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Il Fatto Quotidiano: Lecce, studenti in gita nella caserma dell’Esercito: “È promozione della cultura scientifica”
DI ALEX CORLAZZOLI SU IL FATTO QUOTIDIANO DEL 2 MARZO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Alex Corlazzoli, pubblicato su Il Fatto Quotidiano il 2 marzo 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. Sul sito dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuola e delle università ci sono persino delle immagini della giornata. “Alla caserma – denuncia l’associazione pacifista – è collegato un poligono di tiro nel quale si svolgono regolarmente delle esercitazioni militari a causa delle quali la polizia locale emette degli annunci di pericolo per tutta la popolazione residente e turistica, e conseguente divieto di attraversare la zona. Una ricaduta debilitante per qualsiasi altra attività sociale ed economica presente in quel territorio, tranne che per il comparto militare...continua a leggere su www.ilfattoquotidiano.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Bari, 6 marzo: Assemblea regionale “Contro il riarmo e la militarizzazione del territorio”
VENERDÌ 6 MARZO 2026 | ORE 18.00 CASA DEI COMBONIANI, VIA GIULIO PETRONI N, 101 – BARI Si svolgerà venerdì 6 marzo 2026, alle ore 18.00, presso la Casa dei Comboniani in Via Giulio Petroni n, 101 a Bari l’Assemblea pubblica per il lancio della petizione al Consiglio regionale della Puglia per una rappresentanza trasparente e partecipata nel Comitato Misto Paritetico Regione–Forze Armate, in materia di regolamentazione delle servitù militari. Interverranno: Antonio Camuso, Nicola Colaianni, Giuseppe La Porta, Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Laura Marchetti, Alfio Nicotra, coordinatore della Rete Italiana Pace e Disarmo, Angela Rizzi, Antonio Sanarica, sindacalista USB, Carlo Tombola, presidente di Weapon Watch. Sono inoltre previsti contributi e testimonianze dai territori interessati dalla presenza di infrastrutture militari. Nel corso dell’assemblea sarà presentata ufficialmente la petizione per chiedere alla Regione Puglia maggiore trasparenza e un più incisivo controllo pubblico in materia di servitù militari Link per partecipare online: meet.google.com/qxe-zcyt-uqp ———————– Di seguito il testo integrale della petizione: PETIZIONE AL CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA PER UNA RAPPRESENTANZA TRASPARENTE E PARTECIPATA NEL COMITATO MISTO PARITETICO PER LE SERVITÙ MILITARI AL SIG. PRESIDENTE DEL CONSIGLIO REGIONALE DELLA PUGLIA I sottoscritti cittadini e cittadine, premesso che – il territorio della Regione Puglia è interessato da una presenza significativa di infrastrutture e attività militari; – in attuazione delle politiche nazionali ed europee in materia di difesa, tale presenza è destinata ad accrescersi nei prossimi anni, con rilevanti ricadute ambientali, sanitarie, sociali ed economiche sui territori coinvolti; – il Comitato misto paritetico per la regolamentazione delle servitù militari, previsto dall’articolo 322, comma 3, del decreto legislativo 15 marzo 2010, n. 66, costituisce l’organismo istituzionale deputato alla consultazione tra lo Stato e le Regioni in materia di armonizzazione tra i piani di assetto territoriale e di sviluppo economico e sociale della regione e delle aree subregionali e i programmi delle installazioni militari e delle conseguenti limitazioni; – la normativa vigente prevede che il Comitato sia composto, tra gli altri, da sette rappresentanti della Regione, nominati dal Presidente della Giunta regionale su designazione, con voto limitato, del Consiglio regionale; considerato che – non esiste alcun obbligo normativo che imponga che tali rappresentanti debbano essere necessariamente consiglieri regionali eletti, rendendo dunque possibile valorizzare competenze esterne all’assemblea consiliare; – alcune Regioni, tra cui il Lazio, hanno già adottato o promosso modalità più aperte e partecipative nella designazione dei componenti regionali del Comitato; – il coinvolgimento di professionalità provenienti dal mondo accademico, scientifico, tecnico e dell’associazionismo può rafforzare il pluralismo, la qualità delle decisioni e la credibilità dell’azione istituzionale; – le comunità locali interessate dalle servitù militari segnalano da tempo una carenza di informazione circa lo svolgimento delle esercitazioni, le tempistiche e le ricadute sui territori, con effetti negativi sulle economie locali, in particolare nei settori agricolo, zootecnico e turistico; – procedure pubbliche e trasparenti di raccolta e valutazione delle candidature favoriscono la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e una più corretta informazione dell’opinione pubblica; chiedono che il Consiglio regionale della Puglia voglia: – prevedere, a partire dal prossimo rinnovo del Comitato misto paritetico per le servitù militari, la possibilità di valutare candidature mediante procedure pubbliche e trasparenti per la designazione dei rappresentanti regionali; – consentire la partecipazione, tramite tali procedure, di professionisti, studiosi ed esponenti qualificati dell’associazionismo e della società civile, con comprovata esperienza nei settori ambientale, giuridico, sanitario, territoriale o nella tutela dei diritti delle comunità locali; – definire criteri chiari e pubblicamente accessibili per la selezione delle candidature, o autocandidature, nel pieno rispetto delle prerogative istituzionali del Consiglio regionale; – promuovere una maggiore trasparenza e accessibilità delle informazioni relative all’attività del Comitato, anche al fine di garantire una tempestiva e adeguata informazione alle comunità locali e agli operatori economici dei territori interessati. I sottoscritti ritengono che tali misure possano contribuire a: – rafforzare il ruolo della Regione Puglia quale garante dell’interesse pubblico, della partecipazione democratica e della corretta rappresentanza istituzionale; – promuovere e tutelare l’autonomia di sviluppo delle comunità locali, contrastando scelte centralistiche e poco trasparenti e garantendo il coinvolgimento informato e partecipato delle popolazioni interessate nelle decisioni riguardanti opere e progetti che incidono sui loro territori. Confidiamo, pertanto, nell’emanazione a tempo debito di avviso pubblico nei termini suindicati. Soggetti promotori: AGESCI Puglia – ANCHENOI – ANPI Puglia – ARCI Puglia – Associazione Chiese Evangeliche Battiste di Puglia e Basilicata – Associazione PERIPLO – AVS Puglia – Centro Interdipartimentale di Ricerche sulla Pace dell’Università di Bari – Centro Studi Torre di Nebbia – COBAS Puglia – Comitato per la Pace di Altamura – Comitato per la Pace di Gioia del Colle – Comitato per la Pace di Manduria – Comitato per la Pace di Putignano – Comitato per la Pace di Ruvo di Puglia – Comitato per la Pace di Terra di Bari – Convochiamoci per Bari – Coordinamento Capitanata per la Pace – Coordinamento Grottaglie per la Palestina – Coordinamento Nord Barese Pace e Disarmo – Donne in Nero Bari – Fondazione don Tonino Bello – Gruppo Educhiamoci alla Pace – La Giusta Causa – Missionari Comboniani  di Bari – Movimento Ecclesiale di Impegno Culturale di Puglia – Movimento Nonviolento Puglia – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università Puglia – Osservatorio per la Legalità e per la difesa del Bene Comune di Giovinazzo – Peacelink – Provincia delle Puglie dei Frati Minori Cappuccini – Rete dei Punti Pace Pax Christi di Puglia – Rifondazione Comunista Puglia – Risorgimento Socialista Puglia – Weapon Watch -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. 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Trani, 5 marzo: Assemblea Pubblica “Contro i re e le loro guerre” con Osservatorio
Giovedì 5 marzo, assemblea pubblica del Coordinamento Pace e Disarmo Nord Barese alle ore 18.30 presso HUB Porta Nova a Trani. Nel tempo delle nuove monarchie, delle guerre globali che avanzano con l’arroganza del potere, il nostro compito è chiaro: smascherare i meccanismi dell’imperialismo e del colonialismo, opporci all’autoritarismo e alla repressione, rivendicare il diritto dei popoli all’autodeterminazione. Siamo qui per intrecciare le lotte, per riconoscere il filo che lega la militarizzazione delle scuole, l’embargo su Cuba, la negazione dello Stato di Palestina, la guerra globale contro ogni dissenso. Non vogliamo re né padroni. Nessun re, nessun esercito, nessuna guerra può decidere del destino dei popoli. La nostra voce si unisce a quella di chi, a Roma, nel Regno Unito, negli USA, si mobilita contro la violenza istituzionale, contro la logica della forza che trasforma la vita in campo di battaglia. Siamo parte di una comunità che non si piega, che costruisce solidarietà, che si oppone alle narrazioni tossiche del potere. Intervengono: Alfio Nicotra, portavoce nazionale rete pace e disarmo Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione della scuola e dell’università Amina Tridente, Global Movement to Gaza Puglia Invitiamo tutte e tutti a partecipare: la storia non si scrive da sola, la storia siamo noi, determinati a dire NO ai re, NO alle guerre. Sì alla pace, sì alla giustizia, sì all’autodeterminazione. --------------------------------------------------------------------------------
Comunicato Osservatorio sui neofascismi di Puglia sulla condanna delle aggressioni a Bari di CasaPound
COME GRUPPO PUGLIESE DELL‘OSSERVATORIO CONTRO LA MILITARIZZAZIONE DELLE SCUOLE E DELLE UNIVERSITÀ GUARDIAMO CON MOLTA ATTENZIONE E INTERESSE AL LAVORO DELL‘OSSERVATORIO SUI NEOFASCISMI PUGLIA, CON IL QUALE ABBIAMO SVOLTO ANCHE IN CONVEGNO CESP A BISCEGLIE NEL 2024. IN VIRTÙ DI QUESTA PROFICUA COLLABORAZIONE, CONDIVIDIAMO VOLENTIERI IL COMUNICATO STAMPA FIRMATO DALLA COORDINATRICE, DOTT.SSA ANTONELLA MORGA, RELATIVO ALLA CONDANNA DELL’ORGANIZZAZIONE NEOFASCISTA CASAPOUND DA PARTE DEL TRIBUNALE DI BARI PER I METODI SQUADRISTI UTILIZZATI NELL’AGGRESSIONE DEL 2018 AI DANNI ANCHE DI ELEONORA FORENZA, ALLORA EURODEPUTATA DI RIFONDAZIONE COMUNISTA, SPERANDO CHE LA SENTENZA POSSA ESSERE USATA COME MODELLO PER LE NUMEROSE AGGRESSIONI PASSATE TROPPO SPESSO SOTTO SILENZIO. Oggi [12 febbraio 2026, ndr] è stata una giornata importante per la città di Bari, antifascista e democratica e per tutta la Puglia. La Regione Puglia, costituitasi parte civile assieme ad Anpi, Comune di Bari e a chi nel 2018 fu vittima della violenta aggressione, oggi vede affermare la giustizia nella pronuncia della sentenza emessa. La sentenza che ha condannato gli aggressori fascisti di CasaPound, dopo sette anni di processi e rinvii, segna uno spartiacque importante e, come recita il comunicato dell’Anpi nazionale, è una condanna per la violazione della legge Scelba-Mancino. É una sentenza che farà storia, sarà riferimento e rafforza le richieste, ormai larghe e condivise in tutto il paese, sullo scioglimento di questa formazione neofascista e squadrista! In qualità di Coordinatrice dell’Osservatorio sui neofascismi della Puglia esprimo a nome di tutte/i le/i componenti dell’organismo regionale soddisfazione per la pronuncia emessa dai giudici di Bari. Il nostro organismo istituzionale da tempo ha denunciato e sostenuto quanto CasaPound inquini con la sua presenza e le sue manifestazioni gli spazi, le comunità e le istituzioni democratiche della nostra regione e dell’intero paese. Lo abbiamo abbiamo reso pubblico nel nostro Report sui neofascismi “Essi vivono” già nel gennaio del 2024 e lo riconfermeremo anche nel supplemento del Report che a giorni presenteremo pubblicamente alla stampa. Dott.ssa Antonella Morga Coordinatrice regionale Osservatorio sui Neofascismi Puglia Lungomare Nazario Sauro, 33 – 70121- Bari -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’IIS “Antonio Bello” di Molfetta il progetto “Valori in divisa”: cosa ne avrebbe pensato il vescovo pacifista?
Chissà cosa avrebbe pensato mons. Antonio Bello, protagonista indiscusso e purtroppo dimenticato del pacifismo pugliese, fondatore della Rivista Mosaico di Pace, davanti alla notizia che nella scuola a lui dedicata, l’IIS “Mons. Bello”, proprio a Molfetta (BA), città nella quale don Tonino aveva svolto il suo vescovato, si è svolta ieri, giovedì 26 febbraio 2026, l’iniziativa “Valori in divisa” con l’Esercito italiano e l’Associazione Eredi della Storia benemerita, che si scapicolla per portare nelle scuole vicende di combattenti e decorati al valor militare di Molfetta. E così, dopo la vicenda del Liceo “Scacchi” di Bari con le scolaresche portate nella caserma dell’Esercito a farsi raccontare la vicenda delle foibe e la Marina Militare in scena ad Altamura, a Taranto e a Lecce, la Puglia si conferma la regione privilegiata per l’operazione di reclutamento per le future generazioni da mandare a fare la guerra. Non ci stupiamo del fatto che a Molfetta, presso l’IIS “Mons. Bello” sia stato il Rotary a sostenere l’iniziativa, che ha poi postato le foto con la Dirigente (clicca qui), e nemmeno che a sponsorizzare l’evento nell’istituto ci fosse l’Associazione Eredi della Storia benemerita, già protagonista di un Protocollo d’intesa siglato tra diverse scuole e la Caserma “Domenico Picca” di Bari, giacché l’Associazione si prefigge lo scopo di ricordare eventi bellici ed “EROI MOLFETTESI” con un memoriale di cimeli delle diverse «guerre 15-18, 40-45 e di quelle meno note (Guerra italo-turca, Guerra d’Africa)», come si legge dalla loro pagina Facebook (clicca qui). Ciò che, invece, ci stupisce è che la comunità scolastica dell’IIS “Bello”, con tutti i suoi docenti e le sue docenti, rimanga impassibile davanti a chiare operazioni di reclutamento, infatti non a caso l’iniziativa è stata svolta con il Tenente Colonnello La Mura, Capo Ufficio Reclutamento del CME Puglia, circostanza che da anni denunciamo in questo sito. Non solo, come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, ci chiediamo quali possano essere gli orizzonti educativi e pedagogici che spingono i docenti e le docenti dell’IIS Bello a svolgere iniziative con l’Esercito per «condividere riflessioni profonde sul valore del servizio, della legalità e della fedeltà alle istituzioni». Siamo sicuri che, dal punto di vista pedagogico, le scuole e gli eserciti abbiano gli stessi obiettivi e i medesimi orizzonti semantici in relazione al “valore del servizio” e alle “fedeltà alle istituzioni” da trasmettere ai ragazzi e alle ragazze? Non è il caso di scomodare don Lorenzo Milani sul significato del servizio, della fedeltà e dell‘obbedienza, che, evidentemente, non possono essere delle virtù, se esse vengono veicolate dagli eserciti, che hanno come scopo principale quello di fare la guerra, oggi sempre più vicina, considerato anche il ritorno della leva obbligatoria prevista per marzo per i nostri ragazzi e le nostre ragazze. E non è il caso di scomodare don Milani, perché a Molfetta, all’IIS “Bello in particolare, dovrebbe essere abbastanza chiaro il ricordo del pensiero, ma soprattutto l’impegno attivo e nonviolento di don Tonino Bello nella smilitarizzazione nella nostra Puglia, invasa da basi militari e poligoni di tiro, e il suo sogno di convertire le spade in vomeri. Dovrebbe essere meno sbiadito alla comunità molfettese il rifiuto della guerra di don Tonino, definita come una “follia” e un atto ingiusto, così come la condanna della corsa al riarmo con la produzione e la vendita di armi, interpretata come un’offesa a Dio e all’umanità. Quello di don Tonino non era, semplicemente, un pacifismo passivo, che magari si esauriva ieri come oggi con la mera esposizione di uno stendardo o di un semplice discorso, ma un impegno antimilitarista attivo e personale contro la logica del tornaconto e della violenza che la guerra porta con sé e per la promozione del disarmo culturale ed economico (qui il suo ricordo tracciato su il Manifesto). Vorremmo, allora, rinfrescare la memoria alla comunità educante molfettese con un episodio nel quale don Tonino mostrò ancora una volta il suo piglio provocatorio e dissidente davanti alla retorica militaresca, sperando che sia da esempio per il futuro: “Qualche mese fa, ero appena tornato dall’ospedale, mi invitano a celebrare per l’inaugurazione di una nuova nave militare… Io ascolto l’ufficiale che legge tutti i compiti a cui è chiamata questa nave: soccorrere i dispersi in mare, portare aiuti, ecc.. Allora io dico nella preghiera: ‘Fa, o Signore, che se questa nave manterrà fedelmente questi impegni, la sua bandiera sventoli sul pennone come tovaglia di altare; ma se non manterrà questi impegni la sua bandiera cada a terra come uno strofinaccio da cucina’. Sentivo i commenti di qualcuno ‘…e dire che sta male, è molto malato ed è appena tornato dall’ospedale, guai se stesse bene! ’. Poi al termine della messa, mentre mi tolgo i paramenti, mi si avvicina un alto ufficiale, fa il saluto militare e aggiunge ‘Eccellenza, le devo dire che questa sera andrò di nuovo a un’altra messa’; bene, sono contento, gli dico io. Sì, conclude l’ufficiale, perché la sua messa mi ha disgustato” (da Mosaico di Pace). Proprio per questo, dunque, per mostrare l’impegno concreto e individuale che ciascuno di noi, da educatori/trici e cittadine/i, dovrebbe opporre alla guerra e alle logiche belliciste che, mascherate da spirito di servizio e di fedeltà alle istituzioni, invadono retoricamente le nostre scuole, si è deciso di firmare personalmente questa denuncia, dichiarando la propria disponibilità a mostrare il progetto che da qualche anno prevede la militarizzazione delle scuole (clicca qui per i dettagli del Corso di Formazione presso il Liceo “Cartesio” di Triggiano). Michele Lucivero, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Molfetta -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cuba chiama, Bari risponde! Varie iniziative di raccolta medicinali e fondi
Dopo la chiamata generale fatta dalla Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e OSA per organizzare una campagna di solidarietà internazionalista concreta per Cuba, le tre organizzazioni a Bari hanno subito predisposto varie iniziative e punti di raccolta medicinali e fondi da inviare all’isola. I luoghi dove potrete trovare i compagni […] L'articolo Cuba chiama, Bari risponde! Varie iniziative di raccolta medicinali e fondi su Contropiano.
February 27, 2026
Contropiano
Istituto “T. Fiore” di Altamura (BA), iniziative a scuola con la Marina Militare: “Il Futuro è qui!”
Nel quadro dell’accelerazione propagandistica e retorica della commistione tra educazione e addestramento che porta alla normalizzazione della guerra e della presenza delle divise nelle istituzioni scolastiche, il 23 gennaio 2026 è toccato alla Scuola Superiore di I grado “T. Fiore” di Altamura ospitare alcuni esponenti della Marina Militare di Taranto per un incontro di orientamento, rivolto alle classi terze, con il motto Il futuro è qui, di cui qui vi mostriamo il video realizzato dai/dalle docenti della scuole per enfatizzare il valore formativo e pedagogico dell’iniziativa. La strategia adottata dalla Marina Militare, in questo caso con ragazzini e ragazzine di terza media (sic!), è quella dell’anticipazione dell’orientamento: nelle scuole superiori di secondo grado la concorrenza sull’orientamento vede le forze armate competere con le università, ad esempio, mentre alle scuole medie ci si assicura l’esclusività (quale università andrebbe ad orientare una studentessa/studente di 13 anni?) nonché menti maggiormente manipolabili perché più giovani. Tutto questo è possibile in virtù del Protocollo d’intesa sottoscritto il 7 agosto 2023 tra lo Stato Maggiore della Marina militare e il Ministero dell’Istruzione e del Merito. Il documento, della durata di tre anni, prorogabile per un ulteriore triennio, prevede molteplici aree d’intervento: cultura del mare, dello sport, della sicurezza marittima, e rivalutazione del ruolo dell’ambiente marittimo in una visione geostrategica economico-militare. La macchina propagandistica è approntata per svolgere la sua opera e in modo capillare e arriva sino agli studenti e alle studentesse delle nostre scuole con circolari che presidi e coordinatori potrebbero affrettarsi ad attuare, in linea lo scopo ministeriale di portare nuovo personale militare alle forze armate e riproporre i valori militari con il loro scintillante apparato di rappresentanza. Tuttavia, occorre ricordarlo, la scuola, l’educazione e la formazione non sposano i principi di gerarchia e disciplina militare come strumenti pedagogici, mentre le Forze Armate sono quanto di più lontano si possa immaginare dai principi di partecipazione democratica e civile a cui, invece, la scuola della Costituzione dovrebbe formare. Di questo dovrebbero essere consapevoli i colleghi e le colleghe che permettono nelle proprie ore lo svolgimento di queste attività militaresche e ci permettiamo di ricordare loro che è possibile operare una vera e propria obiezioni di coscienza alla militarizzazione delle scuole per mezzo dei documenti contenuti nel nostro Vademecum contro la militarizzazione delle scuole. Per tutti questi motivi, invitiamo genitori e genitrici, studenti e studentesse, principali destinatari/e di queste iniziative che vorrebbero convincerli/e ad arruolarsi, a segnalare episodi di militarizzazione delle scuole al seguente indirizzo mail osservatorionomili@gmail.com. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
All’Istituto “Righi” di Taranto iniziative di orientamento con il Comando della Marina Militare
L’esperienza che abbiamo segnalato relativamente a Crotone, con diverse modulazioni, viene ripetuta anche in altre scuole d’Italia. Di seguito vi segnaliamo ciò che per mostrare come vi sia un’architettura unica dietro l’aggressione delle Forze armate alle scuola, quello che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università definisce “il paradigma della militarizzazione“. All’IIS Righi di Taranto, il 16 gennaio 2026, nell’ambito delle attività di Orientamento post diploma rivolto alle quinte classi, in Aula Magna si è tenuta una presentazione da parte del Comandante Fabio Dal Cin del Comando della Marina Sud e due graduati della Marina Militare, che ha descritto le opportunità di formazione, lavoro e di carriera offerte dalla Marina Militare, oltre alla necessità di prevenire, attraverso l’arruolamento, la deriva del disagio giovanile. Stando alla retorica ideologica che viene diffusa attraverso questo tipo di iniziative, passa il il messaggio secondo il quale è proprio grazie ad una squadra che condivide i valori fatti di gerarchia, disciplina militare e prossimità che gli studenti e le studentesse in pochi giorni riescono a operare un cambio di rotta, così che «nessuno sarà più prigioniero del proprio disagio dopo essere salito a bordo». In realtà, come denunciamo da troppo tempo, questi sono obiettivi pedagogici che necessitano di un processo educativo e relazionale permanente, attraverso un rapporto scolastico che va messo al centro della comunità civile affinché diventi culturalmente e politicamente sempre più accogliente e inclusiva nei confronti delle persone in difficoltà o fragili, non di strategie addestrative militaresche. Che la scuola sposi i principi di gerarchia e disciplina militare come strumenti educativi è quanto di più lontano si possa immaginare dai principi di partecipazione democratica e civile a cui la scuola della Costituzione dovrebbe formare e risponde a quei criteri che durante il fascismo portarono all’introduzione dell’ora di “cultura militare” all’interno delle scuole. Salire a bordo di una nave militare o portare i ragazzi e le ragazze in caserma, come nel caso di Taranto, non è unu’operazione neutrale, priva di orientamento ideologico, ma una vera e propria operazione d’immagine e di propaganda, che non fornisce alcuna reale risposta al complesso problema del disagio dei/delle giovani, indebitamente criminalizzati, e attribuisce ai corpi militari funzioni improprie ed estranee al loro ruolo. L’immagine però, risulta abbagliante per molti. Purtroppo. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Promozione della cultura scientifica per 500 studenti e studentesse di Lecce? Visita in caserma!
Veniamo a conoscenza dell’ennesima circolare scolastica in provincia di Lecce che, con un automatismo deplorevole, permette, in seno a un programma di promozione della cultura scientifica, di disporre per alcune classi quinte di un istituto di istruzione secondaria superiore una visita guidata in una caserma dell’esercito italiano. Alcune classi quinte del polo tecnico professionale Moccia – Vanoni di Nardò (Lecce) sono state infatti condotte nella caserma Floriani di Torre Veneri, sede del reggimento addestrativo della scuola di cavalleria dell’esercito. Gli/le studenti sono stati/e prelevati/e da un pullman dell’esercito italiano, hanno trascorso un’intera mattinata in caserma, e poi sono stati/e ricondotti/e davanti alla scuola da loro frequentata (clicca qui per la circolare in chiaro). Come se non bastasse, alla caserma in oggetto è collegato un poligono di tiro nel quale si svolgono regolarmente delle esercitazioni militari a causa delle quali la polizia locale emette degli annunci di pericolo per tutta la popolazione residente e turistica, e conseguente divieto di attraversare la zona. Una ricaduta debilitante per qualsiasi altra attività sociale ed economica presente in quel territorio, tranne che per il comparto militare. Anche questo 18 febbraio, lo stesso giorno della visita delle classi quinte del IISS Moccia-Vanoni nella caserma Floriani, nel poligono sito nel tacco d’Italia, a soli 40 Km da Nardò, si svolgevano esercitazioni a fuoco diurne e notturne con armi di vario calibro, come recita la pagina Facebook: «ESERCITAZIONI A FUOCO – POLIGONO MILITARE DI TORRE VENERI (LECCE), Programmazione febbraio 2026. Nei giorni 2, 3, 4, 5, 6, 9, 10, 11, 12, 13, 16, 17, 18, 19, 20, 23, 24, 25, 26 e 27 febbraio 2026, nella fascia oraria 08:00 – 23:00, si svolgeranno esercitazioni a fuoco diurne e notturne con armi di vario calibro presso il Poligono Militare di Torre Veneri» (clicca qui per il link dell’informazione). Così è stato anche a novembre, a ottobre, ad aprile e a marzo 2025, come si può evincere da questi reperti: uno, due, tre e quattro. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università critichiamo aspramente le iniziative che mettono in comune scuola e comparto militare. Invece che portare i/le nostri/e studenti a sorbire la propaganda securitaria e della difesa, come docenti e responsabili del loro tempo a scuola, dovremmo sottoporre loro contenuti di qualità maggiore, mostrando per esempio le ricadute sociali e ambientali dei sistemi produttivi, comparandoli. Dovremmo, come insegnanti, soffermarci con gli/le studenti sulle contraddizioni, in questo caso della caserma Floriani di Torre Veneri che, seppure inserita in un progetto di efficientamento energetico (progetto Caserme Verdi avviato nel 2018 dal sistema Difesa) ha una finalità tra le più distruttive per l’ecosistema, quella dei conflitti armati e il suo poligono militare risulta spaventosamente attivo e inquinante per suolo, aria e mare (clicca qui per le info). Le “Giornate di promozione della cultura scientifica” così come previste dal programma della provincia di Lecce, prevedono un numero nutrito di enti (1) di supporto. Sarebbe il caso di vietare che in questi rientrino le strutture dell’Esercito, della Marina militare e dell’Aeronautica e di verificare se gli altri enti sostengono le applicazioni del dual-use. Nei giorni scorsi circa 500 studenti delle scuole superiori salentine hanno visitato caserme militari. Studenti dell’ IISS “E. Fermi” e dell’ITES “A. De Pace” di Lecce, dell’IISS “S. Trinchese” di Martano (clicca qui), dell’IISS “Moccia-Vanoni” di Nardò e dell’IISS “E. Mattei” di Maglie (clicca qui per la notizia). Qui le foto dal profilo Facebook dell’IISS “S. Trinchese” di Martano (LE). L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università continua nel suo lavoro di formazione e informazione, che sente necessario per tenere in vita il conflitto sano ed efficace della democrazia e scongiurare scenari cupi, autoritari e guerrafondai. Teniamo a precisare che questo articolo è stato scritto in seguito a una segnalazione di un/una nostro/a simpatizzante. Se anche tu vieni a conoscenza di una attività scolastica collegata alla presenza/supervisione di ufficiali militari o delle forze dell’ordine, scrivici all’indirizzo osservatorionomili@gmail.com. (1) I laboratori dei Dipartimenti dell’Università del Salento – Polo Ecotekne: Dipartimento di Scienze e Tecnologie Biologiche e Ambientali, Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione, CEDAD Centro di Fisica Applicata, Datazione e Diagnostica; istituti di ricerca CNR-ISPA Istituto di Scienze delle Produzioni Alimentari, CNR-ISAC Istituto di Scienze per l’Atmosfera e Clima, CNR- ISPC Istituto per le Scienze del Patrimonio Culturale, CBN Centro per le Nanotecnologie Biomolecolari dell’Istituto Italiano di Tecnologia di Arnesano, e Agenzia regionale di Ricerca e Protezione Ambientale (ARPA), Aziende sanitarie (ASL) Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università --------------------------------------------------------------------------------
Report sull’accesso ispettivo al CPR di Bari-Palese del 13 febbraio 2026
Il 13 febbraio 2026, alle ore 11:00, una delegazione parlamentare composta dall’onorevole Rachele Scarpa, insieme alle collaboratrici Giulia Bruno e Roberta Papagni, e dall’onorevole Marco Lacarra con i collaboratori Filippo Cantalice ed Erminia Sabrina Rizzi, si è recata presso il Centro di Permanenza per il Rimpatrio (CPR) di Bari-Palese per effettuare un accesso ispettivo, a seguito della morte del detenuto Simo Said, avvenuta l’11 febbraio 2026. A due collaboratori dell’on. Lacarra è stato tuttavia impedito l’ingresso, in quanto i rispettivi contratti, con decorrenza dalla stessa giornata, non sono stati ritenuti idonei. La delegazione, pertanto, ha svolto l’ispezione in composizione ridotta. Nel corso della visita sono stati ispezionati i principali ambienti della struttura, in particolare le celle di trattenimento, i locali sanitari e quelli destinati all’osservazione. Sono stati inoltre svolti colloqui con il personale dell’ente gestore, le forze dell’ordine e alcune persone trattenute, al fine di raccogliere testimonianze e informazioni sui protocolli e sulle prassi medico-sanitarie, sulle modalità di prescrizione e somministrazione dei farmaci, nonché sulle condizioni di salute dei trattenuti e sulle circostanze del decesso di Simo Said. Leggi la relazione completa a firma dell’on. Rachele Scarpa LA SINTESI A CURA DELLA REDAZIONE DI MELTING POT Al momento della visita, la struttura risultava operativa solo parzialmente: “attivi 5 moduli su 7”, per un totale di “90 posti”, mentre la capienza teorica più elevata “non è mai stata approvata dalla Prefettura”. La popolazione trattenuta è descritta come composta in prevalenza da giovani, “appena maggiorenni” e per lo più di origine nord-africana. Già sotto il profilo organizzativo emergono criticità: il personale sanitario è limitato e non sempre identificabile, con operatori “privi di cartellino identificativo”. Il medico è presente solo “per 5 ore al giorno”, mentre il servizio psicologico, formalmente garantito, risulta nei fatti insufficiente, con “un numero di interventi significativamente esiguo rispetto […] alle esigenze dei trattenuti”. Dal punto di vista strutturale, il CPR si presenta come uno spazio chiuso e opprimente: un “lungo corridoio senza finestre né luce naturale” collega i moduli, dai quali provengono “urla e rumori violenti”. All’interno, le camere sono “completamente prive di sistemi di chiamata di emergenza”, rendendo impossibile richiedere aiuto tempestivo. Le condizioni igienico-sanitarie risultano particolarmente degradate: i bagni sono in “pessime condizioni”, con “lavandini e piatti doccia intasati” e acqua “fredda e non regolabile”. Inoltre, la presenza di finestre senza vetri costringe i trattenuti a lavarsi “in condizioni di diretta esposizione agli agenti atmosferici”. Anche il vitto rappresenta un elemento di criticità: il cibo, fornito da catering esterno e non riscaldabile, viene spesso rifiutato. I detenuti riferiscono di rinunciare ai pasti per le “asserite scadenti caratteristiche organolettiche […] dichiarando di preferire il digiuno”. Durante la visita emergono segnali evidenti di sofferenza psichica diffusa. Alcuni trattenuti appaiono in stato di “estrema calma simile al torpore”, mentre altri manifestano agitazione, autolesionismo e disperazione. Un giovane, coperto di ferite, dichiara di “star perdendo la testa” e di vivere “in uno stato di profonda angoscia”. La gestione del rischio suicidario appare del tutto inadeguata: “non esistono […] protocolli anti-suicidari né dispositivi a ciò preposti”, nonostante la presenza nel registro di “numerosi episodi di tentato suicidio”, tra cui ingestione di batterie e tentativi di impiccagione. Gravi criticità emergono anche nella gestione sanitaria e farmacologica. I farmaci, inclusi psicofarmaci e benzodiazepine, sono conservati in condizioni non sicure, in armadi “privi di chiusura effettiva”. Il personale stesso ammette difficoltà nel controllo dell’assunzione: i pazienti “sarebbero in grado di occultare i medicinali nel cavo orale”, mentre si registra una “continua contrattazione” per ottenere dosaggi più elevati. In relazione al decesso di Simo Said, il quadro appare incerto e problematico. Sebbene sia stato diagnosticato un “arresto cardiaco”, il medico ritiene “plausibile l’ipotesi che il soggetto possa aver ingerito altre sostanze”. Al momento dell’evento “non vi era alcun medico” presente e la terapia mattutina non era stata somministrata perché il paziente “si presumeva dormisse”. Ulteriori elementi emergono dalle testimonianze dei trattenuti, che descrivono un sistema informale di circolazione del metadone all’interno del CPR. Il farmaco verrebbe venduto “in cambio di pacchetti di sigarette” e ottenuto anche tramite minacce e violenze tra detenuti, sfruttando la possibilità di sottrarre parte delle dosi prescritte. Le testimonianze raccolte restituiscono un quadro di forte vulnerabilità e abbandono. Un giovane racconta che, dopo la morte dell’amico, ha iniziato a soffrire di “allucinazioni e incubi”, arrivando a desiderare la morte. Nonostante ripetute richieste, riferisce di non essere stato preso in carico: “non è stato predisposto alcun colloquio con la psicologa”. Complessivamente, il quadro che emerge dall’ispezione è quello di una struttura caratterizzata da carenze strutturali, criticità sanitarie e grave disagio psichico diffuso, in cui la tutela della salute e della dignità delle persone trattenute appare fortemente compromessa.