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Contro Cuba e chi non si sottomette
«Il ladro pensa che tutti siano come lui». Con questo proverbio il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha risposto al rapporto di cento pagine del Dipartimento di Stato statunitense (leggi: Marco Rubio), con il quale l’amministrazione Trump torna ad attaccare Cuba, anticipando una nuova ondata di sanzioni che si aggiungeranno al blocco economico, commerciale e finanziario in vigore da decenni, al più recente blocco energetico e alle false accuse di legami con il terrorismo internazionale. In sintesi, il rapporto “Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo” accusa L’Avana di aver promosso, per quasi sette decenni, una campagna continua di spionaggio, infiltrazione e sovversione ideologica. Inoltre sostiene che Cuba avrebbe rafforzato i propri legami strategici con Cina e Russia, comprese presunte installazioni militari e di intelligence, e che appoggerebbe la sinistra radicale statunitense e internazionale, favorendo diverse forme di quello che definisce “terrorismo di sinistra”, sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti. Per queste ragioni, secondo Washington, Cuba continuerebbe a rappresentare una grave minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il rapporto è stato pubblicato pochi giorni dopo un vertice guidato dallo stesso Marco Rubio, al quale hanno partecipato ministri di circa sessanta Paesi allineati agli interessi statunitensi, dedicato alla presunta rinascita del terrorismo politico di estrema sinistra. Già in quell’occasione Cuba era stata indicata come la “storica coordinatrice dei movimenti terroristici”. Non vi è dubbio che, oltre alla lotta contro il narcotraffico e la corruzione, la presunta guerra al terrorismo sia ormai diventata la nuova crociata utilizzata per la persecuzione politica a livello globale. Nuove sanzioni Dopo il nuovo pacchetto di sanzioni imposto a Cuba nel giugno scorso, che ha colpito lo stesso Díaz-Canel e i suoi familiari, i familiari del leader della Rivoluzione cubana Raúl Castro, ministri del governo, alti ufficiali delle Forze Armate, imprese pubbliche e istituzioni, l’inasprimento del blocco energetico e le continue minacce di invasione hanno reso la situazione sull’isola sempre più difficile. Si stima che il blocco abbia già provocato perdite per 171 miliardi di dollari. Se si considera la svalutazione del dollaro rispetto al valore dell’oro, tale cifra supera i 2.100 miliardi di dollari. Le nuove misure arrivano inoltre mentre si intensifica la campagna mediatica internazionale – definita guerra di quinta generazione – portata avanti attraverso una rete di media presentati come indipendenti ma finanziati dagli Stati Uniti (in inglese QUI). Ricolonizzazione e rimilitarizzazione L’attacco si inserisce nel quadro di un rafforzamento degli sforzi degli Stati Uniti per recuperare il controllo di quella che continuano a considerare il proprio “cortile di casa”, attraverso una versione trumpiana 2.0 della Dottrina Monroe e del sinistro Piano Condor. Iniziative come lo Scudo delle Americhe, la militarizzazione dei Caraibi, le operazioni contro il Venezuela, il sequestro del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, insieme alle minacce e alle ritorsioni contro quei governi che rivendicano il diritto dei popoli all’autodeterminazione e alla difesa della propria sovranità, si aggiungono all’inasprimento del blocco contro Cuba e rappresentano, secondo l’autore, esempi della strategia messa in atto da Washington con il sostegno di Israele, dell’ultraconservatorismo statunitense e latinoamericano e con il silenzio complice dell’Europa. Gli obiettivi principali dell’offensiva statunitense sarebbero frenare l’espansione della Cina (nelle terre rare, nei minerali strategici, nelle infrastrutture, nelle tecnologie e nell’estrattivismo), garantire gli interessi del capitale multinazionale statunitense e israeliano, assicurarsi il controllo delle risorse strategiche e dei corridoi logistici e, allo stesso tempo, bloccare i processi di integrazione e indipendenza latinoamericana e la nascita di nuovi progetti progressisti e di resistenza al modello neoliberista estrattivista. Per raggiungere tali obiettivi, sostiene l’articolo, non è sufficiente il sostegno politico di governi subordinati e di oligarchie nazionali compiacenti: è necessaria una nuova militarizzazione del continente, abilmente presentata come lotta al narcotraffico, alla criminalità organizzata e, oggi, al terrorismo. Un progetto che sarebbe stato formalizzato nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale approvata l’anno scorso sotto l’impulso dell’asse Trump-Rubio. “Diritto alla difesa” «Questo proverbio – continua Díaz-Canel sul suo profilo X – descrive perfettamente il rapporto del Dipartimento di Stato, promosso da uno dei funzionari più corrotti dell’attuale amministrazione, con comprovati legami con narcotrafficanti e terroristi della Florida». Se c’è un Paese che ha spiato e aggredito un altro in modo sistematico e su larga scala, prosegue il presidente cubano, quello sono gli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Sono pubblici, ricorda, i finanziamenti milionari che ogni anno Washington destina ai programmi di cambio di regime sull’isola, facendo ricorso alla sovversione e persino al terrorismo. Per il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, la storia registra episodi criminali come l’introduzione di epidemie e malattie nell’isola, tra cui la dengue emorragica che costò la vita a 101 bambini, l’abbattimento di un aereo civile con 73 persone a bordo, gli attentati dinamitardi contro gli hotel, i numerosi tentativi di assassinio dei dirigenti cubani e la guerra psicologica. Se a tutto questo si aggiungono il blocco economico e l’attuale assedio energetico, afferma Díaz-Canel, «non esiste un atto di sovversione più grave contro uno Stato, pianificato e descritto ufficialmente dagli Stati Uniti con l’obiettivo di logorare il popolo cubano e spezzarne il sostegno alla Rivoluzione». Secondo il leader cubano, ciò che la Rivoluzione ha fatto durante tutta la sua storia è stato semplicemente esercitare il proprio legittimo diritto a difendersi da queste aggressioni. «Il neo-maccartismo transnazionale che si sta riaffermando negli Stati Uniti, guidato da una corrente chiaramente fascista, ricorre alla menzogna per costruire pretesti con cui giustificare aggressioni contro Cuba e limitare le libertà civili negli stessi Stati Uniti», conclude. Solidarietà Tra i numerosi messaggi di sostegno ricevuti, il 19 luglio Cuba ha ottenuto anche la solidarietà del popolo nicaraguense. Durante la celebrazione del 47º anniversario della Rivoluzione Popolare Sandinista, il presidente Daniel Ortega ha ribadito l’impegno del Nicaragua a fianco della resistenza cubana. «Il nostro rispetto, il nostro abbraccio e il nostro saluto al popolo di Cuba, a Raúl Castro e a Miguel Díaz-Canel, così come al popolo di Bolívar e al presidente che è detenuto negli Stati Uniti insieme a sua moglie. A loro va tutta la nostra solidarietà e il nostro affetto. Eppure non esiste alcun organismo internazionale che si preoccupi di tutto questo!», ha concluso Ortega. Fonte: LINyM (spagnolo) Foto: Roberto Suárez Traduzione: Federica Cresci Giorgio Trucchi
July 24, 2026
Pressenza
Stati Uniti, nuove sanzioni contro Cuba
Il governo degli Stati Uniti ha emesso nuove misure sanzionatorie contro cinque entità cubane e una persona nel tentativo di strangolare l’economia cubana: colpiscono tre imprese legate al conglomerato imprenditoriale Gaesa e due legate all’estrazione mineraria e alla metallurgia, oltre a un parente del generale dell’esercito Raúl Castro. “Oggi, designo cinque entità cubane che generano entrate per il regime cubano, tra cui tre associate al Grupo de Administración Empresarial SA (GAESA), precedentemente designato, e un membro della famiglia Castro, in conformità con l’Ordine Esecutivo (OE) 14404 del Presidente Trump, del 1 maggio 2026”, si legge nel comunicato del Segretario di Stato Marco Rubio. “Oggi il Dipartimento di Stato nomina cinque entità e una persona per promuovere gli sforzi integrali dell’amministrazione Trump volti a porre fine alle attività malvagie del regime cubano, sia a Cuba che in tutto il nostro emisfero”, Le entità sanzionate sono: * Almacenes Universales S.A., filiale di GAESA, che controlla il traffico di container nella Zona Speciale di Sviluppo del Porto di Mariel. * RAFIN S.A., componente chiave della gestione finanziaria di GAESA. * Banco Financiero Internacional S.A., noto come BFI, assorbito da GAESA nel 2016 e utilizzato per transazioni con entità straniere all’interno e all’esterno di Cuba. * Geominera S.A., legata al settore minerario cubano. * Empresa Siderúrgica José Martí / Antillana de Acero, il più grande produttore di acciaio grezzo di Cuba, modernizzato con il sostegno di entità russe. * È stata sanzionata anche Annalie Lilliam Rueda Cardero, identificata come parente adulta di Alejandro Castro Espín, ex capo dei servizi di intelligence cubani e figlio di Raúl Castro. Di conseguenza, i beni e gli interessi dei sanzionati sotto la giurisdizione degli Stati Uniti sono bloccati e le transazioni con loro sono vietate salvo l’autorizzazione dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control, Ufficio di controllo dei beni stranieri) In risposta alle nuove sanzioni il membro dell’Ufficio Politico e Ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, attraverso il social network X, ha dichiarato: “Il governo degli Stati Uniti, guidato dal suo disonesto e mendace Segretario di Stato, continua i passi per stringere l’assedio all’economia di Cuba, che si è dimostrata più forte, capace ed efficace di quanto si aspettasse di fronte all’aggressione spietata e alla punizione collettiva contro il popolo e le sue condizioni di vita”. Oltre alle citate sanzioni è arrivata anche la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che autorizza la causa di ExxonMobil contro Cuba per proprietà nazionalizzate. La maggioranza conservatrice della Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito ieri che Exxon Mobil può citare in giudizio le società statali cubane davanti ai tribunali statunitensi per proprietà sull’isola che sono state nazionalizzate dopo il trionfo della rivoluzione. La decisione, presa con 6 voti a favore e 3 contrari, potrebbe rappresentare un’ulteriore leva per l’amministrazione Trump per esercitare maggiore pressione su Cuba, già colpita dal blocco petrolifero degli Stati Uniti, che ha lasciato l’isola senza forniture di carburante. La sentenza si basa sulla legge del 1996 conosciuta come Helms-Burton, approvata durante la presidenza di Bill Clinton, che permette alle imprese statunitensi di richiedere i danni per le proprietà nazionalizzate dal governo cubano. Con questa sentenza i magistrati hanno revocato una sentenza di un tribunale inferiore che riteneva che le aziende statali cubane godessero di immunità contro le cause nei tribunali statunitensi. (Cubadebate, Gramna) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 24, 2026
Pressenza
I giullari di Trump e Rubio plaudono alle sanzioni contro Cuba
I giullari del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del suo Segretario di Stato Marco Rubio applaudono fragorosamente quando dalla Casa Bianca arrivano altre sanzioni contro Cuba. Non potrebbero fare diversamente, visto che questi mezzi di informazione, che si definiscono la stampa libera cubana,  vivono solamente grazie alle elargizioni che arrivano dal governo a stelle e strisce. Ogni ulteriore sanzione emessa contro l’isola caraibica è un giubilo per loro. I vari Cubanet, Cybercuba, ADN Cuba e gli altri mezzi di informazione made in Miami stanno festeggiando l’ultima misura sanzionatoria del loro divo Marco Rubio, che ha portato al blocco delle carte di credito internazionali Visa e Mastercard sull’isola. Con il recente ordine esecutivo 14.400, del 1 maggio, approvato da Donald Trump su iniziativa di Marco Rubio, molti operatori internazionali, per  non perdere i loro beni o vedere le loro proprietà confiscate negli Stati Uniti, sono costretti ad abbandonare Cuba. Celebrano in pompa magna il fatto che così il conglomerato economico cubano GAE SA non riceverà più divisa straniera dalla vendita dei suoi prodotti o dei suoi servizi. Dimenticano però che con le stesse carte di credito molti cubani ricevono rimesse proprio dagli Stati Uniti o acquistano generi alimentari nei negozi, ma ai patrioti del web poco importa: l’importante è continuare la guerra propagandistica contro il governo dell’Avana assecondando le sanzioni che colpiscono direttamente anche i famigliari dei cubani emigrati. Ci ricorda Cubainformacion che GAESA è in realtà una parte fondamentale dello Stato cubano: un grande conglomerato di aziende che spazia dai supermercati agli hotel, passando per le istituzioni finanziarie. Con l’Ordine Esecutivo del 1° maggio Donald Trump  sta punendo e ponendo un ultimatum a tutte le aziende che commerciano o mantengono qualche tipo di affare con una qualsiasi delle numerose entità di GAESA, ossia con una parte importante dello Stato cubano, cioè della proprietà sociale del popolo di Cuba. La Casa Bianca sostiene che GAESA è l’impresa con la quale una piccola oligarchia militare si sta arricchendo alle spalle dei cittadini cubani. Affermazione del tutto arbitraria, dato che non hanno fornito una sola prova dell’esistenza di conti correnti o fondi finanziari nei quali sarebbero confluiti questi soldi. Ma se hanno la CIA e molte altre agenzie di intelligence perché non sono stati in grado di darci almeno uno stralcio di quanto affermano? Semplice, tutto fa parte della solita strategia di massima pressioni su Cuba che, oltre a usare la leva economica, usa anche quella mediatica. Occorre creare il presupposto perché nell’opinione pubblica si insinui l’idea che occorre liberare Cuba da questa classe corrotta e inefficiente con qualunque mezzo, anche quello militare. Poi per Washington tutto quello che è statale è visto come il diavolo, il mezzo con cui una ristretta cerchia di persone sottrae denaro alle casse statali per metterselo nei loro borselli. Applaudono poi l’abbandono di Cuba da parte di molti operatori turistici: compagnie aeree come Iberia, World2Fly, Plus Ultra, Air Canada, WestJet, Sunwing, Air Transat, LATAM o Air France hanno sospeso i voli diretti all’isola. Le compagnie di spedizione marittima, come la francese CMA CGM o la tedesca Hapag, hanno cessato l’invio di container, tra cui quelli che la solidarietà internazionale invia a Cuba per aiutare la popolazione con medicinali e attrezzature varie. Molte catene alberghiere hanno comunicato che abbandoneranno l’isola. Archipiélago International (Aston), la società spagnola Meliá, che ha già interrotto la gestione di 15 dei suoi 34 hotel; Iberostar, con 12 hotel; Blue Diamond, dal Canada, e molte altre se ne andranno. Per i giullari del presidente questo impedirà a GAE SA di ricevere divisa dal settore turistico. Ma tutti i cubani che adesso già si trovano senza lavoro e quelli che nei prossimi giorni si sommeranno ai disoccupati ringraziano sentitamente. Inoltre il calo del turismo sta colpendo in modo drammatico le migliaia di case particulares, gli affittacamere che negli anni hanno rappresentato un’importante ossatura per il turismo e una notevole fonte di entrata per le famiglie cubane. Bisogna festeggiare perché il regime dittatoriale e corrotto di Cuba sta per scomparire dalla faccia della terra. Così gli alleati del governo di Donald Trump applaudono la notizia dell’abbandono dei partner internazionali di oltre un centinaio di hotel sull’isola. Ad esempio, ADN Cuba afferma: “Questo rappresenta un nuovo colpo per un settore strategico del regime cubano, che per anni ha dato la priorità alla costruzione di hotel sotto il controllo di GAESA, anche in mezzo al deterioramento dei servizi di base e alla profonda crisi economica”, riferisce Cubainformacion. Dimenticano però di ricordare che molti di questi investimenti sono stati chiaramente fatti con capitali stranieri che hanno favorito l’occupazione di migliaia di cubani, gli stessi cubani che adesso si troveranno senza lavoro. E poi affermano candidamente che è il governo di Miguel Diaz Canel che non è in grado di garantire un’occupazione degna ai suoi cittadini. La mancanza di energia elettrica per molte ore spinge i cittadini a protestare per i blackout e i servi della Casa Bianca festeggiano queste proteste. Scrivono che è colpa del governo che non comprerebbe i combustibili per alimentare le centrali termoelettriche. E il blocco energetico imposto da colui che gli paga gli stipendi dove è finito? Semplicemente non esiste, come continua a ripetere Marco Rubio: tutto va ricondotto alla solita narrazione, ovvero l’incapacità dell’esecutivo cubano di provvedere alle basilari necessità della popolazione. Ti affogo, ti strozzo con centinaia di sanzioni e poi do la colpa al governo. Infine arrivano pure a chiedere esplicitamente, mentre stanno sotto una palma a godersi il sole di  Miami, un intervento armato sull’isola, l’unico modo per far capitolare il governo cubano. Padre Alberto Reyes, ad esempio, dichiara: “Preferiamo un finale spaventoso a uno spaventoso senza fine”. Juan Juan Almeida afferma: “Purtroppo non vedo altra via d’uscita che l’intervento”.  José Daniel Ferrer, recentemente arrivato negli Stati Uniti dopo che Marco Rubio gli ha concesso l’asilo, immaginiamo perché … dice: “La libertà ha un sapore più dolce quando la si conquista con il suo sforzo”.  Rosa María Payá invece chiede all’Unione Europea e alla Spagna di “rettificare e prendere le parti del popolo cubano”, interrompendo l’accordo di dialogo politico e cooperazione che l’UE ha con Cuba. Quindi non solo privare l’isola delle risorse finanziarie con l’uscita dei partner internazionali e impedire che entri una goccia di petrolio, ma anche attaccare gli aiuti economici e materiali che arrivano dall’estero, oltre alla cooperazione internazionale e alla solidarietà. E poi questo viene dipinto come un progetto di liberazione. (Informazioni: Cubainformacion) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 7, 2026
Pressenza
Furundulla 322 – Basta parlare di Israele…
…infatti, stiamo parlando di noi di Benigno Moi Assodato che le vignette non vanno spiegate… ma sono un sasso buttato come spunto di riflessione, per ogni vignetta almeno un link (forse) ——————————- more ———————– Le muraglie di Israele L’asticella   Niente di incredibile   Cuba, qué linda es Cuba L’origine del nome dato alla rubrica Furundulla: hastagasa La Furundulla precedente: 321
Cuba non si piega all’impero di Trump
Tra portaerei nei Caraibi, nuove sanzioni e accuse contro Raúl Castro, Washington rilancia la guerra politica contro l’isola. Ma Cuba continua a rivendicare sovranità, cooperazione internazionale e diritto all’autodeterminazione. Gli …
Washington prepara la guerra contro Cuba
Il 20 maggio 2026, giorno dell’indipendenza cubana, dagli Stati Uniti sono partite due operazioni simultanee contro Cuba. La prima: l’incriminazione annunciata dal Dipartimento di Giustizia statunitense contro Raúl Castro per i fatti del 1996 legati a Hermanos al Rescate. La seconda: il videomessaggio di Marco Rubio rivolto al popolo cubano, costruito con il linguaggio dell’“aiuto umanitario”, ma intriso della solita retorica coloniale con cui Washington tenta da decenni di parlare a Cuba come se fosse ancora una propria colonia. Non è una coincidenza. È una strategia politica coordinata. Da una parte criminalizzare la direzione storica della Rivoluzione cubana; dall’altra tentare di presentare gli Stati Uniti come “salvatori” del popolo cubano dopo aver contribuito per oltre sessant’anni al suo strangolamento economico. Rubio ha annunciato 100 milioni di dollari di “aiuti” da distribuire tramite ONG e Chiesa cattolica, accusando la direzione cubana della crisi economica dell’isola. Ma questa è forse la menzogna più oscena. Perché Rubio appartiene precisamente a quell’apparato politico che ha dedicato la propria esistenza all’asfissia economica di Cuba. È parte della macchina che sostiene il blocco, le sanzioni finanziarie, il sabotaggio energetico, l’isolamento bancario e le misure coercitive contro il popolo cubano. Prima strangolano un paese e poi si presentano con gli “aiuti”. Prima producono scarsità e poi accusano il socialismo della fame che loro stessi contribuiscono a creare. Rubio parla di diritti umani, ma il suo intero percorso politico è legato ai settori più aggressivi dell’estrema destra cubano-americana di Miami, cresciuta storicamente all’ombra della CIA, della guerra fredda, delle operazioni clandestine e dell’industria milionaria dell’anticastrismo. Dietro la retorica morale di Rubio esiste infatti un universo politico fatto di lobby, finanziamenti opachi, reti di potere e personaggi storicamente associati a corruzione, narcotraffico, riciclaggio e terrorismo anticubano. L’estrema destra di Miami non è nata come movimento democratico: è nata come continuazione politica, economica e criminale dei settori che dopo il 1959 persero privilegi, affari e controllo sull’isola cubana. Rubio è l’erede diretto di quella struttura. Non è un caso che durante la sua carriera sia stato coinvolto in numerose polemiche su fondi occulti, spese personali con denaro politico, relazioni con ambienti corrotti del Partito Repubblicano della Florida e protezioni costruite dentro il sistema di potere miamense. Non è un caso che figure vicine alla sua ascesa politica siano finite travolte da scandali di frode, riciclaggio e corruzione. E non è un caso che la sua carriera sia cresciuta proprio dentro quell’ambiente storico dove per decenni si sono intrecciati affari, politica, servizi d’intelligence, mafia anticastrista e denaro sporco. Eppure oggi Washington pretende di presentarlo come volto “democratico” della libertà. L’ipocrisia raggiunge il livello massimo proprio sul caso Hermanos al Rescate. Gli Stati Uniti raccontano la storia come se si fosse trattato di innocenti voli civili abbattuti senza motivo. Ma il Governo Rivoluzionario cubano ha ricordato che tra il 1994 e il 1996 furono denunciate oltre 25 violazioni deliberate dello spazio aereo cubano, comunicate ufficialmente agli organismi internazionali e alle stesse autorità statunitensi. Cuba avvertì pubblicamente che non avrebbe tollerato ulteriori provocazioni. Washington lo sapeva. E lasciò che accadesse. Perché l’obiettivo non è mai stato salvare vite. L’obiettivo era provocare Cuba. Creare incidenti. Alimentare tensioni. Costruire martiri mediatici utili alla propaganda anticubana. Lo stesso Governo cubano ha ricordato che gli Stati Uniti ignorarono deliberatamente gli avvertimenti ufficiali inviati alle proprie autorità e permisero che dal proprio territorio continuassero ad agire gruppi ostili contro Cuba. Ed è qui che emerge il vero nodo politico: gli Stati Uniti accusano Cuba di “violazione dei diritti umani” mentre continuano a sostenere guerre, occupazioni, sanzioni e operazioni di destabilizzazione in mezzo mondo. Con quale autorità morale Washington parla di diritti umani? Il paese di Guantánamo. Il paese dell’Iraq. Dell’Afghanistan. Della Libia. Dei colpi di Stato in America Latina. Delle sanzioni economiche che affamano i popoli. Rubio accusa Cuba di essere una minaccia. Ma Cuba non invade paesi. Cuba non possiede centinaia di basi militari sparse nel mondo. Cuba non fonda la propria economia sull’industria bellica. Cuba non esporta guerre. Cuba manda medici. Cuba manda insegnanti. Cuba manda vaccini. Cuba forma gratuitamente studenti stranieri provenienti dai paesi più poveri del pianeta. Questa è la differenza storica che l’impero non riesce a sopportare: gli Stati Uniti esportano guerra; Cuba esporta solidarietà. Anche chi non condivide il socialismo cubano dovrebbe comprendere una verità elementare: nessun tribunale statunitense, nessun Marco Rubio e nessun governo straniero hanno il diritto di decidere il destino del popolo cubano. Perché quando un impero pretende di stabilire quali paesi abbiano diritto alla sovranità e quali no, il problema non riguarda soltanto Cuba. Riguarda il futuro stesso del diritto internazionale e dell’autodeterminazione dei popoli. L’incriminazione contro Raúl Castro non è giustizia. È guerra politica. È propaganda imperiale travestita da legalità. È il tentativo disperato di criminalizzare una Rivoluzione che, nonostante blocco, terrorismo, sabotaggi, isolamento e sessant’anni di aggressioni, continua a non piegarsi davanti a Washington. E forse è proprio questo che gli Stati Uniti non riescono a perdonare a Cuba: il fatto che una piccola isola assediata abbia avuto più dignità, più coraggio e più umanità di un impero intero. Perché l’impero può comprare governi, finanziare campagne mediatiche, imporre sanzioni, fabbricare accuse e minacciare il mondo con la propria potenza militare. Ma davanti a Cuba continua a fallire nel punto essenziale: non è riuscito a piegarla, non è riuscito a farla obbedire, non è riuscito a metterla in ginocchio. Ed è per questo che continua ad attaccarla. Perché Cuba rappresenta tutto ciò che l’impero teme di più: un popolo che, nonostante fame, isolamento e aggressioni, ha scelto di restare sovrano invece di diventare servo. i di parlare a Cuba come se fosse ancora una propria colonia. Federica Cresci Cuba Mambí – Gruppo di Azione Internazionalista Redazione Italia
May 21, 2026
Pressenza
Nuove sanzioni degli Stati Uniti contro Cuba
Sono passati appena sei giorni da quando il governo degli Stati Uniti ha emesso l’ennesimo ordine esecutivo contro Cuba che il segretario di stato Marco Rubio, acerrimo nemico del popolo cubano, riferisce che la sua amministrazione ha emanato nuove sanzioni contro la isla rebelde. Questa volta nel mirino dell’amministrazione del pacifista della domenica Donald Trump sono entrate il gruppo di amministrazione aziendale SA. Meglio conosciuto pubblicamente come GAESA, questo ente imprenditoriale pubblico cubano, dove confluiscono aziende civili e militari, è stato bersaglio per diversi anni di attacchi da parte di successive amministrazioni nordamericane e dei loro portavoce. Non poteva poi mancare il generale di brigata Ania Guillermina Lastres, presidente di GAESA  dal 2022 e deputata dell’Assemblea Nazionale cubana, nonché membro del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba. E’ stata inoltre sanzionata la società Moa Nickel SA. Questa impresa mista è nata nel 1994 dall’alleanza tra le società General Nickel Company di proprietà cubana e la canadese Sherrit International. Secondo Rubio questa azienda ha sfruttato le risorse naturali di Cuba a beneficio del regime, a spese del popolo cubano usando i beni che sono stati originariamente espropriati dal governo di Cuba a persone e corporazioni statunitensi. Per giustificare queste ulteriori sanzioni, Rubio ha dichiarato che le nuove misure contro Cuba sono “decisive per proteggere la sicurezza nazionale degli Stati Uniti” e necessarie per  “privare il regime comunista e l’esercito cubano dell’accesso ai beni” che Washington indica come illeciti. Le ultime misure sanzionatorie del governo degli Stati Uniti hanno lo scopo di stringere ulteriormente il cappio attorno all’economia dell’isola e non possono che deteriorare i rapporti tra i due Paesi, mettendo in discussione la volontà degli Stati Uniti di risolvere in modo pacifico le differenze. Con l’ordine esecutivo del 1° maggio, Trump ha dato a Rubio la possibilità di applicare sanzioni anche secondarie contro le aziende che non hanno alcun legame commerciale con gli Stati Uniti. Basta commerciare con Cuba per finire in una di queste liste di sanzioni. Il Ministro degli Esteri cubano Bruno Rodriguez Parrilla ha commentato duramente le nuove sanzioni, affermando che si stanno usando menzogne e calunnie contro il suo Paese. “Le azioni che Rubio progetta e promuove a nome del governo degli Stati Uniti e propone al suo presidente, sulla base della sua agenda personale, sono chiaramente dirette a causare il maggior danno possibile alla popolazione e alle famiglie cubane,” ha scritto sui social network. Il rappresentante della diplomazia cubana ha inoltre definito “ciniche” e “ipocrite” le dichiarazioni di Rubio, “quando sostiene di voler aiutare il popolo cubano […]. Come pretesto fa appello a calunnie, bugie evidenti e l’illusione di riuscire a ingannare chi lo ascolta”. Il presidente brasiliano Luiz Inácio Lula da Silva si è proposto di mediare tra i due governi per raggiungere una soluzione pacifica alle numerose divergenze e in particolare per porre fine al blocco che gli Stati Uniti applicano da decenni all’isola. “Se la traduzione era corretta, Trump mi ha detto che non ha intenzione di invadere Cuba”, ha dichiarato Lula in una conferenza stampa presso l’ambasciata del Brasile a Washington D.C., durante il suo viaggio per incontrare il presidente americano. “E’ il blocco più lungo nella storia dell’umanità”, ha detto Lula, che si è offerto come mediatore per trovare una via d’uscita pacifica. “Se ha bisogno di aiuto per discutere la situazione di Cuba, sono a completa disposizione”, ha offerto. Nonostante le speranze di Lula, però, le nuove e le vecchie misure emanate dall’amministrazione degli Stati Uniti, ostaggio della voglia di Marco Rubio e dei suoi sostenitori di vedere Cuba crollare, sembrano andare nella direzione opposta. www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
May 8, 2026
Pressenza
I MAGA provano a prendersi l’America Latina con…
… con lo “scudo” di Trump. La presunta lotta al narcotraffico e l’asse con i governi ultraconservatori servono solo a mascherare la militarizzazione statunitense. di Giorgio Trucchi (*) Il 7 marzo scorso, il presidente statunitense Donald Trump e dodici capi di Stato latinoamericani e caraibici si sono riuniti a Doral, comune della Contea di Miami-Dade in Florida, dando vita a