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Campagna di pressione USA su Cuba senza precedenti
Il dipartimento di stato degli Stati Uniti sta conducendo una campagna di pressione verso Cuba senza precedenti? Sembrerebbe proprio di sì e gli ultimi avvenimenti lo confermano. L’Osservatorio dei Media del sito Cubadebate ha condotto uno studio su oltre 57 mila menzioni durante il periodo che va dal 20 luglio al 9 agosto rilevando che i social hanno avuto un ruolo importante nella costruzione narrativa proposta dagli Stati Uniti verso Cuba. Ma vediamo i fatti. Tutto inizia il 20 luglio quando il dipartimento di stato comandato dal noto anticubano Marco Rubio pubblica il rapporto di circa cento pagine intitolato Cuba: The Capital of 21st Century Communism. Il documento presenta l’isola come centro di una lunga storia di spionaggio, infiltrazione, sovversione politica e influenza ideologica contro gli Stati Uniti. L’operazione va oltre la classica accusa di spionaggio. Il rapporto traccia collegamenti tra Cuba e movimenti di protesta, organizzazioni di sinistra, attivisti, università e correnti politiche all’interno della stessa società statunitense. Cioè, l’avversario esterno viene utilizzato anche per reinterpretare i conflitti interni degli Stati Uniti. Il New Yorker ha descritto il documento come parte di una più ampia offensiva di Rubio contro la sinistra e ha osservato che il rapporto collega le presunte operazioni cubane con movimenti e figure politiche statunitensi. The Guardian, da parte sua, lo ha collocato all’interno della campagna di “massima pressione” dell’amministrazione e ha osservato il contrasto tra l’immagine di Cuba come una minaccia eccezionale e la realtà di un paese sottoposto a gravi carenze energetiche ed economiche. Tre giorni dopo il rapporto, il 23 luglio, Washington ha annunciato sanzioni contro nove entità e due persone appartenenti ai settori dell’energia, della finanza e dei servizi medici. Queste decisioni si sono basate sull’Ordine Esecutivo 14404, firmato da Donald Trump il 1° maggio. Il testo dell’ordine definisce le politiche cubane come una “minaccia insolita e straordinaria” per la sicurezza nazionale e la politica estera degli Stati Uniti e consente sanzioni nei settori dell’energia, della difesa, delle miniere, dei servizi finanziari e della sicurezza. Il 6 agosto sono arrivate altre sanzioni: cinque entità cubane e otto ufficiali delle Forze Armate Rivoluzionarie (FAR) sono stati raggiunti da nuove misure giustificate con il linguaggio della sicurezza nazionale, lo spionaggio e la presenza di Russia, Cina e Iran sull’isola. Il 7 agosto, un’intervista di Rubio con Axios ha reso esplicita la strategia. Il Segretario ha riassunto l’obiettivo con una breve frase: “non ci sono valvole di sfogo”. Dall’anno scorso, Axios ha registrato circa due dozzine di azioni di pressione contro Cuba, 40 entità sanzionate e almeno 38 persone colpite da sanzioni economiche, limitazioni dei visti o revoca della residenza. Il media ha anche sottolineato la pressione esercitata sui paesi terzi affinché riducano la loro cooperazione con le missioni mediche cubane. La frase di Rubio è particolarmente rivelatrice perché sposta l’obiettivo da una sanzione concreta a una logica cumulativa: ogni meccanismo che permetta di alleviare la pressione deve essere chiuso. Questa è la caratteristica essenziale di una strategia di soffocamento: non dipende da una singola misura, ma dalla somma delle restrizioni economiche, finanziarie, commerciali e diplomatiche. Anche la dimensione umanitaria di questa politica non è una discussione esclusivamente cubana. A febbraio, esperti indipendenti delle Nazioni Unite hanno avvertito che le restrizioni statunitensi sul carburante potrebbero influenzare l’elettricità, l’acqua, gli ospedali, i trasporti e la produzione di cibo e hanno chiesto di revocare le misure coercitive che, a loro avviso, potrebbero approfondire una crisi umanitaria. Ad agosto, diversi relatori hanno denunciato che la politica del governo degli Stati Uniti stava producendo a Cuba una “Gaza silenziosa”. La sequenza conta. Prima si presenta Cuba come una minaccia straordinaria; poi si usa questo quadro per giustificare strumenti straordinari di pressione. La comunicazione e la sanzione non appaiono come processi separati, ma come pezzi che si legittimano a vicenda. Tutte queste misure sanzionatorie e le interviste sono state ampiamente diffuse sui social, tra l’1 e il 2 agosto. Un’intervista di Rubio diffusa da Fox News ha raggiunto da sola quasi un milione di utenti su X. Nell’intervista, il Segretario ha collegato le proteste contro il Servizio Immigrazione e Controllo Doganale, le mobilitazioni pro-Palestinesi e altri movimenti di attivismo con una presunta rete coordinata che includerebbe Cuba. Il giorno successivo, Rubio ha definito l’isola una “superpotenza dello spionaggio e influenza”. Il racconto non si limita più a presunti fatti storici, ma cerca di spiegare i conflitti sociali presenti negli Stati Uniti attraverso l’azione di un nemico esterno, ovvero Cuba, che sarebbe capace di produrre infiltrazioni comuniste in vari paesi. Ma il discorso di Marco Rubio contiene un’evidente contraddizione: presenta, da un lato, Cuba come una “superpotenza” dello spionaggio e dell’influenza, capace di penetrare le istituzioni e articolare le proteste all’interno degli Stati Uniti, e, dall’altro, come un governo debole, inefficiente e vicino al collasso. Questa doppia rappresentazione permette di adattare la storia a seconda delle esigenze: Cuba appare come fragile quando si vuole giustificare la pressione per accelerare un cambiamento politico, e come straordinariamente potente quando si cerca di trasformarla in una minaccia per la sicurezza nazionale. Il messaggio implicito è che protestare contro alcune politiche statunitensi può essere reinterpretato come parte di un’operazione straniera. […] La cronologia degli eventi permette di ordinare la strategia in quattro piani che si rafforzano a vicenda [: economico, diplomatico, comunicativo e di intelligence]. […] Ma tutto questo non sempre produce consenso, infatti diversi studi di opinione confermano che negli Stati Uniti esiste una situazione polarizzata. Un sondaggio di YouGov, condotto nel febbraio 2026, ha rilevato più disapprovazione che approvazione sia per il blocco delle forniture di petrolio da paesi terzi che per il blocco economico, commerciale e finanziario che l’isola soffre dal 1962, e una maggioranza contraria all’uso della forza militare contro Cuba. A maggio, l’Institute for Global Affairs ha rilevato che il 47% degli statunitensi disapprovava le sanzioni e che ampi settori dubitavano della loro capacità di produrre cambiamenti politici. Ciò rafforza una conclusione che l’Osservatorio dei Media di Cubadebate ha rilevato nelle analisi precedenti: la capacità di amplificare una narrazione non equivale a trasformarla automaticamente in un’opinione sociale di maggioranza. Continuare però il martellamento sui social potrebbe far cambiare idea all’opinione pubblica rafforzando la percezione dell’efficacia delle sanzioni e sulla narrazione portata avanti dagli Stati Uniti su Cuba. In conclusione, le prove disponibili sostengono con forza che il Dipartimento di Stato mantiene una campagna di pressione graduale e sostenuta contro Cuba. Non è una campagna esclusivamente economica, né solo propagandistica. Combina strumenti e li fa funzionare in sequenza. Il Segretario di Stato statunitense afferma che spera che, alla fine dell’attuale amministrazione, Cuba si trovi almeno su una traiettoria “irreversibile verso un futuro diverso”. La formulazione lascia intravedere anche una frustrazione politica: l’orizzonte del cambiamento cessa di presentarsi come immediato e si sposta verso i restanti due anni e mezzo di mandato. In altre parole, Rubio passa dall’aspettativa di un epilogo vicino a una scommessa di logoramento prolungato. E questo ritardo introduce un paradosso difficile da nascondere: più si allunga il termine promesso per il cambiamento, più è plausibile che il governo di Donald Trump si concluda e che la rivoluzione cubana continui a esistere. (Cubadebate)     Andrea Puccio
August 12, 2026
Pressenza
Esperti all’ONU: gli USA stanno cercando di trasformare Cuba in una «Gaza silenziosa»
Le ultime sanzioni risalgono al 6 agosto scorso e prendono di mira entità statali, imprese militari e individui del ministero delle Forze Armate cubano. Sono le più recenti di una serie di provvedimenti attraverso i quali il governo statunitense sta cercando di piegare l’isola caraibica, dove la situazione per la popolazione sta diventando ormai insostenibile, tra interruzioni di energia elettrica sempre più frequenti e mancanza di generi alimentari e di prima necessità. La situazione è grave al punto di aver spinto un gruppo di esperti indipendenti di diritti umani, convocati dall’ONU, a parlare di una «Gaza silenziosa». «Le conseguenze umanitarie si stanno già trasformando in una crisi in piena regola», hanno affermato, sottolineando che in questo modo si mettono a repentaglio «i diritti alla salute, alla vita, all’alimentazione e allo sviluppo». Il «regime cubano» ha trasformato Cuba in una «base operativa per una vasta gamma di avversari stranieri intenti a condurre operazioni contro gli Stati Uniti», riporta il documento del Dipartimento di Stato americano, che giustifica in questo modo le misure adottate in questi mesi, volte a strangolare L’Avana e piegarla a Washington. Lo scorso 20 luglio, il Dipartimento ha inoltre pubblicato un documento, dal titolo Cuba: la capitale del Comunismo del 21° secolo, nel quale si elencano una serie di motivazioni per le quali l’isola costituirebbe un pericolo per gli USA. Ad oggi, essa si trova inoltre inserita nella lista degli organismi che, secondo Washington, appoggiano il terrorismo. Una strategia che per il presidente cubano, Miguel Díaz-Canel, è funzionale al pretesto di mantenere le sanzioni unilaterali, cercando di provocare «l’esplosione sociale» e la divisione della popolazione. Dal canto loro, gli esperti convocati dall’ONU hanno dichiarato che, all’interno del documento pubblicato dal Dipartimento di Stato, non vi è alcuna prova concreta di alcuna minaccia proveniente da L’Avana. E a farne le spese è, in primo luogo, la popolazione stessa. Il paragone con Gaza era stato fatto in prima battuta da quattro rappresentanti del Congresso USA, recatisi in visita sull’isola il mese scorso, che hanno visto con i propri occhi le conseguenze delle sanzioni. Da gennaio, infatti, Washington ha stretto la propria presa sul Paese, bloccando i rifornimenti di carburante dal Venezuela, per poi estendere la morsa ad altri settori chiave. L’effetto, in questi mesi, è stato un progressivo aumento dei blackout, che hanno lasciato senza corrente elettrica non solo le abitazioni, ma anche gli ospedali e altre infrastrutture di fondamentale importanza per la popolazione, mettendo a repentaglio la vita di migliaia di malati, donne incinte e neonati. Le carenze di medicinali e di beni di prima necessità causati dai blackout «compromettono l’assistenza sanitaria e lasciano gli ospedali a corto di medicinali e con una capacità limitata di curare i malati di cancro», riportano le Nazioni Unite. Il governo cubano non è comunque rimasto a guardare, ma ha cercato di varare dei piani di resistenza per far fronte alla tenaglia USA – dando priorità ai rifornimenti di carburante disponibile ai settori idrici e sanitari, installando impianti di energia rinnovabile e impostando programmi di diversificazione e decentralizzazione dell’approvvigionamento di combustibile, facilitando le importazioni da parte delle aziende presenti sull’isola. Tuttavia, la situazione si fa sempre più grave, in particolare per donne, bambini, anziani e agricoltori delle zone rurali, sottolineano gli esperti ONU. Le agenzie delle Nazioni Unite hanno già riscontrato come nell’isola l’insicurezza alimentare sia in costante crescita: «il cibo non deve mai essere usato come strumento di pressione politica», affermano gli esperti convocati dall’ONU, aggiungendo che «misure che privano consapevolmente una popolazione dei mezzi di sussistenza minano le garanzie più fondamentali del diritto alla vita e intaccano il nucleo stesso della dignità umana». The post Esperti all’ONU: gli USA stanno cercando di trasformare Cuba in una «Gaza silenziosa» appeared first on L'INDIPENDENTE.
August 11, 2026
L'INDIPENDENTE
Marco Rubio: Cuba superpotenza dello spionaggio
Il segretario di stato degli Stati Uniti ha definito Cuba una superpotenza dello spionaggio che è riuscita a infiltrare per decenni i suoi agenti nelle sfere più alte dello stato. Ha dichiarato che L’Avana avrebbe infiltrato con successo per decenni i propri agenti nelle alte sfere del potere e dell’intelligence degli Stati Uniti. “Per l’americano medio, Cuba sembra un piccolo paese a 90 miglia dalle nostre coste con una popolazione di nove milioni e mezzo di abitanti. Ma la gente dimentica che, quando si tratta di cose come lo spionaggio e le operazioni di influenza, Cuba è in realtà una vera e propria superpotenza”, ha dichiarato Marco Rubio. “Se si guarda alla storia dello spionaggio negli Stati Uniti, Cuba è l’unico Paese che ha sistematicamente infiltrato i propri agenti nel nostro sistema, spesso senza nemmeno pagarli. Abbiamo avuto un Ambasciatore statunitense (Manuel Rocha) che alla fine è risultato essere una spia cubana ed è stato condannato non molto tempo fa. Sono penetrati ai livelli più alti della Defense Intelligence Agency: il caso di Ana Belén Montes è stato uno dei peggiori fallimenti dell’intelligence degli Stati Uniti e una delle infiltrazioni più profonde nel nostro sistema di tutta la storia”, continua. Ingenuità statunitense o intraprendenza cubana? Probabilmente entrambe. L’ingenuità e la sicurezza di non essere infiltrati da agenti stranieri degli Stati Uniti si è sommata alla proverbiale capacità cubana di proteggere la propria rivoluzione. Cuba ha infiltrato negli anni agenti del controspionaggio nelle alte sfere del potere statunitense per prevenire e sventare le azioni violente che dalla Casa Bianca intraprendevano con lo scopo di sovvertire il governo. Quando sei sottoposto costantemente ad attentati, azioni violente di ogni tipo e a minacce di invasione in qualche modo devi pur proteggerti. Cuba ha scelto la carta dello spionaggio fin dai primi anni dal trionfo della rivoluzione. Un efficiente sistema ha permesso di sventare numerosi attentati sull’isola. Infiltrare agenti non era per L’Avana, come sostiene Marco Rubio, il modo per destabilizzare gli Stati Uniti, ma l’unico modo per proteggere la rivoluzione. Scoprire in anticipo le azioni dei vari gruppi controrivoluzionari finanziati dalla Casa Bianca era l’unico modo per evitare gli attentati sull’isola. Rubio poi si spinge anche più avanti, afferma che “E se parliamo della sfera d’influenza, guardate a tutta l’America Latina: ogni movimento insurrezionale comunista e di sinistra radicale che ha destabilizzato i governi della regione negli ultimi 40-50 anni ha trovato sostegno, aiuto e, in molti casi, la sua stessa nascita nelle operazioni di influenza cubane”. Queste dichiarazioni hanno evidentemente lo scopo di aumentare la pressione sull’isola, oltre a giustificare l’inasprimento delle sanzioni e convincere l’opinione pubblica e i governi servi degli Stati Uniti che Cuba è una minaccia per Washington e il mondo intero. Andrea Puccio – www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
August 3, 2026
Pressenza
Contro Cuba e chi non si sottomette
«Il ladro pensa che tutti siano come lui». Con questo proverbio il presidente cubano Miguel Díaz-Canel ha risposto al rapporto di cento pagine del Dipartimento di Stato statunitense (leggi: Marco Rubio), con il quale l’amministrazione Trump torna ad attaccare Cuba, anticipando una nuova ondata di sanzioni che si aggiungeranno al blocco economico, commerciale e finanziario in vigore da decenni, al più recente blocco energetico e alle false accuse di legami con il terrorismo internazionale. In sintesi, il rapporto “Cuba: la capitale del comunismo del XXI secolo” accusa L’Avana di aver promosso, per quasi sette decenni, una campagna continua di spionaggio, infiltrazione e sovversione ideologica. Inoltre sostiene che Cuba avrebbe rafforzato i propri legami strategici con Cina e Russia, comprese presunte installazioni militari e di intelligence, e che appoggerebbe la sinistra radicale statunitense e internazionale, favorendo diverse forme di quello che definisce “terrorismo di sinistra”, sia all’interno che all’esterno degli Stati Uniti. Per queste ragioni, secondo Washington, Cuba continuerebbe a rappresentare una grave minaccia per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il rapporto è stato pubblicato pochi giorni dopo un vertice guidato dallo stesso Marco Rubio, al quale hanno partecipato ministri di circa sessanta Paesi allineati agli interessi statunitensi, dedicato alla presunta rinascita del terrorismo politico di estrema sinistra. Già in quell’occasione Cuba era stata indicata come la “storica coordinatrice dei movimenti terroristici”. Non vi è dubbio che, oltre alla lotta contro il narcotraffico e la corruzione, la presunta guerra al terrorismo sia ormai diventata la nuova crociata utilizzata per la persecuzione politica a livello globale. Nuove sanzioni Dopo il nuovo pacchetto di sanzioni imposto a Cuba nel giugno scorso, che ha colpito lo stesso Díaz-Canel e i suoi familiari, i familiari del leader della Rivoluzione cubana Raúl Castro, ministri del governo, alti ufficiali delle Forze Armate, imprese pubbliche e istituzioni, l’inasprimento del blocco energetico e le continue minacce di invasione hanno reso la situazione sull’isola sempre più difficile. Si stima che il blocco abbia già provocato perdite per 171 miliardi di dollari. Se si considera la svalutazione del dollaro rispetto al valore dell’oro, tale cifra supera i 2.100 miliardi di dollari. Le nuove misure arrivano inoltre mentre si intensifica la campagna mediatica internazionale – definita guerra di quinta generazione – portata avanti attraverso una rete di media presentati come indipendenti ma finanziati dagli Stati Uniti (in inglese QUI). Ricolonizzazione e rimilitarizzazione L’attacco si inserisce nel quadro di un rafforzamento degli sforzi degli Stati Uniti per recuperare il controllo di quella che continuano a considerare il proprio “cortile di casa”, attraverso una versione trumpiana 2.0 della Dottrina Monroe e del sinistro Piano Condor. Iniziative come lo Scudo delle Americhe, la militarizzazione dei Caraibi, le operazioni contro il Venezuela, il sequestro del presidente Nicolás Maduro e di Cilia Flores, insieme alle minacce e alle ritorsioni contro quei governi che rivendicano il diritto dei popoli all’autodeterminazione e alla difesa della propria sovranità, si aggiungono all’inasprimento del blocco contro Cuba e rappresentano, secondo l’autore, esempi della strategia messa in atto da Washington con il sostegno di Israele, dell’ultraconservatorismo statunitense e latinoamericano e con il silenzio complice dell’Europa. Gli obiettivi principali dell’offensiva statunitense sarebbero frenare l’espansione della Cina (nelle terre rare, nei minerali strategici, nelle infrastrutture, nelle tecnologie e nell’estrattivismo), garantire gli interessi del capitale multinazionale statunitense e israeliano, assicurarsi il controllo delle risorse strategiche e dei corridoi logistici e, allo stesso tempo, bloccare i processi di integrazione e indipendenza latinoamericana e la nascita di nuovi progetti progressisti e di resistenza al modello neoliberista estrattivista. Per raggiungere tali obiettivi, sostiene l’articolo, non è sufficiente il sostegno politico di governi subordinati e di oligarchie nazionali compiacenti: è necessaria una nuova militarizzazione del continente, abilmente presentata come lotta al narcotraffico, alla criminalità organizzata e, oggi, al terrorismo. Un progetto che sarebbe stato formalizzato nella nuova Strategia di Sicurezza Nazionale approvata l’anno scorso sotto l’impulso dell’asse Trump-Rubio. “Diritto alla difesa” «Questo proverbio – continua Díaz-Canel sul suo profilo X – descrive perfettamente il rapporto del Dipartimento di Stato, promosso da uno dei funzionari più corrotti dell’attuale amministrazione, con comprovati legami con narcotrafficanti e terroristi della Florida». Se c’è un Paese che ha spiato e aggredito un altro in modo sistematico e su larga scala, prosegue il presidente cubano, quello sono gli Stati Uniti nei confronti di Cuba. Sono pubblici, ricorda, i finanziamenti milionari che ogni anno Washington destina ai programmi di cambio di regime sull’isola, facendo ricorso alla sovversione e persino al terrorismo. Per il Primo Segretario del Comitato Centrale del Partito Comunista di Cuba, la storia registra episodi criminali come l’introduzione di epidemie e malattie nell’isola, tra cui la dengue emorragica che costò la vita a 101 bambini, l’abbattimento di un aereo civile con 73 persone a bordo, gli attentati dinamitardi contro gli hotel, i numerosi tentativi di assassinio dei dirigenti cubani e la guerra psicologica. Se a tutto questo si aggiungono il blocco economico e l’attuale assedio energetico, afferma Díaz-Canel, «non esiste un atto di sovversione più grave contro uno Stato, pianificato e descritto ufficialmente dagli Stati Uniti con l’obiettivo di logorare il popolo cubano e spezzarne il sostegno alla Rivoluzione». Secondo il leader cubano, ciò che la Rivoluzione ha fatto durante tutta la sua storia è stato semplicemente esercitare il proprio legittimo diritto a difendersi da queste aggressioni. «Il neo-maccartismo transnazionale che si sta riaffermando negli Stati Uniti, guidato da una corrente chiaramente fascista, ricorre alla menzogna per costruire pretesti con cui giustificare aggressioni contro Cuba e limitare le libertà civili negli stessi Stati Uniti», conclude. Solidarietà Tra i numerosi messaggi di sostegno ricevuti, il 19 luglio Cuba ha ottenuto anche la solidarietà del popolo nicaraguense. Durante la celebrazione del 47º anniversario della Rivoluzione Popolare Sandinista, il presidente Daniel Ortega ha ribadito l’impegno del Nicaragua a fianco della resistenza cubana. «Il nostro rispetto, il nostro abbraccio e il nostro saluto al popolo di Cuba, a Raúl Castro e a Miguel Díaz-Canel, così come al popolo di Bolívar e al presidente che è detenuto negli Stati Uniti insieme a sua moglie. A loro va tutta la nostra solidarietà e il nostro affetto. Eppure non esiste alcun organismo internazionale che si preoccupi di tutto questo!», ha concluso Ortega. Fonte: LINyM (spagnolo) Foto: Roberto Suárez Traduzione: Federica Cresci Giorgio Trucchi
July 24, 2026
Pressenza
Stati Uniti, nuove sanzioni contro Cuba
Il governo degli Stati Uniti ha emesso nuove misure sanzionatorie contro cinque entità cubane e una persona nel tentativo di strangolare l’economia cubana: colpiscono tre imprese legate al conglomerato imprenditoriale Gaesa e due legate all’estrazione mineraria e alla metallurgia, oltre a un parente del generale dell’esercito Raúl Castro. “Oggi, designo cinque entità cubane che generano entrate per il regime cubano, tra cui tre associate al Grupo de Administración Empresarial SA (GAESA), precedentemente designato, e un membro della famiglia Castro, in conformità con l’Ordine Esecutivo (OE) 14404 del Presidente Trump, del 1 maggio 2026”, si legge nel comunicato del Segretario di Stato Marco Rubio. “Oggi il Dipartimento di Stato nomina cinque entità e una persona per promuovere gli sforzi integrali dell’amministrazione Trump volti a porre fine alle attività malvagie del regime cubano, sia a Cuba che in tutto il nostro emisfero”, Le entità sanzionate sono: * Almacenes Universales S.A., filiale di GAESA, che controlla il traffico di container nella Zona Speciale di Sviluppo del Porto di Mariel. * RAFIN S.A., componente chiave della gestione finanziaria di GAESA. * Banco Financiero Internacional S.A., noto come BFI, assorbito da GAESA nel 2016 e utilizzato per transazioni con entità straniere all’interno e all’esterno di Cuba. * Geominera S.A., legata al settore minerario cubano. * Empresa Siderúrgica José Martí / Antillana de Acero, il più grande produttore di acciaio grezzo di Cuba, modernizzato con il sostegno di entità russe. * È stata sanzionata anche Annalie Lilliam Rueda Cardero, identificata come parente adulta di Alejandro Castro Espín, ex capo dei servizi di intelligence cubani e figlio di Raúl Castro. Di conseguenza, i beni e gli interessi dei sanzionati sotto la giurisdizione degli Stati Uniti sono bloccati e le transazioni con loro sono vietate salvo l’autorizzazione dell’OFAC (Office of Foreign Assets Control, Ufficio di controllo dei beni stranieri) In risposta alle nuove sanzioni il membro dell’Ufficio Politico e Ministro degli Esteri, Bruno Rodríguez Parrilla, attraverso il social network X, ha dichiarato: “Il governo degli Stati Uniti, guidato dal suo disonesto e mendace Segretario di Stato, continua i passi per stringere l’assedio all’economia di Cuba, che si è dimostrata più forte, capace ed efficace di quanto si aspettasse di fronte all’aggressione spietata e alla punizione collettiva contro il popolo e le sue condizioni di vita”. Oltre alle citate sanzioni è arrivata anche la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti che autorizza la causa di ExxonMobil contro Cuba per proprietà nazionalizzate. La maggioranza conservatrice della Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito ieri che Exxon Mobil può citare in giudizio le società statali cubane davanti ai tribunali statunitensi per proprietà sull’isola che sono state nazionalizzate dopo il trionfo della rivoluzione. La decisione, presa con 6 voti a favore e 3 contrari, potrebbe rappresentare un’ulteriore leva per l’amministrazione Trump per esercitare maggiore pressione su Cuba, già colpita dal blocco petrolifero degli Stati Uniti, che ha lasciato l’isola senza forniture di carburante. La sentenza si basa sulla legge del 1996 conosciuta come Helms-Burton, approvata durante la presidenza di Bill Clinton, che permette alle imprese statunitensi di richiedere i danni per le proprietà nazionalizzate dal governo cubano. Con questa sentenza i magistrati hanno revocato una sentenza di un tribunale inferiore che riteneva che le aziende statali cubane godessero di immunità contro le cause nei tribunali statunitensi. (Cubadebate, Gramna) www.occhisulmondo.info Andrea Puccio
June 24, 2026
Pressenza