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Caserta, no alla militarizzazione delle scuole: la cerimonia militare con il Reggimento Bersaglieri
Assistiamo oramai da troppo tempo alla crescente commistione tra le forze armate e i ragazzi e le ragazze in età scolare. Quanto successo in Campania il 22 ottobre in occasione di una manifestazione socio sportiva (la 23° edizione della Flik Flok, a Caserta, organizzata dalla Brigata Bersaglieri “Garibaldi”) conferma la giustezza delle nostre posizioni e la gravità dell’allarme che lanciamo senza sosta da anni. Ci lascia sgomenti il fatto che si possa parlare di «un grande successo per tutta la città di Caserta» a proposito della partecipazione di «oltre 6 mila studenti provenienti da circa 40 scuole delle province di Caserta, Napoli, Benevento» che hanno potuto apprezzare «l’evento della Brigata “Garibaldi” di stanza nella città campana». Un evento che «da oggi, fino a domenica prossima, si svolgerà nei giardini antistanti la Reggia di Caserta», uno dei tesori architettonici d’Italia. Apprendiamo inoltre che nella stessa giornata «si è svolta in mattinata la cerimonia militare per il rientro del contingente dell’8° Reggimento Bersaglieri dall’impiego semestrale in territorio bulgaro e di saluto ai reparti in partenza della Brigata» e che alla cerimonia «ha fatto seguito il taglio del nastro e l’inaugurazione del villaggio “Cremisi”». La chiusura dell’articolo infine sottolinea l’entusiasmo dei giovani e delle giovani «che hanno animato il villaggio interagendo con i bersaglieri all’insegna dello sport e dei valori che questo racchiude». Ecco, ci chiediamo: perché ragazzi e ragazze in giovanissima età dovrebbero interagire con le forze armate? E come lo sport può diventare un ponte tra due universi che dovrebbero rimanere ben lontani e distinti? Una martellante retorica nazionalista e militarista sta attraversando le scuole e le strade del Paese. Noi, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università abbiamo messo a punto vari strumenti per resistere a questa invasione di campo scaricabili dal nostro sito (https://osservatorionomilscuola.com/2025/02/20/richiesta-esonero-attivita-scolastiche-partecipazione-forze-armate/ e (https://osservatorionomilscuola.com/2024/12/25/elenco-mozioni-editabili-del-vademecum-contro-la-militarizzazione-delle-scuole/) e chiediamo a chiunque abbia a cuore il destino della scuola pubblica di segnalare quanto succede in termini di militarizzazione nel proprio territorio alla seguente mail : osservatorionomili@gmail.com. Invitiamo inoltre chiunque interessat* a contribuire alle attività dell’Osservatorio aderendo alla nostra associazione al seguente link : https://osservatorionomilscuola.com/contatti/. Fonte: https://www.reportdifesa.it/esercito-grande-partecipazione-allinaugurazione-della-23-edizione-della-flik-flok-a-caserta-organizzata-dalla-brigata-bersaglieri-garibaldi/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Convegno di formazione 4 novembre: “Impatto e prevenzione dei modelli violenti, della società e nei mass media”
MERCOLEDÌ, 4 NOVEMBRE 2026, ORE 8.30 -13.00 ONLINE Nel contesto contemporaneo, caratterizzato da una pervasiva esposizione a linguaggi complessi, tecnologie digitali e rappresentazioni mediali ad alto contenuto di aggressività, la scuola si trova ad affrontare sfide educative senza precedenti. Per rispondere a questa urgenza pedagogica, la rete di istituzioni educative Polo Europeo della Conoscenza – I.C. Bosco Chiesanuova, in collaborazione con l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, promuove un importante incontro di formazione online dedicato a docenti e genitori. Questo corso di formazione rappresenta un’opportunità fondamentale per riaffermare il ruolo centrale degli adulti di riferimento, come presidio di pace, dialogo e consapevolezza critica. L’iniziativa si propone di fornire strumenti critici e metodologici per decodificare e disinnescare i modelli di violenza presenti nella società contemporanea, promuovendo al contempo pratiche pedagogiche orientate alla cultura della pace e della nonviolenza. Attraverso un percorso articolato in quattro moduli interconnessi, esperti di rilievo accademico e culturale analizzeranno le diverse sfaccettature del problema: PROGRAMMA 8:30 – 8:40 Saluti di Roberta Leoni Presidente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università 8:40 – 8.50 Giulia Bausano, Docente Introduce il tema: “La scuola tra realtà e finzione” e presenta 8:50 – 9:30 Dario Bassani, Autore, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale “L’impatto dei giochi di violenza e guerra nei processi di nuove dipendenze” Dario Bassani è saggista, filosofo ed esperto di comunicazione editoriale italiano. Attualmente è Responsabile Editoriale, cura, scrive ed edita i contenuti multimediali, inclusi video saggi e podcast come Domande Prime, per il progetto culturale Lucy sui mondi. 9:30 – 9:40 Renata Puleo, Dirigente scolastica Introduce il tema: “La scuola e i suoi linguaggi” e presenta 9:40 – 10:20 Davide Borrelli, Professore di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università “Suor Orsola Benincasa” di Napoli “Disinnescare la violenza strutturale insita nel linguaggio pubblico” Davide Borrelli è docente di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università del Salento. Docente di Sociologia dei processi culturali e Politiche della valutazione presso l’Università Suor Orsola Benincasa di Napoli. 10:20 – 10:30 Michele Lucivero, Docente Introduce il tema: “A scuola di pacifismo” e presenta 10:30 – 11:10 Stefano Cobello, Insegnante, sociologo e pacifista “Pedagogia nera e pedagogia bianca – Modelli pedagogici a confronto: loro potenzialità nella crescita e nell’educazione” Stefano Cobello è un insegnante, sociologo, pacifista, fondatore e coordinatore del Polo Europeo della Conoscenza – Europole. 11:20 – 11:30 Alessandra Mancuso, Docente Introduce il tema: “A scuola di STEM” e presenta 11:30 – 12:10 Stefano Borroni Barale, Fisico teorico, docente, saggista “Tecnologie digitali in educazione: progresso o controllo?” Stefano Borroni Barale è un fisico teorico, docente, saggista e attivista italiano, noto in particolare per il suo impegno nella divulgazione legata al software libero, già ricercatore per l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare [INFN] all’interno del progetto EU-DataGrid. IL CORSO DI FORMAZIONE COME AGGIORNAMENTO PER I/LE DOCENTI CON ESONERO PER LA GIORNATA SCOLASTICA. I/LE DOCENTI (A TEMPO INDETERMINATO E DETERMINATO) HANNO DIRITTO A 5 GIORNI DI ESONERO DAL SERVIZIO PER ANNO SCOLASTICO PER PARTECIPARE AD ATTIVITÀ DI FORMAZIONE E AGGIORNAMENTO, IN BASE ALL’ART. 36 DEL CCNL SCUOLA 2019-2021. Al termine degli interventi ci sarà spazio per le domande e per un dibattito costruttivo. Infine verranno proiettati dei video per i saluti finali. L’iniziativa è aperta a docenti, dirigenti, educatori e famiglie. L’incontro sarà online. Il link sarà mandato solo agli iscritti. La partecipazione è gratuita. L’attestato finale è valido per l’aggiornamento in servizio per gli Insegnanti. Per qualsiasi domanda su registrazioni, certificazioni presenze, certificati si rimanda alle FAQ. Per info clicca qui. PER ISCRIVERSI CLICCARE QUI -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Contrarietà degli ecopacifisti all’accordo tra Esercito e città metropolitana di Napoli
COMUNICATO CONGIUNTO VAS NAPOLI/ MIR NAPOLI – 13.10.26 Il 12 ottobre 2026, nella sede del Consiglio Metropolitano di Napoli, si è stipulato un protocollo d’intesa tra la Città Metropolitana, rappresentata dal Sindaco Gaetano MANFREDI, ed il Comandante Terr/le Sud dell’Esercito Italiano, Gen. C.A. Andrea DI STASIO.  Fine dichiarato dell’accordo sarebbe: “la realizzazione di iniziative congiunte finalizzate alla promozione e valorizzazione del territorio metropolitano, del patrimonio storico, culturale, paesaggistico e ambientale, anche attraverso eventi sportivi, culturali, educativi e sociali”. Nel corso della conferenza stampa per la ratifica di questo protocollo d’intesa, il Gen. DI STASIO, oltre a ribadire che questo accordo alimenta la sinergia tra istituzioni per valorizzare il territorio, ha dichiarato che l’Esercito lo farà “promuovendo la cultura della Difesa, i valori costituzionali, la legalità, la solidarietà e il senso civico, valorizzando le competenze tecniche, sportive, e organizzative per progetti rivolti alle scuole, ai giovani e alla cittadinanza”. «Dissentiamo completamente da questa idilliaca visione del rapporto tra forze armate e territorio metropolitano di Napoli, uno dei più militarizzati d’Italia – afferma Ermete FERRARO, responsabile della sede napolitana del M.I.R. Italia e del locale Circolo metropolitano V.A.S. di Napoli – Abbiamo ripetutamente denunciato l’incessante processo di militarizzazione della società civile e delle istituzioni formative, unito alla narrazione sul presunto ruolo delle istituzioni militari nella salvaguardia dell’ambiente, a fronte di problemi energetici ed ecologici causati invece proprio dalle forze armate e dalla loro occupazione del territorio senza limiti né controlli». Gli ecopacifisti di Napoli – ricordando che sta iniziando una rischiosa esercitazione nucleare della NATO sulle nostre teste – si dissociano da tali inopportune intese ed invece sostengono progetti di educazione ambientale e  formazione alla pace, al disarmo e alla difesa civile, popolare e nonviolenta. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Siena, una giornata di educazione stradale in caserma
Tra il 12 e il 13 ottobre (le fonti divergono sulla data), oltre 1.200 studenti delle terze medie e delle quarte superiori di Siena hanno partecipato, nella caserma Bandini, sede del 186° Reggimento Paracadutisti “Folgore”, alla prima di tre giornate de “La strada tra passione e sicurezza” (Newsistruzione). L’iniziativa, di educazione stradale, è organizzata dall’Associazione Nazionale Carabinieri (ANC) di Siena in collaborazione con le forze dell’ordine. La Rete Senese contro il Riarmo l’ha contestata pubblicamente; Futuro Nazionale Siena ha risposto difendendola. A promuovere l’iniziativa è la sezione di Siena dell’ANC, presieduta da Aldo Di Raimo. Il progetto ha il patrocinio di Regione Toscana, Prefettura, Provincia, Comune di Siena e Arma dei Carabinieri (La Nazione). Il prefetto di Siena, Valerio Massimo Romeo, era presente e ha ringraziato il reggimento per l’ospitalità e la promozione dell’iniziativa. L’assessore comunale Micaela Papi ha sottolineato il valore della collaborazione tra enti, scuole e forze dell’ordine (Newsistruzione). Secondo il presidente dell’ANC, ogni giornata del progetto si apre con l’alzabandiera alle 8,30, svolto in forma solenne dal reggimento con gli studenti schierati a fianco del drappello d’onore. Gli stand delle forze dell’ordine hanno trattato anche altri temi: i carabinieri hanno illustrato la violenza di genere e i comportamenti da tenere in caso di aggressione. La Rete, nel proprio comunicato, indica circa 1.300 alunni e alunne delle scuole medie inferiori e colloca l’evento lunedì 12 ottobre. Sostiene che la sicurezza stradale sia stata un pretesto per un’operazione di immagine e solleva quattro rilievi: 1. l’associazione tra “sicurezza” e ambiente militare, che veicolerebbe l’idea che la sicurezza dei cittadini passi attraverso le forze armate; 2. l’alzabandiera davanti a minori, descritto come normalizzazione dei codici e della disciplina militare; 3. il discorso del comandante, che avrebbe commemorato un caduto di El Alamein (1942) definendolo “caduto per la democrazia”, formula che la Rete giudica una riscrittura della storia, perché quei soldati furono mandati a combattere dal regime fascista a fianco dell’esercito nazista; 4. gli studenti e le studentesse accompagnate/i negli stand da un paracadutista con funzioni di tutor. La Rete rimprovera inoltre alle scuole aderenti superficialità e chiede alla scuola, alle famiglie e alla cittadinanza una riflessione sui valori e sui contesti in cui crescono i ragazzi. La strada tra passione e sicurezza è un progetto che si ripete da anni. Nell’edizione di Monteroni, giunta alla quinta, i laboratori erano promossi da polizia municipale, carabinieri, polizia stradale, Guardia di Finanza, Misericordia, ACI e motoclub (La Nazione). Nel 2018 risultava promosso dal Comitato Associazioni Sportive Senesi, con le classi quinte delle primarie ospitate nella caserma dei Carabinieri di viale Bracci (Gonews). Il caso del 2026 si distingue per la sede: una caserma di un reparto delle forze armate, e non dell’Arma dei Carabinieri. USB Pubblico Impiego Siena ha pubblicato un documento che contesta i programmi di orientamento dell’Esercito nelle scuole superiori. Il testo non cita l’evento della caserma Bandini e riguarda un programma più ampio. Secondo il sindacato, il programma è promosso dall’Esercito con il sostegno degli Uffici scolastici regionali e provinciali e dopo la Toscana coinvolgerà l’Emilia-Romagna nell’anno scolastico 2026-2027. Per il primo e il secondo anno prevede la presentazione dell’accesso alle Scuole militari di Napoli e Milano; per il quarto e il quinto, incontri su Accademia militare, Scuola sottufficiali e percorsi professionali nelle Forze Armate. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università facciamo nostre le osservazioni della Rete senese contro il riarmo e aggiungiamo: l’Europa si sta riarmando ed evoca quotidianamente imminenti conflitti e guerre. Il governo italiano aderisce alla politica di riarmo, sacrificando per essa il benessere dei cittadini. In questo contesto attività come quelle descritte non possono essere che lette come propaganda per reclutare giovani. Questo vuol dire accettare la guerra come possibilità e prepararsi ad essa. Noi non accettiamo la guerra, la rifiutiamo e non abbiamo messo al mondo i nostri figli per mandarli a morire in combattimento. La ripudiamo, come fa la nostra Costituzione, e la riteniamo obsoleta, disumana e inutile. Lottiamo affinché il mondo e l’Italia prendano un’altra direzione: quella della risoluzione pacifica dei conflitti e quella dell’educazione alla pace. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Tempi di Fraternità: Il ritorno al nucleare e l’llusione dell’atomo
DI LAURA TUSSI SU TEMPI DI FRATERNITÀ DI NOVEMBRE 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Tempi di Fraternità nel numero di novembre 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Torino, da città dell’auto a polo del nuovo caccia da guerra
Da indotto dell’automobile a cittadella della guerra. Dopo decenni di desertificazione industriale, Torino spera nel rilancio giocando ogni carta sulla produzione di guerra. Grandissime aree su cui sorgevano stabilimenti industriali sono state abbandonate per decenni e la crisi della Fiat ha determinato la rapida decadenza dell’indotto e dei servizi collegati al complesso metalmeccanico, un’autentica desertificazione industriale con la perdita di decine di migliaia di posti di lavoro. La fabbrica fordista ha lasciato spazio per pochi anni alla fabbrica Toyota. Pochi lustri prima della decadenza industriale, per ogni tre posti di lavoro perduti il complesso militare ne offre a dire tanto uno. La riconversione dell’industria a fini militari sarà forse conveniente per la finanza e la speculazione, ma a fini occupazionali e industriali presenta risultati a dir poco deludenti. È di pochi giorni fa la nascita del primo sito internazionale del Global Combat Air Programme (GCAP) con la produzione del caccia di nuova generazione, doppione di altri aerei da guerra, che nasce dalla collaborazione di tre Paesi, Italia, Giappone e Regno Unito, riuniti nella joint venture Edgewing, a sua volta partecipata, con pari divisione delle quote azionarie, da Leonardo, BAE Systems, e Japan Aircraft Industrial Enhancement Co. Ltd. (JAIEC). Leggiamo testualmente dalla dichiarazione di un alto dirigente di Leonardo che «Il GCAP è uno dei programmi più sfidanti e all’avanguardia dell’intero settore dell’aerospazio, difesa e sicurezza, in grado di preservare sovranità tecnologica per le generazioni future. Il GCAP guiderà lo sviluppo tecnologico e la crescita a lungo termine delle economie dei Paesi coinvolti, creando posti di lavoro altamente qualificati e sostenendo gli ecosistemi produttivi lungo l’intera filiera. Attraverso il GCAP, stiamo garantendo un futuro più sicuro e prospero per l’Italia, così come per i nostri alleati, Giappone e Regno Unito» (clicca qui per le informazioni). Quando parliamo di riconversione dell’industria civile a fini militari intendiamo molti dei processi trasformativi delle imprese, il riutilizzo di aree dismesse destinate a nuove imprese, join venture appositamente costruite per fare impulso alla produzione di guerra e allo sviluppo di tecnologie duali. E Torino non è scelta a caso, ha una importante università, laboratori e centri di ricerca all’avanguardia, un sistema rodato che mette insieme strutture pubbliche e private, è il territorio adatto allo sviluppo della produzione di guerra, a sistemi di arma come l’aereo di ultima generazione che mette insieme il digitale con la IA, la meccanica con la ricerca, la robotica con l’informatica, l’elettronica con il mondo cyber. La realizzazione di questo nuovo caccia sarà propedeutica per lo sviluppo di nuove cittadelle della guerra, per il salto di qualità tecnologico a lungo ricercato, il progetto di un nuovo caccia presenta poi risorse tali da mettere insieme le principali aziende di armi italiane con il loro indotto, le filiere al completo, i centri di ricerca e le start up, piccole e medie aziende. Non sarà impresa facile mettere d’accordo le aziende dei vari Paesi coinvolti, ma da quanto sappiamo hanno già creato un’organizzazione nella quale incanalare i contributi delle industrie nazionali. Siamo davanti alla realizzazione degli intenti comunitari ossia una industria europea capace di superare gli egoismi nazionali. Ad oggi siamo già nella fase operativa a tre anni dall’avvio del progetto la cui realizzazione è prevista nel 2035 con il sistema aereo di nuova generazione. La scelta di Torino, come dicevamo sopra, non è casuale, è una città industriale sui cui territorio operano centri di ricerca, aziende aeronautiche all’avanguardia. Quanto ai numeri di Leonardo, scordiamoci che possa nascere una nuova Fiat, ad oggi abbiamo poco più di 5.000 addetti alle sue dipendenze che diventano in tutta la Regione circa 14mila se consideriamo l’intero sistema che ruota attorno al bacino militare, spesso con maestranze impegnate in produzioni duali. Numeri deludenti che poi corrispondono a qualche reparto della vecchia Fiat. Chi pensava che la produzione di guerra facesse da volano alla occupazione presto dovrà ricredersi. Federico Giusti, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Piombino, 24 ottobre: dibattito contro il ritorno della leva militare
SABATO 24 OTTOBRE ORE 16.30 SALA DI QUARTIERE DI SALIVOLI (LUNGOMARE MARCONI 280) PIOMBINO I ricchi vogliono la guerra, i giovani vogliono il futuro! Il 24 ottobre a Piombino ci sarà un momento di dibattito e confronto tra diverse realtà giovanili e studentesche contro il ritorno della leva militare. Interverranno: Serena Tusini, docente e membro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università; Opposizione Studentesca d’Alternativa Roma; Collettivo Scuola di Carta Livorno; Giovani Comunisti di Piombino. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
El Alamein e il pellegrinaggio della religione militarista
Mancò la fortuna, non il valore1, è questo il motto con cui si ricorda la battaglia di El Alamein, sconfitta campale dell’esercito italiano e di quello tedesco da cui iniziò la loro disfatta in Africa. El Alamein si trova in Egitto. A metà degli anni cinquanta del secolo scorso venne costruito un Sacrario militare a ricordo dei caduti in una battaglia la cui sconfitta, nel 1942, fortunatamente assestò un colpo notevole al nazifascismo. Il valore richiamato era quello dell’oppressione coloniale, dello sfruttamento di terre e popoli, della diffusione del fascismo. La sconfitta di quella battaglia fascistissima, che ancora oggi molti nostalgici del regime lamentano, fu in realtà l’inizio della liberazione dell’Africa dalle presenze degli eserciti fascisti e nazisti. Ogni anno la celebrazione di El Alamein ha un significato politico ben preciso, che attribuisce alla ricorrenza non solo l’esaltazione del militarismo ma anche un chiaro marchio fascista. A tal riguardo leggiamo cosa scrive una rivista online: L’abnegazione, l’eroismo e la tenacia delle truppe italiane fu magnifico ma la propaganda post bellica italiana, tramite film e documentari menzogneri o, addirittura, macchiettistici, non rese mai giustizia ai nostri uomini che colà diedero quanto di più alto si possa, la vita, per la grandezza dell’Italia2. In questi giorni è in corso un autentico pellegrinaggio, un raduno con lancio di paracadutisti per omaggiare le vittime del 1942,che poi è occasione propizia per rafforzare l’adesione alle associazioni di reduci ed ex militari (clicca qui). L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, invece, preferisce una lettura storica e disincantata sulle avventure neocoloniali della Seconda guerra mondiale a partire da quel Italiani, brava gente? Un mito duro a morire (Neri Pozza, 2005) in cui l’autore, Angelo Del Boca, analizza il mito assolutorio di una paternalistica e benevola nazione coloniale smontando la retorica ufficiale sulle campagne di guerra del fascismo. La retorica di guerra tace gli orrori, i massacri, gli inganni che caratterizzano ogni conflitto, così come tace le migliaia di morti e le conseguenze sociali e materiali delle guerre. E quando non tace si fa esaltazione di quegli stessi massacri (come nel caso di El Alamein) e rimpianto rabbioso del fallimento di un’impresa coloniale e delle conquiste che il nazifascismo si proponeva di estendere. E proprio quella rabbia per anni ha rappresentato il cemento di culture revisioniste, nostalgiche, dell’antipolitica e dell’ideologia di destra, quando non hanno assunto altri connotati: ad esempio la mera esaltazione di una presunta grandezza italica. In queste narrazioni viene quasi sempre omesso un particolare rilevante che non ci stanchiamo di evidenziare: l’Italia combatteva a fianco del nazismo, aveva usato gas tossici e bombardamenti a tappeto contro la popolazione civile nelle terre al sole occupate in Africa. Di eroico troviamo ben poco nelle guerre coloniali. Rinnovare fiducia e stima nel valore salvifico della battaglia militare è il retaggio di una cultura che nel tempo ha giustificato il fascismo, il colonialismo, le occupazioni militari e il grande inganno che trasforma i giovani in carne da cannone. E oggi, con opportune rivisitazioni, questo presunto eroismo è funzionale al riarmo e ai processi di militarizzazione. Di questo, e non di altro, urge parlare contrastando amnesie, revisionismi storici e rimembranze acritiche e nostalgiche scisse dal contesto storico del tempo. 1 epitaffio apposto il 1° luglio 1942 dai Bersaglieri del 7° Reggimento su un cippo di pietra nel deserto egiziano 2 https://italiacoloniale.com/2019/09/12/sacrario-di-el-alamein-mi-sento-debitore-nei-confronti-di-coloro-che-qui-hanno-combattuto-e-perso-la-vita/ Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Gioventù guerriera, rivoltosa e maranza davanti alla Ragione militare
GIOVENTÙ GUERRIERA Il giornalista Gianni Lannes, il guerriero della luce come troviamo scritto sul suo profilo, è, in questo caso, un cavaliere dell’Apocalisse. Il suo documentatissimo articolo sul rapporto fra la Benelli (https://benelli.it/it/) e la scuola superiore “Enrico Mattei” (ITIS di Urbino) dà conto del preoccupante intreccio fra le industrie delle armi e i percorsi di orientamento al lavoro nelle scuole superiori. Nell’ultima definizione formale, e ridefinizione sostanziale, la FSL (formazione scuola lavoro ex PCTO) collega esplicitamente i protocolli che siglano la collaborazione fra istituti scolastici e Forze Armate, le norme che consentono le amicizie con le aziende che producono morte, in modalità dual use o direttamente con il manufatto finito e pronto all’uso, di cui nelle pagine dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università quotidianamente ci occupiamo. Il blog su cui appare l’articolo di Lannes è quello della rivista «Su la testa!», voce del Partito della Rifondazione Comunista, quindi sarà facile tacciare la segnalazione come frutto del consueto estremismo di sinistra. Ma non potranno esserci smentite, il giornalista cita fatti e non fa astratte analisi (clicca qui per la notizia). Su questo sito si trovano numerosi articoli sul perverso rapporto fra il mondo dell’istruzione e quello del mercato del lavoro, cioè commercio, scambio impari fra forza lavoro e aziende di ogni tipologia (clicca qui per Vicenza; oppure qui per Grosseto; o anche qui per Pomigliano D’Arco; o qui per Bellano; o qui per Cagliari; infine qui per Livorno). Si delinea, analizzando il fenomeno della FSL, con chiarezza lapidaria in cosa consista lo sfruttamento, a diversi livelli, del capitale umano, opera di messa a valore nella catena di produzione capitalista dei corpi e delle menti, il lavoro vivo e le sue progressive trasformazioni in merce, diremmo con il Moro (Karl Marx). Sono parte di tale capitalizzazione non solo i nostri giovani ma, in funzione di manodopera di riserva anche coloro già più volte scartati, i licenziati, gli inoccupati/disoccupati, i cassaintegrati, i Neet (coloro che ormai non cercano più nulla, né a scuola né sul mercato). Il percorso scuola-lavoro non è formativo e orientativo nel senso a cui entrambe le parole dovrebbero fare riferimento. È un vicolo cieco, è la morsa che svilisce proprio la formazione come educazione libera durante un’età e in un luogo separati, dove sviluppare propri desideri e attitudini, senza adesione precoce al mondo adulto, in cui la scelta assomiglia oggi a un destino di classe a cui è impossibile sottrarsi. Orientare significa oggi insegnare un fiacco adattamento all’esistente, diversamente disegnato nell’immaginario collettivo e politico per i figli delle élite, gli ereditieri come furono chiamati in un classico saggio sociologico, analisi mai superata, neanche nei tempi migliori del benessere anni Sessanta e del riformismo anni Settanta, per quelli delle classi medie in decadenza, e per il vasto sottoproletariato, per i destinati alla maranza. Termine di odiosa fattura su cui tornerò (P. Bourdieu; J-C. Passeron, Les Héritiers. Les étudiants et la culture, Les éditions de minuit, Paris 1964). GIOVENTÙ RIVOLTOSA Mi sposto a monte del fenomeno e provo a guardare alla cornice politica, a quello sfaldamento del tessuto sociale che si legge sullo sfondo delle grandi manifestazioni e proteste giovanili in Francia, Spagna, Germania, Belgio. Vere e proprie rivolte. La repressione ferocissima che tenta di sedarle ne dà la dimensione, ne dice l’ampiezza e la paura che incutono ai governi. Diverse analisi le osservano a caldo, in primis nella stessa Francia, e in Italia. Il quotidiano Libération in numerosi articoli descrive la lenta cancellazione del futuro che i giovani avvertono, che le famiglie per loro temono presagendola vicina, già qui (https://www.liberation.fr/societe/education/ ; clicca qui). Presagio che trova attualizzazione nella difficoltà manifestata dai giovanissimi a stare a scuola, per i maggiorenni nelle università, quando nulla ha più a che vedere con quel patto fra salariati e capitale che aveva garantito le loro famiglie, il welfare, lo stato soccorrevole e destabilizzante il libero mercato, come lo hanno definito i portavoce del capitale. Non ci si può emancipare uscendo dalla casa genitoriale, il costo delle abitazioni è fuori dalla misura di qualsiasi salario, stipendio, economia famigliare. Abitare le grandi città è un lusso, abitare le campagne spopolate ugualmente. Anche in Italia non esiste un piano-casa credibile del Governo (si veda il decreto liquidato di recente, 2026), la bolla finanziaria legata al mercato immobiliare non è di fatto mai stata riassorbita, le Fondazioni Bancarie, le Casse Private di Previdenza, speculano. In Italia la Cassa Depositi e Prestiti che gestisce il risparmio dei lavoratori, gioca in borsa con i fondi finanziari (Altreconomia n. 294 luglio/agosto 2026 pp 14/21; clicca qui). A Roma si è sviluppata una sorta di concorrenza fra l’incerta politica abitativa del Governo e il Campidoglio, ma l’approccio sembra lo stesso a detta dei commentatori, fra alienazioni, acquisizioni, valorizzazione e deleghe ai fondi immobiliari (clicca qui). L’accesso al lavoro per una vita dignitosa, dunque equo nei tempi e nella erogazione del salario, che consenta di accedere a quella parte dell’economia fondamentale, non consumistica ma desiderante altro, oltre la giornata lavorativa, è un miraggio. La cultura è immessa nella soffocante retorica delle proposte del Life Long Learning, tutta la vita in formazione secondo le regole imposte dalle agende europee. Vivere nei Paesi con l’economia più avanzata non cambia la condizione se non si è già ricchi. Scrive Domenico Moro, che destra e sinistra puntano tutta l’attenzione alla voce del debito pubblico e la risposta è sempre la stessa, riduzione della spesa sociale, sulla sanità, sulla scuola, e dunque austerità. Austerità che non si cita quando si tratta di aumentare le spese militari (il Warlife!). Continuiamo a documentarne la crescita sulle pagine dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, è la sfida del sangue, potremmo definirla, quella che dall’alto delle presidenze e dei ministeri ci dicono che dobbiamo pur far affrontare ai nostri giovani. Se così esplicito è stato Emmanuel Macron, da noi passa la locuzione difesa totale, e il termine deterrenza, che altro non è  se non lo spavento che si induce come evitamento del rischio peggiore, clicca qui). Contrappunto all’analisi di Moro, è il commento di Lavinia Marchetti, con i profili dei giovani rivoltosi che, meglio che in qualsiasi altra lettura, testimoniano del disagio che è diventato rabbia (clicca qui). GIOVENTÙ ALLEVATA La storia del lavoro giovanile per formare e orientare a quello adulto, è lunga. Un interessante precedente della chiarezza ideologica con cui vengono macinati i destini sono le vecchie scuole aziendali. Le grandi imprese del nostro passato industriale allevavano i figli dei dipendenti, li addestravano nelle loro scuole, ne facevano operai, anche di élite, impiegati, fidelizzati alle sorti dell’azienda, in bona fide rispetto alla garanzia del lavoro, del salario. La FIAT, quando ancora stava sotto lo sguardo vigile del suo fondatore e dei suoi eredi diretti, com’è tipico delle imprese famigliari, operava la sua selezione mediante La Scuola Allievi FIAT e far entrare i propri figli era per gli operai un privilegio e una messa in sicurezza del futuro. Attiva dal 1922 al 1976, dopo cambi di sede e di indirizzo, oggi fa parte della musealità di Torino, città convertita dalla spericolata gestione familistica degli ultimi rami della dinastia di Giovanni Agnelli (padre e figlio), in una sorta di gioiello per turisti che non si spostano oltre il Quadrilatero, verso la povertà delle periferie e dell’hinterland, con le macerie lasciate dall’indotto ormai finito con la fine della grande fabbrica (clicca qui). Questa esperienza, anche se è anticaglia, ci segnala cosa significa rimanere prigionieri nella condizione sociale in cui si è nati e cresciuti. Del resto, la tanto citata formazione duale tedesca è proprio questo: si sceglie presto il proprio indirizzo di studi e quello segna il cammino obbligato (clicca qui). In Italia, per i giovani senza futuro, ci sono gli istituti tecnico-professionali in quattro anni, più eventuali due di inutili Accademy pensate per promuovere un Made in Italy arrivato al capolinea, e i percorsi di formazione scuola lavoro svolti ai danni anche delle poche ore rimaste alle discipline inutili. Quelle utili sono funzionali a conseguire le competenze STEM, quando va bene anche con la recente nobilitazione in STEAM, dove la A sta per arte e si capisce, la necessaria competenza alla creatività personale (clicca qui). Se il tirocinio lavorativo data da prima della Buona Scuola di Matteo Renzi e del suo Jobs Act (tutti ricorderemo il Primo Ministro illustrare alla lavagna di ardesia, gessetto alla mano), il gioiello della sua riforma è proprio l’alternanza scuola lavoro, capace di portare la scuola verso il mercato e sdoganarla dal vecchiume delle lavagne nere e della polvere di gesso e condurla verso il futuro radioso della tecnologia, dell’innovazione, su cui molto lavora oggi la quarta missione del PNRR. La normativa è cambiata più volte e ha diversamente regolato il tirocinio nell’extra scuola, portandolo nel giro di qualche anno al compimento del 15esimo anno, e con il suo ingresso nei curricola scolastici. Si occupano di fornire ragguagli su questo percorso innumerevoli agenzie di consulenza sui cui siti abbondano, in trasversalità, orientamento, eccellenza, valori dell’imprenditorialità (clicca qui ; oppure qui). Andrebbe letto Il sillabo per l’imprenditorialità che traccia il percorso virtuoso di una delle più inquietanti fra le otto competenze fissate dall’Europa e fatte proprie da INVALSI, INDIRE, enti e agenzie di formazione, Università e, ovviamente, scuole che ne fanno il perno dell’Offerta Formativa ai clienti-studenti (clicca qui). Imprendere, intraprendere un’impresa implica molte capacità trasversali, quelle competenze che rendono meritevoli di successo le azioni di cui il profitto è l’obiettivo. Spesso, molto spesso frustrato, come mostrano le aperture e chiusure delle start up negli ultimi anni. Bisogna essere abbastanza spregiudicati, bisogna avere le spalle coperte da redditi famigliari, bisogna essere competitivi. Del resto, le otto competenze fanno eco al Quadro Europeo delle Qualificazioni (EQF)  suggerito dalla raccomandazione della Commissione Europa nel 2008, fattosi norma con la circolare del 2017 e rinnovato in occasione del decimo anniversario nel febbraio 2018 (clicca qui). Per un commento politico al patto scellerato fra scuola e imprese rimando al paragrafo di Luca Malgioglio e Alessandro Giarrettino, tra l’altro in perfetto dialogo con gli altri contributi – origini del management, militarizzazione, scuola dei meritevoli – in un testo di recente pubblicazione (R. Leoni, R. Puleo, E. Walken, Cantiere Scuola. Scavare fra le macerie e ricostruire fra utopie, visioni e attrezzi per andare oltre, Aracne, Roma 2026 pp. 41-70). GIOVENTÙ MARANZA (INTERMEZZO SUL TAMARRO CHE DIR SI VOGLIA) Paolo insegna italiano in un istituto tecnico da poco nei ruoli dopo, nonostante i concorsi superati, essere stato parcheggiato per anni in graduatorie di precari mai esaurite. Condizione precaria, come instabile è quella dei colleghi, della Dirigente che vagheggia megaprogetti con ENI, dei ragazzi, per lo più maschi, che ancora non hanno capito perché devono andare a scuola e sono esempi di quella maranza a cui accennavo più su. “Metti via il cellulare! E non bestemmiare!”, “Prof, guardo la fine del film e metto via, giurowalla!”. Dialoghi ordinari fra altri decisamente feroci, risse che lasciano rancori, alleanze, rese dei conti, come fra si conviene fra gang. Il territorio, di cui tanto amano parlare le aziende e il Ministero del Merito, come luogo dalle tante opportunità lavorative, nel superamento del fantomatico mismatching fra scuola e mercato del lavoro, è la Motor Valley. Marchi: Maserati, Ferrari, Lamborghini. L’autodromo di Imola, il Motor Show, sulla via Emilia, zona di produzione di miti che hanno abitato l’immaginario collettivo degli italiani, dalla utilitaria per tutti della vecchia Fiat di Torino, alle auto per pochissimi, ai Suv di Stellantis, alla Tesla di Elon Musk. Le idiosincrasie del vecchio Ferrari, raccontate in film e biografie, la mitopoiesi dell’auto, petit objet @, Jacques Lacan in versione meccanica, droga-pharmakon come la Coca Cola. Scriveva Illich nel 1973 in “Convivialità”, divenuta oggi bibbia degli hacker in convivio amorevole con i loro dispositivi, che l’americano-medio dedicava 4 ore al giorno alla sua auto, prediceva l’attuale inversione mezzi-fini fra tecnica e vita, la conversione del soggetto in protesi della macchina. Malgrado le cifre sui carcinomi giustifichino il soprannome per l’automotive emiliana in Tumor Valley, malgrado le morti e gli incidenti nell’alternanza scuola -lavoro, oggi PCTO, i patti orientativi al lavoro fra scuola e aziende, competano in scala con i 1400 morti sul lavoro nel 2023, la pubblicità paesaggio-bucolico-auto-squalo-silenzioso, continua a nutrire l’immaginario dei giovani. Abbandoni, NEET, nuove schiavitù della logistica, sono solo numeri degli sfigati nei grafici, presto coperti da quelli sui titoli in borsa. Nessun ordine di scuola come quello dove lavora Paolo, rappresenta meglio la crisi attuale di scuola e società, degli istituti tecnici, su cui il ministro meritevole ha da tempo messo occhi e decreti: via l’insegnamento della storia, meno roba letteraria (sic), più compiti reali da svolgere nelle ore di orientamento e di alternanza, quattro anni di durata complessiva, si è detto. (Paolo La Valle, Gli automotivati. La love story tra scuola e motori, Alegre, Roma 2024). Odiare nel tamarro, nel maranza, la stessa età giovane. Anche gli alternanti sono divisi da una logica di classe sociale. Nei licei si va a lavorare in biblioteca, si preparano convegni e presentazioni di libri, si gironzola per le stanze di un ufficio (li ho visti all’ufficio delle entrate: non sapevano bene dove fossero finiti, nello sconcerto degli impiegati). A morire sulle impalcature, o per un incidente su un camion dove non avrebbero dovuto salire, sono i ragazzi dei tecnico-professionali. Ma, anche per le organizzazioni sindacali maggioritarie che mai hanno contrastato tali attività, è solo un problema di sicurezza sui luoghi di lavoro, di tutorato svolto bene a scuola e nelle aziende, nelle imprese che li ospitano. A un incontro organizzato a Roma proprio a ridosso di un grave incidente mortale durante una esperienza di alternanza, un giovane veneto mi ha detto che per lui è una fortuna andare qualche ora in un piccolo magazzino invece di stare a scuola, i padroni gli hanno offerto anche un lavoro estivo e lui e la sua famiglia ne hanno bisogno. Prima esco dalla scuola, prima guadagno i miei soldi. CONVERTIRE E RICONVERTIRE La riconversione industriale del nostro governo si può riassumere nella risposta che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dato all’opposizione durante un confronto in aula sul caso ILVA: «se avevate un piano per l’ILVA potevate proporlo!». E c’è un elemento di verità in questa affermazione perché, se il combinato interministeriale Difesa, Politiche del Lavoro ha in mente una riconversione di quel che resta dell’industria dell’acciaio in produzione bellica, la sinistra non ha mai preso seriamente in considerazioni altre opzioni, né per Taranto, né per altre aree industriali del Paese (clicca qui; oppure qui). Intanto il mondo cattolico sembra più allertato. Il vescovo di Genova Marco Tasca ha incontrato i lavoratori, durante la fermata temporanea degli impianti di produzione a Cornigliano e a Novi Ligure di Acciaierie Italia, difendere le famiglie è un dovere, pare abbia dichiarato (clicca qui). Le famiglie le ha a cuore anche la Meloni, madre cristiana, nel momento in cui è convinta che il loro bene sia la difesa di uno straccio di lavoro, costi quel che costi, anche la salute, quando non la vita, dei figli. E, allora, meno male che esiste la possibilità di arruolarsi, di entrare in uno dei tanti corpi delle Forze Armate, magari anche come Alpini o Carabinieri, così legati ai territori dove sono ubicate le loro caserme. La carriera militare è roba forte per soggetti resi audaci da accademie durissime. Per uomini e donne, è ormai finita la discriminazione di genere, semmai si può lavorare a valorizzare le residue differenze nelle abilità affettivo-relazionali, ma sempre sotto la scorza dell’obbedienza giurata alla bandiera. In fondo, guidare un caccia o saper manovrare un drone è esperienza eccitante, la scuola militare è perfino lussuosa come la Nunziatella di Napoli o come le caserme costruite dalla COBAR (clicca qui). Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Il 4 novembre non è la nostra festa! Appello dell’Osservatorio contro la militarizzazione
In questi giorni si stanno moltiplicando in tutto il Paese le circolari e gli inviti alle scuole per le iniziative legate alla celebrazione del 4 novembre come Giornata dell’unità nazionale e delle forze armate. Simili celebrazioni rappresentano un ulteriore passo in avanti rispetto al processo di normalizzazione della guerra e di marginalizzazione della cultura della pace che quotidianamente come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denunciamo. Si tratta a nostro avviso di una ennesima narrazione falsa ed edulcorata, che tace sulla violenza e sulle distruzioni della guerra, facendo leva su quegli interventi delle Forze armate – in occasione, per esempio, di calamità naturali – che in realtà potrebbero essere svolti da un altrettanto valido servizio civile. Un tentativo di far accettare supinamente alle nuove generazioni l’inevitabilità delle guerre, eludendo ogni forma di riflessione critica sul tema. Si profila quindi un altro 4 novembre che mira a portare dentro le scuole una forte ventata di nazionalismo, attraverso la retorica del compimento dell’unità nazionale, e di militarismo, facendo ricorso alla retorica del sacrificio: «si intende ricordare, in special modo, tutti coloro che, anche giovanissimi molto giovani, hanno sacrificato il bene supremo della vita per un ideale di Patria e di attaccamento al dovere: valori immutati nel tempo, per i militari di allora e quelli di oggi». Noi, proprio perché abbiamo il massimo rispetto per chi ha perso la vita nel corso del primo conflitto mondiale, pensiamo che la riflessione sul 4 novembre debba indagare i fatti storici, sottraendoli alla retorica militarista. Il nostro obiettivo è quello di “gettare” finalmente la guerra fuori dalla storia. Va innanzitutto ricordato che la Prima guerra mondiale fu per il nostro Paese una guerra di aggressione. Fu, infatti, l’Italia a dichiarare guerra all’Austria, dopo aver sottoscritto il Patto di Londra, un accordo con il quale Francia, Gran Bretagna e Russia assicuravano all’Italia, in caso di vittoria, l’espansione dei propri confini anche in territori in cui la popolazione italiana era in netta minoranza. Territori nei quali pochi anni dopo avvenne l’italianizzazione forzata ai danni di lingue e tradizioni autoctone. È di tutta evidenza che non si trattava tanto di completare il percorso risorgimentale verso l’unità nazionale, intriso anch’esso di massacri di popolazioni del Sud inermi e di false promesse di riforme sociali, quanto invece di riaffermare il carattere imperialistico di un’Italia che rivendicava il diritto all’occupazione e allo sfruttamento economico di altri Paesi, né più né meno di altre potenze coloniali europee. Contro questa narrazione a senso unico è fondamentale ricordare la diffusa opposizione di tanti soldati verso i comandi, che sfociò in diversi episodi di diserzione e renitenza alla leva con conseguenti condanne nei tribunali militari e decimazioni al fronte: circa 870mila denunciati, 350mila processi celebrati, 170mila condanne eseguite. La ferocia dei comandi militari, le decimazioni, le condizioni bestiali in cui i militari italiani si trovarono in trincea sono tutti elementi, ampiamente riconosciuti dalla storiografia, che devono di necessità entrare in una riflessione didattica attorno alla Prima guerra mondiale. Un conflitto che Papa Benedetto XV definì prima “un’orrenda carneficina” che disonora l’Europa e successivamente una “inutile strage”. Ci sono dunque fondati motivi per evitare una ricostruzione storica tanto acritica quanto appiattita sulla propaganda militarista odierna o, ancor peggio, retorica e bellicista, di questo tragico periodo storico. Soprattutto oggi, in un mondo ancora attraversato da numerosi conflitti, quello in Ucraina e quello che ha già visto il massacro di 42.000 palestinesi, compresi donne e bambini,, è necessario difendere e diffondere la cultura della pace per contribuire a realizzare il fine politico e storico della “pace perpetua” per l’intera umanità, così come prescritto nella nostra Costituzione. Nel contesto attuale, le celebrazioni del 4 novembre, Giornata dell’Unità nazionale e delle Forze armate, diventano, perciò, l’occasione per esaltare non solo il passato bellicista, ma il presente sostegno alla guerra. Così scriveva don Lorenzo Milani: «Era nel ‘22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l’esercito non la difese. Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e, riempiendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo». Non intendiamo, a cent’anni di distanza da quei tragici eventi, annacquare la storia e la storiografia nell’esaltazione acritica delle idee di patria e del dovere dentro un sistema di disvalori in cui il sacrificio della propria vita e l’annientamento del nemico vanno a braccetto con le malsane idee di vittoria e gloria perpetua. La guerra, qualsiasi guerra, è solo morte e distruzione. La guerra non ammette vincitori. Per tutte queste ragioni, e per molte altre osservazioni che potrebbero essere aggiunte, l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università propone per il prossimo 4 novembre una giornata di riflessione e approfondimento, una giornata da declinare nelle forme che le realtà territoriali riterranno opportune, individuando luoghi e percorsi che possano contribuire a rimettere in discussione la “voglia di guerra” che attraversa le classi dirigenti, e non solo loro, del nostro Paese. Facciamo appello, in particolare, a tutte le persone che operano nell’ambito della formazione, ma non solo a loro, per la segnalazione di tutte le iniziative che vedono coinvolte le Forze Armate nelle scuole e delle università per diffondere la narrazione militarista legata alla celebrazione del 4 novembre. Invitiamo, inoltre, le realtà territoriali e le associazioni pacifiste, antimilitariste e nonviolente a mobilitarsi per di una giornata di studio, a scuola e fuori dalla scuola, atta a promuovere la cultura della pace per opporsi alla crescente militarizzazione di ogni spazio sociale. Per segnalazioni e contatti: osservatorionomili@gmail.com Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente