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Campagna Let Cuba live, raccolti oltre 700.000 dollari per pannelli solari destinati a ospedali e cliniche
Grazie all’ incredibile generosità e alla solidarietà di migliaia di persone, la campagna Let Cuba Live e il People’s Forum hanno raccolto negli Stati Uniti oltre 700.000 dollari per inviare pannelli solari e batterie a ospedali e cliniche in tutta Cuba. Volevamo condividere con voi alcuni aggiornamenti entusiasmanti sullo stato di avanzamento della spedizione dei pannelli e della campagna. Da dicembre 2025, il blocco imposto dall’amministrazione Trump ha consentito l’arrivo a Cuba di un solo carico di carburante. Il risultato? Interruzioni di corrente paralizzanti stanno devastando il sistema sanitario pubblico del Paese. Nonostante gli sforzi eroici del personale medico cubano, oltre 96.000 pazienti sono in attesa di interventi chirurgici importanti, tra cui 11.000 bambini. La mancanza di un’alimentazione elettrica affidabile, dovuta alla carenza di carburante, ne è la causa diretta. Ma noi (e migliaia di donatori) ci siamo rifiutati di accettare questa conclusione dopo aver superato enormi ostacoli creati dal governo statunitense per bloccare gli aiuti a Cuba, abbiamo acquistato: 10 kit solari autonomi (65 kW ciascuno) – da distribuire in 10 ospedali, sufficienti ad alimentare sale operatorie, unità di terapia intensiva e altre aree ospedaliere vitali. 33 kit solari più piccoli (fino a 6 kW ciascuno) – per 33 cliniche rurali nella parte orientale di Cuba. Queste forniture, di cui c’è urgente bisogno, saranno presto in viaggio verso Cuba, contribuendo alla transizione del sistema sanitario dell’isola verso le energie rinnovabili, in modo che milioni di cubani possano accedere all’assistenza sanitaria gratuita e di qualità che meritano. Ma non vogliamo fermarci qui. Potete aiutarci a portare avanti questa campagna? La generosità e l’energia messe in campo finora hanno dimostrato che le persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo comprendono l’urgenza di schierarsi al fianco del popolo cubano contro le politiche genocidarie degli Stati Uniti. Vogliamo procurarci altri pannelli solari per un numero ancora maggiore di ospedali e cliniche. Trump non può fermare il sole e non può fermare la nostra solidarietà. Donate  ora per inviare altri kit solari agli ospedali cubani! Per chi ha l’opportunità di recarsi negli States, o non teme le spese di spedizione, c’è anche la possibilità di acquistare una splendida T-shirt “Let Cuba Live”, il cui ricavato verrà interamente devoluto alla campagna per l’invio di generatori e pannelli solari agli ospedali di Cuba. Acquistatela subito! Comprate ora In solidarietà, The People’s Forum   Redazione Italia
May 14, 2026
Pressenza
Giudice USA sospende le sanzioni contro Francesca Albanese
Richard Leon, giudice del District of Columbia, a Washington, ha sospeso le sanzioni imposte nel luglio 2025 dall’amministrazione Trump a Francesca Albanese, relatrice speciale dell’ONU sui territori palestinesi, con la motivazione che tali sanzioni costituivano una violazione del Primo Emendamento della Costituzione americana per lei e la sua famiglia. Il Primo Emendamento, approvato nel 1791, garantisce infatti libertà fondamentali tra cui culto, espressione, stampa, riunione e petizione. Il giudice ha ritenuto che l’intento delle sanzioni fosse quello di punire e reprimere espressioni sgradite, come quelle espresse dalla relatrice speciale nei suoi rapporti sul genocidio in atto a Gaza a opera di Israele e la complicità di governi e aziende occidentali. “Come ha detto il giudice, proteggere la libertà di espressione è sempre nell’interesse pubblico. Grazie a mia figlia e a mio marito per essersi fatti avanti per difendermi e a tutti coloro che hanno aiutato finora. Insieme siamo Uno” ha commentato Francesca Albanese su X. Nella causa depositata a febbraio presso il tribunale distrettuale a Washington, il marito e la figlia minorenne di Francesca Albanese, nata negli Stati Uniti e pertanto cittadina americana, avevano descritto il pesante impatto delle sanzioni sulla vita quotidiana della famiglia, tra cui l’impossibilità di vivere nella loro abitazione nella capitale, di aprire un conto bancario e di usare una carta di credito. Anna Polo
May 14, 2026
Pressenza
Ecco perchè Trump non ha il 94% dei voti cubani negli Stati Uniti
Trump afferma di avere il 94% dei voti cubani negli Stati Uniti. CiberCuba amplifica questa affermazione come se fosse verità assoluta. C’è un problema: a Cuba non si vota per presidenti stranieri. I conti non tornano. La logica è ancora meno convincente. In gioco non c’è solo un semplice numero. Si tratta di un’operazione di marketing politico ideata per fabbricare un “consenso artificiale” e giustificare l’aggressione. Qui, la verità non è dettata dagli algoritmi di Miami. È decisa dalle persone che resistono al blocco ogni singolo giorno. Daniel Guerra e Vero García Gómez, nel loro programma “La Esquina de Razones de Cuba “, hanno smascherato l’ultima farsa: la presunta “volontà popolare” che Trump afferma di avere per intervenire sull’isola. Il meccanismo è vecchio, ma la tecnologia lo ha perfezionato. La bolla che vogliono spacciare per un censimento CiberCuba non è un organo di informazione, ma una cassa di risonanza. Il suo metodo consiste nel fabbricare un consenso artificiale: prendono una piccola bolla in Florida, la gonfiano con algoritmi e la presentano come se rappresentasse il sentimento degli 11 milioni di cubani che vivono sull’isola sotto l’embargo. Questi siti affermano che “i cubani chiedono un intervento”, ma nascondono il fatto che le loro fonti sono le stesse che ricevono finanziamenti dall’USAID. Non riportano le notizie; mettono in atto un copione di marketing politico studiato per giustificare l’aggressione. Il meccanismo è semplice: selezionano un campione distorto, lo amplificano con bot farm e algoritmi di raccomandazione e presentano il risultato come se fosse l’opinione della maggioranza dei cubani sull’isola. Non è sociologia. È ingegneria della percezione . Il “94%” che conta davvero Analizziamo questo presunto “mandato” di cui parla Trump. Se avesse davvero a cuore il 94% del popolo cubano, la prima cosa che farebbe sarebbe allentare la pressione, ovvero revocare le sanzioni. Invece, la sua prima mossa non è stata quella di alleviare le carenze, ma di inasprire il blocco. Questa contraddizione è cinica: affermano di voler “liberare” Cuba mentre la soffocano finanziariamente per provocarne il collasso. Non è un mandato per la libertà; è un mandato d’arresto contro la sovranità cubana. La logica è implacabile: se Trump credesse davvero che il 94% dei cubani lo sostenesse, non avrebbe bisogno di mantenere l’embargo. Quello che sta cercando di fare è creare le condizioni per un intervento presentandolo come una “risposta umanitaria” a una presunta protesta popolare. È lo stesso copione che hanno già messo in scena in Venezuela e in Iran. Il cubano medio non compare nei loro sondaggi Questa narrazione cancella l’immagine del cubano medio, di quello che lavora e resiste. Per questi media, i cubani esistono solo se invocano un’invasione. Ma la realtà sul campo è ben diversa. Un conto è che i cubani siano critici e vogliano migliorare il loro Paese – e certamente lo sono e lo vogliono – un altro è che desiderino che una portaerei statunitense venga a “risolvere” i loro problemi. La sovranità non si ordina tramite Amazon; si difende sul campo. Cuba è un paese con critiche, con malcontento, con persone che vogliono che le cose funzionino meglio. Ma c’è un abisso tra questo e l’incitamento all’invasione statunitense, un baratro che i fautori del consenso artificiale cercano di colmare con un semplice “mi piace” sui social media. Voler risolvere i problemi di Cuba non è la stessa cosa che volere che sia il Pentagono a risolverli. Il copione è scritto: Trump fornisce la frase, CiberCuba fornisce il megafono L’operazione è perfettamente orchestrata. Trump pronuncia la frase, CiberCuba piazza il megafono e l’intento è quello di incutere timore nei cubani. Ma si sbagliano. Ciò che il 94% dei cubani desidera veramente è essere lasciato in pace a vivere. L’unico mandato che riconoscono è quello della propria Costituzione. Questa non è informazione. È propaganda di guerra . L’obiettivo non è informare, ma creare una realtà parallela in cui l’intervento venga percepito come una risposta democratica a una “volontà popolare” inesistente. La verità non diventa virale, si difende da sola. La matematica dell’inganno ha una formula ben nota: prendere un piccolo campione, amplificarlo con algoritmi, ripetere la cifra finché non sembra vera, e poi spacciare l’intervento per “liberazione”. Ma i cubani non votano per presidenti stranieri, né deleghiamo la nostra sovranità a persone influenti finanziate dall’USAID. Il 94% che conta è il 94% che resiste al blocco ogni giorno. E questa percentuale non compare nei sondaggi di Miami perché non si misura in clic. Si misura in dignità. Fonte: Razones de Cuba Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 12, 2026
Pressenza
Gardasil sotto processo: quello che non dicono i comunicati ufficiali sul vaccino HPV
Negli Stati Uniti è in corso una vicenda giudiziaria che, se osservata senza filtri ideologici, pone interrogativi profondi su uno dei pilastri della moderna vaccinologia: il vaccino HPV Gardasil. Il caso si chiama Robi v Merck e rappresenta una delle rarissime situazioni in cui il tema della sicurezza vaccinale non viene confinato nei circuiti amministrativi, ma arriva davanti a una giuria popolare, cioè nello spazio in cui le prove devono essere esposte, discusse e sottoposte a contraddittorio reale. Eppure, proprio quando questo confronto entra nel vivo, il processo si interrompe: dopo diciassette giorni di testimonianze, analisi peritali e interrogatori incrociati, la giuria viene congedata e tutto viene rinviato. Ufficialmente si tratta di una scelta condivisa dalle parti, legata a circostanze procedurali e al contesto mediatico ma il dato sostanziale resta: uno dei pochi processi pubblici su Gardasil si ferma proprio nel momento in cui avrebbe potuto chiarire, davanti a cittadini comuni, la tenuta delle prove scientifiche e delle scelte regolatorie. Per comprendere il peso di questo episodio bisogna ricordare che negli Stati Uniti la stragrande maggioranza delle richieste di risarcimento per presunti danni da vaccino non arriva mai in un’aula di tribunale ordinario. Dal 1986 esiste il National Vaccine Injury Compensation Program, un sistema parallelo che gestisce queste controversie al di fuori del circuito civile tradizionale, con l’obiettivo dichiarato di garantire compensazioni rapide evitando contenziosi prolungati. A questo si è aggiunta la sentenza della Corte Suprema Bruesewitz v. Wyeth del 2011, che ha stabilito un’ampia protezione per i produttori rispetto alle accuse di difetto di progettazione. Il risultato è un sistema in cui il cuore della questione – cioè la valutazione critica del profilo rischio-beneficio – raramente viene discusso davanti a una giuria. Il caso Robi riporta invece al centro proprio questo nodo: non tanto l’esistenza o meno di eventi avversi, che in medicina è sempre una questione di probabilità e non di assoluti, quanto il modo in cui tali rischi vengono identificati, interpretati e comunicati. Nel corso degli anni, sistemi di farmacovigilanza come VAERS negli Stati Uniti e EudraVigilance in Europa hanno raccolto segnalazioni di eventi successivi alla vaccinazione, incluse condizioni come la sindrome da tachicardia posturale ortostatica (POTS) o altri disturbi del sistema nervoso autonomo. Le autorità regolatorie – EMA nel 2015 dopo una revisione specifica, e OMS attraverso il Global Advisory Committee on Vaccine Safety – hanno concluso che i dati disponibili non supportano un nesso causale tra vaccino HPV e queste condizioni. Tuttavia, il punto critico, che emerge anche nei contenziosi legali, non è solo la conclusione finale, ma il percorso con cui si arriva a quella conclusione e il grado di incertezza che viene effettivamente comunicato. Ancora più delicato è il tema dell’efficacia, spesso presentato in modo sintetico come “prevenzione del cancro cervicale”. In realtà, dal punto di vista strettamente metodologico, gli studi clinici randomizzati che hanno portato all’approvazione di Gardasil – come quelli pubblicati su The Lancet e The New England Journal of Medicine tra il 2007 e il 2010 – non avevano come endpoint la riduzione dell’incidenza di tumori invasivi, ma delle lesioni precancerose di alto grado (CIN2 e CIN3). Si tratta di un indicatore surrogato accettato nella comunità scientifica, perché queste lesioni sono considerate passaggi chiave nel percorso che può portare al carcinoma della cervice. Tuttavia, è altrettanto noto che circa il 90% di queste lesioni non evolvono verso il cancro e che possono regredire spontaneamente, soprattutto nelle fasce di età più giovani, come documentato in letteratura epidemiologica già prima dell’introduzione del vaccino. La linea argomentativa della parte lesa ha puntato a scardinare le fondamenta scientifiche su cui Gardasil è stato sviluppato, autorizzato e promosso, sollevando un interrogativo centrale: se esista davvero una dimostrazione, all’interno di studi randomizzati controllati, della sua capacità di prevenire il carcinoma della cervice uterina, oppure se l’approvazione si sia basata prevalentemente su indicatori intermedi e interpretazioni indirette. In questo quadro, è stato anche messo in discussione il modo in cui eventuali segnali di sicurezza sarebbero stati rilevati, analizzati e infine presentati, suggerendo che alcune criticità possano essere state attenuate o rese meno evidenti dalle scelte metodologiche adottate nei trial. Inoltre, sostiene che Merck non abbia fornito avvertenze sufficienti riguardo a possibili eventi avversi, incluse condizioni autoimmuni come la POTS, e che tali rischi non siano stati pienamente riportati nell’etichetta del vaccino o nelle informazioni fornite a pazienti e medici. Parallelamente, le consulenze tecniche hanno approfondito aspetti più specifici legati alla composizione e alla sperimentazione del vaccino, includendo la presenza di frammenti residui di DNA dell’HPV, il ruolo e gli effetti immunologici degli adiuvanti e, più in generale, la completezza e la trasparenza delle informazioni fornite in merito al profilo di sicurezza, sia nei documenti regolatori sia nella comunicazione rivolta a medici e pazienti. Questo introduce un elemento di complessità che raramente viene esplicitato nel dibattito pubblico: la riduzione delle lesioni precancerose è attestata  da studi osservazionali e non da trial randomizzati con endpoint oncologici diretti, il che implica inevitabilmente un margine interpretativo legato a fattori confondenti e al tempo di osservazione. È proprio in questo spazio, tra prove disponibili e comunicazione pubblica, che si inserisce la tensione emersa nel caso Robi: quando un intervento sanitario viene presentato con messaggi sintetici e altamente assertivi, mentre la base scientifica è costruita su indicatori indiretti e proiezioni di lungo periodo, il rischio è quello di creare una frattura tra percezione e realtà metodologica. Una frattura che non riguarda solo questo vaccino, ma il rapporto complessivo tra medicina, industria e fiducia pubblica. Il processo, se e quando riprenderà il 27 luglio 2026, non stabilirà soltanto se esiste un nesso causale in un singolo caso clinico, metterà inevitabilmente sotto esame il modo in cui costruiamo le nostre certezze in ambito sanitario, il grado di trasparenza con cui vengono comunicate e la capacità delle istituzioni di sostenere un confronto aperto anche quando le domande diventano scomode. Perché, al di là delle posizioni ideologiche, non basta dimostrare se un intervento sia perfetto o fallace, ma vorremmo capire quanto spazio siamo disposti a concedere alla complessità, all’incertezza e al dubbio, che sono parte integrante di qualsiasi processo scientifico serio. AsSIS
May 9, 2026
Pressenza
Nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba
Sono passati appena sei giorni da quando il governo degli Stati Uniti ha emesso l’ennesimo ordine esecutivo contro Cuba che il segretario di stato Marco Rubio, acerrimo nemico del popolo cubano, riferisce che la sua amministrazione ha emanato nuove sanzioni contro la isla rebelde. Questa volta nel mirino dell’amministrazione del pacifista della domenica Donald Trump sono entrate il gruppo di amministrazione aziendale SA. Meglio conosciuto pubblicamente come GAESA, questo ente imprenditoriale pubblico cubano, dove confluiscono aziende civili e militari, è stato bersaglio per diversi anni di attacchi da parte di successive amministrazioni nordamericane e dei loro portavoce. Non poteva poi mancare il generale di brigata Ania Guillermina Lastres, presidente di GAESA  dal 2022 e deputata dell’Assemblea Nazionale cubana, nonché membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba. E’ stata inoltre sanzionata la società Moa Nickel SA. Questa impresa mista è nata nel 1994 dall’alleanza tra le società General Nickel Company di proprietà cubana e la canadese Sherrit International. Secondo Rubio questa azienda ha sfruttato le risorse naturali di Cuba a beneficio del regime, a spese del popolo cubano usando i beni che sono stati originariamente espropriati dal governo di Cuba a persone e corporazioni statunitensi. Per giustificare queste ulteriori sanzioni, Rubio ha dichiarato che le nuove misure contro Cuba sono “decisive per proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” e necessarie per  “privare il regime comunista e l’esercito cubano dell’accesso ai beni” che Washington indica come illeciti. Le ultime misure sanzionatorie del governo degli Stati Uniti hanno lo scopo di stringere ulteriormente il cappio attorno all’economia dell’isola e non possono che deteriorare i rapporti tra i due Paesi, mettendo in discussione la volontà degli Stati Uniti di risolvere in modo pacifico le differenze. Con l’ordine esecutivo del 1° maggio, Trump ha dato a Rubio la possibilità di applicare sanzioni anche secondarie contro le aziende che non hanno alcun legame commerciale con gli Stati Uniti. Basta commerciare con Cuba per finire in una di queste liste di sanzioni. Il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla ha commentato duramente le nuove sanzioni, affermando che si stanno usando menzogne e calunnie contro il suo Paese. “Le azioni che Rubio progetta e promuove a nome del governo degli Stati Uniti e propone al suo presidente, sulla base della sua agenda personale, sono chiaramente dirette a causare il maggior danno possibile alla popolazione e alle famiglie cubane,” ha scritto sui social network. Il rappresentante della diplomazia cubana ha inoltre definito “ciniche” e “ipocrite” le dichiarazioni di Rubio, “quando sostiene di voler aiutare il popolo cubano […]. Come pretesto fa appello a calunnie, bugie evidenti e l’illusione di riuscire a ingannare chi lo ascolta”. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è proposto di mediare tra i due governi per raggiungere una soluzione pacifica alle numerose divergenze e in particolare per porre fine al blocco che gli Stati Uniti applicano da decenni all’isola. “Se la traduzione era corretta, Trump mi ha detto che non ha intenzione di invadere Cuba”, ha dichiarato Lula in una conferenza stampa presso l’ambasciata del Brasile a Washington D.C., durante il suo viaggio per incontrare il presidente americano. “E’ il blocco più lungo nella storia dell’umanità”, ha detto Lula, che si è offerto come mediatore per trovare una via d’uscita pacifica. “Se ha bisogno di aiuto per discutere la situazione di Cuba, sono a completa disposizione”, ha offerto. Nonostante le speranze di Lula, però, le nuove e le vecchie misure emanate dall’amministrazione degli Stati Uniti, ostaggio della voglia di Marco Rubio e dei suoi sostenitori di vedere Cuba crollare, sembrano andare nella direzione opposta. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
May 8, 2026
Pressenza
Stati Uniti, sanzioni secondarie contro chi ha rapporti con Cuba
Il 1° maggio l’amministrazione degli Stati Uniti ha emesso un nuovo ordine esecutivo con lo scopo di asfissiare ulteriormente l’economia cubana con la speranza di far capitolare il governo dell’isola. Il decreto emesso dall’amministrazione statunitense risulta inusuale nel quadro di questi tipi di documenti, in quanto elude la menzione dei possibili destinatari delle sanzioni. Un decreto di questo tipo non si costruisce in un giorno. Ha bisogno di mesi di lavoro, che garantiscano l’impalcatura “legale” per sostenerlo. La giustificazione di questa ulteriore misura di pressione nei confronti di Cuba è la oramai arcinota minaccia insolita e straordinaria che l’isola rappresenterebbe per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione. Si aggiunge poi l’accusa, formulata come sempre senza fornire uno straccio di prova, che Cuba abbia relazioni con “attori malintenzionati ostili agli Stati Uniti” e “stretti legami con altri importanti Stati sponsor del terrorismo”, perseguiti e torturi “oppositori politici” e sia un ambiente favorevole per operazioni di intelligence straniera. Ma il colmo dell’ipocrisia viene raggiunto affermando che “il regime corrotto di Cuba continua a promuovere la migrazione verso gli Stati Uniti”, come se le cause di questa situazione non fossero il blocco economico, commerciale e finanziario da loro imposto e la chiusura di ogni via legale per emigrare. Leidys María Labrador spiega sul quotidiano Granma che questo ordine esecutivo per la prima volta stabilisce sanzioni secondarie, cioè sanzioni che possono essere applicate contro qualsiasi persona, contro qualsiasi entità, società, ecc., solo per il fatto di compiere atti legati a Cuba, nonostante i suoi interessi negli Stati Uniti, nell’economia statunitense non abbiano alcuna relazione con il nostro paese. In ciò che significa un passo estremamente aggressivo e senza precedenti nell’applicazione extraterritoriale del blocco contro Cuba. Bruno Rodriguez Parrilla, durante il suo intervento all’incontro internazionale di solidarietà con Cuba “Per un mondo senza blocco: solidarietà attiva nel Centenario di Fidel”, svoltosi il 2 maggio a L’Avana, ha sottolineato che l’ordine contiene anche categorie ampie e vaghe, che risultano estremamente preoccupanti in quanto si riservano il diritto di definire chi includere o meno all’interno di esse. Non viene stilata alcuna lista, non vengono elencate persone o istituzioni, con l’evidente scopo di impaurire ed esercitare pressioni contro chiunque abbia intenzione di avere rapporti con Cuba. Logicamente, i settori chiave dell’economia, come l’energia, l’area militare o la difesa, i metalli e l’estrazione mineraria, la sicurezza e la finanza rimangono un bersaglio diretto, ma non significa che siano gli unici, perché nel mirino  delle sanzioni si possono trovare tutti  coloro che forniscono aiuti sostanziali, sostegno finanziario, materiale e tecnologico. In altre parole, chiunque può essere oggetto delle sanzioni, e il risultato è impedire che entrino a Cuba i grandi investitori, ma anche gli aiuti sanitari e le medicine di cui la popolazione ha bisogno. Le nuove misure sono inoltre una chiara interferenza nella sovranità nazionale dei Paesi che intendono avere rapporti economici con Cuba, perché le sanzioni secondarie mettono in secondo piano le decisioni dei tribunali dei Paesi stessi. Una persona o un’istituzione potrà essere giudicata e dichiarata colpevole di aver violato una legge di un’altra nazione, in questo caso quelle degli Stati Uniti, anche se in quel Paese non si sta violando nessuna legge nazionale. Ma si sa, allo Zio Sam, poco importa della sovranità degli altri Paesi. Vogliono un soffocamento immediato, non importa se questo costa la vita a milioni di persone, non importa se compromette il futuro di un’intera nazione. Speriamo che la voce dell’impunità non sia quella che si sente più forte, di fronte a un crimine di queste dimensioni, conclude il suo articolo Leidys María Labrador. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
May 5, 2026
Pressenza
Il Senato degli Stati Uniti respinge le restrizioni all’azione militare di Trump a Cuba
Il democratico Tim Kaine, uno dei principali promotori della risoluzione, aveva sostenuto che i tentativi degli Stati Uniti di bloccare le spedizioni di carburante verso il Paese latinoamericano costituivano un’azione militare. Martedì 28 aprile il Senato statunitense, a maggioranza repubblicana, ha bloccato una risoluzione sostenuta dai democratici  che avrebbe impedito al presidente Donald Trump di intraprendere azioni militari contro Cuba senza l’approvazione del Congresso. I legislatori hanno espresso 51 voti a favore e 47 contrari, seguendo quasi esclusivamente le linee di partito, su una procedura che ha bloccato una risoluzione sui poteri di guerra, poiché i repubblicani hanno sostenuto che non vi sono ostilità attive da parte di Washington contro l’isola caraibica , riferisce Reuters. Nel frattempo, il senatore democratico Tim Kaine, uno dei principali promotori della risoluzione, ha sostenuto che gli sforzi degli Stati Uniti per bloccare le forniture di carburante alla nazione latinoamericana costituiscono un’azione militare. ” Se qualcuno facesse agli Stati Uniti quello che noi stiamo facendo a Cuba, lo considereremmo certamente un atto di guerra “, ha affermato in un discorso prima del voto. Misure fallimentari sui poteri di guerra Durante la presidenza Trump, le forze statunitensi hanno lanciato attacchi contro quelle che definivano “navi del narcotraffico” nei Caraibi e nel Pacifico, hanno condotto un’aggressione militare contro il Venezuela culminata nel rapimento del suo leader, Nicolás Maduro, e, insieme a Israele, hanno combattuto un conflitto contro l’Iran il 28 febbraio. Tutto ciò è avvenuto senza l’autorizzazione del Congresso. In tale contesto, il voto su Cuba è stato l’ultimo di una serie di provvedimenti sui poteri di guerra che hanno subito una bocciatura al Senato negli ultimi mesi , tra cui cinque voti falliti sulla Repubblica islamica e molteplici tentativi infruttuosi di frenare l’inquilino della Casa Bianca sulla questione del Venezuela. I legislatori si apprestano a riprendere il dibattito sull’Iran. Sia la Camera dei Rappresentanti che il Senato dovrebbero votare nuovamente su provvedimenti volti a fermare l’aggressione contro la nazione persiana,  secondo quanto riportato da Politico. Sebbene la Costituzione degli Stati Uniti stabilisca che sia il Congresso, e non il presidente, a poter dichiarare guerra, tale restrizione non si applica alle operazioni a breve termine o a quelle volte a contrastare una minaccia immediata. In questo contesto, la Casa Bianca sostiene che le azioni di Trump rientrano nei suoi diritti e doveri di comandante in capo per proteggere gli Stati Uniti. La minaccia degli Stati Uniti a Cuba Il 29 gennaio, Trump  ha firmato  un ordine esecutivo che dichiara lo  stato di “emergenza nazionale”  in risposta alla presunta “minaccia insolita e straordinaria”  che, secondo Washington, Cuba rappresenta per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione. Il testo accusa il governo cubano di essersi alleato con “numerosi paesi ostili”, di dare rifugio a “gruppi terroristici transnazionali” e di consentire il dispiegamento sull’isola di “sofisticate capacità militari e di intelligence” provenienti da Russia e Cina. In base a queste motivazioni, sono stati annunciati dazi doganali contro i paesi che vendono petrolio alla nazione caraibica, insieme a minacce di ritorsioni contro coloro che agiscono contro l’ordine esecutivo della Casa Bianca. La decisione giunge in un contesto di crescenti tensioni tra Washington e  L’Avana , che  ha sempre respinto queste accuse  e ha avvertito che difenderà la propria integrità territoriale. Il presidente cubano  ha replicato  che “questa nuova misura  dimostra la natura fascista, criminale e genocida  di una cricca che ha dirottato gli interessi del popolo americano per puro tornaconto personale”. Il 7 marzo, Trump  ha annunciato  che “un grande cambiamento sta per arrivare a Cuba”, che – ha aggiunto – sta giungendo “alla fine della strada”. Gli Stati Uniti mantengono un embargo economico e commerciale contro Cuba  da oltre sessant’anni . L’embargo, che ha un impatto grave sull’economia del Paese, è stato ora rafforzato con numerose misure coercitive e unilaterali adottate dalla Casa Bianca.   Fonte: https://actualidad.rt.com/actualidad/601929-senado-eeuu- rechaza-restriccion-accion-militar-trump Traduzione: italiacuba.it Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba
May 5, 2026
Pressenza
Cuba, Trump firma nuove sanzioni: “Dopo Teheran ne prenderò il controllo”
Mentre a Cuba milioni di cubani sfilavano in tutta l’isola per il 1° maggio e in oltre 6 milioni hanno firmato, da alcune settimane a questa parte, l’appello per la pace e la difesa della patria, Trump, e il suo regime, in un impeto di ira, odio di classe e imperialismo, perché Cuba non si è arresa (delirio trumpiano), ha deciso di firmare un ordine esecutivo contro Cuba con cui amplia le illegali sanzioni e inasprisce El Bloqueo. Il presidente americano ha rilanciato i suoi propositi di conquista e annuncia nuove sanzioni «contro Cuba che continua a rappresentare una minaccia straordinaria» per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Non contento, si è lasciato andare alle solite dichiarazioni psichiatriche in cui ha delirato che prenderà il governo di Cuba. Questo ordine esecutivo rappresenta un ulteriore inasprimento della politica di “massima pressione” già riavviata nei mesi precedenti per isolare economicamente l’isola. In sintesi i punti principali dell’ampliamento delle sanzioni  (come riportano i media e fonti del regime di Trump). Le sanzioni troveranno applicazione subito (tempi tecnici permettendo) e prevedono di sanzionare: * direttamente le istituzioni governative e costituzionali dell’isola; * i partner commerciali  dell’isola e affiliati; * le istituzioni finanziarie  con l’intento di limitare ulteriormente l’accesso alle risorse finanziarie internazionali; Inoltre sono contenute sanzioni sul petrolio diretto a Cuba (già applicato a inizio anno) e nuove restrizioni sui visti, incluse limitazioni specifiche per i medici cubani inviati in missioni all’estero, e sono stati revocati permessi di protezione per migliaia di persone già residenti negli USA. L’ordine esecutivo limita ulteriormente la capacità di Cuba di operare attraverso il sistema bancario statunitense, bloccando quelle poche e diverse tipologie di transazioni finanziarie che Cuba faceva (pagamenti merci in esenzione alle esenzioni e su licenza del Ministero del Tesoro USA). Il ministro degli Esteri cubano Bruno Rodríguez Parrilla ha respinto oggi con fermezza le recenti misure coercitive unilaterali adottate dal governo degli Stati Uniti contro il suo Paese, ritenendo che dimostrino la volontà di infliggere, ancora una volta, una punizione collettiva al popolo cubano. In una dichiarazione diffusa tramite il sito web del Ministero degli Affari Esteri (Minrex), il Ministro degli Esteri ha sottolineato che non è una coincidenza che tali misure siano state annunciate il 1° maggio, lo stesso giorno in cui milioni di cubani sono scesi in piazza per denunciare il blocco statunitense e l’assedio energetico.    Rodríguez Parrilla ha sostenuto che tali misure sono extraterritoriali e violano la Carta delle Nazioni Unite; gli Stati Uniti non hanno il diritto di imporre azioni contro Cuba, né contro alcun paese o entità terza, ha avvertito. Ha dichiarato Ministro degli Affari Esteri di Cuba tramite il suo account su X:    Condanniamo fermamente le recenti misure coercitive unilaterali adottate dal governo degli Stati Uniti. Tali azioni dimostrano la sua volontà di infliggere, ancora una volta, una punizione collettiva al popolo cubano.    Non è un caso che queste misure siano state annunciate il 1° maggio, lo stesso giorno in cui milioni di cubani sono scesi in piazza per denunciare il blocco statunitense e l’assedio energetico.    Mentre il governo statunitense reprime la propria popolazione nelle strade, cerca di punire la nostra, che resiste eroicamente agli attacchi dell’imperialismo statunitense.    Queste misure sono extraterritoriali e violano la Carta delle Nazioni Unite. Gli Stati Uniti non hanno il diritto di imporre azioni contro Cuba, né contro alcun paese o entità terza. Il 2 maggio Trump ha minacciato nuovamente Cuba. Nonostante la scadenza dei 60 giorni previsti dalla legge Usa entro i quali un presidente può condurre operazioni militari senza un voto del Congresso, Donald Trump sembra intenzionato ad andare avanti nella guerra contro l’Iran e anzi rilancia preannunciando una possibile nuova operazione militare anche a Cuba. “Dopo Teheran prenderò il controllo di Cuba” ha dichiarato infatti il Presidente statunitense durante il suo intervento come relatore principale a una cena privata in Florida. “Mi piace finire prima un lavoro. Forse tornando dal Medio Oriente, una delle portaerei potrebbe fermarsi a Cuba” ha detto Trump un po’ scherzando e un po’ serio nel corso dell’evento aggiungendo che gli Stati Unti prenderebbero il controllo di Cuba quasi immediatamente. L’esternazione di Trump specifica di voler prendere Cuba «quasi immediatamente». Il presidente Usa Donald Trump ha detto di nuovo che sta valutando la possibilità di inviare la portaerei USS Abraham Lincoln a 100 metri dalle coste cubane dopo la soluzione della crisi con l’Iran. “Forse sulla via del ritorno dall’Iran, quando avremo finito quella situazione, se volete farne una dopo l’altra, fermeremo la portaerei Abraham Lincoln, la portaerei più splendida che abbia mai visto. Fermeremo la Abraham Lincoln a un paio di centinaia di yard dalla costa e li guarderemo se vorranno fare qualcosa” – ha detto Trump all’emittente Salem News, parlando di Cuba. Trump aveva già formulato una minaccia analoga la scorsa settimana. Parole di una gravità inaudita che sottolineano ancora una volta una dichiarazione di guerra al diritto internazionale da parte di Trump attraverso la Dottrina Rubio, variante più spietata della Dottrina Monroe.   Ulteriori info: https://www.fanpage.it/esteri/guerra-iran-trump-ignora-il-congresso-e-rilancia-dopo-teheran-prendero-il-controllo-di-cuba/ > Cuba nel mirino di Trump: dialogo, minacce e nuova Dottrina Monroe https://www.rsi.ch/info/mondo/Cuba-torna-nel-mirino-di-Trump–3711993.html https://www.ilsole24ore.com/art/la-minaccia-trump-cuba-portaerei-usa-100-metri-costa-AIalPDqC > Trump minaccia di inviare una portaerei al largo di Cuba Lorenzo Poli
May 5, 2026
Pressenza
Donald Trump: “Di ritorno dall’Iran ci fermeremo a Cuba”
Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che di ritorno dall’Iran si fermerà a Cuba, facendo intendere che terminata la guerra contro Teheran se ne inizierà un’altra, questa volta contro L’Avana. Le intenzioni di Donald Trump quindi sarebbero quelle di spostare la portaerei Abraham Lincoln, la più grande del mondo, con il suo gruppo di attacco a poche decine di metri dalle coste cubane aprendo di fatto un nuovo fronte bellico nei Caraibi dopo quello in Venezuela. Il presidente degli Stati Uniti, che ricordo aspira al Premio Nobel per la Pace, ha più volte sostenuto che Cuba è arrivata alla sua fine e che cadrà da sola. Secondo lui il Paese è stato mal governato e il suo sistema politico è pessimo. Le affermazioni del Reuccio della Casa Bianca denotano un’altra volta l’arroganza degli Stati Uniti, che vedono solo nell’uso della forza la risoluzione delle controversie internazionali, che per inciso sono proprio loro ad alimentare. Nel caso cubano poi occorre ricordare che L’Avana ha sempre espresso la volontà di collaborare con le varie amministrazioni statunitensi, ma dall’altra parte tali aperture non sono mai state accettate. La voglia di Trump di fermarsi a Cuba di ritorno dall’Iran segue l’annuncio di ieri della Casa Bianca, che ha emesso  nuove sanzioni contro il governo cubano, nell’ambito della strategia “America First”, accusando L’Avana di allearsi con “attori ostili” agli Stati Uniti. Il presidente cubano, Miguel Díaz Canel, ha reagito sui social network affermando che le sanzioni “rafforzano il brutale blocco genocida” di cui soffre l’isola. A suo avviso, l’ordine esecutivo evidenzia la “povertà morale” di Trump e il suo “disprezzo” per il popolo statunitense e la comunità internazionale. “Nessuna persona onesta può accettare la scusa che Cuba sia una minaccia per gli Stati Uniti. Il blocco e il suo rafforzamento procurano enormi danni, causati dal comportamento intimidatorio e arrogante della più grande potenza militare del pianeta”, ha concluso Díaz-Canel. Le “sanzioni” sono rivolte specificamente alle banche straniere che cooperano con il governo cubano e impongono maggiori restrizioni all’immigrazione. Secondo il decreto, gli Stati Uniti bloccheranno coloro che operano o hanno operato nei settori dell’energia, dell’estrazione mineraria, della difesa o della sicurezza di Cuba o hanno fornito supporto materiale, finanziario o tecnologico al governo di Cuba o ad altri individui “sanzionati”, riferisce Reuters. L’ordine esecutivo prevede che  qualsiasi persona, azienda o organizzazione finanziaria che opera o fa affari con entità cubane “sanzionate” subirà il blocco totale dei suoi beni negli Stati Uniti. Se una banca di un altro Paese facilita una “transazione significativa” per un’entità cubana sanzionata dal governo degli Stati Uniti, sarà esposta alla chiusura dei suoi conti o al divieto di operare in dollari. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
May 2, 2026
Pressenza
La Cina esorta gli USA a porre fine al blocco contro Cuba
La Cina ha esortato ancora una volta gli Stati Uniti a porre immediatamente fine al blocco, alle sanzioni e a qualsiasi altra forma di pressione contro Cuba, oltre ad astenersi dal diffamare la cooperazione tra il gigante asiatico e l’isola caraibica. “La cooperazione della Cina con Cuba è trasparente e legittima. Inventare pretesti e diffondere voci non giustifica il brutale blocco o le sanzioni illegali degli Stati Uniti contro Cuba”, ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jang. Il portavoce ha anche sottolineato che denigrando la cooperazione tra Pechino e L’Avana, gli Stati Uniti non riusciranno a nascondere il fatto che “hanno gravemente violato il diritto di Cuba alla sopravvivenza e allo sviluppo”, così come “le regole di base delle relazioni internazionali”, riporta RT. “La Cina sosterrà fermamente Cuba nella salvaguardia della sua sovranità e della sua sicurezza nazionale” ha aggiunto. Recentemente, nel mezzo dell’aumento delle pressioni di Washington contro Cuba, Pechino ha donato all’isola caraibica un nuovo parco fotovoltaico che viene costruito a Cienfuegos. “Apprezziamo il contributo permanente della Cina al programma di transizione energetica di Cuba con la realizzazione di nuovi parchi solari con accumulo. E continuiamo!”, ha dichiarato a questo proposito il Viceministro cubano del Commercio estero, Déborah Rivas Saavedra. La collaborazione tra Pechino e L’Avana ha permesso la realizzazione di oltre cinquanta parchi solari sull’isola, alleviando in parte i disagi energetici dovuti alla mancanza di combustibili necessari alla produzione di elettricità. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
April 30, 2026
Pressenza