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Verità e giustizia per la strage di stato a Cutro
Il 26 febbraio 2023 un barcone stracolmo di uomini, donne e bambini è stato lasciato affondare a 80 metri dalla spiaggia di Cutro. Il grido dei familiari e dei superstiti della strage di stato è arrivato anche nella sede più alta della pseudo-democrazia europea, il Parlamento di Bruxelles. Grazie all’eurodeputato Mimmo Lucano, che ha risposto alle loro richieste, nelle aule del Parlamento con la partecipazione del gruppo The Left e Carovana Migranti il 24 giugno attivisti calabresi, giornalisti, registi e testimoni oculari della strage si sono incontrati per parlare delle politiche europee responsabili del migranticidio che da anni va avanti nel Mar Mediterraneo e nelle frontiere europee sigillate nei confronti di coloro che fuggono da guerre, povertà e dittature. Come hanno scritto Fatima Farzaneh e Laila Maleki, che nella strage hanno perso metà della propria famiglia, “È difficile sopravvivere con il pensiero dei nostri cari, morti al largo delle vostre coste, vivere nella speranza di coloro che non ce l’hanno fatta, vivere tra l’angoscia delle famiglie, padri, madri e figli, che attraversano il mare nella speranza di una possibilità di una salvezza, di una vita migliore. Eppure per tutti coloro che hanno perso la vita e per tutti coloro che lottano per la giustizia, questa speranza non deve essere dimenticata e offesa.” Come ha detto Mimmo Lucano aprendo i lavori dell’incontro a Bruxelles, “È necessario riconoscere questa tragedia come una strage di stato ed è fondamentale chiedere scusa ai familiari in nome delle istituzioni che rappresentiamo. In quel periodo ero sindaco di Riace e avevo chiesto scusa come sindaco. In Calabria è consuetudine che quando muore qualcuno nei giorni successivi si fa silenzio. Per questo vi chiedo di fare un minuto di silenzio, perché quelle di Cutro sono state immagini insopportabili e per qualsiasi cuore umano sono state uno scandalo. E le vedremo anche stasera nel documentario di Bruno Palermo su Cutro. Dopo poche ore dalla strage, mentre il mare ancora restituiva i corpi gonfi dei bambini annegati, abbiamo visto le immagini della Presidente del Consiglio e del ministro Salvini che facevano il karaoke. Loro non hanno avuto alcun rispetto per la vita. Ecco perché vi chiedo un minuto di silenzio”. “Questo incontro – ha continuato l’eurodeputato – è avvenuto a pochi giorni dal nuovo patto europeo su migrazioni e asilo, che di fatto smantella il diritto di asilo, accanendosi in particolare con speciale crudeltà sui migranti, aprendo alle deportazioni di massa, nei centri di detenzione di Paesi terzi. Siamo quindi davanti a una verità scomoda. Quella di Cutro non è stata una tragedia del mare, è stata una strage politica, il risultato diretto di decisioni precise, di ritardi, di omissioni, di un sistema che ha scelto di non mettere la vita umana al primo posto. Questo sistema ha un nome e una struttura ed è il risultato di anni di politiche europee che hanno trasformato il Mediterraneo in una frontiera armata e omicida. Non è come dice la destra di governo e a volte anche la sinistra di governo, un sistema per gestire i flussi. No, è selezione della vita e della morte. È un sistema europeo e degli Stati membri che antepone logiche di controllo al soccorso, in cui la morte diventa un effetto collaterale e con cui gli Stati rinunciano alla propria umanità politica. Oggi siamo qui per raccontare la disumanità e il cinismo di una politica che ha trasformato il soccorso in un’eccezione e il controllo nella regola. Non esistono civiltà e democrazia dove la difesa dei confini vale più di una vita. Cutro è il momento più infimo, il vero fallimento morale del cinismo della destra rappresentata dal governo italiano. Se ha qualche valore il mio impegno politico e umano è che i morti di Cutro siano ricordati come eroi, come combattenti della libertà”. Dopo queste parole ai parlamentari europei, la 25enne afghana Fatima Farzaneh si è rivolta ai parlamentari e ai presenti dicendo che i familiari delle vittime sono andati al Parlamento Europeo per chiedere verità e giustizia: “Chiediamo oramai da 3 anni che le richieste dei familiari vengano ascoltate. Che le responsabilità della strage vengano accertate in modo serio e imparziale. Ogni minuto perduto è costato vite umane: è necessario chiarire perché i soccorsi non sono partiti in tempo, nonostante i pericoli che incombevano sui migranti fossero stati segnalati da Frontex molte ore prima. Chiediamo che i familiari delle vittime che non hanno neanche potuto visitare le tombe dei propri cari possano ricevere un visto dal governo italiano per potersi recare in Italia. Non si tratta di una richiesta straordinaria: salutare un’ultima volta le persone che si amano è un diritto umano fondamentale. Chiediamo inoltre un risarcimento perché abbiamo il diritto che la nostra sofferenza venga riconosciuta. Il denaro non vale la vita di nessuno dei nostri familiari, ma dal 2023 continuiamo a mantenere viva la memoria dei nostri cari e a chiedere giustizia. Abbiamo scritto, parlato e sperato… ma fino a oggi dal governo Meloni è giunta solo una risposta: il silenzio.” La giovane afghana Zahra Barati ha spiegato che suo fratello era salito sulla Summer Love per sfuggire ai talebani e che la sua famiglia vive costantemente il trauma della sua morte; perderlo è stato un duro colpo per la sua famiglia, in cui sono rimaste vive solo le donne, ora rimaste sole. Un sopravvissuto alla strage, Almoki Assad ha raccontato che ogni notte si addormenta con le urla delle donne e dei bambini inghiottiti dalle onde e ha esclamato: “Considerate le vittime come parte dell’umanità, non solo come statistiche!” Particolarmente emozionante l’intervento di Orlando Omodeo, medico della polizia scientifica in pensione. Quella maledetta mattina era lì, sulla spiaggia di Cutro, dove ha soccorso una ventina di naufraghi, ma per la prima volta nella sua vita senza riuscire a salvarne nessuno: “Ogni vita persa su queste rotte è un fallimento per la famiglia umana. Ai nostri politici di destra che parlano di dio, patria e famiglia chiedo: ‘In quale dio, patria e famiglia credete? A chi fate la guerra? Con che coscienza costruite le vostre carriere politiche sull’odio e infierendo sugli ultimi, sui più deboli e sugli inermi?’ Quel giorno in cui 35 bambini sono morti annegati il mare non era, come dicono i politici bugiardi, mosso a forza 7: il mare era a forza 4. I governanti italiani hanno anche detto di non sapere che sulla Summer Love c’erano delle persone: falso! falso!! falso!!!” “Io c’ero – ha concluso il dottor Omodeo piangendo – A Crotone ci sono due rimorchiatori oceanici che avrebbero potuto trainare il barcone nel porto. Perché non sono stati usati?” Un giornalista che ha seguito fin da subito le vicende la strage di Cutro, Giuseppe Pipita, ha invitato tutti ad andare a Crotone a seguire il processo ‘silenziato’: “Il giudice ha deciso di celebrarlo a porte chiuse, negando che alle udienze assistano anche radio e televisioni. Perché? Perché colpevole della strage non è il mare, sono le persone che hanno scelto e deciso di non intervenire”. Mimmo Lucano ha poi concluso annunciando di aver presentato un’interrogazione parlamentare al governo italiano per chiedere verità e giustizia e una piena ricostruzione delle responsabilità istituzionali e, citando la famosa poesia di Pier Paolo Pasolini, dichiarando: “Io so, ma non ho le prove. Io so che 94 persone tra cui 34 bambini sono morte a pochi metri dalla spiaggia, io so che il Mare Ionio ha restituito i corpi gonfi di neonati e bambini che potevano essere salvati. Quelle persone avevano attraversato il mondo per mettersi in salvo. Per questo, per quelle vite spezzate e per le loro famiglie continuerò a chiedere verità e giustizia e responsabilità”. Manfredo Pavoni Gay
June 30, 2026
Pressenza
L’Europa dei due pesi e due misure: sanzioni a Cuba ma nessuna misura contro Israele
Strasburgo si allinea a Washington e punta il dito contro l’Avana, mentre l’isola è colpita da una crisi durissima Di Giuseppe Cirillo Con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede un aumento della pressione politica ed economica nei confronti di Cuba, raccomandando anche interventi sanzionatori. Si tratta di una risoluzione che, nei fatti, riprende molte delle accuse già avanzate dal governo degli Stati Uniti contro quello cubano guidato dal presidente Miguel Díaz-Canel. Il documento approvato con il sostegno del Partito Popolare Europeo, dei Conservatori e Riformisti e del gruppo liberale Renew Europe – tra i partiti italiani si sono espressi a favore Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre la Lega si è astenuta – ha descritto l’isola caraibica come un Paese sempre più vicino al collasso economico e sociale. La decisione dell’Eurocamera è arrivata in un momento particolarmente drammatico per Cuba, alle prese con una delle peggiori crisi economiche della sua storia recente. Carenze di carburante, blackout sempre più frequenti, difficoltà nell’approvvigionamento di beni essenziali e una crescente emigrazione hanno aggravato le condizioni di vita della popolazione. Secondo il Parlamento Europeo, la responsabilità principale della crisi sarebbe da attribuire al sistema politico ed economico cubano. Le difficoltà che impattano pesantemente sulla popolazione, sempre più allo stremo, secondo la decisione dell’Eurocamera non sarebbero da imputare al contesto internazionale, che ha contribuito all’isolamento economico dell’isola e all’imposizione di sanzioni, ma esclusivamente alle politiche adottate dal governo dell’Avana. Una valutazione che continua a far discutere. Da oltre sessantacinque anni Cuba è sottoposta all’embargo economico imposto dagli Stati Uniti. Sebbene alcuni beni di consumo siano riusciti a raggiungere l’isola, spesso attraverso il mercato nero e, più frequentemente, a beneficio dell’élite politica dell’Avana, la misura ha comunque limitato pesantemente l’accesso del Paese ai mercati internazionali, ai finanziamenti e a numerose tecnologie strategiche. Una situazione che ha contribuito sia alle difficoltà economiche dell’isola sia al crescente malcontento della popolazione nei confronti di una classe dirigente che continua ad avere accesso a privilegi e beni difficilmente raggiungibili dalla maggioranza dei cittadini. Ad ogni modo, pur non essendo l’unica causa delle difficoltà del Paese, l’embargo ha avuto un impatto più che significativo sullo sviluppo economico cubano e continua a essere indicato da numerose organizzazioni internazionali come uno dei fattori che contribuiscono alla crisi dell’isola. Non a caso, ogni anno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva a larghissima maggioranza una risoluzione che chiede la fine delle sanzioni statunitensi contro Cuba. Negli anni passati gli stessi Paesi europei hanno generalmente sostenuto questa posizione. Questa volta, però, la scelta è stata diversa e molti si sono chiesti il perché. Per il Parlamento Europeo, solo un profondo cambiamento politico ed economico potrebbe consentire a Cuba di uscire dalla povertà, dall’isolamento internazionale e dalla crisi attuale. Una posizione che attribuisce quasi esclusivamente al governo cubano la responsabilità delle difficoltà che il Paese sta attraversando. Ma proprio questa interpretazione sembra essere finita al centro delle critiche. Secondo i critici della risoluzione, la tendenza generale sembra essere quella di voler sottovalutare il ruolo avuto da decenni di embargo e di pressione economica internazionale. Una situazione aggravata negli ultimi anni dagli effetti della pandemia di Covid-19 e dal successivo aumento delle tensioni geopolitiche nella regione. È proprio in questo scenario che Washington ha deciso di aumentare la pressione economica e diplomatica sull’Avana, anche in risposta alla crescente presenza di Russia e Cina nei Caraibi e in America Latina, aree che gli Stati Uniti continuano a considerare strategiche per la propria influenza. A questo punto una domanda appare inevitabile: la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo nasce davvero dalla volontà di migliorare le condizioni di vita del popolo cubano o risponde a interessi geopolitici di qualcun altro? Inoltre, considerando che il Parlamento Europeo non ha ancora adottato lo stesso provvedimento nei confronti di Israele, accusato di genocidio a Gaza, di crimini in Cisgiordania e dell’apertura di diversi fronti militari in altre aree come Libano, Siria, Iran e Yemen, che fanno pensare più a una logica espansionistica che a una difesa militare contro organizzazioni considerate ostili, viene spontaneo chiedersi: l’Unione Europea sta applicando criteri diversi a seconda dei casi? Esistono forse doppi standard o vi sono interessi politici e strategici che sfuggono all’opinione pubblica?   Redazione Italia
June 26, 2026
Pressenza
VIA LIBERA AGLI OGM DAL PARLAMENTO EUROPEO
Il 17 giugno 2026 il Parlamento europeo ha approvato una nuova normativa sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), denominate in Italia anche TEA, Tecniche di Evoluzione Assistita. La riforma introduce una distinzione tra diverse categorie di organismi ottenuti tramite editing genetico e segna una profonda deregolamentazione del quadro normativo europeo costruito negli ultimi vent’anni sugli OGM. Fino ad oggi, gli organismi geneticamente modificati erano sottoposti a procedure di autorizzazione, valutazione del rischio, tracciabilità ed etichettatura. Con la nuova normativa, invece, una parte delle piante ottenute attraverso le NGT – le cosiddette NGT1 – viene assimilata alle varietà ottenute tramite selezione convenzionale. Per questo motivo non sarà soggetta agli stessi obblighi previsti per gli OGM tradizionali: il procedimento utilizzato per ottenerle non dovrà essere indicato nei prodotti destinati ai consumatori e non sarà prevista una tracciabilità lungo la filiera analoga a quella oggi esistente per gli OGM. Particolarmente controversa è la questione dei brevetti. Nel corso dell’iter legislativo sono stati respinti alcuni emendamenti che avrebbero limitato l’estensione della proprietà intellettuale sui caratteri genetici presenti nelle nuove varietà. Ciò potrebbe favorirà l’appropriazione privata di caratteristiche genetiche che derivano da un lungo lavoro di selezione svolto per generazioni da agricoltori e comunità rurali, rafforzando ulteriormente il controllo delle grandi imprese sementiere sul mercato delle sementi e alimentando un sistema economico sempre più centrato sulla valorizzazione dei brevetti.  In risposta alla nuova normativa europea, alcune organizzazioni del mondo contadino e agroecologico stanno promuovendo iniziative dal basso, che spaziano dal locale all’internazionale. Tra queste vi è la proposta avanzata da Associazione Rurale Italiana e da Centro Internazionale Crocevia di invitare i consigli comunali ad approvare delibere con cui dichiarare il proprio territorio contrario alla diffusione di OGM e NGT/TEA, riaffermando l’impegno per la tutela della biodiversità agricola, delle sementi contadine e delle produzioni locali. Ne abbiamo parlato con Alessandra Turco di ARI associazione rurale italiana e membro del coordinamento europeo di Via Campesina:
La strage di Cutro arriva a Bruxelles: l’appello per verità e giustizia
Prima le foto della tragedia, poi il film “Cutro 94… and more”. La strage del 26 febbraio 2023 arriva nel cuore della politica continentale, al Parlamento Europeo di Bruxelles, grazie all’iniziativa di The Left “Verità e giustizia per il naufragio di Cutro”, voluta da Mimmo Lucano e svoltasi il 23 giugno. Un incontro nella sala 7C50 dell’Europarlamento al quale hanno partecipato familiari delle vittime e superstiti. “Dobbiamo spezzare il silenzio. Contribuire a non far passare un evento drammatico come qualcosa destinato a scadere nella routine”, ha detto Mimmo Lucano spiegando i motivi dell’iniziativa. “Prima i soccorsi, poi la sicurezza” Aprendo la manifestazione, Lucano ha sottolineato: “Da quel dramma bisogna costruire rapporti e relazioni di solidarietà, non basate sull’avversione, sulla discriminazione o sulla sicurezza. Bastava dire che venivano prima i soccorsi e non la sicurezza: c’era tempo per la sicurezza. Dal naufragio, quello che succede nella mia coscienza non è la ricerca giustizialista o l’individuazione dei colpevoli. I colpevoli si sa già chi sono. Come diceva Pier Paolo Pasolini dopo la strage di Piazza Fontana: ‘Io i colpevoli li conosco, ma non ho le prove’. Cutro dimostra un modello politico che accetta la morte come effetto collaterale. Cutro è il risultato di una strategia che criminalizza chi salva e chi arriva.” La critica alle politiche europee sui rimpatri “Cutro è stato causato da un sistema che non mette la persona al primo posto. Le persone che fuggono sono, per me, come i martiri della libertà, degli eroi”, ha sottolineato. Lucano ha evidenziato il contrasto tra i valori fondanti dell’Unione Europea e l’approvazione del regolamento sui rimpatri: “Ora l’Europa apre alla deportazione di massa, mentre siamo qui davanti a una verità che molti vorrebbero evitare. L’approvazione di quei regolamenti è avvenuta anche con il contributo di forze politiche moderate: è qualcosa che annulla il motivo stesso per il quale nasce l’Europa, il rispetto dei diritti umani e dell’uguaglianza. Quindi è un’Europa che rinnega se stessa.” Le 94 foto della mostra de ‘Il Crotonese’ La manifestazione svolta nell’Europarlamento è stata caratterizzata da due momenti intensi. Prima un flash mob durante il quale tutti i presenti, oltre un centinaio di persone, hanno sollevato le foto della mostra de Il Crotonese sul naufragio di Cutro, realizzata con gli scatti del direttore Giuseppe Pipita, che è stato il primo giornalista ad arrivare sulla spiaggia di Steccato. “Questa è la storia di 94 persone” ha detto Pipita “che non sono mai riuscite ad arrivare in Europa, perdendo la vita il 26 febbraio 2023 a Cutro, in Calabria, sulla spiaggia di un Paese occidentale, un Paese del G7 che avrebbe dovuto incarnare i valori di umanità, accoglienza e solidarietà. Al contrario l’Italia, come molti altri Paesi europei, sta subendo una deriva fascista e razziale in cui l’umanità non conta più.” Il direttore ha sottolineato l’attualità del caso Cutro: “Oggi è fondamentale essere qui, nel cuore dell’Europa. Raccontare la strage di Cutro in questa sede deriva anche dal fatto che in Italia non se ne parla più. A soli tre anni di distanza, mentre nelle televisioni nazionali si continua a discutere quotidianamente, in trasmissioni lunghe ore, di omicidi avvenuti vent’anni fa, su un processo che chiama alla responsabilità una nazione per la morte di 94 persone è calato il silenzio. Il presidente del collegio del Tribunale di Crotone ha persino vietato l’ingresso delle telecamere in aula per “garantire la serenità del processo”, sebbene le stesse siano regolarmente ammesse per i processi contro presunti scafisti o per mafia.” “Sul processo è calato il silenzio” Dal direttore è arrivato un accorato appello, soprattutto agli europarlamentari: “Vi prego, continuate a parlare di questo processo e a raccontare ciò che è successo a Cutro il 26 febbraio 2023. La mia mostra è composta da 94 foto, tante quante le vittime. Il titolo “I sogni attraversano il mare” vuole significare che quelle persone hanno comunque portato i loro sogni di una vita di libertà oltre il mare e noi dobbiamo fare in modo che si realizzino, perché quel 26 febbraio 2023 siamo stati tutti naufraghi su quella spiaggia.” La proiezione di “Cutro 94… and more” Dopo gli interventi c’è stata la proiezione del film “Cutro 94… and more”, per il quale erano presenti gli autori Vincenzo Montalcini, Bruno Palermo, Angelo Resta e Francesco Pupa con la giornalista Francesca Travierso e il sound designer Daniele Sorrentino. Momenti intensi che hanno suscitato forti emozioni tra i presenti. Ad assistere anche gli eurodeputati di The Left Pasquale Tridico, Ilaria Salis, Cecilia Strada, Leoluca Orlando, Gaetano Pedullà. “Questo è un documento che serve per conservare la memoria di quei giorni” ha detto Bruno Palermo nel suo intervento. “Per raccontarla per come è accaduta, senza che nessuno, col passare del tempo, possa poi fornire una versione diversa e magari dire che è stata colpa del mare. No. Non è colpa del mare. Il mare fa il mare. L’uomo, invece può scegliere e scegliere di non intervenire ha fatto la differenza tra la vita e la morte”.   Redazione Italia
June 24, 2026
Pressenza
Giù le mani da Cuba: l’ANAIC condanna la risoluzione del Parlamento Europeo
L’Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba (ANAIC) esprime la sua più ferma e totale condanna nei confronti della risoluzione approvata dal Parlamento Europeo, l’ennesimo atto di aggressione politica che, con il pretesto della difesa dei diritti umani, invoca sanzioni contro il governo dell’isola e un inaccettabile impulso a una fantomatica “transizione” politica, contravvenendo in questo modo alle più elementari norme del diritto internazionale che bandiscono l’ingerenza nel sistema politico dei singoli stati. Questa risoluzione non è che una servile eco delle politiche imperialiste di Washington. Proprio mentre l’amministrazione statunitense inasprisce criminalmente il Bloqueo (il Blocco economico, commerciale e finanziario che da oltre sessant’anni strangola illegalmente il popolo cubano) ed estende sanzioni secondarie per colpire persino le imprese europee che commerciano con l’isola, l’Eurocamera sceglie di allinearsi ai diktat della Casa Bianca invece di difendere l’autonomia economica del nostro continente e il diritto internazionale. Parlare di “fallimento di Cuba” ignorando deliberatamente l’impatto devastante del blocco economico e l’ingiusta inclusione dell’isola nella lista dei paesi sponsor del terrorismo rappresenta un atto di ipocrisia intollerabile. Il Parlamento Europeo decide di ignorare la realtà: le difficoltà economiche vissute oggi dalla popolazione cubana sono il risultato diretto di una guerra economica spietata e asimmetrica orchestrata dall’esterno. L’Europa che oggi pretende di impartire lezioni di democrazia e chiede la fine dell’Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione (ADPC) è la stessa che dimentica la straordinaria solidarietà internazionale di Cuba. È la stessa Europa che, nel momento del bisogno, ha beneficiato dell’altruismo delle brigate mediche cubane “Henry Reeve” – giunte fino in Italia durante i mesi più bui della pandemia e tuttora attive in regioni come la Calabria per salvare i servizi sanitari locali dal collasso. L’ANAIC ribadisce che la sovranità, l’autodeterminazione e il modello sociale di Cuba appartengono unicamente al popolo cubano. Nessun parlamento straniero ha il diritto di imporre “transizioni” o di interferire nei processi politici interni di uno Stato sovrano. Chiediamo con forza al Governo italiano e all’Unione Europea di respingere le derive sanzionatorie di questa risoluzione, di mantenere fermo l’impegno verso il dialogo bilaterale e il rispetto reciproco e di esigere l’immediata cessazione del blocco economico statunitense, vera e unica causa delle sofferenze del popolo cubano. A fianco di Cuba, della sua Rivoluzione e della sua dignità. Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
June 22, 2026
Pressenza
Parlamento europeo: dall’arroganza all’indegnità. Comunicato stampa dell’Ambasciata di Cuba in Belgio
Nella sessione plenaria svoltasi a Strasburgo il 18 giugno 2026, il Parlamento europeo ha approvato, con voto diviso, una nuova risoluzione contro Cuba, sostenuta dalla destra e dalle sue frange estremiste, che rappresenta l’ennesimo esempio di manipolazione politica, doppi standard e subordinazione alle agende politiche più estremiste e ostili degli Stati Uniti nei confronti dell’isola. La vergogna del Parlamento europeo, dominato da gruppi politici di destra, è ben nota. Coloro che si presentano come paladini della democrazia e dei diritti umani sono gli stessi che, 24 ore prima, nella stessa aula, hanno approvato e celebrato, con slogan razzisti e xenofobi, l’espulsione di famiglie di migranti, compresi i bambini, e hanno istituito un’Agenzia europea per l’immigrazione e le dogane (ICE) modellata su quella di Trump. Il testo approvato insiste ancora una volta sulla richiesta di sospensione dell’Accordo di dialogo e cooperazione politica (PDCA) tra Cuba e l’Unione europea, ignorando deliberatamente la natura giuridica di tale strumento, nonché le competenze istituzionali interne alla stessa Unione europea. L’ADPC non è un accordo commerciale. Si tratta di un accordo politico bilaterale di ampio respiro che disciplina il dialogo e la cooperazione politica e regola le relazioni tra Cuba e l’Unione europea e i suoi Stati membri, sulla base dei principi di uguaglianza sovrana, reciprocità e rispetto reciproco. Proprio per la sua natura, legata alla politica estera dell’UE, il Parlamento europeo non ha alcuna competenza in merito a questo accordo. Con questa risoluzione, il Parlamento europeo prende ancora una volta le distanze dai cittadini europei e si fa portavoce delle politiche di strangolamento economico promosse dagli Stati Uniti contro il popolo cubano. È particolarmente grave che i settori politici europei stiano di fatto subordinando gli interessi sovrani dell’Unione europea all’agenda aggressiva di Washington e alle campagne portate avanti da gruppi estremisti anti-cubani. Mentre il popolo cubano si trova ad affrontare le gravi conseguenze dell’inasprimento del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti, nonché delle nuove misure di embargo energetico e delle crescenti minacce contro l’isola, il Parlamento europeo opta ancora una volta per lo scontro, la manipolazione politica e l’ostilità, anziché difendere il dialogo, la comprensione reciproca e il diritto internazionale. Di fronte all’ostilità, alla manipolazione e ai tentativi di isolare il nostro Paese, Cuba non è sola. Abbiamo la solidarietà di coloro che lottano e resistono in difesa di un mondo più giusto, del diritto internazionale e della pace. A tutte le forze amiche, ai movimenti di solidarietà e alle persone di buona volontà che ci sostengono in questa battaglia per la sovranità e la dignità del nostro popolo, esprimiamo la nostra più sincera gratitudine. ___________________________________________________________________________________________________ Parlamento europeo: dall’arroganza all’indegnità. Comunicato stampa dell’Ambasciata di Cuba in Belgio. Nella sessione plenaria tenutasi a Strasburgo il 18 giugno, il Parlamento europeo ha adottato, con voto diviso, una nuova risoluzione contro Cuba con il sostegno dei partiti di destra e dei loro alleati di estrema destra. Questo rappresenta l’ennesimo esempio di manipolazione politica, doppi standard e subordinazione alle agende politiche più estremiste e ostili degli Stati Uniti nei confronti dell’isola. L’indegnità del Parlamento europeo, dominato da gruppi politici di destra, è ben nota. Coloro che si presentano come paladini della democrazia e dei diritti umani sono gli stessi che, 24 ore prima nella stessa aula, hanno approvato e celebrato con slogan razzisti e xenofobi l’espulsione di famiglie di migranti, comprese ragazze e ragazzi, e hanno istituito un ICE europeo, emulando quello di Trump. Il testo adottato insiste ancora una volta sulla richiesta di sospensione dell’Accordo di dialogo politico e cooperazione (PDCA) tra Cuba e l’Unione europea, ignorando deliberatamente la natura giuridica di tale strumento, nonché le competenze istituzionali dell’Unione europea stessa. L’Accordo PDCA non è un accordo commerciale. Si tratta di un accordo bilaterale politico globale che disciplina il dialogo e la cooperazione politica e che è alla base delle relazioni tra Cuba e l’Unione europea e i suoi Stati membri, fondate sui principi di uguaglianza sovrana, reciprocità e rispetto reciproco. Proprio per la sua natura di parte integrante del quadro di politica estera dell’UE, il Parlamento europeo non ha alcuna competenza in merito a questo accordo. Con questa risoluzione, il Parlamento europeo si pone ancora una volta in contrasto con i cittadini europei e fa eco alle politiche di soffocamento economico promosse dagli Stati Uniti contro il popolo cubano. È particolarmente grave che alcuni settori della politica europea finiscano per subordinare gli interessi sovrani dell’Unione europea all’agenda aggressiva di Washington e alle campagne portate avanti da gruppi estremisti anti-cubani. Mentre il popolo cubano si trova ad affrontare le gravi conseguenze dell’intensificarsi del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti, nonché nuove misure di assedio energetico e crescenti minacce contro l’isola, il Parlamento europeo opta ancora una volta per lo scontro, la manipolazione politica e l’ostilità anziché difendere il dialogo, la comprensione reciproca e il diritto internazionale. Di fronte all’ostilità, alla manipolazione e ai tentativi di isolare il nostro Paese, Cuba non è sola. Contiamo sulla solidarietà di coloro che lottano e resistono in difesa di un mondo più giusto, del diritto internazionale e della pace. A tutte le forze amiche, ai movimenti di solidarietà e alle persone di buona volontà che ci sostengono in questa battaglia per la sovranità e la dignità del nostro popolo, estendiamo la nostra più sincera gratitudine. Comunicato Rapp. Diplomatica di Cuba in Belgio  https://misiones.cubaminrex. cu/es/articulo/parlamento-europeo-de-la-soberbia-la-indignidad-comunicado-de- prensa-de-embacuba-belgica Redazione Italia
June 22, 2026
Pressenza
Il Parlamento Europeo condanna Cuba e si inginocchia a Trump: UE dalla parte sbagliata della storia
In piena campagna di aggressione USA contro Cuba, e nel momento della solidarietà internazionale e materiale, poco politica, con Cuba, il Parlamento Europeo approva una risoluzione con cui si condanna il “regime comunista di Cuba”, si chiede la libertà, la libertà per i prigionieri e a seguire la summa ideologica anticomunista a cui la destra è abituata e di sanzionare i politici cubani, in primis Diaz Canel. Il Parlamento Europeo (P.E.), è capace, inoltre, nella risoluzione approvata, a non condannare l’Embargo USA e ad attribuire al “regime comunista” il fallimento dell’isola e la responsabilità delle sofferenza del popolo. Naturalmente, la risoluzione parla di “aiuti umanitari materiali” che dovrebbero essere inviati a Cuba (un aiuto non si nega a nessuno…) ma, essendo la destra che governa il P.E. cosciente che la partita si vince sul piano politico “in casa propria”, cosa chiede con la sua risoluzione presentata dai gruppi PPE, Renew ed ECR? Chiede la fine dell’Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione (PDCA) tra Cuba e Unione Europea, ignorando deliberatamente la natura giuridica di tale strumento, così come le competenze istituzionali all’interno dell’Unione Europea stessa. Il PDCA non è un accordo commerciale. Approvato nel 2017, si tratta di un accordo politico, globale e bilaterale che copre le aree del dialogo e della cooperazione politica e protegge le relazioni tra Cuba, l’Unione Europea e i suoi Stati membri, basati su principi di uguaglianza sovrana, reciprocità e rispetto reciproco. Proprio a causa della sua natura relativa alla politica estera della Comunità, il Parlamento Europeo non ha alcuna competenza su questo Accordo. Inoltre, una delle falsità che la destra attribuisce a Cuba è quella di fornire mercenari cubani alla Russia per la guerra in Ucraina. Falso. Cuba ha sempre combattuto contro i mercenari perché ha vissuto in “carne propria” le azioni dei mercenari organizzati dalla CIA – USA per compiere terrorismo all’interno dell’isola. Le istituzioni di Cuba, nel 2023, quando vennero a conoscenza che dall’estero si era attivato una operazione (extra legale) per reclutare cubani da inviare come mercenari in Russia, Cuba è intervenuta pesantemente con arresti (17) , processi e condanne smantellando la rete all’interno dell’isola (trovate gli articoli nei commenti della pagina Viva Cuba Libre) La sinistra del P.E. “The Left” ha presentato una risoluzione alternativa a quella della detra, scritta e proposta dal Movimento 5 Stelle, che riconosce a Cuba il diritto alla sovranità e alla libertà… che non è stata accolta. A margine del dibattito in Eurocamera, alcuni eurodeputati tra cui Ilaria Salis (Alleanza Verdi e Sinistra, Italia), Benedetta Scuderi (Europa Verde, Italia), Annalisa Corrado (Partito Democratico, Italia), Danilo Della Valle (Movimento 5 Stelle, Italia), insieme agli attivisti dell’associazione ‘Let Cuba Breathe’, hanno esposto un maxi tabellone ispirato al Monopoly, ribattezzato “Trumpoly”, per denunciare gli effetti dell’embargo statunitense contro Cuba. Ancora una volta la destra “guarda vanti” e gioca sul piano politico “in casa” la battaglia politica contro Cuba ben sapendo che se l’accordo “Accordo di Dialogo Politico e Cooperazione (PDCA)” dovesse essere sospeso o annullato per Cuba sarebbe un passo indietro incolmabile, ed è proprio questo quello che vuole la destra europea… (mentre parla di aiuti materiali per la popolazione cubana)… ricacciare Cuba indietro, portando l’aggressione imperialista USA contro Cuba all’interno dell’Europa. Serve una grande mobilitazione politica, oltre che materiale, che faccia crescere la solidarietà per Cuba e la sua Rivoluzione tra la cittadinanza, nelle scuole, nella fabbriche, nei mercati, insomma tra le gente che subisce la narrazione politica anticubana della destra, mediaticamente veicolata dalla stampa e dai media pro Washington. La solidarietà per Cuba deve trasformarsi in un movimento capace di parlare ai popoli di Europa dei valori della rivoluzione cubana, delle sue conquiste e dei sui valori. Cuba no està sola.   (da Viva Cuba Libre)   Risoluzione P.E.  https://www.europarl.europa.eu/news/en/press-room/ 20260615IPR45408/cuba-meps-call-for-eu-sanctions-and-a-push-towards-transition   Redazione Italia
June 22, 2026
Pressenza
RIFONDAZIONE CONDANNA MOZIONE PARLAMENTO EUROPEO CONTRO CUBA
Rifondazione Comunista condanna la vergognosa risoluzione del parlamento europeo contro Cuba. Mentre Cuba sta fronteggiando la più grave crisi umanitaria della sua storia a causa del blocco totale imposto da Trump, il Parlamento europeo approva una risoluzione infame e complice che chiede all’UE di imporre sanzioni e minaccia di interrompere l’accordo di cooperazione con l’isola. In una risoluzione approvata con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il parlamento europeo ha la spudoratezza di affermare che l’attuale emergenza umanitaria “non è il prodotto di alcun embargo esterno, ma la diretta conseguenza del modello e dei fallimenti del regime stesso”. Di fatto è una mozione che ricalca la propaganda dell’amministrazione fascista di Trump e Rubio che contraddice gli stessi voti della maggioranza degli stati europei nell’assemblea generale dell’Onu contro il blocco illegale che va avanti da più di sessanta anni. Trump ha inasprito il blocco a livelli mai visti con misure illegali che si applicano a qualsiasi impresa di paesi terzi. Da mesi l’isola subisce il blocco totale delle forniture energetiche. La maggioranza del parlamento europeo si allinea con il fascismo MAGA invece di denunciare le misure che costringono le imprese del nostro continente a cessare qualsiasi attività e relazione con Cuba. La risoluzione è stata proposta dai parlamentari di centrodestra del PPE, dai liberali di Renew (il gruppo di Calenda in cui è confluita Picierno dopo l’uscita dal Pd), dai Conservatori. L’estrema destra chiedeva un testo ancor più duro contro Cuba ma ha consentito l’approvazione astenendosi. Hanno votato contro socialisti, verdi e la sinistra radicale del gruppo The Left. Partiti complici del genocidio a Gaza, contrari a qualsiasi sanzione a Israele sostengono apertamente l’aggressione di Trump a Cuba. Maurizio Acerbo, segretario nazionale e Anna Camposampiero, responsabile esteri del Partito della Rifondazione Comunista Maurizio Acerbo
June 19, 2026
Pressenza
Regolamento rimpatri: l’Europa di Ursula von der Leyen è vannacciana
L’alleanza trasversale di centristi e estreme destre che ha approvato nel Parlamento Europeo il nuovo ‘Regolamento rimpatri’ conferma che non è Ursula von der Leyen l’alternativa al pericolo fascista e autoritario come raccontano da troppo tempo in Italia gli europeisti acritici. Si profila lo sdoganamento dell’estrema destra in tutta l’UE sulla scia dell’Italia. Con 418 voti favorevoli, 218 contrari e 30 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato ieri un Regolamento vergognoso e ingiusto contro migranti e richiedenti asilo. Un atto di una gravità mai raggiunta finora. Il testo permette perquisizioni domestiche nelle case di “presunti irregolari”, aumenta il tempo massimo di detenzione per chi è in procinto di essere rimpatriato, autorizza la costruzione di “return hubs” anche in paesi al di fuori dell’UE. Le perquisizioni, non solo nelle case, rappresentano la versione europea dell’ICE statunitense. Chi finisce nei CPR, potrà essere detenuto per due anni, prorogabili di altri sei mesi, un periodo che può divenire illimitato per le persone considerate come un rischio per la sicurezza. Chi è espulso si vedrà raddoppiati i tempi di divieto di reingresso a dieci anni. Per chi è considerato un pericolo, il bando sarà a vita. Diminuiranno le garanzie del diritto di difesa. Oggi in caso di ricorso c’è una sospensione dell’espulsione, con l’applicazione del nuovo testo saranno i tribunali a decidere su ogni singolo caso. La parte più inquietante riguarda i “return hubs”, strutture di transito, in attesa di deportazione nel Paese d’origine in cui potenzialmente si potrà essere trattenuti a tempo indeterminato. Luoghi in cui non entreranno i minori non accompagnati, ma in cui sarà permesso tenere le famiglie con bambini. I parlamentari delle destre hanno gridato “Send them back” (Mandiamoli indietro), che tanto richiama alla remigrazione proposta dai gruppi neofascisti. Quella annunciata da inaccettabili proposte di legge o da europarlamentari in divisa da generale diventerà pratica possibile in forma più “elegante” e funzionale al mercato del lavoro. Come Rifondazione Comunista ci riconosciamo in coloro che nell’aula hanno invece urlato “Shame on you!” (Vergognatevi!) e saremo in prima fila nella mobilitazione perché tali azioni xenofobe non vengano realizzate, utilizzando il diritto e le azioni legali. Non è questa l’Europa in cui vogliamo vivere. E come in Europa anche in Italia, il nuovo regolamento non traccia solo un confine fra “utili” e “da cacciare”, ma anche uno, più profondo, fra chi è disponibile a operare dei distinguo e chi, come noi, si schiera per un Paese accogliente in cui gli unici confini da abbattere sono quelli di classe. L’Europa di Ursula è vannacciana. Maurizio Acerbo, segretario nazionale Stefano Galieni, responsabile nazionale immigrazione Partito della Rifondazione Comunista – Sinistra Europea   Rifondazione Comunista - Sinistra Europea
June 18, 2026
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