Milano, dal Primo Convegno Regionale Stop Data Center alla proposta di moratoria

Pressenza - Thursday, October 8, 2026

Nell’ultimo anno le richieste per la realizzazione di nuovi data center nei territori dell’hinterland milanese e pavese sono cresciute in modo esponenziale. Parliamo di infrastrutture energivore di grandi dimensioni, che consumano tantissimo suolo, tantissima acqua, provocano isole di calore, rumore ed emissioni.

Nel sud Milano, fra il comune di Lacchiarella e Zibido San Giacomo, nel Parco Agricolo Sud, è prevista la costruzione di uno dei più grandi Data Center in Europa con tutti gli annessi e connessi. Se si realizzerà, l’impatto ambientale, sanitario ed economico sarà devastante.

Di fronte al moltiplicarsi dei progetti, in molti Comuni sono nati comitati e gruppi di cittadini che hanno iniziato a informarsi, studiare i progetti e chiedere maggiore trasparenza, approfondimento e partecipazione. Territori diversi, a volte lontani fra loro, si sono però trovati ad affrontare gli stessi problemi e le stesse idee.

Vale la pena essere informati e attivarsi, per quanto possibile, per arrivare a un confronto prima che sia troppo tardi. Decine di territori, un solo problema: il consumo di suolo, acqua ed energia di questi impianti non è una questione locale, e non può più essere affrontata comitato per comitato. Il convegno ha messo insieme medici, fisici, ricercatori e attivisti per rispondere a due domande: quali impatti ambientali stanno producendo i data center, e chi decide dove e come vengono costruiti? Da questa domanda e dal bisogno di tutela dell’ambiente è nata la necessità di unire le forze e costruire una voce comune: nasce così la RETE DEI COMITATI STOP DATA CENTER.

Oltre trenta comitati cittadini della Lombardia si sono dati appuntamento sabato 26 settembre dalle 11.00 alle 18.00, presso la sede di ARCI Provinciale Milano per il Primo Congresso Regionale Stop Data Center, dove sono state fatte, da tecnici altamente qualificati, presentazioni circostanziate con dati ed esperienze che vale la pena di ascoltare attentamente (il link del Congresso).

L’iniziativa nasce dai territori nei quali, negli ultimi mesi, sono stati annunciati o avviati progetti per la realizzazione di grandi centri di calcolo: da Magenta a Cremona, da Lacchiarella a Vittuone, da Rho a Casalpusterlengo, passando per la cintura milanese e il Pavese. Aderirà all’iniziativa anche il comitato di Colleferro (Roma), primo contatto della rete al di fuori della Lombardia.

«Finora ogni territorio ha affrontato da solo progetti spesso presentati quando scelte e procedure erano già in fase avanzata – spiegano i promotori – Il 26 settembre mettiamo in comune quello che abbiamo imparato: le procedure, i dati sui consumi, le criticità ambientali e le esperienze maturate nei diversi territori. L’obiettivo non è dire no a tutto, ma chiedere che lo sviluppo digitale sia pianificato, trasparente e proporzionato alle risorse dei territori. Oggi riteniamo che questo equilibrio non sia ancora garantito».

Il convegno si è aperto alle ore 11.00 con la presentazione del progetto. La sessione della mattina, “Data center: quali impatti ambientali?”, ha affrontato le possibili ricadute sull’ambiente e sulla salute e farà il punto sull’attuale quadro normativo nazionale e regionale. Sono intervenuti Federica Brenta, medico chirurgo dell’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano; Sergio Manera, fisico dell’Università degli Studi di Pavia; e Fabiana Di Pino, attivista della rete.

La sessione pomeridiana, “Data center: strategie, insediamenti e dati” (14.30–16.30), ha spostato l’attenzione sulle scelte localizzative e sui dati relativi allo sviluppo del fenomeno.

Sono intervenuti Alice Franchina, ricercatrice del Dipartimento di Architettura e Studi Urbani del Politecnico di Milano; Marco Mazzotti, professore emerito del Politecnico Federale di Zurigo (ETH Zürich); ed Enrico Duranti, attivista del Comitato Ciarlasco per la tutela del territorio.

La giornata si è chiusa, dalle 16.30 alle 18.00, con la sessione “Dai comitati alla rete”, dedicata al percorso per la costituzione di un coordinamento unico dei comitati “Stop Data Center”. Il primo passo è la condivisione di un Manifesto comune: non un “no” alla tecnologia o alla digitalizzazione, ma la richiesta di uno sviluppo razionale, sostenibile e pianificato, che tenga conto degli impatti complessivi e metta al centro l’interesse collettivo, la salute, l’ambiente e la tutela dei territori. Il Manifesto No Data Center è stato presentato con il titolo “Verso un movimento contro lo sviluppo irrazionale dei data center”. 

La risposta della cittadinanza e dei territori è stata straordinaria: 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐢𝐧𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐬𝐨𝐧𝐞 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐨 𝐩𝐚𝐫𝐭𝐞 𝐚𝐢 𝐥𝐚𝐯𝐨𝐫𝐢 𝐢𝐧 𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐳𝐚, 𝐦𝐞𝐧𝐭𝐫𝐞 𝐥𝐞 𝐝𝐢𝐫𝐞𝐭𝐭𝐞 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐦𝐞𝐬𝐬𝐞 𝐬𝐮𝐥𝐥𝐞 𝐩𝐚𝐠𝐢𝐧𝐞 𝐅𝐚𝐜𝐞𝐛𝐨𝐨𝐤 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐫𝐞𝐠𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚𝐭𝐨 𝐦𝐢𝐠𝐥𝐢𝐚𝐢𝐚 𝐝𝐢 𝐯𝐢𝐬𝐮𝐚𝐥𝐢𝐳𝐳𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐢, 𝐚 𝐭𝐞𝐬𝐭𝐢𝐦𝐨𝐧𝐢𝐚𝐧𝐳𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧𝐚 𝐬𝐞𝐧𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚̀ 𝐬𝐞𝐦𝐩𝐫𝐞 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐝𝐢𝐟𝐟𝐮𝐬𝐚 𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐬𝐚𝐩𝐞𝐯𝐨𝐥𝐞 𝐬𝐮 𝐪𝐮𝐞𝐬𝐭𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐢.

L’incontro ha segnato un passaggio politico e organizzativo di fondamentale importanza: nella fase conclusiva, 𝐨𝐥𝐭𝐫𝐞 𝟒𝟎 𝐜𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐡𝐚𝐧𝐧𝐨 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨𝐬𝐜𝐫𝐢𝐭𝐭𝐨 𝐥’𝐚𝐯𝐯𝐢𝐨 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐟𝐚𝐬𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐢𝐭𝐮𝐞𝐧𝐭𝐞 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐑𝐞𝐭𝐞 𝐍𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐞𝐢 𝐂𝐨𝐦𝐢𝐭𝐚𝐭𝐢 𝐒𝐭𝐨𝐩 𝐃𝐚𝐭𝐚 𝐂𝐞𝐧𝐭𝐞𝐫 𝐚𝐩𝐩𝐫𝐨𝐯𝐚𝐧𝐝𝐨 𝐜𝐨𝐬𝐢̀ 𝐥’𝐚𝐭𝐭𝐨 𝐟𝐨𝐫𝐦𝐚𝐥𝐞 𝐝𝐢 𝐧𝐚𝐬𝐜𝐢𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐮𝐧 𝐨𝐫𝐠𝐚𝐧𝐢𝐬𝐦𝐨 𝐮𝐧𝐢𝐭𝐚𝐫𝐢𝐨 𝐫𝐚𝐩𝐩𝐫𝐞𝐬𝐞𝐧𝐭𝐚𝐭𝐢𝐯𝐨 di tutti i movimenti regionali che intendono tutelare i propri territori dallo sviluppo irragionevole e incontrollato di queste strutture dal notevole impatto ambientale. Si tratta di un passo decisivo verso la costruzione di un coordinamento strutturato, unitario e radicato su scala nazionale.

Su questa scia, il 3 ottobre 2026, la Rete Nazionale dei Comitati Stop Data Center ha lanciato ufficialmente una 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐨𝐬𝐭𝐚 𝐝𝐢 𝐦𝐨𝐫𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢𝐚 𝐚 𝐭𝐮𝐭𝐞𝐥𝐚 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐫𝐫𝐢𝐭𝐨𝐫𝐢, 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐧𝐬𝐢𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐞𝐜𝐨𝐥𝐨𝐠𝐢𝐜𝐚 𝐞 𝐝𝐞𝐥 𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐩𝐮𝐛𝐛𝐥𝐢𝐜𝐨 in cui si chiede la 𝐬𝐨𝐬𝐩𝐞𝐧𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐢𝐦𝐦𝐞𝐝𝐢𝐚𝐭𝐚 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐫𝐮𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐝𝐢 𝐧𝐮𝐨𝐯𝐢 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐢 fino a quando non verranno definiti quadri normativi chiari, limiti trasparenti all’impatto ambientale e una reale pianificazione partecipata con la cittadinanza. Il testo integrale è scaricabile al link:

https://drive.google.com/…/1TiV2kTbfJXbmn…/view…

La tecnologia deve servire il futuro di tutti, non compromettere il territorio a vantaggio di pochi.

Questo vuole essere sia una sensibilizzazione al tema, sia la ricerca di persone interessate a capire meglio di cosa si tratta e possibilmente ad organizzarsi in comitati che possano creare una rete sempre più estesa che impedisca che si faccia dei nostri territori ciò che pochi vogliono per il loro esclusivo profitto.

 

Lorenzo Poli