I giullari di Trump e Rubio plaudono alle sanzioni contro Cuba
I giullari del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump e del suo Segretario di
Stato Marco Rubio applaudono fragorosamente quando dalla Casa Bianca arrivano
altre sanzioni contro Cuba. Non potrebbero fare diversamente, visto che questi
mezzi di informazione, che si definiscono la stampa libera cubana, vivono
solamente grazie alle elargizioni che arrivano dal governo a stelle e strisce.
Ogni ulteriore sanzione emessa contro l’isola caraibica è un giubilo per loro.
I vari Cubanet, Cybercuba, ADN Cuba e gli altri mezzi di informazione made in
Miami stanno festeggiando l’ultima misura sanzionatoria del loro divo Marco
Rubio, che ha portato al blocco delle carte di credito internazionali Visa e
Mastercard sull’isola. Con il recente ordine esecutivo 14.400, del 1 maggio,
approvato da Donald Trump su iniziativa di Marco Rubio, molti operatori
internazionali, per non perdere i loro beni o vedere le loro proprietà
confiscate negli Stati Uniti, sono costretti ad abbandonare Cuba.
Celebrano in pompa magna il fatto che così il conglomerato economico cubano GAE
SA non riceverà più divisa straniera dalla vendita dei suoi prodotti o dei suoi
servizi. Dimenticano però che con le stesse carte di credito molti cubani
ricevono rimesse proprio dagli Stati Uniti o acquistano generi alimentari nei
negozi, ma ai patrioti del web poco importa: l’importante è continuare la guerra
propagandistica contro il governo dell’Avana assecondando le sanzioni che
colpiscono direttamente anche i famigliari dei cubani emigrati.
Ci ricorda Cubainformacion che GAESA è in realtà una parte fondamentale dello
Stato cubano: un grande conglomerato di aziende che spazia dai supermercati agli
hotel, passando per le istituzioni finanziarie. Con l’Ordine Esecutivo del 1°
maggio Donald Trump sta punendo e ponendo un ultimatum a tutte le aziende che
commerciano o mantengono qualche tipo di affare con una qualsiasi delle numerose
entità di GAESA, ossia con una parte importante dello Stato cubano, cioè della
proprietà sociale del popolo di Cuba.
La Casa Bianca sostiene che GAESA è l’impresa con la quale una piccola
oligarchia militare si sta arricchendo alle spalle dei cittadini cubani.
Affermazione del tutto arbitraria, dato che non hanno fornito una sola prova
dell’esistenza di conti correnti o fondi finanziari nei quali sarebbero
confluiti questi soldi. Ma se hanno la CIA e molte altre agenzie di intelligence
perché non sono stati in grado di darci almeno uno stralcio di quanto affermano?
Semplice, tutto fa parte della solita strategia di massima pressioni su Cuba
che, oltre a usare la leva economica, usa anche quella mediatica. Occorre creare
il presupposto perché nell’opinione pubblica si insinui l’idea che occorre
liberare Cuba da questa classe corrotta e inefficiente con qualunque mezzo,
anche quello militare.
Poi per Washington tutto quello che è statale è visto come il diavolo, il mezzo
con cui una ristretta cerchia di persone sottrae denaro alle casse statali per
metterselo nei loro borselli. Applaudono poi l’abbandono di Cuba da parte di
molti operatori turistici: compagnie aeree come Iberia, World2Fly, Plus Ultra,
Air Canada, WestJet, Sunwing, Air Transat, LATAM o Air France hanno sospeso i
voli diretti all’isola.
Le compagnie di spedizione marittima, come la francese CMA CGM o la tedesca
Hapag, hanno cessato l’invio di container, tra cui quelli che la solidarietà
internazionale invia a Cuba per aiutare la popolazione con medicinali e
attrezzature varie.
Molte catene alberghiere hanno comunicato che abbandoneranno l’isola.
Archipiélago International (Aston), la società spagnola Meliá, che ha già
interrotto la gestione di 15 dei suoi 34 hotel; Iberostar, con 12 hotel; Blue
Diamond, dal Canada, e molte altre se ne andranno. Per i giullari del presidente
questo impedirà a GAE SA di ricevere divisa dal settore turistico. Ma tutti i
cubani che adesso già si trovano senza lavoro e quelli che nei prossimi giorni
si sommeranno ai disoccupati ringraziano sentitamente. Inoltre il calo del
turismo sta colpendo in modo drammatico le migliaia di case particulares, gli
affittacamere che negli anni hanno rappresentato un’importante ossatura per il
turismo e una notevole fonte di entrata per le famiglie cubane.
Bisogna festeggiare perché il regime dittatoriale e corrotto di Cuba sta per
scomparire dalla faccia della terra. Così gli alleati del governo di Donald
Trump applaudono la notizia dell’abbandono dei partner internazionali di oltre
un centinaio di hotel sull’isola. Ad esempio, ADN Cuba afferma: “Questo
rappresenta un nuovo colpo per un settore strategico del regime cubano, che per
anni ha dato la priorità alla costruzione di hotel sotto il controllo di GAESA,
anche in mezzo al deterioramento dei servizi di base e alla profonda crisi
economica”, riferisce Cubainformacion.
Dimenticano però di ricordare che molti di questi investimenti sono stati
chiaramente fatti con capitali stranieri che hanno favorito l’occupazione di
migliaia di cubani, gli stessi cubani che adesso si troveranno senza lavoro. E
poi affermano candidamente che è il governo di Miguel Diaz Canel che non è in
grado di garantire un’occupazione degna ai suoi cittadini.
La mancanza di energia elettrica per molte ore spinge i cittadini a protestare
per i blackout e i servi della Casa Bianca festeggiano queste proteste. Scrivono
che è colpa del governo che non comprerebbe i combustibili per alimentare le
centrali termoelettriche. E il blocco energetico imposto da colui che gli paga
gli stipendi dove è finito? Semplicemente non esiste, come continua a ripetere
Marco Rubio: tutto va ricondotto alla solita narrazione, ovvero l’incapacità
dell’esecutivo cubano di provvedere alle basilari necessità della popolazione.
Ti affogo, ti strozzo con centinaia di sanzioni e poi do la colpa al governo.
Infine arrivano pure a chiedere esplicitamente, mentre stanno sotto una palma a
godersi il sole di Miami, un intervento armato sull’isola, l’unico modo per far
capitolare il governo cubano. Padre Alberto Reyes, ad esempio, dichiara:
“Preferiamo un finale spaventoso a uno spaventoso senza fine”. Juan Juan Almeida
afferma: “Purtroppo non vedo altra via d’uscita che l’intervento”. José Daniel
Ferrer, recentemente arrivato negli Stati Uniti dopo che Marco Rubio gli ha
concesso l’asilo, immaginiamo perché … dice: “La libertà ha un sapore più dolce
quando la si conquista con il suo sforzo”. Rosa María Payá invece chiede
all’Unione Europea e alla Spagna di “rettificare e prendere le parti del popolo
cubano”, interrompendo l’accordo di dialogo politico e cooperazione che l’UE ha
con Cuba.
Quindi non solo privare l’isola delle risorse finanziarie con l’uscita dei
partner internazionali e impedire che entri una goccia di petrolio, ma anche
attaccare gli aiuti economici e materiali che arrivano dall’estero, oltre alla
cooperazione internazionale e alla solidarietà. E poi questo viene dipinto come
un progetto di liberazione.
(Informazioni: Cubainformacion)
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Andrea Puccio