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La guerra in Medio Oriente “eccita” anche i governi europei, Italia inclusa
Le onde lunghe del conflitto in Medio Oriente scatenato dall’aggressione israelo-statunitense all’Iran, sono arrivate rapidamente e fragorosamente anche in Europa. Tacendo o toccando lievemente la violazione del diritto internazionale da parte di Washington e Tel Aviv, i governi europei si sono però schierati contro il paese aggredito – l’Iran – […] L'articolo La guerra in Medio Oriente “eccita” anche i governi europei, Italia inclusa su Contropiano.
March 4, 2026
Contropiano
Il tema del riarmo sul fronte interno
Quando parliamo di riarmo raramente riflettiamo su questo dato: non si tratta di una scelta arbitraria, di una volontà politica e culturale ma di un’esigenza strutturale delle classi dominanti – in particolare dell’oligarchia finanziaria che non riesce a trovare alcuna soluzione alla crisi. Da questo punto di vista non condivido affatto l’idea dell’Europa che agisce contro i propri interessi: si tratta di una visione che non tiene conto del punto di vista delle classi dirigenti e che si fissa su un dato reale – la subalternità politica, economica, militare dell’Unione Europea agli USA – ma secondario. Il problema del riarmo in Europa ed in Italia è in primo luogo un tentativo di uscire dalla gravissima crisi di sovrapproduzione attraverso la riconversione dell’apparato produttivo in apparato bellico. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
[entropia massima] Estrattivismo dei dati
Puntata 16 di EM, terza del ciclo Estrattivismo dei dati. PRIMA PARTE Dario Guarascio presenta il suo nuovo libro Imperialismo digitale (Laterza), un’analisi lucida del potere delle Big Tech e del nuovo intreccio tra finanza, tecnologia e guerra. Un viaggio dentro il "complesso militare-digitale" che sta ridefinendo gli equilibri globali tra Stati Uniti e Cina. SECONDA PARTE (29:20) Intervista a Maurizio Borghi, codirettore del "Centro Nexa su Internet e Società", sul Digital Omnibus e sui rischi di una nuova "austerity dei diritti digitali" in Europa. Un confronto critico sulle modifiche al GDPR, tra competitività, IA e tutela dei diritti fondamentali. TERZA PARTE (53:19) Intervista ad un attivista del collettivo Bida, realtà che da oltre dieci anni costruisce infrastrutture digitali autonome come alternativa concreta alle piattaforme delle Big Tech. Parleremo di autogestione tecnologica, mutualismo e pratiche di liberazione digitale, tra server cifrati, Mastodon, Matrix e PeerTube.  
February 16, 2026
Radio Onda Rossa
Paura per la Terza Guerra Mondiale ma pochi consensi alla corsa al riarmo
Sono assai interessanti e rivelatori i risultati di un sondaggio condotto da Politico negli Stati Uniti, in Francia, Germania, Gran Bretagna, Canada su 10.289 persone e presentato alla vigilia della Conferenza sulla Sicurezza di Monaco. Secondo il sondaggio, il 46% degli statunitensi e il 43% dei britannici credono che la […] L'articolo Paura per la Terza Guerra Mondiale ma pochi consensi alla corsa al riarmo su Contropiano.
February 15, 2026
Contropiano
Sul piano inclinato. Il mondo visto dalla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco
Da oggi prende il via Monaco di Baviera la 62ª Conferenza sulla Sicurezza di Monaco alla quale, come spiegano gli organizzatori tedeschi, prenderanno parte “centinaia di decisori e leader di opinione provenienti da diverse regioni del mondo discuteranno delle sfide delle politiche di sicurezza”. Ci saranno quasi cinquanta tra capi di Stato e […] L'articolo Sul piano inclinato. Il mondo visto dalla Conferenza sulla Sicurezza di Monaco su Contropiano.
February 13, 2026
Contropiano
La disputa tra Agcom e Cloudflare è un assaggio del futuro della rete
Dopo anni di appelli inascoltati, l’Autorità per le garanzie nelle comunicazioni (Agcom) ha comminato un’ammenda di 14 milioni di euro all’azienda statunitense Cloudflare. Il dibattito ha da subito assunto contorni politici e ideologici, sollevando polemiche tra chi difende la posizione del Garante italiano e chi si schiera con il Ceo di Cloudflare Matthew Prince che, peraltro, non ha usato parole di distensione per commentare l’accaduto. Restringere l’episodio alla diatriba tra Agcom e Cloudflare è limitante, perché in gioco c’è il futuro globale della rete e l’idea stessa della sua libertà. È però un valido punto di partenza per valutare i diversi punti di vista. Lo scorso 8 gennaio l’Agcom ha multato Cloudflare dopo che l’azienda ha rifiutato di abbracciare – eseguendone automaticamente gli ordini – il modo in cui l’autorità italiana combatte la pirateria online. Senza ricorrere a tecnicismi, Cloudflare offre un servizio che protegge i siti web dagli attacchi e li rende più veloci, controllando il traffico e bloccando quello sospetto. Di per sé non genera contenuti, tuttavia, può operare come rete di distribuzione dei contenuti (content delivery network) e cache, per rendere la fruizione più efficiente per gli utenti finali, svolgendo dunque un ruolo attivo nella trasmissione degli stessi.    Nello specifico, la diatriba tra l’Autorità italiana e l’azienda californiana si inserisce nel contesto del Piracy Shield, la piattaforma nazionale antipirateria gestita dall’Agcom (il famoso “antipezzotto”), il cui scopo è quello di segnalare domini web, indirizzi IP o servizi (inclusi DNS e VPN) che trasmettono in modo abusivo contenuti protetti da copyright – con enfasi sugli eventi sportivi in diretta – affinché vengano bloccati entro 30 minuti dalla segnalazione.  La piattaforma, entrata in vigore a febbraio del 2024, trova fondamento giuridico nella legge 93 del 14 luglio 2023, ribattezzata “legge antipirateria”. Il Ceo di Cloudflare Matthew Prince ha definito l’intera questione “disgustosa” sostenendo che l’Agcom abbia imposto una forma di censura di contenuti a livello globale e non solo nazionale. L’intera faccenda, in realtà, si riduce proprio a questo: a quanto si possa imporre a un operatore infrastrutturale (quale è Cloudflare) di agire senza una copertura giudiziaria, senza il tempo materiale di valutare la legalità e la proporzionalità della richiesta. Compiti che dovrebbero essere assolti da istituzioni abilitate e che invece la legge e il Piracy Shield scaricano sulle spalle di operatori privati.  COSA NON VA NEL PIRACY SHIELD Le critiche al Piracy Shield sono piovute sia in patria sia all’estero, ma vanno distinte. La necessità di bloccare la diffusione illecita di contenuti non è mai stata direttamente messa in discussione. A porre qualche riserva è il rischio di overblocking (blocco eccessivo) e i possibili impatti sulle risorse legittime. Emanuele De Lucia, Chief Intelligence Officer di Meridian Group, offre il proprio punto di vista: “Da ricercatore, più che uno scontro tra parti, osservo un disallineamento tra la velocità dell’ecosistema digitale e gli strumenti normativi attuali. Oggi le minacce, inclusa la pirateria, sono fluide: non risiedono su un server statico, ma si muovono su infrastrutture globali progettate per essere resilienti e che agiscono come enormi ‘autostrade’ per il traffico internet. Nella pratica, chiediamo ai fornitori di internet italiani (ISP) di agire da doganieri, bloccando interi camion (gli indirizzi IP) perché dentro potrebbe esserci un pacco illegale. Questo ovviamente rischia di bloccare anche la merce lecita”.  Gli impatti sulle risorse legittime sono potenzialmente disastrosi. Celebre è quanto accaduto a ottobre del 2024, quando il Piracy Shield ha bloccato per errore l’accesso a Google Drive, colpendo una percentuale significativa di utenti italiani. “Dal punto di vista tecnico, si sta cercando di risolvere una violazione di contenuto (copyright) agendo sull’infrastruttura di trasporto. È una strategia che strutturalmente e statisticamente porta al rischio di overblocking e dunque di colpire anche attività legittime – come ospedali, infrastrutture critiche o imprese – che condividono le stesse risorse di rete dei flussi illeciti”, sottolinea Emanuele De Lucia. Le voci critiche arrivano anche dall’estero. A gennaio del 2025, l’ente internazionale di lobbying tecnologico Computer & Communications Industry Association (CCIA), ha inviato una lettera alla Commissione europea criticando il Piracy Shield, che consente a chi possiede i diritti d’autore di un contenuto illecitamente diffuso di segnalare, attraverso la piattaforma Piracy Shield, gli indirizzi IP che lo trasmettono. Se la richiesta è legittima, il provider deve applicare il blocco entro 30 minuti.  La CCIA mette l’accento su due aspetti problematici. Il primo è l’esiguo tempo a disposizione, che non consentirebbe agli ISP di avviare le dovute verifiche con potenziali ricadute su servizi e utenti che nulla hanno a che fare con le violazioni lamentate. Il secondo è la mancanza di trasparenza nella procedura, che va dalla segnalazione della risorsa da bloccare al momento in cui questa viene oscurata. UNO SCUDO SPROPORZIONATO Alla luce delle critiche sollevate da più parti e dirette tanto all’Italia quanto all’Europa (nel quadro del Digital Services Act, DSA), le criticità del Piracy Shield sembrano essere più legate a questioni politiche ed economiche su larga scala che al contenimento della pirateria.  La CCIA lamenta in particolare che il Piracy Shield potrebbe essere incompatibile con l’articolo 9 del DSA, che stabilisce quali elementi devono essere inclusi negli ordini che impongono di agire contro i contenuti illegali. In sintesi, l’articolo 9 richiede che gli ordini contengano informazioni precise per identificare il contenuto illegale. Le fonti criticano il Piracy Shield poiché utilizza blocchi a livello di indirizzo IP e DNS, definiti strumenti grossolani e imprecisi che portano all’overblocking di servizi legittimi, come accaduto nel caso di Google Drive. Il Piracy Shield sarebbe inoltre sproporzionato, poiché mentre il DSA prevede che l’obbligo di segnalare sospetti reati si applichi solo agli hosting provider e solo in caso di minacce alla vita o alla sicurezza, la legge italiana estende tale obbligo a tutti gli intermediari per qualsiasi violazione del diritto d’autore, anche minima. Il mancato rispetto di questa norma in Italia può comportare, in alcuni casi, fino a un anno di reclusione, scontrandosi con i principi di necessità e proporzionalità dell’UE. Il DSA limita inoltre la responsabilità dei fornitori intermediari se non partecipano attivamente alla trasmissione o se rimuovono i contenuti una volta informati. Al contrario, le riforme italiane impongono obblighi di segnalazione generalizzati che sembrano ignorare queste tutele. C’è poi il tema della mancanza di trasparenza e del diritto all’opposizione. Il sistema italiano mancherebbe di chiari meccanismi di ricorso per le parti colpite e di protocolli di verifica robusti, elementi fondamentali nel DSA.  Infine, l’uso di blocchi a livello di IP e di DNS non è considerato in linea con i principi di proporzionalità e di libertà di espressione tutelati dal quadro normativo europeo. Il rischio è di colpire tanti per bloccare pochi, poiché più risorse web fanno potenzialmente capo al medesimo indirizzo IP. Per ridurre all’essenziale la diatriba, il Piracy Shield sarebbe stato implementato senza la notifica obbligatoria alla Commissione europea tramite la procedura TRIS (Technical Regulation Information System), aggirando il meccanismo pensato per evitare il varo di leggi nazionali incompatibili con il mercato unico e con il diritto UE. A giugno del 2025, la Commissione europea ha scritto una lettera al ministro degli Esteri Antonio Tajani, palesando alcune discrepanze tra Piracy Shield e DSA. Il timore di Bruxelles è che la piattaforma mini la libertà di espressione e informazione. IL PIRACY SHIELD E LA SPACCATURA IN SENO ALL’AGCOM La commissaria Agcom Elisa Giomi si è opposta alla multa a Cloudflare e, intervistata da Repubblica, ha spiegato: “Il rischio è chiudere un intero centro commerciale solo perché un negozio è irregolare”, riferendosi al fatto che bloccare un indirizzo IP per evitare la diffusione illegale di contenuti significa oscurare tutte le risorse collegate a quello stesso IP. Elisa Giomi ritiene che il Piracy Shield sia squilibrato sia dal punto di vista delle misure a cui conduce, sia dal punto di vista economico. La sua voce però è distante dal coro dell’Agcom. Il commissario Agcom Massimiliano Capitanio, che abbiamo provato a contattare senza fortuna, ha espresso il suo parere in un post su LinkedIn, nel quale raccoglie e condensa (soltanto) i pareri favorevoli di utenti e associazioni, per poi concludere: “La multa da 14 milioni di euro non riguarda la libertà di espressione, ma la tutela dei diritti e dei posti di lavoro saccheggiati dalla pirateria”. Di avviso praticamente identico anche il commissario Agcom Antonello Giacomelli, secondo il quale la sanzione comminata a Cloudflare non è né una forzatura né un attacco alla libertà di internet. Da una parte, i difensori del Piracy Shield che si concentrano sulle cause (la pirateria); dall’altra, i detrattori che valutano gli effetti secondari e non meno gravi che la piattaforma può causare. PERCHÉ IL CASO AGCOM VS. CLOUDFLARE METTE IN DISCUSSIONE IL FUTURO DI INTERNET Allargando il quadro, si intuisce come la radice del problema sia la difficoltà di sottoporre a leggi territoriali qualcosa che, per sua natura, è globale, cercando di incasellare in logiche nazionali internet e il traffico di dati. Questo fa della diatriba tra Agcom e Cloudflare qualcosa di molto più grande della mera lotta alla pirateria e assume i connotati di una controversia che rappresenta un nodo cruciale per il futuro di internet, sollevando questioni fondamentali sulla libertà della rete, la neutralità tecnologica e il rapporto tra sovranità nazionale e infrastrutture globali.  L’Electronic Frontier Foundation (EFF), una delle organizzazioni più autorevoli nella difesa delle libertà digitali, ha più volte evidenziato i pericoli del filtro DNS, uno strumento che può essere abusato a fini di censura e che non a caso è tanto caro ai paesi che, come Iran e Cina, esercitano il controllo sulle infrastrutture internet per sopprimere e oscurare contenuti ritenuti sconvenienti o immorali. Accettando che ogni Stato possa imporre blocchi infrastrutturali con effetti extraterritoriali, senza una cornice giuridica solida, Internet smette di essere una rete globale e diventa una collezione di giurisdizioni che vanno inevitabilmente a cozzare tra loro. Il caso Agcom vs Cloudflare è quindi un chiaro esempio dell’equilibrio claudicante tra leggi territoriali e leggi sovranazionali in riferimento a infrastrutture digitali. Anche la libertà di espressione ne esce ammaccata, se un sistema automatizzato (il Piracy Shield) si fa carico di oscurare contenuti illeciti senza meccanismi di verifica della correttezza delle segnalazioni. UN BILANCIAMENTO COMPLESSO E LE VIE PERCORRIBILI Se il Piracy Shield, di per sé, rappresenta uno strumento utile alla lotta alla pirateria, la sua messa in pratica solleva quindi più di un dubbio. Quali sono, allora, le vie percorribili? Per Emanuele De Lucia, “una delle strade percorribili è quella della cooperazione, non della coercizione. I grandi player infrastrutturali (come Cloudflare, Google o Akamai) non sono il nemico, ma parte della soluzione. Invece di imporre filtri a valle, che potrebbero impattare la connettività per tutti, servirebbe lavorare a monte con procedure di notifica e takedown rapide, che colpiscano la sorgente del contenuto e non l’autostrada su cui viaggia. L’idea è quella di andare a confiscare il ‘pacco illegale’ direttamente nel magazzino nel quale si trova, lasciando l’autostrada libera per tutti. Tecnologicamente esistono già gli strumenti (API di segnalazione, Trusted Flaggers) per farlo in pochi secondi, senza intasare la rete. In definitiva, credo che dovremmo iniziare a sviluppare strategie di contrasto che abbiano la stessa granularità delle architetture che vogliamo regolare”. Proprio mentre scriviamo, Cloudflare ha annunciato il ricorso contro la sanzione comminata dall’Agcom. Il Ceo Matthew Prince non ha attenuato i toni: “L’Agcom non capisce internet”. Una posizione che fotografa il clima di contrapposizione frontale che si è creato attorno al Piracy Shield. Per Emanuele De Lucia, però, questa dinamica di scontro non porta lontano: “Credo sia necessario un cambio di passo. In primo luogo, bisogna prendere atto che il blocco IP in questi ambienti è uno strumento  pericoloso per la stabilità della rete nazionale. La soluzione non può essere totalmente tecnica se la tecnica stessa (come l’Encrypted Client Hello o la rotazione degli IP) è disegnata per aggirare questi blocchi in pochi secondi. Ma soprattutto il muro contro muro non porta da nessuna parte”. L'articolo La disputa tra Agcom e Cloudflare è un assaggio del futuro della rete proviene da Guerre di Rete.
February 5, 2026
Guerre di Rete
Comunicazione quantistica: la nuova frontiera della sicurezza digitale europea
Immagine in evidenza da European Space Agency Quando si parla del rapporto tra quantum computing e sicurezza informatica il pensiero è spesso rivolto al tema della crittografia: in futuro un tecnico potrebbe accendere un computer quantistico all’interno di un data center e in pochi minuti decifrare comunicazioni intercettate e archiviate dieci anni prima, protette dagli algoritmi crittografici moderni (harvest now, decrypt later). Documenti governativi, transazioni bancarie, segreti industriali improvvisamente esposti. Non è fantascienza, ma il potenziale scenario che ha spinto Stati, infrastrutture critiche e organizzazioni di tutto il mondo alla transizione verso nuovi algoritmi di cifratura, resistenti agli attacchi quantistici. Un altro tema cruciale della crittografia del futuro è però quello dello scambio sicuro delle chiavi crittografiche, per impedire che possano essere intercettate o manipolate: un problema che ha portato Europa, Stati Uniti, Cina e Russia a investire massicciamente in un’altra tecnologia: la comunicazione quantistica. L’Agenzia spaziale europea (ESA) ha affidato a un consorzio guidato da Thales Alenia Space un contratto da 50 milioni di euro per la fase di definizione della missione SAGA. L’obiettivo è progettare un satellite capace di generare e distribuire chiavi crittografiche quantistiche per usi governativi e per collegare il futuro network EuroQCI, la dorsale europea per la comunicazione quantistica sicura. Fabio Sciarrino, professore di fisica quantistica alla Sapienza di Roma, ha spiegato che con SAGA l’Europa avrà un segmento spaziale sovrano per la sicurezza delle comunicazioni: “Non si tratta solo di tecnologia: è una questione di autonomia strategica”. Computer quantistici e crittografia moderna: “harvest now, decrypt later” Rubare oggi, decifrare domani. Agenzie di intelligence e attori statali stanno raccogliendo enormi quantità di dati cifrati, sapendo che, tra dieci o quindici anni, i computer quantistici saranno abbastanza potenti da leggerli. “I dati raccolti oggi possono essere messi da parte e letti quando i computer quantistici diventeranno abbastanza potenti”, ha spiegato Giuseppe Vallone, docente all’Università di Padova. “Per settori come sanità, energia e finanza, è un rischio reale”. Nel 2019, Google dichiarò di aver raggiunto la “quantum supremacy”. Nel 2023, IBM superò i 1.000 qubit (l’equivalente dei bit nei computer quantistici) con il chip Condor. Il 9 dicembre 2024, Google ha presentato Willow, un processore da 105 qubit che ha completato in meno di cinque minuti un test sperimentale, progettato appositamente, che per i computer classici avrebbe richiesto un lasso di tempo praticamente infinito. Dal canto suo, IBM ha invece annunciato nel novembre 2025 il chip Quantum Nighthawk con 120 qubit, e punta a Starling per il 2029: un computer quantistico funzionante non più solo su progetti teorici e sperimentali, che sarà costruito nel data center di Poughkeepsie, New York. La timeline della minaccia, dunque, si sta accorciando. I computer quantistici capaci di violare gli algoritmi RSA-2048 potrebbero infatti essere operativi tra il 2030 e il 2035. Per questo il National Institute of Standards and Technology (NIST) statunitense ha pubblicato nel 2024 i primi algoritmi di crittografia post-quantistica, resistenti agli attacchi. Ma proteggono solo i dati futuri, non quelli già rubati. LE ORIGINI DELLA COMUNICAZIONE QUANTISTICA: DALLA TEORIA ALLA REALTÀ La comunicazione quantistica affonda le radici nel 1984, quando Charles Bennett e Gilles Brassard presentarono il protocollo BB84. Era teoria pura: un sistema in cui a garantire la sicurezza non sarebbero state le leggi della matematica, ma della fisica quantistica. Per decenni il protocollo rimase però confinato nei laboratori. Il punto di svolta arrivò nell’agosto 2016, quando la Cina lanciò Micius, il primo satellite al mondo dedicato alla comunicazione quantistica. Micius stabilì collegamenti quantistici sicuri tra Pechino e Vienna, superando i 7.600 chilometri di distanza. Fu il momento Sputnik del XXI secolo: Washington si accorse di essere in ritardo. Come ha recentemente ammesso un funzionario del Pentagono, “per anni abbiamo sottovalutato gli investimenti cinesi nel quantum. Credevamo fossero solo propaganda”. Da Vienna a Tokyo, da Pechino a Ginevra, le prime “reti metropolitane” quantistiche cominciarono a operare. Ma il vero impulso venne dalla consapevolezza che i computer quantistici avrebbero un domani potuto frantumare la crittografia classica. E, con essa, mezzo secolo di segreti digitali. COME FUNZIONA: LA FISICA AL POSTO DELLA MATEMATICA La comunicazione quantistica non è una semplice evoluzione della crittografia: è un cambio di paradigma. La sua sicurezza non dipende dalla complessità computazionale di problemi matematici, ma dall’impossibilità fisica di intercettare un segnale senza alterarlo. Le informazioni sono codificate nello stato fisico dei fotoni, particelle di luce, e ogni tentativo di intercettazione altera inevitabilmente lo stato quantistico del segnale, rendendo rilevabile un’intrusione. “È come lasciare impronte digitali in ogni bit”, ha spiegato Stefano Pirandola, fisico teorico dell’Università di York. “Se qualcuno prova a leggere la chiave, il sistema lo segnala subito”. C’è però un limite: i fotoni viaggiano bene in fibra ottica, ma oltre i 100-150 chilometri il segnale si degrada. Per questo servono i satelliti. In orbita, i fotoni viaggiano nel vuoto con perdite minime, permettendo collegamenti intercontinentali. È qui che SAGA, Micius e i progetti statunitensi entrano in gioco. Del resto, il gruppo del fisico cinese Jian-Wei Pan parla apertamente da tempo di applicazioni su larga scala e di nuovi satelliti ad alta orbita: “Questi ultimi possono collegare due punti sulla Terra distanti 10mila chilometri”, evidenziando le potenzialità di connessioni globali sicure.   Scenari futuri: mappa del quantum Presente (2026) Test operativi di QKD su dorsali in fibra ottica, Qolossus 2.0 operativo alla Sapienza, EuroQCI in costruzione, rete nazionale cinese di 12.000 km pienamente operativa, collegamenti quantistici intercontinentali via satellite. Orizzonte 2027-2030 SAGA operativo tra 2027 e 2029, integrazione completa tra segmento spaziale e terrestre, computer quantistici fault-tolerant (IBM punta a Starling per il 2029), ripetitori quantistici di nuova generazione, espansione commerciale. Applicazioni strategiche Settore bancario: transazioni protette da chiavi quantistiche incorruttibili. Sanità: cartelle cliniche e dati genomici al sicuro per sempre. Energia: controllo delle smart grid senza vulnerabilità. Difesa: comunicazioni militari e diplomatiche su canali quantistici. Infrastrutture critiche: aeroporti, centrali, reti idriche protette da attacchi informatici. Entro il 2035 L’Europa potrebbe disporre di una rete quantistica sovrana che collega tutti gli Stati membri. Le tre tecnologie quantistiche (calcolo, comunicazione, sensori) potrebbero generare fino a 97 miliardi di dollari. Il mercato globale della comunicazione quantistica, valutato in 1,1 miliardi di dollari nel 2024, è previsto che raggiunga i 5,4 miliardi nel 2030. LA CORSA GLOBALE: QUATTRO MODELLI A CONFRONTO La Cina, con il satellite Micius e una rete nazionale in fibra ottica lunga 12mila chilometri, ha investito circa 15 miliardi di dollari in tecnologie quantistiche. A marzo 2025, un team cinese ha realizzato una comunicazione quantistica tra Cina e Sudafrica su 12.900 chilometri via satellite Jinan-1. Nel dicembre 2024, China Telecom ha svelato Tianyan-504, il computer quantistico più potente del Paese con 504 qubit, e contestualmente l’infrastruttura per le comunicazioni sicure “Quantum Secure Link”, che conta quasi 6 milioni di utenti e oltre 3mila organizzazioni. Non è solo tecnologia: è soft power. Offrendo comunicazioni sicure ai Paesi partner, Pechino aumenta la dipendenza tecnologica nei suoi confronti, come fecero gli americani con Internet negli anni Novanta. L’industria quantistica cinese è passata da 93 aziende nel 2023 a 153 nel 2024. La scala dell’industria raggiungerà 1,61 miliardi di dollari entro il 2025. Gli Stati Uniti hanno imparato la lezione dello Sputnik. La strategia attuale di Washington è duplice: crittografia post-quantistica per le comunicazioni di massa, reti quantistiche satellitari per i canali strategici. Il NIST ha già definito i primi algoritmi resistenti ai computer quantistici. NASA e DARPA lavorano su reti sperimentali. Il budget federale per la ricerca quantistica ha raggiunto 998 milioni di dollari per il 2025. A marzo 2024, DARPA ha lanciato il programma QuANET per integrare reti quantistiche con infrastrutture classiche. La National Quantum Initiative – che coordina la strategia federale statunitense – dovrebbe invece essere a breve riautorizzata  fino al 2034, con 2,7 miliardi di dollari destinati a NIST, NSF e NASA. La Russia procede con obiettivi militari dichiarati. Roscosmos e l’Istituto di Fisica Generale hanno testato collegamenti ottici sicuri tra satelliti e basi terrestri, in linea con il piano “Quantum Communications 2030”. La cooperazione con la Cina, dimostrata dal collegamento Mosca-Urumqi del gennaio 2024, segnala un’alleanza tecnologica che preoccupa l’Occidente. Dal canto suo, l’Europa risponde con SAGA e un’articolata strategia quantistica: a marzo 2025 si è chiusa la call EuroQCI con 24 proposte e un budget complessivo di 90 milioni di euro per migliorare la sicurezza delle comunicazioni. Il satellite prototipo Eagle-1 sarà lanciato tra fine 2026 e inizio 2027. A giugno 2025 è stato invece inaugurato il primo computer quantistico EuroHPC a Poznan, seguito a settembre dal sistema “VLQ” a Ostrava. A luglio 2025, la Commissione europea ha inoltre adottato una Strategia Quantistica per consolidare la leadership tecnologica. Anche l’Italia gioca un ruolo importante: il 9 dicembre 2025, la Sapienza di Roma ha presentato Qolossus 2.0, il primo computer quantistico fotonico italiano modulare. A differenza dei sistemi superconduttivi di Google e IBM, Qolossus opera a temperatura ambiente e si integra naturalmente con le comunicazioni quantistiche. Il processore, prodotto in Italia grazie al CNR di Milano e all’Università di Pavia, rappresenta non solo un primato scientifico, ma la nostra carta, come evidenziato in numerose analisi, per non dipendere dalle architetture superconduttive americane o cinesi. È una questione di sovranità tecnologica. La scalabilità dei sistemi fotonici potrebbe cambiare le regole del gioco. “La tecnologia è pronta”, ha spiegato Sciarrino. “Ma la politica e i finanziamenti devono correre alla stessa velocità”. Ci sono però alcuni ostacoli ancora da superare. Il punto debole sono i trusted nodes, nodi intermedi che devono decifrare e ricifrare le chiavi. Se compromessi, l’intera catena sarebbe a rischio. “I ripetitori quantistici, che eliminerebbero questo problema, sono però ancora sperimentali”, prosegue Sciarrino. Altri ostacoli riguardano la vulnerabilità ai disturbi ambientali, la sincronizzazione tra stazioni terrestri e satelliti in movimento e i costi ancora proibitivi per applicazioni commerciali di massa. I progressi però sono rapidi. In Italia, per esempio, test sul campo hanno dimostrato la distribuzione di chiavi sulla dorsale Torino-Matera, coprendo 1.800 chilometri. In sintesi: la Cina ha capito per prima che chi controlla le comunicazioni sicure può costruire alleanze strategiche. Gli Stati Uniti rispondono con pragmatismo, mescolando soluzioni matematiche e fisiche. SAGA ed EuroQCI rappresentano invece la terza via europea. Tutto questo non rappresenta però un traguardo, ma il punto di partenza di una nuova sfida tecnologica che potrebbe determinare le gerarchie del XXI secolo. L'articolo Comunicazione quantistica: la nuova frontiera della sicurezza digitale europea proviene da Guerre di Rete.
January 14, 2026
Guerre di Rete
Onu bloccata dagli Usa, il Venezuela prova a resistere
New York centro del mondo stravolto, per un giorno e poi si vedrà. Tutto è girato però attorno al Venezuela aggredito militarmente dagli Usa e alla figura del presidente legittimo, Nicolàs Maduro, rapito dalle forze speciali Usa dopo la strage della sua scorta, e sua moglie Cilia Flores. In tribunale, […] L'articolo Onu bloccata dagli Usa, il Venezuela prova a resistere su Contropiano.
January 6, 2026
Contropiano
Due secoli di russofobia e rifiuto della pace
L’ Europa ha ripetutamente rifiutato la pace con la Russia nei momenti in cui era possibile raggiungere un accordo negoziato, e tali rifiuti si sono rivelati profondamente controproducenti. Dal diciannovesimo secolo a oggi, le preoccupazioni della Russia in materia di sicurezza sono state trattate non come interessi legittimi da negoziare […] L'articolo Due secoli di russofobia e rifiuto della pace su Contropiano.
January 2, 2026
Contropiano