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L’Unione Cuba-Petrolio sanzionata dagli Stati Uniti
Le pressioni contro il governo cubano da parte degli Stati Uniti non si fermano. Oggi la Casa Bianca ha annunciato una nuova misura coercitiva contro l’isola caraibica, inserendo nell’elenco delle imprese sanzionate l’Unione Cuba-Petrolio (CUPET). Ciò avviene nell’ambito della politica di soffocamento economico contro Cuba esasperata negli ultimi mesi dall’amministrazione Trump. La società cubana è stata inclusa oggi nella lista unilaterale dell’OFAC (Ufficio per il controllo degli asset esteri degli Stati Uniti) del Dipartimento del Tesoro, ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14404 del Presidente Donald Trump. Il Segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che “le élite comuniste cubane hanno usato l’energia come strumento di controllo sociale e profitto cleptocratico.” Ha affermato, come sempre senza presentare prove, che “per decenni, il governo ha rubato e monopolizzato il carburante disponibile, utilizzandolo per l’aereo privato dei Castro, le forze di sicurezza impiegate per reprimere il popolo cubano, per mantenere gli hotel turistici vuoti illuminati e per trasportare persone in autobus per false proteste e manovre politiche; tutto questo mentre il popolo cubano subiva blackout e aspettava settimane per riempire il serbatoio delle loro auto.” Il blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba da oltre sessanta anni ovviamente non c’entra nulla con i problemi energetici che soffrono i cubani, come non c’entra nulla l’ordine esecutivo del 29 gennaio, con il quale sono stati introdotte dazi aggiuntivi contro tutti i Paesi che commerciano petrolio e derivati con Cuba. “Il presidente Trump vuole un nuovo futuro per il popolo cubano con maggiore libertà e opportunità economiche e politiche. Fino ad allora, continueremo ad attaccare la capacità del governo di utilizzare il suo commercio di energia per promuovere la sua agenda corrotta e reprimere violentemente il popolo cubano,” ha aggiunto il salvatore dei Caraibi. Se davvero la loro preoccupazione fosse il miglioramento della  vita dei cubani basterebbe eliminare le centinaia di misure che compongono il sessantennale blocco, ma questo non lo faranno mai, altrimenti si scoprirebbe che tutti problemi che affliggono la popolazione dell’isola non dipendono dalla incapacità dei governanti dell’Avana, ma dalle misure sanzionatorie che strangolano l’economia e la vita dei cubani. Le sanzioni contro la CUPET hanno ovviamente un effetto diretto sulla vita quotidiana dei cubani. La mancanza di carburante colpisce i trasporti pubblici, la produzione di elettricità e di cibo e la distribuzione di beni essenziali. Ogni nuova sanzione è un ulteriore colpo allo sforzo del Paese per riprendersi dalla crisi economica aggravata dal blocco stesso. Ma alla Casa Bianca spiegano con grande maestria, appoggiati dai sempre servili mezzi di informazione da loro finanziati, che stanno operando per il bene del popolo cubano. Pensano davvero che tutti siano scemi … www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 12, 2026
Pressenza
Brescia. Sanzioni per un gazebo di solidarietà alla Palestina
A Brescia i decreti antidemocratici del Governo Meloni sono entrati in vigore prima che venissero approvati dal Parlamento.  Il postino ha consegnato al coordinatore provinciale della USB tre raccomandate con cui il Prefetto respinge il ricorso per ben 1160 EURO di multa, comminati al sindacato per il gazebo per Gaza […] L'articolo Brescia. Sanzioni per un gazebo di solidarietà alla Palestina  su Contropiano.
June 12, 2026
Contropiano
I giullari di Trump e Rubio plaudono alle sanzioni contro Cuba
I giullari del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del suo Segretario di Stato Marco Rubio applaudono fragorosamente quando dalla Casa Bianca arrivano altre sanzioni contro Cuba. Non potrebbero fare diversamente, visto che questi mezzi di informazione, che si definiscono la stampa libera cubana,  vivono solamente grazie alle elargizioni che arrivano dal governo a stelle e strisce. Ogni ulteriore sanzione emessa contro l’isola caraibica è un giubilo per loro. I vari Cubanet, Cybercuba, ADN Cuba e gli altri mezzi di informazione made in Miami stanno festeggiando l’ultima misura sanzionatoria del loro divo Marco Rubio, che ha portato al blocco delle carte di credito internazionali Visa e Mastercard sull’isola. Con il recente ordine esecutivo 14.400, del 1 maggio, approvato da Donald Trump su iniziativa di Marco Rubio, molti operatori internazionali, per  non perdere i loro beni o vedere le loro proprietà confiscate negli Stati Uniti, sono costretti ad abbandonare Cuba. Celebrano in pompa magna il fatto che così il conglomerato economico cubano GAE SA non riceverà più divisa straniera dalla vendita dei suoi prodotti o dei suoi servizi. Dimenticano però che con le stesse carte di credito molti cubani ricevono rimesse proprio dagli Stati Uniti o acquistano generi alimentari nei negozi, ma ai patrioti del web poco importa: l’importante è continuare la guerra propagandistica contro il governo dell’Avana assecondando le sanzioni che colpiscono direttamente anche i famigliari dei cubani emigrati. Ci ricorda Cubainformacion che GAESA è in realtà una parte fondamentale dello Stato cubano: un grande conglomerato di aziende che spazia dai supermercati agli hotel, passando per le istituzioni finanziarie. Con l’Ordine Esecutivo del 1° maggio Donald Trump  sta punendo e ponendo un ultimatum a tutte le aziende che commerciano o mantengono qualche tipo di affare con una qualsiasi delle numerose entità di GAESA, ossia con una parte importante dello Stato cubano, cioè della proprietà sociale del popolo di Cuba. La Casa Bianca sostiene che GAESA è l’impresa con la quale una piccola oligarchia militare si sta arricchendo alle spalle dei cittadini cubani. Affermazione del tutto arbitraria, dato che non hanno fornito una sola prova dell’esistenza di conti correnti o fondi finanziari nei quali sarebbero confluiti questi soldi. Ma se hanno la CIA e molte altre agenzie di intelligence perché non sono stati in grado di darci almeno uno stralcio di quanto affermano? Semplice, tutto fa parte della solita strategia di massima pressioni su Cuba che, oltre a usare la leva economica, usa anche quella mediatica. Occorre creare il presupposto perché nell’opinione pubblica si insinui l’idea che occorre liberare Cuba da questa classe corrotta e inefficiente con qualunque mezzo, anche quello militare. Poi per Washington tutto quello che è statale è visto come il diavolo, il mezzo con cui una ristretta cerchia di persone sottrae denaro alle casse statali per metterselo nei loro borselli. Applaudono poi l’abbandono di Cuba da parte di molti operatori turistici: compagnie aeree come Iberia, World2Fly, Plus Ultra, Air Canada, WestJet, Sunwing, Air Transat, LATAM o Air France hanno sospeso i voli diretti all’isola. Le compagnie di spedizione marittima, come la francese CMA CGM o la tedesca Hapag, hanno cessato l’invio di container, tra cui quelli che la solidarietà internazionale invia a Cuba per aiutare la popolazione con medicinali e attrezzature varie. Molte catene alberghiere hanno comunicato che abbandoneranno l’isola. Archipiélago International (Aston), la società spagnola Meliá, che ha già interrotto la gestione di 15 dei suoi 34 hotel; Iberostar, con 12 hotel; Blue Diamond, dal Canada, e molte altre se ne andranno. Per i giullari del presidente questo impedirà a GAE SA di ricevere divisa dal settore turistico. Ma tutti i cubani che adesso già si trovano senza lavoro e quelli che nei prossimi giorni si sommeranno ai disoccupati ringraziano sentitamente. Inoltre il calo del turismo sta colpendo in modo drammatico le migliaia di case particulares, gli affittacamere che negli anni hanno rappresentato un’importante ossatura per il turismo e una notevole fonte di entrata per le famiglie cubane. Bisogna festeggiare perché il regime dittatoriale e corrotto di Cuba sta per scomparire dalla faccia della terra. Così gli alleati del governo di Donald Trump applaudono la notizia dell’abbandono dei partner internazionali di oltre un centinaio di hotel sull’isola. Ad esempio, ADN Cuba afferma: “Questo rappresenta un nuovo colpo per un settore strategico del regime cubano, che per anni ha dato la priorità alla costruzione di hotel sotto il controllo di GAESA, anche in mezzo al deterioramento dei servizi di base e alla profonda crisi economica”, riferisce Cubainformacion. Dimenticano però di ricordare che molti di questi investimenti sono stati chiaramente fatti con capitali stranieri che hanno favorito l’occupazione di migliaia di cubani, gli stessi cubani che adesso si troveranno senza lavoro. E poi affermano candidamente che è il governo di Miguel Diaz Canel che non è in grado di garantire un’occupazione degna ai suoi cittadini. La mancanza di energia elettrica per molte ore spinge i cittadini a protestare per i blackout e i servi della Casa Bianca festeggiano queste proteste. Scrivono che è colpa del governo che non comprerebbe i combustibili per alimentare le centrali termoelettriche. E il blocco energetico imposto da colui che gli paga gli stipendi dove è finito? Semplicemente non esiste, come continua a ripetere Marco Rubio: tutto va ricondotto alla solita narrazione, ovvero l’incapacità dell’esecutivo cubano di provvedere alle basilari necessità della popolazione. Ti affogo, ti strozzo con centinaia di sanzioni e poi do la colpa al governo. Infine arrivano pure a chiedere esplicitamente, mentre stanno sotto una palma a godersi il sole di  Miami, un intervento armato sull’isola, l’unico modo per far capitolare il governo cubano. Padre Alberto Reyes, ad esempio, dichiara: “Preferiamo un finale spaventoso a uno spaventoso senza fine”. Juan Juan Almeida afferma: “Purtroppo non vedo altra via d’uscita che l’intervento”.  José Daniel Ferrer, recentemente arrivato negli Stati Uniti dopo che Marco Rubio gli ha concesso l’asilo, immaginiamo perché … dice: “La libertà ha un sapore più dolce quando la si conquista con il suo sforzo”.  Rosa María Payá invece chiede all’Unione Europea e alla Spagna di “rettificare e prendere le parti del popolo cubano”, interrompendo l’accordo di dialogo politico e cooperazione che l’UE ha con Cuba. Quindi non solo privare l’isola delle risorse finanziarie con l’uscita dei partner internazionali e impedire che entri una goccia di petrolio, ma anche attaccare gli aiuti economici e materiali che arrivano dall’estero, oltre alla cooperazione internazionale e alla solidarietà. E poi questo viene dipinto come un progetto di liberazione. (Informazioni: Cubainformacion) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 7, 2026
Pressenza
Il genocidio che non fa rumore
Morire senza bombe. Da Mallory a Trump, sessantasette anni di guerra economica contro Cuba. Quando si parla di guerra, l’immaginario collettivo corre immediatamente alle bombe, ai missili, alle invasioni e alle città distrutte. Ma esiste un’altra forma di guerra. Una guerra che non lascia crateri, non mostra immagini spettacolari nei […] L'articolo Il genocidio che non fa rumore su Contropiano.
June 7, 2026
Contropiano
Sanzionati dagli Stati Uniti il presidente cubano e membri della famiglia di Raul Castro
Sanzioni, sanzioni e ancora sanzioni … il governo degli Stati Uniti ha emesso oggi sanzioni contro il Presidente della Repubblica di Cuba Miguel Diaz Canel, alcuni membri della famiglia di Raul Castro e altre istituzioni cubane. Tanto per non perdere le sane abitudini dalla Casa Bianca arriva un altro giro di sanzioni contro Cuba.  Questa volta il Dipartimento di Stato statunitense, in una nuova azione dell’amministrazione Trump contro il Paese caraibico, ha sanzionato Díaz-Canel e sua moglie, Lis Cuesta Peraza, Alejandro Castro Espín, figlio di Raúl Castro,  Raúl Alejandro Castro Calis, nipote di Raúl Castro e  Manuel Anido Cuesta, figliastro di Díaz-Canel. Sono state inoltre sanzionati il Ministero delle Forze Armate Rivoluzionarie (MINFAR), i Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR), l’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli (ICAP), Amistur Cuba S.A. e  Miniera La Victoria S.A. Le sanzioni bloccano tutti i beni e gli interessi sotto la giurisdizione degli Stati Uniti e vietano ai cittadini e alle imprese statunitensi di effettuare transazioni con i sanzionati. Marco Rubio, nella solita stantia retorica,  ha affermato che le sanzioni cercano di colpire la rete di persone ed entità che sostengono e finanziano le attività di Cuba contro gli interessi degli Stati Uniti. “La vile inclusione del presidente Díaz-Canel, parte della sua famiglia, oltre a istituzioni, organizzazioni della società civile e aziende cubane in una lista illegittima e unilaterale del governo degli Stati Uniti è l’ultimo esempio del piano interventista statunitense, che intende presentare Cuba come una minaccia alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti”, ha scritto il Ministro degli Esteri Bruno Rodriguez Parrilla sul suo account X dopo l’emissione delle sanzioni. “Ogni azione degli Stati Uniti volta a costruire uno scenario di conflitto tra i due Paesi sarà destinata al fallimento. Ogni minaccia contro l’indipendenza e la sovranità di Cuba avrà come risposta più unità e determinazione del nostro popolo” ha aggiunto il ministro. Intanto Donald Trump tuonava nuovamente contro Cuba, dichiarando che dopo l’Iran, Washington si occuperà della nazione caraibica. “Ci occuperemo di questo (Cuba) non appena avremo finito (con l’Iran). Mi piace fare una cosa alla volta,” ha dichiarato l’inquilino della Casa Bianca. Da parte sua Miguel Díaz-Canel ha commentato le recenti dichiarazioni di Donald Trump affermando che “questa cecità politica si aggiunge alle misure coercitive applicate nelle ultime settimane contro il nostro Paese, progettate per danneggiare il popolo cubano”. Il governo cinese ha dichiarato che Washington deve porre fine “immediatamente e completamente” al blocco e alle sanzioni contro l’isola. La portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Mao Ning, ha accusato gli Stati Uniti di usare “pretesti” e “calunnie” per giustificare la loro politica nei confronti dell’Avana. “Inventare pretesti e diffondere calunnie non può giustificare il brutale blocco o le sanzioni illegali degli Stati Uniti contro Cuba”, ha affermato Mao Ning, aggiungendo che le misure imposte per decenni da Washington hanno gravemente colpito l’economia cubana e le condizioni di vita della popolazione (RT). Andrea Puccio
June 5, 2026
Pressenza
Nuove sanzioni su Cuba, al centro la propaganda imperialista su Gaesa
All’assedio statunitense a Cuba si aggiunge un nuovo tassello, in una guerra illegale sotto ogni norma internazionale e che potrebbe arrivare fino all’attacco contro l’isola. Tra oggi e domani entrano in vigore una serie di nuove sanzioni, che sono mirate a peggiorare le condizioni della punizione collettiva che la Casa […] L'articolo Nuove sanzioni su Cuba, al centro la propaganda imperialista su Gaesa su Contropiano.
June 5, 2026
Contropiano
Le calunnie degli USA sul gruppo imprenditoriale cubano GAE
Con l’ordine esecutivo 14404, emesso da Donald Trump il 1° maggio, l’amministrazione degli Stati Uniti ha voluto inasprire la politica di massima pressione nei confronti di Cuba. Con questa ennesima misura sanzionatoria da Washington è stato deciso di colpire il Gruppo di Amministrazione Aziendale (GAE). Nel dettaglio sono state emesse sanzioni secondarie che colpiscono qualsiasi attore straniero effettui operazioni di qualsiasi tipo con questo gruppo, oltre a sanzionare il suo presidente. Il governo degli Stati Uniti ha chiaramente agito con premeditata intenzione nel tentativo di costruire pretesti per screditare la rivoluzione cubana, la sua leadership storica, i leader e con ciò confondere sia il popolo cubano che l’opinione pubblica internazionale. Lo scopo deliberato è quello di isolare il Paese dal punto di vista diplomatico, commerciale, finanziario ed energetico; rendere impossibile la sostenibilità della nazione; condizionare il dialogo e valutare varianti di aggressione militare. Hanno bisogno di costruire e consolidare una narrazione di discredito reputazionale contro tutte le istituzioni che costituiscono il sostegno del nostro progetto sociale, si legge in una nota del governo de L’Avana. Il governo degli Stati Uniti ha definito il GAE come una struttura opaca, nata per far arricchire la famiglia Castro privando il popolo cubano di importanti risorse economiche. In risposta a queste affermazioni da L’Avana viene sottolineato che il GAE è nato in pieno Periodo Speciale, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del secolo scorso, in seguito al crollo dell’Unione Sovietica; il suo scopo era e rimane  quello di  affrontare la guerra economica, con una visione creativa, propria, autoctona e genuinamente cubana. Il suo obiettivo è sempre stato quello di raggruppare aziende con capacità nella generazione di valuta estera e risorse che lo Stato richiede per mantenere e sviluppare le conquiste sociali e contribuire alla promozione di settori e rami della vita nazionale. Viene aggiunto inoltre che il  GAE non è un’organizzazione segreta, che non è in mano delle élite e tanto meno la via di arricchimento di pochi. È, al contrario, uno dei tanti esempi che nel tempo ha permesso di resistere all’aggressione permanente del governo degli Stati Uniti. La sua storia è stata costruita, secondo le parole del leader della rivoluzione cubana, generale dell’esercito Raúl Castro Ruz “senza il minimo spirito di protagonismo, come si fanno le cose serie”. Come ha espresso il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, all’8° Congresso del Partito, è rigorosamente storico il perfezionamento imprenditoriale sviluppato in primo luogo all’interno delle Forze Armate Rivoluzionarie, un’esperienza che poi è servita al Paese e i cui notevoli risultati sono evidenti nell’economia nazionale. Il gruppo imprenditoriale GAE ha fornito innumerevoli e importanti servizi al Paese caraibico. Sotto il suo controllo sono state costruite  più di 10.000 case in varie province del Paese, creato e realizzato un campo per i giovani pionieri della rivoluzione e sono stati sviluppati piani di vacanza per l’infanzia. Durante il periodo del Covid-19 Il GAE ha sostenuto l’economia cubana. I frutti di questa attività imprenditoriale sono stati destinati anche a investimenti nella centrale termoelettrica Lidio Ramón Pérez (Felton) di Holguín, alla progettazione e al consolidamento di grandi opere idrauliche a beneficio di milioni di cubani e cubane. Con i proventi del GAE sono stati realizzati investimenti e riparazioni presso poliambulatori, case del medico di famiglia e scuole, sottolinea la nota. Appare evidente che attaccare il conglomerato imprenditoriale GAE significa attaccare l’ossatura economica del Paese. La politica di massima pressione messa in atto dall’amministrazione Trump cerca di attaccare su tutti i fronti l’isola con la speranza che l’esasperazione di un popolo, che vive da oltre sessanta anni sotto le pressioni degli Stati Uniti, porti i cubani a scendere per le strade e rovesciare il governo. In fondo la sovversione interna sembra essere l’unica arma che Trump e il suo amico Rubio hanno per arrivare al cambio di governo a Cuba. Ritengo piuttosto improbabile un’azione in stile Venezuela o un’azione armata di ampia portata che porti a un colpo di stato. A Cuba non esiste un’alternativa politica organizzata che possa sostituire l’attuale governo, quindi ricorrere alla mobilitazione delle piazze resta l’unica opzione per la Casa Bianca. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 2, 2026
Pressenza
Punizione familiare per Hüseyin Doğru, giornalista sotto sanzioni UE
Le sanzioni UE contro il giornalista berlinese con origini turche Hüseyin Doğru hanno raggiunto persino la madre. Doğru era finito nel 17esimo pacchetto di sanzioni contro la Russia, varato nel maggio 2025. L’accusa, fatta senza prove, è stata quella di intrattenere legami con emittenti straniere riconducibili a Mosca. Secondo le […] L'articolo Punizione familiare per Hüseyin Doğru, giornalista sotto sanzioni UE su Contropiano.
June 1, 2026
Contropiano
La Corte reimpone le sanzioni a Francesca Albanese. “E’ ostile agli interessi americani”
Il Dipartimento di Stato era stato chiaro: «Il governo intende reinserire il nome della signora Albanese nell’elenco delle persone sanzionate»; la promessa è stata mantenuta. La Corte d’Appello di Washington D.C. ha infatti rovesciato la decisione del tribunale distrettuale della capitale con cui il giudice federale Richard Leon disponeva la sospensione immediata delle sanzioni contro la Relatrice Speciale per le Nazioni Unite sui Territori Palestinesi Occupati Francesca Albanese, ricordando che proteggere la libertà di espressione «è sempre nell’interesse pubblico» degli Stati Uniti. L’ingiunzione del tribunale, sostiene la Corte d’Appello, «arreca un danno irreparabile al governo e al pubblico, interferendo con il potere decisionale dell’esecutivo in ambiti delicati come la sicurezza nazionale e gli affari esteri»; le sanzioni devono essere dunque ristabilite e la sentenza del giudice Leon ritirata. La sospensione delle sanzioni statunitensi a Francesca Albanese è durata appena una settimana. Essa era stata disposta lo scorso 13 maggio, in risposta alla causa intentata dalla famiglia di Albanese contro l’amministrazione USA, che aveva citato in giudizio il presidente Donald Trump e alcuni funzionari. Le sanzioni imposte contro la Relatrice, secondo i ricorrenti, violavano infatti il Primo, il Quarto e il Quinto Emendamento della Costituzione statunitense, configurando un sequestro di beni senza giusto processo. Le misure erano entrate in vigore il 9 luglio dello scorso anno, su effetto dell’ordine esecutivo 14023, firmato dal presidente Trump nel febbraio 2025: come spiegato dalla stessa Albanese, le sanzioni avevano avuto pesanti ripercussioni sulla sua vita, rendendole impossibile non solo recarsi nel suo ufficio presso la sede dell’ONU, a New York, ma anche avere un conto in banca (sia negli USA che in Italia) e, in generale, di effettuare qualsiasi genere di scambio economico – inclusa l’accettazione di un caffè al bar. Il giudice Richard Leon ha accettato gli argomenti dei ricorrenti e disposto il congelamento delle sanzioni contro la Relatrice. Una settimana esatta dopo, con un aggiornamento del Dipartimento del Tesoro passato in sordina, gli USA toglievano ufficialmente la Relatrice dalla lista delle persone sanzionate; il Dipartimento di Stato è tuttavia tornato sul tema, specificando che tale rimozione non costituiva un cambio di politica verso Albanese: «Il governo ha presentato ricorso contro la sentenza del tribunale», ha dichiarato. «Nel caso in cui la Corte d’Appello del Distretto di Columbia confermi o annulli tale sentenza, il governo intende reinserire il nome della signora Albanese nell’elenco SDN». Detto, fatto: appena 24 ore dopo l’aggiornamento sul sito del Dipartimento del Tesoro, la Corte d’Appello ha disposto il rovesciamento dell’ordine del tribunale distrettuale. Secondo i giudici, dal punto di vista tecnico le disposizioni di Leon sarebbero state viziate all’origine, poiché il Primo Emendamento – quello sulle libertà – non proteggerebbe i cittadini non statunitensi residenti all’estero; nonostante ricopra un ruolo che richiederebbe periodicamente la sua presenza fisica presso la sede dell’ONU a New York, Albanese, argomenta la Corte, non avrebbe «legami sostanziali» con il territorio statunitense, e, anche se li avesse, essi «non sarebbero sufficienti a garantire a un cittadino straniero residente all’estero la protezione del Primo Emendamento»; i giudici d’appello hanno inoltre motivato la propria decisione appellandosi al fatto che Albanese non fosse tra i ricorrenti, e che la portata dell’ingiunzione di Leon sarebbe «ben più ampia di quanto necessario per porre rimedio a un eventuale danno subito dai ricorrenti», che potrebbe essere risolto disapplicando le sanzioni contro di essi. Con tale decisione, la Corte d’Appello chiede al tribunale distrettuale di rivedere in tutto o in parte la propria decisione e di revocare la sospensione delle sanzioni ad Albanese. Se avesse effetto, l’ingiunzione di Leon «minerebbe importanti interessi di sicurezza nazionale e di politica estera degli Stati Uniti, usurpando così l’autorità che la Costituzione e il Congresso hanno conferito al Presidente in questo ambito così delicato». Gli Stati Uniti avevano già tentato in varie occasioni di colpire Albanese, contestando ripetutamente (e sempre senza successo) la sua attività alle Nazioni Unite, ma le sanzioni dirette sono giunte solamente dopo la pubblicazione del rapporto in cui stilava una lunga lista di aziende (molte delle quali europee e statunitensi) complici del progetto israeliano di colonizzazione della Palestina. Il danno potenziale, evidentemente, avrebbe potuto essere il più temuto di tutti: quello di natura economica. Nel report non vengono citate solo le aziende belliche come la italiana Leonardo, o quelle di sorveglianza tecnologica come Palantir, ma anche Amazon, Carrefour, AirBnB, Booking, IBM, HP, Microsoft e molte altre, oltre a ONG, fondi pensionistici, istituti finanziari.   L'Indipendente
May 28, 2026
Pressenza
Non una goccia di petrolio russo per Cuba
La Russia aveva annunciato che non avrebbe lasciato sola Cuba: una petroliera avrebbe dovuto portare sull’isola un secondo carico di greggio, ma di quella nave non si è saputo più nulla. Cosa è successo? Gli Stati Uniti non hanno permesso alla petroliera russa Universal di raggiungere Cuba, secondo i dati della piattaforma di monitoraggio marittimo Starboard Maritime Intelligence. La nave, battente bandiera russa e carica di greggio ha trascorso quasi un mese alla deriva nel Mar dei Sargassi, vicino alle Antille, fino a quando ha cambiato rotta dirigendosi verso sud. In questo momento, la sua destinazione è definita “FOR ORDER”. In precedenza, la Russia aveva inviato petrolio sull’isola con la petroliera Anatoly Kolodkin che è riuscita ad attraccare senza problemi a marzo. Questa volta la pressione delle sanzioni statunitensi ha rallentato l’Universal, che non è stato in grado di ripetere la stessa rotta e raggiungere Cuba per scaricare l’indispensabile greggio. A questo punto a Mosca qualcuno dovrebbe farsi qualche domanda: Cuba non ha bisogno solo di solidarietà internazionale, ma anche di aiuti concreti e i carburanti sono la priorità per un sistema  colpito da blackout ripetuti, che mettono ogni giorno in serie difficoltà la popolazione e tutte le attività. Le parole non bastano più; occorre rompere il blocco energetico degli Stati Uniti con tutte le conseguenze del caso, se davvero da Mosca vogliono che la rivoluzione cubana non cada sotto i colpi dell’amministrazione statunitense. Andrea Puccio
May 28, 2026
Pressenza