SIRIA: ROJAVA SOTTO ATTACCO. JACOPO BINDI: “È UNO SCONTRO POLITICO TRA OPZIONI DIVERSE PER IL MEDIO ORIENTE”
In Siria l’offensiva su larga scala delle milizie jihadiste di Damasco minaccia
l’autogoverno del confederalismo democratico nel nord-est del Paese. Quello
appena trascorso è stato un fine settimana di durissimi scontri su tutta la
linea di contatto tra le Forze siriane democratiche – l’esercito rivoluzionario
del Rojava – e le truppe del governo di transizione di Al-Jolani/Al-Sharaa.
“Questa guerra ci è stata imposta. È stata pianificata da molte forze”, ha
dichiarato la sera di domenica 18 gennaio Mazloum Abdi, il comandante in capo
delle Sdf. Il riferimento è all’evidente intesa tra i sostenitori di Damasco –
dagli Usa alla Turchia, dagli stati dell’Ue a Israele – per dare il via libera
alle milizie filoturche e liquidare l’Amministrazione autonoma democratica della
Siria del nord-est.
Dopo l’avanzata, i bombardamenti indiscriminati sui civili, i massacri e le
torture nei quartieri a maggioranza curda di Aleppo tra il 6 e l’11 gennaio, le
milizie salafite di Damasco hanno ammassato per giorni uomini e mezzi su vari
punti del confine tra i territori controllati dal governo autoproclamato e
quelli dell’Amministrazione autonoma settentrionale e orientale. Nel fine
settimana è iniziata l’escalation.
Sabato 17 gennaio, i miliziani dell’esercito siriano hanno teso un’imboscata
alla colonna delle Forze siriane democratiche che abbandonava la città di Deir
Hafer, a ovest del fiume Eufrate, come concordato per raggiungere un cessate il
fuoco. Contemporaneamente, decine di migliaia di uomini delle milizie hanno
attaccato le città a maggioranza araba di Tabqa, Raqqa e Deirezzor, entrate a
far parte dell’Amministrazione autonoma tra il 2017 e il 2019 nell’ambito della
guerra di liberazione dall’occupazione degli jihadisti di Isis.
Dopo ore di combattimenti intensi – con pesanti perdite per le Forze siriane
democratiche ma anche per l’esercito di Damasco – le forze di autodifesa del
Rojava hanno lasciato Tabqa, Deirezzor e una parte del territorio di Raqqa per,
ha spiegato Mazloum Abdi, “evitare la guerra civile, con ulteriori uccisioni, in
particolare tra i civili, fermare le morti prive di senso e un conflitto i cui
esiti non sarebbero stati positivi”. Proprio dall’area di Raqqa ancora sotto il
controllo dell’Amministrazione autonoma, la mattina di lunedì 19 gennaio le
Forze siriane democratiche e le Ypj (le Unità di protezione delle donne) hanno
riferito di attacchi delle milizie governative alle postazioni di guardia della
prigione di al-Aqtan, dove sono detenuti miliziani jihadisti dell’organizzazione
Isis.
Grazie al riposizionamento delle Sdf è stato raggiunto un accordo di cessate il
fuoco. Da qui, il presidente siriano Al Sharaa ha annunciato la firma di un
accordo per l’integrazione delle Forze siriane democratiche non come
battaglioni, ma come singoli combattenti, oltre all’acquisizione del controllo,
da parte di Damasco, sulle istituzioni del nord-est, sulle risorse idriche e
petrolifere, sui confini.
Nessuna conferma, sui termini dell’accordo, dall’Amministrazione autonoma.
Sempre Mazloum Abdi ha chiarito ieri sera che si recherà oggi a Damasco proprio
per discutere le condizioni del cessate il fuoco e dell’integrazione nello stato
siriano. “Questa è una lotta a lungo termine – ha aggiunto Abdi – credo che il
nostro popolo, la nostra organizzazione e i nostri compagni vinceranno questa
guerra e questa sfida, proprio come hanno trionfato in altre negli ultimi 14
anni”. Gli fa eco l’Unione delle Comunità del Kurdistan, organizzazione ombrello
del confederalismo democratico: “Lo spirito della resistenza di Kobane deve
sollevarsi!”
“Quanto sta accadendo in Siria è un tentativo di sabotare il processo per la
pace e una società democratica”, ha commentato dall’isola-carcere di Imrali, in
Turchia, il leader e cofondatore del Pkk Abdullah Öcalan, raggiunto domenica 18
gennaio da una delegazione di parlamentari del Partito Dem.
“L’esistenza stessa dell’Amministrazione autonoma democratica della Siria del
nord-est, un’opzione politica fondata sull’autogoverno, su idee di libertà e
socialiste, che cerca di proporsi come un’alternativa per tutti i popoli della
regione superando le divisioni storiche imposte dalle potenze coloniali, è un
problema molto grosso per gli interessi delle potenze capitaliste – globali e
regionali – rappresentati invece dal governo di transizione siriano di
Al-Sharaa“, commenta Jacopo Bindi, dell’Accademia della modernità democratica,
ai microfoni di Radio Onda d’Urto.
Sul piano della solidarietà internazionale, Rise up 4 Rojava chiama alla
mobilitazione, non soltanto a supporto della resistenza nella Siria del
nord-est, ma per colpire, con azioni e manifestazioni, tutto l’apparato,
militare, politico, informativo, della guerra globale voluta dalle potenze
imperialiste e coloniali per i loro interessi.
Gli aggiornamenti e l’analisi su Radio Onda d’Urto di Jacopo Bindi,
dell’Accademia della modernità democratica. Ascolta o scarica.