Source - Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università

Porto di Livorno: azione diretta per fermare il traffico di armi
Il transito di una nave carica di armi ha provocato ancora una volta proteste nel porto di Livorno. All’alba del 18 aprile attivisti e attiviste hanno bloccato l’apertura del ponte girevole sul Canale dei Navicelli ritardando così il transito della nave Freeberg, carica di munizioni ed esplosivi, proveniente dalla base USA di Camp Darby e diretta al porto. L’iniziativa ha visto la partecipazione di varie realtà studentesche e sociali su iniziativa di USB. Da segnalare l’intervento repressivo delle forze dell’ordine che hanno interrotto il presidio pacifico contro il traffico di armi sul territorio e rimosso il sit-in dei manifestanti portandoli via di peso. Sulla vicenda sono intervenuti il Coordinamento Antimilitarista Livornese e la CUB Toscana. Il Coordinamento Antimilitarista Livornese esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno agli attivisti, che hanno dimostrato ancora una volta quello che è possibile fare, con pratiche determinate e nonviolente, per contrastare la deriva bellicista del nostro Paese. La CUB Toscana ricorda che l’austerità salariale non verrà risolta con il riarmo e che la regione è tristemente da tempo zona nevralgica per la logistica militare statunitense, indispensabile alle guerre di Donald Trump. I territori sono attraversati dal trasporto di armi, le università attirate nella trappola delle tecnologie duali e della ricerca a fini di guerra, con potenziamento dei finanziamenti in questa direzione, le scuole rese destinatarie della propaganda militare. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università della Toscana esprime solidarietà alle organizzazioni attive citate sopra, e le invita ad organizzare quanto prima una iniziativa unitaria contro i processi di militarizzazione delle scuole, l’attraversamento di convogli militari sul territorio e la riconversione dell’economia civile a militare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Documentario “Maidan: la strada verso la guerra” al Liceo Bellinzona (Svizzera)
Il 17 marzo scorso, durante le giornate culturali autogestite del Liceo cantonale di Bellinzona in Svizzera è stato proiettato il documentario Maidan: la strada verso la guerra che racconta le vicende politiche e sociali ucraine e russe a partire dalle proteste di Maidan del 2013. Il documentario è stato censurato in numerose occasioni in Italia perché prodotto da RT/Russia Today, complesso mediatico russo considerato un canale di propaganda del Cremlino e per questo bannato dall’UE, già da marzo 2022. Sia l’ambasciatrice ucraina in Svizzera che il ministro degli esteri ucraino si sono rallegrati sul social “X” quando nel comune di Muralto a fine gennaio 2026 una proiezione programmata del documentario è stata annullata. Alla dirigenza del liceo di Bellinzona e al Dipartimento per l’educazione, la cultura e lo sport del Ticino (Decs) erano stati indirizzati appelli perché cancellassero l’iniziativa ma il dirigente scolastico Nicola Pinchetti ha deciso invece di mantenerla, anche se per un pubblico esiguo di venti persone tra studenti e docenti. In un’intervista ha dichiarato che compito della scuola è interrogare in modo critico le fonti e comprendere la diversità dei punti di vista, non c’era nessuna intenzione di offendere i cittadini e le cittadine ucraine accolti nel Canton Ticino. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ricorda come dall’esplosione della guerra russa-ucraina nel febbraio 2022, la propaganda militarista UE prese il sopravvento radendo al suolo qualsiasi confronto dialogico. Chi esprimeva un’opinione contraria all’invio di armi dall’UE all’Ucraina veniva marginalizzato. In Italia sui quotidiani di giugno 2022 si diffuse la notizia che il Copasir stesse controllando influencer, politici, giornalisti simpatizzanti della propaganda russa.  La censura è uno strumento che impoverisce la discussione didattica, dentro e fuori la scuola la disinformazione è il vero pericolo. Proiettare un documentario e discuterne insieme non è automaticamente aderire alla visione delle cose che propone, ma è solo un punto di partenza per ricercare altre fonti, verificare i contenuti, lasciare aperte quelle domande per cui non abbiamo ancora una risposta. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra
PREMESSA L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ritiene che non sia più il momento di limitare l’obiezione di coscienza a un mero diritto individuale, da esercitarsi come eccezione entro i confini del servizio militare. In un momento storico in cui la guerra viene normalizzata e i nostri luoghi del sapere vengono trasformati in avamposti ideologici e tecnologici per il conflitto, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vuole segnalare i rischi che il servizio civile oggi può rappresentare. Infatti, nell’attuale contesto di guerra permanente esso diventa uno strumento utile ai guerrafondai come cavallo di Troia per riportare nei Paesi europei la leva militare: l’obiezione di coscienza in questa fase deve essere totale e farsi scelta collettiva e politica. 1. IL RIPUDIO DELLA GUERRA COME VALORE ASSOLUTO Richiamiamo con forza l’Articolo 11 della Costituzione Italiana: l’Italia ripudia la guerra non solo come strumento di offesa, ma come logica di risoluzione dei conflitti. Questo ripudio non può essere sospeso né subordinato ad alleanze internazionali o logiche di riarmo. Rifiutiamo a priori ogni politica, ogni investimento e ogni decisione che spinga l’umanità verso l’autodistruzione. 2. SCUOLA E UNIVERSITÀ: LUOGHI DI PACE, NON DI GUERRA Denunciamo la penetrazione dei valori bellicisti nei luoghi della formazione. La scuola e l’università devono essere spazi di pensiero critico e di cooperazione. NO alla ricerca scientifica asservita all’industria bellica. NO ai protocolli tra istituzioni scolastiche e forze armate. NO alla militarizzazione e al nazionalismo dei programmi educativi. NO ad ogni forma di schedatura di massa finalizzata alla leva. La conoscenza deve servire alla vita e al progresso della società, non al perfezionamento di strumenti di distruzione e morte. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università considera rilevante l’impatto dell’obiezione non solo nell’ambito di scuole e università, ma anche nel resto della società per le implicazioni che ha sulle comunità e nei luoghi di lavoro. 3. OBIEZIONE DI COSCIENZA TOTALE E COLLETTIVA Rivendichiamo il diritto all’Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva e in tutti gli ambiti della società civile: – Nel mondo del lavoro, per il diritto di rifiutare la produzione e il trasporto di armamenti. – Nella ricerca, per il diritto di sottrarsi a progetti “dual-use” o a scopi bellici. – In tutta la società, come barriera civile contro un sistema che prepara il Paese allo stato di guerra. 4. CONTRO LA COMPLICITÀ E IL GENOCIDIO La nostra obiezione è un atto di solidarietà internazionale. Dire NO alla guerra oggi significa: – Dire NO al genocidio del popolo palestinese e ad altri genocidi in atto. – Dire NO al sionismo e al fascismo, basati sulla sopraffazione e sull’esclusione. – Dire NO alle politiche coloniali e alla complicità dell’Occidente nei massacri in corso. – Dire NO alla corsa al RIARMO. 5. CONTRO LA REPRESSIONE DEL DISSENSO Rifiutiamo la narrazione unica. La criminalizzazione di chi manifesta per la pace, il clima di minacce e ritorsioni contro la libertà d’insegnamento, la censura nelle scuole e nelle università e la repressione nelle piazze sono i sintomi di un sistema globale di guerra. Non esiste pace né democrazia senza libertà di dissenso. L’obiezione collettiva è la nostra risposta alla paura. L’Obiezione di Coscienza Totale è oggi un atto di realismo possibile contro la folle corsa verso la guerra. Non basta limitarsi a esercitare questo diritto individualmente solo in funzione del servizio di leva o di un’eventuale chiamata per entrare nell’esercito in caso di guerra, occorre rifiutare di essere ingranaggi del meccanismo bellico anche da un posizionamento civile. Riteniamo che oggi il servizio civile non si configuri più come scelta alternativa al militare: in tutta Europa è lo strumento che i guerrafondai utilizzano per militarizzare tutta la società, applicando la dottrina militare della “difesa totale” per la quale ogni cittadino e ogni cittadina sono considerati “soldati” a partire dai propri posti di lavoro o di studio o di cooperazione sociale. L’Obiezione di Coscienza Totale è la forza collettiva per salvare l’intero Paese dalla guerra in tutti gli ambiti della società nei quali si esercitano i diritti di cittadinanza. Non chiediamo il permesso di restare umani: NOI ESERCITIAMO IL DIRITTO DI RESTARE UMANI. LA NOSTRA PROPOSTA * Invitiamo a mettere in atto azioni di disobbedienza civile contro tutte le misure adottate dal Governo del nostro Paese e dalle altre istituzioni nazionali ed europee per militarizzare la società, incluso il ritorno della leva obbligatoria in qualsiasi forma (mini-leve, giornate sulle forze armate, questionari, visite mediche, settimane di esercitazioni, servizio civile finalizzato allo sforzo bellico etc.) e diciamo no alla schedatura di massa dei ragazzi e delle ragazze. * Vogliamo difendere le giovani ed i giovani e non lasciarli soli davanti ad un destino di guerra contro chi vuole trasformarli in carne da cannone, proponendo una Obiezione di Coscienza Totale e Collettiva. * Con questo manifesto invitiamo a respingere con determinazione i provvedimenti di chi vuole la guerra, facendo valere la superiorità dei principi della Costituzione della Repubblica alla prospettiva di scivolare in una guerra che distruggerà il nostro Paese. È così che vogliamo difenderlo, seguendo quel Ripudio della guerra espresso nell’art. 11 della nostra Costituzione. Ed è proprio nel solco del ripudio totale della guerra che si colloca il nostro rifiuto nei confronti di qualsiasi ipotesi di difesa militare e civile funzionale o complementare alla logica bellica. Se saremo in tante e in tanti, i progetti di guerra non avranno la meglio e riusciremo a difendere i valori fondanti della nostra Repubblica e i diritti di tutti i popoli. IN GUERRA SI COMBATTE PER LA PATRIA, MA QUANDO SI RIFIUTA LA GUERRA SI COMBATTE PER L’UMANITÀ. Scarica qui il PDF del Manifesto di Resistenza alla militarizzazione della società, alla reintroduzione della leva e per il ripudio incondizionato della guerra e stampalo per diffonderlo. Manifesto obiezione totale2Download Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gioia del Colle (BA): vittoria contro la militarizzazione della corsa “Corri con Gioia”
Gioia del Colle (BA) da laboratorio sperimentale della militarizzazione dei territori e delle coscienze diventa esempio di successo della mobilitazione dal basso contro la propaganda bellicista, dimostrazione concreta e fattuale del fatto che la militarizzazione può essere arrestata, ma solo se si prende consapevolezza e si riconosce il fenomeno che attraverso l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università da anni stiamo denunciando. È accaduto che la Gioia Running, associazione podistica dilettantistica locale, ha annunciato circa un mese fa che la tradizionale corsa “Corri con Gioia” alla dodicesima edizione quest’anno si sarebbe svolta per 7 km all’interno del perimetro della base aerea del 36° stormo, ubicata proprio nel territorio di Gioia del Colle. Ciò che i cittadini e le cittadine hanno trovato davvero raccapricciante è stato il messaggio di promozione dell’evento, in cui veniva fatto un accostamento abbastanza agghiacciante tra la potenza e la precisione degli aerei militari Eurofighter Typhoon e le prestazioni sportive degli atleti e delle atlete, per cui il Comitato Cittadino per la Pace si è mobilitato facendo uscire un primo comunicato stampa (da noi pubblicato qui) in cui sollevava dubbi e perplessità circa l’opportunità in questo momento storico di organizzare un evento sportivo cittadino, che nelle scorse edizioni era stato una grande festa per le vie della città, all’interno di una base militare situata, peraltro, 1 km fuori dal perimetro della città, quindi escludente una fetta della popolazione. Il Comitato cittadino per la Pace ha così inviato, in un secondo momento, una lettera al Ministero della difesa Guido Crosetto e, per conoscenza, al comandante della base militare per chiedere delucidazioni in merito alle questioni legate alla sicurezza, dal momento che oltre alle questione etiche e all’opportunità politica di organizzare una manifestazione del genere in un conteso internazionale di guerra in spazi militarizzati, si profilavano anche pericoli legati alla sicurezza con l’ingresso di migliaia di persone all’interno della base militare. A tutto questo iter istituzionale non è corrisposto nessun tipo di riscontro né da parte del Ministero né da parte del comandante né, tantomeno, da parte dell’associazione podistica organizzatrice e del Comune di Gioia del Colle che, comunque, ha dato il patrocinio economico e culturale all’iniziativa. Insomma, silenzio assoluto da parte delle istituzioni, fino a quando la questione sollevata dal Comitato cittadino per la Pace ha determinato un provvedimento da parte della Prefettura, che ha predisposto il divieto di accesso all’interno della base! La conseguenza, quindi, è stata che a meno di una settimana dallo svolgimento della “Corri con Gioia” è stato possibile fermare la militarizzazione della corsa e disporre il blocco dell’iniziativa all’interno della base militare. Questo serve anche a mettere in evidenza il fatto che non tutto ciò che viene organizzato, per il solo fatto che venga autorizzato dalle istituzioni, necessariamente significa che sia lecito e vada bene per la sicurezza e il benessere della cittadinanza. A Gioia del Colle è accaduto che solo quando la società civile si è mobilitata e ha messo in discussione le modalità di svolgimento delle iniziative militaristiche siano partite le verifiche per la sicurezza e solo allora poi ci si è reso conto che effettivamente far entrare nelle caserme le persone, così come i bambini e le bambine, gli studenti e le studentesse, rappresenta un serio problema. La vicenda di Gioia del Colle, oltre ad essere una sonante vittoria per i movimenti pacifisti sul territorio pugliese, deve essere un monito in generale per stimolare la società civile in tutta Italia alla partecipazione alla cosa pubblica, a studiare i dettami costituzionali della convivenza civile e a mettere in discussione uno status quo che non è detto che vada sempre bene per la popolazione. È importante sottolineare, infine, che il Comitato cittadino per la Pace è stato appoggiato e sostenuto da tutta la rete regionale dei Comitati per la Pace, da DisarmataTerra, da Emergency, dal Movimento nonviolento, dallo stesso Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università e da tutte le realtà pugliesi che sul territorio regionale lavorano da sempre in maniera congiunta per denunciare e arrestare la militarizzazione dei territori, dalla base aeronautica di Amendola (FG), dove il 10 maggio si terrà la XIII Marcia per la pace, fino alla base salentina di Torre Veneri, in cui vengono condotti gli studenti e le studentesse (leggi qui la denuncia dell’Osservatorio). Si è trattato di un gioco di squadra di una serie di soggetti e di realtà della società civile e questa è la direzione da prendere per ottenere vittorie antimilitariste sul campo! “C’è una frase ormai celebre, cadenzata con forza in tutti i discorsi che il Papa ha rivolto alle genti di Puglia: ‘La nostra Terra sia un ponte di pace lanciato verso Oriente’. Sarebbe lo stravolgimento più tragico dell’alto magistero del Papa se noi credenti dovessimo tollerare che, per l’’Oriente, la Puglia diventi solo un ponte aereo!” Don Tonino Bello Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Puglia -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Napoli, 28 aprile: Presentazione “Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra”
MARTEDÌ, 28 APRILE, ORE 18.00 NAPOLI, LIBRERIA FELTRINELLI, VIA DEI GRECI Martedì, 28 aprile alle ore 18.00 presso la Libreria Feltrinelli a Napoli in via dei Greci si terrà la presentazione del volume di recente pubblicazione “Scuole e Università di pace. Fermiamo la follia della guerra” (Aracne, 2026), che raccoglie gli atti del II Convegno Nazionale dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. L’evento ha anche lo scopo di presentare le attività dell’Osservatorio, mai così importanti oggi, in una fase in cui sempre più minacciosi si fanno i venti di guerra, e in cui anche in Italia si assiste al preoccupante sviluppo di tendenze antidemocratiche: la repressione del dissenso spacciata per “sicurezza”, il ricorso alla violenza poliziesca e in generale lo svuotamento delle istituzioni rappresentative, in un contesto internazionale che vede dappertutto il ripristino delle leva obbligatoria. Interverranno: Michele Lucivero e Ludovico Chianese dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Antonia Esposito, Docenti per Gaza Davide Borrelli, docente Università Suor Orsola Benincasa L’ingresso è gratuito e aperto alla cittadinanza fino ad esaurimento posti. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Orientamento tra gli stand delle Forze armate: c’è bisogno di un contraddittorio pacifista
Si è svolta il 14, 15 e 16 aprile presso la Fiera campionaria di Cagliari la quattordicesima edizione di Orienta Sardegna – AsterSardegna 2026 dedicata all’orientamento universitario e professionale della popolazione studentesca in Sardegna, a cura dell’associazione Aster, ubicata a Palermo, che svolge analoghe iniziative in Sicilia, Calabria, Puglia, Lazio e Lombardia. Presenti 33 espositori disponibili anche a colloqui individuali con studenti e studentesse in visita alla mostra e provenienti da classi terminali di scuole secondarie superiori. Nell’area del parcheggio sostano infatti ben otto corriere che hanno portato e riporteranno i giovani nei loro luoghi di provenienza. Tra le istituzioni che partecipano sono immediatamente visibili le Forze armate: Esercito, Aeronautica militare, Marina militare, Carabinieri, Guardia di finanza, Polizia di Stato, con stand molto forniti di brochure informative, e attrezzature varie. È presente lo stand di Nissolino corsi, ente privato che promuove corsi di preparazione ai concorsi per le FFAA. Delle università pubbliche sono presenti quelle di Cagliari, Oristano, Sassari e ancora di Trieste, Genova, Pavia, Urbino, Pisa e il Politecnico di Torino. La maggior parte dei restanti sono pertanto enti e accademie privati. Fuori, vicino all’ingresso, è in sosta la camionetta Lince in dotazione all’Esercito (per associazione di idee ricordiamo che “Lince” è anche il nome che è stato dato ad un’operazione della questura di Cagliari contro decine di manifestanti antimilitaristi per i quali si sta svolgendo un processo penale), e accanto un gruppetto di giovani aspetta di salire per fare una foto in cima al mezzo militare indossando l’elmetto. Un rito che sembra abbastanza ritrito per chi lo sta praticando, ma che denota purtroppo un approccio molto acritico da parte di giovani che sarebbero ormai nell’età per problematizzare le questioni connesse alla sfera militare, primo tra tutti quello dei conflitti armati e delle guerre. La vita e il futuro di interi popoli risultano devastati dalla violenza militare, e il nostro Paese si trova in un contesto che non è affatto rassicurante. Infatti le istituzioni europee e la NATO, in cui il nostro paese è inserito, comandano il riarmo in vista di possibili e preoccupanti conflitti, in una misura che andrà a tagliare grandi risorse pubbliche e sociali con pesanti ricadute sulla collettività e anche sul futuro di quei giovani che adesso visitano gli stand e forse esaminano la prospettiva dell’arruolamento in un corpo militare. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università crediamo fermamente che la pace e il ripudio della guerra debbano essere presi molto sul serio dalle pratiche educative nella scuola; siamo per ora ad un “lasciar fare” alla propaganda militarista davanti a cui pochi insegnanti fanno obiezione, e che invece ha urgente bisogno di un contraddittorio pacifista e antimilitarista (ricordiamo che lo scorso autunno le circolari del ministro Valditara hanno chiesto un contraddittorio “con relatori che espongano punti di vista diversi” quando nelle scuole vengano promosse iniziative per parlare di genocidio nella Strisca di Gaza e di questione palestinese). Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Monza: “giornata della legalità” o giornata dell’arruolamento?
24, 25 E 26 APRILE TRE GIORNI DI MOBILITAZIONE CONTRO LA GUERRA MONZA Negli ultimi anni stiamo assistendo a un moltiplicarsi sempre più invasivo di iniziative didattiche e progetti tenuti da Forze Armate e Forze dell’Ordine nelle scuole e destinati anche a bambini e bambine delle scuole dell’infanzia e primaria. Dalle gite a 5 anni alle basi Nato di Solbiate Olona ai PCTO all’arsenale militare marittimo di Augusta, sono decine e decine le occasioni in cui, negli ultimi anni, diverse istituzioni educative hanno lasciato che la cosiddetta “Cultura della Difesa” trovasse un nuovo spazio fertile da colonizzare. La cultura della guerra oggi arriva direttamente tra i banchi di scuola e anche Monza si è data da fare. Se non fosse bastata l’esperienza dell’Italian Raid Commando dello scorso anno e le sue ridicole esercitazioni, è arrivata anche quella che è stata mascherata da “Giornata della legalità”: ciò che ha avuto luogo al Parco di Monza il 16 Aprile non è stato altro che uno spot all’indottrinamento militare e all’arruolamento volontario. Alunni e alunne dagli 8 anni in su hanno riportato a casa decine di pieghevoli sull’arruolamento in Marina o nell’Esercito, opuscoli tecnici sugli F35 (gli stessi aerei che in Palestina ammazzano i loro coetanei nelle scuole) e tanto altro ancora. Avevamo già parlato di questa iniziativa (clicca qui), parte di un più largo “Progetto Legalità” organizzato dall’Istituto Salvo D’Acquisto di Monza, sottolineando come fosse quantomeno discutibile la scelta di affidare quasi esclusivamente a membri delle Forze dell’Ordine la discussione di importanti temi come la cybersicurezza o il bullismo, quando esistono centinaia di docenti e professionisti formati appositamente per parlare a bambini e adolescenti. Ma non solo, i temi vengono affrontati esclusivamente dal punto di vista repressivo, facendo leva quindi sulla paura e invitando alla totale delega alle Forze dell’Ordine. In questo modo, tali progetti non sembrano servire a sviluppare lo spirito critico di alunni e studenti e la loro presa di coscienza rispetto alle questioni trattate, ma solo a glorificare l’operato della polizia o dei militari che intervengono a risolvere i problemi. L’educazione lascia così il posto all’indottrinamento. Invitiamo tutti e tutte a partecipare alla 3 giorni di mobilitazione contro la guerra che si terrà a Monza il 24 25 e 26 aprile (clicca qui) e a restare sintonizzati sulle iniziative contro l’edizione 2026 dell’Italian Rail Commando che si terrà in provincia di Monza e Brianza il 24 maggio 2026 (clicca qui). FUORI I MILITARI DALLE SCUOLE! Genitori e insegnanti contro la guerra e la militarizzazione – Monza e Brianza -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Solidarietà al partito dei CARC
Cronaca di repressioni annunciate, stiamo parlando delle perquisizioni avvenute nella mattinata del 21 aprile nelle abitazioni di alcuni attivisti dei CARC tra Toscana e Campania, fra cui un minore, trattenuti poi in questura per molte ore. I capi di imputazione sono particolarmente pesanti e va colto il dato specificamente politico di una inchiesta che applica l’articolo 270-bis del codice penale italiano con cui si puniscono le «associazioni che si propongono il compimento di atti di violenza con finalità di terrorismo» anche internazionale «o di eversione dell’ordine democratico». Si noti che si intende punire il proposito, non l’attuazione o la preparazione di una qualche azione. Ed è questo l’articolo in base al quale è stato condannato in primo grado il militante palestinese Anan Yaneesh che vivendo in Italia non avrebbe certo potuto compiere nessuna azione armata nella sua terra, in Cisgiordania. Se il 270-bis era da tempo utilizzato per reati di terrorismo, ora invece viene curvato sempre più in reato di opinione per essere applicato in procedimenti contro realtà sociali e politiche non terroristiche ma di lotta e di opposizione come appunto i CARC. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università vede nell’utilizzo del reato associativo un’ autentica minaccia alla democrazia e alla partecipazione attiva in ambito sindacale, sociale e politico. All’occorrenza questo articolo potrebbe essere agitato per colpire molti altri attivisti, ed è ormai oggetto di forti critiche da parte di legali, giuristi e osservatori dei diritti civili. Non ci sono fatti violenti commessi dai militanti dei CARC, il 270-bis si presta invece per ridurre al silenzio le organizzazioni di opposizione, delegittimarle in ambito sociale alimentando la caccia alle streghe tipica di ogni clima emergenziale, quel clima che oggi indistintamente colpisce attivisti sindacali per gli scioperi di settembre ed ottobre, attivisti sociali e politici impegnati nei movimenti ambientalisti, dell’abitare e contro la guerra e il genocidio in Palestina. L’Osservatorio, esprimendo la propria solidarietà agli attivisti dei CARC, si fa quindi promotore di una campagna di solidarietà attiva contro l’emergenza delle legislazioni speciali. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gli Alpini al mare: l’adunata chiude le scuole a Genova
Dall’8 al 10 maggio a Genova si terrà la novantasettesima adunata degli Alpini. Nel giro di pochi giorni è previsto un afflusso di persone che raddoppierà la popolazione del capoluogo ligure e la sindaca Silvia Salis ha già chiesto ai propri concittadini di tollerare i disagi che inevitabilmente ci saranno per un’iniziativa di tale portata. A detta degli organizzatori l’adunata degli Alpini sarà un grande momento di condivisione e di richiamo alla pace. Da programma la città sarà attraversata da sfilate, cori, fanfare ed iniziative che esaltano la grandezza dei soldati con la penna sul cappello. Oltre a celebrare i caduti non si perderà l’occasione di avvicinare all’uniforme le giovani generazioni: nella Cittadella degli Alpini saranno messi in bella mostra, anche a ragazzi e ragazze, tutti gli equipaggiamenti di ultima generazione e saranno organizzate attività dimostrative. Inoltre, la Protezione Civile ANA (Associazione Nazionale Alpini) mostrerà le proprie unità e i propri ambiti operativi dando ampio spazio ai Campi Scuola ANA rivolti ai giovani tra i 16 e i 24 anni. Come ciliegina sulla torta, trentatré scuole di Genova rimarranno chiuse l’8 e il 9 maggio perché i locali serviranno ad ospitare i partecipanti all’adunata. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università non possiamo non condannare il fatto che degli studenti e delle studentesse vengano fatte rimanere a casa per un evento che porterà la cultura militare nelle strade. Anzi, possiamo affermare che, con la chiusura delle loro scuole, saranno implicitamente invitati a partecipare ad iniziative in cui si mostreranno loro strumenti di morte mentre si inneggia alla pace. Per tutte queste ragioni l’Osservatorio raccoglie l’invito di Norma Bertullacelli – attivista, politica, ex insegnante di scuola di primaria – a costruire insieme durante la mattinata dell’8 maggio una lezione pubblica collettiva in piazza De Ferrari a Genova per restituire a studenti e studentesse il diritto all’istruzione e per ricordare loro quanto sia la conoscenza e non l’Esercito a portare pace e fratellanza. Fonte: https://www.genova24.it/2026/04/adunata-alpini-genova-programma-accoglienza-459710/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Pisa, 27 aprile: la “Solidarietà” della Guerra. Scuole in Caserma mentre la città diventa hub bellico
Mentre i cieli di Pisa continuano a essere solcati da aerei cargo carichi di armi e i binari della nostra stazione vedono sfrecciare convogli militari diretti ai fronti di guerra, l’Amministrazione Comunale e l’Associazione “Nicola Ciardelli” ripropongono la consueta maschera della “Giornata della Solidarietà”. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo con forza un’edizione 2026 che, dietro la retorica dell’ambiente e della tutela delle future generazioni, nasconde l’accettazione acritica di un’economia di guerra e di un controllo sociale sempre più asfissiante. HUB MILITARE PISA: AEROPORTO E FERROVIE AL SERVIZIO DEL CONFLITTO Quest’anno il coinvolgimento delle infrastrutture cittadine raggiunge livelli inaccettabili. Portare gli studenti e le studentesse della scuola secondaria all’Aeroporto “Galilei” per parlare di “libera circolazione” e dell’agenzia Frontex è un insulto all’intelligenza dei/delle giovani. Quello stesso aeroporto è il fulcro del transito di sistemi d’arma verso i teatri di conflitto; parlare di “spazio comune di libertà” in un luogo che funge da magazzino logistico per la morte è puro revisionismo della realtà. Questo accade mentre non si dice una parola riguardo alla richiesta del Governo di aprire anche in Toscana un abominevole centro di Centro di permanenza e rimpatrio. Parallelamente, assistiamo alla partecipazione della Polizia Ferroviaria. Recentemente, interrogata sul transito di convogli carichi di carri armati e munizioni sui binari civili, RFI (Rete Ferroviaria Italiana) ha risposto con agghiacciante pragmatismo che la “sicurezza del trasporto” è garantita da scorte militari dedicate. È questa la “sicurezza” che volete insegnare ai nostri ragazzi e alle nostre ragazze? Una sicurezza fatta di blindati che sottraggono spazio e risorse ai pendolari per servire la logistica bellica? Come ben sottolineato anche i Ferrovieri contro la guerra nei giorni scorsi per ricordare alla comunità i due anni dalla sigla dell’accordo tra RFI e Leonardo. DECRETO SICUREZZA E CONTROLLO INFORMATICO: LA SCUOLA COME COMMISSARIATO Il programma del 2026 spinge sull’acceleratore della repressione. I percorsi presso l’Auditorium “Maccarrone” e la Caserma “Mameli” trasformano temi delicati in propaganda securitaria: * Cyber-controllo: La Polizia Postale istruisce i/le giovani non all’uso critico del mezzo, ma al timore della sanzione, in perfetta linea con le nuove norme dei Decreti Sicurezza che mirano a criminalizzare il dissenso online e le proteste sociali. * Repressione del Dissenso: in un clima in cui manifestare per la pace o contro le grandi opere inutili diventa un reato punibile con pene sproporzionate, far entrare la Polizia Scientifica nelle scuole primarie per mostrare “tecniche di repertazione” serve a normalizzare l’idea di una società in cui ogni cittadino e ogni cittadina è un/una potenziale sospetta/o da schedare. LA FARSA DELLA SOLIDARIETÀ IN DIVISA Non può esserci solidarietà in una caserma. Non può esserci educazione alla pace, se il modello proposto è quello del paracadutista che si lancia sul Ponte di Mezzo, simbolo di una proiezione di forza che l’Articolo 11 della nostra Costituzione ripudia esplicitamente. Non ci può essere cultura della memoria, se si rammenta un soldato morto a Nassiriya, senza contestualizzare il ruolo degli stati Uniti nella guerra in Iraq e senza spiegare la presenza dei militari italiani in territorio straniero a distanza di anni dalla fine della guerra. Denunciamo la complicità delle istituzioni locali che mettono a disposizione autobus, uffici e risorse pubbliche per questa operazione di marketing militare, mentre la scuola pubblica cade a pezzi e i fondi per la ricerca civile vengono dirottati verso le aziende produttrici di armi e i sistemi di intelligenza artificiale per il combattimento. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università invita docenti, studenti, studentesse e genitori a boicottare le attività che si svolgono in luoghi di guerra e repressione. Rivendichiamo una scuola che sia laboratorio di pace reale, fatta di cooperazione internazionale, disarmo e critica alle menzogne del potere. Pisa non deve essere una caserma a cielo aperto, né un trampolino per le guerre altrui. FUORI LE GUERRE E LE DIVISE DALLE NOSTRE SCUOLE Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Pisa -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Colle Val d’Elsa (SI), 22 aprile: “Ripudiamo le guerre, Riprendiamoci il futuro”
MERCOLEDÌ, 22 APRILE 2026, ORE 19:30 CIRCOLO AGRESTONE DI COLLE DI VAL D’ELSA In un contesto globale segnato dall’escalation bellica e da una spinta sempre più aggressiva verso il riarmo, il Forum per la Pace Valdelsa promuove un momento di riflessione e mobilitazione collettiva per mercoledì 22 aprile 2026, a partire dalle ore 19:30. Si terrà, dunque, presso il Circolo Agrestone di Colle di Val D’Elsa l’iniziativa “Ripudiamo le guerre, Riprendiamoci il futuro”. L’evento inizierà con un apericena vegetariano (su prenotazione: 3472156117) e proseguirà alle 20:30 con un dibattito che vedrà la partecipazione di: Serena Tusini, Osservatorio Contro la Militarizzazione delle Scuole e delle università Marco Bersani, Attac Italia Movimento NoBase Pisa (in collegamento da remoto). -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Bullismo e Codice Rosso: a Fiumicino fa lezione la Polizia di Stato
La Polizia di Stato di stanza a Fiumicino, comune della Città Metropolitana di Roma, ha organizzato una conferenza, prolusione, incontro di formazione all’Istituto di Istruzione Superiore (liceo e tecnico agrario) “Leonardo da Vinci“, sabato 14 aprile (CI 232 del 31 marzo), di cui è arrivata segnalazione all’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università con testo della circolare citato, giacché ormai questa iniziative vengono nascoste al pubblico. L’argomento dell’incontro con i poliziotti rientra nella divulgazione del testo di legge 10 luglio 2019 denominata Codice Rosso. Fra le materie di interesse della legge rientrano le misure per affrontare le violenze di genere, soprattutto quelle domestiche ben note alle cronache. Sappiamo quante e quanto complesse siano le cause del disagio nelle famiglie di cui la parte più fragile, donne e bambini, sono vittima. Purtroppo, non tutto corre così veloce e in modo efficace quando una donna si rivolge a un commissariato o una caserma per denunciare la situazione di rischio o gli espliciti atti violenti a cui è esposta. Capita continuamente che la decisione – già di per sé difficile in alcune condizioni di fragilità culturale ed economica – di percorrere la via legale subisca ritardi o non venga messa in atto. Come mi riferisce un’operatrice di un’associazione che gestisce un Centro Anti Violenza (CAV), nato in seno alla Casa Internazionale delle Donne di Roma, in assenza di testimonianze dirette o di segni di attacco fisico, succede che la denuncia venga rifiutata. È il CAV stesso allora che procede consigliando i passaggi da effettuare, in forza della legge citata che prevede la protezione immediata della donna e dei minori e il patrocinio gratuito per affrontare il percorso legale. Ma anche per ricorrere a un CAV una donna ha bisogno di conoscerne l’esistenza, di avere una rete intorno a sé che la sostenga, soprattutto quando si tratta di donne non italiane. Penso che sia stato a tema nell’incontro ancora il bullismo giovanile, visto che esistono team nelle caserme e nei commissariati dedicati al suo contrasto nelle scuole e sui canali social (uno di questi gruppi di lavoro è citato nella circolare). La gestione dei conflitti che nascono nelle classi, scontri verbali e fisici spesso legati all’appartenenza di genere, culturalmente imposta dai codici di comportamento appresi, è un problema educativo. Il bullismo, sempre di incerta definizione (ragazze e ragazzi cattivi?), il rifiuto verso differire  e la tendenza a immunizzarsi dal diverso, sono legati strettamente ai contesti relazionali in cui si manifestano,  dunque sono questione che interroga gli insegnanti, non le forze dell’ordine. La marginalizzazione della funzione docente, direi la sua umiliazione, passa anche attraverso la sottrazione del compito di in-segnare. Sia nel senso di lasciare il segno dei saperi disciplinari, sia soprattutto nella capacità di scambiarlo come effetto della responsabilità adulta verso i minori affidati. Il sito della scuola recita che tutto il personale è una “comunità educativa vibrante”, per cui proviamo a fidarci delle vibrazioni, anche quando delegate alle divise. Vengo a tre punti che dovremmo considerare, al di là del contenuto delle segnalazioni che arrivano all’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, anche nell’ottica di sostenere coloro che ci informano. 1. Una circolare interna è un atto ammnistrativo di indirizzo che occupa l’ultimo gradino della gerarchia delle fonti giuridiche. Molti docenti spesso balbettano che, se l’ha scritta il dirigente, quella indicazione, quel suggerimento, sono norma a cui obbedire. Nello specifico questa di cui scrivo, pur nel suo impianto direttivo (chi, cosa, quando) invita i docenti “interessati” – “eventualmente” aggiungo io – a contattare i colleghi più in alto nell’organizzazione dei progetti, insomma lo staff (la corte del DS). Poiché si tratta di prestare ore di lezione, sacrificando le discipline, un insegnante può sottrarsi, l’aggettivo relativo all’interesse è lo spiraglio che un docente non interessato all’evento, può utilizzare. A tal proposito invito alla lettura di un testo sull’argomento della dignità legata all’esercizio della libertà di insegnamento e al tentativo ormai abituale di limitarla, anche quando si tratta di progetti legati alle nuove tecnologie, con i soldi del PNRR (Giovanni Scarafile, Il ventriloquo. Etica dell’insegnamento al tempo dell’algoritmo. Yod ed., 2025). A tutti i progetti dell’azienda verticalizzata, definiti nel Piano dell’Offerta Formativa ai clienti, si può dire di no. 2. Riflettendo sulle questioni di genere, non posso non notare che la dirigenza scolastica è soprattutto femminile (dati ISTAT). Maestre e professoresse rompono il tetto di cristallo a fanno carriera. Ma è davvero così? Se la giovane età di alcune dirigenti non ha più alcuna parentela con i diversi flussi storici del femminismo, sicuramente spesso hanno familiarità con una forma di emancipazione mimetica al maschile, al maschile deputato al comando così come storicamente declinato, anche nelle superiori democrazie occidentali. Il paradosso è che al paternalismo dei dirigenti-papà che accarezzano i bimbi all’ingresso a scuola, si interessano di tutto perché tutto gli viene comunicato e su tutto si chiede loro consiglio, si unisce un mieloso – e non meno prepotente – maternage femminile. Come se non si potesse immaginare un’autorevolezza fatta di distribuzione del potere, fuori da logiche binarie. Servirebbe nelle relazioni a scuola un cambiamento di paradigma orientato a una Parola che non viene né da padri, né da madri ma – come ho detto  – è sotto il segno della responsabilità del contrappeso dei poteri. Anche questo è parte di un clima culturale in cui il comportamento adulto è modello implicito per i minori che lo osservano, lo vivono, lo subiscono. 3. Fiumicino, è un contesto territoriale con una lunga storia che ne costituisce ancora la peculiarità, l’antico Portus, con il suo Tiber, la sua Isola Sacra. Oggi, saltando i secoli, Fiumicino ha il suo aeroporto (ancora Leonardo da Vinci, il titolare). Sono 84.000 circa gli abitanti, stipati in un’area fortemente gentrificata, dove le caratteristiche tipiche di un paese di mare sono inghiottite dall’anonimato di una grande periferia. Le case stanno a un passo dalle piste dell’aeroporto: inquinamento luminoso, sonoro e da scarichi si sommano fra loro. Concludo. I docenti capaci di disobbedire si potrebbero occupare con le loro classi di geostoria, decostruendo la disciplina di recente introduzione negli istituti tecnici. Potrebbero tornare al significato che, prima delle deforme delle indicazioni, dei programmi e del conformismo dei manuali, avevano la storia e la geografia. Potrebbero insegnare come il progresso ha devastato interi territori, privandoli perfino della loro identità storica. La pesantezza del sentirsi, in quanto giovani, sempre potenzialmente cattivi, sbagliati, potrebbe essere trasformata da una visione del futuro come frutto non banale della conoscenza del luogo dove si cresce, si vive, di cosa è accaduto sotto la mano pesante del progresso. La scuola potrebbe essere un luogo dove le creature giovani diventano consapevoli che anche lo squallore, la bruttezza, generano violenza, frustrazione, pensieri rancorosi. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente