Verità e giustizia per la strage di stato a Cutro
Il 26 febbraio 2023 un barcone stracolmo di uomini, donne e bambini è stato
lasciato affondare a 80 metri dalla spiaggia di Cutro. Il grido dei familiari e
dei superstiti della strage di stato è arrivato anche nella sede più alta della
pseudo-democrazia europea, il Parlamento di Bruxelles. Grazie all’eurodeputato
Mimmo Lucano, che ha risposto alle loro richieste, nelle aule del Parlamento con
la partecipazione del gruppo The Left e Carovana Migranti il 24 giugno attivisti
calabresi, giornalisti, registi e testimoni oculari della strage si sono
incontrati per parlare delle politiche europee responsabili del migranticidio
che da anni va avanti nel Mar Mediterraneo e nelle frontiere europee sigillate
nei confronti di coloro che fuggono da guerre, povertà e dittature.
Come hanno scritto Fatima Farzaneh e Laila Maleki, che nella strage hanno perso
metà della propria famiglia, “È difficile sopravvivere con il pensiero dei
nostri cari, morti al largo delle vostre coste, vivere nella speranza di coloro
che non ce l’hanno fatta, vivere tra l’angoscia delle famiglie, padri, madri e
figli, che attraversano il mare nella speranza di una possibilità di una
salvezza, di una vita migliore. Eppure per tutti coloro che hanno perso la vita
e per tutti coloro che lottano per la giustizia, questa speranza non deve essere
dimenticata e offesa.”
Come ha detto Mimmo Lucano aprendo i lavori dell’incontro a Bruxelles, “È
necessario riconoscere questa tragedia come una strage di stato ed è
fondamentale chiedere scusa ai familiari in nome delle istituzioni che
rappresentiamo. In quel periodo ero sindaco di Riace e avevo chiesto scusa come
sindaco. In Calabria è consuetudine che quando muore qualcuno nei giorni
successivi si fa silenzio. Per questo vi chiedo di fare un minuto di silenzio,
perché quelle di Cutro sono state immagini insopportabili e per qualsiasi cuore
umano sono state uno scandalo. E le vedremo anche stasera nel documentario di
Bruno Palermo su Cutro. Dopo poche ore dalla strage, mentre il mare ancora
restituiva i corpi gonfi dei bambini annegati, abbiamo visto le immagini della
Presidente del Consiglio e del ministro Salvini che facevano il karaoke. Loro
non hanno avuto alcun rispetto per la vita. Ecco perché vi chiedo un minuto di
silenzio”.
“Questo incontro – ha continuato l’eurodeputato – è avvenuto a pochi giorni dal
nuovo patto europeo su migrazioni e asilo, che di fatto smantella il diritto di
asilo, accanendosi in particolare con speciale crudeltà sui migranti, aprendo
alle deportazioni di massa, nei centri di detenzione di Paesi terzi. Siamo
quindi davanti a una verità scomoda. Quella di Cutro non è stata una tragedia
del mare, è stata una strage politica, il risultato diretto di decisioni
precise, di ritardi, di omissioni, di un sistema che ha scelto di non mettere la
vita umana al primo posto. Questo sistema ha un nome e una struttura ed è il
risultato di anni di politiche europee che hanno trasformato il Mediterraneo in
una frontiera armata e omicida. Non è come dice la destra di governo e a volte
anche la sinistra di governo, un sistema per gestire i flussi. No, è selezione
della vita e della morte. È un sistema europeo e degli Stati membri che antepone
logiche di controllo al soccorso, in cui la morte diventa un effetto collaterale
e con cui gli Stati rinunciano alla propria umanità politica.
Oggi siamo qui per raccontare la disumanità e il cinismo di una politica che ha
trasformato il soccorso in un’eccezione e il controllo nella regola. Non
esistono civiltà e democrazia dove la difesa dei confini vale più di una vita.
Cutro è il momento più infimo, il vero fallimento morale del cinismo della
destra rappresentata dal governo italiano. Se ha qualche valore il mio impegno
politico e umano è che i morti di Cutro siano ricordati come eroi, come
combattenti della libertà”.
Dopo queste parole ai parlamentari europei, la 25enne afghana Fatima Farzaneh si
è rivolta ai parlamentari e ai presenti dicendo che i familiari delle vittime
sono andati al Parlamento Europeo per chiedere verità e giustizia: “Chiediamo
oramai da 3 anni che le richieste dei familiari vengano ascoltate. Che le
responsabilità della strage vengano accertate in modo serio e imparziale. Ogni
minuto perduto è costato vite umane: è necessario chiarire perché i soccorsi non
sono partiti in tempo, nonostante i pericoli che incombevano sui migranti
fossero stati segnalati da Frontex molte ore prima. Chiediamo che i familiari
delle vittime che non hanno neanche potuto visitare le tombe dei propri cari
possano ricevere un visto dal governo italiano per potersi recare in Italia. Non
si tratta di una richiesta straordinaria: salutare un’ultima volta le persone
che si amano è un diritto umano fondamentale. Chiediamo inoltre un risarcimento
perché abbiamo il diritto che la nostra sofferenza venga riconosciuta. Il denaro
non vale la vita di nessuno dei nostri familiari, ma dal 2023 continuiamo a
mantenere viva la memoria dei nostri cari e a chiedere giustizia. Abbiamo
scritto, parlato e sperato… ma fino a oggi dal governo Meloni è giunta solo una
risposta: il silenzio.”
La giovane afghana Zahra Barati ha spiegato che suo fratello era salito sulla
Summer Love per sfuggire ai talebani e che la sua famiglia vive costantemente il
trauma della sua morte; perderlo è stato un duro colpo per la sua famiglia, in
cui sono rimaste vive solo le donne, ora rimaste sole.
Un sopravvissuto alla strage, Almoki Assad ha raccontato che ogni notte si
addormenta con le urla delle donne e dei bambini inghiottiti dalle onde e ha
esclamato: “Considerate le vittime come parte dell’umanità, non solo come
statistiche!”
Particolarmente emozionante l’intervento di Orlando Omodeo, medico della polizia
scientifica in pensione. Quella maledetta mattina era lì, sulla spiaggia di
Cutro, dove ha soccorso una ventina di naufraghi, ma per la prima volta nella
sua vita senza riuscire a salvarne nessuno: “Ogni vita persa su queste rotte è
un fallimento per la famiglia umana. Ai nostri politici di destra che parlano di
dio, patria e famiglia chiedo: ‘In quale dio, patria e famiglia credete? A chi
fate la guerra? Con che coscienza costruite le vostre carriere politiche
sull’odio e infierendo sugli ultimi, sui più deboli e sugli inermi?’ Quel giorno
in cui 35 bambini sono morti annegati il mare non era, come dicono i politici
bugiardi, mosso a forza 7: il mare era a forza 4. I governanti italiani hanno
anche detto di non sapere che sulla Summer Love c’erano delle persone: falso!
falso!! falso!!!”
“Io c’ero – ha concluso il dottor Omodeo piangendo – A Crotone ci sono due
rimorchiatori oceanici che avrebbero potuto trainare il barcone nel porto.
Perché non sono stati usati?”
Un giornalista che ha seguito fin da subito le vicende la strage di Cutro,
Giuseppe Pipita, ha invitato tutti ad andare a Crotone a seguire il processo
‘silenziato’: “Il giudice ha deciso di celebrarlo a porte chiuse, negando che
alle udienze assistano anche radio e televisioni. Perché? Perché colpevole della
strage non è il mare, sono le persone che hanno scelto e deciso di non
intervenire”.
Mimmo Lucano ha poi concluso annunciando di aver presentato un’interrogazione
parlamentare al governo italiano per chiedere verità e giustizia e una piena
ricostruzione delle responsabilità istituzionali e, citando la famosa poesia di
Pier Paolo Pasolini, dichiarando: “Io so, ma non ho le prove. Io so che 94
persone tra cui 34 bambini sono morte a pochi metri dalla spiaggia, io so che il
Mare Ionio ha restituito i corpi gonfi di neonati e bambini che potevano essere
salvati. Quelle persone avevano attraversato il mondo per mettersi in salvo. Per
questo, per quelle vite spezzate e per le loro famiglie continuerò a chiedere
verità e giustizia e responsabilità”.
Manfredo Pavoni Gay