stesso tempo un P-8A Poseidon di US Navy ha condotto una missione di lunga durata coprendo una grande porzione del Mar Nero. Inizialmente esso ha operato nel settore occidentale per poi estendere la sua attività più ad est, fino all’interno del bacino. L’intero profilo di volo è coerente con un’ampia missione ISR finalizzata ad ottenere consapevolezza sullo scenario marittimo complessivo più che ad attenzionare una singola aerea”. “Questa ampia copertura è particolarmente rilevante nell’odierna fase del conflitto”, aggiungono gli analisti. “Nei giorni scorsi, l’attività navale russa è apparsa più cauta, specialmente nel Mar Nero orientale, a seguito degli attacchi ucraini contro infrastrutture militari e obiettivi navali. Operando sia nei settori occidentali che in quelli orientali, il P-8A è stato incaricato probabilmente di monitorare i movimenti delle unità di superficie, i cambiamenti di postura e gli eventuali ridislocamenti”. “Ciò che risalta nell’attività odierna è la contemporaneità delle due missioni: mentre il P-8A si focalizza sulla sorveglianza marittima del bacino, il CAEW italiano assicura un comando aereo più vicino al territorio NATO, rafforzando il coordinamento e lo scambio di informazioni tra le forze armate alleate”, concludono gli analisti. “L’Italia continua a impiegare la propria flotta CAEW nella regione del Mar Nero inviando un chiaro segnale di impegno nel fianco est della NATO, mentre la persistente presenza dei “Poseidon” di US Navy confermano il loro ruolo centrale nel monitoraggio dell’attività navale della Russia. In un teatro dove l’intelligence e il pronto allarme sono decisivi, missioni come quella di oggi influenzano moderatamente l’equilibrio, assicurando una costante visibilità e pressione, anche senza un’aperta escalation”. (10) Il pomeriggio del 23 dicembre 2025, il fronte nord-orientale è stato teatro di due contemporanee missioni ISR di due pattugliatori Boeing P-8A “Poseidon” di US Navy, entrambe con lo scopo di monitorare due importanti hub navali militari russi.Anche se indipendenti l’una dall’altra, le due operazioni hanno condiviso la loro logica strategica: mettere sotto stretta osservazione le maggiori basi della Marina militare della Russia nell’Artico e nel Mar Nero. “La prima missione ha avuto luogo sul nord dell’Atlantico e nel Mare di Barents”, riporta ItaMilRadar. “Da questa posizione, il velivolo ha monitorato l’area legata a Murmansk, sede della Flotta del Nord della Russia. Murmansk rimane una pietra angolare della potenza navale di Mosca, ospitando infrastrutture strategiche per i sottomarini, compresi gli assetti legati alla deterrenza nucleare. L’attività di sorveglianza in questa regione è perciò una costante priorità per l’aviazione navale della NATO”. “Successivamente, un altro pattugliatore “Poseidon” ha svolto una missione sul Mar Nero, principalmente rivolta a monitorare le acque a largo di Novorossijsk, uno dei più importanti hub navali russi nella regione”, aggiungono gli analisti. “A seguito dei ripetuti attacchi dell’Ucraina e della riduzione progressiva dell’operatività marittima della Russia registratasi un po’ ovunque, Novorossijsk è divenuta ancora più centrale per le unità di superficie e per i sottomarini che operano nel Mar Nero”. Grazie alla duplice missione contemporanea, i pattugliatori di US Navy hanno assicurato la “copertura” dei due pilastri centrali della postura militare della Russia: la Flotta settentrionale nell’Artico e quella del Mar Nero a sud. “Le due sortite evidenziano ancora una volta la flessibilità dei pattugliatori P-8A e l’abilità di US Navy nel sostenere una persistente sorveglianza marittima attraverso ampi spazi”, aggiunge ItaMilRadar. “Dalle acque ghiacciate del Mar di Barents al contrastato bacino del Mar Nero, le principali basi navali russe rimangono sotto costante osservazione”. (11) La pressione dei P-8A “Poseidon” di stanza a Sigonella sulle flotte russe schierate nell’Artico e nel Mar Nero è proseguita con intensità fino ad oggi. Una missione di intelligence e sorveglianza è stata effettuata il 31 dicembrea sud di Novorossijsk; un’altra il 3 gennaio 2026 nel Mar Baltico e nelle regioni più a nord, principalmente nell’area prossima alla città di San Pietroburgo e nella regione di Murmansk. La sortita, in quest’ultimo caso, è stata tracciata dalla sua partenza dall’Islanda, fino all’attraversamento dello spazio aereo della Norvegia. Nei giorni precedenti, l’area prossima a San Pietroburgo era stato un obiettivo centrale delle operazioni di monitoraggio dei velivoli NATO, data la sua rilevanza per la movimentazione delle unità navali e dei sottomarini russi e per la difesa delle infrastrutture navali più sensibili. “La cosa più importante è però quanto avvenuto dopo”, riportano gli analisti. “Dopo aver completato il segmento baltico, il “Poseidon” non è rientrato subito alla base. Al contrario si è spostato verso l’Alto Nord e la regione del Mar di Barents, con la traiettoria di volo puntata in direzione di Murmansk, area che ospita la Flotta settentrionale russa, con i suoi più importanti assetti navali strategici (…) L’abilità nel trasferimento, in un paio d’ore, dal Mar Baltico alla vasta area militarmente sensibile di Barents invia un chiaro messaggio sulle capacità di pronto intervento e ricerca USA”. “Strategicamente – conclude ItaMilRadar – più che considerare separatamente il Baltico e l’Artico, la NATO sembra essere intenzionata a rinforzare una visione più integrata dello scenario marittimo settentrionale. La postura marittima russa nel Baltico non può essere pienamente compresa senza considerare gli sviluppi attorno alla penisola di Kola e, viceversa. Un singolo aereo che lega entrambe le aree in una sola missione rafforza questo messaggio”. (12) PATTUGLIATORI DA SIGONELLA PER IL GENOCIDIO DI GAZA I pattugliatori P-8A “Poseidon” schierati a Sigonella hanno assunto un ruolo chiave anche nell’ambito delle operazioni USA a supporto delle campagne belliche di Israele contro i territori palestinesi e contro alcuni paesi confinanti. La sera del 9 dicembre 2025 è stata tracciata una missione “inusuale” di un pattugliatore di US Navy nel Mediterraneo orientale: invece delle normali attività di sorveglianza in quest’area di mare, il velivolo ha effettuato una rotta “irregolare ed atipica” a sud di Cipro, con tanto di differenti tracciati orbitali sulle zone vicine. In particolare il “Poseidon” ha svolto attività ISR nello spazio aereo prossimo alla Siria e al Libano. “La missione si è svolta a metà bacino, tra Cipro e la costa egiziana, un’area dove raramente sono state osservate missioni di questo genere da parte di un Poseidon”, riferiscono gli analisti di ItaMilRadar. “Data la natura del velivolo e l’inusuale geometria del tracciato, è possibile che il P-8A si sia concentrato su una specifica unità navale di interesse in transito nella regione. Mentre ciò non può essere confermato da informazioni pubbliche, le ripetute orbite suggeriscono un’operazione ben finalizzata e non a un monitoraggio di routine”. (13) Il pomeriggio del 2 gennaio 2026 è stata tracciata una nuova “prolungata” incursione del pattugliatore di US Navy sullo spazio aereo del Mediterraneo orientale, dopo che il velivolo ha atteso a sud-est dell’isola di Creta un aereo cisterna KC-135T “Stratotanker” dell’Aeronautica militare statunitense. “Si è trattato di un evento degno di nota sia per il coordinamento tra i due assetti aerei e sia per la decisione di condurre il rifornimento in volo durante una missione notturna in una particolare area critica del bacino”, annota ItaMilRadar. “Il coinvolgimento di un KC-135T aggiunge un importante livello alla missione”, spiegano gli analisti. “Anche se il P-8A è in grado di rifornirsi di carburante in volo, questa opzione non è ancora relativamente comune per le missioni di pattugliamento marittimo nel Mediterraneo, dove la relativa lunghezza delle attività non lo rende necessario. La scelta di rifornire in volo e di farlo durante la notte, indica la necessità di poter svolgere molto a più lungo le operazioni, ben aldilà di un pattugliamento di routine”. (14) Centrale è stato il ruolo dell’installazione siciliana anche durante i bombardamenti israeliani contro l’Iran nel giugno 2025. ItaMilRadar, nei giorni 13, 15 e 16 giugno, ha documentato lunghe evoluzioni nello spazio aereo prossimo ad Israele, Libano e alla Striscia di Gaza da parte di un velivolo-spia Boeing P-8 “Poseidon” decollato dalla stazione aeronavale di Sigonella. “L’aereo ha svolto missioni di sorveglianza particolarmente inusuali a largo della costa israeliana”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “Il Poseidon ha volato a basse quote — a volte scendendo sotto gli 800 piedi (243 metri d’altitudine, nda) — suggerendo la possibile ricerca di qualcosa che navigasse sotto la superficie del mare”. È preferibile mantenere comunque una certa cautela su questi voli di riconoscimento”, aggiungono gli analisti. “Negli ultimi due giorni, i Poseidon sono tornati a volare ad altitudini maggiori, continuando a monitorare la regione — possibilmente tenendo un occhio puntato su navi di superficie sospette, comprese le unità cargo che potrebbero potenzialmente trasportare armi per tentare di attaccare Israele”. (15) ANCHE I DRONI “TRITON” PER L’AVVENTURISMO BELLICO ISRAELIANO Poche ore dopo il bombardamento dei siti nucleari iraniani di Fordow, Natanz ed Esfahan, la notte del solstizio d’estate, un grande drone MQ-4C “Triton” della Marina militare degli Stati Uniti d’America ha effettuato una lunga missione di intelligence, sorveglianza e riconoscimento nello spazio aereo dello Stretto di Hormuz e del Golfo Persico. Parte della rotta di volo del velivolo da guerra, registrato con il numero 169661 (nome in codice Overlord), è stata tracciata da ItaMilRadar. “L’MQ-4C Triton di Us Navy – spiegano gli analisti – ha sorvolato lo Stretto di Hormuz, l’Oman e gli Emirati Arabi nel corso della mattinata di domenica 22 giugno, probabilmente per monitorare le reazioni dell’Iran all’attacco dei bombardieri B-2 e avere piena conoscenza di quanto accade alle forze navali USA presenti nell’area”. Non è stato possibile identificare lo scalo di partenza e di arrivo del velivolo senza pilota, ma il “Triton” numero 169661 è di norma assegnato dal Pentagono alla stazione aeronavale di Sigonella, nell’ambito del programma di “ampia sorveglianza aereo-marittima” BAMS (Broad Area Maritime Surveillance) nel Mediterraneo. Anche nella mattinata del 23 giugno 2025 è stato monitorato il decollo da Sigonella di un drone RQ-4B “Global Hawk” di US Air Force (identificato con il numero 09-2049) che ha poi raggiunto lo spazio aereo tra l’isola di Cipro e l’Egitto. “Si tratta di una missione inusuale per un Global Hawk”, scrivono gli analisti di ItaMilRadar. “L’area del Mediterraneo orientale è la stessa dove sono state osservate numerose attività dei pattugliatori P-8APoseidon di US Navy, anch’essi schierati a Sigonella. Ciò che spicca questa volta è la relativa distanza della zona di pattugliamento dalle coste del Medio Oriente, attività svolta di norma non dagli assetti aerei di US Air Force ma da quelli di US Navy. Mentre i droni MQ-4C della Marina USA operano specificatamente nel Mediterraneo, i Global Hawk dell’Aeronautica vengono impiegati comunemente sui cieli del Mar Nero e della Regione baltica. Non è ancora chiaro cosa ha catturato l’attenzione USA, ma la concentrazione delle recenti missioni in quest’area conferma il sempre maggiore interesse che essa riveste per Washington”. (16) Alle operazioni ISR del Mediterraneo orientale, delle coste di Israele, Siria, Libano e della Striscia di Gaza partecipano con sempre più frequenza i droni di nuova generazione MQ-4C “Triton” che la Marina USA ha trasferito da un paio di anni a Sigonella. L’MQ-4C “Triton” è la variante navale del “Global Hawk”, specificatamente progettato per missioni di sorveglianza marittima di lunga durata. “Con oltre 24 ore di autonomia e una quota operativa di volo di oltre 54.000 piedi, il Triton può monitorare vaste aree del Mediterraneo e del Medio Oriente”, riportano gli analisti di ItaMilradar. “Il drone fornisce dati di intelligence critici a supporto delle operazioni navali USA e dei paesi alleati”. L’escalation quantitativa e qualitativa delle operazioni dei “Triton” si è resa evidente il 20 agosto 2025. Dopo il decollo dalla base di Sigonella, un drone MQ-4C ha effettuato una lunga missione ISR nello spazio aereo del Mediterraneo orientale. Il “Triton” (reg. 169804, c/s BLACKCAT6) ha sorvolato per diverse ore le coste di Israele e del Libano per poi spostarsi verso l’isola di Cipro e l’Egitto. “La missione di oggi evidenzia la crescente rilevanza strategica assunta dal Mediterraneo orientale”, ha commentato ItaMilRadar. “L’area è attualmente di particolare interesse non solo per il conflitto in corso in Medio Oriente e per le crescenti tensioni che coinvolgono Israele, Hezbollah e Siria, ma anche a causa della presenza di unità da guerra della Russia che operano nella regione”. (17) L’operazione del velivolo USA ha coinciso tuttavia con l’avvio della completa occupazione militare israeliana della Striscia di Gaza finalizzata alla “soluzione finale” con la deportazione da Gaza City di oltre un milione di palestinesi. (18) Il 20 agosto 2025, un MQ-4C di US Navy, dopo il decollo dalla base siciliana, ha effettuato un’“intensa” attività ISR sorvolando le coste dei paesi che si affacciano sul Mediterraneo orientale. Il “Triton” ha operato congiuntamente ad un pattugliatore P-8A “Poseidon”, anch’esso decollato da Sigonella e posizionatosi a largo delle coste siriane e libanesi.“Le rotte del velivolo senza pilota tracciate ripetutamente accanto a quelle del “Poseidon” confermano l’alto livello dell’interesse per i movimenti delle unità navali e delle forze militari nella regione”, spiegano gli analisti. (19) ARMI USA E ITALIANE DA SIGONELLA AD ISRAELE E ALL’UCRAINA La base siciliana di Sigonella non ha svolto solo un ruolo chiave nelle operazioni di intelligence, riconoscimento e sorveglianza USA a supporto dei bombardamenti israeliani nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre 2023. Sigonella è stata utilizzata infatti dalle forze armate USA anche come base di transito degli aerei cargo C-17A “Globemaster lll” che hanno trasferito armi, munizioni e apparecchiature belliche dagli Stati Uniti d’America e/o dalla Germania fino alla base aerea israeliana di Nevatim, nel deserto del Negev, a pochi km dalla città di Beersheba. Il primo scalo “tecnico” di un C-17A a Sigonella è stato registrato il 13 ottobre 2023. Il “Globemaster lll” è stato identificato con il codice di volo “RCH794” assegnato ai velivoli in forza all’Air Mobility Command (Comando Mobilità Aerea) delle forze aeree degli Stati Uniti d’America, responsabile per tutti gli aerei da trasporto strategico, tattico e da rifornimento in volo, con quartier generale presso la Scott Air Force Base, Illinois. È stato accertato che il grande aereo cargo era decollato la sera del 12 ottobre dall’aeroporto internazionale civile-militare di Tucson (Arizona) con destinazione la grande base aerea di Ramstein (Germania). Il C-17A “Globemaster lll” ha poi lasciato la base tedesca alle ore 12,39 del 13 ottobre per atterrare due ore e dodici minuti dopo a NAS Sigonella. Dalla base siciliana il velivolo è decollato meno di due ore dopo verso Israele per atterrare alle 22.08 locali. Alle prime ore del 14 ottobre il C-17A di US Air Force ha fatto rientro a Sigonella. (20) Dopo il 7 ottobre 2023, l’installazione siciliana è stata utilizzata perlomeno una volta pure per la sosta “tecnico-operativa” di un velivolo in dotazione alle forze armate di Israele, molto probabilmente per effettuare operazioni di carico di armi statunitensi. Il 2 settembre 2025, intorno alle ore 18.40, un aereo cargo dell’esercito israeliano è atterrato a Sigonella. Identificato con la sigla IAF (Israeli Air Force) 292, il volo era partito dalla base israeliana di Nevatim, alle 15.10 del pomeriggio. Il velivolo è poi ripartito dalla base siciliana alle 22.15, per arrivare a Nevatim alle 3.09 ora locale. Si sarebbe trattato nello specifico di un aereo KC-130H “Karnaf”, impiegato dall’esercito israeliano per il trasporto pesante. Il transito del mezzo è avvenuto proprio mentre da Catania e Siracusa si preparavano a partire le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla, una delle missioni navali nonviolente internazionali finalizzate a rompere il blocco navale illegale della Striscia di Gaza da parte della Marina di Israele. (21) Va infine segnalato che da Sigonella sono decollati pure i voli cargo dell’Aeronautica Militare italiana impiegati per il trasferimento di armi e munizioni che il nostro paese ha donato all’Ucraina. Il 19 novembre 2024 è stato tracciato il volo di un aereo da trasporto Boeing KC-767A dell’Aeronautica italiana che dopo aver lasciato le piste della base siciliana è atterrato nello scalo di Rzeszów (Polonia orientale) dove gli alleati NATO hanno allestito un grande hub per gli “aiuti” militari (sistemi d’arma, munizioni, automezzi, ecc.) destinati alle forze armate di Kiev. ItaMilradar ha sottolineato come questa sia stata la seconda volta che un velivolo cargo italiano ha effettuato la rotta Sigonella-Rzeszów da quando è scoppiato il sanguinoso conflitto russo-ucraino. L’Italia è l’unico Paese della NATO che ha sottoposto a segreto militare ogni informazione sulla quantità, la tipologia e il valore dei sistemi d’arma inviati alle forze armate ucraine. (22) Note 1. https://www.itamilradar.com/2026/01/15/forte-crosses-central-europe-overnight-reconfirming-sigonellas-role-in-long-range-isr-coverage/ 2. https://www.itamilradar.com/2026/01/06/us-rq-4b-forte10-flies-its-first-2026-mission-across-the-mediterranean-and-black-sea-confirming-persistent-us-isr-pressure-on-natos-eastern-flank/ 3. https://www.itamilradar.com/2025/11/19/a-long-night-for-forte-2/ 4. https://www.itamilradar.com/2025/12/04/usaf-rq-4b-conducts-extended-isr-mission-over-the-baltic-and-around-kaliningrad/ 5. https://www.itamilradar.com/2025/12/09/another-extensive-forte10-mission-across-northern-europe/ 6. https://www.itamilradar.com/2025/12/11/usaf-global-hawk-focuses-intense-surveillance-on-kaliningrad/ 7. https://www.itamilradar.com/2025/12/15/monitoring-russian-activity-over-the-black-se/ 8. https://www.itamilradar.com/2025/12/20/another-extended-us-navy-p-8a-mission-highlights-sustained-surveillance-over-the-black-sea/ 9. https://antoniomazzeoblog.blogspot.com/2024/06/le-forze-armate-ucraine-bombardano.html 10. https://www.itamilradar.com/2025/12/22/italian-caew-and-us-navy-p-8a-operate-together-over-the-black-sea/ 11. https://www.itamilradar.com/2025/12/23/us-navy-p-8a-conducts-two-separate-isr-missions-today-monitoring-russias-main-naval-bases-in-the-arctic-and-black-sea/ 12. https://www.itamilradar.com/2026/01/03/us-navy-p-8a-links-baltic-and-barents-in-a-single-patrol-why-connecting-st-petersburg-and-murmansk-matters/ 13. https://www.itamilradar.com/2025/12/09/unusual-mid-mediterranean-patrol-for-us-navy-p-8a-poseidon/ 14. https://www.itamilradar.com/2026/01/02/us-navy-p-8a-awaits-kc-135r-refuelling-south-of-crete-signalling-extended-night-time-surveillance-in-the-eastern-mediterranean/ 15. https://pagineesteri.it/2025/06/17/mondo/lombra-di-sigonella-sui-bombardamenti-israeliani-alliran/?fbclid=IwY2xjawK-f4RleHRuA2FlbQIxMQBicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR4eqxiqR5pM9ed93w3euGW1GGdvpUHLalgXUsG5obuK5jOocnJkm7yWzguygQ_aem_B4AW9NwWSRGYN1YFEc4qrw 16. https://pagineesteri.it/2025/06/26/medioriente/le-attivita-di-intelligence-anti-iran-con-i-droni-usa-di-sigonella/?fbclid=IwY2xjawLOWkNleHRuA2FlbQIxMABicmlkETBmWjlBYUUxUWlFZ2FvSnNuAR7DOiq2xc1thE4bqFGrnJJ_wSI_GBLR5qAux8oWagUm-K4oo856ZXfOQpqT7w_aem_lCWfLibNDtGTzNKpt5MZqQ 17. https://www.itamilradar.com/2025/08/20/new-surveillance-mission-for-a-us-navy-mq-4c-triton-drone-over-the-eastern-mediterranean/ 18. https://www.stampalibera.it/2025/08/23/gaza-italia-e-sigonella-complici-del-genocidio-israeliano/ 19. https://www.itamilradar.com/2025/09/12/intense-us-isr-activity-over-the-mediterranean-and-the-black-sea/ 20. https://www.osservatoriorepressione.info/pentagono-utilizza-sigonella-armare-israele/?fbclid=IwAR3fpTDH_k1m5IiSvvFeGGKyf30QNlat2NijnCrej7xIYiI93LNxbgBI3ZE 21. https://www.lindipendente.online/2025/09/03/sicilia-mentre-salpa-la-global-flotilla-un-aereo-israeliano-transita-da-sigonella/ 22. https://www.stampalibera.it/2024/11/19/da-sigonella-pure-i-voli-cargo-dellaeronautica-militare-italiana-per-armare-lucraina /   Antonio Mazzeo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Scarica il documento in pdf. Mazzeo, Sigonella nello scenario internazionale di guerraDownload -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Recensione: “Viottoli”. Guerra e pace: una lettura in cammino
La riflessione intorno ai rapporti fra sinistra e mondo cattolico, visti dal lato della guerra e della pace, attraverso la lettura della carta stampata e del web, è un’impresa molto impegnativa. Qui voglio annotare solo alcuni spunti, atti a sviluppare ulteriori e più articolate considerazioni. Cerco di proporre un ragionamento a partire da una piccola rivista semestrale, piuttosto sui generis nel panorama del mondo credente, non solo cattolico, e di quello laico. Si tratta di Viottoli, periodico semestrale della omonima Associazione, nata più di vent’anni fa a Pinerolo su impulso di una Comunità di Base (CdB) e di due Maestri elementari, Carla Galetto e Beppe Pavan (www.cdbpinerolo.it). Alla guerra, alle sue cause e conseguenze, la redazione e i collaboratori guardano con preoccupazione e soprattutto, con messa in campo di azioni politiche. Prima di entrare nel merito provo a fare una breve introduzione. Durante il papato di Francesco, le spoglie della sinistra italiana, il multiforme Partito Democratico (PD) e tutto quel che si aggira intorno alle idee progressiste (di campo largo), molto vagamente ispirate al marxismo e al socialismo riformista del dopo-Ottantanove, hanno utilizzato continuamente le parole pronunciate dal soglio vaticano, sul tema della giustizia sociale, e della pace nello specifico. Spesso, per completa mancanza di parole proprie sullo stato attuale della società, sulla violenza istituzionale, sul drammatico panorama bellico. E se mancano le parole, la capacità di metterle in Discorso, è perché manca una visione e con essa ogni forma credibile di analisi e di prospettiva. Siamo un paese cattolico a tinte contrastanti, che è stato governato dal dopoguerra dalla Democrazia Cristiana, compagine scioltasi nel 1994, dopo varie ibridazioni con il socialismo, spezzoni del PCI, partiti ultraconservatori, nel corso degli anni Ottanta. Con le altrettanto variegate divisioni interne fra integralisti, pragmatici, nel differente calibro culturale e religioso di personalità facenti parte delle ali destra e sinistra del partito. Lo ha raccontato diffusamente uno dei protagonisti, Gianni Baget-Bozzo, prete capace di districarsi fra le stanze vaticane e quelle dei ministeri. (Gianni Baget-Bozzo, Il Partito cristiano al potere. La DC di De Gasperi e di Dossetti 1945/1954, Vallecchi, FI 1974; in controcanto, Giorgio Galli, Storia della Democrazia Cristiana, Laterza, RM/BA 1978). Un cattolicesimo piuttosto singolare visto dal basso, dal lato popolare. Un esempio era ed è il Meridione credente, preso nella confusa mescolanza di magismo e fedeltà parrocchiale. Ancora oggi in alcune chiese di Palermo si pratica l’esorcismo, dopo circa settant’anni dagli studi antropologici di Ernesto De Martino (da rileggere almeno: Sud e magia, ripubblicato da Einaudi nel 2024). Come accadde con sanguinosa evidenza in Spagna, durante la Guerra Civile (sui cui abbondano testi storici, romanzi, film): aspettative oracolari, miracoli, presunte santificazioni, appartennero anche a varie divisioni antifasciste, repubblicane, soprattutto nel Sud del Paese. Cattolicesimo magico, fanatismo clericale, odio viscerale per una chiesa troppo spesso schierata con los terratenientes, los poderosos, con i mafiosi nostrani e i campieri, si mescolarono nelle due penisole. L’appartenenza delle classi contadine e operaie alle organizzazioni sindacali di sinistra senza per questo mancare alla fede nel credo cattolico, è presente anche nel Veneto dei cosiddetti metalmezzadri, contadini e operai, o dei repetini capaci di mille mestieri occasionali, reietti isolati nelle periferie delle zone industriali (Alessandro Casellato, Gilda Zazzara, Renzo e i suoi compagni. Una microstoria sindacale in Veneto, Donzelli, RM 2022, pp. 26; Piero Brunello, Storia d’Italia. Le Regioni Il Veneto, Einaudi TO, 1984 p 877). Quanto all’atteggiamento verso guerra e patriottismo l’analisi si complica ulteriormente, nel tentativo di afferrare soggettività collettive e individuali complesse. Tornando indietro alla Grande Guerra è nota la passione bellica e nazionalista di una parte cospicua del movimento operaio, e per contro, il caso di preti soldati senza fucile, di disertori anarchici, di oppositori tenaci al discorso patrio. E anche per questo aspetto storico-politico la bibliografia è enorme e vi andrebbe dedicata una sezione a sé. Fatta questa breve premessa, vengo alla rivista. La storia delle CdB, sempre viste con sguardo censorio dal Vaticano, la si ricorda per l’emblematico caso di Enzo Bianchi, straordinario Priore a Bose, allontanato dalla sua comunità con un’ingiunzione vaticana. Gli incontri ecumenici di preghiera organizzati dalla CdB pinerolese hanno dato vita al collettivo di autocoscienza maschileplurale. Nella sede valdese Agape, discutono uomini, cristiani, valdesi, atei, persone LGBT+, ebrei, ortodossi, sufi e islamici, nell’ascolto reciproco e nel sostegno a chi vuole riscattarsi dalla pratica della violenza domestica. Soprattutto intensa è l’amicizia con la chiesa valdese (molto presente nelle valli pinerolesi), la comune organizzazione di incontri pubblici e la tessitura di rapporti internazionali. Di questo lavorio rende conto il foglio on line Uomini in cammino. Il rapporto fra religione e violenza come tratto machista-patriarcale è sempre a tema in Viottoli, soprattutto da quando si sono fatti più impetuosi i venti di guerra ed è cresciuta un’idea di una pace aliena da forme romantiche, intesa come capacità di relazione e di cura reciproca fra soggetti, e con la Madre Terra. Analizzo, a titolo di esempio, l’ultimo numero uscito a fine 2025. In copertina sotto il titolo appare la frase alzati e cammina (Atti, 3,6), esortazione e impulso all’azione per cristiani e non, come dimostra la decina di foto scattate durante le manifestazioni contro la guerra in Palestina. Impegno all’azione sollecitato anche nel numero precedente in cui compare – in copertina – il testo di una poesia “[…] Pace sono i covoni che dardeggiano sui campi dell’estate […] pace sono le mani strette degli uomini e il pane caldo sulla tavola del mondo […] Pace. Niente altro. Pace”, tratta da una raccolta del poeta greco Ghiannis Ritsos. L’editoriale a cura del gruppo Donne contro la guerra di cui fa parte Carla Galetto, introduce la Carta dell’impegno per un mondo disarmato-tessere la pace, custodire il futuro, articolato in otto punti. La violenza bellica non è un destino, l’idea del progresso guadagnato a colpi di sfruttamento su tutti i viventi, induce a ragionare sul capitalismo, sulla sicurezza come assurda difesa dei confini tracciati nelle mappe da chi è titolare del Discorso Dominante. Uno sguardo femminista, praticato da sempre dalla rivista, estraneo alle sue diverse polemiche, fasi e spaccature, nella rivendicazione della cura materna verso tutti i figli, a cui anche il maschile deve avere accesso e della cui potenza compassionevole deve farsi carico. I lavori di Maria Zambrano, Simone Weil, Hannah Arendt dettano la differenza fra la pietas greco-romana, virtù maschile piegata all’eroismo, e il com-patire, come forma empatica. Nel passato la rivista ha commentato anche la lettera ai cappellani militari di Lorenzo Milani, a parer mio assai più importante della più famosa rivolta alla professoressa. Un Milani sobrio, pur nel deciso monito al ruolo bellicista svolto dai sacerdoti nei battaglioni, lontano dal sarcasmo e dalle ambigue prese di posizione presenti in altri scritti (Adolfo Scotto di Luzio, L’equivoco Don Milani, Einaudi TO, 2023; a fronte delle azzardate osservazioni di una esperta in tutto, Vanessa Roghi, Una lettera sovversiva. Da Don Milani e De Mauro, il potere delle parole, Laterza RM/BA,2023).  Le letture bibliche svolte nei gruppi ecumenici di Agape non rifiutano nessuna interpretazione, anche quando dissidente, quando non francamente ereticale. Ogni osservazione mette a fuoco l’originale contemporaneità del messaggio cristiano, assai poco incline al cattolicesimo della Chiesa ufficiale, come si ricorda nella sezione Teologia politica e cultura. Il dialogo interreligioso può liberare i credenti dai dogmi, dalle censure, la Chiesa deve riuscire a mettere a frutto le “cosiddette sette ereticali”, restituendo loro dignità e dando così nuova luce a un percorso storico che il Vaticano fatica a riconoscere. Una straordinaria, dolorosa testimonianza è raccontata da Paolo Zambaldi che ha lasciato il sacerdozio dopo dieci anni di riflessione sull’intolleranza della Chiesa di Roma. Una confessione aperta in cui denuncia gli aspetti reazionari, anche nel vicariato di Papa Francesco: la chiusura verso le donne che interrompono una gravidanza indesiderata, “le assurdità mariane” segnate dalla misoginia, la mancanza di ascolto verso le sofferenze dei malati che chiedono di poter mettere fine alla propria vita, la scarsa attenzione verso forme di spiritualità coltivate come vita interiore, come consapevolezza di fare parte di un mondo più ampio, di una coscienza senza confini politici, religiosi, etnici. La rivista ha ospitato spesso analoghe riflessioni critiche e letture evangeliche di numerose teologhe contemporanee, così come di Vito Mancuso, anche lui uscito dal servizio sacerdotale, a cui si devono toccanti lavori sul dolore, sulla sofferenza inflitta ai più fragili, a cui Dio sembra sordo (Il dolore innocente. Handicap, la natura e Dio Garzanti MI, 2023). Mentre il ministro Matteo Piantedosi promette ancora una stretta sui migranti, una ulteriore manovra repressiva interna contro le piazze e contro gli spazi di aggregazione, il tema della migrazione forzata da guerre e disastri ambientali, in questo numero è affidata a due interviste. La nigeriana Aissa continua a coltivare il sogno del ritorno, in un’Africa pacificata; il senegalese Dioncouda, passato dall’inferno libico all’approdo a Lampedusa, presenta un progetto di agricoltura sostenibile sulle colline torinesi, i cui profitti sono inviati in Africa. Le segnalazioni bibliografiche, che di consueto vengono suggerite a fondo rivista da Beppe Pavan, riguardano due saggi su Gesù nel rapporto con il marxismo: Gilberto Squizzato, Il sovversivo di Nazareth. La conversione dell’operaio che non voleva essere il Messia, Gabrielli Editori, San Pietro in Cariano (VE), 2025; Lorenzo Tibaldo, Gesù e Marx. Una società giusta, Le Piccole Pagine, Calendasco (PC) 2025.    Chiudo con un elogio alla Maestritudine, all’educazione alla pace come disobbedienza e dissenso, postura professionale e politica che sempre Carla e Beppe hanno praticato a scuola. Un esempio della responsabilità che abbiamo come adulti e come insegnanti nella gestione del conflitto, nella pratica dell’ascolto dell’altro da sé, nel contrasto alla sterile tolleranza, alla ipocrita inclusività di cui oggi sono affollati i testi ministeriali e gli scritti di non pochi pedagogisti. Mosche cocchiere nella lettura gramsciana, sepolcri imbiancati in quella evangelica, sempre al servizio di chi ha il potere di decidere la guerra, forniscono l’apparato retorico mediante il quale creare un consenso acefalo, proprio nelle aule scolastiche. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente