Tag - sanzioni a israele
La denuncia di Human Rights Watch: la violenza dei coloni israeliani, sostenuta dallo stato, costringe alla fuga in Cisgiordania
della Redazione Al Jazeera,
Al Jazeera, 20 agosto 2026.
Human Rights Watch chiede sanzioni e la sospensione degli aiuti militari a
Israele, mentre decine di comunità palestinesi nella Cisgiordania occupata
rischiano di essere cancellate.
Il 14 agosto 2026 alcuni coloni israeliani hanno issato bandiere israeliane su
un edificio palestinese alla periferia di Beit Sahour [Archivio: Mahmoud
Illean/AP]
Secondo un nuovo rapporto di Human Rights Watch (HRW), decine di comunità
palestinesi nella Cisgiordania occupata rischiano di essere cancellate a causa
dell’escalation di attacchi da parte dei coloni israeliani.
L’aumento degli attacchi da parte dei coloni, insieme alla rapida espansione
degli insediamenti israeliani -illegali secondo il diritto internazionale- sta
provocando un’ondata di sfollamenti forzati dei palestinesi, ha affermato
l’organizzazione per i diritti umani con sede negli Stati Uniti in un rapporto
pubblicato giovedì.
Il rapporto accusa le autorità israeliane di armare, finanziare e garantire
l’impunità ai coloni affinché possano compiere tali attacchi.
La violenza dei coloni israeliani è in aumento da quando l’attuale governo è
entrato in carica nel dicembre 2022.
Ma gli attacchi hanno raggiunto un picco nei primi due mesi della guerra di
Stati Uniti e Israele contro l’Iran: tra gli abusi segnalati figurano omicidi,
anche di bambini, aggressioni, violenze sessuali, abusi fisici e psicologici,
detenzioni arbitrarie, incendi dolosi, demolizioni di proprietà e furti,
aggiunge il rapporto.
Il massimo di terra e il minimo di palestinesi
«Il governo israeliano e i coloni condividono lo stesso obiettivo: il massimo di
terra e il minimo di palestinesi; le autorità non solo non fermano la violenza
dei coloni, ma la favoriscono attivamente», ha affermato Sarah Sanbar,
ricercatrice ad interim per Israele e Palestina presso Human Rights Watch.
«I coloni sparano, aggrediscono ed espellono i palestinesi dalle loro terre, e
lo stato fornisce le armi, la copertura legale e i fondi per farlo», ha
aggiunto.
HRW ha indagato sugli attacchi dei coloni in sette comunità palestinesi della
Cisgiordania tra aprile e maggio, tra cui Al-Mughayyir, Mikhmas e Taybeh, nel
governatorato di Ramallah; Jalud e Qaryut, nel governatorato di Nablus; e
Khirbet Hamsa e Muarrajat East, nella Valle del Giordano.
Il rapporto ha rilevato che, in alcuni casi, i coloni armati hanno agito a
fianco di unità militari israeliane o in presenza di soldati che, pur essendo
sul posto, non sono intervenuti durante le incursioni contro residenti e
proprietà palestinesi, contribuendo così al fenomeno di sfollamento forzato.
Aumento degli sfollamenti forzati
Il rapporto afferma che, secondo una ricerca dell’Ufficio delle Nazioni Unite
per il Coordinamento degli Affari Umanitari (OCHA), nei primi quattro mesi di
quest’anno il numero di palestinesi sfollati a causa di attacchi dei coloni,
demolizioni e sgomberi è stato superiore a quello registrato nell’intero 2025.
L’OCHA ha rilevato che, dal gennaio 2023, 107 comunità, per un totale di 5.900
palestinesi, sono state completamente o parzialmente sfollate a seguito delle
violenze dei coloni. È emerso inoltre che, dal gennaio 2025, l’esercito
israeliano ha espulso altre 32.000 persone palestinesi dalle loro case nella
Cisgiordania occupata, svuotando di fatto i campi di Jenin, Tulkarem e Nur
Shams.
Human Rights Watch afferma che gli attacchi e la mancanza di protezione da parte
dello stato hanno creato un clima di coercizione che induce molti palestinesi a
dichiarare di non avere altra scelta se non quella di abbandonare le proprie
case.
Sanzioni mirate
Il rapporto raccomanda sanzioni mirate nei confronti di coloro che sono
implicati negli abusi in corso, la sospensione dei trasferimenti di armi a
Israele e un divieto di commercio con gli insediamenti illegali, ed esorta tutti
i paesi a prendere in considerazione la sospensione degli accordi commerciali
preferenziali con Israele.
«L’impunità che le autorità israeliane concedono ai coloni deriva direttamente
dal via libera che gli alleati e i donatori di Israele gli hanno concesso», ha
affermato Sarah Sanbar.
«Israele e i governi che gli danno carta bianca condividono la responsabilità e
dovrebbero essere chiamati a renderne conto», ha aggiunto.
https://www.aljazeera.com/news/2026/8/20/state-backed-israeli-settler-violence-forces-west-bank-displacement-hrw
Traduzione a cura di AssoPacePalestina
Non sempre AssoPacePalestina condivide gli articoli che pubblichiamo, ma
pensiamo che opinioni anche diverse possano essere utili per capire.
L’Europa dei due pesi e due misure: sanzioni a Cuba ma nessuna misura contro Israele
Strasburgo si allinea a Washington e punta il dito contro l’Avana, mentre
l’isola è colpita da una crisi durissima
Di Giuseppe Cirillo
Con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il Parlamento Europeo ha
approvato una risoluzione che chiede un aumento della pressione politica ed
economica nei confronti di Cuba, raccomandando anche interventi sanzionatori. Si
tratta di una risoluzione che, nei fatti, riprende molte delle accuse già
avanzate dal governo degli Stati Uniti contro quello cubano guidato dal
presidente Miguel Díaz-Canel.
Il documento approvato con il sostegno del Partito Popolare Europeo, dei
Conservatori e Riformisti e del gruppo liberale Renew Europe – tra i partiti
italiani si sono espressi a favore Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre la
Lega si è astenuta – ha descritto l’isola caraibica come un Paese sempre più
vicino al collasso economico e sociale.
La decisione dell’Eurocamera è arrivata in un momento particolarmente drammatico
per Cuba, alle prese con una delle peggiori crisi economiche della sua storia
recente. Carenze di carburante, blackout sempre più frequenti, difficoltà
nell’approvvigionamento di beni essenziali e una crescente emigrazione hanno
aggravato le condizioni di vita della popolazione.
Secondo il Parlamento Europeo, la responsabilità principale della crisi sarebbe
da attribuire al sistema politico ed economico cubano. Le difficoltà che
impattano pesantemente sulla popolazione, sempre più allo stremo, secondo la
decisione dell’Eurocamera non sarebbero da imputare al contesto internazionale,
che ha contribuito all’isolamento economico dell’isola e all’imposizione di
sanzioni, ma esclusivamente alle politiche adottate dal governo dell’Avana.
Una valutazione che continua a far discutere. Da oltre sessantacinque anni Cuba
è sottoposta all’embargo economico imposto dagli Stati Uniti. Sebbene alcuni
beni di consumo siano riusciti a raggiungere l’isola, spesso attraverso il
mercato nero e, più frequentemente, a beneficio dell’élite politica dell’Avana,
la misura ha comunque limitato pesantemente l’accesso del Paese ai mercati
internazionali, ai finanziamenti e a numerose tecnologie strategiche. Una
situazione che ha contribuito sia alle difficoltà economiche dell’isola sia al
crescente malcontento della popolazione nei confronti di una classe dirigente
che continua ad avere accesso a privilegi e beni difficilmente raggiungibili
dalla maggioranza dei cittadini.
Ad ogni modo, pur non essendo l’unica causa delle difficoltà del Paese,
l’embargo ha avuto un impatto più che significativo sullo sviluppo economico
cubano e continua a essere indicato da numerose organizzazioni internazionali
come uno dei fattori che contribuiscono alla crisi dell’isola. Non a caso, ogni
anno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva a larghissima maggioranza
una risoluzione che chiede la fine delle sanzioni statunitensi contro Cuba.
Negli anni passati gli stessi Paesi europei hanno generalmente sostenuto questa
posizione. Questa volta, però, la scelta è stata diversa e molti si sono chiesti
il perché. Per il Parlamento Europeo, solo un profondo cambiamento politico ed
economico potrebbe consentire a Cuba di uscire dalla povertà, dall’isolamento
internazionale e dalla crisi attuale. Una posizione che attribuisce quasi
esclusivamente al governo cubano la responsabilità delle difficoltà che il Paese
sta attraversando.
Ma proprio questa interpretazione sembra essere finita al centro delle critiche.
Secondo i critici della risoluzione, la tendenza generale sembra essere quella
di voler sottovalutare il ruolo avuto da decenni di embargo e di pressione
economica internazionale. Una situazione aggravata negli ultimi anni dagli
effetti della pandemia di Covid-19 e dal successivo aumento delle tensioni
geopolitiche nella regione. È proprio in questo scenario che Washington ha
deciso di aumentare la pressione economica e diplomatica sull’Avana, anche in
risposta alla crescente presenza di Russia e Cina nei Caraibi e in America
Latina, aree che gli Stati Uniti continuano a considerare strategiche per la
propria influenza.
A questo punto una domanda appare inevitabile: la risoluzione approvata dal
Parlamento Europeo nasce davvero dalla volontà di migliorare le condizioni di
vita del popolo cubano o risponde a interessi geopolitici di qualcun altro?
Inoltre, considerando che il Parlamento Europeo non ha ancora adottato lo stesso
provvedimento nei confronti di Israele, accusato di genocidio a Gaza, di crimini
in Cisgiordania e dell’apertura di diversi fronti militari in altre aree come
Libano, Siria, Iran e Yemen, che fanno pensare più a una logica espansionistica
che a una difesa militare contro organizzazioni considerate ostili, viene
spontaneo chiedersi: l’Unione Europea sta applicando criteri diversi a seconda
dei casi? Esistono forse doppi standard o vi sono interessi politici e
strategici che sfuggono all’opinione pubblica?
Redazione Italia
La falsa morale dei complici
Il governo Meloni e la “sinistra per Israele” si indignano per Ben-Gvir solo
quando l’umiliazione colpisce gli europei, ma hanno taciuto davanti al genocidio
palestinese, alle torture, alla fame e …
Israele Stato canaglia, governo Meloni complice
Gli attivisti della Global Sumud Flotilla umiliati ad Ashdod, i palestinesi
rastrellati ogni giorno, Gaza sotto assedio: non bastano proteste diplomatiche,
l’Italia rompa subito ogni rapporto con Israele Le immagini …
Israele Stato terrorista
Attivisti della Global Sumud Flotilla sequestrati, legati e umiliati ad Ashdod:
il governo israeliano mostra il volto feroce dell’impunità. L’Italia deve
rompere ogni complicità Israele ha mostrato ancora una volta …
Spari sulla Flotilla: il terrorismo di Stato israeliano contro chi prova a rompere l’assedio di Gaza
Oltre 400 attivisti sequestrati, 29 italiani fermati, barche assaltate in acque
internazionali. Il governo Meloni resta inerme mentre Israele trasforma il
Mediterraneo in una zona di guerra contro la solidarietà …
Meloni salva Netanyahu: l’Italia blocca le sanzioni Ue e si rende sempre più complice del genocidio
Roma, insieme a Berlino, ha impedito la sospensione dell’accordo Ue-Israele
nonostante Gaza distrutta, la Cisgiordania occupata e i nuovi attacchi in
Libano. Il governo italiano sceglie ancora una volta la …