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CUBA. Cosa sta accadendo realmente?
Cuba torna al centro del dibattito pubblico in Sardegna con una serie di iniziative dedicate alla situazione dell’isola, alla crisi economica ed energetica e al rapporto con gli Stati Uniti. Diverse associazioni si sono organizzate per dare la parola a giornalisti, intellettuali ed esponenti politici che intrattengono legami diretti con l’isola caraibica e che parleranno dunque per esperienza diretta. Sono previsti tre incontri, a Sassari, Mamoiada e Cagliari, dove verrà presentato alla popolazione l’evento “CUBA RESISTE – Contro l’embargo USA e la nuova aggressione imperialista, solidarietà con Cuba Socialista”. Si tratta di tre serate di informazione e solidarietà dedicate a una realtà che, secondo i promotori, viene spesso raccontata soprattutto attraverso la crisi economica e le difficoltà interne, senza mettere adeguatamente in evidenza il peso delle sanzioni e del lungo embargo statunitense. La situazione dell’isola è oggi particolarmente difficile, tra crisi energetica, carenza di carburante e medicinali e forti difficoltà economiche. Il governo cubano attribuisce una parte significativa di queste difficoltà al “bloqueo” statunitense, mentre Washington sostiene che le proprie misure siano uno strumento di pressione nei confronti delle autorità dell’Avana per un cambio di politiche. Sarà proprio il rapporto tra embargo, crisi economica, pressione imperialista nordamericana e condizioni di vita della popolazione il focus della serata. A discuterne saranno relatori profondamente conoscitori della storia e della condizione attuale dell’isola. Interverranno Giacomo Marchetti, della Commissione Internazionale della Rete dei Comunisti, e Valter Lorenzi, responsabile del Circolo Agorà di Pisa e recentemente rientrato da Cuba, dove è stato come esponente della Brigata Internazionale di Lavoro Volontario “José Martí”. Lorenzi porterà dunque anche la testimonianza diretta dell’esperienza vissuta a Cuba.   Con loro interverrà il giornalista Argentino Tellini, conoscitore della realtà cubana, che ha trascorso un lungo periodo sull’isola proprio nel momento di massima crisi energetica e umanitaria. Nel corso dell’incontro sarà presentato anche il volume “La Dichiarazione de La Habana”, dedicato alle radici storiche e politiche della Rivoluzione cubana. Particolarmente significativa sarà la partecipazione, in collegamento audio-video, di S.E. Jorge Luis Cepero Aguilar, ambasciatore della Repubblica di Cuba in Italia, che offrirà la posizione ufficiale cubana sulla situazione dell’isola. Ogni serata sarà inoltre un’occasione di solidarietà concreta: in sala saranno organizzati una raccolta di farmaci e fondi destinati a Cuba e un banchetto con il volume La Dichiarazione de La Habana. A Sassari l’appuntamento è per il 7 ottobre, nella sede della Costituente per Sassari. L’iniziativa è promossa da Sa Domo de Totus in collaborazione con La Costituente per Sassari. A Mamoiada l’appuntamento è per l’8 ottobre alle ore 18:30, presso il Centro sociale cittadino, in un’iniziativa promossa da Sa domo de totus e patrocinata dal Comune di Mamoiada. A Cagliari, invece, l’incontro si terrà presso il 9 ottobre, alle 18:00, al Dopo Lavoro Ferroviario, in viale La Plaia 23, in collaborazione con Sa Domo de Totus e Multipopolare Sardegna. Una serie di incontri, dunque, che punta ad allargare il confronto sulla realtà cubana, mettendo al centro le condizioni economiche e sociali dell’isola, il ruolo delle sanzioni statunitensi, la crisi energetica e le relazioni tra Cuba e Stati Uniti. Ciascun appuntamento vuole essere, nelle intenzioni dei promotori, non soltanto un momento di discussione politica, ma uno spazio aperto ai territori per conoscere più da vicino la realtà cubana e rilanciare una pratica di solidarietà internazionalista concreta.     Cristiano Sabino
October 2, 2026
Pressenza
“Cuba non è sola!”: il ringraziamento del segretario generale della CTC cubana ad USB
Nelle giornate di celebrazione del centenario della nascita di Fidel Castro, abbiamo ricevuto questo importante messaggio di ringraziamento di Miguel Colina, segretario Generale della CTC cubana, al nostro sindacato. https://www.pressenza.com/wp-content/uploads/2026/08/VID-20260825-WA0000.mp4 In questi ultimi mesi abbiamo dato vita come USB ad una grande prova di solidarietà politica e materiale, impegnandoci nelle manifestazioni contro il criminale Bloqueo statunitense, partecipando con le nostre delegazioni ai vari eventi che si sono svolti a Cuba, incontrando più volte il sindacato fratello della Central de los Trabajadores Cubanos, e contribuendo con una straordinaria raccolta di fondi e medicinali, a sostenere la lotta dell’eroico popolo cubano. Abbiamo fornito alla CTC due generatori di corrente ad energia solare che sono già in uso presso la sede del giornale “Trabajadores” e presso l’Hotelito che ospita i dirigenti sindacali quando vengono all’Avana. Usb continuerà senza sosta la mobilitazione per sostenere il popolo e il governo cubano. CUBA NO ESTÀ SOLA! Unione Sindacale di Base
August 25, 2026
Pressenza
USB: a Cuba per il 100° anniversario della nascita di Fidel Castro
In questo momento difficile per Cuba, sotto un assedio vergognoso, il pensiero di Fidel rappresenta le profonde radici politiche e umane in cui il processo rivoluzionario cubano continua a costruirsi; la nostra presenza rinforza lo storico legame di solidarietà internazionalista tra USB e Cuba. Nonostante le grandi limitazioni dettate dal criminale bloqueo imposto dagli Stati Uniti, il popolo cubano è riunito oggi insieme alle numerose rappresentanze internazionali per avviare quattro giorni discussione su come i principi di Fidel siano oggi necessari e  indispensabili per la costruzione di una vera alternativa antimperialista nel mondo. Nel pomeriggio abbiamo partecipato all’incontro “Fidel e i lavoratori” che ha illustrato a partire dalla relazione di Osnay Miguel Colina, segretario generale della Central de Trabajadores de Cuba,  la funzione che oggi il sindacato svolge in tutto il paese come attivatore di coscienza di classe e promotore della partecipazione di tutti i lavoratori e le lavoratrici alla costruzione delle decisioni economiche del paese, soprattutto in questo momento di crisi. “Medici e non bombe” diceva Fidel, oggi questa frase d’avanguardia risuona con ancora più forza davanti alla fase di riarmo attuale dell’Unione Europea e della NATO, che già sta rubando dalle tasche di chi lavora le risorse per i servizi essenziali. Rinnoviamo la nostra gratitudine per poter oggi essere presenti al fianco di Cuba per continuare a costruire insieme alla CTC e alla Federazione Sindacale Mondiale la lotta antimperialista e internazionalista a partire dai nostri  posti di lavoro. Unione Sindacale di Base
August 11, 2026
Pressenza
L’Europa dei due pesi e due misure: sanzioni a Cuba ma nessuna misura contro Israele
Strasburgo si allinea a Washington e punta il dito contro l’Avana, mentre l’isola è colpita da una crisi durissima Di Giuseppe Cirillo Con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede un aumento della pressione politica ed economica nei confronti di Cuba, raccomandando anche interventi sanzionatori. Si tratta di una risoluzione che, nei fatti, riprende molte delle accuse già avanzate dal governo degli Stati Uniti contro quello cubano guidato dal presidente Miguel Díaz-Canel. Il documento approvato con il sostegno del Partito Popolare Europeo, dei Conservatori e Riformisti e del gruppo liberale Renew Europe – tra i partiti italiani si sono espressi a favore Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre la Lega si è astenuta – ha descritto l’isola caraibica come un Paese sempre più vicino al collasso economico e sociale. La decisione dell’Eurocamera è arrivata in un momento particolarmente drammatico per Cuba, alle prese con una delle peggiori crisi economiche della sua storia recente. Carenze di carburante, blackout sempre più frequenti, difficoltà nell’approvvigionamento di beni essenziali e una crescente emigrazione hanno aggravato le condizioni di vita della popolazione. Secondo il Parlamento Europeo, la responsabilità principale della crisi sarebbe da attribuire al sistema politico ed economico cubano. Le difficoltà che impattano pesantemente sulla popolazione, sempre più allo stremo, secondo la decisione dell’Eurocamera non sarebbero da imputare al contesto internazionale, che ha contribuito all’isolamento economico dell’isola e all’imposizione di sanzioni, ma esclusivamente alle politiche adottate dal governo dell’Avana. Una valutazione che continua a far discutere. Da oltre sessantacinque anni Cuba è sottoposta all’embargo economico imposto dagli Stati Uniti. Sebbene alcuni beni di consumo siano riusciti a raggiungere l’isola, spesso attraverso il mercato nero e, più frequentemente, a beneficio dell’élite politica dell’Avana, la misura ha comunque limitato pesantemente l’accesso del Paese ai mercati internazionali, ai finanziamenti e a numerose tecnologie strategiche. Una situazione che ha contribuito sia alle difficoltà economiche dell’isola sia al crescente malcontento della popolazione nei confronti di una classe dirigente che continua ad avere accesso a privilegi e beni difficilmente raggiungibili dalla maggioranza dei cittadini. Ad ogni modo, pur non essendo l’unica causa delle difficoltà del Paese, l’embargo ha avuto un impatto più che significativo sullo sviluppo economico cubano e continua a essere indicato da numerose organizzazioni internazionali come uno dei fattori che contribuiscono alla crisi dell’isola. Non a caso, ogni anno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva a larghissima maggioranza una risoluzione che chiede la fine delle sanzioni statunitensi contro Cuba. Negli anni passati gli stessi Paesi europei hanno generalmente sostenuto questa posizione. Questa volta, però, la scelta è stata diversa e molti si sono chiesti il perché. Per il Parlamento Europeo, solo un profondo cambiamento politico ed economico potrebbe consentire a Cuba di uscire dalla povertà, dall’isolamento internazionale e dalla crisi attuale. Una posizione che attribuisce quasi esclusivamente al governo cubano la responsabilità delle difficoltà che il Paese sta attraversando. Ma proprio questa interpretazione sembra essere finita al centro delle critiche. Secondo i critici della risoluzione, la tendenza generale sembra essere quella di voler sottovalutare il ruolo avuto da decenni di embargo e di pressione economica internazionale. Una situazione aggravata negli ultimi anni dagli effetti della pandemia di Covid-19 e dal successivo aumento delle tensioni geopolitiche nella regione. È proprio in questo scenario che Washington ha deciso di aumentare la pressione economica e diplomatica sull’Avana, anche in risposta alla crescente presenza di Russia e Cina nei Caraibi e in America Latina, aree che gli Stati Uniti continuano a considerare strategiche per la propria influenza. A questo punto una domanda appare inevitabile: la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo nasce davvero dalla volontà di migliorare le condizioni di vita del popolo cubano o risponde a interessi geopolitici di qualcun altro? Inoltre, considerando che il Parlamento Europeo non ha ancora adottato lo stesso provvedimento nei confronti di Israele, accusato di genocidio a Gaza, di crimini in Cisgiordania e dell’apertura di diversi fronti militari in altre aree come Libano, Siria, Iran e Yemen, che fanno pensare più a una logica espansionistica che a una difesa militare contro organizzazioni considerate ostili, viene spontaneo chiedersi: l’Unione Europea sta applicando criteri diversi a seconda dei casi? Esistono forse doppi standard o vi sono interessi politici e strategici che sfuggono all’opinione pubblica?   Redazione Italia
June 26, 2026
Pressenza
RIFONDAZIONE CONDANNA MOZIONE PARLAMENTO EUROPEO CONTRO CUBA
Rifondazione Comunista condanna la vergognosa risoluzione del parlamento europeo contro Cuba. Mentre Cuba sta fronteggiando la più grave crisi umanitaria della sua storia a causa del blocco totale imposto da Trump, il Parlamento europeo approva una risoluzione infame e complice che chiede all’UE di imporre sanzioni e minaccia di interrompere l’accordo di cooperazione con l’isola. In una risoluzione approvata con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il parlamento europeo ha la spudoratezza di affermare che l’attuale emergenza umanitaria “non è il prodotto di alcun embargo esterno, ma la diretta conseguenza del modello e dei fallimenti del regime stesso”. Di fatto è una mozione che ricalca la propaganda dell’amministrazione fascista di Trump e Rubio che contraddice gli stessi voti della maggioranza degli stati europei nell’assemblea generale dell’Onu contro il blocco illegale che va avanti da più di sessanta anni. Trump ha inasprito il blocco a livelli mai visti con misure illegali che si applicano a qualsiasi impresa di paesi terzi. Da mesi l’isola subisce il blocco totale delle forniture energetiche. La maggioranza del parlamento europeo si allinea con il fascismo MAGA invece di denunciare le misure che costringono le imprese del nostro continente a cessare qualsiasi attività e relazione con Cuba. La risoluzione è stata proposta dai parlamentari di centrodestra del PPE, dai liberali di Renew (il gruppo di Calenda in cui è confluita Picierno dopo l’uscita dal Pd), dai Conservatori. L’estrema destra chiedeva un testo ancor più duro contro Cuba ma ha consentito l’approvazione astenendosi. Hanno votato contro socialisti, verdi e la sinistra radicale del gruppo The Left. Partiti complici del genocidio a Gaza, contrari a qualsiasi sanzione a Israele sostengono apertamente l’aggressione di Trump a Cuba. Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Anna Camposampiero, responsabile esteri del Partito della Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo
June 19, 2026
Pressenza
Sabato di Pace: anche l’embargo a Cuba è un atto di guerra
Sabato 11 aprile in piazza Carignano si è riunita la 215° Presenza di Pace. L’iniziativa delle Presenze prese avvio in seguito all’invasione dell’Ucraina da parte della Russia ed è diventata nel tempo, un’occasione per ricordare e dire NO alle tante guerre che insanguinano il nostro pianeta. Questo Sabato in particolare, l’attenzione è andata al di là dell’Oceano, precisamente a Cuba, dove il blocco economico, commerciale, finanziario ed energetico, imposto dal governo degli Stati Uniti da oltre sei decenni, è stato reso ancora più severo a partire da gennaio a causa dall’embargo petrolifero imposto dall’Ordine Esecutivo di Trump che impone dazi doganali a qualunque paese che fornisca petrolio all’isola caraibica. Un embargo che come è stato giustamente gridato in piazza, è un vero e proprio atto di guerra e sta sottoponendo la popolazione cubana a condizioni di vita estremamente difficili. Cuba produce 40.000 barili di petrolio al giorno ma il suo fabbisogno si aggira sui 110.000 barili, più del doppio. Per soddisfare il proprio fabbisogno energetico necessita quindi di forniture estere. In un articolo pubblicato su Micromega, il prof. Samuel Farber, Professore emerito di Scienze politiche al Brooklyn College della City University di New York, sostiene che l’escalation degli Usa nei confronti dell’isola caraibica, di poco successiva al vergognoso intervento in Venezuela, “ha creato la situazione più difficile per Cuba dal 1° gennaio 1959, ed è molto difficile intravedere una soluzione accettabile, almeno nel breve periodo… È una situazione terribile. Le forniture di petrolio dal Venezuela erano già diminuite prima del colpo di Stato e del rapimento avvenuti il 3 gennaio per mano degli Stati Uniti. Ma ora sono completamente interrotte.” Il governo deve razionare il carburante, destinandolo alle situazioni più delicate come gli ospedali ma gli effetti di questo ricatto si stanno facendo sentire rapidamente. L’elettricità ormai manca per la maggior parte del tempo, quasi venti ore al giorno, e le ripercussioni sulla vita quotidiana sono molteplici. I trasporti sono fermi, sia di terra che di cielo. L’approvvigionamento alimentare è in difficoltà, per cucinare spesso si devono utilizzare legna e carbone. Le pompe idriche funzionano saltuariamente così come i frigoriferi usati non solo per gli alimenti ma anche per i medicinali che, tra l’altro cominciano a scarseggiare. Il semplice paracetamolo è introvabile sugli scaffali delle farmacie di Stato, quello che si trova per altre vie è troppo costoso. Anche gli ospedali non riescono più prestare l’assistenza ordinaria ma devono concentrare le poche risorse per affrontare le situazioni d’emergenza. In “Cuba: collasso di un sistema sanitario” pubblicato nella rivista Recenti Progressi in Medicina si legge che “novantaseimila persone (quasi 1 su cento degli abitanti) – di cui 11.000 bambini – sono in lista d’attesa per un intervento chirurgico. Oltre 300 interventi chirurgici pediatrici a settimana sono compromessi dalla carenza di farmaci, ossigeno, anestesia e materiali di consumo”. Un vero e proprio collasso di un paese che, nonostante limitate risorse, aveva costruito una sanità eccellente, universale e gratuita, con un numero di medici pro capite molto elevato, circa 8,4 ogni mille abitanti. Personale sanitario che, al bisogno, ha operato in moltissimi paesi. Da noi arrivarono ad aiutarci quando il Covid si diffuse e, com’è stato ricordato sabato, anche negli ospedali calabresi che rischiavano la chiusura. Mancano farmaci, mancano le cure e crescono i casi di Zika, Dengue e Chikungunya. A livello internazionale ci sono state mobilitazioni di aiuto in favore della popolazione cubana. Dal Messico sono arrivati aiuti umanitari, cibo e prodotti per l’igiene personale, non petrolio. La Cina ha inviato pannelli fotovoltaici, alcuni anche dall’Italia con il progetto dell’Agenzia di interscambio culturale ed economico con Cuba (Aicec) inserito nella campagna “Let Cuba Breathe”. Il convoglio si è unito alla Flotilla internazionale partita il 21 marzo da Cancun a cui hanno aderito 19 Paesi e oltre 50 organizzazioni di solidarietà europee e internazionali. Aiuti che rischiano però di non venir distribuiti: i beni arrivano nei porti e poi si fa fatica a distribuirli, il paese è paralizzato. La situazione per la popolazione è veramente molto drammatica. Dopo decenni di embargo, l’uragano Melissa in autunno, lo stop alle forniture di petrolio diventa veramente lo strangolamento di un’intero paese. Le Nazioni Unite a Cuba, con la voce del coordinatore Francisco Pichon, hanno proposto un pacchetto di aiuti di emergenza da 94,1 milioni di dollari per mantenere i servizi essenziali per le persone più vulnerabili a Cuba e “salvare vite umane”. In questo pacchetto sarebbero previste anche le tanto necessarie forniture di carburante ma anche installazione di sistemi solari per ospedali, scuole e impianti di irrigazione, oltre al rafforzamento delle infrastrutture idriche. Perché con questo blocco anche la manutenzione delle infrastrutture e dei macchinari è estremamente complicata visto che è difficile trovare pezzi di ricambio e attrezzature. Al momento sembra però che i fondi recuperati per questo progetto siano meno di un terzo. Sara Panarella
April 15, 2026
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