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I movimenti e il no di Sánchez
-------------------------------------------------------------------------------- Poche volte le grandi manifestazioni hanno cambiato il mondo. Non ci riuscirono nell’immediato quelle del 15 febbraio 2003 contro la guerra in Iraq. Tuttavia, quella data resta importante per i movimenti sociali per ciò che ha seminato in profondità: mai nella storia dell’umanità milioni di persone hanno manifestato contro la guerra contemporaneamente in tutto il mondo. L’elenco delle città – 793 – che hanno partecipato a quella straordinaria protesta è ancora archiviato qui. Nella foto, la maglietta diffusa dal settimanale Carta (un anno dopo quell’evento) con il disegno di Pablo Eucharren -------------------------------------------------------------------------------- Pedro Sánchez riassume il suo gesto di sfida all’amministrazione Trump in quattro parole: “No a la guerra“. È prima di tutto uno schiaffo al Partido Popular, in ricordo di Aznar sull’isola delle Azzorre, frangetta al vento, tramando con Bush e Blair la guerra che sarebbe tornata con un terribile boomerang l’11 marzo 2004 a Madrid (quel giorno alcuni attentati terroristici coordinati hanno devastato il sistema ferroviario locale durante l’ora di punta mattutina provocando la morte di 193 persone, ndr). Ma per me significa anche un’altra cosa: il dono lasciato dalle mobilitazioni del 2003 nella società spagnola e in molti altri paesi, le prime che ho vissuto che hanno straripato ampiamente e felicemente i nuclei di militanza radicale autonoma e di sinistra dove io partecipavo. Un dono, un’impronta, uno “spirito”. È un luogo comune screditare la politica di strada perché “è effimera” e “non tocca il potere“, eppure ventitré anni dopo ricordiamo il no alla guerra perché ha fatto un segno sulla sensibilità collettiva, tra ciò che è tollerato e ciò che non lo è. Una marca che dura ancora. Di fronte ai “realisti della politica” che pensano, in sintesi, che l’unica cosa che ha reale esistenza è il potere, contestarlo, prenderlo, esercitarlo e difenderlo, c’è una politica di strada che pensa con un’altra logica: fare ostacolo, essere ostacolo, ostacolare. E non si tratta di un gesto puramente negativo, perché creare ostacolo muove i corpi, attiva gli affetti, innamora gli immaginari, e lascia nel corpo collettivo segni che si riaprono nel momento meno pensato. Dire no alla guerra dalla presidenza del governo non è la stessa cosa che dirlo dalla strada. Ma la politica di strada deve essere astuta, non purista o moralista. Se qualche “principe” vuole brandire i suoi slogan, va bene, ma che se la giochi e faccia qualcosa – e questo vale sia per Pedro Sanchez che per Podemos. La questione è “non credere” nel potere, continuare a distanza, pensando con un’altra logica, quella dell’ostacolo, affidandoci alla potenza della strada per imporre limiti, cambiare atmosfere, lasciare impronte e segni. -------------------------------------------------------------------------------- L'articolo I movimenti e il no di Sánchez proviene da Comune-info.
March 6, 2026
Comune-info
Il No sociale diventa anche un no alla guerra. Ci si vede in piazza il 14 marzo
L’aggressione di Israele e Usa all’Iran è diventata immediatamente una guerra regionale di ampie e inquietanti proporzioni. Il piano inclinato sul quale le classi dominanti hanno trascinato il mondo in questi anni, ci presenta lo scenario peggiore possibile. La guerra è entrata con violenza nell’agenda politica quotidiana di tutti, svelando […] L'articolo Il No sociale diventa anche un no alla guerra. Ci si vede in piazza il 14 marzo su Contropiano.
March 3, 2026
Contropiano
Oltre l’emergenza, oltre la paura: verso una primavera di lotta
Pubblichiamo questo documento di analisi scritto da l3 compagn3 di Acrobax, Casale Garibaldi, Communia, Esc e singol3. Un contributo sulla complessità della fase che stiamo attraversando nato da settimane di discussioni, assemblee e momenti di conflitto a partire dalla grande mobilitazione autunnale. C’è un’immagine disturbante che svela il cuore del nostro presente: il Board of Peace. Dietro questo nome rassicurante si nasconde il volto pubblico di quel meccanismo di potere che sta emergendo tramite il disvelamento dei file che riguardano il finanziere pedofilo Epstein: lo stesso blocco di potere, lo stesso razzismo e la stessa misoginia sistematica che si spostano dai ranch privati alle tavole della politica globale. È il riflesso di un sistema arrivato al suo stadio più avanzato: il capitalismo della finitudine. Un modello che, esaurite le terre da conquistare, cannibalizza l’interno, mercificando l’intimità, i corpi e la dignità stessa. In questo scenario, la devastazione non conosce confini di scala: lo spazio viene consumato fino all’osso e poi abbandonato. Succede a Gaza, dove intere aree urbane vengono rase al suolo per riaffermare un dominio coloniale; succede sui posti di lavoro, dove chi lavora è ridotto a mero strumento di valorizzazione; succede nelle città sottoposte a un esproprio sistematico da parte dei fondi immobiliari, spazzando via esperienze decennali di solidarietà, servizi, lotte. Succede nelle ville dei “potenti” o meglio dei tiranni (sebbene autonominatosi Re), dove l’Altro scompare per diventare puro oggetto d’uso. > Il caso Epstein svela proprio questo: un suprematismo bianco e patriarcale che > svuota di senso la vita, riducendola a materia prima in un rapporto reificato > e brutale. I balletti dei tecno-oligarchi al Board of Peace, sulle note di YMCA mentre si banchetta sulle macerie di Gaza, sono la normalizzazione dell’orrore portata al suo grado estremo. Non è solo cinismo, è una vera e propria ebbrezza per la distruzione. Ma questo sadismo non è isolato: esiste oggi un pezzo di società — una versione estesa del “popolo” di Capitol Hill — che sostiene, apprezza e desidera l’impunità dei potenti e si riconosce in essa. È un blocco sociale che identifica la difesa della propria libertà con il diritto di schiacciare l’Altro. La codificazione liberale finisce per generare ciò che invece dovrebbe arginare, trasformando in realtà quella guerra di tutti contro tutti che proiettava, a torto, sullo Stato di natura. In questa fase di ri-articolazione di gruppi di potere, interessi, aree di influenza e flussi economici, la guerra e la militarizzazione della società emergono come tentativi di mettere ordine al caos delle relazioni capitalistiche. Dal genocidio di Gaza al conflitto in Ucraina, in Sudan, nell’attacco al Rojava, la guerra non è più un’eccezione, ma il laboratorio di un ordine mondiale che risponde alla crisi economica con l’economia bellica e l’annientamento sistematico. La gerarchia militare diventa il modello di gestione sociale: un tentativo violento di stabilizzare un sistema che non ha più nient’altro da offrire se non il controllo totale e la spoliazione. di Luca Mangiacotti, 4 Ottobre, Roma In Italia, questa deriva si manifesta nel pericoloso scavalcamento della Carta Costituzionale. L’invio di Tajani da parte del governo sovranista come osservatore al Board of Peace rappresenta il definitivo servilismo politico verso i nuovi tecno-oligarchi. È un atto che aggira i principi democratici e costituzionali per stringere patti privati tra élite e banchettare sulle vite di milioni di persone. Questa sottomissione alle élite tecno-politiche non è un caso, ma una necessità di sopravvivenza per un governo che sa bene di non avere risposte economiche da offrire.  I soldi del PNRR stanno finendo, lasciando dietro di sé più cantieri aperti che cambiamenti strutturali. Il tessuto produttivo è logoro: migliaia di imprese sono in liquidazione, milioni di persone sono costrette a rinunciare alle cure perché la sanità pubblica è ormai un deserto di attese e carenze. > Di fronte al baratro politico, sociale ed economico il Governo si riorganizza > facendo della svolta autoritaria e della repressione il proprio programma > politico. Quando un governo non può più garantire il pane, inizia a brandire > il bastone, se non puoi dare risposte, devi togliere la parola. È qui che si inserisce la stretta autoritaria di cui il decreto legge Sicurezza è solo la punta dell’iceberg. Si criminalizza il dissenso, si punisce la resistenza passiva, si trasforma ogni forma di protesta sociale in un reato. È una manovra funzionale a una Restaurazione che non ammette intoppi: per imporre un modello di società basato sulla disuguaglianza e sul privilegio serve che nessuna e nessuno possa alzare la testa, e che si individuano i “nemici della nazione”: gli spazi sociali, le persone migranti, le donne, le soggettività LGBTQ+ e chiunque sia portatore/trice di una idea di società alternativa al cinismo machista, vittimista e predatorio. Inoltre, la partita sul referendum non è un dibattito tra giuristi sulla riforma della giustizia, ma rappresenta lo scontro frontale tra chi vuole fare della competizione all’ultimo sangue e alla vittoria del fittest, il criterio definitivo di selezione sociale, e chi resiste in nome della dignità, della solidarietà, della cooperazione umana. Nonostante le intimidazioni e i toni forcaioli da parte del governo, media complici e fascio-influencer, le mobilitazioni continuano: il 28 febbraio ci sarà il corteo contro il dl Bongiorno.  Pensiamo sia fondamentale attraversarle tutte, contribuendo e augurandoci che i momenti di piazza e assembleari siano davvero momenti di ricomposizione in grado di tenere insieme delle questioni programmatiche a partire dalla decisiva battaglia per il “NO” al referendum – su cui auspichiamo una mobilitazione dal basso unitaria e straordinaria – alla pretesa di salario degno, di un reddito universale, per l’autodeterminazione dei corpi contro la violenza di genere, contro il razzismo sistemico, per una sanità pubblica, per un diritto ad città solidale, difesa degli spazi sociali, contro la rendita immobiliare e la speculazione edilizia. Abbiamo bisogno di navigare e incamminarci di nuovo verso Gaza.  Lavoriamo affinché siano sempre più connesse le battaglie in difesa dei territori e contro la loro valorizzazione. Rendiamo visibile il modello alternativo di città che costruiamo quotidianamente con i nostri percorsi di autogestione – oggi pesantemente sotto attacco – e le battaglie per l’ambiente e contro il cambiamento climatico; quel terreno diviene fondamentale e terminale pratico della nostra critica alla finanziarizzaione dei processi economici e il conseguente estrattivismo. > Nella nostra città, assume un significato strategico la lotta contro il piano > speculativo che riguarda l’area degli ex-Mercati generali a Ostiense, che > vedrà una tappa fondamentale sabato 28 febbraio. Questa vicenda rappresenta un > esempio di scuola del corpo a corpo tra rendita e diritto alla città, tra > funzione sociale e interessi immobiliari, tra estrazione di valore e tutela di > un bene comune urbano e ambientale. Rimettiamo al centro lo sciopero – guardando all’Europa – e il blocco dei flussi e dei luoghi come atti di giustizia necessari per invertire la rotta. Facciamo di queste pratiche dei puntelli per “fare” organizzazione: attorno a queste si può definire un’infrastruttura viva, molteplice, ma non frammentata, in grado di costruire spazi di appartenenza pronti ad accogliere chi guarda alla piazza con speranza ma anche con smarrimento, rendendo il conflitto qualcosa di praticabile, organizzato e comprensibile, oltre la rabbia, con un orizzonte che rimetta in agenda la possibilità di conseguire risultati e non soltanto sopravvivere all’ondata reazionaria. Con queste premesse e con questa postura vogliamo attraversare la mobilitazione “No Kings” del 27 e 28 marzo, per dire no ai “Re”, alle loro guerre e alle loro politiche di guerra. Davanti all’offensiva delle destre neofasciste globali che vogliono costruire un nuovo ordine fondato sul potere assoluto del capitalismo bianco, maschio e occidentale, occorre qualificare socialmente l’opposizione antifascista, incarnarla nelle lotte contro l’economia di guerra, il genocidio palestinese, lo sfruttamento del lavoro vivo, il controllo dei corpi, la devastazione ambientale. Rimettersi in cammino per costruire forme di democrazia radicale contro i nuovi imperialismi, capace di andare oltre le macerie e le trappole delle sovranità nazionali. Da ultimo, nel momento in cui la legge diventa uno strumento di oppressione contro la popolazione, è necessario fare di quello stesso strumento un terreno di lotta. In questa critica fase politica, riteniamo opportuno interrogarsi sulla necessità che ciò che si produce nelle lotte venga assunto e sostenuto anche all’interno dei luoghi della rappresentanza. Insomma, pensiamo si debba discutere serenamente sull’opportunità di forzare le istituzioni affinché diventino una cassa di risonanza, trasformando la forza della piazza in una “arma legislativa”: per rendere universali e cogenti le rivendicazioni che vivono nelle lotte che attraversano il Paese.  Essere le pietre che danno forma e sostanza ai nostri sogni. Essere la possibilità che desideriamo. La copertina è di Marta D’Avanzo (Dinamopress) SOSTIENI, DIFENDI, DIFFONDI DINAMOPRESS Per sostenere Dinamopress si può donare sul nostro conto bancario, Dinamo Aps Banca Etica IT60Y0501803200000016790388 tutti i fondi verranno utilizzati per sostenere direttamente il progetto: pagare il sito, supportare i e le redattrici, comprare il materiale di cui abbiamo bisogno L'articolo Oltre l’emergenza, oltre la paura: verso una primavera di lotta proviene da DINAMOpress.
February 27, 2026
DINAMOpress
Oltre l’illusione della pace
Non è la guerra in sé a costituire l’anomalia. L’anomalia è un ordine mondiale che non riesce più a produrre integrazione, stabilità, futuro condiviso, e che per questo ricorre ciclicamente alla forza. Gli accordi su Gaza, come molti altri prima, non intervengono sulle condizioni materiali che rendono la violenza necessaria. Congelano il conflitto, rassicurano i mercati, consentono la ripresa dei flussi economici e diplomatici. La ricostruzione viene già pensata come opportunità di investimento; la pace come pausa funzionale alla riorganizzazione dei rapporti di forza. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Appunti di lettura: Karl Polanyi, “Per un nuovo Occidente”
L’opera che qui presentiamo, “Per un nuovo Occidente”, è una raccolta di saggi scritti tra il 1919 e il 1958. Questa raccolta di scritti molto vari può costituire una valida tappa di avvicinamento all’opera di questo eclettico autore, uno dei pensatori più rivalutati in questi tempi di crisi generale del tardo capitalismo. Continua a leggere→
February 26, 2026
Rizomatica
Se la pace è una minaccia
À la guerre comme à la guerre! A Monaco, ancora una volta, l’Occidente ha calato la maschera e affermato che la guerra è il suo modo di contrastare – o almeno provarci – un declino evidente, riscontrabile già dai dati economici e demografici. Il problema ora è: la guerra a […] L'articolo Se la pace è una minaccia su Contropiano.
February 17, 2026
Contropiano
“Zelenskij si arrende”, dice il Financial Times
Forse siamo al dunque sulla guerra in Ucraina. Lo scoop arriva dal Financial Times, voce autorevole del neoliberismo occidentale, con ottime fonti ai piani alti di tutti i governi e meno esposto di altri media a figuracce clamorose. Volodymyr Zelensky starebbe pianificando elezioni presidenziali da tenere in primavera, da affiancare […] L'articolo “Zelenskij si arrende”, dice il Financial Times su Contropiano.
February 11, 2026
Contropiano
Guerra in Ucraina, trattative prudenti ad Abu Dhabi
La novità c’è, almeno sul piano formale. Che, nelle trattative diplomatiche, ha una sua importanza, perché segnala sempre anche un momento significativo, negativo o positivo che sia. Nei colloqui iniziati ad Abu Dhabi la novità formale sta nel fatto che per la prima volta, dopo Istanbul 2022, una delegazione russa […] L'articolo Guerra in Ucraina, trattative prudenti ad Abu Dhabi su Contropiano.
January 24, 2026
Contropiano
Solidarietà ai Vigili del fuoco di USB attaccati dal Governo Meloni per la solidarietà con la Palestina
Per la seconda volta nel giro di pochi mesi i vigili del fuoco sono stati accusati di aver disonorato pubblicamente la divisa che indossano. Prima Paolo Cergnar il 16 ottobre scorso per essere intervenuto dal palco durante lo sciopero generale USB del 22 ottobre 2025 a Roma, ora a Pisa le contestazioni disciplinari […] L'articolo Solidarietà ai Vigili del fuoco di USB attaccati dal Governo Meloni per la solidarietà con la Palestina su Contropiano.
January 23, 2026
Contropiano
Il dovuto rispetto e sostegno per i Vigili del Fuoco sanzionati dal Ministero
Durante le manifestazioni del 22 settembre organizzate in concomitanza con lo sciopero generale proclamato dalla Usb a sostegno della Global Sumud Flotilla e contro il genocidio dei palestinesi a Gaza, a Pisa un gruppo di Vigili del Fuoco in divisa avevano osservato un minuto di silenzio inginocchiandosi, mentre a Roma […] L'articolo Il dovuto rispetto e sostegno per i Vigili del Fuoco sanzionati dal Ministero su Contropiano.
January 17, 2026
Contropiano