
“The Sea”, un film poetico per parlare di Palestina e israelizzazione nelle scuole
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Monday, August 24, 2026A Santa Caterina allo Jonio (clicca qui per i riferimenti) abbiamo visto “The sea“, il film del regista israeliano Shai Carmeli-Pollak, presente alla proiezione: non potevamo lasciarci sfuggire l’occasione di intervistarlo. Il film, tanto premiato, (con i cosiddetti “Oscar” israeliani), quanto osteggiato e anche platealmente boicottato dai vertici dell’establishment israeliano, è stato prodotto dal palestinese Baher Agbariya.
Negli ultimi tre anni, ad ogni evento culturale sul dramma palestinese, durante le conversazioni in attesa del “ciack” d’inizio, mi capita spesso, parlando come testimone della mia esperienza nella Global Sumud Flotilla, di dover svicolare tra un «però si sapeva che ci sarebbe stato l’assalto e le violenze da parte dell’IDF! Che cosa vi aspettavate» e altri interrogativi similari. D’altra parte, subito dopo, sempre tra questi dubbi, si inserisce immancabilmente, la frase un po’ auto-consolatoria o, meglio assolutoria: «là c’è un genocidio in corso e qui, ci siamo noi, impotenti… ma che fare?».
Ebbene, bombardati in tempo reale, come mai nella storia, da immagini cruente e reali provenienti costantemente dal “fronte” del genocidio in corso, forse la poeticità di un film come “The sea“, in classe, può essere d’aiuto, per fare qualcosa di altrettanto importante con i nostri studenti e le nostre studentesse rispetto all’attivismo da “prima linea” e ad alto rischio.
Il ruolo degli insegnanti di fronte a ciò che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università definisce ormai da tempo “israelizzazione” della società, può essere cruciale nel presentare alle giovani e giovanissime generazioni, il fulcro di un dramma atroce, entrando se possibile empaticamente in alcune dimensioni della vita quotidiana che sono sicuramente più vicine alle loro corde, ma al tempo stesso lontane dalla crudeltà di immagini, con sangue e distruzione, per le quali, per i motivi di cui sopra, è sempre in agguato, purtroppo, una cinica assuefazione.
Abbiamo quindi chiesto al regista, proprio come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, facendo riferimento anche all’uso didattico che facciamo del film “Innocence” del suo collega Guy Davidi, di darci qualche consiglio specifico. «È assolutamente necessario – ha esordito Carmeli-Pollak senza troppe esitazioni – che l’insegnante spieghi ai propri studenti e alle proprie studentesse la complicata evoluzione storica e geopolitica dei territori occupati. I ragazzi e le ragazze devono sapere come si è evoluta la situazione e solo dopo entrare nella storia raccontata nel film: un ragazzo che vuole a tutti i costi, semplicemente, vedere il mare. Il maggior numero di persone deve essere a conoscenza di quello che sta accadendo, in modo tale da aumentare il livello di consapevolezza generalizzato fino al punto che ciò possa creare una tale pressione dall’esterno, dal maggior numero di Paesi nel mondo, da obbligare Israele a fermarsi. Solo una forte pressione dall’esterno potrà fermare Israele in quello che sta compiendo».
Le parole di Shai Carmeli-Pollak, confermano, quindi, che il livello di militarizzazione della società israeliana è totale: inquinando la cultura, l’educazione e i mass media, fino a creare un intricato reticolo di relazioni sociali, tra il mondo militare e “civile” includendovi anche l’apparato bellico-industriale, indispensabile per ogni cittadino ebreo per essere veramente incluso socialmente, la società israeliana, così militarizzata, risulta in questo modo “facilmente” mobilitabile contro il nemico palestinese.
Il sistema delle “porte girevoli” tra apparato industriale bellico, università e centri di ricerca, fino alle industrie civili, è così ben oliato da consentire una sinergia micidiale. Nel film possiamo, quindi, soffermarci su alcune modalità con cui si sviluppa la militarizzazione di una società come ad esempio la sua “normalizzazione” fin dentro la vita quotidiana.
Il regista, ad esempio, spesso si sofferma con alcuni brevi fermi immagine su ragazzi e ragazze, giovanissime, in tenuta mimetica e con il mitra a tracolla; si sofferma sui controlli pervasivi dei documenti o delle borse, sempre alla presenza dei militari. La crudeltà di questa militarizzazione viene poi magistralmente sottolineata dal regista anche con poche sequenze, per nulla cruente, ma al tempo stesso potentemente violente: una di queste vede il papà, finalmente accanto al figlio dopo la fuga rocambolesca verso il mare, con le braccia e il volto rivolti verso il muro perché in fase di identificazione di polizia, appoggiare affettuosamente la mano sulla spalla del figlio. Non c’è più la rabbia di poco prima per quella “disobbedienza”, ma solo amore e la consapevolezza di essere accomunati dallo stesso destino. Il poliziotto stacca con decisione quella mano dalla spalla e ordina, a papà e figlio, di distanziarsi l’un l’altro ancora di più.
Tornando poi al quesito iniziale circa la nostra percezione di impotenza cui però, ad onor del vero, va aggiunta anche l’inerzia di tutto l’Occidente, ad esclusione di una ristretta minoranza della società, anche qui il regista, con poche immagini rende bene l’idea: dal lato opposto della strada dove si verificava il fermo di polizia, con papà e figlio i corpi rivolti verso il muro e le braccia in alto, per un gruppo di avventori di un bar il tempo per un attimo si era sospeso e i loro volti erano rimasti fissi, immobili, rivolti alla scena in atto. Non appena la volante porta via, come dei criminali papà e figlio, la scena riprende il suo “normale” movimento e in quell’attimo la cameriera chiede: «chi ha ordinato il cappuccino?». Gli spunti didattici, come in “Innocence“, peraltro ben conosciuto dal regista che ha accennato ad un sorriso mentre lo citavo, sono numerosissimi e non vogliamo qui didascalicamente elencarli sia per non intaccarne la poeticità sia per invogliarne alla visione tutti gli insegnanti e non.
Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
Fai una donazione una tantum
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazioneFai una donazione mensilmente
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmenteFai una donazione annualmente
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente