
Anche le scuole di Bruxelles contro il governo militarista. Serve un fronte europeo unito contro la guerra!
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Friday, February 20, 2026Il messaggio che arriva dalle facciate delle scuole di Bruxelles è di una chiarezza disarmante: “On veut 35h plus de profs, pas des F-35!” (Vogliamo le 35 ore e più prof, non gli F-35, scuole a St. Gilles, fonte: Alerte OTAN n°98 – 1er trimestre 2026″ p. 19). Questo slogan non è solo efficace, ma è il cuore politico di una mobilitazione che sta scuotendo il Belgio e che parla direttamente alla realtà italiana. Il bivio è tracciato: o si finanzia l’istruzione e il lavoro, o si finanzia la guerra. Tertium non datur.


Nel 2025 in Belgio è giunto al potere il nuovo governo federale detto “Arizona“, una coalizione di destra e centro, che mette insieme nazionalisti fiamminghi, liberal-conservatori e cristiano-democratici, soprannominata così per i colori dei partiti che ricordano la bandiera dello Stato USA dell’Arizona. L’esecutivo è guidato da Bart De Wever, leader della Nuova Alleanza Fiamminga, e ha avviato un’agenda che combina agenda neoliberale (tagli alla spesa sociale, riforme del lavoro e delle pensioni) e svolta securitaria, con l’obiettivo di portare la spesa militare al 2% del PIL entro il 2029 in perfetta obbedienza alla NATO. Per raggiungere questi obiettivi, i sindacati descrivono misure dure che colpiscono pensioni, salari, condizioni di lavoro e servizi essenziali, spingendo milioni di lavoratori e studenti alla mobilitazione.
La protesta di massa è culminata in scioperi su scala nazionale e in cortei di centinaia di migliaia di persone, come quello del 14 ottobre 2025 in cui la capitale belga è stata invasa da 140.000 persone che denunciano un governo disposto a impoverire la vita quotidiana per arricchire le spese militari e privatizzare la protezione sociale.
Verso la fine di novembre 2025, i principali sindacati belgi hanno lanciato una ondata di scioperi nazionale di tre giorni contro le politiche di austerità e gli attacchi ai diritti sociali promossi dall’esecutivo “Arizona”. Su tre giorni, servizi pubblici e trasporti sono stati paralizzati a livelli tali da mettere in ginocchio il paese: treni con servizi fortemente ridotti, scuole e asili chiusi, sanità e raccolta rifiuti coinvolti nello sciopero, e aeroporti principali come Bruxelles-Zaventem e Charleroi hanno cancellato tutti i voli in partenza e arrivo.
L’azione di fine novembre è stata pensata come un’escalation rispetto alle proteste precedenti, e ha riportato al centro dello scontro la frattura tra un governo che insiste sulle misure antisociali e i lavoratori che reclamano dignità, salari adeguati, tutela dei diritti e pieno finanziamento dei servizi pubblici.
Queste giornate di sciopero non sono un episodio isolato: i sindacati hanno articolato un piano di mobilitazioni che comprende agitazioni settoriali e manifestazioni rotanti per tutto il primo trimestre del 2026.
In questo quadro si inserisce anche la scelta di aumentare sensibilmente la spesa militare con programmi di acquisto di caccia F-35A, droni MQ-9B e sistemi di difesa NASAMS, oltre al rilancio di un servizio militare volontario. Questa politica, secondo l’analisi dello storico Anton Jäger, non affronta la disuguaglianza sociale né risponde alle esigenze reali di giovani e lavoratori, ma trasferisce potere e risorse verso un complesso militare-industriale e le sue pressioni politiche.
Anche in Italia la legge di bilancio 2026 prosegue sulla stessa traiettoria: mentre per Scuola e Università si lasciano le briciole – appena sufficienti a coprire rinnovi contrattuali già erosi dall’inflazione – la spesa per la Difesa continua la sua ascesa strutturale. L’insieme di tagli e compressione dei servizi pubblici contribuisce ad aggravare precarietà, insicurezza lavorativa e fratture sociali, alimentando una narrazione secondo cui “missili e cannoni sono essenziali” mentre scuole e ospedali devono adattarsi ai vincoli di bilancio.
La militarizzazione non è solo una questione di bilanci, ma di egemonia culturale. Se in Belgio il governo propone il ritorno di un servizio militare volontario per creare una riserva di 20.000 giovani, in Italia assistiamo alla proliferazione di protocolli tra il Ministero della Difesa e gli atenei. L’orientamento scolastico e i percorsi STEM vengono sempre più piegati alle esigenze dell’industria bellica e delle forze armate.
Per l’Osservatorio contro la militarizzazione nelle scuole e nelle università l’esperienza belga offre lezioni preziose: quando lavoratori, studenti e sindacati si uniscono attorno a rivendicazioni condivise contro austerità e riarmo, si incrina il mito che l’aumento delle spese militari sia inevitabile o neutrale. Collegare queste lotte a quelle italiane significa dare forza a una mobilitazione transnazionale capace di opporsi alla svendita dell’istruzione e del welfare in nome degli interessi militari e geopolitici, perché ogni euro destinato a un caccia F-35 è un euro sottratto alla manutenzione di un’aula o allo stipendio di un ricercatore.
Non nel nostro nome, non con i nostri soldi, non sui nostri banchi. Uniti in una lotta che sappia rompere il ricatto tra spese militari e diritti sociali, possiamo rivendicare una comunità educativa e sociale fondata sui bisogni di chi studia, lavora e vive ogni giorno nella Scuola e nell’Università.
Solidarietà totale alle scuole e ai lavoratori in lotta in Belgio e in tutti i paesi europei!
Rosanna Rizzi
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
Fai una donazione una tantum
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazioneFai una donazione mensilmente
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmenteFai una donazione annualmente
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente