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Torino, la gamification al Salone del Libro: strategia didattica… Dell’Esercito Italiano
L’Esercito Italiano è “ospite” fisso ormai da anni al Salone Internazionale del Libro di Torino (come pure Marina Militare, Polizia di Stato e Aeronautica Militare) dove grazie all’investimento del Ministero della Difesa ha allestito tutto un suo padiglione (così occupando un altro spazio del mondo civile). Quest’anno l’esercito, fra altri temi, si è focalizzato proprio su una di quelle “strategie didattiche innovative” descritte dai manuali di didattica e pedagogia moderni: la gamification. Come Osservatorio abbiamo deciso di approfondire. Il padiglione è uno spazio in cui l’Esercito Italiano attraverso libri, conferenze, laboratori diffonde alle giovani generazioni la Cultura della Difesa: la presenza delle Forze Armate negli spazi civili fa parte di una strategia militare per avvicinare la popolazione ai – cosiddetti – “valori della difesa e della sicurezza nazionale”, per -così dire – “difendere i valori democratici della nostra società”. Quest’anno al Salone del libro dal 14 maggio e il 18 maggio, tra i vari eventi proposti dall’Esercito, uno in particolare salta all’occhio: > «La Gamification per l’attrazione e la valorizzazione dei talenti”. La Difesa > evolve: simulatori e gamification potenziano l’uso di droni FPV e modelli > autocostruiti. Un metodo che abbatte i costi e accelera il reclutamento, > ottimizzando l’efficacia sul campo.» Sebbene la gamification, traducibile in italiano come “ludicizzazione”, consista nel contesto educativo nell’utilizzare il gioco per facilitare il processo d’apprendimento, nel contesto militare del Salone del Libro di Torino si è inteso come l’utilizzo di elementi tratti dai videogiochi all’interno di contesti non ludici [ndr: bellici] e viene ampiamente utilizzata dalle Forze Armate, in particolare nel reclutamento, addestramento dei soldati e l’utilizzo dei droni. Così, attraverso l’uso di simulatori, giochi a punti e ricompense, il comparto militare riesce ad attrarre giovani e a normalizzare l’idea della guerra. L’utilizzo per la prima volta di questa strategia è stato nel 2002 negli Stati Uniti quando, dopo l’attentato alle torri gemelle, l’esercito americano ha sviluppato e pubblicato il videogioco “America’s Army”. L’obiettivo era quello di informare, istruire e di fornire un’esperienza ludica alle potenziali reclute. Gli Stati Uniti non sono un caso isolato: Israele infatti nel 2012 nel blog delle forze armate israeliane, Israel Defense forces (IDF), ha inserito il virtual game “IDF Ranks: The Virtual Army Game”. Il gioco consiste nel premiare i lettori in base al supporto e alle condivisioni fornite attraverso punti e badge fino ad ottenere il massimo grado di “Lieutenant General” che significa comandante virtuale dell’esercito israeliano. La gamification viene utilizzata anche per lo scopo di addestrare, migliorare la performance e la motivazione dei soldati. Un esempio recente è l’utilizzo della gamification tra i soldati ucraini. I soldati vengono premiati a colpire mezzi o truppe russe tramite l’utilizzo dei droni: in base alla difficoltà del bersaglio, come soldati russi, carri armati, sistema lanciarazzi, vengono assegnati dei punti. Lo scopo del sistema da una parte è quello di dare motivazione alle unità militari e dall’altro di avere un flusso continuo di dati utili. Uno degli utilizzi della gamification da parte dell’Esercito Italiano è esemplificato dalla loro presenza decennale alla fiera del fumetto Lucca Comics & Games. Nel loro stand è possibile simulare guide di mezzi militari in scenari operativi, sfogliare la loro rivista e parlare a tu per tu con qualche ufficiale. È evidente che come nel caso del Salone del Libro di Torino, l’Esercito Italiano non sia una presenza neutra. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università rifiutiamo questa ingerenza sempre più massiccia delle Forze Armate all’interno degli spazi pubblici. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Lavialibera: “Che barba, che naja! Appunti per una scuola disarmata e disarmante”
DI FRANCESCO ROSSI SU LAVIALIBERA DELL’8 MAGGIO 2026 Segnaliamo un interessante articolo della rivista Lavialibera in cui si riassumono, fra altro, anche i punti salienti della militarizzazione della scuola in Italia dal 2014 ad oggi. Lavialibera è una rivista fondata nel 2019 come continuazione e crescita dell’esperienza trentennale del mensile Narcomafie, fondato nel 1993 dopo le stragi di Capaci e via D’Amelio. Ha come direttore editoriale Don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele e dell’associazione Libera, e come direttrice responsabile Elena Ciccarello, giornalista e docente all’Università del Piemonte orientale (dove insegna il corso di Sociologia della devianza). Leggiamo dalla loro pagina: > > «Il mondo è cambiato e sentiamo la necessità di parlare di mafie e > > criminalità organizzata in modo diverso: un fenomeno in continua evoluzione > > non può essere analizzato con strumenti vecchi o secondo un’unica > > prospettiva. Non possiamo ignorare le diverse e nuove minacce alla > > democrazia e i grandi rischi del pianeta.» E così si arriva all’articolo di Francesco Rossi sulla militarizzazione delle scuole in Italia: > «Negli ultimi 15 anni, la presenza delle forze armate a scuola si è fatta > sempre più ampia e strutturata. Eppure, ciò di cui ci sarebbe bisogno è > un’educazione disarmata e disarmante. Per fortuna, ci sono comunità educanti > che provano ad andare in questa direzione. Come a Colleferro, città fondata > sulla guerra, la cui storia è puntellata dall’attivismo intergenerazionale di > una collettività che lotta per il disarmo e l’ambiente. […] > > Mentre il ricordo della leva obbligatoria, sospesa dal 1° gennaio 2005, si è > fatto sempre più lontano e sbiadito, le forze armate e la cultura della difesa > (o sarebbe meglio dire “della guerra”?) hanno (ri)conquistato spazio e > visibilità nelle classi di ogni ordine e grado, sia attraverso attività > interne (conferenze, lezioni) che esterne (visite a caserme e basi militari, > PCTO). Di seguito, una breve cronistoria che certifica l’escalation…» …continua a leggere su Lavialibera. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Festa aziendale in divisa. Avanza la militarizzazione anche alla RAI, critico il sindacato USIGRAI
Un post su Facebook di UsiGRai, il sindacato dei lavoratori della Rai, pubblica una nota relativa alla festa Bimbo-Rai (https://www.facebook.com/share/18BtCUAUYi/). Il commento della organizzazione è molto critico e anche in noto giornalista Nico Piro si esprime una nota critica sulla vicenda (qui il suo post su Facebook). Da sempre cerca di contrastare la conduzione del servizio pubblico, in fase di rinnovo nel 2027, oggi anche contro le dismissioni del patrimonio immobiliare (Qui il comunicato USIGRAI). La festa – secondo i lavoratori – non è il consueto momento di paternalismo aziendale e di fidelizzazione dei dipendenti (per la verità moltissimi precari o con contratti capestro per Bullshit Jobs, i lavoretti di merda normati dal Jobs Act del 2014): il diavolo si nasconde nei dettagli. La segnalazione diventa di interesse per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università perché il dettaglio, rivelatore degli intenti aziendali, sta nella presenza dei militari alla festa. Esercito e Forze dell’Ordine sono invitati in qualità di animatori, ruolo che esercitano volentieri, purché si tratti di mostrarsi in divisa e di proporre armi e strumenti di morte come giocattoli. Il «vuoto aziendale e culturale» della Rai richiamato dalla segnalazione, non credo sia davvero tale. Secondo me si tratta, per i vertici dell’azienda italiana di radiotelevisione strettamente imparentati con le forze politiche al governo, di spostare l’attenzione dei dipendenti, e di coloro che assistono alla festa, verso l’accettazione della inevitabile necessità di stare a fianco delle armate nazionali alla difesa del paese da presunti aggressori.  Dunque, una ideologia, per quanto scomposta e piuttosto maldestra. Occorre far in modo che ci si pensi, fin da piccoli, cittadini obbedienti, reclutabili all’interno di formazioni militari, addestrati in appoggio civile alle azioni guerresche, nonché soggetti adattati alle forme della repressione di qualsiasi dissenso. Credo sia una precisa scelta della Rai quella virare gli scopi pubblici, informazione non faziosa e intrattenimento di qualche pregio (diversione non idiotizzante, soporifera, ottundente), verso un sistema valoriale drogato da insistenti richiami al rischio, alla sicurezza, alla necessità di una protezione armata, interna, e ai nostri confini. I contribuenti pagano il canone, senza possibilità di evitarlo visto che, sempre il solito Renzi papà del Jobs Act e della Buona Scuola lo ha legato, nel 2016, al consumo domestico della energia elettrica, ma i contribuenti non hanno voce in capitolo sulle scelte della RAI, sempre più orientate a compiacere i politici di turno, a diffondere veline governative, come da modello berlusconiano instaurato negli anni Novanta,  (Editorialedomani.it sulla vicenda). L’azienda dedica un intero settore di intervento a scopi educativi. RaiKids, in cui rientra anche la festa segnalata e trasmessa dai canali TV, è una sezione di programmi radio-televisivi dedicati ai minori, la versione aggiornata della vecchia radio e TV per ragazzi, nata con i primi televisori domestici (https://www.raiplaysound.it/radiokids/podcast). Un contenitore ricco, ma non sempre altrettanto educativo, sia per formati, sia per temi proposti (molto moralismo, molta condiscendenza e piaggeria verso l’infanzia, molta propaganda appena velata). Per l’intrattenimento dei piccoli la concorrenza è agguerrita. Oggi, sempre più spesso, i bambini e le bambine vedono le animazioni e i programmi sulle piattaforme private a cui i loro genitori pagano l’abbonamento. Si impara la guerra con le sfide mortali, la logica amico-nemico, la necessità di far parte di una banda, un gruppo chiuso pronto alla lotta per la difesa del proprio territorio. Il paternalismo aziendale ha illustri modelli nel passato industriale del secolo scorso. Un caso italiano è quello della Fiat, quando la casa automobilistica governava a maglie strette la vita economica, culturale e politica della sua città, Torino. A Natale, nello stabilimento Mirafiori, si radunavano i figli dei dipendenti, della sede centrale, del Lingotto, di Fiat-Ferriere, del vasto indotto. Spesso gli auguri li faceva il padrun Agnelli (Giovanni, il nonno fondatore e poi il nipote, in arte l’Avvocato) fra gli applausi della claque, il dono di un giocattolo, un panettone, una bottiglia di spumante Gancia. Poi tutti a casa contenti, grati per il lavoro e per le due stanzette nelle case-Fiat.   RadioKids piace ovviamente al foglio torinese La stampa – da sempre al fianco degli Agnelli – che commenta entusiasta i successi del formato, da 70 anni sulla breccia (clicca qui per la notizia). Una breccia che nel gergo militare è un avanzamento di truppe, l’apertura di un varco in un muro fortificato, con facile metafora mediatica un esempio vincente di opinionismo servile. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Comune-info: Obiezione totale e collettiva
DI R.C. SU COMUNE-INFO DEL 28 MAGGIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da R.C., pubblicato su Comune-info il 28 maggio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Se la guerra viene normalizzata e perfino i luoghi del sapere trasformati per accogliere le forza armate allora la protesta contro il ritorno della leva militare nei paesi europei, a cominciare dall’Italia, può diventare un fiume di obiezione non solo individuale – in un paese dove gli obiettori di coscienza al servizio militare dagli Settanta al 2000 sono stati quasi un milione – ma collettivo, totale e profondamente politico. Lo sostiene l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università che ha promosso in questi giorni un “Manifesto di resistenza” costruito intorno a cinque punti…continua a leggere su www.comune-info.net. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
L’influenza militare sull’infanzia in Italia. A partire da alcune segnalazioni giunte all’Osservatorio
Come si evince dalle innumerevoli segnalazioni che ogni giorno arrivano alla mail dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università (osservatorionomili@gmail.com), la presenza delle forze armate è ormai una vera invasione di campo. Un campo che dovrebbe essere gestito dagli/dalle insegnanti, nella relazione asimmetrica per ruolo ed età, fra chi insegna e chi impara. Soprattutto i bambini e le bambine, le creature piccole e i giovani sono i più esposti alle insinuanti parole di chi veste una divisa. Ai loro occhi un corpo armato, vestito in armi, mostra vigore, determinazione nell’affrontare situazioni di rischio, capacità nell’uso di tecnologie sofisticate per affrontare il pericolo, sia esso il nemico classico o il delinquente e il marginale. Oggi a soldati e soldatesse viene lasciato un compito educativo che gli adulti di riferimento – docenti e genitori – riconoscono complementare, quando non sostitutivo, al loro. Soprattutto le armi sono oggetto della fascinazione. Dalla spada al moderno fucile d’assalto, gli oggetti della tecnica della morte sono un’espressione di aggressività precocemente appresa, che si mostra nel gioco infantile, nella predilezione per gli sport violenti, per le finzioni dei videogiochi e dei film di animazione. Qualcuno afferma che si tratti di un fascino derivante da pulsioni residuali, da istinti aggressivi di cui la cultura non ha mai davvero esonerato gli esseri umani. I bambini più piccoli imparano a coltivare quello spazio emotivo nella convinzione che discutere con l’Altro, chiunque esso sia, non vale le parole spese, ancora prima di provare a trovarle. Imparano che nell’Altro si nasconde il nemico, che la frontiera è una protezione, che la Patria è un luogo da difendere come Heimat, la casa, da chi la vuole occupare, chissà distruggere. Le segnalazioni che commento vengono da informazioni veicolate nel web e riguardano istituti scolastici della fascia del primo ciclo di istruzione (6/13 anni, dunque infanzia e preadolescenza). Tre tipi di iniziative apparentemente bonarie, la bellezza del volo, la vitalità della banda musicale, la simpatia per la mascotte, che però hanno un sottotesto, pescano nell’immaginario guerriero, tanto più invadente quanto schermato, sottile. Inizio da Viterbo, dove il 13 maggio sul sito dell’AVES (Aviazione Esercito Italiano) si commentava il successo dell’open day, percorso di orientamento e di informazione per le scuole della provincia sull’importanza del servizio prestato nelle forze armate. Motivo di orgoglio per gli organizzatori l’entusiasmo dei più piccoli per l’esibizione di armi e apparecchiature, soprattutto – si sottolinea – fra i membri del consiglio comunale dei bambini (una prova di educazione civica?). Nel sito si evidenzia anche la partecipazione di Poste Italiane che ha impresso un francobollo per commemorare i 75 anni di vita dell’AVES. Del resto, la compartecipata statale è sempre meno dedicata al servizio postale e sempre più rivolta all’attività di banca e finanziaria, presente sul mercato, dove è bene farsi una buona pubblicità. Tutti contenti, amministratori locali, aviatori, genitori e sicuramente dirigenti scolastici e insegnanti ormai, su quasi tutto il suolo patrio, fedelissimi alle divise (clicca qui per la notizia). Sempre nel Lazio, l’istituto comprensivo Santa Maria Delle Mole, nell’omonima frazione di Marino (Città Metropolitana di Roma), il 15 maggio ha partecipato con 6 classi all’evento musicale organizzato dalla banda dell’Esercito. Messa in musica la fiaba di Esopo “La cicala e la formica”, mostrati gli strumenti musicali, sponsorizzato un corso di pianoforte, anche online (?), offerte esibizioni di canti della tradizione popolare. Quale tradizione, mi chiedo. Ho diretto un anno l’istituto in questione e Santa Maria delle Mole, agro romano fortemente urbanizzato alle falde dei Castelli Romani, era allora ed è oggi un non luogo. Malgrado qualche aspirazione a diventare un comune autonomo grazie ad una vittoria referendaria che non ha avuto seguito, può vantare il ricordo di antichi insediamenti di coloni-reduci dell’esercito romano, i mulini a ridosso delle marane (torrenti) a cui deve forse il suo nome, oggi scomparsi. Sorvolano il paese (circa 13.000 abitanti) 180 voli giornalieri dal vicino aeroporto di Ciampino, un contributo all’inquinamento di gas e rumore: «Se un essere umano è condannato a svolgere la funzione limitata della formica non soltanto cesserà di essere uomo, ma non sarà neppure una buona formica» scriveva Norbert Wiener, il padre della cibernetica (Introduzione alla cibernetica, 1966/2001). Un semplice collegamento di idee dall’edificante Esopo alla tecnologia militare…Non ultimo: ma un laboratorio musicale curato da insegnanti dentro la scuola, no? Ci vuole la più performante banda dell’esercito (https://www.instagram.com/p/DYVGByHDFqx ). Mi sposto a Sesto Campano, piccolissimo paese della seconda più piccola regione italiana, il Molise. Come ci informa un foglio locale on line, i bambini dell’IC Don Giuliano Testahanno vinto il primo premio del concorso “WOrso Wojtek“, ideato dal giornalista Lello Castaldi, un buon amico e sponsor dell’esercito, come si evince dalle sue pagine Facebook. L’orso bruno in questione venne adottato dalla 22° Compagnia dell’esercito polacco in esilio in URSS, impegnato nella liberazione dell’Italia dai nazisti e, come nella pubblicistica destrorsa, anche queste celebrazioni tendono a oscurare il ruolo delle formazioni partigiane. Pure a Sesto tutti contenti, sindaco Eustachio Macchiari in testa (lista civica Noi Ci Siamo) (Clicca qui per la segnalazione). Conclusione, molto provvisoria. Nel gioco di riflessi fra adultità e infanzia, prima che il bambino specchi sé stesso e possa riconoscersi, l’adulto riverbera il suo desiderio del bambino e del suo futuro. Un doppio genitivo per dire l’incrocio delle attese reciproche, delle domande, delle risposte, degli inganni, delle scoperte scomode, urticanti. Anche oggi – nel dibattito tutt’altro che spento sui cascami del patriarcato e lo sfumare del padre, del maschio – l’adulto fornisce protesi per crescere. Anche la complicità degli adulti, degli educatori, che annulla il differire fra le generazioni lo è, prova a esserlo: ci si diverte insieme, si imparano insieme il conformismo e l’adattamento passivo, acritico, tutti, grandi e creature piccole nello stesso gioco mediatico. Oggi, le protesi sono anche un moschetto, una divisa, un inno: passaporti per entrare presto nel mondo adulto, pragmatico, dove la violenza va gestita, accompagnata, addestrata, più che evitata. Bambini-soldato in molte regioni del mondo, bambini futuri soldati, qui, ora, da noi, Italia, Europa. P.S. È NOSTRA CURA CELARE I VOLTI DEI BAMBINI E DELLE BAMBINE PERCHÉ SIAMO EDUCATORI ED EDUCATRICI SENSIBILI E CI FA ORRORE ASSOCIARLI AGLI STRUMENTI DI MORTE, COSTRUIRTI CON IL SOLO SCOPO DI UCCIDERE ALTRE PERSONE, TUTTAVIA MARCA LA DIFFERENZA PEDAGOGICA IL FATTO CHE SU QUESTO SITO NON CI SIA ALCUN RIGUARDO RISPETTO ALL’ESPOSIZIONE DI MINORENNI ACCANTO AD ELICOTTERI E VELIVOLI DA GUERRA. Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Cittadinanza in uniforme: all’IIS Volta di Aversa (CE) l’Aeronautica è solo la punta dell’ice-berg
Dal 20 al 24 aprile e dal 4 al 8 maggio 2026 tre classi quinte dell’Istituto di Istruzione Superiore “A. Volta” di Aversa (CE) hanno partecipato ad un percorso di Formazione Scuola Lavoro/Orientamento in collaborazione con il 9° Stormo F. Baracca dell’Aeronautica Militare Italiana, inquadrato dal 2006 nella 1° Brigata aerea “operazioni speciali”, di stanza presso l’aeroporto Caserta-Grazzanise. Fonte: wikipedia La prima parte del percorso (aprile) è stata di tipo teorico e si è svolta all’interno della scuola condotta dal personale militare. Gli argomenti sono esplicitati nell’allegato A alla circolare del Dirigente scolastico e comprendono «manutenzione aeronautica, aerotecnica, avionica, propulsione, meteorologia aeronautica, sicurezza del volo e dei luoghi di lavoro.» Il percorso del mese di maggio si è invece tenuto presso la sede del 9° Stormo, ma i contenuti non sono esplicitati nella relativa circolare. L’assenza non è un dettaglio tecnico. In un’alternanza scuola-lavoro, la parte pratica è il cuore dell’esperienza formativa. Sapere cosa fanno concretamente gli studenti dentro una base militare per 5 giorni è una questione di trasparenza educativa elementare. Per quanto riguarda gli obiettivi pedagogici l’accordo di rete cita lo sviluppo di competenze tecnico-professionali, orientative e trasversali. Quali competenze trasversali (le così dette soft skills) non è dato sapere. Ma quanto sono presenti i militari in questo istituto? Dando un’occhiata agli altri accordi di rete della scuola troviamo i «Percorsi di legalità » descritti così nel Piano Triennale dell’Offerta Formativa (PTOF) 2025-2028 – il documento programmatico che definisce l’identità formativa della scuola: > «La scuola in rete con l’Arma dei Carabinieri, la Guardia di Finanza, la > Polizia di Stato, la polizia municipale, vigili del fuoco, ha programmato una > nutrita serie di eventi culturali, manifestazioni, nonché concerti, allo scopo > della conoscenza, della presa di coscienza e/o rafforzamento degli obiettivi > di cittadinanza attiva e di convivenza democratica. Gli alunni e le alunne > avranno modo di comprendere e fare propri i principi fondanti del rispetto del > sé, dell’altro e delle regole.» Il quadro si fa più chiaro: la presenza militare non si limita all’orientamento professionale, ma entra nel cuore della formazione civica. Vale la pena fermarsi sull’ultima parola: regole. Non si citano i diritti, la partecipazione, il dissenso, il pensiero critico. La parola regole non è casuale, ma rivela l’impostazione pedagogica sottostante: la cittadinanza come conformità all’ordine esistente e non come capacità di interrogarlo, modificarlo, contestarlo quando necessario. Cosa significa davvero cittadinanza attiva? > La cittadinanza attiva — nelle sue formulazioni teoriche più solide, da Dewey > a Freire, da Nussbaum a Bourdieu — non è la conoscenza delle istituzioni né il > rispetto delle norme. È la capacità di agire come soggetto politico: > partecipare, deliberare, dissentire, costruire dal basso spazi di vita comune. Include, necessariamente, la possibilità di contestare le istituzioni quando queste si rivelano ingiuste o inadeguate. Include il conflitto come risorsa democratica, non come patologia sociale da reprimere. Include la disobbedienza civile, che ha una storia teorica e pratica riconosciuta in ogni democrazia matura. La convivenza democratica, analogamente, non è la coesistenza pacifica sotto la tutela dell’autorità. È la capacità di gestire il pluralismo, il disaccordo, la differenza — senza affidarsi al monopolio della forza per tenerli sotto controllo. Carabinieri, Polizia, Guardia di Finanza non sono soggetti democratici nel loro funzionamento interno, ma sono organizzazioni gerarchiche, basate sull’obbedienza verticale, sulla disciplina, sull’esecuzione degli ordini. Svolgono funzioni legittime e necessarie in uno Stato di diritto, tuttavia il modello di convivenza che incarnano strutturalmente è quello dell’ordine garantito dall’autorità, non della partecipazione costruita dal basso. Quando sono loro a spiegare “come si vive insieme”, il messaggio implicito — indipendentemente dalla buona fede dei singoli operatori — è preciso: la convivenza è una questione di rispetto delle regole; lo Stato si presenta con la divisa; il cittadino è un soggetto da educare alla compliance. È l’opposto di ciò che la pedagogia critica ha elaborato in decenni di riflessione. È, per usare la categoria di Paulo Freire, un’educazione “bancaria” applicata alla democrazia: si depositano nei ragazzi i valori dell’ordine, senza mai attivare la loro capacità di pensiero autonomo e azione collettiva. Il caso del Volta di Aversa non è isolato. Rientra infatti in una tendenza documentabile a livello nazionale che come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università portiamo alla conoscenza di tutti: la progressiva occupazione degli spazi formativi da parte di soggetti militari e paramilitari, che si propongono come agenti educativi su temi — legalità, cittadinanza, convivenza, orientamento professionale — che richiederebbero invece competenze pedagogiche, autonomia critica, pluralismo di voci. Questa tendenza non passa da imposizioni esplicite. Passa da convenzioni, reti, PCTO, protocolli d’intesa, passa dal linguaggio rassicurante della legalità e dei valori condivisi. Passa, come in questo caso, dalla sostituzione silenziosa di una parola con un’altra: diritti con regole. È quella sostituzione che vale la pena insegnare ai ragazzi a riconoscere. Ma non sarà un carabiniere a fargliela notare. Purtroppo nel PTOF dell’Istituto Volta l’educazione alla cittadinanza attiva e alla convivenza democratica appare affidato solo alle divise. Silvia Delitala, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Faro di Roma: Dal pensiero di Aldo Capitini una scuola che ripudia il fascismo, la guerra e l’inciviltà: il ruolo dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
DI LAURA TUSSI SU FARO DI ROMA DEL 3 GIUGNO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi, pubblicato su Faro di Roma il 3 giugno 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Il ruolo dell’Osservatorio contro la militarizzazione Il lavoro dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si innesta precisamente in questo solco critico. Contrastare la presenza di logiche militari negli spazi educativi non significa isolare la scuola dal mondo reale, ma difenderne la vocazione originaria: essere spazio di dialogo, inclusione e formazione critica della coscienza. L’educazione, nella prospettiva capitiniana, non può essere piegata a forme di indottrinamento simbolico o materiale che normalizzano la guerra come destino antropologico. Al contrario, essa deve diventare luogo di smascheramento delle retoriche belliciste e di costruzione di un immaginario alternativo fondato sulla cooperazione e sulla giustizia sociale...continua a leggere su www.farodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Verona, gli Alpini di Sona organizzano il campo scuola mentre l’ANA vuole allargamento provinciale
All’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università arriva segnalazione che anche i gruppi locali degli Alpini di Sona (Verona) stanno organizzando un campo scuola per 50 ragazzi tra i 9 e i 17 anni, dal 9 al 12 luglio. Questo si inserisce nell’allargamento a livello provinciale su cui sta spingendo l’ANA. Infatti stando a quando riportano gli alpini, gli organizzatori, l’iniziativa è stata fortemente voluta dall’Associazione Nazionale Alpini (ANA) e si inserisce fra i suoi Campi Scuola Nazionali. Sebbene a Sona, infatti, eventi simili fossero già stati organizzati negli anni scorsi spontaneamente a livello locale, l’estate del 2026 sarà la prima in cui altri campi scuola saranno organizzati a livello provinciale veronese come conseguenza di quella che sembra essere una indicazione proveniente direttamente dal quartier generale. Ricordiamo che l’ANA è un’associazione d’arma che ha come scopo la custodia della memoria e delle tradizioni degli alpini (e qui con “alpini” si intende i soldati dell’esercito). Scopo che però, secondo il modesto parere dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, non dovrebbe includere la militarizzazione della società e dei minori che ne fanno parte. Durante questo campo infatti i e le giovani partecipanti visiteranno il Sacrario del Monte Grappa, allestiranno il campo stesso, parteciperanno ad esercitazioni sanitarie e con la protezione civile e accoglieranno le loro famiglie per un pasto collettivo l’ultimo giorno. Il tutto incorniciato da alzabandiera mattutini al suono dell’Inno Nazionale… Ma, qui come nel nel caso di Livigno, mancano espliciti riferimenti al ripudio della guerra. I diciassettenni di oggi, dopo un campo così, avranno imparato a dare supporto logistico e sanitario in caso di una crisi. Ma quale consapevolezza avranno maturato rispetto a un eventuale ritorno della leva militare? Purtroppo ancora una volta gli intervistati organizzatori di questi campi scuola restano pericolosamente taciti sui pericoli del militarismo. Vero è che si visita un sacrario con le spoglie di più di 22 mila soldati caduti durante la Prima Guerra Mondiale. Ma vero anche che c’è modo e modo di “custodire la memoria” delle vittime della guerra. Se abbiamo diciassette anni, possiamo per esempio riconoscere il valore di quanto fecero donando la loro vita per difendere la Patria, sentirci a loro grati e prepararci anche noi a fare “la nostra parte”. Soprattutto se non ci dicono che la vita non fu “donata” così spontaneamente, che nella Prima Guerra Mondiale l’Italia non si stava propriamente “difendendo”, e che quello di Patria è un concetto, come ci insegna invece Don Milani, piuttosto delicato. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Faro di Roma: 2 giugno. Come cristiani e come cittadini della Repubblica nata dalla Resistenza diciamo no al militarismo e quindi alla parata ai Fori Imperiali
DI LAURA TUSSI E SALVATORE IZZO SU FARO DI ROMA DEL 1° GIUGNO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Laura Tussi e Salvatore Izzo, pubblicato su Faro di Roma il 1° giugno 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «In questa prospettiva si colloca anche l’impegno dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, animato dal sociologo e docente Antonio Mazzeo e sostenuto da numerosi insegnanti, ricercatori e attivisti, tra cui il professor Lucivero. L’Osservatorio denuncia la crescente presenza delle forze armate negli istituti scolastici e accademici attraverso protocolli d’intesa, attività promozionali, percorsi di orientamento e collaborazioni che, secondo i promotori, rischiano di normalizzare la cultura militare all’interno di luoghi che dovrebbero invece essere dedicati alla formazione critica e alla costruzione della cittadinanza democratica…continua a leggere su www.farodiroma.it. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente