Tag - marco rubio

Stati Uniti: emesso ordine di cattura contro Raúl Castro
Il procuratore generale della Florida, James Uthmeier ha annunciato che un giudice ha emesso un mandato di cattura nei confronti dello storico leader della rivoluzione cubana Raul Castro Ruz. Come parte delle aggressioni attuate dal governo degli Stati Uniti contro Cuba, il procuratore generale della Florida, James Uthmeier, ha riferito che il giudice Ariana Fajardo Orshan ha emesso nuovo mandato di arresto contro Raúl Castro Ruz, leader storico della rivoluzione cubana, per una presunta cospirazione per uccidere cittadini statunitensi nel 1996. “Oggi abbiamo annunciato che il nostro ufficio ha ottenuto un mandato d’arresto statale nei confronti del dittatore comunista Raul Castro, accusandolo di cospirazione per omicidio di primo grado in relazione all’abbattimento, avvenuto 24 febbraio 1996,di 2 velivoli disarmati dell’organizzazione ‘Hermanos al Rescate’ in acque internazionali”, ha detto il procuratore generale della Florida, James Uthmeier. Il mandato di cattura emesso nei confronti di Raúl Castro Ruz riguarda gli eventi del 24 febbraio 1996, quando due piccoli aerei dell’organizzazione terroristica Hermanos al Rescate, con sede a Miami, dopo aver continuamente violato lo spazio aereo sovrano cubano, e aver ignorato le ripetute richieste di ritirarsi, sono stati abbattuti dall’aeronautica del paese. Le accuse a Raúl Castro Ruz ed a altre cinque persone erano state mosse dal Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti il 20 maggio scorso per aver abbattuto due aerei che avevano violato lo spazio aereo dell’isola nel 1996. Ma cosa era accaduto? Il 24 febbraio 1996due aerei da turismo appartenenti al gruppo anticastrista “Hermanos al Rescate” furono stati abbattuti dall’aviazione cubana provocando la morte dei suoi 4 occupanti. I velivoli abbattuti, nei venti mesi precedenti, avevano violato lo spazio aereo cubano per ben 26 volte e furono oggetto di reiterate proteste da parte del governo dell’isola. Gli aerei caricavano cubani per poi farli emigrare illegalmente negli Stati Uniti e diffondevano propaganda anti governativa sull’isola. Secondo le accuse i velivoli sono stati abbattuti in acque internazionali. L’abbattimento ebbe luogo dopo l’avvertimento ufficiale delle autorità cubane al governo degli Stati Uniti, con cui si dichiarava che a partire da quel momento il loro spazio aereo sarebbe stato difeso. Nel 1999, per il caso dell’abbattimento dei velivoli, era già stato accusato di cospirazione per aver commesso un omicidio Gerardo Hernández, uno dei cinque cubani arrestati negli Stati Uniti il 12 settembre del 1998 per spionaggio. Questa imputazione era il risultato di una intensa campagna pubblica per vendicare quanto accaduto. Sarà pure un caso, ma proprio adesso, alla vigilia della discussione della risoluzione presentata da Cuba che chiede la condanna e la fine del blocco economico, commerciale e finanziario promosso dagli Stati uniti che si dibatterà il 28 ottobre, arriva il mandato di cattura nei confronti di Raúl Castro Ruz. L’ordine di cattura fa parte della campagna di pressione esercitata dagli Stati Uniti prima della discussione della risoluzione che verrà dibattuta all’OMU, Infatti da giorni il segretario di stato degli Stati Uniti Marco Rubio sta facendo pressioni sui governi di molte nazioni perché cambino il loro voto a favore della fine del blocco. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
October 21, 2026
Pressenza
Palestina: effetto collaterale?
Con aggiornamenti di Anbamed e Radio Onda d’Urto; appuntamenti; articoli e analisi di Awad Abdelfattah, di Tawfiq Al-Ghussein e Rania Hammad, di Ilaria de Bonis, di Claudio Geymonat, di Gaurav Kumar, di Lavinia Marchetti, di Tamer Nafar, di Enrico Semprini e altre/i Prefazione di Enrico Semprini. In questo dossier si parla di eccidi, di solidarietà e…del punto di vista palestinese
Rubio: Cuba uno stato fallito
Tra una sanzione e l’altra il segretario di stato degli Stati Uniti Marco Rubio non perde l’occasione per ricordare che Cuba è uno stato fallito. In un discorso Marco Rubio ha affermato che l’isola caraibica, spina nel fianco per l’amministrazione di Donald Trump, è uno stato fallito governato da persone che uccidono gli oppositori. “È già crollata. Non ha un’economia funzionante ed è governata da persone che continuano a predicare una qualche rivoluzione che è morta ormai da 20 anni. Non ha mai funzionato. Ed è questo il problema che hanno.” Dopo aver ribadito che Cuba è uno stato fallito per colpa dell’inefficienza del governo e non per le migliaia di sanzioni che le varie amministrazioni che lo hanno preceduto alla Casa Bianca hanno applicato all’isola, sanzioni poi da lui ulteriormente aumentate, Marco Rubio continua affermando: “Il problema di Cuba, fondamentalmente in questo momento, è che si tratta di uno Stato fallito in tutti i sensi della parola. Ora, possono avere un governo capace di imprigionare e uccidere le persone; hanno un regime capace di farlo, e che ha imprigionato e ucciso persone, ma non è un governo funzionante e non è un paese funzionante. Semplicemente non lo è”. Le accuse mosse al governo cubano di aver incarcerato e ucciso persone, ovviamente dissidenti, non sono suffragate da alcuna prova, cosa che del resto è molto comune nell’amministrazione da lui rappresentata. Con questa falsa narrazione è stato rapito in Venezuela il legittimo presidente Nicolas Maduro accusato di essere un trafficante di droga, accusa mai supportata da alcuna prova. Insomma per Marco Rubio tutti i problemi di Cuba sono riconducibili alla mala gestione del governo di L’Avana che, essendo comunista, non può funzionare. Se davvero tutto dipendesse dall’inefficienza perché si ostinano a emettere sanzioni come non ci fosse un domani, se il comunismo è fallito, come sostiene lui e il suo capo, non sarebbe necessario strangolare l’economia dell’isola sperando che le restrizioni portino la popolazione a rivoltarsi contro Miguel Diaz Canel. Inoltre se è uno stato fallito perché continuare a sanzionarlo? Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
September 30, 2026
Pressenza
Giappone, tra CPI e indigeni Ryūkyūan
articoli di Eleonora Zocca e di Jo Carter Ancora una volta ringraziamo Eleonora Zocca che con la sua Japanica diffonde preziose informazioni che riguardano una parte del mondo così lontana, ma con similitudini sorprendenti, a confermare la globalità della crisi del diritto a livello mondiale. Sempre con un occhio alla globalità, attraverso Global Voices, Jo Carter mette in luce un’altra
September 19, 2026
La Bottega del Barbieri
Campagna di pressione USA su Cuba senza precedenti
Il dipartimento di stato degli Stati Uniti sta conducendo una campagna di pressione verso Cuba senza precedenti? Sembrerebbe proprio di sì e gli ultimi avvenimenti lo confermano. L’Osservatorio dei Media del sito Cubadebate ha condotto uno studio su oltre 57 mila menzioni durante il periodo che va dal 20 luglio al 9 agosto rilevando che i social hanno avuto un ruolo importante nella costruzione narrativa proposta dagli Stati Uniti verso Cuba. Ma vediamo i fatti. Tutto inizia il 20 luglio quando il dipartimento di stato comandato dal noto anticubano Marco Rubio pubblica il rapporto di circa cento pagine intitolato Cuba: The Capital of 21st Century Communism. Il documento presenta l’isola come centro di una lunga storia di spionaggio, infiltrazione, sovversione politica e influenza ideologica contro gli Stati Uniti. L’operazione va oltre la classica accusa di spionaggio. Il rapporto traccia collegamenti tra Cuba e movimenti di protesta, organizzazioni di sinistra, attivisti, università e correnti politiche all’interno della stessa società statunitense. Cioè, l’avversario esterno viene utilizzato anche per reinterpretare i conflitti interni degli Stati Uniti. Il New Yorker ha descritto il documento come parte di una più ampia offensiva di Rubio contro la sinistra e ha osservato che il rapporto collega le presunte operazioni cubane con movimenti e figure politiche statunitensi. The Guardian, da parte sua, lo ha collocato all’interno della campagna di “massima pressione” dell’amministrazione e ha osservato il contrasto tra l’immagine di Cuba come una minaccia eccezionale e la realtà di un paese sottoposto a gravi carenze energetiche ed economiche. Tre giorni dopo il rapporto, il 23 luglio, Washington ha annunciato sanzioni contro nove entità e due persone appartenenti ai settori dell’energia, della finanza e dei servizi medici. Queste decisioni si sono basate sull’Ordine Esecutivo 14404, firmato da Donald Trump il 1° maggio. Il testo dell’ordine definisce le politiche cubane come una “minaccia insolita e straordinaria” per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti e consente sanzioni nei settori dell’energia, della difesa, delle miniere, dei servizi finanziari e della sicurezza. Il 6 agosto sono arrivate altre sanzioni: cinque entità cubane e otto ufficiali delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) sono stati raggiunti da nuove misure giustificate con il linguaggio della sicurezza nazionale, lo spionaggio e la presenza di Russia, Cina e Iran sull’isola. Il 7 agosto, un’intervista di Rubio con Axios ha reso esplicita la strategia. Il Segretario ha riassunto l’obiettivo con una breve frase: “non ci sono valvole di sfogo”. Dall’anno scorso, Axios ha registrato circa due dozzine di azioni di pressione contro Cuba, 40 entità sanzionate e almeno 38 persone colpite da sanzioni economiche, limitazioni dei visti o revoca della residenza. Il media ha anche sottolineato la pressione esercitata sui paesi terzi affinché riducano la loro cooperazione con le missioni mediche cubane. La frase di Rubio è particolarmente rivelatrice perché sposta l’obiettivo da una sanzione concreta a una logica cumulativa: ogni meccanismo che permetta di alleviare la pressione deve essere chiuso. Questa è la caratteristica essenziale di una strategia di soffocamento: non dipende da una singola misura, ma dalla somma delle restrizioni economiche, finanziarie, commerciali e diplomatiche. Anche la dimensione umanitaria di questa politica non è una discussione esclusivamente cubana. A febbraio, esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno avvertito che le restrizioni statunitensi sul carburante potrebbero influenzare l’elettricità, l’acqua, gli ospedali, i trasporti e la produzione di cibo e hanno chiesto di revocare le misure coercitive che, a loro avviso, potrebbero approfondire una crisi umanitaria. Ad agosto, diversi relatori hanno denunciato che la politica del governo degli Stati Uniti stava producendo a Cuba una “Gaza silenziosa”. La sequenza conta. Prima si presenta Cuba come una minaccia straordinaria; poi si usa questo quadro per giustificare strumenti straordinari di pressione. La comunicazione e la sanzione non appaiono come processi separati, ma come pezzi che si legittimano a vicenda. Tutte queste misure sanzionatorie e le interviste sono state ampiamente diffuse sui social, tra l’1 e il 2 agosto. Un’intervista di Rubio diffusa da Fox News ha raggiunto da sola quasi un milione di utenti su X. Nell’intervista, il Segretario ha collegato le proteste contro il Servizio Immigrazione e Controllo Doganale, le mobilitazioni pro-Palestinesi e altri movimenti di attivismo con una presunta rete coordinata che includerebbe Cuba. Il giorno successivo, Rubio ha definito l’isola una “superpotenza dello spionaggio e influenza”. Il racconto non si limita più a presunti fatti storici, ma cerca di spiegare i conflitti sociali presenti negli Stati Uniti attraverso l’azione di un nemico esterno, ovvero Cuba, che sarebbe capace di produrre infiltrazioni comuniste in vari paesi. Ma il discorso di Marco Rubio contiene un’evidente contraddizione: presenta, da un lato, Cuba come una “superpotenza” dello spionaggio e dell’influenza, capace di penetrare le istituzioni e articolare le proteste all’interno degli Stati Uniti, e, dall’altro, come un governo debole, inefficiente e vicino al collasso. Questa doppia rappresentazione permette di adattare la storia a seconda delle esigenze: Cuba appare come fragile quando si vuole giustificare la pressione per accelerare un cambiamento politico, e come straordinariamente potente quando si cerca di trasformarla in una minaccia per la sicurezza nazionale. Il messaggio implicito è che protestare contro alcune politiche statunitensi può essere reinterpretato come parte di un’operazione straniera. […] La cronologia degli eventi permette di ordinare la strategia in quattro piani che si rafforzano a vicenda [: economico, diplomatico, comunicativo e di intelligence]. […] Ma tutto questo non sempre produce consenso, infatti diversi studi di opinione confermano che negli Stati Uniti esiste una situazione polarizzata. Un sondaggio di YouGov, condotto nel febbraio 2026, ha rilevato più disapprovazione che approvazione sia per il blocco delle forniture di petrolio da paesi terzi che per il blocco economico, commerciale e finanziario che l’isola soffre dal 1962, e una maggioranza contraria all’uso della forza militare contro Cuba. A maggio, l’Institute for Global Affairs ha rilevato che il 47% degli statunitensi disapprovava le sanzioni e che ampi settori dubitavano della loro capacità di produrre cambiamenti politici. Ciò rafforza una conclusione che l’Osservatorio dei Media di Cubadebate ha rilevato nelle analisi precedenti: la capacità di amplificare una narrazione non equivale a trasformarla automaticamente in un’opinione sociale di maggioranza. Continuare però il martellamento sui social potrebbe far cambiare idea all’opinione pubblica rafforzando la percezione dell’efficacia delle sanzioni e sulla narrazione portata avanti dagli Stati Uniti su Cuba. In conclusione, le prove disponibili sostengono con forza che il Dipartimento di Stato mantiene una campagna di pressione graduale e sostenuta contro Cuba. Non è una campagna esclusivamente economica, né solo propagandistica. Combina strumenti e li fa funzionare in sequenza. Il Segretario di Stato statunitense afferma che spera che, alla fine dell’attuale amministrazione, Cuba si trovi almeno su una traiettoria “irreversibile verso un futuro diverso”. La formulazione lascia intravedere anche una frustrazione politica: l’orizzonte del cambiamento cessa di presentarsi come immediato e si sposta verso i restanti due anni e mezzo di mandato. In altre parole, Rubio passa dall’aspettativa di un epilogo vicino a una scommessa di logoramento prolungato. E questo ritardo introduce un paradosso difficile da nascondere: più si allunga il termine promesso per il cambiamento, più è plausibile che il governo di Donald Trump si concluda e che la rivoluzione cubana continui a esistere. (Cubadebate)     Andrea Puccio
August 12, 2026
Pressenza