L’Europa dei due pesi e due misure: sanzioni a Cuba ma nessuna misura contro Israele

Pressenza - Friday, June 26, 2026

Strasburgo si allinea a Washington e punta il dito contro l’Avana, mentre l’isola è colpita da una crisi durissima

Di Giuseppe Cirillo

Con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede un aumento della pressione politica ed economica nei confronti di Cuba, raccomandando anche interventi sanzionatori. Si tratta di una risoluzione che, nei fatti, riprende molte delle accuse già avanzate dal governo degli Stati Uniti contro quello cubano guidato dal presidente Miguel Díaz-Canel. Il documento approvato con il sostegno del Partito Popolare Europeo, dei Conservatori e Riformisti e del gruppo liberale Renew Europe – tra i partiti italiani si sono espressi a favore Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre la Lega si è astenuta – ha descritto l’isola caraibica come un Paese sempre più vicino al collasso economico e sociale. La decisione dell’Eurocamera è arrivata in un momento particolarmente drammatico per Cuba, alle prese con una delle peggiori crisi economiche della sua storia recente. Carenze di carburante, blackout sempre più frequenti, difficoltà nell’approvvigionamento di beni essenziali e una crescente emigrazione hanno aggravato le condizioni di vita della popolazione. Secondo il Parlamento Europeo, la responsabilità principale della crisi sarebbe da attribuire al sistema politico ed economico cubano. Le difficoltà che impattano pesantemente sulla popolazione, sempre più allo stremo, secondo la decisione dell’Eurocamera non sarebbero da imputare al contesto internazionale, che ha contribuito all’isolamento economico dell’isola e all’imposizione di sanzioni, ma esclusivamente alle politiche adottate dal governo dell’Avana. Una valutazione che continua a far discutere. Da oltre sessantacinque anni Cuba è sottoposta all’embargo economico imposto dagli Stati Uniti. Sebbene alcuni beni di consumo siano riusciti a raggiungere l’isola, spesso attraverso il mercato nero e, più frequentemente, a beneficio dell’élite politica dell’Avana, la misura ha comunque limitato pesantemente l’accesso del Paese ai mercati internazionali, ai finanziamenti e a numerose tecnologie strategiche. Una situazione che ha contribuito sia alle difficoltà economiche dell’isola sia al crescente malcontento della popolazione nei confronti di una classe dirigente che continua ad avere accesso a privilegi e beni difficilmente raggiungibili dalla maggioranza dei cittadini.

Ad ogni modo, pur non essendo l’unica causa delle difficoltà del Paese, l’embargo ha avuto un impatto più che significativo sullo sviluppo economico cubano e continua a essere indicato da numerose organizzazioni internazionali come uno dei fattori che contribuiscono alla crisi dell’isola. Non a caso, ogni anno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva a larghissima maggioranza una risoluzione che chiede la fine delle sanzioni statunitensi contro Cuba.

Negli anni passati gli stessi Paesi europei hanno generalmente sostenuto questa posizione. Questa volta, però, la scelta è stata diversa e molti si sono chiesti il perché. Per il Parlamento Europeo, solo un profondo cambiamento politico ed economico potrebbe consentire a Cuba di uscire dalla povertà, dall’isolamento internazionale e dalla crisi attuale. Una posizione che attribuisce quasi esclusivamente al governo cubano la responsabilità delle difficoltà che il Paese sta attraversando. Ma proprio questa interpretazione sembra essere finita al centro delle critiche. Secondo i critici della risoluzione, la tendenza generale sembra essere quella di voler sottovalutare il ruolo avuto da decenni di embargo e di pressione economica internazionale. Una situazione aggravata negli ultimi anni dagli effetti della pandemia di Covid-19 e dal successivo aumento delle tensioni geopolitiche nella regione. È proprio in questo scenario che Washington ha deciso di aumentare la pressione economica e diplomatica sull’Avana, anche in risposta alla crescente presenza di Russia e Cina nei Caraibi e in America Latina, aree che gli Stati Uniti continuano a considerare strategiche per la propria influenza. A questo punto una domanda appare inevitabile: la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo nasce davvero dalla volontà di migliorare le condizioni di vita del popolo cubano o risponde a interessi geopolitici di qualcun altro? Inoltre, considerando che il Parlamento Europeo non ha ancora adottato lo stesso provvedimento nei confronti di Israele, accusato di genocidio a Gaza, di crimini in Cisgiordania e dell’apertura di diversi fronti militari in altre aree come Libano, Siria, Iran e Yemen, che fanno pensare più a una logica espansionistica che a una difesa militare contro organizzazioni considerate ostili, viene spontaneo chiedersi: l’Unione Europea sta applicando criteri diversi a seconda dei casi? Esistono forse doppi standard o vi sono interessi politici e strategici che sfuggono all’opinione pubblica?

 

Redazione Italia