Naza: l’algoritmo che guida il genocidio
NAZA non è un film con fantastici effetti speciali, ma soltanto un documentario.
Non riceverà alcun premio per la regia, la scenografia, la colonna sonora o il
miglior attore. Eppure NAZA è il film del decennio. Quello che non devi
perderti.
NAZA rappresenta l’anello mancante tra la fantascienza, la peggiore distopia e
la realtà.
La sua importanza storica è anche confermata dalle polemiche che lo circondano.
Sui social network è stata fatta circolare da chi ne aveva interesse (Israele?)
la falsa notizia di una sua imminente trasmissione su Rai Storia, smentita
ufficialmente dal distributore I Wonder Pictures (Nota 1) proprio per
scoraggiare il pubblico dall’andare a vederlo al cinema.
Israele ha persino promosso un controdocumentario (NAZA, the Real Story) per
contestare i contenuti del documentario originale.
Mi aspetto ora un documentario prodotto dagli eredi ideologici di Hitler che
illustri le ragioni sociali, etiche e morali delle attività da lui promosse
durante la Seconda guerra mondiale!
Non voglio fare qui la recensione del film.
Penso, tuttavia, sia importante precisare che si tratta di una sequenza di 24
interviste ad altrettanti militari ed esperti informatici «pentiti»
dell’intelligence militare israeliana. Protetti dall’anonimato, spiegano come
abbia funzionato la programmazione dello sterminio dei palestinesi di Gaza e
della sistematica riduzione in macerie della città.
Soltanto nell’ultimo minuto del film si vedono le immagini delle macerie e delle
vittime e si ascoltano le strazianti voci dei sopravvissuti.
Si tratta di un racconto disumano.
La parte fondamentale del film, tuttavia, riguarda altri due aspetti.
Il primo aspetto che mi ha colpito è vedere come, durante il genocidio, la
popolazione israeliana continui a vivere tranquillamente la propria esistenza,
come se non stesse accadendo nulla di grave per mano del proprio governo e dei
propri soldati.
Il secondo aspetto è certamente ancora più traumatizzante e preoccupante per il
futuro dell’intera umanità.
Appare evidente come la guerra sia ormai disumanizzata: l’intelligenza
artificiale seleziona gli obiettivi sulla base di dati statistici più o meno
attendibili e comunque non verificabili, mentre i droni, guidati a distanza, li
colpiscono e li distruggono.
Spaventa sapere che a fornire le informazioni utilizzate per scatenare gli
attacchi sia il controllo globale della rete telefonica da parte dello Stato (in
questo caso Israele). Un controllo a distanza dei telefoni cellulari —
posizione, fotografie memorizzate, voci in diretta, telefonate — che permette di
raccogliere informazioni sulle persone da colpire.
È mostruoso sapere che ogni attacco viene pianificato prevedendo già un certo
numero di NAZA.
Sì, perché a questo punto si comprende il titolo del film: il termine NAZA
(נז״א) è l’abbreviazione ebraica di Nezek Agavi, che significa «danno
collaterale» (Nota 2).
Ogni missione assassina di Israele, secondo le testimonianze raccolte nel film,
viene pianificata prevedendo un certo numero di NAZA: 4, 15, 24 o più. Si tratta
del numero di vittime civili innocenti che si prevede di uccidere per colpire un
obiettivo.
Il film denuncia, inoltre, come i militari di Hamas non venissero colpiti sui
campi di battaglia, bensì nelle proprie abitazioni.
Le abitazioni vengono individuate esaminando a distanza i selfie scattati con i
figli e conservati sui telefoni cellulari.
Il momento dell’attacco viene scelto ascoltando la voce della figlioletta che
saluta il papà appena rientrato a casa.
Il disgusto per tutto questo mi ha lasciato senza parole al termine degli 80
minuti del documentario.
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NOTE
L’immagine che illustra l’articolo è generata con intelligenza artificiale; è
ispirata ai sistemi di individuazione degli obiettivi e di stima delle vittime
civili descritti nel documentario NAZA. Non rappresenta quindi una reale
operazione militare né riproduce un’autentica schermata dell’esercito
israeliano.
NOTA 1 — La falsa notizia sulla Rai
iO Donna, 5 ottobre 2026: NAZA: gli incassi record e la falsa notizia in tv su
Rai Storia.
«Qualche giorno fa, specialmente su X e Facebook, hanno iniziato a circolare
alcuni post che riportavano la falsa notizia dell’arrivo di NAZA sul canale Rai
Storia il prossimo 10 ottobre. Una bufala messa in giro probabilmente da chi non
gradisce il grande successo di pubblico che sta raccogliendo il film».
L’articolo riferisce inoltre della successiva smentita ufficiale di I Wonder
Pictures.
NOTA 2 — Il significato di NAZA
NPR, 30 settembre 2026: ‘NAZA’ filmmakers on what they learned making the doc
and the backlash it received.
Yuval Abraham, originale inglese:
«It stands for two Hebrew words, nezek agavi in Hebrew, which could loosely be
translated to collateral damage.»
Traduzione italiana del passaggio completo:
(«È l’abbreviazione di due parole ebraiche, nezek agavi, che possono essere
tradotte approssimativamente come “danno collaterale”. Sono le parole che gli
ufficiali dell’intelligence israeliana usano per indicare il numero di civili
che sanno, o prevedono, saranno uccisi in un attacco aereo. Per fare un esempio,
un soldato dice nel film: nell’esercito non diciamo che 15 donne e bambini
moriranno in questo attacco. Diciamo 15 NAZA.»)
Natale Salvo