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Cuba, inizia la distribuzione del petrolio russo
Cuba ha iniziato a distribuire in diverse provincie le 100.000 tonnellate di petrolio ricevuto dalla Russia trasportate dalla petroliera Anatoli Kolodkin, ha annunciato Irenaldo Pérez Cardoso, vicedirettore dell’Unione Cuba-Petrolio (CUPET), nel mezzo della crisi energetica causata dal blocco statunitense. Vengono distribuiti benzina, gasolio e gas liquefatto, dando la priorità alla generazione di elettricità e ai servizi essenziali. Pérez Cardoso ha spiegato che la lavorazione del greggio continua e può richiedere da 12 a 15 giorni e che la produzione giornaliera inizierà immediatamente il suo viaggio verso i centri di consumo, utilizzando camion, treni e navi che la porteranno nella regione orientale e nella Isla de la Juventud. Secondo la stima di Pérez Cardoso, però, il petrolio russo coprirà solo circa un terzo della domanda nazionale mensile. “Non risolve l’intero problema energetico, ma costituisce un’importante tregua in mezzo all’assedio imposto”, ha dichiarato. “Una petroliera russa è arrivata a Cuba. È un fatto significativo, di sostegno e vicinanza in situazioni difficili come hanno sempre fatto la Russia e il fratello popolo russo”, ha detto il presidente, Miguel Díaz Canel,  commentando a RT l’arrivo del greggio a sull’isola. Il leader cubano ha aggiunto che i primi benefici dell’arrivo del petrolio russo saranno visibili tra pochi giorni. “Ci sono persone che si chiedono: ‘Beh, perché se la nave è arrivata qualche giorno fa non si vede ancora l’impatto?’. Perché è arrivato petrolio greggio che deve essere raffinato, dopo la distribuzione, da oggi o domani si inizieranno a vedere i risultati dell’aiuto russo”. La petroliera Anatoli Kolodkin è arrivata a Cuba alla fine di marzo con circa 100.000 tonnellate di petrolio, la prima ad arrivare a Cuba da mesi, dopo che gli Stati Uniti hanno costretto il Venezuela e il Messico a tagliare la fornitura di energia all’isola. Cuba non ha ricevuto alcuna fornitura di petrolio dal 9 gennaio, il che ha causato una crisi energetica. All’inizio di aprile il Ministro dell’Energia russo Sergei Tsiviliov ha affermato che la Russia si sta preparando a spedire una seconda petroliera sull’isola caraibica e assicurato che non avrebbe lasciato solo il popolo cubano. Intanto il Messico, la Spagna e il Brasile hanno annunciato l’aumento degli aiuti a Cuba. I governi delle tre nazioni hanno firmato un documento in cui parlano della complessa situazione che la nazione caraibica sta attraversando a causa del blocco degli Stati uniti. “Esortiamo ad adottare le misure necessarie per alleviare questa situazione e a evitare azioni che aggravino le condizioni di vita della popolazione, o siano contrarie al diritto internazionale”, hanno sottolineato nel testo. Inoltre, si sono impegnati “ad aumentare in modo coordinato la risposta umanitaria volta ad alleviare la sofferenza del popolo cubano”. In precedenza la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha chiesto, durante la sua partecipazione al IV vertice in difesa della democrazia, che i Paesi presenti all’evento raggiungessero un accordo per condannare gli attacchi contro la più grande isola delle Antille. (RT, Sputnik) www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
April 20, 2026
Pressenza
Intervista a Miguel Díaz-Canel
“Non ci piace la guerra, promuoviamo la solidarietà e la cooperazione tra i popoli, ma siamo pronti a difendere questa pace” In un contesto di massima tensione diplomatica e crisi energetica, il leader cubano offre in questa intervista una risposta netta alle recenti minacce provenienti da Washington. Rispondendo alle domande, […] L'articolo Intervista a Miguel Díaz-Canel su Contropiano.
April 20, 2026
Contropiano
LIVORNO: PORTUALI BLOCCANO IL TRANSITO DI UNA NAVE CARICA DI ARMI USA. LA POLIZIA SGOMBERA IL PRESIDIO
All’alba di sabato 18 aprile i lavoratori del porto di Livorno hanno bloccato il transito di una nave che stava trasportando armamenti statunitensi verso la base militare Usa di Camp Derby. Non appena ricevuta l’informazione sul transito della nave cargo, il sindacato di base Usb, il Gruppo Autonomo Portuali e l’Ex Caserma Occupata di Livorno hanno organizzato il presidio. Lavoratori, lavoratrici, attiviste e attivisti si sono raggruppati sul ponte che deve essere aperto per consentire il transito delle navi dal porto, preparandosi alla resistenza passiva. Poco dopo la Polizia è intervenuta con i reparti della celere per sgomberare il presidio di lavoratori, compagne e compagni livornesi. “La Polizia ancora una volta si è schierata dalla parte della guerra”, commenta Simone, del Gruppo Autonomi Portuali. “La celere si è schierata dalla parte di chi esporta guerra, di chi permette un certo tipo di traffico catalogandolo come ‘servizio essenziale’. Noi sappiamo che il traffico di armi non è un servizio essenziale, la nostra non è interruzione di pubblico servizio”, continua Simone. “Ribadiamo ancora una volta – conclude – che siamo noi quelli dalla parte giusta. Che bloccare le armi è giusto, non è un reato. Questa forma di repressione e di delegittimazione delle lotte deve finire”. L’intervista di Radio Onda d’Urto a Simone, compagno del Gruppo Autonomo Portuali di Livorno. Ascolta o scarica. [L’immagine si riferisce alle giornate di mobilitazione per la Palestina e la Global Sumud Flotilla del settembre 2025]
April 18, 2026
Radio Onda d`Urto
15, 16 e 17 aprile 1961, i tre giorni che cambiarono la storia di Cuba
Fin dai primi giorni dal trionfo della rivoluzione cubana capeggiata da Fidel Castro, avvenuto il 1° gennaio 1959, gli Stati Uniti hanno cercato di rovesciare il governo con numerose azioni terroristiche che hanno avuto il loro apice nei giorni 15, 16 e 17 aprile 1961, quando fu deciso dall’allora amministrazione guidata da J.F. Kennedy di invadere militarmente l’isola per riportarla sotto il controllo degli Stati Uniti. L’invasione dell’isola sulle spiagge di Playa Giròn, conosciuta anche come Baia dei Porci, si concretizzò il 17 aprile, ma nei due giorni precedenti altri eventi cambiarono il corso della storia di Cuba. Nelle prime ore del 15 aprile 1961 aerei camuffati con il distintivo della Fuerza Áerea Revolucionaria attaccarono simultaneamente l’aeroporto di Ciudad Libertad (nella capitale), la base aerea di San Antonio de los Baños, a sud-est dell’Avana e l’aerodromo della città orientale di Santiago de Cuba. Otto aerei B-26 partirono da Puerto Cabezas, in Nicaragua, con l’obiettivo di distruggere, a terra, la modesta aviazione cubana e per coprire le successive azioni militari sull’isola. L’attacco aveva anche lo scopo di far credere all’opinione pubblica internazionale che una ribellione interna stava avvenendo nel Paese e per questo uno degli aerei camuffati atterrò a Miami, convalidando l’ipotesi della diserzione e della ribellione dei piloti cubani. I bombardamenti causarono sette morti e 53 feriti principalmente tra la popolazione civile a causa dell’intenso mitragliamento da parte degli aerei delle zone circostanti alla base di Ciudad Libertad. Il giorno successivo, il 16 aprile 1961, duranti i funerali dei caduti per i bombardamenti, Fidel Castro proclamò il carattere socialista della rivoluzione in un evento a cui parteciparono migliaia di cubani. “Quello che gli imperialisti non possono perdonarci è che siamo qui, quello che gli imperialisti non possono perdonarci è la dignità, l’integrità, il coraggio, la fermezza ideologica, lo spirito di sacrificio e lo spirito rivoluzionario del popolo di Cuba,” dichiarò. Il bombardamento degli aeroporti cubani era il preludio alla successiva invasione del Paese, che avvenne nelle prime ore del 17 aprile. Fidel aveva capito che quei bombardamenti non erano degli eventi sporadici, ma appunto, il preludio all’invasione e per questo decise di mobilitare le forze armate cubane e le milizie popolari. La decisione di invadere Cuba fu presa nel novembre 1960 negli ultimi mesi della presidenza di Eisenhower, ma si concretizzò con l’arrivo alla Casa Bianca di John Fitzgerald Kennedy. Il nuovo Presidente venne informato nel gennaio dell’anno successivo, ma si rifiutò di far partecipare le truppe statunitensi all’invasione. Affermazione ripetuta anche in un’intervista tre giorni prima dello sbarco. Allo sbarco alla Baia dei Porci partecipò una brigata di un migliaio di esuli cubani, persone reclutate nell’isola provenienti dalla borghesia di estrema destra, dai movimenti studenteschi cattolici e da ambienti legati al clero più reazionario. La brigata arrivò a contare 1.200 guerriglieri e fu addestrata nei mesi precedenti in una base del Guatemala. Contemporaneamente arrivarono sull’isola una cinquantina di agenti con l’obiettivo di creare dei gruppi che appoggiassero dall’interno lo sbarco con azioni di guerriglia. In un primo momento lo sbarco doveva avvenire sulle spiagge di Trinidad, ma poi fu dirottato su Playa Giròn perché le condizioni logistiche erano mutate.  Il progetto iniziale prevedeva dopo lo sbarco la creazione di una testa di ponte a Trinidad, municipio tra i più controrivoluzionari dell’isola, da usare per conquistare l’intera Cuba, dato che la città aveva un porto e un aeroporto. Inoltre era in programma la costituzione di un governo fantoccio che sarebbe stato ovviamente riconosciuto dalla comunità internazionale. La presenza di bande di controrivoluzionari sulle montagne intorno a Trinidad avrebbe permesso un appoggio logistico allo sbarco, ma Fidel Castro aveva in quel periodo ingaggiato una grande lotta alle bande inviando migliaia di miliziani sulle montagne, quindi gli invasori si sarebbero trovati schiacciati alle spalle dai miliziani governativi. Fu deciso allora di spostare lo sbarco più a nord, a Playa Giròn, o Baia dei Porci. Secondo la Cia il movimento controrivoluzionario poteva contare su 3.000 affiliati e 20.000 simpatizzanti, ma alla resa dei conti furono molti meno. Lo sbarco alla Baia dei Porci iniziò la mattina del 17 aprile 1961; la brigata era partita da una base in Nicaragua, ma come scrive Daniele Silvestri in una canzone, “quel giorno il vento cambiò” e dopo 60 ore di duri combattimenti l’attacco viene sventato dall’esercito cubano comandato dallo stesso Fidel. I mercenari sconfitti si arresero a Playa Girón al tramonto del 19 aprile e quest’azione rappresentò la prima grande sconfitta dell’imperialismo in America Latina. Cinque giorni dopo Kennedy ammise pubblicamente la responsabilità degli Stati Uniti nell’invasione di Cuba, ma non la partecipazione. Alla fine dell’anno il governo cubano restituì i prigionieri della spedizione agli Stati Uniti in cambio di farmaci. L’operazione di rimpatrio iniziò il 23 dicembre e terminò il 26 dicembre 1961. Fu organizzato un ponte aereo Miami-L’Avana-Miami; gli aerei caricavano i medicinali negli Stati Uniti, li scaricavano a Cuba e ritornavano in patria con i prigionieri liberati. Si aggiunsero a loro anche 1.015 parenti. I corpi dei quattro piloti nordamericani morti e recuperati dai rottami degli aerei abbattuti durante la battaglia di Playa Giròn restarono a Cuba per oltre vent’anni, perché la Cia non poteva rimpatriarli, altrimenti avrebbe ammesso la sua partecipazione all’azione. La disfatta della Baia dei Porci debilitò e frantumò i numerosi gruppi controrivoluzionari sia in patria che all’estero. Rimprovervaano all’Amministrazione Kennedy di essere stati traditi e lasciati soli per non aver autorizzato l’intervento dei soldati statunitensi. Secondo alcuni fu questa la causa del suo assassinio: la mafia cubano americana non gli avrebbe perdonato il tradimento. Dall’altro lato l’aver respinto l’invasione mercenaria organizzata e finanziata dai nordamericani rafforzò ancora di più il consenso popolare attorno alla rivoluzione e alla figura di Fidel Castro. Il movimento controrivoluzionario vide nella sua figura l’ostacolo maggiore alla vittoria sulla rivoluzione. Vennero concentrate le poche energie rimaste nel tentativo di assassinarlo, ma i complotti furono tutti sventati dall’efficiente servizio di sicurezza popolare. Il servizio di controspionaggio messo a punto dal governo cubano per prevenire le infiltrazioni di agenti stranieri e controllare i gruppi controrivoluzionari presenti sull’isola aveva e continua ad avere un’importanza fondamentale per la sicurezza nazionale. Già a quell’epoca gli agenti cubani riuscivano a infiltrarsi nei vari gruppi terroristici per impedirgli di compiere i loro progetti. Alla fine del 1961 i gruppi controrivoluzionari erano praticamente scomparsi e la Cia non aveva più agenti sull’isola. Da quel momento la sua strategia per combattere la rivoluzione cambiò radicalmente: si passò a eseguire atti terroristici in piena regola, che richiedevano un’organizzazione molto meno complessa. Furono incendiati vari negozi e mercati nella capitale e realizzati altri attentati con lo scopo di terrorizzare il popolo cubano. Il 13 aprile 1961 fu incendiato il supermercato El Canto a L’Avana, dove perse la vita una dipendente. La disfatta di Playa Giròn fece capire al governo statunitense che un intervento armato sull’isola per riportarla sulla retta via non era una strada percorribile. Fu deciso quindi di ricorrere alle sanzioni, tanto amate oggi dai nostri governanti, per strangolare economicamente Cuba e mettere alla fame la popolazione, che così sarebbe insorta contro il governo. Il 7 febbraio 1962 Kennedy firmò la legge che istituiva il blocco economico, commerciale e finanziario ancora in vigore. Gli Stati Uniti non accettarono mai la sconfitta e il carattere socialista della rivoluzione cubana e cercarono in tutti i modi di vendicarsi applicando centinaia di sanzioni economiche, creando un assedio che non ha eguali nella storia mondiale. Nel Medio Evo per conquistare un castello lo si assediava portando la popolazione alla fame e alla disperazione. Sono passati oltre sessanta anni da quei giorni, ma il castello cubano non è caduto. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 17, 2026
Pressenza
Stretto di Hormuz ,il pirata di Washington minaccia il blocco
Dopo il fallimento dei colloqui di Islamabad ,l’autocrate della Casa bianca minaccia il blocco dello stretto di Hormuz ,accrescendo la tensione e facendo salire il prezzo del petrolio .Allo stato attuale l’Iran ha effettivamente preso il controllo dello stretto e non l’ha necessariamente chiuso. L’accesso è regolamentato ed è necessaria una forma di pagamento, non in dollari, ma in yuan, visto che l’Iran preferisce essere pagato nella valuta cinese. Lo stretto è rimasto aperto anche prima dell’attacco congiunto Israele-USA e l’Iran consente il transito alle navi che non sono legate agli aggressori ,ma il costo delle coperture assicurative frena il transito delle navi e il flusso di petrolio diminuisce in modo inversamente proporzionale all’aumento del prezzo che invece aumenta. Il fallimento dei colloqui di Islamabad ,secondo fonti iraniani, è dovuto al massimalismo delle posizioni americane che hanno impedito il raggiungimento di un accordo che invece sembrava alla portata dei negoziatori. Ma le pressioni provenienti da Washington per alzare la posta hanno allontanato le possibilità di un accordo facendo fallire al momento i negoziati. La nuova leadership iraniana ,emersa dalla guerra è molto legata ai pasdaran ,l’ala militare del regime si rafforza e si registra anche un cambio generazionale ,emerge come uomo forte Ghalibaf ,presidente del parlamento iraniano e legato ai guardiani della rivoluzione ,personaggio su cui gravano accuse di corruzione e nepotismo. Con Farian Sabahi studiosa e giornalista di origini iraniane parliamo di questi temi e anche della vicenda del tentativo di recupero del pilota del caccia F15 abbattuto in territorio iraniano che sembra invece aver avuto un altro scopo legato al tentativo fallito di sottrarre l’uranio arricchito iraniano.
April 13, 2026
Radio Blackout - Info
Il balletto su Hormuz, cercando una via d’uscita
Buio e controbuio. Il poker sembra l’unica scuola frequentata dall’amministrazione Trump. In poche ore il tycoon è passato dall’urlo “riaprite lo Stretto, bastardi!” allo strilletto impotente “allora lo chiudo anch’io”. Cambiando peraltro la “narrazione” statunitense sul non accordo nei colloqui di Islamabad (“l’Iran non intende rinunciare a suo programma nucleare”) […] L'articolo Il balletto su Hormuz, cercando una via d’uscita su Contropiano.
April 13, 2026
Contropiano
Cuba non è sola. Migliaia in piazza a Roma per sostenerla
Migliaia di persone, molte più delle cinquemila previste, hanno sfilato per le strade della Capitale dal Colosseo fino a Porta San Paolo a sostegno di Cuba, della sua esperienza e oggi della sua sopravvivenza di fronte all’aggressione scatenata dagli Stati dopo decenni di blocco economico. Particolarmente emozionante è stato quando […] L'articolo Cuba non è sola. Migliaia in piazza a Roma per sostenerla su Contropiano.
April 11, 2026
Contropiano
11 aprile a Roma: Solidali con Cuba contro il blocco USA (1/2: Comunicazione telefonica con Mauro Bo, Presidente dell'Associazione di Solidarietà con Cuba La Villetta di Bologna )
In questo redazionale abbiamo avuto come ospiti telefonici a Mauro Bo, Presidente dell'Associazione di Solidarietà con Cuba La Villetta di Bologna, e Marco Papacci, Presidente dell'Associazione Nazionale di Amicizia Italia-Cuba. Con loro abbiamo parlato di come è la situazione sociale ed economica attuale nell'isola come conseguenza dell'aggravamento del blocco economico imposto dagli Stati Uniti. Entrambi hanno spiegato l'importanza della solidarietà internazionalista con Cuba e hanno convocato alla manifestazione nazionale che si terrà il sabato 11 aprile a Roma per denunciare il criminale blocco economico e per dire che "Cuba non è una minaccia".
April 9, 2026
Radio Onda Rossa
Due membri della Camera dei Rappresentanti USA visitano Cuba
I membri della Camera dei Rappresentanti degli Stati Uniti Pramila Jayapal e Jonathan Jackson del Partito Democratico hanno visitato Cuba e sono stati ricevuti dal presidente Miguel Diaz Canel. Jayapal è la prima donna indo-americana a essere eletta alla Camera dei Rappresentanti per il settimo distretto di Washington, ha presieduto il Caucus Progressista del Congresso tra il 2021 e il 2025 e fa parte dei comitati giudiziari e di bilancio. Jackson, rappresentante del primo distretto dell’Illinois dal 2023, è figlio del defunto reverendo Jesse Jackson ed è stato portavoce nazionale della Rainbow/PUSH Coalition, un’organizzazione fondata da suo padre in difesa della giustizia sociale e dei diritti civili. Durante l’incontro il presidente cubano ha denunciato l’impatto del blocco economico imposto dagli Stati Uniti, in particolare l’assedio energetico decretato dall’amministrazione di Donald Trump. Jonathan Jackson con il presidente cubano Díaz Canel ha definito queste misure un “danno criminale”, ha messo in guardia sulle minacce di azioni ancora più aggressive da parte del governo degli Stati Uniti ed ha ribadito  la volontà del suo governo di mantenere un dialogo bilaterale serio e responsabile, con l’obiettivo di trovare soluzioni alle differenze esistenti tra i due Paesi. “Questo incontro riflette la volontà di Cuba di avanzare verso una comprensione reciproca, nonostante le tensioni storiche e le politiche restrittive in vigore”, ha dichiarato. I due politici sono stati ricevuti anche dal Ministro degli Esteri di Cuba Bruno Rodríguez Parrilla che ha scritto su X: “Ho incontrato i membri della Camera dei Rappresentanti Pramila Jayapal e Jonathan L. Jackson. Ho spiegato l’aggressione multidimensionale che Cuba deve affrontare da parte del governo degli Stati Uniti, con un grande impatto sulla popolazione cubana, la cui situazione si è aggravata con l’attuale assedio energetico, con la continua minaccia di azioni ancora più aggressive e la costante e ostile campagna di discredito con tutti i mezzi possibili”, riporta Cubadebate. Al termine della loro visita sull’isola, durata cinque giorni, i due membri della Camera dei Rappresentanti hanno emesso una nota: “Il blocco illegale alla fornitura di carburante a Cuba, a 145 chilometri a sud degli Stati Uniti, si aggiunge all’embargo più lungo della storia e sta causando una sofferenza incalcolabile al popolo cubano. Gli Stati Uniti hanno impedito l’ingresso di una sola goccia di petrolio a Cuba per più di tre mesi. Si tratta di una crudele punizione collettiva, in pratica di un bombardamento economico delle infrastrutture del Paese, che ha causato danni irreparabili e deve cessare immediatamente. Abbiamo visto bambini prematuri in incubatrici, che pesavano appena un chilo, e che corrono un rischio tremendo perché i loro respiratori e incubatrici non possono funzionare senza elettricità. I bambini non possono andare a scuola perché non c’è carburante per loro e i loro insegnanti per spostarsi. I malati di cancro non possono ricevere trattamenti salvavita a causa della mancanza di farmaci. C’è carenza d’acqua perché c’è poca elettricità per pomparla. I negozi hanno chiuso. Le famiglie non possono mantenere il cibo refrigerato e la produzione alimentare sull’isola è scesa solo al 10% del fabbisogno della popolazione. Abbiamo ascoltato un’ampia varietà di voci: famiglie, leader religiosi, uomini d’affari, organizzazioni della società civile, governo cubano, ambasciatori latinoamericani e africani, organizzazioni umanitarie e cubani di tutto lo spettro politico, compresi i dissidenti. In tutti i settori c’è consenso: questo blocco illegale deve finire immediatamente. Non crediamo che la maggior parte degli statunitensi desideri che questo tipo di crudeltà e disumanità continui a nostro nome. Il governo cubano ha dato molti segnali che questo è un nuovo momento per il Paese. Durante la nostra visita, il presidente Díaz-Canel ha rilasciato più di 2.000 prigionieri. Il governo cubano ha iniziato a liberalizzare la sua economia con riforme significative, tra cui l’autorizzazione agli imprenditori cubano-americani a investire in aziende private a Cuba. Lo spirito imprenditoriale è cresciuto in modo sostanziale e le piccole e medie imprese private rappresentano ora una parte importante dell’economia. Il governo cubano ha invitato l’FBI a condurre un’indagine indipendente su una sparatoria mortale con un motoscafo. Gli ostacoli rimanenti al progresso a Cuba ora stanno nel fatto che gli Stati Uniti cambino la loro politica obsoleta, tipica della Guerra Fredda, di misure economiche coercitive e pressioni militari contro Cuba. La vera riforma si otterrà solo tracciando un nuovo corso. Gli Stati Uniti e Cuba devono avviare immediatamente negoziati reali che garantiscano la dignità e la libertà del popolo cubano, nonché gli enormi benefici che il popolo statunitense otterrà da una genuina collaborazione tra i nostri due Paesi”. (Tratto dal sito ufficiale di Pramila Jayapal). Andrea Puccio
April 8, 2026
Pressenza
Le sconfitte della guerra cognitiva contro Cuba
Cubainformaciòn ha attivato un nuovo programma della sezione Miami Fake nel quale smonta ancora una volta la macchina della disinformazione che, dai media con sede a Miami — e le loro filiali a Madrid e in altre città —, cerca di costruire una narrazione unica contro Cuba. Una narrazione allineata […] L'articolo Le sconfitte della guerra cognitiva contro Cuba su Contropiano.
April 8, 2026
Contropiano