Tag - militarizzazione

Polla (SA): presentazione dell’Osservatorio e del volume Scuole e Università di Pace
L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha svolto un incontro pubblico per la prima volta a Polla, nel Vallo di Diano, in provincia di Salerno, con la prestazione del volume Scuole e università di pace. Fermiamo la follia della guerra, il testo che raccoglie gli atti del Convegno nazionale dell’Osservatorio del 2025 a Roma. L’incontro – sui temi della didattica militarizzata, del ritorno dell’obbligo della leva, del lavoro attentissimo di monitoraggio, critica e resistenza dell’Osservatorio – è stato molto partecipato, con un dibattito appassionato. Tutto ciò non era scontato, soprattutto con 35 gradi all’ombra!  -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Valori di Pace vs Militarizzazione: a Cremona il Grest con le Forze Armate
Un nuovo episodio va ad aggiungersi al già lungo elenco di iniziative finalizzate alla formazione tra i/le giovani e i/le giovanissimi/e di Cremona e provincia di una disposizione favorevole nei confronti delle forze armate, premessa per la graduale costruzione di una mentalità bellicista. Questa volta non riguarda, come i precedenti, il mondo della scuola, ma un Grest, ossia un Gruppo Estivo, un centro che ha lo scopo di impegnare i ragazzi e le ragazze durante le vacanze in attività ludiche, socializzanti e in momenti di riflessione su valori condivisi di crescita personale e collettiva. Il Grest in questione è quello organizzato dall’oratorio Sant’Antonio Maria Zaccaria di Cremona, che nella mattinata di mercoledì 15 luglio, prima del consueto alzabandiera e dell’esecuzione dell’inno d’Italia, ha ricevuto la visita dei carabinieri di Cremona. Secondo quanto riportato dal quotidiano locale «La Provincia», «i militari hanno raccontato ai ragazzi il lavoro quotidiano dell’Arma, spiegando quali sono i compiti svolti dai carabinieri, quale percorso è necessario intraprendere per entrare nel Corpo e come comportarsi per contattare le Forze dell’Ordine in caso di necessità. Ampio spazio è stato dedicato anche ai temi legati all’utilizzo consapevole della tecnologia, con particolare attenzione ai rischi derivanti dall’uso improprio di smartphone e social network». Si tratta di un copione già noto: con l’espediente di parlare dei rischi in cui potrebbero incorrere i ragazzi e le ragazze, viene attuata una vera e propria campagna di promozione della scelta militare, rivolta peraltro a bambini e bambine. E anche in questo caso, come in altri, non ci si è limitati alle parole, ma i giovanissimi partecipanti al Grest sono stati fatti salire sulle “Gazzelle” dell’Arma, cioè su mezzi militari. L’iniziativa di stampo militarista, già di per sé assolutamente sbagliata e fuori luogo, risulta oltremodo paradossale se si pensa che il tema scelto quest’anno per tutti i Grest della Lombardia è la figura di San Francesco d’Assisi, di cui ricorre l’ottavo centenario dalla morte. Come si conciliano la propaganda delle forze armate e il brivido concesso ai bambini e alle bambine nel salire su un mezzo militare con la vita e l’esempio di Francesco, universalmente riconosciuto come il santo della pace e della nonviolenza? E che senso ha iniziare le giornate con l’alzabandiera e l’inno nazionale, pratiche che ricordano quelle della caserma, anziché promuovere i valori della fratellanza universale testimoniati da san Francesco? Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università, Cremona -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Ahidaonline: La militarizzazione delle scuole, delle università e della società civile
DI MICHELE LUCIVERO SU AHIDAONLINE.COM DEL 16 LUGLIO 2026 Ospitiamo con piacere sul nostro sito l’interessante contributo scritto da Michele Lucivero, pubblicato su Ahidaonline.com il 16 luglio 2026 in cui viene ribadito quanto l’Osservatorio denuncia da due anni a questa parte, vale a dire un pericolosissimo processo di occupazione degli spazi del sapere e della formazione da parte delle Forze Armate e di strutture di controllo. «Ciò che l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università ha cominciato a registrare e denunciare da diversi anni è una indebita invasione di campo all’interno delle scuole da parte di rappresentanti delle forze armate addirittura in qualità di «docenti», impegnati nel tenere lezioni su vari argomenti (dall’inglese affidato a personale Nato fino a tematiche inerenti alla legalità e alla Costituzione). Tale ingerenza da parte dei militari è stata possibile, in realtà, perché a partire dal 2015 il Ministero dell’Istruzione (diventato poi Ministero dell’Istruzione e del merito) ha sottoscritto dei protocolli con il Ministero della Difesa per svolgere percorsi di Formazione scuola-lavoro (ex PCTO) direttamente nelle basi militari o nelle caserme, esautorando i/le docenti dalla democratica partecipazione alle iniziative didattiche di carattere pedagogico delle proprie scuole»…continua a leggere su www.ahidaonline.com. -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
#war #iran Basi militari e #Mezzogiorno. La #militarizzazione del Sud Italia #sigonella #napoli Antonio Mazzeo - 2026, Su la testa. Nel Mezzogiorno d’Italia proliferano le installazioni militari USA e NATO di rilevanza strategica mondiale. Le basi e i centri di telecomunicazione sono in prima linea nei conflitti che insanguinano l’Europa orientale e il Medio Oriente.https://www.academia.edu/168385987/Basi_militari_e_Mezzogiorno_La_militarizzazione_del_Sud_Italia
July 24, 2026
Antonio Mazzeo
#Rogliano (CS): incontro-dibattito “Contro #Guerra, #Riarmo e #Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso!” Sabato 25 luglio 2026, ore 19 Villa comunale di Rogliano (Cosenza) Contro Guerra, Riarmo e Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso! E’ il tema dell’incontro-dibattito che si terrà sabato 25 luglio (ore 19) a Rogliano (Cosenza), grazie all’organizzazione dell’ANPI Sezione di Savuto Cosentino “Donato Bendicenti”. https://osservatorionomilscuola.com/2026/07/22/rogliano-incontro-dibattito-guerra-riarmo-militarizzazione-sociale-anpi-bendicenti-mazzeo/
July 23, 2026
Antonio Mazzeo
Rogliano (CS): incontro-dibattito “Contro Guerra, Riarmo e Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso!”
SABATO 25 LUGLIO 2026, ORE 19 VILLA COMUNALE DI ROGLIANO (COSENZA) Contro Guerra, Riarmo e Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso! E’ il tema dell’incontro-dibattito che si terrà sabato 25 luglio (ore 19) a Rogliano (Cosenza), grazie all’organizzazione dell’ANPI Sezione di Savuto Cosentino “Donato Bendicenti”. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università sarà presente con Antonio Mazzeo, insegnante e saggista. Parteciperanno come relatori inoltre Franco Adamo e Alessia Marasco (ANPI), Francesco Piobbichi (disegnatore sociale), Francesco De Simone (A.M.R. Controvento) Mimma Sprizzi e Chiara Ortano (Le Figlie di Ipazia). “L’incontro di sabato prossimo sarà un’occasione per riflettere insieme sulle sfide del nostro tempo e riaffermare i valori della pace, della giustizia sociale e della Costituzione”, scrivono i promotori. “Dalle 20,45 condivideremo la Pastasciutta Antifascista, accompagnata dalla Jam Session di artisti locali e dalla Mostra Madri Costituenti, a cura di Se Non Ora Quando Marzi”. La Pastasciutta Antifascista ricorda il gesto della famiglia Cervi, che il 25 luglio 1943, dopo la caduta del fascismo, offrì gratuitamente pasta ai contadini che vivevano nella bassa pianura reggiana, tra Gattatico e Campagine, per celebrare la speranza di un’Italia finalmente libera. Da allora quel gesto è diventato un simbolo di condivisione, libertà e antifascismo. «Oggi – spiega l’ANPI di Savuto Cosentino – Rogliano – in un mondo attraversato da guerre e tensioni internazionali, quella memoria ci richiama ancora una volta alla responsabilità di difendere la pace, la democrazia e i diritti». Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
A Bologna la polizia uccide: omicidio di Stato indice della militarizzazione nel Paese
Domenica, in una Bologna avvolta dalla calura un vero e proprio incubo si è materializzato in una mattina di mezza estate. Sarebbe stata tutta un’altra storia se quella chiamata alle forze dell’ordine fosse arrivata da una villa sui colli ed avesse riguardato un italiano benestante che chiedeva aiuto in stato confusionale… Ma nella realtà, quella telefonata è arrivata dal Pilastro e quando la polizia è arrivata lì non ha trovato un ricco italiano, ma Abderrhaim Fakir, un lavoratore marocchino titolare di una ditta di facchinaggio. Fakir aveva perso da pochi mesi la madre, aveva qualche problema burocratico col rinnovo del permesso di soggiorno e, per via di difficoltà che attraversava la sua ditta, aveva licenziato alcuni suoi dipendenti. Questi e chissà quanti altri problemi erano per lui fonte di malessere e forse erano proprio le ragioni che avevano portato allo stato confusionale di domenica mattina quando, sentendo le sue urla in un garage del Pilastro, qualche vicino si è allarmato forse eccessivamente (Fakir non stava facendo male a nessuno) e ha deciso di chiamare le forze dell’ordine. Una volante è accorsa sul posto insieme ai sanitari in uno di quelli che si denominano interventi congiunti. E, come da protocollo per questi casi, i sanitari sono rimasti del tutto inermi: in presenza di un soggetto che dà in escandescenze, le forze dell’ordine agiscono per prime, per “creare le condizioni” per consentire ai sanitari di intervenire. E la polizia è riuscita in questo intento, visto che in poco tempo hanno proceduto con le manovre d’arresto che hanno immobilizzato a terra Fakir. Ma a quel punto non c’era nient’altro da fare per i sanitari, visto che ormai Fakir non respirava più. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si unisce al dolore dei suoi cari ed esprime tutta la solidarietà possibile nella tragica occasione della sua scomparsa alla giovane età di 43 anni, una vita interrotta a metà da chi avrebbe dovuto tutelarlo e proteggerlo. La nostra comunità si aspetta verità e giustizia su questo caso e su tanti casi simili già avvenuti in precedenza. Non derubrichiamo questo caso a mero incidente, trovando un modo per minimizzare le conseguenze della violenza razzista e classista che caratterizza questo che è un vero e proprio omicidio di Stato. A tal proposito, per far comprendere che non si tratta di poche mele marce, ma che è marcio quasi tutto il frutteto, si segnala la mappa online degli omicidi e abusi commessi dalla polizia in Italia. Pensate che dalle prime comunicazioni della Questura filtravano voci tendenti a classificare la vittima come un senza fissa dimora, allo scopo di sminuire le responsabilità ed il peso per la società, arrivando addirittura a provare a dire che quando erano arrivati i poliziotti lo avessero già trovato morto. Già solo queste falsità danno la misura della gravità della situazione e della volontà “politica” di mettere la polvere sotto il tappeto. Ma perché l’Osservatorio ha deciso di pubblicare questo comunicato? Cosa ha a che vedere questo caso con la nostra attività? Ebbene, questo tragico evento si iscrive a pieno titolo in quel clima di repressione che sta stringendo sempre più in una morsa la libertà degli e delle italiane. Nello stesso giorno della morte di Fakir il Ministro degli Interni Piantedosi ha emanato l’ennesimo decreto sicurezza. E la stretta repressiva, soprattutto nelle periferie, nei quartieri popolari e nei confronti dei ceti subalterni e di chi esprime dissenso, è un elemento chiave del fenomeno di militarizzazione della società. Lo avevamo preannunciato anni fa che la militarizzazione dei luoghi dell’istruzione sarebbe stato solo la prima fase di un processo che si sarebbe poi dispiegato e riversato nel resto della società. E a nostro avviso siamo già da circa un anno in quella seconda fase inaugurata col “pacchetto sicurezza”. E, secondo punto che rileviamo come Osservatorio, gli allievi delle Forze dell’Ordine sono formati attraverso un preciso e studiato “sistema educativo” di cui, come ci insegna il professor Charlie Barnao, questo evento sarebbe una delle conseguenze naturali (vedi qui). È una vergogna che, invece di lavorare per cambiare al più presto tale sistema, si facciano protocolli per invitare queste persone così formate a tenere lezioni di educazione civica nelle nostre scuole. Ma si va anche oltre la mera militarizzazione della società, con una presenza sempre più minacciosa che in taluni casi sembra voler scimmiottare il modello ICE degli USA. In realtà, a nostro avviso siamo davanti ad un fenomeno di israelizzazione della nostra società e il modello dell’ordine pubblico in Italia sembra ispirarsi di più alla polizia israeliana, con la quale peraltro si sono avviate profonde collaborazioni su più ambiti, inclusi quelli “formativi” di cui parlavamo. Quello che forse in tanti non sanno infatti è che da diversi anni gli agenti della Polizia di Stato vengono addestrati con tecniche israeliane non solo in ambito investigativo, ma anche nell’uso della forza e nelle manovre d’arresto. Per esempio, molte procedure per immobilizzare e atterrare i cittadini malcapitati vengono mutuate in particolare dal Krav Maga, un sistema di combattimento di origine israeliana che trova ampia diffusione nelle forze dell’ordine anche in Italia. E nella fattispecie, la manovra con cui è stato ucciso Fakir si riferisce a un gruppo di tecniche come quella in figura (foto in alto). I ragazzi che assistono alla “lezione” sono allievi poliziotti. Alcuni, nella foto, sorridevano (vedere qui per l’originale, ma anche questo articolo è indicativo). Si tratta di manovre molto rischiose per le conseguenze sul sistema respiratorio e su quello cardiaco. Questo perché alcune di esse prevedono il blocco delle arterie carotidi per indurre la perdita di coscienza, blocco che se non rimosso in pochi secondi (si pensi ad esempio a George Floyd negli USA) può portare alla morte della persona bloccata a terra, impossibilitata a respirare. LA RISPOSTA DELLA GENTE COMUNE L’unica luce nel buio della tragica uccisione è la reazione della gente comune, scesa in massa già dalla sera di domenica in un presidio organizzato dal basso dai comitati e dalle realtà attivi al Pilastro. Mentre scriviamo migliaia di cittadine e cittadini si stanno ritrovando in Piazza Nettuno a Bologna in un’iniziativa lanciata dal sindaco e raccolta da tante organizzazioni, anche critiche nei confronti della sua Giunta, perché al momento tutte e tutti pretendono verità e giustizia sulla morte di Fakir. Auspici per il futuro: * basta con l’addestramento delle forze dell’ordine attraverso tecniche e manovre che comportano rischi per l’incolumità delle persone e ripensare il modello generale di riferimento per l’addestramento delle forze dell’ordine sulla base del principio primum non nocere; * nei casi di interventi congiunti dare la priorità ai sanitari nella valutazione del caso per comprendere la priorità dell’emergenza sanitaria (Fakir era in evidente stato confusionale); * istruire i sanitari sugli effetti e sui rischi delle manovre affinché possano limitare l’intervento delle forze dell’ordine laddove ravvedano criticità sanitarie (non è possibile che il protocollo preveda che i sanitari debbano astenersi dall’intervenire quando è in gioco la vita di una persona); * non utilizzare le misure di sicurezza per militarizzare ed israelizzare la nostra società. Se c’è un senso che possiamo dare alla morte di Fakir, oltre al garantirgli verità e giustizia, è quello di far sì che da questo punto in poi si tracci una linea a chiare lettere: “MAI PIÙ!” Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
July 21, 2026
Pressenza
Giocampus: a Parma le Forze dell’ordine fanno scuola anche d’estate
Nella mattinata del 2 luglio 500 tra bambini e bambine hanno partecipato a Giocampus, un evento della città di Parma in cui l’infanzia può prendere confidenza con le Forze dell’ordine salendo su mezzi, accendendo sirene e simulando situazioni operative. Questa occasione è stata definita come un grande momento estivo per fare delle lezioni di educazione civica ai più piccoli (clicca qui), insegnando loro i valori della sicurezza e della legalità attraverso il gioco. Ci troviamo dunque di fronte, ancora una volta, ad un uso massiccio della gamification per diffondere un’idea di legalità che richiama prima di tutto la sanzione attraverso la presenza di quegli agenti che devono far rispettare le leggi per le strade. Tale approccio consente di raggiungere in maniera facile bambini e bambine ma dà un’idea parziale di ciò che vuol dire effettivamente rispettare le regole all’interno di una comunità. Come Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università riteniamo infatti che le basi di una convivenza civile vadano trasmesse facendo giocare i più piccoli alla democrazia, un gioco che potrebbe insegnare loro come le norme in una società democratica siano più forti nel momento in cui vengono da un processo in cui la pluralità dei punti di vista sia stata presa in considerazione. Se si osserva la legalità a partire da questa prospettiva, si comprende pienamente perché il divieto e la sanzione siano solo l’ultima spiaggia per il rispetto delle leggi. Educare le giovani generazioni a partire da questi elementi significa infatti insegnare un’idea di norma intesa come qualcosa di estrinseco alla volontà e ai bisogni di ciascuno e imposta da un sistema coercitivo. Al contrario, come Osservatorio crediamo che bisognerebbe innanzitutto insegnare che solo a partire da processi decisionali ampiamente condivisi è possibile interiorizzare le regole perché solo in questo modo esse possono rispecchiare la volontà di tutti i membri della comunità. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
#Rogliano (#Cosenza), sabato 25 luglio ore 19 - Contro #Guerra, #Riarmo e #Militarizzazione Sociale. Il momento di resistere è adesso! - Ne discutono; Franco Adamo e Alessia Marasco (Sezione ANPI Savuto Cosentino); Antonio Mazzeo (Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università); Francesco Piobbichi (Disegnatore sociale); Francesco De Simone (A.M.R. Controvento); Mimma Sprizzi, Chiara Ortano (Le Figlie di Ipazia)
July 21, 2026
Antonio Mazzeo
A Bologna la polizia uccide: l’omicidio di Stato come indice della militarizzazione del nostro Paese
Domenica, in una Bologna avvolta dalla calura un vero e proprio incubo si è materializzato in una mattina di mezza estate. Sarebbe stata tutta un’altra storia se quella chiamata alle forze dell’ordine fosse arrivata da una villa sui colli ed avesse riguardato un italiano benestante che chiedeva aiuto in stato confusionale. Ma nella realtà, quella telefonata è arrivata dal Pilastro e quando la polizia è arrivata lì non ha trovato un ricco italiano, ma Abderrhaim Fakir, un lavoratore marocchino titolare di una ditta di facchinaggio. Fakir aveva perso da pochi mesi la madre, aveva qualche problema burocratico col rinnovo del permesso di soggiorno e, per via di difficoltà che attraversava la sua ditta, aveva licenziato alcuni suoi dipendenti. Questi e chissà quanti altri problemi erano per lui fonte di malessere e forse erano proprio le ragioni che avevano portato allo stato confusionale di domenica mattina, quando di fronte alle sue urla in un garage del Pilastro, qualche vicino si è allarmato forse eccessivamente (Fakir non stava facendo male a nessuno) e ha deciso di chiamare le forze dell’ordine. Una volante è accorsa sul posto insieme ai sanitari in uno di quelli che si denominano interventi congiunti. E come da protocollo per questi casi, i sanitari sono rimasti del tutto inermi: in presenza di un soggetto che dà in escandescenze, le forze dell’ordine agiscono per prime, per “creare le condizioni” per consentire ai sanitari di intervenire. E la polizia è riuscita in questo intento, visto che in poco tempo hanno proceduto con le manovre d’arresto che hanno immobilizzato a terra Fakir. Ma a quel punto non c’era nient’altro da fare per i sanitari, visto che ormai Fakir non respirava più. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università si unisce al dolore dei suoi cari ed esprime tutta la solidarietà possibile nella tragica occasione deĺla sua scomparsa alla giovane età di 43 anni, una vita interrotta a metà da chi avrebbe dovuto tutelarlo e proteggerlo. La nostra comunità si aspetta verità e giustizia su questo caso e su tanti casi simili già avvenuti in precedenza. Non derubrichiamo questo caso a mero incidente, trovando un modo per minimizzare le conseguenze della violenza razzista e classista che caratterizza questo che è un vero e proprio omicidio di Stato. A tal proposito, si segnala una mappa online degli omicidi e degli abusi commessi dalla polizia nel nostro Paese per far comprendere che non si tratta di poche mele marce, ma che è marcio quasi tutto il frutteto. Pensate che dalle prime comunicazioni della Questura filtravano voci tendenti a classificare la vittima come un senza fissa dimora, allo scopo di sminuire le responsabilità ed il peso per la società, arrivando addirittura a provare a dire che quando erano arrivati i poliziotti lo avessero già trovato morto. Già solo queste falsità danno la misura della gravità della situazione e della volontà “politica” di mettere la polvere sotto il tappeto. MA PERCHÉ L’OSSERVATORIO HA DECISO DI PUBBLICARE QUESTO COMUNICATO? COSA HA A CHE VEDERE QUESTO CASO CON LA NOSTRA ATTIVITÀ? Ebbene, questo tragico evento si iscrive a pieno titolo in quel clima di repressione che sta stringendo sempre più in una morsa la libertà degli e delle italiane (nello stesso giorno della morte di Fakir il Ministro degli Interni Piantedosi ha emanato l’ennesimo decreto sicurezza). E la stretta repressiva, soprattutto nelle periferie, nei quartieri popolari e nei confronti dei ceti subalterni e di chi esprime dissenso, è un elemento chiave del fenomeno di militarizzazione della società. Lo avevamo preannunciato anni fa che la militarizzazione dei luoghi dell’istruzione sarebbe stato solo la prima fase di un processo che si sarebbe poi dispiegato e riversato nel resto della società. E a nostro avviso siamo già da circa un anno in quella seconda fase inaugurata col “pacchetto sicurezza”. E, secondo punto che rileviamo come Osservatorio, gli allievi delle Forze dell’Ordine sono formati attraverso un preciso e studiato “sistema educativo” di cui, come ci insegna il Professor Charlie Barnao, questo evento sarebbe una delle naturali conseguenze (vedi qui). È una vergogna che, invece di lavorare per cambiare al più presto tale sistema, si facciano protocolli per invitare queste persone così formate a tenere lezioni di educazione civica nelle nostre scuole. Ma si va anche oltre la mera militarizzazione della società, con una presenza sempre più minacciosa che in taluni casi sembra voler scimmiottare il “modello ICE” degli USA. In realtà, a nostro avviso siamo davanti ad un fenomeno di israelizzazione della nostra società e il modello dell’ordine pubblico in Italia sembra ispirarsi di più alla polizia israeliana, con la quale peraltro si sono avviate profonde collaborazioni su più ambiti, inclusi quelli “formativi” di cui parlavamo. Quello che forse in tanti non sanno infatti è che da diversi anni la polizia di Stato viene addestrata con tecniche israeliane non solo in ambito investigativo, ma anche nell’uso della forza e nelle manovre d’arresto. Per esempio, molte procedure per immobilizzare e atterrare i cittadini malcapitati vengono mutuate in particolare dal Krav Maga, un sistema di combattimento di origine israeliana che trova ampia diffusione nelle forze dell’ordine anche in Italia. E nella fattispecie, la manovra con cui è stato ucciso Fakir riferisce a un gruppo di tecniche come quella in figura. I ragazzi che assistono alla “lezione” sono allievi poliziotti. Alcuni, nella foto, sorridevano (vedere qui per l’originale, ma anche questo articolo è indicativo). Si tratta di manovre molto rischiose per le conseguenze sul sistema respiratorio e su quello cardiaco. Questo perché alcune di esse prevedono il blocco delle arterie carotidi per indurre la perdita di coscienza, blocco che se non rimosso in pochi secondi (si pensi ad esempio a George Floyd negli USA) può portare alla morte della persona bloccata a terra, impossibilitata a respirare. LA RISPOSTA DELLA GENTE COMUNE L’unica luce nel buio della tragica uccisione è la reazione della gente comune, scesa in centinaia già dalla sera di domenica in un presidio organizzato dal basso dai comitati e dalle realtà attivi al Pilastro. Migliaia di cittadine e cittadini si stanno ritrovando mentre scriviamo in Piazza Nettuno a Bologna in un’iniziativa lanciata dal sindaco e raccolta da tante organizzazioni, anche critiche nei confronti della sua Giunta, perché al momento tutte e tutti pretendono verità e giustizia sulla morte di Fakir. Auspici per il futuro: * basta con l’addestramento delle forze dell’ordine attraverso tecniche e manovre che comportano rischi per l’incolumità delle persone e ripensare il modello generale di riferimento per l’addestramento delle forze dell’ordine sulla base del principio primum non nuocere; * nei casi di interventi congiunti dare la priorità ai sanitari nella valutazione del caso per comprendere la priorità dell’emergenza sanitaria (Farik era in evidente stato confusionale); * istruire i sanitari sugli effetti e sui rischi delle manovre affinché possano limitare l’intervento delle forze dell’ordine laddove ravvedano criticità sanitarie (non è possibile che il protocollo preveda che i sanitari debbano astenersi dall’intervenire quando è in gioco la vita di una persona); * non utilizzare le misure di sicurezza per militarizzare ed israelizzare la nostra società, ma solo per tutelare e proteggere i cittadini di ogni quartiere, di ogni etnia e di ogni ceto. Se c’è un senso che possiamo dare alla morte di Fakir, oltre al garantirgli verità e giustizia, è quello di far sì che da questo punto in poi si tracci una linea a chiare lettere: “MAI PIÙ!” Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente