L’intervista del 2010 a Sakineh Mohammadi Ashtiani, un’invenzione di The GuardianLa propaganda imperialista, dal 2001, è solita strumentalizzare i diritti delle
donne come “giustificazione di guerra”. Questo l’abbiamo visto con la retorica
de “l’esportazione della democrazia” in Afghanistan e con la retorica
femonazionalista delle destre conservatrici, ma anche con episodi folkloristici
che hanno inaugurato “guerre mediatiche” come le manifestazioni delle
controrivoluzionarie conservatrici a Cuba e delle Manitas Blacas in Venezuela.
In questi ultimi decenni, ci sono stati episodi simili ad uso e consumo
occidentali anche nel contesto iraniano. In Occidente, questi eventi non hanno
inciso fermamente in un’opposizione al governo degli ayatollah ma hanno
piuttosto contribuito alla diffusione di un’iranofobia generalizzata, senza
distinguo di alcun tipo, spesso accrescendo il già diffuso clima islamofobico.
In un suo importante documentario, dal titolo Targer Iran, il giornalista e
documentarista Fulvio Grimaldi già denunciava due fatti diventati ben presto
virali sul mainstream occidentale: i casi del femminicidio di Neda Agha-Soltan e
della lapidazione di Sakineh Mohammadi Ashtiani.
Neda Agha-Soltan (1983–2009) è stata una giovane studentessa iraniana di
filosofia uccisa a Teheran il 20 giugno 2009 durante la famosa “Rivoluzione
Verde” (1), una serie di proteste a seguito delle elezioni presidenziali in Iran
del 2009 durante le quali i manifestanti hanno chiesto le dimissioni del premier
Mahmoud Ahmadinejad dal suo incarico.
Il caso ricevette un’eco mediatica a livello internazionale. Lo scrittore Paulo
Coelho ha riconosciuto nel medico il suo miglior amico personale in Iran e ha
contribuito alla diffusione del video pubblicandolo su Facebook, nella sua
pagina personale, immediatamente seguito da migliaia di utenti. Neda significa
“voce” o “chiamata” in lingua farsi e per questo la donna è stata definita come
la “voce dell’Iran” e “un simbolo dei manifestanti per la democrazia che stanno
attaccando il regime islamico”, nonostante l’obiettivo dei manifestanti fosse
esclusivamente il riconoscimento della vittoria del loro leader Mir Hossein
Mousavi e non la fine del regime in sé.
Per molti giorni seguenti alla data del 20 giugno, la morte di Neda è diventata
uno degli argomenti più popolari su Twitter. La vicenda non è stata riportata da
media iraniani, ma ha trovato molto spazio sui media internazionali. La CNN ha
mostrato il video più volte, con e senza la censura del sangue che usciva dalla
bocca e dal naso della ragazza morente. A causa di questa tragedia la ragazza è
stata considerata una martire della contestazione ed è diventata, per alcuni
giorni, un’icona di Internet.
Dopo la sua morte si verificò una confusione riguardo alla sua identità. Il nome
di Agha-Soltan venne spesso riportato erroneamente come “Neda Soltani”, sebbene
Neda Soltani fosse tuttavia un’altra persona, la cui fotografia del profilo
Facebook fu pubblicata erroneamente da numerosi media come immagine della
vittima delle proteste. Soltani tentò senza successo di far rimuovere la propria
fotografia da internet. La vicenda generò diverse accuse contrapposte: il
governo iraniano sostenne che fosse la stessa Agha-Soltan e che la morte fosse
stata simulata, mentre altri sostennero che Soltani fosse una persona legata al
governo iraniano incaricata di impersonare Agha-Soltan per danneggiarne la
memoria. Due settimane dopo la diffusione della notizia, Neda Soltani lasciò
l’Iran e ottenne asilo politico in Germania nel 2010.
Caso differente fu invece per Sakineh Mohammadi Ashtiani.
Venerdì 6 agosto 2010, il giornalista Saeed Kamali Dehghan pubblica su The
Guardian un articolo-intervista che diede risonanza internazionale al caso di
Sakineh Mohammadi Ashtiani, una donna iraniana condannata per adulterio e
coinvolta in un procedimento per omicidio. Il titolo, costruito in modo
sensazionalistico e destinato a suscitare indignazione, recita: «Iraniana
condannata alla lapidazione afferma: “È perché sono una donna”» (2). Presentato
come un’intervista esclusiva, il pezzo attribuiva ad Ashtiani dichiarazioni in
cui accusava le autorità iraniane di aver costruito le accuse contro di lei.
Sakineh Mohammadi Ashtiani, nella misteriosa intervista, racconta il suo
imminente e terrificante destino nelle mani delle autorità iraniane, lanciando
un drammatico appello internazionale denunciando la falsità delle accuse mosse
dal regime di Teheran. Il pezzo fu pubblicato in prima pagina sul quotidiano
britannico e venne presentato come un’intervista esclusiva ottenuta tramite un
intermediario anonimo. L’intervista scatenò un’enorme ondata di indignazione
globale, mobilitando governi occidentali e organizzazioni per i diritti umani
per fermare l’esecuzione. Una classe politica occidentale mai così unita chiese
a gran voce l’immediata liberazione della donna. L’Iran divenne il nemico
pubblico numero uno, giustificato dalla feroce applicazione della repressione e
dell’oppressione di genere che attuerebbe.
Slideshow articolo The Guardian 6 agosto 2010 – traduzione in Italiano
Sedici anni dopo, ad agosto 2026, l’ex giornalista di The Guardian Saeed Kamali
Dehghan ha ammesso pubblicamente che la celebre intervista del 2010 a Sakineh
Mohammadi Ashtiani — la donna iraniana condannata alla lapidazione per adulterio
e complicità in omicidio — era completamente inventata.
Dehghan ha confessato sui social network che quel colloquio non è mai avvenuto.
Ha esplicitamente dichiarato di aver “falsificato l’intero pezzo” e di non aver
mai parlato con Ashtiani, scatenando forti critiche sulla verifica delle fonti
da parte dei media occidentali.
«Quell’intervista non è mai esistita». È lo stesso Dehghan a confessarlo,
ammettendo che quell’articolo, fin da subito destinato ad avere ripercussioni
politiche di enorme portata, era stato interamente costruito:
«Voglio chiarire la situazione riguardo a un articolo che ho scritto per il
Guardian e che è stato pubblicato in prima pagina. È stato presentato come
un’intervista esclusiva con Sakineh Ashtiani. Quell’intervista non è mai
avvenuta. Ho fabbricato l’intero pezzo. Era una storia falsa – completamente
falsa – e mi assumo la piena responsabilità».
Scuse di Dehghan su Instagram per intervista ad Ashtiani del 2010 – agosto 2026
A sostenere che la falsificazione fosse nota già allora è stata Mina Ahadi,
dissidente iraniana in esilio e membro del comitato consultivo dell’Alleanza
Internazionale degli Atei. Dopo la confessione di Dehghan, Ahadi ha affermato
che il giornalista le aveva ammesso la falsità dell’intervista già il giorno
della pubblicazione. Sedici anni dopo, la confessione di Dehghan assume un peso
particolare.
L’articolo apparve in un momento di forte pressione sull’Iran: nello stesso
anno, il Consiglio di Sicurezza dell’ONU adottò la Risoluzione 1929 (3),
introducendo una violentissima serie di sanzioni a Teheran. L’Occidente aveva
bisogno di una storia carica di emozioni per giustificare il regime
sanzionatorio. L’immagine di una donna condannata a morte per lapidazione era
perfetta. La storia si è rapidamente diffusa nei media di tutto il mondo ed è
diventata un argomento per coloro che spingevano per l’isolamento globale
dell’Iran e per un’eventuale regime-change made in USA.
Non è la prima volta che Saeed Kamali Dehghan ammette di aver partecipato a
campagne di propaganda anti-Iran mentre lavorava per media occidentali. Nel
2020, ha smentito il suo coinvolgimento nel documentario For Neda di HBO, sulla
morte di Neda Agha Soltan durante le proteste del 2009, affermando di essere
stato “influenzato da narrazioni occidentali”. L’ex collaboratore ha descritto
il film, un tempo considerato un documentario fondamentale sulla violenza dello
Stato, come “propaganda anti-Iran”.
Per quanto riguarda le falsità occidentali, l’ammissione di Dehghan è tutt’altro
che la prima di questo tipo.
Nell’ottobre del 1990, una ragazza kuwaitiana di 15 anni di nome Nayirah si è
presentata davanti a un gruppo di lavoro del Congresso degli Stati Uniti. In
lacrime, ha affermato che i soldati iracheni avevano fatto irruzione negli
ospedali kuwaitiani, avevano prelevato i neonati dalle incubatrici e li avevano
lasciati morire a terra. Il presidente George H.W. Bush ha ripetutamente citato
il suo racconto. La storia è diventata uno degli argomenti utilizzati per
ottenere sostegno per l’Operazione Desert Storm.
Due anni dopo, è emerso che Nayirah era la figlia dell’ambasciatore del Kuwait
negli Stati Uniti e che la sua apparizione era stata orchestrata dall’agenzia di
pubbliche relazioni Hill & Knowlton, assunta dal governo kuwaitiano in una
campagna multimilionaria. La famigerata storia delle incubatrici non è mai stata
confermata. Una bambina è stata indotta a mentire per aiutare a giustificare una
guerra.
Nel 2003, il New York Times ha licenziato il giornalista Jayson Blair dopo che è
emerso che aveva inventato fonti, fabbricato citazioni e interi articoli,
comprese storie scritte senza mai lasciare il suo appartamento a New York. Di 73
articoli esaminati dal giornale, 36 contenevano prove di comportamenti scorretti
da parte del giornalista. Anche il giornalista Stephen Glass di The New Republic
ha inventato 27 dei 41 articoli che ha pubblicato tra il 1995 e il 1998,
inventando personaggi e aziende e persino creando siti web falsi per ingannare i
verificatori dei fatti. Per non parlare, naturalmente, della famigerata
“provetta di antrace” mostrata all’ONU dal segretario di Stato USA Colin Powell
come prova dell’esistenza di armi di distruzioni di massa nell’Iraq di Saddam
Hussein: inganno occidentale che venne svelato poi dal Rapporto Chilcot del 6
luglio 2016 in cui si denunciò come la storia dell’esistenza delle armi chimiche
di Saddam fosse un’invenzione di Blair e Bush per giustificare la loro
aggressione militare contro uno Stato sovrano.
Nonostante l’intervista specifica a Sakineh fosse un falso, la condanna
originaria della donna era reale. Sakineh Ashtiani era stata effettivamente
condannata alla lapidazione, pena poi sospesa e commutata in reclusione a
seguito delle fortissime pressioni internazionali. La donna confessò anche di
essere stata complice nell’assassinio del marito e di aver avuto una relazione
con il cugino del consorte. Sakineh venne infine rilasciata dalle carceri
iraniane nel 2014 per buona condotta. L’elemento sconvolgente è che vicenda di
Sakineh Ashtiani riuscì ad manipolare l’opinione pubblica occidentale in modo
dissonante dalla realtà: aveva portato all’attenzione internazionale il tema
della pena di morte in Iran senza indurre a pensare criticamente sulla pena di
morte, all’epoca presente, in molti stati degli Stati Uniti d’America o in
Israele.
Oggi, il caso dell’intervista inventata da The Guardian solleva interrogativi
sul controllo delle fonti quando una storia ha un enorme impatto sull’opinione
pubblica internazionale, in questo caso la repressione iraniana. L’ammissione di
Dehghan solleva interrogativi sul controllo delle fonti anche da parte di una
delle testate considerate tra le più autorevoli al mondo. Il caso è interessante
per ciò che dice sulla stampa, ma anche per un problema più ampio. Nel
linguaggio comune, quando si parla di propaganda o notizie false, il riferimento
tende automaticamente a modelli politici estranei all’Occidente.
Il problema non riguarda soltanto i regimi autoritari o i sistemi informativi
sottoposti al controllo di uno Stato, ma riguarda anche i paesi occidentali e,
in generale, il progressivo indebolimento della deontologia giornalistica. Una
crisi che riguarda l’Italia, patria di un sistema mediatico nel quale il
rapporto fra editoria, politica e potere è torbido da decenni, ma anche le
grandi testate, che finiscono per piegarsi a narrazioni dominanti, a richieste
editoriali già indirizzate cavalcando i propri desideri personalistici di fama
ed autoreferenzialità.
(1) Dal 2013 molti membri del Movimento Verde hanno aderito alla coalizione del
“Consiglio Nazionale Iraniano per le libere elezioni”, fondata dai sostenitori
dello Scià di Persia in esilio del Partito Costituzionalista dell’Iran.
(2) Iranian facing stoning speaks: ‘It’s because I’m a woman’
https://www.theguardian.com/world/2010/aug/06/sakineh-mohammadi-ashtiani-iran-interview
(L’articolo-intervista pubblicato il 6 agosto 2010, ad oggi, è ancora
disponibile sul sito web di The Guardian senza alcuna nota o rettifica
pertinente)
(3) La Risoluzione 1929 del Consiglio di Sicurezza dell’ONU è stata adottata il
9 giugno 2010 ed ha imposto il quarto e più duro pacchetto di sanzioni
internazionali contro la Repubblica Islamica dell’Iran a causa del suo programma
nucleare e balistico.
Caso di Neda Agha-Soltan e di Neda Soltani:
https://www.bbc.com/news/magazine-20267989
https://www.theguardian.com/world/2012/oct/14/iran-neda-soltani-id-mix-up
https://web.archive.org/web/20100209021606/http://www.google.com/hostednews/afp/article/ALeqM5iPD-wzCdHuXjid8AqB2gs2iqtn7Q
https://www.latimes.com/world/la-fg-iran-neda23-2009jun23-story.html
https://www.nytimes.com/2009/06/23/world/middleeast/23neda.html?ref=middleeast
https://edition.cnn.com/2009/WORLD/meast/06/21/iran.woman.twitter/
https://archive.wikiwix.com/cache/index.html?t=20090624002432&url=http://www.nydailynews.com/news/us_world/2009/06/21/2009-06-21_neda_young_girl_killed_in_iraq.html
https://web.archive.org/web/20090624013907/http://www.time.com/time/world/article/0,8599,1906040,00.html
http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/8111352.stm
https://st.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2009/06/iran-neda-martire.shtml?uuid=051f2ddc-5e84-11de-abfb-f076f654929e&DocRulesView=Libero
https://www.theguardian.com/world/2009/jun/22/iran-protests-revolutionary-guard
Iranian Womans Martyrdom Told on Facebook Spreads Protests, in Digital Journal,
Newstex LLC, 20 giugno 2009.
Caso di Sakineh Mohammadi Ashtiani:
https://www.rainews.it/archivio-rainews/articoli/Iran-rilasciata-Sakineh-condannata-per-adulterio-75cc41b3-9932-4699-a983-a1ce93c427bd.html
https://www.corriere.it/esteri/10_dicembre_09/sakineh-liberata_df9fff5c-03c1-11e0-8ee8-00144f02aabc.shtml
https://www.latimes.com/archives/blogs/babylon-beyond/story/2010-07-12/iran-judiciary-official-says-woman-to-be-stoned-for-husbands-murder-not-just-adultery
https://web.archive.org/web/20101206135728/http://www.amnesty.it/pena_di_morte_Iran_lapidazione_adulterio
https://www.hrw.org/news/2010/07/07/iran-prevent-womans-execution-adultery
https://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/mondo/2010/09/28/visualizza_new.html_1758574796.html
https://www.repubblica.it/esteri/2010/11/03/news/sakineh_ancora_viva-8696046/?ref=HREC1-5
https://www.repubblica.it/esteri/2014/03/19/news/iran_sakineh_esce_dal_carcere-81395700/
> Torna libera Sakineh, l’iraniana condannata a morte per adulterio
https://x.com/insideoverita/status/2092896377009267150
https://it.ncr-iran.org/notizie/iran-news/saeed-kamali-dehghan-e-la-guerra-dellinformazione-di-teheran-contro-la-resistenza-iraniana/
https://www.infopal.it/iran-diritti-delle-donne-islam-e-iranofobia-un-altro-sguardo-intervista-a-hanieh-tarkian/
https://www.youtube.com/watch?v=ZeVYbTw6omE
Lorenzo Poli