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Come Cuba subì l’azione politica dei neofascisti italiani
I movimenti di estrema destra italiani operarono contro Cuba socialista attraverso due posizioni. Una tutta ideologica, una forte ostilità culminata in campagne di propaganda, tutt’oggi in atto, l’altra tramite una presenza nel network internazionale del terrorismo nero anticomunista intrecciato con la CIA e servizi segreti militari delle dittature di destra. Una azione politica non solo teorico/ideologica ma che, invece, vide una alleanza sul “campo militare” tra esponenti del neofascismo italiano e gruppi terroristici anticastristi/CIA. Negli anni ’70 e ’80, reduci della Repubblica Sociale Italiana ed esponenti del terrorismo nero (come quelli legati ad Ordine Nuovo e successivamente ai Nuclei Armati Rivoluzionari) si inserirono nella rete internazionale dell’anticomunismo militante, a fianco di dittature sudamericane e gruppi di esuli cubani anticastristi. Alcuni militanti neofascisti, coinvolti nella strategia della tensione in Italia, strinsero alleanze con la rete anticastrista di Miami per operazioni di destabilizzazione nei Caraibi in chiave anticomunista. L’incontro tra l’estremismo nero italiano e l’oltranzismo cubano in esilio fu favorito da figure chiave del terrorismo internazionale: * Stefano Delle Chiaie, fondatore di Avanguardia Nazionale, latitante dall’Italia per le inchieste sulla strategia della tensione, divenne il fulcro di queste relazioni estere e stabilì legami strettissimi con i leader anticubani rifugiati in Florida, tra questi Orlando Bosch, Luis Posada Carriles e Michael Townley. Delle Chiaie collaborò al Piano Condor. * Orlando Bosch, fondatore del Coordinamento delle Organizzazioni Rivoluzionarie Unite (CORU), coordinava le fazioni più violente degli esuli anticastristi di Miami e collaborò attivamente con l’ultradestra europea in funzione anticomunista globale. * Luis Posada Carriles, altro esponente di spicco della rete di Miami ed ex agente della CIA, incrociò le traiettorie operative dei neofascisti italiani nell’addestramento e nella logistica dei regimi sudamericani e fu il mandante della bomba che uccise l’italiano Fabio Di Celmo nell’albergo Copacabana Habana, nel 1997. https://www.swissinfo.ch/ita/cuba-morto-posada-carriles-terrorista-anticastrista/44140098 * Michael Townley, agente statunitense della polizia segreta cilena (DINA), agì da vero e proprio ufficiale di collegamento, arruolando sia i neofascisti italiani(compreso Pierluigi Concutelli di Ordine Nuovo) sia i cubani di Miami per compiere omicidi mirati in giro per il mondo. Tra i fascisti italiani che operarono contro Cuba socialista vi fu anche Carlo Digilio, terrorista e collaboratore di giustizia italiano, appartenente al gruppo neofascista di Ordine Nuovo. Fu il primo pentito dello stragismo italiano: «Unico autore giuridicamente riconosciuto della strage di piazza Fontana, ma con il reato prescritto, grazie alle attenuanti per la collaborazione». [Lib. 8/1/2006]. Condannato, reo confesso ma con pena prescritta, per concorso nella strage di piazza Fontana, nonché coinvolto anche nella strage di piazza della Loggia, Digilio entrò nella rete degli informatori italiani al servizio delle basi NATO nel Veneto, col nome in codice Erodoto (già usato dal padre), nell’ambito del programma di arruolamento di fascisti e anticomunisti promossa dalla CIA e dai servizi segreti italiani. Operò direttamente da Santo Domingo ove si trovava latitante dalla giustizia italiana. Durante la fine degli anni ’70, diversi latitanti dell’estrema destra italiana trovarono rifugio sicuro in paesi dell’America Centrale. Qui, esponenti di spicco della destra eversiva (con contatti legati anche a fazioni dissidenti di Ordine Nuovo) usufruirono delle infrastrutture logistiche e dei campi di addestramento militare messi a disposizione dai comitati anticastristi in esilio, scambiando competenze sulla guerriglia urbana, l’uso di esplosivi e formazione degli squadroni della morte, collaborazione nei sequestri e torture in Cile, in Argentina e in altre zone del Sud America. Queste alcune delle operazioni conosciute: * L’Operazione Condor (o Plan Cóndor) è stata una rete di cooperazione clandestina e transnazionale istituita formalmente il 25 novembre 1975 dai servizi segreti militari e dalle polizie politiche delle dittature di destra del Cono Sud dell’America Latina (Argentina, Cile, Uruguay, Paraguay, Bolivia e Brasile). L’obiettivo principale era la sistemica eliminazione del dissenso politico, dei movimenti di sinistra, dei comunisti, dei sindacalisti e degli oppositori ai regimi dittatoriali, anche quando questi si trovavano in esilio fuori dai confini dei propri paesi. L’operazione fu pianificata su spinta del dittatore cileno Augusto Pinochet e coordinata da Manuel Contreras, capo della polizia segreta cilena (DINA), trovando l’appoggio strategico e logistico degli Stati Uniti tramite la CIA. * Il Vertice di Bonao (1976). Nel giugno 1976, nella località di Bonao (Repubblica Dominicana), si tenne un incontro segreto promosso dalla DINA cilena per unificare i diversi gruppi di esuli cubani anticastristi militanti, portando alla fondazione del CORU. Stefano Delle Chiaie partecipò alle consultazioni logistiche con la leadership del CORU per coordinare azioni terroristiche globali in chiave sia anticastrista sia antisovietica * L’omicidio di Orlando Letelier a Washington (1976). Il 21 settembre 1976, l’ex ministro cileno Orlando Letelier (oppositore di Pinochet) fu assassinato a Washington tramite un’autobomba. L’operazione fu materialmente eseguita da esuli cubani del CORU (tra cui i fratelli Novo Sampoll e Virgilio Paz Romero) sotto la supervisione di Michael Townley. Le indagini internazionali e le declassificazioni dei documenti della CIA hanno confermato che la rete logistica di supporto ed esplosivi era la medesima utilizzata e condivisa con la cellula neofascista di Delle Chiaie in America Latina * L’attentato a Bernardo Leighton a Roma (1975). In un perfetto esempio di “scambio di favori” della galassia eversiva, l’esponente politico democristiano cileno Bernardo Leighton fu vittima di un tentato omicidio a colpi d’arma da fuoco a Roma. L’azione fu pianificata dalla DINA e organizzata a Roma da Stefano Delle Chiaie e dai militanti di Avanguardia Nazionale. L’inchiesta legò l’operazione alle garanzie di supporto logistico e finanziario che l’eversione nera otteneva in Sudamerica, dove operavano anche le coperture finanziarie dei gruppi anticastristi di Miami   (da Viva Cuba Libre)   Fonti: https://www.cespi.it/it/ricerche/osservatori/osservatorio-america-latina-caraibi/focus/neofascisti-italiani-nellamerica https://thesis.unipd.it/bitstream/20.500.12608/87497/1/Stragliotto_Davide.pdf https://arcadia.sba.uniroma3.it/bitstream/2307/40482/1/TESI%20RUGGIERO.pdf > L’attentato a Bernardo Leighton – Intervista a Vito Ruggiero https://it.granma.cu/mundo/2016-03-28/posada-carriles-e-altri-terroristi-hanno-inaugurato-il-nuovo-museo-della-brigata-di-playa-giron   Redazione Italia
June 27, 2026
Pressenza
L’Europa dei due pesi e due misure: sanzioni a Cuba ma nessuna misura contro Israele
Strasburgo si allinea a Washington e punta il dito contro l’Avana, mentre l’isola è colpita da una crisi durissima Di Giuseppe Cirillo Con 283 voti favorevoli, 199 contrari e 85 astensioni, il Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione che chiede un aumento della pressione politica ed economica nei confronti di Cuba, raccomandando anche interventi sanzionatori. Si tratta di una risoluzione che, nei fatti, riprende molte delle accuse già avanzate dal governo degli Stati Uniti contro quello cubano guidato dal presidente Miguel Díaz-Canel. Il documento approvato con il sostegno del Partito Popolare Europeo, dei Conservatori e Riformisti e del gruppo liberale Renew Europe – tra i partiti italiani si sono espressi a favore Fratelli d’Italia e Forza Italia, mentre la Lega si è astenuta – ha descritto l’isola caraibica come un Paese sempre più vicino al collasso economico e sociale. La decisione dell’Eurocamera è arrivata in un momento particolarmente drammatico per Cuba, alle prese con una delle peggiori crisi economiche della sua storia recente. Carenze di carburante, blackout sempre più frequenti, difficoltà nell’approvvigionamento di beni essenziali e una crescente emigrazione hanno aggravato le condizioni di vita della popolazione. Secondo il Parlamento Europeo, la responsabilità principale della crisi sarebbe da attribuire al sistema politico ed economico cubano. Le difficoltà che impattano pesantemente sulla popolazione, sempre più allo stremo, secondo la decisione dell’Eurocamera non sarebbero da imputare al contesto internazionale, che ha contribuito all’isolamento economico dell’isola e all’imposizione di sanzioni, ma esclusivamente alle politiche adottate dal governo dell’Avana. Una valutazione che continua a far discutere. Da oltre sessantacinque anni Cuba è sottoposta all’embargo economico imposto dagli Stati Uniti. Sebbene alcuni beni di consumo siano riusciti a raggiungere l’isola, spesso attraverso il mercato nero e, più frequentemente, a beneficio dell’élite politica dell’Avana, la misura ha comunque limitato pesantemente l’accesso del Paese ai mercati internazionali, ai finanziamenti e a numerose tecnologie strategiche. Una situazione che ha contribuito sia alle difficoltà economiche dell’isola sia al crescente malcontento della popolazione nei confronti di una classe dirigente che continua ad avere accesso a privilegi e beni difficilmente raggiungibili dalla maggioranza dei cittadini. Ad ogni modo, pur non essendo l’unica causa delle difficoltà del Paese, l’embargo ha avuto un impatto più che significativo sullo sviluppo economico cubano e continua a essere indicato da numerose organizzazioni internazionali come uno dei fattori che contribuiscono alla crisi dell’isola. Non a caso, ogni anno l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approva a larghissima maggioranza una risoluzione che chiede la fine delle sanzioni statunitensi contro Cuba. Negli anni passati gli stessi Paesi europei hanno generalmente sostenuto questa posizione. Questa volta, però, la scelta è stata diversa e molti si sono chiesti il perché. Per il Parlamento Europeo, solo un profondo cambiamento politico ed economico potrebbe consentire a Cuba di uscire dalla povertà, dall’isolamento internazionale e dalla crisi attuale. Una posizione che attribuisce quasi esclusivamente al governo cubano la responsabilità delle difficoltà che il Paese sta attraversando. Ma proprio questa interpretazione sembra essere finita al centro delle critiche. Secondo i critici della risoluzione, la tendenza generale sembra essere quella di voler sottovalutare il ruolo avuto da decenni di embargo e di pressione economica internazionale. Una situazione aggravata negli ultimi anni dagli effetti della pandemia di Covid-19 e dal successivo aumento delle tensioni geopolitiche nella regione. È proprio in questo scenario che Washington ha deciso di aumentare la pressione economica e diplomatica sull’Avana, anche in risposta alla crescente presenza di Russia e Cina nei Caraibi e in America Latina, aree che gli Stati Uniti continuano a considerare strategiche per la propria influenza. A questo punto una domanda appare inevitabile: la risoluzione approvata dal Parlamento Europeo nasce davvero dalla volontà di migliorare le condizioni di vita del popolo cubano o risponde a interessi geopolitici di qualcun altro? Inoltre, considerando che il Parlamento Europeo non ha ancora adottato lo stesso provvedimento nei confronti di Israele, accusato di genocidio a Gaza, di crimini in Cisgiordania e dell’apertura di diversi fronti militari in altre aree come Libano, Siria, Iran e Yemen, che fanno pensare più a una logica espansionistica che a una difesa militare contro organizzazioni considerate ostili, viene spontaneo chiedersi: l’Unione Europea sta applicando criteri diversi a seconda dei casi? Esistono forse doppi standard o vi sono interessi politici e strategici che sfuggono all’opinione pubblica?   Redazione Italia
June 26, 2026
Pressenza
Little Bighorn, 150 anni dopo. Perché l’America ha fatto di Custer un eroe?
Non una semplice rievocazione, ma una riflessione sulla storia subita, sulla memoria manipolata e sul silenzio che ancora circonda i Popoli Indigeni. Per oltre un secolo, la storia dei Nativi Americani è stata raccontata quasi esclusivamente dal punto di vista di chi ne occupò le terre: attraverso gli eroi scelti dall’Occidente, le immagini del cinema e una divulgazione che ancora oggi trasforma popoli vivi in figure immobili del passato. Little Bighorn è uno degli esempi più clamorosi di questa manipolazione: una vittoria nativa trasformata nel mito dell’uomo che quella battaglia la perse. Il 25 e 26 giugno 1876, combattenti lakota, cheyenne e arapaho sconfissero il 7° Cavalleria guidato dal tenente colonnello George Armstrong Custer. Nella memoria dei popoli che difesero le proprie terre, e soprattutto in quella lakota, questo anniversario conserva il significato di una vittoria e di un atto di resistenza. Eppure fu Custer a entrare nel mito. I popoli che combattevano per non essere privati delle terre, della libertà e del proprio modo di vivere furono invece descritti come selvaggi, ostacoli al progresso o semplici comparse nella storia americana. Da questa contraddizione nasce la conferenza: “Little Bighorn, 150 anni dopo. Perché l’America ha fatto di Custer un eroe?” L’appuntamento è per venerdì 26 giugno 2026, alle ore 18.00, nella Sala Congressi dell’Hotel Progresso, in viale Trieste 40, a San Benedetto del Tronto. Little Bighorn sarà il punto di partenza per affrontare una questione ancora più ampia e scomoda: chi ha il potere di scrivere la storia? Chi decide chi debba essere ricordato come eroe e chi possa essere deformato, cancellato o ridotto al silenzio? L’incontro offrirà una riflessione sul significato di una storia subita dai Nativi Americani e successivamente raccontata da altri, attraverso categorie, interessi e valori imposti ai popoli che ne furono protagonisti. La conferenza affronterà il ruolo della stampa, del cinema, della letteratura e della divulgazione nella costruzione del mito della frontiera, ma anche il persistente silenziamento dei Popoli Indigeni nell’informazione occidentale. Le loro lotte contemporanee per la sovranità, i territori, l’ambiente, le lingue e i diritti umani continuano a ricevere uno spazio marginale. I Nativi Americani vengono celebrati quando possono essere rinchiusi in un passato remoto e innocuo, ma spesso ignorati quando parlano del presente, denunciano violazioni o rivendicano il diritto di raccontarsi con la propria voce. A tenere la conferenza sarà Raffaella Milandri, scrittrice, giornalista e antropologa di formazione, attivista per i diritti umani dei Popoli Indigeni e figura di rilievo in Italia nella divulgazione della loro storia, delle loro culture e delle questioni contemporanee che li riguardano. L’evento è organizzato da Omnibus Omnes OdV nell’ambito di Voci Native, nuovo progetto culturale nato per contrastare stereotipi, falsificazioni e appropriazioni culturali, e per promuovere una divulgazione documentata, rispettosa e culturalmente responsabile. Voci Native gode del patrocinio della Regione Marche. L’iniziativa si avvale inoltre del supporto divulgativo di Nativi Americani ieri e oggi, realtà culturale dedicata alla storia, alle culture e all’attualità dei Popoli Nativi del Nord America, con una comunità Facebook di oltre 20.000 membri. A centocinquant’anni da Little Bighorn, non basta ricordare una battaglia. Occorre chiedersi perché l’Occidente continui a parlare tanto di Custer e così poco dei popoli che lo sconfissero. E perché, ancora oggi, preferisca raccontare i Nativi Americani invece di ascoltarli. Redazione Marche
June 26, 2026
Pressenza
Tre candidati socialisti sostenuti da Mamdani vincono alle primarie di New York
Alle primarie democratiche di New York per un seggio alla Camera dei Rappresentanti alle elezioni di metà mandato previste a novembre tre candidati di sinistra sostenuti dal sindaco Zohran Mamdani hanno sconfitto candidati moderati più noti di loro e appoggiati dall’establishment del partito. Brad Lander ha vinto nel 10° distretto, Claire Valdez nel 7° e Darializa Avila Chevalier nel 13°. Tutti hanno condotto una campagna elettorale molto simile a quella che a novembre ha portato alla vittoria di Mamdani – porta a porta, uso dinamico, moderno e ironico dei social media, piccole donazioni, proposte concrete e coraggiose legate al costo della vita in città – e hanno aggiunto temi più ampi e radicali come lo smantellamento dell’ICE e le critiche al governo israeliano. Lander e Valdez hanno parlato apertamente di genocidio e apartheid riferendosi alla strage di civili a Gaza e alla pulizia etnica in Cisgiordania. “La vittoria di questa sera appartiene a tutti voi”, ha detto Lander ai suoi sostenitori durante la festa della vittoria, introdotto sul palco da Mamdani. “È ora che il Partito Democratico si allontani dal denaro oscuro, dai pac finanziati dalle criptovalute, da Wall Street, dall’intelligenza artificiale e dall’Aipac (American Israel Public Affairs Committee, la potentissima lobby pro Israele. N.d.R.). La gente lo capisce.” Alla festa della vittoria nel 13° distretto Mamdani ha espresso il suo apprezzamento per la campagna di Darializa Avila Chevalier, “che chiedeva una politica estera di investimenti nei bambini, non nelle bombe. Stiamo assistendo al declino dell’influenza israeliana nella politica, nelle strade e nelle urne” ha aggiunto. “Quando combattiamo, vinciamo” ha sintetizzato Claire Valdez. Queste vittorie rivelano l’influenza crescente dell’ala del Partito Democratico che si definisce socialista democratica e ha come riferimento il senatore Bernie Sanders e dimostrano che chi non ha paura di parlare chiaro su temi “caldi” come gli immigrati e Israele viene poi premiato dagli elettori. Una lezione che i politici italiani dovrebbero tenere a mente. Anna Polo
June 24, 2026
Pressenza
Stati Uniti, nuove sanzioni contro Cuba
Il governo degli Stati Uniti ha emesso nuove misure sanzionatorie contro cinque entità cubane e una persona nel tentativo di strangolare l’economia cubana: colpiscono tre imprese legate al conglomerato imprenditoriale Gaesa e due legate all’estrazione mineraria e alla metallurgia, oltre a un parente del generale dell’esercito Raúl Castro. “Oggi, designo cinque entità cubane che generano entrate per il regime cubano, tra cui tre associate al Grupo de Administración Empresarial SA (GAESA), precedentemente designato, e un membro della famiglia Castro, in conformità con l’Ordine Esecutivo (OE) 14404 del Presidente Trump, del 1 maggio 2026”, si legge nel comunicato del Segretario di Stato Marco Rubio. “Oggi il Dipartimento di Stato nomina cinque entità e una persona per promuovere gli sforzi integrali dell’amministrazione Trump volti a porre fine alle attività malvagie del regime cubano, sia a Cuba che in tutto il nostro emisfero”, Le entità sanzionate sono: * Almacenes Universales S.A., filiale di GAESA, che controlla il traffico di container nella Zona Speciale di Sviluppo del Porto di Mariel. * RAFIN S.A., componente chiave della gestione finanziaria di GAESA. * Banco Financiero Internacional S.A., noto come BFI, assorbito da GAESA nel 2016 e utilizzato per transazioni con entità straniere all’interno e all’esterno di Cuba. * Geominera S.A., legata al settore minerario cubano. * Empresa Siderúrgica José Martí / Antillana de Acero, il più grande produttore di acciaio grezzo di Cuba, modernizzato con il sostegno di entità russe. * È stata sanzionata anche Annalie Lilliam Rueda Cardero, identificata come parente adulta di Alejandro Castro Espín, ex capo dei servizi di intelligence cubani e figlio di Raúl Castro. Di conseguenza, i beni e gli interessi dei sanzionati sotto la giurisdizione degli Stati Uniti sono bloccati e le transazioni con loro sono vietate salvo l’autorizzazione dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control, Ufficio di controllo dei beni stranieri) In risposta alle nuove sanzioni il membro dell’Ufficio Politico e Ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, attraverso il social network X, ha dichiarato: “Il governo degli Stati Uniti, guidato dal suo disonesto e mendace Segretario di Stato, continua i passi per stringere l’assedio all’economia di Cuba, che si è dimostrata più forte, capace ed efficace di quanto si aspettasse di fronte all’aggressione spietata e alla punizione collettiva contro il popolo e le sue condizioni di vita”. Oltre alle citate sanzioni è arrivata anche la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che autorizza la causa di ExxonMobil contro Cuba per proprietà nazionalizzate. La maggioranza conservatrice della Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito ieri che Exxon Mobil può citare in giudizio le società statali cubane davanti ai tribunali statunitensi per proprietà sull’isola che sono state nazionalizzate dopo il trionfo della rivoluzione. La decisione, presa con 6 voti a favore e 3 contrari, potrebbe rappresentare un’ulteriore leva per l’amministrazione Trump per esercitare maggiore pressione su Cuba, già colpita dal blocco petrolifero degli Stati Uniti, che ha lasciato l’isola senza forniture di carburante. La sentenza si basa sulla legge del 1996 conosciuta come Helms-Burton, approvata durante la presidenza di Bill Clinton, che permette alle imprese statunitensi di richiedere i danni per le proprietà nazionalizzate dal governo cubano. Con questa sentenza i magistrati hanno revocato una sentenza di un tribunale inferiore che riteneva che le aziende statali cubane godessero di immunità contro le cause nei tribunali statunitensi. (Cubadebate, Gramna) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 24, 2026
Pressenza
Canada, vogliamo che l’umanità sopravviva: la campagna “Il capitalismo non può essere riformato” è viva e vegeta!
Dopo che la candidatura di Yves Engler alla leadership del NDP canadese (partito politico di orientamento socialdemocratico, N.d.R.) è stata bloccata, abbiamo affermato in una riunione: “In molti modi, questa campagna sta per iniziare”. Questo si è rivelato molto vero! Le informazioni sulla campagna di Yves sono disponibili qui e qui. Il nucleo e il vanto della campagna è la sua piattaforma destinata a costruire in Canada “una società radicata nella giustizia, nell’uguaglianza e nella solidarietà”. La candidatura di Yves era stata bloccata l’ 8 dicembre 2025. Abbiamo quindi gentilmente incoraggiato Bianca Mugyenyi, un’eccellente organizzatrice politica e scrittrice a candidarsi, avvertendola tuttavia dell’enorme sforzo e della pressione che avrebbe rappresentato, e il 31 dicembre ha presentato la sua domanda. In una conferenza stampa, Bianca ha spiegato che ha deciso di candidarsi per “idee che contano, idee sulla pace, sulla giustizia, sulla democrazia, sulla dignità (…)”.  Ha affermato che “la politica non è mai astratta, che plasma chi è al sicuro, chi è ascoltato, chi è costretto a fuggire”. Un’altra idea che ha enunciato è che “il cambiamento non viene dall’attesa paziente. (…) Viene dalle persone che si organizzano insieme, si muovono nella stessa direzione e insistono sulla dignità”. Nella stessa conferenza stampa, Jasmine Peardon, leader del comitato politico che ha messo insieme la piattaforma, ci ha ricordato che l’analisi dei creatori della piattaforma mostra che “il capitalismo distrugge l’umanità e la natura per il profitto di pochissime persone”. Jasmine ha aggiunto: “Ci dicono che le più grandi minacce che affrontiamo sono i nemici all’estero. Eppure, gli incendi boschivi distruggono le nostre comunità, il nostro sistema sanitario pubblico sta crollando e i canadesi si stanno allineando presso le associazioni che forniscono generi alimentari per i pasti quotidiani. Ovviamente, la nostra vera più grande minaccia è la negligenza dei bisogni di base delle persone “. Un altro punto interessante notato da Bianca è che insieme abbiamo “un’enorme potere, (…) soprattutto se siamo dalla parte giusta della storia, anche con tutta la propaganda che c’è là fuori”. Purtroppo, anche la candidatura di Bianca è stata respinta il 28 gennaio 2026. Tuttavia avevamo ancora delle carte da giocare. A marzo, ci sarebbe stata la convention dell’NDP a Winnipeg, per eleggere il nuovo presidente dell’NDP, e Jasmine Peardon era la candidata perfetta. Quindi, ora, l’energia doveva essere reindirizzata verso la candidatura di Jasmine, la promozione della nostra piattaforma e l’organizzazione di eventi. Una delle dichiarazioni di Jasmine era: “La mia campagna per la presidenza riguarda (…) il ripristino di una significativa partecipazione democratica per le voci che sono state messe da parte, persino messe a tacere”. Potete ascoltare Jasmine qui.  Jasmine non è stata eletta. Tuttavia, la campagna “Capitalism Cannot be Fixed” (“Il capitalismo non può essere risolto”) ha ottenuto un certo successo poiché i pulsanti e le copie della nostra piattaforma sono stati acquisiti dai delegati e qualcuno ha ritenuto che “la nostra piattaforma fosse al centro dell’attenzione”. Nonostante i ripetuti fallimenti, non c’era modo di fermare la campagna per la nostra amata piattaforma. Yves Engler ha persino affermato che la nostra piattaforma è “probabilmente il pamphlet/libro anticapitalista più letto in Canada”. Il 24 maggio 2026, la nostra campagna ha raggiunto un obiettivo importante: una conferenza di una giornata a Toronto, dove è stato creato un nuovo movimento socialista. Si prevede  un convegno per lanciare questo nuovo movimento. Come ha affermato Barry Weisleder: “È necessario un nuovo movimento/partito (…) per migliorare significativamente le possibilità di sopravvivenza per l’umanità e la natura”. Come continuiamo? Il percorso esatto non è ancora chiaro, ma quello che è certo è che andremo avanti. -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI FILOMENA SANTORO Evelyn Tischer
June 23, 2026
Pressenza
IA: Anthropic sanzionata dal governo USA
L’azienda americana di intelligenza artificiale Anthropic è stata costretta dal suo stesso governo a tagliare l’accesso ai suoi modelli più potenti venerdì 12 giugno, appena tre giorni dopo il loro lancio. Washington ha fatto riferimento a un rischio di sicurezza nazionale, con una mossa senza precedenti. Per ottemperare a un’ingiunzione emessa quella sera, Anthropic ha annunciato la sospensione dei due nuovi Mythos 5, modello ad uso altamente ristretto, e Fable 5, la sua versione limitata per il grande pubblico. Incapace di verificare gli utenti, Anthropic è già impelagata in un contrasto con l’amministrazione Trump riguardo l’uso di questi modelli per la sorveglianza di massa. Washington, in base alle leggi sul controllo delle esportazioni, ha ordinato di tagliare l’accesso a questi modelli a tutti i cittadini non americani, dentro e fuori gli Stati Uniti, compresi i dipendenti non americani di Anthropic, stando alla dichiarazione dell’azienda. Secondo alcuni media statunitensi, la direttiva è arrivata dal Segretario al Commercio Howard Lutnick, che avrebbe agito dopo aver appreso che un’azienda era riuscita ad aggirare i sistemi di sicurezza adottati per questi modelli. > “Contestiamo che la scoperta di un potenziale work-around giustifichi il > richiamo di un modello aziendale messo a disposizione di centinaia di milioni > di persone”, ha scritto Anthropic, la quale crede, che la questione derivi da > un’incomprensione. L’agenzia stampa Agence France-Presse ha richiesto una dichiarazione al Dipartimento del Commercio, il quale non ha risposto. > “Se questo standard fosse applicato all’intero settore, crediamo che > sostanzialmente arresterebbe l’ulteriore impiego di tutti i modelli IA più > innovativi”, ha aggiunto l’azienda, che è in prima linea nella competizione > con OpenAI, Google e la cinese Deepseek. A inizio giugno, Donald Trump ha adottato una politica di supervisione facoltativa da parte del governo dei modelli più avanzati, determinando una svolta prudente nella sua amministrazione, prima dominata da oppositori a qualsiasi regolamentazione in quanto ritenuta di ostacolo alla competizione con la Cina. > “Non riesco a stabilire se questo sia accanimento giudiziario o eccesso di > zelo nelle misure di sicurezza. È semplicemente grottesco”, ha commentato su X > Dean Ball, ricercatore e consulente IA della Casa Bianca fino all’estate 2025. Anthropic sostiene da tempo una regolamentazione pubblica dell’IA: in un saggio pubblicato mercoledì 10 giugno, il suo amministratore delegato Dario Amodei ha esposto gli argomenti a favore di un sistema di valutazione obbligatorio per i modelli più potenti, ispirato all’aviazione civile e che darebbe al governo il potere di bloccare il loro impiego. Tuttavia questo deve essere fatto nel quadro di un processo legale trasparente, corretto, chiaro e basato sui fatti, sottolinea Anthropic. La direttiva del 12 giugno non rispetta questi principi, obietta l’azienda. Lanciato martedì 9 giugno, Fable 5 è il primo modello della classe Mythos, la linea più avanzata di Anthropic, a essere rilasciato pubblicamente. L’azienda ha rivelato l’esistenza di Mythos a inizio aprile ma ne ha ristretto l’uso a un consorzio di aziende e istituzioni, Project Glasswing, per via delle sue capacità di effettuare attacchi informatici. La sicurezza, che Anthropic ha reso un suo punto di forza primario, sta già creando divergenze tra l’azienda e l’amministrazione Trump. A inizio marzo, il Pentagono ha terminato i suoi contratti con l’azienda, ritendendoli un rischio per la catena di approvvigionamento. Anthropic, i cui modelli erano gli unici di carattere riservato, ha intrapreso un’azione legale, dichiarando di essere stata penalizzata perché non ha permesso l’uso dell’IA per la sorveglianza di massa o per le armi autonome. Anthropic, quotata circa 100 miliardi di dollari, ha annunciato a giugno di aver presentato un’offerta pubblica iniziale (IPO), come la sua rivale OpenAI. Il rapporto tra Antropic e l’etica dell’IA è un punto focale della sua identità aziendale. Di particolare rilievo è l’IA costituzionale, con modelli allenati a valutare le proprie risposte in relazione a un elenco di regole scritte (la Costituzione) per assicurare di rispettare dei limiti etici. Anthropic si serve di filosofi che aiutano a guidare il “carattere” dell’IA e a migliorare il suo ragionamento riguardo decisioni soggettive, etiche e morali. A inizio maggio, Papa Leone XIV ha annunciato che la Chiesa Cattolica collaborerà con Anthropic per aiutare l’umanità a trovare una via da seguire in quest’era di rapido progresso tecnologico. Il Papa ha presentato la sua prima enciclica sull’argomento assieme al cofondatore di Anthropic Chris Olah. Una prima lettera enciclica, “Magnifica humanitas”, si propone di salvaguardare l’essere umano nell’era dello sviluppo di modelli di intelligenza artificiale. Il Papa ha detto che “l’intelligenza artificiale deve essere disarmata”, riconoscendo che il suo linguaggio è volutamente forte perché questo momento richiede parole capaci di attirare l’attenzione, risvegliare le coscienze e indicare delle strade da seguire per l’umanità. Come l’energia nucleare, l’IA deve essere “liberata dalle logiche che la trasformano in uno strumento di dominazione, di esclusione e di morte”, così che possa trarne vantaggio tutta l’umanità, ha dichiarato Papa Leone XIV. Fonte: Radio-Canada,  Inc.com -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI RITA PULIGHEDDU Rédaction Montréal
June 22, 2026
Pressenza
Colombia, il candidato ultraliberista sostenuto da Trump ha vinto le elezioni presidenziali
Dopo un solo mandato si conclude l’esperienza della sinistra alla guida del governo colombiano. Con il 99% dei voti scrutinati, il ballottaggio presidenziale vede infatti un divario incolmabile per il progressista Iván Cepeda, che ha ceduto il passo ad Abelardo de la Espriella, alias El Tigre, il candidato neoliberista sostenuto dal presidente USA Donald Trump. «Ha vinto alla grande», è stato il commento proveniente dalla Casa Bianca che, dopo El Salvador e Argentina, aggiunge nella regione un nuovo avamposto a difesa dei propri interessi. Nel frattempo, in Colombia, il presidente uscente Gustavo Petro denuncia irregolarità nello spoglio, chiedendo il riconteggio. Soltanto nelle prossime ore arriverà l’ufficialità da parte delle autorità elettorali. «Il Tigre abbraccia il Condor, ti amo Colombia». Con questa metafora, che allude al suo soprannome e all’animale simbolo del Paese, Abelardo de la Espriella ha commentato il trionfo al ballottaggio presidenziale. Il volto della nuova destra colombiana ha raccolto quasi 12,96 milioni di voti (49,7%), staccando di circa 250mila schede Iván Cepeda, fermatosi a 12,71 milioni di preferenze (48,7%). Completano il quadro le oltre 400mila schede bianche, pari all’1,6% dei voti totali. Gustavo Petro, presidente uscente e sostenitore di Iván Cepeda, ha denunciato irregolarità nello spoglio e manomissioni della piattaforma digitale che raccoglie i voti, chiedendo un riconteggio. È stata una domenica ad alta tensione, con oltre 400mila agenti di polizia e soldati schierati in tutto il Paese. L’avvicinamento al primo turno era stato segnato da diversi attentati, che hanno causato una scia di decine di morti. Diversi i divieti messi in campo per la giornata di ballottaggio, come lo stop agli alcolici, al porto d’armi e ai passeggeri sui motorini. Donald Trump è stato tra i primi a congratularsi con Abelardo de la Espriella. Gli Stati Uniti non vedono l’ora di mettersi alle spalle il mandato di Petro, segnato dall’ostilità nei propri confronti. Cepeda aveva più volte manifestato l’intenzione di continuare sulla stessa linea, non piegandosi alle minacce piovute dalla Casa Bianca in questi ultimi mesi, a partire dal sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro. Proprio da Caracas non sono tardate ad arrivare le congratulazioni di María Corina Machado, la leader dell’opposizione venezuelana prima incensata e poi scaricata da Trump. «Il leone e il tigre ruggiscono in America Latina. Oggi la maggior parte dei colombiani ha scelto la strada della libertà economica, della prosperità, della sicurezza e del dire basta alla criminalità organizzata transnazionale e al narcotraffico», ha scritto su X il presidente argentino Javier Milei. Con quest’ultimo Abelardo de la Espriella condivide, oltre che una solida fedeltà a Washington, una visione neoliberista dell’economia. In netto contrasto con i programmi di pacificazione lanciati da Petro, Abelardo de la Espriella ha concentrato la sua campagna elettorale su toni militaristi e patriottici, promettendo una lotta serrata contro i gruppi paramilitari attivi nel Paese. Nel farlo, il leader del partito Defensores de la Patria si ispira a un altro presidente della regione, Nayib Bukele, che a El Salvador ha sospeso lo stato di diritto per reprimere le gang. El Tigre è influenzato anche dal premier israeliano Benjamin Netanyahu. In campagna elettorale,  Abelardo de la Espriella ha detto che «Israele sta facendo tutto il necessario per difendere il suo popolo, ed è esattamente ciò che farò io per difendere la Colombia». Dopo essere stato in prima linea per le sanzioni al governo Netanyahu, in solidarietà con il popolo palestinese, il Paese tornerà dunque nell’orbita filoisraeliana. Di fronte al voto di Bogotà, sorride la destra neoliberista e conservatrice, in ascesa in America Latina dopo una breve parentesi a sinistra. Gli occhi sono ora puntati sul Perù, ancora alle prese con lo scrutinio del voto che con ogni probabilità incoronerà Keiko Fujimori, figlia del dittatore Alberto, prossima presidente del Paese.   L'Indipendente
June 22, 2026
Pressenza
Il movimento sindacale statunitense come forza per la pace
SEBBENE IL MOVIMENTO SINDACALE STATUNITENSE VENGA TALVOLTA DESCRITTO COME INTRANSIGENTE E XENOFOBO, QUESTA CARATTERIZZAZIONE IGNORA I SUOI RIPETUTI TENTATIVI DI AFFRONTARE IL PROBLEMA GLOBALE DELLA GUERRA. Il 9 giugno 2026, ad esempio, i delegati al congresso nazionale annuale dell’AFL-CIO, la federazione sindacale che conta 15 milioni di iscritti e alla quale sono affiliati la maggior parte dei sindacati americani, hanno votato a favore dell’adozione della Risoluzione n. 9, intitolata «Vogliamo un mondo giusto e pacifico». > Dichiarando che «i lavoratori non devono mai essere trattati come pedine nelle > lotte di potere geopolitiche», la risoluzione promette che «saremo al fianco > dei lavoratori e delle comunità danneggiate dalla guerra» e «ci impegneremo > per porre fine alle guerre che minacciano i mezzi di sussistenza, la sicurezza > e i diritti dei lavoratori». > > La dichiarazione dell’AFL-CIO sottolinea che «a Gaza chiediamo un cessate il > fuoco immediato e permanente; un accesso umanitario completo, sicuro e > continuativo; la cessazione dei trasferimenti di armi che potrebbero > facilitare violazioni del diritto internazionale da parte di tutte le forze; e > un processo politico credibile fondato sul diritto internazionale e sulle > risoluzioni dell’ONU per raggiungere una pace giusta e duratura». Inoltre, dichiara, l’AFL-CIO «si impegnerà con determinazione nelle istituzioni internazionali», quali le Nazioni Unite e l’Organizzazione Internazionale del Lavoro, e «sosterrà il continuo coinvolgimento del governo statunitense e dei sindacati nei negoziati internazionali», compresi quelli incentrati sulla questione  climatica e sull’energia nell’ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici e dell’Accordo di Parigi. Condannando i “tentativi demagogici di dividere i lavoratori attraverso la paura, l’esclusione e la retorica razzista contro i migranti”, la federazione sindacale si è opposta ai “divieti di viaggio e alle politiche migratorie discriminatorie”, ha denunciato “l’abbandono degli impegni in materia di rifugiati e asilo previsti dal diritto internazionale” e ha chiesto “il rispetto delle garanzie procedurali per tutti”. Ha promesso di “perseguire […] politiche estere che promuovano la pace e mettano fine al sostegno ai governi repressivi”. Tre mesi prima, rimproverando i governi statunitense e israeliano per aver dato inizio a una guerra contro l’Iran, l’AFL-CIO aveva rilasciato una dichiarazione in cui chiedeva la fine del conflitto ed esigeva «il rigoroso rispetto del diritto internazionale, della Carta delle Nazioni Unite e della Costituzione degli Stati Uniti, che prevedono che la voce del popolo si esprima attraverso il Congresso in qualsiasi autorizzazione alla guerra». Naturalmente, le espressioni di sostegno alla pace e alla cooperazione internazionale da parte dei sindacati non sono sempre accompagnate da grandi campagne del movimento sindacale volte a garantirle. All’interno del movimento sindacale statunitense, le questioni di politica interna, che hanno un impatto diretto sui lavoratori americani, tendono a prevalere su quelle di politica estera. Inoltre, durante la Guerra Fredda, gran parte della leadership dell’AFL-CIO era, di fatto, piuttosto bellicista, schierandosi a favore della bandiera e sostenendo gli interventi militari statunitensi in Asia, America Latina e Africa. Il presidente dell’AFL-CIO George Meany si adoperò con vigore e successo affinché la federazione sindacale fornisse un «sostegno incondizionato» alla guerra degli Stati Uniti in Vietnam e, nel 1972, rifiutasse di appoggiare la candidatura pacifista del senatore George McGovern, candidato democratico alla presidenza. Ciononostante, per oltre un secolo, un numero significativo di importanti leader sindacali americani è stato sostenitore della pace. Tra questi figurano Eugene Debs (presidente dell’American Railway Union), acerrimo critico della guerra ispano-americana e della prima guerra mondiale che, grazie a questa posizione, divenne il prigioniero politico più famoso della nazione. Un altro fu “Big Bill” Haywood (leader degli Industrial Workers of the World), che condannò la prima guerra mondiale e, per sfuggire al destino di Debs, fuggì dal Paese. Negli anni successivi, tra i leader sindacali orientati alla pace figurò Walter Reuther (presidente dell’United Auto Workers e vicepresidente dell’AFL-CIO), un federalista mondiale che fece anche parte del consiglio del National Committee for a Sane Nuclear Policy (meglio noto come SANE) e si oppose all’approccio bellicoso di Meany durante la Guerra Fredda. Un altro, William Winpisinger (presidente dell’International Association of Machinists), divenne copresidente del SANE, oltre che paladino della transizione da un’economia di guerra a un’economia di pace. Infatti, Samuel Gompers, fondatore e presidente di lunga data dell’American Federation of Labor, iniziò la sua carriera sindacale come convinto sostenitore della pace. Nel 1893, rispondendo alla domanda «Cosa vuole il mondo del lavoro?», Gompers replicò: «Vogliamo più scuole e meno carceri; più libri e meno arsenali». Qualche anno dopo, criticò aspramente il ruolo imperialista degli Stati Uniti nelle Filippine. In numerose occasioni, gli attivisti sindacali americani espressero opinioni simili. Persino durante la guerra del Vietnam, quando la leadership dell’AFL-CIO e numerosi sindacati manifestarono posizioni belliciste, all’interno del movimento sindacale crebbe un dissenso sostanziale. Diversi grandi sindacati ruppero con la linea dell’AFL-CIO e, nel 1970, i leader di 22 sindacati statunitensi si erano uniti all’appello per il ritiro delle forze militari statunitensi dal Vietnam. L’attivismo contro la guerra tra le file dei lavoratori si riaccese negli anni ’80. Nacque un Comitato Nazionale dei Lavoratori a sostegno della democrazia e dei diritti umani in El Salvador, che denunciò gli aiuti militari dell’amministrazione Reagan ai governi di destra e repressivi che combattevano i ribelli di sinistra in America Centrale. In risposta a tali pressioni, i delegati al congresso nazionale dell’AFL-CIO del 1985 votarono a stragrande maggioranza a favore di una risoluzione che contestava la politica del governo statunitense, invocando «una soluzione negoziata, piuttosto che una vittoria militare» nella regione. Inoltre, già nel 1986, oltre la metà dei sindacati affiliati all’AFL-CIO sosteneva la campagna “Nuclear Freeze” del movimento pacifista statunitense, che chiedeva la cessazione della corsa agli armamenti nucleari. La guerra in Iraq scatenò un’altra ondata di attivismo pacifista all’interno del movimento sindacale. Nel gennaio 2003, mentre incombeva l’invasione militare statunitense dell’Iraq, 125 delegati provenienti da vari sindacati si riunirono presso la sede della sezione locale 705 dei Teamsters a Chicago e fondarono l’organizzazione U.S. Labor Against the War (USLAW). Dopo l’inizio dell’invasione nel marzo dello stesso anno, la nuova organizzazione crebbe rapidamente e divenne una voce potente all’interno delle sezioni locali, dei singoli sindacati e delle affiliate statali dell’AFL-CIO. Divenne talmente potente, infatti, che, al congresso della federazione sindacale del 2005, i delegati votarono a stragrande maggioranza a favore di una risoluzione che chiedeva il «rapido ritiro» delle truppe statunitensi dal conflitto. Di conseguenza, l’appello dell’AFL-CIO del giugno scorso per un mondo giusto e pacifico è in linea con gran parte del passato del movimento sindacale. E il movimento sindacale non dovrebbe essere sottovalutato come forza per la pace e la cooperazione internazionale in futuro. Di Lawrence S. Wittner -------------------------------------------------------------------------------- Lawrence S. Wittner (https://www.lawrenceswittner.com/ ) è professore emerito di Storia alla SUNY/Albany e autore di Confronting the Bomb (Stanford University Press). -------------------------------------------------------------------------------- TRADUZIONE DALL’INGLESE DI THOMAS SCHMID CON L’AUSILIO DI TRADUTTORE AUTOMATICO. Pressenza New York
June 19, 2026
Pressenza
Cuba verso le liberalizzazioni
Durante la Terza Sessione Straordinaria dell’Assemblea Nazionale del Potere Popolare nella sua X Legislatura sono state presentate 176 proposte di riforma del Paese che toccano molti aspetti della vita economica e sociale di Cuba. Durante il suo discorso in chiusura della sessione dell’assemblea legislativa il il primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel ha pronunciato un importante discorso nel quale ha affermato che il Paese sta attraversando un momento eccezionalmente complesso.  “Cuba, la nostra amata Cuba, sta vivendo le ore più difficili di questo secolo e abbiamo la responsabilità storica di salvarla”, ha detto. Ha insistito sulla necessità di profondi cambiamenti, evocando il concetto di Rivoluzione attribuito a Fidel Castro, sottolineando che “è tempo di cambiare tutto ciò che deve essere cambiato” e ha sottolineato che la situazione non risponde solo a fattori interni, ma anche a un contesto globale segnato da conflitti, crisi del multilateralismo e l’uso del sistema finanziario come “arma politica”. L’impatto dell’inasprimento del blocco statunitense contro l’isola è una “punizione barbara, immeritata e insostenibile”, aggravata dalla  persecuzione finanziaria. Ecco le principali misure di modifica proposte dal governo: Settore non statale – Tutte le piccole e medie imprese e le cooperative non agricole in attesa di approvazione saranno autorizzate entro la fine di giugno. – I requisiti, le procedure e i termini per la creazione, la conversione e il funzionamento delle forme non statali di gestione saranno ridotti. – È consentito assumere più di 100 lavoratori nel settore privato. – È permesso a una stessa persona di avere più di un’azienda. – I diritti reali (usufrutto o diritto di superficie) sono concessi agli attori non statali. – Le attività vietate sono ridotte. – Le forme non statali possono svolgere tutte le attività che desiderano, purché siano lecite e non abbandonino la loro attività principale. – Il settore privato è autorizzato a importare e vendere carburanti, anche al dettaglio. Settore agricolo – È autorizzata la creazione di imprese private nell’agricoltura e gli investimenti diretti esteri. – Le cooperative sono autorizzate a importare e commercializzare carburante. – Le cooperative sono autorizzate a condurre un commercio estero diretto. – I massimali di prezzo sono eliminati. Saranno formati tra produttore e commerciante secondo le regole del mercato. – È autorizzata l’importazione diretta di input agricoli e la loro commercializzazione. Sistema bancario e finanziario – Incentivare la partecipazione del capitale privato all’attività bancaria. – Il limite sui bonifici bancari per le persone fisiche viene eliminato. – Vengono concesse licenze per gli uffici di cambio privati. Carico fiscale – Viene ridotto l’onere fiscale del settore imprenditoriale a causa dell’imposta sui utili. – Sarà effettuata una riforma globale del salario nel settore statale. Come misura immediata, il salario minimo nel Paese sale a 3210 pesos. – Si propone che le aziende statali possano svolgere tutte le attività che determinano, purché siano lecite. Distribuiranno i loro profitti al netto delle imposte come stabilito e fisseranno gli stipendi dei loro lavoratori. In futuro, ogni misura approvata per il settore privato sarà approvata anche per le imprese statali. Altre misure – Decentramento delle funzioni nei Comuni, che potranno approvare ed estinguere le imprese, autorizzare investimenti nazionali e stranieri. – Eliminazione dei sussidi ai prodotti. Le persone che ne hanno bisogno saranno sovvenzionate. Stabilire prezzi differenziati, sconti, gratuità o quote di solidarietà per le persone in situazioni di vulnerabilità. – Incoraggiare tutti gli attori economici del Paese che possono aiutare il pagamento delle pensioni attraverso accordi con la banca. – Gioventù e occupazione: “Si deve continuare ad avanzare affinché i giovani si uniscano allo studio e al lavoro e siano pagati per questo attraverso corsi di preparazione”, ha detto il primo ministro Marrero. – Viene autorizzato il telelavoro. – Sono autorizzate catene di negozi internazionali, marchi e franchising. – Sono autorizzate la gestione privata e gli investimenti stranieri nel settore immobiliare. – Le agenzie di viaggio, il noleggio auto e le guide turistiche sono autorizzate in forme di gestione non statale. – I prezzi stabiliti in modo amministrativo vengono eliminati. Si formeranno in base al mercato. – Il monopolio statale del commercio estero viene eliminato. I contadini potranno importare direttamente combustibili, commercializzarli ed esportare direttamente le loro produzioni. – Il commercio estero è autorizzato in forme di gestione non statali. – L’usufrutto della terra per gli investimenti stranieri si estende fino a 99 anni. – Si approva l’addebito della tariffa per la raccolta dei rifiuti solidi. Tariffe più basse per le persone in situazioni di vulnerabilità. – È autorizzata l’importazione a titolo commerciale delle persone fisiche. La tassa sarà pagata in dollari. – È autorizzata la vendita ambulante di prodotti. Come appare evidente le misure proposte hanno lo scopo di ridurre la partecipazione dello Stato nell’economia e nella gestione dei servizi, aprono la porta a una graduale privatizzazione dell’isola e tendono a ridurre la burocrazia e a semplificare la gestione delle attività economiche. Misure che comunque si scontrano con il sessantennale blocco economico, commerciale, finanziario ed energetico a cui  Cuba è sottoposta dagli Stati Uniti. Non è la solita affermazione ideologica, ma la realtà che soffre l’isola. Se da un lato si incentivano gli investimenti esteri, dall’altro non bisogna dimenticare che proprio le misure sanzionatorie statunitensi hanno messo in fuga le imprese straniere dall’isola. Come si pensa di introdurre, ad esempio, la possibilità di importazione di combustibili se esiste un ordine esecutivo di Donald Trump che impedisce ogni commercio di petrolio e derivati? Davvero sconcertante la decisione di creare uffici di cambio privati. Di fatto con l’introduzione di queste nuove case di cambio viene legittimato il tasso di cambio del peso con le altre monete internazionali proposto da siti illegittimi come il famoso Toque. Vedremo se queste misure che sposteranno il paese verso una graduale liberalizzazione saranno sufficienti per Donald Trump e il suo amico e suggeritore Marco Rubio per alleggerire le misure sanzionatorie a cui Cuba è sottoposta. Se ciò non avvenisse non riesco proprio a comprendere come sarà possibile uscire dal tunnel nel quale si trova Cuba nonostante la svolta liberale che queste nuove misure economiche introdurranno. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 19, 2026
Pressenza