Stati Uniti, un terrorista all’ONU
Chi è Orlando Gutierrez Boronat? Ci sono nomi che Washington ricicla quando ha
bisogno di qualcuno che si assuma la colpa di qualche azione infame contro Cuba.
Orlando Gutiérrez Boronat è uno di loro, selezionato dalla Casa Bianca per
partecipare come “ospite d’onore” a una riunione delle Nazioni Unite. È un
terrorista accertato.
Dietro il portavoce della cosiddetta “Assemblea della Resistenza Cubana” e la
sua retorica di “disobbedienza civile” si cela una storia di decenni di azioni
violente, finanziamenti opachi e incrollabile lealtà alla politica di
persecuzione di Washington contro l’isola.
La sua carriera iniziò nelle più dure organizzazioni controrivoluzionarie di
Miami: Abdala, il Fronte di Liberazione Nazionale Cubano, l’Organizzazione per
la Liberazione di Cuba e la Gioventù della Stella, quest’ultima responsabile del
posizionamento di decine di bombe a Miami. Da qui la sua dichiarata ammirazione
per Roberto D’Aubuisson, il fondatore degli squadroni della morte salvadoregni.
Orlando Gutierrez Boronat è responsabile dell’assalto compiuto da un gruppo di
uomini mascherati alla sede di Prensa Latina a Città del Messico e mantiene
legami professionali e personali con estremisti come Ramón Saúl Sánchez Rizo e
Santiago Álvarez Fernández Magriñá, oltre a un collegamento con il terrorista
Luis Posada Carriles.
L’organizzazione di cui ora è portavoce, l’Assemblea della Resistenza Cubana,
comprende Alpha 66, la Brigata 2506 e la Giunta Patriottica, tutte con una
storia di violenza documentata.
Il denaro ha alimentato la sua carriera. L’USAID ha donato alla sua Direzione
Democratica Cubana 97.321 dollari per un programma contro il turismo cubano e la
sua organizzazione avrebbe ricevuto quasi sette milioni di dollari da enti
governativi statunitensi tra il 2006 e il 2019.
Ma anche all’interno di questo ecosistema è stato messo in discussione: un altro
rappresentante yankee, l’ex ambasciatore Armando Valladares, lo ha accusato di
essersi appropriato di “milioni di dollari” del bilancio federale destinato alla
sovversione, con spese discutibili per stipendi e viaggi.
Boronat non è un dissidente perseguitato, è un contractor (così vengono chiamati
i mercenari in certi ambienti).
La sua ascesa alla ribalta internazionale non è casuale. Nel 2023, si è recato
in Ucraina per diffondere la falsa notizia che Cuba stesse inviando soldati a
combattere al fianco della Russia, un’operazione volta a spianare la strada a
un’offensiva contro Cuba alle Nazioni Unite e a minare l’accordo di cooperazione
con l’Unione Europea.
Il viaggio fu finanziato dal Dipartimento di Stato su raccomandazione
dell’allora senatore Marco Rubio, con tappe in Perù, Repubblica Dominicana,
Costa Rica, Paraguay e diversi Paesi europei.
Ora l'”onorevole” Boronat sta anche conducendo una campagna per sabotare le
votazioni annuali contro il blocco, facendo pressione sui governi
latinoamericani affinché si uniscano alla sua crociata e diffondendo notizie su
presunte violazioni dei diritti umani e sull'”insostenibilità” del sistema
economico cubano. Insomma, esegue gli ordini dei suoi superiori per minare il
sostegno internazionale all’isola in un forum in cui Washington non può
esercitare il diritto di veto.
Considerato il suo passato, non sorprende che nel luglio 2025 il governo cubano
lo abbia esplicitamente incluso nella lista nazionale dei terroristi presentata
al Segretario Generale delle Nazioni Unite, un documento che identifica 62
persone e 20 organizzazioni e chiede ad altri Paesi di collaborare al loro
arresto e alla loro estradizione.
Non si tratta di una nuova accusa né di un capriccio diplomatico: è il riassunto
documentato di una carriera che ha fatto del danneggiare Cuba il suo modus
operandi.
La cosa incredibile è che ci sono ancora governi che lo ricevono come
interlocutore. Non rappresenta alcun popolo, men che meno il popolo cubano, ma
un’industria che prospera sull’ostilità, sull’odio e sulla violenza.
Washington ammette senza vergogna un terrorista reo confesso alle Nazioni Unite.
Raúl Antonio Capote, Granma /Resumen Latinoamericano
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Andrea Puccio