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Fondi MIC negati al docufilm, prossimamente nelle aule di atenei italiani e Parlamento Europeo
Dal 15 aprile a fine maggio “Giulio Regeni – Tutto il male del mondo” verrà proiettato a ciascun incontro della rassegna che coinvolge 76 università della Penisola. Inoltre il 5 maggio la sua visione sarà proposta agli eurodeputati. Intanto però la commissione del Ministero della Cultura incaricata di assegnare contributi alle produzioni rappresentative di “qualità artistica” e “identità culturale” del cinema italiano ha negato il finanziamento alla sua realizzazione e promozione. Diretto da Simone Manetti, che lo ha realizzato insieme a Emanuele Cava e Matteo Billi, e prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango, Tutto il male del mondo ricostruisce le vicende del sequestro, delle torture e dell’uccisione del giovane italiano che svolgeva ricerche scientifiche in un’università de Il Cairo. Il titolo del film che documenta i fatti accaduti nel 2016, dal 25 gennaio, quando improvvisamente si perse traccia di Giulio Regeni, al 3 febbraio, quando il suo corpo esanime viene ritrovato alla periferia della capitale egiziana, sono le parole pronunciate da Paola Deffendi, sua madre, in risposta a chi mentre lei usciva dall’obitorio le chiedeva cosa avesse visto: > Non vi dico… qua tutto il male del mondo si è riversato su lui. Divulgata ieri, la notizia che al docufilm siano stati rifiutati i contributi assegnati dal Ministero della Cultura oggi sta rimbalzando sulle pagine di tutti i quotidiani. Stamattina su Open è stata riferita da Cecilia Dardana osservando che invece «la commissione del ministero della Cultura (Mic) ha dato il via libera ai finanziamenti per documentari dedicati allo storico locale caprese Anema e Core, alla vita di Gigi D’Alessio o alle vicende del re delle fettuccine Alfredo» e riferendo il commento di uno dei suoi produttori, Domenico Procacci di Fandango: > Alla mia società non sarebbe “venuto in tasca niente”. Mi dispiace per la > Ganesh di Mazzarotto, che ha fatto un lavoro straordinario. > > Bocciare un progetto del genere non puoi vederla come una scelta artistica. > > Puoi decidere di non finanziare un film perché non sai come sarà, come verrà, > e pensi che non sia un bel lavoro. Questo invece è stato fatto, è uscito nelle > sale, ha già vinto il Nastro della legalità e andrà sia su Sky sia in Rai. > > È una scelta soltanto politica. Ed è incredibile che lo sia, perché la storia > di Giulio Regeni dovrebbe ferire e indignare non soltanto una parte del Paese > ma tutti quelli che hanno un minimo di umanità: la ricerca di verità e > giustizia. Invece fatalmente è diventata una battaglia politica. Contemporaneamente la prestigiosa rivista accademica Scientific American ha informato che – sebbene a stabilire i criteri di spesa del bilancio federale non spetti al presidente, bensì al parlamento della nazione, il Congresso degli USA, che aveva già respinto le richieste della Casa Bianca per tagli drastici ai budget del 2026 e imposto il ripristino dei finanziamenti a molti dei programmi di ricerca nella lista nera dell’amministrazione Trump: > Per il secondo anno consecutivo, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump > ha proposto tagli significativi ai bilanci dei principali enti scientifici > statunitensi. > > Pubblicato venerdì [4 aprile 2026], il piano della Casa Bianca per la spesa > federale dell’anno prossimo include anche il divieto di utilizzare fondi > federali per gli abbonamenti e per le spese di pubblicazione di alcune riviste > accademiche. Inoltre, da quando Trump è tornato alla Casa Bianca i ricercatori europei non hanno più accesso ai data-base degli istituti accademici e centri scientifici statunitensi con cui prima cooperavano abitualmente… Il 26 gennaio scorso – dopo che alla ricorrenza del decimo anniversario della scomparsa di Giulio Regeni il docufilm è stato proiettato in anteprima a Fiumicello Villa Vicentina, la cittadina in provincia di Udine dove riesiede la famiglia Regeni, nella propria recensione su MyMovies Raffaella Giancristofaro annotava che Tutto il male del mondo «evita accuratamente di cavalcare l’indignazione dello spettatore ma mette in fila i fatti». Il tortuoso iter degli accertamenti e del percorso giudiziario  nel film è narrato dai protagonisti, i genitori di Giulio Regeni e l’avvocato Alessandra Ballerini che li assiste e descritto dalle testimonianze di politici e funzionari italiani dei servizi segreti chiamati a deporre nel processo in Corte d’Assise presso il Tribunale di Roma che è cominciato nel 2023 e il cui termine è atteso entro la fine del 2026. E, precisando che «nel restituire i fatti, Tutto il male del mondo chiama in causa diversi esponenti politici italiani e le loro promesse non mantenute, illumina gli equilibrismi tra corso delle indagini e relazioni diplomatiche dettati da interessi economici nel Mediterraneo», Raffaella Giancristofaro evidenzia che Marco Minniti, all’epoca del sequestro e omicidio del giovane ricercatore il ministro degli interni, nella propria testimonianza al processo ha dichiarato: > Giulio Regeni stava facendo un legittimo, chiaro, sacrosanto lavoro di > ricerca. Punto. > > Può succedere che in un regime autocratico, dopo un colpo di Stato, anche la > ricerca costituisca una minaccia. LE UNIVERSITÀ PER GIULIO Per iniziativa promossa da Elena Cattaneo, nella comunità scientifica rinomata per le proprie ricerche sulla malattia di Huntington e sulle cellule staminali, docente di bioscienze all’Università Statale di Milano e senatrice a vita che a Palazzo Madama di Roma il 31 marzo scorso ha presentato il programma insieme ai genitori di Giulio Regeni, all’avvocata Alessandra Ballerini che li assiste e con gli autori del documentario, Simone Manetti, Emanuele Cava e Matteo Billi, la rassegna di incontri sui temi della libertà di studio e di ricerca e sulle conseguenze della compressione dei diritti fondamentali in ambito accademico e sociale coinvolgerà 15 mila docenti, ricercatori e studenti di 76 atenei italiani e, mediante le notizie diffuse con apposta la parola-chiave #UniversitàperGiulio, il pubblico di media e social media. «Giulio continua a vivere e a ‘fare cose’ attraverso un movimento di persone che si riconosce nel valore fondamentale della libertà – ha affermato Elena Cattaneo – Lo stesso valore che Giulio ha difeso da studioso». Paola Deffendi e Claudio Regeni, i genitori di Giulio, hanno dichiarato: «Siamo onorati e grati per questa iniziativa che coinvolge numerose università, con professori, studenti e dottorandi che, ricordiamo, vanno sempre protetti. Dal documentario traspare sia la figura di Giulio ricercatore integerrimo ed appassionato, sia la violazione dei diritti che si sono compiuti su di lui».   Maddalena Brunasti
April 5, 2026
Pressenza
Emigrare, immigrare: diverse facce
Tre articoli da Osservatorio sull’accoglienza diffusa di migranti e rifugiati, l’editoriale di Alberto Guariso sul quadrimestrale “Diritto, Immigrazione e Cittadinanza” ed Emanuele Bonini sui rimpatri Maria Giuliana Lo Piccolo – La costruzione politico-giuridica dello scafista Memoria Mediterranea – La strage di gennaio Mauro Armanino – Il treno Diritto, immigrazione e cittadinanza – editoriale di Alberto Guariso  Emanuele Bonini sul regolamento
Dal Parlamento Europeo via libera a detenzioni ed espulsioni punitive
Commentando il voto del Parlamento Europeo sul Regolamento sulla procedura di rimpatrio alla frontiera (Regolamento rimpatri), Eve Geddie, direttrice dell’ufficio di Amnesty International presso le istituzioni europee, ha diffuso questa dichiarazione: “Oggi il Parlamento europeo ha votato per ampliare i propositi punitivi dell’Unione Europea basati su arresti ed espulsioni. Il voto, risultato di un accordo tra il Partito Popolare europeo e gruppi politici contrari all’immigrazione, è arrivato al termine di negoziati frettolosi e privi di adeguati controlli e di effettive valutazioni sui diritti umani. Questo voto è il segnale della crescente tendenza verso politiche dannose, escludenti e spietate in materia d’immigrazione, con preoccupanti ripercussioni per il giusto processo e per le procedure decisionali che devono essere basate sulle prove. Altro che ridurre le situazioni irregolari: queste proposte rischiano d’intrappolare un numero maggiore di persone in situazioni pericolose. Oggi il Parlamento Europeo ha dato via libera all’aumento di requisiti sproporzionati, sanzioni e limitazioni nell’ambito delle decisioni sui ritorni delle persone e all’espansione del ricorso alla detenzione, per periodi ancora più lunghi e in contrasto con gli standard internazionali sui diritti umani. Persone rischieranno di finire nei ‘centri per i rimpatri’, veri e propri luoghi di detenzione oltremare situati in Stati dove non hanno mai messo piede in vita loro. Vogliamo essere chiari: questi ‘centri per i rimpatri’ comportano gravi rischi di violazioni dei diritti umani, non possono operare in alcun modo che rispetti i diritti e dovrebbero essere completamente bocciati“. Ulteriori informazioni Nel marzo 2025 la Commissione Europea aveva presentato la proposta di un Regolamento per sostituire la Direttiva rimpatri allora vigente. A dicembre Amnesty International aveva ammonito che la posizione del Consiglio Europeo nell’ambito dei negoziati sulla proposta comprendeva “un livello senza precedenti di detenzioni, sanzioni e privazione dei diritti umani basati sullo status migratorio”. Il 9 marzo 2026 la Commissione libertà, giustizia e affari interni del Parlamento europeo ha adottato la sua posizione sul Regolamento, al termine di frettolosi negoziati e votazioni su due differenti testi, uno dei quali frutto di un compromesso proposto dal Partito Popolare europeo col sostegno dei Conservatori e Riformisti europei, di Europa delle nazioni sovrane e di Patrioti per l’Europa. Alla fine, è stato questo testo a ricevere il sostegno finale della Commissione libertà, giustizia e affari interni e a essere approvato oggi dal Parlamento come sua posizione negoziale sulla riforma in discussione. Il voto odierno apre la strada ai negoziati a tre che precederanno l’approvazione ufficiale del Regolamento, che si ritiene arriverà presto. Maggiori dettagli al link di seguito: https://www.amnesty.it/ue-ecco-perche-il-regolamento-sui-rimpatri-va-respinto/   Amnesty International
March 26, 2026
Pressenza