Young – Benson – Carpi / Bizarre & affiniAgenzia Alcatraz conferma con tre recenti pubblicazioni la sua vocazione a farsi
punto di riferimento per la letteratura weird, gotica e soprannaturale in
Italia. La Biblioteca di Lovecraft, che dal 2019 pubblica titoli a tema weird,
horror e soprannaturale, recuperando volumi e autori dimenticati legati al mondo
del Maestro di Providence, è entrata a far parte del marchio Alcatraz, con i
curatori Jacopo Corazza e Gianluca Venditti a mantenere la guida del progetto.
Il risultato è un catalogo che cresce con coerenza e ambizione, capace di
mettere in dialogo autori anglosassoni dimenticati, antologie tematiche e voci
fondamentali del fantastico italiano.
Il titolo più prestigioso è senza dubbio Cold Harbour. La casa degli orrori
invisibili di Francis Brett Young, romanzo del 1924 rimasto a lungo quasi
introvabile in italiano fino a questa recente edizione. Young (1884-1954),
romanziere, poeta, drammaturgo e compositore, durante la Prima guerra mondiale
servì come ufficiale medico nel Royal Army Medical Corps, prestando servizio in
Africa orientale. È noto per i suoi romanzi ambientati nelle Midlands inglesi, i
cosiddetti “Mercian novels”, in cui esplora i cambiamenti sociali e morali
dell’Inghilterra del primo Novecento. Ma è con Cold Harbour che tocca le vette
del gotico psicologico, abbastanza da meritare un giudizio di “prossima alla
perfezione assoluta” da parte di H.P. Lovecraft nel suo saggio L’orrore
soprannaturale nella letteratura.
I coniugi Wake, durante una vacanza, incrociano il cammino del sinistro Mr.
Furnival, un industriale decaduto che sembra esercitare un potere oscuro sulla
moglie Jane. Ciò che inizia come una sosta di poche ore si trasforma in un
incubo che scuote le fondamenta della realtà: è un caso di infestazione
poltergeist, o siamo di fronte a un manipolatore brutale, un ipnotista capace di
piegare la mente altrui? Young non risolve l’ambiguità, ma la abita con
maestria: il vero orrore del libro non risiede tanto nella possibilità di
presenze soprannaturali, quanto nell’idea che il male possa nascere
semplicemente dall’essere umano. La curatela e traduzione sono affidate
all’ottimo Lucio Besana. Un recupero prezioso, che colma un vuoto inspiegabile
nel panorama editoriale italiano.
Sempre nella collana La Biblioteca di Lovecraft esce Il volto e altri racconti
di Edward Frédéric Benson, raccolta dedicata interamente a uno degli autori più
raffinati e ingiustamente trascurati della letteratura gotica e soprannaturale
di lingua inglese. E. F. Benson (1867-1940), figlio dell’arcivescovo di
Canterbury e fratello di altri due scrittori (Arthur Christopher Benson
(1862-1925), e Robert Hugh Benson (1871-1914)) costruì nel corso della sua
carriera un corpus di racconti dell’orrore di qualità eccezionale, che Lovecraft
stesso celebrò con ammirazione. La sua arte sta nella costruzione di
un’atmosfera di terrore che procede per accumulazione silenziosa: i suoi
racconti non urlano, sussurrano, e il sussurro è spesso più insopportabile di
qualsiasi manifestazione esplicita del soprannaturale. Creature acquatiche che
emergono da laghi silenziosi, presenze che si materializzano nelle stanze dei
vivi, orrori che si insinuano nel quotidiano borghese con discrezione quasi
educata: Benson è un maestro del perturbante che non ha bisogno di alzare la
voce. La scelta di dedicargli un volume nella collana è un segnale di maturità
editoriale: non il solito Lovecraft al centro, ma Lovecraft come bussola per
orientarsi nel vasto territorio del weird classico, indicando con il dito autori
che meritano di stare in primo piano.
Il terzo titolo è il recupero di un classico del fantastico italiano: Un’ombra
nell’ombra di Pier Carpi (1940-2000), pubblicato nella collana Bizarre OFF.
Un’ombra nell’ombra (1974) è un romanzo particolarissimo che racconta di una
congrega di donne consacrate a Lucifero in un’Italia urbana e contemporanea, con
tutti i turbamenti, erotici e magici, che ne conseguono. Carpi è figura
assolutamente unica nel panorama culturale italiano del secondo Novecento. La
rivista “Horror”, da lui curata insieme ad Alfredo Castelli e pubblicata dalla
Gino Sansoni Editore fra il 1969 e il 1972, si caratterizzava per
l’ambientazione italiana delle storie nella tradizione della letteratura gotica
e horror ottocentesca, e rappresentò un antesignano di altre riviste contenitore
come “Comic Art” e “L’Eternauta”, ricevendo il premio Yellow Kid all’ottava
edizione del Salone Internazionale dei Comics di Lucca.
Carpi è stato dunque un protagonista assoluto del fumetto popolare italiano (fu,
tra l’altro, determinante per l’evoluzione del personaggio di Diabolik), ma
anche narratore fantastico, cineasta (diresse due film tratti dai suoi romanzi,
Povero Cristo nel 1975 e Un’ombra nell’ombra nel 1979 e scrisse la sceneggiatura
per il film Cagliostro del 1975), oltre che divulgatore di discipline esoteriche
e occultistiche, ma anche una figura che porta con sé ombre significative. Il
suo racconto La morte del Duce — storia fantapolitica in cui Mussolini
sopravvive alla guerra e resta al potere morendo di vecchiaia alla fine degli
anni ’60 — fu scritto con intenti polemicamente satirici e demistificanti, ma
venne poi incluso nell’antologia nostalgico-apologetica Fantafascismo! Storie
dell’Italia Ucronica, pubblicata dall’ultradestrorsa Edizioni Settimo Sigillo
nel 2000. In qualche modo anche grazie a lui si stringe uno dei nodi scorsoi più
soffocanti della cultura del fantastico italiano: il cosiddetto “fantafascismo”,
cioè la strumentalizzazione della narrativa fantastica — Lovecraft, Tolkien, la
narrativa ucronica — da parte dell’estrema destra neofascista e postfascista,
che in quegli immaginari ha cercato (e spesso trovato) legittimazione culturale,
miti fondativi e simbolismo identitario. Carpi, con la sua storia, aveva inteso
costruire una prospettiva ironica che altri hanno invece piegato in direzione
opposta: un destino beffardo per uno scrittore che grazie alla narrativa
fantastica voleva interrogare le contraddizioni del reale, non celebrarle. Negli
anni Settanta, Carpi aderì alla Teosofia e alla Massoneria ed entrò in contatto
con Licio Gelli, iscrivendosi alla P2: il che rende la sua parabola ancora più
ambigua, non avendo egli mai sconfessato quelle oscure frequentazioni. Un’ombra
nell’ombra, con il suo satanismo al femminile, la sua Milano borghese e
inquieta, il suo discordante anticlericalismo, resta tuttavia un testo autonomo
e potente, che merita di essere riletto senza ridurlo alla controversa biografia
del suo autore.
Nel complesso, le tre uscite di Agenzia Alcatraz disegnano una mappa del weird
che non si accontenta di battere i soliti sentieri: un gotico inglese
dimenticato che Lovecraft stesso indicò come magistrale, un’antologia che
ricostruisce il canone weird dal suo interno, e un classico italiano che pone
domande scomode sull’eredità del fantastico nella cultura nazionale. È
esattamente questo tipo di sguardo editoriale — curioso, militante, capace di
tenere insieme estetica e storia — che rende Alcatraz un interlocutore
indispensabile per chiunque voglia davvero capire di cosa parla la letteratura
dell’orrore quando parla di noi.
L'articolo Young – Benson – Carpi / Bizarre & affini proviene da Pulp Magazine.