
Eric Gobetti e le aggressioni alla storia: la polarizzazione del Giorno del ricordo
Osservatorio contro militarizzazione di scuole e università - Thursday, February 19, 2026Con puntualità svizzera anche in occasione del Giorno del ricordo 2026 Azione Studentesca condanna e chiede di impedire gli interventi che da anni lo storico Eric Gobetti conduce nelle scuole per fare riflettere le ragazze e i ragazzi sulla storia del confine orientale, una vicenda complessa che non può essere affrontata riducendola semplicisticamente alla pur propagandisticamente felice accoppiata “foibe ed esodo”.
In questo specifico caso, che è uno dei tanti in cui il ricercatore torinese è stato attaccato per il suo lavoro e per le sue posizioni antifasciste, l’intervento si è svolto presso l’istituto superiore “G.B. Vaccarini” di Catania, a proposito del quale gli studenti e le studentesse dell’organizzazione giovanile legata a Fratelli d’Italia qualificano Gobetti come uno dei “fantomatici studiosi che ridimensionano il dramma delle foibe e dell’esodo” (https://www.facebook.com/share/r/1B8xLxhDX6/).
Gobetti rappresenta plasticamente, nelle tante aggressioni subite (sempre in questi giorni e sempre in Sicilia, si veda https://osservatorionomilscuola.com/2026/02/06/proposito-censura-eric-gobetti-parlare-iis-rapisardi-paterno/), un esempio evidentissimo dell’uso pubblico della storia con cui la cultura di destra mette in discussione non solo i principi dell’antifascismo, a cui la Costituzione nata dalla Resistenza si ispira, ma anche tesi denunciate come “riduzioniste” o persino “negazioniste” volte alla ricostruzione di una “storia di parte che offende le vittime”. Proprio ciò di cui viene accusato Gobetti – utilizzare la storia a fini di propaganda – è in effetti l’operazione tentata da chi lo contesta, riducendo lo studio della storia a una polarizzazione semplificante che non rende conto di fenomeni complessi e articolati, che solo un attento studio delle fonti può aiutare a ricostruire.
Azione Studentesca adotta un paradigma “vittimario” in cui le vicende del confine orientale sono ricondotte a mito fondativo dell’identità nazionale, imperniato sulla categoria degli “italiani brava gente” di cui già Angelo Del Boca aveva evidenziato la funzione politica. Il lavoro dello storico impone di rintracciare le origini e le cause profonde dei fenomeni studiati, che nel caso in esame risalgono a decenni prima delle vicende legate alle foibe e all’esodo e che non è questa la sede per ricostruire (rimandiamo all’efficace intervento dello stesso Gobetti su https://osservatorionomilscuola.com/2026/01/31/giorno-ricordo-10-febbraio-parliamo-storico-eric-gobetti/)
Gli studenti e le studentesse di destra propongono di sostituire uno storico dal curriculum scientifico indiscutibile con un’intervista a un testimone, dimenticando (o meglio: ignorando) che anche le fonti orali, il ricorso alle quali è assolutamente fondato, deve essere a sua volta mediato dal metodo storico e da una conduzione consapevole delle interviste. Mai, in ogni caso, si è negata da parte degli storici l’importanza delle testimonianze e mai si è voluta mettere a tacere la soggettività di chi ha vissuto sulla propria pelle o su quella dei propri cari violenza e oppressione, ma occorre anche chiedersi se non sia a sua volta una violenza peraltro subdola e manipolatrice utilizzare a fini politici questa stessa vicenda di dolore e sofferenza.
Non possiamo che evidenziare che proprio il dibattito sul Giorno del Ricordo si riduce di anno in anno a uno sterile rituale di contrapposizione ideologica, con le e i giovani di destra impegnati nella rivendicazione di una sorta di “compensazione” emotiva/ideologica/politica del Giorno della Memoria. La polarizzazione e la vittimizzazione sono però nemici giurati della verità storica e in particolare in questo caso dobbiamo sottolineare come Gobetti non neghi il carico di sofferenza e morte legato a queste vicende, ma lo riconduca a un contesto in cui tale violenza risulta leggibile e comprensibile (che non significa giustificabile) come reazione alla violenza dell’occupante, ribaltando la visione (questa sì parziale) della persecuzione comunista degli italiani.
L’assunzione da parte dell’Italia delle proprie responsabilità nel corso della seconda guerra mondiale non è in tal senso propedeutica a una mortificazione del paese (secondo la lettura di Azione studentesca), quanto piuttosto a una maturazione, attraverso la storia, di una coscienza civica e politica che sola può porre un argine alle attuali tendenze nazionaliste, razziste e belliciste alle quali come docenti ci vogliamo opporre, anche attraverso la lotta per una libertà di insegnamento alla quale da troppe parti si vuole attentare (https://osservatorionomilscuola.com/settimana-di-mobilitazione-per-la-liberta-dinsegnamento/).
A chi, infine, fosse ancora convinto che nel nostro paese la “sinistra” impone un mortificante silenzio a chi voglia commemorare le vicende del fronte orientale, non potremmo che ricordare che è in corso un’indagine del Ministero dell’Istruzione e del Merito su una commemorazione questa sì di parte, tenutasi a Chioggia, nel corso della quale le e gli studenti delle di una scuola media hanno intonato una canzone neofascista dedicata alla memoria dell’esodo (https://www.ansa.it/veneto/notizie/2026/02/13/canzone-neofascista-nel-giorno-del-ricordo-polemica-a-chioggia_514a9c28-95e6-40c9-8227-1396f3302a15.html).
Irene Carnazza, Osservatorio contro la militarizzazione delle scuole e delle università
Se come associazioni o singoli volete sostenerci economicamente potete farlo donando su questo IBAN: IT06Z0501803400000020000668 oppure qui:
Fai una donazione una tantum
Grazie per la collaborazione. Apprezziamo il tuo contributo!
Fai una donazioneFai una donazione mensilmente
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona mensilmenteFai una donazione annualmente
Apprezziamo il tuo contributo.
Dona annualmente