Appello contro la nuova “corsa all’oro” dei data center, richiesta di una moratoria a tutela dei territori
C’è chi dice che i data center sono utili per lo sviluppo dell’intelligenza
artificiale, ed è vero. Ma bisogna chiedersi anche: l’intelligenza artificiale
sviluppata da chi e a vantaggio di chi? I data center di grandi dimensioni,
quelli per “addestrare” l’intelligenza artificiale, non comportano nessun
vantaggio per i paesi che li ospitano. I vantaggi sono limitati a poche società
che conferiscono la struttura materiale; mentre i fornitori di dati, che vanno
ad alimentare gli enormi profitti del settore, sono per lo più le multinazionali
che stanno sviluppando gli agenti intelligenti. Il vantaggio occupazionale è
ridotto, infatti, un recente studio del britannico “think tank Vardant”,
ricercatori indipendenti di area progressista ed ecologica, ha ridimensionato la
reale creazione di posti di lavoro del 75% rispetto a quelli previsti.
Al territorio in assenza di una regolamentazione solida, restano soltanto i
problemi ambientali e strutturali che i data center comportano.
L’ignorare l’impatto ambientale dei data center non ha fatto desistere la Giunta
Comunale di Acquaviva delle Fonti ad esprimere il suo “apprezzamento
istituzionale” alla proposta di istallare un Campus Data Center nel territorio
comunale. Le difficoltà a reperire dati su questo aspetto non può essere una
giustificazione, in quanto già questo avrebbe dovuto insospettire Sindaco ed
Assessori. Se questo non è avvenuto e nemmeno sono stati chiesti dati specifici,
probabilmente è dovuto al fatto che non si conosce neanche la Direttiva Europea
del 2023 che impone a “titolari e gestori di centri dati di rendere pubbliche le
informazioni su consumo di energia, utilizzo della potenza, uso di calore di
scarto, acqua ed energia elettrica da fonte rinnovabile o no”, oltre ad altri
indicatori. Ma gli Amministratori di Acquaviva delle Fonti sono in buona
compagnia quella Direttiva non ha prodotto dati sufficienti, infatti, la banca
dati predisposta dalla Commissione Europea sui tremila data center europei già
esistenti è semivuota. Diversi governi, tra cui quello italiano, non divulgano i
dati perché li considerano alla stregua di segreti industriali. Il ministro
dell’ambiente e della sicurezza energetica italiana non li rende pubblici poiché
li considera “informazioni riservate che incidono sugli interessi dei gestori e
dei titolari dei data center”, interessi che evidentemente per Lui prevalgono
sugli interessi dei cittadini.
I DATA CENTER SONO UN PROBLEMA GLOBALE
I problemi legati ai data center riguardano, per dirla in modo meloniano,
“l’intero globo terraqueo”, tanto che l’apprezzamento istituzionale degli
Amministratori comunali di Acquaviva delle Fonti, pur pericoloso, è del tutto
insignificante perché espresso da soggetti che non sono capaci di rendersi conto
su cosa si stessero pronunciando e la gravità della loro posizione a favore.
Benedetta Scuderi, parlamentare europea del gruppo verde, ha dichiarato che
“nemmeno all’Europa le imprese e gli stati membri forniscono dati completi.
Eppure la Commissione ha deciso di triplicare il numero di data center in Europa
nei prossimi 5-7 anni senza conoscere il reale impatto ambientale”. La redazione
del giornalismo investigativo “Lighthouse Reports”, fondata nei Paesi Bassi nel
2019, ha tentato per un intero anno di scavare alla ricerca di dati e
informazioni sull’impatto dei data center, scontrandosi con un muro di silenzi
eretto dai vari governi nazionale e dalla Commissione Europea. Tanto da dover
inoltrare un ricorso legale al fine di cambiare questa situazione. Quello che è
certo è che si tratta di un classico esempio di “scambio ineguale”, nel quale le
grandi multinazionali di intelligenza artificiale e poche società italiane di
logistica socializzano il danno, ma si tengono ben stretti i profitti, che
consentono alle multinazionali di aggirare il movimento di protesta, a iniziare
dagli Stati Uniti a tutto il resto del mondo e, quel che più conta, che va ad
aggravare la dipendenza dell’Europa in un settore strategico.
PRESSIONI DEI GESTORI SULLE ISTITUZIONI
I gestori dei data center premono sulle istituzioni affinché adottino le loro
stesse agende. “Lo dimostrano le spese dichiarate dai lobbisti registrati presso
la Commissione. Microsoft e Amazon, leader nel settore dei servizi cloud, hanno
investito più di tutte. Da un articolo de “il Manifesto” del 30.09.2026
apprendiamo che per premere sulle istituzioni Microsoft e Amazon “dal 2023 a
oggi hanno speso almeno 20 milioni di euro … per influenzare i decisori politici
su varie materie tra cui l’intelligenza artificiale e data center”. Le
istituzioni, come dimostra la “gratitudine” delle Giunta Comunale di Acquaviva
delle Fonti, consapevoli o no, si prestano al gioco. Ma a livello generale la
contrarietà della società civile sta montando sempre più, tanto che è riuscita
ad ottenere delle risposte a tale opacità, infatti, la Commissione Europea ha
vinto le resistenze dei gestori ed ha ottenuto che a partire dal 2027 si imporrà
ai data center, con potenza superiore a 500 KW, quello proposto ad Acquaviva è
di 120.000 KW, di dotarsi di un’etichetta energetica. Un sistema che assegnerà a
ogni struttura una classe di efficienza da A a G – come gli elettrodomestici –
divulgando solo la percentuale di energia destinata al raffreddamento e i litri
d’acqua consumati per megawatt. Un passo avanti, ma senza conoscere il dato
assoluto sul consumo energetico valutare l’impatto ambientale è impossibile, un
limite che volevano le società del settore. Tale scelta dovrà andare in
discussione in Parlamento Europeo, se non cambiata sarà difficile fermare la
corsa ai data center solo con motivazioni ambientali. Sebbene in Italia le
richieste di nuovi allacciamenti di data center supera la potenza elettrica
totale. Cosa che mette fortemente a rischio gli impegni alla decarbonizzazione.
DI CHE SI TRATTA
Bjorn Ronning, senior advisor dell’associazione norvegese degli imprenditori dei
data center, a Cannes ha confessato che si è in presenza di “una corsa all’oro e
ognuno ha la sua pala”. Evidentemente per spalare soldi!. Secondo Stijn Van
Nieuwerburgh della Columbia Business School, tra il 2025 e il 2032 gli
investimenti nelle infrastrutture necessarie all’Intelligenza Artificiale
potrebbero raggiungere i 10.300 miliardi di dollari. In Italia si parla di
investimenti previsti tra il 2026 e il 2028, per finanziare 83 nuovi progetti
che si aggiungeranno ai 205 già esistenti, di ben 25 miliardi di euro (Milano
Finanze, 24 luglio 2026). Forse sono questi gli unici dati che gli Assessori e
il Sindaco di Acquaviva delle Fonti conoscono o ne hanno solo sentito l’odore,
tanto da spingerli ad esprimersi in modo tanto lusinghiero nella delibera di
Giunta Comunale. Per questo è importante che chi ha le informazioni utili a
comprendere cosa comporta un Campus Data Center le renda pubbliche, prenda la
parola e s’impegni ad informare la popolazione dei rischi legati alla
costruzione di un Campus Data Center ad Acquaviva delle Fonti. La Rete nazionale
dei Comitati Stop Data Center ha lanciato ufficialmente una proposta di
moratoria a tutela dei territori, della transizione ecologica e del bene
pubblico. Si tratta di una richiesta di sospensione immediata della costruzione
di nuovi centri fino a quando non verranno definiti quadri normativi chiari,
limiti trasparenti all’impatto ambientale e una reale pianificazione partecipata
con la cittadinanza.
LA TECNOLOGIA DEVE GARANTIRE IL FUTURO DI TUTTI NON COMPROMETTERE LA VIVIBILITÀ
A VANTAGGIO DI POCHI
Redazione Italia