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Raccolta medicinali per Cuba
Circolo di amicizia Italia-Cuba “Hilda Guevara” (Trieste) (3347037783)   Gent.me/i, a nome del Circolo Italia-Cuba di Trieste, intitolato a Hilda Guevara, vogliamo ringraziare tutte le cittadine e i cittadini, i partiti, i sindacati e i gruppi di studenti che hanno contribuito alla raccolta farmaci per Cuba, promossa da numerosi soggetti e in diverse sedi  (CGIL in via Pondares, sedi PRC e Giovani comuniste/i in via Tarabochia e Casa del popolo “A. Gramsci” di via Ponziana, Università). Questa iniziativa è andata molto bene e al di là di ogni più ottimistica speranza. Una prima parte del carico è partita venerdì 17  per Pescara, dove si svolgerà il Congresso nazionale di Italia-Cuba e dove verranno portati farmaci da molte città d’Italia, per poi effettuare un’unica spedizione verso Cuba; una seconda parte del materiale raccolto a Trieste, verrà prelevato lunedì da compagne/i di Italia-Cuba di Udine, per poi procedere a una seconda spedizione. Altre raccolte e altre pratiche solidali per Cuba verranno messe in atto nelle prossime settimane, oltre a momenti di approfondimento storico-politico. Cuba è un Paese indipendente che da decenni, per il suo non conformarsi al minaccioso ordine mondiale, è sottoposto a un bloqueo economico asfissiante, particolarmente duro in questi ultimi mesi, nel silenzio del cosiddetto mondo libero, complice di questo crimine. Fortunatamente la solidarietà internazionale si è messa in moto, e a questa anche noi, da Trieste, abbiamo contribuito. Il nostro impegno continuerà, per provare concretamente a costruire un diverso ordine mondiale, basato sulla giustizia e il rifiuto della violenza, sia che si manifesti sotto forma di invasioni militari sia sotto forma di assedio economico. I potenti della terra verranno sconfitti! È già successo nella storia e, quindi, può tornare a succedere. Grazie, Segreteria del Circolo di amicizia  Italia-Cuba “Hilda Guevara” (Trieste) Redazione Friuli Venezia Giulia
April 24, 2026
Pressenza
Pensioni pagate a domicilio, un esperimento pilota a Cuba
Un progetto pilota promosso dalla Banca Centrale di Cuba tra il 14 e il 17 aprile ha permesso ai pensionati di ricevere le proprie pensioni direttamente al loro domicilio grazie ad un accordo con alcune entità private. L’iniziativa promossa dalla Banca Centrale di Cuba (BCC), dal Banco Metropolitano (BANMET), dal Governo dell’Avana e dal Ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale (MTSS), ha l’obiettivo: di agevolare gli anziani, evitando di recarsi nelle filiali bancarie dove purtroppo le file sono molto lunghe a causa principalmente dalla carenza di energia elettrica. L’esperienza pilota ha coinvolto la Mipyme MEC S.U.R.L, nel Comune di Playa; altri si aggiungeranno nei prossimi giorni rendendo il progetto più ampio e in grado di coinvolgere un numero maggiore di utenti. I dipendenti di questa azienda hanno portato direttamente le pensioni al domicilio dei percettori. Le banche riducono così le attese degli altri cittadini, mentre alle aziende che aderiscono all’iniziativa è permesso depositare il denaro raccolto direttamente sul proprio conto, senza andare in banca e ricevere commissioni per il servizio, oltre a dare un contributo sociale a un settore vulnerabile. Dopo il normale periodo di sperimentazione il programma pilota verrà esteso a tutto il Paese. Dalla Banca Centrale di Cuba invitano altri negozi e attori economici a unirsi a questa iniziativa, ma non tutti sembrano aver risposto positivamente. Non è certo la prima volta che un’iniziativa positiva intrapresa dal governo viene usata per denigrare le stesse istituzioni che la propongono. In fondo il ruolo delle decine di siti che dagli Stati Uniti si occupano di fare propaganda contro L’Avana è proprio questo. Prendiamo ad esempio quanto scrive il sito Diario de Cuba, noto per le sue posizioni controrivoluzionarie. “Il programma pilota denota i fallimenti della cosiddetta ‘bancarizzazione’ e la mancanza di liquidità del sistema bancario cubano. L’ente emittente ha presentato la misura come un modo per facilitare le transazioni ed evitare spostamenti nelle filiali bancarie, riconoscendo implicitamente il sovraccarico del sistema finanziario statale. La necessità di questo meccanismo evidenzia i problemi strutturali del sistema di pagamento sull’isola, aggravati dopo l’imposizione della bancarizzazione”, scrive il sito. Ovviamente, secondo Diario de Cuba, il problema è tutto riconducibile alle carenze del nuovo corso bancario cubano. Le file sono causate dal problema tecnologico dell’intera struttura e dalle carenze energetiche; non viene mai menzionato il fatto che  se manca l’elettricità a Cuba non è perché il Padre Eterno ha deciso così e neppure per la classica narrazione che getta tutte le responsabilità sul governo incapace di fare qualunque cosa per i suoi cittadini. Dipende dal blocco economico, commerciale e finanziario implementato dalle ultime misure di Donald Trump, che impedisce all’isola di crescere economicamente e strutturalmente. Sempre secondo Diario de Cuba “la scarsità di denaro fisico ha inoltre dato vita a un mercato informale in cui gli intermediari, noti come ‘buquenques’, scambiano i trasferimenti in contanti con commissioni fino al 30%, una distorsione che evidenzia la sfiducia nel sistema bancario statale”. Peccato che il tasso di cambio del Peso Cubano con le altre monete internazionali sia artificialmente manipolato da un altro sito, che come Diario de Cuba vive grazie ai finanziamenti delle varie agenzie statunitensi, ovvero il famoso El Toque. Come nel caso di Cibercuba, dietro la facciata di organi che diffondono libera informazione si celano giornalisti che quotidianamente si dedicano a stravolgere e manipolare notizie su Cuba, con l’ovvio proposito di alimentare il malcontento nella popolazione, sperando in una sommossa popolare che faccia cadere il legittimo governo. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 23, 2026
Pressenza
Cuba sequestra 22.800 dosi di una droga provenienti dagli Stati Uniti
L’Ufficio generale delle dogane della Repubblica di Cuba ha riferito martedì del sequestro di quasi 23.000 dosi di una droga sintetica nota sull’isola come “el Chimico” . La scoperta ha sventato un tentativo di introdurre queste droghe sull’isola, sequestrando 19 foglie impregnate di cannabinoidi sintetici. Secondo William Pérez González, primo vice capo della dogana, le dosi sono state rinvenute all’interno di una scatola di cereali proveniente dagli Stati Uniti . Quanto sopra dimostra l’utilizzo di merci esentate dai dazi doganali per tentare di eludere i controlli alle frontiere , ha osservato l’agenzia di stampa cubana (ACN) . “Il consumo di 22.800 dosi è stato impedito grazie al lavoro della dogana cubana e dell’agenzia antidroga”, ha scritto il funzionario in X. Pérez González ha inoltre confermato che gli Stati Uniti sono la “fonte principale” di questa droga, il cui impatto si concentra soprattutto sui giovani e sugli adolescenti. Dosi de “El Chimico” sequestrati dalla dogana cubana   Nel riferire sull’incidente, l’ ACN  ha ricordato che Cuba mantiene una politica ufficiale di “tolleranza zero” nei confronti del traffico e del consumo di droga , nell’ambito della sua strategia di sicurezza nazionale e di salute pubblica. La storia della Cuba rivoluzionaria è caratterizzata da una lunga storia di collaborazione con l’Agenzia ONU per il Controllo della Droga (UNDCP) contro il narcotraffico. Il sociologo Pino Arlacchi, ex direttore dell’UNDCP ed analista politico, ha definito Cuba il “gold standard” della cooperazione antidroga nei Caraibi, sottolineando come l’isola sia totalmente estranea ai grandi flussi del narcotraffico internazionale. Già nel 2001, Arlacchi elogiò pubblicamente l’impegno di Cuba, definendolo un grande sforzo che merita riconoscimento e auspicando una maggiore cooperazione tra Washington e L’Avana per la sicurezza regionale. Cuba ha inaugurato un modello di ostilità alla droga e controllo del territorio che ha impedito alla criminalità organizzata di radicarsi nell’isola, a differenza di altri Paesi dell’area. Nel corso del 2025, le autorità cubane hanno sequestrato 1.941 chilogrammi di droga arrivata via mare, tra cui marijuana, cocaina e hashish, come riportato da Cubadebate lo scorso febbraio. Nello stesso anno, furono inoltre sventate 31 operazioni aeree, che portarono al sequestro di 27 chilogrammi di droga, principalmente cocaina, cannabinoidi sintetici e metanfetamina, provenienti da 11 paesi, con gli Stati Uniti come principale punto di origine. Il Codice Penale Cubano prevede pene detentive dai 4 ai 30 anni per i reati legati alla droga, sebbene nei casi più gravi le pene possano arrivare all’ergastolo. Cuba resiste anche contro il traffico di droga proveniente dagli USA, che forse vorrebbero farla ritornare al narco-Stato che era come ai tempi della dittatura fascista di Fulgencio Batista.   Info su notizia: > Aduana de Cuba decomisa casi 23 mil dosis de una droga procedente de EEUU Ulteriori info su tolleranza zero di Cuba verso narcotraffico: https://contropiano.org/interventi/2025/11/01/la-grande-bufala-del-narco-venezuela-0188251 https://it.granma.cu/cuba/2025-02-24/sequestrata-a-cuba-piu-di-una-tonnellata-di-droga-nel-2024 https://it.granma.cu/cuba/2022-02-04/cuba-zero-tolleranza-di-fronte-alla-minaccia-globale-del-narcotraffico https://it.granma.cu/cuba/2024-12-10/contro-le-droghe-si-vince https://it.granma.cu/cuba/2020-11-04/cuba-ha-frustrato-due-operazioni-di-narcotraffico https://it.granma.cu/cuba/2023-05-23/frustrata-unoperazione-di-narcotraffico-internazionale-a-nord-di-holguin https://www.aduc.it/notizia/cuba+ricetta+pino+arlacchi+vincere+terrorismo_32189.php Lorenzo Poli
April 22, 2026
Pressenza
Cuba tra embargo e resistenza
In studio, con due compagni da poco rientrati da Cuba, parliamo della situazione nell'isola, a fronte dell'embargo e delle minacce trumpiane, sempre più stringenti. Nonostante tutto questo, la popolazione cubana dimostra un profondo spirito di resilienza e cerca di risolvere le difficoltà legate alla carenza di carburante, di elettricità e di beni essenziali, soprattutto a L'Avana, dove la solidarietà popolare è molto forte: gli ospedali, pur mancando di medicinali e di attrezzature, continuano ad essere aperti, così come i musei, sia pure con orario ridotto. Le diverse espressioni dello stato sociale, nonostante le difficoltà legate all'embargo, sono assai ben percepibili. La situazione attuale rappresenta, però, uno dei momenti peggiori che Cuba abbia vissuto sino ad oggi: la popolazione resiste, ma si attende una prossima aggressione militare statunitense, per fronteggiare la quale i Comitati di Difesa Rivoluzionari si sono attivati, addestrando le persone nei quartieri. L'attività più pressante che, al momento, gli USA stanno portando avanti è la guerra mediatica, a cui è necessario rispondere colpo su colpo con un minuzioso lavoro di controinformazione e con la concreta solidarietà internazionale. 
April 22, 2026
Radio Onda Rossa
Bielorussia, Lukashenko avverte Washington su possibili conseguenze di una guerra con Cuba
In un’intervista al canale televisivo RT, il presidente bielorusso Aleksandr Lukashenko ha avvertito gli Stati Uniti delle possibili ripercussioni di una guerra con Cuba, riferisce BelTA. Lukashenko ha dichiarato che un conflitto con Cuba sarebbe estremamente costoso per gli USA, affermando che “la storia suggerisce che ne uscireste con il naso insanguinato”. Ha sottolineato la vicinanza geografica di Cuba agli Stati Uniti (definendola il loro “cortile di casa”) e ha predetto che diverse nazioni sosterrebbero discretamente l’isola in caso di attacco. «Se vi intromettete anche negli affari di Cuba e iniziate a combattere i cubani… la storia ci insegna che ne uscirete feriti. Ci saranno Paesi che, in silenzio e con calma, daranno il loro sostegno a Cuba. Ed è difficile prevedere come andranno a finire le cose», ha affermato Aleksandr Lukashenko. Il capo di Stato ha sottolineato che Cuba, a differenza dell’Iran, si trova in prossimità degli Stati Uniti. “Cuba è proprio nel cortile di casa [dell’America], non lontano dalla casa di Donald Trump. Ne avete davvero bisogno? Certo che no”, ha affermato. Il presidente ritiene che gli Stati Uniti debbano instaurare relazioni normali con i paesi dell’emisfero occidentale. “A Cuba e in Messico, e lo so bene, così come in Nicaragua e Venezuela, la maggior parte delle persone comprende cosa rappresentano gli Stati Uniti d’America. Ed è necessario costruire relazioni normali con gli americani. Bene, allora andiamo avanti e costruiamo queste relazioni”, ha affermato.  Lukashenko ha criticato aspramente le recenti politiche di Washington che hanno causato gravi carenze di carburante ed energia a Cuba, influenzando settori vitali come la sanità e l’istruzione. https://eng.belta.by/president/view/lukashenko-warns-us-of-possible-consequences-of-war-with-cuba-179296-2026/ Lorenzo Poli
April 22, 2026
Pressenza
Cuba, inizia la distribuzione del petrolio russo
Cuba ha iniziato a distribuire in diverse provincie le 100.000 tonnellate di petrolio ricevuto dalla Russia trasportate dalla petroliera Anatoli Kolodkin, ha annunciato Irenaldo Pérez Cardoso, vicedirettore dell’Unione Cuba-Petrolio (CUPET), nel mezzo della crisi energetica causata dal blocco statunitense. Vengono distribuiti benzina, gasolio e gas liquefatto, dando la priorità alla generazione di elettricità e ai servizi essenziali. Pérez Cardoso ha spiegato che la lavorazione del greggio continua e può richiedere da 12 a 15 giorni e che la produzione giornaliera inizierà immediatamente il suo viaggio verso i centri di consumo, utilizzando camion, treni e navi che la porteranno nella regione orientale e nella Isla de la Juventud. Secondo la stima di Pérez Cardoso, però, il petrolio russo coprirà solo circa un terzo della domanda nazionale mensile. “Non risolve l’intero problema energetico, ma costituisce un’importante tregua in mezzo all’assedio imposto”, ha dichiarato. “Una petroliera russa è arrivata a Cuba. È un fatto significativo, di sostegno e vicinanza in situazioni difficili come hanno sempre fatto la Russia e il fratello popolo russo”, ha detto il presidente, Miguel Díaz Canel,  commentando a RT l’arrivo del greggio a sull’isola. Il leader cubano ha aggiunto che i primi benefici dell’arrivo del petrolio russo saranno visibili tra pochi giorni. “Ci sono persone che si chiedono: ‘Beh, perché se la nave è arrivata qualche giorno fa non si vede ancora l’impatto?’. Perché è arrivato petrolio greggio che deve essere raffinato, dopo la distribuzione, da oggi o domani si inizieranno a vedere i risultati dell’aiuto russo”. La petroliera Anatoli Kolodkin è arrivata a Cuba alla fine di marzo con circa 100.000 tonnellate di petrolio, la prima ad arrivare a Cuba da mesi, dopo che gli Stati Uniti hanno costretto il Venezuela e il Messico a tagliare la fornitura di energia all’isola. Cuba non ha ricevuto alcuna fornitura di petrolio dal 9 gennaio, il che ha causato una crisi energetica. All’inizio di aprile il Ministro dell’Energia russo Sergei Tsiviliov ha affermato che la Russia si sta preparando a spedire una seconda petroliera sull’isola caraibica e assicurato che non avrebbe lasciato solo il popolo cubano. Intanto il Messico, la Spagna e il Brasile hanno annunciato l’aumento degli aiuti a Cuba. I governi delle tre nazioni hanno firmato un documento in cui parlano della complessa situazione che la nazione caraibica sta attraversando a causa del blocco degli Stati uniti. “Esortiamo ad adottare le misure necessarie per alleviare questa situazione e a evitare azioni che aggravino le condizioni di vita della popolazione, o siano contrarie al diritto internazionale”, hanno sottolineato nel testo. Inoltre, si sono impegnati “ad aumentare in modo coordinato la risposta umanitaria volta ad alleviare la sofferenza del popolo cubano”. In precedenza la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha chiesto, durante la sua partecipazione al IV vertice in difesa della democrazia, che i Paesi presenti all’evento raggiungessero un accordo per condannare gli attacchi contro la più grande isola delle Antille. (RT, Sputnik) www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
April 20, 2026
Pressenza
Intervista a Miguel Díaz-Canel
“Non ci piace la guerra, promuoviamo la solidarietà e la cooperazione tra i popoli, ma siamo pronti a difendere questa pace” In un contesto di massima tensione diplomatica e crisi energetica, il leader cubano offre in questa intervista una risposta netta alle recenti minacce provenienti da Washington. Rispondendo alle domande, […] L'articolo Intervista a Miguel Díaz-Canel su Contropiano.
April 20, 2026
Contropiano
Shield of the Americas – II
Pubblichiamo la seconda puntata dell’approfondimento sulla nuova politica Usa in Latino America, a cura della redazione di INFOaut. Qui la prima puntata. Buona lettura! Seconda parte CHIUDERE I CONTI, O QUANTOMENO PROVARCI Oltre alla questione della gestione delle rotte del traffico, l’operazione contro il Mencho rende visibile anche il secondo elemento alla base di “Shield of the Americas”: la continuazione
15, 16 e 17 aprile 1961, i tre giorni che cambiarono la storia di Cuba
Fin dai primi giorni dal trionfo della rivoluzione cubana capeggiata da Fidel Castro, avvenuto il 1° gennaio 1959, gli Stati Uniti hanno cercato di rovesciare il governo con numerose azioni terroristiche che hanno avuto il loro apice nei giorni 15, 16 e 17 aprile 1961, quando fu deciso dall’allora amministrazione guidata da J.F. Kennedy di invadere militarmente l’isola per riportarla sotto il controllo degli Stati Uniti. L’invasione dell’isola sulle spiagge di Playa Giròn, conosciuta anche come Baia dei Porci, si concretizzò il 17 aprile, ma nei due giorni precedenti altri eventi cambiarono il corso della storia di Cuba. Nelle prime ore del 15 aprile 1961 aerei camuffati con il distintivo della Fuerza Áerea Revolucionaria attaccarono simultaneamente l’aeroporto di Ciudad Libertad (nella capitale), la base aerea di San Antonio de los Baños, a sud-est dell’Avana e l’aerodromo della città orientale di Santiago de Cuba. Otto aerei B-26 partirono da Puerto Cabezas, in Nicaragua, con l’obiettivo di distruggere, a terra, la modesta aviazione cubana e per coprire le successive azioni militari sull’isola. L’attacco aveva anche lo scopo di far credere all’opinione pubblica internazionale che una ribellione interna stava avvenendo nel Paese e per questo uno degli aerei camuffati atterrò a Miami, convalidando l’ipotesi della diserzione e della ribellione dei piloti cubani. I bombardamenti causarono sette morti e 53 feriti principalmente tra la popolazione civile a causa dell’intenso mitragliamento da parte degli aerei delle zone circostanti alla base di Ciudad Libertad. Il giorno successivo, il 16 aprile 1961, duranti i funerali dei caduti per i bombardamenti, Fidel Castro proclamò il carattere socialista della rivoluzione in un evento a cui parteciparono migliaia di cubani. “Quello che gli imperialisti non possono perdonarci è che siamo qui, quello che gli imperialisti non possono perdonarci è la dignità, l’integrità, il coraggio, la fermezza ideologica, lo spirito di sacrificio e lo spirito rivoluzionario del popolo di Cuba,” dichiarò. Il bombardamento degli aeroporti cubani era il preludio alla successiva invasione del Paese, che avvenne nelle prime ore del 17 aprile. Fidel aveva capito che quei bombardamenti non erano degli eventi sporadici, ma appunto, il preludio all’invasione e per questo decise di mobilitare le forze armate cubane e le milizie popolari. La decisione di invadere Cuba fu presa nel novembre 1960 negli ultimi mesi della presidenza di Eisenhower, ma si concretizzò con l’arrivo alla Casa Bianca di John Fitzgerald Kennedy. Il nuovo Presidente venne informato nel gennaio dell’anno successivo, ma si rifiutò di far partecipare le truppe statunitensi all’invasione. Affermazione ripetuta anche in un’intervista tre giorni prima dello sbarco. Allo sbarco alla Baia dei Porci partecipò una brigata di un migliaio di esuli cubani, persone reclutate nell’isola provenienti dalla borghesia di estrema destra, dai movimenti studenteschi cattolici e da ambienti legati al clero più reazionario. La brigata arrivò a contare 1.200 guerriglieri e fu addestrata nei mesi precedenti in una base del Guatemala. Contemporaneamente arrivarono sull’isola una cinquantina di agenti con l’obiettivo di creare dei gruppi che appoggiassero dall’interno lo sbarco con azioni di guerriglia. In un primo momento lo sbarco doveva avvenire sulle spiagge di Trinidad, ma poi fu dirottato su Playa Giròn perché le condizioni logistiche erano mutate.  Il progetto iniziale prevedeva dopo lo sbarco la creazione di una testa di ponte a Trinidad, municipio tra i più controrivoluzionari dell’isola, da usare per conquistare l’intera Cuba, dato che la città aveva un porto e un aeroporto. Inoltre era in programma la costituzione di un governo fantoccio che sarebbe stato ovviamente riconosciuto dalla comunità internazionale. La presenza di bande di controrivoluzionari sulle montagne intorno a Trinidad avrebbe permesso un appoggio logistico allo sbarco, ma Fidel Castro aveva in quel periodo ingaggiato una grande lotta alle bande inviando migliaia di miliziani sulle montagne, quindi gli invasori si sarebbero trovati schiacciati alle spalle dai miliziani governativi. Fu deciso allora di spostare lo sbarco più a nord, a Playa Giròn, o Baia dei Porci. Secondo la Cia il movimento controrivoluzionario poteva contare su 3.000 affiliati e 20.000 simpatizzanti, ma alla resa dei conti furono molti meno. Lo sbarco alla Baia dei Porci iniziò la mattina del 17 aprile 1961; la brigata era partita da una base in Nicaragua, ma come scrive Daniele Silvestri in una canzone, “quel giorno il vento cambiò” e dopo 60 ore di duri combattimenti l’attacco viene sventato dall’esercito cubano comandato dallo stesso Fidel. I mercenari sconfitti si arresero a Playa Girón al tramonto del 19 aprile e quest’azione rappresentò la prima grande sconfitta dell’imperialismo in America Latina. Cinque giorni dopo Kennedy ammise pubblicamente la responsabilità degli Stati Uniti nell’invasione di Cuba, ma non la partecipazione. Alla fine dell’anno il governo cubano restituì i prigionieri della spedizione agli Stati Uniti in cambio di farmaci. L’operazione di rimpatrio iniziò il 23 dicembre e terminò il 26 dicembre 1961. Fu organizzato un ponte aereo Miami-L’Avana-Miami; gli aerei caricavano i medicinali negli Stati Uniti, li scaricavano a Cuba e ritornavano in patria con i prigionieri liberati. Si aggiunsero a loro anche 1.015 parenti. I corpi dei quattro piloti nordamericani morti e recuperati dai rottami degli aerei abbattuti durante la battaglia di Playa Giròn restarono a Cuba per oltre vent’anni, perché la Cia non poteva rimpatriarli, altrimenti avrebbe ammesso la sua partecipazione all’azione. La disfatta della Baia dei Porci debilitò e frantumò i numerosi gruppi controrivoluzionari sia in patria che all’estero. Rimprovervaano all’Amministrazione Kennedy di essere stati traditi e lasciati soli per non aver autorizzato l’intervento dei soldati statunitensi. Secondo alcuni fu questa la causa del suo assassinio: la mafia cubano americana non gli avrebbe perdonato il tradimento. Dall’altro lato l’aver respinto l’invasione mercenaria organizzata e finanziata dai nordamericani rafforzò ancora di più il consenso popolare attorno alla rivoluzione e alla figura di Fidel Castro. Il movimento controrivoluzionario vide nella sua figura l’ostacolo maggiore alla vittoria sulla rivoluzione. Vennero concentrate le poche energie rimaste nel tentativo di assassinarlo, ma i complotti furono tutti sventati dall’efficiente servizio di sicurezza popolare. Il servizio di controspionaggio messo a punto dal governo cubano per prevenire le infiltrazioni di agenti stranieri e controllare i gruppi controrivoluzionari presenti sull’isola aveva e continua ad avere un’importanza fondamentale per la sicurezza nazionale. Già a quell’epoca gli agenti cubani riuscivano a infiltrarsi nei vari gruppi terroristici per impedirgli di compiere i loro progetti. Alla fine del 1961 i gruppi controrivoluzionari erano praticamente scomparsi e la Cia non aveva più agenti sull’isola. Da quel momento la sua strategia per combattere la rivoluzione cambiò radicalmente: si passò a eseguire atti terroristici in piena regola, che richiedevano un’organizzazione molto meno complessa. Furono incendiati vari negozi e mercati nella capitale e realizzati altri attentati con lo scopo di terrorizzare il popolo cubano. Il 13 aprile 1961 fu incendiato il supermercato El Canto a L’Avana, dove perse la vita una dipendente. La disfatta di Playa Giròn fece capire al governo statunitense che un intervento armato sull’isola per riportarla sulla retta via non era una strada percorribile. Fu deciso quindi di ricorrere alle sanzioni, tanto amate oggi dai nostri governanti, per strangolare economicamente Cuba e mettere alla fame la popolazione, che così sarebbe insorta contro il governo. Il 7 febbraio 1962 Kennedy firmò la legge che istituiva il blocco economico, commerciale e finanziario ancora in vigore. Gli Stati Uniti non accettarono mai la sconfitta e il carattere socialista della rivoluzione cubana e cercarono in tutti i modi di vendicarsi applicando centinaia di sanzioni economiche, creando un assedio che non ha eguali nella storia mondiale. Nel Medio Evo per conquistare un castello lo si assediava portando la popolazione alla fame e alla disperazione. Sono passati oltre sessanta anni da quei giorni, ma il castello cubano non è caduto. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 17, 2026
Pressenza
Indiscrezioni del Pentagono: in accelerazione i piani per un’operazione contro Cuba
La pianificazione militare per una possibile operazione guidata dal Pentagono contro Cuba sta subendo un’accelerazione. Secondo quanto riportato da USA Today, che cita fonti interne al Dipartimento di Guerra, l’amministrazione guidata da Donald Trump starebbe definendo i dettagli tecnici per un intervento armato, nell’eventualità che il tycoon decida di impartire […] L'articolo Indiscrezioni del Pentagono: in accelerazione i piani per un’operazione contro Cuba su Contropiano.
April 17, 2026
Contropiano