La Rivoluzione dei Fenicotteri continua nonostante fermi e intimidazioni
Il 23 luglio, nel suo ormai 54° giorno, la protesta è tornata davanti al
Parlamento di Tirana, questa volta la mattina, a partire dalle 8.00. Centinaia
di persone si sono radunate davanti al Parlamento, mentre all’interno era in
corso la seduta plenaria che avrebbe deciso sulla proprietà delle terre agricole
agli stranieri. Più che in un unico punto, i manifestanti si sono distribuiti
intorno ai diversi ingressi del Parlamento, già circondato da transenne
metalliche e da ingenti schieramenti di polizia.
Ormai sapete che le manifestazioni principali si svolgono nel tardo pomeriggio
ogni giorno da oltre cinquanta giorni, con il corteo da piazza Skanderbeg che si
dirige verso la sede del premier, per il presidio che dura diverse ore e poi la
marcia che continua per altro tempo e percorso indefiniti.
A questi appuntamenti fissi che scandiscono ormai la quotidianità della capitale
Tirana, si aggiungono azioni straordinarie al mattino o nei weekend. Vengono
convocate ad esempio quando il Parlamento è riunito come i presìdi del 2 luglio
e del 20 luglio, oppure davanti ad altre istituzioni, come quello del 9 luglio
in cui si è protestato davanti al Ministero della Cultura contro i quattro
milioni di euro pubblici destinati al concerto di Ye (conosciuto ai più come
Kanye), mentre nei fine settimana la mobilitazione si sposta nei territori
recintati e sottratti all’accesso pubblico, tra cui Zvërnec (13 maggio), Rrjoll
(13 giugno) e Kakome (21 giugno).
Tornando al 23 luglio, tra i provvedimenti contestati vi è una bozza di legge
pubblicata per la consultazione dal Ministero dell’Agricoltura e dello Sviluppo
rurale, intitolata «Sul trasferimento della proprietà dei terreni agricoli a
persone fisiche e giuridiche straniere». Il testo apre la strada all’acquisto di
terreni agricoli da parte di cittadini e società straniere, prevedendo che le
nuove disposizioni producano effetti sette anni dopo l’eventuale adesione
dell’Albania all’Unione Europea. Attualmente gli investitori stranieri possono
prendere in affitto la terra agricola fino a 99 anni, ma non acquistarla. Il
nuovo testo consentirebbe invece la compravendita di terreni privati e statali,
compresi quelli appartenenti al fondo delle terre pubbliche definite
“disponibili” o non ancora assegnate.
Una proposta di legge discussa pochi giorni dopo che il Viceministro
dell’Agricoltura Fatmir Guri e il direttore generale del Ministero israeliano
dell’Agricoltura e della Sicurezza alimentare, Oren Lavi, hanno firmato un
memorandum dedicato alle tecnologie agricole, alla produzione sostenibile, alla
sicurezza alimentare e alla ricerca congiunta. Era il 2 giugno, terzo giorno
della Rivoluzione dei Fenicotteri.
La tensione è salita drasticamente intorno alle 10, quando la polizia ha tentato
di spostare le barricate per impedire il lancio di uova e pomodori contro i
veicoli dei parlamentari. Fallito il tentativo di allontanare i manifestanti, le
forze dell’ordine hanno utilizzato spray al peperoncino e due autocisterne ad
acqua per disperdere la protesta.
Per alcuni minuti, l’ingresso del Parlamento si è trasformato in un luogo di
scontro e lancio di pomodori e uova. Dalla piazza si sono levati gli slogan
“Rama, dimettiti”, “Rama in carcere, Berisha in carcere” e “Parlamento del
crimine”, “Polizia del crimine”, “E’ arrivata la vostra fine”. I presidi sono
continuati anche oltre le 16, momento intorno al quale, tra le 25 e le 30
persone sono state portate nei commissariati numero 1 e 3 di Tirana. Il Comitato
Albanese di Helsinki ha accertato che, entro le 17, nel solo commissariato
numero 1 erano trattenute 18 persone: cinque erano state interrogate e
rilasciate, mentre per le altre tredici le procedure erano ancora in corso.
Tra le persone fermate vi erano due donne che non avevano compreso per quale
ragione fosse stata limitata la loro libertà. Una di loro ha riferito di essere
stata portata via mentre stava semplicemente filmando. Edison Lika, attivista di
Mesdhe e volontario di Drejtesi Sociale era in collegamento diretto online con
la TV di News24. Nel commissariato si trovava anche un manifestante con ferite
alla testa e a un braccio, trasferito dopo essere stato prelevato dall’ospedale
militare.
Tra le persone condotte in commissariato c’era anche Vjolanda Peca, giornalista
di Citizens.al, fermata mentre stava documentando la protesta. Il rappresentante
del Comitato Albanese di Helsinki Zylyftar Bregu ha condannato sia il fermo sia
l’interrogatorio della giornalista. Anche se in quel momento non mostrava il
badge, ha osservato Bregu, dopo essersi identificata come giornalista la
condotta della polizia avrebbe dovuto cambiare immediatamente e non tradursi in
una limitazione della libertà. Le testimonianze raccolte parlano inoltre di
persone trascinate a terra e dell’impiego di lacrimogeni in presenza di bambini,
anziani, persone malate e con disabilità. Il manifestante Skerdi Topalli ha
denunciato in particolare il trattamento riservato alle donne e alle madri
trascinate via dagli agenti.
La repressione non ha però disperso definitivamente la mobilitazione. I
manifestanti sono rimasti davanti agli ingressi e alle uscite del Parlamento
fino a dopo le 17. Al termine del presidio, gli organizzatori hanno invitato la
cittadinanza a marciare verso i commissariati nei quali erano trattenute le
persone fermate.
La Rivoluzione dei Fenicotteri non è morta, né arretra di un passo. La risposta
del 23 luglio mostra e semmai rafforza la volontà del popolo albanese di
resistere. I fenicotteri continuano a occupare lo spazio pubblico nonostante le
intimidazioni, le campagne di delegittimazione, le transenne, gli idranti, i
lacrimogeni e i fermi di polizia. La forza dei fenicotteri sta proprio nella
persistenza. La forza dei fenicotteri albanesi non consiste nel rispondere alla
violenza con altra violenza, ma nel continuare a occupare lo spazio pubblico
nonostante le intimidazioni, le campagne di delegittimazione, le transenne, gli
idranti, i lacrimogeni e i fermi di polizia. Essere pacifici non significa
accettare l’ingiustizia, né fermarsi o arretrare.
Oggi è il 56° giorno e la protesta che richiamerà la diaspora è prevista per il
14, 15 e 16 agosto.
Foto di Trivet
Fioralba Duma