Festa aziendale in divisa. Avanza la militarizzazione anche alla RAI, critico il sindacato USIGRAIUn post su Facebook di UsiGRai, il sindacato dei lavoratori della Rai, pubblica
una nota relativa alla festa Bimbo-Rai
(https://www.facebook.com/share/18BtCUAUYi/). Il commento della organizzazione è
molto critico e anche in noto giornalista Nico Piro si esprime una nota critica
sulla vicenda (qui il suo post su Facebook). Da sempre cerca di contrastare la
conduzione del servizio pubblico, in fase di rinnovo nel 2027, oggi anche contro
le dismissioni del patrimonio immobiliare (Qui il comunicato USIGRAI).
La festa – secondo i lavoratori – non è il consueto momento di paternalismo
aziendale e di fidelizzazione dei dipendenti (per la verità moltissimi precari o
con contratti capestro per Bullshit Jobs, i lavoretti di merda normati dal Jobs
Act del 2014): il diavolo si nasconde nei dettagli. La segnalazione diventa di
interesse per l’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università perché il dettaglio, rivelatore degli intenti aziendali, sta nella
presenza dei militari alla festa.
Esercito e Forze dell’Ordine sono invitati in qualità di animatori, ruolo che
esercitano volentieri, purché si tratti di mostrarsi in divisa e di proporre
armi e strumenti di morte come giocattoli. Il «vuoto aziendale e culturale»
della Rai richiamato dalla segnalazione, non credo sia davvero tale. Secondo me
si tratta, per i vertici dell’azienda italiana di radiotelevisione strettamente
imparentati con le forze politiche al governo, di spostare l’attenzione dei
dipendenti, e di coloro che assistono alla festa, verso l’accettazione della
inevitabile necessità di stare a fianco delle armate nazionali alla difesa del
paese da presunti aggressori.
Dunque, una ideologia, per quanto scomposta e piuttosto maldestra. Occorre far
in modo che ci si pensi, fin da piccoli, cittadini obbedienti, reclutabili
all’interno di formazioni militari, addestrati in appoggio civile alle azioni
guerresche, nonché soggetti adattati alle forme della repressione di qualsiasi
dissenso.
Credo sia una precisa scelta della Rai quella virare gli scopi pubblici,
informazione non faziosa e intrattenimento di qualche pregio (diversione non
idiotizzante, soporifera, ottundente), verso un sistema valoriale drogato da
insistenti richiami al rischio, alla sicurezza, alla necessità di una protezione
armata, interna, e ai nostri confini.
I contribuenti pagano il canone, senza possibilità di evitarlo visto che, sempre
il solito Renzi papà del Jobs Act e della Buona Scuola lo ha legato, nel 2016,
al consumo domestico della energia elettrica, ma i contribuenti non hanno voce
in capitolo sulle scelte della RAI, sempre più orientate a compiacere i politici
di turno, a diffondere veline governative, come da modello berlusconiano
instaurato negli anni Novanta, (Editorialedomani.it sulla vicenda).
L’azienda dedica un intero settore di intervento a scopi educativi. RaiKids, in
cui rientra anche la festa segnalata e trasmessa dai canali TV, è una sezione di
programmi radio-televisivi dedicati ai minori, la versione aggiornata della
vecchia radio e TV per ragazzi, nata con i primi televisori domestici
(https://www.raiplaysound.it/radiokids/podcast). Un contenitore ricco, ma non
sempre altrettanto educativo, sia per formati, sia per temi proposti (molto
moralismo, molta condiscendenza e piaggeria verso l’infanzia, molta propaganda
appena velata). Per l’intrattenimento dei piccoli la concorrenza è agguerrita.
Oggi, sempre più spesso, i bambini e le bambine vedono le animazioni e i
programmi sulle piattaforme private a cui i loro genitori pagano l’abbonamento.
Si impara la guerra con le sfide mortali, la logica amico-nemico, la necessità
di far parte di una banda, un gruppo chiuso pronto alla lotta per la difesa del
proprio territorio.
Il paternalismo aziendale ha illustri modelli nel passato industriale del secolo
scorso. Un caso italiano è quello della Fiat, quando la casa automobilistica
governava a maglie strette la vita economica, culturale e politica della sua
città, Torino. A Natale, nello stabilimento Mirafiori, si radunavano i figli dei
dipendenti, della sede centrale, del Lingotto, di Fiat-Ferriere, del vasto
indotto. Spesso gli auguri li faceva il padrun Agnelli (Giovanni, il nonno
fondatore e poi il nipote, in arte l’Avvocato) fra gli applausi della claque, il
dono di un giocattolo, un panettone, una bottiglia di spumante Gancia. Poi tutti
a casa contenti, grati per il lavoro e per le due stanzette nelle case-Fiat.
RadioKids piace ovviamente al foglio torinese La stampa – da sempre al fianco
degli Agnelli – che commenta entusiasta i successi del formato, da 70 anni sulla
breccia (clicca qui per la notizia). Una breccia che nel gergo militare è un
avanzamento di truppe, l’apertura di un varco in un muro fortificato, con facile
metafora mediatica un esempio vincente di opinionismo servile.
Renata Puleo, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle
università
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