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SCUOLA RESISTENTE: LA PUNTATA DI SABATO 30 MAGGIO 2026
Ai microfoni di Scuola Resistente, sabato 30 maggio 2026, Romano Lupi, insegnante nelle scuole secondarie in Liguria, giornalista e scrittore, ci racconta del suo ultimo libro scritto con Fabio Balocco, “La sventura”, in particolare soffermandosi sul capitolo che riguarda la scuola. “La sventura” è un resoconto molto dettagliato che, spaziando dalla scuola all’ambiente, alle politiche industriali, racconta in maniera impietosa di tutte le azioni, sfacciatamente neoliberiste, commesse dalla sinistra al potere ispirate, come da un manuale di Scienza della Politica, all’ideologia neoliberale. Madre e matrigna di tutte le riforme scolastiche, senza andare troppo lontano ma rimanendo in questi ultimi 30 anni, è stata certamente la cosiddetta riforma Berlinguer (Luigi, Ministro dell’ istruzione e dell’ università dell’epoca) ispirata “tecnicamente” dal sociologo Guido Martinotti. Nel 1997, Martinotti, presiedette il gruppo ministeriale sull’autonomia didattica e l’innovazione dei corsi di studio universitari, da cui uscì la famosa “Bozza Martinotti”, che anticipò molte delle trasformazioni poi confluite nel decreto 509/1999. Fu in quegli anni, sul finire degli anni novanta e all’alba del secondo millennio che furono introdotte diverse parole-mito: efficienza ed efficacia del sistema formativo, didattica per competenze, crediti e debiti formativi, ecc. Nel sistema universitario e negli ambiti della ricerca, invece, si iniziò a parlare della “qualità” della ricerca e delle ricadute industriali della stessa dimenticando a piè pari concetti quali la “serendipity” e introducendo invece il suo esatto opposto: obiettivi definiti in anticipo, programmi di ricerca con risultati prevedibili, tempi certi, indicatori quantitativi di produttività, sequenza delle pubblicazioni. Nelle stanze dello stesso palazzo in cui oggi operano i cervelloni dell’INVALSI, si riunivano i primi gruppi di consulenti seriamente intenzionati a standardizzare i vari sistemi di valutazione che poi dettero vita all’ANVUR (Agenzia Nazionale Valutazione Università e Ricerca), ovvero la morte della ricerca teorica (o “pura”) e il trionfo di quella “applicata”. Si potrebbe pensare che siano stati dei consulenti del Fondo monetario Internazionale o della Banca Mondiale o di quella europea a concepire un modello simile, invece sono stati proprio loro, quelli della “sinistra progressista”, ad aprire quella strada che da semplice carrareccia ha poi consentito di spianare un’autostrada, come da sempre sono soliti fare i neo-fascisti quando finalmente vanno al governo. In tutto questo, c’è stata una grande coerenza tra i vari interventi, anche considerando gli altri settori della società: si va dalle privatizzazioni, a vere e proprie svendite dei “gioielli di famiglia”, per quanto riguarda le aziende statali e/o partecipate, per passare alla cosiddetta autonomia scolastica e ai nuovi presidi-sceriffo che tutti ormai conoscono bene e funzionali ad esso, la creazione, di fatto, a livello organizzativo di un cerchio magico intorno proprio ai dirigenti scolastici. Questi si spartiscono i pochi lupini che il sistema pubblico elargisce, in misura sempre più ridotta, al sistema scolastico. Per concludere, non si potevano non menzionare le varie università online-telematiche che pescano nel torbido, proponendo abilitazioni a pagamento che hanno consentito e consentiranno, a nuove generazioni di insegnanti, con in tasca due/ tremila euro , di sostituire le precedenti non per merito ma per capacità reddituale. In questo mercato della cultura, ci sono stati docenti che si sono spinti oltre sulla base di un semplice calcolo costi-benefici dell’investimento: hanno letteralmente comprato i punti di servizio, (fino al dodici punti corrispondenti ad un anno di servizio di insegnamento, anche con una sola ora di supplenza) nella scuola paritaria dove lavora un parente o un amico. Come? Restituendo alla scuola, in contanti, l’equivalente del contratto/contrattino di supplenza e versando, sempre di tasca propria, i contributi INPS corrispondenti. Qualche anno così e poi si è pronti per fare il grande salto inserendosi con un discreto punteggio in tasca, nelle graduatorie per le supplenze di un grande centro urbano come Roma o Milano, con molte più possibilità di aggiudicarsi supplenze, rispetto ad un piccolo centro del Sud Italia. A completare il quadro, appunto, l’acquisto dell’abilitazione all’insegnamento tramite una delle tante università telematiche e quindi il passaggio automatico dalla seconda fascia alla prima. Questa totale degenerazione del sistema di reclutamento del corpo insegnante italiano è stato possibile – ha poi commentato Romano Lupi – anche grazie a questo approccio utilitaristico ed economicistico introdotto dalla sinistra al potere dove alcuni suoi esponenti di rilievo, tutti ex-PCI, hanno non pochi conflitti di interesse proprio con alcune di queste università telematiche; insomma, le tre “i” di Berlusconi (impresa, inglese, Informatica), in confronto, sono state un gioco da ragazzi. La puntata di Scuola Resistente di sabato 30 maggio 2026. Ascolta o scarica.
May 30, 2026
Radio Onda d`Urto
Alessandra Alberti su Radio Onda d’Urto: la scuola dei talenti alla carriera militare
Nella puntata del 23 maggio 2026 della trasmissione Scuola Resistente a Radio Onda D’Urto, Stefano Bertoldi ha intervistato Alessandra Alberti, docente dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università. Riportiamo qui una sintesi del contributo, in cui ha commentato l’articolo di Rossella Latempa La scuola dei talenti: per i poveri soft skills, filiera e sane regole di vita militare, uscito su ROARS lo scorso 16 maggio. Latempa smaschera la retorica dell’individuazione del “talento” di ciascun studente o studentessa tanto cara a questo Ministero dell’Istruzione e del Merito, spiegando che in realtà la cosiddetta “personalizzazione” dell’apprendimento nasconde una precoce differenziazione dei percorsi didattici volti non a cambiare la situazione socio-economica-culturale di partenza, bensì a cristallizzarla. Attraverso lo strumento degli INVALSI, introdotto peraltro già alle elementari, si effettua una raccolta dati già in grado di prevedere il possibile “insuccesso”, cioè la proporzione di studenti e studentesse a rischio di dispersione scolastica alla fine delle medie. Sono questi gli interlocutori principali – dice Latempa – cui si rivolgono tutte le riforme attuate da questo Governo – sebbene il processo di “modernizzazione” della scuola pubblica sia iniziato decenni fa – il quale però spinge il piede sull’acceleratore nella direzione di una scuola neoliberale che rende quest’ultima funzionale alle esigenze del mercato. Orientamento, filiera 4+2 (e la recentissima riforma degli istituti tecnici), soft skills, intelligenza artificiale sono le “parole mito” – così le chiama l’autrice – di una neolingua basata su principi e bisogni estranei al mondo educativo. L’Orientamento precoce, il percorso di studio breve co-gestito da scuola e imprese chiamato filiera 4+2 e le soft skills vale a dire competenze socio-emotive che emergono come elementi sempre più fondamentali perché, ai più poveri “più che saperi e conoscenze basta una buona educazione di tipo socio-comportamentale e civica”. E il gioco è fatto: dare meno scuola a chi ha meno, perché “in fondo non è ha bisogno”. Ma nell’articolo viene aggiunto un tassello fondamentale tutto organico a questa costruzione di un’idea di futuro: quello della militarizzazione. In una recente intervista al Ministro Crosetto si parla di “riserva” su base volontaria di persone pronte a servire il Paese. L’introduzione di un anno di leva volontaria si trasforma in un’occasione di riscatto per i giovani dei territori difficili, che potranno scegliere “tra i tentacoli delle mafie e le sane regole di vita delle forze armate”. Da anni l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università denuncia la presenza sempre più pervasiva delle Forze dell’Ordine e delle Forze Armate nelle scuole. Oggi, in una prospettiva di guerra, soprattutto i giovani e le giovani meno abbienti potranno beneficiare dell’Orientamento che nelle classi finali delle scuole superiori vede la presentazione della carriera militare al pari di quella universitaria ma, come recita il titolo di un convegno tenutosi a Torino l’anno scorso, quello del soldato “non è un mestiere come un altro”. E’ preciso dovere degli e delle insegnanti riappropriarsi del proprio ruolo di educatori della scuola della Costituzione e non appiattirsi su una presunta “innovazione” tutta tesa a formare giovani resilienti. In fondo, ce lo dice l’Europa: vivendo in una situazione di emergenza costante, il principio della preparedness diventa parte del bagaglio delle competenze di ciascun cittadino. Ma la scelta non può e non deve essere tra morire in un sparatoria tra bande mafiose oppure per la difesa della propria “Patria”. Ascolta qui l’intervista a Alessandra Alberti per Radio Onda d’Urto. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Storia di un sodalizio tra Polizia e vittima di bullismo
«Ho 26 anni e vivo a Roma, ho studiato recitazione, ho un diploma come attrice e regista. La mia passione più grande è il teatro. Incontro i ragazzi nelle scuole. Ho subìto di tutto, fin dalla scuola elementare: mi hanno picchiato, hanno rubato le mie cose personali, hanno messo in rete le mie immagini. Alle scuole medie la situazione è diventata insostenibile». Così raccontava, Flavia Rizza nel 2025 prendendo professionalmente sul serio il ruolo che le era stato affidato nel corso degli anni, via via sempre più ufficiale e strutturato dalla Polizia di Stato come testimonial vittima di bullismo, tanto da sviluppare proprio quella competenza-chiave per stimolare l’empatia del proprio pubblico di studenti e studentesse. Un po’ come nel caso del progetto “Bulli-Stop” (un teatro pedagogico sul cui scenario di staglia nitido il numero verde della Polizia di Stato), dove però gli attori impersonano una parte, ma non sono stati direttamente vittime di bullismo. Ciò che sorprende, però, è il curriculum da vittima che inizia fin dalla scuola primaria e prosegue fino ai 18 anni, alle superiori con alcune varianti, come quella “cyber” su un tema fisso: in pratica un’esperienza da vittima di bullismo lunga 14 anni. A diciotto anni era già conosciutissima come testimonial di bullismo e alla fine del liceo delle Scienze Umane, un indirizzo spesso intrapreso da profili, fragili, problematici e desiderosi di conoscere meglio sé stessi, a Popolare Network, nel 2017, si leggeva «(…) ho 18 anni e sono al quinto anno del liceo delle scienze umane. Inizia così il racconto, la riflessione di Flavia Rizza (…), che è stata in passato vittima prima del bullismo, poi del cyberbullismo. Una ragazza che ha sofferto, ma che si è ribellata e ha vinto la sua battaglia. Ed è anche diventata un’importante testimonial». In quell’articolo si citava anche una lettera inviata a “Skuola.net”, un sito web che da sempre non disdegna di fare l’occhiolino alle forze dell’ordine o alla Nissolino Corsi Srl, quella delle cosiddette “carriere in divisa“. Nel corso di questi anni gli interventi di Flavia nelle scuole hanno sempre avuto sullo sfondo la Polizia di Stato come spesso ci è capitato di raccontare in tante altre occasioni sempre a proposito di bullismo e cyberbullismo (Progetto “Scuole Sicure”). Oggi Flavia Rizza, a 27 anni e questa lunga storia di violenza trova delle analogie nel libro “Il bullismo“, e gira per le scuole presentandolo insieme ad un altro comunicatore professionista testimone anche lui di storie personali di bullismo, sebbene trascinatesi per meno tempo, Giuseppe Sciarra. Flavia continua ad essere testimonial della Polizia di Stato girando per le scuole che la annunciano tramite circolari che invitano caldamente a prenotarsi perché questi incontri pare registrino sempre il tutto esaurito. In questi giorni Flavia gira presentando, appunto, oltre al proprio “caso umano” anche questo libro scritto per i tipi dell’Asino d’Oro, che probabilmente darà un peso un po’ più scientifico ai suoi interventi. Gli studi di teatro e recitazione hanno sicuramente affinato le sue capacità comunicative entrando così strutturalmente nelle campagne di comunicazione del Ministero degli Interni che ovviamente, hanno tutto l’interesse a non porsi domande sul perché di presunte o reali forme, sembrerebbe sempre più dilaganti, di violenza. Legalità, rispetto della legge, Polizia di Stato o Carabinieri come angeli-custodi: quante volte ci siamo sentiti dire, in risposta alle nostre critiche “e meno male che almeno loro ci sono!”. Noi, invece, ci sentiamo di dire che questi interventi dello Stato rispetto a fenomeni sociali indubbiamente seri e complessi, così come la cooptazione di “vittime professioniste”, rivelano un approccio “tutto chiacchiere e distintivo” citando un film che rappresenta, invece, un inno allo Stato di Diritto. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Intervista a Radio Onda d’Urto sulla scuola neoliberista tra militarizzazione e riforma del 4+2
Nella puntata del 16 maggio 2026di Scuola Resistente, Mario Sanguinetti, promotore del giovane sindacato SSB (Sindacato Sociale di Base) e tra i fondatori dell’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, torna a parlarci della stretta connessione tra professionalizzazione in chiave “confindustriale” dei tecnici e professionali ridotti a quattro anni e la scuola vista ormai anche come luogo di addestramento più che di formazione critica ed educazione ad una cittadinanza attiva. L’enfasi perdurante data alle cosiddette competenze digitali, le recenti dichiarazioni di un ex-rappresentante delle industrie armiere, Guido Crosetto, l’ossessione nel voler cavalcare l’onda dell’artificiale nella vana speranza di contrastarne le sue ingerenze anchilosanti nei processi di apprendimento e memorizzazione sono tutti segnali che indicano, come rotta futura, una mobilitazione culturale, calata dall’alto, intorno ad una “cultura della difesa” che necessita, appunto, di un reclutamento anche e soprattutto tra i banchi scolastici. Se da un lato, tra le varie aziende che vampirizzano il sistema scolastico negli ITS Academy Leonardo SpA spesso fa capolino, non va mai dimenticato che a Roma, da tre anni scolastici, va avanti indisturbato un liceo pubblico, il Matteucci, direttamente sponsorizzato e finanziato da Leonardo SpA con la sua Fondazione Leonardo – La Civiltà della Macchine, con tanto di “tutor aziendale” e continui andirivieni degli studenti, tra scuola e azienda. Questo liceo è stato inaugurato in pompa magna da Luciano Violante. In tal proposito Mario Sanguinetti, a più riprese, ha ricordato come proprio gli ambienti cosiddetti progressisti, nel corso degli ultimi decenni, siano stati i veri protagonisti della creazione di un sistema educativo asservito all’economia neoliberista, in ultima analisi diremo anche all’economia di guerra, tendente alla standardizzazione tramite, ad esempio, sistemi di valutazione come l’INVALSI, ed una visione economicistica del processo educativo. Si tratta di elementi tutti molto coerenti con, appunto, un’economia di guerra che richiede come atteggiamento, un rispetto a critico delle norme, (la cosiddetta “educazione alla legalità”), una citazione passiva di tutti gli elementi repressivi che si sperimentano in tutte le scuole ormai da anni a partire dai presidi-sceriffo. Dal Berlinguer del sistema dei crediti e del 3+2, ad un Renzi della “buona scuola” in buon compagnia anche di altri ministri sempre del centro-sinistra, sono innumerevoli gli esempi di deriva neoliberista e liberale nell’impostazione generale del sistema formativo ed educativo. Da questo punto di vista, anche la recente ordinanza ministeriale che sistematizza rendendola più operativa e concreta, la possibilità di anticipare al quarto anno l’esame di Stato, rappresenta un passo in avanti inaugurato, appunto, dalla “buona scuola” di Renzi, ma ideato da gestioni precedenti che va nella direzione di un individualismo competitivo e performante: una sorta di corsa verso il mondo del lavoro improntata ad una velocità che rappresenta l’antitesi della formazione non solo culturale ma anche come cittadino-persona consapevole in stretta relazione/collaborazione con altre persone. Ascolta qui l’intervista a Mario Sanguinetti per Radio Onda d’Urto. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Alla “race for the cure” contro il tumore al seno si inserisce anche l’Esercito
“Una Acies” dal latino “un’unica schiera”: è il motto dell’Accademia Militare di Modena ma anche il nome che si è dato una squadra di atletica dell’Esercito Italiano per partecipare… Alla “Race for Cure“, corsa di raccolta fondi per la lotta al tumore al seno. Stemmi e magliette che chiaramente sottolineano l’afferenza alla squadra dell’Esercito sono arrivati a contaminare questa iniziativa, in linea con i “Programmi della Comunicazione” del Ministero della Difesa. “Una Acies” è nata nel 2022, su iniziativa di una colonnella che vinse la propria battaglia contro il tumore al seno, Giulia Cornacchione. “Race for The cure” ci interessa perché le scuole sono ampiamente coinvolte nella partecipazione, in alcuni casi sono anche protagoniste di alcune iniziative parallele in calendario. Anche quest’anno, però, riparte di gran carriera anche la sponsorizzazione o meglio la vampirizzazione militaresca, di una pur lodevole iniziativa come questa, per la raccolta fondi a favore della ricerca per la lotta contro il tumore al seno. C’è quindi un altro male che attacca, nel nostro caso lo sport finendo per parassitarlo: si chiama Difesa SpA il “main-sponsor” ufficiale. Così come l’EOS di Parma, rassegna delle armi camuffatasi da fiera degli sport outdoor, fatti di avventura in tenuta mimetica e cacciatori, con la doppietta sotto il braccio, difensori della biodiversità, veicola cultura “armata”, anche la “Race For the Cure” ha il proprio lato B con le stellette! Questo presenzialismo delle divise e delle mimetiche ad ogni occasione pubblica di rilievo così come quelle di “quartiere”, come ad esempio “Legalmente marciando” (Scuole-Comine di Fiumicino), vede nello sport un’occasione unica per avvicinare le giovani e le giovanissime generazioni: movimento, avventura, elementi empatici come ad esempio il cane anti-valanga o antidroga o ancore il Jack Russell, insospettabile poliziotto, sono tutti elementi attrattori appunto dei più giovani. In alcuni settori della pedagogia si dice che “giocando si impara”: in questa ed altre rassegne si gioca, si compete gioiosamente e allo stesso tempo si impara a introiettare la divisa che corre accanto a te e come te alle volte soffre e si ammala e magari lotta contro il tumore. Si cerca quindi di creare sempre empatia e introiezione di una visione manichea del mondo sociale: da una parte i buoni, la divisa, dall’altra i cattivi, i disertori, ecc… Stefano Bertoldi – Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: MAKE A ONE-TIME DONATION Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Donate -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A MONTHLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate monthly -------------------------------------------------------------------------------- MAKE A YEARLY DONATION Your contribution is appreciated. Donate yearly
Evento “Uomini in Divisa” a Roma: Commemorazione di Giovanni Falcone completamente fuori luogo
Leggiamo con attenzione il cronoprogramma dell’ evento “Uomini in divisa risorsa per la comunità” organizzato dal DAP (DIREZIONE AMMINISTRAZIONE PENITENZIARIA) del Ministero di Grazia e Giustizia in collaborazione con ASSOCIAZIONE NAZIONALE POLIZIA PENITENZIARIA, per le scuole della Capitale, in occasione della prossima commemorazione (23 maggio 1992) della strage di Capaci in cui trovarono la morte il giudice Giovanni Falcone la moglie e la scorta. Falcone era un giudice e non un “uomo in divisa“: quando nel 1991, nel pieno della polemica intorno la “metodologia Falcone”, degli attacchi quasi unanimi della politica nei suoi confronti e di un isolamento quasi totale da parte della magistratura, soprattutto quella palermitana, Claudio Martelli lo chiamò alla Direzione generale degli affari penali, c’era già stato un forte avvertimento nei suoi confronti, l’attentato all’Addaura. Quando Falcone fu in quel modo tolto dai riflettori, per alcuni messo in protezione, assunse però un ruolo cruciale nei luoghi decisionali centrali per un contrasto ancora più efficace, anche sul piano dell’organizzazione penitenziaria, ai danni di una mafia che si sentì così particolarmente minacciata. Non si saprà mai se la soffiata partì proprio dal Ministero di Grazia e Giustizia, se questa fu confermata e/o coadiuvata da altre fonti informative a livello locale, certo è che a strumentalizzare/vampirizzare la figura di Falcone sono in molti. In un momento in cui il corpo della polizia penitenziaria necessita di riprendere vigore in termini di immagine dopo gli abusi odiosi registrati recentemente in tutta Italia nelle carceri minorili e dopo innumerevoli abusi nelle super-affollate carceri degli adulti, anche queste occasioni sono utili, soprattutto se indirizzate verso fasce di età che non hanno del tutto consapevolezza di cosa sia stata la stagione delle stragi di mafia, della diatriba intorno alla cosiddetta “trattativa Stato-mafia”, di come, non a caso, tangentopoli nacque in coincidenza di quegli anni in cui si assistette contemporaneamente all’ascesa in politica di un rappresentante della mafia in campo-economico finanziario come Silvio Berlusconi. Proseguendo nell’analisi delle strumentalizzazioni non sempre evidenti a prima vista notiamo che parte del programma è la visita al famigerato reparto G.O.M. (Gruppo Operativo Mobile): se questo come il 41-bis aveva un suo senso proprio nella strategia che proponeva Giovanni Falcone oltre trent’anni fa, non possiamo dimenticare l’uso strumentale, in termini puramente repressivi, vendicativi ed arbitrari di questo regime carcerario, per esempio riguardo al caso Cospito, oppure ancora i casi gravissimi nella caserma Bolzaneto durante i fatti di Genova o più recentemente le stragi impunite durante il covid a Santa Maria Capua Vetere. La polizia penitenziaria da un po’ di anni cerca di recuperare un rapporto con la cittadinanza presenziando manifestazioni sportive pubbliche ma anche entrando nelle scuole: ha fatto scalpore quell’immagine, ad apertura di un articolo qui sull’Osservatorio, di due agenti penitenziari che in classe effettuavano una prova di ammanettamento di uno studente-cavia. Non è infrequente, peraltro, incontrare questo reparto che a differenza di altri in altre forze di PS sono perennemente in esercizio viste le frequenti rivolte carcerarie, presenti in manifestazioni di piazza proprio perché sono in qualche modo “pronti a tutto”. Non manca anche la vampirizzazione di un altro cavallo di battaglia delle forze dell’ordine come la violenza contro le donne: nel programma vediamo, infatti, la visita ad una panchina rossa che in modo imperscrutabile è presente all’interno della Scuola di formazione della polizia penitenziaria dove sono organizzate tutti gli eventi della giornata congresso compreso. Altro elemento a prima vista “fantasioso”, ma che rappresenta plasticamente quel legame che potremmo dire storico tra ordine-legalità e gli ambienti ecclesiastici, è la presenza della banda musicale della gendarmeria del Vaticano accanto a quelle della Polizia Penitenziaria: con un po’ di musica la pillola propagandistica va giù! Oggetto: Cronoprogramma evento “VI ^ Uomini in divisa risorsa per la  comunità, evento commemorativo in onore dei caduti di mafia e del giudice Giovanni Falcone” per il 20 Maggio 2026 Per quanto specificato in oggetto alleghiamo il cronoprogramma dettagliato da estendere e a tutti gli alunni e coloro che vogliono partecipare alla nostra iniziativa. Si fa altresì presente che vi è la possibilità di poter invitare all’iniziativa civili interessati all’evento, se accompagnati dal corpo docenti o da un appartenente alle diverse forze di Polizia. Le attività per gli alunni inizieranno dalle ore 9.00 come di seguito elencato nel cronoprogramma. Qualora si intenda aderire esclusivamente al Convegno nelle ore pomeridiane, l’accredito deve avvenire previa comunicazione inviata a questa associazione a mezzo e-mail(anpperoma@gmail.com) preventivamente, presentandosi il giorno 20 Maggio presso l’aula magna entro e non oltre le ore 13.50 per poter partecipare alle attività fino alle ore 17.30. Si prega di comunicare preventivamente a questa associazione dati anagrafici delle persone interessate e la targa dei veicoli in dotazione per consentire l’accesso presso la Scuola di Formazione e Aggiornamento della Polizia Penitenziaria Giovanni Falcone. Cronoprogramma dettagliato della giornata: - Gli studenti saranno suddivisi in 4 gruppi da 25 unità per le visite guidate. - Ore 09:20: Arrivo presso la Scuola di Polizia Penitenziaria "Giovanni Falcone" (Via di Brava). - Ore 09:30: Benvenuto istituzionale presso l’Aula Magna. - Ore 10:20: Visita guidata ai siti d’interesse (Panchina Rossa). - Ore 11:30: Dimostrazione a cura del Gruppo Cinofili della Polizia Penitenziaria. - Ore 12:00: Accredito e visita presso il G.O.M. (Gruppo Operativo Mobile). Saluto del Direttore e illustrazione delle attività istituzionali del reparto specializzato.  - Ore 12:45: Visita presso il N.I.C. (Nucleo Investigativo Centrale). Saluto del Comandante e approfondimento sulle attività di indagine contro la criminalità organizzata e il terrorismo. - Ore 13:30: Pausa pranzo presso la mensa della Scuola. ASSOCIAZIONE NAZIONALE POLIZIA PENITENZIARIA “Sezione di Roma Ostia” - Ore 14:15: Inizio del Convegno. - Ore 16.15 Concerto della Banda Musicale della Polizia Penitenziaria e della Gendarmeria città del Vaticano. - Ore 17:00: Visita alla teca contenente i resti della Quarto Savona 15 (l'auto della scorta del Giudice Falcone). Seguirà l’omaggio con la deposizione di una corona d’alloro, alla presenza delle bande musicali della Polizia Penitenziaria e della Gendarmeria Vaticana. - Ore 17:10 : Commemorazione ai caduti e saluti istituzionali conclusivi.  - Ore 17:30: Fine dei lavori. Si rappresenta che se l’adesione avverrà in tempo utile, per fornire assistenza da parte del Corpo di Polizia Penitenziaria si predisporrà il trasferimento degli alunni dalla scuola a via di Brava con gli autobus messi a disposizione dal Corpo di Polizia Penitenziaria Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. 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SCUOLA RESISTENTE: PUNTATA DI SABATO 11 APRILE
Nuova puntata sabato 11 aprile 2026, su Radio Onda d’Urto, di “Scuola Resistente”, trasmissione su istruzione e dintorni, a cura del nostro collaboratore Stefano Bertoldi, sociologo, giornalista freelance collaboratore di Radio Onda d’Urto e di Pressenza, (Agenzia di stampa internazionale). Di seguito, il testo introduttivo, sempre di Stefano Bertoldi, e l’intervista a Dario studente del liceo Minghetti di Bologna.  Dario, studente del Minghetti di Bologna, ci racconta di un caso di successo, di una lotta andata a buon fine contro una presenza militare indesiderata ma pianificata e annunciata dall’ alto attraverso una circolare interna: grazie alla collaborazione di alcuni docenti questa circolare è diventata però di dominio pubblico, all’interno dell’Istituto che ha visto diversi studenti opporsi rendendo quantomeno inopportuno quell’incontro. Siamo quindi di fronte ad un’alleanza che non può che essere positiva, tra docenti, ancora non molto numerosi ma agguerriti e studenti. Bologna non è nuova a queste intromissioni: poco tempo prima l’Accademia militare di Modena tentò di far passare un proprio percorso di studi, pensato ad hoc per loro, all’interno la facoltà di filosofia: non se ne fece nulla ma la vicina sede accademica di Modena e Reggio Emilia non se l’è proprio sentita di rinunciare. Unimore non ha certamente lo stesso fascino e prestigio di una dell’università più antiche d’Italia insieme a quella di Camerino, con la quale si contende il primato ma è pur sempre un’esrmpio di università statale che il mondo militare è riuscito a parassitare. Il Liceo Minghetti di Bologna, quindi, anche grazie a quest’inedita alleanza intergenerazionale, pur in presenza di un preside-sceriffo di cui Dario non ha mancato di raccontarci le gesta, poco edificanti ed onorevoli, di questi ultimi anni, è riuscito a bloccare un corso di ‘formazione”, di fatto l’ennesimo intervento di cosiddetto orientamento al lavoro con l’Accademia Militare di Modena. Dopo le proteste degli studenti, guidate da OSA, i ragazzi e le ragazze del Minghetti hanno agito in totale controtendenza e opposizione rispetto alla crescente militarizzazione delle scuole italiane. Il caso viene collegato da Dario al vittorioso “NO” giovanile al recente referendum che oggi trova altri importanti obiettivi in altre pratiche di lotta organizzata. Contro la colonizzazione bellicista della formazione e la promozione della carriera militare come sbocco per i giovani, si moltiplicano, quindi, le iniziative di resistenza, anche in vista della grande mobilitazione internazionale dell’8 maggio cui Dario ha dato appuntamento a tutti coloro che non si rassegnano a questa deriva sporca di sangue. A dire il vero le nuove e future guerre non avranno bisogno di molta “manodopera” ma quella poca dovrà essere altamente qualificata per poter governare sistemi sempre più sofisticati di intelligenza artificiale e droni altamente tecnologici; oltre a questo settore, in grande crescita, sempre per i profili di medio-alto livello di preparazione intellettuale, ci sarà quello inserito nella cosiddetta guerra ibrida fatta di contro-informazione o dis-informazione pianificata a tavolino: queste iniziative servono quindi più che altro a diffondere e a normalizzare questa visione belligerante dei rapporti tra Stati e tra individui nonché a presentare la carriera con le stellette, come fortemente appetibile sebbene riservata a pochi “eletti”, coraggiosi ed altamente qualificati. Per fortuna sono sempre meno i ragazzi che non si lasciano irretire e incantare dal canto delle sirene il cui testo ci parla di stipendi ricchi e sicuri, almeno rispetto alla media nazionale, un futuro lavorativo assicurato anche in caso di congedo anticipato, oltre che a benefit di tutti i tipi a partire dall’alloggio assicurato. Scuola Resistente la puntata di sabato 11 aprile in onda alle ore 18 Ascolta o scarica 
April 13, 2026
Radio Onda d`Urto
Ancona: l’anniversario della nascita della Polizia ora si festeggia a scuola
«La mafia – ha detto, presso l’I.I.S. Savoia Benincasa di Ancona, il questore Cesare Capocasa, citando le parole del magistrato del pool antimafia di Palermo, Antonino Caponnetto – teme la scuola più della giustizia e toglie erba sotto i piedi alla cultura mafiosa, formando cittadini consapevoli». L’occasione, purtroppo una delle tante, è stato il 174esimo anniversario della nascita della Polizia di Stato svoltosi addirittura all’interno di un istituto superiore scolastico pubblico (leggi qui la notizia). Ciò che dimentica in maniera dolosa il questore Capocasa, non nuovo a queste performance in una regione che misteriosamente sembra al centro di una militarizzazione che statisticamente non ha eguali in altre regioni, è che Caponnetto non ha mai interpretato questo come un lascia-passare delle divise o dei militari all’interno delle scuole: ancora una volta si confonde prevenzione con deterrenza. Ampliando gli orizzonti culturali, non solo a beneficio del questore Capocasa, ma anche di chi vuole portare in classe e fuori di queste degli esempi pratici, degli “ausili” didattici, rispetto al ruolo della scuola in termini preventivi, potremmo citare ad esempio il film in quattro puntate di Vittorio De Seta, “Diario di un maestro” ispirato al libro del maestro Albino Bernardini che nel 1960 si trasferisce a Bagni di Tivoli, in provincia di Roma, e comincia a insegnare in una scuola elementare nella borgata romana di Pietralata. Il film è girato nell’attuale Istituto superiore Enzo Rossi sulla Tiburtina. Da quella esperienza nasce il romanzo-diario “Un anno a Pietralata”, dove narra delle sue vicissitudini alle prese con una classe a dir poco impegnativa. Il maestro D’Angelo interpretato egregiamente da Bruno Cirino (fratello del ben noto pilitico Pomicino) fa opera di prevenzione senza necessità di una divisa o di un’arma nella fondina, ma mettendosi alla prova sul campo, andando a casa per casa a cercare i propri alunni assenti dai banchi ma intenti, chi in un modo chi in un altro, ad operare nell’anticamera della devianza minorile che porta dritto dritto al carcere. Ci sono poi molti altri esempi edificanti anche sul versante della Chiesa impegnata nel sociale che possono essere portati in classe come il film “Alla luce del sole“, del 2005 di Roberto Faenza, con Luca Zingaretti nel ruolo di Don Pino Puglisi che nella Palermo del quartiere Brancaccio gomito a gomito con mafiosi o apprendisti mafiosi attraverso il calcio e appunto l’istruzione, proponeva un’alternativa certamente non ispirata ad una sorts di “religione della legalità” tanto astratta quanto palese sinonimo di semplice obbedienza all’autorità. Ritorni pure in strada a fare il proprio mestiere, potremmo suggerire al questore, sebbene i tassi di criminalità siano talmente in decrescita da oltre 30 anni da spingerlo, in mancanza d’altro, a fare propaganda legalitaria proprio nelle scuole: ciò che invece balza agli occhi, perché di converso è aumentato di quasi il 60% secondo i dati del Ministero dell’Interno, è il livello di repressione che travalica lo Stato di diritto ovvero le norme conseguenti all'”ex-DDL Sicurezza” e al “decreto Caivano”. Si tratta di un apparato repressivo, appunto alternativo al percorso giudiziario che ha aumentato la propria virulenza in termini direttamente proporzionali all’aumento del conflitto sociale legato alla crisi economica, alla disoccupazione giovanile, all’assenza di servizi di welfare sanitari e al nuovo fenomeno dei “working-poors” cioè lavoratori che pur non avendo un minuto di tempo libero hanno difficoltà a pagarsi di che vivere. Si può fare riferimento, in proposito, al commento a caldo, su questi recentissimi dati ufficiali, di Italo di Sabato, di Osservatorio Repressione (clicca qui) che sottolinea ancora una volta come il fattore deterrente sia diametralmente opposto da un approccio, appunto, preventivo. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle Scuole e delle Università --------------------------------------------------------------------------------
Progetto ICARO, Polstrada-MIM: se voli troppo in alto, cadi e ti fai male!
Il Progetto ICARO 26 è un’iniziativa promossa dal Ministero dell’Istruzione insieme ad altri enti primo fra tutti la Polizia Stradale e il Ministero dei Trasporti, (insieme ad associazioni, università, aziende) con l’obiettivo «di educare gli studenti alla sicurezza stradale, al rispetto delle regole e alla cittadinanza responsabile. Si inserisce nel quadro più ampio dell’educazione civica che oggi viene considerata prioritaria nella formazione degli studenti, soprattutto per contrastare comportamenti rischiosi e promuovere la cultura della legalità». Ancora una volta, quindi, non si affronta il disagio, le ragioni profonde che portano ai cosiddetti comportamenti a rischio che non sono solo quelli alla guida, ma coinvolgono tutta la sfera di vita dei giovani. Dal progetto formativo si individuano diversi temi condivisibili, dalla mancanza di consapevolezza che la “guida” non è un atto individuale, ma sociale, agli effetti degli “scroll” compulsivi al cellulare tra un semaforo e l’altro o peggio durante la guida. Restano fuori però, in quest’ultimo esempio, le cause della dipendenza dalle applicazioni contenute nei telefonini, e tante altre cause che, proprio perché Icaro si rivolge addirittura anche alle scuole primarie, andrebbero affrontate in termini formativi e non solo semplicisticamente “informativi”. C’è un altro comportamento a rischio, ad esempio il fumo da tabacco legalmente venduto con la supervisione-tassazione statale sebbene alla base delle oltre 90mila morti all’anno, quindi ben oltre le morti sull’asfalto (circa 3mila l’anno): ebbene, è come se entrassimo nelle scuole per mostrare agli studenti e alle studentesse i polmoni anneriti dal fumo o un filmato di un reduce da ictus che cammina col deambulatore oppure cercassimo di convincere bimbi e le bimbe che hanno una vita davanti a loro e che il tabagismo causa in media una perdita di 10 anni di vita rispetto al resto della popolazione. Non ci si discosta dal solito equivoco tra deterrenza e prevenzione. La Polizia, in divisa e armata, nelle scuole non fa prevenzione, ma fa, o tenta di fare, quando il tarlo della trasgressione non si insinua nelle giovani menti, solamente deterrenza: causa-effetto-sanzione, il trinomio perfetto del “buon padre di famiglia” come si legge sui testi di giurisprudenza. Formazione vuol dire fare emergere da dentro conoscenze e a volte competenze spesso già possedute, sistematizzarle, darle un senso ed una nuova forma di consapevolezza: ancora una volta non vuol dire “in-formazione”, pertanto occorrono strumenti formativi adatti all’età, come giochi di ruolo, t-group, tecniche che possano andare in profondità nelle percezioni delle singole persone in relazione nel contesto di gruppo. L’approccio che qui contestiamo è sempre quello tendenzialmente “cazziante”, sempre un po’ paternalistico di chi la sa lunga rispetto al tema trattato: l’autorevolezza della fonte, insomma, non deriva da quanti morti ammazzati, sanguinanti, esanimi si sono incontrati durante una lunga carriera nella Polstrada. Il progetto, poi, ha due componenti principali quella sedicente formativa «per sensibilizzare gli studenti sui comportamenti corretti» e l’immancabile nazionale: le classi partecipano producendo un elaborato, in questo caso un reel, cioè un video breve, il cui contenuto deve essere «originale, comunicare in modo efficace il tema della sicurezza stradale, avere caratteristiche tecniche precise (durata, formato, ecc.) tenere presente i seguenti concetti-chiave, quali la responsabilità individuale, la consapevolezza dei rischi, il valore della vita, il rispetto delle regole e tener conto che gli studenti non sono solo destinatari passivi, ma diventano “messaggeri” attivi verso i coetanei». Molta carne al fuoco, quindi, ma anche molta fuffa, concetti tanto altisonanti quanto complessi da tradurre in immagini soprattutto se a produrle sono ragazzi e ragazze senza esperienza filmica, se non come spettatori passivi in lunghe ore passate davanti ai monitor dei cellulari. Come al solito, inoltre, si inserisce la logica della competizione: nonostante il linguaggio educativo e civico, il progetto è strutturato come un concorso competitivo, con tanto di valutazione da parte di una commissione, criteri di giudizio tanto altisonanti quanto ampiamente discrezionali, (creatività, efficacia, coerenza) e alla fine l’immancabile selezione dei «migliori elaborati e premiazione finale dei vincitori». Gli studenti e le studentesse (o le classi) non collaborano, ma sostanzialmente competono tra loro per emergere, quindi da una parte si promuovono valori come collaborazione, responsabilità, cittadinanza, bene comune (il bene “sicurezza stradale”), dall’altra si inserisce tutto dentro una logica cosiddetta meritocratica e competitiva: si premiano “i migliori”, non il processo collettivo e anche un tema etico si trasforma in una gara rafforzando l’idea che il valore stia nel “vincere” o distinguersi. Sul piano formativo, peraltro, si sposta l’attenzione dal “capire il problema” a “fare il prodotto migliore”, privilegiando implicitamente chi ha più risorse (competenze tecniche, supporto, tempo, ecc.) ed escludendo o demotivare chi non “vince” riducendo così un tema serio (la “sicurezza” e la vita) ad una performance. La scuola continua a funzionare come un sistema selettivo e competitivo anche quando si affrontano temi importanti sul piano della cittadinanza attiva e consapevole. La scuola è già satura di competizione interna, prima fra tutte l’INVALSI, ma anche il sistema stesso educativo basato su competenze standardizzabili e quindi valutabili secondo, appunto, parametri standard. Più esplicitamente si va dalle olimpiadi in campo scientifico (della matematica, della fisica, ecc.), ai vari “certamen” in campo classico, fino ai concorsi letterari, ecc..: di un’altra competizione a cavallo tra educazione civica e cinematografia non se ne sentiva di certo bisogno! Tornando al progetto iniziale, non va dimenticato, ancora una volta che l’iniziativa è promossa e guidata in modo centrale dal Ministero dell’Interno e dalla Polizia Stradale cioè non abbiamo tra i protagonisti una delle tante associazioni nazionali di familiari vittime della strada dunque la prevenzione viene interpretata sempre attraverso la lente della deterrenza e del controllo, cioè attraverso strumenti tipici della repressione, più che dell’educazione. Il progetto dichiara di voler «educare a comportamenti responsabili», ma il soggetto promotore principale è un’istituzione che ha come funzione primaria quella di far rispettare le regole, sanzionare le violazioni e soprattutto, come in tanti altri casi (violenza di genere, cyberbullismo, ecc.) intervenire quando il comportamento scorretto è già avvenuto, in poche parole si pretende di prevenire il rischio ingenerando paura rispetto alle conseguenze e non lavorando approfonditamente sulle cause dei comportamenti. Ascolto e comprensione dei meccanismi psicologici del rischio, gestione dell’impulsività, del gruppo, della percezione del pericolo, educazione emotiva e relazionale: questi dovrebbero essere i temi complessi, ma essenziali, da affrontare in aula tramite giochi formativi, t-group, testimonianze dirette di ragazz3 vittime di incidenti o autori di omicidi stradali. Psicologi, educatori o esperti di comportamento sarebbero molto più coerenti con l’obiettivo pomposamente dichiarato. È significativo che nel progetto ICARO 2026 compaiano anche soggetti con competenze più specifiche sul piano educativo o tecnico (ad esempio il Dipartimento di Psicologia o enti legati alla mobilità), ma il ruolo centrale e soprattutto simbolico resta sempre e comunque quello della Polizia. La normalizzazione della “divisa” a scuola finisce per rendere naturale una divisa (per di più armata) all’interno di uno spazio educativo che dovrebbe essere autonomo e appunto educativo ovvero non repressivo, fondato sul dialogo, non sull’autorità coercitiva. La presenza della polizia, anche quando presentata in chiave “educativa”, porta inevitabilmente con sé un immaginario di controllo, un’asimmetria di potere inversamente proporzionale all’età degli student3, un messaggio implicito di disciplina più che di comprensione. Nel complesso, queste iniziative, al pari di quelle volte al contrasto dell’uso di sostanze stupefacenti, rischiano di trasmettere un messaggio distorto ovvero che i comportamenti corretti derivino dalla paura della sanzione, che la sicurezza, in questo caso quella stradale, sia principalmente un problema di ordine pubblico, infine che l’educazione possa essere delegata a istituzioni repressive rafforzando un modello educativo che si pensava morto e sepolto dal ’68 in poi, in cui la regola non viene interiorizzata ma subita. Stefano Bertoldi, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! 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Chi ha (avuto) paura della Global Sumud Flotilla?
(Immagine: Brahim Guedich*) di Stefano Bertoldi (ripreso da futurasocieta.org) Alla vigilia della nuova missione, la testimonianza inedita dell’ex-capitano della barca a vela Zefiro su come il centrosinistra o cosiddetto “campo largo” abbia cercato di inserirsi nell’iniziativa, cavalcandola e condizionandola, nel tentativo di sfruttarla in termini di immagine, a fini elettorali, per rifarsi una “verginità” politica sulla questione palestinese e del