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Stop alla pulizia etnica di Israele in Cisgiordania
Israele sta conducendo una sistematica campagna di pulizia etnica nei confronti delle comunità beduine palestinesi e delle comunità pastorali nella Cisgiordania occupata. Attraverso l’espansione illegale delle colonie, la violenza dei coloni sostenuta dallo Stato e le politiche di apartheid, le autorità israeliane cercano di formalizzare, nell’ambito della propria legislazione, l’annessione illegittima dell’Area C della Cisgiordania occupata e di procedere al trasferimento forzato della popolazione palestinese da tale territorio. Agisci ora per fermare la pulizia etnica di Israele nella Cisgiordania. Qual è il problema? Quella del trasferimento forzato della popolazione palestinese dalla Cisgiordania occupata è una politica portata avanti dai governi israeliani che si sono susseguiti negli anni e il pilastro principale del sistema di apartheid imposto da decenni. Il governo israeliano in carica dal 2022 ha accelerato la politica di pulizia etnica dell’Area C della Cisgiordania occupata. Comunità intere sono oramai sradicate ed esposte al rischio di trasferimento forzato. “Quanto sta accadendo rappresenta una cancellazione di persone, alberi, edifici e di ogni elemento connesso con la presenza palestinese ad opera dei coloni con il sostegno militare” – Muntaser al-Maliki, residente di Kufr Malik nella Cisgiordania occupata. Molti Stati evitano volutamente di intervenire di fronte a queste gravi e continue violazioni dei diritti delle persone palestinesi. Questa loro grave mancanza d’azione ha di fatto concesso a Israele un ampio margine di impunità, favorendo la commissione di molteplici violazioni e gravi crimini ai danni della popolazione palestinese tra cui il genocidio nella Striscia di Gaza, la pulizia etnica e l’apartheid. Quest’impunità deve cessare immediatamente. Firma l’appello e sollecita la presidente del Consiglio a imporre sanzioni mirate nei confronti di autorità israeliane direttamente coinvolte nella pulizia etnica e a vietare il commercio, gli investimenti o il sostegno finanziario che contribuiscono a mantenere l’apartheid e l’occupazione illegale.   Amnesty International
July 27, 2026
Pressenza
Oltre la memoria: a Roma la solidarietà a Cuba tra la lezione della caserma Moncada e il buio dei blackout
C’è poco spazio per la retorica quando si parla della Cuba di oggi. La situazione nell’isola è di una gravità concreta, quotidiana, fatta di ore e ore trascorse al buio per le continue interruzioni elettriche, di lunghe attese per la distribuzione dell’acqua e di una ricerca sempre più faticosa di beni di prima necessità e medicinali. È in questo contesto, segnato da una crisi economica, finanziaria ed energetica tra le più gravi degli ultimi decenni, che domenica 26 luglio si è svolta a Roma la celebrazione del Día de la Rebeldía Nacional. L’iniziativa, alla presenza dell’ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar, del personale del corpo diplomatico e di un’ampia rappresentanza della comunità cubana residente in Italia, ha riunito partiti, associazioni, movimenti e organizzazioni di amicizia con il popolo cubano. Un incontro sobrio, privo di enfasi celebrative, proprio perché tutti i presenti erano pienamente consapevoli della difficile fase che il Paese caraibico sta attraversando. Per Cuba il 26 luglio non è una ricorrenza qualsiasi. Il Día de la Rebeldía Nacional ricorda l’assalto del 1953 alle caserme Moncada, a Santiago de Cuba, e Carlos Manuel de Céspedes, a Bayamo, quando un gruppo di giovani guidati da Fidel Castro tentò di rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista. Dal punto di vista militare fu una sconfitta, seguita da arresti, torture e numerose vittime. Sul piano politico e simbolico, tuttavia, quell’evento segnò l’inizio del processo rivoluzionario che sarebbe culminato con il trionfo della Rivoluzione nel gennaio del 1959. Per Cuba e per gran parte dell’America Latina quell’assalto segnò una svolta storica. Prese forza l’idea che fosse possibile mettere in discussione un sistema fondato sulla dipendenza economica e politica dall’esterno. Da quella stagione nacque un modello che fece dell’accesso universale alla sanità, dell’istruzione gratuita, della lotta all’analfabetismo e dell’estensione dei diritti sociali alcuni dei propri pilastri fondamentali. Oggi, tuttavia, la distanza tra la portata ideale di quel passaggio storico e le drammatiche condizioni materiali della vita quotidiana sull’isola è profonda. Il bloqueo accompagna la storia di Cuba da oltre sessant’anni, ma la crisi attuale non può essere compresa senza considerare il significativo inasprimento delle sanzioni avvenuto negli ultimi anni. Alle restrizioni già esistenti si sono aggiunte centinaia di nuove misure che hanno ulteriormente limitato la capacità dell’isola di commerciare, accedere ai mercati finanziari e reperire risorse indispensabili per la propria economia. Particolarmente pesanti sono state le ricadute sul settore energetico. Le sanzioni che hanno colpito compagnie di navigazione e operatori coinvolti nel trasporto di petrolio verso Cuba, le difficoltà nei pagamenti internazionali e gli ostacoli all’acquisto di carburanti e pezzi di ricambio hanno reso sempre più complesso garantire il funzionamento del sistema elettrico nazionale. A questo si è aggiunto il mantenimento di Cuba nella lista statunitense dei Paesi sponsor del terrorismo, una decisione contestata da numerosi governi e da diversi osservatori internazionali perché ha ulteriormente irrigidito i rapporti con il sistema bancario internazionale e l’accesso al credito. L’effetto combinato di queste misure ha contribuito ad aggravare una crisi economica ed energetica già esistente. Le centrali termoelettriche, da anni bisognose di investimenti e manutenzione, hanno incontrato crescenti difficoltà nell’approvvigionamento di combustibili e componenti essenziali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: blackout che in molte province si protraggono per numerose ore al giorno, difficoltà nella distribuzione dell’acqua potabile, trasporti ridotti, attività produttive rallentate e una crescente scarsità di beni essenziali e medicinali. Il sistema delle sanzioni unilaterali nei confronti di Cuba contrasta con i principi che regolano le relazioni tra gli Stati. Non è un caso che da oltre trent’anni l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvi, con maggioranze schiaccianti, risoluzioni che chiedono la fine del blocco economico. Di segno opposto è stata, nel corso dei decenni, la proiezione internazionale di Cuba. Le missioni mediche e umanitarie inviate in oltre cento Paesi del mondo, compresa l’Italia durante le fasi più difficili della pandemia da Covid 19, rappresentano una delle espressioni più riconosciute della cooperazione internazionale promossa dall’isola. La crisi cubana si inserisce in un quadro internazionale segnato dal ritorno della guerra come strumento di competizione geopolitica, dal riemergere di logiche neocoloniali e dal progressivo indebolimento del diritto internazionale. Da questo punto di vista, Cuba rappresenta uno dei casi più emblematici di come le tensioni tra Stati possano incidere concretamente sulla vita quotidiana di un’intera popolazione. Dall’iniziativa svoltasi a Roma è emersa con forza la necessità di costruire un fronte internazionale più ampio, capace di superare divisioni e frammentazioni e di unire tutte le realtà che si riconoscono nei valori della pace, della giustizia sociale, della cooperazione tra i popoli e del rispetto della sovranità nazionale. In questo contesto, parlare di resistenza del popolo cubano non significa indulgere nella retorica, ma descrivere la tenacia con cui milioni di persone continuano ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Il significato più profondo della manifestazione romana è stato proprio questo: ricordare la caserma Moncada non come una celebrazione del passato, ma come un’occasione per richiamare l’attenzione sulla situazione che Cuba vive oggi. La memoria, da sola, non basta. Ha valore quando aiuta a comprendere il presente e a costruire il futuro. È questo il messaggio emerso dal presidio romano: rilanciare la richiesta di porre fine al blocco economico, riaffermare il diritto del popolo cubano a determinare liberamente il proprio destino e ricordare che la solidarietà tra i popoli continua a essere uno strumento essenziale per costruire un ordine internazionale fondato sulla pace, sulla giustizia e sul rispetto della sovranità degli Stati.   Giovanni Barbera
July 27, 2026
Pressenza
Nuove sanzioni e aiuti umanitari diretti a Cuba bloccati da Washington
Washington continua nel suo assedio contro Cuba, e nella punizione collettiva che assume ormai chiaramente i contorni di un ennesimo genocidio, cioè dell’intento di distruggere il popolo cubano in quanto tale. Infatti, tre navi commerciali cariche di aiuti e beni di prima necessità sono sostanzialmente bloccate e non possono portare […] L'articolo Nuove sanzioni e aiuti umanitari diretti a Cuba bloccati da Washington su Contropiano.
July 25, 2026
Contropiano
CUBA: TRE NAVI E TRE CARICHI UMANITARI BLOCCATI DALLE SANZIONI DI TRUMP
In pochi giorni, tre navi, tre porti e tre carichi umanitari destinati a Cuba sono rimasti bloccati, trasportavano latte in polvere per neonati, ventilatori polmonari, letti ospedalieri, medicinali e milioni di dispositivi sanitari destinati agli ospedali dell’isola. Let Cuba Breathe – la campagna che da mesi denuncia le condizioni in cui sono costretti a sopravvivere 11 milioni di cubani – spiega come non si tratti di episodi isolati: questa è l’ennesima manifestazione questa è l’ennesima manifestazione dell’asfissia di Trump, un meccanismo che si fonda su l’inasprimento delle sanzioni secondarie statunitensi e che sta progressivamente paralizzando ogni canale di approvvigionamento verso Cuba. Una prima nave è rimasta in rada davanti al porto di Mariel – principale porto de L’Avana – dallo scorso 13 luglio con un carico raccolto in Europa dalla campagna Let Cuba Breathe. A bordo 200 confezioni di latte in polvere, centinaia di confezioni di alimenti, letti ospedalieri, ventilatori polmonari, apparecchi per anestesia e un monitor-defibrillatore destinati a strutture sanitarie e famiglie cubane. Lo sbarco non è mai avvenuto date le possibili ritorsioni che possono colpire la compagnia di trasporti per la scelta di attraccare sull’isola. La compagnia di navigazione ha comunicato unilateralmente che il carico della nave e quello di un’imbarcazione gemella sarebbero stati dirottati verso il porto di Veracruz, in Messico, nel tentativo di trovare una successiva soluzione logistica. Al momento, tuttavia, non esiste alcuna garanzia che le merci possano raggiungere Cuba. A Let Cuba Breathe, campagna promotrice della spedizione, sono stati inoltre comunicati costi aggiuntivi per il cambio di rotta, il carburante e le operazioni straordinarie. Nello stesso periodo un secondo container non è mai stato ritirato: secondo quanto si apprende il porto cubano risulta di fatto inutilizzabile per le operazioni di importazione, indipendentemente dalla nave o dalla rotta utilizzata. Questi episodi mostrano il funzionamento delle cosiddette sanzioni secondarie: non viene vietata direttamente la spedizione di medicinali o alimenti, ma vengono colpite le compagnie di navigazione, gli assicuratori e gli operatori finanziari che rendono possibile il trasporto verso Cuba. Il risultato è che, pur in assenza di un divieto formale sui beni umanitari, sempre più aziende rinunciano a operare con l’isola per evitare il rischio di pesanti conseguenze economiche. «Qui non stiamo parlando di un embargo commerciale in astratto. Stiamo parlando di merci che servono alla sussistenza della popolazione, ormai allo stremo. Latte per neonati, letti ospedalieri e apparecchiature mediche raccolti da cittadini europei che restano fermi in mare perché nessun vettore osa più attraccare a Cuba. Le forze internazionali non possono continuare a essere uno spettatore: serve una presa di posizione chiara, si sta chiudendo l’ultimo canale umanitario ancora esistente.» ha dichiarato Giorgia Vernetti, portavoce della campagna Let Cuba Breathe. Con l’entrata in vigore, dal 12 agosto 2026, delle nuove misure statunitensi che riguardano il principale terminal portuale cubano, la campagna teme un ulteriore irrigidimento della situazione e la sostanziale chiusura dell’ultimo corridoio logistico ancora disponibile per gli aiuti umanitari. Giorgia Vernetti, portavoce della campagna Let Cuba Breathe Ascolta o scarica 
July 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Crepe sulle sanzioni alla Russia: esenzioni in UE, rischi per il dollaro e shock energetico globale
La strategia occidentale sulle sanzioni contro la Russia si trova di fronte a un momento di profonda crisi, stretta tra i timori americani per la tenuta del dollaro e il progressivo cedimento del fronte europeo. A lanciare l’allarme sono stati sia il New York Times sia il Financial Times, che […] L'articolo Crepe sulle sanzioni alla Russia: esenzioni in UE, rischi per il dollaro e shock energetico globale su Contropiano.
July 22, 2026
Contropiano
Sanzioni a Israele. A Bruxelles non ci riescono proprio
Al contrario di quanto avviene per la Russia, l’ipotesi di sanzionare Israele per via dei suoi crimini di guerra contro i palestinesi nella Striscia di Gaza o il Libano a Bruxelles non riesce proprio a fare passi avanti, confermando così l’inaccettabile doppio standard della Ue. La Commissione Europea, guidata dalla Ursula […] L'articolo Sanzioni a Israele. A Bruxelles non ci riescono proprio su Contropiano.
July 15, 2026
Contropiano
Nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba
L’amministrazione statunitense di Donald Trump ha intensificato la pressione su Cuba con una nuova serie di misure sanzionatorie unilaterali, che colpiscono il Ministero del Turismo e altre entità dell’isola. Secondo le informazioni divulgate dai dipartimenti di Stato e del Tesoro degli Stati Uniti, la nuova misura mira a colpire “le fonti di finanziamento” dello Stato cubano. Nell’elenco dei sanzionati compaiono: – Il Ministero del Turismo. – Il Gruppo aziendale di trasporto marittimo portuale (GEMAR). – L’Organizzazione Superiore della Direzione Aziendale Caudal S.A. (CALSO). – Il Gruppo imprenditoriale di Comerico Exterior (GECOMEX). – Coreydan S.A. – Enetec S.A. – La Corporazione Antillana Esportatrice (ANTEX S.A.). – La Milizie delle truppe territoriali (MTT). – L’Associazione dei combattenti della rivoluzione cubana. Il Dipartimento di Stato ha spiegato che le sanzioni sono state emesse ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14404 firmato da Trump il 1° maggio 2026. Il primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha commentato l’annuncio del nuovo pacchetto di sanzioni statunitensi affermando che  queste azioni fanno parte di una politica volta ad aumentare la pressione sull’economia dell’isola. “Un’altra settimana, una nuova lista di ‘sanzioni’ contro Cuba. È la guerra degli USA e il loro desiderio di strangolare la nostra economia”, ha scritto il presidente su X. Díaz-Canel ha affermato che le nuove sanzioni hanno lo scopo di rafforzare l’aggressione nei confronti dell’isola e cercano di provocare maggiori danni al popolo, sottolineando che rispondono al piano genocida denunciato da Cuba all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) meno di una settimana fa. Il capo dello Stato ha ribadito che le misure di Washington si aggiungono alla politica di blocco economico, commerciale e finanziario che influisce sullo sviluppo economico del Paese e genera conseguenze dirette per la popolazione. (Cubadebate) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
July 14, 2026
Pressenza
Il XIII Municipio di Roma Capitale vota contro la delibera che chiede di bloccare i rapporti con lo stato di Israele
VERGOGNA NEL MUNICIPIO XIII. ALCUNI CONSIGLIERI DEL PD VOTANO INSIEME AI FASCISTI CONTRO L’INTERRUZIONE DEI RAPPORTI TRA ROMA CAPITALE E LO STATO DI ISRAELE. Questa mattina il Consiglio del Municipio XIII era convocato per rimettere al voto la mozione in sostegno alla Delibera di Iniziativa Popolare per l’interruzione dei rapporti fra Roma Capitale e lo Stato di Israele, poichè nella precedente votazione era venuto a mancare il numero legale. Mozioni analoghe di sostegno ad una proposta sottoscritta da più di 16.000 cittadine e cittadini sono state già approvate dai Municipi II, III, IV, V, VII, VIII e X, che già da soli contano molto più della metà degli abitanti della città. Il Municipio XIII non solo è andato in controtendenza, respingendo la mozione, ma ha anche offerto un pessimo spettacolo, che ha visto protagonisti una buona parte dei consiglieri del Partito Democratico, i quali, pur di affossare la mozione, hanno unito i loro voti a quelli di Fratelli d’Italia, sconfessando la loro capogruppo, Angela Lidia Fanara, che aveva presentato la mozione. Al termine delle votazioni, la vivace protesta dei cittadini presenti alla seduta ha portato alla sospensione dei lavori del consiglio municipale. Questi i nomi dei consiglieri che hanno votato a favore dell’approvazione della mozione: Fanara (capogruppo PD), Granata (PD), Cagnazzo (Sinistra Civica Ecologista), Finelli (Azione), Ianiro e Urru (Aurelio in Comune). La mozione è stata respinta con i voti contrari dei consiglieri del PD Arvizzigno, Bordi, Bramante, Fargione, Mele e Satriano, di Pieroni (Lista Civica Gualtieri), che hanno unito i loro voti a quelli dei consiglieri di Fratelli d’Italia Giorgi. Giovagnorio e Mattia Bonadies (Lista Civica Gualtieri) e Monticone (gruppo misto) si sono astenuti. Il Comitato Roma sa da che parte stare, promotore della Delibera Popolare, mentre ringrazia i consiglieri del XIII Municipio che hanno votato a favore della mozione, afferma la propria indignazione nei confronti di quei consiglieri del PD che hanno preferito unirsi ai fascisti sostenitori dello Stato genocida di Israele piuttosto che sostenere la volontà popolare, democraticamente espressa da migliaia di cittadini e cittadine, che vogliono che la Delibera per l’interruzione dei rapporti con lo Stato che sta commettendo un orrendo #Genocidio nei confronti del popolo palestinese, che sta invadendo e occupando territori in Libano e in Siria e che rappresenta un pericolo costante per tutti i popoli del Vicino Oriente e per la pace. Denunciamo pubblicamente le pressioni e le interferenze indebite del Campidoglio verso l’autonomia dei Municipi, riferiteci direttamente da alcuni consiglieri. Siamo certi che queste interferenze proseguiranno nei confronti dei Municipi IX e XV, che hanno calendarizzato il voto sulle mozioni a sostegno della Delibera popolare per i prossimi giorni. Saremo presenti alle sedute e invitiamo le cittadine e i cittadini ad unirsi a noi, in difesa dei diritti del popolo palestinese e dei nostri stessi diritti. Non ci fermeranno, non ci fermeremo. Noi sappiamo da che parte stare e soprattutto lo sanno le migliaia di cittadini che hanno firmato la delibera di iniziativa popolare. Davanti ad un genocidio non valgono gli “ordini di partito”, ogni consigliere municipale e comunale si dovrà esprimere secondo coscienza e dovrà affrontare le conseguenze politiche delle sue scelte. Roma, 2 luglio 2026 Il Comitato Roma sa da che parte stare #romasadachepartestare 3 LUGLIO ORE 17 FERMATEVI! PRESIDIO A MONTECITORIO   Redazione Roma
July 2, 2026
Pressenza
Venezuela: la doppia catastrofe
Nei primi mesi del 2026, il Venezuela è stato vittima di due eventi traumatici. Il primo, il 3 gennaio, l’attacco militare denominato “Operazione Risoluzione Assoluta” lanciato dal governo degli Stati Uniti contro Caracas e, marginalmente, altre città come La Guaira. Secondo trauma: il doppio terremoto di mercoledì scorso. Ma procediamo […] L'articolo Venezuela: la doppia catastrofe su Contropiano.
June 30, 2026
Contropiano
La Russia sull’orlo del collasso. Un autoinganno disastroso…
E come tutto ciò stia conducendo la politica americana nei confronti della Russia verso situazioni pericolose. “La Russia è finita“, proclamava allegramente The Atlantic sulla copertina del numero di maggio 2001. Il titolo era sbagliato, ma si è rivelato davvero efficace. È stato ripreso per oltre due decenni da una […] L'articolo La Russia sull’orlo del collasso. Un autoinganno disastroso… su Contropiano.
June 28, 2026
Contropiano