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Campagna di pressione USA su Cuba senza precedenti
Il dipartimento di stato degli Stati Uniti sta conducendo una campagna di pressione verso Cuba senza precedenti? Sembrerebbe proprio di sì e gli ultimi avvenimenti lo confermano. L’Osservatorio dei Media del sito Cubadebate ha condotto uno studio su oltre 57 mila menzioni durante il periodo che va dal 20 luglio al 9 agosto rilevando che i social hanno avuto un ruolo importante nella costruzione narrativa proposta dagli Stati Uniti verso Cuba. Ma vediamo i fatti. Tutto inizia il 20 luglio quando il dipartimento di stato comandato dal noto anticubano Marco Rubio pubblica il rapporto di circa cento pagine intitolato Cuba: The Capital of 21st Century Communism. Il documento presenta l’isola come centro di una lunga storia di spionaggio, infiltrazione, sovversione politica e influenza ideologica contro gli Stati Uniti. L’operazione va oltre la classica accusa di spionaggio. Il rapporto traccia collegamenti tra Cuba e movimenti di protesta, organizzazioni di sinistra, attivisti, università e correnti politiche all’interno della stessa società statunitense. Cioè, l’avversario esterno viene utilizzato anche per reinterpretare i conflitti interni degli Stati Uniti. Il New Yorker ha descritto il documento come parte di una più ampia offensiva di Rubio contro la sinistra e ha osservato che il rapporto collega le presunte operazioni cubane con movimenti e figure politiche statunitensi. The Guardian, da parte sua, lo ha collocato all’interno della campagna di “massima pressione” dell’amministrazione e ha osservato il contrasto tra l’immagine di Cuba come una minaccia eccezionale e la realtà di un paese sottoposto a gravi carenze energetiche ed economiche. Tre giorni dopo il rapporto, il 23 luglio, Washington ha annunciato sanzioni contro nove entità e due persone appartenenti ai settori dell’energia, della finanza e dei servizi medici. Queste decisioni si sono basate sull’Ordine Esecutivo 14404, firmato da Donald Trump il 1° maggio. Il testo dell’ordine definisce le politiche cubane come una “minaccia insolita e straordinaria” per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti e consente sanzioni nei settori dell’energia, della difesa, delle miniere, dei servizi finanziari e della sicurezza. Il 6 agosto sono arrivate altre sanzioni: cinque entità cubane e otto ufficiali delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) sono stati raggiunti da nuove misure giustificate con il linguaggio della sicurezza nazionale, lo spionaggio e la presenza di Russia, Cina e Iran sull’isola. Il 7 agosto, un’intervista di Rubio con Axios ha reso esplicita la strategia. Il Segretario ha riassunto l’obiettivo con una breve frase: “non ci sono valvole di sfogo”. Dall’anno scorso, Axios ha registrato circa due dozzine di azioni di pressione contro Cuba, 40 entità sanzionate e almeno 38 persone colpite da sanzioni economiche, limitazioni dei visti o revoca della residenza. Il media ha anche sottolineato la pressione esercitata sui paesi terzi affinché riducano la loro cooperazione con le missioni mediche cubane. La frase di Rubio è particolarmente rivelatrice perché sposta l’obiettivo da una sanzione concreta a una logica cumulativa: ogni meccanismo che permetta di alleviare la pressione deve essere chiuso. Questa è la caratteristica essenziale di una strategia di soffocamento: non dipende da una singola misura, ma dalla somma delle restrizioni economiche, finanziarie, commerciali e diplomatiche. Anche la dimensione umanitaria di questa politica non è una discussione esclusivamente cubana. A febbraio, esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno avvertito che le restrizioni statunitensi sul carburante potrebbero influenzare l’elettricità, l’acqua, gli ospedali, i trasporti e la produzione di cibo e hanno chiesto di revocare le misure coercitive che, a loro avviso, potrebbero approfondire una crisi umanitaria. Ad agosto, diversi relatori hanno denunciato che la politica del governo degli Stati Uniti stava producendo a Cuba una “Gaza silenziosa”. La sequenza conta. Prima si presenta Cuba come una minaccia straordinaria; poi si usa questo quadro per giustificare strumenti straordinari di pressione. La comunicazione e la sanzione non appaiono come processi separati, ma come pezzi che si legittimano a vicenda. Tutte queste misure sanzionatorie e le interviste sono state ampiamente diffuse sui social, tra l’1 e il 2 agosto. Un’intervista di Rubio diffusa da Fox News ha raggiunto da sola quasi un milione di utenti su X. Nell’intervista, il Segretario ha collegato le proteste contro il Servizio Immigrazione e Controllo Doganale, le mobilitazioni pro-Palestinesi e altri movimenti di attivismo con una presunta rete coordinata che includerebbe Cuba. Il giorno successivo, Rubio ha definito l’isola una “superpotenza dello spionaggio e influenza”. Il racconto non si limita più a presunti fatti storici, ma cerca di spiegare i conflitti sociali presenti negli Stati Uniti attraverso l’azione di un nemico esterno, ovvero Cuba, che sarebbe capace di produrre infiltrazioni comuniste in vari paesi. Ma il discorso di Marco Rubio contiene un’evidente contraddizione: presenta, da un lato, Cuba come una “superpotenza” dello spionaggio e dell’influenza, capace di penetrare le istituzioni e articolare le proteste all’interno degli Stati Uniti, e, dall’altro, come un governo debole, inefficiente e vicino al collasso. Questa doppia rappresentazione permette di adattare la storia a seconda delle esigenze: Cuba appare come fragile quando si vuole giustificare la pressione per accelerare un cambiamento politico, e come straordinariamente potente quando si cerca di trasformarla in una minaccia per la sicurezza nazionale. Il messaggio implicito è che protestare contro alcune politiche statunitensi può essere reinterpretato come parte di un’operazione straniera. […] La cronologia degli eventi permette di ordinare la strategia in quattro piani che si rafforzano a vicenda [: economico, diplomatico, comunicativo e di intelligence]. […] Ma tutto questo non sempre produce consenso, infatti diversi studi di opinione confermano che negli Stati Uniti esiste una situazione polarizzata. Un sondaggio di YouGov, condotto nel febbraio 2026, ha rilevato più disapprovazione che approvazione sia per il blocco delle forniture di petrolio da paesi terzi che per il blocco economico, commerciale e finanziario che l’isola soffre dal 1962, e una maggioranza contraria all’uso della forza militare contro Cuba. A maggio, l’Institute for Global Affairs ha rilevato che il 47% degli statunitensi disapprovava le sanzioni e che ampi settori dubitavano della loro capacità di produrre cambiamenti politici. Ciò rafforza una conclusione che l’Osservatorio dei Media di Cubadebate ha rilevato nelle analisi precedenti: la capacità di amplificare una narrazione non equivale a trasformarla automaticamente in un’opinione sociale di maggioranza. Continuare però il martellamento sui social potrebbe far cambiare idea all’opinione pubblica rafforzando la percezione dell’efficacia delle sanzioni e sulla narrazione portata avanti dagli Stati Uniti su Cuba. In conclusione, le prove disponibili sostengono con forza che il Dipartimento di Stato mantiene una campagna di pressione graduale e sostenuta contro Cuba. Non è una campagna esclusivamente economica, né solo propagandistica. Combina strumenti e li fa funzionare in sequenza. Il Segretario di Stato statunitense afferma che spera che, alla fine dell’attuale amministrazione, Cuba si trovi almeno su una traiettoria “irreversibile verso un futuro diverso”. La formulazione lascia intravedere anche una frustrazione politica: l’orizzonte del cambiamento cessa di presentarsi come immediato e si sposta verso i restanti due anni e mezzo di mandato. In altre parole, Rubio passa dall’aspettativa di un epilogo vicino a una scommessa di logoramento prolungato. E questo ritardo introduce un paradosso difficile da nascondere: più si allunga il termine promesso per il cambiamento, più è plausibile che il governo di Donald Trump si concluda e che la rivoluzione cubana continui a esistere. (Cubadebate)     Andrea Puccio
August 12, 2026
Pressenza
Ilhan Omar, deputata del Minnesota: “Donald Trump deve porre fine al blocco navale imposto a Cuba”
Il 7 agosto la deputata del Minnesota Ilhan Omar ha rilasciato una dura dichiarazione in cui chiede al presidente Donald Trump di porre immediatamente fine al blocco navale imposto a Cuba. In un comunicato incisivo, la deputata ha denunciato che l’attuale amministrazione statunitense sembra decisa a «riportare gli Stati Uniti indietro di 70 anni, al culmine del maccartismo della Guerra Fredda», sottolineando la combinazione di una politica estera bellicosa e della repressione politica. Omar ha definito «orwelliano» il fatto che il governo degli Stati Uniti accusi Cuba di compiere attacchi contro il proprio Paese, quando, secondo la deputata, sono proprio le politiche di Washington a trasformare «gli americani in strumenti della rovina della loro stessa nazione». La deputata ha lanciato un appello diretto al presidente statunitense riguardo all’impatto umanitario delle sue politiche, concludendo con la seguente richiesta: «Donald Trump deve rispettare la Costituzione e porre fine al pericoloso, crudele e illegale blocco navale che costituisce una punizione collettiva contro Cuba», sottolineando che questo isolamento economico priva deliberatamente l’intera popolazione dell’isola di cibo, carburante e medicinali adeguati. Fonte: https://www.facebook.com/cubaporsiemprefiel   Redazione Italia
August 9, 2026
Pressenza
Altre sanzioni contro Cuba mentre l’ONU chiede di cessare le ostilità contro l’isola
Mentre i relatori delle Nazioni Unite chiedono agli Stati Uniti di cessare l’ostilità contro Cuba il Dipartimento di Stato statunitense annuncia nuove sanzioni contro L’Avana, un segno evidente di come il Consiglio per i Diritti Umani venga ascoltato solamente quando persegue gli interessi di Washington. Relatori speciali ed esperti indipendenti del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite di Ginevra hanno chiesto agli Stati Uniti di fermare le minacce e gli atti ostili contro Cuba, denunciando misure coercitive che cercano di alterare l’ordine costituzionale di uno Stato sovrano. Secondo il portale del Ministero degli Affari Esteri cubano nella loro dichiarazione i relatori hanno esortato la comunità internazionale e la società civile ad agire rapidamente per evitare che si instaurasse una “Gaza silenziosa” sull’isola, mentre avvertivano dell’impatto di queste azioni sui settori vulnerabili della popolazione. Gli esperti Onu hanno sottolineato che l’energia, i trasporti, le forniture idriche e i servizi di base stanno subendo ripercussioni irreversibili a causa delle misure di Washington. Vengono colpiti  in modo sproporzionato donne, bambini e anziani. “Le misure che privano deliberatamente una popolazione dei mezzi per sopravvivere minacciano le garanzie più basilari del diritto alla vita e minano l’essenza stessa della dignità umana”, hanno dichiarato gli esperti. Di fronte a questa ennesima denuncia, dato che arriva da un organo delle Nazioni Unite, ci aspetteremmo una mobilitazione internazionale, ma come sempre accade quando a violare i diritti umani di una nazione sono gli Stati Uniti il mondo che noi definiamo civile e democratico mette la testa sotto la sabbia. Gli esperti dell’ONU hanno inoltre denunciato il rapporto del Dipartimento di Stato degli Stati Uniti pubblicato il 20 luglio, in cui Cuba è descritta come una presunta minaccia per la sicurezza nazionale e la stabilità emisferica. Il rapporto, come sempre, non fornisce alcuna prova concreta che l’isola sostenga il terrorismo, ma è sufficiente che lo affermi la Casa Bianca per essere preso come oro colato. Viene sottolineato che le misure coercitive unilaterali contravvengono all’articolo 2 della Carta delle Nazioni Unite e fanno parte di una strategia di cambio di regime, che include il blocco economico, commerciale e finanziario imposto a Cuba per decenni. “Il governo degli Stati Uniti deve porre fine a tutte le minacce e gli atti ostili contro la sovranità di Cuba e revocare le misure imposte al Paese. Il Consiglio di Sicurezza e l’Assemblea generale devono affrontare urgentemente queste minacce come una questione di pace e sicurezza internazionale”, hanno sottolineato gli esperti ONU. La dichiarazione è stata firmata da George Katrougalos, Zaina Jallad, Sofía Monsalve Suárez, Shalmali Guttal, Carlos Duarte, Davit Hakobyan, Uche Ofodile, Geneviève Savigny e Surya Deva, titolari del mandato del Consiglio per i diritti umani. Dal febbraio 2026, più di una dozzina di esperti, insieme all’Alto Commissario Volker Turk e all’Alto Commissario Aggiunto Awa Dabo, hanno rilasciato nove dichiarazioni pubbliche contro l’inasprirsi del blocco e l’ostilità degli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Mentre usciva questa dichiarazione il Dipartimento di Stato degli Stati Uniti annunciava altre sanzioni contro Cuba con il chiaro obiettivo di aumentare la pressione nei confronti del legittimo governo di L’Avana, sperando che queste misure portino alla sommossa popolare sull’isola e avvenga il tanto auspicato cambio di governo. Queste sanzioni colpiscono cinque entità cubane e otto funzionari di alto rango, con l’accusa di facilitare l’importazione di armi e lo sviluppo della cooperazione militare con Russia e Cina. La misura, adottata ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14404 firmata dal presidente Donald Trump, è stata resa nota dal Dipartimento di Stato e rappresenta un’escalation della pressione economica contro l’isola. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
August 7, 2026
Pressenza
Oltre la memoria: a Roma la solidarietà a Cuba tra la lezione della caserma Moncada e il buio dei blackout
C’è poco spazio per la retorica quando si parla della Cuba di oggi. La situazione nell’isola è di una gravità concreta, quotidiana, fatta di ore e ore trascorse al buio per le continue interruzioni elettriche, di lunghe attese per la distribuzione dell’acqua e di una ricerca sempre più faticosa di beni di prima necessità e medicinali. È in questo contesto, segnato da una crisi economica, finanziaria ed energetica tra le più gravi degli ultimi decenni, che domenica 26 luglio si è svolta a Roma la celebrazione del Día de la Rebeldía Nacional. L’iniziativa, alla presenza dell’ambasciatore Jorge Luis Cepero Aguilar, del personale del corpo diplomatico e di un’ampia rappresentanza della comunità cubana residente in Italia, ha riunito partiti, associazioni, movimenti e organizzazioni di amicizia con il popolo cubano. Un incontro sobrio, privo di enfasi celebrative, proprio perché tutti i presenti erano pienamente consapevoli della difficile fase che il Paese caraibico sta attraversando. Per Cuba il 26 luglio non è una ricorrenza qualsiasi. Il Día de la Rebeldía Nacional ricorda l’assalto del 1953 alle caserme Moncada, a Santiago de Cuba, e Carlos Manuel de Céspedes, a Bayamo, quando un gruppo di giovani guidati da Fidel Castro tentò di rovesciare la dittatura di Fulgencio Batista. Dal punto di vista militare fu una sconfitta, seguita da arresti, torture e numerose vittime. Sul piano politico e simbolico, tuttavia, quell’evento segnò l’inizio del processo rivoluzionario che sarebbe culminato con il trionfo della Rivoluzione nel gennaio del 1959. Per Cuba e per gran parte dell’America Latina quell’assalto segnò una svolta storica. Prese forza l’idea che fosse possibile mettere in discussione un sistema fondato sulla dipendenza economica e politica dall’esterno. Da quella stagione nacque un modello che fece dell’accesso universale alla sanità, dell’istruzione gratuita, della lotta all’analfabetismo e dell’estensione dei diritti sociali alcuni dei propri pilastri fondamentali. Oggi, tuttavia, la distanza tra la portata ideale di quel passaggio storico e le drammatiche condizioni materiali della vita quotidiana sull’isola è profonda. Il bloqueo accompagna la storia di Cuba da oltre sessant’anni, ma la crisi attuale non può essere compresa senza considerare il significativo inasprimento delle sanzioni avvenuto negli ultimi anni. Alle restrizioni già esistenti si sono aggiunte centinaia di nuove misure che hanno ulteriormente limitato la capacità dell’isola di commerciare, accedere ai mercati finanziari e reperire risorse indispensabili per la propria economia. Particolarmente pesanti sono state le ricadute sul settore energetico. Le sanzioni che hanno colpito compagnie di navigazione e operatori coinvolti nel trasporto di petrolio verso Cuba, le difficoltà nei pagamenti internazionali e gli ostacoli all’acquisto di carburanti e pezzi di ricambio hanno reso sempre più complesso garantire il funzionamento del sistema elettrico nazionale. A questo si è aggiunto il mantenimento di Cuba nella lista statunitense dei Paesi sponsor del terrorismo, una decisione contestata da numerosi governi e da diversi osservatori internazionali perché ha ulteriormente irrigidito i rapporti con il sistema bancario internazionale e l’accesso al credito. L’effetto combinato di queste misure ha contribuito ad aggravare una crisi economica ed energetica già esistente. Le centrali termoelettriche, da anni bisognose di investimenti e manutenzione, hanno incontrato crescenti difficoltà nell’approvvigionamento di combustibili e componenti essenziali. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: blackout che in molte province si protraggono per numerose ore al giorno, difficoltà nella distribuzione dell’acqua potabile, trasporti ridotti, attività produttive rallentate e una crescente scarsità di beni essenziali e medicinali. Il sistema delle sanzioni unilaterali nei confronti di Cuba contrasta con i principi che regolano le relazioni tra gli Stati. Non è un caso che da oltre trent’anni l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvi, con maggioranze schiaccianti, risoluzioni che chiedono la fine del blocco economico. Di segno opposto è stata, nel corso dei decenni, la proiezione internazionale di Cuba. Le missioni mediche e umanitarie inviate in oltre cento Paesi del mondo, compresa l’Italia durante le fasi più difficili della pandemia da Covid 19, rappresentano una delle espressioni più riconosciute della cooperazione internazionale promossa dall’isola. La crisi cubana si inserisce in un quadro internazionale segnato dal ritorno della guerra come strumento di competizione geopolitica, dal riemergere di logiche neocoloniali e dal progressivo indebolimento del diritto internazionale. Da questo punto di vista, Cuba rappresenta uno dei casi più emblematici di come le tensioni tra Stati possano incidere concretamente sulla vita quotidiana di un’intera popolazione. Dall’iniziativa svoltasi a Roma è emersa con forza la necessità di costruire un fronte internazionale più ampio, capace di superare divisioni e frammentazioni e di unire tutte le realtà che si riconoscono nei valori della pace, della giustizia sociale, della cooperazione tra i popoli e del rispetto della sovranità nazionale. In questo contesto, parlare di resistenza del popolo cubano non significa indulgere nella retorica, ma descrivere la tenacia con cui milioni di persone continuano ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Il significato più profondo della manifestazione romana è stato proprio questo: ricordare la caserma Moncada non come una celebrazione del passato, ma come un’occasione per richiamare l’attenzione sulla situazione che Cuba vive oggi. La memoria, da sola, non basta. Ha valore quando aiuta a comprendere il presente e a costruire il futuro. È questo il messaggio emerso dal presidio romano: rilanciare la richiesta di porre fine al blocco economico, riaffermare il diritto del popolo cubano a determinare liberamente il proprio destino e ricordare che la solidarietà tra i popoli continua a essere uno strumento essenziale per costruire un ordine internazionale fondato sulla pace, sulla giustizia e sul rispetto della sovranità degli Stati.   Giovanni Barbera
July 27, 2026
Pressenza
Nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba
L’amministrazione statunitense di Donald Trump ha intensificato la pressione su Cuba con una nuova serie di misure sanzionatorie unilaterali, che colpiscono il Ministero del Turismo e altre entità dell’isola. Secondo le informazioni divulgate dai dipartimenti di Stato e del Tesoro degli Stati Uniti, la nuova misura mira a colpire “le fonti di finanziamento” dello Stato cubano. Nell’elenco dei sanzionati compaiono: – Il Ministero del Turismo. – Il Gruppo aziendale di trasporto marittimo portuale (GEMAR). – L’Organizzazione Superiore della Direzione Aziendale Caudal S.A. (CALSO). – Il Gruppo imprenditoriale di Comerico Exterior (GECOMEX). – Coreydan S.A. – Enetec S.A. – La Corporazione Antillana Esportatrice (ANTEX S.A.). – La Milizie delle truppe territoriali (MTT). – L’Associazione dei combattenti della rivoluzione cubana. Il Dipartimento di Stato ha spiegato che le sanzioni sono state emesse ai sensi dell’Ordine Esecutivo 14404 firmato da Trump il 1° maggio 2026. Il primo segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba e presidente della Repubblica, Miguel Díaz-Canel Bermúdez, ha commentato l’annuncio del nuovo pacchetto di sanzioni statunitensi affermando che  queste azioni fanno parte di una politica volta ad aumentare la pressione sull’economia dell’isola. “Un’altra settimana, una nuova lista di ‘sanzioni’ contro Cuba. È la guerra degli USA e il loro desiderio di strangolare la nostra economia”, ha scritto il presidente su X. Díaz-Canel ha affermato che le nuove sanzioni hanno lo scopo di rafforzare l’aggressione nei confronti dell’isola e cercano di provocare maggiori danni al popolo, sottolineando che rispondono al piano genocida denunciato da Cuba all’Organizzazione delle Nazioni Unite (ONU) meno di una settimana fa. Il capo dello Stato ha ribadito che le misure di Washington si aggiungono alla politica di blocco economico, commerciale e finanziario che influisce sullo sviluppo economico del Paese e genera conseguenze dirette per la popolazione. (Cubadebate) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
July 14, 2026
Pressenza
Venezuela, AUDIO testimonianze da staff Medici Senza Frontiere
Le persone vivono per strada, il sistema di distribuzione dell’acqua e dello smaltimento dei rifiuti sono collassati 8 luglio 2026 – Testimonianza di Andreas Spaett (QUI AUDIO in inglese), responsabile dei programmi di MSF in Venezuela. “I bisogni sono in continua evoluzione e, in questa fase, la priorità è assistere i sopravvissuti e le persone che vivono ancora per strada, ospitate in campi di accoglienza di diverse dimensioni. Stiamo gestendo cliniche mobili in diversi luoghi, tra cui Playa Verde, che rappresenta il principale centro di accoglienza nello stato di La Guaira, e a Naiguatá. Inoltre, abbiamo esteso il nostro intervento anche a Caracas, dove osserviamo un numero crescente di persone che vivono per strada. Per questo abbiamo attivato una terza clinica mobile nel centro della città. Le necessità maggiori riguardano il supporto alla salute mentale, un ambito che stiamo rafforzando ampliando il nostro team con l’assunzione e la formazione di nuovi psicologi. Abbiamo inoltre avviato interventi nel settore dell’approvvigionamento idrico e dei servizi igienico-sanitari: abbiamo installato servizi igienici dove mancavano e siamo coinvolti nel trattamento dell’acqua per garantire acqua potabile alle persone assistite. Lavoriamo in collaborazione con altri attori umanitari che si occupano di altri servizi, come l’alloggio e la distribuzione di cibo. Nel complesso, la risposta umanitaria sta diventando sempre più strutturata. Parallelamente, stiamo lavorando a una strategia per supportare il Ministero della salute nello sviluppo di una risposta più ampia e strutturata rispetto a quella attualmente disponibile nel supporto alla salute mentale.” Testimonianza di María Gabriela Silensi (QUI AUDIO in spagnolo), responsabile del team di salute ambientale di MSF in Venezuela. “Sul campo stiamo riscontrando difficoltà nell’accesso all’acqua. Le persone hanno accesso all’acqua solo attraverso l’acqua in bottiglia, distribuita grazie alle donazioni di organizzazioni e privati. Il sistema di distribuzione dell’acqua è collassato, quindi stiamo conducendo una valutazione approfondita per capire come possiamo contribuire a garantire un sistema di distribuzione dell’acqua più sostenibile e tempestivo. Per quanto riguarda la gestione dei rifiuti, il sistema è completamente collassato, rendendo estremamente difficile garantire condizioni igienico-sanitarie adeguate. Le persone non hanno accesso a servizi igienici né a docce. MSF sta lavorando per creare un sistema di gestione dei rifiuti nei centri di accoglienza che supportiamo, con l’obiettivo di prevenire l’insorgere di malattie nel medio e lungo periodo. Inoltre, stiamo costruendo docce per offrire alle persone condizioni igieniche dignitose, affinché possano lavarsi. Stiamo anche realizzando servizi igienici, perché al momento la defecazione all’aperto è molto diffusa a causa della mancanza di strutture adeguate.” MSF in Venezuela Nei primi giorni della risposta, i team di MSF hanno effettuato oltre 120 consultazioni mediche, principalmente per patologie croniche, infezioni respiratorie e malattie della pelle, e hanno fornito circa 50 sessioni di supporto psicologico, sia individuali che di gruppo, attraverso le cliniche mobili. MSF ha distribuito kit di emergenza per il trattamento dei traumi e forniture mediche sufficienti ad assistere quasi 10.000 persone ferite. Inoltre, ha donato 8,5 tonnellate di farmaci, attrezzature mediche e materiali per l’igiene e la sanificazione per supportare le strutture sanitarie messe a dura prova dall’emergenza. L’Ufficio stampa di Medici Senza Frontiere Medecins sans Frontieres
July 9, 2026
Pressenza
A Cuba riprende la produzione di farmaci anti cancro
Il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha annunciato la ripresa della produzione di 16 farmaci essenziali per il trattamento del cancro nell’ambito del programma per il  controllo di questa malattia. La misura mira a rafforzare la disponibilità di terapie nel sistema sanitario pubblico in un contesto di limitazioni economiche e di recrudescenza del blocco degli Stati Uniti. Ad aprile, l’impresa farmaceutica BioCubaFarma aveva annunciato l’espansione delle capacità dell’impianto di produzione di citostatici della società Laboratorios Farmacéuticos AICA. Questo evento costituisce “un passo strategico per la garanzia di questi farmaci”, contemplati dal Programma Integrale per il Controllo del Cancro (PICC). “L’inasprimento del blocco ha senza dubbio un impatto sui tempi di conformità, ma stiamo lavorando per poter riavviare queste produzioni e consegnare questi farmaci al sistema sanitario. Questo è il nostro impegno”, avevano assicurato dall’azienda. Meno di due mesi dopo, la promessa ha cominciato a concretizzarsi. Il 7 giugno AICA ha ripreso la produzione di citostatici al fine di garantire l’accesso ai trattamenti oncologici a Cuba. È “una notizia che ratifica la volontà dello Stato cubano di dare priorità alla vita e alla salute del suo popolo”, sottolinea il quotidiano Granma. Lo stesso presidente cubano ha descritto questo risultato come il “frutto di un investimento” che amplia le capacità, garantendo allo stesso tempo la sovranità sanitaria e la speranza per il popolo. Il programma denominato PICC è la principale politica pubblica di Cuba per la prevenzione, la diagnosi, il trattamento e il controllo del cancro. È nato dalla riorganizzazione del sistema oncologico iniziata nel 2006 con la creazione dell’Unità nazionale per il controllo del cancro, che nel 2010 è diventata la Sezione indipendente per il controllo del cancro (SICC). La SICC è la struttura del Ministero della Salute Pubblica di Cuba incaricata di dirigere e coordinare l’attuazione del PICC. Supervisiona l’attuazione delle politiche oncologiche e articola il lavoro delle istituzioni coinvolte nella prevenzione, nella diagnosi, nel trattamento, nella ricerca e nelle cure palliative. Il PICC stabilisce cosa deve fare il sistema sanitario per combattere il cancro, mentre il SICC si occupa di mettere in pratica tali politiche. L’implementazione di questo programma di controllo viene effettuato attraverso la Strategia nazionale per il controllo del cancro (ENCC), che coordina le azioni di prevenzione, diagnosi, trattamento, riabilitazione e cure palliative. L’obiettivo principale della strategia è contribuire allo sviluppo delle capacità nelle istituzioni e nelle persone per migliorare la gestione del controllo del cancro, ma anche: – A livello politico: rafforza il coordinamento istituzionale e il lavoro intersettoriale. – A livello economico: ottimizza l’uso delle risorse e migliora l’efficienza del sistema sanitario. – A livello sociale: promuove la prevenzione, la partecipazione della comunità e una migliore qualità della vita della popolazione. Tra le maggiori sfide per il sistema sanitario cubano ci sono le restrizioni derivanti dal blocco economico, commerciale e finanziario  imposto all’isola dagli Stati Uniti, che influenzano l’assistenza ai malati di cancro ostacolando l’accesso ai farmaci per il trattamento oncologico e agli input necessari per la loro produzione locale. La riattivazione a Cuba della produzione di 16 citostatici dimostra la volontà del governo di continuare a lavorare per il benessere e la salute del popolo, ha sottolineato il Ministro degli Esteri Bruno Rodríguez. “Si svolge in mezzo a gravi limitazioni economiche, causate dall’estremo recrudescenza del blocco e da un assedio  energetico senza precedenti. Ogni farmaco prodotto in questo impianto rappresenta la sovranità, la speranza e l’impegno per il diritto alla salute di tutti i cubani”, ha scritto sul suo account X. Il direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità Tedros Adhanom Ghebreyesus ha definito preoccupante la situazione a Cuba e ha avvertito che le difficoltà energetiche stanno influenzando la fornitura di servizi sanitari sull’isola. “La salute deve essere protetta a tutti i costi e non deve mai essere lasciata in balia della geopolitica, dei blocchi energetici e delle interruzioni di corrente”, ha scritto sul suo account X. “L’inasprimento del blocco statunitense colpisce servizi essenziali come l’oncologia e la salute materna, oltre a contribuire all’aumento della mortalità infantile”, ha avvertito l’alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volker Turk.”Ci sono bambini che stanno morendo perché i medici non hanno accesso a materiale medico e farmaci essenziali. Questo è inaccettabile”, ha sottolineato. Nonostante le limitazioni derivanti dal blocco degli Stati Uniti, Cuba non ferma la sua lotta contro il cancro. Al contrario, estende la cooperazione internazionale con la firma di un memorandum con la Russia per lo sviluppo congiunto di vaccini contro questa malattia. La biotecnologia e l’industria farmaceutica sono tra le aree chiave della cooperazione bilaterale tra i due Paesi, ha sottolineato il vice primo ministro russo Dmitri Chernishenko nell’ambito del recente Forum economico internazionale di San Pietroburgo. “La nostra partnership è destinata a diventare un esempio di una nuova architettura per la cooperazione economica internazionale in un mondo multipolare,” ha spiegato. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
July 6, 2026
Pressenza
Cuba, un’altra votazione all’Onu contro il blocco
Il membro dell’Ufficio Politico e Ministro delle Relazioni Estere di Cuba Bruno Rodríguez Parrilla ha annunciato durante una conferenza stampa che il prossimo 7 luglio si terrà una sessione dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite nella quale sarà dibattuta per l’ennesima volta la risoluzione presentata da Cuba intitolata  “Necessità di porre fine al blocco economico, commerciale e finanziario imposto dagli Stati Uniti d’America contro Cuba.”  I Paesi rappresentati all’ONU saranno chiamati a esprimere il loro voto al riguardo. “Il bloqueo e la politica di aggressione e ostilità del governo degli Stati Uniti contro Cuba rappresentano una minaccia all’esistenza e al benessere del popolo cubano e all’esercizio dei suoi diritti umani. Sono una minaccia alla pace, alla sicurezza e alla stabilità regionale. Sono una minaccia per qualsiasi Stato sovrano che in futuro potrebbe essere sottoposto a misure di analogo carattere aggressivo ed extraterritoriale”, ha denunciato il Ministro degli Esteri cubano durante la sua conferenza stampa. Bruno Rodriguez Parrilla ha ricordato che Cuba, assieme al resto degli Stati membri dell’ONU, denuncerà le azioni aggressive del governo degli Stati Uniti, che includono la minaccia di un’aggressione militare diretta in violazione del diritto internazionale. Nelle oltre trenta volte che Cuba ha presentato questa risoluzione all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite la stragrande maggioranza dei Paesi aderenti all’ONU ha votato a favore della fine del blocco statunitense, ma nonostante la volontà espressa dalla comunità internazionale il blocco continua e anzi viene costantemente ampliato da ulteriori misure introdotte dalla Casa Bianca. A tale proposito occorre ricordare l’ordine esecutivo di Donald Trump del 29 gennaio, il quale aggiunge alle centinaia di sanzioni contro Cuba anche il divieto di commercio di petrolio e dei suoi derivati con l’isola. Di fronte alla compattezza della comunità internazionale nel rifiutare il blocco contro Cuba dalla Casa Bianca è stata organizzata una vera e propria campagna di pressione nei confronti delle cancellerie dei Paesi rappresentati all’ONU per impedire che si celebri la sessione del 7 luglio. Inoltre vengono fatte pressioni affinché il loro voto sia sfavorevole a Cuba. Il ministro ha denunciato l’intensa offensiva diplomatica che si sta svolgendo in quasi tutte le capitali del pianeta e in ambito multilaterale. “La missione permanente degli Stati Uniti a New York presso la sede delle Nazioni Unite, in altri organismi internazionali e le sue ambasciate in tutte le latitudini esercitano pressioni senza precedenti per cercare di impedire lo svolgimento della sessione del 7 luglio”. A tale proposito ha detto che stanno circolando clandestinamente  documenti degli Stati Uniti che costituiscono la base delle riunioni e delle pressioni esercitate contro diplomatici e funzionari di governo in diverse parti del mondo. Il documento intitolato “It’s time for change in Cuba” (È tempo di cambiamento a Cuba) sostiene che Cuba sia una minaccia diretta alla sicurezza nazionale degli Stati Uniti a causa del suo sostegno ad attori ostili, al terrorismo e all’instabilità regionale e integra l’Ordine Esecutivo 14404. Nel testo è scritto che “Il regime deve riformarsi, deve cambiare. Non votate la sua propaganda”, Lo scopo è chiaramente quello di modificare  le intenzioni di voto dei rappresentanti all’ONU portando avanti al tempo stesso la narrazione imposta dagli Stati Uniti con la complicità dei suoi giullari presenti in molti mezzi di informazione, secondo cui tutti i problemi di Cuba sono riconducibili all’inefficienza del governo de L’Avana. Inoltre si sottolinea un’altra volta, in modo del tutto calunnioso, che Cuba è parte belligerante nella guerra in corso in Ucraina, strategia già usata negli anni scorsi dalla Casa Bianca per convincere i sostenitori di Kiev a votare contro la risoluzione. Durante la conferenza stampa,  Rodríguez Parrilla ha respinto con fermezza la minaccia militare degli Stati Uniti  contro Cuba, che ha definito  “un Paese del Sud”. Ha inoltre ribadito che “a Cuba non vi sono basi militari straniere e che il Segretario di Stato mente deliberatamente quando afferma il contrario”. L’unica base straniera che usurpa il territorio cubano è la base statunitense occupata illegalmente a Guantánamo. Tutte queste azioni di pressioni dimostrano come alla Casa Bianca, tutto sommato, temono la votazione che ogni anno certifica il rifiuto generale di questa forma di pressione contro Cuba, che mette a rischio la vita di un intero popolo solo per i capricci degli Stati Uniti. Questi non hanno mai accettato che l’isola diventasse un territorio libero e fuori dal loro controllo. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
July 2, 2026
Pressenza
Cuba e Russia ampliano la collaborazione nel settore farmaceutico
Russia e Cuba hanno annunciato la creazione della loro prima joint venture nel settore biofarmaceutico, un fatto senza precedenti nelle relazioni bilaterali. Il progetto è stato comunicato dal primo vicepresidente della società statale cubana BioCubaFarma, Eulogio Pimentel e segna un passo significativo nella cooperazione scientifica e tecnologica tra i due Paesi. La collaborazione mira a promuovere lo sviluppo biotecnologico, la produzione di farmaci innovativi e lo scambio di conoscenze nel campo della salute. In questo contesto si evidenzia la partecipazione di progetti legati a ‘startup’ in incubazione all’interno della piattaforma tecnologica di Skólkovo, uno dei principali poli di innovazione della Russia. Attualmente la collaborazione include diversi farmaci già registrati e in uso. Tra questi ci sono Heberprot-P, un rimedio unico per la cura efficace delle ulcere del piede diabetico; Hebermin, una crema con fattore di crescita utilizzata per trattare le ulcere da ustioni, CIMAvax-EGF, un vaccino terapeutico per il trattamento del cancro ai polmoni e Jusvinza, un farmaco utilizzato nel trattamento di gravi processi infiammatori. Uno dei programmi congiunti più importanti è HEBERSaVax, incentrato sul controllo delle terapie oncologiche. (RT)   Andrea Puccio
June 29, 2026
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America Latina: il paradosso del successo progressista
Le recenti elezioni presidenziali in Colombia hanno messo in luce un sorprendente paradosso politico. I nuovi dati forniti dall’agenzia nazionale di statistica del Paese mostrano che il tasso di povertà nazionale è sceso al 28% nel 2025, il livello più basso mai registrato. Quasi 1,8 milioni di colombiani sono usciti dalla povertà in un solo anno, mentre anche la povertà estrema e la disuguaglianza di reddito hanno subito una contrazione. Queste cifre rappresentano un significativo risultato sociale e confermano una tendenza pluriennale al miglioramento degli standard di vita. Eppure, nonostante questo progresso, i colombiani hanno eletto l’avvocato e imprenditore di destra Abelardo De La Espriella, la cui piattaforma nazionalista e incentrata sull’ordine pubblico segna un netto contrasto con le politiche del presidente uscente Gustavo Petro. Il risultato suggerisce che anche un progresso sociale ed economico significativo non si traduce necessariamente in un sostegno elettorale per il governo che ha contribuito a realizzarlo. E la Colombia non è un caso isolato. In tutta la regione, i cicli elettorali hanno ripetutamente dimostrato che il progresso sociale non produce necessariamente una fedeltà politica duratura. Modelli simili si osservano in Argentina, Cile, Ecuador e in altre parti del Sudamerica, dove periodi di governo progressista sono stati spesso seguiti dall’elezione di leader più conservatori o di governi con priorità nettamente diverse. L’ex presidente ecuadoriano Rafael Correa ha offerto una spiegazione di questo fenomeno. Egli ha sostenuto che quando le persone escono dalla povertà ed entrano a far parte della classe media, molte di loro si preoccupano principalmente di preservare il proprio status appena acquisito. Di conseguenza, potrebbero diventare meno favorevoli alle politiche volte a estendere benefici simili ad altri. Che si accetti o meno questa interpretazione, essa mette in luce un’importante sfida politica: il successo stesso delle politiche sociali progressiste può alterare gli interessi, le aspettative e le priorità delle persone che ne beneficiano, rendendo più difficile da sostenere la continuità politica a lungo termine. Esiste, tuttavia, un’eccezione degna di nota: il Messico. Il Messico rappresenta un importante controesempio. Alla presidenza di Andrés Manuel López Obrador è seguita l’elezione di Claudia Sheinbaum, che appartiene allo stesso movimento politico e si è impegnata a portare avanti gran parte dello stesso programma. Anziché provocare una reazione negativa, il progetto di governo ha mantenuto un ampio sostegno popolare grazie a una transizione di leadership riuscita. PERCHÉ IL CASO DEL MESSICO È DIVERSO? Parte della risposta potrebbe risiedere non solo nei risultati delle politiche, ma anche nell’identità politica. Mentre molti governi progressisti del Sudamerica si sono definiti principalmente attraverso etichette ideologiche come il socialismo o la sinistra, il movimento al governo in Messico si descrive sempre più spesso attraverso il concetto di “umanesimo messicano”. Sebbene le sue politiche condividano molti obiettivi con i governi progressisti di altri paesi, il linguaggio utilizzato è notevolmente diverso. L’umanesimo messicano pone l’accento sulla dignità, la comunità, la solidarietà e la cultura nazionale piuttosto che sull’affiliazione ideologica. Questa distinzione potrebbe essere rilevante. I progetti politici inquadrati principalmente in termini ideologici possono rafforzare le divisioni tra sostenitori e oppositori. I progetti radicati in valori culturali ed etici condivisi potrebbero essere in una posizione migliore per creare un senso di identificazione al di là dei confini politici tradizionali. Da questa prospettiva, la continuità del Messico potrebbe riflettere non solo i risultati concreti raggiunti dal governo, ma anche la narrazione più ampia attraverso la quale tali risultati sono stati interpretati. Le elezioni colombiane sollevano quindi una questione più ampia per l’America Latina. Se la riduzione della povertà, la diminuzione delle disuguaglianze e il miglioramento degli indicatori sociali non sono sufficienti a garantire la continuità politica, cosa manca? Il fattore decisivo è la performance economica, la sicurezza, l’influenza dei media, l’organizzazione politica o qualcosa di più profondo all’interno della cultura di una nazione? Il Messico suggerisce che la stabilità politica possa dipendere da qualcosa di più di una semplice governance efficace. Potrebbe anche richiedere un senso condiviso di identità e di scopo che trascenda le categorie ideologiche convenzionali. La domanda più interessante potrebbe non essere perché alcuni paesi si spostino dalla sinistra alla destra, ma perché il Messico non lo abbia fatto. David Andersson
June 27, 2026
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