A Milano “Giù le mani dalla città”
Il progetto “Giù le mani dalla città” è nato a Milano un anno fa con l’intento
di mappare i processi di speculazione edilizia e le trasformazioni urbane che
espellono le persone dai loro quartieri. Promossi dallo spazio sociale il
Cantiere e da Cura Lab, il laboratorio di ricerca territoriale guidato da
Francesca Cognetti del Politecnico di Milano, si sono svolti alcuni itinerari
per attraversare e capire la complessità del territorio, le trasformazioni in
atto e le ricadute sulla vita dei quartieri.
Dopo i tour di mappatura nella zona di Villa Pizzone, Bindellina e Portello e
quello tra il Parco delle Cave e Piazza d’Armi dei mesi scorsi, sabato 6 giugno
si è svolta la terza tappa. Appuntamento alle 11 davanti lo stadio di San Siro,
sotto un cielo reso limpido dal temporale notturno mentre si diffonde la musica
delle prove di Tiziano Ferro per il concerto serale. Il numeroso gruppo dei
“mappatori” si mette in marcia. Si parte con la ricostruzione della storia
dell’iconico stadio Sandro Meazza destinato adesso alla demolizione.
Costruito nel 1926 dal Milan, diviene di proprietà del comune di Milano nel 1935
e tale è rimasto fino al 5 novembre 2025, quando è stato firmato il rogito che
cede la proprietà dell’impianto e di tutte le aree circostanti alle due società
sportive Inter e Milan, ovvero ai fondi gestiti da Oaktree e RedBird, per la
misera cifra di 197 milioni di euro. Sulla legittimità della vendita sta
indagando la magistratura.
Ma non si parla solo dello stadio, guardandosi intorno si capisce che
l’operazione che riguarda questo quadrante milanese è molto più grande. C’è
l’area dello Stadio del Trotto con i suoi manufatti che Italia Nostra ha tentato
dagli anni ‘90 di proteggere chiedendo l’apposizione di un vincolo ambientale,
ma con una mossa a sorpresa l’amministrazione nel 2014 con una semplice
determinazione dirigenziale, senza sottoporre la decisione al voto del Consiglio
comunale, ha deciso di procedere con il cambio di destinazione d’uso dei
terreni. Ora è possibile costruire residenze.
Non ha perso tempo la società Hines che ha immediatamente presentato un progetto
per la costruzione di 1300 appartamenti, di cui 700 destinati all’affitto.
Intanto lì attorno ci sono cantieri quasi ultimati e appartamenti in vendita a
prezzi non accessibili alla gran parte della popolazione.
Anche questo viene presentato come un “esempio di avanguardia di rigenerazione
urbana” che «diventerà una vibrante destinazione urbana collettiva ricca
di verde, sport, esperienze da vivere e capace di offrire momenti da
condividere. Il verde fa da ricucitura al contesto residenziale, connettendo
nuovi residenti e il quartiere esistente in una comunità connessa e
contemporanea.
Un’ innovativa chiave di lettura degli spazi pubblici si sviluppa in sintonia
con l’identità unica del contesto storico per creare un’esperienza di quartiere
senza precedenti che accoglie un mix intergenerazionale ad alto valore sociale».
Si pensa a un intervento analogo a quanto è già stato realizzato nell’adiacente
area di via dei Rospigliosi dove accanto a un edificio in linea di 8 piani
svetta una torre di 22 piani. Sull’intervento è in corso un’indagine per
presunta lottizzazione abusiva e abusi edilizi.
Ancora in cammino si lambisce il quartiere di edilizia pubblica San Siro
realizzato alla fine degli anni ’30 conosciuto come “il quadrilatero”. È uno dei
più grandi complessi di edilizia residenziale pubblica di Milano (con oltre
6.000 alloggi) gestito principalmente da ALER Milano. Il quartiere quando è
nato era ai margini della città, oggi non è più così. È racchiuso come un’isola
e circondato dalla trasformazione in atto di questa parte di città.
Nel quartiere lavora da più di dieci anni un gruppo di studio dell’università,
che ha creato un vero e proprio distaccamento nel territorio che dà la
possibilità di sperimentare liberamente progettualità e cooperazione.
Anche il quadrilatero è minacciato dalla “rigenerazione”. Si parla di
demolizione, di risanamento, di recupero. Ovunque si privatizza ogni proprietà
pubblica, come è avvenuto al Lido di Milano.
La sosta di fronte al centro balneare progettato negli anni ’30 serve a
ricostruire la storia di questo imponente impianto pubblico inaugurato nel 1931
e acquistato dal Comune di Milano nel 1936. Il Lido è stato per anni uno dei
luoghi più frequentati dai milanesi, divenendo, assieme all’Idroscalo, il posto
dove praticare sport o fuggire dall’afa estiva. A prezzi popolari in questi
centri balneari comunali si poteva trascorrere l’estate in città.
«Una nuova vita per il Lido di piazzale Lotto», dichiara la Giunta che ha
approvato «fattibile e rispondente all’interesse pubblico la proposta di
progetto per l’affidamento in concessione per la realizzazione di un nuovo
centro sportivo nell’area nonché la successiva gestione per un periodo di 42
anni presentata da parte della società iberica Ingesport health and SPA
consulting S.A., leader dei centri Go fit». Il canone annuale della concessione
è stato quantificato in 80mila euro.
Si parla anche in questo caso di rigenerazione, ma si sottrae alla città
servizi essenziali e spazio pubblico.
La lunga camminata si conclude in piazza Stuparic 18 nello Spazio di Mutuo
Soccorso, questo si rigenerato! Un complesso edilizio dal quale 30 anni fa sono
state sfrattate tutte le famiglie con l’intenzione di demolire e ricostruire. Un
vincolo ha impedito la demolizione e tutto è caduto in abbandono. Fino a quando
nel 2013 dopo anni di lotte e di progetti che si sono sviluppati a partire dal
Centro Sociale Cantiere e dal Comitato abitanti di San Siro la struttura è stata
occupata, per dare casa a chi non l’aveva e per dare vita alle molte attività
sociali e solidali che oggi fanno vivere lo spazio.
Nel grande cortile con un pranzo sociale si è chiusa la mappatura in attesa
dell’appuntamento per le prossime tappe. Intanto il 12,13 e 14 giugno si
festeggiano i 25 anni di vita del Centro Sociale Cantiere a via Monterosa 84.
La copertina proviene dal sito www.cantiere.org. Le foto all’interno
dell’articolo sono dell’autrice
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