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Bombe, dazi e nucleare. Una ricetta quasi perfetta…
Tre notizie diverse nella stessa giornata – tutte generate dall’amministrazione Trump – mostrano che alla Casa Bianca le capacità di controllo sono pressoché esaurite, vista l’assenza di una strategia globale fondata su elementi razionali – ancorché orrendi – invece che sui “desideri” di una leadership lunatica alla guida di una […] L'articolo Bombe, dazi e nucleare. Una ricetta quasi perfetta… su Contropiano.
July 24, 2026
Contropiano
Polla (SA): presentazione dell’Osservatorio e del volume Scuole e Università di Pace
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha svolto un incontro pubblico per la prima volta a Polla, nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, con la prestazione del volume Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra, il testo che raccoglie gli atti del Convegno nazionale dell’Osservatorio del 2025 a Roma. L’incontro – sui temi della didattica militarizzata, del ritorno dell’obbligo della leva, del lavoro attentissimo di monitoraggio, critica e resistenza dell’Osservatorio – è stato molto partecipato, con un dibattito appassionato. Tutto ciò non era scontato, soprattutto con 35 gradi all’ombra!  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
La pace che non si equilibra
-------------------------------------------------------------------------------- Protesta del movimento israeliano Mesarvot fuori da un carcere militare a sostegno dei refusnekis, i giovani che rifiutano il servizio militare (Photo by jessflom, dalla pag. Instagram di Mesarvot) -------------------------------------------------------------------------------- Nel suo intervento su La Stampa (Perché serve anche la forza per salvare la pace), Vito Mancuso costruisce un’architettura argomentativa elegante e, in apparenza, ineccepibile: l’etica sarebbe sempre somma di due addendi, valori e situazione reale, e ogni discorso sulla pace che non tenga conto del secondo termine scadrebbe in “utopico idealismo”. Da qui discende la tesi centrale: il disarmo unilaterale è pericoloso, la pace vera è necessariamente “armata”, e il titolo del libro di Leone XIV – Disarmata e disarmante – esprimerebbe un’aspirazione bella ma insostenibile. I miei maestri mi hanno regalato degli occhiali che faticano a vedere le cose come le vede Mancuso. Mi mostrano che l’intera sua costruzione non regge – non perché si ignori la realtà storica, ma perché la si legge diversamente: il “realismo” di Mancuso non è affatto neutrale, è una precisa scelta ideologica travestita da dato di fatto. La formula stessa è il problema Mancuso parte da un’equazione: etica uguale valori più situazione reale. È una formula seducente perché sembra equilibrata, sembra dire “né moralismo né cinismo”. Ma è proprio questo bilanciamento a essere sospetto. Il valore – la vita umana, il rifiuto di uccidere – non può essere mediato da un secondo termine, per quanto “reale”: la coscienza ha un primato che non si negozia con le circostanze. Se il valore è vero, resta vero anche quando il mondo intorno non lo rispetta. Diversamente, ogni potere della storia, compresi i più sanguinari, ha sempre giustificato le proprie guerre proprio invocando “la situazione reale”, “la necessità”, “la minaccia concreta”. Il realismo etico di Mancuso, visto così, non è un correttivo dell’idealismo: è la struttura logica con cui la ragion di Stato ha sempre zittito la coscienza. Un realismo vecchio Bisogna spostare l’attacco su un altro piano. Con l’arrivo dell’arma nucleare e con l’interdipendenza globale, la vecchia opposizione fra “idealisti disarmati” e “realisti armati” è diventata essa stessa irreale. Chi continua a pensare per Stati-nazione che si armano gli uni contro gli altri non sta descrivendo la realtà con più accuratezza: sta semplicemente applicando categorie ottocentesche a un mondo che quelle categorie ha già superato. La vera analisi realistica della situazione contemporanea – pandemie, crisi climatica, interconnessione economica, armamenti capaci di autodistruzione reciproca – mostra che la corsa al riarmo non produce sicurezza ma escalation. In questo senso l’accusa di Mancuso si capovolge: non è il papa l’idealista e Mancuso il realista, ma il contrario. L’utopia della pace non è un supplemento nobile da “nutrire” accanto al realismo, come scrive Mancuso in chiusura, quasi fosse un abbellimento: è essa stessa, oggi, l’unica forma corretta di realismo. L’errore di categoria: pace “armata” contro pace “disarmata” C’è qualcosa da dire sulla stessa architettura concettuale dell’articolo. Mancuso costruisce una polarità: da una parte la pace disarmata (bella ma velleitaria), dall’altra la pace armata (concreta e responsabile), e nel finale le fonde in un ossimoro – “pace armata, e proprio per questo disarmante”. Questa polarità è già un errore categoriale. La nonviolenza non è l’assenza di forza: è una forza di segno diverso, positiva, che agisce attraverso l’obiezione, la disobbedienza civile, l’organizzazione dal basso, la pressione morale e politica. Non si tratta quindi di scegliere fra “avere armi” e “non avere nulla”, come suggerisce implicitamente lo schema di Mancuso. C’è una terza via che l’articolo non contempla nemmeno come ipotesi. Anche gli esempi storici usati da Mancuso – la Svezia che si arma dopo due secoli di pace, la Svizzera mai invasa da Hitler per timore della guerriglia popolare – dimostrano al massimo l’efficacia della deterrenza, non la costruzione della pace. Sono casi di guerra evitata, non di pace edificata. Confondere le due cose è precisamente l’operazione retorica che permette a Mancuso di trasformare due eccezioni fortunate in una legge generale. La realtà come “dato di natura”: l’obiezione più radicale Il punto più profondo riguarda una frase quasi di passaggio nell’articolo: la guerra sarebbe “condizione permanente dell’umanità”, “verità scomoda, purtroppo innegabile”. È qui che si annida l’errore decisivo. Presentare la guerra come dato antropologico stabile – come se fosse iscritta nella natura umana quanto la fame o il sonno – è un’operazione retorica, non una constatazione. Serve a rendere immodificabile ciò che in realtà è un ordine storico, costruito da rapporti di potere, economie degli armamenti, culture nazionali: e proprio perché costruito, è trasformabile. Chiamare “natura” ciò che è “storia” è il modo classico con cui si disinnesca ogni tentativo di cambiamento: se la guerra è natura, resta solo da gestirla meglio (pace armata); se la guerra è storia, va invece rifiutata radicalmente e sostituita con pratiche costruttive di pace. Sull’uso dei testimoni e delle figure citate Mancuso cita Teresio Olivelli, ucciso per la resistenza armata, accanto ai testimoni di pace ricordati dal papa, quasi a suggerire un’equivalenza morale fra chi ha impugnato le armi e chi ha scelto la nonviolenza. Ma il gesto del singolo che rischia la vita per un ideale e la pretesa che lo Stato debba armarsi in nome di quello stesso ideale sono piani diversi, e confonderli – trasformare l’eroismo individuale in giustificazione della politica di riarmo nazionale – è un salto logico non innocente. Il vero bersaglio polemico di questa riflessione non è l’affermazione che le armi esistano, servano, a volte proteggano: nessuno lo negherebbe ingenuamente. Il bersaglio è l’idea che il “realismo” sia una posizione neutra, tecnica, priva di ideologia, mentre chi parla di disarmo starebbe semplicemente sognando. Bisogna rovesciare l’accusa: è ingenuo credere che l’equilibrio del terrore sia pace; è ingenuo scambiare la deterrenza riuscita per un modello universale; è ingenuo, soprattutto, presentare come legge di natura un ordine che è invece frutto di scelte storiche precise, e dunque reversibili. La vera “pace disarmante” non è un ossimoro sofisticato da riservare al finale di un editoriale, ma il nome della sola strada che vale la pena percorrere per intero – non come supplemento estetico al realismo delle armi, ma come sua alternativa reale -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI PAOLO CACCIARI: > Rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo La pace che non si equilibra proviene da Comune-info.
July 24, 2026
Comune-info
Valori di Pace vs Militarizzazione: a Cremona il Grest con le Forze Armate
Un nuovo episodio va ad aggiungersi al già lungo elenco di iniziative finalizzate alla formazione tra i/le giovani e i/le giovanissimi/e di Cremona e provincia di una disposizione favorevole nei confronti delle forze armate, premessa per la graduale costruzione di una mentalità bellicista. Questa volta non riguarda, come i precedenti, il mondo della scuola, ma un Grest, ossia un Gruppo Estivo, un centro che ha lo scopo di impegnare i ragazzi e le ragazze durante le vacanze in attività ludiche, socializzanti e in momenti di riflessione su valori condivisi di crescita personale e collettiva. Il Grest in questione è quello organizzato dall’oratorio Sant’Antonio Maria Zaccaria di Cremona, che nella mattinata di mercoledì 15 luglio, prima del consueto alzabandiera e dell’esecuzione dell’inno d’Italia, ha ricevuto la visita dei carabinieri di Cremona. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale «La Provincia», «i militari hanno raccontato ai ragazzi il lavoro quotidiano dell’Arma, spiegando quali sono i compiti svolti dai carabinieri, quale percorso è necessario intraprendere per entrare nel Corpo e come comportarsi per contattare le Forze dell’Ordine in caso di necessità. Ampio spazio è stato dedicato anche ai temi legati all’utilizzo consapevole della tecnologia, con particolare attenzione ai rischi derivanti dall’uso improprio di smartphone e social network». Si tratta di un copione già noto: con l’espediente di parlare dei rischi in cui potrebbero incorrere i ragazzi e le ragazze, viene attuata una vera e propria campagna di promozione della scelta militare, rivolta peraltro a bambini e bambine. E anche in questo caso, come in altri, non ci si è limitati alle parole, ma i giovanissimi partecipanti al Grest sono stati fatti salire sulle “Gazzelle” dell’Arma, cioè su mezzi militari. L’iniziativa di stampo militarista, già di per sé assolutamente sbagliata e fuori luogo, risulta oltremodo paradossale se si pensa che il tema scelto quest’anno per tutti i Grest della Lombardia è la figura di San Francesco d’Assisi, di cui ricorre l’ottavo centenario dalla morte. Come si conciliano la propaganda delle forze armate e il brivido concesso ai bambini e alle bambine nel salire su un mezzo militare con la vita e l’esempio di Francesco, universalmente riconosciuto come il santo della pace e della nonviolenza? E che senso ha iniziare le giornate con l’alzabandiera e l’inno nazionale, pratiche che ricordano quelle della caserma, anziché promuovere i valori della fratellanza universale testimoniati da san Francesco? Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cremona -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ahidaonline: La militarizzazione delle scuole, delle università e della società civile
DI MICHELE LUCIVERO SU AHIDAONLINE.COM DEL 16 LUGLIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Michele Lucivero, pubblicato su Ahidaonline.com il 16 luglio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Ciò che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha cominciato a registrare e denunciare da diversi anni è una indebita invasione di campo all’interno delle scuole da parte di rappresentanti delle forze armate addirittura in qualità di «docenti», impegnati nel tenere lezioni su vari argomenti (dall’inglese affidato a personale Nato fino a tematiche inerenti alla legalità e alla Costituzione). Tale ingerenza da parte dei militari è stata possibile, in realtà, perché a partire dal 2015 il Ministero dell’Istruzione (diventato poi Ministero dell’Istruzione e del merito) ha sottoscritto dei protocolli con il Ministero della Difesa per svolgere percorsi di Formazione scuola-lavoro (ex PCTO) direttamente nelle basi militari o nelle caserme, esautorando i/le docenti dalla democratica partecipazione alle iniziative didattiche di carattere pedagogico delle proprie scuole»…continua a leggere su www.ahidaonline.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
LETALITÀ E SDOGANAMENTI – AI MILITARI: THE FOURTH LAW – CHATBOTS E BOKO HARAM
Estratti dalla puntata del 20 luglio 2026 di Bello Come Una Prigione Che Brucia REPRESSIONE, LETALITÀ, SDOGANAMENTI E COMPRESSIONI Un omicidio di Stato come quello di Abderrahim Fakir a Bologna, la possibilità di inneggiare a un assassino per vendetta privata fino a proporne la candidatura, venire denunciati per aver espresso vicinanza alla resistenza palestinese e alla conflittualità anarchica. Cosa ci dice tutto questo? AI MILITARI: BLACK SKY E THE FOURTH LAW Iniziamo con una riflessione sulle interferenze dell’AI applicata alla letalità su un piano tecnico, etico e giuridico. Il recente contratto siglato dal Pentagono con Black Sky (AI per l’analisi di immagini satellitari applicate alla selezione dei bersagli e alla valutazione dei danni post-attacco) e i processi di integrazione di AI all’interno di sistemi d’arma tradizionali, ci descrivono segmenti diversi di automazione in ambito militare, all’interno dei quali la velocità di elaborazione decisionale e di applicazione della letalità (sensor-to-shooter) sono un elemento centrale. Cosa resta dell’umano all’interno della kill chain? The Fourth Law (nome decisamente ispirato alla Quarta Legge della robotica di Isaac Asimov) è un’azienda ucraina fondata da Yaroslav Azhnyuk, il cui prodotto di punta è TFL-1: un kit per trasformare droni commerciali in killer robots. AI E ESERCITI NON-STATALI Grazie a una ricerca dell’Università di Cambridge, emerge l’utilizzo di chatbot da parte di Boko Haram: non solo propaganda, ma guida concreta per l’addestramento e la realizzazione di attacchi.
July 23, 2026
Radio Blackout
#Rogliano (CS): incontro-dibattito “Contro #Guerra, #Riarmo e #Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso!” Sabato 25 luglio 2026, ore 19 Villa comunale di Rogliano (Cosenza) Contro Guerra, Riarmo e Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso! E’ il tema dell’incontro-dibattito che si terrà sabato 25 luglio (ore 19) a Rogliano (Cosenza), grazie all’organizzazione dell’ANPI Sezione di Savuto Cosentino “Donato Bendicenti”. https://osservatorionomilscuola.com/2026/07/22/rogliano-incontro-dibattito-guerra-riarmo-militarizzazione-sociale-anpi-bendicenti-mazzeo/
July 23, 2026
Antonio Mazzeo
Rogliano (CS): incontro-dibattito “Contro Guerra, Riarmo e Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso!”
SABATO 25 LUGLIO 2026, ORE 19 VILLA COMUNALE DI ROGLIANO (COSENZA) Contro Guerra, Riarmo e Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso! E’ il tema dell’incontro-dibattito che si terrà sabato 25 luglio (ore 19) a Rogliano (Cosenza), grazie all’organizzazione dell’ANPI Sezione di Savuto Cosentino “Donato Bendicenti”. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sarà presente con Antonio Mazzeo, insegnante e saggista. Parteciperanno come relatori inoltre Franco Adamo e Alessia Marasco (ANPI), Francesco Piobbichi (disegnatore sociale), Francesco De Simone (A.M.R. Controvento) Mimma Sprizzi e Chiara Ortano (Le Figlie di Ipazia). “L’incontro di sabato prossimo sarà un’occasione per riflettere insieme sulle sfide del nostro tempo e riaffermare i valori della pace, della giustizia sociale e della Costituzione”, scrivono i promotori. “Dalle 20,45 condivideremo la Pastasciutta Antifascista, accompagnata dalla Jam Session di artisti locali e dalla Mostra Madri Costituenti, a cura di Se Non Ora Quando Marzi”. La Pastasciutta Antifascista ricorda il gesto della famiglia Cervi, che il 25 luglio 1943, dopo la caduta del fascismo, offrì gratuitamente pasta ai contadini che vivevano nella bassa pianura reggiana, tra Gattatico e Campagine, per celebrare la speranza di un’Italia finalmente libera. Da allora quel gesto è diventato un simbolo di condivisione, libertà e antifascismo. «Oggi – spiega l’ANPI di Savuto Cosentino – Rogliano – in un mondo attraversato da guerre e tensioni internazionali, quella memoria ci richiama ancora una volta alla responsabilità di difendere la pace, la democrazia e i diritti». Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Giocampus: a Parma le Forze dell’ordine fanno scuola anche d’estate
Nella mattinata del 2 luglio 500 tra bambini e bambine hanno partecipato a Giocampus, un evento della città di Parma in cui l’infanzia può prendere confidenza con le Forze dell’ordine salendo su mezzi, accendendo sirene e simulando situazioni operative. Questa occasione è stata definita come un grande momento estivo per fare delle lezioni di educazione civica ai più piccoli (clicca qui), insegnando loro i valori della sicurezza e della legalità attraverso il gioco. Ci troviamo dunque di fronte, ancora una volta, ad un uso massiccio della gamification per diffondere un’idea di legalità che richiama prima di tutto la sanzione attraverso la presenza di quegli agenti che devono far rispettare le leggi per le strade. Tale approccio consente di raggiungere in maniera facile bambini e bambine ma dà un’idea parziale di ciò che vuol dire effettivamente rispettare le regole all’interno di una comunità. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università riteniamo infatti che le basi di una convivenza civile vadano trasmesse facendo giocare i più piccoli alla democrazia, un gioco che potrebbe insegnare loro come le norme in una società democratica siano più forti nel momento in cui vengono da un processo in cui la pluralità dei punti di vista sia stata presa in considerazione. Se si osserva la legalità a partire da questa prospettiva, si comprende pienamente perché il divieto e la sanzione siano solo l’ultima spiaggia per il rispetto delle leggi. Educare le giovani generazioni a partire da questi elementi significa infatti insegnare un’idea di norma intesa come qualcosa di estrinseco alla volontà e ai bisogni di ciascuno e imposta da un sistema coercitivo. Al contrario, come Osservatorio crediamo che bisognerebbe innanzitutto insegnare che solo a partire da processi decisionali ampiamente condivisi è possibile interiorizzare le regole perché solo in questo modo esse possono rispecchiare la volontà di tutti i membri della comunità. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza
I MOVIMENTI CONTRO LA GUERRA, IN TUTTE LE LORO SFUMATURE, HANNO OGGI UN PROBLEMA ENORME. GLI ARGOMENTI RAZIONALI USATI PER DIMOSTRARE L’INSENSATEZZA DELLA RISPOSTA MILITARE NON SEMBRANO IN GRADO DI CONVINCERE PERSONE SMARRITE E IMPAURITE. NON BASTA DIMOSTRARE CHE OGNI DENARO SPESO IN ARMI È SOTTRATTO AD ALTRE SPESE FONDAMENTALI. NON BASTA RICORDARE CHE LA DETERRENZA DIFENSIVISTA È UNA TRAGICA FALSITÀ. NON BASTA PIÙ NEMMENO FARE APPELLO AL DIRITTO INTERNAZIONALE. SE VOGLIAMO LA PACE DOBBIAMO QUINDI RIMOTIVARE IL NO ALLA GUERRA NELLA SUA ESSENZA E INTEREZZA, SCRIVE PAOLO CACCIARI. LA PACE È DISARMATA E DISARMANTE O NON È. LA GUERRA VA SCONFITTA INNANZITUTTO SUL PIANO DELLA LEGITTIMITÀ MORALE. L’IDEA CHE POSSA ESISTERE UNA “GUERRA GIUSTA” HA APERTO LE PORTE ALLA ODIERNA BARBARIE Foto Donne In Nero Parma -------------------------------------------------------------------------------- Tanto più i capi di governo presentano lo stato di guerra permanente da loro creato come normale e inevitabile, tanto più sarebbe necessario sviluppare una critica radicale alla guerra, contestandone l’essenza: la violenza come logica di regolazione delle relazioni tra le persone, le comunità, gli stati. Di fronte alle campagne in corso di mobilitazione patriottica delle masse contro nemici pronti a mettere in pericolo i nostri confini, la nostra identità culturale, persino religiosa, e, soprattutto, il nostro benessere economico, gli argomenti “razionali” a nostra disposizione fin qui usati per dimostrare l’insensatezza della risposta militare non sembrano in grado di convincere persone smarrite, impaurite da una prolungata stagnazione economica, culturalmente destabilizzante e precarizzante. Per sottrarre consenso all’escalation militare non basta dimostrare che ogni denaro speso in armi è sottratto al welfare (il keynesismo militare è una bufala, lo hanno scritto gli stessi economisti nei rapporti delle Nazioni Unite). Non basta nemmeno ricordare che la deterrenza difensivista (secondo la vulgata “se vuoi la pace prepara la guerra”) è una tragica falsità: se ciascuno si arma per sentirsi più sicuro, tutti saranno sempre meno sicuri. Non solo: con l’aumento della potenza (e diffusione) dei sistemi d’arma “ibridi” aumenta anche la probabilità di uno scontro armato “fuori controllo”. Non basta più nemmeno fare appello al diritto internazionale, ai patti e ai trattati in una fase storica in cui ogni singolo stato nazionale si sente sovrano in punta di diritto nello stabilire per proprio conto come e quando (anche preventivamente e oltre i suoi confini) usare la potenza bellica. Giuste argomentazioni economiche, geopolitiche e giuridiche contro le guerre hanno (in parte) retto le diplomazie delle cancellerie degli stati fino a quando è rimasta memoria delle due guerre mondiali. Oggi, per molti motivi, non è più così. Crollato il precario (oltre che iniquo) equilibrio dei rapporti di forza tra nord e sud del mondo, tra le aree di influenza geopolitiche e tra le classi sociali, siamo tornati al Leviatano puro: ciò che conta è la volontà di potere e la logica di potenza degli stati e dei gruppi sociali che se ne sono impadroniti. La guerra non è un evento eccezionale, imprevisto e indesiderato. È l’espressione massima e coerente della violenza organizzata, pianificata, finanziata e strutturata in un sistema di relazioni sociali basate sul predominio, la coercizione, la predazione delle risorse naturali, l’accumulazione e la concentrazione della ricchezza. Il neoliberismo è un’ideologia che ha avvelenato il sentire comune anche delle vittime, se è vero che un commerciante pluriassassino è diventato l’emblema della difesa della libertà, un generale misogino e xenofobo leder politico, il presidente psicopatico degli US il capo dell’internazionale delle destre. Ciò di cui ci dobbiamo preoccupare è che sono riusciti a far cadere il tabù della guerra e a sdoganare la sicurezza armata, la repressione del dissenso e delle giuste rivendicazioni degli esclusi, degli impoveriti. Peggio, i nuovi miliardari tecnoligarchi delle Big Tech si sono reinventati teologi e foraggiano sette religiose (cristiane e/o giudaiche, fa lo stesso) per arringare le masse in vista di una nuova Armageddon, la battaglia finale tra il bene e il male. Loro, intanto, si prendono avanti sul Giudizio universale assicurandosi gli appalti del Pentagono e sperimentandoli a Gaza. Se vogliamo la pace dobbiamo quindi rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza. La formulazione sintetica più giusta mi pare sia quella fornita dal papa Prevost: un’idea di “pace disarmata e disarmante” (Leone VIX, 1° gennaio 2026). Una politica di pace efficace risponde alla guerra con il disarmo, la smilitarizzazione, la descalation della violenza. La guerra va sconfitta innanzitutto sul piano della legittimità morale. Sempre Leone XIX ha scritto: “L’abisso del male [è] racchiuso nella guerra e, in generale, in ogni violenza” (Magnifica Humanitas, §217). È la dimensione etica della politica che è andata perduta in un malinteso realismo che ha coinvolto anche moderati e progressisti. L’idea che possa esistere una “guerra giusta” (umanitaria, risolutiva, a fin di bene…) ha aperto le porte alla odierna barbarie. Se il tema è come imparare a convivere in pace risanando le relazioni umane tra le persone, allora la politica dovrebbe mettere al primo posto la dimensione mentale, psicologica e spirituale che è alla base del vivere in comune. -------------------------------------------------------------------------------- Paolo Cacciari ha aderito alla campagna Un tetto Comune. -------------------------------------------------------------------------------- LEGGI ANCHE QUESTO ARTICOLO DI ENRICO EULI: > Mettere in gioco la nonviolenza. Adesso -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo Rimotivare il no alla guerra nella sua essenza e interezza proviene da Comune-info.
July 21, 2026
Comune-info