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La rivolta dei fenicotteri
Il movimento di massa albanese contro la turistificazione di un’isola oasi ecologica mette in evidenza le contraddizioni dello sviluppo mentre il paese tratta l’ingresso in Ue. di Richard Braude e Valentina Bonizzi (*) Solo 50 miglia nautiche dalla Puglia, nel canale di Otranto, l’isola di Saseno è stata per gran parte dell’età moderna un possedimento veneziano, per poi passare sotto
Parigi, Berlino e Londra ripropongono la manfrina dei volenterosi, spacciandola per pace
Una dichiarazione comune dal tono secco e un perimetro negoziale che sempre copiato dai tempi in cui i “volenterosi” guerrafondai non pensavano certo a sedersi a un tavolo di trattative, ma di distruggere la Russia sul campo di battaglia. E difatti, la dichiarazione congiunta rilasciata alla fine del vertice di […] L'articolo Parigi, Berlino e Londra ripropongono la manfrina dei volenterosi, spacciandola per pace su Contropiano.
June 9, 2026
Contropiano
I giullari di Trump e Rubio plaudono alle sanzioni contro Cuba
I giullari del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del suo Segretario di Stato Marco Rubio applaudono fragorosamente quando dalla Casa Bianca arrivano altre sanzioni contro Cuba. Non potrebbero fare diversamente, visto che questi mezzi di informazione, che si definiscono la stampa libera cubana,  vivono solamente grazie alle elargizioni che arrivano dal governo a stelle e strisce. Ogni ulteriore sanzione emessa contro l’isola caraibica è un giubilo per loro. I vari Cubanet, Cybercuba, ADN Cuba e gli altri mezzi di informazione made in Miami stanno festeggiando l’ultima misura sanzionatoria del loro divo Marco Rubio, che ha portato al blocco delle carte di credito internazionali Visa e Mastercard sull’isola. Con il recente ordine esecutivo 14.400, del 1 maggio, approvato da Donald Trump su iniziativa di Marco Rubio, molti operatori internazionali, per  non perdere i loro beni o vedere le loro proprietà confiscate negli Stati Uniti, sono costretti ad abbandonare Cuba. Celebrano in pompa magna il fatto che così il conglomerato economico cubano GAE SA non riceverà più divisa straniera dalla vendita dei suoi prodotti o dei suoi servizi. Dimenticano però che con le stesse carte di credito molti cubani ricevono rimesse proprio dagli Stati Uniti o acquistano generi alimentari nei negozi, ma ai patrioti del web poco importa: l’importante è continuare la guerra propagandistica contro il governo dell’Avana assecondando le sanzioni che colpiscono direttamente anche i famigliari dei cubani emigrati. Ci ricorda Cubainformacion che GAESA è in realtà una parte fondamentale dello Stato cubano: un grande conglomerato di aziende che spazia dai supermercati agli hotel, passando per le istituzioni finanziarie. Con l’Ordine Esecutivo del 1° maggio Donald Trump  sta punendo e ponendo un ultimatum a tutte le aziende che commerciano o mantengono qualche tipo di affare con una qualsiasi delle numerose entità di GAESA, ossia con una parte importante dello Stato cubano, cioè della proprietà sociale del popolo di Cuba. La Casa Bianca sostiene che GAESA è l’impresa con la quale una piccola oligarchia militare si sta arricchendo alle spalle dei cittadini cubani. Affermazione del tutto arbitraria, dato che non hanno fornito una sola prova dell’esistenza di conti correnti o fondi finanziari nei quali sarebbero confluiti questi soldi. Ma se hanno la CIA e molte altre agenzie di intelligence perché non sono stati in grado di darci almeno uno stralcio di quanto affermano? Semplice, tutto fa parte della solita strategia di massima pressioni su Cuba che, oltre a usare la leva economica, usa anche quella mediatica. Occorre creare il presupposto perché nell’opinione pubblica si insinui l’idea che occorre liberare Cuba da questa classe corrotta e inefficiente con qualunque mezzo, anche quello militare. Poi per Washington tutto quello che è statale è visto come il diavolo, il mezzo con cui una ristretta cerchia di persone sottrae denaro alle casse statali per metterselo nei loro borselli. Applaudono poi l’abbandono di Cuba da parte di molti operatori turistici: compagnie aeree come Iberia, World2Fly, Plus Ultra, Air Canada, WestJet, Sunwing, Air Transat, LATAM o Air France hanno sospeso i voli diretti all’isola. Le compagnie di spedizione marittima, come la francese CMA CGM o la tedesca Hapag, hanno cessato l’invio di container, tra cui quelli che la solidarietà internazionale invia a Cuba per aiutare la popolazione con medicinali e attrezzature varie. Molte catene alberghiere hanno comunicato che abbandoneranno l’isola. Archipiélago International (Aston), la società spagnola Meliá, che ha già interrotto la gestione di 15 dei suoi 34 hotel; Iberostar, con 12 hotel; Blue Diamond, dal Canada, e molte altre se ne andranno. Per i giullari del presidente questo impedirà a GAE SA di ricevere divisa dal settore turistico. Ma tutti i cubani che adesso già si trovano senza lavoro e quelli che nei prossimi giorni si sommeranno ai disoccupati ringraziano sentitamente. Inoltre il calo del turismo sta colpendo in modo drammatico le migliaia di case particulares, gli affittacamere che negli anni hanno rappresentato un’importante ossatura per il turismo e una notevole fonte di entrata per le famiglie cubane. Bisogna festeggiare perché il regime dittatoriale e corrotto di Cuba sta per scomparire dalla faccia della terra. Così gli alleati del governo di Donald Trump applaudono la notizia dell’abbandono dei partner internazionali di oltre un centinaio di hotel sull’isola. Ad esempio, ADN Cuba afferma: “Questo rappresenta un nuovo colpo per un settore strategico del regime cubano, che per anni ha dato la priorità alla costruzione di hotel sotto il controllo di GAESA, anche in mezzo al deterioramento dei servizi di base e alla profonda crisi economica”, riferisce Cubainformacion. Dimenticano però di ricordare che molti di questi investimenti sono stati chiaramente fatti con capitali stranieri che hanno favorito l’occupazione di migliaia di cubani, gli stessi cubani che adesso si troveranno senza lavoro. E poi affermano candidamente che è il governo di Miguel Diaz Canel che non è in grado di garantire un’occupazione degna ai suoi cittadini. La mancanza di energia elettrica per molte ore spinge i cittadini a protestare per i blackout e i servi della Casa Bianca festeggiano queste proteste. Scrivono che è colpa del governo che non comprerebbe i combustibili per alimentare le centrali termoelettriche. E il blocco energetico imposto da colui che gli paga gli stipendi dove è finito? Semplicemente non esiste, come continua a ripetere Marco Rubio: tutto va ricondotto alla solita narrazione, ovvero l’incapacità dell’esecutivo cubano di provvedere alle basilari necessità della popolazione. Ti affogo, ti strozzo con centinaia di sanzioni e poi do la colpa al governo. Infine arrivano pure a chiedere esplicitamente, mentre stanno sotto una palma a godersi il sole di  Miami, un intervento armato sull’isola, l’unico modo per far capitolare il governo cubano. Padre Alberto Reyes, ad esempio, dichiara: “Preferiamo un finale spaventoso a uno spaventoso senza fine”. Juan Juan Almeida afferma: “Purtroppo non vedo altra via d’uscita che l’intervento”.  José Daniel Ferrer, recentemente arrivato negli Stati Uniti dopo che Marco Rubio gli ha concesso l’asilo, immaginiamo perché … dice: “La libertà ha un sapore più dolce quando la si conquista con il suo sforzo”.  Rosa María Payá invece chiede all’Unione Europea e alla Spagna di “rettificare e prendere le parti del popolo cubano”, interrompendo l’accordo di dialogo politico e cooperazione che l’UE ha con Cuba. Quindi non solo privare l’isola delle risorse finanziarie con l’uscita dei partner internazionali e impedire che entri una goccia di petrolio, ma anche attaccare gli aiuti economici e materiali che arrivano dall’estero, oltre alla cooperazione internazionale e alla solidarietà. E poi questo viene dipinto come un progetto di liberazione. (Informazioni: Cubainformacion) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 7, 2026
Pressenza
Le calunnie degli USA sul gruppo imprenditoriale cubano GAE
Con l’ordine esecutivo 14404, emesso da Donald Trump il 1° maggio, l’amministrazione degli Stati Uniti ha voluto inasprire la politica di massima pressione nei confronti di Cuba. Con questa ennesima misura sanzionatoria da Washington è stato deciso di colpire il Gruppo di Amministrazione Aziendale (GAE). Nel dettaglio sono state emesse sanzioni secondarie che colpiscono qualsiasi attore straniero effettui operazioni di qualsiasi tipo con questo gruppo, oltre a sanzionare il suo presidente. Il governo degli Stati Uniti ha chiaramente agito con premeditata intenzione nel tentativo di costruire pretesti per screditare la rivoluzione cubana, la sua leadership storica, i leader e con ciò confondere sia il popolo cubano che l’opinione pubblica internazionale. Lo scopo deliberato è quello di isolare il Paese dal punto di vista diplomatico, commerciale, finanziario ed energetico; rendere impossibile la sostenibilità della nazione; condizionare il dialogo e valutare varianti di aggressione militare. Hanno bisogno di costruire e consolidare una narrazione di discredito reputazionale contro tutte le istituzioni che costituiscono il sostegno del nostro progetto sociale, si legge in una nota del governo de L’Avana. Il governo degli Stati Uniti ha definito il GAE come una struttura opaca, nata per far arricchire la famiglia Castro privando il popolo cubano di importanti risorse economiche. In risposta a queste affermazioni da L’Avana viene sottolineato che il GAE è nato in pieno Periodo Speciale, tra gli anni Ottanta e gli anni Novanta del secolo scorso, in seguito al crollo dell’Unione Sovietica; il suo scopo era e rimane  quello di  affrontare la guerra economica, con una visione creativa, propria, autoctona e genuinamente cubana. Il suo obiettivo è sempre stato quello di raggruppare aziende con capacità nella generazione di valuta estera e risorse che lo Stato richiede per mantenere e sviluppare le conquiste sociali e contribuire alla promozione di settori e rami della vita nazionale. Viene aggiunto inoltre che il  GAE non è un’organizzazione segreta, che non è in mano delle élite e tanto meno la via di arricchimento di pochi. È, al contrario, uno dei tanti esempi che nel tempo ha permesso di resistere all’aggressione permanente del governo degli Stati Uniti. La sua storia è stata costruita, secondo le parole del leader della rivoluzione cubana, generale dell’esercito Raúl Castro Ruz “senza il minimo spirito di protagonismo, come si fanno le cose serie”. Come ha espresso il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito e Presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, all’8° Congresso del Partito, è rigorosamente storico il perfezionamento imprenditoriale sviluppato in primo luogo all’interno delle Forze Armate Rivoluzionarie, un’esperienza che poi è servita al Paese e i cui notevoli risultati sono evidenti nell’economia nazionale. Il gruppo imprenditoriale GAE ha fornito innumerevoli e importanti servizi al Paese caraibico. Sotto il suo controllo sono state costruite  più di 10.000 case in varie province del Paese, creato e realizzato un campo per i giovani pionieri della rivoluzione e sono stati sviluppati piani di vacanza per l’infanzia. Durante il periodo del Covid-19 Il GAE ha sostenuto l’economia cubana. I frutti di questa attività imprenditoriale sono stati destinati anche a investimenti nella centrale termoelettrica Lidio Ramón Pérez (Felton) di Holguín, alla progettazione e al consolidamento di grandi opere idrauliche a beneficio di milioni di cubani e cubane. Con i proventi del GAE sono stati realizzati investimenti e riparazioni presso poliambulatori, case del medico di famiglia e scuole, sottolinea la nota. Appare evidente che attaccare il conglomerato imprenditoriale GAE significa attaccare l’ossatura economica del Paese. La politica di massima pressione messa in atto dall’amministrazione Trump cerca di attaccare su tutti i fronti l’isola con la speranza che l’esasperazione di un popolo, che vive da oltre sessanta anni sotto le pressioni degli Stati Uniti, porti i cubani a scendere per le strade e rovesciare il governo. In fondo la sovversione interna sembra essere l’unica arma che Trump e il suo amico Rubio hanno per arrivare al cambio di governo a Cuba. Ritengo piuttosto improbabile un’azione in stile Venezuela o un’azione armata di ampia portata che porti a un colpo di stato. A Cuba non esiste un’alternativa politica organizzata che possa sostituire l’attuale governo, quindi ricorrere alla mobilitazione delle piazze resta l’unica opzione per la Casa Bianca. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 2, 2026
Pressenza
Alle elezioni in Colombia è in vantaggio il candidato che piace a Trump e a Milei
I colombiani dovranno attendere il prossimo 21 giugno per conoscere il loro nuovo presidente. Il primo turno delle elezioni si è infatti concluso con un testa a testa tra due candidati che non hanno sfondato la soglia del 50% dei consensi. Si tratta di Abelardo de la Espriella, esponente dell’estrema destra che contro ogni pronostico ha ottenuto il 43,7% dei voti e di Iván Cepeda, “erede” dell’attuale presidente Gustavo Petro, fermatosi al 40,9% dei consensi, lamentando irregolarità nel conteggio dei voti. Sorridono Donald Trump e Javier Milei all’idea di avere un nuovo alleato nella regione, ma la corsa alla presidenza resta aperta, soprattutto considerando l’elevato astensionismo che ha caratterizzato il primo turno. Abelardo de la Espriella, meglio conosciuto come El Tigre, ha ribaltato i pronostici della vigilia, chiudendo la tornata elettorale del 31 maggio in testa. Avvocato e imprenditore, Abelardo de la Espriella ha concentrato la sua campagna elettorale su toni militaristi e patriottici, promettendo una lotta serrata contro i gruppi paramilitari attivi nel Paese. Il leader del partito Defensores de la Patria si ispira a un altro presidente della regione, Nayib Bukele, che a El Salvador ha sospeso lo stato di diritto per reprimere le gang. Sul piano economico l’influenza è invece argentina, trovando un riferimento nel neoliberismo di Javier Milei, che ha accolto con favore l’esito elettorale. «Se si ripeterà questo risultato al secondo turno — ha scritto su X Milei — non ho dubbi che la Colombia entrerà nuovamente nel concerto delle Nazioni Libere e riprenderà una rotta orientata alla difesa della vita, della libertà e della proprietà». A sorridere è anche il presidente USA Donald Trump, con il quale El Tigre ha dichiarato di voler stringere un’alleanza strategica, superando le attuali ostilità del governo Petro. In continuità con quest’ultimo, Iván Cepeda, senatore e filosofo, ha invece insistito sul mantenimento dell’autonomia rispetto alle mire statunitensi, diventate delle vere e proprie minacce belliche a seguito del golpe in Venezuela. Il candidato progressista intende continuare il programma di pacificazione con i gruppi armati lanciato da Petro e ancora lontano da una conclusione, visti i recenti attacchi. Dopo una prima parte del mandato segnato da ingovernabilità e rimpasti di ministri, Petro ha risalito la china, approvando la riforma del lavoro ed ergendosi quale baluardo americano contro amministrazione Trump e governo Netanyahu. Così negli ultimi mesi il consenso è risalito, fino a conquistare i sondaggi. La realtà ha però raccontato uno scenario differente, con Abelardo de la Espriella in testa. A separarlo da Iván Cepeda sono poco meno di tre punti percentuali. Per il prossimo turno El Tigre potrà contare sul sostegno dei conservatori, fermatisi al 6%. Anche il fronte progressista, che lamenta irregolarità nel conteggio dei voti, cercherà di racimolare voti tra i partiti esclusi dal ballottaggio. Sulla strada della presidenza risulterà cruciale la capacità di mobilitare chi ha deciso di disertare le urne. Al primo turno l’astensionismo è arrivato al 45%, coinvolgendo praticamente un elettore su due. L'Indipendente
June 1, 2026
Pressenza
Furundulla 322 – Basta parlare di Israele…
…infatti, stiamo parlando di noi di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) ——————————- more ———————– Le muraglie di Israele L’asticella   Niente di incredibile   Cuba, qué linda es Cuba L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente: 321
Cuba non si piega all’impero di Trump
Tra portaerei nei Caraibi, nuove sanzioni e accuse contro Raúl Castro, Washington rilancia la guerra politica contro l’isola. Ma Cuba continua a rivendicare sovranità, cooperazione internazionale e diritto all’autodeterminazione. Gli …