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Campagna Let Cuba live, raccolti oltre 700.000 dollari per pannelli solari destinati a ospedali e cliniche
Grazie all’ incredibile generosità e alla solidarietà di migliaia di persone, la campagna Let Cuba Live e il People’s Forum hanno raccolto negli Stati Uniti oltre 700.000 dollari per inviare pannelli solari e batterie a ospedali e cliniche in tutta Cuba. Volevamo condividere con voi alcuni aggiornamenti entusiasmanti sullo stato di avanzamento della spedizione dei pannelli e della campagna. Da dicembre 2025, il blocco imposto dall’amministrazione Trump ha consentito l’arrivo a Cuba di un solo carico di carburante. Il risultato? Interruzioni di corrente paralizzanti stanno devastando il sistema sanitario pubblico del Paese. Nonostante gli sforzi eroici del personale medico cubano, oltre 96.000 pazienti sono in attesa di interventi chirurgici importanti, tra cui 11.000 bambini. La mancanza di un’alimentazione elettrica affidabile, dovuta alla carenza di carburante, ne è la causa diretta. Ma noi (e migliaia di donatori) ci siamo rifiutati di accettare questa conclusione dopo aver superato enormi ostacoli creati dal governo statunitense per bloccare gli aiuti a Cuba, abbiamo acquistato: 10 kit solari autonomi (65 kW ciascuno) – da distribuire in 10 ospedali, sufficienti ad alimentare sale operatorie, unità di terapia intensiva e altre aree ospedaliere vitali. 33 kit solari più piccoli (fino a 6 kW ciascuno) – per 33 cliniche rurali nella parte orientale di Cuba. Queste forniture, di cui c’è urgente bisogno, saranno presto in viaggio verso Cuba, contribuendo alla transizione del sistema sanitario dell’isola verso le energie rinnovabili, in modo che milioni di cubani possano accedere all’assistenza sanitaria gratuita e di qualità che meritano. Ma non vogliamo fermarci qui. Potete aiutarci a portare avanti questa campagna? La generosità e l’energia messe in campo finora hanno dimostrato che le persone negli Stati Uniti e in tutto il mondo comprendono l’urgenza di schierarsi al fianco del popolo cubano contro le politiche genocidarie degli Stati Uniti. Vogliamo procurarci altri pannelli solari per un numero ancora maggiore di ospedali e cliniche. Trump non può fermare il sole e non può fermare la nostra solidarietà. Donate  ora per inviare altri kit solari agli ospedali cubani! Per chi ha l’opportunità di recarsi negli States, o non teme le spese di spedizione, c’è anche la possibilità di acquistare una splendida T-shirt “Let Cuba Live”, il cui ricavato verrà interamente devoluto alla campagna per l’invio di generatori e pannelli solari agli ospedali di Cuba. Acquistatela subito! Comprate ora In solidarietà, The People’s Forum   Redazione Italia
May 14, 2026
Pressenza
Repubblica Dominicana, migliaia in marcia fermano la miniera della multinazionale canadese
Il governo della Repubblica Dominicana ha sospeso i lavori per la miniera d’oro affidati alla multinazionale canadese GoldQuest. Il presidente Luis Abinader ha dato seguito alla volontà popolare manifestatasi per le strade di San Juan. Qui, domenica scorsa, diverse migliaia di persone hanno sfilato per circa venti chilometri, verso la diga di Sabaneta, tra le principali fonti d’acqua del Paese. I manifestanti, dispersi poi dalla polizia a suon di idranti e lacrimogeni, denunciavano il rischio contaminazione dato dalla realizzazione del progetto minerario, al momento fermo alla fase esplorativa. La protesta nella Repubblica Dominicana contro il progetto Romero si inserisce in un filone più ampio, che dalla Bolivia all’Argentina vede protagonisti i popoli latinoamericani contro l’estrattivismo delle multinazionali. «Ai dominicani non interessa l’oro — dice uno dei manifestanti giunto alla diga di Sabaneta — ma l’acqua, l’ambiente, le risorse naturali». In migliaia hanno marciato domenica verso una delle principali fonti d’acqua del Paese, minacciata dal progetto minerario della GoldQuest. Dal 2005 sono state affidate alla multinazionale canadese delle concessioni esplorative, dunque di valutazione, nell’area circostante. Nelle ultime settimane GoldQuest aveva rilanciato la volontà di procedere con il progetto Romero, adducendo per la provincia di San Juan dei presunti impatti positivi sull’economia. A insorgere sono stati proprio i produttori locali, perlopiù contadini, che hanno invece denunciato i pericoli dell’inquinamento dati dalle attività estrattive. A seguito della manifestazione, il presidente Luis Abinader ha deciso di sospendere qualsiasi attività legata alla GoldQuest, a partire dai permessi necessari per procedere con l’inizio dei lavori e dunque dello sfruttamento minerario. La vittoria ottenuta dai cittadini dominicani si inserisce in un filone più ampio, che attraversa e unisce l’intera America Latina. In Bolivia, dove le comunità indigene hanno visto da vicino le conseguenze ambientali dell’estrazione dell’oro — a partire dall’uso del mercurio che inquina suolo e falde acquifere — si è messa in moto una campagna per sottrarre braccia e risorse al settore, puntando sull’agricoltura sostenibile. Due anni fa, a Panama, le proteste popolari costrinsero il governo a rivedere i suoi piani sulle concessioni minerarie. Vorrebbero ottenere lo stesso risultato anche gli argentini, che hanno lanciato una campagna per l’abrogazione dell’ultima riforma Milei, incentrata sull’autorizzazione delle attività minerarie e di estrazione degli idrocarburi anche nelle aree a ridosso dei ghiacciai. La riforma aumenterà i siti estrattivi, in uno Stato già alle prese con le conseguenze ambientali delle miniere di litio, contro le quali si concentra la lotta di diversi popoli indigeni, come i Kolla, che quotidianamente sfidano la repressione per provare a salvare quel che resta dei territori ancestrali.   L'Indipendente
May 8, 2026
Pressenza
Nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba
Sono passati appena sei giorni da quando il governo degli Stati Uniti ha emesso l’ennesimo ordine esecutivo contro Cuba che il segretario di stato Marco Rubio, acerrimo nemico del popolo cubano, riferisce che la sua amministrazione ha emanato nuove sanzioni contro la isla rebelde. Questa volta nel mirino dell’amministrazione del pacifista della domenica Donald Trump sono entrate il gruppo di amministrazione aziendale SA. Meglio conosciuto pubblicamente come GAESA, questo ente imprenditoriale pubblico cubano, dove confluiscono aziende civili e militari, è stato bersaglio per diversi anni di attacchi da parte di successive amministrazioni nordamericane e dei loro portavoce. Non poteva poi mancare il generale di brigata Ania Guillermina Lastres, presidente di GAESA  dal 2022 e deputata dell’Assemblea Nazionale cubana, nonché membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba. E’ stata inoltre sanzionata la società Moa Nickel SA. Questa impresa mista è nata nel 1994 dall’alleanza tra le società General Nickel Company di proprietà cubana e la canadese Sherrit International. Secondo Rubio questa azienda ha sfruttato le risorse naturali di Cuba a beneficio del regime, a spese del popolo cubano usando i beni che sono stati originariamente espropriati dal governo di Cuba a persone e corporazioni statunitensi. Per giustificare queste ulteriori sanzioni, Rubio ha dichiarato che le nuove misure contro Cuba sono “decisive per proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” e necessarie per  “privare il regime comunista e l’esercito cubano dell’accesso ai beni” che Washington indica come illeciti. Le ultime misure sanzionatorie del governo degli Stati Uniti hanno lo scopo di stringere ulteriormente il cappio attorno all’economia dell’isola e non possono che deteriorare i rapporti tra i due Paesi, mettendo in discussione la volontà degli Stati Uniti di risolvere in modo pacifico le differenze. Con l’ordine esecutivo del 1° maggio, Trump ha dato a Rubio la possibilità di applicare sanzioni anche secondarie contro le aziende che non hanno alcun legame commerciale con gli Stati Uniti. Basta commerciare con Cuba per finire in una di queste liste di sanzioni. Il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla ha commentato duramente le nuove sanzioni, affermando che si stanno usando menzogne e calunnie contro il suo Paese. “Le azioni che Rubio progetta e promuove a nome del governo degli Stati Uniti e propone al suo presidente, sulla base della sua agenda personale, sono chiaramente dirette a causare il maggior danno possibile alla popolazione e alle famiglie cubane,” ha scritto sui social network. Il rappresentante della diplomazia cubana ha inoltre definito “ciniche” e “ipocrite” le dichiarazioni di Rubio, “quando sostiene di voler aiutare il popolo cubano […]. Come pretesto fa appello a calunnie, bugie evidenti e l’illusione di riuscire a ingannare chi lo ascolta”. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è proposto di mediare tra i due governi per raggiungere una soluzione pacifica alle numerose divergenze e in particolare per porre fine al blocco che gli Stati Uniti applicano da decenni all’isola. “Se la traduzione era corretta, Trump mi ha detto che non ha intenzione di invadere Cuba”, ha dichiarato Lula in una conferenza stampa presso l’ambasciata del Brasile a Washington D.C., durante il suo viaggio per incontrare il presidente americano. “E’ il blocco più lungo nella storia dell’umanità”, ha detto Lula, che si è offerto come mediatore per trovare una via d’uscita pacifica. “Se ha bisogno di aiuto per discutere la situazione di Cuba, sono a completa disposizione”, ha offerto. Nonostante le speranze di Lula, però, le nuove e le vecchie misure emanate dall’amministrazione degli Stati Uniti, ostaggio della voglia di Marco Rubio e dei suoi sostenitori di vedere Cuba crollare, sembrano andare nella direzione opposta. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
May 8, 2026
Pressenza
Stati Uniti, sanzioni secondarie contro chi ha rapporti con Cuba
Il 1° maggio l’amministrazione degli Stati Uniti ha emesso un nuovo ordine esecutivo con lo scopo di asfissiare ulteriormente l’economia cubana con la speranza di far capitolare il governo dell’isola. Il decreto emesso dall’amministrazione statunitense risulta inusuale nel quadro di questi tipi di documenti, in quanto elude la menzione dei possibili destinatari delle sanzioni. Un decreto di questo tipo non si costruisce in un giorno. Ha bisogno di mesi di lavoro, che garantiscano l’impalcatura “legale” per sostenerlo. La giustificazione di questa ulteriore misura di pressione nei confronti di Cuba è la oramai arcinota minaccia insolita e straordinaria che l’isola rappresenterebbe per la sicurezza degli Stati Uniti e della regione. Si aggiunge poi l’accusa, formulata come sempre senza fornire uno straccio di prova, che Cuba abbia relazioni con “attori malintenzionati ostili agli Stati Uniti” e “stretti legami con altri importanti Stati sponsor del terrorismo”, perseguiti e torturi “oppositori politici” e sia un ambiente favorevole per operazioni di intelligence straniera. Ma il colmo dell’ipocrisia viene raggiunto affermando che “il regime corrotto di Cuba continua a promuovere la migrazione verso gli Stati Uniti”, come se le cause di questa situazione non fossero il blocco economico, commerciale e finanziario da loro imposto e la chiusura di ogni via legale per emigrare. Leidys María Labrador spiega sul quotidiano Granma che questo ordine esecutivo per la prima volta stabilisce sanzioni secondarie, cioè sanzioni che possono essere applicate contro qualsiasi persona, contro qualsiasi entità, società, ecc., solo per il fatto di compiere atti legati a Cuba, nonostante i suoi interessi negli Stati Uniti, nell’economia statunitense non abbiano alcuna relazione con il nostro paese. In ciò che significa un passo estremamente aggressivo e senza precedenti nell’applicazione extraterritoriale del blocco contro Cuba. Bruno Rodriguez Parrilla, durante il suo intervento all’incontro internazionale di solidarietà con Cuba “Per un mondo senza blocco: solidarietà attiva nel Centenario di Fidel”, svoltosi il 2 maggio a L’Avana, ha sottolineato che l’ordine contiene anche categorie ampie e vaghe, che risultano estremamente preoccupanti in quanto si riservano il diritto di definire chi includere o meno all’interno di esse. Non viene stilata alcuna lista, non vengono elencate persone o istituzioni, con l’evidente scopo di impaurire ed esercitare pressioni contro chiunque abbia intenzione di avere rapporti con Cuba. Logicamente, i settori chiave dell’economia, come l’energia, l’area militare o la difesa, i metalli e l’estrazione mineraria, la sicurezza e la finanza rimangono un bersaglio diretto, ma non significa che siano gli unici, perché nel mirino  delle sanzioni si possono trovare tutti  coloro che forniscono aiuti sostanziali, sostegno finanziario, materiale e tecnologico. In altre parole, chiunque può essere oggetto delle sanzioni, e il risultato è impedire che entrino a Cuba i grandi investitori, ma anche gli aiuti sanitari e le medicine di cui la popolazione ha bisogno. Le nuove misure sono inoltre una chiara interferenza nella sovranità nazionale dei Paesi che intendono avere rapporti economici con Cuba, perché le sanzioni secondarie mettono in secondo piano le decisioni dei tribunali dei Paesi stessi. Una persona o un’istituzione potrà essere giudicata e dichiarata colpevole di aver violato una legge di un’altra nazione, in questo caso quelle degli Stati Uniti, anche se in quel Paese non si sta violando nessuna legge nazionale. Ma si sa, allo Zio Sam, poco importa della sovranità degli altri Paesi. Vogliono un soffocamento immediato, non importa se questo costa la vita a milioni di persone, non importa se compromette il futuro di un’intera nazione. Speriamo che la voce dell’impunità non sia quella che si sente più forte, di fronte a un crimine di queste dimensioni, conclude il suo articolo Leidys María Labrador. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
May 5, 2026
Pressenza
Donald Trump: “Di ritorno dall’Iran ci fermeremo a Cuba”
Il presidente degli Stati Uniti ha affermato che di ritorno dall’Iran si fermerà a Cuba, facendo intendere che terminata la guerra contro Teheran se ne inizierà un’altra, questa volta contro L’Avana. Le intenzioni di Donald Trump quindi sarebbero quelle di spostare la portaerei Abraham Lincoln, la più grande del mondo, con il suo gruppo di attacco a poche decine di metri dalle coste cubane aprendo di fatto un nuovo fronte bellico nei Caraibi dopo quello in Venezuela. Il presidente degli Stati Uniti, che ricordo aspira al Premio Nobel per la Pace, ha più volte sostenuto che Cuba è arrivata alla sua fine e che cadrà da sola. Secondo lui il Paese è stato mal governato e il suo sistema politico è pessimo. Le affermazioni del Reuccio della Casa Bianca denotano un’altra volta l’arroganza degli Stati Uniti, che vedono solo nell’uso della forza la risoluzione delle controversie internazionali, che per inciso sono proprio loro ad alimentare. Nel caso cubano poi occorre ricordare che L’Avana ha sempre espresso la volontà di collaborare con le varie amministrazioni statunitensi, ma dall’altra parte tali aperture non sono mai state accettate. La voglia di Trump di fermarsi a Cuba di ritorno dall’Iran segue l’annuncio di ieri della Casa Bianca, che ha emesso  nuove sanzioni contro il governo cubano, nell’ambito della strategia “America First”, accusando L’Avana di allearsi con “attori ostili” agli Stati Uniti. Il presidente cubano, Miguel Díaz Canel, ha reagito sui social network affermando che le sanzioni “rafforzano il brutale blocco genocida” di cui soffre l’isola. A suo avviso, l’ordine esecutivo evidenzia la “povertà morale” di Trump e il suo “disprezzo” per il popolo statunitense e la comunità internazionale. “Nessuna persona onesta può accettare la scusa che Cuba sia una minaccia per gli Stati Uniti. Il blocco e il suo rafforzamento procurano enormi danni, causati dal comportamento intimidatorio e arrogante della più grande potenza militare del pianeta”, ha concluso Díaz-Canel. Le “sanzioni” sono rivolte specificamente alle banche straniere che cooperano con il governo cubano e impongono maggiori restrizioni all’immigrazione. Secondo il decreto, gli Stati Uniti bloccheranno coloro che operano o hanno operato nei settori dell’energia, dell’estrazione mineraria, della difesa o della sicurezza di Cuba o hanno fornito supporto materiale, finanziario o tecnologico al governo di Cuba o ad altri individui “sanzionati”, riferisce Reuters. L’ordine esecutivo prevede che  qualsiasi persona, azienda o organizzazione finanziaria che opera o fa affari con entità cubane “sanzionate” subirà il blocco totale dei suoi beni negli Stati Uniti. Se una banca di un altro Paese facilita una “transazione significativa” per un’entità cubana sanzionata dal governo degli Stati Uniti, sarà esposta alla chiusura dei suoi conti o al divieto di operare in dollari. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
May 2, 2026
Pressenza
Le manovre di Stati Uniti e Israele per controllare l’Honduras
Il 26 novembre scorso, a pochi giorni dalle elezioni e in pieno silenzio elettorale, un primo messaggio su Truth del presidente statunitense Donald Trump sconvolse il delicato equilibrio di un ambiente già di per sé incerto e teso. Sulla falsariga di quanto già avvenuto in Argentina con il sostegno a Javier Milei, il governante investiva ufficialmente l’ultraconservatore Nasry ‘Tito’ Asfura (Partito Nazionale) dei favori di Washington, satanizzando al contempo la candidata progressista Rixi Moncada (Partito Libertà e Rifondazione – Libre) e l’altro membro del bipartitismo tradizionale Salvador Nasralla (Partito Liberale). “La democrazia è messa alla prova nelle prossime elezioni in Honduras. Riusciranno Maduro e i suoi narcotrafficanti a impadronirsi di un altro Paese come hanno fatto con Cuba, Nicaragua e Venezuela? L’uomo che difende la democrazia e combatte contro Maduro è Tito Asfura (…) e la sua principale avversaria è Rixi Moncada, che dichiara di avere Fidel Castro come idolo (…) I comunisti stanno cercando di ingannare il popolo con un terzo candidato, Salvador Nasralla che non è un amico della libertà (…) Io e Tito possiamo lavorare insieme per combattere i narcocomunisti e portare gli aiuti necessari al popolo honduregno”, scriveva Trump. Il 28 novembre, a poche ore dal voto, rincarò la dose con nuove minacce e con un annuncio shock: la concessione della grazia all’ex presidente honduregno Juan Orlando Hernández, condannato a 45 anni di carcere per crimini legati al traffico di droga. Nello specifico, Hernández era stato accusato e poi condannato negli Stati Uniti per avere partecipato a “una cospirazione corrotta e violenta di traffico di droga per facilitare l’importazione di centinaia di migliaia di chilogrammi di cocaina (circa 500 tonnellate)”. In pratica usava poliziotti e militari per proteggere i carichi che venivano inviati negli Stati Uniti, estradava i narcotrafficanti rivali e proteggeva i suoi complici, tra cui il cartello di Sinaloa. Con le tangenti che riceveva finanziava campagne politiche ed elettorali. “Se Tito Asfura vincerà le elezioni presidenziali in Honduras (…) gli daremo il nostro pieno sostegno. Se non vincerà, gli Stati Uniti non sprecheranno il loro denaro, poiché un leader inadeguato può portare solo a risultati catastrofici (…) Concederò inoltre la grazia completa all’ex presidente Juan Orlando Hernández, il quale, secondo molte persone che stimo profondamente, è stato trattato in modo molto duro e ingiusto. Votate per Tito Asfura e congratulazioni a Juan Orlando Hernández per la grazia”. Ingerenza esterna, minacce, brogli elettorali, uso massiccio dei social media per terrorizzare la base elettorale di Libre si sono sommati al tentativo di riscattare l’immagine di Hernández, favorendone il ritorno sia fisico che politico, nel chiaro intento di ridare ossigeno al bipartitismo honduregno, garantendo così gli interessi dell’oligarchia nazionale, del capitale multinazionale – in particolare quello più vicino a Trump – nonché quelli geopolitici e geostrategici di Washington e non solo. Nelle ultime ore, il portale web Diario Red ha lanciato in esclusiva la notizia di un coinvolgimento diretto di Israele nella grazia concessa a Hernández. L’obiettivo sarebbe la costruzione di una nuova base militare USA in Honduras, l’approvazione di una legge ad hoc per favorire aziende statunitensi e israeliane specializzate in intelligenza artificiale e il riscatto del progetto delle Zone di impiego e sviluppo economico (Zede), una specie di charter cities, abolite durante il governo progressista di Xiomara Castro perché attentavano contra la sovranità nazionale. Gli audio diffusi attraverso la pubblicazione coinvolgono politici e funzionari pubblici legati al governante Partito Nazionale. Apparentemente, lo stesso Asfura ne farebbe parte. Presentare l’ex presidente come vittima di una trama persecutoria e inneggiare alla grazia come prova della sua innocenza fa parte della strategia della difesa e di quei settori che promuovono il suo ritorno. Per preparare il terreno, oltre al perdono concesso da Trump, sono necessarie misure endogene, tra cui il controllo assoluto delle istituzioni facendo tabula rasa della presenza di Libre, la revoca del mandato di cattura emesso contro Hernández per reati di corruzione (caso Pandora II) e la messa in minoranza della corrente interna al partito contraria al suo ritorno. L’abuso del “juicio político” da parte della maggioranza parlamentaria bipartitista contro membri di Libre fa parte di questo scenario. Oltre al procuratore generale Johel Zelaya sono stati spogliati delle loro cariche il magistrato del Tribunale di giustizia elettorale, Mario Morazán, i suoi supplenti Lourdes Mejía e Gabriel Gutiérrez, il consigliere elettorale Marlon Ochoa. La presidente della Corte suprema di giustizia, Rebeca Raquel Obando, e la supplente di Ochoa, Karen Rodríguez, hanno invece preferito abbandonare l’incarico prima di essere citate dalla commissione parlamentare ad hoc, puntualmente integrata solo da deputati dei due partiti tradizionali. Ochoa e altri funzionari e dipendenti pubblici che hanno perso il posto di lavoro – si parla di circa diecimila licenziamenti – sono fuggiti in esilio. Nelle ultime settimane, i principali media controllati dalla struttura di potere in mano a gruppi economici di natura famigliare, hanno dato ampio risalto alle dichiarazioni di Hernández e della sua famiglia circa un suo ritorno da “uomo innocente”. Ma non è proprio così e vediamo perché. Dopo la grazia concessa da Trump nel dicembre 2025, la difesa di Hernández aveva ritirato il ricorso in appello presentato dopo la sentenza di primo grado di due anni fa. L’8 aprile scorso la Corte d’Appello del Secondo Circuito di New York ha accolto la richiesta e ha ordinato al tribunale distrettuale di annullare la sentenza e al giudice federale Kevin Castel di archiviare il caso “per mancanza di oggetto (mootness)”. Gli esperti della materia spiegano però che la grazia parte dal presupposto che la condanna sia esistita. “Venendo meno l’oggetto del processo e della condanna come effetto del perdono di Trump, la Corte non ha potuto fare altro che chiedere l’archiviazione del fascicolo, ma questa è una finzione giuridica. La grazia, infatti, è un perdono che elimina la punizione, la pena, ma non la verità di ciò che è accaduto, né il reato, né la condizione di criminale della persona. Al contrario, accettare il perdono è come riaffermare questa verità di colpevolezza. Ritirando il ricorso in appello e accettando la grazia, Hernández riconosce implicitamente di aver commesso il reato”, spiega a Pagine Esteri, Omar Menjívar, avvocato esperto di diritto costituzionale e diritti umani. Per il giurista honduregno, la decisione di Trump è estremamente grave. “Abbiamo una realtà fattuale in cui un ex presidente è stato processato e condannato da una giuria federale dopo un’indagine durata anni. Abbiamo poi una realtà virtuale imposta da una sola persona che, per simpatia politica e interessi politici ed economici, decide di perdonarlo. I fatti però dicono che Juan Orlando Hernández resta un narcotrafficante condannato”. Intervistato da MS Now, Thomas Padden, ex procuratore e membro della task force antidroga e crimine organizzato del Dipartimento di Giustizia statunitense (OCDETF, per la sua sigla in inglese) recentemente sciolta da Trump, si dice scioccato da quanto accaduto. “In 47 anni di lavoro non ho mai visto nulla del genere. La scarcerazione di Hernández mina la credibilità del sistema di giustizia statunitense. Quando si libera un narcotrafficante condannato, si stimolano altri delinquenti ad andare avanti con i loro traffici. Questo è il risultato dell’impunità”. Una decisione che fa anche a pugni con la retorica trumpista della lotta contro la droga, che ha avuto la sua massima espressione con la militarizzazione dei Caraibi e del Pacifico Orientale, la distruzione di oltre 50 motoscafi, presuntamente di narcotrafficanti, e la morte di oltre 80 persone, ma soprattutto l’invasione del Venezuela e il sequestro del presidente Nicolás Maduro e della primera combatiente e consorte Cilia Flores. Che dietro al perdono di Hernández e al sistema di concessione della grazia negli Stati Uniti ci sia ben altro, lo afferma sempre a MS Now l’ex procuratrice per la grazia del Dipartimento di Giustizia Usa, Liz Oyer. “Trump ha esercitato il suo potere di clemenza come nessun presidente ha mai fatto, concedendo la grazia e le commutazioni di pena a una lunga lista di truffatori, politici corrotti e altri condannati per gravi crimini che non hanno mai espresso pubblicamente rimorso”. Secondo Oyer, il denaro e l’influenza stanno giocando un ruolo determinante nel sistema di indulto sotto Donald Trump. “Ha praticamente creato un sistema di clemenza pay-for-play, in cui persone che ruotano nella sua orbita si arricchiscono accettando pagamenti per fare pressioni e ottenere clemenza per i propri clienti. Trump sta concedendo l’indulto a persone con cui ha rapporti commerciali, ottenendo benefici enormi per sé e per la propria famiglia. È una vera ‘economia della grazia’ ed è un sistema molto corrotto”. Nel caso specifico di Hernández, il recente scoop di Diario Red confermerebbe la tesi di una vera e propria strategia corrotta israelo-statunitense in vista delle elezioni honduregne del 2029. Secondo il portale The New Republic, il giorno stesso del suo secondo insediamento, Trump concesse la grazia a 1500 persone accusate o condannate per l’assalto al Campidoglio del 2021. Nell’arco dei due mandati ha concesso la grazia a oltre 70 tra alleati, donanti e persone condannate per truffa. Più della metà durante il primo anno del suo secondo periodo. Per Menjívar dietro la grazia concessa all’ex presidente honduregno ci sarebbero accordi ben precisi. “Sanno che Juan Orlando Hernández è un elemento chiave, un operatore politico che può garantire gli interessi economici dell’oligarchia nazionale e delle multinazionali. La grazia non è gratuita. Ci sono di mezzo interessi e promesse fatte che devono essere rispettate. Promesse che però compromettono il Paese e la sua sovranità”. Fonte: Pagine Esteri Giorgio Trucchi
May 1, 2026
Pressenza
La Cina esorta gli USA a porre fine al blocco contro Cuba
La Cina ha esortato ancora una volta gli Stati Uniti a porre immediatamente fine al blocco, alle sanzioni e a qualsiasi altra forma di pressione contro Cuba, oltre ad astenersi dal diffamare la cooperazione tra il gigante asiatico e l’isola caraibica. “La cooperazione della Cina con Cuba è trasparente e legittima. Inventare pretesti e diffondere voci non giustifica il brutale blocco o le sanzioni illegali degli Stati Uniti contro Cuba”, ha detto il portavoce del Ministero degli Esteri cinese, Lin Jang. Il portavoce ha anche sottolineato che denigrando la cooperazione tra Pechino e L’Avana, gli Stati Uniti non riusciranno a nascondere il fatto che “hanno gravemente violato il diritto di Cuba alla sopravvivenza e allo sviluppo”, così come “le regole di base delle relazioni internazionali”, riporta RT. “La Cina sosterrà fermamente Cuba nella salvaguardia della sua sovranità e della sua sicurezza nazionale” ha aggiunto. Recentemente, nel mezzo dell’aumento delle pressioni di Washington contro Cuba, Pechino ha donato all’isola caraibica un nuovo parco fotovoltaico che viene costruito a Cienfuegos. “Apprezziamo il contributo permanente della Cina al programma di transizione energetica di Cuba con la realizzazione di nuovi parchi solari con accumulo. E continuiamo!”, ha dichiarato a questo proposito il Viceministro cubano del Commercio estero, Déborah Rivas Saavedra. La collaborazione tra Pechino e L’Avana ha permesso la realizzazione di oltre cinquanta parchi solari sull’isola, alleviando in parte i disagi energetici dovuti alla mancanza di combustibili necessari alla produzione di elettricità. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
April 30, 2026
Pressenza
Quando Cuba abbracciò Chernobyl
Sono passati quarant’anni dall’incidente nucleare di Chernobyl, nella città ucraina di Pripyat, il 26 aprile 1986. Cuba è stato l’unico Paese a organizzare un programma sanitario completo, integrale e gratuito per la cura delle persone colpite dall’incidente. Tra il 1990 e il 2016, 26.114 pazienti sono stati curati sull’isola per gli effetti delle radiazioni; tra i pazienti ospitati circa 23.000 erano bambini. Il primo gruppo di bambini provenienti da Chernobyl arrivò a Cuba il 29 marzo 1990 e venne ricevuto da Fidel Castro Ruz all’aeroporto internazionale José Martí de L’Avana. Il gruppo era composto da 139 bambini affetti da diverse malattie onco-ematologiche, conseguenze della più grande catastrofe nucleare della storia dell’umanità e fu curato presso l’Istituto di Ematologia della capitale e presso il Servizio di Oncologia dell’Ospedale Pediatrico Docente Juan Manuel Márquez. Iniziò così l’inedito Programma cubano di assistenza medica integrale ai bambini colpiti dal disastro atomico, nonostante il fatto che Cuba stesse entrando in piena crisi economica all’inizio degli anni ’90 del secolo scorso a causa della caduta dell’ex campo socialista dell’Europa orientale e dell’Unione Sovietica. Si aggiunse a questo anche l’inasprimento, opportunamente progettato, del blocco economico, commerciale e finanziario del governo degli Stati Uniti contro il popolo cubano. Il programma prevedeva che almeno 10.000 bambini colpiti dalle conseguenze dell’incidente di Chernobyl fossero ospitati a Cuba per fornire loro un trattamento altamente specializzato, in risposta alla richiesta di aiuto internazionale del governo dell’allora Unione Sovietica. All’inizio degli anni ’90, gli specialisti cubani hanno visitato l’Ucraina per valutare la portata del problema e il tipo di aiuto che poteva essere fornito. Le autorità mediche e politiche che hanno accompagnato gli esperti in visita hanno constatato la necessità di fornire assistenza a più pazienti e quindi si è deciso di estendere questa collaborazione. La sede del programma è stata stabilita nell’ospedale pediatrico di Tarará, a 27 chilometri dal centro della capitale. L’ospedale ha un’estensione di 11 chilometri quadrati e comprende 520 case, strutture ospedaliere e amministrative. Dispone inoltre di 850 metri di spiaggia di sabbia bianchissima, dove si trova, secondo lo scrittore americano Ernest Hemingway, “il miglior molo dell’Avana” per sviluppare la passione per la pesca. In questa città si trovava dal 1976 il Campo Internazionale dei Pionieri José Martí, da cui sono passati più di tre milioni di bambini cubani. Volontariamente e con grande entusiasmo, la popolazione della capitale ha partecipato alla riparazione di tutte queste case. Nel giugno 1990 iniziarono ad essere accolti bambini provenienti da Russia, Bielorussia e Ucraina. Il 28 novembre 1997, in un discorso durante la chiusura del VI Seminario Internazionale di Assistenza Primaria, Fidel Castro ha detto: «Cuba da sola ha assistito più bambini di Chernobyl di tutti gli altri Paesi del mondo. I mass media del Nord non ne parlano. Quasi quindicimila bambini! Abbiamo anche acquisito una certa esperienza in questo campo.” Il personale con le maggiori conoscenze mediche e scientifiche è stato messo a disposizione dei malati: medici, psicologi, infermieri, assistenti, insegnanti, istruttori sportivi e altri si sono dedicati interamente alla cura di questi pazienti, per la maggior parte bambini. Centinaia di vite sono state salvate, migliaia di persone hanno trovato sul suolo cubano sollievo dal loro dolore. “La rinascita di un figlio è qualcosa di straordinario ed è successo grazie a Cuba,” ha detto a Granma Internacional una madre ucraina, Svieta Saulasky, 20 anni dopo l’incidente. “Nessun Paese ci ha aiutato come Cuba”, ha affermato nella stessa data, la dottoressa ucraina Elena Topka nel campo di Tarará. I servizi medici del programma sono stati strutturati in tre livelli di assistenza sanitaria: Livello primario: assistenza medica completa offerta nelle case dei pazienti da medici e infermieri di famiglia, trattamenti organizzati in diverse aree cliniche, a cui hanno partecipato anche psicologi, traduttori e altri specialisti medici. Livello secondario di assistenza assicurato nelle strutture dell’Ospedale Pediatrico di Tarará, con le sue aree di ricovero e di trattamento. Terzo livello: servizi sanitari somministrati presso altre strutture pediatriche della capitale. Hanno fatto parte del programma istituti e centri specializzati dotati di tecnologia all’avanguardia, come l’Istituto di Ematologia e Immunologia, il centro cardiologico dell’Ospedale Pediatrico William Soler, il Centro Internazionale di cure Neurologiche (CIREN) e il Centro di Istoterapia Placentaria. Il carattere intersettoriale con la partecipazione di diversi organismi e istituzioni dello Stato cubano ha permesso di sviluppare con successo questa attività. Il programma ha permesso di diagnosticare pazienti con problemi al sistema endocrino, nell’apparato digerente, nel sistema otorinolaringoiatrico e in misura minore le conseguenze sulla pelle. Inoltre sono state diagnosticate malattie oftalmologiche e cardiache. Questo sforzo titanico della medicina cubana, che alcuni potenti di questo pianeta cercano sempre di ignorare o mettere a tacere, ha permesso la guarigione e la riabilitazione di migliaia di bambini, molti dei quali avevano perso la speranza o si erano visti negare le possibilità di trattamento in altre parti del mondo. La maggior parte dei minori con malattie onco-ematologiche curati a Cuba sono ancora in perfetta salute. Cuba ha inoltre inviato 407.419 operatori sanitari per fornire assistenza medica a milioni di persone umili in 164 Paesi. Pochi giorni fa è stato annunciato il ritorno di questo programma di solidarietà: 50 ragazze e ragazzi ucraini viaggeranno a Cuba quest’anno. Il primo gruppo riceverà cure specializzate per le malattie della pelle e il cancro, mentre alla fine dell’anno potrebbe farlo un secondo gruppo, che presenta disturbi come la paralisi cerebrale. (Granma) Per terminare è doveroso ricordare che nell’ultima sessione ordinaria dell’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, nella quale è stato chiesto per l’ennesima volta di pronunciarsi sulla necessità di sollevare il blocco economico, commerciale e finanziario degli Stati Uniti nei confronti di Cuba l’Ucraina ha votato contro, schierandosi al lato del suo sostenitore a stelle e strisce. Una bella dimostrazione di gratitudine dopo tutto quello che lo Stato cubano ha fatto per gli ucraini. Ma si sa a Zelensky e al suo circo poco importa dei propri cittadini, altrimenti non li manderebbe a morire come carne da macello al fronte. www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
April 28, 2026
Pressenza
Pensioni pagate a domicilio, un esperimento pilota a Cuba
Un progetto pilota promosso dalla Banca Centrale di Cuba tra il 14 e il 17 aprile ha permesso ai pensionati di ricevere le proprie pensioni direttamente al loro domicilio grazie ad un accordo con alcune entità private. L’iniziativa promossa dalla Banca Centrale di Cuba (BCC), dal Banco Metropolitano (BANMET), dal Governo dell’Avana e dal Ministero del Lavoro e della Sicurezza Sociale (MTSS), ha l’obiettivo: di agevolare gli anziani, evitando di recarsi nelle filiali bancarie dove purtroppo le file sono molto lunghe a causa principalmente dalla carenza di energia elettrica. L’esperienza pilota ha coinvolto la Mipyme MEC S.U.R.L, nel Comune di Playa; altri si aggiungeranno nei prossimi giorni rendendo il progetto più ampio e in grado di coinvolgere un numero maggiore di utenti. I dipendenti di questa azienda hanno portato direttamente le pensioni al domicilio dei percettori. Le banche riducono così le attese degli altri cittadini, mentre alle aziende che aderiscono all’iniziativa è permesso depositare il denaro raccolto direttamente sul proprio conto, senza andare in banca e ricevere commissioni per il servizio, oltre a dare un contributo sociale a un settore vulnerabile. Dopo il normale periodo di sperimentazione il programma pilota verrà esteso a tutto il Paese. Dalla Banca Centrale di Cuba invitano altri negozi e attori economici a unirsi a questa iniziativa, ma non tutti sembrano aver risposto positivamente. Non è certo la prima volta che un’iniziativa positiva intrapresa dal governo viene usata per denigrare le stesse istituzioni che la propongono. In fondo il ruolo delle decine di siti che dagli Stati Uniti si occupano di fare propaganda contro L’Avana è proprio questo. Prendiamo ad esempio quanto scrive il sito Diario de Cuba, noto per le sue posizioni controrivoluzionarie. “Il programma pilota denota i fallimenti della cosiddetta ‘bancarizzazione’ e la mancanza di liquidità del sistema bancario cubano. L’ente emittente ha presentato la misura come un modo per facilitare le transazioni ed evitare spostamenti nelle filiali bancarie, riconoscendo implicitamente il sovraccarico del sistema finanziario statale. La necessità di questo meccanismo evidenzia i problemi strutturali del sistema di pagamento sull’isola, aggravati dopo l’imposizione della bancarizzazione”, scrive il sito. Ovviamente, secondo Diario de Cuba, il problema è tutto riconducibile alle carenze del nuovo corso bancario cubano. Le file sono causate dal problema tecnologico dell’intera struttura e dalle carenze energetiche; non viene mai menzionato il fatto che  se manca l’elettricità a Cuba non è perché il Padre Eterno ha deciso così e neppure per la classica narrazione che getta tutte le responsabilità sul governo incapace di fare qualunque cosa per i suoi cittadini. Dipende dal blocco economico, commerciale e finanziario implementato dalle ultime misure di Donald Trump, che impedisce all’isola di crescere economicamente e strutturalmente. Sempre secondo Diario de Cuba “la scarsità di denaro fisico ha inoltre dato vita a un mercato informale in cui gli intermediari, noti come ‘buquenques’, scambiano i trasferimenti in contanti con commissioni fino al 30%, una distorsione che evidenzia la sfiducia nel sistema bancario statale”. Peccato che il tasso di cambio del Peso Cubano con le altre monete internazionali sia artificialmente manipolato da un altro sito, che come Diario de Cuba vive grazie ai finanziamenti delle varie agenzie statunitensi, ovvero il famoso El Toque. Come nel caso di Cibercuba, dietro la facciata di organi che diffondono libera informazione si celano giornalisti che quotidianamente si dedicano a stravolgere e manipolare notizie su Cuba, con l’ovvio proposito di alimentare il malcontento nella popolazione, sperando in una sommossa popolare che faccia cadere il legittimo governo. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
April 23, 2026
Pressenza
Cuba, inizia la distribuzione del petrolio russo
Cuba ha iniziato a distribuire in diverse provincie le 100.000 tonnellate di petrolio ricevuto dalla Russia trasportate dalla petroliera Anatoli Kolodkin, ha annunciato Irenaldo Pérez Cardoso, vicedirettore dell’Unione Cuba-Petrolio (CUPET), nel mezzo della crisi energetica causata dal blocco statunitense. Vengono distribuiti benzina, gasolio e gas liquefatto, dando la priorità alla generazione di elettricità e ai servizi essenziali. Pérez Cardoso ha spiegato che la lavorazione del greggio continua e può richiedere da 12 a 15 giorni e che la produzione giornaliera inizierà immediatamente il suo viaggio verso i centri di consumo, utilizzando camion, treni e navi che la porteranno nella regione orientale e nella Isla de la Juventud. Secondo la stima di Pérez Cardoso, però, il petrolio russo coprirà solo circa un terzo della domanda nazionale mensile. “Non risolve l’intero problema energetico, ma costituisce un’importante tregua in mezzo all’assedio imposto”, ha dichiarato. “Una petroliera russa è arrivata a Cuba. È un fatto significativo, di sostegno e vicinanza in situazioni difficili come hanno sempre fatto la Russia e il fratello popolo russo”, ha detto il presidente, Miguel Díaz Canel,  commentando a RT l’arrivo del greggio a sull’isola. Il leader cubano ha aggiunto che i primi benefici dell’arrivo del petrolio russo saranno visibili tra pochi giorni. “Ci sono persone che si chiedono: ‘Beh, perché se la nave è arrivata qualche giorno fa non si vede ancora l’impatto?’. Perché è arrivato petrolio greggio che deve essere raffinato, dopo la distribuzione, da oggi o domani si inizieranno a vedere i risultati dell’aiuto russo”. La petroliera Anatoli Kolodkin è arrivata a Cuba alla fine di marzo con circa 100.000 tonnellate di petrolio, la prima ad arrivare a Cuba da mesi, dopo che gli Stati Uniti hanno costretto il Venezuela e il Messico a tagliare la fornitura di energia all’isola. Cuba non ha ricevuto alcuna fornitura di petrolio dal 9 gennaio, il che ha causato una crisi energetica. All’inizio di aprile il Ministro dell’Energia russo Sergei Tsiviliov ha affermato che la Russia si sta preparando a spedire una seconda petroliera sull’isola caraibica e assicurato che non avrebbe lasciato solo il popolo cubano. Intanto il Messico, la Spagna e il Brasile hanno annunciato l’aumento degli aiuti a Cuba. I governi delle tre nazioni hanno firmato un documento in cui parlano della complessa situazione che la nazione caraibica sta attraversando a causa del blocco degli Stati uniti. “Esortiamo ad adottare le misure necessarie per alleviare questa situazione e a evitare azioni che aggravino le condizioni di vita della popolazione, o siano contrarie al diritto internazionale”, hanno sottolineato nel testo. Inoltre, si sono impegnati “ad aumentare in modo coordinato la risposta umanitaria volta ad alleviare la sofferenza del popolo cubano”. In precedenza la presidente del Messico Claudia Sheinbaum ha chiesto, durante la sua partecipazione al IV vertice in difesa della democrazia, che i Paesi presenti all’evento raggiungessero un accordo per condannare gli attacchi contro la più grande isola delle Antille. (RT, Sputnik) www.occhisulmondo.info   Andrea Puccio
April 20, 2026
Pressenza