Tag - salute

Venezuela: a un mese dal terremoto migliaia ancora in strada
A un mese dal devastante terremoto del 24 giugno, il Venezuela continua a fare i conti con le conseguenze della catastrofe. Migliaia di persone vivono ancora il dolore immenso per la perdita di familiari, amici e di tutto ciò che possedevano. Il bilancio ufficiale delle vittime è salito a 5.398 morti, mentre 16.740 persone sono rimaste ferite, 17.907 sono sfollate e 6.462 sono state salvate dalle macerie. La devastazione strutturale è enorme: 190 edifici sono ufficialmente crollati, mentre oltre 895 strutture, tra cui scuole, infrastrutture pubbliche essenziali e ospedali, hanno subito gravi danni e rischiano di crollare. Migliaia di persone vivono attualmente in insediamenti informali per sfollati interni o in tende allestite accanto alle proprie abitazioni danneggiate. A Maiquetía (La Guaira), circa 3.000 persone dormono sui marciapiedi davanti a 20 edifici gravemente danneggiati e instabili. Allo stesso modo, lungo Avenida Bolívar, a Caracas, altre 3.000 persone vivono in strada, prive di un riparo adeguato e dei servizi essenziali. Questa improvvisa calamità naturale, che ha colpito in particolare lo stato costiero di La Guaira, vicino a Caracas, ha dato origine a una crisi complessa e prolungata, caratterizzata da sfollamenti di massa, gravi danni alle infrastrutture e profondi traumi psicologici. A La Guaira e Caracas, i bisogni più urgenti riguardano l’accesso all’acqua potabile, a un riparo adeguato, all’assistenza per la salute mentale e alla protezione. In risposta alla crisi, Medici Senza Frontiere (MSF) gestisce attualmente 4 cliniche mobili che forniscono assistenza sanitaria di base, supporto per la salute mentale, attività di promozione della salute e interventi per l’acqua e i servizi igienico-sanitari nelle aree più colpite: 3 a La Guaira e 1 a Caracas. Queste cliniche garantiscono cure mediche di base, accesso ad acqua pulita e interventi di emergenza per la salute mentale alle famiglie che hanno perso tutto. Nell’ultimo mese, le équipe mediche di MSF hanno effettuato 2.217 consulti medici. Le ferite provocate dal terremoto vanno ben oltre quelle fisiche. Le famiglie continuano a cercare i propri cari sotto le macerie, insieme allo shock di aver perso improvvisamente la casa e di essere state costrette a sfollare: questa situazione ha dato origine a una grave crisi psicologica. Per rispondere a questi bisogni, MSF ha integrato il supporto per la salute mentale nella propria risposta mobile, realizzando 113 visite per la salute mentale, 323 sessioni di supporto psicologico di gruppo, 1.402 sessioni di psicoeducazione. Con le infrastrutture locali gravemente compromesse, le équipe di MSF stanno inoltre portando avanti interventi per l’acqua e i servizi igienico-sanitari, tra cui: l’installazione di un serbatoio da 5.000 litri a Playa Verde per garantire una fonte affidabile di acqua pulita, l’avvio della clorazione continuativa di 4 principali punti di distribuzione dell’acqua, accompagnata dal monitoraggio costante della qualità dell’acqua e la distribuzione di 5.000 bottiglie di acqua potabile d’emergenza alle famiglie che vivono in strada. Nell’ultimo mese, MSF ha donato circa 8,5 tonnellate di forniture mediche di emergenza. Questo importante sforzo logistico ha supportato gli interventi salvavita immediati e ha contribuito a rispondere ai bisogni sanitari di circa 10.000 pazienti. Le équipe di MSF continuano inoltre a fornire disinfettanti e materiali per la prevenzione e il controllo delle infezioni (IPC) non solo agli ospedali ancora operativi, ma anche agli obitori locali, messi a dura prova dall’elevato numero di vittime, contribuendo a garantire sicurezza, igiene e dignità in una situazione di perdita senza precedenti. Testimonianza di Andreas Spaett (QUI AUDIO in inglese), responsabile dei programmi di MSF in Venezuela. “A un mese dal devastante terremoto che ha colpito il Venezuela il 24 giugno, Medici Senza Frontiere (MSF) continua a garantire assistenza sanitaria alle persone più vulnerabili. Purtroppo il bilancio ufficiale delle vittime continua ad aumentare di giorno in giorno. Al momento si contano circa 5.400 morti, ma si ritiene che molte persone siano ancora disperse sotto gli edifici crollati. Continuiamo a vedere migliaia di persone vivere in strada, in campi che stanno diventando sempre più organizzati man mano che gli aiuti ufficiali e il coordinamento degli interventi si rafforzano. Attualmente gestiamo 4 cliniche mobili: 3 nell’area di La Guaira e 1 a Caracas, dove molte persone continuano a vivere in tenda davanti ai propri edifici danneggiati, in attesa di sapere se potranno rientrare nelle loro case. Nelle ultime tre settimane, dopo una prima fase in cui abbiamo donato materiali e forniture alle strutture sanitarie esistenti, siamo passati alla gestione diretta delle cliniche mobili. In questo periodo abbiamo effettuato oltre 2.200 consulti medici e organizzato più di 400 sessioni di supporto per la salute mentale, rivolte a persone che continuano a soffrire per il trauma vissuto e che affrontano il futuro con grande incertezza”. Medecins sans Frontieres
July 24, 2026
Pressenza
Morte di Fakir al Pilastro: la sicurezza è una rete, non una divisa
Abderrahim Fakir aveva dato molti segni di disagio psichico. A rispondere, però, è arrivata solo la divisa: in Italia alla salute mentale va il 3,3% della spesa sanitaria e mancano oltre 8mila operatori. Delegare la sicurezza alle sole forze dell’ordine è un abbaglio che lascia soli anche i poliziotti di Stefano Arduini Nei video che circolano, che non sono, con ogni probabilità, gli unici, c’è un dettaglio che pesa più del resto. Mentre due agenti tengono a terra Abderrahim Fakir, che ripete «aiuto, basta» prima di tacere, il personale socio-sanitario resta un passo indietro. Sul palcoscenico della tragedia salgono le forze dell’ordine. Chi si occupa di cura aspetta. Fakir aveva dato molti segni di instabilità. Al 112 era stato descritto come «agitato»: la parola con cui, in Italia, il disagio psichico entra nella cronaca prima ancora che nella cura. È da qui che vale la pena partire, senza cedere né alla gogna verso i poliziotti né all’assoluzione preventiva. Il punto è un altro, e riguarda tutti noi: chi abbiamo deciso che risponda, quando qualcuno sta male. C’è una parola che tiene insieme i due mondi che quella sera si sono sfiorati senza incontrarsi: presa. Per chi indossa una divisa è la presa fisica: le braccia dietro la schiena, il peso sul corpo a terra, le caviglie legate. Per chi lavora nel sociale è la presa in carico per reggere una persona nel tempo, non solo nell’istante in cui la si immobilizza. La stessa parola, due gesti contrari. A Fakir è toccata la prima presa perché la seconda, quella sera, non c’era. E probabilmente non c’era mai stata. Non era disponibile per una ragione precisa, che i numeri raccontano meglio di ogni indignazione. Alla salute mentale l’Italia destina il 3,3% della spesa sanitaria, contro una media europea intorno al 5%. Nei dipartimenti di salute mentale mancano più di 8mila professionisti rispetto agli standard che noi stessi abbiamo fissato. I centri aperti ventiquattr’ore su ventiquattro esistono soprattutto sulla carta. Intanto oltre sedici milioni di italiani dichiarano disturbi psicologici di media o grave entità, il 6% in più rispetto a due anni fa. La domanda cresce, la filiera della cura si assottiglia. E a valle di una filiera smontata resta un solo terminale che non chiude mai, che risponde sempre, che non può dire di no: la divisa. ier Paolo Pasolini: «I poliziotti sono figli di poveri», scriveva nel ’68. Ma quella riga, spiegò lui stesso poco dopo, rimandava ad altro: il potere prende i poveri e ne fa strumenti, li manda in prima linea a fare il lavoro sporco che ha smesso di voler pagare. Il poliziotto mandato da solo con l’addestramento che ha e non con quello che gli servirebbe davanti a una crisi psichiatrica in un cortile del Pilastro a Bologna è esattamente questo: uno “strumento” lasciato solo. Pensare la sicurezza come compito esclusivo di chi porta una divisa è un errore enorme. La sicurezza non si fa solo con le forze dell’ordine. Si fa con le reti: i servizi territoriali, gli operatori sociali, i centri di salute mentale, il vicino che chiama sapendo che a rispondere sarà qualcuno che prende in carico e non soltanto qualcuno che immobilizza. Non è buonismo, è efficienza: le stesse evidenze che misurano l’aumento del disagio dicono che le reti sociali fragili accrescono la vulnerabilità, e che quelle solide la riducono. La rete sociale è un dispositivo di sicurezza. Semplicemente, non indossa una divisa.   Valorizzare chi cura pagarlo, formarlo, metterlo davanti e non un passo indietro non è un cedimento sul fronte della sicurezza. È il modo per non lasciare soli i poliziotti davanti a vicende umane molto più complesse di quelle per cui sono stati addestrati. E per non lasciare solo, la prossima volta, chi urla «basta» in un cortile. La sera in cui il personale socio-sanitario farà un passo avanti invece che un passo indietro, saremo tutti più sicuri. Poliziotti compresi. Nella foto LaPresse in apertura, Nicoletta un’amica di Fakir del quartiere Pilastro di Bologna Video Redazione Italia
July 22, 2026
Pressenza
Azione Contro la Fame: “La realtà attuale è molto preoccupante”
«Con 645 milioni di persone che soffrono la fame, il diritto al cibo resta ancora uno dei diritti umani più violati, soprattutto in Africa – ha dichiarato oggi Simone Garroni, direttore generale di Azione Contro la Fame – La leggera flessione registrata, a 4 anni dal 2030, ci lascia in realtà lontani anni luce dall’Obiettivo Fame Zero. E i recenti tagli di molti governi occidentali agli aiuti umanitari, combinati con gli aumenti delle spese militari, fanno chiaramente capire che l’agenda politica deve cambiare e rimettere al centro il diritto al cibo”. Osservando i dati rilevati dal rapporto SOFI (Stato della Sicurezza Alimentare e della Nutrizione nel Mondo) pubblicato questa mattina da cinque agenzie delle Nazioni Unite, Azione Contro la Fame ha riscontrato che nel 2025: * le persone che hanno sofferto la fame sono 645 milioni (il 7,8% della popolazione mondiale); * se la fame sta diminuendo a livello globale (14 milioni di persone in meno rispetto al 2024), la disparità tra i continenti si allarga e il nuovo epicentro globale della fame è l’Africa, dove per la prima volta il numero di persone colpite dalla fame, 309 milioni di persone – pari a 1 su 5 – supera quello in Asia; * in condizione di insicurezza alimentare moderata o grave vivono 2,1 miliardi di persone (25,8% della popolazione mondiale); * quasi un terzo della popolazione mondiale (32,7%) e in Africa il 66,6% degli abitanti non potevano ancora permettersi una dieta sana. In specifico, Azione Contro la Fame osserva che: > Il rapporto nel 2025 sono 645 milioni le persone (in un intervallo compreso > tra 608 e 696 milioni), pari al 7,8% della popolazione mondiale, a soffrire la > fame. A queste si aggiungono le oltre 2,1 miliardi di persone che si trovano > in una condizione di insicurezza alimentare moderata o grave. > Nonostante un leggera riduzione rispetto all’anno precedente, pari a 14 > milioni di persone in meno, il numero di persone che soffre la fame resta più > alto rispetto al periodo pre-pandemico e nasconde una frattura significativa. > La flessione globale è dovuta ai progressi in America Latina, nei Caraibi e in > Asia. > Invece cresce in Africa, dove il numero di persone colpite dalla fame è > arrivato 309 milioni, pari a 1 africano su 5, e per la prima volta supera > quello in Asia (292 milioni). In appena 15 anni la cifra africana è quasi > raddoppiata, a seguito di conflitti, sfollamenti, crisi climatiche e shock > economici che rendono il continente africano il nuovo epicentro della fame nel > mondo. Anche altri numeri confermano la maggiore gravità della situazione in > Africa: il 56,6% della popolazione vive in insicurezza alimentare moderata o > grave e il 66,6% non può permettersi una dieta sana (contro il 28,9% in Asia e > il 25,7% nei Caraibi). Sulla diversificazione minima della dieta, l’Africa > tocca i livelli più bassi al mondo: 20,5% nei bambini tra 6 e 23 mesi (media > globale 30,8%) e 43% nelle donne tra 15 e 49 anni (media globale 62,7%). > L’approfondimento tematico dell’edizione 2026 del Report SOFI, relativo alle > sfide dell’elevato costo di una dieta sana, impone un’ulteriore riflessione. > Nel 2025 quasi un terzo della popolazione mondiale (32,7%) non poteva ancora > permettersi una dieta sana, il cui costo è continuato a salire e ha raggiunto > i 4,28 dollari (a parità di poter di acquisto) mostrando gli effetti > dell’inflazione alimentare. > Rispetto all’obiettivo dichiarato nel rapporto di abbassare i prezzi > alimentari, Azione Contro la Fame rileva come il costo di un’alimentazione > sana sia un indicatore importante, ma non può da solo guidare le politiche > pubbliche; è necessario anche analizzare tutte le cause delle dinamiche dei > prezzi e comprendere le implicazioni sui redditi dei piccoli produttori > alimentari. È quindi fondamentale affrontare le disuguaglianze e gli squilibri > di potere lungo l’intera filiera alimentare, dalla produzione al consumo. > La lotta alla fame deve quindi passare attraverso la trasformazione dei > sistemi alimentari ponendo l’agroecologia contadina e l’agricoltura locale al > centro di questo processo. È il diritto al cibo che deve essere messo in cima > alle priorità politiche. “Siamo specialisti da 47 anni, preveniamo fame e malnutrizione, ne curiamo gli effetti e ne prevediamo le cause – specifica il comunicato di Azione Contro la Fame | www.azionecontrolafame.it, un’organizzazione umanitaria internazionale impegnata a garantire a ogni persona il diritto a una vita libera dalla fame – Siamo in prima linea in 52 Paesi del mondo per salvare la vita dei bambini malnutriti e rafforzare la resilienza delle famiglie con cibo, acqua, salute e formazione. Guidiamo con determinazione la lotta globale contro la fame, introducendo innovazioni che promuovono il progresso, lavorando in collaborazione con le comunità locali e mobilitando persone e governi per realizzare un cambiamento sostenibile. Ogni anno aiutiamo 21,2 milioni di persone”. Redazione Italia
July 21, 2026
Pressenza
FAO: il rapporto SOFI 2026 mostra sicurezza alimentare e nutrizione nel mondo
A dimostrazione che i progressi sono possibili, nel 2025 la fame nel mondo è diminuita per il terzo anno consecutivo. Tuttavia, i miglioramenti restano fragili, distribuiti in modo disomogeneo e insufficienti per raggiungere gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile entro il 2030. Il secondo il rapporto Lo stato della sicurezza alimentare e della nutrizione nel mondo (SOFI) 2026, pubblicato da cinque agenzie specializzate delle Nazioni Unite evidenzia che, a conferma di un miglioramento costante, seppur lento, l’anno scorso ha sofferto la fame il 7,8 % della popolazione mondiale, in calo rispetto all’8,1 % del 2024 e all’8,6 % del 2022. Ciò significa che nel 2025 hanno sofferto la fame circa 645 milioni di persone, quasi 14 milioni in meno rispetto al 2024 e 43 milioni in meno rispetto al 2022. Nonostante i progressi globali, rimane disomogenea la situazione tra le regioni. L’Asia, insieme all’America Latina e ai Caraibi, ha registrato miglioramenti costanti negli ultimi anni. L’Africa, al contrario, conta oggi circa 309 milioni di persone che soffrono la fame, rispetto ai 292 milioni dell’Asia. Sebbene la precedente tendenza al rialzo registrata in Africa stia iniziando a stabilizzarsi – con la quota della popolazione che soffre la fame scesa dal 20,3 % del 2024 al 20,0 % del 2025 – il continente conta ora il numero più elevato di persone affamate in termini assoluti, in un contesto di rapida crescita demografica. Le misure più ampie dell’accesso al cibo delineano un quadro analogo. Nel 2025, circa il 25,8 % della popolazione mondiale (circa 2,1 miliardi di persone) ha vissuto in condizioni di insicurezza alimentare moderata o grave, il che significa che in alcuni casi è stata costretta a scendere a compromessi sulla qualità o sulla quantità del cibo consumato. Si tratta di un calo rispetto al 27,1 % del 2024 e al 28,7 % del 2020 – pari a quasi 86 milioni di persone in meno rispetto al 2024 e a 135 milioni in meno rispetto al 2020 – anche se il dato resta superiore ai livelli pre-pandemia. Le disparità regionali restano marcate. Nel 2025 oltre la metà della popolazione africana (56,6 %) ha affrontato un’insicurezza alimentare moderata o grave, rispetto al 20,3 percento in Asia, al 22,9 percento in America Latina e nei Caraibi e all’8,7 percento in America settentrionale e in Europa. L’insicurezza alimentare continua inoltre a essere più diffusa nelle aree rurali rispetto alle aree periurbane e urbane, mentre le donne restano colpite in misura sproporzionata, sebbene il divario di genere si sia leggermente ridotto nel 2025. Le proiezioni sulla fame nel contesto del conflitto in Medio Oriente Il rapporto annuale offre inoltre proiezioni aggiornate sulla fame per i prossimi cinque anni alla luce del conflitto in Medio Oriente. A seconda della durata dell’impatto della crisi sull’inflazione alimentare – alimentata dall’aumento dei prezzi dell’energia e dei fertilizzanti – circa 510-520 milioni di persone potrebbero ancora soffrire la fame nel 2030 (rispetto alla proiezione più bassa di 503 milioni nello scenario pre-conflitto), con una riduzione prevista del 20 % del numero globale di persone denutrite. Tuttavia, altri potenziali fattori di perturbazione, tra cui gli effetti di eventi meteorologici estremi come El Niño nel 2026 e nel 2027, non sono considerati in queste proiezioni e potrebbero aggravarne ulteriormente gli effetti. Gli autori congiunti del rapporto – l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura (FAO), il Fondo Internazionale per lo Sviluppo Agricolo (IFAD), il Fondo delle Nazioni Unite per l’Infanzia (UNICEF), il Programma Alimentare Mondiale delle Nazioni Unite (PAM) e l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) – avvertono che il conflitto in Medio Oriente del 2026, insieme agli eventi meteorologici estremi e alle riduzioni dell’aiuto pubblico allo sviluppo e dei finanziamenti umanitari, rischia di compromettere i progressi compiuti verso l’eliminazione della fame nel mondo. Progressi lenti sugli obiettivi nutrizionali globali Il rapporto evidenzia che anche i progressi globali in materia di nutrizione materna e infantile restano insufficienti per rispettare gli impegni internazionali, compresi gli obiettivi nutrizionali al 2030. Indicatori quali l’arresto della crescita, il deperimento e il sovrappeso infantili, il basso peso alla nascita e l’allattamento esclusivo al seno mostrano solo miglioramenti marginali e i progressi sono troppo lenti per raggiungere i target. Allo stesso tempo, tra le donne di età compresa tra i 15 e i 49 anni è in peggioramento l’anemia, mentre la prevalenza dell’obesità tra gli adulti mostra un aumento costante – dal 12,1 % del 2012 al 16,2 % del 2024 – in contrasto con l’obiettivo di arrestarne la crescita entro il 2025. A livello mondiale, solo il 30,8 % dei bambini tra i 6 e i 23 mesi consuma una dieta minimamente diversificata, e  ancora 150 milioni di bambini sotto i cinque anni soffrono di arresto della crescita. Anche in questo caso i progressi variano notevolmente tra le regioni. La prevalenza dell’arresto della crescita infantile è in calo in Africa e in Asia è in linea con l’obiettivo del 2030, mentre i tassi di allattamento esclusivo al seno migliorano in tutte le regioni per le quali sono disponibili dati. Tuttavia, in quasi tutte le regioni si registrano divari crescenti nella lotta contro l’anemia tra le donne, mentre il sovrappeso infantile è in rapido aumento in Oceania. Il costo di una dieta sana L’edizione di quest’anno del rapporto SOFI approfondisce il costo di una dieta sana, ovvero la spesa minima media necessaria per procurarsi alimenti disponibili a livello locale in grado di soddisfare il fabbisogno energetico e la maggior parte dei fabbisogni di nutrienti. Secondo la FAO e l’OMS, una dieta sana è una dieta adeguata, equilibrata, varia e moderata. Il rapporto sottolinea che i costi restano un ostacolo importante al raggiungimento dell’OSS 2 (Fame Zero), sebbene la sola riduzione di tali costi non sia sufficiente a migliorare la qualità dell’alimentazione e i risultati nutrizionali. Nel 2025 il costo medio globale di una dieta sana è salito a 4,28 dollari a parità di potere d’acquisto (PPA) a persona al giorno, rispetto ai 3,44 dollari PPA del 2021 e ai 2,94 dollari PPA del 2017, con i livelli più elevati registrati in America Latina e nei Caraibi (4,91 dollari PPA). Allo stesso tempo, il numero di persone che non possono permettersi una dieta sana è diminuito, passando da 2,97 miliardi (37,4 % della popolazione mondiale) nel 2021 a 2,69 miliardi (32,7 %) nel 2025. Questa tendenza nasconde tuttavia notevoli disparità regionali. In Africa l’accessibilità economica è peggiorata in modo marcato: nel 2025 il 66,6 % della popolazione non poteva permettersi una dieta sana, oltre il doppio dei livelli osservati in Asia e in America Latina e nei Caraibi. I costi di una dieta sana variano ampiamente tra le regioni a causa delle differenze strutturali dei sistemi agroalimentari. Gli alimenti di origine animale, la frutta e la verdura rappresentano la quota maggiore dei costi, mentre gli alimenti amidacei di base incidono in misura relativamente modesta. Gli alimenti di origine animale costituiscono la principale voce di costo di una dieta sana in Africa, mentre in America Latina e nei Caraibi la quota maggiore è rappresentata dalle verdure. Le filiere alimentari sono un fattore determinante dei prezzi. Le attività a valle della produzione agricola rappresentano dal 70 al 75 % di quanto pagato dai consumatori, e fino al 40 % dei costi totali deriva da trasformazione, logistica e commercio all’ingrosso. Migliorare l’efficienza di questi segmenti è quindi fondamentale, in particolare per ridurre il costo degli alimenti deperibili e ricchi di nutrienti. Ridurre il costo di una dieta sana richiede risposte politiche specifiche per ciascun contesto, in grado di ampliare l’offerta di alimenti nutrienti e ridurre al contempo i costi strutturali lungo le filiere agroalimentari. Ciò comprende investimenti in infrastrutture, ricerca e sviluppo, irrigazione e catene del freddo, insieme a riforme dei sussidi, alla facilitazione del commercio e all’adeguamento dei quadri normativi. Interventi mirati che aumentino la produttività, riducano le perdite e promuovano pratiche sostenibili possono al tempo stesso migliorare i risultati nutrizionali, rafforzare la resilienza e sostenere gli obiettivi climatici. “Il lavoro che ci attende da qui al 2030 è immenso. Tuttavia, un mondo in cui una dieta sana non sia più fuori dalla portata di quasi una persona su tre è un mondo che vale la pena costruire”, afferma il rapporto. «Il rapporto dimostra che i progressi sono possibili, ma dobbiamo accelerare – ha commentato il Direttore Generale della FAO, Qu Dongyu – Porre fine alla fame e rendere le diete sane accessibili richiede impegno politico, investimenti costanti e politiche abilitanti. Le crisi recenti, dalle calamità naturali come la pandemia di COVID-19 ai disastri causati dall’uomo, come i focolai di conflitto, la guerra in Ucraina, la crisi di Gaza e l’interruzione del traffico nello Stretto di Hormuz, hanno dimostrato sia la resilienza dei sistemi agroalimentari, sia la necessità di rafforzarli ulteriormente per servire al meglio le persone, gli agricoltori e i consumatori più vulnerabili al mondo». «Il SOFI ci dice che il costo di una dieta sana continua a crescere e che quasi 2,7 miliardi di persone potrebbero ancora non poterselo permettere – ha osservato il Presidente dell’IFAD, Alvaro Lario – Filiere resilienti devono essere parte centrale della risposta. Il nostro compito ora è trasformare in investimenti le evidenze fornite dal SOFI, e farlo attraverso il partenariato. Insieme, possiamo costruire le filiere, i sistemi di mercato e le economie rurali che rendono il cibo sano accessibile a tutti». «Ogni bambino merita la possibilità di crescere e sviluppare appieno il proprio potenziale, e tutto questo comincia con l’accesso a un’alimentazione nutriente e accessibile – ha dichiarato la Direttrice Esecutiva dell’UNICEF, Catherine Russell – Questo rapporto è un severo promemoria del fatto che i sistemi alimentari non riescono a proteggere milioni di bambini e famiglie. Alimentazione, salute, istruzione e protezione sociale devono procedere insieme per proteggere i bambini e le donne più vulnerabili dagli shock globali». «Dietro ogni numero di questo rapporto c’è una famiglia che fa i conti con il costo del cibo – ha dichiarato il Direttore Esecutivo ad interim del PAM, Carl Skau – I conflitti e gli shock climatici li allontanano ulteriormente dalle loro possibilità. Dobbiamo continuare a lavorare con le agenzie partner, i governi e le comunità per costruire sistemi alimentari capaci di resistere agli shock, affinché le famiglie possano permettersi diete nutrienti anche in tempi di crisi. Servono ora investimenti costanti, all’altezza della portata della sfida». «Pur accogliendo con favore i chiari progressi compiuti nella riduzione della fame, una dieta sana resta ancora fuori dalla portata di una persona su tre nel mondo – ha concluso il Direttore Generale dell’OMS, Tedros Adhanom Ghebreyesus – L’obesità è in aumento e i progressi in materia di nutrizione materno-infantile stanno rallentando. Ma sappiamo cosa funziona: politiche che rendano il cibo sano la scelta più semplice, la promozione dell’allattamento al seno, l’etichettatura sulA fronte della confezione, la tassazione dei prodotti dannosi per la salute e la protezione dei bambini dal marketing nocivo. Le diete sane non sono un lusso: sono il fondamento della salute e devono essere alla portata di tutti». https://openknowledge.fao.org/items/7eb22402-860f-4212-922f-55941aed4a27 Redazione Italia
July 21, 2026
Pressenza
Puntata del 14/07/2026@0
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026@1
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026@2
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
Puntata del 14/07/2026
Il primo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Riccardo Antonini, ex Ferroviere e licenziato per aver fatto il RLS bene in FS, sulla recente condanna a cinque anni dell’ex amministratore delegato di Fs e Rfi Mauro Moretti per la strage di Viareggio. Per la prima volta, un dirigente d’azienda paga con il carcere le sue colpe, dopo anni di impunità. La reazione della difesa e dei media rivela un profondo disprezzo per le vittime e una gerarchia di classe nel sistema giudiziario. Il nostro ospite ha sottolineato che questo processo, avviato il 13 novembre 2013 per una immane tragedia con 32 morti e centinaia di feriti, ha assicurato a tutti gli imputati il massimo livello di garanzia previsto dal nostro ordinamento in materia di processo penale e quello che a emerge, grazie innanzitutto al lavoro incessante dei familiari delle 32 vittime, la giustizia deve essere “uguale per tutti”. Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il secondo approfondimento della puntata lo abbiamo fatto in compagnia di Daniele Mallamaci, Sicobas Torino, in merito alle condizioni di lavoro all’interno dello stabilimeto della Fiorentini di Trofarello (TO). Il nostro ospite ci ha presentato l’incontro che si terrà sabato 18 luglio a Trofarello: “La nostra organizzazione sindacale vi invita a partecipare all’incontro pubblico: “Fiorentini: confronto aperto e testimonianze sulle reali condizioni di lavoro nel nostro territorio” Sabato 18 luglio 2026 ore 10 conferenza pubblica presso il centro socioculturale Marzanati biblioteca civica Lelio Basso di Trofarello (TO) in via Cesare Battisti 25. Sono invitati lavoratori e lavoratrici, sindacati, istituzioni, giornalisti, giuristi e cittadini La conferenza nasce dalla situazione vissuta dalle operaie e dagli operai Elpe della fabbrica Fiorentini, che stanno portando all’attenzione pubblica la realtà delle loro condizioni di vita caratterizzate da salari insufficienti e temperature insostenibili. Riteniamo importante la presenza delle realtà rappresentanti della comunità e di tutte le persone interessate: per contribuire ad aprire un confronto pubblico tra lavoratori, sindacati, istituzioni e cittadini con l’obiettivo di individuare percorsi concreti per soluzioni condivise nell’interesse sia delle lavoratrici e dei lavoratori che della comunità territoriale.” Buon ascolto -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- -------------------------------------------------------------------------------- Il terzo agomento della puntata è stato quello del lavoro stagionale bracciantile agricolo nel distretto di Saluzzo. Abbiamo ospitato in studio il ricercatore universitario Dario Fontana, che assieme a due colleghi hanno voluto presentare pubblicamente i dati delle loro ricerche al convegno dal titolo “Migrazione bracciantile: salute occupazionale e accesso ai servizi” tenutosi il 25 giugno a Saluzzo. Ad ascoltare i risultati delle ricerche e a prendere parte al dibattito che ne è seguito erano presenti anche rappresentanti delle istituzioni locali, dell’associazinismo, di chi si occupa dell’accoglienza dei lavoratori migranti e cittadinanza in generale. Dagli studio di Dario Fontana è uscita fuori una situazione preoccupante con percentuali di gravi conseguenze sulla salute con rischio di cronicizzazione, aggiunto ad una precaria salute psicologica dei lavoratori migranti impiegati nella raccolta stagionale di frutta, studiando un campione di circa 155 lavoratori. Dopo avere illustrato nello specifico tutte le cause di questi disagi, riscontrate dalle interviste effettuate dal ricercatore, quest’ultimo chiede giustamente, alla platea del dibattito, cosa si può fare per cambiare questa tendenza. In tutta risposta i rappresentanti istituzionali di Saluzzo, si sono offesi perchè il buon nome del “protocollo Saluzzo per l’accoglienza dei lavoratori stagionali” è stato infangato e di fatto se la sono presa con chi ha semplicemente presentato dei dati, che forse sono stati mal digeriti, anche dagli imprenditori agricoli e dalla stessa Coldiretti. Questo sdegno è avvenuto a mezzo stampa, tramite la pubblicazione di un articolo su “il corriere di Saluzzo” con dichiarazioni della vicesindaca di Saluzzo e del rappresentante locale della Coldiretti. Dario Fontana ha poi inviato una lettera ufficiale di risposta alla testata giornalistica, ma abbiamo voluto dargli anche l’opportunità di estendere i suoi ragionamenti a riguardo in questa intervista. Buon ascolto
July 17, 2026
Radio Blackout
Sanità: rinuncia alle cure, fuga dei pazienti fuori regione e disparità territoriali
Nel 2025 la spesa sanitaria totale ha raggiunto 190,1 miliardi, pari all’8,4% del Pil, ma quasi 5,8 milioni di cittadini nel 2024 hanno rinunciato a visite o accertamenti pur avendone bisogno. La nostra sanità continua a reggere sul piano generale, ma avanzano vistose crepe nell’accesso alle cure, nella tenuta del territorio e nell’equità tra Regioni. È quanto emerge dalla recente Audizione di Nicoletta Pannuzi, Direttrice della Direzione centrale per le statistiche sociali e il welfare dell’ISTAT alla XII Commissione permanente (Affari sociali) della Camera dei deputati. La spesa sanitaria sostenuta dal settore pubblico si attesta a 140,8 miliardi (il 74,1% del totale), quella a carico diretto dalle famiglie a 42,4 miliardi (22,3% del totale) e quella sostenuta dai regimi di finanziamento volontari a 7 miliardi; per quest’ultima componente, la quota maggiore è sostenuta dalle assicurazioni private, 5,3 miliardi, 987 milioni dalle imprese e i restanti 694 milioni dalle Istituzioni senza scopo di lucro al servizio delle famiglie. “Nel complesso, ha sottolineato Pannuzi, la spesa sanitaria nominale pro capite è passata dai 2.637 euro nel 2019 ai 3.225 euro nel 2025; in quest’ultimo anno la spesa è stata finanziata per 2.388 euro pro capite dalla Pubblica Amministrazione, per 719 euro direttamente dalle famiglie e per 118 euro dai regimi di finanziamento volontari”. E’ la rinuncia alle prestazioni sanitarie a destare maggiore preoccupazione: nel 2024 quasi 5 milioni e 800 mila persone, pari al 9,9% della popolazione, hanno rinunciato, pur avendone bisogno, ad almeno una visita o un accertamento diagnostico, fenomeno in crescita rispetto al 2019 (6,4%). E i motivi della rinuncia sono legati soprattutto alle lunghe file d’attesa o al costo economico delle prestazioni. Le rinunce sono più frequenti tra le donne: l’11,4% contro l’8,3% degli uomini, mentre la Regione dove si riscontra la percentuale maggiore è la Sardegna. E a proposito di rinuncia, in questi giorni un Report della Fondazione GIMBE ha evidenziato come nel 2024 oltre 7,6 milioni di persone siano restate fuori dai programmi gratuiti relativi agli screening oncologici, soprattutto nel Mezzogiorno, in parte perché non ha ricevuto l’invito, molto più spesso perché non ha aderito. “Adesioni ancora troppo basse e profonde diseguaglianze territoriali, ha sottolineato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione GIMBE, compromettono l’efficacia dello strumento più idoneo per individuare precocemente tumori e lesioni precancerose. Il bilancio è pesantissimo: oltre 50.300 casi non intercettati dai programmi organizzati di screening”: https://press.gimbe.org/press/comunicato.it-IT.html?id=498.  Un altro aspetto critico riguarda la mobilità,  i ricoveri ospedalieri fuori dalla Regione di residenza: nel 2024 la mobilità ospedaliera extra-regione ha riguardato l’8,6% dei ricoveri di pazienti residenti, una quota stabile rispetto al 2023, con Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna che hanno costituito dei veri e propri poli di attrazione della mobilità in uscita soprattutto da Calabria, Campania, Puglia e Sicilia. “Si osserva nel tempo, puntualizza Pannuzi, un aumento della variabilità regionale della percentuale di ricoveri ordinari acuti effettuati fuori della propria regione di residenza. Tale aumento deriva da un ampliamento dei divari tra i valori molto bassi nelle suddette regioni di attrazione, ossia Lombardia (5,3% nel 2024), Veneto (6,5%) ed Emilia-Romagna (5,7%), e percentuali elevate sia nelle regioni di minore dimensione come Molise (32,8%), Basilicata (28,6%), Valle d’Aosta (19,6%) e Provincia autonoma di Trento (15,2%), sia in regioni del Sud quali Abruzzo (16,2%), Campania (9,6%), Puglia (9,3%) e, soprattutto, Calabria (22,8%)”. In uno specifico focus la Direttrice della Direzione centrale per le statistiche sociali e il welfare dell’ISTAT si occupa dell’accessibilità alle strutture ospedaliere di emergenza-urgenza nei Comuni capoluogo delle Città metropolitane,  facendo emergere marcate disuguaglianze tra comuni. A Milano, Torino, Catania e Cagliari si osservano le quote più elevate di popolazione residente in grado di raggiungere il Pronto Soccorso o DEA (Dipartimento di Emergenza e Accettazione) entro la soglia degli otto minuti. Seguono Bari e Napoli, città in cui oltre la metà della popolazione (rispettivamente il 52,0% e il 50,9%) vive in contesti caratterizzati da una buona accessibilità alle strutture sanitarie con prestazioni emergenziali. E le disparità territoriali che attraversano la nostra sanità sono confermate anche dal recente ultimo Monitoraggio dei LEA: sono il Veneto, l’Emilia-Romagna e la Toscana a registrare le migliori performance complessive nell’erogazione dei Livelli essenziali di assistenza nel 2024, mentre Calabria, Molise e Sicilia, si posizionano in fondo alla classifica, con particolari criticità nell’assistenza territoriale (in Calabria) e nella prevenzione (in Sicilia): https://www.salute.gov.it/new/it/news-e-media/notizie/livelli-essenziali-di-assistenza-sintesi-dei-risultati-del-nuovo-sistema-di-0/.  Con un altro focus, Pannuzi si occupa degli stili di vita, dell’abitudine al fumo, del consumo di alcol, della sedentarietà e dell’obesità, quali importanti fattori di rischio per la salute delle persone. Nel 2025 si registrano quasi 10 milioni di fumatori, pari al 19,2% delle persone di 14 anni e più (22,9% tra gli uomini e 15,6% tra le donne). L’abitudine al fumo è più diffusa tra le persone con al massimo la licenza elementare, le quali sperimentano un rischio relativo di essere fumatori 1,7 volte più elevato rispetto a quelle laureate. L’8,4% della popolazione fa, inoltre, un consumo eccedentario di alcol (11,6% tra gli uomini e 5,4% tra le donne). La percentuale di persone che consumano più di sei Unità Alcoliche in un’unica occasione (binge drinking) si attesta all’8,4% (12,4% tra gli uomini e 4,7% tra le donne). Nel complesso il 15,4% dei residenti sperimenta un consumo di alcol a rischio (21,8% tra gli uomini e 9,3% tra le donne). Le regioni in cui si riscontrano consumi elevati, sia abitualmente sia occasionalmente, sono le province autonome di Bolzano e Trento e la Valle d’Aosta, mentre la Sicilia e la Sardegna sono quelle in cui i consumi elevati interessano una quota minore di popolazione. Nella popolazione di 25 anni e più il consumo di alcol a rischio, in contro tendenza rispetto agli altri comportamenti a rischio, è più frequente tra coloro che hanno un titolo di studio elevato (laurea): il rischio relativo è 1,2 volte più alto rispetto alle persone con titolo di studio basso (non superiore alla licenza elementare). La sedentarietà interessa, invece, il 31,7% della popolazione di 25 anni e più (28,1% tra gli uomini e 35,1% tra le donne), mentre sono oltre 5,7 milioni le persone obese (dato 2025).  Il fenomeno interessa maggiormente le regioni del Mezzogiorno e in Puglia riguarda il 13,7% dei residenti. La prevalenza più elevata si osserva tra le persone con titolo di studio basso (rischio relativo 2,3 volte più elevato rispetto a coloro che hanno conseguito un titolo di studio elevato). Qui il testo dell’Audizione di Nicoletta Pannuzi: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2026/07/Istat-Audizione-Commissione-Affari-Sociali_07-luglio-2026.pdf.    Giovanni Caprio
July 17, 2026
Pressenza
La Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri aderisce all’appello per la liberazione dei 14 medici palestinesi detenuti
La petizione promossa da Medici per i Diritti Umani (MEDU), rivolta alla comunità medica e sanitaria italiana, per chiedere la liberazione del dottor Hussam Abu Safiya e degli altri 13 medici palestinesi detenuti da Israele senza accuse formali né processo, ha superato le 4.300 adesioni. Il risultato più significativo di queste ultime ore è l’adesione della Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (FNOMCeO), che rappresenta oltre 470.000 medici e odontoiatri italiani. L’appello, promosso da MEDU insieme a Physicians for Human Rights Israel (PHRI), chiede il rilascio immediato dei 14 medici palestinesi seguiti direttamente da PHRI e, più in generale, di tutti gli operatori sanitari di Gaza detenuti illegalmente o arbitrariamente. Chiede inoltre il rispetto del diritto internazionale umanitario, l’accesso a cure mediche adeguate, a un’effettiva assistenza legale e a verifiche indipendenti delle condizioni di detenzione. Nei giorni scorsi avevano già aderito all’appello gli Ordini dei Medici di Napoli, Palermo e Firenze, la Società Italiana di Medicina delle Migrazioni (SIMM), la Società Italiana di Terapia Comportamentale e Cognitiva (SITCC) e numerose altre organizzazioni e professionisti della salute. «La risposta che sta arrivando dalla comunità medica e sanitaria italiana è un segnale di grande valore, sia sul piano individuale sia su quello istituzionale», dichiara Alberto Barbieri, Coordinatore Generale di MEDU. «Migliaia di professioniste e professionisti della salute, insieme ai loro Ordini e alle società scientifiche, stanno affermando un principio molto semplice: la protezione di chi cura non è negoziabile.  La vicenda del dottor Abu Safiya e degli altri medici palestinesi detenuti riguarda anzitutto la loro vita, la loro libertà e la loro dignità, ma chiama in causa anche principi fondamentali della nostra professione: la neutralità della missione medica, il diritto alla cura, la protezione del personale sanitario nei conflitti armati e il rispetto delle garanzie fondamentali dello Stato di diritto. La comunità sanitaria italiana ha scelto di non restare in silenzio davanti a questa vicenda. Ora ci auguriamo che questa voce venga raccolta anche dalle istituzioni del nostro Paese.» L’adesione della Federazione Nazionale rappresenta un passaggio particolarmente importante nel percorso avviato da MEDU. L’obiettivo della campagna è ora quello di portare questa richiesta all’attenzione del governo italiano e delle istituzioni europee, affinché si attivino con urgenza presso le autorità israeliane per chiedere il rilascio del dottor Hussam Abu Safiya, degli altri medici palestinesi detenuti e il pieno rispetto delle garanzie previste dal diritto internazionale. MEDU invita professioniste e professionisti della salute, Ordini, società scientifiche, ospedali, università, reti sanitarie e mezzi di informazione a continuare a diffondere la petizione e questo appello. Ampliare la mobilitazione è essenziale per dare maggiore forza alle richieste che saranno rivolte al governo italiano e alle istituzioni europee. Link per firmare la petizione su change.org. Dr. Musab Samaan; Dr. Omar Amar; Dr. Ahmad Musa; Dr. Nahad Abu Taima; Dr. Medhat Abu Tabng’; Dr.  Hussam Abu Safiya; Dr. Murad Alkuka; Dr. Mahmud Hallak; Dr. Hamza Abu Sabha; Dr. Ahmad Shahada;  Dr. Hassan Almukayed; Dr. Raed Mahdi; Dr. Akram Abu Odeh; and Dr. Muhammad Ubaid. Redazione Italia
July 15, 2026
Pressenza