Se Leone diserta il riarmoC’È UNO SOLCO PROFONDO CHE SEPARA LE PAROLE PRONUNCIATE DEL PRESIDENTE DELLA
REPUBBLICA MATTARELLA – GIÀ MINISTRO DELLA DIFESA NELLA STAGIONE IN CUI L’ITALIA
PARTECIPÒ AI BOMBARDAMENTI NEL KOSOVO DELLA NATO SENZA MANDATO ONU – IL 19
DICEMBRE IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA PER LO SCAMBIO DI AUGURI DI FINE E ANNO, E
QUELLE RESE NOTE IL 18 DICEMBRE, DEL MESSAGGIO DI PAPA LEONE PER LA LIX GIORNATA
MONDIALE DELLA PACE DEL 1 GENNAIO (PAROLE RAFFORZATE NELL’ANGELUS SULLA “PACE
DISARMATA” PRONUNCIATE IL 26 DICEMBRE, FESTA DI SANTO STEFANO). ALTRO CHE FIGURA
DEFILATA RISPETTO A FRANCESCO: LEONE METTE AL CENTRO LA NONVIOLENZA, ATTACCA
L’IPOCRISIA DELLA POLITICI CHE SOSTENGONO IL RIARMO, PRENDE LE DISTANZE DA CHI
PARLA DI GUERRA PER FARE LA PACE E DA CHI USA LE RELIGIONI PER PROMUOVERE UNA
CULTURA BELLICISTICA
C’è uno solco profondo che separa le parole pronunciate del presidente della
Repubblica Mattarella il 19 dicembre in occasione della cerimonia per lo scambio
di auguri di fine e anno, e quelle rese note il giorno prima, il 18 dicembre,
del Messaggio di papa Leone XIV per la LIX Giornata Mondiale della Pace del 1
Gennaio. Contenuti che fanno emergere anche la differenza di intendere la pace
che c’è nel mondo cattolico laico, del quale Mattarella, già Ministro della
Difesa nella stagione in cui l’Italia partecipò ai bombardamenti nel Kosovo
della Nato senza mandato Onu, viene da sempre annoverato quale autorevole
interprete laico e politico. “Richiede uno sforzo convergente anche la
definizione compiuta di una strategia di sicurezza nazionale – ha detto il
presidente – in un tempo in cui siamo costretti a difenderci da nuovi rischi
che, senza infondati allarmismi, sono concreti e attuali. La spesa per dotarsi
di efficaci strumenti che garantiscano la sicurezza collettiva è sempre stata
comprensibilmente poco popolare. Anche quando, come in questo caso, si
perseguono finalità di tutela della sicurezza e della pace. E tuttavia, poche
volte come ora, è necessario”.
Una versione aggiornata dell’antico “Si vis pacem, para bellum“, che legittima
pienamente la partecipazione dell’Italia con l’adesione incondizionata del
governo italiano alla spesa per ReArm Europe 2030, il piano di difesa militare
che ha l’obiettivo di investire fino a 800 miliardi di euro per rafforzare
l’infrastruttura di difesa dei singoli Stati europei.
Ma le parole del presidente della Repubblica, sdoganano definitivamente anche
tutte le attività di promozione di una cultura militare e poliziesca nelle
scuole e università italiane, denunciate costantemente dall’”Osservatorio contro
la militarizzazione delle scuole e delle università”, attraverso corsi di
educazione alla legalità, di contrasto al bullismo e alla violenza di genere,
perfino di educazione ambientale; fatti con la presenza di militari, mezzi e
cani antidroga dentro le aule scolastiche da figure in divisa senza alcuna
qualifica pedagogica. Ma con il solo fine di creare il substrato culturale per
il marketing dell’arruolamento dei giovani nelle Forze Armate dello Stato.
Le parole di Mattarella sono di datto il via libera alla strategia politica del
governo, e in particolare del ministro Crosetto, per la ripresa della leva
militare. Quella obbligatoria in vigore fino al 2004, infatti non venne mai
abolita dallo Stato, ma semplicemente sospesa dal 1 gennaio 2005 dalla legge n.
226, quando venne introdotto anche il servizio civile universale. L’Italia,
sulla scia di Francia e Germania, torna e chiedere nuovi “figli per la Patria”.
Lo fa anche qui con una strategia subdola ai fini della promozione, facendo
circolare nelle scuole italiane un questionario in 32 domande, promosso dal
Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza dal titolo “Guerra e conflitti”, in cui i
quesiti sono molto espliciti, tipo: “Se il mio Paese entrasse in guerra mi
sentirei responsabile e se servisse mi arruolerei. Quanto sei d’accordo con
questa affermazione”.
Contemporaneamente nelle ultime settimane sono usciti da società demoscopiche
spesso sconosciute, sondaggi in cui prevalgono maggioranze favorevoli alla
reintroduzione della leva obbligatoria per i 18-26enni. Sondaggi molto furbi, su
campioni di 800/1.000 persone, dei quali, pur essendo obbligatoria per legge,
non viene pubblicata la nota metodologica, che descrive i criteri usati per
effettuarli. E che, considerati gli istituti che li hanno redatti e i giornali
che li hanno pubblicati, è più che lecito pensare che tutto questo faccia parte
di una precisa strategia comunicativa del governo stesso, tesa a costruire nel
Paese una nuova e precisa narrazione militaristica.
Su questa politica e strategia dello Stato italiano e del resto dei governi
europei, arrivano come una “bomba” spirituale, etica e pragmatica, le parole di
papa Leone XIV. Un messaggio potente e chiaro, che rimettono con nettezza sulla
scena mondiale sui temi geopolitici la figura, finora da molti percepita come
troppo defilata e differente rispetto a quella di papa Francesco, del pontefice
statunitense. Un testo non a caso ignorato e offuscato dall’informazione
mainstream, asservita alla politica e all’economia bellicistica, del riarmo, e
della riconversione industriale da civile a militare. Parole che ricollocano
molte leadership mondiali ed europee, fino a Mattarella, Meloni e Crosetto e
parte del mondo cattolico.
Il Messaggio del papa è universale, rivolto a tutti: “Sia che abbiamo il dono
della fede, sia che ci sembri di non averlo, cari fratelli e sorelle, apriamoci
alla pace”. Per quanto riguarda specificatamente l’Italia, a 50 anni dalla
pubblicazione de “L’Obbedienza non è più una virtù” di don Lorenzo Milani, nel
testo c’è uno specifico riconoscimento alla nonviolenza: “Poco prima di essere
catturato, in un momento di intensa confidenza, Gesù disse a quelli che erano
con Lui: «Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la
do a voi». E subito aggiunse: «Non sia turbato il vostro cuore e non abbia
timore» (Gv 14,27). Il turbamento e il timore potevano riguardare, certo, la
violenza che si sarebbe presto abbattuta su di Lui. Più profondamente, i Vangeli
non nascondono che a sconcertare i discepoli fu la sua risposta non violenta:
una via che tutti, Pietro per primo, gli contestarono, ma sulla quale fino
all’ultimo il Maestro chiese di seguirlo. La via di Gesù continua a essere
motivo di turbamento e di timore. E Lui ripete con fermezza a chi vorrebbe
difenderlo: «Rimetti la spada nel fodero» (Gv 18,11; cfr Mt 26,52). La pace di
Gesù risorto è disarmata, perché disarmata fu la sua lotta, entro precise
circostanze storiche, politiche, sociali”. Papa Leone ricorda come nel corso del
2024 le spese militari a livello mondiale sono aumentate del 9,4% rispetto
all’anno precedente, confermando la tendenza ininterrotta da dieci anni e
raggiungendo la cifra di 2.718 miliardi di dollari, ovvero il 2,5% del PIL
mondiale. Per poi fare una “radiografia” all’ipocrisia della politica: “Quando
trattiamo la pace come un ideale lontano, finiamo per non considerare scandaloso
che la si possa negare e che persino si faccia la guerra per raggiungere la
pace. Sembrano mancare le idee giuste, le frasi soppesate, la capacità di dire
che la pace è vicina. Se la pace non è una realtà sperimentata e da custodire e
da coltivare, l’aggressività si diffonde nella vita domestica e in quella
pubblica. Nel rapporto fra cittadini e governanti si arriva a considerare una
colpa il fatto che non ci si prepari abbastanza alla guerra, a reagire agli
attacchi, a rispondere alle violenze. Molto al di là del principio di legittima
difesa, sul piano politico tale logica contrappositiva è il dato più attuale in
una destabilizzazione planetaria che va assumendo ogni giorno maggiore
drammaticità e imprevedibilità. Non a caso, i ripetuti appelli a incrementare le
spese militari e le scelte che ne conseguono sono presentati da molti governanti
con la giustificazione della pericolosità altrui (…) Per di più, oggi alle nuove
sfide pare si voglia rispondere, oltre che con l’enorme sforzo economico per il
riarmo, con un riallineamento delle politiche educative: invece di una cultura
della memoria, che custodisca le consapevolezze maturate nel Novecento e non ne
dimentichi i milioni di vittime, si promuovono campagne di comunicazione e
programmi educativi, in scuole e università, così come nei media, che diffondono
la percezione di minacce e trasmettono una nozione meramente armata di difesa e
di sicurezza”. Espressioni che rendono bene il fatto di come il papa sia
estremamente attento, e a conoscenza, di come in maniera subdola le politica
agisca con fini pedagogici per l’inoculazione tra le giovani generazioni di una
cultura militaresca e bellicistica.
Le quali, anche se considerate lontane e refrattarie alla politica, almeno così
come la intendono le generazioni mature, hanno idee molto chiare. A un primo
parziale rilevamento del questionario farlocco del Garante per l’Infanzia e
l’Adolescenza, il 68% dei giovani non si arruolerebbe in caso di guerra. Mentre
il 5 dicembre, decine di migliaia di studenti tedeschi hanno scioperato rispetto
alla reintroduzione della leva obbligatoria, approvata dal governo.
Nel messaggio di papa Leone infine, c’è anche un forte richiamo all’impegno non
usare le religioni ai fini della promozione di una cultura bellicistica e delle
politiche del riarmo: “È questo un servizio fondamentale che le religioni devono
rendere all’umanità sofferente, vigilando sul crescente tentativo di trasformare
in armi persino i pensieri e le parole. Le grandi tradizioni spirituali, così
come il retto uso della ragione, ci fanno andare oltre i legami di sangue o
etnici, oltre quelle fratellanze che riconoscono solo chi è simile e respingono
chi è diverso. Oggi vediamo come questo non sia scontato. Purtroppo, fa sempre
più parte del panorama contemporaneo trascinare le parole della fede nel
combattimento politico, benedire il nazionalismo e giustificare religiosamente
la violenza e la lotta armata. I credenti devono smentire attivamente, anzitutto
con la vita, queste forme di blasfemia che oscurano il Nome Santo di
Dio”. Usando un termine quasi preconciliare, si potrebbe prefigurare una
“scomunica” degli attuali governanti delle post democrazie occidentali, compresa
quella italiana.
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