I giullari di Trump e Rubio plaudono alle sanzioni contro Cuba

Pressenza - Sunday, June 7, 2026

I giullari del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del suo Segretario di Stato Marco Rubio applaudono fragorosamente quando dalla Casa Bianca arrivano altre sanzioni contro Cuba. Non potrebbero fare diversamente, visto che questi mezzi di informazione, che si definiscono la stampa libera cubana,  vivono solamente grazie alle elargizioni che arrivano dal governo a stelle e strisce. Ogni ulteriore sanzione emessa contro l’isola caraibica è un giubilo per loro.

I vari Cubanet, Cybercuba, ADN Cuba e gli altri mezzi di informazione made in Miami stanno festeggiando l’ultima misura sanzionatoria del loro divo Marco Rubio, che ha portato al blocco delle carte di credito internazionali Visa e Mastercard sull’isola. Con il recente ordine esecutivo 14.400, del 1 maggio, approvato da Donald Trump su iniziativa di Marco Rubio, molti operatori internazionali, per  non perdere i loro beni o vedere le loro proprietà confiscate negli Stati Uniti, sono costretti ad abbandonare Cuba.

Celebrano in pompa magna il fatto che così il conglomerato economico cubano GAE SA non riceverà più divisa straniera dalla vendita dei suoi prodotti o dei suoi servizi. Dimenticano però che con le stesse carte di credito molti cubani ricevono rimesse proprio dagli Stati Uniti o acquistano generi alimentari nei negozi, ma ai patrioti del web poco importa: l’importante è continuare la guerra propagandistica contro il governo dell’Avana assecondando le sanzioni che colpiscono direttamente anche i famigliari dei cubani emigrati.

Ci ricorda Cubainformacion che GAESA è in realtà una parte fondamentale dello Stato cubano: un grande conglomerato di aziende che spazia dai supermercati agli hotel, passando per le istituzioni finanziarie. Con l’Ordine Esecutivo del 1° maggio Donald Trump  sta punendo e ponendo un ultimatum a tutte le aziende che commerciano o mantengono qualche tipo di affare con una qualsiasi delle numerose entità di GAESA, ossia con una parte importante dello Stato cubano, cioè della proprietà sociale del popolo di Cuba.

La Casa Bianca sostiene che GAESA è l’impresa con la quale una piccola oligarchia militare si sta arricchendo alle spalle dei cittadini cubani. Affermazione del tutto arbitraria, dato che non hanno fornito una sola prova dell’esistenza di conti correnti o fondi finanziari nei quali sarebbero confluiti questi soldi. Ma se hanno la CIA e molte altre agenzie di intelligence perché non sono stati in grado di darci almeno uno stralcio di quanto affermano? Semplice, tutto fa parte della solita strategia di massima pressioni su Cuba che, oltre a usare la leva economica, usa anche quella mediatica. Occorre creare il presupposto perché nell’opinione pubblica si insinui l’idea che occorre liberare Cuba da questa classe corrotta e inefficiente con qualunque mezzo, anche quello militare.

Poi per Washington tutto quello che è statale è visto come il diavolo, il mezzo con cui una ristretta cerchia di persone sottrae denaro alle casse statali per metterselo nei loro borselli. Applaudono poi l’abbandono di Cuba da parte di molti operatori turistici: compagnie aeree come Iberia, World2Fly, Plus Ultra, Air Canada, WestJet, Sunwing, Air Transat, LATAM o Air France hanno sospeso i voli diretti all’isola.

Le compagnie di spedizione marittima, come la francese CMA CGM o la tedesca Hapag, hanno cessato l’invio di container, tra cui quelli che la solidarietà internazionale invia a Cuba per aiutare la popolazione con medicinali e attrezzature varie.

Molte catene alberghiere hanno comunicato che abbandoneranno l’isola. Archipiélago International (Aston), la società spagnola Meliá, che ha già interrotto la gestione di 15 dei suoi 34 hotel; Iberostar, con 12 hotel; Blue Diamond, dal Canada, e molte altre se ne andranno. Per i giullari del presidente questo impedirà a GAE SA di ricevere divisa dal settore turistico. Ma tutti i cubani che adesso già si trovano senza lavoro e quelli che nei prossimi giorni si sommeranno ai disoccupati ringraziano sentitamente. Inoltre il calo del turismo sta colpendo in modo drammatico le migliaia di case particulares, gli affittacamere che negli anni hanno rappresentato un’importante ossatura per il turismo e una notevole fonte di entrata per le famiglie cubane.

Bisogna festeggiare perché il regime dittatoriale e corrotto di Cuba sta per scomparire dalla faccia della terra. Così gli alleati del governo di Donald Trump applaudono la notizia dell’abbandono dei partner internazionali di oltre un centinaio di hotel sull’isola. Ad esempio, ADN Cuba afferma: “Questo rappresenta un nuovo colpo per un settore strategico del regime cubano, che per anni ha dato la priorità alla costruzione di hotel sotto il controllo di GAESA, anche in mezzo al deterioramento dei servizi di base e alla profonda crisi economica”, riferisce Cubainformacion.

Dimenticano però di ricordare che molti di questi investimenti sono stati chiaramente fatti con capitali stranieri che hanno favorito l’occupazione di migliaia di cubani, gli stessi cubani che adesso si troveranno senza lavoro. E poi affermano candidamente che è il governo di Miguel Diaz Canel che non è in grado di garantire un’occupazione degna ai suoi cittadini.

La mancanza di energia elettrica per molte ore spinge i cittadini a protestare per i blackout e i servi della Casa Bianca festeggiano queste proteste. Scrivono che è colpa del governo che non comprerebbe i combustibili per alimentare le centrali termoelettriche. E il blocco energetico imposto da colui che gli paga gli stipendi dove è finito? Semplicemente non esiste, come continua a ripetere Marco Rubio: tutto va ricondotto alla solita narrazione, ovvero l’incapacità dell’esecutivo cubano di provvedere alle basilari necessità della popolazione. Ti affogo, ti strozzo con centinaia di sanzioni e poi do la colpa al governo.

Infine arrivano pure a chiedere esplicitamente, mentre stanno sotto una palma a godersi il sole di  Miami, un intervento armato sull’isola, l’unico modo per far capitolare il governo cubano. Padre Alberto Reyes, ad esempio, dichiara: “Preferiamo un finale spaventoso a uno spaventoso senza fine”. Juan Juan Almeida afferma: “Purtroppo non vedo altra via d’uscita che l’intervento”.  José Daniel Ferrer, recentemente arrivato negli Stati Uniti dopo che Marco Rubio gli ha concesso l’asilo, immaginiamo perché … dice: “La libertà ha un sapore più dolce quando la si conquista con il suo sforzo”.  Rosa María Payá invece chiede all’Unione Europea e alla Spagna di “rettificare e prendere le parti del popolo cubano”, interrompendo l’accordo di dialogo politico e cooperazione che l’UE ha con Cuba.

Quindi non solo privare l’isola delle risorse finanziarie con l’uscita dei partner internazionali e impedire che entri una goccia di petrolio, ma anche attaccare gli aiuti economici e materiali che arrivano dall’estero, oltre alla cooperazione internazionale e alla solidarietà. E poi questo viene dipinto come un progetto di liberazione.

(Informazioni: Cubainformacion)

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Andrea Puccio