Tag - usa

Porto di Livorno: azione diretta per fermare il traffico di armi
Il transito di una nave carica di armi ha provocato ancora una volta proteste nel porto di Livorno. All’alba del 18 aprile attivisti e attiviste hanno bloccato l’apertura del ponte girevole sul Canale dei Navicelli ritardando così il transito della nave Freeberg, carica di munizioni ed esplosivi, proveniente dalla base USA di Camp Darby e diretta al porto. L’iniziativa ha visto la partecipazione di varie realtà studentesche e sociali su iniziativa di USB. Da segnalare l’intervento repressivo delle forze dell’ordine che hanno interrotto il presidio pacifico contro il traffico di armi sul territorio e rimosso il sit-in dei manifestanti portandoli via di peso. Sulla vicenda sono intervenuti il Coordinamento Antimilitarista Livornese e la CUB Toscana. Il Coordinamento Antimilitarista Livornese esprime la propria solidarietà e il proprio sostegno agli attivisti, che hanno dimostrato ancora una volta quello che è possibile fare, con pratiche determinate e nonviolente, per contrastare la deriva bellicista del nostro Paese. La CUB Toscana ricorda che l’austerità salariale non verrà risolta con il riarmo e che la regione è tristemente da tempo zona nevralgica per la logistica militare statunitense, indispensabile alle guerre di Donald Trump. I territori sono attraversati dal trasporto di armi, le università attirate nella trappola delle tecnologie duali e della ricerca a fini di guerra, con potenziamento dei finanziamenti in questa direzione, le scuole rese destinatarie della propaganda militare. L’Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università della Toscana esprime solidarietà alle organizzazioni attive citate sopra, e le invita ad organizzare quanto prima una iniziativa unitaria contro i processi di militarizzazione delle scuole, l’attraversamento di convogli militari sul territorio e la riconversione dell’economia civile a militare. Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università -------------------------------------------------------------------------------- Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui: FAI UNA DONAZIONE UNA TANTUM Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo! Fai una donazione -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE MENSILMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona mensilmente -------------------------------------------------------------------------------- FAI UNA DONAZIONE ANNUALMENTE Apprezziamo il tuo contributo. Dona annualmente
Carburante aerei, tra poco in aria solo i caccia bombardieri?
Fino a maggio si vola, dopo non si sa O’Leary rassicura i Paesi europei: «Non ci saranno rischi sicuramente a maggio e probabilmente a giugno perché si riforniscono di carburante da Norvegia, Africa Occidentale, Stati Uniti e Russia, anche se non si può dire». «Unica possibile area a rischio mancanza […] L'articolo Carburante aerei, tra poco in aria solo i caccia bombardieri? su Contropiano.
April 24, 2026
Contropiano
IRAN: “GLI STATI UNITI HANNO SBAGLIATO I CALCOLI, IL SISTEMA PER ORA TIENE”. INTERVISTA ALL’ANALISTA TARA RIVA
Alta tensione nello stretto di Hormuz, anche se per ora senza ripresa in grande stile dell’aggressione israelo-Usa, dove a sorpresa salta un’altra testa: il segretario della Marina Usa John Phelan è stato licenziato con effetto immediato dopo mesi di tensioni con il capo del Pentagono, Pete Hegseth, “invidioso” degli stretti rapporti tra Trump e Phelan. Fino a oggi era il più alto civile in grado nella Us Navy e la sua uscita arriva nel mezzo del blocco nello stretto di Hormuz, contro cui i Pasdaran ieri hanno sequestrato 2 cargo e colpito un terzo per il perdurare del blocco imposto dagli Usa. 31 le navi fermate da Washington, che proroga unilateralmente il cessate il fuoco di durata indefinita; Trump, in difficoltà, annuncia che i colloqui sono ‘possibili già venerdì’, mentre l’ambasciatrice degli States in Pakistan ha incontrato il ministro degli Interni di Islamabad, principale negoziatore in campo. L’estensione del cessate il fuoco senza la ripresa della navigazione dal Golfo Persico non convince Teheran che teme una trappola, come già accaduto a giugno 2025 e febbraio 2026 e invita gli Usa a ‘togliere il blocco prima di ogni trattativa’, per ora in stallo. La prima parte dell’intervista con Tara Riva, giornalista italo-iraniana e analista di questioni internazionali, che si concentra sullo stallo dei negoziati tra Stati Uniti ed Iran. Ascolta o scarica La seconda parte dell’intervista con Tara Riva, che si focalizza sulla situazione economica e sociale interna all’Iran. Ascolta o scarica
April 23, 2026
Radio Onda d`Urto
Negin Bank, attivista iraniana in esilio: “Il nostro destino politico appartiene solo a noi”
Negin Bank è un’attivista iraniana del collettivo “Donna Vita Libertà” di Roma. È da anni in Italia e si definisce militante femminista dell’opposizione laica e di sinistra in esilio. La intervisto al termine di un’iniziativa intitolata “Diritto alla Resistenza, Lotte e resistenze dei popoli”, organizzata dalle studentesse e dagli studenti dell’Università La Sapienza, a cui hanno partecipato anche la partigiana Luciana Romoli delle Brigate Garibaldi, Maryam Fathi, militante curda dell’Organizzazione delle donne libere del Rojhelat e Sharif Hamat, militante palestinese di Gaza. Cosa ti hanno raccontato i tuoi familiari e amici sui tempi della monarchia e poi della rivoluzione del 1979? Che idea ti sei fatta della successiva sconfitta delle forze laiche, democratiche, socialiste e comuniste, che  avevano partecipato alla rivoluzione e che pure avevano un decennale radicamento nella società iraniana? Come hanno fatto le forze religiose più reazionarie a imporre il loro potere? Avevo solo nove anni durante la rivoluzione del 1979, ma ricordo nitidamente l’epoca dello Shah. In Iran le libertà politiche non esistevano: si poteva vivere “liberamente” solo a patto di non protestare. La SAVAK (la polizia segreta) controllava ogni aspetto della vita sociale; la censura colpiva duramente libri e film e il divario tra ricchi e poveri era abissale. Verso la fine degli anni Settanta, la corruzione governativa, la crisi economica e il degrado sociale — con una preoccupante diffusione della droga tra i giovani — esasperarono gli animi. Lo Shah era percepito come un semplice “servo” degli americani. Ricordo che nessuno, intorno a me, osava parlare di politica. Tutti questi fattori alimentarono un dissenso trasversale in ogni classe sociale. Paradossalmente, fu proprio la modernizzazione a creare una nuova consapevolezza che rese la realtà del regime ormai insostenibile. La rivoluzione del ’79 è stata di fatto dirottata dalla controrivoluzione islamica. Tra tutte le forze d’opposizione, i media e le istituzioni occidentali scelsero di dare risonanza quasi esclusiva alla fazione islamista, negando visibilità alle correnti marxiste e socialiste. All’improvviso, Khomeini fu imposto come una figura centrale. Oggi la storia sembra ripetersi. Le istituzioni e i media mainstream stanno “fabbricando” un’opposizione su misura per gli iraniani, offrendo una piattaforma politica ed europea a Reza Pahlavi, il figlio dello Shah. Stanno decidendo a tavolino il futuro politico dell’Iran, un’ingerenza che molti di noi contestano con forza. Troviamo disgustoso vedere parlamentari e senatori italiani accogliere Reza Pahlavi, leader di una corrente neofascista della diaspora. Mi riferisco a figure come Maurizio Gasparri, Riccardo Molinari, Erik Pretto, Simonetta Matone, Eugenio Zoffili, Stefano Candiani e Alessia Ambrosi, che lo hanno recentemente incontrato a Montecitorio. Come possono permettersi di legittimare una figura non eletta, sponsorizzata da Israele, mentre il popolo in Iran è soffocato dal blackout digitale e non può esprimersi? Questa è una pratica coloniale che calpesta il nostro diritto all’autodeterminazione. Chiediamo aiuto alla società civile italiana: fermate i vostri rappresentanti! Non permettete che al popolo iraniano venga imposto un leader dall’alto. Il nostro destino politico appartiene solo a noi. Come descriveresti e racconteresti questi 47 anni di Repubblica Islamica, soprattutto dal punto di vista delle donne? Tralasciando i nostalgici della monarchia, l’opposizione al regime è stata almeno in passato divisa: alcuni hanno scelto la lotta armata, unendosi alle forze irakene durante la guerra con l’Iraq, altri hanno tentato di operare nel Paese in clandestinità, spesso subendo una crudele e spietata repressione, altri hanno continuato la lotta dall’esilio e altri ancora hanno utilizzato le elezioni appoggiando i candidati meno reazionari. Infine talvolta l’opposizione è riuscita a scendere in piazza con manifestazioni di massa. Questi quarantasette anni sono stati per il popolo iraniano un tempo di resistenza e maturazione costante. Con ogni ondata di rivolta, la società ha acquisito una consapevolezza sempre più profonda: per noi, la resistenza quotidiana è diventata la vita stessa. Comprendiamo bene, dunque, il grido delle nostre sorelle combattenti curde: “La resistenza è vita”. In quasi mezzo secolo, la lotta è stata condotta in forme diverse da ogni settore della società, ma la resistenza delle donne è stata senza dubbio la più numerosa, costante e incisiva. A questa si affianca la battaglia dei prigionieri politici, che portano avanti la protesta dalle celle attraverso lettere e scioperi della fame, insieme a quella di lavoratori, insegnanti e pensionati, che manifestano contro privatizzazioni e una corruzione sistemica che li ha ormai emarginati. Un ruolo cruciale è svolto dalle campagne contro la pena di morte e dagli spazi di resistenza organizzati dalle madri in lutto — madri di manifestanti uccisi o fatti sparire dal regime. I loro non sono solo spazi di solidarietà e guarigione, ma veri atti politici che rivendicano giustizia al grido di: “Non perdoniamo e non dimentichiamo”. La resistenza contro il velo obbligatorio è un atto di disobbedienza civile quotidiano. Donne che rifiutano i codici imposti sui loro corpi, sfidando arresti violenti e multe ogni volta che escono di casa, sono arrivate a togliersi il velo del tutto, seguendo l’esempio delle “Ragazze di via della Rivoluzione”. Ricordiamo Vida Movahed, che nel bel mezzo delle rivolte radicali del 2017 e 2019 contro il carovita e la discriminazione etnica (che colpisce duramente Kurdistan, Khuzestan, Lorestan e Baluchistan), salì su una cabina elettrica sventolando il suo velo bianco. Con quel gesto, Vida ha trasformato la lotta in un movimento intersezionale, unendo le rivendicazioni di genere, classe ed etnia. Queste donne sono riuscite a riconquistare la parola “Rivoluzione”, per lungo tempo monopolizzata dalla controrivoluzione islamica del ’79. La rivoluzione oggi è nostra: è la rivoluzione delle donne. È Jin, Jiyan, Azadî. La nostra lotta va ben oltre la falsa scelta tra Repubblica Islamica e monarchia; da qui nasce il movimento “Donna, Vita, Libertà”. Il sacrificio di Vida Movahed ha gettato le basi per la rivoluzione scoppiata dopo l’uccisione di Mahsa Jina Amini. In quel momento, l’intero popolo oppresso si è immedesimato in Jina: donne discriminate, giovani disoccupati e minoranze represse sono scesi in piazza uniti sotto lo stesso slogan. Questa è la vera lotta di liberazione del popolo iraniano, che Israele, gli Stati Uniti e il regime di Teheran — in una sorta di complicità implicita — stanno cercando di reprimere. Vogliono costringerci a una falsa scelta tra il “Re” (Pahlavi) e il “Mullah”, tra i nostri attuali assassini e potenze straniere che rappresentano in ogni caso il patriarcato. La sfida che noi donne iraniane abbiamo di fronte è riprendere la nostra lotta, interrotta dalla guerra e dalle interferenze e riportarla sui binari di Jin, Jiyan, Azadî per un’emancipazione reale e definitiva. In alcune manifestazioni oltre alle bandiere cubane, palestinesi, venezuelane e libanesi, c’è chi porta la bandiera della Repubblica Islamica, per non parlare di chi l’8  marzo pretendeva di partecipare al corteo con la bandiera della monarchia. Per me l’unica bandiera al momento è quella di Jin Jiyan Azadi. Sarebbe sufficiente uno striscione di JJA alle manifestazioni e cartelloni e slogan per indicare l’Iran e la geografia di riferimento quando protestiamo per l’Iran. La lotta comunque è internazionalista e di classe.   Mauro Carlo Zanella
April 23, 2026
Pressenza
Ultimatum ad orario variabile
 Se non sai cosa fare, fai almeno finta di saperlo. Ma agli Stati Uniti non riesce più neanche questa antichissima simulazione. Nel caos di notizie e annunci spicca la precisazione dei soliti “funzionari della Casa Bianca coperti da anonimato” secondo cui il prolungamento del cessate il fuoco concesso – ufficialmente […] L'articolo Ultimatum ad orario variabile su Contropiano.
April 23, 2026
Contropiano
L’Ia per la deregulation di Trump
Documenti governativi recentemente diffusi e visionati in esclusiva da The Lever testimoniano che i funzionari del governo federale avevano pianificato di affidare a un software di intelligenza artificiale sviluppato da uno dei fedelissimi di Elon Musk, fautore della deregulation, il compito di «decimare le regole» e persino di redigere nuove leggi federali. Questi fascicoli rivelano per la prima volta come il programma di intelligenza artificiale sia stato proposto ai dipendenti governativi e addestrato per colpire determinate leggi al fine di promuovere l’agenda Trump di deregolamentazione a favore delle imprese. Secondo quanto emerge dai documenti, SweetREX, uno strumento di intelligenza artificiale sviluppato da un collaboratore di Musk, era programmato per identificare ed eliminare, tra gli altri criteri, le normative che imponevano costi alle imprese private, limitavano l’innovazione aziendale o utilizzavano classificazioni basate sulla razza. Con questi parametri come guida, il programma era in grado di elaborare oltre centomila proposte di legge in meno di mezz’ora. «Le carte svelano per la prima volta le scorciatoie che questo strumento di intelligenza artificiale adotta nel decidere se una normativa sia legalmente necessaria e se i suoi oneri superino i benefici per il pubblico», spiega Daniel McGrath, consulente legale senior del gruppo di difesa dei diritti civili Democracy Forward, che ha ottenuto i documenti tramite una richiesta ai sensi del Freedom of Information Act. Questi documenti finora inediti descrivono in dettaglio come SweetREX sia stato presentato ai funzionari governativi. Non è chiaro se i funzionari abbiano poi utilizzato SweetREX durante le operazioni di epurazione governativa nel corso dell’ultimo anno e, se ciò sia avvenuto, se abbiano testato o valutato il programma per assicurarsi che non commettesse errori. Il Dipartimento per l’Efficienza Governativa (Doge), ideato e poi diretto dal miliardario del settore tecnologico e sostenitore di Trump, Elon Musk, afferma di aver ridotto, da gennaio a maggio 2025, di 215 miliardi di dollari i costi governativi attraverso la riduzione del personale amministrativo, la cancellazione di contratti e l’eliminazione di centinaia di migliaia di posti di lavoro. Oltre a consumare enormi quantità di elettricità e acqua, l’intelligenza artificiale ha una storia di decisioni normative errate con effetti disastrosi sulla vita delle persone. I documenti mostrano come SweetREX, un programma di intelligenza artificiale sviluppato da Christopher Sweet, ex studente dell’Università di Chicago e ora membro dello staff del Doge, sia stato presentato ai dipendenti del Dipartimento per l’edilizia abitativa e lo sviluppo urbano lo scorso anno come «soluzione di intelligenza artificiale per eliminare la burocrazia». «L’obiettivo della deregolamentazione è eliminare qualsiasi disposizione che possa rappresentare un potenziale eccesso di potere o imporre oneri non necessari al di là di quanto stabilito per legge dal Congresso», si legge nei documenti. Secondo una presentazione contenuta nei documenti, SweetREX sarebbe in grado di identificare rapidamente quali leggi «si desidera eliminare», redigere avvisi di proposta di regolamentazione relativi ai conseguenti tagli alla spesa pubblica, leggere e organizzare potenzialmente «centinaia di migliaia» di commenti pubblici inviati in risposta a tali tagli e redigere le norme definitive. In questo modo, assicuravano i promotori di SweetREX, si sarebbero ridotte le «ore medie richieste per ciascuna sezione normativa» da trentasei a meno di tre. Secondo la presentazione, SweetREX individuerebbe le normative da eliminare sulla base di nove diversi criteri, come ad esempio se la norma solleva problemi di costituzionalità, si basa su una delega illegittima del potere legislativo, impone costi elevati agli interessi privati, limita lo sviluppo economico, impone oneri eccessivi alle imprese o «tratta individui/gruppi in modo diverso in base alla razza». I sostenitori di SweetREX affermavano che il software avrebbe potuto aiutare le agenzie a conformarsi ai molteplici ordini esecutivi di Trump che imponevano la deregolamentazione in diversi dipartimenti, come ad esempio lo smantellamento delle normative ambientali per le aziende del settore dei combustibili fossili. I documenti relativi all’intelligenza artificiale sostenevano inoltre che il software SweetREX avrebbe potuto fornire «segnalazioni supportate da prove [per] proteggervi in tribunale». La notizia che SweetREX fosse in fase di sviluppo per contribuire a ridurre la regolamentazione governativa è venuta fuori per la prima volta nello scorso mese di agosto. A ottobre del 2025, Democracy Forward ha citato in giudizio diverse agenzie federali per costringerle a pubblicare documenti che descrivessero in dettaglio l’impiego dell’intelligenza artificiale per raggiungere gli obiettivi di deregolamentazione di Trump. I documenti qui riportati sono il risultato di quella causa legale. *Freddy Brewster è un giornalista di Lever. Suoi articoli sono stati pubblicati sul Los Angeles Times, Nbc News, CalMatters, Lost Coast Outpost. Luke Goldstein è un giornalista investigativo di Lever. Fino a poco tempo fa era un collaboratore di American Prospect e, prima ancora, lavorava presso l’Open Markets Institute. Questo articolo, uscito su JacobinMag, è stato pubblicato per la prima volta da Lever , una redazione giornalistica investigativa indipendente pluripremiata. L'articolo L’Ia per la deregulation di Trump proviene da Jacobin Italia.
April 23, 2026
Jacobin Italia
Il culto dell’eccezionalismo americano
L’eccezionalismo americano è spesso scambiato per una politica, ma in realtà è una forma di religione, un culto semi-secolare. Richiede fede, non prove. Sebbene sia spesso associato alla destra politica, i suoi principi fondamentali permeano l’intera psiche americana, inclusa una parte della sinistra che dice di opporsi allo status quo. […] L'articolo Il culto dell’eccezionalismo americano su Contropiano.
April 23, 2026
Contropiano
Cuba sequestra 22.800 dosi di una droga provenienti dagli Stati Uniti
L’Ufficio generale delle dogane della Repubblica di Cuba ha riferito martedì del sequestro di quasi 23.000 dosi di una droga sintetica nota sull’isola come “el Chimico” . La scoperta ha sventato un tentativo di introdurre queste droghe sull’isola, sequestrando 19 foglie impregnate di cannabinoidi sintetici. Secondo William Pérez González, primo vice capo della dogana, le dosi sono state rinvenute all’interno di una scatola di cereali proveniente dagli Stati Uniti . Quanto sopra dimostra l’utilizzo di merci esentate dai dazi doganali per tentare di eludere i controlli alle frontiere , ha osservato l’agenzia di stampa cubana (ACN) . “Il consumo di 22.800 dosi è stato impedito grazie al lavoro della dogana cubana e dell’agenzia antidroga”, ha scritto il funzionario in X. Pérez González ha inoltre confermato che gli Stati Uniti sono la “fonte principale” di questa droga, il cui impatto si concentra soprattutto sui giovani e sugli adolescenti. Dosi de “El Chimico” sequestrati dalla dogana cubana   Nel riferire sull’incidente, l’ ACN  ha ricordato che Cuba mantiene una politica ufficiale di “tolleranza zero” nei confronti del traffico e del consumo di droga , nell’ambito della sua strategia di sicurezza nazionale e di salute pubblica. La storia della Cuba rivoluzionaria è caratterizzata da una lunga storia di collaborazione con l’Agenzia ONU per il Controllo della Droga (UNDCP) contro il narcotraffico. Il sociologo Pino Arlacchi, ex direttore dell’UNDCP ed analista politico, ha definito Cuba il “gold standard” della cooperazione antidroga nei Caraibi, sottolineando come l’isola sia totalmente estranea ai grandi flussi del narcotraffico internazionale. Già nel 2001, Arlacchi elogiò pubblicamente l’impegno di Cuba, definendolo un grande sforzo che merita riconoscimento e auspicando una maggiore cooperazione tra Washington e L’Avana per la sicurezza regionale. Cuba ha inaugurato un modello di ostilità alla droga e controllo del territorio che ha impedito alla criminalità organizzata di radicarsi nell’isola, a differenza di altri Paesi dell’area. Nel corso del 2025, le autorità cubane hanno sequestrato 1.941 chilogrammi di droga arrivata via mare, tra cui marijuana, cocaina e hashish, come riportato da Cubadebate lo scorso febbraio. Nello stesso anno, furono inoltre sventate 31 operazioni aeree, che portarono al sequestro di 27 chilogrammi di droga, principalmente cocaina, cannabinoidi sintetici e metanfetamina, provenienti da 11 paesi, con gli Stati Uniti come principale punto di origine. Il Codice Penale Cubano prevede pene detentive dai 4 ai 30 anni per i reati legati alla droga, sebbene nei casi più gravi le pene possano arrivare all’ergastolo. Cuba resiste anche contro il traffico di droga proveniente dagli USA, che forse vorrebbero farla ritornare al narco-Stato che era come ai tempi della dittatura fascista di Fulgencio Batista.   Info su notizia: > Aduana de Cuba decomisa casi 23 mil dosis de una droga procedente de EEUU Ulteriori info su tolleranza zero di Cuba verso narcotraffico: https://contropiano.org/interventi/2025/11/01/la-grande-bufala-del-narco-venezuela-0188251 https://it.granma.cu/cuba/2025-02-24/sequestrata-a-cuba-piu-di-una-tonnellata-di-droga-nel-2024 https://it.granma.cu/cuba/2022-02-04/cuba-zero-tolleranza-di-fronte-alla-minaccia-globale-del-narcotraffico https://it.granma.cu/cuba/2024-12-10/contro-le-droghe-si-vince https://it.granma.cu/cuba/2020-11-04/cuba-ha-frustrato-due-operazioni-di-narcotraffico https://it.granma.cu/cuba/2023-05-23/frustrata-unoperazione-di-narcotraffico-internazionale-a-nord-di-holguin https://www.aduc.it/notizia/cuba+ricetta+pino+arlacchi+vincere+terrorismo_32189.php Lorenzo Poli
April 22, 2026
Pressenza
Cuba tra embargo e resistenza
In studio, con due compagni da poco rientrati da Cuba, parliamo della situazione nell'isola, a fronte dell'embargo e delle minacce trumpiane, sempre più stringenti. Nonostante tutto questo, la popolazione cubana dimostra un profondo spirito di resilienza e cerca di risolvere le difficoltà legate alla carenza di carburante, di elettricità e di beni essenziali, soprattutto a L'Avana, dove la solidarietà popolare è molto forte: gli ospedali, pur mancando di medicinali e di attrezzature, continuano ad essere aperti, così come i musei, sia pure con orario ridotto. Le diverse espressioni dello stato sociale, nonostante le difficoltà legate all'embargo, sono assai ben percepibili. La situazione attuale rappresenta, però, uno dei momenti peggiori che Cuba abbia vissuto sino ad oggi: la popolazione resiste, ma si attende una prossima aggressione militare statunitense, per fronteggiare la quale i Comitati di Difesa Rivoluzionari si sono attivati, addestrando le persone nei quartieri. L'attività più pressante che, al momento, gli USA stanno portando avanti è la guerra mediatica, a cui è necessario rispondere colpo su colpo con un minuzioso lavoro di controinformazione e con la concreta solidarietà internazionale. 
April 22, 2026
Radio Onda Rossa
[Da Roma a Bangkok] Colonialismo Statunitense in Asia dell’Ovest (non si chiama Medio Oriente)
In questa trasmissione raccontiamo come il neocolonialismo americano si è sviluppato in Asia dell’Ovest, dalla Seconda Guerra Mondiale in poi, passando dall’imperialismo del giovane impero americano assetato di petrolio, al petroldollaro, alla guerra fredda ed arrivando, infine, alla situazione odierna, con le guerre neocoloniali degli USA, la crisi dell’impero, la guerra attuale e la dedollarizzazione. Gli USA, nell'Asia dell’Ovest, dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, hanno operato un imperialismo informale. Mentre il colonialismo classico si basava sul controllo territoriale diretto, il neocolonialismo statunitense si basa invece su controllo economico, intervento politico e forza militare.
April 22, 2026
Radio Onda Rossa