Senza petrolio, senza turismo, senza rifornimenti, quanto può resistere Cuba?Pochi giorni fa Cuba è stata colpita da una burrasca inusuale con una
temperatura di zero gradi la più bassa mai raggiunta. Il vento furioso sparge la
spazzatura che si accumula agli angoli delle strade e non c’è combustibile per
questo sevizio pubblico tanto necessario. Nonostante questa debolezza estrema,
Cuba è stata qualificata come «Minaccia inusuale e straordinaria alla sicurezza
e alla politica estera statunitense».
La preoccupazione in una cittadinanza abituata alle minacce del suo vicino è
evidente e nelle conversazioni si mescola l’inquietudine di come arrivare a casa
dopo il lavoro a causa della scarsezza dei trasporti, il black out, i prezzi
esorbitanti del cibo e il record delle temperature.
Cuba arriva con una economia azzoppata a questo nuovo attacco economico. Dal
2019 le cose sono andate di male in peggio. Prima ci furono le nuove misure di
Trump che hanno rafforzato il blocco e hanno fatto arretrare le timide aperture
di Obama. Poi venne la pandemia, il crollo del turismo, la mancanza di
combustibile per i prodotti di base, l’emigrazione massiccia dei giovani e il
black out di oltre venti ore al giorno.
> Dice Francisco Rodrigues, giornalista de La Revista Trabajadores: «Credo che
> la cosa più grave che ci è successo con il blocco dopo tanto tempo è che lo
> percepiamo come naturale e lo svalutiamo come argomento per spiegare quello
> che ci succede. Tuttavia, non c’è nessun paese al mondo che potrebbe vivere
> neppure sei mesi nelle condizioni nelle quali sopravvive l’economia cubana».
> (…)
«È sicuro che non tutta la responsabilità è del blocco. Il governo ha commesso
molti errori nell’economia», sostiene Dixie Edith Trinquete, professora del
Centro de Estudios Demograficos de l’Avana e fa l’esempio dell’unificazione
monetaria. «Una misura che se si fosse presa per tempo, magari il turismo si
sarebbe ripreso».
IL BLOCCO IN CIFRE
Nel 2024 a causa del blocco le perdite furono calcolate in 7 miliardi e mezzo di
dollari cioè un aumento del 49% rispetto all’anno prima secondo l’ultimo
rapporto presentato da Cuba all’Assemblea generale delle Nazioni Unite. Il
ministro degli esteri spiegò in quella occasione che due mesi di applicazione
del blocco equivalgono al costo del combustibile necessario per coprire la
domanda nazionale di elettricità. A questa crisi ha contribuito l’obsolescenza.
Cuba ha sofferto l’obsolescenza statunitense e quella sovietica, dice la
professora: «Sto pensando agli impianti termoelettrici, alle raffinerie, ossia
noi abbiamo dovuto sostituire una struttura teconologica negli anni Sessanta con
una struttura tecnologica sovietica e ora non abbiamo come sostituirle, sono due
paradigmi tecnologici differenti e li stiamo sostituendo con una tecnologia
cinese che però dobbiamo pagare e non possiamo perché siamo indebitati». (…)
> L’Ufficio nazionale di statistica di Cuba ha reso noto che nel 2025 si chiuse
> con una cifra di 1,8 milioni di turisti contro il 4,7 milioni del 2018. Questa
> caduta tanto allarmante della seconda industria dell’isola che è fonte vitale
> di valuta ha a che vedere secondo questo organismo statale con la scarsezza
> del combustibile, la diminuzione dei trasporti, la persistente crisi economica
> e le imitazioni nei servizi di base che coinvolgono direttamente i turisti.
> (…)
Per di più Trivago, Expedia e Booking hanno eliminato le strutture alberghiere
cubane dalle loro piattaforme. Si calcola una perdita annua di 70 milioni di
dollari oltre alla chiusura di attività economiche nell’Avana vecchia. (…)
La penuria di prodotti di base che Cuba patisce si può osservare a cominciare
dall’aeroporto di Madrid. La comunità cubana emigrata che risiede in Spagna ha
sostituito quasi per intero i turisti sugli aerei che vanno a Cuba. Il carico
fatturato di valigie di tutte le grandezze parte carico di cibo, medicine e
prodotti di base per i familiari dei viaggiatori e per il piccolo commercio.
Basilio (nome fittizio) spiega che viaggia verso l’isola ogni quattro mesi: «I
miei genitori sono molto anziani, vivono soli in una casa di Santa Clara e io
non posso dormire pensando che soffrono la fame. La penuria generalizzata ha
obbligato il governo cubano dopo la pandemia ad allargare le maglie della legge
e consentire l’ingrasso di una quantità imponente di prodotti comprese medicine
e alimenti.
> Con una inflazione annua del 14% nel 2025 nel mercato legale la rivalutazione
> delle pensioni non basta per mangiare. Elizer (nome fittizio) ha lavorato in
> un mezzo di comunicazione come tecnico e ha una pensione di poco più di 4000
> pesos: «Una confezione di uova costa 2800 pesos. Come credi che possa
> mantenermi?». (…)
Secondo cifre ufficiali, Cuba importa 2 miliardi di dollari l’anno in cibo delle
600 mila tonnellate di riso che si consumano ogni anno se ne producono a Cuba
solo 80 mila tutti gli analisti concludono che il governo ha fallito almeno per
quanto riguarda la sovranità alimentare. Il ruolo predominante dello stato in
tutto il processo produttivo è indicato come una delle cause di questo
fallimento.
UN ALTRO PERIODO ESPECIAL?
«C’ è una grande differenza tra la crisi del Periodo especial e la situazione
che stiamo vivendo dal 2019. Quando crollò l’Unione Sovietica venivamo da una
situazione di benessere avevano la leadership di Fidel e tutta la generazione
storica della rivoluzione stava nei principali ruoli del Paese era un capitale
politico e simbolico importante. Ora è un’altra generazione che sta nei posti di
responsabilità e ha di fronte una sfida importante», dice Rodriguez e sottolinea
che in quell’epoca c’erano meno disuguaglianze sociale rispetto a oggi
disuguaglianze che sono state prodotte dai cambiamenti che si sono introdotti
nel modello economico per cercare di alleggerire le sanzioni.
Il cosiddetto Periodo especial ha coinciso con la caduta della Unione sovietica,
il principale sostegno nel 1991 e si prolungò per tutto il decennio. Gli anni
più duri, dove c’era scarsezza di alimenti e di combustibili furono il 1993 e
’94. La popolazione cubana chiamava scherzosamente “alumbrones” (schiarite) le
poche ore di cui godeva per l’energia elettrica. Per affrontare la risi in
quell’epoca il governo cubano promosse una serie di misure come la
depenalizzazione dell’uso di valute estere, l’allargamento dei permessi alla
comunità cubana all’estero per visitare l’isola, l’ampliamento degli
investimenti stranieri la creazione del peso cubano convertibile e le cadecas,
luoghi di scambio di valuta. Ma una delle più significative furono le nuove
forme di proprietà, anche quella statale, per lo sviluppo dell’attività
economica. Nel 1993 appare il “Quentapropismo” soprattutto nel settore dei
servizi che cambia il panorama delle città cubane con l’apparizione dei
ristoranti privati (“paladares”) e delle case di ospitalità.
Le nuove generazioni, nate all’inizio del secolo, hanno vissuto sempre con la
doppia moneta, con la disuguaglianza con l’obiettivo di lavorare nell’impresa
privata più che studiare per avere una carriera universitaria, dice Rodriguez.
LA SITUAZIONE ATTUALE
La “emergenza nazionale” dichiarata da Trump basata su minacce militari,
pericoli per la sicurezza nazionale, il rischio di immigrazione di massa, non è
la prima nella storia della rivoluzione però lo stato di deterioramento
economico in cui si trova Cuba la rende molto più dannosa. Lo stesso Trump ha
dichiarato: «non credo che Cuba possa sopravvivere».
Il governo cubano ha riconosciuto che c’è uno scambio di messaggio con gli USA
ma afferma con chiarezza che non è disposto a negoziare un cambio del suo
sistema di governo. Nella sua comparsa davanti ai media di recente il presidente
cubano, Miguel Diaz-Canel ha affermato che le nuove misure di Trump evidenziano
la natura fascista, criminale, genocida di una cosca che ha sequestrato gli
interessi del popolo statunitense per fini esclusivamente personali. E ha
assicurato che la resa non è una opzione. «È ampiamente documentata la
disposizione storica di Cuba ad avere con il governo degli Stati uniti un
dialogo serio e responsabile basato sul diritto internazionale», ha aggiunto.
La presidenta messicana Claudia Sheinbaum ha evitato di rivelare se continuerà a
inviare o no petrolio all’isola e invece ha dichiarato che era pronta una nave
che arriverà questa settimana.
> Diaz Canel, presidente cubano, ha ammesso che dal dicembre scorso non arriva
> combustibile all’isola e, una volta eliminato il Venezuela come principale
> fornitore, gli occhi si voltano verso il Messico, secondo e ormai unico
> fornitore. D’altra parte il governo cinese ha fornito qualche settimana fa 80
> milioni di dollari e 60 mila tonnellate di riso confermando il suo sostegno a
> Cuba e denunciano energicamente il blocco Usa.
Intanto, il governo cubano prende misure di emergenza per il risparmio di
combustibile per evitare il collasso.
Il giorno dopo il discorso televisivo di Canel i ministri hanno elencato le
misure da prendere nelle loro aree di competenza per dare priorità ai sevizi
essenziali di produzione di alimenti, emergenze ospedaliere e attività come il
turismo che generano valuta straniera. La restrizione della vendita di
combustibile, la diminuzione della giornata lavorativa e del trasporti o la
riduzione dell’orario scolastico sono alcuni dei cambiamenti più importanti per
fare fronte ad una realtà drammatica.
Al bancone di un bar di un hotel a 4 stelle che si trova nel Degado, il
quartiere centrale dell’Avana, un uomo chiede un espresso. Dopo averne bevuto un
sorso comincia a gridare “se tanto vi piace il comunismo, Diaz Canel se ne vada
in Russia o in Cina e lasci tranquilli noi cubani”.
Si stava sfogando, spiega uno dei camerieri che esprime la sua opinione con
rabbia contenuta: «Che vengano le navi e gli aerei che devono venire e che
finisca presto questo incubo. Che vengano gli americani, che facciamo gli affari
che vogliono e noi finalmente smetteremo questi sacrifici».
> Fuori, nell’Avenida 23, una delle principali arterie della capitale, davanti
> all’hotel Abana Libre, la gente si ammucchia attorno allo scarso trasporto
> privato che arriva. Nel tumulto corre la voce del prezzo: 400! La scarsità dei
> trasporti fa salire i prezzi una corsa che tre giorni prima costava 250 pesos,
> ora ne costa 400. Lo stesso tragitto nel trasporto pubblico, al momento
> razionato, costa 10 pesos.
Se il salario medio a Cuba, secondo fonti ufficiali, è attorno ai 7000 pesos, e
prima in questa situazione i trasporti erano già l’incubo dei cubani, ora è
diventato esasperante, come spiega la cameriere di un hotel: “Ieri mi è toccato
camminare due chilometri per arrivare a casa dopo aver pagato un’auto pubblica.
La mia casa è oltre il municipio 10 ottobre e il mio salario non è sufficiente
per pagare i trasporti. Speriamo che qualche paese ci aiuti”.
Anche l’impresa privata ha riorganizzato la giornata lavorativa. Ariel (nome
fittizio) cameriere di un animato ristorante situato non lontano dalla famosa
Torre Cappa, l’hotel più lussuoso dell’Avana, lavora due giorni 12 ore e riposa
altri due giorni per abbassare i costi del trasporto. Negli ultimi 5 anni
l’abbandono del posto di lavoro è aumentato a causa dei problemi di trasporto e
dal o nessun potere di acquisto del salario provocato dall’inflazione.
Il razionamento del combustibile ha colpito la famosa Feria Internacional del
Libro dell’Avana arrivata alla trentaquattresima edizione, che è stata
cancellata. L’incontro molto atteso perché cominciò dal 1982 e a partire dal
2000 divenne un appuntamento annuale.
La fiera costituisce un incontro culturale importante di case editrici latino
americane e spagnole accompagnate da decine di eventi che includono concerti .
> In questi cinque anni di crisi generalizzata si è prodotto il peggior esodo di
> popolazione dal 1959. Trinquete chiarisce che la migrazione cubana non fugge
> dalla dittatura come dicono i media ma è economica, molti giovani soffrono ad
> andar via dall’isola.
Arnaldo (nome fittizio) lavora come cameriere in un bar e ha già comprato il
viaggio verso la Spagna per il 9 marzo: “Sono medico ma non voglio terminare la
specializzazione perché a quel punto diventa più difficile ottenere il permesso
del governo”, spiega.
Verso sera, nel magnifico patio dell’hotel Nacional dell’Avana, considerato
monumento nazionale, i turisti si chiudono dentro per prendere un cocktail al
calore della musica di un’orchestra dal vivo. In questo spazio privilegiato non
manca nulla. I turisti sono fonte di valuta necessaria perché il paese continui
a funzionare. Fuori, tutto è oscurità e incertezza. Il tempo dirà se Cuba
sopravviverà e in che modo dall’ultima aggressione statunitense.
La traduzione dell’articolo originale, pubblicato da El Salto diario il 15
febbraio 2026, è a cura di Anna Pizzo e Pierluigi Sullo
La copertina è di Pedro Szekely (Flickr)
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