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Tre attivisti del Convoy Nuestra América arrestati di ritorno da Cuba
Riprendiamo dalla pagina Facebook dell’attivista brasiliano Thiago Avila questo allarmante appello lanciato dal suo team di comunicazione. Thiago Avila è stato arrestato questa mattina alle 8:17 (ora locale) all’aeroporto di Panama e portato via per essere interrogato. L’ultimo contatto risale alle 9:50 e da allora non è stato più possibile comunicare con lui. Thiago Avila durante la navigazione verso Cuba. Altri due attivisti, Chris Smalls e Katie Halper, sono attualmente detenuti a Miami. Tutti avevano partecipato al Convoy Nuestra América, un’iniziativa internazionale di solidarietà con Cuba e stavano tornando a casa. Finora non ci sono informazioni chiare sulla situazione legale o sulla previsione di rilascio, il che fa temere una possibile criminalizzazione delle azioni umanitarie. Chiediamo attenzione, mobilitazione e ampia diffusione per garantire l’incolumità dei compagni e il loro immediato rilascio. Apprezziamo il vostro sostegno. Team di comunicazione di Thiago Avila Anna Polo
March 25, 2026
Pressenza
Cuba, gli effetti sulle telecomunicazioni del blocco imposto dagli USA
Parliamo spesso del blocco economico, commerciale e finanziario a cui Cuba è sottoposta dal 1962 da parte degli Stati Uniti per aver deciso di seguire un cammino diverso da quello programmato dalle varie amministrazioni statunitensi; occorre però, per fare chiarezza, analizzare ciò che il blocco provoca quotidianamente alla popolazione, partendo anche dalle piccole cose quotidiane. Uno degli effetti è la difficoltà nelle comunicazioni. Potrebbe sembrare una cosa marginale, ma si pensi ad esempio alla necessità di comunicare con parenti o amici residenti all’estero o con quelli che abitano sull’isola. Con lo sviluppo delle tecnologie digitali a Cuba quasi tutti possiedono uno smart phone. che viene utilizzato non solamente per collegarsi ai vari social network, ma anche per comunicare. La rapida diffusione di Whatsapp ha permesso ai cubani, come del resto agli altri abitanti del nostro pianeta, di comunicare con persone a costi praticamente inesistenti con . chiamate audio e video. A Cuba le tariffe telefoniche non sono alte, ma per un cubano anche questi costi rappresentano un limite alle comunicazioni. Usare le app di messaggistica rappresenta un modo economico per mantenere i contatti con i propri cari. Il sistema integrato di telecomunicazione per funzionare ha però bisogno di energia e a Cuba, dove la somministrazione elettrica è intermittente, comunicare diventa difficile. “Le telecomunicazioni non dovrebbero essere viste come strutture isolate, ma come un sistema interconnesso che deve instradare il traffico in tutto il Paese, il che richiede energia in ciascuno dei suoi punti”, spiega a Cubadebate Sybel Alonso Baldor, vicepresidente delle operazioni di rete di ETECSA, l’azienda telefonica cubana. Il fatto che una radiobase – una delle torri che diffondono il segnale dei cellulari – sia accesa non garantisce il servizio, poiché dipende anche da altri elementi intermedi della rete che devono disporre  di elettricità. Questo spiega situazioni frequenti per gli utenti: “Un utente di telefonia fissa può avere l’elettricità a casa sua, ma se la sotto stazione telefonica che supporta il suo servizio si trova in un circuito che non ha elettricità, questo renderà impossibile il suo utilizzo” spiega Baldor. L’energia elettrica fornita dalla rete resta per Cuba la principale fonte di alimentazione delle telecomunicazioni. Quando si verifica un black-out le centrali, le sotto stazioni della telefonia fissa, le radio basi per le linee cellulari e la trasmissione dei dati mobili vanno in panne. Ci sono centrali che dispongono di batterie che alimentano per un tempo compreso tra  le tre e le quattro ore, ma “di fronte ai lunghi black-out, molte di queste batterie non sopportano più la massima carica e quindi hanno notevolmente ridotto le loro prestazioni. Alle batterie si aggiungono i gruppi elettrogeni, il cui utilizzo è comunque limitato. Richiedono carburante per rimanere operativi”, sottolinea, Baldor aggiungendo che, sebbene alcuni siano stati riparati, altri non sono stati in grado di riprendersi dopo un uso intensivo. La loro autonomia dipende sia dalla disponibilità di carburante che dal livello di consumo di ogni sito, determinato dalla sua complessità e dalla loro  anzianità tecnologica. Inoltre il recente ordine esecutivo emesso da Donald Trump il 29 gennaio scorso ha praticamente bloccato qualunque importazione di petrolio e combustibile sull’isola. Questo ha colpito direttamente anche le telecomunicazioni, perché i gruppi elettrogeni non dispongono di carburanti per il loro uso ininterrotto nei momenti in cui manca la corrente elettrica. Ma nonostante la carenza, l’azienda telefonica  cubana ha cercato di mitigare gli effetti della penuria di carburanti e ha definito  le priorità. Secondo la direttiva, la fornitura di carburante è garantita “ai siti in cui si concentrano le principali piattaforme che gestiscono servizi come la telefonia mobile e fissa, l’accesso a Internet, i data center”, così come quelli incaricati di instradare il traffico a livello nazionale e provinciale. Tuttavia, il funzionario riconosce che altri nodi intermedi non sempre riescono a rimanere operativi, il che ha un impatto diretto sull’accesso finale degli utenti. “Negli ultimi giorni abbiamo contato nel Paese 1.250 radiobasi (47,5%), in media, che si spengono a causa degli effetti elettrici, mentre il numero di sottostazioni telefoniche è di circa 950 (56,5%)” riferisce Alonso Baldor. Gli effetti della mancanza di corrente elettrica sulle comunicazioni comunque variano a seconda del numero delle interruzioni elettriche. L’ETECSA dà priorità all’approvvigionamento energetico in centri chiave che sostengono la rete nazionale e il traffico dati nel Paese. In questo scenario, ha dovuto riorganizzare la sua operatività in base a criteri di estrema razionalità. “Abbiamo preso provvedimenti per risparmiare il più possibile il carburante che riceviamo”, spiega il vicepresidente a Cubadebate. Questa politica di risparmio ha comportato decisioni complesse e probabilmente anche impopolari. “Anche se tutti i centri sono importanti, purtroppo non possiamo garantire carburante per tutti”, quindi viene data priorità a quelli con il maggiore impatto sulla rete nazionale, continua il vicepresidente di ETECSA. Per questo ogni territorio ha adottato differenti soluzioni al fine di risparmiare il più possibile il carburante che gli è stato assegnato. Inoltre gli specialisti dell’azienda telefonica eseguono costantemente valutazioni per risparmiare i combustibili o decidere quale servizio deve avere priorità in un certo momento della giornata. Anche il settore delle comunicazioni ha iniziato ad usare energia prodotta dal fotovoltaico per ridurre i disagi causati dalla mancanza di combustibili. L’installazione di pannelli solari cerca di estendere il funzionamento degli impianti in mezzo alla crisi energetica. Nel mezzo della crisi, la spinta alle energie rinnovabili è diventata più rilevante. “L’uso di fonti rinnovabili era già tra i nostri obiettivi, tuttavia, la situazione attuale ci ha portato ad accelerare il ritmo”, sottolinea Baldor. Purtroppo però l’installazione dei pannelli solari non permette la completa autonomia energetica e il combustibile rimane comunque essenziale. Nonostante il contesto avverso, nel corso del 2025 sono stati effettuati investimenti mirati alla modernizzazione della rete, con cambiamenti tecnologici, espansione delle capacità e incorporazione di nuove frequenze nelle basi radio. In particolare, la copertura 4G ha raggiunto il 52% del territorio nazionale, è stata aumentata la capacità degli utenti in 300 siti, sono state abilitate frequenze di 900 MHz e 2100 MHz in più di 100 radiobasi e sono stati installati più di 140 nuovi siti. Come appare chiaro la situazione delle comunicazioni a Cuba resta difficile finché ci saranno problemi di energia elettrica. Il servizio di telefonia mobile, il più richiesto dalla popolazione, è quello che risente maggiormente della crisi energetica; il traffico alterna momenti di buona connettività a momenti di interruzione completa. Spesso le comunicazioni cadono o si interrompono momentaneamente, le pagine web vengono caricate in tempi medio lunghi, alcuni siti non sono accessibili perché i server sono situati negli Stati Uniti e a causa del blocco non sono raggiungibili. I social invece hanno ricevuto licenza da parte dell’amministrazione statunitense per operare sull’isola. Il motivo è molto semplice: Facebook, X, Whatsapp e gli altri social network sono utilizzati per diffondere false notizie tra la popolazione. I social vengono usati nella oramai nota guerra cognitiva che il popolo cubano, come del resto anche noi, subisce molte volte passivamente. Insomma, una cosa che per noi è diventata normale come leggere una notizia in un sito internet, mandare un video di 20 mega a un amico con Whatsapp, fare una videochiamata con un parente,  scaricare una nuova app sul cellulare per i cubani diventa una lotta quotidiana. Immaginare che anche queste limitazioni facciano parte della strategia degli Stati Uniti  per  insinuare nella popolazione un costante malessere e una pressione continua non credo sia pura fantasia. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info   Redazione Italia
March 25, 2026
Pressenza
La bufala delle “esplosioni all’Avana” dopo la caduta dell’energia elettrica
Il 21 marzo alle ore 18:32 il sistema elettrico nazionale di Cuba ha avuto una caduta improvvisa e tutta l’isola è stata privata dell’energia elettrica, piombando nell’oscurità. I black-out purtroppo sono frequenti a Cuba a causa del blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti e aggravato dall’ultimo provvedimento di Donald Trump del 29 gennaio scorso, che ha di fatto bloccato qualunque importazione di carburanti sull’isola. Il sistema energetico cubano si basa sul mix di energia prodotta da centrali termoelettriche e da rinnovabili, principalmente solare; il blocco delle importazioni di petrolio non permette alle vecchie centrali di produrre la corrente necessaria per l’isola e le interruzioni nella somministrazione elettrica sono una costante nella vita dei cubani. Per coloro che vivono diffondendo menzogne su Cuba con il chiaro scopo di infondere nella popolazioni ulteriori preoccupazioni la caduta improvvisa del servizio elettrico è stata come una ciliegina sulla torta. Pochi minuti dopo il black-out generale, due immagini notturne di presunti incendi in lontananza a L’Avana hanno iniziato a circolare sui social network. Non c’era un contesto chiaro, nessuna posizione precisa, nessuna conferma ufficiale, ma è bastato per mettere la popolazione in allarme. Il messaggio avvisava di due grandi esplosioni e del rumore di alcuni elicotteri. La formulazione era prudente, ma sufficiente per mettere in allarme gli utenti della rete che non hanno pensato minimamente di verificare la veridicità di questa notizia. Infatti alle 18:51, solamente 19 minuti dopo la disconnessione del sistema elettrico, Cubadebate pubblicava sui suoi canali Telegram e Whatsapp la notizia della sua caduta. Bastava poco per smascherare immediatamente la falsa notizia, ma spesso si preferisce credere a utenti ignoti che ai canali ufficiali. La notizia era diventata virale. Alle 2 del mattino, l’operatore di Atlas Network, Agustín Antonetti, ha twittato da Miami le due immagini che sarebbero associate a questa bufala. Antonetti ha assicurato che le immagini provenivano da “una persona di alta fiducia a Cuba”. Alle 2:48 del 22 marzo, un post dell’operatore politico Magdiel Jorge Castro, dalla Spagna, ha introdotto una versione più elaborata: allarmi attivati, presenza di “berretti neri”, ai vicini è stato impedito di uscire ed elicotteri che sorvolano. Quel post – trasmesso da Madrid e senza prove verificabili – è diventato uno dei nuclei iniziali della conversazione, riferisce Cubadebate. Meno di un’ora dopo, il contenuto è diventato virale a livello internazionale. Alle 3:33 del mattino, alcuni media di lingua inglese hanno amplificato la storia, citando quelle stesse fonti e consolidando una versione che non parlava più di indizi, ma di uno scenario in via di sviluppo. Un’analisi della frequenza delle menzioni all’ora sulla piattaforma X effettuata dall’Osservatorio dei media di Cubadebate consente di identificare una curva di diffusione chiaramente definita. La circolazione inizia timidamente la notte del 21 marzo e cresce durante l’alba, ma è tra le 06:00 e le 08:00 del 22 marzo che la voce raggiunge il suo apice: circa 70 menzioni all’ora nel corpus analizzato. Questo è il momento in cui la bufala cessa di essere una voce marginale e diventa una tendenza. E lo fa senza nuove prove, senza immagini aggiuntive e senza conferma istituzionale. Solo per ripetizione. A questo punto conviene fermarsi e osservare il meccanismo. La fake news non circola come una narrazione unica, ma come un insieme di cornici narrative che si sovrappongono: 1. Ci sono incidenti violenti Vengono riferite esplosioni e incendi all’Avana. È il nucleo iniziale, supportato da immagini ambigue. 2. Militarizzazione. Vengono introdotti elicotteri, forze speciali e “berretti neri”. La scena passa da un incidente confuso a una possibile operazione di sicurezza. 3. Opacità informativa Si sostiene che, a causa del black-out e dell’interruzione di Internet, non è possibile verificare cosa sta succedendo. La mancanza di informazioni si presenta come prova indiretta. 4. Geopolitica. L’episodio è proiettato verso scenari più grandi: intervento esterno, “Venezuela 2.0” o crollo del sistema politico. 5. Correzioni minoritarie. Alcune voci indicano spiegazioni tecniche: sostengono che il rumore che si sente non sono elicotteri, ma generatori elettrici e che le fotografie non sono attuali. Queste versioni appaiono presto, ma non riescono a rallentare la diffusione iniziale. La notizia è stata confezionata senza alcun riscontro visivo, non vengono citati testimoni, persone che abbiano visto quanto affermato, le immagini sono anonime e prive di contesto geografico e temporale, ma nonostante tutto questo la notizia diventa virale perché diffusa da utenti che non hanno assolutamente verificato quanto si affermava stesse avvenendo. Nelle immagini divulgate come “prova” delle esplosioni all’Avana il luogo non è identificato. Non ci sono video coerenti. Non ci sono sequenze verificabili. Tuttavia, queste immagini sono state sufficienti per stimolare l’immaginazione. In alcuni casi, sono state addirittura trasformate: sono stati aggiunti testi, iconografie di elicotteri, insegne “last minute” e presunte prove della NASA. L’analisi consente di identificare un modello chiaro: la voce non emerge nei grandi account, ma raggiunge una scala virale non appena la incorporano nel loro flusso di pubblicazioni. Si tratta di profili collegati a media ad alto impatto, aggregatori di notizie e attori chiave dell’amplificazione. Non hanno verificato le informazioni prima di diffonderle; le hanno riconfezionate, condensate in formule che ne facilitavano la circolazione rapida, o semplicemente le hanno ridistribuite a un pubblico molto più ampio. In quel transito, le voci si sono stabilizzate. La notizia ha smesso di presentarsi come un dubbio e ha continuato a circolare come un fatto assunto. Perché questa notizia è diventata virale nonostante sia stata scarsamente provata? La spiegazione ha varie cause che assieme hanno creato il terreno ideale per la sua diffusione. In primo luogo, il contesto ha favorito la confusione. Un black-out nazionale non è solo un guasto tecnico: altera la vita quotidiana, genera preoccupazione e rende difficile sapere cosa sta realmente accadendo. Quando l’elettricità scompare, si riducono anche le comunicazioni, l’accesso a Internet e la possibilità di confrontare le versioni. In una situazione del genere, cresce il bisogno di spiegazioni immediate e con esso la vulnerabilità di fronte alle illazioni. In secondo luogo, quella notizia non è apparsa nel vuoto. Per anni, una parte dell’ecosistema mediatico e politico ha interpretato quasi ogni episodio accaduto a Cuba come un segno di crollo, caos interno o imminenza di un esito più grande. Quel quadro interpretativo era già disponibile. Ecco perché, quando immagini confuse e strani suoni sono apparsi nel mezzo del black-out, una parte del pubblico era predisposto a leggerli non come fatti incerti o isolati, ma come prova di una crisi più profonda. In terzo luogo, i social media sono progettati per premiare la velocità, l’emotività e l’impatto. Un messaggio allarmante, diffuso nel momento di massima incertezza, circola meglio di una spiegazione prudente o di una verifica che richiede più tempo per essere trovata. In pratica, ciò significa che molti account preferiscono pubblicare immediatamente ciò che “sembra accadere” piuttosto che aspettare di verificarlo. L’incentivo non è quello di colpire, ma arrivare per primi e attirare l’attenzione. Inoltre, questo tipo di bufala di solito non si presenta all’improvviso come una grande bugia evidente. Si costruisce passo dopo passo. Prima appare un bagliore lontano. Poi qualcuno lo chiama incendio. Più tardi si parla di esplosione. Poi si aggiungono elicotteri, forze speciali o movimenti strani. Infine, tutto questo viene riordinato come se fosse parte della stessa scena di crisi. Ogni passo, fatto separatamente, può sembrare credibile; il problema è che la somma delle congetture finisce per presentarsi come se fosse un fatto confermato, analizza il sito Cubadebate. Analisi completamente condivisibile, ma non bisogna dimenticare che, come detto, la verità era a disposizione degli utenti 19 minuti dopo la disconnessione del sistema, quindi era facilmente verificabile che si trattava di una colossale bufala. L’interruzione dell’erogazione dell’energia elettrica non dipendeva da nessuna esplosione, da nessun intervento militare, ma dalla disconnessione dal sistema elettrico nazionale della centrale di Nuevitas. Pensare che la notizia sia stata creata e amplificata nella sua diffusione da account riconducibili ai soliti controrivoluzionari che operano sull’isola non è certamente fantasia. So benissimo che quando la corrente se ne va le comunicazioni sono difficili e Internet funziona a singhiozzo, ma se stai su X e  diffondi notizie non verificabili la tua connessione funziona benissimo. Se non diffondi la verità che Cubadebate prontamente ha pubblicato allora c’è del dolo e non solamente la necessità di trovare una giustificazione a quanto sta accadendo. Diffondere false notizie per aumentare le preoccupazioni della popolazione cubana, chiamata anche guerra cognitiva,  è una precisa strategia di destabilizzazione dell’ordine sociale dell’isola condotta da tempo da quelli che della controrivoluzione vivono, sia negli Stati Uniti che a Cuba. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Redazione Italia
March 24, 2026
Pressenza
Mancano acqua ed elettricità, ma Cuba resiste
Sono qui da oramai venti giorni ed ho potuto toccare con mano il progressivo deterioramento delle condizioni di vita di questo straordinario popolo; posso provare a documentarlo, a descriverlo, ma occorre viverlo per comprenderlo. Gli Stati Uniti hanno deciso che Cuba debba soccombere anche a costo di ridurne la popolazione allo stremo, qualunque mezzo per loro è utile allo scopo, e non si sono mai fatti scrupolo alcuno nell’utilizzarli; il blocco totale del rifornimento di combustibili è solo l’ultima ma probabilmente la più pericolosa delle armi di coercizione utilizzate. No, l’immagine qui sopra non è una svista editoriale, né tantomeno l’errore di un fotografo: questa è Cuba oggi. Questo è il modo crudele  nel quale sono costretti a vivere, anche se sarebbe più corretto dire sopravvivere, i cubani: al buio. Quando manca l’energia elettrica non è solo l’illuminazione a spegnersi, ma anche la società nel suo complesso e in questi ultimi giorni ne ho provato gli effetti più pesanti in prima persona. Sabato 21 marzo ho trascorso la giornata all’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli) alla presenza del presidente di Cuba Diaz Canel Bermudez, dei rappresentanti del governo e di due dei cinque eroi cubani. Qui si tiene l’incontro ufficiale con la delegazione del convoglio “Nuestra America” giunto in volo dall’Italia, composta da una foltissima rappresentanza di attivisti di vari Paesi europei con un enorme carico di aiuti umanitari, farmaci ed attrezzature sanitarie. L’evento è stato un’esperienza indimenticabile, di quelle che ti riempiono il cuore e ti ricordano i motivi per i quali noi che tanto amiamo Cuba facciamo quello che facciamo. Dopo questo bagno di amore incondizionato per questa isola e per la sua rivoluzione faccio ritorno a casa del mio amico cubano Héctor che mi ospita; sono le 18 e di energia elettrica non se ne parla, oggi è arrivata solo per un paio di ore. Iniziamo la serata con la cena alla luce della lampada da campo che gli ho portato io, una di quelle ricaricabili di lunga durata che ovviamente illumina solo la cucina; per recarci in bagno o in qualsiasi altro luogo dobbiamo utilizzare la luce del cellulare. Le ore passano e inganniamo l’attesa della luce che dovrebbe arrivare in tarda serata chiacchierando; adoro ascoltare Héctor perché narra la storia di Cuba e della rivoluzione come nessun’altro fuori da questa isola potrebbe fare. La notte oramai è alle porte e decidiamo di andare a riposare; nell’enfasi dei racconti eravamo quasi riusciti a dimenticarci del black-out, ma anche le seppur minime umane necessità di ciascuno di noi ci riportano alla cruda realtà. La quasi totalità degli edifici cubani possiede una cisterna sul tetto che funge da riserva (questo succede tutt’oggi anche in varie regioni d’Italia), perché l’acquedotto, alimentato dalla rete elettrica, non riesce ad erogare la quantità di acqua necessaria con regolarità, quindi le abitazioni la prelevano dall’acquedotto nei momenti di disponibilità e tramite pompe elettriche riempiono le cisterne sui tetti; la capacità di queste cisterne, solitamente intorno ai mille litri, è la quantità di acqua di cui potrà usufruire ogni famiglia fino alla successiva erogazione. Tutto bene quindi? Ovviamente no, perché il fabbisogno quotidiano per tutte le necessità (alimentazione, cucina, pulizia, lavaggio biancheria, ecc.) di una famiglia di 3 o 4 persone è superiore a questa quantità, pertanto risulta inevitabile razionare, e quindi occorre lavarsi i denti solo con un paio di sorsi, usare lo sciacquone con molta parsimonia, farsi la doccia a rate e usare altri accorgimenti per il contenimento del consumo. La notte trascorre tranquilla, il clima in questo periodo è mite e fortunatamente le notti afose non sono ancora arrivate; fino a pochi giorni fa al mattino era possibile svegliarsi con la piacevole vista del led rosso della televisione illuminato, una piccola cosa ma dal grande significato; oggi questo non è accaduto, il che significa che fino al ritorno della luce l’unica acqua disponibile sarà quella rimasta nella cisterna. Il tempo scorre lento durante il giorno e l’assenza di energia elettrica è sopportabile perché si impara a rinunciare a TV, computer, cellulare ed altro, l’assenza di acqua invece non lo è. Nel primo pomeriggio dopo l’ultimo sciacquone la cassetta del water cessa di riempirsi, la cisterna ci ha generosamente offerto tutto ciò che poteva; ora inizia l’apnea idrica, che non è per nulla semplice da gestire. Alle 19 l’assenza di energia elettrica che perdura da oltre 30 ore ci costringe a cucinare con l’acqua in bottiglia, non ci si lava i denti, si cerca di non usare i sanitari, si attende. Alle 21 un’esplosione di urla di felicità in strada fa da cornice al lampadario della nostra sala, lasciato appositamente acceso, che si illumina, Héctor corre a riaccendere la pompa per riempire la cisterna, mentre io collego ogni tipo di alimentatore per ricaricare cellulari, lampade, batterie di scorta e qualsiasi altra cosa che possa immagazzinare energia elettrica; la speranza è che la prossima interruzione non sia così prolungata, mentre si riprende a sopravvivere nell’economia di emergenza di una guerra non dichiarata ma ferocemente attuata dall’impero del male. Lunedì 23 marzo non sarà solo un altro giorno, sarà il giorno dell’arrivo nella baia dell’Avana della flottiglia Nuestra America, sarà l’ennesima dimostrazione che Cuba non è sola, che il movimento di sostegno a questa piccola ma indomabile isola è vastissimo. Da quando si è resa indipendente Cuba insegna a tutto il mondo cosa sia la solidarietà ed è giunto il momento di spezzare le catene con le quali da oltre 65 anni gli Stati Uniti tentano di schiavizzarla nuovamente. Redazione Italia
March 23, 2026
Pressenza
Il Convoglio “Nuestra America” arriva a Cuba
Oltre 600 partecipanti, da 33 Paesi del mondo, da tutti i continenti. Sono queste, in estrema sintesi, le cifre del grande evento internazionale del Convoglio “Nuestra America” per Cuba, quella che, concepita in origine come una Flottiglia di solidarietà, si è trasformata, cammin facendo, in qualcosa di ben più ampio e impegnativo, una piattaforma politica e una gigantesca mobilitazione internazionale che ha coinvolto, appunto, non solo centinaia di persone e di organizzazioni politiche, sociali, sindacali, culturali, sportive, ma ha anche costruito una vasta e fitta rete che ha, letteralmente, attraversato il mondo intero, con tutti i mezzi, veicoli, barche, aerei, giungendo infine sull’Isola per un atto di concreta solidarietà, fattiva militanza, e, incredibilmente ampia e diffusa, partecipazione. Il progetto, coordinato dalla Internazionale Progressista, ha dunque mantenuto la promessa che aveva fatto, quella di forzare il bloqueo e di rompere l’assedio che gli Stati Uniti, in maniera unilaterale e criminale, hanno imposto a Cuba, e farlo non con un evento di aiuto umanitario, ma con un gigantesco atto politico, in cui la solidarietà concreta viene interamente concepita e declinata all’interno della solidarietà politica, come solidarietà, insieme, internazionale e internazionalista. Le motivazioni dell’evento potrebbero, anch’esse, condensarsi in poche, eloquenti, cifre: 65 anni di inumano bloqueo, il totale blocco economico, commerciale e finanziario, imposto dagli Stati Uniti sulla falsariga del noto Memorandum Mallory del 1960 («bisogna usare rapidamente tutti i mezzi possibili per debilitare la vita economica di Cuba…, per ottenere i maggiori sviluppi nella privazione a Cuba di denaro e forniture, per ridurle le risorse finanziarie e i salari reali, per provocare fame, disperazione e il rovesciamento del governo»), un bloqueo del tutto inumano e criminale, ripetutamente (ormai 32 volte) condannato dalle Nazioni Unite, dalla quasi totalità dei Paesi del mondo, e che molti, a Cuba e non solo, per i suoi effetti e le sue conseguenze, considerano “il genocidio più vasto (duraturo) della storia”; poi, oltre 240 misure coercitive unilaterali che fanno parte di una strategia di vera e propria guerra economica contro Cuba; e, ultimo in ordine di tempo, il blocco energetico e petrolifero, anche questo imposto a Cuba dagli Stati Uniti e che ha già avuto conseguenze dolorose, con ripetute interruzioni della elettricità, ripetuti e duraturi black-out, il prezzo dei carburanti quadruplicato, la rarefazione del traffico stradale e un piano straordinario di individuazione delle priorità per consentire di mandare avanti la vita, in tutti i campi e in tutti i settori, di Cuba. Uno straordinario sforzo di organizzazione e di resistenza di cui è immediato, qui a Cuba, rendersi conto. Il 21 marzo, l’ICAP (Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli) ospita il grande evento politico di convergenza del Convoglio. Da un lato, la raccolta dei beni fatti pervenire a Cuba dalla solidarietà che si è attivata, nel corso delle ultime settimane, in tutto il mondo; dall’altro, l’evento politico-culturale, che si apre proprio all’insegna del motto: «Cuba non è e non sarà sola». Il primo intervento è di David Adler, coordinatore dell’Internazionale Progressista, che ricorda il significato delle cifre: 600 persone presenti ma milioni di persone coinvolte in atti di solidarietà in tutto il mondo. Tre sono i significati del Convoy. Un significato umanista – riconosciamo il nostro dovere di partecipare e di attivare solidarietà; un significato militante – difendiamo un progetto reale, la Rivoluzione e le sue conquiste, e rinnoviamo la nostra vicinanza e la nostra amicizia con Cuba; un significato etico – la consapevolezza dell’obbligo di lottare contro la politica genocida degli Stati Uniti e i loro alleati. Quella che viene definita come Dottrina “Donroe” è in realtà una strategia imperialista, che intende cancellare un secolo di politica anticoloniale, e questo è il motivo di fondo per cui Cuba non è e non sarà mai sola. Cuba ha insegnato al mondo cosa significa solidarietà internazionale, motivo per il quale occorrerebbe piuttosto chiedersi quanto sia Cuba ad avere bisogno di noi e quanto viceversa siamo noi, in realtà, ad avere bisogno di Cuba, della sua solidarietà internazionale, dei suoi medici e dei suoi insegnanti. L’Italia, il nostro Paese, ne sa qualcosa: 38 medici in Piemonte durante la prima ondata della pandemia di Covid-19; 52 medici in Lombardia per fronteggiare l’emergenza sanitaria; e ancora 500 medici in Calabria, ancora negli anni successivi alla pandemia, per impedire un vero e proprio collasso del sistema sanitario calabrese. In definitiva, quello che si è costruito e si va costruendo è un esempio concreto di lotta per la pace, per la giustizia e per il mondo intero. Il direttore dell’ICAP, Fernando Gonzalez Llort, parte dalla memoria recente degli eventi storici che hanno concorso a mutare il panorama delle relazioni internazionali: a partire dal 3 gennaio, con l’aggressione al Venezuela bolivariano e il sequestro del suo presidente legittimo, in carica, Nicolas Maduro, e della consorte, la deputata Cilia Flores, aggressione nella quale caddero 32 eroi cubani, è stato assestato un colpo all’ordine internazionale. L’imperialismo intende imporre al mondo la barbarie al posto della ragione contro tutti i principi del diritto, della giustizia e della coesistenza pacifica. La sua strategia è quella di ufficializzare la menzogna per costruire l’aggressione contro i diritti e le libertà dei popoli. In questa strategia si configura il disegno di una vera e propria guerra multidimensionale. Intanto, la guerra economica e la guerra energetica per colpire un popolo, asfissiarlo, assediarlo, un popolo che ha scelto di essere libero e sovrano. E poi, la guerra mediatica e la guerra psicologica intesa a seminare dubbi e dividere il popolo. Per questo, torna più attuale che mai la lezione di Fidel Castro: la resistenza è la costante offensiva della ragione, della coscienza e della morale, all’insegna di “unità, verità, coscienza e azione”. Non è un caso che la risposta solidale dei popoli sia stata immediata a tutti i livelli, economico, morale, politico, e attraverso una moltitudine di attività svolte e che continueranno a svolgersi: iniziative, campagne, articoli, documentazione, social media e reti sociali. Cuba non cederà nessuna delle sue conquiste nella difesa della sua indipendenza, della sua sovranità e della sua autodeterminazione, proprio perché – come diceva José Martí – «patria è umanità». E la resistenza, tra mille complessità e difficoltà, è in corso, con soluzioni creative e la solidarietà del mondo intero. Riferimenti: Il sito del Convoglio “Nuestra America” per Cuba: https://nuestraamericaconvoy.org Il portale dell’Istituto Cubano di Amicizia con i Popoli: www.siempreconcuba.org La situazione a Cuba: www.pressenza.com/it/2026/02/cuba-di-fronte-a-nuove-aggressioni-e-sfide-gigantesche Gianmarco Pisa
March 21, 2026
Pressenza
Mosca viola l’embargo americano e manda due petroliere a Cuba
Due navi russe si stanno avvicinando a Cuba cariche di petrolio e gasolio, un aiuto di Mosca per cercare di mitigare gli effetti del blocco sull’acquisto di idrocarburi imposto all’isola da Donald Trump. La petroliera russe Anatoly Kolodkin, che trasporta circa 730.000 barili di petrolio degli Urali e la nave Sea Horse, che trasporta circa 200.000 barili di gasolio si stanno avvicinando a Cuba con i loro carichi, ma i russi si sono dimenticati di chiedere il permesso al padrone a stelle e strisce. Infatti il Dipartimento del Tesoro degli Stati Uniti ha dichiarato che Cuba è nella lista dei Paesi a cui è vietato effettuare transazioni di acquisto, fornitura o scarico di petrolio greggio e prodotti petroliferi russi, secondo l’accordo di licenza dell’Office of Foreign Asset Control (OFAC), pubblicato giovedì, riferisce CNBC. Il divieto è stato imposto nel momento in cui le due petroliere si stavano dirigendo verso l’isola caraibica. La scorsa settimana, gli Stati Uniti hanno temporaneamente autorizzato l’acquisto di petrolio russo che si trovava in alto mare, come parte degli sforzi per stabilizzare i mercati energetici mondiali nel bel mezzo della guerra contro l’Iran. Tuttavia, Cuba è stata esclusa da questa esenzione. La decisione di cancellare le sanzioni al petrolio russo libererebbe almeno 140 milioni di barili di greggio che si trova già imbarcato nelle petroliere in giro per il mondo, ma secondo il reuccio della Casa Bianca questo petrolio non può andare verso Cuba, In precedenza, Mosca aveva criticato duramente il blocco dell’invio di carburanti a Cuba imposto dall’amministrazione di Donald Trump e aveva promesso di fornire al Paese il sostegno necessario, compreso l’aiuto finanziario. Il 29 gennaio scorso Donald Trump ha firmato un ordine esecutivo nel quale definiva Cuba una minaccia inusuale e straordinaria per gli interessi degli Stati Uniti e della regione. A seguito di questo ordine l’amministrazione statunitense ha imposto un blocco all’invio di qualsiasi tipo di combustibile all’isola, pena l’introduzione di dazi aggiuntivi del 25 % a tutti i Paesi che commercino con l’isola idrocarburi. Insomma, per Donald Trump e i suoi soci tutti potranno comprare petrolio russo tranne Cuba. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info   Redazione Italia
March 21, 2026
Pressenza